N.12 Dicembre
2015
Esce dal 1949
ollettino di informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria
BANDI EUROPEI: LE NUOVE OPPORTUNITÀ DEI LIBERI PROFESSIONISTI DOPO L’EQUIPARAZIONE CON LE PMI Dai progetti Ue, come singoli o unione di studi, allo sviluppo dell’internazionalizzazione: vincente la battaglia degli Ingegneri
Poste Italiane Spa – Spedizione in Abbonamento Postale DL 353/2003 (Conv. In L. 27/02/04) Art. 1 Comma 1 - MP-NO / MENSILE - GENOVA ANNO LXVI- N. 12 Dicembre 2015
tti
Sviluppo sostenibile
Sanità
Edilizia
Alluvione
Se una colonia di formiche può bloccare un cantiere
Evoluzioni tecnologiche, quale ruolo per l’ingegneria?
Nuovi modelli per nuovi mercati: come trasformarsi per il rilancio
Due progetti in regalo per salvare Montoggio Sono già finanziati ma bisogna far presto
Mensile della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria
ALCUNE DELLE PROBLEMATICHE RISOLVIBILI DALLA ARON GENOVA
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LIGURIA, NONSOLOGATTI - «(omissis) I soggetti che intendono eseguire opere edilizie, sia pubbliche sia private, nel caso in cui si trovino in presenza di colonie di gatti liberi e di altri animali nelle zone interessate, devono prevedere, prima dell’inizio dei lavori, un’idonea collocazione temporanea e, in un secondo tempo, permanente per dette colonie coinvolte dall’apertura dei cantieri, sentito il Comune. Detta collocazione dovrà essere ubicata in una zona adiacente al cantiere e in grado di ospitare temporaneamente le colonie di animali viventi sulle aree interessate, consentendo altresì agli zoofili di continuare ad alimentarli ed accudirli. Al termine dei lavori, le colonie dovranno essere rimesse sul loro territorio d’origine in adeguati insediamenti, previsti e predisposti dai costruttori (omissis)». Liguria terra di gatti e di gattari, si sa. La legge regionale 22/3/2000 n. 23, all’art 8, comma 4, ne tiene debitamente conto. Ma giustamente considera che non di soli gatti sono popolati cortili, anfratti, cornicioni e rifugi vari offerti da case, villette e condomini e quindi anche per gli «altri animali» bisognerà provvedere, in caso di lavori, a traslocare l’alloggio e poi a riportarli di nuovo in sede. Attenzione dunque, prima di muovere le ruspe e ad avviare i martelli pneumatici, alle tane di topi, ai formicai, ai nidi di rondine sotto i cornicioni e a quelli dei piccioni e di eventuali pipistrelli. Con relativi abitanti. Senza contare le colonie di vermi, tarme, scarafaggi… O vogliamo dividerli in animali di serie A e di serie B? Ma anche mettendoci tutta l’attenzione nel trasloco d’andata, anche dedicando la migliore cura nella ricostruzione dell’ambiente d’origine dopo i lavori, come convincere gli eventuali renitenti a tornare per evitare di incorrere nei rigori della legge? G. San.
IL RULLO DI... ROLLI
Stefano Rolli, vignettista satirico, pubblica ogni giorno i suoi lavori sulla prima pagina del Secolo XIX commentando i fatti della politica e del costume locale, nazionale e internazionale. Inoltre collabora con alcune tra le maggiori testate ilaliane ed estere. n. 12 - Dicembre 2015 -
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POST-RULLO FRA PROGRESSI E CONTRADDIZIONI DELLE NORME CHE REGOLANO LA CRESCITA SOCIALE
MA QUALE SVILUPPO SOSTENIBILE SE UN GECO PUò BLOCCARE UN CANTIERE? Maurizio Michelini
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o sviluppo sostenibile è quello che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri (definizione contenuta nel rapporto Brundtland, WCED, 1987). Per mirare concretamente a questo obiettivo occorre contemperare i seguenti tre principi: 1) sostenibilità economica, intesa come capacità di generare reddito e lavoro; 2) sostenibilità ambientale, intesa come capacità di mantenere qualità e riproducibilità delle risorse naturali; 3) sostenibilità sociale, intesa come capacità di garantire condizioni di benessere umano. Se un principio prevarica l’altro, la conseguenza è che non ci sia sviluppo, oppure che lo sviluppo sia insostenibile o incompatibile con la vita umana. Per noi ingegneri, dopo la riforma del 2011-2012, viene abbastanza naturale contemperare questi principi, anche perché ce lo impongono la carta eco-etica e il nuovo codice deontologico, approvati nel 2014, a pena di sanzioni che possono arrivare alla radiazione dall’Albo: dobbiamo operare nel rispetto delle leggi e dei regolamenti, assumendo precisi doveri e responsabilità nei confronti della collettività e dell’ambiente, per il raggiungimento dello sviluppo sostenibile e per la sicurezza, il benessere delle persone, il corretto utilizzo delle risorse e la qualità della vita. Non c’è cantiere senza un progettista e un direttore dei lavori iscritti all’Albo, i quali non possano esercitare in sfregio alle norme deontologiche e, se scoperti, a seguito di esposto, interviene il Consiglio di disciplina (nominato dal Presidente del Tribunale e indipendente rispetto al Consiglio dell’Ordine, eletto dagli iscritti). In questi termini, ritengo siano ormai superabili i preconcetti del passato, giustificati da abusi e scarsa attenzione alla sostenibilità ambientale, grazie al presidio che possiamo e dobbiamo garantire noi professionisti dell’area tecnica; altrimenti continueremo a legiferare con norme di estrema tutela che, cautelativamente, per evitare ex ante il più remoto pericolo di abuso, consentono di fare poco o nulla, azzerando lo sviluppo in termini di sostenibilità economica e sociale. Purtroppo la società tende spesso a dividersi e identificarsi in uno solo dei tre principi cardine dello sviluppo sostenibile (sostenibilità economica, ambientale e sociale), a prescindere dai legami intercorrenti, estremizzando le posizioni e rendendole ideologiche e inconciliabili. Di conseguenza, per la politica, diventa difficile trovare il consenso per atti normativi che contemperino i tre principi sopra citati, in modo che nessuno prevalga sugli altri. Accade sempre più spesso che i problemi vengano trascurati per decenni e poi, in occasione di un fatto eclatante o di un’emergenza, ci si svegli dal torpore e si legiferi d’urgenza, sulla spinta emotiva (e sulle ali del populismo), con norme sbilanciate, settoriali, sintomatiche, scoordinate e non ragionate, che magari risolvono il problema contingente ma ne generano altri ancor più gravi nel medio e lungo periodo. Pare che proprio questo sia accaduto riguardo la sicurezza nei luoghi di lavoro: leggendo le statistiche, il D.Lgs. 626/1994 (ora D.Lgs. 81/2008) sembra aver prodotto più carta che vite umane salvate. Unico lato positivo, il lavoro per molti
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Un’analisi che mette a nudo limiti e incredibili vincoli che richiedono interventi normativi urgenti per cambiare leggi giuste nei principi, ma dai risvolti comici che possono fra l’altro ostacolare gravemente il lavoro dei tecnici, su cui gravano forti responsabilità
di noi che insegnano ai corsi o che svolgono l’attività di il concetto abusato e improprio della RSPP. “messa in sicurezza”, inteso come utopico Guardiamo l’istogramma relativo al numero di morti e impossibile azzeramento dei rischi, oppure sul lavoro per ogni 100’000 addetti, esteso a 15 anni, della “messa a norma”, come se fosse possibile pubblicato in questa pagina. Possiamo davvero bloccare l’evolversi degli eventi naturali con un affermare che la norma persegue i principi dello decreto legge. La resilienza è una tecnica utile allo sviluppo sostenibile? sviluppo sostenibile, perché nasce per contemperare le I dubbi sono forti, perché queste norme non sono state esigenze dell’uomo con quelle della natura. metabolizzate dal sistema produttivo, tanto che i datori Le “norme resilienti” sono quelle che durano secoli, di lavoro vedono la valutazione dei rischi come un rigide sui principi fondamentali ma prive di regole adempimento oneroso da delegare ad un professionista di dettaglio; esse lasciano al cittadino il giusto esterno, peraltro in sfregio al divieto di delega ex art. 17, margine per usare il buon senso e la ragionevolezza comma 1, lettera a del o, nel nostro caso, D.Lgs. 81/2008. l’ingegno: indicateci la Così si è creato un prestazione da ottenere mostro burocratico, e noi la garantiremo, dove la forma ha mediante approccio superato la sostanza, ingegneristico, senza determinando costi lo stress di questo aziendali troppo continuo mobbing elevati per un sistema regolamentare produttivo basato su multi level (direttive micro, piccole e medie europee recepite imprese, dato che male, leggi nazionali gli oneri a carico di e regionali divergenti, un artigiano con un decreti di ogni tipo, dipendente non sono determinazioni delle molto lontani da quelli autority, circolari, Fonte: www.webalice.it/seba.50/dati.doc Elaborazione dati INAIL-ISTAT di una multinazionale. ordinanze...). Per contro, questa Invece, ad ogni ansia di essere “a posto con le carte” ha distolto calamità, c’è sempre qualcuno che sale in cattedra e l’attenzione dal vero obiettivo: fare bene il proprio lavoro propone il mitico “giro di vite”, ossia nuove regole, nuove e stare attenti a non farsi male. sanzioni, una “cabina di regia” e provvedimenti ad hoc Forse, con più coraggio e meno demagogia, si potrebbe per eseguire lavori di somma urgenza che, al successivo analizzare il problema e verificare se i tre principi che disastro, si rivelano inadeguati, e così via, in un perverso stanno alla base dello sviluppo sostenibile siano stati loop da girone infernale dantesco. Questo atteggiamento contemperati, oppure, in questo caso, se la sostenibilità è inquadrabile nello sviluppo sostenibile? sociale non abbia prevaricato quella economica. Probabilmente no, perché gli interventi disposti di Magari si scoprirebbe che l’eccesso di tutela sociale va premura nella fase emergenziale e post emergenziale, addirittura a scapito della sostenibilità sociale stessa, seppur positivi come sostenibilità economica (le disincentivando chi è senza dipendenti ad assumere e catastrofi fanno molto Pil), presentano evidenti criticità creando disoccupazione giovanile o lavoro non tutelato rispetto alla sostenibilità ambientale e sociale. (ad esempio finte partite IVA). Probabilmente le statistiche non sarebbero state tanto QUEL PIANO CASA SU CUI diverse se, dalla norma, fossero state escluse le micro CI SIAMO ESPRESSI SENZA REMORE imprese (fino a 10 persone in organico e fino a 2 milioni Discorso a parte per la proposta di modifica e di Euro di fatturato); tra l’altro, il codice penale, agli artt. stabilizzazione del piano casa regionale ligure, 437 e 451, già sanziona chi, per dolo o colpa, omette dove, per due mesi, abbiamo assistito ad un scontro di collocare, rimuove o rende inservibili i presidi di pubblico senza esclusione di colpi tra favorevoli e prevenzione degli infortuni sul lavoro. contrari, con posizioni opposte e inconciliabili, dettate Pare sia accaduto per terremoti e alluvioni, dove dall’appartenenza ad un partito – o a un’associazione il valore economico dei danni e dei risarcimenti ha - piuttosto che ad un altro. Gli obiettivi del piano superato di gran lunga l’importo dei «lavori di ragionevole casa erano e sono molto semplici: incentivare la prevenzione che ne avrebbero ridotto gli effetti dannosi», riqualificazione edilizia degli immobili offrendo metri ivi compresa la cultura della resilienza (capacità di un cubi di ampliamento. Da una parte le voci contrarie, che materiale di subire uno shock senza rompersi o, per la argomentavano la necessità di tutela della sostenibilità società, di adattarsi ai cambiamenti anche traumatici). ambientale, intesa come salvaguardia dal consumo di Non uso a caso questi termini, per non confonderli con nuovo suolo, specie nelle zone protette.
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Dall’altra quelle favorevoli, che invocavano la sostenibilità economica e sociale nel settore edilizio, secondo una semplice formula: più cantieri, quindi, più incassi e più posti di lavoro. Avevano tutti ragione! Noi ingegneri abbiamo così deciso di esprimerci ufficialmente nel numero web di novembre di A&B, separando la sostanza dalla retorica di qualunque origine, pronunciandoci senza badare agli schieramenti politici e senza paura di andare contro gli interessi di chicchessia, alla ricerca del corretto equilibrio tra interessi da tutelare e obiettivi da raggiungere. In audizione presso la Commissione consigliare regionale abbiamo evidenziato la necessità che, a fronte del premio volumetrico, fossero garantite migliori prestazioni energetiche all’intero edificio oggetto di ampliamento, attestate dal progettista, e che fosse particolarmente incentivata la riqualificazione delle costruzioni nell’entroterra, per riportate il presidio umano a tutela del territorio. Valutate le rigide disposizioni di tutela già esistenti e non derogabili dal piano casa (basta un nido di formiche rosse per bloccare uno scavo), abbiamo apprezzato il recepimento delle nostre principali proposte nella legge regionale appena varata, così da ritenere contemperati i tre principi cardine dello sviluppo sostenibile: sostenibilità economica, ambientale e sociale. Si tratta della migliore norma edilizia degli ultimi anni? Probabilmente no, ma senza sarebbe stato peggio, e questo vale anche per chi era contrario, perché dall’1 gennaio 2016, in assenza di una legge regionale, sarebbe entrata in vigore la norma di salvaguardia economica contenuta agli artt 9 e seguenti del D.L. 70/2011, molto più permissiva in termini di volumetria premiale. Talvolta, se si mira all’interesse collettivo, occorre partire dal presupposto che il meglio è nemico del bene e che una legge ben scritta, spesso, non accontenta nessuno, perché contempera le singole richieste, togliendo poco ad ognuno per dare tanto a tutti. In ogni numero di A&B, d’ora in poi, cercheremo di evidenziate le norme di settore che, seppur basate su nobili principi, non possono trovare ragionevole
EDIFICI SCOLASTICI: PREVENZIONE INCENDI PROROGATA AL 31 DICEMBRE 2016 Proroga al 31 dicembre 2016 per la prevenzione incendi degli edifici scolastici. Lo stabilisce il D.L. 30 dicembre 2015, n. 210, art. 4, comma 2: «L’adeguamento delle strutture adibite a servizi scolastici alle disposizioni legislative e regolamentari in materia di prevenzione incendi previste dall’articolo 10-bis, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, è completato entro sei mesi dalla data di adozione del decreto ministeriale ivi previsto e comunque non oltre il 31 dicembre 2016»
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applicazione alle situazioni concrete di vita e di lavoro, in quanto non contemperate secondo i tre principi che stanno alla base dello sviluppo sostenibile. COsì le norme impongono di NON DISTURBARE il rospo Gli animalisti non me ne vogliano, ma se in Liguria un imprenditore edile potrebbe vedersi fermare ex lege il cantiere perché c’è un geco che prende il sole e non intende andarsene spontaneamente, c’è qualcosa che non va. Spero di sbagliare, di non sapere come si applicano le norme, ma leggendo l’art. 16, comma 1 e il punto 14 dell’allegato C della L.R. 28/2009 sembra che le cose stiano proprio così, anzi, peggio; se il geco ha deciso di usare casa mia come luogo di riposo, neppure posso “perturbarlo”, ossia, urlargli di trovare un altra sistemazione, altrimenti scattano le sanzioni per averlo semplicemente disturbato. Stesso discorso per rospi, rane, libellule e farfalle, tutti inseriti in un elenco, allegato alla norma regionale, che amplia il novero delle specie protette previste dalle direttive comunitarie e dalla convenzione di Berna. Siamo alle solite: ci dicono che dobbiamo far qualcosa per proteggere gli animali in via di estinzione e noi, “cautelativamente”, giusto per essere “più realisti del re”, proteggiamo gechi e rospi. Per non parlare degli scavi, dove è preferibile trovare una bomba o un cadavere umano piuttosto che una chiocciola o un nido di formiche rosse, queste ultime disciplinate da una specifica norma di tutela, contenuta al comma 6 del predetto art. 16, che ne vieta il danneggiamento o la dispersione. Prescrizioni analoghe sono previste anche per i vegetali, per effetto della L.R. 9/1994, richiamata e novellata dalla L.R. 28/2009, che vieta a chiunque, ivi compreso il proprietario del fondo, di danneggiare determinate specie di piante (tra le quali mughetto, genziana, ginepro e alcuni tipi di margherita e di viola). Tornando agli animali, è curiosa la disposizione normativa art. 8, comma 4 della L.R. 23/2000, da cui la simpatica vignetta di Stefano Rolli in apertura di questo numero del nostro giornale, che, prima dell’inizio dei lavori edili, impone di verificare se vi siano colonie di gatti liberi e di altri animali; in caso positivo, occorre trovare per loro una vicina collocazione temporanea, per poi ricollocarli sul territorio d’origine in adeguati insediamenti, previsti e predisposti dal costruttore. Questa legge nasce per tutelare gli animali di affezione e, in particolare, le colonie di gatti liberi, e fin qui nulla da dire, anche perché ci sono appositi uffici comunali e le associazioni sono molto attive in proposito. È l’estensione agli “altri animali” che lascia perplessi. Quali sono? Forse i pipistrelli, le anatre, gli scarafaggi, o magari i cinghiali? Qui non stiamo parlando di uccidere dei poveri cuccioli di gatto; stiamo analizzando la norma per capire se possiamo o meno scavare senza aver prima verificato
che non ci siano chiocciole o formiche rosse. Se possiamo urlare ad un geco e ad un rospo di andare via. Se la necessità di dragare un corso d’acqua per prevenire un’alluvione giustifica il disturbo che si arreca alle anatre ivi residenti. Scendendo a livello comunale, le norme sono ancor più rigide ma, quantomeno, aprono degli spiragli alla possibilità di spostare questi animali. A Genova c’è il regolamento per la tutela e il benessere degli animali in città, approvato con D.C.C. 6/2011, in vigore dall’11/04/2011. All’art. 28, viene disposto che «... i vari soggetti pubblici e/o privati che intendono eseguire nuove opere edili e/o di restauro conservativo, di carattere pubblico e/o privato, devono accertare l’eventuale presenza di animali nell’immobile oggetto di interventi. Nel caso in cui tali interventi siano ricadenti in zone ed aree interessate dalla presenza di colonie di animali liberi, debbono prevedere, prima dell’inizio dei lavori, un’idonea collocazione temporanea e/o permanente per dette colonie. La proposta di collocazione viene esaminata Chiocciola dall’Ufficio comunale preposto alla tutela degli animali...» All’art. 41 viene disposto che: «... analogamente gli interventi di rifacimento di facciate, prospetti e tetti devono essere eseguiti con l’adozione di misure e in tempi rispettosi della presenza di nidi e/o nidiacei di irundinidi apodidi, passeriformi, previa richiesta all’Ufficio Geco comune Diritti Animali del Comune». Per ultima una curiosità, che non centra nulla con l’ingegneria o l’edilizia, ma che val la pena di menzionare. All’art. 11 viene stabilito che «... in caso di detenzione di colombi viaggiatori sui terrazzi dovrà essere inoltrata domanda alla Prefettura, corredata dall’autorizzazione sanitaria ottenuta, per gli atti conseguenti di spettanza di detto Ente». Peccato che, Formica rossa a livello nazionale, la norma che prevedeva la domanda in Prefettura, contenuta all’art. 1 della Legge 511/1965 e concernente l’allevamento e l’impiego di colombi viaggiatori, è stata abrogata dal D.L. 112/2008, e così recitava: «L’autorizzazione a tenere, commerciare, allevare e far volare colombi viaggiatori è accordata dal prefetto della Provincia in cui risiede il richiedente, sentito il parere del competente Comando militare territoriale». Fino ad oggi siamo andati avanti facendo finta di niente, ma mi chiedo come faremo per il futuro, visto che è a noi professionisti che viene chiesto di certificare il piano rispetto delle norme, ivi comprese quelle sopra menzionate. Il rischio non è tanto la sanzione amministrativa per
aver disturbato un geco, ma, piuttosto, il rischio di commettere infrazione penale (e, per noi, anche deontologica) conseguente all’impossibilità oggettiva di verificare in continuo che in cantiere, fuori terra e sotto terra, non ci siano animali di alcun tipo. L’art. 544-bis del codice penale cosi recita: «Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi». Ovviamente, fatti salvi i casi di pericolo (stato di necessità) o in presenza di una norma che lo prevede, come per la pesca, la caccia, l’allevamento o la disinfestazione. Nel caso del formicaio o di una colonia di pipistrelli, la continuità di esercizio del cantiere può configurarsi come necessità ed evitare la sanzione? Esiste un ufficio che mi metta in forma scritta, prima di iniziare i lavori, ovviamente fuori dalla stagione di nidificazione dei volatili, che, se non ci sono animali visibili da affezione (tipo gatti o cani), posso demolire l’edificio anche se morirà sicuramente qualche geco, formica o pipistrello? Esiste un ufficio che, se trovo un nido di formiche rosse o un rospo che non vuole andarsene, mi scrive che posso spostarlo di peso o viene a spostarlo lui senza violare la legge? Se la mia gallina diventa vecchia e non fa più le uova, posso metterla in pentola o devo sfrattarla dal pollaio per morosità? Al di là dello scherzo e della provocazione, è evidente come queste norme siano da rivedere e adeguare al concetto di sviluppo sostenibile, perché, evidentemente, il nobile principio della sostenibilità ambientale, intesa come salvaguardia delle specie animali e delle biodiversità, può ugualmente ritenersi rispettato anche con regole che non siano così potenzialmente repressive verso la sostenibilità economica e sociale. Con simili esagerazioni normative, dove neppure è chiaro se si possano avere autorizzazioni derogatorie e chi sia preposto a rilasciarle, basta una minaccia di ricorso al Tar o alla Procura della Repubblica per ottenere l’immediato blocco di qualsiasi opera, e questa non è una provocazione, perché è già accaduto. Una domanda è d’obbligo: se il Comune può espropriare un edificio e demolirlo, ordinando l’allontanamento coatto delle persone ivi presenti, come mai non può espropriare un formicaio? Forse perché la notifica deve mandarla con un piccione viaggiatore? n. 12 - Dicembre 2015 -
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EDITORIALE IL CAMBIO DELLA GUARDIA AL VERTICE DELLA FEDERAZIONE REGIONALE
UN PROGRAMMA CHE GUARDI VERSO GIOVANI E NUOVI SERVIZI
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razie a Maurizio Michelini che mi ha passato il testimone di presidente della Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria nella quarta frazione della staffetta che in questa consigliatura porterà alcuni di noi al traguardo del terzo ed ultimo mandato. Grazie agli amici di Genova, Imperia e Savona che hanno espresso la loro fiducia nei miei confronti ed in quelli di Claudia Bedini, che mi affiancherà nel ruolo di segretaria della Federazione, dando il cambio a Claudio Firpo. Quattro sono le frazioni della staffetta e quattro gli Ordini della Federazione Ligure che da oltre vent’anni hanno deciso di mettere in rete le proprie esperienze e conoscenze, così come le proprie aspettative riguardo alla Professione di Ingegnere. Scrivevo i primi articoli su questa rivista appena trentenne ed in questi anni ho potuto vivere ed apprezzare la crescita di A&B che, da semplice bollettino regionale è diventato una testata giornalistica assolutamente degna di questo nome. Molte cose sono cambiate da allora: dalla caduta del muro di Berlino, e con esso la nascita dell’Europa Unita, allo sviluppo del web, all’avvento della globalizzazione con la tragica risposta del fondamentalismo religioso. Purtroppo le persone non sempre hanno saputo adeguare i propri comportamenti ai repentini cambiamenti sociali, questi ultimi spesso spinti dall’evoluzione tecnologica. In questi anni di profonda trasformazione, la rivista è cresciuta con la Federazione e la Federazione è cresciuta con la rivista, grazie anche alla scelta - col prezioso contributo di Genova – di affidare la direzione a una collaudata professionalità giornalistica, che ha garantito uno strumento con un “taglio” aperto, sempre “equidistante” da tutti, per evitare il rischio, possibile quando si affrontano temi che coinvolgono per forza di cose il mondo politico, di essere strumentalmente tacciati di “parzialità”. Una crescita comprovata dalle molte attività che negli ultimi anni sono state concretizzate dalla Federazione, e che hanno trovato puntuale testimonianza proprio in questo giornale che ne è stato e ne sarà non solo la vetrina, ma soprattutto il principale veicolo di informazione degli Ingegneri in un’ottica, anche, di proposta e di confronto a volte serrato ma sempre costruttivo, con le istituzioni, a cominciare dal Governo, dalla Regione Liguria e dagli Enti locali. Le tematiche affrontate in questi due anni parlano da sole: dal purtroppo profetico impegno contro il dissesto idrogeologico (con le proposte per una politica di reale prevenzione del rischio, che nelle varie fasi emergenziali si è unita all’impegno personale di centinaia di Ingegneri volontari in tutta la regione) all’intenso e partecipato dibattito sulla certificazione energetica (ancora aperto, finalizzato al riconoscimento del ruolo degli Ingegneri ma anche e soprattutto all’armonizzazione delle disposizioni locali con la normativa nazionale); dalla battaglia per le consultazioni delle professioni tecniche da parte degli amministratori pubblici quando devono legiferare su materie di alta specializzazione che coinvolgono gli interessi e soprattutto la sicurezza dei cittadini, al cambiamento della normativa antisismica, con le
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PAOLO CARUANA Presidente Ordine Ingegneri Spezia e Federazione Ordini Ingegneri Liguria
Si procederà nel segno della continuità con gli importanti traguardi raggiunti negli ultimi due anni. Stimolando un rinnovamento che coinvolga gli Ordini in una sinergia rivolta all’efficienza, alla trasformazione delle idee in progetti, a rendere le nuove generazioni protagoniste del loro futuro
disposizioni introdotte dalla Legge Regionale 50/2012, che hanno visto e vedono gli Ordini Ingegneri della Liguria collaborare con le Istituzioni per assicurare un servizio adeguato alle esigenze dei cittadini, delle imprese e dei professionisti. E così via di questo passo fino al vaglio delle recenti disposizioni regionali sul piano casa, che gli Ingegneri hanno subito inteso, nel pieno rispetto degli obiettivi di salvaguardia, come una nuova opportunità per i territori e, ancora una volta, per i cittadini e le imprese. Riguardo i cambiamenti della professione, abbiamo ad esempio affrontato con coraggio il tema del ruolo degli Ordini e dei possibili nuovi scenari derivanti dal riassetto territoriale, coinvolgendo gli Ingegneri liguri in un’inchiesta sulla visione e le aspettative connesse ad eventuali accorpamenti. Senza contare le innovazioni che ci hanno coinvolti e che abbiamo affrontato, come la soppressione delle tariffe, l’adeguamento dei professionisti alle logiche estreme di mercato, la formazione, l’assicurazione obbligatoria, la certificazione volontaria delle competenze e così via. In questo processo di trasformazione troppo spesso gli Ingegneri sono stati spettatori o “vittime” e poche volte hanno saputo prevedere i cambiamenti della società e disegnare in anticipo il proprio futuro. Forse è colpa della velocità con cui sono avvenuti i mutamenti o forse è mancato il coraggio di avanzare proposte, ma non sono certo mancate le idee, sebbene frequentemente si sia rincorso il progresso anziché, magari temerariamente, precederlo. Forse è il momento di cambiare, voltare pagina e, soprattutto con l’aiuto dei più giovani, prevedere nuovi scenari, adatti alle mutate esigenze dei mercati, alla internazionalizzazione, alla specializzazione delle vecchie competenze e allo sviluppo di quelle nuove. È per questo che la Federazione vorrebbe, in quest’ultima frazione prima della scadenza del mandato, ridisegnare anche per se stessa un nuovo ruolo, dotandosi di servizi centralizzati a livello regionale, e promuovendo una fattiva partecipazione dei giovani alla redazione della rivista, con uno spazio ad essi dedicato. Creare insomma un laboratorio di idee, senza ostacoli e barriere, in cui affrontare le sfide del futuro non dimentichi del proprio passato. Steve Jobs ha detto: «Io penso che se fai qualcosa e risulta abbastanza buona, dovresti andare avanti a fare qualcosa di meraviglioso, non aspettare troppo. Pensa solo alla prossima cosa». Ecco, in questa “frazione” vorremmo che gli Ingegneri della Liguria, soprattutto i più giovani, pensassero solo alla prossima cosa. Attraverso la Federazione e la rivista abbiamo l’obbligo di dare voce alle loro idee. Così motivati, riusciremo forse a stabilire un nuovo record in questa staffetta ad ostacoli. Per finire permettetemi, a nome di tutta la redazione e della Federazione, di rivolgere agli iscritti, ai lettori di A&B e alle loro famiglie, i migliori auguri per un felice anno nuovo.
Claudia Bedini
Il saluto dalla nuova Segretaria della Froil Ringrazio tutti i Consiglieri della Federazione Regionale Ordini Ingegneri Liguria per la fiducia riposta e il nuovo Presidente Ing. Paolo Caruana per avermi proposto all’incarico in segreteria. Spero che il mio lavoro sia apprezzabile quanto quello del Segretario uscente Ing. Claudio Firpo, al quale va il merito per l’informatizzazione della Federazione e il resto del lavoro svolto fino ad oggi. Nei prossimi due anni porterò avanti tutta l’attività impostata e organizzata dal collega Firpo: intendo continuare il lavoro programmato a suo tempo con tutti i Consiglieri di Federazione per migliorare l’offerta per la formazione e l’aggiornamento dei nostri iscritti, e in proposito faccio notare che in una recente circolare
del CNI la Liguria è stata segnalata fra le due regioni (l’altra è il Veneto) con il maggior numero di ingegneri aggiornati in materia di antincendio. Fra i programmi del Consiglio di Federazione, la presentazione alla Regione di osservazioni e suggerimenti affinché alcune leggi regionali (oltre al Piano casa, anche Sismica, Energetica ed altri importanti settori) siano di applicazione certa e di semplice attuazione. A tal proposito è mia intenzione suggerire la costituzione di qualificati gruppi di lavoro a livello regionale che possano dare un prezioso contributo all’attività della Federazione. Auguro a tutti noi e a tutti i colleghi liguri un buon lavoro. Claudia Bedini
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Istituto Italiano di Saldatura, 10 profughi DIVENTANO SALDATORI «è LA PRIMA VOLTA IN iTALIA: UN PASSAPORTO DI LAVORO PER L’EUROPA» Si chiamano Francis, Saif, Abraham, Feidov, arrivano dalla Nigeria, dal Senegal, dall’Afghanistan e sono alcuni dei dieci profughi, dai 18 ai 24 anni, che sono diventati saldatori grazie al corso organizzato dall’Istituto Italiano di Saldatura che ha la sua sede centrale a Genova in via Lungobisagno Istria. La loro storia parte da lontano, quando, fuggiti dai paesi di origine e arrivati sulle nostre coste - il ragazzo afghano ha impiegato un anno sono stati accolti nel centro Alpa di Lodi. «Per la prima volta in Italia abbiamo attuato un progetto pilota con la piena collaborazione tra pubblico e privato», racconta Sario Cianciabella, responsabile della struttura lodigiana che da anni si occupa di migranti. Tutte le mattine, per tre settimane tra novembre e dicembre i ragazzi si sono recati in treno per seguire le lezioni 8 ore al giorno, hanno frequentato il corso base, in tutto 120 ore, e dopo aver superato le prove finali hanno conseguito l’attestato di saldatore carpentiere, che permetterà loro di trovare presto un lavoro. «Uno degli istruttori che hanno affiancato i profughi in questo percorso - spiega l’ingegner Michele Murgia, responsabile del laboratorio IIS - fa parte del nostro staff. È partito da qui per seguire i giovani ospitati a Lodi; per loro era più semplice frequentare il corso
nella nostra sede di Legnano. La certificazione conseguita vale non solo in tutta l’Europa ma anche a livello extraeuropeo e rappresenta una grande opportunità perché si può considerare un “passaporto” per la saldatura che darà una chance di operare in molti campi: dall’azienda di carpenteria, ai cantieri navali». La missione dell’Istituto, che è un ente morale, è educare e formare nuovi saldatori e questa iniziativa rientra in pieno nelle finalità dell’IIS e cioè aprire le porte al mondo del lavoro: il 95% dei saldatori diplomati trova subito occupazione considerato che il mercato della saldatura attualmente necessita di almeno 10.000 nuove unità. Ai giovani profughi, l’attestato è stato consegnato il 22 dicembre nella sede genovese dell’IIS, nel corso di una cerimonia alla quale erano presenti fra gli altri Pietro Lonardo (prossimo nuovo presidente dell’istituto); Alberto Lauro, amministratore delegato IIS Progress; Gianluca Costa, responsabile della Formazione e Vittorio Carucci della multinazionale austriaca Voestealpine Böhler Welding che ha sponsorizzato l’intera iniziativa, finanziando il progetto con oltre un 1,5 milioni di euro. G.D.
La consegna dei diplomi di saldatore ai 10 profughi, presso la sede nazionale dell’Istituto Italiano della Saldatura a Genova
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Disabili per un giorno per “capire” la città nemica La lezione di ingegneri, architetti e geometri a Genova Ingegneri, architetti e geometri: handicappati per un giorno, in giro per la città su carrozzine per invalidi, a occhi chiusi aiutandosi solo con bastoni bianchi, procedendo con cautela e sfiorando i pericoli veri delle barriere architettoniche che per gli invalidi sono la realtà quotidiana che nessuno purtroppo nota, ma che i progettisti devono tenere sempre presente senza però sapere che cosa significa davvero incontrare gradini, muretti, attraversare la strada in mezzo alle macchine. L’iniziativa – “Progettare per tutti” – giunta al quarto anno, è del Comune di Genova e della Consulta degli handicappati in collaborazione con gli Ordini degli Ingegneri e degli Architetti e del Collegio dei Geometri, e si è tenuta il 17 novembre scorso nella seconda lezione del corso dedicato ai
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professionisti della progettazione per sviluppare una maggiore sensibilità “personale” sul tema dell’accessibilità. Parlando con la stampa, l’assessore alla legalità e ai diritti Elena Fiorini ha spiegato che «la prova pratica di quest’anno è stata la prima ed ha voluto essere un esperimento. L’abbiamo divisa in quattro parti: in carrozzella, ad occhi bendati, con un bastone, inserendo difficoltà di udito e daltonismo. I partecipanti, una ventina e tutti volontari, hanno vissuto le stesse sensazioni di chi ha una disabilità. Una condizione molto importante per cambiare angolazione nella loro ottica lavorativa, perché queste simulazioni riservano sorprese spesso impensabili ma molto formative». I professionisti hanno affrontato le piccole grandi
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prove quotidiane di chi si muove con difficoltà, di chi è cieco, di chi non ci sente, di chi non distingue i colori: andando a fare la spesa in un supermercato, affrontando un viaggio in taxi, girando per Palazzo Ducale, facendo shopping, girando per le strade. Il corso comprende nove incontri e si svolge presso la sala Chierici della biblioteca Berio, coinvolge circa 100 persone fra ingegneri, architetti e geometri ed è organizzato dall’Ufficio Accessibilità del Comune di Genova. «La sperimentazione – è l’opinione dell’Ordine
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degli ingegneri di Genova – ha funzionato e il metodo adottato è stato molto efficace perché alla professionalità che tutti i professionisti hanno quando progettano una strada, un edificio o una qualunque struttura che deve tenere conto della “percorribilità” da parte dei portatori di handicap, si è aggiunta quella particolare sensibilità che si può avere solo quando certe sensazioni si provano sulla propria pelle. Per questo abbiamo aderito con convinzione a questa sperimentazione e i nostri iscritti che ne hanno preso parte hanno riferito pareri più che positivi».
di Giulia Danieli
AGENZIA REGIONALE PER IL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE Daniele Enotarpi, laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Genova, è Ceo di Hippocrates Sintech, agenzia specializzata nell’ideazione e realizzazione di servizi tecnici integrati per le strutture di Medical Affairs e di supporto al Medical Marketing. Enotarpi, già membro del Cda di Atpl, sostituisce Enzo Teodoro Amabile alla presidenza dell’Agenzia per il Trasporto pubblico locale della Regione Liguria. ARPAL Adriano Musitelli, classe 1958, laureato in Urbanistica (specializzazione in Direzione municipale e delle aziende pubbliche) è il nuovo Commissario di Arpal, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure. È stato dirigente della Regione Lombardia, dove ha svolto incarichi nell’Edilizia, nell’Urbanistica, nell’Ambiente ed Ecologia. Durante l’amministrazione del sindaco Letizia Moratti è stato al vertice della Direzione centrale mobilità, trasporti e ambiente. L’incarico di Musitelli scadrà il 31 dicembre 2016. AUTORITÀ PORTUALE DI GENOVA L’ammiraglio Giovanni Pettorino, già Comandante della Capitaneria del Porto genovese, è il nuovo commissario dell’Autorità Portuale di Genova. Nominato dal ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio dopo le dimissioni anticipate di alcuni mesi di Luigi Merlo, l’incarico di Pettorino durerà solo pochi mesi, in attesa del nuovo presidente.
CONSIGLIO GENERALE CONFINDUSTRIA Spezzino, nato nel 1949, Giuseppe Oriana si è laureato in Economia a Commercio a Genova. Presidente e Ceo di Montalbano Industria Agroalimentare Spa, Presidente di Duodock Spa e consigliere di amministrazione di Montalbano Usa, nel suo carnet ha anche una presidenza di Confindustria Pistoia e la presenza nell’assemblea di Confindustria Genova. Ora, unico ligure, è stato eletto consigliere del Consiglio generale di Confindustria. PARCO ANTOLA E FEDERPARCHI LIGURIA Genovese, 47 anni, residente a Torriglia, Daniela Segale, impiegata nel settore marittimo e membro del consiglio di amministrazione nel consiglio dell’Unione nazionale Pro Loco italiane, è il nuovo Presidente del Parco dell’Antola. Sostituisce Roberto Costa, che a sua volta è stato nominato Presidente di Federparchi Liguria. REGIONE LIGURIA È il genovese Paolo Emilio Signorini, cinquantadue anni, il nuovo Segretario Generale della Regione Liguria. In precedenza dirigente generale del Dipartimento per le Infrastrutture, gli Affari generali e il Personale del Ministero delle Infrastrutture, in passato ha avuto anche ruoli dirigenziali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero dell’Economia e Finanze e agli Affari Regionali. In Regione Liguria si occupa della Segreteria generale con funzioni anche nella direzione delle infrastrutture, dei trasporti e delle reti europee. Subentra a Gabriella Laiolo.
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Qui Federazione GIÀ SIGLATO UN accordo CON LA FEDERAZIONE REGIONALE
ORDINI LIGURI: ALL’ORIZZONTE UN NUOVO PROGETTO DI SINERGIA
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n occasione dell’ultimo congresso nazionale che si è tenuto nel settembre scorso a Venezia, i quattro Presidenti della Liguria, insieme con quello della Federazione, consapevoli che i crescenti impegni a carico degli Ordini richiedono una maggiore condivisione di risorse ed esperienze, hanno siglato una sorta di “gentlemen’s agreement”. Alla base dell’accordo vi è un principio di sussidiarietà che dovrebbe consentire ad ognuno degli Ordini Liguri di trovare nella Federazione uno strumento nel quale accentrare una pluralità di servizi, allo scopo di ridurre le spese e sgravare le rispettive segreterie di alcune incombenze, migliorando i servizi stessi. Il tutto anche nella prospettiva, sempre più attuale, dell’istituzionalizzazione delle Federazioni, quali organismi deputati all’interlocuzione con le Regioni. Tra i servizi da razionalizzare potrebbe essere compresa la formazione, che ottimizzerebbe i costi ad essa correlati, ampliando l’offerta con l’utilizzo della formazione a distanza, nelle svariate soluzioni già disponibili sul mercato. Anche la certificazione delle competenze, ormai disponibile e pienamente operante attraverso l’agenzia nazionale che opera in seno al CNI, potrebbe trovare nella Federazione un valido strumento di coordinamento. L’esperienza di questi ultimi anni ci ha insegnato che attraverso varie sinergie i nostri Ordini hanno raggiunto importanti obiettivi, ma soprattutto hanno migliorato e consolidato l’immagine degli Ingegneri nei confronti del pubblico e delle istituzioni. Perciò questa sembra essere la strada giusta, anche se non priva di ostacoli. Il nuovo anno dovrebbe vedere la concretizzazione di questi progetti attraverso l’impegno e la collaborazione di tutto il Consiglio, che nell’ultima seduta del 2015 ha dimostrato sincero interesse verso i nuovi orizzonti. P. C.
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L’impegno degli Ingegneri per operare sinergicamente per razionalizzare i costi e dare agli iscritti servizi migliori e coordinati in diversi campi fra i quali la formazione e la certificazione delle competenze
Qui Federazione I NUMERI DI “A&B WEB EDITION” DI OTTOBRE E NOVEMBRE
PIAZZA VERDI A SPEZIA E PIANO CASA: SE LE PROPOSTE VIAGGIANO IN RETE Ed
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l n. 10 di ottobre dedicato principalmente alla ristrutturazione di piazza Verdi alla Spezia, con il deciso intervento del presidente dell’Ordine provinciale degli Ingegneri Paolo Caruana che pronuncia il suo “Basta!” ai ritardi e alle inadempienze che bloccano il cantiere per il rifacimento della piazza principale del capoluogo del levante ligure; e il n. 11 di novembre che analizza il ddl approvato dalla giunta regionale ligure sul piano casa e con un editoriale del presidente uscente della Froil Maurizio Michelini chiede più incisività e introduce le richieste degli Ordini degli Ingegneri liguri – in uno speciale di 8 pagine con gli interventi di tutti i presidenti provinciali - per riqualificare il patrimonio edilizio a costo zero.
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Gli ultimi due numeri “web edition” del nostro mensile A&B – come gli altri che li hanno preceduti da gennaio di quest’anno alternandosi al cartaceo che viene stampato e spedito ogni 3 mesi – hanno toccato temi di forte attualità, suscitando l’attenzione dei media liguri (quotidiani, radio, Tv, testate online) che in entrambi i casi ne hanno ripreso i contenuti con numerosi articoli. A&B web edition, viene spedito in pdf via posta elettronica a una mailing list di circa 12 mila indirizzi ognuno – e contemporaneamente caricato sul sito www.federazioneingegneri.liguria.it, dove si possono scaricare tutti i numeri della rivista – di cui fanno parte non solo gli iscritti ai quattro Ordini della Liguria, ma anche gli interlocutori istituzionali della Federazione (presidenti, assessori e funzionari regionali provinciali e comunali liguri, sindaci, associazioni, sindacati di imprese e dei lavoratori, altri ordini professionali, e così via). Oltre a tutte le testate liguri e personalmente ai giornalisti liguri di cui A&B ha avuto l’indirizzo e-mail. n. 12 - Dicembre 2015 -
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Cover CON L’EMEnDAMENTO PASSATO NELLA LEGGE DI STABILITà
LIBERI PROFESSIONISTI COME PMI ORA I BANDI UE NON SONO PIÙ TABÙ
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GIANFRANCO SANSALONE a macchia di leopardo è finita, la “volontà politica” che ha portato finora i professionisti italiani ad essere considerati di serie A e di serie B secondo le regioni di residenza è stata troncata da una legge dello Stato – arrivata per la verità un po’ in ritardo rispetto alle direttive europee, e attraverso il maxi-emendamento (comma 475) della Legge di Stabilità – e oggi i liberi professionisti, per la partecipazione ai bandi europei, sono ufficialmente equiparati alle piccole e medie imprese. Cioè possono presentare singolarmente i loro progetti ed aspirare che vengano finanziati. Una cosa che in Toscana e in altre Regioni, giusto per capirci, avviene dal 2013, e che in Liguria è sempre stata negata per volontà, pare, di un funzionariato regionale che si è fieramente opposto a un’apertura più volte sollecitata dalla Commissione europea che per i bandi “diretti”, governati cioè direttamente dall’Ue, è realtà già da tempo. Con la manovra finanziaria approvata il 21 dicembre in Senato – dentro la quale l’emendamento relativo al nuovo status dei liberi professionisti in relazione ai bandi Ue ha avuto un iter piuttosto lungo e travagliato per varie opposizioni e richieste di modifica - è caduto il tabù che distingueva le imprese dagli studi professionali dunque, e per molti organismi di categoria è stato il coronamento di una lunga battaglia. A cominciare dall’Ordine degli ingegneri. «La posizione del CNI e del suo Dipartimento esteri – riassume Roberto Orvieto, presidente dell’Ordine di Genova e membro proprio del Dipartimento esteri del Consiglio nazionale degli Ingegneri - è stata sempre quella di giungere all’equiparazione in toto dei liberi professionisti alle piccole e medie imprese, visto che a livello di Pil europeo i primi incidono tra il 14 e il 15%, e hanno tutto il diritto di accedere ai finanziamenti europei. Ora è chiaro che i bandi sono diversificati e questo presuppone comportamenti e chances diversi, ma sono tutte opportunità da accogliere positivamente. Ad esempio, i fondi diretti, gestiti cioè dalla Commissione europea e non legati necessariamente a un territorio prevedono generalmente un partenariato, ovvero l’attivazione di un partner di un paese europeo per poter realizzare i progetti legati a bandi come ad esempio Horizont, Cosme, Maritime, Risknat e diversi altri. Mentre quelli indiretti, ovvero i fondi gestiti dallo Stato, dalle amministrazioni locali o dalle Regioni, come ad esempio i Por e Fesr sono legati al territorio e in genere non prevedono partenariati extranazionali. Ma sono entrambi occasioni preziose per i liberi professionisti, per le professioni tecniche e per gli ingegneri in particolare. Nel primo caso, sia che i progetti vengano presentati da singole ditte – perché in questa veste questo siamo – sia che invece siano il frutto dell’unione di diversi studi, attraverso il partenariato c’è un’apertura verso interlocutori-partner stranieri che può rappresentare non solo un arricchimento professionale, ma anche una esperienza che può essere preziosa per il processo di internazionalizzazione che come Ordini da tempo promuoviamo e sollecitiamo. Nel secondo, oltre ad aprire un interessante e nuovo canale di lavoro, vedo come una opportunità preziosa la possibilità di approfondire i temi del territorio passando attraverso le competenze della nostra professione, che ha diverse specializzazioni. In ogni caso, come CNI pensiamo che bisogna puntare fra le altre cose su una rete delle professioni, sull’innovazione,
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Il successo della lunga battaglia condotta anche dal CNI e le prospettive che si aprono per gli studi professionali. Roberto Orvieto: «Fra le nuove opportunità anche quella di un rilancio dell’internazionalizzazione»
Cover e – appunto – sulla grande opportunità di sviluppare l’internazionalizzazione della nostra professione». Le possibilità per i professionisti passano ovviamente, almeno per quanto riguarda le opportunità territoriali, dalle possibilità offerte dalla programmazione regionale, che finora non ha completato la presentazione dei bandi 2014-2020. Ma per molti, questo non è un punto di arrivo, quanto piuttosto un punto di partenza per costruire una nuova piattaforma sulla quale muoversi per raggiungere risultati in un terreno che può riservare molte soddisfazioni dal punto di vista professionale e occupazionale. I PROGRAMMI DELLA REGIONE PER IL SETTENNIO 2014-2020 Quello che attualmente è aperto sulla programmazione ‘14-‘20 della Regione Liguria, riguarda i primi bandi Por Fesr, per i quali complessivamente c’è una disponibilità di 392 milioni di euro (ai quali si aggiungono 354 milioni per il programma operativo Fse-Liguria, di cui 196 di risorse nazionali e regionali) con lo stanziamento di 56 milioni di euro per digitalizzazione, innovazione e credito alle imprese artigiane. Di questi, 36 milioni saranno destinati, attraverso Liguria Digitale, alla digitalizzazione dei processi amministrativi, la diffusione dei servizi digitali, la riduzione del digital divide sul territorio
Ecco il testo del provvedimento
Equiparazione dei liberi professionisti alle PMI per l’accesso ai fondi europei - (comma 474) »I Piani operativi POR e PON del Fondo sociale europeo (FSE) e del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), rientranti nella programmazione dei fondi strutturali europei 2014/2020, si intendono estesi anche ai liberi professionisti, in quanto equiparati alle piccole e medie imprese come esercenti attività economica, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, dal titolo I dell’allegato alla raccomandazione 2013/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2013, e dall’articolo 2, punto 28), del regolamento (UE) n. 303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, ed espressamente individuati, dalle Linee d’azione per le libere professioni del Piano d’azione imprenditorialità 2020, come destinatari a tutti gli effetti dei fondi europei stanziati fino al 2020, sia diretti che erogati tramite Stati e Regioni».
Bandi liguri
Per saperne di più: www.porfesrliguria.it Per informazioni: infoporfesr@regione.liguria.it Per iscriversi alla newsletter sui bandi Ue: http:// www.regione.liguria.it/argomenti/media-e-notizie/ newsletter/newsletter-por-fesr.html
e la diffusione della banda ultra larga. «Abbattere le barriere dei collegamenti digitali che ancora isolano alcune zone del nostro territorio – secondo l’assessore allo Sviluppo economico Edoardo Rixi – servirà a incentivare l’insediamento di nuove aziende non solo nelle zone urbanizzate, ma anche nel nostro entroterra, rendendolo attrattivo e frenandone lo spopolamento». Un nuovo bando da 20 milioni, stando alle intenzioni, dovrebbe essere presto destinato al sostegno e alla valorizzazione economica dell’innovazione attraverso la sperimentazione e l’adozione di soluzioni innovative di processo, di prodotto e organizzazione, ricerca e applicazione di soluzioni tecnologiche. Per il resto, si conoscono solo le direttrici della programmazione, ma non i tempi. In particolare, ribadisce la Regione (www.regione.liguria.it), «il Por Fesr della Liguria rispetta i vincoli stringenti posti dalla Commissione Europea in ordine alla destinazione delle risorse, in particolare: concentrare almeno l’80% delle risorse sui seguenti Obiettivi Tematici (OT): OT1 - Ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione; OT2 - Agenda digitale; OT3 - Competitività delle piccole e medie imprese; OT4 - Energia sostenibile e qualità della vita. Destinare almeno il 20% del totale delle risorse sull’OT4; destinare almeno il 5% del totale delle risorse all’attuazione dell’Agenda Urbana per lo sviluppo sostenibile delle grandi città». A livello nazionale, secondo calcoli che sono stati resi noti da fonti ufficiali, dopo il provvedimento del governo, le risorse complessive dei Fondi strutturali europei - FSE (Fondo sociale europeo), FESR (Fondo europeo di sviluppo regionale), e dei rispettivi programmi operativi nazionali (PON) e regionali (POR) - a cui potranno avere accesso i liberi professionisti italiani, ammontano a oltre 70 miliardi di euro, e derivano dalla somma dei 42 miliardi di euro di stanziamenti comunitari, di 24 di co-finaziamento nazionale e a 4,3 di stanziamenti regionali. Per il sottosegretario allo Sviluppo economico, Simona Vicari, «con l’approvazione della norma viene spostata l’attenzione dalla forma giuridica all’attività economica esercitata e il risultato raggiunto rappresenta un successo per il Governo e per il Mise che, con il tavolo competitività delle libere professioni, ha sostenuto con azioni concrete le libere professioni ordinistiche e non che rappresentano il 13% del Pil nazionale». L’Adepp, attraverso il neo presidente Alberto Oliveti, sottolinea che la norma «interessa oltre 2 milioni di persone che rappresentano il tra il 13% e il 15% del Pil nazionale». Ma bisogna ora studiare bene l’impatto della norma anche dal punto di vista fiscale. «In merito all’accesso ai fondi – ha avvertito ad esempio Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni - ci saranno soglie di ricavi più alte per accedere al regime forfettario: l’asticella sale da 15 mila a 30 mila euro e per chi avvia un’attività rientrando nei limiti previsti può sfruttare, per i primi 5 anni, la tassazione al 5%». n. 12 - Dicembre 2015 -
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Professione SANITÀ EVOLUZIONI TECNOLoGICHE E PROSPETTIVE “RIVOLUZIONARIE” PER IL SETTORE
SMART HEALTH TRA MITO E REALTÀ QUALE RUOLO PER L’INGEGNERIA?
A
DIEGO PASTORINO ttualmente si abusa del termine Smart Health come d’altro canto di tutti i termini “smart” (quasi che in passato nulla fosse smart) e quindi è importante fare subito una riflessione su questo termine prima di affrontare il tema. Personalmente ritengo fondamentali le due seguenti definizioni: SMART: Having or showing intelligence; bright; clever (avere o mostrare intelligenza; brillante; intelligente) SMART: (acr) Specific, Measurable, Accurate, Realistic and Time-bound (specifico, particolare, misurabile, preciso, realistico e legato al suo tempo). Ritengo sia la definizione inglese standard che l’acronimo veri ed applicabili al contesto: stiamo cioè parlando di un’evoluzione della sanità (o salute, health appunto) in una direzione più “intelligente” ma anche maggiormente oggettiva (“misurabile” ed “accurata”) ma allo stesso tempo ben definita nei tempi e realizzabile. L’evoluzione quindi del settore può essere smart e questo grazie sostanzialmente ad un approccio dal basso (o come dicono gli anglofoni bottom-up) che ci consente già oggi di avere a disposizione un crescente numero di sensori, sempre più piccoli e per questo meno percepibili ma non meno pervasivi (anzi!): si pensi ad esempio agli smartphone, ormai in dotazione a quasi ciascuno di noi, in grado di misurare moltissimi parametri del nostro corpo ma anche del nostro stile di vita, piuttosto che gli smartwatch ed in generale tutti quei dispositivi che vanno sotto il nome di wereable, ovvero indossabili: dalle scarpe con i sensori per la corsa, alle fasce cardiache, agli anelli in grado di misurare i parametri vitali piuttosto che i nuovi prototipi di lenti a contatto appena inventate da Google ed in grado di effettuare molte misurazioni biometriche in maniera totalmente non invasiva. Ma tutto questo (e quello che sta per venire) non basta: al movimento dal basso va accompagnata una programmazione dall’alto (approccio top-down) che metta a disposizione gli strumenti affinché tutti i dati
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Con un approccio dal basso, già oggi i servizi per la salute ci consentono piccoli ma significativi vantaggi. Ma con un’adeguata programmazione e l’utilizzo di piattaforme adeguate, dello sviluppo dell’analisi dei dati in un contesto di cambiamento della mentalità di approccio, il futuro può offrire grandi sorprese. Rispettando la privacy e colmando il digital divide
Professione prodotti si trasformino in informazioni e quindi in un sistema sanitario moderno. Per sintetizzare si può fare riferimento allo schema raffigurato nell’immagine 1 che rappresenta i “mattoni” fondamentali per una programmazione di un sistema sanitario smart.
sia in grado di accompagnare le nuove possibilità: è l’elemento fondamentale e probabilmente troverà compimento con la generazione dei nativi digitali (sommariamente identificati con i nati nel nuovo millennio). Ad oggi possiamo quindi immaginare, in futuro – approssimativamente entro i prossimi 5 anni nel Gli elementi strutturali includono gli elementi cosiddetto Primo Mondo - situazioni come quelle abilitanti per i successivi livelli ovvero una rappresentate in figura nella quale un qualsiasi piattaforma che metta a disposizione elementi cittadino dotato di un sistema personale di tecnologici di base riutilizzabili e comuni (ad esempio rilevamento biometrico (ad esempio uno smartwatch) componenti software, sensoristica di base, ecc.), una ottiene un allarme di possibile criticità grazie alla piattaforma ontologica che consenta un riferimento valutazione numerica di una rilevazione rispetto ai unico per tutti i nomenclatori (ad esempio una dati standard del cittadino ed alla capacità di estrarre definizione comune degli esami, dei risultati, delle l’informazione dai dati; di recarsi quindi in un centro parti del corpo codificati in maniera univoca) e di medicina territoriale che grazie ad un semplice infine una piattaforma transazionale che assicuri strumento effettua delle verifiche e, eventualmente l’interoperabilità tra componenti (siano essi software in contatto con un centro specialistico, emette una o hardware) di diagnosi registrando produttori diversi. il tutto nel fascicolo Il secondo livello è del cittadino. È necessario uno specialista quello applicativo, Se da un lato quindi Allarme: 160 battiti contenente elementi la rapida evoluzione vai a fare cardiaci un controllo al minuto costruiti o basati delle tecnologie e sull’infrastruttura delle infrastrutture Nessun problema imminente appena descritta. Il nonché l’aumento ma hai bisogno di monitorare la pressione sanguigna Fascicolo Sanitario esponenziale dei per le prossime 24 ore Elettronico è un dispositivi “connessi” fondamentale in grado di fornire tassello essendo dati (si pensi ad il luogo (non esempio ai nuovi necessariamente frigoriferi in grado fisico) deputato di capire i nostri a raccogliere tutte le informazioni personali consumi e quindi lo stile alimentare) ci consentono provenienti dai sensori e dalle applicazioni; maggiore un certo ottimismo, dall’altro ci sono ancora alcuni è l’estensione del Fascicolo (ovvero ospedaliero, nodi che andranno sciolti affinché una sanità davvero regionale, nazionale, mondiale) maggiore è la sua intelligente e predittiva (o attiva) sostituisca quella efficacia, consentendo l’utilizzo delle informazioni che oggi sta dimostrando tutti i suoi limiti sia dal provenienti potenzialmente da luoghi i più disparati punto di vista dell’efficacia che della sostenibilità possibili essendo oggi definitamente crollato il economica. Tra questi vanno certamente citati modello di centro sanitario in grado di fornire il tema della sicurezza di tutti i nuovi dispositivi qualsiasi tipo di diagnostica o cura dislocato vicino “intelligenti”, facilmente hackerabili come dimostrano casa: sempre più i centri di eccellenza saranno recenti casistiche, quello della privacy; non sempre concentrati in poche aree e le informazioni (non gestita con le dovute attenzioni, e dell’indisponibilità necessariamente le persone) verranno “spostate” e di alcune infrastrutture di base ad ampie fette della rese disponibili ovunque grazie a centri di medicina popolazione (il cosiddetto digital divide): se poteva territoriale di base. Il passaggio dai dati alle essere accettabile, per quanto non auspicabile, fino informazioni (due concetti molto diversi) avverrà a qualche anno fa che alcuni cittadini non avessero grazie allo sviluppo, a dire il vero già oggi rapidissimo, accesso ai servizi digitali, nel momento in cui questo dell’analisi dei dati (data analytics). diventerà il metodo principale, se non esclusivo, Avendo quindi a disposizione una nuova infrastruttura di erogazione dei servizi sanitari, sarà ovviamente e nuovi fonti di dati e quindi di informazioni il gioco è totalmente inaccettabile. fatto…o no? Manca un tassello fondamentale ovvero Inevitabile chiudere con una domanda aperta: quale un cambio di mentalità sia dei fruitori (cittadini) che ruolo saprà ritagliarsi l’ingegnere in questo processo dei fornitori (professionisti) del sistema sanitario che fondamentale per tutti noi? n. 12 - Dicembre 2015 -
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Professione NECESSARIA UNA SINERGIA CHE COINVOLGA P.A., IMPRESE, PROFESSIONISTI, ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA
EDILIZIA: ADEGUARSI AL MERCATO CHE CAMBIA, PER NON SOCCOMBERE
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GIANFRANCO SANSALONE ggi il mercato non ammette gli strumenti di prima, a partire dai modelli aziendali ma anche dalle relazioni fra i vari protagonisti coinvolti nella filiera: o si è capaci di arrivare a una rapida trasformazione del modus operandi, o bisogna rassegnarsi a essere respinti perché tendenzialmente non vengono più assorbiti modelli superati. Oggi contano le dimensioni, conta il fatto che gli investitori pretendono il rispetto di tempi e costi e di una reportistica legata alla gestione che nelle aziende un tempo non c’era, e guardano a un interlocutore che abbia un certo tipo di strutturazione, pretendono una progettazione molto più partecipata da parte degli attori secondo un approccio industriale con caratteristiche che all’estero si è già affermato e che sta arrivando anche da noi. Quello che era un artigianato di lusso, nelle costruzioni deve muoversi come un’industria, oppure non ha speranza. Un esempio di chi ha avuto successo grazie a questo approccio? La Colombo Costruzioni, che ha realizzato il complesso di Porta Nuova a Milano: ha decisamente implementato questo modello, dove essere competitivi non è tanto fare il prezzo più basso in fase di gara, quanto ingegnerizzare il processo e il prodotto e quindi soddisfare le necessità che richiede lo sviluppatore nel dargli il prodotto in tempi e costi monitorati». Bastano pochi concetti a Filippo Delle Piane, presidente dell’Ance provinciale di Genova, per spiegare come, ora più che mai, nel settore delle costruzioni non adeguarsi al cambiamento vuol dire rischiare di perdersi. E se i principali indicatori e anche gli ultimi dati elaborati dal Centro Studi nazionale proprio dell’Ance, l’associazione nazionale costruttori edili, (V. box), sembrano dire che la crisi si sia finalmente arrestata, questo non autorizza a rilassarsi. Anzi. Semmai i comportamenti delle imprese sono fondamentali per capire come affrontare questa fase inedita perché chi opera nel settore dell’edilizia non si faccia cogliere impreparato. Si è parlato anche di questo nell’assemblea provinciale genovese dell’Ance che si è svolta il 17 dicembre nella sala Scirocco del centro congressi del Porto Antico, con un intenso programma di interventi e tavole rotonde e un parterre di relatori di grande spessore, fra specialisti e amministratori pubblici. I lavori hanno toccato i maggiori temi di attualità, a cominciare dal piano casa appena approvato dalla Regione, ma il titolo dato all’Assemblea - “Nuovi modelli per nuovi mercati. Cambiare nel cambiamento” - ha dato spunto soprattutto a una riflessione su come guardare al futuro mettendo in sinergia “tutti gli attori dell’edilizia: imprese, professionisti, amministrazioni pubbliche”. Sul tema del cambiamento è intervenuto anche il presidente dell’Ordine degli ingegneri di Genova: «Gli scenari del mercato – ha detto Roberto Orvieto - sono radicalmente cambiati e non credo si possa più parlare di crisi ma di trasformazione dei sistemi economici dovuta a nuovi processi di integrazione internazionale. Questo porta necessariamente alla nascita di un mercato competitivo globale: oggi si pone quindi il problema di come reggere la concorrenza. Innanzitutto è necessario incrementare la competitività. Come? Con una completa “riconfigurazione” del pensiero: accrescendo la 18/
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L’analisi del presidente dell’Anci Filippo delle Piane e del presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Genova Roberto Orvieto alla luce dei segnali di ripresa del settore e dei provvedimenti adottati con la legge di Stabilità
Filippo Delle Piane presidente di Ance Genova
Professione conoscenza, e quindi la cultura specifica e di impresa, progettazione scadente corrispondono sconti di gara e la competenza, e qui spicca l’importanza del capitale abnormi deve finire. Da tempo chiediamo un serio umano; puntando all’innovazione e all’efficienza osservatorio per le opere pubbliche onde monitorare in dell’azienda in modo da poter offrire ai mercati diversi modo oggettivo i risultati a consuntivo di una politica a prodotti e servizi; utilizzando anche nuovi indicatori mai causa della quale le vere vittime sono la qualità delle usati prima, attraverso monitoraggi che presuppongono opere realizzate e, di conseguenza, i cittadini. Noi spesso capacità di uso delle tecnologie oltre che di dobbiamo accettare di mettere in discussione il nostro analisi». modello in profondità, essere disposti a crescere anche Per Orvieto, la “riconfigurazione” per guadagnare attraverso alleanze e fusioni, investire in formazione dei terreno sui mercati nostri collaboratori in un «prevede l’esplorazione percorso di crescita che di nuovi settori che non sia solo dimensionale. Ma come possiamo presuppongono ad esempio predicare la qualità la capacità di studiare se per primo il nostro bene gli obiettivi e le sfide committente non la sa che provengono dall’Ue: valutare e premiare? città vivibili, competitive, Meccanismi come il intelligenti; attenzione massimo ribasso o all’energia e all’ambiente, l’avvalimento delle tipo edifici energivori, L’intervento del presidente Orvieto all’assemblea dell’ance iscrizioni SOA sono un green economy; al deterrente a qualsiasi riuso premiante e alla riqualificazione (a consumo suolo zero), alla prevenzione e svolta virtuosa da parte degli imprenditori. È necessario un percorso comune dove non ci siano sicurezza del territorio. Inoltre è necessario ripensare all’utilità delle realizzazioni, commistioni ma ognuno faccia la sua parte. Il pubblico detta le regole del gioco con una visione prospettica analizzando i bisogni primari della società, come la di sviluppo che abbia obiettivi chiari e riconoscibili. Le nutrizione, la salute, l’energia, i trasporti, i servizi, la imprese e i professionisti adeguano il proprio modello di casa, l’istruzione, il tempo libero, e così via; far fronte sviluppo seguendo le esigenze di un mercato in profonda efficacemente alla scarsa capacità di investimento, evoluzione. Le associazioni di categoria aiutano una che implicitamente vuol dire esplorare nuovi strumenti selezione virtuosa del mercato facendosi portatrici di un finanziari, conoscendo bene i PPP, i PF, i Project Bond, i messaggio competitivo in cui l’asticella della qualità sia finanziamenti diretti e indiretti...». Per Delle Piane «la progettazione deve diventare messa sempre più in alto per valorizzare le aziende che, un momento di confronto e coordinamento tra i vari con fatica e orgoglio, rappresentano ancora la parte sana attori che la compongono. La logica per cui ad una del mondo produttivo».
Casa, ecco le cifre della crescita attesa Non sono più solo i dati delle compravendite immobiliari, che erano già positivi nel secondo semestre del 2014, a segnalare un trend al miglioramento, ma anche i posti di lavoro e gli investimenti nell’edilizia hanno smesso di calare, con un piccolo cenno di risalita nel fatturato complessivo delle imprese. Se non si più parlare di una vera e propria ripresa, si può forse dire che il mercato dimostra di aver potenzialmente superato la fase più critica della crisi. Ma è stata dura. Basta guardare le cifre ricordate da Filippo Delle Piane riferite agli ultimi 7 anni in Liguria: investimenti pubblici in edilizia: -50%; nuovi permessi di costruire: -71% (dato nazionale: –80%); compravendite immobiliari: -51,3%; mutui erogati (differenza 2008– 2013): -67,5%; imprese chiuse o fallite: 1.514 (80.000 a livello nazionale). «Il volume del nostro mercato – ha detto il presidente provinciale dell’Ance - è meno della metà di quanto non fosse ap-
pena sette anni fa… Ma esiste ancora una domanda: il nostro Centro studi stima che il fabbisogno potenziale non soddisfatto di abitazioni in Italia sia ancora di 700.000 unità». Proprio dal direttore del Centro studi Ance, Flavio Monosilio, è venuta una panoramica della situazione con una stima innanzitutto delle risorse che porterà la legge di Stabilità appena approvata: un aumento di risorse nel settore, nel 2016, di circa 2 miliardi di euro, pari a una crescita, in termini reali, del 6% rispetto a quest’anno. Gli investimenti nelle costruzioni passeranno dal -1,3% del 2015 al +1% del 2016 (anno in cui le compravendite si stima aumenteranno del 13,5%). Quanto alle risorse, l’Ance stima che dal 2018 al 2015 siano state tagliate del 42,6%, mentre la manovra prevede ora un incremento del +4,5%. Un ultimo dato: secondo quanto ha detto Monosilio, 1 miliardo di euro investito in costruzioni genera circa 15 mila posti di lavoro tra diretti e indotto. G. D. n. 12 - Dicembre 2015 -
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Professione MONTOGGIO L’INIZIATIVA DELL’ING. BAROSSO DOPO LA DEVASTANTE ALLUVIONE DI SETTEMBRE
«ECCO IL PROGETTO DEL PONTE CHE HO DONATO AL MIO PAESE» SERGIO BAROSSO
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n nuovo ponte per Montoggio. Una nuova struttura che contribuisse a superare i problemi di sicurezza idrogeologica del paese, originati anche dalla “barriera” costituita dalle campate dell’attuale ponte costruito negli anni ’30, che trattengono i detriti trascinati dalle acque dello Scrivia, che quando si ingrossano nei giorni di piena provocano devastanti esondazioni. È questa l’idea che da ingegnere nato e vissuto da sempre nel paesino della Valle Scrivia, mi ha spinto a ideare e donare al mio Comune, perché lo usasse liberamente – e l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mauro Fantoni ha accettato – un progetto per la costruzione di un nuovo ponte a campata unica capace di risolvere definitivamente le criticità nate da quello che nel corso degli anni è diventato un “ostacolo”. Lo spirito di solidarietà e di unità che contraddistingue noi montoggini, ci ha resi orgogliosi di noi stessi nei difficili giorni delle alluvioni – e soprattutto dell’ultima del settembre scorso che ha visto l’esondazione sia dello Scrivia sia del suo affluente, il Rio Carpi - e considerando anche la recente apertura della Pro Loco, si intuisce che il paese si sta muovendo nella direzione giusta. Lo scorso 9 ottobre, a rafforzare la mia convinzione, è intervenuta l’ulteriore buona notizia della delibera della giunta regionale che ha finanziato il progetto per la costruzione della nuova struttura, con un importo complessivo di 1,2 milioni di euro (di cui 1.074.000,63 per lavori ed oneri della sicurezza). Desidero esprimere alla Regione la più sincera riconoscenza mia e dei miei compaesani e anche ringraziare quanti si sono adoperati nei momenti difficili, con il loro contributo volontario, a spalare il fango e i detriti nelle vie del paese. Senza dimenticare, naturalmente, il lodevole operato dell’amministrazione comunale, che non ha mai smesso di cercare i finanziamenti necessari per questa importantissima opera. IL VECCHIO E IL NUOVO A CONFRONTO L’attuale struttura del ponte è eterogenea, con spalle in muratura, pile in muratura integrate con una struttura in calcestruzzo armato in allargamento e impalcato costituito da soletta in calcestruzzo armato sorretta da tre travi longitudinali in calcestruzzo. I marciapiedi sono stati aggiunti in un secondo momento, con struttura in travi in calcestruzzo armato precompresso a fili aderenti. Ma le problematiche maggiori sono quelle idrauliche, senza dubbio legate agli incrementi delle intensità di pioggia registrati negli ultimi anni, unitamente al trasporto solido di notevoli quantità di legname. Non si ricorda a memoria d’uomo una piena simile a quella del settembre scorso. Il nuovo ponte avrà una campata unica, con struttura “a via inferiore”, realizzata
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La nuova struttura, a campata unica, sostituirà quella degli anni ’30 che creava ostruzioni provocando l’esondazione del torrente. È già stata finanziata dalla Regione con 1,2 milioni di euro
L’attuale ponte e l’ostruzione causata dalle pile in alveo e dal trasporto solido
Professione
Particolare della protezione marginale e del carter laterale di mascheramento della briglia e prospetto del nuovo ponte
con un impalcato appoggiato a due travate laterali, a loro volta sorrette da due nuove spalle in calcestruzzo armato, che saranno fondate su pali e realizzate dopo la demolizione delle attuali spalle in muratura. Per garantire la protezione degli scavi ed evitare cedimenti negli edifici limitrofi, saranno preventivamente realizzate due paratie berlinesi, con micropali metallici e diversi ordini di tiranti. L’impalcato sarà costituito da una “lastra ortotropa” (struttura bidimensionale rinforzata con canalette a sezione chiusa) in acciaio S355 Corten, non verniciato per migliorarne l’inserimento ambientale. L’acciaio Corten non necessita di verniciatura, in quanto la protezione dall’ossidazione in profondità è offerta dal primo strato di ossidazione superficiale, cha assume un ruolo protettivo. La luce di circa 35 ml rimane sostanzialmente invariata rispetto alla configurazione attuale, mentre la larghezza dell’impalcato passa da circa 8 metri a 9.50, ed ospiterà due corsie da 3,25 m e due marciapiedi laterali da 1,50 m ciascuno. Il varo della struttura avverrà dal basso, mediante una coppia di autogru semoventi di portanza adeguata. Il progetto della nuova struttura ha anche una valenza estetica, peraltro ottenuta la soluzione economica dell’inserimento di un carter in acciaio Corten a mascheramento della trave di bordo, che potrà essere usato anche per l’inserimento dei servizi che attualmente interessano il ponte. Il tempo esecutivo è previsto in 210 giorni (idealmente da gennaio a luglio). Il vincolo temporale è costituito dalla stagione
delle piogge autunnali, prima delle quali deve essere varata la struttura dell’impalcato del ponte. LA SOLUZIONE DELLE CRITICITÀ Il nuovo ponte risolverà, in sintesi, le seguenti criticità: il franco idraulico nei confronti della piena duecentennale (che è attualmente nullo) diviene di almeno 1,10 m. In sede di progetto definitivo verrà aumentato, prevedendo un modesto allargamento in sponda destra; viene eliminata la presenza di pile in alveo e di conseguenza il rischio di ostruzioni al deflusso per effetto del trasporto solido e di fenomeni di scalzamento al piede delle stesse pile; viene ridotto il fenomeno del rigurgito nella zona a monte, in sponda orografica sinistra e soprattutto destra (nella zona dei palazzi e fino al ponte sulla SP 226); la nuova struttura è perfettamente adeguata alle normative antisismiche vigenti ed è in grado di dissipare le accelerazioni sismiche attraverso i sistemi di appoggio; le spalle saranno realizzate in calcestruzzo armato e fondate su pali trivellati adeguatamente innestati nel substrato, eliminando ogni rischio di erosione e/o scalzamento; la struttura non sarà più eterogenea con presenza simultanea di calcestruzzo armato di epoche diverse e muratura; saranno eliminati completamente i rischi connessi con l’attuale degrado del calcestruzzo dell’impalcato. La nuova struttura, con adeguata manutenzione che sarà programmata da un apposito piano, avrà una vita utile almeno superiore a 100 anni, come previsto dalle norme vigenti.
Il sindaco Fantoni: c’è anche quello di d’appollonia per rio Carpi, ma adesso bisogna rispettare i tempi, dobbiamo uscire dal rischio
Negli ultimi due anni, Montoggio ha subito due alluvioni per l’esondazione del rio Carpi (il 9 ottobre 2014) e del torrente Scrivia (il 3 settembre scorso). Per arginare eventuali altri disastri il Comune, oltre a dotarsi di un piano di emergenza, conta su due progetti. Il primo è dell’ing. Sergio Barosso, illustrato in queste pagine, il secondo è stato donato dalla società d’ingegneria D’Appollonia il 14 ottobre 2014 ed è preliminare al ripristino delle infrastrutture alluvionate due anni fa, finanziato con 1,8 milioni dalla Regione, la cui progettazione esecutiva, già assegnata con gara pubblica a una società torinese e comprensiva di messa in sicurezza del rio Carpi, non appena pronta sarà approvata da Comune e Regione e quindi andrà in appalto per i lavori attraverso la Suar, la Stazione appaltante regionale.
Stesso iter subirà il progetto per il nuovo ponte. Ma i tempi? «Secondo le previsioni - spiega il sindaco di Montoggio, Mauro Fantoni - entro primavera dovrebbero essere ultimate le fasi burocratiche, autorizzative e le assegnazioni per entrambi i progetti. Quindi si dovrebbe andare alla cantierizzazione per vedere i lavori ultimati entro l’autunno, ovvero per la stagione delle piogge, mettendo così in sicurezza il paese ed evitando nuovi rischi. Naturalmente mi corre l’obbligo di ringraziare sia i progettisti per il loro lavoro che la Regione per i finanziamenti. Ora c’è tutto, ma vogliamo sperare che le cose vadano speditamente e non si perda tempo per vederle finalmente realizzate. Qui viviamo con la tensione del rischio ogni volta che piove, perché la situazione idrogeologica non è certo rassicurante». Giulia Danieli
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Professione UN CONVEGNO E UN LIBRO SULLA COSTRUZIONE DELL’ULTIMO TRATTO DELLA A7
GLI 80 ANNI DELLA STORICA “AUTOCAMIONALE” DEI GIOVI
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uando è stata inaugurata, il 29 ottobre 1935, fu considerata un vero e proprio capolavoro dell’ingegneria moderna. I lavori – dopo sei mesi di progettazione – erano cominciati il 6 ottobre 1932 e per realizzarla era stato necessario sbancare il colle di San Benigno a Sampierdarena, per realizzare il piazzale d’ingresso e le rampe elicoidali, con il taglio di 800.000 metri cubi di roccia viva dal colle che declinava verso la Lanterna, e abbattere l’antichissimo quartiere della Coscia ottenendo così lo sbocco a mare. L’imponenza dell’opera, costata 210 milioni di lire, aveva coinvolto in tre anni 27.000 operai provenienti da diverse parti d’Italia. Quella che fu chiamata “l’Autocamionale”, efficiente autostrada che attraverso l’Appennino dal Nord portava a Genova penetrando i Giovi, aveva una lunghezza di 50 chilometri per 10 metri di larghezza e tratti di altitudine massima di 413 metri. Il profilo plano-altimetrico, mutuando le conoscenze e le tecniche già consolidate in ambito ferroviario, fu studiato con l’obiettivo di favorire la marcia dei veicoli senza perturbarne la velocità, e quindi con pendenze non superiori al 4% ed il più possibile costanti. Anche le curve erano state tracciate con lo stesso criterio e l’ampiezza del loro raggio, generalmente, non superava i 100 metri. Il tratto era composto fra l’altro di 16 ponti, 14 viadotti (tra cui il “Montanesi”, lungo 273 e alto 46 m), 11 gallerie (tra cui la “Littorio”, oggi “Giovi”, lunga 902 m), 12 cavalcavia e 112 sottopassi. Gli 80 anni dell’autostrada dei Giovi, o l’ultimo tratto dell’A7 GenovaMilano, come viene definita oggi nel linguaggio del Terzo Millennio, sono stati celebrati nell’ottobre scorso con un convegno a Genova, nella sala conferenze della storica Villa Giustiniani–Cambiaso, dalla Scuola Politecnica dell’ateneo genovese – che vi ha sede – e da Ordine degli Ingegneri della Provincia di Genova, CIFI (Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani), Autostrade per l’Italia, Polizia Stradale e Rotary Distretto 2032. Agli ingegneri partecipanti sono stati riconosciuti 3 CFP (Crediti Formativi Professionali). I lavori, introdotti e condotti da Paolo Lingua, direttore di Telenord, hanno visto – dopo i saluti di Aristide Massardo, Preside della Scuola Politecnica; Riccardo Rigacci, Direttore del Primo Tronco Autostrade per l’Italia; Gianni Vernazza, Governatore del Rotary e Alessandro Sasso in rappresentanza di Roberto Orvieto, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Genova – le relazioni ufficiali dei rappresentanti dei vari soggetti promotori. Fra gli altri interventi, quelli di Roberto Sgalla, Direttore centrale delle Specialità della Polizia di Stato, si è soffermato sul ruolo svolto dalla “Stradale” per la sensibilizzazione dei cittadini ai temi della sicurezza sulle strade; di Marco Iezzi, curatore della Sezione Trasporti del Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, che ha rilevato la proficua collaborazione con la Sezione di Ricerca Trasporti del Dipartimento DITEN dell’Università di Genova. E ancora Claudio Serra, esperto di Storia dei Trasporti; Sergio Puttini, giornalista e storico dell’auto e del costume; Riccardo Genova, dell’Università genovese e Preside CIFI Liguria; Roberto Tolaini, anch’egli docente universitario nel capoluogo ligure.
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Una complessa opera di ingegneria che nel 1935 fu considerata un capolavoro per le soluzioni adottate: 50 chilometri attraverso l’Appennino e lo sbocco a mare con lo sbancamento del colle San Benigno per creare il piazzale d’ingresso e l’elicoidale. Così il porto di Genova ha potuto fare il grande balzo
Professione
Ai circa 180 partecipanti al convegno è stato presentato e distribuito, come materiale di studio, la pubblicazione realizzata per l’occasione da Riccardo Genova e Claudio Serra “80 anni di autocamionale da Genova alla valle del Po” e dedicata, oltre che alla storia dell’arteria viaria, anche a notizie sulle tecniche costruttive utilizzate, aneddoti e particolari dell’epoca. Il tutto corredato da rarissime fotografie ed illustrazioni. Il giorno seguente, sabato 3 ottobre, sfilata commemorativa di veicoli storici lungo il tracciato dell’Autocamionale da Serravalle Scrivia fino a Genova, avvenimento unico nel suo genere, con alcuni rari esemplari di autocarri (tra cui Lancia Esatau 864 del 1950, Lancia Esatau B del 1958, Fiat 682 del 1958, Fiat 615N2 del 1965); automobili come Fiat 508 C “Balilla” appartenente alla società Vernazza di Genova; autobus tipo Fiat 309/1 Menarini SDM “Sintesi Del Meglio” del 1966 e Fiat 306/2 del 1965 e alcune vetture storiche della Polizia Stradale tra cui l’Alfa Romeo Giulia Super 1600 Speciale. La costruzione della prima grande via di comunicazione attraverso l’Appennino viene fatta risalire, in epoca romana, al 148 a.C. con la realizzazione della Via Postumia tra Genova (Genua) ed Aquileia. Solo con il dominio delle truppe napoleoniche in gran parte del Nord Italia, vennero sviluppate alcune linee di collegamento ritenute strategicamente più idonee alle sopravvenute necessità: in questo contesto fu quindi ampliato e reso carrozzabile, dal 1821, l’esistente tracciato che valicava l’Appennino in prossimità del passo dei Giovi (472 m s.l.m.). Dai primi del ‘900 la città di Genova si è sviluppata, di pari passo alla sua industria che ha nel tempo raggiunto livelli di preminenza nazionale, intorno al porto che incrementava di anno in anno i propri traffici di passeggeri (con i primi grandi transatlantici) e merci. Proprio nel 1900 il porto movimentava poco più di 4.900.000 tonnellate di merce: alla vigilia della costruzione dell’Autocamionale, anno 1930, questo valore si attestava ad oltre 7.600.000. Anche il traffico passeggeri aveva raggiunto lo stesso anno, per l’epoca, valori importanti: 171.500 unità, più del doppio degli 82.000 rilevati nel 1920. Dopo il drammatico periodo bellico e la fase di ricostruzione del nostro Paese, i dati rife-
riti al 1960 presentano per lo scalo genovese indici di forte espansione: 20.645.803 tonnellate di merce movimentata (rispetto agli 8.000.000 del 1950, in linea con i valori degli anni Trenta) e 363.000 passeggeri in transito. Lo scenario è poi radicalmente mutato dagli anni Ottanta con un’apprezzabile diffusione dei traffici containerizzati: negli stessi anni, con il VTE (Voltri Terminal Europa), si è allineato alla tendenza in atto. Nel 1980 le tonnellate movimentate salivano a 51 milioni di cui 2,5 (il 4,9%) su container per un volume di oltre 257.000 TEU, e la quantità di passeggeri imbarcati e sbarcati ammontava a 1.500.000 (quasi raddoppiata rispetto al 1970 quando erano 939.000). Nel 2000 i passeggeri salgono a 2.700.000 mentre rimane pressoché stabile il valore delle tonnellate movimentate (51.900.000) ma varia il rapporto con il traffico dei container che aumenta al 27,6% per un volume di 1.500.000 TEU. Per le merci questo trend non muta ed il 2014 segna un nuovo record nel campo dei container: 2.172.944 TEU; i passeggeri sono in totale 2.744.000. Di fronte a questi dati è logico pensare che lo sviluppo della città di Genova e del suo porto non sarebbero stati, e non sono possibili, senza la presenza di un’efficiente autostrada attraverso l’Appennino. L’opera, voluta da Mussolini anche per scopi militari, è stata progettata dall’ing. Giovanni Pini col supporto di un ufficio speciale del Genio Civile. L’area ricavata con lo sbancamento a San Benigno, pari a 48.000 mq (400 metri di lunghezza per 120 di larghezza) ha potuto svolgere la funzione di piazzale di ingresso in grado di contenere fino a 126 veicoli pesanti, consentire la costruzione del fabbricato con funzione di albergo e ristorante (oggi sede del Primo Tronco di Autostrade per l’Italia) e la realizzazione del raccordo elicoidale per l’interconnessione con la viabilità ordinaria (con l’apertura di via Di Francia e via Cantore, oggi Via Dino Col) e portuale. R.G. Il ponte elicoidale nel 1929. Si notano lo sbancamento appena effettuato del Colle di San Benigno, il piazzale dell’Autocamionale e la nuova Via di Francia lungo la quale si intravvedono alcune vetture tranviarie n. 12 - Dicembre 2015 -
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Professione LA SPEZIA PREVISTI ANCORA 2-3 ANNI DI DISAGI PER L’AURELIA E LA RIPA
VIABILITÀ AL COLLASSO: LA SOLUZIONE IN UN CASELLO? Valutate tutte le alternative, compreso anche un ponte mobile, la costruzione di una nuova uscita autostradale sembra la migliore. Ed è questa la proposta che gli Ingegneri mettono sul tavolo, auspicando un confronto per un eventuale accordo tra Regione e Salt Spa, che gestisce l’autostrada
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CLAUDIA BEDINI l terzo lotto della Variante Aurelia e la Strada della Ripa: su questi due tratti si infrange ogni giorno la speranza degli spezzini – e di tutti coloro che per caso o per necessità si trovano a percorrerli, soprattutto nelle ore di punta – a vivere i tempi della città in maniera umanamente accettabile. La viabilità è al collasso, e sembra che non ci siano possibilità, in tempi brevi, di districarsi nei nodi di code interminabili e percorsi viziosi. Eppure il modo “tecnico” per uscirne – facendo convergere volontà politiche e sociali – ci sarebbe, come vedremo. TROPPE VARIABILI PER UNA VARIANTE Stando alle previsioni ufficiali, una soluzione concreta non si può sperare prima del 2017/2018 quando termineranno i lavori del terzo lotto della Variante Aurelia. E nel frattempo? Per la Provinciale 10, ovvero la strada della Ripa, pare si siano ormai perse tutte le speranze di una riapertura, anche solo a senso alternato, per cui tutto il traffico dell’entroterra spezzino e della bassa Val di Vara si riversa sull’unico percorso utile, la Strada Statale 330-Strada Regionale 62 e un tratto della bretella A15, con disagi inenarrabili. Chiedere alla popolazione di sopportare questo disagio ancora 2-3 anni, se va bene, è chiedere oggettivamente molto, soprattutto ai pendolari. Occorre trovare una soluzione immediata che possa essere di supporto e alternativa fino al completamento del III lotto di Variante Aurelia. Da molti è venuta la proposta di realizzare un nuovo tracciato accanto alla Provinciale 10, ovvero a valle della strada esistente, ad una quota più bassa, mentre quella attuale, munita di adeguate barriere, potrebbe arginare le frane che continuano a martoriarla. Tuttavia la soluzione non sembra attuabile e sarebbe comunque molto impegnativa dal punto di vista economico. Una soluzione potrebbe venire, dicono altri, dalla realizzazione di una nuova strada che colleghi Ceparana con S. Stefano di Magra, peraltro prevista in un piano strutturale che sembra sia stato però accantonato; la strada potrebbe stendersi ortogonalmente al fiume Magra e collegare Ceparana di Bolano a S. Stefano di Magra che in linea d’aria distano circa 3 chilometri; l’attraversamento del fiume Magra potrebbe essere effettuato con un ponte galleggiante. 24/
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Il tracciato stradale non comporta un percorso articolato e grandi opere perché si trova in un tratto pianeggiante e il ponte galleggiante risulterebbe capace di collegare le due sponde del fiume Magra sopportando la variazione dislivello idrometrico delle piene fino a quote superiori a 5/7 metri. Il tempo di esecuzione dei lavori sarebbe sicuramente contenuto, si pensi che a Piacenza un ponte galleggiante di luce 185 metri è stato messo in opera in tre mesi. Ma un ingegnere esperto in materia di valutazione d’impatto viabilistico, appositamente interpellato sul merito, dopo un’attenta valutazione non ci ha dato una valutazione positiva nemmeno su questa possibilità. UN NUOVO CASELLO AUTOSTRADALE POTREBBE ALLEGGERIRE IL TRAFFICO Un’ulteriore soluzione, in questo caso definitiva e con importanti ricadute sul territorio (sono d’attualità la chiusura al traffico pesante di un tratto di Aurelia a S. Stefano di Magra da un lato e le richieste di Beverino e Bolano di avere un nuovo casello), potrebbe essere quella di realizzare un casello autostradale ex-novo in località Piano di Madrignano, poco più a ovest del cosiddetto “ponte della Piana”, in un sito baricentrico rispetto alla bassa Val di Vara. In questo caso verrebbero utilizzate alcune aree depresse - dismesse - ed il costo sarebbe limitato (nei confronti di altre soluzioni previste per il by-pass della Ripa) dal fatto che tutte le rampe potrebbero essere realizzate in rilevato e che il rilevato autostradale potrebbe essere attraversato mediante la realizzazione di due sottopassi. Il raccordo alla viabilità avverrebbe mediante la realizzazione di due mini-rotatorie. Secondo un Ingegnere esperto in progettazioni stradali da noi consultato, realizzare un casello autostradale nel territorio di Bolano non è possibile in quanto le rampe di accesso devono avere raggi curvatura ed estensioni particolari e potrebbero occupare parte delle aree limitrofe al fiume Vara. Una valida alternativa potrebbe essere anche quella di aprire il casello nel territorio di Calice al Cornoviglio, dove le aree adiacenti all’autostrada sono abbastanza ampie e libere e permettono la realizzazione delle rampe di accesso all’autostrada. Ma un’opera di questo tipo comporta un impegno eco-
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Il tracciato proposto per l’attraversamento, con ponte, del fiume Magra
Il tracciato della strada della Ripa
nomico molto pesante, senza contare che nel quadro lunghi che investirne la metà. economico bisogna contabilizzare anche il costo di ma- Ma come può la Spa SALT usufruire di investimenti nutenzione e mantenimento della stazione. pubblici? Per fare un esempio, un nuovo casello dell’autostrada L’iniziativa potrebbe essere intesa come un finanziacomposto da due sole corsie - una in entrata e una in mento per la realizzazione di un intervento di somma uscita - completamente automatizzate, potrebbe co- urgenza con restituzione della quota a medio termine. stare circa 7-8 milioni di euro. La costruzione e il suo Ovvero, a casello ultimato, la somma potrebbe essere mantenimento deve essere economicamente sostenibi- restituita dalla società attraverso i pedaggi in un certo le, ovvero il casello dovrebbe incassare, in un anno, pe- numero di anni, oppure potrebbe essere reinvestita a daggi sufficienti per provvedere alla copertura dei costi favore del territorio spezzino. Ad esempio nella “madi realizzazione e operatività nei prossimi 20 anni. Ma at- nutenzione” del territorio, ovvero in corrispondenza di traverso il nuovo casello passerebbero tutti o gran parte tutti i corsi d’acqua che intersecano il tracciato autodegli utenti che attualmente sono costretti a mettersi in stradale. coda sulla strada Statale 330. Questo significa che sa- Sappiamo bene che la Liguria è molto fragile dal punto di rebbe necessario uno studio approfondito per stabilire vista idrogeologico: sono ancora evidenti le ferite lasciase il volume di traffico in transito giustificherebbe la te dall’alluvione del 25 ottobre 2011. E sappiamo bene nuova struttura e, soprattutto, per valutare il decremen- che le risorse a disposizione per mettere in sicurezza i to di traffico nei due caselli vicini. tratti critici sono limitate. Tuttavia l’ulteriore uscita sgraverebbe notevolmente la SALT Spa potrebbe dare così un contributo nel tempo viabilità su tutto il territorio, tanto da poter pensare che con programmi pluriennali per la realizzazione di interla Provincia possa essere esonerata dall’investire risor- venti nei tratti fluviali più critici per mettere in parziale se nella strada Ripa e dirottarle invece, in collaborazione sicurezza il territorio e quindi anche il relativo tracciato con SALT Spa, per la realizzazione del nuovo casello che autostradale. potrebbe essere classificato come opera di urgente ne- Di fronte alla situazione in atto, gli Ingegneri auspicacessità. no la verifica di un accordo in questo senso tra RegioGli utenti che risolverebbero parte dei problemi di viabi- ne e SALT, che alimenti da entrambe le parti la volontà lità sono quelli dei Comuni della bassa Val di Vara come di sbloccare nel più breve tempo possibile la viabiliBeverino, Calice al Cornoviglio, Follo e Bolano per un tà dell’entroterra spezzino e programmare in modo totale di almeno 18.500 attento e ponderato unità. La partecipaziola manutenzione del ne con finanziamenti territorio a salvaguarprovinciali o regionali dia dello stesso e deldovrebbe essere intesa la viabilità principale e come un contributo per secondaria della zona. favorire SALT Spa nella Questo non esclude un costruzione del casello “patto” di questo tipo in breve tempo, tenennon possa essere estedo conto che la società so a tutto il tratto autodeve programmare le stradale ligure di comspese con pianificazioni petenza SALT o di altri quinquennali. Pertan- L’ipotesi di tracciato per un nuovo casello autostradale soggetti gestori. to investire 8 milioni di nel territorio di Follo, località Piano di Madrignano Ha collaborato euro richiede tempi più (elaborazione Ordine Ingegneri La Spezia) l’ing. Daniele Guerrieri n. 12 - Dicembre 2015 -
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Qui Ordine IMPERIA – FINO AL 30 GIUGNO 2016
AUTORIZZAZIONI SISMICHE PREVENTIVE: PROROGATA L’INTESA ORDINE-PROVINCIA DOMENICO PINO Presidente Ordine Ingegneri Imperia
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l Consiglio dell’Ordine di Imperia ha valutato le richieste del Settore Antisismica della Provincia di Imperia di prorogare la validità del Protocollo d’Intesa grazie al quale diversi iscritti – adeguatamente formati – hanno finora supportato l’Ente, a disagio per carenze di organico, nell’esame delle pratiche relative al rilascio delle “autorizzazioni sismiche preventive”. L’accordo – condiviso dalla Federazione regionale – era stato stipulato con scadenza fine dicembre, invece andrà avanti fino al 30 giugno del 2016. L’Ordine ha innanzitutto preso atto con piacere che ancora una volta il contributo fornito dagli Ingegneri è stato apprezzato per la professionalità dimostrata e il Consiglio, esprimendo il suo parere positivo alla richiesta, ha sottolineato come il fornire la consulenza di ingegneri strutturisti a titolo completamente gratuito - servizio reso al mondo delle costruzioni in genere e quindi ai cittadini - non significa rinunciare a denunciare con forza le carenze dell’attuale quadro normativo regionale. È indispensabile infatti che l’organo competente, ben conscio delle note carenze di organico degli uffici preposti, che rendono impossibile il rispetto delle tempistiche previste dalla legge, si faccia carico di un sollecito intervento per circoscrivere in modo più accurato gli interventi che necessitano dell’autorizzazione sismica e per recepire il ruolo di “consulenza” delle organizzazioni professionali di categoria istituzionalizzandolo nell’ambito di commissioni disciplinate da adeguata normativa. Poiché il problema non interessa solo il nostro territorio ma le stesse criticità si sono manifestate anche alla Spezia, e visto che anche questa Amministrazione provinciale ha chiesto la stipula di uno specifico Protocollo d’Intesa con gli Ingegneri, il Consiglio della Federazione ha già deciso di incontrare al più presto l’assessore regionale competente per chiedere da un lato l’immediata modifica dell’attuale quadro legislativo (in primo luogo della D.G.R. n. 1184 del 30/09/2013, ampliando l’elenco degli interventi non soggetti ad “autorizzazione sismica”) e dall’altro l’istituzionalizzazione di commissioni di tecnici specializzati nel settore, segnalati a rotazione dagli Ordini professionali, che collaborino con gli Uffici Provinciali nell’istruttoria delle pratiche di cui sopra. Visto l’onere richiesto ai componenti, si auspica inoltre che sia previsto anche un minimo riconoscimento economico in base all’attività svolta (finora a titolo gratuito) attingendo i fondi proprio dalle spese per l’istruttoria delle pratiche previste dalla Regione Liguria a carico dei richiedenti.
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Su richiesta dell’amministrazione pubblica, gli ingegneri strutturisti continueranno a supportare gratuitamente l’Ente, in difficoltà per carenze di organico, nell’esame e nel rilascio delle pratiche. Il Consiglio di Federazione chiede un incontro con la Regione per modificare la legislazione vigente
Qui Ordine UNA SETTIMANA DI STUDI ED EVENTI A LIVELLO NAZIONALE
SAVONA PREPARA PER APRILE IL MESE DEDICATO ALL’ICT
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ANDREA NOVELLI erzo settore al primo posto nell’agenda degli obiettivi 2016 dell’Ordine degli Ingegneri di Savona, che in collaborazione con Comitato Italiano Ingegneria dell’Informazione (CIII) – vice presidente l’ing. Massimiliamo Margarone, savonese - e Ordine degli Ingegneri di Genova, ha programmato una settimana nazionale di studi ed eventi nel mese di aprile dedicata all’ICT, Information and Communications Technology. Scopo dell’evento è coinvolgere enti locali, regionali e nazionali, lungo un percorso articolato di iniziative sull’ingegneria dell’informazione applicata ai diversi ambiti applicativi. Saranno previsti interventi di professionisti del settore che porteranno la loro testimonianza specialistica e accademica con workshop specifici, esempi applicativi, attività interattive. L’8 Aprile, Convegno Nazionale su ICT & Energy, fra i cui promotori il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, l’Università di Genova e la Regione Liguria, con esperti italiani e stranieri. Con lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione anche l’ingegnere si è evoluto guardando ad un futuro fatto di ingegneria integrata, trasversale a tutti i campi applicativi, che sempre più spesso coinvolge nel progetto anche discipline “esterne”. Oggi, temi come Agenda Digitale, Smartcity, Smartgrid e Industria 4.0, richiedono una visione di insieme e un presidio che non può prescindere da un unico progetto scientifico e ingegneristico che renda possibile, per esempio, la realizzazione della visione contenuta negli obiettivi EU2020, la strategia decennale per la crescita e l’occupazione che l’UE ha varato nel 2010. Le innovazioni digitali hanno ormai un impatto dirompente su tutti i settori disciplinari: civile, industriale, dell’informazione. Per questo il ruolo degli ingegneri nella visione, progettazione e pianificazione risultano fondamentali.
L’iniziativa programmata in collaborazione con l’Ordine di Genova e il Comitato Italiano Ingegneria dell’Informazione. I temi saranno trattati in un percorso articolato di workshop, testimonianze di specialisti italiani e stranieri e diverse iniziative, compreso un convegno nazionale
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Qui Ordine CERIMONIE DI FINE ANNO IN TUTTA LA REGIONE
I PREMI ALLA CARRIERA AGLI INGEGNERI LIGURI Senatori e Grandi Senatori
GENOVA – Venerdì 11 dicembre si è svolta presso la dell’Ordine, hanno raggiunto i 60 anni di iscrizione all’Albo sede dell’Ordine degli Ingegneri di Genova, la cerimonia consegnando loro una targa commemorativa. Undici di consegna degli attestati di iscrizione all’Albo sono gli ingegneri che quest’anno hanno raggiunto professionale agli iscritti da 50 e 60 anni e le medaglie questo importante traguardo: Giorgio Berardi, Francesco d’oro in segno di stima per la lunga e apprezzata attività Bibolini, Paolo Bozano Gandolfi, Gianfranco Conti, professionale. Tra i presenti, don Massimiliano Moretti Nicola Di Stefano, Giancarlo Franco, Gianlucio Gonano, cappellano del Lavoro, Angelo Valsecchi consigliere Cni, Umberto Loria, Giuseppe Mazza, Giovanni Pastor e Giuseppe Lonostro della Facoltà di Ingegneria di Genova Giannino Scotti. ora Scuola Politecnica. «È per me un grande onore – ha detto fra l’altro Gli ingegneri che hanno raggiunto il traguardo dei 50 anni nell’occasione il Presidente dell’Ordine genovese, sono Franco Belgrano, Roberto Orvieto - premiare i Mauro Benvenuto, Vittorio senatori e i grandi senatori, Bocci, Guido Falconi, ingegneri che si sono Giorgio Jaffe, Pietro contraddistinti nella loro Patrone, Dante Perugi, lunga vita per una carriera Antonio Piacentini, Martino eccellente, professionisti che Pittaluga, Gianfranco con la loro grande esperienza Sanguineti e Angiolo Torti. posso considerare come Come di consueto, il grandi “saggi” che ci Consiglio ha deciso di guideranno in questo difficile festeggiare anche tutti momento di crisi economica, Nuovi senatori e grandi senatori dell’Ordine di Genova nella foto coloro che, già insigniti incertezza politica e sociale». di rito con, al centro, il consigliere nazionale Angelo Valsecchi e del titolo di senatore G. D. il presidente Roberto Orvieto
“Cena degli auguri” e targa per i 50 anni di iscrizione IMPERIA - Quest’anno la tradizionale “Cena degli riconoscimento e, su specifico invito del Presidente, auguri di Natale” dell’Ordine di Imperia si è tenuta ha raccontato la sua esperienza professionale: in un ristorante al centro dello splendido borgo assunto come impiegato nella Società Autostrada dei medioevale di Cervo, meritatamente inserito tra i Fiori praticamente appena laureato, ha percorso una “Borghi più belli d’Italia”. lunga carriera (nel corso della quale ha contributo Grazie alla gentile collaborazione del Sindaco direttamente anche alla realizzazione dell’Autostrada e dell’amministrazione dei Fiori alla fine degli anni comunale, la cena è stata ’60), che lo ha portato a essere preceduta da una interessante nominato prima Direttore visita al “Castello dei Marchesi Generale e poi Amministratore di Clavesana” ed al “Bastione di Delegato. Borchi è andato in Mezzodì”. pensione recentissimamente Durante la riunione conviviale, all’età di 76 anni! che ha visto un gran numero di Il Presidente Domenico Pino, tra partecipanti, si è svolta anche gli applausi dei presenti, gli ha la cerimonia di premiazione consegnato una bellissima targa degli iscritti all’Albo da 50 ricordo complimentandosi anche La consegna della targa per i 50 anni di anni. Il premio è stato conferito a nome del Consiglio e di tutto professione all’ing. Alfredo Borchi (a destra), all’ing. Alfredo Borchi che ha consegnata dal Presidente dell’Ordine di Imperia l’Ordine degli Ingegneri. ringraziato l’Ordine per il gradito Domenico Pino D. P. 28/
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Qui Ordine Medaglie d’oro e d’argento
LA SPEZIA - Lo scorso 11 dicembre l’Ordine degli (V. box). In rappresentanza del Comune della Spezia, Ingegneri della Spezia ha consegnato ai suoi iscritti le il vicesindaco arch. Cristiano Ruggia, al quale è stato medaglie d’oro (50 anni) e d’argento (25 anni) per la chiesto di consegnare le medaglie d’oro. Al Comandante ricorrenza della laurea. Quest’anno sono state cinque le dei Vigili del fuoco Ing. Calogero Daidone è stato chiesto medaglie d’oro e quarantasette quelle d’argento. di consegnare le medaglie d’argento. Alla cerimonia è seguita Le medaglie d’oro sono una cena alla quale hanno andate agli ingegneri partecipato tutti i colleghi Giovanni Bertonati, Vittorio premiati con famigliari Del Medico e Aldo Iraggi. Ed ed amici, i Consiglieri anche a Giuseppe Basso e dell’Ordine provinciale e la Carlo Vignale, i quali erano squadra di calcio dell’Ordine però assenti per impedimenti con gli accompagnatori. personali. Ospiti il Presidente A fine serata il Presidente dell’Ordine di Massa e il Consiglio hanno colto e Carrara Ing. Piero l’occasione per augurare a Pregliasco, alcuni Consiglieri tutti Buone Feste e un buon di Massa e la squadra di Anno. I tre ingegneri premiati con la medaglia d’oro alla Spezia con, calcio dell’Ordine di Massa C. B. dietro, il presidente dell’Ordine Paolo Caruana
Le squadre degli ingegneri di Spezia e Massa e Carrara scendono in campo a Sarzana: vincono i padroni di casa LA SPEZIA - In occasione della cerimonia di consegna delle medaglie per i 25 e i 50 anni della laurea agli iscritti, presso lo Stadio Miro Luperi di Sarzana si è svolta un’amichevole di calcio tra le squadre degli Ordini degli Ingegneri della Spezia e la squadra esordiente dell’Ordine di Massa e Carrara. Giusto per la cronaca hanno vinto i padroni di casa, ma non è importante né il risultato né l’agonismo, quanto la correttezza che si è vista in campo e il clima di cordialità e colleganza anche fra gli accompagnatori delle due compagini. La squadra di Massa e Carrara ha messo in evidenza potenzialità, che se ben valorizzate, possono farla diventare molto temibile; quella spezzina ha confermato il suo valore e che è intenzionata a partecipare al prossimo Campionato Nazionale in programma a Palermo nel giugno 2016. Gli ospiti hanno invitato i colleghi di Spezia per una prossima amichevole, che si terrà in Toscana a metà del prossimo gennaio.
La squadra dell’Ordine degli ingegneri della Spezia
La squadra dell’ordine degli Ingegneri di Massa e Carrara
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Qui Ordine
FEDERAZIONE REGIONALE DEGLI ORDINI DEGLI INGEGNERI DELLA LIGURIA Piazza della Vittoria, 11/10 – 16121 Genova - C.F. 95045940103 www.federazioneingegneri.liguria.it -PEC federazione.liguria@ingpec.eu
Presidente Paolo Caruana (SP); Segretario Claudia Bedini (SP); Consiglieri Domenico Pino (IM), Giuseppe Anselmo (IM), Fulvio Ricci (SV), Nicola Berlen (SV), Claudio Firpo (GE), Maurizio Michelini (GE), Roberto Orvieto (GE). ISCRITTI COMPLESSIVI ALBI PROFESSIONALI INGEGNERI LIGURIA Sezione A 6.865 - Sezione B 236 – TOTALE 7.101 (di cui 6.144 uomini e 957 donne)
GENOVA
Piazza della Vittoria, 11/10 16121 Genova Tel. 010.593840 - 010.593978 Fax 010.5536129 - C.F. 80039470101 www.ordineingegneri.genova.it PEC ordine.genova@ingpec.eu ordine@ordingenova.it info@ordineingegneri.genova.it
IMPERIA
Via della Repubblica, 11 18038 Sanremo (Imperia) Tel e Fax 0184.530799 - C.F. 81001410083 www.ordineingegneriimperia.it PEC ordine.imperia@ingpec.eu info@ordineingegneriimperia.it loredana@ordineingegneriimperia.it
Presidente Roberto Orvieto Vice Presidenti Domenico Muccio Palma, Marco Sartini Segretario Roberto Zanardi Tesoriere Gianluigi Calzetta Consiglieri Arturo Antonelli, Laura De Biasio, Andrea Del Grosso, Claudio Firpo, Diego Fonsa, Riccardo Franchini, Maurizio Michelini, Mauro Nalin, Silvio Rossi, Aldo Signorelli.
Presidente Domenico Pino Segretario Mauro Ausonio Tesoriere Enrico Ingenito Consiglieri Giuseppe Anselmo, Fiorenzo Borro, Simone Di Marcoberardino, Lorenzo Falciola, Gianluigi Pancotti, Riccardo Restani, Fabio Sappia, Gian Paolo Trucchi.
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 4.613 - Sezione B 114 TOTALE 4.727 (di cui 4.099uomini e 628 donne) al 30 novembre 2015
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 471 - Sezione B 19 TOTALE 490 (di cui 425 uomini e 65 donne) al 30 novembre 2015
LA SPEZIA
Via Vittorio Veneto, 99/2 - 19124 La Spezia Tel. e Fax 0187.732768 - C.F. 80017220114 www.ordineingegnerilaspezia.it PEC ordine.laspezia@ingpec.eu segreteria@ordineingsp.com ordine.laspezia@ingsp.eu
SAVONA
Corso Italia, 8/11 - 17100 Savona Tel. 019.822678 e Fax 019.822696 C.F. 80003460096 www.ordineingegnerisavona.it PEC ordine.savona@ingpec.eu ingegneri.savona@ordineingegnerisavona.it
Presidente Paolo Caruana Vice Presidente Daniele Guerrieri Tesoriere Claudia Bedini Segretario Marco Fanton Consiglieri Michele Codeglia, Stefano Fusi, Riccardo Marangoni, Stefano Pasquali, Simone Tesconi, Marco Vescovi, Gianfranco Zucconi.
Presidente Fulvio Ricci Vice Presidente Nicola Berlen Tesoriere Diego Pastorino Segretario Maria Alessandra Binaghi Consiglieri Diego Bergero, Franca Briano, Daniele Cabrini, Gabriele Calzavara, Claudio Gagliolo, Marcello Macciò, Danilo Muraglia.
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 711 - Sezione B 29 TOTALE 740 (di cui 653 uomini e 87 donne) al 30 novembre 2015
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 1.070 - Sezione B 74 TOTALE 1.144 (di cui 967 uomini e 177 donne) al 30 novembre 2015 n. 12 - Dicembre 2015 -
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Sommario
SOMMARIO 1 Il Rullo... di Rolli Vignetta a cura di S. Rolli 2 Post-Rullo Ma quale sviluppo sostenibile se un geco può bloccare un cantiere? - M. Michelini 6 Editoriale un programma che guardi verso giovani e nuovi servizi - P. Caruana 9 Random 12 Qui Federazione 12 Ordini liguri: all’orizzonte un nuovo progetto di sinergia - P. Caruana 13 Piazza verdi a spezia e piano casa: se le proposte viaggiano in rete 14 Cover 14 Liberi professionisti come pmi ora i bandi ue non sono più tabù - G. Sansalone 16 Professione 16 Smart health tra mito e realtà quale ruolo per l’ingegneria? - D. Pastorino 18 Edilizia: adeguarsi al mercato che cambia, per non soccombere - G. Sansalone 20 montoggio: «Ecco il progetto del ponte che ho donato al mio paese» - s. barosso 22 Gli 80 anni della storica “autocamionale” dei giovi 24 La spezia - Viabilità al collasso: la soluzione in un casello? - C. Bedini 26 Qui Ordine 26 Autorizzazioni sismiche preventive: prorogata l’intesa Ordine-Provincia - D. Pino 27 Savona prepara per aprile il mese dedicato all’ICT - A. Novelli 28 I premi alla carriera agli ingegneri liguri Genova, Imperia, La Spezia 31 La Federazione e gli Ordini provinciali della Liguria
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n. 12 - Dicembre 2015
A&B - Atti e Bollettino di Informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria Mensile della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria - Codice Fiscale 95045940103 PEC: federazione.liguria@ingpec.eu www.federazioneingegneri.liguria.it Presidente: Paolo Caruana (Sp) Segretario: Claudia Bedini (Sp) Consiglieri: Giuseppe Anselmo (Im), Nicola Berlen (Sv), Claudio Firpo (Ge), Maurizio Michelini (Ge), Roberto Orvieto (Ge), Domenico Pino (Im), Fulvio Ricci (Sv) Coordinatore della rivista: Maurizio Michelini Reg. Tribunale Genova n. 64 del 25 marzo 1949 Anno LXVI N. 12 – Dicembre 2015 Chiuso in redazione il 30 dicembre 2015 Direzione e Redazione: Piazza della Vittoria, 11/10 - 16121 Genova rivista@federazioneingegneri.liguria.it Editore, impaginazione, stampa: Nuova Grafica LP Via Pastorino, 200-202 r - 16162 Genova PEC: nuovagraficalp@legalmail.it www.promogenova.it/grafica-lp/ Direttore Responsabile: Gianfranco Sansalone Hanno collaborato: Sergio Barosso, Claudia Bedini, Paolo Caruana, Giulia Danieli, Riccardo Genova, Maurizio Michelini, Andrea Novelli, Diego Pastorino, Domenico Pino, Stefano Rolli. Grazie per la collaborazione alle segreterie degli Ordini degli Ingegneri di Genova, Imperia, La Spezia e Savona Progetto editoriale: Agenzia Aba News abanews@abacomunicazione.it www.abacomunicazione.it Progetto grafico: Movie & Fashion Group Srl info@moviefashiongroup.com www.moviefashiongroup.com Di questo numero, scaricabile in pdf dal sito della Federazione, vengono spedite 10.500 copie cartacee a tutti gli iscritti agli Albi degli Ingegneri della Liguria, alle pubbliche istituzioni, ai giornalisti e ai soggetti di interesse per la categoria. La riproduzione, anche parziale, del testo e delle immagini è consentita purché siano espressamente e citati la fonte e gli autori. È vietato riprodurre, anche in modo parziale, l’impaginazione grafica senza espressa autorizzazione della proprietà Le immagini riprodotte sono della Federazione, di autori o di archivi regolarmente consultati, o sono state reperite presso fonti pubbliche e libere. I marchi citati appartengono ai rispettivi proprietari. Nel caso non sia stato possibile rintracciare eventuali detentori di diritti, l’editore si dichiara disponibile ad adempiere ai propri obblighi. Il prezzo dell’abbonamento è compreso nella quota di iscrizione annuale per gli iscritti agli albi provinciali dell’Ordine, le copie in abbonamento a titolo oneroso sono in percentuale non inferiore al 50% del totale delle copie spedite
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