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A&B n. 6 anno 2015

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N.6 Giugno

2015

Esce del 1949

ollettino o di informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria Poste Italiane Spa – Spedizione in Abbonamento Postale DL 353/2003 (Conv. In L. 27/02/04) Art. 1 Comma 1 - MP-NO / MENSILE - GENOVA ANNO LXVI- N. 6 Giugno 2015

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ALLARME SCUOLE: OLTRE LA METÀ PRIVE DEL TITOLO ANTINCENDIO Liguria: inadeguato il metodo, ma la soluzione dell’approccio ingegneristico è a portata di mano

Legislazione

Ordini

Cert’ing

Professioni

E il giudice sentenziò: «Arretrate il condominio»

Troppe norme e contraddittorie: rischiamo crisi di identità?

Le “competenze certificate”: un passaporto verso il mondo

Rappresentate anche a Genova In Camera di Commercio: eletto l’ing. Michelini

Mensile della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria


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DOPO


Stefano Rolli

LA CASA Ăˆ MOBILE - In nome del Popolo italiano, Il Tribunale di Sanremo, con sentenza n. 148/2012, ha condannato la societĂ

arretrare il fabbricato per cui è causa in modo tale da rispettare la distanza di mt. 10 dal fabbricato (omissis), cosÏ come Messi inutilmente in atto tutti gli sforzi, con carrucole, ruspe, funi, spinte !

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rilascio del titolo edilizio. Si tratta di un errore giudiziario o è la legge sulle * + %

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IL RULLO DI... ROLLI

Stefano Rolli, vignettista satirico, pubblica ogni giorno i suoi lavori sulla prima pagina del Secolo XIX commentando i fatti della politica e del costume locale, nazionale e internazionale. Inoltre collabora con alcune tra le maggiori testate ilaliane ed estere. n. 6 - Giugno 2015 -

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POST-RULLO

QUELLA CASA IN CERCA DI RUOTE FIGLIA DEL FEDERALISMO MANCATO

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e gli edifici si chiamano “immobiliâ€? ci sarĂ pure una ragione! Ma la sentenza con la quale il tribunale di Sanremo, interpretando una norma sulle distanze, ha intimato lo spostamento di un intero condominio di pochi centimetri, autorizza a pensare che, oltre a dover ragionare sull’efficacia dell’impianto normativo di settore attualmente in vigore, forse occorre escogitare un sistema costruttivo basato su ruote o rotaie per spostare i fabbricati a seconda della giurisprudenza del momento‌ Ma, battute a parte, il vero problema è che non stiamo parlando di edifici abusivi o realizzati in difformitĂ dal titolo edilizio. Nel caso in questione è tutto in regola, con tanto di concessione edilizia, rilasciata nel 2001, e di certificato di agibilitĂ , conseguito a fine lavori, grazie al quale le unitĂ immobiliari sono state vendute. Come è possibile che, di punto in bianco, dopo 11 anni, una sentenza mandi a monte le certezze abitative ed economiche di chi ha comprato casa? La risposta è tanto semplice quanto disarmante: il Consulente Tecnico d’Ufficio nominato dal Giudice, nel verificare il rispetto del limite di 10 metri tra pareti finestrate contrapposte fissato dal D.M. 1444/1968, non ha condiviso il metodo di misura adottato dai tecnici comunali nel procedimento di rilascio del titolo edilizio, ma ne ha utilizzato un altro piĂš penalizzante, da cui la sentenza di “arretramentoâ€?. In effetti, molte cose la norma non le specifica. Per esempio: I 10 metri si calcolano da parete a parete o si devono tenere in considerazione anche cornicioni, balconi, canne fumarie e pluviali? E se non ci sono finestre ma porte cieche o vetrate fisse non apribili? Tutto questo è sempre stato demandato all’interpretazione dei tecnici e alla discrezionalitĂ amministrativa del Comune, che rilascia il titolo edilizio solo dopo aver verificato che il progetto rispetti queste ed altre norme pubblicistiche. Infatti, è da chiarire che non stiamo parlando dei limiti di distanza contenuti nel codice civile, come i 3 metri dal confine, fatte sempre salve nei provvedimenti amministrativi, ma di altri limiti, posti da norme tese a tutelare interessi collettivi, come la salubritĂ delle intercapedini che si formano tra gli edifici, la qualitĂ urbanistica, ecc. Dopo questa sentenza, però, le cose cambiano: evidentemente, per la giurisdizione civile, il provvedimento amministrativo conta poco o nulla. Non siamo di fronte ad un errore palese del progettista, al quale è conseguita una svista del tecnico comunale; siamo nell’ambito di interpretazioni, operate da stimati professionisti che, però, sono giunti a determinazioni diverse, dove ognuno è probabilmente in grado di dimostrare di aver agito con serietĂ . E non è finita: dopo il primo grado c’è l’Appello ed eventualmente la Cassazione. L’ing. Maurizio Michelini è Consulente Tecnico di Parte - per i proprietari dell’immobile – proprio nel procedimento d’appello nel caso citato e, ovviamente, non intende (e non gli chiediamo) di entrare nel merito. Ma, occupandosi dell’argomento in generale, nel suo ruolo di Presidente della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria e di Consigliere dell’Ordine genovese, è d’obbligo una domanda in merito alle possibili ripercussioni sul mercato immobiliare e sugli operatori di settore se una giurisprudenza di questo tipo dovesse consolidarsi. 2/

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Se un Giudice arriva a sentenziare lo spostamento di pochi centimetri per l’interpretazione della legge, occorre riscrivere con le professioni tecniche l’intero impianto normativo di settore, in modo chiaro, e con limitatissimi spazi di interpretabilità .


Insomma, chi può dare la necessaria tranquillità all’acqui- tore nazionale è intervenuto proprio per rirente di un immobile, a un progettista o ad un investitore? solvere casi simili; si tratta del D.L. 69/2013, «Potrebbe sembrare strano – risponde Michelini - ma non introdotto l’art. 2-bis nel D.P.R. 380/2001, che sono per nulla sorpreso da sentenze di questo tipo; anzi, non consente alle Regioni di stabilire, con leggi e regosi tratta di un caso isolato. Sono anni che dico che le norma- lamenti, distanze inferiori rispetto a quelle contenute tive che disciplinano le materie tecniche vanno riformate in nel D.M. 1444/1968. Quindi, secondo il principio del femodo chiaro, semplificato, coordinato con la riforma Costitu- deralismo, la palla è in mano alla Regione… zionale del 2001 e con limitatissimi spazi di interpretabilità. «È proprio così - risponde l’Ing. Michelini - siamo nelle Si provi, ad esempio, a chiedere a due diversi professionisti mani della Regione. Non vorrei, però, che si ripetesse quanto un attestato di prestazione energetica dello stesso immobi- è accaduto per i procedimenti autorizzativi delle costruzioni le. Il risultato? Due valori diversi, magari vicini, ma diversi, in zona sismica che, nel 2013, ci hanno costretti a ricorrere con conseguenze giuridiche imprevedibili se l’immobile viene al TAR; in quel caso la Regione aveva introdotto complicanze venduto e l’acquirente dovesse ritenere di essere stato male burocratiche superiori rispetto a quelle nazionali, mettendo informato. in atto uno strano caso di “fedeSarebbe utile e deflattiva del conralismo al contrario”. IL PARADOSSO tenzioso l’introduzione di una perNon posso nascondere una forSe le Pubbliche Amministrazioni hanno bisocentuale di tolleranza ogni qualte preoccupazione per il futuro, gno di pareri su argomenti specifici, possono volta la norma ponga dei limiti perché l’incertezza del diritto, chiederli gratuitamente all’ente di diritto pubmisurabili, ragionevolmente pronelle materie tecniche, sta ingeblico preposto per legge a darli: l’Ordine proporzionata al grado di aleatorietà nerando una sorta di “ingegneria fessionale. Però chissà perché non solo intrinseco del metodo di misura preventiva”: nel dubbio, il profesvengono chiesti molto raramente ma, addirite delle grandezze da misurare, sionista sceglie la soluzione più tura, quando è l’Ordine ad offrirsi (ad esempio tale da determinare una forbice stringente e per lui cautelativa quello degli Ingegneri, pubblicando proposte di di valori giuridicamente ammissi(che, sovente, è quella più oneinteresse collettivo su questo giornale), spesso bili (come fanno i medici quando rosa e meno intelligente), così da non arriva alcun segnale e, in alcuni casi, i paverificano i valori di un esame del stare tranquilli, in attesa del forsangue e dicono che sono “nella reri vengono ignorati o chiesti ad altri soggetti marsi di orientamenti giurisprunorma”). mediante consulenze o convenzioni onerose. denziali. Ma questo rallenta lo Capita anche che, a dirci come Giusto per esserne consapevoli, ecco cosa dice sviluppo e, tra l’altro, non sempre costruire un immobile, ci siano è possibile. la normativa vigente. norme regionali che affermano Per noi le “norme di settore” sono R.D. 23 ottobre 1925, n. 2537, art. 37, p. 6: «(Il una cosa e norme nazionali sostrumenti di lavoro e, come tali, Consiglio dell’Ordine) Dà i pareri che fossero pravvenute che dispongono divernecessitano di una periodica “tarichiesti dalle pubbliche amministrazioni su arsamente, magari nell’intenzione ratura” e devono indicare i limiti gomenti attinenti alle professioni di ingegnere e di semplificare. Cosa si applica? di utilizzo e il grado di precisione; di architetto». Dobbiamo forse frequentare un come un metro laser o un fono(Per un approfondimento sulla possibilità per corso di diritto costituzionale? metro, che non possono dare rile P.A. di chiedere pareri agli Ordini, V. articolo In molti casi, addirittura, l’incersultati diametralmente opposti a a pag. 4 del numero 1-3 gen-giu 2014 di questa tezza non riguarda solo la misura, seconda di chi li usa. Solo che un rivista, scaricabile da www.federazioneingegneri. ma si estende all’interpretazione metro che non funziona lo posso liguria.it). del contenuto tecnico della disporestituire al negoziante, ma una sizione normativa che, da progettista, devo dichiarare essere legge che non funziona non posso certo restituirla al legistata rispettata per consentire al cliente di presentare la ri- slatore... chiesta del titolo edilizio. Occorre coinvolgere sistematicamente gli Ordini e i Collegi Ma è mai possibile che, per sapere come si applica una nor- professionali dell’area tecnica, in quanto enti pubblici prepoma, dobbiamo attendere una sentenza di Cassazione? sti per legge a dare pareri, prima di legiferare nelle materie Purtroppo, oggi, neppure la giurisprudenza ci è più di aiuto; di nostra competenza. Magari in questo modo, a costo zero basta consultare internet per trovare sentenze che dicono per i cittadini, riusciremo a fare qualcosa di buono. tutto e il contrario di tutto ma, addirittura, giurisdizioni di- Ma una considerazione “politica” sul caso in questione, quelverse che dettano principi diametralmente opposti, per poi lo sulle distanze, mi sento di farla. Qui il Federalismo ha faluniformarsi e dividersi ancora, in seguito al mutamento con- lito o, quantomeno, ha mancato l’appuntamento: nel 2012 è tinuo e incoerente del quadro legislativo regionale e nazio- sorto il problema; nel 2013 lo Stato ha fornito la soluzione nale. E questo vale in tutti i settori tecnici, dalle bonifiche alle Regioni; siamo nel 2015, ma la Regione non è ancora inambientali all’isolamento acustico, dalla prevenzione incendi tervenuta in modo risolutivo. Spero lo faccia la nuova ammialla sismica, dalla protezione civile alla sicurezza nei luoghi nistrazione, appena insediata, altrimenti ci penserà un Giudidi lavoro. ce di Cassazione, come al solito, e sarà l’ennesima sconfitta Non è con così che si incentiva lo sviluppo del Paese; anzi, in della buona Politica che questo Paese merita da anni e che questo modo lo si affossa!». nessuno pare riesca più a dargli» Eppure, almeno per la distanza tra gli edifici, il legislaR. I. n. 6 - Giugno 2015 -

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EDITORIALE

ORDINI IN CRISI DI IDENTITĂ€ PER OVERDOSE NORMATIVA? PAOLO CARUANA Presidente Ordine La Spezia

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l disturbo borderline di personalità è definito come caratterizzato da instabilitĂ riguardanti l’identitĂ dell’individuo. I soggetti borderline tendono a soffrire di crolli della fiducia in se stessi e dell’umore, e a cadere in comportamenti autodistruttivi e distruttivi delle loro relazioni interpersonali. Le vicende che da qualche tempo hanno coinvolto gli Ordini Professionali rischiano di ingenerare una crisi di identitĂ senza precedenti, provocata dagli approcci, spesso diversificati, con cui le Istituzioni e la giurisprudenza identificano, a fasi alterne, gli Ordini stessi. Ăˆ fuor di dubbio che la legge istitutiva degli Ordini (Ingegneri e Architetti) – 24 giugno 1923 n. 1395 – ha conferito loro carattere di natura pubblicistica, determinandone peraltro le attribuzioni, in quanto l’Ordine: ÂŤ1. procede alla formazione e all’annuale revisione e pubblicazione dell’albo, dandone comunicazione all’autoritĂ giudiziaria e alle pubbliche Amministrazioni; 2. stabilisce il contributo annuo dovuto dagli iscritti per sopperire alle spese di funzionamento dell’Ordine; amministra i proventi e provvede alle spese, compilando il bilancio preventivo e il conto consuntivo annuale; 3. dĂ , a richiesta, parere sulle controversie professionali e sulla liquidazione di onorari e spese; 4. vigila alla tutela dell’esercizio professionale e alla conservazione del decoro dell’Ordine, reprimendo gli abusi e le mancanze di cui gli iscritti si rendessero colpevoli nell’esercizio della professione con le sanzioni e nelle forme di cui agli artt. 26, 27, 28 e 30 della L. 28/06/1874 n. 1938, in quanto siano applicabiliÂť. Ad oggi, in conseguenza di intervenuti provvedimenti di legge, il 50% di queste attribuzioni, strettamente connesse alla funzione di controllo e vigilanza sulle attivitĂ professionali e quindi determinanti ai fini dell’interesse pubblico, sono state sottratte alla competenza degli Ordini. L’abolizione delle tariffe professionali, a partire dal Decreto Bersani fino al DL 1/2012, ha reso inefficace o di fatto superfluo il potere di opinamento delle parcelle. Il DPR 137/2012 ha sottratto agli Ordini la potestĂ dei provvedimenti disciplinari, con la creazione di organismi di disciplina indipendenti, relegando i Consigli degli Ordini a funzioni meramente amministrative. Nonostante ciò (vale a dire un effettivo svuotamento delle funzioni pubblicistiche) l’equiparazione a enti pubblici non economici di vittoriana memoria continua a permeare soprattutto gli adempimenti a carico degli Ordini. Anche se non bisogna trascurare che d’altro canto proprio questi provvedimenti hanno consentito agli Ordini di concentrarsi ad esempio sulla formazione professionale e, nel nostro caso, anche sulla risorsa delle competenze (come l’esperienza di CertIng di cui parliamo a pag. ‌), vera sfida del futuro. Recuperando cosĂŹ sulla loro natura pubblicistica. Proseguendo, vediamo comunque che la recente delibera Anac (l’AutoritĂ nazionale anticorruzione), immediatamente recepita dai Consigli nazionali degli Ordini, ha sancito che questi ultimi, con riferimento agli obblighi sulla trasparenza, sono enti pubblici “non economiciâ€? e perciò devono sottostare

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contraddizioni che disposizioni legislative diverse rischiano di generare nelle professioni. Anche se l’opportunità di concentrarsi su formazione e competenze ne mitiga gli effetti negativi


alle norme per la trasparenza e anticorruzione. Una precedente sentenza della Corte di Giustizia europea (C-526/11 del 12 settembre 2013) recitava altresì: «Un Ordine professionale non è un organismo pubblico perché è finanziato in modo maggioritario dai contributi versati dai suoi membri, il cui importo è fissato e riscosso in base alla legge dallo stesso organismo e dispone concretamente di un’autonomia organizzativa e finanziaria che non consente di affermare che esso si trova in una situazione di stretta dipendenza dall’autorità pubblica». Anche la sentenza 28 febbraio 2013 C 1/12, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea aveva affermato che «gli ordini professionali sono paragonabili a delle associazioni di imprese e come tali devono rispettare le regole sulla concorrenza». La sentenza della Corte di Cassazione n. 21226 del 14 ottobre 2011, in base al medesimo principio, aveva escluso gli Ordini dal controllo di gestione della Corte dei Conti. Lo stesso Regolamento UE 549/2013 (SEC 2010) aveva inserito le “organizzazioni professionali o di categoria” non nel settore delle pubbliche amministrazioni, ma in quello, ben diverso, delle “Istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie”. Il contrasto tra la disciplina Europea e le disposizioni nazionali che inquadrano gli Ordini nell’apparato della pubblica amministrazione senza riconoscerne il peculiare carattere associativo è stato a più riprese evidenziato dai Consigli Nazionali e dallo stesso CUP

(Comitato Unitario Permanente degli Ordini e Collegi Professionali), invocando pareri pro-veritate, non senza incorrere in censure rivelatisi poi non particolarmente utili ai fini del contraddittorio. Tra l’altro, l’inquadramento nell’ambito dell’apparato della pubblica amministrazione impedisce di fatto agli Ordini di esercitare quel ruolo di rappresentanza di categoria proprio delle associazioni dell’industria o del commercio (quali portatrici di interessi diffusi), che, in forza di questo ruolo, siedono di diritto ai tavoli della concertazione e si confrontano con i governi sui grandi temi del lavoro, dell’economia e delle scelte strategiche del Paese, condizionandone le decisioni. Il dibattito sul tema, anche a livello parlamentare, in occasione del Ddl Madia nell’ambito della Commissione Affari Costituzionali del Senato, è stato serrato, con orientamenti spesso divergenti che non hanno portato a decisioni che fossero ampiamente condivise. Una riflessione è d’obbligo anche al nostro interno, pur ottemperando rigorosamente, com’è imprescindibile, ad ogni adempimento vigente. Soprattutto per progettare il futuro degli Ordini, a favore specialmente delle nuove generazioni, tenendo i nervi saldi ed evitando crolli della fiducia in se stessi e dell’umore, e comportamenti autodistruttivi e distruttivi delle relazioni interpersonali, che un ipotetico disturbo borderline potrebbe ingenerare.

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FONDO DI GARANZIA PER LE PMI APERTO ANCHE ALLE PROFESSIONISTE ISCRITTE AGLI ORDINI Anche le professioniste iscritte a un Ordine o a un’Associazione professionale iscritta presso l’apposito elenco predisposto dal Ministero dello Sviluppo Economico (L. n. 4 del 14/1/2013) possono accedere alla sezione speciale Fondo di Garanzia per le PMI (L. 662/96 arl.2, c. 100, l. a) e non piĂš solo alle imprese femminili e alle aziende che presentano operazioni a valere sul PON e sul POI, per ottenere finanziamenti. L’estensione degli interventi agevolativi previsti dalla Sezione speciale “Presidenza del Consiglio dei MinistriDipartimento per le pari opportunitĂ â€? è dovuta alla circolare n. 11/2015 del Medio Credito Centrale.Â Ăˆ stata prevista dall’atto aggiuntivo alla Convenzione del 14 marzo 2013 e approvato con decreto della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per le Pari OpportunitĂ , del Ministero dello Sviluppo

Economico e del Ministero dell’Economia e Finanze del 20 aprile 2015. Il Fondo di Garanzia è stato recentemente aperto anche a nuovi intermediari diversi dagli istituti di credito ed i Confidi come assicurazioni e fondi di credito. Il credito alle PMI e ai professionisti viene concesso grazie alla garanzia fino all’80% di qualsiasi operazione finanziaria finalizzata all’attività di impresa, fino a un massimo di 2,5 milioni per singola azienda. In linea generale, la dotazione della sezione speciale del Fondo è di 20 milioni di euro, la metà dei quali è riservata alle nuove imprese: obiettivo è consentire l’accesso al credito alle piccole e medie imprese e ai professionisti con difficoltà ad ottenerlo perchÊ provi di garanzie ritenute sufficienti.

LA SPEZIA: BENVENUTO “NOTIZIARIO INGEGNERI� Si rafforza il sistema di comunicazione degli Ordini della Liguria con mezzi di vario tipo diretti agli iscritti. Ultimo nato in giugno, alla Spezia, il periodico “Notiziario Ingegneri�, curato dal Gruppo Giovani e in particolare dall’ing. Michele Cordeglia, diffuso via web. Nel numero di esordio, saluto del Presidente Paolo Caruana - che traccia un efficace quadro della situazione e alcune indicazioni “operative� diretti proprio ai giovani professionisti - e l’esperienza di studio di un giovane ingegnere che ha vinto un bando di ricerca in America. Tutto bene sotto la bandiera a stelle e strisce, la delusione comincia al rientro in patria. Da leggere. Consolidata, invece, l’esperienza di Genova con la newsletter web “IngeNews�, che esce dal marzo 2014 soprattutto con le informazionii relative alla formazione professionale; anche a Savona, sempre con occhio di riguardo ai CFP, newsletter invece da due mesi. Buon lavoro a tutti dalla Federazione e dalla redazione di “A&B�.

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LE MACRO POTENZIALITÀ DELLE MICRORETI: ECCO IL PROGETTO SPM AL CAMPUS DI SAVONA Riduzione delle emissioni di CO2, dei consumi di elettricità e gas; test di nuove soluzioni nell’ambito di energia sostenibile e smart grids per ridurre i costi di gestione di un’area di 50 mila metri quadri frequentata da 1.700 persone; controllo dell’andamento dell’attività attraverso un portale e una App che gira su smatphone e registra il comfort ambientale percepito. È il progetto partito al Campus universitario di Savona, che per la prima volta in Italia sperimenterà la microrete poligenerativa intelligente (SPM, Smart Polygeneration Microgrid), ovvero una microrete capace di gestire in modo efficiente l’energia prodotta al suo interno (comprensiva di sistemi di generazione energia da fonti rinnovabili e tradizionali di accumulo elettrico e termico). Partner del progetto è Siemens Italia, che ha vinto la gara di appalto, gestita dal Miur, e lo ha sviluppato assieme all’Università di Genova.

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La SPM funziona attraverso una sorta di cervello centrale - la piattaforma di energy management DEMS (Decentralized Energy Management System che comanda l’intera micro-rete di impianti. Sul sistema, l’Ordine degli Ingegneri Savonese ha sviluppato recentemente un seminario formativo (“Le microreti, infrastrutture ambientalmente sostenibili, sicure ed economiche per l’approvvigionamento energetico elettrico e termico”) con relatori – fra gli altri - il responsabile scientifico del progetto per l’Ateneo genovese, prof. Federico Delfino, e altri docenti dell’Università di Genova (Renato Procopio, Stefano Bracco, Michela Robba). Le esperienze di Savona nella sperimentazione di questa microgrid saranno utilizzate da Siemens Italia per sviluppare microreti in altre città come Torino, Milano e Genova, e per altre iniziative future. A.N.


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LE NOVITÀ DEL POLO UNIVERSITARIO DI IMPERIA Un migliore utilizzo della sede imperiese e una logistica più adeguata, con l’utilizzo degli spazi del Palazzo dell’Igiene, grazie al trasferimento degli ambulatori nel nuovo Palasalute di viale Acquarone, operativo dal prossimo anno. Sono alcune delle novità presentate il 20 giugno scorso dal Magnifico Rettore dell’Università genovese, prof. Paolo Comanducci, relative al Polo universitario del Ponente in via Nizza a Imperia. Fra i numerosi intervenuti anche il provveditore Franca Rambaldi; il presidente della SPU (Società per la promozione dell’Università) Massimiliano Ambesi; il presidente del nuovo corso in Scienze del turismo Federico Fontana e quello del corso di laurea in Giurisprudenza Marco Novella.

LA SQUADRA DELL’ORDINE SPEZZINO AL TROFEO NAZIONALE DI VENEZIA Si terranno dal 25 al 30 settembre i play off, le semifinali e le finali XXIV Campionato nazionale di calcio a 11 e a 7 over 40 degli Ordini degli Ingegneri d’Italia, Trofeo “Marco Di Rosa” Città di Venezia. L’edizione 2015 della tradizionale manifestazione sportiva – che quest’anno accompagna il 60° Congresso nazionale degli Ordini degli Ingegneri d’Italia che si svolgerà nella città lagunare dal 30 settembre al 2 ottobre - è stata intitolata alla memoria del giovane collega della squadra dell’Ordine di Napoli, scomparso dopo una breve malattia lo scorso 17 novembre. Il girone di andata di qualificazione si è tenuto dall’11 al 14 giugno con una “coda” entro metà luglio, dovuta ad annullamenti per impraticabilità di campo, per gli incontri CasertaFirenze, Siracusa-Ancona e LatinaCatania. Provenienti da tutte le regioni italiane le 39 compagini partecipanti al Campionato: la Liguria era rappresentata dalla squadra dell’Ordine di La Spezia, allenata dal collega Massimo La Spina, che purtroppo in questo giro non è riuscita qualificarsi. Sarà per il prossimo anno a Messina…

Grazie per l’impegno e un saluto dalla Federazione degli Ordini liguri e dalla redazione di “A&B” agli atleti spezzini - nella foto - gli ingegneri (in ordine alfabetico) Nicola Brizzi, Fabio Castagna, Andrea Cecchi, Michele Codeglia, Fabio Corso, Alessio Currarino, Lorenzo Del Santi, Riccardo Donini, Pietro Franchetti, Stefano Fusi, Luigi Giovanelli, Daniele Guerrieri, Giampaolo Ilario, Giacomo Lazzarotti, Simone Merani, Davide Ricci, Luca Ricotta, Fabrizio Simonelli, Marco Vescovi. C. B.

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LA NUOVA GIUNTA REGIONALE LIGURE: IL PRESIDENTE GIOVANNI TOTI E LA SUA SQUADRA Il primo luglio, dopo la vittoria sul centrosinistra, il nuovo presidente della giunta regionale Giovanni Toti, giornalista di Mediaset, candidato di Forza Italia e capo della coalizione di centro destra con forte impronta leghista, ha giurato fedeltà alla Repubblica per l’avvio della decima legislatura. Nelle dichiarazioni a margine, ha posto l’accento sul suo impegno per combattere il dissesto idrogeologico, vera emergenza per la Liguria. Sei giorni dopo ha presentato la sua squadra, al termine di un’altalena di indiscrezioni sui giornali dovute alle serrate trattative col suo più potente alleato - la Lega Nord di Salvini - e al suo tentativo di ottenere ancora tre seggi per via amministrativa, necessari ad assicurarsi una maggioranza stabile. Eccola nella foto. Da sinistra: Giovanni Berrino, deleghe al lavoro e all’occupazione, ai trasporti, ai rapporti con le organizzazioni sindacali, alla promozione turistica e al marketing territoriale, al personale e alla tutela dei consumatori. Edoardo Rixi, sviluppo economico, industria,

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commercio, artigianato, ricerca e innovazione tecnologica, energia, porti e logistica. Giacomo Raoul Giampedrone, lavori pubblici, infrastrutture, viabilità, ambiente e tutela del territorio, parchi, ecosistema costiero, ciclo delle acque e dei rifiuti, protezione civile, difesa del suolo. Sonia Viale, vicepresidente e assessore alla sanità, alle politiche socio-sanitarie, al terzo settore, alla sicurezza, all’immigrazione e all’emigrazione. Presidente Giovanni Toti, deleghe ai rapporti istituzionali, partecipazioni regionali, affari istituzionali, legislativi, legali, semplificazione normativa e amministrativa, relazioni internazionali e programmi comunitari; informatica, controllo strategico, risorse finanziarie, patrimonio e amministrazione generale. Ilaria Cavo, comunicazione istituzionale, politiche giovanili, scuola, università e formazione, sport, cultura, spettacolo e pari opportunità, rapporti


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con il Consiglio regionale. Marco Scajola, urbanistica, pianificazione territoriale, demanio, tutela del paesaggio, politiche abitative ed edilizia, attività estrattive e rapporti con i lavoratori transfrontalieri. Stefano Mai, agricoltura, allevamento, caccia e pesca, acquacoltura, sviluppo dell’entroterra, escursionismo e tempo libero. Sarà con loro, ognuno per le sue competenze, a cominciare dal Presidente, che

NOMEN NOMINE

la Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria porrà subito - come non ci stanchiamo di ribadire in altre pagine di questo stesso giornale e come abbiamo fatto con la precedente amministrazione - la questione della necessità di una stretta collaborazione con le professioni tecniche per le leggi redatte nell’interesse della collettività e per evitare contenzioni che non fanno bene a nessuno. Auguri di buon lavoro al Presidente Toti e alla sua squadra.

DI GIULIA DANIELI

DSA - DIPARTIMENTO DELLE SCIENZE DELL’ARCHITETTURA Dal prossimo autunno, Enrico Dassori sarà il nuovo direttore del Dipartimento di Architettura dell’Università di Genova. Già delegato all’edilizia del Rettore è stato docente nei dipartimenti di Ingegneria Strutturale e Geotecnica (Diseg), Ingegneria delle Costruzioni del Territorio e dell’Ambiente (Dicat) presso la facoltà di Ingegneria di Genova. Dassori ha seguito anche il progetto della nuova sede della facoltà di Ingegneria sulla collina degli Erzelli. Sostituirà Maria Linda Falcidieno. CONFINDUSTRIA Il Presidente del gruppo Montalbano, lo spezzino Beppe Oriana, entra nel nuovo Consiglio generale di Confindustria. È anche Presidente di Duodock Spa e Consigliere di amministrazione di Montalbano USA Inc di Baltimora, Maryland. Unico ligure tra i 20 imprenditori eletti, fra i quali Luisa Todini, Giuseppe Bono, Paolo Artioli, Marco Lavazza, Paolo Merloni. Il Consiglio generale affiancherà quello di presidenza, i rappresentanti del gruppo Giovani, della piccola impresa, delle territoriali. CONFINDUSTRIA GENOVA Fabrizio Galluzzi, laureato in ingegneria all’Università di Genova è il nuovo Presidente della sezione terziario di Confindustria Genova. Già consigliere del Gruppo Piccola Industria, Galluzzi è amministratore delegato di Tb Engineering, società di consulenza e commerciale nel settore dei prodotti industriali e dell’impiantistica EUROPEAN GEOSCIENCES UNION La Divisione Rischi Naturali (Natural Hazards) dell’EGU (European Geosciences) ha un nuovo presidente: Giorgio Boni. Ricercatore al Campus Universitario di Savona e consulente del Cima, Centro internazionale di monitoraggio ambientale, Boni (già vice-presidente della Natural Hazards dell’Egu) collabora con il Centro Idro-Meteorologico della Regione Liguria, è segretario scientifico della Hydro–meteorological Hazards. L’obiettivo della

DRN è stabilire connessioni tra gli scienziati delle diverse discipline della geofisica che si occupano dell’osservazione dei modelli previsionali e della gestione dei rischi. GE.AM SPA L’ing. Maria Silva è stata eletta consigliere della controllata del gruppo Amiu, che si occupa della gestione del ciclo integrato dei rifiuti in ambito portuale per conto dell’Autorità portuale di Genova nell’ambito dell’area del porto. Silva è Presidente di Difesa Servizi Spa, società del Ministero della Difesa per la valorizzazione degli immobili. MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO Carlo Stagnaro, già consigliere del Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, è il nuovo Capo della segreteria tecnica del Mise. Laureato in ingegneria per l’ambiente e il territorio all’Università di Genova, possiede un PhD in “Economics, Markets, Institutions” dell’IMT Institute for Advanced Studies di Lucca e attualmente è direttore del Dipartimento Studi e Ricerche dell’istituto “Bruno Leoni” di cui è stato fra i fondatori. E’ anche autore di saggi sulle implicazioni economicoscientifiche del Protocollo di Kioto e del global warming. Stagnaro sostituisce Stefano Firpo che passa alla direzione per la politica industriale, la competitività e le Pmi. UNIONCAMERE Ivan Lo Bello, imprenditore, 52 anni, è il nuovo Presidente di Unioncamere nazionale, l’associazione rappresentativa del sistema camerale italiano, per il triennio 2015-2018. È stato eletto nella seconda metà di giugno dai presidenti delle Camere di Commercio italiane, riuniti a Roma in occasione della 142a Assemblea di Unioncamere. Succede a Ferruccio Dardanello, al termine, dopo sei anni, del suo secondo mandato. Lo Bello, già vicepresidente di Unioncamere è anche vicepresidente di Confindustria con delega per l’Education e Presidente della Camera di commercio di Siracusa.

n. 6 - Giugno 2015 -

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Qui Federazione CONSULTA DELLE PROFESSIONI

PROFESSIONISTI RAPPRESENTATI ANCHE IN CAMERA DI COMMERCIO

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e professioni delle aree tecnica, economico-giuridica e sanitaria siedono anche a Genova, per la prima volta, al tavolo della Camera di Commercio, Industria e Artigianato. A rappresentarle tutte, per i prossimi 5 anni, un Consigliere designato dai presidenti degli Ordini e Collegi professionali facenti parte della neo istituita Consulta delle professioni: Maurizio Michelini, presidente della Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria e Consigliere dell’Ordine di Genova. La sua elezione è avvenuta il 10 giugno nel corso di una riunione della Consulta – costituita il 25 novembre scorso in base al D.Lgs. 23/2010 che riforma gli enti camerali - presieduta da Luisella Dellepiane, presidente dell’Ordine dei Consulenti del lavoro di Genova. Per Paolo Odone, in scadenza al timone della Camera di Commercio, si tratta di «una voce significativa, perché rimaneva esclusa dalla presenza camerale una fetta importante dell’economia italiana come quella dei professionisti». Roberto Orvieto, presidente degli ingegneri genovesi, che ha candidato e supportato Michelini, la vede come una vera e propria svolta storica: «Per la prima volta i professionisti avranno la possibilità di interagire in maniera trasversale e paritaria con le altre categorie economiche per fornire nuova energia per lo sviluppo di Genova e dell’intero Paese».

LE PROFESSIONI CHE COMPONGONO LA CONSULTA 13 ORDINI PROFESSIONALI: Dottori Agronomi e Forestali GenovaSavona; Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori Genova; Avvocati Genova; Chimici Liguria; Dottori Commercialisti e Esperti Contabili Genova e Chiavari; Consulenti Lavoro Genova; Ingegneri Genova; Farmacisti Genova; Medici Chirurghi e Odontoiatri Genova; Medici Veterinari Genova; Notai Genova; Psicologi Liguria. 7 COLLEGI PROFESSIONALI: Agrotenici e Agrotecnici Laureati Genova; Infermieri Professionisti, Assistenti Sanitari e Vigilanti d’Infanzia Genova; Geometri e Geometri Laureati Genova; Ostetriche Genova-La Spezia; Periti Agrari e Periti Agrari Laureati Genova; Periti Industriali e Periti Industriali Laureati Genova; Tecnici Sanitari Radiologia Medica Genova-Imperia-Savona. 2 ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI: Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari ANACI Genova; Associazione Nazionale Tributaristi LAPET Genova Gli iscritti agli Odini e Collegi professionali che fanno parte della Consulta sono oltre 35’000, di cui circa un terzo liberi professionisti.

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L’Ing. Maurizio Michelini è il primo rappresentante dei liberi professionisti a sedere nel Consiglio della Camera di Commercio di Genova. «Un passo importante per un progetto di sviluppo del lavoro, dell’innovazione, dell’internazionalizzazione, di supporto e integrazione con le imprese, da parte delle professioni»


Qui Federazione Ma come verrà raggiunto questo obiettivo ? «Il mio compito iniziale risponde Michelini - sarà quello di ricercare e sviluppare tutti i possibili punti di convergenza tra il sistema camerale e quello professionale, per valorizzare le reciproche competenze e favorire le necessarie sinergie. Insomma, un ruolo propositivo, teso ad unire il mondo delle professioni con quello imprenditoriale. D’altronde, sono le norme comunitarie che, pur con le nostre peculiarità, ci riconoscono lo status di operatori economici, al pari delle imprese; ora, come tali, andremo a definirci un ruolo nel Consiglio camerale, cogliendo ogni opportunità di crescita condivisa. Giova ricordare che, tra le funzioni della Camera di Commercio previste nell’art. 2 della Legge 580/1993, figurano: la cooperazione con le istituzioni scolastiche e universitarie, in materia di alternanza scuola lavoro e per l’orientamento al lavoro e alle professioni; l’agevolazione dell’accesso al credito; l’internazionalizzazione, l’innovazione e il trasferimento tecnologico. E tanto altro si potrà fare, anche grazie al contributo che la neo istituita Consulta delle Professioni saprà garantire agli Organi camerali». Il primo atto del Consiglio sarà la nomina del Presidente e della Giunta che, come da statuto, dovrà avere il massimo numero di componenti (un terzo dei Consiglieri), per garantire la più ampia partecipazione delle categorie economiche rappresentate (tra le quali, ora, ci sono anche i liberi professionisti).

VERSO UNA RETE DELLE PROFESSIONI TECNICHE

PRESIDENTE TOTI, QUANDO CI VEDIAMO? Il “patto” proposto dagli Ingegneri liguri alla politica contiene obiettivi condivisi dagli altri professionisti. Un interlocutore stabile per Regione e soggetti pubblici

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he il neo presidente della Regione, in queste prime settimane dalle elezioni – fra trattative con gli alleati per l’accordo sugli assessori, ricorsi per assicurarsi una maggioranza stabile e la definizione di un programma di governo che accontenti tutta la coalizione – abbia avuto molto da fare è fuori di dubbio. Quindi è comprensibile che non abbia trovato ancora il modo di dare un cenno di risposta ufficiale all’invito della Federazione degli Ordini degli Ingegneri di affrontare i temi sollevati con il “patto” proposto alla politica: cinque punti (semplificazione, conoscenza, prevenzione, meritocrazia, partecipazione) per lavorare insieme, nei prossimi cinque anni, ognuno nel proprio ruolo e con le proprie competenze, nell’interesse dei cittadini. Giusto per evitare, come altre volte è successo in passato con chi ha governato la Regione, che per leggi sbagliate, pensate senza consultare le professioni tecniche, si finisca per essere costretti a salvaguardare gli utenti – e i professionisti – nelle sedi giurisdizionali competenti, noi questa convocazione la aspettiamo e siamo qui a sollecitarla. Già, le professioni tecniche. Quelle che proprio in occasione dell’ultima emergenza (l’alluvione dell’inverno scorso, come ricordato più volte da altri, con ringraziamenti ufficiali e consegne di benemerenze) hanno proficuamente collaborato con la Regione e con la Camera di Commercio, fornendo, come singoli professionisti, le perizie gratuite per gli operatori economici alluvionati e, come Ordini e Collegi professionali, il supporto istituzionale per l’erogazione rapida dei contributi economici. Prendiamole come “prove tecniche”: insieme si possono raggiungere traguardi impensabili. Perché questo vogliamo fare, e non solo noi Ingegneri. I rappresentanti delle professioni tecniche sono tutti d’accordo sul fatto che la Regione, che legifera, e le Pubbliche Amministrazioni, che con i loro provvedimenti, incidono fortemente sulla collettività, e hanno il dovere di consultarli “prima” di prendere decisioni in cui sono necessarie competenze specifiche che riguardano le materie tecniche. Ecco, questo è uno dei punti più importanti sollecitati dalle rappresentanze professionali, ed è proprio da qui che possiamo e vogliamo partire per costituire – sull’esempio nazionale – una Rete delle Professioni Tecniche ligure che si presenti unita e forte davanti alla politica per diventare un interlocutore dal quale non si possa davvero prescindere. Maurizio Michelini n. 5 - Giugno 2015 -

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Qui Federazione LA RIFLESSIONE A “CHE FESTIVAL� DI MUSIC FOR PEACE

A OTTO MESI DALL’ALLUVIONE ORA PIANIFICHIAMO IL FUTURO

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rimo concetto: i professionisti tecnici al servizio della collettivitĂ , in occasione di eventi calamitosi come le ultime alluvioni che hanno colpito Genova e la Liguria possono essere decisivi per accorciare sensibilmente i tempi dell’intervento pubblico in azioni come il disbrigo delle pratiche per il rimborso dei danni subiti dagli operatori economici. Secondo: la consapevolezza che in attesa della realizzazione delle grandi opere contro il dissesto idrogeologico (almeno 7 anni), in una cittĂ come Genova è necessario intervenire in maniera efficace e sostenibile per evitare che il maltempo possa causare nuovi disastri, è diventata “patrimonio diffusoâ€? anche fra i politici, oltre che tra i tecnici e gli addetti ai lavori. Terzo concetto: il primo terreno di intervento deve essere quello della “resilienzaâ€?, ovvero dell’educazione delle persone a organizzare la propria vita reagendo in maniera positiva alle avversitĂ , in questo caso a convivere col rischio adottando misure di autoprotezione. Ecco, sono questi i tre “punti chiaveâ€? attorno ai quali si è svolta la riflessione, l’1 giugno durante “Che Festivalâ€? organizzato da Music for Peace – la tradizionale manifestazione dedicata alla solidarietĂ che si è svolta nel complesso dell’elicoidale di Sampierdarena, con dibattiti, teatro e musica fino a notte fonda – sul tema “Otto mesi dall’alluvione: volontari a raccolta per condividere le esperienze e pianificare il futuroâ€?. Un’occasione anche per un ringraziamento – soprattutto da parte del presidente della Camera di Commercio genovese, Paolo Odone – con un riconoscimento a tutti i professionisti volontari (ingegneri, architetti, geologi, geometri, dottori agronomi) che dopo le alluvioni di ottobre e novembre 2014 si sono messi a disposizione sia per svolgere le perizie dei danni subiti dagli operatori economici sia per sbrigare le pratiche di liquidazione dei contributi regionali con un gruppo dislocato presso l’ente camerale, guidato dall’ing. Maurizio Michelini, che ha sviluppato un metodo “tagliatempoâ€? grazie al quale è stato rimborsato rapidamente l’80% delle doman-

Il ruolo dei professionisti tecnici, la necessitĂ di un intervento in attesa della realizzazione delle grandi opere e l’educazione alla convivenza col rischio i tre “punti chiaveâ€? affrontati. Il ringraziamento per le attivitĂ di volontariato

INCONTRO ALL’EXPO

“RESILIENZAâ€?: IL CONTRIBUTO DELL’ORDINE GENOVESE Un gruppo di lavoro coordinato dall’Iren sta preparando una serie di contributi dedicati al dissesto idrogeologico, da presentare presumibilmente dopo l’estate nel corso di un’iniziativa all’Expo di Milano che coinvolgerĂ tutti gli enti di distribuzione dell’acqua e dell’energia. All’incontro parteciperanno i soggetti che fanno parte della protezione civile italiana. All’Ordine degli Ingegneri di Genova è stato chiesto di sviluppare in particolare il tema della convivenza col rischio. ÂŤUna resilienza psicologica – la definisce il segretario dell’Ordine, Roberto Zanardi – che deve coinvolgere la 14/

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popolazione a tutti i livelli, dai piÚ giovani agli anziani, e formarli a pensare che un problema che copre uno spettro a 360 gradi deve essere affrontato con consapevolezza, disciplina, conoscenza di quello che l’ente nazionale di Protezione civile ha stabilito che bisogna fare, perchÊ non è possibile che si metta la propria vita a rischio per comportamenti individuali sbagliati e pericolosi. Gli ingegneri genovesi hanno dato la propria disponibilità e stanno formando un gruppo di lavoro che si dedicherà a questa tematica.


Qui Federazione

de pervenute. Mentre moltissimi, ha sottolineato Odone, hanno purtroppo rinunciato, per sfiducia nelle istituzioni, a completare l’iter previsto oppure a cominciarlo. Salvo accorgersi, dopo, che i rimborsi sono arrivati davvero. Sul palco per il dibattito anche lo stesso Michelini, presidente della Federazione regionale degli Ordini degli ingegneri della Liguria; il presidente degli ingegneri genovesi Roberto Orvieto; il rappresentante dell’Ordine degli architetti

Stefano Galati; il fondatore e presidente dell’associazione “Gigi Ghirotti”, prof. Franco Henriquet. L’occasione è stata preziosa per fare il punto sulla situazione idrogeologica genovese e ligure, sul ruolo delle professioni tecniche e anche per dare un riconoscimento ai professionisti volontari che hanno contribuito appunto ad affrontare il dopo-emergenza alluvione (fase, per altri versi, di emergenza anch’essa).

PREMIATI DALLA CAMERA DI COMMERCIO

IL RICONOSCIMENTO PER L’IMPEGNO DEGLI INGEGNERI DI SAVONA Il Presidente della Camera di Commercio di Savona, Luciano Pasquale, in occasione della 13a Giornata dell’Economia - che l’Ente ha celebrato la mattina del 17 giugno presso la sede camerale - ha voluto dare rilievo alla preziosa collaborazione prestata dall’Ordine degli Ingegneri di Savona per l’effettuazione di verifiche tecniche sulle istanze di contributo presentate dagli operatori economici colpiti dalle ultime alluvioni. Ovvero alla redazione a titolo gratuito di perizie asseverate sulle domande che le imprese alluvionate nell’inverno 2014 nel La premiazione dell’ing. Bruno Maglio Savonese hanno presentato per il

L’attestato con i nomi degli ingegneri premiati a Savona

risarcimento dei danni subiti. Gli ingegneri volontari che si sono messi a disposizione della Provincia per intervenire in casi calamitosi sono stati insigniti dal Presidente Pasquale di un attestato di merito. Grande soddisfazione nelle parole dell’Ing. Alessandra Binaghi, fra i premiati: «Soddisfatta! Perché noi ingegneri ci siamo, sempre. In ufficio incollati al computer, dietro le nostre scrivanie o dentro i nostri cantieri, ma siamo soprattutto nel territorio per il territorio e in mezzo alla gente per la gente. Chi ci fa ricchi è la grande esperienza di vita!» Andrea Novelli n. 3 - Marzo 2015 -

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Cover LIGURIA LE CONSEGUENZE DI UN APPROCCIO INADEGUATO

PERCHÉ OLTRE METÀ DELLE SCUOLE È PRIVA DEL TITOLO ANTINCENDIO GIANFRANCO SANSALONE

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egli Stati esteri più evoluti, l’impiego di metodologie basate sulle prestazioni della sicurezza antincendio è addirittura obbligatoria. In Italia invece si applicano quasi esclusivamente rigide regole tecniche “verticali”, spesso obsolete verso gli attuali standard di sicurezza antincendio. È la differenza tra due visioni: quella di chi si preoccupa di verificare realmente la sicurezza e quindi che in caso di incendio la situazione sia tale da consentire di non procurare danni alle strutture e soprattutto che tutti siano in grado di mettersi in salvo, contro quella prescrittiva, e molto mediterranea, di fare in modo che nessuno finisca in tribunale in caso di disgrazia. La differenza è quella che passa tra un vestito confezionato su misura da un sarto e uno comprato ai grandi magazzini. Il primo nasce tenendo conto del corpo che deve vestire, il secondo delle misure più in uso. E se cade male perché le spalle sono un po’ più strette o più larghe, la pancia pronunciata apre un po’ di spazio fra un bottone e l’altro della giacca… pazienza. I parametri della taglia 56 quelle sono e che uno se la tenga. Bene, questo è esattamente ciò che generalmente accade oggi nel nostro Paese quando in qualunque edificio pubblico è necessario ottenere un valido titolo autorizzativo per la prevenzione incendi. Il professionista incaricato legge le prescrizioni delle norme verticali, misura la lunghezza dei corridoi, la dimensione delle porte, la larghezza delle scale e se tutto è esattamente uguale a quanto scritto nella regola tecnica, il titolo si potrà ottenere. Altrimenti no. Ed è così che, per dirne una, degli 865 edifici che in Liguria ospitano edifici scolastici, la maggior parte (il 53% esattamente), risulta carente del prescritto titolo autorizzativo antincendio nonostante gli sforzi economici fatti per ottenerlo. E allora si lasciano fuori-norma e quindi prive di titolo, come dimostrano i dati della Regione elaborati dall’Anci. Solo che a Genova, per esempio, prima la Provincia e ora la Città Metropolitana, non hanno soldi sufficienti per metterle in regola secondo quanto prescritto dalle vetuste regole tecniche, seguendo il metodo cosiddetto “prescrittivo”. E se si tiene conto che la popolazione scolastica statale nella nostra regione (dalle primarie alle secondarie di secondo grado, 150.590 alunni e studenti nel 2011-12) rappresenta oltre il 9% dei residenti, è facile fare qualche considerazione di base. «Ma attenzione – avverte il presidente dell’Ordine degli ingegneri genovesi Roberto Orvieto, specializzato in ingegneria della sicurezza antincendio – se dovesse succedere qualche guaio, in assenza di titolo, qualcuno rischierebbe grosso, ma in realtà le scuole, valutate secondo parametri prestazionali, sono per la maggior parte intrinsecamente sicure, per natura costruttiva, per tipologia di attività svolta e per organizzazione degli occupanti ». Ma che cosa succede negli Stati più evoluti del nostro, Orvieto? «Beh, in Gran Bretagna, Svezia e nella maggior parte dei Paesi più evoluti, la sicurezza antincendio degli edifici pubblici viene normalmente valutata, in primis, con l’impiego di metodologie “performan16/

- n. 6 - Giugno 2015

Invece delle metodologie ingegneristiche prestazionali, in voga negli Stati più evoluti e in vigore anche in Italia, si applica l’antico metodo prescrittivo, più semplice ma che spesso porta a lavori di adeguamento dai costi insostenibili. L’ing. Roberto Orvieto: «Eppure i nostri istituti sono in gran parte intrinsecamente sicuri».


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ce based” (quello che noi chiamiamo “approcaggiudicazione al massimo ribasso, con oggetto cio ingegneristico alla sicurezza antincendio”) la “messa a norma” della scuola. Quale norma? e non con approcci prescrittivi. Voglio ricordare Ovviamente la “regola tecnica” verticale. È qui che l’approccio ingegneristico è stato introdotto che si trancia qualunque possibilità di effettuaanche in Italia dal DM 9 maggio 2007, ben 8 anni re lo studio della scuola con un approccio ingefa». gneristico alla sicurezza antincendio. Chi vince il Si spiegherebbe meglio…? bando, se l’impianto di gara non lo prevede, non «Semplice: con un approccio prescrittivo, se la potrà mai elaborare un progetto “performance regola tecnica verticale riporta che un corridoio based”, per responsabilità, tempi e risorse. Che ROBERTO ORVIETO possa essere al massimo di 50 metri e invece è cosa fa quindi il povero progettista? Controlla Presidente di 52, per renderlo rispondente bisogna “accorche siano rispettati i parametri stabiliti dalla Ordine Genova ciarlo” di due metri, spesso dovendo realizzare regola tecnica, che difficilmente risponderancostosi lavori. Oppure se, in un altro caso, la porta è più stret- no, soprattutto negli edifici che fanno parte del nostro bel ta del “prescritto” bisognerebbe allargarla: ma se struttural- patrimonio, edifici storici e comunque strutture non di nuova mente questo è molto complesso e non si hanno le risorse realizzazione. Il risultato sarà che spesso il progetto di adeeconomiche per fare i lavori, la scuola rimane così, nel limbo, guamento porterà ad opere per centinaia di migliaia di euro e senza un titolo autorizzativo! Ma chi ha detto che un cor- che nessun ente pubblico possiede. Ed ecco che centinaia di ridoio così poco più lungo o una porta poco più stretta non scuole in Liguria (e non solo) in questo momento non hanno consenta lo stesso un’evacuazione sicura degli occupanti, il prescritto titolo di conformità antincendio, ma, cosa ben più conoscendo il numero reale di persone che devono uscire, in preoccupante, è che nessuno sa se gli studenti sono davvero relazione alla capienza massima di quell’area? al sicuro». È questo che si studia con l’approccio ingegneristico presta- Lei descrive una situazione paradossale: vengono emessi zionale – o fire safety engineering - ormai affermato nel mondo e non solo negli edifici pubblici e nelle scuole. L’impianto normativo della maggior parte degli Stati più evoluti, in tutti i campi dell’ingegneria, si sta basando su metodologie prestazionali, dal sisma, all’ambiente, all’energia, alla sicurezza sul lavoro e molti altri. Qual è la differenza pratica? L’ingegnere specializzato stabilisce se l’edificio è sicuro sulla base di un processo basato sugli obiettivi di sicurezza - riconosciuti a livello mondiale - che deve possedere, in questo caso, la scuola. Viene condotta un’analisi, basando lo studio su precisi livelli di prestazione e facendo calcoli di ingegneria antincendio, ricorrendo a modelli validati. Si definiscono gli scenari incidentali sulla base dei reali dati indicativi: quante persone devono uscire, quante ne contiene quell’area, qual è il loro stato, quali materiali combustibili sono realmente presenti; quale energia termica, quale quantità e qualità di fumi si producono e in che tempi. Scoprendo spesso che quella scuola data per “spacciata”, declassata e abbandonata, è invece intrinsecamente sicura: sembra proprio che l’ingegnere che l’aveva pensata e progettata molte decine di anni fa conoscesse già perfettamente l’ingegneria antincendio» Immagino che la gente pensi che i controlli avvengano già così… «Magari! Queste metodologie evolute, ci tengo a ribadire, sono da tempo una realtà nel nostro Paese, ma l’amministrazione pubblica pensa a bandire gare per i professionisti con criteri di n. 6 - Giugno 2015 -

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bandi che portano a progetti costosi di cui non c’è bisogno. Perché la P.A. dovrebbe farlo senza invece ricorrere all’ingegneria prestazionale? «Per elaborare uno studio con l’ingegneria prestazionale si lavora, in funzione della complessità del progetto, dalle 10 alle 20 volte di più, ci sono tempi completamente differenti rispetto ad un progetto che si fonda sul mero rispetto di una regola tecnica, un’assunzione di responsabilità completamente diversa e una competenza specifica nel campo». Un altro esempio? «Lo sa che a parità di condizioni in caso di incendio se c’è un’altezza del soffitto più alta, rispetto mediamente ai 3 metri considerati dalla regola tecnica, come nella maggior parte delle scuole genovesi, i tempi di esodo si allungano in funzione dell’altezza, perché il fumo, che si potrebbe creare a seguito di un incendio, porta a condizioni incapacitanti per l’esodo in tempi più lunghi? Questi sono fattori non considerati dalla regola tecnica ma che le scuole spesso possiedono, begli edifici storici con ampi spazi e grandi altezze, e che quindi sono intrinsecamente sicure» Come si esce da questa situazione? «Mai come oggi, in questo clima di grande difficoltà economica, è necessario cambiare la mentalità. Un’importante Circolare, emanata dal Ministero dell’Interno, poco dopo l’uscita del Decreto sull’approccio ingegneristico, ne promuoveva l’impiego nei più svariati casi, mirando al raggiungimento degli obiettivi di sicurezza antincendio promuovendo il risparmio economico. Deve necessariamente crescere l’informazione per portare ad un cambio di rotta radicale, una scelta di “governance”, che deve partire della classe Politica. Nei Paesi più evoluti, come ritengo fermamente sia il nostro, i bandi sono basati sulle soluzioni: la centralità dell’approccio e del progetto è fondamentale. È quindi necessario essere in grado di valutare quali opere devono essere eseguite (e se davvero lo devono essere) per raggiungere gli obiettivi di sicurezza della scuola, avendo la possibilità di analizzare se è più conveniente procedere con un approccio prescrittivo o ricorrere ad uno prestazionale. Ho visto molti casi in cui con un approccio progettuale “performance based” si risolvevano problemi di valore diversamente non risolvibile, oppure altri in cui la parte professionale per uno studio prestazionale valeva solamente il 5 per cento delle opere che si sarebbero dovute eseguire seguendo la regola tecnica prescrittiva. Per questo non può essere sicuramente considerata una ricetta universalmente risolutiva, ma è imprescindibile averne consapevolezza e fornire la possibilità di scegliere, soprattutto con la coscienza dell’attuale stato autorizzatorio del parco scolastico e della indisponibilità di risorse. Pensi che da diversi anni in Liguria sono stati approvati dalla P.A. molti progetti - che hanno già ottenuto una valutazione positiva dei Vigili del Fuoco - elaborati col metodo prescrittivo e sono fermi perché non ci sono i soldi per adeguare le scuole rendendole conformi. La politica dovrebbe avere il coraggio di tornare indietro e rifare tutto con approccio ingegneristico. E 18/

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magari si scoprirà che le scuole sono già sicure». Però la volontà del legislatore – vedi proprio il decreto ministeriale del 9 maggio 2007 e la circolare che ha citato – pare ci sia… «Il futuro è rappresentato dall’ingegneria prestazionale e penso non si discuta: finalmente pare che il governo riesca ad emanare il nuovo Codice Antincendio, che noi chiamiamo RTO (Regola Tecnica Orizzontale), che introduce una metodologia semi-prestazionale per la valutazione degli obiettivi di sicurezza antincendio ed è possibile applicarlo proprio per le scuole. Il nuovo impianto normativo permette inoltre di fare ricorso a “soluzioni alternative” di sicurezza equivalente, senza dover ricorrere a complessi procedimenti di valutazione progetto con “deroga”: le metodologie utilizzate per la ricerca delle soluzioni alternative di sicurezza equivalente saranno basate su un approccio di tipo prestazionale». È vero che per una “scelta di approccio prestazionale”, si richiede una maggiore attenzione ai titolari delle attività, sugli aspetti gestionali connessi alla sicurezza antincendio, ma non credo questo possa costituire un problema in un ambiente come la scuola. In un recente convegno sull’argomento, tenutosi proprio presso il Comune di Genova, ho fatto un po’ di domande ai partecipanti per coinvolgerli maggiormente e per capire il loro grado di conoscenza sull’argomento; ho ricevuto risposte puntuali da alcuni dei presenti, con cui mi sono complimentato: erano dirigenti scolastici. Questo dimostra la preparazione della categoria, forte di una buona base culturale, e di sensibilità agli aspetti sulla sicurezza». L’architetto Andrea Martinuzzi, dell’ufficio di presidenza di Anci Liguria, oltre che amministratore pubblico essendo assessore a Casella, è l’autore dello studio, su dati della Regione (di cui pubblichiamo alcune slides in queste pagine) sulla sicurezza antincendio negli edifici pubblici. «A fronte delle nuove opportunità normative – sostiene Martinuzzi - c’è una contrazione delle possibilità di spesa delle amministrazioni, che comporta un rallentamento molto forte della realizzazione delle opere di adeguamento già previste: a questo si deve unire la necessità di un parco progetti da parte delle P.A. basato sulle nuove norme di semplificazione che sarebbe estremamente necessario perché le metterebbe in condizione di partecipare a un nuovo modo di finanziare le opere, che non è quello delle spese correnti, con gli investimenti interne ai bilanci. Ma è invece basato molto di più su una serie ormai costante di bandi di finanziamento che da un paio di anni si sta attivando con cadenza direi periodica. Sarebbe molto importante che le amministrazioni facessero uno sforzo di visione progettuale, perché da una parte la normativa consente loro di garantire il rispetto della sicurezza antincendio di edifici che interessano buona parte della popolazione ligure, e dall’altra con le nuove tecnologie e i nuovi spazi normativi per i Comuni liguri si aprirebbero scenari innovativi ed economicamente più vantaggiosi rispetto a quelli che tradizionalmente venivano utilizzati per il rinnovo del patrimonio edilizio».


Professione IL LAVORO DEL RINNOVATO CIII

INGEGNERI DELL’INFORMAZIONE: VIVERE PROIETTATI NEL FUTURO

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l 20 giugno hanno presentato le attività svolte e il programma di lavoro futuro all’Assemblea dei Presidenti del CNI; in maggio, nell’ambito di SPS Italia, la Fiera dell’automazione di Parma, sono stati protagonisti affrontando sia il tema degli impianti industriali sotto attacco spiegando come le tecnologie informatiche possono aumentare la sicurezza in ambito produttivo sia quello del Cloud manifatturiero, come opportunità e vantaggi di una tecnologia sempre più diffusa. Dal 27 marzo scorso, da quando è stato eletto, il nuovo gruppo dirigente del Comitato Italiano Ingegneria dell’Informazione, CIII, www.iii.it (Presidente Mario Ascari di Modena, vice Presidente Massimiliano Margarone di Savona, Segretario Cosimo Mazzotta di Lecce, responsabile della Comunicazione Sante J. Achille de l’Aquila) ha ripreso di buona lena l’attività di valorizzare e qualificare la figura dell’Ingegnere dell’Informazione e di promuovere un corretto approccio alle tecnologie informatiche. Da qui in avanti come proseguirete ing. Margarone? Fra i nostri scopi c’è far comprendere – attraverso un adeguato programma di iniziative - alla società civile, agli enti pubblici e privati e ai nostri colleghi che al di là delle leggi, un ingegnere dell’informazione, grazie al suo percorso formativo, ai suoi principi etici, alla formazione e assicurazione obbligatorie, è il partner ideale per la progettazione e lo sviluppo di sistemi informativi. È un professionista che può ricoprire ruoli manageriali, in grado di approcciare progetti complessi ricoprendo ruoli in una delle tre fasi: progetto, direzione lavori, collaudo. Oltre che vice presidente del Ciii, lei è anche Coordinatore della Commissione Ingegneria dell’Informazione e Comunicazione dell’Ordine di Savona. Come rivolgersi alla categoria con un messaggio incisivo? Il contesto oggi è molto complesso. La “moderna società dell’informazione”, come pochi anni veniva identificata quella parte che utilizzava o si avvaleva di sistemi digitali, oggi coincide in pratica con l’intera società civile. Si pensi alla dematerializzazione, all’industria 4.0, all’impatto dei social network: le persone che non diventano “digitali” rischiano di non accedere a un sistemaPaese moderno. Una rivoluzione positiva? Certamente, ne siamo convinti, ma noi ingegneri dobbiamo contribuire a rendere questa transizione sostenibile, seppur dirompente (disruptive), paragonabile all’invenzione della stampa. Noi ingegneri dell’informazione vogliamo essere elementi attivi di un settore in forte espansione e in continua trasformazione, che vede diversi altri attori: come le associazioni di categoria, ad esempio AICA, UNI, ecc. Molte oggi rivestono un ruolo importante e fondamentale nel settore, vedi l’erogazione dei corsi e la certificazione. Dobbiamo riconoscerlo, cambiare prospettiva e lavorare assieme perché ognuno abbia un proprio ruolo con il fine comune di valorizzare il settore, tutelare la committenza, salvaguardare la sicurezza. Ad esempio è necessario intervenire perché nei bandi di gara e di assunzione nell’ambito di attività gestionali del nostro settore venga richiesta la figura dell’ingegnere dell’informazione, escludendo “consulenti Informatici” che richiamano chiari abusi della professione.

Il vice presidente del Comitato italiano della categoria, ing. Massimiliano Margarone, savonese, affronta le tematiche dei cambiamenti della società digitale e gli impegni che attendono i professionisti specializzati

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Professione TERMOREGOLAZIONE, CONTABILIZZAZIONE E ATTESTATI ENERGETICI: UN VIAGGIO NELLA STORIA CHE RISERVA MOLTE SORPRESE

IL RISPARMIO sui consumi E LE OPPORTUNITÀ DIMENTICATE

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n linea di principio tutti hanno il desiderio di risparmiare sui consumi di energia, vuoi per una crescente sensibilità ambientale, vuoi per spendere meno. Ma nonostante gli incentivi fiscali e la forte informazione, in concreto, ognuno di noi, di propria volontà, ha fatto poco o nulla per attuare questo principio. Sarà per pigrizia mentale, sarà per la diffidenza a cambiare abitudini, ma, di fatto, a quasi 50 anni dai primi provvedimenti legislativi contro l’inquinamento atmosferico (Legge 615/1966) e a quasi 40 da quelli sul contenimento dei consumi energetici (L. 373/1976), parliamo sempre delle stesse cose e le presentiamo come se fossero novità dell’ultima ora. Ciclicamente, ad ogni minima novellazione normativa, si organizzano convegni, si scrivono libri, si pianificano opere di “adeguamento”, senza interrogarci più di tanto del motivo per cui le precedenti regole non abbiano funzionato o non siano state rispettate per intero. Che dire, ad esempio, dell’attestato di prestazione energetica degli edifici? Non si fa altro che parlare dei nuovi decreti che usciranno il prossimo ottobre (dimenticando che la Liguria, dotata di una propria legge, avrà due anni di tempo per recepirli e, a normativa regionale invariata, in ottobre non cambierà nulla). In molti pensano che la “certificazione energetica” (come si chiamava all’inizio) discenda da direttive comunitarie, prima tra tutte la 2002/91/CE, dal D.Lgs. 192/2005 e dalla L.R. 22/2007: ma la storia non è questa. Per capirlo, basta leggere l’art. 30 della Legge 10/1991, ormai superato ma quanto mai attuale nella sua formulazione: «1. ... con decreto del Presidente della Repubblica ... sono emanate norme per la certificazione energetica degli edifici. Tale decreto individua tra l’altro i soggetti abilitati alla certificazione. 2. Nei casi di compravendita o di locazione il certificato di collaudo e la certificazione energetica devono essere portati a conoscenza dell’acquirente o del locatario dell’intero immobile o della singola unità immobiliare ... 4. L’attestato relativo alla certificazione energetica ha una validità temporale di cinque anni a partire dal momento del suo rilascio». Purtroppo il decreto attuativo non è mai stato emanato, affossando questa lungimirante disposizione normativa, nel silenzio più totale dei cittadini e degli operatori di settore che, invece, da questa norma avrebbero potuto beneficiare non poco. Ma, spulciando nel passato remoto, ci sono altre sorprese. Vogliamo parlare di dispositivi di termoregolazione e contabilizzazione dei consumi per singola unità immobiliare? È il tema “scottante” di questa calda estate, nella quale si sta verificando una “rincorsa all’incarico” di proporzioni bibliche, per essere sicuri di rispettare la scadenza del 31/12/2016 per l’installazione dei dispositivi di termoregolazione e contabilizzazione (riscaldamento, raffrescamento, acqua calda sanitaria) e quella della successiva stagione termica 2017/2018 per la ripartizione delle spese, come indica l’art. 9, comma 5 del D.Lgs. 102/2014. I dubbi applicativi di questa norma sono molti e interessano aspetti giuridici, tecnici, deontologici e politici, per i quali è aperta la raccolta di commenti e considerazioni (da inviare alla mail rivista@federazioneingegneri.liguria.it, scrivendo nell’oggetto “termoregolazione e contabilizzazione”). Tra gli aspetti giuridici, i punti di incoerenza tra le disposizioni contenute all’art. 9, comma 3 della direttiva 2012/27/UE, quelle presenti all’art. 4 della Legge 96/2013 di delega per il recepimento in Italia e, per finire, l’art. 9, comma 5 del D.Lgs. 102/2014. Tra gli aspetti tecnici, rileva la considerazione n. 29 della direttiva 2012/27/UE, nel senso che, negli impianti “ad anello”, il ricorso ai ripartitori di calore sui radiatori è permesso solo se l’installazione del misuratore individuale per l’intera unità richiede 20/

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In attesa dei nuovi decreti di ottobre sulla prestazione energetica (ma la Liguria avrà due anni di tempo per recepirli) si scopre che è dal 1977 che i dispositivi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore per singola unità immobiliare vengono individuati come strumento per risolvere i problemi di squilibrio termico negli edifici e per consumare meno


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la sostituzione delle tubature interne. Tra gli aspetti deontologici, rileva la corretta informazione nei confronti dell’assemblea condominiale, che deve capire quali siano le prestazioni che, a partire dalla direttiva comunitaria, sono obbligatorie (installazione contatori individuali per misurare il consumo di calore o raffreddamento o di acqua calda per ciascuna unità) rispetto a quelle lasciate alla discrezione degli Stati membri (orientamenti sulle modalità per ripartire i costi). Tra gli aspetti politici, il motivo per cui la scadenza del 31/12/2016 non sia stata già unificata con quella relativa alla cessazione delle agevolazioni fiscali del 65% per gli interventi di riqualificazione energetica, tuttora fissata al 31/12/2015, che portano agitazione nelle scelte condominiali, dove chi vuole prendersi un anno per capire meglio la norma, si scontra con chi non vuole rischiare di perdere la detrazione. Fatta questa premessa, torniamo al tema iniziale: siamo proprio sicuri che si tratti di una novità? No, in Italia non è una novità, e la storia va ricordata e raccontata con onore, perché non descrive un Paese che si adegua alle direttive europee come “fanalino di coda”, ma che le anticipa. Tutto inizia con il combinato disposto Legge 373/1976, art. 6 e D.P.R. 1052/1977, art. 9, dove compare l’obbligo di adeguare gli impianti termici di potenza al focolare superiore a 100’000 kcal/h (116 kW) affinché il calore fosse automaticamente regolato in relazione alle variazioni della temperatura nelle diverse zone, ritenendo adeguati, in caso di edifici costituiti da più unità immobiliari, quelli in cui ogni unità !sia dotata di un dispositivo di regolazione della temperatura dell’ambiente e di un sistema di contabilizzazione dell’energia termica». Inoltre, l’art. 8 del citato D.P.R. 1052/1977 imponeva, come condizione di esercizio, una temperatura dell’aria negli ambienti non superiore a 20°C, +1°C di tolleranza, da ottenere con accorgimenti che non comportassero spreco di energia (es. valvole termostatiche sui radiatori, non certo la finestra aperta o un termostato unico per ambienti con diverse esposizioni e apporti gratuiti di calore). Stiamo parlando di 38 anni fa! Tutto ciò si coordinava (e tuttora si coordina) con l’art. 4 del D.M. 05/071975 che, per ragioni igienico sanitarie, imponeva una temperatura ambiente minima di 18°C, determinando, di fatto, la necessità di installare sistemi di termoregolazione ogni qualvolta si uscisse dalla forbice di temperature consentite 18-21°C (oggi i limiti di ammissibilità sono massimo 20°C + 2°C di tolleranza per l’inverno e 26°C - 2°C di tolleranza minimi per l’estate, fissati dal D.P.R. 74/2013, art. 3, commi 1 e 2). Ma non è finita. L’art. 6 della Legge 308/1982 ha dato il via alle prime agevolazioni economiche statali per incentivare la riqualificazione energetica; in particolare, c’erano contributi in conto capitale «per l’installazione dei sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore per singola utenza, ove non già previsti dalla legge». Eh sì, perché dal 1977, in molti casi, questi dispositivi erano già obbligatori. Successivamente, per facilitare le decisioni assembleari, è intervenuta la Legge 10/1991 che, all’art. 26, comma 5, ha

stabilito che «per le innovazioni relative all’adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore e per il conseguente riparto degli oneri di riscaldamento in base al consumo effettivamente registrato, l’assemblea di condominio decide a maggioranza in deroga agli articoli 1120 e 1136 del codice civile» (disposizione tuttora in vigore). Il resto è storia dei giorni nostri, successiva al D.Lgs. 192/2005, che, però, deve fare i conti con la riforma costituzionale del 2001, che pone l’energia tra le materie dove le Regioni possono legiferare in modo diverso dalle norme nazionali, nel rispetto dei principi fondamentali da queste desumibili e nel rispetto del Diritto europeo. Interessante è la disposizione introdotta dal D.Lgs. 311/2006, che ha modificato l’allegato I al D.Lgs. 192/2005 (ora trasposta all’art. 4 del D.P.R. 59/2009), dove il punto 4 così recita: «… nel caso di mera sostituzione di generatori di calore... si intendono rispettate tutte le disposizioni vigenti... qualora coesistano le seguenti condizioni:… c) siano presenti… dispositivi modulanti per la regolazione automatica della temperatura ambiente nei singoli locali o nelle singole zone che, per le loro caratteristiche di uso ed esposizione possano godere, a differenza degli altri ambienti riscaldati, di apporti di calore solari o comunque gratuiti... e)... eventuali squilibri devono essere corretti in occasione della sostituzione del generatore, eventualmente installando un sistema di contabilizzazione del calore che permetta la ripartizione dei consumi per singola unità immobiliare…» Quindi, per riassumere, possiamo affermare che in Italia è dal 1977 che, tra obblighi normativi e opportunità, i dispositivi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore per singola unità immobiliare vengono individuati come strumento per risolvere i problemi di squilibrio termico negli edifici e per ridurre i consumi energetici. E il soggetto preposto a intervenire è individuato nel terzo responsabile, come da definizione contenuta all’art. 1, comma 1, lettera “o” del D.P.R. 412/1993: «la persona fisica o giuridica che, essendo in possesso dei requisiti previsti dalle normative vigenti e comunque di idonea capacità tecnica, economica, organizzativa, è delegata dal proprietario ad assumere la responsabilità dell’esercizio, della manutenzione e dell’adozione delle misure necessarie al contenimento dei consumi energetici». Quindi, se tutto avesse funzionato, ci troveremmo oggi degli immobili termicamente equilibrati e in gran parte già dotati dei dispositivi di termoregolazione e contabilizzazione. In realtà le cose non stanno proprio così, ma ci sono numerosi casi virtuosi che devono essere rispettati, tenendo fede al massimo alle scelte condominiali e verificando con attenzione le caratteristiche dell’impianto prima di proporre soluzioni e preventivi. Da Ingegneri abbiamo un Codice deontologico da rispettare; non possiamo andare dietro la scia del mercato senza riflettere e condividere con il cliente i dubbi applicativi della norma, ma dobbiamo motivare le soluzioni che proponiamo. Nessuno dovrà mai venirci a dire: «Ingegnere, se me lo avesse detto prima, se fosse stato più chiaro, avrei fatto diversamente e non avrei speso tutti questi soldi...» Maurizio Michelini n. 6 - Giugno 2015 -

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Professione IL SOFTWARE PER LA REDAZIONE DEGLI APE

CERTIFICAZIONE ENERGETICA: “CELESTE 2” ASPETTA SOLUZIONI

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ul tavolo della nuova amministrazione ligure c’è anche la necessità di trovare un nuovo assetto all’intera normativa sulla certificazione energetica, contenuta nel nuovo Regolamento Regionale 6 Marzo 2015 N. 1, entrato in vigore il 2 aprile scorso e causa di un lungo periodo di tensione per il difficile utilizzo del nuovo software “Celeste 2” e le pesanti sanzioni previste per i certificatori (6.200 in tutta la regione) in caso di errori. Tensione che, sul finire della scorsa legislatura, ha portato la Federazione degli Ordini degli ingegneri liguri a chiedere e ottenere un incontro con l’assessore allo Sviluppo economico e i funzionari che hanno seguito l’iter legislativo della nuova legge, durante il quale si è ottenuta una sospensiva delle misure sanzionatore e un impegno a riaffrontare la materia. Impegno che ricade ora sui nuovi amministratori, visto che le norme devono essere riviste. La vicenda era iniziata con la revisione del programma – Celeste 2 appunto – utilizzato per redigere le certificazioni energetiche che aveva lasciato scontenti gli utilizzatori (in gran parte ingegneri e architetti certificatori) perché ritenuto lento e privo di un esaustivo manuale d’uso. Le proteste erano piovute non solo in rete ma anche, ufficialmente, presso gli Ordini anche perché stavano proliferando su internet offerte di corsi a pagamento, soprattutto da parte della stessa casa produttrice del software Celeste 2. «Ma scherziamo – si era lamentato per iscritto un ingegnere chiedendo l’intervento della Federazione - impiegare una giornata intera per cercare di redigere una certificazione con il nuovo software, significa farci pagare un attestato almeno 500 euro! Non so se capita solo a me, ma tentando di utilizzare il software Celeste 2 che si può utilizzare solo on-line, verifico che per ottenere una risposta dopo aver inserito un input passano mediamente dai 40 ai 50 secondi, mentre a volte si tratta di minuti. Inoltre, se la ditta che ha creato Celeste 2 viene a proporre di acquistare il suo software dicendo che è identico ma disponibile off line sul proprio Pc, significa che se vogliamo lavorare dobbiamo pagare per avere uno strumento che funzioni! Dovrebbe esistere un manuale d’uso scaricabile, come era per il primo Celeste!» Insomma un pasticcio, al punto che dal presidente della Federazione. Ing. Maurizio Michelini, era partita una dura lettera diretta alla Regione chiedendo un incontro immediato con l’assessore competente (all’epoca Renzo Guccinelli; al suo posto ora c’è Edoardo Rixi): «Mi spiace dover scrivere questa mail, e mi spiace ancor di più doverla scrivere in questo momento, essendo ancora in corso l’esperienza positiva di collaborazione tra Ordini, Camere di Commercio e Regione per i contributi alle attività produttive alluvionate, che rappresenta per tutti un esempio di “buona amministrazione”. Tuttavia, è stata una scelta precisa della Regione quella di far entrare in vigore il nuovo regolamento il 2 aprile scorso, senza chiederci il parere tecnico previsto dalle norme istitutive del nostro Ordinamento professionale e senza prevedere una vacatio legis congrua con l’esigenza di aggiornare i software, determinando una situazione di incertezza operativa ed irragionevolezza sanzionatoria che non può conciliarsi con i doveri deontologici che regolano l’esercizio della professione. I nostri iscritti ci segnalano che il nuovo sistema informativo, messo a disposizione 22/

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La scelta regionale di cambiare regole e software mentre il Ministero stava predisponendo i decreti per l’uniformazione degli attestati a livello nazionale non è piaciuta agli Ingegneri, che ora chiedono la revisione dell’intero impianto normativo.


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dalla Regione, è limitato, lento, richiede una stabile connessione web e non dispone di un manuale di agevole consultazione, tanto che la stessa software house che lo ha predisposto sta inviando loro dei messaggi pubblicitari in cui propone, a pagamento, applicativi aggiuntivi di miglioramento e corsi, peraltro neppure accreditati per il riconoscimento dei crediti formativi professionali da parte degli Ordini. Le case produttrici di software, concorrenti di quella incaricata dalla Regione, si lamentano che “sono all’opera per integrare l’esportazione ad eccezione di quella che ha sviluppato il nuovo CELESTE 2 e che ha definito lei stessa il tracciato del file XML, la quale sta sfruttando commercialmente questo vantaggio competitivo di qualche giorno”. Il sistema sanzionatorio regionale a carico del professionista, oltre a porsi in contrasto con quello nazionale, appare discriminatorio (penalizza, ad esempio, chi redige attestati di edifici di qualità o chi ne fa pochi) e ragionevolmente eccessivo rispetto all’interesse pubblico sotteso e all’indeterminatezza congenita del metodo di rilievo (fino a 11’500 euro per errori anche minimi). La Regione ha scelto di non recepire ancora le norme nazionali che prevedono un sistema informativo unico a livello nazionale e regole semplificate per gli attestati di immobili minori (es. appartamenti), utili per incentivare lo sviluppo economico nel settore immobiliare e agevolare i professionisti nella redazione degli attestati. Questo impianto normativo, irragionevole e illegittimo, sta generando distorsioni di mercato e situazioni di potenziale contenzioso a danno dei cittadini e dei professionisti, per cui chiedo la sospensione del Regolamento in oggetto o, quantomeno, del sistema sanzionatorio regionale, in attesa di poter meglio affrontare la questione dopo l’insediamento del nuovo Consiglio e della Giunta, oltre alla garanzia che tutte le case produttrici di software siano messe in grado di poter allineare i loro programmi, che sia fornita una manualistica completa ed esaustiva e che siano date informazioni gratuite e tempestive in caso di criticità del sistema. Se, entro la prossima settimana, il problema non sarà risolto, non potrò che dare seguito alla Delibera del Consiglio di

Federazione per il ricorso d’urgenza al TAR, nell’interesse principale dei quattro Ordini degli Ingegneri Liguri e dei loro 7100 iscritti». Incontro urgente il 7 maggio e soluzione provvisoria, grazie alla piena disponibilità dell’assessore, con conseguente apertura del sistema di archiviazione regionale agli attestati fatti da qualsiasi software certificato CTI. Fatto sta che il problema non è risolto e va ripreso con urgenza in maniera complessiva, formando un gruppo di lavoro che affronti tutta la problematica delle certificazioni energetiche – spiega Michelini – con la partecipazione degli specialisti delle professioni tecniche. La vicenda inoltre ha fatto riemergere un problema che negli ultimi tempi è diventato di stretta attualità: quello delle competenze e del ruolo dei funzionari nella pubblica amministrazione. «Qual è il confine - si chiede infatti Michelini, che sulla vicenda ora attende una risposta dalla giunta Toti - che separa la capacità di un politico di legiferare consapevolmente e il potere dell’apparato burocratico che deve aiutarlo a decidere sostenendolo con le sue competenze? Un tema che regolarmente esplode quando questa “armonia di intenti” diventa conflitto e scaricabarile dopo un errore, o un disastro che esige l’individuazione di responsabilità. Da una funzionaria pubblica, con tono di rimprovero, mi sono sentito chiedere come mai non abbiamo avvertito l’Ente prima di fare un ricorso al Tar. Ho risposto come mai l’Ente non si è fatto sentire prima di legiferare, visto che siamo dei tecnici che poi devono applicare quelle disposizioni. Ecco, sta qui il punto. E passa da un grande “patto di riconciliazione” con la politica basato su un concetto di base: l’apparato burocratico è necessario alla politica ma non rappresenta la società. Gli Ordini invece rappresentano i professionisti che operano nella società a fianco dei cittadini. E vanno sentiti “prima” e non “dopo” la scrittura delle norme. Altrimenti, non a caso, poi le diverse sensibilità diventano conflitti che spesso finiscono davanti a chi amministra la giustizia».

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Professione INGEGNERIA SENZA FRONTIERE

“ISF”, LA ONLUS CHE DA GENOVA PORTA LA SOLIDARIETÀ NEL MONDO GIULIA DANIELI

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ilvia in Brasile, Tommaso in Korea del Nord, Omar e Andrea in Perù; Anna, Paola, Tommaso, Carlo e Ilaria in Repubblica Centrafricana; Marta e Lucia in Etiopia, Marta e Claudia in Argentina; Anna, Amedeo e Giovanni in Algeria. Sono tutti ingegneri e fanno parte di Ingegneria senza Frontiere, Onlus con sedi in tutta Italia. ISF è una rete di associazioni di volontariato attive da alcuni decenni in Europa, e in Italia, che operano nell’ambito della cooperazione internazionale con le realtà del Sud del Mondo. In zone disagiate come il Sertao, una regione semi-arida nel Nord Est del Brasile, considerata l’emblema della povertà e dalla quale partono milioni di disperati che finiscono per popolare le favelas delle grandi città, dove molti hanno beneficiato delle attività di Ingegneria Senza Frontiere, che per due anni ha coordinato un progetto di sviluppo finanziato dl Ministero degli Esteri italiano. Il progetto prevedeva essenzialmente infrastrutture per la raccolta dell’acqua piovana, installazioni per l’allevamento di pecore, capre, apicoltura e piscicoltura, corsi di formazione per piccoli produttori, microcredito per il miglioramento della produzione agricola e installazioni produttive per una Scuola Famiglia Agricola. In questi anni si è visto infatti che tecniche, colture e allevamenti adeguati alla realtà geo-climatica possono fornire una produzione sufficiente alle esigenze delle famiglie. Lorenzo e Chiara, invece, nella seconda metà di maggio, hanno inviato i primi scatti dalla Tanzania (vedi), dove sono andati per effettuare un primo sopralluogo e le analisi di fattibilità per la realizzazione di un edificio in terra cruda, progetto che nasce dalla collaborazione tra l’associazione Ingegneria Senza Frontiere, l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura e la Onlus Mattone su Mattone Onlus che da anni lavora sullo studio e la promozione di una particolare tecnica di autocostruzione appunto in terra cruda (cioè con l’antica tecnica di costruzione che utilizza solo terra pestata dentro assate di legno fino a formare grossi blocchi che poi vengono assemblati). Le finalità del progetto vedono la realizzazione di un centro di accoglienza per ragazzi con problemi sociali e di droga, in un’area rurale nella regione di Arusha dove, avendo a disposizione diversi ettari di terreno, verranno costruite strutture che permetteranno ai giovani di vivere, studiare e ripensare il proprio futuro apprendendo a lavorare con la terra, il bestiame e laboratori di vario genere. Il tutto sarà eretto utilizzando questa particolare tecnica che potrà essere poi ereditata dai locali a cui verranno lasciati gli strumenti necessari alla costruzione dei particolari mattoni dopo avergli insegnato ad utilizzarli. Dopo il sopralluogo di maggio, con il prelievo di terra e le ricognizioni preliminari, essendo risultati positivi i testi di laboratorio, attualmente ISF è nella fase di progettazione e raccolta fondi.Gli ingegneri sono tutti volontari e prestano la loro opera come gruppo con gerarchia “orizzontale”, come ci racconta uno dei soci fondatori, l’ingegner Giovanni Besio, professore presso il Dicca di Genova: «Ingegneria Senza Frontiere è nata nel 2002 come associazione di volontariato, poi negli anni è riuscita a strutturarsi e a diventare Onlus. Il processo che ha portato alla sua fondazione è stato supportato dai colleghi di Roma, Torino e Trento che ai tempi avevano già sviluppato diverse esperienze nel campo della cooperazione allo sviluppo. Lavoriamo con gerarchia orizzontale e non verticale, e io sono nel gruppo fondatore, che conta 25 persone». Quali sono i motivi fondanti di una esperienza così particolare? Diciamo che l’interesse di diverse persone, di estrazione tecnica, nei confronti di tematiche quali la cooperazione internazionale, l’auto-sviluppo e il trasferimento di tecnologie

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Nata nel 2002, in Liguria ha base presso il Dicca e i suoi soci attivi realizzano missioni nei luoghi più lontani e sfortunati nel pianeta. Ma anche sul territorio quando bisogna mettere l’ingegno al servizio della collettività


Professione

appropriate ha reso possibile la formazione di un gruppo interessato non solo a documentarsi a livello personale, ma anche a cercare di portare nella vita di tutti i giorni e in quella professionale le idee maturate nell’ambito di una visione alternativa dello sviluppo di tipo assistenziale. Quanti ingegneri sono iscritti a Genova? Attualmente sono circa una ventina i soci attivi, ovvero le persone che partecipano concretamente alle attività dell’associazione. Per scelta, in passato si è deciso che ISF debba funzionare su base completamente volontaria non prevedendo la possibilità di assumere personale retribuito. Questo per conservare il più possibile indipendenza e libertà da eventuali necessità di reperimento fondi. Quali le vostre maggiori azioni e il progetto più importante in corso? Le azioni fondamentali di ISF sono la Formazione e il Progetto, che si declinano nei differenti ambiti delle discipline ingegneristiche in base alle esigenze contingenti e alla sensibilità dei soci attivi. I contesti in cui si opera sono sia quelli tipici della cooperazione internazionale con i Paesi del Sud del mondo che vogliono intraprendere con noi un progetto di autosviluppo, sia quelli locali, cioè sul territorio, in collaborazione con le realtà che lo caratterizzano. Esempi di iniziative in atto nell’ambito della cooperazione allo sviluppo sono la recente collaborazione con l’Istituto Inbar per promuovere la realizzazione di un centro per ragazzi con disagi sociali ad Arusha, in Tanzania e l’affiancamento per la redazione del piano di ricostruzione della città di Kobane nel Kurdistan Siriano. Per quanto riguarda il contesto locale stiamo lavorando sull’autoformazione in merito al tema del dissesto idrogeologico genovese. Operate in sinergia anche con l’associazione Architetti senza Frontiere? Ad oggi non abbiamo avuto contatti con questa associazione. Ma riteniamo che la collaborazione, la capacità di fare rete e la complementarietà delle competenze siano di fondamentale importanza per la riuscita dei progetti di cooperazione allo sviluppo, dove l’attore principale dovrebbe essere la controparte locale, che spesso nelle priorità progettuali viene dimenticata e messa in secondo piano. ------Ingegneria Senza Frontiere Onlus isf.genova@gmail.com c/o DICCA - 010 3536576 http://www.dicat.unige.it/isf/

Due immagini del progetto “Terra cruda” in via di realizzazione in Tanzania

Facebook: Ingegneria senza Frontiere Genova n. 6 - Giugno 2015 -

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Qui Ordine L’ESORDIO NAZIONALE DELLA CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE

DECOLLA A GENOVA CERT’ING PASSAPORTO PER L’EUROPA E IL MONDO GIULIA DANIELI

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n “passaporto” per l’Europa e per il mondo, rilasciato dall’Ordine degli Ingegneri di Genova, inserendosi nel progetto nazionale per la certificazione delle Competenze. Dopo la costituzione dell’Agenzia Nazionale per la Certificazione delle Competenze Cert’ing, da parte del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, decolla infatti dalla Lanterna la prima esperienza agganciata al circuito nazionale di certificazione delle competenze professionali, figlia delle forti sollecitazioni giunte dall’Ue ai Paesi membri e raccolte in Italia dalla Riforma del lavoro. Nato dal D.lgs n. 13 del 16 gennaio 2013, il sistema nazionale di certificazione delle competenze è stato prontamente adottato dal CNI che ha così messo gli ingegneri in prima fila nella realizzazione del nuovo strumento che apre nuove porte verso il mondo del lavoro non solo in Italia ma anche nel mondo. «Cert’Ing – spiega Roberto Orvieto, presidente dell’Ordine di Genova, consigliere dell’Agenzia Nazionale e uno dei protagonisti della certificazione per gli ingegneri – ha innanzitutto la funzione di rendere identificabili le competenze maturate nel corso della vita professionale; il “grande capitale”, così ormai identificato dall’UE, si matura in percorsi di crescita e di studio non formali e la maggior parte dei Paesi del mondo, valorizza questo, valutando i profili in base al livello di aggiornamento e di comprensione di specifiche conoscenze. Tutte le categorie professionali a livelli europeo stanno costruendo dei “competencies framework” basati sulle conoscenze, l’aggiornamento e le capacità (la nascita di un linguaggio comune), Cert’ing ha come obiettivo l’identificazione delle competenze degli ingegneri italiani. L’Unione europea vuole garantire che le conoscenze e le capacità professionali della forza lavoro dei propri cittadini, siano in grado di soddisfare i più elevati standard a livello mondiale e siano costantemente aggiornate in un efficace processo di apprendimento permanente. Questi sono gli obiettivi di Cert’ing, che punta a promuovere la mobilità geografica professionale, a favorire l’incontro tra domanda e offerta, con un database specifico a cui può accedere il “mondo” del lavoro con ricerche filtrate per chiave di competenza (non perdendo il curriculum lavorativo generale dell’ingegnere). Inoltre costituisce sicuramente un elemento di innovazione e di valorizzazione del patrimonio culturale e professionale, un

Gli ingegneri primi professionisti in Italia a cogliere l’opportunità sollecitata dall’Ue e introdotta dalla Riforma del Lavoro per valorizzare la professionalità e favorire l’occupazione e la mobilità lavorativa nei Paesi dell’Unione e non solo

Cert’Ing è stata presentata l’11 giugno nel corso di un incontro formativo al Teatro Carlo Felice di Genova. Al tavolo dei relatori, da sinistra Angelo Valsecchi, Consigliere nazionale CNI; Roberto Orvieto, Domenico Muccio Palma, Marco Sartini e Silvio Rossi, rispettivamente Presidente, vice Presidenti e consigliere dell’Ordine degli Ingegneri di Genova.

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Qui Ordine

fattore strategico per il nostro Paese, in un’economia globalizzata in cui sfortunatamente la concorrenza aumenta solo in relazione al costo del lavoro». Di cosa si tratta in sostanza? «Semplicemente – risponde Orvieto – di far diventare le proprie conoscenze, il proprio aggiornamento e le proprie capacità un “capitale” certificato, rendendolo riconoscibile e disponibile. L’Ordine di Genova, costituendo ulteriore elemento di forza nel processo di certificazione, ha inserito le figure dei “Tutor”: persone di comprovata esperienza che supporteranno gli ingegneri lungo il percorso di certificazione. Il processo di certificazione non è un esame, ma deve essere visto appunto come un percorso volontario di accrescimento della consapevolezza nei confronti del proprio grado di conoscenza, capacità, e aggiornamento in un particolare comparto o area di specializzazione. Lo strumento ha quindi una grande valenza per l’individuazione di percorsi di accrescimento verso l’area prescelta o verso un’altra area o specializzazione». Ci sono dei vantaggi sull’aspetto obblighi formativi? «Certo la certificazione, come tutti i processi di qualità

è sottoposta a revisioni periodiche, e far certificare le proprie competenze garantisce l’innesco di un processo di auto-apprendimento volontario, nel settore e comparto specifico, che viene verificato dai valutatori all’atto della revisione triennale: in sostanza oltre ai 15 CFP autocertificati ne acquisisco altri 15 annui con la certificazione delle competenze (totalizzando così i 30 annui previsti)». La certificazione è frutto di un percorso che cambierà non appena sarà operativa la “piattaforma” messa a disposizione dall’Agenzia Nazionale, e di cui daremo tempestivamente comunicazione) che consente di far ottenere alla personale competenza visibilità e leggibilità, non trascurando il curriculum generale dell’ingegnere che rimane comunque sempre disponibile nell’elenco degli ingegneri targati Cert’ing. È proprio questo che porta a quella valorizzazione della propria professionalità che per l’Ue, soprattutto in questi tempi di crisi, assume un “valore” in più in un mercato che vede occupazione, redditi e volumi d’affari in calo, mentre la mobilità lavorativa aumenta, e con essa la concorrenza fra professionisti.

IL PERCORSO STEP BY STEP La presentazione della domanda – Per avviare il processo di certificazione delle competenze è necessario visitare il sito istituzionale dell’Ordine di Genova alla sezione Cert’ing. Qui si trova una “Sintesi di Cert’ing”, il “Modulo presentazione domanda”, i “Comparti e le aree di specializzazione”, un “Collegamento all’Agenzia Nazionale per la Certificazione delle Competenze degli Ingegneri”. A che cosa serve? – A rendere riconosciute le competenze più importanti ed utili acquisite nel corso della vita professionale. Il curriculum certificato viene inserito in un database nazionale. Dopo l’iscrizione, il logo Cert’Ing può essere utilizzato su curriculum, carta intestata, biglietto da visita, sito e altro materiale pubblicitario dell’ingegnere come elemento di distintività.

Chi può accedere? – Tutti gli iscritti all’Ordine degli Ingegneri. La certificazione è di due livelli: 1 - Certing: per chi ha un’esperienza professionale di almeno 4 anni nel comparto specifico prescelto. 2 - Certing plus: per chi ha un’esperienza professionale di almeno 7 anni nel settore di specializzazione specifico prescelto. Gli ingegneri juniores possono conseguire solo la certificazione di primo livello. La procedura – Nelle varie fasi che precedono la certificazione, il candidato non è mai solo. Dopo la presentazione della domanda, alla quale segue l’invio del curriculum (un momento di riflessione sulla propria carriera e le proprie esperienze, ma anche sul proprio futuro), un Tutor fornirà supporto in tutte le fasi; un Coordinatore

sovrintenderà con la sua supervisione; un Gruppo di Esperti valuterà la competenza per validarla, il Consiglio dell’Ordine delibererà l’emissione del certificato e l’Agenzia Nazionale per la Certificazione delle Competenze registrerà e pubblicherà il curriculum nel database. Fanno parte dell’Agenzia UNI (Ente nazionale di normazione) e Accredia. Le specializzazioni – Al momento della compilazione della domanda, bisogna indicare – nel settore di appartenenza: Civile e ambientale, Industriale e dell’Informazione - il comparto più pertinente alla propria professionalità fra gli oltre 30 elencati, con centinaia di specializzazioni. Per approfondire e iscriversi: www. ordineingegneri.genova.it -> home -> CERT’ing

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Qui Ordine DOPO IL VOTO DI MAGGIO IN TUTT’ITALIA

RINNOVATI I DIRIGENTI INARCASSA ECCO I DELEGATI DELLA LIGURIA

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i è insediato il 10 luglio il nuovo Consiglio di Amministrazione di Inarcassa, la Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri e gli Architetti Liberi Professionisti. Il Consiglio, composto da undici membri cui si affiancano il Collegio dei Revisori ed il Comitato di Coordinamento, è stato eletto lo scorso 3 luglio dai 225 componenti del Comitato Nazionale dei Delegati in rappresentanza dei 170 mila associati, e resterà in carica per cinque anni. Il nuovo presidente di Inarcassa è l’arch. Giuseppe Santoro, vice Presidente l’ing. Franco Fietta. In giunta esecutiva l’ing. Nicola Caccavale e gli architetti Gianfranco Agostinetto e Filippo Franchetti Rosada, quest’ultimo eletto in Liguria. All’arch. Paola Muratorio, Presidente dal 2000 al 2015, il ringraziamento del nuovo gruppo dirigente per l’impegno con il quale ha guidato Inarcassa. «Nel prossimi cinque anni - ha dichiarato il Presidente Santoro - Inarcassa consoliderà i successi del passato e li arricchirà con le innovazioni che lo sviluppo della società e delle nostre professioni richiedono. Amplieremo la funzione previdenziale ed il sistema di welfare. Al tempo stesso lavoreremo per rafforzare il ruolo dell’ente che, con nove miliardi di patrimonio, è uno dei principali investitori istituzionali italiani ed europei, assicurando alla nostra attività indipendenza, lungimiranza strategica e rigore gestionale». Le operazioni di voto per l’elezione dei rappresentanti territoriali del Consiglio sono iniziate in tutt’Italia il 6 e 7 maggio. In Liguria hanno votato 1.178 ingegneri. Otto i delegati regionali eletti, quattro ingegneri e altrettanti architetti. Ecco gli iscritti al nostro Ordine: Angelo Boccini a Genova, Marco Gaminara a Savona, Giorgio Franchetti Rosada alla Spezia e Gian Luigi Petrini a Savona. G. Dan.

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- n. 6 Giugno 2015

Nella nostra regione eletti 4 ingegneri e 4 architetti. I rappresentanti del nostro Ordine e i recapiti per incontrarli per qualunque problema relativo a questioni previdenziali. Il nuovo presidente Giuseppe Santoro: «Consolideremo i successi del passato»

GENOVA

IMPERIA

ing. Angelo Boccini per appuntamento cell. 347 3630666 angelo.boccini@teletu.it

ing. Gian Luigi Petrini per appuntamento tel. 0183 296226 cell. 338 9548900 gianluigipetrini@uno.it

LA SPEZIA

SAVONA

ing. Giorgio Franchetti Rosada per appuntamento tel. 0187 736018 cell. 339 7380776 giorgiofranchettirosada @gmail.com

ing. Marco Gaminara per appuntamento tel. 019 801978 cell. 348 2644527 ingegneria.gaminara @gmail.com


Qui Ordine FORMAZIONE A IMPERIA

IL PUNTO SULLA RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA E STRUTTURALE

L

a riqualificazione energetica e strutturale del patrimonio edilizio italiano: è il tema formativo affrontato nell’incontro tecnico che si è svolto giovedĂŹ 21 maggio nel Centro Congressi dell’Hotel Londra di Sanremo a cura dell’Ordine della Provincia di Imperia, con il particolare impegno del consigliere Ing. Simone Di Marcoberardino, e la partecipazione del Collegio Provinciale dei Geometri e degli Amministratori di Condominio del gruppo Gesticond, oltre che di numerose imprese specializzate nel settore del recupero edilizio. Fra i relatori, lo stesso Dimarcoberardino, responsabile scientifico del seminario; il consigliere ing. Enrico Ingenito, che ha presentato delle alcune case history “a chilometro zeroâ€? e alcuni tecnici dell’impresa Fassa. ÂŤIn particolare - spiega Di Marcoberardino – abbiamo puntato su interventi di riqualificazione che tutti i presenti potessero sentire vicini, nel senso fisico e geografico, e vedere. Spesso ci troviamo a seguire eventi divulgativi meravigliosi, architetture fantasiose e strutture avveniristiche ma che raramente incontriamo nella vita di tutti i giorni. CosĂŹ abbiamo voluto presentare soluzioni innovative a problemi che possiamo incontrare nella nostra professioneÂť. Ovvero sia edifici contemporanei, sia beni storici pregiati, come quelli su cui è intervenuto l’Ing. Ingenito, il quale ha illustrato un intervento di restauro di un antico frantoio del 1700. L’edificio, vincolato dalla Soprintendenza, si presentava con un avanzato stato di degrado: profonde lesioni dei maschi murari, cedimenti delle strutture voltate e parziali crolli. Nell’ambito degli interventi strutturali curati dal collega è emersa l’importanza di un’accurata indagine che ha portato ad identificare come causa principale del dissesto la rimozione delle antiche catene che originariamente contenevano le spinte orizzontali delle volte. L’intervento teso a conservare le strutture originarie ha visto il recupero delle volte con il ripristino delle centinature antiche, l’inserimento delle catene rimosse ed il consolidamento delle murature con iniezioni di malta e betoncini armati. Il collega Di Marcoberardino ha presentato anche uno studio dei dettagli costruttivi frutto di una progettazione integrata, fondamentale per ogni attivitĂ di questo tipo. Nota di interesse, la relazione sull’importanza del coordinamento tra le diverse aree di competenza specialistica del processo edilizio per garantire un elevato standard qualitativo con il raggiungimento dei requisiti prestazionali di progetto. Il responsabile scientifico ha infine ringraziato la platea a nome del Presidente ing. Domenico Pino – assente per precedenti impegni - riportando il suo pensiero sulla forte necessitĂ di intervenire al piĂš presto su un patrimonio edilizio ormai datato, assieme a tecnici attenti e preparati con una conoscenza profonda di tecniche e materiali innovativi ed al passo con i tempi. Lorenzo Falciola

In un seminario, tecniche e case histories contemporanei e restauri in ambienti storici vincolati.

Una delle relazioni al seminario di Imperia n. 6 Giugno 2015 -

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Qui Ordine

FEDERAZIONE REGIONALE DEGLI ORDINI DEGLI INGEGNERI DELLA LIGURIA Piazza della Vittoria, 11/10 – 16121 Genova - C.F. 95045940103 www.federazioneingegneri.liguria.it -PEC federazione.liguria@ingpec.eu Presidente Maurizio Michelini (GE); Segretario Claudio Firpo (GE); Consiglieri Domenico Pino (IM), Giuseppe Anselmo (IM), Fulvio Ricci (SV), Nicola Berlen (SV), Roberto Orvieto (GE), Marco Sartini (GE), Paolo Caruana (SP), Claudia Bedini (SP). ISCRITTI COMPLESSIVI ALBI PROFESSIONALI INGEGNERI LIGURIA Sezione A 6.894 - Sezione B 235 – TOTALE 7.129 (di cui 6.173 uomini e 956 donne)

GENOVA

Piazza della Vittoria, 11/10 16121 Genova Tel. 010.593840 - 010.593978 Fax 010.5536129 - C.F. 80039470101 www.ordineingegneri.genova.it PEC ordine.genova@ingpec.eu ordine@ordingenova.it info@ordineingegneri.genova.it

IMPERIA

Via della Repubblica, 11 18038 Sanremo (Imperia) Tel e Fax 0184.530799 - C.F. 81001410083 www.ordineingegneriimperia.it PEC ordine.imperia@ingpec.eu info@ordineingegneriimperia.it loredana@ordineingegneriimperia.it

Presidente Roberto Orvieto Vice Presidenti Domenico Muccio Palma, Marco Sartini Segretario Roberto Zanardi Tesoriere Gianluigi Calzetta Consiglieri Arturo Antonelli, Laura De Biasio, Andrea Del Grosso, Claudio Firpo, Diego Fonsa, Riccardo Franchini, Maurizio Michelini, Mauro Nalin, Silvio Rossi, Aldo Signorelli.

Presidente Domenico Pino Segretario Mauro Ausonio Tesoriere Enrico Ingenito Consiglieri Giuseppe Anselmo, Fiorenzo Borro, Simone Di Marcoberardino, Lorenzo Falciola, Gianluigi Pancotti, Riccardo Restani, Fabio Sappia, Gian Paolo Trucchi.

ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 4.616 - Sezione B 112 TOTALE 4.728 (di cui 4.103 uomini e 625 donne) al 31 maggio 2015

ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 480 - Sezione B 18 TOTALE 498 (di cui 433 uomini e 65 donne) al 31 maggio 2015

LA SPEZIA

Via Vittorio Veneto, 99/2 - 19124 La Spezia Tel. e Fax 0187.732768 - C.F. 80017220114 www.ordineingegnerilaspezia.it PEC ordine.laspezia@ingpec.eu segreteria@ordineingsp.com ordine.laspezia@ingsp.eu

SAVONA

Corso Italia, 8/11 - 17100 Savona Tel. 019.822678 e Fax 019.822696 C.F. 80003460096 www.ordineingegnerisavona.it PEC ordine.savona@ingpec.eu ingegneri.savona@ordineingegnerisavona.it

Presidente Paolo Caruana Vice Presidente Daniele Guerrieri Tesoriere Stefano Pasquali Segretario Marco Fanton Consiglieri Claudia Bedini, Michele Codeglia, Stefano Fusi, Riccardo Marangoni, Simone Tesconi, Marco Vescovi, Gianfranco Zucconi.

Presidente Fulvio Ricci Vice Presidente Nicola Berlen Tesoriere Diego Pastorino Segretario Maria Alessandra Binaghi Consiglieri Diego Bergero, Franca Briano, Daniele Cabrini, Gabriele Calzavara, Claudio Gagliolo, Marcello Macciò, Danilo Muraglia.

ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 719 - Sezione B 29 TOTALE 748 (di cui 660 uomini e 88 donne) al 31 maggio 2015

ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 1.079 - Sezione B 76 TOTALE 1.155 (di cui 977 uomini e 178 donne) al 31 maggio 2015

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Sommario

SOMMARIO 1 Il Rullo... di Rolli Vignetta a cura di S. Rolli 2 Post-Rullo Quella casa in cerca di ruote

4 Editoriale Ordini in crisi di identitĂ per overdose normativa? - P. Caruana 7 Random

12 Qui Federazione 12 Professionisti rappresentati anche in Camera di Commercio 13 Presidente Toti, quando ci vediamo? - M. Michelini 14 A otto mesi dall’alluvione

16 Cover 16 PerchÊ oltre metà delle scuole è priva del titolo antincendio - G. Sansalone 19 Professione 19 Ingegneri dell’informazione: vivere proiettati nel futuro 20 Il risparmio energetico e le opportunità dimenticate - M. Michelini

“Celeste 2â€? aspetta soluzioni - G. Sansalone 24 “ISFâ€?, la onlus che da Genova porta la solidarietĂ nel mondo - G. Danieli 26 Qui Ordine 26 Genova – decolla a Genova CERT’ING passaporto per l’Europa e il mondo - G. Danieli 28 Rinnovati i dirigenti Inarcassa ecco i delegati della Liguria - G. Danieli energetica e strutturale - L. Falciola 30 La Federazione e gli Ordini provinciali della Liguria

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n. 6 - Giugno 2015

A&B - Atti e Bollettino di Informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria Mensile della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria - Codice Fiscale 95045940103 PEC: federazione.liguria@ingpec.eu www.federazioneingegneri.liguria.it Presidente: Maurizio Michelini (Ge) Segretario: Claudio Firpo (Ge) Consiglieri: Giuseppe Anselmo (Im), Claudia Bedini (Sp), Nicola Berlen (Sv), Paolo Caruana (Sp), Roberto Orvieto (Ge), Domenico Pino (Im), Fulvio Ricci (Sv), Marco Sartini (Ge) Reg. Tribunale Genova n. 64 del 25 marzo 1949 Anno LXVI N. 6 – Giugno 2015 Chiuso in redazione il 10 luglio 2015 In attesa variazione periodicitĂ Direzione e Redazione: Piazza della Vittoria, 11/10 - 16121 Genova rivista@federazioneingegneri.liguria.it Editore, impaginazione, stampa: Via Pastorino, 200-202 r - 16162 Genova ! " ! Direttore Responsabile: Gianfranco Sansalone Hanno collaborato: Claudia Bedin, Paolo Caruana, Giulia Danieli, Lorenzo Falciola, Maurizio Michelini, Andrea Novelli, Roberto Orvieto, Stefano Rolli, Roberto Zanardi. In copertina: Foto Aba News Grazie per la collaborazione alle segreterie degli Ordini degli Ingegneri di Genova, Imperia, La Spezia e Savona Progetto editoriale: Agenzia Aba News abanews@abacomunicazione.it www.abacomunicazione.it Movie & Fashion Group Srl info@moviefashiongroup.com www.moviefashiongroup.com Di questo numero, scaricabile in pdf dal sito della Federazione, vengono spedite 10.000 copie cartacee a tutti gli iscritti agli Albi degli Ingegneri della Liguria, alle pubbliche istituzioni e ai soggetti di interesse per la categoria. La riproduzione, anche parziale, del testo e delle immagini è consentita purchĂŠ siano espressamente e citati la fonte e gli autori. Ăˆ vietato riprodurre, anche in modo parziale, # $ $ $$ $ proprietĂ Le immagini riprodotte sono della Federazione, di autori o di archivi regolarmente consultati, o sono state reperite presso fonti pubbliche e libere. I marchi citati appartengono ai rispettivi proprietari. Nel caso non sia stato possibile rintracciare eventuali detentori di diritti, l’editore si dichiara disponibile ad adempiere ai propri obblighi. Il prezzo dell’Abbonamento è compreso nella quota di iscrizione annuale per gli iscritti agli albi provinciali dell’Ordine, le copie in abbonamento a titolo oneroso sono in percentuale non inferiore %&


GUIDO CAROSINI, FILIPPO E FRANCESCO PARODI AGENZIA GENERALE DI GENOVA

Piazza Dante 8/4 - Genova - tel. 0105957567 e-mail: roberto.meschia.510@agenzie.realemutua.it

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A&B n. 6 anno 2015 by ordineingegnerigenova - Issuu