N.3 Marzo
2015
Esce del 1949
ollettino di informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria
I NOSTRI “NO” E I “Sì” CHE LA NUOVA REGIONE DEVE ASPETTARSI
Politica e professioni insieme per i cittadini: le proposte degli ingegneri
Attestati
Progetto
Formazione
Alluvione
Prestazione energetica: mini compensi e maxi sanzioni
Energia pulita e nuovo lavoro: PAT aspetta finanziatori
Dai droni alla Qualità: eventi in crescita
Storie di solidarietà e di consulenze “principesche”
Mensile della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria
Poste Italiane Spa – Spedizione in Abbonamento Postale DL 353/2003 (Conv. In L. 27/02/04) Art. 1 Comma 1 - MP-NO / MENSILE - GENOVA ANNO LXVI- N. 3 Marzo 2015
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POLITICA: ULTIMA CHIAMATA LE PROPOSTE DEGLI INGEGNERI Maurizio Michelini Presidente Federazione Ordini Ingegneri Liguria
Un invito a tutti i candidati per ascoltare il nostro progetto: amministratori e professioni insieme per i cittadini, ma con precise regole di ingaggio. Siamo pronti a dire dei “sì” e dei “no”.
EDITORIALE
I
n questo numero di A&B “consegnamo” ai futuri amministratori regionali il nostro programma di lavoro per i prossimi cinque anni. Da tempo le professioni - ognuna nella propria autonomia ma nella determinazione di fare rete in modo compatto - si impegnano per imprimere una svolta nel modo in cui questo Paese considera il loro “sapere” e il loro “agire”. Ora i tempi sono maturi per partecipare direttamente alle scelte decisionali, grazie ad un sistema ordinistico riformato secondo i principi di competenza, concorrenza leale e terzietà disciplinare. QUELLO CHE VOGLIAMO Una classe politica autorevole e responsabile, selezionata secondo competenza, passione e lealtà; un impianto normativo revisionato secondo principi di coordinamento, chiarezza, tassatività e ragionevolezza, basato sul raggiungimento delle prestazioni più che sulla mera osservanza delle prescrizioni; l’istituzione, in seno alle commissioni consigliari, di gruppi di lavoro composti da consiglieri regionali e professionisti designati da Ordini e Collegi professionali, paralleli e indipendenti rispetto agli organismi amministrativi esistenti, per ridare alla politica l’indipendenza culturale e conoscitiva di cui necessita per deliberare. QUELLO CHE NON VOGLIAMO In questa rivista, nel primo numero del 2014, abbiamo segnalato i problemi di sezione idraulica dei corsi d’acqua tombinati e le criticità dei provvedimenti normativi di tutela, invitando le pubbliche amministrazioni a coinvolgerci maggiormente nella prevenzione, chiedendoci i pareri previsti dall’art. 37.6 del R.D. 2537/1925. Nessuna risposta pervenuta. A fine 2014 il disastro, documentato nell’ultimo numero dell’anno di “A&B”, dove ci siamo contati e abbiamo scoperto di avere i numeri per garantire in ogni edificio una “sentinella” per la prevenzione e la gestione delle emergenze: è sufficiente attuare, a livello regionale e comunale, l’art. 6, comma 2 della Legge 225/1992. Nessuna risposta pervenuta. Per ultimo, il R.R. 1/2015, in materia di prestazione energetica degli edifici, illegittimo nel regime sanzionatorio, irragionevole sotto altri aspetti e inutile nel lungo periodo, visto che la tendenza è quella di allinearsi alle norme statali (V. servizio a pag. 18).
Nessun parere ci è stato richiesto. Eppure abbiamo molto apprezzato le aperture politiche dimostrate dal Consiglio Regionale e dagli Assessori competenti nella modifica delle norme sulla sismica, che ci hanno portato a ritirare il ricorso al TAR, anche se, a sorpresa, la Regione ha poi chiesto al Tribunale, senza ottenerlo, di addebitarci tutte le spese di giudizio. La sensazione è che la Politica, quella con la P maiuscola, abbia difficoltà a governare una macchina amministrativa che tende a proseguire per inerzia nella sua strada, rispondendo sempre meno ai comandi del pilota, “esiliato” in una cabina di comando tanto lussuosa quanto scollegata dal resto della nave. Di fronte a questa situazione saremo costretti a passare il nostro tempo a sistemare le cose a colpi di ricorsi al TAR? QUELLO CHE FAREMO Intanto inviteremo tutti i candidati in un teatro ad ascoltare e prendere nota di tutto ciò che da oltre un anno denunciamo e proponiamo in questa rivista che, ricordo, arriva in 10’000 copie cartacee ai 7.200 ingegneri liguri, a tutti gli assessori e consiglieri regionali e dei comuni capoluogo, ai sindaci e i segretari comunali liguri, ai giornalisti e alle altre istituzioni di interesse. Quindi chiederemo incontri al rinnovato Consiglio regionale, anche per evitare che materie tecniche omogenee vengano divise tra diversi assessorati (come accade ora per l’edilizia e la sismica, unite a livello nazionale, divise in Regione). Renderemo conto di tutto su questo giornale, che potrà essere “strumento di dibattito” o “spina nel fianco” della nuova amministrazione regionale. Certo, se il modus operandi sarà quello adottato pochi giorni fa proprio dalla Regione Liguria per cambiare il sistema di allerta meteo – passando dai numeri ai colori, come del resto auspicato da tempo dal capo del dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli per superare l’attuale disomogeneità esistente in Italia - non si parte con il piede giusto. Assieme a questo provvedimento ne sono stati presi infatti altri che riguardano le frane, il sistema operativo e l’integrazione della protezione civile: nessuno ci ha consultati, e il nostro ruolo è stato ancora una volta ignorato. Se la nuova giunta continuerà su questa strada, sapremo farci sentire. n. 3 - Marzo 2015 -
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CERTIFICARE LE COMPETENZE PER INCREMENTARE L’OCCUPAZIONE
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e competenze di un individuo sono un insieme di elementi che combinano la sua capacità di utilizzare conoscenze, preparazione e abilità personali, sociali e metodologiche nello sviluppo professionale. Attraverso il percorso formativo e di addestramento, la persona sviluppa le conoscenze e le competenze per applicarle. In funzione delle sue attitudini, della sua storia di vita, delle scelte e delle prospettive, l’individuo identifica quindi un percorso professionale. L’esperienza e le sue qualità gli permetteranno di consolidare aspetti di responsabilità e di autonomia, ma il grande capitale personale viene acquisito in contesti non formali e informali e soprattutto nella vita lavorativa quotidiana e sociale: questo immenso patrimonio in Italia è ancora sommerso, a differenza di molti altri Paesi dell’Unione Europea dove viene ritenuto fondamentale e viene fatto emergere, riconoscendolo come “competenza”. La certificazione della competenza professionale è considerata dall’Ue un elemento strategico di innovazione e valorizzazione del patrimonio culturale e professionale delle persone, per la crescita sociale ed economica di ogni Stato Membro ed anche per beneficiare di un livello elevato di sicurezza occupazionale e di carriera in ogni fase della vita attiva (flexicurity). Inoltre l’Unione Europea è perfettamente a conoscenza che un’economia globalizzata aumenta la concorrenza, in relazione non solo al costo del lavoro, ma anche alle competenze della forza lavoro, pertanto non può permettersi di lasciare inutilizzate competenze potenziali di cittadini europei. Ulteriore obiettivo è concretizzato dal fatto che l’identificazione di precise competenze professionali a livello comunitario permetterebbe di colmare il gap tra il mondo dell’istruzione ed il mercato del lavoro: spesso i titoli accademici hanno qualifiche differenti tra i Paesi Ue, e queste non sono sempre al passo con l’evoluzione delle conoscenze, dei profili e delle competenze richieste dal mercato del lavoro. In questo clima, inoltre, l’eterogeneità delle qualifiche rende anche impossibile, per i Servizi per la ricerca di lavoro, riuscire a gestire le informazioni sulla domanda e l’offerta. L’Italia però non sta a guardare, dimostrando di rispondere alle sollecitazioni rivolte dall’Ue a tutti i Paesi membri affinché, in un periodo di crisi economica globale, si dotino degli strumenti legislativi necessari a consentire al maggior numero di cittadini attivi il riconoscimento e la valorizzazione delle proprie competenze: il nostro Governo, con il D.lgs 13/2012, introduce un sistema nazionale di certificazione delle competenze, in attuazione dei commi da 51 a 61 e da 64 a 68 dell’articolo 4 della legge 92/2012 (Riforma del Lavoro), con un sistema coordinato a livello nazionale di riconoscimento delle competenze acquisite, perseguendo gli obiettivi di promuovere la mobilità geografica e professionale, favorire l’incontro tra domanda e offerta nel mercato del lavoro, accrescere la trasparenza degli apprendimenti e la spendibilità delle certificazioni in ambito nazionale ed europeo. L’Ente Italiano di Normazione, UNI, in questo contesto, forte dell’esperienza sui sistemi comunitari di libera di circolazione dei prodotti, appronta un sistema similare per i servizi professionali. L’esperienza metodologica acquisita a livel2/
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Roberto Orvieto Presidente Ordine Genova
Una nuova opportunità, incentivata dall’Ue e lanciata in Italia dal Cni, attraverso l’Agenzia nazionale Cert-Ing, offre un’opportunità agli ingegneri per accreditare e valorizzare la propria professionalità. L’Ordine di Genova è fra quelli che adotteranno questo modello di certificazione volontaria e si propone di realizzare un progetto organico da sottoporre alla Regione per favorire, nella prossima programmazione FSE, chi aderirà
lo nazionale da UNI ha consentito all’Italia di promuovere lo sviluppo di questa tematica a livello europeo, pubblicando la Guida CEN 14: Linee guida di indirizzo per le attività di normazione sulla qualificazione delle professioni e del personale. Accredia, in qualità di unico Ente Italiano di Accreditamento, autorizzato dallo Stato a svolgere tale attività, con l’entrata in vigore Legge 14 gennaio 2013 n. 4 «Disposizioni in materia di professioni non organizzate», accredita gli Organismi di Certificazione delle Competenze dei professionisti che esercitano la propria attività al di fuori di Albi e Collegi. Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, “grande” socio di UNI, istituisce a Roma, presso la propria sede, l’Agenzia Nazionale per la Certificazione Volontaria delle Competenze degli Ingegneri, “Agenzia Cert-Ing” con la finalità di certificare le competenze degli ingegneri italiani, sulla base delle esperienze già operative degli Ordini territoriali di Milano, Trento e Lodi. Il regolamento dell’Agenzia, prevede già che UNI possa collaborare per individuare i criteri per una ottimale definizione di aree/settori/sezioni di competenza professionale, e rendere, ove possibile, inseribile il candidato all’interno di dette aree ; prevede inoltre la possibilità da parte dell’Agenzia di collaborare con Accredia al fine di accertare la rispondenza – in base alla normativa nazionale ed europea di riferimento applicabile – delle procedure di certificazione e gestione adottate.
Gli ingegneri iscritti appartengono giuridicamente agli ordini territoriali e pertanto la certificazione della competenza professionale sarà rilasciata dal Consiglio dell’Ordine di appartenenza. L’Ordine di Genova sarà uno dei primi Ordini territoriali ad adottare il modello di certificazione volontaria delle competenze professionali degli ingengeri e si è attivato per stipulare una convenzione quadro con Arsel (Agenzia Regionale per lo Sviluppo Economico della Liguria) finalizzata a mettere reciprocamente a disposizione le informazioni riferite a profili professionali, sviluppare nuove figure professionali da inserire nel Repertorio Regionale e riferite ad aree di attività nel campo ingegneristico, sviluppare specifiche unità di competenza anche in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria, realizzare attività di ricerca sui fabbisogni formativi e professionali delle Aziende manifatturiere liguri. Si auspica che queste attività possano consentire la definizione, da parte dell’Ordine degli Ingegneri di Genova, di un progetto organico da proporre alla Regione Liguria, nell’ambito della prossima programmazione FSE. Secondo l’Ue, secondo il Governo italiano, secondo Cert-ing, è necessario oggi, incoraggiare le persone che desiderano lavoro ad identificare e far certificare le loro competenze, per soddisfare capillarmente le esigenze dei mercati e permettere una chiara “leggibilità” delle loro reali competenze.
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CARA REGIONE, LE LEGGI SI SCRIVONO COL CONTRIBUTO DEI PROFESSIONISTI
L’
’attuale sistema di consultazione degli Ordini da parte della Regione Liguria è inadeguato. Anzi, fallimentare. Le professioni tecniche possono offrire molti vantaggi se messe nelle condizioni di poter dare il loro contributo “nell’interesse superiore della collettività”. È il momento di voltare pagina, di dire basta all’attuale sistema delle “audizioni” durante le sedute delle varie Commissioni regionali, convocate solo pochi giorni prima rendendo impossibile – nel nostro caso - un contributo dei rappresentanti delle professioni tecniche su Leggi Regionali il cui testo in discussione è spesso quello già definitivo. Nelle varie audizioni o in occasione di altri incontri con la Regione Liguria, i rappresentanti dei vari Ordini, Collegi e Federazioni, hanno sempre sollevato questa problematica proponendo una radicale modifica all’attuale sistema di consultazione: proposta peraltro già ampiamente condivisa dalle professioni tecniche. In sintesi ecco di cosa si tratta, in un’esposizione breve e spero chiara affinché tutti gli ingegneri liguri (e non solo) ne siano a conoscenza e, se la condividono come spero, la sostengano. Innanzitutto la finalità dell’iniziativa è di rafforzare, tramite la nostra Federazione regionale, il ruolo consultivo e propositivo degli ingegneri, instaurando finalmente una ”collaborazione costruttiva” con la Regione offrendo le conoscenze e le competenze dei professionisti liguri su tutte le leggi, regolamenti ed iniziative varie che riguardano specificatamente i nostri settori. In merito a tale ruolo consultivo proprio l’attuale Presidente di Federazione ing. Maurizio Michelini ricordava, in un recente editoriale del nostro giornale, che le norme istitutive dell’ordinamento professionale (del 1923) pongono tra i doveri degli Ordini, quello di supportare le pubbliche amministrazioni nelle materie a noi pertinenti. Bene. Nel dicembre del 2011, la Federazione Regionale degli Ordini della Liguria (allora presieduta proprio dal sottoscritto), in qualità di portavoce dell’iniziativa, inviò al Presidente della Giunta Regionale una lettera in cui informava che si era costituita 4/
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DOMENICO PINO Presidente Ordine Imperia
Il sistema delle audizioni di Ordini e Federazioni convocate in extremis nelle Commissioni non regge, perché ci impedisce di influire su testi già definiti. Bisogna rilanciare la “Consulta tecnica regionale”: i candidati alle prossime regionali prendano seri impegni in questo senso
una Consulta Tecnica Permanente tra le professioni tecniche della Liguria, chiedendo un incontro per presentare il documento che era stato predisposto. La comunicazione era avvenuta dopo numerosi incontri che si erano conclusi con la sottoscrizione, da parte delle Federazioni di Ingegneri, Architetti, dottori Agronomi e Forestali, Comitato dei Collegi dei Geometri, Collegi dei Periti e Ordine regionale dei Geologi, appunto di un documento che istituiva una “Consulta Tecnica Regionale” con le finalità recentemente richiamate anche nell’accordo siglato tra le professioni tecniche e la Regione Lombardia. La “Consulta”, infatti, non era affatto una novità, in quanto iniziative simili erano e sono già realtà in altre Regioni italiane. Giusto la Regione Lombardia ha realizzato un protocollo d’intesa con i vari Ordini e Collegi tecnici proprio per migliorare il rapporto tra pubblico e privato, favorendo un confronto diretto su temi come la valorizzazione del territorio, lo sviluppo di azioni ambientali innovative, i lavori pubblici, la semplificazione, le nuove tecnologie, e così via. Tutti i rappresentanti degli Ordini e dei Collegi della Liguria avevano riconosciuto l’esigenza di questa iniziativa unitaria che mirava ad un costante rapporto di collaborazione con la Regione perseguendo obiettivi e finalità di interesse collettivo. Per questo gli ingegneri liguri, tramite la propria Federazione, sono assolutamente disponibili ad una
collaborazione sinergica con la Regione ma nel contempo intendono opporsi con forza a storture legislative che danneggiano i professionisti e la collettività. I provvedimenti legislativi regionali, che interessano la nostra professione, devono essere il più possibile condivisi e non calati (d’autorità) dall’alto! In merito si ricordano ad esempio, la vicenda delle “certificazioni energetiche” e più recentemente quella delle “autorizzazioni sismiche preventive” che ha visto la Federazione degli Ordini della Liguria, suo malgrado, promuovere addirittura due ricorsi al TAR contro la Regione Liguria. Si potevano evitare? Probabilmente si…se fossimo stati consultati preventivamente! In maggio si vota per rinnovare l’amministrazione regionale: io credo che la consultazione delle professioni tecniche prima di legiferare in materie in cui sono richieste forti competenze tecniche sia un requisito minimo, come quello di un confronto con chi poi si troverà a operare concretamente, appunto, con norme che spesso incidono fortemente non solo sul lavoro pratico ma anche sulle conseguenze che questo avrà sulla vita dei cittadini. Per questo ritengo utile che i candidati – tutti i candidati, di ogni schieramento – si pronuncino in modo chiaro e convincente su questo tema, prendendo seri impegni con il proprio elettorato per la prossima legislatura.
LE NOSTRE PROPOSTE PER LE COMPETENZE DI UNA “CONSULTA TECNICA PERMANENTE” Ecco, secondo la proposta firmata nel 2011 dai rappresentanti delle professioni tecniche della Liguria (architetti, agronomi e forestali, geometri, geologi ingegneri e periti industriali) quali avrebbero dovuto essere le competenze della “Consulta tecnica permanente” da affiancare alla Regione Liguria. • Incrementare i livelli di sicurezza attesi di strutture e infrastrutture; • Promuovere e sostenere la collaborazione tra il settore pubblico e privato per la realizzazione e la gestione di opere pubbliche ed infrastrutture di interesse strategico regionale; • Favorire il rispetto e la razionalizzazione delle normative in materia di lavori pubblici; • Migliorare la qualità dei servizi resi dalla Pubblica Amministrazione; • Semplificare il quadro legislativo burocratico; • Assicurare l’uniformità dell’attività tecnico-amministrativa dei Comuni e il trattamento omogeneo di tutti i cittadini liguri, mediante l’individuazione di parametri urbanistico edilizi unitari e la redazione di modulistica e documentazione uniforme per l’esecuzione degli interventi edilizi;
• Promuovere il chiarimento e la semplificazione nell’applicazione delle vigenti disposizioni legislative e regolamentari. • Contribuire a definire una efficace politica energetica Regionale; • Promuovere azioni per il contenimento dei consumi energetici degli edifici residenziali soprattutto attraverso la riduzione delle dispersioni termiche dell’involucro e l’utilizzo di impianti ad alta efficienza energetica; • Incentivare l’utilizzo di fonti rinnovabili • Favorire la riqualificazione urbana e del patrimonio edilizio esistente; • Facilitare collegamenti e sinergie con Università ed aziende; • Favorire l’innovazione tecnologica; • Aumentare la diffusione della cultura tecnicoscientifica; • Migliorare la qualità dei servizi resi dai professionisti; • Pianificazione del territorio; • Valorizzazione e tutela ambientale, gestione e difesa del suolo, prevenzione del dissesto idrogeologico; • Monitoraggio sull’attività urbanistico-edilizia n. 3 - Marzo 2015 -
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UNA TASK-FORCE territoriale CONTRO IL DISSESTO IDROGEOLOGICO
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n molte occasioni abbiamo affrontato, prima e dopo i gravi eventi alluvionali degli ultimi anni, la tematica del dissesto idrogeologico nella nostra Regione. Ogni volta l’analisi delle problematiche sul dissesto ci ha portato a concludere che si tratta di argomento sul quale si dibatte molto, a volte troppo, ma che le azioni concrete di prevenzione non sono mai commisurate all’entità dei fenomeni e, soprattutto, trovano modesto supporto solo a ridosso degli eventi più gravi, nel momento in cui anche nell’immaginario collettivo le tematiche sul dissesto assumono, per qualche giorno o settimana, carattere di maggiore rilevanza. Le Istituzioni, per parte loro, permanentemente impegnate nella corsa ad ostacoli tesa al reperimento delle risorse economiche, talvolta confessano la propria impotenza o scarsa efficacia dei provvedimenti, soprattutto nella programmazione e pianificazione degli interventi di prevenzione. Recenti orientamenti degli strumenti appunto di pianificazione e controllo
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PAOLO CARUANA Presidente Ordine La Spezia
Proposta per creare una sorta di “struttura di missione” permanente esterna che affianchi le Istituzioni, con in primo piano Ordini e professionisti per approfondire le varie tematiche attraverso studi, analisi e una banca dati. Il fenomeno delle frane dovute alla scarsa manutenzione delle aree agricole e boschive
urbanistici hanno auspicato un arresto del consumo di suolo, promuovendo una giusta politica del riuso e della riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. Tutto ciò contribuisce indubbiamente a un non aggravio delle odierne situazioni di rischio, ma il vero problema è quello della mitigazione delle attuali condizioni. Anche sul lessico siamo spesso intervenuti, nella consapevolezza che espressioni quali “messa in sicurezza” ed “eliminazione del rischio”, oltre a non avere alcuna validità dal punto di vista scientifico, provocano nella gente una percezione distorta dei fenomeni, con conseguenti errati comportamenti. Occorre la consapevolezza che solo una fattiva politica di mitigazione del rischio idrogeologico (senza trascurare quello sismico) può trasformare le intenzioni in azioni, i dibattiti in iniziative concrete, la paura in consapevolezza e conseguente determinazione. La conoscenza dell’entità dei fenomeni di dissesto, non disgiunta da quella delle peculiarità del nostro territorio, è indispensabile per poter fronteggiare gli stessi fenomeni con strumenti adeguati. Un esempio, sebbene non esaustivo, emerge dalla lettura delle “Linee guida per la valutazione del dissesto idrogeologico e la sua mitigazione attraverso misure e interventi in campo agricolo e forestale” pubblicate dall’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, nel 2013 (http:// www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/manualilineeguida/MLG_85_2013.pdf). Tutti infatti sanno che il fenomeno dei terrazzamenti e dei cosiddetti “muretti a secco” è una peculiarità della nostra Regione, ma forse pochi conoscono l’entità di questo fenomeno, che con un’estensione di 373 chilometri quadrati di superfici terrazzate e 40.000 chilometri di muri a secco fanno della Liguria la prima regione italiana per entità, in misura di oltre 80 volte le rispettive quantità di superficie e lunghezza dei muri delle regioni che adottano analoghe pratiche di uso del territorio agricolo. A ridosso degli eventi del 2011 emerse che, tra le cause dei disastri che hanno colpito le Cinque Terre, non si poteva escludere una scarsa manutenzione delle aree agricole e boschive, ma da allora, fatta eccezione per qualche lodevole iniziativa di volontariato, poco o nulla è stato fatto per promuovere ed incentivare una concreta politica di interventi locali, sia con risorse pubbliche che private. Ma, come si è detto, quello citato è solo un esempio, che serve a far capire come l’attuazione di una fattiva politica di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico non può che passare attraverso la creazione di una vera e propria task-force permanente, strutturata e completa nell’apporto di competenze, che a fianco delle Istituzioni (sia locali che regionali) fornisca metodi e strumenti adeguati
alla gravità del fenomeno e alla complessità della materia. È superfluo, oltre che pleonastico, ribadire che gli Ingegneri, così come altri professionisti del settore, sono presenti e stanno valutando attentamente i programmi e le intenzioni della politica, proponendosi come sempre hanno fatto, con funzione di supporto ed affiancamento della Pubblica Amministrazione. La proposta è creare una sorta di “struttura di missione” anche in ambito locale, che consenta di approfondire le tematiche del dissesto idrogeologico attraverso studi ed analisi di scala ridotta rispetto agli strumenti generali di pianificazione e controllo adottati dalle Autorità di Bacino. La presenza capillare di professionisti che operano quotidianamente sul campo costituisce in tal senso un sistema di “sentinelle del territorio” che, opportunamente organizzato e coordinato, anche attraverso gli Ordini Professionali, può determinare un patrimonio di conoscenze puntuali, ovvero una “banca dati” continuamente aggiornata e reale, su cui sviluppare i debiti raffronti, sulla base di valutazioni di tipo quantitativo. In questo senso la geotecnica, attraverso una approfondita conoscenza della meccanica dei terreni e delle dinamiche dei movimenti franosi, è uno strumento indispensabile, avvalendosi del quale si possono affrontare e dirimere la maggior parte delle problematiche del dissesto idrogeologico, passando da analisi di tipo meramente qualitativo a valutazioni quantitative del rischio stesso. Tanto più che già a livello nazionale, nel secondo tavolo della struttura di missione di Palazzo Chigi, nata per fronteggiare le conseguenze delle alluvioni sul territorio nazionale, il Presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici ha convenuto sul fatto che occorre conferire ad organismi esterni competenti le attività di progettazione, varare un codice di comportamento per il buon utilizzo del territorio e definire una griglia di valutazione per le Stazioni uniche appaltanti nella fase di ideazione degli interventi, aggiungendo come «la cattiva programmazione e la bassa qualità degli interventi sinora garantiti non hanno consentito di curare il territorio in modo adeguato alla necessità di sicurezza della popolazione, fattore che si acuisce durante i periodi di precipitazioni più intense». Un modello di questo genere può e dovrebbe essere replicato anche su scala regionale, stante il fatto che la nostra Regione purtroppo vanta diversi primati nell’ambito dei fenomeni di dissesto, sia per quanto riguarda l’erosione che la franosità del territorio. È giunto il momento di capire se e quanto questa volontà di interazione e confronto faccia parte delle reali intenzioni di chi dovrà amministrarci nei prossimi anni. n. 3 - Marzo 2015 -
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DALLA PROGETTUALITÀ “DAL BASSO” UNA RISORSA PER IL TERRITORIO
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ngegnere non è solo il professionista che si occupa della sicurezza, dell’edilizia, degli impianti, delle strutture, dei fiumi, della meccanica, delle navi; ma opera anche nell’informatica, nella medicina, nell’energia, nella gestione industriale. Esercita la propria professione con la cognizione di svolgere un servizio per la società e di farlo sempre con dignità e professionalità. Oggi Ingegneria è anche sviluppo, ricerca, idee ed è proprio questa la prospettiva con cui “noi ingegneri” vogliamo affrontare il nostro futuro e quello della società in cui viviamo. Certo, sarebbe facile chiedere alla politica qualche “favore” per i nostri iscritti, magari qualche legge che possa agevolare la nostra attività; ma non è questo il nostro modo di agire. Qualcuno forse ci crede dei cementificatori, invece proponiamo temi necessari e fondamentali e come Ordine professionale arriviamo a proporci come punto di riferimento facendoci garanti per un corretto ed armonico sviluppo del territorio. Crediamo talmente in questo ruolo che a Savona siamo arrivati a organizzare, per il 18 aprile, una giornata di presentazione di progetti selezionati, provenienti dal “basso”, cioè di professionisti, imprese e altri vari soggetti, per far emergere, valorizzare e promuovere la progettualità di cui è ricco il nostro territorio provinciale – ma potrebbe essere quello ligure, o tutta l’Italia… – e rimane spesso nascosta e dimenticata. Ecco, è anche questa la responsabilità di cui ci sentiamo investiti: dove si sono idee, ingegno, progettualità che possano modificare in meglio la realtà, da qualunque parte vengano, noi crediamo rientri nei nostri compiti di tecnici esprimerci. E – anche se qualcuno potrà trovare la nostra posizione discutibile, o magari migliorabile – chiedere alla politica che ne ha le competenze, di venire a vedere, ascoltare, valutare, prendere in considerazione quello che ci è arrivato o abbiamo raccolto, e poi decidere. O almeno dare un contributo, partecipare al dibattito, negli interessi del futuro del territorio, appunto. Dal punto di vista tecnico, noi non facciamo politica di partito, siamo tecnici. Ecco, se dobbiamo 8/
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FULVIO RICCI Presidente Ordine Savona
Il ruolo degli ingegneri nella valorizzazione e promozione di idee e proposte selezionate, di varia provenienza, che riguardano progresso e sviluppo. Amministratori, se ci siete, battete un colpo.
chiedere qualcosa ai politici di mestiere, a chi legifera come la Regione o a chi prende decisioni come gli Enti Locali, “noi Ingegneri” chiediamo sviluppo, ma vero e concreto, compatibile, a 360°. Noi siamo convinti che l’unico sistema per superare questo periodo buio sia cercare un nuovo sviluppo, tornare alle radici e valorizzare ciò che già abbiamo, sviluppare nuove tecnologie e approfondire la ricerca, mettendo in campo tutte le energie disponibili. E quelle di cui noi disponiamo sono veramente notevoli. La nostra idea del futuro è una forte spinta dell’Ingegneria verso tutti i campi disponibili in cui è possibile ricercare risorse per una vita migliore e di conseguenza passando per una economia sostenibile. Forse è questo il vero tema: sviluppo di un’economia in simbiosi con il proprio territorio, compatibile con il mondo che la circonda e quindi fortemente legata all’ambiente.
Un futuro migliore inizia naturalmente dalla capacità che ha la società di accogliere nuove proposte e quindi il primo passo riguarda la scuola e la capacità di sviluppare la cultura di un territorio. Bisogna rivalutare positivamente gli insegnamenti che i nostri nonni ci hanno lasciato, che sono legati alla terra in cui viviamo e alle risorse disponibili. Non è più possibile guardare al futuro, ad esempio, se non si pensa a risparmiare energia e a produrla con sistemi rinnovabili e non inquinanti, se non si valorizzano i beni e le bellezze architettoniche (che non sono solo vincoli ma soprattutto risorse), se non conosciamo appieno potenzialità - in termini di clima, di natura e quindi di salute – dei luoghi in cui viviamo.
“SAVOnaDOMANI”: ECCO PROPOSTE E PROGETTI Si chiama “SavonaDomani” il progetto-quadro dell’Ordine provinciale degli Ingegneri con il coordinamento dell’ing. Giuseppe Antonio Ozenda di Carpasio, consulente di strategie e tecnologie per l’innovazione. Appuntamento sabato 18 aprile, nell’Aula Magna del Campus Universitario di Savona (via Magliotto 2 ore 9-13 e 14,30-17,30). Un vero e proprio piano strategico per l’intera provincia di Savona che parte da un documento programmatico che indica le direzioni da percorrere nei prossimi 25-30 anni per superare la crisi economica e socio-culturale e migliorare la qualità di vita della comunità locale. Lo scopo è aprire un dibattito con rappresentanti delle istituzioni, degli altri Ordini professionali, con le autorità, con i professionisti e i cittadini sulla loro realizzabilità. Questi i temi e i titoli dei progetti. - Ricerca e didattica ispirati al concetto di Naturalità (Agraria, Energetica, Medicina, Economia turistica); - Scuola di Medicina non convenzionale; corsi di ecologia clinica, etologia alimentare; - Dipartimento di Scienze Motorie; - Scuola di Bioarchitettura (didattica ed applicazioni); - Master in Gestione della Naturalità; - Informazione e didattica nelle scuole superiori ed inferiori; Naturalmente il tema principale è quello dello sviluppo economico che riguarda l’energia, l’agricoltura, i servizi e il turismo: - Realizzazione di una centrale elettrogena ad energia eolica d’alta quota (Kitgen); - Produzione di sistemi per l’energia (pannelli solari termici e fotovoltaici; idrogeno); - Gestione del ciclo dei rifiuti (riciclaggio per ottenere materie seconde) su A.T.O. esteso; - Realizzazione di fitodepuratori; - Coltivazione biodinamica, anche di terreni
dismessi (ad esempio piante officinali per distillati e fitocosmetici); - Costituzione di un ente fieristico per la promozione dello sviluppo sostenibile; - Ristorazione dietetica (stages di chef italiani e stranieri); - Coordinamento di attività sportive open-air (triathlon; open-air training per managers; wargames); - Riabilitazione naturale (ad esempio talassoterapia, ippoterapia in maneggio coperto); - Organizzazione di attività nautiche (canottaggio, vela, nuoto, immersione ed altro); - Organizzazione della rete di ospitalità (ostello, conventi, Forti, hotels); - Organizzazione di un Centro Congressuale nel Priamàr; - Progetto di nuovo sistema portuale Savona-Vado; - Marketing su mercati esteri: costruzione dell’immagine coordinata (concetti, logo). Un vero sviluppo è però tale se è veramente condiviso da chi abita il territorio da chi lo vive quotidianamente e quindi è necessario sviluppare altre attività di consenso: - Gestione razionale di energia (risparmio, uso di convertitori solari; micro-cogenerazione); - Riduzione e raccolta differenziata di rifiuti, compostaggio; - Recupero di acqua piovana e riciclo di acque grigie; - Autotutela della salute (cura dell’alimentazione, attività motoria). L’aspetto più importante, che può essere in grado di innescare questo processo di sviluppo, è che partecipino a questa crescita le Istituzioni con i due rami trainanti che solo un’Amministrazione Pubblica può implementare: ricerca di finanziamenti (programmi quadro UE) e normazione (bioedilizia; gestione rifiuti, gestione acqua, fitodepurazione; gestione mobilità e così via). n. 3 - Marzo 2015 -
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I VINCITORI DEL PREMIO REGIONALE 2014 DI ARCHITETTURA IN/ARCH–ANCE LIGURIA Trentasette e tutti dedicati ad opere realizzate sul territorio ligure i progetti presentati alla prima edizione del Premio regionale di architettura In/ Arch–Ance Liguria, la cui premiazione si è svolta il 27 febbraio presso il palazzo della Borsa a Genova. L’evento, promosso dall’Istituto nazionale di Architettura insieme con l’Associazione dei costruttori edili, patrocinato dalla Regione Liguria e dalle Federazioni regionali degli architetti ed degli ingegneri liguri ha presentato una rassegna di idee in cui hanno trionfato creatività e professionalità. Il primo premio è stato consegnato dall’assessore regionale all’Urbanistica Gabriele Cascino a LDA Studio, che ha presentato il progetto di restauro della chiesa Fortezza San Pietro del Comune di Cipressa ad Imperia. Due le menzioni ex aequo: il riciclo di un edificio commerciale degli anni del boom economico a Varazze, realizzato dallo studio di progettisti Ariu+Vallino Architetti e la riqualificazione ambientale della sede dell’ex ferrovia di Albisola Superiore dello Studio 3S degli architetti Voarino e Cairo. Prestigiosa la giuria che ha valutato i progetti stilando la graduatoria e decidendo i vincitori. Presieduta dal direttore di Domus, l’architetto Nicola Di Battista, era composta da Paolo
La giuria del Premio
Bellissimo, Presidente Ance giovani; Giuseppe Cappochin, presidente della Fondazione Barbara Cappocchin; Federico Garaventa, presidente di Ance Liguria; Adolfo Guzzini, presidente de iGuzzini; Giuseppe Panebianco, presidente della Federazione degli architetti liguri; Massimo Pietrasanta, responsabile della Tutela del Paesaggio della Regione Liguria e Roberto Zanardi, Segretario dell’Ordine degli Ingegneri di Genova. L’opera vincitrice è stata selezionata per il premio In/Arch–Ance nazionale 2015. G. Dan.
Due immagini della chiesa Fortezza San Pietro del Comune di Cipressa ad Imperia restaurata
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FRAZIONAMENTI E MANUTENZIONE STRAORDINARIA: NIENTE PIU PERMESSO, ORA C’È LA CILA Per frazionare o accorpare gli immobili basta una comunicazione di inizio lavori, asseverata da un tecnico abilitato (CILA). Lo dispone il decreto Sblocca Italia, che considera appunto i frazionamenti e gli accorpamenti non più nella categoria “ristrutturazione edilizia” ma in quella “manutenzione straordinaria”. Da qui la procedura più semplice, in cui rientrano anche lo spostamento di pareti e l’apertura di porte interne. La CILA può essere presentata (con allegato un elaborato progettuale redatto e firmato da un tecnico abilitato che assevera la domanda) dal titolare dell’immobile oppure da chi detiene un diritto reale sulle stesso (di superficie, abitazione, usufrutto…) perché si possa autonomamente dare il via immediato ai lavori.
NOMEN NOMINE
Il tecnico abilitato deve indicare - su appositi modelli - gli estremi relativi alla ditta che eseguirà i lavori, e deve attestare sotto la propria responsabilità la conformità normativa (strumenti urbanistici, regolamenti edilizi e igienico sanitari, rendimento energetico, non incidenza sulle parti strutturali dell’edificio, ecc.). Se la manutenzione straordinaria comporta un aumento del carico urbanistico e della superficie calpestabile, il proprietario dell’immobile dovrà pagare la quota del contributo di costruzione che riguarda le opere di urbanizzazione (lo stesso in caso di realizzazione di soppalchi abitabili). Ma gli interventi di manutenzione straordinaria non potranno alterare la volumetria dell’edificio, ferma restando l’originaria destinazione d’uso. Ri-
mangono la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) e il Permeso di Costruire (PDC) per gli interventi sulle parti strutturali dell’immobile e per quelli che esorbitano rispetto alla manutenzione straordinaria. Attenzione, però, alla massima precisione e correttezza nella compilazione dei moduli e delle relazioni tecniche, che richiedono numerosi elementi di valutazione, anche in merito alla legittimità edilizia dell’immobile nello stato attuale. Ciò che inviamo alla P.A. in forma autocertificata e asseverata, non è finalizzato al rilascio di un provvedimento autorizzativo conseguente a un’istruttoria che ne verifichi la fondatezza tecnico normativa; si tratta, invece, di comunicazioni (CILA), segnalazioni (SCIA) o denunce (DIA) la cui veridicità e correttezza resta esclusivamente in capo a chi le sottoscrive.
di Giulia Danieli
ASSEDIL-ANCE GENOVA Quote rosa pienamente rispettate all’interno dell’associazione dei giovani costruttori edili genovesi. Francesca Musso e Caterina Viziano sono state elette dall’assemblea dei giovani imprenditori di Assedil – Ance rispettivamente Presidente e vice Presidente. Nel prossimo biennio Musso guiderà un gruppo composto da oltre 50 giovani imprenditori e il suo board sarà composto da Edoardo Milici, Paolo Molinari, Francesco Perri, Sergio Pitto e Maria Elena Salati. CONFPROFESSIONI LIGURIA Roberto De Lorenzis, in rappresentanza dell’Associazione nazionale consulenti del lavoro, è stato riconfermato - per acclamazione - Presidente di Confprofessioni Liguria. I componenti della nuova giunta esecutiva, che dureranno in carica quattro anni, sono stati nominati dal Consiglio regionale ligure. Sono Rodolfo Berro (Associazione nazionale dentisti italiani), vice Presidente e i consiglieri Dante Benzi (Associazione dottori commercialisti), Gualtiero Tanturli (Associazione nazionale medici veterinari italiani), Rosaria Bono (Federnotai), Fiore Michele (Federazione italiana medici pediatri) e Alessandro De Stefanis (Sindacato nazionale geologi professionisti). ISTITUTO MARITTIMO EUROPEO Maurizio Fasce è il primo italiano alla guida di un’organizzazione europea composta da un board in
rappresentanza di Germania, Olanda, Belgio, Francia, Inghilterra, Spagna, Portogallo e di altri Paesi dell’Unione. Il manager - al vertice di Spediporto, associazione degli spedizionieri e trasportatori genovesi - è infatti stato eletto Presidente dell’Istituto Marittimo Europeo del CLECAT, l’associazione europea per gli operatori delle spedizioni, trasporto, logistica e servizi doganali. PROTEZIONE CIVILE Bruno Piombo, avvocato, dai primi di marzo è il nuovo dirigente del settore Protezione civile della Regione Liguria. Dirigente del settore Ispettorato agrario regionale, vice Procuratore alla Procura Circondariale di Genova e giudice tributario presso la Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, è stato anche Segretario generale in diverse Comunità montane. Subentra a Carla Roncallo, che teneva l’incarico ad interim. Il settore è sotto il dipartimento della Protezione Civile guidato da Gabriella Minervini. TPL REGIONE LIGURIA Carlo Maggi, ingegnere, è il nuovo Presidente dell’Agenzia regionale dei trasporti pubblici locali. Già direttore generale del Dipartimento Trasporti della Regione Liguria dal 2005 al 2010, ricoprirà l’incarico a titolo gratuito. Lo scopo dell’Agenzia i cui soci sono le quattro Province, i Comuni di Imperia, Savona, Genova, La Spezia e la Regione Liguria, è gestire il servizio di trasporto e indire la gara per il Tpl sul bacino unico regionale.
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Qui Federazione L’INFORMAZIONE DEGLI ORDINI
“A&B” E IL RUOLO DEGLI INGEGNERI IN LIGURIA
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n una “classifica” degli argomenti affrontati nell’ultimo anno, “A&B” vede – per numero di titoli – argomenti rispettivamente legati all’attività degli Ordini degli ingegneri della Liguria, alla sicurezza e al dissesto del territorio, all’attività professionale, al ruolo dell’ingegneria nella società, alle legislazione sulla professione. Riguardo l’allarme alluvione, non c’è stato numero in cui siano mancati pezzi sul tema fino a quel maledetto ottobre dello scorso anno in cui tutti i timori espressi
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Aumenta la diffusione del nostro periodico, che diventa mensile ed è così più puntuale sui temi che riguardano non solo la professione ma anche gli argomenti che toccano da vicino i cittadini. La voce che si è levata puntualmente anticipando il grave disastro dell’alluvione e la sperimentazione dell’uscita su web
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La prima pagina dell’edizione web di “A&B”, scaricabile da www.federazioneingegneri.liguria.it
Qui Federazione si sono concretizzati nell’incubo di due mesi di allarmi maltempo con morti e danni enormi per l’economia regionale. Ha puntato molto sull’informazione la Federazione regionale degli ingegneri e lo dimostra questo stesso house organ - un po’ “anomalo” rispetto a quelli tradizionali – che ha superato lo storico “Atti e Bollettino” nato nel 1946 come organo tecnico. Passato a giornale di informazione realizzato con criteri giornalistici, e ampia libertà della redazione di agire secondo un piano editoriale elaborato per informare i lettori con correttezza e senza mai perdere il faro della deontologia professionale, ha come obiettivo “far leggere” i contenuti, e per questo punta sulla “freschezza”. Il servizio di copertina di questo stesso numero parte dall’attualità – le elezioni regionali – per mettere ad esempio in chiaro l’autonomia dal potere politico di una categoria professionale tecnica (affermazione che deve,
al di là dalle parole, trovare comunque sempre conferma nei fatti). La formula sembra funzionare se i riscontri positivi continuano ad arrivare al punto di far decidere, dopo il primo anno, di passare da bimestrale a mensile, utilizzando anche il web (due numeri in pdf via posta elettronica alternati a uno cartaceo in spedizione postale). La tiratura è sempre consistente e supera le 10 mila copie – oltre a quelle scaricate dal sito della Federazione (www.federazioneingegneri.liguria.it) – per un target che vede non solo tutti gli ingegneri liguri ma anche istituzioni, associazioni imprenditoriali e dei consumatori, amministrazioni pubbliche, organizzazioni politiche, sindacali, cittadini. Il primo numero web è stato dedicato a un’inchiesta sui risarcimenti alle imprese colpite dall’alluvione. Anche gli altri cercheranno di guardare all’attualità e all’interesse pubblico. G. San.
FRA RICONOSCIMENTI E “NON NOTIZIE”… Da “Interform Linea Sas” di Genova - Spett/le Ordine degli Ingegneri di Genova, con la presente desideriamo ringraziare perché il volontariato di vostri ingegneri associati svolto presso la Camera di Commercio di Genova, ha reso possibile l’espletamento delle pratiche relative alla liquidazione dei contributi per gli alluvionati, con rapidità ed efficienza raramente riscontrata in casi analoghi. Un particolare ringraziamento va all’ing. De Stefani che ha curato la nostra pratica con rigorosa competenza, consentendo alla Filse di liquidarci il contributo in tempi brevissimi. Con riconoscenza, cordiali saluti Attilio Ferrari
la documentazione e spesso completando essi stessi perizie imperfette. Una grande opera di solidarietà che ha portato alla luce – e questa testata ne ha parlato diffusamente nel suo primo numero web – situazioni limite come quelle del 50% di segnalazioni di danni incomplete o sbagliate, o del 17% delle somme pronte per essere erogate e non riscosse per domande di risarcimento mai giunte. Risultano a maggior ragione incomprensili le lamentele riprese dalla stampa di qualcuno che si è rivolto a liberi professionisti che hanno emesso fattura per le loro perizie. Ma un parrucchiere taglia i capelli senza far pagare i clienti, se non per propria volontà? Perché mai criminalizzare un perito, che NON HA aderito alla campagna di solidarietà, perché si fa pagare il proprio lavoro? Invece di lamentarsi “dopo”, costo* * * ro non potevano rivolgersi “prima” ai professionisti volontari Se dopo le terribili alluvioni di ottobre e novembre dello scor- senza scomodare i giornali raccontando “non notizie”? R. I. so anno, diversi Ordini e Collegi di professioni tecniche genovesi hanno ottenuto una significativa risposta dai loro iscritti invitati a espletare gratuitamente le perizie agli operatori alluvionati (300 solo gli ingegneri che si sono iscritti negli appositi elenchi), altrettanto significativa è stata la risposta di gratitudine giunta da numerose parti all’Ordine e ai giornali. Dalle istituzioni, più o meno ufficialmente da rappresentanti politici, dagli stessi alluvionati per il supporto tecnico dei professionisti volontari agli operatori economici danneggiati. Sopra ne riportiamo un esempio. I professionisti che hanno scelto di fare opera di volontariato – se chiamati dagli interessati – si sono recati sul posto oppure hanno lavorato nel pool presso la Camera di Commercio di Genova dove hanno provveduto al disbrigo delle migliaia di pratiche giunte da tutte le località colpite, verificando Ph. Aba News
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Qui Federazione IMPRESE ALLUVIONATE
PER UNA PRATICA DI RIMBORSO CHIESTI FINO A 10.500 EURO GIANFRANCO SANSALONE
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rendi i giorni infernali dell’alluvione dell’ottobre dello scorso anno. Entroterra di Genova, in Val di Vara, uno dei paesi in cui ha picchiato più duro. Case allagate, negozi, imprese, attività economiche in ginocchio per l’acqua di piccoli rivi e torrenti esondati che hanno spazzato via tutto. Guarda in faccia la disperazione e immagina gli angeli del fango che spalano, cercano di portare in salvo quello che può ancora funzionare, aiutano come possono chi cerca di salvare il proprio lavoro. È il volto della solidarietà, che abbiamo visto, che ci hanno raccontato, di cui abbiamo letto. Ma nelle disgrazie, si sa, non c’è solo chi aiuta disinteressatamente e animato dallo spirito dell’altruismo. C’è anche chi al primo posto mette il business. Nelle scorse settimane, quando era più intenso nella Camera di Commercio di Genova il lavoro del gruppo di professionisti volontari, coordinati proprio da un ingegnere, per l’espletamento delle pratiche di rimborso agli alluvionati, fra le lettere di ringraziamento in redazione ne è arrivata una, firmata dalla titolare di un’impresa appunto di un paese dell’entroterra genovese che ha raccontato come in un primo momento volesse affidare la pratica per il rimborso «a uno studio del luogo; all’inizio mi erano stati chiesti € 500,00 come spese di istruttoria più il 7% sul contributo effettivamente assegnato, mi sono lamentata e così mi sono stati abbuonati i 500,00 € e forse avrebbero fatto il 6% sul rimborso. Non ho accettato». Basta questo per rendere interessante la storia e cercare di approfondirla: e l’imprenditrice, contattata al telefono, accetta di raccontarla nei dettagli fornendo anche la corrispondenza avuta con lo studio privato di consulenti, ma chiede l’anonimato e non vuole sia citata la località. Fatto sta che, a pratica completata l’imprenditrice, che ha subito danni per 800 mila euro, ha avuto il rimborso massimo ottenibile dalla Regione, attraverso la Filse, di 150 mila euro. Il 7% chiesto dall’agenzia sarebbe stato pari a 10.500 euro, più i 500 iniziali per le spese di istruttoria; il totale per una pratica che la maggior parte degli alluvionati ha svolto senza affrontare alcuna spesa, quindi sarebbe ammontato a 11 mila euro. Ma attenzione: mica per fare tutto. Leggendo con attenzione l’offerta dell’agenzia, si scopre che quest’ultima – se l’impresa avesse aderito – sarebbe intervenuta solo nell’ultima fase, perché fra la documentazione richiesta per occuparsi della pratica figurano: «modello E con copia della perizia di valutazione dei danni ad esso allegato» (quella che gli ingegneri genovesi si sono offerti di fare gratuitamente; quindi il più doveva essere già fatto), e inoltre anche «1 marca da bollo da 16 euro» (non richiesta da nessuno perché le domande vanno presentate in carta semplice) e «10 euro in contanti per le spese postali di invio della domanda» stessa. Ovvero l’agenzia - secondo quanto pare di capire - avrebbe dovuto pensare
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Da una lettera in redazione emerge la denuncia del tentativo di consulenti privati che solo per presentare la richiesta danni alla Camera di Commercio hanno chiesto compensi del 7% su quanto riconosciuto. C’è chi pagherà 7.500 euro per la compilazione e spedizione di un modulo
Qui Federazione
alla richiesta di rimborso, ultimo passo da fare per ottenere il contributo: cioè la compilazione di un modulo in carta semplice, firmato dal titolare, da infilare in una busta e spedire alla Camera di Commercio. Il tutto per un compenso, in questo caso, appunto di 10.500 euro oltre a spese postali (più una marca da bollo non prevista). Sia chiaro che un consulente che ritiene di valere molto può chiedere molto per le sue prestazioni, se trova qualcuno che glieli dà, e non è tenuto ad aderire ad iniziative di solidarietà. Fatto sta che, nel corso di una rapida verifica da noi fatta nella stessa zona per accertare come le aziende alluvionate abbiano fruito delle perizie gratuite offerte dai professionisti tecnici e come abbia funzionato il sistema adottato dalla Camera di commercio per smaltire le pratiche, ecco che spunta all’improvviso di nuovo il nome dello stesso studio. Un imprenditore che si è avvalso dell’opera gratuita di un geometra per la perizia, e ha presentato il “modello E” con la documentazione dei danni (circa 400 mila euro), racconta la medesima storia di solidarietà di parenti, amici, dipendenti e sconosciuti che gli ha consentito di rimettersi in piedi per riprendere l’attività relativamente in fretta per non rovinarsi e poi, per la richiesta del rimborso, afferma di essersi rivolto proprio a quella società e di aver ricevuto il medesimo preventivo. «In quei momenti non ero lucido – racconta chiedendo anche lui l’anonimato – mi rendevo conto che la parcella più la percentuale erano alte, ma mi dicevo che tanto non avrei preso niente, ero disperato. Ho chiesto uno sconto, così mi hanno levato la prima e mi hanno ridotto la percentuale al 5%. E ho firmato il contratto. La Filse mi ha già pagato una parte del rimborso e ho saputo che prenderò in tutto 150.000 euro. Il lavoro dello studio è stato esclusivamente la compilazione della domanda di rimborso e la spedizione: il tutto mi costerà 7.500 euro + iva! Io sono stato stupido, non ho difficoltà ad ammetterlo, ma in quel momento ero disperato, non capivo niente, vedevo tutto nero. Ma per loro non posso pensare altro che hanno approfittato! Finita questa storia non voglio sapere nemmeno che esistono, soprattutto se penso a quanti mi hanno dato una mano senza chiedere niente». A questo punto non resta che chiamare lo studio. Per cercare di capire. Purtroppo c’è solo una segretaria di passaggio, sono tutti in ferie e del titolare non si può avere il numero di cellulare.
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Report REPORT - IL PROGETTO, PLURIPREMIATO, CHE UTILIZZA L’ACQUA DEI RIVI, MULINI, MAGLI, FRANTOI E SEGHERIE ABBANDONATE
PAT: I MILLE RIVOLI DELL’ORO BLU COSÌ PRODUCONO ENERGIA PULITA JACOPO DONI
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n’idea per “estrarre” energia dai piccoli rivi, nuova vita per mulini e frantoi con minimi investimenti e grandi opportunità. Benefici per l’ambiente, produzioni green, salvaguardia e controllo del territorio e (anche) nuovi posti di lavoro.Creatività e conoscenza hanno innescato la “scintilla” e il risultato è un’idea destinata, potenzialmente, a provocare uno stimolante corto circuito nel settore dell’estrazione e dello sfruttamento idrico recuperando risorse ed opportunità a favore e nel rispetto del territorio. L’intuizione porta la firma di Vincenzo Camaiora, ingegnere idraulico spezzino, e ha già ottenuto alcuni significativi riconoscimenti per originalità e sostenibilità, ma anche per fattibilità imprenditoriale. «Adesso – commenta Camaiora – manca solo l’ultimo passo, quello della realizzazione pratica, che necessita dei finanziamenti per avviare una start-up». Da qui un appello agli investitori che dovrebbero essere stimolati da idee innovative con il concorso, fondamentale, degli istituti di credito: «Sarebbe opportuno che a fronte di progetti, certificati e riconosciuti come questo, le banche erogassero crediti seguendo anche gli intendimenti della Banca Centrale Europea a favore delle imprese. Talvolta il rischio di non fare è molto più alto di quello di fare». Il suo progetto, Pat (Pumps as Turbines), al “Premio Scintille 2014” - la rassegna organizzata dal Cni, il Consiglio Nazionale Ingegneri per mettere in evidenza idee e proposte innovative tese a migliorare la qualità della vita in un quadro di sostenibilità ambientale - è rientrato nella graduatoria dei primi dieci. E alla “Smart Cup Liguria 2014”, organizzata nell’ambito dell’ultimo Festival
da così ...
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L’ingegnere spezzino Vincenzo Camaiora per la sua idea ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti (dal Premio Scintille del Cni al Festival della Scienza) ma aspetta quello più ambìto: che la sua intuizione, che può creare un circolo virtuoso anche nel recupero di vecchie strutture e nella salvaguardia dell’ambiente, venga finanziata e realizzata. Risanando il territorio e creando nuovi posti di lavoro. ... a così
Report
della Scienza di Genova, è risultato fra i primi tre nella sezione “Industrial”, ottenendo anche un secondo riconoscimento per la categoria “ICT Social Innovation”. L’idea portante si regge su una considerazione di base. «Dell’Italia si dice – spiega Camaiora – che il petrolio è costituito dal patrimonio culturale e paesaggistico. Ma spesso si dimentica di ricordare un altro tesoro: l’abbondanza di corsi d’acqua minori, una realtà poco considerata sotto il profilo dello sfruttamento energetico per il costo delle tecnologie attualmente disponibili. Ecco: da qui l’idea di abbattere gli oneri di produzione ricorrendo a semplici ed economiche pompe idrauliche a funzionamento inverso». Per dirla più semplicemente: le pompe assumono la capacità e la funzione di turbine nello sfruttamento delle risorse idriche: «Il progetto introduce infatti la possibilità di utilizzare macchine di geometria meno complessa (assenza del distributore palettato e del relativo sistema di regolazione) e di più ampia diffusione, rendendo le pompe, in particolare quelle a flusso centrifugo, di sicuro interesse nello sfruttamento dei piccoli salti idrici». Secondo un recente censimento, solo sull’arco alpino sono almeno 20 mila le cosiddette derivazioni idriche, ovvero, oltre ai mulini, anche magli, frantoi, segherie o altri impianti di antica concezione utilizzati per varie lavorazioni. «Ognuno di questi – ha stimato Camaiora – può trasformarsi in una piccola centrale idroelettrica mediamente da 80 Kw. Se solo se ne recuperasse a questo fine la metà, sarebbe possibile originare una potenza di circa 800 mila Kw, cioè 800 Mw, da energia rinnovabile». Per rendere l’idea: la centrale termoelettrica a carbone di Genova è di 300 Mw, prodotti con un ben diverso impatto per l’ambiente circostante. La compatibilità “economica” dell’idea e quindi l’applicazione pratica della “Pat”? «Oggi una turbina per una piccola centrale costa mediamente 40 mila euro, una pompa a dir tanto non arriva a 10 mila. Con questo sistema e con questi costi molti potrebbero essere interessati a rimettere in funzione, appunto, vecchi mulini o altre strutture non più in uso da decenni». L’ingegnere spezzino tiene a precisare che la “Pat” è la rielaborazione di studi compiuti negli Anni Settanta, in particolare al Politecnico di Milano e all’Università di Padova: «Già allora si indagò la possibilità di sfruttare rivi e cosi d’acqua minori, ma quelle elaborazioni furono messe da parte perché all’epoca non si avvertiva la necessità economica di seguire percorsi energetici alternativi. Basti pensare a quanto poco costasse la benzina». «Pensiamo solo – spiega Camaiora - al costo dell’energia alla fonte, oil e gas, le cui riserve non saranno eterne». Oggi, con la “Pat” per le piccole centrali idroelettriche i costi di produzione verrebbero decisamente contenuti superando quindi la diseconomicità che ha sempre impedito il loro sviluppo e la relativa resa commerciale. Ma c’è di più. Lo sfruttamento di queste risorse determinerebbe un virtuoso effetto domino a favore del territorio e dell’ambiente, con ricadute concrete sulla qualità di vita delle popolazioni residenti nel comprensorio anche attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro. La diffusione capillare di mini centrali idroelettriche, sul territorio come lungo gli acquedotti, secondo il progettista, determinerebbe inoltre “punti di presa” per l’approvvigionamento di acqua dolce a disposizione della comunità; e vanno inoltre considerate le ricadute in termini di manutenzione e cura dei corsi d’acqua “minori” garantendo la salvaguardia ambientale e storico-paesaggistica.
Vincenzo Camaiora, 62 anni, cresciuto in Francia e residente a Santo Stefano di Magra, laureato in ingegneria elettrotecnica nel ‘98, è specializzato nella progettazione di sistemi elettrici di potenza, di centrali ed impianti da fonti rinnovabili e convenzionali. Inoltre ha esperienze in attività di expediting sempre in applicazione a centrali elettriche in Italia e all’estero.
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Professione IL REGOLAMENTO DELLA REGIONE LIGURIA
ATTESTATI PRESTAZIONE ENERGETICA: COMPENSI “MINI” E SANZIONI “MAXI” MAURIZIO MICHELINI
L’
Italia ha recepito le norme comunitarie sul rendimento energetico nell’edilizia con il D. Lgs. 192/2005 e successive modifiche e integrazioni che, all’art. 17, contiene la “clausola di cedevolezza” nei confronti delle Regioni. Le quali, ai sensi dell’art. 117 della Costituzione, possono (che non vuol dire “devono”) legiferare in modo autonomo, nel rispetto delle norme comunitarie e dei principi fondamentali del decreto stesso. A differenza delle Regioni che sulla materia non hanno legiferato, in Liguria la L.R. 22/2007, e relative norme attuative, dispongono tra l’altro che: - ogni attestato di prestazione energetica, per essere efficace, deve essere trasmesso telematicamente ad una banca dati regionale, al costo di 20 euro a carico del professionista; - la sanzione a carico del tecnico abilitato può raggiungere gli 11.500 euro, contro i 4.200 previsti a livello nazionale. - il sistema di controllo degli attestati prevede un punteggio discriminatorio teso ad aumentare le probabilità di controllare alcuni professionisti rispetto ad altri. Nel frattempo, il Ministero ha già predisposto il decreto che attuerà l’art. 6, comma 12 del D. Lgs. 192/2005, con particolare riguardo ai punti a) e d), che prevedono metodologie di calcolo semplificate per gli immobili minori e la definizione di un sistema informativo comune per tutto il territorio nazionale, di utilizzo obbligatorio da parte delle Regioni. L’impostazione normativa regionale ligure sembra stridere parecchio con questi principi di semplificazione e unificazione nazionale. Sarebbe bastato introdurli nel Regolamento Regionale 6 marzo 2015 n.1 (Prestazione energetica degli edifici) entrato in vigore il 2 aprile, ma ciò non è accaduto. Anzi, oltre a prevedere metodologie di calcolo non certo semplificate, all’art. 19 definisce un sistema sanzionatorio a dir poco assurdo, in quanto punisce soggetti che non hanno modo di difendersi e tende ad alimentare il contenzioso nel mercato delle locazioni. Per capirci: immaginiamo di aver redatto un attestato per il proprietario
Un esempio di pubblicità web con richiesta di compenso “mini”
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L’imposizione normativa regionale stride con i principi di semplificazione e unificazione nazionale e interviene con severità e durezza in un settore in crisi che rischia di pagare due volte. Un appello agli amministratori: riscriviamola insieme
Professione
di un immobile, il quale lo affitta. Immaginiamo che l’attestato venga sorteggiato per la verifica e l’eventuale sanzionamento in caso di errore. Il verificatore dell’ente regionale di controllo, invia la comunicazione al professionista e al proprietario, il quale deve garantire la disponibilità di accesso ad un immobile del quale non ha più le chiavi (in quanto affittato). Quindi chiama l’inquilino, che potrebbe non essere a sua volta disponibile, dato che la figura del conduttore non è neppure menzionata nella disciplina dell’accertamento. A questo punto, il verificatore diffida il proprietario, il quale non può far altro che “implorare” l’inquilino a far accedere il verificatore. Se, nuovamente, l’inquilino decide liberamente che a casa sua non fa entrare nessuno, oppure, più semplicemente, non può farlo perché è a lavorare, in ferie o ricoverato in ospedale, scatta la sanzione a carico del proprietario, che si vede revocare l’attestato. Ora mi chiedo: quale interesse pubblico ci può essere dietro un regime di controlli così severo? Quale allarme sociale potrà mai provocare l’errore in un attestato di prestazione energetica rispetto ad un certificato di collaudo statico, visto che quest’ultimo non è sanzionato? E poi, non c’è già abbastanza crisi nel mercato degli immobili per essere così duri proprio in questo settore? Da qui un appello alla Regione: questo Regolamento venga sospeso e riscritto assieme a noi, nel rispetto del buon senso e dei principi fondamentali della norma nazionale, che appaiono irragionevolmente disattesi.
UNA SENTENZA CHE INTERESSA IL MONDO DELLE PROFESSIONI
IL TAR CONFERMA: VIA LIBERA ALLA PUBBLICITà DEI PROFESSIONISTI Parte da un ricorso che riguarda l’Ordine dei medici, ma potrebbe sciogliere importanti nodi nel mondo delle professioni italiano la recentissima sentenza (4943/15) depositata dal Tar del Lazio in materia di pubblicità. I giudici amministrativi hanno infatti condannato i vincoli contenuti nel codice deontologico della Federazione dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo) per quanto riguarda la materia, e per i quali l’Agcom aveva inflitto una multa di 831 mila euro per aver ostacolato l’attività pubblicitaria degli iscritti. I giudici amministrativi così, confermano non solo come lecita la pubblicità promozionale pura e semplice, ma anche quella in cui si fanno confronti tra prestazioni di soggetti diversi per esaltarne la migliore qualità o il prezzo più conveniente. Purché – si legge nella sentenza – la pubblicità comparativa sia priva dei «profili di ingannevolezza, equivocità e denigratorietà». Ma la Federazione dei medici non ci sta e ha annunciato ricorso al Consiglio di Stato. La vicenda è iniziata lo scorso settembre, dopo l’emanazione del nuovo codice deontologico di medici e dentisti: di fronte ai contenuti inibitori riguardo la possibilità per gli iscritti di fare pubblicità (consentita dalle leggi 248/2006 (Bersani), 148/2011 (legge Severino di riforma delle professioni) e il decreto di attuazione n. 137/2012) l’Autorità delle comunicazioni aveva sanzionato la Federazione, la quale era ricorsa al tribunale amministrativo. Secondo i giudici il nuovo codice di deontologia medica, «pur abbandonando il criterio del decoro quale parametro di valutazione dei messaggi pubblicitari, continua a utilizzare una serie di parametri potenzialmente idonei a produrre il medesimo effetto di un’applicazione restrittiva della concorrenza, in precedenza riconducibile al richiamo del concetto di decoro professionale». G. Dan.
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Professione ELETTO IL NUOVO CONSIGLIO DIRETTIVO
LA LIGURIA NEL COMITATO ITALIANO INGEGNERIA DELL’INFORMAZIONE
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i sono svolte a Roma, venerdì 27 marzo, le elezioni per il rinnovo del Consiglio direttivo del Comitato Italiano Ingegneria dell’Informazione, che opera in sinergia con il CNI ed è formato dai delegati degli Ordini territoriali che aderiscono all’organismo. Nell’occasione si è registrata l’adesione anche dell’Ordine di Imperia, che riveste carattere strategico, perché ora tutti gli Ordini territoriali liguri aderiscono al Comitato, possono partecipare attivamente ai lavori tramite i propri delegati e vedono un rafforzamento fondamentale del proprio ruolo nazionale attraverso la Federazione Regionale. In questa direzione è andata l’aperta discussione, valutazione e convergenza unanime che la Federazione ha messo in campo per il sostegno all’ing. Massimiliano Margarone, dell’Ordine di Savona, in un impegno nel direttivo. Margarone aveva già partecipato attivamente negli anni scorsi ai lavori del Comitato, distinguendosi per l’apporto innovativo, aperto e convinto ai gruppi di lavoro, che avevano permesso il conseguimento di importanti risultati professionali per gli Ingegneri dell’Informazione. Questa valenza gli è stata riconosciuta anche a livello nazionale, con il conseguente invito ad aderire a una “squadra” di candidati, che è stata premiata in modo netto dai risultati del voto, visto che si è aggiudicata tutte le cariche elettive in rinnovo. Il nuovo Consiglio risulta dunque così composto: Presidente Mario Ascari (Ordine Ingegneri di Modena); vice Presidente Massimiliano Margarone (Savona); Segretario Cosimo Mazzotta (Lecce); Comunicazione Sante J. Achille (L’Aquila). Da citare il messaggio “a caldo”, subito dopo la proclamazione degli eletti, da parte del Presidente Ascari, il quale ha riconosciuto la competizione accesa e corretta da parte dei vari candidati ma ha anche voluto subito lanciare un messaggio inclusivo per i progetti che verranno proposti, invitando tutti gli Ingegneri dell’Informazione a farsi avanti e a collaborare, promettendo accoglienza aperta ed oggettiva. Al neo-eletto Consiglio Direttivo i migliori auguri da parte della nostra Federazione Regionale ed all’ing. Margarone la promessa di un sostegno attivo da parte di tutti i Colleghi per le iniziative che vorrà proporre. C. F
Vice Presidente è stato eletto l’ing. Massimiliano Margarone di Savona. Con l’adesione all’organismo anche dell’Ordine di Imperia, ora è rappresentata tutta la regione. L’invito del Presidente alla massima partecipazione con la presentazione di progetti specifici
Da sin.: ing. Sante J. Achille, ing. Massimiliano Margarone, ing. Enrico P. Mariani (Past President), ing. Mario Ascari, ing. Cosimo Mazzotta
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Professione
BLOCK NOTES n. 5
BLOCK NOTES n. 6
ricostruire le strade dopo le alluvioni
Quel campo magnetico che invisibile ci avvolge
Il tema della sicurezza nelle tecniche di ripristino di strade e infrastrutture nella guida, firmata dall’ing. Sergio Barosso e scaricabile dal sito della Federazione, rivolta a liberi professionisti e amministratori pubblici. Un punto anche sulle possibili fonti di finanziamento
Il fenomeno che permette la vita sul nostro Pianeta e influenza i nostri meccanismi biologici esplorato e spiegato dall’ing. Claudio Poggi in un interessante saggio, che entra nella nostra collana e ci porta a capire le possibili relazioni con il Campo elettromagnetico. Gli effetti sul nostro corpo
egli ultimi anni si sono manifestati, con una frequenza crescente, fenomeni alluvionali che hanno determinato seri fenomeni di instabilità a carico delle infrastrutture viarie e delle relative pertinenze. In particolare, nell’autunno degli anni 2013 e 2014 la Liguria è stata una delle regioni più colpite da eventi alluvionali che hanno causato danni molto significativi. Le risorse necessarie per il completo ripristino delle opere distrutte, come è noto, sono purtroppo ingenti, e le amministrazioni regionali e statali, complice la congiuntura economica non favorevole, non hanno avuto la possibilità di far fronte alle necessità reali. Le amministrazioni che gestiscono infrastrutture viarie (Comuni in primis, seguiti da Città Metropolitane, Regioni e Stato) devono quindi affrontare difficoltà economiche rilevanti ed hanno la necessità di sfruttare al meglio le scarse risorse economiche a disposizione. “Sicurezza: interventi post-alluvioni per il ripristino di strade e infrastrutture”, firmato da Sergio Barosso, laureato in ingegneria civile geotecnica, collaboratore del nostro giornale e autore di diverse pubblicazioni, è il titolo del Block Notes n. 5, supplemento a questo numero di “A&B”, che spiega gli interventi strutturali e di regimazione idraulica ottimali per affrontare le più comuni tipologie di dissesto, evidenziandone la caratteristiche tecniche salienti tra cui i costi standardizzati e riportando un accenno alle fonti di finanziamento sostenibili. L’inserto, che può essere scaricato, come gli altri della collana, in formato pdf, dal sito della Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria (http://www.federazioneingegneri.liguria.it/home/se/ ab/ab-blocknotes) illustra inoltre i criteri di prevenzione dei dissesti che, se adeguatamente programmati sulla base di uno studio approfondito delle criticità, che include considerazioni di natura idrologica, geologia, geotecnica e strutturale, consentono di ottenere risparmi notevoli (nell’ordine del 90–95% dei costi che si dovrebbero sostenere qualora le amministrazioni dovessero affrontare interventi di ripristino). La pubblicazione è indirizzata sia ai tecnici degli Enti pubblici, sia ai tecnici liberi professionisti, ed è anche uno strumento per indirizzare le scelte degli amministratori e di chi a loro fa riferimento.
esistenza di un Campo Magnetico generato dal nostro pianeta è uno dei fenomeni fisici più sottovalutati della nostra storia. Tutti sappiamo che esiste, anche perché tutti prima o poi abbiamo avuto per le mani una bussola. Ma in fondo siamo convinti che non ci debba interessare poi molto, e che sia invece una cosa che riguarda più che altro i marinai, gli esploratori o i boy scout... Inizia così il Block Notes N. 6 scritto dall’ing. Claudio Poggi dedicato al Campo Magnetico Terrestre che permette la vita sul nostro pianeta ed ha una sottile ma determinante influenza sui nostri meccanismi biologici. Di campo magnetico statico, si parla – è bene precisarlo subito, cosa ben diversa dal Campo Elettromagnetico che, soprattutto in questi ultimi anni, sta diventando sempre più importante nelle nostre attività e nel nostro quotidiano, con le comunicazioni cellulari e le applicazioni wireless (cosa che spesso pone molte questioni relative a Elettrosmog e Principio di Precauzione, che Poggi stesso affronta nel suo sito www.claudiopoggi.it). Nell’inserto “Il Campo Magnetico Terrestre: principi ed effetti”, scaricabile come gli altri dal sito della Federazione (http://www.federazioneingegneri.liguria.it/home/se/ab/ab-blocknotes) vengono suggeriti possibili meccanismi di azione e rapporti causa-effetto: cose non nuove per chi ha studiato biologia ma di indubbio interesse non solo per la nostra cultura generale ma anche per alcuni ambiti professionali. In tutto il saggio si intravede infatti costantemente la possibilità che possano esistere fenomeni che non rientrano nei rapporti causa-effetto a cui è avvezzo un ingegnere, e che riguardano soprattutto le classiche categorie mentali (ad esempio potenza, intensità, durata, esposizione) ma, piuttosto, si delinea la possibilità che il Campo Magnetico Terrestre e quello Elettromagnetico siano, dal punto di vista degli effetti biologici, inscindibilmente legati, e soprattutto, agiscano quali vettori di informazione, a intensità alle quali le categorie mentali sopra citate hanno poco senso. Ed è questa, secondo Poggi, la novità. Dello stesso autore, e sullo stesso argomento, su Youtube, V. “Il problema del KT” e “L’uomo Elettromagnetico”.
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Qui Ordine FORMAZIONE SAVONA ATTIVITÀ DELL’ORDINE ALL’EXPO IN PREPARAZIONE AD ALBENGA
L’INGEGNERIA APPLICATA AI DRONI COSì CAMBIANO I VELIVOLI SENZA PILOTA ANDREA NOVELLI
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i chiama Expodrone e sarà il primo evento dedicato ai droni dentro un aeroporto: si terrà il 5 e 6 giugno prossimi nello scalo internazionale del Panero di Albenga (www.expodrone.it), con la partecipazione dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Savona, che realizzerà attività formative per gli iscritti, attualmente in via di definizione. Un avvenimento – organizzato da diversi soggetti in collaborazione con l’Aeroclub albenganese - unico in Italia, che anticipa per certi versi anche il decollo di una filiera industriale dedicata al drone che promette anche in un periodo di crisi come questo innovazione e posti di lavoro, come sta già avvenendo in Francia e in Europa in generale. Il mondo dei droni è emerso con forza nei media negli ultimi tempi soprattutto per alcune vicende legate al loro uso in campo giornalistico (gossip, riprese aeree di fatti di cronaca, che hanno sollevato i seri problemi del rispetto della privacy e della deontologia professionale) e di protezione civile, ma hanno una lunga storia che affonda nelle vicende belliche. E nei giorni scorsi, il decreto antiterrorismo del governo ha previsto tra l’altro l’uso di questi velivoli telecomandati per il controllo del territorio, in particolare non solo per la lotta ai terroristi, ma anche ai reati di mafia e a quelli ambientali; per cui nei prossimi mesi il Viminale varerà il Codice di navigazione dei droni per le forze di polizia. A pilotaggio remoto (APR), i droni sono velivoli di varia potenza e dimensione, senza piloti umani. Il loro volo è regolato da un computer di bordo gestito da un navigatore sulla terraferma (o su altro veicolo) che è tenuto a rispettare le stesse regole e procedure degli aerei con pilota ed equipaggio a bordo. L’utilizzo dei droni è soprattutto di gestione militare, ma fortunatamente ha avuto e sta sempre più avendo benefici effetti anche per le applicazioni civili, seguendo un canovaccio ormai classico dello sviluppo delle tecnologie. Prima nell’ambito bellico, dove non ci sono vincoli di spesa, ma solo obiettivi di performance e risultato, fino a giungere negli anni all’ambito civile, dove invece i vincoli ai costi ci sono, eccome. Numerosi gli impieghi dei velivoli APR nelle operazioni di prevenzione e intervento, come ad esempio emergenze incendi, prevenzione di disastri naturali e usi di sicurezza non militari e in anche per sorveglianza di oleodotti, con finalità di telerilevamento e ricerca e, più in generale, in tutti i casi in cui questi sistemi possono consentire l’esecuzione di missioni ripetitive, sporche e con un certo grado di pericolo per piloti e personale di bordo, con costi decisamente minori rispetto ai velivoli tradizionali, anche nei consumi. Il termine è stato coniato nel secolo scorso: deriva dall’inglese drone (fuco), poiché i primi modelli generavano un rumore simile al ronzio del maschio dell’ape. Ma risale a due secoli fa il primo tentativo di costruire e utilizzare un velivolo senza pilota. Nel 1849, quando gli Austriaci attaccarono Venezia utilizzando palloni caricati di esplosivo lanciati dalla nave austriaca Vulcano. Sebbene alcuni avessero centrato l’obiettivo, altri, a causa del vento, finirono per colpire proprio le linee di attacco austriache. Sic transit gloria mundi, per cui quel primo utilizzo piuttosto arrangiato e confuso ha lasciato spazio lungo il trascorrere degli anni alla gloria di modelli sempre più perfezionati fino a veri e propri esemplari costruiti sulle basi delle tecnologie sensoristiche più avanzate e dai costi contenuti. Tecnologie che hanno consentito di equipaggiare i velivoli con molteplici carichi, nello spettro del visibile (camere digitali compatte o professionali), dell’infrarosso (camere termiche), camere multispettrali fino ad arrivare a sensori più evoluti come ad esempio i Lidar o per il monitoraggio della qualità dell’aria.
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Il 5 e 6 giugno il primo evento italiano su questo settore dentro un aeroporto. La storia dello sviluppo dei mezzi APR dall’uso militare a quello della prevenzione e della protezione civile. La tecnologia e l’innovazione promettono il decollo di una nuova filiera industriale che può produrre occupazione anche in Italia
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Non trasportando passeggeri, i droni non necessitano di pressurizzazione e possono quindi volare ad altezze precluse agli aerei di linea. Quelli che pesano alcune decine di chili sono guidati a vista grazie a una piccola attrezzatura portatile. Quando si passa a pesi maggiori invece, il pilotaggio avviene via satellite attraverso complesse stazioni di terra simili a una cabina di pilotaggio di un aereo di linea, come quella di Langley in Virginia che invia droni in Afghanistan. Ma oltre alla tecnologia e alle specificità di utilizzo, non bisogna dimenticare la loro capacità di autonomia nelle operazioni. Un piccolo elicottero del peso di un chilogrammo, alimentato da batterie, può restare ad esempio per un giorno intero davanti a una finestra registrando immagini fisse, riprese video e conversazioni telefoniche (operazioni queste già eseguite in operazioni spionistiche o anche giornalistiche causando in quest’ultimo caso, come si diceva, molte polemiche per la violazione della privacy), mentre droni di dimensioni inferiori possono essere impiegati per molto tempo senza necessità di ricarica per la sorveglianza di porti, aeroporti, centrali nucleari o altri siti sensibili nella prevenzione di atti terroristici. Ma vediamo alcune interessanti e a volte innovative applicazioni di questi velivoli – che, si ribadisce, sono nati per usi specifici in campo militare – nell’ambito della prevenzione e del campo civile. Sicurezza territoriale, delle frontiere e lotta ai narcotrafficanti - Una collaborazione USA-Messico aperta nel 2011 per circoscrivere il fenomeno dell’immigrazione clandestina e del traffico di droga, in seguito alla morte dell’agente dell’immigrazione Jaime Zapata, ucciso dai
narcos, ha spinto all’utilizzo di droni per segnalare i movimenti e la forza numerica dei narcotrafficanti. Le informazioni vengono raccolte e comunicate in tempo reale agli agenti sul campo. Volano a 18.000 metri, praticamente invisibili da terra, e in un solo giorno possono sorvegliare dettagliatamente una superficie di oltre 100.000 chilometri quadrati. Monitoraggio di siti archeologici, contro la depredazione e il commercio illegale di reperti - Un noto esempio di questa applicazione è stato il monitoraggio dell’antichissima necropoli di Fifa in Giordania. Una soluzione efficace, considerando anche la complessità oggettiva di avere e reperire personale in zone pericolose e militarmente attive come il Medio Oriente. Monitoraggio centrali termoelettriche e impianti industriali - I droni possono essere utilizzati anche per monitorare nel tempo impianti energetici o industriali, usando appositi sensori (termocamere, camere multispettrali ecc.) per prevenire ad esempio atti di sabotaggio, terrorismo o spionaggio industriale. Telerilevamento - Grazie alla possibilità di volare a quote molto basse e di disporre di sensori di piccole dimensioni, i mini-droni possono essere impiegati per disegnare mappe di colture agricole e monitorare lo stato di salute della vegetazione. Inoltre sono utili per l’analisi e il supporto nelle fasi immediatamente successive a calamità naturali oppure per il monitoraggio e la mappatura delle dispersioni termiche di edifici privati e pubblici in un periodo, come quello attuale, in cui si parla molto di sviluppo sostenibile e risparmio energetico.
DA PIAGGIO AEROSPACE E SELEX ES ECCO IL “P.1HH”
Nel mercato dei droni, la tecnologia italiana è presente anche nel settore della difesa con un prodotto leader in Europa che nasce in Liguria – nello stabilimento Piaggio di Villanova di Albenga - dall’incontro tra Piaggio Aerospace (controllata da Mubadala Development Company, Emirati Arabi, 98,05%) e Selex ES (gruppo Finmeccanica), per essere impiegato in situazioni che spaziano dagli attacchi terroristici al controllo dell’immigrazione illegale fino alla protezione delle zone economiche esclusive (EEZ), delle infrastrutture e dei siti critici. Si tratta di Piaggio Aerospace P.1HH “HammerHead” (pesce martello), un sistema a pilotaggio remoto (UAV, Unmanned Aerial System) composto da un velivolo, da una Ground Control Station e da sistemi integrati di navigazione e missione che confermano una tradizione di eccellenza nello sviluppo, produzione e industrializzazione di sistemi per la sorveglianza, ma anche competitività sui mercati internazionali. Nel Salone Odex del febbraio scorso ad Abu Dhabi, l’Italia ha concluso un accordo per dotarsi di tre primi sistemi “P.1HH”
(6 velivoli e 3 ground control station) in configurazione ISR (cioè di intelligence, sorveglianza e perlustrazione), con consegna all’inizio del 2016. «Siamo molto lieti – ha commentato l’Ad di Piaggio Aerospace Carlo Logli - di questa decisione che conferma la forte partnership tra l’Aeronautica Militare Italiana e la nostra azienda, e fa del P.1HH il primo MALE europeo pronto a entrare sul mercato». Il mezzo – che sarà testato dall’AM Italiana - capace di decollo e atterraggio automatico (ATOL, Automatic Take Off and Landing) si posiziona nella fascia alta dei velivoli UAV MALE (Medium Altitude Long Endurance); può raggiungere i 13.700 metri di quota con una permanenza in volo di oltre 16 ore. La missione è gestita da una stazione di terra collegata attraverso un sistema di comunicazione in linea di vista (LS, Line of Sight) e via satellite oltre la linea di vista (LOS, Beyond Line of Sight) che consente il controllo remoto dei sistemi di navigazione e di missione dell’aeromobile. Derivato dal biturboelica d’affari P180 Avanti II a 9 posti e provato in volo il 14 novembre 2013, il “P.1HH” realizza una duttilità di impiego che lo pone al vertice della categoria dei velivoli a pilotaggio remoto MALE. Il sistema di controllo, gestione dati di missione e gestione del segmento di terra sono basati sull’innovativo SkyISTAR di Selex ES, stato dell’arte tra gli equipaggiamenti per ISR (Intelligence Surveillance Reconnaissance). n. 3 - Marzo 2015 -
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Corso piloti di droni 1: Aeroclub Savona
LE NORME PER VOLARE: DALL’ABILITAZIONE ALLE AUTORIZZAZIONI PER OGNI “MISSIONE” Il colonnello Gianni Carbone è referente della parte teorica del corso per Pilota di drone - che comincerà a breve presso l’Aeroclub Savona, di cui è socio - e responsabile della parte dimostrazione di volo con i droni e normative per quanto concerne Expodrone. Le normative da parte dell’ENAC, l’Ente Nazionale Aviazione Civile, in sostanza l’Authority aeronautica, sono in continua evoluzione ed integrazione, spiega Carbone, perché in effetti è un’attività in continuo sviluppo. Sono regole necessarie per poter rispettare determinati livelli di sicurezza in modo da effettuare tutte le operazioni dei SAPR (Sistema Aeromobili a Pilotaggio Remoto) senza apportare rischio a terze parti a terra o in aria. Comandante, chiunque può acquistare e pilotare un drone o è necessario disporre di un’autorizzazione? Chiunque può acquistare e pilotare, ma è obbligatorio avere 18 anni compiuti per sostenere l’esame teorico, una visita medica di 2a classe, l’abilitazione teorica rilasciata da un’organizzazione riconosciuta abilitata da ENAC, l’abilitazione Aerofotogrammetria e rilievi architettonici - Con i droni è possibile acquisire dati metrici di forma e posizione di un oggetto tramite l’analisi di una coppia di fotogrammi stereometrici. Con l’avvento delle camere digitali di ridotte dimensioni, si possono ottenere modelli digitali del terreno (DTM), ortofoto e rilievi architettonici di infrastrutture ed edifici per i rendering in 3D. Monitoraggio ambientale e calamità naturali - I velivoli privi di personale umano sono indispensabili per il monitoraggio ambientale e delle aree colpite da terremoti e inondazioni. I Global Hawk americani per esempio hanno sorvolato la centrale nucleare di Fukushima in Giappone, nella zona vietata (“no go zone”), per monitorare i reattori dopo le esplosioni causate dal terremoto del Tōhoku del 2011. Biodiversità e monitoraggio fauna - Speciali droni possono essere utilizzati per il monitoraggio della fauna selvatica e per la conta periodica delle specie con un alto tasso di riproduzione
del costruttore del mezzo APR e nel caso dell’autocostruito certificazione di sperimentazione. Occorre un patentino per pilotare questi mezzi? Si, è necessario acquisire un’abilitazione teorica e un’abilitazione pratica. Quali sono le norme di sicurezza da adottare durante un volo? Sono del tutto simili a quelle aeronautiche: check list prima del decollo, pianificazione delle missione, autorizzazione per aree critiche, comunicazione per aree non critiche. A chi si richiedono le autorizzazioni al volo? L’ENAC è il riferimento per quanto riguarda le autorizzazione per le aree critiche e le comunicazione per quelle non critiche. Bisogna essere assicurati per far volare un drone? L’assicurazione è obbligatoria. Ci sono compagnie che offrono vari pacchetti, da quello a click (a missione) a quelle complete con la copertura kasco. Personalmente consiglio di ricorrere Compagnie che conoscono bene il mondo aeronautico. A. N. che potrebbero essere un problema sia per la biodiversità dell’ambiente in cui vivono sia per i danni economici causati alle produzioni agricole e zootecniche. Operazioni di ricerca e soccorso - L’utilizzo dei droni in questo settore di attività permette di svolgere ricognizioni in tempi rapidi, in particolare a seguito del verificarsi di situazioni di emergenza con riprese video e fotografiche. Riprese video professionali - A costi contenuti in combinazione con le più recenti e leggere video camere digitali anche di largo consumo e non solo professionali, si stanno rendendo sempre più concorrenziali per tutte quelle necessità di ripresa aerea che fino ad ora sono state possibili solo con complicati e costosi strumenti quali il dolly se non addirittura con l’ausilio di un elicottero. Un recente esempio l’incidente ferroviario, causato da una frana, avvenuto nel 2014 sul tratto a picco sul mare tra Andora e Cervo, il cui reportage è stato possibile grazie all’utilizzo di un drone.
Corso piloti di droni 2: Università di Genova
DIBRIS E AEROCLUB CASALE ABILITANO PER LE OPERAZIONI DI SOCCORSO Anche l’Università di Genova terrà un corso di pilotaggio di droni che farà base al Campus universitario di Savona. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con il Dibris Dipartimento di Informatica, Bioingegneria e Robotica insieme con l’Associazione nazionale Alpini e grazie all’ausilio tecnico dell’Aeroclub di Casale Monferrato che metterà a disposizione istruttori e strumentazione tecnica. Il corso specifico di certificazione per piloti di droni nell’ambito della Protezione civile, è il primo ad essere effettuato in Italia e sarà a numero chiuso. Potranno 24/
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iscriversi non più di una dozzina di studenti e volontari di Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto. Al termine sarà rilasciata la certificazione Enac come volontario specializzato nelle riprese aeree della Protezione Civile. L’iniziativa è collegata ad un progetto di ricerca che prevede la costituzione di squadre di droni che saranno utilizzate per la ricerca dei dispersi in aree montane e il monitoraggio aereo di zone a rischio in caso di eventi a rischio alluvionale. G. Dan.
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IL FUTURO, GUARDIAMOLO INSIEME.
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Qui Ordine FORMAZIONE GENOVA LE PROPOSTE ALLA NORMA CHE SARà IN VIGORE DA SETTEMBRE
NUOVA ISO 9001: MENO BUROCRAZIA E MAGGIORE GESTIONE DEL RISCHIO GIULIA DANIELI
È
in dirittura di arrivo la nuova ISO 9001:2015. La norma di certificazione della qualità sarà molto più orientata ai risultati e al miglioramento e metterà maggiore enfasi sul valore aggiunto per l’organizzazione e per il cliente mentre le opportunità di miglioramento dovranno indirizzarsi a migliorare e implementare le necessarie azioni per incontrare i requisiti della clientela e accrescere la sua soddisfazione. Sono inoltre previsti maggiore coinvolgimento del top management, revisione strutturali per allineare lo standard a tutti gli altri sui sistemi di gestione che storicamente sono stati implementati dalle organizzazioni come sistemi separati. Il tutto per facilitare l’integrazione all’interno delle organizzazioni a vantaggio della loro efficienza ed efficacia. Inoltre, le organizzazioni dovranno prendere in considerazione i feedback dall’ambiente in cui operano e, solo dopo aver identificato i possibili rischi e opportunità, definire le opportune azioni da attuare in proposito. In questo senso scomparirà dalla nuova draft della norma il concetto di “azione preventiva” richiesta nell’edizione 2008. Nell’ISO/DIS 9001:2015 sarà eliminato il requisito che richiede alle organizzazioni di adottare e tenere aggiornato il “Manuale della Qualità”, ma sarà richiesta l’individuazione delle procedure necessarie al conseguimento degli obiettivi. In questo modo si viene incontro alle esigenze delle PMI, che spesso percepiscono la qualità come un mero onere economico. Le anticipazioni su come sarà la nuova versione sono state illustrate al seminario organizzato dall’Ordine degli ingegneri di Genova in collaborazione con l’AICQ toscoligure lo scorso 27 febbraio al teatro Carlo Felice, al quale hanno partecipato più di 300 ingegneri e relatori come gli ingegneri Massimo Tuccoli e Valerio Teta rispettivamente consigliere e presidente del Comitato Aicq tosco-ligure, Qualità del software e IT che, insieme al dottor Carlo Muzzarelli di WeRisk hanno evidenziato le tante novità che prendono in considerazione le stesse aspettative del consumatore finale in termini di qualità lungo la catena di fornitura e rinforzano l’impatto dei Sistemi di Gestione della Qualità sulle Organizzazioni. In sintesi, i principali e più importanti cambiamenti riguarderanno la gestione dei rischi, il cui approccio sarà identificare, analizzare e dar loro la priorità per pianificare le azioni che li affrontino; quindi attuare il relativo piano, verificarne l’efficacia e imparare dall’esperienza per ottenere un continuo miglioramento. La prima ISO 9001, nata nel 1987, è già stata revisionata tre volte, ma non perché imperfetta, bensì per essere sempre più efficiente e rispondere alle esigenze del mercato. Ci sono voluti sette anni di elaborazione per pubblicarla e altri sette per divulgarne la seconda versione nel 1994 mentre per la revisione della famosa ISO 9001:2000 ci vollero sei anni. Nel 2008 è stata pubblicata l’ultima versione del documento, quella attualmente in vigore, e per ridisegnare la futura ISO 9001:2015 sono stati impiegati di nuovo altri sette anni. A partire dalla pubblicazione della nuova norma, probabilmente nel prossimo settembre, ci saranno altri tre anni di tempo per adeguarsi ai requisiti del documento, ma è consigliabile aggiornarsi velocemente perché i cambiamenti sono davvero molti, e tutto il sistema documentale dovrà essere ripensato, affinché il cambiamento all’interno delle aziende diventi una vera e propria rivoluzione culturale. «I cambiamenti che saranno introdotti con l’adozione della nuova edizione della norma - spiega Silvio Rossi, consigliere dell’Ordine di Genova e responsabile scientifico dell’evento - consentiranno di fatto una sburocratizzazione di quello che per tanti anni è stato il concetto di qualità delle aziende, inteso come processo di certificazione fine a se stesso. La qualità entra nei processi e deve essere una reale opportunità da cogliere per il conseguimento degli obiettivi a vantaggio della competitività delle imprese che operano nel tessuto industriale italiano».
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La bozza ne ridisegna completamente l’approccio: ad esempio sparisce il “Manuale della Qualità” e vengono individuate le procedure per il conseguimento degli obiettivi. Favorite le PMI
Un momento del convegno: da sinistra Ettore La Volpe e Silvio Rossi rispettivamente presidente e vice presidente dell’Aicq Tosco-ligure
Qui Ordine FORMAZIONE IMPERIA - iNCONTRO A SANREMO
LUOGHI DI LAVORO E SICUREZZA: LA LEZIONE DEL PROCURATORE GUARINIELLO
S
icurezza nei luoghi di lavoro, obblighi e responsabilità: su questo tema si è svolto un interessante incontro formativo organizzato dall’Ordine degli Ingegneri di Imperia, che ha avuto come relatore il Procuratore della Repubblica di Torino, Raffaele Guariniello, uno dei massimi esperti di sicurezza sui luoghi di lavoro. Al Palafiori di Sanremo un centinaio di colleghi, provenienti da tutta la provincia, hanno seguito i lavori per l’intera giornata del 10 febbraio scorso. Fra gli interventi, dopo i saluti del presidente dell’Ordine Domenico Pino, anche gli Ispettori Gaspare Burgio e Marco Grandi, in carica presso la Direzione Provinciale dell’Ispettorato del Lavoro e Flavio Cedolin dell’Ufficio Prevenzione dell’ASL n. 1 Imperiese. Secondo il programma - illustrato dal consigliere delegato dall’Ordine Enrico Ingenito, il magistrato torinese, partendo dai profili generali della normativa in materia di sicurezza sul lavoro, ha affrontato le problematiche dei soggetti coinvolti dalle normative stesse, esplorando i modelli organizzativi aziendali nell’ambito della sicurezza e le relative deleghe di funzioni; ha quindi approfondito i modelli e gli strumenti di prevenzione e protezione previsti dal D.lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza) concludendo la sua relazione con un’ampia analisi della più recente giurisprudenza sulle responsabilità dei tecnici (coordinatore, direttore dei lavori, responsabile dei lavori, preposto e progettista) coinvolti nel processo edilizio. Lorenzo Falciola
Il Procuratore Raffaele Guariniello
SAVONA: CORSI professionali IN CONVENZIONE CON CENS-UNIGE Importante accordo, il 18 febbraio, tra l’Ordine degli Ingegneri e il Centro di Servizio per il Polo Universitario di Savona (CENS) rappresentati rispettivamente dal Presidente ing. Fulvio Ricci e dal prof. Federico Delfino. Lo scopo è organizzare attività formative a prezzo convenzionato, rivolte ai professionisti iscritti all’Albo per l’assolvimento dell’obbligo di aggiornamento delle competenze professionali. Il CENS è una struttura universitaria finalizzata alla gestione dei servizi e delle apparecchiature complesse presenti presso il polo savonese, nonché alla promozione di attività di interesse
generale di Ateneo sul territorio. Il prof. Delfino ne presiede il consiglio direttivo, cioè l’organo di indirizzo, programmazione generale e deliberazione delle linee di sviluppo e di attività. «La strutture del CENS - commenta Nicola Berlen, vice Presidente dell’Ordine degli Ingegneri - consente di proporre con profitto le iniziative formative a valenza scientifica che tutti gli iscritti si attendono. Si tratta di un momento importante, che decreta l’avvio di una nuova collaborazione in un momento storico difficile in cui le sinergie tra enti vanno promosse in ogni modo» Andrea Novelli n. 3 - Marzo 2015 -
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Qui Ordine LA SPEZIA L’ADDIO ALL’ING. LUCIANO FARALLI
NON SOLO UOMINI DI MARE PAOLO CARUANA
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o sguardo intenso e la battuta sempre pronta, a volte severo e spesso faceto, con un cuore grande e un sorriso per tutti: era così Luciano Faralli. Lo sanno tutti gli amici, i Colleghi e i commilitoni che hanno condiviso con lui missioni di guerra e di pace. Avrebbe potuto essere mio padre ma volle da subito che non mi rivolgessi a lui dandogli del lei; non che la confidenza che dispensava lo esimesse dal “mettere in riga” chi non si comportava secondo i suoi canoni. Canoni che nella sua brillante carriera militare lo portarono al grado di Contrammiraglio, con il quale ha ricevuto, presente il picchetto d’onore della Marina Militare, il congedo più lungo. Nato il 9 maggio 1931 a Firenze, nel 1950 entra in Accademia Navale a Livorno e nel 1958 a Napoli si laurea in Ingegneria Navale e Meccanica. Imbarcato fino al 1962 su Nave Duca Degli Abruzzi, Sibilla, Indomito, Carabiniere e San Marco come Direttore di Macchina viene destinato fino al 1975 a Mariperman dove ricopre vari incarichi presso gli Istituti G.N. fino a Direttore dell’Istituto di Fisica Applicata. Specializzato presso l’Università di Genova sul condizionamento dell’aria e sulle vibrazioni viene destinato a Mariconavarmi Roma e si congeda a domanda nel 1978 con la promozione a Contrammiraglio G.N. Da allora inizia una brillante carriera professionale, svolgendo incarichi come consulente di Fincantieri per problemi di rumore, vibrazioni ed urti per le costruende Fregate Classe Maestrale e poi negli anni a venire per le Fregate Venezuelane, Peruviane, Equadoregne e per le costruzioni Irachene. Nel 1980 apre lo Studio Tecnico Navale Ing. Faralli & C. s.a.s. e nel 1982 inizia lo stesso tipo di consulenza con l’Intermarine per la costruzione dei Cacciamine Classe Lerici e, negli anni seguenti, per quelli della U.S. Navy. Dal 1987 al 2010 è consulente per le navi passeggeri ed in esercizio della Costa Crociere, per nuove costruzioni presso i Cantieri Mariotti, SEC, Nuovi Cantieri Apuania, Rodriguez, Flender Werf di Lubecca, Baglietto, Riva, Azimut ed infine presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) per 4 anni consecutivi su segnalazione di Maristat. Svolge anche docenze presso la facoltà di Fisica Tecnica dell’Università di Genova per corso di specializzazione sul rumore. Se ne è andato il 6 gennaio al suono del silenzio, Luciano, che nella sua vita ha combattuto spesso contro il rumore. Non poteva esserci saluto migliore. Un abbraccio e un arrivederci, Luciano, e un grazie per essere stato non solo un uomo di mare, ma anche un grande Ingegnere.
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L’ingegner Faralli
Qui Ordine
n. 3 - Marzo 2015 -
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Qui Ordine
FEDERAZIONE REGIONALE DEGLI ORDINI DEGLI INGEGNERI DELLA LIGURIA Piazza della Vittoria, 11/10 – 16121 Genova - C.F. 95045940103 www.federazioneingegneri.liguria.it -PEC federazione.liguria@ingpec.eu
Presidente Maurizio Michelini (GE); Segretario Claudio Firpo (GE); Consiglieri Domenico Pino (IM), Giuseppe Anselmo (IM), Fulvio Ricci (SV), Nicola Berlen (SV), Roberto Orvieto (GE), Marco Sartini (GE), Paolo Caruana (SP), Claudia Bedini (SP). ISCRITTI COMPLESSIVI ALBI PROFESSIONALI INGEGNERI LIGURIA Sezione A 6.892 - Sezione B 232 – TOTALE 7.124 (di cui 6.179 uomini e 945 donne)
GENOVA
Piazza della Vittoria, 11/10 16121 Genova Tel. 010.593840 - 010.593978 Fax 010.5536129 - C.F. 80039470101 www.ordineingegneri.genova.it PEC ordine.genova@ingpec.eu ordine@ordingenova.it info@ordineingegneri.genova.it
IMPERIA
Via della Repubblica, 11 18038 Sanremo (Imperia) Tel e Fax 0184.530799 - C.F. 81001410083 www.ordineingegneriimperia.it PEC ordine.imperia@ingpec.eu info@ordineingegneriimperia.it loredana@ordineingegneriimperia.it
Presidente Roberto Orvieto Vice Presidenti Domenico Muccio Palma, Marco Sartini Segretario Roberto Zanardi Tesoriere Gianluigi Calzetta Consiglieri Arturo Antonelli, Laura De Biasio, Andrea Del Grosso, Claudio Firpo, Diego Fonsa, Riccardo Franchini, Maurizio Michelini, Mauro Nalin, Silvio Rossi, Aldo Signorelli.
Presidente Domenico Pino Segretario Mauro Ausonio Tesoriere Enrico Ingenito Consiglieri Giuseppe Anselmo, Fiorenzo Borro, Simone Di Marcoberardino, Lorenzo Falciola, Gianluigi Pancotti, Riccardo Restani, Fabio Sappia, Gian Paolo Trucchi.
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 4.601 - Sezione B 111 TOTALE 4.712 (di cui 4.095 uomini e 617 donne) al 28 febbraio 2015
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 483 - Sezione B 18 TOTALE 501 (di cui 437 uomini e 64 donne) al 28 febbraio 2015
LA SPEZIA
Via Tolone, 14 - 19124 La Spezia Tel. e Fax 0187.732768 - C.F. 80017220114 www.ordineingegnerilaspezia.it PEC ordine.laspezia@ingpec.eu segreteria@ordineingsp.com ordine.laspezia@ingsp.eu
SAVONA
Corso Italia, 8/11 - 17100 Savona Tel. 019.822678 e Fax 019.822696 C.F. 80003460096 www.ordineingegnerisavona.it PEC ordine.savona@ingpec.eu ingegneri.savona@ordineingegnerisavona.it
Presidente Paolo Caruana Vice Presidente Daniele Guerrieri Tesoriere Stefano Pasquali Segretario Marco Fanton Consiglieri Claudia Bedini, Michele Codeglia, Stefano Fusi, Riccardo Marangoni, Simone Tesconi, Marco Vescovi, Gianfranco Zucconi.
Presidente Fulvio Ricci Vice Presidente Nicola Berlen Tesoriere Diego Pastorino Segretario Maria Alessandra Binaghi Consiglieri Diego Bergero, Franca Briano, Daniele Cabrini, Gabriele Calzavara, Claudio Gagliolo, Marcello Macciò, Danilo Muraglia.
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 725 - Sezione B 29 TOTALE 754 (di cui 666 uomini e 88 donne) al 28 febbraio 2015
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 1.083 - Sezione B 74 TOTALE 1.157 (di cui 981 uomini e 176 donne) al 28 febbraio 2015
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ma il box «Lo “Sblocca Italia” ha previsto il recepimento delle norme UE per la comunicazione digitale e l’impiego della fibra ottica nelle nuove costruzioni. Una rivoluzione che necessita di adeguamenti legislativi, con competenze multidisciplinari, e ingenti finanziamenti. Lasciatemelo dire, per la mia esperienza nella pubblica amministrazione: ogni dilazione non potrà portare altro che ulteriori ritardi e maggiori costi»
RISTRUTTURAZIONI EDILIZIE E NUOVI IMPIANTI: AGGIORNARE LE REGOLE Sì, MA QUANDO E COME? Ing. Ennio Maltese - Scrivo al nostro giornale in merito alla revisione e all’aggiornamento delle regolamentazioni urbanistiche relative alle opere civili, che oggi sono annesse alle realizzazioni edilizie di ogni tipo (residenziali, industriali, commerciali, ecc.) e avrebbero dovuto essere oggetto di progressivi sviluppi e moderni aggiornamenti a livello nazionale piuttosto che locale. Alle regolamentazioni di quest’ultimo tipo avrebbero dovuto essere dedicate varianti specifiche correlate a specificità di conformazioni/configurazioni territoriali; per quelle di carattere generale pare ci si debba riferire ancora ai Regi decreti (che nella loro serietà e validità temporale possono essere di insegnamento). Il provvedimento legislativo “sblocca Italia” ha previsto il recepimento dalla legislazione UE del diritto alla comunicazione digitale come fondamentale per la popolazione europea e l’impiego della fibra ottica nelle nuove costruzioni. L’Agenzia digitale sta promuovendo e prevedendo azioni e finanziamenti per l’estensione della banda ultralarga su tutto il territorio nazionale. Adottare la fibra ottica nei nuovi edifici richiede un adeguamento del regolamento urbanistico che preveda la sua installazione come per tutti gli impianti rientranti tra le opere civili degli edifici: rete elettrica, rete idraulica e fognaria, telefonica, radio/Tv, ecc. L’aggiornamento della regolamentazione richiede competenze pubbliche diverse, di vari assessorati/ Ministeri in quanto multidisciplinari. Poniamo che gli Ordini degli ingegneri si convincano a intervenire: sarebbero necessari coinvolgimenti di specializzazioni multidisciplinari. In incontri indetti dalla pubblica amministrazione ho udito parlare degli appalti affidati nel 2014 per nuove edificazioni e
ristrutturazioni edilizie, ma senza la previsione di tale impiantistica di dotazione. L’installazione di questi impianti in edifici abitativi e industriali/commerciali a edificio ultimato, richiede lavori invasivi e costi molto superiori a quelli realizzabili nel corso della costruzione degli immobili e tali da implicare interruzioni dei servizi agli utenti: pensiamo alla colonna comune H2H dalla cabina ai piani superiori e da essa alle unità abitative di ciascun piano e secondo il diverso impiego dell’unità. Oltre a questo ritengo sia oggi da considerare la necessità di realizzare gli impianti secondo criteri che forniscano agli utenti sì la possibilità di impiego delle più innovative tecnologie nell’ambito dell’informatica e della domotica, ma tutelandone la salute. Non possiamo trascurare che impianti e cablaggi sono generatori di inquinamenti elettromagnetici e che vanno pertanto razionalizzati nelle loro configurazioni e potenze di emissione, studiandone allocazioni e isolamenti/schermature. Aggiornare la regolamentazione urbanistica (quando non anche variazioni alla nostra Costituzione) richiederà sicuramente collaborazioni di più soggetti e interlocuzioni a carattere interdisciplinare e professionale obiettivamente difficili da instaurare e che solo una paziente e determinata azione collettiva potrà portare a compimento. Il guaio è che ogni dilazione comporterà ritardi esecutivi e maggiori costi futuri: e questo posso affermarlo sulla base della mia esperienza professionale nella pubblica amministrazione e non solo. Cordialmente
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Sommario
SOMMARIO 1 Editoriale Politica: ultima chiamata. Le proposte degli Ingegneri M. Michelini 2 Verso le elezioni regionali Certificare le competenze per incrementare l’occupazione - R. Orvieto 3 Cara Regione, le leggi si scrivono col contributo dei professionisti – D. Pino 6 Una task-force territoriale contro il dissesto idrogeologico – P. Caruana 8 Dalla progettualità “dal basso” una risposta per il territorio – F. Ricci 10 Random 12 Qui Federazione “A&B” e il ruolo degli ingegneri in Liguria G. Sansalone 14 Per una pratica di rimborso chiesti fino a 10.500 Euro – G. Sansalone 16 Report PAT: I mille rivoli dell’oro blu così producono emergia pulita – Jacopo Doni 18 Professione Attestati prestazione energetica: compensi “mini” e sanzioni “maxi”- M. Michelini 19 Il TAR conferma: via libera alla pubblicità dei professionisti - G. Danieli 21 Presentazione Block Notes n. 5 e n. 6 22 Qui Ordine Formazione Savona L’ingegneria applicata ai droni – A. Novelli 26 Formazione Genova – Nuova Iso 9001 – G. Danieli 27 Formazione Imperia Luoghi e sicurezza di lavoro – L. Falciola 27 Formazione Savona Corso in convenzione con Cens-Unige – A. Novelli 28 La Spezia – L’addio all’ing. Luciano Farelli P. Caruana 30 La Federazione e gli Ordini provinciali della Liguria 31 Mail Box
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A&B - Atti e Bollettino di Informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria Mensile della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria - Codice Fiscale 95045940103 PEC: federazione.liguria@ingpec.eu www.federazioneingegneri.liguria.it Presidente: Maurizio Michelini (Ge) Segretario: Claudio Firpo (Ge) Consiglieri: Giuseppe Anselmo (Im), Claudia Bedini (Sp), Nicola Berlen (Sv), Paolo Caruana (Sp), Roberto Orvieto (Ge), Domenico Pino (Im), Fulvio Ricci (Sv), Marco Sartini (Ge) Reg. Tribunale Genova n. 64 del 25 marzo 1949 Anno LXVI N. 3 – Marzo 2015 In attesa variazione periodicità Direzione e Redazione: Piazza della Vittoria, 11/10 - 16121 Genova rivista@federazioneingegneri.liguria.it Editore, impaginazione, stampa: Nuova Grafica LP Via Pastorino, 200-202 r - 16162 Genova PEC: nuovagraficalp@legalmail.it www.promogenova.it/grafica-lp/ Direttore Responsabile: Gianfranco Sansalone Hanno collaborato: Sergio Barosso, Paolo Caruana, Giulia Danieli, Jacopo Doni, Claudio Firpo, Lorenzo Falciola, Maurizio Michelini, Andrea Novelli, Roberto Orvieto, Domenico Pino, Claudio Poggi, Fulvio Ricci, Stefano Rolli. In copertina: Stefano Rolli per A&B Progetto editoriale: Agenzia Aba News abanews@abacomunicazione.it www.abacomunicazione.it Progetto grafico: Movie & Fashion Group Srl info@moviefashiongroup.com www.moviefashiongroup.com Di questo numero, scaricabile in pdf dal sito della Federazione, vengono spedite 10.000 copie cartacee a tutti gli iscritti agli Albi degli Ingegneri della Liguria, alle pubbliche istituzioni e ai soggetti di interesse per la categoria. La riproduzione, anche parziale, del testo e delle immagini è consentita purché siano espressamente e citati la fonte e gli autori. È vietato riprodurre, anche in modo parziale, l’impaginazione grafica senza espressa autorizzazione della proprietà Le immagini riprodotte sono della Federazione, di autori o di archivi regolarmente consultati, o sono state reperite presso fonti pubbliche e libere. I marchi citati appartengono ai rispettivi proprietari. Nel caso non sia stato possibile rintracciare eventuali detentori di diritti, l’editore si dichiara disponibile ad adempiere ai propri obblighi. Il prezzo dell’Abbonamento è compreso nella quota di iscrizione annuale per gli iscritti agli albi provinciali dell’Ordine, le copie in abbonamento a titolo oneroso sono in percentuale non inferiore al 50% del totale delle copie spedite
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