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A&B n. 6 anno 2014 - Supplemento n. 4

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Block Notes

Dissesto del territorio e criticità idrauliche dei corsi d’acqua in liguria Vincenzo Beneventano

Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria

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Supplemento al n.6/2014 di Block Atti & Bollettino di informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria

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Atti & Bollettino di informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria

Dissesto del territorio e criticità idrauliche dei corsi d’acqua in Liguria

Vincenzo Beneventano

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DISSESTO DEL TERRITORIO E CRITICITÀ IDRAULICHE DEI CORSI D’ACQUA IN LIGURIA

Le quattro Amministrazioni Provinciali della Regione Liguria hanno pubblicato e mantengono aggiornati sui propri siti web – nella fase transitoria verso le Città Metropolitane - i Piani di Bacino di tutti i corsi d’acqua della Liguria. Si tratta di strumenti urbanistici che riguardano il governo del territorio dal punto di vista della difesa del suolo; in essi sono presenti gli studi geologici e le verifiche idrauliche delle zone più critiche, sono mappate tutte le infrastrutture esistenti che in qualche modo interferiscono con il territorio ed in particolare con i corsi d’acqua, contengono le norme di attuazione per tutti i sottobacini di ogni singolo rivo; elencano le modalità di esecuzione delle opere edilizie al fine di tutelare la stabilità dei versanti e la sicurezza dei corsi d’acqua. Molto spesso, dopo le alluvioni, si leggono articoli sui quotidiani di alcuni “luminari” della materia, quasi sempre professori di geologia o di idraulica dei migliori politecnici, che sfoggiano le loro soluzioni su come si possono evitare le alluvioni: in realtà non inventano “ricette” e non propongono niente di più rispetto a quello che è già scritto nei Piani, ed è già obbligatorio eseguire ogni volta che si interviene con opere che possano interferire con la stabilità dei versanti e con il deflusso dei corsi d’acqua. Nei siti dei Piani di Bacino sono visibili, per ogni singolo rivo, le carte con le fasce di inondabilità e le carte con le fasce di suscettività al dissesto del territorio di ogni singolo bacino. Basta prenderne uno a caso e constatare che le criticità idrauliche e quelle idrogeologiche sono sempre le stesse. In questa sede, il sottoscritto – che per circa 10 anni è stato responsabile dell’Ufficio della Provincia di Genova che si occupa di programmazione e realizzazione degli interventi di difesa del suolo - non pretende di fare il riassunto dei Piani di Bacino ma vuole semplicemente illustrare una sommaria carrellata delle situazioni di criticità idraulica dei corsi d’acqua della Liguria. Innanzitutto occorre fare una distinzione tra i bacini dei rivi che sfociano nel Mar Ligure e quelli che invece volgono verso Nord e quindi costituiscono parte del bacino del Po. Nella Carta 1 si vede lo spartiacque dell’Appennino con una netta distinzione, anche cromatica, tra i bacini padani e quelli liguri. La differenza tra questi due gruppi è sostanziale: la sommità dei bacini è quasi sempre a quote di circa 1.000 anche 1.500 metri sul livello medio del mare, ma il dislivello dei torrenti liguri è molto più elevato ed in percorsi molto brevi rispetto a quelli padani. Il problema dei corsi d’acqua liguri rispetto a quelli di tutte le altre regioni d’Italia risiede infatti in una caratteristica: in pochi chilometri partono da 1.000 metri di quota ed arrivano in mare, con velocità e trasporto di materiale solido che non è comune a nessun altro torrente italiano. Le criticità di questi corsi d’acqua sono pertanto presto immaginabili. In più si aggiunga il fatto che prima di sfociare in mare devono attraversare dei tratti fortemente urbanizzati, con pendenze ridotte e argini stretti.

Autore Ing. Vincenzo Beneventano ing@vincebene.it Block Notes n. 4 Supplemento al n. 6 novembre-dicembre 2014 del bimestrale A&B – Atti e Bollettino di informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria della Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria Presidente Maurizio Michelini Editore: Nuova Grafica LP Reg. Tribunale di Genova n. 64 del 25 marzo 1949 – Anno LXV Direttore responsabile Gianfranco Sansalone Pubblicato in edizione Pdf su www.federazioneingegneri.liguria.it Provider http://sites.google.com l’ing. Vincenzo Beneventano, laureato in Ingegneria Civile all’Università degli Studi di Genova nel 1991, è stato Funzionario Direttivo dell’Ufficio Lavori Pubblici della Difesa del Suolo della Provincia di Genova dal 1994 al 2003 ed ha seguito la realizzazione di importanti opere di sistemazione idraulica dei corsi d’acqua e di consolidamento di versanti in frana, a seguito dei danni alluvionali che hanno colpito la Liguria dopo il 1992. Dal 2003 esercita la libera professione di Ingegnere. Si occupa di progettazione e direzione lavori di strutture in zona sismica nel settore civile ed industriale. Ha seguito inoltre per Comunità Montane e per Comuni dell’entroterra la progettazione e direzione lavori di opere geotecniche ed idrauliche. 4 /Block

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CARTA 1 - I CORSI D’ACQUA DELLA LIGURIA SI DIVIDONO IN DUE GRUPPI: QUELLI CHE SFOCIANO NEL MAR LIGURE E QUELLI CHE FANNO PARTE DEL BACINO DEL PO. I BACINI LIGURI SONO PIÙ RIPIDI DI QUELLI PADANI E QUINDI HANNO MAGGIORI CRITICITÀ IDRAULICHE ED IDROGEOLOGICHE. Block Notes n.4

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I bacini padani della Liguria sono molto meno critici di quelli rivolti verso il Mar Ligure, ma sono comunque più critici di quelli delle altre regioni, notoriamente più pianeggianti della Liguria. Chi scrive, nella sua attività - come già detto - di ingegnere idraulico presso un’amministrazione pubblica, ha sempre cercato, insieme ai colleghi della Regione Liguria, di far capire agli organi statali che le risorse finanziarie, per gli interventi di messa in sicurezza del territorio, non possono essere ripartiti tra le Regioni in funzione di superficie e popolazione: perché purtroppo con questo sistema accade che in Italia le regioni molto più estese della nostra, anche se sono pianeggianti e prive di problematiche idrogeologiche, ricevono più finanziamenti di un territorio critico come la Liguria!

La situazione a Ponente

Per il territorio Imperiese, partendo dai confini con la Francia, il primo corso d’acqua che si incontra è il fiume Roja, dal bacino molto ampio (quasi 700 kmq) che si estende per gran parte in territorio francese, suddiviso in tre parti: “Alta Valle Roia”, comprendente i Comuni piemontesi di Tenda e Briga Marittima; “Media Valle Roia”, comprendente i Comuni francesi di Fontano, Saorgio e Breglio, e “Bassa Valle Roia”, comprendente i Comuni liguri di San Michele, Airole e Ventimiglia. Il corso d’acqua presenta alcune zone esondabili lungo il suo percorso, ma in particolare si evidenzia la fascia a rischio molto elevato (R4) dell’area urbana posta sulla sponda sinistra nel tratto terminale. Il torrente Nervia ha tutto il suo bacino in territorio Imperiese, e presenta una zona critica nel Comune di Dolceacqua; a margine del tratto terminale si trovano molte zone classificate R3 o R4 ovvero a rischio idraulico elevato o molto elevato. Tra i torrenti Nervia ed Argentina vi sono alcuni piccoli bacini, ma per questo non meno pericolosi; il rio Borghetto presenta una vasta zona R4 nel tratto terminale, fortemente urbanizzato del centro del Comune di Bordighera; il litorale del Comune di Ospedaletti è caratterizzato da molti piccoli rivi, tutti molto critici; a Sanremo troviamo i torrenti San Francesco e San Romolo, che nel tratto terminale sono tombinati; anche il torrente Armea, immediatamente ad est di Sanremo, presenta un pezzo tombinato prima della foce, lungo circa mezzo chilometro nella zona del mercato dei fiori: in questo tratto la sezione idraulica non è sufficiente a far defluire la portata duecentennale. Nel bacino di questa asta vi sono molte aree soggette a rischio idrogeologico: in particolare si ricorda la frana in località Ceriana, che nel 2000 ha causato la morte di due persone e che ancora quest’anno ha creato non pochi problemi. Arriviamo ad Arma di Taggia, dove sfocia il torrente Argentina, che nel tratto urbano è addirittura interessato da strutture viarie che risalgono dentro l’alveo; alla foce del torrente si trova un ponte della vecchia linea ferroviaria che crea rigurgito dando luogo ad una vasta area a rischio di inondazione; ciò nonostante non si è potuto demolire questo ponte in quanto protetto, ed è stato riutilizzato per la realizzazione della pista ciclabile rivierasca, come si vede nell’immagine della carta delle criticità del relativo Piano di Bacino (Carta 2). CARTA 2 - IL TORRENTE ARGENTINA, PRIMA DI SFOCIARE IN MARE, INCONTRA UNA SITUAZIONE INSOLITA, CON VIABILITÀ DENTRO L’ALVEO E CON IL PONTE AD ARCATE DELLA VECCHIA FERROVIA CHE È STATA TRASFORMATA IN PISTA CICLABILE, QUESTO PONTE È BASSO E LE SUE PILE CREANO RESTRINGIMENTO, QUINDI PROVOCA UN’AMPIA AREA DI RISCHIO IDRAULICO R4 (COLORE ROSSO = ESONDABILE CON TEMPO DI RITORNO CINQUANTENNALE)

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Lungo l’Aurelia, prima di arrivare ad Imperia, troviamo una serie di rivi minori caratterizzati da bacini poco estesi, ma non per questo meno pericolosi; in tutti ci sono delle aree inondabili ogni 50 anni a monte della pista ciclabile della vecchia linea ferroviaria. Il torrente San Lorenzo di San Lorenzo al Mare, per un tratto di circa 4 chilometri, è caratterizzato da aree inondabili cinquantennali (Fascia A). A Porto Maurizio sfociano il Prino ed il Caramagna, che negli anni 1998 e 2000 sono esondati nelle aree a monte dei viadotti autostradali. Il torrente Impero ha un bacino di circa 60 kmq e sulla sua asta si trovano molte zone in fascia A, ovvero inondabili con tempo di ritorno cinquantennale. Prima di arrivare alla foce del fiume Centa troviamo i rivi dell’ambito Dianese che sono tutti caratterizzati da aree inondabili nella fascia a monte della vecchia linea ferroviaria. Entrando nel territorio savonese si incontra ad Andora il torrente Merula, che ha le solite criticità nel tratto urbano ed alcune aree in fascia A nell’entroterra. Nella cittadina di Alassio, come in molte località balneari del levante genovese, i corsi d’acqua non sembrano essere graditi, in quanto brutti da vedersi: forse per questo sono stati tutti tombinati sotto le lussuose strade del centro. Il risultato, nelle mappe del rischio, è una grossa macchia rossa su tutta l’area urbana, che vuol dire esondabile ogni meno di cinquant’anni (vedere stralcio della carta delle inondabilità del Piano di Bacino, Carta 3).

CARTA 3 - NELLA CITTADINA DI ALASSIO I RIVI SONO TUTTI TOMBINATI, LA CONSEGUENZA È UN’AMPIA AREA DI INONDABILITÀ CON TEMPO DI RITORNO CINQUANTENNALE Il fiume Centa è formato dall’unione dei torrenti Arroscia e Neva che si incrociano nella piana di Albenga a circa 3 km dal mare: questi corsi d’acqua man mano che si avvicinano al mare invece di allargarsi si restringano sino ad essere praticamente dimezzati in prossimità dei centri abitati; anche questo caso si traduce quindi in una grossa macchia rossa su tutta l’area urbana. Nell’entroterra i due torrenti hanno altre situazioni di criticità idraulica, ma questa volta non per motivi antropici: il loro percorso è molto lungo e poco pendente ed è contornato dalla piana di Albenga, che come è noto è una pianura alluvionale. A Ceriale, sempre nella piana di Albenga a nord della foce del Centa, scorrono alcuni piccoli rivi che hanno un percorso quasi orizzontale e quindi sono tutti caratterizzati da fasce di inondabilità abbastanza vaste; sono il rio Antognano, il rio Carenda, il rio Torsero, il rio San Rocco, il rio Fontane ed il rio Carino. I Comuni di Balestrino, Boissano, Borghetto Santo Spirito, Castelvecchio R. B. e Toirano sono percorsi Block Notes n.4

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dal torrente Varatella; la gran parte dell’asta del torrente è in territorio pianeggiante con fasce di inondabilità a margine; prima di arrivare al mare incontra il centro di Borghetto Santo Spirito e subisce un restringimento della sezione di deflusso, quindi le fasce di inondazione si estendono a tutto il tratto urbanizzato (Carta 4).

statisticamente ogni cinquant’anni, fuoriesce dai suoi argini a monte della ferrovia e percorre le vie della città sino a passare dall’altra parte della fortezza del Priamar attraverso le strade che portano alla vecchia Darsena. Nel tratto terminale, in corrispondenza del ponte di via Luigi Corsi, fuoriesce nuovamente creando una zona R4 in tutto il tratto urbano circostante sino al mare (Carta 5).

CARTA 4 - ANCHE IL TORRENTE VARATELLA DI BORGHETTO SANTO SPIRITO HA IL SOLITO DESTINO DI UN PERCORSO STROZZATO NEL TRATTO URBANO PRIMA DELLA FOCE CON LA CONSEGUENZA DI AMPIE FASCE DI INONDABILITÀ

CARTA 5 - L’AREA ESONDABILE DEL FIUME LETIMBRO COPRE TUTTA LA CITTÀ DI SAVONA

A sud del porticciolo di Loano sfocia il torrente Nimbalto che non ha grosse criticità; a nord del porticciolo vi sono invece due piccoli rivi, il rio Ciappe ed il rio Ranzi, che sono invece molto più insidiosi e presentano vaste fasce esondabili nel tratto urbano. Dal territorio dei Comuni di Giustenice e di Magliolo nasce il torrente Maremola, che sfocia in mare a Pietra Ligure; nella zona di confluenza tra i due rivi che compongono il torrente vi è una grossa area caratterizzata da criticità idraulica elevata, l’ultimo tratto di circa un chilometro e mezzo è tutto contornato da fasce esondabili. A Borgio Verezzi sfocia in mare il torrente Bottassano, che proviene da un bacino molto ripido e percorre una valle insolcata tra due versanti con pendenze elevate; nell’ultimo chilometro prima di arrivare in mare si allarga la valle ed il rivo crea delle fasce esondabili significative con rischio R4. Dal territorio dei Comuni di Rialto, Calice Ligure ed Orco Feglino si origina il torrente Porra che sfocia in mare a Finale Ligure; come i torrenti adiacenti proviene da vallate insolcate e percorre un ultimo tratto pianeggiante con vaste aree esondabili, specie nelle zone di innesto degli affluenti e nella fase terminale; tutto il tratto di poco più di 1 chilometro tra Final Borgo e Finale Ligure è caratterizzato da aree di rischio idraulico molto alto. Prima di arrivare a Savona si incontrano dei bacini minori, ma tutti simili ai precedenti, con tratti terminali contornati da fasce esondabili: sono i bacini di Sciusa, Noli, Crovetto e Segno. Il torrente Quiliano attraversa un tratto pianeggiante per circa 3 km ed è stretto tra due strade di sponda, le cui aree a margine sono state più volte alluvionate negli anni scorsi e sono soggette a rischio idraulico medio-alto. Tra il Quiliano ed il Letimbro c’è il bacino del Molinero che è percorso dai rii Bricco, Molinero, San Cristoforo e Galletto; questi rivi confluiscono in due aste che sfociano a mare a poche decine di metri di distanza, le cui confluenze rivi sono tutte tombate sotto la viabilità urbana, sotto lo stadio Bacigalupo e sotto il parco ferroviario; tutte le sezioni di deflusso coperte sono ovviamente insufficienti e di conseguenza l’area urbana che copre il rivo è tutta a rischio idraulico alto. La città di Savona è divisa in due dal Fiume Letimbro, e nella carta delle aree inondabili c’è una macchia di più di due chilometri quadrati che copre il tessuto urbano del centro cittadino; il corso d’acqua,

Dal Ponente al Centro

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Da questo punto in poi, fino alla Valpolcevera, il crinale dello spartiacque appenninico è molto vicino al mare, in alcuni punti ci sono delle cime che rasentano i mille metri che distano 5-6 km dal mare; tutti questi torrenti sono quindi molto ripidi e quasi tutti con le stesse criticità dovute appunto a tempi di corrivazione brevi e trasporti solidi significativi. Dal territorio dei comuni di Stella ed Albissola Superiore scende il torrente Sansobbia; nell’ultimo tratto dell’asta principale confluiscono due rivi da sinistra, il Buraxe ed il Basco, che non riuscendo a riversarsi nel torrente creano aree inondabili molto significative e con rischio elevato. Il centro di Varazze è percorso dal torrente Teiro: prima di arrivare in mare il corso d’acqua è ristretto e tombinato sotto il centro urbano e in conseguenza di ciò la carta delle fasce inondabili del Piano di bacino è sporcata da una grossa macchia rossa. Siamo arrivati al confine tra le Province di Savona e Genova che è marcato naturalmente dal torrente Arrestra. Dalla parte del Comune di Varazze (SV) il torrente non presenta particolari criticità di tipo idraulico, in quanto il versante sinistro è molto acclive sino al mare e non c’è urbanizzazione nel tratto terminale. Sulla sponda del Comune di Cogoleto (GE) il torrente presenta una fascia esondabile rossa piuttosto stretta che non desta però preoccupazione in quanto priva di elementi a rischio. L’unico problema è che in un’area a monte, in comune di Cogoleto, vi è la discarica dei fanghi della Stoppani, che è sicuramente protetta e bonificata, ma se il torrente dovesse rompere le protezioni si potrebbero manifestare seri inconvenienti. A Cogoleto sfociano in mare alcuni piccoli rivi che hanno tutti problemi di insufficienza delle sezioni di deflusso nel momento in cui si trovano sotto la viabilità urbana; il rio Beuca ed il torrente Rumaro sfociano a pochi metri di distanza e determinano un’unica macchia rossa; altri piccoli rivi, senza nome, che si vedono arrivare da monte della ferrovia, sono tutti dimenticati sotto terra e nascosti sotto le vie del centro urbano, ma sono marcati con fasce di criticità nel piano di bacino ambito 12. Il torrente Lerone, che segna il confine tra i Comuni di Cogoleto ed Arenzano, è insolcato nella sua stretta valle e sfocia in mare con poche criticità, l’unico problema è rappresentato dall’area esondabile della Stoppani che ha sempre portato in mare residui industriali inquinanti. Block Notes n.4

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Nella Pineta di Arenzano il versante è ripido sul mare e su di esso non sono stati segnalati dalla Provincia problemi idraulici; di fatto i rivi non esistono più dato che sono stati deviati a piacere e trasformati in fognature bianche. Ad Arenzano, come in molte altre zone della Provincia di Genova, i corsi d’acqua non hanno neanche la fortuna di avere un nome! Il torrente che scorre nella zona di via Francia entra sotto terra prima della ferrovia creando una “macchia rossa”, poi non lo si vede più fino in fondo perché sopra di esso negli anni ‘80 è stato costruito un complesso residenziale, ed il rio sarebbe stato “brutto da vedersi”; poi sfocia a margine di villa Pallavicini perché in quel contesto fa arredo urbano, però è anche caratterizzato da aree inondabili. Il versante che è occupato dal centro abitato è privo di rivi apparenti. Ad est del centro abitato è stato lasciato un piccolo spazio per il rio Cantarena, che però nel tratto sotto via Vittorio Veneto è stato tombato; il suo percorso è tutto contornato da fasce esondabili di vari colori. Da Arenzano a Voltri, il versante è molto ripido sul mare ed i rivi sono minimi, ma scorrono su fondo roccioso e non presentano elementi a rischio. Entrando nel Comune di Genova, a Voltri si incontrano le prime due spine nel fianco dell’Amministrazione Comunale (e soprattutto degli abitanti): i torrenti Cerusa e Leiro. Sono due corsi d’acqua molto simili, caratterizzati da un percorso molto breve ed un dislivello tra le cime del bacino ed il mare particolarmente alto; infatti scendono direttamente dall’Appennino e, come si vede nella carta della Liguria, lo spartiacque padano è praticamente sul mare. Il greto del tratto montano è quasi sempre roccioso, ma al piede dei versanti i torrenti hanno la possibilità di erodere il materiale e quindi sono entrambi capaci di trasportare in sospensione grossi volumi di ghiaia, che vengono sedimentati nelle pianure, creando ostruzioni sotto i ponti e quindi inondazioni nelle aree limitrofe, quasi sempre occupate da industrie. Tra i due il Cerusa è meno famoso, solo perché è periferico e sul suo percorso ci sono poche abitazioni, quindi pochi elementi a rischio. Il Leiro o Leira, invece, attraversa il centro di Voltri e quindi in passato ha creato molta devastazione e purtroppo anche moltissime vittime. Il loro modo di distruggere è sempre lo stesso: secchi fino ad un certo momento, dopo dieci minuti arriva l’ondata che in pochi secondi riesce a devastare. Dopo le alluvioni degli anni Novanta sono stati eseguiti molti lavori di adeguamento delle sezioni di deflusso nei punti più critici. In realtà non si è potuto allargare il letto ma sono stati solo alzati gli argini, con discutibili risultati. Di fatto fino ad oggi non sono successi altri disastri, anche se fortunatamente negli ultimi anni la zona di Voltri non è stata interessata da precipitazioni analoghe a quelle dei primi anni ‘90. Uscendo dalla delegazione dell’estremo ponente cittadino si incontra un versante, anticamente occupato da orti, che negli anni ’70 e ’80 è stato riempito di case popolari. Nei quartieri del CEP di Prà e di Pegli alta i corsi d’acqua sono stati trasformati in fognature bianche ed il loro percorso sparisce sotto terra ed esce in mare sotto la colmata o dentro il canale di calma, sotto forma di tubazioni. In questo versante sono significativi solo alcuni rivi come il Branega, il San Pietro ed il Foce, che hanno alcune criticità, anche medio-alte, nel tratto terminale. Il centro abitato di Pegli è, come tutti gli altri, caratterizzato da rivi costretti a scorrere sotto terra, quasi tutti privi anche di un nome: fortunatamente il loro bacino è molto piccolo e non in grado di creare grossi problemi. A est di Pegli scorre invece il torrente Varenna, che idrogeologicamente parlando è molto simile al Cerusa e al Leira di Voltri; ha molte aree industriali sul suo percorso, inserite in un fondovalle molto stretto, un bacino molto ripido che scende addirittura dal versante posteriore della Madonna della Guardia, ma nel tratto terminale è abbastanza largo e quindi sfocia in mare senza grossi problemi; nell’area in sponda destra del tratto urbano c’è un rischio idraulico moderato R1. A Sestri Ponente arrivano il Chiaravagna ed il Ruscarolo, che sono incanalati insieme nello specchio acqueo dietro l’Aeroporto. I due rivi provengono da bacini non molto ripidi, ma quasi totalmente urbanizzati; essendo quindi il territorio impermeabilizzato, i torrenti hanno tempi di corrivazione (ovvero il periodo che la goccia d’acqua caduta in terra impiega per arrivare nel “canale” più vicino o da questo fino allo sbocco in mare alla sua foce) molto bassi. Nel tratto terminale sono particolarmente sacrificati ed inoltre deviati verso destra per evitare l’area colmata dell’Aeroporto. Sopra di essi ci sono strade ed addirittura edifici, quindi le strutture portanti di questi interferiscono negativamente con il deflusso dell’acqua. Uno scenario che fa sì che tutta la zona urbanizzata intorno al tratto focivo dei due rivi sia soggetta a rischio idraulico molto alto R4 (Carta 6). Il torrente Polcevera ha un bacino piuttosto vasto, nasce a Pontedecimo dall’unione tra il torrente Verde, proveniente da Ceranesi e Campomorone ed il Riccò di Mignanego e Serra Riccò. A Bolzaneto vi confluiscono da destra il rio Burba, proveniente dal monte della Madonna della Guardia, e da sinistra il torrente Secca proveniente da Serra Riccò e da Sant’Olcese. A valle del centro abitato di Bolzaneto arrivano da destra il Molinassi, proveniente dalla collina di Murta, e da sinistra il Geminiano, proveniente dall’omonima 8 /Block

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CARTA 6 - L’AREA DI RISCHIO R4 INTORNO ALLA FOCE DEL CHIARAVAGNA E RUSCAROLO, CAUSATA DALLA DEVIAZIONE E SOFFOCAMENTO DEI DUE RIVI SOTTO AL TESSUTO URBANO

CARTA 7 - L’ASTA PRINCIPALE DEL POLCEVERA È BEN REGIMATA PER SMALTIRE VELOCEMENTE LE PORTATE PROVENIENTI DA MONTE, PERÒ GLI AFFLUENTI DEL TRATTO BASSO FANNO FATICA A SCARICARE, QUINDI SI GONFIANO ED ESONDANO NELLE AREE LIMITROFE Block Notes n.4

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località. A Rivarolo confluiscono da destra il rio Fegino, da Borzoli, e da sinistra il torrente Torbella, da Begato. Nel greto del tratto terminale del corso d’acqua è stata realizzata nei tempi passati una vasca per il deposito della loppa dell’Italsider. Nelle aree pianeggianti a destra e a sinistra sono stati realizzati numerosi centri commerciali. L’asta principale del torrente è molto regolare, con pendenza uniforme, e il fondo è stabilizzato da soglie in calcestruzzo; gli argini sono costituiti da muri in cemento armato e sono quasi sempre sufficientemente alti per contenere le piene statisticamente prevedibili. Le maggiori criticità idrauliche sono relative agli affluenti del Polcevera, che non riescono a sfociare nell’asta principale quando questa è percorsa da portate significative (Carta 7). In corrispondenza del Golfo di Genova vi è un bacino scolante a mare totalmente impermeabilizzato; gli unici rivi si possono vedere a monte del sentiero del Peralto, ma da lì in giù spariscono e si trasformano in tubazioni che, passando sotto le ripide mattonate, sfociano dentro al porto. La più grossa spina nel fianco di Genova e dei genovesi è rappresentata dal torrente Bisagno, il cui corso - da Struppa fino a Staglieno - è tutto sommato regolare: in questo tratto è incanalato con muri d’argine quasi sempre sufficienti e con opere di stabilizzazione del fondo. In queste zone, infatti, l’asta principale del Bisagno non è quasi mai tracimata, mentre gli affluenti hanno sempre allagato tutte le aree a margine, in quanto non riescono a sfociare. Nel 2011 quando si disse «è straripato il Bisagno a Molassana», in realtà a esondare fu il rio Montesignano, che da via Mogadiscio e Sant’Eusebio allagò piazzale Adriatico e Piazzale Blignì, tant’è vero che le ruspe dovettero rompere i parapetti del Bisagno per far rientrare l’acqua nel torrente. Lo stesso vale per le zone di Molassana alta, dove i maggiori problemi derivano dall’impotenza del torrente Geirato a fuoriuscire nel Bisagno (Carta 8).

CARTA 9 - A VALLE DI STAGLIENO INVECE È ANCHE L’ASTA DEL BISAGNO AD ESSERE INSUFFICIENTE, A CAUSA DELLE STRUTTURE DELLA COPERTURA DAVANTI ALLO STADIO E DAVANTI AL CASELLO DI GENOVA EST, IN PIÙ IN QUESTA ZONA ARRIVA ANCHE LA CONFLUENZA DEL FEREGGIANO, CHE CREA UNA TOTALE MACCHIA ROSSA. Nel tratto a valle invece la situazione è peggiorata dalle coperture della piastra del parcheggio, delle rampe autostradali e dello stadio Ferraris; queste strutture sorgono immediatamente a monte della confluenza del Fereggiano (Carta 9). Quest’ultimo affluente purtroppo non ha bisogno di presentazione. Proviene dalle pendici di Quezzi, che sono state fortemente urbanizzate negli anni ‘50 e ’60; il territorio del suo bacino ha quindi un’altissima percentuale di aree impermeabili, che scaricano l’acqua piovana, velocemente, nelle reti idriche artificiali. Il percorso del torrente è tortuoso e stretto tra due muri d’argine con sezioni di deflusso insufficienti, edifici costruiti sulle sponde che hanno i piani bassi a livello della corrente e con tratti coperti adibiti a parcheggio.

CARTA 8 - GLI AFFLUENTI DEL BISAGNO, NELLA ZONA DI MOLASSANA, NON RIESCONO A PENETRARE NEL POTENTE DEFLUSSO DELL’ASTA PRINCIPALE E STRARIPANO NELLE AREE A MARGINE CREANDO ENORMI ALLAGAMENTI. NELLA PARTE BASSA DELLA MAPPA SI VEDE BENE CHE GLI ALLAGAMENTI NELLA ZONA DI PIAZZALE ADRIATICO PROVENGONO DAL RIO MONTESIGNANO E QUELLI DI PIAZZALE BLIGNI’ DA UN RIO SENZA NOME CHE SCENDE DA VIA TERPI. ANCHE IN SPONDA DESTRA LE ESONDAZIONI PROVENGONO DAL FOSSATO CICALA E DAL RIO PRELI. 1 0 /Block

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CARTA 10 - LA ZONA PIÙ CRITICA È QUELLA A MONTE DELLA FERROVIA DOVE INIZIA LA TOMBINATURA DEL TRATTO TERMINALE, IN QUESTO PUNTO ARRIVA ANCHE LA CONFLUENZA DEL RIVO CHE PROVIENE DA VIA DONGHI-TERRALBA. Block Notes n.4

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Nell’ultimo tratto, per più di un chilometro, il rivo è nascosto sotto strada con sezione di gran lunga insufficiente e quindi si verificano continui straripamenti in tutte le aree a monte ed a valle. La vallata successiva è quella che scende da Santa Tecla e dalla Madonna del Monte attraverso via Donghi, piazza Terralba e scende giù sotto le vie che arrivano sino a Sant’Agata, questo rivo tombato non è facile da identificare né da mantenere ed ha strutture fatiscenti ed insufficienti (Carta 10). Il tratto terminale del Bisagno è tutto coperto e da anni sono in corso i lavori di ampliamento delle sezioni di deflusso sotto la tombinatura. I vari disegni del Bisagno riportati sono tutti nella stessa scala: guardandoli in sequenza si vede che a Staglieno la larghezza è più grande che a Sant’Agata e che la larghezza di via Brigate Partigiane e Brigate Bisagno è meno della metà; in più sotto la copertura ci sono anche le strutture che sostengono la soletta. Sui lavori in corso di messa in sicurezza del Bisagno sono stati fatti ormai molti studi e sarebbe interessante pubblicare anche un riassunto di questi per capire se le soluzioni che si stanno attuando sono quelle che portano alla messa in sicurezza o solamente alla mitigazione del rischio.

La situazione a Levante

Spostandosi a Levante si trova la valle dello Sturla che porta il nome dell’omonimo torrente, che a valle oltrepassa un percorso tortuoso e soffocato da interventi antropici: le alluvioni dei primi anni ’90 hanno provocato distruzioni e morte. Analoga situazione orografica, ma più in piccolo, si trova nei rivi scolanti sino alla fine del Comune di Genova: il rio Priaruggia a Quarto, il Bagnara di Quinto ed il Nervi. A Bogliasco il torrente è tutt’altro che naturale: a monte c’è la discarica dei campi della Sampdoria, poi scende vorticosamente a valle a fianco a recenti opere di urbanizzazione, nel tratto urbano è completamente tombato sotto una stretta e bassa copertura con pendenza praticamente nulla. A Pieve Ligure i rivi sono poco significativi in quanto il versante è molto ripido ma parallelo alla linea di costa con piccoli colatori con fondo roccioso. A Sori si riapre la vallata in cui scorre l’omonimo torrente, ha vari affluenti molto ripidi in roccia e due vallate che confluiscono un chilometro prima del mare; nel centro abitato il rivo è arginato ma con strutture insufficienti che creano tutta una fascia di rischio R4. Il torrente Recco dell’omonima località è molto simile al precedente, anche se poco più grande, con le stesse criticità. Arrivati nel Tigullio, al di là del monte di Portofino la maggiore criticità è rappresentata dal territorio di Santa Margherita Ligure. In questo Comune i corsi d’acqua apparentemente non esistono, eppure tutta quella che proviene dalle pendici del promontorio da qualche parte deve pur passare. Nell’ottobre del 1995 si sono verificate tre giornate di alluvioni continue che hanno fatto ricordare alle Amministrazioni locali le problematiche dei corsi d’acqua, prima sconosciute. Il torrente San Siro che scende dalla Ruta e dalla costa di San Lorenzo è totalmente tombinato con enormi criticità dovute alla vetustà ed insufficienza delle strutture. Il Magistrato, più piccolo del precedente, ha una situazione ancora peggiore: dopo gli anni dell’alluvione è stato progettato uno scolmatore dei torrenti, ma non è stato realizzato nulla, se non qualche piccola opera di ripristino dei danni subiti, a causa della mancanza di fondi. A Rapallo il corso d’acqua non è coperto, ma la situazione del torrente Boate non è più rosea di quella di Santa Margherita. L’orografia è simile a quella di Recco, ma con un bacino di circa 25 kmq che deve far transitare una considerevole portata in un centro fortemente urbanizzato, posto circa alla stessa quota del greto. La cittadina di Rapallo si è allagata durante l’alluvione del ‘95 con enormi danni patrimoniali, e da allora sono state eseguite solo piccole opere di rimessa in pristino sempre a causa della mancanza di fondi. A Chiavari, prima di parlare dell’Entella, occorre far presente che la situazione più rischiosa è rappresentata dal rio Rupinaro, un corso d’acqua totalmente plateato ed incanalato in un centro fortemente urbanizzato, con edifici adiacenti alle sponde e con finestre dei piani terra direttamente dentro il fiume. Negli anni passati, oltre a creare enormi danni materiali si è verificata anche la perdita di vite umane. Anche nell’ottobre scorso, 2014, il Rupinaro ha allagato tutto il centro di Chiavari. Il fiume Entella ha un bacino molto vasto, che parte dallo spartiacque padano dello Scrivia, del Trebbia e dell’Aveto; da queste pendici provengono i torrenti Graveglia e Sturla che sono suoi due importanti affluenti; dalla Valfontanabuona, posta dietro ai golfi Tigullio e Paradiso, fino alle pendici del Bisagno a Bargagli, proviene il torrente Lavagna che insieme ai primi due forma l’asta dell’Entella a Carasco. Tutti i tre corsi d’acqua hanno ampie vallate, densamente occupate da insediamenti produttivi e da abitati; purtroppo queste zone sono per la maggior parte alluvionabili. Anche l’asta terminale dell’Entella presenta fasce piane occupate da orti e talvolta da insediamenti che sono tutte con criticità idraulica elevata. A Sestri Levante e Riva Trigoso passano due torrenti che a causa della forte urbanizzazione sono pericolosi: 1 2 /Block

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si tratta rispettivamente del Gromolo e del Petronio. Entrambi, e quest’ultimo, in particolare, provengono da vallate abbastanza ampie, ma quando arrivano nel centro urbano sono ristretti e schiacciati da ponti, argini e tratti tombinati. A chiudere la Provincia di Genova è il torrente Bisagno di Moneglia, omonimo del più famoso torrente del capoluogo ligure. Questo rivo ha un bacino piuttosto piccolo ma molto ripido e quindi nel breve tratto pianeggiante del centro urbano presenta criticità idrauliche elevate, accentuate anche dalle mareggiate che spesso impediscono alle portate di defluire in mare. A Deiva Marina, il rio Castagnola è molto simile al precedente, e presenta le stesse criticità. Anche a Levanto la situazione idraulica è la stessa. Da questo punto in poi inizia il ripido versante a mare delle Cinque Terre, dove la situazione è molto delicata dal punto di vista idrogeologico; gli eventi alluvionali dell’ottobre 2011 purtroppo hanno lasciato un triste segno ed hanno messo pienamente a nudo l’impotenza dell’uomo di fronte alla gravissima criticità della zona. Nella piana del fiume Vara, nell’entroterra Spezzino, si trovano situazioni di criticità idraulica dovute alle smisurate quantità di detriti che trasportano i rivi minori provenienti dallo spartiacque delle Cinque Terre; inoltre dal territorio della sponda sinistra provengono rivi che scorrono in ampie vallate e trasportano anche loro sabbie che si depositano nel greto del Vara. A causa di ciò tutte le località che si incontrano, in cui sorgono abitati ed attività produttive, sono ad altissimo rischio idraulico. A valle proviene dal territorio toscano il fiume Magra in cui il Vara confluisce a Santo Stefano di Magra. Per i successivi 12 km circa, il fiume ha delle ampie aree golenali caratterizzate da rischio idraulico elevato. Nella carta delle criticità idrauliche pubblicata nelle pagine seguenti, è stato fatto un “riassunto grafico” della situazione partendo delle chiazze rosse indicate nei Piani di Bacino del territorio Ligure. Con un colpo d’occhio si capisce subito la grande quantità di situazioni di pericolo presenti nella nostra regione, e si vede quale dev’essere l’impegno dei colleghi della Regione per cercare di ottenere i finanziamenti necessari per effettuare gli interventi di mitigazione del rischio per la sicurezza degli abitanti della Liguria. Purtroppo uno scenario così catastrofico è il frutto dell’insufficienza delle norme di difesa del suolo su cui si è lavorato fino all’inizio degli anni ’90. Con la Legge Regionale n. 9 del 1993 e successivamente con le Norme di Attuazione dei Piani di Bacino, l’edificazione sul nostro territorio è diventata un po’ più rispettosa delle esigenze dei corsi d’acqua e dei versanti. Si spera che in futuro la situazione possa andare verso una mitigazione del rischio, e si auspica anche verso l’introduzione di finanziamenti ai privati o almeno a sgravi fiscali per coloro che vogliano realizzare nei loro terreni opere di adeguamento alle norme dei Piani di Bacino.

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Rivi Liguri: mappa delle criticità idrauliche Esce del 1949

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ollettino di informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria Direttore Responsabile: Gianfranco Sansalone

Legenda Aree di criticità idraulica Spartiacque Corsi d’acqua Limiti di bacino

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Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria

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