N.6 Novembre Dicembre
2014
Esce del 1949
Poste Italiane Spa – Spedizione in Abbonamento Postale DL 353/2003 (Conv. In L. 27/02/04) Art. 1 Comma 1 - MP-NO / BIMESTRALE - GENOVA ANNO LXV- N.6 Novembre-Dicembre 2014
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ollettino di informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria
ALLUVIONI: IL PERICOLO che VIENE DALLA TERRA Liguria, la “mappa” dei rischi e delle criticità idrauliche dei rivi
GENOVA 9.10.2014 H 23:47 TORRENTE BISAGNO PONTE CASTELFIDARDO pericolo: NON RILEVATO.
Speciale
Formazione
Professioni
Informazione
Dissesto idrogeologico: le proposte degli Ingegneri
Si avvicina la FAD, formazione a distanza
Intervista a Dellepiane presidente della Consulta
L’ingegneria nel “cuore” del processo che porta alle news
Bimestrale della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria
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Stefano Rolli
AFFOGARE A NORMA – Secondo l’ingegnere americano Colin O’Connor, i ponti romani, costruiti oltre 2 mila anni fa e ancora saldamente in piedi con gli ovvi restauri, nonostante terremoti, alluvioni e varie calamità, sarebbero 330 in pietra, 34 in legname e 54 di acquedotti (dal libro “Roman Bridges”, fonte Wikipedia) sorti, come tutti sanno, grazie a una tecnica costruttiva che non prevedeva l’impiego né di ferro, né di cemento armato e tantomeno di codici normativi, concessioni, permessi edilizi e messe a norma. Tutte imposizioni, queste ultime, finalizzate alla sicurezza. Fra gli ultimi ponti che hanno ceduto sotto l’acqua battente, che non ha nemmeno scalfito quelli romani, ci sono i due crollati nel sud della Maremma, a Marciano, il 14 ottobre scorso: uno sul torrente Rattaiolo, l’altro sul Perla. Indagata mezza dozzina di amministratori e tecnici comunali e provinciali per cooperazione colposa nel crollo di costruzioni e delitto colposo di danno. Si accerterà se le strutture erano state costruite secondo le prescrizioni e l’irreparabile è accaduto per fatalità, oppure se le prescrizioni non sono state seguite. Certo a Genova, chi ha tombinato il Bisagno poteva farlo, e chi ci ha costruito sopra anche. I tecnici hanno osservato le leggi. E i disastri sono avvenuti nel pieno rispetto delle norme. I Romani hanno seguito solo le tecniche e il buonsenso e dopo millenni strade e ponti rappresentano ancora un gioiello di ingegneria. C’è qualcosa che non torna. O nelle norme dei nostri tempi o nei neuroni di chi le ha scritte. G. San.
IL RULLO DI... ROLLI
Stefano Rolli, vignettista satirico, pubblica ogni giorno i suoi lavori sulla prima pagina del Secolo XIX commentando i fatti della politica e del costume locale, nazionale e internazionale. Inoltre collabora con alcune tra le maggiori testate ilaliane ed estere. n. 6 - Novembre-Dicembre 2014 -
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POST-RULLO
O TU CHE LEGIFERI, DACCI OGGI LE NOSTRE NORME QUOTIDIANE MAURIZIO MICHELINI
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l buon senso? La tecnica? La pratica costruttiva? L’esperienza millenaria? La buona convivenza? Tutte cose da gettare nella spazzatura! Per ogni problema vogliamo una legge, un decreto, una circolare, un’ordinanza; insomma, strumenti rigidi di controllo della società, per cercare di disciplinare tutti gli ambiti di potenziale espressione del comportamento umano. Così, mentre i Romani costruivano opere infrastrutturali seguendo le migliori tecniche per avere la massima durata (criterio prestazionale, incentrato sulla qualità), noi ci limitiamo a rispettare la norma (criterio prescrittivo, incentrato sulla responsabilità), così nessuno potrà giudicare negativamente il nostro operato. Per gli antichi romani, quanto doveva durare un ponte? Il più possibile, così da tramandare ai posteri la grandezza e l’ingegno della loro civiltà, che possiamo apprezzare dopo migliaia di anni. E per “noi” contemporanei, quanto deve durare un ponte per essere “a norma”? Cinquant’anni se è di dimensioni contenute o di importanza normale, 100 se è di grandi dimensioni o di importanza strategica (cfr. D.M. 14/01/2008, art. 2.4.1). Insomma, la paura di essere giudicati responsabili di qualche errore rischia di superare il desiderio di emozionare con opere innovative basate sull’ingegno piuttosto che sulla mera osservanza di regole scritte, in un perverso sistema di norme giuridiche cogenti che non si limitano a porre i divieti, ma ci dicono anche come comportarci per poter dire di essere “a posto” o, meglio, di essere “a norma”: qui si rischia l’omologazione totale! Vogliamo norme di settore, intese come comandi esterni atti a comprimere il nostro spazio di discrezionalità, fino ad obbligarci ad una ed una sola azione possibile: quella prevista dal legislatore. Sembra terribile, ma è così, e questa tendenza passa inosservata, offuscata dalla crisi e dai mille problemi che percepiamo come priorità. Qui si va ben oltre la normale ricerca di completezza dell’ordinamento giuridico, trascendendo in un vero e proprio mobbing normativo autoindotto; e tutto, in barba alla semplificazione che tanto abbiamo invocato ma che, in concreto, sono in pochi a voler davvero realizzare. Di questo passo, arriveremo presto all’obbligo di consultare il “prontuario normativo giornaliero web” prima di poter uscire di casa; solo allora ci renderemo tardivamente conto che le priorità di oggi erano altre, e sarà finalmente decretato il fallimento della visione populistica di breve periodo che, da qualche anno, sta predominando nella nostra società e continua a premiare, per poi contestare, una classe dirigente che ne è la diretta conseguenza. Se accade qualcosa di negativo, come un incidente o, più semplicemente, un rumore fastidioso, chiediamo subito divieti, sanzioni, inasprimenti di pena, fino ad evocare il solito “giro di vite”, anche se tutti sanno che la vite è ormai spanata e gira a vuoto. E poi, c’è l’intolleranza, verso qualsiasi situazione che sembri non essere “a norma”.
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Senza una disciplina per ogni cosa ormai non riusciamo più ad autoregolamentarci. In provincia di Lecco a un Comune è stato chiesto di multarsi perché l’acqua di una storica cascata, precipitando, produceva più rumore del consentito. Ma perché non vietare le esondazioni con un decreto legge?
Così accade che un Comune venga chiesto in pratica di multare se stesso per il rumore causato da una cascata, a seguito del ricorso di un cittadino che si sente disturbato dal superamento dei “limiti normativi” (Bellano, Lecco; Il Giorno; 6.10.2014: «Hanno dato al Comune una multa per il troppo rumore che fa una cascata che c’è da cent’anni e che non è del Comune e ci hanno spiegato che se vogliamo fare ricorso, lo dobbiamo fare a noi stessi per annullare la sanzione». Così il sindaco di Bellano, Roberto Santalucia, interviene sull’intervento di Arpa che ha fatto - su richiesta di alcuni residenti - delle verifiche fonometriche stabilendo l’eccessiva rumorosità della storica cascata vicino all’Orrido). Questo è l’effetto del primato della norma rispetto al buon senso del vivere comune. Così, indossando gli occhiali da sole, per proteggere gli occhi in una splendida giornata autunnale, rimarremo inebetiti davanti ad un pannello informativo con scritto «Attenzione, allerta meteo 2, non attraversare»; oppure, sotto la pioggia, accanto agli argini di un torrente in piena, resteremo tranquilli a guardare pensando: «Non mi è arrivato l’sms di allerta 2, quindi, per legge, non può esondare». Diventeremo presto degli automi, lobotomizzati, incapaci di compiere le più banali operazioni senza una
norma o uno strumento che ci dica come dobbiamo comportarci per non rischiare sanzioni. Anche noi Ingegneri non siamo estranei a questo fenomeno: chi potrebbe mai redigere, oggi, un semplice attestato di prestazione energetica senza utilizzare un software? E se commettessimo un errore di inserimento dei dati, in quali termini potremmo accorgercene e rimediare? Quali saranno le conseguenze? E se fosse il software a contenere un errore, di chi sarebbe la responsabilità? Purtroppo il ragionamento più diffuso è che, se il ponte crolla, ma ho rispettato le norme e le procedure codificate, allora non mi accadrà nulla. Non è bello, ma è comodo per tutti e questo uccide la competenza e l’ingegno: ovvero le caratteristiche distintive degli Ingegneri. Allora, visto che è questa la tendenza, andiamo fino in fondo e facciamo risolvere al Legislatore i problemi alluvionali italiani. Basta un semplice Decreto Legge che, finalmente, stabilisca: «E’ fatto divieto di esondazione a qualsiasi corso d’acqua, salvo il rispetto delle norme di settore». Ma poi, il legislatore, sarà “a norma”? Boh! La cascata “fuori norma” di Bellano (Lecco)
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EDITORIALE PROPOSTA – GESTIRE LE CALAMITÀ
IN OGNI EDIFICIO UN ESPERTO “SENTINELLA” PER L’EMERGENZA
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uesta rivista, in quanto organo di comunicazione istituzionale, viene inviata a 10 mila soggetti: oltre 7 mila ingegneri iscritti agli Ordini della Liguria, ai Sindaci liguri, ai Consiglieri regionali e dei quattro Comuni capoluogo, ai Tribunali, ai dirigenti scolastici, ai Sindacati, ai giornalisti, agli altri Ordini, alle Associazioni di categoria agli enti pubblici e privati ai quali possono interessare gli argomenti che trattiamo. Compresi i funzionari delle pubbliche amministrazioni che si occupano dei settori legati all’ingegneria. Dai riscontri che abbiamo, viene generalmente letta. Quest’anno di “carne al fuoco” ce n’è stata tanta, alcuni importanti risultati sono stati raggiunti - nell’interesse della collettività oltre che della nostra categoria - e “A&B” ha fatto la sua parte, con professionalità e nel pieno rispetto della deontologia giornalistica. Basti pensare allo spazio dedicato alle nostre richieste sulla semplificazione in materia antisismica per risolvere lo stallo dell’edilizia nei Comuni dell’Imperiese e dello Spezzino (A&B n. 1-3/2014); oppure alla cancellazione della disposizione dirigenziale regionale che ci obbligava a frequentare un corso con esame finale per svolgere il ruolo di responsabile del problema amianto (n. 6/2013), ottenuta con D.D. 2771/2014; o all’ambiziosa proposta di ridurre la pressione fiscale sugli immobili per coloro che predispongono il fascicolo tecnico del fabbricato (n. 4/2014), da noi illustrata in Senato e nei convegni sulla riforma fiscale. Anche se “A&B” non è stato solo questo, ma anche tanti articoli, servizi e inchieste su diversi nodi cruciali che vedono al centro interessi fondamentali dei cittadini nella nostra regione. Resta, però, l’amaro in bocca per non aver avuto riscontro all’appello più importante, ossia, quello sul dissesto idrogeologico e sul rischio costante di alluvione. Subito dopo i primi eventi del 9-10 ottobre, parlando con importanti esponenti politici, ho sottolineato alcuni concetti per sfatare l’idea secondo cui i problemi si possono risolvere mettendo “in sicurezza” o “a norma” il territorio con le sole opere edilizie. Ovvero che: - la portata dei corsi d’acqua viene stimata con modelli basati su calcoli statistici e analisi storiche, spesso previsti da disposizioni normative; vengono così valutate le dimensioni delle forometrie nei tratti tombinati o i franchi da lasciare per i ponti: se la natura decide diversamente, avviene il disastro, anche se l’opera è “a norma”; - un’opera oggi “a norma” potrebbe non esserlo domani, non solo per ragioni antropiche ma perché una frana in montagna ha cambiato il percorso di un torrente; - occorre imparare a convivere col rischio ma, anche, a valutare la demolizione delle costruzioni (non solo quelle abusive...) incompatibili con i corsi d’acqua e la loro ricostruzione altrove, con premi volumetrici che giustifichino economicamente l’operazione; I miei interlocutori hanno condiviso, sottolineando che l’analisi era in linea con gli effetti della calamità appena avvenuta. Ma tutto era già stato scritto nel numero 1-3/2014 di A&B, da pag. 1, uscito quattro mesi prima
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Maurizio Michelini Presidente Federazione Ordini Ingegneri Liguria
In Italia gli iscritti a Ordini e Collegi professionali sono oltre 2 milioni, di cui 640 mila dell’area tecnica: se fossero coordinati da una centrale operativa potrebbero costituire una rete capillare che raccolga dati in tempo reale
dell’alluvione (scaricabile da www.federazioneingegneri.liguria.it). Portiamo sfortuna, siamo veggenti? No, abbiamo semplicemente fatto gli Ingegneri, studiando la materia e dando risposte concrete quando serve, non dopo. E se ora dicessi che sarebbe possibile organizzare a costo zero un presidio di protezione civile talmente capillare da garantire la presenza di un operatore per ogni edificio, connesso real time a un centro di raccolta ed elaborazione dati che dirami l’allarme solo quando serve e dove serve? L’art. 6, comma 2 della L. 225/1992 (Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile) così recita: «Concorrono, altresì, all’attività di protezione civile i cittadini ed i gruppi associati di volontariato civile, nonché gli Ordini ed i Collegi professionali». Bene. Sapete quanti professionisti sono iscritti ad un Ordine o Collegio in Italia? Circa 2,1 milioni, di cui circa 640.000 dell’area tecnica (i soli Ingegneri sono 240.000); tutti sono tenuti a rispettare il Codice deontologico e, fino a prova contraria, sono pronti a contribuire al bene del Paese. Numeri da capogiro: perché non partire da qui per un’iniziativa che ci coinvolga tutti per migliorare la gestione dell’emergenza? Bene, l’invito è fatto, ed è rivolto a tutta la classe dirigente, per cercare di cogliere le espressioni positive e propositive che la nostra società ancora riesce a dare, come quelle di noi Ingegneri.
ALLUVIONE: CONTRIBUTI ECONOMICI REGIONALI ALLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE DANNEGGIATE L’Ordine di Genova, dopo l’alluvione del 9-10 ottobre, ha messo subito a disposizione oltre 300 Ingegneri volontari per aiutare i danneggiati a compilare le schede per i rimborsi e operando, presso la Camera di Commercio, in un ufficio di volontari per la verifica di congruità tecnico-economica delle domande. All’iniziativa hanno aderito gli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali e degli Architetti, oltre ai Collegi dei Periti Industriali e dei Geometri. Utilizzando tecniche di Ingegneria gestionale, i processi sono stati parallelizzati e così canalizzati: 1. Pratiche compilate con accuratezza dai danneggiati, complete della descrizione dettagliata Foto Aba News dei danni subiti, di preventivi e altri documenti utili per la determinazione del valore del danno, e già idonee per la verifica e il pagamento. 2. Pratiche prive di alcuni elementi tecnici marginali o con errori materiali di calcolo, completabili tramite l’intervento dell’ufficio dei volontari. 3. Pratiche carenti, compilate in modo sommario e sintetico, con l’indicazione dell’importo del danno ma prive di qualsiasi riferimento utile a capire come questo sia stato computato dal richiedente. La Camera di Commercio chiede ai danneggiati l’integrazione, così da farle ricadere nei canali 1 o 2. Entro fine anno, oltre 400 richieste dei canali 1 e 2 saranno inviate al pagamento, concretizzando un record di tempestività senza precedenti. La parallelizzazione dei processi ha fatto sì che la gestione delle pratiche carenti (canale 3) non rallentasse il pagamento di quelle compilate in modo esaustivo o quasi (canali 1 e 2), anche perché chiunque poteva farsi aiutare gratuitamente da un Ingegnere, attingendo dall’elenco pubblicato sul sito dell’Ordine e ampiamente pubblicizzato. n. 6 - Novembre-Dicembre 2014 -
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SISMICA: UN PASSO AVANTI NELLE NORME REGIONALI L’art. 24 del Disegno di Legge 382/2014 (collegato alla finanziaria 2015), approvato dal Consiglio Regionale Ligure il 19 dicembre 2014, ha tolto l’obbligo dell’autorizzazione sismica preventiva, in una serie di Comuni dell’Imperiese e dello Spezzino, per gli interventi soggetti a SCIA, demandandoli a controlli a campione ex post, nel rispetto della ratio semplificativa di tale istituto. Il provvedimento, che metteva in crisi gli uffici tecnici delle Province, bloccando l’edilizia, era stato introdotto dall’art. 20 della Legge Regionale 50/2012, nella L.R. 29/1983 (costruzioni in zone sismiche), art. 6-bis. Questo, che può sembrare un piccolo passo per chi non ha vissuto dall’interno la vicenda, rappresenta invece un’apertura molto importante, che getta le basi per migliorare l’intero assetto
DISTANZE TRA EDIFICI: URGE PROVVEDIMENTO LEGISLATIVO REGIONALE
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normativo regionale in materia di costruzioni, la cui multidisciplinarità (energia, urbanistica, edilizia, sismica, ecc.) richiede una sinergia tra diversi assessorati (in questo caso quelli retti da Raffaella Paita e Gabriele Cascino, che hanno risposto favorevolmente) e l’interessamento diretto dell’Assemblea Legislativa (dello studio e della proposta della modifica, che è passata sotto sotto forma di emendamento, si sono occupati il consigliere Giuseppe Maggioni e il vice Presidente Massimo Donzella). Per gli Ordini degli Ingegneri liguri, hanno fornito il loro contributo gli ingegneri Domenico Pino e Lorenzo Falciola (Imperia), Fulvio Ricci (Savona), Roberto Orvieto, Maurizio Michelini, Enrico Sterpi e Gianfranco Visconti (Genova), Paolo Caruana e Claudia Bedini (La Spezia).
Le distanze minime tra le pareti finestrate delle costruzioni sono fissate dal D.M. 1444/1968, che mira ad impedire la formazione di intercapedini nocive. Con l’entrata in vigore dell’art. 2-bis del DPR 380/2001 (ad opera del D.L. 69/2013), le Regioni possono prevedere disposizioni derogatorie. La Liguria sta provvedendo a livello urbanistico, consentendo ai Comuni di inserire eventuali deroghe nel PUC. Essendo già stati rilasciati numerosi permessi di costruire con distanze potenzialmente inferiori ai limiti normativi (a seconda dell’interpretazione sul metodo di misura, già fonte di contenzioso), sarebbe utile l’introduzione, nell’art. 18 della L.R. 16/2008, di una disposizione che faccia salve le situazioni di preesistenza e disciplini quelle future sotto il profilo della tutela igienico sanitaria. Tipo: «In attuazione dell’art. 2-bis del D.P.R. 380/2001, è consentito derogare ai limiti di distanza tra fabbricati, contenuti nel D.M. 1444/1968, purché sia accertata la sussistenza dei requisiti igienico sanitari, mediante parere ASL o autocertificazione del tecnico abilitato, ove previsto. I titoli edilizi antecedenti alla data di entrata in vigore della presente disposizione, se sprovvisti di tale parere o autocertificazione, potranno essere integrati e resi conformi».
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Cover SPECIALE/DISSESTO IDROGEOLOGICO GENOVA
INSEGNARE A CONVIVERE COL RISCHIO PER AUMENTARE LA CONSAPEVOLEZZA
Roberto Orvieto Presidente Ordine Genova
Dovranno passare ancora almeno sette anni perché le grandi opere più urgenti vengano realizzate: nel frattempo è necessario applicare “misure compensative” e “micro azioni” di protezione dal danno per evitare il ripetersi delle tragedie legate alle calamità naturali. La “resilienza” e il nostro ruolo
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ingegnere è chiamato ad applicare l’ingegno e la scienza per risolvere problemi che concorrono alla soddisfazione dei bisogni della società, con un ruolo imprescindibile: la divulgazione della conoscenza, soprattutto quando questa è legata alla sicurezza delle persone. Negli ultimi anni, Genova è stata soggetta ad eventi metereologici straordinari, che hanno fatto mutare i dati statistici di progetto centennali in materia idrologica e che l’hanno messa nuovamente sotto al fango. Per qualche anno a venire lo stato dell’arte non muterà e la città sarà costantemente in mano a questi eventi. Le attese grandi opere idrauliche devono ancora partire o riprendere; dopo anni di abbandono, i piani di cantierizzazione devono essere realizzati e finalmente si potrà procedere con la realizzazione dei lavori. Come ingegneri e cittadini dobbiamo essere coscienti che le opere potrebbero durare diversi anni (almeno 7 per le più urgenti), quindi sappiamo bene che per diminuire il rischio o si riduce la frequenza di accadimento dell’evento, in mano alle forze della natura, o si riduce la magnitudo con interventi di protezione, appunto le attese grandi opere. Purtroppo, siccome queste ultime non sono fisicamente attuabili in tempi brevi, rimangono le “misure compensative del rischio” oltre a delle “micro” azioni di “protezione” dal danno, che potrebbero essere attuate su edifici, attività, singole abitazioni. Sono molti i luoghi nel mondo dove si convive consapevolmente con le forze della natura: sismi, maree, piogge. Da questi è necessario imparare cosa significa “resilienza” e come mettere in atto efficaci piani di azione pre-evento. Oltre ai piani di azione all’evento, che vengono normalmente attuati dalla Protezione Civile, è necessario accrescere la preparazione delle persone e la percezione del rischio nella normale vita quotidiana. Se la popolazione è ben preparata e conosce quali misure mettere in atto alla ricezione di un allarme inondazione, con tempo sufficiente, si è in grado di evitare danni sostanziali in caso di reale alluvione. Sulla base di questo principio, a livello mondiale ed europeo (European Flood Awareness System – EFAS - parte del programma Copernicus), gli investimenti sui sistemi efficaci di previsione ed allarme alluvione sono cresciuti nell’ottica di limitare le perdite oltre che umane anche economiche. È ormai provato però che le prestazioni di un sistema di allarme inondazioni non dipendono solo dall’efficienza ed efficacia del sistema di allarme, ma soprattutto dalla preparazione e dalla capacità che ha una comunità di 8/
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Cover
rispondere. Per questo, alcune comunità impiegano qualsiasi mezzo per accrescere la consapevolezza e nell’era della comunicazione i canali utilizzati sono i più ampi: dagli efficaci messaggi utilizzati nelle tecniche di “guerriglia marketing”, ai giochi nelle scuole, alle App da cellulare, con le quali puoi creare il tuo piano di “auto-protezione”, alle riunioni periodiche nelle chiese e nelle comunità. Ecco che il ruolo degli ingegneri è nuovamente centrale: analisi degli effetti che l’evento potrebbe produrre (danno), scelta di strategie di riduzione delle perdite (“micro” opere di contenimento), elaborazione di semplici piani di azione (action plan pre-evento) da mettere in atto al ricevimento dei livelli di allerta. Queste misure potranno essere personali, per edificio, per zona. I nostri ingegneri, dopo sole poche ore dagli
eventi, si sono messi a disposizione delle città di Genova e Chiavari ed è forte la nostra vocazione per l’aiuto alle nostre comunità. Oggi abbiamo una nuova sfida da affrontare: insegnare alle nostre città a convivere con il rischio e a far crescere la consapevolezza. La nostra azione si può concretizzare unicamente lavorando insieme alle amministrazioni, in modo analogo a quanto stiamo facendo in questi giorni con Camera di Commercio e Regione Liguria, e prendendo ad esempio i Paesi più evoluti, dove sono proprio gli ingegneri anziani che frequentano le scuole per divulgare la cultura dell’ingegneria.
TRECENTO INGEGNERI VOLONTARI PER LE PERIZIE In occasione dell’alluvione dello scorso 9 novembre, l’Ordine di Genova ha lanciato un appello a tutti i suoi iscritti per mettersi a disposizione gratuitamente delle persone colpite dal disastroso evento e – come avvenuto in circostanze simili – eseguire le perizie necessarie per ottenere i rimborsi dei danni subiti. In pochi giorni hanno risposto ben 300 ingegneri volontari (l’elenco è sulla homepage del sito dell’Ordine http://www. ordineingegneri.genova.it/) i quali ancora in questi giorni stanno completando le procedure a favore di centinaia di alluvionati. Attraverso le associazioni di categoria e la Camera di Commercio di Genova, gli ingegneri hanno espletato le procedure – a favore dei titolari di attività produttive – anche per le verifiche di sicurezza e sono stati di supporto nelle azioni di coordinamento. «Questa azione di solidarietà – è il commento del presidente Roberto
Orvieto - mi ha reso molto orgoglioso: è stato straordinario vedere come in sole poche ore, tanti, tantissimi professionisti hanno aderito al nostro appello. Che sono stati ancora più numerosi rispetto alla stessa iniziativa che avevamo già attuato in occasione della penultima importante alluvione che aveva
colpito la nostra città, nell’ottobre del 2011». Nella foto, gli ingegneri volontari in una delle riunioni tenute presso l’Ordine di Genova per fare il punto della situazione, e per coordinare le azioni, durante la prima fase degli interventi sul territorio. G. Dan.
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Cover IMPERIA
DIFENDERE IL TERRITORIO CON UNA VERA POLITICA “ATTIVA”
DOMENICO PINO Presidente Ordine Imperia
Invertire la tendenza nelle spese tra emergenza e prevenzione
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urante l’emergenza maltempo fino alla fine di novembre, nell’Imperiese sono esondati numerosi torrenti, si sono verificati allagamenti, smottamenti di terreno, crolli di muri, con conseguenti chiusure di strade provinciali; i sindaci hanno imposto la chiusura delle scuole, vietato l’accesso a diversi luoghi e sospeso i mercati rionali. Un elenco, incompleto, che nella nostra provincia si chiude con oltre 60 persone sfollate. A suscitare l’allarme maggiore non sono state tanto le precipitazioni e gli improvvisi rovesci, ma il pesantissimo rischio idrogeologico di un territorio cagionevole e ormai saturo di pioggia. Alla luce di questo catastrofico panorama, gli ingegneri cosa possono proporre? Finora gli interventi, nella maggior parte dei casi, sono stati effettuati in relazione a stati di emergenza e di calamità con una scarsa attenzione alla politica della prevenzione. Questo ha comportato ingenti costi per il ripristino ed il recupero delle aree danneggiate in quanto si è dovuto spendere per l’emergenza piuttosto che per la prevenzione, ma è più che mai necessaria un’inversione di tendenza! «Strategie di prevenzione più efficaci farebbero non solo
risparmiare decine di miliardi di euro ma salverebbero decine di migliaia di vite umane...», affermava già tempo fa Kofi Annan. Al momento pare comunque illusorio l’obiettivo di “mettere in sicurezza il territorio” in poco tempo, pertanto deve essere attivata, parallelamente e subito, una politica attiva di “convivenza con il rischio”. Occorre sviluppare l’assetto “difensivo” con iniziative che spaziano dal miglioramento degli attuali sistemi di previsione ed allerta, alla gestione dell’emergenza, all’informazione dei cittadini in tempo reale comprese forme per sensibilizzarli sui comportamenti e le azioni atte a limitare i danni in caso di eventi calamitosi. Un ruolo fondamentale è quello svolto dalla Protezione Civile, dalla Prefettura, dal Centro coordinamento soccorsi e dai Comuni con i loro centri operativi. A tal proposito, anche a seguito della recente adesione alla nascita dell’Associazione nazionale Ingegneri per la Prevenzione e le Emergenze (IPE), il nostro Ordine è pronto a conferire ancor più il proprio contributo nella Protezione Civile mettendo con sempre maggior impegno a disposizione della collettività le competenze professionali degli Ingegneri.
LA SPEZIA
QUELLE AZIONI PROPOSTE GIÀ DA TEMPO DAGLI INGEGNERI
PAOLO CARUANA Presidente Ordine La Spezia
Esistono sia le conoscenze scientifiche, sia le risorse professionali
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razio, oltre 2000 anni fa, affermava: Natura expelles furca tamen usque recurret, che significa: «Anche se caccerai la natura con la forca, essa tuttavia ritornerà sempre». I drammatici eventi che si sono susseguiti dal 2011 ad oggi hanno reso quanto mai attuali queste parole e hanno evidenziato l’imperizia e la talvolta la negligenza 10/
dell’uomo nei confronti non tanto degli eventi naturali, quanto piuttosto dell’impegno a mitigare, con i dovuti interventi di prevenzione e protezione, le spesso catastrofiche conseguenze degli eventi stessi. Tutto ciò - nonostante la loro ripetitività, effetti compresi, a distanza di anni, negli stessi luoghi o in luoghi diversi - non è stato sufficiente ad insegnare la preven-
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Cover zione dei fenomeni connessi al dissesto idrogeologico. «Non si può prevenire ciò che non si conosce a fondo», sostengono da tempo gli ingegneri in relazione a questo punto. E ciò che manca non sono tanto le conoscenze tecniche, quanto piuttosto il dettaglio delle criticità locali e la consapevolezza della loro necessaria graduazione in relazione all’entità dei rischi ad esse correlati. Più volte gli Ingegneri hanno evidenziato, dai liberi professionisti al mondo accademico, la necessità di affrontare i temi del rischio idrogeologico con un approccio più scientifico e meno generalista. Nelle giornate di studio promosse già a ridosso degli eventi del 2011, con particolare riferimento ai Convegni Nazionali di La Spezia e Messina, con un confronto serrato tra tutte le professionalità coinvolte, si è condiviso un metodo che, tuttavia, risulta ancor oggi disatteso, almeno nei fatti, da chi è preposto alla pianificazione degli interventi, e che di seguito riassumiamo sinteticamente. Individuare le cause Dirette o indirette, le cause dei reiterati disastri sono state almeno in parte individuate e consistono, primariamente, in: - debolezza strutturale dei nostri territori, dovuta alla diffusione di rocce pressoché impermeabili, facilmente erodibili ed instabili, che è all’origine delle piene imponenti, velocissime e cariche di materiale solido; - degrado ed abbandono dei boschi, che coprono circa il 70% della superficie regionale e che sono oggi per la maggior parte abbandonati; - interventi antropici mal dimensionati o in zone ad alto rischio, non disgiunte da criticità strutturali localizzate (tombinature, luci sotto i ponti ecc.) almeno in parte già note ed elencate negli studi di bacino; - criticità di ordine pianificatorio correlate al fatto che gli studi idraulici in essere (soprattutto per il Vara e il Magra, effettuati negli anni 2000 circa) comportano una sostanziale sottostima della pericolosità e dei rischi, con previsioni di battenti idraulici decisamente inferiori a quelli reali; - insufficiente manutenzione delle reti dei servizi; - altre cause correlate, nella fase emergenziale, alla mancata tempestiva localizzazione degli interventi e a problemi di coordinamento dei soccorsi. Introdurre azioni correttive Gli ingegneri hanno posto questa analisi all’attenzione delle istituzioni, oltre che della Comunità scientifica, e, per parte loro, hanno suggerito alcune possibili azioni correttive consistenti primariamente in:
- Accertamento e valutazione quantitativa dello stato di rischio mediante un’approfondita conoscenza del comportamento meccanico dei terreni di copertura e dalla modellazione della loro risposta sotto un’assegnata storia climatica. Mediante opportune analisi numeriche, che tengono conto dei fenomeni di precipitazione, infiltrazione, ruscellamento, evapotraspirazione, è possibile seguire le oscillazioni del contenuto d’acqua, la variazione della resistenza al taglio, il raggiungimento di una condizione di collasso nello strato superficiale di copertura; è questa un’attività in cui gli ingegneri possono fornire un significativo contributo; - Miglioramento dei sistemi di informazione della popolazione residente del grado di rischio dei singoli insediamenti; - Pianificazione e realizzazione dei necessari interventi di mitigazione del rischio: una volta accertato lo stato effettivo di rischio alluvione per il territorio, sulla base dei costi necessari per realizzare le opere di mitigazione, si potrà passare alla fase di realizzazione, seguendo una cadenza temporale basata su una scala di priorità, che dipende dalla disponibilità delle risorse economiche, ma soprattutto dall’entità del rischio determinata con gli studi sopra richiamati; - Attivazione di una politica sui boschi e sul territorio rurale tesa a favorire la ripresa della coltivazione e dello sfruttamento controllato delle risorse, seguendo indicazioni che già sono presenti nel mercato per iniziative volte alla costituzione di consorzi promotori; - Intensificazione delle attività di manutenzione della rete dei servizi; - Aggiornamento degli studi idraulici in modo da definire i reali livelli di pericolosità quantificando i battenti idraulici e le velocità previsti nelle aree esondabili. Conseguentemente sarà necessario apportare le necessarie modifiche nelle pianificazioni territoriali, dal momento che molte aree oggi edificabili dovrebbero perdere l’edificabilità perché soggette a battenti idraulici troppo alti; - Mappatura delle aree a rischio di colata rapida (rischio idraulico + geomorfologico), con l’ausilio di alcuni possibili indicatori da prendere in considerazione, quali: pendenza versante, substrato geologico, tipo di suolo, tipo di vegetazione, intensità precipitazione (soglie pluviometriche d’innesco), durata precipitazione, spessore coltri detritiche, velocità del flusso, tiranti. In conclusione esistono sia le risorse professionali che le conoscenze scientifiche per affrontare le tematiche e le relative problematiche del rischio idrogeologico: gli ingegneri ci sono e sono pronti a fare la propria parte anche e soprattutto nella diffusione di una reale cultura della prevenzione.
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Cover SAVONA
PREVENZIONE È ANCHE DIRE “NO”ALLE OPERE DANNOSE
FULVIO RICCI Presidente Ordine Savona
Un appello agli amministratori: “Rivolgetevi a noi”
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revenzione prevenzione prevenzione! Questo è il grido che gli Ingegneri rivolgono alle istituzioni. Quello che succede ormai da troppi anni in ambito idrogeologico non è più accettabile. La normativa che difende il territorio oggi esiste ed è garantista per il rispetto della natura. Purtroppo molte volte invece si cercano scappatoie per realizzare opere non idonee sotto il profilo ambientale per il solo scopo del dio profitto. Questo non è più possibile perché il territorio si riprende i suoi spazi e chi paga le conseguenze è inevitabilmente l’uomo, non quello che ne ha tratto profitto, ma quello che ne è vittima. L’attività professionale degli Ingegneri è sempre più stretta tra le norme di forte vincolo e la volontà politico-economica degli interessi che spinge in direzione opposta. La politica, anzi chi amministra il territorio, ha l’obbligo di intervenire prima che avvengano i disastri, quelli che si definiscono eventi eccezionali ma che nella realtà sono eventi annunciati. Annunciati dagli anni precedenti perché avvengono sempre negli stessi posti, perché i corsi d’acqua interessati sono sempre gli stessi, perché i versanti che scendono verso valle sono sempre i medesimi. È ora di prevenire i comportamenti della natura, con opere di manutenzione che magari non portano voti perché sono poco visibili e non hanno l’effetto scenico di una
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piazza nuova o un marciapiede o di una nuova palestra ma che permettono all’uomo di vivere sereno a contatto con la natura. È ora che chi emette le leggi non lo faccia più per contrastare una parte politica piuttosto che l’altra ma lo faccia per il bene dei cittadini e del territorio; esistono leggi, puramente ideologiche, che intralciano gli interventi di manutenzione agli alvei dei corsi d’acqua, che ostacolano gli interventi di manutenzione che per secoli i contadini liguri hanno effettuato sulle fasce e sui boschi, esistono intralci legislativi che vietano la manutenzione dei terreni coltivati e questo è veramente inaccettabile. Ci si chiede come mai la natura si ribelli all’uomo ma in realtà è l’uomo che non sa più stare con il territorio perché ha una serie di norme assurde e che invece che aiutare la vivibilità de territorio la ostacolano. Gli Ingegneri però ci sono, sono presenti e sono disponibili verso gli Enti che abbiamo necessità di intervenire, lo possono fare professionalmente nella progettazione e nel dettaglio degli interventi, ma lo possono fare anche, come prevede la Legge, in via gratuita per pareri negli importanti momenti di pianificazione con apposite commissioni e nelle emergenze del territorio. Rivolgo un appello a chi amministra il territorio: usate gli Ingegneri! Sono i soggetti che la norma prevede più qualificati per intervenire sul territorio, siamo a vostra disposizione.
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Cover ARPAL - IL punto di vista TECNICO Dall’1 ottobre al 30 novembre di quest’anno, sono state ben sette le allerte meteo diramate in Liguria, concentrate in appena due mesi. Con danni materiali stimati dalla Regione in circa 850 milioni di euro (e quattro vite umane perse: il 9 ottobre una persona a Genova, il 10 una coppia a Leivi, nel Tigullio, e il 15 novembre un’altra persona a Mignanego, Genova). Nei primi undici mesi dell’anno, il record di pioggia caduta nel territorio regionale è stata rilevata nella centralina di Barbagelata (Comune di Lorsica, Genova): 4.023,6 mm, ovvero oltre 4 metri. Federico Grasso, ingegnere delle Telecomunicazioni, è referente per Arpal nel gruppo di lavoro nazionale sulla omogeneizzazione della comunicazione in allerta; si occupa dei rapporti con la stampa e sviluppa la conoscenza dei temi di Agenzia, approfondita per quelli di maggiore interesse per l’opinione pubblica: meteo, balneazione, bonifiche, inquinamento atmosferico, radiazioni, ecc. Gli abbiamo chiesto di tracciare per “A&B” un punto su quanto è accaduto in quello che si è presentato, dal punto di vista climatico, come un periodo segnato da molte apparenti anomalie, e di spiegare il metodo di lavoro abitualmente seguito dall’Arpal.
«In due mesi punte di 1 metro e mezzo di pioggia caduta. Impossibile conoscere in anticipo i dettagli locali delle previsioni»
IN 2 MESI 27 AVVISI E 7 ALLERTE FRA ALLUVIONI ED ESONDAZIONI FEDERICO GRASSO
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Allerta è uno strumento organizzativo potente, non vincolante, vincolato da tempistiche e calibrato sulle cinque aree di allertamento liguri: è emanato dalla Protezione Civile regionale per affrontare criticità al suolo, moderata (1) o elevata (2), a seguito di eventi meteoidrologici o nivologici, che a volte non si verificano o si sfogano in mare. Purtroppo non può coprire tutti i fenomeni meteo pericolosi: per temporali, vento e mareggiate, anche molto forti, i meccanismi di Protezione Civile regionale non prevedono Allerta, né 1 né 2: fondamentale ricorrere direttamente al sito www.allertaliguria.gov.it, che riporta, su scala regionale, tutte le informazioni sul tema. In Liguria il Centro Meteo di riferimento è quello pubblico di Arpal (www.arpal.gov.it): in vent’anni è diventato un’eccellenza nazionale, grazie a moderni strumenti tecnologici (radar, satelliti, 200 centraline, catene modellistiche meteo e idro) e 20 professionisti del settore (previsori, idrologi, climatologi, informatici e gestori delle reti). Ma le previsioni rimangono pre-visioni, affette da probabilità, incertezza e dati incompleti. Impossibile allo stato dell’arte conoscere con anticipo il dettaglio spazio-temporale, o l’intensità dei fenomeni, come tutti vorremmo. Il 9 ottobre il picco di precipitazione, 141 mm (40 in meno del record italiano sull’ora, misurato a Vicomorasso il 4 novembre 2011) è caduto fra le 22,10 e le 23,10 a Genova Geirato. Il Bisagno è esondato attorno alle 23,15, crescendo alla passerella Firpo di 3,5 m in 105 minuti; mentre a Savona non scendeva nemmeno una goccia. Il bimestre appena vissuto restituisce una Liguria
sommersa dall’acqua, con punte dI oltre 1.500 mm in 61 giorni, inserite in un 2014 fra i più bagnati della climatologia (cumulate locali già superiori ai quattro metri): tre eventi alluvionali (Genova 9 ottobre, Chiavari 10 novembre, Riviera di ponente e Voltri 15 novembre), sette allerte diramate, una dozzina di torrenti esondati. Per segnalare i rischi di Giove Pluvio, che ci ha strappato altre quattro vite e quasi un miliardo di euro di danni, Arpal in due mesi ha diramato 27 Avvisi Meteorologici, il messaggio per gli eventi critici. L’8 e 9 ottobre (alta probabilità di temporali forti, organizzati e stazionari, in particolare su B, la zona di Genova e Savona) non sono stati sufficienti.
Precipitazione cumulata sulla Liguria dall’1 ottobre al 30 novembre 2014. A destra la scala in mm della pioggia caduta in due mesi: la parte centrale della regione è stata la più interessata, con oltre un metro d’acqua.
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Cover SPECIALE/DISSESTO IDROGEOLOGICO LIGURIA
LE CRITICITÀ DEI CORSI D’ACQUA e il pericolo che viene dalla terra VINCENZO BENEVENTANO
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corsi d’acqua della Liguria, rispetto a quelli delle altre regioni, hanno la particolarità di essere di breve percorso di avere un dislivello molto elevato tra le sommità del bacino e lo sfocio; inoltre i tratti terminali delle aste fluviali sono sempre fortemente urbanizzati, in zone rivierasche di particolare pregio, nelle quali ogni metro quadrato di suolo ha un valore immobiliare molto elevato. Dai tempi della speculazione edilizia fino agli anni ‘90, una volta saturato il territorio rivierasco, è cominciata l’urbanizzazione anche sulle colline, creando così un’alta percentuale delle aree impermeabilizzate rispetto a quelle naturali; inoltre le poche rimaste “permeabili” hanno comunque subito una modifica della morfologia e della destinazione d’uso: prima erano fasce coltivate con una geomorfologia tale da trattenere l’acqua piovana ed inoltre erano presenti delle vasche di accumulo dell’acqua per utilizzarla nei momenti di siccità, ora sono diventati giardini, irrigati artificialmente con l’acqua dell’acquedotto e dotati di caditoie e sistemi di regimazione e smaltimento dell’acqua piovana. A seguito dei cambiamenti dell’uso del suolo sopra descritti è facile intuire che, quando piove forte, l’acqua che precipita su una superficie, ha percorsi e tempi di raggiungimento del rivo ben diversi rispetto a quelli di una volta: quando l’acqua che pioveva su un ettaro di terreno coltivato a fasce, per intenderci, veniva per quasi il 90% assorbita o accumulata nelle vasche sul posto, mentre nel rivo arrivava solo il 10% dell’acqua piovana. Oggi, invece, l’acqua che cade su un ettaro di terreno collinare con case e giardini, viene assorbita al massimo per il 10% dai giardini e l’altro 90% viene convogliata in efficienti tubazioni che immediatamente la portano nel rivo più vicino. Gli ingegneri idraulici definiscono tempo di corrivazione il periodo che intercorre dal momento in cui una goccia d’acqua cade sulla parte più alta di un bacino di un rivo a quando quella stessa goccia arriva allo sfocio del rivo nel torrente principale o nel mare. Da Wikipedia: «Il tempo di corrivazione valutato in un determinato punto di una rete di drenaggio (naturale o artificiale) è il tempo che occorre alla generica goccia di pioggia caduta nel punto idraulicamente più lontano a raggiungere la sezione di chiusura del bacino in esame». Sarà forse vero che i modi di piovere sono cambiati, come dicono i politici per nascondersi dietro ad un fenomeno che forse non hanno compreso neanche loro. In realtà, noi ingegneri ogni volta che sentiamo dire queste cose inorridiamo pensando che ormai questa è diventata una scusa a cui è conveniente credere. La vera causa dei problemi che si manifestano ogni volta che piove forte è la drastica riduzione dei tempi di corrivazione causata dalle urbanizzazioni dei bacini collinari. A conferma di quanto affermato è sufficiente pensare al fatto che la prima grande alluvione del torrente Bisagno di Genova si è verificata nel 1970, ovvero dopo che erano ultimati i primi interventi di urbanizzazione dei
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Un’analisi dei cambiamenti che hanno portato alla drastica diminuzione del tempo di corrivazione (quello che intercorre da quando la pioggia cade a terra fino a quando arriva nei torrenti o in mare), conseguenza di speculazioni edilizie e urbanizzazione delle colline. Così le ondate di piena su susseguono con velocità impressionante provocando devastazioni e morte. Per diversi politici invece «è cambiato il modo di piovere»
L’ing. Vincenzo Beneventano esperto in ingegneria idraulica
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territori collinari di Quezzi (che casualmente è la valle del Fereggiano, prima sconosciuto), via Tortona, via Robino sino al “biscione”, via Manuzio e via Donaver sino alla Madonna del monte. Un altro fattore che può causare forti onde di piena nei corsi d’acqua è dato dal modo in cui si spostano le perturbazioni, se la perturbazione arriva prima sulla parte sommitale di un bacino imbrifero e man mano si sposta verso valle, avviene il seguente fenomeno: si satura il terreno del bacino a monte e l’acqua inizia a scendere verso valle attraverso le reti bianche e i rivi minori; e se mentre arrivano le onde di piena dagli affluenti (ovvero mentre trascorre il tempo di corrivazione tra la parte alta e quella bassa) la perturbazione si sposta sulla parte bassa del bacino e satura anche questa, la contemporaneità di questi fenomeni crea un’onda di piena nel tratto di valle del torrente principale. A peggiorare questi problemi si aggiunge il fatto che, paradossalmente, i nostri torrenti hanno larghezze che invece di aumentare da monte verso valle, diminuiscono. Su quasi tutti i nostri corsi d’acqua si osservano infatti larghezze abbastanza regolari nei tratti dell’entroterra, poi man mano che ci si avvicina alla costa queste tendono a ridursi drasticamente a causa della forte urbanizzazione.
Basta guardare l’immagine della piana di Albenga per notare che i due affluenti Arroscia e Neva del fiume Centa hanno larghezze considerevoli: quando i due affluenti si uniscono la larghezza non è uguale alla somma dei due, ma è addirittura inferiore a quella dell’Arroscia. Dopo circa un chilometro e mezzo il Centa attraversa il tratto urbano di Albenga e addirittura si dimezza! In questo tratto vi sono anche le pile dei ponti in alveo che ovviamente creano restringimento e turbolenza, quindi la situazione si aggrava ulteriormente. Si è riportato l’esempio di Albenga per non andare sul caso ormai quasi “banale” del Bisagno, che alla foce oltre ad avere una sezione dimezzata rispetto a quella di Staglieno, è addirittura coperto e con le strutture portanti della copertura in mezzo al flusso dell’acqua. Ma i nostri predecessori hanno riservato lo stesso trattamento a tutti i torrenti Liguri, tra cui si citano il rio Vallecrosia, il rio Borghetto di Bordighera, il S. Francesco e S. Romolo di Sanremo, il torrente Argentina di Arma di Taggia, l’Evigno di Diano Marina, lo Steria di Cervo, il Letimbro di Savona, il Leiro di Voltri, il Chiaravagna di Sestri Ponente, il Polcevera, lo Sturla, il Recco, il San Siro e - continua a pag. 18 -
Nell’immagine si nota come nella Piana di Albenga l’Arroscia e il Neva confluiscono nel fiume Centa, la cui larghezza non diventa però uguale alla somma dei due affluenti, ma è addirittura più piccola di uno di essi. E quando sfocia in mare è molto più stretto. n. 6 - Novembre-Dicembre 2014 -
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Rivi Liguri: mappa delle criticità idrauliche
Esce del 1949
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ollettino di informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria Direttore Responsabile: Gianfranco Sansalone
Legenda Aree di criticità idraulica
A cura dell’ing. Vincenzo Beneventano
Spartiacque Corsi d’acqua Limiti di bacino
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Cover Magistrato di Santa Margherita, il Boate di Rapallo, il Rupinaro di Chiavari che ha causato un morto negli anni passati e danni enormi ancora nei giorni scorsi; e ancora l’Entella tra Chiavari e Lavagna, il Gromolo e Petronio di Sestri levante, i rivi minori che attraversano le Cinque Terre che hanno seminato disastri nell’ottobre 2011. Quei criteri di valutazione dei problemi idrogeologici Le quattro Amministrazioni Provinciali della Liguria hanno pubblicato e mantengono aggiornati sui propri siti web – nella fase transitoria verso le Città Metropolitane - i Piani di Bacino di tutti i corsi d’acqua della Liguria. Si tratta di strumenti urbanistici che riguardano il governo del territorio dal punto di vista della difesa del suolo: in essi sono presenti gli studi geologici e le verifiche idrauliche delle zone più critiche, sono mappate tutte le infrastrutture esistenti che in qualche modo interferiscono con il territorio
ed in particolare con i corsi d’acqua, contengono le norme di attuazione per tutti i sottobacini di ogni singolo rivo elencano le modalità di esecuzione delle opere edilizie al fine di tutelare la stabilità dei versanti e la sicurezza dei corsi d’acqua. Molto spesso, dopo le alluvioni, si leggono articoli sui quotidiani firmati da alcuni “luminari” della materia, quasi sempre professori di geologia o di idraulica dei migliori politecnici, che sfoggiano le loro soluzioni su come si possono evitare le alluvioni: in realtà non inventano “ricette” e non propongono niente di più rispetto a quello che è già scritto sui Piani, ed è già obbligatorio eseguire ogni volta che si interviene con opere che possano interferire con la stabilità dei versanti e con il deflusso dei corsi d’acqua. Nei siti dei Piani di Bacino sono visibili, per ogni singolo rivo, le carte con le fasce di inondabilità e quelle con le fasce di suscettività al dissesto del territorio di ogni singolo bacino. Basta prenderne uno a caso e guardare che le criticità idrauliche e quelle
Prende quota l’Ipe, Associazione Ingegneri per la Prevenzione e l’Emergenza I suoi compiti principali? Fornire interventi e consulenze qualificate sia in fase di prevenzione sia nelle emergenze e nelle operazioni della Protezione civile. Alla quale assicura supporto tecnico anche in caso di eventi eccezionali. Inoltre coordina le azioni dei gruppi degli ingegneri volontari durante le calamità naturali in tutt’Italia e organizza corsi di formazione specifica in questo settore. Nell’ambito delle competenze tecniche dell’Ingegneria poste a servizio e a tutela della collettività e dell’ambiente, sono questi alcuni dei fini sociali dell’Associazione Ingeneri per la Prevenzione e l’Emergenza (IPE), costituita l’8 ottobre 2013. Il 12 dicembre scorso, l’assemblea dei presidenti territoriali italiani ha eletto i primi 3 degli otto componenti (gli altri 5 saranno nominati prossimamente dal CNI) del Consiglio Direttivo: Patrizia Angeli, dell’Ordine di Ancona; Edoardo Pace, di Napoli, e Michele De Tonno, di Torino. Gli organi dell’Associazione sono Il Presidente, il Consiglio Direttivo e l’Assemblea dei Soci (Fondatori, Ordinari ed Aderenti). Socio Fondatore è il Consiglio Nazionale degli Ingegneri,
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rappresentato dal Presidente in carica protempore. Soci Ordinari sono gli Ordini territoriali degli Ingegneri aderenti, rappresentati dai Presidenti in carica, o loro delegati, Le Consulte o Federazioni Regionali degli Ordini degli Ingegneri, rappresentate dal Presidente, o suo delegato, in carica. Aderenti: le persone giuridiche quali Associazioni dì Volontariato, Enti Locali, Enti morali e tutte le Istituzioni, disposte a concorrere al perseguimento degli scopi dell’Associazione mediante sottoscrizione di quote associative. Inoltre ci sono anche i soci Onorari, ovvero le persone fisiche e giuridiche e gli Enti che abbiano acquisito particolari meriti nei settori nei quali l’Associazione opera, nominati dal Presidente, su proposta del Consiglio Direttivo. Infine, In caso di emergenza causata da eventi eccezionali (terremoti, eruzioni, alluvioni) il Presidente esercita tutti i poteri del Consiglio Direttivo, coadiuvato dal Comitato di Presidenza composto da Presidente, Consigliere Referente del CNI e Segretario dell’ Associazione. C.B.
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Cover idrogeologiche sono sempre le stesse. In questa sede il sottoscritto – che è stato per circa dieci anni responsabile dell’Ufficio della Provincia di Genova che si occupa di programmazione e realizzazione degli interventi di difesa del suolo non pretende di riassumere i Piani di Bacino, ma dire sommariamente che innanzitutto occorre fare una distinzione tra i bacini dei rivi che sfociano nel Mar Ligure e quelli che invece volgono verso Nord e quindi costituiscono parte del bacino del Po. Nella carta in fondo a questa pagina si vede lo spartiacque dell’Appennino con una netta distinzione, anche cromatica, tra i bacini padani e quelli liguri. La differenza tra questi due gruppi è sostanziale: la sommità dei bacini è quasi sempre a quote di circa 1.000 o anche 1.500 metri sul livello medio del mare, ma il dislivello dei torrenti liguri è molto più elevato ed i percorsi molto brevi rispetto ai torrenti padani. Il problema dei corsi d’acqua della Liguria rispetto a quelli di tutte le altre regioni d’Italia è infatti che
I corsi d’acqua della Liguria si dividono in due gruppi: quelli che sfociano nel Mar Ligure e quelli che fanno parte del bacino del Po. I bacini liguri sono più ripidi di quelli padani e quindi hanno maggiori criticità idrauliche e idrogeologiche.
essi in pochi chilometri partono da 1.000 metri di quota ed arrivano in mare, con velocità e trasporto di materiale solido che non è comune a nessun altro torrente italiano. Le criticità di questi corsi d’acqua sono pertanto presto immaginabili; in più si aggiunga il fatto che essi prima di sfociare in mare devono attraversare tratti fortemente urbanizzati con pendenze ridotte e argini stretti. I bacini padani della Liguria sono molto meno critici di quelli rivolti verso il Mar Ligure, ma sono comunque più critici di quelli delle altre regioni, notoriamente più pianeggianti della Liguria. Per questi motivi gli organi statali dovrebbero capire che le risorse finanziarie, per gli interventi di messa in sicurezza del territorio, non possono essere ripartiti tra le regioni considerando superficie e popolazione; purtroppo con questo sistema accade che in Italia le regioni molto estese, anche se sono pianeggianti e prive di problematiche idrogeologiche, ricevono più finanziamenti della Liguria!
Sul sito della Federazione (http://www.federazioneingegneri.liguria.it/home/se/ab/ab-blocknotes) è possibile scaricare in Pdf il Block Notes n. 4 Dissesto del territorio e criticità idrauliche dei corsi d’acqua in Liguria, dell’ing. Vincenzo Beneventano n. 6 - Novembre-Dicembre 2014 -
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Professione PARLA IL PRESIDENTE
LA CONSULTA DELLE PROFESSIONI SCALDA I MOTORI ANCHE A GENOVA
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l primo posto i giovani. Una politica che veda una giusta alternanza scuola lavoro e che porti i ragazzi diplomati e laureati a svolgere tirocini, apprendistato e finalmente lavori dignitosi grazie anche alla possibilità per le aziende di non rimanere impelagate in pastoie burocratiche e perdite di tempo. «Perché non conviene investire nella formazione di un giovane, insegnargli il mestiere e poi cacciarlo via. In genere, se un’impresa accetta di prendersi in casa qualcuno, è perché deve risolvere dei problemi. E va aiutata». Anche se, ammette, il ricorso non controllato a stage e tirocini può incentivare il precariato, e questo non si può consentire. Luisella Dellepiane parla con voce pacata. Trent’anni di esperienza, da quattro è presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro della provincia di Genova, dopo dodici passati da consigliere. Il 25 novembre scorso i presidenti dei 21 Ordini e Collegi professionali e delle 2 associazioni che in base alla riforma delle Camere di Commercio (D. Lgs. 25/2010) e i regolamenti che ne definiscono la composizione e le modalità di elezione dei componenti (DM 155 e 156/2011, in attuazione della L. 580/1993), l’hanno a loro volta eletta al vertice della Consulta delle Professioni, che avrà un proprio rappresentante nell’ente camerale genovese, a partire dal rinnovo della CdC, dal marzo prossimo (salvo prorogatio). Organismo nuovo, la Consulta, costituito per il momento solo in pochissime
Luisella Dellepiane: «Le priorità? Il lavoro giovanile, il nostro contributo per la semplificazione delle procedure nella Camera di Commercio a favore delle imprese, la creazione di una rete fra Ordine, Collegi professionali e Associazioni». Presto la designazione del rappresentante nel prossimo Ente Camerale rinnovato
ECCO TUTTI I COMPONENTI DEL NUOVO ORGANISMO GLI ORDINI - Agronomi e Forestali province Genova e Savona (presidente Fabio PALAZZO); Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori provincia Genova (presidente Natale RAINERI); Avvocati Chiavari (presidente Marisa Elisabetta GALLO) e Genova (presidente Alessandro VACCARO); Chimici Liguria (presidente Franco ANGELONI); Consulenti del lavoro provincia Genova (presidente Luisella DELLEPIANE); Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili Chiavari (presidente Gianalberto MANGIANTE) e Genova (presidente Massimo SCOTTON); Ingegneri provincia Genova (presidente Roberto ORVIETO); Farmacisti provincia Genova (presidente Felice RIBALDONE); Medici Chirurghi e Odontoiatri provincia Genova (presidente Enrico BARTOLINI); Medici Veterinari provincia Genova (presidente Giuseppe PEIRANO); Notai Genova (presidente pro tempore Luigi CASTELLO); Psicologi Liguria (presidente Lisa CACIA). 20/
I COLLEGI - Agrotecnici e Agrotecnici Laureati provincia Genova (presidente Fabio NERVO); Infermieri Professionali e Vigilanti dell’infanzia (presidente Carmelo GAGLIANO); Geometri e Geometri Laureati provincia Genova (presidente Luciano PICCINELLI); Ostetriche Interprovinciale Genova e La Spezia (presidente Ubriana VALVASORI); Periti Agrari e Periti Agrari Laureati Liguria (presidente Giovanni BOVALINA); Periti Industriali e Periti Industriali Laureati provincia Genova (presidente Mauro VENEZIANI); Tecnici Sanitari Radiologia Medica Interprovinciale Genova, Imperia e Savona (presidente Marco A. CICCONE). LE ASSOCIAZIONI - ANACI - Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari (componente designato Pierluigi D’ANGELO); LAPET - Associazione Nazionale Tributaristi (componente designato Alberto BELLANTUONI).
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Professione città italiane (in Liguria da ora è presente in tutte le province: solo Imperia non ha eletto il presidente (vedi box in fondo alla pagina). Presidente Dellepiane, il mondo delle professioni nella Camera di Commercio è un esordio. Per fare cosa? «Se ci pensa, il professionista di solito si mette tra il cittadino, l’impresa o lo Stato come trait d’union per passare dalla teoria alla pratica, utilizzando le sue competenze. Questo cercheremo di fare: dare impulso a tutte quelle spinte di rinnovamento, innovazione, semplificazione che possono diventare ossigeno per le imprese, rendendo gli adempimenti più semplici e applicando quello che sappiamo fare agli ambiti di competenza camerale, che sono tanti e importanti, perché possono incidere sullo sviluppo del territorio». Come pensa di riuscirci? «Creando una rete sinergica e molto unita fra tutti i presidenti che compongono la Consulta, che dura in carica 5 anni. Tutte le nostre decisioni dovranno essere condivise, a cominciare dalla designazione di chi ci rappresenterà nel Consiglio camerale: dovremo indicare il nome, penso entro gennaio, su richiesta del presidente della giunta regionale». Potrebbe essere lei stessa? «Lo escludo. Vedo per me un ruolo di regia, tanto è vero che comincerò presto un giro di consultazioni con tutti i componenti della Consulta per conoscere meglio gli Ordini, i loro problemi e le loro proposte. E tutti insieme elaboreremo un programma comune: nella provincia di Genova la Consulta rappresenta circa 32 mila iscritti, una forza che racchiude saperi importanti che possono innanzitutto creare un nuovo modello di rapporti fra le professioni, che devono stare unite e solidali; e poi agire in modo coordinato nell’interesse dei cittadini e dei professionisti, che in questi anni di crisi hanno saputo in gran parte aprirsi e creare le condizioni per un rilancio. Non dimentichiamo che il dato nazionale di Pil delle libere professioni ordinistiche è pari al 15%. Non poco». Gianfranco Sansalone
Luisella Dellepiane
COSì NELLE ALTRE PROVINCE La prima Consulta in Liguria è stata costituita alla Spezia nel giugno dello scorso anno. Al vertice la presidente dell’Ordine degli psicologi Claudia Burroni, nel Consiglio della Camera di Commercio provinciale è già operativo, come rappresentante dei professionisti, il notaio Francesco Calabrese de Feo. Rappresentante degli Ingegneri nella Consulta - 21 componenti - il presidente dell’Ordine Paolo Caruana. Savona: insediata nel gennaio di quest’anno – 14 gli Ordini e i Collegi e 6 le associazioni rappresentate - presidente è la rappresentante degli architetti Ilaria Becco. Da nominare il delegato che siederà in CdC. Per gli ingegneri, il presidente Fulvio Ricci. A Imperia, con delibera della Camera di Commercio del 17 febbraio 2014 è stata costituita l’assemblea dei presidenti degli Ordini, dei Collegi professionali e delle Associazioni maggiormente rappresentative della provincia - !7 in totale – ma la Consulta non ha ancora espresso il suo presidente. Rappresentante degli Ingegneri il presidente dell’Ordine Domenico Pino.
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INGEGNERIA DELL’INFORMAZIONE: APERTO IL CONFRONTO SUl WEB CLAUDIO FIRPO
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el numero precedente abbiamo esordito con un articolo vagamente provocatorio e contenente un elenco di dubbi, perplessità, domande che ci possono venire in mente quando pensiamo all’ICT. Per iniziare a tracciare un percorso chiarificatore, da bravi ingegneri potremmo provare a definire il sistema di riferimento: che cosa caratterizza l’Ingegneria dell’Informazione? Intanto bisogna dire che si tratta di un’ingegneria giovane, i cui esordi possono essere fatti risalire a meno di un secolo fa, guarda caso, in concomitanza con il secondo conflitto mondiale. A questo proposito è bene precisare che intorno al 1850 George Boole aveva definito l’algebra delle reti logiche, Charles Babbage (con Ada Lovelace) posto i fondamenti per le macchine da calcolo. Era Scienza dell’Informazione, che è rimasta dormiente per oltre mezzo secolo, appunto fino alla prima guerra mondiale. Ingegneria è applicazione diffusa della scienza alla nostra vita quotidiana: perciò in questa sede situiamo la nascita di quella dell’Informazione nell’ambito della Seconda Guerra Mondiale. La battaglia dell’Atlantico fu decisa da mezzi navali e validi marinai ma anche da azioni di intelligence su ambo i fronti. Per garantire la sicurezza delle trasmissioni via radio agli U-Boat da parte del Reich (codifica, sistema Enigma) e per decodificarne i messaggi da parte degli Alleati (decodifica, sistema The Bombe, Alan Turing), in modo da tracciare rotte sicure per i convogli di approvvigionamento (logistics) dagli USA verso l’Europa. Nell’ambito dello stesso conflitto, fu definito il modello universale di sistema di calcolo (John Von Neumann), valido ancora oggi praticamente per tutti i computer esistenti. Subito dopo, con l’avvento della Guerra Fredda, iniziarono le progettazioni e costruzioni dei computer e negli anni ‘50 e ‘60 si concretizzarono i primi linguaggi di programmazione orientati all’Uomo (Algol, Fortran, Cobol, APL, Basic…). La Guerra Fredda, basata sul deterrente nucleare, presentava nuovamente criticità logistiche (peso trasportato da razzo vettore) e criticità di controllo automatico (affidabilità e precisione di volo del razzo): per recuperare il gap iniziale rispetto ai potenti razzi vettori dell’URSS, gli USA furono costretti a sviluppare computer più piccoli e più potenti, innescando il processo di miniaturizzazione continua dei circuiti, che dura ancora oggi (nano-technology), con una transizione progressiva e continua dall’elettronica analogica a quella digitale. Lungo tale percorso era situata anche la corsa allo spazio,
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Sul sito della Federazione un modulo per partecipare. Una disciplina giovane nata durante il secondo conflitto mondiale per codificare e decodificare i messaggi militari. Poi la Guerra Fredda, i computer, i primi linguaggi di programmazione… Una storia affascinante e un ruolo su cui riflettere
Professione
“cosmonautica” per l’URSS, “astronautica” per gli USA, saldamente ancorata a strategie militari, presentata con forte impatto mediatico e foriera di quelle ricadute (fall-out) tecnologiche per i contesti civili, grazie alle quali oggi disponiamo di tablet e smartphone. Risulta ora intuitivo un secondo fattore somatico della nostra Ingegneria: l’elevato tasso di innovazione di tecnologie e metodologie. I fattori sopra delineati, ne generano un terzo: l’Ingegnere si occupa di progettazione, di direzione lavori, di collaudo; la realizzazione del progetto è di solito demandata ad altri: carpentieri e muratori nel settore civile, operatori e manutentori in quello industriale. Se il tasso di innovazione causa, a chi si occupa di realizzazione, fabbisogni di trasferimento di know-how con frequenze e densità troppo elevate, ecco che l’Ingegnere si deve occupare anche di realizzazione. Ne discende inoltre un quarto fattore: la volatilità del know-how acquisito. Partendo da questo contesto, il ciclo di vita dei prodotti dell’Ingegneria dell’Informazione si è evoluto, passando da situazioni e metodi artigianali ad ambiti e metodi industriali, talvolta perdendo la natura di manufatti. Se prima ci occupavamo in modo orizzontale di tutte le fasi (progettazione, produzione, collaudo, manutenzione…) ora viviamo una crescente verticalizzazione e specializzazione delle attività, contemporaneamente allo sforzo di integrare le attività in modelli e framework. Veniamo così sensibilizzati continuamente sulla riduzione dei costi, unita ad un livello di servizio al Cliente sempre più elevato. L’Ingegnere dell’Informazione sviluppa quindi anche una natura Industriale (Ingegneria di fabbricazione e di manutenzione) ed una natura Gestionale (processi commerciali, economici, finanziari, organizzativi, comunicativi). Non a caso, nelle aziende di successo duraturo si riscontra una collocazione organizzativa, che riconosce valenza strategica all’Ingegneria dell’Informazione: il CIO (Chief Information Officer) riporta direttamente all’Alta Direzione e siede al tavolo decisionale insieme agli altri Direttori di rango (Commerciale, Accounting, Produzione, Risorse Umane…). Purtroppo, in tante organizzazioni (aziende, PA, enti, associazioni…) si verificano ancora situazioni in cui l’Ingegnere dell’Informazione viene interpellato e coinvolto solamente per le competenze tecniche, che,
bisogna riconoscere, solo lui possiede e quindi “non se ne può fare a meno”. Va detto che anche noi potremmo, anzi dovremmo, contribuire ad una evoluzione positiva ed aperta. La complessità dei problemi che ci troviamo di fronte, richiede concentrazione estrema, per cui gli aspetti relazionali, spesso irrazionali ma non per questo meno importanti, ci possono distogliere, infastidire e così alimentiamo di noi stessi una percezione di asociali, imbranati (nerd, geek), non idonei a prendere decisioni. Riduzione continua dei costi insieme ad aumento delle prestazioni sono possibili in presenza di massa critica ininterrotta, di diffusione pervasiva: lo sforzo di marketing e di vendita è perciò colossale e tendenzialmente globale. L’approccio spesso adottato è quello di vendere prodotti e soluzioni basati sulle tecnologiche più complesse, presentandoli come i più facili da utilizzare, magari anche accattivanti, che chiunque è in grado di padroneggiare in breve tempo. Ne consegue una banalizzazione, accompagnata da degrado di percezione della professionalità di chi opera nel settore. A questo punto potrei proseguire con ulteriori elementi, ma preferisco proporre ai Colleghi un metodo diverso. Come autore di questo articolo ho un vantaggio: posso scrivere quello che voglio, entro certi limiti. Se un lettore volesse manifestare le proprie opinioni, potrebbe scrivere alla redazione. Una certa naturale inerzia limita però, generalmente, questo fenomeno. Affrontando un tema così complesso e relativamente poco conosciuto, perché non provare allora ad innovare, aprendo la possibilità a tutti di contribuire all’integrazione di quanto detto finora? In fondo, proprio l’apertura di un “dibattito” su questo argomento era il fine annunciato – già il numero scorso – di questa iniziativa. Allora procediamo utilizzando la nostra tecnologia. Sul sito www.federazioneingegneri. liguria.it basta cercare il tab IngInfo per compilare in pochi minuti un modulo su web, in modo agevole e diretto, attraverso il quale si potranno esprimere valutazioni ed integrazioni, appunto, su quanto finora pubblicato. E inoltre per identificare ulteriori fattori che caratterizzano l’Ingegneria dell’Informazione. Grazie al contributo di chi vorrà partecipare al dibattito, i risultati del confronto approderanno sul giornale approfondendo così il tema.
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Professione VIAGGIO NEL SISTEMA DI AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE OBBLIGATORIO/4
È “A DISTANZA” MA SI AVVICINA ECCO LA FAD, FUNZIONA COSì CLAUDIO FIRPO*
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el mondo delle professioni, probabilmente il 2014 sarà ricordato anche come l’anno dei CFP (credito formazione professionale), le “famigerate” unità di misura che certificano gli aggiornamenti della nostra competenza. Chi più chi meno, tutti abbiamo prestato attenzione ad annunci di eventi formativi, magari cercando di iscriverci. Forse con modalità diverse ci siamo sottoposti al giogo della rilevazione presenze, abbiamo partecipato ad un evento e compilato il questionario di qualità percepita. Ciò ha implicato soventi trasferimenti fisici in spazi delimitati, requisito quest’ultimo fondamentale per accertare le presenze. A fronte di qualche disagio, abbiamo anche incontrato di nuovo Colleghi e amici che non vedevamo da tempo, abbiamo scambiato le nostre impressioni sulle (tante!) conseguenze della riforma delle professioni, delle reali necessità di tutte queste procedure. Abbiamo, insomma, riscoperto il piacere della relazione personale, in contrapposizione a quella via rete. Però, gli spostamenti pesano, in termini di tempo, di energia, di pianificazione delle nostre attività. Condividendo i pensieri con Colleghi e conoscenti, abbiamo trovato conferma che esiste la formazione a distanza (FAD). I contenuti formativi che ci vengono solitamente somministrati in modalità frontale, a partire dall’asilo fino ai master post-laurea, possono essere assimilati anche da qualsiasi luogo (casa, ufficio, in viaggio, luogo di trasferta…), tramite un semplice dispositivo (pc, notebook, tablet, smartphone…) connesso a Internet. Mica male! Cominciamo dunque l’esplorazione della FAD. Video-conferenza Già da anni sentiamo parlare di video-conferenza, cioè della possibilità di comunicazione contemporanea tra due o più interlocutori, da ubicazioni geograficamente differenti. In precedenza, tuttavia, questa possibilità era legata a costi elevati (attrezzature, linee TLC…). Ma nell’ultimo decennio siamo diventati smaliziati utilizzatori di Internet e di applicazioni di video-conferenza economiche e relativamente facili da usare, perlopiù limitatamente a due utenti (connessione punto-punto). Se estendiamo questa modalità a più utenti (connessione multi-punto), ecco che si aprono interessanti scenari: possiamo disporre di un’infrastruttura, che rende fruibile l’interazione e la comunicazione audio e video tra sedi diverse. Una sorta di rete Tv fatta in casa, a costo minimo, insomma. Allora possiamo pensare di riprendere (registrare) un evento frontale in una sede (nodo trasmittente), diffonderlo in diretta ad altre sedi (nodi riceventi), permettere l’interazione audio-video bi-direzionale con altre sedi. Questo è lo schema (fase 1) pensato, progettato e realizzato già a inizio anno dalla nostra Federazione regionale. Se aggiungiamo il vincolo di spazio delimitato e controllato da un Ordine territoriale, allora la condivisione di un evento diventa possibile, limitata solo dalla tipologia dello stesso (convegno, semi24/
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Secondo la pianificazione della Federazione regionale, nel 2015 dovrebbe decollare la formazione affidata alla piattaforma e-learning per gli ordini provinciali. La differenza con le lezioni frontali e le videoconferenze. Il sistema di valutazione
* Responsabile del workIngGroup di Federazione sulla Formazione
Professione nario…) e dalla capienza dei locali. Questa è FAD? La Circ. CNI 376 del 23 maggio 2014 ha chiarito che questa è considerata formazione frontale a tutti gli effetti. E stabilisce una lucida demarcazione tra “formazione frontale” e “formazione a distanza”, lasciandone percepire gli elementi innovativi. Caratteristiche della FAD La FAD si distingue per una struttura auto-portante, basata su sistemi e impianti propri dell’Ingegneria dell’Informazione. Non c’è vincolo di ubicazione ed il controllo di presenza viene attuato dal sistema ICT, per ogni singolo discente connesso, registrato ed autenticato per il particolare evento. Per il vincolo temporale esistono due casi: FAD sincrona e FAD asincrona. Nel primo caso docente/i e discente/i comunicano da luoghi diversi, contemporaneamente, quindi esiste un vincolo temporale. Nel secondo, i soggetti interessati comunicano da luoghi e in tempi diversi, senza alcun vincolo temporale. In quest’ultimo caso il discente dispone del docente, tutto per sé, ma non dispone dell’interazione immediata con gli altri discenti. Figure professionali - Il docente può comparire a pieno schermo oppure in un riquadro video ai bordi del medesimo. La lezione può consistere in una presentazione di slides e/o di filmati. In entrambi i casi è prevista la presenza di un Tutor e di un Mentor. Il Tutor è la figura professionale dedicata al supporto “logistico” ai partecipanti ad un corso di FAD. Rientra nelle responsabilità del Tutor la gestione di attività quali l’utilizzo della piattaforma, la dinamica dell’interazione tra discenti, la pianificazione di eventuali attività “sincrone”, la gestione dell’apprendimento. Il Mentor è la figura professionale dedicata al supporto “scientifico” ai partecipanti ad un corso di FAD. Rientrano nelle sue responsabilità la perfetta conoscenza dei contenuti oggetto della formazione e la gestione di eventuali approfondimenti necessari o utili ai fini della piena comprensione degli argomenti. Learning objects - I contenuti formativi non vengono
somministrati in modo continuo come durante gli eventi frontali, bensì suddivisi in moduli didattici, di durata unitaria intorno ai 15 minuti: praticamente circa un terzo di ciò che viene considerato la soglia di periodo di attenzione costante, con elevato grado di assimilazione, che osservazioni statistiche indicano in circa 45 minuti. Questa modularità conduce alla progettazione, realizzazione e collaudo di manufatti didattici (learning objects). Qui noi Ingegneri giochiamo in casa. E subito pensiamo al fabbisogno di norme di riferimento: esistono? Sì, sono di livello internazionale (SCORM) e regolamentano i moduli e la loro struttura. Verifica apprendimento - Ingrediente base dei moduli è la verifica dell’apprendimento. Non si tratta del voto scolastico, cui istintivamente pensiamo, in cui il docente attribuisce un punteggio valutativo al discente. Si tratta anche di un componente di feedback per il discente, che favorisce e serve ad assicurare l’avvenuta assimilazione dei contenuti formativi del modulo. Se non viene superata questa verifica, possiamo riprovare, magari dopo aver cercato di capire meglio gli argomenti. LMS - L’infrastruttura ICT che supporta tutte le attività e le relazioni tra gli interlocutori è denominata LMS (Learning Management System). Costituisce l’impianto hardware, software, di rete che automatizza tutte le attività necessarie per garantire erogazione e fruizione di contenuti formativi in linea con le norme internazionali, in modo affidabile ed efficiente. Nello schema pianificato dalla nostra Federazione, la ”fase 2”, con l’avvio del servizio FAD per i nostri Ordini territoriali, prevede la data del 2015. Interessanti esperienze ci attendono.
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Qui Ordine FORMAZIONE /GENOVA CORSO CON GIORNALISTI, AVVOCATI E MAGISTRATI
LA DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA E I COMPITI DEGLI INGEGNERI
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ul tema della diffamazione, soprattutto dopo l’approvazione del nuovo testo al Senato del 29 ottobre e ora all’esame della Camera, ho partecipato a numerosi dibattiti in tutt’Italia. Ma è la prima volta che, assieme a giornalisti, avvocati e magistrati, mi capita di trovare anche gli ingegneri. Mi fa molto piacere e non sono affatto stupito: sono professionisti, infatti, che nella nostra società rivestono un ruolo molto importante e non per niente a livello nazionale hanno creato un organismo che valuta le varie specializzazioni degli iscritti e fra queste anche quella degli ingegneri dell’informazione». Nella sala gremita del Centro attività forensi di Genova, il 22 novembre scorso, il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri pronuncia parole chiare al seminario formativo sul tema “La diffamazione a mezzo stampa”, organizzato dal Centro studi Progetto e Cultura e dall’Ordine degli Ingegneri di Genova col patrocinio degli Ordini dei giornalisti della Liguria e degli avvocati di Genova. Un progetto nato per fare un punto della situazione su un reato (la diffamazione appunto, e l’aggravante “a mezzo stampa” in particolare) che si sta evolvendo dal punto di vista civile e penale anche per l’evoluzione delle tecnologie che oggi porta la sua diffusione anche attraverso il web (testate online, socialnetwork, ecc.) con un rischio che spesso non viene percepito soprattutto dalle giovani generazioni, e che vede proprio gli ingegneri dell’informazione protagonisti non solo sul piano dello sviluppo dei software ma anche della sicurezza e dell’affiancamento dei giornalisti nell’uso degli strumenti tecnici che servono a diffondere le notizie. Al convegno – moderato dal direttore della nostra rivista, Gianfranco Sansalone, tra l’altro consigliere
Il tavolo con i relatori
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Il pubblico in sala
nazionale dell’Ordine dei giornalisti – oltre a Ferri hanno preso parte i presidenti degli Ordini degli avvocati Alessandro Vaccaro e degli ingegneri Roberto Orvieto, e il presidente del Centro studi Progetto e Sviluppo, Marcello Mannucci. Relatori ufficiali, Chiara Canepa, sostituto procuratore della Repubblica di Cuneo (“Il reato di diffamazione con il mezzo della stampa: un breve excursus tra le più recenti pronunce giurisprudenziali nazionali e transnazionali”); Filippo Paganini, Presidente Ordine dei Giornalisti della Liguria (“Diffamazione: con l’ipotesi di riforma in discussione un passo avanti e due indietro”); Maurizio Michelini, Presidente della Federazione Regionale Ordini Ingegneri della Liguria (“Ingegneria dell’informazione e giornalismo”); l’avvocato penalista Stefano Savi (“Diffamazione a mezzo stampa: Evoluzione degli strumenti di tutela e garanzia”) e Paolo Gibelli, magistrato del Tribunale Civile di Genova (“La responsabilità civile degli operatori dell’informazione. Caratteri del contenzioso ed entità dei risarcimenti alla luce dei cambiamenti della giurisprudenza”). L’ing. Michelini – dopo un botta e risposta tra Ferri e Paganini sulle novità del nuovo testo passato in Senato che per quest’ultimo rappresenta un restringimento alla libertà di stampa, che ha visto la disponibilità del sottosegretario a portare in sede politica le osservazioni e le perplessità dei giornalisti, le stesse avanzate in qualche caso dai giuristi – si è soffermato sulla figura degli ingegneri dell’informazione. In particolare sul loro ruolo nel passato nell’elaborazione della prima teoria della comunicazione basata su modelli matematici (Shannon e Weaver) e sui loro delicati compiti nell’epoca contemporanea.
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Qui Ordine FORMAZIONE / IMPERIA
DIFESA SUOLO, RISCHIO SISMICO, DOMOTICA FRA LE ULTIME INIZIATIVE DI AGGIORNAMENTO
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ggiornamento competenze sulla difesa del suolo - Un corso di aggiornamento in idraulica fluviale, durante il quale è stata affrontata la problematica connessa all’utilizzo di modelli numerici per l’individuazione delle criticità dei corsi d’acqua si è svolto a Imperia - dall’1 al 3 ottobre presso la sede dell’Ordine di Imperia - in collaborazione con la società specializzata Ruwa Srl, con la partecipazione di professionisti dei settori pubblico e privato. «La notevole fragilità del territorio del Ponente ligure, comune ad altre realtà regionali e nazionali – ha sottolineato l’ing. Riccardo Restani, consigliere dell’Ordine e responsabile scientifico del corso - di fronte ad eventi meteorici di forte intensità ha messo in luce la necessità di comprendere a fondo le complesse dinamiche che si verificano nei bacini idrografici e le interazione tra i fenomeni naturali e l’elevato grado di antropizzazione delle aree di fondovalle. L’individuazione delle principali criticità a scala di bacino e la corretta progettazione degli interventi di mitigazione del rischio pongono il ruolo degli ingegneri al centro, per la loro professionalità altamente qualificata». Con questo corso, ha aggiunto Restanti, l’Ordine ha voluto fornire ai colleghi un’importante occasione di aggiornamento delle proprie competenze sia della pianificazione a scala di bacino, sia nella progettazione delle opere idrauliche. A breve, un nuovo evento legato alle problematiche connesse alla difesa del suolo, in collaborazione con l’amministrazione provinciale. Corrette metodologie di diagnosi, analisi, modellazione e verifica edifici esistenti in cemento armato – Corso di aggiornamento, su questo tema, il 21 novembre scorso, nella sede dell’Ordine. «Lo scopo – spiega il Presidente ing. Domenico Pino era fornire gli strumenti per valutare le capacità sismiche di strutture in cemento armato e definire gli interventi di adeguamento attraverso modellazioni matematiche adeguate». Fabio Sappia, Consigliere dell’Ordine e responsabile scientifico del corso: «È stato il primo a carattere strutturale dei 4 in programma che rilasceranno crediti per la formazione continua ai nostri colleghi. Visto l’interesse riscosso - 46 ingegneri presenti, provenienti anche dalle province di Savona, Genova e Pavia - ci siamo messi subito al lavoro col gruppo formazione per organizzare i prossimi: “Tecniche sperimentali ed indagini diagnostiche per la valutazione rapida delle strutture”, “Metodologie classiche ed innovative di adeguamento strutturale” e “Il collaudo strutturale secondo NTC”. L’evento è stato realizzato in collaborazione con Eucentre, ente che promuove e sviluppa la ricerca e la formazione nel campo della riduzione del rischio sismico, con sede a Pavia. Relatore, l’ing. Roberto Nascimbene, ricercatore responsabile del settore di analisi strutturale presso l’ente e docente presso le Università di Ingegneria di Pavia e la Rose School (Istituto Universitario di Studi Superiori – IUSS. Tour Odeon di Montecarlo – Effettuata la terza ed ultima visita tecnica qualificata da parte di 30 ingegneri dell’Ordine della Provincia di Imperia alla nuovissima Tour Odeon di Monte Carlo: nell’occasione il sopralluogo ha permesso di soffermarsi sugli aspetti impiantistici che non attengono alla pratica corrente e sulle tecnologie domotiche di un appartamento campione. «Ancora una volta – è il commento del Presidente Domenico Pino – dobbiamo ringraziare il nostro collega nonché iscritto Ing. Claudio Marzocco, Presidente ed Amministratore delegato del Gruppo omonimo, che ci ha permesso di poter visitare questa imponente opera altamente tecnologica ed innovativa». Lorenzo Falciola n. 6 - Novembre-Dicembre 2014 -
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Qui Ordine GENOVA / AL SALONE NAUTICO
L’ingegneria protagonista, DALLA CONCORDIA ALLA RIFORMA FISCALE GIULIA DANIELI
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l ruolo dell’ingegneria per il recupero della nave Concordia; la legislazione fiscale; la riforma delle professioni; il contributo dato dagli ingegneri nel dibattito tecnico per incentivare lo sviluppo e ridurre le tasse mediante il “cassetto fiscale dell’immobile” (V. A&B 4/2014, pag.12), in un fisco che punti all’equità, alla trasparenza e alla crescita; l’internazionalizzazione come opportunità di sviluppo per le professioni e le imprese: sono alcuni dei temi più importanti affrontati nello Spazio Ingegneria allestito anche quest’anno nella Fiera internazionale di Genova - nell’ambito del Salone Nautico che si è svolto dal 2 al 6 settembre scorso – dall’Ordine degli ingegneri di Genova. Una “vetrina internazionale” per diffondere il punto di vista della categoria su temi di attualità di grande interesse ma anche un “punto di riferimento” non solo per gli iscritti, ma anche per tecnici, rappresentanti delle istituzioni, giornalisti e referenti dell’Ordine che hanno affollato i numerosi appuntamenti programmati. Molto seguito l’incontro “Concordia: il ruolo dell’ingegneria, dal recupero alla demolizione” (un tema al quale l’ultimo numero del nostro giornale ha dedicato il servizio di copertina) che ha avuto come ospite d’onore e relatore l’ing. Paolo Cremonini, uno dei protagonisti dell’operazione “Parbuckling”, la fase di raddrizzamento della nave naufragata all’isola del Giglio il 13 gennaio 2012. L’ingegnere genovese, direttore delle operazioni per il gruppo Fagioli, ha illustrato con il supporto di slides, foto e video i momenti cruciali del lavoro già eseguito e anche le fasi che verranno, come la costante attività di monitoraggio e di intervento per mantenere l’assetto della nave sia durante le operazioni di svuotamento e di smantellamento che vede la Fagioli impegnata fino alla
Nello “Spazio” allestito in Fiera, una vetrina internazionale, un punto di riferimento per la categoria e una palestra di confronto sui temi maggiormente di attualità con la partecipazione di referenti istituzionali e di governo
La premiazione del protagonista dell’operazione Parbuckling, l’ing. Paolo Cremonini (con la targa). Alla sua sinistra Roberto Orvieto e Maurizio Michelini, rispettivamente presidenti dell’Ordine di Genova e della Federazione degli Ordini della Liguria. Alla sua destra, il vice presidente genovese, ing. Domenico Muccio Palma.
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Qui Ordine
fine dell’operazione accanto al consorzio Ship Recycling (SaipemSan Giorgio). Al termine della relazione, Cremonini ha ricevuto un riconoscimento dal Presidente dell’Ordine degli Ingegneri genovese, Roberto Orvieto, per il ruolo rivestito in questa vicenda che ha avuto un impatto mediatico ed una risonanza mondiale davvero eccezionali. “La riforma del Fisco come motore per lo sviluppo: il ruolo delle professioni” ha visto invece protagonista il senatore Mauro Maria Marino, presidente della Commissione VI del Senato, che ha spiegato il sistema delle audizioni parlamentari attraverso il quale l’Ordine degli Ingegneri di Genova ha dato il suo importante contributo per la riforma fiscale: proprio Maurizio Michelini, presidente della Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria, assieme all’avvocato Stefano Betti, presidente dell’dell’Associazione dei Master in diritto tributario dell’Università di Genova, sono stati parte attiva della proposta che dovrebbe diventare parte della riforma del Catasto. Entrambi, infatti, durante due audizioni in Senato, hanno caldeggiato l’istituzione del “cassetto fiscale degli immobili”, ossia, di un fascicolo con le principali caratteristiche del fabbricato (prestazione energetica, vulnerabilità sismica e alluvionale, accessibilità, ecc.) e le opere di miglioramento praticabili, che, se compilato, porta ad uno sconto sull’imposizione fiscale, così da incentivare lo sviluppo economico in un settore simbolo della crisi del Paese. All’incontro hanno inoltre partecipato Bartolomeo Quatraro, già presidente della Commissione Tributaria Provinciale genovese; Roberto Orvieto, lo stesso Michelini e Angelo Valsecchi, consigliere nazionale del Cni. Fra le altre due iniziative, quelle dedicate ai temi dell’internazionalizzazione della professione e lo sviluppo delle professioni intellettuali dopo la riforma. In quest’ultimo, dal titolo “Le professioni intellettuali, presente e futuro”, il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri ha sottolineato l’importanza di valorizzare il ruolo del consulente tecnico d’ufficio (CTU) in un momento in cui il Paese punta su una riforma che guarda allo snellimento della giustizia civile e quanto siano necessari incentivi diversi per chi, come i liberi professionisti, accettano incarichi svolgendo il loro impegno con spirito civico e dovere istituzionale.
Il tavolo con il sen. Mauro Maria Marino (in piedi), presidente della Commissione VI del Senato, al dibattito sulla riforma del fisco e il ruolo delle professioni.
L’incontro con il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri (in piedi) sulle professioni intellettuali e la valorizzazione del ruolo del CTU.
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Qui Ordine GENOVA
UNA FESTA PER I nostri “saggi” ISCRITTI ALL’ALBO DA 50 E 60 ANNI
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ome ogni anno, si è svolta il 12 dicembre, presso la sede dell’Ordine di Genova, la cerimonia di consegna degli attestati di iscrizione all’Albo professionale agli ingegneri iscritti da 50 e 60 anni. Sono state consegnate le medaglie d’oro in segno di stima per la lunga e apprezzata attività professionale. Il traguardo del mezzo secolo è stato raggiunto dagli ingegneri Sergio Arnaù, Bruno Ballerini, Virgilio Bettini, Isidoro Boero, Pier Antonio Ficcarelli, Pio Mirgone, Rodolfo Oblieght, Emanuele Romanengo. Come di consueto, il Consiglio ha deciso di festeggiare anche tutti coloro che, già insigniti del titolo di senatore dell’Ordine, hanno raggiunto i 60 anni di iscrizione all’Albo professionale, consegnando loro una targa commemorativa. Otto coloro che quest’anno hanno raggiunto questo importante traguardo: Giacomo Cambiaggio, Giovanni Canepa, Pia Gambaro, Angelo Marsano, Lincoln Massone, Giorgio Robotto, Claudio Spera, Felice Troiano. Il Presidente dell’Ordine di Genova, Roberto Orvieto, ha dichiarato: «È per me un grande onore premiare i senatori e i grandi senatori, ingegneri che si sono contraddistinti nella loro lunga vita per una carriera eccellente, professionisti che con la loro grande esperienza posso considerare come grandi “saggi” che ci guideranno in questo difficile momento di crisi economica, incertezza politica e sociale». Tra gli altri, erano presenti il Generale di Brigata del Comando Militare dell’Esercito Francesco Patrone, don Massimiliano Moretti cappellano del Lavoro, Alessio Gnecco Presidente di AIPAM, Gianni Vernazza già Preside della Facoltà di Ingegneria di Genova ora Scuola Politecnica, Carlo Bracco storico coordinatore per gli esami di Stato. G. Dan.
Attestati e medaglie d’oro ai Senatori e ai Grandi Senatori dell’Ordine iscritti. «Saranno loro a guidarci in questo difficile momento di crisi economica, incertezza politica e sociale».
In alto: un momento della cerimonia A sinistra: foto di gruppo dei Senatori con il presidente dell’Ordine (foto Paola Leoni) 30/
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Qui Ordine
FEDERAZIONE REGIONALE DEGLI ORDINI DEGLI INGEGNERI DELLA LIGURIA Piazza della Vittoria, 11/10 – 16121 Genova - C.F. 95045940103 www.federazioneingegneri.liguria.it -PEC federazione.liguria@ingpec.eu
Presidente Maurizio Michelini (GE); Segretario Claudio Firpo (GE); Consiglieri Domenico Pino (IM), Giuseppe Anselmo (IM), Fulvio Ricci (SV), Nicola Berlen (SV), Roberto Orvieto (GE), Marco Sartini (GE), Paolo Caruana (SP), Claudia Bedini (SP). ISCRITTI COMPLESSIVI ALBI PROFESSIONALI INGEGNERI LIGURIA Sezione A 6.949 - Sezione B 232 – TOTALE 7.181 (di cui 6.239 uomini e 942 donne)
GENOVA
Piazza della Vittoria, 11/10 16121 Genova Tel. 010.593840 - 010.593978 Fax 010.5536129 - C.F. 80039470101 www.ordineingegneri.genova.it PEC ordine.genova@ingpec.eu ordine@ordingenova.it info@ordineingegneri.genova.it
IMPERIA
Via della Repubblica, 11 18038 Sanremo (Imperia) Tel e Fax 0184.530799 - C.F. 81001410083 www.ordineingegneriimperia.it PEC ordine.imperia@ingpec.eu info@ordineingegneriimperia.it loredana@ordineingegneriimperia.it
Presidente Roberto Orvieto Vice Presidenti Domenico Muccio Palma, Marco Sartini Segretario Roberto Zanardi Tesoriere Gianluigi Calzetta Consiglieri Arturo Antonelli, Laura De Biasio, Andrea Del Grosso, Claudio Firpo, Diego Fonsa, Riccardo Franchini, Maurizio Michelini, Mauro Nalin, Silvio Rossi, Aldo Signorelli.
Presidente Domenico Pino Segretario Mauro Ausonio Tesoriere Enrico Ingenito Consiglieri Giuseppe Anselmo, Fiorenzo Borro, Simone Di Marcoberardino, Lorenzo Falciola, Gianluigi Pancotti, Riccardo Restani, Fabio Sappia, Gian Paolo Trucchi.
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 4.639 - Sezione B 111 TOTALE 4.750 (di cui 4.137 uomini e 613 donne) a novembre 2014
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 480 - Sezione B 18 TOTALE 498 (di cui 438 uomini e 60 donne) a novembre 2014
LA SPEZIA
Via Tolone, 14 - 19124 La Spezia Tel. e Fax 0187.732768 - C.F. 80017220114 www.ordineingegnerilaspezia.it PEC ordine.laspezia@ingpec.eu segreteria@ordineingsp.com ordine.laspezia@ingsp.eu
SAVONA
Corso Italia, 8/11 - 17100 Savona Tel. 019.822678 e Fax 019.822696 C.F. 80003460096 www.ordineingegnerisavona.it PEC ordine.savona@ingpec.eu ingegneri.savona@ordineingegnerisavona.it
Presidente Paolo Caruana Vice Presidente Daniele Guerrieri Tesoriere Stefano Pasquali Segretario Marco Fanton Consiglieri Claudia Bedini, Michele Codeglia, Stefano Fusi, Riccardo Marangoni, Simone Tesconi, Marco Vescovi, Gianfranco Zucconi.
Presidente Fulvio Ricci Vice Presidente Nicola Berlen Tesoriere Diego Pastorino Segretario Maria Alessandra Binaghi Consiglieri Diego Bergero, Franca Briano, Daniele Cabrini, Claudio Gagliolo, Marcello Macciò, Danilo Muraglia, Paolo Taramasso.
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 732 - Sezione B 30 TOTALE 762 (di cui 672 uomini e 90 donne) a novembre 2014
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 1.098 - Sezione B 73 TOTALE 1.171 (di cui 992 uomini e 179 donne) a novembre 2014 n. 6 - Novembre-Dicembre 2014 -
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Sommario
SOMMARIO 1 Il Rullo... di Rolli Vignetta a cura di S. Rolli 2 Post-Rullo O tu che legiferi, dacci oggi le nostre norme quotidiane - M. Michelini 4 Editoriale In ogni edificio un esperto “sentinella” per l’emergenza - M. Michelini 6 Random 8 Cover / Speciale dissesto idrogeologico 8 Genova: Insegnare a convivere col rischio per aumentare la consapevolezza - R. Orvieto 10 Imperia: Difendere il territorio con una vera politica “attiva” - D. Pino 10 La Spezia: Quelle azioni già proposte da tempo dagli ingegneri - P. Caruana 12 Savona: Prevenzione è dire “no” alle opere dannose - F. Ricci 13 Arpal Il punto di vista tecnico - F. Grasso 14 Le criticità dei corsi d’acqua e il pericolo che viene dalla terra V. Beneventano 16 Rivi liguri: mappa delle criticità idrauliche 20 Professione 20 La Consulta delle Professioni G. Sansalone 22 Ingegneria dell’informazione aperto il confronto sul web C. Firpo 24 Aggiornamento professionale obbligatorio /3 Si avvicina la FAD formazione a distanza C. Firpo 26 Qui Ordine 26 Genova – La diffamazione a mezzo stampa 27 Imperia – Difesa suolo, rischio sismico, Domotica - L. Falciola 28 Ingegneria protagonista al Salone Nautico - G. Danieli 30 Genova - La Festa ai Senatori e ai Grandi Senatori - G. Danieli 31 La Federazione e gli Ordini provinciali della Liguria
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A&B - Atti e Bollettino di Informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria Bimestrale della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria - Codice Fiscale 95045940103 PEC: federazione.liguria@ingpec.eu www.federazioneingegneri.liguria.it Presidente: Maurizio Michelini (Ge) Segretario: Claudio Firpo (Ge) Consiglieri: Giuseppe Anselmo (Im), Claudia Bedini (Sp), Nicola Berlen (Sv), Paolo Caruana (Sp), Roberto Orvieto (Ge), Domenico Pino (Im), Fulvio Ricci (Sv), Marco Sartini (Ge) Reg. Tribunale Genova n. 64 del 25 marzo 1949 Anno LXV N. 6 – Novembre-Dicembre 2014 Chiuso in Redazione il 27 dicembre 2014 Direzione e Redazione: Piazza della Vittoria, 11/10 - 16121 Genova rivista@federazioneingegneri.liguria.it Editore, impaginazione, stampa: Nuova Grafica LP Via Pastorino, 200-202 r - 16162 Genova PEC: nuovagraficalp@legalmail.it www.promogenova.it/grafica-lp/ Direttore Responsabile: Gianfranco Sansalone Hanno collaborato: Claudia Bedini, Vincenzo Beneventano, Paolo Caruana, Giulia Danieli, Claudio Firpo, Federico Grasso, Lorenzo Falciola, Maurizio Michelini, Roberto Orvieto, Domenico Pino, Fulvio Ricci, Stefano Rolli, Enrico Sterpi. In copertina: Il Bisagno all’altezza di Ponte Castelfidardo a Genova la sera del 9 ottobre (foto Luca Zennaro) Progetto editoriale: Agenzia Aba News abanews@abacomunicazione.it www.abacomunicazione.it Progetto grafico: Movie & Fashion Group Srl info@moviefashiongroup.com www.moviefashiongroup.com Di questo numero, scaricabile in pdf dal sito della Federazione, vengono spedite 10.000 copie cartacee a tutti gli iscritti agli Albi degli Ingegneri della Liguria, alle pubbliche istituzioni e ai soggetti di interesse per la categoria. La riproduzione, anche parziale, del testo e delle immagini è consentita purché siano espressamente e citati la fonte e gli autori. È vietato riprodurre, anche in modo parziale, l’impaginazione grafica senza espressa autorizzazione della proprietà Le immagini riprodotte sono della Federazione, di autori o di archivi regolarmente consultati, o sono state reperite presso fonti pubbliche e libere. I marchi citati appartengono ai rispettivi proprietari. Nel caso non sia stato possibile rintracciare eventuali detentori di diritti, l’editore si dichiara disponibile ad adempiere ai propri obblighi. Il prezzo dell’Abbonamento è compreso nella quota di iscrizione annuale per gli iscritti agli albi provinciali dell’Ordine, le copie in abbonamento a titolo oneroso sono in percentuale non inferiore al 50% del totale delle copie spedite
n. 6 - Novembre-Dicembre 2014
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