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A&B n. 1-2-3 anno 2014

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N.1-3 Gennaio Giugno

2014

Esce del 1949

Poste Italiane Spa – Spedizione in Abbonamento Postale DL 353/2003 (Conv. In L. 27/02/04) Art. 1 Comma 1 - MP-NO / BIMESTRALE - GENOVA ANNO LXV- N.1-3 Gennaio-Giugno 2014

tti

ollettino di informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria

formazione FORMAZIONE OBBLIGATORIA obbligatoria: A pronti PIENO RITMO via! Approvati i calendari 2014 Guida all’aggiornamento per tutta la Liguria della competenza Genova, temi scelti dagli iscritti professionale in Liguria

Deontologia

POS

CertIng

Mediterraneo

Il nuovo Codice proposto dal CNI e il ruolo sociale degli Ingegneri

L’acquisto non è obbligatorio e non sono previste sanzioni

Certificare le competenze: ecco i vantaggi per gli iscritti

Giovani e imprese: l’ingegneria apre nuove opportunità sul Mare Nostrum

Bimestrale della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria


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Stefano Rolli

AAA NUOVA LEGGE REGIONALE CERCASI SUL BUON USO DEL SUOLO. Le politiche edilizie? Un mistero. Da una parte incentivazioni fiscali eccezionali che spesso aiutano chi ritiene che in Liguria evidentemente il consumo di suolo sia insignificante, dall’altra una burocrazia giustificata dagli abusi del passato. Una tregua tra “conservatori estremi” e “cementificatori totali” sarebbe un buon passo verso una nuova legge regionale di incentivazione al “buon uso del suolo”. Le norme nazionali non mancano. Per esempio, il D.L. 70/2011 (art. 5, commi 1 e 9) prevede: volumetria premiale del 20% (o diversamente stabilita nelle LR) per la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente con sviluppo di efficienza energetica e fonti rinnovabili; silenzio assenso nel permesso di costruire se non ci sono vincoli ambientali, paesaggistici e culturali. Ora tocca alla Regione, che ha ampio potere legislativo in materia, garantito dall’art. 117 della Costituzione. I professionisti hanno un ruolo chiave: possono asseverare quasi tutto (in caso di falso, reclusione da 1 a 3 anni, non oblazionabile). Chi se la sente batta un colpo.

IL RULLO DI... ROLLI

Stefano Rolli, vignettista satirico, pubblica ogni giorno i suoi lavori sulla prima pagina del Secolo XIX commentando i fatti della politica e del costume locale, nazionale e internazionale. Inoltre collabora con alcune tra le maggiori testate ilaliane ed estere. n. 1-3 - Gennaio-Giugno 2014 -

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POST-RULLO

QUANDO LA NATURA CI RICORDA CHE LA TERRA NON È SOLO DELL’UOMO Maurizio Michelini

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a portata dei corsi d’acqua viene stimata con modelli predittivi, basati su calcoli statistici e analisi storiche; vengono così valutate le dimensioni delle forometrie nei tratti tombinati e, se la natura decide diversamente, avviene il disastro, e questo vale anche per terremoti, maremoti, eruzioni, ecc. Di chi è la responsabilità? Chiediamolo alla gente: «è colpa del tecnico che ha firmato il progetto!», «è colpa della pubblica amministrazione che rilasciato il permesso di costruire!», «chi sbaglia deve pagare!», «ci vogliono norme più severe!» Risultato immediato: Un po’ di dimissioni e di avvisi di garanzia; un’ordinanza che dice che se piove devo aprire l’ombrello; una norma di zonizzazione del pericolo “cautelativamente” estesa a tutta l’Italia; nuove regole che, in zona di pericolo (ossia, ovunque), vietano anche di piastrellare un bagno. Risultato nel medio termine: Chi si è dimesso torna al suo posto (non per impunità, ma perché, probabilmente, non poteva farci nulla); l’ordinanza (inutile) viene revocata in quanto è stata superata l’emergenza; nella norma viene aggiunto un articolo magico: “deroghe”. Forse esiste un problema evolutivo della società che nessuno vuole analizzare, pensando che tutto possa risolversi con una norma o con un’opera di adeguamento. Tendiamo ad incasellare tutto in una griglia di regole che ci dicono cosa dobbiamo fare, così, rispettata la griglia, cadono le nostre responsabilità e possiamo prendercela con la griglia, mandando al rogo chi l’ha realizzata e sostituendola con un’altra nuova di zecca (che farà la stessa fine). Le norme dovrebbero dire solo cosa è vietato fare; il resto dovrebbe essere libero, secondo buon senso (sacrosanto principio, richiamato all’art. 3, comma 1 del D.L. 138/2011, quello della riforma delle professioni). Invece, ci troviamo in un eccesso di regolamentazione e nell’impossibilità di individuare la corretta disciplina normativa da applicare. In questo caos, chi opera male può sempre difendersi e chi opera bene va fuori mercato, perché impiega il doppio del tempo per capire il contesto normativo e consigliare al meglio il committente. Meglio speculare e, semmai, se le ose vano vanno male, giocarsela in un’aula di Tribunale. Ma poi, con tutte queste norme, non è che stiamo esagerando ? Se il D.M. 1444/68 fosse stato scritto qualche centinaio di anni prima, non esisterebbe il centro storico di Genova, né Portofino, e avremmo solo edifici distanti 10 metri l’uno dall’altro: che bello! Tra l’altro, un’opera realizzata oggi “a norma” potrebbe non esserlo più domani, e non solo per ragioni antropiche ma, più semplicemente, perché una montagna ha deciso di franare cambiando il percorso di un torrente. Seguendo questo ragionamento, gli abusati termini “messa a norma” e “messa in sicurezza” del territorio dovrebbero finalmente scomparire, per lasciare il posto ad un atteggiamento più ragionato che consenta di conciliare la vita dell’uomo con il rispetto dell’ambiente. Siamo diventati così presuntuosi da credere che l’uomo possa mettere a norma 2/

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I disastri ambientali non avvengono mai per caso, ma finiscono quasi sempre allo stesso modo: tutti responsabili quindi nessun responsabile. La sicurezza rigidamente dettata dalle norme? È un’illusione. Fidiamoci di più della deontologia e dell’ingegno

Il palazzo abbattuto nel Chiaravagna, in via Giotto a Genova


o in sicurezza la natura ? Nemmeno il severissimo Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro usa termini così assoluti, ma preferisce il concetto di riduzione del rischio, ammettendo sempre l’esistenza un margine di imprevedibilità. Per il passato, assumiamo l’onestà intellettuale di ammettere che certi territori sono irrimediabilmente compromessi; monitoriamo gli effetti negativi e cerchiamo di ridurli, ma nulla più, altrimenti sprechiamo risorse. Per esempio, non sempre chiudendo una vecchia discarica si fa un bene alla natura, perchè il percolato continua ad uscire ma la discarica, non avendo più una resa

economica, rischia di essere abbandonata a sè stessa. Per il futuro, siamo Ingegneri e abbiamo un codice deontologico: usiamo il buon senso per assicurarci il “raggiungimento delle prestazioni”, più che cautelarci dietro al mero “rispetto delle prescrizioni”, perché il salvarci dalla responsabilità giuridica non lava la nostra coscienza (e non ci mette al riparo dall’azione dei Consigli di Disciplina). Occorre evitare di sfidare la natura ma, nel contempo, la società deve accettare un margine di imprevedibilità per il quale non è colpa di nessuno: l’uomo non può prevedere tutto, anzi, nel lungo periodo, della sua attività scompare ogni traccia.

LE COSTRUZIONI NEI FIUMI? È giunto IL TEMPO DELLE RUSPE Il caso più clamoroso è l’edificio di via Giotto a Genova, costruito nel 1953 sul greto del Chiaravagna, che durante l’alluvione di Sestri Ponente del 4 ottobre 2010 ha “tappato” il torrente causandone lo straripamento con effetti disastrosi. Da qui la decisione delle autorità di chiudere, dopo una serrata trattativa, un accordo con le 28 famiglie residenti che sono state sgombrate e in tre mesi, dal 15 gennaio a metà marzo scorso, il palazzo è stato abbattuto, levando una bomba innescata da oltre 60 anni perché, facendo da “tappo” nel torrente, provocava regolari, devastanti, straripamenti. I costi: circa cinque milioni di Euro per l’acquisto dell’edificio e un milione per la demolizione. Problema risolto? No ! Fosse stato l’unico ostacolo improvvidamente costruito lungo un corso d’acqua per strappare spazio alla natura a favore del cemento, si potebbe parlare di partita chiusa.

Peccato che lungo il Chiaravagna - come nel Fereggiano, nel Bisagno e nel suo affluente Ruscarolo, e in altri corsi d’acqua - le “costruzioni tappo” abbondino: case, palazzi, e perfino insediamenti produttivi che pongono i torrenti ad altissimo rischio idraulico, per la scellerata politica costruttiva perseguita nel corso degli anni: ricoprire i corsi d’acqua e trovare lo spazio per gli insediamenti abitativi e produttivi senza badare alle conseguenze idrogeologiche sul territorio. «Genova è una città ad alto rischio – ha detto il sindaco Doria - perché negli anni ’50, ’60 e ’70 il territorio è stato ferito e compromesso, quindi dobbiamo imparare a convivere con il rischio perché non possiamo eliminarlo in tempi brevi. Per fare questo bisogna migliorare il sistema di protezione civile, l’informazione ai cittadini e i meccanismi di reazione in caso di emergenza». Ma forse - nel frattempo – prepariamo anche le ruspe.

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le richieste dei pareri d’ufficio all’ordine

pubbliche amministrazioni noi ci siamo, e voi? Prima di scrivere una norma o un atto amministrativo che riguarda la nostra professione, coinvolgerci può evitare l’insorgere di problemi a carico dei cittadini. Intanto la Federazione rilancia questo giornale preparandosi a nuove sfide

Maurizio Michelini*

EDITORIALE

C

arissime lettrici e carissimii lettori, la radicale trasformazione della rivista degli Ingegneri della Liguria, annunciata nell’ultimo numero uscito a fine 2013, si è concretizzata. Il tempo trascorso non muta la periodicità del nostro house organ, che resta bimestrale. Semplicemente, sono stati accorpati un un’unica uscita i primi tre numeri dell’anno, in modo da generare le economie necessarie per far fronte alla nuova impostazione editoriale e, nel contempo, dare spazio all’intenso lavoro svolto in questi mesi per via dei nuovi impegni istituzionali conseguenti alla riforma del sistema ordinistico. Le maggiori novità sono: • Il passaggio del giornale da tecnico a organo di informazione, con taglio giornalistico e target di interlocutori allargato. • L’aumento della tiratura a 9.000 copie, così da portare il messaggio dell’Ingegneria anche all’esterno della cerchia dei 7.200 iscritti agli Ordini della Liguria, verso le Istituzioni e i soggetti pubblici e privati di interesse per la nostra categoria. • Una grafica più moderna e accattivante, con un logo di testata ben individuabile e distinguibile (A&B).

La legislazione vigente pone, tra i doveri d’ufficio del Consiglio e dell’Ordine, quello di fornire pareri senza alcun costo, ma pochi li chiedono perché probabilmente pochi lo sanno.

I nostri principali obiettivi: • Informare gli Ingegneri iscritti delle attività degli Ordini liguri e delle novità che ci riguardano. • Informare il mondo delle nostre qualità, secondo il principio “fare bene e farlo sapere”; incidere nelle scelte politiche e sociali, per favorire lo sviluppo del Paese. Chiunque potrà inviare all’indirizzo rivista@federazioneingegneri.liguria.it le proprie proposte per contributi da pubblicare sul giornale, che saranno volentieri vagliate dalla redazione. Sono benvenute le segnalazioni di problematiche tecniche e burocratiche che riguardino l’Ingegneria o che, comunque, possono trovare soluzione grazie al contributo istituzionale del nostro sistema ordinistico. Non smetterò mai di ricordare, con orgoglio, che le norme istitutive del nostro ordinamento professionale (del 1923) pongono, tra i doveri d’ufficio del Consiglio dell’Ordine, quello di risolvere le controversie professionali e supportare la pubblica amministrazione nelle materie a noi pertinenti. Ma pare che questo semplice concetto, sancito per altro dalla legge, stenti a farsi strada. E allora, lo ripeto: per avere i pareri dall’Ordine degli ingegneri non serve affidare consulenze o stipulare convenzioni, basta semplicemente chiederli! Forse sembra strano che, in un mondo così complesso e governato dai soldi, esista un ente deputato a fornire pareri gratuiti, ma la cosa davvero strana è che, in periodi di crisi e di revisione della spesa, siano veramente in pochi a 4/

n. 1-3 - Gennaio-Giugno 2014

* Presidente della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria (FROIL)


IL PARADOSSO Chi ha bisogno di pareri può chiederli gratuitamente all’ente di diritto pubblico preposto per legge a darli: l’Ordine professionale. Però - chissà perché - non solo vengono chiesti molto raramente ma, addirittura, quando è l’Ordine degli Ingegneri ad offrirsi, spesso non viene data alcuna risposta e, in alcuni casi i pareri vengono ignorati o affidati a pagamento ad altri soggetti.

Giusto per esserne consapevoli, ecco cosa dice la legislazione vigente. Doveri d’ufficio del Consiglio dell’Ordine (stralcio) Legge 24 giugno 1923, n. 1395, art. 5, p. 3: «Dà, a richiesta, parere sulle controversie professionali e sulla liquidazione di onorari e spese» R.D. 23 ottobre 1925, n. 2537, art. 37, p. 6: «Dà i pareri che fossero richiesti dalle pubbliche amministrazioni su argomenti attinenti alle professioni di ingegnere e di architetto»

chiedere questo servizio. Fornire un parere non vuol dire fare un progetto, ma, piuttosto, capire come affrontare al meglio una criticità legata a problematiche che rientrano nel campo delle professioni tecniche, anche in ambito legislativo o nell’esercizio del potere amministrativo (antisismica, antincendio, rifiuti, elaborazione e protezione dei dati dei cittadini, edilizia, urbanistica, ecc.). Ma come fa l’Ordine a dare i pareri? Semplicemente, costituisce gruppi di lavoro, ai quali possono partecipare (anzi, devono, per norma deontologica) gli iscritti maggiormente competenti, tra i quali ci sono docenti, liberi professionisti e dipendenti, sia pubblici che privati. Quindi, per fare alcuni esempi concreti: • Un pubblico amministratore intende proporre o modificare una norma che disciplina materie tecniche (ad esempio sismica, edilizia, ecc.) ma non sa se tali richieste siano praticabili e coerenti con l’interesse pubblico da tutelare? • Un Sindaco è dubbioso se un progetto di prevenzione incendi, approvato qualche anno fa, sia ancora attuale e coordinato con le nuove norme di semplificazione, oppure rischi di far spendere soldi per adeguamenti che il legislatore ha ritenuto nel frattempo inutili o superabili con altre condizioni alternative e meno costose? • Un Assessore vorrebbe sapere se sia possibile fornire connettività Internet gratuita in spazi aperti, garantendo prestazioni, affidabilità e sicurezza dei dati? Può essere interpellato l’Ordine, che riunisce il Consiglio e delibera il parere, anche coinvolgendo altri esperti, se la materia è interdisciplinare. Confesso che avrei dovuto parlare di elezioni europee e del rilancio dell’economia mondiale, ma ho scelto di mantenermi su temi locali e su problematiche vicine agli interessi del territorio. Una richiesta, però, a tutti gli europarlamentari eletti lo scorso 25 maggio, la voglio fare: visto che non possiamo più svalutare la nostra moneta per incentivare l’acquisto dei prodotti Italiani, possiamo proporre un allentamento delle restrizioni sugli aiuti di Stato per poter rendere strutturali le defiscalizzazioni in alcuni settori chiave della nostra economia? In chiusura: cari amministratori pubblici, avete dubbi su argomenti attinenti alla professione dell’Ingegnere? Volete un parere autorevole rilasciato dai massimi esperti di settore? Lo volete gratis? Interpellateci e lo avrete !

Il nostro giornale parte rinnovato nella grafica e nei contenuti, con un piano editoriale ambizioso: passare da strumento tecnico a mezzo di informazione non solo per gli iscritti ma per portare i temi dell’ingegneria, con taglio giornalistico, a un target allargato e contribuire al dibattito sulle scelte che toccano i cittadini

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Random

LA FONDAZIONE PRIVATA MANAROLA 5 TERRE per la ricostruzione del borgo dopo l’alluvione La criticità del territorio ligure sotto il profilo del rischio idrogeologico non è più un mistero per nessuno, soprattutto dopo i gravi eventi che, dal 2009, hanno martoriato numerose località con gravi danni alle infrastrutture pubbliche e alle proprietà private, ancor oggi visibili. Un recente rapporto del Cresme, presentato in un convegno promosso da Ance Confindustria La Spezia, ha evidenziato proporzioni impressionanti tra fragilità del territorio e conseguenze dei disastri. I dati - del Ministero dell’Ambiente ed elaborati dal Cresme - riguardano i rischi da frana ed alluvione: quasi 30.000 cittadini esposti a rischio idrogeologico elevato; 450 eventi di dissesto idrogeologico tra il 2009 e il 2014; 11 vittime solo nell’evento di ottobre 2011; oltre 30 milioni di metri quadrati di territorio nelle fasce R3-R4 a rischio elevato o molto elevato; quasi 1,5 miliardi di euro di fabbisogno per sanare il dissesto a livello regionale (attraverso la Regione stanziati meno di 120 milioni di euro tra 2006 e 2012 per interventi strutturali). Che fare? Un nutrito gruppo di residenti nel borgo di Manarola, nelle 5 Terre, colpite gravemente dall’alluvione del 2011, ha dato una risposta di civiltà, creando un esempio

virtuoso che, se emulato ma soprattutto incentivato dallo Stato e dalle Regioni, potrebbe contribuire al reperimento delle risorse necessarie. Si tratta della costituzione della Fondazione Manarola 5 Terre, privata, sovvenzionata da abitanti di Manarola, per realizzare interventi di risanamento delle frazioni collinari del borgo, ripristino ambientale (tipo gli storici muretti a secco), da affidare a cooperative o giovani inoccupati. Con una politica non tanto di finanziamenti, quanto di incentivi, anche fiscali, per coinvolgere e sensibilizzare adeguatamente i privati, forse qualche contributo significativo arriverebbe direttamente dai cittadini. Alleviando Stato e Regioni nei vuoti che da soli non riescono a colmare. Paolo Caruana Presidente dell’Ordine Ingegneri della Spezia

OPERATIVO A GENOVA IL SUE, NUOVO SPORTELLO UNICO PER L’EDILIZIA Dal 5 maggio scorso è operativo a Genova il nuovo Sportello Unico dell’Edilizia (Sue), la piattaforma informatica del Comune attraverso la quale sarà possibile inoltrare per via telematica la richiesta, e la relativa documentazione, per ottenere permessi di costruire, Dia, Scia, certificati di agibilità, autorizzazioni per vincolo idrogeologico, autorizzazioni paesaggistiche e certificati di destinazione urbanistica. Il progetto - per la semplificazione

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e riduzione degli oneri burocratici a carico di imprese e cittadini - ha l’obiettivo della completa digitalizzazione delle pratiche edilizie, si concluderà in tre fasi ed è stato realizzato in collaborazione con gli Ordini e i Collegi professionali, e fra questi l’Ordine degli Ingegneri. La prima durerà 3 mesi: prevede la presentazione delle domande attraverso il portale informatico dell’edilizia (http://servizionline.comune. genova.it/), al quale prima bisogna

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registrarsi seguendo le istruzioni: con una compilazione assistita verrà generato un form di domanda e una procedura semplificata produrrà l’elenco dei documenti da consegnare in Comune, in forma cartacea. Seconda fase: prevede la possibilità, dopo i 3 mesi, di scegliere se trasmettere i documenti in forma cartacea o digitale. Da gennaio 2015, infine, tutto il processo avverrà esclusivamente in via informatica.


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QUEI BUS ELETTRICI “MADE IN TOSCANA”, PRESENTATI A VILLA CAMBIASO, CHE HANNO CONQUISTATO ANCHE VIENNA

Per il quinto anno consecutivo, il 7 maggio scorso a Villa Cambiaso, presso la sede della Scuola Politecnica dell’Università di Genova, si è tenuto il convegno nazionale “Programmazione, esercizio e gestione di reti di trasporto pubblico di interesse regionale e locale: esperienze europee a confronto”. Organizzato dal Cirt (Centro di Ricerca Trasporti), ha tra i promotori il Dipartimento Diten, Amt Genova, il Cifi (Collegio Italiano degli Ingegneri Ferroviari) e l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Genova. Quest’ultimo, rappresentato dal Presidente ing. Roberto Orvieto, ha inserito l’iniziativa nel proprio programma formativo conferendo agli iscritti partecipanti il riconoscimento dei relativi crediti (Cfp). Dopo le autorità, tra cui l’assessore regionale ai Trasporti Enrico Vesco, diversi gli interventi tecnici: nel campo ferroviario oltre alla presentazione da parte di Alstom del nuovo treno regionale Jazz, l’Ing. Banelli, direttore di esercizio di TFT, ha presentato un progetto per l’estensione anche alle linee regionali del sistema Ertms/Etcs Livello 2: si basa sui paradigmi di sicurezza in termini di supervisione e controllo continuo della marcia treno, gestione centralizzata dei rallentamenti, facilità di conduzione per il macchinista, interoperabilità intersupplier e interoperabilità internetwork (che consente il movimento dei treni all’interno dei corridoi europei). Interessante l’intervento dell’Ing. Sassoli, direttore generale di Tiemme Toscana, che ha descritto l’introduzione in servizio di due nuovi bus elettrici Alé Rampini che vengono impiegati lungo l’impegnativo percorso della linea urbana 52 di Siena, caratterizzato da un profilo plano altimetrico complesso in grado di far risaltare le loro ottime prestazioni. I due autobus, sono dotati di azionamento elettronico di potenza e motore elettrico asincrono trifase in grado di erogare 85 kW nominali e fino a 150 kW di picco. L’autonomia garantita, sulla linea in oggetto, supera i 110 chilometri, grazie alle caratteristiche delle batterie litio ferrite impiegate. Questi veicoli, tramite pantografo, sono in grado di ricaricare le batterie agli ioni di litio durante le soste ai capilinea. Costruiti in Italia, i bus elettrici Alé Rampini sono utilizzati anche a Vienna, dove la Wiener Linien ne ha acquistati 12: sono impiegati sulle linee urbane interne al Ring; l’energia necessaria viene prelevata nel tempo di sosta, in 10 minuti. Tutte le informazioni, le foto, i video e gli atti sono reperibili all’indirizzo www.crt.unige.it. Giulia Danieli

EDILIZIA: 2013 NERO NEL CAPOLUOGO LIGURE Secondo i dati diffusi dall’ultima edizione del Notiziario statistico del Comune di Genova, per il settore dell’edilizia nel capoluogo ligure nel 2013 è stato un anno da dimenticare. Rispetto all’anno precedente infatti, i permessi di costruire sono diminuiti del 4,3% (da 6.990 a 6.674). In particolare sono notevolmente calati quelli per l’edilizia non residenziale (-10,4%, da 961 a 861)

e si sono assottigliati i permessi per quella residenziale (-3,6%, da 6.029 a 5.813). In forte calo anche i lavori iniziati (-69%, 1.609 sui 5.289 dell’anno precedente) e in aumento quelli ultimati (+65%, 3.139 contro i 1.900 del 2012). Gli abusi edilizi sono aumentati di 8,7 punti.

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Cover

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SUL WEB: consulta l’offerta formativa sui siti del tuo Ordine, della Federazione, del CNI.

a) Individui l’evento di che ti interessa, compili e trasmetti il modulo di registrazione; b) comunichi via PEC eventuale disdetta (imprevisti o partecipazione presso diverso Ordine).

Individua l’evento

Genesi di una soluzione per l’identificazione

Formazione obbligatoria continua: i cinque passi per capire come funziona

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“RILEVAZIONE QUALITA’ PERCEPITA”

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EVENTO, MODALITà REGISTRAZIONE: porta con te la tessera sanitaria.

È un modulo che deve essere compilato, alla fine dell’evento formativo, dal portatile, dal tablet, dallo smartphone oppure dal Pc dell’Ordine nella sede in cui si è svolto l’evento.

Dai il tuo giudizio

All’ingresso della sede stabilita, la usi per il Controllo Accessi automatico, strisciandone il badge magnetico nell’apposito lettore, che rileva la tua presenza.

Registrati col badge

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CONTROLLA I TUOI CREDITI

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Puoi farlo dal tuo “estratto conto formativo” raggiungibile sia dal sito del tuo Ordine territoriale sia da quello del Consiglio nazionale.

EVENTO, MODALITà PARTECIPAZIONE

C. F.

Usa l’estratto conto...

a) Durante la formazione puoi assentarti brevemente (caffè, telefono, toilet); b) alla fine dell’evento formativo, ripassi di nuovo la tessera sanitaria nel lettore all’uscita. Questo determinerà la presenza e il tutto sarà registrato per il conteggio finale della percentuale di presenza: se sarà insufficiente, i crediti non verranno assegnati dal sistema. 8/

• La rilevazione presenze agli eventi formativi prevede l’identificazione e la registrazione degli eventi di ingresso/uscita dei partecipanti. • Solitamente l’identificazione di persone avviene in modo frontale a cura di addetti, con riconoscimento de visu ed apposizione di firma, da parte della persona, in apposito elenco cartaceo organizzato a colonne. • Per automatizzare il processo, è necessario utilizzare un mezzo di identificazione. • OISV aveva formulato la proposta, innovativa ed attraente, basata su un tag RFID, da accoppiare ad un distintivo o a una spilla dell’Ordine, da tenere addosso, in vista. • OIIM e OISP avevano invece insistito per una soluzione di facile e rapida fattibilità, associata a costi minimi e a standards esistenti: l’utilizzo della Tessera Sanitaria, di cui ogni cittadino è dotato. • OIGE propendeva invece per una soluzione integrata, basata su badge standard Tessera Sanitaria + Carta Nazionale dei Servizi, dotata di tag RFID. Soluzione subordinata, tuttavia, all’aggiornamento ed approvazione ufficiale da parte dell’Agenzia per l’Italia Digitale, quindi disponibile in un futuro prossimo ma non immediatamente. • Dopo una discussione vivace ed aperta, il workIngGroup all’unanimità ha approvato la soluzione basata su TS, proposta da OIIM e OISP. • La sperimentazione condotta in questi mesi in eventi formativi sul territorio regionale, ha impiegato la TS sia in modalità ottica (lettura barcode) sia a strisciamento (banda magnetica). • Le due modalità sono sostanzialmente equivalenti per il dato acquisito (codice fiscale). • La modalità a strisciamento rende possibili flussi più veloci, con ulteriori vantaggi: - non richiede il presidio della postazione da parte di addette/i (costi più bassi); - non presenta i potenziali rischi di nocività del raggio laser (maggiore sicurezza); - è più resistente all’usura ed ai danneggiamenti (maggiore affidabilità). - se la Tessera Sanitaria è danneggiata, si può richiedere il duplicato gratuito al seguente link: https://telematici.agenziaentrate.gov.it/RichiestaDuplicatoWeb/ScegliModalita.jsp

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Questo modello formativo è stato adottato per gli eventi formativi organizzati dall’Ordine degli Ingegneri di Genova e dalla Federazione Regionale degli Ordini Ingegneri Liguria. Le vignette in questa pagina sono dell’ing. Roberto Zanardi.


Cover VIAGGIO NEL SISTEMA DI AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE OBBLIGATORIO/1

ALLA SCOPERTA DEI CREDITI FORMATIVI CLAUDIO FIRPO*

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a riforma delle professioni, regolamentata con DPR 137/2012, sancisce l’obbligo di Aggiornamento della Competenza Professionale (ACP) e da tempo ormai sentiamo parlare di formazione, crediti formativi, obblighi associati alla nostra professione... Padroneggiare il contenuto delle nuove regole può aiutarci e farci apprezzare alcuni vantaggi. Le modalità di attuazione della legge sono state stabilite con apposito regolamento, linee di indirizzo e manuali a corredo di applicazioni ICT adottate dal CNI. Per approfondire: Regolamento (B.U. Ministero Giustizia n. 13, 15/7/2013), Linee di Indirizzo 1 (Circ. CNI n. 302, 13/12/2013), Manuale Sistema Informativo (prima decade febbraio 2014) e Linee di Indirizzo 2 (Circ. CNI n. 376, 23/5/2014). Patrimonio competenza - Analogamente al denaro, la nostra competenza professionale costituisce un patrimonio che richiede gestione attenta e continua, la cui gestione, con continui aggiornamenti periodici, è simile a quella dei nostri risparmi. C’è un saldo iniziale originato da accrediti all’apertura del conto, ci sono movimenti a credito/debito durante l’anno, c’è un saldo finale a conclusione anno che non può scendere oltre un limite prefissato. CFP, limiti prefissati, detrazione annua - Nel nostro caso la valuta è costituita dal CFP (Credito Formativo Professionale). Per esercitare la professione l’iscritto all’Albo deve essere in possesso di un minimo di 30 CFP, mentre, a prescindere dall’attività formativa svolta, il numero massimo di CFP cumulabili è 120. Al termine di ogni anno solare vengono detratti ad ogni iscritto 30 CFP dal totale posseduto. Al raggiungimento di zero CFP, non vengono attuate ulteriori detrazioni. Saldo iniziale - Alla data di entrata in vigore dell’obbligo formativo (1 gennaio 2014) a ogni iscritto all’Albo vengono accreditati 60 CFP. In caso di iscrizione successiva a questa data (neo-iscritti), al momento dell’iscrizione si possono verificare due casi: a) trasferimento: si accreditano il numero di CFP accreditati presso l’Ordine di provenienza; b) prima iscrizione all’Albo: il numero di CFP accreditati varia come da tabella a fianco. I CFP conferiti alla prima iscrizione a un Albo, comprendono 5 CFP su etica e deontologia professionale, da conseguire obbligatoriamente entro il primo anno solare successivo a quello di iscrizione. Come disciplina transitoria, inoltre, agli iscritti all’1 gennaio 2014 vengono riconosciuti fino ad un massimo di 60 CFP legati ad attività formative svolte dall’1gennaio al 31 dicembre 2013. La tabella (fig. 1 pagina successiva) e la sua rappresentazione grafica (fig. 2), costituiscono un esempio ipotetico di quanto fin qui enunciato. Nel grafico sono rappresentati due insiemi di funzioni: limiti prefissati e saldo CFP, rappresentati da tratti continui e riferiti alla scala di sinistra dell’asse delle ordinate; accrediti iniziali e movimenti CFP a credito/ debito, rappresentati da punti in date precise e riferiti alla scala di destra dell’asse delle ordinate. Gestione dei CFP - Ma chi è iscritto all’Albo cosa può fare, e come, per ottenere l’accredito di CFP? A questo punto è opportuno assimilare alcune definizioni. Apprendimento formale: apprendimento delle conoscenze ed abilità scientifico-culturali dell’ingegneria nel sistema di istruzione e formazione delle università, che si conclude con il conseguimento di un titolo di studio. Apprendimento informale: anche a prescindere da una scelta intenzionale, si realizza nell’esercizio della professione di Ingegnere nelle situazioni ed interazioni del lavoro quotidiano. Apprendimento non formale: è caratterizzato da una scelta intenzionale del professionista, ottenuto accedendo a didattica frontale o a distanza offerta da ogni soggetto che persegua finalità di formazione professionale. Come si vede risulta facile riconoscerci in queste modalità di apprendimento in diverse fasi della nostra esistenza. E’ altrettanto evidente che l’apprendimento formale è l’unico abilitante al conseguimento di un titolo di studio ed alla eventuale successiva abilitazione.

La legge di riforma delle professioni ha introdotto nuove regole che ogni iscritto all’Ordine deve conoscere. Il workIngGroup della Federazione Ligure ha lavorato per rendere fruibili nel modo più semplice gli eventi. Ecco un “vademecum” per orientarsi fra CFP e dintorni Numero Anni da conseguimento abilitazione

CFP

<= 2

90

2 < N <= 5

60

N>5

30

* Responsabile del workIngGroup di Federazione sulla Formazione

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t 01/01/2014

CFP iscr CFP 2013 CFP +/- CFP saldo 60

10

70 70 70 70 70

t1

4

t2

3

74 74 77 77 77

t3

3

80 80 80

31/12/2014

-30

50 50 50

fig.1

fig.2

Aggiungendo ancora un paio di definizioni, il quadro si completa. un’autocertificazione che attesti l’aggiornamento professionale Competenza professionale: capacità comprovata di applicare concernente la propria attività. conoscenze, abilità e comportamenti acquisiti nei contesti di Nell’ambito dell’apprendimento informale, la certificazione apprendimento formale, non formale o informale per raggiungere volontaria delle competenze (V. servizio a pag. 25) riveste particolare risultati osservabili nell’esercizio della professione di Ingegnere. importanza malgrado sia ancora relativamente nuova. Ma ci Aggiornamento della competenza professionale: insieme delle torneremo ancora. attività necessarie ad accrescere la competenza professionale Presso il CNI, infine, è istituita una banca dati, consultabile in relazione alle evoluzioni scientifiche, tecnologiche, normative, on-line, di tutte le attività formative riconosciute, che permette legislative, economiche e sociali. la diffusione dell’informazione sulla disponibilità dell’offerta Formazione professionale continua: processo con cui, per mezzo formativa non formale sul territorio nazionale e del corrispondente riconoscimento in termini di CFP. Si prevede che questo strumento di attività formative formali, non formali e informali, si incrementano le competenze possedute con l’aggiunta di altre utili o necessarie ad sarà pienamente ed efficacemente operativo da luglio prossimo. esercitare la professione di Ingegnere. Eventi formativi (apprendimento non formale) - La modalità di apprendimento non formale probabilmente esibisce la maggiore Le attività di formazione professionale continua riconoscibili per l’ottenimento di CFP sono elencate nella tabella della fig.3, in cui articolazione, in termini di tipologia e di scelta. Gli eventi formativi ad essa collegati presentano infatti caratteristiche e requisiti diversi viene quantificata anche la ripartizione dei CFP per ogni modalità in base alla tipologia di evento, riepilogati nella tabella della fig. 4. di apprendimento. Vale la pena valutare con calma la tabella, che a questo punto dovrebbe risultare self-explaining, perché così In numerosi casi vale l’equivalenza 1 ora=1 CFP. Conviene tuttavia abbiamo visibilità sugli strumenti fig.3 e sui percorsi a Perc. unitaria/ Apprendimento UM fabbisogno Limiti ns. disposizione, annuo per pianificare detrazione 30 CFP/anno ed eseguire al Informale attività professionale dimostrabile 15 CFP/anno 50,0% meglio il nostro Certificazione delle competenze professionali da 15 CFP/anno 50,0% percorso personale parte dell' Ordine di aggiornamento Brevetti 10 CFP/Brevetto 33,3% Pubblicazioni 5 CFP/Pubblicazione 16,7% della competenza Partecipazione qualificata a organismi, gruppi di professionale. lavoro, commissioni tecniche e di studio in Italia e 5 CFP/anno 16,7% all'estero, riconosciuti dal Consiglio Nazionale Ai fini Partecipazione alle commissioni per gli esami di dell’ottenimento dei Stato per l'esercizio della professione di 3 CFP/anno 10,0% Ingegnere/Ingegnere iunior 15 CFP/anno relativi Partecipazione a interventi di carattere caso sociale/umanitario in occasione di calamità naturali valutati all’aggiornamento per caso inerenti l'ambito professionale informale legato non formale all’attività Frequenza frontale o a distanza a corsi e seminari 1 CFP/ora 3,3% riconosciuti, compresi quelli obbligatori per legge professionale max 3 Partecipazione a convegni, conferenze ed altri eventi 1 CFP/ora 3,3% CFP/evento; max dimostrabile, gli specificatamente individuati dal Consiglio Nazionale 9 CFP/anno iscritti, entro il 30 max 3 Partecipazione a visite tecniche qualificate a siti di 1 CFP/ora 3,3% CFP/evento; max interesse novembre di ogni 9 CFP/anno valutati caso anno, dovranno Partecipazione a stages formativi per caso inviare all’Anagrafe formale Nazionale, tramite Frequenza corsi di master di primo e secondo livello, di frequenza 30 CFP/anno 100,0% dottorati di ricerca. (frazionabili) apposito modulo valutati caso Frequenza di corsi universitari con esame finale per caso predisposto dal CNI,

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I partecipanti che si sono aggiunti al workIngGroup e che hanno lavorato con il coordinatore Ing. Claudio Firpo al progetto per la definizione della piattaforma regionale per la formazione. Da sinistra gli ingegneri: Simone Campora (OIIM), Simone Di Marcoberardino (OIIM), Diego Pastorino (OISV), Riccardo Restani (OIIM), Fabio Sappia (OIIM) e Alessandra Vincini (OIIM)

precisare che “1 ora” significa 1 ora netta di attività formativa: al fine di poter attribuire i CFP, dalla durata dell’evento devono essere escluse tutte le attività contingenti, secondarie, quali, a titolo meramente indicativo: presentazione dei relatori, pausa caffè, compilazione di eventuali questionari, risposta ad una telefonata, necessità di recarsi in bagno, etc. Ne consegue l’assoluta necessità di puntualità da parte degli iscritti nonché di rilevazione in modo rigoroso delle presenze agli eventi formativi, che devono essere elaborate in modo da ottenere il numero di ore nette. Rilevazione dei fabbisogni formativi - Una volta chiariti schemi e strutture, ogni Ordine deve definire a propria discrezione un catalogo formativo, ivi compresi docenti, relatori e responsabili, che sarà caricato sulla banca dati CNI. Gli Ordini della Liguria hanno seguito questo percorso, con l’eccezione dell’Ordine di Genova, che ha optato per indagini conoscitive rivolte ai propri iscritti. I risultati dell’indagine per individuare i fabbisogni formativi erano già stati presentati durante il Convegno del 19 febbraio scorso alla Fiera del Mare e sono consultabili on-line sul sito dell’Ordine di Genova, in considerazione della mole, che ne rende sostanzialmente impraticabile la stampa su carta. Sempre sul sito è tuttora aperta e disponibile la possibilità di candidarsi in qualità di docenti/relatori.

Infrastruttura tecnica e validazione - Come era prevedibile, tutti gli adempimenti connessi con la gestione ed esecuzione delle attività di formazione richiedono un elevato impegno di risorse, che rischierebbe di aumentare i costi e di ridurre il livello di servizio per gli iscritti. Il workIngGroup di Federazione ha lavorato da subito per la possibilità di condivisione via web degli eventi formativi e per l’automazione dei processi sottesi, con una prima sperimentazione ufficiale ad inizio primavera. Ulteriori attività di rifinitura e di miglioramento sono continuate, ma senza nuovi eventi formativi erogati via web. Si è trattato di una scelta prudenziale, in attesa che il CNI emanasse un’integrazione delle linee di indirizzo del dicembre 2013; in assenza di tale integrazione, incentrata su web, e-learning, etc. il rischio di organizzare eventi formativi, senza poi poter attribuire i relativi CFP, era non trascurabile. Per cui ogni Ordine ha organizzato eventi formativi in proprio, magari utilizzando e sperimentando gli strumenti messi a punto nell’ambito del workIngGroup. La validazione del modello progettato e realizzato a livello federativo è giunta tramite la Circ. CNI n. 376 23/5/2014, in cui si definiscono anche la modalità e-learning web conference e quella e-learning a distanza, in cui ognuno di noi potrà fruire di formazione in modo svincolato da uno spazio fisico delimitato. La circolare fornisce inoltre dettagli su esoneri, formazione

fig.4 CORSI DI FORMAZIONE

SEMINARIO

CONVEGNO

1. Numero massimo partecipanti

100

200

illimitato

2. Accertamento efficacia formativa dei partecipanti con modalità a scelta dell’organizzatore (test, colloquio, prova pratica, …) con obbligo di superamento per l’ottenimento dei CFP

si

facoltativo

non previsto

3. Valutazione qualità percepita dal partecipante su alcuni aspetti del corso (organizzazione, docenti, qualità interventi,…) con modello preimpostato dal CNI

si

si

non prevista

4. Alla fine del corso l’organizzatore deve inviare report riassuntivo sulla valutazione percepita dai partecipanti compilando schema online

si

si

non previsto

5. Caricamento nella piattaforma informatica dell’anagrafe eventi dei curricula dei docenti/relatori

si

si

non previsto

6. Caricamento nella piattaforma informatica dell’anagrafe eventi del curriculum del responsabile scientifico

si

si

si

9. Rilevamento presenza per intera durata evento

si

si

si

7. Durata oraria max della parte formativa

illimitata

6H

illimitato

8. CFP max erogabili (sempre con il criterio di 1H=1CFP)

illimitati

6

3

REQUISITO OBBLIGATORIO

all’estero e altri argomenti. Come anticipato nel numero precedente di A&B, la modalità e-learning a distanza richiede più tempo e risorse per essere operativa. Inoltre potrà coesistere con la modalità attuale, che manterrà valenza autonoma nel tempo. Nel prossimo articolo illustreremo ulteriori dettagli ed esperienze. Per ora, a nome di tutto il workIngGroup di Federazione, esprimo un grazie sincero e caloroso a Colleghe e Colleghi che hanno pazientemente provato a seguirci e ci hanno segnalato criticità, proposte, opportunità.

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1- continua

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Qui Federazione SISMICA

DAL GOVERNO SEMPLIFICAZIONI IN VISTA Nella riunione del Consiglio dei Ministri n. 20 del 13/06/2014 è stato approvato uno schema di Decreto Legge per la semplificazione e la crescita del Paese (il testo è scaricabile dalla sezione A&B - Block Notes del sito www. federazioneingegneri.liguria.it) che contiene alcune modifiche al D.P.R. 380/2001 (TUE). Gli articoli dello schema di decreto legge che ci interessano sono il 17 e il 18. In merito all’autorizzazione sismica, si segnala che: - È ben esplicitata la ratio semplificativa, tesa a raggiungere un assetto normativo nazionale e regionale meno complesso e meno severo di quello precedente; questo principio sarà utile anche nell’ambito del nostro ricorso al tar, perché consente di chiedere alla Regione l’abrogazione o la sospensione degli effetti dell’art. 20 della Legge 50/2012, che vanno nella direzione opposta. - L’obbligo di autorizzazione non scatta più in funzione del solo grado di sismicità (o, in Regione Liguria, dell’elenco dei Comuni soggetti), ma prende in considerazione anche

la tipologia di intervento nei confronti della pubblica incolumità, distinguendo tra quelli di carattere primario, di carattere secondario e minori; in Liguria non servirà quasi mai. In merito alle altre disposizioni, se segnala che: - L’applicazione della Legge 1086/71, così come trasposta nel TUE, viene estesa a qualsiasi costruzione soggetta al D.M. 14.1.2008 (NTC), ponendo fine alla possibilità di realizzare edifici importanti in legno senza rispettare le predette norme di tutela. - Il deposito della denuncia lavori ex art. 93 TUE (sismica) vale anche ai sensi dell’art. 65 TUE (strutture). - E’ stato riscritto l’art. 104 TUE che, in caso di variazione della zona sismica, consente di ultimare i lavori in corso senza dover denunciare nulla alla Provincia, purchè ciò avvenga entro la durata indicata nel titolo abilitativo (soddisfa la richiesta inviata dall’Ordine di Genova al Governo nel 2010, sull’esperienza maturata in occasione dei cambi di zona). Maurizio Michelini

DALLA FEDERAZIONE: RISCRIVIAMO IL TESTO UNICO, E CHE SIA UNICO ! Pur vedendo con favore qualsiasi disposizione semplificativa, si tratta sempre di norme di correzione rispetto ad un impianto generale che deve essere rivisto, sia sotto il profilo tecnico che giuridico. Finché non verrà riformato l’art. 117 della Costituzione, ogni modifica al TUE che non sia introdotta come principio fondamentale dello Stato necessiterebbe (il condizionale è d’obbligo, viste le sentenze della Corte Costituzionale) del recepimento da parte delle leggi regionali che hanno disposto diversamente in forza della devolution. Ritengo ormai giunto il tempo di una legge delega per coordinare il TUE con i principi di semplificazione contenuti all’art. 3, commi 1 e 2 del D.L. 138/2011 (è libero tutto ciò che non è vietato dalla legge), con l’art. 19 della legge 241/1990 (SCIA al posto della DIA, ovunque) e con la Legge di riforma costituzionale 3/2001 (c.d. devolution), così da fissare con precisione i limiti di competenza nazionali e locali. In merito ai contenuti, solo per fare un esempio, il D.P.R. 380/2001 non contiene più le disposizioni sulla sicurezza degli impianti, risalenti all’abrogata Legge 46/1990, nè sono presenti le norme sul contenimento dei consumi energetici introdotte dal D.Lgs. 192/2005, nè quelle sull’acustica passiva degli edifici, nè è mai stato coordinato con le NTC del 2008. 12/

Nel nuovo testo, le disposizioni aventi valore di principio fondamentale devono essere ben individuate e separate da quelle soggette alla clausola di cedevolezza, ossia, alla possibilità, per le Regioni, di legiferare in modo differente. Non è difficile: basta decidere dove c’è e dove non c’è interesse a garantire l’uniformità sull’intero territorio nazionale, ma questa scelta è politica, non tecnica. Ad esempio, tutte le procedure e la modulistica potrebbero essere unificate, così come gli standards tecnici, lasciando alle Regioni la possibilità di apportare ulteriori semplificazioni, ma non di sovrapporsi completamente alla norma nazionale, buona o cattiva che sia. Siamo davvero sicuri che l’interesse collettivo sia quello di avere valori di isolamento termico o acustico differenti da una regione all’altra ? Come reagiscono a tutto ciò i costruttori di case prefabbricate o gli sviluppatori di software ? Era questo che si intendeva per devolution ? Per evitare di indurre in errore gli operatori di settore, un testo unico deve essere unico e globale, sia a livello nazionale che locale, altrimenti neppure ha senso chiamarlo in questo modo. Maurizio Michelini

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IMPERIA: SU AUTORIZZAZIONI E LEGGE 50 L’ORDINE COINVOLGE REGIONE E PROVINCIA Per sciogliere i nodi che ormai da tempo causano intollerabili ritardi nel rilascio delle Autorizzazioni sismiche, gli Ordini degli Ingegneri e degli Architetti e il Collegio dei Geometri di Imperia hanno scritto al Presidente della Regione Liguria ed a quello della Provincia di Imperia sollecitando un intervento risolutivo. La Legge Regionale 50/2012, infatti, istituendo un elenco di Comuni soggetti all’approvazione preventiva da parte degli Uffici Provinciali, incide fortemente sull’attività edilizia assoggettata alla disciplina antisismica applicando il regime autorizzativo agli interventi di nuova edificazione e a quelli sul patrimonio edilizio esistente individuati nel provvedimento. La Legge non impone misure tecniche più stringenti a salvaguardia della sicurezza delle costruzioni, ma è finalizzata al solo obbligo burocratico di essere avere l’approvazione del progetto prima di iniziare i lavori, non potendo prescindere dalla verifica di tutti i calcoli strutturali. L’Ordine degli Ingegneri, già mesi scorsi, aveva condiviso con l’Amministrazione provinciale le possibili criticità stipulando con la stessa un’intesa che avrebbe dovuto concretizzarsi in un potenziamento interno del personale del suo “Settore cemento armato”, e in un raddoppio della frequenza delle riu-

nioni del gruppo di lavoro che esamina le pratiche. Recentemente, in un incontro Provincia-Ordini Professionali, sono state illustrate le ulteriori iniziative finalizzate alla riorganizzazione del settore. Pur apprezzando lo sforzo da parte dell’Ente, non riscontrando risultati apprezzabili ed essendo costantemente disatteso il termine procedimentale di 60 giorni prescritto dalla legge (a oggi le pratiche ferme risultano 170 con tempi medi d’attesa di circa 5-6 mesi), l’Ordine ha chiesto vengano adottate al più presto tutte le misure necessarie affinché siano rispettate le tempistiche. Contemporaneamente ha chiesto anche, tramite la Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri, l’esame urgente del ricorso sulla L.R. 50/12 presentato al TAR contro la Regione Liguria ed ha promosso incontri per la soluzione delle problematiche conseguenti a questa LR e DGR varie. E’ stato concordato con l’Amministrazione provinciale e gli Ordini professionali di organizzare al più presto anche un incontro con gli assessori e i consiglieri regionali della Provincia per informarli e sensibilizzarli sulla tematica e promuovere un’efficace e forte azione congiunta presso la Regione Liguria. Lorenzo Falciola

LA SPEZIA: UN NUOVO perCORSO A OSTACOLI DOPO LA CHIUSURA DEGLI UFFICI PER 3 MESI All’uscita della L.R. 50/2012 la Provincia della Spezia ha fermato gli uffici competenti per almeno tre mesi per “consentirne la riorganizzazione sulla base delle nuove procedure”, mentre il Dirigente dell’Ufficio Zone Sismiche ha dichiarato la mancanza di personale sufficiente per esaminare le pratiche. Tenendo conto che il carico di lavoro si alleggeriva in alcuni Comuni (non più in “zona II” perché completamente dimenticati dalla legge) che non sono più tenuti a portare le pratiche in Provincia ma a tenerle presso i propri uffici, è rimasta incomprensibile la richiesta di ulteriore personale… Superati i tre mesi iniziali, l’Ufficio ha cominciato a smaltire le pratiche e ha pubblicato un vademecum – presentato ai professionisti e pubblicato sul sito – per la presentazione delle medesime. Ma il documento presenta alcune procedure codificate dall’ufficio in completo contrasto con quanto riportato nel D.P.R. 380/2001. Per fare un esempio, una pratica di sopraelevazione, secondo l’Ufficio Zone Sismiche della Provincia spezzina, dovrebbe sdoppiarsi in ben 4 pratiche, due comunali e due provinciali, con un raddoppio del costo dei diritti di segreteria e un maggior onere per i professionisti costretti a farne quattro al costo di due, con una dilatazione dei tempi di progettazione enorme. Inoltre, se un iter di adeguamento spesso comporta la rimozione del tetto, la pratica di sopraelevazione segue quella di adeguamento con un lasso di tempo tale per cui il committente

ha il tempo di bagnarsi sino all’osso perché non ha più il tetto a proteggerlo… Numerose autodichiarazioni ci vengono inoltre imposte, per concetti ormai assodati nella normativa vigente e nella giurisprudenza (dichiarare di aver rispettato le norme tecniche durante la progettazione, ad esempio, è ridicolo per un addetto ai lavori esperto strutturista). E ancora, per tutti i Comuni in cui non è richiesta l’autorizzazione ma semplicemente il deposito, si è inventato un modulo specifico e i professionisti devono compilare moduli diversi per ogni Comune, in una giungla di “format” che comporta un consistente impegno di tempo; e i Comuni hanno imposto nuove autocertificazioni da allegare al progetto, per dichiarazioni ovvie e assodate. Non si ha notizia di estremi ritardi della consegna delle pratiche, quanto di questo aggravio di lavoro sui professionisti che porta spesso a un ritardo nella presentazione delle pratiche ai Comuni. Da segnalare la mancanza del rispetto della norma che prevede il protocollo dei documenti nella stessa data di arrivo negli uffici: succede spesso invece che venga apposta la sola data di consegna e poi protocollati nei giorni successivi. In particolare nella presentazione dei collaudi, capita che il protocollo venga assegnato non prima della consegna della relazione finale al Comune. Quindi anche dopo un mese. Claudia Bedini

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Qui Federazione SISMICA

Quelle norme regionali “anti-semplificazione” Enrico Sterpi 1 - Gianfranco Visconti 2

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el mondo dell’edilizia ligure, questo periodo storico sarà ricordato dai tecnici per due motivi: il crollo del mercato immobiliare, e quindi di costruzioni e ristrutturazioni di ampio raggio, e l’applicazione di norme sismiche che invece di semplificare e rendere più efficace e prestazionale la progettazione, determinano procedure sempre più lunghe, complesse e costose per progettisti, committenti e P.A. Proprio su quest’ultima, infatti, ricade l’onere di verificare, anche in zone a bassa sismicità, i progetti di strutture sensibili e strategiche, di quelle relative agli abitati da consolidare e di tutte le opere che derivano da abusi edilizi o tardive denunce. Il nuovo indirizzo normativo della Regione Liguria, con gli ultimi provvedimenti di fine 2013, ha creato un sistema probabilmente unico in Italia per complessità e difficoltà di applicazione. Tanto che quello che l’art. 5bis della LR 2012 sembrava segnare una svolta verso la semplificazione, si è rivelato un passaggio verso la completa burocratizzazione. Al punto che la Federazione Ligure e l’Ordine degli Ingegneri di Genova hanno presentato ricorso al Tar in merito a queste problematiche: noi concordiamo sui suoi presupposti, e in particolare sul fatto che la modifica normativa non aggiunge tecnicamente nulla a livello prestazionale, ma aggrava l’iter burocratico per l’esecuzione degli interventi. È interessante osservare come dalle leggi nazionali degli anni ’70 - integrate nel DPR 380/01 - non certo esenti da critiche ma con principi e procedure chiare e semplici, in cui l’aspetto tecnico era lasciato a decreti ministeriali specifici, ci sia stato modo per le Regioni di complicare in maniera vessatoria il procedimento di denuncia delle opere in zona sismica. Talvolta in aperto contrasto con la norma nazionale, che per le zone a bassa sismicità, ad esempio, non prevede obblighi di autorizzazione (art. 18 L. 64/74; art. 94 DPR 380/01) per alcun tipo di costruzione se non per le sopraelevazioni: la Regione Liguria ha invece reso obbligatoria l’autorizzazione preventiva non solo in questo caso ma anche per opere sensibili e strategiche. È stata, di fatto, riportata in vigore la “vecchia” zona 2 richiamando la DGR da tempo abrogata e quindi reintroducendo l’obbligo di autorizzazione per tutte le tipologie costruttive. Tutte queste modifiche in contrasto tra loro, rendono l’utilizzo della norma particolarmente complicato, portando l’attenzione da un problema di sicurezza trattato tradizionalmente sul piano della scienza e della tecnica delle costruzioni ad un piano formale e ponendo di conseguenza gli aspetti sostanziali, attinenti il calcolo e la verifica, ad un livello inferiore. In questi provvedimenti ci sono in verità alcuni passaggi in parte lodevoli, perché tentano di definire per gli edifici esistenti i limiti di sopraelevazione e ampliamento, uniformarne la definizione. Purtroppo i criteri adottati sono poco chiari e sotto alcuni aspetti contrastanti in una logica prestazionale per il loro carattere totalmente prescrittivo: il che può indurre, in campo strutturale, a commettere errori solo per assecondare prescrizioni che paiono burocratiche se non cervellotiche. Infine, anche le modalità di determinazione delle spese di istruttoria vengono fatte ricadere sull’utente finale come costo diretto e sul professionista per il calcolo dei volumi richiesti e quindi con ulteriore aggravio delle modalità di determinazione.

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Invece di rendere più agevoli le attività nell’edilizia, il legislatore ligure ha complicato le modalità di intervento rispetto alle leggi nazionali. Il Ricorso al Tar da parte della Federazione Ligure e dell’Ordine degli Ingegneri di Genova

Su questo argomento è possibile scaricare gratuitamente in formato pdf, dal sito della Federazione: https://sites.google.com/site/ fropilgen/home/ab/ab-blocknotes, «La normativa antisismica della Regione Liguria: luci e ombre», firmato dagli autori di questo commento 1 Ingegnere libero professionista, dottore di ricerca in ingegneria civile e ambientale 2 Ingegnere libero professionista


Report Professione DEONTOLOGIA Parla il consigliere nazionale Andrea Gianasso

«NEL NUOVO CODICE I NOSTRI VALORI ETICI PER UNA SOCIETà SEMPRE PIÙ SANA E SICURA»

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uando professione fa rima, più che mai, con etica, trasparenza e rigore. Per sottolineare, con forza crescente, che il professionista iscritto a un Ordine opera al servizio della collettività e del rispetto dei diritti dei cittadini. Eccolo il concetto chiave con il quale Andrea Gianasso, consigliere nazionale dell’Ordine degli Ingegneri, ex presidente del Consiglio del Piemonte, coordinatore del gruppo di lavoro che ha lavorato sulla nuova carta dei doveri degli iscritti, ha guidato il lungo e complesso processo che ha prodotto il nuovo Codice Deontologico degli Ingegneri italiani. Sono consapevoli i cittadini, ing. Gianasso, del ruolo portante che l’ingegnere riveste nella società? Del fatto che un buon professionista, che rispetta le regole, contribuisce a costruire una società sana e che l’Ordine lavora per questo obiettivo? «Abbiamo fatto un’indagine tempo fa, ed è emerso che quella dell’ingegnere è una figura apprezzata, gode di prestigio sociale, e la gente pensa che in generale sa fare il proprio lavoro e si assume le sue responsabilità. Non viene posta insomma in discussione, e il comportamento è recepito come corretto. Francamente non so se venga colto adeguatamente il “peso” del ruolo che l’ingegnere riveste nella costruzione della società. Questo è nostro compito ribadirlo sempre… Per esempio con il nuovo Codice deontologico confermiamo il nostro rigore e il nostro impegno per la tutela dei cittadini e della società in generale. Nei nuovi Consigli di disciplina, ad esempio, cioè gli organismi istituiti dalla riforma per giudicare gli iscritti sotto procedimento disciplinare, abbiamo chiesto noi di inserire figure esterne, per una questione di trasparenza, come è nel nostro dna. Perché non abbiamo niente da nascondere e nessuno da coprire». Rovescio la domanda adesso: l’ingegnere, in linea generale, è consapevole della responsabilità sociale che il suo ruolo gli conferisce? «Credo che la maggioranza abbia piena consapevolezza di svolgere un ruolo sociale importante. E che conosca ad esempio la responsabilità di dover decidere e firmare in perfetta indipendenza decisionale, guidata dall’etica e non dalla convenienza o magari da pressioni esterne; che sia consapevole dell’enorme attenzione che deve prestare al rispetto delle norme sulla sicurezza, perché da questo può dipendere la vita degli altri... Sull’etica professionale, comunque, abbiamo reso obbligatorie 5 ore di formazione professionale per tutti coloro che si iscrivono all’Ordine». Ecco, l’Ordine: il DL 138/2011, convertito nella legge 148/2011, ovvero la legge di riforma delle professioni, gli ha conferito nuove competenze, a cominciare dalla formazione continua. Ma molti continuano a nutrire diffidenza verso gli Ordini professionali, nonostante ora più che mai il loro ruolo sia rafforzato. Come mai?

Andrea Gianasso

«Da un’indagine è emerso che la figura dell’ingegnere è apprezzata, e la gente in generale lo considera un professionista che sa fare il proprio lavoro e si assume le sue responsabilità»

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Report Professione

«Il grande passaggio qualitativo dalle associazioni professionali e dalle corporazioni agli Ordini è stato il salto dalla tutela solo degli iscritti a quella soprattutto dei cittadini. E anche degli iscritti attraverso la tutela del decoro, dell’importanza, della serietà della professione. Un’impostazione mantenuta e rafforzata dall’ultima riforma, con nuovi obblighi come appunto la formazione permanente, l’assicurazione, la pattuizione dei compensi e le regole sulla pubblicità, la concorrenza, l’esercizio della professione in società di capitale… Purtroppo, in un recente passato, una campagna mediatica ingiustificata gestita a mio parere da un certo mondo economico – e non voglio dire di più – ha colpito le professioni con modalità che potrebbero quasi far pensare all’intenzione di volersene appropriare, trasformandole in pure attività di impresa e di capitale a solo scopo di lucro. Anche questo ha inciso a sfavore degli Ordini, accusati di voler coltivare il proprio orticello, mentre invece sono al servizio dei cittadini e della professionalità dei propri iscritti». Come ribattere? «Con un’adeguata campagna di comunicazione e continuando a operare bene, soprattutto attraverso la formazione permanente: la scienza, la tecnica, le normative cambiano tutti i giorni, è fondamentale rimanere aggiornati. Gli ingegneri hanno sempre fatto formazione, però il fatto che sia stata resa obbligatoria, quindi sanzionata per legge, come recepito dal nuovo Codice deontologico, è una garanzia in più. E il nuovo codice, rispetto al precedente, tiene conto di tutte le innovazioni intervenute». Trattandosi di linee di indirizzo, può essere recepito dagli Ordini provinciali così com’è oppure modificato… «In verità stiamo invitando gli Ordini a recepirlo così com’è, in modo che ci sia una Carta uguale per tutti. Ma è chiaro che se a livello territoriale un Consiglio ritenesse opportuno approfondire, implementare qualche aspetto, ha l’indipendenza per farlo. Ma anche così come sono, queste linee, emerse da un confronto corale ampio, sono esaustive. Siamo partiti dal Codice precedente, abbiamo inserito tutte le nuove norme derivate dalla riforma. Poi abbiamo allargato a tutto quello che è frutto della nuova realtà in cui operiamo: dalle norme sulla privacy e la riservatezza al rispetto dell’ambiente e dei beni culturali e artistici fino alla lotta alla criminalità organizzata, che vedono l’ingegnere particolarmente esposto. Il tutto ovviamente in chiave deontologica. Quindi abbiamo fatto passaggi in Commissione, nell’assemblea dei presidenti, in Consiglio nazionale, ogni volta con le relative implementazioni, fino alla versione finale approvata con larga consultazione. Mi sembra ci siano già le osservazione di tutti. Siamo passati dai 12 articoli suddivisi in 41 commi iniziali ai 23 articoli suddivisi in 83 commi della stesura definitiva». G. San.

Il testo completo del Codice Deontologico, comprese le norme per i Consigli di disciplina e la modulistica, su: http://www.tuttoingegnere.it/PortaleCNI/resources/cms/documents/ Nuovo-Codice-Deontologio-con_allegato.pdf

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«Con gli Ordini si è passati dalla tutela dei soli iscritti a quella dei cittadini. Un’impostazione ripresa dall’ultima riforma, con nuovi obblighi come formazione permanente, assicurazione, pattuizione dei compensi e regole su pubblicità, concorrenza…»


Report Professione DEONTOLOGIA

il nuovo CODICE DEONTOLOGICO proposto dal cni PREMESSA Gli iscritti all’albo degli ingegneri del territorio nazionale hanno coscienza che l’attività dell’ingegnere è una risorsa che deve essere tutelata e che implica doveri e responsabilità nei confronti della collettività e dell’ambiente ed è decisiva per il raggiungimento dello sviluppo sostenibile e per la sicurezza, il benessere delle persone, il corretto utilizzo delle risorse e la qualità della vita. Sono consapevoli che, per raggiungere nel modo migliore tali obiettivi, sono tenuti costantemente a migliorare le proprie capacità e conoscenze ed a garantire il corretto esercizio della professione secondo i principi di autonomia intellettuale, trasparenza, lealtà e qualità della prestazione, indipendentemente dalla loro posizione e dal ruolo ricoperto nell’attività lavorativa e nell’ambito professionale. Sono altresì consapevoli che è dovere deontologico primario dell’ingegnere svolgere la professione in aderenza ai principi costituzionali ed alla legge, sottrarsi ad ogni forma di condizionamento diretto od indiretto che possa alterare il corretto esercizio dell’attività professionale e, in caso di calamità, rendere disponibili le proprie competenze coordinandosi con le strutture preposte alla gestione delle emergenze presenti nel territorio. Sulla base di tali principi, in osservanza alla legge fondamentale ed in particolar modo ai seguenti articoli della Costituzione: - art. 4, comma 2: “ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”, - art. 9: “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, - art. 41, commi 1-2: “l’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana”. stabiliscono liberamente di approvare il seguente Codice Deontologico, che dovrà essere rispettato e fatto rispettare da tutti gli iscritti, anche operando al di fuori degli ambiti nazionali al fine di garantire il rigoroso rispetto dei valori di legalità e responsabilità sociale, a tutela della dignità e del decoro della professione.

CODICE DEONTOLOGICO DEGLI INGEGNERI ITALIANI CAPO I - PARTE GENERALE Art. 1 – Principi generali 1.1 La professione di ingegnere deve essere esercitata nel rispetto delle leggi e regolamenti emanati dallo Stato e/o da suoi organi, dei principi costituzionali e dell’ordinamento comunitario. 1.2 Le prestazioni professionali dell’ingegnere devono essere svolte tenendo conto della tutela della vita e della salute dell’uomo.

Art. 2 - Finalità e ambito di applicazione 2.1 Le presenti norme si applicano agli iscritti ad ogni settore e in ogni sezione dell’albo, in qualunque forma gli stessi svolgano l’attività di ingegnere e sono finalizzate alla tutela dei valori e interessi generali connessi all’esercizio professionale e del decoro della professione. 2.2 Chiunque eserciti la professione di ingegnere in Italia è impegnato a rispettare e far rispettare il presente Codice Deontologico, anche se cittadino di altro Stato ed anche nel caso di prestazioni transfrontaliere occasionali temporanee. 2.3 Il rispetto delle presenti norme è dovuto anche per prestazioni rese all’estero, unitamente al rispetto delle norme etico-deontologiche vigenti nel paese in cui viene svolta la prestazione professionale. CAPO II - DOVERI GENERALI Art. 3 - Doveri dell’ingegnere 3.1 L’ingegnere sostiene e difende il decoro e la reputazione della propria professione. 3.2 L’ingegnere accetta le responsabilità connesse ai propri compiti e dà garanzia di poter rispondere degli atti professionali svolti. 3.3 L’ingegnere deve adempiere agli impegni assunti con diligenza, perizia e prudenza e deve informare la propria attività professionale ai principi di integrità, lealtà, chiarezza, correttezza e qualità della prestazione. 3.4 L’ingegnere ha il dovere di conservare la propria autonomia tecnica e intellettuale, rispetto a qualsiasi forma di pressione e condizionamento esterno di qualunque natura. 3.5 Costituisce infrazione disciplinare l’evasione fiscale e/o previdenziale definitivamente accertata. Art. 4 - Correttezza 4.1 L’ingegnere rifiuta di accettare incarichi e di svolgere attività professionali nei casi in cui ritenga di non avere adeguata preparazione e competenza e/o quelli per i quali ritenga di non avere adeguati mezzi ed organizzazione per l’adempimento degli impegni assuntI. 4.2 L’ingegnere sottoscrive solo le prestazioni professionali che abbia svolto e/o diretto; non sottoscrive le prestazioni professionali in forma paritaria unitamente a persone che per norme vigenti non le possono svolgere. 4.3 Costituisce altresì illecito disciplinare il comportamento dell’ingegnere che agevoli, o, in qualsiasi altro modo diretto o indiretto, renda possibile a soggetti non abilitati o sospesi l’esercizio abusivo dell’attività di ingegnere o consenta che tali soggetti ne possano ricavare benefici economici, anche se limitatamente al periodo di eventuale sospensione dall’esercizio. 4.4 Qualsiasi dichiarazione, attestazione o asseverazione resa dall’ingegnere deve essere preceduta da verifiche, al fine di renderle coerenti con la realtà dei fatti e dei luoghi. 4.5 L’ingegnere non può accettare da terzi compensi diretti o indiretti, oltre a quelli dovutigli dal committente, senza comunicare a questi natura, motivo ed entità ed aver avuto per iscritto autorizzazione alla riscossione. 4.6 L’ingegnere non cede ad indebite pressioni e non accetta n. 1-3 Gennaio/Giugno 2014

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Report Professione DEONTOLOGIA di rendere la prestazione in caso di offerte o proposte di remunerazioni, compensi o utilità di qualsiasi genere che possano pregiudicare la sua indipendenza di giudizio. 4.7 L’ingegnere verifica preliminarmente la correttezza e la legittimità dell’attività professionale e rifiuta di formulare offerte, accettare incarichi o di prestare la propria attività quando possa fondatamente desumere da elementi conosciuti che la sua attività concorra a operazioni illecite o illegittime e palesemente incompatibili coi principi di liceità, moralità, efficienza e qualità. Art. 5 - Legalità 5.1 Costituisce illecito disciplinare lo svolgimento di attività professionale in mancanza di titolo in settori o sezioni diversi da quelli di competenza o in periodo di sospensione. 5.2 Il comportamento dell’ingegnere che certifica, dichiara o attesta la falsa esistenza di requisiti e/o presupposti per la legittimità dei conseguenti atti e provvedimenti amministrativi costituisce violazione disciplinare. 5.3 Costituisce grave violazione deontologica, lesiva della categoria professionale, ogni forma di partecipazione o contiguità in affari illeciti a qualunque titolo collegati o riconducibili alla criminalità organizzata o comunque a soggetti dediti al malaffare. Art. 6 - Riservatezza 6.1 L’ingegnere deve mantenere il segreto professionale sulle informazioni assunte nell’esecuzione dell’incarico professionale. 6.2 L’ingegnere è tenuto a garantire le condizioni per il rispetto del dovere di riservatezza a coloro che hanno collaborato alla prestazione professionale. Art. 7 - Formazione e aggiornamento 7.1 L’ingegnere deve costantemente migliorare le proprie conoscenze per mantenere le proprie capacità professionali ad un livello adeguato allo sviluppo della tecnologia, della legislazione, e dello stato dell’arte della cultura professionale. 7.2 L’ingegnere deve costantemente aggiornare le proprie competenze professionali seguendo i percorsi di formazione professionale continua così come previsto dalla legge. Art. 8 - Assicurazione professionale 8.1 Nei casi previsti dalla legge l’ingegnere, a tutela del committente, è tenuto a stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale. 8.2 L’ingegnere, al momento dell’assunzione dell’incarico, è tenuto a rendere noti al committente gli estremi della polizza stipulata per la responsabilità professionale ed il relativo massimale. Art. 9 - Pubblicità informativa 9.1 La pubblicità deve rispettare la dignità ed il decoro della professione, deve essere finalizzata alla informazione relativamente ai servizi offerti dal professionista e può riguardare l’attività professionale, le specializzazioni ed i titoli posseduti, la struttura dello studio ed i compensi richiesti per le varie prestazioni. 9.2 Le informazioni devono essere trasparenti, veritiere, corrette e non devono essere equivoche, ingannevoli o denigratorie. Art. 10 - Rapporti con il committente 10.1 L’ingegnere deve sempre operare nel legittimo interesse del committente, e informare la propria attività ai principi di integrità, lealtà, riservatezza nonché fedeltà al mandato ricevuto. 18/

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Art. 11 - Incarichi e compensi 11.1 L’ingegnere al momento dell’affidamento dell’incarico deve definire con chiarezza i termini dell’incarico conferito e deve pattuire il compenso con il committente, rendendo noto il grado di complessità della prestazione e fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili correlati o correlabili all’incarico stesso. 11.2 L’ingegnere è tenuto a comunicare al committente eventuali situazioni o circostanze che possano modificare il compenso inizialmente pattuito, indicando l’entità della variazione. 11.3 La misura del compenso è correlata all’importanza dell’opera e al decoro della professione ai sensi dell’art. 2233 del codice civile e deve essere resa nota al committente, comprese spese, oneri e contributi. 11.4 L’ingegnere può fornire prestazioni professionali a titolo gratuito solo in casi particolari quando sussistano valide motivazioni ideali ed umanitarie. 11.5 Possono considerarsi prestazioni professionali non soggette a remunerazione tutti quegli interventi di aiuto rivolti a colleghi ingegneri che, o per limitate esperienze dovute alla loro giovane età o per situazioni professionali gravose, si vengono a trovare in difficoltà. Art. 12 - Svolgimento delle prestazioni 12.1 L’incarico professionale deve essere svolto compiutamente, con espletamento di tutte le prestazioni pattuite, tenendo conto degli interessi del committente. 12.2 L’ingegnere deve informare il committente di ogni potenziale conflitto di interesse che potrebbe sorgere durante lo svolgimento della prestazione. 12.3 L’ingegnere deve avvertire tempestivamente il committente in caso di interruzione o di rinuncia all’incarico, in modo da non provocare pregiudizio allo stesso. 12.4 L’ingegnere è inoltre tenuto ad informare il committente, nel caso abbia rapporti di interesse su materiali o procedimenti costruttivi proposti per lavori attinenti il suo incarico professionale, quando la natura e la presenza di tali rapporti possano ingenerare sospetto di parzialità professionale o violazione di norme di etica. 12.5 L’ingegnere è tenuto a consegnare al committente i documenti dallo stesso ricevuti o necessari all’espletamento dell’incarico nei termini pattuiti, quando quest’ultimo ne faccia richiesta. CAPO III - RAPPORTI INTERNI Art. 13 - Rapporti con colleghi e altri professionisti 13.1 L’ingegnere deve improntare i rapporti professionali con i colleghi alla massima lealtà e correttezza, allo scopo di affermare una comune cultura ed identità professionale pur nei differenti settori in cui si articola la professione. 13.2 Costituisce infrazione alla regola deontologica l’utilizzo di espressioni sconvenienti od offensive negli scritti e nell’attività professionale in genere, sia nei confronti dei colleghi che nei confronti delle controparti e dei terzi. 13.3 L’ingegnere deve astenersi dal porre in essere azioni che possano ledere, con critiche denigratorie o in qualsiasi altro modo, la reputazione di colleghi o di altri professionisti. 13.4 L’ingegnere non deve mettere in atto comportamenti scorretti finalizzati a sostituire in un incarico un altro ingegnere o altro tecnico, già incaricato per una specifica prestazione. 13.5 L’ingegnere che sia chiamato a subentrare in un incarico già affidato ad altri potrà accettarlo solo dopo che il committente abbia comunicato ai primi incaricati la revoca dell’incarico per


Report Professione DEONTOLOGIA iscritto; dovrà inoltre informare per iscritto i professionisti a cui subentra e il Consiglio dell’Ordine. 13.6 In caso di subentro ad altri professionisti in un incarico l’ingegnere subentrante deve fare in modo di non arrecare danni alla committenza ed al collega a cui subentra. 13.7 L’ingegnere sostituito deve adoperarsi affinché la successione del mandato avvenga senza danni per il committente, fornendo al nuovo professionista tutti gli elementi per permettergli la prosecuzione dell’incarico. 13.8 L’ingegnere sottoscrive prestazioni professionali con incarico affidato congiuntamente a più professionisti, in forma collegiale o in gruppo, solo quando siano rispettati e specificati i limiti di competenza professionale, i campi di attività e i limiti di responsabilità dei singoli membri del collegio o del gruppo. Tali limiti dovranno essere dichiarati sin dall’inizio della collaborazione. 13.9 L’ingegnere collabora e supporta, ove richiesto, i colleghi che subiscono pressioni lesive della loro dignità personale e della categoria Art. 14 - Rapporti con collaboratori 14.1 L’ingegnere può ricorrere sotto la propria direzione e responsabilità a collaboratori e, più in generale, all’utilizzazione di una organizzazione stabile. 14.2 I rapporti fra ingegneri e collaboratori sono improntati alla massima correttezza. 14.3 L’ingegnere assume la piena responsabilità della organizzazione della struttura che utilizza per eseguire l’incarico affidatogli, nonché del prodotto della organizzazione stessa; l’ingegnere copre la responsabilità dei collaboratori per i quali deve definire, seguire e controllare il lavoro svolto e da svolgere. 14.4 L’ingegnere nell’espletare l’incarico assunto si impegna ad evitare ogni forma di collaborazione che possa identificarsi con un subappalto del lavoro intellettuale o che porti allo sfruttamento di esso; deve inoltre rifiutarsi di legittimare il lavoro abusivo. 14.5 L’ingegnere deve improntare il rapporto con collaboratori e tirocinanti alla massima chiarezza e trasparenza. 14.6 Nei rapporti con i collaboratori e i dipendenti, l’ingegnere è tenuto ad assicurare ad essi condizioni di lavoro e compensi adeguati. 14.7 Nei rapporti con i tirocinanti, l’ingegnere è tenuto a prestare il proprio insegnamento professionale e a compiere quanto necessario per assicurare ad essi il sostanziale adempimento della pratica professionale, sia dal punto di vista tecnico/ scientifico, sia dal punto di vista delle regole deontologiche. 14.8 Parimenti l’ingegnere tirocinante deve improntare il rapporto con il professionista, presso il quale svolge il tirocinio, alla massima correttezza, astenendosi dal porre in essere qualsiasi atto o condotta diretti ad acquisire in proprio i clienti dello studio presso il quale ha svolto il tirocinio. Art. 15 - Concorrenza 15.1 La concorrenza è libera e deve svolgersi nel rispetto delle norme deontologiche secondo i principi fissati dalla normativa e dall’ordinamento comunitario. 15.2 L’ingegnere si deve astenere dal ricorrere a mezzi incompatibili con la propria dignità per ottenere incarichi professionali, come l’esaltazione delle proprie qualità a denigrazione delle altrui o fornendo vantaggi o assicurazioni esterne al rapporto professionale. 15.3 E’ sanzionabile disciplinarmente la pattuizione di compensi manifestamente inadeguati alla prestazione da

svolgere. In caso di accettazione di incarichi con corrispettivo che si presuma anormalmente basso, l’ingegnere potrà essere chiamato a dimostrare il rispetto dei principi di efficienza e qualità della prestazione. 15.4 L’illecita concorrenza può manifestarsi in diverse forme: 1. critiche denigratorie sul comportamento professionale di un collega; 2. attribuzione a sé della paternità di un lavoro eseguito in collaborazione senza che sia chiarito l’effettivo apporto dei collaboratori; 3. attribuzione a se stessi del risultato della prestazione professionale di altro professionista; 4. utilizzazione della propria posizione o delle proprie conoscenze presso Amministrazioni od Enti Pubblici per acquisire incarichi professionali direttamente o per interposta persona; 5. partecipazione come consulente presso enti banditori o come membro di commissioni giudicatrici di concorsi che non abbiano avuto esito conclusivo per accettare incarichi inerenti alla progettazione che è stata oggetto del concorso; 6. abuso di mezzi pubblicitari della propria attività professionale e che possano ledere in vario modo la dignità della professione. Art. 16 - Attività in forma associativa o societaria 16.1 Nel caso in cui l’attività professionale, anche di tipo interdisciplinare, sia svolta in forma associativa o societaria nei modi e nei termini di cui alle norme vigenti, le prestazioni professionali devono essere rese sotto la direzione e responsabilità di uno o più soci/associati, il cui nome deve essere preventivamente comunicato al committente. 16.2 Gli ingegneri che intendono esercitare l’attività in forma associata, esclusiva o non esclusiva, devono stabilire per iscritto i termini dei reciproci impegni e la durata del rapporto professionale e, nel caso di incarichi congiunti, devono rispettare i campi e i limiti di responsabilità dei singoli membri del collegio o del gruppo ed a dichiarare tali limiti sin dall’inizio della collaborazione 16.3 Nel caso di associazione professionale è disciplinarmente responsabile soltanto l’ingegnere o gli ingegneri a cui si riferiscano i fatti specifici commessi. 16.4 La forma dell’esercizio professionale non muta le responsabilità professionali derivanti dall’operato dell’ingegnere nei confronti della committenza e della collettività. Del comportamento dell’ingegnere nell’ambito dell’attività della società di cui è socio, risponde deontologicamente anche la società iscritta all’Albo. CAPO IV - RAPPORTI ESTERNI Art. 17 – Rapporti con le istituzioni 17.1 L’ingegnere deve astenersi dall’avvalersi, in qualunque forma, per lo svolgimento degli incarichi professionali della collaborazione retribuita dei dipendenti delle Istituzioni se non espressamente a tal fine autorizzati. 17.2 L’ingegnere che sia in rapporti di parentela, familiarità o frequentazione con coloro che rivestono incarichi od operano nelle Istituzioni deve astenersi dal vantare tale rapporto al fine di trarre utilità di qualsiasi natura nella sua attività professionale. 17.3 L’ingegnere che assume cariche istituzionali, o sia nominato in una commissione o giuria, deve svolgere il proprio mandato evitando qualsiasi abuso, diretto o per interposta persona, dei poteri inerenti la carica ricoperta per trarre comunque vantaggi per sé o per altri; non deve, inoltre, vantare tale incarico al fine di trarne utilità nella propria attività professionale. Nello stesso n. 1-3 Gennaio/Giugno 2014

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Report Professione DEONTOLOGIA modo, ove sia in rapporti di qualsiasi natura con componenti di commissioni aggiudicatici, non deve vantare tali rapporti per trarre vantaggi di qualsiasi natura per sé o per altri derivanti da tale circostanza. Art. 18 - Rapporti con la collettività 18.1 La L’ingegnere è personalmente responsabile della propria opera nei confronti della committenza e la sua attività professionale deve essere svolta tenendo conto preminentemente della tutela della collettività. Art. 19 - Rapporti con il territorio 19.1 L’ingegnere nell’esercizio della propria attività cerca soluzioni ai problemi a lui posti, che siano compatibili con il principio dello sviluppo sostenibile, mirando alla massima valorizzazione delle risorse naturali, al minimo consumo del territorio e al minimo spreco delle fonti energetiche. 19.2 Nella propria attività l’ingegnere è tenuto, nei limiti delle sue funzioni, ad evitare che vengano arrecare all’ambiente nel quale opera alterazioni che possano influire negativamente sull’equilibrio ecologico e sulla conservazione dei beni culturali, artistici, storici e del paesaggio. 19.3 L’ingegnere non può progettare o dirigere opere abusive o difformi alle norme e regolamenti vigenti. CAPO V - RAPPORTI CON L’ORDINE Art. 20 – Rapporti con l’Ordine e con gli organismi di autogoverno 20.1 L’appartenenza dell’ingegnere all’Ordine professionale comporta il dovere di collaborare con il Consiglio dell’Ordine. Ogni ingegnere ha pertanto l’obbligo, se convocato dal Consiglio dell’Ordine o dal suo Presidente, di presentarsi e di fornire tutti i chiarimenti richiesti. 20.2 L’ingegnere deve provvedere regolarmente e tempestivamente agli adempimenti economici dovuti nei confronti dell’Ordine. 20.3 L’ingegnere si adegua alle deliberazioni del Consiglio dell’Ordine, se assunte nell’esercizio delle relative competenze istituzionali. 20.4 L’ingegnere che abbia ricevuto una nomina a seguito di una segnalazione da parte dell’Ordine, della Consulta/Federazione o del CNI, deve: a) comunicare tempestivamente al Consiglio le nomine ricevute in rappresentanza su segnalazione dello stesso o di altri organismi; b) svolgere il mandato limitatamente alla durata prevista di esso; c) accettare la riconferma consecutiva dello stesso incarico solo nei casi ammessi dal Consiglio o da altro organismo nominante; d) prestare la propria opera in forma continuativa per l’intera durata del mandato, seguendo assiduamente e diligentemente i lavori che il suo svolgimento comporta, segnalando al Consiglio dell’Ordine con sollecitudine la violazione di norme deontologiche, delle quali sia venuto a conoscenza nell’adempimento dell’incarico comunque ricevuto; e) presentare tempestivamente le proprie dimissioni nel caso di impossibilità a mantenere l’impegno assunto; f) controllare la perfetta osservanza delle norme che regolano i lavori a cui si partecipa. CAPO VI - INCOMPATIBILITA’ Art. 21 – Incompatibilità 21.1 L’ingegnere non svolge prestazioni professionali in 20/

condizioni di incompatibilità con il proprio stato giuridico, né quando il proprio interesse o quello del committente o datore di lavoro siano in contrasto con i suoi doveri professionali. 21.2 Si manifesta incompatibilità anche nel contrasto con i propri doveri professionali nel caso di partecipazioni a concorsi le cui condizioni del bando siano state giudicate dal Consiglio Nazionale Ingegneri o dagli Ordini (per i soli concorsi provinciali), pregiudizievoli ai diritti o al decoro dell’ingegnere, sempre che sia stata emessa formale diffida e che questa sia stata comunicata agli iscritti tempestivamente. 21.3 Fermo restando quanto disposto dalla normativa vigente, l’ingegnere che rediga o abbia redatto un Piano di Governo del Territorio, un piano di fabbricazione, o altri strumenti urbanistici d’iniziativa pubblica nonché il programma pluriennale d’attuazione deve astenersi, dal momento dell’incarico fino all’approvazione, dall’accettare da committenti privati incarichi professionali inerenti l’area oggetto dello strumento urbanistico. Il periodo di tempo di incompatibilità deve intendersi quello limitato sino alla prima adozione dello strumento da parte dell’amministrazione committente. Tale norma è estesa anche a quei professionisti che con il redattore del piano abbiano rapporti di collaborazione professionale continuativa in atto. 21.4 L’ingegnere non può accettare la nomina ad arbitro o ausiliario del giudice e comunque non può assumere in qualsivoglia veste la figura di soggetto giudicante se una delle parti del procedimento sia assistita, o sia stata assistita negli ultimi due anni, da altro professionista di lui socio o con lui associato, ovvero che eserciti negli stessi locali. 21.5 L’ingegnere che abbia partecipato alla programmazione e definizione di atti e/o fasi delle procedure di evidenza pubblica aventi ad oggetto servizi tecnici è tenuto ad astenersi dal concorrere alle medesime. 21.6 L’ingegnere si deve astenere dall’assumere incarichi nei seguenti casi: a) posizione di giudice in un concorso a cui partecipa come concorrente (o viceversa) un altro professionista che con il primo abbia rapporti di parentela o di collaborazione professionale continuativa, o tali comunque da poter compromettere l’obiettività del giudizio; b) esercizio della professione in contrasto con norme specifiche che lo vietino e senza autorizzazione delle competenti autorità (nel caso di ingegneri dipendenti, amministratori, ecc.); c) collaborazione sotto qualsiasi forma alla progettazione, costruzione, installazione, modifiche, riparazione e manutenzione di impianti, macchine, apparecchi, attrezzature, costruzioni e strutture per i quali riceva l’incarico di omologazione o collaudo. Art. 22 – Sanzioni 22.1 La violazione delle norme di comportamento di cui ai precedenti articoli del presente Codice Disciplinare è sanzionata, a giudizio del Consiglio di disciplina territoriale. CAPO VII Art. 23 - DISPOSIZIONI FINALI 23.1 Il presente Codice: a) è depositato presso il Ministero della Giustizia, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, gli Ordini Provinciali, gli Uffici Giudiziari e Amministrativi interessati; b) è pubblicato sul sito ufficiale del Consiglio Nazionale e, nella versione recepita e approvata da ogni singolo Consiglio dell’Ordine, sul sito di ciascun Ordine territoriale degli Ingegneri.

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LA RIFORMA E IL PAGAMENTO AI PROFESSIONISTI

OBBLIGATI AL POS? NON È PROPRIO COSì LEX OR NOT LEX?

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i legge sovente che, a partire dal 30 giugno 2014, tutti professionisti dovranno dotarsi di POS. Non è vero. Basta leggere la fonte (le norme si consultano gratis su www.normattiva.it), ossia, l’art. 15, comma 4 del DL 179/2012: «A decorrere dal 30 giugno 2014, i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, sono tenuti ad accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito ...». Quindi, i soggetti destinatari della norma sono solo coloro che prestano servizi professionali a pagamento, limitatamente a quelli superiori ai 30 Euro (DM 24/1/2014, art. 2). Pertanto, sono immediatamente esclusi i pensionati, i dipendenti pubblici e privati, i disoccupati, ecc., purchè non percepiscano compensi da lavoro autonomo, anche se sono iscritti ad un Ordine professionale. Per i professionisti soggetti, tipicamente quelli autonomi, si pone un altro quesito: quando devo acquistare il POS (o un analogo sistema di pagamento con carte di debito)? La norma non obbliga di acquistare alcunché, ma solo di accettare il pagamento tramite questa forma, quando tale evenienza si concretizzerà. In sostanza, a partire dal 30 giugno 2014, il cliente avrà diritto di rifiutarsi di pagare con altri mezzi che non siano la carta di debito, creando una situazione di stallo che durerà fino a che il professionista non si sarà attrezzato o accordato in altro modo. Ognuno potrà valutare la percentuale di accadimento di questa eventualità nel proprio ambito di lavoro autonomo e decidere se dotarsi subito del sistema di pagamento con carta di debito o se aspettare il momento in cui un cliente ne farà inderogabile richiesta. Anche il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha formulato analoghe considerazioni, contenute nella Circolare n. 382 del 10 giugno 2014, dove propone di accordarsi anticipatamente con il cliente sulla forma di pagamento, così da rispettare l’aspetto deontologico. Maurizio Michelini

ASPETTI GIURIDICI Visto che tale obbligo prevede, normalmente, la corresponsione di una percentuale su ogni transazione effettuata e l’acquisto di un dispositivo elettronico, non giustificato da un interesse pubblico di maggior tracciabilità (bonifici e assegni lo sono già, e il contante resta ammesso fino a 999,99 euro), si ritiene che l’uso del Pos costituisca un ingiustificato aiuto di Stato indiretto al sistema

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bancario italiano e che crei considerevoli ostacoli alla libertà di azione economica, alla concorrenza ed alla libertà di stabilimento e di prestazione di servizi in Italia, anche nei confronti dei professionisti di altri stati UE. i pareri che fossero richiesti dalle pubbliche amministrazioni su argomenti attinenti alle professioni di ingegnere e di architetto»

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Professione ROBERTO ORVIETO LE SFIDE LANCIATE DALLA CONFERENZA DI LECCE

PER L’INGEGNERIA ITALIANA SI APRE LA “CHANCE” DEL MEDITERRANEO GIULIA DANIELI

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energia, le risorse idriche, i cambiamenti climatici, lo smaltimento dei rifiuti e la tutela del paesaggio: sono le cinque emergenze ambientali con cui stanno facendo sempre più drammaticamente i conti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. E da queste, parte la sfida dell’ingegneria per misurare le sue capacità non solo di offrire soluzioni sostenibili, ma anche per dimostrare che la strada della cooperazione e dell’internazionalizzazione delle imprese può condurre al successo sulle criticità più immediate, e anche a creare sviluppo e occupazione. Parola di Roberto Orvieto, presidente dell’Ordine degli ingegneri di Genova, ma soprattutto consigliere nazionale e componente del “Dipartimento Internazionale” del CNI, il quale in questa veste ha contribuito a organizzare la prima “Conference of Mediterranean Engineers”, che si è tenuta a Lecce dall’8 al 10 maggio scorsi con la collaborazione della Consulta regionale ingegneri della Puglia, il patrocinio della WFEO (World Federation of Engineering Organizations) e la partecipazione di 16 Paesi che si affacciano, appunto, sul Mare Nostrum. Il primo di una serie di eventi itinerante nell’area, per favorire consultazioni costanti, l’intensificazione di scambi e aggiornamenti nel mondo della professione, mettere in atto iniziative di cooperazione, ricerca e sviluppo anche a favore dei giovani. I risultati tangibili della Conferenza? «Ad esempio – risponde l’ing. Orvieto – la decisione di istituire un tavolo di studio per ognuna delle emergenze e la sottoscrizione, da parte di tutti i Paesi partecipanti, di una “dichiarazione di intenti” per istituire una rete permanente che faciliti la libera circolazione degli ingegneri nell’area mediterranea. Inoltre, considerata la crescente domanda di infrastrutture nei Paesi in via di sviluppo, si sono determinate le condizioni per creare una zona di “libero scambio” per i 4 milioni di ingegneri che operano in quest’area. I settori dove la richiesta di competenze specialistiche è più elevata? Infrastrutture, impiantistica, energia, trasporti, telecomunicazioni». Ed ecco tracciato, in poche parole, un possibile percorso che può portare gli ingegneri ad essere protagonisti in quest’area che proprio una ricerca del Centro Studi del CNI sul funzionamento della professione negli Stati mediterranei dell’Europa, dei Balcani, del Nord-Africa e del Medioriente (http://cache.b.centrostudicni.it/images/primo_piano/FINALISSIMA_229ed.pdf), ha dimostrato come sia possibile unificare i diversi modelli professionali per costruire azioni condivise. Concretamente, ingegner Orvieto, come? «Alcuni passi iniziali? Formazione, modalità di accesso e di esercizio professionale, tirocinio obbligatorio, forme di aggiornamento continuo... La professione, nella maggior parte dei 21 Paesi esaminati dal CNI, è regolamentata solo parzialmente in Albania e Montenegro, ma è completamente libera in Algeria, Marocco e Francia. L’internalizzazione della nostra professione è un processo complesso e articolato in diversi livelli, dallo scambio degli studenti al riconoscimento dei titoli professionali abilitanti all’esercizio professionale in altri Stati fino alla fruizione a livello

Le opportunità per giovani e imprese con il “libero scambio” nei Paesi del Mare Nostrum. Uno studio del CNI con schede dettagliate

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Professione

internazionale dei corsi di formazione continua». Quali Paesi manifestano una domanda più alta di ingegneri? «Algeria, Egitto, Marocco, Libia e Tunisia, Siria, Turchia, Israele e Libano». Questo vuol dire che un ingegnere oggi potrebbe avere la possibilità di cercare lavoro anche in queste aree? Non c’è il rischio di un’ennesima fuga di cervelli? «L’obiettivo non è esportare ingegneri italiani, ma l’ingegneria italiana, intesa come cultura. Il nostro Paese ha sempre avuto un ruolo chiave, in questo senso, siamo apprezzati in tutto il mondo e gli ingegneri vogliono riemergere da protagonisti, con credibilità, elevate conoscenze e professionalità. Ricordo che proprio da Genova, durante uno degli eventi più importanti organizzati dal nostro Ordine, nel nostro “Spazio Ingegneria” al Salone Nautico Internazionale, è ripartita l’attività del ”Dipartimento internazionalizzazione” del CNI». Oggi l’ingegneria italiana in quali settori è più impegnata e dove può svilupparsi? «Sicuramente l’area Mediterranea ed anche il suo “sistema mare” rappresentano enormi potenzialità per far emergere professionalità legate all’ambiente, alle infrastrutture e in generale ad uno sviluppo sostenibile, in cui proprio gli ingegneri possono giocare un ruolo primario. I Paesi del nord Africa rappresentano importanti opportunità, essendo quelli con maggiore sviluppo ingegneristico. Le professioni intellettuali costituiscono ormai un segmento portante dell’economia, e tutti i comparti che potrebbero essere terreno di crescita del nostro Paese coinvolgono l’ingegno e l’ingegneria, dal territorio e l’ambiente, alla tecnologia passando per la sostenibilità». 24/

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Qui Ordine PRESENTAZIONE IL 30 GIUGNO A GENOVA

ANCHE IN LIGURIA ARRIVA “CERTING” LA CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE

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li ingegneri liguri hanno uno strumento in più per affrontare il mondo del lavoro. Si chiama CertIng, ed è la “Certificazione su regime volontario delle competenze” (presentazione il 30 giugno nella sede dell’Ordine genovese). Partita nel 2013 a Milano (si chiamava Q-Ing) e ora in piena espansione in tutt’Italia, CertIng, secondo la definizione di Stefano Calzolari, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano e coordinatore del progetto nazionale, è una vera “rivoluzione copernicana”. «Un’attività assolutamente innovativa – dice Calzolari - sulla certificazione delle competenze degli ingegneri in regime volontario, ovvero la modalità con cui l’Ordine incontra i propri iscritti per conoscerli meglio nelle loro capacità più importanti». Lo scopo è “raccontare” le loro caratteristiche attraverso il concetto della certificazione. Ogni Ordine cioè, certifica e i propri professionisti e i loro curricula in modo che il mercato del lavoro conosca le loro competenze più importanti e più utili. Ma quanti ingegneri hanno già aderito a CertIng? «A Milano – risponde l’ing. Calzolari - il progetto è operativo già da qualche mese: sono circa 200 gli ingegneri certificati e altri 100 sono in via di certificazione. A breve sarà realizzata l’Agenzia nazionale per la certificazione volontaria delle competenze e il valore che avrà la certificazione, per esempio, all’Ordine di Genova sarà identico a tutti gli altri Ordini presenti sul territorio nazionale. Ci sarà un mutuo riconoscimento delle certificazioni e delle qualificazioni professionali tra i diversi Ordini italiani, che tutti insieme faranno “rete”, un concetto che mi piace moltissimo». Uno strumento in più per collocarsi sul mercato, dunque. Che viene “costruito” attraverso un colloquio personalizzato con il quale l’ingegnere si “racconta” e porta all’Ordine prova delle proprie competenze che verranno certificate. È una novità non da poco: da mera istituzione, l’Ordine diventa parte attiva e partner degli iscritti per la ricerca di lavoro (la certificazione è un modo per presentarsi efficacemente alle aziende, alla clientela, nei settori dell’ingegneria e a rappresentarsi con un’immagine più moderna, innovativa e più competitiva confrontabile con i Paesi più sviluppati). «Ogni Ordine – aggiunge Calzolari - avrà una sorta di “database” per le aziende che cercano nuovi profili, e attraverso le liste certificate potranno trovare curricula e certificazioni. Sarà il professionista, o anche il dipendente iscritto all’Ordine, a richiedere di essere certificato. Questo, fra l’altro consentirà di cogliere una serie di altri obiettivi: la conoscenza più profonda Ordine-iscritto porterà un maggiore sviluppo nel campo etico e deontologico; l’Ordine, attraverso i propri professionisti riconosciuti e qualificati potrà individuare meglio lo stato dell’arte in materie come sviluppo delle città, trasporti, energia, sviluppo armonico della società, e suggerendo soluzioni ai decisori della politica e del mercato del lavoro svolgere una funzione che può far diventare gli ingegneri una vera categoria sociale». Infine, l’adesione a CertIng ha una ricaduta anche sulla formazione: chi infatti fa certificare volontariamente le proprie competenze, per 3 anni è esentato dall’aggiornamento professionale obbligatorio. G. Dan.

Un nuovo strumento per affrontare il mondo del lavoro. Stefano Calzolari, coordinatore nazionale del progetto: «Così l’Ordine accompagna gli iscritti verso il mercato accertando le loro capacità»

Stefano Calzolari

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Qui Ordine SILVIO ROSSI, VICE PRESIDENTE DI AICQ TOSCO LIGURE

IL SISTEMA DI QUALITA’ CHE FORMA IL LEADER E SALVA L’IMPRESA

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ice presidente Silvio Rossi, AICQ collabora con l’Ordine di Genova. Perché un ingegnere dovrebbe fare riferimento a un sistema di qualità nel suo lavoro? «Innanzitutto perché anche nelle società di ingegneria di ridotte dimensioni creare un sistema di qualità è un risparmio di tempo e di denaro. Prima, un ingegnere che si laureava possedeva diverse conoscenze. Oggi però, se vuole essere anche leader in un’azienda deve avere una cultura estremamente ampia e negli ambiti più disparati. Da qui la necessità di un miglioramento continuo e la conseguente “cultura della Qualità”, le analisi dei costi, delle non conformità, i metodi di miglioramento. Grazie alla mediazione umanistica aziendale può migliorare le sue conoscenze informatiche, i rapporti umani con i propri dipendenti. Come AICQ, per aumentare la qualità di aziende e professionisti, noi proviamo ad offrire una conoscenza negli ambiti più diversi, ma che tornano sempre tutti al concetto di base: se vuoi essere un leader devi averne la preparazione, saperne esprimere le capacità attraverso una conoscenza globale di tutti gli ambiti di interesse». Come si misura la qualità? «Se facciamo una piramide aziendale con i vari indicatori, alla base ci saranno i tempi di fabbricazione, i costi della verifica della Qualità, l’efficacia e l’efficienza dei processi, e così via. Se poi aggreghiamo reparti di produzione, uffici, direttori di divisione fino all’Ad, tutti questi dati convergeranno in un unico indicatore: il budget. Ma la Qualità non è solo il controllo del pezzo, è l’insieme di tutte quelle attività che fanno sì che alla fine il risultato aziendale sia positivo. I costi della “non qualità” invece sono importanti. Se un’analisi statistica dei dati di un processo rivela che sono distribuiti secondo una gaussiana perfettamente simmetrica all’asse di simmetria, vuol dire che il processo è sotto controllo. Se non avviene, e cioè la raccolta dei dati e la descrizione si distanziano da una curva ideale, c’è un motivo. Verificare quali dati portano fuori tolleranza fa capire cosa comporta aumento dei costi, perdita di risorse, mancanza di efficienza ed efficacia dell’azienda. Con questo sistema, invece di controllare tutto si riesce a individuare qual è il punto preciso di debolezza. Il bagaglio di un leader comprende la conoscenza della sicurezza dei sistemi informatici, i criteri di mediazione umanistica e soprattutto l’analisi delle non conformità dei costi». Quali sono i programmi della AICQ per il futuro? «Noi lavoriamo per far comprendere quando adottare un Sistema di Qualità sia utile tanto nel settore industriale quanto nel campo dei professionisti, e offriamo alle organizzazioni grandi e piccole un’ottimizzazione dei costi organizzativi e di produzione. Il prossimo obiettivo della federazione Tosco Ligure è di dare vita a delegazioni territoriali dei comitati e dei settori come i trasporti, la salute e sicurezza, turismo, scuola, energia e di organizzare eventi a livello regionale e nazionale. Eventi che potrebbero avere come tema il turismo in Liguria e l’agroalimentare in Toscana, per dare visibilità, promuovere, comunicare e divulgare le nostre attività». G. Dan.

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Silvio Rossi

AICQ, Associazione Italiana Cultura Qualità, nasce a Milano nel 1955 ed è un’associazione senza fini di lucro per diffondere in Italia la cultura della Qualità e i metodi per pianificare, costruire, controllare e certificare la Qualità dei prodotti, dei servizi, delle organizzazioni e delle discipline connesse. Per fare questo, propone corsi nazionali e territoriali di formazione, punta sull’informazione (le riviste Qualità, la Newsletter, pubblicazioni periodiche), su seminari, tavole rotonde, convegni e gruppi di studio sui progetti EQDL ed EFQM (www. aicqna.com). E’ organizzata in otto Associazioni territoriali, che danno origine ad una Federazione: Piemontese, Centro Nord, Triveneta, Emilia Romagna, Tosco Ligure, Centro Insulare, Meridionale e Sicilia. Rossi, consigliere dell’Ordine degli Ingegneri di Genova è vice Presidente di AICQ Tosco Ligure.


Qui Ordine NOMINATI DAI PRESIDENTI DEI TRIBUNALI

CONSIGLI DI DISCIPLINA: IN LIGURIA SONO TUTTI OPERATIVI

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a riforma delle professioni parla chiaro: come gli altri iscritti agli Ordini sottoposti a provvedimenti disciplinari per motivi deontologici, anche gli ingegneri devono essere giudicati dai nuovi Consigli di Disciplina introdotti dell’art. 8 del Dpr 7 agosto 2012 n. 137. Nello specifico, in primo grado sono gli appositi organismi territoriali nominati dal presidente del Tribunale competente a stabilire in piena autonomia il proscioglimento o l’eventuale colpevolezza dei colleghi “incolpati” e il conseguente provvedimento disciplinare (avvertimento, censura, sospensione, cancellazione); quindi lo trasmette al presidente dell’Ordine di riferimento per la notifica ufficiale. In caso di eventuale ricorso, la competenza passerà al CNI, che è l’organo giudicante di secondo grado. La novità è ormai realtà ovunque - sicuramente in tutti i quattro Ordini provinciali della Liguria - fatti i necessari passi previsti dopo l’elaborazione dell’apposito Regolamento, emanato dal CNI (gli ingegneri sono stati i primi, a suo tempo, a definirlo come categoria, sottoponendolo al ministro Severino per l’approvazione) e pubblicato sul bollettino ufficiale del Ministero della Giustizia il 30 novembre 2012, diventando operativo il 23 settembre 2013 con l’insediamento del nuovo Consiglio.

I Consigli di disciplina, a livello territoriale, sono formati da componenti nominati dal Presidente del Tribunale tra i nominativi (scelti fra gli iscritti) forniti dal Consiglio dell’Ordine competente, che ha la possibilità di indicare anche “esterni” appartenenti da almeno 5 anni agli Albi delle professioni tecniche o giuridiche non regolamentate; esperti in materie giuridiche o tecniche; magistrati ordinari, amministrativi o contabili, anche in pensione. L’incarico generalmente non è retribuito: è previsto solo il rimborso spese documentato di viaggio. Il Regolamento e le norme relative al funzionamento del Consiglio di disciplina, sono comunque sempre stabiliti dal CNI (http://www.tuttoingegnere.it/PortaleCNI/resources/cms/ documents/Nuovo-Codice-Deontologio-con_allegato.pdf) e ratificati dal Guardasigilli, che è il ministero vigilante. Gli organismi disciplinari provinciali rimangono in carica 4 anni e sono composti dallo stesso numero di componenti del Consiglio dell’Ordine o Collegio di riferimento, oltre a membri supplenti scelti sempre dal presidente del Tribunale sulla base delle segnalazioni ricevute. Fra i componenti dei due organismi - Ordini e Consigli di disciplina - c’è incompatibilità di carica.

GENOVA ing. Francesco Besio, Presidente ing. Enzo Magli, Segretario Consiglieri effettivi: ing. Alberto Albert, ing. Sergio Barosso, ing. Angelo Boccini, ing. Elisa Boschi, ing. Giorgio Brunella, ing. Vittorio Bruzzo, ing. Giovanni Consigli, ing. Giorgio Mozzo, ing. Angelo Oliviero (iunior), ing. Graziano Previato, ing. Alfonso Russo, ing. Tito Sciaccaluga, ing. Ivan Tortarolo. Consiglieri supplenti: ing. Andrea Chiaiso (iunior), ing. Massimo Lippi, ing. Matteo Memoli, ing. Gianluigi Redegalli (iunior), ing. Barbara Tronchi.

IMPERIA ing. Giacomo Saguato, Presidente ing. Fabio Gramagna (iunior), Segretario Consiglieri effettivi: avv. Stefania Abbagnano, ing. Andrea Capparelli, ing. Lorenzo Grassano, ing. Marco Marvaldi, ing. Paolo Mendolia, ing. Claudio Negro, ing. Gian Claudio Papone, ing. Luca Siccardi, ing. Salvatore Terranova. Consiglieri supplenti: ing. Ivan De Benedetto, ing. Mario Caprini (iunior), ing. Giuseppe Cervoni, ing. Luca Liparulo, ing. Giuseppe Rebuttato.

SAVONA ing. Massimiliano Cremolini, Presidente ing. Massimiliano Gattuso, Segretario Consiglieri effettivi: ing. Renato Astesiano, ing. Angelo Gandolfo, ing. Giancarlo Garassino, ing. Luca Masio, ing. Giuseppe Piovano, ing. Giovanni Franco Romagnoli, ing. Alessandro Savastano, ing. Cassandra Sprenger (iunior), ing. Gualtiero Zanetti. Consiglieri supplenti: ing. Massimo Atanasio, ing. Simona Braggio, ing. Luca Ferrari, ing. Marco Paolo Giuliano, ing. Alessio Guerci, ing. Diego Lagasio, ing. Franco Malpangotto, ing. Bruno Menghi, ing. Maurizio Sacchetti, ing. Clemente Sasso, ing. Matteo Signorastri.

LA SPEZIA dott. Diego Carpitella, Presidente ing. Gloria Belloni (iunior), Segretario Consiglieri effettivi: ing. Francesco Cananzi, ing. Fabrizio Ferrari, ing. Pier Giuseppe Galletto, ing. Roberto Loni, ing. Pietro Giovanni Muscinesi, ing. Ignazio Parentini, ing. Ornella Poli, ing. Claudio Rocca, ing. Roberto Vallarino. Consiglieri supplenti: ing. Davide Andreani, ing. Tiziano Bazzali, ing. Enrico Fallani (iunior), ing. Luciano Faralli, ing. Gian Carlo Leveratto, ing. Sonia Parodi, ing. Riccardo Posani, ing. Gianluca Orlando (iunior), ing. Roberto Querci, ing. Davide Vetrala, ing. Luca Vincenzi.

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Qui Ordine NEWS LIGURIA IMPERIA: QUOTE DIMEZZATE ALLE ISCRITTE IN MATERNITA’

SAVONA: INGEGNERI E GEOLOGI INSIEME PER LA PREVENZIONE DEL DISSESTO IDROGEOLOGICO

GENOVA: PROTOCOLLO D’INTESA CON LA REGIONE PER IL “PPP”

L’accordo FRA L’ORDINE DEGLI INGEGNERI E LA PROVINCIA DI SAVONA

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IMPERIA - Il Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri di Imperia ha deciso di ridurre del 50% la quota alle proprie iscritte per l’anno successivo al parto. «Noi tutti – ha detto il Presidente Domenico Pino annunciando la novità all’assemblea annuale del 30 maggio scorso - attribuiamo un grande valore alla maternità e riconosciamo l’importanza e la necessità di un periodo di inattività prima

e dopo la nascita di un figlio». All’assemblea ha partecipato in via eccezionale anche il Consigliere nazionale ing. Angelo Valsecchi che si è complimentato per il lavoro svolto dal Consiglio e ha relazionato sulle problematiche attuali legate alla formazione continua permanente ed al rilascio dei relativi crediti formativi L. F.

SAVONA - Nel corso di un workshop tenuto l’8 maggio nel Palazzetto dello Sport di Toirano, è stato presentato il protocollo di intesa firmato dall’Ordine degli Ingegneri della provincia di Savona e da quello regionale ligure dei Geologi - primo step per creare un network tra i professionisti della Liguria sulla prevenzione del dissesto idrogeologico - per attivare una stretta collaborazione su formazione, comunicazione, gestione dell’attività e relazione con gli enti pubblici e combattere in modo più deciso il pericolo delle frane in Liguria e nel Savonese. «Un territorio fragile - lo ha definito Nicola Berlen, vice presidente dell’Ordine degli Ingegneri

della provincia di Savona - dove si è costruito troppo. Con i geologi abbiamo concordato un confronto continuo sulla prevenzione, perché prevenire è meglio che curare: anche in termini di risorse, per questo è necessaria la sinergia con enti e istituzioni. Il Savonese è stato troppo martoriato, nelle località costiere e nell’entroterra, con interventi che non hanno rispettato le caratteristiche geomorfologiche, ed oggi la natura ci presenta il conto. Più che costruire ancora, bisogna tornare ad una pianificazione oculata che rispetti i piani di bacino o possibili criticità di natura idrogeologica». Andrea Novelli

GENOVA - In relazione anche alle iniziative correlate al “Tavolo del settore edile”, la Regione Liguria valuterà assieme all’Ordine degli Ingegneri di Genova l’opportunità di coordinare le azioni in corso in attuazione della LR 31/07 con il progetto di “Partenariato per lo Sviluppo”, ideato in collaborazione con gli Ordini degli Architetti, dei Commercialisti e degli Avvocati. Un’iniziativa che prefigura l’attivazione di un tavolo operativo comune e la realizzazione di un piano di attività di formazione, azioni di accompagnamento e presentazioni degli strumenti di partenariato ai professionisti ed agli Enti Pubblici per la promozione di un “circolo virtuoso” pubblico-privati-sistema bancario. La collaborazione Regione-Ordine nasce dall’apposito protocollo d’intesa firmato nel dicembre scorso (dall’assessore Giovanni Boitano e dal presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Genova, Roberto Orvieto), ed è frutto a sua volta del convegno

nazionale “Partenariato Pubblico Privato, strumenti per il finanziamento delle opere finalizzate alla ripresa del Paese”, svoltosi lo scorso novembre al palazzo della Borsa per iniziativa degli ingegneri genovesi, in collaborazione con Filse. Un momento di riflessione da cui era emersa la necessità di una maggiore collaborazione tra Ordini professionali e Pubbliche Amministrazioni. A maggior ragione considerato che, viste le criticità legate alla crisi economica e le risorse pubbliche limitate, l’utilizzo degli strumenti di PPP costituisce una delle alternative possibili per mobilitare fondi privati a favore delle casse pubbliche. La Giunta regionale ha deciso di avvalersi, a questo riguardo, di Filse, che svolgerà un ruolo di informazione e supporto nell’applicazione della normativa vigente in materia di realizzazione di opere pubbliche tramite il ricorso a capitali privati. G. Dan.

SAVONA - Contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, protezione civile, aggiornamento professionale, urbanistica ed edilizia, idraulica e strutture: in questi settori la collaborazione fra Ordine degli Ingegneri e Provincia di Savona procede verso un’attività di cooperazione in tutti quegli aspetti di competenza di entrambi gli enti, con aspetti differenti, ma spesso complementari. Il protocollo di intesa è del 14 gennaio scorso (firmato dal presidente di Palazzo Nervi, Angelo Vaccarezza, e da quello dell’Ordine degli Ingegneri, Fulvio Ricci), i settori complementari su cui si andrà ad operare sono: affidamento di servizi di ingegneria riguardanti le opere pubbli-

che gestite dalla Provincia o come coordinatrice dei Comuni; gestione della Protezione Civile, in cui gli ingegneri hanno maturato esperienza in occasione di eventi sismici; aggiornamento professionale per iscritti all’Ordine e dipendenti provinciali; urbanistica ed edilizia compresi pianificazione territorio e vari vincoli di competenza dell’Ente; aspetti legati a idraulica e idrogeologia, compresi quelli di Piani di bacino e rischi allagamenti e frane; opere strutturali in cui la Provincia ha l’obbligo di deposito dei progetti e di controllo nonché di rilascio autorizzativo (zone sismiche). A. N.

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Qui Ordine GENOVA

Gruppo Giovani: decollano i seminari targati “futuro”

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errore da non commettere mai quando si affronta un colloquio di lavoro? Raccontare bugie. La selezione condotta professionalmente è come un percorso a tappe. E le ultime domande, di solito, chiudono il cerchio e fanno emergere eventuali contraddizioni costruite su informazioni fornite troppo disinvoltamente o ritenute “furbe”. Come affrontare un colloquio - così come presentarsi in pubblico o rapportarsi con un cliente – è uno dei punti del programma del “Gruppo Giovani ingegneri e occupazione”, costituito dal nuovo Consiglio dell’Ordine di Genova e coordinato dal consigliere Roberto Zanardi, con l’obiettivo di fornire agli iscritti gli strumenti necessari per affrontare con sicurezza il mercato e tutte le sue insidie, imparando innanzitutto conoscere i propri punti di forza e di debolezza. «Non per niente – precisa l’ing. Zanardi – fin dall’inizio, con l’aiuto di specialisti, abbiamo puntato innanzitutto su un supporto psicologico di sostegno per partire dalle persone». Oggi il gruppo è costituito da 35 iscritti, sta lavorando seguendo un programma di lavoro secondo gli interessi condivisi, e ha già frequentato diversi seminari tenuti da esperti di imprese specializzate (come l’Adecco) o consulenti di varie discipline impegnati in prestigiose aziende, che hanno risposto all’invito dell’Ordine di Genova. L’adesione è gratuita ed è aperta a tutti i giovani ingegneri iscritti all’Ordine: basta un’email inviata alla segreteria (info@ordingenova.it) con un breve curriculum e la disponibilità a partecipare alle attività del Gruppo. «I giovani – spiega Zanardi – sono molto in gamba, uniti, motivati, e hanno alle spalle esperienze diverse. Lo scopo del Gruppo è farli crescere offrendo loro la consulenza di esperti e anche le conoscenze su

Come affrontare un colloquio di lavoro, presentarsi in pubblico, rapportarsi con i clienti… Dal sostegno psicologico agli errori e ai tranelli da cui guardarsi

Alcuni partecipanti al “Gruppo Giovani ingegneri e occupazione” di Genova dopo uno degli ultimi incontri. In prima fila da sinistra, Nadia Nasso, Serena Navone, Neriselda Lirza, Andrea Larosa, Enrico Mossino, Alma Martina, Giuseppe Silvestri, il coordinatore Roberto Zanardi. In seconda fila, Omar Dego, Andrea Cervetto e il docente Guido Benacchio.

cui il Consiglio può contare per offrire opportunità di farsi conoscere nel mondo del lavoro: proprio nello scorso dicembre, uno dei nostri giovani laureati ha affrontato un brillante colloquio ed è stato assunto da un grosso gruppo nazionale, e ora lavora con grande soddisfazione, anche economica, in Sudafrica». Il lavoro, prima preoccupazione. E su questo si moltiplicano le richieste di incontri e seminari. E anche i consigli degli esperti. Come ad esempio stare attenti a circostanze che possono apparire banali come l’abbigliamento o il linguaggio, la puntualità, essere se stessi e coerenti. Una trappola da evitare, sempre in tema di colloqui di lavoro? «Gli esperti – risponde Zanardi – raccomandano di essere tranquilli e cercare di capire chi si ha di fronte, anche se spesso non è facile, e di regolarsi di conseguenza. A volte infatti si può affrontare un precolloquio di tipo tecnico prima di quello attitudinale, e non si sa se – nell’uno o nell’altro – chi ci siede davanti è un impiegato o il capo del personale. E allora cosa fare, ad esempio, davanti a una battuta spiritosa? Certo è bene rispondere con spirito, ma senza esagerare. E davanti a una frase stupida, perché può capitare anche questa? Meglio non rispondere. E’ come giocare al calcio, insomma, bisogna abituarsi al modulo dell’avversario».

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Qui Ordine

FEDERAZIONE REGIONALE DEGLI ORDINI DEGLI INGEGNERI DELLA LIGURIA Piazza della Vittoria, 11/10 – 16121 Genova - C.F. 95045940103 www.federazioneingegneri.liguria.it -PEC federazione.liguria@ingpec.eu

Presidente Maurizio Michelini (GE); Segretario Claudio Firpo (GE); Consiglieri Domenico Pino (IM), Giuseppe Anselmo (IM), Fulvio Ricci (SV), Nicola Berlen (SV), Roberto Orvieto (GE), Marco Sartini (GE), Paolo Caruana (SP), Claudia Bedini (SP). ISCRITTI COMPLESSIVI ALBI PROFESSIONALI INGEGNERI LIGURIA Sezione A 6.966 - Sezione B 231 – TOTALE 7.197 (di cui 6.259 uomini e 938 donne)

GENOVA

IMPERIA

Piazza della Vittoria, 11/10 16121 Genova Tel. 010.593840 - 010.593978 Fax 010.5536129 - C.F. 80039470101 www.ordineingegneri.genova.it PEC ordine.genova@ingpec.eu ordine@ordingenova.it info@ordineingegneri.genova.it

Via della Repubblica, 11 18038 Sanremo (Imperia) Tel e Fax 0184.530799 - C.F. 81001410083 www.ordineingegneriimperia.it PEC ordine.imperia@ingpec.eu info@ordineingegneriimperia.it loredana@ordineingegneriimperia.it

Presidente Roberto Orvieto Vice Presidenti Domenico Muccio Palma, Marco Sartini Segretario Roberto Zanardi Tesoriere Gianluigi Calzetta Consiglieri Arturo Antonelli, Laura De Biasio, Andrea Del Grosso, Claudio Firpo, Diego Fonsa, Riccardo Franchini, Maurizio Michelini, Mauro Nalin, Silvio Rossi, Aldo Signorelli.

Presidente Domenico Pino Segretario Mauro Ausonio Tesoriere Enrico Ingenito Consiglieri Giuseppe Anselmo, Fiorenzo Borro, Simone Di Marcoberardino, Lorenzo Falciola, Gianluigi Pancotti, Riccardo Restani, Fabio Sappia, Gian Paolo Trucchi.

ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 4.644 - Sezione B 110 TOTALE 4.754 (di cui 4.149 uomini e 605 donne) al 5 maggio 2014

ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 483 - Sezione B 19 TOTALE 502 (di cui 425 uomini e 58 donne) al 31 maggio 2014

LA SPEZIA

SAVONA

Via Tolone, 14 - 19124 La Spezia Tel. e Fax 0187.732768 - C.F. 80017220114 www.ordineingegnerilaspezia.it PEC ordine.laspezia@ingpec.eu segreteria@ordineingsp.com ordine.laspezia@ingsp.eu

Corso Italia, 8/11 - 17100 Savona Tel. 019.822678 e Fax 019.822696 C.F. 80003460096 www.ordineingegnerisavona.it PEC ordine.savona@ingpec.eu ingegneri.savona@ordineingegnerisavona.it

Presidente Paolo Caruana Vice Presidente Daniele Guerrieri Tesoriere Stefano Pasquali Segretario Marco Fanton Consiglieri Claudia Bedini, Michele Codeglia, Stefano Fusi, Riccardo Marangoni, Simone Tesconi, Marco Vescovi, Gianfranco Zucconi.

Presidente Fulvio Ricci Vice Presidente Nicola Berlen Tesoriere Diego Pastorino Segretario Maria Alessandra Binaghi Consiglieri Diego Bergero, Franca Briano, Daniele Cabrini, Claudio Gagliolo, Marcello Macciò, Danilo Muraglia, Paolo Taramasso.

ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 736 - Sezione B 30 TOTALE 766 (di cui 675 uomini e 91 donne) al 31 maggio 2014

ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 1.103 - Sezione B 72 TOTALE 1.175 (di cui 993 uomini e 182 donne) al 31 maggio 2014

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«Compro 4 biro per l’ufficio, spendo 2,46 euro. Per farmi rimborsare devo registrare l’acquisto su un sistema contabile informatico anticorruzione che mi fa perdere più tempo di quando si registrava l’operazione a mano. Mentre il pubblico aspetta allo sportello. Mi chiedo se dalla schiavitù della burocrazia cartacea siamo passati a quella della burocrazia digitale…»

QUELLO SCONTRINO CHE FA PERDERE IL SENSO DELLA MISURA m ail box Ing. Laura De Biasio, resp. Uff. Comunicazione ICT e Servizi Informazione al Cittadino del Comune di Genova - Come ingegnere dell’informazione mi chiedo se, nell’era del digitale, quando la carta sta per tramutarsi definitivamente in bit, non si sia passati dalla burocrazia cartacea alla burocrazia digitale. Lavoro da anni nella pubblica amministrazione e spesso combatto su due fronti contro le “rilavorazioni” che costantemente subisce ogni pratica nel suo iter. Ne vedo gli effetti, da fuori e da dentro, come ingegnere e come dipendente ingegnere. Capisco che spesso gli uomini si fanno prendere dalle tentazioni e che il controllo sull’azione umana voglia essere prevista sempre e ovunque, ma qualcosa deve pur poter “scappare” se favorisce lo svolgimento onesto e competente del lavoro di un ente pubblico. Faccio l’esempio dello scontrino, magari derivato dall’acquisto di 4 penne biro per l’ufficio per un importo di ben 2,46 euro. Nel mio ufficio, come del resto in altri uffici pubblici, non abbiamo in dotazione grossi quantitativi di cancelleria (la spending review) per cui, piuttosto che niente, 4 penne le devo comprare. Dopo l’acquisto posso, visto che non ho sforato il limite di cassa per le minute spese, farmi rimborsare i soldi. Questa è un’operazione che viene registrata dall’operatore di contabilità dell’ufficio su un sistema informatico acquistato ad hoc che permette di fare un’unica registrazione per tutto l’ente, contabilizza e, magia delle magie, senza carta e con un unico movimento tutto va al suo posto. Adesso mi chiedono di far registrare la stessa operazione su un sistema nuovo, perché quello che si usa per la contabilità non si presta per altre ed inderogabili funzioni, che si possa vedere dal sito istituzionale e che possa essere inviato in un determinato formato (XLM) ad un altro Ente (AvCp) che deve riceverlo da tutti gli

Enti, per fare i controlli per la legge per l’anticorruzione. Quindi vado a recuperare lo scontrino e, se riesco ancora a leggerlo (ovviamente devo registrare scontrini risalenti a più di un anno fa), digito codice fiscale e ragione sociale del negozio presso cui ho fatto l’acquisto e l’importo, al netto dell’Iva. Adesso non produco carta ma perdo tempo davanti al computer a digitare più e più volte gli stessi dati perché i sistemi non si parlano… Questo esempio va moltiplicato per qualche migliaia di movimenti che un’amministrazione medio-grande fa per svolgere la propria mission, il servizio al cittadino. Ah, è vero questa è la vera mission, non la rendicontazione delle spese… forse avrei dovuto evitare di sospendere le attività di sportello per qualche giorno per dedicare le persone all’inserimento dei dati di migliaia di movimenti sul sistema informativo, ma alla Corte dei Conti chi lo avrebbe spiegato che le penne nuove non me le hanno regalate per corrompermi, ma le ho comprate per necessità? E il biglietto dell’autobus? Come lo spiego al cittadino quando viene allo sportello che non posso rispondere alle sue richieste perché devo registrare tutti i biglietti dell’autobus usati per raggiungere i diversi uffici nei quali si svolgono le riunioni o si producono i servizi che vengono erogati? Concretezza, solo questo chiedo, un po’ di concretezza e raziocinio quando si parla di trasparenza e di semplificazione. Dobbiamo essere di esempio agli altri nel nostro lavoro, deve essere svolto onestamente ma soprattutto gestito con onestà di intenti.

n. 1-3 - Gennaio-Giugno 2014 -

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Sommario

1 Il Rullo... di Rolli Vignetta a cura di Stefano Rolli 2 Post-Rullo Quando la natura ci ricorda che la Terra non è solo dell’uomo - M. Michelini 4 Editoriale Pubbliche Amministrazioni. Noi ci siamo, e voi? M. Michelini 6 Random 8 Cover 8 Formazione obbligatoria continua: i 5 passi per capire come funziona - R. Zanardi, C. Firpo 9 Crediti formativi gestiti come in banca C. Firpo 12 Qui Federazione 12 Dal Governo semplificazione in vista M. Michelini 12 Dalla Federazione: riscriviamo il Testo Unico, e che sia unico - M. Michelini 13 Imperia: su autorizzazione e legge 50 l’Ordine coinvolge Regione e Provincia - L. Falciola 13 La Spezia: Un nuovo percorso a ostacoli dopo la chiusura degli uffici per tre mesi - C. Bedini 14 Quelle norme regionali “anti-semplificazione” E. Sterpi, G. Visconti 15 Report Professione (deontologia) 15 Intervista a Andrea Gianasso: «Nel nuovo Codice i nostri valori per una società pià sana e sicura» - G. Sansalone 17 Il nuovo Codice Deontologico proposto dal CNI 22 Lex or not Lex? Obbligati al Pos? Non è proprio così 23

Professione Intervista a Roberto Orvieto: «Per l’ingegneria italiana si apre la “chance” del Mediterraneo» G. Danieli

25 Qui Ordine Anche in Liguria arriva CertIng, la certificazione delle competenze - G. Danieli 26 Silvio Rossi: «AICQ, il sistema di qualità che forma il leader e salva l’impresa» - G. Danieli

27 Consigli disciplina: in Liguria sono tutti operativi

28 News Liguria

29 Gruppo Giovani: Decollano i seminari targati “futuro”

30 La Federazione e gli Ordini provinciali della Liguria 31 Mail Box Quello scontrino che fa perdere il senso della misura

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n. 1-3 - Gennaio-Giugno 2014

A&B - Atti e Bollettino di Informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria Bimestrale della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria - Codice Fiscale 95045940103 PEC: federazione.liguria@ingpec.eu www.federazioneingegneri.liguria.it Presidente: Maurizio Michelini (Ge) Segretario: Claudio Firpo (Ge) Consiglieri: Giuseppe Anselmo (Im), Claudia Bedini (Sp), Nicola Berlen (Sv), Paolo Caruana (Sp), Roberto Orvieto (Ge), Domenico Pino (Im), Fulvio Ricci (Sv), Marco Sartini (Ge) Reg. Tribunale Genova n. 64 del 25 marzo 1949 Anno LXV N. 1-3 – Gennaio/Giugno 2014 Chiuso in Redazione il 16 giugno 2014 Direzione e Redazione: Piazza della Vittoria, 11/10 - 16121 Genova rivista@federazioneingegneri.liguria.it Editore, impaginazione, stampa: Nuova Grafica LP Via Pastorino, 200-202 r - 16162 Genova PEC: nuovagraficalp@legalmail.it www.promogenova.it/grafica-lp/ Direttore Responsabile: Gianfranco Sansalone Redazione: Claudia Bedini (Sp), Giulia Danieli (Ge), Augusto Isola (Ge), Luca Lombardo (Im), Andrea Novelli (Sv), Marco Vescovi (Sp) Progetto editoriale: Aba Comunicazione Srl info@abacomunicazione.it www.abacomunicazione.it Progetto grafico: Movie & Fashion Group Srl info@moviefashiongroup.com www.moviefashiongroup.com Di questo numero, scaricabile in pdf dal sito della Federazione, vengono spedite 9.000 copie cartacee a tutti gli iscritti agli Albi degli Ingegneri della Liguria, alle pubbliche istituzioni e ai soggetti di interesse per la categoria. La riproduzione, anche parziale, del testo e delle immagini è consentita purché siano espressamente e obbligatoriamente citati la fonte e gli autori. È vietata, anche in maniera parziale, l’impaginazione grafica senza espressa autorizzazione della proprietà. Le immagini riprodotte sono della Federazione, di autori o di archivi regolarmente consultati, o sono state reperite presso fonti pubbliche e libere. I marchi citati appartengono ai rispettivi proprietari. Nel caso non sia stato possibile rintracciare eventuali detentori di diritti, l’editore si dichiara disponibile ad adempiere ai propri obblighi.


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