Poste Italiane Spa – Spedizione in Abbonamento Postale DL 353/2003 (Conv. In L. 27/02/04) Art. 1 Comma 1 - MP-NO / BIMESTRALE - GENOVA ANNO LXVIII - N.6 NOVEMBRE-DICEMBRE 2013
4 1 0 2 e Felic
Ingegneri Atti e Bollettino di informazione degli Ordini degli
della Liguria
editoriale
L’ingegnere: il “semplificatore” della società complessa
in primo piano
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Noi, futuri “team leaders” per il Partenariato Pubblico Privato
speciale professione
Zambrano: «La sfida per il cambiamento è già cominciata»
progetto e-learning
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La piattaforma innovativa che ci dà una marcia in più
territorio
Programmi e progetti degli Ordini provinciali della Liguria Rivista bimestrale della Federazione regionale degli Ordini della Liguria
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sommario 6/2013 Rivista bimestrale della Federazione regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria Piazza della Vittoria, 11/10 16121 Genova Presidente Maurizio Michelini (GE)
Associazione per la stampa della rivista Organi di gestione e controllo Legale rappresentante Maurizio Michelini PERIODICO BIMESTRALE ANNO LXVIII - N. 6 novembre-dicembre 2013
Tesoriere Gianluigi Calzetta
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in primo piano 4
economia e lavoro
Consiglieri Giuseppe Anselmo (IM), Claudia Bedini (SP), Nicola Berlen (SV), Paolo Caruana (SP), Roberto Orvieto (GE), Domenico Pino (IM), Fulvio Ricci (SV), Marco Sartini (GE)
Consiglio Scientifico Alberto Baudà Andrea Del Grosso Roberto Levaggi Giovanni Rolando
Saluto del presidente della federazione
Convegno sul Partenariato Pubblico Privato Genova
Segretario Claudio Firpo (GE)
Consiglio di Direzione Paolo Caruana Maurizio Michelini Roberto Orvieto Domenico Pino Fulvio Ricci
editoriale
Direttore Responsabile Gianfranco Sansalone Direttore Editoriale Nicola Berlen Redattore Capo Maria Teresa Muccioli Consiglio di Redazione Claudia Bedini Augusto Isola Luca Lombardo Andrea Novelli Marco Vescovi
Combattere il rischio sismico
federazione informa news
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Giornata della Sicurezza
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Giornata della Protezione Civile
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Progetto e-learning
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“SPAZIO INGEGNERIA” al 53° Salone Nautico Internazionale
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speciale professione Congresso Nazionale degli Ingegneri, Brescia 2013 relazione del Presidente CNI
Genova
Editore, coordinamento redazionale, grafica, impaginazione, pubblicità e stampa Nuova Grafica LP Via Pastorino, 200-202 r - 16162 Genova Tel. 010.7450231/206 - Fax 010.7450260 graficalp@graficalp.191.it Progetto grafico di Francesca Cavallero La riproduzione, anche parziale, del testo e delle immagini è consentita purché siano espressamente, e obbligatoriamente, citati la fonte e gli autori. È vietata anche in maniera parziale l’impaginazione grafica senza espressa autorizzazione dell’Editore. Le immagini riprodotte sono della Federazione, di autori o archivi regolarmente consultati, o sono state reperite presso fonti pubbliche e libere. I marchi citati appartengono ai rispettivi proprietari. In caso non sia stato possibile rintracciare eventuali detentori di diritti, l’editore si dichiara disponibile ad adempiere ai propri obblighi.
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La Spezia
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Savona
Chiuso in Redazione il 13 dicembre 2013 Direzione e redazione Piazza della Vittoria, 11/10 - 16121 Genova Tel. 010.593840 - 010.593978 - Fax 010.5536129 www.ordineingegneri.genova.it federazioneliguria@ordineingegneri.genova.it
I-XII
Notizie dagli Ordini
Periodico bimestrale Registrazione n. 64 del 25-3-1949 Anno LXVIII N. 6 - Novembre-Dicembre 2013 Spedizione in a.p. Gruppo IV 45% Filiale di Genova Invio in abbonamento postale agli iscritti agli Albi degli Ingegneri degli Ordini della Liguria
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rubriche posta & risposta
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Il Bollettino cambia rotta Il nostro “grazie!” al collega Gaetano Paolillo Proseguendo nel progetto della Federazione e degli Ordini per il rilancio dei mezzi di comunicazione della categoria secondo un piano editoriale che ne rafforzi le potenzialità, da questo numero questa rivista cambia natura, e da testata “tecnica” sull’ingegneria diventa giornale di “informazione” per gli ingegneri. La circostanza, secondo la vigente normativa sulla stampa, comporta che la direzione responsabile venga esercitata da un giornalista di professione e non da un “tecnico” iscritto nell’Elenco speciale dell’Ordine dei giornalisti, come è avvenuto finora. Nostro malgrado ci vediamo quindi costretti a rinunciare al prezioso contributo che in tutti questi anni ha dato il collega Gaetano Paolillo, che ha saputo stare al timone del Bollettino con perizia e intelligenza. A Gaetano va il ringraziamento della Federazione, degli Ordini, dell’Associazione e di tutta la categoria. Al nuovo direttore, il giornalista Gianfranco Sansalone, gli auguri di buon lavoro.
editoriale editoriale UN NUOVO RUOLO PER L’INGEGNERE
Il “semplificatore” della società complessa
La riforma delle professioni offre una straordinaria occasione per ripensare i nostri compiti: bisogna uscire dalle gabbie normative e farci conoscere dai cittadini per le nostre qualità
È
con entusiasmo e spirito di rinnovamento che assumo la Presidenza della Federazione e la responsabilità legale di questa storica testata, con l’indirizzo di trasformarla da giornale tecnico a organo di informazione. Ci sarà la massima apertura ai contributi dei lettori e verrà data risposta ai quesiti di interesse generale che perverranno in redazione, forti della competenza dei colleghi che vorranno far parte dei gruppi di lavoro e della sinergia instaurata con la pubblica amministrazione e le Istituzioni. Il grande successo partecipativo delle ultime elezioni ordinistiche e il rinnovamento responsabile che ne è conseguito sono il segnale che la nostra categoria è più che mai attiva e pronta ad assumere il ruolo che ci compete: il motore per lo sviluppo del Paese. I cittadini devono conoscerci meglio, in modo che ogni professionista possa essere apprezzato e scelto per le proprie capacità relazionali e intellettuali e, solo dopo, per il compenso economico. Deve esser chiara a tutti l’importanza della nostra opera intellettuale e dei rischi che corriamo e che facciamo correre al cliente se commettiamo un errore. In poche parole: qualità professionale e informazione. Un tema molto importante è la semplificazione normativa e amministrativa, dove i professionisti dell’area tecnica sono chiamati a certiifare che le opere sono conformi alle norme, svolgendo una funzione di sussidiarietà rispetto al sistema dei provvedimenti autoritativi rilasciati dalla pubblica amministrazione. A ciò deve corrispondere la certezza del diritto, che non può prescindere dalla revisione dell’art. 117 della Costituzione, visto che, nelle principali materie che ci riguardano, le disposizioni nazionali si sovrappongono con quelle regionali, ponendo in capo al professionista un compito “ermeneutico” (cioè di interpretazione dei passaggi oscuri o controversi delle norme) che presuppone la contemporanea conoscenza della materia tecnica e del diritto costituzionale. In molti parlano di testi unici, di riforme semplificative, ma, quando c’è da mettere nero su bianco un articolato normativo, emerge la triste verità: il sistema è talmente
complesso da renderlo incomprensibile. Intervenendo, si rischia di peggiorare le cose. Forse serve un ingegnere gestionale, o, meglio, un ingegnere giuridico ... Si sentono spesso enunciare solenni principi, come mettere “in sicurezza” il territorio: ma, quando chiediamo “come”, la risposta è sempre la stessa: lo vedranno i “tecnici”, ci penserà “chi di competenza”. Ma di chi si sta parlando? Forse degli stessi burocrati che hanno operato fino ad ora? Per iniziare, si potrebbe non parlare più di “messa in sicurezza” in termini assoluti, ma, piuttosto, di “riduzione del rischio a livelli accettabili”. Magari si spende di meno e si ottiene qualche risultato. Poi, si potrebbe limitare l’intervento del legislatore ai soli requisiti prestazionali che si vogliono raggiungere, lasciando che il modo per conseguirli sia ideato da noi professionisti, altrimenti rischiamo di trasformarci in meri esecutori di norme tecniche, magari scritte da chi tecnico non è o, negli anni, si è dimenticato di esserlo. Ci siamo creati una gabbia normativa che, sotto certi aspetti, è anche un privilegio: è estremamente comodo avere la garanzia giuridica che, rispettando parametri predeterminati, cada qualsiasi responsabilità professionale. Questa gabbia, però, ci sta imprigionando le idee, ci sta uccidendo la mente: chi vuole uscire deve poterlo fare, magari rispettando chi, invece, preferisce operare in un quadro di maggiore tutela. Insomma, è meglio un doppio sistema, come avviene nella prevenzione incendi, dove c’è la regola tecnica (metodo prescrittivo), ma, per chi è capace, c’è anche anche la possibilità di derogarla con approccio ingegneristico, offrendo un livello di sicurezza equivalente dimostrabile (metodo prestazionale). Con questo giornale avanzeremo le nostre proposte e forniremo alla politica gli strumenti tecnici per attuarle, lasciando più spazio alla libertà di ingegno e di creatività che ci ha sempre contraddistinti nel mondo, secondo il principio fare bene e farlo sapere. MAURIZIO MICHELINI Presidente della Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria
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in primo piano
in primo piano INVESTIRE IN MOMENTI DI CRISI
L’INGEGNERE, VERO “TEAM LEADER” DEL PARTENARIATO PUBBLICO PRIVATO Il convegno di Genova sugli strumenti per finanziare le opere senza pesare sulle finanze della P.A. e favorendo la ripresa del Paese. Le formule per superare i limiti di Spending Rewiew e Patto di Stabilità ridando ossigeno al settore edilizio A CURA DI GIULIA DANIELI E GIANFRANCO SANSALONE Costruire ospedali, case di riposo, distretti sanitari, asili, scuole, impianti sportivi, parcheggi, infrastrutture, parchi, musei, uffici pubblici? Nonostante la crisi, nonostante le casse vuote della P.A., gli effetti del Patto di Stabilità e della Spending Rewiew, in Italia si può. Come è possibile, per gli enti pubblici, acquisire anche spazi per ristrutturazioni, progettare e realizzare ampliamenti e completare lavori in sospeso. Non solo. Ma tutto questo si può fare senza che l’amministrazione pubblica spenda un solo centesimo. La formula è composta da tre P: Partenariato Pubblico Privato, che dopo una prima esperienza negli anni Novanta, è stata codificata in Italia con il Codice dei contratti del 2006 (D.Lgs n.163). Oggi in sostanza è possibile ricorrere al PPP con due modalità principali (V. riquadro): i privati costruiscono l’opera pubblica facendosi carico di tutte le spese in cambio di una concessione che fa loro recuperare l’investimento e guadagnare
il dovuto; oppure in cambio della costruzione incassano un canone. Ma funziona oggi questa formula per superare le difficoltà di investimento della P.A., è utilizzata, quali vantaggi ed eventualmente quali svantaggi comporta? Per fare il punto su queste domande l’Ordine degli ingegneri di Genova - in collaborazione con Filse, Regione Liguria, Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria e Ordini di Catania, Milano, Napoli e Torino - ha chiamato a raccolta, il 21 novembre scorso nella Sala delle Grida del Palazzo della Borsa, specialisti da tutt’Italia, che per un’intera giornata hanno delineato lo stato dell’arte (V. programma del convegno). Per rispondere alla domanda principale basterebbe citare le esperienze di chi ha illustrato casi concreti di realizzazioni completate o in corso grazie all’incontro tra pubblico e privato: l’acquisto e la ristrutturazione di uno stabile con la formula del “leasing in costruendo” da destinare a piattaforma servizi da parte della Asl 5 di La Spezia pronto per la locazione meno di 4 anni dopo l’avvio delle procedure (aprile 2010-no-
La sala in un momento del convegno sul Partenariato Pubblico Privato al Palazzo della Borsa (Foto Aba News)
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in primoin piano primo piano vembre 2013); o la riorganizzazione in corso degli IRCSS (Istituti di ricovero e cura) dell’Ospedale San Martino e Ist di Genova, “leasing in costruendo” per la collocazione di numerose unità operative in Poli omogenei di attività, con il raggruppamento dei laboratori specialistici e la razionalizzazione dei posti letto; oppure ancora gli edifici scolastici del Comune di Fiero o gli impianti sportivi polivalenti Indoor di Chieri. O infine l’esperienza diversa raccontata dal consigliere dell’Ordine degli architetti di Genova, Roberto Burlando, che ha citato invece alcuni casi falliti (la costruzione di parcheggi interrati e il rinnovamento di piazza Garibaldi a Bordighera o l’accantonamento del Project financing relativo all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure) per una serie di inconvenienti diventati ostacoli insormontabili. Da qui, la convinzione dell’Ordine degli ingegneri della necessità di creare una figura di riferimento, un vero “Team leader” nel rapporto Costruzione-Finanza, che si ponga come punto di snodo con l’amministrazione pubblica acquisendo le necessarie competenze professionali per essere al centro di tutto il processo: l’ingegnere appunto, che in tutto questo può aprire lo sbocco verso una nuova professione, supportato da corsi di formazione interdisciplinari sulla materia di PPP e post laurea a cura dall’Università. Non per niente nel suo intervento il presidente dell’Ordine di Genova, Roberto Orvieto, ha sottolineato di vedere la “chiamata” genovese come «un’occasione che oltre a far emergere la centralità dell’ingegnere in ogni fase del progetto, deve consentire di analizzare tutte le opportunità tecnicofinanziarie messe a disposizione dal Codice dei contratti che permettono il coinvolgimento di capitali privati a supporto delle risorse finanziare delle stazioni appaltanti pubbliche, individuando differenze, vantaggi e criticità». «Questi strumenti - ha rilevato Edoardo Ciardiello, fra gli animatori del convegno - sono più affidabili degli appalti tradizionali, anche se ci sono complessità da risolvere». Complessità (V. riquadro sulle criticità) che si rilevano anche nel rapporto “Dieci anni di Partenariato Pubblico-privato in Italia”, curato dall’Osservatorio nazionale sul PPP: se i dati confermano l’importante contributo delle operazioni di project financing che, nel 2010 rappresentano il 21,1% del mercato delle opere pubbliche e la costante attenzione da parte degli Enti locali verso questi strumenti, l’alta mortalità delle opere lungo l’iter di realizzazione, dal bando di gara al closing finanziario, e i dati di presentati da Banca d’Italia mostrano un Paese che arranca rispetto alle principali nazioni europee: soltanto il 2-3% delle opere realizzate in PPP arriva a completamento, mentre in Gran Bretagna la quota raggiunge il 53% e in Spagna il 12%. Ma in un decennio si sono spesi solo 66 miliardi di euro a fronte di oltre 13.600 gare. E stando ai dati disponibili, gli investimenti della PA sono destinati a ridursi ancora in misura pesante nei prossimi anni:
PARTENARIATO PUBBLICO PRIVATO
STRUMENTI PER IL FINANZIAMENTO DELLE OPERE FINALIZZATE ALLA RIPRESA DEL PAESE Convegno Nazionale - 21 Novembre 2013 Genova, Palazzo della Borsa - Sala delle Grida PROGRAMMA Il Partenariato Pubblico Privato e il ruolo degli Ingegneri: Roberto Orvieto Presidente Ordine Ingegneri Genova SALUTI ISTITUZIONALI Giovanni Boitano Assessore ai Lavori Pubblici Regione Liguria Maurizio Michelini Presidente Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria INTERVENTI - PPP e Pubbliche Amministrazioni: investire in momenti di crisi: Edoardo Ciardiello - Project Financing, Leasing in costruendo, Contratto di disponibilità: tre strumenti a disposizione delle Pubbliche Amministrazioni: Giovanni Esposito, In rappresentanza del Gruppo Esperti Ingegneri degli Ordini degli Ingegneri di Catania-Milano-Napoli-Torino - L’applicazione della 163/2006, Titolo III, capo III, Project Bond e la Norma UNI/Ts 11453: Fabrizio Calabrò Massey, Coordinatore Comitato di Gestione Sperimentazione GL 13 - Le opportunità in Sanità con gli strumenti PPP: Francesco Quaglia, Direttore ARS Liguria, Agenzia Regionale Sanità - Azioni della Regione Liguria a sostegno del PPP: Piero Biglia di Saronno, Presidente Fi.l.s.e. - Finanziamento del Project Financing, Leasing in Costruendo, Contratto di Disponibilità – Confronto di convenienza per la P.A.: Federico Favretto, ICCREA Banca Impresa - L’iscrizione a bilancio delle iniziative in PPP e Patto di Stabilità: Sara Rolando - Necessità di armonizzazione della legislazione: Giuseppe Ferro, Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici - Allocazione e ripartizione dei rischi e il ruolo dell’ATI: Fabio Vidoni, Assilea, Presidente Commissione Leasing Pubblico - Alcuni Esempi di criticità nel Partenariato: Roberto Burlando, Consigliere Ordine Architetti Genova - Aspetti tecnici: la progettazione nel Partenariato: Sergio Massarente ESEMPI PRATICI DI REALIZZAZIONI - Nuovi Laboratori di area vasta e prospettive per l’Ospedale IRCCS S. Martino e IST di Genova: Mauro Barabino, Direttore Generale - Relazione: Alessandro Orazzini, Direttore tecnico - Distretto sanitario – La Spezia ASL 5: Gianfranco Conzi, Direttore Generale - Relaziona: Romolo Macchi, Direttore Tecnico - Edifici scolastici Flero (Bs): Fabio Ghisi, assessore comunale al Bilancio e ai Lavori Pubblici - Impianto sportivo a Chieri con contratto di disponibilità: Vincenzo Accardo, dirigente Area Servizi Finanziari e Patrimoniali e Servizio Polizia Municipale e Protezione Civile DIDATTITO CON I RELATORI Esame delle criticità che impediscono il pieno decollo del Partenariato Coordinamento di Giancarlo Giojelli, Capo redattore TGR Liguria
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in primo piano
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Che cos’è e come funziona il PPP Il Partenariato Pubblico Privato (PPP) è in sostanza il complesso delle forme di collaborazione tra il settore pubblico e quello privato attraverso cui vengono integrate risorse e competenze per costruire e gestire opere pubbliche. Attraverso questo sistema, ad esempio, si possono realizzare progetti che generano reddito dal ricavo di utenza: in questo caso la P.A. favorisce e promuove le infrastrutture pubbliche e il soggetto privato le costruisce in regime di concessione accollandosene tutti i costi per l’intera durata della medesima, e in cambio incassa i ricavi derivanti dall’investimento. Un altro esempio è la fornitura diretta di servizi, da parte del privato, alla Pubblica amministrazione: il primo investe, costruisce e gestisce, la seconda paga per la fruizione dell’opera pubblica. Nel primo caso (si parla di “opere calde”) gli strumenti per finanziare e regolare i rapporti sono le concessioni e i Project Bond; nel secondo (“opere fredde”), il cosiddetto Leasing in costruendo, il contratto di disponibilità, le concessioni atipiche.
La divisione classica dei compiti, secondo il sistema PPP, vede la progettazione in capo sia alla P.A. (che utilizza questo strumento come alternativo al sistema tradizionale delle gare d’appalto, ma deve strutturarsi e qualificarsi dal punto di vista organizzativo e formativo) sia ai privati; il finanziamento agli Istituti di credito (che colgono nuove opportunità di finanziamento ma nello stesso tempo corrono dei rischi e devono raggiungere un equilibrio tra le garanzie reali e il valore del finanziamento erogato); la costruzione, la manutenzione e la gestione ai soggetti privati (che colgono nuove opportunità di lavoro ma devono essere aggiornati dal punto di vista legislativo e cambiare il tradizionale approccio con P.A. e banche). I VANTAGGI DEL PPP – Rispetto al contratto di “appalto classico” di lavori e servizi, che impone fra l’altro di fare i conti con la sempre presente scarsa disponibilità di risorse, il Partenariato Pubblico Privato presenta una serie di indubbi vantaggi.
le stime del Ministero dell’Economia, parlano di una ridu- moto un processo di coinvolgimento, in piena trasparenzione degli investimenti della PA del 18% in valori correnti za, dei diversi attori per un rilancio delle attività edili(da 30,7 miliardi a 25,1) nel 2012 e poi di una ulteriore zie nel settore abitativo». E il presidente della Finanziaria regionale, Piero Biglia di Saronno, ha sottolineato come riduzione del 5,8% (da 25,1 miliardi a 23,7) nel 2013. In questo contesto diventa ancora più vitale la collabora- la «Regione Liguria, attraverso l’istituzione del Fondo di zione tra pubblico e privato: senza il PPP lo scenario delle Partecipazione pubblico-privato, gestito da Filse, con una opere pubbliche dei prossimi anni sarebbe caratterizzato disponibilità di 1 milione di euro, intende sostenere lo svida una profonda ulteriore contrazione che colpirà in par- luppo degli investimenti pubblici tramite l’utilizzo di tecticolare gli Enti Locali. La possibile ripresa del settore nel niche innovative di finanziamento delle opere di interesse prossimo triennio sarebbe legata solo agli investimenti pubblico che implicano il ricorso al PPP. Con il fine di incredei gestori pubblici e privati di reti e infrastrutture per il mentare la dotazione infrastrutturale, sia di livello locale trasporto, l’energia e l’acqua, nonché al contributo pri- che comprensoriale, attraverso investimenti di piccola scala e sostenere i soggetti vato per la realizzazione pubblici nell’utilizzo deldi altre opere pubbliche o di pubblico interesse. Ed la pluralità di strumenti di finanziamento degli è in questo contesto che investimenti locali che il PPP è destinato a creconsentono di ottimizzare scere ancora a patto di la provvista finanziaria in entrare nella piena fase operativa. funzione delle caratteriL’assessore ligure ai Lavori stiche tecnico-economiche del singolo intervento pubblici Giovanni Boitano ha parlato di «oltre 100 da realizzare. Ad oggi Filse - ha concluso - ha sostemilioni di euro di possibili di interventi in questa nuto 13 interventi relativi regione, con l’intervento a studi di fattibilità in alIl tavolo del convegno. Da destra Giovanni Boitano, trettanti Comuni per comdelle Casse di risparmio Maurizio Michelini, Edoardo Ciardiello e Roberto Orvieto (Foto Aba News) e la speranza si metta in plessivi 497.852.82 euro»
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in primoin piano primo piano Nel primo caso bisogna infatti mettere nel conto l’impegno e nare i rischi di ricorsi, riserve, errori progettuali, fallimenti, il tempo necessari all’attivazione delle pratiche burocrati- sospensioni; acquisire ed utilizzare un’opera che sarà semche per ottenere il finanziamento; i limiti di indebitamento pre disponibile, in quanto il contraente dovrà gestirne la a causa del patto di stabilità; l’impemanutenzione. gno dei funzionari della PA e il tempo per predisporre le gare di appalto; RIFERIMENTI LEGISLATIVI - Le prinl’impegno dei funzionari della PA e il cipali norme di riferimento relatitempo per valutare le offerte pervenuve al PPP sono: la Direttive europee te; la possibilità di ricorso da parte dei 2004/17/CE e 2004/18/CE (derivanti progettisti e/o delle imprese escluse; dalla Direttiva 71/305/CEE) sugli apl’impegno dei funzionari delle PA e il palti pubblici; il D. Lgs 163/2006 “Cotempo per valutare le offerte anomale; dice degli Appalti”; il DPR 207/2010 l’affidamento delle prestazioni ad im“Regolamento di Esecuzione e Attuaprese con ribassi elevati e conseguenti zione”; il DL 70/2011 “Decreto Svidifficoltà di gestione dell’ appalto. luppo”; il DL 201/2011 “Decreto Salva Il PPP non solo cancella tutti questi Italia”; il DL 1/2012 “Decreto Cresci problemi, ma offre alle P.A. i vantaggi Italia” convertito dalla L. 27/2012; di iniziare a pagare i servizi e le opeil DL 83/2012 “Decreto Sviluppo II” re a collaudo avvenuto; minimizzare Fabrizio Calabrò M. (Aba News) convertito dalla L. 134/2012; UNI/Ts i tempi per i finanziamenti, la scelta 11453 “Linee guida per l’iter di finandegli interlocutori, la stesura e l’approvazione degli atti; ziamento per le costruzioni”. minimizzare i costi per gli adempimenti burocratici; elimiDalla relazione di Fabrizio Calabrò Massey
Le principali tipologie di finanziamento nell’attuale ordinamento legislativo nazionale IL PROJECT FINANCING
E’ Il finanziamento di un progetto i grado di generare, nella fase di gestione, flussi di cassa sufficienti a rimborsare il debito contratto per la sua realizzazione e di remunerare il capitale di rischio. Il progetto rappresenta un’entità autonoma rispetto ai soggetti che lo promuovono e viene valutato dai finanziatori soprattutto per la sua capacità di generare flussi di cassa. (V. D.Lgs 12 aprile 2006 n. 163 art. 153 e seguenti introdotto nella forma attuale con D.Lgs 11 settembre 2008, n. 152) SOGGETTO PRIVATO I vantaggi • Limitazione impatto bilancio per eventuale fallimento del progetto, poiché per lo stesso si forma una società di capitale ad hoc a responsabilità limitata • Possibilità di accedere a nuovi finanziamenti “fuori bilancio” evitando di peggiorare i propri indici di indebitamento. • La nuova società può indebitarsi a prescindere dalla situazione dei singoli componenti. • Possibilità di attivare un’elevata leva finanziaria con percentuali elevate di debito su mezzi propri (70-90%). Gli svantaggi • Difficoltà di ripartizione dei rischi tra i diversi partner e la P.A. • Lunghi tempi procedurali.
• Bassa propensione al Project financing degli istituti finanziari. PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Gli svantaggi • Elevati costi di istruttoria (nelle fasi preliminari è spesso necessario ricorrere a numerose consulenze finanziarie, tecniche e fiscali). • Lunghezza dei tempi della procedura di aggiudicazione della concessione. • Difficoltà di coordinamento dei diversi soggetti coinvolti.
IL LEASING IN COSTRUENDO
E’ un’operazione di finanza strutturata in cui il capitale (fonte di finanziamento dell’opera pubblica) è “connesso” al processo di costruzione dell’opera stessa. L’amministrazione inizierà la corresponsione dei canoni solo ad opera completata e collaudata. (V. art. 160bis D.Lgs 12 aprile 2006 n. 163 e seguenti introdotto da art. 2, comma 1 del D.lgs n. 113 del 2007 e integrato con D.lgs n. 152 del 2008). SOGGETTO PRIVATO I vantaggi • L’impresa esecutrice viene pagata direttamente dalla società di leasing, suo partner nel contratto di leasing. • Maggiore autonomia nella gestione e conduzione del cantiere,
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con ottimizzazione della capacità di pianificazione ed esecuzione lavori. • Cash flow dei lavori non condizionato dai ritardi di pagamento. Gli svantaggi • Difficoltà di attivazione delle partnership, specie per le piccole e medie imprese. • Il leasing viene adottato da un ristretto numero di operatori. SOCIETA’ DI LEASING I vantaggi • Possibilità di impegnare capitale con certezza di remunerazione a tempi e tassi definiti e concordati. Gli svantaggi • Anticipazione finanziaria con tempi di ritorno medio-lunghi (5-10 anni). PUBBLICA AMMINISTRAZIONE I vantaggi • Nessuna limitazione e/o vincolo al Bilancio della P.A. in relazione al Patto di Stabilità (la delibera della Corte dei Conti del 16/9/2011 ha delimitato questa possibilità). • Coerenza del finanziamento con il piano industriale. Gli svantaggi • Onerosità del rimborso finanziario rispetto al valore di costruzione reale. • Presenza di incoerenze normative che rendono incerto il percorso da seguire.
IL CONTRATTO DI DISPONIBILITA’
E’ il contratto tramite cui sono affidate, a rischio e spesa dell’affidatario, la costruzione e la messa a disposizione dell’amministrazione aggiudicatrice di un’opera di proprietà privata destinata all’esercizio di un pubblico servizio, a fronte di un corrispettivo. L’affidatario assume l’onere a proprio rischio di assicurare all’amministrazione aggiudicatrice la costante fruibilità dell’opera in conformità al contratto, garantendo la manutenzione e l’eliminazione di eventuali vizi sopravvenuti. (art. 160-ter D.Lgs 12 aprile 2006 n. 163 e seguenti introdotto dal D.L. n. 1/2012 convertito con Legge 27/2012 e modificato dal D.L. 52/2012 convertito con Legge 94/2012, c.d. Spending Review). SOGGETTO PRIVATO I vantaggi • L’affidatario può realizzare un’opera con la certezza di ricavi futuri (canone di disponibilità). • Possibilità di corretta pianificazione del Cash flow di progetto della domanda da parte della P.A. in termini di opere specialistiche che consentono il miglioramento di qualità offerto dal soggetto privato (imprese specialistiche in tipologia di opere quali energia, scuole, ecc.) Gli svantaggi • L’affidatario assume da solo il rischio totale della costruzione e della gestione tecnica dell’opera per tutto il periodo di messa a disposizione dell’amministrazione aggiudicatrice.
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• Impegno sottoscritto con la P.A. sulla certezza del “buon fine”. PUBBLICA AMMINISTRAZIONE I vantaggi • La norma è pensata per il noleggio e non per la costruzione di opere (alleggerimento oneri P.A.) • La P.A. stabilisce il tempo di utilizzo e al suo cessare può liberarsi da impegni sull’opera realizzata. • Questa tipologia è particolarmente indicata per le opere fredde, difficilmente rientranti nella fattispecie della finanza a progetto. • Riduzioni tempi: esecuzione gara solo su capitolato prestazionale (manifestazione interesse P.A.) • Il soggetto privato ha l’onere di progettazione ed esecuzione. • La P.A. remunera solo dopo la messa a disposizione dell’opera con canone periodico. Gli svantaggi • Difficile valutazione sulle tipologie di opere per cui è opportuno attivare il C.d.D. • La P.A. spende per il solo utilizzo, non c’è la proprietà dell’opera, con costi notevoli per la collettività. • Difficoltà operative: progetto di riferimento, varianti in corso d’opera, ecc.
I PROJECT BOND
Sono emissioni obbligazionarie finalizzate alla realizzazione di un progetto: il rimborso dipende dai flussi finanziari che il progetto riesce ad assicurare; le garanzie sul rischio di inadempienza del debitore principale vengono rafforzate con l’intervento di soggetti garanti anche di tipo istituzionale; il prestito viene suddiviso in più tranches con diversi gradi di rischio e la Bei si fa carico della parte più rischiosa. La legge dice infatti che le società titolari di un contratto di partenariato pubblico privato possono emettere, sino all’avvio della gestione dell’infrastruttura da parte del concessionario, obbligazioni e titoli di debito che «possono essere garantiti dal sistema finanziario, da fondazioni e da fondi privati, secondo le modalità definite con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti». La garanzia copre il rischio di inadempimento del debitore principale per capitale e interessi, e può essere escussa a seguito del mancato pagamento di uno o più somme dovute a termini del regolamento del prestito. Naturalmente l’iter e il processo, anche di bancabilità per il finanziamento dei progetti, è lungo e deve attenersi al complesso delle norme vigenti, al momento con vantaggi e svantaggi di vario tipo per i contraenti. Spesso, anzi, pieno di ostacoli che rendono perfino impossibile l’operazione, per cui è necessaria una specializzazione in materia da parte di tutti i soggetti. (Dim 7/8/2012, art 2) Dalle relazioni di Giovanni Esposito e Fabrizio Calabrò Massey
in primoin piano primo piano «Adeguare le norme per superare le criticità» Il ricorso al Partenariato Pubblico Privato come sistema prioritario per il finanziamento e per la realizzazione di opere e servizi pubblici attualmente è ritenuto indispensabile da parte delle PA con l’obiettivo di rispettare le regole del Patto di Stabilità. Purtroppo però, nella sua applicabilità esistono ancora difficoltà e problemi come la bancabilità, il rischio amministrativo, la complessità dell’iter delle operazioni per ottenere i finanziamenti per le opere, burocrazia, complicazioni normative. Queste ed altre criticità - delle quali l’Ordine chiede adeguate norme legislative che superino vuoti e contraddizioni - sono state discusse durante la tavola rotonda alla Sala delle Grida della Borsa di Genova, moderata dal caporedattore del TGR Liguria, Giancarlo Giojelli, alla quale hanno partecipato Fabio Ghisi, assessore al Bilancio del Comune di Flero; Fabio Vidoni, presidente della Commissione Leasing Pubblico Assilea; Romolo Macchi, direttore tecnico della Asl-5 e Vincenzo Accardo, dirigente dell’area servizi finanziari e patrimoniali del Comune di Chieri. Dalle valutazioni emerse - sia a livello nazionale che a livello regionale, anche tramite le rilevazioni dell’Osservatorio dei Contratti Pubblici - la mortalità delle iniziative di PPP è essenzialmente dovuta alla non corretta valutazione della bancabilità delle proposte e conseguentemente del mancato finanziamento da parte di capitali privati.
Ma non solo: esiste una scarsa preparazione delle piccolemedie Amministrazioni sul tema, nonostante la presenza “politica” sia fin troppo presente nell’ambito del percorso tecnico, che produce una scarsa capacità pianificatoria e progettuale delle P.A., generando quindi interventi a “spot”. Tutto ciò alla fine, genera – come ha sottolineato anche nel suo intervento al convegno Roberto Burlando, consigliere dell’Ordine degli Architetti di Genova che ha citato dati Ance 2012 – una scarsa presenza ai bandi (circa il 35% vanno deserti) e le principali cause del rallentamento delle operazioni in Project Financing dipendono da contenziosi (24%) che si traducono in carenti definizioni delle clausole contrattuali, inadempienze del concessionario, problemi di espropri o disponibilità di aree e immobili, dissensi e problemi di scarsa partecipazione al processo progettuale ed attuativo. Altra criticità è il cambiamento di decisioni del concedente (17%) e cioè il cambiamento in corso delle esigenze della collettività locale e i cambi di composizione politica delle amministrazioni; ultimo fattore, che incide per il 16%, sono i tempi lunghi di attesa che generano problemi di rilascio di autorizzazioni soprattutto ambientali, le richieste di varianti e le difficoltà economiche del concessionario.
Il tavolo della tavola rotonda: Fabio Vidoni, Edoardo Ciardiello, Roberto Orvieto, Giancarlo Giojelli (Aba News)
Per approfondimenti, Vedi atti e materiale originale convegno su: www.ordineingegneri.genova.it > Documentazione > Atti Convegni
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LE PROPOSTE DELL’ORDINE
Il rischio sismico si combatte anche con le detrazioni fiscali Come incentivare gli interventi di consolidamento su un patrimonio abitativo privato vecchio, inadeguato e pericoloso. La nostra “piattaforma” al gruppo di lavoro ministeriale Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha istituito un gruppo di studio sulla classificazione del rischio sismico delle costruzioni, finalizzato anche alla creazione di incentivi fiscali legati agli interventi relativi alla sua riduzione. Salvo proroghe, l’organismo dovrà chiudere la propria attività entro il 31 dicembre 2013. Tempi strettissimi, considerando la complessità e l’importanza degli argomenti, ma evidentemente il Ministero ha voluto fare questa scelta consapevole delle problematiche legate sia alla sicurezza - vista la vulnerabilità del patrimonio edilizio esistente - sia all’urgenza imposta dalla crisi economica e dal bisogno di rilanciare il settore edilizio. Senza dubbio uno dei più trainanti per il nostro sviluppo e gli sgravi fiscali fino ad oggi applicati hanno dimostrato di essere un notevole incentivo e anche un’importante leva per l’occupazione. Secondo un recente dossier del servizio studi della Camera elaborato in collaborazione con il Cresme, infatti, le detrazioni fiscali per ristrutturazioni e risparmio energetico hanno generato un vero “boom” di lavori con un sensibile impatto occupazionale (stimato in 283 mila unità con proiezioni in aumento per il 2014). E’ quindi evidente l’importanza di affrontare la crisi rilanciando l’edilizia, con una particolare attenzione al consolidamento del patrimonio esistente, come peraltro richiede anche l’Ue. Si stima che circa 23 milioni di persone abitino in zone ad elevato rischio sismico e che per la messa in sicurezza del patrimonio abitativo dai terremoti di intensità media siano necessari 5,5 miliardi di euro per la zona 1, mentre per le zone 2 e 3 i costi ammonterebbero rispettivamente a 30 e 27 miliardi di euro. In generale la scarsa capacità dei fabbricati realizzati in Italia di resistere ai terremoti è dovuta alla loro età elevata e all’edificazione “fragile” degli anni del boom economico. Diventa pertanto particolarmente urgente che lo Stato persegua l’obiettivo prioritario della sicurezza, anche sostenendo una politica che incentivi il cittadino ad eseguire interventi strutturali. Infatti il successo delle detrazioni fiscali al 50% e 65% per lavori di ristrutturazione e riqualificazione energetica degli edifici, oltre a contributi occasionali e detrazioni del
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65% per la prevenzione sismica concentrati solo nelle regioni che hanno subito terremoti recenti o per le zone 1 e 2 (che interessano il 38% dei Comuni italiani), dimostrano il grande interesse della popolazione per questa “linea”. Si deve però precisare che gli interventi strutturali, differentemente da quelli di ristrutturazione e riqualificazione energetica, non producono evidenti ed apprezzabili rivalutazioni economiche dell’immobile e spesso vengono eseguiti solo per gravi carenze e/o cedimenti strutturali. Pertanto si pensa a riqualificazioni estetiche oppure energetiche, piuttosto che a un ben più necessario consolidamento. Che fare dunque per prevenire disastri? L’Ordine Nazionale degli Ingegneri proporrà al gruppo di studio ministeriale di incentivare gli interventi di consolidamento strutturale e sismico degli edifici esistenti con detrazioni fiscali eccezionali, per almeno 2 anni, prevedendo bonus ben più elevati di quelli attualmente in vigore o di quanto stabilito dalla Legge di Stabilità 2014. In pratica proporremo una detrazione fiscale del 100% per l’adeguamento sismico, riducendola eventualmente al 90% per il miglioramento e all’80% per i consolidamenti locali su tutto il territorio nazionale, senza distinzione di zona. Con, per i proprietari, eventuali esenzioni o detassazioni sulle imposte (Imu, Iva, ecc.) per la casa, eventualmente modulati in relazione al tipo di intervento sismico. I vantaggi che ne potrebbero derivare: netto impulso all’edilizia, all’occupazione, allo sviluppo economico; sicuro contrasto all’evasione fiscale; vero incentivo al rinnovo/adeguamento sismico del patrimonio edilizio esistente, stimolando l’iniziativa del privato e perseguendo contestualmente l’interesse dello Stato sotto il profilo economico (costo iniziale zero, detrazione in 10 anni, aumenti degli introiti derivanti dalle maggiori fatturazioni previste), e per la sicurezza dei cittadini; piena applicazione della cultura e della strategia della prevenzione con risparmio di decine di miliardi di euro e salvaguardia di vite umane. Domenico Pino
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Talvolta accade che gli atti normativi o amministrativi, nell’applicazione pratica, producano effetti negativi e contrari agli interessi pubblici per cui sono stati ideati. Basti pensare al sistema sanzionatorio previsto per gli attestati di certificazione energetica, dove le sanzione regionali si intrecciano con quelle nazionali ingenerando conseguenze di irragionevole severità per chi li redige e, soprattutto, per i clienti, che possono trovarsi annullato un atto di vendita per un banale errore contenuto nell’attestato. Nei casi in cui vi sia interesse per la nostra categoria, gli Ordini sono legittimati ad intervenire, invitando pubblicamente alla modifica dell’atto e ricorrendo agli organi giurisdizionali competenti. Ecco alcune delle ultime iniziative che ci vedono impegnati in questo senso in Liguria. COSTRUZIONI IN ZONE SISMICHE: NOSTRO RICORSO AL TAR
Con L.R. 21 dicembre 2012, n. 50 (Finanziaria 2013), la Regione Liguria ha modificato la L.R. 21 luglio 1983, n. 29 (Costruzioni in zone sismiche - Deleghe e norme urbanistiche particolari), istituendo un elenco di Comuni soggetti alla preventiva autorizzazione sismica da parte dei preposti uffici della Provincia. Una procedura estranea alle previsioni contenute nell’art. 83, comma 3 del D.P.R. 380/2001, che prevedono l’individuazione delle zone sismiche in base a criteri tecnici, sentite le Province e i Comuni interessati. La Federazione, ritenendo, fra l’altro, che la norma in questione presenti non pochi dubbi di costituzionalità, ha prima dato mandato ad uno studio legale di esprimere un parere pro veritate (già pubblicato su questa rivista), decidendo, quindi, di presentare ricorso al TAR contro il primo atto amministrativo conseguente
alla disposizione di legge, al solo scopo di sollevare la questione di legittimità costituzionale. Un’azione finalizzata a vedere riconosciuto il pieno rispetto della nostra professionalità, partendo dal presupposto che l’Ingegnere, quando sottoscrive un progetto, ne assume la piena responsabilità, e la tutela del pubblico interesse è garantita dal controllo del sistema ordinistico. Per essere chiari, la Legge regionale non impone misure tecniche più stringenti a salvaguardia della sicurezza delle costruzioni, ma è finalizzata al solo obbligo burocratico di avere l’approvazione del progetto prima di iniziare i lavori (controllo ex ante), come se non ci si fidasse del professionista che lo redige e lo firma. Visto che l’approvazione non può prescindere da un’attenta verifica, diverse domande sono sorte spontanee: - le Province hanno risorse adeguate per far fronte a questo onere? - non è sufficiente che un professionista iscritto al proprio Ordine asseveri la rispondenza del progetto alle norme tecniche? - questa procedura non collide con i principi di semplificazione e di responsabilizzazione dei professionisti previsti dall’art. 3 del D.L. 178/2011 e dall’art. 19 della Legge 241/1990 (controllo ex post)? - in un momento di revisione della spesa pubblica e di crisi dell’edilizia, è opportuno introdurre nuova burocrazia? Da qui la nostra azione di tutela, sui cui sviluppi terremo informata la categoria nei prossimi numeri della rivista.
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UN ALBO PER I PROFESSIONISTI DELL’AMIANTO L’ORDINE: «NO ALL’ISCRIZIONE DEGLI INGEGNERI» Si tratta del responsabile con compiti di controllo e coordinamento di tutte le attività manutentive che possono interessare i materiali di amianto: questa figura, prevista al punto 4 del D.M. 6.9.1994, deve essere nominata dal proprietario / amministratore e interpellata prima dell’esecuzione di qualsiasi opera potenzialmente in grado di interessare l’amianto. Ad oggi, questo compito viene svolto da chiunque; sono frequenti gli incarichi ai responsabili delle ditte già operanti negli edifici, come quelle di derattizzazione o di pulizia e bonifica dei serbatoi idrici, che riservano trattamenti economici Con Decreto Dirigenziale n. 3393/2011, la Regione Liguria ha istituito un albo speciale atto a legittimare l’attività professionale di “responsabile per la gestione del problema amianto”, prevedendo un corso con superamento di un esame finale. Ma questa iniziativa si scontra con la disposizione contenuta nell’art. 2, comma 2 del D.P.R. 137/2012: “La formazione di albi speciali, legittimanti specifici esercizi dell’attività professionale, fondati su specializzazioni ovvero titoli o esami ulteriori, è ammessa solo su previsione espressa di legge”. Perciò, la Regione sarà invitata ad escludere da quest’obbligo gli Ingegneri iscritti agli Ordini. Resta ferma la vigilanza dell’Ordine sul rispetto del Codice deontologico, che già prevede che ogni iscritto “possa fare solo quello che sa fare”; a tal fine po-
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tranno essere previsti, dal sistema ordinistico, appositi seminari di aggiornamento, con il rilascio dei crediti formativi professionali, in modo indipendente rispetto a qualsiasi imposizione esterna non legittima.
ATTESTATI DI CERTIFICAZIONE ENERGETICA, REGIME SANZIONATORIO: NORME DA RIVEDERE Le norme regionali prevedono il controllo a campione degli attestati emessi e, tra le sanzioni, oltre a quelle pecuniarie (fino a 15.000 euro) e di sospensione dall’Albo, la sostituzione dell’attestato errato con quello corretto eseguito dal soggetto verificatore (L.R. 22/2007, art. 33, c. 10, ultimo periodo). La norma nazionale non prevede questa procedura sanzionatoria, avendo, invece, introdotto l’obbligo di allegare l’attestato agli atti di compravendita o ai nuovi contratti di locazione, a pena di nullità (D.Lgs. 192/2005, art. 6, c. 3bis). Per questo motivo la Regione sarà invitata dalla Federazione a rimandare, per le sanzioni, alla norma nazionale. Il combinato disposto di queste due norme sanzionatorie (obbligo di allegazione ai contratti e sostituzione dell’attestato errato), infatti, provoca una situazione di potenziale contenzioso che rischia di irrigidire ulteriormente il mercato immobiliare; si pensi a cosa succederà quando l’acquirente, oltre ad invocare il vizio della cosa venduta, chiederà al notaio di sostituire l’attestato allegato con quello eseguito dal verificatore.
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L’Ordine di Savona prepara la Giornata della Sicurezza Un percorso di prevenzione contro alluvioni e terremoti e il ruolo degli ingegneri, spesso visti dai come “ostacoli” e non come specialisti da ascoltare Sicurezza. La parola deriva dalla nostra lingua madre, il latino, e letteralmente si traduce in sine cura ovvero “senza preoccupazione”. E’ la parola che noi ingegneri conosciamo meglio perché sta alla base della nostra attività professionale. Ogni giorno nello svolgimento dei nostri lavori quotidiani controlliamo, verifichiamo, progettiamo sempre con il fine di garantire la sicurezza per gli utilizzatori di quanto ci stiamo interessando. Sia che l’oggetto del nostro lavoro sia un impianto, sia che ci occupiamo di costruzioni, sia che stiamo analizzando un processo elettronico ed a qualunque livello ciò sia fatto - progettazione, verifica, direzione lavori, controllo o altro - lo scopo è sempre quello di garantire la sicurezza di chi utilizzerà quell’elemento. Il percorso formativo che ci ha portato alla preparazione professionale attuale, ci ha insegnato come saper ricercare, in qualunque situazione, la soluzione ai problemi, e soprattutto come trovare quella migliore per garantire il nostro primo obiettivo: la sicurezza, appunto, ma in maniera economicamente compatibile con l’interesse del nostro committente, privato o ente pubblico. Purtroppo il compito più difficile che ci troviamo spesso a dover fronteggiare, e per il quale non siamo preparati perché lo diamo per scontato, deriva dal fatto che alcuni concetti che per noi sono normali, non lo sono altrettanto per la popolazione e soprattutto per i nostri potenziali committenti. Per questo il Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri di Savona ha deciso di affrontare il problema organizzando per i primi del prossimo anno la “Giornata della Sicurezza”, con un convegno rivolto ai cittadini per divulgare in modo scientifico, ma semplice da apprendere, le problematiche relative alla sicurezza verso gli eventi sismici e quelli alluvionali. La scelta del luogo dell’incontro è ricaduta su un territorio che purtroppo è soggetto ad entrambe le problematiche: le valli Ingaune. L’iniziativa, alla quale parteciperanno relatori di livello internazionale in campo sismico ed idrogeologico e le fondazioni Eucentre di Pavia e Cima di Savona, è stata fissata per il 23 gennaio ad Albenga, ma la data sarà confermata al momento in cui sarà possibile fissa-
re la sala in cui si terrà il convegno (al momento in cui scriviamo si stanno verificando alcune disponibilità). La televisione, i giornali, i libri, internet, tutto quello che la società odierna quotidianamente percepisce, a volte trattano argomenti relativi ad eventi naturali eccezionali e bombardano l’opinione pubblica con immagini che mostrano gli effetti di eventi catastrofici. Argomenti che dovrebbero lasciare nei cittadini almeno un’idea di quanto la natura possa essere in alcuni casi disastrosa. La nostra volontà è avvicinare la popolazione a queste problematiche, ma senza farle sembrare più pericolose di quelle che sono nella realtà, puntando piuttosto a spiegarle facendo capire che è possibile difendersi, a volte anche in maniera semplice, e che per questo è indispensabile puntare sulla prevenzione rivolgendosi a professionisti esperti: gli ingegneri. Succede purtroppo che i cittadini, quando si rivolgono ad un ingegnere per una prestazione professionale progetto da redigere o svolgimento delle pratiche per l’approvazione di un progetto - spesso dimenticano totalmente quello che hanno letto sui libri o sui giornali, che hanno visto in Tv o a cui hanno assistito di persona, e si comportano come se l’ingegnere fosse una sorta di intruso giunto per intralciare le proprie volontà. Da consulente “di fiducia” così, improvvisamente il professionista, al primo, rilievo diventa un ostacolo per la realizzazione magari della casa, perché mette in primo piano le scelte legate alla sicurezza rispetto a quelle estetiche, antepone le misure antisismiche che salvano la vita ai pavimenti in legno così graziosi ma delicati, preferisce gli accorgimenti contro le infiltrazioni in caso di alluvione piuttosto che eleganti punti luce di cristallo posizionati in punti critici. Sembra assurdo, ma tutti noi sappiamo bene che il problema che incontriamo spesso è far a capire ai nostri committenti che alluvioni e terremoti catastrofici esistono davvero, nonostante le tragiche esperienze vissute nella nostra regione e nel nostro Paese. Con questa iniziativa cercheremo di spiegarlo con la maggiore efficacia possibile ai cittadini, sottolineando l’importanza e la criticità del nostro ruolo. Fulvio Ricci
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LA SPEZIA
Un giorno dedicato alla Protezione Civile
Il 18 ottobre scorso, a un anno dall’alluvione, convegno su come proteggersi dal rischio sismico, con la partecipazione, fra gli altri, del ministro dell’Ambiente Andrea Orlando
Si è svolta nel ricordo degli eventi alluvionali del 25 ottobre 2011 la Giornata della Protezione Civile organizzata il 18 ottobre scorso dalla Prefettura della Spezia presso il Palazzo della Provincia, con un convegno dedicato in particolare all’emergenza e alla vulnerabilità degli edifici del territorio spezzino, sul tema “Il rischio sismico: conoscerlo per proteggersi”. Un evento che ha toccato subito il cuore del problema, grazie anche a un gruppo di relatori molto qualificati, primo fra tutti il ministro dell’Ambiente, on. Andrea Orlando, che è intervenuto illustrando le misure del governo per agevolare, anche fiscalmente, gli interventi sia pubblici che privati. Lo stesso ministro non ha potuto che convenire, fra l’altro, che l’iter burocratico delle autorizzazioni è spesso difficoltoso, e quindi ha espresso l’intenzione di suggerire nuove procedere più snelle. L’Ordine Provinciale degli Ingegneri è intervenuto attraverso il Presidente, Paolo Caruana, e il vice Presidente Daniele Guerrieri. Tra i presenti anche il Prefetto Giuseppe Forlani. Gli interventi sono stati principalmente di carattere tecnico, ed è stata illustrata innanzitutto l’attuale classificazione sismica del territorio ligure: il che ha
messo in evidenza la vulnerabilità degli edifici sia pubblici che privati. Durante il convegno sono state spiegate tutte le attività, completate o in itinere, che hanno il compito di programmare la tutela del territorio e la gestione dei programmi di manutenzione e prevenzione da eseguire sugli edifici in modo da renderli antisismici, oltre alle varie tecniche di consolidamento e miglioramento relative al comportamento sismico dei fabbricati. Al riguardo sono stati dati alcuni parametri economici per indicare i costi di adeguamento o miglioramento sismico di edifici esistenti. Inoltre è stato rimarcato che un buon progetto strutturale prescinde dalla tipologia dell’iter autorizzativo al quale viene sottoposto - deposito o autorizzazione - ma piuttosto da una buona progettazione architettonica seguita da una progettazione strutturale che realizzi i particolari costruttivi necessari per la trasformazione di una struttura “duttile”. Infine è stato fatto un appunto sull’iter autorizzativo presso Comuni e Province, che risulta lungo e dispendioso e non permette di accelerare l’inizio dei lavori e quindi di usufruire degli incentivi fiscali proposti dalla legge finanziaria.
Nella foto, da sinistra: il Coordinatore provinciale della Protezione civile Maurizio Bocchia, il Prefetto Giuseppe Forlani, il ministro dell’Ambiente on. Andrea Orlando, il Commissario straordinario della Provincia della Spezia Marino Fiasella e il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Spezia Paolo Caruana.
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speciale professione Lavoro, innovazione, opportunità: la sfida per cambiare è cominciata La relazione del Presidente CNI, Ing. Armando Zambrano, al 58° Congresso Nazionale degli Ingegneri Brescia 24/26 luglio 2013 Dopo la cronaca e la mozione del Congresso di Brescia pubblicati nel numero scorso, ecco in questo Speciale Professione la relazione integrale del Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Armando Zambrano. Un documento importante perché non solo delinea lo “stato dell’arte” di un settore – quello in cui operiamo, appunto – in grande fermento dopo una normativa di riforma che se ha acceso qualche luce ha lasciato anche diverse ombre, ma perché indica con chiarezza la strada da percorrere per quella “rivoluzione possibile” necessaria per uscire dalla crisi. Così, insieme alle questioni legate alle novità legislative – formazione obbligatoria, consigli di disciplina, assicurazione, società tra professionisti innanzitutto – ecco le nostre proposte al Governo mentre si registrano aumenti dei costi, della nostra disoccupazione giovanile, diminuzione del reddito professionale. Ed ecco le contromisure già in atto per rendere l’Ordine Nazionale e quelli regionali strumenti efficaci e moderni all’altezza della nuova situazione.
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speciale professione attività ordinistica, la categoria professionale degli ingegneri Autorità, Presidenti, delegati, oggi si aprono i lavori del 58° Congresso Nazionale degli In- e rivendicai l’orgoglio di appartenervi. gegneri, nella splendida città di Brescia, di cui ricordiamo i Oggi, dopo quasi un anno di impegnativo lavoro che mi ha gloriosi trascorsi patriottici risorgimentali, città e provincia consentito ancora di più di conoscere e di ragionare con che ci hanno accolto con squisita ospitalità. Sono sicuro che gli ingegneri, sia Presidenti, sia Consiglieri sia semplici il Congresso costituirà, come avvenuto per quello precedente iscritti, devo ribadire di aver incontrato sempre persone a Rimini, un momento importante di didisponibili e interessate a trovare sobattito, pur all’interno della categoria, luzioni, a proporre idee, a sognare un ma teso ad affrontare i problemi che rifuturo migliore, a collaborare con le guardano l’intero Paese. Devo ringraziare, istituzioni ordinistiche e non, senteninnanzitutto, anche a nome del Consiglio, dosi parte integrante, essenziale e redei delegati e degli ingegneri italiani, il sponsabile della società. Presidente Marco Belardi, il suo Consiglio, E devo anche riconoscere di aver trovato gli impiegati dell’Ordine e tutti coloro che ampia condivisione alle attività del Conhanno lavorato e stanno lavorando per la siglio, che ha impostato il suo lavoro su riuscita del Congresso. Ringrazio anche il due direttrici fondamentali: l’una volta Presidente dell’Ordine di Caserta, Vittoalla modernizzazione, riorganizzazione rio Severino, che ospiterà il prossimo Coned efficienza della categoria; l’altra tesa gresso, ben sapendo le difficoltà organiza dare contributi concreti alla vita del zative che ci sono e che ci saranno sempre Paese, cercando soprattutto la collaboradi più, anche per l’impegno assunto di rizione e l’intesa con le altre professioni, durre i costi pur mantenendo elevata la Armando Zambrano soprattutto tecniche. qualità dell’iniziativa. Sulla prima direttrice, nello spirito della Rispetto all’evento dell’anno scorso, in cui privilegiammo la mozione approvata nel 57° Congresso Nazionale, che valutadiscussione interna alla categoria, con una limitata parteci- va positivamente la riforma della professione, ne abbiamo pazione di rappresentanti politici e delle istituzioni, questo avviato e concretizzato gli aspetti più importanti ed innoConvegno vedrà la presenza importante di politici ed ammi- vativi. nistratori di enti pubblici e privati. Ma anche di altri Ordini e Collegi, soprattutto tecnici. Ingegneri primi agli appuntamenti Voglio, però, ringraziare personalmente, oltre agli ospiti ed con le scadenze della Riforma ai relatori che ci onoreranno della loro presenza, i colleghi Abbiamo per primi approvato il regolamento per i nuovi Coned amici Consiglieri Nazionali. I risultati dell’attività del sigli di Disciplina, sostituitivi di quelli amministrativi, con la Consiglio possono essere positivi solo se c’è grande collabo- assoluta novità di prevedere la partecipazione di componenti razione e soprattutto solidarietà tra i Consiglieri; questa è esterni alla categoria. Abbiamo dato un segnale importante la precondizione per avviare iniziative di largo respiro e per di rinnovamento ed apertura, rispondendo adeguatamente a non essere stretti nella morsa di dover inseguire risultati im- chi continua ad accusare gli Ordini di autarchia ed autoremediati giorno per giorno; di questo sono veramente grato ferenzialità e di non impegnarsi abbondantemente sul tema a tutti. Consentitemi quindi di chiamarli e salutarli uno per dell’etica professionale. Ma abbiamo anche fornito agli iscrituno (Fabio Bonfà, Vice Presidente Vicario, Gianni Massa, Vice ti utili indicazioni sull’assicurazione obbligatoria, passaggio Presidente; Riccardo Pellegatta Segretario; Michele Lapenna, necessario per la tutela dei nostri committenti. Tesoriere; Giovanni Cardinale, Gaetano Fede, Andrea Gianas- Abbiamo approvato il Regolamento sulla Formazione Obbligaso, Massimo Mariani, Angelo Masi, Nicola Monda, Hansjorg toria, che è stato pubblicato sul Bollettino del Ministero della Letzner, Ania Lopez, Raffaele Solustri, Angelo Valsecchi). Giustizia il 15 luglio u.s., che va anch’esso nella direzione di Ed infine un ringraziamento ai colleghi dei Consigli Direttivi una forte tutela dei nostri utenti, convinti della necessità di del Centro studi, dell’Alta Scuola di Formazione, del Centro un continuo aggiornamento professionale. Siamo ormai perNazionale di studi urbanistici, nelle persone dei Presidenti, fettamente consci che i pur duri studi universitari, ed il suRonsivalle, Vinci e Tira, che stanno lavorando tantissimo, peramento degli Esami di Stato, non sono oggi sufficienti per all’interno degli organismi che dirigono, in una logica di par- svolgere correttamente l’attività professionale se non per un tecipazione allargata ai lavori del Consiglio. periodo limitato, per le modifiche continue delle normatiAll’apertura del Congresso dell’anno scorso, espressi la mia ve tecniche ed amministrative, ma anche delle conoscenze emozione per l’onore di rappresentare, dopo tanti anni di scientifiche.
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speciale professione Abbiamo anche, essendoci battuti con forza per la sua ap- indipendenti (ad esempio l’ente di normazione tecnica naprovazione, all’inizio osteggiata da altre categorie profes- zionale, l’UNI), possono garantire maggiore trasparenza sui sionali, il Regolamento sulle Società Tra Professionisti, compensi richiesti da chi esercita la professione, sui suoi che pur con alcuni problemi che tenteremo di risolvere con titoli e specializzazioni e sulle caratteristiche del servizio proposte di modifica del testo, rappresenta, probabilmente, offerto, controllando la veridicità delle informazioni fornite la novità più importante della riforma, per la possibilità di onde permettere ai cittadini di poter meglio scegliere lo spemodernizzazione e migliore organizzazione degli ingegneri cialista cui rivolgersi. Per questo, in corrispondenza di standard prestazionali è neitaliani. Le Società Tra Professionisti, di cui ci auguriamo la più rapida cessario fornire agli utenti i parametri di prezzo. diffusione, ci consentiranno di competere meglio su un mer- È inammissibile che, in balia di un furore ideologico che data cato professionale sempre più esigente e sempre più sovra- da quasi un decennio, i nostri governanti non abbiano capito nazionale. Soprattutto, consentirà ai professionisti di creare che la prestazione professionale è un servizio che non può essocietà multidisciplinari che potranno dare una risposta a chi sere paragonato ad un prodotto di largo consumo acquistabile in un supermercato. chiede giustamente efficienza e qualità. Abbiamo anche predisposto modelli di preventivi per incarichi È paradossale, e veramente incomprensibile, ma l’abbiamo detto e spiegato tante volte, non professionali, come previsto dalla ri«Ci batteremo per consentire nemmeno il riferimento ai forma, per dare ai committenti chiare tariffe di riferimento, famosi parametri giudiziali, approvati indicazioni sulle prestazioni richieste. legate alla qualità, con D.M. 140/2012, che il giudice, in Ed abbiamo accettato l’abrogazione oggi vietate assurdamente» caso di contenzioso, deve applicare. delle tariffe, pur essendo convinti, Ma questi sono solo i punti di partenza e ci batteremo per questo, che avere tariffe di riferimento, oggi assurdamente vietate, collegate della riforma. Dobbiamo affrontare a breve altri temi impora consequenziali standard di qualità delle prestazioni, sia un tanti. Prima fra tutti è la necessità di riprendere il discoraspetto indispensabile per la tutela non nostra, ma dei consu- so, interrotto bruscamente, della mediazione civile, per la matori. È necessario infatti ridurre gli effetti distorsivi dello quale avevamo impegnato, sia come Ordini che come iscritti, squilibrio delle contrapposte posizioni contrattuali e della tante risorse. conseguente asimmetria informativa che tanto danneggia il Qui, recenti provvedimenti del Parlamento, ci consentono di essere ottimisti anche se l’ostilità di alcune categorie proconsumatore. Ricordiamo che questo è uno dei motivi principali dell’uti- fessionali tentano di ridurne l’impatto, senza comprendere lità degli Ordini, organismi nati per garantire ed assicurare che il problema della giustizia è uno dei più gravi del Paese. la qualità e la serietà del professionista prescelto. Tariffe di Così come stiamo studiando le procedure per la certificaziosolo riferimento e standard di qualità definiti da organismi ne delle competenze, che consentirà di offrire ai nostri com-
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speciale professione mittenti ulteriori e fondamentali informazioni sulla qualità e specializzazione degli iscritti.
Forti segnali etici alla politica dal nuovo Codice Deontologico e dal Consigli di Disciplina Stiamo lavorando, e siamo a buon punto, ad un nuovo Codice deontologico, che ancora di più impegni gli ingegneri nella tutela della legge e dell’ambiente, ribadendo quella funzione di “baluardo della legalità” che i nostri padri legislatori hanno affidato alle professioni liberali ed ai loro esercenti, chiamati ad avere una specchiata moralità. Ma anche dando regole importanti per l’attività dei nuovi costituendi Consigli di Disciplina, che saranno chiamati coraggiosamente a reprimere violazioni deontologiche, in particolare nei casi di collusione con la criminalità organizzata, senza attendere le decisioni, spesso lente ed intempestive, della magistratura. Anche qui intendiamo dare un forte segnale alla politica, che spesso, dietro lo schermo del garantismo, non interviene tempestivamente ad espellere dal proprio interno soggetti che hanno, al di là dei risvolti penali, derogato con evidenza a codici etici di correttezza e moralità. Siamo in attesa del Testo Unico della professione di ingegnere, per il quale abbiamo collaborato a lungo con il Ministero della Giustizia, e che, una volta approvato ci consentirà di definire, dopo il necessario dibattito nella categoria, le modalità e i tempi per l’istituzione del tirocinio professionale, importante passaggio per la costruzione del “professionista”, che deve essere contemporaneo e congruente con la riforma degli Esami di Stato; sta per chiudersi la “via crucis“ dei Parametri per la definizione dei compensi dei servizi di ingegneria ed architettura, per i quali abbiamo lavorato duramente insieme in particolare agli amici architetti, e alle altre professioni tecniche. Un lungo percorso sul quale abbiamo trovato infiniti e cervellotici ostacoli. Spesso anche da organismi dello Stato che avrebbero dovuto avere a cuore e quindi favorire l’emanazione di un provvedimento volto a semplificare e soprattutto evitare discrezionalità che nascondono spesso interessi “particolari”. È stato duro e difficile, vi assicuro, ma abbiamo avuto, in questo caso, la fortuna di avere dalla nostra parte magistrati dell’Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia che hanno capito l’importanza moralizzatrice della norma e che si sono battuti per un risultato positivo; oggi il provvedimento è all’esame del Consiglio di Stato ma siamo fiduciosi in un parere favorevole e sull’emanazione definitiva entro ottobre (il DM per le tariffe per la determinazione del corrispettivo da porre a base di gara è stato firmato dal Ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi nella seconda metà di novembre e ora attende il visto di legittimità della Corte dei Conti – ndr).
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Questa ed altre simili esperienze ci hanno fatto capire ancora di più come questo Paese sia assurdamente bloccato dai suoi riti e dalle sue procedure, in particolare di emanazione delle norme. Questo ci convince che la semplificazione e la sburocratizzazione del Paese siano la madre di ogni riforma, tra l’altro a costo zero. Così come l’esperienza ci ha insegnato che è semplicemente folle pensare che ogni modifica alle norme tecniche debba avvenire con l’emanazione di un Decreto Ministeriale, che impone ad ogni provvedimento tempi biblici, conflitti tra organi dello Stato, esposizione ad interessi più o meno trasparenti e che impedisce spesso e volutamente l’utile contributo delle categorie che devono poi concretamente, da operatori della materia, applicare quelle norme. È il caso, anche, delle nuove norme tecniche che, in una stesura sostanzialmente condivisa, era stata portata all’approvazione del Consiglio Superiore LL.PP. nell’ottobre dell’anno scorso. Di rinvio in rinvio, di discussione in discussione, siamo ad oggi senza la necessaria revisione delle norme. Ed il testo attuale, che pare avere messo da parte gran parte delle innovazioni, in particolare sulle costruzioni esistenti, torna indietro su concetti moderni di sicurezza e di fattibilità degli interventi. Un passaggio vorrei fare sull’attività di internazionalizzazione del Consiglio Nazionale, cui abbiamo dato sin dall’inizio grande impulso. Ad ottobre dell’anno scorso abbiamo ospitato l’assemblea generale della FEANI (Federazione Europea Associazioni Nazionali Ingegneri), la più importante federazione Europea delle associazioni nazionali dell’ingegneria. L’ottimo successo dell’iniziativa ci ha consentito di far eleggere nei consigli direttivi della ECCE (Confederazione Europea ingegneria Civile) e dell’ECEC (Confederazione Europea delle camere dell’ingegneria) nostri consiglieri che si vanno ad aggiungere alle preesistenti prestigiose rappresentanze nella FEANI e nel CLAIU. Partecipazioni importanti di consiglieri nazionali sono state ottenute anche nell’EMC (Comitato di Monitoraggio Europeo). Questo ha anche consentito una efficace presenza presso la comunità Europea a Bruxelles per contribuire alla definizione dell’aggiornamento della direttiva Europea sulle qualifiche professionali prossima all’emanazione e dei collegati livelli di formazione per gli ingegneri previsti in modi differenti nell’area comunitaria. Ulteriore nostra ambiziosa iniziativa è la promozione di una Confederazione fra tutte le organizzazioni degli ingegneri dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, che sarà sviluppata nella apposita conferenza tra i Paesi interessati già programmata a Lecce nei giorni 23 e 24 novembre 2013 (l’iniziativa è stata rinviata per la prossima primavera – ndr). Obiettivo di tale conferenza è di avviare un primo contatto con tali organizzazioni di ingegneri per confrontare i rispetti-
speciale professione vi livelli di formazione nei singoli paesi nonché le modalità di In primo luogo infatti l’assicurazione professionale, che diventerà obbligatoria dal 15 agosto 2013, ha un costo che per esercizio della professione. Tornando alle questioni nazionali, non posso però non eviden- un giovane professionista dell’area tecnica oscilla mediamenziare alcuni effetti paradossali, perché contrari al suo spiri- te tra i 300/400 euro l’anno. to liberalizzatore, che la riforma ha sul libero accesso alla È peraltro vero che anche grazie all’azione di comparazione e professione, di cui siamo stati a volte accusati. La riforma verifica delle offerte di polizza svolto dal nostro Centro studi, impone agli iscritti, agli ordini e collegi, costi aggiuntivi in alcuni operatori presentano delle offerte di polizza per i giouna fase congiunturale drammatica; i redditi delle profes- vani iscritti ad un prezzo ridotto della metà rispetto a questo valore medio. sioni dell’area tecnica hanno visto un Ma l’obbligo dell’assicurazione è sta«Professione: costi calo medio di oltre il 30%. to introdotto in un quadro normativo in aumento e redditi Dal 2007 al 2012 – 5 anni – i redditi lacunoso e penalizzante per i profesin picchiata. Cosa fare per professionali degli ingegneri sono disionisti. Come accade in altre categoinvertire la tendenza» minuiti in termini reali – cioè al netrie (V. medici), sono frequenti i casi to dell’inflazione – del 22%. I redditi medi sono passati da 44.945 euro nel 2007 a 34.671 euro nel di professionisti che non riescono ad adempiere all’obbligo assicurativo, per rifiuto delle compagnie assicurative di stipu2012, con una diminuzione netta di oltre 10.000 euro. Ad esserne colpiti sono soprattutto i giovani. Un giovane inge- lare polizze. È quindi necessario, proprio al fine di garantire gnere (con meno di 30 anni) su 3 ha un reddito professionale il libero esercizio dell’attività professionale, un intervento legislativo che renda obbligatoria, per le compagnie, la stiannuo inferiore a 10.000 euro. Attualmente, la vera significativa barriera d’accesso, per un pula della polizza. Come pure è importante che siano defigiovane che voglia avviarsi alla libera professione è costituita niti per legge o regolamento i requisiti di “congruità” delle polizze professionali in termini, ad esempio, di massimali dai costi economici da sostenere e non certo degli Ordini. Iscriversi all’albo e versare i contributi minimi obbligatori e franchigie come già avviene per alcune categorie (notai). alla cassa di previdenza, per gli ingegneri, secondo una rile- Per dare chiarezza sul rispetto dell’obbligo, la cui violazione vazione del nostro centro studi, costa almeno 1.700 euro, di comporta pene disciplinari, tra cui il divieto di esercizio della cui la quota più elevata (circa 1.000 euro) è di appannaggio professione. della Cassa di previdenza, di recente riformata per garantir- Altrettanto necessario è un intervento che semplifichi l’acne sostenibilità a 50 anni pur utile per garantire la pensione; cesso al credito da parte dei professionisti in particolare per ma quasi 600 euro sono tasse Regionali e Statali ed il contri- i giovani anche mediante forme di garanzia pubblica dei crebuto alle Università per gli Esami di Stato, e solo 116 euro diti. E su questo c’è un recente intervento legislativo che ci (meno del 7%) per l’iscrizione agli ordini. Contributo che, per auguriamo arrivi a buon fine. la verità, molti Ordini di recente hanno azzerato per i neo Stiamo comunque pensando ad aderire a Confidi nazionali. iscritti ed altri stanno pensando di farlo. A questi costi devono aggiungersi quelli connessi all’obbligo Dal 2003 gli iscritti all’Albo aumentati del 56% della formazione continua e dell’assicurazione. I nuovi campi di attività e un ruolo in evoluzione Non è possibile che lo Stato, le Regioni e l’Università, quanto Ma nonostante queste difficoltà, il numero degli iscritti all’almeno, intervengano per rinunciare alle tasse di loro compe- bo degli ingegneri negli ultimi 10 anni è passato da 150.294 a tenza? 234.425 con un aumento che rappresenta il 56% in più. Ciò è Perché l’accesso al lavoro professionale, a differenza di altri, avvenuto anche negli ultimi 3-4 anni, quando altre categorie deve essere così ingiustificatamente gravoso? hanno visto ridurre il numero degli iscritti. Ed inoltre: è possibile limitare ancora la deducibilità delle D’altra parte, è cambiata e sta cambiando la composizione spese sostenute per l’aggiornamento professionale al 50% del per genere della professione con un forte incremento della loro ammontare? Tali oneri, ormai obbligatori per tutti i pro- componente giovanile e femminile. È mutato e cresciuto il fessionisti, devono poter essere dedotti interamente. ruolo degli ingegneri, seguendo e a volte anticipando i camSu questo, vi assicuriamo il nostro impegno di intervenire nel- biamenti del mondo del lavoro e della società in generale. le sedi compenti. La laurea in ingegneria si appresta a diventare quella “preD’altra parte, se gli Ordini stanno cercando di dare gratui- ferita” dai giovani italiani. Se solo nell’anno accademico tamente a costi minimali un’offerta di formazione adeguata 2005/06 il numero degli immatricolati in ingegneria (35.237) all’adempimento dell’obbligo di aggiornamento, l’assicura- era inferiore a quello dei corsi di Lettere e Filosofia, Giurizione obbligatoria costituisce un problema ancora aperto che sprudenza ed Economia e Commercio, nell’anno accademico necessita dell’intervento correttivo del Legislatore. attuale gli immatricolati in Ingegneria (38.446) sono gli unici
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speciale professione ancora a crescere e sono superati in valori assoluti, di poco, solo da quelli in Economia e Commercio. Abbiamo individuato nuovi campi professionali. Gran parte della categoria, una volta impegnata soprattutto nel settore civile, ormai, si occupa di gestione di imprese, di informatica, di terziario avanzato, di biomedicina, di riciclo dei rifiuti, di green economy, di ambiente e paesaggio. Non abbiamo avuto e non abbiamo timore di metterci in gioco, di ricercare nuovi campi di attività, di crescere. Perché siamo profondamente consapevoli che ognuno di noi ha fatto un’importante scelta di campo, essere professionisti intellettuali e mettere al centro del nostro impegno e del nostro lavoro la valorizzazione e la sicurezza delle persone. Ed ora, vogliamo affrontare la crescita del nostro Paese. Ma i dati della disoccupazione, soprattutto quella giovanile (prossima ormai alla soglia drammatica del 40%), sembrano più un bollettino di guerra che una rilevazione statistica. Il contrasto in cui viviamo ed operiamo, che non è più ristretto ai nostri confini nazionali, è stato caratterizzato dalla polverizzazione di tutte le nostre certezze, dall’annullamento degli schemi tradizionali entro cui eravamo abituati a muoverci. Cinque anni di crisi hanno fatto emergere tutte le criticità di un mercato del lavoro italiano denso di contraddizioni e fragilità. A causa della crisi si è ulteriormente accentuato il divario tra le varie aree geografiche del Paese complicando ulteriormente il lavoro dei professionisti italiani; in uno scenario cosi complesso possiamo orgogliosamente rivendicare il ruolo svolto dagli ingegneri che hanno assolto ad una funzione primaria di consulenza alle aziende, di supporto alle pubbliche amministrazioni e di tutela dei cittadini, aprendo le porte della professione a tanti nuovi iscritti, contenendo le emorragie di posti di lavoro. Ma anche sostenendo fattivamente, come già detto, il processo di riforma del sistema ordinistico facendo la propria parte e credo siamo stati gli unici a rafforzare le dinamiche di
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modernizzazione necessarie, al Paese, per uscire dalla difficile crisi economica e rilanciare i processi di crescita. Anche alla luce di questo forte impegno, che riguarda tutta la categoria, a livello centrale e periferico, le solite trite e ripetute affermazioni, anche recenti, circa l’obsolescenza degli Ordini e la opportunità del loro superamento, ci appaiono fuori luogo e fuori tempo oltre che improprie; tanto rispetto ai processi in corso, quanto a quello che è il reale apporto e ruolo dei professionisti, e del sistema degli Ordini, nella società italiana. Gli Ordini professionali in Italia continuano a rappresentare un presidio di competenze specialistiche di alto profilo e di assoluta modernità ed avanguardia. L’ingegneria, l’architettura e tutte le professioni tecniche e non, incarnano le conoscenze oggi necessarie per soddisfare i bisogni complessi di una società assai evoluta sul piano sociale e ancora di più sul piano tecnologico. Senza contare il peso economico che le professioni ordinistiche oggi rivestono, quantificato, da molte autorevoli fonti, con oltre il 15% del PIL. Non è sull’origine più o meno antica delle Istituzioni, come a volte affermato, che può essere dimostrato l’assunto di una presunta obsolescenza o inadeguatezza delle stesse. Gli Ordini hanno una lunga storia alle spalle ma continuano ad accogliere decine di migliaia di giovani iscritti ogni anno. Occorrerebbe peraltro che tutti riconoscessero che le strutture ordinistiche italiane sono quelle che hanno garantito (ad esclusione dell’unica professione, quella dei notai, contingentata da una legge dello Stato) la più ampia apertura alle giovani generazioni. Non è la Gran Bretagna con le sue Institutions liberali ma l’Italia con i suoi bistrattati Ordini e Collegi a poter vantare il maggior numero dei professionisti in rapporto alla popolazione non solo in Europa ma probabilmente nel mondo. Una storia fatta di regole, scritte dallo Stato, che riguardano non solo l’accesso alla professione ma anche i processi di de-
speciale professione mocrazia interna, la scelta delle rappresentanze, il controllo non per il sistema degli Ordini ma per una società sempre più orientata verso un degrado che vive con fastidio la terzietà e da parte degli iscritti sui bilanci e su tutti gli atti. La lunga storia degli Ordini può, e deve, dunque essere valo- l’indipendenza delle idee. rizzata, mettendo al centro l’apporto di tante donne e tanti Come affermato già nella mozione del Congresso di Rimini. uomini impegnati, ogni giorno, in attività ad elevata specia- Essa impegnava il Consiglio Nazionale a consolidare il rapporlizzazione culturale e tecnica, e, soprattutto, nell’esercizio to con le altre professioni, in particolare quelle tecniche, per avere più forza nel portare avanti iniziative e proposte utili continuo del principio di responsabilità. È assolutamente vero che gli organismi professionali, proprio per il Paese anche attraverso la collaborazione delle rispettiperché hanno conosciuto una fortissima crescita nell’arco de- ve strutture, Centro Studi e Fondazione, nell’ottica razionale gli ultimi decenni, passando da poche decine di migliaia ad di una consapevole ottimizzazione delle risorse umane ecooltre due milioni di professionisti iscritti, devono rapidamen- nomiche e strumentali; qui, e lo dico con orgoglio ed emozione, un lavoro paziente e tenace ha consentito recentemente, te essere aggiornati. All’interno degli Ordini è totale la consapevolezza della ne- e credo sia stato un momento storico, non solo per le profescessità di un profondo rinnovamento, che consenta una forte sioni tecniche ma per tutte le professioni e forse anche per il sintonia con la società moderna, e garantisca una adeguatez- Paese, la firma davanti al Notaio dello Statuto che affida ad za rispetto alle situazioni contingenti ed alle future prospet- un organismo comune i principi di un’organizzazione comune. tive. Ma non è agli Ordini che si può dare la colpa di questo Ringrazio per questo i Presidenti dei Consigli Nazionali degli stato, bensì a Governi, di centro destra e di centro sinistra agronomi, architetti, geometri, geologi, periti industriali, che, con maggioranze forti o risicate hanno voluto scrivere, periti agrari, chimici, per avere condiviso questa iniziativa. di fatto, solo l’indice delle necessarie riforme di settore, mo- Attendiamo a breve anche l’adesione dei tecnologi alimenstrando, verso il sistema delle professioni, solo la volontà di tari. acquisirne il consenso, senza mai avere una effettiva volontà Ovviamente non è un punto di arrivo ma un punto di partenza. Mettendo insieme risorse e di assicurare il necessario pro«Siamo per rinnovare gli Ordini strutture dobbiamo migliorare fondo rinnovamento. non per creare libere Associazioni la nostra capacità di rappresenPer questo le ricette, a volte in concorrenza tra loro» tare una componente sociale sbandierate, anche dall’Antiche, avendo a cuore gli interestrust, di costituzione di libere associazioni in concorrenza tra loro – in sostituzione degli si della società, dovrà sempre più essere ascoltata e presente Ordini, ci trova fortemente contrari e, tra l’altro, ci sembra nel panorama politico nazionale. non possa portare ad aggiungere nulla rispetto al processo di Per questo, ed è una novità, stiamo per chiedere il ricono“liberalizzazione” già compiuto, come peraltro chiaramente scimento della “Rete delle Professioni Tecniche e Scientiaffermano lo stesso Fondo Monetario e la stessa Commissio- fiche” quale forza sociale, per consentirne la partecipazione ne Europea negli ultimi loro rapporti. Questo, infatti, non stabile ai tavoli di consultazione politica. può prescindere dalle “pari opportunità” che devono essere Altri punti della mozione sui quali abbiamo lavorato: l’impegarantite a tutti i soggetti, come avviene nel sistema ordini- gno a perseguire l’obiettivo della sicurezza e salute dei citstico, senza forme “elitarie” di preselezione proprie di tante tadini attraverso la prevenzione in tutte le forme e gli ambiti realtà associazionistiche e di tante esperienze di matrice di vita e di lavoro per evitare di continuare a rincorrere le emergenze e le calamità naturali, attraverso l’introduzione anglosassone. La stessa esperienza inglese delle Institutions d’ingegneria di specifiche regole, supportate da forme sostenibili di indimostra la fallacità di un simile approccio. Nel corso dei de- centivazione economica. Abbiamo impegnato molte risorse, cenni si sono andate costituendo (sempre sotto l’egida di un organizzando insieme con gli Ordini provinciali iniziative e controllo statale, anzi reale) oltre 30 Institutions con moda- convegni, abbiamo elaborato documenti, abbiamo partecilità e percorsi diversi di accesso, aggiornamento e control- pato ad audizioni parlamentari, abbiamo proposto emendalo deontologico. Alla fine è stato necessario omogeneizzare menti e proposte di legge, ci siamo insomma battuti perché tali processi e procedure attraverso la costituzione di una si avviasse o si introducesse nel Paese una vera cultura della Organizzazione unica (l’Engineering Council) all’interno del- prevenzione soprattutto dai rischi ambientali, sismici ed idrola quale sono state fatte convergere tutte le singole Institu- geologici; lo abbiamo ribadito nell’assemblea degli ingegneri del 23 gennaio sul tema “Al governo che verrà: sicurezza, tions. Oggi, per noi Ingegneri, è il tempo del lavoro, della concre- ambiente e open data” ma anche nel Professional Day del 19 tezza, dell’impegno, della condivisione delle scelte, della as- febbraio scorso, nel quale abbiamo sottoposto, ai partiti posunzione di responsabilità; la partita è importante e decisiva litici, 12 proposte condivise da tutta l’area tecnica; proposte
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speciale professione che sono diventate patrimonio dei programmi elettorali di tutti i partiti ma che non hanno visto ancora la concretizzazione, salvo un primo provvedimento recente del Governo Letta sulla defiscalizzazione degli interventi di prevenzione dal rischio sismico. Ma abbiamo lavorato insieme anche con le principali associazioni ambientaliste e di categoria insieme ad altri Consigli nazionali, a Sindaci ed a rappresentanti tecnici e della ricerca, in occasione della Conferenza nazionale del rischio idrogeologico. Con loro abbiamo costituito un’alleanza ampia e trasversale intraprendendo un percorso comune di discussione e confronto sul tema del rischio idrogeologico nel nostro Paese. I recenti eventi hanno evidenziato ancora una volta in modo inequivocabile che le conseguenze dei cambiamenti climatici, su un territorio reso drammaticamente vulnerabile dall’eccessiva antropizzazione e dalla mancanza di manutenzione, oggi costituiscono un elemento da cui non si può più prescindere. Serve quindi un’azione urgente ed efficace per la mitigazione del rischio, stabilendo strumenti e priorità d’intervento e risorse economiche adeguate, senza dimenticare la partecipazione e le attività di informazione e formazione dei cittadini su questi temi. Un approccio che superi la logica di emergenza che ha caratterizzato questi ultimi anni, mettendo in campo una politica integrata che coinvolga tutti i soggetti interessati per passare dalla logica della riparazione a quella della prevenzione, con indubitabili positive conseguenze anche sul piano economico.
Prevenzione, semplificazione normativa, risorse, nuovi approcci: le nostre proposte al governo È necessario affrontare la questione sotto tre aspetti prioritari: la semplificazione normativa per il governo e la manutenzione del territorio, il reperimento e la continuità delle risorse economiche e un nuovo approccio tecnico-scientifico al problema, adeguato alle novità e ai cambiamenti in atto. Siamo convinti che mettere in condizione il Paese e le popolazioni di affrontare il nuovo livello di rischio deve essere una priorità nel programma di Governo, con la certezza che non produrrà solo un beneficio in termini di sicurezza, ma anche un’ottima occasione di rilancio economico e occupazionale nei territori. Certo, su questi temi c’è molto da lavorare; anche con proposte concrete elaborate sotto forma di disegni di legge che porteremo al Parlamento. Non a caso, il nostro impegno ci ha ripagato della richiesta, del Ministro dell’Ambiente Orlando, di partecipare direttamente ai tavoli di lavoro sui temi della messa in sicurezza contro i rischi naturali e ambientali, la riqualificazione del patrimonio abitativo, la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, con la promozione di un’edilizia di qualità che
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interrompa il processo di cementificazione e consumo del suolo. Ma oggi il tema del lavoro è quello fondamentale. Non a caso il titolo del congresso è “L’Italia che vogliamo: lavoro, innovazione, opportunità”; questi tre termini sono strettamente connessi perché il Paese può riprendersi dalla crisi attuale se si innova, si modernizza e crea opportunità per i cittadini. Per questo occorrono due cose: risorse e riforma della macchina dello Stato. Le risorse sono limitate; acquisirne di aggiuntive con il tradizionale strumento della tassazione appare improbabile. Di fatto difficile; per scarsa capacità o volontà politica, acquisirne altre attraverso un taglio delle spesa pubblica che, come confermano gli ultimi dati, è in continua espansione. Eppure vi sono spese improduttive che potrebbero essere tagliate e immediatamente dirottate per lo sviluppo e l’occupazione. Si pensi ai contributi pubblici “inutili” alle imprese, quantificati dal prof. Giavazzi, nel suo rapporto commissionatogli dal precedente Governo Monti, in 10 miliardi di euro l’anno. L’abrogazione di tali contributi produrrebbe nell’arco di due anni (se utilizzata per ridurre la pressione fiscale) un aumento del livello del PIL dell’1,5%. Servono poi investimenti “veri” per rendere più efficienti le reti elettriche, idriche, energetiche e autostradali e occorre orientare la spesa (ampiamente finanziata dai cittadini/ utenti) per promuovere prima di tutto lavoro e competenze professionali nazionali. Secondo le stime più recenti, nei prossimi anni, sono necessari investimenti per 115-125 miliardi di euro solo per ristrutturare le reti energetiche ed idriche e renderne efficiente il sistema. Occorrerà capire allora in che misura i costi degli investimenti dovranno continuare a ricadere, in parte, sui cittadini consumatori, chiamati come sempre a sostenere in bolletta investimenti di multiutility, spesso controllate da enti locali secondo il modello dell’in house providing, o detenute da grandi operatori monopolisti, come Enel, Eni e Snam (ora proprietà, per la gran parte del pacchetto azionario, della Cassa depositi e Prestiti). Come dicevo, bollette ancora ingiustificatamente onerose, che gravano sulle imprese nonostante le società interessate, solo formalmente privatizzate perché ancora sottoposte al controllo pubblico, presentino redditività molto elevate. Basti pensare all’esperienza delle Autostrade che evidenzia come solo una quota minoritaria del volume complessivo di spese previsto nei piani del 1997 e successivamente in quelli del periodo 2002-2004, e su cui le concessionarie della gestione delle reti si sono impegnate con i governi del passato, sono stati realizzati. Il razionamento degli investimenti non è dipeso da crisi di liquidità o difficoltà economiche.
speciale professione Le concessionarie autostradali, infatti, trascorso oltre un de- modo la politica e il Parlamento cercano di mettere in campo. cennio dalle privatizzazioni continuano a beneficiare di no- È questo il momento - la crisi - di tentare con coraggio una tevoli benefits, ben oltre quanto originariamente previsto in rivoluzione del sistema. La sfida che abbiamo tutti davanti è fase di concessione iniziale, a causa di un sistema tariffario superare una tradizione di lobbismo di tante rappresentanze, che impone alti pedaggi nonostante la continua crescita del sia istituzionali sia amministrative, che professionali, imprentraffico veicolare. Questa elevata redditività non ha com- ditoriali e sindacali, che non ha più ragione di esistere. portato i dovuti investimenti per migliorare e potenziare le Nei periodi di crescita economica, anche se contenuta, la capacità di trasporto. Non solo: lo stock di investimenti auto- pressione degli interessi di parte si concentrava nell’ottenistradali a carico all’economia nazionale è nell’ordine di circa mento di vantaggi redistributivi; le grandi e le piccole lob20 miliardi di euro, gran parte dei quali, come autorevolmen- bies cercavano di condizionare la politica e portare a casa te evidenziato nel 2011 nella relazione annuale del Governa- la maggior porzione possibile di vantaggi per i propri raptore della Banca d’Italia Mario Draghi, a disposizione della presentanti. Quella stagione è tramontata probabilmente principale concessionaria autostradale che gestendo i 2/3 definitivamente, perché siamo ormai nell’epoca del budget della rete stradale esercita un’effettiva posizione dominan- zero e della spending rewiew permanente, indirizzata a scote, una sorta di monopolio di fatto in questo settore strate- vare inefficienze, sprechi e rendite di posizione. O le rappregico di interesse nazionale. Certamente i ritardati o mancati sentanze degli interessi fanno propria questa discontinuità avanzamenti non sono dipesi esclusivamente da negligenze o si isolano dalla vicenda nazionale nel cercare inutilmente imputabili al management delle di ritagliarsi con la protesta un «La battaglia per le riforme concessionarie autostradali, ma ambiente protetto; per questo nell’epoca di budget zero anche dal complesso e defatil’interesse generale al quinto e spending rewiew» gante iter autorizzativo, che anno di crisi non è un concetcoinvolge oltre all’ANAS, diversi to politologico astratto ma è Ministeri ed Enti competenti in materia ambientale ed urba- l’unica strada ragionevolmente da percorrere per non morire nistica. Per attivare o sbloccare gli investimenti nel settore lentamente. Le professioni tecniche lo hanno compreso: abdelle autostrade e, in generale, nelle reti delle utilities, le biamo da tempo cambiato i nostri comportamenti; nel caso autorità “indipendenti” di regolazione settoriali dovrebbero dell’edilizia per esempio, ci siamo uniti tutti, dall’industria intervenire con decisione, per regolare le tariffe ed i loro alle professioni ai sindacati, per chiedere insieme con forza rincari in funzione solo dell’aumento eventuale dei costi di proposte ragionevoli e valide non solo per una parte della produzione e, appunto, dei maggiori investimenti effettivi in società civile; abbiamo sottoscritto, con le rappresentanze infrastrutture. Ma per fare questo lo “Stato”, inteso in sen- dei costruttori e dei sindacati, un documento che ha visto so ampio, condividendo l’ottica comunitaria, che per stato l’attenzione del governo su temi quali il pagamento dei debiti intende anche le SPA purché destinatarie di finanziamenti della P.A., e le iniziative per lo snellimento della burocrazia, pubblici, ebbene lo Stato, che oggi è fermo e bloccato, deve tutto ciò assieme a concetti importanti quali la sicurezza del essere profondamente riformato. territorio, delle scuole e delle infrastrutture, l’accesso alla Nel contempo, questo Paese continua a sopportare uno stra- casa, la riqualificazione delle città, la riduzione del costo ordinario paradosso: l’eccesso contemporaneo di regolazio- del lavoro. Questo è il modo per attuare la sintesi sia degli ne e controlli. Infatti siamo il Paese con il maggior numero interessi di natura generale che particolare: le lobbies che di regole e norme ma anche quello con il maggior numero dobbiamo combattere davvero sono quelle che operano predi controlli amministrativi, nonché con il maggior numero di giudicando il mercato nazionale ed internazionale, alterando enti che si sovrappongono e entrano in conflitti di competen- la concorrenza con il gioco dell’interdizione e del rinvio. ze. Negli altri Paesi, o ci sono regole e meno controlli, perché Dobbiamo segnalare, con senso critico, che alcune profesaffidati ai cittadini, o come in quelli anglosassoni, meno rego- sioni hanno presentato ricorsi contro il DPR 137 del 2012, di le e più controlli sulle attività. Questo paradosso ha portato riforma delle libere professioni, per avvantaggiarsi di una ad una paralisi degli investimenti ed a disincentivare i possi- riforma ad hoc. In altri casi si sono tentate manovre ostrubili investitori esteri. zionistiche, anche in materia di mediazione obbligatoria, Nonostante ciò, ed il nostro complesso sistema politico-am- strumento che, invece, è necessario per accelerare i tempi ministrativo, noi ingegneri non siamo tra quelli convinti che il della giustizia. Paese non sia riformabile. Certo non ci nascondiamo le diffi- È questa la vera battaglia da condurre tutti insieme, una batcoltà, i problemi che un sistema di garanzie talvolta inoppor- taglia a costo zero e che, anzi, già nel medio periodo produrrà tune e talvolta eccessive, di conflitti tra poteri e istituzioni, dei risparmi ma che trova incredibili ostacoli all’interno della finisce di fatto per bloccare anche le iniziative che in qualche stessa macchina dello Stato e della burocrazia che scrive le
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speciale professione norme. Un esempio concreto, sempre nel campo dell’edilizia, è il recente decreto “del fare” che propone alcune novità, in gran parte condivisibili e giuste, ma che in qualche caso non risolvono ma peggiorano e complicano la vita dei cittadini. Come la “singolare” disposizione sugli indennizzi per il cosiddetto danno da ritardo per la conclusione dei procedimenti amministrativi, che è più una norma di marketing politico che una misura vera di accelerazione dei tempi. Questa previsione (di cui si parla già da 15 anni perché era nei progetti di riforma del ministro Bassanini) consente in realtà meno responsabilità e meno costi per la P.A. che ritarda l’emissione di un provvedimento, prevedendo non un risarcimento, bensì un indennizzo che può anche essere irrisorio, pur in presenza di ingenti danni. Del pari aumentare le competenze degli sportelli unici non rappresenta un autentico strumento di semplificazione, scontrandosi con la realtà della mancanza di collaborazione tra i vari enti che devono esprimere i pareri. Di fatto, lo sappiamo bene noi ingegneri, se non si fa il giro personalmente dei vari uffici le pratiche restano sospese, visto che l’alternativa è il solito ricorso alla Conferenza dei servizi, che nel nostro Paese è la conferenza delle illusioni. La verità è che la semplificazione per essere tale non può essere affidata esclusivamente agli stessi soggetti che hanno contribuito a rendere ingestibile, e vessatoria, la Macchina amministrativa; in palese violazione di principi di rango anche costituzionale, come l’art. 97 della nostra Carta fondamentale, che già 65 anni fa imponeva la razionalità, l’efficienza e l’imparzialità nella gestione dei pubblici uffici. Né ci sembra che i diversi schieramenti politici che si sono succeduti al potere abbiano dato miglior prova rispetto ai vertici della burocrazia, soprattutto nel settore dell’economia, dove la politica dell’austerity, come unica opzione praticabile per il risanamento, ha finito per incrementare danni già incommensurabili e mettere il Paese in ginocchio. A questo punto occorrono interventi mirati, che solo chi applica le procedure può individuare ed elaborare. Consentitemi di dire che la semplificazione, per attuarsi davvero, non può prescindere dalla “ingegnerizzazione” delle procedure amministrative. Per questo, per fornire un contributo fattivo e concreto alle forze politiche e istituzionali, abbiamo voluto coinvolgere direttamente i nostri iscritti con una rilevazione che è stata realizzata dal nostro Centro studi, i cui risultati saranno illustrati questo pomeriggio. Hanno partecipato all’indagine oltre 8.400 colleghi, a testimonianza di grande interesse a impegnarsi e a offrire soluzioni. Si tratta di dodici procedure (permesso di costruire, SCIA, certificato di agibilità, autorizzazione paesaggistica, deposito progetti in zona sismica, AIA, VIA, VAS, prevenzione incendi, autorizzazione impianti fonti rinnovabili, opere idrauliche, trattamento dati privacy) che coinvolgono gli ingegneri
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di tutti i tre settori. La semplificazione amministrativa è considerata dal 95% degli ingegneri un fattore importante per liberare le potenzialità imprenditoriali e rilanciare lo sviluppo del Paese. Gli ingegneri individuano nella mancanza di proporzionalità tra la complessità delle procedure e l’intervento da realizzare, nonché la stratificazione e continua innovazione delle norme e degli adempimenti, i fattori che rendono complessi i processi. Gli ingegneri ritengono che abbiano avuto una scarsa incidenza nella semplificazione la riforma della Conferenza dei servizi, la possibilità di ricorrere a Commissari ad acta, l’istituzione degli sportelli unici e anche l’avvio della digitalizzazione della pubblica amministrazione (peraltro l’introduzione di procedure telematiche realmente efficienti è la misura ritenuta più efficace per semplificare realmente le procedure). Promuovono invece l’ampliamento delle attività libere mediante la comunicazione di inizio attività, la SCIA e anche l’introduzione del silenzio assenso in alcune procedure. Oltre il 90% degli ingegneri si dichiara disponibile ad assumersi la responsabilità per l’avvio di interventi di medio-bassa complessità, secondo il principio di sussidiarietà già applicato in altri Paesi. E questa disponibilità la offriamo allo Stato ed ai cittadini per avviare interventi che consentano la ripresa economica. La principale condizione posta per tale assunzione di responsabilità è che il quadro delle norme sia chiaro e di univoca interpretazione. Ciò chiama in causa due fattori: la capacità e la volontà del legislatore di scrivere norme chiare e chiaramente applicabili e non, come accade, norme che la cui applicazione sia demandata “all’interpretazione” dell’amministrazione o all’intervento “supplente” della magistratura. Il secondo fattore è il non più procrastinabile disboscamento della miriade di enti e soggetti istituzionali che intervengono in ogni singola sia pur semplice procedura. Ma su questo fronte i segnali che vengono dalla politica non sono per niente positivi. L’abolizione delle Province è stata già congelata quando probabilmente, nella situazione in cui siamo, non possiamo più permetterci nemmeno le Regioni, almeno con l’autonomia e la capacità di spesa che ad esse ha garantito la mai fin troppo biasimata riforma del Titolo V della Costituzione. Questa indagine conferma la bontà della nostra richiesta: che i professionisti si assumano l’onere di certificare il rispetto delle normative per le pratiche di minor impatto, essendo ormai altissima la cultura istituzionale e la competenza dei nostri iscritti. Altra proposta è l’impegno di affiancare con nostri esperti ed i nostri Centri Studi gli uffici dei ministeri e degli altri organi istituzionali nella redazione di testi di legge che riguardavano le nostre professioni. È del tutto evidente l’utilità del contributo di chi materialmente opera quotidianamente a contatto con la P.A. e i cittadini nell’interpretazione di norme spesso contraddittorie
speciale professione ed inapplicabili, soggetti dotati di maggior pragmatismo nella risoluzione dei problemi rispetto chi è chiuso nelle stanze dei ministeri, sia pur dotato di grandi competenze giuridiche. Così come si deve risolvere una volta per tutte il conflitto di competenze tra organi dello Stato. E allora occorrono rimedi radicali: se non è possibile cambiare la mentalità di chi per anni ha gestito il meccanismo di produzione normativa e legislativa, che di fatto è stato teso solo ad aumentare il potere della burocrazia a discapito delle necessità del Paese e dei cittadini, non possiamo che pensare di intervenire in maniera sistematica, incisiva ed istituzionale nei processi decisionali. Già sono state evidenziate le criticità di un sistema imperniato e chiuso intorno all’operato di alti funzionari che da sempre hanno gestito questo immenso potere, spesso passando da un ministero all’altro, da un organismo all’altro, gestendo autorità varie, commissioni ed incarichi vari. Noi sappiamo che lo Stato è e resta cruciale per lo sviluppo ma deve essere uno Stato efficiente, moderno, snello. Una rivoluzione per l’Italia. Le professioni, naturalmente aperte all’innovazione, possono e devono essere protagoniste di questa rivoluzione, lo diciamo ancora una volta: vogliamo mettere al servizio dello Stato e dei suoi organismi rappresentativi e decisionali le nostre competenze e le nostre strutture; ci siamo organizzati insieme per questo, abbiamo fatto e faremo proposte importanti, sostenibili o a costo zero: lo stop alla cementificazione, la rottamazione degli impianti elettrici, nuove forme di risparmio energetico, trasparenza con gli open data per le pubbliche amministrazioni, interventi sull’agroalimentare ed il paesaggio, organizzazio-
ni di filiere alimentari per evitare scarti, il rilancio della green economy con la gestione sostenibile dei rifiuti. Quando in occasione del Professional day dello scorso mese di febbraio ho avuto l’onore di aprire la manifestazione in rappresentanza delle professioni dell’area tecnica, insieme ai presidenti del Cup e dell’Adepp, ho esordito dicendo che l’Italia era un Paese stremato, l’andamento dell’occupazione, degli investimenti, dei consumi, del debito pubblico rendevano calzante questa definizione. Ora quegli stessi indicatori sono ulteriormente peggiorati. Il tasso di disoccupazione ha superato l’11%, quello giovanile si avvicina paurosamente al 40%. Anche i laureati in ingegneria si trovano per la prima volta in forte difficoltà. Nel 2012 i consumi sono calati del 4,3%, gli investimenti dell’8%. Anche le esportazioni che finora avevano costituito la nostra ancora di salvezza, nel 2012 sono cresciute di appena il 2,3% contro l’11,6% registrato nel 2010. Il 2013 vedrà peggiorare questa situazione; dopo reiterati e purtroppo vani annunci di prossima ripresa; il PIL dovrebbe ridursi quest’anno di un altro 1,8%. E nonostante la tassazione abbia raggiunto livelli “scandinavi” il nostro debito pubblico continua inesorabilmente a crescere, avvicinandosi alla soglia dei 2.100 miliardi di euro e a un rapporto sul PIL superiore al 130%. Particolarmente drammatica è la situazione nel settore delle costruzioni che ha perso dall’inizio della crisi 690.000 posti di lavoro; 11.200 sono le imprese edili fallite. L’Ance nel suo recente rapporto ha avanzato l’ipotesi di un grande “piano Marshall” per la ripresa con il rilancio delle infrastrutture per un importo di 70 miliardi di euro nei 5 anni dal 2014 al 2018. Secondo l’Ance
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speciale professione tale piano farebbe crescere il PIL nel quinquennio dell’8%, l’occupazione di 1.000.000 di posti di lavoro, mantenendo il rapporto deficit/pil al di sotto del 3% e riducendo il rapporto debito/pil di due punti percentuali. Nessuno può dire se tali previsioni siano attendibili. Una cosa è certa, però, non si può continuare a rimanere immobili, confidando magari nelle prosecuzione delle politiche espansive e accomodanti delle Banche centrali statunitense ed europea. “Santo” Draghi, da solo, non ci salverà. I vincoli di stabilità imposti al nostro Paese dall’appartenenza all’Unione Europea e alla moneta unica non ci devono impedire di trovare nuove strade e nuove formule per ridisegnare profondamente la nostra macchina amministrativa, la nostra spesa pubblica, la nostra politica di investimenti. Bisogna avere però il coraggio e la forza di abbandonare le vecchie ricette, di rompere consolidati equilibri, di puntare invece su componenti della società, come le professioni, lasciati sempre ai margini di quei tavoli di “concertazione” che hanno portato il nostro Paese alla grave situazione attuale. Vogliamo quindi che la politica faccia il proprio dovere dando il giusto spazio alle nostre proposte. Abbiamo adesso un governo politico ed anche un’ampia maggioranza: ci aspettiamo, anzi, pretendiamo che abbia il coraggio di affrontare i veri, antichi nodi del Paese. Questo governo non può più permettersi di esprimere le proprie prerogative sovrane solo con il potere di proposta. Che diventa operativo solo se ottiene il consenso successivo dell’apparato composto dall’alta burocrazia, di codici, Costituzione e magistrature varie, un insieme di forche caudine, disposte ovviamente con le migliori intenzioni, che però sortiscono pressoché regolarmente un solo risultato: in un modo o nell’altro, svuotare, attenuare, cancellare qualunque nuovo provvedimento. Oggi non è più possibile che non si intervenga sulle norme e procedure che impediscono ogni cambiamento. Anche se occorre cambiare la Costituzione. Ma bisogna anche fare in modo che nelle interpretazioni delle norme esistenti debba prevalere, a differenza di come avviene in tantissimi casi oggi, la sostanza delle cose, la cosiddetta ratio legis, l’interesse collettivo, invece del rispetto delle procedure, del cavillo, della capziosità normativa.
La politica che vogliamo? Coraggiosa e forte, che ci faccia scegliere i nostri rappresentanti Ci viene il legittimo dubbio che questi meccanismi abbiano il non troppo nascosto obbiettivo di tutelare interessi particolari (lobbies, corporazioni, potentati economici) abitualmente difesi da bravi studi legali o influenti reti di relazione. Soprattutto perché così si consente di difendere il loro ruolo ed il loro deciso potere di interdizione, all’alta burocrazia e, spesso, alla struttura giudiziaria. La nostra democrazia è in una crisi profonda anche per questo. Perché da troppo tempo
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al potere legittimo espresso dal Parlamento e dal governo – cui solo spetta di decidere in quanto espressione della volontà dei cittadini - si è sovrapposto di fatto un potere di veto oligarchico ed auto referenziale di natura castale. L’immobilismo di cui sta morendo l’Italia è il frutto avvelenato della scarsa funzionalità del potere democratico di decidere, cioè del potere della politica, e, viceversa, dell’eccessivo potere di veto delle oligarchie giuridico-amministrative. Per questo vogliamo una politica forte, coraggiosa efficiente. Vogliamo una politica che ci consenta di scegliere personalmente i nostri rappresentanti potendoli giudicare per quello che sono e non perché nominati dai segretari dei partiti. Vogliamo schede elettorali, come avviene per le rappresentanze istituzionali degli Ordini, sulle quali poter scrivere i nomi dei candidati, anche perché non vogliamo esponenti della cosiddetta società civile ed in particolare delle professioni cooptati per graziosa scelta degli apparati dei partiti e non dai cittadini. Ma dobbiamo, i professionisti, metterci anche noi in ballo e cercare, superando, spocchiose critiche sulla politica, il consenso aperto alla concorrenza di tutti. Vogliamo una politica che sia forte, tanto forte di non aver paura di ascoltarci perché proponiamo iniziative utili a tutti e non per noi. Non c’è più tanto tempo, o meglio non c’è più tempo. La politica non ha più alibi per prendere decisioni importanti. Siamo vicini a un punto di non ritorno. Joyce diceva: «Finché ti morde un lupo pazienza, quel che secca è quando ti morde una pecora». Noi professionisti siamo stufi: abbiamo accettato la riforma, i costi e le fatiche che questo comporta, abbiamo deciso di andare tutti insieme verso l’efficienza, la competitività. Garantiamo una qualità fatta da competenza, professionalità, reattività, accessibilità, comprensione, comunicazione, credibilità sicurezza, tangibilità dei servizi offerti. Tutto nell’interesse dei cittadini. Solo garantendo questi presupposti, si può parlare di certificazione di qualità. Il futuro è nelle nostre mani; lo è sempre stato e sempre lo sarà. Gli ingegneri hanno già dimostrato di non temere il cambiamento; di potersi farsi carico di oneri aggiuntivi anche in una condizione economica drammatica; di saper abbandonare strade consuete per accogliere novità e garantire più qualità, più sicurezza e più indipendenza; di poter fornire proposte, conoscenze e competenze per dare di nuovo un futuro al nostro Paese, di assumersi responsabilità ed essere sussidiari dello Stato. Noi la nostra parte l’abbiamo fatta e la faremo. Noi ci siamo. Armando Zambrano Presidente Consiglio Nazionale Ingegneri
federazione federazione informa informa AGGIORNAMENTO DELLA COMPETENZA PROFESSIONALE
Il “Progetto e-learning” che ci dà una marcia in più Un workgroup composto da rappresentanti di tutti gli Ordini provinciali della Liguria, e coordinato dalla Federazione, è già al lavoro per realizzare nuovi servizi e una piattaforma innovativa di comunicazione “interna” zione, l’interazione e La recente riforma delle professioni ha introdotto l’assunzione di decisioni l’obbligo di aggiornamento della competenza: ciò genera un elevato carico organizzativo, economico, tecsenza implicare lo sponico, didattico e comunicativo sugli Ordini territoriali, stamento fisico dei parche si trovano a far fronte a esigenze non facilmente tecipanti. Il progetto sta già muoespletabili con le attuali organizzazioni di segreteria. vendo i primi passi: si L’impressione è che un singolo Ordine, per quanto sono svolte riunioni di numericamente consistente ed efficiente, si trovi ad Federazione nelle vaaffrontare un compito talmente oneroso da correre il rie province, che hanrischio di non riuscire ad assolverlo. no condotto alle prime, Gli Ordini degli Ingegneri della Liguria hanno quindi fondamentali, decisioni. deciso di operare sinergicamente per gestire in modo Non ultima quella di stustrutturato ed innovativo le attività legate all’aggiordiare come estendere a namento professionale. In quest’ottica è stato costitulivello regionale quegli itinerari formativi che in una ito un workgroup a livello di Fedesola provincia avrebbero risposte razione regionale, che coordinerà esigue e quindi costi alti. gli sforzi progettuali e realizzativi Ogni Ordine ha nominato un proper la realizzazione di un “Progetprio referente nel workgroup, come to e-learning” che offra agli iscritti punto di riferimento per l’aggiorcontenuti di qualità e servizi agenamento della competenza profesvoli ed efficienti nel rispetto della sostenibilità economica. sionale e che contribuirà a tutte le Per raggiungere obiettivi così amattività di progetto. biziosi il percorso passa per l’adoI colleghi nominati sono Gianluigi zione intensa di tutte le metodoloPancotti (Imperia), Marcello Macgie e tecnologie più avanzate, che ciò (Savona), Diego Fonsa (Genod’altronde sono già state utilizzate va) e Simone Tesconi (La Spezia). Claudio Firpo, Segretario della con successo negli anni passati dai Federazione, è il coordinatore del nostri Ordini territoriali per espeprogetto. rienze più circoscritte. Infine, entro questo mese di diLe stesse infrastrutture tecnologicembre verrà messo online il sito che, inoltre, potranno essere adotweb della Federazione degli Orditate anche per la conduzione di riunioni di Federazione, aumentanni degli Ingegneri della Liguria, a do e migliorando la collaborazione I quattro componenti del gruppo di sostegno ed integrazione delle ritra i nostri organismi territoriali, lavoro: Tesconi, Pancotti, Macciò, sorse già esistenti in ogni Ordine rendendo possibile la comunica- Fonsa, e il coordinatore Firpo (in alto) territoriale.
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LO SPAZIO INGEGNERIA AL 53° SALONE NAUTICO
Per le nostre proposte una vetrina internazionale Il ciclo di dibattiti dell’Ordine di Genova ha richiamato l’attenzione su grandi temi di attualità, dall’energia alla semplificazione normativa. L’incontro con le altre categorie, le Istituzioni e la società civile sulle sinergie possibili e il ruolo degli ingegneri ”L’Ingegneria come motore per lo sviluppo del Paese”: anche quest’anno il Salone Nautico di Genova - 53° edizione, dal 2 al 6 ottobre scorsi – è stata una vetrina internazionale per i temi sviluppati dall’Ordine di Genova, che ha ripetuto l’esperienza di aprire e gestire uno Spazio espositivo per diffondere il punto di vista della categoria sui maggiori temi di attualità e per incontrare non solo i colleghi ma anche i rappresentanti delle istituzioni e della società civile. Molti i temi trattati nel ciclo di dibattiti e iniziative pubbliche. Sul tema energia, ad esempio, è stato affrontata la problematica dello sviluppo di carburanti innovativi per la nautica ed è stata analizzata la politica europea sui carburanti innovativi nel settore marittimo, l’impatto dei loro costi e le relative strategie economiche. La tavola rotonda moderata dall’ingegner Alberto Albert, della Commissione Trasporti dell’Ordine degli Ingegneri di Genova, ha visto al centro lo sviluppo del gas come combustibile alternativo del settore nautico, e ha fornito anche alcune antici-
pazioni sull’utilizzo del gas naturale liquefatto (LNG) e sulle sue ricadute positive nell’ambito economico e di impatto ambientale. L’uso di LNG ha infatti recentemente riscosso attenzione non solo in Europa, ma anche in Asia e negli Stati Uniti. In primo luogo, utilizzando il gas naturale liquefatto si riducono le emissioni di ossido di zolfo: una riduzione che diventerà obbligatoria all’interno delle zone di controllo delle emissioni (ECA) dal prossimo 2015. In secondo luogo, a causa dell’inferiore contenuto di carbonio per l’LNG, rispetto ai combustibili tradizionali, è possibile una riduzione del 20%-25% delle emissioni di anidride carbonica (CO2). Infine, gli attuali prezzi dell’LNG in Europa e negli Usa suggeriscono che questo potrebbe essere offerto a un prezzo paragonabile all’olio combustibile pesante (HFO), prendendo in considerazione il contenuto energetico ed i costi di produzione di LNG su piccola scala. Tutto ciò significa che l’LNG sarà giudicato commercialmente più attraente rispetto al gasolio marino a basso tenore di zolfo.
La "terrazza" esterna dello Spazio Ingegneria al Salone Nautico, punto d'incontro dell'Ordine di Genova con iscritti, altri professionisti, istituzioni e ospiti anche di livello internazionale in un lungo ciclo di incontri e dibattiti.
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Ma oltre a questa importante anticipazione, destinata ad avere ripercussioni notevoli nell’ambito marittimo, di notevole interesse si è rivelato anche l’esito delle molte tavole rotonde che si sono svolte nell’ambito di attività interprofessionali e interdisciplinari di libero dibattito, dalle quali è quali è emersa la precisa volontà di proseguire sulla semplificazione normativa e amministrativa per arrivare ad una riforma generale di semplificazione e sviluppo. Da evidenziare, tra l’altro, l’elevato contenuto ingegneristico delle tavole rotonde interdisciplinari, che hanno riguardato i Centri Integrati di Via e la Commissione Provinciale di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo; i notai e gli avvocati in rapporto alla certificazione energetica, alla legittimità edilizia, e ai vizi della cosa venduta; gli Immobiliaristi, le agenzie immobiliari, le imprese edili, e le banche relativamente agli incentivi, al mercato, agli investimenti, ai motivi della crisi e conseguenti proposte risolutive. Un altro importante tavolo di confronto ha visto protagonisti i medici e gli ingegneri, riuniti per dibattere sulla deontologia professionale, le responsabilità e le coperture assicurative con riferimento particolare alle conseguenze irreversibili che può avere un errore professionale. Con gli amministratori condominiali e gli immobiliaristi sono state trattate le rilevanze tecniche della recente riforma sul Condominio, la conservazione della cosa comune, la prevenzione incendi, la sicurezza e le responsabilità civile e penale dei tecnici e degli amministratori condominiali. Si è svolta anche la riunione tra le Commissioni Nazionali Esteri del Consiglio Nazionale degli Ingegneri e del
Consiglio Nazionale degli Architetti, che si sono incontrate per la prima volta a livello nazionale in questa sede. Il tavolo di lavoro ha dibattuto sulle future azioni comuni e in particolare sulle nuove prospettive e i nuovi progetti nell’ambito dell’Internazionalizzazione delle professioni di Ingegnere ed Architetto. Sul tema Ingegneria e il Mare sono state affrontate le soluzioni dell’ingegneria nei recuperi marittimi, con le parbuckling operations, analizzando altresì il tema generale della maritime situation awareness, la sicurezza del mare e dei porti. La giornata conclusiva del Salone Nautico, ha visto lo Spazio Ingegneria impegnato sul tema “Gli Ingegneri incontrano…Open Afternoon”, dove il nuovo Consiglio dell’Ordine di Genova e la Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria, alla luce della riforma delle professioni e delle recenti novità normative, hanno incontrano gli iscritti, le istituzioni, la politica e la società civile, rispondendo a quesiti tecnico professionali e mettendo a disposizione le energie della categoria nell’interesse del Paese. In definitiva, la partecipazione dell’Ordine al Salone Nautico, ha raggiunto ancora una volta l’obiettivo di aprire al pubblico internazionale una finestra sulla categoria degli ingegneri, rendendo sempre più attuale il motto caratterizzante l’evento: «Mai come oggi occorre liberare le energie latenti, per superare, con ingegno e dinamismo, il battente di staticità culturale che sta imprigionando il Paese. La nostra categoria è chiamata ad affrontare questa sfida epocale, anteponendo l’etica professionale alle logiche di mercato». Gianluigi Calzetta Consigliere Tesoriere Ordine Ingegneri Genova
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GENOVA
Piazza della Vittoria, 11/10 - 16121 Genova Tel. 010.593840 - 010.593978 - Fax 010.5536129 www.ordineingegneri.genova.it federazioneliguria@ordineingegneri.genova.it Presidente: Roberto Orvieto Vice Presidenti: Domenico Muccio Palma, Marco Sartini Segretario: Roberto Zanardi Tesoriere: Gianluigi Calzetta Consiglieri: Arturo Antonelli, Laura De Biasio, Andrea Del Grosso, Claudio Firpo, Diego Fonsa, Riccardo Franchini, Maurizio Michelini, Mauro Nalin, Silvio Rossi, Aldo Signorelli
IL PROGRAMMA
Rilancio professione, lavori in corso
ROBERTO ORVIETO Presidente
L
a consapevolezza è uno stato percettivo radicato nella figura dell’ingegnere: è proprio nella crisi che sorge l’inventiva. Cogliendo il pensiero di Albert Einstein, vogliamo vedere, in quelli che pensiamo ostacoli, le opportunità per far crescere la nostra professione e affrontare le nuove realtà del mercato del lavoro. Semplificare, comunicare, accrescere la conoscenza, studiare nuovi mercati, individuare nuovi percorsi, garantire la presenza e il supporto nella società e nelle amministrazioni: questi sono i temi del nostro lavoro. Semplificare per noi significa, ad esempio, garantire una facile accessibilità ai servizi dell’Ordine, con lo sviluppo di una
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ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE - SEZIONE A Totale iscritti al 30/06/2013 Totale iscritti al 30/11/2013 ALBO PROFESSIONALE - SEZIONE B Totale iscritti al 30/06/2013 Totale iscritti al 30/11/2013
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MOVIMENTI SEZIONE A (ingegneri quinquennali) NUOVI ISCRITTI: 10131A Fabrizio Carlo Dionigi BOASSO 10132A Gino GESTRO 10133A Carlo PARODI 10135A Alberto BARONI 10136A Diego CANEPA 10137A Andrea COSTA 10138A Simone COSTA 10140A Federico GIUSTA 10141A Davide MACCAGNO 10142A Francesco MARSANO 10143A Enrico PARODI 10144A Valentina PICCO 10145A Carlo PITTALUGA 10146A Carlo ROSSI 10147A Enrico SALVATORE 10148A Michele TAVELLA 10149A Marco VASSALE 10150A Gian Paolo ZAFFANELLA 10152A Lorenzo ZUCCARINO Trasferiti da altri Ordini: 10151A Marco ZORZI - Alessandria 10134A Mario AGNESE - Imperia 10139A Giancarlo FASSINO - Roma Cancellazioni - DIMISSIONI: Adriano TEODORI Cancellazioni - Trasferimento: Giulio RUSSO, Chiara QUAGLIERINI, Mariangela CASAGRANDE, Francesco SABINO, Simone MONTALDO, Lorenzo ZUCCARO, Anzhelika SVISTYELINA, Antonio LAMPITELLI Cancellazioni - Decesso: LUIGI MOLINARI, GIOVANNA MARITANO, GIANFRANCO ROLLINO
GENOVA di collegamenti “ponte” con i Paesi a maggiore sviluppo, l’avvio di una “borsa” dove domanda nazionale e offerta anche estera potranno liberamente incontrarsi, le azioni atte a favorire la libera circolazione degli ingegneri italiani nei mercati europei. Il supporto all’inserimento, o al re-inserimento, nel mondo del lavoro è un tema purtroppo di particolare attualità: giovani ingegneri che vogliono affrontare il mercato ed ingegneri meno giovani che sono obbligati a trovare una nuova posizione lavorativa, arriva da loro l’idea della creazione di un percorso di sostegno. Il nostro disegno rappresenta un mix tra un “incubatore” ed un “acceleratore”, in sostanza un luogo fisico in cui gli ingegneri, con un programma che segue uno o più progetti, con un inserimento limitato nel tempo, avranno la possibilità di accrescere la loro professionalità per renderla pronta per il mercato. Siamo fiduciosi che il nostro impegno ed una collaborazione coesiva possa fornire i migliori risultati verso gli obiettivi in cui fermamente crediamo.
NUOVO CONSIGLIO PROVINCIALE
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piattaforma software che permetta anche di interfacciarsi con il nuovo “Albo unico nazionale”, custode tra l’altro dei crediti formativi di ogni iscritto. La comunicazione come mezzo per fornire l’informazione all’interno e all’esterno, cogliendo obiettivi come visibilità e professionalità, coesione e collaborazione, supporto alle istituzioni, attraverso modelli di comunicazione differenti e combinati, cartacei e digitali. L’aggiornamento continuo imposto dalla riforma può diventere il sistema per accrescere le nostre conoscenze, incrementare le sinergie tra ingegneri, altre professioni, creare ulteriore qualificazione al nostro profilo. Uno degli obiettivi primari è garantire, a costo zero, la formazione obbligatoria agli iscritti: in base al nuovo regolamento l’Ordine, come Ente riconosciuto, può erogarla e condividere a priori, o acquisire la responsabilità scientifica di percorsi formativi “esterni”. Lavorare insieme pensando all’ingegneria italiana nei nuovi mercati: anche qui progetti per lo sviluppo del lavoro e piani di azione sono molteplici e prevedono la creazione
Una parte dei componenti del nuovo consiglio provinciale al Salone Nautico di Genova, da sin. in alto: Diego Fonsa, Claudio Firpo, Roberto Orvieto, Domenico Muccio Palma, Roberto Zanardi, Maurizio Michelini Accosciati: Angelo Valsecchi (consigliere CNI), Silvio Rossi, Gianluigi Calzetta
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GENOVA MEDAGLIA D’ORO E TARGA PER I 50 E I 60 ANNI DI PROFESSIONE
Festa per il conferimento dei titoli di Senatori e Grandi Senatori Una targa e una medaglia d’oro agli ingegneri che hanno raggiunto i 50 e i 60 anni di iscrizione all’Albo professionale: anche quest’anno, poco prima delle feste natalizie – esattamente il 13 dicembre – l’Ordine di Genova ha festeggiato i primi con il titolo di Senatore e i secondi con quello di Grandi Senatori. Una festa – che si è svolta nella sede della sede di piazza della Vittoria – alla quale hanno partecipato fra gli altri l’assessore comunale all’Ambiente Valeria Garotta; il Generale di Brigata del Comando Militare dell’Esercito Francesco Patrone; il presidente dell’Ordine dei medici Enrico Bartolini; il presidente del Consiglio Notarile Luigi Castello e dei Geometri Elio Picasso; don Giampiero Carzino ingegnere e cappellano del Lavoro; Alessio Gnecco, Presidente di AIPAM e diverse altre autorità. E’ per me un grande onore – ha detto fra l’altro nel suo applaudito discorso il presidente dell’Ordine Roberto Orvieto - premiare i Senatori e i Grandi
Senatori, ingegneri che si sono contraddistinti nella loro lunga vita per una carriera eccellente, professionisti che con la loro grande esperienza posso considerare come grandi “saggi” che ci guideranno in questo difficile momento di crisi economica, incertezza politica e sociale».
Un monento della cermimonia di premiazione (Foto Paola Leoni)
Foto di gruppo con il presidente Roberto Orvieto. I Senatori premiati sono Francesco Artuso, Michele Buffa, Ernesto Calovini, Aldo Cella, Giorgio Ciuchi, Giovanni Coletto, Luciano Costa, Giuseppe Pescetto, Raffaele Piccini, Antonino Sciabà, Francesco Giovanni Traldi. I Grandi Senatori, invece, Gino Ansaldo, Fortunato Ciurlo, Giuseppe Gatti, Guido Gay, Paolo Gismondi, Giuseppe Manca, Lamberto Panfoli, Enrico Roncan (Foto Paola Leoni).
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IMPERIA
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Via della Repubblica, 11 - 18038 Sanremo (IM) Tel. & Fax: 0184.530799 www.ordineingegneriimperia.it info@ordineingegneriimperia.it loredana@ordineingegneriimperia.it ordine.imperia@ingpec.eu Presidente: Domenico Pino Segretario: Mauro Ausonio Tesoriere: Enrico Ingenito Consigliere: Simone Di Marcoberardino, Fiorenzo Borro, Fabio Sappia, Lorenzo Falciola, Giuseppe Anselmo, Gian Paolo Trucchi, Riccardo Restani, Gianluigi Pancotti
DOPO ELEZIONI
Due consiglieri in più, Gruppi già al lavoro, proposte al via
appunto, la sicurezza, la prevenzione incendi, l’urbanistica (P.T.R. e Piano Casa) e le strutture (problematiche inerenti l’autorizzazione sismica preventiva di cui alla L.R. n. 50/2012). Inoltre, in questo momento di particolare difficoltà, l’Ordine di Imperia è impegnato a dare il suo contributo - a livello provinciale, regionale e nazionale (in sinergia con la Federazione) - con proposte finalizzate ad uno sviluppo sostenibile ed a una modernizzazione del Paese, introducendo innanzitutto la logica della “sicurezza”, della “prevenzione” e della “semplificazione”.
ISCRITTI
DOMENICO PINO Presidente
P
oiché gli iscritti hanno superato la quota di 500, i consiglieri dell’Ordine di Imperia sono passati da 9 ad 11, di cui 6 riconfermati e 5 alla loro prima nomina. L’incremento è oggi particolarmente utile in quanto la riforma delle professioni ha portato nuovi compiti istituzionali: fra tutti la formazione obbligatoria da parte degli iscritti che svolgono la professione e l’obbligo di sottoscrivere un’assicurazione a tutela dei clienti. Nella sua prima seduta, oltre all’attribuzione dei vari incarichi, il Consiglio ha subito istituito varie commissioni e gruppi di lavoro nei vari settori di interesse degli iscritti per approfondire le problematiche più urgenti ed attuali. I “gruppi” sono già attivi sotto il coordinamento di membri del Consiglio e stanno svolgendo un’importante attività in vari campi, come ad esempio la formazione obbligatoria e l’assicurazione professionale,
ALBO PROFESSIONALE – SEZIONE A Totale iscritti al 30/06/2013 Nuovi iscritti Dimissionari Trasferiti ad altri Ordini Totale iscritti al 30/10/2013
484 1 5 2 478
ALBO PROFESSIONALE – SEZIONE B Totale iscritti al 30/06/2013 Totale iscritti al 30/10/2013
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IL NUOVO CONSIGLIO PROVINCIALE
Da sinistra: Enrico Ingenito (tesoriere), Simone Di Marcoberardino, Fiorenzo Borro, Fabio Sappia, Lorenzo Falciola, Domenico Pino (presidente), Giuseppe Anselmo, Gian Paolo Trucchi, Riccardo Restani, Mauro Ausonio (segretario), Gianluigi Pancotti (non presente nella foto)
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LA SPEZIA
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Via Tolone, 14 - 19124 La Spezia Tel. & Fax: 0187.732768 www.ordineingegnerilaspezia.it segreteria@ordineingsp.com ordine.laspezia@ingpec.eu Presidente: Paolo Caruana Segretario: Marco Fanton Tesoriere: Stefano Pasquali Vice Presidente: Daniele Guerrieri Consiglieri: Claudia Bedini, Michele Codeglia (sezione B), Stefano Fusi, Riccardo Marangoni, Simone Tesconi, Marco Vescovi, Gianfranco Zucconi
NUOVI MODELLI
Creare una Rete tra gli Ordini per uno scambio di esperienze
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE – SEZIONE A Totale iscritti al 30/06/2013 Nuovi iscritti Dimissionari Trasferiti ad altri Ordini Totale iscritti al 30/10/2013
738 1 4 2 734
Incluso n. 1 sospeso ALBO PROFESSIONALE – SEZIONE B Totale iscritti al 30/06/2013 Totale iscritti al 30/10/2013
PAOLO CARUANA Presidente
N
on è un mistero che molti settori industriali ed in particolare l’edilizia stiano attraversando una crisi che non ha precedenti, almeno nei ricordi della nostra generazione, e questo riporta al noto problema della “sopravvivenza” delle attività, soprattutto quelle industriali, ma anche del settore dei servizi, tra cui quello delle libere professioni. Per non restare passivi di fronte alle quotidiane emergenze, i professionisti, ed in particolar modo gli ingegneri, per i quali la progettualità fa parte della propria formazione, dovrebbero anzitutto interrogarsi su quali modelli organizzativi adottare per fronteggiare le difficoltà attuali e quelle future. Se c’è una resistenza “corporativa” nella nostra categoria è quella che alcuni attuano nella mancata revisione dei propri sistemi organizzativi degli studi, in una sorta di “negazionismo” dei
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MOVIMENTI SEZIONE A (ingegneri quinquennali) NUOVE ISCRIZIONI: A1429 Mazzoni Chiara Edile 30/07/2013 Via Mozzachiodi, 31 19125 La Spezia TRASFERIMENTI DA ALTRI ORDINI: B36 Peselli Alessio delle Infrastrutture 30/07/2013 Viale XXV Aprile, 20 19030 Castelnuovo Magra (SP) CANCELLAZIONI - SEZIONE A : ANTONELLI FAUSTO CAMAIORA GIACOMO DOMENICO
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LA SPEZIA
Da sinistra: Paolo Caruana, Presidente; Marco Fanton, Segretario; Stefano Pasquali, Tesoriere; Daniele Guerrieri, Vicepresidente; Consiglieri: Claudia Bedini Michele Codeglia (sezione B) Stefano Fusi, Riccardo Marangon, Simone Tesconi, Marco Vescovi, Gianfranco Zucconi.
profondi cambiamenti che, a torto o ragione, la professione di Ingegnere ha subìto negli ultimi vent’anni, fino alle radicali trasformazioni nei rapporti con la clientela degli ultimi dieci. Dal concetto imprescindibile ma spesso dimenticato che “nessun uomo è un’isola” dovrebbe nascere la volontà di mettere le proprie conoscenze ed esperienze a disposizione degli altri colleghi, consapevoli che in questo processo virtuoso di scambio di informazioni risiede il segreto della crescita di tutta una categoria di professionisti (la nostra) che, ove coesa, conseguirebbe risultati fino ad oggi inimmaginabili, anche in termini di rappresentanza di categoria. Nel prendere coscienza di questi inarrestabili processi lo sforzo che, in primis gli Ordini e il Consiglio Nazionale dovrebbero profondere è quello di fare da incubatore per le aggregazioni e i raggruppamenti tra professionisti, fornendo
i servizi di supporto e consulenza indispensabili, soprattutto a chi, come i giovani, si affacciano ora al mondo della professione. Contemporaneamente è necessario creare una “rete” efficiente tra gli Ordini, per permettere lo scambio di informazioni e risorse in tempo reale. La cosa paradossale è che spesso non utilizziamo, per creare questo sistema di comunicazione, gli stessi strumenti che impieghiamo quotidianamente per le nostre attività e non “sfruttiamo” le molteplici conoscenze e risorse che i colleghi del Terzo Settore ci mettono a disposizione. Una parte di queste iniziative è già stata avviata, ma il percorso per arrivare alla definizione di un sistema organizzativo vero e proprio è ancora lungo e spetta ad ognuno di noi impegnarsi per tradurre in realtà le troppo spesso enunciate ma non attuate buone intenzioni.
L’attività degli Ordini della Liguria
NUOVO CONSIGLIO PROVINCIALE
C.R.I.D.A. s.r.l. SAVONA FERRO - L AVO R A Z I O N E di Damonte Bartolomeo e figli
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SAVONA
Corso Italia, 8/11 - 17100 Savona Tel.: 019.822678 - Fax: 019.822696 www.ordineingegnerisavona.it ordine.savona@ingpec.eu ingegneri.savona@ordineingegnerisavona.it Presidente: Fulvio Ricci Vice Presidente: Nicola Berlen Tesoriere: Diego Pastorino Segretario: Maria Alessandra Binaghi Consiglieri: Paolo Taramasso, Franca Briano, Daniele Cabrini, Diego Bergero, Marcello Macciò, Claudio Gagliolo, Danilo Muraglia
L’impegno per il futuro si chiama “cambiamento”
FULVIO RICCI Presidente
I
l periodo in cui viviamo non è certamente favorevole per lo sviluppo delle attività economiche e la tanto temuta crisi è diventata un elemento quotidiano della nostra vita. Proprio in un momento di difficoltà è necessario, però, trovare la forza di migliorare le attività in cui ciascuno di noi si cimenta quotidianamente per migliorare le condizioni di vita e soprattutto per creare un futuro per i nostri figli. Questo è stato lo stimolo che si è acceso in molti ingegneri della nostra provincia che hanno ritenuto di poter dare il loro contributo per intraprendere una strada verso una società migliore e forse, in al-
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cuni casi, anche semplicemente per una società normale. Per contrastare il declino che la nostra società ha intrapreso e che la crisi economica attuale sta amplificando a dismisura, un gruppo di ingegneri di Savona ha deciso di mettersi in discussione e di dedicare una parte del proprio tempo all’amministrazione dell’Ordine degli Ingegneri. Le recenti elezioni hanno generato un Consiglio che ha una grande voglia di portare un cambiamento positivo per le attività dell’Ordine e che è costituito da liberi professionisti e dipendenti provenienti un po’ da tutto il territorio della nostra provincia. Il nuovo organismo vuole apportare un contributo alla professione di ingegnere per cercare di trasformare il nostro lavoro quotidiano in qualcosa di veramente importante, essere di nuovo considerati Ingegneri con la “I” Maiuscola.
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE – SEZIONE A Totale iscritti al 30/08/2013 Nuovi iscritti Dimissionari Trasferiti da altri Ordini Deceduti Totale iscritti al 30/06/2013
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ALBO PROFESSIONALE – SEZIONE B Totale iscritti al 30/06/2013 Dimissionari Totale iscritti al 30/06/2013
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SAVONA IL NUOVO CORSO
Grande partecipazione di giovani ingegneri all’assemblea dell’11 dicembre sui temi “caldi” della categoria Il segno del cambiamento si è toccato con mano nell’assemblea degli iscritti dell’11 dicembre scorso: una sala stracolma di oltre 70 ingegneri, in grandissima parte giovani, l’assenza totale della vecchia dirigenza e una forte partecipazione alla discussione hanno infatti caratterizzato il nuovo corso dell’Ordine. Molta attenzione, soprattutto da parte delle nuove generazioni di professionisti arrivati in massa, ai temi più caldi: la programmazione dei corsi di aggiornamento in via di organizzazione per rendere l’obbligo formativo una vera crescita professionale e non una nuova tassa agli iscritti, la decisione del Consiglio di ridurre la quota di iscrizione, il ruolo del nuovo Consiglio di Disciplina appena insediato, l’organizzazione interna con le nume-
rose commissioni attive, nella volontà di aprirsi alla collaborazioni con altri Ordini come quelli di Geologi ed Architetti e con le Amministrazioni pubbliche. il Presidente Fulvio Ricci ha illustrato i temi su cui il Consiglio sta spendendo le proprie energie e i vari consiglieri delegati hanno relazionato sulla formazione (Macciò), la comunicazione (Pastorino), la necessità di riportare l’etica come perno fondamentale dell’attività professionale (segretario Binaghi), e la volontà di rivolgersi ai cittadini con incontri e convegni sui grandi temi propri degli ingegneri. Il vice Presidente Berlen, in chiusura, ha consegnato le Benemerenze ai volontari intervenuti nelle fasi post sisma a L’Aquila.
NUOVO CONSIGLIO PROVINCIALE
Da sinistra in piedi: Diego Pastorino (tesoriere), Paolo Taramasso, Franca Briano, Daniele Cabrini, Maria Alessandra Binaghi (segretario), Fulvio Ricci (presidente), Nicola Berlen (vice presidente), Diego Bergero. Accovacciati: Marcello Macciò, Claudio Gagliolo, Danilo Muraglia
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posta & risposta Ma commette un illecito sanzionabile l’ingegnere che chiede compensi irrisori? Segnalo la seguente offerta di prestazione professionale trovata su un giornale di annunci: «Certificazione energetica di un’abitazione o ufficio con sopralluogo, rilascio del certificato energetico ed invio alla Regione più pratica legge 10/91 con calcolo dell’impianto di riscaldamento a 49 € fino a 120 mq e 79 € invece di 500 € fino a 200 mq». Anche se non si riferisce a un tecnico ligure (magari neppure ad un ingegnere), casi analoghi anche da noi non mancano! So che hanno abolito i minimi tariffari, che il mercato è libero e che se uno vuole può lavorare gratis. Detto tutto questo, mi chiedo: cosa dobbiamo fare noi, piccoli professionisti per mantenere un minimo di credibilità? Perché a volte ho l’impressione che malgrado la serietà, l’impegno, e anche la soddisfazione dei clienti, il professionista tecnico sia visto come un inutile passacarte? Sul Secolo XIX di qualche tempo fa è uscito un articolo in cui si leggeva che le tariffe per un APE vanno dai 100 ai 250 euro. Sorprendente! Perché se le cifre compaiono su un quotidiano, diventano “ufficiali”, e io mi chiedo allora quanto si possa rimanere credibili quando “ufficialmente” i clienti si aspettano un APE per 100 euro. Ma cosa si ottiene oggi con 100 euro? Non un tagliando per la macchina, non l’intervento di un idraulico, nemmeno la manutenzione della caldaia. Senza polemica: ma il lavoro di un ingegnere (o geometra, o architetto) vale così poco, nella mente del cliente medio? E visto che così sembra, dove sta o in chi sta il problema? Ma come si muove, se si muove, l’Ordine, per questo? E la deontologia professionale ha ancora un senso, almeno come termine astratto? Ing. B. T. - Chiavari (Ge) RISPONDE MAURIZIO MICHELINI, PRESIDENTE FEDERAZIONE ORDINE INGEGNERI DELLA LIGURIA L’Ordine esercita le attribuzioni d’ufficio previste dalle leggi e dai regolamenti. In particolare, l’art. 37 del R.D. 2537/1925 gli attribuisce la funzione di vigilare sul mantenimento della disciplina fra gli iscritti, affinché il loro compito venga adempiuto con probità e diligenza, e di adottare i provvedimenti disciplinari. Ora, incorre in una sanzione disciplinare l’iscritto che chiede compensi irrisori? La risposta non è semplice. Fino all’entrata in vigore dell’art. 2 del D.L. 223/2006, chi scendeva sotto i minimi tariffari era sanzionabile (avvertimento, censura, sospensione, radiazione). E’ bene ricordare che il citato D.L. non ha abrogato le tariffe, ma ne ha semplicemente sancito la derogabilità nelle pattuizioni del compenso tra professionista e clien-
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te. In sostanza, rimaneva il riferimento tariffario, comune a tutti, ma non era obbligatorio rispettarlo. Con l’entrata in vigore del D.L. 1/2012 (art. 9, c. 1 e 5), le tariffe sono state abrogate, così come qualsiasi disposizione che ad esse si riconduce per la determinazione del compenso. Al comma 4 è specificato che «il compenso per le prestazioni professionali è pattuito, nelle forme previste dall’ordinamento, al momento del conferimento dell’incarico professionale. Il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dell’incarico e deve altresì indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale. In ogni caso la misura del compenso è previamente resa nota al cliente con un preventivo di massima, deve essere adeguata all’importanza dell’opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi». Ma, se da un lato è stato liberalizzato il “mercato”, dall’altro è stata rinnovata e rafforzata la funzione di controllo del sistema ordinistico, tenendo conto di alcuni “paletti”, tra i quali: - nella pubblicità informativa, divieto di contenuti equivoci, ingannevoli, denigratori, non funzionali all’oggetto della professione, non veritieri, non corretti o in violazione del segreto professionale (D.L. 138/2001, art. 3, c. 5, e D.P.R. 137/2012, art. 4); - aggiornamento professionale obbligatorio, per chi compie atti di professione, escludendo, quindi, chi non esercita (D.L. 138/2001, art. 3, c. 5, e D.P.R. 137/2012, art. 7); - assicurazione obbligatoria, a tutela del “cliente”, escludendo, quindi, chi opera solo nell’ambito del proprio contratto di lavoro dipendente (D.L. 138/2001, art. 3 e D.P.R. 137/2012, art. 5); Trattandosi di norme molto recenti, non si è ancora sviluppata una “giurisprudenza stabile”, anche perché i Consigli di Disciplina non si sono ancora insediati in tutto il territorio nazionale. Tuttavia, è certo che l’Ordine ha il potere di monitorare l’attività degli iscritti e, nel caso, intervenire con sanzioni disciplinari, quando: - nella pubblicità, l’importo del compenso è seguito dalla sola dizione “anziché Euro ...”, perché è ingannevole, dato che l’abolizione delle tariffe non permette più di fare raffronti con un importo di riferimento avente valenza generale; - il compenso non è ragionevolmente adeguato all’importanza dell’opera.
posta & risposta Su quest’ultimo punto, deve far riflettere che il legislatore abbia deciso di introdurlo in una norma pubblicistica (ossia, inderogabile dalle parti, perché posta a tutela di un interesse pubblico), visto che era già presente al comma 2 dell’art. 2233 c.c. («In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione»). Tra l’altro, i provvedimenti disciplinari sono annotati sull’Albo (D.P.R. 137/2012, art. 3), che è pubblico e liberamente consultabile da chiunque, presso l’Ordine o via sito internet (“semaforo” rosso o verde se, in quel momento, è legittimato o meno a compiere atti professionali). In questo modo, l’utente può valutare il profession sta in ragione di fattori ben più importanti rispetto all’offerta economica. Per gli attestati di prestazione energetica, la “svendita professionale”, così come altri fenomeni di pubblicità non conforme, fanno molto riflettere sull’efficacia dell’attuale sistema coercitivo, che privilegia l’aspetto sanzionatorio rispetto a quello culturale. In Liguria, si tratta del settore professionale dove le sanzioni sono tra le più alte, addirittura spropositate, e i controlli vengono realmente eseguiti (a campione), ma il modesto risultato è di fronte a tutti: - annunci di vendita o locazione privi dell’indicatore di prestazione energetica (il numero in kWh/mq/anno) o con l’indicazione della sola classe (lettera da A a G), nonostante la sanzione fino a 3.000 euro (D.Lgs. 192/2005, art. 15); - attestati con valori visibilmente estranei a qualsiasi lo-
gica termotecnica, nonostante la sanzione fino a 15.000 euro e la sospensione (L.R. 22/2007, art. 33). E pensare che in molti si chiedono se sia corretto e costituzionalmente legittimo che, per un errore professionale di scarso rilievo nella tutela dell’interesse pubblico sotteso, il professionista sia esposto anche al risarcimento dei danni derivanti dalla sostituzione dell’attestato errato con quello corretto, prevista nella norma regionale vigente (L.R. 22/2007, art. 33). Oltre un certo limite, l’intervento normativo e l’inasprimento spropositato delle sanzioni e dei controlli non portano più a risultati utili, anzi, rischiano di uscire dal comune senso di ragionevolezza e proporzionalità, alimentando una sorta di “rifiuto culturale generalizzato” rispetto a tutto ciò che proviene dalle istituzioni, ivi compresi gli Ordini professionali. Ma c’è da chiedersi: queste cose, il cittadino e i professionisti, le conoscono? Gli organi di informazione le divulgano a sufficienza? Secondo me no, altrimenti nessuno riterrebbe adeguato un compenso di 100 euro, o meno ancora, per un attestato energetico! Queste non sono questioni tecniche di nicchia, per gli addetti ai lavori, ma interessano l’intera popolazione. Pertanto, è indispensabile che ogni Ingegnere informi sempre i clienti dell’importanza dell’incarico, dei rischi, delle difficoltà e del modo in cui si intende far fronte alla propria obbligazione professionale, motivando, in questo modo, la congruità del proprio compenso. Poi, se il cliente sceglie ugualmente di incaricare un altro per 100 Euro, meglio così: vuol dire che non ci merita...
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