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SGUARDI VERSO IL PUG

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SGUARDI VERSO IL PUG Un’iniziativa promossa dall’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Piacenza


crediti promotore: Ordine degli Architetti e P.P.C. di Piacenza coordinatori: Filippo Albonetti, Maria Teresa Bricchi, Martina Sogni membri della Commissione Urbanistica: Chiara Borghini, Simona Cerutti, Laura Gazzola, Paolo Ghezzi, Giuseppe Glorioso, Sophia Maggi, Edoardo Perani, Vincenzo Ranza, Stefano Tamengo fotografie: Aldo Vinciguerra progetto grafico: Martina Sogni stampe: Idea&Stampa

finito di stampare Dicembre 2023


La Commissione Urbanistica è promossa dall’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Piacenza ed è volta a sostenere un dibattito intellettuale di riferimento che aiuti a generare il dialogo per la Disciplina, con particolare riferimento al Piano Urbanistico Generale in fase di definzione.


APERTURA

Loredana Mazzocchi

L’urbanistica moderna nasce come tentativo di dare una risposta alle esigenze formali e funzionali, nate dallo sviluppo esponenziale del bisogno abitativo e dalla crescita dell’economia. La pianificazione implica anche la verifica che lo spazio è stato progettato in modo conforme ai bisogni, alle leggi, agli usi, ai costumi locali. Il processo di pianificazione richiede la considerazione di tutte le caratteristiche fisiche del territorio che deve essere sviluppato. Questo può comportare ad esempio dettagli importanti come il tipo di suolo, clima e vegetazione. Lo scopo non è quello di trasformare il luogo per adattarlo ai bisogni umani, ma piuttosto quello di definire attività che siano in armonia con i luoghi. In sintesi, le funzioni e gli obiettivi della pianificazione sono la promozione di un ordinato sviluppo del territorio, l’assicurare che i processi di trasformazione siano compatibili con la sicurezza e la tutela dell’integrità fisica e con l’identità culturale del territorio, il migliorare la qualità della vita e la salubrità degli insediamenti umani, la promozione di interventi di riduzione e di mitigazione degli impatti, la promozione del miglioramento della qualità ambientale architettonica e sociale del territorio urbano ed infine prevedere il consumo di nuovo territorio solo quando non sussistano alternative. Il ruolo della pianificazione è, in definitiva, lo sviluppo di attività che soddisfino a pieno titolo i bisogni economici, ambientali, sociali e fisici della società. Il progetto urbanistico ha il compito di raccogliere le sfide sollecitate dal tempo che stiamo attraversando. L’ampliamento dello sguardo e della capacità di analisi è certamente indispensabile se vogliamo avviare la transizione verso un nuovo stile della pianificazione, che si proponga di coinvolgere i soggetti e gli attori delle trasformazioni insediative in un percorso più creativo, e al tempo stesso assai più complesso.


IL CONTRIBUTO E se lo fa Piacenza?

e, forse, tra le più emergenti: ambiente e paesaggio, patrimonio costruito e mobilità.

Filippo Albonetti, Maria Teresa Bricchi, Martina Sogni

Dal dialogo sono emersi contenuti ricorrenti tra cui ricorre la necessità di definire una terminologia chiara e comune per capire e leggere i nuovi fenomeni e i significati correlati, evitando l’uso di grandi temi e contenitori spesso abusati come ‘sostenibilità’ e ‘rigenerazione’. Non di meno, è risultato quanto mai naturale interrogarsi intorno a un’idea di città per riconoscere gli ‘elementi’ utili alla lettura e all’interpretazione delle tematiche legate alla nostra contemporaneità.

Oltre ogni sfondo politico, il presente volume nasce come l’intento di raccogliere alcune prime riflessioni in forma di contributo in grado di sostenere e incoraggiare il dibattito intellettuale di riferimento intorno ai temi legati alla nostra Disciplina e al Piano in corso di formazione. A seguito di un primo coinvolgimento da parte del Comune di Piacenza all’interno del percorso di partecipazione tra gli stakeholders, l’Ordine degli Architetti e P.P.C., come tale, ha promosso e sostenuto fin dal principio il coinvolgimento e il confronto tra gli iscritti dell’Ordine. Il bisogno di nuovi sguardi ha rappresentato l’impulso all’organizzazione di una Manifestazione di Interesse rivolta agli iscritti quale strumento per costituire un’attiva partecipazione a un gruppo di lavoro denominato ‘Commissione Urbanistica’ accolto con grande interesse dal Consiglio e dagli iscritti stessi. Gli esiti del confronto della Commissione Urbanistica sono da intendersi del tutto spontanei e rappresentano un momento di lettura su di uno stato dell’arte di carattere non esaustivo, senza la pretesa di una valenza scientifica o di costituirsi quale parte integrante dei documenti di Piano. Tratteggiano l’urgenza degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori di interrogarsi sui concetti e sulle tematiche ad essi correlate di territorio, ambiente e paesaggio e, come tale, l’urgenza non si esaurisce in questa fase preliminare di formazione del Piano. Incentivati dalle indagini sui vari modelli e sulle sperimentazioni in ambito internazionale e locale, è apparso inoltre in modo ancora più evidente una certa inerzia nel credere e promuovere scelte coraggiose e radicali. E se questa volta fosse Piacenza ad attuare un cambiamento di paradigma? In questo senso, il presente contributo è stato moderato secondo una sequenza di incontri e conversazioni da cui emergono tematiche trasversali

In particolare, l’ambito dell’ambiente e paesaggio propone un apporto concettuale intorno al termine ‘paesaggio’ e approfondisce l’attuazione di categorie e azioni ‘secondo un ‘approccio per luoghi’ nell’integrazione di quello geografico. L’ambito del patrimonio costruito indaga sulla necessità di riconoscere un’idea di città aperta, propria di uno ‘spazio relazionale’ che fa dell’identità e delle differenze un volano per la trasformazione volta a una lettura rinnovata dell’esistente. L’ambito della mobilità invita a un’apertura quanto mai operativa verso ‘Piacenza2050’ in cui delineare il ruolo della strada come l’espressione della ‘città a misura d’uomo’ e ‘senza auto’ volte alla socialità. Il contributo ha sicuramente dimostrato non solo la condivisione di intenti e criticità ma anche la consapevolezza di alcune tematiche emergenti sulla città e sul ruolo di Piacenza nella contemporaneità. Visto il piacere della riscoperta del dibattito intorno alla materia, si auspica che da questo primo contributo nasca la possibilità di un dialogo e di un confronto in continuità anche con l’Amministrazione Comunale. In quest’ottica, l’Ordine degli Architetti e P.P.C. potrà svolgere un ruolo di mediatore e facilitatore aprendosi alla società, sperimentando il coordinamento con gli Enti che operano sul territorio e che possano favorire il cambiamento.


Ambiente e Paesaggio


«È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo». Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine, 1986

Paesaggi ed identità

Per una rigenerazione dei territori urbanizzati e un miglioramento della qualità urbana


Occorre ritornare al significato e ricercare categorie e azioni volte alla trasformazione. La CEP delinea il ‘paesaggio’ come quel “territorio percepito dalle popolazioni”.

La valutazione del materiale relativo al Quadro Diagnostico del PUG ha evidenziato, per quanto riguarda il sistema funzionale del paesaggio, l’opportunità di procedere ad alcune analisi e approfondimenti integrativi, coerentemente all’idea di ‘paesaggio’ indicata dalla Convenzione Europea del Paesaggio (CEP), sottoscritta dagli Stati membri nel 2000 e ratificata dallo Stato italiano con la Legge n. 14/2006. Secondo la CEP il ‘paesaggio’ è definito come il “territorio percepito dalle popolazioni”, connotato da caratteri derivanti dall’azione di fattori naturali e/o umani e delle loro interrelazioni. Ciò significa che il paesaggio, lungi dall’essere una risorsa materiale, individua essenzialmente le modalità attraverso cui le popolazioni percepiscono i caratteri e le risorse fisiche (naturali e/o antropiche) che costituiscono tutto il territorio di riferimento della popolazione medesima, ivi compresi gli spazi naturali, rurali, urbani e periurbani, gli spazi ritenuti di pregio, così come gli spazi della vita quotidiana e quelli degradati. Tale dimensione percettiva del territorio comprende, in senso lato, sia i riferimenti ‘percettivi diretti’ (segnatamente visuali, ma non solo) del territorio, basati sull’esperienza sensoriale immediata del territorio stesso e sull’immagine visiva, figurale che esso restituisce, sia i riferimenti ‘percettivi indiretti’, costituiti dalla sommatoria delle esperienze sedimentate nella cultura locale della popolazione (collegate alla memoria, alle tradizioni, all’affezione, al senso di appartenenza, ecc.), che inducono al riconoscimento, da parte delle popolazioni locali, di determinati luoghi dotati di identità e di significato e/o di particolari valenze estetiche, storico-culturali e/o naturalistico/ambientali. Ciò premesso, si ritiene che il Piano, nella sua rediviva veste di Piano Urbanistico Generale, debba farsi carico di una ricognizione paesaggistica articolata, integrando l’approccio geografico astratto tipico della pianificazione territoriale, che spesso si riduce a mera ‘inventariazione’ cartografica degli elementi di interesse paesaggistico, con un focus alla scala urbana, all’altezza dell’osservatore. Quindi una ricognizione ampia, estesa a tutto il territorio comunale, ma allo stesso tempo puntuale, finalizzata a selezionare quegli elementi di reale e concreto interesse paesaggistico che costituiscono


Gli elementi di reale e concreto interesse paesaggistico costituiscono potenzialmente un valore aggiunto per la collettività.


potenzialmente un valore aggiunto per la collettività, in quanto in grado di intercettare i meccanismi percettivi sopra richiamati. A titolo meramente indicativo e non esaustivo, si propone che il Piano proceda alla ricognizione e alla selezione degli elementi paesaggistici maggiormente significativi del territorio comunale nell’ambito delle seguenti categorie: Caratteri percettivi: emergenze visive, landmark (puntuali o lineari), elementi focali della scena urbana, aperture/chiusure visuali, coni visuali significativi, percorsi o siti di particolare ampiezza visiva, luoghi sensibili di interazione visuale e/o morfologica (margini fluviali, margini urbani), ambiti insediativi dotati di coerenza formale (cortine stradali, insediamenti aventi caratteri morfologici omogenei); Elementi di identità urbana e territoriale: luoghi centrali, luoghi sede di manifestazioni, luoghi tradizionali, siti collegabili a tradizioni e memorie storiche, luoghi ‘sacralizzati’ da poeti, scrittori, eventi, luoghi di eventi storici (battaglie, ecc.); Elementi storici e/o tradizionali di interesse paesaggistico (puntuali, lineari o areali): complessi urbani; spazi monumentali; sistemi insediativi diffusi di interesse storico-architettonico; sistemi fortificati, puntuali o lineari; sistemi paesaggistici rurali di interesse tradizionale e/o storico-culturale; Elementi naturalistico-ambientali di interesse paesaggistico: aree boschive residuali, sistemi di vegetazione urbana, sistemi significativi di vegetazione ripariale, alberi monumentali, spazi aperti interclusi, parchi, corsi d’acqua, canali aventi valenza paesaggistica; Sistemi paesaggistici: siti o ambiti caratterizzati dalla compresenza di elementi naturali e antropici, connessi reciprocamente da relazioni funzionali e paesaggistiche riconoscibili e definite secondo regole precise (sistema del verde urbano, sistema delle canalizzazioni, sistema delle cascine, ecc.); Elementi detrattori e/o di degrado: ambiti urbani o periurbani abbandonati e/o degradati; aree residuali prossime agli attraversamenti viari e/o agli svincoli autostradali; cave dismesse; depositi di materiali; ambiti edificati ‘destrutturati’ o privi di caratteri formali riconoscibili, ecc.; La ricognizione e la selezione degli elementi paesaggistici nei termini suddetti dovrebbero condurre alla formulazione di un progetto di Piano che, in conformità a quanto indicato dalla Convenzione Europea del Paesaggio, sia caratterizzato da azioni volte a: valorizzazione del paesaggio: individuazione di norme e progetti mirati alla valorizzazione integrata e sinergica degli elementi sopra specificati; ripristino del paesaggio: individuazione degli

ambiti da destinare prioritariamente al ripristino e/o al recupero dei valori paesaggistici perduti e/o degradati, attraverso l’uso di progetti-guida dotati di norme di tipo morfologico/qualitativo; creazione di paesaggi: individuazione delle regole morfologiche e qualitative che devono presiedere alla predisposizione dei progetti di trasformazione urbana e ai nuovi insediamenti pubblici e privati, urbani ed extraurbani, al fine di prefigurare nuovi paesaggi dotati di qualità morfologica e di riconoscibilità urbana. L’applicazione delle suddette azioni dovrebbe avvenire secondo un ‘approccio per luoghi’, come indicato dagli atti di indirizzo regionali, integrando la componente paesaggistica con tutte le altre componenti del Piano, ove pertinenti (ambientale, viabilistica, insediativa, ecc.), con l’obiettivo di favorire la rigenerazione dei territori urbanizzati e il miglioramento della qualità urbana.


“Cominceremo col precisare il co significato quasi esclusivamente s quantitativo (...) difatti una più o m superficie terrestre che può esser geofisiche, differenze linguistiche amministrative (...). Del concetto d dire esso ha due significati: uno b alle condizioni di vita fisiche favor configurazione di certe località (lo livello del mare, esposizione, prec culturale; secondo che in certe lo campagna, l’agricoltura o l’indust secondo i costumi, le tradizioni, la molteplicità delle confessioni e de risulterà, credo, una definizione d la ‘forma’ in cui si esprime l’unità ( del ‘contenuto-o-funzione’ (ambie Rosario Assunto, Paesaggio, ambiente, territorio: un tentativo di precisazione concettuale, Ricerche, 1976


oncetto di ‘territorio’, che ha spaziale e valore più estensivomeno vasta estensione della re delimitata secondo divisioni e, delimitazioni politicodi ‘ambiente’, dovremmo biologico, che si riferisce rite ovvero ostacolate dalla ongitudine, latitudine, altezza sul cipitazioni (...) ed uno storicoocalità prevalga la città o la tria o il commercio (...) nonché a morale corrente; e l’unità o ei culti (...). Abbastanza facile del concetto di ‘paesaggio’ (...): (...) della ‘materia’ (territorio) e ente).”


Patrimonio costruito


«Quando posiamo una pietra deve sembrare che si trovi in quel posto da sempre. E’ una questione di equilibrio. (...) Bisogna progettare per le persone e non inseguendo preoccupazioni formali». Jacques Herzog, Intervista di Manuel Orazi, 23.05.2018

Bellezza ed equità

Il patrimonio costruito tra identità e differenze, le relazioni sociali come volano per l’habitat urbano.


La rigenerazione urbana nel Piano sarà in grado di contrastare il consumo di suolo? Come la densificazione può ritenersi una strategia efficace per la città? Come favorire processi senza modelli per le politiche dell’abitare contemporaneo?

Negli ultimi anni le condizioni sociali sono profondamente mutate. Il tendenziale invecchiamento della popolazione e il noto inverno demografico, l’indebolimento delle identità e della prossimità nei diversi quartieri, la diffusione di ‘spazi inespressi’ sia in centro sia in periferia, l’omologazione delle forme dell’abitare causate dall’ipertrofismo delle relazioni sociali sono alcuni dei fenomeni che stiamo ad oggi vivendo. Ci siamo scoperti fragili. Sono mutate le esigenze degli abitanti che esprimono sempre più bisogni post-materialistici legati alla sfera del piacere estetico e della identità ritrovate ed hanno necessità di una percezione dello spazio urbano diverso. Questo è da intendersi come spazio di relazioni sociali e quindi come ‘habitat urbano’ nel quale identificarsi e non come clusters nei quali richiudersi. Dalla lettura dei dati contenuti nel Quadro Conoscitivo propedeutico alla formazione del nuovo Piano così come nel corso dei vari incontri partecipativi con la popolazione, gli aspetti di cui sopra sono stati chiaramente evidenziati facendo emergere alcune criticità connesse al territorio, all’ambiente costruito e al paesaggio. Emerge di fatto il ‘sentito’ bisogno da parte della comunità di ripensare la propria città in un’ottica di sostenibilità e rigenerazione. Ma cosa rende sostenibile e rigenerabile una città? Quale pratiche dobbiamo introdurre per sostanziare un concetto oggi più abusato che praticato? Richiamando la disciplina urbanistica, i processi di rigenerazione urbana dovranno essere volti a: - contrastare il consumo di suolo con la densificazione; - organizzare la mobilità dolce; - rafforzare la prossimità mediante la distribuzione delle funzioni e servizi in tutta la città. Piacenza è sufficientemente resiliente per potersi trasformare al proprio interno rimettendo in gioco aree già urbanizzate e sottoutilizzate? Come si sta organizzando per favorire la salubrità derivante dalla presenza in città di verde e natura? Come si pensa di migliorare il patrimonio edilizio dal punto di vista energetico e sismico? E soprattutto, come si favorisce la socialità attraverso la sua dotazione di spazi pubblici? Se la nostra città rispondesse a queste tematiche, assunte non nella loro settorialità, ma nella complessità


Quali opportunità e obiettivi per le aree dismesse e inutilizzate, le frange e i margini, gli interstizi, i vuoti che Alan Berger definisce ‘scarti’, affinché da spazi ritornino di nuovo luoghi?


delle loro interrelazioni, potremmo definirla ‘sostenibile’? In estrema sintesi potremmo sperimentare e descrivere la sostenibilità attraverso lo sguardo complesso di più ambiti, ambientale, economico e sociale, verso una fusione che indaghi i rispettivi caratteri: vivibilità, realizzabilità ed equità. 1. vivibilità = bellezza = qualità del costruire, fruibilità e accessibilità dell’ambiente urbano, sicurezza e semplicità nella mobilità e negli spostamenti, chiarezza e riconoscibilità degli elementi urbani, etc. 2. realizzabilità = reversibilità e adattabilità dell’ambiente urbano = spazi urbani dimensionalmente adeguati, soluzioni infrastrutturali ad impatto minimale, densità edilizia e compagini sociali interessate, disponibilità immobiliare, messa in atto di idonei strumenti normativi e perequativi per la compensazione delle aree, tessuto commerciale, etc. 3. equità = inclusione = compagine sociale, servizi e infrastrutture che favoriscano la socialità, partecipazione alla costruzione del nuovo assetto cittadino, etc. Solo la compresenza di questi aspetti del tutto non esaustivi favorisce il perseguimento verso la sostenibilità. Nessuna città, grande o piccola che sia, può essere intesa, oggi, come semplice contenitore di attività e di servizi: la città è, prima di tutto, un luogo di comunicazione sociale, deve trovare la sua ragione d’essere e la sua funzione come luogo di comunicazione sia fisica, di cerniera tra le diverse aree edificate sia di comunicazione immateriale, per far interagire i diversi usi della città. Il problema oggi non è costruire nuove città (o espandere quelle esistenti) ma abitare diversamente quelle che già abbiamo. La città può essere riprogettata su sé stessa per mantenere vivo il proprio corpo sociale e controllare la sua espansione. Alla base del percorso che ha condotto dal riuso alla rigenerazione odierna vi è, dunque, l’idea che una città possa essere ricostruita su sé stessa, rimettendo in gioco le aree produttive dismesse, i vuoti marginali, i terreni delle infrastrutture non più utilizzati, il proprio patrimonio edilizio. Alla luce delle riflessioni di cui sopra, è spontaneo chiedersi come e quando, attraverso il nuovo strumento urbanistico, si potranno raggiungere quegli obiettivi di sostenibilità che abbiamo voluto sinteticamente analizzare in questo contributo? Molto dipenderà dalla capacità dei singoli attori coinvolti, sia pubblici sia privati, di saper cogliere quelle opportunità offerte dalla nuova strumentazione e tradurle in rinnovata attenzione alla qualità degli spazi pubblici e alla ‘reinterpretazione’ dei tessuti morfologici delle nuove parti urbane oggetto di futuro intervento unita ad una quanto mai auspicabile previsione di trame verdi che fungano da cerniera soprattutto verso le aree urbane più periferiche. Molto dipenderà altresì anche dalle politiche per la città che vorranno e potranno essere attivate in futuro e dagli strumenti che la politica vorrà attuare finalizzati

alla gestione e allo sviluppo di quei processi di rigenerazione competitiva tra i soggetti interessati nel corretto equilibrio tra gli interessi di parte e a tutela di quelli generali della comunità. La crisi dell’abitare è da sempre politica, alimenta le problematiche poste dalle disuguaglianze e mette in discussione le relazioni sociali, rafforzando sovente le tendenze all’autoidentificazione: di luogo, di tradizione, di condizione economica o di segregazione, ecc., che differenziano una persona o un gruppo dall’altro creando miti di superiorità o consapevolezze di marginalità. Il raggiungimento degli obiettivi comporterà sicuramente tempo poiché connesso ad un cambiamento culturale nella visione della città che deve coinvolgere tutte le compagini sociali interessate e la popolazione stessa di cui il Piano dovrà rappresentare riferimento e strumento attuativo.


Piacenza ries sul costruito ri in gioco aree i abbandono, d obsolescenza una ‘città aper ‘spazio relazio “eventuale citazione”

Madre Materia, Fernando Espuelas, 2009

Titolo

Sottotitolo

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sce a costruire imettendo in stato di degrado e a nell’idea di rta’ e di uno onale’?


Mobilità


«Immaginiamo una città in cui tutto ciò che serve quotidianamente stia a pochi minuti a piedi da dove si abita. Ma non solo. Una città in cui a questa prossimità funzionale ne corrisponda una relazionale, grazie a cui le persone abbiano più opportunità di incontrarsi, sostenersi a vicenda, avere cura reciproca e dell’ambiente, collaborare per raggiungere assieme degli obiettivi. In definitiva, una città costruita a partire dalla vita dei cittadini e da un’idea di prossimità abitabile in cui essi possano trovare ciò che serve per vivere, e per farlo assieme ad altri». Abitare la prossimità. Idee per la città dei 15 minuti, Ezio Manzini, 2021

Piacenza 2050 Città aperta senza automobili, per i cittadini

01_Schizzi preliminari proposta PIACENZA 2050


Una ‘città senza auto’, in cui lo spazio pubblico e la sede stradale siano riconsegnati alla mobilità lenta, al pedone, al ciclista, all’individuo, crediamo fortemente sia l’unica alternativa.

Come utilizziamo lo spazio urbano? Come lo utilizzeremo in futuro? Quale volto vorremmo avesse Piacenza nel 2050? La visione di una città a ‘misura d’uomo’, che sia caratterizzata da un elevato livello di qualità della vita, che sia capace di offrire ‘benessere psicofisico’ e ‘salubrità ambientale’, è una sfida che crediamo debba essere colta adesso. Una proposta a lungo termine, 2050 appunto, per poter finalmente essere capofila di una transizione non solo ecologica, economica ma anche culturale che passa necessariamente attraverso il tema delle connessioni e della mobilità. Un ambiente costruito davvero a ‘misura d’uomo’. Piacenza come una città aperta, attrattiva, attenta, inclusiva, pronta e proiettata verso le grandi e imminenti sfide. La proposta di una città senza auto, in cui lo spazio pubblico e la sede stradale siano riconsegnati alla mobilità lenta, al pedone, al ciclista, all’individuo, crediamo fortemente sia l’unica alternativa. Un segno forte come le mura storiche, protagoniste nuovamente nel definire lo spazio dei cittadini e non più dei loro mezzi di circolazione privati, puntando sulla qualità degli spazi e le loro connessioni, come volano per l’economia di una comunità. La città finalmente riconsegnata ai cittadini e alle attività, connessa, organizzata e aperta agli altri. Non un cambiamento ma un ritorno consapevole e ragionato all’idea di una città intelligente. Una città che, ponendo attenzione e investendo sul capitale umano e sulla mobilità sostenibile, quella vera, guardi al panorama delle città italiane che già discutono questi temi e alle città europee più virtuose e già capaci di integrare e attuare questi processi.

02_Concept PIACENZA 2050

Per favorire il progetto è necessario programmare e graduare la trasformazione attraverso una strategia che qui, in questo documento è delineata in prima fase e in maniera concettuale. Una ‘time line’ programmata per i prossimi 30 anni, è uno strumento efficace per comprendere, sostenere e proporre un cambiamento degli stili di vita degli utenti dello spazio pubblico per gradi, fornendo adeguati servizi di supporto al cambio delle abitudini.


Con così tanti esempi di misure urbane sostenibili che stanno prendendo forma in tutto il mondo, le ‘città senza auto’ saranno prese finalmente in considerazione?

2050

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2023

1912

03_Estratto iniziativa 2023 “Berlin car-free referendum”_Sezione stradale

2050


Obiettivo prioritario è promuovere l’attrattività di Piacenza sia per utenti ‘turisti’ sia per potenziali ‘nuovi cittadini’ per una città accogliente, in grado di garantire benessere psicofisico ed elevata qualità di servizi. Un luogo inclusivo e plasmato positivamente dalle scelte intelligenti messe in campo. Un progetto per fasi quindi, pronto a ripensare una serie di aspetti che condizionano e caratterizzano la fruibilità dello spazio urbano. A partire dallo sviluppo del trasporto pubblico integrato, garantendone l’efficienza, attraverso l’utilizzo di autobus a emissioni zero, ‘metro’ leggera a raso, con dimensioni proporzionate alle sedi stradali, con passaggi più frequenti per rendere il viaggio pubblico attraente e conveniente. È fondamentale promuovere la mobilità condivisa, favorendo l’uso di servizi di car sharing, bike sharing e ride sharing per ridurre la dipendenza dai veicoli privati e aumentare gli spazi condivisi, spazi riappropriati aperti al confronto attivo. La revisione della mobilità e accessibilità della città dovrà rivedere anche il comparto logistico. La logistica stessa dovrà necessariamente esplorare nuovi modelli per le consegne (come droni e veicoli a emissioni zero, per ridurre l’impatto del trasporto merci su strada), per integrare tutto il comparto alla città e alle arterie principali. È indispensabile potenziare le infrastrutture ciclabili e pedonali, creando reti estese e continue di piste ciclabili e marciapiedi sicuri per incentivare la camminata e l’uso della bicicletta come mezzi principali di spostamento. Tali processi passano necessariamente attraverso politiche nazionali atte a favorire la transizione verso veicoli elettrici, promuovendo azioni e incentivi che rendano più accessibili e convenienti queste soluzioni di trasporto. Per ottenere ciò è fondamentale coinvolgere la comunità nella transizione verso città senza auto attraverso campagne di sensibilizzazione e partecipazione attiva dei cittadini nella pianificazione urbana. Uno dei cardini sul quale si regge questa ipotesi è la possibilità di realizzare una ‘metropolitana leggera’ a raso, la ‘circumpiacentina’, una periferica in adiacenza al tracciato delle mura e che in parte potrà riprendere il sedime di tratti di rotaie esistenti. Estendibile e leggera può essere facilmente integrata con altri mezzi di trasporto, come e-bus o sistemi di mobilità condivisa, per offrire un sistema di mobilità integrato e connesso con il territorio, prendendo spunto da città come Porto, in Portogallo, dove l’inserimento di questa infrastruttura leggera ha fatto da traino per trasformazioni virtuose nel panorama costruito, attraendo investimenti. Un sistema di mobilità leggero, tecnologico, a basso impatto ambientale e economico sarà fondamentale soprattutto per connettere le principali aree dismesse che saranno oggetto di imminente rigenerazione urbana (la Pertite, il Polo di mantenimento pesante nord e area del Castello, Piazza Cittadella, la Stazione ferroviaria e il Berzolla, il Consorzio Agrario, ecc.) situate lungo e a ridosso del tracciato ‘della mura’, per offrire un’opzione di trasporto pubblico all’avanguardia, efficiente e adattabile alle esigenze della città che verrà. A servizio della periferica dovranno essere previsti

parcheggi scambiatori (parcheggi di interscambio o park and ride), per facilitare lo scambio tra mezzi di trasporto privati e pubblici da ubicarsi in posizioni chiave. Questi risultano indispensabili in quanto offrono spazi di parcheggio dedicati ai veicoli privati, consentendo di lasciare le auto in un luogo sicuro e al tempo stesso un facile e agevole accesso al trasporto pubblico. I parcheggi scambiatori sono una soluzione efficace per affrontare le sfide legate alla congestione del traffico e promuovere un sistema di trasporto contemporaneo. Il sistema dei trasporti integrato dovrà, per garantire un funzionamento ottimale, essere regolato da una piattaforma digitale tramite app gratuita e di facile utilizzo, che coordini orari e frequenza corse del trasporto pubblico. Le proposte riportate, che non hanno alcuna presunzione di essere esaustive, al contrario, si pongono in maniera aperta con l’intento di accendere un dibattito sulle sorti della città contemporanea, una città a ‘misura d’uomo’ che, attraverso un ambiente urbano progettato e organizzato, tenga in considerazione le esigenze, il benessere e la qualità della vita delle persone. E Piacenza come si pone di fronte a questi temi? Attraverso la riqualificazione di strade e spazi pubblici concepiti per favorire il cammino a piedi, incoraggiando uno stile di vita attivo e riducendo la dipendenza dai veicoli, con parchi, giardini e spazi aperti progettati per essere facilmente accessibili, offrendo opportunità di ricreazione e promuovendo la connessione con la natura favorendo la desigillazione dei suoli per mitigare il problema delle isole di calore, prevedendo l’attuazione di questi processi all’interno del Quadro normativo del nuovo Piano. In ultimo il tema di grande attualità: la sicurezza! Indispensabile creare un ambiente urbano sicuro con illuminazione adeguata, spazi ben sorvegliati e soluzioni urbanistiche che riducano i rischi di criminalità; favorire la mobilità lenta porterà a una maggiore circolazione di cittadini che costituirà di per sé un presidio territoriale. Favorire la mobilità lenta a misura d’uomo genererà un aumento di circolazione di cittadini con conseguente ricaduta positiva sul sistema commerciale con riflessi particolari favorevoli al mantenimento del commercio e all’attrazione d’investitori ‘illuminati’ che vedono opportunità in questi cambiamenti epocali. Una città a misura d’uomo mira a creare un ambiente urbano che rispecchi le esigenze e i desideri della sua popolazione, promuovendo il benessere individuale e collettivo, garantendo la possibilità di usufruire di servizi di eccellenza in tempi brevi. Perché Piacenza non può porsi l’obiettivo di diventare un modello virtuoso, un’ispirazioni anche per altre città? Un modello di cui poter finalmente essere orgogliosi? Città di grandi dimensioni, quali Berlino, Milano, Parigi hanno in programma questa trasformazione urbana verso un modello di mobilità sostenibile. Città di medie dimensioni come Ghent in Belgio e Pontevedra in Spagna, che per dimensioni sono assimilabili a Piacenza, hanno già attuato questo piano con grandi e immediati benefici. Quale volto vorremmo avesse Piacenza nel 2050?


A_Periferica “Circumpiacentina”

B_Potenziamento viabilità

Traffico individuale motorizzato

06_Sezione stradale attuale

C_Parcheggi scambiatori

D_Sistema aree dismesse da rigenerare

100

Mobilità lenta, pedone, altro

08_Sezione stradale proposta_PIACENZA 2050 E_Sistema virtuoso espandibile + spazi per la comunità

Pedone

Altr


ro

Van

07_Estratto iniziativa “Berlin car-free referendum”_Sezione stradale attuale

09_Estratto iniziativa “Berlin car-free referendum”_Sezione stradale proposta


04_Situazione attuale_Parallela via Patrioti

SITUAZIONE ATTUALE Grandi porzioni di ‘negate’ alla città.

tessuto

urbano

Mancanza di una visione di insieme. Difficoltà nel comunicare Piacenza come eccellenza.

Incremento parcheggi scambiatori. Riconnessione rete ciclabile a tutti i servizi primari (scuole stadi ospedali...).

Realizzazzione di un ‘nuovo’ sistema di traspo leggero, una ‘periferica’ intorno alle mura storiche.

Rinnovo piano integrato mobilità (navette elettriche di idonee dimensioni, adeguamento piani stradali).

Chiusura del centro storico alle auto e apertur alla sola mobilità pedonale ciclabile e trasport pubblico.

Studio e attuazione di un piano unico per il bilanciamento della sezione stradale nell’area ‘dentro le mura’ per rimuovere l’uso di auto private in favore della mobilità pubblica e lenta.

Potenziamento del trasporto pubblico lungo g assi di attraversamento della città storica.

Desigillazione suolo aree urbane (quelle con maggior esensione, supermercati, logistica , etc.)

2023

2028


05_Attuazione PIACENZA 2050_ Vision

STRATEGIE CHIARE PARTECIPAZIONE

CONNESSIONE SERVIZI PRIMARI

CITTA’ STORICA COME MOTORE ATTRATTIVO ECONOMICO

POTENZIAMENTO TRASPORTO PUBBLICO PULITO

DESIGILLAZIONE VISIONE DI INSIEME

MIX FUNZIONI MIX CONNESSIONI

ANELLO INTORNO ALLE MURA

IDEA NUOVA DI CITTA’

orto

ra to

gli Potenziamento e conversione del sistema esistente di trasporti con il nuovo modello ‘PIACENZA 2050’.

2032

Rendere la città aperta, connessa con la Provincia e con le prossimità.

...

Modello capofila esportabile e applicabile ad altre realtà.

2042

2050


Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Piacenza


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