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Lecce, 5 febbraio 2011

UN EURO

L’Ora del Salento

Spedizione in abbonamento postale comma 27 art.2 L. 549/95 - Filiale Poste Lecce

Nuova serie, Anno XXI, n. 4

Una strana sensazione di Nicola Paparella È sempre accaduto: quando si fa troppo chiasso da una parte, c’è sempre il rischio che qualcuno voglia agire indisturbato da un’altra parte, e quando i giornali portano troppa enfasi su alcune notizie, c’è sempre da temere che si abbia interesse a distogliere l’attenzione da qualcos’altro. Negli ultimi mesi, fra il delitto di Avetrana e i festini di Arcore, l’attenzione è come monopolizzata. E questo crea disagio. Non che non sia giusto parlare del degrado morale entro il quale è maturata la tragica fine di Sarah Scazzi; perché è sicuramente opportuno parlarne per capire le ragioni di ciò che è accaduto, allo scopo di prevenire certe debolezze morali che sono alla radice di tanti guasti familiari. Allo stesso modo, non intendiamo sostenere che non ci si debba scandalizzare per quanto offende la dignità della persona, anzi, noi riteniamo che si debbano prendere le distanze indipendentemente da ogni eventuale risvolto giudiziario e al di là d’ogni possibile contrappeso politico. Dobbiamo parlarne e dobbiamo anche chiederci e capire come mai, ancora oggi, siano in tanti a negare e a coprire. Detto tutto questo, tuttavia, dobbiamo anche chiederci se questa sorta di ingorgo mediatico, questa specie di intasamento dei giornali e delle televisioni non stia determinando una sorta di cortina fumogena che potrebbe nascondere o deviare l’attenzione da questioni che possono incidere molto di più sul destino della comunità. Noi francamente siamo preoccupati per alcune cose che pure richiederebbero d’essere considerate. In una Italia strozzata dal debito pubblico, stanno crescendo a dismisura le spese destinate agli armamenti e al mantenimento dei corpi militari. Si possono trovare mille argomenti a favore delle “missioni di pace”, ma diventa difficile chiudere gli occhi dinanzi al fatto che negli ultimi anni il bilancio dello Stato ha sempre previsto significativi incrementi di spesa per le voci destinate al personale militare e soprattutto agli armamenti. Senza dire degli indecorosi incrementi di spesa che si vanno a registrare per l’allestimento della portaerei Cavour e per i programmi dell’aviazione cui sono destinate cifre da capogiro. Una seconda fonte di perplessità deriva dal totale silenzio sulle questioni finanziare legate ai grandi capitali (quelli detenuti dalle banche e quelli provenienti dai grandi imperi economici del Paese). Su questo tema sono note soltanto due cose. L’inaudito beneficio fiscale che alcuni hanno ricevuto con la disposizione che ha favorito il rientro in Italia dei capitali illegalmente detenuti all’estero, e i grandi profitti derivanti da questa crisi, che ha colpito in tanti, ma ha dispensato vantaggi a pochissimi. A noi sconosciuti. CONTINUA A PAG. 2

SETTIMANALE CATTOLICO

Lecce, 5 febbraio 2011

Dall’8 al 10 febbraio presso la Casa Pastor Bonus l’Assemblea Ordinaria della Conferenza Episcopale

La Chiesa di Lecce accoglie tutti i Vescovi di Puglia Si è celebrata domenica scorsa presso il Seminario la Festa dei giornalisti leccesi. L’incontro di riflessione e l’Eucaristia con mons. Domenico D’Ambrosio

L’Arcivescovo: restituite l’etica alle comunicazioni sociali XIV ASSEMBLEA DELL’AC DI LECCE Vivere la fede. Amare la vita

A trent’anni dalla morte di don Ugo De Blasi 5

11 FEBBRAIO 2011 San Pietro V./Anche la Chiesa di Lecce celebra la XIX Giornata del Malato

12-13 FEBBRAIO 2011 San Giovanni B./Iniziativa dell’Anspi e dell’Ufficio di Pastorale Giovanile

Dalle sue piaghe Vita in oratorio siamo stati guariti e sfida educativa Il 10 febbraio all’Oncologico un Convegno su Scienza e fede

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Due giornate di formazione e di laboratori di animazione

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L’Ora del Salento

Lecce, 5 febbraio 2011

primopiano

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EDITORIALI CONSUMO E COMUNICAZIONI

Generazioni digitali: Il Card. Tettamanzi ai mass media: e l’etica a che serve? riscoprite la passione per la verità L’attenzione per il mutamento degli stili di consumo prodotta dai media elettronici, ed in particolare dalla televisione, ha portato ad inquadrare le diverse generazioni anagrafiche in categorie, l’ultima delle quali è la “Generazione digitale” (anche detta Web Generation, o Net Generation), connotata da una sorta di naturale predisposizione alle nuove tecnologie. L’ipotesi in attesa di verifica empirica nell’ambito dello scenario mediale che si sta definendo è se la competenza tecnologica delle generazioni più giovani stia producendo una vera e propria frattura culturale, in termini di domanda e consumo, tra le generazioni, e in particolare tra i “Digital Natives” (categoria che comprende la Generazione Y dei nati dopo il 1980 e la Generazione Z dei nati in anni più recenti), i “Digital Adaptives” (i nati dopo il 1964), e i “Digital Immigrantes” (i “Baby Boomers” nati tra il 1946 e il 1964). Così scrive, in un passaggio, il Libro Bianco sulle nuove tecnologie appena pubblicato dall’Agcom, l’Authority per le comunicazioni e disponibile sul suo sito internet (www.agcom.it). Il rapporto delinea i nuovi scenari del mondo digitale ed è utile una lettura in parallelo con il messaggio del Papa per la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, intitolato “à, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale”. Le tecnologie cambiano il rapporto che abbiamo con il mondo (e che giovani e giovanissimi hanno con il mondo). Soprattutto cambiano la nostra mente. La sfida etica da affrontare riguarda la possibilità di confrontarci sul “bene” che scaturisce da qualcosa che consideriamo un “male”. La crescita esponenziale dell’invadenza dei mezzi di comunicazione può sembrare

L’Ora del Salento SETTIMANALE CATTOLICO Iscritto al n. 517 del Registro stampa del Tribunale di Lecce

DIRETTORE RESPONSABILE Nicola Paparella AMMINISTRATORE Giuseppe De Vergori EDITORIALE Ente opere di culto e religione AMMINISTRAZIONE, REDAZIONE E PUBBLICITÀ Piazza Duomo, 8 - Lecce Tel. 0832308849

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Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

un “male”: la bestemmia in tv, i programmi spazzatura, la mentalità consumista dilagante, l’idea che esistere voglia dire apparire e che sia lecito farsi strada senza qualità culturali o valori, la precarietà dei rapporti interpersonali che si allacciano in rete e la scarsa capacità di rapporti duraturi. Aspetti senz’altro da prendere in considerazione per un approccio sensato e critico. Tuttavia dobbiamo anche riconoscere che la cultura di massa è stata ed è continuamente capace di stimolare la nostra mente in modo nuovo. Ed accresce le capacità intellettive. Gli studiosi di neuroscienze cognitive e i più avvertiti critici dei mass media mettono in evidenza questo aspetto, sottinteso al concetto di “nativi digitali”. I ragazzi nati quando Internet già c’era hanno sviluppato abilità cognitive differenti da quelle dei loro genitori e diverse da coloro che li precedono di dieci-quindici anni. La nostra sensazione generale è che i media portino a “consumare” contenuti boccaccieschi o da baraccone. In realtà la televisione, i videogiochi, il web, offrono stimoli nuovi, cammini logici, sfide sul piano dell’intelligenza e dell’intuizione, capaci di accrescere la media del quoziente d’intelligenza. La trama multipla di tante serie televisive e gli intrecci che presentano erano impensabili venti o trenta anni fa. Capire e decodificare da parte dello spettatore di oggi vuol dire avere abilità cognitive differenti dal passato. Ovviamente - questa la sfida etica - si tratta di rendere consapevole questo tipo di sapere, di discuterlo, di riuscire a comprenderlo, di integrarlo in una visione complessa del mondo integrata con dei valori di riferimento. Fabrizio Mastrofini

PENSANDOCI BENE...

Com’è ormai tradizione la ricorrenza di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, ha offerto anche quest’anno al card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, l’occasione per un confronto con alcuni professionisti delle principali testate nazionali: Mario Calabresi, Enrico Mentana, Chiara Pelizzoni, don Antonio Sciortino e Marco Tarquinio. Al centro della riflessione la responsabilità dei giornalisti nei confronti dei destinatari della loro opera. L’informazione e, più in generale, la comunicazione sono attività che riguardano tutti. Per questo richiedono una lucida consapevolezza e una più forte responsabilità da parte di chi se ne occupa. Una prima sottolineatura specifica è quella dedicata all’immagine dell’Italia che in questi giorni i media offrono. Secondo il card. Tettamanzi, essi presentano un Paese che “sembra preda di un litigio permanente”, all’insegna della personalizzazione, dell’esasperazione, della contrapposizione continua. Spiega il cardinale: “Gli stili prevalenti della comunicazione tendono a creare rassegnazione” nei confronti della mediocrità. Confrontarsi con i modelli abitualmente proposti dai media non contribuisce affatto al benessere personale e alla crescita collettiva ma, al contrario, spinge il pubblico a rassegnarsi alle proprie debolezze. L’arcivescovo pone una questione fondamentale, relativa all’etica dell’informazione: giornali e tv riescono a promuovere la pubblica opinione quando si lasciano contagiare dal clima avvelenato e violento causato da una politica che dimentica i bisogni

di Giuseppina Capozzi

concreti delle persone? La domanda è retorica, la risposta negativa è scontata. Non altrettanto scontato è l’invito a guardare a chi è in difficoltà ed è sempre più solo, “alle forze del bene così poco testimoniate dai media, all’esemplarità positiva così raramente mostrata”. Anche dal punto di vista strutturale la comunicazione sconta limiti precisi se si pone come pura trasmissione di notizie, rinunciando a costruire il bene comune attraverso la continua testimonianza della verità. È, quello della verità, il nodo centrale per l’attività giornalistica. Inevitabile il parallelo con la verità di Dio, che non si offre soltanto all’intelligenza e, quindi, “non è possibile scoprirla solo con la ricerca razionale”. Essa, anzi, si offre nella forma di “un Dio che si china sull’uomo dentro un processo d’amore, di cura, di crescita”, perché tutti gli uomini lo vivano e ne diano testimonianza. Testimoniare la verità significa, dunque, inserire i fatti della realtà in un contesto più ampio, circoscrivere e raccordare gli episodi della vita in un orizzonte di senso generale. Nel progressivo processo di scoperta della verità a beneficio dei destinatari, ai giornalisti è richiesta la costante consapevolezza che loro stessi, con il proprio lavoro, sono in grado di esercitare una grande influenza sulla vita delle persone, sulla loro capacità di giudizio, sulle loro decisioni e sui loro comportamenti. Cattolico o laico, un giornalista compie il suo dovere se “permette alle persone di accedere alla verità complessiva, più grande”. E questa è l’unica via che può condurre

a una effettiva consapevolezza del momento presente, lontana da mistificazioni e personalismi, per favorire “quel sussulto collettivo capace di toglierci dalle secche in cui ci siamo arenati”. In un momento in cui il racconto della vita politica è tutto concentrato intorno al gossip sui comportamenti privati di chi ha alte responsabilità istituzionali o sulla spettacolarizzazione degli eventi più drammatici, l’invito del card. Tettamanzi a invertire la rotta assume un significato particolare: “Mostriamo il Paese che ce la fa, mostriamo l’azione di quanti operano per uscire dalla crisi morale, sociale, economica e politica”. Atteggiamenti come la volontà positiva, la lungimiranza, la generosità, la forza dovrebbero essere quotidiani ma diventano straordinari “in un momento in cui l’ordinario pare essere sempre più l’egoismo, l’avidità, la corruzione, l’immoralità...”. L’esortazione dell’arcivescovo è un invito a (ri)trovare la passione per la verità, da parte tanto dei giornalisti quanto dei destinatari a cui i mezzi di comunicazione si rivolgono: “La passione riconosce la passione”, si tratti di chi vuole raccontare la realtà nel giusto modo o di chi, dall’altra parte, dalla passione informativa rimane affascinato e ne è mosso interiormente. E la passione vera, come c’insegna Gesù, non è mai “contro” ma è sempre “per” qualcuno. Nella misura in cui sanno fare tesoro di questa responsabilità, i media possono svolgere la loro missione di servizio alle persone e alla comunità sociale. Marco Deriu

ORATORI A LECCE

Gli Europei e l’accoglienza Due giorni a S. Giovanni B. La storia del popolo europeo insegna che limitarsi a tentare di definirne i limiti geografici o i movimenti cultural-politici snatura il concetto stesso di Europa. Solamente un’analisi profonda delle sue radici cristiane e dei suoi elementi unificanti, nel confronto con le variabili storiche, è in grado di chiarirne i presupposti progettuali. L’accelerazione degli eventi mondiali, verificatasi negli ultimi decenni, non sta consentendo una riflessione ragionata e condivisa sulle ripercussioni reali del percorso in atto nell’Occidente. Il popolo europeo si potrà definire tale solo quando sarà in grado di guardare oltre i suoi confini: servire le popolazioni attanagliate da problemi gravosi di indigenza, guerra, instabilità è la missione propria dell’essere umano. Già nel 1961 Giovanni XXIII (Mater et magistra, 12) invitava i governi ad utilizzare giustamente i beni materiali offerti dalla nuova economia “per tutelare i diritti di tutti i cittadini, soprattutto dei più deboli”, utilizzando gli aspetti positivi di una accentuata forma di socializzazione. Soltanto nel proiettarsi verso l’altro, si realizza se stessi. E questo compito è affidato alle autorità: la quaestio de Auctoritate diventerà una esigenza sempre più pressante a motivo della crescente frammentazione. Riconoscere nell’altro una persona da accogliere è, sul terreno della ragione, la sfida che il cristianesimo fa sua, come afferma Giovanni Paolo II (Fides et ratio, prologo). Cercare di comprendere il significato più profondo offerto alla nostra ragione, vuol dire creare un ordine di conoscenza che consenta di valutare criticamente, in piena libertà e responsabilità, il valore e le conseguenze di ogni scelta personale. L’uguaglianza tra esseri umani scaturisce non soltanto dall’identificazione dei loro diritti e doveri nell’ordine civile (che sarebbe un problema politico), bensì in uguaglianza di diritti e doveri naturali che è un problema antropologico, sia che lo si affronti da un punto di vista filosofico che teologico. La salvezza umana è affidata alla comunione dei popoli, che è essenzialmente comunione di persone. Ma il fondamento dell’essere-uomo si struttura sulla consapevolezza che la comunione è assicurata quando “non poggia esclusivamente su se stessa, ma in colui che è più grande di essa”: così si esprime Benedetto XVI. Questa consapevolezza è conseguenza naturale di un patrimonio individuale donato dalla vita a noi precedentemente. “L’uomo non costruisce da se stesso la sua esistenza, dice il teologo Ratzinger, ma vive dell’essere donato, sperimenta nello stesso tempo il suo essere obbligato, il suo stare sotto una forma che gli è stata data in antecedenza, e la cui violazione lo rende colpevole”. Ogni persona, quindi, è strutturalmente predisposta alla relazione, alla comunione con gli altri, a trascendere se stessa perché dotata di pensiero e libertà, quindi è soggetto in relazione. Si può, allora, comprendere come il bene di se stessi non possa essere scollegato o prescindere da quello degli altri. Il bene comune, perciò, può derivare solo dalla conoscenza radicata della propria identità, e l’identità del popolo europeo è nella sua propensione naturale all’accoglienza. info@giuseppinacapozzi.it

Il Comitato Zonale Anspi (associazione nazionale San Paolo Italia) di Lecce, con la collaborazione dell’Ufficio diocesano della Pastorale Giovanile, organizza “L’oratorio e la sfida educativa”, il 12 e 13 Febbraio 2011, presso la parrocchia di S. Giovanni Battista a Lecce. Con questo evento si vuole sottolineare l’importanza dell’Oratorio, inteso, come espressione tipica dell’impegno educativo di tante parrocchie in relazione all’iniziazione cristiana dei ragazzi. Un impegno diverso nelle modalità e nei mezzi, a seconda del territorio e della tradizione di riferimento, ma che ha sempre rappresentato concretamente la volontà e l’impegno di accompagnare nella crescita umana e spirituale le nuove generazioni. Il programma prevede l’accoglienza alle ore 10.00, il saluto alle 10.15 del Presidente zonale Anspi don Attilio Mesagne e l’intervento di don Nicola Macculi, in seguito ci sarà il discorso del Presidente Nazio-

nale Anspi, don Vito Campanelli. Previsto per le 11.30 l’Arcivescovo mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, e alle 12.00 confronto con i partecipanti. Alle 15.00 ci sarà l’accoglienza dei ragazzi della terza media, giovanissimi e giovani. In conclusione di questa prima giornata ci saranno i laboratori di animazione per fasce di età: ”Diamo un volto all’oratorio”, curati dall’equipe nazionale Anspi, che si terranno dalle 16.00 alle 19:00. Dalle 19.30 alle ore 20.30, invece, si potrà partecipare alla festa degli Oratori. Per domenica 13 febbraio, l’accoglienza sarà alle 9.45, in seguito ci saranno laboratori di animazione per fasce di età. La Celebrazione eucaristica chiuderà questo progetto incentrato sull’Oratorio visto come luogo che accompagna nella crescita umana e spirituale le nuove generazioni, affidandogli responsabilità educative.

CONTINUA DALLA PRIMA CONTINUA DALLA PRIMA Ecco, ci viene da ripensare alle spese militari e al potere occulto dei capitali finanziari, nel momento in cui andiamo a fare la spesa, mentre vediamo gli sforzi delle Caritas che nelle parrocchie cercano di venire incontro a chi non ce la fa, e mentre sentiamo della ribellione per il pane in Egitto. Dinanzi a tutto questo è davvero sconfortante doversi occupare dei festini di Arcore. Ed è addirittura preoccupante che non si apra un ampio dibattito sulle grandi ricchezze, sul libero mercato, sugli armamenti e sui progetti di acquisto delle nostre Forze Armate. Nicola Paparella

Auguri di cuore a Giovanni Spedicato per il suo 90° compleanno da parte di tutta la sua famiglia. “Ciao nonno oggi, 1 febbraio, è un giorno speciale per esprimerti il bene che ti vogliamo e per augurarti ancora tanti anni felici, insieme a noi. Siamo orgogliosi di te; accompagnaci a lungo nel percorso della vita, con la tua saggezza e bontà, come solo tu sai fare. Ti adoriamo. Paolo e Jenni”.


L’Ora del Salento

Lecce, 5 febbraio 2011

primopiano

LA FESTA DEI GIORNALISITI

L’OMELIA

L’INCONTRO CON L’ARCIVESCOVO Un appuntamento all’insegna della cordialità e del comune credere negli ideali di fede

Per un nuovo giornalismo secondo i valori del Vangelo LA CRONACA

Come “l’anima della vita” La ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, ha offerto l’occasione a mons. Domenico D’Ambrosio di incontrare molti degli operatori dell’informazione che operano nel Salento. L’aula Mincuzzi del nuovo seminario è stata infatti teatro dell’incontro-dibattito fra Sua Eccellenza e coloro che tutti i giorni portano l’informazione nelle case degli italiani. Introdotto da don Adolfo Putignano, il Vescovo è entrato subito nel vivo dell’argomento ringraziando tutti per il loro apporto all’informazione e alla diffusione dei valori cattolici e definendo la comunicazione come “l’anima della vita”. Un incontro durato circa un’ora in cui mons. D’Ambrosio ha risposto alle domande incalzanti di tutti coloro che volevano conoscere il suo pensiero su argomenti che spaziavano dalla responsabilità dei giornalisti in quanto portatori di valori oltre che di informazioni, al messaggio del Santo Padre per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali, all’inevitabile ma breve parentesi riguardante le questioni nazionali e la continua mancanza di rispetto dei principi morali. Subito dopo i giornalisti hanno partecipato alla Santa Messa presieduta proprio da Sua Eccellenza preso la Cappella all’interno del seminario. La Messa è stata animata dal coro della chiesa matrice di Monteroni. Valentina Polimeno

IL DIBATTITO

Un appuntamento all’insegna della cordialità e del comune credere negli ideali di fede

Informare allo scopo di educare i cittadini Comunicare è vivere: l’aforisma, diffuso in una società che si definisce programmaticamente “dell’informazione”, colpisce emotivamente, ma ha bisogno, tanto più oggi, di arricchirsi di contenuti concreti. È sotto gli occhi di tutti quanto il mondo dell’informazione vada gradualmente perdendo ogni preoccupazione etica per trasformarsi in una “livida palude” dove si combatte, senza esclusione di colpi, una battaglia che sollecita le più basse inclinazioni dell’uomo. Nel giornalismo domina, perciò, un bieco tragico gossip di bassa lega, dimentico di ogni rispetto e perfino della pietà. L’urgenza di una decisa svolta etica che restituisca al giornalismo la sua missione è stato il filo conduttore dell’incontro con i giornalisti di S.E. mons. Domenico D’Ambrosio, durante l’ormai tradizionale appuntamento della Festa dei Giornalisti, in occasione della solennità di San Francesco di Sales, patrono degli operatori della comunicazione. L’incontro, che ha trattato temi concreti di grande attualità, si è tenuto il 30 gennaio nell’Aula “Mincuzzi” del Seminario Arcivescovile di Lecce. In apertura mons. Adolfo Putignano, responsabile dell’Ufficio Diocesano delle comunicazioni sociali, ha presentato il messaggio di Papa Benedetto XVI per la XLV giornata mondiale delle comunicazioni sociali sul tema “Verità annuncio e autenticità di vita nell’era digitale”. Ne ha sottolineato e commentato i passaggi più significativi, soffermandosi, in particolare, sul riconoscimento delle straordinarie potenzialità rappresentate dalle nuove tecnologie digitali che impongono a tutti i giornalisti, non solo quelli cat-

tolici, responsabilità e coerenza di alto profilo. Ha preso quindi la parola l’Arcivescovo che ha ringraziato i giornalisti presenti per l’attenzione dimostrata verso un’attività che “serve a comunicare, informare, a creare unione”. Nel corso del suo appassionato intervento, il Presule ha avuto parole incisive nel condannare “un’ informazione catturata da problemi che non ci riguardano”. “Non è possibile - ha affermato - continuare di questo passo perché così l’ opinione pubblica viene disinformata, non informata, non si cresce, non si crea la mentalità di partecipazione”. Al centro dell’interesse dei giornalisti ci devono essere “le attese, le povertà, il grido d’aiuto dell’ uomo”; si può parlare, dunque, “in tanti modi, si può parlare alla piazza, al potente di turno”; ma soprattutto, ha ribadito Mons. D’Ambrosio citando il beato John Henry Newman, “bisogna parlare alla coscienza”. “Se si parla alla coscienza anche l’atteggiamento condizionato da troppe situazioni, dalla storia, dagli avvenimenti, cambia”. Rivolgendosi ai gior-

nalisti, li ha quindi così esortati: “voi siete chiamati non a persuadere ma a convincere. La persuasione è, infatti, un violentare, uno spingere. La convinzione parte dall’offerta del prodotto che voi portate avanti e quindi convince, cattura l’attenzione e l’interesse”. Il successivo dibattito è stato un momento di riflessione comunitaria caratterizzato da interessanti interventi di prestigiosi giornalisti locali ed esperti del settore che hanno toccato problematiche significative circa la valenza etica del giornalismo, la definizione di un limite, il ruolo della stampa locale nella promozione del territorio, la necessità che la Chiesa sia una presenza costante attiva nell’informazione e nella formazione sociale, soprattutto dei giovani definiti veri esperti in questo campo. Tra gli altri sono intervenuti: il dott. Adelmo Gaetani, del Nuovo Quotidiano di Puglia, che ha parlato della “sfida storica” che attende il giornalismo in un mondo globalizzato dove i giornalisti sono chiamati ad avere qualcosa in più rispetto alla comunicazione; la dott.ssa Daniela Pastore, della Gazzetta del Mezzogior-

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no, che si è soffermata sulle peculiarità del giornalismo cattolico come veicolo di informazione corretta, etica. Nel rispondere a tutti, l’Arcivescovo ha ribadito come la Chiesa, in quanto presenza costante dell’ uomo dalla nascita alla morte, deve privilegiare la dimensione etica, favorire il dialogo, dar voce a chi non ha voce. Questi aspetti peculiari del giornalismo cattolico sono stati sottolineati nell’intervento del prof. Nicola Paparella, direttore de L’Ora del Salento”, che ha stigmatizzato la dilagante immoralità e “l’ingorgo di informazioni “ contro i quali è necessario opporre una “severa vigilanza critica”. Il dibattito, che si è concluso con la Celebrazione Eucaristica, ha dimostrato l’attualità del pensiero di don Giacomo Alberione, secondo il quale, che di tutto si possa parlare cristianamente. Solo così fare giornalismo significherà creare un dialogo costruttivo, dare un’informazione corretta, eticamente fondata, arricchire di contenuto concreto l’aforisma “comunicare è vivere”. Lucia Buttazzo

Le peculiarità della buona comunicazione Una profonda ed articolata analisi sulla situazione massmediale è stata sviluppata dall’arcivescovo mons. D’Ambrosio durante il suo avvincente incontro con i giornalisti, per delineare le modalità di comportamento dei cristiani nell’uso delle nuove tecnologie indicate dal Papa, in prospettiva della prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Può essere utile accogliere i suggerimenti del presule e continuare la riflessione sulle quattro qualità che caratterizzano una buona comunicazione. Essa deve essere: 1. Onesta Il recente Dizionario della comunicazione, curato da Dario Edoardo Viganò (Roma 2009) considera l’attività mediatica in rapporto all’etica della comunicazione, della televisione, della comunicazione pubblicitaria, della comunicazione ambientale, delle nuove tecnologie e della comunicazione pubblica. Proprio perché l’utente rischia di essere considerato dai poteri forti semplicemente un contenitore in cui riversare informazione mirata, limitando il più possibile le sue possibilità di scelta. Si può parlare, pertanto, di comportamenti deontologici che coinvolgono sia emittenti (basta fare riferimento ai codici d’autoregolamentazione di tanti professionisti massmediali) sia utenti (risulta proficuo ricordare le doverose scelte educative che devono ispirare i formatori nell’indirizzare i minori secondo i criteri della Carta di Treviso (5 ottobre 1990). Un giornalista deve proporsi di sviluppare le modalità di formazione comunitaria nel rispetto dei valori riconosciuti da sempre nel profondo della coscienza di tutti. 2. Aperta Nuove piattaforme tecnologiche stanno producendo contenuti disgiunti dai media che li hanno originati, per cui cambiano le modalità di avvalersi delle varie forme di comunicazione. In modo particolare, si assiste al fenomeno dell’interattività che coinvolge l’utente, con le conseguenze di consentire l’ampliamento delle modalità di fruizione e di rendere ancora più invadente la presenza della comunicazione nella vita della persona. Né apocalittici né passivamente entusiasti, ma integrati con un chiaro orientamento verso i valori personali: è il criterio da accogliere da parte di quanti usano i media. La rivoluzione digitale ha apportato notevoli benefici con il superamento di tante difficoltà dovute alle lontananze geografiche e alle possibilità d’incontro con culture diverse: le nuove possibilità incrementano rapporti protesi alla valorizzazione di tutti ed alla ricerca del bene comune. 3. Responsabile L’uso dei media negli itinerari educativi deve essere considerato unitariamente sia sotto l’aspetto pedagogico sia sotto quello comunicativo, per sviluppare conoscenze, ma anche consapevolezza e capacità d’apprezzamento critico nella coscienza dei singoli. Gli operatori massmediali, inondati dalla comunicazione sociale senza lasciarsene affogare con l’assimilazione di una concezione di vita semplicemente utilitaristica, sono chiamati ad essere realmente sentinelle di civiltà. 4. Rispettosa dell’altro Oggi si può parlare d’eccessiva dovizia d’informazione, che non necessariamente significa apporto ad una maggiore democratizzazione all’interno di uno Stato e tra gli Stati, poiché permangono, anzi si accentuano, alcuni squilibri nella disponibilità degli strumenti per motivi economici e sociali. Adolfo Putignano


L’Ora del Salento

Lecce, 5 febbraio 2011

ecclesìa IL PRIMO GIORNO DELLA SETTIMANA

di Mauro Carlino

Sale della terra Luce del mondo

“Voi siete il sale della terra” e “Voi siete la luce del mondo”: con queste due espressioni il Signore Gesù invita i suoi discepoli a rendersi conto della grande missione che hanno dinanzi a loro. In effetti, queste due espressioni costituiscono un forte richiamo all’efficacia della testimonianza cristiana. Molti sono purtroppo i cristiani che si sono lasciati intiepidire dalla mentalità contemporanea, a tal punto che, nella loro vita quotidiana, non emerge con chiarezza la scelta di fondo fatta a servizio di Dio e del suo Vangelo. Tra questi cristiani, ci possiamo trovare anche noi: quante volte ci rendiamo conto che non siamo né luce, né sale del mondo… Per arrivare ad essere sale della terra e luce del mondo è necessario percorrere un vero e proprio cammino di santità e le due immagini utilizzate dal Signore ci permettono di evidenziare alcune caratteristiche fondamentali di questo cammino. Una delle peculiarità del sale è quella di fungere da diserbante, così come una funzione della luce è quella di diradare le tenebre. Tale evidenza ci insegna che una caratteristica fondamentale del cammino spirituale consiste precisamente nel diserbare le cattive abitudini che ci inducono al peccato, vera tenebra dell’anima. Tale lavoro è simile all’azione del sale, il quale, cadendo sull’erba, la secca e non la lascia rinascere. Questo effetto del sale era conosciuto fin dall’antichità. La storia ci ricorda che i romani, dopo aver completamente annientato Cartagine, nella terza guerra punica, la rasero al suolo e la cosparsero di sale, quasi ad indicare che non doveva più rinascere. Il male ed il peccato non si sradicano dalla nostra vita una volta per sempre, ma sono proprio come quella cattiva erba che è destinata a rinascere se non vi si continua a gettare il sale della grazia. Altra caratteristica del sale è quella di insaporire i cibi, così come è funzione della luce quella di dar colore e forma alle cose immerse nell’oscurità. È questa la seconda caratteristica del cammino spirituale. Chi combatte alacremente il peccato scopre che l’anima entra in stato di purificazione e che il Signore le restituisce quella bellezza a cui fin dal principio è chiamata. Infine, l’ultima caratteristica che accomunava, almeno ai tempi di Gesù, sale e luce era data dal loro “consumarsi e sciogliersi”. Il sale, infatti, produce il suo effetto di insaporire i piatti solo quando si scioglie nei medesimi e, ugualmente, la luce della lucerna illumina proprio mentre si consuma la cera o l’olio che l’alimenta. Analogamente, nel cammino spirituale è necessario spendere, consumare, sciogliere tutta la propria esistenza, senza risparmiare energie, perché è proprio morendo a se stessi che si risorge per Dio ed è proprio consumandosi per Lui che si rende l’autentica testimonianza. Vivendo queste tre caratteristiche del cammino spirituale, anche noi saremo sale della terra e luce del mondo.

L’AGENDA DELL’ARCIVESCOVO

Domenica 6 febbraio 2011

Giovedì 10 febbraio 2011

Ore 9 - Presiede la S. Messa con l’AC diocesana nella Basilica del Rosario. Ore 19.30 - Partecipa alla Scuola di Genitorialità sul tema dell’educazione nella Sala Conferenze della Chiesa di Fulgenzio.

Ore 19 - Partecipa al Convegno di Bioetica presso l’Aula Magna dell’Oncologico di Lecce.

Lunedì 7 febbraio 2011 Ore 11 - Presenta i libri di Mons. Ruppi presso l’Antico Seminario.

Sabato 12 febbraio 2011

Da martedì 8 febbraio a giovedì 10 Partecipa ai lavori della Cep nella Casa Pastor Bonus di Lecce.

provinciale del 1969 era stato eletto Consultore provinciale; poi raggiunse la comunità di Manduria; venne rieletto consultore e vice-provinciale nel 18° Capitolo del 1972. Era rimasto a Manduria sino al 1993, ricoprendo tra l’altro, l’ufficio di vice-superiore; infine era stato trasferito nella comunità di Trepuzzi. Qui, dov’è attualmente Silvano Fiore, si era prodigato nella sua passione per la musica. Cantore e organista nelle diverse comunità che lo ebbero, impegnato nell’animazione liturgico-musicale, aveva saputo individuare, indirizzare e guidare nel campo arti-

s u p e r i o r e

p a d r e

Le spoglie di Papa Giovanni Paolo II trasferite nella Basilica di San Pietro Il 14 u. s. il Santo Padre ha promulgato tre altri decreti che riconoscevano la validità dei miracoli di cui, il primo si riferisce alla beatificazione del venerabile Giovanni Paolo II, il secondo a Madre Antonia Maria Verna fondatrice delle Suore dell’Immacolata Concezione d’Ivrea e il terzo al Venerabile Giuseppe Toniolo fondatore dell’Unione Cattolica di studi sociali e padre di 7 figli, dichiarati contestualmente ad altri 5 Venerabili, dal S. Padre Benedetto XVI. Del primo come tutti conoscono attraverso i mezzi

stico musicale dei veri talenti, divenuti professionisti afferma ti nel campo della musica. Trepuzzi, fino al giorno prima della scomparsa, ha svolto la sua attività di animatore della liturgia, sempre stimato, apprezzato, ricercato per il ministero della confessione e della direzione spirituale. Dino Levante

MERINE

Padre Alfredo Marchello, sacerdote da dieci anni Son trascorsi dieci anni da quando padre Alfredo Marchello è stato ordinato sacerdote. Un anniversario che non è sfuggito a molti dei fedeli che abitualmente affollano la chiesa di Merine. Era il 30 dicembre 2000: una data che è rimasta impressa nella mente e nel cuore di quanti, quel giorno, erano presenti nella Cattedrale di Lecce così come indelebile è il ricordo della prima Messa celebrata nella parrocchia di Merine il giorno successivo all’ordinazione. Dieci anni: possono sembrare tanti ma, al tempo stesso, sono volati via, velocemente, come un treno in corsa. La parrocchia di Merine non ha dimenticato il percorso vocazionale di padre Alfredo: un percorso tanto difficile e miste-

rioso quanto affascinante e suggestivo. Padre Alfredo si laurea in matematica nel 1992 con il massimo dei voti. Frequenta la parrocchia e offre il suo servizio come catechista. Per un breve periodo frequenta il Seminario Minore di Lecce ma la sua vera vocazione è la vita religiosa e, in particolare, la spiritualità francescana. Entra come postulante nel convento di Giovinazzo e, dopo un anno di noviziato a Morano Calabro, fa la vestizione. Anni di lavoro e di studio ma anche anni di piena maturazione umana e spirituale. Il 5 ottobre 1998 padre Alfredo fa la professione solenne. Dopo due anni viene consacrato sacerdote da mons. Ruppi. Quel giorno di dieci anni fa, la comunità di Merine … si

era trasferita nella Cattedrale di Lecce. Giovani e bambini, famiglie intere parteciparono a quell’evento straordinario. Da allora, padre Alfredo ha percorso sentieri che molti di noi non conoscono. Lo vediamo di rado a Merine anche se ha conservato quello stile che lo ha sempre contraddistinto: gentilezza, discrezione, garbo, affabilità. Padre Alfredo è talmente umile che non ci informa circa i suoi traguardi culturali: sappiamo però che ha conseguito la Licenza presso il Pontificio Istituto biblico di Roma e siamo orgogliosi di sapere che attualmente è superiore della comunità francescana di Santa Fara in Bari e vicario provinciale della Provincia Religiosa della Puglia. Il pizzico di orgoglio che

Mattina - Udienze Ore 11.30 - Saluta i partecipanti al Convegno Anspi nella parr. S. Giovanni Battista. Ore 17.30 - Celebra la S. Messa nella Matrice di Squinzano e benedice poi la Casa Famiglia nel 30° della fondazione.

BEATIFICACAZIONI

Padre Guastamacchia tra le braccia del Padre tati gli studi filosofico-teologici in provincia e a Roma, era stato ordinato sacerdote a Manduria (Taranto) il 14 marzo 1959. Impegnato nella formazione degli aspiranti figli di San Paolo della Croce già da studente di teologia, successivamente, viste le sue capacità oratorie era stato destinato alla predicazione delle caratteristiche Missioni popolari. Si rimaneva incantati nell’ascoltarlo con la sua voce forte, chiara e suadente; un grande trascinatore di folle, ma soprattutto di giovani. Superiore e direttore degli aspiranti a Ceglie Messapica dal 1966 al 1969; nel 17° Capitolo

Venerdì 11 febbraio 2011 Ore 9.30 - Udienze Ore 17 - Celebra la S. Messa della Gionata del Malato nella Matrice di S. P. V.co.

TREPUZZI Lutto nella comunità dei Padri Passionisti di Trepuzzi. Venerdì scorso è morto padre Davide Guastamacchia. Nato a Terlizzi, in provincia di Bari, il 1° giugno 1925, padre Davide del Cuore di Maria, questo il nome da religioso, conosciuti i Passionisti nel corso di una predicazione nella sua città aveva scelto di abbracciare la loro vita. Al termine degli studi superiori, ventiquattrenne, era entrato nella Congregazione della Passione di Gesù Cristo, compiendo il noviziato a Ceglie Messapico (Brindisi), dove, il 15 ottobre 1950, aveva emesso la professione religiosa. Comple-

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tutti noi abbiamo si spegne subito quando incontriamo padre Alfredo per le vie di Merine: non è cambiato anzi… è sempre Alfredo che conosciamo, sorridente, amico di tutti, in grado di ricordare il nome di tutti e di chiedere informazione di tutti. Dispiace solo che la sua presenza in mezzo a noi è sempre così avara ma sappiamo che il buon Dio ha chiamato padre Alfredo per servire la Chiesa e che Merine lo ricorda sempre con affetto. Auguri padre Alfredo e sappi che la comunità di Merine ti è sempre vicina anche perché - come ha scritto Richard Bach in u bellissimo libro: “Nessun luogo è lontano”. La comunità parrocchiale di Merine

della comunicazione sociale si sanno particolari circa la data e il luogo della beatificazione. Potremmo soltanto accennare a due punti specifici. L’uno riguarda le modalità della sepoltura del Beato che non è oggetto di contestazione. Dalle Grotte Vaticane, ove i suoi resti mortali riposano saranno trasferiti nella Cappella di S. Sebastiano, (nel cui altare è sepolto il Beato Innocenzo XI) che si trova entrando in Basilica a destra tra l’Altare della pietà e la Cappella del Santissimo. Non lontano dal monumento a Innocenzo XII, già vescovo di Lecce: artistica esaltazione marmorea della sua grande carità. Non sarà esposto alla diretta visione dei fedeli, così come tanti altri Papi Santi o beati, ultimo dei quali il Beato Angelo Giuseppe Roncalli Sommo Pontefice - come molti lettori ricorderanno - tra il 1958 e il 1963. La dichiarazione medesima de L’Osservatore Romano del 15 gennaio ci lascia invece dubbiosi circa il luogo esatto della Beatificazione, scritto “in Vaticano”: senza precisare se in piazza o in basilica. Abbiamo soltanto un caso precedente di beatificazione in Vaticano, avvenuta all’inizio di questo pontificato (9 ottobre 2005), ma successiva alla riforma del rito delle Beatificazioni, che è quanto dire un ritorno alle disposizioni liturgiche precedenti: assenza del Papa alla lettura del Breve Apostolico. Abbiamo tra le mani L’Osservatore del 9 ottobre 2005, che stende un editoriale circa la beatificazione del Cardinale Clemente Augusto Von Galen, Vescovo di Munster, baluardo della fede contro il nazismo, morto il 22 marzo ’46, due mesi dopo la sua elevazione alla porpora romana. Ove così è scritto “La solenne concelebrazione liturgica verrà presieduta dal Cardinale Saraiva Martins Prefetto della Congregazione dei Santi. Al termine Benedetto XVI venererà le reliquie del nuovo beato, rivolgerà la sua parola ai presenti e impartirà la Apostolica Benedizione”. Ed ora ci chiediamo: avverrà così il 1° maggio p. v., ovvero trattandosi di un Papa ci sarà una auspicabile eccezione per la futura beatificazione? La seconda futura Beata è la Madre Antonia Maria Verna, fondatrice delle Suore dell’Im-

macolata Concezione d’Ivrea, piemontese (1778-1838), di cui in diocesi vi sono molte case religiose. Ella ha compiuto tre guarigioni miracolose: una a Zurigo nel ‘947 e due a Lecce (1949 e 1977). Il primo miracolo è stato esaminato ed approvato per la beatificazione. La notte del 27-XI-‘947 Suor Maria Gaetana Corbella (di recente scomparsa), appartenente alla stessa Congregazione della futura Beata, a Zurigo in Svizzera perché al servizio degli emigranti italiani, ottenne una guarigione prodigiosa dopo un triduo di preghiera a Suor Antonia. Affetta da “broncopolmonite con formazione di ascesso polmonare”, il giorno prima dal medico curante era stata dichiarata in pericolo di morte ed aveva ricevuto l’unzione degli infermi. La guarigione fu immediata perché dallo stesso medico curante al mattino seguente fu dichiarata del tutto guarita con la scomparsa immediata dei sintomi della malattia. Anche i due miracoli avvenuti a Lecce ci sono di grande interesse, ma non sono stati esaminati per la precedenza cronologica del fatto miracoloso citato. Allo scrivente sono noti perché il primo ottenuto in favore di una postulante delle medesime Suore d’Ivrea aveva come medico curante il fratello della sua mamma dott. Francesco Tinelli. Ed il secondo era in favore di una docente della scuola magistrale “Cuore di Maria” da lui stesso seguito personalmente come notaio nel processo istruttorio diocesano. Il terzo designato Beato è il professor Giuseppe Toniolo di Treviso, sociologo ed economista, come il Beato Giuseppe Tovini di Brescia. Uno degli antesignani della Azione Cattolica Italiana, morto a Pisa, ove era cattedratico, il 7 ottobre 1918. Chi scrive è anche legato a Lui da sentimenti d’affetto, perché aspirante socio del circolo parrocchiale di A.C. a Lui titolato, negli anni 41-44, prima del suo ingresso in Seminario in quinta ginnasio. E di Lui era ammirato e devoto il parroco di quella chiesa di S. Maria della Grazia, in piazza S. Oronzo, mons. Luigi De Santis, a lungo delegato Vescovile per l’Azione Cattolica della nostra diocesi. Oronzo De Simone


L’Ora del Salento

Lecce, 5 febbraio 2011

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CHIESA DI LECCE

Le attività di febbraio Lunedì 7 Presentazione dei libri di mons. Cosmo Francesco Ruppi: “Maria, Madre della Chiesa” e “I Santi del giorno” - Antico Seminario, h. 11.00 Martedì 8 Operatori Pastorali delle Vicarie di Squinzano e Monteroni Squinzano - Casa Famiglia “S. Nicola”, h. 18.30 Monteroni - Auditorium “S. Giovanni Bosco”, h. 18.30

Giovedì 10 Conferenza di Pastorale Sanitaria P.O. “S. Giuseppe Moscati” (Oncologici), h. 19.00 Scuola di Pastorale - Parr. “S. Giovanni Battista”, h. 17.00 / 20.00 Venerdì 11 18a Giornata del malato S. Pietro Vernotico - Chiesa Matrice, h. 17.00 Processione alla Madonna di Lourdes Celebrazione Eucaristica presieduta dall’ArcivescovoSabato 12 Convegno Diocesano Anspi (Oratori)

Parrocchia “S. Giovanni Battista”, h. 10.30 Domenica 13 Convegno Diocesano Anspi (Oratori) Parrocchia “S. Giovanni Battista”, h. 10.30 Da lunedì 14 a martedì 22 Pellegrinaggio dell’Arcivescovo in Terra Santa Martedì 15 Formazione Ministri istituiti - Seminario, h. 17.00 Giovedì 17 Scuola di Pastorale - Parrocchia “S. Giovanni Battista”, h. 17.00 / 20.00 Pastorale Giovanile: “Movida delle Idee” - Pub Centro Storico

Venerdì 18 Incontro dei Diaconi - Parrocchia “S. Sabino”, h. 19.00 / 21.00 Giovedì 24 Scuola di Pastorale - Parr. “S. Giovanni Battista”, h. 17.00 / 20.00 Venerdì 25 “PrayerLab” Laboratori della fede per ragazzi e ragazze delle Scuole superiori Seminario Arcivescovile, h. 19.45 / 21.30 Aggiornamento del Clero - Seminario, Aula Mincuzzi, h. 9.30

LA XIVASSEMBLEA DI AC VIVERE LA FEDE, AMARE LA VITA Nella Basilica del Rosario il 5 e il 6 febbraio interverranno pure il Presidente nazionale, Franco Miano e il card. Salvatore De Giorgi

A trent’anni dalla morte di don Ugo Con la XIV Assemblea dell’Azione Cattolica di Lecce giunge a compimento il cammino democratico dell’associazione diocesana, che in questi mesi ha visto celebrare tante assemblee parrocchiali, con il rinnovo e la conferma di tante responsabilità educative per i prossimi tre anni. I prossimi 5 e 6 febbraio 2011, circa 300 delegati, tanti soci e amici dell’Azione Cattolica si confronteranno sul tema “Vivere la fede, amare la Vita”, presso la Basilica del Rosario. Sarà l’occasione per riflettere sull’impegno laicale verso la santità e per progettare la prossima associazione diocesana del triennio 2011-2014. “Nell’occasione - spiegano dalla presidenza diocesana di AC - si celebrerà il trentennale dal passaggio al cielo del Servo di Dio mons. Ugo De Blasi, per la cui beatificazione tutta l’Associazione è impegnata in un itinerario continuo di preghiera. Don Ugo, grande assistente generale di AC della nostra Diocesi, donò tutte le sue energie guidandola e animandola santamente alla luce di un sacerdozio vissuto nella totalità dell’amore per la Chiesa”. Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, arcivescovo metropolita di Lecce, aprirà i lavori assembleari di sabato 5 febbraio, alle ore 16,00. Quindi interverrà Franco Miano, presidente nazionale di Ac, che darà il suo contributo sul tema: “Oltre l’effimero. L’Azione Cattolica e la santità”. Seguirà l’intervento del cardinale Salvatore De Giorgi, già assistente nazionale di Ac, arcivescovo emerito di Palermo, amico e testimone delle elevate virtù di don Ugo e attuale presidente della “Fondazione Azione Cattolica Scuola di Santità - Pio XI”, che terrà una relazione sul tema: “Un testimone dell’Azione Cattolica di Lecce: il Servo di Dio mons. Ugo De Blasi”. Seguiranno la presentazione del documento assembleare e il dibattito. Domenica 6 febbraio, alle ore 9,30, solenne celebrazione eucaristica presieduta da mons. D’Ambrosio, cui seguirà la consegna del mandato ai presidenti parrocchiali. Alle ore 11 sarà approvato il documento assembleare e si darà il via alle operazioni di voto presso l’Accademia delle Belle Arti. Alle ore 12.30 si svolgerà lo scrutinio e la proclamazione degli eletti. Secondo l’attuale statuto l’Assemblea Diocesana di Azione Cattolica si svolge ogni tre anni e permette anche il rinnovo delle cariche direttive dell’ Associazione nella partecipazione democratica di tutta la base associativa. E’ anche un’appuntamento culturale e formativo che fissa gli orientamenti dell’apostolato per il prossimo triennio riguardo la cura spirituale, la formazione, l’educazione e l’impegno sociale. “La XIV assemblea dell’AC lecce-

se - spiega Massimo Vergari, presidente diocesano - sarà ospitata nel luogo più significativo del ministero sacerdotale di Don Ugo, la Basilica del Rosario, nella quale riposano le sue spoglie mortali, dove echeggia la Sua sapienza ispirata e la sua sollecitazione instancabile all’amore per la verità nell’adesione radicale al Santo Vangelo. La Basilica del Rosario e la sede dell’Azione Cattolica a Lui dedicata, in via Santa Venera, 12, sono i luoghi che testimoniano la Sua cura profonda per la formazione, il Suo invito costante al-

l’azione per rendere sempre più fecondo l’apostolato dei laici e l’offerta instancabile della Sua sapienza affinché l’Azione Cattolica si spendesse nella credibilità delle scelte e nella consapevolezza di dover essere determinante nell’impegno sociale. Sono i luoghi che parlano delle elevate doti umane di Don Ugo e delle Sue grandi virtù sacerdotali che pur manifestandosi nell’austerità si stemperavano nell’infinita mitezza del suo animo. Questi ricordi toccano il cuore di tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo.”

LA SETTIMANA DI PREGHIERA

Nella XIV Assemblea Diocesana si svilupperanno gli ambiti dell’impegno associativo alla luce degli insegnamenti di Don Ugo. Il documento assembleare scaturirà dalle Sue riflessioni che orienteranno i tre punti fondamentali del programma triennale: la Fede, l’Educazione e il Bene comune. “L’eredità di don Ugo - continua il presidente - è una testimonianza viva e un patrimonio prezioso per tutta l’Azione Cattolica Diocesana e per tutta la nostra Chiesa; alla Sua preghiera e alla Sua santità affidiamo la

prossima Assemblea Diocesana e tutto il lavoro del prossimo triennio”. L’organizzazione dell’Assemblea è curata dall’Azione Cattolica Lecce, dall’Arcidiocesi di Lecce e dal Comitato per la Causa di beatificazione di don Ugo de Blasi. L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio dell’Accademia delle Belle Arti, del Comune e della Provincia di Lecce. Per tutte le informazioni www.azionecattolicalecce.it, dove è disponibile un’area dedicata all’Assemblea. Salvatore Scolozzi

LECTIO PATRUM LUPIENSIS

Per l’unità dei cristiani l’augurio di pace e dialogo

San Cipriano di Cartagine pastore integro e martire

Con la celebrazione eucaristica del 25 gennaio scorso presso il Monastero delle Benedettine si è conclusa la “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani”, curata dall’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso dell’arcidiocesi di Lecce. “L’augurio di pace e il saluto fraterno ai fratelli delle chiese cristiane” presenti è stato espresso da mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, che ha presieduto la celebrazione cui hanno partecipato i rappresentanti della chiesa anglicana, greco-ortodossa ed ortodossa-etiope, insieme ad una delegazione della chiesa ortodossa di Lecce e Brindisi guidata dal parroco, padre Arsenio. Durante la messa, i rappresentanti delle confessioni cristiane hanno pregato insieme per l’unità, portando un cero all’altare e leggendo le preghiere dei fedeli nella lingua tipica del proprio rito. “Sia benedetto e lodato il Signore, che questa sera ci dà la gioia di pregare insieme e di chiedere a Lui il dono di essere una cosa sola”, ha detto mons. D’Ambrosio durante l’omelia. “Questa preghiera - ha aggiunto - si innalza al Signore al termine di una settimana di invocazioni per questo dono, che non raggiungeremo con i nostri mezzi e i nostri sforzi. Questo dono viene dall’Alto, evitando di interporre i nostri egoismi, le nostre violenze, le nostre infedeltà. Ci accompagna e ci sostiene il grande innamorato di Cristo, l’apostolo Paolo. La sua conversione impegna la comunità dei credenti a meditare sulla trasformazione che lo spirito del Risorto vuole compiere in ogni creatura battezzata nel Suo nome”. La settimana ha avuto inizio il 18 gennaio sorso, con la celebrazione della Parola di Dio nella parrocchia di San Giovanni Battista. Due le tappe intermedie. La prima a Magliano, con l’incontro sul tema “La condivisione come espressione di unità”, a cura di fratel Enrico Gonzales, missionario comboniano e sociologo e Tyna Maria Casalini, cantante e compositrice Gospel. Seconda tappa, quella di S. Pietro Vernotico, con la riflessione sul tema “Spezzare il pane della speranza” a cura papas Nik Pace, protopresbitero della Chiesa cattolica di rito bizantino e parroco di San Nicola di Myra in Lecce. “Il tema della preghiera di questo anno 2011, tratto dagli Atti degli ApoUniti nell’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nella preghiera”, ha commentato Massimo Vergari, delegato diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso dell’Arcidiocesi di Lecce. “L’impegno ecumenico affonda il suo punto di forza nella preghiera e nello stile di vita personale e delle comunità e deve offrire le sue costanti in tutto l’arco dell’anno e della vita. Nella settimana abbiamo voluto proporre un impegno che dev’essere di tutti i credenti, accogliendo la preghiera di Gesù Cristo sulla croce: ‘Che tutti siano una cosa sola’”. S.S.

La felice intuizione proposta undici anni fa dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose e dal Dipartimento di Filologia Classica dell’Ateneo leccesi di puntare e richiamare l’attenzione della gente sul contributo che gli intellettuali cristiani, Santi per la Chiesa, dettero al progresso civile non soltanto europeo, cresce e produce frutti copiosi. L’operazione culturale della Lectio ha, per questo, come scopo non ultimo quello di presentarsi e presentare i due Istituti come Centri Culturali in cui la Cultura è libera da ogni pregiudizio e persegue l’itinerario del sapere lungi da condizionamenti e da obiettivi nascosti e dove visione laica e religiosa del mondo sono, fortunatamente, due modi non ambigui, né aprioristicamente contrapposti per trionfare l’uno dell’altro, ma dialetticamente indirizzati alla ricerca della verità in stretta pertinenza con l’idea che presiede la definizione data al più alto grado dello studio: Universitas Studiorum. È quanto è emerso nella prima serata, che, alle “Marcelline”, ha aperto, venerdì 28 u. s., l’undicesima sessione di studi, dedicati in questa tornata alla figura e all’opera di S. Cipriano di Cartagine: lo hanno affermato in apertura e a chiusura dei lavori i due diretti autori dell’iniziativa il prof. don Gigi Manca, direttore dell’I.S.S.R e il prof. Valerio Ugenti del Dip. Fil. Class. Ordinario di Lett. Cris. Ant., con la soddisfazione di chi vede riuscire a buon porto gli sforzi di navigazione in un mare in cui molti si avventurano, per usare un pensiero di S. Agostino, con la spavalderia tipica di chi ignora l’insidiosità e l’imprevedibilità dell’onda e interpreta come favorevoli segni premonitori di naufragi irreparabili. La stessa figura del relatore, che si è assunto il compito di introdurre l’uditorio alla conoscenza del citato Padre della Chiesa cartaginese, prof. don Carlo Dell’Osso, Straordinario di Patrologia nella Facoltà Teologica Pugliese e presso il Pontificio Istituto Augustinianum di Roma, nella sua ulteriore funzione di Direttore dell’ Istituto Teologico Pugliese di Molfetta, ha espresso motivi di apprezzamento dei risultati di un decennio di studi patristici offerto dalle Lezioni leccesi, con la promozione di analoghe iniziative assunte in Capitanata. Lo studioso, con all’attivo numerose pubblicazioni su questioni patristiche ed esperto di S.Cipriano, ha offerto alcuni spunti sulla febbrile attività del Vescovo cartaginese, su cui ritorneranno i relatori delle successive tre lezioni. Si era agli inizi del III sec. e bastava l’esempio di una vita integerrima, piena di slancio umanitario ancor prima della conversione, perché Cipriano a furor di popolo si meritasse il posto di guida di una Diocesi. L’integrità della sua formazione riversò tutta intera nell’esercizio del suo ministero, combattendo una battaglia strenua contro la corruzione dilagante in un periodo estremamente critico della vita dell’Impero, caratterizzato da pericolosi movimenti eretici e dagli ultimi strascichi della persecuzione anticristiana più violenta dell’Imperatore Decio, nel 250, che aveva prodotto divisioni all’interno della Chiesa, e successive richieste di riammissione (vedi l’episodio dei Lapsi). Nel 257 l’imperatore Valentiniano promosse una nuova persecuzione, per cui Cipriano fu prima confinato nella vicina città di Curubi, poi condotto a Cartagine per subirvi la decapitazione nel 258. L’appuntamento è per il 19 febbraio p. v. Ennio Monastero

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L’Ora del Salento

Lecce, 5 febbraio 2011

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i tutt e lass in c

di Antonio Silvestri

Colf e badanti: adeguate retribuzioni per il 2011

Insieme a qualche sparuto centesimo di aumento dei contributi previdenziali per colf e badanti - il cui dettaglio questa rubrica fornirà la prossima settimana - il 2011 porta alla categoria dei lavoratori domestici anche un’altra ovvia novità. La Commissione Nazionale prevista dall’art. 43 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Domestico - entrato in vigore il 1° marzo 2007 - ha determinato, il 21 gennaio scorso, i nuovi minimi retributivi derivanti dalla variazione del costo della vita, a decorrere dal 1° gennaio 2011. Ricordiamo che i datori di lavoro domestico, con l’attuale formulazione dell’inquadramento dei lavoratori, possono scegliere la figura professionale che più si adatta alle proprie esigenze e - per esempio - assumere i collaboratori anche a tempo parziale (massimo trenta ore settimanali) o addirittura fruendo del lavoro ripartito (job sharing). Le classificazioni del Ccnl - entrato in vigore nel 2007 e che scade nel febbraio del 2011 - sono previste su otto livelli, dalla “A” alla “D super”; tali qualifiche recepiscono i mutamenti intervenuti sul mercato del lavoro. In particolare, nella redazione, è stata prestata attenzione ai bisogni di lavoro di cura, ad esempio per l’assistenza notturna degli anziani, che viene distinta dalle mansioni di lavoro domestico. E vediamo i minimali per il 2011. Proprio per l’assistenza notturna (dalle 20 alle 8) le tre fasce di retribuzione minima mensile sono le seguenti: la prima in fascia Bs di euro 910,33, per

La salute prima di tutto di Domenico Maurizio Toraldo

autosufficienti; la seconda e la terza, rispettivamente in fascia Cs e Ds, sono di euro 1.031,71 e 1.274,47, ma riguardano i non autosufficienti. Per la sola presenza notturna (dalle 21,00 alle 8,00) è invece previsto un unico livello della retribuzione mensile, ammontante a 609,54 euro. Le retribuzioni orarie - di fatto quelle maggiormente utilizzate dei lavoratori non conviventi partono invece da un minimo di 4,22 euro per arrivare ai 7,49 euro della fascia massima. I livelli salariali aggiornati, che in linea di massima corrispondono alle paghe reali esistenti sul mercato, riconoscono alle collaboratrici familiari conviventi a tempo pieno una retribuzione mensile che può andare dai 580,50 euro della categoria A - quella di base - fino ai 1.264,30 euro della categoria massima, la DS. Per la descrizione delle categorie utilizzate dal contratto è opportuno rinviare al testo integrale del Ccnl stesso, facilmente reperibile sul web oppure presso le associazioni ed i sindacati che si occupano della materia. Non va infine dimenticata l’importante opportunità di risparmio fiscale che il lavoro domestico offre alla famiglia che utilizza tali categorie di lavoratori. Chi si avvale delle prestazioni di una colf può dedurre dal reddito complessivo dichiarato ai fini dell’Irpef i contributi previdenziali obbligatori versati, fino all’importo massimo di 1.549,37 euro annui. Per la badante, poi, si può detrarre dall’imposta lorda il 19% delle spese, fino a un importo massimo di 2.100 euro l’anno.

I COLORI DELLA VITA

di Fabio Scrimitore

Professore, perché non cambia mestiere? Un distinto insegnante, reggendo fra le dita della destra un foglio, che altro non era se non un decreto con su scritto: “Considerato che il suo comportamento non corrisponde ai principi di correttezza verso i superiori, le infliggo la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio per un giorno, supplicò un anziano ex titolare della funzione di dirigente del Ministero P.I., perché con un po’ di dottrina, appresa nei tanti decenni della sua militanza scolastica, lo aiutasse a opporsi legalmente alla sospensione dal servizio, che gli era caduta sulla testa, come grandine d’agosto su grappoli maturi. Quel signore, in particolare, aveva chiesto di sapere se, secondo le attuali leggi, i doveri di correttezza, che i dipendenti statali hanno verso il superiori, siano diversi dagli obblighi di stile, che gli stessi superiori hanno verso i dipendenti della scuola o dell’ufficio. La genericità della domanda venne superata dal racconto dell’episodio che aveva causato al suo autore l’irrogazione della sospensione dal servizio. La punizione, in verità gli era stata inflitta perché, un giorno in cui gli alunni della sua classe erano particolarmente inquieti, si era sentito così apostrofare dal capo d’Istituto, entrato in aula, come il vigile del fuoco in una sala acre di fumo: “Se Lei non sa far tenere ai suoi alunni un comportamento che non disturbi il lavoro delle classi vicine, è bene che cambi mestiere. Ricordando – ma non troppo a proposito ! - l’antica massima: vim vi repellere licet, l’insegnante aveva avuto risposto, quasi istintivamente: “Perché non cambia Lei mestiere, signor Preside ?”. Per sapere se la risposta potesse essere giudicata come reazione giusta e proporzionata alla provocazione del preside, l’insegnante intendeva verificare se, come egli supponeva, gli obblighi di correttezza reciproca fra i dipendenti d’uno stesso ufficio siano perfettamente uguali, a prescindere dal genere delle funzioni esercitate. Orbene, c’è stato un tempo in cui la legge poneva formalmente i dipendenti dello Stato in ordine gerarchico, come ancora accade nei conventi e nei monasteri, nei quali continua ad essere usato, seppur senza troppa convinzione, il termine di superiore e, implicitamente, quello di inferiore. In quel tempo, agli impiegati, veniva raccomandato che, nei rapporti con i superiori e con i colleghi, essi si ispirassero al principio di un’assidua e solerte collaborazione. Ai superiori, invece, la stessa legge si rivolgeva con miglior stile curiale, raccomandando loro soltanto d’esser di guida ai dipendenti, in modo da assicurare il miglior rendimento del servizio. Ma nel luglio del 1980 è stata approvata una legge che, quasi con pudica discrezione, ha introdotto nella pubblica amministrazione un tipo di organizzazione, basata sulla diversità delle funzioni, ed ha, così, sostituito l’antico modello gerarchico, d’origine ecclesiale, con l’attuale struttura, che, per taluni profili, si ispira al modello della giurisdizione, nella quale non vi è gerarchia fra giudici, ma vi sono soltanto funzioni diverse. E le funzioni, evidentemente, non possono esser legate da relazioni di gerarchia, ma soltanto dal diverso livello della competenza che è loro proprio.

di Vinicio Russo

ILFISCO ED I CITTADINI

Pneumologo

Il fumo nelle donne provoca l’acne comedogena Il fumo ti fa brutta, lo dice anche la scienza. I ricercatori dell’Istituto dermatologico San Gallicano di Roma, in collaborazione con il Dessau Medical Center della Germania, hanno confermato con un nuovo studio dati già evidenziati in precedenza che indicano come il tabacco sia correlato all’insorgenza, nelle donne, di una particolare forma di acne difficile da curare e da loro stessi definita acne comedogena post adolescenziale (Cpaa). La distribuzione estesa a tutto il volto di queste lesioni è tale da avere un impatto psicologico significativo sulle donne. I dermatologi hanno esaminato, per un periodo di otto mesi, un campione di 226 donne con l’acne, tra i 25 e i 50 anni d’età. La Cpaa è stata riscontrata nell’85% delle pazienti esaminate, che infatti presentano una maggioranza di lesioni non infiammatorie, con numerosi comedoni, distribuite uniformemente su tutto il volto. Poiché ben il 71,4% di queste fuma abitualmente è evidente, secondo i ricercatori, il rapporto stretto tra fumo e Cpaa. I dati ottenuti dalla ricerca, pubblicata sul ‘Journal of American Academy of Dermatology’, confermano lo studio preliminare condotto sempre al San Gallicano su un campione più ampio che includeva ben mille donne. I risultati pubblicati ora, spiega Bruno Capitanio, dello staff dell’ambulatorio di dermato-

logia pediatrica del San Gallicano, “non solo confermano i dati precedenti dimostrando che la Cpaa è la forma più frequente di acne nelle donne adulte, ma associano in maniera evidente questa forma clinica al consumo di sigarette. Infatti, non solo le fumatrici rappresentano il 66% del nostro campione, ma ben il 71,4% delle donne affette da Cpaa fuma abitualmente, il che suggerisce una correlazione diretta tra sigarette e acne non infiammatoria”. Inoltre, lo studio distingue tra le donne affette da acne comparsa nell’adolescenza e quelle che l’hanno contratta dopo i 25 anni. Nel primo gruppo le fumatrici rappresentano il 65%, mentre la percentuale sale all’83,3% nelle donne che ha sviluppato l’acne in età adulta. Ciò potrebbe indicare, secondo gli studiosi, che il fumo ha un ruolo di induzione dell’acne a esordio tardivo. “Il riconoscimento dell’importante ruolo svolto dal fumo sull’induzione e sul peggioramento dell’acne - Aldo Di Carlo, direttore scientifico dell’Istituto San Gallicano potrebbe contribuire a un’informazione corretta sugli effetti del tabacco sulla pelle e fornire un ulteriore supporto alle campagne di informazione anti tabagismo, in particolare tra gli adolescenti, tra cui la motivazione estetica gioca un ruolo fondamentale.

Accoglienza minori: il 2010 anno critico

Contributi per reinserire gli ex dirigenti over 50

Negli ultimi 7 anni il numero di minori stranieri residenti è passato da 412.432 al 1° gennaio 2004 a 932.000 al 1° gennaio 2010, pari all’8% della popolazione minorile italiana. La maggior parte dei minori stranieri residenti, circa 572.000, il 10.4% in più rispetto al 2009, è nata in Italia. È la cosiddetta generazione 2. Alla domanda su come l’Italia ha provveduto all’accoglienza, integrazione, protezione e istruzione la riposta è che il 2010 è stato un anno nel complesso critico, in cui sono stati compiuti molti passi indietro. La legge 94-2009, più nota come legge sulla sicurezza, si sta rivelando un ostacolo che interrompe o rende più difficile il percorso d’integrazione intrapreso da tanti minori stranieri non accompagnati, i cui viaggi verso l’Italia peraltro sono diventati ancora più rischiosi a seguito della ratifica dell’accordo ItaliaLibia avvenuta nel febbraio 2009. La scuola italiana è sempre più in affanno, e la previsione di un tetto del 30% di alunni stranieri per classe non ha certo contribuito a migliorare la situazione. Il 2010 ha segnato inoltre un periodo di grave difficoltà per centinaia di bambini rom, a causa di sgomberi realizzati senza predisporre misure alternative di accoglienza. A fronte di tutto ciò, i dati statistici ci confermano come la presenza di bambini e adolescenti stranieri sia vitale, se si considera che le nascite di bambini di genitori stranieri fanno sì che il nostro saldo demografico sia positivo. Però è anche una presenza che va accompagnata e sostenuta, perché l’integrazione di un bambino con radici culturali e sociali diverse può essere difficoltosa. È urgente fare subito almeno tre cose: 1) dare seguito alle misure sull’integrazione dei minori previste nel Piano nazionale “identità e incontro” varato dal Governo nel maggio 2010 che ora deve essere attuato, potendo contare sugli investimenti necessari; 2) rivedere le norme sulla cittadinanza per chi è figlio di genitori non italiani prevedendo il riconoscimento della cittadinanza prima del compimento del diciottesimo anno in modo che possa sentirsi pienamente “cittadino” del paese in cui è nato e cresce; 3) approntare un programma organico per la protezione dei minori stranieri che vivono le condizioni di maggior rischio. Sono almeno 4.438 i minori stranieri non accompagnati presenti sul suolo italiano. Il 90% sono maschi, per la gran parte (l’85%) fra i 15 e i 17 anni ma non mancano 12enni, 13enni e 14enni. Una volta in Italia hanno necessità di essere protetti, accolti e di essere inseriti in un percorso di formazione finalizzato al loro ingresso nel mondo del lavoro. Ma a causa degli stringenti requisiti imposti dalla legge sulla sicurezza per la conversione del permesso di soggiorno al compimento dei 18 anni, molti minori stranieri arrivati a 17 anni rischiano di vedere invalidato il loro percorso formativo e di integrazione e di ritrovarsi “clandestini” da un giorno all’altro. Di conseguenza, e questo è un rischio concreto e molto grave, possono diventare facile preda della criminalità, dell’accattonaggio e della delinquenza comune. A quale delle beatitudini di Matteo si può paragonare la nostra risposta?

In tempi di crisi appare una bella iniziativa quella messa in campo dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali attraverso il proprio organismo di assistenza tecnica Italia Lavoro Spa. Nella fattispecie per gli ex dirigenti di età non inferiore ai 50 anni attualmente disoccupati si aprono nuove possibilità di lavoro, grazie a una serie di contributi concessi in favore delle aziende che intendono assumerli con varie tipologie di contratto. Requisiti per il bonus previsto per dirigenti over 50 Andiamo ora ad analizzare i requisiti necessari per usufruire del bonus assunzionale e la relativa entità del contributo: 1) Possono beneficiare del bando i datori di lavoro (imprese o soggetti ad esse assimilabili) aventi una o più sedi operative nel territorio nazionale e in regola con: - l’applicazione del Ccnl; - il versamento degli obblighi contributivi e assicurativi; - la normativa in materia di sicurezza del lavoro; - le norme che disciplinano il diritto al lavoro dei disabili; - il Regolamento (CE) n. 800/2008 oppure, in caso di assunzione di uno o più soggetti target (ex dirigenti over 50 in stato di disoccupazione) della presente iniziativa con contratto di collaborazione a progetto della durata di almeno 12 mesi, il Regolamento (CE) n. 1998/2006. Inoltre, gli interessati devono dichiarare: - di non aver in corso o aver attivato, nei 12 mesi precedenti la data di presentazione della domanda, procedure concorsuali; - che non sussistono nei propri confronti cause di divieto, decadenza o sospensione di cui all’art. 10 della Legge n. 575/1965 e successive modificazioni; - di non essere sottoposti ad alcuna misura di prevenzione e di non essere a conoscenza dell’esistenza, a proprio carico, di procedimenti in corso ai sensi della succitata legge; - che non sussistono le cause di esclusione di cui all’art. 1 bis comma 14 della Legge 18/10/2001 n° 383 e di non essere destinatari di sanzioni interdittive di cui al D.Lgs. n° 231/2001 o di altre sanzioni interdittive limitative, in via temporanea o permanente, della capacità di contrattare con la pubblica amministrazione; - di non aver licenziato, nei 12 mesi precedenti, dirigenti, anche appartenenti a società collegate o facenti parte del medesimo gruppo.


L’Ora del Salento

Lecce, 5 febbraio 2011

obiettivo

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STORIA E APPARIZIONI MARIANE NEL VOLUME DI GIOVANNI FRASSANITO

Il cammino dell’uomo nel tempo sotto la protezione materna di Maria In occasione della presentazione del libro di Giovanni Frassanito, Mariologia della Storia,( Secop Edizioni, Corato 2010) che il “Centro Fede e Cultura Don Gaetano Quarta” organizza per venerdì 11 febbraio 2011, ore 18,00, (ricorrenza della prima apparizione della Madonna di Lourdes) presso il Monastero delle Benedettine di Leccee, l’autore ha rilasciato al nostro giornale un intervista. Col suo recente volume Frassanito invita il lettore a riflettere sul cammino dell’uomo nel tempo, interpretando la storia, come storia della salvezza. Egli, alla luce della fede cristiana, ritiene infatti che nella storia nulla accade per caso, ma tutto avviene per l’intervento della Provvidenza divina, che agisce nella storia sempre in vista della salvezza dell’uomo. Una tale lettura della storia, non si fonda, come si potrebbe pensare, solo sulla fede, ma esige anche l’intervento della ragione, poiché entrambe sono necessarie per comprendere gli accadimenti storici. Il messaggio che Frassanito vuole inviare ad ogni credente, attraverso il suo libro è quello di indicare a tutti una via per continuare a sperare, in un contesto in cui il male e la disperazione dilagano, proprio perché oggi gran parte dei cittadini, anche cristiani, fanno fatica a riconoscere la presenza di Dio nelle vicende storiche dei nostri giorni. E a tale scopo, egli suggerisce al lettore di guardare con occhi diversi le apparizioni mariane, le quali mostrano una forza profetica straordinaria, poiché mirano a ricordare agli uomini del nostro tempo – spesso distratti dalle cose di questo mondo che Cristo non solo è morto e risorto ma che Egli è prossimo a ritornare per “giudicare i vivi e i morti”e quindi per acco-

gliere l’umanità da Lui redenta nel suo Regno. Sullo sfondo di tale visione della storia, abbiamo chiesto a Giovanni Frassanito di chiarire perchè le apparizioni mariane possano essere lette come il più alto momento profetico dei nostri tempi. Sin dall’inizio della sua attività messianica, parlando nella Sinagoga di Nazareth, Gesù disse: “Lo spirito del Signore è sopra di me, per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio” (LC 4,18). Nell’Antico Testamento lo Spirito del Signore ha sempre agito con forza, dal momento della creazione fino alla venuta di Cristo. Come si è manifestato lo Spirito di Dio lungo la storia del cristianesimo? Si sa che la nostra professione di fede recita così: “Credo nello Spirito Santo, che ha parlato per mezzo dei profeti». Per mezzo dei profeti, quindi lo Spirito ha ispirato la parola di Elia, eremita del monte Carmelo: il primo dei profeti. Lo spirito ha pure ispirato la parola di Giovanni Battista, monaco della comunità di Qumran: l’ultimo dei profeti antichi. Lo stesso Spirito ha fecondato, infine, il seno di Maria, permettendo così l’Incarnazione del Verbum. Vale a dire: l’incarnazione di questa Parola profetica, che si chiama Gesù di Nazaret, il Messia atteso da secoli, che rappresenta il centro della storia della salvezza: «Lo Spirito Santo scenderà sopra di te, e ti coprirà con la sua ombra” (LC 1,35). E ancora secondo l’altra famosa profezia: “Ecco una Vergine concepirà e partorirà un Figlio” (Is. 7,14).

“Lo Spirito Santo si rivela quindi, sin dall’Antico Testamento soprattutto attraverso i profeti, mentre nel Nuovo Testamento si rivela sotto forma di colomba o di fiamme a Pentecoste. Come si collocano rispetto a tali eventi le rivelazioni private attraverso la Madonna?”. “Fin qui - procedono le rivelazioni dell’AT e del NT, scandite dallo Spirito Santo. Senonchè - dopo il libro dell’Apocalisse che conclude la Sacra Scrittura - si entra nella fase ormai plurimillenaria delle rivelazioni private, che sono meno autorevoli - si - rispetto ai fatti attestati nella Bibbia, ma non per questo meno credibili, soprattutto quando esse risultano verificate alla stregua dei resoconti avvenuti nella storia. Come accade, appunto, per molte apparizioni mariane dell’età moderna: da Guadalupe (1531) a Lourdes (1858); da Fatima (1917) a Medjugorye (1981 ed ancora in corso). Cosicché – a partire proprio dall’apparizione della Madonna a Lourdes – si nota una coincidenza significativa nella data finale di quel ciclo, che termina il giorno 16 luglio: festa di Santa Maria del monte Carmelo. Quasi a collegare l’antica profezia di Elia del monte Carmelo con l’apparizione di Lourdes nei Pirenei. Ove si nota un collegamento tra il primo Libro dei Re della Bibbia con le vicende convulse dell’età moderna”. “Qual è secondo lei il filo conduttore, il segno concreto che lega l’antica profezia di Elia del monte Carmelo con l’apparizione della Vergine Maria a Lourdes?”. Occorre ricordare che la veggente Bernadette - all’epoca - portava indosso solo tre oggetti: la corona del

rosario (nella tasca del grembiule); la medaglia miracolosa (annodata con lo spago al collo); e lo scapolare (donatole quando aveva fatto la prima comunione): quel segno che la Madonna - apparendo il 16 luglio 1251 a san Simone Stock fondatore dell’ordine carmelitano - aveva indicato come promessa di salvezza eterna”. “Quindi secondo i suoi studi, per lei il 16 luglio rappresenta una data molto importante poiché riguarda la salvezza eterna? Ci può spiegare le ragioni di tale nesso?”. “Il 16 luglio è una data molto importante perché c’è tutta una storia dietro questo monte Carmelo - che domina in Palestina il mare di Haifa e la terra di Galilea. C’è lo spirito profetico del popolo ebreo, di Elia prima, e di Maria poi. La storia del monoteismo d’ Israele che sfida - con il profeta Elia - l’idolatria pagana. La storia di quell’ Elia che poi apparirà - insieme con Mosè - accanto a Gesù, nella trasfigurazione del Tabor, quasi a mostrare che giudaismo e cristianesimo sono strettamente collegati insieme, sotto il segno della profezia: quella di Elia (dei tempi antichi); che passerà a Giovanni Battista (ai tempi dell’Avvento); e che sarà di Maria (negli ultimi tempi). Dimodoché - a questo punto - Gioacchino da Fiore spiegherebbe meglio, parlando della profezia riferita all’età del Padre; all’età del Figlio e all’età dello Spirito Santo, sintetizzando, così, la sua Teologia della Storia. E non si tratta di un “caso” - se la tradizione ebraica attende (fino al giorno d’oggi) il ritorno di Elia, che dovrà precedere l’av-

vento del Messia secondo la parola: “Ecco io vi mando Elia il profeta, prima che venga il grande giorno del Signore” (Ml. 3,23). Perciò, i discepoli chiesero a Gesù: “Perché gli scribi dicono che prima deve ritornare Elia?” (Mt. 17,11). “Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto” - rispose Gesù. “Allora i discepoli capirono che intendeva riferirsi a Giovanni Battista” (Mt. 17,12-13). Ed avverrà pure che l’Angelo annuncerà a Zaccaria: “Tua moglie Elisabetta darà alla luce un figlio che chiamerai Giovanni […]. Egli andrà innanzi al Signore con spirito e la forza di Elia” (Lc.1,13). Perciò il Carmelo collega Maria a questo “spirito di Elia”, perché anch’essa “andrà innanzi al Signore”. Nel giorno della Parousia, ossia degli ultimi tempi, quelli dell’Anticristo, com’è stato per Elia (ai tempi dei Patriarchi); e per Giovanni Battista (ai tempi di Gesù). Com’è sempre per la profezia ebraico - cristiana, che si nutre di memoria, servendosi del passato per anticipare il futuro. Nell’attesa - per l’appunto - del Suo ritorno”. Daniela Martina


L’Ora del Salento 11

Lecce, 5 febbraio 2011

zoom LECCE/A tu per tu con Klodiana Cuka esperta di immigrazione e mediazione interculturale

Il Vaticano è su Youtube con un canale

Integra. Il centro del mondo a Lecce

Internet dono per l’umanità

Esperta in immigrazione e mediazione interculturale, e punto di riferimento per molti extracomunitari ed immigrati nella città di Lecce, Klodiana Cuka, cittadina italiana di origine albanese, è presidente dell’associazione Integra Onlus, che da anni è al servizio di coloro che si ritrovano, spaesati e senza riferimenti, in un paese straniero. Dal 2009, è Vice Presidente Regionale Puglia e Presidente di Lecce dell’Als Mcl, Associazione lavoratori Stranieri del Movimento Cristiano Lavoratori di Lecce. Da qui un matrimonio tra Integra Onlus ed Mcl in materia di servizi ed assistenza di sportello alla popolazione immigrata. Cattolica, battezzata nel 2006 dopo un lungo percorso consapevole, ritiene la forza della fede una marcia in più. La sua avventura in Italia è cominciata tanto tempo fa, vuole raccontare la sua esperienza? Risiedo in Italia dal 1992 dove arrivai a Lecce con un contratto di lavoro per collaboratrice domestica. Dopo 17 anni di permanenza in Italia, ho giurato, con grande emozione e orgoglio, fedeltà alla Repubblica Italiana e osservanza alla Costituzione, affiancando così a quella albanese anche la cittadinanza italiana. Sono laureata in Lingue e Letterature Straniere (russo e albanese) presso l’Università del Salento e Dottore di Ricerca Internazionale in Studi di Linguistica e Filologia Albanese presso l’Università della Calabria. Nel 1998 ho iniziato ad occuparmi di interculturalità e

mediazione linguistico culturale, operando come esperto linguistico di albanese nelle scuole con i progetti rivolti agli alunni immigrati, oltre alle collaborazioni, come interprete, con il Tribunale e l’Istituto Penitenziario. Nel 2001 ha inizio la collaborazione, come volontaria, con lo sportello “Lecce Accoglie” del Comune di Lecce diventandone nel 2006 coordinatore. Quando e come ha deciso di dedicarsi agli altri con la sua associazione? Nel 2002, nel momento in cui ho capito di “avercela fatta” ho subito avvertito la necessità di aiutare gli altri migranti spendendo le competenze acquisite fino ad allora nella creazione di una realtà nuova, trasversale, che potesse contribuire all’integrazione e al dialogo tra tutte le etnie presenti con il territorio che li ospita: Integra Onlus. È un punto di riferimento per tanti migranti, cosa significa per lei? È sicuramente molto gratificante, perché vedo ripagati molti dei miei sforzi e mi stimola a continuare affinché il mio vissuto e il mio progetto migratorio, guidato da un forte sentimento di autodeterminazione, possa essere da stimolo per tutti coloro che, come me, hanno la volontà e la forza di dimostrare che anche un immigrato in un altro Paese può dare un contributo reale alla crescita ed allo sviluppo locale, senza necessariamente essere considerato solo “manovalanza”.

RADIO E DINTORNI

C’è da dire parimenti che è una bella responsabilità. Richiede infatti un impegno e un disponibilità costanti per non deludere le tante aspettative, spesso a discapito della propria vita personale. Quale episodio l’ha particolarmente segnata in tutti questi anni? Sono diversi. L’inaugurazione del Centro interculturale Lecce Accoglie, la sensazione di aver creato una vera e propria famiglia multietnica provata durante una cena a Roma con tutti i ragazzi dello staff del Progetto Ripartiamo da Noi. Una richiesta di aiuto arrivata per telefono una mattina in cui non avevo voglia di svegliarmi e di affrontare la quotidianità e che invece mi ha dato una forza straordinaria per andare avanti. La sua associazione porta avanti tanti progetti, quali sono le esperienze più significative? Tra le tante, pensando a quelle in corso e in fase di avvio, senza dubbio il progetto Ripartiamo da Noi; Il Banco delle Opere di Carità in collaborazione con Lucio Ciardo della Diocesi di Ugento; la Casa delle Culture Ora et Labora di imminente apertura; la Casa di Accoglienza, presso la sede delle Suore Benedettine, conven-

di Alberto Marangio

zionata con il Progetto Asia; gli Sportelli Ascolto Immigrati dell’Ambito di Gagliano del Capo e di Lecce; Bimbi in volo per un sorriso, una campagna umanitaria a favore dei bambini delle periferie e del nord dell’Albania; la Raccolta di giocattoli per i bambini meno fortunati di Albania, Moldavia e Lecce; infine una iniziativa a cui credo molto come l’Appello per il riconoscimento della figura del Mediatore Interculturale che è stato inviato ai Presidenti di due rami del parlamento italiano, Fini e Schifani. Cosa dobbiamo attenderci da Klodiana Cuka per il futuro? Sicuramente un impegno costante non solo in materia di migrazione, ma anche di pari opportunità e politiche giovanili, perché nulla ci è regalato e tutto deve essere conquistato con la meritocrazia. Luigi Buccarello

Da oggi il Vaticano è su YouTube, con un canale dedicato alle attività del Pontefice e agli avvenimenti vaticani più rilevanti. Benedetto XVI loda Internet e lo fa in occasione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali. Le nuove tecnologie - spiega Benedetto XVI - portano molti benefici: “le famiglie possono restare in contatto, anche se divise da enormi distanze, gli studenti e i ricercatori hanno un accesso più facile e immediato ai documenti, alle fonti e alle scoperte scientifiche e possono, pertanto, lavorare in equipe da luoghi diversi; inoltre la natura interattiva dei nuovi media facilita forme più dinamiche di apprendimento e di comunicazione, che contribuiscono al progresso sociale”. Questa grande opportunità comporta però anche una maggiore attenzione, una presa di coscienza rispetto ai possibili rischi, quali il rifugiarsi in una sorta di mondo parallelo, o l’eccessiva esposizione al mondo virtuale. Secondo Benedetto XVI, come ogni altro frutto dell’ingegno umano, le nuove tecnologie della comunicazione chiedono di essere poste “al servizio di tutti gli esseri umani e di tutte le comunità, soprattutto di chi è bisognoso e vulnerabile. Se usate per favorire la comprensione e la solidarietà umana”, internet e tutte le nuove tecnologie di comunicazione diventano “un vero dono per l’umanità”. Il desiderio di connessione e l’istinto di comunicazione, dice il Papa, sono delle manifestazioni della naturale propensione di ogni individuo “ad andare oltre se stessi per entrare in rapporto con gli altri”. “In realtà, quando ci apriamo agli altri - ricorda - portiamo a compimento i nostri bisogni più profondi e diventiamo più pienamente umani: amare è, infatti, ciò per cui siamo stati progettati dal Creatore”. Pur apprezzando le potenzialità della rete e dei nuovi media, Benedetto XVI non trascura tutti gli insidiosi pericoli alla dignità e all’integrità della persona umana su internet, con chiaro riferimento alla pornografia e alle incitazioni all’odio e alla violenza: “Coloro che operano nel settore della produzione e della diffusione di contenuti dei nuovi media non possono non sentirsi impegnati al rispetto della dignità e del valore della persona umana. Se le nuove tecnologie devono servire al bene dei singoli e della società, quanti ne usano devono evitare la condivisione di parole e immagini degradanti per l’essere umano, ed escludere quindi ciò che alimenta l’odio e l’intolleranza, svilisce la bellezza e l’intimità della sessualità umana, sfrutta i deboli e gli indifesi”. Il Papa, infine, si è rivolto ai giovani per esortarli a portare nel mondo digitale la testimonianza della loro fede. “Carissimi - scrive ancora nel messaggio - sentitevi impegnati ad introdurre nella cultura di questo nuovo ambiente comunicativo e informativo i valori su cui poggia la vostra vita”. L’annuncio di Cristo nel mondo delle nuove tecnologie aggiunge Benedetto XVI: “suppone una loro approfondita conoscenza per un conseguente adeguato utilizzo”. Per il Papa, le nuove tecnologie stanno portando una nuova realtà culturale, un nuovo modo di apprendere e di pensare e differenti opportunità per stabilire relazioni e costruire comunione. Francesco Giacovazzo

APOLOGETICA di Roberto Cavallo*

Web-radio, nessun divieto per i nuovi radioamatori

La rivolta (dimenticata) degli italiani

Buone notizie per radioamatori ed appassionati di webradio. Dopo le numerose pressioni ricevute negli ultimi mesi da parte di addetti ai lavori e non, la scorsa settimana l’Agcom (l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) ha finalmente fornito le tanto attese indicazioni sui media audiovisivi digitali. Un chiarimento che permette di comprendere, in altre parole, se l’iter per dare vita ad una web-radio a carattere amatoriale (quella che, fino ad ora, chiunque ha avuto la possibilità di attivare dal proprio computer, potendo così trasmettere in tutto il mondo praticamente a costo zero) sarà d’ora in poi assoggettato a nuovi, complessi ed onerosi vincoli. Eventualità, questa, che se confermata rischierebbe evidentemente di limitare non solo il ricorso ad uno strumento di comunicazione rivoluzionario, ma anche la stessa libertà d’espressione riconosciuta dalla Costituzione. Sulla base delle indicazioni riportate dal “decreto Romani” (decreto legislativo n. 44 del 2010), nel corso del gennaio appena terminato sono stati così approvati due Regolamenti specifici, contenenti una serie di norme da applicare ai servizi audiovisivi realizzati grazie alle risorse del cosiddetto Web 2.0; e dagli stessi Regolamenti è stato possibile apprendere che continuerà - per fortuna - a non essere necessaria alcuna autorizzazione e nessun versamento per l’attivazione di una web-radio e per la trasmissione dei relativi contenuti. L’Autorità ha infatti limitato il campo di applicazione di tali incombenze solo agli eventuali “professionisti”, ossia a coloro effettivamente provvisti di capacità competitiva: soggetti dotati cioè di una soglia minima di ricavi annui superiore ai 100.000 euro, frutto di attività tipicamente radiotelevisive quali pubblicità, televendite, sponsorizzazioni, contratti e convenzioni con soggetti pubblici e privati. Per chi non dovesse rientrare all’interno di tali categorie, non sussiste quindi alcun obbligo né divieto; ad ogni modo, al fine di rendere più agevole la lettura di alcune delle novità introdotte, l’Autorità ha predisposto all’interno del proprio sito (www.agcom.it) una serie di “faq” sul tema, allo scopo di chiarire l’interpretazione delle disposizioni contenute nei due Regolamenti. Per i radioamatori dei nostri giorni, a questo punto, non resta che proseguire nell’attività fino ad ora realizzata: dedicarsi liberamente alle “proprie” emittenti, continuando così a dare vita alle rubriche, alla musica, e soprattutto alle idee di cui ognuno, in questo modo, ha la possibilità di farsi portavoce.

Ci fu un tempo in cui le comuni radici cristiane e culturali facevano sentire gli abitanti del sud come quelli del nord d’Italia appartenenti ad una un’unica grande comunità, al di là dei labili confini regionali pre-unitari. Era un’Italia, quella della seconda metà del XVIII secolo, a suo modo prospera - considerati i tempi e le abitudini sociali - e soprattutto segnata da un cinquantennio di pace. Era l’Italia composta non solo da piccoli regni e principati, ma anche da repubbliche (Genova e Venezia) storiche e blasonate. Quei popoli pacifici e laboriosi erano appena disturbati dalle nuove idee illuministiche che trovavano discreta accoglienza nei salotti e nelle corti principesche, veicolati da una parte della borghesia rampante e bramosa di impossessarsi dei beni della Chiesa e del demanio pubblico. Beni che da secoli servivano soprattutto a far lavorare e a sostenere - con la pratica degli usi civici e con contratti di mezzadria ed enfiteusi le famiglie contadine. Quando nell’autunno del 1792 le armate rivoluzionarie dalla Francia iniziarono a penetrare in Italia, la pace vi regnava dal 1748 (Pace di Aquisgrana). Ce lo ricorda lo storico Massimo Viglione dell’Università di Cassino nel suo libro “Rivolte dimenticate. Le insorgenze degli italiani dalle origini al 1815” (Città Nuova, Roma, 2009, pagg. 355). Viglione in questa sua opera ha il merito di presentare un panorama unitario delle tante rivolte degli Italiani - da nord a sud - contro la presenza giacobina in Italia. A malapena qualcuno ricorderà le gesta di fra Diavolo o del cardinale Ruffo: si trattò inve-

ce di un fenomeno di massa che coinvolse tutte le regioni italiane. La storiografia contemporanea ha generalmente preferito ignorare tale fenomeno, tanto che nei libri scolastici ordinariamente non se ne fa cenno; talora in ambiti più specialistici lo si è sbrigativamente denigrato considerando le insorgenze frutto di ignoranza contadina e di fanatismo clericale. Ma anche gli insulti nella storia possono dire qualcosa: nel nostro caso indicano quella straordinaria vicinanza e comunanza di interessi che dal 1796 al 1815 unì Chiesa e popolo. In effetti, scrive Viglione, fu proprio il manifesto e spregiudicato anticlericalismo dei Francesi e dei loro alleati giacobini in Italia a suscitare ovunque rivolte armate in difesa della religione cattolica e dei Papi arrestati. Quanto ai giacobini italiani, essi erano quasi tutti appartenenti alla fascia agiata della borghesia, a quella parte di essa che si riteneva “illuminata” e dunque ambiva a diventare nuova classe dirigente della Penisola. Ovunque i Francesi giungessero, svuotavano le casse degli Stati italiani e le chiese, trafugandone le opere d’arte, impossessandosi perfino dei beni degli Ospedali e dei Monti di Pietà; a tutto ciò si aggiungeva l’opprimente giogo fiscale finalizzato a mantenere un esercito costantemente in guerra. La rivolta, che dopo il triennio giacobino del 1796-99 culminò nel 1799 con una sollevazione generale, coinvolse, secondo le stime più recenti, non meno di 300 mila Italiani, dei quali almeno 100 mila persero la vita. * www.recensioni-storia.it


L’Ora del Salento 12

Lecce, 5 febbraio 2011

le nostre città

BORGAGNE/Un nuovo volume sulla città GALLIPOLI/ Anche il Liceo “Quinto Ennio” propone la sua offerta formativa

Le fonti e la storia La dirigente Di Cuonzo: porte aperte per scegliere Umanità. Umanità ed ancora Umanità. Questa parola andrebbe ripetuta tante volte per quanti sono i capitoli ed i contributi storici che compongono il volume - Le fonti e la storia. Borgagne tra Sette ed Ottocento, Studi in onore di Antonia Protopapa Lala - autori A. Bianco, M. Mainardi, M. Spedicato. Il volume include diversi saggi. Di Giuseppe Barletta è Borgagne a metà Settecento attraverso il Catasto onciario; di Lilliana Bruno e Daniela Ragusa è Per la storia di una piccola comunità: testamenti, donazioni e capitoli matrimoniali in Borgagne a fine Settecento; di Adriana Marti La vita amministrativa in Melendugno, Borgagne e Roca attraverso le Conclusioni del parlamento e del decurionato (1770-1817); di Michele Mainardi Un feudo rustico. Boschi, macchie e campagne a Borgagne nell’Ottocento; di Maria Rosaria Tamblè S. Foca, San Paolo e le configurazioni astrali del tarantismo. Mario Spedicato è autore della prefazione mentre Annalisa Bianco cura il ricordo di Antonia Protopapa cui il volume è dedicato. Quello di queste ultime righe è un rigoroso elenco, ce ne rendiamo conto, che però, facendo da contraltare alla parola Umanità con cui abbiamo esordito rappresenta solo il tentativo più immediato per descrivere questo lavoro di ricerca che è stato condotto con profondità, chiarezza esplicativa, rigore scientifico come pochi se ne vedono in questi giorni. In ciascuno dei singoli saggi infatti l’oggetto dell’analisi è proprio l’“umanità” ovvero, nella accezione più ampia, quell’insieme di persone abbastanza circoscritto da essere caratterizzato da peculiarità umane, territoriali, di abitudini, le quali, appunto, vengono identificate nei singoli contributi di questo volume. Qui dalla classificazione rigida, di fatto un elenco, del

FISCOSENZAVELI

Catasto onciario si passa ad analizzare quelle che sono le abitudini, aspettative, aspirazioni religiose e non delle singole famiglie e dei singoli soggetti - parliamo nella fattispecie dei testamenti, capitoli matrimonili, etc. - e poi ancora, nel saggio della Marti, ad analizzare l’umanità di una città nel suo significato amministrativo ovvero quando i cittadini entrano a far parte delle amministrazione della cosa pubblica. Tutta questa vicenda si inscena in una realtà la cui valenza ambientale è preminente e quindi il saggio di Mainardi appare un passo necessario dell’analisi. Non meno necessario è infine il saggio della Tamblè perché di fatto completa questo scenario generale entro cui la vicenda “Borgagne “ avviene. Si è parlato di una Umanità che si muove su una Terra ma anche, ed il saggio della Tamblè questo spazio colma, sotto un Cielo, quello del Sud con le sue credenze. E così questo volume fatto con silenzio, discrezione, dedizione, sta li a ricordarci di quale materia siano fatti gli uomini: di terra, di acqua, di cielo, di fuoco, di emozioni e di passioni che si compongono poi assieme in una umanità latente. Umanità ed ancora umanità quella che esce da questo libro ed in particolare dall’Archivio di Stato di Lecce, dai suoi documenti, dal lavoro di chi ogni giorno ci lavora o ci ha lavorato, come Antonia Protopapa Lala, la cui umanità, appunto, di donna, madre, moglie, studiosa, ritorna in ognuna delle righe di questa ricerca e delle parole delle persone che hanno curato questo libro. Fabio Grasso

Restano poco meno di due settimane per scegliere quale percorso formativo scegliere in uscita dalla scuola primaria. Una scelta importante che può risultare determinante nella costruzione del proprio percorso di vita. Una opportunità di riflessione viene dagli Open Days che molti istituti superiori in questi giorni hanno programmato proprio per aiutare le famiglie a scegliere. Anche il Liceo “Quinto Ennio” di Gallipoli ne ha organizzati e il secondo è in programma proprio venerdì 4 febbraio, ma sino al 12 la scuola è aperta per permettere ai ragazzi e ai genitori di visitare la struttura e i numerosi laboratori, incontrare i docenti e lo staff di dirigenza. Dott.ssa Di Cuonzo, la Riforma ormai è avviata, pensa sarà più facile per i genitori aiutare i propri figli a individuare quale sia la scuola da frequentare il prossimo anno? “Ritengo che un po’ di chiarezza sia stata, in ogni caso, fatta. Nella percezione comune l’esigenza di un riordino dei percorsi formativi era evidente. Il dado è tratto: questo primo anno secondo i nuovi schemi è avviato. Qualche osservazione dai genitori è giunta e continua a giungere per il taglio di alcune discipline. Faccio un esempio concreto: in molti licei classici lo studio del diritto, grazie alle sperimentazioni autonome, era ormai consolidato e gradito. La Riforma lo ha completamente stralciato da questo indirizzo liceale. Bisognerà sopperire con progetti ad hoc, che siano o nel Piano del-

l’Offerta Formativa o nell’ambito dei Pon, che sono una grande opportunità”. Può spiegare meglio per i non addetti ai lavori? “Si tratta di implementare l’offerta formativa di base, definiamola così per intenderci, con dei progetti che permettano lo studio di questa materia in orari extracurriculari. Al “Quinto Ennio” quest’anno, in previsione del taglio che dalla Riforma sarebbe arrivato, abbiamo nel nostro Piano Integrato inserito un progetto dedicato all’approfondimento della Costituzione. Il titolo dell’attività è “La Costituzione italiana:139 articoli per costruire la democrazia”. Rientra nell’ambito dell’Obiettivo C, Azione 1, che ha come target il miglioramento del livello di conoscenza e competenza dei giovani. Nel prossimo anno vogliamo ritagliare uno spazio adeguato a questa disciplina, vedremo secondo quali modalità. L’autonomia ci lascia degli spazi da gestire”. Dei Fondi Socialie Europei si parla ormai in maniera diffusa, risultano essere una risorsa importante. “Sì, molto, perché permettono un continuo arricchimento e miglioramento delle competenze di base dei ragazzi, lo si vede anche dalle ricadute che le diverse attività hanno nella attività curriculare. È evidente come i ragazzi che frequentano questi corsi migliorino costantemente il loro profitto. Molto gettonati, ad esempio, sono quelli che hanno l’obiettivo del conseguimento della certificazione B1 o B2 della conoscenza della

Lingua inglese. Ne abbiamo due, uno per livello. Quelli dello scorso anno, che si sono chiusi con le prove proprio in questi giorni, hanno fatto registrare risultati lusinghieri. Tutti i ragazzi hanno superato il test conseguendo il certificato B1 con ottime valutazioni e anche il B2, di difficoltà più avanzata, ha prodotto un buon numero di certificazioni. Si tratta di titoli spendibili anche all’Università e in altri contesti”. A proposito di lingue, l’anno scorso il vostro Liceo ha ripreso il corso del Linguistico. Sembra abbia incontrato il gradimento del territorio. “È così. Anche quest’anno riteniamo ci possa essere un buon numero di iscritti. Il vantaggio del “Quinto Ennio” è che dispone di tutti gli indirizzi Liceali, ad eccezione del percorso artistico e musicale. I ragazzi hanno l’opportunità della rosa più ampia. E da quest’anno il Liceo delle Scienze umane si è arricchito dell’indirizzo Economico-Sociale, un percorso molto moderno. A mio modo di vedere, uno degli aspetti più riusciti della Riforma”. Perché? “Offre due lingue straniere, un approfondimento per cinque anni delle materie economico-giuridiche, il tutto su una base solida come quella liceale. I ragazzi che usciranno con quel titolo di maturità potranno continuare molto bene nei percorsi universitari votati alle relazioni umane, dunque giurisprudenza, ma anche marketing, sociologia, psicologia, sino a ingegneria gestionale che è una di quelle facoltà laboratorio

nelle quali si creano le nuove figure manageriali del futuro. Oggi si parla tanto di strategia e governante di impresa: un ragazzo che scelga la strada del Liceo delle Scienze umane, nell’indirizzo socio-economico avrà tutti i presupposti per far bene. E in più con le competenze di base acquisite non sarà difficile anche tentare subito l’inserimento nel mondo del lavoro, anche in maniera autonoma. Penso, considerando quello che è il tessuto economico della zona del gallipolino, a come possa essere una opportunità l’autoimprenditorialità in ambito turistico. Con competenze di base solide saranno opportunità concrete”. Liceo Classico e Scientifico restano poi i capisaldi della formazione liceale. “Direi che sono i percorsi formativi ‘jolly’. Chi viene da questo tipo di scuola ha le chiavi per aprire tutte le porte che vorrà attraversare. Anche per gli alunni di questi indirizzi nel Piano Integrato abbiamo previsto dei percorsi ad hoc. Ad esempio per i ragazzi di quinto anno, soprattutto dell’area scientifica, stiamo per far partire un progetto dedicato al calcolo statistico, “incontro con la probabilità e la statistica”. Un approfondimento di eccellenza che servirà a chi vorrà proseguire gli studi in ambito scientifico”. Quale è il vostro bacino di utenza? “Sicuramente la città di Gallipoli e tutto l’interland, sino a Ugento a sud, sino Galatone a Nord, a Ovest …abbiamo il mare!”. Nicola Rocca

Le marce di E. Paolo Abbate

a cura di Elena Palladino

Avvocato Specializzato in Diritto Amministrativo e Tr ibutario

Misure di vantaggio per il Sud QUANDO LA BANDA PASSÒ Compositori e marce

di Antonio Martino

Da oltre un anno, sul blog // compositori.wordpress.com/, si redige il sommario degli articoli che settimanalmente compaiono su “L’Ora del Salento” con il compositore e il relativo brano originale per banda. Un gruppo di appassionati, che da tempo segue la rubrica, ha richiesto un adeguato approfondimento sulle marce di Ernesto Paolo Abbate, già precedentemente trattato sia pure in maniera non esaustiva. I vari brani presentati possono offrire ancora spunti di riflessione sia compositivi, sia timbrici con un’evidente modalità comparativa nell’attualizzare la marcia sinfonica in un contesto sociale moderno e forse poco attento alla reale forza uditiva che può sviluppare un organico bandistico, considerato spesso cornice indispensabile alle feste di comunità del nostro Salento ma poco integrato con le nuove generazioni. La tradizione della banda è fortemente legata, sin dalla fine del XIX secolo, alla vita dei salentini, avidi di gusto musicale, il quale, nel corso degli anni, si è diluito tra rumori e indifferenza. Solo attraverso la riscoperta di brani, un tempo immancabili nel repertorio bandistico, potrà riappropriarsi di tanta tradizione e soprattutto di tanta cultura. Si riparte per il 2011 con lo scherzo marciabile Fa, Re, Do, Si di Abbate, un’intensa e singolare composizione nata da quattro suoni e sviluppata per mezzo di un percorso compositivo originale ed entusiasmante. L’apertura in levare del clarinetto piccolo in mib., dei primi clarinetti soprani, dei

secondi clarinetti soprani, dei clarinetti contralti, del sassofono soprano, dei sassofoni contralti, del sassofono tenore, del sassofono baritono, dei corni, delle trombe in mib., delle trombe basse, dei tromboni tenori, del trombone basso, dei flicorni contralti, dei flicorni tenori, dei flicorni baritoni e dei flicorni bassi incede inesorabile verso l’attenzione dell’ascoltatore. L’incipit, prima presentato ed evidenziato con il fortissimo, immediatamente si libera dell’enorme volume dinamico per far continuare la sua corsa, in diminuendo, solo attraverso il sassofono baritono, i flicorni baritoni e i flicorni bassi. I suoni risultano più pesanti e scivolano verso il basso. L’intervento del sassofono soprano, delle cornette in sib., del flicorno sopranino e dei flicorni soprani inverte la direzione melodica per conseguire un risultato timbrico più chiaro e brillante. L’idea melodica è ancora ferma sui quattro suoni-base, ma i brevi interventi del flauto, del clarinetto piccolo in mib. e dei primi clarinetti soprani sviluppano degli intensi picchi dinamici che conferiscono al brano un “ticchettio luminoso” utile a generare quell’energia indispensabile per il proseguo della composizione. Il moto continuo del sassofono baritono e dei flicorni bassi è sempre presente e funge da collante per tutto il primo segmento. Un secondo “ticchettio luminoso” giunge subito attraverso un gruppo strumentale diverso dal precedente; nel prossimo numero si evidenzierà il prosieguo di questa composizione.


L’Ora del Salento 13

Lecce, 5 febbraio 2011

le nostre città Sulle tracce di Giovanni Paolo II con l’Associazione Salento for Karol

LECCE/ Seminario di aggiornamento per giornalisti

A Cracovia tra fede e memoria

Giornalismo e sessismo

La Polonia: una nazione a noi molto vicina, ma sostanzialmente poco conosciuta. Eppure i legami con l’Italia sono numerosi a livello storico, culturale, economico, senza contare il legame più importante, Giovanni Paolo II. Mancano solo tre mesi alla beatificazione del Santo Padre e già si avverte con maggiore intensità l’esigenza di un incontro ravvicinato con la storia e i luoghi che lo hanno visto protagonista. Con questo spirito, l’Associazione Salento for Karol intende avviare una serie di viaggi per ripercorrere le tappe principali della vita e del Pontificato di Giovanni Paolo II tra la sua terra, i suoi ricordi ed il suo vissuto. L’iniziativa, che sin dapprincipio ha raccolto approvazioni e consensi, ha organizzato tra aprile e settembre 2011 ben 24 viaggi di cinque giorni ciascuno. Il primo giorno prevede la partenza in pullman GT da Lecce per l’aeroporto di Roma Ciampino, punto di imbarco sul volo di linea per Cracovia. Il giorno successivo si partirà alla volta di Wadowice, città natale del nostro amato Papa che vi ha vissuto fino al 1938. È da qui che inizia il vero e proprio pellegrinaggio sulle tracce di Giovanni Paolo II con la visita alla casa di famiglia e al museo a lui dedicato. A seguire, la celebrazione della Santa Messa nella Basilica dove il piccolo Karol ha ricevuto il battesimo e dove ha fatto voto di ringraziamento dopo l’attentato miracoloso del 1981. Dopo pranzo, mete importanti saranno i santuari che hanno segnato la sua vita: da quello della B.V. Madre di Dio di Kalwaria Zebrzydowska, dove spesso il giovane Wojtyla si recava a pregare, al Santuario della Divina Misericordia a Lagiewniki, appena fuori Cracovia. Segue un momento di preghiera davanti alla sua effige ove ha pregato da giovane, poi da prete e, ancora più tardi, da cardinale e da pontefice. È previsto, a questo punto dell’itinerario, il trasferimento a Debniki, la visita alla chiesa di Stanislao ed ancora il trasferimento al quartiere Blonia, luogo ove durante i suoi pellegrinaggi in patria, il pontefice Giovanni Paolo II celebrava la messa e accoglieva gli studenti. Il terzo giorno, trasferimento al santuario della Madonna Nera a Jasna Gora (Chiaro Monte), seguito dalla visita al monastero e alla preghiera

davanti all’icona miracolosa della B.V. Maria: una tappa che assume particolare importanza soprattutto agli occhi dei pellegrini più giovani, dal momento che fu proprio questo il luogo dell’incontro con Giovanni Paolo II durante la Giornata Mondiale della Gioventù nel 1991. In tutt’altra atmosfera si trascorrerà il pomeriggio con la visita al campo di concentramento nazista, oggi museo del martirologio, ad AuschwitzBirkenau. La penultima giornata di viaggio è dedicata alla città di Cracovia, il cui centro storico è stato riconosciuto dall’Unesco come uno dei più preziosi complessi architettonici del mondo, ricco non solo di cultura, ma soprattutto di spiritualità. Qui è possibile ammirare il Castello di Wawel, la Cattedrale, l’Università Jagellonica (la più antica, fondata nel 1364), la Piazza del Mercato, la Chiesa di Santa Maria. Pieno di fascino è, inoltre, il moderno Santuario della Divina Misericordia, da dove si diffonde il culto e la preghiera alle reliquie di Santa Faustina. A conclusione del pellegrinaggio, la visita al Museo Arcidiocesano, con il ricordo dei tempi in cui vi abitava Karol Wojtyla, e al Palazzo degli Arcivescovi di Cracovia. Il quinto giorno si parte con volo di linea Cracovia – Roma Ciampino. Compatibilmente con l’orario di arrivo a Roma, prima della partenza per il Salento, è prevista una visita alla tomba di Giovanni Paolo II nella Basilica di San Pietro in Vaticano. La quota di partecipazione è di € 655 e, per motivi tecnici di organizzazione, la prenotazione deve essere effettuata tassativamente due mesi e mezzo prima della partenza. L’Associazione Salento for Karol, inoltre, organizza in qualsiasi data gruppi di massimo 8 persone e viaggi in pullman con gruppi di minimo 30 persone per pellegrini non disponibili

a viaggiare in aereo (Costi da stabilire). Inoltre, l’organizzazione ha disposto che, a discrezione del gruppo, è possibile intercambiare una o più escursioni, lasciando invariato il numero dei giorni. La scelta può essere quella di farsi guidare nelle miniere di sale di Wieliczka, visitare la statua del Cristo Redentore più grande del mondo presente a Swiebodzin, immergersi nella natura con l’escursione sul fiume Vistola che attraversa Cracovia, oppure una visita al santuario della Madonna nera a Cz?stochowa. Opzioni, queste, capaci di dare un giusto equilibrio tra la vastità dei luoghi da conoscere e i gusti dei viaggiatori, senza però mai perdere il filo conduttore del pellegrinaggio: la possibilità di comprendere, attraverso la scoperta dei luoghi di storia e di fede, l’intreccio di elementi che hanno fatto del giovane Karol il grande Giovanni Paolo II. Per info: salentoforkarol@gmail.it - tel.: 333/3632939 - 328/2190226 Serena Carbone

Si è svolto a Lecce, nella Sala conferenze del Rettorato dell’Università del Salento, un seminario di aggiornamento professionale per i giornalisti della Puglia sul tema “Giornalismo e sessismo”, organizzato dall’Ordine dei Giornalisti della Puglia e dell’UDI, Unione Donne in Italia - sezione salentina. Obiettivo del seminario: definire la presenza ed il ruolo della donna nella pubblicità, nell’informazione e nei media; contrastare l’incredibile galleria di “bambole di carne”, abusate per reclamizzare prodotti, marchi aziendali e addirittura concetti astratti. L’incontro si inserisce nel progetto portato avanti dall’UDI “Immagini amiche”, campagna di sensibilizzazione nei confronti di enti locali e opinione pubblica sull’impiego di stereotipi di genere e di immagini lesive della dignità femminile nella pubblicità, nell’informazione e nei media. Dopo il saluto del Rettore, prof. ing. Domenico Laforgia, ha introdotto l’incontro Loredana De Vitis, componente del Gruppo nazionale “Immagini amiche” che ha illustrato gli obiettivi del progetto, coinvolgendo il pubblico con la presentazione di una carrellata di servizi su carta stampata caratterizzati da abuso dell’immagine femminile. Al seminario è stata presente Paola Laforgia, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Puglia, che ha evidenziato la discrasia tra la serietà dell’impegno della donna a tutti i livelli nella vita quotidiana e l’immagine distorta e lesiva della sua dignità che spesso ne riportano i media. Ha poi ribadito il suo personale impegno di giornalista nell’appoggiare le iniziative in grado di sensibilizzare “sia la categoria dei giornalisti che le istituzioni e la società. “ A seguire è intervenuta Pina Nuzzo, presidente UDI, la quale ha riassunto la storia e il prestigio dell’associazione che rappresenta ed ha espresso forte rammarico nei confronti dei media sui quali dice “non si può contare” perché non hanno a livello nazionale parlato delle importanti manifestazioni e campagne che l’associazione ha fatto nel corso degli anni. Nessun giornale nazionale, infatti, ha parlato del convegno “La precarietà rende sterili” nel 2005, né della campagna sulla rappresentanza femminile in politica, “Campagna 50 e 50”, con la raccolta di 120.000 firme. Ignorata a livello nazionale è stata anche l’ iniziativa “La staffetta” contro la violenza sulle donne: per un anno un’anfora è stata il testimone che le donne si sono passate in tutte le regioni, i comuni, coinvolgendo scuole, istituzioni e chiese, per concludersi con grande successo a Brescia in piazza della Loggia. L’ampio spazio dedicato dai giornali locali all’iniziativa, dimostra che si può fare qualcosa soprattutto a partire dal territorio. Per questo il progetto “Immagini amiche” viene sensibilizzato a livello locale in quanto si è visto “che quando le donne si muovono in relazione forte tra di loro ognuna, lì dove è, crea quel movimento che porta al riconoscimento reciproco”. Un significativo contributo al seminario è stato quello di Cristina Magnaschi, giornalista di prestigio con una grande esperienza nel campo della carta stampata e della critica cinematografica. In qualità di testimone della campagna “Immagini amiche”, ha raccontato la sua esperienza nell’ambito delle redazioni, dove ha riscontrato la tendenza a percepire le donne come soggetti sminuiti; ha condiviso le sue lotte per pubblicare i volti di donne comuni su giornali da lei diretti, scontrandosi con le agenzie e i fotografi . In accordo con Paola Laforgia, ha sostenuto che è fondamentale per sensibilizzare l’opinione pubblica alle problematiche femminili, ricominciare dal basso, dal giornalismo locale, nel caso specifico dal Salento di cui ha espressamente affermato: “quello che mi colpisce del Salento è un sud che fa, che pensa e vive delle passioni e per me questo è essere persone vere”. Per la valenza del tema, il seminario ha visto la partecipazione di un vario ed interessato pubblico, di un cospicuo numero di giornalisti e di rappresentati di istituzioni come: Serenella Molendini, Consigliera di Parità Regione Puglia, Marisa Forcina, Delegata del Rettore per le pari opportunità dell’università del Salento, Paola Martino, Consulente di fiducia pari le opportunità dell’università del Salento, Pierpaolo Lala, Vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti della Puglia. Da segnalare anche la presenza degli studenti del laboratorio di giornalismo del Liceo Classico-Linguistico Statale “Virgilio” di Lecce, accompagnati dal prof. Dimitri. Giovanna Miglietta

IN GALLERIA

Verifiche di invalidità. La Asl non collabora È grave il disagio generato, presso le famiglie dei diversamente abili, dalla procedura dell’Inps per accertare l’invalidità civile. A molti infatti è stata recapitata una nota dell’Inps che richiedeva la documentazione straordinaria in relazione al piano di verifiche straordinarie sull’invalidità civile. La previdenza sociale, secondo una procedura nuova, ha imposto ai disabili l’invio, entro 15 giorni, della loro documentazione sanitaria dell’invalidità civile. Questa urgenza, afferma il Segretario provinciale del Sindacato Sfida di Lecce, Vito Berti, è dovuta al fatto che “la stessa Inps sta incontrando grande difficoltà nel reperire la documentazione medica dei disabili già depositata presso le varie strutture della Asl”. I certificati, quindi, dovevano già essere nelle suddette strutture sanitarie. “Occorre evidenziare- continua a spiegare Berti- che i suddetti soggetti disabili sono stati già sottoposti a numerose visite di controllo ed accertamenti da parte delle varie Commissioni Mediche presso le competenti Asl, nelle quali sono state più volte prodotte le cer-

tificazioni sanitarie previste dalla legislazione anche in tema di disabilità; questo in quanto al momento degli accertamenti degli stati invalidanti, il Cittadino - disabile aveva l’obbligo di presentare in originale, presso la Asl, la propria documentazione sanitaria che rimaneva acquisita in atti alla Asl stessa, che a sua volta aveva ed ha l’obbligo di custodire e tutelare la documentazione ricevuta e i dati in essa contenuti”. La Circolare spiega che è previsto un rapporto di sinergia con le Asl presenti sul territorio, in modo da favorire la tempestiva trasmissione dei fascicoli sanitari dei soggetti di cui occorre verificare lo stato di invalidità. Eppure la stessa Inps, Relazione Annuale 2010, ha denunciato che nel corso delle 200.000 verifiche effettuate nel 2009 soltanto il 9% dei fascicoli richiesti sono stati inviati dalle Asl. La situazione per le verifiche del 2010 pare che non sia stata migliore: secondo alcune notizie apparse sulla stampa nazionale, solo il 3% delle Asl ha consegnato le cartelle sanitarie richieste. Dunque l’Istituto di Previdenza Sociale si rivolge al cit-

tadino stesso, per sopperire alle lacune, e a questo punto anche ai “buchi neri”, della Asl. “È da considerare la realtà dei fatti - riflette amaramente Vito Berti- in quanto le Asl, lungi dal collaborare con l’Inps, nella trasmissione della documentazione, non riesce mai ad evadere entro 15 giorni la richiesta di copie presentata dal cittadino in quanto la stessa Asl non rispetta i tempi. Senza poi considerare le richieste di vecchia documentazione medica statale di cui il cittadino non è in possesso e che la Asl non trova più”. Appare ingiusto dunque che ancora una volta, perfino nell’era telematica in cui si potrebbero evitare situazioni così incresciose grazie all’uso dei mezzi informatici, i costi delle inefficienze della pubblica amministrazione debbano essere pagati dai cittadini stessi, e per di più da quelli deboli, con la sospensione immediata dei benefici economici se le documentazioni non arrivano entro i 15 giorni. Quei benefici che a volte sono l’unica fonte di sostentamento del diversamente abile. Grazia Pia Licheri

di Alessandra De Matteis

Febbre da fieno di Laura Lucchetti Dopo tanta gavetta nella docufiction e nei backstage e, dopo la co-direzione di “Feisbum”, del 2009, arriva sul grande schermo il primo film di Laura Lucchetti “Febbre da fieno”. Nel caldo di un’estate romana si intreccia la storia di Matteo e Camilla. Matteo, ventisei anni, lavora in un negozio di modernariato, luogo dove gli oggetti appartenuti al passato trovano una seconda opportunità. Il problema del ragazzo è che non riesce a smettere di pensare a Giovanna, la ragazza che un anno prima l’ha lasciato. Matteo non è l’unico ad aver bisogno di una mano, il negozio in cui lavora non sta passando uno dei suoi momenti migliori, in quanto si trova nel caos e nella crisi dovuta anche alla disorganizzazione del suo proprietario Stefano, un eterno Peter Pan, e di Franki, la sua stralunata assistente. In aiuto arriva Camilla, ragazza dolce e sognatrice, che con la sua grazia porta

una ventata di novità, sia nel negozio sia nella vita di Matteo, il quale però è ancora preso da Giovanna. Convinto di aver perso per sempre la donna della sua vita, non riesce ad accorgersi di Camilla e dei suoi sguardi. Riuscirà il soffio del Ponentino, il vento che - secondo la tradizione - favorisce gli innamorati timidi, a portare a destinazione il messaggio di Camilla? “Febbre da fieno è un film che nasce dalla curiosità di volere scrivere una storia che parlasse di seconde opportunità e della mia passione per il modernariato e per gli oggetti d’epoca”. Così la regista presenta il suo film da lei prodotto insieme a De Angelis e persino con l’aiuto di Walt Disney Picture Production (evento raro per un film italiano). Il film è molto semplice, una commedia romantica, con dialoghi semplici e non indimenticabili, ma fatto con una discreta regia che, purtroppo non riesce a sfruttare e sviluppare a pieno le sue potenzialità. L’opera

prima di Laura Lucchetti è un film che non ha e non può avere troppe pretese, ma tutto sommato non è un film scadente. Gli interpreti sono molto bravi. Inoltre, ottime sono le tecniche di ripresa e le inquadrature usate per “Febbre da fieno”, in quanto sono perfette per un film scritto per il grande schermo. Per la regista il suo film d’esordio non è stato il massimo, ma ha dimostrato di avere le capacità per poter migliorare e creare un buon prodotto.


L’Ora del Salento 14

Lecce, 5 febbraio 2011

appunti

Guccini e Macchiavelli. Malastagione È solo da pochi giorni in libreria il nuovo romanzo di Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli che inizialmente doveva portare il titolo di: “Poiana e la malastagione. Romanzo di un cinghiale con un piede in bocca” e che invece è uscito per Mondadori semplicemente con il titolo di: “Malastagione”. Guccini è il cantautore ‘mito’ di più di una generazione, ed anche la sua avventura letteraria si può ormai annoverare tra le più suggestive produzioni italiane. Insieme a Macchiavelli ha pubblicato diverse opere sempre con Mondadori: “Macaroni”(1997), “Un disco dei Platters”(1998), “Questo sangue che impasta la terra”(2001), “Tango e gli altri”(2007), “Icaro”(2008) e la raccolta di racconti “Lo spirito e altri briganti”(2002). E dopo il fortunato esordio del Maresciallo Benedetto Santovito e delle sue se-

rie ci riprovano portando nelle librerie italiane un nuovo personaggio. Si tratta di una giovane Gardia Forestale che gli autori si augurano possa godere dello stesso gradimento del Maresciallo. Il racconto è ambientato in un minuscolo paesino, Casedisopra, situato nell’Appennino tosco-emiliano e la trama ha il sapore di quelle vecchie storie raccontate nelle osterie davanti ad un bicchiere di buon vino. Il romanzo inizia nel bosco di castagni che domina il paesino, con un vecchio cacciatore, Adumas (nome un po’ strano voluto da suo padre che molto aveva amato il romanzo ‘I tre moschettieri’ di un certo A. Dumas, e per il quale un punto in più o in meno tra il nome ed il cognome non faceva poi così tanta differenza), bracconiere e fornitore dei ristoranti del luogo, che sta facendo,

come sempre, la posta ad un cinghiale. È l’ora del crepuscolo e Adumas, per ingannare l’attesa, ha bevuto qualche sorso di grappa quando vede spuntare la bestia delle bestie, un grosso cinghiale come mai ne aveva visti prima. Assiste alla scena e resta paralizzato dal panico, è talmente pietrificato da non riuscire a premere il grilletto, difatti la bestia scappa via indisturbata. La visione che tanto lo ha terrorizzato è che il cinghiale aveva tra le grosse fauci un piede umano. Adumas è sobrio, qualche goccio di grappa non ha intaccato la sua lucidità, ma i suoi paesani, che sanno che gli piace alzare il gomito, hanno difficoltà a credere alla storia del bracconiere, infatti decidono di non credere alla sua storia. Ma in paese c’è una persona che invece decide di credere al vecchio Adumas, è il

giovane Marco Gherardini, un ispettore della Forestale, che grazie alla sua passione per la vita a contatto con la natura e per gli animali è soprannominato Poiana. Il Poiana tenta di raccogliere più informazioni possibili sul racconto del vecchio Adumas e si mette a caccia del possibile cadavere privo di un piede che dovrebbe giacere nel bosco. A quanto pare, però, in paese non manca nessuno all’appello, ma, Marco, nonostante la sua giovane età, scopre subito che gli affari e le relazioni tra i notabili del paese, come ad esempio l’ex sindaco proprietario di un’agenzia immobiliare, un maresciallo dei carabinieri che non brilla certo per la sua intelligenza, un impresario di un’azienda edile, non sono affatto chiari, anzi, alquanto sospetti. Così come sospetto è l’in-

c@ttolici in rete

Per trovare 13.556 siti cattolici nel web

argo

IL POLLICE

MA IL POMERIGGIO È BUONO? Ancora una volta una riflessione ad ampio raggio sulla televisione che non ci piace e che continua a non piacerci, anche se poi alla fine bisogna convenire che è lo specchio fedele e reale di una società che sembra aver rinunciato ai “valori”. Ma si può ancora usare questa parola? E con quale significato? Questa volta ci fermiamo a quelle che una volta venivano definite le trasmissioni pomeridiane, ovvero quelle dedicate alla casalinghe, che, risolte le faccende domestiche potevano godere di qualche ora di pace e serenità. Si fa per dire, considerando quanto ci propone da tempo “Uomini e donne” (Canale 5, ore 14,45) il talk show condotto da Maria De Filippi - che, alla fine, fa il suo mestiere, ed anche bene per giunta) - che propone un ricco campionario di uomini e donne, per l’appunto, alla ricerca di non sappiamo quale “paradiso perduto”. Tra aggressioni, insulti, blandizie e quant’altro. E, ovviamente, senza alcun limite d’età; ma anche senza alcun senso di vergogna. Così fan tutte, direbbe qualcuno. E noi … stiamo a guardare.

lor@delavoro di Samuele Vincenti Granarolo, nota azienda emiliana fondata negli anni ’60 dal Consorzio Bolognese Produttori Latte e solida realtà industriale impegnata nella raccolta, trasformazione e commercializzazione del latte italiano, ha appena approvato nel proprio Consiglio di Amministrazione un piano biennale per l’assunzione di profili ad alto potenziale, prevedendo l’inserimento, all’interno del proprio gruppo, di venti brillanti giovani neolaureati da avviare ad un percorso di crescita professionale, che si presentino come ragazze e ragazzi ricchi di idee ed entusiasmo. Grazie ad un preciso piano di inserimento, coloro che presenteranno la propria candidatura per le prove selettive po-

Tommaso Dimitri

Prima cosa importante è l’indirizzo del sito “Effatà”: www.effata.org, si scrive “effata” tutto minuscolo e l’ultima “a” senza accento. Di solito tutte le vocali accentate vengono sostituite negli indirizzi dei siti. Nella home page, l’autore del sito, Marco Volpe si presenta e ci comunica dove è nato questo portale: il Punto Giovane di Riccione (www.puntogiovane.org) che costituisce il polo della pastorale giovanile delle 6 parrocchie di Diramare (e che invito a visitare). “Il Punto Giovane è un luogo e un modo di aggregare, valorizzare, educare ed evangelizzare i giovani” (dal sito puntogiovane.it). Da notare che la collaborazione on-line è molto diffusa soprattutto per rendere velocemente disponibili notizie ed esperienze. A questo riguardo il sito www.lachiesa.it è un esempio lodevole di questa collaborazione virtuale. In questo sito troviamo un vero e proprio calendario liturgico on-line, con tanto di supporto alla liturgia del giorno corrente e la proposta di alcune omelie per la prossima domenica. Tra gli autori troviamo anche don Giovanni Benvenuto (sacerdote della diocesi di Genova), che cura due siti molto seguiti www.pretionline.it (una sorta di annuario virtuale dei presbiteri) e www.qumran2.net (forse il sito più visitato per trovare strumenti per la pastorale di tutti i giorni). Tornando al nostro sito “Effatà”, dobbiamo necessariamente apprezzare la semplicità di navigazione, perché organizza i siti in categorie o canali tematici immediatamente recuperabili grazie ad una veloce ricerca per nome organizzata alfabeticamente che si aggiorna quotidianamente. Da apprezzare una sorte di statistica dei siti più visitati e il numero dei siti presenti in una collezione tematica. Per esempio, nel momento in cui scrivo questo articolo, troviamo tra i siti più visitati: per le associazioni, quello ufficiale dell’Azione Cattolica (www.azionecattolica.it); per i movimenti, quello del Rinnovamento nello Spirito (www.rns-italia.it) e del cammino Neocatecumenale (www.camminoneocatecumenale.it) e per le banche dati Qumran Net (www.qumran2.net) e quello per scaricare musiche in mp3 o testi e spartiti musicali per tutte le occasioni (www.cybermidi.net). Il portale permette il collegamento ragionato in sezioni con 13.556 siti cattolici. Buona navigazione.

marialucia andreassi cendio che improvvisamente divampa nel castagneto qualche giorno dopo il racconto di Adumas. Sembra proprio che sia stato provocato ad arte per nascondere qualcosa. Questo nuovo personaggio che Guccini e Macchiavelli ci propongono è un giovane che crede ancora nella giustizia e nell’amore che si muove in mondo ricchissimo di figure meschine sullo sfondo di una splendida cornice appenninica. Non mi meraviglierebbe, tra qualche settimana, trovare questo romanzo in vetta alle classifiche di vendita. Francesco Guccini, Loriano Macchiavelli, Malastagione, Mondadori, € 18.00, pag. 312

LA STAGIONE LIRICA 2011 Vincenza Sava

La stessa barca dei 24 Grana Sabato 5 febbraio 2011, alle 22.00, i 24 Grana presentano il nuovo album “La stessa barca” alla Casa della Musica - Livello Undiciottavi (s.s.7 Ter Lecce/Campi Salentina). Il nome del gruppo si ispira alla moneta in uso nel regno di Ferdinando d’Aragona, moneta povera, a sottolineare tanto il legame con la tradizione artistica partenopea quanto la vicinanza a una cultura che al denaro dà poco valore. Il gruppo è formato da Francesco Di Bella alla chitarra e voce, Renato Minale alla batteria, Giuseppe Fontanella alla chitarra e, da gennaio 2010, il bassista della band, Armando “Nando” Cotugno ha deciso di mettere in stand-by la sua attività col gruppo. In studio a Chicago, per il nuovo album, ha lavorato Alessandro Innaro al basso. Il nuovo lavoro è stato prodotto e registrato presso gli studi “Electrical Audio” di Chicago, da Steve Albini, con un nuovo tour curato da Big Fish Entertainment. Un disco diretto ed energico, in grado di catturare l’incredibile energia che i 24 Grana da sempre riescono a generare sul palco, e di valorizzare al massimo il personalissimo sound della band, che contamina in maniera eclettica e sempre sorprendente, influenze disparate: dalla new wave al dub, dall’elettronica al folk, dal cantautorato più classico e vicino alla tradizione all’immediatezza del rock’n’roll e del post-punk. L’attività live è al centro della loro vita artistica e li ha portati a suonare in molte centinaia di concerti in Italia, ma anche in Europa (Inghilterra, Spagna, Francia, Svizzera, Slovenia), in Giappone e negli Usa. Ticket € 5,00 entro le 00,00 - € 8,00 a seguire. Per domenica 6 febbraio, invece, al Teatro Paisiello, alle 19:00, ci sarà il concerto dei Tamburellisti di Otranto “Salento nel cuore”. Ospite della serata Martino Meuli di Colorado Cafè. Ingresso libero. E per finire, martedì 8 febbraio 2011, alle 20:30, sul palco del teatro “Il Ducale” di Cavallino, Antonella Ruggero, voce storica dei Mattia Bazar, è in concerto, accompagnata dall’orchestra Melos Chorda: quartetto d’archi, contrabbasso, pianoforte, percussioni, sax soprano e clarinetti, tutto diretto dal maestro Antonio Palazzo. Il concerto sostituirà quello del cantautore Ron (vero nome Rosalino Cellamare) che si sarebbe dovuto esibire con tutti i suoi più grandi successi accompagnato dall’Orchestra ritmico-sinfonica “Tito Schipa” di Lecce, diretta da Antonio Palazzo. Costo dei biglietti è di 18 euro.

YounGranarolo: opportunità per giovani laureati

tranno scegliere una tra le dodici aree dell’azienda interessate dalle posizioni messe a concorso. Si tratta di settori che riguardano: l’amministrazione e la finanza; la governance; il risk management e la complianceauditing; l’assicurazione e la qualità dei prodotti; la ricerca e lo sviluppo; il controlling; il manufacturing; l’engineering; la logistica; il marketing; il trade marketing; e il reparto vendite in Italia e all’estero. È opportuno monitorare il sito internet della Granarolo, nella sezione “lavora con noi”, in quanto nel corso del prossimo biennio saranno pubblicati, di mese in mese, i dettagli dei profili richiesti e le relative posizioni di inserimento, che consentiranno ai candidati di sce-

gliere le figure professionali maggiormente in linea con le loro aspirazioni. Il processo di selezione sarà snello ed articolato in due fasi: secondo la metodologia dell’assessment, gli aspiranti parteciperanno prima ad un primo incontro di gruppo, nel quale saranno valutate le attitudini al lavoro in gruppo e la personalità dei candidati, e, successivamente, seguirà un colloquio individuale condotto dalla Direzione Risorse Umane e Organizzazione, in tandem con il manager dell’area di destinazione. Per ciascun profilo ricercato saranno indicati i titoli di studio richiesti, ma occorre tenere conto che sarà comunque considerato requisito preferenzia-

le l’aver conseguito la laurea (magistrale o specialistica) in corso di studi e a pieni voti (votazione maggiore di 105/110 o maggiore di 95/100). Nel caso di cittadini stranieri, costituirà titolo di preferenza l’essere in possesso di un titolo di laurea riconosciuto nel nostro Paese e la comprovata padronanza della lingua italiana (scritta e orale). Ai neoassunti sarà proposto un Piano di Formazione della durata di 18 mesi, progettato in stretta sinergia con le aree di destinazione e capace di coniugare l’esperienza lavorativa, al fianco di colleghi esperti, con attività formative teoriche. Nel percorso di crescita e di apprendimento sul campo, i

giovani selezionati potranno contare sul supporto di un Mentor che li guiderà all’interno del sistema strutturato di gestione delle competenze e dello sviluppo professionale proprio dell’azienda. Sarà previsto inoltre un preciso pacchetto di facilitazioni per i trasporti e l’alloggio in funzione della residenza dei dipendenti. Requisiti essenziali per gli aspiranti dipendenti del Gruppo saranno grinta, passione per i prodotti, condivisione dei valori cui Granarolo si ispira e, soprattutto, l’ambizione di esprimere la propria capacità di fare la differenza.

Occhio, dunque, al sito internet della Granarolo: www.granarolo.it, in particolare la sezione “Chi Siamo” e la sottosezione “Lavora con noi”. Nei prossimi mesi, sarà possibile depositare le candidature scegliendo quella maggiormente in linea con le proprie attitudini ed interessi.


L’Ora del Salento 15

Lecce, 5 febbraio 2011

lo sport Alla fine è rimasto anche Chevanton. In entrata

L’ASSIST di Paolo Lojodice

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Lecce, mercato chiuso “Much ado about nothing” ovvero “Molto rumore per nulla” può essere, ma solo nella suggestione del la citazione, il riferimento alle vicissitudini del calciomercato di gennaio del Lecce, destinate a lasciare una impronta sul prosieguo del campionato. Ribadendo i dovuti e sostanziali distinguo dall’opera shakespeariana, pure le “vicende di cartellino” del club di via Templari possono rientrare a pieno titolo nel novero delle tragicommedie; in questo caso però - e per fortuna, aggiungiamo - l’elemento comico o leggero, è per ora dominante, tuttavia resta possibile lo svolgimento dei fatti con una repentina caduta su connotazioni più grevi. A scongiurare il peggio la speranza potrebbe essere data dal fatidico “colpo di scena” che risparmi al pubblico giallorosso l’epilogo tragico e propriamente drammatico. Le numerose trattative intavolate dalla Società di via Templari hanno prodotto come risultato finale il solo arrivo di Tomovic - positivo finora - e le cessioni di Diamoutene e Bergougnoux; quindi in entrata la sola operazione riguardante il serbo, ad inizio della sessione invernale, poi volenterose intenzioni ma che non hanno portato a niente e di fatto e non hanno consentito il rafforzamento dell’organico soprattutto in difesa, con un centrale e in attacco con una punta di più continuo affidamento. Per contro bisogna dare atto alla Società leccese di aver dato concreta disponibilità di spesa, a partire dal ventilato arrivo in difesa di Santacroce dal Napoli, oppure di Fernando Meira dallo Zenit; in entrambi i casi le possibilità di trasferimento nel Salento dei due difensori si sono arenate sulla sopraggiunta necessità dei rispettivi club di serrare i ranghi, a causa di un ridimensionamento nella scelta per i sostituti. Quindi pochi appunti in merito da fare ai dirigenti giallorossi anche perché hanno seguito le indicazioni dello stesso De Canio, scelte volte ad acquisti specifici per precise esigenze della squadra. Tutto sommato, per la Società il rammarico di non aver acquisito il diritto alle prestazioni sportive degli obiettivi prefissati, è presto superato dalla mancata spesa in quello che è comunque il mercato di riparazione, una evenienza di certo gradita alle casse della Famiglia Semeraro, quasi un po’ in controtendenza rispetto alle recenti epoche, con figura a tutto tondo del DS. Semmai c’è da registrare lo scarsa capacità a saper collocare sul mercato elementi che non sono più determinanti per gli schemi del Lecce, e in questo caso le mancate entrate sono un serio limite ad altre opportunità di scelta e acquisto. Infine, il caso Chevanton esprime una volta di più il fallimento di una operazione di marketing voluta dalla dirigenza giallorossa e, la recente nuova apertura di credito di De Canio alla punta uruguagia sembra più

S

L’ALTRO

una esigenza dettata dall’assenza di alternative che da effettiva convinzione tecnica. Per concludere un incoraggiamento ai cugini biancorossi, costretti ad ammettere sulla vicenda Barreto, e il mancato trasferimento in maglia viola, la messa in vendita del giocatore seguente “un momento di debolezza della società”: Barreto “è stato ritirato dal mercato su decisione del presidente Matarrese per il bene del Bari e perchè ritenuto un giocatore importante per la salvezza della squadra” - cita il sito ufficile della società bare - con strano tempismo, in verità, dopo che da Firenze gli echi di una bocciatura per il brasiliano al superamento delle visite mediche erano ben sostanziati. Anche in questo caso vale il “Molto rumore per nulla”, ma con connotazioni decisamente grevi, per non dire tragiche.

PORT di Paolo Conte

VOLLEY SERIE B2

Ennesimo ribaltamento di fronte al vertice; la Minniebet Ugento si riprende la testa solitaria della classifica e riassapora il familiare gusto di guardare tutti dall’alto. È bastato un turno di riposo alla banda di coach Cavalera per ricaricare le pile ed effettuare il controsorpasso sulla rivale Squinzano vittoriosa in quel di Alessano solo al tie-break. Divorata la preda Agnone col solito 3 a 0, i Falchi ugentini sono pronti a spiccare il volo verso Paglieta nella seconda trasferta consecutiva di questo 2011. Con la Parsec 3.26 in scia, per la Minniebet l’imperativo categorico è il “divieto di fermata”. Nuovamente spuntate le ali dalle scapole dei Falchi, coach Cavalera intende proseguire la striscia positiva con lo scopo di allungare sull’0inseguitrice gialloblu. I 35 punti in graduatoria e i soli sette set concessi in tredici gare, non sono bastati a creare il vuoto in classifica per affrontare i prossimi impegni con maggiore serenità. Tutto merito dello Squinzano, che spodestata della vetta, nonostante la vittoria agro-dolce di Alessano, intende continuare a mettere pressione alla capolista a partire dalla vicina trasferta di Fasano. Il rocambolesco e ama-

Altro ribaltone in vetta. Comanda di nuovo l’Ugento, Squinzano torna a inseguire ro successo sull’Alessano non demoralizza i ragazzi di coach De Vitis, consapevoli di aver comunque mantenuto un trend positivo su uno dei campi più ostici della categoria. Con ben 38 set vinti in questa stagione, i gialloblu dispongono dell’attacco più prolifico del campionato con la bellezza di 1179 punti messi a referto. Tentare il blitz a Fasano non è esattamente come un’escursione nel rinomato zoo della città. La formazione brindisina con 22 lunghezze siede in pianta stabile sul quinto gradino della classifica, reduce da un filotto di tre vittorie di fila su Galatina, Francavilla e Altamura. Un derby che almeno in campo si prevede al vetriolo dove i pronostici non hanno una veritiera favorita. Sotto pressione non è certamente l’Aurispa Alessano; la compagine di coach Medico dopo l’infuocato match contro l’ex capolista Squinzano, si appresta ad affrontare il secondo derby consecutivo nella tana della Filanto Volley. Non una gara abbordabilissima ma comunque alla portata dell’ Aurispa, capace nell’ ultimo impegno di giocarsela fino all’ultimo punto al cospetto della Parsec 3.26. La classifica al momento dice play off, e le cinque lunghezze di vantaggio sulla Domar Altamura consentono di

far sonni tranquilli in casa Alessano. Altra credibile aspirante al sogno play off è il Galatina che con 22 punti occupa la quinta piazza della competizione a braccetto col Fasano. Chiusa agevolmente la pratica Paglieta, la S.B.V. è già con la testa a Martina Franca con il chiaro intento di insidiare Fasano e Altamura. I tarantini nelle sei gare casalinghe disputate in stagione hanno trionfato cinque volte, inchinandosi unicamente allo Squinzano; dimostrazione di quanto possa incidere il fattore campo per certe piazze, abituate a dar vita ai loro progetti tra le mura amiche. In attesa dell’imminente test contro la bestia nera Alessano, la Filanto Casarano ritrova il sorriso dopo il match-verità vinto per 3 a 0 sull’Oria. Un vero toccasana per il sestetto di coach Licchelli, che grazie al rotondo

successo su una diretta concorrente riesce a mettere un margine di tre punti sulla zona rossa della classifica. Adesso sotto con l’Alessano nel fortino del Pala Tensostatico, con l’obiettivo di dare continuità di risultati e maggiore consapevolezza in una squadra dove i talenti non sono mai mancati. Anche a Galatone come a Ugento e Casarano, la sosta ha fatto bene; archiviato infatti il largo successo sul Francavilla, il Galatea Volley si rimette in posizione per ricevere la temibile Domar Altamura nel secondo impegno casalingo consecutivo. La linea di galleggiamento tra una tranquilla salvezza e la zona play-off, consente al Galatone di affrontare ogni impegno senza particolari pressioni ma con la dovuta verve e concentrazione.

MONDO Riparte il torneo di pallavolo del Csi Lecce Anche quest’anno il Comitato Provinciale del Csi (Centro Sportivo Italiano) di Lecce ripropone una delle attività che già nella passata stagione associativa aveva riscosso un gradito successo in termini di partecipazione. Si tratta dei nuovi campionati di pallavolo, che si ripresentano nel 2011 con tre competizioni riservate ad altrettante fasce d’età. In particolare la prima e più giovane categoria è quella degli Under 14, che sarà caratterizzata da un solo torneo a livello provinciale e suddivisa in due settori maschile e femminile (per tutti i nati/e negli anni 1996/1997/1998). A seguire ci sono poi la classe Under 16 (maschile e femminile, nati/e negli anni 1995/1996), under 18 (maschile e femminile, nati/e negli anni 1993/1994) e i veterani della categoria Open (quest’ultimo sarà un torneo misto). Le squadre iscritte alle categorie Open misto (dai 16 anni in sù) e Under 16 si affronteranno inoltre, in un torneo che darà loro la possibilità di accedere alle fasi regionali, interregionali e nazionali del Csi. In questo modo, i giovani atleti avranno la possibilità di confrontarsi con nuove realtà al di fuori del nostro territorio, e costruire così un percorso di maturazione non solo sportiva ma anche educativa, secondo i valori del centro sportivo italiano. Se fortunati e agguerriti i ragazzi del comitato provinciale di Lecce, guidato dal presidente provinciale Marco Calogiuri, potranno raggiungere il traguardo di Lignano Sabbiadoro (Ud), splendida e frequentatissima località balneare affacciata sulla costa adriatica, dove si svolgeranno le fasi finali dei maggiori campionati organizzati dal Csi. Le iscrizioni ai campionati di pallavolo organizzati dal Comitato Provinciale di Lecce dovranno pervenire presso la Segreteria all’indirizzo lecce@csi-net.it oppure al num. 347/1762819 (Marco Calogiuri) entro il prossimo 10 febbraio. Giampaolo Mercadante


0411 - L'Ora del Salento