Skip to main content

2012_08_Rivista Ottobre 2012

Page 1

OTTOBRE 2012 - ANNO XL N. 8

Zaini pesanti...

Poste Italiane S.p.A. - Sped. in abb. post. - d.l.353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB Roma - filiale di Roma O.P.A.M. - Via Pietro Cossa, 41 - 00193 Roma - € 1,30 - Taxe perçue - Tassa pagata - Rome Italy - Roma Italia


Editoriale

Zaini pesanti

M

entre leggevo l'articolo di Carla Degli Esposti che pubblichiamo a pag 3, un articolo scritto davvero con il cuore, mi sono commossa tantis-

simo. Davanti ai miei occhi sono passate una dopo l'altra le immagini dei tanti bimbi di villaggi sperduti dell'Africa che attraverso l'OPAM arrivano quotidianamente insieme alle continue richieste d'aiuto...

opamottobre2012

foto EU Humanitarian Aid and Civil Protection

2

In queste settimane la scuola dovrebbe cominciare anche lì. Dovrebbe.. ma purtroppo non tutti avranno il dono di questo primo giorno e altri, dopo il primo, non è detto che possano gioire per il secondo, il terzo... Penso ai tantissimi NO che in questo periodo siamo costretti a dire a causa della crisi e alle continue domande di chi chiede unicamente di veder riconosciuto ciò che è un sacrosanto diritto. Mi commuove pensare ai quei piccoli che all'alba percorrono le piste nella foresta con la pancia vuota ma con il cuore pieno di gioia. Mi sembra di vederli questi gruppetti di bimbi mentre in formazione sparsa, si incamminano su strade di terra rossa, cercando di raggiungere la scuola più vicina. E la scuola più vicina spesso altro non è che un albero su una distesa di polvere sulla quale sedersi e sulla quale scrivere ciò che il maestro dona in risposta ad una infinita sete di conoscenza che accende di stupore quegli occhioni neri. Penso a insegnanti eroici che per pochi spiccioli e un pugno di mais spendono la loro vita per donare a questi bimbi una

speranza, ma che quotidianamente devono risolvere il dilemma di come nutrire di pane e di sapere i propri figli. Penso alle classi superaffollate dei primi giorni di scuola, ma anche ai tanti banchi che miseria, fame e malattie libereranno presto. Penso alle migliaia di bambini (specialmente bambine) che la mattina all'alba guarderanno con tristezza i loro amici andare verso la scuola mentre con i loro pesanti fardelli (fratellini, acqua, legna...) percorreranno strade parallele in cerca di sopravvivere al nuovo giorno. Sono gli stessi piccoli, che, cresciuti quanto basta per affrontare odissee inimmaginabili, il destino porterà in scuole come la seconda in cui ha insegnato Carla, dove studenti extracomunitari si iscrivono per apprendere l'italiano e ottenere un titolo di studio, scuole dove finalmente arrivano i sopravvissuti dei sopravvissuti all'ingiustizia di questo mondo. I loro figli, i loro fratelli sono spesso compagni di classe dei nostri figli, dei nostri nipoti. Questi bambini e bambine venuti da ogni parte del mondo sono la lezione più importante che oggi la scuola può offrire ai nostri giovani: insegnar loro a guardare oltre gli stretti confini del nostro Paese, a conoscere ricchezze e miserie di tanti popoli della terra, a comprendere che la diversità è dono se l'accogliamo con rispetto e stupore. Questi bambini ci ricordano che dobbiamo prenderci a cuore le sorti di quanti restano nei Paesi d'origine perché possano veder riconosciuti i propri diritti e vivere dignitosamente nella loro terra come è dovuto ad ogni essere umano. Questi bambini sono la lezione più grande per noi adulti in un mondo che cerca di toglierci la capacità di guardare oltre gli "zaini pesanti" caricati sulle spalle ogni giorno più fragili dei nostri figli e nipoti. Come ogni mese, attraverso il giornale cerchiamo di condividere i sogni e le speranze di quanti attendono la gioia del loro primo giorno di scuola, di coloro che sognano di studiare per realizzare piccoli e grandi progetti nella loro vita, di altri, ormai adulti, che attendono che qualcuno tolga loro l'umiliazione di firmare con un’impronta digitale o con una croce… Sono tutti qui, nascosti in queste poche pagine, per farci sentire la loro voce. Attendono solo di essere ascoltati. A tutti i nostri giovani lettori e ai loro insegnanti l'augurio di un sereno anno scolastico con gli occhi e il cuore aperti sul Mondo! Anna Maria Errera


Approfondimento

“M

ancano le aule" "Piove dal soffitto" "Genitori protestano per il caro libri" "Gli zaini pesanti deformano la schiena" "Docenti precari organizzano sit in davanti al ministero"... Questi i titoli dei servizi sulle reti televisive nazionali e locali nel primo giorno di scuola. Tutto vero! Eppure nei miei ricordi c'è dell'altro. Ho insegnato matematica e scienze per più di vent'anni

nella scuola media statale “Gaio Cecilio Secondo” di Roma, quartiere Tuscolano, e il primo giorno di scuola di questi anni lo ricordo così. Noi professori nel grande atrio stavamo pronti ad attendere gli alunni, con i registri in mano nuovi di zecca; quello personale di colore blu nel quale avremmo dovuto trascrivere i nomi degli allievi e registrare le attività svolte con le valutazioni delle prove scritte e orali, e poi il registro grande di classe: rosso, con una copertina cartonata plastificata così pesante che se per distrazione ti cadeva di taglio su un piede, procurava minimo minimo una frattura alle dita, ancora libere da calze e scarpe per via della temperatura quasi estiva. La porta di ingresso della scuola, inserita in una parete completamente vetrata permetteva di vedere e anche di sentire quel che accadeva fuori. Una massa di ragazzini si accalcava contro la porta: c'era chi era arrivato presto per essere il primo ad entrare, come volesse battere un record; altri in leggero ritardo sui mattinieri spintonavano, urlavano, dando botte qua e là con lo zaino

ai malcapitati che si trovavano sulla rotta che puntava dritto all'ingresso. Quando ancora non erano state messe le porte antipanico, il battente mobile si apriva verso l'interno e il temerario bidello, pardon, ausiliario, che avrebbe dovuto aprire al suono della prima campanella, doveva essere un vero atleta per ruotare la maniglia e arretrare con un salto laterale che gli facesse evitare di essere schiacciato dal fiume in piena degli studenti che si precipitavano dentro la scuola. Che entusiasmo. che desiderio di imparare! Sembra vero! Ho sempre pensato che i ragazzi concentrassero in quei pochi istanti dell'inizio dell'anno scolastico tutta l'energia che avrebbero dovuto distribuire nei 210 giorni rimanenti. Conoscevo bene gli alunni della seconda e della terza e anche molti della prima, spesso fratelli o parenti di miei ex studenti. E siccome da bambina avevo sempre odiato i compiti per le vacanze, diventata insegnante non ne ho mai assegnati; chiedevo solo ai ragazzi di tenere gli occhi bene aperti sul luogo in cui passavano l'estate e di portate qualche oggetto che facesse vivere anche agli altri compagni le bellezze naturali di quel posto. La prima mattinata trascorreva perciò con questi "racconti dell'estate"; c'era serenità, allegria in classe e i muri dell'aula si riempivano di cartelloni con fotografie, rami di arbusti profumati, conchiglie... che restavano attaccati per alcune settimane quasi a volerci ricordare di mantenere tutto l'anno quel clima festoso del primo giorno. Dopo tanti anni trascorsi alla “Cecilio Secondo”, sento il desiderio di confrontarmi con una realtà diversa e chiedo il trasferimento nel “1°CTP Nelson Mandela”, una scuola frequentata da adulti migranti che si trova nel quartiere Esquilino . Mi assegnano un corso di licenza media, che dura solo un anno e prepara gli studenti al conseguimento del diploma. E' il settembre del 2003 e mi accingo ad affrontare il primo giorno di scuola, un primo giorno di scuola per me davvero straordinario. In segreteria mi consegnano solo un foglio con la lista degli iscritti e mi reco in classe ad aspettare gli alunni. L'aula è vuota, la porta aperta; fanno capolino timidamente donne e uomini, più o meno giovani, con un foglietto in mano. Senza proferire parola me lo mostrano e io controllo se quel nome a volte per me di difficile lettura sta pure sulla mia

opamottobre2012

Il primo giorno di scuola

3


Approfondimento lista: Abdhullà, Mohamed, Xu, Saravan, Jeorgi... Sì, devono restare qui, sono loro i miei nuovi studenti. Non hanno zaini pesanti, righe con cui fare gli spadaccini, quadernoni... soltanto una penna, un piccolo block notes, alcuni nulla. Non si conoscono, non mi conoscono, si guardano, mi guardano: silenzio totale. Non sono abituata al silenzio in classe e allora mi presento rivolgendomi molto lentamente a ciascuno di loro: io mi chiamo Carla, e tu? Cominciano a rispondere e a dire i loro nomi, qualcuno non capisce. Non so che fare e mi viene l'idea di chiedergli: do you speak English? gli occhi gli si illuminano, finalmente può comunicare e risponde felice: YES!!! ma ahimè io non parlo quasi per niente l' inglese e gli dico: io NO!!! Il tempo di un attimo... e scoppia una risata

generale. Evviva, abbiamo rotto il ghiaccio, siamo alla pari. Adesso tutti vogliono dire qualcosa, raccontare di sé, del loro Paese di provenienza, del perché si sono iscritti a scuola... Ce l'ho ancora in testa quella risata schietta, genuina, liberatoria per tutti. Che lezione mi hanno dato questi studenti migranti il primo giorno di scuola! Chi aveva da imparare di più: io o loro? Dopo tanti anni non so dare una risposta a questo interrogativo, ma so per certo che non possiamo chiudere gli occhi, le orecchie e il cuore al Sud del mondo. Carla Degli Esposti

opamottobre2012

Giornata Mondiale degli Insegnanti 2012

4

Il 5 Ottobre si è svolta la giornata Mondiale degli insegnanti indetta dall'UNESCO-ILO. Per garantire il diritto all'istruzione mancano ancora all'appello 1.700.000 di insegnanti. Lo slogan di quest'anno è "sostieni gli insegnanti". Campagna che da molti anni ormai l'OPAM ha fatto sua attraverso l'adozione degli insegnanti. Riportiamo il discorso del Presidente dell'ILO Guy Ryder, in occasione di questa importante giornata. L'Istruzione è uno dei pilastri principali della crescita economica sostenibile e dello sviluppo sociale. Ogni dollaro investito in istruzione si traduce in opportunità di lavoro, maggiore produttività e maggiore capitale sociale. I figli di genitori istruiti hanno una migliore nutrizione e cura. I bambini che frequentano la scuola hanno una migliore possibilità di evitare la trappola del lavoro minorile. Per questo motivo sono lieto di unirmi alle altre organizzazioni nel prendere un momento per onorare le donne e gli uomini che offrono formazione per gli studenti di tutto il mondo. Sia che si tratti di bambini di età prescolare che di adulti in formazione professionale, insegnanti e formatori sono chiamati a fornire quelle conoscenze, abilità e valori che costruiscono comunità forti e stabili. L'insegnamento è veramente una nobile professione. Eppure, purtroppo, è anche una professione minacciata. Molti paesi si trovano ad affrontare la grave carenza di insegnanti. Sulla scia della crisi economica, il numero di studenti per classe è aumentato, il finanziamento per i servizi di supporto e materiali didattici è diminuito, e alcuni paesi hanno dovuto far ricorso alle assunzioni di insegnanti non diplomati o di insegnanti poco qualificati per colmare il vuoto. Le ore di insegnamento sono aumentate, ma non in proporzione gli stipendi agli insegnanti. Libertà di associazione e diritto alla contrattazione collettiva restano limitati per gli insegnanti in molti paesi. Tutto ciò ha portato a sminuire il ruolo dell'insegnante e ad allontanare tanti da questa professione. Dobbiamo intervenire con urgenza per migliorare lo status degli insegnanti, ed elaborare politiche e strategie che attraggano e motivino gli uomini e donne a questa professione. La comunità educativa, compresi i governi, datori di lavoro, sindacati, educatori, genitori e studenti, devono lavorare insieme per assicurare elevati standard di formazione iniziale e continua, retribuzione competitiva, migliori condizioni di lavoro e di formazione per gli insegnanti. Abbiamo bisogno di promuovere la parità di genere a tutti i livelli educativi, non solo per garantire la parità di opportunità e di trattamento per gli insegnanti, ma anche per fornire modelli adeguati per gli studenti di ogni scuola. Di più deve essere fatto anche per portare le minoranze sottorappresentate nella professione. E ' inoltre fondamentale che insegnanti e formatori godano del rispetto dei diritti e dei principi della libertà di associazione, organizzazione e partecipazione al processo decisionale previste dalle norme internazionali del lavoro e dagli standard internazionali per gli insegnanti. Il nostro futuro dipende dagli insegnanti. Ecco perché oggi sono orgoglioso di prendere posizione per loro.


Campagne OPAM

...e in Congo li chiamano Bakambi

L’enorme estensione delle parrocchie africane spesso più grandi delle nostre diocesi, la scarsità di clero e la difficoltà delle comunicazioni, ha fatto sì che i catechisti laici siano stati alla base del processo di evangelizzazione. Quelle dell’Africa sono Chiese giovani, senza una lunga tradizione alle spalle. Ciò ha permesso di accettare più spontaneamente la partecipazione dei laici nel lavoro apostolico e così il catechista è diventato l’uomo di punta del laicato africano. La figura del catechista africano, come si è strutturata, non ha riscontro nella Chiesa italiana. Oltre ad essere l’interprete in lingua locale che facilita all’inizio i contatti del missio-

nario con la gente dei villaggi, il catechista è un operatore pastorale e liturgico ma soprattutto è, con la sua famiglia, un esempio di vita cristiana in un mondo che in molti posti resta in maggioranza pagano. Il catechista africano in genere dev’essere sposato per essere ammesso a svolgere la sua missione. I migliori animatori di comunità, i lavoratori più instancabili e responsabili, le famiglie più unite, testimoni di una relazione uomo/donna basata sul rispetto, sul riconoscimento di una pari dignità e sulla corresponsabilità nell'educazione dei figli, sono proprio le famiglie dei catechisti. Non per nulla la maggior parte delle vocazioni sacerdotali e religiose sorgono in seno alle famiglie di catechisti, i quali godono, se fedeli al loro incarico, di grande autorevolezza nel loro villaggio. I compiti dei catechisti sono molteplici e forse destano un certo stupore in noi, abituati ad una Chiesa ancora fortemente clericalizzata. Il catechista accoglie chi chiede di far parte della Chiesa, lo iscrive nelle liste dei catecumeni, lo incontra per parlargli di Gesù Cristo e attraverso la propria testimonianza comunica al catecumeno la chiamata ad una vita nuova, prepara ai sacramenti, è responsabile dei funerali, assiste i poveri e gli ammalati, cura il servizio domenicale della liturgia della Parola in assenza del sacerdote. I catechisti sono anche promotori di sviluppo: a loro il compito della prima alfabetizzazione, la formazione agraria, l'educazione alla salute e all'educazione civica delle comunità in cui vivono. In questo sono aiutati specialmente dalle mogli. La formazione dei catechisti di base è molto accurata e si attua generalmente in due anni presso Centri specializzati in cui il catechista si trasferisce con la sua famiglia. Qui vivono insieme ad altre famiglie in formazione, lavorando la terra che viene loro assegnata per il proprio sostentamento. Ogni

opamottobre2012

O

ttobre è il mese dedicato tradizionalmente nella Chiesa Cattolica al problema missionario. Quest’anno poi l’11 ottobre ricorre il 50° dell’apertura del Concilio Vaticano II e inizia l’Anno della Fede dedicato ad intensificare “la riflessione sulla fede soprattutto in un momento di profondo cambiamento come quello che l'umanità sta vivendo”. Dal 7 al 28 ottobre infine si terrà in Vaticano il Sinodo dei Vescovi per la nuova evangelizzazione nei Paesi di antica cristianità. E’ una serie di appuntamenti importanti, che non possono passare sotto silenzio neanche per l’OPAM, la cui “ispirazione cristiana” oltre che nel suo agire è ben sottolineata nel suo statuto. Occorre ricordarci che l’alfabetizzazione è normalmente anche la premessa per l’evangelizzazione. Tra le tante forme di trasmissione della fede di cui siamo stati testimoni in tutti questi anni di contatto con realtà anche molto diverse dalla nostra, ci ha colpito in particolare l’azione svolta nelle giovani Chiese, specialmente ma non solo- dell’Africa, dai catechisti laici. Di questo vogliamo parlare.

5


opamottobre2012

Speciale Adozioni

6

famiglia abita in una capanna costruita da loro stessi o in una piccola casetta messa a disposizione dai centri di formazione più grandi. Questo tempo lontano dal villaggio si dimostra un'esperienza importante per consolidare il rapporto di coppia, lontani dalle pressioni dei membri della famiglia allargata, che se da un lato rappresenta una ricchezza per i profondi e solidali legami che si creano, dall'altro rischiano di interferire sull'autonomia del nucleo familiare e sulla libertà di spirito necessaria per la loro missione. Il programma prevede l'alternarsi di tempi di preghiera, di formazione pastorale e catechetica (Sacra Scrittura, animazione delle Comunità Ecclesiali di Base, pastorale familiare, preparazione ai sacramenti) e di formazione agricola sulle nuove tecniche. Programmi specifici di formazione sono inoltre rivolti alle donne e ai ragazzi ai quali viene garantita l'istruzione scolastica. Al termine è la famiglia intera che è mandata ufficialmente in missione. Il catechista laico vive dunque e trasmette il messaggio cristiano inserito nella vitalità della famiglia e nella sua cultura e tradizione. I catechisti che assumeranno il compito di formare i catechisti di base e sorvegliarne l’operato ricevono una formazione in genere di 3 anni. Per capire l’importanza dei catechisti laici basta dare un’occhiata alle cifre. I dati aggiornati a tutto il 2009 parlano per l’Africa di 426.788 catechisti laici a fronte di 36.766 sacerdoti diocesani e religiosi. Molte sono le esperienze dei catechisti laici che si incontrano. Oltre i casi sporadici di trasmissione della fede in situazioni particolari come il primo annuncio e il battesimo dato da laici senza neppure il mandato di catechisti in campi profughi o il caso narratoci da un missionario che in Sudan si era imbattuto in una comunità di cristiani Nuer che non avevano mai visto un prete, ma erano stati istruiti e battezzati da alcuni laici, e il cui desiderio più ardente dopo 17 anni era poter partecipare ad una Eucaristia, va considerata l’attività dei catechisti riconosciuti. La prima esperienza ufficiale di catechisti laici risale al cardi-

nale Joseph Malula (1917-1989) il quale a Kinshasa aveva lanciato nel 1975 l’esperienza dei bakambi, catechisti cittadini a cui viene affidata la gestione ordinaria di una quasiparrocchia, mentre un prete è responsabile degli aspetti sacramentali di due o tre parrocchie gestite da bakambi. L’esperienza forse più diffusa, data la struttura sociale africana, è certamente quella dei catechisti rurali. Già se n’è parlato altre volte su questo giornale. In Ciad l’OPAM ha infatti sostenuto nella missione di Bendana, diocesi di Sarh, un progetto del gesuita P. Corrado Corti (Prog.1854/2010). Si trattava del sostegno per la formazione di 16 famiglie di catechisti, comprendente l’acquisto di materiale agricolo, stipendio di due formatori, sostegno a 16 famiglie per 2 anni. La trasmissione e il consolidamento della fede anche in futuro passerà attraverso l’azione dei catechisti laici. Eppure molte diocesi delle giovani Chiese specialmente in Africa sono prive dei mezzi indispensabili per la loro formazione. Proponiamo perciò ai sostenitori dell’OPAM che volessero partecipare a quest’azione missionaria, inscindibile dalla propria fede cristiana, di aderire secondo le proprie possibilità all’ADOZIONE DI UNA FAMIGLIA DI CATECHISTI. Sulla base delle indicazioni di vari vescovi amici dell’OPAM individueremo i gruppi di catechisti da sostenere almeno per un biennio, per i quali faremo pervenire le offerte di chi aderisce all'iniziativa. Il costo medio annuo di una famiglia in formazione è di 500 €. Vi invitiamo a partecipare a questa campagna con una quota minima di 125 € l'anno. Questo è il contributo originale che l’OPAM propone per l'Anno della Fede, oltre a rilanciare naturalmente l'adozione dei piccoli seminaristi, nella consapevolezza che la Fede senza le opere è morta. E di una Fede morta non sappiamo proprio cosa farcene. Don Aldo Martini


R.D. CONGO

Progetto 1936

Sostegno al Centro “Espace-Jeunes”

Mi chiamo Sr. Pauline Lofumbo Anyeke e sono la Superiora generale delle Soeurs Servantes de l'Eglise du Christ, della diocesi di Kole nel Kasaї Orientale. La diocesi si estende nel Sankuru, un vasto territorio quasi totalmente coperto dalla più grande foresta del Congo, isolato, privo di strade e infrastrutture. La profonda crisi che attraversa la R.D. del Congo qui assume caratteri drammatici. La lunga guerra che ha devastato l'intero Paese ha lasciato enormi ferite nel territorio e nella popolazione di questa immensa area. La guerra è stata feroce con la nostra terra, caduta quasi subito in mano dei ribelli. Le poche infrastrutture esistenti sono state distrutte. E oggi questa parte del Paese è dimenticata da tutti e viene ricordata quasi solo per la presenza della più vasta popolazione di bonobo, scimmie antropomorfe simili agli scimpanzé, qui molto più protette della specie umana… Siamo l'unica regione del Congo dove non vi è neppure la possibilità di telefonare. Possiamo comunicare solamente utilizzando le radiotrasmittenti delle parrocchie. Niente luce elettrica, niente internet, strade, ponti sui moltissimi corsi d’acqua. All'interno di un territorio vasto come la Liguria, il Piemonte, la Valle d’Aosta e la Lombardia messe insieme i trasporti si effettuano a spalle o usando le biciclette e qualche rara moto. Questa situazione ha aggravato la miseria della popolazione che vive di agricoltura di sussistenza e piccolo allevamento oltre ovviamente ai prodotti della foresta. Qui l’età media è 40 anni, la mortalità infantile sotto i 5 anni è del 20%, il tasso di analfabetismo totale è del 40%. L'istruzione resta l'unica speranza per un futuro diverso per questa gente ma la scuola, per famiglie cosi povere, è davvero un lusso perché tutto, dallo stipendio agli insegnanti, al materiale didattico, fino alla ricostruzione delle scuole è a carico delle famiglie. Accade perciò che molti bambini frequentano ciò che resta di vecchie scuole con i muri cadenti e classi sovraffollate per poter unire le

poche risorse di tante famiglie e garantire uno stipendio agli insegnanti. Ma la maggior parte dei bambini e giovani non vanno a scuola: lavorano nei campi, badano ai fratelli più piccoli e le bambine vengono fatte sposare quanto prima per avere una bocca in meno da sfamare. Questo dell'alfabetizzazione e dell'educazione dei giovani che non sono mai andati a scuola è una priorità per noi. Nel villaggio di Lomela nel nord della diocesi abbiamo aperto un centro di alfabetizzazione e formazione professionale denominato “Espace-Jeunes”. E’ frequentato da 50 ragazze e 100 ragazzi. che qui possono non solo imparare a leggere e scrivere ma ricevere anche una educazione sanitaria e sociale. Fra i ragazzi che hanno seguito i corsi presso di noi è diminuito drasticamente il numero di ragazze madri e l'incidenza di HIV, che nel territorio è molto alta. Nel centro inoltre questi giovani apprendono un mestiere: taglio, cucito e gestione domestica per le ragazze, artigianato, edilizia e meccanica per i ragazzi. Il centro ha a disposizione 2 case e 4 capanne per realizzare le proprie attività. Ma manca assolutamente di attrezzature sufficienti per la formazione professionale. E allora amici dell'OPAM ci rivolgiamo a voi per aiutarci ad assicurare a questi ragazzi una formazione di qualità affinché possano trovare una loro strada almeno nella vita, in attesa che qualcuno provveda ad aprire anche vie di comunicazione nella nostra foresta.

opamottobre2012

L'Espace-Jeunes di Lomela è un centro per l'alfabetizzazione e la formazione professionale di giovani adulti che non hanno avuto la possibilità di andare a scuola. Ma ha bisogno del nostro aiuto per migliorare il prezioso servizio che offre ogni anno a oltre 150 giovani.

Prog. 1936 30 macchine da cucire integrazione stipendio a 2 insegnanti tavoli e sedie

3.000 € 250 € 750 €

Contributo richiesto

4.000 € 7


INDIA

Progetto 1937 MESSICO p r o g e t t o 1 7 2 4

Banchi per 4 aule alla scuola Jyothidhara

opamottobre2012

Jyothidhara significa Fonte di luce. Un nome splendido per una scuola che, squarciando le tenebre dell’ignoranza, contribuisce a fare uscire dalla miseria, dal sottosviluppo e dall’emarginazione. La scuola che accoglie 530 ragazzi ha bisogno di arredare le nuove classi e chiede il nostro aiuto. Cari amici, mi chiamo Sr. Valsa Pallasseril e appartengo alla congregazione delle Figlie della Chiesa. Attualmente sono la preside della Jyothidhara U. P. School. La scuola si trova a Valillapuzha, un grande villaggio nel distretto di Malappuram nel nord del Kerala immerso nella foresta, che rappresenta la principale risorsa economica della popolazione che vive dei suoi prodotti (palma da cocco, alberi del caucciù…). Valillapuzha appartiene alla diocesi siromalabarese di Thamarassery. La scuola è nata per rispondere alle necessità dell’educazione dei più poveri. Il suo nome significa Fonte di luce. Abbiamo aperto la scuola nel 1988, inizialmente soltanto con la scuola materna. Per le lezioni utilizzavamo una sala della parrocchia e successivamente abbiamo avviato il ciclo elementare utilizzando la veranda del nostro convento. Oggi finalmente la Jyothidhara School dispone di un edificio tutto suo. La scuola è frequentata da 530 alunni dei quali solo 30 sono cristiani; gli altri sono per metà indù e per metà musulmani. Per questo motivo la scuola rappresenta nella zona anche un' importante opportunità di educazione alla convivenza pacifica. L'insegnamento su richiesta delle famiglie è in lingua locale e l'inglese si studia come seconda lingua.

Secondo le possibilità le famiglie pagano una piccola retta che serve a sostenere due insegnanti laiche. Per il resto la scuola si sostiene in parte grazie alle adozioni scolastiche a distanza. A volte per non umiliare le famiglie si accetta la retta anche da parte dei più poveri ma poi si viene loro incontro donando viveri e vestiti perché possano vivere dignitosamente. Nel 1997 la Jyothidhara School è stata riconosciuta come scuola primaria (Upper School) e le classi sono giunte ormai fino all'VIIIa (cioè fino all'età di 14 anni. In India la scuola comincia a 4 anni, ma i primi due anni che servono a imparare a scrivere sono considerati un tipo di asilo). E’ stato perciò necessario ampliare l'edificio con 4 nuove aule. Poiché, esclusi i due anni di asilo, abbiamo in media 45 allievi in ogni classe e ogni banco accoglie tre bambini, abbiamo bisogno di arredarle con banchi nuovi, nell’attesa di poter sostituire anche i vecchi ormai in pessime condizioni nelle altre sei classi. Ogni banco con relativa panca costa al cambio attuale 100 €. Vi ringrazio di cuore per la vostra generosità e per tutto il servizio che svolgete per sostenere progetti di bene nelle varie parti del mondo.

Prog. 1937

8

acquisto di 50 banchi

5.000 €

Contributo richiesto

5.000 €


BOLIVIA

Progetto 1938

Rinascere a vita nuova anche in carcere

Carissimi amici dell’OPAM, sono Sr. Alessandra Carosone delle Missionarie della Dottrina Cristiana e, prima di “chiedere”, voglio ringraziarvi del gran beneficio ricevuto in passato da voi e degli straordinari risultati ottenuti nel carcere di Palmasola a Santa Cruz de la Sierra nella arcidiocesi omonima. Questo piccolo segno di speranza, che voi avete dato a 300 e più carcerati con i corsi di alfabetizzazione in carcere, si e ingrandito tanto che in questi anni molti di loro hanno continuato gli studi fino alle scuole superiori. Un gruppo, piccolo ma significativo, è riuscito a iscriversi all’università per studiare giurisprudenza, facoltà che è presente con un corso anche all’interno del carcere e nel 2013 avremmo i primi avvocati: sì, degli avvocati detenuti! Che gioia grande vederli impegnati ad aiutare nelle pratiche giuridiche i loro compagni di sventura. Questo evento ha entusiasmato centinaia di altri carcerati spingendoli ad uscire dall’analfabetismo, che per loro è causa di emarginazione e umiliazione, e cominciare ad imparare a leggere e a scrivere, nonostante l’età di molti sia già avanzata. Altri hanno continuato ad apprendere tecniche di artigianato che nel tempo serviranno ad aiutare le loro famiglie a uscire da quella povertà impressionante che consuma l’esistenza. E’ davvero grande il miracolo che l’OPAM ha fatto nella nostra scuola! Il risveglio e la coscientizzazione di tanti carcerati, che vivono in uno stato di miseria indescrivibile, ci riempie il cuore di gioia. E’ commovente veder scendere per la gradinata della scuola tanti carce-

rati sorridenti, alcuni che baciano il loro quaderno perché poco prima in classe sono riusciti per la prima volta a leggere e scrivere “mamma e papà”. Il miracolo dell’istruzione cambia l’uomo, la famiglia, la società. Grazie carissimi responsabili dell’OPAM e benefattori tutti che con il vostro granello di sabbia state facendo grandi cose. Il Cardinal di Santa Cruz, Mons. Julio Terrazas Sandoval, che visita il carcere ogni anno il Sabato Santo, si commuove nel vedere l’entusiasmo di tante persone adulte che ringraziano i membri della “Pastoral Penitenziaria” che hanno dato loro la possibilità di imparare a leggere e scrivere. Non freniamo questo loro entusiasmo, anzi, a nome di tutti i carcerati di Santa Cruz, vi chiedo di aiutarci a continuare questo progetto. Vorremmo offrire ad alcuni di loro anche l’opportunità di frequentare in carcere una scuola professionalizzante per aiutare quanti non intendono proseguire gli studi ad apprendere un mestiere (elettricista, radiotecnico, idraulico e informatico) e facilitare così la riabilitazione e il reinserimento in famiglia e nella società. Vi chiediamo, pertanto, per l’anno scolastico che inizierà il 13 gennaio prossimo, e terminerà il 10 dicembre 2013, un aiuto per avviare questi corsi provvedendo allo stipendio degli insegnanti esterni. Che Dio possa benedire questa opera buona che farete. Saluto tutti con grande affetto.

opamottobre2012

La scuola in carcere si è rivelata uno strumento importantissimo per la rieducazione e il futuro reinserimento dei detenuti. Nelle carceri di Santa Cruz una missionaria italiana da anni anche con il sostegno dell’OPAM sta facendo miracoli grazie ai programmi di alfabetizzazione.

Prog. 1938 stipendi a 8 insegnanti

4.000 €

Contributo richiesto

4.000 €

9


Progetto 1939 MESSICO p r o g e t t o 1 7 2 4

TANZANIA

Una biblioteca scolastica a Ngarama

opamottobre2012

La St. Augustine School è l'unica scuola secondaria di una vasto territorio. Una biblioteca costituisce una risorsa indispensabile per garantire una formazione di qualità ai ragazzi e l'aggiornamento continuo dei docenti. Sono P. Julius Mulokozi. Nella mia parrocchia di Ngarama, nella diocesi di Bukoba, sorge la St. Augustine Secondary School. Questa è nata come scuola della parrocchia per promuovere un'istruzione di qualità destinata a migliorare le condizioni di vita di una popolazione in massima parte semianalfabeta. La scuola sorge in un’area estremamente povera dove il clima arido e le monoculture intensive di caffè da parte di alcune multinazionali hanno determinato un progressivo aggravarsi della situazione di indigenza della popolazione. L'istruzione secondaria in questo contesto è più che mai importante affinché la gente possa prendere nelle sue mani il proprio destino e gestire senza ingerenze esterne le proprie risorse. Nella zona ci sono 14 scuole primarie frequentate da una popolazione studentesca di 1600 bambini. Ma finita la scuola primaria c'è il "nulla". La scuola St. Augustin rappresenta l'unica opportunità di formazione secondaria per i ragazzi e soprattutto per le ragazze che difficilmente le famiglie sono disposte a far allontanare dal villaggio per proseguire gli studi. La scuola è frequentata da ragazzi poveri e uno dei problemi maggiori che si trova ad affronta-

re è quello dei libri. Gran parte dell'attività didattica si svolge con l'uso di fotocopie perché gli studenti sono troppo poveri per potersi permettere l'acquisto di libri di testo. Anche per gli insegnanti la mancanza di disponibilità di testi crea enormi difficoltà per il loro aggiornamento e la loro formazione permanente. Per questo è urgente creare una biblioteca scolastica nella quale rendere reperibili sia libri di testo che libri di cultura generale, di approfondimento, riviste, giornali… Abbiamo già una sala per la biblioteca ma questo spazio attende di essere arredato e fornito di libri per consentire agli insegnanti e a circa 100 allievi ogni anno di accedervi e approfondire la loro cultura e le loro conoscenze. Questa biblioteca potrebbe inoltre in futuro essere aperta alla popolazione e sarebbe l'unica nel raggio di molti chilometri.

Prog. 1939 libri tavoli e sedie scaffali armadi Contributo richiesto 10 La Parrocchia di Ngarama

3.550€ 900 € 300 € 250 € 5.000 €


Progetto 1940

COSTA D’AVORIO

Sei “apatam” per imparare, conoscersi e ricostruire la Pace

Riceviamo questa richiesta di aiuto da P. João Carlos de Jesus Nascimento, dalla missione di Marandallah fondata nel 1996 dai Missionari della Consolata. La Costa d’Avorio sta uscendo da un lungo periodo di conflitti iniziati nel 2002 a causa soprattutto della sperequazione economica e dello stato di precarietà nel quale vivevano le popolazioni del nord, composte anche da immigrati dei Paesi limitrofi che vi si trasferivano per lavorare nelle piantagioni. Dopo le elezioni del 2010, il conflitto politico fra i pretendenti alla Presidenza si è tradotto in aperto conflitto armato nel Paese, concluso con l'arresto di Laurent Gbagbo nell'aprile 2011. Nonostante la fine della crisi, il Paese non ha ancora superato i problemi legati all'instabilità e si trova ora a dover affrontare le drammatiche conseguenza della crisi umanitaria. Marandallah, si trova nella diocesi di Odienné, nel nord del Paese, in un'area isolata a causa dello stato precario delle vie di comunicazione, ma che ha fortemente sofferto durante i conflitti armati. E' una zona di savana erbosa, favorevole per l'agricoltura e l'allevamento: le principali coltivazioni sono quelle del cotone, del mais e del riso. La maggioranza della popolazione costituita da 30.000 persone è di religione musulmana. La situazione locale è caratterizzata da un altissimo tasso di analfabetismo e da una scarsa conoscenza da parte della popolazione delle più elementari nozioni legate a diritti umani, igiene e sanità. Questa situazione, già problematica di per sé, è ancora più grave considerando le particolarità della zona di forte immigrazione. In un momento

storico come questo è necessario che la gente sia messa in grado di comprendere ciò che avviene nel Paese e di partecipare attivamente alla costruzione di una società civile che contribuisca a dare allo Stato ivoriano un futuro di convivenza pacifica, allontanando così il rischio di nuovi conflitti. Perciò è fondamentale intervenire con un programma di formazione globale mirante non solo all'alfabetizzazione e alla formazione professionale ma anche alla coscientizzazione, fornendo gli strumenti necessari a comprendere le dinamiche politiche locali e nazionali e gestire la convivenza fra gruppi etnici e religiosi diversi. Il progetto prevede la costruzione in alcuni villaggi di sei apatam, strutture semplici e aperte, all'interno delle quali si possono svolgere diverse attività comunitarie al riparo dalla pioggia. Sono simili ad una grande capanna. Rispetto ai tradizionali apatam in legno e paglia questi sono realizzati in materiale durevole: il tetto è in lamiera e la struttura viene rafforzata con pali metallici. Il pavimento e il muretto perimetrale, sono in cemento. La formazione sarà effettuata da insegnanti scelti fra i membri della comunità locale adeguatamente formati. I terreni sono già stati donati dalle comunità locali che offriranno anche la manodopera gratuita. All'OPAM è richiesto l’aiuto per la realizzazione e l'equipaggiamento degli apatam e per i salari di 6 insegnanti per 10 mesi.

opamottobre2012

La pace comincia a scuola. Nel delicato momento in cui si trova il Paese è importante intervenire con un programma di alfabetizzazione ma anche offrire a giovani e adulti la possibilità di capire le dinamiche politiche, imparare a gestire la convivenza fra gruppi etnici diversi e ricostruire insieme la pace.

Prog. 1940 6 apatam (730€ x6) stipendio a 6 insegnanti

4380 € 1.500 €

Contributo richiesto

5.880 €

Progetto finanziato dall’Associazione Kirner 11


Lezioni dal Sud del Mondo

Quando il cellulare uccide il Congo

H

opamottobre2012

ai un cellulare o un computer portatile o altri strumenti simili? Sarai d’accordo con noi nel dire che oggi non si può fare a meno, se non molto difficilmente, di queste “meraviglie tecnologiche”. Esse rappresentano un grande passo che l’uomo ha fatto in questi ultimi decenni per migliorare la qualità della vita. Ma a quale prezzo? La Repubblica Democratica del Congo ha fatto e continua a fare le spese di queste nuove tecnologie. Dal 1996 il Paese è in preda a ricorrenti guerre che già hanno mietuto la vita di oltre cinque milioni di congolesi. E attualmente, ancor più che negli anni passati, si sa che queste guerre hanno un nome: “guerre del coltan”. Nonostante i disastri umani, materiali ed economici che esse hanno causato, nessuno ne parla ad alta voce.

12

Conosci la Repubblica Democratica del Congo? La nazione è detta anche più semplicemente Congo o “Congo-Kinshasa” per distinguerla dalla vicina Repubblica del Congo, che per la stessa ragione viene chiamata anche “Congo-Brazzaville”. Dal 1908 al 1960 questa antica colonia era detta “Congo Belga” o anche fino al 1966 “CongoLéopoldville”. Dal 1971 al 1997 sotto il regime di Mobutu prese il nome di Zaire, per assumere infine la denominazione attuale di Repubblica Democratica del Congo (RDC). Il Congo è il secondo più grande paese dell’Africa per estensione, con una superficie di 2.345.409 km² (grande quattro volte la Francia e ottanta volte il Belgio) e con una popolazione di circa 70 milioni di abitanti. Il nord del Paese rappresenta una delle più grandi estensioni di foresta equatoriale del mondo. Il sud e il centro, costituiti da savane alberate, formano un altopiano ricco di minerali. Il Paese possiede un notevole potenziale di risorse naturali e minerarie, che alcuni qualificano come “scandalo geologico”, ma la popolazione è una delle più povere del mondo. Tra le enormi ricchezze del sottosuolo (diamanti, oro, rame, uranio…)

si calcola che il Congo detenga dal 60% all’80% di riserve mondiali di coltan, principale causa dei recenti sanguinosi conflitti. Che cos’è questo “minerale che uccide”? Il termine “coltan” deriva dalla combinazione di “col” (“columbite”) e “tan” (“tantalite”), parola quindi composta per designare un minerale di colore nero o bruno-rosso che contiene l’associazione di due minerali, la columbite e la tantalite. Gli interessi economici e strategici delle più grandi potenze mondiali per il controllo del coltan ci spingono a riflettere sulla sua importanza, giacché il coltan è un minerale utilizzato nell’industria elettronica, aereospaziale e in quella degli armamenti... Il tantalio estratto dal coltan è molto apprezzato per la sua grande resistenza alla corrosione. Considerato come metallo strategico, esso è utilizzato soprattutto nella fabbricazione di condensatori per attrezzature elettroniche (telefoni portatili, GSS, armi teleguidate, plasma TV, consolle per video giochi, lettori mp4, apparecchi fotografici, telecamere, visori notturni, cellule fotovoltaiche…), ma entra largamente anche nella composizione di leghe di cobalto e di nichel nell’aeronautica e in modo particolare nella fabbricazione di reattori, missili e satelliti. Quando la mano invisibile diviene visibile La guerra (soprattutto nelle due province del Nord e Sud Kivu) è stata spesso descritta come guerra “etnica”. Oggi quasi tutti sono d’accordo nel dire che il “coltan” è al centro della guerra nella Repubblica Democratica del Congo, uno dei conflitti più sanguinosi dopo la Seconda Guerra Mondiale. Molte relazioni, fra cui quelle delle Nazioni Unite e di varie ONG, le testimonianze dei vescovi e dei missionari che lavorano in questa regione, hanno messo a nudo la realtà della guerra come un conflitto molto più vasto, con implicazioni economiche e strategiche che vanno molto al di là del Congo e della stessa Africa. I differenti movimenti di guerriglia che agiscono nelle due province congolesi del Kivu si disputano il controllo dei giacimenti minerari. Dietro tali movimenti ci sono molti stati africani, fra cui il Ruanda, l’Uganda e il Burundi. Alcune multinazionali, come Nokia, Alcatel, Apple, Nikon, Ericsson, sono chiamate in causa per il finanziamento indiretto delle guerre giacché pagano tasse ai gruppi armati di ribelli. Si deve allora continuare a parlare semplicemente di guerra ”etnica” o “tribale”? Non si tratta invece di una maniera di occultare la realtà con tali espressioni e, così facendo, di rendersi complici di coloro che vogliono continuare a sfruttare impunemente questo Paese a scapito dei suoi abitanti?


Lezioni dal Sud del Mondo

Che cosa fa la Chiesa di fronte a questa situazione? La Chiesa cattolica del Congo, attraverso la Commissione “Giustizia e Pace”, guidata dal cappuccino Mons. Fridolin Ambongo, Vescovo della diocesi di Bokungu-Ikela, non risparmia sforzi per riportare la pace nella regione del Kivu. Ne sono testimonianza le numerose iniziative di “perorazione” presso le rappresentanze diplomatiche delle potenze occidentali, come i numerosi viaggi per la sensibilizzazione dell’opinione internazionale. In loco i militari dell’M23 (“Movimento per il 23 marzo”, nato da una precedente ribellione “convertita” in movimento politico), guidati dal generale Bosco Ntaganda, continuano a conquistare territori minerari e stabilirvi un’amministrazione parallela. La Conferenza Episcopale del Congo (CENCO) vede in queste guerre ricorrenti una minaccia di balcanizzazione, ossia di smembramento della nazione. Per questo, il 1° agosto, essa ha organizzato in ogni parrocchia una marcia “di speranza” per la pace e contro la guerra nell’Est, preceduta da giornate di intense preghiere in favore della pace. Una manifestazione che ha riscosso un grande appoggio da parte del governo congolese. La decisione di organizzare questa “marcia di speranza” è stata presa dai vescovi al termine della 49ª assemblea plenaria della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo nel luglio scorso. In tale occasione in una dichiarazione pubblica i vescovi avevano detto “no alla balcanizzazione della R.D. del Congo”, affermando il loro attaccamento all’unità nazionale congolese e all’indivisibilità del Paese nelle frontiere scaturite dalla colonizzazione e riconosciute dalla

Comunità internazionale il 30 giugno 1960. E noi? È impossibile per i cristiani e gli uomini di buona volontà dormire sonni tranquilli quando il popolo congolese soffre nella sua dignità di “popolo creato ad immagine e somiglianza di Dio”. Più questo popolo soffre, più noi siamo interpellati dal nostro “amore di Dio e amore del prossimo” che comporta la ricerca della pace, la promozione della giustizia e la salvaguardia del creato. La sfida è di grandi proporzioni e necessita di una risposta urgente da parte nostra. Diamo la nostra risposta e aspettiamo che anche gli altri diano le loro. Soltanto in questa maniera potremo alleviare in nome del Vangelo, anche se di poco, la miseria di questo popolo che vive e si muove su immense ricchezze senza trarne alcun vantaggio. L’indifferenza non è cristiana! P. Bruno Kesangana Nandaba (frate cappuccino congolese) opamottobre2012

Un po’ di dignità, per favore! L’estrazione dell’“oro grigio” avviene ancora in modo rudimentale. Essa somiglia a quella dei cercatori d’oro del XIX secolo in America. Un operaio produce circa un chilo di coltan al giorno; che gli fa guadagnare un salario che va da 10 a 50 $ USA alla settimana, mentre normalmente un operaio congolese guadagna 10 $ USA al mese. Il boom del coltan ha fatto salire vertiginosamente il suo prezzo fino a raggiungere i 500 $ USA al chilo. Siccome l’estrazione del coltan dà un guadagno “relativamente buono”, giovani agricoltori e allevatori, rifugiati, migliaia di ragazzi (il cui corpo esile si può con facilità introdurre nei cunicoli sotterranei) lavorano nelle miniere in condizioni del tutto indegne di persone umane. E ciò non senza conseguenze: i ragazzi non vanno più a scuola, molti giovani muoiono a causa di smottamenti, di malattie… (si calcola che ogni chilo di coltan sia estratto a prezzo della vita di due ragazzi), senza parlare delle violenze sulle donne e sulle ragazze da parte dei gruppi armati. Lo sfruttamento illegale del coltan aiuta a mantenere truppe straniere nel Kivu e mette in pericolo l’ecosistema forestale del Paese.

13


Filo diretto

Bikoro, R.D.Congo: formazione di insegnanti per 238 scuole

opamottobre2012

C

14

ari amici dell’OPAM,aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa sono qui, a nome di quanti hanno beneficiato del vostro aiuto, a ringraziarvi di tutto cuore. Mi scuso per il ritardo con il quale riceverete questa relazione sul Prog. 1885/2011, ma qui a Bikoro, in piena foresta, non c’è internet, né tanto meno la posta e bisogna attendere che qualcuno si rechi a Mbandakà, capoluogo della provincia dell’Equateur, per riuscire a inoltrarvi qualcosa. L’ A.M.I. (Association de Marie Immaculée) opera a servizio dell’istruzione nella zona sud dell’arcidiocesi di Mbandakà-Bikoro in Rep. Dem. del Congo. Il centro, attraverso un’équipe composta da 16 persone, si occupa della formazione permanente di insegnanti ed educatori di 238 scuole. Realizza corsi di aggiornamento e di specializzazione, elabora e produce materiale didattico, avvia sperimentazioni didattiche e segue i progetti educativi. Il progetto, condotto nell’anno scolastico 20112012, ha permesso alla nostra équipe di raggiungere tutte le scuole per un totale di 2.284 insegnanti e

71.543 allievi. Ogni visita ha avuto una durata di due giorni. L’equipe ha spesso effettuato i propri viaggi utilizzando soprattutto la via fluviale. La mancanza di vie di comunicazione resta uno dei più grandi problemi di questo vasto territorio.. Il progetto quest’anno era orientato a diffondere la metodologia di insegnamento della lettura in lingua Lingala attraverso il metodo “Jean qui rit” una metodologia nata in Francia, basata sull’apprendimento della lettura attraverso i gesti e il ritmo e che ben si adatta al contesto locale. Abbiamo avuto qualche problema con i libri. L’aumento dei costi ha limitato il numero delle copie dei manuali che è stato possibile stampare. Inoltre per la stampa siamo dovuti andare a Kinshasa e trasportare i testi via fiume. Il battello per il trasporto fluviale effettua un viaggio ogni due o tre mesi e ciò ha portato ad un ritardo nell’arrivo e nella distribuzione dei libri che comunque non sono stati sufficienti per tutte le scuole. Speriamo di riuscire a raggiungere tutti nell’anno scolastico che comincia a settembre. Voglio ringraziarvi a nome di tutti. Ci auguriamo che la Provvidenza continui a sostenere questa importante iniziativa e di poter contare ancora sul vostro aiuto. Sr. Maria Dolores Garcia (Direttrice dell’A.M.I.)


Tam tam 2012

Orbetello: completato un Progetto grazie alle giornate OPAM

L

Duomo di Orbetello

Alassio: fiori d’arancio solidali

N

el luglio scorso Sara e Antonio hanno coronato il loro sogno d’amore davanti all’altare.

Hanno voluto dare alla loro festa una dimensione più ampia, facendo partecipi della loro gioia, oltre i parenti e gli amici più stretti, anche tanti altri i cui nomi solo il Signore conosce: bambini e poveri del Sud del Mondo a cui hanno voluto devolvere l’equivalente dei regali di nozze. Grazie alla generosità dei loro amici è stato possibile coprire in gran parte il costo del Progetto OPAM da loro scelto. E’ un gesto che dimostra l’apertura di cuore e la finezza d’animo di questa coppia, a cui auguriamo la benedizione del Signore il quale ha detto: “Quanto fate a questi piccoli lo ritengo fatto a Me”. E’ un buon auspicio per l’inizio di una nuova tappa della vita. Grazie per il vostro ricordo e… felice e buon cammino insieme!

opamottobre2012

a sezione OPAM “Costa d’Argento”, animata dall’infaticabile Presidente Carlo Santunione, in concomitanza con la presenza dei numerosi turisti durante i mesi di luglio e agosto, organizza delle giornate in cui nelle Messe domenicali in alcune chiese della Vicaria del Mare della Diocesi di Pitigliano-SovanaOrbetello vengono presentati brevemente l’attività e gli scopi dell’Associazione e si raccolgono le offerte dei fedeli. E’ un lavoro reso possibile dalla disponibilità e dalla squisita generosità di diversi sacerdoti di quel territorio diocesano, che aprono le porte delle loro chiese ma prima di tutto del loro cuore per fare posto anche all’OPAM e ai suoi Progetti. Li vogliamo ricordare perché meritano la nostra riconoscenza per l’amicizia e per l’esempio di carità che ci offrono. In primo luogo il Vescovo, Mons. Guglielmo Borghetti che ha celebrato la Messa al Monte dai Padri Passionisti ricordando l’OPAM e le tante alfabetizzazioni che ciascuno può realizzare. Poi: don Pietro Natali, parroco della Concattedrale di Orbetello, Don Tito Testi, parroco di S. Paolo della Croce a Neghelli (Orbetello), Don Sandro Lusini, arciprete delle chiese parrocchiali a Porto S. Stefano, Don Isacco Pezzotta, parroco di S. Giovanni Battista a Magliano in Toscana, il passionista Padre Vittorio Bruni, rettore del Convento della Presentazione sul Monte Argentario e infine Don Antonio Scolesi, parroco della Madonna delle Grazie ad Albinia (GR). Grazie a tutti loro e all’impegno di chi organizza questi incontri la Sezione di Orbetello è riuscita a raggiungere la cifra di 5.000 € per completare il finanziamento del Progetto n.1921 che prevede la costruzione di un blocco di 3 aule per la scuola elementare di Kabo, diocesi di Bossangoa, nella Rep. Centrafricana martoriata da guerre infinite.

Convento dei Passionisti sul Monte Argentario

15


COME FARE UNA DONAZIONE Versamento intestato a O.P.A.M. mediante: • conto corrente postale 749010 • bonifico bancario UniCredit IBAN: IT 50 A 02008 05207 000401385075 BIC SWIFT per bonifici dall’estero: UNCRITM1708 • per offerte dalla Svizzera CCP 69-51-6 • pagamento on-line sul sito www.opam.it

LA SUA DONAZIONE È FISCALMENTE DEDUCIBILE Conservi la ricevuta della sua offerta: potrà utilizzarla con la prossima dichiarazione dei redditi nei limiti previsti dalla legge in quanto l’OPAM è una ONG e una ONLUS.

PRIVACY La informiamo che i suoi dati saranno utilizzati esclusivamente per inviarle il nostro giornale, informazioni sulle nostre attività e ringraziamenti per eventuali donazioni. Essi saranno custoditi presso i nostri archivi informatici. Lei ha diritto ad accedere liberamente alle informazioni che la riguardano per aggiornarle e modificarle rivolgendosi al responsabile presso la nostra sede (L. 675/96 – Art. 7 Dlgs 196 del 30.6.2003).

VUOI CONTATTARCI? OPAM: Via Pietro Cossa, 41 - 00193 Roma • telefono 06-32.03.317/318/320 • fax 06-32.03.261 e-mail segreteria@opam.it • sito web www.opam.it • cod. fiscale 80192470583 O.P.A.M. - Opera di Promozione dell’Alfabetizzazione nel Mondo - ONG-ONLUS. Mensile di informazione - Direttore Responsabile: Mario Sgarbossa - Redazione: Alfredo Bona, Anna Maria Errera, Fabrizio Consorti, Letizia Custureri, Aldo Martini - Autorizz. del Tribunale di Roma n. 14589 del 7-6-1972. Grafica: Stefano Carfora. Stampa: ABILGRAPH - Via Pietro Ottoboni, 11 - 00159 Roma, Tel. 06.4393933

Finito di stampare nel mese di ottobre 2012 • Quota annuale 15 € - 23 CH.F.


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
2012_08_Rivista Ottobre 2012 by OPAM - Issuu