GIUGNO 2012 - ANNO XL N. 5
Cavalcando il futuro...
foto Alobos
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Editoriale
Educazione all’umanità: signor Ministro che Le pare?
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correndo le pagine dei giornali OPAM alla ricerca del pensiero originale di Don Carlo, da cui è scaturita la sua Opera, mi sono imbattuto in una curiosa proposta formulata, secondo il suo stile schietto, in forma diretta e provocatoria. Nel N.2 di febbraio 1987 Don Carlo apriva il suo Editoriale dal titolo: Conoscere i popoli per amarli, con questo interrogativo: “Signor Ministro della Pubblica Istruzione, che Le pare di un’ora
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foto YannGar CH
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obbligatoria nelle scuole sull’“Educazione all’umanità?” La cosa mi incuriosì e mi lasciai catturare dal suo ragionamento coinvolgente e lineare. Partendo dalla constatazione che le grandi invenzioni del secolo hanno profondamente cambiato la società, offrendo opportunità impensabili di ricchezze spirituali, culturali, economiche e sociali ai giovani, Don Carlo si poneva la domanda se tutto questo sarebbe stato positivo o malefico. La sua risposta è netta: “Dipenderà dall’educazione che avranno ricevuto. Un’educazione che non può essere contenuta nel recinto del vecchio ovile, ma va estesa fino a toccare gli ultimi confini del nostro pianeta e superarli. Così si conoscerà di più l’uomo in sé per poi rispettarlo come persona ed amarlo come fratello, dovunque esso si trovi, qualunque sia la diversità dei colori della pelle, delle tradizioni, delle credenze e della lingua. Dal rispetto e dall’amore nascerà spontaneo il bisogno della solidarietà tanto nel darla che nel riceverla. E sarà proprio questo nuovo spirito di soli-
darietà, intesa come condivisione dei beni, primo fra tutti quello del “sapere” che cancellerà dal cuore dell’uomo egoismi, rancori ed odi e farà nascere una nuova umanità fatta di esseri ragionevoli e non di belve feroci. […] L’uomo finalmente possiede gli strumenti per capire che l’arricchimento della persona avviene quando si vive con gli altri e per gli altri. Ci sarà ancora del male, ma limitato in quantità e qualità e verrà emarginato, isolato. Ci saranno ancora i ricchi e i poveri, ma non i miserabili. Lo spirito tornerà a prevalere sulla materia, non per disprezzarla e umiliarla ma per permearla e trasformarla in bene comune e non in privilegio di pochi. Non è utopia. E’ un traguardo obbligato che esige però preparazione e presa di coscienza. […] L’educatore di oggi, se veramente aspira a cooperare alla creazione di un mondo nuovo deve possedere entro di sé il prezioso patrimonio della conoscenza dei popoli per farli conoscere prima e amare poi dai suoi alunni. Naturalmente per svolgere una così delicata didattica l’educatore deve avere buoni sussidi […] e non sarebbe male se, per tale scopo, intraprendesse viaggi negli altri Paesi, specie in quelli del sottosviluppo. Non alludo ai viaggi turistici […] ma a quei viaggi organizzati allo scopo di penetrare a fondo altre realtà umane. E qui dovrebbe entrare in azione il Ministero della Pubblica Istruzione […] che oltre ad impegnarsi per una “scuola per la vita” dovrebbe avere un po’ di lungimiranza per aprire la strada verso una “scuola per l’umanità”. […] Un’iniziativa che sa veramente di “nuovo”, necessaria per l’unità di tutti gli uomini, potrebbe essere appunto quest’ora di “educazione all’umanità” obbligatoria, come sono obbligatorie tutte le altre materie di insegnamento”. Sono passati 25 anni da quella proposta e noi ci siamo ritrovati a parlare nel Convegno di un nuovo Umanesimo e di Lezioni che provengono dal Sud del Mondo. Certamente Don Carlo non si illudeva che la sua proposta fosse presa in considerazione da chi ha il compito di dettare le linee e i programmi per la formazione delle giovani generazioni. Sapeva che il suo era un sogno, ma non impossibile. Forse era eccessivamente ottimista sull’abbassamento del livello del male nel mondo e sul sorgere di un’umanità nuova come frutto del sapere. Anzi, se guardiamo con occhio critico l’evoluzione dell’umanità in questi ultimi 25 anni ci sembrano assai scarsi i passi nella direzione auspicata da Don Carlo. Compito dei profeti, si sa, non è tanto indovinare le date degli accadi-
Editoriale
menti, quanto indicare la direzione di marcia. Non è neanche loro compito vincere una battaglia, ma chiamare a raccolta le forze per vincere la guerra. L’analfabetismo non è stato sradicato, ma la consapevolezza che è un male e un’ingiustizia intollerabile è cresciuta nella coscienza collettiva. E’ molto più evidente oggi che con un popolo ignorante è vano pensare allo sviluppo, mentre con un popolo istruito non è più possibile il sottosviluppo, proprio e altrui. E’ patrimonio condiviso che l’arricchimento della persona avviene quando si vive e si lavora con gli altri e per gli altri, invece che da soli e per il proprio esclusivo tornaconto; che l’umanità progredisce non quando si erigono muri di separazione ma quando si creano ponti per la condivi-
sione. Oggi forse non è più neanche sufficiente un’ora per studiare a scuola gli altri popoli: ce li troviamo in casa, viviamo gomito a gomito, ne scopriamo pregi e difetti come abbiamo noi… Ma resta urgente questa educazione all’umanità, cioè questa attenzione alla nostra ed altrui fragilità, elemento che ci accomuna e ci permette di vivere tutti come ospiti di questa terra meravigliosa dandoci la mano e venendo in soccorso alle necessità gli uni degli altri. In questo senso la proposta di Don Carlo rimane attuale e profetica anche ai nostri giorni. A noi il compito di tradurla in comportamenti nuovi e non solo in sterili sospiri. Don Aldo Martini
Lo scorso 19 maggio, appena terminato il Convegno del 40° dell’OPAM, si è tenuta presso lo Scout Center di Roma la 32a Assemblea ordinaria dei Soci dell’Associazione, momento importante di riflessione e di confronto sull’andamento dell’OPAM. Dopo aver preso atto della situazione dell’Associazione illustrata dal Presidente e dopo l’approvazione del bilancio consuntivo e preventivo, si è svolta la votazione per il rinnovo del Consiglio Direttivo, giunto al termine del suo mandato triennale. I posti da ricoprire erano 5 e sono risultati eletti Aldo Martini, Anna Maria Errera, Fabrizio Consorti, Anna Nicolini e Fabrizio Corti. Ai sensi dello Statuto il nuovo Consiglio, in occasione della sua prima riunione del 31 maggio, ha eletto Presidente dell’OPAM Mons. Aldo Martini, Vice Presidente Anna Maria Errera, Tesoriere Anna Nicolini, designando al di fuori del Consiglio l’Assistente Ecclesiastico Mons. Alfredo Bona. Mentre auguro buon lavoro a tutti i miei più stretti collaboratori vecchi e nuovi, voglio esprimere un grazie particolare alla socia Letizia Custureri per il generoso e vivace apporto dato come membro del Consiglio Direttivo per due mandati successivi, come pure al Tesoriere Emilio Palma per il suo prezioso e illuminato contributo. Ringrazio anche tutti i soci che in vario modo sostengono l’OPAM, in particolare i volontari che offrono la loro opera disinteressata e totalmente gratuita nelle varie mansioni svolte, come anche il personale dell’Ufficio, alla cui sensibilità e dedizione nei diversi settori loro affidati è legato in buona misura il successo dell’OPAM. A tutti chiedo di sentire l’OPAM come un dono prezioso che abbiamo ricevuto dal suo fondatore, Don Carlo Muratore, e che può crescere solo con il contributo di tutti. Don Aldo
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32a Assemblea OPAM
foto Nathan & Jenny
Un grazie speciale rivolgo a quanti continuano ad aiutarci generosamente, in un momento difficile come l’attuale, con le loro offerte e, quando le condizioni economiche non lo permettono, con il dono della loro preghiera, perché la Provvidenza non lasci mancare l’aiuto necessario alle tante richieste che arrivano da ogni parte ma a cui, con immenso dolore, riusciamo a rispondere solo in minima parte per mancanza di fondi. Siete voi, cari Amici spesso anonimi, le mani e i cuori attraverso cui la Provvidenza agisce. Grazie per quanto fate e continuerete a fare! Don Aldo
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40° OPAM
Lezioni dal Sud del Mondo Il linguaggio dei gesti. Gesti profondamente umani… per costruire un mondo più umano
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uando si saluta aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa In Centrafrica, il mio Paese dove vivo, ci sono due modi di rispondere ad una saluto: il modo più lungo che corrisponde al modo universale e il modo più breve che è più originale. Quando qualcuno saluta «balao» (ciao in sango, la lingua nazionale), si risponde normalmente «bara mingi» (cioè ciaoooo! oppure ti saluto tanto tanto). Però a volte si risponde solamente «singila» oppure «merci!» (grazie! col significato di ti saluto e grazie di avermi salutato). E’ tutta una filosofia che sfugge all’occidentale che si adombra e pensa subito a una mancanza di rispetto oppure a ignoranza. Un giorno due missionari che vivevano rispettivamente in due diversi Paesi africani vicini si bisticciano. Il primo, parlando all’altro missionario, dice: «da voi, i bambini sono idioti. Quando dici «bonjour!», loro rispondono «merci», mentre nel paese vicino i ragazzi rispondono «bonjour!». E il suo amico risponde: «ti sbagli parlando così. Devi imparare a conoscere le abitudini di questa gente prima di giudicarli. Quando loro rispondono «grazie», non è per mancanza di istruzione ma per gratitudine. E’ una forma di rispetto: «ti saluto e ti ringrazio di avermi salutato!». Il senso di rispetto Abbiamo tanto da imparare gli uni dagli altri. Proseguiamo l’esplorazione della nostra realtà umana. Il
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parroco di una parrocchia riceve un giorno in sacrestia prima della messa il giovane Odilon, un ragazzo molto bravo che il parroco intende mandare in seminario. Lui è convinto che questo ragazzo sarà un buon prete, ma non riesce a capire perché abbassa sempre la testa per parlare e rispondere alle domande. Questo comportamento fa supporre una mancanza di sincerità. Però non si tratta di mancanza di sincerità, è solo una forma di rispetto. In questo Paese, nella tradizione, non si alza la testa per parlare a un adulto e non si deve neppure guardare il proprio interlocutore adulto negli occhi. Il contrario è una mancanza di rispetto. Eppure il parroco non l’ha ancora capito nonostante i suoi trenta anni di missione in questo posto. Un giorno ha provato a dire a Odilon: «je veux que tu me regardes dans les yeux, quand je te parle!» (voglio che mi guardi negli occhi quando ti parlo!). E il ragazzo risponde: «A scuola ho imparato anche questo. Ma a casa non mi è permesso di guardare i miei genitori negli occhi quando parlo con loro. E’ un segno di rispetto. Non sono un vigliacco. Sono semplicemente educato secondo la mia tradizione. Eppure se vuoi che ti parli guardandoti negli occhi, non me ne farò un problema! Normalmente quando si parla ad un adulto, ad esempio, ci si inchina oppure ci si mette in ginocchio in segno di rispetto…». Siamo davvero fragili perché ci accorgiamo sempre dopo aver commesso «la gaffe» di giudicare ‘a priori’. Abbiamo tanto da imparare dagli altri, dai loro gesti che spesso non hanno lo stesso significato. Non basta aver una buona istruzione, una buona formazione in filosofia oppure in antropologia per pretendere di capire tutti i gesti dell’altro che proviene da un Paese diverso oppure da un Paese del Sud del Mondo, come si dice. Questo si impara alla scuola della vita, giorno dopo giorno. Bisogna entrare in dialogo con l’altro per poter capire che a volte diciamo la stessa cosa con gesti diversi! E’ proprio questa la cosa più bella. Nella vita di tutti i giorni, ci sono ancora tante barriere di ignoranza da eliminare per accogliere e apprezzare la ricchezza della diversità. Però lo stiamo già facendo… E lo faremo ancora con tutta questa voglia di costruire un mondo sempre più bello e più umano. Jean Marius T. Zoumalde, ofmcap (Repubblica Centrafricana)
Speciale Adozioni
L’amico ritrovato
mo facendo e per questo ho voluto raccontartelo e farlo conoscere anche alla signora A. perché è grazie a lei che per K. è iniziata l’esperienza del sostegno, l’incoraggiamento ad avere fiducia nelle sue capacità, l’incomparabile gioia di conoscere i perché della vita, della storia e delle tante conoscenze che l’educazione offre. Con A. desidero ringraziare tutti i benefattori che alimentano la speranza nel futuro, grazie a tutta l’OPAM, luogo dove l’amore diventa “may bukas pa”. Con affetto e riconoscenza, Sr. Rosanna Favero.” L’emozione della benefattrice nel leggere le notizie di K. è stata fortissima. Non vi nascondo che anche per noi non è stato da meno. L’aiuto che riceviamo dai nostri benefattori è fondamentale per questi bambini perché permette loro di vivere, pur nelle tante difficoltà, una vita da bambini. Andare a scuola per loro non è un diritto acquisito ma una vera e propria conquista. La signora A. ha permesso a K. che si compisse la differenza e di questo ne deve essere orgogliosa. Lo ha accompagnato, anche se da lontano, ma idealmente per mano, per un tratto di strada della sua vita. Il nostro grazie più sentito a tutti coloro che intraprendono l’esperienza dell’adozione a distanza. Letizia Custureri
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i sono giorni in cui apprezzo, in maniera speciale, il mio impegno all’OPAM. Pochi giorni fa è stato uno di questi: per una pura coincidenza ho incontrato una nostra benefattrice. Aveva sostenuto agli studi, attraverso un’adozione scolastica a distanza, un bambino delle Filippine. La vita l’aveva portata a dover abbandonare l’adozione e mi chiedeva se avessi notizie recenti del bambino. A volte riusciamo, interpellando il missionario, a sapere qualcosa anche dei ragazzi usciti dal progetto di adozione: così è stato. Ci siamo attivati e abbiamo scritto a suor Rosanna Favero, la missionaria che segue i ragazzi a Mindoro Occidentale isola delle Filippine, per avere informazioni su K. D. Come mi aspettavo suor Rosanna ci ha fornito le notizie inviando una lettera di cui pubblichiamo un estratto. “ … ti invio la foto di K. per la signora che per tanti anni è stata l’angelo che l’ha sostenuto lungo il cammino di crescita e futuro. Quando abbiamo chiamato K. per la foto gli abbiamo detto che era per portare il suo saluto alla signora A. e lui si è commosso ed ha ricordato come per tutta la famiglia la sua sostenitrice era divenuta la certezza che “may bukas pa”, un’espressione in lingua tagalog che significa “abbi fiducia, c’è speranza nel domani”. Questa espressione, tipica della cultura filippina, è spesso tema di canzoni e K. ricorda che era il suo canto preferito perché lo portava a pensare concretamente ad una persona che era giunta nella loro famiglia proprio nel momento in cui ne avevano grande bisogno. Come vedi dalla foto, K. è ora un giovanotto, compirà 18 anni a giugno e frequenta la quarta media. Gli anni di studio non sono stati facili per lui: la vita in un villaggio povero dove la maggioranza vive del lavoro di pesca e soprattutto la malattia del papà, la tubercolosi che lentamente e continuamente sottrae la vita a tante persone, il fatto di essere il secondo di sei fratelli e quindi dover aiutare nel lavoro il fratello maggiore… hanno seminato di difficoltà il suo cammino, ma con tanta volontà ha voluto portare a termine la scuola media e il prossimo marzo i suoi sacrifici saranno premiati perché riceverà il diploma. Un diploma importante per lui; essere parte della cerimonia che ti pone di fronte agli altri come vincitore di tante fatiche fisiche e morali non è cosa da poco per la vita dei nostri ragazzi. K. ha deciso di non continuare lo studio alla scuola superiore, è contento di ciò che è riuscito ad ottenere e vuole ora aiutare la famiglia, anche perché il fratello maggiore si è sposato ed è ora lui a provvedere alla famiglia. Scusami se mi sono dilungata, ma la gratitudine e serenità di K. hanno affermato la validità di quanto insieme stia-
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Progetto 1924
PAKISTAN
Sostegno scolastico di 10 ragazzi di un basti
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Un'istruzione di qualità per tutti, senza discriminazione alcuna è alla base del futuro di una Paese e il miglior strumento per contrastare minoranze estremiste che attraverso intimidazioni e violenze tengono un intero popolo nella miseria e nella paura. Suor Josephine Michael appartiene all’Unione Santa Caterina da Siena delle Missionarie della Scuola. Da molti anni è missionaria nell’arcidiocesi di Lahore in Pakistan. Oltre ad insegnare filosofia nel Seminario Maggiore e Dottrina sociale della chiesa alle religiose in formazione, da più di trent’anni cura la formazione cristiana e umana dei giovani nei basti, agglomerati alla periferia della città, prevalentemente popolati da cristiani. Nei basti il contesto sociale è estremamente povero: le famiglie vivono in ambienti angusti, sotto il livello stradale, senza aria, senza adeguati servizi igienici. Le famiglie hanno in media 4-5 bambini. Disoccupazione, lavoro minorile e analfabetismo, con un tasso del 75%, sono i problemi principali. Di passaggio a Roma è venuta a trovarci all’OPAM e ci ha presentato la situazione della scuola nel suo Paese. L'istruzione in Pakistan, almeno sulla carta, è obbligatoria fino all'VIIIa classe ed è quasi del tutto gratuita. Ma le scuole sono poche in rapporto ad una popolazione giovanile molto alta e quindi ad oltre 7 milioni di bambini è negato in pratica questo diritto. Il problema dell'istruzione nel Paese è divenuto una vera emergenza. La scuola pubblica fornisce un insegnamento di bassa qualità. Gli insegnanti sono pochi e sottopagati. Molte famiglie quindi preferiscono far lavorare i loro figli, piuttosto che mandarli a scuola. Inoltre per i cristiani, come per altre minoranze religiose, andare in una scuola pubblica significa sottostare a pesanti forme di discriminazione ed emarginazione. Spesso questi bambini sono considerati inferiori agli altri e subiscono forti pressioni
perché si convertano all'islam. Ciò contribuisce certamente ad elevare il tasso del mancato accesso alla scuola e dell’abbandono scolastico. Nei basti poi non ci sono scuole statali. I bambini per raggiungerle devono usare i mezzi pubblici, ma sia bus che risciò hanno costi proibitivi per famiglie tanto povere. Si deve poi tener presente che, essendo stata avviata una riforma scolastica che renderà obbligatorio l’uso della lingua inglese nelle diverse classi, le famiglie dovranno sostenere il costo di libri, quaderni, divise e la situazione quindi tenderà a peggiorare ulteriormente. In città stanno nascendo scuole parrocchiali e diocesane aperte a tutti senza discriminazione alcuna. Per questo le scuole cristiane rappresentano dei veri laboratori di pace dove sin da piccoli si apprende l'accoglienza dell'altro e a vivere in armonia con chi ha un credo e tradizioni diverse. Scrive Sr. Josephine: "Nel mio servizio cerco di sensibilizzare le famiglie affinché mandino i figli in queste scuole aiutandole a sostenerne i costi. Questo impegno sta portando i suoi frutti, e alcuni ragazzi sono arrivati anche alle scuole superiori. Ma qui i costi cominciano ad essere molto alti e da soli non riusciamo a garantire la copertura delle spese. Al momento abbiamo trovato aiuti per 40 ragazzi di un nostro basti. A voi amici del’OPAM, chiediamo un contributo per aiutarne un gruppo di altri 10 che frequenteranno la St. Mary’s High School di Gulberg, un quartiere di Lahore. Con il vostro appoggio riusciremo a pagare le tasse scolastiche, libri, quaderni, penne, il trasporto, e a integrare lo stipendio di quattro insegnanti per realizzare attività di doposcuola e formazione umana per tanti altri”.
Prog. 1924
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sostegno agli studi di 10 ragazzi
3.470 €
Contributo richiesto
3.470 €
Progetto 1925
R. D. CONGO
La scuola primaria di Mokili Ngonga deve crescere
Sono Suor Pascaline Kunenga, della Congregazione delle Suore di San Giuseppe, maestra di scuola primaria. Dopo aver insegnato per alcuni anni nella nostra scuola di Kimbanseke, da settembre scorso ho l’incarico di direttrice della scuola primaria di Mokili Ngonga nell’arcidiocesi di Kinshasa. Mokili Ngonga è uno dei tantissimi villaggi del Plateau di Bateke, un altopiano di un centinaio di chilometri che arriva fino al fume Mai-Ndombe, limite naturale tra la regione di Kinshasa e quella del Bandundu. Questa nostra missione in R.D.C. è a circa 150 km dalla capitale e in una delle località più popolate, povere e abbandonate della regione, con oltre 5.000 abitanti, la maggior parte dei quali sono donne e bambini. Qui dal 2004 abbiamo iniziato la nostra attività impegnandoci subito nel campo dell’agricoltura, al fine di insegnare a questa popolazione come produrre con le proprie forze il necessario per la sopravvivenza. Arrivando al Plateau di Bateke e a Mokili Ngonga abbiamo trovato malnutrizione, alta percentuale di mortalità infantile, analfabetismo, grande miseria, mancanza di luce elettrica, di acqua e di quanto è indispensabili ad una dignitosa vita umana… Non potendo restare insensibili di fronte alle condizioni di questa gente, ci siamo impegnate a lavorare insieme a loro, insegnando alle donne, spesso sole, e ai giovani senza lavoro come coltivare manioca, mais, patate dolci, arachidi, ecc… e dando il via alla coltivazione di alberi da frutta. Non meno preoccupante era il livello di analfabetismo, molto elevato tra i piccoli come tra gli adulti. Su insistente richiesta delle famiglie abbiamo avviato la scuola primaria con la costruzione di 6 classi distribuite in due blocchi oggi ben funzionanti. E ringraziamo l'OPAM che ci ha aiutato ad arredarle (Prog. 1830/2010) e che sostiene attraverso le adozioni a distanza un gruppo di 60 bam-
bini. Presto i primi bambini termineranno la scuola primaria. In questa realtà sprovvista di ulteriori opportunità formative, è importante e urgente creare al più presto una scuola media e secondaria, iniziando dalle prime due classi di Ia e IIa C.O. (Ciclo di Orientamento), corrispondenti alle nostre scuole medie. I bambini, qui come ovunque in Congo, sono tantissimi e tutti assetati di imparare cose nuove. Oggi in molti riescono già a frequentare la scuola elementare, alcuni percorrendo ogni mattina e ogni sera a piedi anche parecchi km. di strada sabbiosa, impantanata con le piogge o infuocata dal sole. Altri, che vengono da villaggi troppo distanti privi di scuola, chiedono ospitalità per la notte e cibo per i pasti, creando non poca difficoltà alla missione, che manca di locali adeguati e di fondi per un piatto al giorno ad ogni bambino! Ma è troppo importante donare loro la possibilità di studiare, visto che lo fanno con entusiasmo e buoni risultati. Il costo di un blocco di due classi è di 15.925 €. La somma necessaria è alta ma se ci date una mano possiamo iniziare almeno con la prima aula. La gioia dei ragazzi di Mokili Ngonga e degli altri villaggi della zona sarà la ricompensa più grande alla vostra generosità.
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Grazie al lavoro instancabile delle suore Giuseppine e al contributo di tanti amici dell'OPAM oggi i bambini del villaggio di Mokili Ngonga hanno la gioia di frequentare la scuola primaria, ma adesso è necessario aiutarli ad andare avanti. Se ci date una mano cominciamo con una prima aula per il ciclo secondario.
Prog. 1925 materiale, trasporto, manodopera qualificata contributo locale
7.975 € - 475 €
Contributo richiesto
7.500 €
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Progetto 1926
COSTA D'AVORIO
Alfabetizzazione per 150 giovani adulti di Madinani
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Alfabetizzare i giovani adulti, specialmente le donne, è lo strumento più efficace per spezzare la catena povertà-sottosviluppo e favorire la scolarizzazione dei bambini. Padre Marco Prada è un prete della Società delle Missioni Africane. Nato a Desio, in Brianza, attualmente è parroco a Madinani, diocesi di Odienné, nell'omonima regione nell'estremo nord-ovest della Costa D'Avorio. Madinani è una cittadina di 20.000 abitanti isolata a causa della mancanza di strade. Il 98% della popolazione è musulmana. L'attività economica principale resta l'agricoltura, sebbene la terra non sia particolarmente fertile: si coltivano soprattutto cotone e anacardo. La povertà ha innescato qui, come in molte parti dell'Africa, il circolo vizioso “povertà-analfabetismo-sottosviluppo”, che la grave crisi politica dell'ultimo decennio ha ulteriormente aggravato. Il sistema scolastico ivoriano, ricalcato su quello francese degli anni '60, prevede 6 anni di scuola elementare, 4 di scuola media, 3 di scuola professionale ad indirizzo specifico (maestri, infermieri...). Per accedere all'università è necessario integrare questa formazione con tre anni di liceo. L'obbligo scolastico rimane sulla carta. Nella nostra prefettura solo il 20% dei bambini frequenta la scuola elementare. I bambini per iscriversi pagano 6 €, due dei quali servono a integrare gli stipendi agli insegnanti che si aggirano attorno ai 300 € annui. L'acquisto di libri e materiale scolastico è a carico delle famiglie. Il 90% degli adulti è analfabeta e nella fascia dei giovani dai 14 ai 18 anni l'analfabetismo è del 70%. A Madinani ci sono solo tre scuole elementari con un'unica sezione. Calcolando una media di 55 alunni per classe sono circa 1.000 i bambini che possono accedervi. C'è una sola scuola media, che però non riesce ad assolvere la sua funzione formativa in quanto alcune materie non vengono
insegnate per mancanza di docenti. Le lezioni si svolgono dalle 7,30 alle 12 e dalle 15 alle 17,30 per 4 giorni la settimana. Qui da noi non c'è scuola il mercoledì perché i bambini aiutano i genitori nel lavoro agricolo. Per favorire la promozione umana è importante l’alfabetizzazione dei giovani adulti, soprattutto delle donne. Per questo vorremmo avviare un corso biennale per insegnare a 150 adulti a leggere, a scrivere in francese e ad apprendere i rudimenti della matematica. Sebbene il francese infatti sia la lingua ufficiale, sono pochi gli adulti che la parlano e la comprendono e ciò li esclude dalla partecipazione alla vita socio-politica del Paese. Un'equipe composta da insegnanti locali e volontari, si occuperà di preparare gli alfabetizzatori, reclutati fra i giovani di Madinani con livello scolastico di 1a e 2a superiore. L'equipe inoltre avrà il compito di gestire i corsi e mantenere i contatti con la Direzione Generale dell'Educazione. Con il vostro sostegno avremmo adulti consapevoli dell'importanza dell'istruzione, capaci di comprendere e analizzare le loro condizioni di vita e di trovare soluzioni per i problemi che affliggono il Paese. Nel tempo ciò servirà a incrementare l'accesso scolastico anche dei bambini che potranno finalmente veder riconosciuto nei fatti il diritto all’istruzione. Prog. 1926
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formazione alfabetizzatori stipendi per 15 alfabetizzatori 150 manuali e materiale didattico contributo locale
758 € 7.272 € 795 € -2.705 €
Contributo richiesto
6.120 €
Progetto 1927
INDIA
Educazione negli slum di Bijapur
Padre Dionysius Vaz è superiore della Missione dei Gesuiti a Bijapur, nella diocesi di Gulbarga, nella parte nord dello stato indiano del Karnataka. Nel 1991, appena arrivati in questa missione, i Gesuiti iniziarono a lavorare nei 96 slum della cittadina, in cui vivono, in condizioni disumane, circa 200.000 persone. Gli slum sono agglomerati di baracche privi di servizi, scuole, strutture sanitarie… L'acqua per lavarsi, per cucinare, per pulire le stoviglie, i vestiti e la casa viene fornita ogni 15 giorni! Le famiglie degli slum sono poverissime e vivono con circa 68 centesimi al giorno, guadagnati lavorando come braccianti e pastori a servizio dei grandi proprietari terrieri e allevatori. Negli ultimi 5 anni il distretto di Bijapur è stato duramente colpito dalla siccità. Molte persone sono state costrette a emigrare in cerca di lavoro e più di 500 agricoltori si sono suicidati a causa dei debiti contratti. Scrive P. Vaz: "Dopo poco tempo che lavoravamo negli slum in campo sanitario e nella formazione al lavoro degli adulti, avviando piccoli ambulatori medici e centri per l'educazione non formale e tecnica dei giovani, ci siamo accorti che l'80% dei bambini degli slum non frequentava la scuola e trascorreva la giornata per strada o nelle discariche per procurarsi qualche rupia da portare a casa. Occuparsi dei bambini degli slum e della loro istru-
zione fu quindi subito individuata come una priorità per sperare di migliorare il futuro di questa gente. A questo scopo nel 1999 abbiamo avviato per questi ragazzi più poveri una scuola, la Loyola Yomiury School, che oggi conta 800 studenti garantendo un'istruzione di qualità dall'asilo agli studi pre-universitari. Ai bambini la scuola garantisce inoltre il trasporto, un pasto completo al giorno, la divisa, il materiale scolastico e le cure mediche di base. Attualmente la scuola ha raggiunto la Xa classe. Le tantissime iscrizioni ci hanno portato a raddoppiare le sezioni di scuola materna e primaria. Abbiamo anche avviato dei corsi di informatica per i ragazzi dopo la Va classe e un istituto per dare la qualifica minima per accedere ai corsi universitari. Vi ringrazio da parte dei bambini e dei ragazzi per quanto avete già fatto (Prog.1813/2010) e continuate a fare per i piccoli degli slum di Bijapur. Inoltre ringrazio per la possibilità che date ai nostri ragazzi di approfondire la conoscenza della realtà italiana e stringere amicizie fraterne attraverso i gemellaggi scolastici. Il progetto riguarderebbe 130 bambini: ma conoscendo le difficoltà del vostro Paese in questo momento vi chiediamo di aiutarci a provvedere almeno a 65 bambini più bisognosi. Confido che ancora una volta la vostra generosità ci aiuterà a proseguire questo importante progetto. Nelle mie preghiere e durante la Messa mi ricorderò di voi e delle vostre famiglie. Che Dio vi benedica e vi dia pace, salute e felicità”.
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Continuiamo a sostenere questo importante progetto educativo a favore dei bambini degli slum di Bijapur, che sta portando frutti abbondanti nel garantire il diritto ad un'istruzione di qualità a tanti bambini e giovani.
Prog. 1923 materiale didattico, attrezzature scolastiche, libri per una biblioteca scolastica, uniformi, cure mediche 3.600 € salario per 2 insegnanti 1.200 € Contributo richiesto
4.800 € 9
Filo diretto
Musha, Ruanda: istruzione e cooperative di pace: il futuro nasce dalle donne
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ari benefattori e amici, aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa vogliamo ringraziarvi per aver contribuito a combattere l’ignoranza e la povertà nella nostra parrocchia di Musha (Prog.1839/ottobre 2010), aiutando 100 vedove, tra le persone più bisognose. Divise in 4 gruppi, esse hanno condiviso i motivi del loro stato di ignoranza e povertà, dovuto principalmente al fatto che con la morte del marito sono rimaste senza sostegno economico e costrette quindi a subire umiliazioni e spesso anche violenza fisica, che per paura non si sentono di denunciare.
Abbiamo cominciato ad insegnare loro a leggere e a scrivere: il risultato è stato soddisfacente. Poi si è cercato di fornire un sostegno psicologico e infine abbiamo creato delle “cooperative di pace”. Attraverso queste le donne che vivono in campagna hanno avuto la possibilità di avviare piccoli progetti di auto finanziamento, senza discriminazioni, perché ognuna possa affermarsi economicamente nella società e trovare così una sua identità sociale. Sono stati avviati allevamenti di capre, e di maiali, e piccole coltivazioni di ortaggi. Il cammino da fare è lungo, ma i primi risultati sono buoni. Grazie ancora per il vostro aiuto. P. Ezéchiel Rukimbira (Parroco di Musha)
Chingleput, India: 146 scuole serali per i Dalit
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i scrivo, cari benefattori e amici dell’OPAM, per ringraziarvi del vostro sostegno alle scuole serali nelle parrocchie della diocesi di Chingleput
(Prog.1843/novembre 2010). La nostra diocesi copre l’intera area del distretto di Kancheepuram nello stato del Tamil Nadu. La popolazione è costituita in gran parte da Dalit, considerati al livello più basso nel sistema della caste ancora vigente nella pratica. Solo alcuni hanno la possibilità di ricevere un’istruzione scolastica adeguata perché i genitori non incoraggiano la formazione scolastica dei loro figli, non avendo i mezzi economici e spesso non comprendendo l’utilità della scuola. Poiché i bambini vengono impiegati in svariate attività lavorative per contribuire al sostegno della famiglia, abbiamo escogitato l’iniziativa delle scuole serali, in cui i bambini sono seguiti e guidati da insegnanti preparati. Possono perciò studiare e ricevere un sostegno psicologico che permetta loro di accedere alla scuola formale e anche di competere con i ragazzi migliori. Ci sono attualmente nelle parrocchie della diocesi ben 3.700 bambini in 146 località diverse che traggono beneficio da queste scuole. I genitori, vedendo i risultati ottenuti, sono sempre più invogliati a mandare i loro figli dove possano avere un buon sostegno e una buona guida. A nome della popolazione, di tutti i parroci e dei bambini stessi, vi ringrazio per la vostra generosità che ci ha permesso di portare avanti il progetto. Preghiamo perché il Signore vi sostenga e vi protegga. P. Charles P. (Amministratore della Diocesi)
Yoko, Camerun: sostenendo gli insegnanti si è salvata la scuola
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ari benefattori, aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa il progetto di salvare la scuola elementare di Yoko sta andando avanti con successo (Prog.1893/ago.-sett. 2011). Yoko è uno dei tanti villaggi tra la foresta equatoriale e la savana, in una zona molto remota della diocesi Bafia.
La sua scuola elementare con 135 bambini rischiava la chiusura per mancanza di insegnanti. In Camerun l’istruzione, sebbene sia riconosciuta come diritto fondamentale, non è obbligatoria. Nonostante questo c’è una gran sete di apprendere, ma le strutture e i mezzi economici sono insufficienti. Nel 2009 ci vedevamo costretti a chiudere la scuola di Yoko perché la diocesi non poteva garantire uno stipendio dignitoso ai 7 insegnanti. La Provvidenza ci ha fatto incontrare l’OPAM, che si è presa a cuore questo Progetto e l’ha generosamente sostenuto negli anni 2009, 2010 e 2011. Abbiamo potuto assumere gli insegnanti e in tre anni risollevare le sorti della scuola. Ora gli insegnanti sono ben motivati e i bambini ricevono una buona educazione. Tra gli insegnanti è stato scelto anche un direttore e un economo. I maestri seguono i programmi pedagogici elaborati dal Segretariato per l’Educazione della diocesi, e così non si sentono isolati.
I genitori, nonostante i problemi che incontrano, e, spesso, l’impossibilità di sostenere le spese scolastiche, riconoscono l’importanza dell’educazione e preferiscono mandare da noi i loro figli. Grande è quindi la riconoscenza della intera comunità di Bafia nei vostri riguardi. Sta a noi ora trovare altre fonti di finanziamento che permettano di mandare avanti la scuola. Grazie di cuore a tutti voi e che Il Signore vi benedica. Mons. Jean-Marie Benoit Bala (Vescovo di Bafia)
e per il Seminario Minore Giovanni XXIII in particolare (Prog.1891/luglio 2011). Purtroppo quest’anno, per il ritardo nei lavori di costruzione, abbiamo solo 16 ragazzi, ma abbiamo voluto comunque acquistare tutto il materiale previsto. I libri hanno permesso ai ragazzi di studiare più facilmente e potendoli avere gratis il numero dei ragazzi aumenterà e il costo del Seminario sarà per la diocesi molto inferiore. Alcuni dei giovani hanno voluto esprimere personalmente il loro ringraziamento: “Io sto andando bene a scuola e ho passato i miei esami e quindi ringrazio l’OPAM per aver reso possibile tutto questo…” “Senza il vostro aiuto avrei avuto molti problemi e incontrato più difficoltà nello studio...” “ Io non avrei avuto la possibilità di studiare per mancanza dei soldi necessari all’acquisto del libri...”. Da tutti parole di ringraziamento e che il Signore vi benedica un milione di volte. Io personalmente vi ricordo ogni giorno nella celebrazione della Messa e vi chiedo di pregare per il nostro lavoro di mettere in piedi un Seminario in una delle zone più arretrate del Camerun. P. Léonard Ekwelle Sakang (Rettore del Seminario)
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Filo diretto
Mamfe, Camerun: una mano per avviare il Seminario
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ari benefattori e amici, aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa mi mancano le parole per ringraziarvi per tutto ciò che avete fatto per me, per la mia diocesi di Mamfe 11
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Orbetello: letterina ad un amico lontano
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aro piccolo amico lontano,aaaaaaaaaaaaaaaaa mi chiamo Alessio e da pochi giorni sono diventato cristiano. I miei genitori non hanno voluto dare a questa cerimonia un carattere mondano come avviene spesso in questi eventi religiosi. I soldi risparmiati te li mando con tutto il cuore, anche se è un piccolo dono. So che vivi in una capanna fatta con la paglia e la tua mamma deve andare tanto lontano a procurare l'acqua. Potrai avere penne e matite per colorare con l'azzurro il tuo bel cielo, frequentare la scuola e imparare a leggere e scrivere. Solo così quando sarai grande potrai liberarti dalla schiavitù dell'ignoranza. Un abbraccio. Alessio Ligabue
Roma: una domenica agli Acquedotti
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omenica 3 giugno l’OPAM ha partecipato con un proprio stand alla terza edizione del torneo “Ludus Rugby Aqueductus” che si è svolta a Roma, organizzata dall’A.S.D. Appia Rugby. Il torneo, che si è svolto nell’incantevole cornice del Parco degli Acquedotti, ha visto la partecipazione di 15 società di minirugby provenienti dal Lazio, Abruzzo, Campania e Sardegna per un totale di oltre 500 ragazzi suddivisi nelle categorie under
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6, under 8, under 10 e under 12. Grazie ad una nostra benefattrice, adottante di una bimba filippina di 7 anni e mamma di due gemelli di 8 anni minirugbysti, ci siamo messi in contatto con il Sig. Fabio Ceccarelli, presidente dell’Appia Rugby, il quale ben volentieri ci ha messo a disposizione uno spazio espositivo per far conoscere le finalità della nostra Associazione. E’ stata una esperienza simpatica e… fruttuosa! Copiando l’idea dei nostri amici di Noto, avevamo allestito lo stand con più di 200 fiori confezionati con tovaglioli di carta di vari colori. I fiori sono stati donati a quanti hanno lasciato una offerta per il progetto, di prossima pubblicazione, per l’istruzione dei bambini pigmei di Kole. L’aspetto più simpatico è stato che si sono avvicinati bambini e bambine, fratellini e sorelline dei minirugbysti, che si sono offerti spontaneamente di andare a vendere i fiori ai presenti! E’ stata un idea vincente… I bambini, con i loro mazzi di fiori si sono sparpagliati tra le persone presenti al torneo e, poco dopo, ritornavano con le offerte e pronti a prendere nuovi mazzi di fiori. Le bambine più intraprendenti oltre ai fiori davano anche materiale illustrativo della nostra Associazione. Alcune bambine ci hanno chiesto di insegnare loro come si confezionano i fiori e così il nostro stand si è trasformato in laboratorio di bricolage. Hanno ottenuto successo anche le borse fatte con le ”pagnes” africane, e tante sono state le persone che ci hanno chiesto informazioni sulle finalità della nostra Associazione. E’ stata la prima volta che l’OPAM partecipava ad una manifestazione rugbystica e siamo stati contagiati dall’allegra atmosfera che si respirava: i genito-
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divide! Sarà stata la finalità di questo sport, il rugby, che prevede il rispetto delle regole e del proprio avversario, il fatto che prevede la non-esclusione dei bambini ma che offre una opportunità di ruolo a tutti, la capacità di responsabilizzare il singolo, non per farlo emergere nella squadra, ma per aiutare la squadra ad arrivare in “meta”, insomma per tutte queste indubbie qualità educative l’OPAM, si è sentita in sintonia con questa giornata del torneo. Di nuovo ringraziamo il Presidente dell’Appia Rugby per averci dato questa opportunità! Anna Nicolini
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ri dei minirugbysti della società ospitante, l’Appia Rugby, erano tutti occupati nell’organizzazione dell’evento, chi in cucina, chi al bar, chi all’accoglienza, chi all’organizzazione dei campi dove si svolgevano le gare. Gli stessi minirugbysti, pronti a contendere lealmente e con determinazione il pallone ovale ai loro avversari sul campo, ugualmente pronti a condividere ”il terzo tempo” con gli stessi non appena finita la partita. Che cosa è “il terzo tempo”?! Per un rugbysta , il terzo tempo, è importante quanto i due tempi canonici di una gara: è il mangiare e bere insieme al proprio avversario non appena finita la partita per dimostrare che lo sport accomuna e non
foto Appia Rugby
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Gruppi
In memoria di Jone Duminuco (31 luglio 1918 – 23 aprile 2012)
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o scorso 23 aprile il Signore ha chiamato a Sé Jone Duminuco, co-fondatrice del gruppo OPAM di Pisa. Non erano trascorsi neppure 5 mesi dal nostro incontro, quando il 25 novembre 2011 mi ero recato a Pisa per visitare il locale gruppo OPAM, fortemente provato dalla perdita in breve tempo di tre membri significativi: Loredana Penco, Sergio Pellegrini e Don Waldo Dolfi. Era stato per me motivo di grande gioia conoscere la professoressa Jone, di cui avevo tanto sentito parlare. Mi colpirono subito la vivacità del suo sguardo e la prontezza delle sue battute: segni di una vitalità interiore che gli anni non avevano per nulla scalfito. Salutandoci Le avevo rivolto l’invito a raccogliere per scritto i ricordi degli anni in cui l’OPAM, che muoveva i primi passi, aveva messo radici a Pisa. Mi lasciò con una mezza promessa. Ciò che non ha potuto consegnare alla carta l’ha scritto in modo indelebile con le sue opere. A tutti noi il compito di raccogliere l’esempio di chi ci ha preceduto nel segno della Fede, perché la loro memoria continui a vivere e a portare frutti nelle generazioni che verranno. La sua stretta di mano forte e calorosa l’ho percepita come una consegna, il passaggio di un testimone. Il senso della Sua lunga esistenza mi pare mirabilmente racchiuso nel lapidario testamento di Paolo al tramonto della sua vita: “Bonum certamen certavi, cursum consummavi, fidem servavi” (ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede) (2 Tim 4,7). Questo in sintesi il profilo che di Lei tracciano i suoi amici. Don Aldo Martini
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Una professoressa dei tempi nuovi Jone Duminuco, esile nella figura ma forte e decisa nelle scelte, ha costituito per molti di noi una presenza irrinunciabile, per così dire naturale, costitutiva, nell’ambito della comunità parrocchiale. Una persona che c’era, che aveva il suo ruolo, e che non poteva non essere lì. Se è vero, ed è vero, che ogni membro della comunità ha la sua importanza, perché è tessera insostituibile di un mosaico, tanto più si può affermare di Jone. Anche se per via dell’età la sua presenza attiva negli ultimi tempi si era ormai molto rarefatta, si può senz’altro dire cha la sua morte lascia un vuoto tangibile per ciascuno di noi, nella Parrocchia e non solo. Sicuramente si può affermare che uno stesso vuoto resta anche per il gruppo OPAM di Pisa, di cui Jone fu la co-fondatrice con Anna Lucia Picotti Varanini. Nata nel 1918 a Palermo, ma trasferitasi presto a Pisa, la ricordiamo nella Parrocchia di S. Stefano come un membro attivo di quella esperienza di rinnovamento che si realizzò
negli anni del post-Concilio, a partire dalla fine degli anni ’60, quando si andava riscoprendo il ruolo dei laici, e delle donne, nella costruzione di una comunità viva, raccolta intorno all’Eucarestia, impegnata a crescere nella fede, disposta a testimoniare il Vangelo in gesti concreti di carità. In quel periodo, e per lunghi anni, Jone si è distinta per la sua presenza di professoressa, ricca in cultura e in umanità (era un’insegnante di lettere, preparata e meticolosa, forse anche temuta, sicuramente rispettata), che sapeva riportare nella vita della comunità il proprio metodo di lavoro, spendendosi come catechista e animatrice instancabile di gruppi di preghiera e di ascolto della Parola. Queste esperienze di maturazione nella fede, promosse con semplicità e con determinazione da Jone, si traducevano naturalmente in altrettante occasioni di crescita in amicizia con i partecipanti e di impegno a sostenere insieme azioni di condivisione e progetti di carità. In questo contesto nasce l’esperienza del Gruppo OPAM di Pisa, per cui Jone è stata una vera e propria apri-pista. Non legata al passato, ma proiettata al futuro. Franca nel dichiarare i propri convincimenti, interessata e curiosa nel cercare di comprendere i cambiamenti della società e della Chiesa, pronta a mettersi in gioco, al servizio degli altri. In maniera discreta, con animo nobile, ha tracciato un percorso di cui restano i segni, che ci possono orientare per continuare l’opera intrapresa. Grazie, Jone. Giuseppe Meucci Donna di dialogo e di carità Nell’arco della sua lunga esistenza la nostra cara Jone, pur non disprezzando le piccole gioie della vita terrena, ha sempre tenuto lo sguardo rivolto verso le cose del cielo, affidandosi a Dio in ogni circostanza. Convinta sostenitrice dell’opera di alfabetizzazione, amante
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Testimone di fede profonda e di amicizia Ci siamo conosciute durante gli anni dell’Università, dato che frequentavamo tutte e due la facoltà di Lettere. Lei era allora Presidente della FUCI femminile di Pisa. Abbiamo partecipato insieme a settimane di studio, convegni e congressi. Nella FUCI nazionale avevamo come assistente Mons. Guano e Mons. Costa e come presidenti prima Aldo Moro e poi Giulio Andreotti. La guerra ci ha separate, ma l’amicizia è continuata ed è durata per tutta la vita. Posso dire che la sua vita è stata una ricerca continua, per il grande desiderio di approfondire sempre più la sua fede attraverso la lettura di testi sacri, la meditazione, la preghiera. E’ stata vera testimone della fede in tutti i campi in cui si è trovata a vivere: in famiglia (non ha avuto figli, ma molti nipoti); nella scuola dove ha profuso le sue doti di cultura e la sua
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capacità di educatrice, severa quando doveva esserlo, ma conoscitrice profonda dei problemi dei giovani, con i quali creava un rapporto comprensivo ed umano. Per alcuni anni è stata Segretaria provinciale della DC femminile di Pisa e anche nella vita politica ha manifestato la sua profonda coscienza civile. Nella nostra Parrocchia ha fatto parte di molti gruppi: catechista dei battesimi (per la preparazione dei genitori), responsabile di un gruppo di preghiera; ha lavorato nella S. Vincenzo attivamente. All’inizio degli anni novanta ha fondato a Pisa il Gruppo OPAM. Negli ultimi anni quasi cieca e con grossissime difficoltà di movimento ha continuato a frequentare le riunioni per le varie attività. Ricordo con commozione i nostri colloqui di questi ultimi mesi, attraverso i quali mi sono resa conto ancor più di quale fosse la profondità della sua vita spirituale. Era davvero pronta all’incontro con Dio. Anna Lucia Picotti Varanini
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dello studio e della cultura, appassionata annunciatrice della Parola di Dio, amava avere intorno a sé persone con cui dialogare ricordando i suoi lontani anni di scuola, come alunna e come insegnante, e con cui riflettere su argomenti di carattere religioso. Nonostante la grave malattia agli occhi che la affliggeva da diversi anni, riusciva a tenersi aggiornata sui problemi e sugli avvenimenti della vita quotidiana pregando le amiche che le facevano visita di leggerle gli articoli di giornale che più la interessavano. Tutto questo però non rimaneva pura teoria, perché si sentiva vicina alle molte sofferenze del nostro tempo e cercava di aiutare, con la preghiera e in modo concreto, le persone bisognose di cui veniva a conoscenza. Per molti di noi, che abbiamo goduto della sua amicizia e per tutti quelli che l’hanno conosciuta essa è stata un esempio di forza di volontà e di coraggio, dimostrati anche nei momenti più difficili e bui che la vita ci riserva. Nel ringraziarla per tutto il bene che ha compiuto, esprimiamo la ferma speranza che il Signore la accoglierà nel suo regno di luce e di pace, quel regno che essa non si è mai stancata di cercare, testimoniando la propria fede con le parole e con le opere. Maria Vernazza
Esprimiamo nella circostanza le condoglianze più sentite a Maria Iacona, attuale responsabile del Gruppo di Pisa, per la perdita del papà avvenuta in concomitanza del Convegno del 40° e dell’Assemblea annuale dei soci OPAM a cui Maria partecipava. Il Signore le ha concesso la consolazione di poter arrivare in tempo per stare accanto al papà Rosario nelle ultime ore su questa terra e raccogliere il suo ultimo respiro. A Lei e ai suoi familiari la nostra vicinanza e il ricordo nella preghiera.
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O R T S E A M N U A T T ADO
rno (15 euro al mese) ... bastano 50 centesimi al gio
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Foto Eric Miller/World Bank
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