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2012_03_Rivista Aprile 2012

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APRILE 2012 - ANNO XL N. 3

Oltre lo steccato... la gioia

foto comboni press

Poste Italiane S.p.A. - Sped. in abb. post. - d.l.353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB Roma - filiale di Roma O.P.A.M. - Via Pietro Cossa, 41 - 00193 Roma - € 1,30 - Taxe perçue - Tassa pagata - Rome Italy - Roma Italia


Editoriale

Annuncio di una nuova primavera

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on il trascorrere dell’età sembra che i ricordi del passato ritornino più vividi, come se rivivessimo oggi situazioni di decenni prima. Non so perché, ma mi vengono in mente tante persone della mia infanzia che, come in ogni piccola comunità, erano considerate un po’ marginali e a volte eccentriche. Persone che non venivano chiamate per nome, quasi non fossero registrate a nessuna anagrafe. Erano identificate per lo più da un difetto fisico o psichico o da una limitazione: c’era il “muto”, il “gobbo”, il “matto”, il “cieco”, lo storpio poliomielitico indicato come il “disgraziato”. A noi bambini incutevano un certo timore perché si diceva che erano “segnati” da Dio, anche se a volte qualcuno, con la innocente crudeltà dei piccoli, osava da lontano mimarli in tono canzonatorio. Riaffiorano questi brandelli di memoria mentre in questa settimana Santa sto ripercorrendo i momenti conclusivi della vicenda del Signore. E mi accorgo che anche Lui spesso è identificato non con il suo nome proprio, Gesù, ma con un tratto della sua vicenda terrena, quasi una limitazione: il “Crocifisso”. E’ la denominazione più corrente, percepita meglio di ogni altra dalla nostra umanità perché più vicina alla nostra esperienza. La croce su cui è inchiodato Gesù era un segno infamante. Nei primi secoli i Cristiani evitavano perfino la rappresentazione del Crocifisso tanto era ripugnante questo genere di morte, riservata per i delitti più gravi ai non romani. Oggi la croce l’abbiamo ridotta spesso a un monile prezioso, di cui far sfoggio senza pensare all’originale significato. Per chi crede, rivolgersi al Crocifisso significa riconoscere che proprio lì, nel limite supremo di una morte tra le più orrende, segno di un totale fallimento, è nascosta l’essenza

più profonda della sua persona. Quasi che non si possa comprendere Gesù senza il suo appellativo identificativo: Crocifisso. Gesù di Nazaret continua ad essere per molti un segno di contraddizione e di sconfitta. Ma per molti altri è la suprema rivelazione del Dio invisibile. Proprio nella sua carne ferita, intrisa di sangue, martoriata, intravvedono in lui il mistero di un amore inimmaginabile: dare la vita perché noi vivessimo della Sua vita. Ciò che neanche i suoi amici compresero quel Venerdì sul Calvario, lo intuì e lo proclamò un centurione romano: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!” Vedendolo morire, prima ancora di vederlo risorto. La suprema debolezza di un uomo (una morte infamante) ne rivela l’essenza più profonda (un Amore crocifisso per la nostra salvezza). Ricevo di tanto in tanto lettere di persone sole, anziane, spesso malate. Quasi ogni settimana mi giunge notizia di qualche amico o conoscente messo alla prova dalla malattia o dal distacco di una persona cara. La croce non risparmia proprio nessuno. Anche noi stessi siamo feriti e ne portiamo i segni. La croce ci è compagna, specie in certe stagioni della vita in cui sembra che la debolezza, la malattia, la solitudine, rivelino la nostra identità più vera. Di fronte al dolore non trovo parole vere, che non siano di circostanza, se non quelle del Vangelo a cui ricorrere. Umilmente, col centurione, anche noi osiamo ripetere il suo atto di fede, che è un affidarsi a Lui. Molte volte, nel dolore, la nostra mente può essere sconvolta sentendoci indifesi e abbandonati. Potremo solo gridare, come il crocifisso alla destra di Gesù: “Signore ricordati di me…”. Forse potremo solamente afferrarci al duro legno della croce lasciandoci trasportare da Lui, che disse: “Quando sarò innalzato attirerò tutti a me”. Perché tutti sono chiamati al grande regno della vita. Non capiremo mai fino in fondo il Crocifisso, ma Lui non è venuto perché lo comprendessimo, bensì perché ci aggrappassimo a Lui, crocifisso Amore che ci accompagna nel grande viaggio della Vita oltre il tunnel della morte. Vorrei che giungessero a tutti voi, Amici vicini e lontani, che con la vostra generosa solidarietà ci permettete di aiutare tanti fratelli e sorelle crocifissi dalla miseria e dall’analfabetismo, gli auguri più sentiti di una Santa Pasqua. Perché dopo il Venerdì Santo il Crocifisso è Risorto. Dopo la discesa agli inferi è rifulsa la Gloria del Vivente. Specialmente ai malati, agli anziani, alle persone provate dalla morte e dall’abbandono, a chi è rimasto senza lavoro, a tutti coloro che sperimentano in questo tempo gli inferi, l’augurio che la pietra di ogni nostro sepolcro sia ribaltata e rifulga la luce pasquale. Don Aldo Martini


Approfondimento

Alfabetizzazione sostenibile: 40 anni di micro-progetti OPAM

L’OPAM è stata la prima Ong italiana ad occuparsi di alfabetizzazione. Dal 1972, anno della sua fondazione, sono più di 2.700 i progetti di alfabetizzazione finora realizzati. Dove abbiamo operato I progetti dell'OPAM hanno interessato 88 Paesi del mondo (il 44% in Africa, il 34% in Asia, il 21% in Am. Latina e l’1% ha riguardato l'Europa (si trattava di garantire la ripresa della scuola in situazioni post belliche). Osservando il grafico del trend della distribuzione dei progetti per continenti si nota una diminuzione dei progetti in America Latina ed in Asia e un incremento nel continente Africano. Nei primi anni dell'OPAM era difficile e spesso impossibile operare in Africa a causa del colonialismo ancora presente in molti Paesi, delle difficili situazioni post coloniali e delle numerose guerre che per anni hanno insanguinato diversi Paesi Africani. Attualmente invece è proprio l'Africa il continente dove si realizza il 65% dei progetti e questo anche grazie alla progressiva presa in carico del problema istruzione da parte dei governi in diversi Paesi soprattutto dell'America Latina. La tipologia dei progetti Come si può vedere dal grafico la maggior parte dei progetti ha riguardato il sostegno scolastico (1.233 progetti) attraverso il pagamento delle tasse scolastiche, lo stipendio agli insegnanti, la fornitura di libri e materiale didattico. Al secondo posto come numero di progetti realizzati ci sono quelli che riguardano la costruzione (526 progetti), la ristrutturazione e l'arredo di scuole (375 progetti). Ciò dimostra che non è sufficiente costruire una scuola ma è indispensabile, specie nei primi anni, garantirne anche il funzionamento. Altro settore d'intervento è rappresentato dall'alfabetizzazione degli adulti (446 progetti) 290 dei quali hanno riguardato in modo specifico l'alfabetizzazione delle donne. Sebbene il numero di questi progetti sia numeri-

camente inferiore a quello dell’istruzione dei bambini e dei ragazzi, si è trattato di progetti destinati ad alfabetizzare simultaneamente un gran numero di persone e con importanti e duraturi effetti, specialmente nel caso dell'alfabetizzazione della donna, sulla qualità di vita dell'intero villaggio: riduzione della mortalità materno-infantile, maggiore scolarizzazione dei bambini, miglioramento economico della famiglia, promozione sociale della donna. Altro campo d'intervento è stato la costruzione di 42 biblioteche di villaggio, la realizzazione di 17 progetti di editoria di testi scolastici in diverse lingue locali africane e il sostegno a programmi radiofonici per l'alfabetizzazione a distanza di popolazioni adulte in vaste aree isolate di diversi Paesi dell'America Latina. Nel grafico vengono evidenziati separatamente i progetti riguardanti la formazione agraria, sulla quale molto è stato investito essendo le zone rurali quelle maggiormente interessate dai nostri progetti di alfabetizzazione. Migliorare il livello di istruzione in queste zone significa migliorare il livello economico di un Paese e ridurre l'inurbamento forzato nelle periferie delle grandi città. La scelta del Microprogetto come modalità operativa La scelta operativa dell'OPAM di finanziare microprogetti (con importi medi di 3.900 €saliti ora a circa 7.000 €) ha mostrato la sua efficacia. Questo è stato reso possibile da: 1- la progettazione in loco e la gestione del progetto da parte di un responsabile locale senza invio di personale cooperante espatriato. 2- il coinvolgimento della popolazione locale nella realizzazione del progetto e nella progressiva presa in carico fino all'auto-sostegno del progetto stesso. Ciò ha consentito di realizzare progetti a misura della realtà locale, facilmente rendicontabili e senza costruire "cattedrali nel deserto" cioè strutture con costi di gestione e manutenzione proibitivi che continuano a creare nel tempo dipendenza dagli aiuti. 3- Inoltre l'intero importo erogato è stato investito nel progetto poiché il basso importo stanziato e la sua gestione da parte di un unico responsabile ha favorito la libertà da sistemi di corruzione.

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L’

OPAM ha recentemente partecipato all'importante Convegno Internazionale “EMMILE in libraries (and beyond)” European Meeting on Media and Information Literacy Education, che si è tenuto a Milano il 27-29 febbraio. Attraverso un poster abbiamo presentato le attività svolte in questi quarant'anni a servizio dell'alfabetizzazione. Pubblichiamo la relazione che è servita ad illustrare il contenuto del poster.

Linee attuali In questi anni abbiamo operato la scelta di ridurre il numero di Paesi nei quali intervenire identificando, nei Paesi selezionati, le aree maggiormente carenti riguardo all'istruzione. In queste aree cerchiamo di intervenire sull'alfabetizzazio3


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Approfondimento

ne con progetti diversificati (edilizia, formazione dei formatori, sostegno scolastico, formazione professionale e superiore, formazione permanente). Una area di intervento che sta avendo un notevole sviluppo riguarda la realizzazione di scuole materne, sia perché in diversi Paesi è obbligatoria la loro frequenza per l'accesso alla scuola primaria, sia perché il precoce inserimento scolare del bambino riduce il lavoro minorile, favorisce il normale proseguimento dell'iter scolastico del bambino stesso e dei suoi fratelli maggiori e consente la promozione del ruolo sociale e lavorativo delle mamme. Molti progetti riguardano l’integrazione dello stipendio degli insegnanti. Lo Stato spesso li paga poco e male delegando alle famiglie di farsi carico del problema. Il risultato nella migliore delle ipotesi è il sovraffollamento delle classi, con conseguente bassa qualità dell'insegnamento o l'abbandono della scuola a parte degli insegnanti per trovare migliori opportunità lavorative. Per evitare ciò, garantire la sopravvivenza della scuola e migliorare la qualità dell'istruzione l'OPAM realizza diversi progetti di sostegno e di formazione continua per gli insegnanti. Prospettive future In maggio l'OPAM celebrerà il suo 40°di attività. Lo slogan scelto per questo anno è

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“dall’ABC alla reciprocità”. Si terrà il 18-19 maggio un Convegno internazionale come strumento di riflessione e confronto per: 1- riconsiderare i rapporti tra Nord e Sud del Mondo 2- condividere differenze e valori comuni 3- costruire insieme una nuova modalità di cooperazione basata sulla reciprocità 4- identificare nuovi obiettivi educativi 5- dare una nuova definizione al concetto di sviluppo. Vi aspettiamo in tanti per aiutarci in questa importante riflessione per il futuro dell’Associazione. Anna Maria Errera Vice Presidente dell'OPAM


40° OPAM

Lezioni dal Sud del Mondo

L’

uomo per sua natura è fragile. Di fronte all’impossibilità di risolvere tutti i problemi che la vita gli pone, fa l’esperienza del suo limite e della sua evidente fragilità. Questo è ancora più palese nell’uomo del Sud del Mondo rispetto a quello che vive nel Nord. Quest’ultimo infatti, consapevole della propria fragilità, nel corso della storia ha reagito e lottato per ridurne la virulenza. Al contrario nel Sud del Mondo questa fragilità è vissuta il più delle volte come una fatalità che va accettata come tale, poiché costitutiva della natura umana. Per renderci conto dell’importanza attuale di questa problematica e delle conseguenze dei due diversi modi vivere la fragilità, occorre innanzitutto fare un’analisi della situazione al fine di proporre possibili soluzioni per l’avvenire e trarre quelle lezioni che il Sud può donare al mondo intero. L’esperienza della fragilità umana infatti, sebbene riconosciuta in ogni angolo del pianeta, non è tuttavia recepita o vissuta da tutti nello stesso modo. Prendendo in considerazione ad esempio i due blocchi, Nord e Sud del Mondo, è già possibile osservare una netta differenza. Le difficili condizioni di vita del Sud continuano ad allargare il divario col Nord, se si considera il numero impressionante di persone drammaticamente private della vita a causa della fame, delle guerre, della mancanza di acqua potabile, di medicine, di adeguate condizioni igieniche, dell’analfabetismo, ecc. Tutte problematiche che nel Nord del Mondo sono largamente superate ormai da parecchi decenni. In queste condizioni di vita, l’uomo del Sud appare in tutta la sua fragilità. Limitato dalle leggi della natura e dalle condizioni ambientali, incatenato alla stretta osservanza e al rispetto degli usi e costumi della propria tradizione o di religioni che promettono una felicità immediata, vittima dei suoi stessi regimi politici asserviti agli interessi personali dei governanti, l’uomo del Sud appare il più fragile di tutti. Fortunatamente il mondo è diventato un piccolo villaggio, e il confronto risveglia oggi più di ieri la coscienza dell’uomo del Sud di fronte a queste situazioni disumane. Egli inizia allora ad impegnarsi per migliorare le proprie condizioni di vita, aiutato anche da alcune realtà come1ad esempio la Chiesa e diversi organismi sociali caritativi che l’assistono in questo sforzo di correggere la sua mentalità rassegnata ad accettare la propria situazione come una fatalità. Se è vero infatti che la fragilità è costitutiva della natura umana, essa non ne rappresenta la condizione ideale. Se senza dubbio è fondamentale che ogni uomo abbia coscienza di questa sua insita fragilità, tuttavia egli, proprio per la sua dignità di creatura, fatta ad immagine e somiglianza del Creatore, è chiamato a cercare di ridurne almeno in parte gli effetti senza dimenticare che non deve unicamente affidarsi alle proprie forze, ma può fiduciosamente contare su Dio con il cui aiuto tutto è possibile. L’uomo del Sud non può ridurre le conseguenze e l’impatto della fragilità se non impegnandosi in un lavoro di trasformazione su un duplice fronte, interno ed esterno. A livello di coscienza personale egli deve operare un cambiamento assiologico, per convincersi di essere stato creato

per il bene, per la felicità e non per il male e la sofferenza. La fragilità non è determinata dalla zona geografica di origine, ma costituisce la verità comune di ogni uomo: di essa si può diminuire la portata migliorando alcune condizioni di vita. Non è normale ad esempio che si possa perdere la vita per una malattia banale, facilmente prevenibile o curabile2. A livello sociale l’uomo del Sud dovrà operare una trasformazione creativa delle proprie condizioni di vita attraverso i mezzi e le conoscenze rese disponibili dalla scienza e dalla tecnica. Deve prendere dimestichezza con quei mezzi che possono aiutarlo a ricuperare la propria dignità umana. L’uomo del Sud deve impegnarsi in questo slancio di trasformazione con umiltà, senza ignorare la fonte e l’autore di ogni progresso e sviluppo: Dio, il quale deve rimanere il suo partner principale. Ecco la lezione che il Sud del Mondo ha da donare al Nord. Le condizioni di estrema povertà e di miseria indescrivibili, nelle quali vive l’uomo del Sud, non hanno tuttavia mai affievolito in lui il senso di umanità. Quest’uomo malgrado le condizioni deplorevoli in cui vive, resta ancora profondamente uomo di relazione. Egli crede fortemente nella società, che rappresenta il suo spazio vitale primordiale. E’ legato alla società ed è cosciente del proprio insostituibile ruolo come anello di questa grande catena. Per questo motivo egli partecipa attivamente alla vita della propria comunità condividendo con gli altri tutti gli eventi felici (nascita, matrimonio e tutte le altre occasioni di feste), come gli eventi tristi (lutto e guerre). Consapevole che la società è il luogo dove l’essere umano si realizza pienamente, l’uomo del Sud è anche pienamente solidale. Egli assiste coloro che pensa siano più bisognosi di lui e condivide il poco che possiede. La sua è una vita votata agli altri. Tutto ciò lo fa disinteressatamente, senza pensare ad una ricompensa né ricercando un vantaggio personale nei gesti di attenzione e di servizio all’altro. Dona gratuitamente, senza secondi fini. In ultimo egli è profondamente religioso. Vive una vita in armonia sia con la natura che con l’Essere Supremo nel quale ha una fede ferma, perché è considerato il principio della vita sua e della sua comunità. Egli sviluppa questo senso religioso attraverso il culto a Dio, le preghiere e la pratica delle altre virtù umane e cristiane. L’uomo del Sud si mostra agli occhi del mondo con il volto di un uomo sereno, gioioso, che non ha difficoltà a realizzare il motto francescano “Pace e Bene”. Questi sono i valori che l’uomo del Sud può offrire a quello del Nord. P. Jean-Bertin Nadonye (Vice-Prov. dei Cappuccini in Congo)

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La fragilità dell’uomo del Sud: per un dialogo con l’uomo del Nord

1 - Pensiamo in modo particolare all’OPAM, ai preziosi servizi resi per migliorare attraverso l’alfabetizzazione e l’istruzione le condizioni delle persone in tutto il mondo in questi 40 anni dalla sua fondazione. Cogliamo l’occasione per presentare le nostre vive felicitazioni a tutti coloro che hanno lavorato in questa grande opera. Possa Dio benedirli e proteggerli. 2 - Facciamo qui riferimento alla morte dell’Abbé Bienvenu della diocesi di Bokungu-Ikela che l’OPAM ha ricordato in un articolo sul Blog della diocesi, deplorando le condizioni del decesso imputabili alla mancanza delle medicine per la cura del diabete.

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40째 OPAM

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Progetto 1920 MESSICO p r o g e t t o 1 7 2 4

FILIPPINE

Una scuola per i figli dei pescatori di Palaisdaan

Sono Suor Rosanna Favero, della Congregazione delle Suore Ancelle Missionarie del Santissimo Sacramento, da 20 anni nelle Filippine. Vivo e lavoro a Mabini, un villaggio del Vicariato Apostolico di San Jose, che si trova nell’isola di Mindoro Occidentale. Grazie all’OPAM, che ci accompagna nel nostro percorso sin dai primi anni di missione in questo posto, siamo riusciti a promuovere programmi di alfabetizzazione per bambini, soprattutto attraverso le adozioni a distanza e a rendere consapevoli le loro famiglie della grandissima importanza che ha l’istruzione nella vita di un essere umano. Non lontano dal nostro villaggio si trova quello di Palaisdaan, una riserva ittica formata da vasche di acqua marina dove viene allevato il pesce che poi sarà venduto. Molte sono le famiglie di pescatori che risiedono in questa zona poverissima e malsana. L’area infatti è formata più da acqua che da terra, le case sono costruite lungo i viottoli di terra e sabbia che delimitano le grandi vasche per l’allevamento dei pesci. Scarseggia l’acqua potabile e il poco terreno non consente la coltivazione di frutta e verdura. Tuttavia la possibilità di trovare un lavoro sia pure a giornata nella piscicoltura e nelle saline attira molte famiglie giovani, per cui il numero delle misere capanne cresce di anno in anno. La riserva è totalmente priva di infrastrutture e quindi anche si scuole. In particolare non esiste nulla per i più piccoli, né una scuola materna né un locale che li accolga durante il giorno, mentre i genitori e i fratelli più grandi sono al lavoro e non possono prendersi cura di loro. Per ovviare a questa grave carenza vorremmo dotare la riserva di un luogo adatto a intrattenere i bambini, che possa funzionare da scuola materna per i più piccoli, con programmi adeguati alle loro esigenze, e da una scuola preparatoria per i bambini di 5-6 anni che potrebbero frequentare l’anno di studio obbligatorio per accedere alla scuola elementare, che si trova al di fuori della riserva. Gli alunni sono all’incirca sessanta, ma essendo il

villaggio in crescita il loro numero è destinato ad aumentare. La struttura, che sorgerà in un’area incolta di circa un ettaro di proprietà del Vicariato Apostolico ai confini col villaggio di Mabini, sarà costituita da un capannone di circa 50 mq su una base di cemento, con le pareti in legno e bambù e il tetto in lamiera. Si cercherà di concentrare l’attività didattica nella mattina per evitare i doppi turni, resi difficili dalle distanze. L’importanza di questo progetto è stata subito recepita dai genitori. Abbiamo incontrato le famiglie e chiesto la loro disponibilità per la manodopera: la maggioranza si è impegnata a dare il proprio contributo, sicché la spesa da sostenere riguarderebbe solamente l’acquisto del materiale. I lavori saranno seguiti gratuitamente da un anziano ingegnere di San Jose. Abbiamo già sperimentato strutture simili, che si sono dimostrate affidabili e di facile realizzazione. La vicinanza col nostro villaggio consentirà ad una delle nostre suore di assumere la responsabilità della scuola e fare da supporto alla maestra che si occuperà dei bambini. Chiediamo aiuto all’OPAM per costruire e arredare del necessario questa scuoletta, che permetterà a tanti bambini di accedere ad un percorso formativo che li metterà in grado col tempo di diventare uomini e donne autonomi. Lo presentiamo con fiducia chiedendovi di aiutarci a far sentire loro che non sono soli nel loro cammino verso la vita.

Prog. 1920 costruzione della struttura arredo (sedie, tavoli, armadi, lavagna)

3.000 € 1.000 €

Contributo richiesto

4.000 €

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In una riserva per l’allevamento del pesce i bambini più piccoli sono totalmente emarginati e senza possibilità alcuna di poter accedere all’istruzione. In tale contesto anche una scuola materna può fare la differenza.

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Progetto 1921

REP. CENTRAFRICANA

Un blocco di 3 aule per la scuola elementare di Kabo

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Si tratta di ricostruire il sistema scolastico fortemente compromesso dopo le distruzioni e i saccheggi della guerra nel nord della R.C.A. a cominciare dalle scuole elementari. Ancora una volta la Chiesa è in prima linea in quest’opera profondamente umanitaria per il futuro di una nazione. Sono l’Abbé Michel Ningando, 46 anni, parroco di Notre Dame des Anges a Kabo, nella diocesi di Bossangoa. Sono al tempo stesso vicario episcopale, responsabile della Caritas diocesana e della pastorale dei rifugiati. Vi presento questo progetto riguardante la scolarizzazione dei bambini di Kabo, una delle 13 parrocchie della diocesi, situata al centro-nord della R.C.A. ai confini con il Ciad. Si estende su una superficie di 7.921 km², caratterizzata in prevalenza da savana. Comprende i comuni rurali di Sido e di Ouaki. Ha una popolazione di 37.491 abitanti di diverse etnie, costituita per il 60% da giovani e bambini. Le lingue ufficiali parlate sono il Sango ed il Francese. L’agricoltura è l’unica fonte di sopravvivenza e, con strumenti ancora rudimentali, si coltivano frutta, sorgo, miglio, arachidi, sesamo, manioca ed il cotone per l’esportazione. Per la sua posizione è servita come luogo di rifugio nel corso delle varie ribellioni centrafricane. Sono ben visibili i segni che la guerra ha inferto ai villaggi. Una larga parte della popolazione è fuggita nel Sud del Ciad mentre altri vivono ancora nascosti nella savana. Nessuna struttura scolastica è sfuggita ai saccheggi e alle distruzioni. La scuola di Kabo, che funzionava dal 1954, è stata saccheggiata e distrutta. Anche gli insegnanti assegnati a Kabo hanno rinunciato all’incarico o sono fuggiti per mettersi in salvo. In queste condizioni un numero elevato

di bambini e giovani in età scolare sono stati a lungo privati del diritto fondamentale dell’istruzione per l’assenza di strutture, di insegnanti qualificati, di materiale didattico. La Parrocchia davanti a questa situazione desolante non poteva stare passivamente a guardare e da 3 anni ha riaperto la scuola a Kabo utilizzando in più turni le stanze di una casa religiosa abbandonata. Ma si sente forte il bisogno di costruire una vera scuola che risponda alla nostra preoccupazione di una istruzione di qualità per tutti i bambini del luogo, di un’educazione solida che possa loro garantire un futuro non di sola sopravvivenza e li renda capaci di affrontare coraggiosamente le sfide di questo mondo in veloce e continuo cambiamento. Tenendo conto che gli alunni iscritti sono almeno 500, si vorrebbero costruire, in tappe successive, quattro edifici aventi ciascuno tre classi. Chiediamo il vostro aiuto per la costruzione del primo blocco. Veder nascere la nuova scuola sarà far fiorire la speranza che, dopo tante sofferenze, la vita può risorgere dalle macerie della guerra. E la scuola stessa diventerà strumento per coltivare la pace nel cuore delle nuove generazioni.

Prog. 1921

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costruzione di un blocco di tre aule contributo locale

8.045 € -545 €

Contributo richiesto

7.500 €


Progetto 1922 MESSICO p r o g e t t o 1 7 2 4

RUANDA

Formazione professionale al Centro di Gisenyi

Sono Evariste Tuyisenge, direttore del Centro di Formazione Professionale St. Martin di Gisenyi, una città sulle rive del lago Kivu, nell’ovest del Ruanda ai confini con la Rep. Dem. del Congo. Il Centro è stato creato dalla diocesi di Nyundo nel 1988 per rispondere ai bisogni reali dei giovani che per varie ragioni hanno interrotto gli studi. Il Ruanda, con i suoi 26.338 kmq e oltre 8 milioni di abitanti, è poco più grande della Sicilia ma con una densità di oltre 300 ab. per kmq, che lo rende sovrappopolato. La mancanza di terra e la disoccupazione sono le principali cause della povertà del Paese, la cui prima conseguenza è l’alto tasso di analfabetismo, che si aggira intorno al 50%. Le scuole secondarie scarseggiano, specie nelle zone rurali. La guerra e il genocidio del 1994 hanno stravolto la struttura familiare. Molti hanno perso i genitori, i fratelli, le sorelle rimanendo completamente soli e senza mezzi. Tra i sopravvissuti sono numerosi i disabili a seguito di traumi e amputazioni. Tante le persone con problemi psichici dovuti agli orrori della guerra, i cui effetti si faranno sentire ancora a lungo. Un altro gravissimo problema è la diffusione dell’AIDS, una delle prime cause di morte nel Paese. Il nostro Centro si rivolge ai ragazzi e ragazze dai 14 ai 20 e costituisce l’ultima opportunità per chi è rimasto senza un titolo di studio e quindi rischia

l’emarginazione. Le scuole professionali infatti sono poche nella regione, ma sono decisive per preparare artigiani competenti e utili per il loro inserimento nel progresso socio-economico del Paese. Nell’attuale situazione della regione sono specialmente ricercati sarti, elettricisti, idraulici, saldatori ed ora anche esperti di informatica. Il Centro organizza corsi la cui durata varia da 1 a 2 anni ed è apprezzato per la qualità della formazione che offre. Nel 2011 gli apprendisti sono stati 205 in totale: 115 nei corsi della mattina e 90 (in maggioranza portatori di handicap) in quelli pomeridiani. Le famiglie che possono contribuiscono all’acquisto del materiale scolastico e delle divise, ma molte vivono sotto il livello di povertà e molti allievi sono orfani. Il Centro incontra perciò numerose difficoltà ad andare avanti, specialmente a procurare ogni anno il materiale tecnico e le attrezzature per l’addestramento che si sono deteriorate e vanno sostituite. In passato l’OPAM ci ha già aiutato. Osiamo ancora chiedere un aiuto per la sostituzione e l’acquisto del materiale tecnico necessario ai corsi per un anno.

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Dopo gli orrori del genocidio molti giovani, rimasti orfani o traumatizzati, sono stati costretti ad abbandonare la scuola o non hanno potuto frequentarla regolarmente. L’unica alternativa è imparare un mestiere che permetta loro un futuro dignitoso in un Paese ancora profondamente ferito.

Prog. 1922 materiale per la sartoria per la saldatura per l’idraulica per il settore elettrico per il settore informatico

1.616 € 2.221 € 2.277 € 722 € 164 €

Contributo richiesto

7.000 € 9


Progetto 1923

MOZAMBICO

Stipendi a 9 insegnanti del barrio Floresta di Quelimane

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Una scuola di qualità in un barrio della periferia della quarta città del Mozambico è l’ancora di salvezza dei bambini e dei giovani di strada, efficace forma di prevenzione della microcriminalità e investimento per un futuro dignitoso.

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Sono Suor Lucia Latas delle Suore Agostiniane di Nostra Signora dell’Annunciazione, a servizio della diocesi di Quelimane nella Provincia dello Zambézia. E’ una diocesi molto vasta (62.557 kmq) con circa 2 milioni di abitanti, di cui 633.000 sono cattolici. Quelimane è la quarta città del Mozambico. Dal suo porto partivano gli schiavi nei secoli passati. L’80% degli abitanti vive in barrios (quartieri) di palhotas (case di paglia e fango), privi di elettricità, fogne e acqua potabile. Noi svolgiamo la nostra missione in un barrio di Quelimane chiamato Floresta, dove le condizioni umane e sociali sono estremamente precarie. La maggior parte della gioventù appartiene a famiglie molto povere, senza lavoro e prive persino del cibo quotidiano, che si riduce a quanto riescono a produrre nei loro orti, la cura dei quali è affidata quasi sempre alle donne. I bambini che vanno a scuola a pancia vuota faticano a seguire le lezioni e sono spesso assenti perché ammalati. Difficilmente hanno la possibilità di proseguire gli studi oltre la VIIa classe. Fino alla VIIa classe il governo garantisce l’istruzione gratuita ma le scuole pubbliche forniscono un insegnamento molto carente a causa del sovraffollamento (anche 120 alunni per classe) e della scarsa preparazione degli insegnanti. Di solito le lezioni si svolgono in tre turni di tre ore ciascuno. Dopo la VIIa per la maggior parte dei bambini l’alternativa è la strada, dove trovano impiego in lavori precari e più spesso nella prostituzione e nella microcriminalità. Le scuole private funzionano meglio, ma sono poche le famiglie che hanno la possibilità di iscrivervi i figli. Nel nostro barrio non ne esiste neppure una. Dopo un capillare lavoro con le famiglie per motivarle a mandare i propri figli a scuola dando loro un’opportunità formativa di qualità, nel 2004 abbiamo aperto la “Escola Primaria Completa Nossa Senhora de Anunciaçâo”, una scuola comunitaria in cui parte degli insegnanti

sono pagati dallo Stato e parte sono a carico della nostra Congregazione. La scuola ha due sezioni complete per un totale di 14 classi ed è frequentata da 498 alunni. Nell’ultimo anno abbiamo avuto grosse difficoltà a garantire lo stipendio agli insegnanti a causa della crisi economica che sta investendo anche il nostro Paese. Inoltre a fronte del continuo aumento delle richieste di iscrizione abbiamo dovuto aumentare il numero di insegnanti a nostro carico e integrare il misero salario di quelli pagati dallo Stato. Garantire loro uno stipendio adeguato è importante per assicurare un insegnamento di qualità ed impedire che insegnanti ben preparati cerchino altrove migliori opportunità lavorative. Al momento abbiamo 17 insegnanti di cui 9 totalmente stipendiati da noi (147 € al mese per 9 mesi) e altri 8 stipendiati dallo Stato ai quali diamo un’integrazione di 41 € con l’aiuto della nostra casa madre a San Giovanni Valdarno. Vi chiediamo di sostenerci per garantire gli stipendi ai 9 insegnanti per l’anno scolastico 2012 che inizia a febbraio e si conclude in ottobre. Il vostro generoso contributo ci aiuterebbe a proseguire questa importante opera educativa, che sta dando ottimi frutti per i giovani di questa difficile realtà. Anticipatamente grazie di cuore.

Prog. 1923 stipendio a 9 insegnanti (9 x147€ x 9 mesi)

11.907 €

Contributo richiesto

11.907 €


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ari benefattori e amici aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa la scolarizzazione dei bambini Pigmei della diocesi di Kole per l’anno scolastico 2010-2011 è stata possibile grazie al vostro prezioso aiuto (Prog.1841/novembre 2010). Come sapete il popolo Pigmeo nel nostro Paese è fortemente emarginato. Nessun programma di sviluppo prende in considerazione i loro bisogni fra i quali il più penalizzato è il diritto all’istruzione. Il 95% della popolazione Pigmea infatti è ancora analfabeta. Per contribuire all’autopromozione di questo popolo, dal 1982 la Caritas della diocesi di Kole ha avviato diversi progetti a sostegno della formazione degli adulti in campo agrario e dell’istruzione dei bambini, realizzando due scuole primarie negli accampamenti di Baeya e Pelenge. Le spese di scolarizzazione sono interamente a nostro carico non potendo contare sulle famiglie, troppo povere e scarsamente consapevoli dell’importanza dell’istruzione per il futuro dei loro figli. Ma, come potete immaginare, i costi sono molto alti per noi. Il vostro aiuto è stato fondamentale e ci ha permesso di pagare gli stipendi ai nostri 26 insegnanti e ai 2 direttori, di garantire la realizzazione di un corso di aggiornamento per tutto il personale docente e di accogliere 300 allievi fornendo loro il materiale scolastico necessario. Per la refezione, siamo riusciti a far fronte all’aumento dei prezzi, garantendo a tutti un pasto completo al giorno, grazie alla produzione di riso coltivato dai Pigmei che frequen-

l’importanza dell’istruzione. Tutti i nostri insegnanti hanno lavorato con impegno e competenza garantendo un’istruzione di qualità a questi piccoli. Avendo ricevuto l’accreditamento statale, il prossimo anno gli stipendi dovrebbero essere pagati dal governo, ma contiamo ancora sul vostro aiuto per il resto delle spese, affinché il progetto di scolarizzazione dei piccoli Pigmei possa continuare a portare i suoi frutti per l’integrazione e il futuro di questo popolo. Vogliate accettare da parte del personale docente, delle famiglie e da me personalmente l’espressione della nostra più profonda gratitudine. Con riconoscenza. Abbé Hubert Etambalako (Direttore della Caritas diocesana di Kole)

Perù, Tacna: sostegno scolastico e refezione a 150 bambini

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Baeya e Pelenge, R.D.Congo: 300 bambini Pigmei ci dicono grazie!

tano la scuola agricola di Pelenge che l’OPAM ha sostenuto al suo avvio nel 2009 con il Progetto 1772. I risultati scolastici sono stati più che soddisfacenti: il 90% degli iscritti ha terminato l’anno scolastico con ottimi risultati. La dispersione del 10% è per noi un traguardo importante considerato che abbiamo a che fare con una popolazione seminomade che nei periodo di raccolta dei prodotti della foresta abbandona i villaggi e considerata la scarsa sensibilità delle famiglie sul-

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arissimi amici dell’OPAM, aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa il Centro “Ayuda Fraterna” della parrocchia di S. Juan Bautista di Tacna, grazie al vostro prezioso aiuto, ha potuto realizzare nel corso dell’anno un grosso progetto (Prog.1814/maggio 2010) di sostegno scolastico e di equilibrata alimentazione per i piccoli delle famiglie più povere del quartiere della estrema periferia della città, famiglie per lo più emigrate dalle regioni andine. Si sono coperte, con i vostri fondi, le spese relative a 150 11


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bambini, per l’intero anno, e si è anche potuto allestire un asilo nido per l’accoglienza dei più piccoli, dai 2 ai 5 anni. Il Centro ha potuto in questo modo proseguire e attuare il suo programma di sviluppo integrale della persona umana, aprendo i nostri piccoli e le loro famiglie alla speranza di un futuro migliore. Infatti questo Centro, nato per combattere l’analfabetismo e la denutrizione, ha attivato un programma permanente di sostegno agli studi dei bambini in età scolare, prevedendo per loro un pasto giornaliero. Le famiglie ricevono dal Centro anche un appoggio pedagogico che le aiuta a crescere i loro figli in modo responsabile e consapevole della loro dignità di persone. Ringrazio il Signore di avermi offerto questa possibilità di aiuto alla nostra gente e ringrazio tutti voi che avete voluto darmi una mano concreta nella realizzazione di questo progetto che ha fatto maturare un sentimento di solidarietà tra le famiglie. Un grosso grazie a nome di tutti! P. Josè Jesus Amaya León (Parroco di Tacna)

Tremedal, Brasile: se 54 vi sembrano pochi…

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inquantaquattro non è il numero dei miei anni. Sono passati da un po’. Non è nemmeno un numero magico. Cinquantaquattro è il numero dei bimbi e degli adolescenti che hanno frequentato nove mesi di doposcuola qui alla parrocchia di Tremedal. E con lo stesso numero, cioè tutti, sono stati ammessi alla classe superiore. Una festicciola a base di un dolcetto e di un bicchiere di succo di frutta ha segnato, i primi di dicembre, la chiusura

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di questa bella esperienza. L'analfabeta, si sa, è un emarginato. Oggi più che mai. Nell’era digitale che avanza prepotente anche qui a Tremedal, chi non sa leggere e scrivere non suscita più compassione. Semmai suscita derisione. Anche in chiesa, alla faccia della carità cristiana, chi legge male e incespica nelle parole è ridicolizzato. Siamo nel secolo della comunicazione globale e veloce! In questa regione, che solo da pochi anni emerge dall’isolamento e dal disinteresse dei governanti, abbiamo ancora molti giovani che neanche il nome sanno mettere sul libro della parrocchia il giorno del matrimonio. Mi mostrano il pollice, con sguardo triste, e aspettano, come un cagnolino bastonato, che dia loro la spugnetta con l'inchiostro per l'impronta digitale. Per loro e per i loro bimbi ho ottenuto dall’OPAM un piccolo segno di speranza: un doposcuola (Prog.1864/marzo 2011). Il progetto si è concretizzato nell’aiutare 54 fanciulli e adolescenti della scuola primaria della nostra cittadina a fare i compiti per casa in un doposcuola di alta qualità. Il locale è una sala della parrocchia di Tremedal, la quale si è presa in carico le spese di acqua, energia elettrica e pulizie. I partecipanti sono stati scelti da due insegnanti adulte e responsabili, Milena e Miriam, in stretta unione con la direzione della scuola elementare “Exuperio Silva”. Prima di iniziare il progetto, all’inizio di marzo, ci fu l’incontro con i genitori, o almeno con la madre, di tutti i minori che le maestre della scuola elementare ci avevano segnalato come bisognosi di essere coinvolti nel progetto o perché ripetenti o per la difficoltà a seguire il programma scolastico. Nella riunione, ampiamente partecipata, si sono chiariti obiettivi e regole. Non perché il doposcuola era gratuito sarebbe stato permesso impegnarsi poco o partecipare al rallentatore. Chi non avesse mostrato responsabilità doveva lasciare il posto ad altri alunni. Gi alunni individuati sono stati divisi in sei gruppi e ogni gruppo ha avuto un’ora giornaliera di accompagnamento.


Tre gruppi dei più piccoli al mattino (9 per gruppo) e tre gruppi dei più grandicelli al pomeriggio. Gli orari andavano dalle 8.00 alle 11.00 e dalle 14.00 alle 17.00. Il supporto scolastico è stato fornito dalle due insegnanti (una al mattino e una il pomeriggio), che mensilmente incontravano le maestre delle classi scolastiche frequentate dai minori. Ciascuna delle nostre insegnanti ha ricevuto un piccolo incentivo in denaro, per i nove mesi di attività. Quaderni, fotocopie, penne, colori, matite e gomme sono state offerte ad ogni piccolo alunno perché nessuno potesse accampare scuse per non fare i compiti di casa. La spesa complessiva è stata un poco inferiore a 5.000 Euro. All’OPAM ne abbiamo chiesti 3.500. Il resto l’abbiamo preso dagli aiuti che la diocesi di Adria- Rovigo ci invia, tratti perlopiù dai fondi dell’otto per mille della Chiesa Cattolica. E’ poco? Sì, ne siamo coscienti. E’ un segno per gli amministratori della città e per le famiglie di qui? Ci crediamo molto. Famiglie e scuola hanno gradito e ringraziato. Tutti gli alunni del doposcuola sono stati promossi. Vogliamo spezzare, con questa e altre iniziative che intendiamo realizzare, la barriera della vergogna che separa gli alunni in classe tra chi è seguito a casa nello studiare e fare i compiti e chi non ha questa fortuna. Crediamo di poter incidere anche nel tessuto sociale della città, con la diminuzione dei fenomeni di violenza e di prostituzione minorile. E’ solo un primo passo, come dicevamo all’inizio, ma ci sembra di averlo dato con decisione, serietà e tempestività. Don Gabriele Fantinati (Responsabile del progetto)

Maria Pinto, Cile: una Biblioteca, dono del Cielo

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ari benefattori e amici dell’OPAM, aaaaaaaaaaaa “Una biblioteca … dono del cielo” nella località rurale di Maria Pinto, nella diocesi di Melipilla in Cile, è veramente il regalo più grande che voi poteste farci per i nostri campesinos (Prog.1831/settembre 2010). Da tempo capivamo la necessità e l’urgenza di offrire alle famiglie dei contadini, che vivono in situazione di estrema povertà, di emarginazione e, per molti ancora, di analfabe-

tismo, il dono dell’istruzione e dei suoi benefici. Ci era tuttavia difficile realizzare il nostro sogno per l’impossibilità ad affrontare spese tanto elevate. Oggi, invece, come ben potete vedere dalle fotografie, grazie a voi, la meraviglia si è compiuta! Saranno soprattutto i bambini e i ragazzi i maggiori beneficiari di questo spazio culturale e per loro si apriranno orizzonti di conoscenze nuove e, speriamo, di un avvenire migliore. Abbiamo voluto intitolare questa biblioteca comunitaria a Suor Roselyne de Revières, Missionaria di Nevers, mancata nel 2009. La suora è stata con la sua vita, per molti anni, una testimone significativa di Vangelo incarnato tra i nostri contadini, al servizio di questa Diocesi, dando un’attenzione tutta particolare al mondo femminile. Siamo certi che oggi ancora continuerà dal cielo il suo servizio missionario e, mentre gioirà della felicità di questi campesinos, otterrà su di noi e su di voi, carissimi Amici, ogni benedizione dal Cielo. P. Miguel Ángel Carrasco (Parroco di Maria Pinto)

Salak, Camerun: miglioramenti alla scuola del villaggio

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arissimi amici e responsabili dell’OPAM, aaaaaa ci sono delle espressioni di gioia e dei “grazie” così grandi da non poterli racchiudere su un semplice foglio. E’ a nome dei nostri bambini, delle loro famiglie, degli insegnanti e della popolazione tutta di Salak, il nostro villaggio in diocesi di Maroua, che veniamo oggi a rinnovarvi il più grande, cordialissimo ringraziamento per aver risposto alla nostra richiesta di aiuto (Prog.1852/dicembre 2010). Il progetto è stato ultimato e l’anno scolastico è serenamente iniziato. Le classi sono splendide con armadio, 13


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banchi, cattedra e sedia per il maestro e i nostri piccoli occupano ciascuno il proprio posto. Con orgoglio seguono il libro di lettura, ricevuto in dono, e i maestri, a cui è stato fornito il necessario materiale didattico, lavorano con entusiasmo e una migliore preparazione. Anche per i sanitari sono stati effettuati i lavori e tutto, nel suo insieme, dà alla scuola quel tocco di efficienza che tanto desideravamo. Attualmente la scuola ha un effettivo di 340 alunni ma le richieste di iscrizione sono moltissime, anche da parte di alunni che fuggono dalla scuola pubblica per venire da noi. Siamo costretti a limitare il numero per poter offrire un insegnamento adeguato e di qualità. Grazie a tutti voi, amici carissimi e generosissimi, a cui ci sentiamo legati ormai da affetto e a cui assicuriamo il nostro ricordo in preghiera. Suor Gabriella Giovani (Responsabile del progetto)

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Digsa, Eritrea: formazione delle giovani mamme

arissimi amici e benefattori, aaaaaa con gioia vi partecipo i risultati del progetto per le mamme, realizzato a Digsa giovani (Prog.1817/luglio 2010). Il cammino, iniziato pochi anni fa per aiutare le giovani mamme eritree a diventare donne autonome, intraprendenti, pilastro portante per le famiglie, sta realizzandosi in pienezza. Il progetto, rivolto a 106 giovani mamme fra i 18 e 35 anni ha prodotto i frutti desiderati e le donne, acquisendo le nozioni riguardanti le malattie infettive sessualmente trasmissibili, l’alimentazione e la salute dei bambini, l’economia domestica, l’igiene personale e ambientale, stanno divenendo buone animatrici, in grado sempre più di risollevare il tenore di vita all’interno della propria famiglia e dell’intero villaggio. Il seminario di formazione, pubblicizzato in ospedale dagli amministratori locali, si è svolto nell’arco di 15 giorni (6 giorni a settimana e per 6 ore al giorno). I corsi erano aperti a tutte: unico criterio per l’accettazione è stato quello dell’età. Alle partecipanti erano garantiti il trasporto giornaliero e i pasti, oltre al materiale didattico. Il seminario è stato condotto da cinque istruttori, tutti infermieri qualificati e specializzati nelle diverse discipline, con lunga esperienza in centri ospedalieri del Paese. Le partecipanti hanno usufruito di alcune novità tecnologiche quali, ad esempio, le proiezioni audiovisive che illustravano gli argomenti trattati. Gli ottimi risultati conseguiti all’esame di fine corso confermano l’interesse, la serietà e l’impegno delle giovani mamme nel seguire questa opportunità formativa. Il momento di consegna degli attestati di partecipazione e del premio di presenza è stato accolto da tutte con entusiasmo. Dal 2009 promuoviamo questi seminari a favore delle giovani. Ne sono stati realizzati 29, che hanno contribuito alla formazione di 2.273 donne, le quali stanno suscitando grandi e positivi cambiamenti nei loro villaggi. E’ senz’altro una formula vincente. Grazie per aver creduto in questo progetto e per il vostro generoso aiuto, che ci ha permesso di realizzare il nostro sogno. Un affettuoso saluto. Sr. Abrehet Solomon (Responsabile del progetto)


Tam tam 2012 Roma: Solidarietà contagiosa

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Matteo Sardo - e possiamo devolvere oltre 2.000 €per contribuire a comprare le divise scolastiche (un paio di sandali, calzoni e maglietta) per i 1.380 bambini del di una scuola di Cibitoke, uno dei quartieri periferici di Bujumbura, la capitale del Burundi (Prog.1919/marzo 2012). Quanto è avvenuto nella Parrocchia di S. Policarpo è un esempio eloquente di come animatori sensibili possono far convergere su temi concreti l’interesse dei bambini e delle famiglie e come la sinergia delle realtà del territorio (parrocchia, scuola, famiglie) può giungere a risultati insperati, smentendo quel pessimismo che ci vorrebbe tutti pigramente rassegnati dinanzi alla “nequizia dei tempi”. Grazie ai giovani, anagraficamente e non, che gravitano nel territorio di San Policarpo che ci scuotono dal nostro scetticismo e ci dimostrano che “volere è potere”. Ci auguriamo che questo esempio possa trovare tanti emulatori. Don Aldo

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el giornale del mese di novembre 2011 davamo il resoconto delle iniziative promosse nella Parrocchia di S. Policarpo dal Gruppo Missionario animato da Rita e Paolo Capuzzo. L’allestimento di una mostra sul tema: “L’istruzione: un diritto o un dovere?” non solo aveva catalizzato l’interesse dei ragazzi e di tanta gente, ma aveva contagiato altri due gruppi Parrocchiali: il Gruppo Teatrale teatrale della “Compagnia dell’Agnello” e il Gruppo di Danza “E’ più ballo insieme” Gli sforzi congiunti avevano permesso di finanziare in buona parte il Progetto 1890 per l’istruzione e l’apprendimento di un mestiere di oltre 100 ragazze della Parrocchia di Saint Odile a Bogou in Togo (Prog.1890/luglio 2011). Ci giunge notizia che l’iniziativa ha avuto un seguito lusinghiero allargandosi alla Scuola Media Cecilio Secondo nel quartiere. Grazie al lavoro di promozione di alcuni docenti, compresa la Preside, i giovani allievi sono stati sensibilizzati ad apprezzare la fortuna che hanno di poter andare a scuola e usufruire delle sue strutture per la loro formazione. La proiezione in alcune classi di un CD informativo sulle attività dell’OPAM, è stata l’occasione di dibattito e riflessione. Il risultato, oltre alla presa di coscienza di problematiche in parte nuove e vicine ai loro interessi, si è subito concretizzato in una spontanea raccolta di fondi convogliati sullo stesso Progetto in favore delle ragazze del Togo. Ma, come si sa… l’appetito vien mangiando. Anche il gruppo sportivo parrocchiale non ha voluto essere da meno e gli animatori dei piccoli atleti che ogni sabato calcano il campetto parrocchiale hanno pensato di coinvolgere bambini e genitori attorno ad una grande iniziativa: comporre un album di figurine dei giocatori d’epoca. Il grande lavoro di progettazione e stesura dell'album è stato fatto dall'instancabile Stefano Arenaccio, il "direttore sportivo" del gruppo. In seguito tutti gli allenatori, insieme a molti ragazzi della parrocchia, e anche alcuni genitori, si sono prodigati per l'imbustamento delle figurine (un lavoro immane...!), così da poterle distribuire e creare una situazione di ricerca e scambio sul modello dei grandi album Panini. Il progetto ha avuto un grande successo – ci scrive

Hanno collaborato alla sua realizzazione: Lina Camillo (Revisione artistica); GS S, Policarpo (scelta dei nomi); Stefano Arenaccio (Grafica e foto); Emanuela Borghetto (Coord. con l’Oratorio) ; Matteo Sardo (Coord. con il Gruppo Missionario); I ragazzi dell'oratorio (Confezionamento bustine); Franco Delfini ed Emiliano Sangiovanni (Supporto logistico); Ennio Ragnoni e Lamberto Ceccacci (Stampa); Don Paolo (Supporto organizzativo). Grazie alle famiglie dei nostri iscritti e a tutti i simpatizzanti del GSSP per la fiducia e la simpatia dimostrata.

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ulti di domani. ad i gl o nn ra sa gi og di i in mb “I ba desideriamo e ch ro tu fu il E . ni ma do ro st Sono essi il no ssa sorridere” è un futuro in cui la gente po OPAM) Don Aldo Martini (Presidente

COME FARE UNA DONAZIONE Versamento intestato a O.P.A.M. mediante: • conto corrente postale 749010 • bonifico bancario UniCredit IBAN: IT 50 A 02008 05207 000401385075 BIC SWIFT per bonifici dall’estero: UNCRITM1708 • per offerte dalla Svizzera CCP 69-51-6 • pagamento on-line sul sito www.opam.it

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Finito di stampare nel mese di aprile 2012 • Quota annuale 15 € - 23 CH.F.


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