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Il Giornale dei Biologi - N. 11/12 - Novembre/Dicembre 2019

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Anno II - N. 11/12 novembre/dicembre 2019 Edizione mensile di AgONB (Agenzia di stampa dell’Ordine Nazionale dei Biologi) Testata registrata al n. 52/2016 del Tribunale di Roma Diffusione: www.onb.it

Direttore responsabile: Claudia Tancioni In redazione: Luca Mennuni e Gabriele Scarpa Hanno collaborato: Francesca Cicatelli, Maria Vittoria Conti, Rino Dazzo, Laura De Gara, Chiara Di Martino, Domenico Esposito, Nico Falco, Giada Fedri, Felicia Frisi, Carmine Gazzanni, Sara Lorusso, Biancamaria Mancini, Riccardo Mazzoni, Marco Modugno, Gianpaolo Palazzo, Antonino Palumbo, Stefania Papa, Carmen Paradiso, Matteo Piccirilli, Daniele Reverberi, Daniele Ruscitti, Pietro Sapia, Giacomo Talignani, Roberta Tasso, Ludovica Vollaro. Progetto grafico e impaginazione: Ufficio stampa dell’ONB. Questo magazine digitale è scaricabile on-line dal sito internet www.onb.it edito dall’Ordine Nazionale dei Biologi. Questo numero de “Il Giornale dei Biologi” è stato chiuso in redazione lunedì 2 dicembre 2019. Contatti: +39 0657090205, +39 0657090225, ufficiostampa@onb.it. Per la pubblicità, scrivere all’indirizzo protocollo@peconb.it. Gli articoli e le note firmate esprimono solo l’opinione dell’autore e non impegnano l’Ordine né la redazione. Immagine di copertina: © Ivanchik/www.shutterstock.com

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Il Giornale dei Biologi | Novembre/dicembre 2019


Sommario EDITORIALE 3

SALUTE

Fuori dal tunnel di Vincenzo D’Anna

PRIMO PIANO 6

Linee guida per tutelare i diritti dei biologi nutrizionisti

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Apre la sede dell’Ordine della Sicilia

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Nutrizione, microbiota e tumori

14

Biologi e professioni sanitarie di Stefania Papa

26

Calo dell’udito, interessa 7 milioni di italiani

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Tumori, le proprietà dei semi d’uva

29

Negli ingranaggi della displasia di Schimke

30

Terapie Car-t contro i linfomi non Hodgkin

32

Aids, le cellule che si autoimmunizzano

34

Relazione tra fumo e salute mentale

36

Consumo di cocaina, trovato un “interruttore” alla vulnerabilità

di Daniele Ruscitti di Daniele Ruscitti di Daniele Ruscitti di Marco Modugno

di Francesca Cicatelli di Sara Lorusso

di Chiara Di Martino

38

Ecco il meccanismo che regola l’espansione della corteccia cerebrale umana di Marco Modugno

20 BIOLOGIA DEL PALAZZO 16

Il Mes divide la politica: chi ha ragione tra Conte e chi lo accusa?

40

I trasposoni stimolano la variabilità genetica

41

Il caricabatterie delle cellule umane

42

Cellule maschili e femminili. La diversa reazione allo stress

di Riccardo Mazzoni

18

Il Senato approva il “decreto clima” per migliorare la qualità dell’aria

20 24

La dieta che aiuta a combattere il cancro

44

Il controllo sulle micotossine negli alimenti

46

Sistemi alimentari per lo sviluppo sostenibile

48

Lo shazam dei cani: la Cina mappa i volti animali

di Carmine Gazzanni

Il nostro fegato ora è mappato cellula per cellula di Carmine Gazzanni

di Chiara Di Martino

di Chiara Di Martino

di Riccardo Mazzoni

INTERVISTE

di Carmen Paradiso

di Sara Lorusso

di Maria Vittoria Conti

di Francesca Cicatelli

50

24

Demodicosi e alopecia seborroica di Biancamaria Mancini

Attualità

Scienze

Contatti


AMBIENTE 52

L’altra grande crisi: oltre al clima, occhio alle sostanze tossiche di Giacomo Talignani

54

“Abbronzatistrici”, tutt’altro che animali notturni di Giacomo Talignani

56

Segnali (preoccupanti) dall’Artico

58

Riscaldare con il decalogo dell’Enea

60

Con il bosco cresce la bioeconomia

62

Trento è la città più “green” d’Italia

64 65

di Giacomo Talignani di Gianpaolo Palazzo

30

di Gianpaolo Palazzo

SPORT

di Gianpaolo Palazzo

70

Dal calcio all’hockey: quelli che non smettono

72

Fabio, Matteo e Jannik: la nuova età dell’oro del tennis italiano

C’è aria di burrasca in città di Felicia Frisi

I danni del clima su salute ed economia

di Antonino Palumbo

di Antonino Palumbo

di Felicia Frisi

BREVI

INNOVAZIONE 74

66

Costruire case con gli pneumatici

67

Fermo immagine a servizio della scienza

di Felicia Frisi

di Ludovica Vollaro

La biologia in breve di Rino Dazzo

LAVORO 76

Concorsi pubblici per Biologi SCIENZE

78

Salute e biodiversità alimentare: la sfida del nostro secolo

di Laura De Gara

81 28 BENI CULTURALI 68

La Biologia delle torri di Bologna

69

L’impronta genetica anti-contraffazione

di Giada Fedri

85

L’analisi delle microparticelle in citometria a flusso di Daniele Reverberi e Roberta Tasso

di Pietro Sapia

di Matteo Piccirilli

La Psilocibina nel trattamento dell’anoressia nervosa

CONTATTI 91

Informazioni per gli iscritti Attualità

Scienze

Contatti


EDITORIALE

Fuori dal tunnel di Vincenzo D’Anna Presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi

È

certamente una metafora mol- zo degli strumenti di informazione to usata e qualche volta a spro- e di formazione che l’Ordine propoposito, quella che ho preso in ne oggi alla vasta platea di Biologi prestito per il titolo di questo e Biotecnologi. Il dato più eclatante fondo, ma che calza a pennello con che testimonia questa nuova recilo stato dell’arte che oggi caratte- proca attenzione è arrivato dal sito rizza l’Ordine Nazionale dei Biologi. istituzionale dell’ente il giorno anCalzante sì, ma anche, aggiungo, lar- tecedente la scadenza fissata per la gamente condivisa da buona parte comunicazione, all’Ordine dei Biolodegli iscritti. Soprattutto da quella gi, della PEC dei colleghi esercenti schiera che si era resa, finora, irrag- attività libero professionale e per giungibile e pertanto abil relativo trasferimenbandonata a se stessa. to della stessa al MEF, Migliaia di colleghi ai nell’ambito del progetto Il vecchio divario, quali poco o niente arri“Tessera Sanitaria”, ovvava delle informazioni, vero dell’annotazione di in termini di delle attività, delle optutta l’attività svolta dai comunicazione, tra portunità, delle decisioni professionisti sanitari. amministrative adottate Quel giorno, pensate, si Ordine dei Biologi dal loro Ordine professono registrati ben quae iscritti, oggi è stato sionale. Non è un caso rantamila accessi al porche il sentimento più diftale dell’Ordine! ampiamente fuso - tra quelli negatiUn dato straordinario vi - evidenziato dai due che va ben oltre il nusuperato sondaggi effettuati presmero degli iscritti eserso tutti i nostri iscritti, centi attività liberali saera proprio il senso di abbandono e nitarie. Niente male, non trovate? di isolamento lamentato da quanti Ebbene, innanzi ad un dato di tale si sentivano distinti e distanti dalla dimensione, registrato e certificato, vita ordinistica. come quello degli accessi, appare Inutile rimarcare quel che è sta- più che colmato il vecchio divario in to fatto per colmare tali “distanze”, termini di “comunicazione”. avviare una corretta interlocuzione Superato quindi questo ostacotra la nuova dirigenza dell’ONB e lo pregiudizievole di ogni altra utile tutti i colleghi: basterà sottolineare interlocuzione, si può sperare con che i progressi sono evidenti e che fiducia che la parte che ancora ci si manifestano sotto forma di utiliz- resta da “affrontare”, sarà esaminaIl Giornale dei Biologi | Novembre/dicembre 2019

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EDITORIALE

ta e superata con la reciproca atten- con altre istituzioni, realtà scientifizione. Una reciprocità, si badi bene, che e culturali che possano valorizche non significa stabilire a senso zare sempre più la figura del Biolounico chi parla e chi ascolta, ma ave- go. re rapporti interattivi che rendono Tante sono le novità e le modifiche interscambiabili i ruoli in cantiere che necessitatra l’Ordine ed i Biologi no di essere comprese e iscritti. utilizzate a dovere anche La modifica Ora, per raggiungere con gli opportuni corretquesto stato di interattitivi. La modifica dell’edell’esame di Stato vità, in un regime ordinasame di Stato per aree di per aree di attività to e corretto di rapporattività è forse l’esempio ti, occorrerà dotarsi di più eclatante. Ma anche è forse l’esempio ulteriori strumenti che la revisione del percorpiù eclatante consentano di rendere so di studi universitario operative le volontà diper indirizzi professiodella innovativa chiarate. Non c’è chi non nalizzanti merita tutta la veda come gli strumenti nostra attenzione. E angestione dell’Onb e la moderna tecnologia cora: le scuole di speciaconsentano, attraverso lizzazione post lauream, l’utilizzo sapiente della rete, la pos- i Master di II livello, l’avviamento sibilità di realizzare quei propositi. professionale con esperienze e stage Di conseguenza diventa a dir poco sul campo tramite apposite convennecessario istituire un servizio di zioni con enti di ricerca e sviluppo, interattività costante tramite il web l’IRCCS, le università e le aziende di stesso. Un sito, quello dell’ONB, che settore che possono formare, in tasi aprirà a queste possibilità con una luni ambiti, i Biologi ed agevolare il sezione aperta e gestita da persona- loro inserimento nel mondo del lale idoneo ed in grado di garantire, voro. in tempi rapidi, risposte ad interpelCon l’avvio dello stage per sei Bioli, FAQ, informazioni, discussioni e logi nei laboratori dell’Università di proposte provenienti dagli iscritti. Cambridge in Inghilterra e la desiUna piazza informativa, per dirla gnazione dei venticinque vincitori tutta, che apra l’ONB ad un rapido delle borse di studio per titoli e proespletamento delle richieste ed alla getti meritevoli di accoglimento, ha sempre più veloce acquisizione di preso, inoltre, avvio anche la stagioproposte e pareri in merito ai molte- ne della cosiddetta “esperienza conplici aspetti gestionali. creta”. Non abbiamo molti fondi ma Soddisfatti i criteri di legittimità ce li faremo bastare per la qualità di e di trasparenza degli atti ammini- utilizzo dei medesimi. strativi, bisogna però anL’anno che verrà sarà dare oltre. Bisogna, cioè, inoltre dedicato a scelpoter acquisire la più te mirate nel campo vasta platea di consendell’Ambiente (ed in Le convenzioni con si sulle proposte di larquello dei suoi corollari enti di ricerca, Irccs, go interesse prima che come l’Eco Tossicologia, queste siano incartate e la Nutrizione detossifiuniversità e aziende ratificate dal Consiglio cante, l’Epigenetica e specializzate nel dell’Ordine. l’Editing Genetico). Ma Penso ai piani di fordedicheremo spazio - ecsettore aiuteranno i mazione, alla qualità come se lo faremo - anche Biologi ad inserirsi scientifica ed alle modaalla Nutrizione nell’amlità di scelta degli argobito sportivo (progetto e nel mondo del lavoro menti ed allo svolgimenprotocollo CONI-ONB) e to dei corsi medesimi. scolastico. Alla ratifica di progetti di ampio reE ancora: ci sarà tempo e modo spiro che interessino la vita dell’En- per dedicarci all’identificazione ed te. Penso alla partecipazione dell’Or- allo studio delle nano particelle e dine ad iniziative e/o al partenariato delle polveri sottili con corsi e Ma4

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EDITORIALE

ster di microscopia elettronica e di eventi e congressi di settore, che annesse tecniche di preparazione e si svolgono con modalità anarcoidi, prelievi ambientali, oltre a focalizza- lontani anni luce da una qualsiasi re la nostra attenzione sullo studio forma di raccordo con l’ONB. Si tratdella Sterilità e dell’Embriologia. Al- ta sovente di incontri finanziati dal tro tema centrale e forcircuito instauratosi tra mativo (culturale) sarà queste realtà extra ordil’ambito della Sicurezza nistiche e talune aziende In campo formativo, Alimentare con un oclucrative che sovvenziochio di riguardo dedicato nano ed organizzano tali un tema centrale alle filiere produttive (in appuntamenti, salvo poi dei prossimi mesi Agricoltura e Zootecnia) condizionare l’esistened all’Alimentazione aniza delle comunità che a sarà quello della male (esempio: il contraloro hanno scelto, incausto alle contraffazioni ed tamente, di affidarsi. sicurezza alimentare alla manipolazione degli Triste e diffusa è la e del sistema delle alimenti). pratica che lega i colCibi sani e controllati leghi agli interessi dei filiere produttive sono, d’altronde, il preproduttori di integratori supposto per il risananonché quella di eseguimento dello stato tossico che afflig- re prelievi per conto di quanti fornige l’uomo moderno ed attenta alla scono kit ed esami nutraceutici: un sua salute. Per l’anno nuovo si com- giro vorticoso che scompagina l’impleterà l’apertura di tutte le undici magine e l’autorevolezza stessa della delegazioni regionali dell’Ordine dei nostra categoria. Biologi. Per il momento sono sedi Una parola poi va detta, con ridecentrate dell’ONB. E sono rette da spetto per la sua autonomia ma sindelegati e sub delegati, ma devono ceramente, all’Enpab. Il nostro Ente funzionare acquisendo collaborazio- di Previdenza appare ancora lontani sul territorio aperte a tutti. L’Or- no da una concreta sinergia con gli dine non può, infatti, essere ridotto obiettivi che si pone la categoria. ad una “conventicola esoterica” per Nella generale accezione, è troppo iniziati: deve aprirsi con commissio- votato a svolgere funzioni e compiti ni, eventi e attività proposte e ge- estranei alle finalità d’istituto come stite sul territorio dai colleghi che corsi di formazione in ambito scienabbiamo voglia di partecipare ed im- tifico generale, sovente sovrapponipegnarsi. bili a quelli dell’Ordine. Appare anFinora e nonostante tutto, abbia- cora un “enclave” entro la quale si mo predicato ed attuato l’ecumeni- coltivano gruppi ed associazioni che smo, la richiesta di unità e collabo- hanno atteggiamenti a volte autarrazione. Non sempre ci è chici se non acrimoniosi stato risposto con altretnei confronti dell’ONB. tanta onestà intellettuaRetaggio, forse, di le e disponibilità sincera. stagioni imperniate sul Nei prossimi mesi L’unità d’intenti è l’unica contrasto tra Enti consisaranno aperte condizione per far crederati dei “centri di poscere l’ONB ma occorre tere” quali erano, all’etutte le delegazioni che tutti la pratichino poca Enpab e Ordine, regionali dell’Onb, con sincero disinteresma che oggi non hanse. Un invito che può no più ragion d’essere. che rappresenteranno divenire avvertimento, L’Ordine nazionale ofrivolto “apertis verbis” a fre e reclama, al tempo un riferimento per i tutte le associazioni ed stesso, rispetto e collabiologi di tutta Italia ai gruppi social che sono borazione e non esiterà ancora fuori, se non conad ergersi, qualora ve tro l’Ordine. ne fosse bisogno, in faA nessuno chiediamo di “unifor- vore della legalità e degli interessi marsi” ma da tutti ci aspettiamo leal- diffusi della categoria, ovunque essi tà e collaborazione. Spesso leggiamo vengano conculcati. Il Giornale dei Biologi | Novembre/dicembre 2019

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PRIMO PIANO

LINEE GUIDA PER TUTELARE I DIRITTI DEI BIOLOGI NUTRIZIONISTI

Pubblicato sul sito istituzionale il nuovo documento dell’Onb dedicato agli iscritti che operano nel settore dell’alimentazione

di Vincenzo D’Anna Presidente dell’Onb

L’

adozione delle nuove “linee guida” per i Biologi che si occupano di scienza dell’alimentazione (umana ed animale) e, in particolar modo, di quelli che esercitano la libera professione di “Nutrizionisti”, non sembra destinata a passare sotto silenzio. La personale esperienza politica e di legislatore mi ha insegnato, infatti, che l’adozione di una nuova norma comporta sempre un turbamento degli equilibri preesistenti, la perdita delle comodità di consolidate abitudini e, in alcuni ambiti, la lesione di interessi non proprio legittimi ma certamente utili. Siamo quindi preparati a rispondere alle FAQ che perverranno, alle obiezioni ed alle proposte che inevitabilmente saranno formulate dagli interessati alla specifica materia. Il tutto, sia chiaro, solo al fine di migliorare lo stato dell’arte. Fidatevi: ogni cosa sarà certamente valutata con serietà e con l’animo aperto a rendere un servi-

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zio ed una migliore tutela ai professionisti che si interessano di Nutrizione. L’unica condizione ostativa al recepimento di proposte e critiche sarà, tuttavia, il rispetto delle leggi e quello delle norme che disciplinano la materia e, in quanto tali, invalicabili innanzi a qualsiasi obiezione. Il filosofo Friedrich Hegel soleva ripetere che “nello Stato di diritto la morale risiede nella legge” ovvero che rispettare la legge è, di per se stesso, un comportamento moralmente irreprensibile. Le cose possono certo essere cambiate in meglio, ma solo migliorando le leggi e le regole che disciplinano una determinata materia. Proprio alla luce di ciò, comportamenti che creino personali e particolari “violazioni” della legge, fin quando questa non è

Il testo è interamente consultabile e scaricabile sul sito istituzionale www.onb.it

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mutata, sono pertanto da ritenersi illegali e non possono trovare alcun accoglimento da parte dell’Ordine che per sua natura è, esso stesso, posto a presidio della legalità e della deontologia professionale. Certamente si ergeranno a critici anche i filosofi di se stessi, quelli che la legge la vorrebbero piegare alle precipue convenienze, alle abitudini ed agli interessi economici di parte. A questi rispondiamo da subito che la tutela degli interessi diffusi (che riguardano, cioè, un’intera categoria di persone) sono e saranno sempre tutelati dall’ONB nell’ambito delle leggi e delle norme, ma che non potremo fare, in alcun modo, sconti sul principio di legalità. Quando, da più parti, i Biologi Nutrizionisti hanno sollecitato l’Ordine ad essere “virile” e pronto nel denunciare gli abusivi oppure i colleghi scorretti, le risposte non si sono fatte attendere e credo sia accezione generale che oggi una nuova stagione di vigilanza e di tutela sia abbondantemente iniziata. Decuplicate le denunce e le costituzioni in giudizio come parte civile nei confronti di abusivi e di abusi, decine le censure e le sanzioni irrogate ai col-


PRIMO PIANO

Una scienza in continua evoluzione di Gianni Zocchi*

N

© Dragana Gordic/www.shutterstock.com

leghi scorretti. Tutto questo, però, ha un prezzo: quelle delle norme di legge e del codice deontologico da rispettare, e dei limiti da osservare. Le linee guida sono state redatte da una vera e propria “task-force” di professionisti, docenti universitari, colleghi esperti nella materia, uomini di legge che hanno intercettato la legislatura vigente. Chiariamo: queste linee guida non rappresentano nulla di immutabile, tavole della legge scolpite nella pietra. Costituiscono, però, il contributo di chiarezza e di correttezza dovuto alle migliaia di Biologi che sono in attività. Per i colleghi Nutrizionisti sono in serbo buone notizie che porteranno ulteriore qualificazione professionale e migliori opportunità di lavoro. Notizie che sappiamo poter essere accolte con larga soddisfazione, a dimostrazione che siamo attenti al particolare comparto e protesi nello sforzo di migliorare le competenze e le opportunità per i colleghi. Oggi è il momento di declinare i doveri e di precisare i limiti oltre che le possibilità. In ogni caso saremo, come sempre, accanto ai colleghi.

e abbiamo fatta di strada dalla legge 396/67, dove all’art. 3 si attribuì al Biologo di poter valutare i bisogni nutritivi ed energetici dell’uomo, degli animali e delle piante, seguita dal DPR n. 328/2001, art. 31, per poi passare ai pareri dell’Istituto superiore di sanità fino ad arrivare ai tempi d’oggi, con il passaggio all’alta vigilanza del Ministero della Salute. È doverosa una premessa. Il Biologo rappresenta la sintesi di molte discipline che sempre più si intersecano e caratterizzano il mondo della nutrizione, in particolare in una visione più moderna e futuribile, in quanto esso è detentore di saperi e sensibilità culturali che vanno dall’ambiente, alla genetica, alla microbiologia (microbiota), alla biochimica e a tutte le materie connesse alla scienza dell’alimentazione, ivi comprese le ultime scienze omiche. Tutto questo, messo insieme, identifica un professionista che è unico nel suo genere e che può rappresentare la convergenza e quindi la sintesi di più saperi, culture e specificità. Questi sono ambiti sempre più importanti, a maggior ragione quando si parla di educazione alimentare, di prevenzione e, perché no, anche di nutrizione applicata a condizioni fisio-patologiche in una visione più moderna e aggiornata della scienza dell’alimentazione. Oggi la ricerca e quindi la scienza medica è proiettata a individuare percorsi terapeutici sempre più personalizzati e specifici. È proprio in questa ottica che trova appropriatezza e spazio in ambito nutrizionale il Biologo, in grado di dare il proprio contributo avendo alle spalle la sensibilità e la cultura di cui accennato in precedenza. Ricordiamoci sempre che l’ambiente entra a far parte di noi in quanto esseri permeabili e l’espressione genetica (epigenetica) può dare risposte importanti insieme alle nuove frontiere come il microbiota intestinale, punto di convergenza tra il mondo esterno e il nostro organismo. La necessità, pertanto, di adeguare i vari strumenti va di conseguenza. Ecco così il nuovo “documento operativo” che raccoglie le linee guida pratiche prodotte da un team di cattedratici, legali e colleghi di comprovata esperienza. Il documento è uno strumento che ha tra gli obiettivi quello si di tracciare i confini e le responsabilità della nostra professione, ma allo stesso tempo di definirne appropriatezze anche dei percorsi formativi con l’obiettivo di generare uniformità culturale e sistemi di interpretazione della nutrizione secondo regole ben precise dell’evidence-based. L’obbligo degli aggiornamenti non solo è sancito da regole ben precise, ma diventa fondamentale, in quanto la disciplina della scienza dell’alimentazione è nuova, in costante evoluzione e aggiornamento. Prova ne sono gli ultimi studi che riguardano la genetica e l’epigenetica, il microbiota e l’alterata permeabilità, oppure la nutraceutica come prevenzione, solo per citarne alcuni. Pertanto, questo sarà uno strumento che avrà l’obiettivo di fare chiarezza sul modus operandi del Biologo nutrizionista dagli skill molto elevati a garanzia di alti profili professionali, morali, intellettuali e di responsabilità a cui è chiamato a rispondere. Le responsabilità in ambito sanitario sono elevatissime in particolare quando abbiamo a che fare con l’individuo e la salute, ecco perché regole ben precise possono solo stare a garanzia della nostra categoria. L’Ordine Nazionale dei Biologi sarà sempre al fianco dei colleghi che intendano garantire livelli di prestazione e di qualità in linea con il codice deontologico, con quanto scritto nel documento operativo e con quanto la scienza di nuovo propone tramite linee guida pubblicate e nuove evidence-based. Delegato Nazionale per la Nutrizione dell’Onb.

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PRIMO PIANO

Da sinistra, Pietro Miraglia, Vincenzo D’Anna, Federico Li Causi e Don Antonio Mancuso.

Apre la sede dell’Ordine della Sicilia Dopo Napoli e Catanzaro, si inaugura la delegazione a Palermo

P

rosegue a pieno ritmo il processo di regionalizzazione dell’Ordine Nazionale dei Biologi. Dopo quella di Campania e Molise e quella della Calabria, è stata inaugurata la delegazione della Sicilia. Gli uffici si trovano a Palermo, in via Principe Belmonte. «Il decentramento è un fattore positivo – spiega Vincenzo D’Anna, presidente dell’ONB – la nuova sede rappresenta il prodromo per portare i biologi siciliani a un’autonomia vera e propria nel giro dei prossimi due anni. Con la sede territoriale, gli iscritti avranno a disposizione un luogo per riunirsi e discutere, ad esempio, delle problematiche legate al territorio. La cerimonia inaugurale di oggi – prosegue – ha visto la presenza di molte autorità istituzionali e dei referenti degli ordini professionali di questa regione. Dal rapporto con le altre categorie non potrà che nascere un arricchimento per tutti i professionisti. La sede è aperta a tutti i biologi e invitiamo tutti gli iscritti a visitarla per incontrare i colleghi e fare proposte per il futuro. L’ordine professionale, laddove vi sia la lesione di un diritto soggettivo o dove un interesse legittimo venga disatteso, sarà presente per tutelare le prerogative che competono ai biologi».Alla cerimonia, oltre al presidente D’Anna, erano presenti Pietro Miraglia, vicepresidente dell’Onb e delegato regionale per la Sicilia, il tesoriere Pietro Sapia, la consigliera Stefania Papa è il direttore Pasquale Piscopo. «La Sicilia è tra le regioni d’Italia con il più alto numero di biologi iscritti – dice Pietro Miraglia – e nei prossimi mesi lavoreremo affinché la rete professionale siciliana venga rafforzata. Sarà importante individuare dei delegati nelle diverse province regionali che possano farsi portavoce delle necessità, delle esigenze e delle idee degli iscritti di ogni parte della Sicilia. Uno dei primi obiettivi – prosegue – sarà quello di individuare dei rappresentati per i diversi settori di impiego della nostra professione, come la nutrizione, la specialistica di laboratorio o l’ambiente, che è rappresenta una delle principali emergenze di questa regio-

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ne». All’inaugurazione erano anche presenti Federico Li Causi, componente del Consiglio Nazionale dei Biologi, e Nicola Locorotondo, commissario dell’Onb per la Sicilia. Tanti i rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine intervenuti, tra cui il vicesindaco di Palermo, Fabio Giambrone, l’assessore regionale alla formazione, Roberto Lagalla, il deputato regionale, Vincenzo Figuccia, il presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Palermo, Salvatore Amato, il presidente dell’Ordine dei Chimici della Sicilia, Vincenzo Nicolì, il consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Palermo, Dario Greco, una rappresentanza del Consiglio dei Veterinari di Palermo, il direttore del dipartimento di diagnostica del Policlinico di Palermo, Marcello Ciaccio, il direttore del controllo qualità e rischio chimico della Regione Siciliana, Francesca Di Gaudio, il direttore del Campus di ematologia “Cutino” di Palermo, Aurelio Maggio, il biologo è consigliere comunale di Tusa, Domenico Sammataro, e la componente del Consiglio di amministrazione Gesap-aeroporto di Palermo, Cleo Li Calzi. Inoltre era presente Don Antonio Mancuso, vicario episcopale della Arcidiocesi di Palermo, che ha benedetto la nuova sede.


PRIMO PIANO

Pietro Sapia, tesoriere dell’Onb.

Vincenzo D’Anna, presidente dell’Onb.

Stefania Papa, consigliere dell’Onb.

Da sinistra, Salvatore Amato, presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Palermo, e Nicola Locorotondo, commissario dell’Onb.

Pietro Miraglia, vicepresidente dell’Onb e delegato regionale per la Sicilia.

Da sinistra, Vincenzo Figuccia, deputato regionale della Sicilia, e Pietro Miraglia.

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PRIMO PIANO

Nutrizione, microbiota e tumori Ne hanno parlato biologi, medici e studenti all’Università di Cosenza

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utrizione, microbiota e tumori, un tema di attualità che ha visto discutere biologi, medici e studenti all’Università di Cosenza. Nell’aula Caldora, erano oltre 250 i partecipanti al convegno organizzato dall’Ordine Nazionale dei Biologi e dall’Associazione scientifica biologi calabresi, con il patrocinio dell’Ateneo ospitante, delle Università di Catanzaro e Roma “Tor Vergata”, del Policlinico Gemelli di Roma e dell’ASL di Cosenza. «Dopo il convegno sulla nutrizione in oncologia fatto il mese scorso all’università di Catanzaro il mese scorso – spiega Franco Scicchitano, consigliere dell’Ordine e delegato per la regione Calabria - oggi parleremo di microbiota. In entrambi i convegni abbiamo voluto la presenza di relatori appartenenti anche ad altre categorie professionali, come i medici e psicologi, perché riteniamo che la Scienza della Nutrizione necessiti un approccio multidisciplinare». «Questo convegno sul microbiota è stato organizzato in questa regione per rispondere alle esigenze scientifiche della comunità di biologi presenti su questo territorio – racconta Ennio Avolio, presidente dell’Associazione scientifica biologi calabresi -. Siamo riusciti a coinvolgere alcuni dei principali esperti nel campo a livello nazionale che ci hanno permesso di comprendere quelli che sono gli aspetti più importanti e gli ultimi aggiornamenti scientifici in questo settore». L’evento è stato moderato da Gianni Zocchi, delegato Nazionale per la nutrizione dell’Ordine dei Biologi, che ha spiegato come «il microbiota incide sicuramente su molte patologie e gli studi in tal senso sono in continua evoluzione. Certo è che l’alimentazione non è solamente un aspetto che riguarda la componente strutturale dell’individuo. Oggi – conclude - dobbiamo avere una particolare attenzione anche agli aspetti che riguardano il microbiota intestinale perché è un’interfaccia tra il mondo esterno e il quello interno a ciascuno di noi. Ogni ali-

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mento che entra nel nostro organismo viene processato per poi arrivare all’intestino, dove trova una flora batterica intestinale che nel tempo si è andata a modificare e ha modificato anche la nostra biodiversità». Tra i relatori della giornata erano presenti Renato Fani, presidente del corso di laurea in Scienze biologiche all’Università di Firenze, Mario Mauro Amato, biologo analista, Giuseppe Talani, ricercatore dell’Istituto di neuroscienze del CNR di Cagliari, e Ludovico Abenavoli, professore di gastroenterologia dell’Università di Catanzaro. «Avere un microbiota che funziona significa avere un metabolismo sano e in forma, oltre che un sistema immunitario attivo – spiega Ludovico Abenavoli -. È importante garantire la salute del nostro microbiota per essere protetti nei confronti di numerosi fattori che possono indurre patologie, non solo metaboliche, ma anche tumorali. Nel corso del convegno abbiamo ragionato su quanto sia importante l’alimentazione e lo stile di vita nel mantenerci in salute, vale a dire con un microbiota sano, efficiente e attivo».


PRIMO PIANO

Gianni Zocchi, delegato nazionale per la Nutrizione dell’Onb.

Ennio Avolio.

Renato Fani.

Mario Mauro Amato.

Ludovico Abenavoli.

Franco Scicchitano, consigliere dell’Onb e delegato regionale per la Calabria.

Giuseppe Talani.

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PRIMO PIANO

Biologi e professioni sanitarie Al forum di Firenze, una tavola rotonda con il ministro della Salute di Stefania Papa*

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uattordicesima edizione del forum Risk Management a Firenze, l’evento nazionale dedicato al tema della salute e promosso dall’Istituto superiore di sanità e dalla Fondazione sicurezza in sanità. Organizzato nella sede della Fortezza da Basso, il forum ha avuto il patrocinio, tra gli altri, di Regione Toscana, Comune di Firenze, Ministero dell’Ambiente, Conferenza delle regioni e delle pubbliche amministrazioni, Agenas e Aifa. Alla giornata di apertura è intervenuto il ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha spiegato come il nuovo Governo abbia «ottenuto tre risultati straordinari in questa manovra. Il primo è un aumento di due miliardi del Fondo Sanitario Nazionale. Il secondo è l’aumento di due miliardi da destinare all’edilizia e sull’ammodernamento tecnologico. Il terzo è l’abolizione del superticket. Io credo che dentro una manovra complicata, dove bisogna evitare di far scattare 23 miliardi di clausole di salvaguardia, c’è un investimento molto significativo sul comparto salute, che torna al centro degli interessi del Governo. Si chiude definitivamente la stagione dei tagli – prosegue il ministro - e credo che l’eliminazione di una brutta tassa sulla salute degli italiani rappresenti un messaggio importante per i cittadini, perché dimostra che le istituzioni tengono alla loro salute e alle loro cure. In Italia abbiamo una pietra preziosa tra le mani, che ci hanno lasciato i nostri padri, e che è il servizio sanitario nazionale. Difendiamolo

Consigliere dell’Ordine Nazionale dei Biologi, delegata nazionale per la sicurezza alimentare e delegata nazionale per le regioni Toscana e Umbria.

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insieme, col coltello tra i denti, perché è importante che sia capisca che se una persona sta male ha diritto ad essere curato. Nel nostro paese la salute viene prima di tutto». La sinergia tra le professioni sarà un elemento fondamentale della sanità del futuro. L’attenzione di ogni esperto coinvolto è rivolta all’individuo che ciascuno osserva dal punto di vista della propria speciale competenza. L’incontro, ha visto tutte le professioni sanitarie riunite con un obiettivo comune importante, che vede il cittadino-paziente servito dalle professioni sanitarie tutte in un’ottica di multidisciplinarietà, perché è importante conoscere il margine di responsabilità di ciascuno di noi nel proprio settore di applicazione e nella valorizzazione di ciascuna speciale competenza nell’ambito delle professioni sanitarie, delle professioni intellettuali, a cui le professioni sanitarie appartengono e che sono sicuramente di grande contributo verso il mondo della cittadinanza a cui i nostri servizi sono rivolti. Alla tavola rotonda dedicata al tema delle Sinergie, tra le professioni sanitarie erano presenti i rappresentanti degli ordini professionali sanitari, tra cui quello dei Biologi. A fare gli onori di casa, Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri.


PRIMO PIANO

Roberto Speranza, ministro della Salute.

Stefania Papa, consigliere dell’Onb e delegata nazionale per Toscana e Umbria.

Filippo Anelli, presidente della Fnomceo.

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BIOLOGIA DEL PALAZZO

Mes è il Fondo Salva Stati. Ecco cosa rischia l’Italia

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l Mes è il Fondo Salva Stati che aiuta in Paesi in difficoltà finanziaria, come lo sono stati in passato la Grecia, il Portogallo e la Spagna. La riforma di cui si discute ora, e che dovrebbe essere definitivamente approvata a dicembre dall’Eurogruppo, nel testo originario prevedeva l’obbligo per uno Stato di ristrutturare il debito se vuole accedere agli aiuti del Mes, ma questo automatismo è poi caduto grazie anche alla forte opposizione dell’Italia. Però alcune cose importanti sono state modificate, a partire da chi deve giudicare o no l’opportunità di ristrutturare il debito di un Paese. E ad esprimersi dovrà essere proprio il Mes, un organismo tecnico attualmente guidato da un falco tedesco che, come sta scritto nel Trattato, presterebbe maggiore attenzione agli interessi dei creditori (cioè gli altri Paesi europei che forniscono le risorse per il Fondo) invece di guardare agli interessi generali dell’Unione e dell’area euro. Ed è proprio questo cambiamento che fa presumere una maggiore propensione a chiedere la ristrutturazione del debito. Supponiamo che il debito, come nel caso dell’Italia, sia il 135% del Pil, e lo si voglia ridurre al 70-89% per non esporre il Paese a una crisi finanziaria, si aprono due possibilità: non pagare i creditori (ristrutturazione del debito) o aumentare le tasse e tagliare la spesa. In questo secondo caso il bilancio migliorerebbe, ma si porterebbero avanti politiche di austerità in una situazione di stagnazione economica. Nel primo caso invece no. Ma in un Paese come l’Italia, in cui il 70% del debito pubblico è detenuto dai risparmiatori italiani, anche una ristrutturazione comporterebbe una politica di austerità. Perché se hai prestato 100 allo Stato acquistando Bot o Cct e lo Stato ti restituisce solo 50 significa che ti sta tassando la metà del prestito. Ora: se lo spread comincia a risalire a causa di nuove tensioni politiche o finanziarie, teoricamente gli investitori dovrebbero essere tranquillizzati dall’intervento equilibratore del Mes che copre l’esposizione. Ma se il Mes ti chiede di ristrutturare il debito come condizione per darti i soldi, c’è il rischio concreto che gli investitori fuggano vendendo i titoli di Stato italiani. Un cortocircuito che si autoalimenta, insomma. Però arrivare a delle modifiche, se tecnicamente è ancora possibile, politicamente è invece complicato, perché il Consiglio europeo di giugno ha già dato l’assenso di massima alla riforma. Certo, il Trattato deve ancora essere ratificato dai Parlamenti dei singoli Paesi, ma l’Italia non ha un potere di veto, e se gli altri Paesi decidessero di andare avanti senza di noi l’Italia, che è uno dei Paesi più indebitati d’Europa, non avrebbe più accesso al Mes.

di Riccardo Mazzoni

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a Conte ha davvero tradito il mandato del Parlamento dando via libera, durante l’Eurogruppo di giugno, alla riforma del Mes (meccanismo europeo di stabilità, alias fondo salva Stati)? Lui giura di no, ma Lega e Cinque Stelle - suoi alleati nel governo giallo verde - gli chiedono ugualmente spiegazioni urgenti, insinuando il sospetto che il presidente del consiglio e l’allora ministro Tria abbiano agito all’insaputa dei due vicepremier e della maggioranza gialloverde. Chi dice la verità? Per cercare di capirlo vale la pena rileggere i documenti e le dichiarazioni di quei giorni perché, come dice il prover-

bio, carta canta e villan dorme. Intanto, la scarna dichiarazione scritta diramata a fine vertice - una paginetta appena- ricalcava in pieno i contenuti del documento congiunto siglato precedentemente dai ministri delle finanze francese e tedesco a Mesenberg. Gli stessi contenuti sarebbero poi stati interamente ripresi anche nella lettera finale del presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, che riassumeva conclusioni del summit. Dunque, è un fatto che il vertice dei governi dell’eurozona dello scorso 29 giugno si concluse con la sostanziale adozione dell’approccio avanzato da Francia e Germania nella riforma del meccanismo europeo di stabilità, che per l’Italia comporta i gravi rischi tempestivamente segnalati dal governatore Visco, secondo cui il solo annuncio di una

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ristrutturazione del debito potrebbe innescare una spirale perversa di aspettativa di default. Nella bozza di riforma si ribadiva la “condizionalità” quale principio fondante, da declinare secondo la specificità dei diversi interventi, rispetto ai quali il meccanismo europeo dovrà acquisire un ruolo maggiore in sede di pianificazione e monitoraggio. Ma la condizionalità a cui sarebbero sottoposti i Paesi in crisi sarebbe una sorta di capestro, perché i vertici del Mes - oggi guidati da un tedesco- dovrebbero valutare in via preventiva la situazione finanziaria degli Stati, fino appunto alla ristrutturazione del debito. Perché allora le fonti comunitarie parlarono di “ampio accordo tra i capi di Stato e di governo sulla revisione del Mes e Conte, nelle dichiarazioni finali, non prese in alcun modo le distanze da quel documento? E’ anche vero, però, che secondo l’accordo raggiunto, su richiesta in particolare dell’Italia, le procedure per le ratifiche nazionali verranno avviate solo quando tutta la documentazione sarà stata concordata e finalizzata, nel prossimo mese di dicembre. Facciamo un passo indietro: cosa aveva detto Conte in Par-


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IL MES DIVIDE LA POLITICA: CHI HA RAGIONE TRA CONTE E CHI LO ACCUSA? Ricostruiamo cosa accadde in Parlamento alla vigilia dell’Eurogruppo e quali margini ha l’Italia per riaprire la trattativa

lamento alla vigilia del vertice europeo? Sostanzialmente che occorreva “una valutazione congiunta dei tre elementi del pacchetto di approfondimento dell’unione economica e monetaria (EDIS, eurobudget e MES), riservandosi quindi, in questo caso, il Parlamento di esprimere la valutazione finale solo all’esito della dettagliata definizione di tutte le varie componenti del pacchetto, favorendo il cosiddetto package approach, che possa consentire una condivisione politica di tutte le misure interessate, secondo una logica di equilibrio complessivo”. Un approccio condiviso dal leghista Bagnai, che disse di apprezzare l’intervento del premier avvertendolo però di vigilare sulla riforma di un meccanismo che ci potrebbe penalizzare. Considerazioni riprese dal capogruppo Romeo, secondo il quale la bozza di riforma andava rivista “operando nello specifico una revisione dei criteri per l’accesso degli Stati alle linee di credito precauzionali del MES”. Anche la risoluzione di maggioranza approvata da Camera e Senato impegnava il governo “ad opporsi ad assetti normativi che finiscano per costringere alcuni Paesi verso percorsi di ristrutturazione (del debito)

predefiniti e automatici, con sostanziale esautorazione del potere di elaborare in autonomia politiche economiche efficaci”. È in un altro passaggio, più specificamente, in ordine alla riforma del Meccanismo europeo di stabilità, “a non approvare modifiche che prevedano condizionalità che finiscano per penalizzare quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali e di investimenti, e che minino le prerogative della Commissione europea in materia di sorveglianza fiscale”. Un mandato inequivocabile, dunque, per bloccare in nome della sovranità nazionale una riforma che sembra scritta appositamente per commissariare i Paesi ad alto debito pubblico come l’Italia. Conte ha ragione quando sostiene che, qualunque sia il documento finale che uscirà dall’Eurogruppo di dicembre, sarà comunque il Parlamento ad avere

Conte sostiene che sarà comunque il Parlamento ad avere l’ultima parola

l’ultima parola. Ma ha comunque il dovere di chiarire la posizione tenuta al vertice di giugno, e di fornire una risposta alle parole di fuoco pronunciate nell’aula del Senato dalla senatrice De Petris: “Dopo tutta questa storia, tutta questa retorica, tutta questa propaganda (“tanto io faccio la flat tax, tanto io faccio questo, tanto io faccio quest’altro”), lei adesso, presidente Conte, è venuto a dirci che sul MES vedremo e faremo. Ma intanto lei è andato a firmare l’intesa sul Meccanismo europeo di stabilità, che noi riteniamo pericoloso per il nostro Paese”. Proprio così: “intesa firmata”. Un’affermazione a cui Conte non rispose quando riprese la parola per dare il giudizio del governo sulle mozioni. Ora, però, arriva il redde rationem: il premier infatti dovrà andare in Europa a spiegare che i in Parlamento non ha la maggioranza per approvare la riforma del Mes voluta dai Paesi che sono stati i grandi sponsor della nascita del Conte bis. E se a giugno - come sostiene l’opposizione e come sospettano i Cinque Stelle - aveva davvero tacitamente dato il suo assenso a una riforma che la maggioranza del Parlamento considera anti-italiana, le conseguenze sarebbero ancora più gravi.

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IL SENATO APPROVA IL “DECRETO CLIMA” PER MIGLIORARE LA QUALITÀ DELL’ARIA Tra le misure previste, saranno presenti anche incentivi alla mobilità sostenibile

L’

emergenza climatica sta mobilitando il mondo, il popolo di Greta è in perenne mobilitazione, il 29 novembre c’è il quarto sciopero globale per il clima, e al centro della prossima plenaria dell’Europarlamento si vota una risoluzione per inserire nel “patto verde europeo” l’obiettivo di una riduzione delle emissioni del 55% al 2030, in modo da raggiungere la soglia di completa neutralità del Vecchio Continente entro il 2050. Il Senato ha approvato in prima lettura il cosiddetto decreto clima che pianifica una politica strategica proprio per il contrasto ai cambiamenti climatici attraverso il miglioramento della qualità dell’aria, con una serie di misure per incentivare la mobilità sostenibile. Il provvedimento nasce per rispondere ad alcune procedure di infrazione per il non rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50 sulla qualità dell’aria. Le rilevazioni più recenti, datate 2017,

Un piano coordinato da un tavolo vedono le concentrazioni di polveri sottili più elevate in Italia e in alcuni Paesi permanente interministeriale sull’emerdell’Est: sono due milioni gli italiani che genza climatica con sede al Ministero vivono in aree, come la Pianura Padana, dell’Ambiente che avrà la funzione di dove i limiti Ue per i due inquinanti prin- monitorare le azioni del programma stracipali (il biossido di azoto e il particolato tegico nazionale. Il Cipe viene trasforfine, cioè le famose mato in Comitato polveri sottili) sono interministeriale per Circa 2 milioni di italiani la programmaziostati violati sistematicamente. vivono in aree dove i limiti ne economica e per Si tratta del prilo sviluppo sostemo atto normativo Ue per inquinanti vengono nibile a decorrere del nuovo governo sistematicamente violati dal primo gennaio che inaugura il “gre2021. All’articolo 2 en new deal” con si chiarisce che la misure come l’adozione di un bonus mo- dotazione del fondo istituito per finanbilità per cercare di ridurre l’utilizzo del ziare il “programma sperimentale buono mezzo di trasporto privato, di un bonus mobilità” viene assicurata mediante l’umobilità che riguarda la sostituzione del tilizzo, per gli anni dal 2019 al 2024, di parco veicoli a disposizione del traspor- una quota parte dei proventi delle aste to studentesco e incentivi alla piantu- delle quote di emissioni di Co2 destinamazione e al rimboschimento nelle città ta al Ministero dell’Ambiente e che sarà versata dal Gestore dei servizi energetici, metropolitane.

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comunitaria, la n. 2147 del 2014 e la n. 2043 del 2015, aventi una popolazione superiore ai 50.000 abitanti per la realizzazione di un’unica opera. Per quanto riguarda la promozione del trasporto scolastico sostenibile, l’articolo 3 autorizza la spesa di 20 milioni di euro per il 2020 e il 2021, allo scopo di finanziare progetti sperimentali per la realizzazione o l’implementazione del servizio di trasporto scolastico da realizzarsi © Stanislava Yaneva/www.shutterstock.com con mezzi di trasporto ibridi o elettrici o non inferiori a euro 6, immatricolati per la prima volta dopo il 31 agosto 2019. L’articolo si occupa della riforestatenendo conto dei limiti di dotazione del fondo. Sempre all’articolo 2 si estende zione, prevedendo il finanziamento di l’utilizzo del buono mobilità ai servizi di un programma sperimentale per le citmobilità condivisa e individuale. Il bonus tà metropolitane, per un importo di 15 mobilità prevede fino a 500 euro per la milioni di euro per ciascuno degli anni rottamazione di veicoli particolarmente 2020 e 2021. Al comma 2 si prevede che entro novanta inquinanti quali, segiorni dall’entrata gnatamente, i moto20 milioni di euro in vigore della legge cicli con ciclo a due di conversione del tempi senza catalizfinanzieranno progetti decreto, il Ministro zatore, o fino a 1.500 deeuro per gli autovei- sperimentali per il servizio dell’Ambiente finisca le modalità coli maggiormente di trasporto scolastico per la progettazione inquinanti, quindi degli interventi da quelli di classe di parte delle Città metropolitane. omologazione fino a Euro 2. Il riparto dei fondi avverrà tenendo Inoltre, il finanziamento di progetti relativi alla creazione, prolungamento, conto dei criteri di selezione della valenammodernamento e messa a norma di za ambientale e sociale dei progetti, del corsie preferenziali per il trasporto pub- livello di riqualificazione e di fruibilità blico locale devono essere presentati al dell’area, dei livelli di qualità dell’aria e Ministero dell’Ambiente dai Comuni in- della localizzazione nelle zone oggetto teressati dalle procedure d’infrazione delle procedure di infrazione europea.

Un altro capitolo è dedicato alle opere di pulizia e manutenzione del demanio fluviale e di contrasto al dissesto idrogeologico, oltre che agli interventi in materia di discariche abusive ed acque reflue. L’articolo 7 riconosce, in via sperimentale, un contributo a fondo perduto a favore degli esercenti commerciali per incentivare la vendita di detergenti o prodotti alimentari sfusi o alla spina. Il contenitore offerto dall’esercente non dovrà essere monouso, nell’ottica di una limitazione dell’uso della plastica. Il contributo potrà essere utilizzato anche per l’apertura di nuovi negozi esclusivamente dedicati alla vendita di prodotti sfusi. Il beneficio verrà esteso anche alle imprese agricole, che potranno così vendere direttamente al dettaglio i prodotti delle rispettive aziende. Le opposizioni, durante il dibattito in aula, pur condividendo in linea di massima gli obiettivi del decreto, hanno posto l’accento sul tasto dolente dei finanziamenti, affermando che la bontà di un intervento in materia ambientale deve essere misurata anche dalla quantità di denaro destinata all’attuazione delle misure. E il problema è che molte delle misure previste sono senza oneri per il bilancio pubblico, visto che la frase maggiormente ricorrente nel decreto dice: “Senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. Per cui l’assenza di finanziamenti cospicui “determina di per sé una debolezza dell’intervento”. (R.M.)

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INTERVISTE

LA DIETA CHE AIUTA A COMBATTERE IL CANCRO di Carmine Gazzanni

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empre più numerosi sono gli studi che indicano come una dieta sana sia in grado di salvaguardare il nostro corpo dall’insorgenza di tumori. L’ipotesi che l’alimentazione di tutti i giorni possa avere a che fare con la prevenzione dei tumori ha attirato l’attenzione dei ricercatori già da tempo. E, a riguardo, l’Istituto nazionale dei tumori di Milano (Int) è un’eccellenza sul campo della ricerca scientifica con la dieta mima-digiuno portata avanti dal professor Filippo de Braud, direttore del dipartimento di Oncoematologia, in collaborazione col dottor Claudio Vernieri. «Parliamo di una dieta – spiega proprio Vernieri – che prevede per cinque giorni consecutivi una forte riduzione dell’apporto calorico, ma soprattutto dei carboidrati, cioè di glucidi e di proteine: solo 600 chilocalorie il primo giorno e 300 nei quattro giorni consecutivi. L’obiettivo è “affamare” il tumore». I risultati del primo studio saranno pubblicati a breve, ma Vernieri rivela al Giornale dei Biologi alcune prime indiscrezioni dei successi raggiunti e quali saranno ora i prossimi step. Partiamo, però, da principio. Qual è il nesso tra alimentazione e malattie tumorali? «Dipende molto da cosa intendiamo. Se parliamo di ambito preventivo è un discorso, se parliamo di ambito curativo ovviamente è tutto un altro discorso». Partiamo dal primo. «Oggi sappiamo che c’è un nesso tra stili alimentari e predisposizione allo sviluppo di alcuni tumori. I dati epidemiologici sono a riguardo molto solidi. E ci dicono innanzitutto che l’obesità, indipendentemente dallo stile e dal regime alimentare specifico, incrementa il rischio di sviluppare numerosi tipi di tumori, come quello al colon-retto, alla mammella, al pancreas, al fegato. Per quanto

Claudio Vernieri: “Un’alimentazione sana è importante, ma guai a pensare che sia alternativa ai trattamenti standard”

Istituto nazionale dei tumori, Milano

riguarda stili specifici, stanno emergendo alcuni tipi di tumore; altri studi, invece, dati che ci dicono che la dieta mediter- si sono soffermati sulle proprietà degli ranea si associa a un rischio relativo ri- agrumi. Però i livelli di evidenza sono dotto di sviluppare neoplasie. Parliamo molto, molto più bassi rispetto agli stili di un tipo di dieta tipicamente costituita protettivi alimentari o all’obesità». da frutta, ortaggi, Dunque, ci legumi, cereali insono alimenti che All’Istuto nazionale dei tegrali non raffinati, fanno più bene di un basso consumo altri? tumori di Milano si sta di carni rosse e car«Questo è il sperimentando la dieta ni conservate e un punto cruciale: anconsumo moderato che l’acqua, che è mima-digiuno di alcolici». un elemento vitale, E se ci spostiapuò essere letale se mo su singoli alimenti? consumato in maniera eccessiva. Se lei «È ovviamente molto complesso an- consuma 20 litri d’acqua in un giorno, dare a valutare quante arance o quanti va in iposodiemia acuta e muore. Come broccoli ho mangiato in un anno, dunque l’acqua, qualunque tipo di alimento o di gli studi sono molto meno forti. Ci sono, bevanda può essere tossica fino addiritperò, ricerche che hanno dato esiti posi- tura ad essere letale se si superano detivi: ci sono ad esempio studi in cui è sta- terminate quantità. In alimentazione non to associato un certo consumo di broccoli esistono “buoni” o “cattivi”; esiste invece e di cavolfiori a una minore incidenza di il giusto di ogni cosa».

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INTERVISTE

Chi è

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Passiamo ora all’aspetto curati- sono delle evidenze nella fase preventivo: mangiare in un certo modo può va, oggi noi sappiamo che mangiar bene, aiutare a combattere uno specifico evitare l’obesità si può associare in alcutipo di tumore o aumentare le pro- ni contesti – come per il carcinoma della babilità di sopravvivenza? mammella su cui ci sono studi positivi in «Anche qui è tal senso – a una riutile fare una preduzione del rischio Prevede per cinque messa: una certa che la malattia torni tipologia di alimenin futuro». giorni consecutivi tazione dev’essere E se parliamo una forte riduzione intesa come possibidi malattie metalità di integrazione a statiche? dell’apporto calorico trattamenti oncologi«Qui il discorso ci standard come la cambia. Se parliamo chirurgia, la radioterapia, la chemiotera- di malattie in stato avanzato, dobbiamo pia, l’immunoterapia. Mai, dunque, come dire che le evidenze scientifiche cliniche “cura alternativa”». sono molto scarse: ad oggi non esiste Direi che questa premessa è fon- una dieta, un regime alimentare o delle damentale. modificazioni della dieta che abbiano dimostrato un vantaggio di sopravvivenza «Assolutamente sì». in nessun gruppo di pazienti oncologici. Torniamo a noi… «Certo. Se ho una malattia già ope- Probabilmente anche perché pochi studi rata e spero che non ritorni, così come ci sono stati condotti in questo settore».

laudio Vernieri è ricercatore presso il dipartimento di Oncologia Medica presso la Fondazione IRCCS - Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, nell’équipe diretta dal professore Filippo de Braud. Attualmente è impegnato in attività cliniche nel campo del trattamento del carcinoma della mammella, nonché in progetti di ricerca clinica e traslazionale incentrati sul carcinoma e sul metabolismo del tumore, inclusi studi sulla dieta che imita il digiuno e su altri approcci per contrastare il metabolismo del tumore. Con la dieta mima-digiuno ai pazienti coinvolti è stato chiesto di seguire per cinque giorni ogni 3-4 settimane, durante i trattamenti chemioterapici, un regime alimentare a base vegetale con un apporto calorico tra le 300 e le 700 calorie al giorno.

Claudio Vernieri.

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Su questo, però, l’Istituto nazionale dei tumori sta raggiungendo importanti risultati… «È vero. Insieme al professore Filippo de Braud stiamo conducendo due studi clinici sperimentali che stanno valutando l’impatto di un regime di restrizione calorica molto forte che abbiamo preso in prestito dall’idea di Valter Longo: la “dieta mima-digiuno”». Di cosa si tratta? «Noi abbiamo uno schema di dieta che diamo ai nostri pazienti e stiamo valutando gli effetti di questo regime calorico sugli stessi pazienti e sul tumore. Il punto è capire se queste diete sono in grado di “affamare” il tumore e quindi di poter replicare gli effetti chemioterapici come ci mostrano gli esperimenti sugli animali da laboratorio. Dieci anni fa avremmo detto che mancano completamente le evidenze. Oggi diciamo che ci sono delle evidenze pre-cliniche interessanti, dunque è il momento di fare studi clinici, esattamente come stiamo facendo. Studi clinici che siano però controllati, di modo che l’oncologo segue il paziente e il paziente non fa il fai-da-te». Nello specifico cosa prevede questa dieta? «Si tratta di cinque giorni consecutivi di forte riduzione dell’apporto calorico, ma soprattutto dei carboidrati. Dunque, sono poche chilocalorie per 5 giorni consecuti-

Il regime alimentare di restrizione calorica è stato ideato dal biologo Valter Longo vi: 600 il primo giorno e 300 nei quattro giorni consecutivi. Per quanto invece riguarda i liquidi, non c’è alcuna forma di restrizione dato che da questi non deriva per l’organismo alcuna forma di energia. E ripetiamo questo ciclo ogni 20-28 giorni in combinazione con i trattamenti tumorali standard, verificando però prima se non ci siano stati problemi specifici legati alla dieta nel ciclo precedente, e dopo aver verificato che nel frattempo il paziente ha ripreso il giusto peso corporeo». A che punto siamo oggi? «Dal punto di vista clinico abbiamo già concluso il primo dei due studi. I risultati sono in via di pubblicazione, dunque non posso anticipare nulla. Quello che le posso dire è che quest’approccio è fattibile: ammesso che il paziente sia stato adeguatamente selezionato da personale oncologico e da nutrizionisti esperti, ammesso che poi venga seguito durante ciascuno dei 5 giorni di dieta mima-digiuno, la dieta è fattibile ed eventualmente ripetibile. Dallo studio emerge, infatti, che i pazienti possono effettuare fino a un massimo di 8

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cicli di questa dieta ogni 3-4 settimane». Qual è, allora, il prossimo step? «Ora dobbiamo capire se la dieta è efficace. È già arrivato a metà dell’arruolamento il secondo studio in cui vogliamo valutare la capacità di questa dieta di cambiare il metabolismo all’interno del tumore. Stiamo arruolando pazienti con tumori della mammella o melanoma in fase iniziale e, dunque, candidati a effettuare una chirurgia potenzialmente curativa. Faremo, poi, un solo ciclo di dieta prima della chirurgia e, confrontando il tumore tolto alla chirurgia con la biopsia ottenuta prima della dieta dello stesso tumore, capiremo effettivamente se la dieta all’interno del tumore comincia a modulare qualcosa in termini di proliferazione. Passeremo, poi, alla terza fase». Cosa prevede? «Andremo a combinare il regime di mima-digiuno con i trattamenti standard – cioè chemioterapia e terapie biologiche – in specifici gruppi di pazienti proprio con l’obiettivo di capire l’efficacia anti-tumorale. E cioè se quest’approccio è in grado di prolungare – sarebbe l’obiettivo ultimo e più alto – la sopravvivenza di pazienti con specifici tumori. Un obiettivo importante. Assolutamente sì. Da qui ai prossimi cinque anni saremo assorbiti da queste fasi. Ma siamo convinti di essere sulla strada giusta».


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INTERVISTE

IL NOSTRO FEGATO ORA È MAPPATO CELLULA PER CELLULA

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n vero e proprio atlante. Ma, questa volta, realizzato non per conoscere il mondo geografico, ma quello biologico di un «organo straordinario, complesso e multitasking composto da diversi tipi cellulari e che conoscevamo poco in termini di eterogeneità cellulare e dell’organizzazione spaziale»: il fegato. Questo è l’incredibile studio compiuto da Antonio Saviano, internista ed epatologo formatosi all’Università Cattolica del Sacro Cuore - Fondazione Policlinico Gemello IRCCS di Roma e attualmente presso l’Istituto di malattie virali ed epatiche dell’Inserm (Institut national de la santé e de la recherche médicale) di Strasburgo. Partiamo da principio: cos’è l’atlante geografico del fegato? «Il fegato è il centro del metabolismo umano, un importante hub del sistema immunitario, produce la bile, ha una doppia vascolarizzazione ed è capace di rigenerarsi. Insomma, un organo straordinario. L’atlante del fegato pubblicato su Nature ha analizzato l’espressione genica nel fegato umano adulto cellula per cellula e con un dettaglio senza precedenti. Fino ad oggi, l’analisi dell’RNA veniva effettuata sul tessuto intero, tutte le cellule insieme, rendendo quindi impossibile studiare cellule rare o sottotipi cellulari molto simili tra loro. L’atlante ha permesso di dimostrare che per ogni tipo cellulare epatico, esistono tantissimi sottotipi con funzioni differenti, per esempio, macrofagi epatici pro-infiammatori e antinfiammatori. Siamo riusciti a dimostrare che non solo gli epatociti ma anche altre cellule epatiche, come le cellule endoteliali, hanno un’organizzazione spaziale e funzionale ben precisa (la cosiddetta zonazione) che era sconosciuta finora. Abbiamo potuto, inoltre, identificare una cellula progenitrice che può differenziarsi nei due principali tipi cellulari epatici, epatociti e colangio-

Antonio Saviano: “Ora lo studio di tumori e malattie epatiche ha uno strumento in più”

Antonio Saviano.

citi. Insomma, l’atlante è realmente una sembrare un’impresa da pazzi… mappa, a disposizione di tutta la comuni«Tante cellule, ma il fegato è talmente tà scientifica, per muoversi nell’intricata complesso che all’inizio non ci siamo dati fisiopatologia epatica e studiare malattie un obiettivo minimo di cellule. Mano a come la steatoepatite non alcolica e l’epa- mano che andavamo avanti, che sequentocarcinoma dove il microambiente cellu- ziavamo un tessuto nuovo o un tipo cellulare è fondamentale». lare diverso, ci veniva la voglia di vederci Com’è nata quest’idea? più chiaro e di analizzare di più. Ad un «L’RNA a cellule uniche è una tecnica certo punto, raggiungere le 10mila cellule nuovissima e noi, in quanto centro per lo sembra il minimo». studio delle malattie virale ed epatiche, ci A quali benefici potrebbe portare siamo detti che è la tecnica perfetta per tale studio? analizzare un organo «L’atlante è uno così intricato come il strumento di riferiRealizzato nel laboratorio mento fondamentale fegato. Abbiamo perciò colto l’occasione per studiare le malat“Microfluidic and e creato una collabotie epatiche croniche razione internaziona- Biomimetic Microsystems” e il cancro del fegato le eccezionale che ha del Politecnico di Milano a livello della cellula potuto sostenere un singola e finalmenprogetto costoso e te identificare nuovi ambizioso come questo. Una collaborazio- target terapeutici per la cura e la prevenne tra il centro d’eccellenza per lo studio zione di queste malattie che fanno più di dell’RNA su cellula unica, il Max-Plan- 2 milioni di morti all’anno e sono una delle ck-Institute di Friburgo in Brisgovia e il principali cause di morbilità e mortalità al nostro centro a Strasburgo che lavora a mondo». strettissimo rapporto con l’ospedale uniCos’è successo dopo la pubblicaversitario e i pazienti». zione del suo studio? Sono state utilizzate in tutto 10mila «Lo studio è stato accolto con clamore cellule epatiche. Per qualcuno potrebbe e plausi dalla comunità scientifica e con

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INTERVISTE

Tumori epatici

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tante speranze dai pazienti che vediamo zero. Mantenendo comunque contatti e ogni giorno. Ci siamo già lanciati nell’a- collaborazioni con il Policlinico Gemelli di nalisi a singola cellula dell’epatocarcino- Roma e con il gruppo del professor Antoma e delle malattie croniche del fegato e nio Gasbarrini di cui faccio ancora parte». speriamo nei prossimi anni di identificare Cosa vuol dire fare ricerca in Italia? nuove cure per i pazienti». «L’Italia è un paese bellissimo ma ha Lei è un ricercatore italiano che, le sue difficoltà. I fondi nazionali per la ricome tanti, si è trasferito all’estero. cerca non sono sufficienti a volte neanche Esigenza o sua volontà? per le attività ordinarie e non ci permet«Diciamo entrambe. L’esigenza e la tono di competere con gli altri paesi eurovolontà di lavorare in un ambiente inter- pei. Il precariato, senza reali prospettive a nazionale per migliorare le mie competen- lungo termine, è diffusissimo nel settore ze di ricerca, imparae non permette di re a condurre studi lanciarsi in progetL’idea è nata da una complessi e gestire ti di ricerca difficili collaborazioni difficili e rischiosi. Questi collaborazione con il per poi rientrare e arsono i due principali ricchire il nostro bel “Tissue Engineering Group” motivi per cui l’Italia paese. Avrei potuto non è attraente per dell’Ospedale di Basilea continuare a lavorare la ricerca e non può come medico al Pocompetere con USA, liclinico Gemelli di Roma dove mi sono Gran Bretagna, Germania e Francia». formato e ho imparato tanto, ma quando Pensa di tornare? si è giovani, bisogna esplorare realtà la«Non a strettissimo giro perché ho anvorative diverse, possibilmente tuffarsi cora un anno di contratto qui a Strasburgo. in contesti totalmente diversi, mettersi Il mio obiettivo lavorativo è continuare a in discussione e abbandonare per un po’ coniugare l’attività clinica e la ricerca trala propria zona di confort. Per questo ho slazionale, sono in attesa di capire che posdeciso di fare un dottorato di ricerca all’e- sibilità, prospettive di lavoro e crescita offre stero, cambiare prospettiva e ripartire da l’Italia a stretto e largo giro». (C. G.).

incidenza del tumore epatico varia molto a seconda delle zone geografiche: è più diffuso in Asia rispetto a Stati Uniti ed Europa. È il sesto tumore più frequente a livello mondiale e la seconda causa di morte per neoplasia: nel 2012 oltre 700.000 persone nel mondo sono morte di cancro al fegato. In Italia si stima che ogni anno siano diagnosticati circa 8.900 tumori primari del fegato negli uomini e 4.000 nelle donne (Registro tumori italiano 2017), con un rapporto di circa 2 a 1 tra uomini e donne. Negli uomini l’incidenza cresce rapidamente con l’età: si passa da 3 per 100.000 casi sotto i 45 anni, a 32 per 100.000 nelle persone con età compresa tra 60 e 64 anni, fino a 62 per 100.000 oltre i 75 anni. Ancora più frequenti sono i tumori secondari, ovvero le metastasi che colonizzano il fegato provenendo da altri organi. Il fegato, infatti, proprio per la sua funzione di filtro dell’organismo, riceve il sangue da quasi tutti i distretti corporei e quindi è facilmente sede di metastasi di altri tumori che trovano nel fegato una sede favorevole al loro sviluppo.

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SALUTE

di Daniele Ruscitti

S

ono sempre di più gli italiani che soffrono di un problema di udito anche se in pochi fanno ricorso alle protesi acustiche. Tendenzialmente sono anziani, hanno difficoltà non solo relazionali ma più semplicemente anche ad ascoltare la radio e la tv. Sono 7,3 milioni gli italiani che soffrono di ipoacusia, cioè il 12% della popolazione. Sono aumentati del 4,8% tra il 2012 e il 2018. Di più tra gli over 80 e tra le persone nella fascia d’età 46-60 anni. Si può stimare che nel 2025 il numero di persone con un calo uditivo autodiagnosticato saranno 8 milioni e che diventeranno tra i 10 e gli 11 milioni nel 2050. L’analisi e i dati sono contenuti in una ricerca realizzata dal Censis. Alcuni disturbi dell’udito appaiono molto diffusi. Al 54,7% degli italiani capita di chiedere alle persone di ripetere ciò che hanno appena detto, il 45,5% ha difficoltà a percepire le voci sussurrate, per il 26,9% è difficile ascoltare i programmi alla tv o alla radio. Queste situazioni hanno un impatto sugli aspetti relazionali, sia in famiglia che al lavoro, e determinano una percezione di insicurezza nel 39,3% dei casi. Quello del Censis è un quadro generale confermato anche dagli ultimi dati disponibili all’interno del sistema “Passi d’Argento” dell’Iss, riferiti al biennio 2016-2017. Fra gli ultra 64enni residenti in Italia complessivamente il 20% riferisce un deficit dell’udito (il 5% supera questa difficoltà facendo ricorso all’apparecchio acustico, mentre il 14% non fa ricorso ad alcun ausilio). Questa quota che non sembra mostrare differenze di genere significative, aumenta all’avanzare dell’età e raggiunge il 45% fra gli ultra 84enni, ma il 75% di loro non corregge questo difetto in alcun modo. L’analisi territoriale è significativa e a sfavore delle Regioni meridionali dove è maggiore la prevalenza di deficit uditivi (24% del Sud rispetto al

CALO DELL’UDITO, INTERESSA 7 MILIONI DI ITALIANI Ancora in pochi fanno però ricorso alle protesi acustiche

16% del Nord) e minore il ricorso all’ap- basso livello di istruzione, che hanno al parecchio acustico. più la licenza elementare, la prevalenza di Il deficit uditivo è più frequente tra le deficit uditivo è più alta (25%) rispetto a persone con livello di istruzione più basso quanto si osserva fra le persone con titolo e condizioni economiche peggiori, mentre di studio più alto (14%); tuttavia il ricorso il ricorso all’apparecchio acustico va nel all’ausilio è meno frequente fra le persone senso opposto ed è meno istruite. più frequente fra le «Il dato che Al 54,7% degli italiani persone più avvanemerge con chiareztaggiate. Pertanza è la capacità del capita di chiedere alle to, la prevalenza di sistema delle protesi persone di ripetere ciò che acustiche ‒ fatto di problemi nell’udito è più alta fra coloro produzione ad alto hanno appena detto che riferiscono molcontenuto innovate difficoltà econotivo e di un servizio miche (29%) rispetto a coloro che non professionale, personalizzato e continuane hanno (16%), tuttavia fra i primi solo to ‒ di rispondere in maniera efficace ai 2 persone su 10 correggono il difetto con bisogni dei pazienti”, ha spiegato Ketty un apparecchio acustico, mentre fra le Vaccaro, Responsabile dell’Area Welfare persone senza difficoltà economiche il ri- e salute del Censis. “La soddisfazione del corso all’apparecchio acustico riguarda 3 paziente è testimoniata dai dati (l’81% di persone su 10. Analogamente accade con soddisfatti della propria protesi acustica, il livello di istruzione: fra le persone con l’86% della professionalità dell’erogatore)

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SALUTE

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I numeri del comparto

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che corrispondono a livelli di soddisfazio- di comunicare (78%), il senso di sicurezza (74%), le relazioni familiari (73%), la vita ne tra i più alti d’Europa». Secondo il Censis, è infatti basso il ri- sociale (73%), la salute mentale (72%), la corso alle protesi acustiche anche se mi- fiducia in se stessi (69%), il senso di indigliorano la qualità della vita. Solo il 29,5% pendenza (68%), le relazioni professionadegli italiani che soffrono di problemi di li (67%). L’85% degli utilizzatori si sente ipoacusia utilizza inpiù sicuro a guidafatti una protesi acure e ad affrontare il Il 45,5% ha difficoltà a stica. Ma con l’81% traffico. E solo il 6% degli utilizzatori di percepire le voci sussurrate, dei possessori afferprotesi acustiche ma di non utilizzare per il 26,9% è difficile che si dichiara molto il proprio dispositio abbastanza soddivo. La soddisfazione ascoltare tv e radio sfatto (+11% rispetespressa dagli utito al 2012), l’Italia si lizzatori di protesi colloca ai vertici europei nella graduatoria è molto elevata, spiega sempre il Censis. di gradimento complessivo, seconda solo Riguarda la professionalità dell’audioalla Francia (82%), ma al primo posto protesista (86%), le caratteristiche del come gradimento da parte di coloro che si prodotto e la qualità del servizio di prosono avvalsi del sistema di rimborso pre- va (86%), il counseling (85%), l’efficacia visto dal Ssn (86%). Per le persone che complessiva in termini di miglioramento utilizzano una protesi sono migliorati di- dell’udito, come la chiarezza percepita del versi ambiti della propria vita: la capacità suono (83%).

uello delle protesi acustiche è un mercato importante che genera numeri significativi in termini di fatturati e posti. Dall’indagine emerge che tra produzione e distribuzione, il settore comprende circa 5mila audioprotesisti, 800 audiometristi, 15mila addetti al back office, 500 addetti alla produzione, 2.100 centri acustici full time e 3.000 centri di assistenza part time, con una copertura che raggiunge l’80% dei comuni italiani. Nel 2017 la somma investita in R&D dalle più importanti aziende produttrici a livello mondiale è stata pari a 418 milioni di euro, in costante crescita dal 2010, a conferma della significativa spinta all’innovazione tecnologica del comparto. Secondo il Censis, per gli anziani sono importanti gli aspetti di comfort e innovazione, come poter disporre di un apparecchio poco visibile, di una tecnologia amica e insieme innovativa (il 33,4% vorrebbe uno strumento all’avanguardia), mentre per il 28,8% è importante la facilità e l’autonomia di utilizzo.

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Tumori, le proprietà dei semi dell’uva Con Aglianico e Falanghina più forte la lotta al mesotelioma maligno

L’

analisi e i test effettuati su alcune molecole contenute Aglianico rispetto a Falanghina). Una precedente ricerca del nei semi degli acini delle uve di Aglianico e Falanghina Cnr di Napoli volto allo studio dell’efficacia di un trattamento aprono nuove prospettive nella lotta al mesotelioma macombinato di un antinfiammatorio con un chemioterapico, aveligno, una forma rara e aggressiva di tumore che colpisce va evidenziato in specifiche cellule una marcata resistenza ai il mesotelio, tessuto che riveste gran parte degli organi interni. farmaci che ne limitava pesantemente l’efficacia. Queste stesse Il segreto sta nel fatto che sono molto ricchi in proantocianine cellule sono ora risultate sensibili al trattamento con gli estratti (speciali molecole dalle spiccate proprietà antiossidanti), che di vinaccioli. sono in grado di indurre nel mesotelioma meccanismi di apop“Nonostante la rarità di questa malattia associata all’espositosi, cioè di morte cellulare, anche nei casi di linee tumorali che zione alle fibre di amianto, l’incidenza del mesotelioma aumenta mostrano farmaco-resistenza. nel mondo del 5,4% l’anno e la diagnosi è spesso tardiva, sia Uno studio di Enea, Cnr e Università “Federico II” di Naa causa della sintomatologia simile a quella di molte altre mapoli ha dimostrato che alcune molecole contenute nei semi delattie, sia perché il tumore si sviluppa dopo un lungo periodo gli acini (vinaccioli) delle uve di Aglianico e Falanghina sono di latenza”, ha evidenziato Stefania Crispi del Consiglio naziocapaci di bloccare la crescita di cellule di nale delle ricerche. “Dato che il mesoteliomesotelioma e potrebbero essere in grado ma mostra elevata chemio-resistenza, lo La ricerca è stata di aumentare l’efficacia delle terapie farmastudio di nuovi approcci terapeutici basati cologiche standard (chemioterapia) utilizsull’uso di sostanze estratte dai vinaccioli in pubblicata sulla rivista zate per il trattamento di questo tumore. combinazione con chemioterapici può rapinternazionale “Journal presentare un nuovo strumento adiuvante La ricerca è stata pubblicata sulla rivista internazionale “Journal of Functional Fonella lotta contro questa forma tumorale, of Functional Foods” ods”. In particolare, dagli studi dell’Enea soprattutto in considerazione della assenza volti a caratterizzare gli estratti metabolici di citotossicità nei confronti delle cellule ottenuti da bucce e vinaccioli delle due varietà di vite campane, sane”, aggiungono Gianfranco Diretto del Laboratorio Biotecè emerso che soprattutto i semi di Aglianico sono molto ricchi nologie Enea e Riccardo Aversano del Dipartimento di Agraria in proantocianine (speciali molecole dalle spiccate proprietà dell’Unina. antiossidanti), che sono in grado di indurre nel mesotelioma Il mesotelioma maligno è un tumore raro che colpisce più meccanismi di apoptosi. frequentemente gli uomini e in Italia rappresenta lo 0,4 per cenL’indagine molecolare condotta dall’equipe di genetisti del to di tutti i tumori diagnosticati nell’uomo e lo 0,2 per cento di Dipartimento di Agraria dell’Università di Napoli ha evidenziato quelli diagnosticati nelle donne. Il numero dei casi è in lieve creuna elevata attività dei geni associati alla biosintesi delle proanscita tra le donne, probabilmente perché negli ultimi anni era tocianidine. In accordo con i dati sui metaboliti, l’espressione di aumentata la quantità di lavoratrici impiegate nella produzione tali geni è apparsa fortemente influenzata dal tessuto (maggiore industriale di materiali contenenti asbeto o amianto, la causa nei vinaccioli anziché nelle bucce) e dal vitigno (superiore in principale di questo tumore. (D. R.)

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SALUTE

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Negli ingranaggi della displasia di Schimke Nuovo modello cellulare dell’Iss per sudiare la malattia immuno-ossea

È

pronto un nuovo modello cellulare per studiare i mecferenza tra i processi di trascrizione e replicazione del dna e canismi patogenetici della displasia immuno-ossea di che sono presenti in cellule che proliferano. Tuttavia, sorprenSchimke (Siod), una malattia rara che colpisce circa un dentemente, l’elevata attivazione della risposta al danno al dna neonato ogni uno-tre milioni. A firmarlo sono stati i ripermane anche quando le cellule sono indotte a differenziarsi, cercatori dell’Istituto Superiore di Sanità che hanno così indie quindi cessano di proliferare». viduato una nuova strada per investigare questa sindrome geAnzi, nelle cellule in differenziamento, l’assenza di Smarnetica rara. La ricerca, realizzata anche grazie ai finanziamenti cal1 e la “memoria” del danno generato durante la proliferadi Telethon e della Fondazione Terzo-Pilastro Internazionale, è zione interferiscono con l’espressione di alcuni geni chiave stata pubblicata sulla rivista Disease Models and mechanisms. nel differenziamento cellulare. «Quest’ultima evidenza – «Sappiamo che la Sios è dovuta alla mutazione del gene conclude Pichierri – rappresenta il primo collegamento tra Smarcal1 che codifica per la proteina Smarcal1– afferma Pietro difetti di Smarcal1, stress replicativo e difetti del differenPichierri, coordinatore del gruppo di studio, affiancato da un ziamento. Ora, con il nostro modello speriamo di andare più altro gruppo di ricerca in Iss guidato da Annapaola Franchitto a fondo nei meccanismi patogenetici per capire come la mae dai colleghi dell’Università “La Sapienza” lattia insorga e se sono possibili interventi di Roma – tuttavia, il meccanismo per mezfarmacologici per mitigare l’accumulo di Lo studio è stato anche zo del quale le mutazioni Smarcal1 causano stress replicativo». la Siod è completamente sconosciuto. La La Siod è un’osteocondrodisplasia gefinanziato da Telethon correlazione tra mutazioni Smarcal1, stress netica caratterizzata da dismorfismi, didi replicazione, formazione di danno al dna, e della Fondazione Terzo- splasia spondiloepifisaria (bassa statura, difetti di proliferazione e sviluppo alterato tronco e braccia corti, prominenza del toPilastro Internazionale nella patogenesi Siod è ancora inesplorarace), sindrome nefrosica progressiva che ta, in gran parte a causa dell’incapacità di porta all’insufficienza renale grave e spesso Smarcal1 di indurre tutti i fenotipi nei modelli esistenti della ad un difetto dell’immunità cellulare che rende i pazienti sumalattia». scettibili alle infezioni. La mortalità è molto alta e, a seconda «Nel nostro lavoro – prosegue il ricercatore – abbiamo utidella gravità della malattia, può insorgere nell’infanzia o nell’alizzato cellule staminali pluripotenti per simulare i primissimi dolescenza precoce. La sindrome può portare a morte precoce eventi associati alla fisiopatologia della malattia e collegabili a causa degli ictus, delle infezioni, dell’insufficienza del midollo con la perdita di espressione di Smarcal1. Con questo modelosseo e dell’insufficienza renale. Altri sintomi tipici sono l’iperlo abbiamo potuto evidenziare come l’assenza della proteina, tensione precoce, anomalie nella pigmentazione della pelle, che corrisponde alla situazione presente nelle forme più severe capelli sottili e anomalie facciali quali sella nasale larga e infosdella Siod, determini un accumulo di danno al dna e un’attivasata e naso stretto con punta allargata. La diagnosi si basa sugli zione della risposta al danno al dna, che si cronicizzano nelle esami clinici, biochimici e radiologici, e può essere confermata cellule. Abbiamo visto che questi eventi dipendono dall’interdall’analisi molecolare. (D. R.) Il Giornale dei Biologi | Novembre/dicembre 2019

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di Marco Modugno

«I

Linfomi non Hodgkin di tipo aggressivo, sono delle neoplasie da cui, con la terapia attualmente in adozione, si riesce a guarire all’incirca nel 50 – 60 per cento dei casi. Per quanto concerne il restante 40 per cento, la terapia di salvataggio ed il trapianto autologo di cellule staminali riescono a guarire una percentuale limitata di questi pazienti, che possiamo quantificare in circa il 10 per cento». Tutto questo viene spiegato dal dottor Antonello Pinto, Direttore SC. Ematologia Oncologica, Istituto Nazionale dei Tumori IRCCS, Fondazione “G. Pascale”. Le Advanced Therapy Medicinal Product (ATMP) rappresentano senza ombra di dubbio, una pietra miliare nella medicina: esse si basano su terapie innovative, quali l’ingegneria tissutale, le terapie geniche e quelle cellulari. Questo tipo di terapie sono potenzialmente applicabili in molteplici aree, che spaziano dall’oncologia alle malattie gastrointestinali; e rappresentano un’importante opzione per tutte quelle patologie che ad oggi vengono classificate come incurabili oppure su cui risulta particolarmente difficile poter intervenire. L’interesse per le ATMP è dovuto principalmente al loro alto valore clinico: esse infatti sono terapie spesso curative, e comunque in grado di trattare patologie sulle quali non è possibile intervenire in maniera alternativa. Il loro alto potenziale di applicazione pone la necessità di garantire, da una parte, l’accesso omogeneo su tutto il territorio ai pazienti affetti da patologia, dall’altro, la sostenibilità economica. Ricerca, sviluppo e produzione delle ATMP in Italia possono rappresentare un elemento di sicuro va-

lor e competitivo per il nostro Paese. Di tutto ciò, se ne è discusso ampiamente in occasione del convegno “Accesso alle Terapie Avanzate: innovazione e prospettive future in Regione © Kateryna Kon/www.shutterstock.com Campania”, seconda tappa del roadshow regionale dell’ATMP Forum, tenutasi in questa occasione a Napoli. L’iniziativa, nuove forme di terapia cellulare molto organizzata da MA Provider con il con- particolari, in cui gli stessi linfociti, ostributo non condizionato di Gilead, Cel- sia i globuli bianchi che difendono dalle gene, Novartis e Takeda, è nata con l’o- infezioni e dai tumori, vengono prelebiettivo di comprendere le implicazioni vati dal paziente e vengono mandati in delle ATMP e valutare come implemen- centri specializzati, dove si provvede a tare un modello di successo da un punto modificarli geneticamente tramite vetdi vista gestionale, tori virali. Questi organizzativo e di linfociti T per l’apLe nuove terapie hanno punto, appartenenti cura del paziente a livello regiona- successo su alcuni tumori ad un paziente con le. Napoli infatti si neoplasia, sono celdel sangue, come la configura come uno lule ormai non più dei principali centri in grado di agire leucemia linfoblastica propulsivi da questo contro la neoplasia punto di vista. stessa. Le CAR-T, acronimo di Chimeric Per ripristinare la loro capacità di Antigen Receptor T-Cell, è un nome che reazione contro la forma tumorale, i pur riferendosi letteralmente alle cellu- linfociti vengono reingegnerizzati gele ingegnerizzate, descrive in realtà un neticamente, in modo tale che possano complesso procedimento. Infatti con esprimere sulla loro superficie un coquesto nome si fa riferimento a delle siddetto “recettore chimerico”: si tratta

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SALUTE

TERAPIE CAR-T CONTRO I LINFOMI NON HODGKIN Ingegneria tissutale e terapie geniche come nuova frontiera nella cura dei tumori

di una molecola di riconoscimento che Melanoma. Immunoterapia Oncologia permette di individuare nel paziente le e Terapie Innovative, Dipartimento di cellule malate, si possono così legare a Ematologia e Terapie Innovative, Istituloro e ricevono un segnale di attivazione to Nazionale dei Tumori IRCCS, Fondaper distruggere la cellula dannosa. zione “G. Pascale”. – Negli ultimi periodi Questo tipo di terapia consente così infatti stanno emergendo i primi segni facendo di poter eliminare la cellula tu- di efficacia clinica anche sui tumori morale. «I risultati solidi, suggerendo ottenuti dall’utilizzo in questo modo un I linfociti T vengono dei CAR-T su alcuni probabile successo tumori del sangue, prelevati dal paziente e imminente perfino in particolare per questa tipologia modificati geneticamente per il trattamento della di tumori». leucemia linfoblaAttualmente si in centri specializzati stica acuta a cellule contano difatti più B e del linfoma B a di duecento studi grandi cellule, per le quali c’è già stata clinici volti a valutarne l’efficacia e la l’approvazione europea e dell’AIFA, han- sicurezza in pazienti affetti non solo da no aperto la strada alla sperimentazione tumori ematologici (tra cui anche il mieclinica su altre forme di tumore - spie- loma), ma anche da tumori solidi (come ga il dottor Paolo Ascierto, Direttore quello della mammella, del pancreas, Struttura Complessa Oncologia Medica del polmone, del cervello, di testa e col-

lo). La problematica che si risconta in questo ultimo gruppo di tumori risiede nella difficoltà di trovare un antigene specifico. A differenza dei tumori liquidi infatti, che esprimono recettori specifici, i target delle cellule CAR-T per i tumori solidi difficilmente si trovano solo sulle cellule tumorali pertanto si corre il rischio di andare ad attaccare anche cellule di organi vitali determinando lo sviluppo di tossicità. Tuttavia si sta cercando di superare tale limite “costruendo” un recettore specifico attraverso l’ingegneria genetica che abbia come target solo gli specifici antigeni tumorali dei tumori solidi. I dati più interessanti ad oggi riguardano i pazienti con neuroblastoma, su cui un nuovo tipo di CAR-T ha portato a una risposta completa di tre pazienti su undici, senza tossicità sul bersaglio e fuori dal tumore. (M. M.).

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SALUTE

AIDS, LE CELLULE CHE SI AUTOIMMUNIZZANO I pazienti sieropositivi in terapia potrebbero non trasmettere il virus

di Francesca Cicatelli

S

ieropositività non vuol dire più contagiosità. Una ricerca pubblicata sulla rivista The Lancet svela che i pazienti sieropositivi in terapia contro il virus Hiv (terapia antiretrovirale) non trasmettono l’infezione. Un traguardo inimmaginabile fino a qualche anno fa, ottenuto dopo anni di utilizzo dei farmaci che interrompono i meccanismi di cui il virus si serve per replicarsi e infettare nuove cellule. È in atto come una sorta di processo autoimmunizzante che dimostra non solo che sta cambiando il decorso della malattia ma anche che le cellule stanno mutando i metodi di contagio. I farmaci quindi rendono l’aids sorniona, domano la malattia. Questo consente alle coppie di avere rapporti sessuali senza utilizzare il preservativo e alle persone positive all’Hiv di alleggerire il peso sociale dell’infezione. Il leader dei Queen Freddy Mercury, lo scrittore di fantascienza Isaac Asimov, Rock Hudson, Rudol’f Nureyev, Paul-Michel Foucaul avrebbero

donato al mondo più espressioni del pro- grado di trasmettere il virus. Il problema reprio genio se solo avessero avuto le chance sta per quei soggetti inconsapevoli di essere portatori della malattia e che quindi non asodierne. La non trasmissibilità per via sessuale sumono farmaci antiretrovirali. La scoperta comunque consente un pridell’infezione da Hiv da parte delle persone con una presenza non determinabile di mo superamento della gogna sociale a cui carica virale nel sangue non è però ancora sono relegati i soggetti affetti dal virus. E completamente passata. Ecco perché il la rigenerazione cellulare è la frontiera anpreservativo è ancora utile rispetto ai rap- che per il cervello che ora può ringiovanire grazie ad una ricerporti non protetti. Lo ca effettuata sui topi studio ha monitorato mette al bando per due anni quasi Lo studio è dell’Università che un’altra piaga sociale, mille coppie omoCampus Bio-Medico di l’Alzheimer. L’imporsessuali campionate tanza di questa ricerin 14 Paesi europei Roma e dall’Istituto ca è duplice: da un e ha dimostrato che le persone che assu- Italiano di Tecnologia (IIT) lato dimostra che la diminuzione di neuromono regolarmente genesi anticipa i segni farmaci antiretrovirali, pur avendo rapporti non protetti con patologici tipici dell’Alzheimer, e potrebbe partner mai venuto a contatto con l’Hiv, non quindi contribuire ad individuare tempestitrasmettono l’infezione. Grazie alla terapia vamente l’insorgenza della malattia in una antiretrovirale, in grado di azzerare la carica fase molto precoce; dall’altro nel cervello dell’Hiv nel sangue, sono stati evitati oltre del topo, l’efficacia dell’anticorpo è in gra470 contagi. Così si è scoperto che le per- do di neutralizzare gli A-beta oligomeri alla sone sieropositive in cura non sono più in base dello sviluppo della malattia.

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SALUTE

Luc Montagnier, premio Nobel per la Medicina, scopritore del virus dell’Hiv nel 1983.

La cellula che fa harakiri

I corpo A13 all’interno delle cellule staminali del cervello e riattivando così la nascita di nuovi neuroni che hanno consentito il ringiovanimento del cervello stesso. Dunque, i topi così trattati hanno ripreso a produrre neuroni a un livello quasi normale. Spesso il problema è la tempestività con cui si interviene sulla malattia: spesso troppo tardi quando cioè i neuroni sono già devastati ma introducendo questi anticorpi © Liya Graphics/www.shutterstock.com innovativi nelle cellule staminali del cervello, si elimina la proteina tossica che causa la La Fondazione Ebri “Rita Levi-Montal- malattia. Così le staminali riprendono a procini” ha identificato infatti una molecola che durre i neuroni in modo normale e la conseringiovanisce il cervello bloccando l’Alzhei- guenza è che l’Alzheimer si blocca quando mer allo stadio iniziale: è l’anticorpo A13, è ancora ad uno stadio precoce. Ai fini della che ringiovanisce appunto il cervello favo- diagnosi precoce, quindi, è fondamentale rendo la nascita di nuovi neuroni e contra- riuscire a monitorare la neurogenesi nella stando così i difetti che accompagnano le popolazione adulta. fasi precoci della malattia. Sono stati infatti Sarà questo un potenziale strumenriprodotti i neuroni riportati ad un livello to diagnostico per segnalare l’insorgenza dell’Alzheimer in uno quasi normale. stadio ancora molto La ricerca pubblicioè quando cata sulla rivista Cell L’obiettivo della ricerca precoce, la malattia è ancoDeath and Differenè trattare malattie come ra adintomatica. Sul tiation ha messo in fronte delle cure, inluce come la nascita epilessia, psicosi e vece, il futuro utilizdi nuovi neuroni nel alterazioni cardiache zo dell’anticorpo A13 cervello adulto (neupermetterà di neutrarogenesi) si riduca in lizzare gli A-beta oliuna fase molto precoce dell’Alzheimer e tale alterazione è causa- gomeri dentro i neuroni, bloccando così la ta dall’accumulo nelle cellule staminali del malattia ai suoi inizi. D’obbligo la cautela: il cervello di sostanze tossiche chiamate A-be- prossimo passo sarà innanzitutto verificare ta oligomeri. Il passo avanti sta nel fatto che se il blocco della malattia nei modelli animali i ricercatori sono riusciti a neutralizzare gli riuscirà a perdurare nel tempo per almeno A-beta oligomeri nel cervello di topi malati un anno. In qeusto caso di potrà parlare di di Alzheimer, introducendo appunto l’anti- guarigione.

l cancro può autoeliminarsi. È stata scoperta una molecola costruita per bloccare la proteina che alimenta diverse forme di neoplasie, come quello del seno, linfomi e leucemie. Lo ha annunciato la rivista dell’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas). Lo studio è dei ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston. Cellula che sbaglia paga: quando una cellula accumula troppi errori nel proprio Dna, sceglie di fare harakiri pur di non diventare cancerosa. Questa strategia di difesa estrema, chiamata apoptosi, è un meccanismo fondamentale per tenere sotto controllo il numero delle cellule dell’organismo. Molti tumori, però, riescono ad aggirare questa morte programmata grazie alla proteina Mcl1, che consente alle cellule tumorali di crescere in modo incontrollato e invadere i tessuti circostanti. La proteina individuata dai ricercatori del Mit interviene proprio contro Mcl-1, bloccandola e consentendo così alle cellule cancerose un “suicidio senza disonore”. Resta da capire se questi elementi siano efficaci da soli o in combinato disposto con altre molecole. L’Mcl-1 è il bersaglio privilegiato di una nuova strategia anticancro potenzialmente efficace.

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SALUTE

RELAZIONE TRA FUMO E SALUTE MENTALE

Uno studio dell’Università di Bristol analizza le connessioni tra tabacco, depressione e schizofrenia

di Sara Lorusso

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iamo ormai consapevoli da molto tempo dell’impatto negativo del fumo di sigaretta sulla salute fisica; ne conosciamo gli effetti e i relativi rischi di malattie cardiovascolari e respiratorie o di cancro ai polmoni. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, del resto, il fumo di tabacco è la principale causa di morte prevenibile nel mondo. È stata invece indagata solo più recentemente la relazione tra l’abitudine di fumare sigarette e il rischio di problemi di salute mentale. Di questo legame si è occupato un recente studio condotto dalla ricercatrice Robyn Wootton e da Marcus Munafò, professore di psicologia biologica, entrambi in servizio presso la School of Experimental Psychology dell’Università di Bristol, in Inghilterra. La ricerca è basata proprio sulla relazione tra l’abitudine al consumo di tabacco e alcune pa-

tologie mentali, come la depressione e la disturbi o sia solo un rifugio, una forma di automedicazione tra coloro che già vivono schizofrenia. Il dato di partenza è una statistica in cattive condizioni di salute mentale. Un’associazione di cui vari studi connota e acquisita: nelle nazioni sviluppate, il fumo è più comune tra gli individui con dotti nel passato non erano riusciti a problemi legati alla sfera psichica. Nel Re- determinare un’eventuale relazione caugno Unito, dove è stato sviluppato lo stu- sa-effetto. La malattia mentale aumenta la probabilità di dio di Wootton, Muessere fumatori o il nafò e altri, le stime fumo è un fattore di indicano che il 45% Autori dello studio, rischio per la malatdegli individui affetla ricercatrice Robyn tia mentale? ti da schizofrenia e Wotton e Munafò il 31% delle persone Wootton e lo psicologo sostengono di aver che soffrono di deMarcus Munafò trovato traccia degli pressione hanno l’aeffetti del fumo di bitudine di fumare. tabacco in entrambe Un dato che scende al 15% nella popolazione complessiva. In le direzioni, anche se non sempre con la generale, poi, gli individui con problemi di stessa intensità. L’indagine è stata sviluppata dal un salute mentale tendono a fumare più pegruppo di scienziati impegnati sul fronte santemente A partire da questo contesto, la ricer- della ricerca su alcol e tabacco dell’Unica ha cercato di rispondere al dubbio se versità di Bristol con il sostegno dell’Uniil fumo sia un fattore promotore di simili tà di Epidemiologia Integrata del Medical

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SALUTE

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I dati

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econdo il Rapporto 2018 sulla prevenzione e controllo del tabagismo pubblicato dalla direzione generale Prevenzione del Ministero della Salute, in Italia i fumatori di tabacco sono circa il 20% della popolazione con più di quattordici anni, con forti differenze di genere (24,8% maschi e 15,1% femmine). Trasformando queste cifre in dato giornaliero, in Italia il consumo medio di sigarette al giorno è pari a circa 12 sigarette: questo significa che un quarto dei fumatori consuma più di un pacchetto al giorno. Si stima che in Italia siano attribuibili al fumo di tabacco dalle 70.000 alle 83.000 morti ogni anno. Oltre il 25% di questi decessi riguarda individui di età compresa tra i 35 ed i 65 anni di età. Nel 2018, secondo dati ISTAT, la prevalenza dei fumatori di tabacco nella popolazione al di sopra dei 14 anni è pari al 19%. Una vera e propria epidemia che spinge il ministero a incidere con continue campagne per la dissuasione dal fumo di tabacco.

Research Council di Bristol e del National sizione specifica - il fumo di sigarette, per Institute for Health Research Bristol Bio- esempio - nel rilievo di solide relazioni di medical Research Centre. Per la ricerca causa ed effetto. La metodologia è stata, sono stati utilizzati i dati della Biobanca però, rafforzata dal ricorso a ben 378 vaBritannica, uno studio a lungo termine rianti genetiche, già precedentemente colavviato nel 2006 nel Regno Unito a favo- legate all’avvio del consumo di sigarette, e re delle politiche di prevenzione e tratta- dall’utilizzo di uno schema di incrocio dei mento di una vasta dati relativi all’espogamma di malattie, sizione al fumo (fuche si basa sull’analio non fumatoApplicata la randomizzazione matori si delle occorrenze di ri) e alla qualità della mendeliana, con varianti pratica nei fumatori predisposizioni genedi lungo corso (quantiche e sull’esposiziogenetiche associate a to, per quanto temne ambientale. I dati esposizioni specifiche po, quanto spesso). messi a disposizioMarcus Munafò, ne dei ricercatori di autore senior delBristol riguardavano 462.690 individui di origine europea, di cui lo studio, ha spiegato che «la crescenfumatori in una percentuale dell’8% e non te disponibilità di dati genetici, insieme all’identificazione di varianti genetiche fumatori per il 22%. Il gruppo guidato da Wotton e Munafò associate a una serie di comportamenti e ha applicato la metodologia analitica della risultati sulla salute, sta trasformando la randomizzazione mendeliana, che utilizza nostra capacità di comprendere i percorsi le varianti genetiche associate a un’espo- causali. Ciò dimostra che gli studi genetici

possono dirci tanto sulle influenze ambientali, quanto sulla biologia sottostante.» Al termine della ricerca, lo studio pubblicato a inizio novembre sulla rivista Psychological Medicine, ha verificato come il fumo di tabacco aumenti il rischio di problemi mentali, ma anche che la depressione e la schizofrenia intensifichino la probabilità di fumare, seppure in questa seconda direzione la connessione riscontrata per la schizofrenia è meno forte. «Gli individui con malattie mentali sono spesso trascurati nelle politiche e nelle strategie contro il fumo, e questo porta a una disuguaglianza nel trattamento a favore della salute», ha fatto notare Robyn Wootton. Il lavoro di ricerca di cui è l’autrice principale mette, quindi, in evidenza proprio la necessità di compiere maggiori sforzi nella prevenzione contro l’iniziazione alle sigarette e nelle azioni per sostenere i fumatori nell’abbandono dell’abitudine, a vantaggio sia della salute fisica che di quella mentale.

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SALUTE Da sinistra, Anna Di Maio, Francesco Napolitano, Tommaso Nuzzo, Martina Garofalo e Arianna De Rosa.

di Chiara Di Martino

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dentificato al Ceinge di Napoli il gene dei neuroni e interneuroni striatali, ma “interruttore” della vulnerabilità agli altresì che l’assenza di questo gene in anieffetti psicostimolanti della cocaina. mali modificati geneticamente (Rhes KO) Una ricerca condotta dal team coordi- produceva modificazioni profonde alle nato da Alessandro Usiello, Ordinario di risposte cellulari, biochimiche e comporBiochimica clinica dell’Università della tamentali evocate dalla somministrazione Campania Luigi Vanvitelli e pubblicato di farmaci e droghe come anfetamine, sulla rivista Scientific Report che identi- cocaina, ecstasy, caffeina e Haloperidolo fica nel gene Rhes un determinante gene- (Aldol), utilizzato nel trattamento della tico capace di regolare profondamente la schizofrenia». trasmissione dopaminergica all’interno di Quanto è stato importante l’apun’area cerebrale implicata negli effetti porto di altri studiosi? psicotropi della cocaina e di tutti gli psi«Fondamentale. Tra i tanti illustri costimolanti. scienziati con cui ho Prof. Usiello, collaborato, mi piace L’assenza degli ormoni da dove sono parricordare Solomon titi i suoi studi? Snyder, considerato tiroidei determina « L’ i n t e r e s s e tra i padri delle neuuna inibizione totale principale che mi ha roscienze moderne: spinto a studiare la dell’espressione di Rhes con lui insieme ai funzione di Rhes è miei collaboratori che la sua espressiodell’epoca Francene nel cervello è strettamente influenzata sco Errico e Francesco Napolitano abbiadalla funzione tiroidea: come dimostrato mo pubblicato su Nature Neuroscience da precedenti studi di scienziati spagno- uno studio in cui descrivevamo il ruolo di li, l’assenza degli ormoni tiroidei, indotta Rhes nella modulazione degli effetti comchirurgicamente o farmacologicamente, portamentali e biochimici associati al tratdetermina una inibizione totale dell’e- tamento di Levodopa in modelli preclinici spressione di Rhes nel corpo striatum, di Parkinson Disease. Un’altra ricerca esdove si concentra la trasmissione dopa- senziale è stata quella pubblicata su Neuminergica. Ho ipotizzato che Rhes potes- ropshycopharmacology in collaborazione se essere un “ponte” con il team del Prof. neuroendocrino caBertolino, Direttore La proteina agisce pace di regolare atdel Dipartimento di traverso il livello dePsichiatria dell’Unicome un fisiologico gli ormoni tiroidei lo versità di Bari, che attenuatore dei sistemi stato di attivazione ha indicato l’esistendel sistema dopamiza di varianti di Rhes di neurotrasmissione nergico del cervello capaci di influenzare dei mammiferi. Con i le struttura di alcune miei collaboratori del Ceinge e ricercato- specifiche aree del cervello umano». ri di altre università italiane e americane Come si è evoluto lo studio fino nel corso degli ultimi dieci anni abbiamo ad arrivare al risultato di oggi? potuto dimostrare che Rhes non è solo «Attraverso studi di elettrofisiologia espresso nella stragrande maggioranza con il gruppo del Prof. Calabresi, Diret-

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tore della Clinica Neurologica Ospedale Cattolica di Roma, e studi di gene expression con il Prof. Pasqualetti dell’Università di Pisa abbiamo scoperto che Rhes modula gli effetti psicoattivi dell’anfetamina, dell’allucinogeno PCP (la “polvere d’angelo”) e della caffeina. Abbiamo descritto che la proteina Rhes per la sua strategica localizzazione neuroanatomica nel sistema dopaminergico e per la sua proprietà biochimica di interferire con la trasduzione del segnale dei recettori D1 e D2 della Dopamina, agisce come un fisiologico attenuatore di questo sistema di neurotrasmissione, iperattivato da tutte le sostanze psicostimolanti. L’assenza di Rhes ha l’effetto di disinibire il sistema dopaminergico e attivare risposte cellulari molecolari e comportamentali drammaticamente potenziate a seguito del trattamento con queste sostanze. Le ricerche più recenti, infine, si sono concentrate sugli effetti della cocaina: con il mio gruppo composto da Francesco Napolitano, Arianna De Rosa, Anna Di Maio, Martina Garofalo e Tommaso Nuzzo - in collaborazione con Nicola Mercuri, ordinario di Neurologia dell’Università di


SALUTE

CONSUMO DI COCAINA, TROVATO UN “INTERRUTTORE” ALLA VULNERABILITÀ Nel gene Rhes un determinante capace di regolare la trasmissione dopaminergica nel cervello

Roma Tor Vergata, Massimo Pasqualetti, ordinario di Biologia dell’Università di Pisa, Angela Chambery, associato di Biochimica dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, e Tommaso Mazza, direttore dell’Unità di Biologia Computazionale all’Ospedale di Casa Sollievo della Sofferenza - abbiamo confermato che Rhes esacerbava in modo straordinario le risposte motorie psicoattive indotte dalla cocainasenza tuttavia evidenziare effetti sulle risposte edoniche». In altre parole? «Non possiamo escludere che varianti genetiche di Rhes possano rappresentare un fattore di vulnerabilità individuale agli effetti psicotropi indotti dagli psicostimolanti. Aggiungo solo un ultimo tassello: di recente, grazie alla collaborazione con il team di Micaela Morelli, ordinario di Farmacologia dell’Università di Cagliari e Presidente della Società italiana di Neuroscienze, avevamo anche dimostrato che gli effetti di neuroinfiammazione e di neurotossicità, indotte dal consumo di MDMA (l’ecstasy), sono significativamente regolati dal gene Rhes, che sembra svolgere un ruolo protettivo».

Chi è

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lessandro Usiello, dopo la laurea in Scienze Biologiche all’Università di Roma La Sapienza, lavora presso il laboratorio di Neurobiologia dello Sviluppo di Napoli diretto dal Prof. Antonio Simeoni, attualmente Direttore del CNR di Napoli. Torna a Roma, all’ISS, dove conduce un training post laurea nel laboratorio di Neuroscienze del Comportamento diretto da Gemma Calamandrei; nel 1998 inizia il PhD all’Istituto di Genetica e Biologia Mo- Alessandro Usiello. lecolare e Cellulare di Strasburgo, nel Laboratorio di Neurobiologia Molecolare diretto dalla Prof. Emiliana Borrelli. Trascorre alcuni mesi di ricerca all’Istituto Magendie di Bordeaux sotto la guida del Prof. Pier Vincenzo Piazza, esperto mondiale di meccanismi cerebrali associati all’abuso di droghe. Nel 2002 lavora con il Prof Gilberto Fisone, Direttore del Laboratorio di Farmacologia molecolare presso il Karolinska Institutet di Stoccolma. Rientra in Italia, grazie al Prof. Franco Salvatore, all’epoca Presidente del Ceinge - Centro di Ingegneria Genetica e biologia molecolare di Napoli, per coordinare, dal 2006, il Laboratorio di Neuroscienze. È Visiting Professor alla Scripps Research Institute in Florida e all’Università di Kyoto. È ordinario di Biochimica clinica dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli.

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SALUTE

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no studio pubblicato su “Stem Cell Reports” e condotto da ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia e dell’Università degli Studi di Milano, guidati da Giuseppe Testa, Direttore del laboratorio Cellule Staminali e Epigenetica IEO, Professore di Biologia Molecolare e Direttore del Centro di Neurogenomica dello Human Technopole, ha scoperto che ruolo ricopre l’enzima “GSK3” nelle funzioni specifiche del cervello umano, indagando su ciò che accade nelle fasi precoci del nostro sviluppo cerebrale, attraverso tecnologie di frontiera, come gli organoidi. «Il GSK3 è un enzima capace di accendere o spegnere l’attività di svariate proteine bersaglio, svolgendo in questo modo un ruolo fondamentale nella regolazione di molteplici processi biologici, fra cui quelli che causano i tumori – spiega il Dr. Testa -. La particolarità di questa proteina è di regolare i meccanismi di sopravvivenza e morte delle cellule con modalità complesse e dipendenti dal tipo di cellula. Per capire meglio, abbiamo indagato su un altro processo in cui il GSK gioca un ruolo chiave: lo sviluppo dei neuroni che compongono la Corteccia cerebrale». «In questo caso, GSK3 si trova al crocevia dei meccanismi di proliferazione cellulare, che permettono di espandere il numero di cellule progenitrici, e di quelli che determinano la loro trasformazione in neuroni maturi. Le mutazioni a carico del gene che codifica per GSK3 sono infatti associate a diversi disordini neuropsichiatrici, come l’autismo, la schizofrenia, disordine bipolare e disturbo depressivo maggiore. Tutto ciò è stato possibile grazie all’adozione di un innovativo modello sperimentale: gli organoidi cerebrali, o mini-cervelli in provetta». «Si tratta di colture cellulari tridimensionali - spiega Alejandro López-Tobón, co-autore dello studio -. Partendo da cel-

ECCO IL MECCANISMO CHE REGOLA L’ESPANSIONE DELLA CORTECCIA CEREBRALE UMANA

Con gli organoidi è stato scoperto il ruolo della proteina GSK3 nello sviluppo del cervello

lule staminali pluripotenti umane, capaci nella migrazione verso la loro destinazione di generare tutte le cellule del nostro orga- finale nella corteccia». La corteccia cerebrale è la parte più nismo, e guidando il loro differenziamento tramite l’utilizzo di un apposito cocktail di esterna del nostro cervello, sede di funziomolecole, è possibile ottenere strutture ni cognitive complesse, come il pensiero che si sviluppano simulando accuratamen- cosciente. È la regione cerebrale più rete l’organizzazione spaziale e temporale di cente dal punto di vista evolutivo, è anmolteplici tipi di cellule che compongo- che quella che, per la notevole espansione no la corteccia cerebrale fetale umana». delle sue dimensioni, più contraddistingue «Durante questo procome unico il cervelcesso, - spiega Carlo lo degli esseri umani Emanuele Villa - gli Lo studio è stato condotto paragonato ad altri animali. organoidi vengono dall’Istituto europeo di La ragione per esposti ad un trattamento cronico con oncologia e dall’Università cui nell’uomo si è verificata una massiccia un inibitore selettivo degli studi di Milano espansione nel nudi GSK3 per indagare mero di neuroni nella il suo contributo nei processi chiave che regolano, durante lo corteccia cerebrale risiede nell’evoluzione sviluppo fetale, l’espansione della cortec- di un particolare tipo di progenitori neucia cerebrale. Il trattamento con la mole- ronali chiamati “outer radial glia”, i quali cola inibitrice ha evidenziato una profon- hanno una capacità di generare nuovi neuda alterazione della distribuzione spaziale roni, maggiore rispetto ad altre classi di dei diversi tipi di cellule che si sviluppano progenitori. Questa cellula è assente nei negli organoidi, impedendo la formazione roditori e di conseguenza il loro studio è delle caratteristiche strutture organizzate limitato per carenza di modelli sperimendi progenitori che supportano i neuroni tali idonei.

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SALUTE

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«Per poter scendere nel dettaglio del mento neuronale avviene principalmente ruolo che GSK3 gioca all’interno di ogni a partire da precursori più precoci, persingolo tipo cellulare - continua Cristina dendo così i vantaggi della caratteristica Cheroni - abbiamo fatto ricorso alla Tra- evolutiva più importante della corteccia scrittomica a singola cellula “single cell se- cerebrale umana. «Siamo soddisfatti perché è la prima quencing”, che permette di misurare le molecole di RNA messaggero (poi “tradotte” volta che gli organoidi cerebrali e l’analisi in proteine) all’interno di ciascuna cellula. omica a singola cellula, due delle tecnoloQuesta avanzata ed innovativa tecnica di gie più innovative in biomedicina, vengono biologia molecolare combinate non solo ha rivoluzionato il liper descrivere lo svivello di dettaglio con L’uomo ha molta espansione luppo della corteccia cerebrale umana ma cui complesse ed etedei neuroni cerebrali per definire un mecrogenee popolazioni grazie ai progenitori canismo chiave alla cellulari possono esbase della sua specisere caratterizzate. “outer radial glia” ficità», ha concluso Nel nostro studio, i Giuseppe Testa. dati di trascrittomica A questo studio hanno collaborato i a singola cellula hanno rivelato un effetto specifico di GSK3 sull’“outer radial glia”, team di ricercatori dell’Università degli la cui presenza risulta fortemente ridotta Studi di Milano guidati da Elena Cattain seguito al trattamento con l’inibitore, neo, docente di Farmacologia presso il definendo il ruolo fondamentale di questo Dipartimento di Bioscienze, e da Masenzima nello sviluppo di neuroni maturi similiano Pagani, docente di Biologia attraverso questo cruciale tipo di proge- Molecolare presso il Dipartimento di nitori. Il nostro studio ha dimostrato che, Biotecnologie Mediche e Medicina Traquando GSK3 viene inibita, il differenzia- slazionale. (M. M.).

’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) si trova a Milano e nasce dal progetto di Umberto Veronesi. Fu inaugurato nel 1994 e in soli due anni dopo divenne Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS). Si propone di raggiungere l’eccellenza nel campo della prevenzione, della diagnosi e della cura dei tumori attraverso lo sviluppo della ricerca clinico scientifica e l’innovazione organizzativa e gestionale in un contesto di costante attenzione alla qualità del servizio erogato alle persone assistite. I valori ed i principi che ispirano e guidano gli operatori dell’Istituto sono la centralità della persona assistita, il miglioramento continuo della qualità assistenziale, l’eccellenza del servizio, l’approccio multidisciplinare agli aspetti clinici, lo sviluppo della ricerca sperimentale con rapido trasferimento ai pazienti, la valorizzazione delle risorse umane e lo spirito europeo ed apertura a collaborazioni internazionali.

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I trasposoni stimolano la variabilità genetica I frammenti di Dna consentono l’adattamento alle mutazioni ambientali è solo di selezionare quelle che sono le caratteristiche più adatte, ma anche di stimolare la variabilità genetica. I trasposoni, scoperti da Barbara Mc Clintock nel 1950, venl nostro patrimonio genetico è in grado di adattarsi a tutte le nero definiti come porzioni mobili di Dna con la caratteristica di variazioni ambientali. È questo il risultato di uno studio, pubspostarsi in modo autonomo sia da un cromosoma all’altro che blicato sulla rivista Pnas, portato avanti dal Dipartimento di all’interno dello stesso patrimonio genetico (genoma) da una poBiologia e biotecnologie “Charles Darwin” dell’Università “La sizione a una nuova. Questa scoperta le consentì di ricevere, nel Sapienza” di Roma. Nello specifico, le variazioni del nostro patri1983, il Premio Nobel per la Medicina. Grazie alle caratteristiche monio genetico, in presenza di repentini cambiamenti climatici, dei trasposoni, in grado di modificare e riprogrammare le reti geavvengono grazie ai trasposoni, frammenti di Dna, presenti nei netiche, il patrimonio genetico è in grado si rispondere a tutti i genomi di procarioti ed eucarioti, che hanno la capacità di spocambiamenti e stress ambientali. «Lo studio - ha spiegato Lucia Piacentini del Dipartimenstarsi da un punto all’altro e che consentono l’adattamento alle mutazioni delle condizioni ambientali. to di Biologia e biotecnologie “Charles Darwin” della Sapienza Al centro del dibattito della biologia evo- evidenzia una correlazione funzionale tra luzionistica c’è lo studio di quelli che sono i stress, trasposoni ed evoluzione dei genoprocessi che consentono agli organismi vi- Lo studio è stato condotto mi: i cambiamenti ambientali aumentano la venti di adattarsi all’ambiente in cui essi vivariabilità genetica per poi agire su di essa dal Dipartimento di vono. Nello specifico, si cerca di individuare selezionando i genomi più adatti. Inoltre, la velocità con cui avviene la mutazione e la Biologia “Charles Darwin” avendo identificato il ruolo di HSP70, proselezione e la capacità, anche potenziale, che de La Sapienza di Roma teina presente in tutti gli organismi, il lavoro l’ambiente ha di intervenire in modo attivo fornisce una spiegazione molecolare a quesul genoma, riuscendo ad influenzare sia lo sta visione evolutiva». I ricercatori, utilizzansviluppo che l’evoluzione della specie. Questo studio apre nuovi do il moscerino da frutta Drosophila melanogaster come modello scenari rispetto alla teoria che Darwin aveva introdotto nel 1859 sperimentale, hanno potuto dimostrare il ruolo importante che la secondo cui è l’ambiente ad avere il compito di selezionare gli indiproteina HSP70 ha nell’attivazione dei trasposoni in presenza di vidui che, grazie al loro patrimonio genetico, riescono a sviluppaun forte stress ambientale. Questa molecola che è un chaperone re delle caratteristiche più vantaggiose in determinate condizioni (“accompagnatore”) molecolare stress-inducibile ha una dupliambientali, il cosiddetto vantaggio adattativo. Lo studio dimostra ce funzione: da un lato facilita il meccanismo che consente alle che i processi evolutivi sono il frutto della interconnessione tra vaproteine di assume sia la loro funzione che la tipica forma tridimensionale, dall’altro mina la normale funzionalità del complesso riazioni ambientali e variabilità genetica e non più fenomeni separiboproteico (RNA e proteine) che è di importanza fondamentale rati come nella teoria darwiniana. Sono i cambiamenti ambientali repentini che attivano i trasposoni, mettendo in atto una modifica nel processo di disattivazione, nelle sequenze di cellule germinadelle funzioni del genoma. Pertanto, la funzione dell’ambiente non li, dei trasposoni.

di Carmen Paradiso

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Il caricabatterie delle cellule umane Il ruolo dell’ATP sintasi nelle malattie degenerative e oncologiche

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he il corpo umano funzionasse, sotto certi aspetti, come un breve. Ma cosa succederebbe se il caricabatterie del telefono foscomune smartphone non è più soltanto una forma di chiacse programmato per rendere inutilizzabile il cellulare in modo da chiera popolare, ma una vera e propria evidenza scientifica costringere ad acquistarne uno nuovo? Il meccanismo di ricarica che porta la firma dell’Università di Padova. I ricercatori delle cellule, garantito dall’ATP sintasi, funziona in modo molto dell’Ateneo veneto hanno infatti provato l’esistenza di un enzisimile, secondo quando ipotizzato dai ricercatori veneti. Se il suo ma capace di “ricaricare” le cellule con un meccanismo molto meccanismo si altera, può diventare la causa di tumori e malattie simile a quello di un telefono ma, allo stesso tempo (ed è questa degenerative. In estrema sintesi, il “caricabatterie” sembra avere la novità), di provocare danni all’organismo quando il suo funin sé la capacità di rigenerare ma anche di distruggere. «In realzionamento non è ottimale. Quello di cui si sta parlando è l’ATP tà, la morte cellulare programmata è fondamentale per la sopravsintasi, è presente nei mitocondri e la sua funzione di conservavivenza degli organismi complessi – ha spiegato Ildiko Szabò, che zione dell’energia era già stata individuata, qualche decennio fa, afferisce al Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova -. dai premi Nobel per la Chimica Peter Mitchell (ne è stato insiSia un eccesso sia un difetto sono dannosi perché contribuiscono gnito nel 1978), Paul Boyer e John Walker (che lo hanno vinto a causare rispettivamente le malattie degenerative e i tumori». congiuntamente nel 1997). L’ATP sintasi è «Il nostro studio – ha aggiunto Paolo Berconsiderata un motore molecolare e ha un nardi, che è anche coordinatore del Corso di ruolo importante nelle cellule dal momento Lo studio è stato condotto Dottorato in Scienze Biomediche - mette in che sintetizza la maggior parte dell’adenosiluce una nuova funzione di ATP sintasi che da un gruppo na trifosfato (l’ATP, appunto) che dà energia viene ad essere speculare e opposta a quella di ricercatori ai processi cellulari. finora nota perché in condizioni di stress cauOggi, a questa importante scoperta si agdell’Università di Padova sa dissipazione dell’energia. Questa scopergiungono ulteriori tasselli, grazie al lavoro di ta apre prospettive di grande impatto per la un team internazionale pubblicato a fine setsalute umana e come bersaglio terapeutico». tembre sulla prestigiosa rivista “Nature Communications” a firma Un risultato importante, quello firmato dagli scienziati italiani, che di Andrea Urbani – assegnista di ricerca presso il Dipartimento conferma il ruolo di eccellenza ricoperto dall’Università di Padova di Scienze Biomediche dell’Università di Padova - e molti altri negli studi sui mitocondri. A sostenere finanziariamente la ricerca ricercatori in uno studio coordinato da Paolo Bernardi, ordinario figurano importanti realtà come la Fondazione AIRC per la Ricerca di Patologia generale e pioniere nello studio dei mitocondri nella sul Cancro, la Fondation Leducq, che ha sede a Parigi e ha come fisiopatologia cellulare, e Ildiko Szabo, ordinario di Biochimica, mission la lotta alle malattie cardiovascolari e neurovascolari, il mientrambi strutturati dell’Ateneo padovano. nistero per l’Università e la Ricerca e lo Human Frontiers Science Le cellule che compongono tutti gli organismi viventi - e gli Program, programma di finanziamento per la ricerca nelle scienze esseri umani, naturalmente, non fanno eccezione - devono “ridella vita (di cui l’Italia è membro) implementato dall’International caricare” di continuo l’energia chimica di cui hanno bisogno per Human Frontier Science Program Organization con sede a Stravivere. Senza una fonte di ricarica le cellule, infatti, hanno vita sburgo. (C. D. M.). Il Giornale dei Biologi | Novembre/dicembre 2019

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SALUTE

di Chiara Di Martino

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e differenze tra uomini e donne sono di grande interesse in biologia e medicina, perché moltissime patologie presenti in entrambi i sessi - dalle malattie cardiovascolari alle tumorali, da quelle autoimmuni alle metaboliche - si manifestano in modo diverso e presentano una differente risposta alle terapie. Per questo motivo molti ricercatori in tutto il mondo stanno studiando i meccanismi che determinano queste differenze. Un esempio paradigmatico è quello rappresentato dalle differenze che presentano le cellule maschili e femminili: in presenza di uno stress le cellule maschili si “suicidano”, mentre quelle femminili attivano meccanismi di sopravvivenza. A dimostrarlo, la recente ricerca del Centro di Riferimento per la Medicina di Genere dell’ISS pubblicata sulla rivista internazionale Cell Death and Desease, in collaborazione con ricercatori dell’Università di Bologna e del CNR di Roma. A coordinare lo studio, Anna Ruggieri e Paola Matarrese dell’Istituto Superiore di Sanità. Ma facciamo un passo indietro: cos’è la Medicina di genere? «È una specializzazione che ha ad oggetto le differenze biologiche emerse tra il genere maschile e quello femminile – spiega Anna Ruggieri -: a differenza di quanto comunemente si pensa, non si tratta di una medicina della donna. Si studiano piuttosto le malattie che, nei due sessi, presentano manifestazioni ed esiti differenti. L’Italia è all’avanguardia in Europa: con una legge del 2018 è stata introdotta come medicina di precisione; nel giugno di quest’anno è stato approvato il Piano per l’applicazione e la diffusione della Medicina di genere nel Sistema sanitario nazionale ed è in corso di istituzione un Osservatorio permanente che riferirà al Ministero. Un piano che – aggiunge Ruggieri – prevede percorsi clinici di prevenzione,

CELLULE MASCHILI E FEMMINILI LA DIVERSA REAZIONE ALLO STRESS La medicina di genere e la sua funzione nella cura e prevenzione delle patologie

diagnosi e cura, oltre che ambiti di ricerca geniche, e sono pertanto in grado di came innovazione, formazione e comunicazio- biare il destino delle cellule modificandone: l’Ordine dei Medici ha già intrapreso ne funzioni, specializzazione e capacità questa direzione e ci auguriamo che anche proliferativa. Le cellule delle donne hanaltri Ordini professionali, come quello dei no due cromosomi X, e per mantenere un Biologi, possano seguire questa strada». equilibrio nel numero di geni e di proteiEd è proprio nel contesto della Medi- ne, nelle cellule femminili uno dei due recina di genere che si sta inespresso, viene colloca la ricerca che cioè inattivato. Il cromosoma X ha una ha portato all’idenAlcune porzioni, tificazione di alcuni però, sfuggono all’iquantità maggiore di nattivazione. Questo componenti moleelementi regolatori, significa che, le doncolari alla base della ne, rispetto agli uodiversa risposta delle chiamati microRNA mini, hanno un nucellule maschili (XY) mero doppio di quei e femminili (XX) agli stress, capaci di attivare i processi di mor- geni che si trovano proprio nelle zone del te cellulare (apoptosi) o di indurre mecca- cromosoma X sfuggite all’inattivazione». Partendo da un’analisi bioinformatica, nismi protettivi (autofagia). «Il cromosoma X, oltre ad avere un numero di geni più il gruppo di ricercatori ha selezionato alalto – spiega Paola Matarrese –, ha anche cuni microRNA localizzati proprio in queluna quantità maggiore di elementi regola- le regioni, identificandone alcuni - tre, tori chiamati microRNA (miR): in sostan- in particolare - che sono quindi espressi za, piccole molecole di materiale genetico maggiormente nelle cellule femminili (lo che possono modificare talune espressioni studio è stato condotto su fibroblasti di

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SALUTE

Chi sono

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cute). Uno di questi (miR548am-5p) ri- diversa e quanto diverse debbano essere sultava 5 volte più espresso nelle cellule anche le modalità di diagnosi delle patolofemminili: sottoposte a stress mitocon- gie e le relative terapie». È noto, infatti, che alcune malattie driale, le cellule maschili viravano verso una forma di suicidio cellulare regolato, autoimmuni colpiscono prevalentemenmentre quelle della donna mostravano te le donne, e sussistono differenze anuna maggiore resistenza all’apoptosi. In che nell’ambito della stessa patologia. parole semplici, sce«Una delle imporglievano la sopravvitanti ricadute della Queste piccole molecole venza come proprio nostra scoperta – destino, resistendo aggiunge Matarrese di materiale modificano - è dunque il potenalla morte cellulare. le espressioni geniche ziale utilizzo dei miDove porta questa croRNA come bioscoperta? «Certae il destino delle cellule marcatori di quelle mente all’indivimalattie che colduazione di studi e terapie più mirate in base al genere – pro- piscono i due sessi in maniera diversa, segue Anna Ruggieri – potendo lavorare oltre che come nuovi bersagli terapeusu microRNA come target da silenziare o tici sesso-specifici». Prossimo step dello di cui indurre l’espressione. La scoperta studio? «Estendere l’analisi ad altri tipi che non solo geni, ma anche elementi re- di cellule, in particolare quelle tumorali, golatori della loro espressione siano pre- per capire se si possano “sfruttare” quesenti in quantità diverse tra uomo e donna ste nuove scoperte per sviluppare una testimonia ancora una volta come la bio- medicina sempre più personalizzata ed logia dei due sessi sia fondamentalmente efficace».

o studio che ha portato all’individuazione della diversa risposta allo stress di cellule maschili e femminili è stato coordinato dalle biologhe Anna Ruggieri e Paola Matarrese, entrambe ricercatori senior nel Centro di Riferimento per la Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità. La prima è esperta in virologia e malattie infettive e si occupa di differenze di genere nella risposta immunitaria ai vaccini e di microRNA come marcatori molecolari genere-specifici; la seconda è esperta di meccanismi di morte cellulare in patologia umana ed è attualmente impegnata in ricerche in campo oncologico con particolare attenzione alle differenze di genere. Con loro, nel team di ricerca, Walter Malorni, già Direttore del Centro Nazionale di Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità; Professore di Medicina di Genere all’Università di Tor Vergata; Stefano Salvioli, Associato di Patologia Generale presso il Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale dell’Università di Bologna; Paolo Tieri, fisico, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Da sinistra, Anna Ruggieri e Paola Matarrese.

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e attività di controllo sulle micotossine negli alimenti mostrano un miglioramento costante dei risultati verificati secondo le indicazioni del piano nazionale. L’ultima indagine ha rilevato un numero di campioni non conformi inferiore rispetto ai dati ottenuti nell’anno precedente. È uno dei dati diffusi dalla relazione sui controlli delle micotossine negli alimenti per il 2018, pubblicata dal Ministero della Salute al termine del primo triennio di attività del piano. Dal 2016, infatti, il ministero, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, ha predisposto il Piano nazionale di controllo ufficiale del contaminante per armonizzare, a livello territoriale, i controlli ufficiali nei prodotti alimentari. La relazione annuale serve a tracciare un report e fornire un quadro d’insieme sulle attività, i risultati, le criticità e le relative azioni di superamento. È il Regolamento (CE) 1881/2006 a indicare i limiti massimi di esposizione degli alimenti ai contaminanti, in particolare a quelli che la IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha classificato come cancerogeni (aflatossine), possibili cancerogeni (ocratossina A, aflatossina M1) e probabili cancerogeni (fusariotossine) per l’uomo. I risultati per il 2018, diffusi con la relazione ministeriale dello scorso ottobre, segnalano 8 campioni non conformi per le tipologie alimentari di frutta a guscio, farina di mais e formaggi, sul totale di 1922 campioni di alimenti presenti nel NSIS (Nuovo Sistema Informatico Sanitario). Un dato in calo rispetto agli anni precedenti: erano stati rilevati 24 campioni contaminati nel 2017 e 56 nel 2016. Il piano nazionale prevede una lista di 200 campioni di alimenti per il programma di monitoraggio, che si prefigge l’obiettivo di far emergere situazioni di rischio, e 964

IL CONTROLLO SULLE MICOTOSSINE NEGLI ALIMENTI La situazione a tre anni dall’emanazione del piano nazionale

campioni per quello di sorveglianza, il pro- agli stabilimenti produttivi si sono aggiunti gramma che vuole controllare situazioni a depositi per conto terzi. Diversa anche la rischio attraverso campionamenti mirati. tipologia di alimento alla base del campioGli otto campioni risultati non con- namento: in Campania 50 campioni analizformi nell’ultimo anno, pari allo 0,4% del zati derivavano da latte bovino e di bufala, totale, sono stati riscontrati in una farina in Emilia-Romagna sono stati analizzati 36 di nocciole, una facampioni da formagrina di castagne, un gi e 2 da ricotta, in C’è stato un numero di caffè torrefatto in Lombardia sono stagrani, farina di mais, ti verificati anche campioni non conformi di cui una biologica, 2 campioni da latte inferiore rispetto ai dati e quattro campioni crudo di massa, in in formaggi. Proprio Valle d’Aosta 4 camdell’anno precedente per quanto riguarda pioni provenivano da i formaggi la relaziolatte pastorizzato e in ne ministeriale mette a disposizione, per Liguria 9 campioni erano relativi a yogurt. ciascuna regione, la specifica del punto di Per risolvere le criticità legate in particampionamento, diverso tra i vari territori. colare ai fattori di concentrazione dell’aflaNella provincia autonoma di Bolzano, per tossina M1 nei prodotti lattiero-caseari il esempio, il punto di campionamento era Ministero della Salute ha costituito uno in allevamenti con vendita diretta al con- specifico gruppo di lavoro. Un dato che la sumatore di yogurt, in Puglia si trattava di relazione sottolinea riguarda gli alimenti stabilimenti di trasformazione e in Sicilia, destinati a lattanti e bambini della prima

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Il ruolo dell’Efsa

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infanzia che hanno fatto emergere tutti ca (fichi, uve), semi oleosi (arachidi) e spezie (peperoncino). campioni conformi. Per quanto riguarda le attività di veLo sguardo complessivo sui risultarifica degli alimenti importati, nel 2018 ti delle attività di controllo sviluppate nel sono aumentate le autorità coinvolte: 10 primo triennio del piano nazionale, a livello autorità rispetto alle 5 nell’anno 2017. Gli territoriale, evidenzia come il trend positivo USMAF (Uffici di Sadi una sempre minonità Marittima, Aere presenza di camrea e di Frontiera) e Si conferma che gli alimenti pioni non conformi i SASN (Servizi per più critici siano la frutta al Regolamento CE l’Assistenza Sanitaria 1881/2006 si affianchi al personale Navigan- a guscio, il latte, i formaggi alla conferma che gli te, marittimo e dell’aalimenti più critici sie la farina di mais viazione civile) hanno ano la frutta a guscio, svolto le attività di il latte e i formaggi, controllo ufficiale sui prodotti alimentari, la farina di mais. Pur evidenziando alcunon di origine animale, analizzando 755 ni miglioramenti rispetto alla verifica dei campioni di prodotti alimentari. Un dato campioni, la relazione ministeriale sottolipari a più del doppio dei campioni inseriti nea come ci sia ancora del lavoro da fare: nel sistema (273) nel 2017. Sono stati ri- permangono, per esempio, delle criticità da scontrati 31 campioni non conformi relativi superare, a partire dal mancato accreditaalle tipologie alimentari di frutta a guscio mento di alcuni laboratori e l’uso di metodi (nocciole, pistacchi, mandorle), frutta sec- analitici non sempre validati. (S. L.)

ono diverse le attività che competo all’Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) nella attività di vigilanza e controllo sulla diffusione delle micotossine nella filiera alimentare. L’agenzia europea fornisce consulenza scientifica ed elabora la valutazione dei rischi sulle micotossine per i responsabili della gestione del rischio dell’Unione Europea. Tra le competenze dell’Efsa vi è la valutazione della tossicità delle micotossine per gli esseri umani e per gli animali in considerazione di tutte le informazioni tossicologiche attualmente a disposizione. L’agenzia deve inoltre valutare l’esposizione di esseri umani e animali sulla base dei dati che emergono dalle attività di monitoraggio negli Stati membri dell’Ue. Le indagini sono focalizzate anche su gruppi specifici di popolazione, come i bambini o persone costrette a seguire una dieta particolare. Compito dell’Efsa è anche quello di formulare raccomandazioni sulla ricerca per la raccolta di altri dati sulle micotossine che consentano di migliorare le valutazioni del rischio.

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SISTEMI ALIMENTARI PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE

Un progetto in linea con il sustainable development goals del 2030

di Maria Vittoria Conti*

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a condizione di malnutrizione che per definizione è “uno stato in cui la funzione fisica di un individuo è compromessa tanto da non essere più in grado di mantenere un adeguato processo di prestazioni corporee come la crescita, la gravidanza, l’allattamento, il lavoro fisico e il recupero dalla malattia” (WFP, 2017) fa riferimento non soltanto ad una condizione di deficit nutrizionale ma anche di eccesso, portando a sovrappeso, obesità e malattie croniche non trasmissibili. Ad oggi, malgrado le continue campagne di sensibilizzazione e le azioni goBiologa Nutrizionista e borsista di ricerca presso il Laboratorio di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’Università di Pavia.

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vernative dirette alla risoluzione del pro- ritardo della crescita sono parallelamente blema, si contano 264 milioni di donne in in aumento (+17 % dal 2000 al 2016); conetà fertile affette da anemia, 462 milioni trariamente a quanto riscontrato in Asia, di adulti in condizione di sottopeso, 52 America Latina e Oceania, dove i dati relamilioni di bambini malnutriti, 41 milioni di tivi allo “stunted” ne descrivono un trend bambini sovrappeso/obesi e più di 600mila in diminuzione. (UNICEF, WHO, World adulti obesi. Bank Group 2018). Lo scenario mondiale è infatti caratIl fondamentale ruolo della nutriterizzato da quella zione è stato ormai che viene definita riconosciuto da “double burden of molte associazioni Ad oggi si contano malnutrition”, preinternazionali ed è 462 milioni di adulti al centro dell’Agensente non soltanto da dei “Sustainable nei paesi sviluppati sottopeso e 52 milioni Development Goma anche in quelli in di bambini malnutriti als”, promossa nel via di sviluppo dove 2015 dalla WHO, in alcune zone, come con l’obiettivo di quelle dell’Africa Sub-Shariana, viene descritto uno stato di migliorare l’alimentazione a livello monsovrappeso, obesità e malnutrizione per diale e mirare a ridurre tutti i tipi di malnutrizione entro il 2030. difetto, coesistente. Come già descritto dal collega BeniaInfatti, l’Africa è l’unico paese tra i “developing countries” in cui l’incidenza mino Bonardi e da Corinna Hawkes è nedell’obesità infantile (9,8% nel 2016) e il cessaria “un’azione immediata” perché la

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Foto scattata durante una delle missioni.

malnutrizione, per difetto e per eccesso, tipologia di malnutrizione nelle zone della Tanzania e del Kenya e, attraverso la possa essere controllata. In questo contesto si inserisce il pro- creazione di Sistemi alimentari sostenibigetto SASS -Sistemi Alimentari per lo li dal punto di vista ambientale, economiSviluppo Sostenibile: creare sinergie tra co e sociale, a contenerla e contrastarla. ricerca, processi internazionali e Africa- Tutto ciò è reso possibile dall’approccio ni- di cui il Laboratorio di Dietetica e Nu- multidisciplinare atto a salvaguardare gli trizione Clinica dell’ Università di Pavia è ecosistemi, la varietà dietetica, valorizpartner insieme ad zando il ruolo delaltri importanti atela donna. Aderisce nei italiani come l’Uinoltre ad un modelÈ necessaria un’azione lo di Ricerca Innovaniversità degli Studi di Milano-Bicocca, immediata perché i difetti tiva e Responsabile l’Università Cattolica di alimentazione possano (RRI) che implica il coinvolgimento del Sacro Cuore di essere controllati di tutti gli attori nel Milano e l’Università processo di ricerca degli Studi di Sciene innovazione e si ze Gastronomiche di Pollenzo, coordinati dell’European Centre attua attraverso un approccio inclusivo, metodologie partecipative in tutte for Development Policy Management. Il progetto SASS, finanziato dal Mi- le fasi della ricerca e a tutti i livelli della nistero dell’istruzione, dell’università e governance. L’RRI è caratterizzato da un della ricerca (MIUR), accoglie gli obiet- primo momento di analisi del problema tivi futuri mirando a valutare l’entità e la che viene condiviso con tutti i portatori

di interesse, da un’azioni di ricerca scientifica e da un’ultima fase di restituzione dei risultati. La multidisciplinarietà e l’approccio RRI rappresentano proprio i punti di forza del progetto SASS, consentendo di descrivere in modo trasversale le condizioni socio-culturali, economiche, agro-alimentari del territorio di Kenya e Tanzania e le ripercussioni sullo stato nutrizionale, per identificare un modello integrato di ricerca, sviluppo e applicazione che possa rappresentare un punto di partenza per le azioni di governance future. Inoltre grazie alla fase di restituzione prevista dall’approccio RRI verranno divulgati alla popolazione interessata i risultati raccolti, utilizzando dei canali di informazioni diretti ed efficaci. Lo scopo sarà quello di formare ed informare tutti gli attori locali coinvolti, fornendo degli strumenti utili target specifici per il mantenimento/raggiungimento di un buono stato di nutrizione.

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hi sporca, ora, deve metterci la faccia. Il riconoscimento biometrico entra anche nel regno animale. Altro che segugi e cercatori di tartufi. Gli uomini provano ad emulare i cani per poi “monitorarli” con i loro stessi mezzi. Richiamare l’attenzione con uno sguardo può far vivere momenti di centralità cosmica tutti improvvisamente radunati in un solo zampettare sul marciapiede. La vera forza di ciascuno non è nella capacità di assemblare una combinazione di lettere a formare un testo suggestivo bensì compiere un gesto in grado di aprire ogni porta come un abracadabra. Quando si dice che lo sguardo non mente e rivela tutto a quanto pare c’è da crederci se addirittura la faccia è una password insostituibile, un tratto di autenticità assoluta che non si presta a mistificazioni come una successione di parole. Un potere declinabile al gerundio, un potere che avanza anche se compiuto, immutato nel tempo pur se di divenire. Certo qualche problema in più avranno i cuccioli timidi costretti ad esibire volto e occhi con convinzione in barba a pudore e riservatezza. Ogni animale ha una sua “impronta nasale” unica così un’azienda sta pensando di usarla per ritrovare i quadrupedi smarriti o multare i padroni incivili. Da oltre un anno numerosi poliziotti cinesi, infatti, usano occhiali con riconoscimento facciale, cioè equipaggiati con telecamere che permettono di identificare in tempo reale persone e animali che incrociano sul cammino. Fra le start-up che forniscono il software per questi dispositivi ce n’è una che si chiama Megvii. Le impronte nasali dei cani sono equivalenti alle impronte digitali degli umani: è unica per ognuno. Attraverso l’app di Megvii è possibile associare allo smartphone il proprio cane, scattando foto del “tartu-

C’è da immaginare che qualcuno inifo” da diverse angolazioni, un po’ come si fa per memorizzare la propria impronta zierà a collezionare sguardi come passpardigitale per poi usarla per sbloccare il te- tout o addirittura a inventare lentine che possano imitarli. Toccherà a quel punto lefonino. Se l’animale venisse smarrito, o maga- arrivare fino all’anima per garantirsi una ri rubato, l’app dovrebbe essere poi in gra- buona serratura o quanto meno un pasdo di “ritrovarlo” anche in mezzo ad altri saggio al livello che segni l’alt. Panasonic cani apparentemente Corporation ha anuguali. L’azienda ha nunciato che, a parAlcuni poliziotti cinesi parlato di una precitire dal 25 novemsione vicina al 95% e bre 2019, la società usano occhiali con inizierà a proporre spiegato che durante la fase di test avrebbe telecamere per riconoscere un’interfaccia di programmazione delle “riunito” circa 15mila uomini e animali applicazioni (applicani ai loro umani. cation programming Non è tutto: visto che la Megvii lavora con il governo come interface, API) per la propria tecnologia fornitore di tecnologie per le forze dell’or- di riconoscimento facciale per il mercato dine, lo stesso software alla base dell’app giapponese. L’azienda ha avviato molte ripotrebbe essere installato su telecamere cerche nel campo del riconoscimento facdi sorveglianza usate per identificare in ciale già dai primi anni ’90 e ha continuato maniera inequivocabile i cani che sporca- a perfezionare queste competenze in vari no o passeggiano dove non dovrebbero e modi, incorporando tali tecnologie in propoi risalire ai loro proprietari. Per multarli dotti di largo consumo e applicandole alle soluzioni per la sicurezza basate su videoo sanzionarli in qualche altro modo.

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SALUTE

LO SHAZAM DEI CANI: LA CINA MAPPA ILoVOLTI ANIMALI scanner a riconoscimento facciale per identificare cani o gatti smarriti

Lo sguardo tecnologico

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camera. Il sogno di avere uno Shazam dei sente di identificare una persona ritratta volti stile Fbi è per ora possibile grazie ad in foto con una percentuale di successo app ad hoc anche se si è ancora lontani del 70% dei casi. Idem Facebook Momendalla “caccia” diretta nei database, e que- ts che raggruppa le foto sullo smartphosto anche per via della tutela della privacy. ne in base a dove sono state scattate e Le app in circolazione infatti funzio- soprattutto in base al soggetto ritratto nano sulla base dei dati presenti su piat- nonché Deep Face che associa algoritmi taforme social come di immagini 2D e 3D Fb. Per rivelare l’icosì che il software Le impronte nasali dentità di una persoriesce a riconoscere na partendo da una dei cani sono equivalenti facce all’interno delle foto. foto ci viene incontro alle impronte digitali FaceTec è il anche Google: sarà nome della startup sufficiente inserire degli umani che ha progettato il nome desiderato uno scanner per il su Google Immagini, cliccare poi sul tasto Strumenti che tro- riconoscimento facciale protetto contro vate sulla destra e sotto “Tipo” spuntare hacker e malintenzionati che potrebbero “Volti” e aggiungendo al link il parametro farne un uso criminale. Name Tag dalla &imgtype=face, è possibile ottenere tutte foto di una persona può far scoprire dati le foto associate al nome selezionato con come l’indirizzo, il titolo di studio, il lavotanto di informazioni legate al lavoro e ro ed anche la situazione sentimentale se qualsiasi altra notizia si trovi online. An- questa è presente ad esempio su Faceboche FindFace garantisce il riconoscimen- ok. Insomma, uno sguardo non vi seppelto facciale grazie ad un software che con- lirà ma sorveglierà. (F. C.)

uando si dice che uno sguardo apre tutti i tornelli. In Cina, anziani e disabili obliterano i ticket dei mezzi pubblici con un battito di ciglia a Shenzhen e addirittura possono scansionare il qrcode e leggere gli ingredienti dei cibi. Per ora si tratta di una sperimentazione. Il sistema biometrico è stato attivato in fase sperimentale per rendere più veloce e semplice l’ingresso a chi gode di un accesso gratuito per motivi di età. L’iniziativa partita nella metropoli nel sud della Cina permette di sbloccare i tornelli elettrici dopo aver completato la registrazione con il proprio nome tramite un sistema di servizio intelligente. Cambia così l’esperienza di viaggio. Il sistema sviluppato da Tencent è stato lanciato in 18 stazioni della linea metropolitana, con un totale di 28 cancelli automatici e 60 macchine self-service per l’elaborazione dei biglietti. La mission è di estendere il servizio ad altri gruppi che godono del servizio gratuito della metropolitana come i disabili e i veterani dell’esercito. Restano aperti i dubbi sulla salvaguardia della privacy.

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di Biancamaria Mancini

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a pelle del nostro viso, anche quando è detersa e pulita, può ospitare numerosi acari saprofiti come i Demodex Mites1, spesso associati a molte dermatosi follicolari del viso2 (rosacea3, dermatite periorale4, blefarite marginale5). Il Demodex è un acaro specie specifico, appartiene alla famiglia delle Demodecidae ed ha un’incredibile plasticità morfologica di adattamento. Possiamo trovare diverse varianti di questi esemplari, la nomenclatura è assegnata in base alla morfologia e ai substrati anatomici infestati. Il Demodex Brevis (DB) nell’uomo, ha una morfologia tozza e lo troviamo in numerose zone del corpo: nelle palpebre, nelle pieghe nasali, nel mento, nella zona periorale, o ancora, negli organi genitali. La variante chiamata DB Capitis” (DBC) ha sede invece sul cuoio capelluto, precisamente nella ghiandola sebacea del complesso pilo sebaceo a cui ha adattato il proprio corpo. Anche il Demodex Folliculorum (DF) si trova nel complesso pilo sebaceo, ma nella stretta cavità dell’infundibolo e presenta infatti un corpo molto allungato6. La presenza dei Demodex comporta arrossamento, prurito e infiammazione locale con perdita di capelli o peli; talvolta il prurito è così intenso da provocare ferite da grattamento. La perdita dei capelli nelle zone infiammate è da attribuire proprio all’azione di tali acari, che già nel 1950 sono stati riconosciuti come agenti patogeni responsabili della miniaturizzazione follicolare7 e dell’alopecia seborroica (AS). Ricordiamo che nella comune alopecia androgenetica (AGA), la perdita dei capelli è attribuita all’azione della 5 alfa reduttasi, che trasforma il testosterone in DHT causando la miniaturizzazione dei fusti capillari. Nell’AS invece, la causa degenerativa è proprio l’infiammazione da iperseborrea8 innescata dalla presenza degli acari. Dalle numerose pubblicazioni del prof. Principato10,11,12 ed altri parassitologi, si evince che non è sempre possibile discriminare AGA da AS, perché spesso le due situazioni coesistono e si influenzano a vicenda. Infatti, l’infestazione da Demodex, su cuti con follicoli già alterati da precedenti stati infiammatori5, come nel caso di AGA, acutizza la malattia di base9 e la cronicizza, acceleran-

DEMODICOSI E ALOPECIA SEBORROICA

Il ruolo degli acari saprofiti nella salute dei follicoli della pelle do la degenerazione follicolare. Nel 1995 si dimostra inoltre, che il DB è un vero e proprio serbatoio batterico14, isolando per la prima volta Staphilococcus kloosii dall’idiosoma di un acaro prelevato da un soggetto affetto da AS, decretando così che la demodicosi può condurre a infiammazioni e follicoliti con esiti cicatriziali.Per le evidenze descritte, la presenza di Demodex riscontrata in persone non ancora affette da calvizie, potrebbe rappresentare un determinismo7,13 per la calvizie stessa. La modalità d’azione di questi acari nel complesso pilo sebaceo è ormai nota e segue un preciso ciclo vitale che si compie all’interno dell’organulo11. I Demodex adulti si accoppiano e depongono le uova all’interno del follicolo nel periodo da giugno a settembre; in seguito nasceranno le larve che diventeranno nife e poi adulti che ricominceranno il ciclo. In queste fasi

I Demodex Mites vengono spesso associati a molte dermatosi follicolari del viso

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il follicolo subisce importanti sollecitazioni, soprattutto nel periodo dell’accoppiamento e della crescita delle ninfe. il DF15 ad esempio, aggredisce le pareti del follicolo sfaldandole continuamente con i suoi arti. La variante che causa però i danni peggiori6 è certamente il DBC che, risiedendo all’interno della ghiandola sebacea, utilizza i suoi cheliceri pungendo e svuotando il citoplasma delle cellule parietali provocandone l’eccessiva e continua secrezione. Il complesso pilo sebaceo così aggredito si infiamma e il cuoio capelluto risulta molto unto e irritato, tutte condizioni che accelerano la degenerazione follicolare. Il rilascio di abbondante sebo dalla ghiandola sebacea danneggiata assicura ai Demodex un ambiente ottimale dove rimanere imbibiti e idratati e gli permette di muoversi agevolmente nonostante i loro piccoli arti. Lo sfaldamento delle pareti follicolari invece, impastate al sebo in eccesso, gli permettono di avvolgersi in uno strato protettivo come un’armatura; corazza che sarà ancora più utile per le uova depositate. Grazie a tale stile di vita e all’involucro costituito, non è mai facile eliminarli10, e allo stesso tempo, non sono sempre rilevabili dai test per demodicosi. Il periodo di


SALUTE

Curiosità

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infestazione da Demodex Brevis appare già negli infanti dal primo mese di vita; si può osservare infatti nelle pieghe nasali e nella zona periorale dei bambini. Si è osservato, che i figli di persone con acne rosacea in zona periorale, manifestino con più probabilità e più precocemente la stessa patologia rispetto agli altri bambini. La demodicosi però non è ereditaria, sembra invece che la trasmissione sia proprio per contatto. I neonati sono spesso baciati e accostati continuamente al viso dai genitori, sono gesti di affetto e di consuete coccole parentali. Sarà invece proprio questo tenero gesto, che porterà una mamma o un papà con acne da demodicosi, a trasmettere l’infestazione al piccolo, baciandolo e strofinandosi alla sua pelle ancora molto delicata e indifesa. L’infestazione ahimè, durerà tutta la vita e sarà trasmessa alle generazioni future con le stesse modalità facendola sembrare ereditaria. Non avviene la stessa cosa nelle effusioni fra adulti, o almeno non avviene così facilmente, perché la pelle ha ormai costituito una protezione più forte.

Bibliografia © Pcess609/www.shutterstock.com

maggiore possibilità di osservazione sarà durante l’accoppiamento, mentre nel resto dell’anno sarà molto difficile trovarli in quanto rintanati nel profondo del follicolo. Oggi per contrastare la demodicosi si utilizzano farmaci, insetticidi e battericidi, anche se a volte sono tossici per l’uomo stesso che ne deve fare uso. Questi rimedi ne determinano la scomparsa solo temporaneamente, infatti nel giro di 6-9 mesi, ripopolano interamente il cuoio capelluto proprio grazie alle uova o alle larve sopravvissute nel profondo del follicolo10. Oltre ai prodotti chimici e di sintesi, si possono utilizzare sostanze naturali senza effetti collaterali; tra queste sono citati gli estratti di cannella, finocchio, timo, pelargonio, menta, salvia, rosmarino e cedro, ma il trattamento dovrà essere ciclico e continuativo. Si osserva inoltre che l’esposizione solare estiva e in località marina contribuisce a far regredire l’espressione della demodicosi. Sono ancora oggi in atto studi che affrontano come contrastare l’alopecia seborroica tramite l’azione acaricida. La demodicosi non è quindi un fenomeno occasionale, ma una specifica malattia in cui la sede anatomica di infestazione non è dovuta al caso10.

1. Giullaume G. et al.: “Farmacopée et Medicine Traditionnelle Chinoise”. Ed. Presence. Paris; 1987. 2. Volmmer R.T.: “Folliculitis Demodex-associated”. Am. J. Dermatol 18: 589-91. 1996 3. Baylis-Mallory S. et al.: “Dizionario illustrato di dermatologia” vol I, The Patherton Publishing Group, London, New York; 1998. 4. Cainelli T. et al.: “Manuale di Dermatologia medica e chirurgica” Ed. Mac Graw Hill Italia, Milano; 1997. 5. Di Stanislao C.: et al.: “Agopuntura ed isotretinoina in alcune dermatosi ad andamento familiare” Congresso Nazionale SIA, Atti, Ed. Nuova Ipsa, Palermo, Ottobre 1996. 6. Desh C. et al.: “Demodex Folliculorum and D.Brevis Akbulatova of man: redescription and reevalutation” The J. Of Parasitology 58 (1): 169-177; 1972. 7. Miskijan H.G.: “Demodicosis (Demodex infestation of the scalp)” Arch. Derm. Syph. 63:282283; 1951. 8. Principato M.: “Human demodicosis: prevalence of Demodex Brevis Akbulatova in subjects with seborrhoeic alopecia.VII European Multicolloquium of Parasitology” Parma, Parassitologia, 38 (1-2): 435; 1996. 9. Principato M.: “Treatment tests for human demodicosis.VII European Multicolloquium of Parasitology” Parma, Parassitologia, 38 (1-2): 436; 1996. 10. Principato M.: “Demodecose humaine chez des sujets atteints d’alopécie séborrhéique: modifications périodiques dans le cycle biologique des parasites et considerations cliniques sur les causes de la calvitie”. Bull. de la Soc. Franç. De Parasitol., 12(1): 81-91; 1994. 11. Principato M.: “Observations on Demodicosis of man’s scalp: seasonal peaks in the parasites’life cycle.Parassitologia”. 36 (suppl.1): 116; 1994. 12. Principato M.: “Demodex Folliculorum and Demodex Brevis (Acari: Demodicidae) in man’s ear canal”. Atti del 4° Symposium of the European Association of Acarologists 58. Siena; 2000. 13. Sanfilippo AM et al.: “Resistant scalp folliculitis secondary to Demodex infestation” Cutis, 76: 321-324; 2005. 14. Principato M. et al.: “Isolamento di batteri del gen.Staphylococcus dall’idiosoma di Demodex Brevis (Acari: Demodicidae) da materiale sebaceo di soggetti affetti da alopecia seborroica”. Giornale Italiano di Malattie Infettive, 1(6): 351-354; 1995. 15. Spickett S.G.: “Studies on Demodex Folliculorum Simon (1842)” Life history. Parasitology 51: 181-192; 1961.

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di Giacomo Talignani

L’ALTRA GRANDE N CRISI: OLTRE AL CLIMA, OCCHIO ALLE SOSTANZE TOSSICHE Dall’Onu: «sempre più morti e problemi per gli inquinanti tossici nell’aria e nell’acqua» 52 Il Giornale dei Biologi | Novembre/dicembre 2019

el terribile tetris degli scenari futuri del Pianeta c’è un mattoncino, rosso, che scende lentamente e non dovremmo affatto sottovalutare. Negli ultimi mesi, grazie alle preziose iniziative di scienziati, climatologi e dei ragazzi di FridaysForFuture guidati da Greta Thunberg, la crisi climatica, insieme a quella dell’inquinamento da plastica, è finalmente all’ordine del giorno. Così deve essere e sulle soluzioni alle riduzioni delle emissioni, ci hanno ricordato recentemente anche 11mila scienziati in una lettera, è necessario un impegno globale, rapido ed efficace da parte di tutti i governi del mondo. La Terra è «chiaramente e inequivocabilmente di fronte a una emergenza climatica» ripetono i ricercatori, ricordandoci che gli scenari di un aumento delle temperature a +2° centigradi rispetto ai livelli preindustriali muteranno il mondo per sempre, da fenomeni meteo sempre più intensi a inondazioni, scomparsa di territori, rifugiati climatici, perdita estrema di biodiversità, acidificazione degli oceani, siccità, scioglimento dei ghiacciai e tante altre drammatiche conseguenze. Purtroppo, però un altro mattoncino rosso, un campanello


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d’allarme che potrebbe essere devastante per l’umanità del futuro se non ascoltato, è presente nel tetris delle nostre vite: gli inquinanti tossici. Secondo l’Onu infatti l’altra grande crisi, insieme a quella climatica, ma di cui non si parla abbastanza, è la contaminazione da sostanze tossiche che nel lungo periodo potrebbe portare all’estinzione tanto quanto (e di concerto) il surriscaldamento globale. L’uomo e la natura, spesso a causa di prodotti di provenienza industriale e commerciale, ma anche per uso domestico o per evoluzione della tecnologia e della agricoltura, negli ultimi anni sono costantemente esposti a fertilizzanti chimici, pesticidi, fonti radioattive, agenti chimici, metalli pesanti, tossine di vario genere, inquinanti dell’aria e una lunga lista di altre sostanze tossiche, dalle diossine fino al Pcb. Se purtroppo conosciamo già bene i numeri della strage legata agli inquinati dell’aria in Europa, con lo smog che è responsabile nell’Ue di 372mila decessi prematuri all’anno, spesso ci dimentichiamo dei potenziali effetti nocivi legati all’esposizione a minacce tossiche che causano altrettanti morti e malattie e che stanno contribuendo a diminuire per esempio i livelli di fertilità nell’uomo. Poco tempo fa, a rilanciare l’allarme, è stato durante l’assemblea generale dell’Onu il chimico turco-statunitense Baskut Tuncak, nominato relatore speciale sulle implicazioni per i diritti umani della gestione e dello smaltimento ecologicamente corretti di sostanze e rifiuti pericolosi nel 2014 e il cui mandato è stato rinnovato fino al 2020. Tuncak è stato chiarissimo: «La nostra incessante esposizione all’inquinamento e ad altre fonti di sostanze tossiche rappresenta una minaccia globale per i diritti umani, incluso il nostro diritto

alla salute riproduttiva. Quando si guarda attraverso la lente della salute riproduttiva e infantile, l’importanza e la gravità della prevenzione dell’esposizione a sostanze tossiche fin dai primi anni di vita si acutizza di molto. La diminuzione delle fertilità, compresa la diminuzione della qualità e della quantità di sperma, è solo una delle molte tendenze preoccupanti per la salute legate all’esposizione tossica che persiste perché gli Stati non hanno dato realmente priorità alla prevenzione dell’esposizione». Ha aggiunto poi che la cura e il rimedio all’esposizione a queste sostanze «nella misura limitata in cui si materializzano, sono spesso insufficienti e arrivano troppo tardi per coloro che sono esposti. È sempre più dimostrato che i cosiddetti livelli di esposizione sicuri per molte sostanze tossiche sono semplicemente presunti mentre per molte altre non esistono». Fra le criticità maggiori, in termini di sostanze nocive, il relatore Onu nel suo report indica la contaminazione dell’acqua, quella relativa ai pesticidi in agricoltura, ma anche sostanze chimiche non testate nei prodotti di consumo e contaminazione da metalli pesanti sia nel cibo che nell’acqua. «Esiste il pericolo - dice - che i diritti umani all’acqua potabile sicura, al cibo e ad abitazioni adeguate, all’aria pulita e a un ambiente sano e a un lavoro sicuro e salutare, tra gli altri, siano una falsa promessa e non si realizzeranno senza sforzi concertati per rendere la prevenzione dell’esposizione una priorità urgente. Questo cocktail di inquinamento tossico è calcolato in modo conservativo come la più grande fonte di morte prematura al mondo. Questo cocktail è la causa e, allo stesso tempo, contribuisce a una pandemia silenziosa di malattie e disabilità. Non possiamo più guardare al problema so-

Difendiamo le risorse del Pianeta dalle guerre

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e risorse del Pianeta vanno difese anche dai conflitti mondiali. Le Nazioni Unite ci avvertono che la nostra fragile Terra, stretta dalla morsa della crisi climatica e dell’inquinamento da sostanze tossiche, durante le guerre si ammala sempre di più. Pensate al Vietnam e all’uso di erbicidi tossici che portarono alla deforestazione e alla contaminazione; al Kuwait e la distruzione dei pozzi petroliferi, al Kosovo con la contaminazione chimica e ora, nella guerra contro i militanti dell’Isis in Iraq, al mix tossico legato ai pozzi di petrolio a cui è stato dato fuoco. Ecco perché di recente, Inger Andersen, responsabile del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, ha sottolineato che le risorse ambientali sono le «vittime silenziose dei conflitti armati nel mondo. Occorre fare di più per proteggere l’ambiente in tempi di guerra se il mondo vuole raggiungere l’obiettivo di un futuro più sostenibile per tutti i popoli e per il pianeta. Dobbiamo agire con maggiore urgenza e coerenza per ridurre le minacce che i conflitti armati rappresentano per il nostro ambiente e, in ultima analisi, per la nostra salute e il nostro sostentamento».

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Fra le criticità maggiori, in termini di sostanze nocive, l’Onu indica la contaminazione dell’acqua, quella relativa ai pesticidi in agricoltura

stanza per sostanza, ma dobbiamo affrontare l’effetto combinato di una moltitudine di esposizioni croniche, in particolare quelle dei più vulnerabili, come bambini, lavoratori, i diversi generi e le persone che vivono in povertà». Purtroppo, chiosa, «mentre le esposizioni tossiche erodono, abusano e violano silenziosamente e invisibilmente i diritti all’aria, acqua, cibo e luoghi di lavoro sicuri per miliardi di persone, in particolare di bambini e altri gruppi sensibili, gli Stati sono bloccati da anni o decenni in discussioni su ciò che dovrebbe essere considerato pulito, sano o adeguato. Gli Stati devono adempiere al loro dovere di proteggere i diritti umani dall’inquinamento e da altre sostanze pericolose. E l’unico modo per proteggere questi diritti umani per tutti e fornire un rimedio veramente efficace è evitare l’esposizione».

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i frega sempre, l’istrice. Animale fra dere il sole” durante una lunga osservazioi più affascinanti dei nostri boschi, ne avvenuta in alcuni boschi in provincia è capace gonfiandosi e mostrando di Pisa: hanno iniziato a monitorare nel la sua “cresta” di aculei appuntiti di tempo alcune tane di cinque diverse famisembrare per potenziali nemici e per noi glie che erano state prima marcate e rese uomini ben più grande di quel che è. È riconoscibili, oltre che fotografate attrasfuggente di giorno, difficilissimo da avvi- verso l’uso di fototrappole. Mentre hanno stare e siamo abituati a considerarlo come iniziato ad osservare i comportamenti deun roditore notturno che opera solo nelle gli animali si sono resi conto che esisteva ore buie prima di riposare nella sua tana: una forte attività motoria diurna di questi adesso i ricercatori dell’Università di Pisa animali sia fra i sub-adulti che i cuccioli. non solo ci dicono che non è così, ma af- Sono stati osservati genitori accompagnafermano che l’istrice è persino abituato ha re i cuccioli fuori dalla tana con l’apposito fare i bagni di sole. scopo di fargli prenCon un piccolo dere il sole. I genitori accompagnano gioco di parole po«Il comportatremmo chiamargli mento di sunbathing i cuccioli all’esterno, gli “abbronzat-istriè stato osservato con perché beneficino ci”. Già, perché come regolarità in cinque illustrato nello studio famiglie di istrici solo dei raggi solari “Diurnal motor actinel periodo tra aprile vity and sunbathing e giugno prevalentebehaviour in crested porcupine (Hystrix mente nelle ore centrali del giorno. Probacristata L., 1758)”, pubblicato sulla rivista bilmente questo comportamento è indotto Scientific Reports da Francesca Coppola e da esigenze metaboliche quali la sintesi di Antonio Felicioli del Dipartimento di scien- vitamina D oppure la termoregolazione» ze veterinarie dell’università di Pisa e da hanno affermato gli scienziati italiani nel Giuseppe Vecchio dello studio Agrofauna loro studio. di Livorno, l’istrice ha l’abitudine di portaSecondo biologi e scienziati il comre i propri cuccioli fin da pochi giorni dalla portamento sarebbe dunque necessario, nascita a fari veri e propri bagni di sole per soprattutto per i più piccoli, per la termopoterli crescere bene. regolazione durante «Si tratta di un l’anno. Per Felicioli, Il comportamento nasce docente di biochimicomportamento peculiare di questo anida esigenze metaboliche, ca all’ateneo pisano male, che si allontana «questo studio condall’idea che abbia- come la sintesi di vitamina D tribuisce alla conomo del più grande roscenza della biologia e la termoregolazione ditore notturno della di questo affascinanfauna italiana: in piete grande roditore no giorno l’istrice porta i propri cuccioli a protetto della legislazione italiana ed europrendere il sole, e questo comportamento pea di elevato interesse conservazionistico. è definito come “sunbathing”» spiega il Inoltre, si gettano le basi per ulteriori indottor Vecchio. I ricercatori pisani hanno dagini inerenti il ruolo della luce solare nel scoperto la necessità degli istrici di “pren- metabolismo degli animali notturni».

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L’istrice dunque, così sfuggevole e fascinoso, è un animale che continua a stupirci. Un altro studio italiano, dello scorso anno, aveva tra l’altro già costato il curioso rapporto fra il roditore e le temperature legate al surriscaldamento globale. Sembra infatti che l’animale dagli aculei, a causa del cambiamento climatico, si stia spostando verso altitudini sempre più elevate, persino sulle Alpi. Nello studio “Range expansion and redefinition of a crop-raiding rodent associated with global warming and temperature increase” pubblicato su Climatic Change da Emiliano Mori (Università degli Studi di Siena), Andrea Sforzi (Museo di Storia Naturale della Maremma), Giuseppe Bogliani (università di Pavia) e Pietro Milanesi (Schweizerische Vogelwarte – Stazione ornitologica svizzera) i ricercatori italiani si sono chiesti «quali fossero i principali predittori che promuovono la distribuzione di questo grande roditore in Italia e abbiamo indagato la sua potenziale espansione in futuri scenari di cambiamento climatico». Utilizzando un database sulla presenza dell’istrice in Italia hanno scoperto, in un totale di 1.674 punti di presenza, come la


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“ABBRONZATISTRICI”, TUTT’ALTRO CHE ANIMALI NOTTURNI Secondo una ricerca italiana fanno “bagni di sole” e ora si spostano sempre più a nord

distribuzione del porcospino ricopra un totale di 135.177 chilometri quadrati. Nella ricerca affermano che «i futuri scenari di cambiamento climatico legati all’aumento delle temperature medie per 2050 e 2070 mostrano che un’ulteriore espansione dell’areale da parte di questa specie si verificherebbe fino a 225.576 km2, soprattutto nelle aree geografiche in cui la specie era storicamente assente, ovvero le regioni settentrionali». In sostanza, l’istrice si sposterà sempre di più verso le alte montagne e le Alpi perché «l’aumento del rapporto tra la temperatura diurna media e quella annua e la temperatura media dei mesi meno piovosi aiuterebbe l’istrice a raggiungere altitudini elevate. Il riscaldamento globale in corso sta spostando la distribuzione delle foreste europee a altitudini più elevate, dunque potenzialmente fornendo l’istrice con ambienti elettivi per le tane. Una riduzione della copertura nevosa e del periodo di innevamento a livello del suolo rimuoverebbero un importante ostacolo all’espansione dell’areale dell’Istrice in Italia, facilitando così la ricerca di cibo da parte di questo grande roditore» chiosa il dottor Mori. (G. T.).

Una sorpresa pungente

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ome afferma lo studio italiano “Range expansion and redefinition of a crop-raiding rodent associated with global warming and temperature increase” da un po’ di tempo, circa dal 2011, sempre più istrici sono presenti nelle zone più settentrionali d’Italia. Lo scorso anno per esempio un grosso esemplare è stato avvistato © stockelements/www.shutterstock.com in Trentino, alle pendici della Valsugana, un fatto decisamente inusuale. In alcuni casi, cibandosi prevalentemente di vegetali, gli istrici ritrovati nelle zone settentrionali hanno perfino recato danni anche alle coltivazioni. Secondo Emiliano Mori dell’Università di Siena «fino agli anni ’70 l’istrice rimaneva sotto l’Arno ma per tante cause ha poi superato il confine naturale espandendosi via via verso altre regioni. Non è considerata una specie invasiva, l’Italia è l’unico Paese europeo in cui è censito ed è considerata specie protetta». Per ora però quelli trentini sono ancora pochi. «In Trentino sembra che la presenza sia fino ad ora limitata a soggetti subadulti, in grado di riprodursi ma alla ricerca di nuovi territori. Abbiamo a che fare insomma con dei pionieri, da soli, in cerca di nuovi spazi».

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SEGNALI (PREOCCUPANTI) DALL’ARTICO Scoperta una gigantesca “fontana” di metano nel mare siberiano. Il permafrost oceanico si sta sciogliendo al doppio della velocità

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ll’improvviso hanno trovato l’ago nel pagliaio. Si aspettavano di tutto, ma non che fosse così pungente. L’“ago”, come l’ha definito un gruppo di ricercatori che da mesi battevano miglia di mare artico, a prima vista era una chiazza dal color smeraldo in mezzo all’infinito mare scuro. Quando i membri della spedizione russa organizzata dallo Shirshov Institute of Oceanography (Mosca) e l’Ilyichev Pacific Ocean Institute of Oceanography (Vladivostok) hanno avvistato quella strana macchia, si sono imbattuti nella «più grande fontana di metano mai vista nell’oceano. Almeno nelle ultime 45 spedizioni» affermano i 65 scienziati della missione, fra cui russi, svedesi, norvegesi, olandesi, italiani, britannici e americani. Al largo dei mari della Siberia orientale, quelli di Laptev e di Kara, dalle profondità sommerse fuoriusciva una quantità di metano inimmaginabile: faceva letteralmente ribollire il mare, tanto che è stato

complesso anche per i ricercatori riuscire ha mai registrato nulla di simile» ha raca prelevare campioni di gas. Gli scienziati, contato Sergey Nikiforov dell’Università imbarcati con lo scopo di studiare lo stato Politecnica di Tomsk. Dopo aver raccolto con difficoltà i pridel permafrost sottomarino, i gas serra e lo stato ecologico delle acque e dei sedimen- mi campioni di gas gli scienziati si sono ti, erano increduli davanti alla potenza di resi conto che «la velocità di degrado del quella fontana scovata quasi per caso: dal- permafrost sottomarino è raddoppiata rispetto ai secoli scorle prime rilevazioni si. Ha raggiunto 18 la velocità di degrado centimetri all’anno. del permafrost sotNell’area esaminata Questo ci fa riconsitomarino risultava raddoppiata rispetto è stata trovata una quantità derare la convinzione che il permafrost ai secoli precedenti. di metano nove volte sottomarino sia staSoprattutto, avvertono, è decisamente superiore alla media globale bile e possa scongelarsi di pochi metri superiore alle stime. entro la fine del 21° I valori rilevati nell’articolo Orientale questo autunno, secolo». Affermazioni che aprono la porta ad est dell’isola di Bennett, segnano in- a scenari apocalittici. Igor Semiletov, fra i capi della spedifatti emissioni record di gas metano che indicano un deterioramento elevato del zione, ha raccontato di aver trovato una permafrost sottomarino. «Trovare quella quantità di metano nell’area esaminata fontana è stato come trovare un ago nel fino a nove volte la media globale. Quepagliaio. C’erano migliaia di bolle, nessuno sto potente gas serra che contribuisce in

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Formula chimica del metano.

Italia, ecco l’attimo in cui il permafrost scompare

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n una grotta del monte Canin, sulle Alpi Giulie, è stato misurato il momento esatto in cui scompare il permafrost. Lo studio è stato pubblicato dall’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar) e dall’Università dell’Insubria sulla rivista “Progress in Physical Geography: Earth and Environment”. La ricerca evidenzia che la temperatura della roccia sotterranea nelle montagne sta cambiando velocemente. Nel giro di pochissimi giorni il permafrost della grotta che i ricercatori stavano monitorando attraverso particolari termometri da almeno tre anni è passato infatti sopra lo zero. «Questo aspetto ha importanti ripercussioni sulle riserve d’acqua sotterranea, stoccate sotto forma di ghiaccio permanente, che caratterizzano le aree carsiche di alta quota come ad esempio le Alpi Giulie, ma anche estese aree delle Alpi austriache o svizzere. La superficie topografica del ghiacciaio sotterraneo in questa grotta si è abbassata di mezzo metro nell’arco di soli quattro anni» hanno spiegato i ricercatori che ora intendono misurare l’allarmante cambiamento attraverso il progetto chiamato “C3-Cave’s Cryosphere and Climate”.

maniera significativa alla crisi climatica e 1,7 parti per milione). Nell’ultimo viaggio il surriscaldamento globale, a partire dalla alcune misurazioni raggiungevano perfino zona della Siberia dove lo scioglimento del le 16 parti per milione. permafrost avanza velocemente, è dunNegli ultimi mesi sono sempre di più que motivo di fortissima preoccupazione. gli scienziati che ci avvertono della pericoLo stesso Semiletov si è detto allarma- losità dello scioglimento del permafrost. to per le concentrazioni così alte e c’è un Questi strati ghiacciati, trattengono granaltro fattore ad averdi quantità di carlo scioccato il russo bonio, metano e nuche negli ultimi 15 trienti che rilasciano Il permafrost globale anni ha partecipato sciogliendosi. Si sticontiene 1.700 miliardi ma addirittura che il a decine e decine di permafrost globale spedizioni siberiane: di tonnellate di CO2, contenga un serbatola facilità con cui la il doppio dell’atmosfera io di 1.700 miliardi di loro nave ha attratonnellate di carboversato i ghiacci. «Si nio, il doppio di quelapriva al nostro passaggio» ha spiegato sottolineando la gravi- lo presente attualmente nell’atmosfera. Con l’innalzamento delle temperature e tà dello scioglimento. Fra i dati raccolti nei precedenti lo scioglimento del permafrost si innesta ghiacci Semiletov aveva riscontrato con- dunque una catena molto pericolosa che centrazioni di metano fino a 5 parti per potrebbe avere un effetto devastante nelmilione nei siti monitorati (la concentra- la partita della crisi climatica, soprattutto zione media di metano nell’atmosfera è di fra 80 anni, secondo le attuali previsioni

di crescita delle temperature medie globali. La dottoressa Merrit Turetsky dell’University of Guelph sostiene che si tratta di un vero e proprio allarme che deve essere subito affrontato. Su Nature parla ad esempio del collasso dei terreni scongelati nell’Artico (e si possono osservare vari video in rete su questo fenomeno, ndr) che potrebbe raddoppiare il riscaldamento globale a causa dei gas serra rilasciati dalla tundra. La maggior parte degli scienziati, seppur sottolineando la pericolosità del fenomeno, per ora sostiene che con sforzi unitari e mondiali potremmo ancora tenere sotto controllo l’avanzata dello scioglimento. In certe zone però, come nel mare di Barents, affermano diversi ricercatori che hanno partecipato alla conferenza Arctic Frontiers 2019, si sarebbe già oltrepassato il punto di non ritorno climatico con enormi difficoltà a rimediare ai danni creati dall’uomo negli ultimi decenni. (G. T.).

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di Gianpaolo Palazzo

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arrivo dell’inverno e i termosifoni in molti uffici fanno partire le lamentele, perché si passa da “iglù eschimese” a “temperatura del ripieno delle olive ascolane”. Fuori dalle battute, dovremmo sapere che abbiamo sei zone climatiche dalla A (la più calda) alla F (la più fredda) con periodi di accensione e orari consentiti, proprio per evitare un caldo eccessivo. A tal proposito dieci consigli utili per l’ambiente e il portafoglio arrivano dall’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Effettuare la manutenzione degli impianti. È un metodo basilare per non sottovalutare mai la sicurezza, la previdenza e l’attenzione verso l’ambiente. Infatti, regolato senza errori, con filtri puliti e privo d’incrostazioni dovute al calcare, un impianto funziona meglio e inquina meno. Non dimentichiamoci neanche la revisione periodica, effettuata da un professionista abilitato, e di “sfiatare” i termosifoni. Controllare la temperatura degli ambienti. Avere in casa, nella stagione invernale, temperature “tropicali” è uno spreco; l’aria calda e secca, inoltre, fa male alla salute. Pur se la normativa prevede una temperatura fino a 22 gradi, 19 sono più che sufficienti per non temere l’arrivo della bolletta gas o elettricità. Attenti alle ore di accensione. L’impianto termico non deve funzionare per tutto il giorno. Nelle fasce costiere del Sud Italia, ad esempio, classificate come zone climatiche “B”, nel periodo che va dal I dicembre al 31 marzo, l’impianto non può rimanere in funzione per più di otto ore al giorno. Come mai? Spesso non siamo in casa e di notte dovremmo sognare sotto le coperte; in entrambi i casi, occorre che la temperatura non vada al di sotto dei 12-13 gradi per evitare la formazione di eventuali condense. In un fabbricato ben costruito, il

calore accumulato quando l’impianto ter- basta aprire le finestre pochi minuti e si mico è acceso dovrebbe regalare un tepo- eviteranno inutili sprechi. Fare il check-up dell’immobile. Un re pure nel periodo di spegnimento. Schermare le finestre durante la tecnico dovrebbe valutare il grado d’efnotte. Abbassando le tapparelle, chiu- ficienza di un edificio, con una diagnosi dendo le persiane o mettendo delle ten- energetica o un attestato di prestazione de pesanti si riducono le dispersioni di energetica (APE). Tali documenti concalore. Meglio avere sentono d’indicare anche doppi o tripli dove e in che modo Esistono sei zone vetri, infissi nuovi o si possano conteneparaspifferi e isolare re consumi e costi. climatiche che hanno Il compenso per il il cassonetto degli diversi orari e periodi di tecnico non è “straavvolgibili sopra le finestre. accensione dei radiatori tosferico” e intervenire diventa ancora Evitare ostapiù conveniente se si coli davanti e sopra i termosifoni e non lasciare le sfruttano le detrazioni fiscali Irpef o Ires finestre aperte a lungo. È opportuno dell’Ecobonus, che vanno dal 50% fino inserire un pannello riflettente tra pare- all’85% nel caso di Sismabonus dei condote e termosifone, soprattutto quando il mini, o quello per la ristrutturazione edilicalorifero è incassato, perché anche un zia del 50% o gli incentivi a fondo perduto semplice foglio di carta stagnola può far del “Conto termico”. Regolazione della temperatura ridurre le dispersioni verso l’esterno e far salire, di fatto, il rendimento dei ca- e soluzioni tecnologiche innovative. loriferi. Inoltre, per arieggiare una stanza Una centralina per la regolazione automa-

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RISCALDARE CON IL DECALOGO DELL’ENEA Dieci consigli utili per affrontare l’inverno tutelando l’ambiente e il portafoglio

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tica della temperatura scongiura picchi o stanze esposte a Sud, spesso già “scaldate” sbalzi di potenza. Programmare ore, giorni dal sole. Contabilizzazione del calore. Nei e settime garantisce un risparmio energetico aggiuntivo. Non dimentichiamoci condomini dove c’è un’utenza centralizzata nemmeno della domotica: cronotermo- di teleriscaldamento o una semplice caldaia stati, sensori di presenza e regolatori elet- condominiale, è necessaria l’installazione di tronici comandati dal telefono cellulare un sistema di contabilizzazione di calore, in possono donare conmolti casi, è proprio fort e aiutare la parobbligatoria per legTra le buone norme da simonia. Quando sia ge. La contabilizzanecessario con un zione dev’essere vista seguire, c’è la regolare e percepita come una click siamo in grado manutenzione degli tangibile possibilità di controllare la temperatura delle singo- impianti di riscaldamento di risparmio, poiché consente di governale stanze e il tempo re autonomamente di accensione per gli impianti di riscaldamento, in modo da re- e indipendentemente il riscaldamento del golarli, mantenerli in funzione o attivarli proprio appartamento e permette a ciascun preventivamente. Facile, semplice e con proprietario di pagare al condominio solo in base al proprio consumo e non secondo una un occhio alle spese. Utilizzare valvole termostatiche. quota forfettaria proveniente dai consumi Queste apparecchiature regolano il flusso dell’intero stabile. In questo caso è sempre dell’acqua calda nei termosifoni e permet- più essenziale prevedere l’installazione di tono di non superare la temperatura me- valvole termostatiche e di sistemi domotici, dia dell’intera casa, particolarmente nelle dato che risparmio è doppio guadagno.

La norma

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l riferimento normativo che regola l’accensione del riscaldamento è la legge numero 10 del 9 gennaio 1991 e il Dpr numero 412 del 26 agosto 1993 e successive modifiche. Il numero di ore cambia naturalmente a secondo della zona climatica. Zona A – Dal I dicembre al 15 marzo, per 6 ore al giorno. Sud e isole: Comuni di Lampedusa e Linosa (AG); Porto Empedocle (AG). Zona B – Dal I dicembre al 31 marzo, per 8 ore al giorno. Sud e isole: Agrigento; Catania; Crotone; Messina; Palermo; Reggio Calabria; Siracusa; Trapani. Zona C – Dal 15 novembre al 31 marzo, per 10 ore al giorno. Nord-Ovest: Imperia. Centro: Latina. Sud e isole: Bari; Benevento; Brindisi; Cagliari; Caserta; Catanzaro; Cosenza; Lecce; Napoli; Oristano; Ragusa; Salerno; Sassari; Taranto. Zona D – Dal I novembre al 15 aprile, per 12 ore al giorno. Nord-Ovest: Genova; La Spezia; Savona. Nord-Est: Forlì. Centro: Ancona; Ascoli Piceno; Firenze; Grosseto; Livorno; Lucca; Macerata; Massa C.; Pesaro; Pisa; Pistoia; Prato; Roma; Siena; Terni; Viterbo. Sud e isole: Avellino; Caltanissetta; Chieti; Foggia; Isernia; Matera; Nuoro; Pescara; Teramo; Vibo Valentia. Zona E – Dal 15 ottobre al 15 aprile, per 14 ore al giorno. Nord-Ovest: Alessandria; Aosta; Asti; Bergamo; Biella; Brescia; Como; Cremona; Lecco; Lodi; Milano; Novara; Padova; Pavia; Sondrio; Torino; Varese; Verbania; Vercelli. Nord-Est: Bologna; Bolzano; Ferrara; Gorizia; Modena; Parma; Piacenza; Pordenone; Ravenna; Reggio Emilia; Rimini; Rovigo; Treviso; Trieste; Udine; Venezia; Verona; Vicenza. Centro: Arezzo; Perugia; Frosinone; Rieti. Sud: Campobasso; Enna; L’Aquila; Potenza. Zona F – Nessuna limitazione. Nord-Ovest: Cuneo. Nord-Est: Belluno; Trento. © Pra Chid/www.shutterstock.com

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Le aree silvestri, in Italia, coprono tra il 35 e il 50 per cento del territorio nazionale 60 Il Giornale dei Biologi | Novembre/dicembre 2019

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CON IL BOSCO CRESCE LA BIOECONOMIA

el suo “Il segreto del Bosco Vecchio” Dino Buzzati rende la selva sacra, perché è l’incantata foresta dell’infanzia dove vive la pura creatività della poesia. Una poesia e una bellezza che ancora adesso possiamo riscoprire nei boschi italiani dato che, a causa dell’abbandono delle campagne, dal 2005 al 2015 la loro superficie è aumentata del 5%, fino a 10,9 milioni di ettari (il 36,4% dell’intera superficie nazionale). Tagliamo anche pochi alberi: dal 18 al 37% di quanto il bosco ricresce, mentre nell’Europa del sud la media è 62-67%. Le cifre sono fornite da “L’Italia che rinnova”, una campagna portata avanti da Aiel (Associazione Italiana Energie Agroforestali), RisorsaLegno, Anfus (Associazione nazionale Fumisti e Spazzacamini), Assoco-


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Con l’abbandono delle campagne, dal 2005 al 2015 la superficie dei boschi è aumentata del 5%, fino a 10,9 milioni di ettari (il 36,4% della superficie nazionale) sma (Associazione Nazionale Costruttori Stufe), Uncem (Unione nazionale comuni comunità enti montani), “Kyoto Club” e da “Legambiente”. I promotori hanno come obiettivo valorizzare, migliorare e sviluppare l’energia che viene dal legno. Il patrimonio forestale italiano è costituito da circa nove milioni di ettari e da quasi due milioni di ettari in altre terre boscate, (arbusteti, boscaglie e macchia). Le aree silvestri coprono oltre il 35% del territorio nazionale e in alcune regioni sono la forma di copertura più importante, circa il 50% o più della superficie regionale, come accade in Trentino-Alto Adige, Liguria, Toscana, Umbria e Sardegna. Hanno il tasso di superficie più basso la Puglia e la Sicilia. L’immagine scattata dall’ultimo “Rapporto sullo stato delle foreste e del settore forestale in Italia”, realizzato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ci racconta, dunque, una realtà con un’ampia diversità della composizione specifica. L’ultimo inventario nazionale del 2015, che si concluderà entro la fine dell’anno, individua ventitré categorie forestali, di cui venti per le formazioni arboree e tre per gli arbusteti. In Italia dominano le latifoglie decidue: faggete, boschi di rovere, roverella e farnia, boschi di cerro, farnetto, fragno e vallonea e gli ulteriori boschi caducifogli; ad esse si aggiungono i castagneti, gli ostrieti e carpineti, le leccete e i boschi di abete rosso. Le restanti categorie vedono la prevalenza delle conifere (boschi di larice e cembro, boschi di abete bianco, pinete di pino silvestre, pinete di pino nero, pinete mediterranee) e di latifoglie sempreverdi (sugherete, boschi di altre latifoglie sempreverdi) che, insieme ai boschi igrofili, “hanno conquistato” superfici inferiori a mezzo milione di ettari.

Riguardo agli arbusteti, quasi un milione di ettari, prevale la categoria di quelli mediterranei, con circa 700mila ha, mentre la rimanente parte è occupata dagli arbusteti di clima temperato, circa 180mila ha, e dagli arbusteti alpini, con circa 120mila ettari. Le specie più diffuse sono il faggio, il carpino nero, la roverella, il castagno, il cerro, il larice, l’abete rosso e il leccio; tra le “straniere”, la robinia ha la tredicesima posizione in termini di volume legnoso. Ogni anno, per effetto dell’accrescimento, le foreste italiane tolgono dall’atmosfera circa 46,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica, che si traducono in 12,6 milioni di tonnellate di carbonio accumulato. Ai privati appartiene circa il 66% dei nostri boschi, mentre il 34% è di proprietà pubblica. La maggior diffusione della proprietà privata si riscontra in Liguria (86,3%), Toscana (85,1%), Emilia Romagna (84,7%) e Marche (82,0%), mentre nella provincia autonoma di Trento, in Abruzzo e Sicilia si predilige il pubblico, pari rispettivamente a 71,4%, 57,2% e 50,3% della superficie boschiva. I privati sono in maggioranza anche nelle altre terre boscate (boschi radi, boscaglie, boschi bassi e arbusteti), “controllando” una superficie del 50%, che cala al 27% per la proprietà pubblica e per il rimanente 23% non è stata classificata. Scendendo ancora più nel particolare e analizzando la ripartizione per tipo di proprietà, quella individuale è predominante, invece nel pubblico spiccano i beni di Comuni e Province a statuto ordinario. Proprio per valorizzare i territori e le piccole comunità, “Legambiente” si sta battendo per una bioeconomia sostenibile, che consideri fondamentale «la produzione di alimenti e prodotti di elevato livello qualitativo e la trasformazione in energia l’ultimo passaggio di una

serie di cicli di uso e riuso (bioeconomia circolare)». Un aumento ragionevole nell’impiego di legno come materiale di sostituzione comporterebbe, per effetto secondario, un ampliamento della disponibilità di biomasse legnose a favore della produzione energetica (scarti secondari di lavorazione in segheria e residui primari delle utilizzazioni forestali in bosco), in particolare termica e da cogenerazione, supplendo al consumo di alcune fonti fossili. Se sapremo recuperare, come si augurano molti ambientalisti, le economie basate sulle filiere boschive locali e preparare una strategia forestale nazionale indirizzata a migliorare il paesaggio e la qualità del bosco, avremo imparato un insegnamento già chiaro a san Bernardo di Chiaravalle, abate e dottore della Chiesa, il quale affermava: «Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce t’insegneranno cose che nessun maestro ti dirà». (G. P.).

I risultati dell’inventario forestale INFC2015

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risultati provvisori del terzo inventario forestale nazionale INFC2015 ci dicono che la superficie complessiva in Italia è pari a 10.982.013 di ettari. La stima deriva dagli esiti della fotointerpretazione, conclusa nel 2014, corretti secondo i dati dei rilievi al suolo del secondo inventario forestale Infc2005; i nuovi rilevamenti sono attesi per la fine del 2019. Il confronto delle stime di superficie nei tre inventari forestali nazionali realizzati (1985, 2005 e 2015) conferma il sensibile aumento dei nostri alberi negli ultimi decenni, avvenuto in maggior parte per colonizzazione spontanea di aree agricole marginali, dove l’uomo ha smesso di coltivare e lavorare la terra. La definizione di bosco dei nostri inventari forestali è basata su criteri condivisi in sede internazionale (Unece-Fao): l’estensione e la larghezza minima delle aree boscate, la copertura minima delle chiome di specie arboree e arbustive, l’altezza minima potenziale della vegetazione e inoltre l’uso del suolo.

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AMBIENTE

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Trento è la città più “green” d’Italia Spicca per qualità dell’aria, utilizzo di trasporti pubblici e mobilità

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rentatré trentini entrarono in Trento tutti e trentatré intorno al 30% dell’acqua immessa in rete (era il 32,4% nel 2017, trotterellando”. Lassù nell’Alta Italia, come amava riè il 31,2% nel 2018). Tutte le scuole, però, posseggono il certificacordare Totò, devono aver preso questo famoso scioto antincendio e di agibilità, hanno completato il collaudo statico, glilingua sul serio guardando ai risultati di “Ecosistesono accessibili, dotate di porte antipanico e d’impianti elettrici ma Urbano 2019”, lo studio annuale realizzato da “Legambiente”, a norma. Su tutti gli edifici è stata condotta una verifica di vul“Ambiente Italia” e “Il Sole 24 Ore” che analizza la sostenibilità nerabilità sismica, che, invece, manca nel 66% delle scuole dei ambientale dei nostri centri urbani. Trento è prima con 81,2 punti capoluoghi italiani in cui questo rischio, al contrario, è presente. su 100. Aveva già buone pratiche messe in campo e deve il proNella prima metà della classifica si trovano città grandi come prio balzo in avanti al miglioramento nei tre parametri della qualità Bologna (13), Firenze (24), Perugia (26) e pure Milano, che però dell’aria, a una leggera crescita dei viaggi sul trasporto pubblico e perde nove posizioni e occupa il 32° posto, oppure Comuni del all’aumento dell’attenzione alla mobilità ciclabile. Migliora anche Sud come Cosenza (14) e Teramo (28). I mille volti positivi di nell’indice destinato al consumo di suolo che passa dal 6,25/10 del un Paese dinamico possiamo vederli altresì a Oristano o a Pesaro 2017 al 7,40/10 nel 2018. Una pecca c’è: viene registrata una lieve con gli investimenti sul solare, a Lucca con il record di aree a didiminuzione nel comparto rifiuti. Aumenta la sposizione dei pedoni, nelle bike friendly Pequantità prodotta dai residenti: dai 446 chili saro e Reggio Emilia, nella Milano dell’Area Legambiente, Ambiente pro capite all’anno del 2017 ai 465 del 2018; B e della mobilità condivisa, nella Bergamo cala leggermente la percentuale di raccolta Italia e Il Sole 24 Ore hanno del tram delle Valli o nella Padova del solare differenziata: dall’82,1% del 2017 all’81,2% pubblico installato su molti edifici comunaanalizzato la sostenibilità li. In coda alla graduatoria troviamo Catania dell’anno successivo. Guardando le cifre si scopre, comunque, (28,56 su 100), Vibo Valentia e Siracusa, due dei nostri centri urbani un’Italia dinamica, che vuol fare e che fa, città penalizzate dal non aver fornito alcuna che rivela attenzione alle nuove prefereninformazione. La prima non risponde da tre ze urbanistiche, alla mobilità, alla graduale restituzione di vie e anni; Siracusa da un biennio. Catania, terz’ultima ha perdite della piazze alle persone, all’impegno contro lo sperpero alimentare, rete idrica oltre il 45%; una delle produzioni di rifiuti più alte in alla crescita delle aree naturali. Sul secondo e terzo gradino del assoluto (733 kg/ ab/anno), un 7,7% di rifiuti raccolti in maniera podio abbiamo Mantova e Bolzano, rispettivamente a 80,59 e differenziata e meno di venti centimetri quadrati di suolo a testa 76,40 punti. Il capoluogo lombardo ha saputo contenere le conriservato a chi cammina. centrazioni di polveri sottili e i giorni di superamento dell’ozono, Rendere le città posti migliori e più sani in cui vivere, nonoabbattendo, inoltre, le perdite della rete idrica (in questo indice è stante tutto, si può. Occorre, per gli ideatori del Rapporto, un’aseconda dietro Pordenone). A Bolzano cala il biossido di azoto e genda urbana nazionale capace di dare ai centri urbani una direziosi riducono i giorni di allarme ozono (da 39 del 2017 a 25). Stabili ne comune «forza e gambe per renderli portatori sani di azioni» in le concentrazioni delle polveri sottili e i consumi di acqua potagrado di garantire una crescita economica e sociale per i cittadini bile pro capite e le perdite della rete idrica che fluttuano sempre senza nuocere al territorio e impoverirne le risorse. (G. P.).

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E' nata

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Ordine Nazionale dei Biologi

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AMBIENTE

C’è aria di burrasca in città Negli ultimi 10 anni, danni rilevanti in 350 comuni per il maltempo di Felicia Frisi

cinque anni. Dal 2014 al 2018 le sole inondazioni hanno provocato in Italia la morte di 68 persone. Nelle nostre città, spiega Legambiente, la temperatura mel clima è già cambiato. Legambiente non coniuga il verbo al dia è in continua crescita e a ritmi maggiori rispetto al resto del futuro, nel suo Rapporto sul Clima 2019. Maltempo, blackout, Paese. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio meteorologico inondazioni, ondate di calore e frane sono le manifestazioni Milano Duomo, è un fenomeno generale e rilevante che riguarda che accompagnano il presente e hanno caratterizzato il recentutte le città con picchi a Milano con +1,5 gradi, a Bari (+1) e te passato della Penisola. Bologna (+0,9) a fronte di una media nazionale delle aree urbane Dal 2010, ci sono stati danni rilevanti per circa 350 città, tra di +0,8 gradi centigradi nel periodo 2001-2018 rispetto alla media cui Roma, Milano, Genova, Napoli, Palermo, Catania, Bari, Reggio del periodo 1971-2000. Aumentano gli impatti del caldo in città, Calabria e Torino. A Venezia, infine, c’è stata la chiara testimonianin particolare sono le ondate di calore il principale fattore di rischio con rilevanti conseguenze sulla salute delle persone. za che l’ambiante va tutelato con cura e per tempo. Le immagini di Piazza San Marco con un’acqua alta da record sono state eloquen«Di fronte a processi di questa dimensione in Italia e nel ti. Così come per gli improvvisati torrenti che mondo – ha detto il vice presidente di Lesi sono ingrossati per le strade cittadine di gambiente Edoardo Zanchini – abbiamo biA Venezia c’è stata la Matera e o per la piena dell’Arno a Pisa. sogno di un salto di scala nell’analisi e nelle L’Osservatorio di Legambiente Citchiara testimonianza che politiche di sicuro è necessaria una forte actàclima, realizzato in collaborazione con il celerazione delle politiche di mitigazione del Gruppo Unipol, sta mappando le informazio- l’ambiente va tutelato con clima, per invertire la curva delle emissioni ni sui danni provocati in Italia dai fenomedi gas serra come previsto dall’Accordo di cura e per tempo ni climatici. L’esatta conoscenza delle zone Parigi. Ma in parallelo dobbiamo preparare urbane a maggior rischio sia rispetto alle i territori, le aree agricole e in particolare le piogge sia alle ondate di calore è fondamentale per salvare vite città a impatti senza precedenti. Il problema è che il nostro Paese umane e limitare i danni. In modo da pianificare e ottimizzare gli non è pronto e non ha ancora deciso di rendere questi interventi interventi durante le emergenze e per indirizzare l’assistenza, ma prioritari, fornendo strumenti e risorse alle città italiane». anche per realizzare interventi di adattamento che favoriscano Sul fronte dei costi: l’Italia dal 1998 al 2018 ha speso, seconl’utilizzo dell’acqua, della biodiversità, delle ombre per ridurre do dati Ispra, circa 5,6 miliardi di euro (300 milioni all’anno) in l’impatto delle temperature estreme negli spazi pubblici e nelle progettazione e realizzazione di opere di prevenzione del rischio abitazioni. Dal 2010 ad oggi, sono 563 gli eventi registrati sulla idrogeologico, a fronte di circa 20 miliardi di euro spesi per “riparare” i danni del dissesto secondo dati del Cnr e della Protezione mappa del rischio climatico, con 350 comuni in cui sono avvenuti civile (un miliardo all’anno in media, considerando che dal 1944 impatti rilevanti. Nel 2018, il nostro Paese è stato colpito da 148 eventi estremi, che hanno causato 32 vittime e oltre 4.500 sfollaad oggi sono stati spesi 75 miliardi di euro). Il rapporto tra preti, un bilancio di molto superiore alla media calcolata negli ultimi venzione e riparazione è insomma di uno a quattro.

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AMBIENTE

I danni del clima su salute ed economia Rapporto sul climate change: nel 2080, -8,5% del Pil in Italia

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ripetuti richiami del mondo scientifico ad avere rispetto menti climatici e salute, un aggiornamento annuale destinato ai dell’ambiente per non subire le “ripicche” del clima affoldecisori politici, per accelerarne le risposte strategiche. lano da decenni le pagine dei giornali e i dibattiti pubblici. «Utilizzare le fonti fossili per la produzione di energia – ha Negli ultimi tempi, sembra che questo tema sia più sentito spiegato Marina Romanello, dell’University College di Londra che mai e l’auspicio è che stavolta no si abbassi la guardia. In (UCL) – significa non solo aggravare il problema del riscaldagenere, sono le emergenze come quella di Venezia ha risvemento globale, ma anche peggiorare la qualità dell’aria. E su gliare le coscienze. Ma poi, con l’arrivo del bel tempo, l’allerta questo l’Italia detiene un triste primato, con 45.600 decessi si sopisce. Deve, però, essere chiaro che le vessazioni dell’uoprematuri a seguito dell’esposizione a PM2.5 solo nel 2016. Si mo sull’ambiente prima o poi faranno pagare un conto salato tratta del valore più alto in Europa e dell’undicesimo più alto alla collettività. nel mondo, che si traduce in una perdita economica di 20,2 Nel recente rapporto sul climate change reralizzato dalmiliardi di euro». la Fondazione Cmcc (Centro euro-mediterraneo sui cambiaPreoccupante, rileva lo studio, è anche l’idoneità del nuomenti climatici) e dall’Università Ca’ Foscari Venezia fa i conti vo clima alla diffusione di malattie infettive. A livello globale, 9 dei costi del cambiamento climatico, andei 10 anni più favorevoli per la trasmissionunciando «milioni di ore di lavoro perse, ne della febbre Dengue si sono registrati L’impatto negativo diffusione di malattie, calo nella resa dei a partire dal 2000. E in Italia la capacità raccolti, perdita di vite umane». del maltempo sul nostro delle zanzare di farsi vettori di questo virus Nello specifico, «la produttività del è raddoppiata dal 1980. Paese sarà maggiore lavoro in Europa – ha detto Shouro DaInoltre, «guardando alla produzione sgupta, ricercatore al CMCC@Ca’Foscari agricola italiana – ha aggiunto Romanello rispetto al resto d’Europa – risentirà dei cambiamenti climatici, con – il potenziale di resa di tutte le colture aliun calo nell’ordine dell’11,2% nel settore mentari di base che stiamo monitorando si agricolo e dell’8,3% in quello industriale entro il 2080. Gli imè ridotto dagli anni Sessanta. Per il mais la riduzione è stata patti sull’Italia sono anche maggiori, con una riduzione rispetdel 10,2%, per il grano invernale e primaverile rispettivamente tivamente del 13,3% e dell’11,5%. È importante sottolineare del 5 e del 6%, per la soia del 7% e per il riso del 5%». che i cambiamenti climatici, oltre a danneggiare l’economia Eventi estremi più frequenti ed intensi, come ad esempio italiana con un calo del Pil dell’8,5% al 2080, aumenteranno ondate di calore, periodi di siccità prolungata e inondazioni, mianche le disparità di reddito interne al Paese, aggravando il nacciano soprattutto le fasce della popolazione più vulnerabili. divario Nord-Sud. Tutto ciò avrà implicazioni significative per Nel 2017, il numero di eventi di esposizione di over 65enni alle la salute». ondate di calore è cresciuto di 9,3 milioni rispetto al 2000. Nello Il rapporto riunisce 120 esperti di 35 istituzioni accademistesso anno, l’esposizione alle alte temperature ha comportato che di rilievo internazionale e agenzie delle Nazioni Unite di anche più di 1,7 milioni di ore di lavoro perse in Italia, il 67% tutti i continenti e presenta, attraverso 41 indicatori su cambiadelle quali hanno riguardato il settore agricolo. (F. F.) Il Giornale dei Biologi | Novembre/dicembre 2019

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INNOVAZIONE

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Costruire case con gli pneumatici Nuovi prodotti ecosostenibili in edilizia dalle “gomme” fuori uso

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innovazione è l’arma dell’uomo contemporaneo per ripresenti sul mercato. Dal punto di vista dell’isolamento acudurre i rifiuti potenzialmente pericolosi come Pfu (pneustico, invece, i manufatti realizzati con Pfu si sono dimostrati matici fuori utilizzo) e cavi elettrici dismessi. più performanti, migliorando l’abbattimento acustico del 9%». Da una collaborazione tra Enea (Agenzia nazionaIl secondo progetto, denominato Pvc UpCycling, prevede le per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico di realizzare prodotti edili a basso impatto ambientale con Pvc sostenibili) e Università della Calabria, è nato il progetto Pfu recuperato da cavi elettrici dismessi. Tre i principali ambiti: i PREDECORE (PRemiscelati per l’EDilizia ECOcompatibirivestimenti per pavimentazioni esterne (piastrelle in Pvc su li e a Risparmio Energetico), che punta a realizzare intonaci massetto esistente), i piazzali carrabili (massetto armato con malte e colle con premiscelati a base di pneumatici usurati in malta miscelata con granuli di Pvc) e green parking (blocchi a sostituzione di un materiale aggregante tradizionale come la spessore in Pvc riciclato e giunti strutturali in acido polilattico sabbia. Le attività consisteranno nella caratterizzazione fisica, stampati in 3D). chimica e meccanica dei manufatti, valutazione di durabilità e L’Enea ha sviluppato malte cementizie contenenti Pvc riproprietà isolanti e allestimento di un impianto pilota su scala ciclato studiandone gli aspetti meccanici, termici e di assorsemi-industriale. bimento dell’acqua. Inoltre, ha realizzato «L’importanza di questo progetto – prototipi in Pvc e resina poliuretanica per ha spiegato la responsabile del progetto Con i cavi elettrici esausti, il settore edilizio, conducendo test di duradell’Enea, Maria Bruna Alba – è duplice: invece, si realizzeranno bilità, resistenza e tenuta del colore rispetda una parte consente di ottenere prodotti to alla radiazione solare. a basso impatto ambientale, caratterizza- rivestimenti per pavimenti «In questo progetto – ha detto Corrati da una matrice ad elevate prestazioni. dino Sposato, ricercatore dell’Enea – mete green parking Dall’altra offre la possibilità di incrementiamo in campo le linee programmatiche tare notevolmente il valore economico del prioritarie di Enea, quali la valorizzazione, materiale Pfu, aumentando di conseguenza la domanda e, gestione e salvaguardia dell’ambiente, il recupero e riutilizzo quindi, valorizzando l’intera filiera che si occupa del recupero/ di materiali in processi ecosostenibili e l’efficienza energetica, trattamento». supportando aziende che si prefiggono il triplice obiettivo di Le attività sperimentali condotte si sono concentrate sulla migliorare l’efficienza del sistema produttivo, ampliare il prodefinizione della conducibilità termica e dell’isolamento acustiprio mercato con nuovi prodotti e potenziare la propria comco al fine di valutare le proprietà isolanti dei prodotti ottenuti. petitività sul lungo periodo». «Le caratteristiche termoacustiche dei manufatti realizIl progetto Pfu PREDECORE è finanziato dal programma zati con Pfu – ha aggiunto Maria Bruna Alba – sono risultate Por (Piano Operativo Regionale) Calabria FESR-FSE 2014ampiamente soddisfacenti. Per quanto riguarda la capacità di 2020 per 299.000 sui 435.000 euro complessivi. Il progetto Pvc isolamento termico, i campioni analizzati sono risultati di pari UpCycling è finanziato dal programma POR Calabria FESR-FSE caratteristiche rispetto ad analoghi intonaci e malte isolanti 2014-2020 per 365.000 euro sui 679.000 complessivi. (F. F.)

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Fermo immagine a servizio della scienza Batteri allevati su... pellicola: ecco cosa ha inventato un biologo di Ludovica Vollaro

invece andò incontro ad un sempre più largo impiego ed è quella della Stereofotogrammetria che consiste nella sovrapposizione di immagini scattate da diverse fotocamere posizionate dall’alto e sservare il mondo attraverso l’obiettivo di una macchina da diverse angolazioni rispetto all’oggetto da riprendere. Si tratta fotografica ci fa scoprire un mare magnum di novità. L’atdi una tecnica che ha consentito, tra l’altro, l’esatta misurazione tenzione per i particolari, la scelta dei colori, l’intensità dell’altezza delle montagne. Le tecnologie digitali hanno senza della luce ci abituano a vedere le cose sotto un’infinità di dubbio facilitato il compito dei ricercatori, ma questi esempi mopunti di vista mai esplorati prima. È la grandezza della fotografia strano quanto sia forte il legame tra ricerca scientifica e fotografia. che ci costringe ad aprire gli occhi anche su ciò che non avremmo Ma c’è anche chi ha fatto il percorso inverso! Qualche anno fa mai voluto vedere. Guardare attraverso l’obiettivo è una continua un biologo coreano appassionato di fotografia, Seung-Hwan OH, scoperta: è la ricerca del particolare, di qualcosa che sembrava non ha pensato bene di coltivare delle colonie di batteri direttamente sulla pellicola fotografica. Il risultato è che le figure ritratte vengoesserci ed invece è l’elemento più importante. “Se le vostre foto non sono abbastanza buone, non siete abno in breve tempo cannibalizzate dai batteri che ne deturpano i bastanza vicino” diceva Robert Capa. E c’è lineamenti fino a sfigurarli e poi a distruggere una fotografia che più di tutte si è avvicinata la figura ed il relativo supporto. Il tutto viene Osservare il mondo al proprio soggetto, ed è la “Fotografia Scien“cristallizzato” in una serie di immagini digitatifica” che nel tempo è diventata strumento li che bloccano il processo. Il concetto espresattraverso l’obiettivo indispensabile per la ricerca. Già alla fine del so dal biologo-artista è quello buddista della ci fa scoprire un XIX secolo, la Stereoscopia consentì un uso “eterna permeanza” che sottolinea l’inesorascientifico della ripresa fotografica. Tale “tecmare magnum di novità bile trasformazione di ogni cosa, incluso la nica” consisteva nello scattare due istantanee fotografia che racchiude in sé la rappresentadi uno stesso oggetto con due diverse maczione iconografica di un determinato istante. chine fotografiche a destra ed a sinistra dello stesso. Le due foto, Nelle teorie di Semir Zeki il legame tra produzione artistica e osservate rispettivamente dall’occhio destro e da quello sinistro, processi cerebrali si concretizza nella Neuroestetica. Il neurofisiorestituivano all’osservatore una sorta di tridimensionalità, in cui logo mette in relazione i processi creativi con specifiche reazioni erano più evidenti profondità e rilievo. Quasi negli stessi anni sir biologiche fino a considerare l’arte una vera è propria espressione Henry Solomon Wellcome, figlio di pionieri del Nuovo Continente del cervello. Nelle scelte che precedono lo scatto fotografico, è il (era originario del Wisconsin), si stabilì in Inghilterra per avviare sistema limbico del cervello ad essere maggiormente coinvolto, un colosso della farmaceutica e della ricerca scientifica, colleziomentre la neurocorteccia appare meno attiva. La neurobiologia ci aiuta quindi a comprendere le reazioni del nando un’innumerevole quantità di immagini ed illustrazioni sciennostro cervello in presenza di qualsiasi forma artistica in grado di tifiche. La Stereoscopia non riscosse un grande successo neanche a seguito dell’introduzione delle lenti polarizzanti di E. Land, che generare piacere estetico. Resta da capire quanto di tutto questo pure nel tempo sono state ampiamente utilizzate. Un’altra tecnica ci tornerà alla mente nel momento di...scattare la prossima foto!!

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BENI CULTURALI

La Biologia delle torri di Bologna Combattere i fenomeni di biodeterioramento con la scienza monumenti, c’è sempre un fisiologico processo di deterioramento che va combattuto anche con l’aiuto della scienza. Il problema principale delle torri è che su una superficie relativamente ristretta di terreno fanno poggiare un peso considerevole, ologna diventerà a breve una delle sedi dell’Ordine Naziovista l’altezza delle strutture. Le criticità statiche possono essere nale dei Biologi, che sta portando avanti un processo di redi due tipi. La prima è riscontrabile in maniera plastica nella Torre gionalizzazione e che vedrà nascere, tra le altre delegazioni, Garisenda, inclinata di 4 gradi, a seguito del cedimento del terreno, quella congiunta di Emilia-Romagna e Marche. Successivaun po’ come è accaduto per la Torre di Pisa. mente, dal 2022, si terranno per la prima volta le elezioni su base Il secondo problema è legato al fenomeno della subsidenza. regionale. Significa che c’è un abbassamento del suolo, che ha fatto “sprofonL’assetto dell’ente creerà un nuovo protagonismo in quelle dare” le torri da pochi centimetri fino a due metri. In alcuni casi, l’Iche precedentemente erano propaggini periferiche dell’Ordine. Si stituto Nazionale dei Geofisica e Vulcanologia potranno affrontare, con maggiore consapeha osservato un abbassamento annuo di 2-3 volezza, i problemi dei professionisti in una centimetri. Le cause sono diverse. Si va dalle determinata area geografica, che variano da interazioni del suolo con la falda acquifera fino nord a sud e da regione a regione. al passaggio ricorrente, nei pressi delle torri, La diversificazione va poi declinata su di automezzi pesanti che provocano vibrazioni tutti gli ambiti professionali in cui operano i e continui assestamenti. biologi. Tra questi, la biotutela dei beni culFin qui i problemi geologici. Ci sono, però, turali. Al riguardo, i Biologi potranno dire la anche quelli di natura biologica. A Bologna c’è loro in una regione ricchissima di monumenuna manutenzione costante sugli infestanti, a ti e architetture storiche come l’Emilia-Rocui i biologi potranno dare contributi di idee magna. Bologna, da questo punto di vista, è Sulla sinistra e sulla destra, le torri Artenisi e Riccadonna, sull’evoluzione della salvaguardia dei manufatti. un museo a cielo aperto, dove il panorama ur- abbattute tra il 1917 e il 1918. I nemici principali del materiale lapideo e delle bano è caratterizzato dalle torri medievali. Le malte sono i muschi, le microalghe e le patine batteriche. Le soludue più famose, la Torre degli Asinelli e la Torre Garisenda, sono zioni del biologo sono sempre quelle da preferire per la conservadiventate l’icona della città. zione dei beni culturali, perché viene praticata la prevenzione da Oggi il cielo di Bologna vede svettare 22 torri, rispetto alle preferire ai costosi interventi strutturali a valle del problema, sicucirca cento dei tempi che furono. Le istituzioni locali si prendono ramente meno rispettosi dell’originalità e dell’identità dei monucura in maniera attenta di questo patrimonio. Ma, come per tutti i menti. A questo proposito, a Bologna, come abbiamo fatto a Roma e Matera e come faremo a Firenze, organizzeremo un convegno * Consigliere tesoriere dell’Onb e delegato sulla tutela dei beni culturali, con un focus specifico su questa città per Emilia-Romagna e Marche. e sulle sue inconfondibili torri medievali.

di Pietro Sapia*

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BENI CULTURALI

L’impronta genetica anti-contraffazione La biologia molecolare al servizio delle opere d’arte primo adotterà questo innovatissimo sistema di anticontraffazione, per far sì che i propri clienti siano tutelanti in caso di frode. Dnart ha un potenziale molto alto nel nostro paese, in he cosa è un’opera originale? Un plagio non ancoquanto è una tecnologia assai utile per catalogare le opere del ra scoperto’’. Cosi afferma lo storico drammaturgo nostro vastissimo patrimonio artistico, che merita senza dubbio statunitense William Motter Inge. Tale affermazione di essere tutelato e protetto da malintenzionati. la disse ai suoi studenti quando lavorava come inseInoltre per i clienti più esigenti, ha sottolineato il gruppo di gnante, nella fine degli anni Quaranta. Sembra passata un’eterricerca, sarà possibile collegare Dnart ad altri sistemi di locanità eppure è ancora attuale. Al giorno d’oggi siamo abituati ad lizzazione presenti sul mercato. Questo speciale dispositivo ha assistere alla contraffazione di qualunque genere in ogni settore due caratteristiche fondamentali: la versatilità e l’adattabilità. È della produzione. versatile in quanto può essere applicato su opere contemporanee e antiche, senza modificarne i colori o la forma. È adattabile Come divulgato dal Nucleo di Tutela del Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri, nel 2018 sono stati documentain quanto è collegabile con ogni tipo di supporto tecnologico ti oltre 1200 falsi e 65 furti in più rispetto esterno senza che ne modifichi alcuna caall’anno precedente. I dati riportati sono ratteristica. Esso è del tutto invisibile alla Nel 2018 documentati allarmanti, tanto da attirare l’attenzione del vista umana e anche attraverso microscopi gruppo di ricerca Aries dell’Università Ca’ oltre 1200 falsi e 65 furti elettronici, inoltre a lungo termine non è Foscari di Venezia, che cerca di ampliare degradabile. in più rispetto all’anno il più possibile, ormai da anni, il numero di Il Ministero dei Beni Culturali sta forapplicazioni della biologia molecolare, setnendo le linee guida sulla sicurezza al grupprecedente tore considerato da molti previsionisti il fupo di ricercatori per far sì che tale prodotto turo del progresso tecnologico. sia approvato da più istituzioni possibili e si In seguito a svariati esperimenti nel campo dell’industria diffonda in tutto il mondo. alimentare e della medicina, il gruppo di ricercatori italiani, sotSe tutti gli artisti italiani adottassero tale tecnologia sulle to la guida di Alvise Benedetti, professore del Dipartimento di proprie opere diminuirebbero vertiginosamente i falsi e, se si Scienze Molecolari a Venezia, stanno sperimentando una nuova espandesse a tutto, il mondo il mercato della contraffazione artecnologia in grado di rendere riconoscibili le opere d’arte attratistica crollerebbe. Magari un giorno anche altri settori prendeverso un Dna sintetico. ranno seriamente in considerazione l’idea di mettere sui propri Dnart è il nome di questo ambizioso progetto, presentato prodotti manifatturieri un’impronta genetica, rendendo i clienti più consapevoli attraverso il controllo dell’originalità. per la prima volta dal team il 15 novembre 2019 alla Fiera ArteIl futuro è in mano a ricercatori come quelli del gruppo Padova 2019 attraverso una dimostrazione dal vivo, che consisteva nell’applicazione su un’opera d’arte un’impronta genetica: Aries, che giorno dopo giorno, lavorano per dare alla comunità la tela in questione è dello street artist Alessio-B, colui che per sicurezza.

di Matteo Piccirilli

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SPORT

di Antonino Palumbo

C’

è vita oltre il calcio? Sì, naturalmente. E, per quanto sia dura appendere gli scarpini al chiodo, ex campioni, gregari e mestieranti hanno la serenità di reinventarsi in altri campi: politica (come gli ex milanisti Weah e Kaladze e l’italiano Nervo), televisione (Ahn e i tanti commentatori sportivi), imprenditoria (tra gli altri Candela, Nakata e Asprilla), edilizia (Batistuta, Cois, Benarrivo), moda (il russo Arshavin), musica (il rocker Osvaldo, il rapper Drenthe e il dj Mendieta) e religione (il pastore pentecostale West e il predicatore avventista Roa). C’è chi aperto una tabaccheria, come Zampagna, e chi si è reiventato taglialegna, come Macellari. Sono numerosi, tuttavia, i giocatori rimasti nell’ambito sportivo. Dall’hockey su ghiaccio alle maratone, dai motori al body building, fino al poker sportivo che ha visto brillare stelle del calcio come Ronaldo, Shevchenko, Sheringam e Brolin. La “favola” più attuale è quella di Peter Cech, 37enne ex portiere di Chelsea e Arsenal, fresco di tesseramento con la Guildford Phoenix, squadra di hockey che milita nella quarta divisione della National Ice Hockey League inglese. Il celebre debuttante, che ha mantenuto il ruolo di estremo difensore anche sul ghiaccio, è stato determinante nella vittoria per 3-2 contro i Swindon Wildcats parando ben due rigori e meritandosi il titolo di “man of the match”. Insomma, un esordio da sogno, affrontato con la calma del campione: “Ero sorpreso dal fatto che non fossi troppo nervoso, non sapevo cosa aspettarmi ed è stato bello vedere come il mio corpo si fosse adattato in fretta alle circostanze. Era il mio sogno di bambino giocare anche solo una partita di hockey su ghiaccio e adesso l’ho realizzato. E nessuno me lo può togliere”, ha detto Cech dopo l’impresa.

DAL CALCIO ALL’HOCKEY: QUELLI CHE NON SMETTONO Politica, imprenditoria, mestieri “normali”, altri sport: come si reinventano gli atleti

Dal calcio all’hockey era già passa- avendo dato ufficialmente l’addio al calcio, to Vitali Kutuzov, ex attaccante di Mian, Gourcouff sta pensando che non è ancora Avellino, Sampdoria, Parma, Pisa e Bari, troppo tardi per costruire una nuova vita dove la sua carriera si è interrotta dopo agonistica nel tennis. un deferimento per illecito sportivo. Sono Al futuro pensa anche il suo coetalontanissimi i tempi in cui vide muovere neo Radamel Falcao, attaccante del Gai primi, veloci passi latasaray e capitano a Cristiano Ronaldo della Colombia, oltre Il Pallone d’Oro 1995 con la maglia dello 200 gol in carriera Sporting Lisbona: tra Porto, Atletico George Weah, tornato a Milano, il Madrid, River Plate, è diventato il presidente Chelsea e Monaco: bielorusso si è distin“Dopo che mi sarò rito portiere prima con della Liberia tirato dal calcio, vori Diavoli Rossoneri di rei fare come Michael Sesto San Giovanni e Jordan. Mi piacerebbe diventare un giocapoi con l’UHC Barlafus. Da un ex milanista all’altro, Yohann tore di baseball professionista: voglio esseGourcuff. La passione per il tennis ce l’a- re il primo ad avere realmente successo”. Luis Enrique non ha smesso di correre, veva sin da bambino, accantonata solo per approfondire la carriera calcistica. Dopo neppure una volta intrapresa la carriera di la scadenza del contratto con il Digione, allenatore. L’ex giocatore di Sporting Gilo scorso gennaio, Yohann ha ripreso in jon, Real Madrid e Barcellona, poi tecnico mano una racchetta e a 33 anni ha deciso dei blaugrana e della nazionale spagnola, di ripartire dalla D2 regionale. Il debutto è si è cimentato con successo sulle lunghe stato convincente, a suon di 6-0. E pur non distanze: nel 2007 ha corso l’Ironman in

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A sinistra, George Weah, ex giocatore del Milan negli anni Novanta, Pallone d’Oro nel 1995 e attuale presidente della Liberia. Sotto, l’ex velocista Usain Bolt.

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SPORT

Usain Bolt

C Germania, l’anno successivo la Marathon conquistare l’oro europeo nel jiu-jitsu brades Sables, sei maratone in sei giorni nel siliano, dopo appena un anno e mezzo di deserto del Sahara, in Marocco. Corsa si, lavoro. Il tedesco Tim Wiese, ex portiere ma su una macchina veloce per Fabien del Werder Brema, ha intrapreso la carrieBarthez: dopo una parentesi nello staff ra da lottatore professionista, dedicandosi della nazionale, l’ex portiere della Fran- al body building per raggiungere la forcia è diventato un ma fisica adatta agli pilota professionista. eventi di wrestling Peter Cech, 37enne Nel 2013 si è aggiudella WWE in Gerdicato il Campionato mania. Conosciuto ex portiere di Chelsea Francese GT a bordo sul tappeto del ring e Arsenal, è diventato come The Machine di una Ferrari 458 (“La Macchina”), Italia GT3. Barthez un giocatore di hockey Wiese ha fatto la sua ha preso parte a tre prima apparizione campionati della European Le Mans Series, prendendo parte su un ring nel novembre 2014 e due anni anche alle 24 ore di Le Mans previste dal dopo si è iscritto al Performance Center di Orlando, in Florida. Nell’autunno succescalendario della competizione europea. Da un francese all’altro, dalla velocità sivo ha debuttato nel live event di Monaco agli sport di contatto. Esterno mancino di di Baviera, vincendo il titolo 2016. Non è Bordeaux, Athletic Bilbao e Bayern Mo- stato l’unico a farsi sedurre dal body builnaco, campione d’Europa e del Mondo sia ding: il club dei culturisti annovera anche con la nazionale transalpina, sia con il club l’ex secondo portiere del Barcellona, Pinbavarese, ritiratosi dal calcio nel 2006, to, e due vecchie conoscenze dei calciofili Bixente Lizarazu è addirittura arrivato a milanesi: José Mari e Van der Meyde.

hi ha fatto il percorso inverso, salvo mollare dopo pochi mesi, è stato il giamaicano Usain Bolt. Il salto dalla pista di atletica al campo di calcio è stato breve quanto improvviso e fugace, per il detentore dei record mondiali dei 100 e 200 metri. Il battesimo nella nuova disciplina, su iniziativa dello sponsor tecnico Puma, è stato un provino con il Borussia Dortmund. Dalla Germania alla Norvegia, per alcuni allenamenti con lo Strømsgodset, e infine in Australia per alcune amichevoli con i Central Coast Mariners. Per lui anche una doppietta, contro il Macarthur South West United. Al di là dei gol e dei miglioramenti, sia nei movimenti sia nel tocco di palla, si è capito subito che Bolt non avrebbe potuto neppure lontanamente avvicinare i successi ottenuti in pista. Così, dopo aver rifiutato un’offerta della FC Valletta, club di Malta, si è svincolato dai Mariners nel novembre del 2018. E due mesi e mezzo dopo ha annunciato l’addio al calcio. Senza rancore.

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SPORT

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a ciliegina sulla torta non c’è stata: nelle finali di Coppa Davis gli azzurri sono usciti al primo turno, battuti da Canada e Stati Uniti. La delusione di Madrid non cancella, però, un anno ricco di soddisfazioni che hanno contribuito al rilancio e alla rinascita del tennis maschile italiano. Jannik Sinner, Matteo Berrettini, Fabio Fognini sono atleti che si sono imposti all’attenzione di un pubblico ben più ampio di quello degli aficionados della racchetta, grazie a risultati eclatanti, prestazioni da copertina e record di precocità. Fabio Fognini, numero 12 nella classifica ATP del singolare, aveva già chiuso il 2018 con un bilancio lusinghiero. Tre titoli conquistati - San Paolo, Båstad, Los Cabos - in quattro finali ATP giocate, compreso il primo in carriera sul cemento. Malgrado qualche problema fisico, però, il talentuoso e fumantino atleta di Arma di Taggia è riuscito a esprimersi su livelli ancora migliori nel 2019, vincendo il Masters 1000 di Montecarlo ed entrando nella Top 10 Mondiale. Un cammino da sogno, quello di Fognini nel Principato, con tanto di successo in semifinale sull’allora numero 2 del mondo Rafa Nadal, undici volte vincitore del torneo, e in finale con Dusan Lajovic. Dopo l’impresa monegasca, l’approdo agli ottavi del Roland Garros di Parigi ha spedito Fabio al decimo posto della classifica ATP, con doppio record: giocatore più anziano a entrare in Top 10 e unico italiano a raggiungerla sia in singolare, sia in doppio. Fra gli highlights della stagione di Fognini c’è anche la convocazione e la partecipazione alla Laver Cup, torneo di tennis a squadre che dal 2017 oppone una selezione di giocatori europei ed una proveniente dal resto del mondo. Al netto di qualche proverbiale (e costoso) attacco d’ira e relativi pentimenti, la sua car-

riera ha beneficiato anche della serenità nei ATP e Masters 1000, compreso quello sentimentale: nel 2016 si è sposato con la assoluto nel torneo 250 di Gstaad, grazie brindisina Flavia Pennetta, già trionfatri- al 7-6(9), 6-4 in finale su Roberto Bautice dell’US Open. E dopo il piccolo Fede- sta Agut. La stella di Matteo ha brillato rico pare sia in arrivo una bimba. sempre più. A fine aprile 2019 è arrivato Il successo su Dominic Thiem, nel il suo secondo trofeo ATP, a Budapest (su terzo incontro di Filip Krajinovic). A round robin delle metà giugno il terzo, Berrettini è al numero Atp Finals di Londra a Stoccarda, su cam2019, è stato l’apice pi in erba (battuto 8 della Classifica Apt, di un anno straornel match decisivo Fognini al 12, Sinner Félix Auger-Aliassidinario per Matteo me). Poi New York, Berrettini. Il 23enne (classe 2001) al 78 gli US Open e una di Roma è stato il cavalcata stoppata primo italiano a vincere un match nel Masters di fine anno: solo in semifinale da Rafa Nadal: Berretné Panatta, né Barazzutti, gli altri due az- tini è stato il quarto italiano a raggiungezurri qualificatisi in passato per le prove re il penultimo atto di un torneo Major di singolare maschile, c’erano riusciti. Il 4 nell’era Open, il primo a esserci riuscito novembre 2019 Berrettini è salito al nu- sul cemento. Insieme ad Andreas Seppi e mero 8 ATP, terza migliore classifica per Lorenzo Sonego, inoltre, è l’unico italiaun tennista italiano dal 1973, anno dell’in- no ad aver vinto un torneo ATP su erba. troduzione del sistema di calcolo compu- Fidanzato con la collega croata Ajla Tomterizzato. La grande ascesa era iniziata lo ljanovic, amante delle auto sportive e scorso anno, con i primi successi nei tor- del cinema (da Kubrick a Tarantino pas-

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SPORT

FABIO, MATTEO E JANNIK: LA NUOVA ETÀ DELL’ORO DEL TENNIS ITALIANO Il 2019 è stato l’anno della rinascita del movimento maschile azzurro, guidato da Fognini, Berrettini e Sinner

A sinistra, Jannik Sinner. Sotto, Matteo Berrettini.

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Il record

N © LivePhotoSport.it/www.shutterstock.com

sando per Sergio Leone), tifoso di calcio re entrato tra i primi 100 giocatori della (Roma o Lazio? Fiorentina), Berrettini è classifica ATP (lo scorso 28 ottobre), ad allenato dal coach Vincenzo Santopadre, aver vinto un incontro di categoria Masters 1000 e ad aver conquistato un torex tennista. Tre titoli Challenger, 78° posto ATP e neo Challenger. Lo slalom di avversari, vittoria delle Next Gen ATP Finals: il 2019 nelle ranking mondiali, è iniziato a febè stato un’autentibraio con il trionfo ca sinfonia anche nel Challenger 80 per Jannik Sinner, Il diciottenne altoatesino, di Bergamo, è pro18enne altoatesino seguito a marzo nei entrato nella top 100, di Sesto Pusteria, tornei ITF di Trento dodici mesi fa era il e Santa Margherita che dodici mesi fa, di Pula e ad agosto del mondo, era il nunumero 551 a Lexington, USA, e mero 551. Sembra a metà novembre a passata una vita e intanto l’ex slalomista ha infranto più di un Ortisei. Ma, soprattutto, nella finale delrecord di precocità. A livello internazio- le Next Gen ATP Finals di Milano, chiuse nale, è il più giovane vincitore nella sto- con un eloquente 4-2, 4-1, 4-2 sull’auria delle ATP NextGen, uno degli undici straliano Alex De Minaur. Colpi potenti, tennisti al mondo ad avere vinto almeno precisi, penetranti. Glaciale, solido, equidue tornei Challenger prima di compiere librato, Jannik non sembra neppure un i 18 anni di età e il secondo tennista più diciottenne. Sesto italiano nell ranking giovane di sempre ad aver vinto tre titoli ATP, sembra destinato a crescere ancora. Challenger nella stessa stagione. A livello E, con lui, l’intero movimento nazionale, nazionale, è il più giovane italiano a esse- mai così fiorente. (A. P.)

on c’è solo l’affermazione ai massimi livelli di Berrettini e Fognini, né il boom del nostro tennis si ferma all’esponenziale crescita di Sinner. Nel 2019 sono diversi gli azzurri che hanno raggiunto il loro migliore piazzamento. Mai, prima d’ora, l’Italia aveva potuto vantare 8 tennisti nella Top 100 ATP. Il torinese Lorenzo Sonego, 52° al 18 novembre, è stato numero 46 a inizio luglio dopo la vittoria sull’erba di Antalya. Il palermitano Marco Cecchinato a febbraio è stato numero 16 (e numero 1 d’Italia) poco dopo essersi imposto a Buenos Aires prima di una crisi di risultati che l’ha fatto precipitare al 71° posto. Il marchigiano Stefano Travaglia è stato numero 79, prima di assestarsi in 84a posizione. Un altro siciliano, Salvatore Caruso da Avola, ha appena raggiunto il suo miglior ranking, 98. Soddisfazioni sparse sono arrivate, qua e là, anche dal 33enne bolzanino Andrea Seppi (n. 72) e dal tarantino Thomas Fabbiano (n. 116), capace di battere big del calibro di Stefanos Tsitsipas - vincitore delle ATP Finals - e l’austriaco Dominic Thiem).

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LA BIOLOGIA IN BREVE Novità e anticipazioni dal mondo scientifico a cura di Rino Dazzo

INNOVAZIONE Terapie geniche più efficaci con l’I.A.

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na delle difficoltà più grandi nella messa a punto di terapie geniche efficaci è legata alla capacità di realizzare vettori validi per il trasporto delle cure verso le cellule bersaglio. Sono i capsidi, dei virus adeno-associati che fungono da gusci protettivi per le terapie. Quelli presenti in natura non sono molto precisi nell’individuazione delle cellule malate, quelli modificati dall’uomo sono efficaci per singole terapie e non universalmente. Una ricerca combinata dell’Università di Harvard e della Dyno Therapeutics, compagnia biotech, ha affrontato il problema con l’intelligenza artificiale. Il sistema elaborato è riuscito a ottenere 200mila varianti del guscio virale, da cui è possibile identificare quelle più adatte a raggiungere l’organo desiderato. Scoperta anche una particolare proteina del capside, la Maap, essenziale nell’aggancio delle cellule bersaglio.

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RICERCA Dall’Italia la molecola che blocca l’Alzheimer

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no studio italiano ha individuato una molecola capace di bloccare l’Alzheimer nelle fasi iniziali della malattia, consentendo alle staminali di produrre neuroni e ringiovanendo il cervello stesso. I ricercatori della Fondazione Ebri “Rita Levi-Montalcini”, insieme agli esperti di Cnr, Scuola Normale Superiore e dipartimento di Biologia dell’Università di Roma Tre, hanno messo a punto l’anticorpo A13 che ha dato ottimi riscontri sui topi e che nel giro di qualche anno potrà essere sperimentato sull’uomo. La molecola è in grado di neutralizzare le sostanze tossiche, gli A-beta oligomeri, responsabili della riduzione della creazione di neuroni negli stadi iniziali dell’Alzheimer. Ancor più importante, dunque, potrebbe risultare la capacità di individuare subito i segni della malattia e di intervenire il prima possibile.


BREVI

ONCOLOGIA Un prelievo di sangue per controllare il cancro al seno

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er capire in anticipo se un tumore al seno genererà metastasi basterà un prelievo di sangue. Lo assicurano gli esperti della Scuola di Medicina dell’Università di Bari, che hanno eseguito una serie di studi nel Centro Ricerche Oncogenomiche del capoluogo pugliese diretto dal professor Franco Silvestris. La ricerca, basata sull’applicazione dei principi della biopsia liquida, ha preso in esame le caratteristiche biologiche del tumore isolando le cellule tumorali circolanti nel sangue e studiandone le caratteristiche molecolari. Osservando la presenza di alcuni geni, sarà possibile stabilire precocemente se le cellule tumorali circolanti potranno favorire la diffusione del tumore in altri organi. La ricerca ha riguardato il cancro al seno, ma potrà essere applicata ad altri tipi di tumore. E per tenere sotto controllo eventuali recidive, basterà un prelievo. Batterio Klebsiella.

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MICROBIOLOGIA Due nuove specie batteriche scoperte a Pavia

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AMBIENTE

e hanno identificate e studiate i ricercatori del Policlinico San Matteo di Pavia, dell’Università di Pavia e del dipartimento di Bioscenze dell’Università di Milano: si tratta di due nuove specie batteriche del genere Klebsiella, denominate “Klebsiella spallanzanii” e “Klebsiella pasteurii” in onore del docente settecentesco nell’ateneo pavese e dello studioso francese fondatore della microbiologia moderna. L’identificazione inedita delle due varietà batteriche è stata possibile grazie alla raccolta e all’analisi di oltre 6mila campioni biologici raccolti da pazienti, volontari, animali di compagnia e di allevamento, campioni di acqua e di vegetali del territorio cittadino pavese e della provincia. Entrambe sono risultate sensibili agli antibiotici, anche se restano da chiarire ruoli e meccanismi patogeni. © Claudio Cassone/www.shutterstock.com

Mar Piccolo bonificato con i microfiltri a membrana

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er bonificare i sedimenti del Mar Piccolo di Taranto si sfrutterà la tecnologia della microfiltrazione a membrana, messa a punto da Enea, Istituto di Ricerca sulle Acque del Cnr e ad altri partner e finanziata nell’ambito del programma europeo Life. Il progetto, nominato “Life4MarPiccolo”, prevede l’utilizzo di un’unità mobile capace di operare su una superficie di 3mila metri quadrati. L’acqua viene convogliata nel sistema di trattamento tramite microfiltri a membrana, che occupano una superficie di 150 metri, e reimmessa in circolo completamente pura. Le particelle inquinanti, invece, sono sottoposte a trattamento di risanamento biologico attraverso microorganismi fungini. L’impianto incaricato di bonificare il Mar Piccolo potrà essere applicato anche su superfici più ampie e persino in mare aperto, a bordo di imbarcazioni di grosse dimensioni. Il Giornale dei Biologi | Novembre/dicembre 2019

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LAVORO

Concorsi pubblici per Biologi Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Biochimica e Biologia Cellulare di Napoli Scadenza, 9 dicembre 2019 Pubblica selezione per il conferimento di un assegno per lo svolgimento di attività di ricerca nell’ambito del programma di ricerca “Advanced proteomic approaches to identify and characterize lin28 molecular complexes regulating mrna recognition and translation in embryonic stem cells”. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto per il Sistema Produzione Animale in Ambiente Mediterraneo di Napoli Scadenza, 9 dicembre 2019 Pubblica selezione per il conferimento di un assegno post dottorale per lo svolgimento di attività di ricerca nell’ambito del progetto Telethon GGP19184 “A therapeutic approach for rare genodermatoses caused by aberrant connexin hemichannels”. Per informazioni, www. cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Nanotecnologia di Lecce Scadenza, 11 dicembre 2019 Pubblica selezione per il conferimento di un assegno senior per lo svolgimento di attività di ricerca, sul tema “Sviluppo di matrici e metodi per la differenziazione neurale di IPSCS in dispositivi brainonchip” nell’ambito del progetto “Tecnomed - tecnopolo per la medicina di precisione”. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Analisi dei Sistemi ed Informatica “Antonio Ruberti” di Roma Scadenza, 12 dicembre 2019 Pubblica selezione per il conferimento di un assegno post-dottorale per lo svolgimento di attività di ricerca nell’ambito del programma di ricerca “Cisas – Centro studi avanzati su ambiente ed impatti su ecosistema e salute umana”. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi).

Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari di Sassari Scadenza, 13 dicembre 2019 Pubblica selezione per il conferimento di un assegno professionalizzante per lo svolgimento di attività di ricerca nell’ambito del progetto europeo “New Business opportunities & Environmental suSTainability using MED GRAPE nanotechnological products”. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Genetica Molecolare di Milano Scadenza, 13 dicembre 2019 Pubblica selezione per il conferimento di n. un assegno professionalizzante per lo svolgimento di attività di ricerca inerenti l’Area Scientifica “Medicina e Biologia” da svolgersi presso l’IFOM Via Adamello, 16 Milano (URT dell’Istituto di Genetica Molecolare del CNR) che effettua ricerca biomedica nell’ambito del Progetto PRIN 2017 – 2017NWEXEP: “RNA and genome stability” per la seguente tematica: “Studio dei processi di invecchiamento e degenerazione in modelli murini”. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Biochimica e Biologia Cellulare di Napoli Scadenza, 14 dicembre 2019 Pubblica selezione per il conferimento di due assegni professionalizzanti per lo svolgimento di attività di ricerca nell’ambito del progetto “Distretti ad alta tecnologia, aggregazioni e laboratori pubblico privati. Nuove strategie per la diagnostica medica e molecolare e per la tracciabilità ed il monitoraggio dei prodotti alimentari”. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto per i Processi Chimico-Fisici di Bari Scadenza, 14 dicembre 2019 Pubblica selezione per il conferimento di un assegno per lo svolgimento di attività di ricerca

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nell’ambito del programma di ricerca “Energie per l’ambiente – Taranto. Tecnologie e processi per l’Abbattimento di inquinanti e la bonifica di siti contaminati con Recupero di materie prime e produzione di energia totally green”. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto per la Sintesi Organica e la Fotoreattività di Bologna Scadenza, 16 dicembre 2019 Pubblica selezione per il conferimento di una borsa di studio per laureati per ricerche nel campo dell’area scientifica “Scienze chimiche-materiali per la salute e scienze della vita” da usufruirsi presso l’Istituto per la Sintesi Organica e la Fotoreattività del Cnr di Bologna. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Scienze e Tecnologie Chimiche di Milano Scadenza, 16 dicembre 2019 Pubblica selezione per il conferimento di un assegno per lo svolgimento di attività di ricerca nell’ambito del programma “Bando Congiunto Ricerca integrata sulle biotecnologie industriali e sulla Bioeconomia”. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Neuroscienze di Milano Scadenza, 17 dicembre 2019 Pubblica selezione per il conferimento di un assegno per lo svolgimento di attività di ricerca nell’ambito del progetto di sperimentazione preclinica dal titolo “Caratterizzazione dell’attività MGLU5PAM del composto ‘A’ in vitro ed in vivo a seguito di trattamento cronico”. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto per il Sistema Produzione Animale in Ambiente Mediterraneo di Napoli Scadenza, 18 dicembre 2019 Pubblica selezione per il conferimento di un assegno per lo svolgimento di attività di


LAVORO ricerca nell’ambito del programma di ricerca “Safe milk: omics science for milk safety and quality” del Miur. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto per l’Endocrinologia e l’Oncologia “Gaetano Salvatore” di Napoli Scadenza, 20 dicembre 2019 Pubblica selezione per il conferimento di un assegno tipologia “professionalizzante” per lo svolgimento di attività di ricerca nell’ambito del programma di ricerca: SATIN – “Sviluppo di Approcci Terapeutici Innovativi per patologie neoplastiche resistenti ai trattamenti”. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto per la Sintesi Organica e la Fotoreattività di Bologna Scadenza, 20 dicembre 2019 Pubblica selezione per il conferimento di un assegno professionalizzante per lo svolgimento di attività di ricerca inerenti l’area scientifica “Scienze Chimiche-materiali per la salute e scienze della vita”. Per informazioni, www.cnr. it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Ricerca sulle Acque di Verbania Scadenza, 20 dicembre 2019 Pubblica selezione per il conferimento di un assegno professionalizzante per lo svolgimento di attività di ricerca nell’ambito dei progetti interreg Italia-Svizzera “Parchi Verbano Ticino” - “Gestione della rete Nec Italia”. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine di Messina Scadenza, 23 dicembre 2019 Pubblica selezione per il conferimento di una borsa di studio per laureati per ricerche nel campo delle “Scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente” da usufruirsi presso l’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del Cnr di Messina. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine di Ancona Scadenza, 23 dicembre 2019 Pubblica selezione per il conferimento di 2 borse di studio per laureati per ricerche nel campo delle “Scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente” da usufruirsi presso l’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del Cnr di Ancona. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto per l’Endocrinologia e l’Oncologia “Gaetano Salvatore” di Napoli Scadenza, 27 dicembre 2019 Pubblica selezione per il conferimento di una borsa di studio per laureati per ricerche

nel campo dell’area scientifica “Scienze biomediche” da usufruirsi presso l’Istituto per l’Endocrinologia e l’Oncologia “Gaetano Salvatore” del Cnr di Napoli. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Biostrutture e Bioimmagini di Napoli Scadenza, 2 gennaio 2019 Selezione per titoli e colloquio ai sensi dell’art. 8 del “Disciplinare concernente le assunzioni di personale con contratto di lavoro a tempo determinato”, per l’assunzione, ai sensi dell’art. 83 del CCNL del Comparto “Istruzione e Ricerca” 2016-2018, sottoscritto in data 19 aprile 2018, di una unità di personale con profilo professionale di Ricercatore III livello, part–time 75%, presso l’Istituto di Biostrutture e Bioimmagini, Sede Secondaria Napoli Centro, Via Mezzocannone 16, 80134 Napoli. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Biochimica e Biologia Cellulare di Napoli Scadenza, 9 gennaio 2019 Pubblica selezione per il conferimento di un assegno post dottorale per lo svolgimento di attività di ricerca nell’ambito del progetto “Integration Of Cutting-Edge Spectroscopic And Imaging Techniques For The Structural Analysis Of Living-Cell Machineries From The Atomic To The Cellular”. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Università di Catanzaro “Magna Græcia” Scadenza, 8 dicembre 2019 Procedura di selezione per la copertura di un posto di ricercatore a tempo determinato, settore concorsuale 05/E2 - Biologia molecolare. Gazzetta Ufficiale n. 88 del 08-11-2019. Università di Torino Scadenza, 12 dicembre 2019 Selezione pubblica, per esami, per la copertura di un posto di categoria D, a tempo indeterminato, area tecnica, tecnico-scientifica ed elaborazione dati, per il Dipartimento di biotecnologie molecolari e scienze per la salute. Gazzetta Ufficiale n.89 del 12-11-2019. Università Politecnica delle Marche di Ancona Scadenza, 12 dicembre 2019 Procedura di selezione per la chiamata di un professore di seconda fascia, settore concorsuale 05/F1 - Biologia applicata, per il Dipartimento di scienze cliniche specialistiche ed odontostomatologiche. Gazzetta Ufficiale n.90 del 15-11-2019. Azienda Ospedaliera Complesso Ospedaliero “S. Giovanni-Addolorata” di Roma Scadenza, 15 dicembre 2019 Concorso pubblico in forma aggregata, per titoli ed esami, per la copertura di otto posti di dirigente biologo, disciplina di patologia clinica

e biochimica clinica, di cui cinque per l’Azienda ospedaliera Complesso ospedaliero San Giovanni Addolorata e tre per l’ASL Roma 1. Gazzetta Ufficiale n.90 del 15-11-2019. Azienda Ospedaliera “S. Camillo-Forlanini” di Roma Scadenza, 15 dicembre 2019 Concorso pubblico in forma aggregata, per titoli ed esami, per la copertura di sette posti di dirigente biologo a tempo indeterminato, disciplina di genetica medica, presso varie aziende. Gazzetta Ufficiale n.90 del 15-11-2019. Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie di Legnaro Scadenza, 15 dicembre 2019 Selezione pubblica, per titoli e prova colloquio, per la copertura di tre posti di collaboratore tecnico professionale, esperto in sistemi e processi biotecnologici, categoria D, a tempo pieno e determinato. Gazzetta Ufficiale n.90 del 15-11-2019. Università di Padova Scadenza, 19 dicembre 2019 Procedura di selezione per la chiamata di un professore di prima fascia, settore concorsuale 05/C1 - Ecologia, per il Dipartimento di biologia. Gazzetta Ufficiale n.91 del 19-11-2019. Azienda Ospedaliero Universitaria dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” Scadenza, 22 dicembre 2019 Due bandi di concorso per complessivi 6 posti a tempo indeterminato per biologi. Per informazioni, http://www.policliniconapoli.it. Università di Genova Scadenza, 22 dicembre 2019 Procedura di selezione per la copertura di un posto di ricercatore a tempo determinato di durata triennale, settore concorsuale 05/ E1 - Biochimica generale, per il Dipartimento di medicina sperimentale. Gazzetta Ufficiale n.92 del 22-11-2019. Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria Scadenza, 26 dicembre 2019 Procedura di selezione, per titoli e colloquio, per la copertura di un posto di ricercatore III livello, a tempo determinato e pieno, per il Centro di ricerca genomica e bioinformatica di Fiorenzuola d’Arda. Gazzetta Ufficiale n.93 del 26-11-2019. Università di Siena Scadenza, 2 gennaio 2020 Procedura di selezione, per titoli, discussione pubblica e prova orale, per la copertura di un posto di ricercatore a tempo determinato della durata di tre anni e definito, settore concorsuale 06/A3 - Microbiologia e microbiologia clinica, per il Dipartimento di biotecnologie mediche. Gazzetta Ufficiale n.95 del 03-12-2019.

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SCIENZE

Salute e biodiversità alimentare: la sfida del nostro secolo È dimostrato che stile di vita e scelte alimentari incidano nello sviluppo di alcune malattie, ma è un dato di fatto che la salute dell’uomo è in stretto equilibrio con l’ambiente che lo circonda e dal quale proviene il cibo che mangia

di Laura De Gara*

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ono numerosi gli studi clinici ed epidemiologici che evidenziano quanto nel nostro presente emerga, a livello globale e in tutta la sua complessità, il binomio salute - nutrizione. Un’alimentazione equilibrata è presupposto di una sana longevità. Eppure, in una società sempre più consapevole delle correlazioni esistenti fra alimentazione e salute, ancora oggi tra i fattori maggiormente responsabili di malattie, primeggiano proprio quelli legati al cibo. Non si muore solo di denutrizione, piaga ancora profonda in molte zone del nostro pianeta, ma anche, e qui sta il paradosso dei nostri tempi, di eccesso di nutrizione, fenomeno dilagante nei paesi più sviluppati. E questo eccesso di nutrizione, in termini calorici, è spesso accompagnato dalla cosiddetta fame nascosta, una fame di micronutrienti fondamentali per la nostra salute. È proprio la fame nascosta che sta minando in modo sempre più marcato le condizioni di salute dell’uomo. Ogni anno nel mondo 36 milioni di persone muoiono per denutrizione e carestie, mentre 3,4 milioni di persone muoio-

Laura De Gara – Professore Ordinario di Fisiologia vegetale, Presidente del Corso di Laurea Magistrale di Scienze dell’Alimentazione e della Nutrizione Umana, Università Campus Bio-Medico di Roma.

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SCIENZE no a causa dell’eccesso di peso. Così obesità, diabete, malattie nelle scienze dell’alimentazione. La nutrizione di precisione cardiache e cardiovascolari come l’ipertensione, ictus, osteoconsidera la nutrizione un sistema complesso, in cui gli aspetti porosi e cancro svettano nella classifica delle principali cause culturali-antropologici affiancano quelli biologici. di morte. Le conoscenze scientifiche sul ruolo nutrizionale degli Diversi studi caso controllo randomizzati, mirati a definire alimenti e sulle specifiche funzioni dei singoli nutrienti è afl’impatto di specifici stili alimentari sulla salute, stanno evifiancata alla possibilità di comparare contemporaneamente denziano come l’adesione alla dieta mediterranea ha effetti una gran quantità di fattori. Anche al servizio della nutriziopositivi nei confronti di diversi fattori di rischio di patologie ne si fanno largo le nuove scienze omiche, focalizzate nello cardiovascolari e metaboliche, anche in confronto a diete studio dell’insieme di molecole biologiche: dei geni del DNA “low-fat” diverse , , . Resta ancora però un lungo cammino da (genomica), e delle loro funzioni (genomica funzionale), dei fare per decifrare i meccanismi che fanno della dieta meditertrascritti del DNA, cioè l’RNA (trascrittomica), delle proteiranea un fattore protettivo nei confronti dei processi ossidatine (proteomica) e dei metaboliti all’interno di un organismo vi, infiammatori e degenerativi. (metabolomica). La grande variabilità di questo stile alimentare suggeriCon un approccio olistico, orientato alla comprensiosce che l’esposizione dell’organismo ad un numero elevato di ne di principi operanti in forma integrativa nella biologia nutrienti e fitochimici, diversificati nelle loro dei sistemi, le scienze omiche si addentrano miscele anche su base stagionale e con nell’analisi minuziosa delle interazioni effetto sinergico e target metabolici tra queste molecole e i microrganismi diversi sia una dei principali motivi della flora intestinale (microbiomidella salubrità della dieta medica) o dell’ambiente (infettivoma/ terranea. infettivomica), nonché nei cibi/ Accanto alle crescenti nutrienti (nutribioma/nutribioevidenze degli effetti positimica o esposoma se considero vi di questo stile alimentare un alimento come un insieme e di altre diete tradizionali, di molecole a cui l’organismo che hanno accompagnato viene esposto) e più in gel’evolversi delle grandi cinerale nell’ambiente (amviltà del nostro pianeta , si bientoma/ambientomica) osserva, a livello globale, e nei mutamenti derivanti un progressivo distanziarsi da tali interazioni sul DNA dei consumatori dalle pro(epigenomica). Questi nuovi prie radici alimentari, non orizzonti omici aprono strade solo per la globalizzazione, che la ricerca in ambito delle che ci svincola dalla stagionascienze degli alimenti e della lità e rende comuni cibi esotici, nutrizione sta iniziando solo ora ma anche per il cambiamento a percorrere, ma che ci perdel nostro stile di vita che metteranno di delineare in ci permette di dedicare modo più chiaro le relaziotempi sempre più conteni stili alimentari e salute nuti alla preparazione dei anche nei loro meccanismi pasti. molecolari e fisiopatologici. Un eccesso di cibi processati © stockimagefolio/www.shutterstock.com Le sfide del futuro (preconfezionati e a lunga conservazione), In questo stimolante progresso della scienza, il cibo condiete troppo ricche di calorie, zuccheri aggiunti, grassi saturi tinua a rappresentare il fulcro del miglioramento della salute e sodio, carenza di frutta e di verdura unite alla mancanza o ad per l’umanità, ma nel contempo è anche elemento di sfida per una ridotta attività fisica, stanno contribuendo in modo deterla salute del pianeta: basti pensare all’emissione dei gas serra, minante ad una crescita esponenziale delle malattie croniche al consumo di suolo e acqua legati alla sua produzione. degenerative e delle morti premature ad esse correlate. Un Un altro aspetto della sostenibilità alimentare riguarda la altro elemento di interesse è l’aumento dell’uso di integratori, capacità di garantire l’accessibilità anche economica ad una non sempre però assunti in quantità e composizioni opportualimentazione adeguata in termini energetici, ma soprattutto ne (cfr. box). in termini di corretto apporto di micronutrienti. In particolaIn questo contesto giocano un ruolo fondamentalmente le re, nei Paesi in via di sviluppo, anche nelle aree in cui vengono diverse forme di educazione/counseling nutrizionale purché coltivati alimenti pregiati, il costo di frutta e verdura è speso gestite da professionisti adeguatamente formati e fortemente proibitivo per gli abitanti del luogo. È stato calcolato che il ancorate alle evidenze scientifiche. consumo giornaliero per individuo di due porzioni di frutta e 3 di verdura rappresenta il 52% del reddito familiare nei Paesi Nutrizione e ricerca a basso reddito, il 16-18% nei Paesi a reddito medio-basso e Come in tanti altri ambiti delle scienze della vita, la ricerca il 2% in quelli ad alto reddito . Occorre pertanto creare una scientifica sta valorizzando l’approccio personalizzato anche Il Giornale dei Biologi | Novembre/dicembre 2019

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cultura della consapevolezza della sostenibilità e della non sostenibilità del nostro attuale sistema agroalimentare e identificare strategie mirate a migliorare le condizioni alimentari di tutto il pianeta contestualizzate nei diversi contesti socio-economici e culturali.

Approfondimento Una fotografia del consumo degli integratori alimentari in Italia Da una recente indagine su “Il valore sociale dell’integratore alimentare” realizzata dal Censis e presentata a giugno 2019 da Federsalus (associazione nazionale produttori prodotti salutistici) emerge un'interessante fotografia di settore: - sono 32 milioni gli italiani che consumano integratori alimentari., - più di 18 milioni ne fanno uso abituale (tutti i giorni o qualche volta alla settimana) e più di 4 milioni qualche volta al mese, - il 62,8% degli utilizzatori ha età compresa tra i 35 e 64 anni, - il 60,5% sono donne. Prevenzione e tutela della salute sono la leva più importante che muove la domanda. Una domanda che per il 57,3% degli italiani nasce dal consiglio. In particolare, l’82,4% ha ricevuto indicazione da un medico (un medico di medicina generale o uno specialista) o da un farmacista. Il 74% degli italiani (l’80% tra i laureati, il 76,9% tra le donne, il 75,1% tra i 35-64enni) che assumono integratori alimentari ha riscontrato effetti positivi sul proprio organismo.

Indici di mercato In Italia il mercato degli integratori alimentari ha realizzato nel 2018 un valore di 3,3 miliardi di euro per un totale di 226,4 milioni di confezioni vendute. Un giro d'affari annuo che dal 2009 in poi, nonostante la crisi economica, si può considerare all'incirca triplicato. Con dati al 2018, il 95% del mercato appartiene alle farmacie (86%) e alle parafarmacie (9%), il restante 5% alla grande distribuzione organizzata. Nel campo della nutraceutica l'Italia è al primo posto come quota di mercato europeo (23%), seguita da Germania (13%), Francia (9%) e Regno Unito (8%) e al secondo posto nel mondo dopo gli Stati Uniti. Il valore dei consumi è cresciuto del 126% negli ultimi dieci anni (periodo 2008-2018), a fronte di una riduzione dello 0,8% dei consumi complessivi delle famiglie.

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Se le previsioni ci parlano di oltre 9 miliardi di persone da sfamare entro il 2050, la sfida da affrontare non si limita all’esigenza di nutrire una popolazione in netta crescita, ma di riuscire a farlo bene anche in termini di quantità e qualità, evitando l’ulteriore impoverimento delle risorse del nostro Pianeta. Alterazioni antropiche dell’ambiente e cambiamenti climatici rappresentano ulteriori sfide per sostenibilità alimentare. Per questo, di grande rilievo è la valorizzazione della biodiversità alimentare, anche finalizzata a recuperare varietà e specie più capaci di mantenere una elevata produttività anche in condizioni ambientali sfavorevoli, che potrebbero diventare proibitive per le varietà attualmente coltivate. Lo studio dei meccanismi di resistenza a condizioni ambientali mutevoli e di miglioramento della produttività, in termini di biomassa ma anche di adeguato valore nutrizionale, rappresenta una tematica di grande interesse per il mondo della ricerca e i risultati che si otterranno saranno determinanti per garantire un adeguato apporto alimentare alle popolazioni del futuro in un’ottica one-health, in cui la salute dell’ambiente è in perfetto equilibrio con la salute dell’uomo.

Bibliografia 1. Buzina, R.; Keys, A.; Mohacek, I.; Marinkovic, M.; Hahn, A.; Blackburn, H. Coronary Heart Disease in Seven Countries. V. Five-year follow-up in Dalmatia and Slavonia: https://eurekamag.com/research/042/685/042685152.php 2. Tuttolomondo A.; Simonetta I., Daidone M., Mogavero A., Ortello A., Pinto A. Metabolic and Vascular E_ect of the Mediterranean Diet Int. J. Mol. Sci., 20, 4716. 2019 3. Román GC, Jackson RE, Gadhia R, Román AN, Reis J. Mediterranean diet: The role of long-chain ω-3 fatty acids in fish; polyphenols in fruits, vegetables, cereals, coffee, tea, cacao and wine; probiotics and vitamins in prevention of stroke, age-related cognitive decline, and Alzheimer disease. Rev Neurol (Paris). pii: S0035-3787(19)30773-8, 2019 4. AAVV Naturale artificiale coltivato, l’antico dialogo dell’uomo con la natura, Euresis 2013 5. Miller V, Yusuf S, Chow CK, et al. Availability, affordability, and consumption of fruits and vegetables in 18 countries across income levels: findings from the Prospective Urban Rural Epidemiology (PURE) study. Lancet Glob Health 2016; 4: e695–703.


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La Psilocibina nel trattamento dell’anoressia nervosa Il principio attivo del fungo Psilocybe e il suo utilizzo terapeutico in campo neuro-psichiatrico per alleviare i sintomi di forme patologiche gravi e i disturbi ossessivo-compulsivi

di Giada Fedri

bina, è stato sintetizzato per la prima volta nel 1958 e continua ad oggi ad essere ampiamente utilizzato sia a scopo ricreativo che in rituali spirituali o religiosi2. Una volta ingerita, la Psilocibina viene rapidamente defosforilata a Psilocina e successivamente glucuronata, acquisendo una struttura chimica simile ai neurotrasmettotori endogeni serotonina e dimetil-triptammina, responsabili di numerosi effetti sul sistema nervoso centrale, sull’intestino e sulle piastrine. La serotonina è soprannominata “l’ormone della felicità” proprio per la sua capacità di contribuire al benessere, agendo sulla regolazione del ciclo di sonno-veglia e sull’orologio biologico, sull’appetito e sul comportamento alimentare. Oltre ad essere implicata in funzioni motorie, cognitive e autonome, la serotonina avrebbe un ruolo nel mantenimento dell’equilibrio dell’umore, tanto che una teoria discussa negli ultimi 50 anni ritiene che uno squilibrio dei neurotrasmettitori © Balakleypb/www.shutterstock.com

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a 4-fosforilossi-N o N-dimetil-triptammina (DMT), chiamata comunemente Psilocibina, è una triptammina prodotta da circa 100 specie di funghi in tutto il mondo, isolata per la prima volta da Albert Hofmann nel 1957 dal fungo Psilocybe mexicana dell’America Centrale. Usati già in molte culture antiche, come nelle civiltà azteca e maya, questi funghi giocavano un ruolo chiave nelle funzioni spirituali, di guarigione e cerimoniali e numerose sono le testimonianze giunte a noi dal passato. Nelle pitture rupestri del 9000 a.C. scoperte nelle caverne del deserto del Sahara1, sono raffigurate divinità danzanti in scene di raccolta e offerte spirituali che impugnano oggetti simili a funghi e gli antropologi avrebbero identificato proprio la famiglia del tipo Psilocybe nelle raffigurazioni rupestri della cittadina spagnola di Villar del Humo, risalenti a più di 6mila anni fa. Il principio attivo del fungo Psilocybe, la Psiloci- Fungo Psilocybe.

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come la serotonina sia collegata all’insorgenza della depressione. La struttura della Psilocibina, molto simile alla serotonina, le dona una forte affinità per il recettore 5-HT2A , e la rende un agonista moderato dei recettori 5-HT1A e 5-HT2C 3 4–6 della serotonina, espressi nella corteccia celebrale e nel talamo, l’area del cervello responsabile dell’input sensoriale dove, diminuendone l’attività genera alterazioni sensoriali comunemente chiamate allucinazioni74 e induce esperienze enterogene con effetti lievemente euforizzanti. L’attivazione dei recettori del glutammato fronto-corticali, secondaria a quella dei recettori 5-HT2A, sembra essere il principale meccanismo d’azione di questa sostanza4,5,8, ed è proprio tale via di segnalazione ad avere un ruolo cruciale nelle terapie della neuro-psicofarmacologia classica9. Parte degli effetti della sostanza potrebbero essere dovuti anche alla modulazione dei livelli di dopamina nei gangli basali, senza interazione diretta con i recettori dopaminergici D2. La psilocibina è negli ultimi anni nel mirino dei neuro-scienziati per la sua capacità di alterare la percezione sensoriale, per l’attività serotoninergica10 e per il modo inedito con cui, quando utilizzata sotto la supervisione medica, sembri alleviare i sintomi di forme patologiche psichiatriche gravi come ansia e depressione 11 in pazienti terminali, disturbi ossessivo- compulsivi (DOC) o dipendenza da alcool e nicotina, mettendo in luce le importanti potenzialità terapeutiche della sostanza. Diverse sono le evidenze degli effetti benefici in caso di DOC 12,13: una ricerca condotta nel 2006 dall’Università di Austin ha osservato ottime risposte al trattamento con psilocibina in pazienti non responsivi alle terapie classiche, evidenziando come questa sostanza sia ben tollerata, sicura ed efficace nel ridurre significativamente i comportamenti ripetitivi e i pensieri intrusivi associati ai disturbi ossessivo-compulsivi. Gli stessi effetti benefici sono stati confermati in pazienti con crisi esistenziali legati a malattie terminali 6, con riduzione

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dello stress e relativo miglioramento dell’umore anche a distanza di mesi dalla terapia. Sembra che la psilocibina sia efficace anche nel limitare la probabilità di suicidi14, riducendone il pensiero, la pianificazione e il tentativo. Le crescenti evidenze positive dell’uso di agonisti del recettore 5-HT 2A per il trattamento delle patologie compulsive, hanno aperto la strada alle sperimentazioni di tali composti nel trattamento delle dipendenze. L’assunzione di psilocibina infatti, in associazione a terapia psicologica motivazionale, si è dimostrata efficace in casi di alcolismo cronico 15, riducendo il consumo di alcool di quasi il 30% e diminuendo significativamente i giorni di consumo intenso. Parallelamente, Johnson et al. 16 hanno condotto uno studio pilota nel trattamento della dipendenza da nicotina con psicoterapia assistita da psilocibina, in pazienti con alle spalle numerosi tentativi fallimentari, ottenendo l’astensione dal fumo nell’80% dei partecipanti e una riduzione significativa della brama e della tentazione, oltre all’accrescimento dell’ autostima. La valutazione qualitativa nel follow-up dei soggetti arruolati nello studio ha suggerito anche che le intense esperienze emotive derivate dall’assunzione della sostanza, potrebbero indurre benefici a lungo termine potenziando le prospettive future, le attitudini soggettive, i valori e la qualità della vita 17,18. La psilocibina aiuta inoltre a superare il “condizionamento alla paura”19 inteso come la risposta ad uno specifico stimolo di pericolo o minaccia. Sull’onda di questi risultati, l’Unità del “The Center for Psychedelic and Consciousness Research” della “Johns Hopkins University”, da tempo in prima linea in molti di questi studi, ha avviato un nuovo importante studio clinico per verificare se la psilocibina possa essere somministrata in modo sicuro, in un contesto guidato a persone con forme gravi di anoressia nervosa (AN), il disturbo alimentare con maggior tasso di mortalità e il più difficile da curare, che da tempo richiede nuove strategie terapeutiche. La complessità della patologia nasce della multifattorialità delle sue cause scatenanti che comprendono, oltre ai fattori di rischio genetici e biologici, la visione distorta della propria immagine corporea, con importanti implicazioni psicologiche e psichiatriche. Nella maggior parte degli soggetti affetti da anoressia nervosa, si riscontrano storie familiari di disturbi alimentari, temperamento ansioso e tendenze perfezionistiche o ossessive, episodi traumatici e disturbi psicologici ricorrenti o cronici come depressione, disturbi ossessivo-compulsivi, deficit di attenzione o iperattività. Gli studi dimostrano che più della metà dei pazienti in remissione dal trattamento dell’anoressia nervosa rimangono al di sotto del peso corporeo desiderabile e anche a distanza di anni perpetuano la lotta con il cibo, la dieta e la propria immagine corporea, mantengono segnali di instabilità psichica. Per quanto la fisiopatologia dell’anoressia nervosa rimanga oscura, gli indizi del coinvolgimento del sistema dei recettori


SCIENZE 5-HT2A della serotonina, così come i parallelismi fenomenolocibina sulla depressione dipendano dalla capacità della sologici con i disturbi d’ansia, le dipendenze e i disturbi ossesstanza di disattivare le parti del cervello coinvolte nelle attività sivo-complusivi già trattati positivamente con Psilocibina, la di rimuginio, caratterizzata dalla presenza di pensieri negativi rendono un buon candidato per il trattamento dell’AN. che affiorano ripetutamente22. Lo studio ha dimostrato che Ci sono infatti prove di alterazione dell’espressione recetdopo la somministrazione di psilocibina, non variava il numero toriale di 5-HT 1A / 2A / 2C in campioni post mortem di padi connessioni neuronali, bensì era la comunicazione a risulzienti depressi, suggerendo che in realtà sono proprio questi tare nettamente più diversificata e non confinata in percorsi recettori ad essere coinvolti nell’elaborazione emotiva20 , conspecifici. E’ stata vagliata l’ipotesi che la riduzione dei sintomi fermato anche dai modelli animali in cui gli agonisti del recetin pazienti affetti da depressione resistente al trattamento, tore 5-HT 2A / 2C riducono il comportamento legato all’ansia sia dovuta ad una sorta di “reset” delle attività celebrali, che e alla depressione3. permette ai pazienti depressi di uscire dai comportamenti e Un altro possibile meccanismo terapeutico è la modulaziodagli schemi di pensiero negativo ripetuti. Recenti studi di ne della neurotrasmissione delle vie del glutammato nell’area neuro-imaging sembrano confermare questa tesi, suggerendo fronto- corticale, che induce l’incremento dell’espresche l’alterato stato di coscienza prodotto da quesione di molecole come il fattore neurotrofico sti farmaci creerebbe un’interruzione © Markovka/www.shutterstock.com cerebrale (BDNF) e il fattore neurodel modello ripetitivo, rigido e patrofico derivato dalle cellule tologico dei pensieri compulgliali (GDNF) e l’aumento sivi comuni nei disturbi delle dimensioni delle dell’ansia e dell’umore e nella dipendenza spine dendritiche da droghe. Semdei neuroni cortibra che la Psilocali, migliorancibina migliori do così la neula flessibilità roplasticità e mentale e gli la neurogeaspetti comnesi3,20. La depressioportamenne è infatti tali7 tramite correlata ad la modifica una carente dell’attività neurogenesi delle regioe bassa attivini cerebrali tà neurotrofica, come l’amigi livelli di BDNF dala e la corsono infatti diminuiteccia cingolata, ti nei pazienti depressi e coinvolte nell’elarisultano normalizzati dopo borazione emotiva il trattamento antidepressivo. e delle aree encefaliche Uno studio in modelli murini ha sottolineaassociate all’introspezione to che basse dosi (0,1 mg / kg) di psilocibina hanno stie all’analisi interiore7. Ridumolato positivamente la neurogenesi nell’ippocampo due cendo la reattività dell’amigdasettimane dopo la somministrazione, mentre una dose elevala, la psilocibina modificherebbe ta (1 mg / kg) ha ridotto significativamente la neurogenesi19, la “default mode network” (DMN) suggerendo che gli effetti della psilocibina sono correlati alla aumentando così il buonumore e i dose e al tempo di somministrazione. L’agonismo al recettore pensieri positivi23. 5-HT 2A potrebbe anche svolgere un’azione antinfiammatoIl team della John Hopkins teria: l’aumento dei livelli di citochine pro-infiammatorie come il sterà gli effetti di due dosi di psilofattore di necrosi tumorale α (TNFα), interleuchina-6 (IL-6), cibina somministrate in combinazione a psicoterapia motivaIL-8 e IL-1β sono associati alla malattia depressiva, mentre la zionale a soggetti affetti da anoressia nervosa (AN), al fine normalizzazione di questi livelli è correlata ad effetti antidedi determinare se il farmaco possa essere somministrato in pressivi21. Il recettore 5-HT 2A è espresso anche nelle cellule modo sicuro in un ambiente di supporto e possa avere effetti immunitarie, sia centrali che periferiche, quindi i suoi agonisti diretti sul miglioramento dell’umore e della qualità della vita, possono modularne l’attività. sul progresso dei sintomi cognitivi e sulla soppressione dei I meccanismi con cui la psilocibina agisce sul cervello non comportamenti tipici del disturbo. sono ancora del tutto chiari, numerosi studi hanno dimostraAlcuni studi hanno valutato la sicurezza a breve e lungo termine della Psilocibina, assicurando l’assenza di aumento to, di contro, che la teoria secondo cui la depressione sarebbe dell’uso di droghe alternative, di disturbi della percezione causata da basse concentrazioni di serotonina non è corretta. persistenti, psicosi prolungata o altri deficit a lungo termiI ricercatori del “Psychedelic Research Group” dell’ ”Imperial ne24. L’analisi dei soggetti già sottoposti a somministrazione College” di Londra, ritengono che gli effetti positivi della psiIl Giornale dei Biologi | Novembre/dicembre 2019

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SCIENZE di Psilocibina nei Paesi Bassi, ha confermato un basso tasso di dipendenza dalla sostanza e moderata tossicità, sia acuta che cronica, poche reazioni avverse e rischi per la salute pubblica trascurabili25. Pochi mesi fa la “Food and Drug Administration” (FDA) ha concesso lo status di “Breakthrough Therapy” (BTD) alla Psilocibina associata alla psicoterapia, un vantaggio riservato ai trattamenti promettenti contro disturbi gravi; ciò dovrebbe velocizzare il percorso della molecola verso un concreto l’utilizzo clinico nella cura delle forme di anoressia nervosa resistente ai farmaci26. Non è detto che lo status di BT significhi che questa terapia raggiuga effettivamente il mercato, ma è un importante opportunità per incrementare la ricerca su sostanze che, come la psilocibina, mostrano un grande potenziale clinico. Intanto, grazie a questo riconoscimento, è stato possibile avviare il progetto che al momento vede il team di ricerca impegnato nel reclutamento di partecipanti idonei. L’importanza del trial del “Center for Psychedelic and Consciousness Research” risiede soprattutto nell’urgenza di allargare la proposta terapeutica in casi di AN, che al momento si affida a proposte farmacologiche con un efficacia limitata, spesso non risolutive o che non possano essere proseguite a causa di importanti reazioni avverse.

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SCIENZE

L’analisi delle microparticelle in citometria a flusso Aspetti metodologici-strumentali per lo studio di tutte le particelle definite genericamente Extracellular Vesicles (EVs)

di Daniele Reverberi* e Roberta Tasso**

N

egli ultimi dieci anni è cresciuto molto l’interesse di buona parte del mondo della ricerca scientifica, e biomedica in particolare, per lo studio di tutte le particelle definite genericamente Extracellular Vesicles (EVs). A partire dal 2005, quando in Canada si è tenuto il primo meeting internazionale sugli esosomi e soprattutto dopo il 2011-2012 con l’istituzione e il primo congresso internazionale di ISEV (International Society for Extracellular Vesicles), le pubblicazioni recensite da NIH (National Institute of Health) sono cresciute esponenzialmente, soprattutto quelle in cui vengono nominati, nell’abstract, specificamente gli “exosomes”. Col termine EVs sono comprese quelle particelle di varia natura e biogenesi, che fanno parte del cosiddetto secretoma vescicolare, con dimensioni che vanno da 50 nm fino al micron circa e che vengono rilasciate dalle cellule nello spazio extracellulare, nel sangue periferico o in qualsiasi fluido biologico. La loro elevata eterogeneità, dal punto di vista del compartimento di origine cellulare, del loro contenuto e delle loro complesse proprietà biologiche, è ormai ampiamente studiata e pubblicata (1). L’evi-

IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Genova - Dip. Direzione Scientifica. * U.O. Patologia Molecolare. ** U.O. Medicina Rigenerativa.

denza biologica dell’importanza di queste particelle e soprattutto del cargo che trasportano è quindi nota: esse possono essere il vettore di intere catene di acidi nucleici, soprattutto mRNA, o di piccole molecole non codificanti di RNA (miRNA), così come di proteine di varia natura che possono avere effetti paracrini o anche capacità infiammatorie in altri distretti.

Figura 1: Pubblicazioni recensite su PubMed dal 1990 con le keywords “microvesicles” o “exosomes” nell’abstract.

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Figura 2: L’estrema eterogeneità delle microvescicole (dal congresso di ISEV a Barcellona nel maggio 2018).

Le metodologie Sono ormai molteplici le metodologie utilizzate per contare e caratterizzare le EVs (nanoparticle tracking analysis, microscopia elettronica, resistive pulse sensing, rifrattometria, citometria a flusso, ecc), ma nonostante tutto esiste ancora una notevole confusione nella definizione del loro fenotipo e soprattutto nella ricerca della standardizzazione dei protocolli di preparazione e analisi (2). Infatti il numero di lavori pubblicati sulle EVs, correlato al numero degli studi clinici (clinical trials), continua ad essere più del quadruplo rispetto alla stessa correlazione in altri campi della ricerca biomedica (3). Tutte le metodologie descritte presentano difficoltà, o meglio limiti, di vario genere: dalla sensibilità ai costi molto elevati, passando anche per una bassa validazione statistica o la mancanza vera e propria di una reale visualizzazione degli eventi. La citofluorimetria a flusso (CFM) multiparametrica di ultima generazione è sicuramente una metodologia che può diventare di elezione, anche se presenta ancora molti problemi, legati soprattutto ai limiti di sensibilità che hanno molti degli strumenti convenzionali. Sono ormai molti i laboratori di ricerca che pubblicano lavori metodologici che cercano di ottimizzare, nei limiti del possibile, la performance degli strumenti e che evidenziano tutti i vantaggi della CFM (costi relativamente contenuti, fenotipizzazione multiparametrica e una buona robustezza statistica dei dati, dovuta al gran numero di eventi analizzati nell’unità di tempo), ma anche gli svantaggi: quali i limiti di sensibilità ottica e di riproducibilità.

La CFM: nuovi (o desueti) setting strumentali Il citofluorimetrista anche molto esperto ma “convenzionale”, abituato cioè a lavorare da sempre su dimensioni della “zona”

Figura 4: Esempio di visualizzazione dello stesso campione di biglie, di dimensioni inferiori al micron, con i due tipi di parametri fisici –A e –H. La risoluzione su –H è evidentemente migliore.

leucocitaria, si trova ad affrontare nuove modalità operative, dovute alla necessità di lavorare su particelle, così piccole, che sono sempre state escluse, tramite la soglia di triggering su FSC, poiché disperse nel mare magnum del cellular debris o del background. Sono quindi necessarie modifiche delle pratiche comuni di acquisizione ed analisi, che comportano vari passaggi: - la modifica degli assi dei parametri fisici da lineari a logaritmici, mettendo poi fuori scala particelle di pochi micron e arrivando ad una ridefinizione del limite ottico o background;- l’abbandono del consolidato parametro Area –A, per tornare a quello di altezza del picco –H, più risolutivo a queste dimensioni (le EVs sono molto piccole e poco fluorescenti, il loro segnale è perciò poco intenso e molto breve); - è consigliabile l’utilizzo dello scatter laterale (SSC-H) invece del frontale (FSC-H) a causa del Rayleigh scattering che, a queste dimensioni, prevale sul Mie scattering. In breve, le particelle uguali o più piccole della lunghezza d’onda che le colpisce, “scatterano” la luce in modalità molto più laterale che frontale e quindi la risoluzione degli eventi in SSC diventa migliore di quella in FSC (4). L’intensità di SSC aumenta in maniera inversamente proporzionale alla lunghezza d’onda. È interessante notare che le caratteristiche fisiche di scattering sono date, nella quasi totalità dei citofluorimetri, dal laser blu a 488 nm ed è giusto da quell’ordine di grandezza dimensionale e a diminuire, che ritroviamo la maggioranza delle EVs. Un’alternativa all’utilizzo di SSC, applicabile su alcune macchine, è quella di allargare il campo di acquisizione su FSC (il cosiddetto wide angle), raccogliendo la luce che viene scatterata ad un angolo più largo rispetto al normale standard frontale dei citofluorimetri (5) - è fortemente consigliabile l’abbandono della classica soglia di threshold sugli scatter fisici, e l’uso (da sola oppure anche in gate logico AND) di quella sui canali di fluorescenza, soglia solitamente poco utilizzata e conosciuta, che permette di escludere in maniera più precisa, a queste dimensioni, il background e disegnare quindi un gate dimensionale un po’ più mirato (6).

La necessità di riferimenti dimensionali

Figura 3: FSC vs SSC, senza threshold su FSC, su sangue periferico normale: a) dot plot su scala lineare; b) scala logaritmica; c) aumento del gain voltage su FSC e SSC fino a mettere fuori scala la “zona leucocitaria”, in basso a sinistra il limite ottico della macchina messo in evidenza.

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Bisogna poi far fronte al principale problema, cioè la difficoltà di distinguere chiaramente le particelle più piccole (50-200 nm) dal background che rimane comunque border-line e che può inglobare quindi particelle di nostro interesse. Diventa quindi necessario in prima battuta l’utilizzo di un riferimento dimensionale come possono essere delle biglie di polistirene, o altro materiale neutro, fluorescenti o no, a seconda dei protocolli e dei pannelli. Un problema legato all’utilizzo delle biglie è che il loro indice di


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Figura 5: Rayleigh scattering e Mie scattering. Più la particella è piccola più lo scattering laterale, secondo Rayleigh, aumenta. SSC può diventare quindi preferibile a FSC.

rifrazione (IR), il loro coefficiente di variazione (CV), nonché la loro stessa struttura, sono un po’ diversi da quelli delle particelle biologiche. La necessità delle biglie dimensionali è comunque ormai imprescindibile, soprattutto nei campioni manipolati come per esempio i medi condizionati e il plasma, che vengono di solito ultracentrifugati. Nei campioni poco manipolati e a seconda del colorante discriminante le microvescicole, è possibile evitare il ricorso alle biglie, utilizzando delle popolazioni già presenti e facilmente identificabili, che possono essere usate come controllo interno: un esempio tipico sono le piastrine nel sangue periferico. Le biglie fluorescenti di ultima generazione funzionano comunque molto bene e modelli di standardizzazione e software di calibrazione sono già stati pubblicati (7). Si possono quindi valutare le dimensioni delle biglie e riferirle poi, con buona approssimazione statistica, alle EVs. Non ci si deve aspettare naturalmente di ritrovarsi popolazioni di particelle esattamente confinate nei gate generati con le beads dimensionali. I vari tipi di citogramma scelti saranno poi applicabili, utilizzando naturalmente gli stessi parametri e i giusti controlli, ai campioni con le micro vescicole colorate.

I coloranti utilizzati e il fenotipo Le molecole con caratteristiche fluorescenti, utilizzate per colorare in maniera selettiva le EVs, sono ormai molte e con diversa funzionalità:- quelle legate a caratteristiche di membrana delle EVs “integre”, come le annessine o la maleimide-Fitc;- quelle con caratteristiche lipofiliche, come quelli della “famiglia” del PKH26;- quelle che diventano fluorescenti solo se trasformate da enzimi intravescicolari (o citoplasmatici), come le molecole della “famiglia” del CFSE (CarboxyFluorescein Succinimidyl Ester) o delle calceine;- oppure altre sonde molto specifiche di ultima generazione in fase di studio.In alcuni casi può anche essere utile colorare tutto quello che è debris, per poterlo poi escludere

Figura 6: Esempi di visualizzazione (all events) ed esclusione del background (buffer PBS 2 mM EDTA) con una threshold minima su FL1: a) Dimensional gate su contour plot SSC-H vs FITC-H; b) Istogramma di SSC-H con gate “no background”.

Figura 7: Biglie di¬men¬sionali (da 100 nm a 900 nm) fluorescenti: a) su dot plot SSC vs FITC con gate sulle “popolazioni” di biglie, b) combinazione su contour plot applicando un gate dimensionale e c) su istogramma SSC-H applicando i gates (c).

con certezza e fare analisi in negativo. A tal proposito si possono utilizzare molecole coloranti delle strutture cellulari, che non possono essere espulse attivamente da frammenti cellulari o vescicolari, come ad esempio la falloidina che lega l’actina ad alta affinità. Per la successiva caratterizzazione delle EVs bisognerà poi ricorrere ad anticorpi coniugati con fluorocromi. Tra i marcatori “generici” delle EVs, i più utilizzati a questo livello di indagine sono le molecole della famiglia delle tetraspanine come il CD9, il CD63, il CD81 e altre(8). Il terzo step sarà quindi la ricerca dei marcatori caratterizzanti l’origine cellulare o quelli legati alle loro caratteristiche biologiche più specifiche. Sarà sempre indicato cercare fluorocromi ad alta efficienza quantica ed alta brillantezza, a causa della comunque bassa densità antigenica delle EVs. Molti lavori metodologici sulle EVs derivanti da cellule in coltura sono stati pubblicati: su vescicole da Mesenchymal Stem Cells (9), o da Amniotic Fluid Stem Cells (10). Lavori che dimostrano la possibilità di caratterizzarle anche su strumenti convenzionali se l’interesse non è orientato completamente sugli esosomi più piccoli (11).

Preparazione del campione e altri problemi metodologici in fase di acquisizione La preparazione del campione deve essere sempre sistematica: la scelta degli anticoagulanti (12), dei buffer, la concentrazione delle particelle e dei coloranti discriminanti, la titolazione degli anticorpi e di tutti i controlli più appropriati per l’esperimento in corso (isotipi, bianchi, coloranti discriminanti disattivati, fluorescence minus one, ecc), devono essere tutti settati sperimentalmente con molta cura (5). La discriminazione del rumore di fondo, diventa quindi determinante per la bontà dell’esperimento: può essere generato sia da auto-fluorescenze che da molecole fluorescenti libere non legate alle EVs (soprattutto nei campioni molto manipolati). Bisogna infatti sempre ricordare che oltre ad essere molto piccole, le nostre particelle hanno una Il Giornale dei Biologi | Novembre/dicembre 2019

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Figura 10: Visualizzazione del core stream: è evidente la perdita del principio di focalizzazione idrodinamica quando viene alzata la pressione di iniezione del campione.

Figura 8: Esempio di acquisizione e analisi percentuale, applicata a tre intervalli di grandezze “beads-associated” (≤100 nm, >100-160 nm e >160-900 nm), di sospensione di EVs colorate con CFSE: a) contour plot con gate su CFSE positive; b) contour plot con backgating delle popolazioni; c) istogramma SSC-H con intervalli dimensionali e analisi percentuale vs CFSE positive.

densità antigenica di membrana molto più bassa rispetto alle cellule di origine.La concentrazione finale delle EVs è uno dei fattori cruciali il fenomeno dello swarming effect, il cosìddetto “effetto sciame”. Il citometro, quando la concentrazione delle particelle è troppo alta e a causa delle loro piccole dimensioni, non è più in grado di discriminarle singolarmente e le conta come un solo evento, naturalmente molto più grande e molto più fluorescente, generando quindi degli artefatti. Può anche succedere il contrario: quando le particelle sono troppo diluite, o troppo poco colorate, possono rimanere “inglobate” dentro il background, poiché la macchina non è in grado di mettere in evidenza una luce così flebile. (5). È poi molto importante il controllo della pressione di iniezione del campione nella camera di conta (sample flow rate) e della pressione del liquido di trasporto (sheath flow pressure) che crea il flusso laminare. Entrambe le pressioni applicate devono essere le più basse possibili, al fine di rallentare lo scorrimento della nostra piccola e poco luminosa particella nell’incontro col fascio di luce laser e anche per continuare a realizzare il principio di focalizzazione idrodinamica.

standardizzabile, gli esosomi, cioè scendere fino alla soglia estrema e quasi fantascientifica fino a pochissimi anni, fa dei 50 nm, è in corso in molti laboratori di ricerca. Parecchi lavori di buon livello metodologico a tal riguardo sono già stati pubblicati (13). Uno dei futuri goal per la FCM in questo campo è sicuramente quello del cell sorting (14), metodologia dedicata ed esclusiva della citometria a flusso che possiede potenzialità molto importanti, come il riutilizzo delle particelle in vitro o anche in vivo, ma che presenta ancora parecchie problematiche come la resa non troppo elevata, o l’alta diluizione del sortato che deve quindi essere successivamente concentrato. Da non sottovalutare sono anche la sensibilità e le performance dello strumento e soprattutto la goodness del citometrista.

Conclusioni Il tentativo di caratterizzare in maniera ottimale e soprattutto Tab 1: Breve stato riassuntivo dell’arte presentato al congresso ISEV di giugno 2018 a Barcellona. A dimostrazione del notevole interesse nel settore da parte della comunità scientifica internazionale, sono evidenti i grandi progressi raggiunti, sia dal punto di vista metodologico che scientifico, in pochissimi anni.

Bibliografia

Figura 9: Visualizzazione del core stream: il fluorocromo libero, eventualmente presente e non legato alle microvescicole, può dare un forte segnale di fondo.

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1) van Niel G, D’Angelo G, Raposo G. - Shedding light on the cell biology of extracellular vesicles. - Nat Rev Mol Cell Biol. 2018 Apr;19(4):213-228.


SCIENZE 2) Lucchetti D, Fattorossi A, Sgambato A. - Extracellular Vesicles in Oncology: Progress and Pitfalls in the Methods of Isolation and Analysis. Biotechnol J. 2018 Jun 7:e1700716. 3) Erdbrügger U, Lannigan J. - Analytical challenges of extracellular vesicle detection: A comparison of different techniques. - Cytometry A. 2016 Feb;89(2):123-34. 4) Practical Flow Cytometry, Shapiro H, pag 105. 5) Philippe Poncelet, Stéphane Robert, Nicolas Bailly, Francine Garnache-Ottou, Tarik Bouriche, Bérangère Devalet, Jerard H. Segatchian, Philippe Saas, François Mullier -Tips and tricks for flow cytometry-based analysis and counting of microparticles, Transfusion and Apheresis Science, 2015 53, 110-126. 6) Arraud N, Gounou C, Turpin D, Brisson AR. - Fluorescence triggering: A general strategy for enumerating and phenotyping extracellular vesicles by flow cytometry., Cytometry A. 2016 Feb;89(2):184-195. 7) van der Pol E, Sturk A, van Leeuwen T, Nieuwland R, Coumans F - Standardization of extracellular vesicle measurements by flow cytometry through vesicle diameter approximation. J Thromb Haemost. 2018 Jun;16(6):1236-1245. 8) Kowal J, Arras G, Colombo M, Jouve M, Morath JP, Primdal-Bengtson B, Dingli F, Loew D, Tkach M, Théry C. - Proteomic comparison defines novel markers to characterize heterogeneous populations of extracellular vesicle subtypes. Proc Natl Acad Sci U S A. 2016 Feb 23;113(8):E968-77. 9) Lo Sicco C, Reverberi D, Balbi C, Ulivi V, Principi E, Pascucci L, Becherini P, Bosco MC, Varesio L, Franzin C, Pozzobon M, Cancedda R, Tasso R. - Mesenchymal Stem Cell-Derived Extracellular Vesicles as Mediators of Anti-Inflammatory Effects: Endorsement of Macrophage Polarization. - Stem Cells Transl Med. 2017 Mar;6(3):1018-1028. 10) Balbi C, Piccoli M, Barile L, Papait A, Armirotti A, Principi E, Reverberi D, Pascucci L, Becherini P, Varesio L, Mogni M, Coviello D, Bandiera T, Pozzobon M, Cancedda R, Bollini S. - First Characterization of Human Amniotic Fluid Stem Cell Extracellular Vesicles as a Powerful Paracrine Tool Endowed with Regenerative Potential. - Stem Cells Transl Med. 2017 May;6(5):1340-1355. 11) Lo Sicco C, Reverberi D, Pascucci L, Tasso R. - A Method for Isolating and Characterizing Mesenchymal Stromal Cell-derived Extracellular Vesicles. - Curr Protoc Stem Cell Biol. 2018 Jun 11:e55. 12) Jayachandran M, Miller VM, Heit JA, Owen WG. - Methodology for isolation, identification and characterization of microvesicles in peripheral blood., J Immunol Methods. 2012 Jan 31;375(1-2):207-14. 13) van der Vlist EJ, Nolte-’t Hoen EN, Stoorvogel W, Arkesteijn GJ, Wauben MH. - Fluorescent labeling of nano-sized vesicles released by cells and subsequent quantitative and qualitative analysis by high-resolution flow cytometry. - Nat Protoc. 2012 Jun 14;7(7):1311-26. 14) Groot Kormelink T, Arkesteijn GJ, Nauwelaers FA, van den Engh G, Nolte-’t Hoen EN, Wauben MH - Prerequisites for the analysis and sorting of extracellular vesicle subpopulations by high-resolution flow cytometry. Cytometry A. 2016 Feb;89(2):135-47.

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Informazioni per gli iscritti Si informano gli iscritti che gli uffici dell’Ordine Nazionale dei Biologi forniranno informazioni telefoniche di carattere generale nei seguenti orari: dal lunedì al giovedì dalle ore 8:30 alle ore 13:30 e dalle ore 14:30 alle ore 17:00 e il venerdì dalle ore 8:30 alle ore 13:30. Tutte le comunicazioni dovranno pervenire tramite posta (presso Ordine Nazionale dei Biologi, via Icilio 7, 00153 Roma) o tramite posta elettronica, all’indirizzo protocollo@peconb.it, indicando nell’oggetto l’ufficio a cui la comunicazione è destinata. È possibile recarsi presso gli uffici dell’ONB per richiedere documenti o informazioni. Gli uffici della sede di rappresentanza, in via Icilio 7, forniscono esclusivamente i certificati di iscrizione. Per tutte le altre richieste, quali domande di cancellazione o iscrizione, passaggi albo/elenco e informazioni sullo stato dei propri pagamenti, è necessario rivolgersi agli uffici della sede operativa, in via della Piramide Cestia 1/C. Per avere risposte a quesiti più complessi o che richiedano la consultazione dei fascicoli personali degli iscritti, le richieste dovranno essere inoltrate esclusivamente a pezzo lettera o posta elettronica.

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CONSIGLIO DELL’ORDINE NAZIONALE DEI BIOLOGI Vincenzo D’Anna – Presidente E-mail: presidenza@peconb.it Pietro Miraglia – Vicepresidente E-mail: analisidelta@gmail.com Pietro Sapia – Consigliere Tesoriere E-mail: p.sapia@onb.it Duilio Lamberti – Consigliere Segretario E-mail: d.lamberti@onb.it Gennaro Breglia E-mail: g.breglia@onb.it Claudia Dello Iacovo E-mail: c.delloiacovo@onb.it Stefania Papa E-mail: s.papa@onb.it Franco Scicchitano E-mail: f.scicchitano@onb.it Alberto Spanò E-mail: a.spano@onb.it CONSIGLIO NAZIONALE DEI BIOLOGI Erminio Torresani – Presidente Maurizio Durini – Vicepresidente Raffaele Aiello – Consigliere Tesoriere Immacolata Di Biase – Consigliere Segretario Sara Botti Laurie Lynn Carelli Vincenzo Cosimato Giuseppe Crescente Paolo Francesco Davassi Luigi Grillo Stefania Inguscio Andrea Iuliano Federico Li Causi Andrea Morello Marco Rufolo Il Giornale dei Biologi | Novembre/dicembre 2019

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Dal 25 maggio 2018 è in vigore il nuovo regolamento sulla protezione dei dati personali. Prendine visione sul sito internet dell’Ordine Nazionale dei Biologi

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LA VALUTAZIONE AMBIENTALE:

INTRODUZIONE A PROCEDURE E STRUMENTI

Roma, 13 dicembre 2019 Centro di formazione dell’Onb viale della Piramide Cestia

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