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BOLOGNA 25∙26∙27 FEBBRAIO 2021 TANEXPO.COM
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P E R I O D I C O D E L L ’ I M P R E N D I T O R I A F U N E R A R I A E C I M I T E R I A L E
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LUGLIO-AGOSTO 2020
La bellezza è una scienza dalle proporzioni divine In ca s o di m a n ca t o re ca p it o re s t i tu ire a l C .M .P. B o lo g n a Za n a rdi p er l a rest i t u z i o n e al mi t t en t e c he si i mp egn a a v ersare l a rel at i v a t a ri f f a.
LUGLIO-AGOSTO 2020
NUMERO 5
pagine OLTRE singola + tripla GHOSTER LUGLIO 2020.indd 2
10/07/20 18:33
attualità
cimiteri d’italia
c u lt u r a
Riti commemorativi collettivi
La grande bellezza di Roma nei suoi cimiteri
Morire all’ombra dei Carpazi
Lusso raffinatezza e cura di ogni dettaglio
www.biemmespecialcars.it
SOMMARIO
IN EVIDENZA
ATTUALITà Riti commemorativi collettivi
11 PARLIAMO DI... 16 Tre mesi di coronavirus che ASPETTANDO TANEXPO
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sembrano un'eternità
FOCUS DONNA Organizzare funerali su misura
In un altro articolo, di oggetto completamente diverso, vengono invece puntualizzate le carenze delle normative del settore funerario e cimiteriale in generale, nonché quelle emanate specificatamente per far fronte alla pandemia. L’emergenza Covid-19 ha avuto un impatto anche sulla programmazione della Scuola Superiore di Formazione per la Funeraria che ha arricchito la propria offerta formativa con corsi online che hanno riscosso un immediato e inaspettato successo.
CIMITERI D'ITALIA La grande bellezza di Roma nei suoi cimiteri
news aziende L'autofunebre più lussuosa al mondo
formazione professionale Proposte formative online
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cultura Morire all'ombra dei Carpazi
legale, fiscale
Per la rubrica dedicata alla cultura un ampio dossier descrive le tradizioni funerarie proprie della Romania, dove sussistono antichi rituali molto suggestivi. Vogliamo chiudere questo numero della rivista con un saluto al grande Ennio Morricone, geniale ed impareggiabile compositore di colonne sonore, maestro di emozioni, capace con le sue note di esprimere l’ineffabile.
Il contratto ai tempi del coronavirus
in libreria Prima, durante e dopo
CURIOSITà Il vento risponde
arte
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La morte nell'arte
in memoria Addio al compositore da Oscar
w w w.o lt r e m a g a z i n e .c o m
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Oltre Magazine Periodico di informazione dell’imprenditoria funeraria e cimiteriale Bimestrale Anno XX - n°5 Luglio-Agosto 2020 OLTRE MAGAZINE
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Il palinsesto di questo numero di Oltre Magazine non può che essere ancora influenzato dalle conseguenze del coronavirus. Apriamo con la cronaca che riguarda le commemorazioni per le vittime dove nelle località più colpite si sono svolte celebrazioni collettive, sia religiose che civili, per ricordare i propri morti e dare finalmente loro quell’ultimo saluto che aiuta a colmare il dolore della perdita e ad accettare il distacco.
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ATTUALITà
Riti commemorativi collettivi di Raffaella Segantin
All’indomani della fine del lockdown si moltiplicano le celebrazioni collettive per ricordare le vittime del Covid-19 e per colmare il vuoto determinato dall’impossibilità di celebrare il funerale durante il periodo dell’emergenza.
Una tragedia che ha colpito interi paesi, dove non c’è persona che non abbia perso un parente, un amico o un conoscente. Comunità unite dalla sofferenza, da un senso di sgomento e di impotenza di fronte a quanto stava accadendo. Per questo, oltre alle funzioni private, è emersa forte l’esigenza di una celebrazione collettiva perché, se una cosa buona è venuta da questo dramma, è stata una ritrovata vicinanza e una
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La Bergamasca non dimentica i suoi morti. Dopo i mesi di imposta clausura è arrivato finalmente il momento di rendere omaggio alle vittime e dare sfogo a quel lutto sospeso che impedisce l’elaborazione della perdita e determina un blocco emotivo in chi l’ha subìto.
grande solidarietà con gli altri. E così il 21 giugno, il giorno che segna l’inizio dell’estate, Alzano Lombardo ha istituito una giornata della memoria per ricordare non solo le sue 139 vittime, ma anche tutti coloro che si sono prodigati senza risparmiarsi per fronteggiare l’emergenza. "Si è scelto – ha spiegato il sindaco Camillo Bertocchi – di celebrare questo momento nel giorno del solstizio d’estate, la giornata in cui la luce dura di più. Vorremmo segnasse la vittoria della luce sulle tenebre, il passaggio alla maturità della stagione più bella e feconda di frutti della terra. Abbiamo pensato a una giornata contraddistinta dalla sobrietà, momenti semplici di raccoglimento”.
L’evento si è svolto nello stadio cittadino e per garantire il distanziamento sociale per ogni deceduto sono state ammesse cinque persone tra parenti ed amici. La cerimonia è stata contraddistinta da due momenti: uno religioso con una messa officiata dai sacerdoti delle varie parrocchie e quindi un rito civile. A ciò ha fatto seguito un Consiglio Comunale straordinario tenutosi all’aperto nella piazza cittadina per ringraziare i volontari delle diverse associazioni. La giornata si è conclusa con il concerto per pianoforte del maestro Gabriele Rota. Tutta la cittadina è stata coinvolta: i negozi sono stati invitati a rimanere aperti e bar e ristoranti a proporre menù particolari. “L’idea – racconta l’assessore al Commercio Giovanna Zanchi
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Alcuni momenti della celebrazione al cimitero Monumentale di Bergamo alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella
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ATTUALITà
La commemorazione di Alzano Lombardo
Analoga iniziativa si è svolta il 23 giugno a Nembro, il paese che ufficialmente conta 188 decessi da Covid-19 ma dove, confrontando i dati di mortalità degli ultimi otto anni, si sospetta siano molti di più. Anche qui nel campo sportivo si è celebrata una toccante funzione religiosa alla presenza di un migliaio di persone (tutte quelle che vi potevano avere accesso nel rispetto delle misure di sicurezza). 188 rintocchi di campana hanno scandito la cerimonia, uno per ricordare ciascuna vittima. “Abbiamo portato i nostri morti al cimitero senza alcuna cerimonia – racconta Laura, che ha perso il padre e due zii, alla redazione de Il Fatto Quotidiano - oggi possiamo condividere il nostro dolore insieme mentre negli scorsi mesi ognuno ha vissuto il dolore da solo”.
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- è che, nella quiete di questa giornata, ci si ritrovi per le strade, magari rinunciando all’auto, ricominciando a vivere la città”.
Nel suggestivo borgo di Clusone in Alta Val Seriana, oltre ad una funzione religiosa comunitaria che si è tenuta il 24 giugno, festa del patrono, il parroco ha deciso di celebrare 90 messe, una al giorno, per novanta
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giorni per rendere omaggio ad ogni vittima del virus. L’idea è venuta a monsignor Giuliano Borlini, arciprete di Clusone, che intende in questo modo riservare ad ogni defunto un ricordo da condividere con familiari e amici. Domenica 28 giugno è stata Bergamo, il capoluogo di una provincia diventata tristemente famosa a livello mondiale per l’enorme tasso di mortalità dovuta al coronavirus, ad essere protagonista di una celebrazione istituzionale alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella, avvenuta nello spazio antistante il cimitero monumentale della città, trasmessa in diretta da RAI1. "La mia partecipazione vuole testimoniare la vicinanza della Repubblica ai cittadini di questa terra così duramente colpita. Bergamo, oggi, rappresenta l’intera Italia, il cuore della Repubblica", ha dichiarato Matterella. E ancora: “Ci ritroviamo qui per ricordare. Per fare memoria dei tanti che non ci sono più. Del lutto che ha toccato tante famiglie, lasciando nelle nostre comunità un vuoto che niente potrà colmare“. Non manca un invito a riflettere sugli errori commessi “da non
ripetere” e un elogio al personale sanitario, alla Protezione Civile, alle forze dell’ordine, agli amministratori pubblici e ai tanti volontari, testimoni di valori positivi. Una cerimonia sobria, dai toni misurati, anche nel numero degli interventi. Presenti tutti i 243 sindaci della provincia, assieme al primo cittadino di Bergamo Giorgio Gori e al presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, a ricordare gli oltre 6.000 morti, una ferita indelebile nel tessuto sociale di quel territorio. Momento culminate della serata, dopo la deposizione di una corona alla memoria e la lettura di alcuni brani, è stato l’esecuzione del concerto Messa da Requiem di Donizetti. Manifestazioni simili si sono svolte in molte località delle zone più toccate dal micidiale virus. A Mantova l’associazione Maria Bianchi per il sostegno al lutto si è resa promotrice dell’organizzazione di una cerimonia laica che si è tenuta al Cimitero Monumentale lo scorso 3 luglio. L’idea dello psicologo Nicola Ferrari, realizzata in collaborazione con Maria Angela Gelati, cerimoniere ed esperta delle tematiche della morte, ha incontrato subito il
favorevole accoglimento delle istituzioni pubbliche (Comune, Azienda Sanitaria e la municipalizzata TEA) ed è stata inserita fra le iniziative della settimana dei cimiteri storici europei promossa da ASCE . “Un rito collettivo per commemorare i nostri cari, un’esperienza per vivere il lutto individuale in una dimensione di comunità - ci spiega Nicola Ferrari - è stato l’obiettivo che ha dato vita a questa iniziativa. Non a caso l’abbiamo chiamata ‘Noi’, intendendo mettere fortemente in risalto il valore della condivisione, perché il dolore quando trova luoghi, persone, momenti per essere raccontato e accolto da altri, diminuisce la sua carica angosciante, permettendo un iniziale senso di maggior sollievo e di minore solitudine”. I partecipanti sono stati accolti all’ingresso del cimitero, punto simbolico di passaggio, dalle autorità cittadine. Quindi condotti in silenzio nella sala del commiato. Qui, guidati dai promotori, sono stati invitati a disporsi in cerchio e ad accendere insieme una candela, emblema di luce e di vita. Quindi ognuno ha scandito il nome del proprio caro e successivamente, stimolato con tatto, ha raccontato la
La cerimonia in ricordo delle vittime a Nembro sua storia dando libero sfogo ai propri pensieri ed emozioni. Uno dei momenti più toccanti è stato il passaggio di mano in mano (ovviamente con tutte le dovute cautele imposte dalle regole per la sicurezza sanitaria!) di un oggetto di particolare significato appartenuto al defunto, venendosi così a creare quel legame condiviso che rafforza il senso di appartenenza alla propria comunità. “È stata una cerimonia molto emozionante - racconta ancora Nicola Ferrari - e ha commosso anche chi, tra i presenti, non aveva subìto un lutto. Abbiamo scelto il silenzio alla musica per accompagnare la commemorazione e renderla ancora più intesa ed il
silenzio si è rivelato la colonna sonora più adeguata ed efficace”. Certamente nulla sarà come prima nella vita chi ha vissuto direttamente o da vicino l’esperienza della pandemia, che, oltre al dolore della perdita, ha dovuto subire anche il trauma di non aver potuto accompagnare il proprio caro nei suoi ultimi giorni e dell’impossibilità di salutarlo nei modi convenzionali. Queste cerimonie postume hanno dunque un grande valore umano e psicologico: per ripercorrere insieme ciò che è stato, per rendere omaggio alle vittime, per non dimenticare, per chiudere quel cerchio di sofferenza e poter guardare al domani.
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L'iniziativa laica "Noi" nella sala del commiato al cimitero di Mantova a cura dell'Associazione Maria Bianchi
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25 26 27 FEBBRAIO 2021 WWW.TANEXPO.COM
BOLOGNA
Pad. 21 Stand B12-C13
Asterix il nuovo alzalastre Feda torna a Tanexpo per presentare in anteprima Asterix, un sollevatore manuale di ultima generazione ideato per rispondere alle crescenti esigenze di sicurezza nei cimiteri. Particolarmente indicato nelle operazioni di tumulazione, Asterix consente di sollevare ed eseguire la messa in opera di lastre di marmo grazie al sistema di accostamento e arretramento: le lapidi possono essere movimentate verticalmente e orizzontalmente per venire adagiate sul loculo. Con Asterix gli operatori possono sollevare e movimentare lastre fino a 250 kg! Le dimensioni ridotte, la struttura portante in acciaio zincato, il gruppo di sollevamento in lega di alluminio sono le caratteristiche che rendono Asterix particolarmente robusto, leggero e facile da trasportare. A Tanexpo Feda presenta anche un innovativo sistema di aerazione nella tumulazione in loculo e una nuova suite modulare integrata per la gestione dei servizi funebri e cimiteriali da parte di aziende e Pubblica Amministrazione.
Pad. 22 Stand C81
La mission di Feda è quella di fornire ai propri partner soluzioni innovative, efficienti e sicure. Valerio Cicciola, amministratore unico, segue costantemente tutte le fasi della produzione, dalla progettazione al collaudo: un’attenzione che garantisce qualità e sicurezza.
Innovazione e trasparenza in rete Nato con lo scopo di innovare il mercato funerario, Lastello.it è il primo portale in Italia (consultabile anche attraverso una app) che consente di comparare funerali e onoranze funebri confrontando, senza impegno, più preventivi in modo veloce e trasparente. Lastello.it è attivo nella maggior parte delle province con oltre 500 agenzie funebri accuratamente selezionate e ha sviluppato un sistema che verifica la bontà dei preventivi e l’effettiva esecuzione dell’ordine grazie ad un servizio di valutazione da parte degli utenti. Di recente è entrata a far parte del percorso di incubazione di LazioInnova, società della Regione Lazio che promuove lo sviluppo di startup innovative. Ciò ha reso possibile il potenziamento dei servizi già disponibili e lo studio di ulteriori sistemi come la tecnologia blockchain per i testamenti, al fine di proteggere e far rispettare le volontà del defunto, e un sistema di prestiti per permettere pagamenti in più rate. Ha inoltre attivato una collaborazione con i CAF per offrire ai propri assistiti prezzi calmierati attraverso la piattaforma.
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Ad oggi Lastello ha gestito oltre 50.000 preventivi. Vuoi accreditare anche la tua impresa sul portale lastello.it? A Tanexpo potrai ricevere tutte le informazioni.
Pad. 22 Stand B41-C42
Per salutare e ricordare Memory Crystal ha dato vita nei mesi scorsi all’Albero internazionale della memoria per le vittime del Covid-19. Un memoriale digitale gratuito per dare conforto a tutti coloro che sentono il bisogno di dire addio e ricordare i propri cari che non hanno potuto salutare nel periodo in cui le celebrazioni dei funerali non erano consentite. L’azienda Ceca, che a Tanexpo presenterà Eiwa, l’albero commemorativo brevettato, a cui sono appese brillanti foglie di cristallo e ceneri, ha voluto così mettere a disposizione la propria creazione per celebrare la memoria di quanti ci hanno lasciato nei mesi scorsi a causa della pandemia. Attivo già da aprile, l’Albero virtuale si presenta su una piattaforma multilingue dove ogni foglia simboleggia un Paese del mondo. Alla bandiera di ogni nazione è associato il numero totale dei decessi causati da coronavirus e chi lo desidera ha la possibilità di “accendere una foglia” per ricordare una persona che è mancata ai nostri affetti o rendere omaggio alle vittime del virus. Cliccando sul bottone una animazione mostra l’illuminazione della foglia, mentre un contatore registra quante persone l’hanno già accesa. Vi è anche la possibilità di aggiungere un messaggio di addio o di vicinanza ai superstiti e di condividere il gesto via social.
Pad. 22 Stand B35-C36
Tecnologia per l’impresa www.onoranzetecnologiche.it è il progetto nato dall'esperienza del Gruppo Plus Technologies, da venticinque anni leader in Italia nell'importazione e distribuzione diretta e senza intermediari di soluzioni avanzate per la stampa digitale nel settore funerario come ricordini funebri in PVC, manifesti, targhette, e molto altro. www.onoranzetecnologiche.it risponde alla continua e sempre più veloce evoluzione delle imprese funebri italiane dovuta al ricambio generazionale interno e alla necessità di utilizzare autonomamente apparecchiature per la stampa di alta qualità riducendo i costi. L’azienda, che opera su tutto il territorio nazionale, segue l’impresa passo a passo, dalla formazione per acquisire le competenze tecniche ed organizzative necessarie, fino all’individuazione e alla fornitura degli strumenti più adatti a seconda delle esigenze interne e del territorio. Il Gruppo Plus Technologies, che sarà presente a Tanexpo a febbraio 2021 con numerose opportunità commerciali per le onoranze funebri – tra cui la nuova stampante per ricordini Magicard 300 ad un prezzo imbattibile - è il partner affidabile in grado di offrire prodotti e soluzioni tecnologiche e digitali all’impresa che punta a dotarsi di apparecchiature sempre più avanzate e in grado di garantire le massime prestazioni per soddisfare le richieste della clientela.
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Pad. 21 Stand A12-B13
Arredi ricercati per servizi di qualità Nel settore da quasi 40 anni, Radiv progetta e realizza arredi funebri garantendo qualità e puntualità. Un’attrezzata officina meccanica e un laboratorio di sartoria artigianale consentono di produrre in proprio un vasto assortimento di articoli, con possibilità di creazioni su misura. Camere ardenti, paraventi, reggibara, candelabri, leggii e imbottiture rappresentano le proposte più conosciute dell’azienda lecchese. La passione e il desiderio di soddisfare le più disparate richieste hanno portato ad uno studio attento nell’esecuzione di ogni oggetto che, come un cocktail ben equilibrato, deve unire in sé caratteristiche di eleganza e raffinatezza con elementi di funzionalità ed efficienza. Vari e diversi i materiali usati, dal legno all’ottone dal ferro all’alluminio, che, avvalendosi dell’impiego di colori ricercati, consentono ogni volta di approdare a creazioni esclusive, seguendo tendenze ed interpretando i gusti dei clienti. Anni di esperienza e un lavoro impeccabile hanno consentito a Radiv di affermarsi non solo su tutto il territorio nazionale ma anche in buona parte dell’Europa. Cercate la qualità del vero made in Italy negli arredi funebri? Radiv è la risposta che fa per voi! Pad. 16 Stand B48-C51
Soluzioni di design Non mancherà a Tanexpo T.G. Italiarreda, l’azienda leader di design con oltre venticinque anni di esperienza nell’arredo specifico per il settore funerario. T.G. Italiarreda è solita operare su due livelli apparentemente diversi ma strettamente complementari: da un lato la progettazione degli ambienti per l’impresa (dal lay-out degli uffici, ai locali per il ricevimento del pubblico, dalle sale mostra alle strutture per il commiato); parallelamente studia e realizza oggetti di arredo di grande stile ed eleganza affinché la propria sede possa acquisire quelle note di distinzione e gusto in grado di creare un’atmosfera accogliente ed infondere serenità. Continuano a stupire i vari elementi d’arredo, come fioriere, fontane, candelieri e leggii, dotati di illuminazione a led che consente scelte luminose di diverse intensità e colore; sempre altamente apprezzate le sculture dalle linee essenziali, i quadri della linea Innovative Pictures e la gamma di croci e cornici in vetro di Murano. A tutto ciò si aggiungono i raffinati mobili in plexiglass che racchiudono foglie vere stabilizzate.
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Idee inedite e tante soluzioni per rendere unica la vostra impresa vi aspettano nell’inconfondibile stand giallo di T.G. Italiarreda a Tanexpo!
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PARLIAMO DI...
Tre mesi di coronavirus che sembrano un’eternità di DANIELE FOGLI
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L’emergenza sanitaria e il forte incremento di mortalità con cui ci siamo dovuti confrontare nei mesi scorsi, ha portato alla luce una serie di gravi lacune delle norme che regolano il settore funerario e cimiteriale italiano.
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In tre mesi di coronavirus non pochi si sono resi conto delle carenze delle norme di Polizia Mortuaria e ancor di più della mancanza di loro conoscenza da parte della filiera funeraria italiana. Molto è dipeso dalla regionalizzazione di norme funebri, cimiteriali e di OLTRE MAGAZINE
polizia mortuaria, un fenomeno che ha creato un marasma legislativo da cui difficilmente si riesce ad uscirne. Anche lo Stato ha le sue colpe, visto che per anni ha abbandonato il settore funerario al proprio destino, e solo di recente ha deciso di impugnare norme regionali palesemente illegittime, come lo erano anche
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altre che mai sono state impugnate. Le colpe maggiori sono però, a nostro avviso, da imputare alle Regioni, desiderose di innovare, molte volte senza nemmeno sapere che effetti avrebbero provocato quel che andavano ad approvare. In mezzo sta un popolo di operatori, desiderosi di ampliare il proprio business, spesso a scapito di altre attività confinanti. Tutto funzionava col buon senso e con la necessità di fare un funerale in tempi accettabili, visto che le carenze di una rotella del sistema venivano risolte, non senza tensioni, da altre rotelle del sistema: l’importante era concludere il funerale. E le rotelle erano e sono tante: gli operatori delle camere mortuarie delle strutture sanitarie, i medici intervenuti, i sacerdoti per la ritualità, gli impiegati del Comune per le autorizzazioni e la disponibilità di sepoltura, gli operatori di cimiteri e di crematori per la sepoltura o la cremazione. Solo per ricordare le principali. Tutti guidati e sincronizzati dall’impresa funebre, che con propri necrofori e addetti alle onoranze funebri, trova quasi sempre la
maniera di concludere il funerale. Poi, a febbraio, si è entrati in tempi di coronavirus. Quasi tutte le Regioni, nell’approvare le normative territoriali, hanno ritenuto di richiamare le norme statali in caso di defunto con malattia infettiva diffusiva. Norme vecchie, o meglio vecchissime, in diversi casi difficilmente applicabili al giorno d’oggi, specie
con una epidemia numericamente imponente come quella che ci ha colpito. Per un’analisi dettagliata della vetustà di queste norme si rimanda al confronto, nello schema elaborato dal Dott. Antonio Dieni (pagg. 2021), tra le norme emanate durante la Seconda guerra mondiale (il R.D. 1880/1942, che per inciso era già in molti casi ripetizione di quelle vigenti alla fine dell’Ottocento) e le ultime norme statali di cui al D.P.R. 285/1990.
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Perché queste norme sono di difficile applicazione? Perché ora si è in presenza di una parte rilevante del Paese (il Nord, Roma e la Campania) dove la cremazione è la scelta preponderante delle famiglie e l’inumazione è divenuta residuale e la tumulazione di feretri è parimenti in forte declino, mentre nella restante parte d’Italia è ancora la tumulazione la scelta principale delle famiglie.
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Il famigerato virus ha scelto di infettare principalmente le zone del Nord, ed è lì che il meccanismo si è inceppato: si è inceppata dapprima la macchina sanitaria (intasando (continua a pag. 22)
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PARLIAMO DI...
COMPARAZIONE TRA LE NORME EMANATE DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE E LE ULTIME NORME STATALI DEL 1990 (a cura del Dott. Antonio Dieni) R.D. 1880/1942
Art.1. [omissis] 2. Nel caso di morte per malattia infettiva compresa nell’apposito elenco pubblicato dal Ministero della Sanità, il Comune deve darne informazione immediatamente all’unità sanitaria locale dove è avvenuto il decesso.
MONITORAGGIO
Art. 9. Nei casi in cui la morte sia dovuta a malattia infettiva-diffusiva [omissis] su proposta dell’ufficiale sanitario, il podestà può ridurre il periodo di osservazione a meno di 24 ore. OSSERVAZIONE
Art. 10. [omissis] i cadaveri di deceduti per malattia infettiva-diffusiva devono essere protetti, mediante opportuni veli, dalle mosche e da altri insetti e devono essere adottate altresì quelle speciali misure cautelative, prescritte dall’ufficiale sanitario, per evitare ogni contatto diretto o indiretto.
Art. 11. [omissis] Nel caso di deceduti per malattia infettiva-diffusiva compresa nell’apposito elenco pubblicato dal Ministero della Sanità il coordinatore sanitario dell’unità sanitaria locale adotta le misure cautelative necessarie.
CADAVERE ESEQUIE
Art. 15. Quando la morte è dovuta ad una delle malattie infettive-diffusive comprese nell’apposito elenco pubblicato dal Ministero dell’Interno, il cadavere, trascorso il periodo di osservazione, deve essere deposto nella cassa con gli indumenti di cui è rivestito e avvolto in un lenzuolo imbevuto di soluzione disinfettante. È consentito di rendere al defunto le estreme onoranze, osservando le prescrizioni dell’autorità sanitaria salvo che il Prefetto non ne vieti netta contingenza di manifestazione epidemica della malattia che ha causato la morte.
Art. 18. Quando la morte è dovuta ad una delle malattie infettive-diffusive comprese nell’apposito elenco pubblicato dal Ministero della Sanità, il cadavere, trascorso il periodo di osservazione, deve essere deposto nella cassa con gli indumenti di cui è rivestito ed avvolto in un lenzuolo imbevuto di soluzione disinfettante. È consentito di rendere al defunto le estreme onoranze, osservando le prescrizioni dell’autorità sanitaria, salvo che questa le vieti nella contingenza di manifestazione epidemica della malattia che ha causato la morte.
Art. 25. 1. Per i morti di malattie infettive-diffusive di cui all’apposito elenco pubblicato dal Ministero della Sanità, l’autorizzazione al trasporto prevista dall’art. 24 può essere data soltanto quando risulti accertato che il cadavere, trascorso il periodo di osservazione, è stato composto nella duplice cassa prevista dagli articoli 30 e 31 seguendo le prescrizioni degli articoli 18 e 32.
AUTORIZZAZIONE TRASPORTO
Art. 22. Per i morti di malattie infettive-diffusive, di cui all’apposito elenco pubblicato dal Ministro per l’Interno, l’autorizzazione al trasporto prevista dal precedente articolo, può essere data soltanto quando risulti accertato che il cadavere, trascorso il periodo di osservazione, è stato composto nella duplice cassa, prevista dall’art. 27, seguendo le prescrizioni degli articoli 15 e 29. Ove tali prescrizioni non siano state osservate, la autorizzazione anzidetta può essere concessa soltanto dopo due anni dal decesso e con l’osservanza delle speciali cautele che, caso per caso, saranno determinate dall’ufficiale sanitario. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ai trasporti di cadaveri da o per l’estero previsti dagli articoli 24, 25 e 26 quando la morte sia dovuta ad una delle malattie infettive-diffusive di cui al sopraindicato elenco.
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Art. 10. Nei casi in cui la morte sia dovuta a malattia infettiva-diffusiva compresa nell’apposito elenco pubblicato dal Ministero della Sanità su proposta del coordinatore sanitario dell’unità sanitaria locale il sindaco può ridurre il periodo di osservazione a meno di 24 ore.
Art. 15. 3. [omissis] si provvede a dotare gli obitori di celle frigorifere isolate per i cadaveri portatori [omissis] o di malattie infettive-diffusive, in ragione di una ogni centomila abitanti.
RAPIDO DEPOSITO TEMPORANEO
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D.P.R. 285/1990
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2. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ai trasporti di cadaveri da o per l’estero previsti dagli articoli 27, 28 e 29 quando la morte sia dovuta ad una delle malattie infettive-diffusive di cui all’elenco previsto nel comma 1.
Art. 37. [omissis] 2 Il coordinatore sanitario può disporre il riscontro diagnostico anche sui cadaveri delle persone decedute a domicilio quando la morte sia dovuta a malattia infettiva e diffusiva o sospetta di esserlo, [omissis] Art. 36. I risultati dei riscontri diagnostici [omissis] devono essere comunicati al podestà per la eventuale rettifica, da parte dell’ufficiale sanitario, della scheda di morte contemplata dall’art. 1. Quando come causa di morte risulta una malattia infettiva-diffusiva, la comunicazione deve essere fatta d’urgenza ed essa vale come denuncia ai sensi dell’art. 254 del testo unico delle leggi sanitarie 27 luglio 1934, n. 1265.
Art. 39. 1. I risultati dei riscontri diagnostici devono essere, dal direttore sanitario dell’ospedale o della casa di cura, comunicati al sindaco per eventuale rettifica della scheda di morte di cui all’art. 1. [omissis] 2. Quando come causa di morte risulta una malattia infettiva e diffusiva, la comunicazione deve essere fatta d’urgenza ed essa vale come denuncia ai sensi dell’art. 254 del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e successive modifiche.
PIANO REGOLATORE CIMITERIALE
Art. 45. 2. I risultati delle autopsie devono essere comunicati al sindaco e da quest’ultimo al coordinatore sanitario dell’unità sanitaria locale o delle unità sanitarie locali interessate per la eventuale rettifica della scheda di morte di cui all’art. 1. Il contenuto della comunicazione deve essere limitato alle notizie indispensabili per l’eventuale rettifica della scheda. 3. Quando come causa di morte risulta una malattia infettiva-diffusiva compresa nell’apposito elenco pubblicato dal Ministero della Sanità, il medico che ha effettuato l’autopsia deve darne d’urgenza comunicazione al sindaco e al coordinatore sanitario dell’unità sanitaria locale comprendente ed essa vale come denuncia ai sensi dell’art. 254 del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e successive modifiche.
Art. 63. Salvo i casi ordinati dall’Autorità giudiziaria non possono essere eseguite esumazioni straordinarie: [omissis] b) quando trattisi della salma di persona morta di malattia infettiva contagiosa, a meno che non siano già trascorsi due anni dalla morte e che l’ufficiale sanitario dichiari che essa può essere eseguita senza alcun pregiudizio per la pubblica salute.
Art. 84. 1. Salvo i casi ordinati dall’autorità giudiziaria non possono essere eseguite esumazioni straordinarie: [omissis] b) quando trattasi della salma di persona morta di malattia infettiva contagiosa, a meno che siano già trascorsi due anni dalla morte e il coordinatore sanitario dichiari che essa può essere eseguita senza alcun pregiudizio per la salute pubblica.
Art. 88. L’area destinata ai campi di inumazione deve essere almeno dieci volte più estesa dello spazio necessario per il numero presunto dei morti da seppellire in ciascun anno, calcolato secondo i criteri di cui all’art. 47. Se per il turno di rotazione è stato fissato un periodo diverso dal decennio, l’area viene calcolata proporzionalmente.
Art. 58. 1. La superficie dei lotti di terreno, destinati ai campi di inumazione, deve essere prevista in modo da superare di almeno la metà l’area netta, da calcolare sulla base dei dati statistici delle inumazioni dell’ultimo decennio, destinata ad accogliere le salme per il normale periodo di rotazione di dieci anni. Se il tempo di rotazione è stato fissato per un periodo diverso dal decennio, l’area viene calcolata proporzionalmente. [omissis] Si tiene anche conto dell’eventualità di eventi straordinari che possono richiedere un gran numero di inumazioni.
Devesi, inoltre, calcolare una maggiore assegnazione di terreno, per la eventualità di epidemie, equivalente ad un sesto dell’area totale occorrente per le inumazioni ordinarie.
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SPOSTAMENTI POST SEPOLTURA
Art. 40. [omissis] I risultati delle autopsie devono essere comunicati al podestà per la eventuale rettifica, da parte dell’ufficiale sanitario, della scheda di morte contemplata dall’art. 1. Quando come causa di morte risulta una malattia infettiva-diffusiva, la comunicazione deve essere fatta d’urgenza ed essa vale come denunzia ai sensi dell’articolo 254 del testo unico delle leggi sanitarie 27 luglio 1934, n. 1265.
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MONITORAGGIO
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PARLIAMO DI...
le camere mortuarie di ospedali e RSA) e, a seguire, quella autorizzatoria comunale; poi quella necessaria per il trasporto funebre e infine la rete dei crematori. Diciamo che sostanzialmente ha retto solo il sistema di accoglimento cimiteriale (che sappiamo sovrabbondante come posti, al Nord). Ora la Protezione Civile ci ha messo una pezza con due ordinanze: prima la OCDPC 655 e poi la 664. Sulla prima, emanata nei giorni di massima difficoltà per l’alta mortalità nella Bergamasca, stendiamo un pietoso velo proprio perché assunta in giorni terribili. La seconda ha principalmente velocizzato il sistema autorizzatorio ed è e sarà molto utile. Non osiamo pensare però a cosa sarebbe successo se il coronavirus avesse deciso di colpire al Sud, già in crisi per garantire le ordinarie sepolture!
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E veniamo infine al problema maggiore degli effetti di questa pandemia: spesso gli operatori funebri si sono trovati all’oscuro sia su che cosa
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si deve fare in una situazione epidemica di questo genere, e sia perché lo si deve fare. Sono stati principalmente guidati dal sapere tramandato dalla pratica quotidiana che, in casi come questo, non può funzionare: - per la dimensione quantitativa dell’epidemia; - per gli effetti del virus che si stanno scoprendo solo nel tempo; - per una babele di provvedimenti e di centri decisionali che sono propri dell’italico modo di affrontare le cose: ovvero come complicare le cose facili, figuriamoci quelle difficili! Eppure, quelle stesse norme regionali, che diverse federazioni di categoria avevano sponsorizzato, avevano previsto corsi obbligatori con un minimo di ore di frequenza, con programmi che certamente comprendevano pure le norme sulle malattie infettive. I maligni dicono che in diversi casi i corsi erano visti più come un sistema per ottemperare ad un obbligo di legge, prendersi il pezzo di carta necessario per poter poi avere accesso alla pos-
sibilità di operare in un determinato territorio, piuttosto che un sistema di arricchimento di conoscenze di base e specialistiche. Mi pare ingeneroso dare giudizi, ma certamente vi è una differenza tra chi opera in altri Paesi europei, dove per poter svolgere l’attività funebre occorrono centinaia e centinaia di ore di formazione con un sistema di aggiornamento continuo, e l’Italia che si ferma a qualche decina di ore, fatte in una qualche maniera. E allora che fare? L’esperienza vissuta in questi mesi ci deve servire per ricostruire, ci si augura ben prima dell’ottobre prossimo, una normativa emergenziale degna di questo nome e farla conoscere per tempo all’intera filiera. Non arrivare come al solito con l’acqua alla gola. Allo stesso tempo sarebbe auspicabile avviare un percorso virtuoso che permetta di riscrivere le norme valide per l’ordinarietà, superando una volta per tutte la logica delle norme regionali.
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FOCUS DONNA
Organizzare funerali su misura di Raffaella Segantin
Quando si parla di lavoro nel settore funerario il pensiero rimanda spontaneamente e quasi unicamente alla figura dell’impresario di onoranze funebri.
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Quella del cerimoniere funebre è una nuova professione che vede sempre più coinvolto il mondo femminile. Francesca Malaguti, che opera con successo nell’aerea bolognese, ci racconta la sua storia e il suo lavoro.
Sono invece molteplici le attività che riguardano questo campo perché tanti sono gli aspetti che possono interessare e coinvolgere l’intero comparto. Oggi, per la nostra rubrica dedicata al mondo femminile, abbiamo incontrato Francesca Malaguti esponente di
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una professione emergente, quella del Cerimoniere Funebre. Signora Malaguti, ci vuole raccontare qualcosa di sé? “Sin da giovanissima ho nutrito una grande curiosità per l'animo umano. Ma capirne le dinamiche e la connessione tra cuore e mente non mi era sufficiente. Ciò che mi ha veramente interessato da sempre, come spinta da un incontenibile impulso
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Francesca Malaguti
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naturale, è di poter dare, per quanto possibile, il mio aiuto alle persone in difficoltà, sia materiali che psicologiche. Accoglienza è il termine che meglio mi rappresenta, è il concetto attorno a cui ruota la mia vita. Tutte le mie scelte, da quelle di formazione a quelle professionali sono sempre state orientate per poter offrire il mio supporto a chi ne ha bisogno. Per questo ho fatto studi di counselling, una forma di affiancamento emotivo e di sostegno finalizzato a migliorare il benessere individuale. Un contributo decisivo al mio approccio con gli altri mi è stato offerto anche dalla formazione in mediazione familiare. L'accoglienza per me è ed è stata vissuta a tutti i livelli. All’inizio ho ospitato come vicina solidale persone in condizione di estrema difficoltà materiale, poi con alcuni collaboratori ho fondato una cooperativa sociale
sempre con lo scopo dell'accoglienza abitativa temporanea e, una volta diventata educatrice, mi sono occupata del reinserimento sociale dei soggetti ospitati nelle strutture gestite dalla cooperativa”. Come è arrivata ad interessarsi di questo particolare ambito? “Dopo la cooperativa mi sono dedicata ad altre attività sempre nella sfera dell’aiuto alla persona, come il supporto nei casi di divorzio e delle separazioni familiari in generale. In questo mio mettermi a disposizione per alleviare le sofferenze causate da situazioni destabilizzanti non poteva non essere contemplato il dolore per la perdita di una persona cara dove mi adopero affinché le emozioni scatenate da un lutto possano essere incanalate e trasformarsi in forze positive per la crescita e la consape-
La Sala del Commiato del Pantheon alla Certosa di Bologna
Particolare del soffitto del Pantheon volezza di sé. Per quanto riguarda l’ambito specifico della cerimonia funebre è stata determinante la testimonianza di un’amica che aveva partecipato ad un funerale molto asettico e formale dove non c’era stata alcuna partecipazione emotiva né tantomeno qualche parola per ricordare il defunto. Questa cosa mi ha colpito e ho sentito il bisogno di approfondire l’argomento per verificare se ci potevano essere delle modalità diverse e più coinvolgenti”.
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Com’è diventata cerimoniere, o, se preferisce, “cerimoniera”? In che cosa consiste la sua attività? “Oltre a letture su questa specifica tematica, è stato fondamentale frequentare il corso proposto dalla Scuola Superiore per la Funeraria condotto della Dr.ssa Maria Angela Gelati. Qui ho appreso quelle nozioni e quelle tecniche essenziali per gestire un evento luttuoso che meglio si adatti alle richieste dei parenti per ricordare in modo adeguato la per-
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Quali i passi per attuare una cerimonia personalizzata? “Sicuramente, oltre alle conoscenze, ci vogliono buone doti di intuizione dei bisogni dei dolenti e di comprensione della personalità del defunto. È pertanto essenziale un incontro con i parenti che, attraverso una chiacchierata mirata ma allo stesso tempo informale per metterli completamente a loro agio, mi danno la possibilità di raccogliere informazioni preziose. Meglio ancora se l’incontro avviene nell’abitazione dello scomparso: vedendo gli ambienti dove viveva e gli oggetti da cui era circondato si capiscono molte cose. Anche poter consultare foto, scritti o filmati mi è estremamente utile per ricostruire la sua storia. La cerimonia può svolgersi in qualsiasi sede, anche all’aperto in luoghi iconici come, ad esempio, in un bosco e può adattarsi a diversi registri (formale, amichevole, intimo…). Sulla base delle informazioni ricevute scrivo l’elogio funebre, opero una scelta di brani da leggere e di musiche di accompagnamento. Mi occupo dell’intera regia del funerale curando ogni dettaglio logistico e, se richiesto, anche del servizio di catering: il desiderio di salutare il proprio caro con un brindisi in suo onore è sempre più diffuso”. Si occupa solo di funerali laici? “Non sempre! Capita che la mia presenza sia richiesta anche durante il rito religioso per un ricordo del OLTRE MAGAZINE
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alla consegna dell'urna cineraria. Si tratta di rituali abbastanza semplici che hanno però un importante funzione nel processo di elaborazione del lutto. Diversa è invece l’organizzazione di un funerale vero e proprio. Sono sempre più spesso interpellata dalle agenzie funebri quando hanno richieste da parte delle famiglie di realizzare esequie laiche. Si tratta di cerimonie personalizzate che richiedono una grande cura”.
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sona scomparsa. Mi ha aiutato molto anche un corso di teatro, fatto anni fa, da cui ho acquisito la sicurezza di parlare in pubblico e la capacità di scandire la celebrazione con le giuste tempistiche. Grazie al corso della Scuola per la Funeraria e forte del mio background, mi sono proposta alle varie agenzie funebri del territorio come cerimoniera. In particolare ho avuto un bellissimo incontro con Bologna Servizi Cimiteriali sfociato in una collaborazione continuativa per la gestione delle cerimonie che si svolgono al Pantheon del cimitero della Certosa di Bologna. Qui mi occupo di accogliere e accompagnare amici e parenti nell'ultimo saluto del proprio caro durante le sue differenti fasi, ovvero prima che avvenga la sepoltura (presso la sala del commiato), prima che avvenga la cremazione (presso il tempio crematorio), oppure
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defunto, soprattutto quando l’officiante non ha avuto precedentemente modo di conoscerlo. Va da sé che il tutto viene coordinato con il sacerdote in uno spirito di reciproca apertura e collaborazione e il mio ruolo è più che altro di affiancamento e di arricchimento per una cerimonia più completa. D’altra parte una cosa non esclude l’altra e durante il rito laico anch’io prevedo sempre un momento di silenzio in cui i credenti possano raccogliersi in preghiera”.
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Pensa che essere donna costituisca un elemento di vantaggio o di difficoltà per questo lavoro? “Non vorrei generalizzare, ma credo che un cerimoniere donna rappresenti un valore aggiunto in questa professione. Siamo programmate per essere madri, prenderci cura dell’altro è uno stimolo più spontaneo rispetto a quanto può avvenire negli uomini. Abbiamo una capacità di guardare a 360°, a cogliere il dettaglio, a comprendere con maggior immediatezza
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le circostanze e le persone, sappiamo leggere tra le righe interpretando anche quello che non viene esplicitato. È ciò che comunemente viene definito “intuito femminile”, quel qualcosa in più che quando si ha a che fare con situazioni delicate assume un grande valore”.
centemente, una ex partigiana. In tutti questi casi si trattava di persone molto conosciute e amate che avevano avuto una vita assai piena. Pur se nettamente distinte queste cerimonie sono state accomunate da una partecipazione davvero intensa, a tratti commovente”.
Ha qualche storia particolare da raccontarci? “Una funzione personalizzata è unica come è unica la storia di ognuno di noi. Ho accompagnato nel loro ultimo viaggio personaggi diversi come un insegnante di un noto liceo bolognese, un’attivista di una associazione di volontariato e, molto re-
Si ritiene soddisfatta di questa sua professione? “Oserei dire onorata! Il fatto di riuscire a coinvolgere i partecipanti ad un evento funebre creando un senso di vera comunione, a mettermi alla prova ogni volta con situazioni sempre nuove e criticità di ogni tipo, ma soprattutto il poter accompagnare gli altri in uno dei momenti più difficili della loro vita mi fa sentire come fossi chiamata ad ricoprire una missione. Mi considero uno strumento, un tassello importante nel percorso di vita delle persone e ciò non ha prezzo”.
Ci preme sottolineare che l’istituzione della figura del cerimoniere funebre presso il cimitero di Bologna la si deve alla sensibilità e all’intraprendenza di un’altra figura femminile: l'A.D. di Bologna Servizi Cimiteriali Cinzia Barbieri . In un recente incontro ha dichiarato che: "L'attivazione del rito di cerimonia laica in Certosa è avvenuta grazie all'ascolto delle necessità e delle nuove sensibilità della cittadinanza da parte di Bologna Servizi Cimiteriali, insieme ad altri nuovi servizi come l'accompagnamento con veicoli elettrici per persone con ridotta capacità motoria o il servizio di vigilanza dei luoghi di culto, molto apprezzato dall'utenza".
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La grande bellezza di Roma nei suoi cimiteri di Miranda Nera
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Il Cimitero Monumentale del Verano di Roma, uno dei più famosi ed apprezzati del mondo, è un luogo di arte, storia e memoria in perfetta armonia con la città dei vivi.
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Lungo la Via Tiburtina, appena fuori dalle mura Aureliane, si erge il maestoso cimitero del Verano, che da secoli continua a svegliarsi ogni mattina baciato dal sole di Roma. L’area in cui sorge oggi era stata già preposta da tempi remoti all’inumazione delle salme. Prima della realizzazione del cimitero, infatti, le catacombe di Santa Ciriaca, sviluppate su cinque livelli sotto l’attuale basilica di San Lorenzo Fuori le Mura, OLTRE MAGAZINE
erano già luogo antichissimo di sepoltura. La Basilica di San Lorenzo è stata ed è tutt’ora quell’elemento di unione temporale tra la primissima necropoli romana e l’attuale camposanto.
La Storia Il Verano non è solo un cimitero monumentale, ma fa parte della nostra memoria collettiva il cui grande patrimonio in esso custodito lo rende
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un vero e proprio museo a cielo aperto. La sua storia è lunga e articolata: il nome Campo Verano deriva dal lotto di terra di proprietà dell'antica famiglia dei Verani, gens senatoria al tempo della Repubblica Romana, su cui il cimitero è stato costruito. Il progetto moderno è stato affidato a Giuseppe Valadier ed ha visto la sua consacrazione nel 1835. I lavori sono poi proseguiti fino al 1871 sotto la guida dell’architetto Virginio Vespignani, illustre professore dell’Accademia di San Luca, che ha realizzato il maestoso Quadriportico in cui si accede dall’ingresso principale, la Chiesa di Santa Maria della Misericordia e il Pincetto.
Diverse fasi, diversi stili
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Successivamente, dal 1883 con la firma dell’architetto Gioacchino Ersoch, è stato realizzato il nuovo progetto di ingrandimento. Questa nuova area ha visto la creazione di una zona riservata alla sepoltura dei defunti di religione ebraica, la sistemazione degli spazi dedicati alle sepolture acattoliche, il Viale delle Cappelle, la decorazione del Pincetto nuovo e la costruzione del Serbatoio dell’Acqua Marcia, un imponente edificio a pianta circolare. Il nucleo originario del cimitero è stato successivamente ampliato per accogliere nuove salme e la configurazione attuale è stata ultimata dopo il bombardamento di San Lorenzo che ha danneggiato parte dell’area antistante il sacrario militare, il Pincetto e l’ingresso del Quadriportico.
Le diverse fasi costruttive e le vicissitudini di cui il Verano è stato attivo spettatore lo hanno reso testimone dell’evoluzione architettonica ed artistica dalla metà dell’Ottocento fino al XX secolo. Ogni dipinto murale ed ogni monumento funebre rappresenta l’espressione di un diverso stile e di una diversa corrente architettonica che
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insieme tessono la trama della storia che rappresenta la nostra collettività. Ad esempio, proprio nel Quadriportico, i dipinti murali rappresentativi di una espressione ortodossa convivono con l’Eclettismo della seconda metà dell’Ottocento e con il Gothic Revival. All’interno del Verano sono presenti tipologie di monumenti e tombe funebri molto diverse tra di loro, pertanto da un punto di vista architettonico ed urbanistico il Verano è un complesso assai significativo perché custodisce l’operato di tre generazioni di architetti, ingegneri, artisti e scultori che hanno lavorato attivamente anche alla realizzazione di opere significative all’interno della città di Roma. In questo modo la città dei morti appare come un insieme di opere che si innestano perfettamente in un tessuto urbano in continua evoluzione. La prima generazione di architetti che ha contribuito notevolmente alla progettazione ed alla costruzione del cimitero monumentale è quella che ha gestito la prima fase, di cui Valadier e Vespignani sono alcuni tra gli attori principali. La seconda generazione è costituita dagli architetti ed ingegneri che sono stati gli artefici degli interventi urbanistici romani più significativi realizzati durante l’unità d’Italia. All’interno del Verano hanno realizzato alcune delle cappelle più interessanti della zona del Pincetto. La terza generazione, infine, è di notevole interesse perché riguarda una figura professionale nuova che si innesta tra l’urbanista e dell’ingegnere. È la figura dell’architetto inteso come un professionista completo capace di integrare nelle sue competenze l’aspetto tecnico, artistico e culturale. Tra le opere degli esponenti della terza generazione del Verano troviamo ad esempio Marcello Piacentini e Vincenzo Fasolo.
Particolare del quadriportico
Una città “viva” L’ingresso principale da Piazza del Verano rappresenta la soglia che unisce e separa la città dei morti dalla città dei vivi; è un ingresso solenne costituito da tre arcate in laterizi e travertino sorvegliato da quattro statue imponenti a guardia di quel giardino esteso per ben 83 ettari; sono le statue che rappresentano la Meditazione, la Speranza, la Carità ed il Silenzio e stanno a ricordare in qualche modo lo stato d’animo con cui si dovrebbe varcare quella soglia. Entrando ci si rende conto di essere all’interno di una città viva, in cui ogni lapide ed ogni monumento ci parla: i dipinti di Filippo Severati (Roma 1819-1892) ne sono l’emblema. I suoi ritratti sono volti attenti che scrutano ogni passante e ci lasciano un’immagine chiara ed assolutamente realistica dell’alta borghesia
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Foto di Giuseppe Di Paolo
Area dedicata ai defunti di religone ebraica
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Tomba di Goffredo Mameli
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due grandi progetti: un nuovissimo canale YouTube che raccoglie i tour virtuali all’interno del cimitero monumentale, grazie ai quali si può fruire di percorsi tematici restando comodamente a casa e il progetto culturale “Una passeggiata tra i ricordi” che consiste in una ricca serie di itinerari culturali volti a promuovere il vastissimo patrimonio che qui è custodito. Ogni percorso è una passeggiata onirica che porta lo spettatore ad immergersi completamente in una realtà di cui con ogni probabilità non conosceva neppure l’esistenza. Gli itinerari toccano temi complessi come la storia dei personaggi di spicco: da coloro che hanno partecipato attivamente al Risorgimento e all’Unità d’Italia, ai protagonisti della prima e della seconda guerra mondiale, fino ad arrivare ai grandi poeti, scrittori, artisti, attori, musicisti e registi. Insomma da Goffredo Mameli a Nino Manfredi, incontrando Trilussa, Gabriella Ferri, Sibilla Aleramo, Bud Spencer, Alberto Sordi e Vittorio Gassman, il viaggio è ricco di tanti commoventi ricordi. É proprio qui che i nostri ricordi personali si fondono con quelli di una memoria condivisa in cui ritroviamo gli illustri personaggi che abbiamo studiato sui libri di scuola, i poeti sulle cui poesie ci siamo innamorati tante volte e i personaggi dello spettacolo che visti da un altra prospettiva ci sembrano molto più vicini di quanto non lo fossero mai stati. Passeggiare al Verano significa andare alla ricerca delle nostre radici perché se non sappiamo da dove veniamo, non sappiano neppure dove vogliamo andare.
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Ritratti ad opera di Filippo Severati per la tomba Riem
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di metà Ottocento: dagli abiti, dai gioielli e dalle acconciature dei ritratti, si intuiscono infatti lo stato sociale e lo stile di vita dell’epoca. Anche la tecnica pittorica, rimasta incredibilmente segreta fino alla sua morte, è molto importante: le sue opere sono realizzate in smalto su lava che ha consentito un perfetto stato di conservazione nonostante siano rimaste per oltre un secolo all’aperto. I suoi ritratti esprimono il tema dell’eternità che si evince da un lato dalla durabilità delle sue opere, dall’altro dalla rappresentazione dell’ultima immagine del defunto che oggi rientra nella nostra memoria collettiva.
I progetti di AMA Cimiteri Capitolini La memoria va coltivata con dedizione ed amore ed ecco perché AMA Cimiteri Capitolini ha reso possibile OLTRE MAGAZINE
Cappela della famiglia Sordi
NEWS AZIENDE
L’autofunebre più lussuosa al mondo di LUCA MERLO
Non ha certo bisogno di presentazione Biemme Special Cars, l’azienda italiana leader nella produzione di autofunebri e mezzi speciali.
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È stata l’impresa funebre Mombelli di Chiari (BS) la prima ad arricchire il proprio parco auto con la prestigiosa Ghoster, l’ultima novità realizzata da Biemme Special Cars su meccanica Rolls Royce.
Un’offerta di veicoli dalle alte prestazioni tecniche e stilistiche, frutto di studi e di un’incessante ricerca da parte di un team fortemente motivato di giovani tecnici e disegnatori, è
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il risultato della mission aziendale di creare vetture da cerimonia funebre eleganti ed esclusive. È ora con grande orgoglio che Biemme Special Cars, in occasione della consegna alle Onoranze funebri e Casa funeraria Mombelli di Chiari in provincia Brescia, presenta la nuova Ghoster, autofunebre su meccanica Rolls Royce.
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NEWS AZIENDE
Nella continuazione della tradizione iniziata dall’azienda di Dario Casale di Bassano del Grappa in provincia di Vicenza che ha cessato la propria attività nel 2002, Biemme Special Cars ha proseguito nella costruzione esclusiva di autofunebri su meccanica Rolls Royce con il primo modello Silver-Spur presentato nel 2003, proseguendo poi nel 2012 con la Phantom-Hearse, autofunebre che ha riscosso grande successo e riscontro da parte della critica di settore e non solo, fino alla presentazione di questo nuovo gioiello battezzato con il nome di Ghoster, presentata in questi giorni. La padronanza dei gesti, l’acquisizione e la condivisione delle conoscenze e la perpetua ricerca dell’eccellenza costituiscono i pilastri della formazione secondo Biemme Special Cars, ed è grazie all’esperienza delle sue maestranze, maturata in
oltre 30 anni di attività che è possibile la creazione di una vettura con una fattura totalmente artigianale, con una minuziosa e maniacale ricerca di dettagli, particolari e finiture che creano un prodotto davvero unico. Lunga poco meno di sette metri la nuova Ghoster è costruita su un telaio extra-lungo in versione ‘’Quattroporte Limousine’’ realizzato interamente in alluminio ad alta resistenza, che mantiene la caratteristica unica dell’apertura inversa delle portiere, ed è spinta da un motore V12 Twint-Turbo 6.6 litri di cilindrata che sviluppa una potenza di 593 CV. L’abitacolo ha al suo interno un
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Dettagli dell'interno e del vano feretro
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impianto d’infotainment (il sistema combinato di informazione e intrattenimento) con generoso display touch screen posizionato al centro del cruscotto, con design verticale e bocchette d’areazione rifinite in metallo lucido. Gli interni dell’abitacolo sono di altissima fattura e creano un ambiente ovattato e suntuoso, ricco di radiche e dettagli in legno pregiato ed eleganti rivestimenti in pelle di prima scelta. Il vano fe-
retro è stato anch’esso realizzato con pelli di primissima qualità e radiche coordinate con gli elementi dell’interno abitacolo. È dotato di una illuminazione composta dal riflesso di luci a led ad alta luminescenza che valorizzano e impreziosiscono l’oggetto del servizio svolto.
esigenza, attraverso la creazione di un auto inimitabile, ottenuta grazie ad una lavorazione “sartoriale” in ogni singolo dettaglio. La nuova Ghoster può annoverarsi di diritto come l’autofunebre più elitaria al mondo, creata con il solo intento di essere la vettura ideale per il cliente che desidera una cerimonia funebre davvero unica ed esclusiva.
L’Impresa Mombelli che ha avuto il privilegio di essere il primo cliente ad acquistare e “tenere a battesimo” la nuova Ghoster, crede da sempre nell’importanza di offrire alla propria clientela una cerimonia funebre di alto livello, ed è perseguendo questo intento che ha scelto Biemme Special Cars come proprio partner e fornitore, unica azienda nel panorama nazionale in grado di soddisfare a pieno questo tipo di
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Alcuni ambienti della Casa Funeraria Mombelli
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formazione professionale
Proposte formative online di raffaella segantin
L’isolamento totale della prima fase e successivamente l’obbligo del mantenimento della distanza sociale ci hanno messi nella condizione di reinventarci nuovi modi di stare insieme, di comunicare, di fare acquisti e di lavorare. Industrie, aziende e attività commerciali si sono dovute ristrutturare in modo rapido e talvolta radicale per poter continuare ad operare tenendo conto delle nuove disposizioni atte a garantire la sicurezza sanitaria dei cittadini.
Anche la Scuola Superiore di Formazione per la Funeraria non ha fatto eccezione, inaugurando con successo corsi di formazione online. Ne abbiamo parlato con Carmelo Pezzino, direttore della Scuola, a cui abbiamo rivolto qualche domanda. Come sono stati ideati e come sono strutturati i Corsi? “Aver preso consapevolezza del fatto che fra gli aspetti più drammatici dell’emergenza Covid-19 si sono ampiamente evidenziate l’impossibilità di assistere i propri cari durante la malattia e l’inattuabilità, viste le norme stringenti di isolamento per prevenire il contagio, di poter
dire addio nelle forme consuete e desiderate ci ha portati ad una riflessione sull’opportunità di proporre agli Operatori Funerari strumenti adeguati per un nuovo tipo di approccio con il nucleo familiare in lutto e per una scelta rituale più appropriata e in sintonia con le esigenze espresse dai dolenti. Da qui l’idea di creare un format, “Riti e Rituali in emergenza”, da svolgere su una piattaforma online vista l’impraticabilità di poter organizzare corsi di tipo residenziale. L’esperimento, se così vogliamo definirlo, ha riscosso immediatamente un ottimo riscontro: le richieste sono state così numerose da “costringerci” OLTRE MAGAZINE
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L’emergenza procurata dal Covid-19 e la conseguente fase di lockdown hanno avuto inevitabili conseguenze sia sulla vita privata che su quella lavorativa di tutti noi.
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Con il nuovo format “Riti e Rituali in emergenza” la Scuola Superiore per la Funeraria ha dato inizio a corsi formativi in rete.
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formazione professionale
propria azienda anche nei giorni di lezione. E poi evitare di doversi spostare per raggiungere la sede dei moduli residenziali consente di contenere decisamente le spese, anche in considerazione del fatto che i costi di questi corsi sono sensibilmente ridotti. Eventuali criticità? L’unica che mi viene in mente è quella, ovvia, che in occasione delle simulazioni, che sono parte integrante e fondamentale dei nostri moduli, la piattaforma permette una valutazione finale parziale che tiene conto, sì, dei contenuti e delle capacità di espressione verbale, ma non della gestualità e del portamento nella loro totalità”.
Carmelo Pezzino
Vantaggi ed eventuali criticità rispetto alla formazione in presenza… “Il format online si articola in sette ore di didattica suddivise in tre giornate, nel tardo pomeriggio, durante le quali ad una preponderante parte teorica viene affiancata, come strumento di supporto, una breve sperimentazione attiva per verificare il grado di apprendimento e per meglio focalizzare i bisogni formativi personali di tutti i partecipanti. Seguire un corso sul web comporta per gli Operatori Funerari una serie di vantaggi, il più rilevante dei quali è certamente quello di poter continuare a seguire l’attività della
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a pianificare più edizioni, ma la soddisfazione più grande è stata quella di aver ottenuto un giudizio estremamente positivo da tutti i partecipanti che hanno attestato di avere notevolmente ampliato le proprie conoscenze e che con entusiasmo hanno interagito, e continuano ancora oggi ad interagire, con i colleghi e con i docenti”.
Ritiene che questa sia una alternativa che potrà essere mantenuta anche una volta cessata completamente l’emergenza? Se sì, quali i prossimi progetti? “Questa nuova formula si è rivelata davvero utile ed efficace. Molti fra i partecipanti, riconoscendone la bontà, ci hanno spronati a proporre ulteriori opportunità. Ecco quindi che, sempre sul web, dal 30 giugno al 2 luglio abbiamo realizzato un Corso sul Cerimoniere Funebre, propedeutico al modulo residenziale “Nuovi Sguardi – la figura professionale del Cerimoniere”, e dal 16 al 18 luglio tre giornate formative su cultura e ritualità dell’addio al proprio animale domestico. Poi, dopo la pausa estiva, contiamo di dare vita a nuovi progetti, in primis ad un format sulla comunicazione del lutto e sulle migliori modalità per rapportarsi con le famiglie colpite dalla perdita di una persona cara”. Sentiamo ora l’opinione direttamente da chi ha fruito dei corsi in via telematica. Abbiamo interpellato Beatrice Roncato Villa, una giovane laureata in sociologia, che ha frequentato le proposte della Scuola sia in presenza che online.
Ci può raccontare la sua esperienza con la Scuola? “Mi occupo di Tanatoestetica e al contempo studio al Master Death Studies & the End of Life presso l’Università di Padova. Nel 2018 ho conseguito il mio primo diploma della Scuola Superiore di Formazione per la Funeraria, presso Terracielo Funeral Home a Modena, frequentando il corso Nuovi Gesti – La figura professionale del Tanatoprattore. In questo caso la presenza in aula è stata ed è fondamentale: non è certamente possibile operare in smart working visto che la finalità della tanatoestetica è quella di preparare al meglio il defunto per proporne un’immagine serena ai familiari poco prima della chiusura del feretro. La vicinanza ai compagni di corso, la possibilità di lavorare insieme, di scambiarsi opinioni e di sostenersi a vicenda sono state sostanziali per affrontare al meglio gli insegnamenti proposti in aula. Inoltre, dopo le ore di lezione, era consuetudine uscire insieme a cena: un’occasione ulteriore per approfondire la reciproca conoscenza e per costruire legami duraturi che, ad anni di distanza, ancora permangono. Visto l’elevato livello di soddisfazione della mia prima esperienza, nel 2019 ho deciso di affrontare il corso Nuovi Sguardi – La figura professionale del Cerimoniere, sempre a Modena. Grazie a questo format ho appreso moltissimo in merito alla gestione dei tempi, degli spazi e delle pause tanto nei movimenti quanto nella capacità di esprimermi davanti ai dolenti. Anche in questo caso ritengo importante sottolineare come la presenza fisica in aula sia stata di enorme supporto per apprendere al meglio e per confrontarsi con i colleghi. Inoltre la presenza del Direttore Carmelo Pezzino e di Maria Angela Gelati durante l’esame finale tenutosi nella cappella della struttura è stata di estremo aiuto per me e per i miei colleghi nel metterci
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a nostro agio durante le simulazioni e riuscire così ad esprimerci con professionalità e con abilità. Poi è arrivata l’emergenza sanitaria che, com’è noto, ha comportato lo stravolgimento, sia dal punto di vista lavorativo che didattico, delle pratiche comunicative e di apprendimento a cui eravamo avvezzi. Così appena sono venuta a conoscenza del corso online Riti e ritualità in emergenza, proposto dalla stessa Scuola, non ho esitato ad iscrivermi”. Quale è il suo giudizio sul corso da lei frequentato via web? “Dal mio punto di vista i pro sono stati superiori ai contro. La possibilità di seguire un modulo che, in modo perspicace, ha saputo trovare una soluzione adattiva e tempestiva rispetto alla circostanza emergenziale, si è rivelata imprescindibile per supportare noi operatori fornendoci strategie innovative e al passo con le esigenze imposte dal particolare frangente. Metterci in grado di offrire alle famiglie la possibilità di
Beatrice Roncato Villa andate ben oltre le nostre aspettative e non ci hanno fatto rimpiangere le lezioni in presenza. All’inizio si poteva essere un po’ scettici, ma nelle ore di lezione la nostra soddisfazione è decisamente aumentata, traendo quindi conclusioni estremamente positive in merito a questa nuova forma di didattica. Ammetto che l’unica mancanza è stata quella di non aver potuto stringere la mano o dare un abbraccio finale ai colleghi conosciuti online, provenienti dalle più diverse regioni: Sicilia, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto…. Spero quindi un giorno di ritrovarli di persona, magari in un altro corso a Terracielo!”.
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Ricordiamo ai lettori che dopo l’estate, augurandoci che non si ripresenti una situazione emergenziale come quella che abbiamo vissuto nei mesi scorsi, riprenderà anche la programmazione dei corsi in presenza, nel pieno rispetto di tutte le cautele e delle normative atte a garantire la salute dei partecipanti. Il calendario completo e aggiornato dell’offerta formativa è consultabile sul sito www.formazionefuneraria.it.
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seguire la cerimonia del commiato in streaming in un momento in cui i funerali hanno dovuto subire le restrizioni legate anche all’impossibilità di presenziare all’esposizione e alla chiusura del feretro (atto essenziale per una “buona” elaborazione del lutto) è stata davvero una grande opportunità. Il mio parere in merito a questa specifica forma di corso non può che essere positivo: d’altronde non avremmo potuto fare altrimenti! Anche se le lezioni in aula non sono state possibili, la professionalità dei docenti e la loro capacità di trasmettere a noi studenti l’importanza di offrire un servizio fondamentale di sostegno ai dolenti, sono state più che efficaci nonostante la comunicazione sia avvenuta dal monitor di un computer. La didattica a distanza ci ha inoltre dato la possibilità di gestire al meglio sia gli aspetti economici che le eventuali problematiche dovute agli spostamenti verso la sede di Modena. Il materiale formativo, le tempistiche e le simulazioni sono
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Morire all'ombra dei Carpazi d i I L V I A G G I AT O R E
Nel panorama composito dei Paesi del Sud-est europeo, pur prossimi geograficamente e talvolta strettamente connessi tra loro sul piano storico, si può notare che essi hanno sviluppato tradizioni estremamente peculiari per ciò che riguarda i riti funerari.
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In tale varietà spicca la Romania dove le pratiche funerarie, soprattutto nelle regioni agricole e pastorali, sono rimaste invariate nel corso dei secoli offrendo una ricchezza rituale da lungo dimenticata in Occidente. La Romania rappresenta, in effetti, un caso particolare. Qui le credenze
Foto di Wally Neleman
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Sussistono in Romania tradizioni funerarie molto particolari e suggestive che hanno origini antichissime tanto da essere anche oggetto di studio.
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popolari sono rimaste intatte da tempi remoti e nei Carpazi i defunti vengono sepolti come mille anni fa, preparando loro un viaggio verso le regioni oscure dell'aldilà esattamente come lo facevano i contadini in tempi ormai lontani. Le tradizioni sono sempre vivaci e si esprimono nei differenti momenti della vita dell'individuo e del gruppo: nascita, matrimonio e soprattutto la morte. La modernità ed i cambiamenti politici e sociali non sembrano aver avuto presa sulle attitudini riguardanti la morte che ci offrono un quadro che potremmo definire “trans-istorico”. La tematica mortuaria è estremamente visibile in Romania: se il famoso “Cimitero Gioioso” di Săpânța (che abbiamo descritto nel n. 2/2020 di Oltre Magazine), con le sue stele in legno scolpito che evocano in modo spesso umoristico la vita del defunto, ne è l'esempio più noto, chiunque si rechi per la prima volta in questo Paese rimane colpito dall'onnipresenza di riferimenti alla morte ed alle pratiche funerarie nello spazio pubblico, sia rurale che urbano. In Romania, più che in qualsiasi altro Paese europeo, compresi quelli
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Foto di Anibal Trejo
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Il cimitero di Leud
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Il “Cimitero Gioioso” di Săpânța limitrofi che presentano forti somiglianze socio-culturali, la morte e gli oggetti ad essa associati si fanno notare in modo spettacolare ed allo stesso tempo placido. Lo sviluppo economico, l'industrializzazione e l'urbanizzazione, la creazione di nuove strutture sociali, l'introduzione di un'ideologia di stato onnipresente e la volontà di
una nuova rappresentazione del mondo fondata sul materialismo storico...tutti questi tratti, propri delle società occidentali in certi casi e di quelle comuniste in altri, inducono a pensare a mutazioni profonde delle pratiche tradizionali e della visione del mondo che le sottende. In Occidente il cambiamento di mentalità e l’abbandono delle credenze dovuti all'evoluzione della civilizzazione
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Foto di eugen Simion
tradizionali con il villaggio hanno determinato un approccio che si apparenta, talvolta, con quello ormai consueto dei paesi occidentali. Ma vediamo di descrivere quelle tradizioni che ancora sussistono. Chi è prossimo al trapasso deve lasciare il mondo dei viventi rispettando certe regole e passare in quello dei defunti sottomettendosi a quelle dell'aldilà. I riti funerari in quanto riti di passaggio sono dunque complessi. Essi concernono sia colui che se ne va che quelli che restano e si protraggono nel tempo: sono necessari ben sette anni perché il defunto integri definitivamente il mondo ultraterreno.
Pratiche scrupolose, che si spalmano su varie settimane o vari cicli, assicurano al defunto un'integrazione riuscita nell'altro mondo e confortano la comunità con la certezza che l'ordine naturale è di nuovo possibile. Siamo in presenza di un paradosso che vede la permanenza di rituali ancestrali in un mondo che fino ad una ventina d'anni fa era materialista
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e portato a trattare la morte come un fatto amministrativo. Una visione che si è effettivamente affermata nei vari paesi comunisti. Ma non in Romania. Solo recentemente le cose hanno iniziato a modificarsi soprattutto a causa dell'importante flusso migratorio (5 milioni di Romeni su 22, emigrati in particolare verso Spagna e Italia) per cui i problemi logistici riguardanti il funerale nonché la lontananza ed il conseguente allentamento dei legami
Cimitero di un villaggio rurale Foto di Manea Florin
hanno avuto l'effetto di "confinare" la morte in uno spazio di rifiuto mentale. A poco a poco è stata relegata al fatto medico-scientifico, a quello demografico o a quello della cronaca. Parlare della morte ci mette a disagio e a forza di desacralizzarla l'abbiamo resa un tabù. In Romania, al contrario, non è la sua negazione che si impone al nostro sguardo quanto piuttosto il modello di una morte ancora controllata, nel significato tradizionale del termine, e cioè un sentimento non di "rottura" ma di "passaggio" che dà luogo tanto all'osservanza di rituali complessi, riguardanti i defunti e la comunità dei viventi, quanto ad una visione elaborata dell'aldilà.
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Il cimitero Bellu di Bucarest
La morte viene considerata come una nascita su un piano esistenziale nuovo. Questa seconda nascita non è, come la prima, un fatto biologico naturale. Non venendo "data" essa dev'essere creata ritualmente. In tal senso la morte è una iniziazione, un'introduzione ad un nuovo modo di essere. Il defunto si trova, come il neonato, in una condizione de debolezza, ignoranza ed incertezza.
La toeletta funebre Le spoglie devono essere manipolate, lavate per essere purificate, vestite
Ecco perché non vedrai più la cremazione… come fumo negli occhi La cremazione? Gli impresari funebri l’hanno sempre vista come “fumo negli occhi”. Fino a qualche anno fa, infatti, questa pratica era sinonimo di cerimonie spoglie, con pochissimi accessori e di modesta qualità. Oggi, però, stiamo assistendo a un grande cambiamento culturale, grazie al quale la cremazione, da scelta per pochi, dettata da particolari motivazioni religiose o politiche, è diventata un’opzione per molti, perché percepita come più moderna e consona ai ritmi di vita contemporanei. E anche le cerimonie essenziali di un tempo, ormai, sono un lontano ricordo: contrariamente al passato, l’impresa funebre ha la possibilità di proporre accessori e servizi di alto livello. Cominciando dal feretro, che può anche essere di qualità eccellente, per proseguire con il trasporto del defunto al crematorio, con gli addobbi floreali e l’urna cineraria. Ma come può un’impresa funebre diventare protagonista di questo cambiamento? Basta scegliere il partner giusto: il Registro Italiano Cremazioni, attivo dal 2014, propone alle agenzie aderenti una formula associativa semplice e senza vincoli contrattuali. A fronte del pagamento di una quota annuale, le imprese associate diventano vere e proprie sedi del RIC legalmente riconosciute.
Il RIC è differente. Il Registro Italiano Cremazioni si distingue per un'importante peculiarità: anziché essere un concorrente per le imprese funebri, infatti, è il loro miglior alleato per cogliere nuove opportunità di crescita, senza rinunciare alla propria indipendenza. Le agenzie aderenti, infatti, sono autorizzate a tesserare gli utenti, raccolgono le loro volontà testamentarie relative a cremazione, dispersione o affidamento delle ceneri. In tal modo diventano il loro punto di riferimento in ambito funebre e possono proporre cerimonie di alto livello, senza alcun condizionamento del RIC sul piano tariffario. E non è tutto: il Registro supporta gli associati con un ampio ventaglio di strumenti. Tra questi, un software gestionale che consente un’ottimale gestione dei tesserati, in totale autonomia; e svariato materiale promozionale (un totem, un dispenser da tavolo, una vetrofania, una targa in plexiglass, dépliant illustrativi). Infine, gli associati possono abbinare il logo del Registro Italiano Cremazioni alla loro modulistica e alle loro iniziative pubblicitarie.
La cremazione non è più sinonimo di cerimonia spoglia
La rivoluzione è già cominciata. Fai una scelta vincente per te e per la tua clientela: associati al RIC Guarda il video: https://www.registroitalianocremazioni.it/video/ric1 Via Carlo Poma, 37 - Milano - Tel. 02 8721 4414 registro@registroitalianocremazioni.it - www.registroitalianocremazioni.it
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e sottoposte a rituali particolari prima dell'inumazione. Tutta la comunità si stringe attorno alla famiglia. Le tappe principali di tali rituali, tutte centrate sulla nozione di "spezzare, liberare, purificare", sono la toeletta, la vestizione, la veglia che dura tre giorni e tre notti durante i quali il defunto non dev'essere mai lasciato solo, il rituale delle Albe, la levata del corpo, il corteo funerario e l'inumazione dopo una cerimonia religiosa.
Nel caso di un decesso in casa il corpo viene esposto, ove possibile, sul balcone o nel cortile accompagnato dalla "cóliva". Si tratta del primo pasto funerario tradizionale cui seguiranno molti altri. Per la toeletta il corpo viene completamente svestito e deposto in un grande bacino dove verrà lavato, come un bambino, da tre membri della famiglia. Si tratta di un atto valorizzante che permette al defunto di liberarsi dagli ultimi elementi materiali. Tutti i residui della toeletta (strumenti come forbici, pettini, rasoi, spugne, sapone nonchè unghie, capelli, peli della barba...) vengono posti in un sacchetto assieme, talvolta, al chiodo che è servito per trafiggere il defunto in caso di dubbio ed impedire così che in date situazioni possa trasformarsi in vampiro. Tale
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Un rituale ben codificato, quindi, anche se non esente da varianti regionali. Come ad esempio, nel Nord dell'Oltenia, dove c’è l'usanza della “menzogna” (Minciuna) che consiste nel far credere al defunto di non voler lasciarlo andare al momento della levata del corpo. Ciò viene dalla necessità cosciente d'imporre la volontà dei vivi al defunto in un rapporto di forze determinante affinché quest'ultimo non abbia la tentazione di ritornare e che possa andarsene da solo senza portarsi appresso, in guisa di compagno di viaggio, qualche membro della famiglia.
sacchetto verrà posto nel cuscino su cui poggia il capo del trapassato con precauzione ed attenzione visto che tali resti sono molto ricercati dalle fattucchiere. Si narra che una di esse sia riuscita ad asportare il dito di un cadavere in un momento di disattenzione dei presenti, mentre un'altra è stata sorpresa, nella notte successiva alla sepoltura del figlio, a dissotterrare la bara per potersi servire più comodamente. Tutti questi residui hanno a che fare con le pratiche magiche che volgono, per analogia col mutismo e l'immobilitaà del defunto, ad immobilizzare e a far stare zitto un avversario, un concorrente e soprattutto i professionisti della parola che sono giudici, avvocati e funzionari.
La veglia Dopo la toeletta il corpo viene vestito con gli abiti previsti da tempo per tale circostanza chiusi in una valigetta o in un fagotto e conservati in un luogo poco frequentato della casa, onde evitare qualsiasi contaminazione. La salma poi viene lasciata sul letto di morte circondata da fiori e candele e sarà vegliata per tre giorni e tre notti. Spesso la veglia notturna riunisce i partecipanti attorno a dei giochi osés. Da sempre la Chiesa, quella ortodossa in questo caso, condanna tali pratiche per "mancanza di rispetto per il defunto". Però appena il pope se ne va tutto ricomincia come prima. La notte è inseparabile dalla morte. È quando le tenebre avvolgono l'uomo che la morte, pare, si manifesta. L'annuncio di un decesso, invece, è sempre messo in relazione col sorgere del sole. Al suo levarsi le Albe o Aurore (Zorile) marcano il primo momento importante della separazione. Si dice che siano tre sorelle. Arrivano in quel momento per cercare l'anima del defunto e condurla verso l'altro mondo prodigandole i consigli sul cammino da seguire ed i
L'offerta di pane e della cóliva
Foto di Roberto Franceschini
Cerimona della Pomana su una tomba
Dalla levata del corpo al cimitero e durante tutti i quaranta giorni successivi alla sepoltura vengono innalzate, una dopo l'altra, delle barriere per tagliare i ponti tra il morto ed i vivi, confondere le piste, ed obbligarlo a proseguire il suo cammino senza tornare indietro. Non bisogna dare all'anima, nel suo proprio interesse, nessuna possibilità di tornare sui suoi passi poiché, debole com'è rischierebbe di prolungare la situazione di disequilibrio indotta dal decesso. Anche per questo, una volta che la bara è uscita dalla casa, le porte e le finestre vengono chiuse per evitare "che il defunto guardi indietro". Le tavole e le sedie su cui la bara è stata appoggiata vengono portate nel cortile e capovolte. Recipienti, bicchieri, piatti e tutti gli oggetti con un'apertura vanno rovesciati per evitare che un eventuale contenuto non venga considerato un invito e richiami un'anima che tardasse ad andarsene. Il cammino fino al cimitero ed il ritorno sono egualmente caratterizzati da pietre miliari ben codificate. Non guardare indietro, non ritornare per la stessa strada, riservare pianti, lamenti, grida ed espressioni di dolore solo all'andata ma tacere durante il ritorno, momento in cui bisogna sbarazzarsi del morto e non mostrare che lo si rimpiange. Una volta a casa il dolore può riprendere. Durante l’inumazione, dopo aver gettato una manciata di terra nella tomba,
La Pomana L'asse centrale delle pratiche funerarie romene è la “pomana". Il termine, di origine slava, designa principalmente un dono per i morti il cui beneficiario è l'anima del defunto ma a condizione che la trasmissione di tale offerta sia mediata da un vivente. Si tratta generalmente di pane, acqua o vino e di ceri in occasione del grande banchetto funerario egualmente definito col termine generico di pomana. Può altresì venir fatta sotto forma di elemosina per i poveri facendo dono, ad esempio, degli effetti personali dello scomparso. Essa ha luogo il giorno della sepoltura, il sabato successivo, nuovamente dopo quaranta giorni ed ancora dopo sei mesi e ad un anno dalla scomparsa. Successivamente ad ogni anniversario della morte per sette anni. I doni fatti in occasione della pomana sono relativi ai bisogni del defunto nel suo viaggio nell'aldilà: la luce per illuminare il cammino (la candela accesa al decesso), il denaro per pagare i doganieri (possono arrivare a 72), un bastone per camminare e per difendersi. Uno degli aspetti più interessanti, soprattutto in ambito rurale, è la presenza di numerosi oggetti del quotidiano offerti alla salma: una moneta posta nelle sue mani, il "cero della vita" colato su una corda che circonda la vita, pani dai disegni elaborati , “cóliva” etc. È interessante spendere due parole sulla “cóliva”. Si tratta di un dolce di grano bollito e miele usato nella tradizione cristiano-ortodossa come pasto simbolico nelle commemorazioni dei defunti. Preparata dalle OLTRE MAGAZINE
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L’accompagnamento al cimitero
bisogna prenderne un'altra e gettarla dietro le spalle guardando verso levante. Ritroviamo qui le consuetudini che assegnano tradizionalmente l'Ovest ai defunti e l'Est ai vivi, alla luce nascente della vita.
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Foto di Sveti Jovan
pericoli da evitare. Le Albe vengono a preparare il viaggio dell'anima allo stesso modo che le Destinate (Ursitorile) erano giunte, il terzo giorno dopo la nascita, per fissare il destino del neonato: durata della vita, felicità o sfortuna, matrimonio o celibato (o nubilato) e financo la professione.
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donne, il cui ruolo nelle pratiche funerarie è capitale, viene servita con la "Țuică" un distillato di prugne (due bicchierini che "bisogna" bere: uno per il vivo e l'altro per il morto). Le ricette possono variare, con l'aggiunta di semi e/o frutti, così come i recipienti in cui viene offerta. Può trattarsi di una ciotola o di un vassoio dove è sistemata con un rialzo centrale in modo da assomigliare ad una tomba (in questo caso il colore scuro del grano sottolinea la somiglianza con la terra della sepoltura). Spesso nel suo centro, od al centro della croce eventualmente disegnata su di essa, si pianta una candela che si accende durante la funzione funebre. Tutti gli ingredienti sono scelti per il loro valore simbolico collegato alla morte ed alla resurrezione: il grano ricorda la vita che per risorgere dev'essere sepolta nella terra; il miele ricorda la terra promessa e la dolcezza della vita eterna che è espressa anche da tutta la ricchezza degli elementi aggiunti. Al termine di un viaggio di sette anni si ritiene che i defunti siano completamente integrati alla comu-
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Foto di Băseşteanu
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Offerta della cóliva
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nità dei morti nella massa anonima con i quali si sono fusi. Tuttavia i viventi continuano ad inviar loro tutto il necessario per i loro bisogni nell'aldilà in occasione di cerimonie collettive come ad esempio i pasti sulle tombe (talvolta veri e propri festini) che sorprendono gli spettatori occidentali. Ancor più sconcertanti sono i rituali di riparazione (morte-matrimonio per i celibi) o la "doppia sepoltura" che consiste in una esumazione dopo sette anni, nel lavaggio delle ossa con il vino ed in una benedizione del prete seguita da una nuova inumazione. Il divenire dell'anima non dipenderà dunque unicamente dalle azioni, buone o cattive, effettuate dal defunto in vita, ma egualmente e probabilmente soprattutto, dal rispetto scrupoloso dello scenario funerario da parte della famiglia. Se per qualche motivo i rituali previsti non fossero rispettati l'anima dello scomparso potrebbe ritornare, sotto forma di vampiro, per lamentarsi.
La posizione della Chiesa Questo approccio si discosta dalla
concezione cristiana dell'aldilà, tuttavia queste pratiche sono tollerate dalla Chiesa ortodossa, maggioritaria in Romania. Le commemorazioni individuali e collettive dei defunti non riservano che una posizione marginale al prete ed all'istituzione ecclesiastica. Sono i fedeli, e tra di loro qualche "esperto" di questioni funerarie (spesso delle donne anziane) che determinano la canonicità del rituale giungendo, in certi casi, ad imporre al prete l'osservanza dello stesso. Anche la Chiesa prevede una serie di commemorazioni da effettuarsi a determinati intervalli di giorni che richiamano numeri simbolici del Cristianesimo: il 3° giorno dopo la morte, giorno del funerale, numero che coincide con la Santissima Trinità; il 9° giorno che appartiene alle 9 schiere di angeli, fino alla nona ora, prima della morte di Cristo sulla croce; il 40° giorno dopo la morte, che ricorda l'ascensione al cielo. Altri riti si susseguono 3, 6 e 9 mesi dopo la morte, sempre in onore della Santissima Trinità. C’è poi la celebrazione ad un anno dalla morte, giorno che vuole in un certo qual modo festeggiare il compleanno, quando il defunto è rinato nella vita eterna. Molti compiono questo rito ogni anno fino a 7 anni, numero che rimanda anche il settimo giorno della creazione. Ad ogni servizio commemorativo, viene offerto un pasto. È preferibile che il cibo sia ben caldo, fumante per nutrire l'anima in senso spirituale e il vapore vuole anche simboleggiare l’elevazione dell'anima al cielo. In definitiva le tradizioni funerarie romene sono "uniche" ed sono da tempo oggetto di numerosissimi studi condotti da etnologi di chiara fama. Forse la lettura di queste righe inciterà i più curiosi ad addentrarsi in uno spazio vastissimo e ricco di sorprese. Buone vacanze post-covid a tutti!
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legale, fiscale
Il contratto ai tempi del coronavirus A c u r a d i A v v. A l i c e M e r l e t t i e E l e n a A l f e r o
La pandemia ha avuto un notevole impatto non soltanto nel settore del diritto pubblico, ma anche nell’ambito dei rapporti di diritto privato. Non a caso, i decreti della Presidenza
del Consiglio dei Ministri preordinati al contenimento dell’emergenza hanno inciso sull’operatività della stragrande maggioranza dei settori produttivi e di servizi, con sensibili ripercussioni in ambito negoziale. Pertanto il legislatore ha "tentato", tra l’altro, di regolare i profili inerenti i rapporti contrattuali. Il riferimento è il comma 6 bis, dell’art. 3, D.L. n. 6/2020, convertito con modificazioni nella Legge. n. 13/2020 (Misure urgenti in materia di contenimento OLTRE MAGAZINE
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La recente diffusione del Covid-19 sul territorio nazionale ha comportato l’incedere di timori individuali e collettivi, i quali hanno causato sentimenti di incertezza che, sovente, hanno paralizzato la circolazione economica frenandone la consueta evoluzione.
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L’emergenza causata dal coronavirus ha avuto un importante impatto anche sui contratti in essere per quanto riguarda i pagamenti delle prestazioni oggetto del contratto stesso.
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LEGALE, FISCALE
Ma quale è la ratio della norma e che impatto ha avuto e avrà sui negozi giuridici? Per comprenderlo appieno occorre fare un passo indietro. Nel nostro ordinamento l’inadempimento rilevante in termini di risarcimento è solo quello colpevole. Secondo quanto dispone la norma emergenziale, si ritiene che il rispetto delle misure di contenimento della pandemia, quale evento contingente e straordinario, rientrerebbe in una
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e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19), inserito dall’art. 91, comma 1, D.L. n. 18/2020 (Misure di potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19), a mente del quale: “il rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è sempre valutata ai fini dell’esclusione, ai sensi e per gli effetti degli artt. 1218 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi pagamenti”.
sorta di “giustificazione” del relativo inadempimento. In parole povere si vuol dire che in questo frangente non ci sarebbe colpa e quindi non si può parlate di inadempimento. Certamente, in concreto, la norma deve essere calata sulla singola prestazione oggetto del contratto (ossia sulla fornitura stessa) e si declina in funzione di variabili, quali la natura della prestazione, gli interessi coinvolti, la considerazione riconosciuta al coronavirus nell’ambito delle misure di contenimento, le specificità della fattispecie. Tutti elementi che contraddistinguono l’equilibrio del contratto. In definitiva, la ratio dell’art. 3, comma 6 bis, sembrerebbe essere da un lato quella di evitare il risarcimento del danno da parte del debitore, dall’altro quella di non demolire i rapporti contrattuali entrati in crisi a causa della pandemia, in quanto la disposizione in parola nulla stabilisce in ordine alla liberazione del debitore. Resta fermo il ruolo fondamentale degli operatori del diritto, magistratura compresa, nella valutazione del
rispetto delle misure di contenimento, ai fini dell’accertamento della colpevolezza o meno dell’inadempimento. In un contesto così delineato, l’operatore giuridico è la figura che coadiuva le parti del contratto nella ricerca di soluzioni funzionali e costruttive a prevenire la lite, alla luce dell’attuale prospettiva emergenziale, o meglio post emergenziale . Sulla scorta della capacità di prevedere le possibili conseguenze, relative ad una determinata questione giuridica, bisognerà ricercare, nell’interesse della parte, una equa rinegoziazione dei rapporti entrati in crisi. Fondamentale, infine, è e sarà contemperare i valori etici con quelli dell’autonomia privata, e di tale delicata operazione i giuristi dovranno essere garanti, ciascuno nelle proprie funzioni. Pertanto, in assenza di rimedi testualmente previsti per tale ipotesi, qualsiasi sia la soluzione prescelta per il ripristino dell’equilibrio economico del contratto, l’auspicio è che costituisca la strada per la riconduzione ad equità del contratto.
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Prima, durante e dopo di Ugo Albano
Se la morte appartiene alla vita, essendone l'ultima appendice, chi se ne occupa per professione deve non solo produrre cultura, ma anche offrire servizi per una “buona morte”.
a quel momento e vuole farlo bene e
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Servizi aggiuntivi di death education per servizi funerari di qualità. Cosa sono? Come applicarli? Lo spiega uno degli autori del volume "Accompagnare alle frontiere della vita", da poco in libreria.
Le imprese sono chiamate non solo a gestire il “dopo”, ma anche a proporsi per il “prima”: chi si avvicina
forte potenziale (anche economico!)
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senza rimpianti ha bisogno di trovare nell’impresario funebre una persona di fiducia disposta a consigliarlo e ad orientarlo. Riteniamo tale campo a e il lettore potrà trovare interessanti spunti su questi argomenti nel libro
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IN LIBRERIA
“Accompagnare alle frontiere della vita”, scritto a quattro mani con il collega Nicola Martinelli.
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Storicamente le imprese funerarie nascono come supporto al rituale religioso per la sola gestione della salma. Come è noto è solo con la creazione dei cimiteri religiosi, nel medioevo, e con la scelta dell'affidamento individuale del defunto, cioè con il passaggio dalle fosse comuni ai campisanti, che la gestione del feretro diviene compito conferito alle confraternite. Nel 1860 lo Stato Sabaudo interviene, anche per motivi sanitari, a regolamentare la gestione pubblica delle salme con la creazione dei cimiteri civici. Il Regno d’Italia aveva allora un taglio laico su queste questioni, per cui fu favorita una responsabilità civile dei defunti, il che decretò di fatto la fine delle confraternite e la nascita delle imprese
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Ugo Albano Nicola Martinelli
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funerarie. Oggi il senso dell’attività è ancora considerato dalla popolazione solamente quello relativo alla cura del feretro all’organizzazione del rito di commiato fino alla tumulazione. La concorrenza del mercato, viste le tante imprese e l’ingaggio fiduciario da parte dei parenti, comporta il rischio di azioni al ribasso non basate sulla qualità e a sicuro sfavore degli agiti scorretti (per esempio sottopagando il personale). Inviterei a riflettere, in tal senso, su scelte di innovazione e di ampliamento dei servizi, sicuro che il cliente è disposto anche ad un maggior impegno economico per una qualità dichiarata. Un ambito strategico che il libro propone al lettore è quello di affiancare ai servizi classici quelli consulenziali, quelli di “accompagnamento alla morte”, appunto. Oggi in Italia si sta diffondendo sempre di più la cultura del “morire bene”, il che presuppone il bisogno di pianificare la propria morte, non demandando tutto ai
superstiti. Chi è anziano o è portatore di una diagnosi infausta ha voglia e sente il bisogno di “sistemare le cose prima”, non solo il rito funerario e la gestione del feretro, ma anche le questioni patrimoniali e quelle inerenti la propria salute. Il cliente che trova nell’offerta di servizio anche prestazioni di consulenza è disposto ad avvalersene e a pagarle, il presupposto, però, è il rapporto di fiducia e l’onestà del titolare. Chi si trova vicino alla fine sa infatti che deve regolare tante questioni spinose prima della dipartita e quindi deve affidarsi a dei professionisti della “buona morte” per andarsene senza rimorsi o crucci. Sto parlando delle Disposizioni Anticipate di Trattamento (Legge 219 del 2017), del lascito testamentario ad Enti, del testamento vero e proprio (Codice Civile, Libro II°, Titolo III°), delle disposizioni sul rito desiderato e sulla gestione della salma. Si tratta di servizi in-house che possono, anzi devono, fermarsi alla sola consulenza: dare informazioni, dissipare dubbi, chiarire su cosa è permesso e cosa non lo è dal nostro Ordinamento. L’impresa diventa cioè il luogo in cui ascoltare il cliente e, nella massima discrezionalità, costruire con lui il percorso di “sistemazione delle pendenze personali” prima della morte. Si tratta di un servizio aggiuntivo non solo da codificare sul prezzo, ma che fidelizza il cliente rispetto alla prestazione classica, su cui può anche sottoscrivere un’esclusiva con l’impresa. La gestione della redazione e del deposito degli Atti è infatti compito di un Legale o di un Notaio, il quale però può ren-
dersi disponibile a prestare le consulenze specifiche nella sede d’impresa, con tutte le cautele del caso, altrimenti nel proprio studio. L’attività di redazione delle Disposizioni Anticipate di Trattamento, può avvalersi della collaborazione saltuaria, cioè su appuntamento, con assistenti sociali o medici. Il servizio aggiuntivo, sia in-house che esterno, produce in ogni caso una rete con altri professionisti che diventa davvero strategica non solo per essere vincenti sul mercato, ma anche per necessarie collaborazioni legali o di altro tipo. Si tratta di formarsi all’innovazione d’impresa, il che richiede l’avvicinamento alla death education inglese. Se infatti in Italia il fine-vita e la morte sono ancora molto intrisi di tabù sociali e di oggettivo disagio delle imprese ad avere legittimazione, nei
Paesi anglosassoni è normale che l’agenzia funebre approcci la questione in termini consulenziali, non solo a morte avvenuta, ma pure prima, se richiesta. Occorre pertanto “fare cultura” e tradurre tutto ciò in comunicazione d’impresa: bisogna cioè intercettare il bisogno del morente a farsi consigliare su tutti gli aspetti detti sopra. Il mercato, a mio modo di vedere, esplicita questi bisogni e sta alla lungimiranza delle imprese proporre prodotti e servizi di consulenza e il volume “Accompagnare alle frontiere della vita”, va in questa direzione.
GLI AUTORI Ugo Albano è assistente sociale specialista, giornalista e formatore. Autore da anni di diverse pubblicazioni nel campo dei servizi sociali. Attualmente lavora nei servizi territoriali di Ravenna nel campo delle amministrazioni di sostegno. Eroga percorsi formativi a volontari e personale di servizio. Nicola Martinelli è assistente sociale e formatore. Attualmente opera nel servizio sociale di base del Comune di Codognè (TV) ed è membro della rete nazionale assistenti sociali in Cure Palliative. Insegna nei percorsi formativi rivolti al personale di cura ed è docente di Etica e Metodologia del lavoro sociale e sanitario nei corsi di formazione per OSS. Collabora con il Master in Death Studies & The End of Life dell’Università degli Studi di Padova.
URNE LEGNO
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curiosità
Il vento risponde di Raffaella Segantin
In un giardino del Giappone, su una collina che affaccia sul mare, c'è una cabina con un vecchio telefono nero non collegato alla rete. È il “Kaze no Denwa”, il telefono del vento, che migliaia di persone ogni anno usano per parlare con chi non c'è più.
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Rivolgersi in forma diretta a chi ci ha lasciato è un bisogno comune, soprattutto se il distacco è stato improvviso e traumatico. Di solito lo si fa sulla tomba del proprio caro oppure nell’intimità delle mura domestiche, magari davanti ad una sua fotografia. Modalità che per Itaru Sasaki, un signore giapponese sconvolto dalla morte di un cugino a cui era particolarmente legato, non erano sufficienti per stabilire quel contatto immaginario ma spesso necessario al superamento della perdita. E così ha pensato di collocare nel suo giardino,
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su una collina che guarda il mare, una cabina telefonica bianca con un vecchio telefono nero a disco, completamente scollegato da tutto. Itaru Sasaki aveva bisogno di comporre quel numero per parlare idealmente con lui, anche se non poteva udire alcun squillo né tantomeno una risposta, ma solo il fruscio della brezza che saliva dal mare. Per questo è stato chiamato “il telefono del vento”, Kaze no Denwa, nella lingua giapponese. Non è facile concepire quella che a prima vista sembra una singolare stravaganza. Il Giappone è un
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curiosità
Dopo poco più di un anno dall’istallazione del "telefono del vento", quella che sembrava solo una struggente storia personale ha avuto una svolta inaspettata. È l’11 marzo 2011 quando un devastante tsunami, inevitabile conseguenza di un fortissimo terremoto avvenuto al largo della costa della regione settentrionale di Tōhoku, distrugge chilometri di costa mietendo migliaia di vittime. Anche Otsuchi, la cittadina in cui vive Sasaki, viene colpita pesantemente dal disastro decimando il 10% della popolazione. Sono moltissime le famiglie che hanno perso i congiunti o gli amici e che si trovano in una situazione di completo smarrimento e di profonda sofferenza. Sasaki si sente più che mai coinvolto in questo lutto collettivo e vuole fare la sua parte per aiutare come può la comunità. Ha così l’idea di mettere a disposizione il suo speciale telefono anche agli altri. La voce si sparge in fretta e mese dopo mese il suo giardino, a cui è stato dato il nome di Bell Guardia, diviene un’autentica meta di pellegrinaggio attirando gente da tutto il Paese, come se si trattasse un luogo di cura (e in effetti per molti aspetti lo è).
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mondo lontano, con una cultura affascinante, di difficile comprensione per noi occidentali, dove tradizioni antichissime sopravvivono e convivono con frenetici ritmi quotidiani scanditi dalle più moderne tecnologie. La religione shintoista, praticata dalla maggioranza della popolazione, attribuisce ad ogni cosa, vivente o meno, un kami, ossia uno spirito vitale. Diventa quindi normale interagire con le forze della natura in una sorta di colloquio reciproco e per questo motivo il dialogo tra umani e spiriti (compresi quelli dei trapassati) è una situazione non inusuale.
Sono migliaia le persone che hanno varcato la soglia della cabina bianca e che, con l’indice infilato nella miti-
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ca rotella di cui molti hanno ancora nostalgia, hanno composto quella sequenza di cifre così familiare da ricordare a memoria. Ed è così che avviene l’incredibile: come se davvero nella cornetta si udisse un “pronto” proveniente da quella voce che non si riesce a scordare, ha inizio una conversazione con chi non c’è più per confidare i propri sentimenti, per ricordare, per mettere ordine in un rapporto che si è bruscamente interrotto o anche per chiedere perdono. Qualcuno è probabilmente convinto che il suo caro lo stia ascoltando per davvero comunicando attraverso i suoni della natura: “The answer is blowing in the wind” (la risposta fluttua nel vento) come cantava Bob Dylan negli anni ’60 e come testimoniano alcune frasi presenti sul sito internet di Bell Guardia “Quando senti il suono del vento, le onde del mare o il canto degli uccelli, trasmetti il tuo sentimento ai tuoi cari perduti attraverso il telefono”. Anche se è evidente che stiamo parlando di un’illusione, non si tratta tuttavia di un mero soliloquio fine a se stesso. È un rito che aiuta ad aprire il proprio cuore, che dona conforto, uno spiraglio di luce utile ad affrontare il dolore e ad accettare la perdita. Il tutto rafforzato da un senso di condivisione, perché su quella collina che guarda il mare si intrecciano le esperienze e le sofferenze di tanti nostri simili. Un fenomeno che non deve essere banalizzato, ma piuttosto studiato. Ne ha parlato anche Francesca Brandolini, psicologa Vidas (associazione per l’assistenza ai sofferenti) in un’intervista raccolta sul sito vita.it, affermando che “Il telefono riapre una possibilità di dialogo interiore ma soprattutto di creare legami reali e tangibili tra vivi che consentano di rimanere ancorati al presente e di pensare ad un domani possibile”. E ancora: “Parlare con chi non c’è
più offre la possibilità di aprire il cuore e dialogare con se stessi, lasciando alla fine il passato nel passato. Perdonare e perdonarsi, aprendosi alla possibilità di sollevare lo sguardo verso l’orizzonte e ricominciare a pensarsi in un futuro che non prevede più la presenza di quella persona ma che parla ancora di vita”. Alla domanda sull’opinione della comunità scientifica su questo fenomeno, risponde che, pur non avendo riscontri diretti “gli esperti da sempre sostengono l’importanza durante l’elaborazione di un lutto di sentirsi ascoltati e accolti, di poter esprimere le proprie emozioni, incluse quelle indicibili di rabbia e rancore nei confronti di chi non c’è più. In quel particolare dialogo con il vento (in cui a tutti gli effetti manca l’interlocutore), chi parla ha l’opportunità di ascoltare se stesso e dare parola al cuore, senza giudizio e senza interruzioni”.
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Una vicenda tanto incredibile quanto commovente ha ispirato anche un romanzo. "Quel Che Affidiamo Al Vento", uscito a fine gennaio per le edizioni Piemme, è il delicato racconto di un percorso interiore che dall’indicibile dolore della perdita condurrà alla rinascita. Una storia di amore e di speranza, un inno alla vita che spesso ci concede nuove opportunità, dando un senso a tutto. Autrice del libro è Laura Imai Messina, una giovane scrittrice italiana da anni residente nel "Paese del Sol Levante", che con questo romanzo ci rivela anche il rispetto e l’amore per la terra che l’ha accolta e in cui vive.
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Di questo luogo, diventato oramai un’icona, la rete nazionale NHK ha realizzato un toccante documentario dal titolo "Il telefono del vento – sussurri alle famiglie perdute”, a cui ha fatto seguito una raccolta di testimonianze pubblicate in un libro di successo intitolato “Il telefono del vento – Quello che ho visto al telefono nei sei anni dal terremoto”.
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La morte nell’arte d i S t e fa n o M o n ta g u t i
“Si muore una volta sola, e per tanto tempo!” (Molière).
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Tre opere molto diverse realizzate in periodi differenti, ma accomunate da un unico pensiero, quello di sondare il mistero della morte.
Voglio parlare in questo articolo della morte nell’arte pittorica e scultorea. La rappresentazione della morte ha, infatti, sempre rappresentato per gli artisti un punto nodale di ricerca, perché è un concetto irrisolto, sempre misteriosa, mai spiegata razionalmente. La signora dai capelli fluenti e dall’aspetto cadaverico,
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come veniva raffigurata fino al tardo Medioevo dai popoli di origine latina, o figura scheletrica con la falce, avvolta in un nero mantello nell’accezione greca e tedesca (come anche in quella moderna di Ingmar Bergman nel Settimo sigillo del 1958); “a livella” - come scriveva Totò - che colpisce indiscriminatamente, senza ingiustizie o favoritismi, che il denaro non potrà mai corrompere, davanti
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La terza versione dell'Isola dei Morti di Arnold Bรถcklin
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alla quale tutti gli esseri umani sono uguali. L’artista che si confronta con il tema della morte assiste alla creazione della trasposizione del suo pensiero alla tela o al blocco di marmo da modellare ed è frutto di un turbamento e di una ricerca interiore. È di estremo interesse vedere come i vari artisti nel corso dei secoli abbiano rappresentato un momento topico come quello della fine della vita: immagini che spesso sono caratterizzate da una nota tenebrosa, da un senso di decadenza e annientamento, da un sentimento di stupore e di paura nei confronti di un qualche cosa che l’essere umano teme ed evita. Prenderò in esame alcune opere che mi hanno particolarmente colpito. Non andrò in ordine cronologico, ma di un casuale simbolismo.
L’isola dei morti di Arnold Böcklin
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De L'isola dei morti esistono diverse versioni, realizzate tra il 1880 e il 1886: una produzione ai limiti del seriale che ha visto almeno cinque esemplari consecutivi, uno dei quali, il quarto che si trovava a Rotterdam, è andato perduto durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale.
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L'isola dei morti (Die Toteninsel) è il nome di cinque dipinti con il medesimo soggetto del pittore svizzero Arnold Böcklin, realizzati tra il 1880 e il 1886, conservati a Basilea, New York, Berlino e Lipsia. È considerato l’indiscusso capolavoro di Böcklin, uno dei maggiori esponenti del simbolismo tedesco, un artista a tutto tondo che oltre a pittore era disegnatore, scultore e grafico.
Il quadro per come lo conosciamo fu commissionato da una nobildonna tedesca, Marie Berna, che aveva chiesto a Böcklin di realizzare un
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La prima versione dell'isola dei morti di Arnold Böcklin dipinto in commemorazione del defunto marito Georg Von Berna, morto di difterite quindici anni prima. Marie Berna rimase molto colpita da un’opera che il pittore esponeva nel suo studio a Firenze: si trattava della prima versione che era stata commissionata dal mecenate Alexander Günter. La vedova Berna disse di volere un quadro “per sognare” e quel quadro, effettivamente, nella sua statica pace aveva un alone di mistero. Chiese solo una modifica, ovvero l’aggiunta una bara traghettata verso l’isola. Lo stesso artista descrisse così la sua opera: “Un’immagine onirica: essa deve produrre un tale silenzio che il bussare alla porta dovrebbe far paura”. La scena, ambientata poco prima del tramonto, rappresenta un mare color petrolio, denso e calmo, dalla superficie oleosa, che si infrange sugli scogli generando lievi giochi di spuma. Il cielo, scuro e minaccioso, è velato da nubi compatte e impenetrabili. Un’esile imbarcazione è spinta a remi da
un nocchiero visto di spalle che richiama il personaggio classico e dantesco di Caronte. Sulla prua si scorge una bara, posta di traverso e coperta da un telo sul quale è stata deposta una ghirlanda intrecciata di fiori rossi. Una figura in piedi e vista di spalle, apparentemente coperta da un sudario, potrebbe identificarsi con l’anima che accompagna il corpo all’ultima dimora o con la Morte stessa. La barca sta per attraccare sulle coste di un’isola misteriosa a forma di C, nella cui parte centrale si innalzano colossali cipressi dalla punta aguzza; gli scogli affioranti e grandi lastre di pietra scura ne difendono l’entrata. L’isola è sicuramente disabitata, infatti è costituita da rocce a pelo d’acqua, scarpate scoscese, pendii ripidi e impossibili da scalare, aperti da profonde cavità identificabili come tombe. D’altro canto, la presenza sulla barca della bara indica con certezza che si tratta di un cimitero solitario. Il risultato del dipinto fu una delle opere più enigmatiche mai realiz-
La Morte della Vergine di Caravaggio
(Fonti bibliografiche: metmuseum.org, smb. museum e lasottilelineadombra.com)
Morte della Vergine di Caravaggio La Morte della Vergine è uno dei dipinti più famosi di Caravaggio (all’anagrafe Michelangelo Merisi) oggi conservato al Louvre di Parigi. Realizzato tra il 1605 e il 1606 su commissione per una cappella privata all’interno della chiesa romana dei Santa Maria della Scala, fu l’ultimo quadro d’altare che Caravaggio dipinse a Roma prima di fuggire per avere ucciso un uomo in una rissa. Il pittore, nella sua opera, coinvolge l’osservatore nel pianto degli apostoli e della Maddalena intorno a Maria distesa sul letto di morte. È una scena di dignitosa povertà, tra gente modesta ma di sentimenti profondi. La desolazione dell’ambiente è resa ancora più intensa e solenne dalla grande tenda rossa, simile a un sipario alzato. La tensione drammatica è raggiunta con una straordinaria concentrazione di mezzi. I personaggi sono messi in risalto con estrema forza dalla luce che modella le figure e fa emergere dall’ombra gli apostoli e il volto della Madonna. Va detto che il quadro, una volta consegnato, venne rifiutato in quanto la figura della Vergine non era conforme all’iconografia classica, priva com’era di qualsiasi riferimento sacro o mistico, tanto che la leggenda narra che Caravaggio abbia utilizzato il corpo di una prostituta annegata nel Tevere come modello per Maria. Nonostante il rifiuto, il quadro venne poi acquistato dal Duca di Mantova, per passare successivamente al re d’Inghilterra Carlo I e, molto tempo dopo, fu acquistato da un banchiere parigino che lo portò alla corte di Luigi XIV, andando a riempire la collezione del Louvre. Si tratta di una delle immagini di morte più rivoluzionarie di tutta la storia dell’arte. Sono poche le parole che si possono aggiungere a tutto quello che si è detto su Caravaggio, OLTRE MAGAZINE
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Negli anni successivi alla sua realizzazione, e soprattutto nel XX secolo, L’isola dei morti ebbe una fortuna che certamente Böcklin non si sarebbe mai nemmeno sognato di prevedere. Ispirò decine di pittori, tra cui De Chirico e Dalí, esercitò sul
pubblico una sorta di vera e propria fascinazione ipnotica, che nella Germania nazista sarebbe poi diventata quasi una forma di isterico fanatismo. Adolf Hitler, nel 1933, riuscì ad acquistare la terza versione del dipinto: in una celebre foto scattata nella Cancelleria del Reich, nel 1940, il quadro campeggia alle spalle del dittatore.
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zate il cui intento era una meditazione sull’aldilà e si è connotato come capolavoro assoluto del simbolismo tedesco.
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uno degli artisti più amati ai giorni nostri, capace di un uso, che potremo definire scenografico, della luce. Violento, irascibile, dedito all’alcol e ad altri vizi, era decisamente un genio, non sempre incompreso, tanto che i suoi quadri erano già ricercati da importanti e potenti collezionisti dell’epoca. La sua vita è stata una avventura, segnata da omicidi, arresti e fughe. La morte beffarda lo colpì proprio nel momento in cui stava per porre termine alle sua pena. (Fonti bibliografiche: arteworld.it, artesplorando.it e Dizionario della pittura e dei pittori AA.VV., Einaudi, 1989)
sia pubblica avvenuta nel 1632 ad opera del professor Nicolaes Tulp, ordinario della Cattedra di Anatomia presso l’università de L’Aia, intento a tenere una lezione pratica che prevede la dissezione del corpo di un criminale giustiziato. Per l’allora giovane Rembrandt si trattò del primo ritratto di gruppo: accanto al luminare sono, infatti, presenti sette membri della Gilda dei chirurghi di Amsterdam, mentre al centro della scena si trova il cadavere oggetto di studio. Interessante la composizione dell’opera: la disposizione dei personaggi è molto teatrale e le teste di sei dei sette spettatori formano, partendo da sinistra, una freccia la cui punta termina con la mano destra del dottor Tulp. Il settimo chirurgo, invece, tiene in mano l’elenco dei partecipanti e ha la funzione di collegare visivamente Tulp agli altri personaggi. Rembrandt scelse di fissare il momento in cui il medico disseziona l’avambraccio del cadavere per mostrarne la struttura muscolare. L’azione della scena si incentra proprio su quel gesto assai realistico in cui, con l’aiuto di pinze chirurgiche mostra il funzionamento dei tendini. Dal dipinto emerge anche un messaggio morale che collega la dissezione alla criminalità e al peccato con il monito che la
Lezione di anatomia del dottor Tulp di Rembrandt Lezione di anatomia del dottor Tulp è un olio su tela di 216,5x169,5 cm, dipinto da Rembrandt nel 1632, oggi conservato al museo Mauritshuis de L’Aia. Il quadro raffigura la seconda autop-
Lezione di Anatomia del Dottor Tup di Rembrandt
morte attende tutti quanti.
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A questa prima opera Rembrandt farà seguire nel 1656 un ulteriore dipinto sullo stesso tema La Lezione di anatomia del dottor Deyman, conservata al Rijksmuseum di Amsterdam. (Fonti bibliografiche: arteworld.it, mauritshuis.nl eatlasorbis.it)
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Appuntamento ai prossimi numeri di Oltre Magazine con la descrizione di altri capolavori del patrimonio artistico mondiale focalizzati sulla tematica della morte.
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IN MEMORIA
Addio al compositore da Oscar d i a l e s s a n d r a n ata l i n i
Grande commozione per la perdita di uno dei più grandi e prolifici musicisti del nostro tempo.
È stato un compositore a tutto tondo, anche se la sua fama a livello mondiale la si deve soprattutto agli accompagnamenti musicali dei film. Ha collaborato con i registi più famosi e si è cimentato nei generi più disparati - dai film d’autore a quelli di cassetta - con la medesima
Componeva chiuso nel suo studio, scrivendo le note direttamente a matita sul pentagramma senza nemmeno l’aiuto del pianoforte. Personaggio semplice che non amava la notorietà, artista intransigente e rigoroso, tutto “genio e regolatezza” come lo ha definito Roberto Benigni, era sempre alla ricerca della perfezione. La sua musica è stata un’esperienza collettiva capace di arrivare a tutti e di toccare quelle corde che sanno far affiorare emozioni, sentimenti,
ricordi e rimpianti. Il mondo intero si è commosso per la sua scomparsa, poiché quando se ne va un personaggio di tale levatura, è un pezzo della nostra storia pubblica, ed anche privata, a venire meno. Ecco come lo ha ricordato il presidente Sergio Mattarella. “La scomparsa di Ennio Morricone ci priva di un artista insigne e geniale. Musicista insieme raffinato e popolare, ha lasciato un'impronta profonda nella storia musicale del secondo Novecento. Attraverso le sue colonne sonore ha contribuito grandemente a diffondere e rafforzare il prestigio dell'Italia nel mondo". Come da suo volere la cerimonia funebre si è svolta in forma privata, scandita dalle note di Mission, colonna sonora dell'omonimo film del 1986 di Roland Joffé, una delle musiche più struggenti che abbia composto. Ora, mentre il suo nome è andato ad aggiungersi al gotha dei grandi musicisti di tutti i tempi, rimane un grande vuoto pressoché incolmabile, perché come ha dichiarato Paolo Zampini, direttore del conservatorio di Firenze “Abbiamo perso la colonna sonora della nostra vita”. OLTRE MAGAZINE
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Difficile sintetizzare una lunga e prolifica carriera in poche righe. Se solo guardiamo i numeri le cifre sono impressionanti: più di 500 composizioni per colonne sonore di film e serie TV, oltre a numerosi brani classici e arrangiamenti di canzoni di successo, una trentina di importanti riconoscimenti tra cui 2 Premi Oscar (Oscar alla carriera nel 2007 e come migliore colonna sonora dell’anno per il film The Hateful Eight di Quentin Tarantino nel 2016) ,70 milioni di album venduti.
serietà e dedizione. La sua sensibilità nell’intuire il pensiero dell’autore, unita alla fine capacità di interpretare le storie e di cogliere gli aspetti più nascosti dei caratteri dei personaggi, ha contribuito in modo sapiente ed originale a dare spessore al racconto. Un perfetto adattamento della musica alla scena per segnare in modo preciso i passaggi più significativi, definire al meglio la psicologia dei personaggi e regalare al pubblico emozioni indimenticabili. Avrebbero avuto lo stesso successo i film di Sergio Leone senza le colonne sonore di Morricone? Impossibile dirlo, ma sicuramente non sarebbero stati la stessa cosa.
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Ennio Morricone, uno dei più grandi geni musicali del nostro tempo se n’è andato. In punta dei piedi, “senza voler disturbare”, come ha scritto pochi giorni prima in un messaggio di addio alla famiglia, in cui ha riservato un saluto speciale alla moglie Maria. Ed è già leggenda.
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attualità
cimiteri d’italia
c u lt u r a
Riti commemorativi collettivi
La grande bellezza di Roma nei suoi cimiteri
Morire all’ombra dei Carpazi
Lusso raffinatezza e cura di ogni dettaglio