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Non smettere mai di andare oltre!
SOMMARIO
IN EVIDENZA Non potevamo non aprire questo numero di Oltre Magazine con Tanexpo! Confortata dai dati decrescenti della pandemia e dall’ottimo andamento della campagna vaccinale, la fiera funeraria più importante al mondo ha voluto dare per prima un forte segnale di ripresa. Una “summer edition” che, anche se comprensibilmente priva di alcune presenze, non ha mancato il suo principale obiettivo, quello di poterci finalmente incontrare per rinsaldare relazioni o anche per un semplice saluto. Tra gli argomenti di attualità, un tema che ci sta molto a cuore: l’addio all’animale domestico. Lo abbiamo trattato descrivendo l’attività di una delle prime imprese funebri nata specificatamente per i nostri piccoli amici, intervistando il responsabile del nuovo crematorio per animali di Torino ed affrontando il discorso dal punto di vista legale circa la possibilità di collocare le ceneri del pet accanto a quelle del proprietario.
FIERE Grazie a tutti!
PARLIAMO DI...
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La camera mortuaria cimiteriale, questa sconosciuta!
costumi e curiosità La festa delle lanterne
PARLIAMO DI... L'ultimo viaggio dei nostri piccoli amici è in 1° classe!
ATTUALITà Le nuove frontiere della cremazione degli animali
in memoria
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Arrivederci, Raffaella!
PARLIAMO DI...
L'improvvisa scomparsa di Raffaella Carrà, a cui abbiamo dedicato alcune pagine, si accompagna al ricordo di altri due grandi personaggi dello spettacolo: Franco Battiato e Carla Fracci che lasciano un vuoto nella scena culturale del nostro Paese.
Una persona davvero speciale
Ed infine una nota di curiosità con il racconto di simpatici club di anziani neozelandesi che si riuniscono per stare insieme ma soprattutto per dedicarsi, tra un tè e una fetta di torta, alla costruzione e alla decorazione del proprio cofano funebre, con originalissimi risultati.
Tutta la vita in punta di piedi
curiosità Coffin Club, la tendenza della Nuova Zelanda
IN MEMORIA curiosità Le nuove frontiere del lutto
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in memoria Trovare l'alba dentro l'imbrunire
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Oltre Magazine Periodico di informazione dell’imprenditoria funeraria e cimiteriale Bimestrale Anno XXI - n°4 Luglio-Agosto 2021 OLTRE MAGAZINE
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Grazie a tutti! d i A L E S S A N D R A N ATA L I N I
Una scommessa vinta, sia dal punto di vista organizzativo sia delle aziende produttrici presenti, per l’affluenza dei visitatori e la qualità degli incontri, che sono stati di grande soddisfazione per i partecipanti.
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Da giovedì 1 a sabato 3 luglio, Bologna si è rivestita a fiera.
Ritrovarsi quest’anno tra gli stand, potersi confrontare di persona guardandosi negli occhi, è stato motivo di grande soddisfazione per gli espositori e per gli operatori che sono intervenuti a Tanexpo, a conferma della forte volontà di tornare a
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vivere la normalità di sempre, ogni giorno sempre più. E questa voglia è stata palpabile sin dalle prime battute, con i tanti visitatori che si scattavano selfie davanti ai fondali di Tanexpo e si facevano fotografare con i nuovi modelli di auto e di cofani per dire io sono qui, io c’ero! La manifestazione si è aperta con un momento di riflessione “dovuto” con l’imprenditoria Funeraria italiana.
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Dovuto perché in questa recente emergenza il settore è stato chiamato a fronteggiare una situazione inaspettata che ha evidenziato da un lato la grande capacità di questi professionisti e, dall’altro, l’esigenza di un maggior riconoscimento del proprio ruolo e di un miglior confronto con le istituzioni preposte a far fronte a situazioni emergenziali. Il tavolo inaugurale intitolato “Ad un anno dalla pandemia”, moderato da Carmelo Pezzino, Direttore di TGFuneral24, ha così visto la partecipazione degli esponenti delle associazioni di categoria, Gianni
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Gibellini, Presidente EFI, Cristian Vergani, Presidente Feder.Co.F.It. e Alessandro Bosi, Segretario Fe.N.I.O.F., dell’On. Giuseppe Bellachioma, membro della V Commissione della Camera dei Deputati, e dell’On. Giuditta Pini, membro della XII Commissione della Camera dei Deputati.
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Tanexpo, hanno sottolineato, arriva a conclusione di un periodo in cui l’attualità ha costretto gli operatori a rispondere a esigenze che hanno fortemente impattato con il settore. Un periodo in cui si è dovuto far fronte a un’attività straordinaria ma in cui è rimasta alta l’offerta dei servizi. Premesse le difficoltà operative ed economiche della fase pandemica – il 2020 si è chiuso con 740mila decessi, un numero decisamente più elevato rispetto alla media degli anni precedenti, ma sono mancate cerimonie e funerali - in primo piano è emersa la necessità di un riordino normativo del settore, i cui capisaldi sono all’interno di un progetto di legge attualmente in discussione alla Camera, che consenta alle aziende di fare innovazione e crescere “armonizzando lo sviluppo del business con la responsabilità sociale”.
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Tanexpo è stata, una volta di più, un importante momento espositivo di presentazione delle novità, tendenze e soluzioni tecnologiche di qualità, accreditandosi, anche in questa particolare edizione 2020-21, come l’evento di riferimento per accrescere le competenze e la cultura
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imprenditoriale delle attività funerarie e cimiteriali, a 360 gradi. Sono state 180 le aziende leader del mercato, in rappresentanza di 20 Paesi, che hanno dato vita a questa speciale ripartenza, ospitata negli ampi spazi dei nuovi padiglioni 28-29-30 della fiera di Bologna, presentando
le migliori creazioni in cui artigianato e design si fondono, plasmati dalla maestria della nostra eccellenza produttiva. Una fiera normale, ma in sicurezza, grazie ai protocolli sanitari applicati da BolognaFiere e alla collaborazione di tutti i partecipanti: i tantissimi
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visitatori giunti da ogni parte d’Italia e d’Europa, che hanno prenotato la propria visita online consentendo un accesso ordinato agli ingressi dotati di termoscanner e che hanno sempre indossato la mascherina all’interno dei padiglioni, così come correttamente hanno fatto le aziende espositrici accogliendo i clienti sugli stand attenti a mantenere la distanza e la disinfezione delle superfici.
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Insomma, il primo vero evento in presenza che ci ha fatto apprezzare come mai prima la possibilità di ritrovarsi in fiera e parlarsi, trovare accordi e instaurare collaborazioni guardandoci negli occhi come avevamo sempre fatto, senza sapere quanto fosse bello e prezioso.
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“Se penso che tre mesi fa non c’era alcuna certezza su una possibile manifestazione in presenza, oggi non possiamo che ritenerci soddisfatti” – chiude Alberto Leanza, presidente di Tanexpo – “Il bilancio di questa edizione 2020-21 è senza dubbio sopra ogni aspettativa, nostra e degli espositori. È grazie a loro, soprattutto, che siamo riusciti a organizzare in così poco tempo un evento che si è dimostrato di qualità per tutto il nostro settore. Il prossimo appuntamento con Tanexpo, che riallinea la manifestazione alla tradizionale biennalità, è dal 7 al 9 aprile 2022”. Grazie a tutti! OLTRE MAGAZINE
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PARLIAMO DI...
La camera mortuaria cimiteriale, questa sconosciuta! di Daniele Fogli
La pandemia, con la grande e incontrollata crescita di mortalità in certe zone, spesso concentrata in ristretti periodi temporali, ha evidenziato problemi gestionali sanitari, ma pure funebri, cimiteriali e di cremazione, prima non attentamente valutati.
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Parliamo in questo articolo della camera mortuaria cimiteriale, delle sue funzioni e delle caratteristiche tecniche richieste.
Mi riferisco, per ordine, ai tempi e alle modalità di ricezione e di trasmissione di autorizzazioni funerarie (morte, sepoltura, cremazione, ecc.), ma pure
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agli aspetti di deposito di feretri in attesa di sepoltura o di cremazione. E successivamente alle difficoltà nel trasporto funebre, nella sepoltura e per quanto riguarda la cremazione. Fatti di cronaca avvenuti soprattutto nelle grandi città, arrivati sui giornali e anche in televisione, per non parlare del chiacchiericcio sui social, rendono necessario approfondire la funzione e le caratteristiche della camera mortuaria cimiteriale.
Cimitero monumentale dell'Aquila
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Cos’è e perché c’è la camera mortuaria nel cimitero
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Ogni cimitero per essere tale e per poter svolgere la propria attività (diversamente questa dovrebbe essere interrotta) deve garantire la presenza di un certo numero di strutture obbligatorie: tra queste almeno una camera mortuaria. Le funzioni della camera mortuaria del cimitero sono precisate dal regolamento di polizia mortuaria statale, approvato con D.P.R. 10/9/1990, n. 285. In particolare, esse sono individuate nell’Art. 56 (1). Le caratteristiche della camera mortuaria sono stabilite dagli artt. 64 (2) e 65 (3). Già che ci siamo ricordo che la sala
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(1) Art. 56 D.P.R. 285/1990 1. La relazione tecnico-sanitaria che accompagna i progetti di ampliamento e di costruzione di cimiteri deve illustrare i criteri in base ai quali l’amministrazione comunale ha programmato la distribuzione dei lotti destinati ai diversi tipi di sepoltura. 2. Tale relazione deve contenere la descrizione dell’area, della via di accesso, delle zone di parcheggio, degli spazi e viali destinati al traffico interno, dalle eventuali costruzioni accessorie previste quali deposito di osservazione, camera mortuaria, sale di autopsia, cappelle, forno crematorio, servizi destinati al pubblico e agli operatori cimiteriali, alloggio del custode, nonché impianti tecnici. 3. Gli elaborati grafici devono, in scala adeguata, rappresentare sia le varie zone del complesso, sia gli edifici dei servizi generali che gli impianti tecnici. (2) Art. 64 D.P.R. 285/1990 1. Ogni cimitero deve avere una camera mortuaria OLTRE MAGAZINE
autopsie in cimitero è facoltativa ma, se esiste, deve possedere requisiti analoghi a quelli della camera mortuaria, leggermente incrementati e stabiliti dall’Art. 66 (4).
Funzioni della camera mortuaria La principale funzione di una camera mortuaria del cimitero è quella stabilita dal comma 1 dell’Art. 64 D.P.R. 285/1990 e cioè: “per l’eventuale sosta dei feretri prima del seppellimento”. Tanto che la normativa regionale lombarda ha chiamato la camera mortuaria del cimitero con il termine “deposito mortuario”. A tale funzione se ne sommano altre, spesso connesse alla presenza o meno di un impianto di cremazione
per l’eventuale sosta dei feretri prima del seppellimento. 2. Essa deve essere costruita in prossimità dell’alloggio del custode ove esista e deve essere provveduta di arredi per la deposizione dei feretri. 3. Nei casi in cui il cimitero non abbia il deposito di osservazione previsto dall’art. 12, funziona come tale la camera mortuaria. In tali casi il corpo deve essere posto nelle condizioni di cui all’art. 11 e sottoposto alla sorveglianza di cui all’art. 12, comma 2. (3) Art. 65 D.P.R. 285/1990 1. La camera mortuaria deve essere illuminata e ventilata per mezzo di ampie finestre aperte direttamente verso la superficie scoperta del cimitero e dotata di acqua corrente. 2. Le pareti di essa, fino all’altezza di m 2, devono essere rivestite di lastre di marmo o di altra pietra naturale o artificiale ben levigata, ovvero essere intonacate a cemento ricoperto da vernice a smalto
(che può avere una propria camera mortuaria distinta, oppure possono esservi una o più camere mortuarie cimiteriali separate dalla struttura del crematorio, pur nello stesso cimitero). Si aggiungono inoltre funzioni talvolta indicate nei regolamenti di polizia mortuaria comunali, oppure nelle ordinanze sindacali che regolano le esumazioni e le estumulazioni o ancora determinate dagli usi e tradizioni locali, quali: a) La collocazione temporanea di feretri o altri contenitori di spoglie mortali in caso di lavori nella tomba di provenienza e per un tempo determinato; b) L’esecuzione di operazioni sui feretri determinate dalla necessità di assicurare la loro “sistemazione”
o da altro materiale facilmente lavabile; il pavimento, costituito anch’esso da materiale liscio, impermeabile, ben unito, lavabile, deve essere, inoltre, disposto in modo da assicurare il facile scolo delle acque di lavaggio, di cui deve anche essere assicurato il facile ed innocuo smaltimento. (4) Art. 66 D.P.R. 285/1990 1. La sala per autopsie deve rispondere ai medesimi requisiti prescritti per la camera mortuaria di cui all’art. 65. 2. Nella sala munito di idonea illuminazione vi deve essere un tavolo anatomico, in grès, in ceramica, in marmo, in ardesia, in pietra artificiale ben levigata o in metallo, che deve essere provvisto di adatta canalizzazione per l’allontanamento dei liquidi cadaverici e delle acque di lavaggio e di mezzi per il loro rapido ed innocuo smaltimento, nonché di sistema di aspirazione dei gas e loro innocuizzazione.
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per garantirne sia la resistenza meccanica che la impermeabilità oppure la sostituzione con nuovo feretro visto l’Art. 88 DPR 285/1990 (5). La differenza fondamentale tra il servizio mortuario di struttura sanitaria o i depositi di osservazione/obitori e la camera mortuaria cimiteriale è che in quest’ultima, per le sole e proprie funzioni, le spoglie mortali sono già racchiuse in un feretro sigillato, in un’urna cineraria, in una cassetta di ossa, o in un contenitore di resti mortali. Tali feretri e contenitori possono essere aperti per il tempo necessario e per le operazioni consentite, ma non si è ordinariamente in presenza di salme o cadaveri nell’immediatezza del decesso di cui si debba garantire
l’osservazione o effettuare operazioni di dissezione. Tra le funzioni che il regolamento statale di polizia mortuaria D.P.R. 285/1990 assegna come obbligatorie da parte del Comune vi sono pure quella di deposito di osservazione, di cui all’Art. 12 (6) e di obitorio di cui all’Art. 13 (7). In realtà, soprattutto nei Comuni di dimensioni maggiori, le funzioni di deposito di osservazione e di obitorio, attraverso convenzione, vengono svolte rispettivamente da strutture sanitarie (ospedali) o da istituti di medicina legale, in base al contenuto dell’Art. 14 DPR 285/1990(8). Per cui, nelle medio-grandi città, spesso queste funzioni non si ritrovano o si ritrovano solo in parte al cimitero.
Caratteristiche tecniche della camera mortuaria cimiteriale La camera mortuaria, per norme di D.P.R. 285/1990 già richiamate, deve essere: ✓ Illuminata; ✓ Ventilata "per mezzo di ampie finestre aperte direttamente verso la superficie scoperta del cimitero". Ove la situazione dei luoghi non consenta una buona ventilazione naturale, si ritiene che la ventilazione naturale possa essere integrata da quella artificiale. Non sono stabiliti in quest’ultimo caso dei minimi di ricambi orari come invece previsti per i servizi mortuari di struttura sanitaria da un DPR del 1997;
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(5) Art. 88 D.P.R. 285/1990 1. Il sindaco può autorizzare, dopo qualsiasi periodo di tempo ed in qualunque mese dell’anno, l’estumulazione di feretri destinati ad essere trasportati in altra sede a condizione che, aperto il tumulo, il coordinatore sanitario constati la perfetta tenuta del feretro e dichiari che il suo trasferimento in altra sede può farsi senza alcun pregiudizio per la salute pubblica. 2. Qualora la predetta autorità sanitaria constati la non perfetta tenuta del feretro, può ugualmente consentire il trasferimento previa idonea sistemazione del feretro nel rispetto del presente regolamento.
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Cimitero monumentale di Cremona
(6) Art. 12 D.P.R. 285/1990 1. I comuni devono disporre di un locale per ricevere e tenere in osservazione per il periodo prescritto le salme di persone: a) morte in abitazioni inadatte e nelle quali sia pericoloso mantenerle per il prescritto periodo di
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osservazione; b) morte in seguito a qualsiasi accidente nella pubblica via o in luogo pubblico; c) ignote, di cui debba farsi esposizione al pubblico per il riconoscimento. 2. Durante il periodo di osservazione deve essere assicurata la sorveglianza anche ai fini del rilevamento di eventuali manifestazioni di vita. (7) Art. 13 D.P.R. 285/1990 1. I comuni devono disporre di un obitorio per l’assolvimento delle seguenti funzioni obitoriali: a) mantenimento in osservazione e riscontro diagnostico dei cadaveri di persone decedute senza assistenza medica; b) deposito per un periodo indefinito dei cadaveri a disposizione dell’autorità giudiziaria per autopsie giudiziarie e per accertamenti medico-legali, riconoscimento e trattamento igienico-conservativo;
c) deposito, riscontro diagnostico o autopsia giudiziaria o trattamento igienico conservativo di cadaveri portatori di radioattività. (8) Art. 14 D.P.R. 285/1990 1. I depositi di osservazione e gli obitori possono essere istituiti dal comune nell’ambito del cimitero o presso ospedali od altri istituti sanitari ovvero in particolare edificio rispondente allo scopo per ubicazione e requisiti igienici. 2. Nei comuni con popolazione superiore ai cinquemila abitanti il locale destinato a deposito di osservazione deve essere distinto dall’obitorio. 3. I comuni costituitisi in consorzio per l’esercizio di un unico cimitero a norma dell’art. 49, comma 3, possono consorziarsi anche per quanto concerne il deposito di osservazione e l’obitorio. 4. Nel caso di cui al comma 3, ai fini della distinzione fra deposito di osservazione e obitorio di cui al comma
canalizzazione per l'allontanamento dei liquidi cadaverici e delle acque di lavaggio e di mezzi per il loro rapido ed innocuo smaltimento, nonché di sistema di aspirazione dei gas e loro innocuizzazione”. Circa i sistemi di “facile e innocuo smaltimento delle acque di lavaggio” della camera mortuaria cimiteriale la norma di polizia mortuaria non dettaglia. Ritengo che tali sistemi siano da valutare con l’approvazione iniziale del progetto da parte dei competenti uffici (comunali e sanitari), e, se necessario, operare nel tempo i cambiamenti se imposti da ristrutturazione o da obblighi normativi.
A differenza della camera mortuaria, la sala autoptica cimiteriale deve possedere tutte le caratteristiche della camera mortuaria e in aggiunta alcune proprie, tra cui il tavolo autoptico, e “deve essere provvisto (il pavimento) di adatta
Mentre, in base all’Art. 51 (11) del D.P.R. 285/1990, la competenza per la vigilanza sul cimitero è del sindaco del Comune in cui insiste il cimitero e la sorveglianza del cimitero stesso, per quanto stabilito dall’Art. 337 (12) del R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, è ora dell’ASL territorialmente competente.
2, si tiene conto della popolazione complessiva dei comuni interessati.
nistrativi e le determinazioni circa il finanziamento della spesa occorrente.
(9) Art. 55 D.P.R. 285/1990 1. I progetti di ampliamento dei cimiteri esistenti e di costruzione dei nuovi devono essere preceduti da uno studio tecnico delle località, specialmente per quanto riguarda l’ubicazione, l’orografia, l’estensione dell’area e la natura fisico-chimica del terreno, la profondità e la direzione della falda idrica e devono essere deliberati dal consiglio comunale. 2. All’approvazione dei progetti si procede a norma delle leggi sanitarie. (10) Art. 228 R.D. 1265/1934 I progetti per la costruzione di acquedotti, fognature, ospedali, sanatori, cimiteri, mattatoi e opere igieniche di ogni genere, predisposti dai Comuni, dalle Province, dalle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza
e da altri enti pubblici, anche se tali opere debbano essere costruite a spese o con il concorso dello Stato, sono sottoposti, quando importano una spesa non superiore a L. 50 milioni, al parere del medico provinciale o del veterinario provinciale, secondo le rispettive competenze. Per i progetti, il cui importo non superi i 150 milioni, deve essere sentito il parere del Consiglio provinciale di sanità. Quando si tratti di progetti di importo; superiore a L. 150 milioni, oppure di progetti relativi a costruzione di opere igieniche interessanti più Province, qualunque ne sia l’importo, anche se tali opere debbano essere eseguite a spese o col concorso dello Stato, deve essere udito il Consiglio superiore di sanità. Rimangono ferme le disposizioni della legge comunale e provinciale, nonché quelle della legge sulle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza per quanto riguarda l’approvazione dei progetti agli effetti ammi-
(11) Art. 51 D.P.R. 285/1990 1. La manutenzione, l’ordine e la vigilanza dei cimiteri spettano al sindaco e se il cimitero è consorziale al sindaco del comune dove si trova il cimitero. 2. Il coordinatore sanitario della unità sanitaria locale controlla il funzionamento dei cimiteri e propone al sindaco i provvedimenti necessari per assicurare il regolare servizio. (12) Art. 337 R.D. 1265/1934 Ogni comune deve avere almeno un cimitero a sistema di inumazione, secondo le norme stabilite nel regolamento di polizia mortuaria. Il cimitero è posto sotto la sorveglianza dell’autorità sanitaria, che la esercita a mezzo dell’ufficiale sanitario. I piccoli comuni possono costruire cimiteri consorziali. OLTRE MAGAZINE
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Rammento che in base all’Art. 55 (9) del D.P.R. 285/1990 i progetti di nuova costruzione o di ampliamento di cimitero sono deliberati dal Consiglio Comunale e si procede a norma delle leggi sanitarie, e quindi in base all’Art. 228 (10) del T.U. Leggi Sanitarie, approvato con R.D. 27 luglio 1934, n. 1265.
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✓ Dotata di acqua corrente; ✓ Dotata di arredi per la deposizione dei feretri; ✓ Con pareti fino ad una certa altezza (almeno 2 metri) facilmente lavabili "le pareti di essa, fino all'altezza di m 2, devono essere rivestite di lastre di marmo o di altra pietra naturale o artificiale ben levigata, ovvero essere intonacate a cemento ricoperto da vernice a smalto o da altro materiale facilmente lavabile"; ✓ Con pavimento facilmente lavabile "il pavimento, costituito anch'esso da materiale liscio, impermeabile, ben unito, lavabile, deve essere, inoltre, disposto in modo da assicurare il facile scolo delle acque di lavaggio"; ✓ Con soluzioni che garantiscano il facile ed innocuo smaltimento delle acque di lavaggio; ✓ Costruita in prossimità dell'alloggio del custode, ove questo esista.
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La festa delle lanterne di Miranda Nera
Il viaggio antico attraverso il tradizionale festival giapponese dedicato ai defunti.
È così sentita a livello sociale che la maggior parte delle persone può beneficiare di uno speciale congedo dal lavoro per poter prendervi attivamente parte. Nei giorni dedicati ci si riunisce e ci si prende cura delle tombe dei propri cari, cosa che non è
sempre possibile fare in altri periodi dell’anno. Si passa del tempo con la famiglia ma anche con gli amici. In Giappone la festa delle lanterne è un vero e proprio festival perché vi partecipano in molti dalle grandi città ai piccoli centri. Questa celebrazione è un’occasione non solo per commemorare i defunti: secondo un’ottica collettiva, infatti, in questi giorni vengono rinsaldati i legami familiari e i parenti che generalmente sono lontani hanno l’opportunità di riunirsi e passare del OLTRE MAGAZINE
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Obon, è una delle ricorrenze giapponesi più importanti e partecipate da tutta la popolazione; viene anche chiamata “festa delle lanterne” ed ha origine dalla cultura buddhista e confuciana.
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Foto: Colin Egan - Flickr
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COSTUMI E CURIOSITà
richiama proprio il ciclo della vita. L’abito tipico indossato durante questa festa è una sorta di kimono chiamato yukata, in cotone leggero e informale. È consuetudine che ogni zona del Giappone abbia le sue proprie musiche e danze tradizionali, le più famose sono quelle della città di Tokushima che sono un vero e proprio polo di attrazione per tantissimi turisti. La ricorrenza delle lanterne si tiene in un periodo insolito, quando nell’emisfero boreale la maggior parte della gente è in vacanza, ossia dal 13 al 16 di agosto, nei giorni denominati Mukaebi, Obon e Okuribi.
I giorni di Mukaebi
In questa festa la ritualità domestica e quella collettiva coesistono. Se il ruolo che hanno le anime dei defunti è quello di proteggere le proprie famiglie, le lanterne sono la guida attraverso cui ritrovare la strada di casa. Nell’ambito domestico vengono accese le lanterne e preparati gli altari con le offerte di
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cibo, in quello collettivo sulle strade vengono costruiti gli yaguras, piccole torri montate su palchi adornate da lanterne in cui vengono posizionati i taiko, i tipici tamburi che fanno da immancabile colonna sonora alle danze folcloristiche. Le danze vengono chiamate Bon Odori e consistono nel formare un cerchio in movimento intorno allo Yaguras, cerchio che idealmente
Foto: Shsunjisan - Flickr
Si dice che questo festival risalga al 657 d.C e che derivi da una tradizione antichissima. La leggenda narra che Shaka, il monaco buddista conosciuto per le sue visioni dall’aldilà, un giorno aveva visto l’anima sofferente della defunta madre. Per alleviare quella sofferenza le aveva offerto del cibo. Da qui nasce il culto degli antenati ed il legame tra cibo e ritualità funebre.
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tempo insieme. In questo periodo dell’anno la maggior parte delle persone è in vacanza e quindi, se abita lontano, può tornare nella propria città natale. Il rispetto della tradizione e il legame con la famiglia sono gli elementi chiave intorno ai quali ruota la festa di Obon che si cerca di tramandare anche alle nuove generazioni.
(13 e 14 agosto). Durante queste due giornate vengono accese fiaccole, candele e lanterne. I luoghi della festa vengono adornati con frutta e piante sacre e viene bruciato l’incenso. Il cibo è un elemento sacro offerto alle anime dei defunti mentre si danza intorno al fuoco. Le candele e le lanterne sono un mezzo importantissimo attraverso il quale le anime dei defunti ritrovano la strada di casa e possono finalmente
Foto: Lokis world - Flickr
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ricongiungersi alle proprie famiglie. Le famiglie, come farebbero per qualsiasi ospite, puliscono e decorano le loro case in loro onore.
(15 agosto). Questo è il giorno vero e proprio del festival: la ritualità vuole che le famiglie si riuniscano per visitare il cimitero, pregare e mangiare insieme. Anche qui il cibo assume una valenza sacra che è espressione del legame profondo con i defunti. Si mangiano fagioli rossi, dolci di riso e spaghetti tipici. Il cibo viene offerto anche alle anime dei defunti per aiutarli a sopportare il faticoso viaggio di ritorno a casa.
Il giorno di Okuribi
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Il giorno di Obon
(16 agosto). È l’ultimo giorno del festival e ora le luci hanno il compito di aiutare i defunti a ritrovare la strada per tornare nell’aldilà. Per il loro viaggio di ritorno all’aldilà vengono
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accompagnati da piccole offerte posizionate su lanterne fluttuanti adagiate con cura sull’acqua del mare o di un fiume. Simili a “barchette”, sulle lanterne sono riportati i nomi delle famiglie o frasi scritte dai monaci. È un giorno velato da un po’ di tristezza perché le anime dei propri cari stanno lasciano le loro case, al contempo però c’è la felicità e la speranza di ritrovarsi l’anno successivo con altre danze e canti. La festa delle lanterne è un evento rituale incentrato sul tema del fine vita e del lutto ma completamente avulso dalle ancestrali paure della morte e dal dolore per la perdita. È infatti una celebrazione allegra e colorata che ha lo scopo di ritrovarsi con i propri parenti, oltre che ringraziare i propri avi per l’importante protezione che offrono a coloro che sono ancora in vita.
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L’ultimo viaggio dei nostri piccoli amici è in 1° classe! Attiva da sei anni nella Bergamasca e province limitrofe, Z.Orme è una delle poche strutture in Italia a fornire un servizio di onoranze funebri dedicato unicamente agli animali d’affezione. Tra i tanti primati che il nostro Paese detiene, vi è anche quello del possesso di animali da compagnia.
ro totale della popolazione: sarebbe a dire che ogni cittadino italiano ha un animale domestico.
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di RAFFAELLA SEGAnTIN
Dagli ultimi rapporti risulta, infatti, che nelle case degli italiani vivano ben 60 milioni di pet, praticamente un rapporto di 1 a 1 rispetto al nume-
Una nuova sensibilità che si è diffusa negli ultimi decenni, un trend che il recente periodo di lockdown ha acuito, tanto che nel 2020 sono
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diversi milioni i connazionali che hanno acquistato o adottato un piccolo amico con cui condividere un pezzetto della propria vita. Divenuti a tutti gli effetti parte della famiglia, il mercato non ha perso l’occasione di proporre prodotti e servizi per farli vivere nel massimo comfort, alimentarli nel migliore dei modi e farli divertire. Per molto tempo non si è però pensato al momento in cui ci lasciano. Solo nel 2009 è entrata in vigore una legge comunitaria che vieta l’abbandono, lo scarico o l’eliminazione incontrollata di un animale deceduto, che ora può venire solamente seppellito o cremato. Così accanto ai cimiteri per animali, già esistenti da anni nelle grandi città, si sono moltiplicati anche i crematori dove incenerire le loro spoglie. Solo recentemente si è assistito alla comparsa di servizi funebri per animali, solitamente proposti da agenzie già operanti nel settore delle onoranze per gli “umani”, un modo di diversificare la propria attività e dare un ulteriore servizio ai clienti. È invece diverso il caso di Z.Orme, un’agenzia di onoranze funebri
Egidio Meloni e Orietta Zucchetti
Signor Egidio, ci racconta come è nata questa idea? “Tutto è partito dalla perdita del nostro amato cane Laus un American Staffordshire Terrier di soli sei anni. Quando ci ha lasciati per me e mia moglie è stato come aver perso uno di famiglia. A questa sofferenza si è aggiunto un altro trauma: non conoscendo l’esistenza di servizi specifici per animali, abbiamo dovuto affidarci al veterinario per lo smaltimento sanitario della salma che, com’è noto, avviene insieme a quelle di animali morti in allevamenti e a scarti provenienti da macelli. Una consapevolezza che, come potrà facilmente immaginare, ha rinnovato il nostro dolore. Ci siamo allora chiesti se potevamo fare qualcosa per cambiare questa situazione e realizzare una struttura ricettiva ove ogni proprietario potesse dare
un dignitoso saluto al proprio fedele amico a quattro zampe ed accompagnarlo nel suo ultimo viaggio”. È stato un percorso difficile? “Per arrivare a dare il via all’impresa c’è voluto tanto sacrificio e tanta pazienza. Non è stato facile, pensi che era l’inizio del 2012 quando abbiamo iniziato a immergerci in questo settore e siamo riusciti ad aprire i battenti di Z.Orme solo nel 2015! Ci siamo fatti carico di innumerevoli fatiche sia economiche che personali al fine di ottenere le autorizzazioni e le certificazioni richieste dalla normativa comunitaria europea, ma alla fine la nostra tenacia ha avuto la meglio e siamo riusciti a realizzare il nostro progetto”.
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Dove operate? Chi si rivolge a voi? “La nostra struttura è ubicata nel comune di Carobbio degli Angeli nella provincia di Bergamo, ma il servizio è operativo anche nelle provincie limitrofe come Milano, Monza Brianza, Lecco, Como, Brescia, Cremona, Verona... Disponiamo di un impianto di cremazione e di locali accoglienti per il pubblico. A noi si rivolgono sia i proprietari di animali che i centri veterinari, e pure associazioni per la
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nata esclusivamente per occuparsi delle esequie dei pet. Abbiamo incontrato il signor Egidio Meloni che con la moglie Orietta Zucchetti ha avviato questa attività.
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Com’è il vostro rapporto con i proprietari? “Consapevoli che la perdita del proprio animale domestico può arrecare una profonda sofferenza, cerchiamo di essere vicini alle famiglie che sperimentano questo lutto, non sempre compreso. Per questo in ogni fase del processo assicuriamo massima dignità e rispetto sia per la salma che per il proprietario. Capita di trovarci di fronte a dolori grandi e non è rara anche la presenza di bambini che vogliono salutare il loro amico pelosetto e che sperimentano il distacco per la prima volta nella loro vita. In questi casi le nostre attenzioni si moltiplicano, a volte anche organizzando una piccola cerimonia in modo che rimanga un ricordo sereno”. Un’avventura, quella di Egidio e Orietta, nata dall’amore per gli animali e dal desiderio di essere di aiuto in modo discreto, gentile e professionale a chi sta attraversando un momento difficile, come testimoniano i tanti attestati di stima presenti sul loro sito www.zorme.it.
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Come funziona il vostro servizio? “Quando riceviamo la chiamata del decesso di un animale ci rechiamo presso l'abitazione o il centro veterinario od ovunque vi sia la necessità di prendere in affido le sue spoglie. Il servizio viene eseguito direttamente dal nostro personale, utilizzando
tangibile”.
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tutela e la cura del mondo animale come canili e gattili. Frequenti sono anche le richieste che ci arrivano da imprese funebri che propongono queste prestazioni ma che non hanno una struttura propria”.
automezzi adibiti al trasporto delle salme provvisti di tutte le autorizzazioni necessarie. Arrivato alla nostra struttura, il corpo viene deposto per la conservazione momentanea in apposite celle a temperatura controllata. Successivamente, concordato il giorno e l'ora della cremazione, il nostro piccolo amico viene preparato nella sala del ‘Ponte dell’arcobaleno’ (nome tratto dalla leggenda che narra che gli animali dopo la dipartita si ritrovano tutti in un grande prato, in cui si arriva attraverso il ponte dell’arcobaleno e dove aspettano di potersi ricongiungere con il proprio padrone). Qui i proprietari possono dare l’ultimo saluto al loro pet e, se lo desiderano, accompagnarlo nei suoi ultimi attimi di presenza terrena seguendo su un maxischermo il percorso verso il crematorio. Completato il processo, che impiega circa tre ore, le ceneri vengono restituite ai proprietari. Oltre al cofanetto standard compreso nel servizio, offriamo una vasta scelta di contenitori in vari materiali e fogge: dalle urne più classiche, ai quadri con il ritratto del fedele amico fino ai gioielli personalizzati che aiutano al conservarne un ricordo
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ATTUALITà
Le nuove frontiere della cremazione degli animali d i a v v. A l i c e M e r l e t t i e E l e n a A l f e r o
Così il legislatore italiano - già anni fa con la L 14/08/1991 n. 281 - ha ritenuto di occuparsi degli animali di affezione.
Tuttavia, nel nostro ordinamento, vi è una sostanziale impossibilità di classificare gli animali quali soggetti aventi diritti perché, seguendo l’impostazione classica del diritto romano, essi vengono considerati ancora una “res”, ossia una cosa inanimata. Di conseguenza, l’unica possibilità per tutelarli è non tanto quella di riconoscere loro dei diritti, quanto prevedere dei doveri in capo all’uomo. Questa scelta ha prodotto OLTRE MAGAZINE
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“Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente”.
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Continua il nostro focus sul funeral pet con la disamina di alcuni aspetti tecnici e l’intervista a Matteo Sciarra, responsabile del nuovo crematorio per animali di Torino.
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Più recentemente è arrivata la regolamentazione, frastagliata e differente nelle singole Regioni, sulla sepoltura di animali di affezione, che prevede una disciplina ad hoc per l’eventuale collocazione delle ceneri nelle immediate vicinanze (se non addirittura unitamente) a quelle del proprietario. In questi casi è generalmente esclusa ogni ipotesi di collocazione all’interno della fossa in cui è posato il feretro. Ecco le possibilità: D per le tombe su campo di età decennale, si acconsente che il contenitore delle ceneri dell’animale possa essere fissato con colle o assicurato al terreno sottostante, con accorgimenti che ne impediscano l’accidentale asportazione; D per le cellette ossario e cinerario, l’urna può essere fissata alla relativa lapide di copertura; D per il colombaro, il contenitore delle ceneri trova molte volte posto sulla lapide relativa, sempre ben fissato, o, in alternativa, può essere collocato anche nello spazio residuale posto tra la muratura di chiusura del loculo e la lapide esterna, qualora il volume sia sufficiente per consentirne la collocazione; D per le tombe di famiglia, infine, l’urna viene fissata sul monumento, previa espressa previsione del medesimo nel progetto approvato dalle commissioni competenti a esprimere parere.
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i suoi effetti in moltissimi ambiti, a partire dall’intervento nelle cause di separazioni tra coniugi e nelle relative discussioni sull’affidamento degli animali.
In alcuni regolamenti, vengono, poi, esplicitamente indicati i materiali dei recipienti contenenti le ceneri degli animali d’affezione (metallici o in materiale lapideo, completamente chiusi con coperchio inamovibile, privi di bordi taglienti …).
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L'ingresso del nuovo crematorio per animali di Torino La normativa è quindi varia, a macchia di leopardo, ma l’esigenza di avere vicino a sé i propri animali domestici anche post mortem è ormai diffusa tra la maggioranza della popolazione, così che anche in Italia il “pet parenthood”, che diversi studiosi traducono come processo di “parentizzazione”, è diventato un fenomeno sociale. Per comprendere meglio la realtà di oggi, abbiamo chiesto la propria opinione al dott. Matteo Sciarra che gestisce il Tempio Crematorio per Animali Tyche Pet in Torino. “Negli ultimi anni si sta insinuando nel pensare comune l’idea che gli animali siano ormai parte integrante dei nostri nuclei familiari e quindi che necessitino di maggiori diritti e attenzioni da parte delle istituzioni (cosa che già avviene in diversi Paesi Europei). Le relazioni affettive con i nostri animali da compagnia sono, inutile nasconderlo, profonde e durature. La loro morte si caratterizza come un evento doloroso che lascia strascichi emotivi molto pesanti. Nasce perciò l’esigenza di un saluto dignitoso e consapevole.
Ed è per questo motivo che abbiamo avviato, come SoCrem Torino, una proficua collaborazione con la Matthews International un gruppo americano che vanta oltre 150 anni di esperienza nel settore funerario e ne rappresenta un’eccellenza assoluta. L’idea che ci ha guidato è stata quella di voler dare maggiore dignità alla cremazione degli animali d’affezione, garantendo un livello di servizio che si possa avvicinare quanto più possibile a quello dedicato agli esseri umani. Da questo percorso è nata la Tyche Spa, società con la quale abbiamo realizzato il primo crematorio per animali da compagnia nel cuore di Torino, inaugurato lo scorso aprile”. Come avviene l’addio all’animale? “Venendo incontro ai desideri dei soci SoCrem e di tutta la cittadinanza - continua il dott. Matteo Sciarra - abbiamo previsto una cerimonia di commiato, a cura dello staff della Tyche, per poter assistere anche emotivamente i proprietari dell’animale deceduto, nel momento dell’estremo saluto. Agli stessi, se lo vogliono, è consentito anche di
assistere al processo di cremazione tramite uno schermo TV. In questi primi mesi di esperienza abbiamo così conosciuto le forme toccanti e commoventi in cui questo lutto si manifesta; ci è stato
chiesto di poter pubblicare una foto con un saluto o una citazione, di “personalizzare” il ricordo dell’animale anche mediante speciali box ricordo che permettano di eseguire il calco della zampa da unire alle foto. Il tutto all’insegna di una partecipazione emotiva che ci ha colpito e che ci induce a rafforzare ulteriormente la dignità e la consapevolezza che ispirano il nostro servizio”.
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Uno spazio interno del crematorio Tyche Pet
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Arrivederci, Raffaella! d i Ta n j a P i n z a u t i
solare sul palco e davanti alle telecamere, riservata e discreta nella vita privata: era così Raffaella e anche per questo forse è stata la donna più amata della Tv italiana, dai suoi esordi negli anni ’60 fino a oggi.
Raffaella Carrà si è spenta a 78 anni dopo una malattia che l’aveva aggredita negli ultimi tempi e di cui nessuno, se non i parenti e gli amici strettissimi, sapeva niente. E’ andata “in un mondo migliore”, come ha detto il compagno di una vita Sergio Japino nel comunicato che ne ha annunciato la morte; nella riservatezza che ha sempre contraddistinto la sua persona. Comunicativa e
La carriera Raffaella Carrà, vero nome Raffaella Maria Roberta Pelloni, nasce nel 1943 a Bologna e sin da piccola dimostra un talento naturale per lo spettacolo. Il suo esordio davanti ad una telecamera risale al 1952 quando ad appena 8 anni partecipa al film Tormento del passato di Mario Bonnard. Nel 1960 si diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia e in seguito OLTRE MAGAZINE
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Il caschetto biondo più famoso della tv italiana se n’è andato. In silenzio e con classe, senza annunci eclatanti ma lasciando un enorme vuoto nel mondo dello spettacolo e nel cuore di tanti.
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Se ne va la regina della Tv italiana lasciando un enorme vuoto nel cuore di tutti.
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prende parte a numerosi altri film e pièce teatrali. Ma è stato il suo lavoro in televisione che l’ha resa davvero famosa. Dopo aver cambiato il nome in Raffaella Carrà e aver partecipato a produzioni televisive minori, il successo in Tv arriva con il programma Io, Agata e tu (1969/1970) in cui ha la possibilità di esibire il proprio talento e la propria personalità. Raffaella Carrà è una showgirl come non ce ne sono state prima e il suo modo di interpretare a 360° il ruolo di ballerina, cantante, presentatrice la fanno emergere. Raffaella non è una valletta o una semplice soubrette ma un esempio di artista completa con una forte personalità.
Negli anni ’80, dopo la co-conduzione di Fantastico 3 insieme a Corrado, partecipa a Sanremo come super ospite e nel 1983 è alla conduzione di un programma tutto suo: Pronto, Raffaella? in cui lavora per la prima volta con Gianni Boncompagni, storico autore Rai. La sua consacrazione come regina della Tv italiana arriva proprio grazie a questo ed altri programmi come
E’ grazie a Canzonissima che la carriera della Carrà decolla: programmi televisivi, album di enorme successo, tour in giro per il mondo. I suoi successi discografici varcano i confini nazionali: A far l’amore comincia tu raggiunge il nono posto della classifica inglese facendola diventare la cantante italiana più famosa e amata all’estero negli anni ’70 e ’80. Spagna, Germania, Belgio e soprattutto America latina diventano una seconda casa per lei.
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Insieme a Corrado, indimenticato presentatore di numerosi varietà e programmi, conduce Canzonissima in cui lancia il famoso ombelico scoperto nella sigla Ma che musica maestro! L’anno dopo, sempre con Corrado, è la volta di Chissà se va e del celebre Tuca Tuca che diventa negli anni uno dei suoi maggiori successi. Indimenticabile la performance con Alberto Sordi in cui i due ballano sulle parole della canzone che recita: “Si chiama Tuca Tuca, l’ho inventato io, per poterti dire: mi piaci mi piaci mi piaci mi piaci mi pià!”.
miliari dopo anni di distanza forzata. Nel 2001 arriva la conduzione della 51a edizione del Festival di Sanremo e la nuova edizione di Carramba! Che sorpresa, seguita dal programma Sogni.
Buonasera Raffaella dove ha la possibilità di ospitare artisti internazionali come Joe Cocker, Sammy Davis Junior e Ginger Rogers. Negli anni seguenti conduce numerosi programmi tv in Italia, in Spagna e in America, fino a quando, nel 1995, esordisce con uno dei suoi show televisivi di maggiore successo: Carramba! Che sorpresa dove, tra ospiti e vip, il pubblico in sala viene coinvolto in sorprese e riunioni fa-
La carriera di Raffaella Carrà non si è di fatto mai fermata: tra partecipazioni a eventi musicali come il Concerto per l’Emilia organizzato in seguito al sisma del maggio 2012 e a programmi come The Voice of Italy in cui era una dei coach degli aspiranti musicisti, Raffaella è sempre stata protagonista della nostra televisione.
La donna e l’artista Nel corso degli anni Raffaella Carrà si è dimostrata un’artista eclettica, preparata, in grado di interpretare i numerosi ruoli del mondo dello
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spettacolo. Cantante, ballerina, conduttrice, attrice: Raffaella sapeva fare tutto e sapeva farlo nel suo modo innovativo e unico, accompagnando ogni sua performance con una incredibile passione e con quella sua inconfondibile risata.
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Ma la Carrà non era solo un personaggio dello schermo, era anche una donna forte, pratica e genuina come le sue origini emiliane che amava ricordare. Da sempre vicina alla comunità LGBTQI, si era schierata a favore delle adozioni a coppie di qualsiasi genere: “Oggi, quando si parla delle adozioni a coppie gay ma anche etero, faccio un pensiero: ma io con chi sono cresciuta? Mi rispondo: con due donne, mia madre e mia nonna. Facciamoli uscire i bambini dagli orfanotrofi, non crescono così male anche se avranno due padri o due madri. Io le ho avute. Sono venuta male?” ha dichiarato durante un’intervista. E lei, che non ha avuto figli per scelta, di bambini ne aveva adottati 130 in giro per il mondo. Nell’ottobre 2018 fu insignita dell’onorificenza di Dama all’Ordine OLTRE MAGAZINE
al Merito Civile dall’ambasciatore spagnolo in Italia per conto del re di Spagna Felipe VI; nel corso degli anni le sono stati riconosciuti numerosi Telegatti, premi, dischi d’oro e di platino. Tiziano Ferro le ha anche dedicato la canzone E Raffaella è mia e la showgirl è apparsa nel video interpretando se stessa.
tempo fa, non mi ha detto niente della malattia" le parole di Enzo Paolo Turchi, suo storico partner di ballo, a Estate in diretta su Rai1. Gianni Morandi ha reagito alla notizia con parole di incredulità: “Che dolore! Non ci voglio credere…”; "Mi sono svegliato stamattina e mi fa stare male pensare all'ultima volta che abbiamo riso come matti. Ho tante foto con te, miliardi di ricordi bellissimi ma non ne pubblicherò neanche uno. Perché nessuna di quelle foto sarà mai abbastanza per esprimere quello che provo, e il mondo intero con me. Ciao Raffaella, con tutto l'amore possibile" il ricordo di Tiziano Ferro. Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato la grande showgirl: "Sono profondamente colpito dalla scomparsa di Raffaella Carrà, un'artista popolare, amata e apprezzata da diverse e numerose generazioni di telespettatori in Italia e all'estero. Volto televisivo per eccellenza ha trasmesso - con la sua bravura e la sua simpatia - un messaggio di eleganza, gentilezza e ottimismo".
Da Rai Cultura a Che tempo che fa di Fabio Fazio; da La Feltrinelli a Rai News: tutti hanno voluto omaggiare la regina della televisione italiana.
Il 6 luglio per la partita Italia-Spagna valida per i Campionati Europei di Calcio 2021 la Uefa ha accordato la richiesta della Figc di inserire A far l’amore comincia tu nella playlist di riscaldamento del pre partita. Il corteo funebre per l’ultimo saluto a Raffaella ha toccato tutti i luoghi più importanti della sua vita professionale: l’Auditorium della Rai, via Teulada, il Teatro delle Vittorie e viale Mazzini. Infine la camera ardente è stata allestita in Campidoglio ed è rimasta aperta fino a tarda notte per consentire a tutti di portare il proprio omaggio all’artista.
“Ciao Raffaella … sono senza parole” scrive in un tweet Patty Pravo; "Sono a pezzi, mi dispiace... Ci siamo conosciuti giovanissimi. L'ho sentita poco
Raffaella Carrà ha scelto di andarsene in una semplice bara in legno per poi essere cremata: un’urna conserverà le sue ceneri.
Il ricordo Raffaella Carrà è scomparsa improvvisamente lasciando nello sconforto colleghi e personalità del mondo dello spettacolo e politico. La sua malattia è stata tenuta nascosta e l’annuncio della sua morte è arrivato come una secchiata di acqua fredda. Immediate le reazioni di musicisti, ballerini, cantanti, attori ma anche politici.
“Lo stile che apre le porte del paradiso”
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Una persona davvero speciale di Pietro Innocenti
Chi non conosce Carlos Colón Rodriguez? Tutti coloro che hanno avuto l'occasione di visitare una fiera negli USA, o più generalmente nelle Americhe, non possono dimenticare questo signore che sul suo stand fornisce con competenza e gentilezza tutte le informazioni sulla vasta gamma di prodotti che l'azienda da lui diretta propone ai professionisti del settore funerario.
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Professionista del settore funebre e scrittore: intervista a Carlos Colón Rodriguez in occasione della pubblicazione del suo ultimo libro “Mujeres i”. Si tratta della US Chemical and Funeral Supplies, del gruppo Hepburn Superior, impresa leader basata a Miami, specializzata nella produzione e vendita di prodotti sanitari e guidata da molti anni da Carlos, diplomato in Scienze mortuarie e direzione funeraria nonché in Amministrazione aziendale presso l'Università di Porto Rico. Non solo. La sua attività di
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Foto: Indranil Chakraborty - Flickr
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Uno scorcio della vecchia San Juan
Molti poi che lo hanno incontrato nel corso delle serate che coronano fiere ed eventi professionali ne hanno apprezzato anche le qualità di instancabile ballerino, sobrio ed elegante, con il ritmo innato tipico delle genti caraibiche, ereditato dalle sue origini portoricane dove è nato nel 1958 a Cayey de Puerto Rico, ed alla quale è, com'è normale che sia, visceralmente legato. Del resto la sua passione principale è "escribir cuentos mientras contemplo el mar en Miami y Puerto Rico" (scrivere racconti contemplando il mare a Miami e Porto Rico)!
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viaggiatore infaticabile l'ha condotto a formare moltissimi tanatoprattori nel Nord, Centro e Sud America rendendolo popolare in tutto il continente, dal Canada all'Argentina.
Porto Rico è un arcipelago del Mar dei Caraibi situato tra la Repubblica Dominicana e le Isole Vergini. Rinomata destinazione turistica è ufficialmente uno "Stato libero
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associato (ndr.: agli USA) di Porto Rico". Non è incorporato, per il momento, agli Stati Uniti ed i suoi cittadini sono americani pur non potendo votare per le elezioni presidenziali ma potendo, paradosso tipicamente anglosassone, farlo per la scelta dei candidati alla corsa per la Casa Bianca. Non è da escludere che un giorno Porto Rico diventi il cinquantunesimo stato degli USA. La capitale, San Juan, conta 320.000 abitanti e vanta un centro storico coloniale di 500 anni di assoluta bellezza, "El viejo San Juan" (la vecchia San Juan), designato a giusto titolo come patrimonio UNESCO ed evocato in En mi viejo San Juan, celeberrima canzone del grande cantante messicano Javier Solís. Tale ricchezza culturale ha sviluppato in Carlos una predisposizione sottogiacente alla creazione artistica che nel suo caso si esprime non solo nella sua nobile professione, considerata come un'opera d'arte,
ma egualmente sotto altre forme ed in particolare in quella della scrittura. I numerosi viaggi e i tanti incontri fatti gli hanno fornito ispirazione per i suoi scritti che vanno dai temi prettamente funerari a quelli umoristici. Sono nate così varie opere in poesia ed in prosa una delle quali, Errores de los hombres infieles (Errori degli uomini infedeli) su cui ci eravamo soffermati qualche anno addietro in questa rivista, è stata scelta per inaugurare la Fiera del Libro in Guatemala nel 2010. Le sue doti letterarie lo hanno portato alla vicepresidenza della AIPEH (Asociación internacional de poetas y escritores Hispanos) nonché ad essere membro dell'Associazione Nord Americana di Letteratura Moderna. È stato inoltre insignito del premio Miami Latino Magazine 2020 e collabora regolarmente con riviste professionali ed umoristiche di tutto il continente. Senza trascurare
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un'altra passione egualmente legata al suo background culturale: il bolero. È infatti il conduttore radiofonico del programma El Bolero Vive, in cui ridà vita ai cantanti e compositori dimenticati e reperibili, per chi volesse ascoltarli, sull'emittente online www.tiempodeboleros.com.
Il tono viene dato sin dal racconto d'apertura: El cornudo. Parla di un signore che rientrando in casa trova nel talamo la consorte in buona compagnia. D'istinto corre a prendere la pistola, ma prima di passare all'atto estremo riflette sui cambiamenti avvenuti negli ultimi tempi nella vita familiare: la moglie sempre più elegante con abiti firmati e monili di valore, i figli trasferiti da una scuola pubblica ad un costoso istituto privato, le spese domestiche decrescenti, l'auto nuova ... una vita da re, insomma. La moglie inoltre è
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Il suo stile, spesso umoristico, è pervaso da una costante ironia e tolleranza per le vicissitudini umane nel tentativo di dare una spiegazione sociopsicologica a certi comportamenti e, soprattutto, astenendosi dal giudicare. Attitudine che ritroviamo in una delle sue più recenti pubblicazioni, consacrata questa volta alle infedeltà muliebri: Mujeres i dove la "i" richiama tanto l'infedeltà che l’accesso ad internet, veicolo di primaria importanza nel favorire incontri ed avventure extraconiugali. Il sottotitolo dell'opera è: "il mondo senza veli delle donne infedeli". Ed effettivamente ogni vicenda viene narrata, sulla base di testimonianze vere, in termini espliciti e senza ipocrisie che spesso costellano, snaturandola, la natura di testi di questo genere. Molti testimoni, ce lo dice l'autore, hanno formalmente preteso che tutto venisse esposto senza mezzi termini con la crudezza di linguaggio che in certi casi si impone.
un gran "bombón"! Così si allontana con discrezione, ripone l'arma, va in salotto, si cala in poltrona e, accesa una sigaretta, si dice: "quel tipo paga i domestici, la spesa, la scuola, l'auto ... Ed io, quando voglio posso coricarmi con quel gran pezzo di donna, e pure gratis! Ma non vi pare abbastanza per essere felice?“ È la prima di tante altre storie tutte autentiche che inducono alla riflessione sulle ragioni di tali comportamenti. L'autore ne propone alcune: vita sessuale insoddisfacente, mancanza di autostima, timore dell'impegno, sentimento di devalorizzazione e di disprezzo, mancanza di attenzioni, routine noiosa, il non sentirsi desiderata per l'aspetto fisico... Esistono certamente altre ragioni, ma come l'autore sottolinea "le situazioni che conducono a tali estremi sono complesse e meritano una riflessione seria da affrontare come persone mature e non come bambini rimproverati". Come osservato dalla specialista letteraria Mercedes Eleine González nella sua prefazione, il tema richiede uno studio approfondito visto che l'infedeltà umana, difficilmente accettata da chi la patisce, sarà sempre un dilemma come pure un mistero. Aggiungerei che tale stato d'animo non riguarda, a mio avviso, solo le coppie ma anche i rapporti di amicizia tra le persone che spesso vengono compromessi da comportamenti riconducibili all'infedeltà (in affari, politica come nella vita privata).
L’intervista a Carlos Colón Rodriguez La pandemia non mi ha consentito di incontrare l'amico Carlos; volevo porgli delle domande e non potendolo fare di persona l’ho intervistato telefonicamente. Credi che la tua professione, che
per la sua delicatezza esacerba la sensibilità alle situazioni dolorose, ti porti a considerare le vicissitudini quotidiane diversamente dalla maggioranza delle persone? “È chiaro che il lavoro che svolgi ti fa vivere momenti che influiscono sulla tua vita personale. Nei rapporti con le famiglie dolenti, molto diverse l'una dall'altra, ho vissuto situazioni e sensazioni che in qualche modo si ritrovano nei miei libri”. Qual è l'origine di questo soggetto dell'infedeltà? “Nel mio primo libro volevo far ridere il lettore con storie spassose basate su racconti di amici. Tuttavia, al momento della correzione mi resi conto del turbamento prodotto da tali situazioni in chi ne era coinvolto, così, accanto all'aspetto divertente, ho aggiunto anche quello "serio". Ora, poiché mi si rimproverava di occuparmi solo delle infedeltà maschili, ho deciso di scrivere questo secondo libro con la differenza che ero consapevole di avere un'esperienza più solida, di sapere che cosa cercavo e di poter intervistare donne disposte a svelare i loro segreti. Mi resi anche
Colón Rodríguez
carloscolonrodriguez.com
Colón Rodríguez
El mundo al desnudo de las Mujeres Infieles
La copertina del libro Mujeres i conto di come gli errori degli uomini possano far ridere mentre quelli femminili fanno piangere. L'uomo è in effetti come un cane che cerca a destra ed a manca mentre la donna quando piglia tali decisioni lo fa o per vendicarsi o perché si sente disprezzata e sminuita”. Il tuo spirito di tolleranza pare distante dal sentire tipico attribuito ai latini che potrebbero giungere perfino al crimine... “Questo succedeva in altri tempi ed in certi casi si arrivava anche al suicidio. Oggi i codici di comportamento sono diversi, le persone sono più tolleranti e tali fatti sono quasi comuni. A farla breve, perché darsi tanta pena OLTRE MAGAZINE
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Veduta aerea di Miami, città sede dell'azienda di Carlos Colón Rodriguez
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Diseño de cubierta: edernoriega.com
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Publicaciones Entre Líneas
Mujeres i
nfieles ndig nfe nas ns lic eg es ur as
Escritor puertorriqueño con residencia en Miami, FL. USA Vicepresidente durante dos años de la Asociación Internacional de Poetas y Escritores Hispanos - AIPEH. Miembro de la Asociación Norteamericana de Literatura Moderna.
Mujeres i, es “el mundo al desnudo de las mujeres infieles” relatado a través de testimonios y cuentos de personas que decidieron hacer pública su historia, pero que se mantuviera en reserva sus nombres. Su lenguaje es lo más natural del mundo y aunque expresan términos un poco fuertes, quitarlos es como tapar la verdad o echarle florecitas al perfume de las mosquitas muertas. ¿Valdrá la pena ser infiel? ¿Caeremos en las redes del sexo? ¿Nos dejaremos atrapar por un momento de placer? ¿Seremos infieles un poquito aquí y otro poquito allá, pero en nuestra casa seremos las personas perfectas?
C ARLOS
Carlos Colón Rodríguez
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PARLIAMO DI...
quando la vita è così corta?” Pensi che la tua professione abbia in qualche modo contribuito a farti affrontare certe situazioni in maniera ironica e senza pregiudizi di sorta? “Assolutamente! Ognuno di noi vede la vita diversamente in funzione del lavoro che svolge, specialmente se in diretto contatto con le persone. Nell'attività funeraria mi è successo spesso che dopo la morte di qualcuno si presentassero più mogli o una moglie e varie amanti. Da qui conflitti e risse che talvolta hanno richiesto l'intervento della polizia”.
Faresti oggi la stessa scelta? “Se dovessi ripercorrere la mia vita credo che la vivrei nella stessa maniera con i suoi problemi, le sue pene e le sue gioie. Rifarei lo stesso cammino senza alcun dubbio".
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Quando e perché, accanto alla scrittura, hai scelto questo lavoro di certo molto stressante sul piano psicologico e non solo? “Perché operare nel settore funerario ti permette di aiutare gli altri quando perdono una persona cara. Hai la sensazione di essere vicino al tuo miglior amico e, che tu conosca la famiglia o meno, ti senti molto gratificato nel metterti al servizio degli altri nel momento del dolore. D'altro canto lo scrivere, a meno che non si tratti di casi di vita reale come quelli esposti nei due lavori citati, ti consente di esprimerti attraverso personaggi creati dalla tua immaginazione che danno origine a mondi differenti, avendo sempre cura di suscitare l'interesse del lettore”.
Che cosa ti piacerebbe fare che, per un motivo o l'altro, non hai fatto sino ad oggi? “Vorrei aiutare il prossimo ad essere felice. Penso sia più facile vivere felici però so che l'uomo cerca sempre il
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gatto a cinque zampe ed anziché tentare di risolvere le situazioni si impegna a trasformarle in problemi insolubili. E poi sì, mi piacerebbe scrivere un best seller!" Una situazione particolare vissuta durante la tua attività? “C’è stato il caso di un morto che aveva cinque mogli e tutte si presentarono al funerale, un pasticcio incredibile! Ma non finì qui. Un giorno ad una festa raccontai l’accaduto ad un mio cognato e alla sua amica che lo accompagnava. Questa precisò che il defunto era suo padre e che quanto avevo descritto era più che vero visto che si trattava di un "cotolèr" (donnaiolo, termine triestino dove cótola significa gonna) impenitente che aveva più di dieci amanti (e la salute per occuparsene, suppongo!). Rimanemmo tutti ammutoliti e da allora evito di parlare di storie di questo tipo”. Quali sono i titoli di altri tuoi libri e dove si possono trovare? "Bene, ce n'è uno dal titolo Pagué 133 dólares para deshacerme de una amistad (Ho pagato 133 dollari per sbarazzarmi di una amicizia) ed un altro Lo que pagué por amar (Quanto ho pagato per amare) che è il secondo di una trilogia in corso. Tutti reperibili su Amazon o direttamente sul mio sito: www.carloscolonrodriguez.com”. Muchas gracias, Carlos, y hasta pronto! A presto!
Carlos Colón Rodriguez
Ecco perché non vedrai più la cremazione… come fumo negli occhi La cremazione? Gli impresari funebri l’hanno sempre vista come “fumo negli occhi”. Fino a qualche anno fa, infatti, questa pratica era sinonimo di cerimonie spoglie, con pochissimi accessori e di modesta qualità. Oggi, però, stiamo assistendo a un grande cambiamento culturale, grazie al quale la cremazione, da scelta per pochi, dettata da particolari motivazioni religiose o politiche, è diventata un’opzione per molti, perché percepita come più moderna e consona ai ritmi di vita contemporanei. E anche le cerimonie essenziali di un tempo, ormai, sono un lontano ricordo: contrariamente al passato, l’impresa funebre ha la possibilità di proporre accessori e servizi di alto livello. Cominciando dal feretro, che può anche essere di qualità eccellente, per proseguire con il trasporto del defunto al crematorio, con gli addobbi floreali e l’urna cineraria. Ma come può un’impresa funebre diventare protagonista di questo cambiamento? Basta scegliere il partner giusto: il Registro Italiano Cremazioni, attivo dal 2014, propone alle agenzie aderenti una formula associativa semplice e senza vincoli contrattuali. A fronte del pagamento di una quota annuale, le imprese associate diventano vere e proprie sedi del RIC legalmente riconosciute.
Il RIC è differente. Il Registro Italiano Cremazioni si distingue per un'importante peculiarità: anziché essere un concorrente per le imprese funebri, infatti, è il loro miglior alleato per cogliere nuove opportunità di crescita, senza rinunciare alla propria indipendenza. Le agenzie aderenti, infatti, sono autorizzate a tesserare gli utenti, raccolgono le loro volontà testamentarie relative a cremazione, dispersione o affidamento delle ceneri. In tal modo diventano il loro punto di riferimento in ambito funebre e possono proporre cerimonie di alto livello, senza alcun condizionamento del RIC sul piano tariffario. E non è tutto: il Registro supporta gli associati con un ampio ventaglio di strumenti. Tra questi, un software gestionale che consente un’ottimale gestione dei tesserati, in totale autonomia; e svariato materiale promozionale (un totem, un dispenser da tavolo, una vetrofania, una targa in plexiglass, dépliant illustrativi). Infine, gli associati possono abbinare il logo del Registro Italiano Cremazioni alla loro modulistica e alle loro iniziative pubblicitarie.
La cremazione non è più sinonimo di cerimonia spoglia
La rivoluzione è già cominciata. Fai una scelta vincente per te e per la tua clientela: associati al RIC Guarda il video: https://www.registroitalianocremazioni.it/video/ric1 Via Carlo Poma, 37 - Milano - Tel. 02 8721 4414 registro@registroitalianocremazioni.it - www.registroitalianocremazioni.it
curiosità
Coffin Club, la tendenza della Nuova Zelanda d i Ta n j a P i n z a u t i
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Prepararsi all’ultimo viaggio realizzando il proprio cofano tra colori, ironia e voglia di vivere.
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Come sconfiggere la paura della morte e quella sensazione di angoscia che ci assale ogni volta che pensiamo al momento in cui non ci saremo più? Con tanta ironia e con la voglia di non prendersi troppo sul serio!
ziani e pensionati neo zelandesi che,
Chi ha tanto da insegnare in questo senso è un cospicuo gruppo di an-
Kiwi, nome ispirato all’animale sim-
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per allontanare la noia e impiegare il tempo in un’attività artistica che li accomuna, ha deciso di costruire cofani a basso costo e decorarli a mano. Il fenomeno è iniziato con il Kiwi Coffin Club (il Club dei Cofani bolo della Nuova Zelanda), il primo
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curiosità
gruppo nato con questo scopo e ispirazione per molti altri senior che hanno dato vita a numerosi coffin club in tutto il Paese.
Il Kiwi Coffin Club
La Williams, durante la sua carriera di infermiera, ha visto molte persone andarsene dopo lunghe malattie e ha sempre pensato che i loro funerali non rispecchiassero la realtà delle loro vite; i cofani utilizzati per le salme, in legno e ottone, rendevano tutto poco personale. Il distacco dai defunti diventava ancora più pesante a causa del tono impersonale che ogni cosa prendeva. Era come se ogni funerale fosse lo stesso e come se tutti quei morti, una volta divenuti
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Ma come nasce l’idea di creare un vero club (con soci e iscritti) dedicato alla costruzione di cofani? È stata l’ex infermiera Katie Williams, ora ottantenne, a cominciare il progetto. Stava partecipando a un meeting per l’incoraggiamento degli anziani all’apprendimento costante quando si è resa conto che quello che voleva era imparare a costruirsi il suo cofano.
corpi freddi e immobili, fossero la stessa persona: non era quello che voleva per sé. A tutto questo c’è da aggiungere anche l’aspetto economico: organizzare un funerale è molto costoso e il prezzo di un cofano standard si aggira sui 2000 dollari in Nuova Zelanda, una cifra che non tutti possono permettersi, specialmente famiglie numerose come quelle della comunità Maori. La Williams ha allora esposto la sua idea a un gruppo di amici invitandoli, per la prima riunione, nel suo garage. Il gruppo di pensionati ha ascoltato in silenzio mentre l’ex infermiera illustrava il suo progetto: costruire il proprio cofano, dipingerlo o ornarlo secondo il proprio gusto in modo da
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Come funziona il club Il Kiwi Coffin Club è una associazione vera e propria: gli iscritti, che possono scegliere se fare l’iscrizione annuale di 7 dollari o quella per tutta la vita di 10, si ritrovano una volta a settimana nella loro sede dove costruiscono e decorano a mano cofani per sé e per altre persone. Il club realizza anche bare per i bimbi nati morti che devolve all’ospedale locale.
poter avere qualcosa di unico e personale con cui “lasciare” la vita terrena. E ovviamente risparmiando denaro. Dopo un primo momento di dubbio, dovuto al disagio legato all’argomento trattato e al fatto che nessuno in quel garage sapeva da che parte cominciare a costruire un cofano, l’idea della Williams, originale e interessante, è piaciuta: era un modo per rimanere attivi e stare in compagnia.
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E’ così che è nato il primo club di costruzione di cofani, il Kiwi Coffin Club a Rotorua.
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L’associazione però non è soltanto un luogo dove lavorare al proprio progetto, è anche un ritrovo dove prendere un tè in compagnia, parlare e confrontarsi. Uno dei problemi più grandi per gli anziani è la solitudine: la Williams, intervistata da numerose testate online, spiega infatti come molti di loro siano rimasti soli perché vedovi con figli lontani o perché hanno scelto di non sposarsi. Il club è un impegno settimanale che li porta a incontrarsi con altre persone, coetanee o anche più anziane, e che regala momenti di allegria e “coccole”.
La costruzione e personalizzazione La realizzazione di ognuno di questi cofani parte da un minimo di 180 euro (dove il materiale fornito per le pareti è truciolato e la fodera per l’imbottitura è in materiale sintetico) mentre il costo medio per un cofano di buona fattura è di circa 250 dollari. È evidente che anche un cofano più “pregiato” risulta comunque un gran risparmio rispetto ai 2000 dollari di uno standard in legno e ottone. Il kit per costruire la cassa arriva completo di tutto il necessario: pannelli, maniglie e imbottitura. Una volta costruita la base inizia la parte artistica del lavoro: ogni membro del club si dedica alla realizzazione personale del proprio cofano iniziando dal carteggio, per
rendere la superficie liscia e omogenea, e dipingendolo con immagini e disegni legati ai propri hobby. Ci sono cofani dipinti con fiori e colori pastello, altri coperti di immagini di Elvis, altri ancora con piccole ruote che ricordano le macchine da corsa. Il lavoro di personalizzazione è la parte più artistica e importante della realizzazione: i soci si aiutano e si danno consigli su come creare il proprio cofano, su come abbellirlo e personalizzarlo.
oggetti d’arte. Oggi i coffin club neo zelandesi sono 12, tutti con lo stesso scopo: stare insieme, farsi compagnia e accettare l’idea della morte come qualcosa di inevitabile da affrontare con naturalezza e con un po’ di ironia. Se volete capire meglio lo spirito che muove questi club, andate a vedere il divertentissimo video in stile musical realizzato da Landin Docs e ospite di National Geographic sul canale Youtube della rivista.
E dove vengono conservati questi cofani una volta che sono finiti? Molti soci del club hanno deciso di tenerli in casa: sono allegri e colorati e spesso vengono esposti come parte dell’arredamento. C’è chi li usa come divani, coperti di cuscini abbinati, chi come tavolo da tè e chi semplicemente li espone come
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IN MEMORIA
Tutta la vita in punta di piedi di RAFFAELLA SEGANTIN
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La scomparsa di Carla Fracci, una delle più grandi interpreti della danza, modello per tantissimi giovani appassionati di questa disciplina artistica.
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A pochi giorni dalla morte del maestro Franco Battiato la scena culturale e artistica italiana si è vista privare di un’altra grande protagonista nota ed apprezzata in tutto il mondo. Il 27 maggio scorso ci ha infatti lasciato Carla Fracci, l’ètoile della danza per eccellenza, la “prima ballerina assoluta”, come la definì il New York Times nel 1981. Ha il sapore della favola la sua vita. OLTRE MAGAZINE
Nata e cresciuta in un ambiente popolare, padre tranviere e madre operaria alla Innocenti, sognava di diventare parrucchiera. Ma il destino aveva in serbo per lei un futuro ben diverso. Ad una festa organizzata al dopolavoro del papà, mentre si muove sulle note di un walzer, viene notata da una coppia di amici che suggeriscono ai genitori di farle fare un provino alla Scala. E così, a 10
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IN MEMORIA
anni, la vita della piccola ed esile Carla prende una direzione inaspettata. È il 1946 quando comincia le lezioni sotto la direzione della nota coreografa Vera Volkova, diplomandosi nel 1954. L’ascesa è rapidissima: due anni dopo diviene danzatrice solista e nel 1958 prima ballerina del Teatro più celebre d’Italia e uno dei più famosi del mondo.
Diversi i ruoli interpretati, solitamente di natura romantica, come quelli di Giulietta, Swanilda, Francesca da Rimini, e, soprattutto, di Giselle, personaggio iconico del balletto classico, l’interpretazione che più le calzava e che più di ogni altra l’ha resa celebre. Da Giselle, danzata con Bruhn, nel 1969 venne tratto anche un film. Il suo talento si espresse anche in altri ambiti artistici come nella fiction televisiva, quando nel 1981 interpretò il ruolo della moglie di Giuseppe Verdi. Anche la didattica l’assorbì molto: alla fine degli anni Ottanta è stata direttrice del corpo di ballo del teatro San Carlo di Napoli e più tardi di quello dell’Arena di Verona e ancora, negli anni 2000, di quello dell’Opera di Roma. Numerose le onorificenze ricevute,
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Aspetto delicato e dolce accompagnato da un carattere tenace e volitivo, non deve solo al talento la sua strepitosa carriera, ma ad un costante e duro lavoro a cui non si è mai sottratta, anche quando nei primi tempi - come ha affermato lei stessa - non ne capiva il senso. Un senso che si è palesato qualche anno dopo sui palcoscenici di tutto il mondo danzando per le più famose compagnie di balletto straniere con partner indimenticabili come il grande Rudolf Nureyev, Vladimir Vasiliev, Mikhail Baryshnikov o il danese Erik Bruhn, come pure, più recentemente, con il nostro Roberto Bolle, tanto per citarne solo alcuni.
come quella di Cavaliere della Gran Croce conferita nel 2003 e nel 2020 il premio alla carriera da parte del Senato della Repubblica Italiana. È stata impegnata anche socialmente e politicamente ricoprendo il ruolo di assessore alla cultura della Provincia di Firenze, battendosi contro lo smantellamento dei corpi di ballo delle fondazioni liriche. Nel 2013, in collaborazione con Enrico Rotelli, pubblica anche un libro dal titolo Passo dopo passo, edito da Mondadori. Si tratta di un’autobiografia in cui racconta l’infanzia
trascorsa nella campagna lombarda, l’ingresso alla Scuola di Ballo della Scala, gli anni dello studio, dei trionfi, i suoi affetti e i suoi valori. Vi sono passi che racchiudono tutta la sua idea dell’arte della danza: “Mi ripetono sempre che il mio modo di ballare dà emozione: questo è il complimento che preferisco. Ma se riesco a emozionare il pubblico, vuol dire che anch’io mi emoziono: la tecnica perfetta soltanto non fa grande una ballerina. Artista è chi, con la propria sensibilità, riesce a portare questa emozione agli altri” e ancora “La danza non è piedi e gambe. È testa”.
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“L’eterna fanciulla danzante” come la definì Eugenio Montale, se n’è andata a 84 anni per una malattia con cui conviveva da qualche tempo nel massimo riserbo, come era nel suo stile e nel suo carattere, votato alla sobrietà e all’eleganza dei modi. Tutti la ricordano sempre vestita di bianco, il colore che amava e che le si addiceva perfettamente, perché simbolo della semplicità e della leggerezza come era la sua persona. Un fascino tutto speciale, una grazia d’altri tempi sia sulla scena che nella vita. Una perdita che ha commosso l’Italia e il mondo. “Un esempio di passione per intere generazioni, interprete eccezionale, una grande italiana” così l’ha ricordata il Presidente del Consiglio Mario Draghi, mentre il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha dichiarato: “Abbiamo perso un prezioso e indimenticabile riferimento” e ancora “le sue straordinarie doti artistiche e umane hanno fatto di lei una delle più grandi ballerine classiche dei nostri tempi a livello internazionale”.
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Non è mancato un toccante omaggio dal mitico Teatro Bolshoi di
La camera ardente è stata allestita nel foyer del Teatro alla Scala, affinché tutta la città potesse renderle omaggio. Una vera eccezione riservata solo ai più grandi. Agli applausi della gente si sono uniti lo scampanellio dei tram, per rinnovare il ricordo del padre che passando davanti al teatro alla guida del “suo” n. 1 soleva in questo modo salutare la figlia che si
stava esercitando. L’ATM (l’azienda dei trasporti milanesi) dedicherà all’artista un tram della linea 1 tutto bianco con il suo nome. "È un modo per portare riconoscenza a Carla Fracci” afferma il primo cittadino milanese Beppe Sala. “Lei andava fiera delle sue origini e di suo padre tranviere per cui ci è venuto naturale pensare a un'iniziativa del genere, poi magari verranno anche altre dediche, ma partire da questa ci sembrava più giusto". Il funerale si è tenuto nella chiesa di San Marco alla presenza delle autorità, oltre che dei familiari e di numerosissimi personaggi del mondo dello spettacolo. "La immaginiamo vestita di bianco camminare con il suo passo leggero e la accompagniamo fino alle soglie del mistero, fino a quel crinale che dovrà oltrepassare da sola, e lì l'attende il Signore con le braccia aperte”, ha recitato monsignor Gianni Zappa nell'omelia. L’uscita del feretro dalla chiesa è stata accompagnata dalle note di Sempre libera, da La Traviata di Verdi e dai brani più famosi su cui aveva ballato. E così è andato in scena il suo ultimo spettacolo sul palcoscenico che più ha amato tra gli applausi, i fiori e la commozione della gente. Come è sempre stato.
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Mosca: “Piangiamo profondamente la scomparsa della straordinaria e brillante ballerina Carla Fracci, non solo una star della Scala e del balletto mondiale, ma un simbolo dell'arte romantica del XX secolo".
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BOLOGNAITALY 13/15FEBBRAIO2022 La fiera dedicata al mondo religioso
del fare architettura nel contemporaneo e scegliendo come via di ricerca i percorsi di
Ma anche le pratiche comunitarie e personali di accompagnamento dei defunti senso e di relazione con gli altri e con Dio, il Centro Studi propone corsi, laboratori, senell’ambito del cristianesimo sono profondamente mutate, tanto da necessitare minari, ricerche e pubblicazioni sullo spazio e sul rapporto tra sacro e città. di unaliturgico nuova riflessione sulle modalità di annuncio della Risurrezione di Cristo. I Nato nel 2008 come ideale continuazione Centro diimmagini studio e informazioneche sull’archiluoghidel e le fino a pochi decenni fa accompagnavano il saluto della tettura sacra che dal 1955 al 1968 a Bologna ha accompagnato l’opera di edificazione comunità ai defunti sonodelleoggi soggetti a un veloce processo di cambiamento e chiese di periferia volute dal cardinale Giacoin questo contesto risulta mo Lercaro, il Centro Studi odierno si propo-di interesse chiedersi con quali modalità di presenza e ne come ambito di incontro e di confronto con quali simboli tra quanti spazi operano e sie interrogano sui temiil cristianesimo possa e desideri annunciare il proprio dell’architettura liturgica e dello spazio eccle“credo”. luoghi nei quali si celebrano i momenti del saluto della comunità al siale nellaIrealtà contemporanea. defunto narrano, infatti, nel linguaggio dell’immagine e della materia le realtà Perseguendo il fine di un approfondimento sulle e tematiche inserenti lo spazio ecclesiaumane trascendenti alle quali le persone e le comunità fanno riferimento. le, il Centro Studi per l’architettura sacra ha
PRESENTA IL VOLUME Verso l’Aldilà. Spazi e riti dei defunti
Negli ultimi decenni le pratiche tradizionali di accompagnamento dei defunti dal momento del decesso fino alla sepoltura sono profondamente mutate. Ospedalizzazione e distanza culturale dalla morte hanno tolto alla cura familiare e comunitaria la capacità di gestione del lutto. Molteplici riti si sono affiancati o Dies Domini – Centro Studi per l’architettura sacraa della Fondazione Cardinaletradizione Giacosostituiti quelli della cristiana, portati sia dalle popolazioni immigrate, mo Lercaro, è un luogo di ricerca e cultura spazio liturgico ed ecclesiale. sia dasullo nuove sensibilità spirituali. Con l’intento di approfondire il significato
Verso l’Aldilà
assunto il coordinamento culturale di Devotio-Esposizione di prodotti e servizi per il mondo religioso e in questo contesto, nel 2017 e nel 2019, ha proposto e svolto i convegni le cui relazioni sono state raccolte in questa pubblicazione.
Nel testo Verso l’aldilà. Spazi e riti dei defunti il tema liturgico e rituale delle esequie nella Chiesa Cattolica, anche alla luce della pratica ormai diffusa della cremazione, viene preceduto da considerazioni in ordine gli aspetti antropologici e sociologici propri della ritualità nella storia dell’umanità. La terza parte del volume raccoglie, invece, i contributi legislativi e architettonici di analisi e di riflessione sugli spazi contemporanei nei quali avviene il saluto ai defunti da parte delle comunità e sulle possibilità di nuovi luoghi di custodia dei resti mortali.
SPAZI E RITI DEI DEFUNTI A cura di Claudia Manenti
Nella pubblicazione sono raccolte le relazioni dei convegni che si sono svolti in occasione di DEVOTIO, esposizione internazionale di prodotti e servizi, 2017 e 2019.
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CURIOSITà
Le nuove frontiere del lutto d i Ta n j a P i n z a u t i
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Con l’ondata pandemica che ha travolto la popolazione mondiale a inizio 2020 costringendola di fatto a rivedere le proprie certezze, il proprio stile di vita e il proprio concetto di vivere, molte cose sono cambiate nelle abitudini di ognuno di noi. Un cambiamento che ha influenzato tutti i Paesi del nostro pianeta.
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In un momento storico in cui la vicinanza e l’interazione sono state escluse dalla vita di ognuno a causa delle restrizioni anti coronavirus, alcuni videogiochi hanno assunto il ruolo di simulatori di vita reale, arrivando a sostituirsi anche ai momenti di dolore causati dalla perdita dei propri cari.
In primis si è stati costretti a pensare a qualcosa che, nella nostra vita moderna pre Covid, eravamo abituati a tenere in un angolo e a non consi-
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derare come concreto e possibile: la morte prematura; la morte improvvisa di persone anche giovani. In una società in cui invecchiare non è consentito, mantenersi giovani e prestanti è quello che ci viene richiesto, ammalarsi di un coronavirus (stessa famiglia del raffreddore, come abbiamo imparato tutti in questi mesi) e morirne, sembrava impensabile.
con selfie di piatti, aperitivi e cene, ci siamo trovati davanti a qualcosa che in poche settimane ci ha messi in ginocchio, ha riempito gli ospedali e ha fatto un numero talmente alto di vittime da non riuscire a contarle. Tutti ricordiamo gli annunci in televisione, il primo lockdown, i corpi nelle strade di Wuhan e le file di camion dell’esercito che portavano via i morti nelle strade di Bergamo.
Noi così in forma, sempre attivi, abituati a lavorare tutta la settimana e divertirci allo stremo negli weekend,
Improvvisamente siamo stati strappati dalla nostra tranquilla routine per combattere qualcosa che non
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conoscevamo, ma che ha stravolto le nostre vite, che ci ha chiusi in casa, che ci ha tolto il modo di comunicare ed interagire che conoscevamo: inermi, vulnerabili, non ci è rimasto altro modo di proteggerci se non quello di nasconderci in casa o dietro impersonali mascherine, unico mezzo di difesa contro un assassino invisibile. In questa situazione di stallo, dove per molte settimane il mondo intero si è fermato, sono stati in tanti ad affidare le proprie ore in casa ai giochi elettronici, online e su console. Nel gioco si è trovata l’evasione a un mondo improvvisamente pericoloso, un distacco dall’ansia e dalla paura della malattia, un modo per vivere una vita virtuale in un momento in cui le nostre vite si erano fermate. Primo fra tutti i giochi usati per la fuga da una realtà spaventosa, è stato Animal Crossing, in cui il giocatore ha la possibilità di creare la sua isola con edifici, animali, giardini e vivere una vita virtuale insieme ai propri amici. Questa modalità di gioco, in un momento in cui incon-
trarsi era impossibile, ha avuto l’effetto di un giorno di sole in un rigido inverno. Gamers esperti e neofiti dei videogiochi hanno scaricato la piattaforma, creato i loro personaggi e vissuto una vita virtuale durante i lunghi mesi di reclusione forzata a causa delle disposizioni anti coronavirus.
Horizons di marzo 2020. Il gioco consiste proprio in una simulazione di vita in un mondo parallelo dove il giocatore si crea il suo personaggio, con pettinatura, abbigliamento, accessori a scelta, e costruisce la sua isola personale con case, alberghi, parchi e qualsiasi altra cosa desideri nel suo mondo ideale.
Animal Crossing è un “simulatore di vita” pubblicato dalla Nintendo nel 2002 e che negli anni si è evoluto fino alla sua ultima edizione New
In questa vita virtuale molti hanno trovato rifugio e compagnia: i giovanissimi hanno potuto interagire con i compagni di classe; gli
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"nel gioco si è trovata l’evasione a un mondo improvvisamente pericoloso"
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adolescenti hanno scaricato la frustrazione della mancanza di contatto con i coetanei; gli adulti hanno trovato un po’ di pace ed evasione. Ma non solo. Animal Crossing ha assunto spesso il ruolo di sostituto della realtà anche in avvenimenti legati a fatti tragici e conseguenze della malattia.
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Uno dei problemi più drammatici della pandemia è stato quello di non poter salutare i propri cari vittime del coronavirus. In un periodo in cui le morti causate dal Covid-19 hanno fatto schizzare alle stelle il numero di decessi mondiale, era difficile, se non impossibile, riuscire a stare vicino ai malati o anche semplicemente salutarli nei loro ultimi momenti. La pandemia ha infatti portato con sé un isolamento devastante, per i vivi e sani ma anche per i malati e per i pazienti in ospedale. Ogni contatto è stato proibito, le uniche interazioni con i pazienti erano da parte di medici e infermieri da dietro scafandri e tute protettive. La gente moriva da sola, in corsia, più o meno cosciente. Lo strazio dei familiari era quello di non poter assisterli, di non poterli confortare, abbracciare nei
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momenti prima della fine. I funerali stessi, quando è stato possibile celebrarli, erano diventati freddi, veloci e impersonali, pochissimi presenti consentiti alla cerimonia e pochissimo tempo per piangere i propri cari durante la celebrazione. Questo nuovo modo di gestire il distacco ha portato a un difficile processo di elaborazione del lutto: la fase dell’incredulità e della rabbia si allungava lasciando poco spazio all’accettazione. Una situazione pesante da metabolizzare. Ecco perché il gioco torna, anche in questa fase della pandemia, a essere un supporto psicologico. Numerose famiglie e amici di gamers si sono ritrovati nel mondo virtuale di Animal Crossing per poter elaborare il lutto e il distacco dai propri cari. Ritrovarsi insieme
nelle isole virtuali di chi non c’era più, creare degli altari in memoria o realizzare dei funerali virtuali che ricreavano le cerimonie reali hanno dato la possibilità a centinaia di migliaia di persone di poter piangere insieme per la scomparsa di un parente o un amico. In un mondo reale che non consentiva il conforto di un abbraccio, quello virtuale ha consentito di poter stare insieme ricordando chi se n’era andato. Ci sono stati genitori di giovanissimi, scomparsi a causa del virus, che hanno dato l’accesso tramite password, all’isola dei propri figli in modo che gli amici potessero andare a trovare nel suo mondo virtuale il compagno di scuola scomparso. Ci sono stati figli che hanno deciso di salutare la madre o il padre dedicando un’ala della loro isola ai loro hobby; un luogo dove trovare un po’ di pace e sentirsi vicino ai propri genitori. Questo modo virtuale di vivere ed elaborare il lutto ha fatto riflettere l’intera imprenditoria funeraria: potrebbe il virtuale diventare un supporto per le cerimonie funebri reali? Non solo per funzioni legate a situazioni estreme come quelle della pandemia, ma anche per tutte quelle famiglie separate da grandi distanze che non riescono a essere presenti nel momento dell’addio ai propri parenti. La tecnologia che è venuta in aiuto durante il lockdown può essere estesa a cerimonie reali per consentire a chi non riesce ad essere fisicamente presente alle funzioni, di partecipare virtualmente. Che sia il virtuale il futuro del settore? Negli U.S.A. stanno già nascendo delle start up dedicate al digitale e al nuovo modo di gestire i funerali ed elaborare il lutto.
IN MEMORIA
Trovare l’alba dentro l’imbrunire d i Ta n j a P i n z a u t i
Il 18 maggio è scomparso nella sua casa di Milo ai piedi dell’Etna, Franco Battiato, musicista, compositore e artista completo.
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Intellettuale della musica e sperimentatore, Battiato se n’è andato tra i colori della sua Sicilia portando con sé la genialità della sua arte.
Ritenuto un intellettuale della musica, nel corso della sua carriera Battiato ha esplorato numerose strade che lo hanno portato ad attraversare l’arte sotto molteplici forme: dalla musica, appunto, al cinema; dal
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teatro alla pittura. Battiato è stato un artista votato al suo lavoro, schivo nel privato, amante della sua terra e delle sue radici ma in continua evoluzione nei tanti modi in cui ha esternato la sua arte. La continua ricerca di nuove sonorità e di nuovi mezzi espressivi hanno caratterizzato un percorso poliedrico e mai banale che lo ha consacrato come uno degli ultimi geni della musica moderna.
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IN MEMORIA
La musica Franco Battiato inizia la sua carriera a metà anni ’60 e prosegue sperimentando suoni e armonie negli anni ’70. Dopo un periodo di musica “colta” e intellettuale, è negli anni ’80 che arriva il grande successo con l’album La voce del Padrone (1981). Con un mix di pop/elettronica/ sperimentazione rock questo lavoro porta Battiato in cima alle classifiche. Canzoni come Bandiera bianca, L’era del cinghiale bianco e Cuccuruccucù diventano inni di una generazione di giovani che si muove tra la depressione degli anni di piombo, la paura di una possibile fine imminente legata all’atomica e il terrore degli anni delle stragi più cruente della storia italiana. Ma è sempre in questi anni che si cominciano ad affacciare le prime rivoluzioni tecnologiche nella vita quotidiana e nell’arte, innovazioni che sono tangibili nei lavori di Battiato.
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La musica del cantautore siciliano fa breccia in un pubblico attento e impegnato grazie anche ai testi, a tratti poetici e a volte sintetici, su argomenti inusuali. È difficile
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collocare Battiato all’interno di uno schema, di un genere musicale o di una definizione: la sua musica e i suoi testi spaziano tra concetti e sonorità. Lo stile Battiato è questo: sperimentazione, rarefazione, intellettualità.
Le collaborazioni Negli anni la musica e l’arte di Battiato si evolvono seguendo un percorso di sperimentazione, ritorno al pop, incursioni rock. Il cantautore siciliano stringe numerose collaborazioni con artisti e musicisti a lui simili; personaggi che contribuiscono alla sua crescita artistica. Storica la sua collaborazione con il musicista e violinista Giusto Pio, iniziata negli
anni ’70, con cui realizza brani importanti e significativi e che contribuisce alla creazione del sound di Battiato. Un’altra collaborazione importante nella sua storia artistica è quella con Alice, cantante intellettuale, con cui scrive brani come Il vento caldo dell’estate e che porterà la giovane artista a vincere il Festival di Sanremo con Per Elisa (1981). Storica l’esibizione in coppia all’Eurofestival nel 1984 dove i due musicisti arrivano quinti con
il brano I Treni di Tozeur. Con Alice la collaborazione si sviluppa e prosegue sia nell’arte che nella vita privata: l’amicizia tra i due artisti e la loro intesa spirituale durerà per tutta la vita.
Il ricordo Battiato è stato un maestro della musica e della poesia, uno sperimentatore delle sonorità che vanno
dal pop al rock, modello e fonte di ispirazione per centinaia di artisti, musicisti e personaggi dello spettacolo. Testimonianze di cordoglio per la sua scomparsa sono arrivate da musicisti, autori e cantanti del mondo della musica, dello spettacolo e dell’arte. Raffaella Carrà ha affidato il suo saluto a un tweet dal suo profilo ufficiale: “Sto provando un grande dolore e ti accompagno con le mie preghiere”; Vasco Rossi ha voluto citare le parole di Le sacre sinfonie del Tempo: “Le sento più vicine le sacre sinfonie del tempo con una idea: che siamo esseri immortali
caduti nelle tenebre, destinati a errare nei secoli dei secoli, fino a completa guarigione...Addio al Maestro Franco Battiato...Wiva Franco Battiato”; Claudio Baglioni gli ha dedicato parole toccanti: “ll suo gioco fu un’altalena tra miscredenza e misticismo. Un mistero di bellezza e poesia. Fai buon viaggio Franco”; Ligabue gli ha scritto da fan e da collega: “Ciao Franco. Con ‘Patriots’ mi hai salvato dalla depressione durante l’anno in Artiglieria. Con ‘La voce del padrone’ hai cambiato il mainstream in Italia. Con tutto il resto ti sei dimostrato troppo grande e unico per essere accostato a qualcuno. Ti dobbiamo tutti qualcosa. Ti dobbiamo tutti tanto”. Quando a mancare sono artisti di caratura nazionale o internazionale, al dolore per la perdita dell’essere umano si aggiunge quello per la perdita di nuove opere e pagine artistiche per tutti gli amanti della musica e della cultura. Di Franco Battiato, artista unico e geniale, ci rimangono le canzoni, le parole, le opere. Ci rimane il suo genio in musica, in poesia, in pittura. Ci mancheranno le nuove sonorità e i nuovi testi su cui riflettere e da cantare. A colmare questa mancanza, arriverà la sua musica immortale che "ci solleverà dagli sbalzi d’umore" e ci aiuterà "a non invecchiare". OLTRE MAGAZINE
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Ma è l’incontro con il poeta Manlio Sgalambro che dà una svolta alla discografia di Battiato. Quella con Sgalambro è una delle collaborazioni che influisce maggiormente sulla sua evoluzione musicale. I due scrivono i testi dell’album L’ombrello e la macchina da cucire (1995) e da lì proseguono in un sodalizio che dura fino al 2014, anno in cui il poeta di Lentini si spegne a 89 anni.
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Nel corso della sua carriera Battiato scrive canzoni per numerose altre artiste: Giuni Russo raggiunge il successo con Un’estate al Mare, scritta proprio dal cantautore catanese; Milva si esibisce sui palchi di tutto il mondo cantando Alexanderplatz, brano di Battiato che dipinge uno spaccato di vita della Berlino Est prima della caduta del muro.
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