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Oltre Magazine n. 2 - Febbraio 2022

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PAITHON NUOVA

Maestosa e regale

Made in Italy


SOMMARIO

IN EVIDENZA Prosegue la carrellata di anticipazioni dalla fiera funeraria di Bologna con la rubrica Aspettando Tanexpo. Uno sguardo accurato e dettagliato sulle aziende che prenderanno parte a Tanexpo 2022 in programma per il 22.23.24 giugno. A seguire, uno spaccato su due aziende storiche del settore che presenteranno grandi novità durante l’esposizione.

5 NEWS AZIENDE L’universo in una goccia di rugiada 16 ASPETTANDO TANEXPO

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Il caso del marchigiano Mario, la cui richiesta per procedere al suicidio assistito è rimasta “bloccata” tra Tribunale e Corte Costituzionale, riapre il dibattito alla Camera in merito al fine vita. Nel frattempo, crescono anche in Italia gli Hospice dove accompagnare verso una “morte dolce” i malati terminali. I grandi magnati americani non si arrendono al declino del corpo e ingaggiano scienziati e studiosi in una lotta contro il tempo per trovare un rimedio all’inevitabile fine dell’essere umano.

ATTUALITà

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legale, fiscale

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crematori d'europa

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psicologia

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parliamo di...

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psicologia

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costumi e curiosità

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costumi e curiosità

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in memoria

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TEATRO

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I nuovi luoghi del commiato

La giustizia ondivaga sul diritto al fine vita Un crematorio monumentale per gli animali

Il decluttering del lutto

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Il Madagascar ci insegna che la morte e la vita sono strettamente connesse: i riti funebri Famadihana coinvolgono tutta la famiglia e tra gli invitati alla festa ci sono anche i corpi di chi non c’è più e che ogni 5 anni vengono “riesumati” dai discendenti.

Sfida alla morte: la Silicon Valley punta all’immortalità Gli hospice e il fine vita Famadihana, l’antica festa dei defunti

I segreti dei megaliti funebri

L’importanza della tumulazione nelle culture primitive dell’Etiopia: megaliti e stele in pietra a custodire e tramandare i segreti di una popolazione.

Una vita d’amore e d’anarchia

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“Funeral Home”, quando della morte si può sorridere

w w w.o lt r e m a g a z i n e .c o m

Segreteria di Redazione: Camilla Savelli camilla.savelli@oltremagazine.com Pubblicità: commerciale@oltremagazine.com Spedizione in abbonamento postale. Diffusione in 8.000 copie, inviato a tutti gli operatori italiani del settore.

Copyright: Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione, seppure parziale, di testi e fotografie, se non con autorizzazione scritta e citando la fonte. La responsabilità di quanto espresso negli articoli firmati rimane esclusivamente agli autori. Manoscritti e foto originali, anche se non pubblicati, non si restituiscono. Fonti Iconografiche: Adobe Stock, Elena Caradonna, Creative Commons, Massimo Cocchi, Dreamstime, Flickr.com, Massimo Gennari, Pasquale Leuzzi, Miranda Nera, Raffaella Segantin, Wikipedia Commons impaginazione: Pixel Advertising di Elena Caradonna - Zola Predosa (BO) Stampa: Mediaprint srl - Via Brenta 7 - 37057 San Giovanni Lupatoto (VR)

FEBBRAIO 2022

Direttore Responsabile: Alberto Leanza redazione@oltremagazine.com

Registrazione: Tribunale di Bologna n° 7053 del 23/10/2000

Oltre Magazine Periodico di informazione dell’imprenditoria funeraria e cimiteriale Bimestrale Anno XXII - n°2 Febbraio 2022 OLTRE MAGAZINE

NUMERO 2

Direzione, Redazione, Amministrazione: Bexpo srl Via Alfieri Maserati, 20 - 40128 Bologna tel. 051 282611 - fax 051 6374097 redazione@oltremagazine.com

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YOUR WORLD. YOUR WAY. YOUR EXPO. BOLOGNA

22 .23.24 GIUGNO 2022 FIERA POSTICIPATA NUOVE DATE SEGUICI SU

Ingresso Nord | Ingresso Piazza Costituzione – Organizzazione: BEXPO srl – T. 051 282611 - info@tanexpo.com


IN FIERA A BOLOGNA B-CP Biemme Special Cars Biondan Giunta - Artigianlegno Pregistige Coffins Ines Bouwen Infortunistica Tossani La Errevieffe La Principessa Marmi Memorial Reefs International Proart Radiv Service Global Fashion Sortem Toscodata

ASPETTANDO te! uove daGIUGNO N22.23.24 2022


La qualità nel mondo B-CP, specializzata nella fornitura di prodotti e servizi per la cremazione umana e animale, si riconferma protagonista di Tanexpo dove il team si presenterà come sempre al meglio per mostrare al pubblico tutte le novità per la cremazione. L’uso delle migliori tecniche di produzione e l’attenzione ad ogni dettaglio hanno portato B-CP ad essere molto apprezzata anche all’estero, raggiungendo ben 22 Paesi nel mondo, grazie anche all’ottimo servizio di logistica, in grado di soddisfare in breve tempo ogni esigenza di consegna. Inoltre, B-CP ha avviato nel 2021 un sistema circolare per l’utilizzo di materiali sostenibili - urne in plastica riciclata - e servizi di ritiro dei materiali di scarto per contribuire al nuovo green deal. Grazie al potenziamento del sistema logistico e di stoccaggio controllato, con investimenti per più di 200k, ha confermato la capacità di fornire la quasi totalità dell’indotto italiano della cremazione. Nei primi mesi del 2022, insieme ad una nota azienda americana, si avvieranno le prove d’uso del brevetto internazionale denominato BAK1 di cui Marco Baccini è l’inventore e B-CP srl il titolare. Insomma, tutto, ma proprio tutto per la cremazione. Un successo che non si arresta e siamo certi che in fiera stupiranno con nuove e moderne proposte.

Scopri la nuova Paithon OK

Uno dei motivi per cui non perdersi la prossima edizione di Tanexpo è senza dubbio lei: Paithon. La nuova autofunebre di Biemme Special Cars costruita su meccanica BMW Serie 7 che finalmente potrà essere toccata con mano in fiera! Dall’aspetto forte ed imponente, Paithon rappresenta l’eccellenza ai più alti livelli. Tanti sono gli aggettivi che si potrebbero usare per descrivere l’ultima arrivata in casa Biemme Special Cars: maestosa, monumentale, regale, solenne e molti altri ancora. Paithon è l’autofunebre pensata per offrire alla famiglia una cerimonia davvero unica e del tutto esclusiva! Da sempre Biemme Special Cars, spinta dalla passione per il bello, sviluppa autofunebri non solo di alta qualità e accuratezza dei dettagli, ma pensate per garantire la più assoluta affidabilità. È qui che lusso ed eleganza si uniscono alle più avanzate tecnologie per dare vita a modelli dallo stile unico ed inconfondibile. Tutto lo staff di Biemme Special Cars vi aspetta in fiera a Bologna per svelarvi ogni dettaglio della nuova Paithon e di tutte le altre esclusive auto progettate su meccanica Mercedes, Maserati, Jaguar e Rolls Royce.

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Tanexpo: perché Biondan Il nuovo logo Biondan, Innovazione senza tempo è la promessa di un’azienda protesa verso il futuro, capace di cogliere anche le sfide più difficili e complesse. I primi risultati di questo forte impegno sono visibili nel nuovo catalogo e nei diversi progetti che saranno presentati a Tanexpo, rinnovando così la presenza Biondan dopo un lungo periodo. Gli ultimi anni hanno visto una sostanziale crescita della cremazione, accelerata dalla pandemia, che ne ha aumentato la diffusione su tutto il territorio nazionale. “Anche grazie alla notevole esperienza maturata nel mercato americano, connotato da tassi di cremazione molto rilevanti, sono state analizzate le opportunità derivanti da questo incremento” spiega Lodovico Zugni Tauro, Direttore Commerciale & Marketing di Biondan. Per affrontare la mancanza di spazio della maggior parte dei cimiteri italiani, sono nate “innovative strutture coperte da brevetti internazionali e nuovi prodotti utilizzabili sia nelle nostre che in strutture esistenti”. Concetto, bellezza, personalizzazione senza precedenti, semplicità nell’ordine e nell’installazione, ma soprattutto un’innovativa proposta commerciale in grado di offrire una remunerazione di assoluto interesse. “Non vediamo l’ora di condividere tutto questo con voi a Tanexpo. Non abbiamo la pretesa di rivoluzionare, ma la volontà di essere vostri partner offrendovi nuovi strumenti per affrontare insieme ogni sfida”.

I maestri del legno “Non bisogna accontentarsi dell’orizzonte se si vuol cercare l’infinito”. È questo l’obiettivo con cui lavora con costanza e precisione lo staff di Artigian Legno Prestige Coffins, la storica azienda produttrice di cofani fondata dai fratelli Giunta nel 1960. È grazie alla passione quotidiana che l’azienda siciliana ha spento le sue prime 60 candeline. E allora quale occasione migliore per celebrare i traguardi raggiunti se non partecipare a Tanexpo, dove la famiglia presenterà con orgoglio tutte le migliori collezioni. In esposizione a Bologna la maestria artigiana e l’accuratezza delle lavorazioni per creare cofani pregiati, dall’alto livello artistico. Il segreto dietro al successo di Artigian Legno Prestige Coffins, infatti, è l’innata abilità di unire le competenze artigiane alle più moderne tecnologie. Si parte dalla ricerca di soli legnami pregiati che vengono poi intagliati a mano ed assemblati con macchinari di ultima generazione, per offrire un prodotto assolutamente impeccabile. Inoltre, la gamma di articoli è tra le più diversificate. Ai modelli delle linee intagliata, argento, oro e platino infatti, l’azienda offre anche la possibilità di abbinare diverse tipologie di accessori. Potrete ammirare tutto il prestigio delle collezioni della famiglia Giunta in fiera a Tanexpo!

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Un gioiello per ricordare Dopo lo straordinario successo della loro prima partecipazione in fiera, le sorelle Ines ed Inge Bouwen torneranno nuovamente ad essere protagoniste della prossima edizione di Tanexpo dove presenteranno le loro più importanti collezioni e nuovi modelli del brand belga Ines Bouwen. Un’azienda in continua crescita grazie alle sapienti mani artigiane capaci di creare eleganti gioielli che non ci si stanca mai di indossare. Collezioni raffinate, ispirate alla natura che ci circonda, all'architettura, all'arte o ad un semplice pensiero positivo. Ines Bouwen è la designer di queste meravigliose creazioni studiate per essere completamente sostenibili perché realizzate grazie all’uso di diamanti etici. Anelli, collane e ciondoli in cui conservare in un contenitore nascosto una piccola quantità di ceneri del defunto. Una soluzione di classe, ma anche discreta e versatile che permette di indossare il gioiello ogni giorno, anche senza contenitore, e di cambiare ed alternare i ciondoli in base al proprio stile. Inoltre, ogni gioiello può essere personalizzato incidendo un messaggio, un nome o un’impronta digitale. Un modo davvero unico e speciale per mantenere sempre viva la memoria dei propri cari.

Un successo tutto da celebrare 70 anni di dedizione, passione e professionalità. È questo il traguardo che quest’anno raggiunge l’Infortunistica Tossani, da sempre punto di riferimento affidabile nel campo del risarcimento danni. Un anno importante, che segna dunque un importante risultato da celebrare con partner, collaboratori e assistiti attraverso numerosi eventi e momenti d’incontro, non solo celebrativi del passato, ma “che siano anche occasione propositiva per il futuro, per continuare a crescere insieme tutti, sicuramente forti delle certezze di solidità e professionalità di cui la nostra storia aziendale è garante, ma anche con un lungo, anzi lunghissimo sguardo verso il futuro del nostro settore professionale oltre naturalmente a interrogarci su come essere sempre più performanti in termini di servizio per i nostri assistiti”. Sì, perché il vanto dell’Infortunistica Tossani è da sempre quello di mettere al primo posto gli assistiti. Grazie ad un team di esperti, infatti, l’azienda garantisce professionalità e rapidità nella gestione dei sinistri, attenzione alle famiglie sotto ogni profilo, onestà e puntualità nei rapporti con le imprese.

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Tante le sorprese ideate dall’azienda bolognese per festeggiare il suo compleanno in fiera insieme ai visitatori di Tanexpo! Lo staff dell’Infortunistica Tossani sarà lieto di ospitarvi nel proprio stand C26-D31 padiglione 29.


Qualità italiana senza compromessi Oltre 40 anni di esperienza non sono un traguardo, ma solide radici da cui partire per migliorarsi sempre. È questo il moto che spinge La Errevieffe, cha vanta una costante crescita ed un’inarrestabile ricerca quotidiana per garantire alle famiglie prodotti di alta qualità, assolutamente innovativi e dallo stile inconfondibilmente italiano. Maniglie, croci, urne, camere ardenti, targhe, ornamenti e tanto altro ancora. Un ricco catalogo in cui appaiono modelli originali e curati in ogni dettaglio sia nella tecnica all’avanguardia che a livello estetico, creati per spiccare e lasciare il segno. Caratteristiche queste che non sono passate certamente inosservate neanche all’estero. Già, perché l’azienda veneta è riuscita a conquistare con le sue creazioni numerosi mercati europei e d’oltreoceano, arrivando in ogni angolo del pianeta. La Errevieffe non manca mai un’edizione di Tanexpo e dal quartier generale di Altavilla Vicentina ci assicurano che anche a giugno la loro sarà una partecipazione ricca di novità, studiata per stupire il pubblico e per far apprezzare a tutti i professionisti la manifattura e l’originalità dei prodotti in esposizione. Non vediamo l’ora di scoprire tutte le sorprese che hanno in serbo per noi!

L’armonia del marmo La bottega d'arte La Principessa Marmi è leader nel settore dell'arte sacra e da oltre 20 anni progetta e realizza con serietà ed impegno arte funeraria, imprimendo sul marmo le immagini che esprimono il dolore dei familiari per il loro caro defunto, donando alla pietra dinamicità e calore. Il prodotto di punta è senza dubbio la lapide, da cui si evincono passione e cura nei dettagli nella rifinitura che da sempre contraddistinguono il lavoro dell’azienda siciliana. La Principessa Marmi sarà presente alla prossima edizione di Tanexpo, punto di riferimento per l'intero settore funerario e cimiteriale, portando in fiera l’innovazione dei nuovi modelli di lapidi e vasi, e affacciandosi al mondo dei funerali animali, in costante crescita, per il quale propone la propria filosofia di urna cineraria offrendo un'ampia possibilità di scelta. Risaltano le forme armoniche di vasi, vasche e cornici che si inseriscono a completamento delle singole lapidi, di monumenti, cappelle e di ogni altro elemento commemorativo. La Principessa Marmi è una realtà ormai consolidata capace di rispondere alle sfide del terzo millennio senza dimenticare il gusto della tradizione. 9


L’eterno riposo sott’acqua Un’azienda fondata da persone con un immenso amore per l’oceano. Da questa meravigliosa dichiarazione prende vita nel 1992 Memorial Reefs International. Strutture di cemento progettate per durare oltre 500 anni sott’acqua a cui vengono incorporate le ceneri del defunto. Una soluzione non solo ecologica, ma che supporta la ricostruzione della barriera corallina in quanto favorisce un habitat per molte specie come pesci, crostacei, piante marine e coralli. Questa tipologia di saluto così particolare offre alla famiglia diverse soluzioni di personalizzazione a partire dalla possibilità di collocare all’interno i resti di più cari così come avviene per le tombe di famiglia. Per commemorare il defunto, ad ogni elemento viene collocata una targhetta in metallo o in ceramica completamente personalizzabile con una frase e una fotografia. Soluzioni ideate per resistere alla corrosione del mare. Alla famiglia, inoltre, vengono fornite le coordinate GPS del sito, in modo tale da poterlo visitare in ogni momento. Dalla laguna di Venezia alle coste paradisiache dello Yucatan passando per gli Stati Uniti. L’azienda aggiunge sempre nuovi siti per soddisfare le esigenze di ogni cliente e sarà a Tanexpo per illustrare tutte le proposte per offrire un servizio davvero unico.

Dieci anni di evoluzione Dopo dieci anni di attività nella produzione di articoli funebri, ci si accorge di quanta strada abbia fatto la Proart. Guardando i primi modelli si nota subito il costante miglioramento. Dai primi articoli, i Real Coltrini, al Velo Raso Decor e, successivamente, il coprizinco, i Fondali Artistici Avvolgibili e molto altro ancora. Dieci anni di evoluzione e innovazione con uno sguardo alla cura anche del più piccolo dettaglio per offrire prodotti sempre di maggior qualità. All’interno del percorso lavorativo e in occasione delle molte fiere a cui l’azienda ha preso parte, lo staff ha avuto la grande fortuna di incontrare imprese, produttori e rivenditori del tutto speciali. Ottimi rapporti di lavoro che, nel corso del tempo, si sono rafforzati fino a trasformarsi in rapporti umani del tutto unici. Nonostante la lontananza, alcuni dei partner infatti si trovano anche a 1500 km di distanza, i legami instaurati fanno sì che l’azienda siciliana si migliori sempre, grazie anche ai tanti e suggerimenti che hanno contribuito alla crescita del brand. Il team di Proart è grato alle tante agenzie funebri d’Italia per la costante fiducia e per la possibilità di “esplorare ciò che finora non avevamo pensato”, per citare le parole della direzione. 10


La qualità per l’aldilà Tre sono le parole che ben descrivono Radiv: artigianalità, professionalità e attenzione al cliente. Sì, perché da sempre l’azienda segue ogni fase della progettazione e realizzazione di prodotti di alta gamma per chi opera nel campo dei servizi funebri come onoranze, ospedali e strutture sanitarie. Camere ardenti per permettere alla famiglia di salutare il defunto in un luogo intimo ed elegante, roll-up e paraventi per creare un ambiente accogliente in modo pratico e veloce e ancora candelabri, carrelli porta-feretro e imbottiture. Tutto prodotto e testato artigianalmente e interamente in Italia, grazie all'officina meccanica e alla sartoria interne all'azienda. Molti anni di esperienza, più di 40, che donano all’azienda una profonda conoscenza delle esigenze e dei problemi del settore e la capacità di dare risposte pronte e complete. Un impeccabile lavoro quotidiano che ha portato Radiv ad essere apprezzata non solo dai professionisti italiani, ma anche su tutto il territorio Europeo, arrivando sempre più lontano fino alla Russia e al Giappone. In fiera a giugno potrete scoprire la qualità, l’eleganza e altissima possibilità di personalizzazione che contraddistinguono i prodotti Radiv.

Distinguersi con stile Se quello che state cercando è un’azienda che sappia unire l’alta sartoria italiana con praticità e comodità, allora non potrete perdervi lo stand di Service Global Fashion a Tanexpo. Da quasi 40 anni, infatti, è specializzata nella produzione e commercializzazione di divise classiche e da lavoro, modelli in pronta consegna e abiti sartoriali realizzati su misura e personalizzati con ricami o stampe per soddisfare le esigenze di ogni singolo cliente. Prestigio assoluto dell’azienda lombarda è il Made in Italy: i capi, infatti, non solo vengono ideati e confezionati nel nostro Paese garantendo la cura di ogni minimo dettaglio, ma anche i fornitori vengono scelti attentamente tra le realtà italiane per offrire un prodotto sempre di alto livello. Inoltre, l’azienda propone una vasta gamma di servizi, tra cui la pronta consegna di tutti i modelli di campionario grazie al vasto assortimento in magazzino, continuità garantita degli articoli e l’esecuzione della messa in taglia presso la sede del cliente. In fiera Service Global Fashion presenterà con orgoglio Limoflex, un tessuto di proprio brevetto, anti-acqua e antigraffio con cui vengono realizzati tutti i capispalla studiati per garantire modelli non solo resistenti, ma anche straordinariamente eleganti. 11


Fiducia e innovazione Sortem sarà presente a Tanexpo con l'obiettivo di offrire fiducia e innovazione al settore funerario internazionale sia attraverso numerosi prodotti e servizi, ma soprattutto con la formazione professionale. In fiera condividerà lo spazio con Ánima, la nuova divisione dedicata ai prodotti per animali domestici. "Formarsi per migliorarsi, migliorarsi per differenziarsi" è l'obiettivo dell'ampio catalogo di corsi specialistici di Sortem rivolti ai professionisti che approfondiscono temi come la tanatoprassi, la tanatoestetica e l’uso dell’aerografo con pratica sul campo e tecniche di ultima generazione. In occasione della fiera il personale docente illustrerà i vari programmi di formazione sia online che in presenza in Italia, resi possibili grazie a nuove collaborazioni. Sortem, grazie alla sua esperienza e ai contatti tra artigiani e produttori, seleziona urne di alta qualità dal design impeccabile, offrendo una collezione curata nei dettagli che spazia dai modelli base a quelli ecologici e di design. Inoltre, Tanexpo sarà anche l’occasione per presentare finalmente Sortem come nuovo distributore delle esclusive creazioni LoveUrns. In fiera lo staff accoglierà clienti e amici in uno spazio aperto dove scoprire tutte le novità dell'azienda.

Tecnologia al servizio dell’impresa

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Tosco Data opera nel settore funebre da oltre 15 anni, occupandosi non solo di vendita e noleggio di macchinari per la stampa, taglio ed incisione, ma fornendo ai propri clienti una soluzione completa grazie al Software Memento, con il quale è possibile gestire a 360 gradi tutti gli aspetti inerenti ai funerali. Il Software infatti, permette, tramite il modulo Gestio, di effettuare la presa in carico del funerale, ovvero di facilitare il reperimento delle informazioni del defunto, dei deleganti e tutte le informazioni inerenti trasporto, cerimonia, tipologia di sepoltura, etc. e di compilare automaticamente tutte le documentazioni necessarie per portare avanti la pratica funebre, fino ad arrivare alla fatturazione elettronica. Tutti i dati inseriti potranno essere poi importati in maniera automatizzata all’interno dei vari moduli che compongono la Suite Grafica del programma (Manifesto, Ricordo, Firma, Impress, Incido, Coronella e Configuratore Lapidi). Essendo una piattaforma in cloud, I’Memento permette alle agenzie funebri di collegarsi da un qualsiasi dispositivo connesso ad internet ed avere così accesso ai propri dati e salvataggi. Tosco Data, che vanta la partecipazione alle fiere europee più importanti, come ultima novità, propone soluzioni software personalizzate per Case Funerarie.


Padiglioni 28.29.30

23.000 metri quadrati 3 padiglioni

Orari Mercoledì 22 Giugno: 9.30-18.30 Giovedì 23 Giugno: 9.30-18.30 Venerdì 24 Giugno: 9.30-17.30

INGRESSO NORD ENTRANCE

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INGRESSO MICHELINO ENTRANCE solo espositori only for exhibitors

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Ingressi: Ingresso Costituzione: Piazza Costituzione 6 Ingresso Nord: Rotonda Dante Canè (uscita A14-Bologna Fiera)

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INGRESSO COSTITUZIONE ENTRANCE

IL CENTRO ESPOSITIVO


YOUR WORLD. YOUR WAY. YOUR EXPO.

Ndautoev!e COME ARRIVARE

In auto: Autostrade A1 - A13 - A14 Uscita "Bologna Fiera" di fronte all'Ingresso Nord Tangenziale di Bologna Uscita n. 8 per Parcheggio e Ingresso Nord Uscita n. 7 per Parcheggio e Ingresso Costituzione

BOLOGNA 22.23.24

GIUGNO 2022 Elenco Espositori, ultime notizie e registrazioni su TANEXPO.COM

In aereo: Il servizio Marconi Express collega l'aeroporto internazionale G. Marconi ed il centro città in soli 7 minuti In treno: La Stazione Centrale di Bologna si trova a soli 10 minuti da BolognaFiere. In bus: Le linee 28-35-38 collegano i centro città con Piazza Cosituzione.

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news aziende

L’universo in una goccia di rugiada di raffaella segantin

Ho scoperto il segreto del mare meditando su una goccia di rugiada. (Khalil Gibran)

NUMERO 2

FEBBRAIO 2022

Non c’è un momento di pace nella sede della storica azienda Rotastyle! Dopo la partecipazione all’ultima Tanexpo, che per i motivi che ben conosciamo si è tenuta nello scorso mese di luglio, fervono ora i preparativi per l’edizione 2022 in programma il 22, 23 e 24 giugno. In questi mesi è stato dedicato un certo impegno anche alla stesura del calendario da tavolo 2022, divenuto oramai un oggetto cult per la sua unicità e raffinatezza. Spicca il gusto con cui sono presentate le immagini associate ai vari mesi e le frasi di accompagnamento, scelte tra poesie o citazioni di forte impatto emotivo.

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OLTRE MAGAZINE

Un piccolo dono studiato ad hoc che oltre ad essere utile, ben figura se posato su una scrivania! Ora, tornando all’appuntamento fieristico, c’è da dire che negli anni Rotastyle non ha mai smesso di stupire il pubblico con i suoi manufatti di alta qualità e di indiscusso pregio estetico, tanto che il suo stand è da sempre uno dei più visitati del Salone. Per questo non abbiamo resistito alla tentazione di carpire qualche indiscrezione sulle novità tra quelle in cantiere che verranno presentate a Bologna a giugno. Lo abbiamo fatto rivolgendoci, senza tanti preamboli, direttamente alla 


rsione in grigio

FEBBRAIO 2022

etto Rugiada nella ve

NUMERO 2

Fasi di studio del sogg

OLTRE MAGAZINE

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news aziende

CALENDARIO 2022  La copertina del prestigioso calendario da tavolo 2022

Signora Cinzia, ci sarà un tema che come un fil rouge legherà ciò che vedremo nel vostro stand in fiera? “Certamente! Sarà la natura la protagonista delle collezioni di Tanexpo 2022. Mi ritengo fortunata per avere il dono di sentirmi così in sintonia con il creato e di essere capace di meravigliarmi di tutti i piccoli straordinari eventi che avvengono ogni giorno sotto i nostri occhi e che i più non vedono, dandoli per scontati. Il volo di una farfalla, una foglia che lascia il suo ramo, un fiore

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OLTRE MAGAZINE

FEBBRAIO 2022 NUMERO 2

signora Cinzia Rota, l’insostituibile figura creativa dell’azienda bergamasca, poiché è oramai noto che ogni linea è frutto della sua personalissima visione e delle sue originali idee.

che sboccia, i semi che si staccano da un fiore… ogni manifestazione mi fa riflettere sulla caducità della vita, ma anche sulla sua logica perfetta perché tutto fa parte di un cerchio, dove nulla muore mai davvero ma si rigenera ininterrottamente. È così che sono nate le nostre collezioni più famose come Foglie nel vento, Ali nella luce blu, Percorso nel tempo, Ciliegio in fiore, Soffio d’Eternità…”. Qualche anticipazione sui soggetti proposti? “Naturalmente saranno in mostra le ultime creazioni che continuano a riscuotere tanto successo. Mi riferisco in particolare a Ciliegio in Fiore, diventato a tutti gli effetti un nostro grande classico, e a Soffio d’Eternità, presentato per la prima volta alla scorsa edizione di Tanexpo,

in cui sono raffigurati i semi che volano via da un soffione lasciandolo spoglio, ma andando a loro volta a generare nuova vita. Per rinnovare l’offerta del nostro stand stiamo sviluppando un altro soggetto evocativo, quello della rugiada, che dà il nome all’omonima collezione”. Come viene interpretato questo tema? Qual è il suo valore simbolico? “La rugiada, realizzata in un prezioso intarsio in madreperla, viene rappresentata da una goccia posata su un petalo di rosa, quasi fosse una lacrima, una lacrima che però riflette la luce, il cielo e quindi l’infinito. Una lacrima di dolore ma anche di speranza. Una goccia che essendo costituita d’acqua è per sua stessa natura portatrice di vita. 


news aziende

Nella Bibbia, in un passo del libro del profeta Osea, la rugiada è vista come simbolo del rapporto tra l’uomo e Dio poiché come essa depositandosi sulla terra la nutre e la rigenera, così la benedizione che l’Onnipotente elargisce all’umanità, infonde un senso di protezione e un augurio di prosperità”.

sarà che le tonalità neutre hanno sempre un grande appeal per la loro essenzialità, fatto è che l’accoglienza è stata a dir poco entusiastica. Per questo motivo ci stiamo dedicando con forte passione alla realizzazione di soggetti nelle nuance del grigio”.

Come sarà declinato il soggetto Rugiada? “Abbiamo già realizzato alcuni articoli con l’elemento Rugiada. La novità sarà costituita dalla versione in grigio riprodotta sull’avveniristico ed esclusivo cofano Ekeos, caratterizzato dall’originale coperchio a taglio di diamante che intende ricordare uno scrigno dove custodire ciò che abbiamo di più caro. Il cofano verrà poi affiancato dall’urna e dal set di arredi funebri: un insieme di sicuro effetto che costituirà uno dei punti focali del nostro stand”.

Una ulteriore proposta pensata sempre con l’intento di conferire il massimo tributo a chi ci lascia, e allo stesso tempo infondere la speranza in chi resta. Cinzia Rota dimostra ancora una volta di saper dare il giusto valore alla morte facendosi interprete, con la sua sensibilità, dei suoi significati più reconditi. Ecco perché ogni creazione può a ragione essere definita Arte del Prezioso Ricordo, come recita il motto aziendale.

spazio particolarmente attrattivo poiché progettato anch’esso con dovizia di particolari per dare il massimo risalto agli articoli in esposizione e renderlo estremamente invitante e accogliente per i visitatori. 

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FEBBRAIO 2022

Avete iniziato da poco a proporre il grigio… “L’idea di utilizzare il grigio per gli articoli funerari sembrava al principio un’idea azzardata, ma d’altronde siamo famosi per il nostro stile che si distacca da tutto il resto e poi, come ben sa, amiamo le sfide. Sarà che è un colore ultimatamente molto in voga negli arredi e nelle tinte da utilizzare negli interni,

Auguriamo pertanto un ottimo riscontro anche a questa nuova proposta che non vediamo l’ora di toccare con mano in fiera a Bologna, insieme alla gamma dei prodotti più significativi dell’azienda bergamasca e a qualche altra novità ancora in essere. Tutto questo sarà in mostra in uno

Urna Rugiada su tradizionale  essenza noce

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I cofani Soffio d'Eternità e Ciliegio  in Fiore realizzati in grigio, a cui presto si affiancherà anche Rugiada OLTRE MAGAZINE


ATTUALITà

I nuovi luoghi del commiato di Daniele Fogli e Manuela Pirani

Le Case Funerarie, una tendenza in costante evoluzione.

L’osservazione e la veglia del defunto, affidata obbligatoriamente al settore pubblico (depositi di osservazione comunali o servizi mortuari delle strutture sanitarie), era principalmente necessaria per garantire da errori nell’attribuzione della morte di una persona, specie se la morte era improvvisa. Situazioni che, con i

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OLTRE MAGAZINE

FEBBRAIO 2022 NUMERO 2

In tutto il mondo occidentale si sta sempre più assistendo ad una progressiva e drastica riduzione del numero di persone che muoiono nella propria abitazione.

progressi della medicina in Italia, nel tempo, sono di fatto sparite. Per molto tempo, anche nel nostro Paese, il defunto veniva composto dai famigliari, spesso posizionato in camera da letto o nel soggiorno, e vegliato sia dai propri cari sia con il passaggio di tutte le persone desiderose di porgere l’ultimo saluto. Ciò però si è tradotto lentamente in un’acutizzazione del senso di disagio e sofferenza dei dolenti, oltreché ad un ricordo triste che si veniva a legare alle mura domestiche. 


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Foto di Arne9001 - Dreamstime

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ATTUALITà

Pure ha inciso la sempre minore dimensione delle abitazioni e la sempre maggiore paura nei confronti della morte e del morire, aspetti - questi ultimi - da delegare agli specialisti, siano questi il personale medico ed infermieristico o, proprio, l’impresario funebre. Oggi, tra l’altro, la maggior parte dei decessi avviene in ospedale e nelle RSA, qualche volta su strada a causa di incidenti. L’ultimo saluto ai defunti – a cassa aperta - ha pertanto luogo, principalmente, nelle camere mortuarie di ospedali ed obitori. D’altro canto, le strutture sanitarie nel loro complesso, spesso, mal si conciliano con il necessario senso di intimità, raccoglimento e riservatezza richiesti dalle famiglie, che affrontano il dolore della perdita di una persona cara.

Da alcuni anni, tuttavia, si stanno affermando luoghi di commiato alternativi, pensati per chi desidera porgere l’ultimo saluto ai propri cari in un ambiente più raccolto e accogliente, simile alla propria casa, quali la Casa Funeraria e la Sala del Commiato, che presentano caratteristiche simili, ma non identiche. La Casa Funeraria è una struttura, gestita da soggetti autorizzati allo svolgimento dell'attività funebre, in cui vengono ricevute, custodite ed esposte le salme di persone decedute presso le abitazioni private o le strutture sanitarie ed ospedaliere, su precisa richiesta espressa in tal senso dai familiari del defunto o da chi ne ha titolo. Al suo interno è possibile svolgere attività quali osservazione; composizione e vestizione della salma; tanatocosmesi; custodia ed esposizione del cadavere anche a cassa aperta; commemorazione e commiato del defunto nel rispetto delle

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FEBBRAIO 2022 NUMERO 2

La Casa Funeraria e la Sala del Commiato

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norme igienico-sanitarie stabilite dalla legge. Presso la Casa Funeraria possono inoltre sostare, per brevi periodi, i defunti in feretro sigillato in attesa del trasporto, dell'inumazione, della tumulazione o della cremazione, anche dopo la celebrazione delle esequie. La Sala del Commiato è una struttura, realizzata e gestita per ricevere e tenere in custodia il feretro chiuso, ai fini della celebrazione di riti di commemorazione, laici o religiosi, sempre su precisa richiesta espressa in tal senso dai familiari del defunto o da chi ne ha titolo. Tali nuove tipologie di luoghi di commiato sono, da tempo, molto diffuse nel resto del mondo, soprattutto in quello anglosassone, dove si sono affermate come luogo alternativo alle sale mortuarie di ospedali e cimiteri, per la veglia e la commemorazione dei defunti.

Storia ed evoluzione A metà del diciannovesimo secolo gli obitori pubblici iniziarono a rivelarsi incapaci di porsi come strutture adeguate ad ospitare i defunti. Addirittura, se nessuno arrivava a reclamare

un corpo da un obitorio pubblico entro un certo periodo, i morti potevano essere legalmente requisiti per la dissezione per motivi di studio. Gli obitori pubblici venivano così associati con la morte improvvisa, per crimine, nella pubblica strada, per suicidio, divenendo sempre più impopolari come luogo di commemorazione e veglia. D’altro lato anche la conservazione dei defunti nelle abitazioni, per periodi maggiormente protratti, era sempre più accompagnata dalla crescente percezione di antigienicità e dall’avvertita necessità di separare i morti dai vivi. Si è stimato che, nel 1936, circa il 90% dei corpi veniva conservato a casa nel periodo intercorrente tra la morte e la sepoltura; oggi tale cifra arriva solo al 5-10% circa. Dal punto di vista dell’impresario funebre la presenza di una casa funeraria presenta l’indubbio vantaggio di rivalutare sia il servizio funebre offerto nel suo complesso, presentando un ambito funzionale più accogliente ed organizzato, ma anche di ottimizzarne la componente gestionale, logistica ed organizzativa, consentendo all’impresario di conseguire 


vantaggi in termini economici. La normativa nazionale di riferimento per le Case Funerarie e le Sale del Commiato, così come sopra identificate, non esiste nel DPR del 10 settembre 1990, n. 285, regolamento statale di polizia mortuaria, ma è stata introdotta dapprima nella Regione Lombardia nel 2003, seguita l’anno successivo dalla Regione Emilia-Romagna e poi via via da quasi tutte le regioni italiane. Difatti la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, con le modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione, aveva assegnato alle regioni la competenza a legiferare e in particolare a regolamentare aspetti specifici in materia funebre e cimiteriale, pur entro i limiti e principi stabiliti dalla legge statale. Ciò è avvenuto ampiamente, anche se talvolta si sono avuti sconfinamenti da parte delle regioni, in competenze proprie della potestà legislativa statale. Attualmente si è in presenza di molte leggi regionali, tutt’altro che uniformi, che hanno cercato di normare compiutamente l’introduzione delle Case Funerarie e la diversificazione

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ATTUALITà

di queste dalle Sale di Commiato. In sintesi, le Case Funerarie assolvono a funzioni riconducibili all’ambito igienico-sanitario (come l’osservazione dei cadaveri, l’effettuazione di trattamenti sui corpi: consentendovi sia la tanatoprassi che l'imbalsamazione, quest’ultima effettuata da medici, la prima da operatori abilitati) oltre che alla ritualità del commiato, mentre le Sale del Commiato sono unicamente destinate a quest’ultima funzione. Ma poi la vera distinzione è che nelle Sale del Commiato la ritualità è solo a feretro sigillato, mentre nelle Case Funerarie vi è la possibilità di esposizione del cadavere, con le dovute precauzioni. Molte regioni hanno processi normativi in tal senso. Altre non hanno ancora legiferato o l’iter deliberativo è ancora in itinere. Ed è sempre più avvertita la necessità di omogeneizzare su scala nazionale la normativa di questi nuovi luoghi del commiato, con apposita legge statale. Altro aspetto che va valutato nell’ottica di evoluzione dei servizi funerari e dei luoghi di commiato è il progressivo e costante aumento

della pratica funebre cremazionista in Italia. Le cremazioni di feretri effettuate in Italia nel corso del 2020 sono cresciute del 27,31% rispetto all’anno precedente, con un incremento corrispondente a 53.171 unità, con una notevole accelerazione imputabile al periodo pandemico. L’incidenza della cremazione registrata e stimata sul totale delle sepolture, per l’anno 2020, è stata pari al 33,22%, con un incremento in termini percentuali del +2,54% rispetto al 2019. La pratica funebre della cremazione ha comportato costi minori per i dolenti rispetto alle tradizionali forme di sepoltura, offrendo anche la possibilità di un affidamento domestico dell’urna o della dispersione delle ceneri in mare o in natura.

Il futuro e l’iter delle normative Con l’aumento dei crematori (nel 2020 risultano autorizzati ed operanti in Italia n. 87 impianti di cremazione, a fronte degli 85 nel 2019) e l’avvento e la diffusione nazionale delle Case Funerarie è in atto una


rottando la cremazione dei feretri per i funerali da lei eseguiti nelle proprie strutture. Una concorrenza sleale da una parte e, dall’altra, sostanziose perdite rispetto a piani economico finanziari alla base di project financing presentati in epoche passate. Ma, sempre contro l’ipotesi di crematorio dentro la Casa Funeraria, è anche una parte delle imprese funebri, quelle di piccole e medie dimensioni, che cominciano a percepire il rischio della dipendenza sempre più accentuata da chi detiene il controllo delle Case Funerarie e, nello stesso momento, comprendono che, mixando la cremazione

con il settore funebre, sia sempre più vicino il momento in cui importanti gruppi finanziari investano nell’acquisizione della filiera funebre e dei crematori. E un’avvisaglia di questa tendenza è già emersa con l’operazione recentemente effettuata da Hofi, che è entrata nella gestione dei crematori (1). A difendere l’impostazione del testo unificato resta solo una parte delle imprese funebri, in genere di medio-grandi dimensioni e quelle che già gestiscono importanti Case Funerarie. Ed è in queste settimane che questo nodo dovrà, infine, essere sciolto. 

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(1) www.funerali.org/cimiteri/hofi-entra-nella-gestione-dei-crematori-60929.html

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possibile rivoluzione anche degli spazi funerari. La geografia attuale della distribuzione delle quasi 500 strutture funebri - tra Case Funerarie e Sale di Commiato - vede una maggiore presenza di strutture al Nord, un numero discreto al Centro e numeri più bassi ma in lieve crescita al Sud. Ciò è dovuto principalmente all’epoca di emanazione delle varie normative regionali che hanno consentito la creazione di strutture altrimenti vietate. In data 10 dicembre 2020 la XII Commissione Affari Sociali della Camera ha adottato il testo unificato della pdl “Disciplina delle attività funerarie, della cremazione e della conservazione o dispersione delle ceneri” – risultato della riunione delle pdl AC928 Brambilla, AC1143 Foscolo, AC1618 Pini – che verrà usato come base per la continuazione dell’iter di approvazione parlamentare e che ha anche proposto normative su questi nuovi luoghi di commiato. Nella summenzionata proposta di legge è presente la possibilità di consentire la realizzazione di crematori fuori dai cimiteri e solo nelle Case Funerarie delle imprese funebri, apparentemente svincolati dalla pianificazione pubblica territoriale e dai massimali tariffari stabiliti per tutti gli altri crematori, che sono sottoposti, come noto, a tariffe amministrate con decreto del Ministro dell’Interno. È questo uno dei principali punti di contrasto tra le varie associazioni e federazioni rappresentative degli interessi nel settore funerario. Da una parte i gestori dei cimiteri ed i marmisti, che ritengono questa ipotesi come il colpo di grazia per una gestione ormai deficitaria per il forte calo delle concessioni cimiteriali. Della stessa idea pure i gestori dei crematori, che ritengono come l’impresa funebre, se possiede una Casa Funeraria, altererà la concorrenza di-

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LEGALE, FISCALE

La giustizia ondivaga sul diritto al fine vita A C U R A d i A v v. A l i c e M e r l e t t i e d E l e n a A l f e r o

La vicenda del 43enne tetraplegico nelle Marche, che nell’articolo chiameremo Mario come hanno già fatto i giornali italiani nelle scorse settimane, finita su tutti i quotidiani nazionali è indice della corrente ambivalente della giustizia italiana sul punto del diritto al fine vita.

La storia di Mario

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La vicenda del marchigiano Mario riapre la discussione sul suicidio assistito che approda alla Camera.

Siamo nelle Marche, un signore di 43 anni, valutati i requisiti enunciati dalla sentenza della Consulta nel caso Cappato, ha convenuto in

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giudizio l’Azienda Sanitaria Locale delle Marche, in un procedimento di urgenza, per richiedere la prescrizione del farmaco conosciuto come “Triopentone”, un veleno, che gli potesse permettere di porre fine alla sua esistenza poiché già estremamente compromessa, costretta ad una vita di limitazioni, scandita da una tetraplegia incurabile. Vicenda diversa, dunque, dalla sentenza della Corte Costituzionale ‘Cappato’ (Corte Cost. 242 del 2019) la quale, lo ricordiamo, prevede la 


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LEGALE, FISCALE

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depenalizzazione del reato di aiuto al suicidio, nella misura in cui siano presenti le caratteristiche degli artt. 1 e 2 della legge 22 dicembre 2017, n. 219, ovverosia se siano state correttamente depositate le cosìddette DAT.

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Dunque pur essendo il fatto oggetto del giudizio differente, il ricorso presentato da Mario, 43 enne marchigiano, poggia sui principi suinnanzi enunciati, e forte di questi, domanda l’intervento della giustizia.

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Ebbene, il Tribunale marchigiano nel vagliare la richiesta del quarantatreenne, invece, si dimostra ben conscio dell’interpretazione dei requisiti della sentenza Cappato ma sorprendentemente se ne discosta; nel rigettare il ricorso in prima battuta il Tribunale sostiene che: “Non sussistono quindi motivi per ritenere che, individuando le ipotesi OLTRE MAGAZINE

in cui l’aiuto al suicidio può ritenersi penalmente lecito, la Corte abbia fondato anche il diritto del paziente […] ad ottenere la collaborazione dei sanitari nell’attuare la sua decisione di porre fine alla propria esistenza; né può ritenersi che il riconoscimento dell’invocato diritto sia diretta conseguenza dell’individuazione della nuova ipotesi di non punibilità tenuto conto della natura polifunzionale delle scriminanti, non sempre strumentali all’esercizio di un diritto.” In tal senso dunque il Tribunale non riconosce il proprio potere di imporre alla Pubblica Amministrazione la prescrizione di un farmaco che permetta il fine vita, né altresì questiona sul procedimento dell’amministrazione sanitaria che ha portato a negare la possibilità che si potesse porre fine all’esistenza del soggetto ricorrente di fronte al giudice ordinario medesimo.

La Corte Costituzionale, invece, lo ricordiamo ha “bacchettato” in più occasioni il legislatore, chiedendo una applicazione conforme della costituzione alla legge sulle DAT. Eppure tale “tirata di orecchie” è ben lontana dalla posizione espressa dal Tribunale di merito che decide di rigettare dunque il ricorso. Sembrerebbe quindi che l’orientamento del giudice ordinario per quanto di primo livello, sia quello di interpretare la norma della legge 219/2017 in senso restrittivo rispetto al fine vita, sostanzialmente limitando l’operatività del giudice nella decisione, assurgendo che l’amministrazione sanitaria sia in grado di discernere l’opzione migliore. Questo accade però nel marzo 2021, tuttavia, il 43enne non si arrende e propone reclamo. A giugno, la Corte di Ancona, 


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riconoscendo tutte le problematiche riguardanti il vuoto normativo creatosi con l’interpretazione costituzionalmente orientata dal caso Cappato ed altresì riconoscendo gli errori valutativi effettuati dal giudice di prime cure, accoglie il ricorso stravolgendo la prima decisione. La Corte si esprime positivamente sulle richieste del ricorrente e manda la palla al Comitato Etico della Regione Marche affinché lo stesso vagli il caso di specie e decida se siano sussistenti i requisiti nel caso specifico per l’interruzione dello stato vitale, nonché se le modalità richieste siano idonee (la qualità e la quantità della medicina da assumere). Il Comitato Etico - richiamato all’ordine - si pronuncia quindi in senso favorevole alla richiesta di Mario. Sembra dunque una vittoria. Ma… vi è un ma. Lo stesso Comitato ritiene viceversa non conformi le modalità proposte dal 43enne per giungere al risultato sperato. Ci si trova dunque nuovamente nel limbo del “cosa fare”, nonostante due provvedimenti giudiziari opposti e un parere favorevole del Comitato.

Lunedì 13 dicembre la discussione sul suicidio assistito è arrivata alla Camera dopo anni di attesa. Purtroppo in un’Aula semideserta dove una manciata di deputati ha portato la propria posizione in merito ad un argomento tanto delicato e controverso. Le vicende che hanno segnato il percorso di questa discussione sono note ed hanno avuto grande eco sui quotidiani nazionali, su tutte ricordiamo quella di Piergiorgio Welby e quella di Eluana Englaro. Il testo è stato messo a punto in tre anni nelle Commissioni Giustizia

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La discussione alla Camera

e Affari Sociali ed i relatori Bazoli e Provenza ne hanno richiesta una discussione calma ed equilibrata a chi ha preparato un intervento. Il primo confronto non ha però portato a un dibattito e nuova calendarizzazione della prossima discussione e termine per presentare gli emendamenti sono stati rimandati a data da definire, probabilmente dopo l’elezione del Capo di Stato. Insomma di strada ve ne è ancora da compiere, ma il percorso sembra segnato: la l. 219/2017 esiste, i diritti ivi riconosciuti debbono essere tutelati e non possono rimanere meri enunciati. 


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Un crematorio monumentale per gli animali di MIRANDA NERA

Nato in un ex bunker militare, è stato progettato per mantenere la continuità visiva con la natura.

Sono con noi nei momenti belli, in quelli difficili e spesso ci aiutano a sopportare la solitudine. È normale che quando un animale domestico viene a mancare spesso si debba riorganizzare la propria vita in funzione della perdita e sicuramente un rito funebre è d’aiuto per la razionalizzazione del lutto.

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Gli amici animali fanno parte della nostra quotidianità, ci accompagnano per la vita come membri speciali della nostra famiglia e fedeli compagni di viaggio.

Da tempo ormai ci sono strutture e luoghi dedicati a questo servizio e sono numerose anche le onoranze

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funebri che forniscono assistenza nella perdita del proprio amico a quattro zampe. I cimiteri e i crematori dedicati alla cura e alle cerimonie per gli animali sono ormai cosa comune: se ne trovano numerosi anche in Italia e sono in crescita in tutto il mondo. Un interessante progetto in merito ai crematori per animali è quello del Hunting Grounds Pet Crematorium in Repubblica Ceca, ad opera del visionario architetto Petr Hajek. Non lontano dalla meravigliosa Praga, all’interno dell’area di Dronov, sono collocati diversi bunker militari sotterranei che furono costruiti 


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Tutte le foto di Radek Úlehla - Coatmen

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CREMATORI D'EUROPA

per il Drnov Air Defence Site. Il sito militare venne però chiuso nel 1993 e destinato ad altri scopi. La struttura principale è diventata un museo ma le altre più piccole sono state trasformate in luoghi di lavoro e sono dedicate alla tecnologia mobile. Proprio in uno di questi bunker è stato realizzato il crematorio per animali domestici.

La parte esterna

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L’area in cui è innestato il progetto è decisamente insolita ma il paesaggio naturale circostante è un’oasi selvaggia in cui non si nota il passaggio dell’uomo e secondo l’architetto era sicuramente in linea con la nuova destinazione d’uso della struttura. Il visitatore si trova letteralmente catapultato in un paesaggio onirico in cui, tra i cespugli incolti e i rami degli alberi, è installato un enorme specchio che dà una profonda continuità visiva al paesaggio allungandone la prospettiva. Il crematorio Hunting Grounds più che una struttura architettonica sembra un’opera d’arte la cui ispirazione con

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CREMATORI D'EUROPA

ogni probabilità deriva dalle opere di Anish Kapoor e Richard Serra. La parte principale dell’esterno del crematorio è costituita da un imponente specchio con una dimensione di sei metri d’altezza e undici metri di lunghezza. Metaforicamente è l’immagine di una porta che collega due dimensioni poste su piani differenti e richiama la rappresentazione sacra della porta che divide il mondo dei vivi da quello dei morti. La superficie dello specchio non è continua ma realizzata in piccoli blocchi esagonali, incastrati tra loro a formare un reticolo, che accolgono la luce per rifletterla modularmente sullo spazio circostante. Il visitatore è immerso in una sensazione mistica che si fonde profondamente con lo spirito del luogo e l’immagine riflessa nello specchio appare tremolante proprio grazie al taglio esagonale dei piccoli blocchi da cui è costituito. Percettivamente sembra di muoversi in uno spazio liquido senza tempo e dimensione. Il clima surreale che si respira è proprio quello di uno spazio temporale diverso da quello terreno. Ai lati dello specchio si possono vedere due strutture quadrate in calcestruzzo che sembrano essere gli unici tratti rappresentati dalla mano dell’uomo in una vegetazione incolta.

La struttura attuale del crematorio è sotterranea; esternamente infatti sono visibili solo lo specchio e l’ingresso laterale. L’edificio preesistente è stato mantenuto intatto ove possibile e sono stati realizzati nuovi ingressi con un diverso schema dei flussi. Il sistema di entrate e percorsi è stato creato in modo che i visitatori e gli addetti ai lavori non si incontrino, grazie anche ai due ingressi separati della struttura. Il forno e gli uffici sono divisi dalla

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La struttura interna

parte dedicata agli ospiti e non sono visibili dall’area dei visitatori. All’interno è stata modificata la pianta in base all’idea del progetto dell’architetto che prevedeva la realizzazione di un nuovo ingresso laterale. La mappa della struttura è semplice e gli spazi sono divisi tra loro a seconda della singola destinazione d’uso ma comunque pensati per ospitare una cerimonia funebre alla volta. L’interno è stato progettato per accogliere in modo discreto i “familiari umani" degli animali e il crematorio è stato dipinto di bianco con arredi lineari. L’atmosfera è quasi ovattata e anche i mobili sono stati scelti con cura per mantenere questa sensazione di tranquillità: l’arredamento è caratterizzato da materiali

semplici; le panche e le porte sono realizzate in legno chiaro; la luce è modulata con criterio. Ogni oggetto inserito all’interno del crematorio fa parte del progetto ed è quindi stato pensato in materiali poveri e facili da lavorare. Tutte le murature sono realizzate in blocchi di cemento intonacato, il lucernario è in policarbonato così come lo specchio esterno che è incollato su una parete in mattoni. Varcando la soglia del crematorio si dimentica tutto quello che c’è fuori e ci si sente accolti in un luogo caldo e rassicurante che in qualche modo ha il compito di aiutare a superare il dolore per la perdita del proprio animale domestico. 


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Il decluttering del lutto di raffaella segantin

Eliminare gli oggetti o svuotare la casa dei cari che ci hanno lasciato: questo è il decluttering del lutto, un’esperienza che segna e che a volte ha bisogno di essere supportata. È risaputo che i riti di commiato hanno una importante funzione nel processo di elaborazione del lutto rendendo la perdita della persona cara più sopportabile e accettabile.

Il funerale, infatti, sancisce il distacco dalla fisicità di chi ci lascia, ovvero dal suo corpo, ma i conti con la sua assenza sono ancora tutti aperti e ce ne rendiamo conto soprattutto nel momento in cui ci troviamo costretti a sistemare, o il più delle volte ad eliminare, i suoi effetti personali. Ognuno di noi possiede una quantità notevole di oggetti e quando muore a chi rimane spetta il gravoso compito di mettere ordine.

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Dare un pubblico addio alle sue spoglie mortali, insieme alle persone che hanno fatto parte della sua vita, rappresenta il momento in cui ci sentiamo disposti a “lasciarla andare” e scendere così a patti con il dolore, anche se potrà durare ancora a lungo.

Per questa operazione gli esperti hanno coniato l’espressione decluttering del lutto. Il termine decluttering, di evidente origine anglosassone, indica l’azione di riordinare gli spazi in cui viviamo eliminando il superfluo, ciò che noi chiamiamo con un linguaggio un po’ gergale “fare repulisti”. Gli psicologi, concordi nel sostenerne l’importanza terapeutica, hanno messo a punto una serie di tecniche e suggerimenti su come eseguire al meglio questo compito, che in alcuni momenti della nostra vita può rivelarsi assai benefico, perché oltre a riorganizzare la casa ha il potere di liberare anche la mente e di aprirci a nuove prospettive. Il decluttering del lutto, a livello formale, non differisce molto da quello ordinario, ma è emotivamente molto più faticoso, perché non si tratta di fare pulizia delle proprie cose, impegno già di per sé difficile, ma di

quelle di un’altra persona a cui si era affettivamente legati. È tutto quello che rimane di lui o di lei. Oggetti accumulati in tanti anni, cose anche banali o, addirittura brutte, come un soprammobile kitsch, una vecchia tazza o un abito fuori moda, si caricano adesso di nuove valenze. Sono le testimonianze tangibili di quella persona, della sua quotidianità, del suo carattere, delle sue passioni, delle sue attività, dei suoi gusti, in una parola della sua storia. Gli oggetti ora diventano strumenti di relazione con chi se n’è andato e fanno affiorare ricordi che non possiamo più condividere con lui/lei e per questo fanno ancora più male. “Questo maglione l’aveva portato da quel viaggio in Scozia di cui ci parlava ancora”; “La sua musica preferita! Quante volte questi dischi hanno fatto da sottofondo alle nostre serate!”; “Com’eravamo giovani in questa foto! 


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Foto di Oksana Krasiut - Dreamstime


PSICOLOGIA

Sembravamo davvero felici!”. Tutto è intriso della sua personalità, le cose sembrano volerci parlare, ci pare addirittura di udire la voce del nostro caro mentre ci raccontava di quel libro che aveva da poco terminato di leggere, quando ci mostrava, pieno d’orgoglio, l’ultimo acquisto o quando ci parlava dei suoi hobby. Allora senti quel nodo alla gola diventare sempre più stretto e ti sembra di non potercela fare. Ancora più straziante è quando ci si trova nella condizione di liberare una casa intera e doverla mettere in vendita. Nella maggior parte dei casi si tratta della casa di famiglia, quella in cui si è cresciuti e dove, anche se ce ne siamo andati, abbiamo le nostre radici. Qui il tutto diventa ancora più duro e complesso perché si accompagna anche alla necessità di interrompere i legami materiali con il proprio passato.

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Comunque sia la nostra sensibilità, è innegabile che si tratta sempre di un momento psicologicamente molto delicato, ma che alla fine può anche rivelarsi liberatorio e di grande aiuto nell’elaborazione del lutto. Qualche consiglio potrebbe essere utile, soprattutto per non farci sopraffare dal senso di colpa. È giusto mantenere vivo il ricordo ma ciò non significa necessariamente conservare una grande quantità di oggetti. Per questo è bene scegliere con cura poche cose particolarmente signifi-

cative che possiamo tenere sempre con noi. Una valida alternativa è quella di creare un archivio digitale, fotografando alcuni oggetti prima di darli via: anche se non li possiamo più toccare manterranno sempre la loro carica emotiva. Molto di quel che resta può venire regalato a conoscenti o a persone bisognose, così che possa avere una seconda vita in una sorta di ideale continuità con la precedente. Qualcuno preferisce fare questa operazione da solo, come a voler stabilire un ultimo intimo rapporto con il proprio caro, per altri invece è preferibile farlo in compagnia di un parente o un amico. Il decluttering del lutto è un argomento di cui si parla poco, perché in generale si tende a parlare poco della morte, ma è un’esperienza trasversale e spesso traumatica che meriterebbe qualche attenzione in più. Siamo a conoscenza che ci sono imprese funebri che già offrono un supporto in queste situazioni, potrebbe essere un’idea da sviluppare per ampliare il proprio ventaglio di servizi a favore della collettività. 

Foto di Cerro Photography - Dreamstime

Prima o poi tutti ci troviamo a dover affrontare la triste incombenza di dover mettere ordine alle cose di una persona deceduta. Come ognuno di

noi ha una sua propria sfera emotiva, così anche di fronte a questo impegno le reazioni possono essere molto diverse. C’è chi non vuole toccare nulla e, se ne ha la possibilità materiale, lascia tutto com’era (si pensi a quanti genitori che hanno perso un figlio mantengono la sua camera intatta e pulita come se dovesse tornare da un momento all’altro), altri invece sentono l’esigenza di liberarsi il prima possibile di tutto ciò che gli apparteneva, ma non certo per mancanza di affetto verso colui o colei che ci ha lasciato.

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PARLIAMO DI...

Sfida alla morte: la Silicon Valley punta all’immortalità d i Ta n j a P i n z a u t i

La ricerca dell’immortalità è un argomento antico come l’umanità. Da sempre l’essere umano, da quando ha iniziato ad avere coscienza del proprio essere, ha cercato di fuggire il più a lungo possibile da quel

momento infausto tanto temuto; da sempre ha cercato un modo più o meno tangibile per raggiungere una sorta di immortalità: chi assicurandosi una nutrita discendenza e tramandando a figli e nipoti la propria storia e quella della propria famiglia, chi lasciando opere artistiche o scritti, musiche o dipinti che hanno segnato la storia dell’umanità e hanno consacrato all’immortalità, appunto, i loro autori. Che lo si voglia fare cercando di lasciare un pezzo di sé attraverso i propri figli o che lo si voglia fare lasciando un segno nella storia

dell’umanità tramite il proprio lavoro, tutti cerchiamo in qualche modo di non essere dimenticati e di continuare a “vivere”. Ma che succede se un gruppo di ricchi imprenditori finanzia un progetto per lo studio dell’immortalità vera, quella dove idealmente corpo e mente vivono per sempre?

Migliorare la vita o fermare l’invecchiamento Molti personaggi di spicco del settore imprenditoriale mondiale finanziano studi o hanno costituito enti  OLTRE MAGAZINE

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La morte come “errore”, come un nemico da sconfiggere, come qualcosa che non si può e non si deve subire. È questo il pensiero di alcuni magnati e imprenditori della Silicon Valley che stanno sovvenzionando scienziati e medici per uno studio sul modo per eludere l’unico appuntamento certo nella vita di ogni essere vivente: la morte.

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Il decadimento fisico e l’invecchiamento visti come una malattia: ecco la sfida al declino degli scienziati americani.

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PARLIAMO DI...

Peter Thiel, cofondatore di Paypal, ha dichiarato che “la maggior disuguaglianza umana è tra chi è vivo e chi non lo è più” e che “la morte è un problema da risolvere”. Per questo motivo da tempo finanzia ricerche contro l’invecchiamento. Ma Thiel non è il solo a temere così tanto la morte da considerarla un problema. Il Ceo di Google Ventures Bill Maris, ad esempio, ha creato Celico, un progetto ambizioso in cui gli scienziati studiano strategie e cure per allungare la vita. L’idea nacque a Maris dopo l’evento devastante della morte del padre a causa di un tumore al cervello e fu talmente entusiasta di presentarla ai colleghi che convinse il Ceo Larry Page e il Presidente Sergey Brin, forse attirati dalla previsione di guadagni milionari, a entrare nella società. Altri magnati dell’industria, come il fondatore di Oracle Larry Ellison, sono sostenito-

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per la ricerca sull’immortalità. Qualcuno con l’intento di prolungare e migliorare la vita, qualcun altro per sconfiggere malattie ad oggi letali, altri infine per scoprire il segreto dell’eterna giovinezza.

ri di gruppi di studio per migliorare e allungare la vita e le indagini in merito sono tante e svariate. Tra gli studiosi impegnati nella ricerca dell’immortalità il gerontologo Aubrey De Grey e lo scienziato David Sinclair hanno da poco annunciato di avere fatto grandi passi nelle loro ricerche. Ma può la morte essere considerata come una “malattia”? Molti degli scienziati coinvolti considerano il corpo umano come una “macchina” da riparare o revisionare, ma come può il corpo umano, fatto di tessuti, liquidi e materiali altamente degradabili e soggetti all’usura, rimanere giovane, attivo e perfettamente performante per sempre? Tra le numerose teorie messe in campo per contrastare l’invecchiamento si è parlato di metodi più o meno realistici tra cui il ringiovanimento dall’interno per mezzo di trasfusioni di sangue da soggetti giovani, “pezzi” di ricambio per la sostituzione degli arti danneggiati e di ringiovanimento cellulare. Leggendo queste ipotesi si capisce

facilmente come ognuna di queste idee sia stata quasi completamente accantonata. Dopotutto il corpo umano non è una macchina e il pensiero di cambiare il sangue di un essere umano come se fosse un cambio d’olio per un’auto al fine di prolungarne l’efficienza (e quindi non a causa di malattie congenite che richiedono questo tipo di intervento) lascia perplessi. L’ipotesi di cambiare i pezzi “guasti” con altri nuovi poi, che forse nasce dalla pratica del trapianto che, in sé, è un metodo molto efficace nel caso di malattie e patologie dove sia necessaria la sostituzione di un organo, risulta ancora più disturbante. Pensare di attuarla al corpo nella sua interezza per il motivo di “mantenerlo giovane” riporta alla mente scenari più simili al Dottor Frankenstein di Mary Shelley piuttosto che allo studio di un team di scienziati.

Memoria traslata e vita digitale Mentre si cerca un modo possibile per mantenere il corpo umano giovane e in salute, alcuni scienziati 


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PARLIAMO DI...

mica. L’idea di traferire il cervello in un computer e poter continuare a vivere tramite un avatar è sostanzialmente la stessa.

 Immagini tratte da 2001Odissea nello spazio sono andati oltre entrando in quel limbo dove la linea che separa la realtà dalla fantascienza, quella popolata da robot e macchine che volano, diventa sottilissima. Una delle ipotesi più gettonate per raggiungere l’immortalità è infatti quella di “trasferire” la memoria, i ricordi, le esperienze dell’essere umano (il cervello insomma) in un computer e continuare a “vivere” in eterno all’interno di una macchina. Chi ha tra i 40 e i 50 anni ricorderà il manga giapponese Jeeg Robot d’Acciaio di Go Nagai trasmesso in TV nel 1979 dove il professor Shiba, padre del protagonista Hiroshi, viene ucciso dai mostri Haniwa e la sua conoscenza viene riversata in un enorme computer dal quale lui parla al figlio e agli scienziati della base antiato-

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 Immagine tratta da Blade Runner

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Nel 1968 Stanley Kubrick portò sullo schermo il colossal 2001 Odissea nello spazio, film diviso in quattro parti distinte e interconnesse tra loro con il tema del “monolito”. In una di queste sezioni, i protagonisti sono due astronauti che si trovano a bordo di un’astronave in missione nello spazio. Con loro, tre scienziati ibernati e Hal, il computer dall’intelligenza superiore che ha il controllo dell’operazione. Quello che doveva essere il più grande aiuto dei due uomini diventa però il nemico più reale: il calcolatore sbaglia una previsione e quando i due astronauti decidono di disattivarlo, uccide quasi tutto l’equipaggio. L’umanizzazione di Hal è ancora più evidente quando l’unico superstite riesce a spegnerlo e la voce di Hal, ora sicura, ora impaurita, dice di “sentirsi morire”. Il tema dei computer e delle macchine umanizzate è stato trattato da numerosi altri film di successo, tra cui il più noto è probabilmente Blade Runner (1982) di Ridley Scott. Qui non si parla di computer programmati con un’intelligenza che riproduce quella umana, ma di vere e proprie “macchine” dall’aspetto di uomini e donne: i replicanti. Nella Los Angeles distopica del film, gli androidi sintetici vengono creati con un intelletto e una forza fisica maggiori rispetto a quelli degli umani per poter svolgere lavori difficili e pesanti al loro posto. La durata di vita massima dei replicanti è di quattro anni e il loro scopo è alleviare le fatiche dei loro inventori. I replicanti però si scoprono coscienti, senzienti e provano emozioni: quattro di loro


si ribellano e inizia così la lotta per la sopravvivenza contro il cacciatore di taglie interpretato da Harrison Ford. Sono per ora lontani i tempi predetti dai due film e dal manga citati, dove cyborg e computer umanizzati interagiscono e vivono insieme agli umani, ma la strada che la scienza vorrebbe prendere sembra quella. Non più un corpo fragile sottoposto a invecchiamento e deteriorato da tempo e malattie, ma una mente digitale inserita in una macchina perfetta dove si possa vivere in un mondo virtuale. Replicare il cervello umano e trasferirlo in un computer potrebbe però non essere così semplice come sembra. Il cervello è un organo complicato, talmente complesso da non poter essere sintetizzato nemmeno per la costruzione di computer sofisticati o di robot dalle fattezze umane. Il nostro organo pensante è composto da 100 miliardi di neuroni e ogni neurone produce circa 500/1000 sinapsi in uno scambio continuo di informazioni, reazioni e attività. Ricreare il cervello umano è al momento impossibile. Ma non è questa l’unica perplessità in merito al trasferimento dei “dati” di un cervello all’interno di un computer, sempre se in futuro sarà possibile.

te identico ma sicuramente con una coscienza (un’anima) diversa da quella del suo “genitore”: cosa accadrebbe con il trasferimento della memoria dati di un essere vivente all’interno di una macchina? La domanda sfiora il filosofico ma è impossibile non porsela. Inoltre, è un approccio salutare considerare la morte come una malattia? Estirpare un’esperienza che è sempre stata ineluttabile e che contribuisce a dare un senso alla vita? Le perplessità e i dubbi in merito all’immortalità umana e alla ricerca del ringiovanimento del corpo sono tante e legate a temi etici, morali e di semplice sopravvivenza: inquinamento, sovraffollamento, possibilità economiche delle diverse fasce di popolazione. Intanto le ipotesi rimangono solo studi su cui lavorano scienziati rinchiusi in laboratori, finanziati da grandi magnati dell’imprenditoria. La morte resta per ora un appuntamento inevitabile. 

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L’essere umano ha una coscienza del sé che deriva non solo dai propri pensieri, dalle proprie esperienze e dai propri ricordi ma anche da tutto ciò che viene vissuto sensorialmente attraverso quel corpo fragile e imperfetto che gli studiosi cercano di perfezionare/eliminare. Cosa accadrebbe se la mente di una persona venisse trasferita all’interno di un oggetto inanimato? Che ne sarebbe di quella che è la coscienza reale di esistere (quella che i credenti chiamano anima) e che è, a tutti gli effetti, l’essenza di ogni persona? Quando un animale viene clonato, quello che ne risulta è un animale assolutamenOLTRE MAGAZINE

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PSICOLOGIA

Gli hospice e il fine vita di LINDA SAVELLI

Il processo del morire non è sempre breve, né tantomeno semplice o indolore, soprattutto se il moribondo è un malato terminale che ha lottato per anni contro una patologia inesorabile che alla fine reclama la sua vittoria.

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Morire dignitosamente: "la morte buona" proposta nelle strutture dedicate agli ultimi mesi di vita dei malati.

Cercare di morire dignitosamente è, però, un diritto inalienabile di ciascun individuo e, sebbene forse ognuno di noi abbia la propria idea riguardo a cosa significhi concretamente morire con dignità, oggi è comunque possibile offrire anche ai malati terminali delle alternati-

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ve al decesso in ospedale. Alcune persone desiderano morire a casa propria, nel proprio letto, circondate dall’affetto dei familiari e degli amici più intimi, trascorrendo, quindi, gli ultimi momenti che rimangono in un ambiente protettivo che consente di eseguire in totale libertà e tranquillità i rituali della propria cultura o confessione religiosa. Chi, invece, non desidera morire in ospedale ma si sentirebbe a disagio a dipendere completamente dall’assistenza familiare, da alcuni anni può scegliere di entrare a far parte del programma hospice. 


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PSICOLOGIA

Foto di Motortion - Dreamstime

Alla base del concetto di hospice si trova una filosofia che vede anche nella morte e nel morire un evento naturale come quello della nascita, la conclusione naturale e necessaria di un ciclo che inizia con il parto, per così dire. L’équipe di una struttura hospice è multidisciplinare, cioè è formata da diversi professionisti che afferiscono all’ambito della salute e del benessere psicofisico ed è addestrata specificamente sul fine vita e sulle cure palliative; una delle sue peculiarità è, infatti, quella di mante-

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Nato negli Stati Uniti negli anni Settanta del secolo scorso come servizio di assistenza dedicata per le strutture a lunga degenza, ad oggi il servizio hospice è particolarmente orientato all’assistenza a domicilio, a supporto del malato terminale e della sua famiglia. In Italia gli hospice sono ancora quasi esclusivamente strutture di tipo residenziale, ma i servizi che andremo a descrivere sono, nella sostanza, gli stessi offerti dai programmi statunitensi.

nere a un buon livello la qualità della vita del malato, cercando, quindi, per prima cosa di alleviarne il dolore fisico e la sofferenza. Un’importante caratteristica degli hospice riguarda l’ambiente in cui i pazienti vengono accolti, che deve essere rasserenante e piacevole, come se fosse una casa; bisogna ricordare, infatti, che non si tratta di una struttura ospedaliera e che le cure che vengono somministrate in queste residenze sono di tipo palliativo: volte, quindi, a prevenire o lenire il dolore e ad agevolare un trapasso il più sereno possibile. Al contempo, negli hospice viene offerto sostegno e supporto psicologico sia al malato che alla sua famiglia, sempre al fine di favorire l’elaborazione dell’imminente trapasso. Trattandosi, appunto, di strutture che forniscono sostanzialmente cure palliative, accoglienza e sostegno, per accedervi è necessario che un medico certifichi che al paziente non resta un’aspettativa di vita superiore ai sei

mesi. Gli hospice attuano un approccio olistico, globale, alla persona, un approccio in cui al termine “cura” viene sostituito quello di “prendersi cura”. A questo stadio, infatti, la cura intesa come trattamento (farmacologico, chirurgico ecc.) orientato alla guarigione non è più realisticamente somministrabile (perché non esistono cure adeguate per la patologia in questione o perché il paziente non risponde più ai trattamenti proposti), ma è ancora possibile e doveroso aiutare il malato terminale a vivere serenamente i suoi ultimi giorni e a prepararsi alla morte, così come è possibile offrire sostegno e supporto psicologico e sociale ai familiari che dovranno affrontare un lutto imminente. Se è vero che l’hospice offre una valida alternativa al decesso in ospedale o al proprio domicilio ma senza assistenza, è altrettanto vero che non tutti i malati terminali desiderano accedervi. Le motivazioni possono essere molteplici, prima 


PSICOLOGIA

fronti, perché la previsione di morte a breve termine non è comunque una certezza, ma soltanto un’altissima probabilità. È doveroso prendere atto che in situazioni così delicate e complesse le decisioni da assumere dipendono da molti fattori e sono del tutto personali. Il fine vita è un ambito su cui si dibatte da molto tempo relativamente a varie questioni etiche, che toccano diverse sfere: da quella biologica a quella

psicologica, da quella sociale a quella spirituale; ma forse è importante non scordarci che qualsiasi decisione che abbia a che fare con la propria morte e con il proprio percorso legato al processo del morire, non può che essere personalissima, legata alla propria coscienza e personalità, ai propri valori e non ultimi, alla propria cultura di appartenenza e al proprio ambiente familiare. 

L i n d a S a v e l l i : dottoressa in tecniche psicologiche per i servizi alla persona e alla comunità e filosofa.

Bibliografia di riferimento per approfondimenti sul tema e su temi affini: Belsky, J. (2009). Psicologia dello sviluppo 2 – Età adulta età avanzata. Bologna: Zanichelli Farneti, P. (2016). Gratitudine, dono, perdono, spiritualità. Le emozioni positive nella vita individuale e sociale. Milano: Franco Angeli

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fra tutte quella di dover fare i conti con la propria morte imminente, di dover almeno parzialmente elaborare il pensiero della propria dipartita, rinunciando realisticamente a una speranza di guarigione che ormai non è più possibile. La stessa speranza di una guarigione “miracolosa” può essere presente anche nei familiari e negli amici intimi del paziente, che possono, quindi, essere contrari a un suo ricovero in un hospice e spingere invece il malato a tentare ulteriori cure. Anche i medici non sono sempre favorevoli al ricorso all’hospice del proprio paziente perché ciò significa in qualche modo “gettare la spugna”, dichiararsi sconfitti da una malattia che magari si è contrastato e combattuto per molti anni e su diversi

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Foto di Bret Kavanaugh - Unsplash

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“Lo stile che apre le porte del paradiso”

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COSTUMI E CURIOSITà

Famadihana, l’antica festa dei defunti d i a l e s s a n d r a n ata l i n i

12.000 specie floreali endemiche, il Madagascar, al centro dell’oceano Indiano, è famoso anche per essere la terra dei Lemuri e dei baobab.

Quarta al mondo per dimensioni, l'isola del Madagascar è ancora oggi un habitat che ospita antichissime specie animali e vegetali ed una popolazione, quella malgascia, che conserva tradizioni e culture uniche, derivate dalle varie etnie che la compongono.

E come i baobab, che si stagliano maestosi nel paesaggio delle regioni desertiche dell’isola con le radici protese verso il cielo sembrano connettere la volta celeste alla terra, altrettanto è profondo e saldo il legame che i vivi hanno con i morti in questo angolo di mondo.

Noto per la preziosa vaniglia, che ne prende il nome, ricavata da un’orchidea che lì cresce insieme ad oltre

Se in ogni società vi è la necessità di riti funebri per accompagnare i defunti nell’aldilà, separandoli 

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Può sembrare incredibile nel XXI secolo, ma c’è un luogo che pare aver conservato paesaggi, creature e civiltà ancestrali.

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Sugli altipiani dal Madagascar il rito che celebra la giornata in cui i morti ritornano in famiglia con musica, canti e danze trascinanti.


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Foto di Gemmmm - Unsplash

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COSTUMI E CURIOSITà

così dal mondo dei vivi, è singolare constatare come invece in Madagascar l’accompagnamento non si limiti al momento del funerale, ma continui per decenni e come la morte non sia motivo di paura o dolore, poiché il regno dei morti è strettamente connesso a quello dei vivi.

La benedizione degli antenati (razana), che nella cultura malgascia sono la sorgente della forza per i vivi, è particolarmente importante per garantirsene la benevolenza ed evitare problemi e sventure. Per il Famadihana tutta la famiglia e tutti i componenti del villaggio sono in festa. I parenti che in passato hanno invitato a un Famadihana uno dei componenti della famiglia devono essere invitati, e con loro l’intero nucleo famigliare; è così che spesso si riuniscono diverse centinaia di persone, molte delle quali percorrono parecchi chilometri per assistere alla cerimonia. Pare infatti che la tradizione del Famadihana risalga ai tempi antichi, quando la festa era organizzata per un defunto morto lontano da casa e faceva ritorno alle terre natali. La cerimonia si apre con un grande

pranzo per il quale tradizionalmente vengono acquistati capi di bestiame pregiato, zebù nella fattispecie, spesso sostenendo un ingente sforzo economico, al di sopra delle proprie possibilità, per il quale le famiglie si dividono le spese e risparmiano per mesi. Se si pensa che la popolazione del Madagascar è tra le più povere del mondo e un Famadihana arriva a costare anche l’equivalente di due anni di lavoro, si capisce quanto questa tradizione, una festa di amore e di unione, sia imprescindibile per i Merina. Un po’ come accade per i nostri matrimoni, è tradizione che i parenti invitati offrano soldi alla famiglia che li riceve per ottenere la benedizione degli antenati. La famiglia, a sua volta, non terrà i soldi per sé, ma li userà quando invitata ad un altro Famadihana. Senza l’aiuto dei famigliari sarebbe impensabile organizzare un Famadihana che instaura così un forte legame tra i vari rami 

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Al centro del Paese, sugli altipiani che ospitano le coltivazioni di riso, la popolazione Merina, una delle etnie che hanno plasmato la cultura malgascia, celebra il rapporto che la unisce ai propri defunti con una festa chiamata Famadihana. A intervalli regolari di cinque oppure sette anni la famiglia celebra insieme a tutti i membri una grande festa nella quale vengono riesumati i corpi degli antenati, che per un giorno ritornano nella terra dei vivi. È un dovere dei famigliari in vita onorare i propri cari defunti e ricevere così la loro benedizione. Vi partecipano sempre anche i bambi-

ni che sono coloro che un domani organizzeranno questo rito.

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Foto di Mauro Didier - Wikimedia Commons

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COSTUMI E CURIOSITà

della discendenza. Dopo il pranzo tutti quanti si recano nel luogo in cui si trova la sepoltura. È una lunga processione quella composta dagli invitati e dai membri del villaggio, che si muove a piedi tra le colline e la campagna, accompagnata dal suono a festa di flauti, percussioni e valiha, un tradizionale strumento musicale a corde. La tomba, un vero e proprio sepolcro al quale si accede scendendo le scale che si rivelano spostando le grosse pietre che chiudono l’accesso, ospita tutti i membri di una stessa famiglia; nella stessa cappella possono essere anche più di un centinaio. Una volta aperto il varco alcuni degli uomini, in ordine di anzianità, si calano ed escono subito dopo con un corpo avvolto in un sudario che depongono nello spazio accanto alla tomba e si susseguono così, nuclei dello stesso gruppo famigliare che estraggono dalla cripta i congiunti più prossimi, sia quelli morti di recente, sia i cari mancati da più anni.

vendo le stringhe che tenevano legato il sudario e ricoprendolo con teli nuovi, spesso di seta o raso, fatti tessere o ricamare appositamente, che vengono avvolti ben stretti e legati con nuovi nastri di garza. Le garze rimosse sono considerate beneauguranti in quanto impregnate della forza degli avi e per questo conservate come talismani. Si riscrivono poi i nomi degli avi sulla stoffa, affinché siano sempre ricordati. Una volta terminata questa fase della cerimonia, durante la quale spesso si raccontano ai cari defunti storie e avvenimenti intervenuti da quando loro non sono più in questo mondo, i famigliari aspergono i sudari dei defunti di rum e ne bevono essi stessi, brindando insieme mentre intorno tutti i membri del villaggio ballano al ritmo incessante degli strumenti musicali.

Il rito del Famadihana, letteralmente “rivoltare le ossa”, che ad una semplice narrazione potrebbe essere considerato macabro, se si scrutano gli occhi e si ascoltano i canti e le parole colme di amore dei Merina, risulta invece una festa gioiosa. Infine, quando il sole tramonta, sempre accompagnati dai balli dei presenti e dalla musica, che non si è mai fermata durante tutta la cerimonia, i figli prendono tra le braccia i genitori e, dopo aver fatto sette giri intorno al sepolcro, li depongono nuovamente uno ad uno nel luogo in cui torneranno a riposare. Fino al prossimo Famadihana. I defunti ritornano così nel loro mondo, ma tra qualche anno saranno tutti di nuovo insieme, vivi e morti, per ritrovarsi e celebrare amore e unione. In Madagascar la famiglia rimane sempre unita, anche dopo la morte. 

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È quasi un albero genealogico quello che si spiega alla vista ai margini del sepolcro famigliare: madri e padri che ritornano per un giorno insieme ai figli per una vicinanza che non ha confini, né fisici né temporali, a rammentare che un giorno i figli saranno nuovamente accanto ai genitori nella sepoltura e i figli dei figli si prenderanno cura di tutti loro, ricordandoli e onorandoli, tramandando un legame che non si esaurisce mai. La tradizione vuole che i sudari che avvolgono i defunti vengano rinnovati ricoprendoli con tessuti freschi. Si tratta di gesti estremamente intimi eseguiti, nel silenzio rispettoso degli astanti, personalmente dai figli; sono loro ora che con tenerezza si prendono cura dei genitori, accarezzandoli e rimuo-

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Foto di Saveoursmile - Wikimedia Commons


Leonardo in Ebano Makassar e Madreperla

Foglie in Radica di Olivo


C U LT U R A E C U R I O S I Tà

I segreti dei megaliti funebri di Nicole Valeria Bisi

Storia, tradizione e mistero delle enormi stele di pietra ritrovate dagli archeologi in Etiopia.

E qui si trovano anche numerosissimi monumenti dell’arte megalitica così come la conosciamo in Europa come il cerchio di pietre di Stonehenge nel Regno Unito e le file di menhir di Carnac in Francia, databili nell’epoca megalitica che nel vecchio continente ebbe inizio 7.000 anni fa e che durò circa 4.000 anni.

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È ben nota la ricchezza storica dell’Etiopia che vanta un grande patrimonio archeologico, basti pensare che il primo Australopithecus Afarensis, la famosa Lucy, è stata ritrovata proprio in queste terre.

L’Etiopia è indubbiamente il Paese delle stele, tradizione architettonica che caratterizza il territorio e che influenza anche le culture odierne. Tra i più famosi siti che avvalorano tale affermazione non si può non menzionare la città di Axum che tra la fine del primo millennio a.C. e l’VIII secolo d.C. fu capitale di un regno che includeva quasi tutta l’attuale Etiopia. Gli studiosi ipotizzano che la città abbia subito prima le influenze degli obelischi dell’antico Egitto e che poi, con l’arrivo del cristianesimo, queste sculture siano passate a dimensioni maggiori. 


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Foto di Raja Rc - Dreamstime

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C U LT U R A E C U R I O S I Tà

nero già notate negli anni ’20, ma solo più tardi si scoprì la presenza di tombe sotto le pietre. Non si tratta di semplici tombe in realtà, ma di un vero e proprio tumulo sepolcrale che contiene diversi cimiteri uno sopra l’altro.

Foto di Irina Meshcheryakova - Dreamstime

La stele di Axum è infatti la più grande pietra verticale mai realizzata. Eretta intorno al II secolo d.C. con una lunghezza di 33 metri è purtroppo crollata nel tempo, rompendosi in diversi pezzi. Sono però rimasti numerosi altri esemplari di queste stele ed in ogni caso è un mistero come pietre così pesanti (si stima un peso superiore alle 500 tonnellate) siano state trasportante ed erette. Forse grazie all’aiuto di elefanti, numerosi in quel tempo.

Gli scavi

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Ma il vero mistero che aleggia intorno all’architettura delle stele, è quello che riguarda il sud del Paese, zona dove se ne contano più di 10.000. Le popolazioni locali potrebbero aiutare a far luce su questo mistero dato che, ancora oggi, viene mantenuta intatta la tradizione di erigere monoliti per onorare i defunti.

Il sito archeologico più studiato in quell'area è quello di Tuto Fela, nella zona del Gedeo, a circa 400km dalla capitale Addis Abeba. Qui il terreno è ricoperto da centinaia di stele, alcune dalla forma fallica, altre antropomorfe. Queste sculture ven-

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Dai reperti ritrovati si è potuto dedurre che la pietra sulla tomba fosse un privilegio riservato ai defunti più importanti nella comunità. Gli scavi hanno evidenziato che il cimitero sorge su un altro luogo di sepoltura, evidentemente più vecchio, e con caratteristiche molto diverse. Nelle tombe del livello superiore, sono stati trovati i resti di più  Foto di Arminius1000 - Wikipedia


C U LT U R A E C U R I O S I Tà

individui nella stessa tomba. Tutt’altro trattamento veniva invece riservato ai defunti sepolti nel cimitero più profondo dove sul lato della fossa veniva scavata una sorta di cella laterale, da qui la scelta dei ricercatori di soprannominare questa tipologia di sepoltura “tomba a calzino”, per la forma che ricorda appunto quella di un calzino. In queste, c’era sempre un solo individuo con il corpo ripiegato su un lato in posizione fetale e in pessimo stato di conservazione a causa dell’acidità del terreno che ha rimosso ogni traccia organica dai corpi, problematica questa tipica delle zone sub-tropicali. Non avendo resti umani utilizzabili, gli archeologi hanno dovuto ricorrere ai frammenti di carbone e legno presenti per datare il primo cimitero tra il 1050 e il 1250 d.C. e il secondo tra il XIII e il XV secolo d.C. I resti trovati fino ad ora sono conservati nel Museo Nazionale nella capitale Addis Abeba.

La regione del Gedeo, nonostante misuri appena 50km di lunghezza e 30 di larghezza, ospita una ricca concentrazione di colonne sepolcrali. Alcune antropomorfe, altre a forma fallica e meno elaborate. Nemmeno il materiale utilizzato è una costante poiché si sono ritrovate pietre di granito, rocce piroclastiche, rioliti di colata lavica e prismi grezzi. Diversi scavi in tutta la regione hanno poi portato alla luce anche la presenza di frammenti di ceramica, resti probabilmente di manufatti e vasi votivi che venivano collocati

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Le ricerche rivelano il susseguirsi di 3 fasi ben distinte tra loro. Nel primo periodo il cimitero era adornato dalle sole stele, nel secondo le stele venivano posizionate nelle tombe a calzino, mentre in un terzo momento le stele venivano riutilizzate, rimodellate e aggiunte al tumulo sepolcrale.

nelle sepolture. La decorazione delle pietre con figure umane sembra risalire al XIII e XIV secolo, probabilmente con l’arrivo del cristianesimo nella zona. Inoltre, sulle stele sono state trovate anche tracce di pittura, il che suggerisce che le pietre non venissero solo incise, ma anche colorate. Una delle decorazioni ricorrenti, tuttora utilizzate dalle popolazioni locali, prevede diverse linee orizzontali e verticali a simboleggiare una pianta. Qualcosa di simile si trova ad esempio nel popolo dei Dinka, al confine tra l’Etiopia e il Sudan dove la popolazione colloca tale rappresentazione sopra l’ombelico, a raffigurare l’origine della vita. Secondo altri studi invece, il simbolo rappresenterebbe i rami dell’Ensete, pianta conosciuta anche con il nome di falso banano, che per secoli ha sfamato milioni di persone nella zona. La pianta, infatti, tipica di questi territori, può essere usata in ogni sua parte, dalle radici alle foglie, agevolando così le popolazioni locali che non necessitavano dell’agricoltura per sopravvivere.

trofeo di caccia. Si eregge quindi una prima stele sulla tomba, mentre il corpo viene riposto in una fossa in cui è presente una cella laterale, esattamente come avveniva nelle sepolture “a calzino” di Tuto Fela. In un secondo momento poi, viene posizionata un’ulteriore stele come monumento alla memoria del defunto. Le colonne di pietra vengono poi decorate, passando sulle lastre le dita intinte di una polvere d’ocra mescolata ad una sorta di grasso per rendere la pittura resistente alle intemperie. Questa tradizione sembra quindi avvalorare l’ipotesi degli scienziati che il rito delle steli sia rimasto intatto nei secoli, tramandato di generazione in generazione. Ad oggi sono molte le domande a cui dare risposta, misteri che sicuramente continueranno ad affascinare esperti e curiosi per molto tempo ancora. 

Studiando la cultura moderna della zona, ci si è accorti che la popolazione dei Gowda è una delle ultime ad aver conservato, quasi intatta, la tradizione megalitica in Africa. Grazie a loro, si può quindi dedurre come si svolgesse anche la cerimonia funebre dell’epoca.

Il rito oggi come allora La cerimonia pare più che altro una festa, con canti e balli per celebrare la personalità del defunto e ha una durata di diversi giorni. Il primo giorno gli anziani del villaggio nascondono lontano una pietra di diverse centinaia di chili. Sarà compito dei più giovani, il secondo giorno, trovarla e trasportarla fino al luogo di sepoltura, come se fosse un vero e proprio

Foto di Arminius1000 - Wikipedia


in memoria

Una vita d’amore e d’anarchia di RAFFAELLA SEGANTIN

Un ricordo di Lina Wertmüller, prima donna candidata all’Oscar per la regia.

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Il 2021 se n’è andato portando con sé la grande cineasta Lina Wertmüller, un’icona del nostro cinema, conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo.

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Mi accingo a scrivere questo pezzo a qualche ora dalla conclusione della cerimonia di addio che ho seguito con commozione in diretta TV. Anche se al momento della pubblicazione di questo articolo saranno passate diverse settimane dalla sua scomparsa, sento doveroso dedicarle un ricordo perché è una donna che con la sua personalità e la sua arte ha lasciato un segno profondo nel mondo del cinema e dimenticarla è e sarà semplicemente impossibile. Nata nel 1928 si è spenta lo scorso 9 dicembre a 93 anni. Spirito libero OLTRE MAGAZINE

''Sono andata dritta per la mia strada, scegliendo sempre di fare quello che mi piaceva", dirà di se stessa – è stata una delle prime registe donna, la prima in assoluto ad essere stata candidata all’Oscar nel 1977 per il film Pasqualino sette bellezze. Quella volta non ottenne la preziosa statuetta, le venne conferita solo nel 2000, come premio alla carriera “per il suo provocatorio scardinare con coraggio le regole politiche e sociali attraverso la sua arma preferita: la cinepresa”. Come il titolo di uno dei suoi primi film, la sua esistenza è stata una storia d'amore e d'anarchia, a cominciare dal suo rapporto con il marito Enrico Job, il grande amore della sua vita scomparso nel 2008, 


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Foto di Laurence Agron - Dreamstime

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in memoria

e con Maria, la figlia di lui avuta fuori dal matrimonio, che Lina accoglierà come un dono dal cielo. Carattere forte e ribelle, fin dall’infanzia dimostra una insofferenza alle regole, un’allergia alla disciplina e un’inclinazione ad insorgere contro le ingiustizie, atteggiamenti che le costarono anche l’espulsione da diverse scuole. Non stupisce pertanto che nel 1964 abbia messo in scena Il Giornalino di Giamburrasca, interpretato da una giovanissima Rita Pavone, ritrovando nella natura del più famoso monello della TV tanto di se stessa.

Schietta e a volte tagliente, detestava le adulazioni e le ipocrisie andando sempre dritta al punto. La sua carriera è stata a dir poco formidabile, cimentandosi, oltre che nel cinema, nelle varie discipline dello spettacolo (teatro, radio, televisione, musica) e sapendo gestire con talento e fermezza qualsiasi tipo di situazione, seguendo solo il suo istinto, mai piegandosi ad alcun tipo di pressione. Sempre dalla parte delle donne e dei meno fortunati, è stata molto legata alla città di Napoli, che ha saputo raccontare in modo magistrale, tanto da meritarsi la cittadinanza onoraria dall'allora Sindaco Luigi de Magistris.

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La sua indole allegra e spiritosa - “Ho sempre vissuto sul sunny side of the street (il lato al sole della strada)”, scrive nella sua autobiografia – si rifletteva anche nel suo look: i capelli corti alla maschietto e gli iconici occhiali dalla montatura bianca che tutti ricordiamo, hanno rappresentato il suo tratto distintivo tanto da diventare essa stessa un personaggio, come una protagonista dei suoi film.

È Federico Fellini ad avvicinarla alla “settima arte” esordendo come aiuto regista sul set di 8 ½. Nel 1963 gira il suo primo film I Basilischi ma il primo vero successo lo raggiunge

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con Mimi metallurgico ferito nell’onore del 1972 dove ha lanciato la straordinaria coppia Giannini/Melato. La prima cosa che colpisce dei suoi film sono sicuramente i lunghissimi titoli dal sapore sarcastico: Film d'amore e d'anarchia - Ovvero "Stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza...”; Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici; Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto; Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica … tanto per citarne alcuni. C’è chi scherzando suppone che sia stata ispirata dal suo nome completo, registrato all’anagrafe come Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich! Le sue pellicole si possono definire l’evoluzione della “commedia all’italiana”, uno spaccato satirico e pungente, ma allo stesso tempo leggero e divertente, sulla società. Attraverso i suoi personaggi grotteschi analizza con 


Per consentire l’omaggio al pubblico il Sindaco della Capitale, Roberto

Una funzione coinvolgente, presenziata da tanti volti famosi che si sono ritrovati insieme per l’ultimo saluto a Lina. Sul cofano, posto davanti all’altare, oltre ai fiori e ad una sua foto, non poteva mancare un paio dei suoi mitici occhiali bianchi. Fuori dalla chiesa una folla di estimatori della grande regista ha salutato il feretro con un lungo e caloroso applauso a testimonianza dell’affetto di tanta gente comune. 

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Non si contano i ricordi e le dichiarazioni spontanee che sono giunte alla notizia della sua scomparsa. Amici, colleghi, attori e tanta gente comune le hanno dedicato sentiti pensieri di stima e di affetto. "Mi ha forgiato come il pongo" ha dichiarato Giancarlo Giannini, l’artista a cui Lina era forse più legata, "ho fatto con lei i film più belli, è stata la mia maestra, senza di lei sarei rimasto un perito tecnico!". Sophia Loren parla di "un dolore immenso, il suo è un mito che verrà a mancare per sempre. Per me è come se fosse morto un familiare". Non sono mancati attestati da parte delle istituzioni, primo fra tutti quello del Presidente Sergio Mattarella che l’ha definita ''regista e intellettuale

di grande finezza, che ha dato vita in tutta la sua prestigiosa carriera cinematografica a film e personaggi indimenticabili'', mentre il Ministro della Cultura, Dario Franceschini dichiara: "L'Italia piange la scomparsa di Lina Wertmüller, una regista che con la sua classe e il suo stile inconfondibile ha lasciato un segno perenne nella nostra cinematografia e in quella mondiale”.

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passione e lucida ironia gli stereotipi che caratterizzano i nostri costumi, come il contrasto Nord/Sud, i conflitti politici tra borghesia e proletariato, i ruoli sociali dell’uomo e della donna particolarmente complessi e dibattuti negli anni Sessanta e Settanta del ‘900. E nonostante si sia soffermata soprattutto sui vizi e virtù del Belpaese, il suo successo è stato internazionale, tanto che in vita il suo talento è stato riconosciuto ed omaggiato da molte stelle di Hollywood.

Gualtieri, ha fatto allestire la camera ardente in Campidoglio, mentre i funerali si sono tenuti nella Chiesa degli Artisti, officiati da Don Walter Insero, amico personale della cineasta che l’ha salutata con un ricordo commovente: "Ha raccontato umili e oppressi, mettendosi sempre dalla loro parte, con intelligenza e ironia...” ha affermato il sacerdote “una donna che esprimeva e comunicava la sua gioia di vivere, che si era definita 'regista del buonumore' e che amava Papa Francesco perché diceva che lui arrivava al cuore delle persone con la sua simpatia” e ancora “una donna semplice, nonostante il grande successo e i premi internazionali: non badava ai riconoscimenti pur apprezzandone il valore…”.

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“Funeral Home”, quando della morte si può sorridere d i Ta n j a P i n z a u t i

Giacomo Poretti porta in scena uno spettacolo dedicato al delicato tema del commiato dal punto di vista degli anziani. tema degli anziani e della morte.

La trama

Giacomo, come tanti altri artisti che si sono visti costretti a rimanere a casa senza poter lavorare ed esprimere la propria creatività, ha deciso che quando tutto questo sarebbe finito e si sarebbe potuti tornare a recitare davanti a un pubblico, avrebbe creato qualcosa di suo. E così, dal 10 al 14 dicembre dello scorso anno, ha debuttato lo spettacolo Funeral Home sul delicato

Una coppia di anziani deve andare al funerale di un caro amico, venuto meno qualche giorno prima: lei è sempre in ritardo, come vuole lo stereotipo delle donne che si fanno aspettare, mentre lui è in ansia per non riuscire ad arrivare in tempo. Alla fine, per evitare il ritardo, arrivano sul posto un’ora e mezza in anticipo e lì comincia la vera storia della pièce. I due anziani

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L’idea è nata dopo i primi mesi di lockdown a causa del Covid quando non si poteva più “fare arte” a causa delle restrizioni dovute alla lotta alla pandemia: niente concerti, niente spettacoli, niente teatro.

Funeral Home è scritto e interpretato da Giacomo Poretti e da Daniela Cristofori, sua compagna nella vita reale, che hanno voluto parlare di un tema importante come la morte vista dagli anziani, ma con un tocco di commovente comicità.

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Giacomo Poretti, noto ai più per essere uno dei tre comici del trio Aldo Giovanni e Giacomo, ha aperto un suo teatro a Milano.

hanno un modo di vedere la morte molto diverso: lui è terrorizzato, lei curiosa. Il defunto è infatti il miglior amico del personaggio interpretato da Giacomo Poretti ma nonostante la salma sia stata collocata nella stanza di fianco a quella di attesa dove si trovano i due coniugi, lui non intende andare a porgergli omaggio. La morte è qualcosa da cui fuggire, qualcosa di cui non parlare nemmeno perché il solo parlarne fa paura. Lei invece non condivide i suoi sentimenti: certo, la morte spaventa tutti ma lei è curiosa di capire e soprattutto pronta a dire addio agli amici che se ne vanno. La discussione va avanti per un’ora e mezza tra momenti comici, teneri e nostalgici che fanno divertire il pubblico ma anche riflettere. Al termine, quando arrivano anche gli 


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TEATRO

ta dai tre attori in scena (Isabella Rizzitello, Marco Bukaqeja, Sebastiano Bronzato) ora come pretesto per una lotta tra imprese concorrenti, ora come complicata organizzazione di funerale e la stessa defunta è una volta “prodotto” su cui fare business, un’altra il cadavere di un’immigrata naufragata, infine una salma abbandonata tra gli iter burocratici del processo di fine vita. Lo spettacolo vuole analizzare la perdita della “sacralità” del lutto e l’approccio freddo e a volte crudele alla perdita. La salma diventa merce e prodotto da cui trarre profitto oppure intoppo e problema da “gestire” in mancanza di qualcuno che se ne occupi. Un tema su cui riflettere per imparare un approccio più umano verso chi se n’è andato ma soprattutto chi resta e subisce il dolore del lutto.  altri compagni e i parenti dell’amico scomparso, entreranno insieme nella Funeral Home dove si tiene la cerimonia con un misto di malinconia e rassegnazione per salutare una parte della loro gioventù che se ne va insieme al defunto.

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Il teatro che analizza il lutto

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Un altro spettacolo dedicato all’analisi del lutto nel teatro di Giacomo Poretti è Materiali per la morte della Zia andato in scena il 17 dicembre scorso. Anche in questo caso il tema della morte è il filo conduttore che lega i 9 quadri che compongono la pièce. Ogni scena è una breve storia a sé, non legata alle altre ma unita dall’unico elemento in comune: la morte di una zia. E ogni scena è ambientata in luoghi diversi, in situazioni differenti e con protagonisti provenienti da ambientazioni che spaziano per luogo e nazionalità. La morte della zia viene rappresentaOLTRE MAGAZINE


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Oltre Magazine n. 2 - Febbraio 2022 by Oltre Magazine - Issuu