Skip to main content

OOF International Magazine n. 8

Page 1

italiano / english

INTERNATIONALMAGAZINE

LA BIOGRAFIA DEGLI OLIVI THE BIOGRAPHY OF OLIVE TREES

08

primavera spring 2019

OLIVETO MONDO OLIVE GROVE WORLD

ISSN 2611-5239

ISBN 978-88-94887-22-8

9 788894 887228

euro 12,00


dal 1951

LA QUALITÀ PER TRADIZIONE

L’OLIO PER PASSIONE Da decenni ascoltiamo la natura per coltivare la qualità e mettiamo la nostra passione per fare dell’olio un tesoro da scoprire e da gustare ogni giorno.

Scopri i nostri prodotti su:

www.turri.com

OLIO DI FRANTOIO

OLIO DI FRANTOIO OLIO DI FRANTOIO


gli artisti per l’olio artists for oil

Tre opere pittoriche che pongono l’attenzione sulle piante di Bonsai di olivo. L’olivo è diffusissimo in Puglia, mia terra d’origine. Ogni pianta di olivo è l’unico elemento pittorico della composizione. L’opera rappresenta un’immagine senza spazio e senza tempo, come se fosse un’opera scultorea. Un fondo bianco, apparentemente vuoto, ospita tre Bonsai di Olivo in tre contenitori differenti. Le piante, si nutrono e crescono in contenitori/ oggetti riconoscibili, la cui solita funzione ben si discosta da quella rappresentata. Nell’opera Bonsai di olivo e innaffiatoio (1), il contenitore giallo che normalmente ha la funzione di dare acqua alla terra, ora la contiene. Nell’opera Bonsai di olivo in un barattolo di latta (2), il contenitore viene normalmente cestinato dopo il suo utilizzo, ora invece, dà vita a qualcos’altro. Nell’opera Bonsai di olivo in tazza (3), il contenitore normalmente ha lo scopo di contenere liquidi caldi o freddi, ora è la culla di un terreno fertile. È chiara la presenza di una metafora visiva, in quanto la Natura risulta essere presente in luoghi e in contesti astratti e irreali, che in maniera ludica giocano tra contenente e contenuto. Questo connubio tra Natura e oggetti apparentemente cosi lontani tra loro, sta a simboleggiare che, nonostante il disastro ecologico attuale e l’impoverimento delle aree verdi, la forza della Natura prevale sopra ogni cosa e in ogni dove. Three pictorial works that focus on bonsai olive trees. The olive tree is part of the landscape in Puglia, where I was born. The olive tree is the only pictorial element in each composition. The work represents an image out of space and out of time, as if it were a sculpture. An apparently blank white background is the setting for three different bonsai olive trees in three different containers. Plants are nourished and grown in recognizable containers or objects whose usual function is not the one being represented. In the work Bonsai Olive Tree and Watering Can (1), the yellow container is typically used to water soil. In the work Bonsai Olive Tree in a Tin Can (2), the container is typically thrown away after use, but here it gives life to something else. In the work Bonsai Olive Tree in a Cup (3), the container is normally used to serve hot or cold liquids, but here it is a cradle of fertile soil. There is an obvious visual metaphor, as Nature appears to be present in abstract and unreal places and contexts, in a playful contrast between container and content. This combination of Nature and objects apparently so far removed, symbolizes the force of Nature prevailing in everything and everywhere, despite today’s environmental disasters and the impoverishment of green areas.

1

3

In copertina: 1. Bonsai di olivo e innaffiatoio 2. Bonsai di olivo in un barattolo di latta 3. Bonsai di olivo in tazza Anno: 2019 Dimensione: 50 x 70 cm Tecnica: smalto su tela Cover image: 1. Bonsai Olive Tree and Watering Can 2. Bonsai Olive Tree in a Tin Can 3. Bonsai Olive Tree in a Cup Year: 2019 Each: 50 x 70 cm Technique: enamel on canvas

L’autore della copertina The cover author Cristina Mangini, 1988 Artista che opera nel campo dell’arte contemporanea con passione e dedizione. Nel 2012 termina gli studi in “Arti Visive – corso Decorazione” presso l’Accademia di Belle Arti di Bari (Puglia, Italia). Nel suo poliedrico ed eclettico percorso di artista concettuale, spazia dal disegno alla pittura e all’installazione. Mangini ha uno stile ben delineato, preciso e ragionato e la sua produzione è in continua evoluzione e sperimentazione: le ultime ricerche si basano sulla rappresentazione di spazi illusionistici, forme organiche ed elementi naturali focalizzando l’attenzione verso gli oggetti, in particolar modo quelli che rievocano emozioni e moti interiori. La padronanza e conoscenza del disegno, la delicatezza del gesto pittorico e la sensibilità cromatica, rendono le sue opere originali, comunicative e ben strutturate. Elemento caratterizzante della sua produzione è Il vuoto rappresentato attraverso sfondi piatti a tinte uniche, in cui l’ombra e la luce sono elementi indispensabili per creare effetti tridimensionali in un movimento perpetuo il cui tempo è indefinito. Vive e lavora a Bari. A passionate, dedicated artist working in the field of contemporary art who completed her studies in the Visual Arts – Decoration Course at the Accademia di Belle Arti in Bari (Puglia, Italy). As a multitalented and eclectic conceptual artist, she ranges from drawing to painting and installation. Mangini’s style is well-defined, precise and reasoned, and her production shows continuous evolution and experimentation. Her most recent research is based on the representation of illusionistic spaces, organic forms and natural elements focusing on objects, especially those that evoke emotions and inner turmoil. Her knowledgeable drafting skills and delicate painterly stroke combined with a sensitive use of colour make her wellstructured artworks original and communicative.Her production is characterized by the void evoked through flat backgrounds in solid colours, in which shadow and light are indispensable elements for achieving threedimensional effects in perpetual motion in undefined time. Mangini lives and works in Bari.

2

www.cristinamangini.wixsite.com/mysite

01


SALONE INTERNAZIONALE MACCHINE PER ENOLOGIA E IMBOTTIGLIAMENTO

LEADER IN WINE & BEVERAGE TECHNOLOGY ORGANIZED BY

28 a EDIZIONE

19-22 novembre 2019 Fiera Milano (Rho) info@simei.it / simei.it


L’ULIVO ALBERO DELLA VITA

NUTRIRSI BENE È UN’ARTE. THE ART OF HEALTHY EATING.

Signa atque verba civitatis Butunti

L’opera dell’artista Nicola Petta si ispira alla ricca iconografia antica e medievale dell’albero della vita e riporta i vari riscontri del nome della città di Bitonto, nel nord della Puglia, dalle origini fino a Boccaccio. L’intento è di coltivare il senso di una cittadinanza consapevole, attraverso il recupero delle radici storiche. Nell’ulivo sono leggibili simbolicamente le generazioni che si avvicendano, nell’intreccio degli elementi del tronco. L’ulivo rappresentato da Petta accoglie fra i suoi rami le varie testimonianze scritte, contenute in forme circolari. Queste si armonizzano agli astri, il sole e la luna, che scandiscono il trascorrere del tempo.

THE OLIVE, TREE OF LIFE The work of the artist Nicola Petta is inspired by the rich ancient and medieval iconography of the tree of life and shows the various names used for today’s city of Bitonto, in central Puglia, from its origins through to the times of Boccaccio. The intention is to cultivate a sense of conscious citizenship, by exploring our historical roots. In the olive tree, successive generations can be read symbolically in the way in which the elements that make up the trunk are intertwined. Among the branches of Petta’s olive tree are a range of written testimonies, contained in a number of different circular shapes. These represent the stars, sun and moon, bodies which mark the passage of time. Nicola Petta, nato a Bitonto nel 1959, di formazione classica, laurea in Filosofia a Bari, con tesi in Storia della Scienza, è imprenditore nel campo della produzione dell’abbigliamento intimo. Nelle sue opere accosta e fa interagire scrittura e immagini.

03

Nicola Petta, was born in Bitonto in 1959. He studied Classics at school, graduating in Philosophy from Bari University, with a thesis in History of Science, and is now a lingerie manufacturer. In his artworks, he combines script and images.

Agroalimentari del Colle Santeramo (Bari) - Italia masserie.com


Francesco Paglialunga, Radici, 2017

index 08 01 Gli artisti per l’olio Artists for oil Cristina Mangini

03 L’ulivo albero della vita The olive, tree of life Nicola Petta

10 Portraits in oil Stars at the Olio Officina Festival 2019 photo by Gianfranco Maggio

24 Un albero di nome olivo 14 Editoriale Editorial Più olivi per non perdere la nostra identità A tree called Olive 18 More olive trees, so as to protect our identity by Salvatore Camposeo by Luigi Caricato

20 22

30 La biografia degli olivi Gli olivi si raccontano 41 The biography of olive trees Olive tree autobiographies

Nel cuore vivo delle parole Vedi alle voci òlea, oleastro, olivagione, olivastro, olivo In the living heart of words See under òlea, oleastro, olivagione, olivastro, olivo

47 Nuovi custodi per il paesaggio dell’ulivo New custodians for the olive landscape

by Daniela Marcheschi

by Giorgio Barbaria

48 L’olivo secondo Aldous Huxley 50 The olive tree according to Aldous Huxley by Giuseppe Barbera

52 Gli olivi di Salvador Dalí a Port Lligat Salvador Dalí’s olive trees at Port Lligat foto reportage photo feature by Gianfranco Maggio Angelo Ruta, 2002

04


CP499IT_1118


index 08 56 Intervista a Interview with Pasquale Manca C’è una Italia che crede nell’olivo 61 The Italy that believes in olive trees

102 Nuove tendenze Un abito per gli oli monovarietali 106 New trends Dressing monovarietal oils

64 Intervista a Interview with Michele e and Salvatore Bono L’olivo viaggia ad alta densità 69 The high-density future of olive farming

108 In questo universo di cultivar In this universe of cultivar

by Luigi Caricato

by Luigi Caricato

72 Gli olivi del Pakistan 80 The olive trees of Pakistan

by Daniela Marcheschi

by Salvatore Camposeo

131 Figlie di un germoplasma minore Daughters of lesser-known olives

by Stefano Valle, Aleandro Ottanelli

84 Camminare tra gli olivi 90 If only we could criss-cross among the olive groves by Maria Carla Squeo

92 Green Life 98 Green Life by Remi van Oers 100 101

Fenomenologia degli oli monovarietali Phenomenology of monovarietal oils

by Luigi Caricato

Doriano Strologo

06


INTERNATIONALMAGAZINE Copertina Cover Bonsai olivo e innaffiatoio

Pubblicazione trimestrale, primavera 2019, anno 3, numero 8 Quarterly magazine, spring 2019, year 3, issue 8 ISSN 2611-5239 Olio Officina (International ed.)

Bonsai Olive Tree and Watering Can

by Cristina Mangini

Editore Published by Olio Officina Olio Officina Srl Società unipersonale Single-member company Via Francesco Brioschi 86 20141 Milano - Italia Milan - Italy Redazione Editorial office Via Giovanni Rasori 9 20145 Milano - Italia Milan - Italy Tel. 0039 02 8465223 Siti Internet Websites magazine olioofficina.it globe olioofficina.net festival olioofficina.com edizioni olioofficina.eu Posta elettronica E-mail in lingua italiana in Italian redazione@olioofficina.it in lingua inglese in English staff@olioofficina.net Direttore Editor-in-chief Luigi Caricato Coordinamento redazionale Editorial Coordination Maria Carla Squeo Art Buyer Maria Carla Squeo

Comitato scientifico Scientific Committee Luigi Caricato, Rosalia Cavalieri, Lorenzo Cerretani, Daniela Marcheschi, Antonio Monte, Massimo Occhinegro, Alfonso Pascale Hanno collaborato Collaborators Per i testi For the texts Giorgio Barbaria, Giuseppe Barbera, Salvatore Camposeo, Luigi Caricato, Gianfranco Maggio, Daniela Marcheschi, Aleandro Ottanelli, Maria Carla Squeo, Stefano Valle, Remi van Oers Stampatore Printed by Editrice Salentina, Galatina (Lecce) - Italia Distribuzione in libreria Bookstore Distribution Unicopli - Assago, Milano Pubblicità Advertising Olio Officina, pubblicita@olioofficina.it

Il numero 8 di OOF International Magazine, primavera 2019, è il supplemento del numero 296 della testata giornalistica Olio Officina Magazine, registrata presso il Tribunale di Milano, n. 326 del 18 ottobre 2013. Direttore responsabile: Luigi Caricato. La rivista OOF International Magazine viene distribuita in libreria e la si può ricevere anche direttamente al proprio recapito su abbonamento, in Italia, dove viene edita, come in altri Paesi (info: posta@olioofficina.eu). Costo dell’abbonamento a quattro numeri di OOF International Magazine: euro 48,00 per l’Italia, euro 70,00 per Europa e Bacino del Mediterraneo; euro 82,00 Americhe, Asia, altri Paesi dell’Africa; euro 90,00 per Oceania.

Progetto grafico e impaginazione Graphic Design and Layout Cristina Menotti, Fabio Berrettini

Issue no. 8 of OOF International Magazine, spring 2019, is the supplement of issue no. 296 of Olio Officina Magazine, registered at Milan Court under no. 326 on 18th October 2013. Managing Director: Luigi Caricato.

Fotografie Photos Gianfranco Maggio et al.

OOF International Magazine is distributed in bookstores and can also be delivered to the address of your subscription which can be in Italy, where it is published, but also in other countries (info: posta@olioofficina.eu). Subscription price for 4 issues of OOF International Magazine: 48 euros to Itay, 70 euros to Europe and the Mediterranean Basin; 82 euros to the Americas, Asia, other African countries; 90 euros to Oceania.

Illustrazioni Illustrations Cristina Mangini, Nebula (Giulia Serafin), Francesco Paglialunga, Nicola Petta, Angelo Ruta, Doriano Strologo

8 08

Traduzioni Translations Angela Arnone, Anthony Green, Sarah Ponting, Simon Tanner, Ailsa Wood


PORTRAITS IN OIL

STARS AT THE OLIO OFFICINA FESTIVAL 2019 photo by Gianfranco Maggio Giordano Bruno Guerri, historian

Paolo Giordano, narrator

Paolo Lottero, digital strategist

Tony May, chef

Antonio Mele, creative director

Daniele Tirelli, economic analyst

Guido Novaro, creative director

Antonio Monte, architect

10


Scegli la QualitĂ Chiedi

Olio Garda DOP

primastudio.it

w w w.olio g ardad op.it

Consorzio di Tutela Olio Extra Vergine di Oliva Garda D.O.P.


PORTRAITS IN OIL

STARS AT THE OLIO OFFICINA FESTIVAL 2019 photo by Gianfranco Maggio Giulia Serafin, illustrator

Jaime Lillo, manager

Manuel Marzari, chef

Valentina Cardone, entrepreneur

Rosalia Cavalieri, language theorist

Giovanni e Dora Desantis, entrepreneurs

Laura Turri, entrepreneur

Andrea Bertazzi, entrepreneur

12


14

Foto di Gianfranco Maggio


english on page 18

D

editoriale di Luigi Caricato INTERNATIONALMAGAZINE #08

a ragazzo mi aveva molto colpito un breve ma quanto mai potente ed efficace testo di un grande scrittore italiano, Giovanni Arpino - la cui opera, come spesso accade quando ci si congeda da questa vita terrena, è stata negli anni un po’ dimenticata, senza per questo minimamente sminuirne l’alta valenza letteraria dei suoi scritti. Nella prefazione a un prezioso quanto raro volume intitolato L’olivo, di cui è autore Napo Mastrangelo, Arpino scrisse in particolare di olivi “che ricordano l’uomo nei suoi movimenti, nella sua statura, nelle sue gesticolazioni”, precisando come l’olivo abbia di fatto “lo stesso volto dell’uomo: nelle sue lunghe cicatrici”. In un primo tempo, confesso che mi sembrava una esagerazione l’associare l’olivo all’uomo. La concepivo come una sorta di concessione poetica, un puro esercizio di stile, ma

PIÙ OLIVI

per non perdere la nostra identità poi, sostenuto nel tempo da molte altre letture analoghe, con protagonista l’olivo, compresi - e da allora senza mai più dubitare - come, effettivamente, non vi sia al mondo alcun albero, in natura, che si possa in qualche modo accostare alla specie umana quanto l’olivo. Sembrano, l’olivo e l’uomo, l’espressione della medesima identità. Ne è riprova il fatto che quest’albero così speciale e unico, anche in ragione del mito di Atena, segna la nascita stessa della polis, di una città forte e longeva, centro di vita civile e politica, oltre che luogo eletto e privilegiato di cultura. A rafforzare tale concetto, mi venne in soccorso anche un brillante saggio di Ildebrando Imberciadori, contenuto nel volume Storia dell’agricoltura europea, edito da Etas Libri nel 1980, dove veniva citato il professor Mario Marinucci, dell’Università di Perugia, che rivolgendosi ai suoi studenti sostenne senza alcuna esitazione che “l’olivo è il più umano degli alberi perché la sua natura, al pari di quella dell’uomo, è sommamente ricca di contrasti”. Lo disse in un italiano aureo, degli anni Cinquanta dello scorso secolo: la cima dell’olivo “s’er-

15


editoriale

PIÙ OLIVI

per non perdere la nostra identità

ge splendente ma il tronco è nodoso, e i rami, contorti; la foglia è gentile ma aguzza; l’aspetto è dolce ma racchiude la forza di una vita di secoli; tenero è il frutto, dal nòcciolo durissimo, e dalla sua liquida essenza arde la fiamma che nutre e distrugge, e vita e morte s’incontrano, consacrate da essa, al pari della gioia dell’offerta e dell’estremo rito del sacrificio. La più sublime spiritualità e i più terreni aspetti si fondono, adunque, nell’olivo: per questo, è l’albero dell’uomo”. Sembra una storia d’altri tempi, raccontata in stile arcaico, ma è una realtà che a tutt’oggi resiste e sta in piedi: l’olivo è la pianta più umana che si possa immaginare. E, d’altra parte, senza l’uomo, ci sarebbe ancora l’olivastro, l’elemento selvatico che rappresenta, come è stato efficacemente evocato nell’Odissea di Omero, lo smarrimento e la perdita di sé, la condizione bestiale e la natura incontrollata e sovrana. L’olivo segna l’ingresso dell’uomo nella storia. Proprio per questo non possiamo spaventarci all’idea che l’olivo assuma oggi altre forme e sembianze, divenendo qualcosa d’altro rispetto al passato. Le piante si modificano, entrano in scena nuove cultivar. Si adottano nuovi criteri e modelli di coltivazione, nuove forme di allevamento. Si parla di alta densità, di miglioramento genetico. Oggi l’olivo tende a fare comunità e ad aggregarsi sempre più. Ai tempi di Cartagine, negli ultimi secoli avanti Cristo, la distanza tra gli olivi era di 13 metri e in un ettaro si coltivavano dai 30 ai 60 alberi. I nuovi impianti possono invece ospitare ben 400 olivi a ettaro. Si accorciano le distanze, fino a 5 metri l’uno dall’altro; ma si può arrivare anche a due mila alberi per ettaro e oltre, con un sistema super intensivo. Come lo stesso uomo che vive nelle grandi metropoli, in palazzi che ospitano centinaia o migliaia di individui. Tutto, nel tempo, si evolve; e tutte le olivicolture, tradizionali e moderne, possono convivere in relazione ai differenti luoghi, climi e orografie, in cui sono prefigurate. L’uomo e l’olivo hanno un destino comune. Più olivi si piantano e si coltivano, più la nostra identità resiste e procede avanti e inarrestabile nella storia. Poi tutto finirà, in un giorno imprecisato, come sempre, ma non è dato sapere come, quando e perché. Il volume L’olivo / The olive, di Napo Mastrangelo, è stato pubblicato nel 1982 in edizione bilingue italiano/ inglese, fuori commercio, per Fertimont, del Gruppo Montedison.

16


editorial

by Luigi Caricato

MORE OLIVE TREES so as to protect our identity

A

s a boy, I was very struck by a brief yet extremely powerful and effective essay by a great Italian writer, Giovanni Arpino – whose work, as often happens when we shuffle off this mortal coil, has gradually fallen into oblivion, without this in any way undermining the great literary value of his writings. In the preface to a rare and precious volume entitled L’olivo, written by Napo Mastrangelo, Arpino focussed on olive trees “that remind Man of his movements, his stature, his gestures”, pointing out that the olive tree has “the same face as Man, with its long deep scars”. At first, I have to confess that it seemed rather an overstatement to associate the olive tree with Man. I used to think of it as a sort of poetic licence, a pure exercise in style, but then, as over the years I went on to read many similar tomes on the olive tree, it occurred to me – a conviction that has grown stronger over time – that, in point of fact, there is no other tree, in nature, anywhere in the world that is as close to the human species as the olive. Man and the olive tree seem to be at one, the expression of a single identity. Proof of this lies in the fact that this tree, so special and so unique, which played a central role in the legend of Athena, marks the birth of the polis, of one of history’s greatest and longest-lived cities, the hub of civic and political life, as well as a vibrant cultural stronghold. In reinforcing this concept, I was also helped by a brilliant essay by Ildebrando Imberciadori, contained in the volume Storia dell’agricoltura europea [A History of European Agriculture], published by Etas Libri in 1980, in which he quoted Professor Mario Marinucci, of the University of Perugia, who told his students without hesitation that “the olive is the most human of trees because its nature, just like that of man, overflows with contrasts”. In his highly poetic Italian, from the 1950s, he spoke of the tip of an olive tree which “stands in all its splendour, and yet its trunk is gnarled, its branches twisted; its leaf is delicate yet sharp; its appearance is docile yet it contains the strength borne out of a life lived for centuries; its fruit is tender with a very hard pit, its liquid essence produces a flame that both nourishes and destroys, while life and death cross

paths, consecrated by it, the joy of the offering intertwining with the extreme rite of sacrifice. The most sublime spirituality and the most earthly aspects thus merge in the olive tree: that is why it is known as the tree of Man”. It might seem like a story from another era, told in an archaic style, but there is no getting away from the heart of the matter – the olive tree is the most human plant imaginable. And of course it goes without saying that if it hadn’t been for Man, all there would be is the oleaster, the wild olive tree that, as was effectively evoked in Homer’s Odyssey, represents the loss of self, the condition of beastliness and the uncontrollable might of Mother Nature. The olive tree marks Man’s entrance onto the stage of history. That is exactly why we should not be frightened by the idea of the olive tree today taking on other forms and features, becoming something different from what it was in the past. Plants change, and new cultivars arrive on the scene. New cultivation criteria and templates are being adopted, as are new training systems. That means high density, genetic improvement. Today’s olive trees tend to be grown as a sort of community, as if coming together to form a crowd. At the time of Carthage, though, just before the birth of Christ, olive trees would be planted 13 metres apart, with 30 to 60 trees per hectare. Modern plantings, meanwhile, can have up to 400 olive trees per hectare. The gap between trees has fallen to as low as 5 metres; but with a super-intensive system, there can be two thousand or more trees per hectare. Just like Man the city-dweller, stuffed into buildings holding hundreds or even thousands of people. Over time, all things evolve; and both traditional and modern olive-growing techniques can coexist, as required, in different places, to suit different climates, slopes and exposures. Man and the olive tree share a common destiny. The more olive trees that are planted and cultivated, the more our identity can hold firm and continue on its long journey. Then it will all come to an end, on an unspecified day, as always, but we cannot possibly know how, when and why.

The volume L’olivo / The olive, by Napo Mastrangelo, was published in 1982 in a bilingual Italian/English edition, not for sale, for Fertimont, a company in the Montedison Group.

18


Ricerca di mercato PdA© su una pre-selezione di prodotti innovativi venduti in Italia, condotta da IRI su 12.000 consumatori con più di 15 anni, svoltasi a gennaio 2018. www.prodottodellanno.it cat. Olio Evo

La sostenibilità Zucchi è

AMBIENTALE

SOCIALE

ECONOMICA

NUTRIZIONALE

IL SOSTENIBILE GUSTO DELLA NATURA. Olio Zucchi 100% Italiano è il primo extra vergine d’oliva sostenibile ottenuto dalla selezione di oli di cultivar differenti, sapientemente uniti dai nostri blendmaster per creare un blend di qualità superiore. L’unico extra vergine oggi tracciato e sostenibile grazie al costante rispetto della natura e dell’intera filiera produttiva, per ottenere un olio ancora più buono.

Scoprilo sul sito zucchi.com e nei migliori supermercati. Seguici su


english on page 22

Nel cuore vivo delle parole

òlea, oleastro, olivagione, olivastro, olivo Vedi alle voci

di Daniela Marcheschi

Illustrazione di Angelo Ruta, tratta dal volume di Luigi Caricato, Il racconto dell’olio, edizione fuori commercio (2002) realizzata per conto dell’Unione europea.

Illustration by Angelo Ruta, taken from Luigi Caricato’s out-of-print volume Il racconto dell’olio (2002), published on behalf of the European Union.


Daniela Marcheschi è nata nel 1953 a Lucca, dove vive d’abitudine. È studiosa, docente e critico di letteratura italiana dagli orizzonti interdisciplinari e di fama internazionale. Ha curato fra l’altro i Meridiani Mondadori delle Opere di Carlo Collodi (1995) e Giuseppe Pontiggia (2004) e ha pubblicato diversi altri volumi. Alcuni dei suoi maggiori saggi si possono leggere nel libro Il sogno della letteratura. Luoghi, maestri, tradizioni (Gaffi, 2012). Per le edizioni Olio Officina ha pubblicato il volume Il volto umano dell’olio (2016) e curato l’antologia di poesia rurale La gravidanza della terra (2017), oltre a dirigere la rivista letteraria Corso Italia 7.

ÒLEA: sost. f., dal lat. scientifico ŏlĕa “oliva” e “olivo”, XIX sec., termine botanico dotto, per “olivo”. In Botanica, dal XVIII sec., indica pure un genere ampio di piante simili all’olivo. Oggi O.L.E.A. è la sigla dell’Organizzazione Laboratorio Esperti Assaggiatori dell’olio, che promuove da una decade un concorso nazionale degli oli con il Premio L’Oro d’Italia®: cfr. website lnx.olea.info OLEASTRO: sost. m., XIV sec.; dal lat. ŏlĕaster, -stri (cfr. s. v. OLIVASTRO), derivato di lat. olea, “olivo”. È termine botanico, che indica l’olivo selvatico od Olea europaea sylvestris. Si pensi alla regione storico-geografica sarda, detta per l’appunto Ogliastra. In merito all’uso agricolo dell’oleastro, cfr. A. Milella, il potere germinativo dei noccioli di oleastro (O. europea var. oleaster H) in rapporto al diverso stadio di maturazione delle drupe, Sassari: Gallizzi, 1960, estratto da «Studi Sardi», 3 (1960), 8, pp. 86-89. Per il valore simbolico religioso, cfr. almeno D. D’Elia, L’olivo e l’oleastro. Una prospettiva ecclesiologica in Cirillo d’Alessandria, Roma, Institutum Patristicum Augustinianum, 2006. OLIVAGIONE: sost. f.; lemma composto dal sost. “oliva” (cfr. s.v. OLIVA) e il suffisso “- gione” a nomen actionis, ossia a indicare “l’atto e il periodo della raccolta delle olive”. Si tratta di un neologismo, introdotto dall’oleologo Luigi Caricato, nel XXI sec., allo scopo di dare valore a una operazione colturale che non può essere confusa con altre generiche raccolte di frutti o ortaggi. Tale termine viene pertanto utilizzato espressamente per indicare sia l’atto del raccogliere, sia il periodo o stagione

21

INTERNATIONALMAGAZINE #08

della raccolta delle olive. Cfr. L. Caricato, Oli d’Italia. Guida agli extra vergini regione per regione, Milano, Mondadori, 2001, e Id., Libero olio in libero Stato, Milano, OOF, 2018 (I ediz., Lucca, ZonaFranca, 2013). OLIVASTRO: sost. m., dal lat. ŏlĕaster, -stri “oleastro”, “olivo selvatico” (cfr. s. v. OLEASTRO), rifatto su “olivo”; XVII sec.: cfr. «Archivio Storico di Corsica», Volume 13, 1937, p. 263. Termine botanico che, in origine, indicava l’arbusto sempreverde della famiglia Oleacee, e con frutto drupaceo più piccolo dell’oliva: lat. Phillyrea angustifolia. Quindi, esteso ad altre famiglie per designare l’olivo selvatico, spontaneo o inselvatichito. Utilizzato per l’innesto in Sardegna, dove notevole è la macchia mediterranea: cfr. almeno G. Andria, Norme per l’innesto degli olivastri, Cagliari, Societa editoriale italiana, 1927. OLIVO O ULIVO: sost. m., dal lat. ŏlīvum, -i, “olio”; termine botanico per indicare l’Olea europaea, l’albero che produce l’oliva (v. OLIVA): “olivo”; XIV sec. Segno di pace: cfr. Dante, Purgatorio, II, 70-72: «E come a messagger che porta ulivo/ tragge la gente per udir novelle, / e di calcar nessun si mostra schivo»; e Boccaccio, Filocolo (Libro terzo): «pareva a Florio ch’ella [Biancifiore] gli porgesse in mano un ramo di verde ulivo e disparisse»; ma anche insegna di vittoria, come quella che ha Beatrice, in Purgatorio, XXX, 67-69: «Tutto che ‘l vel che le scendea di testa, / cerchiato dalla fronda di Minerva, / non la lasciasse parer manifesta». Secondo la celebre favola di Fedro (III, XVII), Minerva scelse di proteggere l’olivo per il suo frutto che è utile.


In the living heart of words

See under òlea, oleastro, olivagione, olivastro, olivo by Daniela Marcheschi

ÒLEA: n. f., from scientific Latin ŏlĕa “olive”, XIX century, academic botanical term, for “olive tree”. Since the 18th century, it has also described a broad genus of plants similar to the olive. Today, O.L.E.A. stands for Organizzazione Laboratorio Esperti Assaggiatori dell’olio (or Expert Tasters’ Workshop Organisation) which for the last decade has been holding a national contest for olive oils, the Premio L’Oro d’Italia®: see their website at http://lnx.olea.info/ OLEASTRO: noun m., XIV century; from the Latin ŏlĕaster, -stri (see under OLIVASTRO), derived from the Latin olea, “olive tree”. It is a botanical term, indicating the wild olive or Olea europaea sylvestris. It is also found in the name of the geographical/historical area of Ogliastra, in Sardinia. With regard to the agricultural use of the wild olive, see A. Milella, Il potere germinativo dei noccioli di oleastro (O. europea var. oleaster H.) in rapporto al diverso stadio di maturazione delle drupe, [The germinating power of seeds of wild olive (O europea var. oleaster H.) at various stages of ripening of the fruit]Sassari: Gallizzi, 1960, taken from «Studi Sardi», 3 (1960), 8, pp. 86-89. For its symbolic/religious value, see at least D. D’Elia, L’olivo e l’oleastro. Una prospettiva ecclesiologica in Cirillo d’Alessandria, [The olive and wild olive. An ecclesiastical viewpoint in Cyril of Alexandria] Rome, Institutum Patristicum Augustinianum, 2006.

Daniela Marcheschi was born in 1953 in Lucca, Italy, where she usually lives. She is a worldrenowned scholar, professor and critic of Italian literature having an interdisciplinary approach. Moreover, she was the curator of i Meridiani Mondadori of Opere by Carlo Collodi (1995) and Giuseppe Pontiggia (2004) and she published several other books. Some of her major essays are included in the book Il sogno della letteratura. Luoghi, maestri, tradizioni (Gaffi, 2012). For Edizioni Olio Officina she published the book lI volto umano dell’olio (2016) and was the curator of the rural poetry anthology La gravidanza della terra (2017), besides being the director of the literary magazine Corso Italia 7.

OLIVAGIONE: noun f.; term made up of the noun “oliva” (see under OLIVA) and the suffix “- gione” an action noun, to indicate “the act and period of harvesting olives”. In Italian, it is a neologism introduced by the blendmaster Luigi Caricato during the 21st century, in order to give value to a harvesting operation that cannot be confused with other generic harvesting of fruit or vegetables. The term is therefore used expressly to indicate both the act of harvesting and the olive harvest period or season. See L. Caricato, Oli d’Italia. Guida agli extra vergini regione per regione, [Oils of Italy. Guide to extra-virgin olive oils region by region], Milan, Mondadori, 2001, and by the same author, Libero Olio in libero Stato [Free Oil in a free State] Milan, OOF, 2018 (1st edition,Lucca, ZonaFranca, 2013). OLIVASTRO: noun m., from the Latin ŏlĕaster, -stri “wild olive” (see under OLEASTRO), derived from “olivo”; XVII century: see «Archivio Storico di Corsica», Volume 13, 1937, p. 263. Botanical term which originally indicated the evergreen shrub from the Oleacee family with a smaller fruit than the olive: Latin Phillyrea angustifolia. It was then extended to other families to designate the wild olive, , in a wild or feral state. Used for grafts in Sardinia, where the Mediterranean maquis scrubland is widespread: see at least G. Andria, Norme per l’innesto degli olivastri, [Rules for grafting wild olive] Cagliari, Società editoriale italiana, 1927. OLIVO o ULIVO: noun m., from the Latin ŏlīvum, -i, “oil”; botanical term indicating Olea europaea, the tree which produces olive fruit (see OLIVA): “olivo”; XIV century. Sign of peace: see Dante, Purgatorio, II, 70-72: «as to a messenger who bears an olive branch the people crowd to hear the news, / and no one heeds the crush»; and Boccaccio, The Filocolo (Book Three): «it seemed to Florio that she [Biancifiore] was handing him an olive branch and vanished»; but also is a sign of victory, as in the one held by Beatrice, in Purgatorio, XXX, 67-69: «Although the veil that fell from her head / encircled with Minerva’s leaves / did not let her be seen distinctly». According to one of Phaedrus’ fables (3, 17), Minerva chose to protect the olive tree because of the fruit that it yields.

22


UN ALBERO DI NOME OLIVO Illustration Cristina ManginiÂ

di by Salvatore Camposeo

A TREE CALLED OLIVE 24


Salvatore Camposeo Docente presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, si occupa nell’ambito del Dipartimento di Scienze agro-ambientali e territoriali in particolare di olivicoltura. È membro dell’Accademia nazionale dell’olivo e dell’olio di Spoleto.

INTERNATIONALMAGAZINE #08

Salvatore Camposeo Professor at the Aldo Moro University of Bari, he works at the Department of Agri-environmental and territorial sciences, specializing in olive growing. He is a member of the Accademia nazionale dell’olivo e dell’olio, based in Spoleto.

Come e perché si chiama olivo How and why it got its name L’albero che siete abituati a individuare con questo nome appartiene a una specie arborea sempreverde che nel 1753 Linneo chiamò Olea europaea, per distinguerla da altre differenti specie e sottospecie di olivi, sia africane, sia asiatiche. Ancora oggi la classificazione botanica è in continuo aggiornamento. Per semplificare, ci riferiamo ora all’olivo europeo, il quale, a sua volta, comprende due varietà botaniche: quella selvatica (oleaster) e quella coltivata (sativa). Alla prima appartengono gli oleastri, ovvero gli olivi spontanei tipici della macchia mediterranea, caratterizzati da foglie piccole, di forma ellittica e di consistenza coriacea, da frutti piccoli, sferici, con poca polpa. Gli oleastri hanno l’aspetto di cespugli, spesso spinescenti, e non raggiungono grandi dimensioni; essi sono ormai reperibili solo nelle poche zone macchiose rimaste superstiti. Alla seconda, invece, appartengono gli olivi da frutto, coltivati nei campi, caratterizzati da frutti con polpa sviluppata, e che possono raggiungere dimensioni ed età notevoli.

25

The tree we know by this name belongs to an evergreen arboreal species that in 1753 Linnaeus called Olea europaea, to distinguish it from other African and Asian species and subspecies of the olive. Even today its botanical classification is constantly being updated. To simplify, we now refer to the European olive, which, in turn, includes two botanical varieties: wild (oleaster) and cultivated (sativa). To the former belong the oleasters, or wild olive trees typical of the Mediterranean scrubland, characterized by small elliptical, leathery leaves, with small, spherical, thin-fleshed fruits. Wild olive trees have the appearance of bushes, are often spiny, and remain small in size; they can now only be found in the few remaining areas of natural Mediterranean scrubland. The second group, meanwhile, includes fruit olives with thick-fleshed fruits, which are cultivated in olive groves and can reach considerable size and age.


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
OOF International Magazine n. 8 by Olio Officina - Issuu