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Editoriale. Partiamo da qui di Luigi Caricato * Xylella * Sputacchina
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01. La visione rigenerativa L’innesto della speranza di Maria Carla Squeo
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02. La visione generale Oli di Puglia, di Luigi Caricato
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04. La visione sensoriale Mappa sensoriale degli oli pugliesi di Francesco Caricato
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05. La visione commerciale Oleoteca di Puglia
03. La visione agronomica Quale Puglia olivicola per il futuro di Salvatore Camposeo
06. La visione gastronomica Quel che ho da dirvi, da chef, sugli extra vergini di Puglia di Giuseppe Capano Le ricette oliocentriche di uno chef oliocentrico di Giuseppe Capano
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07. La visione golosa Ricette oliocentriche di cucina domestica, di Massimo Occhinegro
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08. La visione archeologico-industriale La produzione storica dell’olio in Puglia di Antonio Monte
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09. La visione storica Bitonto, città dell’olivo e dell’olio di Dora Desantis
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10. La visione riformatrice La terra ai contadini di Roberto De Petro
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11. La visione religiosa-sociale I braccianti di Puglia di Alfonso Pascale
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12. La visione mistica Dove c’è olio c’è san Nicola di Maria Carla Squeo
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13. La visione sociale Un olio più consapevole e familiare. Intervista a Mimmo Lavacca di Luigi Caricato
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14. La visione artistica Monumento all’olio. Omaggio a Francesco Sannicandro Il linguaggio segreto dell’anima e degli olivi in Silvia Rastelli di Maria Carla Squeo
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15. La visione poetica Sbucò improvviso un ulivo di Bartolomeo Smaldone
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16. Altre visioni L’olio e il mare. Il poeta oleario. Gli spiriti folletti. Underground
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17. La visione alternativa L’olio di lentisco nelle cucine e nell’economia di Terra d’Otranto di Alberto Fachechi
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18. La visione organolettica L’altro volto della Puglia. Non solo olio da olive di Maria Carla Squeo
Editoriale
Partiamo da qui di Luigi Caricato In apertura di questo numero monografico dell’Almanacco di Olio Officina interamente dedicato alla Puglia degli olivi e dell’olio non si può pensare che nulla sia accaduto. Le cose accadono e a volte si subiscono. Di conseguenza, nulla è immutabile. Gli stessi paesaggi cambiano. Ricordate le vaste distese di olivi del Salento? Alcuni di questi monumentali alberi plurisecolari per fortuna ancora resistono, tenaci e battaglieri, mentre altri fanno parte di quell’esteso, vastissimo, cimitero di alberi mai eradicati, lasciati lì, nella loro funesta sagoma simili a spettri che la terra trattiene a sé, finché anche la spessa corteccia, di questi enormi tronchi e i rami con l’umidità marciscono, cedendo inesorabili come corpi decrepiti al suolo che li accoglie. L’immagine evocata non rasserena, lo sappiamo, ma la realtà è questa e ci parla. Forse ci urla anche, e non vogliamo udirla. Anche la stessa mancanza di sensibilità nel non provvedere a ripristinare i tanti cimiteri di olivi non è un buon segnale. È una mancanza di rispetto. Percorrendo la vasta e ramificata rete stradale che attraversa in lungo e in largo la penisola salentina lo scenario è desolante. Dobbiamo farcene una ragione. Anche il paesaggio è destinato a cambiare. A poco serve ignorare la realtà: i segni che questa lascia di sé sono alquanto evidenti e inoppugnabili. Ogni albero rinsecchito ci costringe a interrogarci e a riflettere sulle respon-
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sabilità di chi non ha voluto agire e di chi si è permesso perfino di ostacolare quanti hanno cercato in tutti i modi possibili di frenare l’avanzata del terribile e devastante batterio. Ora siamo qui, sperando che tutto si fermi e non si ceda il passo al patogeno, fiduciosi che si possa ben presto proseguire la coltivazione degli olivi senza la spada di Damocle che incombe sul futuro. Abbiamo deciso di dedicare questo numero monografico dell’Almanacco proprio alla Puglia non come auspicio, ma con la responsabile certezza che presto rivedremo rifiorire altri olivi. C’è chi sta lavorando per resistere ed è in fiduciosa attesa della svolta decisiva. L’impegno eroico di chi in solitudine e con i propri mezzi, senza nemmeno l’ausilio delle Istituzioni, sta lavorando per il bene della comunità vegetale degli olivi, ripristinandone la coltivazione, lascia ben sperare. D’altra parte, non è lontano il tempo in cui la fillossera distrusse radicalmente la viticoltura europea, anche se a raccontare oggi la vicenda ci sembra così strano, visto che poi tutto si risolse in bene, seppure con la conta inesorabile di danni immensi cui comunque si è posto a caro prezzo riparo. Oggi il futuro è già qui. Per questo L’Almanacco di Olio Officina intende celebrare la Puglia degli olivi e dell’olio nella consapevolezza che la speranza è qualcosa di molto concreto e tangibile.
Partiamo da qui - L. Caricato
Olivo in fiore, la speranza. Foto di Giovanni Melcarne
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* Xylella Perché è tanto pericolosa Xylella? Perché penetra nei tessuti della pianta “ospite” attraverso microlesioni sul lembo fogliare provocate dal suo vettore, un insetto. Trasmigra nei vasi legnosi che trasportano la linfa grezza all’interno dei quali prolifera attivamente fino ad occluderli, interrompendo il collegamento tra radici e chioma e finendo per uccidere la pianta.
Contro Xylella, come contro altre batteriosi che attaccano i vegetali, non esistono metodi di lotta diretti e risolutivi. Per fortuna nostra, la maggior parte delle specie aggredite dal batterio appartengono alla flora del continente americano, donde Xylella sarebbe arrivata a noi: per nostra sfortuna, il batterio in questione ha trovato un’eccellente pianta ospite nell’olivo.
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Sezione di un vaso occupato da cellule di Xylella. Foto CNR-IPSP Bari
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*Sputacchina Che colpa ha “sputacchina”? Per portare a compimento il “lavoro”, il batterio Xylella non può fare tutto da solo, ma ha bisogno di uno o più insetti che lo trasportino da un organismo vegetale a un altro. Dei possibili insetti vettori, in Puglia ne è stato individuato uno, Philaenus spumarius L., volgarmente detto “sputacchina”. È un piccolo insetto lungo qualche millimetro, nulla sa dei guai che sta combinando, nulla capisce di batteri, inoculo, resistenze ecc., ma si comporta da molti millenni sempre allo stesso modo: vola da pianta a pianta e si nutre pungendo le foglie per succhiarne la linfa. Che colpa ha “sputacchina” se, da qualche tempo, le tocca succhiare linfa arricchita di nuovo ingrediente come il batterio Xylella, che poi inietta nelle foglie di alberi sani d’olivo e d’altre specie, infettandoli fino ad ucciderli? “Sputacchina” è diventato un ignaro ma pericolosissimo insetto vettore di Xylella, malattia mortale per gli olivi salentini. E come tale, spiace per lui, da abbattere. Con una ragionevole certezza: niente “sputacchina”, niente Xylella.
I testi relativi a Xylella e sputacchina sono del professor Angelo Godini (1937-2019), già ordinario di Arboricoltura presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Sono tratti da un testo più ampio pubblicato il 23 maggio 2017 sulla rivista telematica Olio Officina Magazine.
Philaenus spumarius L. (sputacchina). Foto InfoXylella
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