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Cominciò col sole, appena dopo mangiato,in una oliveta di calci nel primo giorno di un giugno del settanta, preistoria. Sopra un prato secco si ritrovarono tre tipi, componenti del canzoniere pisano, pseudomusicisti e cantanti del popolo in lotta, comunisti duri, militanti dal sessantotto, amanti del sessantanove, presenti nel settanta, quell'anno, appunto. Due studenti ed il maestro: il più alto, baffi e capelli lunghi, un bao secco cogli occhiali spessi di porta a lucca, chitarra solista e solitario, già distintosi in un pestaggio fascista nell'aula di lingue, cioè che ne toccò mentre pensava di darne, era seduto su un sasso e sembrava sempre in piedi; l'altro, il più giovane, appena alzato, un diciannovenne proprietario della cinquecento avana, ultim'anno di liceo, chitarra basso e corista alla viva marx viva lenin viva mao tse tung, membro del collettivo politico studentesco, scioperi e volantini; il terzo, bè, che dire del terzo che già non si sapeva tutti ed oltre, il maestro, vero e diplomato all'istituto d'arte di cascina, cantante ed è poco, di tutte le proteste ed i soprusi conosciuti e da venire, la voce del padrone, anzi contro, chitarra acustica e urlo da tenore, appena finito il militare e l'ultimo disco. La riunione fu nebulosa nonostante il sole: c'era nell'aria un colpo di stato, il capo ha telefonato che bisogna dormire fuori casa per qualche giorno, di più non vi posso dire,ci sono movimenti di truppe e di fascisti, se mi prendono mi ammazzano, silenzio ed uccellini, bisogna andare via, nascondersi, anche voi siete schedati, te a lingue e te a scuola, vi arresteranno, anche gli uccellini stavano zitti, la macchina c'è, i soldi li trovo dai compagni, si telefona a casa che si sta fuori per qualche giorno e si parte, si va in iugoslavia, così se il colpo c'è davvero noi siamo in salvo e se non scoppia si torna a casa! Sguardi tra militanti pieni di paura antifascista, pesantezza comunista nell'aria, angoscia ed avventura insieme, insieme fu deciso anche da chi poteva pensare di restare, si va, sono già in macchina, guido io, no io, la macchina è mia, porto la chitarra così si prepara lo spettacolo mentre siamo in giro, vai a pisa, dove, te lo dico all'ultimo momento, vai verso pisa, s'era già clandestini dopo i primi cento metri di sterrato, nemici in terra propria, decisi ad abbandonarla ora per essere pronti dopo, esuli politici come i vecchi partigiani, eh, chissà quando potremo tornare in questa vecchia Italia. All'auto grill di bologna ci fu uno stop, il primo. Facce tese, occhi cupi, preoccupati, non ci facciamo notare, meno ci si mette in mostra e meglio è, bisogna abituarsi a vivere così da qui in avanti, per esempio te, disse al più alto, hai i capelli troppo lunghi. Mentre il maestro tagliava i capelli all'altro, il terzo telefonò a sua madre, pronto mamma, sì tutto bene, non vengo stasera a casa, dormo a tirrenia, studio con franco, va bene, sì, ciao. L'altro si divincolò, ferma, non ho finito, il maestro insisteva, no, basta, non voglio che tu mi tagli i capelli, ma ormai ho incominciato, te ne ho tolti mezzi, non importa, basta, ed uscì dalla toilette deserta del cantagallo, quel posto che anni dopo lo stesso maestro riprese in una sua canzone che raccontava di almirante al cantagallo, appunto. Un altro stop fu a verona, o quasi. Che si fa, come che si fa, la macchina va piano, e poi tu ti fermi sempre, fammi guidare a me, no la macchina la guido io, non hai neanche la patente, ci siamo già fermati due volte, arriveremo un altr'anno, ci prenderanno, lo sento, se non...guarda là, guarda quella macchina, una jaguar, quella va forte, non ti far venire idee strane, ma non c'è nessuno, scese dalla cinquecento parcheggiata all'ombra delle luci al neon,venite qui, gli altri due scesero al volo, che fai fermati, la potremmo prendere in prestito, se solo avessi più coglioni, saresti proprio un bel coglione, andiamo chi va

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piano va sano, ci prenderanno, mi ammazzeranno, il colpo di stato, capace l'hanno già fatto, andiamo a vedere la televisione. Entrarono al bar dell'autogrill, è spenta, scusi, si può accendere la tv? le trasmissioni sono finite, ah, e lei ha visto la fine? si, l'ho spenta ora, cosa volete, un caffè, due, tre, lo bevo anch'io, grazie e scusi se glielo chiedo, non è successo nulla alla tv? di che tipo, non so, qualcosa d'importante in italia, in italia? in che senso? non è successo nulla allora, no le solite cose, niente d'importante, e si girò a fare i caffè, stanotte, fece il maestro sottovoce, stanotte lo fanno, questo cazzo di colpo di stato, come? fece il cameriere girandosi verso di lui, nulla, rispose il maestro, non è successo nulla.

Il terzo stop fu anche l'ultimo, il più veloce e parecchio al nord. Quanta? il pieno, dammi i soldi, dai scendiamo, sgranchiamoci le gambe, bella nottata, vero? Guarda quante macchine, dove, sull'autostrada, che traffico a quest'ora, non ti sembra strano, vanno tutte verso nord, di là non passa nessuno, guarda, è vero, per me è gente che scappa, tutte macchine del sud, o del centro, guarda, passò una macchina muaonn, roma, visto, di roma, ne passò un'altra muaonn, bari, un'altra muaonn, roma, per me scappano, sono parlamentari comunisti e socialisti che scappano, vanno all'estero perché loro lo sanno, sono compagni che vanno all'estero e poi fanno gli esuli politici, un'altra macchina muaonn, roma anche questa, che vi dicevo, ho ragione io, scappano tutti, dai scappiamo anche noi, e partirono in quarta. Quando si trovarono vicini al confine la macchina si arrestò sul ciglio, che c'è, ci siamo, e ora? ora si va, e i documenti? Io ce l'ho, cosa, il documento, la carta d'identità, io la patente, io quella della vespa, non ci faranno passare, e noi si va a diritto, come, ma sei pazzo, no compagno, non sono pazzo, se hanno fatto il golpe io sono finito, disposto a tutto. Ci fu silenzio, dai finestrini s'intravedevano cavalli di frisia e reticolati, certo in iugoslavia... loro son compagni davvero, magari pensano che siamo dei provocatori e ci sbattono dentro, e se poi non succede nulla buttano via la chiave, è vero, guarda là, un riflettore s'era acceso lontano, senti i cani che abbaiano, andiamocene via, si andiamo via, andiamo in austria, è qui vicino, tutto sommato un paese democratico, antifascista, perlomeno sulla carta, e poi io ci sono già stato, fece il maestro, parlo qualche parola e ho degli amici a Vienna. La cinquecento fece un inversione ad u e si diresse verso la patria di Hitler, era ancora notte fonda.

Si chiede asilo politico! cioè? cioè che si va in austria e ci si dichiara esuli perché in italia hanno fatto il colpo di stato, e loro ci danno l'asilo politico, in un campo profughi all'inizio, e poi potremmo andare dove vogliamo, Parigi londra, la cinquecento arrancava su una strada di montagna, e se non ci fanno passare, chi , i carabinieri, si sfonda, si sfonda il confine e buonanotte, una curva a destra, come si sfonda, si va da diritto, ci si butta giù, come nei film, perché se sparano...sparano? Un si sa mai, curva a sinistra un colpo di freno, attento, lo sai com'è la polizia, noi ci si butta giù così e si va a diritto alla frontiera, te che guidi stai su con la testa e guardi attraverso il volante, se non te la senti lo faccio io, no, no, lo so come si fa, allora siamo d'accordo, tutti insieme, va bene, si, va bene anche per me.

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Intanto l'italia si svegliava, era il due di giugno, un giorno di festa nazionale, festa delle forze armate, parate carri armati e fanfare, militari armati di tutto punto che si spostavano di caserma in caserma, è proprio il giorno adatto per fare un colpo di stato, i militari son già tutti in piedi, è incredibile quanti ce n'è, passava una colonna, guarda, è vero, ma come lo faranno, cosa, il colpo di stato, non t'ha detto nulla il capo, non posso dire di più, va bene, passò un camion pieno di soldati, carristi, loro vanno bene, son tutti di leva, ho finito il militare da poco, loro non ci staranno mai, son compagni, figli di proletari, piuttosto i parà, loro si, loro si che ci staranno, se mi prendono....accellera presto.

All'alba del due giugno millenovecentosettanta una macchina di color avana, una cinquecento fiat targata pisa centoventiseizerozerootto, sfondò il confine tra l'italia e l'austria, più precisamente tra tolmezzo e villach. Il poliziotto, mezzo assonnato, si svegliò di colpo e si mise ad urlare, scappano, scappano, fermateli, chi sono, non lo so scappano, corriamo, prendi la macchina, andiamo a prenderli prima che entrino in austria, chissà chi sono, banditi, dai presto. Quando la giulia della polizia arrivò al confine trovò la cinquecento ferma col motore acceso e le portiere aperte. Eccoli, sono lì, e scesero anche loro, prendiamoli, ed entrarono coi fucili spianati nel casello della frontiera austriaca, dove, allibito e sconcertato, si trovavano un polizei ed i tre fuggitivi impauriti. Il poliziotto , quello dei documenti che si sentiva responsabile, urlò: fermi tutti! E lì scoppiò il casino. Uno dei tre, il più alto, si abbracciò al polizei che continuava a non capire nulla, mezzo confuso da italiani in divisa nella sua patria, bastardi italiani dai tempi della prima guerra, ferite mai chiuse, e da tre individui loschi e allucinati di cui uno se lo trovava in collo che urlava prendimi prendimi, un altro aprì la porta che dava in austria ed al grido aiuto aiuto polizei si gettò nella strada seguito da due poliziotti italiani, ed il terzo, approfittando della confusione, uscì da dove era entrato e si lasciò scivolare, non visto, nella scarpata che cingeva la strada. La cinquecento, intanto, continuava immobile a bruciare benzina.

Ore alba passata: sono sdraiato sull'erba abbracciato alla montagna, fermo statuario a pochi metri dai poliziotti italiani che sento quello che dicono, delinquenti ecco chi sono, bisognava sparargli, ed io immobile nonostante un formicaio, bisognava sparargli subito, e le formiche che mi entrano su dai pantaloni, sono in guerra pensavo, se mi prendono mi ammazzano. Portiere che sbattono, i poliziotti se ne vanno, lascio passare ancora qualche minuto e mille formiche e poi mi lascio andare giù per il crinale, neanche guardo di sotto, sono come una goccia d'acqua che scende sopra un vetro, alla fine arrivo al fiume, un rio. Allora mi giro e guardo nella nebbia mattutina, sono in fondo, sono arrivato al fondo, circondato da montagne straniere e sconosciute, da fior e profumi tedeschi, ricercato da tutte e due le polizie, la macchina ancora accesa che mi accusa, è la mia, sono io in questo casino, fuori dal mondo e fuori di testa, mi lascio andare nel fondo di me stesso, rotolo nell'erba bagnata dalla bruma, mi sdraio tra fiori e rovi, bacio la terra e sento il suo sapore umido è terra, è la mia terra lo stesso sapore mi lascio andare di più non so più dove sono io la terra i fiori il grano la testa mi gira cosa mi sta succedendo sono felice rido sorrido faccio smorfie annuso sono veramente felice non m'importa di niente non mi ricordo più niente urlo e mi rialzo ubriaco ebbro lucido e beato, ora piove son rinato sento le gocce d'acqua sulla mia pelle sono vivo è straordinario sono libero è incredibile, piove più forte, vedo un fienile, odore di erba bagnata ma dentro non piove, mi butto nel letto di paglia e mi giro annuso godo quasi vengo e mi addormento, sfinito, soddisfatto.

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Renzo lulli, renzo lulli vieni fuori, una voce cavernosa, non ci fanno niente, vieni fuori, sono pino masi, vieni fuori. Sbirciai dalle assi del fienile col cuore in gola, si vedeva da lontano una jeep della polizia che procedeva a passo d'uomo, pino masi ritto con un megafono, renzo lulli vieni fuori, ci danno l'asilo politico.... Uscii dal fienile, non pioveva più, il sole s'era fatto strada tra le nubi e le cime delle montagne, ci sono, feci un cenno, il masi mi vide, è là, disse al megafono e la jeep mi venne a prendere. Perché hai fatto il mi nome? Il tu nome? E cosa dovevo fà, cosa gli dovevo dì all'austriaci, che un ti conoscevo? La macchina è la tua, lo sanno tutti, e poi un s'era deciso di dichiarassi prigionieri politici e di chiede l'asilo tutti e tre insieme? Si ma..niente ma, dobbiamo restà uniti. Ehi voi, un polizei ci apostrofò, venite qui. Ci divisero subito, il masi e il gismondi li caricarono su una maccina della polizia, tu guida la tua e segui quella macchina, e non fare il furbo, non fare il furbo, pensai io, ma se mi sono appena costituito, cosa dovrei fare, sorpassare la macchina davanti seminarla tra i tornanti della montagna e correre disperatamente verso dove, oppure ripensarci testacoda di freno a mano e ritornare dritto dritto in italia risfondare il confine alla rovescia e consegnarmi agli italiani che mi mangiano vivo oppure scegliere una curva giusta ad alta velocità e lanciarmi in un vuoto tedesco? girai la chiave, con la levetta misi in moto, la macchina ubbidì, son pronta a tutto, mi disse, fai te, ed io lo feci, ad un ora incerta del mattino,con lo stomaco affamato, gli occhi semichiusi ed il cervello spento mi accodai all'altra macchina , pino si voltò, mi fece un cenno, un viaggio di pochi chilometri tra burroni e frenate. All'arrivo ci aspettava una ridente palazzina con le inferriate alle finestre, sede della prigione locale. la giornata si prospettava calda. perché ci hanno messo qui? come perché, un siamo in galera? Si ma questa non è una vera cella, il maestro era nervoso e passeggiava nella stanza , gli altri due erano annichiliti e sdraiati su due lettini, come fai a saperlo, perché mai ci avranno messo qui, sembrava riflettesse da solo, magari c'interrogano, vorranno sapere chi siamo, ma io gliel'ho già detto chi siamo, si dovranno informare del colpo di stato in italia, magari non ci fanno stare neanche in prigione, ci danno subito l'asilo politico e buonanotte, io ho sonno ma non riesco a dormire fece uno dei due sdraiati, anch'io rispose l'altro, compagni non mi sembra il momento di dormire, a venti chilometri da qui ed indicò un punto qualunque nell'aria, i fascisti hanno preso il potere e se loro ci rimandano indietro...come ci rimandano indietro, o un s'era già d'accordo? Si ma un si sa mai. Ci fu silenzio, il maestro si sedette, gli altri due si rigiravano nei lettini. Ho capito compagni, disse ad un certo punto sottovoce, ho capito perché ci hanno messo qui, ehi voi, ascoltatemi, secondo voi perché ci hanno messo qui? Ma non lo so, parla più forte che non ho capito, parliamo piano, secondo me ci spiano, come? zitto compagno!, siamo in una cella speciale, guarda là, non ti girare, non ti far vedere, dove, là in alto, quel coso tondo, e non lo guardare, fai piano, e cosa sarebbe, una cinepresa, una cinepresa nascosta, ci saranno anche i microfoni, si chinò per terra e sbirciò sotto il letto, che fai, mi allaccio le scarpe, secondo me, se mi mettessi nei panni degli austriaci vorrei sapere chi siamo davvero e quindi invece di metterci in una cella qualunque ci hanno messo nella cella colla cinepresa nascosta ed i microfoni per spiarci, come fai ad essere sicuro, sicuro, sicuro, ripetè il maestro, sicuro proprio non sono, ma di certo qualcuno ci spia, anzi, ora te lo faccio vedere, tappo il buco, ma sei scemo, perché se non è vero non succede niente, e se è vero? La fate finita intervenne uno dei due, no no io lo tappo, fece una pallina di pane, stai a vedere, si alzò lo fece e si rimise subito a sedere, visto, non succede niente. Nello stesso momento la porta della cella si aprì. 4


Due secondini entrarono col manganello in mano, tu, indicando il più alto, vieni con noi, io? E s'indicò da solo, si tu, vieni! No, no, e s'abbracciò agli altri due annichiliti, le due guardie lo afferrarono, lui si divincolò, lasciatemi, si abbarbicò al water che era in fondo alla cella, lasciatemi, aiuto, e giù una manganellata, aiuto, e giù un'altra manganellata, andiamo, lo trascinarono fuori e chiusero la porta. I due terrorizzati non si mossero dal letto, dopo tocca a noi, chissà cosa ci faranno, non facciamo resistenze, tanto è inutile. Passò qualche minuto, la porta si riaprì, il lungo, sorridente e profumato, rientrò, tranquilli ragazzi, non ci fanno niente, ci portano al bagno, a lavassi. la notte prima dell'interrogatorio certo la galera fa schifo, è terribile, boia, è vero, io ci son già stato, ma da militare è tutto diverso, qui è un'altra cosa, questa è la galera vera, secondo te quanto ci stiamo?, dove, qui?, mah, una volta espletate le pratiche dell'asilo politico, ci manderanno in una città, magari a vienna, io conosco un sacco di compagni laggiù, ci ospitano, staremo bene, si suona, si organizzano spettacoli e concerti e intanto si combatte la dittatura dall'estero, si cercano contatti soldi, sarà un lavoro duro, te per esempio con la tua macchina, quante ore hai guidato di fila, nove? una bella resistenza, boia, ecco te potresti fare la staffetta per l'europa, andare a prendere i compagni di qui e di là, portare i soldi le armi, che armi?, ci vorranno le armi per combattere contro i fascisti? eh? con cosa ce li levi dall'italia, con i fiori? va bene va bene, stai calmo, ma io sono calmo, comunque la galera fa schifo, ma la smetti di piagnucolare, ringraziami che sei vivo, che se eri in italia a quest'ora t'avevano già ammazzato, ringrazia la mia macchina, senza la vecchia cinquecento a quest'ora si stava sul monte serra nascosti nelle grotte, che grotte? a uliveto, ci sono delle grotte anche con le stalattiti, ma dai, si ci sono stato dentro, e le conoscono tutti, cosa?, le grotte di uliveto?, non lo so, non credo, noi ci s'andava l'anno scorso, bene a sapessi, un posto per nascondersi... oh, io non ce la faccio più, a cosa?, a star qui, allora vai, bussa fatti aprì la porta e ciao, si, ora lo faccio, la vuoi capire che siamo in galera, eh? dipendesse da me le chiuderei le galere, anch'io, io ci metterei i padroni e i loro servi e fuori i carcerati, per me le chiuderei per sempre, si compagno, in linea teorica siamo d'accordo, ma per i primi momenti subito dopo la rivoluzione le carceri ci servono per metterci dentro i nostri nemici, poi.. poi ti torturano anche, dove?, in prigione, la cia, l'interpol, vorranno sapere chi c'ha avvertito del colpo di stato, chi te l'ha detto? lo sai, si ma non puoi dire altro? non mi far parlare..in che senso?, nessun senso, meno si sa e meglio è, hai ragione..ci state zitti! e allora parla te,ma perchè, non si puo dormire? e chi dorme, io penso a casa a mi pà a mi mà ai miei amici, anch'io, eccoli lì, borghesi di merda, mi pà mi mà, voi non siete dei veri proletari, dei veri rivoluzionari, figli di papà, studenti della minchia, ecco chi siete, oh stai calmo, la smetti di offendere, perchè te non ce l'hai? la tu mamma maiala? oh la smettete, dimmelo, si ce l'ho, ma non ci penso ora, ora penso al colpo di stato, penso a tutti i compagni italiani che in questo momento sono in piazza contro i fascisti e che qualcuno morirà anche per voi figli di padroni oh ma che cazzo vuoi? noi siamo qui a parlare mentre in questo momento in italia si spara, io spero che non lo fanno, chi vive sperando...certo che lo fanno, l'avranno già fatto e se ci prendono....come fanno a prenderci, noi siamo in austria, e se ci rimandano indietro? non lo possono fare, c'è una convenzione internazionale... se mi torturano io parlo, tanto non c'ho niente da dire, e cosa parli allora? gli dico tutto, della mia vita, che sono un compagno, che faccio lavoro politico con gli studenti, fai la spia, ma che spia, gli dico cosa faccio, chi frequento, degli amici delle ragazze, a proposito, ci stai più con...no e tu con...si certo, ma lei è in america ora, dove? è americana, boia, viene dal massachuttes, uno stato dell'america, e c'ha una bellissima voce, abbiamo fatto dei concerti al duomo, è bravissima, si si lo so, la conosco, ma non sapevo che fosse americana..come la conosci?, si, l'ho vista una volta dal salvini, cantavate insieme, ah...io invece mi son lasciato, beato te, come beato 5


me, perlomeno stavi con una, ah bè, oh cerchiamo di dormire ora, che domani sarà dura, bona..bona.. L'interpol

L'interrogatorio fu lungo e penoso. Nella stanza dove li condussero li accolse un signore brizzolato, buongiorno, sono un commissario dell'interpol, accomodatevi. Sul tavolo c'era un giornale italiano, il corriere della sera, in prima pagina spiccava il titolo, tre pisani sfondano il confine tra tolmezzo e villach in austria, trovati nella macchina armi e droga, i tre impallidirono, uno disse non è vero, cosa fece il commissario, che c'erano armi e droga, ma loro lo dicono, dicono anche che siete dei ricercati dei banditi, perché siete scappati, avete fatto una rapina? Avete ammazzato qualcuno? Siete ricercati dalla polizia? Un coro di no fu la risposta. Ed allora? insistette l'interpol, Il maestro parlò per tutti e tre: c'è stato un colpo di stato in italia, noi chiediamo asilo politico, non ci risulta nulla, guardate bene, magari lo fanno in questo momento, insistette il maestro, se non mi crede disse il commissario, può telefonare in italia e chiedere a qualcuno, allora chiamo il mi fratello, a quest'ora è in casa... Pronto piero, come? no no, stiamo tutti bene, sihi? Ah, è così, stai calmo, c'è gente, ti sembra questo il modo, e buttò giù, non è successo niente, o comunque non ancora. Ed ora che si fa disse uno degli altri due, ve lo dico io cosa farete, intervenne secco l'interpol, intanto starete dieci giorni in prigione per ingresso clandestino nel nostro paese, e poi deciderete se rientrare in italia dove vi aspettano a braccia aperte, o magari chiedere l'asilo politico, abbiamo dei campi profughi in australia, sapete, come ha detto, in austria? fece l'altro dei due, no, australia, rispose l'interpol. Ore dieci di sera del tre di giugno, cella di sicurezza della prigione di villach. Io in australia non ci vengo, te fai quello che si decide tutti, io te lo ridio, io in australia non ci vengo! I tre erano sdraiati sui lettini, mani sotto la testa sguardo fisso sul soffitto. Certo è lontana..cosa, l'australia, è vero, e come ci s'arriva, con la nave, come i deportati, con la nave..e tanto in austria c'è il mare, è vero, allora come, con l'aereo, io non ci sono mai montato, nemmeno io, io si, ho fatto i lanci anche, i lanci col paracadute, si, quand'ero fascista, poi ho incontrato dei compagni, guelfo tonino, m'hanno fatto cambiare idea ed ora sono un comunista rivoluzionario membro del canzoniere pisano e responsabile dei proletari in divisa. Io son sempre stato di sinistra, anch'io di famiglia, invece mi pà era fascista ferroviere, ma il mi nonno, il padre di mia madre, siciliano, era socialista, ha fatto un sacco di cose, manifestazioni organizzato scioperi, un vero rivoluzionario lui, e lì c'è la mafia... Il mi nonno era anche lui socialista e faceva il muratore e quando lo fecero lavorare alla casa del fascio lui sfece tutta la facciata e lasciò sciò, cioè, cioè lo misero in galera, perché scio lo sai cosa vuol dire, vai via, noi si usa, poi c'andò la mi nonna e lo riportò a casa, chi, il mi nonno, accidenti e chi era la tu nonna, una donna di chiesa, una forte, comandava lei, boia che nonni, e i tua, bò, e chi l'ha conosciuti, beato te. Ore undici di sera, stesso giorno, stessa cella. Ma secondo voi perché l'australia? Come? cosa c'è? Perché l'australia, perché non ci danno l'asilo in austria?, io ve l'ho già detto , io non ci vengo, avranno delle colonie, delle colonie? Si dei campi profughi, dove ci mandano le gente a lavorare, poi ci tocca lavorare anche a noi, noi si suona, si mette su il gruppo del canzoniere australiano, magari s'ha successo, si fa un disco, due, donne soldi, no , i soldi servono per i compagni in italia, e poi si torna, famosi, si, e ci accolgono con la 6


banda, chissà che che botte si danno, ci saranno i colonnelli, dove? In italia, come in grecia, ci prendono e ci torturano, come facevate a sapere che si faceva il golpe, eh? E giù botte, chi ve l'aveva detto, eh? Eh?... Ahaaaaa, un urlo agghiacciante rizzò dal letto i tre italiani, che c'è, che cazzo, zitti, altri urli, frasi in inglese, è americano, fece il maestro, io c'ho la donna americana e lo so, lo tonfano, comandi in tedesco, rumori di vetri rotti, imprecazioni, colpi di manganello, bestemmie e poi silenzio, i tre immobili si guardavano l'un con l'altro, l'hanno ammazzato, scappò detto ad uno, si aprì lo sportellino, i tre si precipitarono sdraiati, la guardia vide gli occhi serrati, ghignò e richiuse.

Al mattino il primo che rientrò dalla doccia era tutto impaurito, pieno di sangue, dovevate vede, boia che impressione, un tavolaccio con delle cinghie, anche quello insanguinato, è il letto di contenzione fece il maestro, e cos'è? Ti ci sdraiano, ti legano mani e piedi e giù botte, boia, è da merde, parla piano, avanti un altro, fece la guardia, si , vengo subito, stanotte lo devono avere usato col l'americano, poveraccio, chissà quante ne ha prese, meglio lui che..che cazzate dici, meglio un americano..magari è un militare, qui ci son le basi, doveva essere ubriaco, c'è una finestra sfondata...allora? disse spazientito la guardia, vengo, vengo, qui sono tedeschi, eh si, forse peggio, come peggio, che ne so, ma a noi non ci picchiano, no, noi siamo compagni, prigionieri politici, diversi dai comuni, a noi non ci mettono coi ladri e gli assassini, l'altro tornò, non ce n'è di sangue, il letto c'è, fa paura solo a guardarlo, ma è tutto pulito, allora c'hanno già lavato, ma te sei sicuro che era sangue, non son mica scemo, fatemi passà disse il maestro, vado a vedere io, ed uscì dalla cella a farsi una doccia, era il suo turno.

terzo o quarto giorno per me ci trattano come degli scemi, disse uno quando la porta si chiuse, avete visto come ci guardava, cioè come?, si, c'aveva quel sorriso da ebeti, ma stai zitto e mangia...era l'ora di cena, wustel e caffellatte, un wustel enorme, tre volte i nostri, un sapore buono... oh ma c'è sempre la solita roba di merda, e fa schifo, a me mi piace, sembra che sia domenica sera, ceno sempre così, col wustel?, no, col caffellatte, ah, dammi una sigaretta, non ce l'ho i fiammiferi, devi bussare, e quanto ci mettono, si aprì lo spioncino, volevo fumare, fumare, accendere questa sigaretta, la vedi? grazie, hai visto come ci guardano?, chi?, le guardie, come se fossimo degli scemi, l'hai già detto, ma è vero, fammi accendere anche a me oh!, tieni, una cicca accesa passò di mano in mano, certo se il colpo di stato non lo fanno noi non si fa una bella figura, senza considerare che quando torniamo in italia ci tratteranno altro che da scemi, io non ci torno, e dove vai?, boh?, qui non ci puoi restare, si lo so, dall'austria ci buttano fuori, e non si può chiedere che ci buttino fuori da un altra parte? da dove, dalla germania per esempio, c'ho un sacco di compagni, te c'hai un sacco di compagni dappertutto, si, e allora? oh stai calmo, tanto tra sette giorni siamo in italia, e vedrai che casino..

quarto giorno notizie da casa il lungo rientrò, erano i miei, m'hanno fatto un culo, in italia non è successo nulla, io ho sonno e si buttò sulla brandina..oh, fece il maestro, non ci dici altro, ah si, ora portano qualcosa da mangiare e le sigarette, e richiuse gli occhi, il maestro andò verso di lui, dicci del colpo di stato, come mai non l'hanno fatto?, il lungo si tirò su, ho detto che ho sonno, sei uno stronzo, oh la fai finita! ho detto che non è successo niente, non c'è stato nessun colpo di stato, nessuno ne ha parlato, niente rivolte nè barricate, è tutto a posto, l'abbiamo fatta grossa, e tutto per niente, meno male, sarebbe stato 7


peggio, certo che a pisa ne parlano tutti i giornali, telegrafo e nazione la stampa del padrone? vedrai tu pà a te che culo ti fa, mamma mia, son tutti incazzati, ma la storia delle armi? non ne hanno più parlato, e quando si torna cosa ci fanno?, boh, so una sega io, non glielo hai chiesto a tu pà? mi pa era incazzato nero, ma ha detto che a scuola dove insegna non si parla d'altro, boia, e i compagni? fece il maestro, so una sega io e si ributtò giù, so una sega io so una sega io, non sai dire nientaltro, glielo potevi domandare a tuo padre cosa dicono i compagni, magari siamo stati noi, con questo gesto stupido che non l'abbiamo fatto fare, dalla dogana avranno avvertito roma e tutto si è fermato, perchè, non potrebbe essere andata così?

quinto o sesto giorno, di pomeriggio, le palline. che palle, non succede nulla, e cosa vuoi che succeda qui dentro, ma perchè non ci danno la chitarra? per via delle corde, ci strozziamo un polizei o m'impicco alla finestra, allora giochiamo a coccino..e come, con le palline di pane, così come questa, stai a vedere..si buttò giù carponi prese di mira una scarpa e tirò, presa, fatene una anche voi e poi si gioca. il pane sparì, tutti impastavano palline su palline, oh, se ci metti un po di pelo di maglione vanno meglio, guarda questa, e come ce lo metti, ce lo impasti dentro, uhm, io n'ho fatta una...la mia è meglio, dai cominciamo, tocca a me, questa mattonella è fido, va bene, tira dai.... dopo un pò uno si ritirò, ne ho vinte troppe, il lungo ed il maestro continuarono...presa! fece il lungo, che culo rispose il maestro, m'hai preso la meglio, io sono il meglio, no io fece il terzo dalla brandina dove si era sdraiato, io sono il meglio, ma gli altri non lo sentirono neanche, presi dal gioco del coccino, cocciata disse il maestro, la pallina è mia, bravo, oh, ma questa pallina fa schifo, non è la mia di prima, questa è solo pane, la tua ora è mia, tira sta a te, no no, ora mi ridai la mia ed io ti ridò questa, dai tira, la fai finita! il maestro si era innervosito, il lungo gli dava ai nervi, faceva sempre il furbo, gli era venuto sui coglioni, dai tira, stava a lui, la pallina di merda dell'altro era lontana, impossibile prenderla al primo colpo, si guardò intorno, era vicinissimo al letto del lungo, agì d'impulso, tirò...preso! urlò cocciando con la pallina il freddo metallo del piede del letto, preso, il letto è mio, e si buttò nella brandina del lungo, è tutto mio, anche le tue palline, ora sono mie, lascia stare le mie palline, il lungo gli si gettò addosso, lascia stare le mie palline...e successe un parapiglia, botte spintoni urli schiaffi, e la porta si aprì, entrarono due o tre polizei fermi fermi e giù manganellate, fermi, sei uno stronzo, no sei uno stronzo te, basta! una spinta per uno, sdraiati nelle rispettive brandine, basta ora, guai a voi se ricominciate e la porta si chiuse ed il terzo rideva in silenzio stringendo nella mano le sue palline, le meglio!.... sesto o settimo giorno la lettera penultimo giorno concerto per le mie prigioni fuori a cantar con noi bandiera rossa..il maestro cantava e suonava la chitarra, gli altri due facevano il coro, ora facciamo la violenza del baldelli, bella quella, facciamola ammodo, giacchè c'hanno dato la chitarra approfittiamone per prepararci, erano nel cortile interno della prigione, ed erano solo loro, accovacciati per terra, dai facciamo lo spettacolo, compagni e compagne, dove sono le compagne qui, ti cheti dio boia, compagni austriaci carcerati ecco a voi il canzoniere pisano, oggi ho visto nel corteo...

rilascio il dieci giugno di quell'anno a villach fu un giorno splendido, con un sole caldo su quelle montagne sempre fresche, colori vividi, l'aria secca, tersa. quando varcarono la soglia della prigione i tre se ne accorsero subito, che bella giornata, magnifica, senti che profumi, per di quà, fece un polzei in 8


perfetto italiano, andiamo a piedi alla stazione, un pò di moto vi farà bene..ed i tre, con la chitarra ed i sacchi in spalla, s'incamminarono dietro di lui. il treno arrivò quasi subito, un altro poliziotto li attendeva, venite, mettetevi qui, il treno ripartì. sentite, erano i due poliziotti a parlare, per noi non ci sono problemi, noi vi dobbiamo scortare fino al confine austriaco lungo la linea ferroviaria, che arriverà tra un minuto o due, dopodichè a noi non c'interessa cosa fate, noi andiamo in un altro scompartimento e chi s'è visto s'è visto, ok?, ok! risposero i tre...ma cosa vuol dire, cosa? quello che ha detto, cosa ci faranno in italia, so una sega io, di certo la banda non ci sarà ad aspettarci, forse lui lo sa, prova a chiederglielo, chiediglielo tu, ecco il confine disse un poliziotto, noi ce ne andiamo di là, questo è territorio italiano, per noi siete liberi, buona fortuna..ecco e ora che facciamo?, cosa vuoi che facciamo, che ci buttiamo dal treno in corsa, magari quando rallenta, quando entra in stazione, ma sei pazzo, e poi cosa si fà, si torna indietro e ci mandano in australia subito, sentite, si fa così, fece il maestro, i carabinieri ci aspettano alla stazione, ma aspettano tre persone giusto? e noi ci si divide, io con la chitarra che dò più nell'occhio vado in cima tu nel mezzo e tu in fondo, così loro magari non se ne accorgono, non ci fermano, noi si cerca di raggiungere pisa ognuno per se e poi una volta arrivati a casa si vedrà...ecco la stazione, mamma mia, forza compagni, io vado in cima, ci si vede a pisa, io in fondo, ciao, ed il terzo restò fermo davanti alla porta del treno, ad aspettare che si aprisse.

cattura ehi tu, ma sempre lui, vieni qui dove sono gli altri, che altri, non fare lo scemo, son quà, mi costituii per la seconda volta, ci sono anch'io, son qua, prendetelo, non scappo, dove è il terzo, non so, sul treno ci siamo divisi. successe così, che quando si aprì la porta del treno io ero quello di mezzo e scesi di fronte ad un gruppo di carabinieri che neanche mi guardarono, sono in tre sentii dire, cercateli, ed io m'incamminai lentamente verso l'uscita ehi tu, ma non dicevano a me, ehi tu fermati, mi girai, avevano preso il lungo, dove sono gli altri, non so,il lungo tergiversava, se sono scappati li metto in prigione, io rallentai, in prigione!, ero appena uscito, sig maresciallo, stavo tornando indietro, sig maresciallo, son quà, ci sono anch'io, prendetelo, non scappo, dov'è il terzo, ma non so sul treno ci siamo divisi..correte a cercarlo e tre o quattro carabinieri partirono, eccolo, l'abbiamo preso, era già fuori, era sulla strada a fare autostop, autostop eh? ora ve lo dò io l'autostop, tutti in caserma.

interrogatorio nome e cognome, renzo lulli, nato a? fauglia, provincia di? di pisa, il? il che?, quando sei nato?, che fai? ci sei o ci fai?, no, è che sono stanco, spossato, lo sai che rischi una denuncia per tentato omicidio, come?, e mi svegliai di colpo, tentato omicidio?, e di chi?, di una guardia di frontiera, pare che tu abbia urtato detta guardia con la macchina mentre scappavate in austria, ma non è vero, c'è il referto, ma non è assolutamente vero, guidavo io, l'avrei sentito, e poi non c'era nessuna guardia quando siamo scappati, sarà ma qui c'è un referto di 15 giorni per ferite riportate contro un auto in corsa, corsa?, ma che corsa, io c'ho una cinquecento, mica una jaguar, su dai non mi fare incazzare, perchè siete scappati in austria?, perchè si pensava che ci fosse un colpo di stato e quando lo dovevate fare questo colpo?, non noi, i fascisti, i fascisti?, si il due di giugno, la festa delle forze armate, i fascisti dovevano fare un colpo di stato ma poi non l'hanno fatto, dimmi la verità, non la scrivo neanche sul -----, da cosa scappavate, avete fatto qualcosa a pisa? ma maresciallo, ma cosa

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dice, va bene, va bene, il?, la data, ah si , il 24 gennaio 1951, così giovane e già rovinato, va bene firma qui, puoi andare ora, posso andare a casa sig maresciallo?, si si vai a casa vai. fuori dalla caserma c'erano mio padre e mia madre, lei mi abbracciò e lui era incazzatissimo, sei un cretino, mi disse, e aveva ragione, fabio è già partito con i suoi, monta in macchina e andiamocene, in quell'attimo uscì pino, e che mi lasciate qui, mi date un passaggio?, mio padre e mia madre si guardarono, lei parlò, va bene monta, monta davanti, noi si va dietro, tu guida piano ed il primo che parla l'ammazzo. nessuno fiatò fino a pisa

fine

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continuo austriaco