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GUIDO VENANZONI, “Ratto delle sabine” omaggio a Rubens, olio su tela, cm 100x100

3 - Aprile, Maggio, Giugno


Luca Mefalopulos

Oggi noi, figli e nipoti di migranti ostinati, noi che fingemmo di dimenticare il passato, cerchiamo i nostri nonni tra le pagine di un libro, nelle storie frammentate di chi c’era e ha raccontato ed il sogno di una vita diventa mettere radici perché rimanga ai nostri figli, non una valigia, ma un roseto da potare.

Può sembrare assurdo ma la storia e l’esperienza ci hanno insegnato come nei nostri cervelli la necessità dell’arte e della creatività si insinui e si alimenti nell’anima, più facilmente in occasioni tormentose e momenti di disequilibrio, piuttosto che in stati di quiete. Lo scrittore poi, deve appagare il desiderio irrefrenabile di costruire i suoi bisogni, di dissetare la sua sete di completezza alla quale mira vaneggiandone un compimento al quale, probabilmente, sa di non poter attingere. Non mi soffermerò ad elencare i molti posti dove ha studiato e dove è vissuto, ma inizierò dicendo che Luca Mefalopulos è un poeta e non ne ho alcun dubbio. La sua raccolta si intitola “Migranti” ed è pubblicata da Linee Infinite Edizioni. Racconta la storia della sua vita con versi liberi e spontanei, il suo obiettivo è quello di comunicare meticolosamente l’emozione per mezzo della parola, sciolta e slegata da quei tecnicismi, i quali, studiati a tavolino ne limitano la forza e la potenza dell’impatto espressivo. Le parole scorrono attraverso gli anni, passando da una giovinezza forte di un atteggiamento

LIBRI IN VETRINA

A cura di Claudia Crocioni egocentrico, giungendo a descrivere quella maturità che ti rende finalmente parte del mondo circostante, vissuto quotidianamente. Il cognome di Luca è greco, come molti membri della sua famiglia. Le circostanze storiche lo hanno portato a doversi dividere fra la realtà ellenica e quella italica senza riuscire a rinunciare a nessuna delle due. La malinconia lo spinge a tenersi strette nel cuore entrambe le patrie, cosicché quando vive l’una, soffre per la lontananza dell’altra e viceversa. Le sue radici sono viaggio e migrazione, da Costantinopoli, alla Libia …. All’Italia per l’appunto. Ma il suo futuro è ricerca di stabilità, trasmissione di idee e voglia di risposte. Tuttavia l’uomo è sinonimo di limite e tensione e spesso l’obbiettivo preferiamo porcelo piuttosto che raggiungerlo, altrimenti per cosa vivremo domani? “Se fossi qui per vincere non ti parlerei già più, ma ti parlo e perderò”. Questo a mio avviso vale anche per l’espressione artistica in genere, vero Luca? Non ci interessa l’arrivo, l’importante è sapere di essere in viaggio.

Marina De Luca

Il romanzo di Marina De Luca,“Asia e i suoi fratelli” rappresenta per lei l’esordio nel genere della narrativa ma non di certo la prima esperienza di scrittura. Questa storia ci racconta dell’esperienza di Asia, una ragazzina di quattordici anni costretta dai genitori a lasciare la terra e le genti che rappresentano il suo passato e le sue radici, per ritrovarsi catapultata nella realtà di Roma, ospite di una zia. Racconta un’esperienza che è un misto fra strazianti giornate tristemente lunghe e un vortice di sogni; giornate colme di fantasmi e di evasioni che rendono il mondo di Asia magico e mistico. Racconta ciò che rimane nell’anima quando la mente è costretta a cambiare scenario di vita, una lotta innocente fra passato e

presente nel cuore di una adolescente. «Ho sempre scritto, più che dire quando ho iniziato posso dirti che non ho mai smesso, nemmeno nei momenti della vita più impervi» dice Marina, rivelando piuttosto di essere una lettrice infaticabile, forte di modelli di ieri e di oggi, fra cui Alice Murno, adesso la sua autrice preferita. Marina non ripone un obiettivo specifico nella scrittura, piuttosto è il desiderio stesso di raccontare che la spinge a farlo, così lascio che lei racconti un po’ di se stessa: Come definiresti il tuo stile? Non da me ma da alcuni miei lettori la mia scrittura viene definita sensibile, nervosa. Non saprei… so che odio la sciatteria, la mia lingua anche quando è dialettale è sempre curata. Cosa pensi della lingua italiana contemporanea? Oggi? Povera lingua, che vuoi che ti dica! Io poi sono una morettina “Chi parla male pensa male” Marina De Luca si racconta da sé, e in fondo è proprio questo che fa, in grande o in piccolo, ogni scrittore, ogni artista. Ma per raggiungere definitivamente il mio scopo, e cioè farvi conoscere Marina, vi lascio con una sua citazione.

“In ogni sogno c’è un viaggio nascosto, in ogni viaggio un sogno passato, e uno di là da venire. In ogni incontro un sogno e un viaggio si intrecciano forte, uniti per sempre in una trama fittissima che nessuno potrà mai prevedere”.


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Tracciati d'Arte n3