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Nella foto in alto le fasi progettuali vissute dai ragazzi nei vicoli del paese. Il motore aperto della fiat diverrà in seguito il soggetto protagonista del murales. Nella foto accanto l’abbozzo iniziale dell’auto dipinta.


Le foto di questa pagina documentano due passaggi di un particolare dell’opera, la fase iniziale del lavoro e la fase conclusiva.


In questa pagina, particolare del murales completato. Nella pagina successiva, immagine conclusiva del murales.


“La spiga di grano” Coordinamento artistico: Prof. Adriano Moneghetti Anno 2008 Luogo: San Sperate (CA) Formato dell’opera: cm 250x2800 Tecnica: Idropittura al quarzo per esterni su muro Allievi classe XI (3° Ist.d’Arte) Alvin Mojetta, Adriano Dossi, Eva Failla Samantha Porzio, Lucia Colombo, Lucrezia Canossa, Gaia De Nunno, Lorenzo Giardina, Fulvia Castigliano. Il murale effettuato dalla classe XI arte nella primavera del 2008 occupa una superficie di circa trenta metri di lunghezza per due e trenta di altezza. Viste le proporzioni è sembrato subito chiaro che si dovesse escludere un lavoro figurativo – narrativo. È stato scelto perché a tutti ha dato l’impressione di aspettare proprio il nostro intervento, è come se fosse stato il muro a scegliere noi e non il contrario (non è raro che avvenga in questo luogo dove i muri comunicano anche quando sono intonacati a calce e ancora intonsi), o forse è stata la simpatia dei padroni di casa e le divertenti difficoltà di comunicazione (parlano solo sardo i due anziani e noti signori). La scelta progettuale si è quindi orientata verso un lavoro grafico e di ampio respiro che facesse comunque riferimento all’occupazione secolare della famiglia, il lavoro nei campi. È nato così un lungo filo verde (lo stelo di una spiga di grano) che si articola tra diversi ingranaggi e ruote dentate (quelle di un trattore) che è un continuo dialogo tra realtà fisico-materica (le ruote vere incastonate nel muro) e realtà dipinta. A seguito di questa esperienza un gruppo di ragazzi ha partecipato al restauro di un'altro murales dei panni appesi. Il rifacimento di parte della casa del signor Pino aveva seriamente danneggiato il murale svolto dalla classe precedente. Pino, come sempre, ci ha accolti con grande entusiasmo mostrandosi seriamente dispiaciuto della mutilazione del lavoro murale già esistente. Una parte di classe si è quindi dedicata al restauro e alla valorizzazione di quel muro. Tutto il fondo è stato ridipinto e anche molti panni sono stati rinfrescati e puliti dalla calce. Una parte di muro che era stata aggiunta alla costruzione è stata integrata con un lavoro di trompe l’oeil che mostra uno scorcio di tetto e un cielo dove alcuni panni volano lontani. Adriano Moneghetti


Eva Failla alle prese con la definizione dei dettagli sulla spiga di grano.


In questa pagina, inquadratura di un particolare del murales.


In questa pagina, ultimi ritocchi a murales ormai terminato.


“Il murales dei maiali e delle banane” Coordinamento artistico: Prof. Carmelo Violi, Fabrizio Bovo Anno 2009 Luogo: San Sperate (CA) Formato dell’opera: cm 400x3000 a.p Tecnica: Idropittura al quarzo per esterni su muro a secco Allievi classe XI (3° Ist.d’Arte) Arianna Borraccino, Cecilia D'angelo, Ivan Grianti, Lorenzo Di Reda, Marco Massera E’ stato per noi un grande onore lavorare sulla superficie perimetrale del teatro “La Maschera” di San Sperate. Una commissione importante, impegnativa, di responsabilità, ma anche una grande sfida vissuta da tutti come un attestato di stima che negli anni è maturata nei confronti del nostro istituto d’Arte. In tre o quattro giorni si doveva dipingere una parete di venti metri e alta mediamente sei. Un interessante incontro con il direttore artistico del teatro ci ha fornito preziose indicazioni sulla storia di quel luogo. Nato come macello comunale, dismesso e degradato in discarica a cielo aperto, negli anni sessanta, per volontà di una associazione spontanea di cittadini sensibili ai grossi cambiamenti culturali in atto in quegli anni, si trasforma in spazio culturale e teatrale. Una realtà che nel tempo è cresciuta grazie a un costante impegno dei promotori e un coinvolgimento popolare che ha portato il teatro a raggiungere livelli di alta qualità e che ha visto persone comuni contribuire con il loro modo di essere all'espressione artistica e teatrale. A fare da contorno all'attività di pittura, molti momenti imprevedibili e alle volte inverosimili, vissuti con emozioni forti: tra una cucina in fiamme e un estintore lasciato nel cortile dell'abitazione come un monumento equestre al centro di una piazza, tra la pioggia imprevedibile e un trabattello che spariva e ricompariva, abbiamo portato a casa un lavoro pittorico fra i più complessi di questi anni. Quest'anno in modo particolare si concretizzava una collaborazione tra architettura e pittura che ha portato ad ottimi risultati. Gli allievi di quest'anno erano tanto vispi quanto geniali nella loro voglia di raccogliere qualche cosa di significativo dal loro operato. La risposta positiva è arrivata nel lavoro completamente progettato giorno per giorno sul grande muro. Era quasi come se la parete dell'intervento fosse un foglio da fotocopia su cui è possibile pasticciare segni a penna senza nessuna preoccupazione di perdere tempo. L’impostazione del portico illusorio è stato istintivamente il primo aspetto della composizione ad essere affrontato dopo aver considerato la forma e le proporzioni del muro, la scansione ritmica delle colonne di cemento e la sagoma del portone. Il paesaggio tutto intorno è reso visibile attraverso i muri crollati posti di sbieco e attraverso quattro finestre. Da una idea iniziale di dipingere maschere in movimento siamo giunti nel processo di maturazione del lavoro a dipingere banane fissate al cielo al posto di lampadine, maiali vaganti e tutto ciò che può risultare credibile in una realtà ricostruita attraverso l'architettura e la luce: non si può mai sapere cosa si viene a creare da sé quando un gruppo si lascia andare verso evasioni fantasiose e disinibite. Anche solo immaginare le stranezze incongruenti, dissociate dalla realtà, che potevano apparire in quello spazio illusorio alimentava nel gruppo un entusiasmo ilare capace di infondere un rinnovato vigore nelle attività. Quindi ecco apparire i maiali in una inaspettata rappresentazione, un gradito ritorno alla vita, un simbolo di benessere e di ricchezza: qualcosa è risorto da quel luogo dal passato lugubre come ogni volta rinasce il dramma della vita e della morte quando si apre un sipario. Ci siamo lasciati andare con piacere ad una letteratura allegra e scanzonata. Fabrizio Bovo


Nella pagina accanto, in alto a sinistra la rappresentazione dei due maiali in una fase ormai definitiva. In basso a sinistra le fasi di intervento sulle lumeggiature delle architetture.

In alto a destra, il paesaggio oltre le architetture nella sua fase definitiva.


Le foto mostrano inquadrature di particolari del murales ormai terminato. In basso a sinistra, il gruppo di allievi in un momento di pausa davanti al dipinto. Nella pagina successiva l’immagine globale del lavoro terminato.


Murales parte 3  
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