Editoriale
Ha avuto inizio un nuovo anno scolastico e un nuovo anno formativo per le variegate attività dei nostri oratori e centri giovanili che vedono impegnati docenti, giovani e famiglie, per un momento di crescita in sapienza e umanità, saggezza e vita cristiana. Una particolare attenzione va posta sull’educazione che prende l’intero arco della vita e che, come amava dire Don Bosco, è questione di cuore. Nei discorsi di Benedetto XVI e nei documenti pastorali dei vescovi italiani grande è il rilievo dato a tutto il mondo dell’educazione con le sue preoccupanti emergenze educative e con le inesauribili ricchezze che vengono dalla grazia del Redentore e dalla tradizione del nostro fondatore. Insegnare, professione tra le più nobili, serve a far crescere gli uomini del domani, e vive della speranza di chi semina con larghezza fiducioso nel raccolto futuro. Occorre oggi pensare ad alcune sfide, che stanno tanto a cuore ai giovani e che diventano spesso oggetto di preoccupazioni e gioie. Il riferimento è agli ideali che si coltivano, al gusto della vita che si fa sapienza tra le difficoltà delle sofferenze, come la perdita del lavoro dei genitori, la mancanza di prospettive una volta usciti dalla formazione scolastica, professionale e universitaria. Occorre pensare alle potenzialità comunicative che hanno i giovani d’oggi come Facebook, Twitter e nel contempo il saper gestire la capacità di solitudine anche nelle scelte che la vita presenta loro. “Occorrono maestri – ricorda don Gianni Mazzali alla Convention Insegnanti formatori del 9 ottobre a Catania – che introducano alla realtà totale. Educare significa aprire l’uomo alla realtà, a ciò che sta fuori, ma anche dentro di se. Vivere vuol dire stabilire rapporti con ciò che ci alimenta, che ci fa essere. Noi siamo costituiti da un cuore che vuole essere sostenuto a stare di fronte al dramma della vita”. Da questo percorso prende vita quella che si chiama libertà, che fa emergere dentro il cuore dei ragazzi il desiderio di non cancellare il bisogno di chi è radicalmente Altro. Dio. Buon lavoro. In questo numero, gli ultimi due inserti dei viaggi di Don Rua in Sicilia curati da don Salvatore Spitale.
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Sommario Messaggio del Rettor Maggiore
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Il Papa a Palermo
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Pastorale Giovanile
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Lettera dell’Ispettore Formazione
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Anim. missionaria e vocaz. » Associazioni
Famiglia Salesiana
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19
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Dalle case salesiane
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29
Da ricordare
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56
Momenti di famiglia Guardando altrove
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Direttore Responsabile Felice Bongiorno
Registrazione: Tribunale di Catania N. 15 dell’11-04-2008
Redazione
Felice Bongiorno (coordinatore redazionale) Edoardo Cutuli Domenico Luvarà Marcello Mazzeo Antonino Rubino
Collaboratori
Vittorio Castiglione Domenico Paternò Salvatore Spitale Andrea Strano Antonio Villari
Direzione e redazione
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Stampa digitale
Scuola Grafica Salesiana Catania-Barriera
In copertina Il Papa a Palermo. Foto: © Osservatore Romano.
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Messaggio del Rettor Maggiore
Strenna 2011: “Venite e vedrete”
P r e s e nt az i o n e de l l a St r en n a 2 0 1 1
te?” ed essi, presi dal desiderio di conoscere in profondità chi sia questo Gesù, gli domandano: “Rabbi, dove abiti?” (Gv 1,38), ed Egli li invita a fare una esperienza di convivenza con lui: “Venite e vedrete”. Qualcosa di immensamente bello essi avranno sperimentato dal momento in cui “andarono, videro dove abitava e rimasero con lui” (Gv 1,39).
Un dato storico, confermato da tutti i quattro evangelisti, è che, sin dall’inizio della sua attività evangelizzatrice (cf. Mc E c c o l a s t ra d a p e d a g o g i c a d a p e r c o r re r e : 1,14-15), Gesù chiamò alcuni a 1. Rit or nar e a Don Bosc o seguirlo (cf. Mc Fare nostra la sua esperienza a Valdoc1,16-20). Questi co, che crea un ambiente di familiarità, di suoi primi disceforte valenza spirituale, di impegno apostopoli divennero lico ed accompagnamento spirituale, sostecosì «compagni nuto da un intenso amore alla Chiesa e al per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha mondo. vissuto fra noi, cominciando dal battesimo Manifestare la bellezza, l’attualità e la di Giovanni fino al giorno in cui è stato di varietà della nostra vocazione salesiana: una mezzo a noi assunto in cielo» (At 1,21-22). vita consegnata interamenEvangelizzazione e vote a Dio al servizio dei giocazione sono così due ele«Ecco l’Agnello di Dio! … vani vale la pena di essere menti inseparabili. Anzi, Che cercate? … vissuta. criterio di autenticità di Vivere la propria vita una buona evangelizzazioRabbi, dove abiti? … ed aiutare a capire la vita ne è la sua capacità di susciVenite e vedrete» degli altri come vocazione tare vocazioni, di maturare e missione. Il tutto come progetti di vita evangelica, (Gv 1,36-39) un grande dono vissuto di coinvolgere interamente nella centralità di Dio, nella persona di coloro che sola fraternità tra i consacrati e nella dedizione no evangelizzati, sino a renderli discepoli ed ai più poveri e bisognosi. apostoli. Dopo la Strenna del 2010, “Signore, vogliamo vedere Gesù”, sull’urgenza di evangelizzare, faccio un accorato appello alla Famiglia Salesiana a sentire l’urgenza, la neces s i tà d i co n vo c ar e . Cari fratelli e sorelle, membri tutti della Famiglia Salesiana, vi invito perciò ad essere per i giovani vere guide spirituali, come Giovanni Battista che addita Gesù ai suoi discepoli dicendo loro: “Ecco l’Agnello di Dio!” (Gv 1,36), in modo che essi possano andargli dietro, al punto che Gesù rendendosi conto che lo seguono si rivolge direttamente a loro con la domanda: “Che cercaInsieme
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Strenna 2011: Un appello per le vocazioni
2. Per diventare Don Bosco pe r i g i o v an i di o g g i Essere consapevoli e rendere palese la centralità dei consacrati nella realizzazione della missione salesiana. Questa è stata la convinzione e l’esperienza di Don Bosco. Creare, come a Valdocco, una cultura vocazionale, caratterizzata dalla ricerca del senso della vita, nell’orizzonte della trascendenza, sostenuta e sospinta da valori profondi, con carattere di progettualità, verso una cultura della fraternità e della solidarietà. Assicurare l’accompagnamento attraverso la qualità della vita personale, l’educazione all’amore e alla castità, la responsabilità verso la storia, l’iniziazione alla preghiera, l’impegno apostolico. Fare del Movimento Giovanile Salesiano un luogo privilegiato per un cammino di discernimento vocazionale: in esso i giovani sperimentano e manifestano come una corrente di comunione attorno alla persona di Don Bosco e ai valori della sua pedagogia e della Spiritualità Giovanile Salesiana, sviluppano il volontariato e maturano progetti di vita. Roma, 31 maggio 2010.
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La Strenna del Rettor Maggiore per il 2011 sarà un accorato appello alla Famiglia Salesiana a sentire l’urgenza, la necessità di convocare e di proporre ai giovani la vocazione salesiana. “Ecco l’Agnello di Dio! … Che cercate? … Rabbi, dove abiti? … Venite e vedrete” (Gv 1,36-39) è slogan del prossimo messaggio del successore di Don Bosco. Come da qualche anno è consuetudine, in apertura della sessione plenaria estiva del Consiglio Generale, Don Pascual Chávez ha presentato ufficialmente il tema della Strenna per il prossimo anno. Come già annunciato in alcune circostanze, il tema della Strenna 2011 sarà sulla vocazione. Un invito, dice Don Chávez, a “essere per i giovani vere guide spirituali, come Giovanni Battista che addita Gesù ai suoi discepoli dicendo loro: “Ecco l’Agnello di Dio!” (Gv 1,36)”. L’evangelizzazione e la vocazione sono due elementi inseparabili. La capacità di suscitare vocazioni, come specifica lo stesso Rettor Maggiore è “criterio di autenticità di una buona evangelizzazione è la sua capacità di suscitare vocazioni”. Tale continuità sarà un ulteriore stimolo a non considerare conclusi i cammini e gli impegni suscitati con la Strenna 2010: “Signore, vogliamo vedere Gesù - A imitazione di Don Rua, come discepoli autentici e apostoli appassionati portiamo il Vangelo ai giovani”.
Insieme
Lettera dell’Ispettore
Raccontando Don Rua...
“Se avessi dieci don Rua andrei alla conquista del mondo” (D. Bosco) Catania, 14 ottobre 2010
Cari Confratelli ed Amici, il nuovo numero di “Insieme” mi offre la possibilità di riprendere il dialogo con ciascuno di voi e di augurarvi un anno di lavoro sereno e contraddistinto da significative realizzazioni per la comune missione salesiana. Sentiamo ancora l’eco forte della visita del Papa nella nostra Sicilia e il messaggio chiaro e forte che egli ha rivolto a tutta la società e alla chiesa di Sicilia, con uno sguardo tutto particolare alle famiglie e ai giovani. Ci sentiamo direttamente coinvolti nella sfida di annunciare Gesù Salvatore ai giovani di oggi e soprattutto di salvaguardare e difendere l’istituzione familiare, coinvolgendo i genitori nella missione di educazione e di evangelizzazione dei loro figli. Vi raccomando in particolare le iniziative che caratterizzano quest’anno sociale nell’accompagnare i giovani all’incontro con Gesù e nel guidare le coppie di sposi a sentirsi corresponsabili nella missione educativa e pastorale. Dopo aver presentato Don Bosco Fondatore, nell’anno di don Rua vi introduco alla sua figura condividendo con voi alcuni spunti interessanti. 1 . L a s ant ità ve r a è s em p re or igina le Vorrei illustrare questo primo aspetto facendo diretto riferimento a due biografi. Don Ceria verso la fine della sua biografia, dedica il capitolo 44° ad un bilancio dell’opera e della figura di don Rua e al paragrafo “Don Rua e don Bosco” scrive tra l’altro: Insieme
“Dopo il fin qui detto guardiamoci dal correre nel doppio errore di credere che don Rua non avesse una personalità propria e che volesse costringere la Congregazione all’immobilità delle montagne, per tema di scostarsi d’un pollice dalle linee di don Bosco” (E. Ceria, Vita del Servo di Dio don Michele Rua, pag. 568). In modo vivace e pittorico, quasi con stile impressionistico scrive don Larco, alla conclusione della sua breve biografia nel capitoletto “I due volti di una stessa santità”: “Il giudizio che definisce don Rua un altro don Bosco non eccelle per esattezza. Il Signore non lavora in serie, specie quando crea i santi. Don Rua è anch’egli una parola d’amore irrepetibile, che Iddio ha proferito per l’umanità. Don Bosco scende da Dio verso gli uomini sorridente; don Rua dagli uomini sale verso Dio assorto. Il Fondatore aveva tutte le doti del grande attore: il suo volto avrebbe fatto la fortuna del video. In don Rua, invece, il fisico costituiva un semplice legame che teneva unita al mondo la sua grande anima. La santità di don Bosco era quella dei giorni festivi, la santità di don Rua, invece, era quella dei giorni feriali. Tutti e due vivevano intensamente l’intero mistero pasquale, ma sul volto di don Rua risplendeva di più il Venerdì Santo, mentre su quello di don Bosco risplendeva meglio la luce del mattino di Resurrezione. Il Fondatore potrebbe paragonarsi ad una statua perfettamente levigata; il Successore, invece, ad una statua, non meno artistica, in cui però siano troppo evidenti i colpi di sgorbia; nel padre, infatti, la mortificazione è ben celata, nel figlio, invece, è proclamata da quel viso di anacoreta. Don Bosco suscita irresistibilmente simpatia, don Rua incontra incondizionata ammirazione. Don Bosco è il Beethoven, insuperabile compositore; Don Rua il Toscanini, incomparabile esecutore. Se c’è però una virtù, in cui i lineamenti del figlio ri-
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é Valdocco 1896.
presentano fedelmente quelli del Padre, questa è la bontà” (A. Larco, Don Rua a servizio dell’amore, pag. 118). Anche il Card. Carlo Salotti ribadisce in un suo discorso commemorativo: “Che l’uno e l’altro dei due campioni abbiano avuto un temperamento ed un carattere alquanto diverso è vero. Don Bosco più dolce, più amabile, più festoso. Don Rua più serio, più grave, più riserbato… In Don Bosco l’originalità, la genialità e l’ardimento campeggiavano in tutte le sue creazioni. Don Rua si attenne alle vie comuni, pur mostrando nelle sue imprese un intuito fine, una comprensione mirabile e un criterio straordinario che fecero anche di lui una figura eccezionale” (citato in Don Rua vivo, pag. 70). La determinazione a vivere con don Bosco, senza condizioni con tutte le conseguenze di fatica e di responsabilità, definisce l’originalità di don Rua, che era costantemente disposto a pagare di persona, ad assumersi un ennesimo incarico, a farsi da parte, a stare nell’ombra. “Senza dire che lo stile di don Bosco nei confronti di don Rua è stato costantemente tale da far dire al suo biografo Eugenio Ceria, che don Bosco sembrava non avesse il minimo riguardo per i pesi che don Rua già aveva. La carica di lavoro che don Rua ebbe da compiere con don Bosco nei pri-
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mi anni dell’Oratorio fu semplicemente incredibile. E poi non si può dimenticare che i due avevano temperamenti diversissimi. Don Bosco aveva il temperamento del capo, dell’organizzatore, dell’iniziatore: era ardito, audace, focoso, battagliero. Don Rua invece era piuttosto timido, riservato, cauto, preoccupato dell’imprevisto. Tanto che qualche volta non mancarono tra di loro, specialmente a riguardo di questioni economiche, diversità di vedute, si pure immediatamente appianate dall’obbedienza assoluta e incondizionata di don Rua” (G. Gozzelino, in don Rua vivo, pag. 105). Gli storici non dubitano nel definire don Rua il confondatore, specialmente nel mettere in evidenza come, dopo l’impulso carismatico iniziale, era urgente strutturare in modo efficiente l’organismo vivo e ancora fragile della congregazione. C’era chi pensava che, morto don Bosco, i Salesiani si sarebbe fusi con un’altra congregazione. Don Rua, grazie alle sue capacità straordinarie e al suo ritmo di lavoro, consentì al carisma di consolidarsi e poi di espandersi nella chiesa e nel mondo. Le fondazioni durante il Rettorato di don Rua si svilupparono nei seguenti paesi: Svizzera (1889), Colombia (1890), Belgio, Algeria, Palestina (1891), Messico (1892), Portogallo, Venezuela e Perù (1894), Austria, Tunisia e Boliva (1895), Insieme
Egitto, Sudafrica, Paraguay (1896), El Salvador, Stati Uniti (1897), Antille, Polonia, (1898), Turchia (1903), India, Cina (1906), Mozambico (1907). Nel 1888 don Bosco morendo lasciava 64 case fondate e 768 salesiani. Alla morte di don Rua, avvenuta 22 anni dopo, le case fondate erano 341 e i salesiani quasi 4000! “Don Bosco fece di don Rua il confondatore, la metà di ogni impresa sociale e spirituale: non metà per scissione, ma una metà solidale, nel tutto e in ogni sua parte, in una sintonia spirituale che intesseva tra le due anime un mai interrotto colloquio mistico…Don Rua non fu solo il braccio destro di don Bosco, ma – come ebbe a ribadire Don Cagliero – fu anche io suo occhio, la sua mente, il suo cuore” (Sen. Giuseppe Alessi, Commemorazione di don Rua, 29 ottobre 1972). Mi piace concludere questo primo paragrafo, facendo riferimento ad alcune espressioni che sono state applicate specificamente a don Rua, in particolare il suo “fare a metà” con don Bosco sempre e in tutto e l’essere stato, come afferma un suo biografo “la copia vivente di don Bosco. Tali espressioni esprimono in modo efficace la vicinanza, la costante prossimità di don Rua a don Bosco, non nel senso che don Rua si sia svestito della sua personalità, del suo temperamento,
del suo carattere. Vi è una radice cristologica in questi atteggiamenti che furono di don Rua, espressa nella frase evangelica: “La mia dottrina non è mia, ma di Colui che mi ha mandato” (Gv 7,16). Tale tratto della fisionomia spirituale di don Rua parla direttamente alla nostra identità di salesiani oggi, chiamati a trasmettere verità e doni che non ci appartengono, ma che abbiamo il compito di vivere e di trasmettere. “La dignità del discepolo dipende dalla sapienza del Maestro. L’imitazione del discepolo non è più passività, né servilità; è fermento, è perfezione (cfr. 1Cor 4,16). La capacità dell’allievo di sviluppare la propria personalità, deriva infatti da quell’arte astrattiva propria del precettore, la quale appunto si chiama educazione, arte che guida l’espansione logica, ma libera e originale, delle qualità virtuali dell’allievo. Vogliamo dire che le virtù, di cui don Rua ci è modello e di cui la Chiesa ha fatto titolo per la sua beatificazione, sono ancora quelle evangeliche degli umili aderenti alla scuola profetica della santità: degli umili ai quali sono rivelati i misteri più alti della divinità e umanità (cfr. Mt 11,25)” (Paolo VI, Omelia della beatificazione di don Rua, 29 ottobre 1972).
Ingresso al Noviziato
Il 7 Settembre hanno fatto il loro ingresso al Noviziato di Genzano i prenovizi Alberto Anzalone e Dario Spinella. Essi si sono ritrovati ad iniziare l’esperienza di Noviziato con altri 15 giovani provenienti dall’Ispettoria Meridionale, della ICC, della Croazia, dell’Ungheria, della Spagna e dell’Irlanda. Accompagniamoli con la nostra preghiera ed il nostro affetto. Prima Professione
L’8 Settembre nella basilica del S. Cuore di Roma ha fatto la Prima Professione il Novizio Alfredo Calderoni di Biancavilla. È stato un momento di grande solennità condiviso con tutti coloro che sono venuti per vivere insieme a tutti i giovani novizi la loro offerta al Signore per il servizio dei giovani. Alla conclusione del cammino di Noviziato raggiungere questo obiettivo è sempre un fatto estremamente importante per i Neo Professi ma anche per tutti noi, in quanto vediamo con gioia che il Signore continua a fare della Congregazione Salesiana uno strumento di Salvezza per i giovani di oggi. Insieme
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Il Papa a Palermo
Palermo accoglie Benedetto XVI
Tre giorni intensi, quelli dall’1 al 3 di ottobre, che hanno visto una chiesa attenta alle difficoltà dei ragazzi del nostro tempo, l’intera società e soprattutto le difficoltà che si vivono in una “terra di ideali e di contraddizioni”. La visita a Palermo di Benedetto XVI, nel segno della speranza e della rinascita, rappresenta un invito a perseverare nella lotta contro la mafia, ogni egoismo e a continuare il lungo cammino che tutta la Chiesa siciliana ha intrapreso da tre anni, un cammino di fede e di speranza. “Vi sono vicino, non abbiate paura”. È l’appello accorato del Papa ai siciliani radunati al Foro Italico per partecipare alla S. Messa. “Sono qui – ha sottolineato il Papa – per darvi un forte incoraggiamento a non aver paura a testimoniare i valori cristiani e a non rassegnarvi al male”. […] “La tentazione dello scoraggiamento, della rassegnazione viene a chi è debole nella fede, a chi confonde il male con il bene, a chi pensa che davanti al male, spesso profondo, non ci sia nulla da fare”. “Chi è saldamente fondato sulla fede, chi ha piena fiducia in Dio e vive nella Chiesa – ha ribadito il Papa – è capace di portare la forza dirompente del Vangelo”. Ad accogliere il Papa alle 9.15, all'aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo, l'arcivescovo Paolo Romeo, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, il presidente del Senato Renato Schifani, il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo e il sindaco palermitano Diego Cammarata.
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M om en ti d e lla vi sit a
– Foro italico Il saluto di benvenuto dell’Arcivescovo di Palermo: «Beatissimo Padre, sono davanti a Lei migliaia di famiglie che, pur vivendo un contesto socio-culturale che mette alla prova il compimento di questo splendido progetto di vita voluto dal Creatore, si sfor-
zano di far circolare amore nelle “piccole chiese domestiche”, contribuendo così a costruire il tessuto di quella civiltà che Dio non cessa di sognare per l’uomo, ma la cui realizzazione è confidata alla risposta generosa di ogni persona». Benedetto XVI, rivolgendosi ai fedeli, durante la Celebrazione Eucaristica, non ha
ignorato i problemi più scottanti che attanagliano la città e l’intera Sicilia: mancanza di lavoro, incertezza per il futuro, sofferenza fisica e morale, criminalità organizzata. Insieme
“Ci si deve vergognare – ribadisce il Papa – del male, di ciò che offende Dio, di ciò che offende l’uomo; ci si deve vergognare del male che si arreca alla Comunità civile e religiosa con azioni che non amano venire alla luce”. Accorato è risuonato il suo appello: “Popolo di Sicilia guarda con speranza al tuo futuro. Fà emergere in tutta la sua luce il bene che vuoi, che cerchi e che hai. Vivi con coraggio i valori del Vangelo per far risplendere la luce del bene. Con la forza di Dio tutto è possibile”.
– Incontro con i giovani e le famiglie Ai giovani il Papa indica come «splendide testimonianze di giovani» le figure di Chiara Badano, elevata all’onore degli altari da pochi giorni, della beata Pina Suriano,
– Incontro con il clero e i religiosi «Chi è saldamente fondato sulla fede, – ricorda il Papa ai religiosi – chi ha piena fiducia in Dio e vive nella Chiesa è capace di
delle venerabili Maria Carmelina Leone e Maria Magro, dei servi di Dio Rosario Livatino e Mario Giuseppe Restivo. «Non cedete – esorta – alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo, come tante volte i vostri vescovi hanno detto e dicono!».
– Tappa a Capaci
portare la forza dirompente del Vangelo». Il Papa indica come esempio le figure dei Santi e delle Sante fioriti in tutti i secoli a Palermo e in tutta la Sicilia. Cita le grandi protettrici della tradizione: Rosalia a Palermo, Agata a Catania, Lucia a Siracusa. E indica quello di «laici e sacerdoti di oggi a voi ben noti, come ad esempio, don Pino Puglisi».
Insieme
Un gesto, simbolico e non previsto, che il Papa vuole compiere prima di lasciare l’isola: un momento di preghiera davanti alla stele che a Capaci ricorda le vittime del tragico attentato contro il giudice Giovanni Falcone e la sua scorta.
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FORMAZIONE
Preparazione alla professione perpetua
Sui passi di Don Bosco per conoscere il dono della professione perpetua
Anche quest’anno, dal 17 al 22 agosto, si è svolta a Torino la terza fase formativa del corso in preparazione della professione perpetua. I relatori del corso sono stati don Franco Lotto e don Felice Terriaca, due exmaestri di noviziato che con la loro sapienza ed esperienza ci hanno introdotto alla riscoperta, non solo dei luoghi di origine del nostro carisma salesiano, ma soprattutto a ritrovare le motivazioni e l’entusiasmo iniziali della chiamata di speciale consacrazione che il Signore ha rivolto a ciascuno dei partecipanti. È stato un immergersi nelle acque sorgive della nostra vocazione per seguire Cristo più da vicino, sulle orme tracciate da S. Giovanni Bosco. I temi trattati dai relatori sono stati: 1) Don Bosco, profondamente uomo, profondamente uomo di Dio; 2) Don Bosco e lo Spirito Salesiano letti nella cappella Pinardi; 3) La predilezione per i giovani e il carisma
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educativo: “Da mihi animas”; 4) La proposta di santità salesiana; 5) Poveri e povertà: “Il caetera tolle”. I due maestri, alternandosi nell’esposizione dei temi, hanno sottolineato l’importanza della dimensione umana nel cammino di santità a cui si è chiamati, perché alla base della vita salesiana deve esserci un uomo pienamente tale, a cui la consacrazione religiosa dà particolare pienezza, forza e significatività. Sulla scia della personalità di don Bosco, noi salesiani siamo chiamati a riconoscere i doni che Dio ci ha dato, per scoprire in noi i segni della somiglianza con colui che ci ha creati a sua “immagine”. Al tempo stesso siamo chiamati a riconoscere con semplicità e verità i limiti, le fragilità, convinti che il Signore ci ama così come siamo, per farci diventare come vuole lui, attraverso un sereno lavoro di maturazione e di purificazione. La cappella Pinardi con i suoi affreschi è diventata un libro in cui era possibile leggere la storia spirituale di don Bosco. Così la croce, il quadro del risorto, il mosaico sotto l’altare ci parlavano della centralità di Cristo nella vita di don Bosco. L’arco dei sacramenti, il tabernacolo, i simboli degli strumenti di martirio degli apostoli sotto l’altare, testimoniavano, i due pilastri del sistema educativo (l’eucarestia e la confessione) e il senso di Chiesa in don Bosco. I relatori si sono soffermati sulla carità pastorale ponendo l’accento sulla predilezione per i giovani poveInsieme
Gaet ano Marin o
Torino-Valdocco
Esercizi spirituali del quinquennio
Gli esercizi spirituali del quinquennio, itineranti, che si sono svolti dal 17 al 22 Agosto a Torino Valdocco – Annecy – Ars sul tema “L’identità sacerdotale alla luce dei grandi modelli”, predicati da don Morand Wirth, hanno rappresentato una tappa importante per la formazione dei quinquennisti che hanno potuto confrontarsi con figure di rilievo come Don Bosco, Don Rua, San Francesco di Sales e Giovanni Maria Vianney. L’esperienza è stata abbastanza interessante, intensa e alquanto faticosa per i continui spostamenti che abbiamo dovuto effettuare. Ma la fatica è stata ampiamente compensata dalla grande competenza del predicatore, dal fascino dei luoghi salesiani che ci hanno dato la possibilità di rivisitare il cuore del nostro carisma, dalla bellezza anche paesaggistica di Annecy che ci ha condotti alle radici del carisma, dal grande richiamo che Ars ha rappresentato durante l’anno sacerdotale. Chiamati al sacerdozio, abbiamo riflettuto sulla grandezza di questa chiamata ma, contemporaneamente, sulla sua semplicità: la presenza e la testimonianza di una santità che si esprime nel ministero soprattutto tramite i due sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia e nel contatto quotidiano e caritatevole con la gente. Don Antonello Bonas era Insieme
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FORMAZIONE
ri e abbandonati. Questa predilezione deriva da Dio, quale sorgente e causa di tutto. L’amore del prossimo è il metro sicuro per misurare il nostro amore per Dio. Perciò non sarà autentica una dedizione ai giovani che non proceda dall’amore di Dio; ma sarà ugualmente certo che non ci sarà per noi vero amore di Dio che prescinda dalla predilezione per la gioventù, in particolare quella bisognosa. Di conseguenza, si fa per noi necessario il cammino di santità ripartendo da don Bosco, il quale ha saputo coniugare, facendoli coincidere, la santità personale con la santificazione dei giovani. In questo cammino di santità don Franco e don Felice hanno evidenziato un aspetto precipuo della vita consacrata: la povertà evangelica. Il consumismo e la ricerca delle comodità generano individualismo e indeboliscono lo slancio pastorale. La nostra ascesa è in vista dell’azione apostolica. Nel nostro spirito salesiano la povertà si esprime nel lavoro e nella temperanza, ma anche nell’austerità, semplicità ed essenzialità di vita. Alla fine del corso ognuno di noi ha avuto chiara la percezione che il Signore ci ha fatto un grande dono, quello di averci chiamato a “stare con Lui”, sull’esempio di S. Giovanni Bosco, ma questo tesoro è custodito in vasi di creta sorretti dalla grazia di Dio che non dobbiamo mai smettere di chiedere.
FORMAZIONE
Campo giovani confratelli
Esperienza di comunione e di convivialità
Come da tradizione anche quest’anno i giovani confratelli dopo le rispettive esperienze di apostolato estivo, si sono dati appuntamento per vivere alcuni momenti di fraternità all’insegna della condivisione umana e spirituale. L’incontro ha avuto inizio il 4 settembre scorso e si è prolungato per i successivi due giorni, in una struttura d’accoglienza della diocesi di Ragusa, precisamente a Canicarao, frazione di Comiso. A sostenerci è stata la persona del nostro Vicario ispettoriale don Antonino Rubino, che ha preferito i momenti della Celebrazione Eucaristica e della liturgia delle ore per attenzionare il discorso formativo. Durante il campo vi sono state tre conferenze tenute rispettivamente da don Marcello Mazzeo (Incaricato ispettoriale della Pastorale Giovanile), da don Domenico Luvarà (incaricato ispettoriale della Pastorale Vocazionale e Missionaria) e da don Franco Di Natale (direttore della comunità dei teologi del S. Tommaso in Messina). La prima conferenza ha avuto per tema la frase che Gesù rivolge ai suoi discepoli, la quale racchiude le linee guida della proposta pastorale per il nuovo anno, vale a dire: “Venite e Vedrete!”. Essa esprime l’impegno a riconsiderare la nostra attività apostolica che, su invito del Rettor Maggiore don Pascual Chávez Villanueva, deve essere meno protesa verso una “Pastorale dell’Intrattenimento”, quanto piuttosto slanciata verso una “Pastorale della Fede”, grazie alla quale l’individuo può riscoprire la dimensione del Divino nella propria esistenza. Il secondo intervento ci ha fatto riflettere sulla dimensione missionaria che ogni battezzato è chiamato a vivere. Difatti, l’esperienza estiva che ha condotto in terra Malgascia l’incaricato insieme ad altri giovani, è stata per noi confratelli in formazione la chiara prova dello zelo che la congregazione ha nei confronti di tutti quei giovani che, si trovano bisognosi
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di affetto, di pane e di lavoro. Il terzo intervento ha avuto per tema “Lettura educativa dell’esperienza pastorale estiva”, con espliciti rimandi alla personale esperienza formativa e pastorale di don Franco, oltre che a uno studio scientifico sulla situazione attuale dell’Italia giovanile, condotto dal confratello Mario Pollo. L’intervento è stato apprezzato per la personale testimonianza di vita e per i diversi consigli offerti in base alle problematiche giovanili che sono emerse dal confronto. Non sono mancati di certo i momenti di riposo. Fra questi ricordiamo la visita serale a Comiso con la relativa degustazione del gelato. L’invito a pranzo ricevuto dai familiari di Don Franco che ci hanno dato modo di sperimentare l’affetto fraterno e la calorosa accoglienza, accompagnata dalla degustazione di un menù a base di svariati salumi, intingoli e formaggi ragusani. La visita alla città di Modica che ha visto protagonisti le meraviglie architettoniche del barocco siciliano, l’assaggio del cioccolato modicano, e la testimonianza dei familiari di Nino Baglieri (consacrato laico della famiglia salesiana), che ha saputo donare la propria vita di sofferenza in riscatto per i giovani lontani da Dio. Il campo si è concluso con un momento di verifica comunitaria che ha avuto come oggetto le esperienze apostoliche fatte nelle singole case durante il periodo estivo. Positivi sono stati i pareri che hanno accompagnato la condivisione, come la bellezza della vita comunitaria e il rapporto con i confratelli che hanno lasciato un esempio positivo nella nostra mente e nel nostro cuore. Sicuramente ciascuno di noi è ritornato nelle proprie comunità formative con un più vivo entusiasmo e una più viva risposta generosa ai problemi che attanagliano i giovani del nostro tempo. En ri c o F ru st eri C h i ac ch i er a Insieme
Diario di Bordo della PG “Speciale Estate 2010”
Siamo giunti alla fine di una bella e lunga estate, vissuta all’insegna di molteplici esperienze di formazione, spiritualità, fraternità e servizio. Gli impegni dell’estate 2010 sono andati crescendo in quantità e qualità. La stagione estiva, dal punto di vista ispettoriale, ha visto il suo inizio con il campo ragazzi svoltosi alla playa di Catania dal 14 al 16 giugno. Un’ottantina di ragazzi dalla V elementare alla II media si sono ritrovati insieme per fare un’esperienza di formazione e spiritualità ispirandosi alla figura di Mosè che ha accompagnato il percorso formativo dei partecipanti. E mentre in tutti i nostri oratori si svolgevano i numerosi e vivaci GREST, gli animatori dei nostri oratori si sono ritrovati nelle varie zone per approfondire la figura di don Rua, modello di ogni animatore salesiano, attraverso un itinerario multimediale che dai primi incontri con don Bosco arrivava ad accompagnare i partecipanti a maturare nella sequela di don Bosco per tutta la vita. Nella zona di Palermo si sono ritrovati 80 animatori, nella zona di Trapani 90, 200 nella zona del centro sicilia, a Messina 100, 260 a Catania e 110 nella zona di Ragusa. Tra la fine di luglio e metà agosto, concluso il grest, gli sforzi pastorali si sono orientati ai campi di lavoro, questa estate sono state realizzate 4 esperienze: a Palermo Santa Chiara 15 animatori hanno prestato il loro servizio di animazione verso i bambini dell’asilo e dell’oratorio e si sono occupati di alcuni lavori di manutenzione della struttura; a Riesi altri 15 animatori si sono occupati del microgrest con i bambiInsieme
ni, delle attività dell’oratorio, dell’animazione di alcune serate per tutti i giovani del paese e ad alcuni lavori manuali presso l’oratorio e il campo sportivo; a Gela una trentina di giovani si sono dedicati ad un’esperienza di forte spiritualità all’insegna dello slogan “un sogno che continua con me”, al lavoro manuale in campagna e al lavoro di muratura, oltre che di cucina; a Catania Librino un gruppetto di giovani si sono dedicati all’animazione delle attività estive presso il centro delle Figlie di Maria Ausiliatrice. In tutti questi campi di lavoro un ruolo molto importante era affidato alla vita comunitaria e al discernimento vocazionale. Un altro campo di lavoro è stato realizzato in Madagascar da una decina di giovani che, dopo il percorso di formazione della scuola di mondialità, hanno dedicato un mese della loro vita al servizio dei propri fratelli africani. Tra fine agosto e i primi di settembre sono stati realizzati i tradizionali campi di formazione per animatori; un campo per i ragazzi del biennio centrato sulla conoscenza di se e sulle relazioni con gli altri e uno per quelli del triennio attraverso un percorso di formazione sul tema della morale cristiana. I
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PASTORALE GIOVANILE
Pastorale Giovanile
PASTORALE GIOVANILE
Forum Educatori 2010
200 partecipanti hanno vissuto insieme, condividendo momenti di preghiera, di laboratori e di fraternità. E per salutare l’estate e dare il “ben tornato” agli impegni scolastici, un centinaio di ragazzi della II e III media si sono incontrati alla playa per un campo di formazione incentrato sull’imitazione dell’itinerario spirituale compiuto da Mosè. L’ultima attività estiva, anche se ormai a scuola iniziata, è stata la partecipazione all’Harambée nazionale svoltosi a Torino dal 24 al 26 settembre. 55 giovani della nostra ispettoria hanno raggiunto i luoghi delle origini del carisma salesiano per approfondire la figura di don Bosco e di Domenico Savio e vivere la bellissima esperienza missionaria dell’ascolto e del confronto con giovani, salesiani e suore che sono stati durante l’estate nei paesi in via di sviluppo. Ma il momento più solenne è stata la celebrazione eucaristica nella basilica di Valdocco, durante la quale il rettor maggiore e la madre generale hanno consegnato il crocifisso missionario ad una sessantina di missionari consacrati e laici che tra qualche giorno partiranno per alcuni anni o in maniera definitiva per lavorare nei paesi in via di sviluppo.
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Giorno 19 settembre si è svolto all’Istituto “Maria Ausiliatrice” di Catania il Forum Educatori dell’Ispettoria Salesiana Sicula, un’occasione ormai diventata annuale di incontro e confronto per più di 500 educatori che operano negli oratori, nelle parrocchie e nelle comunità alloggio: animatori di gruppo, catechisti, educatori delle comunità alloggio, allenatori, dirigenti delle associazioni, famiglie. Ambiti diversi e unico spirito, quello dell’educazione secondo il carisma di don Bosco che accomuna tutti. La mattina si è aperta, dopo un momento di preghiera iniziale, con la presentazione della proposta pastorale dell’anno: il Rettor Maggiore ci esorta secondo l’evangelico “Venite e vedrete” a seguire il Signore da vicino. Don Marcello Mazzeo, delegato per la Pastorale Giovanile dell’Ispettoria, ha commentato la proposta, invitando ciascuno dei presenti ad educare secondo il cuore di Dio, tenendo fisso lo sguardo su di Lui e puntando sempre al bene degli altri. Dopo questo momento c’è stato il fulcro di tutta la giornata, la Celebrazione Eucaristica presieduta dall’Ispettore don Gianni Mazzali. Dopo pranzo l’assemblea si è divisa in vari laboratori, secondo l’ambito pastorale di appartenenza: animatori di gruppo (don Domenico Luvarà, don Marcello Mazzeo), catechisti (don Franco Di Natale, sr Anna Aleo), allenatori (Gianni Bella, don Enzo Timpano), famiglie (don Gianni Mazzali), educatori di comunità alloggio (sr Giusy Fortuna), dirigenti delle associazioni (sr Rosetta Calì). In ciascun laboratorio, con tagli differenti, sono state affrontate tematiche inerenti l’ambito d’appartenenza; attraverso attività stimolanti, ciascun partecipante ha tratto preziosi suggerimenti e accorgimenti da riportare negli ambienti di provenienza, per migliorare i cammini di formazione. La giornata, arricchita da momenti di festa e fraternità, si è conclusa con l’affidamento a Maria e con la presentazione degli appuntamenti di questo nuovo anno pastorale. Insieme
1a Convention regionale per docenti e formatori delle scuole e dei CFP salesiani
“La missione salesiana nella scuola e nella formazione professionale” è stato il tema della 1a convention regionale per Docenti e Formatori svoltasi a Catania presso l’Istituto Maria Ausiliatrice, il 9 ottobre u.s. e che ha visto una numerosa partecipazione (circa 600 tra docenti della scuola e formatori dei centri di formazione professionale salesiani). L’incontro è stato una prima risposta all’esigenza di formazione, nata dalle comunità educanti, circa la preparazione di quanti hanno in mano l’educazione dei giovani. Già molto è stato fatto in tal senso attraverso, non solo la formazione locale, ma anche mediante incontri formativi realizzati dalle Associazioni regionali CIOFS-FP e CIOFSScuola, CNOS-FAP, CNOS-Scuola. In questi processi formativi la Convention occupa un posto rilevante per la partecipazione congiunta di tutti i docenti e formatori delle comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA) e dei Salesiani (SDB) e, soprattutto, perché essa costituisce il punto di partenza per l’elaborazione congiunta di un piano di formazione unitario. Interessanti gli interventi dei Superiori regionali delle due Congregazioni Religiose: Don Gianni Mazzali e Suor Anna Razionale, i quali hanno approfondito il tema: “Missione salesiana nella scuola e nella formazione professionale: corresponsabilità, professionalità e testimonianza”. Don Mazzali ha sottolineato l’importanza, nell’attuale contesto socio-culturale, del coraggio di educare i giovani nella scuola e nella formazione professionale. E Insieme
perché l’educazione sia efficace è necessario un’insegnante che non sia solo un professionista o un facilitatore ma un maestro che aiuti l’allievo ad aprirsi alla realtà che sta fuori e dentro di sé per orientare ed indicare direttive di vita che corrispondono alle capacità e alle caratteristiche personali dell’allievo. L’insegnante, quindi, è guida autorevole e discreta che accompagna la crescita con esperienze molteplici, che costruisca rapporti di amicizia nel rispetto dei ruoli e delle funzioni, che sappia orientare vocazionalmente. Questo suppone, però, l’esistenza di una comunità educante. “Un’educazione armonica ed integrale – ha dichiarato lo stesso – postula una comunità, una pluralità di identità, di interventi, di riferimenti. Senza una ambiente comunitario ed aperto sarebbe impossibile educare alla libertà!” Anche Suor Anna Razionale nel suo intervento ha delineato l’identità della scuola, del centro di formazione professionale e dell’educatore in un tempo di frammentarietà e disorientamento. Due gli elementi che possono garantire il futuro della scuola salesiana: la chiarezza della sua identità e della mis-
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PASTORALE GIOVANILE
La missione salesiana nella scuola e FP
PASTORALE GIOVANILE
sione educativaevangelizzatrice e la qualità del servizio educativo che offre. Di conseguenza la scuola salesiana “non è un luogo – ha affermato Suor Anna – dove si convive ed apprende, bensì un ambiente, un clima dove tutte le persone possano crescere integralmente e sviluppare il proprio progetto di vita; va oltre i concetti e promuove l’esperienza di uno stile di vita, di un nuovo modo di apprendere e di costruire la società in definitiva, non educa per se stessa, ma per la vita, dando concretezza e realtà “agli onesti cittadini e buoni cristiani” che Don Bosco ci ha lasciato come missione carismatica”. Da qui emerge un profilo di educatore che si fonda su quattro assi: la persona, il professionista, il cristiano e il salesiano. Un’identità che non è già data ma un processo di crescita da vivere, un quadro di riferimento ideale verso cui incamminarsi. Nel pomeriggio i partecipanti hanno
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partecipato ai é L’Ispettrice Sr. A. Razionale e l’Ispettore Don G. Mazzali. workshop sui temi che caratterizzano la missione salesiana: teologica-ecclesiale, educativa-pastorale, carismatica,didattica-disciplinare, etico-sociale. Da queste riflessioni sono emerse indicazioni utili per l’elaborazione di un progetto formativo unitario per i docenti e formatori e, soprattutto, è emersa con chiarezza la consapevolezza che educare è una chiamata a servire il progetto più alto che si possa immaginare: formare la persona, far crescere credenti. Sr. Carla Monaca, fma
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Estate Missionaria
La stagione appena trascorsa è stata per tanti giovani della nostra ispettoria un’estate tutta missionaria. Ormai da molti anni si moltiplicano le esperienze e i campi di gruppi giovanili che si recano, durante l’estate, per un periodo più o meno breve, presso le nostre comunità missionarie locali o all’estero per vivere un momento intenso di formazione personale al volontariato cristiano mediante la presenza e la condivisione dello stile di vita dei missionari e della gente del posto. Chi fa questa esperienza non ha come primo scopo quello di fare qualcosa, ma di essere presente come portatore di un modo di vivere, da uomo che infonde speranza alle persone che avranno modo di contattarlo. È un’esperienza che deve essere vissuta come esperienza di fede, di lavoro, di povertà, di comunione, di serietà morale, di promozione umana e di evangelizzazione. Inoltre, è un’esperienza che mira a dare una svolta decisiva alla propria vita nel versante dell’essenzialità e dell’impegno che dura tutta la vita. È, in definitiva, un fatto vocazionale perché conduce il giovane ad un’opzione responsabile sulla linea del servizio: la capacità di gratuità e donazione, di relazione e dialogo, di collaborazione e condivisione.
Ebbene, quest’anno sono state tre le esperienze estive vissute dai nostri giovani: l’Oratorio Santa Chiara di Palermo, la settimana di Educazione alla Mondialità (EAM) tra Romania e Moldavia e l’esperienza in Madagascar. Riportiamo sinteticamente tre risonanze dei protagonisti che hanno vissuto personalmente le diverse esperienze. Agata Bonaccorsi (CT) afferma: «È sorprendente vedere come siamo andati a Santa Chiara con il voler dare tanto, e come siamo tornati con un bagaglio carico di ricchezze, grazie all’aver assaporato la bellezza di una vita autentica donata ai più deboli e bisognosi. Trascorrere il nostro periodo a fianco ai salesiani ed ai loro collaboratori, ci ha fatto comprendere la gioia di vivere a servizio degli altri, anche quando le difficoltà sembrano insormontabili».
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Animazione Missionaria - VIS
é Gruppo VIS Santa Chiara.
Erminia ç Transilvania - EAM Brasov. Scaglia (PA), che ha partecipato alla settimana EAM, dichiara: «Il tema quest’anno è stato: “Viaggio ai confini dell’Europa. Uno sconosciuto alla porta”, titolo pregnante di significato. Il VIS mi ha dato l’opportunità di dialogare con operatori, missionari, ministri dell’Infanzia e della Famiglia, volontari, assistenti sociali e soprattutto con loro, i protagonisti assoluti: i Insieme
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bambini […]. Diceva il genio rumeno di Mircea Eliade: “La vita si vive prima ed io scrivo quello che ho vissuto”, di tutto ciò non avrei mai potuto sapere dalla televisione; dei luoghi aristocratici della Transilvania, del florido turismo balneare di Costanza, degli immensi territori ricoperti di girasoli, delle silenziose chiese ortodosse dipinte, non avrei saputo scrivere senza sconfinare nel buonismo che spesso pervade i benpensanti, senza aver visto tutto ciò lo sconosciuto alla mia porta sarebbe per me rimasto tale». é Gruppo Madagascar. Ed infine Giovanni Calapaj (ME), che ha vissuto l’esperienza di un mese in Madagascar, asserisce: «Sulle orme di Cristo, missionario del Padre, percorrendo le strade e i sentieri che portano al cuore degli uomini ed al loro desiderio infinito di felicità. L’annunzio della Buona Novella a chi ancora dopo duemila anni di Dio vede solo le spalle o una immagine deformata, ci chiama in quanto battezzati, a scelte radicali e gioiose». Queste brevi considerazioni c’incoraggiano a continuare con entusiasmo l’animazione missionaria tra i nostri giovani; auspichiamo che tanti di loro possano vivere queste esperienze estive che hanno come scopo non tanto quello di una pura curiosità o di un utile approfondimento sociologico o antropologico, quanto piuttosto di riprogettare la propria vita in una dimensione di solidarietà mondiale per divenire Educatori alla Mondialità e/o operatori di cambiamento sociale e politico. D o n D om e n i c o L u v a r à
Harambèe 2010 Dal 25 al 26 settembre 2010 si è svolta, con la partecipazione di oltre 400 giovani, la 21esima edizione dell’Harambèe, parola swahili che significa “incontro festoso”, e proprio questo è stato il clima con cui è stato accolto il numeroso gruppo partito dalla Sicilia, a Torino già dal giorno precedente per un pellegrinaggio sui luoghi di Don Bosco e Domenico Savio. La manifestazione, promossa e organizzata dai Salesiani e dal VIS, si è aperta sabato 25 settembre presso il Colle Don Bosco, dove i giovani dopo un primo momento di accoglienza allietato da giochi e musica, si sono riuniti nella Basilica Superiore per un breve, ma intenso, momento di preghiera. Il pomeriggio è continuato nel teatro dove i gruppi, che questa estate hanno svolto un’esperienza missionaria all’estero, hanno
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presentato la loro esperienza attraverso video, foto e testimonianze. Divisi in sottogruppi i partecipanti si sono potuti confrontare raccontando le loro rispettive esperienze e mettendo in comune dubbi e speranze, sogni e aspettative; la giornata si è poi conclusa con la preghiera del Rosario missionario preparato e guidato dall’Ispettoria Sicula, a cui ha fatto seguito la buona notte della Madre Generale, Suor Yvonne Reungoat.. Dal Colle ci siamo spostati a Valdocco dove il Rettor Maggiore, Don Pascual Chávez, ha presentato i missionari, consacrati e laici, in procinto di partire per le missioni. Alla conferenza ha fatto seguito la celebrazione Eucaristica svoltasi nella Basilica di Maria Ausiliatrice, durante la quale è stata celebrata la 141° spedizione missionaria, con la consegna del Crocifisso Insieme
D o n y S a p i en z a
Animazione Vocazionale
Avvio Itinerari Vocazionale GR
Uno degli interventi principali dell’Animazione Vocazionale (AV) che l’Ispettoria si è prefissata nell’ambito della programmazione annuale (cfr. agenda ispettoriale, p.23) è quello dell’applicazione e l’animazione degli itinerari vocazionali GR (GR Leader, GR Ado, GR Discernimento - “Decidersi per la vita” e GR Scelta) secondo il testo “…Darei la vita. Verso un progetto d’Animazione Vocazionale della Regione Italia - Medio Oriente”. Questi itinerari vocazionali ispettoriali si collocano nel cuore della Pastorale Giovanile Insieme
(PG), rivolti alla scoperta da parte dei giovani del progetto che il Signore ha su ciascuno di loro. Sarebbe meglio dire che tutta la PG è pensata, attuata e verificata in vista di questa meta: accompagnare ogni giovane nel cammino di disponibilità ad occupare il posto che il Signore gli assegna nella costruzione del Regno. Gli itinerari di AV sono il verti c e d i tu tt a l a PG i n tu tt e l e s u e e sp re ss i o ni, nessuna esclusa: dall’animazione dei momenti ricreativi alle scelte esplicite di evangelizzazione. Tutto è orientato a far matura re ne i giova ni, ad es ioni c he s ono vi tal i, d i t u t ta l a v i ta . Il marchio GR (Gruppo Ricerca), infatti, permette di individuare l’orizzonte in cui si pone la proposta e fa sì che tutto, destinatari, forme ed ambiente, contribuisca alla presa in cura di questa dimensione della vita spirituale. Inoltre, la scelta del segno GR è utile a due categorie diverse di persone: in-
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ai missionari in partenza, tra cui la nostra Valentina Mazzeo, giovane laureata in medicina e animatrice dell’oratorio FMA di Canalicchio, da anni impegnata nelle attività regionali di Pastorale Giovanile. Valentina che era già stata in Argentina per un’esperienza estiva, partirà a fine ottobre per trascorrere un anno in Madagascar dove metterà al servizio della diocesi di Ambanja non solo le sue qualità umane ma anche la sua professionalità di medico. Per noi giovani del é Harambée - Foto di gruppo. gruppo siciliano è stato molto significativo e toccante poter accompagnare Valentina in un momento tanto importante del suo percorso e continueremo a starle accanto, per quanto possibile, anche da qui.
PASTORALE GIOVANILE
nanzitutto, agli educatori per definire i destinatari, le aspettative e le condizioni della partecipazione; per i ragazzi ed i giovani invece esso è garanzia della continuità e della coerenza del cammino. I contenuti dei percorsi si articolano secondo un movimento a spirale che ritorna sugli argomenti approfondendoli ogni volta in modo sempre più preciso; essi riguardano la vita umana, cristiana e salesiana; si sviluppano gradualmente aiutando a maturare nel ragazzo la propria adesione a Cristo nello stile salesiano (cfr. “Darei la vita”. Verso un progetto..., pp. 53-68). Si auspica davvero che l’avvio di questi itinerari GR possano contribuire a creare
vera cultura vocazionale all’interno della nostra pastorale giovanile e delle nostre comunità. La nostra certezza è che il Signore della messe non farà mancare alla Chiesa operai per la sua messe. Anzi, se la speranza è fondata non sulle nostre previsioni e sui nostri calcoli, che spesso la storia passata ha provveduto a smentire, ma “sulla Tua parola”, allora possiamo e vogliamo credere in una rinnovata fioritura vocazionale per la Chiesa e la Congregazione Salesiana. Spero che ogni educatore legga “…Darei la vita” con calma. I ragazzi ed i giovani per i quali spendiamo ogni giorno la nostra vita ci chiedono questa attenzione. D o n D om e n i c o L u v a r à
Notizie dal campo animatori
Un campo animatori. Un’esperienza normale nella nostra ispettoria, e invece quest’anno non è stato così come del resto non lo è mai. Ogni esperienza è particolare, unica per chi la fa. Così è stato per i circa duecento giovani provenienti dalle due ispettorie fma ed sdb di sicilia. Gli animatori migliori delle nostre opere divisi in due gruppi, campo biennio e triennio scuola superiore, dal 31 agosto al 3 settembre hanno avuto modo di fare un’esperienza di crescita a base di momenti di formazione umana, spirituale e tecnica. Guidati da due equipe composte da sdb, fma e giovani animatori, hanno vissuto per tre giorni facendo un’esperienza forte di salesianità. Il tema dominante degli incontri è stato la strenna del Rettor Maggiore “Venite e vedrete”. Ma adesso più che fare la cronistoria è meglio farci raccontare da loro quello che hanno vissuto: “Non è facile descrivere le emozioni che mi ha trasmesso questo campo... La fatica c’era ma ciò che tutti avvertivamo era una grande gioia di stare insieme! È stato fantastico ritrovarsi tutti lì, o almeno chi fortunatamente ne ha avuto la possibilità, persone accomunate da stessi interessi e da una gran voglia di vivere insieme 4 giorni “diversi”, un avvio a migliorarsi, durante i quali ognuno di noi ha imparato qualcosa, ha conosciuto nuova gente, fantastica aggiungerei... qualcuno ha imparato persino a conoscere meglio se stesso, magari, perchè no, anche mettendosi in gioco. Ringrazio tutti per questa magnifica esperienza... sicuramente da rifare, altre 10, 100, 1000 volte!!!”. Queste e tante altre ancora le impressioni che mi sono arrivate” (Anna da Barcellona). “Allora... esperienza indimenticabile... bella gente, bell’equipe soprattutto coinvolgente... troppa formazione ma educativa, forse poco tempo dedicato ai laboratori ma non credo sia stato un problema” (Simona da Pedara). “Un esperienza molto bella e significativa che mi ha fatto scoprire tanti valori” (Stefano da Trapani). Queste le loro impressioni riguardo a un’esperienza che non hanno vissuto come una delle tante ma come un momento per crescere secondo il cuore di don Bosco.
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CNOS Sport nelle Opere SDB Formazione zonale per allenatori
Gent.mi confratelli interessati allo Sport salesiano nelle nostre Opere, come già presentato ampiamente nella programmazione ispettoriale di PG e indicate nell’agenda pastorale di quest’anno a pagina 27, diamo il via alle attività formative per allenatori e dirigenti sportivi che vivono all’interno delle nostre Opere SDB, soprattutto negli Oratori e nelle nostre Scuole. Gli obiettivi che ci guidano ad intraprendere questo rinnovato impegno per lo Sport hanno un unico scopo: quello di poter sostenere nei fatti tutti quei giovani del MGS che intraprendono la loro azione formatrice nei confronti dei ragazzi, adolescenti e giovani, che affollano i nostri cortili e che chiedono di poter giocare in maniera organizzata o attraverso le PGS o mediante le federazioni sportive varie. A loro noi salesiani vogliamo donare la nostra attenzione educativa attraverso il rapporto personale ma soprattutto attraverso la qualificazione salesiana dei loro animatori e dirigenti. Ecco perché, insieme a Don Marcello, abbiamo pensato bene di sostenervi mediante alcune iniziative ZONALI miranti la formazione degli allenatori e dei dirigenti. Gli incontri che già trovate in programma nell’agenda a pagina 27 sono i seguenti: 14-11-2010: 1° Incontro di formazione zonale dei dirigenti sportivi delle Opere SDB (Zona CL-Gela); 28-11-2010: 1° Incontro di formazione zonale dei dirigenti sportivi delle Opere SDB (Zona Catania); 12-12-2010: 1° Incontro di formazione zonale dei dirigenti sportivi delle Opere SDB (Zona Palermo); 20-02-2011: 2° Incontro di formazione zonale dei dirigenti sportivi delle Opere SDB (Zona Catania); 25/27-02-2011: Corso regionale PGS per i dirigenti di I/II livello (Ragusa); 06-03-2011: 2° Incontro di formazione zonale dei dirigenti sportivi delle Opere SDB (Zona CL-Gela); 13-03-2011: 2° Incontro di formazione zonale dei dirigenti sportivi delle Opere SDB (Zona Palermo).
I contenuti degli incontri e le equipes formatrici vi saranno comunicati al più presto. Sac. Edoardo Cutuli
La Corsa dei Santi - Roma, 1° novembre 2010
Il Comitato regionale Pgs sarà presente a Roma alla Corsa dei Santi 2010, evento promosso dalla “Fondazione Don Bosco nel Mondo” in collaborazione con CNOS SPORT, con una propria delegazione dal 30/10 al 1/11/2010. Il percorso della stracittadina si snoda all’interno del centro storico di Roma e ha finalità benefica. In questa terza edizione lo slogan sarà: “Haiti chiama per ricostruire”. Sono previste il 30-31 ottobre diverse iniziative culturali e turistiche: due musical di gruppi giovanili di cui uno su Don Bosco; un’anteprima del film “Luce verticale” di Salvatore Presti sul magistrato Rosario Livatino ucciso dalla mafia nel 1990; la festa spettacolo “Dolcetti & filmetti”; l’Eucarestia presieduta dal Rettor Maggiore dei Salesiani e due itinerari turistici. Insieme
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PASTORALE GIOVANILE
Associazioni
PASTORALE GIOVANILE
Associazioni - Campo CGS a Taormina
Oltre la comunicazione un’esperienza di vita
Vari giovani dei CGS di Sicilia, hanno svolto il loro raduno annuale di formazione per giovani appartenenti alle nostre Associazioni dei CGS nei locali della nostra opera di Taormina nei giorni dal 3 al 6 luglio 2010. Il tema del campo “Oltre la comunicazione un’esperienza di vita” desiderava far acquisire ai giovani la capacità di saper leggere il linguaggio cinematografico, distinguendone i vari aspetti tecnici e contenutistici ed inoltre a saper valorizzare il territorio circostante, attraverso le riprese a Taormina (vicoli, strade, monumenti, culture e tradizioni del luogo, valorizzazione dei prodotti tipici del luogo). L’esperienza interessante è stata guidata da Aldo Cultrera, Presidente Regionale dei
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CGS di Sicilia ed Armando Bellocchi, presidente del CGS “Life” di Biancavilla (CT). Armando Bellocchi, attraverso un ormai collaudato metodo di apprendimento, ha condotto egregiamente i giovani dall’ideazione e l’elaborazione della scenografia fino alla realizzazione dei costumi, del trucco e degli oggetti necessari per la messinscena. Nel corso del Campo CGS, si sono susseguiti: la messa in atto delle tecniche delle riprese, quelle di montaggio e di doppiaggio. Al termine del Campo, i giovani, attori principali di tutto, sono riusciti a produrre un cortometraggio dal titolo “Il ritratto”. Questa realizzazione, anche se modesta, ha avuto l’apprezzamento del CGS Nazionale e verrà proiettata a Firenze al Concorso Cinematografico “Corti a Firenze”. Vari i giovani partecipanti, dal CGS “Miaramandea” di Pedara (CT): Alfio Bonanno, Irene Tribulato, Luisa Lo Sanzo; dal CGS “Life” di Biancavilla (CT): Marilin Boeli, Adriana Longo, Selena Zagari, Michele Bellocchi, Barbara Bellocchi, Rosy Nicolosi; dal CGS Ranchibile di Palermo: Gabriella D’Andrea, Eletta del Castillo, Rossella Bonomo, Gisella Butera; dal CGS “Macrì” di Barriera (CT): Annalisa Tudisco, Giulia Galeano, Andrea Musumeci, Andrea Pellegrino; dal CGS della Salette (CT): Tommaso Manganaro. Insieme
Esercizi Spirituali a Baida
Quest’estate dal 1 al 3 agosto, dopo vari anni, ho fatto gli esercizi spirituali, organizzati dai salesiani cooperatori di Sicilia. Il luogo è raccolto, a Baida, un convento francescano nella città di Palermo da dove si ammira, dal cortile d’ingresso, un bel panorama della città con vista anche sul mare. Il clima accogliente mi ha messo subito a mio agio, ho ritrovato persone che non vedevo da anni, ma era come se ci fossimo lasciati ieri, mentre con quelle che ho conosciuto in quei giorni subito ho fatto amicizia grazie anche a mia figlia, che si intratteneva con i vari salesiani cooperatori e poi veniva a chiamarmi e me li presentava tutta entusiasta. La prima meditazione del brano di Matteo 9,27-38 dal titolo “Sentire la compassione”, la seconda meditazione del brano di Luca 22,54-62 dal titolo “Dal peccato alla santità”, la terza meditazione dal titolo “Discernere e resistere alla scuola di san Giuseppe e di san Francesco d’Assisi”. Sono stati momenti privilegiati per fermarmi, per riflettere, per ascoltare e per poi confrontarmi con la Parola di Dio.
Meditazioni tenute dal delegato nazionale dei salesiani cooperatori don Enrico Peretti che ha anche fatto continui riferimenti al PVA e all’esperienza salesiana. Molto interessante e stimolante è stato il momento dell’approfondimento salesiano presentato da Nino Sammartano de “L’unione con Dio nella esperienza spirituale di don Bosco”, con brani tratti da E. Ceria, Don Bosco con Dio, cap. XIV, e cap. VII che mi ha fatto conoscere altri aspetti della vita, o meglio, della spiritualità salesiana. Altri momenti coinvolgenti sono stati la condivisione e l’approfondimento, dopo la riflessione personale, l’Adorazione Eucaristica e la liturgia penitenziale. Sono tornata a casa molto serena riconciliata con Dio e convinta che la spiritualità salesiana è un dono che don Bosco ha fatto ai salesiani cooperatori e alla chiesa tutta. Mi porto un pensiero che ho fatto mio di Evagrio il monaco “Se vuoi conoscere veramente chi sei, non pensare a quello che sei stato, ma a chi eri quando sei uscito dalle mani di Dio”.
Campo Giovani apiranti e cooperatori “Signore da chi andremo? Solo tu hai parole di vita eterna” (Gv 6, 68). Se dovessi riassumere la mia esperienza di quest’anno al campo dei giovani aspiranti e cooperatori userei sicuramente questa frase del vangelo di Giovanni: nonostante le piccole o grandi difficoltà della vita, Lui è la mia certezza e questo campo mi ha aiutato a riscoprirlo. Ogni tanto abbiamo bisogno che ci venga rinfrescata la memoria! È stata un’esperienza ricca e intensa, che ha lasciato il segno non solo sulla mia estate. Il primo pensiero, come sempre, è a ricaricare le pile! Il campo è solitamente la fine dell’anno universitario o lavorativo e di quello pastorale e di impegno in oratorio; così l’obiettivo iniziale è dedicare un po’ di tempo a se stessi, “staccare la spina” e cercare di dedicarsi alla riflessione e alla preghiera. Le nostre vite sono sempre così piene… Arrivi al Tabor e il cellulare non prende: non puoi neanche avvisare che sei arrivato, ma al tempo stesso pensi “Meno male… Ci voleva proprio!”. E il campo inizia. Ho ritrovato i vecchi compagni di viaggio, ne ho conosciuti di nuovi, ho riscoperto persone con le quali avevo un po’ allentato i rapporti. E poi c’è Lui… E non hai dubbi sul fatto che ti parlerà proprio di ciò di cui hai bisogno! Apostoli credibili perché discepoli credenti: ci siamo interrogati sulla nostra vocazione di Insieme
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FAMIGLIA SALESIANA
Salesiani Cooperatori di Sicilia
FAMIGLIA SALESIANA
salesiani cooperatori. Tre brani della Parola e il confronto con alcuni testimoni ci hanno guidato passo dopo passo. Fondamentale la presenza di don Marcello Mazzeo e don Edoardo Cutuli e ancora più arricchente il confronto con Marco, Mariangela, Francesco, Letizia e (non mi ricordo il nome del marito di Letizia, lo aggiungi tu?): hanno fatto in modo che le nostre riflessioni non rimanessero in astratto, stimolandoci a mantenere i piedi ben saldi alla vita quotidiana. E poi l’incontro con il nostro ispettore don Gianni Mazzali: perché il salesiano cooperatore non è solo, fa parte di una grande famiglia dalla quale è inviato e per la quale opera. E già al campo percepisci di essere parte di qualcosa di più grande: condividere i pasti, il sonno (o le veglie!) confrontarsi sulle esperienze di volontariato, di lavoro, di studio… Tutto ti fa percepire che non sei solo, che sei parte insieme a tanti altri giovani di uno stesso progetto. I momenti di sconforto non mancano, ma come sempre Lui con la Sua Parola ci conforta. E allora anche noi come Pietro possiamo rispondere: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti” (Lc 5, 5).
Unione Exallievi di Agrigento
Nel solco della tradizione salesiana
Intensa, coinvolgente e partecipata è stata l’attività dell’Unione Exallievi Don Bosco di Agrigento in quest’ultimo scorcio di tempo del 2010, grazie anche e soprattutto alla guida operoê Foto di gruppo.
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sa ed appassionata del suo Presidente, Mario Li Causi, validamente coadiuvato da tutto il Consiglio di Presidenza, che non gli ha fatto mancare il proprio sostegno. Nella città dei Templi l’Associazione, che è ben radicata nel territorio, opera in sinergia con le Exallieve delle Figlie di Maria Ausiliatrice, le Suore Salesiane Oblate del S.Cuore e le Figlie di Maria Ausiliatrice in regime di supplenza dopo l’andata via dei Salesiani avvenuta nel lontano 1968, con la inevitabile conseguenza che gli Exallievi sono divenuti per necessità Salesiani. A parte l’attività di routine dell’Unione rappresentata dalla festa Insieme
Ca loge ro P att i Addetto Stampa Unione Exallievi Don Bosco Agrigento
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di Don Bosco,quella di Maria Ausiliatrice, il Convegno Annuale, la tradizionale chiusura dell’anno sociale con una giornata di spiritualità vissuta intensamente a Tindari e Barcellona Pozzo di Gotto lo scorso giugno, la partecipazione agli Esercizi Spirituali, che quest’anno si sono svolti presso il Convento dei Frati Minori Cappuccini di Gibilmanna, magistralmente guidati dal Salesiano don Antonino Munafò, gli Exallievi operano stabilmente da nove anni presso la Comunità Parrocchiale S.Croce di Villaseta, dove sono stati accolti dal Parroco – Exallievo, Don Mario Sorce, con il cuore di Don Bosco e il carisma salesiano di cui è entusiasta ed appassionato portatore. Trattasi di un quartiere periferico della città, quello di Villaseta estremamente degradato, in cui la popolazione e soprattutto i giovani, vive in condizioni di estrema povertà , di abbandono e con un alto tasso di disoccupazione. é Agrigento - Belvedere Don Bosco, In questo contesto, gli Exallievi hanno dato una mano a Monumento della Solidarietà, opera di Nino Contino. Parroco per la crescita civile, culturale e religiosa del quarFoto: Giuseppe Falzone. tiere con l’apertura, tra l’altro, del Ce.P.la – Centro di Promozione del Lavoro – in cui la peculiarità è data dall’accoê Foto di gruppo con l’Ispettore. glienza tipica del carisma salesiano e dall’aiuto a giovani a vincere il disagio della mancanza di lavoro. L’Unione Exallievi di Agrigento, come un fiore all’occhiello, vanta tra i suoi iscritti ben tre distintivi d’oro: due conferiti agli Exallievi Alfredo Scaglia e Calogero Patti dalla Federazione Nazionale Exallievi e il terzo al Presidente Emerito Salvatore Faro dalla Confederazione Mondiale Exallievi Don Bosco. Quest’ultima, nella medesima occasione, lo scorso 30 settembre a Roma ha pure conferito un attestato di benemerenza agli Exallievi Enzo Lauretta e Michele Guardì per avere, quali autentici figli di Don Bosco, applicato nella vita sociale e professionale il carisma salesiano e gli insegnamenti ricevuti, durante gli anni della loro formazione, dai padri Salesiani.
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Salesiani Cooperatori di Sicilia
“Un incontro che ti stravolge la vita”
Campo Famiglie Don Bosco - Montagnagebbia, 20-22 agosto 2010 P er n o n rim an ere s ol o u na b el l a es p er i en z a I Salesiani Cooperatori di Sicilia hanno, per l’ennesimo anno (25 circa), organizzato una tre giorni di riflessione “esercizi spirituali” a Montagnagebbia (CL) per famiglie, sul tema “Un incontro che ti stravolge la vita”. Ogni anno qualcuno dei partecipanti al campus ha scritto un articolo per darne notizia, solitamente pochi giorni dopo la conclusione, quando i ricordi e le sensazioni vissute sono ancora vivi. Quest’anno, a circa un mese dall’incontro, vengo a scrivere queste poche righe per condividere anche con chi non è stato presente, le gioie e le ricchezze che il Signore ci ha donato. Diversamente dalle altre volte, il tempo trascorso mi fa riflettere con più serenità e compiutezza sui momenti condivisi con le famiglie partecipanti.
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Mi sono chiesto perché i Salesiani Cooperatori di Sicilia organizzano il campo per famiglie, considerato che i salesiani si occupano della formazione dei ragazzi. La risposta sta nella frase di Papa Giovanni Paolo II “La famiglia è la culla della vita”, ormai da tempo abbiamo capito che non si può educare i giovani senza l’aiuto delle famiglie. Ci siamo posti una meta, quella di aiutare la famiglia nel suo compito educativo. Al campo famiglie del 2010, hanno partecipato stabilmente 44 famiglie, quando parliamo di famiglia intendiamo la coppia e i relativi figli, per cui siamo arrivati a 140 presenze. In pratica il campo è stato pensato a misura di famiglia con un tema per le coppie dal titolo “Un incontro che ti stravolge la vita”, uno per i figli giovani dal titolo “Vivi per chi? Dai senso alla tua vita”, e uno per i ragazzi dal titolo “l’incontro con Gesù che mi da’ gioia”, ognuno ha vissuto i propri mo-
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1.2. Nella convinzione che il perdono è una delle esperienze umane più significative che consentono l’incontro della persona con se stessa, di due persone e delle persone tra loro. La seconda tappa del nostro cammino verso l’incontro è stata pertanto “il profumo del perdono”. 1.3. L’esperienza costante della ricerca e del perdono portano al rinnovo quotidiano della propria vocazione sponsale o di altro genere e quindi della propria missione di “paternità e di maternità rinnovate”. Suor Mariella Lo Turco, ancorando il discorso al Vangelo di Luca, ha analizzato le condizioni per poter realizzare l’incontro umano, spiegando le condizioni di: esserci, stare, servire, condividere, perché i due cuori (di marito e moglie) battano all’unisono immersi nella sorgente dell’Amore. La chiamata all’amore Coniugale e Familiare è un dono e un impegno che si realizza nei gesti concreti di ogni giorno, è impegno a stare nell’Acqua di sorgente per sentire la freschezza, goderne la limpidezza, sperimentare la forza travolgente. Le giornate sono scivolate troppo velocemente perché ogni momento era da vivere intensamente. La giornata iniziava con la Messa, segno di intima comunione con Dio e i fratelli. Dopo la colazione seguiva il momento di preghiera comunitaria con la presenza di tutti, inclusi i lattanti, per affidare al Signore le gioie i dolori di quella giornata. Alla fine della preghiera i giovani e i ragazzi iniziavano i loro lavori, mentre ciascuna coppia si appartava per ritrovarsi a riflettere sul rapporto d’amore fra i due coniugi e con Dio. Vorrei raccontarvi nei particolari tutti i momenti, concludo sottolineandone alcuni importanti. La fraternità della sera e la buona note salesiana, una festa del cuore e dello spirito, un momento di danze e canti che inneggiavano alla bellezza della vita. La testimonianza di una coppia di missionari che da tempo puntualmente partecipano al campo, Casale Gianni e Rhula, una ricchezza che Dio ci dona con la loro semplicità e profondità.
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menti formativi adatti alla propria età, ma tutti gli altri momenti si sono condivisi, vedi il momento di preghiera, la messa, il pranzo, la fraternità, la recita del rosario ecc. Ad animare le coppie sono stati: l’Ispettore dei Salesiani di Sicilia Don Gianni Mazzali SDB e Suor Mariella Lo Turco FMA. I giovani sono stati condotti dalla Dott.ssa Vincenza Parrino psicologa e da Sandro Ingrao educatore, i ragazzi sono stati curati da alcuni giovani, i più piccoli da Suor Carmelina Falzone FMA. Responsabili del campo sono stati i Coniugi Parrino Franco e Melina consiglieri provinciali della pastorale Familiare dei Salesiani Cooperatori di Sicilia. Capisco che quando si prova ad elencare i nomi degli organizzatori, si fa un torto a quanti altri hanno dato la propria disponibilità e hanno collaborato fattivamente, per esempio in segreteria la Famiglia Murabito Angelo e Graziella, ma la verità è che hanno collaborato tutti, ad apparecchiare e sparecchiare, ad animare i momenti di fraternità, a preparare i momenti di preghiera, a sistemare il salone delle riunioni, ciascuno si è veramente speso attivamente per la buona riuscita dell’incontro, anche a costo di sacrifici, per esempio alcune famiglie sono andati a dormire a Piazza Armerina perché le stanze non erano sufficienti, altre famiglie hanno condiviso le stanze ritornando ai tempi in cui si facevano le camere per gli uomini e le camere per le donne. Una esperienza che malgrado i disagi ha dato occasione per conoscersi meglio e comunicarsi le gioie e i dolori della propria famiglia. Gli interventi di Don Mazzali hanno sottolineato l’aspetto teologico, biblico, di fede, del tema “Un incontro che ti stravolge la vita” proponendoci tre passi… verso l’incontro: 1.1 È possibile realizzare un incontro che ci stravolga la vita, ora, nel momento psicologico, spirituale, umano in cui ci troviamo singolarmente e come coppia? La condizione è che siamo in sincero e costante atteggiamento di ricerca. Questo primo filone portava il titolo: “Il tuo volto, Signore, io cerco”.
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Il laboratori, incontri di riflessione in piccoli gruppi, hanno permesso di approfondire i temi impegnativi trattati, ma soprattutto hanno fatto conoscere ed incontrare i cuori fra famiglie che non si conoscevano, istaurando rapporti fraterni. Non posso non ricordare il rosario recitato attorno al falò, durante il quale la Madonna sembrava aver preso in braccio ciascuno dei presenti cullandoli dolcemente in una preghiera dolce e soave. E ancora la celebrazione del sacramento della riconciliazione, durante il quale grandi e piccoli cercavano un sacerdote per confessarsi, culminato con un gesto che bruciava il vecchio dentro di noi per dare il posto al pulito e al nuovo. Che bel momento il confronto fra genitori e figli, un salone gremito di persone dove i figli parlavano ai genitori mostrando i loro malesseri e la loro gratitudine ai genitori e dove i genitori mostravano il loro amore verso i figli riconoscendo che a volte risultavamo opprimenti e maldestri. L’intervento conclusivo di questo confronto ha visto suor Mariella lo Turco e Don Mazzali impegnarsi intensamente per fare sintesi degli interventi e portare luce agli interrogativi che si erano fati genitori e figli. La messa conclusiva con il rinnovo della promessa nuziale ha dato corpo e significato agli impegni presi da ciascuno sia come genitore, sia come figlio, ê Da sin.: Don La Mantia, Don G. Mazzali, Melina e sia come educatore. Franco Parrino.
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Un ringraziamento va a quanti hanno creato il clima tipicamente salesiano, a quanti hanno lavorato per accogliere al meglio tante persone, mi riferisco a Don Nicosiano, a Ivan e ai loro collaboratori. La conclusione del campo è stata impreziosita dal festeggiamento del compleanno di Don La Mantia con i suoi 97 anni, dall’anniversario di Franco e Melina con 31 anni di matrimonio e dall’anniversario di Matilde e Carlo con due anni di matrimonio. La foto finale e le partenze per i diversi punti della Sicilia mi ha fatto ricordare il passo della trasfigurazione di Gesù. Fra nc o e Me lina Pa rr ino
A p p u n ta m e n t o f o r m a t i v o p er f a m i g l ie i n c a m m i n o Montagna Gebbia un monte Santo Metteresti mai una maglietta sporca? Oppure una maleodorante o sudata? Ed una logora? Eppure quanti di noi la mattina si alzano con gli stessi problemi del giorno precedente? Vite ingiallite, logore, stressate, persino “vite non vissute” nei casi più estremi. Nessuno di noi vorrebbe essere nei panni di qualcuno che vive, o “non vive”, una vita del genere. Eppure non occorre raccontare le esperienze più estreme per capire che la società di oggi pone molta poca attenzione ad uno stile di vita sostenibile per il benessere della propria esistenza. Basta osservare alcuni fenomeni: i casi di ansia generalizzata e attacchi di panico, intolleranze e di allergie, tumori, ecc… hanno raggiunto un livello importante. Fattore di rischio e in alcune casi anche vera e propria causa di queste patologie è uno stile di vita poco attento ai propri bisogni, interessi, desideri, cioè di una vita che non si prende cura di sé. Di chi è la colpa? Beh non credo che la risposta a questa domanda possa essere utile o almeno più utile di una consapevolezza radicata: occorre volersi bene. Ma non ci si può volere bene se non ci si permette di ricordare di essere fatto da un corpo, una Insieme
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mente e da un’anima e che tutto questo è il frutto di un atto di Amore. Ed è possibile ricordare e, allo stesso tempo, scoprire nuove parti di sé, solo se si cerca di dare diritto di cittadinanza ad ognuno delle parti che compongono il proprio essere. La coppia quando si sposa con il rito cristiano, diventa una cosa sola. Ha, cioè, bisogni, desideri, sogni e dimensioni proprie ma che vanno attenzionate, coltivate e curate nello stesso modo di quelle che appartengono all’individuo. Attraverso una visione olistica, da qualsiasi livello si possa partire si giunge sempre alla necessità di dover far equivalere tutte le dimensioni di una personalità. L’Allegria, ancella dell’Amore fa da catalizzatore. Lo capì don Bosco che con lo stile salesiano sosteneva i “monellacci” non solo con potenti preghiere e proseliti ma con una vita spesa col sorriso a costruire una casa, a dare un pezzo di pane, ad essere padre, maestro ed amico, cioè una vita consacrata ai giovani e ai più poveri per disporre tutto affinché ognuno di loro potesse ritagliare il proprio pezzetto di paradiso. Oggi potremmo chiamarlo un “facilitatore della relazione Spirituale”, tra l’Io e Dio. Quest’anno a Montagna Gebbia in un campo famiglie organizzato dalle “Famiglie don Bosco”, ho visto diverse coppie venute da tutta la Sicilia ritrovarsi d’innanzi a temi e problematiche familiari con la voglia di esserci, con la gioia di incontrarsi e con la certezza di trovare, anche solo uno spunto, anche solo un po’ di speranza, comunque una buona esperienza da portare a casa. Occorre sottolineare che
Montagna Gebbia è un luogo cercato e voluto dalle “famiglie don Bosco” ormai da anni ed è entusiasmante come si respira ancora oggi serenità e leggerezza, impegno ed allegria in un’atmosfera di gioiosa preghiera di vite a confronto. Il programma giornaliero intrecciava dalla Messa a momenti di confronto, dalla preghiera a momenti di gioco, dalla condivisione dei pasti a momenti di relax. Il tutto in un’armoniosa ritmicità che predisponeva ad una piacevole sensazione di serenità. Gli interventi significativi, al pari del calibro della loro personalità, come quella dell’ispettore don Giovanni Mazzali e di suor Mariella Lo Turco, hanno dato al campo: buona testimonianza, professionalità, ricchezza ed amore. Intensi e quasi magici i momenti serali che vedevano grandi e piccoli alle prese con giochi, canti e balli; echi di rituali ormai smarriti ma tanto cari ai racconti dei nostri nonni. Momenti di sana vita familiare in cui si risolvevano tensioni e piccoli disaggi che durante il giorno era sempre possibile accumulare. I figli dal canto loro, erano impegnati in lavori e giochi di gruppo e intensi momenti di riflessione e condivisione. Simpatie ed amicizie, esperienze, racconti ed avventure, distintamente si manifestavano sotto gli occhi vigili ed attenti degli animatori. Piacevole ed interessante un’escursione di gruppo in cui i ragazzi con brevi momenti di contatto/ritiro venivano sollecitati a continui rivoluzionamenti e alla conseguente capacità flessibile e dinamica di trovare nuovi adattamenti creativi per giungere a nuovi equilibri. Nel suo complesso Montagna Gebbia è stato un ottimo esempio di come la famiglia possa ritrovarsi, per dare spazio alle diverse istanze che l’attraversano, e soprattutto dove queste possono essere accolte, attenzionate e affidate al Signore. Un processo che dà alla famiglia la possibilità di ridefinirsi e trovare nuovi assetti ossia modalità relazionali, affettive e sociali (il condividere spazi comuni) che ne garantiscono un consolidamento, fisico e Spirituale.
MOMENTI DI FAMIGLIA
Momenti di famiglia
50° di ordinazione presbiterale
Il 29 giugno u.s. si è festeggiato, fra le tante altre commemorazioni, il cinquantesimo di ordinazione sacerdotale dei confratelli: don Raimondo Frattallone, don Angelo Dominici, don Salvatore Privitera, don Giuseppe Vitali, don Luigi Straniti, don Calogero Caputo, don Giuseppe Anzalone e don Agostino Irlandese, cappellano militare. Il ricordo va anche a chi ci ha preceduto nella casa del Padre: don Lorenzo Curasi, don Rosario Mariella, don Biagio Saitta. A questi nostri confratelli va il ringraziamento per il tanto lavoro svolto nelle varie case dell’ispettoria e nei vari ruoli di responsabilità cui l’obbedienza li ha, di volta in volta, chiamati. Ringraziamo i festeggiati per il modo salesiano con cui hanno operato per i giovani in mezzo a cui hanno svolto la loro attività e speso le loro energie, e per l’amore e attaccamento a don Bosco che hanno dimostrato e nel cui nome hanno operato..
A loro va anche l’augurio di poter ancora, nelle condizioni in cui si verranno a trovare, essere utili alle comunità di appartenenza e alla comunità ispettoriale: con la loro costante perché il Signore renda efficace il lavoro che si svolge, e col mettere al frutto la loro esperienza di salesiani e di sacerdoti. A tutti loro e agli altri che hanno commemorato il loro venticinquesimo e sessantesimo: ad multos annos!
Rinnovazione dei voti temporanei Rinnovano i voti temporanei Cristian Scuderi (17 luglio), Enrico Frusteri, Gaetano Marino, Arnaldo Riggi ed Enzo Timpano (30 agosto).
è Zafferana-Emmaus: Il sig. Ispettore Don G. Mazzali durante la Celebrazione Eucaristica del 30 agosto. Da destra: A. Riggi, E. Timpano, E. Frusteri e G. Marino.
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Canicattì
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Attività estive 2010
Divertimento e formazione, impegno costante per migliorare e il risultato arriva: 340 iscritti al Grest e 40 animatori. Ottimi numeri con i tempi che corrono e …la concorrenza! Non parlo solo dei cortili, attrezzature per tutti gli sport, sale e attrezzature per bricolage, trenino, computer, radio sul web, piscina interna ed aperta a tutti, danza, festival, musica, spettacoli, cinema! Parlo anche di impegno formativo apprezzato dai ragazzi e dai genitori. Il tema: “Vogliamo Vedere Gesù” trasformato in un video a fumetti, proiettato e stampato, con i protagonisti impersonati dagli stessi ragazzi, coinvolti in una vicenda da…Mondiali di calcio, che riescono a redimersi grazie all’intervento di novelli Domenico Savio e Michele Rua, che fanno riscoprire il volto di Gesù nei compagni… Il tutto corredato da un Gioco a punteggi con approfondimenti culturali e biblici. Il quadro si completa con il Campeggio, le gite, le escursioni per giovani e familiari amanti della montagna, la giornata Scout, il Richiamo Grest di settembre e le attività che con alcuni gruppi continuano per il periodo scolastico ed il Catechismo. “Non nobis Domine, sed nomini tuo da gloriam”: la gloria va solo al tuo nome, o Signore. A noi resta la promessa di Don Bosco: “Cercate solo le anime e per voi ci sarà Pane Lavoro e Paradiso”, ma anche il riconoscimento pubblico: “Vi ringraziamo perché aprite l’Oratorio ogni giorno”, anche ad Agosto! Don Biagio Tringale
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DALLE CASE SALESIANE
Catania-Barriera
Un Grest che... si auto-verifica anno per anno
Ormai da sei anni a fine Grest è di prassi, nel nostro Oratorio, verificare le attività relative al Grest appena ultimato, sia a livello animatori che genitori. Anche quest’anno ci siamo incontrati, per due serate, con gli animatori del Grest per la rituale verifica di fine attività, mentre con i genitori ci eravamo già incontrati un paio di volte durante il grest stesso per compilare la scheda di verifica. Mercoledì 28 gli animatori e un buon gruppo di genitori abbiamo concluso il grest, con un dialogo tra di noi sulla base dei risultati della verifica, compilata precedentemente, animato da don Urso, con la presenza di don Angelo Orlando, don Francois e don Venance e dell’aspirante salesiano Marco Tomaselli. La serata si è conclusa con un momento di fraternità (spaghettata, patatine, angurie , dolci e tanta allegria salesiana). Ecco allora i risultati che presento per un scambio di esperienze sul periodico ispettoriale “Insieme”. Dopo un mese intenso di attività a servizio dei ragazzini del Grest, abbiamo realizzato una verifica intesa come una analisi sincera, serena, costruttiva, allo scopo di poter crescere come persone e per far crescere il nostro Oratorio-Centro Giovanile, alla luce del Vangelo di Gesù Cristo, Signore della nostra vita, fedeli al sistema educativo di don Bosco, padre e maestro dei giovani…
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Tale verifica, ha avuto una I fase, con la compilazione delle schede da parte dei genitori dei grestini, lunedì 19 luglio, e degli animatori e aiuto-animatori il 21 luglio; poi siamo passati alla II fase, la verifica di squadra per una riflessione sull’andamento della propria squadra (impegno e presenza degli animatori e aiuto, relazione con i grestini, ruoli di animazione, disciplina, difficoltà, proposte per l’anno prossimo…) che si è conclusa con un momento comunitario di comunicazione da parte di un animatore (il caposquadra o un segretario); ultima fase la verifica dell’equipe di coordinamento, alla fine del Grest. Offriamo una breve lettura sociologica essenziale dei dati emersi: hanno compilato le schede oltre 50 genitori e 31 animatori e aiuto… Fondamentalmente il Grest è stato per la maggior parte dei genitori e degli animatori e aiuto un’esperienza positiva e costruttiva; più critici animatori e aiuto, gli uni nei confronti, forse, degli altri, mentre molto più positivi e contenti del grest in tutte le sue espressioni, che esprimono la gioia dei fanciulli e dei ragazzini, che si sono veramente divertiti ed hanno apprezzato un po’ tutte le iniziative e attività che dal 24 giugno al 26 luglio sono state realizzate per loro e con loro. Tantissimi hanno espresso il loro rammarico per la fine delle attività e tanti stanno tornando in questi pomeriggi di Oratorio e hanno espresso la volontà a settembre di iscriversi nelle sue varie attività e gruppi. Don G ae ta no Ur so Insieme
Catania-Cibali
Si è concluso lo scorso 11 settembre il Grest estivo dell’Oratorio Salesiano “San Francesco di Sales” – Cibali – di Catania, che ha visto la partecipazione di circa duecento ragazzi dai 6 ai 16 anni. Un’esperienza diversa, per certi aspetti innovativa. Tema dell’anno è stato lo slogan “Vogliamo Vedere Gesù” che, sulla scia della Strenna 2010 data dal Rettor Maggiore, ha permesso a bambini e ragazzi di conoscere e approfondire la figura di Gesù attraverso racconti, parabole ed un concorso settimanale di disegno. Come ogni anno il Grest si è svolto in due fasi: la prima, la più lunga, è partita il 23 giugno per concludersi il 24 luglio; l’altra, utile a lanciare le numerose attività formative e ricreative invernali, si è protratta dal 1° al 9 settembre, dando ai ragazzi un’ulteriore possibilità di divertimento prima dell’inizio del nuovo anno scolastico. Ghana, Camerun, Nigeria e Algeria i quattro nomi delle squadre che altro non sono che le compagini africane partecipanti ai Mondiali; il tutto con l’intento di sensibilizzare ragazzi, animatori e adulti sulle problematiche di una terra difficile ma che merita molta attenzione. Alle quattro squadre formate dai bambini di scuola elementare e prima media se n’è aggiunta un’altra, il Sud Africa, con i ragazzi più grandi del Grest, dalla seconda media al primo anno di scuola superiore. Un’esperienza nuova, diversa, con un’attività a parte che ha permesso a questi giovani di socializzare di più, puntando più sul gruppo che sulla competizione. Momenti sicuramente di fratenità, oltre che di divertimento, si sono rivelate le gite, su tutte quelle dell’acquapark presso il McLube di Caltanissetta, e di Gambarie che ha permesso ad un centinaio di ragazzi di Insieme
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Giochi, divertimento, novità
abbandonare l’afa cittadina per godersi lo splendido scenario dell’Aspromonte, in Calabria. Occasioni queste per conoscersi meglio, per giocare e cantare insieme ma anche, e soprattutto, per pregare in un unico coro ad inizio e fine giornata come voleva Don Bosco. L’ultima serata della prima frase, denominata “serata sotto le stelle”, è stata utile per coinvolgere genitori e ragazzi in un classico momento di animazione, preceduto dall’opportunità di cenare insieme. Numerosi i partecipanti alla S. Messa del sabato celebrata dal direttore don Mario Arestivo. A seguire giochi a stand e animazione. Importanti le attività svolte per gli animatori che hanno seguito un percorso anche durante l’estate con riunioni settimanali il martedì sera nelle quali, oltre alle consuete considerazioni tecniche, si è puntato sulla preghiera con la recita del Rosario, riflettendo dunque sui vari misteri. Per alcuni tra gli animatori l’opportunità di partecipare ai campi animatori del biennio e del triennio, occasione utile per acquisire nuove conoscenze specifiche e di formazione. Nella nostra casa, infine, l’incontro per animatori dallo slogan “noi due faremo tutto a metà” organizzato dalla Pastorale Giovanile. F ab i o A l i br i o
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Un goal per la solidarietà
Una tre giorni di calcio, ma una tre giorni sicuramente divertente. Cinque squadre impegnate, quasi cinquanta i partecipanti nella prima edizione del torneo di calcio a 7 organizzato dall’Oratorio Salesiano “San Francesco di Sales” di Catania all’interno delle attività estive del Grest. Il tutto per un’iniziativa a scopo benefico che ha permesso grazie alla generosità dei ragazzi di raccogliere un fondo di quasi cinquecento euro. La manifestazione ha visto la partecipazione dei più grandi tra i grestini (dai 13 anni in su) e degli animatori. In campo “Sky Red”, “Cantalupi”, “Dream Team”, “Don Bosco nel Cuore” e “Catanesi Doc”. Dopo tre giorni di gare, la finale tra “Dream Team” e “Don Bosco nel Cuore” si dimostra essere una grandissima festa di sportività. Hanno la meglio i primi in un clima di gioia, di amicizia, dove risate e scherzo dominano lo scenario. Finisce con un terzo tempo stile Rugby a centrocampo, con vincitori e sconfitti insieme a festeggiare! Con la consapevolezza, rubando lo slogan ad un’iniziativa già presente da tempo, di aver insieme, in cinquanta, realizzato un grandissimo “Goal per la Solidarietà”. Fabio Alibrio
Catania-Salette
Saluti di benvenuto e di commiato
Giovedì 16 settembre, nella Parrocchia Santa Maria della Salette, a San Cristoforo, nell’Istituto salesiano San Giovanni Bosco, durante la Messa vespertina, una foltissima presenza di parrocchiani ha dato il benvenuto ai nuovi salesiani che si sono insediati nell’Istituto e un saluto di commiato ai confratelli che sono stati destinati in altre sedi. La Messa è stata concelebrata dal parroco don Enzo Andronaco, dal nuovo direttore dell’Istituto don Giuseppe Troina, già direttore dell’Istituto di Barriera ed ex Ispettore dei Salesiani di Sicilia, dall’uscente direttore don Mario Mavica, destinato a Messina-San Domenico Savio, dall’economo don Alfio Bonanno che assume uguale incarico a Cibali, dal nuovo economo don Enzo Lo Sardo, proveniente da Marsala, e da don Rodolfo Di Mauro, delegato dell’Unione Exallievi. Sono stati momenti di emozionante partecipazione quelli in cui il segretario della Commissione pastorale parrocchiale, Paolo Milano, e il presidente dell’Unione Exallievi, Salvatore Caliò, hanno salutato i
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é Il presidente dell’Unione Exallievi consegna la targa ricordo a don M. Mavica, accanto il parroco don E. Andronaco
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dal prof. Guglielmo Longo in rappresentanza del Rotary Club Catania, che ha confermato al nuovo Direttore la collaborazione e l’impegno del Club e del suo Presidente dott. Giuseppe Failla in favore dei ragazzi della Salette. Il Prof. Longo ha ricordato che il Rotary, durante i mandati dei past presidenti dott. Claudio Molina, dott. Ottavio Ferreri e prof. Francesco Milazzo, ha realizzato nell’Istituto salesiano diversi interventi come la ristrutturazione della palestra coperta e la palestra-parcheggio adiacente l’Istituto e si è attivato per consentire ai ragazzi che completano i corsi di formazione professionale di accedere a un prestito d’onore in collaborazione con un noto istituto bancario, per sostenere progetti e iniziative di avvio al lavoro. Un brindisi nel cortile dell’Oratorio ha chiuso la gioiosa serata.
R ic or da t o il Ca r d. G . B . D us me t n el la me m o ria d el la b eat if ic az io n e Si è svolto sabato 25 settembre il convegno “Il Beato Dusmet e la Salette”, organizzato dagli exallievi dell’istituto S. Giovanni Bosco-Salette e tenutosi nell’Oratorio nel giorno della memoria del beato, a 22 anni dalla beatificazione in S. Pietro, ha inteso onorare la venerata figura del santo pastore della Chiesa catanese, profondamente amaAl microfono Don G. D’Amico.
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nuovi arrivati, ai quali si aggiunge don Enzo Giammello, delegato ispettoriale dell’Unione Exallievi proveniente da Cibali. È stato, quindi, ricordato il lavoro fin qui svolto con gli uscenti (assenti don Camillo Mascimino destinato a Messina-Giostra, e don Gaetano Fiandaca che è andato al San Domenico Savio di Messina). In ricordo e in ringraziamento per l’operato svolto nel quartiere sono stati consegnati a don Mario Mavica una statuetta della Madonna della Salette e una targa-ricordo. “Anche l’Unione Exallievi della Salette – ha detto il Presidente Salvatore Caliò nel consegnare la targa – si unisce alla famiglia salesiana nel porgere il saluto di commiato a don Mario Mavica che per sei anni ha diretto l’Istituto Salesiano San Giovanni Bosco. Desideriamo pubblicamente ringraziarlo per l’attenzione e la collaborazione dimostrata verso l’Unione in questo sessennio trascorso con la sua direzione. Il nostro è un grazie sincero e convinto per il lavoro fin qui svolto e l’augurio che in futuro possiamo riaverlo nella nostra casa salesiana. Nel contempo diamo il benvenuto al nuovo direttore, don Giuseppe Troina, le cui doti sono testimoniate dagli importanti incarichi fin qui ricoperti, non ultimo la reggenza dell’Ispettoria Sicula. Auguriamo a don Troina buon lavoro e una proficua collaborazione con tutte le realtà associative della Salette. Infine, il nostro benvenuto va a don Enzo Giammello, a noi particolarmente caro perché è il delegato ispettoriale dell’Unione Exallievi siciliana e perché insieme a lui abbiamo vissuto diversi momenti e iniziative comuni nella grande famiglia degli Exallievi: auguriamo a lui un buon lavoro e a noi la possibilità, ora che ci sarà anche fisicamente più vicino, di poterci avvalere della sua esperienza per far crescere la nostra Unione”. La targa-ricordo consegnata a don Mario Mavica, recitava: “A don Mario Mavica in segno di riconoscenza per la fattiva e proficua collaborazione durante il sessennio della sua direzione nell’Istituto salesiano San Giovanni Bosco”. Un caloroso saluto è stato rivolto anche
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to nei quartieri emarginati, per la paterna atDa sin.: S. Caliò, Mons. G. Zito, Don G. Mazzali, Prof. B. Guardabasso, Arch. S. Di Mauro. tenzione verso gli ultimi, i più sfortunati, i colerosi, gli infermi, i rifiutati. Erano presenti il direttore della Casa della Salette, don Giuseppe Troina, già ispettore di Sicilia, i delegati degli ex allievi, don Rodolfo Di Mauro per l’Unione Salette e don Enzo Giammello per l’intera Sicilia, il presidente Salvatore Caliò, D. Gino D’Amico, memoria vivente dell’Oratorio della Salette, mons. Barbaro Scionti, che si è riferito alla fervente devozione delle popolazioni di Pedara e di Nicolosi per il cardinale. Rilevanti contributi sono arrivati dalle relazioni dello storico mons. Gaetano Zito, che ha evidenziato alcuni importanti passaggi biografici di Dusmet, monaco benedettino, abate di S. Nicola la Rena; dal medico legale prof. Biagio Guardabasso, che ha rievocato minuziosamente la delicata ricognizione scientifica dei resti mortali di Dusmet da lui eseguita, nel 1988, nel monastero S. Benedetto delle monache benedettine dell’Adorazione Perpetua, nell’approssimarsi del rito beatificazione; ed infine dall’arch. Salvatore Di Mauro, che ha ricordato commosso le varie fasi della causa, nella quale fu postulatore p. Paolino Beltrame Quattrocchi. L’ispettore d. Gianni Mazzali ha tratto le conclusioni.
La causa di beatificazione del Card. Dusmet
Il 15 dic. u. s. la Sacra Congregazione dei Riti preparatoria discusse sull’eroicità delle virtù del Servo di Dio Giuseppe Benedetto Dusmet, monaco benedettino, Arcivescovo di Catania e Cardinale. Il Card. Dusmet nacque a Palermo il 15 agosto 1818 dal marchese Luigi Dusmet, di origine belga, e dalla marchesa Maria Dragonetti. Morì a Catania il 9 aprile 1894. Nel 1833 entrò nell’Abbazia di San Martino della Scala, presso Palermo. Passò in seguito ad altre abbazie con vari incarichi, e nel 1867 fu nominato Arcivescovo di Catania. Il 14 febbraio 1889 fu nominato Cardinale. Uomo di straordinaria carità, dimostrata in modo particolare nel co-
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lera del 1854 a Caltanissetta e nelle eruzioni dell’Etna nel 1879-1885, fu attivo sostenitore della confederazione delle Congregazioni benedettine. Il Card. Dusmet ebbe stima e venerazione grandi per Don Bosco e la sua opera. Da Catania, fin dal 1877 alcuni zelanti sacerdoti si erano rivolti all’Apostolo di Torino per un’opera da aprirsi in città: una scuola per artigianelli. Il santo Arcivescovo di Catania avvalorava con la sua straordinaria autorità quell’istanza. Nel 1884 egli insistette presso Don Bosco che i Salesiani affrettassero la loro andata a Catania, nonostante la violenta campagna di un giornale locale per screditare i Salesiani Insieme
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con calunniose insinuazioni. Il santo Cardinale insisteva perché si recasse subito anche un solo Salesiano a dirigere un Oratorio festivo e una scuola elementare Don Viglietti scrive nella sua cronaca che nel maggio 1887, quando Don Bosco andò a Roma per la consacrazione del tempio del S. Cuore, ricevette tra gli altri illustri visitatori anche l’Arcivescovo Mons. Dusmet. Un grazioso episodio si ricorda nelle Memorie Biografiche a proposito di una elemosina inviata a Torino dal Card. Dusmet. L’Arcivescovo aveva fatto richiesta direttamente a Don Bosco per il suo Seminario di alcune composizioni musicali di Don Cagliero, domandando il relativo conto da pagare. Don Bosco fece spedire; scrivendo sul contenuto questa nota: «L’importo della musica è di L. 14,75. Nella cifra si vede bensì una virgoletta, ma questa nel totale si può considerare inutile». Al che il santo Prelato rispose: «Accetto come una voce del Cielo l’osservazione di V. S. sulla virgoletta inutile nel totale. Perciò spedisco L. 14 in estinzione del mio debito verso la Libreria salesiana, e aggiungo Lire 1.400, senza virgoletta, da servire a Don Bosco per la fabbrica della nuova chiesa del S. Cuore di Gesù in Roma. Questa somma io avevo raccolta a spilluzzico, risparmiando qua e là, con l’intento
é La pagina del “Sacro Cuore” dal quale è tratto l’articolo.
d’impiegarla in un’opera pia che í Il Card. G. B. Dusmet. ho intrapresa e non ancora compiuta. Ma la virgoletta fuori di posto mi ha fatto mutare avviso, perché mi ha richiamato alla memoria la nostra sentenza: Qui dat cito, bis dat. Don Bosco dunque riceva con buon viso la mia offerta, e ne ricambi con una fervorosa preghiera a quell’adorabile Cuore, che tanto amò e tanto ci ama. Rispetto alla Libreria, si contenti del 14,00 con la virgola, la quale resterà celebre negli annali delle finanze salesiane». Questa lettera fu pubblicata sul Bollettino salesiano del marzo 1883, senza indicazione del nome, e fruttò bene, perché altri lettori si invogliarono a inviare a Don Bosco somme destinate alle sue opere. Nel 1885 Don Bosco mandò a Catania i suoi Salesiani, che si stabilirono nella casa dell’Opera Pia San Filippo Neri. In pochi anni essa divenne un centro di formazione spirituale, culturale e ricreativa che si può definire prodigioso. Il Card. Dusmet per i nove anni che visse ancora ebbe per quell’opera salesiana affetto, cure e sollecitudini di vero padre. Da: Il Sacro Cuore, Anno XLII n. 1-2 - Catania 1965.
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Mazzarino
Il «Gigante buono» torna dopo 33 anni
Dopo 33 anni è ritornato nella sua Mazzarino: don Rodolfo Di Mauro, 92 anni, il “Gigante buono” della famiglia salesiana di Sicilia. È rimasto un prete di frontiera, attualmente opera presso la casa salesiana “Salette” di Catania, nel difficile quartiere San Cristoforo. Ritorna nella sua Mazzarino su espresso invito del vicepresidente vicario della Federazione ispettoriale sicula degli exallievi di don Bosco, Valerio Martorana, che dice: “Ci conosciamo da una decina di anni, con la sua saggezza riesce sempre ad educare piccoli e grandi. Mi ha sempre parlato bene del suo anno trascorso a Mazzarino e del dolore provato all’atto di chiudere la casa salesiana, su espresso ordine dell’allora ispettore dei salesiani”. Siamo nel 1977: arriva l’ordine perentorio “Sparisca”, racconta don Di Mauro. “La giunta comunale, presieduta dall’allora sindaco on. La Marca – ê Don R. Di Mauro con il sindaco. racconta don Di
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Mauro – inviò un atto deliberativo al Rettor Maggiore dei Salesiani dove si affermava testualmente che grazie ai salesiani la criminalità minorile era scomparsa a Mazzarino”. D o n D i M au ro , e ra v a te d o n C a m i l l o e P e p p o n e c o n l ’ a l l o ra s i n da c o L a M a rc a ? “Assolutamente no, c’era un’ottima collaborazione con il sindaco comunista. Una volta ci chiese in prestito il teatro per una conferenza, al termine mi chiese quanti soldi doveva. Risposi al sindaco La Marca: onorevole, anche noi siamo per il popolo. Dopo una settimana deliberò un contributo di 200 mila lire”. R in un c i ò a pr e n de r li ? “No, altrimenti don Bosco mi avrebbe bacchettato. Erano tempi duri, di fame: tanta povertà, ma il cuore dei mazzarinesi è grande – prosegue don Di Mauro – ci portavano il pane fatto di casa, l’olio, il vino. Non ci facevano mancare nulla”.
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Da: La Sicilia, Caltanissetta 3 ottobre 2010. Insieme
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Il primo ex allievo, suo fidato collaboratore, lo incontra: è Ciccio Vitale, oggi affermato consulente tributario: “Ho provato tanta emozione a incontrare don Rodolfo. Con lui siamo riusciti a portare tutto il teatro stabile di Catania a Mazzarino – ricorda Ciccio Vitale – da Turi Ferro a Pippo Pattavina. Ed inoltre al cinema aveé Don R. Di Mauro con il Dott. Scebba. vamo le prime viê Don R. Di Mauro con una suora durante il suo “tour” a Mazzarino. sioni, eravamo in concorrenza con l’altro teatro che all’epoca era presente a ri pellicole da far visionare ai suoi giovani. Mazzarino”. Dopo 33 anni di assenza, don Rodolfo ha Con Ciccio Vitale don Rodolfo Di Mauvoluto visitare la vecchia casa salesiana (ogro, a bordo di una Fiat 127 di colore verde, gi ospita le Figlie di Maria Ausiliatrice), il girovagava per Catania per trovare le migliomunicipio e l’ex collegio dei Gesuiti, dove un tempo vi erano le Fma. “Ogni mattina percorrevo a piedi il Corso Vittorio Emanuele per andare a celebrare la messa alle suore salesiane. Il popolo ci accoglieva sempre festosamente”. Rivede il suo teatro, assieme alla direttrice delle Fma, suor Maria; appare il dott. Salvatore Scebba, all’epoca giovanotto ed addetto alla macchina delle pellicole. Ripercorrono quei tempi, il gigante buono va nel cortile, sotto la statua di don Bosco; si sofferma a parlare con alcune ragazze e le suore. Sale sul tetto della chiesa, dove si può vedere la città ed il suo “cappilluni u Carmini”. Rifà il cammino a piedi lungo il Corso per andare al collegio dei Gesuiti, lo fermano i fratelli Colaianni: “Don Di Mauro, noi gestivamo il bar al teatro. Se lo ricorda?”. Un abbraccio, un revival di quegli anni, arriva l’ora di andare via, don Di Mauro vuole dirci un’ultima cosa: “Il profumo di Don Bosco è rimasto in questa città” .
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Messina-Giostra
Il Grest che non c’è
Per cinque settimane, durante i mesi estivi appena trascorsi, l’oratorio San Matteo di Giostra ha offerto, ai ragazzi del quartiere e non, giochi e divertimenti in puro stile salesiano con il “Grest che non c’è”. Il “titolo” del Grest richiama al tema che è stato scelto per quest’anno, ovvero la storia di Peter Pan. Ogni anno, infatti, si sceglie un “filo conduttore”, una storia che offra degli spunti per i momenti formativi di crescita, e che possa aiutare gli educatori a far maturare la coscienza dei ragazzi: nel 2010, la scelta è ricaduta sul classico senza tempo del bambino senza età. Quattro squadre: Pirati, Filibustieri, Bucanieri e Corsari, si sono fronteggiate, conquistando quanti più punti possibili giocando, ballando, partecipando ai momenti formativi, ma soprattutto rispettando i compagni e gli educatori. Il tutto condito dai personaggi del cartone animato Disney di Peter Pan: animatori in costume che introducevano la tematica del giorno tramite delle scenette. Durante queste cinque “settimane di fuoco”, non c’è stato un momento di pausa in oratorio. La mattina i cortili brulicavano di ragazzi, tra Mini-Grest e Grest: il primo riservato ai bambini dai 6 ai 9 anni, il secondo ai “grestini” dai 9 in su. Per sfruttare al meglio i cortili a disposizione, durante la prima parte della mattinata i più piccoli giocavano ed i più grandi si divideê Alcuni ragazzi del Grest durante un gioco in cortile. vano nelle stanze per le varie “attività”, come Gita all’Acquapark. canto, danza, scenoUna squadra dell’Estate Giovani grafie, gioielleria, tegodurante la Caccia al tesoro. le, Island style, calcio,
e l’ambitissima “squadra volante” (addetta alle pulizie dell’oratorio), la maggior parte delle quali hanno contribuito a realizzare lo spettacolo della tradizionale “Serata Finale”. Nella seconda metà della mattinata invece, si invertono i ruoli, e tocca ai grestini scatenarsi nei campi. Il pomeriggio è stato dedicato solo ai ragazzi del Grest, che oltre ai giochi partecipano anche ai momenti formativi, introdotti da una scenetta che lanciava il tema sul quale le squadre discutono durante la “formazione”. Due mattine a settimana, inoltre, ci siamo “trasferiti”, in riva al mare, per sfuggire alla calura estiva tuffandoci in acqua tra un gioco e l’altro, mentre il giovedì la calma regnava in oratorio… perché era il giorno della gita fuori porta. Ma quest’anno ci sono state due grandi novità: l’Estate Giovani ed il Grest Genitori, che possono essere considerati come i “fratelli maggiori” del Grest. L’Estate Giovani è stata pensata per gli animatori e tutti quei ragazzi troppo “cresciutelli” per iscriversi al Grest. Anche loro sono tornati bambini (per rimanere fedeli al tema di Peter Pan) e, divisi in quattro squadre, si sono nuovamente calati nei panni dei grestini. Ma cosa pensereste se vi dicessimo che anche i genitori dei ragazzi hanno avuto questa possibilità? Ebbene si, l’oratorio di San Matteo ha pensato anche a loro, organizzando il Grest Genitori. Per una sera a settimana hanno avuto la possibilità di dimenticare il lavoro, le bollette da pagare o i carrelli della spesa cigolanti, e si sono impegnati (con ottimi risultati tra l’altro) a ricordare le mosse dei balli e gli inni di squadra, concludendo poi ogni serata
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la sempreverde “Su di Noi” di Pupo), mentre i pomeriggi li passavamo in giro per la provincia di Siracusa e non solo. I ragazzi di Giostra sono arrivati anche al “Santuario della Madonna delle Lacrime” e alle “Gole dell’Alcantara”, ed ovviamente hanno lasciato un segno anche nelle spiagge della Sicilia Occidentale. Un valido aiuto per questa meravigliosa esperienza, faticosa quanto importante e piena di significato, ci è stato dato da una famiglia della parrocchia che ha messo a disposizione il suo tempo, accompagnandoci in questa avventura, per assisterci in cucina e fornendo, tra l’altro, anche un ottimo esempio educativo per i ragazzi ed un grande sostegno per gli animatori. Eccovi così riassunta l’estate dell’oratorio salesiano di San Matteo, e dei suoi tanti volontari. Come ogni anno, abbiamo cercato di dare a tutti la possibilità di trascorrere insieme un’estate divertente, sempre diversa dalle precedenti, senza dimenticare e gli animatori mai che “la Fede non va in é I ragazzi della Colonia Di.O. vacanza”. I salesiani e gli educatori (di tutte le età) continuano e continueranno ad impegnarsi sempre di più per offrire un solido punto di riferimento agli abitanti del nostro amato quartiere, consapevoli che per i giovani niente è mai abbastanza. Contiamo anche sull’aiuto di tutte quelle persone che sentono dentro di loro la voglia di impegnarsi a favore del prossimo, spinti da quel Fuoco con cui solo Dio è capace di infiammare i cuori. Se è la fatica che vi spaventa, non preoccupatevi, perché come diceva san Giovanni Bosco, fondatore della Congregazione Salesiana: “Lavoriamo di cuore, Iddio saprà pagarci da buon padrone. L’eternità sarà lunga abbastanza per riposarci” (MB VII, 164).
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con un momento di preghiera e una “cena al sacco”. Per poter realizzare tutto questo abbiamo potuto contare sull’impegno di circa 40 animatori, che hanno preparato tutte queste attività per far divertire ed al contempo educare i giovani (e meno giovani) dell’oratorio. Le interminabili riunioni fatte solo per decidere i nomi delle squadre, le intere giornate trascorse nelle stanze a dipingere i teloni con le scene del cartone animato e tutte le fatiche necessarie per stabilire i giochi da fare, inventare le mosse dei bans da ballare, reperire il materiale da utilizzare, creare le dinamiche formative da proporre, sono state ampiamente ripagate dalla consapevolezza che anche il Grest e le altre attività estive, possono essere un ottimo veicolo per trasmettere gli insegnamenti di Gesù. Certo, i problemi non sono mancati, non tutto è andato come programmato, gli educatori non hanno avuto vita facile, ma nonostante la stanchezza, tutti, alla fine, abbiamo avuto la certezza che ne è valsa la pena, e che quello con i ragazzi è sempre tempo ben speso. Oltre la presenza di don Aurelio Di Quattro, direttore dell’oratorio, un valido aiuto ci è stato fornito dai salesiani Adoy Adirson e Placido T. Freitas, che per “riprendersi” dagli studi al San Tommaso, sono stati inviati in oratorio a dare man forte agli animatori. L’attività estiva dell’oratorio, però, non si è conclusa qui. Subito dopo la fine del Grest, un manipolo di animatori, con il nostro direttore dell’oratorio ed i chierici don Placido e don Adoy, è partito per Solarino, con un gruppetto di 20 ragazzi del quartiere, con la “Colonia Di.O.”. La colonia è stata proposta ad alcuni ragazzi tra i 13 e i 14 anni, per aiutarli ad inserirsi meglio nelle attività invernali, e non limitare la loro presenza in oratorio ai soli mesi estivi. Ospiti di una bella casa salesiana, con dei grandi cortili e ben tre campi di calcetto, in realtà in casa siamo stati ben poco. Le mattine le abbiamo passate giocando nei campi o cantando al karaoke (gettonatissime le canzoni Disney di Aladin e Tarzan e
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Messina-San Luigi
Piccolo grande Grest al San Luigi
Piccolo come aderenti, non più di ottanta; grande per la durata e l’intensità delle iniziative: è infatti, a detta dei giornalisti che hanno fatto i servizi sui grest della provincia, l’unico grest aperto mattina e pomeriggio e in alcuni giorni fino a tarda sera. Si è inoltre venuto incontro alle esigenze dei ragazzi e delle famiglie, iniziando con il pregrest appena finita la scuola e protraendo le attività fin verso la fine di luglio. La giornata del grest si apre verso le 9 con il mundial grest, (tornei appassionanti di calcio, basket e volley), poi la preghiera e la presentazione del tema del giorno (quest’anno abbiamo seguito “le quattro lune”), poi giochi di squadra e gioco libero o laboratori, fino alle 12,30, ma per tanti fino alle 13. Riapertura pomeridiana alle 16, con canto e bans; giochi di squadra, gioco libero. Preghiera della sera. Chiusura intorno alle 20. La settimana del grest ha importanti varianti: il martedì sera in cortile la festa, insieme ai genitori, che si protrae fino alle 23 circa, tra danze, canti, giochi spettacolari di ragazzi e di genitori, conclusa con la preghiera e la buona notte, e infine la cenetta insieme con rosticceria e bibite; il giovedì le meravigliose gite; il sabato la messa prefestiva e la partita con i genitori. La domenica chiuso. Ma intorno alla metà della sua durata, il grest si rinnova e si rivitalizza attraverso le olimpiadi, con le coreografie della solenne inaugurazione, e lo svolgimento di giochi vari di squadra e inì I cavalieri del Grest. dividuali (i più spettacolari ê Gita all’Adventure Park. il salto in alto e la gara delle
bici), e il podio per i vincenti. Alcune caratteristiche interessanti: la possibilità di girare in alcuni tempi con la bicicletta, ma con la patente a punti, che si consegue dopo apprendimento e quiz sul codice stradale; il punteggio con moneta oratoriana, che si poteva usare anche per il gresta e vinci; la mattinata esilarante dei giochi con l’acqua; la fiera missionaria con torte, oggettini del laboratorio, giochi fiera: raccolte circa 400 euro, spedite nelle missio-
ni dei due Chierici che collaboravano al grest; la caccia al tesoro, l’edizione di due giornalini. Da notare infine l’affiatamento cordiale dei genitori, spesso presenti tra i ragazzi, specialmente nelle feste, ma anche nei giochi e nelle gite. Una parola ancora sulle gite: il più delle volte, mattinata in montagna e pomeriggio al mare. Le gite più belle: all’acqua park di Mellilli, alla piscina comunale di Galati Mamertino, ai boschi di Castell’Umberto con il laghetto, le gabbie e i recinti degli animali, la cavalcata; e la fantastica gita finale, per i meritevoli, all’Adventure Park di Longi, con acrobatici camminamenti e scivolate tra gli alberi, fino all’altezza di 15 - 17 metri. Conclude tutto la festa finale, con la premiazione con coppe e regali, a cominciare dai cavalieri del grest, una ventina di ragazzi che si son distinti per impegno e condotta. Grest una festa che dura un’estate, scandisce il nostro volantino, ma certo lascia un ricordo e una nostalgia che difficilmente si spengono. Insieme
L’educazione teatrale al “Don Bosco”
“Il teatro è scuola di moralità, di buon vivere sociale e parola di santità. Sviluppa assai la mente di chi recita e gli dà disinvoltura. Reca allegria ai giovani, che ci pensano molti giorni prima e molti giorni dopo”: così affermava Don Bosco nelle sue Memorie Biografiche (MB XII, 135-6). Al “Don Bosco Ranchibile” di Palermo questo insegnamento del fondatore è diventato un progetto concreto che, da quattro anni, ha cominciato a dare i suoi frutti. Ciò è riscontrabile nella centralità riservata all’educazione teatrale all’interno dei diversi percorsi didattici della Scuola Media e delle Superiori. Il linguaggio teatrale, come aveva già intuito Don Bosco, rappresenta per i nostri ragazzi uno strumento di comunicazione e di espressione assolutamente privilegiato che li rende in grado di misurarsi con aspetti della loro personalità che in altri contesti non emergevano, valorizzando e, in molti casi, portando alla luce nuove e diverse potenzialità. Innanzitutto, la possibilità di recitare dinanzi ad un pubblico assumendo, sul palco, un’identità diversa dalla propria fa sì che molti ragazzi superino quelle forme di timidezza ed introversione che caratterizzano spesso lo sviluppo adolescenziale: in questo modo essi non solo acquisiscono una sicurezza maggiore ma soprattutto maturano una maggiore autostima e un rapporto più consapevole con la loro corporeità. Dal punto di vista relazionale, invece, riscontriamo un altro genere di benefici: i preadolescenti e gli adolescenti della nostra generazione solitamente sono portati verso ti-
pi di giochi e attività solipsistiche o verso forme di relazione virtuali, che tendono ad isolarli e a chiuderli in spazi comunicativi angusti che limitano la loro possibilità di espressione rendendo difficile il contatto reale con i coetanei. Il teatro rappresenta un ottimo antidoto contro questa situazione. L’idea di lavorare insieme per raggiungere un obiettivo comune, la cui riuscita dipende dall’impegno e dalla collaborazione di tutti, crea fra i ragazzi un’inevitabile complicità che, in molti casi, si trasforma in un’amicizia reale e duratura perché fondata sulla condivisione. Per queste ragioni, da quattro anni presso il “Don Bosco Ranchibile” abbiamo inserito diverse attività che prevedono una seria educazione teatrale coinvolgendo i ragazzi sia in maniera attiva, come attori o collaboratori, sia come spettatori. Per quanto riguarda il primo ambito, da quattro anni abbiamo attivato due diversi laboratori teatrali, entrambi diretti da Gianpaolo Bellanca, uno riservato agli allievi della scuola media e l’altro a quelli delle Superiori. Il laboratorio della Scuola Media si occupa dell’allestimento di musical, con l’ausilio del maestro Daniele Mosca e dei ragazzi del suo coro: questo genere teatrale, che comprende al suo interno recitazione, canto e danza, incontra bene le esigenze dei preadolescenti poiché dà loro la possibilità di presentarsi, non solo al pubblico ma anche a se stessi, con grande spontaneità, mettendosi in gioco con tutte le loro risorse espressive. Inoltre, i testi dei musicals, tutti originali, vengono scritti e, in parte, diretti da alcuni ragazzi delle Superiori che hanno costituito un vero e proprio “laboratorio di regia” anch’esso diretto da Gianpaolo Bellanca. L’anno scorso abbiamo lavorato con sessanta scatenati allievi della scuola media, in mezzo ai quali si sono trovati dei veri “giovani talenti”, con cui abbiamo messo in scena un musical disneyano dal titolo “…E il sogno realtà diverrà”. Quest’anno, invece, stiamo preparando un lavoro originale che
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intreccia la storia di “Pinocchio” con quella de “Il Mago di Oz” e de “La Sposa cadavere”: anche in questo caso, i testi sono stati curati dai nostri ragazzi e ai piccoli attori saranno affiancati alcuni danzatori e cantanti, tutti appartenenti alla scuola media del nostro Istituto. Con il laboratorio teatrale delle Superiori, invece, ci dedichiamo alla messa in scena di tragedie greche, con grande attenzione al testo classico (in diverse parti reso nella sua lingua originale e con le forme metriche della tradizione) ma anche con il desiderio di attualizzare il messaggio dell’autore. Con i nostri allestimenti abbiamo partecipato ogni anno al Festival Internazionale del Teatro Classico per giovani di Palazzolo Acreide (Sr) organizzato dall’INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico) e abbiamo recitato a Padova in occasione del XXVI Festival internazionale di Teatro Classico - Città di Padova, promossa dall’ associazione culturale “Centro studi teatrali Tito Livio”, con lo spettacolo “Baccanti” di Euripide. Quest’anno, coi ragazzi del Liceo, stiamo allestendo “Ecuba” di Euripide: anche in questo caso il testo classico, tradotto da noi, sarà “contaminato” con diverse attualizzazioni di cui non anticipiamo nulla, per non rovinare la sorpresa (!), ma che concernono tutte la banalità del male. Grazie a tali attualizzazioni, i nostri ragazzi rivivono lo spirito del testo originale comprendendone appieno la profondità del messaggio senza rinunciare alla conoscenza del dramma classico. Per affinare ulteriormente la qualità della recitazione e dell’espressione dei nostri ragazzi, quest’anno abbiamo attivato anche un “Corso di dizione ed impostazione vocale”, a cui prenderanno parte alcuni allievi selezionati del nostro laboratorio, che sarà tenuto da un’attrice professionista che collabora con l’INDA. Inoltre, prenderemo parte ad una Rassegna teatrale della Città di Palermo che sarà organizzata dallo Stabile “Teatro Biondo”. L’ingrediente segreto di ogni nostra messa in scena è essenzialmente uno: il lavoro di squadra. La collaborazione, seria e impegnata, delle diverse figure (regista, profes-
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sori, mamme, ex-allievi ed allievi) è fondamentale per la buona riuscita di ogni spettacolo e crea legami che vanno ben oltre l’allestimento teatrale. Fra i prossimi progetti c’è anche l’allestimento di uno spettacolo con i docenti, come quello realizzato qualche anno fa (“Dieci piccoli Indiani” di Agatha Christie), nel quale hanno recitato, oltre a diversi docenti dell’Istituto, alcuni ex-allievi e cooperatori e persino il nostro preside! Infine, dato il grande apprezzamento che riserviamo al linguaggio teatrale, crediamo che i nostri allievi debbano confrontarsi anche con delle esperienze di Teatro realizzato da professionisti. Per questa ragione, con diverse classi delle Superiori abbiamo attivato un abbonamento mattutino presso il “Teatro Libero” di Palermo, nell’ambito del quale vedremo tre spettacoli inerenti i percorsi didattici svolti dai ragazzi, come “Riccardo III” di Shakespeare e “Manhattan Medea” da Euripide. Anche il “Teatro Biondo”, con la sua Stagione di Prosa, svolge un ruolo essenziale, dal momento che diversi allievi delle Superiori, insieme ai loro docenti, da parecchi anni hanno un abbonamento pomeridiano agli spettacoli in cartellone. Con la Scuola media, invece, partecipiamo, ormai da due anni, al progetto “La scuola va al Massimo”, nell’ambito del quale portiamo gli allievi al Teatro Massimo dove assistono a degli allestimenti speciali delle opere liriche in cartellone, partecipando ad esse in maniere interattiva e con delle attività specifiche. Concludendo, si può dunque osservare come, accogliendo l’eredità del messaggio di Don Bosco, abbiamo messo il teatro, con la sua magia e le sue straordinarie risorse, al centro di tanti dei nostri percorsi didattici. Il nostro sogno, adesso, visto anche l’alto numero di ex-allievi che tornano per recitare con noi, è quello di creare una compagnia teatrale stabile del “Don Bosco Ranchibile”. Speriamo che il nostro desiderio assuma quanto prima una consistenza reale! My ri a m Le o n e Docente presso il “Don Bosco Ranchibile” Insieme
I ragazzi del Grest colorano d’entusiasmo le strade di Ibla
Un “fiume” in piena che invade la città e “colora” il quartiere barocco del comune capoluogo. Ieri pomeriggio, ha infatti aperto i battenti con l’inaugurazione ufficiale, il Grest dell’istituto salesiano di corso Italia. Sede scelta per la festa di quest’anno, i giardini di Ibla che gli oltre 200 partecipanti hanno raggiunto a piedi, accompagnati dai loro animatori per le vie del centro storico, subito dopo la santa messa, celebrata in parrocchia. Una festa “multicolore” che ha illuminato la calda giornata iblea, con giochi, inni delle squadre, danze e momenti di animazione, e che ha contagiato anche coloro che hanno assistito da spettatori al coinvolgente spettacolo del Grest in movimento (e tra loro anche l’assessore provinciale Piero Mandarà). «Una discesa festosa, divertente sia per i ragazzi sia, immagino, per la gente che ha osservato incuriosita un allegro e inatteso fracasso – ha spiegato il direttore delle case salesiane di Ragusa e Modica, Don Gianni Lo Grande –. La scelta di Ibla per l’inaugurazione è il simbolo di una gioventù oratoriana che vuole aprirsi alla città, e ai suoi luoghi storici. Spesso si dice che le giovani generazioni non hanno memoria, e invece il nostro obiettivo è quello di trasmettere ai
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ragazzi un saldo ancoraggio alle proprie radici culturali». Insomma, una giornata di divertimento, svago e formazione nel segno di Don Bosco e dello slogan di quest’anno («Si può fare»), con la collaborazione preziosa del giovane salesiano di Messina, don Enzo Timpano, che sta seguendo il Grest ibleo, insieme con i1 responsabile dell’oratorio, don Filippo Pagano Dritto. «Il grest è gioia, animazione e crescita ha dichiarato don Filippo - e gli animatori, come al solito, stanno svolgendo un ottimo servizio, seguendo da vicino i ragazzi in quest’avventura estiva, nello stile e negli insegnamenti che caratterizzano lo spirito salesiano». Ora l’attesa si sposta all’appuntamento di metà luglio, con tutti i gruppi estivi della diocesi, che si raduneranno a Scoglitti, per dare vita a un’altra giornata di festa. Davide Allocca Da: Gazzetta del Sud, Ragusa 4 luglio 2010.
Lunedì 28 giugno si è alzato il “sipario” della tradizionale avventura salesiana del Grest ovvero dei gruppi estivi. Infatti più di 200 ragazzi dai 7 ai 14 anni si sono ritrovati presso l’oratorio per trascorrere quasi un mese di estate all’insegna dell’allegria, del divertimento, dell’amicizia, senza trascurare la formazione. Con lo slogan della manifestazione “Si può fare”, i “grestini” sono stati divisi in quattro squadre ognuna contraddistinta dal colore dell’immancabile maglietta colorata. Un cammino a parte è riservato per quelli più grandi
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Ragusa
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che partecipano a ”R..estate Ragazzi”. Uno dei momenti “clou” della manifestazione è stato sabato pomeriggio 3 luglio in occasione dell’inaugurazione ufficiale presso i Giardini Iblei. L’invasione multicolorata in questo “polmone verde” della città è stata preceduta da una festante sfilata che è partita dal’oratorio alle 17.00 dopo la S. Messa presieduta dal Direttore dei Salesiani Don Gianni Lo Grande. L’allegro “serpentone”accompagnato dagli infaticabili animatori con in testa il responsabile Don Filippo Pagano Dritto, collaborato dal giovane salesiano Don Enzo Timpano ha raggiunto il sito prefissato attraversando i posti più caratteristici del centro storico: p.zza San Giovanni. le scale di c.so Mazzini, p.zza della Repubblica, p.zza Duomo. P.zza Pola. Un ricco momento di festa e di allegria con le urla di gioia, i canti e l’assordante rumore di coperchi fischietti e anche delle mitiche vuvuzela con le quali i grestini hanno ravvivato questa parte della Ragusa antica, un po’ sonnecchiante in un caldo sabato di estate. Praticamente in quest’occasione l’oratorio è “uscito” dalla sede naturale di corso Italia per portare, sotto il segno di Don Bosco, lo
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spirito salesiano in un’altra parte della città, con momenti di spensieratezza ed aggregazione conditi da tanto entusiasmo. Dopo l’invasione colorata nella villa di Ibla, della carovana del grest, si sono susseguiti giochi, scenette, inni da parte dei ragazzi. Inoltre non è mancato il saluto istituzionale dell’assessore ai servizi sociali della Provincia Regionale di Ragusa Mandarà il quale è stato omaggiato della mitica maglietta fucsia dell’animatore. Il momento di festa è stato concluso con la presenza dei genitori dei ragazzi e alla fine…con un bel gelato ristoratore per tutti i partecipanti! Il Grest proseguirà ancora per altre tre intense settimane secondo lo stile salesiano voluto da Don Bosco. Oltre alla gite fuori porta (acquapark, mare), ogni pomeriggio dal lunedì al sabato nel cortile e nel teatro dell’oratorio sono previsti momenti di gioco, di amicizia, di creatività, di formazione e preghiera. Momento importante di forte valenza aggregativa sarà giorno 15 luglio a Scoglitti in occasione dell’incontro con S.E. Mons. Paolo Urso di tutti i ragazzi partecipanti ai grest della Diocesi. Insieme
Nella serata di lunedì 26 luglio è calato il sipario per il Grest 2010 dell’Oratorio Salesiano. E’ andata in archivio anche questa edizione portandosi con sé tanto entusiasmo ed allegria che hanno caratterizzato quattro settimane di circa 200 ragazzi. Quest’anno lo slogan scelto è stato “Si può fare”, dove il ragazzo, secondo lo stile salesiano ed il sistema educativo – preventivo di Don Bosco, tramite il gioco, la fantasia e il divertimento, è stato aiutato a riflettere su argomenti importanti per la costruzione di un mondo migliore e una sana crescita interiore. Da evidenziare che quest’anno il grest si è dedicato pure alla solidarietà. Infatti un’animatrice, Marcella Schininà, interpretando in pieno il titolo del grest, è partita, in qualità di missionaria laica, per il Madagascar, una terra dove la presenza salesiana è stata sempre presente. Di conseguenza all’oratorio è scattata la molla della sensibilità per sostenere Marcella sia con le preghiere e sia con aiuti concreti tipo sorteggio e iniziative varie pro Madagascar. Durante il Grest, come di consueto, anche quest’anno non sono mancati i momenti di aggregazione fuori dall’oratorio. Infat-
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ti la carovana multi colorata dei grestini si è recata ai Giardini Iblei, al mare, due volte all’acquapark, a Scoglitti per il grest diocesano, al campo di atletica leggera di Petrulli per le cosidette “grestiadi”. Un forte momento aggregativo è stato in occasione dell’ospitaltà data al grest di S. Gregorio (CT) per il gemellaggio con il grest di Ragusa. Il tutto è stato possibile grazie al prezioso impegno del responsabile dell’oratorio Don Filippo Pagano Dritto, coadiuvato dal giovane don Enzo Timpano e dal direttore della Casa Don Gianni Lo Grande. Inoltre a collaborare con i salesiani, in questo mese frenetico di attività varie, sono stati coinvolti circa 50 giovani e volenterosi animatori, con una decina di genitori-animatori, tutti da ammirare per la passione e la donazione gratuita del loro tempo libero, a favore dei ragazzi. La chiusura della kermesse ha visto il grande epilogo in una frizzante, splendida e movimentata serata finale, dove gli organizzatori non hanno lasciato nulla di intentato, e che ha lasciato visibilmente soddisfatti i grestini e i loro genitori intervenuti per assistere allo spettacolo preparato. Infatti dopo la S. Messa presieduta da Don Filippo, sul palco allestito nel cortile dell’oratorio, si sono esibiti i ragazzi del grest, accompagnati dagli infaticabili animatori, cimentandosi in balli, recite, canti, e musiche. Alla fine grande chiusura con i giochi pirotecnici, premi per tutti i grestini e proclamazione delle squadre vincenti (arrivati ex aequo): i red pixel (maglietta rossa) e i green hertz (maglietta verde). Ma il vero vincitore è stato tutto il Grest 2010 con tutti i suoi già citati protagonisti, i quali hanno messo su una serata oratoriana, ancora una volta all’insegna del sano e spensierato divertimento, per mezzo del quale si è messo la parola fine a questa affascinante avventura regalando a tanti ragazzini della nostra città un mese di spensieratezza. Le varie attività oratoriane, per i giovani, riprenderanno, come al solito, nel prossimo mese di settembre all’apertura dell’anno sociale e proprio il primo appuntamento sarà giorno 13 settembre con il “Grest – replay”.
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DALLE CASE SALESIANE
S erata finale p er il Grest dell’Or at orio s ales ia no
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San Cataldo
Fiera cittadina a San Cataldo
Dal 9 all’11 ottobre, in occasione della fiera cittadina, il paese di San Cataldo è stato immerso in un clima di festa “paesana”: tanta gente si è riversata nella strada principale del paese dove vi erano collocati tanti stand di diversa natura (mostre mercato, esposizioni, sagre, ecc…) ricchi di suoni, colori e anche di buoni odori! Anche il nostro Oratorio ha usufruito di uno spazio di suolo pubblico; un sensazionale stand, adeguatamente allestito, ha raccontato la vita pastorale delle varie realtà e associazioni presenti in Oratorio attraverso momenti ricreativi e di animazione gestiti dai ragazzi e dai giovani. Per l’occasione sono stati presentati: i gruppi giovanili, il laboratorio “Mamma Margherita”, gli ex-allievi, il CGS (cinema, teatro, corale), gli scout, la PGS Vigor, il gruppo VIS e di animazione missionaria. Il coinvolgimento entusiasmante dei giovani ha attratto numerose persone che hanno potuto rivivere attraverso le foto e alcuni
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spezzoni di video la vita pastorale dell’Oratorio e l’esperienza vissuta da alcuni giovani volontari (tra cui due sancataldesi) in Madagascar. Lo stand ha permesso anche la sensibilizzazione del sostegno a distanza e la raccolta di fondi pro Madagascar. Questo evento cittadino ha creato una bella sinergia tra i ragazzi e i giovani impegnati nella sensibilizzazione con il carisma di DON BOSCO!
é Lo striscione posto in alto allo stand. ê Foto di gruppo.
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Il Grest 2010: “Si può fare”
Il Grest 2010 dell’Oratorio Salesiano “Sacro Cuore” di San Gregorio di Catania ha avuto inizio il 25 giugno scorso e si concluderà il 31 luglio. Si tratta di più di un mese di attività, laboratori, giochi, canti, balli e tanta allegria salesiana per i 200 iscritti di quest’anno. I ragazzi sono divisi in 4 squadre (Hittiti, Babilonesi, Sumeri, Assiri) e si stanno “contendendo” la vittoria finale, accompagnati da Ramon, il protagonista del tema formativo scelto quest’anno: “SI PUÒ FARE”, che deve salvare il mondo proprio con l’aiuto dei grestini! Al mattino i ragazzi sono impegnati nei laboratori proposti (Laboratorio Artistico, Cucina, Tearo, Danza, Calcio, Basket, Pallavolo, Art Attack, Giornalino) e nel momento formativo; al pomeriggio Grandi Giochi e Tornei.
Non mancano certo le soprese: il 30 giugno “Sfilata della Pace” per le vie della città e solenne innaugurazione del Grest con inno d’italia, issabandiera e foto di squadra; bagno al mare della playa di Catania; tre gite lunghe di una giornata intera, gemellaggi con altri grest, santa messa settimanale,
olimpiadi, giochi a stand, seratine, giochi d’acqua e giochi senza frontiere. Il Grest si concluderà il 30 luglio con la serata finale e la premiazione della prima squadra classificata e il 31 luglio con la Santa Messa conclusiva e la premiazione individuale. Il tutto è coordinato da Don Arnaldo Riggi, Don Francesco Bontà, Don Lillo Augusta e dai 40 animatori salesiani dell’oratorio. Insieme
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San Gregorio
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Formazione Professionale
Il profilo dell’educatore secondo Rosmini
5^ Giornata degli Operatori della Formazione Professionale Venerdì 24 settembre 2010, presso il Seminario Arcivescovile di Catania, si è svolta la 5^ giornata degli Operatori della Formazione Professionale. Tenendo conto che gli orientamenti della CEI per il prossimo decennio riguardano “la sfida educativa” e, inoltre, avendo presente che il recente documento “Per un paese solidale. Chiesa Italiana e Mezzogiorno” affronta la questione dell’emergenza educativa, la relazione di base si è tenuta su questa problematica considerando in particolare la missione dell’educatore secondo Rosmini: “Il profilo dell’educatore secondo Rosmini”. Il relatore Don Piero Sapienza, autore del libro “Eclissi dell’Educazione? La sfida educativa nel pensiero di Rosmini” (Libreria Editrice Vaticana, 2008) ha tracciato il profilo dell’Educatore sottolineando in particolare che per Rosmini è assolutamente prioritaria la scelta diligente degli educatori, perché “il più efficace di tutti i mezzi d’istruzione è quello di avere dei grandi Maestri” e
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che le doti principali di é Don P. Sapienza. un educatore sono la coeí Prof. P. Quinci e Mons. S. Gristina. renza, la dolcezza e l’arte della correzione. Don Piero ha voluto sottolineare come le riflessioni rosminiane sembrano in sintonia con quelle di un altro grande educatore contemporaneo e amico, Don Bosco. Don Bosco aveva fondato il suo sistema preventivo sulla “ragione”. La “religione” e l’“amorevolezza”, che esclude ogni castigo violenta e cerca di tenere lontano anche gli stessi leggeri castighi (G. Bosco, Scritti sul sistema pre, a cura di P. Braido, La Scuola, Brescia 1965, 294). Don Bosco raccomandava ai suoi collaboratori di non usare mai la “repressione o punizione senza raInsieme
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é Gli Operatori della FP. è Mons. S. Gristina e Don P. Sapienza.
gione e senza giustizia, e solo alla maniera di chi si adatta per forza e per compiere un dovere”. E osservava, con molto realismo, “è sempre più facile irritarsi che pazientare, minacciare un fanciullo che persuaderlo (…)”. Quando l’educatore è costretto a ricorrere ai castighi, lo fa unicamente per il bene dell’allievo, tenendo lontana l’ira e facendo capire il suo forte dispiacere per l’uso della repressione. Se pensiamo, ha concluso don Piero, al permissivismo che oggi diluisce il concetto di educazione, fin quasi a vanificarlo, le osservazioni di Rosmini ci sembrano importanti per riguadagnare il vero senso della relazione educativa. Se l’educatore è ben formato e coniuga dolcezza, amore, fermezza e ragionevolezza, allora anche il castigo, ben dosato e usato nel giusto modo, spiegando le motivazioni all’allievo, potrebbe diventare strumento efficace finalizzato alla maturazione della persona. L’educatore sa che la rigidezza spesso manda in frantumi, definitivamente, un rapInsieme
porto educativo, mentre la capacità di sapersi spiegare e di cercare di adattarsi, temporaneamente, può porre le premesse per continuare un proficuo dialogo formativo. L’incontro è stato presieduto e concluso da S.E. Mons. Salvatore Gristina, Arcivescovo di Catania. L’esperienza di collaborazione tra l’Ufficio Diocesano di Pastorale Sociale e del Lavoro e gli Enti di Formazione Professionale si va sempre più consolidando, si registra una sempre più attiva e numerosa partecipazione dei formatori e una costante ed elevata qualità del momento di incontro e di formazione degli Operatori in ambito territoriale ed ecclesiale.
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Diocesi di Noto
Convegno Internazionale di Bioetica
Nei giorni 10 e 11 settembre scorsi si è tenuto a Noto, nel suggestivo ambiente della cittadina barocca, il primo convegno internazionale di bioetica organizzato dalla Diocesi di Noto con la regia del Vescovo Mons. Staglianò e l’organizzazione infaticabile e puntuale curata dal responsabile del Convegno dott. Pino Malandrino direttore del settimanale netino “Vita Diocesana”. Notevole lo sforzo organizzativo che ha visto convergere su Noto esperti di livello mondiale sul tema della bioetica e della vita come si può evincere dalla, locandina dell’evento. Notevole anche l’investimento culturale che la Diocesi di Noto ha dedicato a questo convegno che realizza la scelta culturale della Chiesa Italiana in questo ambito del sapere scientifico che ha tanta importanza nella vita quotidiana della gente. La partecipazione è stata molto significativa in quanto la tematica del convegno e la presenza di relatori di ampio spessore culturale e scientifico permetteva non la presenza di un vasto pubblico ma di “addetti ai lavori” di ambiti vari sia pastorale sia medico sia socio-sanitario sia educativo e della scuola in genere. Non è questo il luogo ove realizzare una sintesi dei contenuti per la quale rimandiamo agli atti del convegno, ma senz’altro si può e si deve notare la complessità del problema, la impossibilità di ricorrere a luoghi comuni o a slogan per intervenire su assetti delicatissimi della persona e della società, la ulteriore necessità di approfondimenti scientifici e di una ancora lunga strada di approccio a tutti gli aspetti. La bioetica non si può affrontare con approcci dogmatici o semplificazioni mediatiche. Le sue conseguenze sono tali che richiedono una attenta analisi etica e una normativa tali da salvaguardare l’unicità della persona, il rispetto della vita nascente, il rifiuto di manipolazioni e/o alterazioni dell’essere umano e delle sue prerogative di persona. Su questi tempi è profondo il divario tra le varie anime del
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mondo scientifico che comunque sta producendo uno sforzo teso a generare risposte positive anche in termini di terapie innovative per mali fino ad ora ritenuti inguaribili. La bioetica quindi può e deve essere posta al servizio della vita, di ogni vita, ma nell’alveo naturale che il Creatore ha indicato come essenziale per la salvaguardia della persona. Un plauso alla Diocesi di Noto e agli organizzatori per aver portato nella nostra terra questa possibilità di approfondimento culturale, scientifico, esistenziale di un tema di grande attualità contemporanea. D ome nic o P a te rnò
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La maturità come risorsa Bioetica dell’anzianità
Alcuni passi della relazione di don Gianni Russo al Convegno di Noto I n ve cc h i am e n t o d e l l e po p o l a z i o n i La riduzione della mortalità, e in tempi recenti, la riduzione della natalità, sono i due fattori che hanno portato, nella maggior parte dei paesi del mondo occidentale, al processo di crescente invecchiamento delle popolazioni. In queste, sono diminuite numericamente le classi d’età relativamente più giovani (invecchiamento della base) e sono invece aumentate le classi di età relativamente più avanzate (M. Petrini). L’invecchiamento della popolazione si svilupperà pienamente nel giro di sole due o tre generazioni, cioè in tempi brevissimi tanto dal punto di vista demografico quanto da quello sociale e culturale. La velocità dell’invecchiamento costituisce quindi la prima grande difficoltà che si trovano a fronteggiare le società. La seconda è da ricercarsi nella intensità del fenomeno, poiché in alcune popolazioni la percentuale di ultrasessantenni potrebbe superare il 40-45 per cento del totale e quella degli ultraottantenni il 10-11 per cento. L’anziano oggi Non esiste una definizione di anzianità. Il concetto di anzianità è un concetto esteso e molto difficile da circoscrivere. Parlare di anziani, oltre che parlare di tante singole persone, con un loro vissuto individuale, significa parlare anche di almeno tre diverse geInsieme
é Don G. Russo.
nerazioni con esigenze peraltro profondamente diverse. Si parla infatti di “giovani anziani” da 65 a 74 anni, di “anziani” oltre i 75 anni, di “molto anziani” oltre gli 85 anni. Oggi ci si rende maggiormente conto del fatto che la senescenza è un processo molto graduale che non si limita a determinati periodi della vita, ma è lo sfondo della vita, così da poter affermare che la vecchiaia è dove si presenta un nuovo modo di vedere la vita, il tempo e in particolare la finitudine. Valore e risorsa dell’anzianità La presenza di tanti anziani nel mondo contemporaneo è non solo una risorsa e un valore, ma soprattutto un dono, una ricchezza umana e culturale. Ogni fase della vita è unica, nuova e irripetibile e il soggetto attua la sua esistenza perché sente lo stimolo di questa novità e irripetibilità. Ogni stagione della vita (infanzia, adolescenza, età adulta, maturità e vecchiaia) contiene valori e possibilità, da cui derivano compiti etici propri: scoprire nuovi valori di vita; elaborare una nuova scala di valori che sottolineino l’importanza dell’essere, rispetto all’azione e all’attività; trovare nuove modalità per strut-
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Convegno di Noto
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turare il proprio tempo, nuovi impegni per le proprie energie; adattarsi a nuove modalità di vita e a nuovi ambienti di vita; imparare ad essere soli, quando sopraggiunge la morte del coniuge; imparare a confrontarsi con i nuovi limiti fisici che possono derivare dalla malattia e dal naturale decadimento. Pertanto, il contributo di esperienza che gli anziani possono apportare al processo di umanizzazione della nostra società e della
nostra cultura è quanto mai prezioso e va sollecitato, valorizzando quelli che possono essere definiti i carismi propri della vecchiaia: a) La gratuità. La cultura dominante misura il valore delle nostre azioni secondo i parametri di un efficientismo che ignora la dimensione della gratuità. L’anziano, che vive il tempo della disponibilità, può riportare all’attenzione di una società troppo occupata l’esigenza di abbattere gli argini di una indifferenza che svilisce, scoraggia e arresta il flusso degli impulsi altruistici. b) La memoria. Le generazioni più giovani vanno perdendo il senso della storia e con esso la propria identità. Una società che minimizza il senso della storia elude il compito della formazione dei giovani. Una società che ignora il passato rischia di ripeterne più
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facilmente gli errori. La caduta del senso storico è imputabile anche a un sistema di vita che ha allontanato e isolato gli anziani, ostacolando il dialogo tra le generazioni. c) L’esperienza. Oggi viviamo in un mondo nel quale le risposte della scienza e della tecnica sembrano aver soppiantato l’utilità dell’esperienza di vita accumulata dagli anziani nel corso di tutta l’esistenza. Questa sorta di barriera culturale non deve scoraggiare le persone della terza e quarta età, perché esse hanno molte cose da dire alle giovani generazioni, molte cose da condividere con loro. d) L’interdipendenza. Nessuno può vivere da solo, ma l’individualismo e il protagonismo dilaganti celano questa verità. Gli anziani, con la loro ricerca di compagnia, contestano una società nella quale i più deboli sono spesso abbandonati a se stessi, richiamando l’attenzione sulla natura sociale dell’uomo e sulla necessità di ricucire la rete dei rapporti interpersonali e sociali. e) Una visione più completa della vita. La nostra vita è dominata dalla fretta, dall’agitazione, non raramente dalla nevrosi. È una vita distratta, dimentica degli interrogativi fondamentali sulla vocazione, la dignità, il destino dell’uomo. La terza età è anche l’età della semplicità, della contemplazione. I valori affettivi, morali e religiosi vissuti dagli anziani sono una risorsa indispensabile per l’equilibrio delle società, delle famiglie, delle persone. Essi vanno dal senso di responsabilità, all’amicizia, dalla non-ricerca del potere, alla prudenza di giudizio, alla pazienza, alla saggezza, dall’interiorità al rispetto della creazione, alla edificazione della pace. L’anziano coglie bene la superiorità dell’“essere” sul “fare” e sull’“avere”. Insieme
Breve S intesi sulla Presidenza CIS I del 20-22 settembre 2010 La seduta della Presidenza CISI ha avuto inizio alle ore 11.30 del 20 settembre a Roma-Sacro Cuore con uno scambio personale tra gli ispettori guardando alle attività estive e agli avvicendamenti dei confratelli. Nel pomeriggio don Enrico Peretti ha presentato la situazione dei Salesiani Cooperatori e degli Exallievi. Gli exallievi denunciano numericamente un calo generalizzato che va monitorato con attenzione. Buona è la situazione dei Salesiani Cooperatori. È stato anche presentato il Convegno per Delegati SDB degli Exallievi e Cooperatori del 18-21 novembre 2010 alla Pisana. Il giorno 21 alle ore 9.45 don Gianfranco Venturi ha presentato il documento “Scommettere sull’iniziazione cristiana”, che don Frisoli ha introdotto sottolineando che in Italia, dove animiamo 160 parrocchie e oratori, non abbiamo ancora dato segni significativi di rinnovamento. Si sono individuate tre linee di futuro: – la formazione dei catechisti; – l’avvio di esperienze pilota; – l’approfondimento dell’iniziazione cristiana attraverso la conoscenza dei documenti. Alle ore 15.15 Don Claudio Belfiore ha presentato “Il Modello Organizzativo” per la Parrocchia Salesiana e da parte degli ispettori si è rilevata la necessità di far esaminare il testo da un canonista e poi di farlo passare al vaglio della commissione giuridica della CEI. Si sono affrontati poi argomenti vari. – La costituzione del Gruppo di riflessione e di lavoro per l’organizzazione di 4 corsi per formatori-animatori di comunità-vicari con varie iniziative di cui già alla CISI di luglio. – La definizione del Seminario di studio sui coadiutori a Torino: 3-5 dicembre 2010, con la partecipazione di 10 coadiutori per ispettoria. – La sospensione dell’incontro nazionale del quinquennio in vista della esperienza forte della GMG. Insieme
Il mattino del 22 settembre è stato dedicato alla lettera del RM degli ACG 408 sul tema degli abusi sessuali. Profondi e variegati sono stati gli interventi degli ispettori. Don Frisoli ha concluso sottolineando l’incidenza della qualità della formazione nelle sue varie tappe, il rischio di una deriva del tono generale della testimonianza di una vita religiosa regolare e l’urgenza di una ripresa efficace della realtà e testimonianza della vita di comunità. Do n G ia n ni Ma z za l i
P r em i o “ D o n Fr a nc o C av a l l o ” a D o n C ar l o N a n n i Il Premio nazionale “Don Franco Cavallo” giunge quest’anno alla III Edizione, e non smentisce la tradizione di premiare personalità di grande spessore culturale e spirituale. Così, il 4 settembre, a Gela, Don Carlo Nanni, rettore dell’Università Salesiana, ha ritirato il Premio. L’evento è promosso
dalla Casa Francescana “S. Antonio di Padova” e ha vissuto due momenti importanti: la consegna di una Borsa di Studio, donata dal Kiwanis, al giovane seminarista Lucio Giglio e il conferimento del Premio, già ricevuto gli anni precedenti da Don Fortunato Di Noto, Biagio Conte e Silvia Guidi. Sono inoltre intervenuti: Gianni Virgadaula, rettore della Casa Francescana di Gela e consigliere nazionale dell’Unione stampa cattolica e la psicologa Nuccia Morselli. Ha condotto la serata Fabiola Polara.
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Do n E n ri c o da l C o v o l o e l ev a t o a l l a di g ni t à E p i sc o pa l e Sabato 9 ottobre, presso l’altare papale della basilica di San Pietro, il salesiano mons. Enrico dal Covolo è stato ordinato vescovo. Il Principale consacratore e presidente della celebrazione è stato il salesiano card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano. Nominato vescovo il 15 settembre scorso, a pochi mesi dalla nomina a Rettore della Pontificia Università Lateranense, don dal Covolo è stato ordinato nel pomeriggio di sabato, 9 ottobre, vescovo di Eraclea. Insieme al salesiano sono stati ordinati vescovi anche mons. Giorgio Lingua, mons. Joseph William Tobin e mons. Ignacio Carrasco de Paula. Il card. Bertone riferendosi a don dal Covolo ha invocato l’aiuto di Dio per la sua missione accademica: “Il Signore sostenga te, mons. Enrico dal Covolo, é Mons. E. dal Covolo (foto ANS). chiamato a proseguire il tuo apprezzato servizio alla Chiesa quale Rettore della Pontificia Università Lateranense”. Il card. Bertone ha infine espresso anche gli auguri da parte di Sua Santità Benedetto XVI e ha invocato anche la protezione della Madonna sui nuovi pastori.
I l c a r d . B e rt o n e h a c e l e b r a to 5 0 a nn i d i o rd i na z i o ne s a c e rd o t a l e Il card. Tarcisio Bertone ha celebrato i 50 anni di ordinazione sacerdotale visitando nei giorni scorsi i luoghi che lo hanno visto nascere e formarsi come salesiano. Bollengo, Ivrea, Valdocco sono stati i luoghi della memoria di giovedì 1° luglio. Accolto dalle autorità di Bollengo, il Segretario dello Stato Vaticano, card. Tarcisio Bertone, ha ricevuto la cittadinanza onoraria e poi ha presieduto una Eucarestia nella chiesa parrocchiale di Sant’Eusebio. Il card. Bertone ha consegnato all’Ispettore della Circoscrizione per il Piemonte Valle d’Aosta (ICP), don Stefano Martoglio, la medaglia commemorativa del 50° della sua ordinazione sacerdotale. Don Martoglio ha ricambiato donando al card. Bertone una riproduzione in bronzo della scultura di Gabriele é Don S. Martoglio e il Garbolino esposta nella basilica di Maria Ausiliatrice a Torino per le Card T. Bertone (foto ANS). celebrazioni del 150° della Congregazione salesiana.
All’UPS di Roma nasce l’Istituto di Pedagogia Vocazionale (IPV) Nella Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Pontificia Salesiana di Roma, nasce l’Istituto di Pedagogia Vocazionale (IPV). L’Istituto, è composto da tre docenti, un sacerdote diocesano del Burundi, don Methode Gahungu, e due salesiani sacerdoti, don Giuseppe Roggia, italiano e don Mario Oscar Llanos, argentino. Per questo anno, l’IPV si concentra nei suoi obiettivi sull’organizzazione e elaborazione del “sogno” dell’Istituto. Non sono meno importanti gli aspetti inerenti all’avvio dell’amministrazione, della ricerca dell’attrezzatura necessaria, dello studio delle tematiche proprie e di alcune iniziative di ricerca e di servizio verso il territorio e la Chiesa.
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All’inizio della 3a giornata dell’Assemblea Mondiale degli Exallievi, tenutasi il 2 ottobre, il Rettor Maggiore Don Pascual Chávez Villanueva ha nominato il Sig. Francesco Muceo Presidente della Confederazione Mondiale degli Exallievi. Erano presenti il Vicario Don Adriano Bregolin e il Delegato Mondiale degli Exallievi Don Pastor Ramírez. Il Rettor Maggiore nel suo discorso ha parlato del Centenario dell’Associazione nel 2011 e dei modelli di Exallievi. Ha insistito sulla integrazione, sulla formazione, sulla identità e unità salesiana. In seguito il Sig. Francesco Muceo ha preso la parola ringraziando l’Assemblea e il Rettor Maggiore per la fiducia accordatagli. é Sig. F. Muceo (foto ANS). La Presidenza è composta da: Antoine Musenga (Repubblica democratica del Congo), Victor Vaz (India), Rajsch Gupta (India), Claudia Fell (Brasile), Domenica Sapienza (Italia), Angel Gudiña (Spagna), Isaac Tunez (Spagna), Jaime Fuster (Cile), Julio Castellanos (Guatemala).
In memoria di Don Adolfo L’Arco Si è tenuto a Caserta il 25 settembre presso il Teatro Don Bosco, l’incontro organizzato dai Salesiani, unitamente a tutti gli Amici dell’Opera di Caserta, in memoria di Don Adolfo L’Arco, a due mesi dalla sua scomparsa. La commemorazione ufficiale è tenuta dall’on. Prof. Gerardo Bianco, ex ministro dell’istruzione, al quale fanno seguito le testimonianze di personalità, amici ed exallievi del teologo salesiano che per anni ha insegnato filosofia nell’istituto casertano. Al termine dell’incontro commemorativo fa seguito la celebrazione dell’Eucaristia nell’adiacente Santuario del Cuore Immacolato di Maria. é Don A. L’Arco. A contorno delle celebrazioni è allestita un’esposizione della ricca produzione letteraria del padre salesiano, che conta oltre sessanta testi che spaziano dall’agiografia, alla filosofia e teologia.
Torino: XX Giornata Mariana Domenica 3 ottobre, in un clima di comunione e di gioia, l’Associazione di Maria Ausiliatrice (ADMA), con la partecipazione di quasi 400 persone, ha vissuto la XX Giornata Mariana. Dopo l’accoglienza e la celebrazione delle lodi, Don Livio Demarie, Direttore della Rivista “Maria Ausiliatrice”, ha svolto un suggestivo intervento su “Maria modello di evangelizzazione”. Il presidente dell’Associazione, Tullio Lucca, ha poi presentato il cammino dell’ADMA per il 2011, sottolineando la preparazione al VI Congresso di Maria Ausiliatrice che si terrà a Czestockowa, Polonia, dal 3 al 6 agosto del 2011. Insieme
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Sc e l t o i l N uo vo Pr e s i de n t e M o n di a le d e g li E x a lli e vi
DA RICORDARE
Da ricordare
Omelia per la messa di funerale del Sig. Carmelo Guglielmino Pedara, 16.08.2010
Proprio sul far della sera della vigilia dell’Assunta, il nostro confratello Guglielmino Carmelo ci ha lasciati per raggiungere la patria definitiva nel cielo. Da un anno circa si trovava nella comunità di Pedara, dove era stato accolto con affetto e circondato di cure e di attenzioni. Il suo trasferimento dalla comunità di Gesù Adolescente a Palermo si era reso necessario sia a seguito di una caduta, sia perché le sue condizioni generali richiedevano una assistenza assidua e continuativa. Si era ripreso dall’operazione e riusciva a camminare, pur con qualche difficoltà, ma il male che da tempo lo tormentava ha continuato a fare il suo corso. Si percepiva che le forze diminuivano e ci si rammaricava di non poter comunicare efficacemente con lui per rendersi conto del suo effettivo stato di salute. Negli ultimi tempi le sue condizioni generali sono andate man mano aggravandosi, fino agli ultimi giorni in cui il medico ha diagnosticato una emorragia interna, come causa ultima del suo decesso. “I giusti vivono in eterno, la loro ricompensa è presso il Signore e il Signore si prende cura di loro”. Ci confortano queste espressioni tratte dal Libro della Sapienza proiettando la vita dell’uomo nella dimensione della vita eterna, di una vita che non si esaurisce con l’esperienza terrena. Solo il Signore sa dare il giusto valore alla nostra esperienza terrena, accogliendoci nella sua casa definitiva e ricompensandoci della nostra fedeltà e perseveranza. Questa parole ispirate ben si addicono alla lunga esperienza di vita del nostro fratello Carmelo che si è donato interamente al Signore, prodigandosi con generosità per la formazione professionale dei gio-
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vani più poveri e bisognosi. Una esperienza di vita semplice, lineare, concentrata nelle case di Barriera a Catania e Santa Chiara prima e Gesù Adolescente dopo a Palermo. “A Palermo (ha trascorso) gran parte della sua vita salesiana; mettendo insieme il periodo del Santa Chiara e quello del Gesù Adolescente non si esagera se si arriva al mezzo secolo di presenza nella realtà salesiana di questa città”, così si esprime all’inizio della sua testimonianza don Domenico Paternò, suo ultimo direttore al Gesù Adolescente. L’esperienza salesiana del Sig. Guglielmino era iniziata con la sua entrata nell’allora Ospizio del Sacro Cuore a Catania Barriera, il 1 dicembre del 1939, aveva frequentato con profitto il corso di avviamento e la scuola tecnica, dimostrando lodevole condotta e buona volontà e conseguendo il Diploma di legatore. In quella grande comunità e in mezzo a tanti giovani maturò la sua vocazione salesiana come coadiutore. Il Signor Carmelo, per chi lo ha conosciuto incarnava in modo proprio l’identità caratteristica del salesiano coadiutore. Per metterla in evidenza mi affido ad alcune espressioni inviatemi da don Domenico Paternò: “Infaticabile, laborioso sempre, attento e regolare nelle sue attività il sig. Carmelo si è fatto ovunque benvolere. Al primo incontro poteva sembrare burbero per la sua serietà, ma bastava conoscerlo un po’ per gustare le sue battute date sempre al momento giusto e con simpatica ironia, un humor quasi di tipo inglese condito da quella inflessione catanese che non lo ha mai abbandonato”. Le tappe della sua vita ricalcano il modello del percorso formativo del salesiano coadiutore: i superiori di allora lo ammettono al noviziato nell’agosto del 1942. Novizio per un anno, emette la sua prima professione il 9 settembre del 1943 a Modica e si consacra definitivamente al Signore il 14 luglio del 1949 al San Luigi di Messina. Subito dopo la prima professione viene destinato a Barriera con l’incarico di Capo Reparto della Legatoria e più tardi di Vice Maestro della Scuola di Banda, fino al settembre del 1950. VieInsieme
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no allo scorso anno, già ormai con la mente oscurata dalla demenza senile, il percorso che faceva tante volte al giorno era dalla sua stanza alla cappella dove si fermava a lungo in silenzio davanti al tabernacolo. Mi impressionava la sua compostezza davanti al Santissimo. Penso che lì fosse cosciente di essere davanti al Signore cui aveva donato con fedeltà e costanza la sua vita. Fin che ha potuto si è reso sempre presente alla preghiera comunitaria anche se non riusciva più a usare il breviario che aveva sempre pregato con diligenza. Grande e semplice la tempo stesso la sua dignità: sempre curato e pulito, vestito sempre in modo dignitoso senza alcuno sfarzo ma tale da esprimere rispetto per se e per gli altri. Fino a quando ha potuto accudire la sua persona non ha mai mancato di mettere la cravatta segno distintivo del coadiutore salesiano di un tempo. Capace di essere allegro e schivo al tempo stesso sempre molto discreto, salesiano attento ad uno stile di testimonianza quotidiana e piena di serenità. Mi ha colpito il suo modo di essere presente alla Celebrazione Eucaristica: attento, partecipe, raccolto, spesso disponibile per proclamare le letture cosa che faceva molto bene con ottima scansione delle parole per dare piena possibilità di ascoltare la Parola di Dio. Fedele al Rosario. Gentile con tutti ma rigoroso nell’onestà e nella precisione”. “Mi compiaccio con te, o Padre, che hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e ai saggi e le hai rivelate ai semplici”. L’espressione del Vangelo di Matteo che abbiamo proclamato sigla in modo netto la vicenda umana, spirituale e salesiana del Sig. Guglielmino. Un uomo semplice e retto, un educatore appassionato dei giovani poveri, secondo il cuore di don Bosco, un religioso laico consacrato, fedele a Dio, alla comunità e alla missione giovanile. Vi invito in modo particolare a pregare perchè altri giovani prendano il posto del Sig. Carmelo in quella vocazione così unica e caratteristica del coadiutore salesiano. Mentre esprimo ai familiari, che gli sono stati particolarmente vicini spe-
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ne poi richiesto di trasferirsi nella grande comunità del Colle don Bosco (Piemonte, Asti), fucina di grandi coadiutori e centro di formazione del settore tipografico per seguire un corso di linotipia, che completa conseguendo il diploma. Lo attende nuovamente Barriera, dove svolge l’incarico di linotipista, insegnante di tecnologia ed assistente. Le sue qualità, la sua preparazione tecnica e la sua disponibilità lo additano ai Superiori come candidato per le missioni salesiane. Già dal 1956 attende la chiamata che si concretizza nel suo invio nella ispettoria dell’Argentina e nella tipografia salesiana della città di Rosario. La sua disponibilità si dovette però misurare subito con seri problemi di salute, dovuti principalmente al clima ed anche ad una forma di esaurimento, che convinsero i Superiori a farlo subito rientrare in Sicilia. Le lettere di quel periodo, conservate nella sua cartella, documentano in modo commovente la sua sofferenza e soprattutto il suo attaccamento alla Sicilia che vede come unica arca di salvezza per superare una situazione di grande sofferenza e disagio. Rientra in Sicilia, per un breve tempo a San Gregorio e poi viene inviato a Palermo Santa Chiara dove svolge l’incarico di Vice-Capo tipografo, assistente ed insegnante dal 1958 al 1968. La nuova opera di Gesù Adolescente dove si trasferisce il centro di formazione professionale di Santa Chiara lo vede subito all’opera per avviare il riparto di tipografia di cui è primo responsabile. E dal 1968 fino al 2009, ininterrottamente il sig. Carmelo compirà la sua missione di coadiutore di don Bosco tra generazioni di giovani poveri e bisognosi, avviandoli alla professione di tipografi. Personalmente ho conosciuto il Sig. Guglielmino quando ormai era difficile comunicare e dialogare fraternamente. Mi affido al profilo inviatomi da don Paternò: ”Il teatro, il lavoro assiduo, la partecipazione costante e regolare alla preghiera comunitaria, l’osservanza della regola e lo stile di vita austero e semplice hanno contrassegnato la sua vita salesiana. Non posso dimenticare che fi-
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cialmente in questa ultima fase della sua vita, le più vive condoglianze esprimo il mio grazie personale e quello dell’ispettoria tutta al direttore, ai confratelli e al persona della comunità di Pedara, che hanno accolto amorevolmente il nostro confratello e lo hanno accompagnato al suo definitivo incontro con il Padre. Il Sig. Carmelo ci segue ora dal cielo con quel suo sguardo arguto e semplice, pregando per noi che continuiamo il nostro pellegrinaggio verso l’ultima meta. Don Gianni Mazzali
Don Raimondo Calcagno Messina, 5.10.2010
La figura di Don Raimondo Calcagno ricordata da Don Antonino Rubino alle esequie officiate da S. E. Mons. Calogero La Piana. Carissimi confratelli, quando ieri è stata divulgata la notizia della morte di don Raimondo, un confratello ha delineato in poche parole un profilo sintetico ma molto espressivo della personalità di don Calcagno: “Mi ritorna alla mente quel suo fare gentile e sorridente, accogliente e generoso”. Sono certo che quanti di noi gli sono stati vicini e compagni di viaggio nella vita di ogni giorno potrebbero sottolineare tanti altri aspetti della sua personalità. La grandezza di una persona non si misura dalle grandi cose che compie ma da ciò che si porta dentro e da ciò che esprime nelle relazioni quotidiane della vita. Infatti, nella nostra
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memoria, la personalità di don Raimondo non è legata al suo ruolo di direttore esercitato ininterrottamente per 36 anni in diverse Comunità dell’Ispettoria, ma piuttosto dalla ricchezza del suo animo che si esprimeva in molteplici forme e gesti. Don Raimondo Calcagno è nato il 2 novembre 1928 a Montalbano Elicona (ME) da Angelo e Provvidenza Distefano. Dopo circa quattro anni di studi a Pedara, manifesta la scelta di farsi salesiano attraverso segni espliciti, così come attestano l’allora Ispettore ed il suo Parroco, dicendo “ha dimostrato una decisa volontà di abbracciare la vita salesiana”. Nel 1943 entra in noviziato a Modica, dove anche fa i suoi studi filosofici fino al ‘47. Svolge il tirocinio a MessinaS. Luigi, Palermo-Sampolo e Marsala e nel 1950 a S. Gregorio fa la professione perpetua. Dal 1950 al ‘54 fa gli studi di teologia al S. Tommaso di Messina ed ivi viene ordinato sacerdote il 29 giugno 1954. Nel 1956 consegue la laurea in lettere classiche e l’abilitazione nel ‘62. Dal 1954 al ‘72 lo vediamo come docente, assistente e consigliere nelle Case di Palermo-Sampolo e di Randazzo. Dal 1972 in poi inizia il suo servizio di Direttore delle Comunità di MessinaS. Luigi, Catania-Cifali, Palermo-Sampolo e poi di nuovo Messina-S. Luigi e Catania-Cifali; negli ultimi anni Zafferana Etnea, Catania-Cifali e nuovamente Zafferana. Nel 2008 torna al S. Luigi di Messina fino ad oggi. Fu chiamato anche ad essere Consigliere Ispettoriale dal 1982 al 1991 e dal 1993 al 1994. L’allora Ispettore don Vittorio Costanzo motiva, a più riprese, la sua elezione così: “La sua capacità di dialogo, la maturità di giudizio e l’impegno nell’espletare gli incarichi ricoperti sono gli elementi indicati nella consultazione per la sua elezione a consigliere ispettoriale”. Aldilà del curriculum storico, don Raimondo rimane nella nostra memoria come un amico allegro e gioviale per coloro che lo hanno conosciuto fugacemente e per coloro che sono vissuti accanto a Lui per tratti della propria vita Insieme
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sazione in cui spiccava il suo umorismo sempre riguardoso e mai eccedente”. Ognuno di noi, cari confratelli, si porta dentro un mistero che non tutti coloro che ci stanno accanto sanno percepire; ed è importante che al termine dei nostri giorni qualcuno sappia testimoniare ciò che ha visto e capito. Mi sembra importante anche mettere in evidenza il suo forte attaccamento alla Congregazione in Sicilia, che è stato riconosciuto e dichiarato ripetutamente dai vari Ispettori quando gli affidavano l’incarico di direttore. Egli fu intermediario diplomatico e discreto con diverse autorità per situazioni ispettoriali importanti, suscitando anche in loro amicizia e simpatia. Sono tanti i confratelli che hanno costruito la storia del carisma di don Bosco in Sicilia e che hanno anche sofferto per le vicende di ridimensionamento degli ultimi decenni. Grande è stata la loro sofferenza perché grande è stato il loro amore sacrificato per don Bosco ed i giovani. Uno fra questi è stato don Raimondo ed io l’ho potuto constatare vedendolo anche piangere per situazioni concrete irrisolvibili. Questo è un monito che don Calcagno lascia a tutti noi, perché ognuno di noi non si risparmi e non si tiri indietro nel dare la vita per i giovani di oggi, come don Bosco. Voglio concludere con le parole di Monsignor Saro Vella: “Il suo sorriso, la sua saggezza, le sue delicatezze ed il suo umorismo ci siano di esempio”. Per ultimo non posso non ringraziare i Confratelli della Comunità del S. Luigi per la loro dedizione nell’accompagnare don Raimondo nel suo calvario di sofferenza; ed insieme a loro la sorella Maria e la nipote Raffaella in particolare per la loro presenza e cura affettuosa e quotidiana.
Ricordiamo i familiari defunti di confratelli: il fratello di Don Montagnino; la sorella di Don De Pasquale; il papà di Don Lo Sardo; il fratello di Don Pirrone e il papà di Don Ausini.
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un salesiano ricco di doti umane e di fede. Credo che la testimonianza sincera e sentita di alcuni confratelli, che gli sono stati accanto per tanti anni, descriva molto bene la ricchezza d’animo di don Calcagno. Ecco alcune pennellate. “Posso testimoniare, dice un primo confratello, con sincerità profonda, l’esperienza indelebile che ha lasciato in me la persona di don Raimondo : Uomo di grande umanità che sapeva accettare l’altro così com’era, prendendosi cura dei suoi bisogni senza tirarsi in dietro mai. Per la sua grande capacità di accoglienza, nel prediligere e curare l’amicizia, e per la sua simpatia si faceva voler bene da tutti. Sempre rispettoso dei ruoli degli altri confratelli ma anche puntuale e preciso nel mettere in evidenza ciò che non andava bene. Uomo di fede semplice e quotidiana, Sacerdote e religioso fedele che ha vissuto puntualmente e quotidianamente la sua assiduità nella visita al SS. Sacramento in Cappella durante il giorno e la sera, nella recita del S. Rosario, nella celebrazione della liturgia delle ore e dell’Eucarestia fino agli ultimi giorni durante la sua sofferenza; preoccupato di dimenticare queste sue semplici pratiche di pietà e disposto sempre a ripeterle se altri gliene facessero richiesta”. Ancora un’altro confratello: “Il suo modo di rapportarsi con tutti, ragazzi ed adulti, gente del popolo ed autorità, era signorile per cui risultava piacevole la sua presenza ed amabile la sua conversazione, che sapeva anche essere allegra, per cui nessuno si sentiva a disagio con lui… Ho sempre ammirato il suo senso di paternità con tutti soprattutto con i ragazzi, specie con i suoi allievi: li sapeva capire e compatire e davanti alle loro necessità e alle loro richieste non si tirò mai in dietro. Anche con i confratelli seppe avere profondo senso paterno, fiducia e grande liberalità, riuscendo a creare nella comunità il senso della famiglia, dove tutti si sentono accolti e tenuti in considerazione. Era bello, a tavola, partecipare tutti alla stessa conver-
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Omelia per la messa anniversaria della morte di Don Raimondo Calcagno 8 ottobre 2010
“Avvicìnati alla sapienza con tutta l’anima e con tutta la tua forza resta nelle sue vie. Seguine le orme e cercala, ti si manifesterà; e una volta raggiunta, non lasciarla. Alla fine troverai in lei il riposo,ed essa ti si cambierà in gioia”. Questo brano dal capitolo 6 dal libro di Ben Sirac mi sembra uno spunto significativo per penetrare il senso della esperienza umana e cristiana di don Raimondo e stimola in modo efficace la nostra personale riflessione e meditazione. La morte è ormai una esperienza compiuta per il nostro confratello. Egli vive ora in quel Dio in cui ha creduto e a cui ha offerto generosamente tutta la sua vita. Questa morte, come ogni morte, parla piuttosto a noi che ancora siamo in vita, pellegrini verso una meta. È confortante e stimolante descrivere il nostro cammino terrestre come una appassionata ricerca della sapienza. Ci provoca, mette in discussione il nostro presente, ci invita a non lascarci appesantire, ma a camminare seguendo le orme misteriose che Dio mette sulla nostra strada per vivere oggi e sempre nella gioia, nella libertà interiore. Ho conosciuto don Raimondo ormai al tramonto del suo tragitto di vita e già segnato da quella malattia e da quella sofferenza che in due anni lo hanno portato al commiato definitivo. Soffriva per non essere più efficiente e in salute e quasi si ritraeva da un contatto umano che lo avrebbe esposto e forse, nella sua percezione personale diminuito. Ciò è comprensibile se si scorre la sua esperienza di salesiano. Il periodo di formazione si è svolto durante e dopo il secondo conflitto bellico. Inizia il noviziato a Modica Alta nel 1943 e conclude il suo curriculum formativo con l’ordinazione presbiterale a Messina il 29 giugno 1954. [...] La gran parte dei confratelli gli ha riconosciuto grandi doti nel suo ruolo di direttore. Dominava la sua umanità ricca di esperienza, di cortesia, di tratto
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umano e di quella fine ironia che spesso riesce a districarsi in situazioni difficili, tese e magari imbarazzanti. Don Raimondo era un uomo di dialogo, saggio, capace di stemperare situazioni intricate e riusciva a raggiungere la mente, ma soprattutto il cuore. La sua esperienza è stata anche positivamente messa a servizio dell’ispettoria dove ha svolto, per circa 12 anni, in due tornate, il ruolo di consigliere ispettoriale. Le sue doti sono state soprattutto messe a disposizione della scuola sia come docente e poi soprattutto come dirigente e responsabile. Spigolo da alcune testimonianze: “Don Raimondo è stato ed è un grande salesiano, vero figlio di don Bosco, che ha saputo voler bene e farsi amare, e certamente continuerà a farlo dal cielo”. “Con don Calcagno scompare un grande salesiano”. “Il suo sorriso, le sue delicatezze, il suo umorismo ci siano di esempio”. “Don Calcagno: uno dei grandi salesiani che hanno fatto onore alla Chiesa e a don Bosco. Uomo e religioso di superiore qualità. È stato ed è una benedizione per sempre”. In questi ultimi due anni il declino è stato evidente e il suo appartarsi quasi intimidito molto pronunciato. Soffriva di non poter più essere ciò che per molti era stato. Il Signore lo ha provato nel fuoco e lo ha purificato. Stringendogli la mano negli ultimi giorni ho percepito il suo anelito di affetto e di vicinanza umana, ma anche la sua consegna e il suo abbandono nelle braccia del Dio della sua vita. “Il Signore è mia forza e mio canto. Ho posto in lui la mia fiducia”. Ci immedesimiamo nei sentimenti del salmo 27, proclamato in questa liturgia funebre e riconfermiamo nella fede la certezza che Gesù è la risurrezione e la vita. “Chi vive e crede in me non morirà in eterno”. La lunga e sofferta esperienza di don Raimondo, la sua consegna fiduciosa al Dio della sua vita ci sono di stimolo e di esempio a cercare in Dio la sapienza del vivere e del morire. Affidiamo don Raimondo alla misericordia e all’abbraccio tenero ed amorevole del Padre, in comunione con la Vergine Ausiliatrice e don Bosco. Don Gianni Mazzali Insieme
Cari Confratelli, anche questa pubblicazione siamo riusciti a realizzarla sul filo del rasoio, in quanto abbiamo atteso l’approvazione degli Atti del Capitolo Ispettoriale e del POI da parte del Rettor Maggiore e del suo Consiglio, che ci ha raggiunti negli ultimi giorni di luglio. Con brevi espressioni vi presento questo volume che raccoglie il frutto del lavoro dei singoli confratelli, delle comunità e soprattutto delle tre sessioni del Capitolo Ispettoriale 2009-2010. Il Progetto Organico Ispettoriale rappresenta l’interpretazione che la nostra ispettoria ha dato delle linee di azione del CG26. È la concretizzazione della nostra tabella di marcia per i prossimi sei anni. È uno strumento di lavoro che mi auguro rappresenti un punto di riferimento per le singole comunità e per la comunità ispettoriale. Richiede da parte di tutti, specie chi ha responsabilità istituzionali, una frequentazione assidua e un riferimento costante ai criteri, ai modelli operativi e alle linee di azione. Puntare tutti, pur nella diversità delle singole opere, verso obiettivi comuni e condivisi ci consentirà di imparare a lavorare meglio, a valorizzare l’apporto di tutti e a riconoscere la diversità e complementarietà dei ruoli e delle funzioni. Ci aiuterà, in altre parole, come da anni ci viene richiesto, a lavorare con mentalità progettuale. Ringrazio tutti indistintamente per l’apporto offerto e prego l’Ausiliatrice e don Bosco perché ci guidino e realizzare in pienezza negli anni a venire la nostra missione in mezzo ai giovani. Con affetto fraterno, Don Gianni Mazzali In questo breve scritto viene preso in considerazione quel singolare e paradossale Evento che è l’irruzione di Dio nella storia umana in Gesù Cristo. In certi ambienti culturalmente raffinati circola la convinzione – amplificata ed enfatizzata talora dai mass media – che il cristianesimo non sia più credibile e che ormai faccia parte di un retaggio passato. Il discredito del cristianesimo nasce spesso da una sua espressione storica deformata, come attestano, per certi versi, i cosiddetti maestri del sospetto nella loro critica al cristianesimo. La tesi di questo testo è che al di là del chiaroscuro della storia del cristianesimo, Gesù Cristo così come ci è stato trasmesso dalla testimonianza apostolica contenuta nel Nuovo Testamento rimane anche oggi una figura credibile e affascinante in cui anche l’uomo contemporaneo può ritrovare se stesso. Come asserisce in modo incisivo il Concilio Vaticano Il nella Gaudium et spes al numero 22: “Solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo”.