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Notiziario_settembre_2009

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Sommario

Editoriale I salesiani del mondo ricordano quest’anno il 150° della fondazione della Congregazione Salesiana fondata da Don Bosco. Si tratta di “vasto movimento di persone che, in vari modi, operano per la salvezza della gioventù”. Le tappe più significative: il 31 gennaio scorso, la festa di don Bosco, il 24 giugno, giorno del suo onomastico, il 16 agosto, giorno della sua nascita e il 18 dicembre, giorno del fatto storico avvenuto nella cameretta di Don Bosco, all’Oratorio “San Francesco di Sales” a Valdocco. Diciotto giovani decisero di «erigersi in società o congregazione che, avendo di mira il vicendevole aiuto per la santificazione propria, si proponga di promuovere la gloria di Dio e la salute delle anime, specialmente delle più bisognose di istruzione e di educazione». In questa gioiosa ricorrenza i 130 anni della presenza dei salesiani in Sicilia. Nella primavera del 1879 arrivano a Randazzo dal lontano Piemonte i salesiani Don Durando e Don Cagliero che firmano la convenzione con il comune per creare, in un ex monastero, un centro di studi per la formazione scolastica e religiosa dei giovani randazzesi. “Don Guidazio, direttore, don Rinaldi, don Trione e 4 chierici sui 18 - 19 anni, dopo un avventuroso viaggio interrotto a Fiumefreddo persino da una colata lavica, e da li dopo 5 ore faticose giungono nella cittadina etnea e vengono accolti da un popolo festante con a capo tutte le autorità”. Il Vescovo di Acireale, Mons. Gerlando Maria Genuardi, molto attento all’azione di Don Bosco, volle fortemente la presenza dei salesiani a Randazzo considerandola come “un’oasi nel deserto”. A questa prima realtà salesiana se ne aggiungeranno ben presto molte altre in tutta la Sicilia. Don Bosco non venne mai nella nostra isola ma il suo sogno divenne realtà e la sua operosità è una grande testimonianza della volontà proveniente dall’alto. Il primo direttore fu don Guidazio e grazie alla sua perizia, alla sua prudente condotta riuscì a superare gli ostacoli che immancabilmente gli si ponevano. Profuse entusiasmo, preparazione che portò in auge il nome del primo insediamento in Sicilia. Gli allievi del ginnasio parlavano la lingua latina e il risultato dei loro studi destava meraviglia a quanti erano in grado di giudicare. Da questa prima esperienza il passo è breve per altre presenze salesiane: Catania “S. Filippo Neri”, Catania “S. Fr. di Sales” (1891), Bronte, Marsala, San Gregorio di Catania, Messina “S. Luigi” (1892), Pedara e Terranova di Sicilia, oggi Gela (1897). Si affrontarono le piaghe dell’analfabetismo, delle carenze sociali e religiose con immani sforzi. Molti anni son passati dall’iniziale attività di Don Bosco ed il tempo non ha scalfito l’entusiasmo, il carisma e i principi del suo insegnamento sempre attuale nel cuore della gioventù. •

Messaggio del Rettor Maggiore

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Programmazione

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Lettera dell’Ispettore

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Formazione

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Pastorale Giovanile

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Comunicazione sociale Frammenti di memoria...

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Momenti di famiglia...

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Guardando altrove...

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Da ricordare

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Famiglia Salesiana

Dalle case salesiane... Brevemente

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Direttore Responsabile Felice Bongiorno

Registrazione: Tribunale di Catania N. 15 dell’11-04-2008

Redazione

Giuseppe Falzone Gaetano Urso

Collaboratori

Vittorio Castiglione Antonio Villari

Direzione e redazione

Via Del Bosco, 71 95125 Catania Tel. 095 336369 Fax 095 339720 E-mail: insieme@sdbsicilia.org Sito web: www.sdbsicilia.org

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Scuola Grafica Salesiana Catania-Barriera

In copertina Randazzo - Chiesa di Santa Maria. (Foto: FelAnt)


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Messaggio del Rettor Maggiore “Andiamo oltre!” - Omelia nella festa del compleanno di Don Bosco per i giovani del Confronto Europeo 2009 Colle Don Bosco, 16 agosto 2009 Carissimi giovani, fratelli e sorelle della famiglia salesiana, amici. Da questo Colle nel quale tutto parla di Don Bosco, in questa sua festa di compleanno, incastonata nel Confronto Europeo, da questo tempio messo a nuovo, mi rivolgo ai giovani del Movimento Giovanile Salesiano del mondo. 1. La prima parola che vi dico è: “Rallegratevi nel Signore, sempre” (Fil. 4,4). Quest’invito che ascoltiamo ogni volta che facciamo memoria di Don Bosco risuona oggi più vibrante e convincente. “Il Signore è vicino” (Fil 4,5). Anzi è presente, vivo, in mezzo a noi dal momento dell’Incarnazione del suo Figlio e pieno di vita e di potere di salvare in virtù della sua Risurrezione. Canti di gioia circondarono la nascita di Gesù che segna l’inizio della nostra era. Annuncio di gioia fu la sua Pasqua, vittoria sulla morte e garanzia di liberazione da ogni male. Gioia e letizia riempirono pure la vita di Don Bosco, sin dai suoi primi anni trascorsi qui, tra il lavoro, le cure materne di Mamma Margherita, il desiderio di imparare, la compagnia dei coetanei. La gioia suscita sempre gratitudine e da essa sgorga, perché la vita è dono, avvolta nell’amore dall’inizio alla fine. Ce lo dice la storia: quella grande del mondo, fecondata da santi e saggi, da testimoni coraggiosi e silenziosi operatori di bene; ma anche quella più piccola che è la vostra storia personale. Tutta la storia dell’umanità, comprese le pa-

gine più buie e tragiche, quelle che hanno messo in dubbio l’esistenza di Dio, parla dell’amore permanente di Dio attraverso tante persone che nel suo nome si sono coinvolte in uno sforzo di giustizia, di pace, di umanizzazione, di civiltà e di salvezza. Radunati qui come gioventù salesiana, noi facciamo memoria commossa del 150 anniversario della fondazione della Congregazione e della Famiglia Salesiana: con gioia e gratitudine! E ci apprestiamo a celebrare il bicentenario della nascita del nostro amato fondatore e padre. Qui, nel 1815, un 16 d’agosto come oggi, ha visto la luce Giovanni Bosco. Spingendo oggi lo sguardo verso il mondo, contempliamo la rete di opere sorte nel suo nome e la moltitudine di giovani che in esse trovano casa, amicizia e orientamento per la vita. Ma ripercorrete, vi dicevo, anche soltanto velocemente, la vostra giovane esistenza. Gioia e gratitudine sgorgheranno come da una sorgente interiore: perché avete la vita, perché vi è stato preparato un incontro felice con Gesù, perché avete avuto il dono della fede cristiana, perché potete esprimerla con libertà secondo la vostra vivacità caratteristica nella comunione ecclesiale. Quante volte avrete gioito e ringraziato il Signore per l’amore dei vostri genitori e la disponibilità dei vostri educatori; e quante altre, per esservi ritrovati in tanti a condividere l’amicizia, i progetti, la festa confluita in una celebrazione eucaristica, autentica e coinvolgente!


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Voi siete protagonisti in questa bella storia, grande e personale, alla cui origine c’è Gesù; condividete con tanti altri uomini l’anelito alla libertà, alla dignità umana, alla fraternità, alla pace! Oggi don Bosco, in questi luoghi che lo videro ragazzo, vi incoraggia a scoprire e percorrere le strade che, da queste aspirazioni, portano verso la gioia piena. 2. Questo è per noi un anno giubilare, che ci apre la porta alla preparazione immediata al bicentenario della nascita di Don Bosco. Siamo dunque invitati ad attraversare questa porta: è un segno che contiene un messaggio. Varcando la porta entriamo nel Tempio, lo spazio dove si sente più chiaramente la presenza di Dio. Entriamo anche nell’assemblea della comunità cristiana che celebra insieme le meraviglie compiute da Dio, ne loda la grandezza, ringrazia per la sua misericordia, da Lui prende energia per donarsi a servizio dell’uomo. La porta ha anche un significato più personale, che interessa ciascuno di voi: è il varco attraverso il quale Dio e i fratelli possono entrare nel nostro cuore, nei nostri progetti, nei nostri beni. Può essere aperta la nostra porta, come quella di Maria: che accolse l’invito del Signore e disse “Eccomi, sono la serva del Signore” (Lc 1,38); che si lasciò commuovere dalla necessità della cugina Elisabetta, per la quale “si mise in viaggio e raggiunse in fretta un villaggio” lontano (Lc 1,39); che si mostrò attenta a Cana, mobilitandosi perché la festa continuasse (Gv 2, 3.5); che presso la croce diede la sua disponibilità mater-

na per ricevere da Gesù l’affidamento di tutti noi: “Donna, ecco tuo figlio” (Gv 19, 26). La porta però può anche rimanere chiusa, perché ci si attacca ai beni (cf. Lc 18, 22-23), perché il disordine regna nella propria vita (cf. Lc 12,29), perché la distrazione e il rumore rendono difficile “capire cosa accade attorno a noi (Lc 12,56), perché l’ambizione impedisce di fare spazio a progetti generosi (cf. Lc 14, 7-14). Da questo colle, dove Giovanni Bosco ha fatto il sogno – guida della sua vita, egli vi dice: “Aprite la vostra vita al grande sogno che Dio ha su ciascuno di voi: la santità! È il traguardo a cui vi richiamava il compianto Giovanni Paolo II, quando nel messaggio per la Giornata mondiale della gioventù del 2000 scriveva: Cari giovani….. di ogni continente, non abbiate paura di essere i santi del nuovo millennio! Siate contemplativi ed amanti della preghiera; coerenti con la vostra fede e generosi nel servizio ai fratelli, membra attive della Chiesa ed artefici di pace”. Non prendete una mira più bassa! Abbiate fiducia nella grazia di Dio, nella felicità che la sua proposta vi darà e nello Spirito che dimora in voi. Non siete i primi a lasciarvi attirare dal desiderio della santità: è questa infatti una caratteristica del Movimento a cui appartenete. Esso sin dalle origini è vissuto grazie a quel senso di Dio ed a quella carità senza misura che spirava da don Bosco e da Madre Mazzarello. Dietro di loro i giovani hanno saputo intrecciare stupendamente vitalità giovanile e risposta generosa a Dio. Questo luogo racchiude ancora le immagini di quella giornata luminosa in cui Giovanni Pao-

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lo II proclamò la santità di Laura Vicuña tra i canti e gli applausi dei giovani. 3. Qual è la porta per la quale si entra per esplorare questo meraviglioso spazio della vita secondo il sogno di Dio? “Io sono la porta” (Gv 10,7): è la dichiarazione di Gesù. Attraverso di Lui possiamo entrare senza rischio di illusione né inganno nel mistero di Dio, nell’amore dei fratelli, nella vita vera. È l’esperienza di quanti si sono affidati a Lui, soprattutto dei discepoli più cari ed entusiasti. Due di loro, racconta il Vangelo, affascinati dalla sua personalità, si misero a seguirlo. Gesù si volta verso di loro e domanda: “che cercate?” Ma prima che rispondessero, poiché aveva letto il loro desiderio di fare causa comune con Lui, aggiunge: “venite e vedrete”. Vieni e vedi! È l’invito, rivolto anche a voi, a conoscere profondamente Gesù, a fare amicizia condividendo con Lui il tempo, la vita, il lavoro, la compagnia. È la sfida a coinvolgersi assieme a Lui mantenendo con fedeltà una promessa di amore che diventi fonte di luce e di coraggio. La porta immette su un cammino di amore che spinge sempre oltre, più in alto. “Io sono la vita, la verità e la Vita” (Gv 14, 6). Con la fiducia posta in Dio e interpretando la consegna del nostro padre e maestro Don Bosco, alle soglie di questo nuovo millennio, faccio un appello e do una consegna a voi giovani del Movimento Giovanile Salesiano: andate oltre. Scoprite in profondità, oltre la superficie del quotidiano, nelle sue pieghe e nel suo tessuto, il progetto che Dio Padre ha pensato per voi dall’eternità.

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Andate oltre l’interesse individuale aprendovi all’ascolto dei molti appelli che risuonano intorno a voi: offrite una parola sincera, uno sguardo amichevole, una mano generosa. Andate oltre la vostra nazione e la vostra cultura coltivando i semi di quella fraternità universale che sa riconoscere il valore del diverso, perché nasce dal Padre di tutti gli uomini. Andate oltre la pacifica e talvolta noiosa soddisfazione delle abitudini consumistiche e costruite, senza stancarvi, una solidarietà utile e visibile. Andate oltre la visione individuale, la competenza anche faticosamente conquistata, la ricchezza legittimamente guadagnata e condividete con amore i vostri beni con chi ne ha bisogno. Andate oltre le certezze della ragione e della scienza e intuite il mistero che cova nella realtà, riconoscendo con gioia filiale le tracce di Dio Creatore, l’energia di Cristo Risorto e la presenza dello Spirito che vivifica. Anche nella vostra esperienza religiosa andate oltre gli obblighi, i ritualismi e la ricerca di un’immediata emozione e ancoratevi nella fede della grande comunione ecclesiale: celebrate la Pasqua del Signore della vita e con essa la vittoria del bene sul male.


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Andare oltre non è altro che credere ed assumere la logica evangelica di generosità e creatività che suggeriscono le beatitudini “perché di noi sia il regno dei cieli... perché possiamo possedere la terra, perché siamo chiamati figli di Dio, perché grande sia la vostra ricompensa nei cieli” (Mt 5,10.12). È l’appello che si sente potente in questo luogo natio di don Bosco chiamato appunto il Colle delle Beatitudini giovanili perché evoca la sua grande passione: “Voglio che siate felici nel tempo e nell’eternità”. 4. Andare oltre è anche superare le frontiere geografiche. Il Regno di Dio ha bisogno oggi più che mai di menti aperte e di cuori generosi che sentano ed operino a dimensioni mondiali. In un famoso sogno Don Bosco immagina di essere proprio qui, al Colle, e di vedere il vastissimo campo della sua missione: tutto il mondo! Questo slancio missionario, tratto caratteristico di ogni seguace di don Bosco, giovane o adulto, sarà da noi particolarmente sottolineato, in quest’anno giubilare, il 27 settembre con una “spedizione missionaria straordinaria”. Come il primo gruppo di missionari inviati da don Bosco stesso 134 anni or sono, composto da giovani audaci e generosi, cresciuti nella esperienza oratoriana e dei gruppi giovanili, anche questo partirà dall’Altare di Maria Ausiliatrice verso tutte le direzioni del mondo. Anche voi siete convocati. Alcuni volontari vi rappresenteranno. Ma tutto il M.G.S. deve avere l’anima missionaria. Fatevi ovunque promotori di gioia e lievito di speranza. Sentitevi inviati ad essere segni e portatori dell’amore di

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Dio, dando un’anima alla convivenza umana nei quartieri e città diventando annunciatori della Parola presso gli altri giovani. Così l’amore di Dio incarnato continuerà in voi ed attraverso di voi. Sapete che nell’Incarnazione trova la sua ispirazione fondamentale la spiritualità salesiana. Essa è infatti la modalità prima per essere “segni e portatori dell’amore di Dio”. Da essa viene l’esempio del primo passo verso il fratello, della condivisione del cammino dell’uomo nella storia, dell’incontro immediato e personale con chi ci sta di fronte. È l’Incarnazione che rivela il valore della vita quotidiana, fatta di tanti frammenti che si ricompongono in unità e divengono capaci di svelare la presenza di Dio, così come nel succedersi dei giorni, dalla nascita alla risurrezione, in avvenimenti domestici e straordinari si sprigionò la luce della divinità di Cristo. 5. Il compito è arduo, ma allettante; e non vi mancano indicazioni, energie e compagni di viaggio. Il Confronto Europeo che avete celebrato come Movimento Giovanile Salesiano è una tappa significativa di questo cammino, preparata e seguita da momenti di studio e di ricerca, di preghiera e di festa. Rilanciati in questo anno giubilare, sarete pronti a comunicare la vostra esperienza a tanti altri giovani e a diffondere la spiritualità che don Bosco propone ai giovani. Per questo, come don Bosco, avete Maria quale “madre e maestra”. Non distogliete lo sguardo da Lei; ascoltatela quando dice: “Fate quello che Gesù vi dirà” (Gv 2,5). Pregatela con fiducia filiale perché il Signore susciti tra i giovani anime generose che sappiano dire di sì al suo appello vocazionale. A Lei affido voi e insieme con voi affido tutto il mondo dei giovani, affinché essi, da Lei attratti, animati e guidati, possano conseguire la statura di uomini nuovi per un mondo nuovo: il mondo di Cristo, Maestro e Signore.

Colle Don Bosco, 16 agosto 2009


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Lettera dell’Ispettore Nucleo del CG26 sulle Nuove Frontiere Cari Amici, siamo all’ultimo appuntamento per quanto si riferisce alla presentazione dei nuclei del CG26, alla distanza esatta di un anno da quando ho intrapreso questo dialogo con voi, attraverso le pagine di “Insieme”. Stiamo lavorando assiduamente per realizzare nella programmazione locale e nei progetti delle singole opere i grandi impulsi che il CG26 ci ha dato. Sono particolarmente contento di presentarvi il nucleo sulle Nuove Frontiere perché rappresenta il secondo grande obiettivo della programmazione ispettoriale del 2009-2010. Permettetemi un accenno particolare, certamente non esclusivo alla famiglia. So che ci si sta dando da fare sul tema della famiglia specie nell’ambito della Famiglia Salesiana. La Consulta Ispettoriale ha varato la programmazione per il 2009-2010, puntando tutto sulla famiglia e affidando alle consulte cittadine la sfida di individuare alcune realizzazioni concrete che vedano la famiglia come soggetto e oggetto di formazione e di evangelizzazione. Sono fiducioso che con intelligenza e buona volontà si possa dar vita a realizzazioni concrete nel territorio.

mo e della disponibilità di personale salesiano qualificato. Il Capitolo ha cercato di districarsi, tenuto conto anche del tempo limitato a disposizione. Non è sempre stato facile fondere coraggio profetico e senso della concretezza, emergenza e urgenze. Talvolta ho avuto l’impressione che i nuovi areopaghi, i nuovi cortili dove incontrare i giovani oggi, con una massiva cultura globalizzata, ci ritrovano piccoli, fragili e di fronte a sfide impari alle nostre forze attuali. Questo ultimo nucleo va letto credo in stretto collegamento con il primo. Ripartire da don Bosco ci da la dimensione giusta per osare con temerarietà, consapevoli che il progetto è di Dio. La prima frontiera da intraprendere è proprio il nostro cuore. Misurarlo sul cuore di don Bosco. Sentire ed ammettere la nostra povertà e fragilità,ma anche fidarci delle risorse di Dio. Il Suo cuore è più grande del nostro cuore. Nel Suo cuore possiamo osare, anche quando ci sembra che ci manchi tutto o quasi tutto. LA CHIAMATA DI DIO

NUOVE FRONTIERE Dalla mole degli interventi in aula e di quelli consegnati alla commissione di redazione si comprende che questo ultimo nucleo è stato considerato di particolare importanza, in questo momento storico della nostra congregazione. Non è stato facile nello stesso tempo indicare, con capacità profetica, i nuovi cammini per tutta la congregazione. Si è constata la complessità dei contesti e delle priorità e si è avvertito il peso della situazione attuale, delle opere che gestia-

Don Bosco si è impegnato personalmente in nuovi fronti per il bene dei giovani più bisognosi con temerarietà. Svariate sono i nuovi fronti di impegno oggi: i giovani immigrati, i ragazzi sfruttati dal turismo sessuale e dal lavoro minorile, i tossicodipendenti, i portatori di HIV e i malati di AIDS, i disadattati sociali, i disoccupati, le vittime della violenza, della guerra, dei fanatismi religiosi, i ragazzi soldato, i ragazzi di strada, i disabili fisici e psichici, i giovani a rischio. Vi sono anche giovani che vivono una pover-


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tà spirituale e culturale e che faticano dare un senso alla loro vita. Seguendo l’esempio di don Bosco ci impegniamo con l’azione preventiva e puntiamo al superamento del disagio e dell’emarginazione giovanile, promuovendo l’educazione etica, la dignità della persona, l’impegno socio-politico, la cittadinanza attiva, la difesa dei diritti dei minori, la lotta contro l’ingiustizia e la promozione della pace. Consapevole delle attuali gravi condizioni della famiglia la pastorale giovanile è chiamata a sentirsi sempre più aperta e propositiva nei confronti della famiglia. Le nuove tecniche della comunicazione sociale e soprattutto la cultura dei personal media hanno creato per gli educatori salesiani un nuovo cortile nel quale impegnarsi ed essere educativamente attivi. L’Europa secolarizzata rappresenta per noi salesiani una impegnativa frontiera dove impegnarci specialmente nell’educazione dei giovani alla fede cristiana. Nel posizionarci su questi nuovi fronti siamo chiamati a rinnovare la nostra mentalità e a sentire fortemente il senso della corresponsabilità dei progetti, aprendoci ai cambi necessari con spirito positivo. Il nuovo modello, richiesto per affrontare queste sfide impegnative richiede : la consistenza qualitativa e quantitativa delle comunità, la corresponsabilità reale dei confratelli e dei laici, la disponibilità del direttore per il suo ruolo primario, la promozione di nuove forme di presenza più flessibili, la progettazione comune con la Famiglia Salesiana e il lavoro in rete con altre organizzazioni ed agenzie educative.

– Si consolida la capacità progettuale. – Maggior attenzione alle famiglie nelle ispettorie. – Più evidenti la sensibilità e l’impegno nel campo della comunicazione sociale. – Buoni risultati, in alcune ispettorie, in progetti a favore dei giovani poveri, in collaborazione con i laici.

L A S ITUA ZIO NE

Linea 15: Operare scelte coraggiose a favore dei giovani poveri e a rischio Linea 16: Assumere un’attenzione privilegiata alla famiglia nella pastorale giovanile; potenziare la presenza educativa nel mondo dei media; rilanciare il carisma salesiano in Europa. Linea 17: Rivedere il modello di gestione delle opere per una presenza educativa ed evangelizzatrice più efficace.

Le luci – Diffusa attenzione alle varie forme di povertà. – Accoglienza dei giovani senza discriminazioni. – Efficacia delle opere che preparano i giovani al mondo del lavoro. – Esperienze positive nelle ispettorie nel campo delle povertà emergenti. – Crescita del lavoro in rete con la FS ed altre organizzazioni.

Le ombre – Resistenze a rinnovare, riqualificare e convertire la mentalità. – Debole formazione dei salesiani e dei laici. – L’impegno educativo stenta a raggiungere chi è fuori del nostro ambiente (qualche azione individuale di alcuni confratelli). – Insufficiente l’impegno per le famiglie. – Non sempre c’è condivisione e animazione dei mondi virtuali abitati dai giovani. – Progressivo indebolimento della presenza salesiana in Europa. – Il modello organizzativo non ha saputo rinnovarsi (permane lo stile tradizionale, rigidità, insufficiente attenzione ai ritmi dei giovani, lentezze a ricollocare e riqualificare le presenze). – Strategie di ampliamento delle opere e conseguenti difficoltà a gestirle. L IN EE D I A ZI O NE

P rocessi da m ettere in atto + progetti mirati e duraturi; + dall’assistenzialismo al coinvolgimento dei giovani poveri; + lavoro in rete nel realizzare i vari progetti; + maggior investimento di energie a favore delle famiglie; + rilancio del carisma in Europa + flessibilità coraggiosa e creativa nelle opere.

Do n Gi ann i Maz zal i


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Assemblea Ispettoriale 2009 Intervento del sig. Ispettore Don Gianni Mazzali Zafferana Etnea, 29 agosto 2009 Cari Confratelli, “La grande maggioranza degli uomini vive per essere amata ed ammirata, mentre si dovrebbe vivere amando ed ammirando, e se qualcuno sente amore per noi, dovremmo riconoscere d’esserne indegni” (Oscar Wilde, De Profundis). Mi sembra una citazione interessante tra il provocatorio e il paradossale come sono tutte le espressioni del grande letterato irlandese. Vorrei davvero iniziare queste mie parole introduttive all’assemblea ispettoriale esprimendo un desiderio per tutti noi: che l’anno sociale che stiamo per iniziare sia vissuto all’insegna dell’amore e dell’ammirazione, tentando seriamente di sconfiggere un nemico sempre in agguato e assai pericoloso: l’autoreferenzialità, la chiusura entro confini angusti, il ripiegamento su se stessi , sugli stessi schemi, su atteggiamenti inveterati, talvolta quasi sconfinanti in un impercettibile cinismo. Mi permetto di citarvi un breve stralcio di don Pierfausto Frisoli dalla relazione alla conclusione della visita straor-

dinaria, il 3 giugno 2006 a Caltanissetta: “La Sacra Scrittura denuncia spesso la sordità del popolo che non ha saputo tener conto delle parole di coloro che Dio, con premura, gli ha inviato. Attenti quindi, cari Direttori, a non favorire presso i vostri confratelli quegli atteggiamenti che sembrano di motivato dissenso, ma in realtà nascondono pigrizia mentale, resistenza al cambio, sclerosi pastorale. Lo Spirito Santo è, per definizione, Colui che “rinnova” la faccia della terra. Ma sappiamo che si può “spegnere lo Spirito” e “deprezzare le profezie””. Non accenno, cari confratelli, a questi aspetti con l’intento di denunciare o con una vena di pessimismo. È piuttosto la determinazione a coinvolgere tutti in un sforzo autentico di rinnovamento soprattutto degli atteggiamenti e poi delle decisioni e delle realizzazioni. Non siamo qui a ripetere un rito stanco, una programmazione sulla carta che poco o nulla influenzerà la vita delle comunità, che riprenderanno il loro tram tram con le stesse premesse e gli stessi schemi. Ci vogliamo tutti mettere in discussione, sentirci scolaretti che iniziano con apprensione, ma anche con grandi aspettative, un nuovo ciclo di scuola, una nuova fase della vita. È bello perciò sintetizzare questa novità interiore con i due verbi suggeriti da Oscar Wilde : amare ed ammirare con umiltà! Non male come programma umano e spirituale. Vi auguro davvero, cari confratelli, di mettere quest’anno un supplemento di amore, di


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programmazione va da noi stessi, dal peccato, dalla confusione e che ci chiama accoratamente ad associarci alla sua opera di redenzione. Il nostro sguardo è fisso su Gesù con il cuore e la passione del nostro Padre e Fondatore don Bosco. Nell’anno di don Rua sentiamo che anche con ciascuno di noi don Bosco vuole fare a metà. Metà nell’amore di Dio, nella passione giovanile, nella condivisione fraterna. E poi sentiamo lo sguardo affettuoso di Maria, la Mamma, l’Ausiliatrice, che ci previene e ci stimola alla prevenienza, alla strategia dell’affetto, alla maternità e paternità vera.

dono gratuito, di fraternità vera, di dedizione sia ai confratelli che ai giovani e alla gente. Il coraggio di uscire da schemi ed atteggiamenti che ci attanagliano, che ci soffocano, che impediscono al cuore e alla mente dì “meravigliarsi”, di “ammirare”, di “contemplare”. Il rinnovamento parte da un cuore umile e rinnovato, raggiunge la mente che accetta di mettersi in discussione incondizionatamente e pervade poi l’azione, i rapporti umani, la generosità, l’equilibrio, l’accettazione dei limiti e delle realizzazioni imperfette. Fondamentale è ricalibrare il baricentro della nostra vita. Su quali elementi facciamo leva nella nostra vita interiore e nel nostro apostolato? Ci siamo persi o ci stiamo perdendo in un attivismo che rifiuta di pensare alle motivazioni profonde e alle ragioni del cuore e della mente? Siamo smarriti e pertanto ripiegati sulle nostre piccole cose e preoccupazioni, quasi assenti dai problemi e dalle aspirazioni degli uomini contemporanei? Il nostro mondo quotidiano è un mondo virtuale o la realtà vera, “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce” degli uomini nostri fratelli? Abbiamo tutti bisogno di un cuore semplice, indiviso radicato in Dio, il Dio di Gesù che ci sal-

Vi tratteggio ora, molto sinteticamente gli elementi che vi verranno presentati nei vari ambiti con dovizia di particolari. Il mio intento è farvi respirare una visione globale, armonica di tanti elementi che concorrono a realizzare il Progetto del sessennio. 1 . Pr og e t t o e pr o g r a mm a z io n e Un primo elemento strutturale, ma che tutti dobbiamo avere chiaro. L’ispettoria, grazie al lavoro del Consiglio ispettorialenell’anno 20082009, si è dotata di un Progetto Sessennale, basato sui grandi nuclei del CG26. Lo stiamo già utilizzando, ma non lo abbiamo ancora condiviso perché sarà oggetto di verifica da parte dei Capitolo Ispettoriale. Rappresenta comunque la nostra carta di navigazione per gli anni 20082014. È il filo conduttore, l’elemento unificatore


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delle Programmazioni annuali. La Programmazione annuale non è che l’esplicitazione del progetto in alcuni aspetti su cui si punta per l’anno in questione. In questo caso si tratta dell’anno 2009-2010. 2 . L a p r o g r a m m a zi o n e c o m u nitaria L’ispettoria fornisce le linee programmatiche che unificano gli sforzi di tutte le comunità verso obiettivi comuni che sostanziano la comunità ispettoriale. Nello stesso tempo ogni comunità è chiamata a tradurre le linee programmatiche indicate dall’ispettoria, nella Programmazione Comunitaria, secondo lo schema che viene fornito ad ogni direttore, per facilitarla. È la fase della concretizzazione di linee programmatiche che devono applicarsi al tipo di opera in cui lavoriamo, in un particolare territorio e con sfide che sono specifiche. È un atto indispensabile che viene svolto in due tempi: nell’ambito della comunità religiosa e nell’ambito della CEP. Per realizzare tale programmazione, per verificarla durante l’anno è indispensabile che siano funzionanti gli organismi e gli interventi di governo e di condivisione: Consiglio della comunità, assemblea comunitaria, Consiglio della CEP, giorno della comunità e buona notte. Se tali elementi non funzionano o funzionano male si incappa nell’improvvisazione delle realizzazioni e nella frantumazione dei compiti e delle responsabilità. Nel calendario comunitario tali appuntamenti vanno fissati e concordati in modo puntuale e realizzati con scrupolo e fedeltà. 3 . G l i o b i e tt i v i d e l l a p r o g r a m m a z i o n e 2 0 0 9 - 1 0

3.1. Comunità evangelizzata ed evangelizzatrice. “Discepoli autentici e apostoli credibili”, rappresenta la sintesi del nostro sforzo di vivere il Vangelo di Gesù Cristo e di trasmetterlo ai nostri destinatari nell’anno 2009-2010. Cristo rappresenta il baricentro della nostra vita e Io incontriamo sia nella Parola che nel-

l’Eucaristia e con la parola e la forza della nostra testimonianza ci impegniamo concretamente attraverso percorsi educativi e con l’annuncio esplicito di Gesù e proposte concrete di vita cristiana, nello spirito del Vangelo. Una particolare attenzione a tutte le potenzialità del Sistema Preventivo che è attento alle mediazioni e soprattutto punta a fare della proposta esplicita di fede l’obiettivo prioritario del percorso educativo stesso. Il primo riferimento concreto riguarda l’impostazione e l’organizzazione della vita della comunità: la partecipazione corale alla preghiera comunitaria in modo che i confratelli possano sperimentare insieme il Cristo Parole e Eucaristia. Una cura particolare nella organizzazione dei ritiri mensili e in quelli trimestrali e la puntuale pianificazione degli esercizi spirituali. Per quanto riguarda il nostro apostolato giovanile i campi in cui ci impegniamo concretamente sono: 1. la Catechesi, secondo le linee del cammino catecumenale indicato dalla CEI; 2. l’attivazione e rafforzamento dei gruppi formativi, seguendo un programma concreto di animazione; 3. l’esplicitazione di proposte vocazionali ampie e specifiche, di una attenzione particolare; 4. la famiglia, come oggetto e soggetto di evangelizzazione. Nel realizzare tali percorsi è


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indispensabile mantenere aperto un collegamento e opportune sinergie con la chiesa locale e le indicazioni dei pastori.

3.2. Attenzione trasversale alla marginalità In ispettoria vi sono comunità e confratelli che operano direttamente in strutture per tossico-dipendenti, in comunità alloggio a servizio di giovani in situazione di evidente e conclamato disagio. Nel prossimo capitolo ispettoriale saremo impegnati a delineare linee per il Progetto Organico Ispettoriale per il futuro. Certamente questo tema sarà oggetto di attenta riflessione. È importante che nella programmazione locale già fin d’ora si tenga presente che l’attenzione alle svariate forme di rischio, di devianza e di marginalità è una necessità ed una urgenza educativa. Tutte le opere (scuole, centri di formazione professionale, oratori, parrocchie, ecc) sono popolate da bambini, ragazzi e giovani tra i quali vi sono situazione di disagio familiare, di rischio e pertanto in gradi diversi di marginalità. Oltre a esser sensibili è importante prevedere attenzioni e interventi dal punto di vista educativo. In questa prospettiva è indispensabile lavorare

programmazione in rete, collegandosi efficacemente con le istituzioni e gli enti che operano nei territorio. Il discernimento del prossimo capitolo ispettoriale ci farà percepire se lo Spirito Santo ci sta spingendo verso forme nuove di attenzione a situazione di marginalità, di disagio, di aree degradate con intento educativo ed evangelizzatore.

3.3. La famiglia oggetto e soggetto di evangelizzazione Il CG26 ha insistito molto su questo. Lo stiamo ribadendo in molti ambiti. Puntiamo alla ripresa del movimento “Famiglie di don Bosco”, sia sotto il profilo di una attenzione particolare all’istituto familiare sia come soggetto attivo nei programmi di evangelizzazione e di catechesi. 4 . Al c u n e a t t e n z i o n i

4.1. La cura della formazione umana e cristiana in tutti gli ambiti. Ciò esige una programmazione accurata e tempestiva per evitare l’improvvisazione, il pressappochismo e l’inconcludenza. Attrezzarsi di cammini, percorsi con materiali appropriati è segno di serietà educativa, di volontà concreta di lavorare per i giovani superando le ormai vuote e ribadite a noia affermazioni di principio. Le riviste Note di Pastorale Giovanile e Catechesi offrono materiale che è utile anche se deve essere adattato. L’internet offre la possibilità di scaricare programmi formativi per gruppi e fasce d’età, per bambini, ragazzi, giovani e adulti. È necessario mettersi al lavoro con regolarità e metodo. Ricordiamo tutti lo sforzo di don Bosco per preparare materiale didattico e formativo per i suoi ragazzi. 4.2. La volontà concreta di lavorare in equipe con confratelli e laici evitando le scalate solitarie, il volontarismo eccessivamente personalizzato. In questa linea c’è mol-


programmazione

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tivo a due elementi che misurano la profondità della nostra umanità ed anche la delicatezza vera della nostra spiritualità. La vicinanza agli anziani, soprattutto ai nostri confratelli di Pedara e la partecipazione corale, di vera famiglia alla dipartita dei nostri fratelli. Sono momenti di famiglia prioritari rispetto ai compiti ordinari. La partecipazione ad un funerale è segno per noi, ma anche per i laici e per chi ci vive accanto. Il rispetto e la partecipazione all’esperienza della morte è segno di profonda umanità. D on Gian ni Mazz ali

L’agenda ispettoriale 2009-2010.

to lavoro da fare specialmente nella linea di un progetto condiviso e alla cui applicazione tutti di adoperano con ruoli e responsabilità chiare e di cui tutti sono consapevoli.

4.3. La sensibilità di collegarsi con il territorio (Chiesa e istituzioni civili) e lavorare in rete. Da anni si sta insistendo su questi aspetti. Spesso siamo ancora a livello di desiderio, di considerazioni meramente teoriche. Anche a questo proposito è necessario superare una dose eccessiva e dannosa di autoreferenzialità, rendendoci conto che ci sono altri operatori che educano ed evangelizzano nel territorio. 4.4. Vivere e partecipare al Capitolo Ispettoriale come momento forte di corresponsabilità e coinvolgimento nel disegnare il progetto per gli anni a venire ed anche per verificare e ricalibrare il Progetto Organico Ispettoriale. Il lavoro assembleare dei rappresentanti delle comunità e dei confratelli va affiancato a quello delle comunità stesse al loro interno. 4.5. Sentirci comunità con i sofferenti, gli anziani e i confratelli che ci lasciano. Voglio accennare come ultimo mo-

P r i o r i t à f o r m a t i v a a n n o 2 0 0 9 -2 0 1 0 i n d ic ata d al con si g l io i sp et t ori al e A. Strategia metod ologica – Non saltare ogni anno da un tema all’altro, ma creare continuità, nella logica dell’approfondimento e del percorso. – Non vivere il CI come evento chiuso in se ma trasformarlo come percorso formativo sia per i confratelli che per i giovani ed educatori. B. Le l uci del l’anno pas to rale 2 00 9-2 010 – Anno sacerdotale: Cristo, buon Pastore – Strenna del RM su evangelizzazione “Splendete come astri nel mondo” – CI: la ricaduta del CG26 e sul POI – Equipe di PG congiunte (SDB ed FMA): “evangelizzazione” C. A ree di pr iorità del prog etto se ssen n ale – Urgenza di evangelizzare (continuare e approfondire il cammino fatto nel precedente anno) (priorità 2) – Nuove Frontiere (criteri ispiratori per il POI) (priorità 5) D . Li ne e di azi on e de l prog e t t o s es se nn a le d a a pprof on di re (piattaforma comune che tutti: SDB, PG, FS dovranno affrontare, insieme ad altre linee di azione che singolarmente si porteranno avanti) 4. Mettere l’incontro con Cristo nella Parola e nella Eucarestia al centro delle nostre comunità, per essere discepoli autentici e apostoli credibili 5. Proporre con gioia e coraggio ai giovani di vivere l’esistenza umana come l’ha vissuta Gesù Cristo. 6. Curare in ogni ambiente una più efficace integrazione di evangelizzazione ed educazione, nella logica del Sistema Preventivo. 15. Operare scelte coraggiose a favore dei giovani poveri e a rischio. 16. Assumere un’attenzione privilegiata alla famiglia nella pastorale giovanile; potenziare la presenza educativa nel mondo dei media. 17. Rivedere il modello di gestione delle opere per una presenza educativa ed evangelizzatrice più efficace. Da: Agenda ispettoriale 2009-2010.


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Etica del lavoro e bene comune IV incontro degli operatori della Formazione Professionale con l’Arcivescovo di Catania Mons. Salvatore Gristina. Catania-Seminario Arcivescovile, 25 settembre 2009 “Etica del lavoro e bene comune” è stato il tema del IV incontro con l’Arcivescovo metropolita Mons. Salvatore Gristina di oltre cento docenti tra direttori e operatori degli enti di Formazione Professionale d’ispirazione cristiana (CNOS Salesiani Barriera, Lineri, Salette, Filippini, S. Filippo Neri Nuovo, CIOFS Figlie di Maria Ausiliatrice, IAL-CISL), tenutosi presso il Seminario arcivescovile e curato dall’ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro. Con la preghiera iniziale, guidata dal direttore sac. prof. Piero Sapienza, gli educatori della F. P. hanno espresso la loro speranza in Dio riflettendo sull’insegnamento di S. Paolo circa valore del lavoro: “Voi ricordate, fratelli, la nostra fatica e il nostro travaglio: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno vi abbiamo annunziato il vangelo di Dio, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi. E infatti eravamo presso di voi, vi demmo questa regola: chi

Catania-Seminario Arcivescovile: Il Prof. D. Nicoli e Don P. Sapienza.

non vuol lavorare neppure mangi. Questa parola è degna di fede e perciò voglio che tu insista in queste cose, perché coloro che credono in Dio si sforzino di essere i primi nelle opere buone. Ciò è bello e utile per gli uomini”. Dopo l’introduzione del direttore e la presentazione di Piero Quinci, docente dei corsi di F. P., ha iniziato la relazione della giornata Dario Nicoli, docente di Sociologia economica del lavoro all’Università Cattolica, sede di Brescia, con il porre l’attenzione sulla realtà del lavoro che interroga la Chiesa e la richiama alla sua vocazione. “Il tempo presente”, ha affermato il relatore, “può essere favorevole ad una nuova stagione del movimento sociale cattolico, che consenta di affermare la credibilità della fede sia sul piano personale – accogliendo e ‘purificando’ il nuovo sentimento di autonomia e di autenticità delle persone – sia sul piano sociale animando la vita comunitaria così da renderla luogo di appartenenza e condivisione, occasione di servizio per il bene comune, ambiente di dedizione e solidarietà”. L’attuale realtà del lavoro suggerisce attenzioni rilevanti per la pastorale: “la necessità di una più puntuale conoscenza delle dinamiche del lavoro da parte del mondo ecclesiale, specie i sacerdoti che, vivendo entro un ambito ‘ecclesiastico’, a sua volta pieno di impegni, problemi gestionali e amministrativi, finiscono per rappresentare la realtà con categorie stereotipate; la questione del tempo: se è vero che la globalizzazione consiste nella rottura delle barriere spaziotemporali, proprio il tempo costituisce la risorsa più preziosa per il cui controllo si combatte una ‘guerra quotidiana’; il tema del fondamento dell’esistenza per contrastare il senso di futilità ed insensatezza di ciò che accade; la necessità di occasioni di vita comunitaria e di dedizione agli altri nei quali si possano esprimere legami impron-


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ne; favorire l’istruzione e la formazione di persone autonome e responsabili tramite l’impegno educativo della comunità locale; sostenere una visione professionale di tipo solidaristico; animare modi di lavorare e di far impresa più a misura d’uomo; arricchire la vita non lavorativa tramite esperienze che consentano di apportare freschezza e gusto alla vita”. Risulta assolutamente urgente l’opera culturale ed educativa che Catania-Seminario Arcivescovile: Un momento di preghiera. proprio la Chiesa può assumere come prospettiva fondamentale di pastorale in grado di restituire tati a necessità e semplicità, anche perché nel ladignità al lavoro e al lavoratore, oltre che capace voro si può essere autentici se si hanno interessi di sostenerlo di fronte alle difficoltà ed alle sfide non lavorativi e se la propria vita è ricca di model tempo attuale. Il relatore ha richiamato un menti di «autenticazione»; la ricerca di un radipensiero del cardinal Caffarra: “Il fondamentale camento nel territorio vissuto come realtà di apvalore del lavoro umano è di natura etica, non ecopartenenza; la questione del rapporto che internomica. Ritengo che quest’affermazione riassuma corre tra lavoro e scelte di vita: l’amore e l’edututto il Magistero della Chiesa circa il lavoro… È cazione dei figli”. la persona umana il soggetto del lavoro… in cui Da ciò, secondo il prof. Nicoli, emergono alcerca la realizzazione di se stessa, il compimento cune necessità che corrispondono ad altrettante della sua vocazione professionale, la costituzione opere proprie del nostro tempo: “far fronte alle dei rapporti sociali, la promozione del bene comudifficoltà prodotte dalla disoccupazione; tutelare ne. Mediante il lavoro si costituisce la cultura, inle famiglie e sostenerle; attribuire dignità piena tesa come modo propriamente umano di abitare il ad ogni lavoro in quanto servizio al bene comuCatania-Seminario Arcivescovile: Da sin. Prof. D. Nicoli, S.E. Mons. S. Gristina e Don P. Sapienza.


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mondo. È il rapporto con la verità, la giustizia, il bene, il bello che rende il lavoro un atto della persona. È il significato profondo della grande intuizione cristiana nascosta nella «et» di Benedetto: ora et labora. Non siamo più radicati nella grande tradizione cristiana. E non sappiamo più rispondere alla domanda di educazione al lavoro: ma questa è una dimensione essenziale della grande sfida educativa”. Lo studioso, inoltre, ha evidenziato alcune questioni di etica del lavoro, tensioni che il lavoratore deve essere in grado di gestire e che possono essere Catania-Seminario Arcivescovile: Gli operatori della FP. fonte di smarrimento oppure di crescita nella professione, tra: fedeltà e carriera, valore e risultato, talento e poteSono seguiti interventi che hanno animato il re, competizione e disuguaglianza. Occorre, perdibattito e un momento di preghiera con la liturtanto, che il lavoratore sia dotato di una cosciengia della Parola di Dio guidata dal metropolita. za etica; un lavoro sempre più centrato su relaDue lettori hanno letto brani dal libro della Gezioni e sulla cooperazione, richiede un’etica delnesi sulla creazione e dal magistero del Papa. Le l’alterità. È necessario educare i lavoratori al bene intercessioni hanno riguardato il lavoro benedetcomune. L’esito di una corretta educazione al lato da Dio per essere goduto con la propria famivoro consiste in una condotta di vita che renda glia, con l’invocazione “Benedici, Signore, l’opepossibile l’autenticazione del soggetto umano ra delle nostre mani”. Nella preghiera dei fedeli nel lavoro: condividere: il lavoro – essendo i presenti hanno ricordato i lavoratori, i poveri, un’esperienza fondamentale sociale – rende posgli oppressi, i disoccupati da affidare alla protesibile il superamento della solitudine dell’indivizione e alla predilezione del Signore. duo e l’acquisizione del sentimento di essere perL’Arcivescovo all’omelìa ha richiamato alcusona; riconoscere gli altri ed essere da loro ricononi brani biblici e del magistero pontificio e il tesciuti; sperimentare il flusso: il lavoro è un’occama del XVI Congresso eucaristico nazionale di sione preziosa in cui la persona entra a far parte di una dinamica vitale; innovare, anticipare il 50 anni fa “Dacci oggi il nostro pane quotidianuovo; meravigliarsi: è questo il punto in cui il lano” alla luce della pericope evangelica di s. Giovoratore può sperimentare il passaggio dalla covanni sul “pane di vita”. A conclusione, Monsinoscenza alla sapienza. La questione del lavoro gnor Gristina ha consegnato ad ognuno dei parrivela quindi la questione dell’uomo e della sua tecipanti un’immaginetta-ricordo raffigurante condizione; esso non è solo necessario per lo sviGesù che spezza il pane della vita, tratta da un luppo economico, ma rappresenta il collante dedipinto su tavola opera del maestro Sebastiano cisivo nel rapporto tra mondo individuale e realMilluzzo per adornare il luogo della custodia eutà sociale. “La qualità del lavoro”, ha concluso caristica della parrocchiale “Madonna del DiviNicoli, “e l’accessibilità per tutti ad occupazioni no Amore” affidata alle cure pastorali di don che siano in grado di suscitare ed attualizzare i taPiero. lenti di ciascuno è divenuta una questione decisiva per le moderne democrazie”.

A nt o n i no B l an di n i


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L’Oratorio, ieri, oggi... e domani? Oratorio salesiano, «una speranza per ritrovare identità e radici». Un convegno voluto dagli exallievi di Catania e Pedara. Catania-Salette, 26 settembre 2009 L’oratorio salesiano va rilanciato, secondo lo spirito di Don Bosco, puntando sui giovani e le famiglie, sui salesiani e collaboratori in mezzo ai ragazzi, sulla loro educazione religiosa e la presenza amorevole degli operatori-educatori tramite la "strategia dell’affetto". Questo è quanto è emerso dall’incontro tenutosi all’oratorio della Salette e curato dagli ex allievi di Catania e Pedara che hanno festeggiato il 150° di fondazione della Congregazione Salesiana con un convegno su «L’Oratorio, ieri, oggi… e domani?" . Una riflessione che è partita dalla realtà storico-sociologica della presenza oratoriana dei discepoli di Don Bosco nella nostra città voluta, in

un quartiere degradato e difficile come S. Cristoforo dal beato Dusmet. Lo scrittore e giornalista Salvatore Scalìa ha richiamato «l’utopia di Don Bosco che smuove le montagne: in una società secolarizzata e disgregata si ha fortemente bisogno di rilanciare quell’istituzione di frontiera che è l’oratorio, puntando sulla sua valorizzazione come luogo di formazione, fede, cultura e speranza per ritrovare identità e radici». Dopo i saluti del direttore don Mario Mavica e l’introduzione dell’ex allievo Alfredo Petralia, una tavola rotonda ha evidenziato le problematiche degli oratori sotto diverse angolature. L’ispettore don Gianni Mazzali, date le trasformazioni epocali, ha sottolineato la necessità per i Salesiani di affrontare le nuove sfide che presenta Catania-Salette: L’intervento del sig. Ispettore Don G. Mazzali.


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Catania-Salette: Da sin. N. Corsaro, Don G. Mazzali, S. Scalia, A. Coco, G. Vecchio e Don M. Mavica.

l’oratorio partendo dalla realtà-campione della Salette: coinvolgere le famiglie per aggregare, educare ed evangelizzare i giovani, con un progetto condiviso dagli operatori, dando priorità alla formazione di educatori e animatori per ren-

dere attivo un oratorio che guarda al quartiere e che agisce fuori le mura. Giuseppe Vecchio, preside di Scienze Politiche, ha evidenziato l’attualità del modello educativo salesiano che punta sul rapporto famiglia-oratorio-territorio e sul principio di sussidiarietà. Antonio Coco, docen-

te universitario di Storia moderna, ha evidenziato come il modello salesiano non è sorto storicamente nel vuoto ma ha affrontato lo scontro con dimensioni della vita religiosa e spirituale allora insufficienti a interpretare le esigenze del mondo industriale. Il magistrato del Tribunale Minori, Nunzio Corsaro, ha analizzato l’aspetto drammatico della situazione familiare in cui si trovano molti ragazzi di S. Cristoforo, abbandonati a se stessi e spesso preda della droga e della devianza: occorre intervenire subito attribuendo all’oratorio la funzione di formazione professionale ed educazione in stretto contatto con le famiglie. Dopo gli interventi di don Giovanni D’Andrea e Lorenzo Barletta responsabili oratoriani a Palermo e Catania, di Marco Belluardo, assessore comunale, Orazio D’Antoni, deputato Ars, e dopo il dibattito, ha concluso Pino Orlando, presidente regionale exallievi. A nt o n i no B l an di n i Da: La Sicilia, Catania 27 settembre 2009.


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Quando la TV fa bene Benvenuti in Piazza Mondo - Intervista a Domenico La Marca Fino a qualche tempo fa dicevano che gli italiani li ha fatti la TV. Alla fine degli anni ‘50 il maestro in bianco e nero sui primi canali Rai faceva prendere dimestichezza con la lingua nazionale. I tempi sono cambiati e anche la televisione è stata declassata a “cattiva maestra”… fortunatamente con qualche eccezione! È il caso dell’iniziativa che si sta realizzando su una rete locale del foggiano. Partita sabato 30 maggio alle ore 21.00 “Benvenuti in piazza mondo”, è la nuova produzione di TeleRadioErre sul mondo degli immigrati. Si tratta di un magazine di approfondimento dedicato agli stranieri presenti sul territorio che “mira a promuovere l’integrazione delle persone migranti, favorendo la loro inclusione sociale, attraverso lo sviluppo di forme di comunicazione ed informazione attente al dialogo interculturale”. L’iniziativa rientra in un progetto finanziato dalla Regione Puglia, Assessorato alla Solidarietà che ha tra i partners la Comunità Arcobaleno. Il progetto è stato curato interamente da una redazione interculturale, composta da sei redattori provenienti da paesi diversi che ha realizzato servizi, interviste e approfondimenti. Abbiamo intervistato Domenico La Marca, operatore della Comunità Arcobaleno, per l’occasione nei panni di presentatore. Domanda. Raccontaci un po’ questo progetto: com’è nato? Quali attività prevede e quali risultati state avendo o vi aspettate? Risposta. L’idea del progetto nasce certamente dall’esperienza del Centro Interculturale “Baobab-sotto la stessa ombra”. I media nella perce-

zione dei fenomeni sociali hanno una responsabilità notevole. La televisione, che con l’immigrazione non sembra avere un buon rapporto, rappresenta, allora, uno strumento importante di diffusione e di conoscenza, con un ruolo determinante, soprattutto se non solo diventa servizio, offrendo una corretta informazione su tutto ciò che è necessario al cittadino per vivere in Italia, ma anche quando promuove un dialogo ed un incontro tra comunità locale e minoranze etniche, attraverso iniziative di informazione pubblica sui temi connessi all’immigrazione, che favoriscano anche una corretta conoscenza delle cause del fenomeno migratorio, valorizzando le diverse culture. Nei mesi scorsi abbiamo messo su una redazione interculturale seguita da Emiliano Moccia, caporedattore, coinvolgendo 5 Redattori (provenienti da 5 paesi diversi: Senegal, Ucraina, Kurdistan, Cuba, Venezuela). Dopo un breve percorso formativo, abbiamo elaborato un formato, individuato contenuti, lavorato per creare servizi e raccolto interviste. Successivamente abbiamo iniziato la registrazione delle puntate. I risultati che il progetto intende raggiungere sono diversi: - sicuramente l’esperienza di condivisione di redazione con ragazzi di diversa provenienza; - la creazione di uno spazio televisivo interculturale e di informazione; - favorire la diffusione della conoscenza sulle normative e sui diritti e doveri dei migranti; - promuovere un’immagine positiva del cittadino straniero che, in tv, può raccontarsi, può dire la sua, può insegnarci. Il sogno, infine, è quello che questa trasmissione possa continuare al di là di un finanziamento pubblico. D. È stato difficile procurarsi l’appoggio e l’attenzione della tv locale? R . Sicuramente trovare uno spazio televisivo non è semplice. Il contributo previsto dal progetto


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non sempre riesce a coprire tutte le spese. C’è stata una condivisione del progetto e una scommessa comune. D. La redazione è multicolore e multiculturale. Quali i risultati redazionali di questo mix: una diversità produttiva in tutto o che comporta qualche difficoltà? R . Ogni esperienza di condivisione è un percorso fatto di discese e salite. La diversità di provenienza non è stato un problema. Le maggiori difficoltà sono state legate spesso alla disponibilità delle persone. Ogni redattore nella vita privata lavora o studia e conciliare i tempi di tutti non è sempre stato facile. D. Quante puntate andranno in onda e su quali argomenti punterete? Quali tematiche trattate in prevalenza? R . Stiamo registrando sei puntate. Ogni puntata affronta un tema importante. Parleremo di scuola, lavoro, salute, rifugiati politici, diritti e doveri e progetti cooperazione. Ogni puntata prevede la presenza di ospiti istituzionali (tra cui un mediatore interculturale), dei redattori e cittadini stranieri che possono intervenire e dire la loro sul tema. Inoltre prevediamo L’angolo interculturale, uno spazio dedicato a curiosità e racconti dal mondo. D. Da operatore a presentatore: come ti trovi in questa nuova veste… è solo per una buona causa? R . Non avevo messo in programma di vestire i panni del presentatore, ma volentieri ho accettato quando me ne è stata prospettata la possibilità. Sicuramente il passaggio non è stato facile, ma quando una cosa diverte e appassiona l’esperienza diventa interessante, specie se si è seguiti e c’è piena condivisione anche con lo staff dell’emittente televisivo. I tempi e il ritmo di una trasmissione sono spesso diversi da quelli a cui siamo abituati e questo ci ha messo un po’ in difficoltà, ma, oggi, parla-

comunicazione sociale re di immigrazione e guidare una discussione in merito “pacata” su un tema così importante che non può dipendere dagli “umori” del momento è un’ottima opportunità che abbiamo colto con piacere. D. Una tv locale che parla di integrazione e immigrazione: una scelta coraggiosa. Che tipo di interesse può esserci a livello locale su questi temi? R . Di questi tempi è certamente una scelta coraggiosa. Il format ideato dalla redazione ha come target principale i cittadini stranieri e la comunità locale. L’obiettivo è dare informazioni, mettendo in circolazione soprattutto i servizi presenti in Provincia di cui spesso non si sa nulla. Benvenuti in piazza mondo vuole anche essere uno spazio di partecipazione, dando voce a ai cittadini stranieri. D. Credi che in un momento particolare come quello che stiamo vivendo siano importanti iniziative come la vostra? Può servire a superare la paura della diversità e il pregiudizio? R . Sicuramente in questo momento particolare avere uno spazio di confronto e di approfondimento diventa indispensabile, perché oramai ci stanno abituando agli slogan e a notizie che seminano solo paure. Far parlare e partecipare attivamente cittadini stranieri diventa poi indispensabile anche per promuovere un’immagine diversa, positiva, più vera del “migrante”. D. Hai già qualche storia da raccontare, qualche puntata significativa per qualche ragione? R . Sì, nella puntata che parlava di lavoro, è stato interessante incontrare Genti Dada, cittadino albanese che, giunto in Italia clandestinamente 15 anni fa, adesso è un imprenditore a San Severo. La sua storia ha spiazzato sicuramente quanti credono che gli immigrati “rubano” il lavoro, mettendo in evidenza anche la capacità imprenditoriali di molti cittadini stranieri. L’impresa di Genti oggi dà lavoro a cittadini stranieri ed italiani Non ci sono eventi particolari, ma la cosa bella è che la nostra trasmissione viene seguita in varie parti del mondo. Molti dei nostri ospiti chiamano a casa invitando i parenti a seguirci in streaming attraverso internet. Cr i s ti na Mu s t a r i Federazione SCS/CNOS-Salesiani per il sociale


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“Diario di bordo” della PG di Sicilia Carissimi confratelli, vi raggiungo per raccontare le esperienze vissute in questi mesi nel settore della Pastorale Giovanile, a livello ispettoriale. – Abbiamo salutato il mese di agosto con l’appuntamento ormai classico dei campi anima tori per gli adolescenti che frequentano il biennio e il triennio della scuola superiore. Duecento ragazzi che si sono ritrovati a San Gregorio, Pedara e Acireale per vivere tre giorni intensi di formazione umana, di spiritualità e di festa salesiana. – Il nuovo anno pastorale si è aperto con una bellissima esperienza: il pellegrinaggio a Torino di un gruppo di 50 giovani provenienti dalle varie case della Sicilia dal 3 al 9 di settembre. Con il gruppo abbiamo ripercorso l’itinerario di Giovanni Bosco dal Colle, a Chieri, a Valdocco; con due tappe monografiche, una sui luoghi di Domenico Savio e una a Mornese da Madre Mazzarello. L’esperienza sicuramente più significativa per tutti i partecipanti è stata quella di fermarsi di fronte all’urna di don Bosco, a Valdocco; non pochi hanno sostato parecchio tempo e hanno provato forti emozioni. Il pellegrinaggio si è concluso con la tappa di Roma, durante la quale abbiamo partecipato alla prima professione dei nostri confratelli Angelo, Domenico e Marco e si è conclusa con la visita al Sacro Cuore della Chiesa e delle camerette di don Bosco. – Dal 10 al 12 settembre si è realizzato l’ultimo appuntamento della attività estive: il campo leaders. Un campo per i ragazzi dalla seconda

media al primo superiore. In 60 si sono ritrovati a San Gregorio per una significativa esperienza di formazione intorno alla figura di Giuseppe d’Egitto. – Dal 14 di settembre sono state realizzate le consulte del MGS nelle diverse zone pastorali della Sicilia (Trapani, Palermo, Caltanissetta, Ragusa, Catania, Messina, Bronte); in questa occasione abbiamo programmato tutto l’anno pastorale insieme agli incaricati di oratorio e ad alcuni giovani che sono animatori delle diverse realtà locali. – Il 21 e 22 di settembre, presso la casa di Zafferana, i 150 giovani del Servizio Civile Sale siano di Sicilia si sono ritrovati per l’ultimo incontro di formazione che ruotava attorno al tema del progetto di vita. I giovani sono stati invitati a rileggere il proprio anno di SCN e ad inserire questa esperienza nel cammino di discernimento del progetto di Dio sulla loro vita. L’incontro con alcuni testimoni ha dato un contributo significativo per raggiungere questo obiettivo. – Il 27 settembre, presso la casa delle FMA di via Caronda a Catania, abbiamo vissuto il primo FORUM EDUCATORI. Un momento di incontro, formazione, confronto e spiritualità per tutti coloro che nel settore degli oratori e delle parrocchie hanno un ruolo educativo: animatori di gruppo, catechisti, allenatori, dirigenti, famiglie. È stato bello vedere 400 educatori che condividono con noi SDB il carisma e la missione salesiana. La giornata, dopo l’accoglienza iniziale, ha avuto tre momenti significativi: la formazione sul tema pastorale dell’anno, la celebrazione eucaristica, i laboratori di approfondimento. Una splendida esperienza che certamente ripeteremo in futuro. I prossimi appuntamenti: – Dal 7 al 14 di ottobre incontri con i docenti della scuola e della formazione professionale che si svolgeranno a Palermo, Gela, Catania, Messina. In questo percorso presenteremo una


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riflessione sul ruolo del docente e sull’appartenenza al Movimento Salesiano. I docenti verranno spinti a interrogarsi sull’ipotesi di entrare dentro la Famiglia Salesiana attraverso un percorso di discernimento e di scelta vocazionale. – Dal 12 al 16 di ottobre si terranno incontri di formazione per i giovani che hanno iniziato il Servizio Civile. Duecento giovani dai 18 ai 28 anni che vivranno questo anno di condivisione e di servizio. Gli incontri si realizzeranno a livello zonale (Palermo, Gela, Catania, Messina). Molti appartengono già alla nostra realtà, ma tanti altri, sono entrati per la prima volta in una casa salesiana. Sono nostri collaboratori, ma sono anche destinatari delle nostre attenzioni e della nostra opera di formazione e di testimonianza. – Il 17 e il 18 di ottobre, presso Casa Tabor, inizierà l’itinerario ispettoriale di formazione per adolescenti intitolato GR...Ado. 40 adolescenti della scuola superiore, provenienti dai nostri oratori vivranno un weekend di spiritualità sul tema dell’incontro con Cristo attraverso l’esperienza del discernimento e del sacramento del perdono. – Si avvierà l’esperienza della Lectio Divina per giovani universitari a Catania, in via Cifali, con scadenza quindicinale: un’esperienza di confronto con la Parola e di preghiera per una trentina di giovani catanesi o residenti a Catania per motivi di studio. – 31 ottobre e 1 novembre: consulta regionale del MGS. – 6-8 novembre: convegno a Roma Sassone, per coloro che all’interno delle nostre scuole e dei centri di Formazione Professionale si

occupano della formazione e della evangelizzazione dei giovani. – 14-15 novembre: GR...Leaders: un weekend di spiritualità per i ragazzi della scuola media delle nostre scuole, dei nostri oratori e delle nostre parrocchie. Si realizzeranno contemporaneamente due esperienze: a Palermo presso l’istituto salesiano Gesù Adolescente, a Catania presso la colonia don Bosco. – 28 novembre: Animatori Festa Giovani: è un incontro di preparazione alla grande festa giovani che si terrà il giorno seguente al Pala Catania. L’incontro è rivolto a 2-3 giovani di ogni casa che saranno animatori della festa giovani e si svolgerà alla playa. – 29 novembre: FESTA GIOVANI, alla presenza del Rettor Maggiore, al PalaCatania. Sono invitati a partecipare tutti i giovani dai 14 anni in su che vivono dentro le nostre realtà salesiane: oratori, parrocchie, scuole, CFP, universitari, animatori, educatori, i giovani membri della Famiglia Salesiana. Un periodo molto intenso di lavoro e impegno ma che ci darà tanta soddisfazione. Il Signore ci dona segni evidenti e chiari di sostengo e di incoraggiamento per la vita della nostra isola salesiana. Affido tutto questo lavoro alle vostre preghiere e ringrazio tutti per la collaborazione e per il sostegno.

Catania, 30 settembre 2009 Do n M a r ce l lo Ma zz e o Delegato di PG


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Giuseppe, il re dei sogni Campo Leaders a San Gregorio 10-12 settembre 2009 Si è svolto dal 10 al 12 settembre presso l’oratorio salesiano di San Gregorio il Campo Leaders, ultimo ma tra i più importanti della stagione estiva. Fondamentale perché a parteciparvi sono stati circa settanta ragazzi provenienti da diverse realtà della Sicilia e nell’età compresa tra i 12 e i 14 anni, frequentanti la scuola media inferiore. Tema dell’incontro è stato “Giuseppe, il re dei sogni”. Significativa a tal proposito è stata la visione del cartone animato dedicato alla storia tratta dalla Genesi, che, divisa in quattro parti, ha permesso ai ragazzi di soffermarsi, grazie all’aiuto degli animatori guidati da don Enzo Timpano, su alcuni aspetti. Il campo è stato l’occasione per i partecipanti di confrontarsi con le altre realtà oratoriane, al fine di portare l’esperienza acquisita all’interno del proprio ambiente. I “leaders” sono infatti quei ragazzi, selezionati dalle case di provenienza, che più si sono distinti durante l’attività estiva del grest. In altre parole “gli animatori del domani”. Momenti utili alla conoscenza e al confronto sono stati sicuramente quelli di gruppo. Realizzati due volte al giorno, questi si sono rivelati molto utili, oltre che per approfondire i temi del-

S. Gregorio: Campo Leaders 2009.

la formazione, per realizzare alcuni giochi e per raccontare un po’ di se stessi. Allegre e divertenti le serate di fraternità preparate dagli animatori di Palermo: balli, canti e giochi sono stati al centro, così come da consuetudine, del campo, vivendo lo spirito salesiano fino in fondo. Forti e intensi sono stati i momenti della Penitenziale coordinata da don Arnaldo Riggi, che ha dato l’opportunità a tutti i ragazzi di potersi riconciliare con Dio attraverso il sacramento della Confessione, e quello della S. Messa celebrata dal responsabile sdb per la pastorale giovanile, don Marcello Mazzeo. Belli infine i giochi realizzati durante le pause tra i vari momenti della giornata, che hanno permesso a tutti, anche i più timidi, di mettersi in evidenza. Tra abbracci e saluti l’appuntamento è al prossimo anno. Per qualcuno magari già da animatore! F a bi o A l i b ri o

S. Gregorio: I giovani del Campo Leaders 2009.

(Oratorio San Francesco di Sales - Cibali)


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pastorale giovanile

Campo animatori MGS 2009 I campi animatori anche quest'anno hanno Il campo ha proposto varie attività tra cui i lalasciato il segno, quasi 200 ragazzi e ragazze da boratori: danza, multimedialità, giornalismo e animazione. Ogni laboratorio si è prefissato degli tutta la Sicilia hanno raggiunto Acireale, Pedara e San Gregorio per parteciparvi. scopi da raggiungere entro la fine dei tre giorni. Il 25 Agosto a San Gregorio è iniziata per gli Multimediale: il laboratorio ha cercato di Animatori degli Oratori di Sicilia una nuova fornire delle competenze a livello multimediale, esperienza utile per il confronto tra le varie realdi conoscenza ed utilizzo dei nuovi software per tà salesiane. Durante i tre giorni di campo i parla realizzazione di videoclip, libretti e quant’altro tecipanti hanno acquisito nuove conoscenze che possa servire per l’animazione nei propri oratori. li hanno fatti crescere sia come animatori che coTutti sono rimasti contenti del lavoro svolto. me persone. Danza: ha Seguendo offerto nozioni un programma riguardanti la dettagliato gli teoria e i passi animatori handella danza e la no scoperto preparazione quanto le cose di una coreopiù semplici grafia che accome la conocompagnerà i scenza siano le giovani del più importanti. MGS fino alI tre giorni sol’incontro con no stato ricchi il Rettor Magdi attività: lagiore, previsto boratori, moper novembre. menti di preAnimazioghiera, formane: sono state S. Gregorio: Campo Animatori MGS 2009. zione e serate presentate le di fraternità sfaccettature che hanno reso indimenticabile questa espedell’animazione salesiana relativa all’accoglienza rienza. e all’organizzazione di serate e feste. Fine del laOgni serata è stata svolta in modo differente: boratorio è stato quello di preparare e realizzare il giovedì tutti i ragazzi dei vari campi si sono innei minimi dettagli la fraternità dell’ultima sera. contrati per trascorrere una serata di fraternità, Giornalismo: durante le ore di laboratorio conclusa con la celebrazione eucaristica. La sera sono state fornite le basi sulla notizia in genere, precedente è stato il momento di ricordare il gli stili di scrittura, l’impaginazione di un giorna150° dalla nascita della congregazione salesiana le… A fine campo si è provveduto alla realizzaattraverso dei giochi a stand; a seguire l’adorazione di un giornalino distribuito tra i ragazzi. zione eucaristica. A conclusione del campo una Questi laboratori sono il pezzo forte del sola certezza per i partecipanti: la volontà di porcampo e un’ottima occasione di formazione per tare l’esperienza nella propria realtà. i ragazzi che, tornando nei propri oratori, possono mettere a servizio degli altri le competenze D ali l a F orn asari acquisite S t e fa n o D i M a ri a - N i c o l ò B ar b e r a


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Dal racconto di Don Giovanni Iacono (Don Bosco e la Sicilia, L’Ispettoria Sicula, Quasi… una cronistoria: 1888-1900, Catania 2000).

Randazzo (1879) La prima opera salesiana in Sicilia si sviluppava rigogliosamente sotto l’impulso specialmente del primo direttore don Guidazio1. A lui principalmente si deve attribuire il merito se, sin dai primi anni, i Salesiani furono conosciuti anche nei paesi più lontani. Era convinto e lo diceva ai suoi confratelli: Tutta l’Isola ci tiene gli occhi addosso; dalla nostra riuscita giudicheranno di don Bosco e di tutta la Congregazione. Il collegio nel primo anno accolse circa 40 convittori; si sentì allora la necessità di mettere mano ad ingrandire: si alzò di un piano il fabbricato, e così fu reso capace di 140 alunni convittori. Alla fine del terzo anno di ginnasio si presentò tutta la classe agli esami pubblici, fuori istituto, e non solo furono tutti promossi, ma sei di essi primeggiarono su tutti i candidati della provincia e riscossero le lodi degli stessi esaminatori. Non si deve però credere che nell’istituto fossero tutte rose e fiori: non mancarono infatti, come del resto in tutte le cose umane, le difficoltà di ordine interno ed esterno.

I Salesiani in Sicilia: una storia di 130 anni

La difficile adattabilità al nuovo ambiente specialmente da parte dei giovani chierici (alcuni dei quali erano partiti ed arrivati malvolentieri), la mentalità, la lingua, l’indole, le abitudini diverse, la carenza di formazione religiosa… erano elementi che influivano pesantemente sull’andamento dell’istituto2. A ciò si aggiungano le difficoltà provenienti dalle autorità scolastiche, quasi tutte di tinta massonica: le visite improvvise degli Ispettori o degli inviati dal Provveditore, che trovavano sempre da ri-

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- Don Pietro Guidazio, piemontese (1841-1902). Entrato all’Oratorio a 22 anni, e sacerdote a 33, fu inviato da don Bosco come direttore ad aprire la casa di Randazzo. Tolta una breve parentesi, vi rimase per tutta la vita. Le notizie sui primi anni dell’istituto sono ricavate, oltre che dalla cronaca della casa, anche dalla seguente biografia. Domenico Bruna, Brevi cenni biografici di D. Pietro Guidazio, Scuola Salesiana del Libro, Catania-Barriera 1936. Il biografo,don Bruna, piemontese (1850-1911), cacciato dal Seminario di Torino perché saliva gli scalini a due a due, fu accolto da don Bosco. Questi ne formò un professore di vasta e soda cultura, gran lavoratore… (lo attesta don Piccollo). Inviato a Randazzo, fu il braccio destro di don Guidazio. Per un anno Direttore a Bronte, morì a Randazzo in seguito a un collasso avvenuto mentra dava la “buona notte” ai ragazzi del Collegio. 2

- Ecco le prime impressioni descritte pochi mesi dopo l’arrivo a Randazzo, dal catechista della casa a don Bosco: S’immagini che più di un terzo della popolazione è in sì grande indigenza e miseria, che mangia solo quando monna natura pretende per tenerli in piedi. Se i Cavalieri (così si chiamano in Randazzo i ricchi) dan loro del lavoro, le loro fatiche sono ricompensate magramente. Pel cattivo tempo non si può lavorare? Succede il più gran guaio del mondo; i ricchi per provvedere allora al bisogno di quei poveri, verso cui operano calpestando e coscienza e religione e natura, fan distribuire un pugno di fave e li cacciano dalle loro porte come bestie e forse peggio. Amatissimo padre, se vuol avere un’idea degli schiavi non ha da fare un passo fino da noi; quando si lavora, si ha chi assiste con la verga alla mano e quando si tratta di ricompensare, la mano del ricco si restringe come la sensitiva toccata da mano importuna. Si ha fame? Eccoti un pugno di fave, che se non ti bastano provvederà la morte, ed io stesso vidi questa morte in un miserabile che abitava vicino al collegio, ed in un altro che, per esserne noi avvisati in tempo, poté vivere mediante il nostro soccorso ancora alcuni giorni e morire da cristiano. Questi casi, che qua non sono affatto rari, fecero a noi un senso straordinario… (Da una lettera di don Trione a don Bosco, Randazzo, gennaio 1880). Don Stefano Trione piemontese (1856-1935). Appena ordinato sacerdote, partì col primo drappello per Randazzo, dove iniziò l’oratorio a suon di latta di petrolio! Rientrato a Torino fu il catechista ideale delle case salesiane e l’apostolo delle vocazioni. Grande oratore percorse tutta l’Italia per propagandare lo spirito e le opere di don Bosco.


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dire sulle irregolarità piccole o meno piccole che fossero. Questa sistematica vigilanza teneva in continua apprensione l’ambiente scolastico. Soltanto l’abilità, l’accortezza e la prudenza di don Guidazio riuscivano a salvare le varie situazioni.

Era già trascorso il primo sessennio, quando all’improvviso arrivò inattesa l’obbedienza per il Direttore: lasciare Randazzo per andare a dirigere l’istituto di Lanzo Torinese. Sorvoliamo sui reali o apparenti motivi che influirono sul trasferimento e sul gran parlare che ne seguì. Il nuovo Direttore, don Angelo Bordone, uomo di insigne bontà e di ammirevole istruzione, non ebbe la forza e l’abilità di tenere il timone in mano. La fama del Collegio rimase scossa, diminuì sensibilmente il numero degli allievi, furono mortificate le attività. Le autorità comunali ne risentirono, gli amici ne soffrirono ed allora fu un continuo chiedere a Torino che ritornasse l’antico Direttore. E dopo quattro anni i Superiori lo concessero. Ritornò la calma, l’efficienza, l’entusiasmo. Il numero degli alunni raggiunse il massimo; splendidi i risultati degli esami come ai primi tempi. Anzi in alcuni anni il Ministero concesse il raro privilegio di avere la Commissione dentro lo stesso istituto. Don Guidazio fu direttore ancora per altri 13 anni, fino cioè alla morte avvenuta nel luglio del 19023.

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- Le notizie sono tratte anche da: 1) Sac. Salvatore Calogero Virzì, I cento anni del Collegio San Basilio di Randazzo (1879-1979), Randazzo 1979. Dattiloscritto, formato gigante, di pagg. 302. Il volume è una miniera di notizie, tratte dalla Cronaca della casa e corredate di molte fotografie; 2) Il Collegio salesiano “San Basilio” di Randazzo nel suo Centenario. Tip. Scuola tipografica di Catania - Barriera, ottobre 1979.


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i n a i s e l a o S i zz e d da o n v i a r R r a a ’ L

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Un’interessante esperienza giunta alla sua settima edizione per trascorrere una giornata di distensione in nome di Don Bosco con quel tocco di salesianità che sa unire i momenti di svago e quelli della preghiera. L’iniziativa, ha visto coinvolte circa 800 atleti provenienti da tutta la Sicilia e numerose persone tra volontari, forze dell’ordine, fanfara dei bersaglieri, protezione civile e Croce Rossa.

famiglia salesiana L’organizzazione della manifestazione è dell’Associazione “Comitato di quartiere Cristo Re” di San Cataldo (CL). Giuseppe Peda, presidente del comitato di quartiere ed exallievo salesiano del Gesù Adolescente di Palermo, ai tempi in cui era Direttore Don Giovanni Corselli, è il grande animatore dell’iniziativa. Lo hanno collaborato il vice presidente D. Macaluso, il tesoriere D. Carruba, l’assessore R. Riggi, I. Puzzanca e C. Bellanca. A Canicattì gli atleti sono stati accolti dal Sindaco V. Corbo e dal suo vice G. Rizzo. Tra gli intervenuti alla “pedalata” il presidente provinciale del CONI, Dott. G. Iacono, il vice dirigente scolastico della Scuola Media “ Carducci” Prof.ssa R. Cavalieri, il prof. M. Frattallone, l’assessore allo sport del comune di San Cataldo R. Riggi e quello di Canicattì D. Ficarra. A conclusione della manifestazione la Santa Messa celebrata da Don A. Rubino, vicario dell’Ispettoria Salesiana Sicula, il pranzo preparato per 1000 persone e subito dopo i premi. Alla fine della manifestazione un doveroso


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ringraziamento ha espresso il presidente al consiglio direttivo dell’associazione “Comitato di quartiere Cristo Re" per la collaborazione e il contributo offerto per la realizzazione della “Passeggiata in bicicletta”. Abbiamo sperimentato – afferma Giuseppe Peda – che questa manifestazione riesce a portare in alto i valori sani che permettono alla società di migliorare le relazioni, di inneggiare alla vita come dono meraviglioso che non può essere sprecato, ma valorizzato e condiviso. Noi meritiamo il migliore ambiente che si possa immaginare. Quindi il nostro impegno continuo e costante nella serietà e correttezza, generosità e disponibilità, nello studio e nel lavoro sicuramente porterà buoni frutti”.

A Don A. Rubino: “In ricordo di una giornata vissuta all’insegna e alla presenza di Don Bosco che ha visto la sua partecipazione alla “Passeggiata in Bicicletta San Cataldo-Canicattì Domenica 31 maggio 2009. Pedalando senza fretta …insieme per un mondo migliore.” Con affetto, riconoscenza e gratitudine a Don Bosco e a tutti i salesiani nel 150°. G . P ed a


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Ricordi di un “Ex” Mi piace il titolo, forse perché anch’io – in altra maniera – sono un ex. Mi trovavo a svolgere la mia nuova occupazione in un confessionale al S. Cuore della Barriera, quando si è venuto a confessare un signore che portava molto bene i suoi 86 anni di età. Ha esordito dicendo di essere un “ex salesiano” e di chiamarsi… Non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di saperne di più e di procurarmi la foto (una delle tante che mi mancano) per quel lavoretto a cui lavoro da qualche anno. Ed ecco, cosa mi ha portato dopo qualche giorno. Io Gaetano Picone, Don Bosco e le Missioni Salesiane dell’India. Prima di scrivere quanto segue, in ossequio al pressante invito rivoltomi da don Spitale, debbo chiedere perdono per aver accostato il mio cognome ben umile a quello santamente amato del nostro grande Don Bosco. Gli è che non potevo farne a meno poichè la mia ben lunga vita (ho 86 anni) è così intimamente legata a don Bosco da bloccarmi ogni via d’uscita. Sono nato a San Cataldo il 22 dicembre 1923 proprio nell’anno in cui i religiosi salesiani aprirono un grande Oratorio nel quale e per il quale tantissimi giovani sancataldesi hanno forgiato la loro vita di fede e di bontà cristiana, per non parlare delle tante vocazioni religiose che fiorirono in quel luogo di santità tra la grande cappella che sovrastava il sottostante cine-teatro e il grande cortile dove tra la giostra, il cosiddetto passo volante, il pallone per il gioco del calcio tutti i ragazzi giocavano in attesa dei riti religiosi o delle riunioni dell’azione cattolica il tutto documentato… dal bollo impresso sul libretto per provare l’avvenuta presenza presso l’oratorio in attesa dei premi connessi alle rispettive presenze. Chi potrà mai documentare quanti sancataldesi hanno potuto salvare la loro anima per l’affettuosa dedizione dei tanti Don Scravaglieri, Don Mangione, Don Farina, Don Tomaselli ecc. ecc. Ma io come entro in tutto ciò? Semplice! Da quando fui in grado di camminare il mio religio-

sissimo papà piuttosto che portarmi alla messa domenicale nella vicinissima Chiesa Madre mi portava invece beatamente alla ben più lontana casa salesiana perché riteneva che quella fosse ben più adatta per me. Naturalmente crescendo la trasferta avveniva da solo o in compagnia di altri coetanei. Ero ancora un ragazzino quando fu santificato Don Bosco e mio papà, che gestiva un’apprezzata fabbrica di fuochi artificiali, offrì gratuitamente la sua opera pirotecnica per abbellire la grande festa che tutti i paesani fecero al grande santo. Intanto, finita la scuola elementare, si poneva, in casa, il problema se proseguire negli studi, ed in tal caso era necessario recarsi a Caltanissetta, oppure andare a lavorare in fabbrica col papà. A questo punto interviene Don Bosco tramite il direttore dell’oratorio, Don Mangione, che apre presso l’oratorio la prima classe ginnasiale dove mi precipitò a scrivermi assieme ad altri 12 ragazzi. Ecco fatto! 1° ginnasio poi 2° ginnasio e poi… stop. Perché l’oratorio non era in grado di aprire il 3° ginnasio. E adesso che si fa? Niente paura ci pensa Don Bosco. In che modo? Proprio in quei giorni viene nominato direttore dell’istituto ginnasiale di Pedara un giovane sacerdote salesiano sancataldese tale Don Cataldo Pilato il cui padre era ottimo amico di mio papà. Poiché lo stesso, in quei giorni, era a San Cataldo l’accordo avviene subito sulla base del 50% dell’importo mensile da pagare all’istituto. E così bel bello, accompagnato dallo stesso direttore Don Pilato mi ritrovo a Pedara dove ho pianto per 15 giorni (sotto le coperte quando ero a letto) non tanto per aver lasciato i miei cari – avevo 12 anni – quanto per avere lasciato il mio bellissimo cagnolino. Due anni presso l’istituto salesiano di Pedara mi avevano fermamente convinto che la mia futura vita era segnata: volevo diventare figlio di Don Bosco ampiamente benedetto da papà e mamma, i quali mi dissero che avevano sempre


famiglia salesiana sognato che almeno uno dei cinque figli maschi diventasse sacerdote. Alla fine del corso ginnasiale abbiamo raggiunto a piedi l’istituto salesiano di San Gregorio per il “noviziato” indossando dopo qualche mese l’abito talare, un abito che ci avrebbe ricordato per sempre la missione a cui Dio ci aveva destinato. Maestro dei novizi era don Giardina il ricordo del quale non mi ha mai abbandonato. Durante il noviziato – ancora per l’Italia la guerra non era scoppiata – ho avuto la fortuna di incontrare il grande missionario salesiano dell’India, venuto in Italia per una breve vacanza, Don Scuderi. Io e altri due novizi abbiamo avuto a San Gregorio un colloquio con lui per sapere come e quando avremmo potuto chiedere di trasferirci in India al termine del noviziato. Si trattava di un desiderio che coltivavo da tempo; non per niente l’istituto salesiano di San Gregorio si onorava del titolo di “Istituto delle Missioni Estere”. Alcuni mesi dopo anche l’Italia entrava in guerra. Ho saputo, in seguito, che Don Scuderi era rimasto per circa quattro anni prigioniero degli inglesi in India perché… italiano. Intanto completati gli studi liceali vengo inviato per il tirocinio presso l’istituto San Luigi di Messina. In quei giorni infuriava la guerra durante la quale dapprima veniva gravemente feri-

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to nel 1940 sul fronte francese il mio fratello maggiore Francesco che anni dopo sarebbe morto a 29 anni per un incidente sul lavoro di pirotecnica. Nel gennaio del 1943 muore il mio fratello Michele che, dopo avere combattuto in Jugoslavia, aveva chiesto di frequentare un corso di paracadutismo presso il campo di addestramento di Tarquinia: non si era aperto il paracadute durante una esercitazione. In entrambi i casi è toccato a me correre al loro capezzale con tutto quello che ne è seguito. La disperazione dei miei genitori, la cura dei due fratelli minori Angelo ed Antonio per non dire del papà non più in grado di continuare nel suo lavoro, ma soprattutto un incredibile malinteso intervenuto tra me – chierichetto tirocinante – e un superiore N. N. dell’istituto San Luigi che, senza voler sentire le mie buone ragioni, mi aveva sconsideratamente rimproverato davanti a tutti gli allievi in pieno studio, aggravò la mia situazione nella considerazione dei superiori che naturalmente hanno creduto più al superiore che non al chierichetto. Tutto ciò è successo in quel di Castroreale dove l’istituto di Messina si era trasferito presso il locale convento dei Cappuccini per evitare i continui bombardamenti degli alleati. Ripreso l’anno scolastico 1943-44 (nel frattempo gli alleati avevano conquistato la Sicilia) i

Ch. Gaetano Picone

San Gregorio: Novizi 1940-41 - Al centro l’ispettore don Persiani, a destra don Andronico. In prima fila don Giardina, Maestro dei novizi e don Romeo.


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superiori decidono di trasferirmi in Catania presso l’istituto della Barriera naturalmente con le… raccomandazioni del caso, dopo il fattaccio di Castroreale. Alla Barriera le cose si mettono subito male delle quali non ritengo parlarne. Stando così le cose non mi era rimasto altro da fare che parlare col signor ispettore per dirgli che forse non era volontà di Dio che io restassi in religione data la situazione che si era creata. Con mio sommo dispiacere sono così ritornato a casa per riprendere gli studi scrivendomi alla facoltà di giurisprudenza di Catania chiedendo nello stesso tempo di prestare il servizio militare nella polizia per potermi in tal modo pagare l’onerose tasse universitarie senza in tal modo pesare sulla famiglia. Nel 1954, superati gli esami di laurea, vinco un concorso quale funzionario dell’amministrazione finanziaria la quale mi assegna di operare presso l’Ufficio delle Imposte Dirette di Rapallo. Poiché in Catania avevo conosciuto e santamente amato una bellissima e religiosissima ragazza la sposo (dopo un lunghissimo fidanzamento) presso la chiesa del Crocifisso dei Miracoli in Catania. A Genova mi nasce un bellissimo bambino che però muore sul nascere per l’imperizia dei medici visto che il piccolo pesava ben 4,600 Kg. Poi via via nascono e crescono tre figlie oggi tutte, più o meno, felicemente sposate con relativa figliolanza. Et de hoc satis perché desidero solamente dire qualcosa (veramente non basterebbe un libro) che mi riporta alle missioni salesiane dell’India proprio quelle da me sognate in gioventù. Oltre quarant’anni fa avevo ricevuto la richiesta di offerta in denaro da un missionario indiano tal Mulangrota ex allievo salesiano. Naturalmente invio subito qualcosa che via via aumenta a dismisura. Non so come spiegarmi… uno e poi due e poi quattro… sei…dieci… venti religiosi missionari indiani mi inondano la buca della posta con richieste di aiuto. Io faccio del mio meglio ospitandone alcuni anche a casa mia, ma adesso dopo la morte di mia moglie (dopo una lunghissima malattia) le cose, come si dice, sono cambiate radicalmente. Don Spitale, in proposito ha qualche consiglio da darmi?

famiglia salesiana NB. Per chiudere le dirò caro don Spitale che quando ero studente presso la casa salesiana di Pedara il direttore Don Pilato ha chiesto a tutti noi un piccolo obolo per potere riscattare un bambino senza genitori (diceva che in India di questi bambini ce n’erano tantissimi) al quale, tirando a sorte su 150 alunni, avrebbero dato nel battesimo il nome di uno di noi. Ebbene! Le giuro che è venuto fuori il mio nome, per cui, se ancora vive ho in India un figlio adottivo ormai sessantacinquenne di nome Gaetano. Cordialità dal suo dev.mo Gaetano Picone.

Una piccola postilla: Rientrato in Sicilia, ha comprato casa. Dove? Dice il Sig. Gaetano, non poteva non essere che accanto a D. Bosco. Infatti vive vicino alla casa della Barriera e giornalmente frequenta il S. Cuore. Credetemi, non ci ho messo niente di mio, ho solo eliminato il nome di quel superiore del S. Luigi. Ognuno faccia le considerazioni che crede. A me fa impressione cogliere, in questo piccolo sunto della sua vita, la sensazione che la vita del Signor Gaetano è segnata da D. Bosco e dai suoi salesiani. Se questa è la convinzione di un “EX” cosa dovremmo dire noi? Questo è il piccolo profilo con i dati essenziali e la foto. P I C O N E Ch . G a e t a n o nato a San Cataldo (CL) il 22 dicembre 1923; prof. a San Gregorio il 16 agosto 1940; uscito il 1° giugno 1944. Dopo aver fatto le prime due classi del ginnasio nell’oratorio di S. Cataldo, entrò a Pedara nell’agosto del 1937. Due anni dopo passò a S. Gregorio per il noviziato e la filosofia, due anni. Per il tirocinio fu al S. Luigi di Messina e a Barriera, un anno ciascuno. Nel giugno del 1944 si ritirò in famiglia, mentre faceva domanda di dispensa dai voti. Aff.te vi saluta l’ex S al va to r e S p i ta l e


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Campo giovani Cooperatori, Aspiranti e Simpatizzanti Casa Tabor, 16-19 agosto 2009 Si è svolto dal 16 al 19 agosto, presso il Centro di Spiritualità Salesiana “CasaTabor”, il Campo giovani Cooperatori, Aspiranti e Simpatizzanti. Un’esperienza forte, intensa, che ha visto la partecipazione di circa quarantacinque giovani dai 18 ai 35 anni provenienti da ogni parte della Sicilia. Sotto la guida attenta di Don Edoardo Cutuli e l’ottima organizzazione di Marilena Cicero (Consigliera per la Pastorale Giovanile) e Marco Pappalardo (Coordinatore Provinciale) si è ripreso il lavoro lasciato durante gli esercizi spirituali di marzo, svolti ad Acireale. “Come Paolo a Damasco illuminati da un incontro… che rinnova” è stato il tema dell’incontro affrontato con diverse modalità, tutte sicuramente interessanti e ben intervallate tra di loro: riflessioni guidate grazie all’aiuto dell’ormai famoso “Don Edo”, momenti di deserto personale, lavori di gruppo, Rosario, adorazione, liturgia

Casa Tabor: Foto di gruppo.

penitenziale e Celebrazione Eucaristica quotidiana. Intenso, proprio in avvio di campo, il primo momento in assemblea dove ognuno, presentandosi, ha avuto modo di rendere partecipi gli altri del perché della scelta di venire al Tabor, soffermandosi poi a riflettere su cosa realmente fosse venuto a cercare. Dopo cena un tempo di fraternità, utilissimo per conoscersi e giocare insieme, antecedente alla buonanotte salesiana di Don Edoardo, portavoce del messaggio del Rettor Maggiore ai giovani del Confronto Europeo MGS 2009, che sarà a Catania domenica 29 novembre. Secondo giorno intenso, si entra nel vivo del campo: dopo le lodi mattutine è il momento di introdurre ed articolare il tema grazie alla riflessione proposta da Don Edoardo che, partendo dalla Lettera ai Filippesi e riprendendo uno scritto di Enzo Bianchi, propone ai giovani le caratteristiche essenziali del cristiano secondo San Paolo.. Il cristiano è: un “santo in Cristo Gesù”, un “afferrato da Cristo”, colui che conosce Cristo Gesù attraverso le Scrittura, che è proteso a ciò che gli sta davanti, che rende culto nello Spirito di Dio, che è consapevole che la nostra patria è nei cieli, che gioisce sempre nel Signore.


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Dopo un momento di deserto personale utile a riordinare le idee e a confrontarsi con la Parola di Dio, è il momento di tornare dinanzi a Lui attraverso la S. Messa. Nel pomeriggio divisione in gruppi di lavoro: si riflette sulla Prima e Seconda lettera ai Corinzi e su quelle agli Efesini e ai Colossesi. Ogni gruppo è chiamato per il giorno seguente a realizzare un power point di rielaborazione dello scritto proposto, inserendo ciò che di personale viene trasmesso. Un momento forte, diviso in due parti: la prima di lettura e riflessione personale, la seconda di condivisione di idee e vissuto. Sempre nel pomeriggio arriva il tempo della testimonianza: Emilia e Sebastiano sono due Cooperatori molto impegnati nel Centro di Giostra (Messina), dove lavorano assiduamente a favore dei giovani; tanti i fatti raccontati sinonimi di casualità, ma in realtà troppi per esserlo e per non capire che dietro questo ci fosse un progetto più grande, che è di Dio, seguito come Cooperatori da quasi vent’anni. Ancora fraternità, canti e risate. Si torna seri, è il momento più intenso del campo: l’Adorazione Eucaristica. C’è l’opportunità di recarsi dinanzi a Lui per esprimere la propria preghiera; è poi un cesto con delle frasi di Paolo a passare per i banchi lasciando un messaggio per ogni giovane. Martedì mattina penitenziale ed assemblea con l’Ispettore Don Gianni Mazzali, che conclude la sua visita con la S. Messa ed il pranzo. Nel pomeriggio presentazione dei lavori di gruppo, poi fraternità e celebrazione del Rosario, sotto le stelle in una cornice affascinante. L’ultimo giorno è quello della sintesi personale, della proposta di leggere, un capitolo per sera, tutte le lettere di Paolo e delle iniziative, interessanti, per il nuovo anno pastorale. Si va a casa con una certezza: quella di impegnarsi affinché questa esperienza, come suggerito proprio dall’Ispettore, non resti fine a se stessa ma possa essere un trampolino di lancio per portare negli ambienti di provenienza la carica spirituale di un campo che non verrà sicuramente dimenticato. F ab i o A l i br i o (Centro di Cibali – S. Francesco di Sales Catania)

Salesiani Coo peratori: sp irit ual ità e fo rm azio n e n ell ’es tate del la S i cil ia Da venerdì a domenica 2 agosto, nel Convento francescano di Baida a Palermo, si terranno gli esercizi spirituali dei Salesiani Cooperatori di Sicilia, che aprono così le iniziative di formazione estiva rivolte ad associati, aspiranti e simpatizzanti di questa associazione laicale fondata da san Giovanni Bosco, che nell’isola conta circa 1.200 aderenti. Il tema, trattato dal delegato nazionale don Enrico Peretti, sarà: «Ho combattuto la buona battaglia. Perché, come san Paolo, un giorno possiamo dirlo anche noi». Dal 16 al 19 agosto, presso il Centro di spiritualità salesiana Casa Tabor di Sant’Alfio sull’Etna, i protagonisti saranno i giovani che si confronteranno sul tema «Come Paolo a Damasco, illuminati da un incontro che rinnova». Dal 20 al 23 agosto nella Casa Salesiana di Montagna Gebbia vicino ai famosi mosaici di Piazza Armerina, avrà luogo il consueto «campo» per le famiglie, un’esperienza ormai trentennale per genitori e figli, invitati a riflettere sul tema: «Non basta amare... ma che sappiano di essere amati». (M.Pap.)


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70° di Professione religiosa di Don Giuseppe Dolcimascolo Festa a Pedara per il delegato degli Exallievi Non poteva riuscire meglio la festa per il 70° di professione religiosa di Don Giuseppe Dolcimascolo, delegato degli Exallievi di Pedara. Organizzata dal Direttivo dell’Unione con in testa il Presidente Giuseppe Puglisi, ha visto una folta partecipazione di amici appartenenti ai diversi gruppi della Famiglia Salesiana: SDB, Exallievi, Cooperatori, F.M.A. ed Exallieve, ragazzi dell’Oratorio, VDB, nonchè i Parroci delle tre parrocchie pedaresi, e tanti altri amici “non etichettati” ma anche loro stretti nell’abbraccio che tutta Pedara che si sente integralmente salesiana ha voluto offrire a questo degno figlio di Don Bosco. Era infatti il 1° settembre 1939 quando il giovane Giuseppe giunto qualche anno prima a Pedara dalla lontana Castronovo disse il primo “Si” al Signore e a Don Bosco per iniziare a seminare tanto bene con il diminuitivo con cui viene ancora oggi amabilmente chiamato: “Don Dolci”. Toccanti le parole pronunciate durante l’Omelia dallo stesso sacerdote durante la concelebrazione eucaristica:“Settant’anni al servizio del Signore e di tutti i giovani ad Agrigento, Modica, Barcellona, Pedara... come Professore, Economo, Direttore dell’Oratorio, Delegato, Regista teatrale... Un lungo ed appassionante cammino che dedico alla SS. Vergine”. Prima

Pedara: Foto di gruppo.

Pedara: Don G. Dolcimascolo con i confratelli.

della conclusione della S. Messa, parole di elogio e di gratitudine hanno espresso al festeggiato il Vicario Ispettoriale Don Antonino Rubino e il Direttore della casa Don Giuseppe Di Leonforte e per suggellare questo primo momento di festa, la bella poesia del Sig. Nello Toscano e la canzone “Padre, Maestro ed Amico”, eseguita dai bravi giovani del “CGS Miaramandeha”. Subito dopo, nella sala del refettorio è stata consegnata all’instancabile salesiano una “ricca busta pro missioni”, raccolta dai suoi tanti estimatori che non hanno dimenticano il bene ricevuto. E “Dulcis (...è il caso di dirlo!) in fundo” la graziosa cenetta organizzata dai dinamici exallievi: Francesco Pulvirenti, Agostino Consoli e Nino Di Mauro ed un allegro Karaoke ad opera dei simpatici giovani della Filodrammatica Exallievi Don Bosco, con una chicca finale: il brillante e un po’ nostalgico “power-point” preparato dalla giovane Lucia Messina che ha ripercorso tutto il cammino di Don Giuseppe Dolcimascolo... bè diciamo meglio... quasi tutto il cammino, perché l’agenda del nostro simpatico sacerdote che ha trascorso trentanni della sua vita a Pedara è ancora piena zeppa di impegni, d’incontri e di sogni ancora da realizzare. Ca r m e lo L a ud a ni Unione Exallievi di Pedara


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Il “Si” come dono di Dio Professione perpetua per Don Christian Konan e Don David Sousa da Timor Gela, 26 settembre 2009 Si è svolta in un clima di intensa preghiera, alla presenza dell’Ispettore dei Salesiani Don Giovanni Mazzali e di tanti confratelli intervenuti da tutta la Sicilia, la Cerimonia che ha visto due giovani salesiani: Don Christian Konan, proveniente dalla Costa D’Avorio e David Sousa da Timor, fare la loro “Professione Perpetua”. “Non siamo superbi, apriamo il nostro cuore al Signore, mettendoci in ascolto della sua chiamata”. Con queste parole che ci hanno richiamato alle letture della XXVI Settimana del Tempo Ordinario, don Mazzali ci ha ricordato come la vocazione è un dono e azione di amore Dio per l’umanità. La Celebrazione è iniziata con il canto intonato dai giovani dell’Oratorio, che invitava l’assemblea ad acclamare al Signore Gloria e Potenza per la sua fedeltà. La Celebrazione ha toccato il momento più grande quando Christian e David, molto emozionati, si sono impegnati a donare tutte le loro forze ai giovani più poveri e a vivere in fraterna comunione di spirito e di azione nella Società Salesiana, facendo voto per sempre di essere poveri, obbedienti e casti. Dopo che l’Ispettore stendendo le mani su di loro ha invocato la benedizione, i neoprofessi sono stati accolti nella Congregazione Salesiana con l’abbraccio fraterno di tutti gli altri confratelli presenti. Infine è stata loro consegnata la Croce di Cristo segno di resurrezione e di vita. A questo punto la celebrazione è proseguita con l’Eucaristia, la presentazione dei doni e i canti di ringraziamento, uno dei quali sembra essere stato scritto per questo giorno: “Come tu mi vuoi io sarò, dove tu mi vuoi io andrò, questa vita voglio donarla a Te per dare gloria al Tuo Nome, paura non ho se mi guida il Tuo amore”, quali parole migliori per descrivere il dono del “sì”.

Gela: Un momento della celebrazione.

Prima della benedizione finale non potevano mancare i ringraziamenti di Christian e David, al Signore, alle case salesiane che in questi anni li hanno accolti e formati e alle loro famiglie di provenienza. La comunità di Gela desidera ringraziare Don Cristian per il suo anno trascorso insieme con la sua amorevole presenza, sicuri che Dio ha grandi progetti da realizzare su di lui e con Lui. AUGURI!!!! O ra to ri o C en tro Gi o va n i l e - Ge l a

Zafferana: Il 29 agosto hanno rinnovato la Professione religiosa Cristian Modica e Cristian Scuderi.


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Dalle case salesiane CANICATT Ì Il Gr es t Do n Bo sco 20 0 9 “Ehi, ehi dico a te”…con questo grido di richiamo ogni giorno vengono riuniti i 325 ragazzi iscritti al Grest Don Bosco 2009 di Canicattì, il cui tema formativo “ecologico e amico della natura” è “Un seme, un albero, un bosco”. La scelta di questo tema è dovuta al fatto che quest’anno ricorre il 150° anniversario della fondazione della Congregazione Salesiana da parte di Don Bosco e che si è sviluppata come un seme diventando una grande foresta: infatti attualmente l’opera salesiana si trova presente in 130 nazioni. Ma il primo seme che si è sviluppato è la parola di Dio, diffusa in tutto il mondo tramite l’azione degli Apostoli: quest’anno celebriamo anche l’Anno di San Paolo, che entra come personaggio nella nostra storia del Grest, proposta ai ragazzi come un filmato a fumetti, con i gli alberelli personaggi Pinuccio, Pinocchio, Fratel di Legno e … Ruscello Marcello. Attività speciali di quest’anno: RadioForYou, sul web in collegamento con la Radio regionale delle Figlie di Maria Ausiliatrice e “Scriviamo una canzone”, col cantautore Salvo Marchese che ha dato come frutto un CD musicale di grande bellezza con i pensieri dei grestini. Molteplici le altre attività svolte dai ragazzi: formative, ricreative, sportive, musica, teatro, bricolage e la piscina interna…; inoltre le gite proposte ed il campeggio escursionistico del TGS Don Bosco Natura, sono un’ottima oppor-

tunità di aggregazione per i ragazzi. Concludiamo con una frase detta agli animatori dall’Ispettore dei Salesiani in Sicilia, Don Gianni, in visita a Canicattì: “Non si può animare se non si ha un’anima!”: profondamente vero! Don Biagio Tringale

Canicattì: Grestini in cortile.

C an ica ttì , M arch e se co n clu d e i l G re st Si conclude stasera, 30 luglio 2009, alle ore 21:00 con la presentazione della canzone “I pensieri dei bambini” presso l’oratorio dei Salesiani di C.da Rovitelli di Canicattì, il progetto estivo del Grest 2009 intitolato: “Scriviamo una canzone” curato dal cantautore Sal Marchese. Dopo oltre un mese e mezzo di attività legata alla proiezione di video clip di cantautori italiani, e alla lettura e comprensione dei testi delle canzoni, adesso sono i bambini e i ragazzi, i veri protagonisti. “Questa canzone infatti, – dice Marchese – è il frutto dei loro pensieri che hanno messo per iscritto e che poi io ho rielaborato in un testo unico e musicato”.


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PALERMO - SANTA CHIARA Nella notte tra il 27 e il 28 giugno, presso la parrocchia salesiana di “Santa Chiara” di Palermo, ha avuto luogo una veglia di preghiera per le vittime, morti e profughi, dello Sri Lanka. Iniziata con l’accensione, da parte di ragazzi e giovani, delle lampade attorno ad una cartina del Tamil, nello Sri Lanka, la veglia ha visto la partecipazione degli immigrati di quella terra che oggi vivono a Palermo. La “Notte della veglia” è stata introdotta da don Gianni Giummarra, direttore dell’opera salesiana di Palermo, che ricordato l’importanza e la difficoltà di seguire il cammino tracciato dal Cristo. Nel corso della veglia si è pregato per le vittime e i profughi del conflitto che negli ultimi mesi sta caratterizzando la regione del Tamil e che in questi giorni si è ulteriormente aggravato. “Vivo da 20 anni a Palermo e ho mandato tutti i soldi che ho risparmiato ai miei parenti e alla mia famiglia d’origine in Sri Lanka. Ma l’ultimo mese tutti i miei risparmi di venti anni e la mia intera famiglia è stata distrutta. Sono solo e l’intero sudore di venti anni si è dissolto. Non vedo nessuna ragione per vivere”, ha testimoniato, triste, un uomo. “Dopo la guerra dell’ultimo mese non ho avuto notizie dalla mia famiglia e non so se sono vivi o morti. La mia ansia mi conduce alla pazzia giorno per giorno… Non riesco a dormire”, ha proseguito una donna indiana. Gli immigrati dello Sri Lanka, ora abitanti a Palermo, stanno seguendo con apprensione le vicende del proprio paese. Don Peter Gnanasekar, un salesiano indiano dell’Ispettoria di Tiruchy (INT) giunto lo scorso anno a Palermo, anima la comunità cattolica de-

gli immigrati dello Sri Lanka e della comunità di immigrati del Ghana. La veglia di preghiera è stata una sua iniziativa, con essa ha voluto infondere speranza nei cuori di questa gente che vive lontano da casa, sconvolta negli ultimi tempi da una guerra che ha visto, finora, 20 mila morti. Da: ANS, Palermo 3 luglio 2009.

MARSALA Con la serata di sabato 25 luglio si è chiusa la bellissima esperienza del GREST 2009, che ha visto impegnati per oltre un mese e mezzo poco più di 300 ragazzi, dai 6 ai 14 anni, circa 50 tra animatori, collaboratori, volontari, simpatizzanti dell’Oratorio … Una esperienza vissuta all’insegna dell’amore, della sincerità, dell’amicizia, del coraggio, dell’umiltà, della generosità, elementi questi che abbiamo cercato di approfondire non solo facendoli diventare i nomi delle squadre ma sforzandoci di viverli giorno dopo giorno dentro e fuori il grest. Ora si spengono i riflettori, da lunedì non ci sarà più l’impegno di essere presenti, non ci saranno più punteggi da dare ma una cosa essenziale deve rimanere impressa nei cuori di tutti: DIO CI AMA. Da parte nostra dobbiamo essere sempre riconoscenti al Dio dell’amore perché sempre e comunque ci sta accanto. E in particolare in questo mese e mezzo che abbiamo vissuto insieme abbiamo toccato con mano quant’è bello sentirsi amati, sentirsi messi al centro delle attenzioni da parte di coloro che Dio stesso ci ha messo accanto. Mi riferisco ai Salesiani, e permettetemi di


dalle case salesiane ringraziare in maniera particolare don Giuseppe, a cui auguriamo ogni bene per il suo proseguo negli studi e per la sua ordinazione presbiterale che ci auguriamo di celebrare quanto prima; gli Animatori, dalle signore ai giovani, che anziché pensare a loro stessi in queste vacanze hanno scelto di impegnare il loro tempo in mezzo ai ragazzi, ognuno mettendo a disposizione le proprie capacità e il proprio desiderio per farli stare bene; gli aiuto animatori (collaboratori), alcuni alla prima esperienza altri già stagionati, ma anche loro, così come hanno saputo fare, si sono messi a disposizione; coloro che a diverso titolo e per l’amore che hanno all’Oratorio e in base anche ai propri impegni di lavoro o famiglia hanno voluto contribuire a questa esperienza; i volontari del servizio civile, che se pur nella continuità del loro impegno con lo stato e con l’Oratorio hanno dato il meglio di se stessi. Tutti impegnati per un unico obbiettivo: toccare con mano l’amore di Dio. Don Bosco ha voluto l’Oratorio con la presenza di tutti, piccoli e grandi, proprio per questo motivo, perché tutti insieme possiamo camminare verso la strada dell’amore, della santità. Sicuramente durante que-

Marsala: Il Grest 2009.

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Marsala: Grest 2009, foto di gruppo.

sto Grest ci sono stati motivi di incomprensione, di apparente fallimento, di scoraggiamento ..., ma anche nei momenti più tristi ancora una volta Don Bosco, così come ha fatto con Mamma Margherita, ci ha indicato la strada per tornare ad essere veramente felici. Sapete qual è questa strada? L’AMORE. In questo tempo di estate che ancora rimane siamo invitati a non sciupare niente di ciò che abbiamo imparato, occupiamo bene il tempo, anche con la lettura di un buon libro, e approfitto di questo per ringraziare i membri della Famiglia Salesiana per quello che ci hanno detto nei venerdì all’inizio delle seratine e per la riuscita iniziativa della “bancarella del libro”. Voglio anche ringraziare coloro che hanno sponsorizzato in diversi modi questo Grest 2009, a loro va il nostro riconoscimento e la nostra preghiera. Ora è tempo dei saluti. Ci diamo appuntamento al 14 settembre per la riapertura dell’Oratorio, ambiente che ciascuno deve sentire come proprio, e per l’organizzazione della mega festa di inizio di anno pastorale il 3 ottobre. Nel raccomandare a tutti di non trascurare la messa domenicale, vi affido alla protezione della nostra mamma del cielo Maria SS. Ausiliatrice e con don Bosco vi benedico tutti di cuore. Don A le ss a nd ro M a la p ont e


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CATANIA - CIBALI Si è definitivamente concluso il 9 settembre il grest estivo che, diviso in due parti, ha visto la partecipazione di oltre duecento ragazzi presso l’oratorio “San Francesco di Sales” (Cibali) di Catania. La prima parte dell’attività, ovvero la più lunga, è partita il 22 giugno per concludersi il 25 luglio; l’altra, utile a lanciare le numerose attività formative e ricreative invernali, si è protratta dal 28 agosto al 9 settembre, dando ai ragazzi un’ulteriore possibilità di divertimento prima dell’inizio dell’anno scolastico. Tante le attività svolte, di successo il momento formativo basato sulla storia del “Re Leone”, riscritta ed adattata alle necessità dei ragazzi dai giovani del gruppo adolescenti, poi animatori, che, a partire da marzo, si sono cimentati nell’avventura di sintetizzare i temi per ogni tappa, collegando poi il tutto ad un avvenimento della vita di Don Bosco. Animatori che hanno seguito un percorso formativo continuato anche durante l’estate con riunione settimanali il mercoledì sera e coronato, per dieci di loro, con la partecipazione ai campi

animatori del biennio e del triennio, occasione utile per acquisire nuove conoscenze specifiche e per formarsi, soffermandosi sui temi dell’affettività e della fede. Divertenti, realizzati due volte a settimana, si sono rivelati i laboratori di canto e chitarra, ballo, teatro, manualistica (seguito con cura dalle signore del laboratorio Mamma Margherita) e clowneria e le attività sportive di calcio e basket nelle quali i grestini, oltre alle consuete partitelle, si sono cimentati in allenamenti specifici divisi per settore e per età, gestiti con impegno da coloro che seguiranno i ragazzi anche durante la stagione invernale. Momenti sicuramente di fratenità, oltre che di divertimento, si sono rivelate le gite, su tutte quelle dell’acquapark, dove i ragazzi hanno portato in oratorio coppa e titolo di “Campioni dei Grest 2009” presso il McLube di Caltanissetta, e di Gambarie, nella quale una bellissima giornata di sole ha fatto sì che si potesse apprezzare lo splendido scenario dell’Aspromonte, in Calabria. Occasioni queste per conoscersi meglio, per giocare e cantare insieme ma anche, e soprattutto, per pregare in un unico coro ad inizio e fine giornata come voleva Don Bosco. Il tutto coronato dall’esperienza del mare il

Catania-Cibali: Grestini in cortile, foto di gruppo.


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lunedì e martedì mattina. Ad ospitare il grest è stato il lido della Polizia, alla Plaja, al quale va un doveroso ringraziamento per l’ottimo servizio offerto e per aver concesso ai ragazzi di trascorrere delle splendide mattinate nell’altrettanto meraviglioso mare di Catania. Stupenda anche la “serata sotto le stelle” realizzata l’ultimo giorno della prima fase del grest che, oltre ad un momento di agape fraterna, ha offerto a tutti gli spettatori una serata di animazione che ha permesso ai genitori di vedere ciò che i propri figli avevano realizzato durante il mese trascorso in oratorio. Tra le iniziative all’interno della serata finale anche una gara di Karaoke e la proiezione di un video finale, poi distribuito ai ragazzi. Numerosi i partecipanti alla S. Messa del sabato celebrata dal direttore Don Mario Arestivo. A seguire giochi a stand e animazione con la complicità dei genitori. Ma, finita l’estate, l’oratorio continua ad essere attivo con le numerose attività invernali, sportive e formative. Cinque le categorie della Scuola Calcio: piccoli amici, pulcini, esordienti, giovanissimi e allievi, altrettante quelle del basket con allenamenti due volte a settimana; squadre che si cimenteranno in campionati sia a livello federale che nella Pgs, sempre nello spirito di Don Bosco. Oltre al divertimento ci sarà tempo per i gruppi formativi con riunioni settimanali per tutte le età, dal gruppo savio club ai giovani, passando per preadolescenti e adolescenti. F a bi o A l i b ri o

Ria p re il s it o d el l ’ Or ato r io d i C i b al i www.oratoriocibali.altervista.org Sito web dell’Oratorio Salesiano “S. Francesco di Sales” - Catania-Cibali Cambia tanto, forse tutto. Ma non l’ideale: far sì che i giovani del nostro oratorio possano sempre mantenersi in contatto con la realtà, sia nel periodo estivo che in quello invernale. Il sito offre nella prima pagina tutte le notizie principali ed utili ai ragazzi, da quelle puramente di informazioni ad altre di commento e ri-

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Home page del sito dell’Oratorio Salesiano di Cibali, www.oratoriocibali.altervista.org

flessione. All’interno, navigando un po’, vi accorgerete delle varie sezioni del sito, dalle rubriche di sport alla sezione su Don Bosco. Tutte le rubriche saranno aggiornate quasi quotidianamente. È possibile interagire attraverso il “Muro”, lasciando semplicemente un saluto o lanciando delle proposte. Non dimenticare di visionare spesso le “Sales News” che vi permetteranno di restare sempre in costante aggiornamento sul mondo salesiano, dal nostro oratorio alle iniziative del Movimento Giovanile Salesiano. Nella sezione “Sport” durante tutto l’arco della stagione sportiva troverete tutte le news sulle partite, i commenti e le pagelle dei nostri atleti in campo! Trovate anche la sezione dedicata alle Opportunità Lavorative che vi invitiamo a leggere e diffondere a chi ne ha bisogno. Ringraziamo per questo il COL (Centro Orizzonte Lavoro). Il resto lo vedrete da voi… Per qualunque necessità o per nuove proposte non esitate a contattarci all’indirizzo e-mail sales-ilsogno@hotmail.it Sperando possiate apprezzare lo sforzo fatto per mettere online il nuovo sito, a voi l’augurio di una buona navigazione. Vi ricordiamo inoltre l’iniziativa del Fantacalcio Mgs. Per tutte le info www.mgssicilia.it . F a bi o A l i b ri o


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insieme PEDARA I l Gr e s t 2 0 0 9

Come ogni anno ad animare l’estate dei nostri giovani pedaresi c’è il grest, svolto come sempre nello storico oratorio salesiano del nostro paese. Non un semplice posto dove giocare e passare il tempo, ma anche un luogo dove crescere ed imparare. Quest’anno il grest, con alcune novità apportate dal Direttore dell’oratorio, Don Carmelo Coco, conta più di 350 iscritti, che hanno avuto l’intenzione di passare al meglio la loro estate con lo spirito di Don Bosco. La tematica formativa di quest’anno, con il sussidio “Idros e lo scrigno delle carte”, ha tenuto impegnato i ragazzi per tutto il mese. L’avventura ha come protagonista un ragazzo di dodici anni di nome Raphael che in maniera inspiegabile si troverà catapultato in una misteriosa isola sottomarina con il compito di salvarla, essendo il Prescelto. La missione, quindi, si svolge sott’acqua, ed è proprio da lì che traggono spunto i nomi delle squadre di quest’anno, tutti appartenti ai termini scientifici dati ad alcune cozze: Cardium, Mytilus, Ostrea, Pecten. Fra le novità del Grest 2009 vi è l’assenza dei capitani, per spingere così tutti componenti più grandi della squadra (la cosiddetta Serie A) ad impegnarsi al massimo

dalle case salesiane senza sentirsi esclusi perché non responsabili della squadra. Sempre fra le novità c’è l’aggiunta, nell’elenco delle attività come danza, teatro, giornalismo, volley, calcio, di corsi come Scoopidou, Murales, Corto e X-Factor, che hanno riscontrato particolare successo fra i ragazzi e che li hanno tenuti impegnati rispettivamente in attività di manualità, disegni, piccoli sketches e canti. Ma come in ogni grest che si rispetti, la gran parte dell’attenzione è rivolta, oltre che per il momento formativo e la preghiera indispensabili alla crescita cristiana, verso i giochi, dai più attesi come palla a guerra, stratego e i divertentissimi giochi con l’acqua, ai nuovi, fra i quali si possono includere i campionati di calcio, svolti al di fuori dell’orario giornaliero delle attività. Ad arricchire il mese del grest, si sono poi aggiunte delle serate in compagnia anche dei genitori. Fra queste ricordiamo gli storici falò, svolti il giovedì attorno a un fuoco, che vedono mettere in mostra il frutto delle attività dei ragazzi durante le settimane in oratorio; la Nutella dance, con giochi di squadra divertentissimi, che hanno visto coinvolti i grestini in prove di velocità mangiando una buona fetta di pane e nutella; la disco-grest e arrusti e mangia con la presentazione del lavoro di squadra tramite la consegna delle loro memorie in un libro interamente costruito dai ragazzi, e poi tante altre giornate svolte in oratorio e in trasferta come le andate a mare e l’acqua park. Un ringraziamento per tutto questo, quindi, va sicuramente a Don Carmelo, don Placido e a tutti gli animatori che hanno speso il loro tempo libero per far divertire al meglio i grestini di Pedara e non solo, sacrificando parte della loro estate. E dopotutto, come direbbe Don Bosco, “le nostre vacanze le faremo in paradiso”…arrivederci al grest 2010!!! A l f i o P ap p al ar d o


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RAGUSA S e r a t a f i na l e pe r il Gr e s t de ll’O r at or io Sa le sia n o Nella serata di sabato 25 luglio è calato il sipario per il Grest 2009 dell’Oratorio Salesiano. È andata in archivio anche questa edizione portandosi con sé tanto entusiasmo ed allegria che hanno caratterizzato le ultime quattro settimane di circa 300 ragazzi. Quest’anno lo slogan scelto è stato “Tuffati di più”, in cui prendendo spunto dai personaggi del film “Il Re Leone”, si è potuto approfondire il tema dell’amicizia. Il tutto secondo lo stile salesiano ed il sistema educativopreventivo di Don Bosco, dove il ragazzo tramite il gioco, la fantasia e il divertimento, è stato aiutato a riflettere su argomenti importanti per una sana crescita interiore. Come di consueto, anche quest’anno non sono mancati i momenti di aggregazione fuori dall’oratorio. Infatti la carovana multi colorata dei grestini si è recata al mare della Plaia di Catania, due volte all’acquapark, a Monterosso per il grest diocesano, al castello di Donnafugata, al campo di atletica leggera di Petrulli, ai Giardini Iblei, al parco Giovanni Paolo II. Il tutto è stato possibile grazie all’ormai collaudata regia del responsabile dell’oratorio Don Filippo Pagano Dritto, che è stato coadiuvato dal giovane don Enrico Furestieri. Inoltre a collaborare con i salesiani, in questo mese frenetico di attività varie, sono stati coinvolti circa 50 giovani e volenterosi animatori con una decina di genitori-animatori. Tutti sono da ammirare per la passione, l’impegno e la donazione gratuita del loro tempo libero, a favore dei ragazzi, contrastando un mondo nel quale ci si chiude nel proprio egoismo e sempre meno ci si apre al prossimo. La chiusura della kermesse ha visto il grande epilogo in una calda, splendida e movimentata serata finale, dove gli organizzatori non hanno lasciato nulla di intentato, e che ha lasciato visibilmente soddisfatti i grestini e i loro genitori intervenuti per assistere allo spettacolo preparato. Infatti dopo la S. Messa presieduta da don Filippo, sul palco allestito nel cortile dell’oratorio si

Ragusa: Gli animatori del Grest 2009.

sono esibiti i ragazzi del grest, accompagnati dagli infaticabili animatori, cimentandosi in balli, recite, canti, e musiche dal vivo. Alla fine premi per tutti i grestini con la proclamazione della squadra vincente Chica Chica Bum con la maglietta gialla. Ma è giusto ricordare anche le altre squadre dai nomi un po’ bizzarri:, Tit Tap Slurp (Verde), Tiky Tiky Boing (Rosso), Junga Junga spalsh (blu). Sono stati presenti anche i pre-adolescenti dell’Estate Ragazzi con la maglietta arancione. Una serata “oratoriana”, ancora una volta all’insegna del sano e spensierato divertimento, che ha messo la parola fine a questa affascinante avventura e che ha regalato a tanti ragazzini della nostra città un mese di spensieratezza. A conclusione un genitore-animatore, Enzo Campo, stanco ma radioso, a luci spente, ha dichiarato: «Alla vigilia come augurio si era detto: “Comunque vada sarà un successo!!” E così è stato. Effettivamente ancora una volta l’Oratorio Salesiano, grazie a queste attività rivolte ai gruppi estivi per i ragazzi, ha svolto la sua preziosa vocazione sociale raggiungendo gli scopi prefissati. Infatti per il grande valore educativo dell’iniziativa i giovani coinvolti hanno tratto un notevole vantaggio sia per loro e sia per le rispettive famiglie e di conseguenza ne ha beneficiato anche una parte della nostra comunità cittadina».


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insieme GE L A

C ’ è un g ra n b i s o g no d i p o l i t i c a Concluso il corso di formazione organizzato da diverse associazioni Partecipare alla vita politica con l’impronta del cristiano: questo è l’obiettivo che sei associazioni laicali di Gela si sono prefissati per dare vita ad un corso di formazione socio-politico: I valori della politica si sono persi nel tempo nei meandri di interessi particolaristici dall’antica Roma alla Roma attuale; il concetto di servizio per il bene della comunità ha lasciato il posto dell’affermazione del potere personale e la gente si allontana ogni giorno di più facendo innalzare la parabola dell’astensionismo ad ogni appuntamento con le elezioni. Chiesa e volontariato a Gela hanno tentato di restituire il valore originario della politica attraverso un corso di formazione della durata di tre mesi che ha toccato temi che riguardano l’etica, il profilo storico, l’area amministrativa e manageriale: tutto rigorosamente in termini di volontariato per formare un manipolo dell’area dirigente quanto più sano possibile. A prendere l’iniziativa l’associazione “Il Lume” presieduta da Massimo Catalano a cui si sono affiancate diverse associazioni religiose e laicali accomunale tutte da un unico obiettivo: quello di parlare di valori cristiani in un mondo che non lascia posto alla generosità: si tratta delle Acli, il Centro studi “Salvatore Aldisio”; l’associazione ex allievi Don Bosco, il gruppo famiglie Don Bosco, il “Movimento politico per l’Unità” ed il gruppo Salesiani di Gela. “Siamo partiti dall’idea - ha detto don Angelo Grasso che la gente non ha fiducia nella politica perché la ritiene troppo contaminata da interessi privati; quindi, attraverso il recupero dei valori cristiani, abbiamo puntato su come potere partecipare alla vita politica che ci coinvolge tutti con uno spirito di vero sei vizio”. Le lezioni sono iniziate il 7 marzo con il contributo di Antonio Granvillano che ha intrattenuto sul tema del management, per tre appuntamenti. Si sono alternati poi Salvatore Orlando per l’area amministrativa; Guglielmo Puzzo e Paolo Fichera, Angelo Bruno, don Gianni Russo

dalle case salesiane sul tema dell’etica politica e don Giovanni Tandurella, Giuseppe Italia e lo stesso vescovo, mons. Pennisi, sull’aspetto storico. “Il nostro obiettivo – ha detto Massimo Catalano – è quello di creare una classe di cittadini attivi con un graMons. M. Pennisi. do di consapevolezza tale da dare una svolta alla società che ha perso i valori”. La lezione conclusiva è stata tenuta dal vescovo di Piazza Armerina, mons. Pennisi che ha sottolineato il ruolo della Chiesa nella storia: “Un esempio ci è fornito dalla figura di don Luigi Sturzo - ha detto il vescovo - che ha saputo coniugare l’impegno politico con i dettami della Chiesa che ha sostenuto in duemila anni migliaia di persone e situazioni di disagio in nome dell’amore ma anche con un occhio attento alla vita sociale e politica”. La cerimonia di conferimento degli attestati ai corsisti che si è tenuta sabato 13 giugno ha fatto registrare l’entusiasmo di quanti hanno seguito le lezioni di legali, sacerdoti, economisti e storici. L ilia na B lanc o

CATANIA - BARRIERA “ Il G re st c he p a ss io n , ch e s i m p at i ca i n v e n z io n .. .” Un mese di festa oratoriana per fanciulli, adolescenti e famiglie, guidati da Paolo… all’Oratorio “S. Cuore” di Catania-Barriera Tantissimi giovani e adulti hanno cantato a squarciagola, – e forse anche tu che leggi – queste parole dell’“Inno del Grest…”, nella nostra fanciullezza o ancora in questi giorni arroventati di fine luglio da animatori o genitori dei tantissimi fanciulli, che affollano i cortili degli Oratori Salesiani o parrocchiali e le spiagge della Colonia don Bosco alla Plaia, di Marina di Ragusa o di Alcamo Marina, di Mortelle o di Gela, di Sferracavallo o di San Leone… e che stanno concludendo l’esperienza meravigliosa di un mese di al-


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tata, proiezione di films…), dei laboratori (artistico, teatrale, musicale…), la preparazione delle Olimpiadi con svariate discipline sportive (atletica leggera, basket, calcio, volley, danza, pattinaggio…), inaugurate solennemente con una sfilata in costumi dell’epoca… Il Grest di Barriera, ha coinvolto oltre 200 ragazzi (tra fanciulli iscritti al grest e adolescentigiovani animatori!) e le loro famiglie, che fanno capo alla vita dell’Oratorio-Centro Giovanile Salesiano del Sacro Cuore. Il tema, Guidati da Paolo…, che continua il percorso offerto nell’arco dell’anno sociale a giovani animatori e adulti, con gli incontri biblici sulle lettere di San Paolo e con la Scuola di preghiera, è stato presentato il martedì e il giovedì, utilizzando un cartone animato sulla vita e la missione di San Paolo, mentre il sabato alcuni catechisti hanno approfondito e fatto sintesi del percorso della settimana con i ragazzi del grest, suddivisi per fasce di età. Iniziato mercoledì 24 giugno si è concluso, per i fanciulli, sabato 25 luglio con la festa finale e la premiazione delle squadre (Atene, Cipro, Corinto, Malta), domenica 26 con la gita e la verifica degli Animatori ad Alì Terme, lunedì 27 luglio con la premiazione finale. Dal 28 luglio al 1° agosto ci siamo ritrovati ancora la sera con adolescenti e animatori per momenti di incontro, di divertimento e di festa. Il Grest si è svolto tutti i giorni feriali dalle 16.30 alle 20.00 e tre volte la settimana con mattinate al mare presso la Colonia don Bosco alla Plaia; quattro le gite organizzate (Europark di San Cataldo, Maletto nel Parco dei Nebrodi, due volte per l’intera giornata alla Plaia)… Il Grest, aperto ai ragazzi da 7 ai 17 anni, è stato animato da circa 50 tra adolescenti e Catania-Plaia: Tiro alla fune sulla spiaggia della Colonia.

legria, di giochi ben organizzati, di impegno nelle attività sportive e dei vari laboratori, di incontro col Signore nei vari momenti formativi e liturgici… Il Grest è un’invenzione dell’Azione Cattolica degli anni ‘50, rilanciata col carisma di don Bosco, da un grande sacerdote salesiano, don Franco Solarino, mago dell’educazione e della… fisarmonica, e portata avanti sino ad oggi in tutte le Case Salesiane, e ormai in molte Parrocchie diocesane e in svariati altri luoghi anche laici, con entusiasmo e con grande impegno educativo, per offrire ai ragazzini , ai giovani e alle famiglie uno spazio sereno di vita e giusta valorizzazione del tempo libero estivo. Anche nella Casa Salesiana del “Sacro Cuore alla Barriera” da marzo si comincia a parlare di Grest e ai primi di maggio si avviano le iscrizioni e quindi i vari momenti di formazione dei Giovani Animatori (il vero segreto del Grest, il futuro dell’Oratorio e della Parrocchia stessa!), la preparazione del tema formativo (Guidati da Paolo… alla scoperta delle lettere perdute) sulla scia di San Paolo, a conclusione dell’Anno Paolino, l’organizzazione delle attività ricreative (gioco organizzato, spettacoli, Lunapark con giochi a stands, Caccia al tesoro nei boschi, spaghet-


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dalle case salesiane cenzo Nicosiano (della casa salesiana di Caltanissetta), direttore dell’Oasi, porta avanti.

Catania-Barriera: Il laboratorio artistico.

giovani animatori e aiuto-animatori e numerosi adulti, che hanno collaborato con la presenza vigile; accanto al grest dei ragazzi e adolescenti; vari sono stati gli appuntamenti per le Famiglie (momenti di festa e gite con i figli, spazi ricreativi e formativi per i Genitori). Hanno coordinato la vita del Grest don Vincenzo Sciacchitano e don Gaetano Urso, con l’aiuto di un staff di animatori e di giovani volontari del servizio civile, e con la presenza del Direttore della casa don Giuseppe Troina, sempre vigile e disponibile. A settembre dal 7 al 12 richiamo dei ragazzi e animatori con il “GREST DI AUTUNNO” che ha visto il ritorno, in maglietta, e con tanta allegria di molti animatori e tantissimi ragazzini per lanciare le attività ordinarie dell’Oratorio Centro Giovanile per il nuovo anno sociale. Don Ga et ano U rs o

PIAZZA ARMERINA L 'esp erien za di v ita d i M o n t a g n a G e b bi a Giugno – Agosto 2009 Boom di presenze all’Oasi di spiritualità salesiana Montagna Gebbia (Piazza Armerina) durante la stagione estiva che si è appena conclusa. L’Oasi si presenta come un luogo di raccoglimento spirituale, di attrazione turistica e come un’opportunità per creare occupazione e interagire col territorio. Questa è l’idea che Don Vin-

Don Vincenzo, a cosa è dovuto questo rilancio della struttura? L’Oasi dunque da quest’ann o si co n f e rm a m et a i de a l e p er c h i è a l l a ri ce rc a d e l r e l a x e d i u n a m b i e n t e d i p re g h i e r a ? Ho preso a dirigere questa grande struttura dal mese di settembre 2008, il mio obiettivo è sempre stato quello di rilanciarla e riportarla ai vecchi tempi quando era molto attiva. Così mi sono organizzato con i miei collaboratori e abbiamo iniziato a fare promozione e stabilire contatti già nel periodo invernale, e i risultati sono stati subito evidenti. Abbiamo registrato oltre 1.000 visitatori da ogni parte della Sicilia. Gruppi più o meno numerosi (anche fino alle centinaia unità) si sono “ritirati” per 3-4 giorni mediamente nell’Oasi salesiana in tutto il periodo estivo. A c hi s i r iv ol ge l ’O as i? Il sito per come è organizzato è ideale per ogni fascia d’età. Associazioni giovanili, gruppi di spiritualità, famiglie, gruppi sportivi, sono stati gli ospiti dell’Oasi, e le massime presenze si sono registrate nella settimana di Ferragosto, un fattore legato anche alla vicinanza col palio dei Normanni di Piazza Armerina a cui distiamo pochi chilometri. Ringrazio gli ospiti dell’Oasi in particolare la Parrocchia Santa Maria del Carmelo di Mussomeli, Acr Parrocchia di Misilmeri; Fraternità Sant’Agata al Borgo (Ct); Azione Cattolica Giovani di Piazza Armerina; l’Oratorio di Villarosa; Casa Famiglia di Ispica; l’Oasi Cana (Pa); AC di Morreale, Delia e Piazza Armerina; l’Istituto Pro Famiglia (Ag); la Parrocchia San


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Montagna Gebbia: Foto di gruppo.

Carlo Borromeo (Pa), la Parrocchia San Biagio (Cl), le Famiglie salesiane di Gela, i cresimanti della Parrocchia Santa Maria di Gesù di Mazzarino, l’Oasi Don Bosco (Rg), i cresimanti animati dai catechisti neo-catecumenali di Palermo, i ministranti della diocesi di Piazza Armerina, il gruppo rinnovamento dello Spirito di Agrigento. Co s a of f r e l a s t r u t t ur a ? L’Oasi si trova a circa 750 metri d’altezza dal livello del mare con una struttura che conta ben 130 posti letto, campo di calcio, piscina, tanto verde ideale per lunghe passeggiate all’aperto e animazione salesiana con esercizi spirituali. Inoltre è in progetto un campo di calcetto in erba sintetica e un locale all’interno dell’Oasi con 4 camere che per la nuova stagione diventerà un bed & breakfast. Come dicevo il nostro punto di forza è rappresentato dalla vicinanza con Piazza Armerina, ci troviamo a pochi chilometri dalla “Villa Romana” e dal centro storico della città dei mosaici e ciò ci deve far riflettere sulle potenzialità della struttura e su come migliorarle e in questa direzione ci stiamo muovendo. Qu a n t e p e r s o ne la v o r a no n e l l a s t r u t t ur a ? Sin dall’inizio il mio intento è stato quello di rilanciare il sito creando opportunità di impiego e di lavoro come sono sempre stato abituato a fare in altri posti, e qui ho avuto il piacere e la soddisfazione di poter realizzare un progetto insieme all’Associazione “I Girasoli” di Mazzarino, presieduta da Calogero Santoro, che ospita di-

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versi giovani minori non accompagnati richiedenti asilo provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente. Il progetto, racchiuso in un protocollo d’intesa tra l’Associazione e l’Ispettoria salesiana sicula, comprende la realizzazione di tirocini formativi e professionali nel turismo rurale, attività ricreative e sportive, e giornate culturali e d’interazione con le persone che trascorrono le vacanze a Montagna Gebbia. 8 ragazzi de “I Girasoli” hanno lavorato per tutto il periodo estivo all’Oasi come cuochi, giardinieri, accoglienza, attività ricreative, curando ogni angolo della struttura. 2 di questi ragazzi (Noufou del Burkina Faso e Joseph del Gana) attualmente dopo aver superato brillantemente in un unico ciclo gli esami del biennio, frequentano il 3° anno dell’Istituto superiore Ettore Maiorana indirizzo perito turistico, dove hanno ricevuto una grande accoglienza. Quindi soc ializza zione e inte gra zione sono a l c e nt r o d e l l e v os t r e a t ti v it à ? Certamente, il progetto punta proprio alla integrazione dei migranti intesa come crescita dei cittadini italiani, l’associazione infatti organizzerà seminari di formazione sul tema dei rifugiati, richiedenti asilo e protetti umanitari, a cui parteciperanno gli operatori dell’ispettoria salesiana. C o n c e t t a S a n ta g a t i

ME SS I N A - SA N TO M MA S O In sieme su lle strade de l no s t ro Fo n dat o re Da mercoledì 16 a martedì 22 settembre la Comunità dei Teologi del “San Tommaso” di Messina, accompagnati da don Pippo Ruta e don Franco Di Natale, approfittando del 150° anniversario della fondazione della nostra Società, abbiamo vissuto un’esperienza intensa sui luoghi salesiani. A farci da guida è stato don Franco Lotto, Rettore della Basilica “Maria Ausiliatrice”, già Maestro di Noviziato a Pinerolo, che con competenza, passione salesiana, ma soprattutto con calore umano e affetto paterno ci ha dato la possibilità di esplorare luoghi conosciuti e scono-


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sciuti, che ancora trasudano tutta la ricchezza spirituale e carismatica delle origini. All’itinerario tradizionale (Valdocco, Chieri, Riva presso Chieri, Mondonio, Cascina Moglia, Colle don Bosco) sono state aggiunte altre tappe significative che hanno contribuito a completare l’itinerario umano e spirituale vissuto dal nostro padre don Bosco. È stata prevista la visita alla casa di Valsalice, che ha ospitato i resti mortali del santo fino al 1929, data del-

Torino: In alto e a lato, alcuni momenti del Pellegrinaggio a Torino dei Teologi del S. Tommaso di Messina.

la beatificazione; la cappella dell’Arcivescovado, dove don Bosco ha ricevuto l’ordinazione presbiterale; il collegio della Visitazione, dove si è preparato a questo evento di grazia con gli esercizi spirituali; il palazzo Barolo, l’ospedaletto, che ha ospitato le prime due stanzette dell’Oratorio di San Francesco di Sales; la chiesa della Consolata, dove don Bosco spesso confessava, in cui si venera il corpo del Cafasso, sua guida spirituale; la chiesa di San Francesco di Assisi luogo dell’incontro con Bartolomeo Garelli. Non è mancata la visita a Mornese: al Tempio di S. Maria Mazzarello, alla sua casetta natale e al Collegio; ed una puntata alla Valponasca, dove è stato possibile sostare un’oretta in silenzio per rielaborare le suggestioni vissute nell’arco di quelle giornate. A fare da guida è stato don Tommaso Durante, cappellano delle FMA.

La gita al Colle don Bosco è stata arricchita dall’incontro con i confratelli teologi della Crocetta di Torino che in quei giorni vivevano lì la loro programmazione annuale. Insieme abbiamo celebrato l’Eucaristia nel Tempio superiore, presieduta dal Direttore, don Testa; e condiviso il pranzo, durante il quale i Teologi della Crocetta si sono esibiti in un canto polifonico, guidati da don Perrenchio. Subito dopo c’è stato lo scambio di doni. Di ritorno a casa, giorno 22, è stato particolarmente bello l’aver previsto una sosta a Roma, dove ad attenderci era il Rettor Maggiore in persona, con il quale abbiamo condiviso la celebrazione eucaristica e il pranzo. Il pellegrinaggio oltre a darci la possibilità di raggiungere fisicamente i luoghi delle origini, e per molti per la prima volta, contribuendo ad un entusiasmo e ad un atteggiamento di gratitudine e di lode al Signore non indifferente per questa occasione, ha permesso di creare tra i confratelli quell’unione necessaria per iniziare con grinta il nuovo anno pastorale. Don G i us ep p e R a im on d o


dalle case salesiane SAN GREGORIO D a l G re st al G r in v Il 25 luglio all’Oratorio salesiano di San Gregorio si è conclusa la fantastica esperienza del Grest edizione 2009. È stato un mese intenso. Cento ragazzi, una trentina di animatori, giovani e adulti, guidati da don Lillo Augusta e da don Domenico Luvarà, hanno condiviso momenti di sano divertimento ma anche di riflessione e di crescita. Ogni squadra aveva il nome di un continente perché vorremmo che la pace scoppiasse in tutto il mondo. È stato il tema del nostro Grest: la PACE. Quella pace che nasce e si alimenta con le opere, che è fatta di gesti concreti e che comincia dal nostro vissuto immediato e prossimo. I giochi, le gare, le attività, le liturgie, le proiezioni, sono stati tutti laboratori di pace. E poi, alla fine, abbiamo voluto realizzare una marcia della pace per le vie del paese. Aprivano il corteo i giovani con frago-

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rosissimi tamburi e con le bandiere dei continenti. In testa uno striscione largo quanto tutta la strada con lo slogan che ha ispirato i giorni del nostro Grest: “Semina la pace e la tua vita rinascerà”. A seguire le bandiere e gli striscioni di ciascuna squadra. Le persone ci guardavano e sorridevano compiaciute. Molti si affacciavano dal balcone. Persino gli automobilisti, bloccati dai vigili urbani per lasciar passare il corteo, per una volta anziché imprecare osservavano incu-

riositi e sorridenti. Per tutti un regalino confezionato dai ragazzi: una caramella con una piccola pergamena contenente un pensiero, un seme di pace. Il Grest è finito ma il nostro impegno continua. In questi giorni nel nostro Oratorio è iniziato il GRINV, attività ricreativa ma anche formativa che un nutrito gruppo di animatori, allegri e volenterosi, capitanati da don Arnaldo, salesiano giovane, entusiasta e con tanti progetti, organizzeranno per i ragazzi e i giovani del nostro Oratorio. Siamo ancora all’inizio di un nuovo anno di attività e il nostro Oratorio è già un grande cantiere in fermento. Tutti coloro che ne siamo parte siamo felici di esserci. Siamo certi che il Signore benedice questo nostro impegno, Maria Ausiliatrice ci segue con amore e don Bosco ci sorride. Li be ri o Au g u st a


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guardando altrove

Guardando altrove È m o r t o d o n An t o n i o D o me n e c h

I l P ap a in vi si ta a Les C om b e s

Nella mattinata di lunedì 20 luglio, il Rettor Maggiore e il suo Consiglio hanno annunciato con tristezza la morte di don Antonio Domenech Corominas, già Consigliere per la Pastorale Giovanile, avvenuta presso la casa Foto: ANS salesiana di Martí Codolar di Barcellona, dove don Antonio si trovava dallo scorso mese di febbraio.

Lunedì 13 luglio Papa Benedetto XVI è arrivato a Les Combes dove trascorrerà, ospite della casa salesiana, un periodo di riposo. Ad accoglierlo, insieme al vescovo di Aosta, mons. Giuseppe Anfossi, il Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Pascual Chávez Villanueva, il suo segretario don Juan José Bartolomé, don Francesco Cereda, Consigliere per la Formazione, don Stefano Martoglio, Ispettore della Circoscrizione speciale per il Piemonte e la Valle d’Aosta (ICP), i suo Vicario don Sergio Pellini, l’Economo ispettoriale don Stefano Colombo e il direttore della casa salesiana di Châtillon, don Carlin Silvio. Presenti anche le autorità civili e militari della Valle d’Aosta Benedetto XVI era stato già ospite della casa di Les Combes nelle estati 2005 e 2006. Domenica 26 luglio si terrà nella residenza di Les Combes la preghiera mariana, mentre il periodo di soggiorno si concluderà il 29 luglio quando il Santo Padre si trasferirà nel Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo.

Foto: ANS

Barcellona-Sarrià (Spagna): I funerali di Don A. Domenech celebrati nel Santuario di Maria Ausiliatrice.

Parlando con i parenti e i salesiani presenti, Don Chávez, visibilmente commosso, ha esaltato in don Domenech le sue qualità umane, come la dedizione al lavoro e l’austerità della vita, quelle cristiane e quelle salesiane, espresse con una profonda fedeltà alla Congregazione. I funerali si sono celebrati il 21 luglio, a Barcellona-Sarrià. Presenti, tra gli altri, don Fabio Attard, successore di don Domenech nella guida del Dicastero per la Pastorale Giovanile, don José Miguel Núñez Moreno, Consigliere per l’Europa Ovest, e don Pier Fausto Frisoli, Consigliere per l’Italia e il Medio Oriente.

Si è svolto a Chimpay, lo scorso 29 agosto, il pellegrinaggio in onore del beato Ceferino Namuncurá, che ha visto coinvolte circa 40.000 persone fra cui intere famiglie, con bambini e anziani. È stata la prima volta che il pellegrinaggio ha avuto una partecipazione così numerosa. Mons. Marcelo Marcelo Angiolo Melani, salesiano, vescovo di Neuquén, nel corso della cerimonia religiosa ha toccato il tema della giustizia, sia giuridica e sia sociale. Sottolineando la vita umile di Ceferino ha fatto un appello perché si dia rimedio alla mancanza di posti di lavoro in Argentina chiedendo ai cristiani un gesto di solidarietà. Anche quest’anno la festa di Ceferino è stata una espressione di fede e di impegno con la chiesa, ogni fedele si è impegnato a cambiare la propria vita e ad essere solidale con i più bisognosi.


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Brevemente Salesiani: «Telefono Pronto» c o n t r o i l di s ag i o Con l’inizio dell’anno scolastico, sia nei giovani che nelle famiglie spesso si matura ed avanza un profondo senso di disagio, d’incomprensione e d’ansia. Di mezzo c’è, naturalmente, anche lo stress del rientro dalle vacanze. I Salesiani dell’istituto «S. Domenico Savio» di Messina, consapevoli di questa situazione di confusione e disadattamento, attraverso un «Centro di Prima Accoglienza», il cui presidente è lo psicoterapeuta, don Umberto Romeo, privilegiano una «strategia di ambiente», intesa come spazio, fisico e morale, ricco di valori, vitale ed aperto, che previene il disagio e stimola il recupero. «Fiore all’occhiello» di questo Centro è «Telefono Pronto» che consente il primo contatto, anche in pieno anonimato, tra i Salesiani e la gente. Ogni giorno, a partire dalle ore 17 e fino alle ore 20, formando lo 090/717271, ogni cittadino potrà saperne di più, incominciare a parlare, chiedere informazioni e far propria la strategia dell’amore e del contatto sociale. Agati n o Zi zz o Gambarie: Esercizi spirituali.

I n au g ur a z ione e be n ed iz ione del n u ov o ascenso re al soggio rn o “ Do n B os c o ” di G a m ba r ie Dopo il rifacimento dei campi di giuoco, calcetto pallavolo e basket, che ormai da lunga tradizione vede gli atleti e gli alleducatori delle PGS, quest’anno il soggiorno Don Bosco di Gambarie (RC) si è dotato dell’ascensore, mezzo necessario per gli ospiti di una certa età che possono così occupare le camere poste al terzo piano. Fortemente voluto da don Peppino Visalli finalmente oggi dopo il collaudo è stato possibile metterlo in funzione. Don Nino Visalli assieme agli ospiti, all’impresa che ha curato i lavori e tutto il personale ha benedetto l’ascensore e lo ha inaugurato portandosi al terzo piano che da qualche anno non riusciva a raggiungere.


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L ib ri no : an im az i on e coi nov i z i s al e si a ni

Ragu sa-G esù Ad olescen te

Nella Casa "Giovanni Paolo II" di viale Grimaldi 13/15 in Librino, affidata alle cure delle suore Figlie di Maria Ausiliatrice Salesiane di Don Bosco dirette da suor Lucia Siracusa, oggi avrà inizio il Grest n° 2, che si svolgerà dalle 8.30 alle 13, per bambini e ragazzi dai 6 ai 16 anni, fino a raggiungere il numero massimo di 200 unità. La novità del secondo turno è data dalla presenza di animatori eccezionali: si tratta di 25 novizi salesiani d’ogni parte d’Italia, che s’avviano ad entrare definitivamente nella Congregazione di san Giovanni Bosco provenienti dalla casa di formazione di Pinerolo. I grestini si recheranno a fare il bagno di mare nelle acque del Lido don Bosco alla Plaia due volte la settimana, il mercoledì e il venerdì fino al tardo pomeriggio pranzando con gli animatori in spiaggia e in pineta. Non mancheranno la gita fuori porta (irrinunciabile è una giornata fantastica all’Acquapark di Melilli) e tante sorprese per sollecitare la fantasia e la creatività di tutti, sempre impegnati in attività ricreative, formative e aggregative, sotto la vigile guida degli animatori. Ogni pomeriggio i giovani seminaristi, guidati dal maestro dei novizi, prima di andare a pernottare nella Casa salesiana di San Gregorio, cureranno assieme alle consorelle l’animazione di strada. Il Grest si concluderà sabato 18 luglio con la festa finale per grandi e piccoli.

Nell’ambito del “Nuovo Progetto Radio e Biblioteca Don Bosco” è stata realizzata la Biblioteca, altro spazio di diffusione della cultura che vede nel libro un mezzo di trasmissione delle conoscenze di fondamentale importanza. Scopo della Biblioteca è la raccolta e la custodia del patrimonio librario dell’Istituto, che attraverso regole di ordinamento e di accesso,

Ragusa: Inaugurazione della Biblioteca, taglio del nastro.

A nt o n in o B l a nd i ni Da: La Sicilia, Catania 6 luglio 2009.

Messina-S. Tommaso Venerdì 14 agosto 2009 S. Em. il Card. Raffaele Farina ha visitato la struttura “Mamma Margherita” che accoglierà i sacerdoti anziani ed ammalati. Ragusa: Il Presidente della Provincia On. F. Antoci, Don A. Basilio e il sindaco E. Dipasquale.

Messina-S. Tommaso: Foto di gruppo.

viene reso disponibile. Essa dispone di un’ampia sala lettura, con annesse postazioni multimediali, destinata alle fascie d’utenza giovanile e adulta. La Biblioteca Don Bosco nel 2009 è stata affiliata al Sistema Bibliotecario Archivistico della Provincia di Ragusa e vedrà presto i propri volumi inseriti nel Catalogo Unico consultabile on-line.


da ricordare

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Da ricordare D on Lu igi Ales si m o r t o a Pa l e r m o i l 1 2 - 0 7 - 2 0 0 9 L’omelia del sig. Ispettore II 28 maggio ci lasciava il patriarca dell’ispettoria il Sig. Antonino Jacono, consegnando il testimone a don Luigi, già sofferente e ormai vicino ad entrare nell’ultima malattia. In effetti quest’ultimo scorcio di vita, una manciata di mesi, è stato un calvario di sofferenza, di limitazioni e di prova per don Luigi. L’avevo conosciuto in un mattino caldo di metà agosto dello scorso anno. Sulla poltrona a godersi il fresco dell’ombra, gioviale, piacevole, ancora vivo e brillante. Ci lasciò nel bel mezzo della conversazione comunitaria perché doveva andare a celebrare la S. Messa e... la gente lo aspettava! Nonostante l’età percepivi immediatamente una mente vivace, mi verrebbe da dire quasi scalpitante, accurata nell’eloquio, intrisa di saggezza, ma anche di insofferente desiderio di conoscere, di ragionare. Ho percepito l’incontro con una personalità, un anziano che amava la vita, il vero, la libertà del pensiero. “Io so che il mio Redentore è vivo”, abbiamo sentito proclamare dal libro di Giobbe nella prima lettura. Di certo una convinzione profonda di don Luigi che per Dio, per il suo Redentore ha speso una lunga vita. Rispettiamo nel silenzio un incontro che certamente sarà stato commovente ed esaltante. Un prete che così spesso ha parlato ha proclamato la redenzione, la salvezza, che ha offerto Dio nell’ostia, nell’acqua del Battesimo, nella misericordia della confessione che si trova a tu per tu con il “suo” redentore, che si sente abbracciare dalla sua misericordia e dal suo perdono. Una lunga storia di vita quella di don Alessi, rampollo sancataldese di una famiglia che ha fatto storia in Italia e in Sicilia. Quasi per un disegno misterioso è mancato ieri il fratello maggiore, di 104 anni, padre fondatore della Repubblica Italiana e Presidente della Regione Sicilia. L’aria fina delle colline del centro Sicilia, una vivace tradizione familiare, l’incontro con don Bosco e i Salesia-

ni, rappresentano Don Luigi Alessi. elementi interessanti nel tentare di tratteggiare, seppur schematicamente, la fisionomia umana e spirituale di don Luigi. Non ho potuto, per mancanza di tempo, scandagliare le vicende della famiglia, ma Luigi si avvicina a don Bosco fuori della Sicilia e per buona parte della sua giovinezza e maturità lavora, come salesiano fuori dell’isola. Lo vediamo novizio a Portici Bellavista dal 1928 al 1929. Per gli studi di filosofia e il liceo l’obbedienza lo invia al nord, vicino anche fisicamente a don Bosco prima a Valsalice dal 1929 al 1930 e poi in campagna a Foglizzo dal 1930 al ‘31. Rientra in meridione per gli anni di prova nel tirocinio: Torre Annunziata dal 1931 al 1933 e Portici dal 1933 al 1934. Poi gli studi di teologia presso la Gregoriana, nella comunità degli studenti che allora era dislocata al Sacro Cuore, presso la stazione Termini. Anni di studio e certamente di fermento intellettuale, oltre che di intensa attività apostolica, culminati con la consacrazione presbiterale nel 1937 e la licenza in teologia nel 1938. Nello stesso anno consegue la prima laurea in lettere classiche alla statale di Roma. Viene inviato alla scuola di Taranto, dove funge da consigliere e tra una lezione a l’altra riesce a trovare il tempo per conseguire una seconda laurea in Filosofia, sempre a Roma, alla statale. Lascia Taranto alla fine della guerra nel 1945 e inizia la sua lunga esperienza di direttore e parroco con l’incarico di direttore di Cisternino dal 1945 al 1946, poi a Bova Marina dal 1946 al 1953, dove per due anni svol-


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apostolica. La contemplazione della bontà di Dio, ge anche il ministero di parroco (1948-1950) e poi degli spazi infiniti del suo amore dalla terra dei viancora direttore prima a Resina e poi a Taranto fiventi, da questa nostra terra meravigliosa e treno al 1960. menda al Paradiso, alla serenità, alla gioia. Siamo al suo rientro in Sicilia. Don Luigi ha Gesù nel Vangelo ce lo assicura: è volontà di 48 anni. Ha lavorato con intensità e ancora giovasuo padre che nulla ne gli sono stati affivada perduto, tutto dati incarichi di reUn doveroso ricordo alviene recuperato, risponsabilità. Lo atOn. Giuseppe Alessi, uno dei l’O valutato, risignificato tende un grande padri dell’autonomia siciliana e nella risurrezione. campo di lavoro ed primo presidente della RegioDon Luigi è stato per una ispettoria che in ne, morto il 13 luglio 2009 a tanta gente un uomo quegli anni sta cre104 anni. di risurrezione, di vita scendo di confratelli Ai funerali, celebrati nella annunciata, di soffee di opere. Sarà parcappella del don Bosco Ranchirenza lenita, di verità roco a Palermo sia bile, da Don Antonino Rubino, appassionatamente e all’Ausiliatrice che Vicario Ispettoriale e da diversi Sacerdoti, hanno caparbiamente ricersoprattutto al San partecipato il presidente dell’Assemblea regionale cata. Luigi fino al 1987 e Francesco Cascio, il governatore Raffaele LombarMi permetto di direttore al San Luido, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, il estendere le condogi dal 1977 al 1987. prefetto di Palermo Giancarlo Trevisone, Giuseppe glianze di tutti i con“Dopo che queDi Forte, sindaco di San Cataldo, città natale di fratelli dell’ispettoria sta mia pelle sarà diAlessi. “Giuseppe Alessi – ha detto Don Rubino sicula e meridionale strutta, già senza la nella omelia – era un uomo di morale e giustizia. Il ai familiari, doppiamia carne vedrò suo operato alla Regione è stato un vero servizio remente colpiti dal lutDio. Io lo vedrò, io so alle istituzioni”. to in questi giorni. Il stesso; i miei occhi La famiglia Alessi, molto religiosa e legata ai sabene fatto è l’eredità lo contempleranno, lesiani, ha voluto ricordare, prima della benedizioindelebile e imperitue non un altro”. ne, la figura dell’Onorevole. “Una volta don Luigi ra dei vostri cari, che Nella sua lunga Sturzo scrisse una lettera a mio padre – ha detto il fici hanno sì lasciati, vita, pastoralmente glio Alberto – nella quale gli raccomandava di comma ci attendono lassù feconda e intelletportarsi sempre bene e di dimettersi nel caso avesse all’appuntamento tualmente vivace, preso anche una sola multa. L’importante è, scriveinevitabile. Un grazie don Luigi ha avuto va, “la morale, la morale, la morale. Di questo mio che sgorga dal cuore modo di conoscere padre ne ha fatto un insegnamento di vita e un moalla porzione di comul’uomo, la condiziodello da seguire”. nità salesiana di Samne umana, la granpolo e in modo tutto dezza e la fragilità particolare a don Luigi Sansone, che in questi uldella creatura. Difformi esperienze sociali e polititimi mesi si è dedicato e consumato con vero cuoche, due grandi guerre, gli orrori delle ideologie, la re di figlio al suo confratello anziano. distruzione di un paese, l’occupazione, la ricostruCaro don Luigi, Dio ti ha fatto tanti doni di zione, il boom economico, il benessere, una città intelletto e di umanità e non ultimo anche quello secolare che sempre più si dimentica di Dio. È condella longevità. Noi preghiamo per te, perché il fortante e bello pensare che ora don Luigi può conDio dell’amore ti faccia tutto suo, consumando le templare colui che ha amato e annunciato per tuttue debolezze e fragilità nella sua misericordia. Tu, ta una vita. L’efficacia della sua parola, l’aggancio prega per noi, infondici coraggio, ottimismo, desie il calore umano, la passione per i bimbi, i ragazderio vivo di verità e di bene. Ti pensiamo con zi, i giovani. Ora, nel senso di Dio, tutto questo acl’Ausiliatrice, la mamma comune, don Bosco, il quista uno spessore nuovo, un significato pieno, papà di tutti noi, nel perenne mattino del cielo. fuori del dubbio, dell’incertezza, della lacerazione


da ricordare Don Giovanni Pe cor ella m o r t o a Pa l e r m o i l 1 0 - 0 8 - 2 0 0 9 L’omelia del sig. Ispettore Non sono certo si tratti della sua ultima lettera, ma ho ragione di pensarlo. L’ho ricevuta lunedì scorso e reca la data del 5 agosto. La frase centrale ha il sapore di un commiato ricco di fede e di abbandono in Dio “Io sono pronto a compiere quello che Dio Don G. Pecorella. vorrà”. Pur lottando ogni giorno per vivere, e lo documenta anche nella sua ultima lettera, la sensazione di avvicinarsi al suo ultimo traguardo pervadeva il suo spirito e le sue riflessioni. Ha affidato tale percezione alla sua ultima poesia, del 16 luglio, che mi ha consegnato a mano nel nostro ultimo colloquio. La riporto integralmente anche per rendere omaggio alla vena poetica e di narratore che lo ha accompagnato lungo tutta la sua vita. Reca il titolo : La notte oscura.

“La notte oscura di sera in sera divora la luna. La scopa di saggina disfatta e arricciata, lasciata in oblio, giace sul terrazzino, dopo aver spazzato la casa. Il mio destino diverso non è, ma non sono disperato. Confido in Te: Quando Tu vuoi… chiamami, come vuoi… prendimi, ma tu donami forza e coraggio. La mia piccola parte S’è conclusa per me. Che io non mi perda Nell’ultimo respiro. Nella prima lettura che è stata proclamata, tratta dal libro di Ben Sirac, si evidenzia il tragitto umano e spirituale di un credente, alla ricerca

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di quella sapienza che non è solo frutto di sforzo umano, ma che è dono di Dio, un dono ottenuto nella preghiera, nella frequentazione assidua del Dio: “…ricercai assiduamente la sapienza nella preghiera, davanti al santuario pregando la domandavo… la mia anima si è allenata in essa”. Tocchiamo qui, ne sono certo una delle dimensioni più profonde della personalità spirituale di don Giovanni. Indubbiamente ha peregrinato in molte comunità della Sicilia, dalla sua Palermo, dove era nato il 20 maggio 1935, a Modica, Trapani, Messina, Ragusa, Catania, solo per citare alcune comunità. Ma la spiritualità, l’accento sulla preghiera, sui sacramenti sono state caratteristiche che chi lo ha frequentato ha sempre visto emergere con toni ed accenti chiari. Soprattutto nella sua esperienza di parroco (fu parroco a S. Agata di Militello, a Marsala a Ragusa e a Trapani) ha lasciato trasparire la sua fede, il suo attaccamento a Cristo, il Salvatore. Credo significativo il segno che, in collaborazione con gruppi di laici, ha voluto con determinazione lasciare sia a Ragusa che a Trapani, il segno della croce luminosa, presenza visibile e palpabile nell’intreccio delle vie e dei quartieri della città. A Trapani la grande croce è diventata elemento integrante della identità della città stessa. Le sue poesie sono pennellate di fede e di cultura, semplici ed efficaci ed alcune si elevano a cenni di puro lirismo nel tracciare, con tocchi rapidi, la fisionomia spirituale di un prete e di un credente. La solitudine delle viuzze strette di Erice antica evoca il bisogno e l’anelito di spiritualità e di Infinito. C’è in lui una preoccupazione, che vive con sofferenza: “Purtroppo oggi ci lasciamo facilmente prendere dalle cose e smarriamo il cammino e il senso di Dio: praticamente diventiamo uomini che vivono senza Dio, anche se poi affermiamo a parole di credere in Dio. L’uomo di oggi trova il tempo per tutto, tranne che per un incontro serio e autentico con Dio”. “Il Signore mi ha dato in ricompensa una lingua con cui lo loderò. Avvicinatevi, prendete dimora nella mia scuola. Fino a quando volete rimanerne privi mentre la vostra anima ne è tanto assetata?”, continua il brano del Siracide. Don Giovanni ha lodato Dio con la sua dedizione alla sua causa, seguendone la voce fin dalla fan-


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ciullezza e tracciando un cammino per chi lo ha conosciuto e gli ha camminato accanto. A Palermo conobbe i salesiani a Santa Chiara dal 1945 al 1949, quando decise di entrare nell’aspirantato di Pedara, per verificare il richiamo alla vita religiosa e sacerdotale, dal 1949 al 1951. Così scrive nella sua semplice domanda: “…faccio domanda di essere accettato come novizio-chierico…ho pregato e mi pare che don Bosco mi voglia con sé”. E con Don Bosco Don Giovanni è stato dal 1952, anno della sua prima professione ad oggi : 57 anni di fedeltà e di servizio dei giovani e della gente nel nome di Dio e di don Bosco! Dopo i regolari studi di filosofia e teologia a San Gregorio e a Messina, intervallati dal tirocinio, viene consacrato sacerdote il 19 marzo 1962 a Messina. Dopo i primi incarichi a Messina e Caltanissetta ritorna a Palermo Santa Chiara, come incaricato degli studi e nel 1968, alternando, come si faceva allora, il lavoro e lo studio, consegue la laurea in lettere moderne all’università. Varie opere dell’ispettoria lo vedono attivo nel lavoro educativo e pastorale: Palermo Gesù Adolescente, Trapani, direttore a Sant’Agata Militello dal 1973 al 1977. Poi nuovamente a Palermo San Luigi dal 1978 al 1982. Poi a Marsala parroco dal 1982 al 1990 e direttore per due anni. Poi ancora parroco a Ragusa dal 1991 al 1998 e dal 1998 al 2005 parroco a Trapani e negli ultimi tempi incaricato della piccola porzione di comunità. Prima di giungere a Sampolo sarà ancora, seppur per breve periodo a Modica e a Catania, Salette. Negli ultimi anni i suoi scritti ed anche le sue poesie ritornano sul tema della sofferenza: “Siamo stanchi, sull’orlo dell’abisso. Ormai flebile è la nostra voce come di flauto. Ti cantiamo una nenia senza fine: liberaci dalla tentazione e dalla totale distruzione”. A don Pascual Chavez, Rettor Maggiore dei Salesiani scrive il 24 novembre 2008: “E noi anziani e ammalati cosa potremmo fare? Sono convinto che ci occorrono tanti Mosè sul monte, con le bracci alzate, perché quelli che combattono sul campo possono vincere le battaglie di Dio. Da parte mia, fin d’ora mi impegno in questa preghiera incessante a Gesù Eucaristia, alla SS. Vergine Ausiliatrice e a don Bosco. A questo fi-

da ricordare ne voglio offrire al Signore i miei acciacchi e le sofferenze che mi costringono all’inattività”. Nel brano del Vangelo è risuonato forte il grido di Gesù: “Lazzaro viene fuori”! È la vittoria sulla morte che Gesù rende effettiva con l’amico, prima della sua morte e risurrezione. È il messaggio di vita di questa liturgia in cui celebriamo la nascita al cielo del nostro fratello. Nella sua ultima lettera esprime con commozione un grazie al fratello Giuseppe, per la sua assidua assistenza, ai confratelli salesiani e serenamente offre se stesso per la missione salesiana in Sicilia. Mentre porgiamo ai familiari presenti, ai confratelli e a coloro che gli hanno voluto bene le più sincere condoglianze, rivolgiamo a don Giovanni il grazie per quello che è stato in mezzo a noi. Grazie don Giovanni per la tua testimonianza e la sua sofferta serenità. Vogliamo concludere con le espressioni alte di una tua poesia intitolata “Arrivederci”.

“Ora compiuta la missione, strappato da quest’oasi, sei chiamato a fiorire nella sempiterna Oasi Verde. Grazie, Padre Buono, d’avercelo donato compagno della vita”.

Ricordiamo i familiari defunti di confratelli: sorella di Don Mascimino (24-08-2009), fratello di Don Simonato (01-09-2009), papà di Don Umana (18-8-2009).

Congratulazioni a Don Luigi Calapaj per aver conseguito all’UPS, il 29 settembre 2009, la “Licenza in Teologia Spirituale Studi Salesiani” col massimo dei voti.


Il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede Dignitas personae è un documento visibilmente «per» i piccoli, cioè a favore della vita embrionale e nascente, della vita invisibile senza microscopio, una vita estremamente piccola e quindi estremamente vulnerabile. Dignitas personae è lo strumento del «sì» a questa vita piccola e vulnerabile, i nuovi poveri, lo strumento raffinato e preciso del «sì» di Dio che si prende cura, ma anche lo strumento del «no» a una ricerca biomedica ispessita e opaca, che cerca di raggiungere ogni fine senza badare come conviene ai piccoli e ai poveri coinvolti. L’affermazione di Dignitas personae che gli embrioni sin dal concepimento sono «persone» è un’affermazione etica, fine e precisa: «Ad ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale, va riconosciuta la dignità di persona. Questo principio fondamentale, che esprime un grande “sì” alla vita umana, deve essere posto al centro della riflessione etica sulla ricerca biomedica, che riveste un’importanza sempre maggiore nel mondo di oggi». Il decimo anniversario della morte di Green coincide con il centenario del terremoto di Messina. I due eventi sono legati in modo sorprendente per il semplice fatto che Green ha scritto un’opera teatrale sul terremoto di Messina. Due grandi catastrofi, infatti, impressionarono fortemente lo spirito di questo scrittore: la tragedia del Titanic e il terremoto che distrusse Messina nel 1908. Qui, ritengo risieda la novità di questa pubblicazione; qui, infatti si intrecciano quelle riflessioni, che la ricerca su questo autore e la contemporanea passione per una rinascita culturale della mia città fa incontrare; qui ho la possibilità di svilupparle con occhio meravigliato ed appassionato, ma anche con grande senso di gratitudine e ammirazione nei confronti della profonda sensibilità di questo illuminato scrittore. Green, come i più grandi scrittori che hanno narrato di Messina, ha trasmesso la cultura della bellezza come possibile soluzione ai suoi mali. Questa bellezza risiede nella sua storia, nella sua cultura, nelle tradizioni, non come luogo di nostalgie e ricordi, ma come motore, trampolino di nuove storie, meravigliose, da raccontare su questa città ricca di passione.


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