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Sommario Editoriale

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Formazione

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Messaggio del Rettor Maggiore Pastorale Giovanile

Animazione Vocazionale

Animazione Missionaria/VIS Associazioni

Comunicazione Sociale

Famiglia Salesiana

Dalle case salesiane

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Guardando altrove

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Da ricordare

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Direttore Responsabile Felice Bongiorno

Registrazione: Tribunale di Catania N. 15 dell’11-04-2008

Redazione

Felice Bongiorno (coordinatore redazionale) Luigi Calapaj Angelo Grasso Domenico Luvarà Calogero Montanti Giuseppe Ruta

Collaboratori

Vittorio Castiglione Andrea Strano Giuseppe Trovato

Direzione e redazione

Via Del Bosco, 71 - 95125 Catania Tel. 095 336369 Fax 095 339720 E-mail: insieme@sdbsicilia.org Sito web: www.sdbsicilia.org

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Scuola Grafica Salesiana Catania-Barriera

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In copertina Il Papa in visita a Valdocco nella Basilica di Maria Ausiliatrice.


Editoriale Don Bosco è rimasto qui Carissimi tutti, ci avviamo verso il termine dell’Anno Bicentenario della nascita di Don Bosco. Abbiamo vissuto momenti belli, alcuni ordinari, altri straordinari, dopo il passaggio dell’urna (1-20 novembre 2013) e la solenne apertura con la presenza del Rettor Maggiore Don Angel Fernandez Artime (30-31 agosto 2014). Una prima ondata di 250 pellegrini siciliani, in maggioranza nostri giovani, hanno invaso i luoghi salesiani in occasione della venuta di Papa Francesco e dell’ostensione straordinaria della Sindone (19-21 giugno 2015) e una seconda di 350 giovani dei nostri ambienti vivrà una bella esperienza di ricarica spirituale insieme alla rappresentanza giovanile proveniente da tutte le parti del mondo in occasione della SYM D.B. dal 9 al 16 agosto a Torino e Colle Don Bosco. Nonostante tante difficoltà e problemi, tanti sono i segnali di speranza presenti nel mondo salesiano, come ha avuto modo di sottolineare il Rettor Maggiore nell’ultima Lettera familiare, pervenuta alle nostre comunità, e nella nostra terra di Sicilia. Anche Don Bosco ha visitato la nostra terra più volte e in più modi, ed è rimasto qui, tra di noi più vivo che mai. Don Pierfausto Frisoli nelle due visite straordinarie del 2006 e del 2012, metteva in rilievo la ricchezza della nostra isola, e diceva che noi salesiani siamo seduti su una miniera d’oro e non ce ne accorgiamo… in lingua siciliana si direbbe «semu ricchi e nudd’ù sapi». Forse Insieme

conviene ricordarlo, una volta ogni tanto, per riprendere vigore e coraggio. Riporto una lunga citazione tratta dalla Relazione finale della seconda visita (8 aprile 2013): «[…]a dispetto di tutte le apparenze e delle casse vuote – voi siete un’Ispettoria ricca. Non alludo al patrimonio immobiliare od agli accantonamenti finanziari. Ritrovo la vostra ricchezza in una pluralità di elementi, il primo dei quali è la vostra terra, la vostra cultura intrisa così profondamente dal messaggio cristiano. Non sono così ingenuo da non vedere anche i limiti di una religiosità popolare che va anche purificata, che non diviene appartenenza ecclesiale convinta, che in qualche caso sfiora la superstizione o cela interessi di altra natura. Ritengo però che altro è evangelizzare a partire da una situazione ancora permeata dai segni, dai luoghi e dai tempi della fede, altro è, invece, dialogare con un uomo ed una cultura che hanno non solo perso i riferimenti di fede, ma ritengono la stagione della fede una stagione pre-critica, ingenua o addirittura dannosa. Voi siete espressione di questa ricchezza. Basti pensare al “microclima” denso di fede, delle famiglie e dei paesi che vi hanno generati. Ho visto con stupore città intere o paesi fermarsi per il santo o la santa o per il triduo pasquale. Folklore? Non mi sembra che si tratti di questo. È il perdurare di una traditio cioè la consegna, da una generazione all’altra di un messaggio, di una notizia. Nei colloqui avuti con voi, sentendo la storia vocazionale, percepivo sullo sfondo questo humus familiare e culturale segnato dalla fede e che in alcuni paesi ha avuto una concentrazione ed una fecondità vocazionale stupefacenti. Le vostre famiglie vi hanno donato non solo la fede, ma la capacità di intessere relazioni semplici e cordiali. Certamente non mancano le difficoltà nelle comunità, ma

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non mi sembra di poter dire che sia diffuso un clima di bassa temperatura relazionale. La cordialità e l’apertura che vi contraddistingue è un tratto della vostra cultura quanto mai bello ed attraente. Viene dal cuore, non dalla finzione formale. L’altro elemento che dice ricchezza ai miei occhi è dato dalle vostre radici salesiane che riportano direttamente a Don Bosco ed alla stagione delle origini. Basti pensare alla data di origine delle prime comunità in Sicilia ed ai nomi dei primi salesiani che ritroviamo ai primi tempi della nostra Congregazione salesiana. Si nota come la storia della vostra ispettoria sia stata segnata da questo passato che ai giovani confratelli forse dice poco, ma che ha alimentato l’entusiasmo della maggior parte di voi. La ricchezza della vostra ispettoria la ritrovo nei tanti ragazzi e giovani che sono il capitale più bello che avete. Non mi riferisco solo ai giovani animatori del Movimento Giovanile Salesiano, ma a tanti ragazzi e giovani che quotidianamente entrano nelle vostre case. Essi sono certamente figli di questo tempo, ma non hanno ancora reciso il legame con la fede. Guardando loro ho pensato spesso alle potenzialità vocazionali ampie che l’Ispettoria ha. […] Avete, poi, molti poveri. Guardando al panorama complessivo delle ispettorie italiane, mi sembra che questa sia una caratteristica della Ispettoria sicula. Non avete bisogno di riubicarvi sulle nuove frontiere: ci siete già. Lavorate già in luoghi di grave povertà, in quartieri segnati da una pluralità di povertà che si sommano, aggravandosi. […] La dedizione dell’Ispettore e di quanti collaborano con lui è sostenuta dalla

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generosità dei confratelli che si dedicano con sacrificio alla missione e manifestano un forte attaccamento a Don Bosco ed alla Congregazione salesiana. Sono essi la vera forza dell’ispettoria. Non ho visto, nella stragrande maggioranza dei casi, confratelli impigriti od inoperosi. C’è tanta rettitudine di intenzione, tanta correttezza, tanto amore ai giovani, tanta gioiosa testimonianza di fedeltà al Signore! Accanto a voi ho trovato un numero elevato di laici di buona qualità umana, cristiana e salesiana. Alcuni di loro hanno assunto piena responsabilità della missione. Molti stanno sopportando, accanto a noi, mesi durissimi di sacrifici economici. Se non ci fosse stata una così forte condivisione ideale in molti di loro, tale situazione altrove sarebbe già esplosa. Davvero si percepisce nella vostra Ispettoria a quali potenzialità può portare l’applicazione del Capitolo Generale 24° e cioè, la condivisione nello spirito e nella missione di Don Bosco di salesiani e laici. La ricchezza e la varietà della Famiglia Salesiana, l’entusiasmo ed il coinvolgimento di diversi di essi nella missione e l’avvio delle Consulte regionali e cittadine, sono un ulteriore elemento di ricchezza della vostra Ispettoria». A l d i l à d e l f ol k lo r e , d e i f e s te g g ia m e nt i e d e i g i oc hi d ’ a r t i f ic i o La ricchezza della nostra Comunità salesiana si è espressa in tanti modi, con quell’atmosfera tipica della nostra cultura siciliana, fatta di folklore, festeggiamenti e giochi d’artificio. In ogni dove le feste salesiane sono state vissute con maggiore intensità in quest’anno bicentenario e vari segni sono stati posti per ricordare Don Bosco. Ci siamo comunque detti che in quest’anno così speciale avremmo dato la precedenza a questi segni e a quelle esperienze che additano «Don Bosco vivo per i giovani del nostro tempo». Più che all’esteriorità avremmo dato risalto alle motivazioni più profonde del nostro essere salesiani e avremmo continuato a partire dagli impegni che ciascuno aveva preso nel pellegrinaggio dell’Urna o avrebbe dato il via a esperienze Insieme


educative e pastorali significative. Non so se ci siamo riusciti, ma ciascuno di noi e ogni comunità può verificarsi ed eventualmente può iniziare, recuperando in fretta e bene il tempo perduto. Tra le tante iniziative ne segnalo alcune. Non sono le uniche ma quelle che maggiormente mi hanno colpito. A l ca r ce r e B i co cc a La Direttrice del Carcere Minorile “Bicocca” di Catania, per interessamento dell’Arcivescovo di Catania e del Vicario Generale, ha chiesto a noi salesiani il servizio di cappellano, reso in passato dall’indimenticabile Don Biagio Vella. Dopo un po’ di riflessione, è stato chiesto a Don Francesco Bontà che ha accolto l’invito come un dono di Don Bosco e ha coinvolto alcuni confratelli, adulti e giovani a permettere a questi ragazzi – che non si troverebbero lì, se “fuori” avessero trovato un amico – come diceva Don Bosco, a fare delle esperienze positive e belle di studio, di sport, di amicizia, di fede semplice e concreta. Speriamo che questo servizio educativo e pastorale possa continuare e coinvolgere nuove risorse ed energie. A Riesi Per la solerzia e la regia di Don Antonello Bonasera, a Riesi, sono state attivate da tempo iniziative di sensibilizzazione educative per promuovere i valori della legalità e della convivenza. A partire dalla lettura attenta di alcuni disagi giovanili e di alcune situazioni devianti (alcool, droga e vari fenomeni di malcostume), i salesiani hanno condiviso con le istituzioni più sensibili, in particolare con le famiglie, le scuole, le parrocchie ed altre agenzie educative un Patto formativo ed etico per la Città, affrontando il dibattito su questi temi, ma anche attuando particolari strategie di intervento per aiutare i ragazzi e i giovani a superare queste forme disumanizzanti e a partecipare a forme alternative di divertimento e di benessere. Auguriamo che sorgano un po’ dovunque iniziative significative a partire dai bisogni reali dei giovani, senza abituarsi a offerte educative ormai stantie e inefficaci. Insieme

A l la P l aj a: D o n B os co I sl an d Un’esperienza innovativa è quella della Colonia don Bosco di Catania. L’obiettivo è quello di dar vita all’«oratorio dei popoli», un centro di accoglienza e uno spazio multiculturale accogliente che promuove concretamente la diffusione della cultura dell’integrazione, ospitando percorsi di formazione, campi di giovani animatori ed eventi a tema

aventi come unico comune denominatore la solidarietà. Per coordinare meglio l’accoglienza degli immigrati in vari punti della Sicilia (Agrigento, Aidone, Cammarata, Camporeale, Giarre, Piazza Armerina, Palermo Santa Chiara, San Gregorio di Catania), la Famiglia Salesiana ha creato “Don Bosco Island”, una Associazione Temporanea di Scopo formata da SDB, FMA, SCS (servizi civili salesiani), VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), VIDES (Volontariato Internazionale Donne e Sviluppo) e due associazioni di salesiani cooperatori, Metacometa di Giarre e Don Bosco 2000 Piazza Armerina. Punto di irradiazione è la Colonia Don Bosco che torna ad essere una struttura finalizzata all’accoglienza dei più poveri e alla sensibilizzazione dei nostri ambienti alla cultura della prossimità. N e l l a vi ta d i o g n i g i o rn o Non sono solo queste le esperienze, ma un po’ dovunque sono fiorite esperienze quotidiane che si fanno profezia, compagnia e aiuto per i giovani nel nome di Gesù di Nazareth e con il cuore di Don Bosco. Non è questo il migliore modo per concludere il Bicentenario della sua nascita? Quello di continuare la sua affascinante ed esigente missione CON e PER i giovani.

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Messaggio del Rettor Maggiore

La parola del Rettor Maggiore

Miei Cari Confratelli, ¡Mis queridos Hermanos! Vi saluto in un giorno speciale, oggi è il 24 maggio, sono nelle Camerette di Don Bosco, tutto l’ambiente mi parla e ci parla di lui, di Maria Ausiliatrice, ci parla del grande dono di questo carisma che ci ha fatto il Signore in Don Bosco; ed anche in un giorno molto speciale, in quanto è Pentecoste. Con grande emozione, come ho fatto altre volte torno a rivolgermi a voi, in questo desiderio di voler arrivare a ciascuno dei miei fratelli salesiani nel mondo, e per estensione anche ai nostri fratelli e sorelle della Famiglia Salesiana. È un’opportunità per comunicare, per condividere, perché possiamo sentire veramente che siamo uniti. Devo dirvi che l’ultimo mese e mezzo è stato di un’intensità molto speciale, per i viaggi di animazione che ho potuto fare nelle Ispettorie. Sono stato di recente in Bolivia, Perù, Ecuador; e dopo quattro giorni a Roma, ho avuto l’opportunità di compiere un lungo viaggio in Asia e in alcune parti dell’Oceania, Australia, Papua Nuova Guinea, Isole Salomone, Fiji… siamo stati anche in Nuova Zelanda, Samoa, Australia… Vi dico questo solo per sottolineare qualcosa di molto speciale: questo elemento speciale è la Fraternità che ho trovato in tutti i luoghi in cui sono stato durante più di un anno. Si tratta di una bellissima realtà di comunione che abbiamo nella nostra Congregazione: ricchezza, diversità, varietà... ma un senso di comunione che davvero rende il tutto speciale. Una fraternità che, devo dire, si estende a tutta la nostra Famiglia Salesiana. Dovunque sono stato in presenza delle nostro sorelle Figlie di Maria Ausiliatrice, che sono quasi in tanti luoghi quanti noi, c’è

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stata una fraternità e una vicinanza davvero toccanti; così come con molti altri gruppi della nostra Famiglia Salesiana, e in alcune Ispettorie erano 12, 13, 14 i gruppi con i quali ci siamo incontrati. Per tutto ciò ringrazio Dio davvero molto. In alcune aree della Congregazione sta terminando quello che chiameremmo l’anno accademico; è sicuramente anche un momento di stanchezza, per il molto lavoro, per le molte attività, ma è un momento di grande emozione, perché possiamo continuare a dire: il Signore continua a fare cose molto belle per bambini, per le bambine... a volte attraverso la nostra umile mediazione. E infine, semplicemente come un ricordo che vorrei vi giungesse fino al cuore, mi permetto di condividere con voi questa riflessione: Miei cari confratelli, sono convinto, e l’incontro con tutti voi per il mondo e la conoscenza delle nostre presenze me lo dice, convinto che né una buona organizzazione, ne una buona gestione delle nostre opere, e neanche l’avere tutto programmato è la garanzia del nostro buon lavoro pastorale. Come voi sapete, senza dubbio, come me o meglio di me, la chiave rimane in ciò che siamo e come viviamo. Io da qui vi faccio un invito; da qui, in questo giorno speciale, affinché ciascuno di noi, davanti a Don Bosco e a Maria Ausiliatrice, in questa fedeltà al Signore, possa continuare a dire un Sì che non passa per la gestione e neanche per un’azione di grande generosità; passa attraverso una Passione Vocazionale che ci permette di trasmettere, direi per mezzo di tutti i pori della nostra pelle, ciò che siamo; e che si possa notare che quello che facciamo, e molte volte facciamo bene, si fa per qualcosa e soprattutto per Qualcuno. Vi prometto la mia preghiera davanti a Maria Ausiliatrice e l’intercessione di Don Bosco, affinché lui presenti tutto al Signore e sia una benedizione per la nostra Congregazione e la nostra Famiglia Salesiana. Un grande abbraccio con molto affetto a tutti! Insieme


Esercizi Spirituali al “S. Tommaso”

Dal 15 al 21 marzo 2015 si è vissuta al San Tommaso di Messina l’esperienza degli Esercizi Spirituali, guidati da Don Gian Carlo Isoardi. È stata un’esperienza molto arricchente, anche perché durante le riflessioni “si è russato poco o niente”. Nella riflessione introduttiva Don Gian Carlo ha richiamato alla nostra mente, ma particolarmente al nostro cuore, il senso degli Esercizi Spirituali: «ES = non tanto per imparare cose nuove o per accumulare conoscenze, ma per “sentire e gustare”, per “fermarsi e ripetere”, per interiorizzare e incorporare nella nostra vita. Una “sosta necessaria e benedetta”. Considero, quindi, mio compito riscaldare il cuore: il mio e il vostro! Mi sentirei già totalmente ricompensato se ciascuno di noi al termine di questi ES potesse fare proprie le parole dei due discepoli di Emmaus: “Non sentivamo come un fuoco nel cuore, quando Egli ci parlava lungo la via?” (Lc 24,32)». Nella mente e nel cuore del Predicatore gli ES volevano essere «una settimana con Don Bosco», ritmati da tre verbi: ricordare (cioè riportare al nostro cuore ... insomma, fare memoria di Don Bosco per ritornare a lui e per ripartire da lui), raccontare (cioè rivivere l’esperienza di Don Bosco per capire e illuminare la nostra vita. Non si tratta, evidentemente, di raccontare i soliti aneddoti di Don Bosco che conosciamo), riprendere il cammino (perché abbiamo ancora una lunga storia da vivere, da ricordare e da raccontare). Un elemento caratterizzante degli Esercizi Spirituali è stato il riferimento continuo alla parola e alla testimonianza di Papa Francesco. Ed ecco i temi trattati: – A 200 anni dalla sua nascita, a quale Don Bosco vogliamo ritornare? Insieme

– La Chiesa sognata da Papa Francesco. – La Congregazione salesiana che Don Bosco ha voluto. – La coscienza di essere peccatori. – Le “malattie” della Chiesa in chiave salesiana. (Una riflessione molto ma molto interessante e incisiva con cui il predicatore ha riferito a noi salesiani ciò che Papa Francesco ha rivolto ai membri della Curia Romana per il tradizionale scambio di auguri in vista del Natale il 22 dicembre 2014). – Vino nuovo in otri nuovi (titolo del tema di riflessione della Plenaria della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica) : C’è un futuro per la Vita Consacrata? – Vino nuovo in otri nuovi : “Così vi voglio” : le tre “parole programmatiche” indirizzate da Papa Francesco a tutti i Consacrati il 30-11-2014 per l’apertura dell’Anno della Vita Consacrata, con le quali ci vuole: gioiosi, coraggiosi, donne e uomini di comunione. Don Gian Carlo Isoardi ci ha fatto dono della ricchezza delle sue riflessioni mettendocene a disposizione il formato elettronico. La caratteristica del corso degli Esercizi Spirituali al San Tommaso è data da un motivo fondamentale: l’accoglienza fraterna e

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FORMAZIONE

Messina, 15-21 marzo 2015


FORMAZIONE

la disponibilità dei confratelli della comunità, nonché l’animazione liturgica e la preghiera di Lodi e Vespri fatta assieme a loro. Al riguardo mi piace concludere con le parole di un confratello della Casa Generalizia che ha partecipato agli Esercizi: “Ho avuto tutta la comodità di meditare e pregare. Mi hanno sostenuto nell’attenzione i Confratelli tutti, molto impegnati e discreti

nei momenti più evidentemente spirituali. Credo sia stato di sostegno anche la partecipazione degli Studenti in alcuni momenti e spero sia utile anche a loro la nostra. Quando poi c’era festa si è stati allegri insieme. Ho rivisto Don Isoardi e l’ho ringraziato anche per la sicurezza delle sue meditazioni. Grazie ancora dell’accoglienza”. D o n M ic he l e S p a l l i n a

Catania-Cibali, 7 aprile 2015

Assemblea Ispettoriale

Lo scorso 7 Aprile si è svolta presso la sede di Catania Cibali un’Assemblea Ispettoriale sul tema dell’economia che ha coinvolto più di cento confratelli convenuti da tutte le parti della Sicilia. Già durante l’incontro dei Direttori del 14 Dicembre 2014, Don Stefano Martoglio, Consigliere per la Regione Mediterranea aveva espresso il desiderio che tale iniziativa si potesse realizzare al più presto, così l’Ispettore Don Pippo Ruta ha convocato per il 7 aprile 2015 l’Assemblea Ispettoriale sul tema “L’economia ispettoriale: situazione di fatto e linee di futuro” ed ha nominato come moderatore dell’Assemblea don Antonello Bonasera, direttore della casa di Riesi. L’incontro ha avuto inizio con la presentazione del tema da parte del sig. Ispettore che ha voluto innanzitutto ringraziare tutti coloro che ci stanno accompagnando e sostenendo in questo momento così delicato e difficile per la nostra Ispettoria ed ha poi espresso alcune motivazioni fondamentali della nostra vita: lo spirito di appartenenza alla Congregazione e all’Ispettoria. L’Ispettore ha poi illustrato in che modo si sta procedendo per superare tale momento di difficoltà: sanando il pregresso, consolidando il presente e prospettando un nuovo ordine per il futuro. C’è stato poi l’intervento dell’Economo

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Ispettoriale Don Enzo Ferrarella su alcuni punti: bilancio del 2014, chiusura della contabilità fiscale del 2014, situazione bancaria, realtà immobiliare, servizi centralizzati e riorganizzazione degli uffici ispettori ali, modello organizzativo, transazioni e contenziosi risolti e piano progettuale economicofinanziario. Dopo alcuni chiarimenti richiesti dai confratelli, l’Assemblea è stata suddivisa in quattro gruppi secondo la provenienza geografica: zona di Palermo, zona di Catania, zona di Messina e zona della Sicilia centroorientale che hanno discusso sugli argomenti illustrati ed hanno posto alcune domande per bocca di quattro relatori, a cui hanno dato risposta l’Ispettore e l’Economo Ispettoriale. Dopo il pranzo è stato dato spazio agli interventi dei confratelli e l’incontro ha avuto fine nel primo pomeriggio con le conclusioni del sig. Ispettore che ha ringraziato tutti i confratelli intervenuti ed ha mostrato soddisfazione per questo momento di condivisione fraterna della nostra Ispettoria. Tanti confratelli, tra i presenti, hanno mostrato soddisfazione per questa Assemblea, reputandola un momento di condivisione e di corresponsabilità da parte di tutta l’Ispettoria. D on An to n el l o B o na ser a Insieme


La formazione alla vita consacrata nella Chiesa oggi

Uno degli eventi di maggior rilievo in questo anno dedicato alla vita consacrata è stato il Simposio Internazionale dei formatori sulla formazione alla vita consacrata nella Chiesa oggi, “Vivere in Cristo secondo la forma di vita del Vangelo”, promosso dalla CIVCSA. L’evento ecclesiale ha raccolto a Roma 1.260 consacrati e consacrate, provenienti da tutto il mondo; purtroppo molti non hanno potuto partecipare per l’impossibilità di una maggiore accoglienza. I Salesiani hanno partecipato con 27 confratelli da diverse regioni del mondo. La nostra ispettoria si è resa presente tramite d. Franco di Natale. Il momento di maggiore concentrazione dell’evento è stato certamente l’incontro con il Santo Padre, che ha offerto una ispirata riflessione, semplice e di grande concretezza, che ha raggiunto il cuore dei presenti con alcune considerazioni puntuali e incisive. Un altro elemento molto apprezzato è stato la metodologia. Le cosiddette “comunità dei tavoli” (dieci partecipanti attorno ad un tavolo) trasformavano l’aula delle conferenze in luogo non di solo ascolto ma di immediata condivisione e confronto. La provocazione offerta dal relatore costituiva uno stimolo e un contesto favorevole a rileggere e condividere le proprie esperienze. Per dare un breve saggio sui contenuti, spigolo alcuni stralci da una interessante riflessione sintetica del Consigliere per la formazione, don Ivo Coelho. La formazione è far sì che sia formato Cristo in noi (Gal 4,19), assumendo (Fil 2,5) il suo modo di pensare (mente) di sentire (cuore), di agire (volontà). Facilmente si comprende che quest’opera non termina con la formazione iniziale. Tocca tutta l’esistenza, cogliendo la valenza formativa di ogni istante, di ogni cosa, di ogni incontro, Insieme

perchè, come scrisse Bernarnos, “Tutto questo è grazia”. Niente è fuori dal processo formativo, se viene riletto alla luce della Sua grazia. La formazione permanente è allora la chiave di volta di tutta la nostra vita e la formazione iniziale è l’esercizio didattico per imparare ad ascoltare quest’opera di Dio in noi. Per questo è necesario passare sempre più dalla docilità alla docibilitas, intesa come “volontà di imparare” o “desiderio continuo di lasciarsi formare”: un permanente atteggiamento di discernimento, di intelligenza contemplativa, che manifesta crescente disponibilità a scoprire Dio in tutto come “mediazione”. Il cuore della formazione, dunque, è la formazione del cuore. Solo ciò che va a trasformare in profondità, apportando un cambiamento nei sentimenti, nel pensiero e nel comportamento, è formativo. Le parole del Card. Stella, che citano Papa Francesco all’incontro dei Superiori Generali nel Novembre 2013 sono sintetiche: “La formazione è un’arte, non un’ opera poliziesca, è formazione del cuore, altrimenti creiamo mostri”. La formazione è per contagio. Il Papa ha parlato della formazione come realtà che plasma il cuore dei giovani su quello di Cristo (Fil 2,5; Vita consecrata 65) convinto che

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FORMAZIONE

S i m p o s i o I n t e rn a z i o n a le - R o m a 8 - 1 1 a p r i l e 2 0 1 5


FORMAZIONE “non c’è crisi vocazionale là dove ci sono consacrati capaci di trasmettere, con la propria testimonianza, la bellezza della consacrazione. E la testimonianza è feconda. Se non c’è una testimonianza, se non c’è coerenza, non ci saranno vocazioni”. Allora proprio perché non siamo insegnanti, ma testimoni, dobbiamo prenderci cura della nostra personale formazione: riscoprire ogni giorno la gioia di essere discepoli di Gesú. La nostra formazione inizia con l’amicizia con Cristo, il Maestro, l’unico. O siamo follemente innamorati di Cristo, o lo siamo di altro. Dobbiamo tornare

agli inizi della nostra vocazione, per riscoprire la meraviglia e la gioia del primo incontro che ci ha chiamati, “quell’incontro che non si dimentica, ma tante volte finisce coperto da cose, dal lavoro, da inquietudini e anche da peccati e mondanità. Il Vangelo è il Vademecum, il manuale per l’intera formazione, prima ancora che le Costituzioni di ciascuna congregazione, prima di qualsiasi Ratio. Dobbiamo credere nei nostri Giovani: “non è vero che i giovani di oggi siano mediocri e non generosi; ma hanno bisogno di sperimentare che «si è più beati nel dare che nel ricevere!» (At 20,35), che c’è grande libertà in una vita obbediente, grande fecondità in un cuore vergine, grande ricchezza nel non possedere nulla.” Anche da queste brevi considerazioni si può cogliere la validità dell’evento, non tanto come portatore di chissà quali novità, ma come spazio felice di sistole e diastole per migliorare la qualità della formazione di tutti i consacrati chiamati a essere profezia in questo nostro mondo.

I familiari alla comunità “S. Tarcisio” Dal 10 al 13 aprile la comunità salesiana di S. Tarcisio ha accolto i genitori e familiari dei giovani confratelli, provenienti dall’Ungheria, dalla Croazia, dall’Albania e dall’Italia: circa 80. Il programma delle giornate iniziava il

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venerdì con l’accoglienza dei familiari. Sabato mattina era previsto un incontro di condivisione spontanea tra i genitori, conclusosi con la celebrazione comunitaria dell’Eucaristia. Nel pomeriggio è stata organizzata la visita della città. Abbiamo fatto una sosta particolarmente attenta alla Chiesa di S. Maria in Cosmedin, al ghetto ebraico e alla chiesa dei martiri nell’isola Tiberina; abbiamo concluso la giornata trattenendo i genitori in una serata allegra con danza ungherese e giochi. La giornata di domenica è stata lasciata ad ogni famiglia in libera gestione: alcuni sono andati all’angelus del Papa in piazza S. Pietro, altri hanno visitato Roma. La festa si è conclusa lunedì mattina tra saluti e partenze e con l’augurio di un arrivederci al prossimo anno. Insieme


“Con Don Bosco educatori dei giovani del nostro tempo” Presso le sedi del Salesianum e dell’UPS di Roma, si è tenuto nei giorni 19-21 Marzo 2015 un convegno di Pedagogia Salesiana la cui tematica approfondita è stata l’attuazione del Sistema Preventivo nei giorni nostri e come tale modello educativo risulti esser vivo ed efficace negli ambienti educativi presenti nel mondo. Tale convegno ha visto presenti vari componenti della Famiglia Salesiana provenienti da ogni parte del mondo: SDB, FMA, laici... che quotidianamente si rendono attivi nell’educazione della gioventù. Gli interventi dei vari relatori, che hanno portato ed esposto un ampio e diversificato bagaglio esperienziale, culturale e metodologico, evidenziavano come la presa in carico dell’educazione risulti esser elemento imprescindibile per poter sperare in una crescita integrale del giovane. Questo comporta non poche difficoltà da parte dell’educatore, il quale deve assumere sempre un atteggiamento di apertura e comprensione nei confronti dell’educando con il quale istaura questo rapporto fondato prima di tutto sulla fiducia reciproca, la quale deve essere elemento imprescindibile per consentire al giovane di sperimentare la bellezza del fidarsi ed affidarsi. È importante che tale educazione sia considerata dal ragazzo significativa per la propria crescita personale, potendo così sperimentare metodologie sempre innovative e personalizzate, poiché ogni giovane è un soggetto con esperienze ed esigenze differenti. Non è funzionale educare utilizzando schemi prestabiliti; l’educatore deve rispondere ai bisogni del singolo giovane, primo tra tutti il bisogno di libertà. Non serve standardizzare gli interventi educativi ed ingabbiare il giovane in questi: è proprio attraverso la libertà, infatti, che l’educando sperimenta se stesso e scommette sulle proprie competenze ed abilità che lo condurInsieme

ranno a divenir adulto. Come sostenuto dalla dott.ssa P. Bignardi (UPS) l’educazione è un continuo “generare”: far in modo dunque che, attraverso il sostegno dell’educatore, il giovane abbia la capacità di sbocciare e rendersi così protagonista della propria vita. Le difficoltà evidenziate dalla Dott.ssa fanno riferimento al bisogno di adulti in grado di “generare”, di andar oltre se per incontrare l’altro. È importante che l’adulto guidi il giovane nel suo cammino personale rispettando la tempistica della sua crescita, utilizzando un linguaggio adeguato e comprensibile, ricercando insieme a lui la Verità; ciò che infatti cerchiamo e costruiamo insieme al giovane sarà da lui accettato e riconosciuto. Risultano essere importanti anche gli strumenti utilizzati, abbandonando i pregiudizi sui nuovi mezzi di comunicazione (per es. social network), i quali di contro sono molto utilizzati dai giovani e possono aiutare ad entrare più facilmente in relazione con loro. La ricerca di senso del giovane non può prescindere da un accompagnamento spirituale da parte di un adulto, il quale deve esser in grado di facilitare l’incontro con Gesù nella vita quotidiana; l’educatore deve assumere un atteggiamento di servizio nei confronti del giovane per facilitare questo incontro con Gesù. È importante incoraggiare e guidare i ragazzi nel loro cammino di fede per far si che possano vivere secondo il Vangelo. In sintesi tale convegno ha consentito a tutti i partecipanti di poter rivisitare il sistema preventivo e poterne desumere degli spunti utili per attualizzare il metodo educativo. Il convegno ha voluto essere anche un’occasione di confronto e scambio circa le nuove possibili applicazioni del Sistema Preventivo di Don Bosco, rispetto alle varie e nuove esigenze dettate dai cambiamenti

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FORMAZIONE

Convegno internazionale di Pedagogia Salesiana


FORMAZIONE sociologici, culturali e politici che caratterizzano la nostra epoca attuale e alle derivanti nuove sfide educative; abbiamo trovato molto interessante ascoltare le esperienze di salesiani ed educatori che, con passione e innovazione, portano avanti progetti di sostegno e accompagnamento dei giovani in India, in Messico, in Colombia e in tante altre parti del mondo. Il Sistema Preventivo di Don Bosco viene concepito come un “sistema aperto” capace di dialogare positivamente con i nuovi spunti offerti dalla pedagogia e la psicologia e in grado di rispondere alle esigenze di un mondo che cambia e che diventa sempre più “globalizzato” e virtuale. Interessanti anche le riflessioni fatte circa la possibilità di educare alla fede in contesti culturali non cattolici: l’esperienza di chi, per esempio, opera in paesi musulmani

o in contesti caratterizzati da un pluralismo religioso, offre spunti di riflessione e rende necessario una messa in crisi dei tradizionali metodi educativi e pastorali. La presenza di educatori Salesiani provenienti da diversi Paesi ha contribuito a creare un clima di famiglia salesiana che, nonostante la difficoltà della comprensione della lingua, ci vedeva tutti uniti da un solo carisma, quello salesiano, che ha dato un valore aggiunto a tale convegno. Tale clima venutosi a creare è stato sostenuto ed incoraggiato anche dalla presenza del Rettor Maggiore e della Madre Superiora, i quali con la loro partecipazione hanno trasmesso e testimoniato l’Amore e la gioia del vivere al servizio, come dei veri genitori fanno per i propri figli. Il e n i a S ch i fa n o - A l i ce Ma tto n e

Festa della Comunità Ispettoriale Oggi è stata una giornata meravigliosa: al “Gesù Adolescente” si è celebrata la festa della Comunità Ispettoriale. Son venuti più di cento confratelli da tutte le parti della Sicilia e rappresentanti di tutte le case. Molti confratelli sono già anziani e malandati nella salute, eppure son venuti anche con sacrificio a dimostrare con la loro presenza e testimonianza che sono fedeli a don Bosco e alla Congregazione salesiana, per la quale hanno dato e danno ancora la loro vita... Dopo i saluti e gli scambi di auguri ci si

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Don G. Ruta con don G. Fiandaca, don G. Carta e don M. Spallina per i 50 anni di professione religiosa.

Insieme


FORMAZIONE

P. A. Garau, don G. Ruta, don D. Spinella, Dott.ssa S. Saguto, don A. Anzalone.

è riuniti nel salone teatro “Savio”, progettato da don Gorgone, presente pure alla riunione, venuto con sacrificio e in condizione disagevoli, ma certamente felice e soddisfatto. In teatro prima c’è stata la proiezione di un bellissimo e commovente documentario sul bicentenario della nascita di don Bosco, presente in varie parti del mondo con più di 16.000 Salesiani oltre ai membri della Famiglia Salesiana, (Cooperatori, Volontarie di don Bosco, Volontari con don Bosco, Exallievi, ecc). Dopo la proiezione c’è stata una intervista-testimonianza di una cooperatrice del D. Bosco Ranchibile, dott.ssa Silvana Saguto, e di un exallievo del Gesù Adolescente, P. Antonio Garau, sacerdote diocesano, ma che opera e agisce con lo spirito di don Bosco nella diocesi dove si trova. Tutti e due hanno parlato con entusiasmo e con gioia, felici di appartenere alla Famiglia salesiana. A mezzogiorno ci si è recati nella chiesetta dell’istituto, dove è stata celebrata la santa Messa presieduta dal sig. Ispettore, don Pippo Ruta. Abbiamo pregato insieme e invocato l’aiuto di Maria Ausiliatrice e di don Bosco soprattutto per la nostra meravigliosa Ispettoria. A seguire, nella sala da pranzo dei ragazzi, abbiamo consumato fraternamente il pranzo, preparato dagli allievi del Corso di Ristorazione. Apprezzato da tutti, è stato un momento, ove ci si è potuti incontrare e scambiarsi le esperienze. Insieme

Ho incontrato confratelli che non vedevo da molti anni, compreso il mio Maestro di noviziato di 102 anni di età ancora vegeto ed entusiasta. Pomeriggio ci si è ritrovati in teatro per assistere a uno spettacolo su episodi della vita di don Bosco, preparato dai ragazzi dell’Oratorio Villaurea. Valeva proprio la pena vederlo.

Alla fine della giornata i confratelli sono rientrati nelle proprie sedi, certamente contenti della meravigliosa giornata e con la speranza di rivedersi per altri incontri simili. Diciamo “Viva don Bosco”, e invochiamo sempre il suo aiuto per darci salesiani entusiasti e pronti a lavorare con i giovani dei nostri tempi, così come farebbe don Bosco.

Palermo, 25 aprile 2015 Pa olo Sa pienza

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FORMAZIONE

Giornate Salesiane di Comunicazione

“Essere famiglia” per comunicare ed educare la famiglia

Nei giorni 17 e 18 del mese di aprile scorso, noi giovani confratelli di san Tarcisio ci siamo incontrati, presso l’Università Pontificia Salesiana, con tutte le case di formazione SDB e FMA presenti a Roma, e anche con una buona parte di consorelle FMA della Sicilia e di gran parte dell’Italia salesiana, per due giorni di formazione sui media e la famiglia, con la riflessione a partire dal messaggio di Papa Francesco sulla Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2015: “Comunicare la Famiglia: ambiente privilegiato dell’incontro nella gratuità dell’amore”. Queste giornate sono state promosse dai dicasteri di comunicazione sociale di SDB e FMA, sotto la guida dei Consiglieri Generali don Filiberto Gonzalez Plasencia per gli SDB e suor Maria Helena Moreira per le FMA. La prima giornata si è aperta con il saluto d’accoglienza dei rispettivi delegati della comunicazione sociale e dal Vice Rettore, dell’Università Pontificia Salesiana, don Mauro Mantovani; subito dopo si è iniziato con una tavola rotonda a cui hanno preso parte la dottoressa Elisa Manna (Responsabile delle Politiche culturali del CENSIS) e la testimonianza della famiglia Diella. Dopo un break ci siamo suddivisi in piccoli grup-

pi di lavoro per avviare dialoghi tra i vari partecipanti e rispondere alle varie proposte dei relatori. Dopo questa sessione pomeridiana siamo andati a riprendere le forze con la cena e subito dopo abbiamo concluso la giornata con un momento di preghiera del tutto particolare con una proiezioni d’immagini e canti di adorazione, e nello stesso tempo anche con delle provocazioni sul problema dell’immigrazione che stiamo tutti vivendo. Il secondo giorno l’abbiamo vissuto con le stesse modalità del giorno precedente,con la suddivisione in laboratori con presentazioni dei relatori riguardanti diversi aspetti del messaggio del Papa; dopo i lavori e la condivisione si è concluso con la S. Messa. Queste giornate di formazione sono state molto interessanti, proprio perché uno riesce a capire di quanto siano potenti i mezzi di comunicazione quando questi vengono utilizzati nel migliore dei modi e raggiungendo ed educando tutti; e questo il nostro Padre, Maestro e Amico don Bosco l’aveva capito proprio con la diffusione di buoni libri. I p os tn o v i z i d e l l a S i c i l i a

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Insieme


Giorno 1 maggio 2015, presso la Chiesa Madre di Calatabiano, sono stato ordinato sacerdote. Gli abitanti del mio paese hanno accolto con grande gioia tale evento, sia per la loro benevolenza nei confronti miei e della mia famiglia, sia per la rarità dell’evento: infatti, da oltre trentacinque anni non veniva ordinato sacerdote un calatabianese. Già la domenica precedente, la quarta di Pasqua, il parroco della Chiesa Madre, don Sebastiano Leotta ha discusso una catechesi sull’ordinazione che sarebbe avvenuta il venerdì successivo. Nella settimana dell’ordinazione, dando testimonianza vocazionale ai ragazzi della scuola media del paese, in occasione della quale avevo esposto le caratteristiche della vita sacerdotale, le gioie ricevute, ma anche le immancabili difficoltà affrontate durante il lungo cammino. I ragazzi hanno molto apprezzato tale testimonianza facendomi molte domande. Il giovedì 30 aprile, ovvero il giorno prima dell’ordinazione, alle 19:00, vi è stata una veglia di preghiera per le vocazioni, presieduta da don Domenico Luvarà, affinché tutti coloro che il Signore chiama al Suo servizio rispondano prontamente e con gioia: significativa, al riguardo, è stata la testimonianza del mio confratello Alfredo Calderoni.

Grande giorno, naturalmente, il 1° maggio. Diverse centinaia di persone, molti dei quali ragazzi che avevo conosciuto solo per pochi giorni, si sono ritrovati a Calatabiano per questo evento di grazia, presieduto da S. E. Rev.ma Mons. Calogero La Piana, Arcivescovo Metropolita di Messina. Momenti toccanti della celebrazione sono stati la Promessa di Obbedienza, le litanie dei Santi, l’Imposizione delle mani dell’Arcivescovo, la preghiera consacratoria – al termine della quale si è compiuta la mia ordinazione - e, quindi, i riti esplicativi: la vestizione degli abiti sacerdotali, l’unzione delle mani e l’abbraccio di pace dell’Arcivescovo. Quando mia madre mi ha baciato le mani ha detto testualmente, commovendomi: “Ringrazio il Signore per essere giunta a questo momento, perché mi ha dato la grazia di vedere queste mani che io ho messo al mondo, oggi consacrate al Signore per tutta la vita; vai figlio mio, benedici sempre, consacra e non dimenticare i giovani, soprattutto i più poveri”; queste parole di mia madre, che mi hanno profondamente commosso, saranno il mio progetto di vita da sacerdote. Altro importante momento è avvenuto sabato 2 maggio, quando, alle ore 19:30, sempre presso la Chiesa Madre di Calatabiano, ho presieduto per la prima volta la Celebrazione Eucaristica. Termino ringraziando di cuore il Signore per il dono della vita e della vocazione salesiana, l’Arcivescovo La Piana per aver accettato di presiedere alla mia ordinazione, la Congregazione con i formatori del San Tommaso, i giovani confratelli, e don Marcello Mazzeo, venuto da Roma con i giovani in discernimento vocazionale; per questo, mi impegno sin d’ora a pregare ancor di più per le vocazioni di tanti giovani, D o n C r i st i a n S c u d e r i

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FORMAZIONE

Ordinazione Presbiterale di Don Cristian Scuderi


FORMAZIONE

Ordinazione diaconale di Giuseppe Ieva e Pascal Shauri Ricevere un sacramento non è un qualcosa di poco conto, figurarsi ricevere quello diaconale. È questo il pensiero che mi ha accompagnato nelle ultime ore prima dell’ordinazione del 6 giugno scorso. Si perché il diacono è colui che sta al servizio dei fratelli attraverso la predicazione del Vangelo, l’assistenza al presbitero nelle celebrazioni eucaristiche, ma soprattutto attraverso le opere di carità nella vita quotidiana. Pensare di servire come ha fatto Gesù è qualcosa che ti responsabilizza tanto in termini di maturità cristiana ed è questo che sto provando in questi primi giorni dopo l’ordinazione; ho scolpito nella mia mente la frase che io e Pascal abbiamo scelto come riferimento biblico per questo momento importante della nostra vita; si tratta della frase del Vangelo di Luca al capitolo 22 versetto 27: “Io sto in mezzo a voi come colui che serve”. Penso non ci sia altra frase per descrivere chi sia il Diacono: colui che è in mezzo alla gente per testimoniare quello che nostro Signore ha fatto, aiutando gli uomini a capire qual è la fonte del vero bene e qual è il vero senso della vita. È bello sentirsi utili per una causa così nobile, ma è anche difficile a sua volta fare i conti con i propri limiti e difetti che ti fanno

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G. Ieva e P. Shauri.

sentire uno non degno di così grande incarico; eppure questo pensiero ti passa subito perché succede che il Signore ti conferma questa chiamata attraverso gesti, parole, azioni che vedi durante la giornata e che ti fanno capire che non ti sono capitati per caso, ma che Lui ha voluto mostrarti per dirti: “Io sono con te, non dimenticarlo”. E questo ti conforta, ti dà tanta forza e ti spinge a dire “Fa’ o Signore che il mio cuore sia come il tuo, così pieno di amore e misericordia per tutti”. Ecco è così, con questi sentimenti che sto vivendo questo momento della mia vita, cambiata per un verso, ma soprattutto invasa dallo Spirito Santo che mi accompagna e mi guida a fare la volontà del Signore. Di tutto questo non finirò mai di ringraziare Dio, per questo grande dono che ha voluto fare a me e a Pascal, un dono che non ci appartiene, ma che è a disposizione di chi ci incontrerà nella vita e che spero attingerà a piene mani, soprattutto i tanto amati giovani da noi salesiani. Gi us eppe I ev a Insieme


Il 26 aprile scorso la comunità del “San Tommaso” ha vissuto il conferimento dei ministeri dell’accolitato a Marco Aiello, Domenico Muscherà e Josephat Orota, e del lettorato ad Alfredo Calderoni. La celebrazione eucaristica, presieduta dal nostro ispettore Don Giuseppe Ruta, si è svolta presso la Chiesa parrocchiale “Stella Maris” di Messina, nel quartiere Minissale, luogo che da anni vede i giovani confratelli impegnati nelle esperienze di apostolato nell’Oratorio. Erano presenti, oltre ai parenti, molti nostri confratelli, alcuni seminaristi di Messina e soprattutto tanti giovani degli Oratori della città di Messina nella quale siamo impegnati. Si è trattato di un importante evento ecclesiale che ha visto, tra l’altro, il coro della Parrocchia protagonista dell’animazione con i canti. Nella sua omelia, l’ispettore ci ha esortato a conformare la nostra vita a quella di Ge-

sù Buon Pastore: Egli conquista con la mitezza ed il dono di sé, ed ha la massima cura del gregge, avendo dato la vita per esso. Ci ha anche avvertito del rischio di diventare come quel mercenario il quale agisce esclusivamente nel proprio interesse, sì da fuggire nel momento del pericolo o quando ciò non dovesse essere più conveniente. Nel lodare il Signore per questo evento di grazia per la nostra comunità che ha preceduto e preparato l’ordinazione presbiterale del nostro confratello Cristian Scuderi, siamo grati a tutti i confratelli che ci sono stati vicini, ai formatori, e in particolare ai nostri ragazzi i quali ci fanno sentire giovani e spesso, sono essi stessi ad educare noi. Siamo consapevoli di avere assunto una grande responsabilità, e vi chiediamo di pregare per noi, perché al ministero esercitato nella liturgia corrisponda una coerente condotta di vita, e seguiamo sempre l’unico vero Buon Pastore. M ar co Ai e l l o

Incarico del Papa al cardinale Montenegro: si occuperà di migranti

Il Papa ha assegnato diversi incarichi nei dicasteri vaticani ai cardinali creati nel concistoro del 14 febbraio. Gli italiani Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona, e Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, sono stati nominati il primo alla Congregazione per le chiese orientali e al Pontificio consiglio per la pastorale degli operatori sanitari, e il secondo nel Pontificio consiglio Cor unum e nel Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti. Da: Giornale di Sicilia, Città del Vaticano 13 aprile 2015

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FORMAZIONE

Ministeri: accoliti e lettori


PASTORALE GIOVANILE

Diario di Bordo della PG

La fine di un anno... per iniziarne uno nuovo!

Siamo giunti all’ultima pagina del Diario di Bordo di questo anno pastorale – ormai prossimo alla conclusione – e, mentre si avverte la fatica del cammino percorso, sento il vivo desiderio di esprimere al Signore la mia gratitudine per tutto quello che in questo tempo ho cercato di realizzare, convinto che “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Lc 17,10). A conclusione di un anno pastorale è certamente importante tirare le somme e dare spazio alla verifica sul cammino realizzato, ma limitarsi solo alla verifica si potrebbe correre il rischio che tutto diventi solo un bilancio del già fatto. In questa pagina, invece, mi prefiggo la prospettiva di un cammino da proseguire e, a questo proposito, annoto due brevi riflessioni che, alla luce dell’esperienza vissuta in questo anno, vorrei che ispirassero alcune scelte del nostro cammino. Circa la prima riflessione do uno sguardo alla pastorale nel suo insieme. Credo che occorra ancora lavorare molto perché tutti, indistintamente, avvertano pienamente e responsabilmente la prassi pastorale in chiave vocazionale. Don Pascual Chàvez, nella Strenna 2011, affermava: “Tutta la pastorale, e in particolare quella giovanile, è radicalmente vocazionale: la dimensione vocazionale costituisce il suo principio ispiratore e il suo sbocco naturale”. Dunque, il primo passo da fare mi sembra sia quello di imparare a riconoscere che la domanda vocazionale del giovane è il criterio reale di verifica della qualità della Pastorale Giovanile (PG). Laddove un giovane giunge a esprimere e a coltivare la domanda vocazionale in modo consapevole la PG ha raggiunto il suo obiettivo e l’Animazione Vocazionale si conferma la prospettiva più favorevole per la costruzione dell’ambiente educativo. Pertanto, ogni Comunità Educativa Pastorale dovrebbe progettare, realizzare e verificare la propria azione secondo questo criterio vocazionale. Tale dinamismo pastorale permette di ren-

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dere completa la PG che rischia, altrimenti, di non giungere mai a maturità e quindi perdere fecondità. La seconda riflessione si muove, invece, sull’onda del Capitolo Generale 27 (CG27) e, nello specifico, sul cammino da percorrere per i prossimi anni. Per essere servi dei giovani è necessaria una «pastorale organica e integrale capace di accompagnamento dei processi di maturazione vocazionale…» (CG27, 74). Come consacrati ed educatori – affermano i capitolari – siamo esortati a sviluppare la cultura vocazionale e la cura delle vocazioni alla vita consacrata salesiana, coltivando l’arte dell’accompagnamento. Personalmente reputo fortunati i giovani che hanno trovato nella loro ricerca vocazionale un bravo sacerdote disposto ad accompagnarli. Mi tornano in mente le parole descritte da Giovanni Bosco, ventenne, che ormai doveva prendere in mano la propria vita: “Quante volte avrei voluto avere una guida spirituale che mi aiutasse in quei momenti. Per me sarebbe stato un vero tesoro, ma questo tesoro mi mancava” (Memorie dell’Oratorio). Queste parole di Don Bosco suggeriscono a sacerdoti e guide spirituali un serio esame di coscienza quando non aiutano adolescenti e giovani a fare discernimento per conoscere il progetto che Dio ha per loro. Questo comportamento, purtroppo, è una delle cause della mancanza di vocazioni. Non posso, però, negare l’impegno costante da parte di diversi salesiani della nostra ispettoria che con dedizione accompagnano il discernimento vocazionale di tanti giovani. A loro va il mio pensiero e il mio ringraziamento. Faccio mie le parole di Papa Francesco rivolte ai partecipanti al raduno dei formatori che si è tenuto a Roma lo scorso aprile: “Grazie, cari formatori, del vostro servizio umile e discreto, del tempo donato all’ascolto – l’apostolato “dell’orecchio”, ascoltare – del tempo dedicato all’accompagnamento e alla cura di ogni vostro Insieme


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PASTORALE GIOVANILE

giovane […]. Accompagnare: in questa missione non vanno risparmiati né tempo né energie”. Dopo queste riflessioni, annoto i diversi appuntamenti ispettoriali della PG che abbiamo vissuto in questa ultima parte dell’anno pastorale. Il 13 aprile si è tenuto a Messina S. Tommaso il 3° ed ultimo incontro dei responsabili di Oratorio e Parroci; ai confratelli e ai laici che hanno partecipato sono state raccontate le testimonianze di due esperienze circa il progetto di Animazione Vocazionale Locale “Messis multa…”: Don L. Perrelli per la comunità di Barcellona P.G. e Don E. Frusteri per la comunità di San Cataldo; entrambi hanno presentato le modalità differenziate di applicazione del “Messis multa…”. Don Pippo Ruta ha presentato la Carta d’Identità della Famiglia Salesiana (FS), seguito dalle testimonianze di due esperienze di FS in contesto di Parrocchia-Oratorio (Don G. Marino) e Scuola-Oratorio (Don G. Raimondo). Nel mese di maggio si sono conclusi gli itinerari GR Ado (2-3 maggio), GR Discernimento (9-10 maggio) e la Scuola di Mondialità promossa dal VIS Sicilia (9-10 maggio); della conclusione di questi itinerari troverete gli articoli di approfondimento nelle pagine seguenti. Nei giorni 2-3 maggio la Comunità Proposta (CP) della Salette ha ospitato 6 giovani per l’ultimo incontro della proposta “Vieni e vedi”; questa esperienza – a detta dei giovani stessi – si è rivelata molto positiva; la CP continua, anche in questi mesi estivi, ad accogliere i giovani in modo informale per periodi brevi o prolungati. Dal 13 al 17 maggio mi sono recato a Roma per il coordinamento nazionale di PG; giorni intensi di preparazione degli eventi del Bicentenario (giugno e agosto) e

di programmazione nazionale del settore di PG. Nella seconda metà del mese di maggio mi sono recato a Messina, Palermo, Mazzarino e Catania per incontrate i membri delle consulte zonali del Movimento Giovanile Salesiano (MGS); con le varie consulte abbiamo verificato il cammino che le singole zone hanno portato avanti in questo anno pastorale. Dal 15 al 17 maggio, all’Athena resort di Ragusa, si sono svolti le Pigiessiadi 2015 per le finali del settore giovanile e libera. Il 30 maggio si è tenuta l’ultima Consulta Regionale del MGS per una verifica approfondita delle attività ed iniziative portate avanti in ispettoria. Le Pigiessiadi 2015 si sono ripetuti dal 31 maggio al 2 giugno per la festa mini e propaganda e le scuole; la sede dell’evento è stata quella dell’ex villaggio Kastalia (RG). Il 2 giugno l’appuntamento con la verifica ispettoriale che ha visto radunati a Montagna Gebbia tutti i settori della PG. Nel fine settimana del 13-14 giugno un piccolo gruppo di giovani si sono ritrovati insieme tra Casa Tabor e Salette per il campo vocazionale; il tema del campo “È bello con Te!” ha favorito due riflessioni: una biblica attorno alla vocazione di Mosè e l’altra salesiana sul sogno del pergolato di rose; non è mancata la tradizionale passeggiata al “Castagno dei 100 cavalli” e la consegna

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della corona del Santo Rosario con la relativa preghiera per le vocazioni. Dal 15 al 17 giugno si è tenuto a Montagna Gebbia il campo ragazzi (V elementare - II media); hanno partecipato circa 30 ragazzi provenienti in maggioranza da case FMA, mentre dalle nostre case sono pervenuti solo ragazzi della scuola elementare di Cibali. Tanto atteso è stato il pellegrinaggio a Torino nei giorni 19-20-21 giugno; vi hanno partecipato 247 persone della nostra ispettoria di età compresa tra 7 mesi e gli 85 anni. Pochi ma intensi giorni vissuti non come un semplice viaggio ma come esperienza di fede nei luoghi che furono santificati dalla presenza di San Giovanni Bosco. Per alcuni di noi non è stata la prima volta la visita a Torino ma per molti è stato il pellegrinaggio atteso da una vita! Abbiamo vissuto tre appuntamenti particolari: il primo importante appuntamento al Duomo di Torino per la visita alla Santa Sindone (19 giugno), la visita ai luoghi di Don Bosco, ossia Colle e Valdocco (20 giugno) ed infine l’incontro con Papa Francesco in Piazza Vittorio (21 giugno). Migliaia di occhi, di volti, di mani. Sia-

mo stati a contatto con migliaia di storie di vita. Gioie e dolori che sfilavano in silenzio davanti al sacro lenzuolo di lino e a Don Bosco. Migliaia di preghiere, suppliche, pensieri e domande. Migliaia di “Grazie” per i doni ricevuti nella vita. Concludo la pagina di diario ringraziando ancora il Signore per quanto mi ha fatto vivere in questo anno pastorale e, in particolare, durante il pellegrinaggio nella “terra santa” salesiana. Aspetto con un po’ di ansia ma anche con tanta gioia l’altro grande appuntamento che vedrà coinvolti oltre 350 giovani della Sicilia che si recheranno a Torino dal 10 al 16 agosto per la conclusione dell’Anno Bicentenario della nascita di Don Bosco. Sin d’ora affido al Buon Dio e a Don Bosco ognuno di questi giovani affinché possano vivere la celebrazione conclusiva dell’Anno Bicentenario – come affermava il nostro Rettor Maggiore, Don Àngel F. Artime – “non solo come contemplazione e ammirazione della figura di Don Bosco, ma soprattutto come imitazione e impegno di vita ad assumerci l’eredità che Don Bosco stesso ci ha lasciata”. D on D o m e ni c o L u v a r à

Splendide voci e coro mozzafiato nel cd “salesiano” dei DB Friends

«Un cd che racchiude 10 splendide voci soliste e un coro mozzafiato». Si presenta così il lavoro svolto dalla compagnia “DB Friends”, una delle realtà culturali giovanili più longeve e produttive di Biancavilla. I testi sono di Vincenzo Licari, Giuseppe Marchese, Giuseppe Ricceri, Pierfrancesco Grasso e Nicola Santese, mentre gli arrangiamenti musicali sono stati curati da Salvo Pesce (Euphonia Studio) e Giuseppe Marchese. Il cd, “Storie da un Sogno” è stato realizzato nel Bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco e come sottolineano i promotori - vuole essere il «segno di una storia che continua con i giovani di oggi e che guardano a Don Bosco, a Madre Mazzarello e ai Santi della Famiglia Salesiana come riferimento e modello di vita». Prenota la tua copia e aiuta i “DB Friends” a sostenere un sogno, a veicolare il messaggio di Don Bosco con il linguaggio di oggi. Per info e prenotazioni contatta l’ufficio di Pastorale Giovanile: tel. 095.7285112/110 - email pgisi@mail.gte.it

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Esercizi Spirituali dei Giovani

Gli Esercizi Spirituali per i giovani dai 18 anni in su, appuntamento sempre tanto atteso, sono stati quest’anno, totalmente diversi ma sempre coinvolgenti. Svolti, dal 20 al 22 Marzo, presso l’albergo Emmaus di Zafferana Etnea, hanno visto partecipare i gruppi appartenenti ai vari itinerari vocazionali, solitamente svolti in due sedi: i ragazzi del Movimento Giovanile Salesiano, i partecipanti alla Scuola di Mondialità del VIS, i giovani che intraprendono il percorso del GR Discernimento e quelli del GR Scelta. Tutti uniti, nonostante i percorsi di formazione diversa, ma con un unico obiettivo: dedicare tre giorni all’ascolto della Parola di Dio. Proprio l’appartenenza a molteplici percorsi è stato motivo di forte unione e fraternità. Sempre preziosa è stata la presenza di Don Paolo Fichera, chiaro e disponibile al dialogo nei vari passi biblici affrontati, secondo il messaggio della Quaresima 2015 suggerito da Papa Francesco: “Rinfrancate i vostri cuori”. La Parola di Dio è sempre illuminante, ma più straordinario è quando se ne prende consapevolezza. Sentiamo sempre più di frequente l’esigenza di ricevere una parola precisa, un suggerimento, una consolazione spirituale che ci permetta di andare avanti. Due possono essere le risposte immediate a tale ricerca: la prima sta nelle mediazioni che il Signore ci manda, la seconda consiste nell’ascolto attento della Sua Parola. E l’atteggiamento di ascolto è fondamentale per vivere in pieno tre giorni di ritiro spirituale, non a caso la frase del libro dei Re “Dammi, Signore, un cuore che ascolta” (1 Re 3, 9) è stato il leit motiv della nostra esperienza. La prima lettera ai Corinzi ha aiutato i vari gruppi al sostegno reciproco e invitanInsieme

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“Rinfrancate i vostri cuori”

doci ad una unione fraterna che trova il suo fondamento nel dono dello Spirito: Il Signore, ci chiama; chiama ciascuno di noi e ci tiene uniti. Il tema delle relazioni fa riflettere sulla vera qualità dei nostri rapporti. Utile e semplice è l’analogia delle relazioni ad una casa: essa si costruisce insieme, non è una torta di cui ognuno prende la propria fetta. Lo stare insieme diventa vera condivisione nell’essere compassionevoli vicendevolmente: nella gioia e nella sofferenza, nelle comprensioni e nelle domande, nelle inquietudini, e soprattutto nella fede. La fraternità con il prossimo a noi più vicino diventa carità se

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vissuta con sguardo intelligente, con fede e sapienza. Dio si identifica nei poveri. Saranno i poveri quelli che ci salveranno (Strenna 2015). Sorgono, perciò, spontanee alcune domande: di quanti che stanno al nostro fianco ci accorgiamo? Siamo davvero attenti ai bisognosi? Siamo vittime dell’indifferenza? Troviamo del tempo per gli altri? Proprio il tempo fa riflettere su quanto

esso sia prezioso, e che spesso sottovalutiamo. Non è vero che abbiamo sempre tempo. Abbiamo un tempo adatto, anche per il Signore, e bisogna coglierlo, come per esempio nelle giornate di ritiro. Risultano essere decisivi per la nostra vita due tipi di momenti: i tempi di Grazia, in cui il Signore si rivela, e i tempi di conversione, spesso un ritorno a Lui, o talvolta un vero e proprio cam-

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biamento nello stile di vita o nel modo di pensare, e quindi di agire. In tutto ciò, bisogna essere pazienti, che non vuol dire passivi, ma costanti: nei sacramenti, nell’ascolto e nella meditazione della Parola, nella fraternità cristiana e nell’accogliere i poveri. Non è stato solo l’ascolto della Parola che ci ha accompagnato in questi tre giorni; abbiamo vissuto anche momenti di fraternità, di adorazione di Gesù Eucarestia, la Via Crucis, il rosario per i luoghi di Montagna, e la Santa Messa presieduta dall’Ispettore Don Pippo Ruta. I due propositi con cui abbiamo concluso questi tre giorni di esercizi spirituali sono stati: vivere il quotidiano con operosità e dare maggiore conforto a coloro che ci sono vicini. Il tempo è la dimensione dell’anima, come diceva S. Agostino, e questi tre giorni di Ascolto hanno fortificato in tutti noi uno spirito nuovo e rinfrancato i nostri cuori. Il Signore conosce i nostri cuori, ci ascolta, ci rinfranca. Solo un attento ascolto della Parola può accrescere in noi la fede, e ci porta poi ad accogliere il prossimo più vicino e i più deboli, nel corpo e nello spirito. Sebastiano Manzella Insieme


GR Ado: grande cammino di fede e di crescita umana

Nel weekend del 2-3 maggio 2015, ci siamo riuniti ad Alcamo per vivere l’ultimo incontro dell’itinerario GR Ado della Sicilia Occidentale, che anche quest’anno ha registrato numerose adesioni. Ragazzi provenienti da Palermo Ranchibile e Villaurea, dalla Parrocchia “Maria SS. del Carmelo di Bagheria, Alcamo, Trapani, Valderice e, in esclusiva, da Bronte per ritrovarci insieme in una delle esperienze più belle e uniche della nostra vita, un percorso formativo all’insegna della Spiritualità di Don Bosco. Il motivo che spinge noi adolescenti a “sacrificare” alcuni dei nostri weekend è solo uno: ritrovarci nel nome di Dio, sotto la guida di Don Bosco, per crescere e maturare dal punto di vista umano e spirituale. Tra giochi, fraternità, preghiera e riflessioni personali, ritroviamo noi stessi, condi-

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vidiamo i nostri ideali e riceviamo le risposte alle domande che normalmente noi adolescenti ci poniamo. Inoltre, grazie a questi brevi, ma intensi incontri, sono nate nuove amicizie, che continuano anche al di fuori del GR. Quest’ultimo incontro, che concludeva il tema generale del “coraggio” (di scoprire Dio, di avvicinarsi e di fidarsi di Lui), è stato molto sentito e partecipato, da parte di tutti, grazie anche agli interventi di Don Domenico Luvarà (Ct) e Suor Antonella Giuliano (Pa). Inoltre, un momento per noi particolarmente significativo è stato la presenza dell’ispettore Don Giuseppe Ruta, che ha celebrato la Santa Messa. È un’esperienza assolutamente consigliata perché è davvero un grande cammino di fede, di crescita interiore ed esteriore e perché grazie a questo percorso si riescono a creare bellissime amicizie e trovare un buon sostegno spirituale che ci accompagnerà nella nostra vita. Ester Tinaglia

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Animazione Vocazionale


PASTORALE GIOVANILE

GR Discernimento: cronache di un discernente Quando mi è stato chiesto di scrivere un articolo che potesse riassumere e raccontare il percorso del GR Discernimento di quest’anno, mi sono trovato alquanto sorpreso e forse inadeguato; ma se c’è una cosa che ho imparato da questo percorso è che il Signore ti chiama sempre nel momento più inaspettato a svolgere compiti che tu credi troppo grandi per te, ma che invece Lui sa che tu puoi compiere. La chiamata, questa famosa chiamata che tutti temiamo ma non perché sia particolarmente “pericolosa”, piuttosto perché ognuno di noi teme sempre che la “scelta” che si decide di intraprendere sia quella sbagliata. Proprio il tema della chiamata è stato il leitmotiv che ha accompagnato tutti i nostri incontri. Un percorso che ci ha visto “soggiornare” in vari luoghi della Sicilia salesiana: siamo partiti da Casa Tabor, passando per Alcamo e l’hotel Emmaus a Zafferana (dove ci siamo riuniti anche con tutti i giovani della Sicilia per gli esercizi spirituali), per poi concludere gli

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incontri nell’Istituto Teologico San Tommaso di Messina. Un’avventura vissuta con compagni che erano lì per i motivi più disparati, ma che si sono uniti in una fraternità unica e difficile da descrivere se non la si vive in prima persona. Ci siamo interrogati su noi stessi, sulla nostra vita, sul nostro percorso passato e futuro, sempre in ascolto della Parola, conoscendo personaggi biblici significativi per la chiamata come Maria e Mosè, e in un pieno dialogo con Dio. In fondo è questo l’obbiettivo del Gr Discernimento: scoprire la propria “vocazione”. Vocazione che non è solo preti o suore, come spesso coloro a cui parlavo di questo cammino erroneamente pensavano che fosse , ma piuttosto un’opportunità di guardare dentro se stessi e “sentire” il percorso che Dio ci suggerisce. Non ho usato casualmente il termine “suggerire”, poiché Dio può solo mostrarci il cammino ma dobbiamo essere noi a fidarci di Lui e scegliere d’intraprenderlo. Se mi chiedessero se consiglio o meno questo tipo di percorso? Assolutamente si. Tutti abbiamo bisogno prima o poi di discernere il nostro cammino e solo affidandoci a Dio possiamo realizzarlo. Saverio Esposito

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13 anni di Servizio Civile Nazionale

Il 2001 ha segnato l’inizio di un lungo viaggio che ha cambiato, e continua tuttora a cambiare, la vita di chiunque scelga di “viaggiare su questo treno” che ha come destinazione il mettersi in gioco, impegnando se stessi, le proprie capacità ed energie, in un progetto il cui obiettivo è la difesa non armata e non violenta della patria. Il 2001 è l’anno di nascita del “Servizio Civile Nazionale”, figlio della precedente Obiezione di coscienza, i cui pilastri portanti sono la solidarietà, la cooperazione, la tutela dei diritti sociali e non solo. Investendo un anno della propria vita ci si mette al servizio degli altri, vivendo un’esperienza unica, di grande crescita personale, altamente significativa da un punto di vista formativo e di grande spessore umano. Il Servizio Civile è infatti un’occasione per diventare partecipi della vita e delle sorti degli altri. È una scuola di cittadinanza che insegna a porsi domande e a cercare risposte, a volte anche scomode, sui fenomeni dell’emarginazione e dell’esclusione sociale. Ci si comincia a sentire responsabili di ciò che accade attorno, non delegando più a terzi ma intervenendo in prima persona. Tutto ciò viene riassunto in una frase che esprime a pieno il senso profondo di una simile esperienza “Il Servizio Civile Nazionale: una scelta che cambia la vita Tua e degli altri”. Questo lo slogan dello spot pubblicitario realizzato per promuovere il Servizio Civile, ma è anche quello che accomuna i 1.350 volontari che, nel corso di questi 13 anni, hanno scelto di vivere “un’esperienza unica” prestando Servizio Civile presso i Salesiani di Don Bosco in Sicilia. Dal 2001 ad oggi ben 61 progetti si sono susseguiti coinvolgendo un numero sempre maggiore di giovani, provenienti da ogni parte della regione, raggiungendo un picco di ben 198 volontari in servizio nel 2010, in svariati ambiti d’intervento che vanno dalla Insieme

conservazione della cultura attraverso la riscoperta e la valorizzazione delle biblioteche (sono stati catalogati e resi fruibili migliaia di volumi presso la Biblioteca dell’Istituto San Tommaso, dell’Istituto San Francesco di Sales a Cibali, il San Domenico Savio a Messina, Casa Tabor a Sant’Alfio), ma soprattutto miranti a intervenire in situazioni di disagio, di devianza, di emarginazione sociale, di difficoltà economica presso tutte le case salesiane di Sicilia. Numerosi altri enti, parrocchie e associazioni, si appoggiano con accordi di partenariato all’ente salesiano per la realizzazione del Servizio Civile presso le proprie strutture come: l’Associazione “Famiglie Il Sentiero” nella sede di Librino, l’Associazione Metacometa con l’esperienza dell’affido familiare, la cooperativa Centro Orizzonte Lavoro che svolge servizi di inserimento lavorativo dei giovani e numerose parrocchie che grazie alla presenza dei volontari accolgono minori italiani e immigrati, a cui viene data la possibilità di partecipare gratuitamente ad attività ludiche, ricreative, offrendo così opportunità di integrazione e validi modelli educativi di crescita, secondo quello che è lo spirito salesiano. Negli anni, all’interno dei Servizi Ispettoriali, è stato costituito un ufficio di Coordinamento Regionale del Servizio Civile con i Salesiani, per rendere organica, unitaria e significativa l’esperienza in ogni sede di attuazione di progetto. All’interno dell’ufficio si sono avvicendati tre incaricati Ispettoriali: dal 2001 al 2007 don Enzo Giammello che ha fatto nascere e diffondere il Servizio Civile in Sicilia dopo aver seguito per tanti anni gli obiettori di coscienza; dal 2008 al 2014 don Marcello Mazzeo che ha dato grande impulso e organicità all’esperienza, puntando a far divenire il Servizio con i Salesiani in Sicilia un modello educativo e formativo di eccellenza all’interno della stessa Federazione Nazionale dei Salesiani per il Sociale. Da settembre 2014 la responsabilità è passata a don Luigi Calapaj che dovrà affrontare le sfide

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PASTORALE GIOVANILE

SCN - Storia del SCN in Sicilia


PASTORALE GIOVANILE

di cambiamenti legislativi in atto e di una nuova immagine che lo Stato intende dare a questa istituzione. Scriveva don Bosco: “Lo scopo cui miriamo […] è la civile istruzione, la morale educazione della gioventù […] per sottrarla all’ozio, al mal fare, al disonore e forse anche alla prigione, ecco a che mira la nostra opera. […] In ognuno di questi ragazzi, anche il più disgraziato, v’è un punto accessibile al bene. Compito di un educatore è trovare quella corda sensibile e farla vibrare.”. I 1.350 ragazzi che hanno scelto di salire sul “treno” del

Servizio Civile hanno preso coscienza di cosa significhi essere un volontario in servizio nella grande famiglia di don Bosco: essere un giovane tra i giovani. Quei giovani, tanto amati da Giovanni Bosco, a cui sognava di poter dare una casa, una famiglia a chi non aveva famiglia, un lavoro a chi non aveva lavoro, delle scuole per chi non aveva la possibilità di andare a scuola. Un sogno che tuttora, grazie anche al fondamentale contributo dato dai volontari del Servizio Civile, continua a diventare realtà. Valeria Prestianni

SCN - Garanzia Giovani

Formazione Residenziale Servizio Civile Nazionale

Sessantacinque partecipanti, dieci relatori, ventisei ore di formazione continua: sono questi le cifre che descrivono i giorni di formazione del Servizio Civile Nazionale con i Salesiani all’interno del Piano “Garanzia Giovani”. Circa sessantacinque ragazzi tra i diciotto e i ventinove anni, provenienti da tutta la Sicilia, si sono incontrati in un raduno di tre giorni presso l’Hotel Palace Marina di Acitrezza per svolgere insieme le ore di formazione generale residenziale previste all’interno dei vari progetti di Servizio Civile. Tante sono state le tematiche trattate, dall’evoluzione dell’obiezione di coscienza

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ai diritti umani, dal ruolo dell’animatore sociale alla prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro. I volontari presenti all’evento sono stati tutti i ragazzi che nel corso dell’anno 20152016 saranno protagonisti dei tredici progetti presentati dalla Federazione SCS/CNOS al Ministero della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, congiuntamente al Piano Europeo Garanzia Giovani. I vari progetti in attuazione, spaziano dall’educazione non formale all’assistenza agli immigrati, con un riguardo particolare al mondo dell’infanzia e dell’adolescenza in tutte le sue sfaccettature: l’educazione, la prevenzione, il disagio giovanile, l’orientamento lavorativo/universitario, la libera espressione di sé. Consapevoli dell’importanza di svolgere un servizio serio, professionale e organizzato, sempre nei limiti del possibile, le ore di formazione sono state utili per impartire ai sessantacinque volontari in servizio le metodiche e le strategie per svolgere al meglio il proprio servizio. Il tutto si è svolto in un clima di serenità, propositività e sinergia, grazie anche ai vari relatori che con la loro Insieme


Vito Paraspola

Expo Milano 2015

Inaugurazione padiglione Casa Don Bosco

La Famiglia Salesiana ha inaugurato, il 1° maggio 2015 alle ore 10.00, il padiglione Casa Don Bosco alla presenza di Don Fabio Attard, Don Claudio Belfiore, Suor Giuseppina Barbanti ed Ercole Lucchini. La Famiglia Salesiana di Don Bosco afferma che per la sostenibilità e il futuro del pianeta due sono le scommesse vincenti: la scelta educativa e il protagonismo dei giovani. Don Bosco diceva infatti che «i giovani sono la porzione più preziosa e più delicata dell’umana società». Nell’anno del Bicentenario della nascita di Don Bosco i suoi Exallievi/e, quelli delle Figlie di Maria Ausiliatrice unitamente agli Amici di Don Bosco, si sono mobilitati per l’iniziativa “Doniamo Casa Don Bosco”. In segno di riconoscenza e gratitudine verso Don Bosco e la Famiglia Salesiana, hanno deciso di attivare una raccolta per donare “Casa Don Bosco” ai ragazzi dell’Ucraina afInsieme

finché diventi un luogo di scuola ed educazione alla vita, che possa rappresentare per tanti giovani un’esperienza di vita. L’occasione di essere presenti ad Expo 2015 con un proprio padiglione ha messo in luce l’opportunità di riflettere su un particolare tema progettuale: quello della casa o, per meglio dire, del fronte della casa. Il tema generale di Expo è stato coniugato all’educazione, all’importanza di questo nutrimento per i giovani, alla “missione” di educare la gioventù, tanto da pensare Casa Don Bosco come uno spazio che, a manifestazione conclusa, continuerà a vivere come centro educativo dedicato ai giovani. L’esposizione universale è sempre un’occasione importante per poter mettere in relazione, in rete, i pensieri e i desideri di ognuno. La committenza ha pensato, con un atto di modestia, di immaginare il padiglione come una casa. Da questo input è nato il progetto architettonico. Casa Don Bosco vuole mostrare di essere un luogo rassicurante, un posto dove stare, anche solo per riposare, una sorta di rifugio. Per le notizie e gli avvenimenti di “Casa Don Bosco” è possibile visitare il sito: http://www.expodonbosco2015.org/

Milano, 1 maggio 2015

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competenza ed esperienza sono riusciti a instaurare un confronto costruttivo e dinamico con i ragazzi partecipanti. Il programma

stilato dai coordinatori del Servizio Civile Salesiano in Sicilia, Letizia Scandurra e Don Luigi Calapaj, si è svolto nel migliore dei modi, accompagnando alle lezioni frontali e teoriche, anche un’intensa attività ricreativa serale: passeggiate sul litorale, film educativi, dinamiche di gruppo. Sicuramente non è mancata la stanchezza alla fine della giornata, ma nel complesso si è trattata di una stanchezza soddisfacente, testimoniata dall’entusiasmo e dalla grinta dei volontari.


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Animazione Missionaria/VIS

Casa Don Bosco, la “casa” che non ti aspetti a Expo Milano 2015

L’art. 1 della Convenzione sulle Esposizioni Internazionali recita: “Un’esposizione è una manifestazione che, qualunque sia il suo titolo, ha come scopo principale l’educazione del pubblico: può esporre i mezzi a disposizione dell’uomo per soddisfare i bisogni della civilizzazione, dimostrare il progresso raggiunto in uno o più rami dell’attività umana, o indicare prospettive per il futuro.” A partire proprio dalle finalità educative, la Famiglia Salesiana ha deciso di dover essere presente a Expo 2015, coniugando il tema principale dell’esposizione «Nutrire il pianeta, energia per la vita» interpretandolo salesianamente come «Nutrire i giovani, energia per la vita». È questo infatti il tema che viene sviluppato nei tanti eventi, ideati da moltissimi gruppi e associazioni della Famiglia Salesiana di tutto il mondo, che prenderanno vita all’interno di Casa Don Bosco. Casa che alla fine di Expo 2015 si trasformerà in dono, verrà infatti ricollocata in Ucraina per essere utilizzata come scuola. La Famiglia Salesiana ha chiesto al V.I.S. di essere Implementing Agency, il “braccio operativo” che realizza nel concreto il pro-

getto salesiano a Expo. Un incarico che abbiamo accettato di svolgere come ulteriore servizio ai giovani così tanto amati da Don Bosco, che nel 1884 aveva deciso in prima persona di essere presente all’Esposizione Generale di Torino, per raccontare l’esperienza educativa e produttiva della formazione professionale di Valdocco, nel settore tipografico Personalmente il primo pensiero nell’arrivare a Casa Don Bosco dopo aver percorso il Decumano, fin oltre Piazza Italia, è stato “è giusto che la Famiglia Salesiana sia qui”. In primo luogo per le migliaia di giovani presenti in visita a Expo Milano 2015, scolaresche, gruppi degli oratori o semplici gruppi di amici alla scoperta, in esplorazione del mondo. E in questo susseguirsi di visite e di esperienze Casa Don Bosco rappresenta una Casa, che come tutte le nostre case accoglie con semplicità, una semplicità che si distingue dai molti “effetti speciali” e stimoli che si vivono in Expo, si distingue, ma non stride, non si contrappone, ma sembra quasi un’alternativa necessaria, perfettamente inserita nel contesto di Expo. In ogni casa c’è una famiglia che accoglie, rappresentata dai Salesiani e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, che si alternano all’interno del padiglione insieme ai giovani dello staff di Casa Don Bosco, giovani speciali che animano la casa con passione, da veri animatori, giovani per i giovani. Sono loro il volto di Don Bosco per tutti quelli che saranno accolti in Casa nostra... N i co L o t t a

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Al mattino di lunedì 25 maggio, negli spazi verdi di fronte alla spiaggia dell’ex colonia Don Bosco di Catania, si poteva notare un’insolita animazione, fatta di giovani e meno giovani che provenivano da diversi luoghi della Sicilia, anche se qualcuno di loro aveva fatto un viaggio ancora più lungo, venendo dall’Italia Meridionale o addirittura, nel caso di alcuni giovani più audaci, direttamente dall’Africa con tanto di viaggio aereo. Il calore incombente della primavera catanese poteva far pensare a un anticipo d’estate, magari all’intenzione di una mattinata spesa in allegria sulla spiaggia: in realtà il denominatore comune della presenza di tanti giovani è stato la partecipazione al primo corso “Mediazione Interculturale e Gestione dei Servizi per l’Immigrazione”, promosso dalle realtà salesiane che, in questo momento, si stanno facendo carico dell’accoglienza dei fratelli migranti sbarcati sulle coste della Sicilia e che fanno capo alla neocostituita associazione Don Bosco Island: VIS, SCS, VIDES, Metacometa, Don Bosco 2000. La formula scelta è stata quella seminariale, con una settimana intensiva (da lunedì 25 maggio a venerdì 29 maggio) fatta di formazione, riflessione, coinvolgimento in laboratori e condivisione di vita: qualcosa di più, dunque di un semplice corso di formazione, piuttosto un percorso strutturato di conoscenza e collaborazione tra quanti, in Sicilia, si occupano a vario titolo di immigrazione. È significativa, la scelta, quale sede di questa esperienza, del Centro Don Bosco La Playa, destinato all’accoglienza di migranti e a diventare cittadella dell’integrazione e della promozione multiculturale. Così, negli stessi luoghi che domani accoglieranno tante persone in cerca di un’esistenza più dignitosa, già oggi si possono preparare coloro che li accoglieranno: i cosiddetti “mediatori interculturali”, anche se il termine ci appare oggi desueto e inadeguato. Sono tanti e professionalmente diversi coloro che sono coinInsieme

volti nelle dinamiche migratorie e a cui è affidato il compito di dialogare con la società civile, con i servizi pubblici e con il mondo del lavoro, in un’ottica di integrazione e di proficua collaborazione. Se, in un primo momento, il corso di Catania era stato pensato per la formazione dei mediatori interculturali della rete Don Bosco Island, è parso ben presto chiaro che le tematiche proposte nella formazione suscitavano l’interesse anche di educatori, assistenti sociali, legali, orientatori professionali, impiegati delle pubbliche amministrazioni, persone impegnate nei servizi amministrativi che svolgono mansioni a diretto contatto con il pubblico (anagrafe, servizi comunali, sportelli CAF, centri di ascolto e di orientamento) nonché operatori sanitari e scolastici. Insomma, il corso seminariale aveva le carte in regola per soddisfare la richiesta di professionalità e di aggiornamento di tutti coloro che, nella loro pratica quotidiana di lavoro, si devono confrontare con le mille facce dell’immigrazione. Se per l’opinione pubblica, che guarda alle vicende dell’immigrazione con occhi distratti e superficiali, l’accoglienza può ridursi a un problema di spazi da reperire e di strutture da approntare, per chi lavora nel settore, anche solo con la passione e il cuore del volontario, è lampante che l’accoglienza reale si costruisca nella relazione e nello scambio culturale. Soltanto chi si sente pienamente compreso e riconosciuto nella sua identità, nella sua lingua, nel suo complesso di cultura e tradizioni, può sentirsi pienamente accolto e può sperare di integrarsi nella società di destinazione, costruendo un progetto migratorio. Per questo motivo i primi ad essere impiegati nell’accoglienza sono stati tradizionalmente mediatori che condividevano spesso la cultura del migrante, magari immigrati di seconda generazione o migranti ormai inseriti nella nostra società: riempie di gioia aver visto a Catania, tra i partecipanti alla settimana di formazione,

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Alta formazione VIS


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alcuni giovani che qualche anno fa sono sbarcati sulle nostre coste da imbarcazioni di fortuna, che hanno conosciuto l’esperienza dura dei Centri di Identificazione ed Espulsione, che hanno avuto poi la fortuna di sperimentare in seguito un’accoglienza diversa, magari in una comunità “diffusa” secondo un modello che caratterizza tante realtà salesiane della Sicilia: oggi quegli stessi giovani desiderano sostenere i loro fratelli migranti, e non hanno il timore di mettersi in gioco e di studiare, dotandosi di tutti gli strumenti culturali, legali, educativi del caso. Questi giovani sono stati una presenza arricchente del corso e, insieme ad altri operatori dei servizi dell’immigrazione, hanno costituito un gruppo di più di 50 partecipanti alla settimana di formazione di Catania: insieme hanno affrontato con docenti preparati temi estremamente interessanti e variegati: la comunicazione interculturale, prima di tutto, grazie ai coinvolgenti laboratori di Maria Cristina Ranuzzi, docente di Intercultura del VIS, e la testimonianza di Kaha Mohamed Aden, immigrata somala italiana da ormai molti anni, con una storia personale ricca e avvincente; il tema del rapporto tra migrazioni e cooperazione (con

Nico Lotta e Agostino Sella del VIS); il tema innovativo della mediazione umanistica, presentato da Maria Pia Giuffrida e Ornella Di Loreto. Non si possono naturalmente menzionare tutti i docenti coinvolti, che hanno affrontato anche i temi classici della normativa legata all’immigrazione e delle procedure con cui impostare un proficuo lavoro sociale con i migranti: è doveroso però sottolineare come la stragrande maggioranza dei formatori provenisse dalla regione siciliana, anche da istituzioni e uffici legati al territorio (un esempio tra tutti: la Casa dei Poli del comune di Catania). Con loro si è creata una vera e propria rete di conoscenze, esperienze e desideri di collaborazione, foriera senz’altro di sviluppi positivi e magari di iniziative più strutturate nei prossimi mesi, nella speranza di superare l’inefficacia di strategie improntate alla spontaneità e all’improvvisazione. E a riprova del fatto che il vero deposito di energie, passione, competenza è già presente nella regione Sicilia e non ha bisogno di “importazioni” da altre regioni italiane: ai salesiani è spettato, né più né meno, che il compito di innescarle.

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Gian M arc o Schies aro

La rivista Sisami compie 35 anni Festegga i 35 anni di pubblicazione la rivista della Sicilia Salesiana Missionaria “Sisami”.

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Il PGSFest a Catania

Una grande festa, una giornata da ricordare. Questo è stato il PGSFest siciliano, la manifestazione regionale di promozione sportiva organizzata dal comitato regionale PGS, svoltosi domenica scorsa nell’ambito delle celebrazioni del bicentenario della nascita di Don Bosco. 19 aprile 2015, una data che non dimenticheranno facilmente le pgssiciliane. Oltre 1500 tra ragazzi, allenatori e dirigenti, famiglie, provenienti da tutta la Sicilia, hanno invaso il centro di Catania con la gioia di testimoniare ancora una volta l’amore per il loro “Padre e Maestro” Don Bosco. Una marcia attraverso le “periferie” della città, laddove la presenza del carisma di Don Bosco è un dono accolto con speranza. «Don Bosco è qui», questo lo slogan che è risuonato per le strade per ricordare che il Santo dei giovani cammina ancora oggi accanto a loro e che li guida e li sostiene. Una giornata iniziata presto in Piazza Dante con la consegna dei gadget, con i bans e i canti dettati dall’animazione, e poi con in sottofondo le canzoni di Jovanotti e Fedez suonate da un dj chiamato per l’occasione, i primi balli per scaldarsi. Dopo i saluti ai partecipanti del presidente regionale del PGS Maurizio Siragusa, del presidente nazionale

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Gianni Gallo e del vicesindaco di Catania Marco Consoli, il via ufficiale alla manifestazione. Tra i presenti anche i presidenti dei comitati regionali PGS della Lombardia (Colombani), della Sardegna (Mastino) e del Veneto (Malgarise) che hanno voluto condividere questa esperienza di festa dopo avere apportato il loro prezioso contributo all’assemblea regionale di sabato nel convegno per i quadri dirigenti su «Lo sport che vogliamo». Numerose le presenze degli altri gruppi della Famiglia salesiana di Catania che hanno aderito all’iniziativa, coordinati da Piero Quinci. Il «serpentone» si è snodato tra le vie dei quartieri della Civita e di S. Cristoforo, raggiungendo dapprima l’Oratorio Salesiano della Salette (qui accolto da un momento di riflessione sul Bicentenario della nascita di Don Bosco, coordinato dal direttore dell’opera Don Marcello Mazzeo), poi il primo oratorio di Catania, in via Teatro Greco, con un flash mob realizzato dai giovani del San Filippo Neri, guidati dall’infaticabile Giuseppe Salamone. Poi la Celebrazione Eucaristica nella Chiesa di San Nicolò l’Arena (la più grande chiesa di Sicilia) che è stata presieduta dal delegato della pastorale giovanile dei

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Associazione - PGS


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salesiani Don Domenico Luvarà e concelebrata dai molti salesiani provenienti dalle diverse parti della Sicilia. Ad animare la celebrazione, i gruppi dell’oratorio di Barriera (per i canti) e del S. Filippo Neri (per il servizio liturgico). Il pomeriggio sportivo poi si è sviluppato in una serie di tornei di calcio a 5, volley e basket per le diverse categorie svoltisi nelle strutture del centro giovanile del nuovo San Filippo Neri. Una vera festa di sport, senza vincitori né vinti, ma con tanti volti di bambini e ragazzi felici di avere trascorso una giornata di «sport per tutti», con tutti gli ingredienti dell’Ente di Promozione sportiva PGS che propone la pratica sportiva come ambiente educativo per la socializzazione e per una crescita integrale delle giovani generazione chiamate, oggi più che mai, a diventare

una platea di «onesti cittadini e buoni cristiani». «Siamo molto felici di avere regalato alle nostre associazioni, atleti e dirigenti, la giornata che immaginavamo - ha affermato il presidente Maurizio Siragusa - quella cioè di rivivere assieme l’esperienza di Don Bosco a Valdocco, del primo oratorio, dove il gioco e la festa erano di casa giorno per giorno per attirare, affascinare e cambiare la vita di molti giovani. Siamo convinti, ancora oggi, che questo è possibile se portiamo nel cuore quella esperienza di oratorio che ha già trasformato la nostra stessa vita e che è sempre attuale, anche nel mondo della globalità e dei falsi miti». Andrea Cataldo Da: La Sicilia, Catania 23 aprile 2015.

Pigiessiadi 2015 È stata una bella festa. Le finaliste dei campionati regionali di calcio a cinque e pallavolo hanno onorato con impegno, lealtà e passione le Pigiessiadi 2015 celebrative del Bicentenario della nascita di Don Bosco, organizzate dal Comitato regionale delle PGS siciliane a Ragusa presso il villaggio turistico Athena resort. Dieci titoli assegnati complessivamente con la vittoria del Comitato di Catania del prestigioso Trofeo Sicilia, che premia la provincia che totalizza il miglior piazzamento sul podio. Infatti, ben cinque sono stati gli ori conquistati dalle squadre etnee che hanno preceduto Trapani (tre titoli), Caltanissetta e Ragusa (un titolo ciascuno). Nella categoria Libera di calcio a cinque, la Salette guidata da Michele Scalia ha avuto ragione di misura (6-5 lo scontro diretto) della “matricola” Giovanni Paolo II di S. Filippo del Mela, così come il Pinea S. Gregorio dei mister Lombardo e Grasso

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hanno superato sul filo di lana nel torneo Under 19 un agguerrito Happy Panda di Modica con la vittoria per 6-5 raggiunta nei secondi finali della gara, aggiudicandosi così il titolo di categoria. Nelle giovanili categoria Under 17, perfetta la prestazione del Savio Gela di Enzo Timpano che ha dominato il quadrangolare fin dalla prima gara, imponendosi sul Futsal Marsala, ottimo secondo in classifica; nell’Under 15, il girone è stato caratterizzato da un equilibrio spezzato soltanto all’ultima giornata grazie alla sonante vittoria del Futsal Marsala sulla Vigor San Cataldo (7-4). In quest’ultima categoria ha partecipato anche una squadra tunisina proveniente dall’oratorio salesiano di Manouba, guidata dal salesiano coadiutore Roberto Lionelli, che ha ben figurato ottenendo la piazza d’onore. Come lo scorso anno, hanno preso parte alla manifestazione anche due squadre di calcio a cinque femminile, la Virtus e la Salette, che hanno dato vita ad una competizione Insieme


Il presidente regionale Maurizio Siragusa: “Anche per il 2015 possiamo dire di avere centrato l’obiettivo di questo evento che pone i giovani delle nostre polisportive al centro della scena. Sono loro gli attori e i protagonisti sui campi e fuori. Verso di loro è rivolta la nostra attenzione di dirigenti ed educatori che studiano, alla maniera di Don Bosco, “di farsi amare e di amare ciò che essi amano” perché tutte le nostre azioni siano sempre ed efficacemente per i giovani e con i giovani”.

Polisportive Sales ia ne Sabato 18 aprile, alle 17 nell’auditorium Don Bosco dell’Istituto S. Francesco di Sales assemblea regionale 2015 “Lo sport che vogliamo” delle Polisportive Giovanili Salesiane nel Bicentenario della nascita di Don Bosco per riflettere sull’attualità della propria proposta associativa, culturale e sportiva. Introduce e modera Maurizio Siragusa, presidente regionale PGS Sicilia. Interventi programmati: sr Anna Razionale, ispettrice FMA Sicilia e presidente della Conferenza Interispettoriale Italiana; Luigi Colombani, presidente regionale PGS Lombardia; Carla Malgarise, presidente regionale PGS Veneto; Marzia Mastino, presidente regionale PGS Sardegna; Enzo Falzone, presidente regionale della Federazione Italiana Pallavolo Sicilia. Conclude Giovanni Gallo, presidente nazionale PGS. Gapa Da: La Sicilia, Catania 18 aprile 2015.

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promozionale vinta sul campo dalla prima, al meglio di due gare sulle tre previste. Nella pallavolo femminile si registrano i successi della Coast cup team di Castellammare del Golfo, che si riconferma campione dopo la vittoria dello scorso anno nella categoria libera, così come della Roomy club Catania, guidata dal coach Luca Zappalà, nell’under 19, che ha la meglio sull’Aurora Trecastagni nel triangolare finale; le giovanili pongono al centro della scena l’U.S.Co. Gravina nell’under 16, alla prima esperienza in PGS, che supera l’Ardor Gela, il Luce Messina e il più quotato Clan dei Ragazzi, e nell’under 14 lo Young People di S.P. Patti, con due vittorie sull’Ardor Gela (2-1) e Ro.Va. Palagonia (2-0). Nella Libera maschile, la Pallavolo Viagrande di Mario D’Aquino rifila un secco 2-0 al Caos Clan di Mazara del Vallo nella gara finale, così come con lo stesso risultato nella Libera mista, la Elimos di Trapani domina la New Astra Stadium di Catania nello scontro decisivo. Ma, oltre alle gare sui campi, momenti centrali della manifestazione sono stati la cerimonia di apertura, la Celebrazione Eucaristica del sabato sera presieduta dal delegato Don Luigi Calapaj e animata dai giovani del centro giovanile salesiano di Gela, e la premiazione per tutti i partecipanti che si è trasformata in una vera e propria festa finale nell’anfiteatro della struttura.


PASTORALE GIOVANILE

PGS - Manouba (Tunisia)

Ospite internazionale alle Pigiessiadi

Grande novità alle Pigiessiadi 2015: una squadra di Calcio a 5 under 15 della scuola salesiana di Manouba, già nota ai lettori di Insieme, ha partecipato al torneo che ogni anno le PGS della Sicilia organizzano per dare prova delle capacità sportive e aggregative e di fraternità che sono patrimonio delle PGS di Sicilia e che da quest’anno varcano il mare aprendosi al dirimpettaio continente africano e accolgono una squadra tunisina, la prima PGS in assoluto del Nord Africa appunto da Manouba, Tunisia. Questo evento è stato reso possibile dall’invito e dalla generosità del Presidente regionale Maurizio Siragusa e di tutti i componenti del comitato regionale cui va il nostro sincero merci o in arabo aiscek. Invitati già all’inizio dell’anno sociale la nostra squadra composta da 6 ragazzi più l’allenatore il confratello Roberto Lionelli, ha iniziato la preparazione essendo la prima volta che una squadra di calcio usciva da Manouba per andare in un altro Paese. Grande quindi l’emozione e il desiderio di fare bene per rispondere in modo adeguato all’invito. I ragazzi sono alcuni exallievi della scuola ed altri ragazzi del nostro oratorio festivo funzionante da circa tre anni. I ragazzi si sono preparati bene anche scolasticamente perchè avevamo condizionato la partecipazione ad un buon risultato scolastico e al permesso che i loro professori avrebbero dato per assentarsi una settimana. Le due condizioni si sono realizzate e quindi è stata fatta la parte sportiva e quella burocratica per i visti di ingresso in Italia. L’11 maggio è arrivato il giorno tanto atteso e la squadra ha iniziato la sua avventura; infatti dopo una serie di disguidi al passaggio della dogana e al ritardo dell’aereo finalmente i nostri eroi partivano con appena sei ore di ritardo! Ma era fatta e arrivati a Palermo sono stati accolti dalla casa del Gesù Adolescente che per tre giorni li ha ospitati con tanto affetto e generosità dando la possibilità di fare alcuni allenamenti sui campetti di calcio e qualche amichevole. Non è mancato un bel giro in città. Infine il giovedi 14 maggio sono partiti per Kastalia facendo un lunghis-

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simo viaggio data la interruzione della A19. Anche se in fretta hanno ammirato il panorama dell’Etna salendo sino a 2000m e il vulcano li ha salutati con una eruzione che li ha resi spettatori dal vivo, una bella esperienza. Dopo la discesa veloce e un pranzo a San Gregorio (gentili e accoglienti grazie anche alla comunità) in serata la nostra equipe è arrivata a Kastalia. E qui inizia il bello dell’avventura sportiva. L’incontro con le altre squadre, il saluto con i dirigenti, la cerimonia inaugurale, la bandiera e gli inni nazionali, gli allenamenti nella piscina olimpica, insomma una serie di emozioni e di incontri indimenticabili. Belle le tre partite ufficiali concluse equamente con una sconfitta, una vittoria, un pareggio e il secondo posto meritatissimo specie per il comportamento disciplinare irreprensibile (0 cartellini gialli) e la capacità di fraternità pur con una lingua diversa.

Sono rientrati il 18 maggio con il cuore e la mente pieni di bei momenti, incontri ed amicizie, panorami e gare stupende. Il comitato organizzatore e tutti i dirigenti PGS si sono complimentati per la serietà sportiva e organizzativa della squadra che ha ben figurato nel contesto e si è fatta ammirare positivamente da tutti gli atleti anche di sport diversi convenuti a Kastalia. Grazie alla PGS per questa positiva esperienza dei nostri ragazzi che accresce la fraternità tra le due sponde del Mediterraneo e dimostra i valori umani ed educativi di cui sono portatori le PGS siciliane. Arrivederci alle Pigiessiadi 2016! D on D ome nico Pa ter nò Insieme


40 anni di CGS Life

Il 23 maggio 2015, al Teatro la Fenice di Biancavilla, si è conclusa la stagione teatrale 2015 con l’evento conclusivo “40 anni CGS Life”. La stagione ha visto alternarsi, sul palcoscenico, diverse compagnie e produzioni, sia locali che estere. I temi e i generi proposti sono stati vari: dai musical religiosi alle commedie dialettali, ai concerti di musica classica e leggera. Molte serate sono state realizzate con l’ausilio di gruppi di volontari nel settore dello spettacolo e dell’animazione culturale, che affrontando in parte con risorse proprie le spese di trasferta o altro, hanno proposto spettacoli di buon livello largamente apprezzati dal pubblico presente in sala. Tra questi gruppi: l’oratorio di Trapani, il CGS Magrì di Catania, le associazioni DB Friends e ACG Mondo Nuovo di Biancavilla, alcune compagnie dialettali locali, l’oratorio di Gozo (Malta). La serata di apertura ha visto esibirsi un Pippo Franco inossidabile, in una tematica ricca di spunti e contenuti, incorniciata da una raffica esilarante di battute e di simpatici sketch. Gradevoli le atmosfere e le armonie, proposte durante le serate concerto, da alcuni gruppi musicali emergenti. Tra questi ultimi eventi va ricordato il concerto di Capodanno, realizzato dall’orchestra giovanile del conservatorio Vincenzo Bellini di Catania. Tutta l’intera manifestazione si è resa possibile grazie alla gratuita e instancabile operosità dei membri dell’associazione CGS Life. In occasione del 40° anniversario dalla sua nascita, essa ha infatti voluto proporre al territorio di Biancavilla alcuni dei suoi antichi cavalli di battaglia, insieme a molti altri eventi, di cui ha curato l’aspetto scenotecnico e organizzativo. Durante ogni serata, ricca di emozioni, ogni ragazzo/a ha dato il meglio di sé per poter dire/dare qualcosa agli altri, a chi ascoltava, guardava, a chi stava sul palco, dietro le quinte o in platea. Ognuno nel suo Insieme

piccolo è stato solo una goccia, ma sono le gocce che fanno il mare. Ognuno ha messo a disposizione se stesso, i propri talenti, facendone un dono per gli altri. È stata un’esperienza di formazione, scambio di culture, dialogo, apertura all’altro, accoglienza, unione e riflessione. Graditi ospiti hanno presenziato alla serata conclusiva del 23 maggio: il sindaco Pippo Glorioso, Don Felice Bongiorno delegato regionale CGS, Don Angelo Grasso delegato regionale dei Salesiani Cooperatori, molti dei vecchi soci dell’Associazione Life, tra cui l’astronauta Luca Parmitano che ha partecipato in collegamento video da Houston, raccontando l’esperienza vissuta da ragazzo, all’interno del gruppo. Riportiamo infine le testimonianze dirette di alcuni giovani soci. Giuseppe T.: è stata un’esperienza molto impegnativa ed istruttiva. Mi ha fatto vedere come l’unione fa la forza, mi ha fatto capire che Dio aiuta sempre chi è nel giusto e chi lo ama e si fida di lui. Giuseppe C.: nei miei 4 anni di appartenenza, ho vissuto un’esperienza molto ricca di emozioni, che mi ha aiutato nella mia crescita spirituale e morale. In particolare ricordo l’ultima esperienza: l’anniversario dei 40 anni del CGS in cui io, rivedendo cose già vissute e non, sono rimasto emozionato dal percorso fatto.

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PASTORALE GIOVANILE

C GS Life - Biancavilla (CT)


PASTORALE GIOVANILE Cristiana: per me il gruppo è molto importante, è come una famiglia. Credo pienamente in quello che si fa. Martina: personalmente io credevo, insieme a qualcun altro forse, che la stagione teatrale fosse una cosa troppo grande ed impegnativa per le nostre forze. Nonostante questo, siamo arrivati alla fine e penso che ognuno di noi abbia imparato qualcosa sia dal punto di vista tecnico (montaggio, luci, ecc.), sia dal punto di vista morale nel senso che ci siamo resi conto che insieme si può fare molto. Federico: un’esperienza bella, perché ci lega tutti e ci da la possibilità di raccontare agli altri, tramite la recitazione, il canto, il ballo, quel che è davvero importante nella vita; indimenticabile, perché ci regala tante

emozioni da poter poi condividere; emozionante, perché ci regala ansie, ci apre ai sentimenti e al dialogo, ci dà utili lezioni di vita. Giulia: è stata un’esperienza di formazione per tutti noi, abbiamo capito che l’importante non è fare le cose perfettamente, ma l’importante è restare uniti e dare il massimo; è stata un’occasione che ci ha permesso di legare ancora di più nell’amicizia tra noi, grandi e piccoli. Vincenza: la mia opinione su questa stagione teatrale? Beh è stata un’esperienza unica; abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con altri gruppi per cogliere il meglio di ognuno. Ringrazio dunque tutti coloro che hanno voluto partecipare a questa iniziativa, ringrazio tutte le persone che in misura maggiore o minore sono riuscite a dedicarsi a questo progetto, curando ogni particolare (luci, riprese, montaggio, smontaggio, accoglienza e organizzazione). Il ringraziamento più grande alla fine lo abbiamo espresso tutti insieme, cantando, palco e platea in coro, una dolcissima Ave Maria. Ar m a n d o B e l l oc c hi

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Le passeggiate autunnali di Don Bosco

Il T.G.S., un’Associazione di Promozione Sociale e Turistica poco conosciuta e non sufficientemente valorizzata nelle nostre Case (Oratori, Parrocchie, Scuole, CFP…) che promuove un turismo sociale per giovani e famiglie Allo scopo di offrire agli Operatori di Pastorale Giovanile nei nostri Oratori, Parrocchie, Scuole e CFP… uno stimolo per la valorizzazione delle Associazioni del Tempo Libero nelle nostre Opere, voglio riportare una pagina del Bollettino Salesiano del dicembre 2012, che ci racconta come l’ispiratore del T.G.S., come anche del C.G.S. e delle P.G.S., è proprio don Bosco, che già da Seminarista, con la “Società dell’allegria” ai canti, ai giochi, alle recite affiancava spesso passeggiate nei boschi e visite ai santuari dei dintorni. “…in ottobre, camminando tra canti, scherzi, polenta e rosari…” si svolgevano “le passeggiate autunnali di don Bosco”: con l’arrivo dell’autunno per don Bosco e i suoi ragazzi iniziava la stagione delle «passeggiate». Un’altra geniale invenzione di don Bosco: il trekking sacro, gita-premio e pellegrinaggio”. “Ispirandosi agli anni giovanili, nei primi anni dell’Oratorio, don Bosco portava i suoi monelli ai santuari torinesi della Consolata o di Santa Maria del Monte, della Madonna di Campagna o del Pilone, di Pozzo Strada o di Superga. Nel 1850 inaugurò le

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passeggiate «fuori porta», prima ai Becchi e dintorni, poi per i colli del Monferrato fino a Casale, dell’Alessandrino fino a Tortona, e in Liguria fino a Genova. Nei primi anni, mèta di quelle gite erano i Becchi e dintorni, raggiunti con “il cavallo di San Francesco”. I giovani alloggiavano nella casa di Giuseppe, il buon fratello di don Bosco, occupando stanze, stalla e granaio. Celebravano con solennità la festa del Rosario nella cappellina eretta al pian terreno nel 1848, e poi partivano per Castelnuovo… Gli anni 1859-64 furono gli anni d’oro delle passeggiate autunnali, autentiche gite-premio o vacanze che don Bosco organizzava in ottobre per il bene fisico e spirituale dei giovani più impegnati nello studio e nella condotta e a edificazione delle popolazioni rurali, approfittando pure per diffondere le

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PASTORALE GIOVANILE

Associazione - TGS


PASTORALE GIOVANILE «Letture Cattoliche» e andare in cerca di vocazioni. I ragazzi vi partecipavano in gruppi sempre più numerosi, entrando nei paesi con la banda musicale in testa, accolti festosamente dalla gente, dai parroci o dai signori del castello. Riposavano nei fienili, consumavano frugali pasti contadini, celebravano devote funzioni in chiesa ed alla sera davano spettacolo sopra un palco improvvisato. Il repertorio di quello spettacolo popolare comprendeva canti, macchiette in dialetto e commediole, nelle quali, per volere di don Bosco, Gianduia, la nota maschera piemontese, faceva la parte del leone… Nel 1864 don Bosco portò i ragazzi a Genova. Lo aveva promesso: «Quest’anno vedrete il mare!». Le passeggiate autunnali di don Bosco erano ricche di valori educativi, ma ebbero fin dall’inizio anche il carattere di pellegrinaggio… E come non perdevano occasione di visitare i santuari mariani, così celebravano con grande solennità le feste della Madonna tipiche nei nostri paesi il mese di ottobre. Quelle feste erano come i grani di una corona di preghiere recitate dalla cappella del Rosario ai Becchi; erano l’espressione di una devozione mariana, che aveva già portato Giovanni Bosco, giovane studente, sul colle del paese natio a venerare la Madonna del Castello”. Il T.G.S. (Turismo Giovanile e Sociale), è un’Associazione di Promozione Sociale e Turistica, che si occupa in modo particolare del turismo dei giovani e più in generale delle varie forme del turismo sociale, privilegiando la dimensione culturale e formativa del-

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l’esperienza turistica e la proposta associativa, i cui destinatari sono soprattutto giovani e famiglie, in linea con le indicazioni del Magistero ecclesiale. L’Associazione, ispirandosi alle storiche «passeggiate di don Bosco» promuove: – lo sviluppo personale e sociale dei Soci; – attività di turismo sociale e culturale (passeggiate con visite guidate…); – l’educazione alla salvaguardia dell’ambiente e del patrimonio artistico-culturale del Territorio… L’affiliazione al T.G.S. Nazionale permette anche, in quanto estensione territoriale del T.G.S. nazionale, riconosciuto come A.P.S. (associazione di promozione sociale) di fruire del «5 x 1000», destinato alle associazioni di volontariato, molto utile ai fini dell’abbattimento dei costi delle gite ed escursioni e delle attività formative e ricreative dell’Oratorio, della Parrocchia o della Scuola, di cui fa parte il T.G.S. locale. Purtroppo, nell’ultimo decennio, il T.G.S. in Sicilia ha perso consensi e adesioni per tanti motivi (la crisi economica, la difficoltà nel diffondere la cultura associativa, la molteplicità di impegni dei responsabili di Oratori e Parrocchie…): sarebbe ora di rivalutare le nostre Associazioni del Tempo Libero, ripensando, con la Pastorale Giovanile, anche la pastorale del tempo libero dei giovani e delle famiglie, come ci chiede anche la Chiesa Italiana in recenti Documenti. Don G ae ta no Ur so Delegato ispettoriale T.G.S. Insieme


4 9a Giornata delle Comunicazioni Sociali

Il tema: “Comunicare la famiglia: ambiente privilegiato dell’incontro, nella gratuità dell’amore”. F a mi g l i a , p r i m o l u o g o d o ve i m p a r i a m o a comunicare La famiglia, ricorda il Papa, è il “primo luogo dove impariamo a comunicare”, sin dal grembo materno. L’incontro mammabambino è “la nostra prima esperienza di comunicazione” che accomuna tutti. G u i d ar e , n o n l as c i a rs i g u i d ar e d a l l e t ec n o l og i e In questo contesto, i media, “ormai irrinunciabili” – dice Papa Francesco - possono ostacolare la comunicazione in famiglia se significano “sottrarsi all’ascolto, isolarsi dalla compresenza fisica” ma possono anche favorirla se “aiutano a raccontare e condividere, a restare in contatto con i lontani” e “a rendere sempre di nuovo possibile l’incontro”. Per questo è necessario guidare le tecnologie anziché farsi “guidare da esse”. F a mi g li a n on s ia t e r r e n o di b a t t a g l i e i de ol o giche La famiglia – si legge ancora nel messaggio - “continua ad essere una grande risorsa, e non solo un problema o un’istituzione in crisi”, aldilà di come tendono a volte a presentarla i media, quasi fosse un modello “astratto da accettare o rifiutare, da difendere o attaccare, invece che una realtà concre-

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ta da vivere; o come se fosse un’ideologia di qualcuno contro qualcun altro, invece che il luogo dove tutti impariamo che cosa significa comunicare nell’amore ricevuto e donato”. Non sia dunque terreno di “battaglie ideologiche”. La famiglia più bella “è quella che sa comunicare, partendo dalla testimonianza, la bellezza e la ricchezza del rapporto tra uomo e donna, e di quello tra genitori e figli”. Promuovendo la famiglia - conclude il Papa - “non lottiamo per difendere il passato ma lavoriamo con pazienza e fiducia, in tutti gli ambienti che quotidianamente abitiamo, per costruire il futuro”.

«La Metafora del 'grembo' parla della prima scuola di comunicazione di tutti i linguaggi, in primis quello del corpo, ed è anche il modello di ogni relazione, fatta di prossimità nell'alterità. Non può esserci comunicazione fuori dalla relazione: il paradigma è quello della prossimità, nella reciproca accoglienza, che poi prosegue nella famiglia e arriva nel mondo. L'icona della visitazione ci invita poi ad allargare i codici della nostra comunicazione (non solo parole ma gesti di prossimità) e la gamma delle nostre possibilità comunicative: esultare, benedire, pregare, perdonare, dispiegando tutta quella che Guardini chiamava 'la libera pienezza della totalità cristiana'. Questo vale anche per i media: non solo informare, educare, intrattenere (dove senza il suffisso -tainment pare non si possa più comunicare) ma anche raccontare, dare voce, trasformare le possibilità di connessione in invito alla prossimità anziché nastri isolanti che ci riparano dagli altri o muri che ci separano. Dire il buono e non soffiare sul fuoco della contrapposizione. Raccontare l'umano comune, oltre che le differenze».

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PASTORALE GIOVANILE

Comunicazione Sociale


PASTORALE GIOVANILE

Incontro dei Delegati di CS della regione Mediterranea Quattro giornate di intenso lavoro, accompagnato dalla preghiera e da un clima di fraternità: è quello che ha caratterizzato l’incontro dei Delegati di Comunicazione Sociale delle Ispettorie della Regione Mediterranea. I lavori sono stati guidati e coordinati da Don Filiberto González, Consigliere generale per la Comunicazione Sociale. Le giornate, vissute prevalentemente a Torino-Valdocco nei giorni 14-17 maggio, hanno permesso anche di condividere il grande movimento di pellegrini per il Bicentenario e per l’Ostensione della Sindone. L’incontro ha coinciso anche con la Fiera del Libro e questo ha consentito ai Delegati di visitare, oltre l’insieme della Fiera, lo stand della Editrice Elledici, che in questi giorni ha presentato il libro su Don Bosco a cura di quella che può essere definita la “famiglia Agasso”, con i suoi tre scrittori. Interessante e significativa la presenza e l’azione di Primaradio, emittente radiofonica dei Salesiani del Piemonte, con la gestione in diretta, da uno stand all’interno della

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Fiera, delle proposte offerte negli estesi ambienti del Lingotto. Nell’incontro dei Delegati di CS non sono mancati i riferimenti alle molteplici iniziative presenti nelle Ispettorie della Regione Mediterranea: iniziative che raccontano quanto questo ambito missionario coinvolga l’azione di molti Salesiani e di tante comunità. Si tratta di un campo apostolico che rimane fondamentale, che oggi acquista nuove modalità di presenza e che soprattutto ha bisogno di essere sostenuto da una adeguata e rinnovata formazione, sia nelle fasi iniziali, sia per la permanente. Certamente si affacciano anche nuovi scenari di attenzione e impegno, che coinvolgono anche i supporti tecnologici. È l’orizzonte della archiviazione, per non perdere la memoria di anni sempre più lontani, di persone e istituzioni che hanno reso presente e significativo il carisma, di attività che oggi esprimono la vitalità della Famiglia Salesiana. La condivisione espressa nelle giornate di Torino ora certamente continua in una connessione che intende coinvolgere sempre più nell’orizzonte del governo e dell’animazione gli Ispettori e le Ispettorie, i religiosi e le comunità, i giovani e i membri della Famiglia Salesiana. Da: ANS, Torino-Valdocco 19 maggio 2015 Insieme


Due grandi amici si incontrano: Don Bosco e il Card. Guarino

La celebrazione del Bicentenario della nascita di Don Bosco e il passaggio dell’Urna di Don Bosco in Sicilia (avvenuto a Messina il 1 novembre del 2013) hanno visto impegnata la Famiglia Salesiana di Messina. L’impegno particolare è stato, per le Apostole della Sacra Famiglia, accogliere l’Urna di Don Bosco presso la tomba del Servo di Dio, Cardinale Giuseppe Guarino: incontro di due grandi amici non mai avvenuto in vita, ma tanto desiderato e sognato dal Fondatore delle Suore Apostole della Sacra Famiglia. C h i è q u e s t o g r a n d e a m i c o d i D o n B o s co d i c u i , d a q u a l c h e t e m po , si se n t e p ar l a r e? Il Cardinale Giuseppe Guarino nacque il 6 marzo 1827 a Montedoro (CL), da genitori appartenenti alla borghesia colta e agiata del tempo. In famiglia, dove si respirava un’atmosfera di vera pietà cristiana, avvertì la propria chiamata al sacerdozio. Tramite sua madre nutrì lo spirito della dolcezza salesiana, nota dominante della spiritualità del Santo Vescovo di Ginevra, San Francesco di Sales. Appena dodicenne entrò nel seminario di Agrigento dove fu benvoluto dai suoi superiori per la disciplina e l’ottimo profitto negli studi. Nel 1849 fu ordinato sacerdote e si dedicò con impegno alla predicazione, alla catechesi e alla cura delle anime mediante il sacramento della Riconciliazione. Nel 1871, il Guarino fu eletto Arcivescovo di Siracusa; saputa la notizia, pregò e pianse perché gli fosse risparmiata tale responsabilità. Ma, quando conobbe che questa era la volontà di Dio, accettò con spirito di ubbidienza e fede ciò che il Signore aveva predisposto per lui. Nel 1875, S.S. Pio IX, dovendo provvedere alla diocesi di Messina, che era sede vacante, pensò di mandare “il suo Guarino” (così lo chiamava): tanto era la stima che nutriva nei suoi confronti. Insieme

La diocesi di Messina versava in gravi situazioni; così la descriveva il Santo Annibale Maria di Francia: “I tempi del ’60 da noi sono stati tempi di eccezionali afflizioni per la Chiesa di Dio. Si è veduta la desolazione del tempio del Signore e l’abominazione nella casa di Dio di cui parlò il veggente di Babilonia”. L’atteso Pastore giunse a Messina il 3 agosto del 1875, fu accolto da una gran folla. Subito si rese conto in che condizioni si trovava la diocesi; si rimboccò le maniche, si mise all’opera per rinnovarla con innumerevoli sacrifici e con generosità. L’Arcivescovo Guarino fu Salesiano Coope ra to re Dall’interessante e significativo carteggio fra l’Arcivescovo di Messina e il Santo piemontese è evidente il rapporto di amicizia esistente fra loro due. Infatti, anche se non riuscirono mai ad incontrarsi personalmente, i due intrattennero relazioni epistolari molto strette, improntate a fiducia, stima e collaborazione molto cordiali. Quando Don Bosco si trovava in grosse difficoltà con la curia di Roma … il Guarino, in una commovente lettera, così scriveva a Don Bosco.”Parlo col cuore sulle labbra. Metterò Roma sossopra!... davvero mi metterò con impegno” (e lo fece veramente arrivando fino al Papa Leone XIII). E in un’altra “riservatissima” lettera del 1 dicembre 1881: “Ella (Don Bosco) non si scoraggi! Quando le difficoltà vengono da uomini non sono affatto durevoli. Il suggello delle opere di Dio è la contraddizione; il demonio deve fare qualche cosa …; gli conceda un pochino alla povera bestia perché poi, al postutto, le sue opere maligne producono il gran bene di purgarci nella pazienza”. Il Cardinale Guarino da molto tempo ammirava i Salesiani, sia per la fama di Don Bosco che per quell’affinità ascetica deriva-

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FAMIGLIA SALESIANA

ASC - Associazione Salesiani Cooperatori


FAMIGLIA SALESIANA

ta da San Francesco di Sales. Egli come Salesiano Cooperatore si rivolgeva a Don Bosco con la fiducia con cui un figlio si rivolge al padre, per chiedergli che inviasse i suoi figli a dirigere il suo seminario, con espressioni come queste: ”Deh, padre, consoli un Cooperatore Salesiano per la di lei grande bontà, è quindi, un suo figlio sì, ma figlio! Ah! Non mi rigetti, mi stenda la mano e mi aiuti!”. La città è avidissima dei figli di Don Bosco, molto più dopo averli veduti di passaggio: così buoni, così gioviali e, ad un tempo, “modesti”. Quest’espressione di “voler essere considerato come salesiano” non era, per il Guarino, una parola di circostanza, ma la manifestazione di intima aspirazione e convinzione dell’animo. Co s a , o g g i , f a m e m o r i a d i qu e s t o gr a n d e Pastore “Tutto in quell’uomo è degno di memoria”, così si esprimeva nell’elogio funebre il Santo Annibale Maria Di Francia. Continuando dice:” La sua persona, il suo discorso, i suoi consigli, la sua grande pietà, il suo sguardo vivo e penetrante, il suo forte attaccamento al Sommo Pontefice, il suo ardente zelo per la Santa Chiesa, della cui libertà era così geloso da ripetere più volte che volentieri avrebbe subito il martirio per la santa causa; tutto, tutto in Guarino è degno di indelebile ricordanza”. “Ancora oggi ricorderemo il Cardinale Guarino”, disse l’Arcivescovo di Messina Mons. Ignazio Cannavò nel discorso di apertura del Convegno, “Un grande Pastore emerge dall’oblio” per approfondire la conoscenza di un personaggio che illustrò Messina e la Sicilia per la sua carità operosa che toccò i vertici dell’eroismo in occasione delle epidemie di vaiolo e di colera che si diffusero a Messina dal 1885 al 1887. Ma al di là di quelle espressioni di carità in occasione delle citate calamità, il Guarino si distinse nell’adoperarsi, con energia, per la ripresa della vita cristiana in tutta l’isola, ma, in particolare, a Messina. Egli si prodigò nel dare un volto nuovo alla sua diocesi, nel formare spiritualmente

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il suo popolo con scritti e lettere pastorali che inviava più volte l’anno, nelle varie circostanze. Si dedicò con amore alla formazione del clero, alla ricostruzione del seminario, all’istruzione religiosa del popolo e, in particolare, alla cura per la dottrina cristiana ai fanciulli. Ma ciò che rende presente la figura del Cardinale Guarino è l’Istituto delle Suore Apostole della Sacra Famiglia, Congregazione da lui fondata con lo specifico intento di formare famiglie autenticamente cristiane mediante l’educazione della gioventù. Le Apostole della Sacra Famiglia, oggi, sono presenti in Italia, Brasile e Argentina, impegnate in opere sociali secondo le esigenze dei tempi e dei luoghi. L’azione educativa delle ASF fatta con equilibrio interiore, tratto affabile e con carica esuberante, e sempre nuova, d’amore sull’esempio del loro fondatore, è centrata sulla ragione e sulle convinzioni religiose, secondo lo spirito del sistema preventivo di Don Bosco. Guardando al Servo di Dio (dal 1983) Cardinale Giuseppe Guarino, fervente Salesiano Cooperatore di Don Bosco, alla sua semplicità di fede, non è difficile trovare una santità impastata di quotidiano e di umano. “Il rosso porpora della sua veste cardinalizia è veramente il colore della sua donazione agli altri; è il segno di un martirio-testimonianza che parla tutt’oggi, ed è un invito a seguire il suo esempio”: così si esprime Don Giuseppe Costa SDB nel suo libretto “Il Cardinale Guarino”. È bello concludere con le parole dell’Arcivescovo di Messina Mons. Giovanni Marra, pronunciate alla cerimonia di chiusura dell’inchiesta diocesana per la causa di canonizzazione: “Guardando quest’immagine del Guarino, non si fa altro che scoprire il volto buono e santo di un uomo che ha lasciato profonde tracce che, naturalmente, non possono essere cancellate e che non saranno dimenticate soprattutto dalle “sue Figlie” e, perché no, da tutti i membri della famiglia Salesiana e, in particolare, dai Salesiani Cooperatori. Sr. Adriana Federici (ASF) L ella Foti (SC) Insieme


FAMIGLIA SALESIANA

L’angelo dei lebbrosi Cento anni del missionario don Gaetano Nicosia Ha compiuto cento anni, festeggiato da tanti ex ammalati di lebbra e dai loro figli che ha portato alla guarigione con il coraggio evangelico della sua sconfinata carità cristiana, nella casa di riposo di Aberdeen, al largo di Macao, il sacerdote missionario salesiano da 80 anni in Cina e originario di San Giovanni La Punta, don Gaetano Nicosia. Tra le autorità ecclesiastiche provenienti dal Vaticano, da Roma e da tutto il mondo, che due anni e mezzo fa hanno partecipato ad Acireale al rito di beatificazione del frate minore padre Gabriele Allegra c’era anche don Nicosia, fondatore del lebbrosario di Coloane e fraterno amico di fra’ Gabriele ad Hong Kong, ultimo testimone della santità e della carità dell’illustre compaesano in terra cinese. Don Nicosia è nato il 3 aprile 1915 da Antonino e Gaetana Grazia Pulvirenti; all’età di 3 anni ha perduto il padre in guerra; è stato alunno interno nei collegi salesiani di Marsala, S. Cuore a Barriera di Catania dove fiorì la vocazione sacerdotale e missionaria, e a Pedara. All’istituto missionario salesiano di Gaeta è avvenuta la vestizione chiericale. Animato dallo zelo missionario e dalla passione per gli ultimi, è partito per la Ci-

Città del Vaticano: Don G. Nicosia e Papa Francesco.

na, dal porto di Trieste, nell’ottobre 1935. E’ stato ordinato sacerdote il 25 marzo 1946; ha lavorato a Shangai, Pechino e Canton. Si è trovato all’interno della Cina continentale assieme al vescovo salesiano Arduino ma, in seguito all’occupazione dell’armata rossa, fu espulso. Nel 1962 ha fondato a Ka Ho, nell’isola di Coloane al largo di Macao e di Hong Kong, una comunità dove ha curato le persone affette dal morbo di Hansen. Oltre al lebbrosario sono sorti: orfanotrofio per bambine; città dei ragazzi; casa per vecchiette; scuola S. Josè; centro S. Lucia per giovinette mentalmente handicappate; casa con circa 100 bambini poliomelitici interni. Nel 1973, don Nicosia è stato insignito dell’Ordine di Benemerenza del governo portoghese. È stato testimone dell’amore di fra’ Gabriele per i lebbrosi di Coloane nella cui cappella, che custodisce un gran Crocifisso scolpito da Francesco Messina, padre Allegra sostava ad adorare il Santissimo, quando la domenica e i rari giorni di vacanza andava a trovare gli amici lebbrosi e padre Nicosia. Don Gaetano è rimasto in Cina, che sente come sua seconda patria, senza alcun problema per visitare ammalati ed ospedali dove porta medicine, viveri e il conforto del suo infaticabile apostolato che “ha trasformato l’inferno in paradiso”: per lui sono sempre aperte le frontiere e i cuori. A nt o n i no Bl an di n i

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FAMIGLIA SALESIANA

Sicilia, Famiglia Salesiana e immigrazione

Con Don Bosco, per i giovani poveri e abbandonati

“Con don Bosco per i giovani poveri ed abbandonati”. E’ questo il motto della famiglia salesiana che gestisce l’accoglienza dei migranti in Sicilia, una terra ormai approdo di migliaia di giovani che scappano dai paesi in guerra ed arrivano sulle coste siciliane, dopo aver rischiato la morte prima nel deserto e poi nel Mediterraneo. Per coordinare meglio l’accoglienza, la famiglia salesiana ha creato Don Bosco Island, una Associazione Temporanea di Scopo tra Sdb, Fma, Scs (servizi civili salesiani), Vis (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), Vides (Volontariato Internazionale Donne e Sviluppo) e due associazioni di salesiani cooperatori, Metacometa e Don Bosco 2000. Ad aprire per primi le porte ai migranti circa 30 anni fa sono stati i salesiani di Santa Chiara, nel popolare quartiere di Ballarò, nel cuore del centro storico di Palermo. Il centro, che oggi è diretto da don Enzo Volpe, oltre ad accogliere uno straordinario asilo multietnico, si prepara ad aprire una comunità di accoglienza per i migranti provenienti dagli sbarchi. Santa Chiara è un vero e proprio punto di riferimento per tutti i migranti che vivono a Palermo grazie anche ai tanti servizi che offre, dai corsi di italiano per migranti, agli sportelli per l’avvio al lavoro. I salesiani sono anche presenti a Camporeale, dove gestiscono un centro per minori stranieri in collaborazione con l’associazione “A braccia aperte” e a San Gregorio, una cittadina alle porte di Catania, in cui da anni accolgono minori in difficoltà anche provenienti dai paesi africani. Le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno le più significative attività di accoglienza a Cammarata ed Agrigento. A Cammarata gestiscono un centro per l’accoglienza di una decina di minori migranti, coordinato dal ministero (SPRAR). Ad Agrigento, inserito nel cuore del centro storico, l’oratorio delle

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FMA è il luogo dell’accoglienza e dell’integrazione per centinaia di giovani migranti che vivono nell’agrigentino, primo approdo dopo essere sbarcati a Lampedusa. Due sono invece le realtà di salesiani cooperatori che aderiscono alle attività di Don Bosco Island. Si tratta delle associazioni Don Bosco 2000 e Metacometa. Don Bosco 2000 gestisce ormai dal 1999 il centro giovanile di Piazza Armerina, che dal 2011 è diventato centro di approdo per i migranti provenienti dagli sbarchi. Nell’oratorio piazzese, ormai multietnico, si mischiano in un’unica realtà culture e religioni provenienti da diverse parti del pianeta. L’associazione Don Bosco 2000 è anche presente ad Aidone con una comunità diffusa nel centro storico. Un centinaio di migranti vengono accolti in una ventina di abitazioni. Due modelli di integrazione diversi ma accumunati dalla stessa matrice salesiana. L’associazione Metacometa, invece, si occupa di accoglienza presso famiglie affidatarie. La sua rete conta una ventina di nuclei familiari presso cui vengono accolti minori. L’associazione, che ha la sede centrale a Giarre, sta avviando una nuova esperienza accogliendo donne in difficoltà provenienti dagli sbarchi. Il progetto prevede l’accoglienza di mamme con bambini che in una prima fase verranno inserite in comunità per poi essere avviati all’autonomia in singole abitazioni. L’esperienza più innovativa è certamente quella della Colonia don Bosco nel cuore della Plaja di Catania. Quattro ettari in riva al mare con un ostello ed una serie di spazi a contorno tra cui una cappella, un anfiteatro, un’area boscata, una serie di camerette, e tanti spazi per l’animazione gestita da tutte le componenti di don Bosco Island. L’obiettivo è quello di dar vita all’oratorio dei popoli, facendo di un unico luogo un centro di accoglienza e un oratorio multiculInsieme


zie alla presenza dentro l’ATS del VIS e del Vides. Già durante questa primavera verranno realizzati una serie di eventi tra cui un corso di formazione del VIS sulla mediazione interculturale dal 25 al 29 maggio, e la celebrazione dell’Harambè missionario dell’ispettoria meridionale che si terrà il prossimo 1° giugno. Ag ost i no Sel la Don Bosco Island

Giornata Regionale Exallievi a Messina

Ragione, religione e amorevolezza Don Bosco guida per i giovani di oggi

Duecento anni ma non li dimostra: il messaggio di don Bosco è quanto mai attuale perché rivolto ai giovani in difficoltà. E proprio per riflettere sul contesto sociale attuale che, nella sostanza, ha molti punti in comune con quello in cui operò don Bosco, si sono riuniti gli ex allievi a Messina. Preghiera, testimonianze, con intermezzi artistici (tanto per non dimenticare, l’allegria che deve accompagnare gli ex allievi nel loro servizio), ed un “vademecum”, così lo definirei, fatto di richiamo alle radici e di un prontuario con il quale affrontare i tempi di oggi, offerto da Pino Apicella, docente universitario. Ragione, finalità sociali (tutela dei più deboli anche mediante l’istruzione), educazione alla democrazia: queste le putrelle del binario che avrebbe portato il treno dei giovani di don Bosco verso l’obiettivo. Oggi, dice Apicella, assieme a ragione e religione ci vuole anche amorevolezza per una strategia educativa rivolta ai giovani. Intanto, come molti ricorderanno, nei cortili degli oratori si assorbiva praticandolo un modello etico-comportamentale fatto di sobrietà, non impregnato di consumismo, ma piuttosto indirizzato verso una socialità orizzontale, oggettivamente democratica. La Insieme

crisi di oggi ci porta a riconsiderare quali possano e debbano essere i comportamenti più adeguati, liberandoci dal bombardamento edonistico dei vari media, che ci spingono invece verso altre direzioni. Oggi i giovani sono soprattutto oggetto di sfruttamento attraverso le mode, miti, simboli effimeri e menzogneri. Non è vero infatti che i giovani sono tutti uguali: sì in discoteca o allo stadio, ma come consumatori. In realtà al di fuori di questi contesti massificanti contano le appartenenze di ceto, i legami familiari, sono questi che fanno le effettive differenze. La condizione giovanile non è uguale per tutti. Peraltro la massificazione ha insito il pericolo della perdita del senso della responsabilità personale, con conseguente disimpegno morale. I comportamenti più diffusi, al di là del loro valore etico e morale, vengono assunti come esempi da seguire solo perché sono quelli della maggioranza. Razionalmente oggi occorre un richiamo alla responsabilità personale, familiare e civica (diceva don Bosco: ”Onesti cittadini e buoni cristiani). Non si ricorre a Dio solo nelle difficoltà: basta piagnistei e più coraggio con la testimonianza nella società. Infine, ricordando le grida, il vocio dei cortili,

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FAMIGLIA SALESIANA

turale che accoglie. La Colonia si sta trasformando in una cittadella dell’integrazione per promuovere con i fatti la diffusione della cultura della multiculturalità e dell’accoglienza, ospitando percorsi di formazione, campi di giovani animatori ed eventi a tema, aventi come unico comune denominatore l’integrazione. Compito del nuovo centro è anche quello di creare un ponte tra i migranti che arrivano ed i loro paesi di origine gra-


FAMIGLIA SALESIANA

più gioia, più allegria nel servizio, nella vita con gli obiettivi di verità e carità che oggi assume sempre più i connotati della giustizia. Apicella ha rinvigorito (in qualche caso fatto risorgere dal sepolcro della memoria) con le proprie riflessioni le ragioni che hanno fatto crescere generazioni di ex allievi. Ottima nutrizione e riserva per i giorni a venire. I giovani operano e sono attivi, come hanno dimostrato le testimonianze di Miriam Pace, dell’Unione ex allievi di Catania Salette, e Simona Alaimo, del Centro iniziative giovani di Agrigento. Una giornata, condotta da Valerio Martorana, con gli interventi di don Enzo Giammello, Pino Orlando, Cesare Di Pietro,

Pino Apicella, Pino Orlando e don Gianni Russo.

Francesco Muceo, don Gianni Russo, Giovanni Platania, e conclusa dalla celebrazione eucaristica presieduta da mons. Calogero La Piana, Arcivescovo Metropolita di Messina Piero Maenza

In memoria di Luigina Ciaramella Presidente Regionale ADMA Sicilia

Il 28 maggio 2015 il Signore ha chiamato a sé la nostra associata Sig.ra Ciaramella Luigina, Presidente regionale dell’ADMA della Sicilia. La ricordiamo con affetto e riconoscenza per il grande amore a Maria Ausiliatrice e alla nostra Associazione e per l’impegno di animazione che per diversi anni ha manifestato nei confronti dell’ADMA. Il Signore Risorto, la Madonna Ausiliatrice e Don Bosco l’accolgano nel giardino salesiano. Resta nel nostro cuore la memoria della sua gioia solare, del suo entusiasmo e del suo affidamento fiducioso a Maria Ausiliatrice che ha amato e seguito con l’amore di una figlia devota e fedele, promuovendone la devozione soprattutto tra i bambini e nelle famiglie.

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Insieme


3a Festa della Famiglia

Come programmato dalla Consulta Cittadina della FS di Catania e in continuità con la 1° convention regionale delle famiglie di Agrigento del 2012, si è tenuta, domenica 31 maggio, la 3° Festa della Famiglia, presso l’Oratorio “Giovanni Paolo II” delle FMA di Librino-S. Giorgio a Catania. Sono state invitate a partecipare tutte le Famiglie che hanno un rapporto/contatto con una Casa o Gruppo Salesiano di Catania (Parrocchia, Oratorio, Scuola, Centro di Formazione Professionale, Associazioni…). L’obiettivo era di far vivere alle Famiglie una gioiosa esperienza di appartenenza alla grande Famiglia Educativa di Don Bosco, offrendo spazi di festa per la famiglia, di riflessione educativa e di ringraziamento a Dio per il dono della Famiglia. Il Coordinatore della Consulta FS di Catania ha aperto la manifestazione, collegandola alle indicazioni della Consulta Regionale di FS, per un movimento salesiano di famiglie, alle sollecitazioni della Chiesa, per una rinnovata pastorale familiare e al contesto del Progetto “Periferie” Librino 2015, della FS di Catania nell’anno del Bicentenario. Il gruppo CGS “Miaramandhea” di Pedara, coordinato da Tommaso Pezzino, ha offerto l’animazione musicale per l’intera giornata e la celebrazione eucaristica. Don Angelo Grasso, delegato della FS di Sicilia, ha guidato il momento iniziale di preghiera, invitando le famiglie presenti ad essere sale che si scioglie per gli altri e luce che illumina, nella chiesa e nella società. La Prof.ssa Mimmi Monaco ha offerto una intensa, partecipata e apprezzata riflessione educativa sulla comunicazione in famiglia, partendo dalla visita di Maria a S. Elisabetta con l’icona comunicativa del “bambino che sussultò nel grembo”, e arrivando alla profonda e quotidiana comunicazione relazionale che deve avvenire nel “grembo della famiglia”, luogo per eccellenza della comunicazione e dell’educazione . Insieme

La seconda parte della giornata è stata caratterizzata dalla Celebrazione Eucaristica di ringraziamento per il dono ricevuto e di affidamento della famiglia a Maria Santissima. È stata presieduta dall’Ispettore Don Giuseppe Ruta, nella Chiesa di Maria Ausiliatrice a Librino. Don Ruta ha incoraggiato fortemente tutti a proseguire il cammino di Pastorale Familiare nella Famiglia Salesiana. Con il sorteggio di solidarietà, promosso dall’Associazione “Città Solidale”, è stata consegnata a Suor Lucia la somma di euro 935,00 a sostegno del progetto “Periferie” e relativa all’impegno di avviare i laboratori creativi nel Grest - Librino 2015. Con il contributo economico di euro 1.300, offerto a Suor Lucia dai Salesiani Cooperatori di Catania, dal laboratorio “Mamma Margherita” di Cibali e dall’ADMA di via Caronda, si copre l’impegno per le magliette del Grest Librino 2015. Suor Gina Sanfilippo, Vicaria Ispettoriale FMA, ha invitato tutte le famiglie a partecipare attivamente al percorso avviato per il Movimento Salesiano delle Famiglie Don Bosco, con la presenza ai momenti formativi ed organizzativi programmati in Sicilia, rispondendo così alle sollecitazioni del Magistero Ecclesiale e Salesiano. La 3° Festa della Famiglia si è conclusa con l’espressione di sentita gratitudine per la calorosa accoglienza e la forte testimonianza salesiana della Comunità FMA di Librino, in un clima di grande gioia, di profonda soddisfazione da parte delle famiglie per l’esperienza vissuta insieme e con l’esplicita attesa di dare continuità a questa iniziativa di pastorale familiare comune della Famiglia Salesiana di Catania.

Catania-Librino, 31 maggio 2015 P i er o Q u i nc i Coordinatore Consulta FS di Catania

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FAMIGLIA SALESIANA

Consulta cittadina della FS di Catania


DALLE CASE SALESIANE

Alcamo

Feste di quartiere ad Alcamo

Tradizioni sacre, popolari, folclore, momenti di aggregazione, soprattutto in zone cittadine dove il disagio sociale e le prospettive per i più giovani sono difficili. Ad Alcamo, è festa da un quartiere all'altro. Dapprima i festeggiamenti in onore del Cristo Redentore in via Kennedy e quelli per San Francesco di Paola, poi la Festa del Patrocinio organizzata dalla Congregazione della Sacra Famiglia in piazza Ciullo, quindi i festeggiamenti per San Giuseppe Lavoratore, molto partecipati e che hanno ravvivato

un intero quartiere tra viale Italia, via Monte Bonifato, via Balatelle, via Pietro Maria Rocca e altre strade interne. Adesso arriva il turno dei festeggiamenti in onore di Maria Ausiliatrice, organizzati dalla parrocchia Anime Sante, dove si trova l' Oratorio Salesiano, con l'ADMA (Associazione di Maria Ausiliatrice) e che avrà il suo culmine nella giornata del 25 maggio. Si tratta di un momento importante intanto perché, come ricorda il parroco don Gianni Giummarra, organizzato nel Bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco (lo slogan è "Da Alcamo a Torino nel segno di Don Bosco") e, soprattutto, perché coinvolge il quartiere noto come "Villaggio regionale" e che da alcuni anni assume proprio la denominazione "Maria Ausiliatrice" e dove, per la serata del 13 maggio è prevista una fiaccolata. Intanto, oggi pomeriggio nel cortile dell'Oratorio si festeggia San Domenico Savio.

Barcellona P.G.

Festa della Famiglia 2015

Si è svolta domenica scorsa la Festa della Famiglia organizzata dall’Oratorio salesiano “San Michele Arcangelo” di Barcellona Pozzo di Gotto. Un’occasione per rinnovare l’attenzione nei confronti di valori e punti di riferimento spesso messi da parte nella società odierna, una giornata dedicata al divertimento di genitori e figli, alla riscoperta della gioia e del piacere dello stare insieme. La manifestazione si è aperta con la celebrazione della Santa Messa in cortile, subito seguita dalla tradizionale marcialonga per le vie della città. Quest’anno l’itinerario ha previsto una tappa anche nel quartiere di Fondaconuovo, teatro nei mesi scorsi

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di un oratorio itinerante: i giovani animatori salesiani, infatti, coadiuvati da don Luigi Perrelli e da don Salvo Renna, hanno dedicato un pomeriggio a settimana ai bambini e ragazzi meno fortunati, portando con sé e diffondendo l’allegria e lo spirito salesiano. Insieme


DALLE CASE SALESIANE

Dopo il pranzo a sacco in oratorio, il programma ha previsto giochi di squadra per bambini e adulti, una partita a calcetto tra i papà e, a coronamento della giornata, la consegna del “Premio disciplina Franco Lanzellotti”, assegnato quest’anno a Nino Bilardo, giocatore della prima squadra di calcio dell’Or.Sa. Giunto alla sua seconda edizione, l’encomio viene assegnato al calciatore che si è distinto, nell’annuale stagione agonistica, per attaccamento ai colori sociali, impegno, serietà in campo e buona condotta nei confronti di compagni, avversari, dirigenti e direttori di gara. Il Premio è stato consegnato dal Presidente dell’Or.Sa., Carmelo Mandanici, alla presenza del professore Franco Lanzellotti, promotore dello stesso riconoscimento. Petro nilla Bonavita Da: 24live.it, Barcellona 12 maggio 2015.

Il 31 gennaio scorso, in occasione del Bicentenario della nascita di Don Bosco, Poste Italiane ha rilasciato su richiesta dell’Oratorio Salesiano di Barcellona Pozzo di Gotto, l’annullo filatelico speciale a seguito della mostra di immaginette sacre di San Giovanni Bosco.

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Catania-Barriera

Grest 2015: “Per far festa” Con le... ricette di Don Bosco

Il GR.EST. è il GRUPPO ESTIVO di ragazzi, adolescenti, giovani e genitori che per oltre un mese, vogliono vivere un’avventura meravigliosa di amicizia, divertimento, creatività, festa! Vuole essere anche un servizio alle Famiglie per l’animazione del tempo libero dei figli, organizzato dall’Oratorio Salesiano del Sacro Cuore alla Barriera (CT), in un clima educativo, animato da Salesiani, giovani e adulti, in collaborazione con le Associazioni Salesiane del Tempo Libero C.G.S. Giuseppe Macrì (attività teatrale, musicale e artistica), P.G.S. Nuova Don Bosco Barriera (attività ricreative e sportive, olimpiadi), il T.G.S. Ibiscus Catania (gite, natura, passeggiate, riscoperta del territorio), e il C.A.V. (centro aiuto alla vita) Domenico Savio, all’insegna del Volontariato e della gratuità. Destinatari del Grest sono i fanciulli da 4 anni ai ragazzi e adolescenti sino a 18 anni, divisi in momenti diversificati e spazi comuni di incontro e di festa: - MINI-GREST per i bambini dai 4 ai 6 anni, dalle 17.00 alle 20.30; - GREST-RAGAZZI per i ragazzi dai 7 ai 13 anni, dalle 17.00 alle 20.30; - GREST-ANIMATORI/ADOLESCENTI dai 14 ai 18 anni, con un proprio programma; - GREST-FAMIGLIE per i genitori dei grestini stessi (momenti di festa e gite con i figli,

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spazi ricreativi e formativi, il Pilates e incontri di educazione alimentare… per i genitori). Il primo giorno di Grest sarà martedì 23 giugno e si concluderà il 28 luglio. Esso si svolgerà tutti i giorni feriali dalle ore 16.45 alle 20.30 per i piccoli e per i ragazzi, per adolescenti e animatori sino alle 21.45 circa, secondo calendario, mentre andremo a mare presso la “Colonia Don Bosco” (ore 08.00-12.45). Sono programmate una Sfilata per le vie del quartiere, le Mini-Olimpiadi, un Festival della Canzone per ragazzi, gite presso un Acquapark, il Parco dell’Etna o dei Nebrodi e due giornate intere a mare; inoltre sono tanti i laboratori (teatrale, musicale, artistico, danza moderna, alimentazione…), attività sportive (le Miniolimpiadi con volley, basket, calcio, danza, pattinaggio, tiro alla fune, atletica leggera), giochi di animazione…, momenti formativi (il tema scelto è legato al “Progetto: Per fare Festa con le ricette di Don Bosco), celebrazioni, la S. Messa il sabato sera in cortile, spettacoli, premiazione finale, gita animatori, giochi organizzati in cortile per ragazzi e genitori… sono alcune tra le tante iniziative in programma per il Grest Barriera. Il tema formativo è legato al Progetto: “Per far Festa… nel Bicentenario dalla nascita di don Bosco” per scoprire e realizzare i propri sogni…, con l’impegno personale di Insieme


coordinato dai Salesiani e accuratamente preparati anche tramite un impegnativo Lab-Oratorio o corso per animatori, che si è svolto da gennaio a giugno con la presenza di esperti nel campo dell’educazione e dell’animazione. Don Ga e ta no U rs o

Catania-Cibali

I Pueri Cantores a Catania nel nome di Don Bosco cantano la Pace

Sono diverse le manifestazioni musicali che arricchiscono il calendario del mese di maggio, ricco di manifestazioni musicali che coinvolgono numerosi studenti delle scuole A Catania e a Giarre nei giorni 8, 9, 10 maggio si svolgerà la rassegna interregionale dei Pueri Cantores che la presidente nazionale della Federazione, Lucia Patanè ha voluto dedicare a Don Bosco nell’ambito delle celebrazioni del Bicentenario del Santo dei giovani. La rassegna dei cori avrà luogo venerdì 8 maggio alle ore 16, presso il teatro Don Bosco dell’Istituto Salesiano di Cibali, (ingresso dal Viale Mario Rapisardi, 56) e vi parteciperanno l’orchestra “Don Bosco” di Campobello di Licata, i cori dell’istituto

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“Figlie di Maria Immacolata di Giarre; “Arcobaleno” dell’Istituto “Verga” di Riposto e “Note in gioco” dell’istituto “Verga” di Fiumefreddo; i cori “Jonia Pueri” di Giarre; “Mater Dei” di Linguaglossa ed il coro interscolastico di voci bianche “Vincenzo Bellini” di Catania. I diversi gruppi corali presenteranno alcuni brani significativi e caratterizzanti la tipologia di coro e riceveranno l’attestato di partecipazione alla Rassegna, che ci concluderà con l’esecuzione corale dell’inno “Gaudeamus”. Il direttore dei salesiani Don Edoardo Cutuli, introdurrà la manifestazione ricordando il Bicentenario della nascita del grande Educatore, Maestro dei giovani. Sabato pomeriggio i gruppi corali alle ore 19,30 si raduneranno presso la Villa Margherita da dove partirà il corteo e la fiaccolata della Pace. La manifestazione conclusiva avrà luogo domenica 10 maggio con la celebrazione della Santa Messa nella Cattedrale a Catania alle ore 11 e i pueri cantores animeranno con i canti la solenne liturgia.

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DALLE CASE SALESIANE

ciascuno “per crescere insieme”, difendendo la vita e vivendo i valori che contano, sulla scia del Vangelo di Gesù, con lo stile di Don Bosco. Il Grest sarà condotto da tantissimi animatori, adolescenti, giovani e adulti, all’insegna della gratuità propria del volontariato e


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La carezza del Papa a Matteo mascotte dei grestini di Cibali Da tempo Matteo, un bambino catanese di 7 anni, attendeva questo momento: poter ricevere una carezza di Papa Francesco com'era accaduto a tanti altri bambini, sfortunati come lui perché costretti, irrimediabilmente, su una sedia a rotelle. Era partito trepidante da Catania con la mamma, i fratelli gemelli, l'ispettore dei Salesiani di Sicilia, don Pippo Ruta, il direttore dell'Istituto salesiano San Francesco di Sales, don Edoardo Cutuli, nel cui oratorio frequenta il Grest, don Domenico Luvarà, consigliere ispettoriale della pastorale giovanile ed altri. Era felice di poter visitare a Torino, oltre alla Sindone, i luoghi di Don Bosco, quel santo che egli ha imparato ad amare ed al cui operato s'ispira quotidianamente il responsabile dell'oratorio, don Giuseppe Raimondo, al quale è particolarmente legato per il fatto che, nonostante la sua grave infermità, lo ha accolto in oratorio senza esitazione, cercando di fare il possibile, con l'aiuto dei suoi giovani ed ammirevoli collaboratori, per metterlo a suo agio. Non è difficile voler bene a Matteo: è un bambino che cat-

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tura subito la simpatia di chi lo avvicina per i suoi modi gentili, per il suo continuo ringraziare chi lo accudisce, cosciente che da solo non riesce a far nulla e per il suo sorriso dolcissimo. Domenica scorsa, poco prima della celebrazione della S. Messa, in una piazza Vittorio gremitissima, è riuscito a sistemarsi con mamma Tania e il fratellino Davide dietro le transenne, in un posto dal quale sarebbe passato sicuramente Papa Francesco. Ma grande è stata la sorpresa quando un esponente autorevole della sicurezza vaticana, attirato dal suo agitarsi gridando a gran voce “Francesco!”, lo ha preso in braccio portandolo al di là della transenna ed avvicinandolo al Papa che sopraggiungeva e che a questo punto fece fermare la papamobile e, accarezzandogli la guancia, lo baciò. Matteo stringeva tra le mani il libro a lui dedicato, scritto dal fratellino Giacomo. Prontamente lo diede al Papa che, prima di baciarlo nuovamente poggiandogli la mano sul capo, incuriosito guardò subito la copertina che riporta l'immagine di un angelo con un'ala sola che è il logo, ideato da entrambi i gemelli Davide e Giacomo, dell'Associazione “Gli amici di Matteo” che sostiene con Telethon la ricerca sulla sua malattia molto rara, la sindrome di Marinesco-Sjogren: 100 casi nel mondo ed in Italia forse solo il suo. Matteo non ricorda le parole che il Papa gli ha rivolto perché l'emozione era tanta come quella della mamma e dei fratellini che avevano il volto rigato di lacrime. E quando mamma Tania ringraziò l'incaricato, questi le rispose “Signora, non deve ringraziare me!”. Sicuramente, per intercessione di Don Bosco, il Signore ha voluto esaudire il desiderio di un bimbo che non gli chiedeva di essere guarito ma semplicemente di abbracciare colui che ai suoi occhi è il dispensatore dell'amore di Dio sulla terra, soprattutto a chi soffre. A n t o ni n o Bl a n d in i Insieme


Caffè Educativo - 23 maggio 2015 A volte pensiamo che l’essere adulti serva a risolvere tutti i problemi, soprattutto quelli dei più piccoli. Ma le difficoltà degli adulti chi le risolve? Altri adulti probabilmente! Eppure, i piccoli sono una grandissima risorsa per i grandi se formati e aiutati a crescere con amore, equilibrio, libertà e responsabilità. Chi non ha trovato sollievo dai tanti pensieri di una giornata, una volta tornato a casa la sera, proprio grazie all’abbraccio o al sorriso dei figli? Quale educatore, non egocentrico, non ha gioito delle gioie dei ragazzi affidatigli? Quanti adulti restano uguali e immutati dopo un bel confronto aperto con degli adolescenti? La storia de “Il piccolo principe” (un libro per grandi che solo apparentemente è per i piccoli!) ci insegna che ogni adulto può essere un aviatore caduto con il proprio aereo nel deserto, cioè tra le difficoltà della vita, oppure “un uomo serio” che svolge importantissime attività ma profondamente e fisicamente solo. Ci insegna pure che proprio nel momento del disastro o della ripetitiva routine c’è un “Piccolo Principe” che può sconvolgerci la vita con le sue domande e richieste strane, con i racconti straordinari dei viaggi, con quelle esperienze speciali che riempiono il cuore una volta svuotato del di più. Nella vita quotidiana di una famiglia, di un educatore, di un docente, ciò accade costantemente e non c’è da attendere l’arrivo di un “giovane favoloso” caduto dal cielo. Però, spesso, la nostra tendenza è quella di dover sempre insegnare qualcosa, difficilmente quella di ascoltare davvero a cuore aperto, con le “orecchie grandi”, a pieni polmoni, a braccia aperte! Cosa c’entrano i polmoni e le braccia nell’ascolto? Vuol dire che tutta la nostra persona, anche fisicamente, deve aprirsi all’ascolto delle domande e delle parole dei piccoli, degli adolescenti, dei giovaInsieme

ni. Direi che deve aprirsi pure alle loro proposte, alle idee, ai consigli, attribuendo il valore giusto, non liquidando con un “sei ancora troppo giovane”. Quante volte abbiamo detto da adulti ciò che non sopportavamo sentire quando eravamo ragazzi: “Quando sarai più grande, capirai” o “Non è il momento giusto” oppure “È così e basta”. Affermiamo queste cose con l’aria seriosa, ma non indichiamo un momento e un tempo reale, per cui l’unico segnale che viene ricevuto è un “no” o, ancor peggio, un “non m’interessi” senza limiti. Ci dimentichiamo di generazioni di ragazzi che per secoli hanno aiutato le famiglie nei lavori manuali, che hanno purtroppo combattuto guerre sempre ingiuste, che hanno difeso i diritti civili e hanno dato la vita per questo, che si dedicano con generosità costante al volontariato, che sono Santi nella Chiesa. Molti tra questi sono stati e sono veri e propri “maestri”, mentre noi abbiamo bisogno - come afferma spesso papa Francesco - di “imparare ad imparare”. Una citazione del film “Lo Hobbit” mi permette di sottolineare una bella verità: «”Perché il mezzuomo?” (NdR. dice il grande Gandalf). “Saruman ritiene che soltanto un grande potere riesca a tenere il male sotto scacco. Ma non è ciò che ho scoperto io. Io ho scoperto che sono le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l’oscurità. Semplici atti di gentilezza e amore. Perché Bilbo Baggins (NdR. un hobbit, dunque un piccolo uomo)? Forse perché io ho paura. E lui mi dà coraggio”». È proprio di questo coraggio che abbiamo bisogno oltre che dell’umiltà di volere imparare dai nostri “Piccoli Principi” o “Hobbit” che siano. Essi ci salvano e ci salveranno! M arco P ap pal ard o

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DALLE CASE SALESIANE

I piccoli ci salvano e ci salveranno


DALLE CASE SALESIANE

Don Bosco, hai moltiplicato la gioia Dalle piccole gocce di una bomboletta spray, l’arte si moltiplica e diventa un enorme murales che avvolge l’intero muro di cinta dell’Istituto salesiano “San Francesco di Sales” di Catania. Così i giovani dell’Oratorio hanno voluto accogliere il messaggio di letizia lanciato da Papa Bergoglio, nella sua esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”. L’“Evangelii Gaudium”, che letteralmente significa “la gioia del Vangelo” è la prima esortazione apostolica promulgata da Papa Francesco il 24 novembre 2013, in occasione della ricorrenza della solennità di Gesù Cristo Re dell’Universo. Sono sette i punti fondanti di questa esortazione, in cui il pontefice tra le varie tematiche è concentrato sull’amore misericordioso di Dio che va incontro ad ogni persona per manifestare il cuore della sua rivelazione: la vita di ognuno di noi acquista senso nell’incontro con Gesù Cristo e nella gioia di condividere questa esperienza di amore. La gioia cui viene fatto riferimento è quella della Buona Novella ed i giovani, cuore del carisma salesiano, hanno voluto far proprio questo messaggio e vederlo realizzato con gli strumenti più semplici che avevano a disposizione: le loro mani, qualche bomboletta, un modello caro cui rendere omaggio, tante idee e voglia di fare... insieme. Per i ragazzi la vera gioia trova significato in Colui che ha fatto della stessa un punto cardine del suo sistema educativo, il frutto per eccellenza della pedagogia salesiana a

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tal punto che l’allegria è fatta coincidere con la santità, Don Bosco. “Hai moltiplicato la gioia” cita proprio una frase inserita nell’enorme dipinto realizzato da Antonio Aloisi. Con la loro arte hanno cercato di omaggiare il Santo dei giovani rappresentando le moltiplicazioni a lui attribuite (delle castagne, delle nocciole, delle ostie, delle pagnottelle) senza dimenticare il dono più grande: la sua passione per le anime. Giovanni Bosco, di cui quest’anno ricorre il bicentenario della nascita, sapeva che i giovani tendono naturalmente all’allegria e che hanno bisogno di divertimenti e giochi, ma sapeva che non ci può essere gioia vera lontano da Dio. È questo il senso della letizia cui fa riferimento il Papa ed è questa la gioia cui vogliono rifarsi i nostri giovani nel rendere grazie a Don Bosco, alla sua predilezione e devozione per loro. Una piccola grande opera – il loro murales – che abbraccia la struttura salesiana per dimostrare che basta poco contro la tristezza, la “cultura dello scarto” e la “globalizzazione dell’indifferenza” – citando il Papa – cui il mondo attuale ci pone di fronte con la sua opprimente ricerca di piaceri superficiali, perchè là dove sembra che tutto sia morto tornino ad apparire “il germoglio della resurrezione” ed occhi pieni di speranza. “Ci saranno molte cose brutte, tuttavia il bene tende sempre a ritornare a sbocciare ed a diffondersi. Ogni giorno nel mondo rinasce la bellezza, che risuscita trasformata attraverso i drammi della storia” (Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 276). Insieme


Festa di Maria Ausiliatrice

L'oratorio salesiano S. Giovanni Bosco dell'Opera S. Maria de la Salette ha vissuto un momento di gioia comunitaria in onore di Maria Ausiliatrice: la festa ha avuto inizio con la celebrazione della s. messa presieduta da don Cristian Scuderi, appena diventato sacerdote (che nell'estate del 2009 ha lavorato in oratorio), I bambini e i ragazzi hanno seguito con particolare entusiasmo l'affidamento degli animatori e del nuovo gruppo “Michele Magone” degli studenti di scuola media alla Vergine Aiuto dei cristiani. A conclusione il comitato provinciale P.G.S. ha premiato le diverse categorie oratoriane di calcio e pallavolo: la nuova squadra della Libera Femminile, la Libera Maschile, Under 17, Calcio Propaganda e Calcio Mini e

la squadra di pallavolo. Non sono mancate e coppe e le medaglie per tutti. Subito dopo sono state inaugurate 3 sale (giochi con PS4, WII, carambola, calcetto e okey) dell'oratorio ristrutturate con i fondi del SCS nazionale. A nt o n i no Bl an di n i

L’oratorio e la dimensione educativa Venerdì 5 giugno una troupe di TV 2000, è arrivata nella nostra opera salesiana della Salette per raccontare la missione della comunità educativo- pastorale a favore dei giovani del nostro quartiere; in modo particolare i giornalisti hanno realizzato un servizio in merito al progetto della realizzazione della nuova sala giochi “Papa Giovanni Paolo II” del nostro Oratorio. Il progetto realizzato con la collaborazione dei Salesiani per il Sociale e Missioni Don Bosco vuole intervenire, non solo sulla povertà materiale, ma anche su quella educativa. Dopo avere intervistato il Direttore, don Marcello, il parroco, Don Enzo, lo staff di TV 2000 ha chiesto di intervistare anche alcuni collaboratori che si impegnano in diverse attività per i nostri ragazzi. Il servizio andrà in onda su TV 2000 (canale 28) all’interno della rubrica “Siamo Noi” Mercoledì 10 giugno alle 15.20 e alle 17.30. Di seguito l’articolo pubblicato sul sito dei “Salesiani per il Sociale”. Insieme

L a C a sa di Do n B os c o a C a ta nia “Le case di Don Bosco” sono spazi a misura di bambino che sorgono nelle aree più difficili e prive di servizi del nostro Paese e offrono attività gratuite a tutti i bambini grazie alla collaborazione delle organizzazioni dei Salesiani per il Sociale, presenti sul territorio. Combattere la povertà educativa significa dare a tutti i bambini non solo una scuola di qualità, ma anche garantire loro spazi educativi sul territorio, accesso al gioco e allo sport, possibilità di leggere libri, conoscere la musica, poter fare una gita o un campo estivo con i coetanei. L’opera della Parrocchia di S. Maria della Salette dei Salesiani per il Sociale è inserita nel quartiere San Cristoforo, il più grande e antico di Catania. Con circa 60mila abitanti, è la circoscrizione più popolosa della città ed è quella che ha aumentato maggiormente la popolazione nell’ultimo decennio. È in questo territorio che risiede il mag-

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gior numero di famiglie multiproblematiche della città, nuclei nei quali si sovrappongono problemi di natura diversa, relativi alla sopravvivenza, al lavoro, alla dimensione affettiva, alla devianza. Lo spaccio della droga è un’attività quasi naturale per sopravvivere. Il disagio provato dagli adolescenti e giovani che non hanno la possibilità di sperimentare una “base sicura”, a partire dalla quale potere fare esperienza del mondo, viene manifestato attraverso forme comportamentali devianti quali: abbandono scolastico, difficoltà di integrazione nel contesto sociale, vandalismo, bullismo e, infine, molto frequentemente, coinvolgimento nella criminalità. Le risorse culturali e sociali sono pressoché inesistenti. Non esistono complessi o impianti sportivi, biblioteche o ludoteche, né altri spazi di aggregazione per il tempo libero, se non gli angoli delle strade, i centri scommesse e le sale da biliardo e videogiochi (ce ne sono più di 50), che rappresentano spesso vivai di comportamenti antisociali e luoghi in cui “reclutare” adolescenti e giovani per la malavita e lo spaccio. Don Marcello direttore dell’Opera Salesiana nel quartiere San Cristoforo ribadisce: “In questo quartiere non ci sono complessi o impianti sportivi, biblioteche o ludoteche, né altri spazi di aggregazione per il tempo libero. Qui ci sono più di cinquanta centri scommesse, le sale da biliardo e videogiochi. Tutti luoghi utilizzati dalla malavita per “reclutare” adolescenti”. Roberto, 28 anni elettricista, descrive così il suo quartiere: “Camminando per queste strade mi sono accorto che molti adolescenti dai 10 ai 14 anni all’uscita da scuola frequentavano le sale da gioco, quelle con il video poker e le slot machine.” Roberto continua così l’esperienza di volontario nelle strade: “In-

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sieme a Don Marcello e a Don Alberto ci siamo chiesti come aiutare questi ragazzi e abbiamo pensato, noi, di creare una sala da gioco “buona” per poter mettere non solo il classico biliardino o la carambola ma anche una playstation e dei computer, dove i ragazzi si potevano collegare ai social network. La cosa più importante, però, era la presenza di un educatore che, giocando, affiancava i ragazzi creando quel rapporto di fiducia e di sostegno che spesso manca nelle famiglie”. La finalità dell’iniziativa è stata quella di realizzare una sala multifunzionale e attrezzata secondo i gusti e gli hobbies degli adolescenti e giovani: giochi informatici, giochi da tavolo, bigliardini, giochi interattivi, tv, proiezioni di film, ascolto di musica, internet point, per coinvolgerli all’interno di un sano contesto educativo. E questi gli obiettivi: • diminuire la frequentazione dalle sale gioco e scommesse per allontanarli da persone appartenenti a famiglie mafiose; • incrementare le occasioni di gioco in un luogo “sicuro e protetto” potendo vivere un clima di accoglienza e di famiglia proprio dello stile salesiano all’interno del quale possano sentirsi benvoluti, accolti e sostenuti; • instaurare relazioni educative positive, liberanti, promozionali, di sostegno, entrando in contatto con figure di adulti e di educatori positivi, liberi, disinteressati e maturi; • aumentare le occasioni per coinvolgerli in attività ludiche e di formazione di gruppo oltre che in piccole esperienze di volontariato con i ragazzi più piccoli dell’oratorio; • incrementare il coinvolgimento in attività che li indirizzino alla legalità per poter diventare buoni cristiani e onesti cittadini; • realizzare alcune uscite ed esperienze di convivenza fuori dal quartiere per conoscere la città e interagire con altri gruppi di adolescenti; • creare uno sportello per il dialogo interpersonale con una psicologa e con un educatore per lavorare sul proprio vissuto, le aspettative, i sogni e la capacità di costruire e realizzare i propri desideri di bene e di felicità. Insieme


Il 17 maggio l’Unione Exallievi Don Bosco di Catania-Salette ha celebrato il suo 12° convegno annuale. Come ogni anno il convegno è stato incentrato sulla Strenna 2015 “Come Don Bosco, con i giovani, per i giovani” che il Rettor Maggiore don Angel Artime ha proposto come momento di riflessione a tutta la Famiglia Salesiana. Attenta, precisa e puntuale è stata la relazione affidata al Vicepresidente vicario della Federazione nazionale Exallievi ing. Giovanni Costanza che ha sottolineato come Don Bosco ci invita ad occuparci dei giovani ma con i giovani. Il presidente dell’Unione, Salvatore Caliò, ha illustrato quello che l’Unione, con la costituita Onlus nell’ottobre 2013, ha portato avanti a favore dei giovani e di tutti quelli che vivono momenti di difficoltà economiche e sociali. Col progetto “Vuoi studiare? Ti diamo una mano!” è stato possibile aiutare ogni anno due ragazzi/e a frequentare le Scuole superiori e l’Università. Ad oggi l’Unione assiste economicamente due ragazzi che frequentano le Scuole superiori e due ragazze che frequentano l’Università. Il progetto “Gettiamo un ponte di amicizia con i giovani del Mediterraneo”, riservato a giovani laureati maghrebini, in partnerariato con il Kiwanis Catania Etna, il Kiwanis Mediterraneum, l’Ente Fauna Siciliana,

Le dottoresse tunisine Rania G. Mati e Amira Kalifa ospiti a Catania tra aprile e maggio.

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l’Associazione Sud&Dintorni e l’indispensabile collaborazione dell’Università e l’Ente Regionale per il diritto allo Studio Universitario, consente a sei giovani tunisini di frequentare degli stage della durata di un mese. L’Università e l’Ersu ospitano gli stagisti e l’Unione Exallievi e i partner si fanno carico delle spese di vitto e alloggio. In occasione del convegno “Dalla parte sbagliata del Mediterraneo? Flussi migratori: cause, effetti, prospettive” coordinato dal giornalista Luigi Ronsisvalle e che ha visto la presenza dei seguenti relatori: l’Ambasciatore Emanuele Scammacca del Murgo, la dott.ssa Annamaria Polimeni, la dott.ssa Pinella Di Gregorio, il prof. Alfredo Petralia e un intervento in video di don Domenico Paternò, direttore della Missione salesiana di Manouba a Tunisi. La Onlus ha fatto una raccolta fondi che è stata inviata a don Paternò per aiutare i ragazzi che frequentano la Casa salesiana di Manouba. È stato attivato il progetto “La cultura come speranza”, in collaborazione con la direttrice dell’Istituto Penitenziario per Minori di Acireale dott.ssa Carmela Leo e con lo staff di Educatori, per i giovani dell’Istituto. Sono stati previsti incontri in aula ed escursioni guidate su temi storico-ambientali nonché la fruizione di spettacoli teatrali. Questo progetto è stato realizzato con la collaborazione dell’Ente Fauna Siciliana, l’Associazione Stelle e Ambiente, il Teatro Stabile di Catania e la Lipu di Catania. L’Università di Catania e l’Unione sono fra i primi firmatari dell’appello di esponenti dell’Università libica per la pace e la salvaguardia del patrimonio culturale dei Paesi maghrebini. È possibile aderire all’iniziativa collegandosi al link http://firmiamo.it/perla-pace-e-la-salvaguardia-del-patrimonio-culturale. La Onlus è stata accreditata dal Banco delle Opere di Carità per la distribuzione di alimenti alle famiglie bisognose dei quartieri periferici.

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DALLE CASE SALESIANE

XII Convegno annuale exallievi


DALLE CASE SALESIANE

Inizialmente il progetto prevede l’assistenza di trenta famiglie per circa 130 persone in collaborazione con la Casa salesiana della Salette, la San Vincenzo, le Vincenziane della parrocchia, l’Unione Exallievi dei Salesiani di via Teatro Greco e le Parrocchie della zona. Uno sportello per l’integrazione degli extracomunitari e uno sportello di consulenza medica sono in via di realizzazione. Il segretario dell’Unione, la G.Ex Irene Pace, ha illustrato il programma, rivolto ai giovani, del progetto “Il disagio giovanile”, che l’équipe G.Ex Ispettoriale sta allestendo in sinergia con le altre Unioni. Argomento che è stato deciso nell’ultima riunione dei G.Ex unitamente ai presidenti di alcune Unione. Il consigliere Alfredo Petralia ha stigmatizzato gli ambiti in cui si muove l’Unione. Da quello locale con il coinvolgimento delle altre realtà presenti nella Casa salesiana, con il coinvolgimento delle Unioni del Catanese, Ispettoriale e Nazionale ricevendo e dando contributi per una migliore visione della missione salesiana. Per ottenere risultati più efficaci ha ribadito l’importanza di aprire a

Catania-Salette: Don R. Di Mauro delegato Unione Exallievi Salette.

collaborazioni con associazioni ed enti che hanno in comune lo spirito di servizio e di solidarietà verso gli emarginati della società al fine di offrire un più ampio e, si spera, proficuo aiuto. Il consigliere Orazio D’Antoni ha illustrato le prossime aperture dello Sportello per gli extracomunitari e dello Sportello di consulenza medica. Il primo, con la collaborazione di un mediatore culturale, per aiutare gli innumerevoli extracomunitari residenti nella zona; il secondo per venire incontro alle necessità di informazioni mediche alle persone disagiate. Sa l v a to re C a l iò

L’Unione Exallievi “Don Bosco” della Salette piange la scomparsa del Prof. Guardabasso

Giorno 29 maggio è scomparso il prof. Biagio Guardabasso, insigne Maestro di una vasta schiera di medici legali catanesi, già Direttore dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università. Grande estimatore dei Salesiani e in particolare dell’Istituto San Giovanni Bosco della Salette dove è stato brillante relatore in un convegno sulla Sacra Sindone e, in seguito, sul Beato card. Giuseppe Benedetto Dusmet nel ventennale della sua beatificazione, che fortemente volle la presenza salesiana nel quartiere San Cristoforo. L’Unione e la Casa Salesiana esprimono il loro cordoglio alla moglie dott.ssa Maria Salerno, ai figli dott. Vincenzo e prof.ssa Giovanna, alla nuora, al genero e ai nipoti tutti. In occasione del trigesimo, lunedì 29 giugno alle ore 18,30, verrà celebrata alla Catania-Salette: Il Prof. Guardabasso Salette una S. Messa in suffragio delrelatore al convegno sul Card. Dusmet. (Foto di repertorio) l’illustre Maestro e insostituibile Amico.

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Messina-San Domenico Savio

“Fa che tutti quelli con cui parli, diventino tuoi amici” (Don Bosco, MB X 1183). Si è svolta nel consueto spirito salesiano di famiglia e fraternità la “Festa dell’amicizia” che si è tenuta presso il santuario “Ecce Homo” di Calvaruso – Villafranca Tirrena (Me) il 12 aprile 2015. L’invito del direttore del Savio, Don Gianni Russo, a partecipare a questa giornata, è stato accolto dai numerosi allievi della scuola, ex allievi e oratoriani che tutti insieme hanno vissuto un’entusiasmante momento di fraternità. Il tema della giornata è stato l’amicizia, sentimento che ha sempre caratterizzato lo stile di vita di Don Bosco. L’amicizia disinteressata, l’amicizia che è donare amore, conforto e sostegno al prossimo, l’amicizia … che ci unisce sempre più a Gesù. Durante il messaggio di benvenuto di Don G. Russo a tutti i partecipanti, il direttore ha proprio sottolineato in dialettica con i presenti e con l’intervento anche dei numerosi bambini, come sia fondamentale il valore dell’amicizia intesa e percepita come un rapporto basato sul rispetto, la sincerità, la fiducia, la stima e la disponibilità reciproca. È seguita la visita del Santuario dove è stato possibile ammirare le bellezze di un convento che ci ha portati in una dimensione fortemente mistica e spirituale. Quindi la celebrazione della S. Messa, culmine di una giornata di fraternità che, animata da tutti i presenti, ci ha visto tutti insieme partecipi dello stesso banchetto Eucaristico. E come tutte le giornate salesiane non è mancato il momento goliardico, il pranzo a base di salsiccia e polenta. Immancabile poi nel pomeriggio l’animazione da parte degli animatori del Savio che hanno allietato il tiepido pomeriggio con giochi, balli e canti in cui sono stati coinvolti grandi e piccoli. Un grazie di cuore a Don G. Russo che ci ha permesso di vivere una giornata speciale, una giornata in amicizia cercando di comprendere e vivere realmente quell’alchimia misteriosa che si crea nel legame tra perInsieme

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Festa dell’Amicizia

sone, la vera amicizia. Sentimento quest’ultimo vivace che si contraddistingue per una carica emotiva eccezionale che vorremmo che le nuove generazioni riuscissero a maturare e interiorizzare fin da piccoli. Allora sì, potremmo dire di avere giovani felici e sereni. F r an ces co e S o ni a M u s ch er à

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Festa di San Domenico Savio Una festa di Comunità, di Oratorio, di Scuola salesiana. Il 6 Maggio anche all’istituto San Domenico Savio di Messina abbiamo fatto festa. Per noi allievi della quinta classe è stata l’ultima festa in onore di Domenico Savio vissuta tra i banchi di scuola. Di mattina noi scolari, insieme ai genitori, le maestre ed alcuni Salesiani della casa, ci siamo riuniti nella chiesa per portare un omaggio floreale a Domenico Savio e ricordare, con un breve racconto recitato, un episodio della sua vita. Il direttore, don Gianni Russo, e don Umberto Romeo hanno molto apprezzato i cartelloni preparati dai nostri compagni di terza e quarta. Nel pomeriggio abbiamo partecipato alla lezione di catechismo parlando sempre di Domenico Savio e, dopo, siamo andati a giocare in cortile al pallone, proprio come faceva lui con i suoi amici e abbiamo anche ballato guidati dal migliore animatore che c’è: Attilio Arcanà. Appena abbiamo finito di giocare siamo entrati in chiesa; con spirito salesiano fatto di gioia ed amicizia ci siamo ritrovati con altre persone, a cui abbiamo offerto il nostro breve racconto su Domenico Savio. Il Direttore, durante la celebrazione, ha pregato Domenico Savio di proteggere tutte le mamme

e i bambini. Ci ha benedetto tutti e soprattutto le mamme desiderose di avere figli o già con il pancione. Per rendere ancora più bella la festa, alla fine della Celebrazione, noi ragazzi di quinta ci siamo esibiti con due brani di body percussion. Con la nostra insegnante, Mariagrazia Armaleo, siamo stati applauditi perché siamo stati bravi a suonare con il nostro corpo. Ci siamo divertiti a farlo, è stato tutto molto emozionante. Sappiamo che come scolari salesiani questa è stata l’ultima festa di Domenico Savio, ma ci impegniamo, quando saremo alle medie, di venire al Savio per ricordarlo con amore. G l i a lli e v i di qui nt a del l a S cu ol a Pr i mar i a S av i o

Mary Poppins... e il sogno realizzato!

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Non è facile mettere insieme 25 bambini, 23 femminucce e 2 maschietti. Non è facile metterli insieme, figuriamoci istruirli pian piano per mettere in scena uno spettacolo, per di più di danza, a maggior ragione se si pensa che il range d’età del gruppo sopra citato va dai 3 agli 11 anni. Eppure le maestre Irene Amato e Ambra Cosio ci sono riuscite e l’hanno dimostrato lo scorso venerdì 29 maggio, quando al cineteatro “Savio” è andato in scena lo spettacolo conclusivo del progetto Danza Savio dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Savio House. Insieme


Gi u se pp e F o n t a n a

“Grazie”, a Dio, agli insegnanti, a Don Bosco È finita la scuola e, come da tradizione, si è svolta la nostra festa di fine anno. Questo potrebbe essere l’inizio di ogni resoconto della festa di fine anno di qualunque scuola. Ma per il Domenico Savio non è così. La festa di fine anno, non è solo una festa, è di più. È un condensato dell’essere Salesiani, dello stare insieme in allegria sotto il segno di Don Bosco. L’aria che si respira è speciale, nelle loro sedie i nonni aspettano di vedere i nipotini, le mamme ed i papà sono in ansia per lo spettacolo dei propri figli, tutto è pronto. Ma la festa non è solo questo, l’aria è speciale, molti sono gli exallievi, chi mamma, chi papà, chi nonno e tutti ritornano indietro ai loro tempi e si rivedono in quei bambini che, Insieme

oggi, chiudono la scuola; nessuno è parte estranea che assiste alla festa, si è un tutt’uno con i ragazzi. Nel cortile del Savio non ci sono persone diverse, c’è un’unica grande famiglia, la famiglia Salesiana e d’incanto il cortile del Savio diventa il cortile di casa propria; tutti si sentono a casa ed anche chi ritorna una

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Dopo la presentazione iniziale di don Umberto Romeo, del direttore del Savio don Gianni Russo e del direttore didattico Olga De Leo, i giovanissimi ballerini hanno

messo in scena quanto studiato durante tutto l’anno sulle note delle più famose canzoni di Mary Poppins, un classico della cinematografia che a mezzo secolo dall’uscita nelle sale non smette di essere amato da grandi e bambini. Sotto gli occhi attenti di genitori, zii, nonni e semplici spettatori, la danza classica si è alternata all’hip hop in un mix di stili che ad una prima lettura potrebbe suonare come uno scontro tra due mondi lontani ma che dal palco ha fatto divertire i presenti. Non era facile, è vero, ma le due giovani insegnanti, Irene e Ambra, vi hanno messo il cuore e quel cuore si è visto in ogni singolo passo di quegli allievi che venerdì hanno chiuso il corso in grande stile, salutando tutti e mostrando in un’ora di saggio come la danza possa essere arte anche a 3, 4 o 5 anni.


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volta all’anno, magari per la festa di fine anno, lo percepisce. Si è tornati a casa. Ma lo spettacolo è iniziato. I Pulcini, i Coniglietti ed i Leoncini, sono in prima fila tutti sincronizzati, con alle loro spalle tutti gli altri bambini della scuola. Iniziano i canti e scorrono felici i minuti, tra una fotografia ed una ripresa con la telecamera e tra i sorrisi, compare, anche, qualche lacrima di un nonno tenerone o di un genitore coccolone. L’italiano e l’inglese delle canzoni si susseguono, i bambini si alternano nelle due lingue piacevolmente e la festa assume un tocco di internazionalità, anche con i dialoghi in inglese che i ragazzi eseguono.

Il balletto dei ragazzi di Quinta è la chicca della serata, curato nei particolari e gradevole a seguirsi e loro emozionati, come non mai, raccolgono il lungo applauso che la platea rivolge. Suggestivo è stato il saggio di Body Percussion, magistralmente diretto dalla Maestra Armaleo, che è riuscita a fondere la musica di percussione strumentale con semplice, ma complessa nell’esecuzione, musica ritmica eseguita con le mani. Ma è la festa di tutti ed ora sul palco ci

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sono i genitori dei bimbi di quinta che, più contenti dei loro bambini, si esibiscono nel loro spettacolo, raccogliendo un pieno di applausi, come quelli che vengono rivolti agli instancabili animatori, fratelli maggiori, amici, sempre presenti Attilio ed Irene e tutti gli altri. Speciale, infine, è l’applauso che viene rivolto ai maestri tutti, al Direttore, don Gianni, a Don Umberto ed a tutti i componenti del Savio, un applauso che racchiude un grazie immenso per essersi presi cura dei ragazzi. Come da consuetudine la chiusura della festa è un tripudio dello stare insieme ed il cortile grande ospita tutti per la cena, ottima e varia. I balli che si si sono susseguiti, tra grandi e bambini, hanno chiuso la serata e tutti, contenti lasciano il cortile di famiglia dove sperano di poterci ritornare al più presto. E nella quiete della notte riecheggiano le parole di Don Bosco scritte sugli attestati dei bambini di Quinta e rivolte a loro ed a tutti i ragazzi: “Camminate con i piedi sulla terra e con il cuore abitate il cielo”. Questa è la festa di fine anno, la festa della Famiglia Salesiana del Domenico Savio. Avv. Pietro Luccisano Insieme


Palermo-Gesù Adolescente

Il giorno mercoledì 25 Marzo 2015 si è tenuto a Roma presso l’Hotel Radisson Blu un grande evento per celebrare il 60esimo compleanno dell’ENIPG - Ente Nazionale per l’Istruzione Professionale Grafica (www.enipg.it). L’evento, intitolato: “Stiamo ricostruendo il nostro/vostro futuro”, ha coinciso con la IX Edizione del biennale appuntamento del Convegno Nazionale delle Scuole Grafiche ENIPG. Erano presenti: Assografici Nazionali, le Federazioni Sindacali di categoria, le Aziende, le 37 Scuole Grafiche riconosciute dall’ENIPG, le Case Costruttrici, gli 11 Comitati Provinciali ENIPG, il MIUR e relatori d’eccezione. Riportiamo fedelmente le parole del Presidente ENIPG Marco Spada nel suo discorso di benvenuto: “A fare grande un’istituzione come la nostra sono senza dubbio le cose che vengono fatte, le idee che nascono e si sviluppano ed i percorsi condivisi. Non si fa nulla, se si sceglie di correre da soli, e non si fa nulla se questo percorso non lo si intraprende con gioia e trasporto”. Negli ultimi anni si è registrato anche un incremento del numero di richieste di iscrizioni per l’indirizzo tecnologico “Grafica e Comunicazione”; questo dimostra quanto sia ancora richiesto il nostro settore e quanta attenzione gli viene rivolta. La carta stampata continua ad avere grandi margini di azione. Inoltre, il mondo della grafica si sta avvicinando al comparto della cartotecnica e del packaging, settori in forte ascesa. Molto apprezzato il Concorso di abilità “YouPack”, indetto da ENIPG - GIFLEX (Gruppo Imballaggio Flessibile): progetto nato con lo scopo di sensibilizzare i giovani frequentanti le Scuole Grafiche sul tema dell’imballaggio flessibile e della sostenibilità ambientale, ed al quale si darà continuità per i prossimi anni. Insieme

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60° compleanno dell’ENIPG

Roma: La premiazione della studentessa T. Marchese del CNOS-FAP “Gesù Adolescente”.

Tra le numerose scuole che hanno aderito al progetto, sono stati premiati: – per la categoria “Singolo” il video inedito “OrtoVille”, realizzato dalla studentessa Teresa Marchese della Scuola Grafica “Gesù Adolescente” CNOS-FAP CFP Regione Sicilia di Palermo; – per la categoria “Gruppo” è stato premiato il video inedito “CAMBIA-MENTE per il CAMBIAMENTO” realizzato dalle studentesse: Rosy Alibardi, Alessia Fortunati, Michela Lo Giudice, Nadia Sciolla e Martina Todarello dell’Istituto “Albe Steiner” di Torino. Hanno premiato: Claudio Covini; Piertommaso Sanzi; Alessandro Cucchi; Gianluca Carrega e Giovanni Luigi Pezzini. Si ringraziano gli sponsor: Assografici Nazionale; EPIPGR - Ente Provinciale Istruzione Professionale Grafica di Roma; Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa (Settori Grafico, Editoriale, Cartario, Cartotecnico ed affini) Salute Sempre; Fondo Pensione Byblos; Comieco; Conai; Modiano SpA; Ricoh; Adobe. Si ringrazia 4IT Group (www.4itgroup.it) per la collaborazione all’evento in termini organizzativi. S t a f f g ra f i c o

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DALLE CASE SALESIANE

Palermo-Ranchibile

Alunne del “Don Bosco” scrivono al Papa Francesco risponde e invia un dono

Loro gli hanno scritto una lettera, come si farebbe con un vecchio amico, raccontandogli di questa città bella e impossibile, della paura che fanno le minacce terroristiche viste in tv, di quanto è triste sapere che i bambini vengono usati, abusati, violati. E lui, a stretto giro, ha risposto, con un tono affettuoso, senza far mancare un regalino. Loro sono due ragazze di 12 anni, alunne della terza A della scuola media Don Bosco, lui è Papa Francesco. Uno scambio epistolare inedito ed emozionante, che ha lasciato senza fiato quelle due adolescenti dagli occhi limpidi e profondi, che adesso custodiscono la busta targata Segreteria di Stato Vaticana come il ricordo più prezioso della loro esperienza scolastica. Tutto è cominciato il 27 novembre scorso, quando don Giuseppe Carta, docente d’italiano alle medie dell’Istituto salesiano di via Linertà, ha sottoposto ai suoi studenti la traccia di un tema: scrivi una lettera a un’autorità, scegliendo tra il Sindaco e il Papa, parlando dei problemi della tua città, ma anche delle cose positive. Maria Emanuela Chessari e Valeria Cangialosi non ci hanno pensato su due volte. «Papa Francesco ci è subito piaciuto, dal momento della sua elezione, ma non immaginavamo che potessimo inviargli quella lettera, né tantomeno che ci potesse rispondere», raccontano ancora gongolanti per l’emozione, rigirando tra le mani la cartolina con la foto di Bergoglio firmata e un crocifisso ricevuto dal papa. E, invece, il professore Carta ha inviato il plico in Vaticano a gennaio e in poche setti-

(Foto © Petyx)

Don G. Carta, il preside N. Filippone e le alunne V. Cangialosi e M. E. Chessari.

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mane è giunta la risposta: una lettera personale per ciascuna ragazza. «Cara Valeria, Sua Santità, che ha letto con vero piacere la missiva inviatagli, ti ringrazia per i sentimenti di affetto che hanno motivato il filiale gesto e per la sensibilità manifestata verso gli immigrati e il grande tema della pace», scrive monsignor Peter Wells, assessore della Segreteria di Stato. E a Maria Emanuela dice: «Egli ti incoraggia a crescere nei valori umani e cristiani della generosità e della vicinanza verso i più deboli e indifesi e a coltivare l’amicizia con Gesù», Consigli preziosi, che le ragazze conserveranno nel cuore. Maria Emanuela lo invita a visitare Palermo e a «portare con sé la macchina fotografica per conservare bei ricordi», ma gli parla anche «di ciò che non va e che io vorrei migliorare. Per prima cosa quartieri degradati oggetto di mafia e brutte persone che operano il male. Eh si ci vorrebbe un don Pino Puglisi del 2015». E poi gli parla dell’infanzia negata, dei bambini sfruttati, di quelli che soffrono per la separazione dei genitori, di quelli rifiutati con l’aborto. Anche Valeria gli parla della mafia «davanti alla quale molta gente si inginocchia senza pensarci due volte. In fondo sono solo persone che si spacciano per cristiane e il loro unico passatempo è quello di far male ad altre persone, per sentirsi più forti, più importanti». Ma ha a cuore soprattutto la sorte dei migranti: «Molto spesso si giudicano male queste persone che vengono da noi sui barconi, affrontando viaggi molto pericolosi. Alcune volte li giudichiamo senza pensare che scappano dalla guerra, dalla fame..., senza pensare cosa avremmo fatto noi al loro posto». L’attenzione dimostrata da Papa Francesco è, per il preside del Don Bosco, Nicola Filippone, la conferma di ciò che disse nel giorno dell’elezione e di quanto sia importante per un sudamericano la parola popolo. Dimostra attraverso il suo operato e il suo magistero la predilezione per il popolo. Alessandra Turrisi Da: Giornale di Sicilia, Palermo 3 marzo 2015. Insieme


Patto formativo ed etico

Il 25 marzo a Riesi, nel cine teatro Don Bosco, alla presenza del dott. Salvatore Cardinale, Presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta, è stato stipulato il cosiddetto “Patto formativo ed etico” della città di Riesi tra le seguenti parti: Comune di Riesi, Istituto Superiore “C. M. Carafa”, Casa Famiglia Rosetta, Parrocchia Maria SS. della Catena, Parrocchia San Giovanni Bosco, Parrocchia San Giuseppe, Parrocchia Maria SS. del Rosario, Oratorio Salesiano Don Bosco, Polisportiva Don Bosco, Associazione Musicale Don Bosco, Membri della Famiglia Salesiana, Movimento apostolico “Pro Sanctitate”, Istituto Comprensivo “G. Carducci”, Direzione Didattica “Don Milani”, Poliambulatorio, Associazione Genitori, Caritas Riesi, Medici riesini, Esercizi commerciali, famiglie, cittadini singoli ed associati. L’iniziativa nasce da un’intuizione del Dirigente Scolastico dell’I.I.S.S. “C.M. Carafa”, prof. Giuseppe Micciché, presentata dapprima alla Comunità Salesiana di Riesi che ha subito accolto con entusiasmo la proposta del Dirigente Scolastico, per poi estenderla, a catena, a tutte le altre realtà sopra citate e volta a fronteggiare il malessere del mondo giovanile riesino che porta ad uno stile di vita “spericolato” dedito all’uso di alcolici e sostanze stupefacenti. Inizialmente, la piccola commissione ha convocato per una serie di incontri tutte le realtà riesine organizzate ed ha studiato il fenomeno dal punto di vista sociologico, psicologico ed ambientale, per poi formulare una serie di proposte volte a fronteggiare il fenomeno, il cosiddetto “decalogo” etico e formativo. Le proposte così formulate, sono poi state presentate dai cittadini alle Istituzioni: Amministrazione Comunale e Forze dell’Ordine, per varare insieme un piano e stipulare così un patto che ha come principali obiettivi: – perseguire finalità comuni attraverso una serie di azioni coordinate mirate al raggiungimento di obiettivi specifici; Insieme

– assumere impegni reciproci con proprie risorse, non necessariamente economiche, che saranno esplicitati pubblicamente attraverso un documento ed un logo che sintetizzi l’anima del progetto; – la “rete di aiuto” cercherà di fronteggiare i problemi, prima di tutto attraverso il consenso. Ogni realtà ha la possibilità di collaborare al progetto in due modi: facendo qualcosa in più o privandosi di qualcosa per raggiungere le finalità prefissate. Successivamente le parti hanno iniziato a mettere in pratica quanto stipulato attraverso lo svolgimento di varie attività, portate avanti dalle singole parti secondo gli obiettivi specifici e, al tempo stesso, attraverso la formazione di tre commissioni che si occuperanno dei tre aspetti principali del problema individuati concordemente: – prima commissione per la formazione delle famiglie e dei giovani; – seconda commissione per l’attuazione di attività alternative per i giovani; – terza commissione per un maggiore rispetto delle regole in un contesto di prevenzione. Ogni commissione ha varato il suo piano e sta già cercando di attuarlo con la collaborazione di tutti. Così sono stati svolti numerosi incontri con i genitori dei ragazzi e dei giovani tenuti da diversi enti di formazione

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DALLE CASE SALESIANE

Riesi


DALLE CASE SALESIANE

in collaborazione tra di loro (scuole, salesiani, Casa Famiglia Rosetta, …); è stato organizzato per il 24 giugno p.v. un evento in piazza denominato “serata analcolica” che coinvolgerà un gran numero di giovani e tutti i bar della piazza principale di Riesi; sono state stabilite con l’Amministrazione Comunale e con le forze dell’ordine alcune linee guida per un accresciuto senso civico e

per un maggiore rispetto delle norme da parte di tutti. Il cammino si prospetta lungo e faticoso, ma con l’aiuto del Signore, di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco e con la buona volontà di tutti, forse, tra qualche tempo, si potranno cogliere i frutti insperati di tanto sacrificio. D on An to n el l o B o na ser a

Trapani

LavoriAmo, In-formiAmo

Fine settimana intenso quello tra il 23 e il 24 maggio 2015 presso l’oratorio salesiano di Trapani, all’insegna dell’informazione e della formazione nei festeggiamenti di Maria SS. Ausiliatrice. Il nostro delegato Salesiano Don Luigi Calapaj in duplice veste di delegato degli oratori a conduzione laicale e dell’SCN (servizio civile nazionale), dapprima ha preso parte come relatore ad una conferenza denominata “LavoriAmo” organizzata dall’APS “Don Bosco Con I Giovani” allo scopo di dare delle informazioni tecniche sulle risorse di lavoro che ci sono nel nostro territorio, e successivamente al momento formativo con gli animatori incentrato sulla paternità di Don Bosco. La conferenza “LavoriAmo” ha visto la partecipazione di altri relatori, e più esattamente di un Dirigente dell’ufficio per l’impiego, del Vicario Generale della diocesi, di una referente della CARITAS e di un referente dell’APS. Gli argomenti trattati sono stati vari: si è parlato di Garanzia Giovani, della relazione tra Servizio Civile e lavoro, del progetto Policoro promosso dalla CEI, di microcredito e prestito della speranza, insomma una visione globale di informazioni utili alla ricerca di opportunità di lavoro per giovani soprattutto disoccupati, per incoraggiarli a non arrendersi alle prime difficoltà. Il riscontro è stato positivo e per questo ci siamo ripromessi di continuare su questa

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linea organizzando un altro incontro sui fondi europei. Altri destinatari sono stati gli animatori dell’oratorio che hanno partecipato alla formazione tenuta da don Luigi, una formazione iniziata dall’ascolto interessante di alcune canzoni da cui i ragazzi hanno estrapolato elementi essenziali a delineare i tratti della paternità del nostro papà Don Bosco. Non avrebbero mai pensato di arrivare a Don Bosco per mezzo di Caparezza e sinceramente nemmeno il sottoscritto

Visto il successo ottenuto ci riproponiamo di fissare con il nostro don, un altro incontro su un tema salesiano diverso, perché in realtà di una cosa siamo certi: questa è formazione secondo Don Bosco e quindi un grazie a don Luigi che ha trascorso con noi questi giorni e all’esperienza formativa vissuta e un arrivederci alla prossima. Giuseppe Virzì Insieme


GUARDANDO ALTROVE

Guardando Altrove C ate ch esi , gi ov an i e n u ov i m ed i a al c e n t r o d i u n c o n v e g n o a ll ’ U P S L’Istituto di Catechetica della Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Pontificia Salesiana, nel 60° della sua fondazione, ha organizzato il Convegno Internazionale dal titolo: “La Catechesi dei giovani e i New Media nel contesto del cambio di paradigma antropologico-culturale” che si celebra a Roma, nella sede dell’Università Pontificia Salesiana, il 15-16 maggio 2015. Il programma prevede tre sezioni; la prima avrà come obiettivo quello di illustrare il contesto problematico in cui opera la Catechesi con le due relazioni del prof. Norbert Mette (Università di Dortmund) e del prof. Edmund Arens (Università di Lucerna) sul tema: “La Catechesi oggi: Sfide e problemi”. La seconda sessione con la proposta di 4 laboratori sulle metodologie. “Catechesi, new media e radio/TV” (Cosimo Alvati), “Catechesi, social network e web 2.0” (Fabio Pasqualetti), “Catechesi e immagine” (Renato Butera), e “Catechesi e Progetto Giovani ‘In un altro Mondo’”, a cura dell’Equipe del Servizio promozione sostegno economico della CEI. L’ultima sessione verterà sul tema generale: “New media ed educazione”. La relazione principale della sessione è affidata al prof. Giuseppe Riva (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano) che parlerà di: “New Media: quale antropologia, quale possibile educazione?”.

I l Pres id en te de lla R ep u bb li ca: “ h o u n’ imm a g in e d i D on B os c o n e l m io s t ud io” Nel corso della sua prima visita ufficiale a Torino, il 14 maggio, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato in visita alla Basilica di Maria Ausiliatrice ed ha deposto una corona di fiori davanti all’urna di Don Bosco, dove si è raccolto in un momento di preghiera. “Ho un’immagine di Don Bosco nel mio studio”, ha detto il preInsieme

Torino-Valdocco: Il Presidente della Repubblica con i ragazzi della scuola.

sidente della Repubblica a don Francesco Cereda, Vicario del Rettor Maggiore dei Salesiani. Dopo aver visitato la cattedrale di San Giovanni Battista per contemplare, in forma privata, la Sacra Sindone, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato nella Basilica di Maria Ausiliatrice accolto da don Francesco Cereda, Vicario del Rettor Maggiore dei Salesiani e da don Enrico Stasi, Superiore dei Salesiani in Piemonte e Valle d’Aosta. Centinaia di giovani dell’oratorio e delle scuole di Valdocco hanno reso l’accoglienza del Capo dello Stato festosa, con entusiasmo hanno gridato slogan “Siamo i ragazzi di Don Bosco”, “Viva il Presidente, viva Mattarella”. Don Cereda ha dichiarato: “Contrariamente a quanto si pensi il Presidente è un comunicatore, si è buttato in mezzo ai ragazzini”. Mattarella ha ricordato l’ambiente difficile per i giovani della Sicilia in città come Catania e Palermo. “È venuto a dire che i giovani sono importanti e vanno messi al centro della nostra azione”, ha riferito don Cereda, ricordando anche il grande entusiasmo che circonda la Basilica di Maria Ausiliatrice grazie anche all’effetto Sindone, con migliaia di persone che tutti i giorni visitano la tomba di Don Bosco dopo la visita al Sacro Lino in Duomo.

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Salone del Libro di Torino: stand de l l a Le v de di c at o a Do n Bo s c o Uno stand dedicato a S. Giovanni Bosco, patrono degli editori, e quattro presentazioni di volumi, con inediti su temi d’attualità, come lo sport e la custodia del creato. È quanto la Libreria Editrice Vaticana porta alla 28.ma edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino dal 14 al 18 maggio. È stato il direttore della Lev, don Giuseppe Costa ad illustrare, nelle sede della nostra emittente, lo spazio che l’Editrice occuperà e i diversi incontri in programma. Sugli scaffali i migliori titoli, in particolare le omelie di Papa Francesco e la produzione libraria di Joseph Ratzinger. Il servizio di Gabriella Ceraso: La Lev torna a Torino con una scenografia di 140 mq firmata da Carlo Mezzana e Roberto Pulitani che rappresenta un angolo di un antico cortile torinese del 1800, Valdocco, con le sue arcate in muratura, cuore dell’azione pastorale di S. Giovanni Bosco. Sotto ogni arcata una trentina di gigantografie, immagini e pensieri del santo. Don Giuseppe Costa direttore dell’Editrice: “Uno stand dove è possibile ricordare la vita di San Giovanni Bosco, patrono degli editori, nel suo 200.mo anniversario di nascita, e grande santo legato da amore al Sommo Pontefice, perciò anche al Vaticano”. Un riconoscimento a Don Bosco anche grande estimatore dei libri: “Don Bosco credeva moltissimo alla produzione libraria, alla comunicazione.

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Don Bosco distingueva in libri buoni e libri cattivi e si batteva perché prevalesse il libro buono, l’idea buona, il valore buono”. Quattro gli eventi in programma: si inaugura presentando il volume “I Papi e lo sport”, un secolo di incontri ed eventi da S. Pio X a Papa Francesco, con 150 immagini inedite: “Per gli appassionati è certamente un volume di grande valore. In questo momento in cui lo sport italiano ha tanti problemi, fare una riflessione sul messaggio del cattolicesimo in materia sportiva, rievocandone figure, incontri con i Papi, mi sembra un fatto positivo.” A seguire, il 15 maggio, la presentazione del volume “La fede e il bene comune”, lo sguardo del cardinale Tarcisio Bertone sull’essere cristiano in tempi moderni, introdotto da una lettera del Papa emerito Benedetto XVI. Ancora Don Giuseppe Costa: “C’è un’attenzione alla dimensione sociale, culturale, politica, economica e alla dottrina sociale della Chiesa. È una dimensione che il Cardinale Bertone ha sempre avuto nella sua natura, nella sua sensibilità salesiana, sacerdotale e umana, e quindi si potrà vedere lì un aspetto poco conosciuto da chi guarda all’esterno”. Ultime due presentazioni, in programma il 16 e il 17 maggio, sono il volume ”Il sorriso di tenerezza, letture sulla custodia del creato” dell’architetto Paolo Portoghesi e la nuova edizione delle “Interviste e conversazioni con i giornalisti. Due anni di pontificato” curato da don Giuseppe Costa con protagonista Papa Francesco. Infine, sugli scaffali, per tutto il tempo del Salone, i miInsieme


Il Rettor Maggiore ai Vescovi Sa l e si a ni : “ l a C on g r e g a zi on e è c asa vos tra ”

Torino: l’Esposizione nazionale della Scienza e della Tecnica - 1884, Torino: Salone del libro - 2015, Milano: EXPO - 2015 Don Bosco è presente con i suoi ragazzi e le sue macchine da stampa già nell’esposizione del 1884, la più grande tenuta dopo l’unità d’Italia, per mostrare come dagli stracci si può arrivare a fare la carta e infine a stampare un buon libro. Allestirà così un padiglione di 60 metri di lunghezza intitolato: “Don Bosco: fabbrica di carta, tipografia, fonderia, legatoria e libreria salesiana”. Non viene premiato solo perché la giuria non se la sentì di poter premiare un oratorio contro le varie industrie presenti all’esposizione. Ma l’obiettivo di don Bosco era più ambizioso: mostrare la validità del suo metodo educativo, far vedere che è possibile far lavorare i ragazzi con rispetto e con efficienza e soprattutto ribadire la sua volontà di usare il libro per l’educazione della gente e per la trasmissione delle “buone idee” e della fede. Oggi come allora la Famiglia Salesiana attraverso Elledici e le altre Editrici Salesiane nel mondo, ma anche grazie al lavoro dei centri di formazione professionale del CNOS-FAP continua la stessa avventura: la formazione dei giovani per un futuro lavorativo che rispetti la qualità della vita anche dal punto di vista spirituale e sappia trasmettere buona cultura anche ai lettori di oggi.

Il 25 maggio si è concluso l’Incontro dei Vescovi Salesiani sui luoghi di Don Bosco. Le attività, animate da un cardinale e da un vescovo cinesi, sono consistite nella celebrazione eucaristica e in un’ultima sessione di lavori comunitari. Il cardinal Joseph Zen Ze-kiun, vescovo emerito di Hong Kong, ha presieduto la concelebrazione con tutti i vescovi nella Basilica di Maria Ausiliatrice. [...] Successivamente, nella sala Sangalli, sono stati omaggiati i presuli che in questi giorni hanno compiuto anniversari significativi; mons. Elías Bolaños, vescovo di Zacatecoluca, a El Salvador, ha raccontato brevemente la beatificazione di mons. Óscar Romero, avvenuta sabato scorso a San Salvador, Mons. Hon Tai-fai, Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha esaminato l’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” e il modo con cui lo stesso Papa cerca di manifestarne il messaggio. [...] Dopo una serie di domande-risposte da parte dei Vescovi a mons. Hon Tai-fai, il Rettor Maggiore offre il messaggio conclusivo. Don Á. F. Artime ha in primo luogo ringraziato i vescovi partecipanti e sottolineato come quelli trascorsi siano stati “giorni di grazia spirituale”; poi, evidenziando l’unicità salesiana che rappresenta Valdocco, ha parlato con soddisfazione di una “Congregazione matura” e, ribadendo il messaggio con cui aveva accolto i suoi confratelli vescovi, ha detto a cardinali, arcivescovi e vescovi: “la Congregazione Salesiana è casa vostra”.

d o n A l b e r t o M a r t e ll i

G ia n Fr an cesco R o man o

Un prese nza fo rmati va ne l se g n o di Do n Bo sc o

Direttore Editoriale Editrice Elledici Insieme

Da: ANS, Torino 25 maggio 2015.

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gliori titoli e le collane della LEV – particolare spazio alle omelie di Santa Marta di Papa Francesco e alla produzione libraria di Joseph Ratzinger dato che la Germania è il Paese ospite quest’anno – e poi, per i visitatori, in omaggio, una edizione speciale delle preghiere di Papa Francesco insieme ad una raccolta delle illustrazioni della vita di don Bosco.


DA RICORDARE

Da ricordare Don Antonino Scavuzzo Omelia del 16 aprile 2015

Sorella “morte” ha visitato, a distanza di breve tempo, la nostra comunità salesiana del Don Bosco Ranchibile, chiamando il confratello Don Antonino Scavuzzo e introducendolo nella Pasqua eterna, per partecipare pienamente al destino di Gesù Risorto e di coloro che gli appartengono, dei “suoi”, come il Vangelo di Giovanni li chiama affabilmente. Sebbene le condizioni del confratello non fossero delle migliori da circa tre mesi a questa parte, non si pensava ad una chiusura così repentina della sua vita terrena. Dopo una degenza in clinica, era rientrato da una settimana in comunità e sembrava rinfrancato e risollevato dal punto di vista psicologico e spirituale per essere ritornato a casa, tra l’affetto dei confratelli e il vociare dei ragazzi in cortile. L’altro ieri, giorno 14 di questo mese di aprile 2015, a sera, dopo aver fatto cena, ha concluso la sua giornata terrena attratto dalla luce di Pasqua, raggiungendo quel Maestro e Signore, che lo ha chiamato per vie misteriose a seguirlo più da vicino tra i salesiani di Don Bosco. In questo anno dedicato da Papa Francesco alla vita consacrata e in cui ricorre il Bicentenario della nascita di Don Bosco, che si riannodano al Giubileo speciale della misericordia indetto ufficialmente domenica scorsa dal Papa, siamo chiamati a condividere nella speranza nella risurrezione gli avvenimenti della nostra vita, sia quelli più belli e consolanti sia quelli dolorosi e di distacco. La benedizione del Signore è la ricompensa del giusto (Sir 11,22)

Primogenito di papà Luigi e mamma Maria Domina, Don Antonino Scavuzzo nacque il 19 marzo del 1927, a Ganci (PA), una cittadina che ha dato tante e belle vocazioni alla Congregazione salesiana, grazie alla solerzia di sacerdoti diocesani innamorati di Don Bosco. Fu battezzato il 30 marzo 1927 e all’età di sei anni restò orfano di padre. Per la

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piccola famiglia iniziò così un periodo duro affrontato con fede e grande dignità. Nino, che sin da piccolo, mostrò una spiccata sensibilità religiosa e un vero trasporto per le “cose di chiesa”, chiese ed ottenne dalla madre di entrare in Seminario, dopo aver trascorso l’infanzia e la fanciullezza nella “sua” Gangi. Ebbe così inizio, appena preadolescente, l’esperienza del Seminario a Nicosia (EN) dove frequentò la Scuola Media e il Ginnasio Superiore. Dal Seminario di Nicosia si trasferì al Seminario di Cefalù dove frequentò dal 1945 al 1948 il Liceo classico e dove fece all’inizio del primo liceo, come si era soliti allora, la Vestizione. In questi anni, nonostante le generali buone qualità di Antonino, qualcosa di imprecisato lo spinse verso l’ambiente salesiano o indusse il Vescovo e i Superiori a indirizzarlo ai Salesiani di Don Bosco, come fanno fede due documenti conservati nel nostro Archivio Ispettoriale. Il primo è del Rettore del Seminario, P. Mariano Caldarella, che così scrive: «Scavuzzo Antonino è stato alunno di questo Seminario per il triennio 1945/1948, provenendo dal Seminario di Nicosia ove frequentò il corso ginnasiale. Agli esami di luglio della fine del corso liceale, fu rimandato in alcune materie, ma gli è stato detto che anche nel caso che agli esami di riparazione ottenesse la promozione, non potrà essere ammesso in teologia, non presentando ancora quella maturità che dovrà Insieme


Insieme

la professione perpetua e al sacerdozio. Confidando nel Cuore SS. di Gesù, della Vergine Immacolata-Ausiliatrice e di S. G. Bosco spero di non contaminare mai l’integrità della Congregazione Salesiana con una abituale tiepidezza, con mancanze freddamente riflesse e con infedeltà deliberate. Fiducioso nella sua comprensione La riverisco Dev.mo in Cristo Antonino Scavuzzo». Avendo già espletato gli studi classici, fece subito il tirocinio pratico di vita e di pedagogia salesiana presso Catania-Barriera (1949-1950) e PalermoSampolo (1950 – 1952). Il 27 giugno 1953, dopo la regolare ammissione, pronunciò la professione perpetua a Messina, presso il “San Tommaso” dove stava compiendo gli studi teologici dal 1952 al 1956. Le osservazioni di coloro che ne curarono la formazione mettono in risalto alcune caratteristiche caratteriali e i progressi registrati nel tempo. Stralciamo qualche espressione: «Pietà buona - Moralità sicura. Osservante della regolarità religiosa. Un po’ attaccato alle sue vedute, ma poi cede». «Continua con serenità. Si lavora nella pietà e studio. Carattere volenteroso e serio, ma nella massa non si fonde tanto, è un pochino a sé». Le sue domande per la professione religiosa, i ministeri, alle ordinazioni diaconale e presbiterale sono piuttosto scarne, limitate agli elementi essenziali delle norme canoniche. Dopo l’ordinazione sacerdotale, celebrata a Messina il 29 giugno 1956, il suo servizio educativo si svolse in gran parte nella scuola, come insegnante di lettere nella Scuola Media; per quattro anni fu anche “Consigliere” (incaricato della disciplina: a Gela Aldisio: 19601961; a S.Agata di Militello: 19611962; a Palermo Ranchibile: 19781980). Trascorse gli anni di vita salesiana in varie comunità ed opere salesiane: Randazzo (1956-1957), Caltanissetta-S. Cuore (1957-1958); MessinaSan Luigi (1958-1960); Gela-Aldisio (1960-1961); S. Agata di Militello (1961-1963); Palermo-Sampolo (19631966).

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iniziarlo agli Ordini sacri. […] è facile all’entusiasmo e quindi alla generosità, ma facilmente si impunta nel suo giudizio […]. È sincero di carattere e nella pietà; nell’anno scolastico testé scorso ha dato prova di buona volontà applicandosi con maggiore sottomissione alla correzione dei suoi difetti. Ritengo che con la grazia del Signore e la sua buona volontà, alla scuola della famiglia salesiana, ove ha maggiori possibilità di far conoscere le sue qualità e di formarsi praticamente alla coscienza del dovere e del sacrificio durante lo stesso corso degli studi, potrà riuscire un buon soggetto» (15 ottobre 1948). Il secondo è del Vescovo di Cefalù. S.E. Mons. Emiliano Cagnoni, che si esprime in termini più sintetici ma altrettanto positivi: «ha tenuto sempre buona condotta morale, con assidua frequenza ai SS. Sacramenti. Egli inoltre è di sana costituzione fisica, libero da penalità e da altri impedimenti che gli possano ostacolare l’ingresso in Religione presso la Congregazione salesiana. Ha ottenuto per questo il consenso della madre». Con ogni probabilità incontrò anche nella natìa Gangi un gruppo di Salesiani della casa di Palermo “Santa Chiara” che vi trascorrevano un periodo di villeggiatura. Il fascino di quell’incontro e un dialogo personale con uno dei Salesiani lo convinsero a lasciare il Seminario per entrare nella Congregazione Salesiana. Accettato al Noviziato di San Gregorio di Catania, sotto la guida del Maestro Don Giacomo Manente, il giovane Antonino imparò a conoscere Don Bosco e il suo spirito, e al termine dell’anno espresse, il 24 ottobre 1949, nella domanda scritta di suo pugno, la volontà di unirsi ai figli del Santo dei giovani: «Rev.mo Sig. Direttore, giunto al termine del mio noviziato ed accertatomi che la mia via è la vita religiosa salesiana, dopo averla studiata e compresa, dopo il consiglio del confessore e del Signor Maestro, libero da qualsiasi timore ed oppressione, chiedo di essere ammesso ai voti triennali con la ferma volontà di arrivare al-


DA RICORDARE

Dopo un anno di permanenza (1966-1967) presso la Comunità del “San Tarcisio” a Roma e aver conseguito il 21 giugno 1967 la Licenza il S. Teologia presso l’Università Pontificia Lateranense, Don Scavuzzo rientrò in Sicilia e fu destinato a Palermo dove vi rimase fino al termine della vita. Fece parte delle comunità di Sampolo (19671974), di Ranchibile (1974-1986), del Gesù Adolescente (1986-1987) per un solo anno, per far ritorno definitivamente al Ranchibile (1987-2015). Voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io (Gv 17,24)

Così testimonia sentitamente ed efficacemente Don Carmelo Umana: «Se la vita familiare e l’esperienza umana e spirituale dell’infanzia e della prima giovinezza segnarono la personalità di Don Scavuzzo con la caratterizzazione di una relazionalità accogliente e signorile e di uno spiccato sensus ecclesiae, l’incontro e l’adesione col carisma di Don Bosco fecero maturare in lui la predilezione per i ragazzi, l’amore alla cultura, la passione per l’arte e la storia. Gentilezza, disponibilità e accoglienza caratterizzarono le sue relazioni. Tanti exallievi ricordano il suo accostarsi per primo, lo sforzo di imparare i nomi e il saluto cordiale che a ogni incontro rivolgeva loro. Era bello vederlo ogni giorno in cortile durante le ricreazioni intrattenersi coi ragazzi con fare simpatico e incoraggiante ed era bello notare che la sua presenza manteneva sempre quell’attenzione educativa tipica dell’assistenza salesiana. Visse la scuola come straordinaria palestra di educazione e di apostolato e manteneva vivo il ricordo degli Exallievi; tanti di loro continuavano a tenersi in contatto con lui. Gli ultimi ricoveri in ospedale o case di cura sono anche stati segnati da incontri con exallievi che ricordavano con gratitudine gli anni della loro formazione nella casa salesiana e l’incontro con don Scavuzzo. La sua vita spirituale era fortemente segnata dalla devozione alla Madonna. Ricordava con piacere di essere stato a Lei consacrato da piccolissimo. Lo

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scapolare della Madonna del Carmelo lo accompagna anche nella sua bara. La vita ecclesiale di Gangi con le sue gloriose tradizioni aveva in lui un estimatore convinto. Il parroco che ha avuto per 30 anni la collaborazione pastorale di Don Scavuzzo testimonia il suo delicato e operoso senso di fraternità sacerdotale che si esprimeva in una collaborazione generosa. I parrocchiani apprezzavano tantissimo la sua affabilità, l’insegnamento offerto in omelie profonde nel contenuto quanto accessibili ed eleganti nel linguaggio. Viveva con passione la sua appartenenza alla Chiesa: aveva vissuto gli anni del Concilio con entusiasmo e aveva continuato ad approfondirne il solco coltivando l’antica passione culturale che legava liturgia e storia dell’arte. La lettura costante de “L’Osservatore Romano” e de “La Civiltà Cattolica” era una modalità precisa di vivere la sua identità sacerdotale. Coltivava i rapporti con i confratelli nel sacerdozio. Si è spento serenamente e come desiderava: al “Don Bosco”, tra i confratelli, dopo aver potuto salutare i familiari con i quali ha sempre avuto legami profondi e intensi».

Io prego per loro… … per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi (Gv 17,9) «Sfolgora il sole di Pasqua, risuona il cielo di canti, esulta di gioia la terra: il Signore è risorto da morte». «Giorno di grandi prodigi! La colpa cerca il perdono, l’amore vince il timore, la morte dona la vita».

La liturgia di questi giorni ci fa esultare e cantare, nonostante permangano segnali di preoccupazione e di fragilità nella nostra vita. L’Alleluia, inespresso e quasi compresso nelle labbra e nel cuore durante i quaranta giorni della Quaresima, si sprigiona in questo tempo speciale nelle nostre assemblee e ci invita a gioire nonostante tutto, ad entrare, con tutta la nostra umanità, nel Mistero della Risurrezione. Insieme


Don Pippo Ruta

Profilo di Giovanna Mondio

Catania, 25 marzo 2015

Giovanna Mondio nata in una famiglia di sani principi, cattolica praticante, fin dall’infanzia respirò aria purissima di cristianesimo e religiosità testimoniata dai genitori e dall’ambiente in cui viveva. Nacque a Floresta, una cittadina sui monti Peloritani, ma dopo la nascita dei figli, la famiglia, già numerosa , si trasferì a Randazzo in Via Fisauli. L’armonia, la serenità, vissuta in famiglia, l’educazione cristiana ricevuta nella Chiesa domestica e negli ambienti che frequentò, contribuirono a farle sentire vicino il Signore, a vivere la vita cristiana con coscienza e responsabilità; nella famiglia si prepararono: un Salesiano e due VDB. Giovanna insieme alla Sorella Sara fin da piccola frequentò la Scuola Elementare presso le Suore Vincenziane della cittadina di Randazzo. Continuò a frequentare l’Istituto delle Suore per imparare l’arte del ricamo, e fu una brava allieva. Nel 1945 la famiglia si trasferì a Catania in Via Celeste. Anche nella nuova residenza continuò a frequentare l’Istituto religioso, vicino alla sua abitazione, per perfezionare l’arte del ricamo, apprendere altre attività ,tra cui la musica, e nello stesso tempo poter continuare ad approfondire la conoscenza della Parola di Dio. Insieme

Bene equipaggiata sia come conoscenza che come religiosità, iniziò a chiedersi quale fosse il progetto di Dio su di lei, ma dopo la morte della mamma, che procurò in lei un grandissimo dolore, attraversò un periodo difficile da portarla alla solitudine e alla indifferenza per qualsiasi cosa. Le venne incontro la sorella Sara, che chiamata dal Signore ad una totale donazione a Lui aveva iniziato il cammino tra le “CC.OO. di San Giovanni Bosco”. Era il periodo di preparazione agli EE.SS. che si svolsero, dal 27 al 31 luglio1958, a Palestrina e Sara chiese il permesso di poter condurre con se la sorella Giovanna, e le venne accordato. Sara, col motivo di farla un po’ distrarre, la convinse a partire con lei. Partecipò a quasi tutti gli incontri; la testimonianza gioiosa e fraterna delle giovani e l’incontro con il Papa Pio XII a Castel Gandolfo, le aprirono il cuore alla speranza. Negli anni 1958/ 1961, insieme a 5 Aspiranti V.D.B., frequentò un Corso di preparazione per insegnanti di Scuola Materna, organizzato dalle FMA nell’Istituto di Via Caronda; superò gli esami ed ottenne il titolo necessario per insegnare. La continua testimonianza serena e gioiosa di Sara, l’amicizia sincera delle Aspiranti con le quali aveva frequentato il corso, poco per volta, suscitò in Giovanna il desiderio di ascoltare la voce del Signore e a chiedersi quale fosse il progetto del Signore sulla sua vita. Convinta che il Signore la chiamava ad una donazione totale a Lui, iniziò nell’anno sociale 1960/61 il primo anno di Aspirantato tra le Volontarie di Don Bosco e nel 1963 ebbe la gioia di fare la 1^ Consacrazione. Nel 1961 dai Salesiani venne aperta a Zafferana Etnea la Casa di Spiritualità “Emmaus” e l’Ispettore Don Tomè chiamò alcune VDB per collaborare nella conduzione del Centro, e tra queste

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DA RICORDARE

Al Risorto affidiamo il nostro confratello Don Antonino, sicuri della sua preghiera sacerdotale e della sua promessa: «Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo».


DA RICORDARE

anche le sorelle Mondio: Sara e Giovanna. Dopo la breve pausa dell’impegno lavorativo nella Casa Salesiana di Spiritualità a Zafferana, divideva il suo soggiorno insieme a Sara tra Catania e Randazzo, dove possedevano una casa di villeggiatura e un terreno coltivato a viti ed alberi da frutta. La casa era aperta a tutti, con il sorriso sulle labbra, le due sorelle accoglievano con gioia chiunque. Il fratello Salesiano con tutti i confratelli di Randazzo, erano di casa; le Volontarie di Catania 1 e di Catania 3 spesso in Primavera, quando la natura sembrava in festa, ornata di colori e sapori, erano ospitate, in quel delizioso luogo, per fare la loro giornata di Ritiro o qualche incontro particolare. Le due sorelle erano felici di vivere in festa quei momenti di spiritualità; li vivevano come dono del Signore, non sapevano come ringraziare, generosamente offrivano a ciascuna qualcosa del loro giardino. Nel 1964 Giovanna ebbe l’opportunità di inserirsi, come insegnante nella Scuola Materna Regionale di Catania; lavorò con tanta responsabilità e amore fino all’età di settanta anni. Per necessità, la residenza di Giovanna divenne Catania, si recava a Randazzo solamente nei mesi estivi e nei giorni festivi. Dopo la morte del fratello salesiano Sebastiano, per le Sorelle Mondio tutti i Salesiani vennero considerati come fratelli. da amare, curare ed aiutare. Nel 1999, Sara per l’età e per la salute che non era quella di prima, impossibilitata a gestire la casa, le due sorelle, con tristezza lasciarono Randazzo e si trasferirono definitivamente nella casa di Catania. Giovanna visse la sua donazione al Signore con fedeltà, finché la salute glielo permise fu presente a tutti gli incontri dell’Istituto, lo considerava la sua famiglia ed era orgogliosa di appartenervi. Nell’ultimo periodo della sua vita soffriva tanto, poteva uscire poco ed accompagnata, aveva bisogno di essere aiutata notte e giorno. Nelle ore di solitudine, l’aiuto maggiore lo trovava nella preghiera continua che l’aiutava ad accogliere la volontà del Signore con

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serenità, spesso. condivideva con gioia la preghiera con le persone che le erano vicine durante la notte: era il suo nuovo modo di fare apostolato. Gli ultimi tre mesi furono per lei un vero calvario, tra casa ed ospedale, cosciente, lucida, sapeva fare la volontà di Dio ed offriva la sua sofferenza per i Sacerdoti, per l’Istituto, per la fedeltà di ciascuna Volontaria, per la pace nel mondo. Nel suo letto di dolore ebbe la gioia di ricevere per ben due volte l’olio degli infermi e la vicinanza delle sorelle VDB, dei parenti, delle sue fedeli collaboratrici. Purificata dalla sofferenza, accettata con serenità, il passaggio dalla vita terrena alla vita eterna è stato sereno; si è addormentata dolcemente nelle braccia dello sposo, amato ed atteso con la lampada accesa per lunghissimo tempo. Le VDB del cielo, insieme a Don Bosco e Don Rinaldi, sicuramente avranno fatto festa per la nuova arrivata. Siamo certe che come noi preghiamo per loro, anche loro ci assistono e pregano il Signore affinché benedica la Famiglia Salesiana, il nostro Istituto e ciascuna VDB, perché fedeli al dono della vocazione, possiamo camminare con gioia nelle sue vie e lavorare per la sua maggior gloria. Grazie Giovanna, sei stata per noi un grande dono Giuseppina e le Sorelle VDB di Catania

Ricordiamo i familiari defunti dei confratelli: il fratello di

don Giuseppe Lupo; il fratello di don Filippo Castrovinci; la sorella di don Raimondo Frattallone;

il papà di don Pippo Fallico e la

mamma di don Raffaele Panno Maestro dei novizi di Genzano.

Insieme


Il volume si apre con una prefazione del cardinale salesiano Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa, e si articola in dodici capitoli. Immigrazione, nuove tecnologie, politica internazionale, economia, sviluppo e sottosviluppo, parità tra uomini e donne, fondamentalismo religioso… Cosa farebbe oggi don Bosco davanti a tutto questo? Dal confronto del suo pensiero con le realtà mondiali più complesse del XXI secolo, hanno origine le riflessioni contenute in questo volume-intervista, per continuare a far conoscere la figura di don Bosco, il suo carisma e la sua opera diffusi in 132 Paesi di tutti i continenti. [...] Ogni capitolo ha inizio con una serie di domande al Rettor Maggiore, cui segue una scheda di approfondimento realizzata da un esperto. I temi trattati vanno dalla vita di don Bosco alla nascita dell’oratorio di Valdocco in quella che era la periferia di Torino nel XIX secolo, dalla formazione artigianale a Valdocco, per dare una risposta alle esigenze dei giovani poveri e in pericolo, alla figura di Mamma Margherita e al sistema preventivo, basato sui tre pilastri della ragione, della religione e dell’amorevolezza, dal sogno missionario di don Bosco al ruolo dei laici, dalle esperienze di comunicatore del santo torinese al suo rapporto con i giovani più bisognosi.

“Sono entrato nel Seminario nel 1956. Nell’agosto del 1957 mi viene la polmonite. Sto per morire. Poi mi operano al polmone. P. Pozzoli mi visita durante la malattia. Durante il secondo anno di Seminario avevo maturato la vocazione religiosa. E così una volta guarito, in novembre, non torno più in seminario e voglio entrare nella Compagnia. Ne parlo con P. Pozzoli e dà il via libera”. È un passaggio di una lettera di padre Jorge Mario Bergoglio datata 1990, contenuta nel volume del sacerdote salesiano argentino Alejandro León intitolato Papa Francesco e don Bosco, che esce oggi per i tipi della Libreria Editrice Vaticana. In questa lettera – il volume ne riproduce ben quattro – padre Bergoglio ripercorre le vicende della propria famiglia e della propria vita, come l’emigrazione in Argentina dall’Italia o la nascita della sua vocazione. Vicende sulle quali esercitò un’influenza molto forte don Pozzoli, sacerdote salesiano che della famiglia Bergoglio fu consigliere e direttore spirituale.


Notiziario Giugno 2015  

Insieme Giugno 2015