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Sommario Editoriale

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Programmazione

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Il Rettor Maggiore in Sicilia

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Messaggio del Rettor Maggiore Formazione

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Pastorale Giovanile

Animazione Missionaria/VIS Comunicazione Sociale

Dalle case salesiane Guardando altrove

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Da ricordare

All’interno: Inserto sul CI29

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x Ç É | é t w x _t e tâzâÜt x4 à á x Y x Ç É â U Direttore Responsabile Felice Bongiorno

Registrazione: Tribunale di Catania N. 15 dell’11-04-2008

Redazione

Felice Bongiorno (coordinatore redazionale) Luigi Calapaj Angelo Grasso Domenico Luvarà Calogero Montanti Giuseppe Ruta

Collaboratori

Vittorio Castiglione Andrea Strano Giuseppe Trovato

Direzione e redazione

Via Del Bosco, 71 - 95125 Catania Tel. 095 336369 Fax 095 339720 E-mail: insieme@sdbsicilia.org Sito web: www.sdbsicilia.org

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Scuola Grafica Salesiana Catania-Barriera

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In copertina Particolare del presepe napoletano, dono delle FMA all’Arch. d. Vincenzo Gargone SdB - 1982. (Esposto presso la sede ispettoriale).


Editoriale Tre ricorrenze provvidenziali, tutte per noi Carissimi tutti, la nostra vita è fatta di opportunità. Alcune le cogliamo al volo, altre, purtroppo, le lasciamo cadere. Quanto rammarico per le occasioni perse e quanta soddisfazione per quelle valorizzate! Questo nostro tempo è caratterizzato da tanti timori, basti pensare ai recenti attentati e quanto incombe sull’intera umanità, una latente e drammatica “terza” guerra mondiale, oppure basti guardare alla povertà generalizzata che sempre più dilaga nel mondo con un crescendo esponenziale. Sul primo versante richiamo un video che potete vedere su youtube, dove la piccola Myriam ci dà una lezione di misericordia e di perdono davvero toccante (cfr. scheda a fine editoriale). Sul secondo versante, basti guardare le future prospettive sul rapporto povertà/ricchezza nel mondo. Non sono rosee ai fini di una migliore ridistribuzione delle sostanze del globo: «basta dare un semplice sguardo alle condizioni del mondo – afferma E. Bianchi – : il 20% della popolazione mondiale si appropria dell’86% delle ricchezze prodotte ogni anno sulla terra; il restante 80% si deve accontentare del 14% dei beni. Inoltre, secondo un recente rapporto di alcune organizzazioni non governative, nel 2016 più della metà della ricchezza globale sarà in mano all’1% della popolazione del mondo: entro due anni la ricchezza detenuta dall’1% della popolazione supererà quella del restante 99%» (E. BIANCHI, Raccontare l’amore. Parabole di uomini e donne, Rizzoli, Milano 2015, p. 112). In questo scenario, si colloca la nostra comunità ispettoriale, al centro del mediterraneo con il suo carico, gravido di gioie e speranze, dolori ed angosce, ricchezza e povertà. Consapevoli di tutta la precarietà del momento preInsieme

sente, rimane quanto mai forte la percezione delle tre opportunità che il Signore ci dà da vivere nel solco tracciato da Papa Francesco per la Chiesa e per l’umanità così assetata di pace: «Dinanzi alla gravità del peccato, Dio risponde con la pienezza del perdono. La misericordia sarà sempre più grande di ogni peccato, e nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona […] In questo Giubileo lasciamoci sorprendere da Dio. Lui non si stanca mai di spalancare la porta del suo cuore per ripetere che ci ama e vuole condividere con noi la sua vita» (Misericordiae vultus, nn. 3. 25). Pr im a o p p o r t un it à : il B ic e nt e na r io Il 16 agosto 2015, si è concluso il Bicentenario della Nascita di Don Bosco. Per chi si trovava come me al Colle è stata veramente una grazia di Dio. Insieme al Rettor Maggiore, a tanti confratelli e consorelle, a tantissimi giovani provenienti da tutte le parti del mondo, abbiamo detto, tutti insieme, grazie a Dio per il dono di Don Bosco alla Chiesa e all’Umanità. Abbiamo avuto la percezione che non si trattasse del culmine dei festeggiamenti in onore del Padre, Maestro e Amico dei giovani, ma anche e soprattutto il punto di partenza e, in qualche modo, la fonte sempre viva per inaugurare una nuova fase della storia della Congregazione e della Famiglia Salesiana, segnata certo dalla fedeltà al carisma ma anche da una rinnovata creatività nel rendere “Don Bosco vivo per i giovani del nostro tempo”. Sentiamo che dentro il nostro cuore si è acceso un fuoco e come vorremmo che non si spegnesse! Anzi… Il Rettor Maggiore, rendendo grazie a Dio per l’opportunità del Bicentenario, ci ha spronato con queste parole: «Fratelli, dobbiamo “andare più in là”. Dobbiamo essere tutti i salesiani quelli che, con un cuore come quello di Don Bosco, con quel cuore come quello del Buon Pastore, diamo il meglio di noi in favore dei giovani. E devono causarci dolore le case salesiane che in maniera diretta o indiretta non sono al servizio dei più poveri. Dobbiamo essere creativi perché

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tutto ciò che facciamo, pensiamo e decidiamo, in qualche modo arrivi a loro, a quelli che hanno più necessità» (ACG n. 421, pp. 13-14). Seconda opportunità: Anno della Vita consa crata La seconda opportunità che stiamo vivendo è quella dell’anno della vita consacrata. Siamo interpellati da Papa Francesco a guardare il passato con gratitudine, a vivere il presente con passione e ad abbracciare il futuro con speranza (cfr. Lettera ai consacrati, 21 novembre 2014, I, nn. 2-4). La domanda di fondo che ho riproposto in occasione dell’inizio del nostro Capitolo 29° (2015/2016) verte sullo splendore della nostra consacrazione e «sulla fedeltà alla missione che ci è stata affidata. I nostri ministeri, le nostre opere, le nostre presenze, - ci interroga il Papa - rispondono a quanto lo Spirito ha chiesto ai nostri Fondatori, sono adeguati a perseguirne le finalità nella società e nella Chiesa di oggi? C’è qualcosa che dobbiamo cambiare? Abbiamo la stessa passione per la nostra gente [e possiamo aggiungere: per i nostri giovani], siamo ad essa vicini fino a condividerne le gioie e i dolori, così da comprendere veramente le necessità e poter offrire il nostro contributo per rispondervi?» (I, n. 2). Forte e accorato è l’appello di Papa Francesco: «Mi attendo che “svegliate il mondo”, perché la nota che caratterizza la vita consacrata è la profezia». Ognuno di noi si può interrogare: Come sto vivendo e valorizzando l’Anno speciale della vita consacrata? Come ho colto il sogno di Don Bosco espresso dal suo decimo successore nella sua ultima lettera che esprime il desiderio di vedere salesiani felici, pieni di Dio, vicini ai giovani più poveri, educatori ed evangelizzatori, missionari? Terza opportunità: i l Gi ub i l e o d el l a m i se ri c or di a Come se ciò non bastasse, l’8 dicembre si è aperto per noi, per i credenti e per quanti sperano in un mondo migliore, l’Anno della Misericordia voluto da Papa Francesco, che con la forza che Gli viene da Dio, afferma: «È giunto di nuovo per la Chiesa il tempo di farsi carico dell’annuncio gioioso del perdono. È il tempo del ritorno all’essenziale per farci carico delle debolezze e delle difficoltà dei nostri

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fratelli. Il perdono è una forza che risuscita a vita nuova e infonde il coraggio per guardare al futuro con speranza» (n. 10). Riusciremo a cogliere le opportunità provvidenziali della nostra vita e della nostra storia? Ce lo auguriamo di tutto cuore. Si tratta di aprire gli occhi del cuore come ci esorta questo Papa che ci stupisce per le parole e soprattutto per i suoi gesti: «Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto. Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia e della fraternità. Che il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo» (n.15). Lo stesso sguardo che si rivolge alle miserie dell’uomo, rivolgiamolo anche alla misericordia di Dio, al suo cuore infinitamente grande: «Affrontiamo il mistero di Dio nascosto e rivelato in quel cuore con lo sguardo semplice che la stessa Divinità nascosta e rivelata nel bambino ha risvegliato in tanti uomini buoni: lo sguardo timoroso e colmo di stupore dei pastori, lo sguardo grato e adorante dei magi, lo sguardo liturgico di Simone e di Anna, lo sguardo vigile di san Giuseppe e lo sguardo pieno di speranza di Maria. A tutti loro aggiungiamo i nostri sguardi. E verremo irrobustiti dalla forza di Dio» (J.M. BERGOGLIO – PAPA FRANCESCO, Nel cuore di ogni padre. Alle radici della mia spiritualità, Rizzoli, Milano 2014, pp. 274275). Con queste parole di papa Francesco, auguro a tutti voi un Buon Natale e un Anno di Pace. Un video speciale - YouTube: Myriam di Qa raqoush - Subtitles ITA (SAT7 Arabic - 23 marzo 2015) tempo: 6,32” Myriam è una bambina che, assieme ad altri 100mila cristiani, lo scorso agosto ha dovuto abbandonare la propria casa nella valle di Ninive, a Qaraqoush, a causa delle feroci persecuzioni dell’Isis. Adesso vive in un centro di fortuna, ma nonostante le difficoltà la sua fiducia in Dio e l’amore continuano a brillare nei suoi occhi e nelle sue parole. La sua testimonianza, impregnata di fede cristallina, amore intenso per Dio e per tutti, la porta a non odiaInsieme


re nessuno e a perdonare anche coloro che l’hanno costretta a fuggire per salvarsi la vita. Myriam prova, ovviamente, nostalgia per Qaraqoush, il suo amato villaggio, per la sua casa e la sua amica Sandra, e spera di poterci un giorno ritornare. Mette tutto nelle mani di Dio perché il Signore è buono e la ama, così come ama tutti. Il video è commovente, di una bellezza immensa. A l c un e c o ns i d e ra z i on i In una situazione impossibile, insostenibile: l’intervista testimonianza di Myriam… Non solo parole, ma emozioni, sentimenti, atteggiamenti profondi, spontaneità, realismo e sofferenza in una situazione indesiderata, speranza “nonostante tutto”, capacità sorprendente di perdonare, visione di Dio misericordioso verso tutti… Capacità di comunicazione e di ascolto, voglia di capire e di essere compresi, immediatezza nel relazionarsi e di essere grati per l’attenzione… Sullo sfondo: la famiglia “invisibile” e “incisiva” di Myriam. Dai frutti si riconosce l’albero… L a con cl usi one “ aper ta” di P apa Fra ncesco L’Acrostico di Papa Francesco al termine del Sinodo sulla Famiglia Formare le nuove generazioni a vivere seriamente l’amore non come pretesa individualistica basata solo sul piacere e sull’“usa e getta”, ma per credere nuovamente all’amore autentico, fecondo e perpetuo, come l’unica via per uscire da sé, per aprirsi all’altro, per togliersi dalla solitudine, per vivere la volontà di Dio, per realizzarsi pienamente, per capire che il matrimonio è lo «spazio in cui si manifesta l’amore divino; per difendere la sacralità della vita, di ogni vita; per difendere l’unità e l’indissolubilità del vincolo coniugale come segno della grazia di Dio e della capacità dell’uomo di amare seriamente» (Omelia nella Messa di apertura del Sinodo, 4 ottobre 2015: L’Osservatore Romano, 5-6 ottobre 2015, p. 7) e per valorizzare i corsi prematrimoniali come opportunità di approfondire il senso cristiano del Sacramento del matrimonio; Andare verso gli altri perché una Chiesa chiusa in sé stessa è una Chiesa morta; una Chiesa che non esce dal proprio recinto per cercare, per accogliere e per condurre tutti verso Cristo è una Chiesa che tradisce la sua missione e la sua vocazione; Insieme

Manifestare e diffondere la misericordia di Dio alle famiglie bisognose, alle persone abbandonate, agli anziani trascurati, ai figli feriti dalla separazione dei genitori, alle famiglie povere che lottano per sopravvivere, ai peccatori che bussano alle nostre porte e a quelli lontani, ai diversamente abili e a tutti coloro che si sentono feriti nell’anima e nel corpo e alle coppie lacerate dal dolore, dalla malattia, dalla morte o dalla persecuzione; Illuminare le coscienze, spesso accerchiate da dinamiche dannose e sottili, che cercano perfino di mettersi al posto di Dio creatore: tali dinamiche devono essere smascherate e combattute nel pieno rispetto della dignità di ogni persona; Guadagnare e ricostruire con umiltà la fiducia nella Chiesa, seriamente diminuita a causa dei comportamenti e dei peccati dei propri figli; purtroppo la contro-testimonianza e gli scandali commessi all’interno della Chiesa da alcuni chierici hanno colpito la sua credibilità e hanno oscurato il fulgore del suo messaggio salvifico; Lavorare intensamente per sostenere e incoraggiare le famiglie sane, le famiglie fedeli, le famiglie numerose che nonostante le fatiche quotidiane continuano a dare una grande testimonianza di fedeltà agli insegnamenti della Chiesa e ai comandamenti del Signore; Ideare una rinnovata pastorale famigliare che si basi sul Vangelo e rispetti le diversità culturali; una pastorale capace di trasmettere la Buona Novella con linguaggio attraente e gioioso e di togliere dai cuori dei giovani la paura di assumere impegni definitivi; una pastorale che presti una attenzione particolare ai figli che sono le vere vittime delle lacerazioni famigliari; una pastorale innovativa che attui una preparazione adeguata al Sacramento matrimoniale e sospenda le pratiche vigenti che spesso curano più l’apparenza di una formalità che un’educazione a un impegno che duri per tutta la vita; Amare incondizionatamente tutte le famiglie e in particolare quelle che attraversano un momento di difficoltà: nessuna famiglia deve sentirsi sola o esclusa dall’amore o dall’abbraccio della Chiesa; il vero scandalo è la paura di amare e di manifestare concretamente questo amore.

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Messaggio del Rettor Maggiore

Come Don Bosco con i giovani e per i giovani

La lettera del Rettor Maggiore dell’inizio dell’anno, intitolata “Come Don Bosco con i giovani e per i giovani”, era indirizzata a tutta la Famiglia salesiana; essa costituiva il commento alla Strenna 2015. Questa lettera che ci giunge ora, proprio prima della conclusione del Bicentenario della nascita di Don Bosco, è propriamente la seconda lettera indirizzata alla Congregazione. Ecco ora alcune chiavi di lettura della lettera di don Francesco Cereda, Vicario del Rettor Maggiore. La Lettera fin dal titolo esprime la sua intenzionalità fondamentale. Essa si prefigge di evidenziare i frutti attesi dalla celebrazione del Bicentenario per la Congregazione, perché essa “abbia vita in abbondanza”. Il Bicentenario ha provocato senza dubbio una più diffusa proiezione esterna del carisma di Don Bosco, ossia una maggior visibilità, un più vivo collegamento con la Famiglia salesiana, un più diretto impegno con la chiesa locale e con il territorio, ma soprattutto un più grande coinvolgimento dei giovani. Il Rettor Maggiore però intende soffermarsi sugli effetti “ più interiori e intimi” del bicentenario, ossia quelli che produrranno più vita e vitalità per la Congregazione, più identità e più appartenenza. In questo senso il bicentenario è stato ed è un “anno di grazia” per tutti noi. Il primo frutto atteso è la felicità di ogni salesiano. Il Rettor Maggiore, come Don Bosco, desidera che ogni confratello possa vivere la gioia vocazionale. Non si potrà comunicare ai giovani la gioia del vangelo, “evangelii gaudium”, se non viviamo la gioia della vocazione, “vocationis gaudium”. Per questo il Rettor Maggiore dimostra vici-

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nanza e comprensione per quei confratelli che si trovano in difficoltà e vocazionale e li invita a “tornare all’amore di prima”, ai momenti della prima risposta vocazionale, all’amore al Signore Gesù e a Don Bosco. Egli chiede che anche la comunità aiuti a rimuovere quegli ostacoli che creano mancanza di senso di appartenenza, freddezza relazionale, stanchezza spirituale, poco slancio apostolico. Gli altri frutti, che il Rettor Maggiore si attende, riprendono ciò che egli aveva espresso nel discorso di chiusura del CG27 e nella sua prima lettera alla Congregazione del settembre scorso. Non si tratta di ripetizioni, quanto piuttosto di una ripresa delle tematiche programmatiche del sessennio, prospettate fin dagli inizi, ma con ulteriori specificazioni. D’altra parte egli ritiene importante non disperdersi su molteplici fronti di impegno, quanto piuttosto di concentrarsi sugli stessi compiti fondamentali indicati alla Congregazione. Viviamo in una cultura della dispersione e della frammentazioni; è importante perciò concentrazione e convergenza, con quella attenzione che il Papa Francesco in occasione della Sua visita a Valdocco il 21 giugno scorso ha evidenziato come nostra caratteristica salesiana: la concretezza. Il Rettor Maggiore ci domanda allora concentrazione sulle sfide fondamentali che ci attendono come Congregazione . Innanzitutto ci chiede di portare frutto nella nostra vita mistica, nella capacità di lettura credente della realtà, nella ricerca di Dio, nel nostro rimanere in Cristo e in Lui amare e portare frutto. Inoltre ci indica l’impegno per i giovani più poveri, diventando noi stessi poveri; si tratta di un cammino che richiede scelte concrete per i poveri e abbandono di mentalità di potere e forza. Infine egli chiede di metterci in sintonia con la “Evangelii gaudium” di Papa Francesco e di non avere paura di affrontare le sfide della evangelizInsieme


zazione, di non fermarci alla soglia nella proposta del vangelo, di avere il coraggio di proporre a tutti di vivere l’esistenza come l’ha vissuta Gesù, di essere autentici evangelizzatori ed educatori alla fede. Il Rettor Maggiore ci chiede quasi un esame di coscienza personale e comunitario: abbiamo fatto qualche passo in più nell’affrontare queste sfide nel cammino che la Congregazione ha intrapreso? Se il punto di partenza per il Rettor Maggiore è il sogno di una Congregazione di salesiani felici, il punto di arrivo è la realizzazione di una Congregazione missionaria. Ciò fa parte della nostra identità fin dagli inizi della nostra storia, perché Don Bosco ha sognata una Congregazione così caratterizzata e ha dato passi per concretizzare

questo sogno. La capacità missionaria è una grande ricchezza della Congregazione. Ora siamo più consapevoli e certi: questa prospettiva deve caratterizzare il sessennio. Ogni salesiano deve essere missionario; la Congregazione per essere fedele al vangelo, alla Chiesa e a Don Bosco deve essere missionaria; i confratelli che si sentono chiamati alla vita missionaria non abbiano paura a inviare la loro domanda al Rettor Maggiore; le Ispettorie e gli Ispettori siano generosi nel suscitare le vocazioni missionarie. La lettera termina con l’affidamento della Congregazione e della missione a Maria Ausiliatrice, con la preghiera di Papa Francesco espressa nella Enciclica “Lumen fidei”.

Salesian Youth Movement Don Bosco 2015

La dimensione vocazionale del SYM

Carissimi confratelli e collaboratori laici, siamo ormai molto vicini al grande raduno internazionale del Bicentenario “SYM Don Bosco 2015”. Sarà un importante momento di confronto, preghiera e incontro di tutti i giovani del mondo che riusciranno a ritagliarsi uno spazio di tempo per raggiungere la città natale del nostro Santo! Il tema del raduno – Come Don Bosco con i giovani e per i giovani – offrirà ai giovani che parteciperanno un’opportunità di condividere, approfondire e guardare al futuro dell’esperienza del Movimento Giovanile Salesiano (MGS). Il tema rafforza l’identità di un Movimento che cresce e si espande nei vari Continenti sempre nella logica dell’impegno di “fare del bene ai propri compagni”. Quante vite sono cambiate durante o dopo l’esperienza della partecipazione a un Confronto Giovani del MGS? Quanti ragazzi, quante ragazze hanno avviato un percorso di discernimento vocazionale orientato Insieme

alla vita consacrata o al seminario. Altri, durante quei giorni, si sono conosciuti e si sono poi decisi per il matrimonio; altri ancora hanno sentito un appello radicale a portare a compimento percorsi di vita già avviati. Insomma, è assodato che l’esperienza del Confronto MGS è particolarmente stimolante e feconda rispetto al decidere del sé: trovarsi a contatto con la fede di molti, sentirsi spronati e rinfrancati dalle parole del successore di Don Bosco è una condizione per certi versi irrepetibile. Per questo il Confronto MGS deve tener conto di questo aspetto tanto delicato quanto importante per la vita dei giovani, per la vita della Chiesa e della nostra Congregazione. Fatte queste brevi considerazioni, ci si può chiedere: dunque, che si fa? Il rischio, non indifferente, è quello di considerare

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l’esperienza del Confronto MGS “sensibile” al tema vocazionale e – dunque – di avanzare uno spiegamento di forze che tende più a reclutare che ad accompagnare. Chi è chiamato ad accompagnare i giovani deve farlo con sapienza e delicatezza anche in circostanze come questa. Mi pare importante – infatti – non chiudere gli occhi sul fatto che questo è un tempo di “grazia” e potremmo dire pure di “appello”, di “chiamata”. Ma lo è questo tempo, di suo, senza che si debba in qualche modo mettere in atto delle forzature. Quindi l’animazione vocazionale del Confronto MGS è un aspetto che appartiene più agli educatori che ai ragazzi, ai quali non si chiederà nulla di particolare almeno nella fase di partecipazione all’esperienza. Perché dico queste cose? Perché mentre mi chiedo, giustamente, come fare per non lasciar passare inutilmente l’esperienza del Confronto MGS, sento di dover sensibilizzare a questa dimensione tutti i confratelli e i responsabili dei gruppi: accompagnare i giovani durante il viaggio a Torino significa considerare fondamentalmente la cura delle giornate, dei tempi, delle esperienze che si fanno fare ai giovani. Significa avere lo sguardo costantemente rivolto al loro modo di stare nei momenti di incontro e nei momenti più informali per cogliere quei segna-

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li di lavoro interiore che – prima o poi – diventano richiesta di dialogo, di confronto, di discernimento. È molto probabile, poi, che tutto questo emerga a esperienza finita, quando si torna a casa. Offrire ai giovani la possibilità di rileggere il viaggio, di ripensare alle provocazioni che hanno percepito, di capire come spendere l’entusiasmo e l’intensità di un’esperienza dentro a un quotidiano sicuramente meno elettrizzante: questi sono i compiti affidati a ciascuno di noi che vogliamo aiutare i giovani nei loro processi di maturazione, di crescita e discernimento fino al punto di una decisione di vita. Facendo seguito alla lettera inviata ieri dall’ispettore, un’ultima attenzione mi sembra possibile e importante e si concentra in maniera forte sulla preghiera. Sarebbe bello coinvolgere tutte le nostre case durante i giorni del Confronto MGS, e sensibilizzarli coinvolgendo anche le famiglie. Nei giorni dal 10 al 16 agosto perché non celebrare la Santa Messa del mattino con l’intenzione esplicita di accompagnare i giovani che sono al Confronto MGS? Perché non far seguire alla Messa di quei giorni, un tempo di adorazione eucaristica pregando per la loro vita e le loro scelte? Sono attenzioni non piccole che potrebbero aiutare le nostre comunità a sentirsi coinvolte nell’esperienza del Confronto MGS senza lasciare sole le famiglie nel compito di condividere e sostenere il cammino dei loro figli. Confido in questa vostra preziosa collaborazione! Fraterni saluti. d . D o me n i c o L u v a r à

Catania, 07 Agosto 2015 Insieme


Punti di riferimento e ispirazione

1. Punti di riferimento e di ispirazione – Il Giubileo straordinario della Misericordia. – Il tema di preparazione alla GMG di Cracovia 2016 che focalizza la “Beatitudine della misericordia”. 2. Da questi punti di riferimento, emergono due aree formative: come consacrati/e, educatori, famiglia salesiana e giovani siamo stimolati a gustare e ad annunciare il Vangelo della Misericordia. Tutto ciò, partendo dal Cuore di Dio e arrivando al cuore dei giovani. Dal Cuore di Dio (essere “Misericordiosi come il Padre”). Cogliendo la propria storia personale e comunitaria come cammino di esperienza della misericordia del Padre. Nell’ascolto personale e comunitario della parola di Dio: – Riscoprire l’esperienza della misericordia di Dio nella propria storia e in quella più ampia della Chiesa e del mondo; – Ripensare la comunità come luogo privilegiato di continua conversione fraterna, di perdono reciproco e di riconciliazione (cfr. Mt 18, 21- 35); – Vivere la stessa sollecitudine di Don Bosco, “Padre pieno di bontà e amore”, di fronte alle diverse situazioni di povertà e di bisogno (es. Lo sfruttamento dei giovani lavoratori, la cura dei malati di colera, il suo

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essere padre e amico di chi era orfano e abbandonato). Al cuore dei giovani (vivere la “Beatitudine della Misericordia”): riscoprendosi segni e portatori della Misericordia di Dio ai giovani. – Ripensare l’amorevolezza come espressione della misericordia di Dio anche mediante il ministero della Riconciliazione; – Offrire a giovani e adulti un serio percorso di catechesi sul sacramento della Riconciliazione; – Accompagnare giovani e adulti a esperienze sistematiche verso i più poveri sia famiglie che singoli. 3. Tema del nuovo anno pastorale: Misericordiosi come il Padre. Dal Cuore di Dio al cuore dei giovani. Questo tema diventa uno slogan perché sintetizza bene le due aree formative: – Dal Cuore di Dio: celebrare la bontà del Signore è il primo passo per riconoscersi creature bisognose. – Al cuore dei giovani: proporre una scelta qualificante del sistema educativo di Don Bosco, ossia l’amorevolezza e la bontà nei confronti di ogni giovane. 4. Per realizzare le due aree formative diventa necessario assumere alcuni luoghi teologici e atteggiamenti di fondo che dobbiamo maturare come consacrati/e, educatori, famiglia salesiana e giovani: – L’anno Santo della Misericordia: mettere a tema la misericordia significa cogliere il cuore del Vangelo e dell’annuncio di Gesù, come comprensione sempre più piena del Dio “ricco di grazia e di misericordia”, come porta di accesso ad una vita cristiana radicata nell’accoglienza della misericordia di Dio e del perdono, modellata sulle Beatitudini e sul dono gratuito di sé, soprattutto nei riguardi dei più bisognosi. – L’esperienza carismatica della Comunità Educativa Pastorale richiamata a divenire “oasi” di misericordia per tutti, mediante uno stile di accoglienza, di comprensione e di riconciliazione.

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PROGRAMMAZIONE

Programmazione Formativa e Pastorale


PROGRAMMAZIONE

Una bussola per l’anno della Misericordia “In questo Giubileo lasciamoci sorprendere da Dio. Lui non si stanca mai di spalancare la porta del suo cuore Per ripetere che ci ama e vuole condividere con noi la sua vita”. (I numeri tra parentesi nel testo si riferiscono a Misericordiae Vultus). (Papa Francesco, Misericordiae Vultus, n. 25)

questa agenda, ci offrono il senso dell’orientamento nel cammino di quest’anno. Sono da tenere sempre presenti e da richiamare continuamente pena la perdita del tutto della vita e del frammento di ogni giorno. Come il navigatore esperto, a mare aperto, conosce i punti cardinali e riesce ad orientarsi, così le nostre comunità sono chiamate a rendersi conto verso dove sono dirette e per quali vie giungere alla meta. Non possiamo bendarci o far giocare i nostri giovani e coloro che ci collaborano a “mosca cieca”, dai più piccoli ai più grandi, ignari di dove li vogliamo condurre. È invece necessario e doveroso renderli partecipi delle tappe del percorso, dei processi da attivare e degli obiettivi da raggiungere. Nel cuore della Chiesa e sentendoci parte viva della grande Famiglia di Don Bosco, ecco i quattro punti cardinali per quest’anno 2015/2016: NORD - Il punto principale, di respiro ecclesiale, è l’anno della misericordia indetto da Papa Francesco, con l’esperienza della GMG a Cracovia. “Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia” (n. 2) dice il Papa rilanciando l’esperienza di Spirito Santo del Concilio Vaticano II a cinquant’anni dalla chiusura. Sul motivo della rinomata parabola del Samaritano “paradigma della spiritualità e del Concilio” (n. 4) e ripercorrendo tante pagi-

Carissimi Confratelli e Amici tutti, si è concluso il 16 agosto il Bicentenario della Nascita di Don Bosco e spero che abbia segnato per noi una RINASCITA, come auspicavo l’anno scorso nell’introduzione all’ Agenda. La vita continua con una serie di appuntamenti, di opportunità e di scadenze, che ci offrono insieme la mappa e la bussola di navigazione. Tra le pagine, ciascuno di questi eventi e di queste esperienze dovrebbe essere un riflesso del nuovo anno di grazia che il Signore ci offre, come ad ogni cellula del nostro corpo si evince integralmente il nostro DNA. Nel frammento dovremmo essere capaci di cogliere il tutto. Nella singola attività dovrebbe affiorare il senso e l’orientamento della nostra vita di fede e della nostra azione educativa e pastorale. Eventi a cui partecipare e a cui rendere partecipi, opportunità da cogliere e da non lasciar cadere nel vuoto, scadenze da rispettare per l’ordinato e regolare andamento delle cose, sono appuntati tra le pagine dell’Agenda, quasi come una grande mappa che segna e scandisce il cammino e la rotta. I punti cardinali indicati dalla bussola per quest’anno, richiamati in modo più dettagliato nelle prime pagine di Catania-Cibali: Don A. Grasso, Don G. Ruta e Don D. Luvarà.

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PROGRAMMAZIONE

ne della Parola di Dio (n. 6) che si è manifestato in pienezza nel Figlio Gesù: “Tutto in Lui parla di misericordia. Nulla in Lui è privo di compassione” (n. 8). Le conseguenze sono pratiche e coinvolgono interamente tutti, nessuno escluso, nel grembo di una Chiesa che «“vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia” (Evangelii gadium, 24)» (n. 10). Il Papa auspica che chiunque possa trovare nelle nostre comunità e nei nostri ambienti educativi e pastorali «un’oasi di misericordia» (n. 12). SUD - La tenerezza di Dio è il secondo punto cardinale: richiama l’attenzione al Sinodo della famiglia, nelle due sessioni (2014 e 2015) e nel periodo intermedio che ha portato ogni comunità cristiana e ogni fedele ad interrogarsi sulle sfide che oggi coinvolgono le famiglie (divorzio, unione di fatto, gender…)e a promuovere una nuova visione della famiglia come “chiesa domestica” e “cellula primordiale della società”. A partire dalla gratitudine espressa da Papa Francesco nella Basilica Maria Ausiliatrice il 21 giugno 2015, di aver ricevuto dall’ambiente salesiano l’accompagnamento efficace per una affettività armonica, è opportuno che nell’alveo della grande riflessione ecclesiale e del cammino sinodale si possano e si debbano sviluppare nei nostri ambienti, forme di accoglienza e di accompagnamento

per le famiglie e percorsi di educazione all’affettività per i nostri giovani. EST - Il terzo punto indica il cammino di comunione e di richiamo carismatico della Famiglia Salesiana e dell’intero Movimento Giovanile Salesiano mediante la Strenna che il Rettor Maggiore Don Angel Fernandez Artime ha scelto per l’anno 2016. Il tema è “con Gesù, percorriamo l’avventura dello Spirito!”, come un pressante invito all’interiorità e a lasciarsi plasmare e modellare dallo Spirito Santo, sulla lunghezza d’onda di Gesù, sull’esempio di Maria e Don Bosco, e dei testimoni della santità di ieri e di oggi. Si tratta di prendere coscienza e di partecipare ad una avventura dagli esiti imprevedibili e di aprirsi alla sorpresa di Dio, perché è “lo Spirito di Dio che- come dice lo stesso decimo successore di Don Bosco- sorprende, stimola, provoca, entusiasma, affascina e accompagna”. OVEST - Il quarto punto cardinale indica il cammino dell’Ispettoria in quest’anno 2015/2016 contrassegnato dalla dinamica del Capitolo Ispettoriale 29. Gli obiettivi di questo importante evento saranno due: l’accoglienza del Capitolo Generale XXVII che ha come tema: “Testimoni della radicalità evangelica. Lavoro e temperanza” e la ridisegnazione delle nostre opere salesiane in Sicilia. Si tratta di un ripensamento fedele e di una riespressione creativa della nostra missione per essere il “Don Bosco vivo” per i giovani del nostro tempo e della nostra terra. Tra le tante cose da fare è importante individuare l’importanza delle nostre azioni e attività, il significato di ciascuna, la priorità da riconoscere ad una rispetto alle altre, il senso complessivo di quanto siamo chiamati a fare, come espressione del nostro essere e testimonianza della tenerezza di Dio per noi e per i giovani. A tutti voi, confratelli e amici, vi giunga l’auspicio di un Anno ricco di misericordia e di buoni frutti, chiedendo a Maria, Madre di Misericordia, che “la dolcezza del suo sguardo ci accompagni in questo Anno Santo, perché tutti possiamo riscoprire la gioia della tenerezza di Dio” (n. 24).


Il Giubileo della Misericordia Il Giubileo della Misericordia ha avuto inizio con l’apertura della Porta Santa in San Pietro nella solennità dell’Immacolata Concezione 2015 e si concluderà il 20 novembre 2016 con la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo. L’annuncio è stato fatto nel secondo anniversario dell’elezione di Papa Francesco, durante l’omelia della celebrazione penitenziale con la quale il Santo Padre ha aperto l’iniziativa 24 ore per il Signore. Questa iniziativa, proposta dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, promuove in tutto il mondo l’apertura straordinaria delle chiese per invitare a celebrare il sacramento della riconciliazione. Il tema di quest’anno è preso dalla lettera di San Paolo agli Efesini “Dio ricco di misericordia” (Ef 2,4). Con il Giubileo della Misericordia Papa Francesco pone al centro dell’attenzione il Dio misericordioso che invita tutti a tornare da Lui. L’incontro con Lui ispira la virtù della misericordia. Il rito iniziale del giubileo è l’apertura della Porta Santa. Si tratta di una porta che viene aperta solo durante l’Anno Santo, mentre negli altri anni rimane murata.

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Hanno una Porta Santa le quattro basiliche maggiori di Roma: San Pietro, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le mura e Santa Maria Maggiore. Il rito di aprire la Porta Santa esprime simbolicamente il concetto che, durante il Giubileo, è offerto ai fedeli un “percorso straordinario” verso la salvezza. Le Porte Sante delle altre basiliche verranno aperte successivamente all’apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro. La misericordia è un tema molto caro a Papa Francesco che già da vescovo aveva scelto come suo motto“miserando atque eligendo”. Nel testo dell’edizione italiana dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium il termine misericordia appare ben 31 volte.

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Strenna 2016

Con Gesù, percorriamo insieme l’avventura dello Spirito!

Piccola sintesi di alcune delle idee che si svilupperanno: – La vita è il luogo dove tutto si gioca. Tutti conosciamo bene questa esperienza, con la varietà di cammini e di opzioni che ci si presentano. Ed è precisamente nel cammino della vita dove lo Spirito agisce e, in libertà, bussa alla porta di ogni cuore umano. – In una maniera o nell’altra tutti abbiamo anche l’esperienza di essere dei viaggiatori, capitando delle giornate in cui abbiamo percorso lunghe distanze. Questa esperienza del cammino ci illumina nel capire che cosa può significare percorrere un’avventura nello Spirito. Perché, che cosa significa percorrere l’avventura dello Spirito? – Anzitutto è un cammino di interiorità. – Però interiorità in noi non è solo un esercizio all’interno di se stessi, per quanto sia un buon esercizio. Per noi, come credenti, è un cammino di spiritualità, una spiritualità che si coltiva e si esprime nelle modalità di cui poi diremo. Gesù stesso ha percorso un’autentica “avventura” di apertura allo Spirito. Ha cercato sempre la Volontà del Padre che nel suo Spirito lo ha ispirato, accompagnato, provocato, guidato… Lo stesso Don Bosco ha vissuto tutta la sua vita aperto allo Spirito, perché il suo desiderio era di rispondere a quello che Dio chiedeva a lui, in se stesso e per i suoi ragazzi. Lo stesso suo cammino percorso a Chieri, le sue ricerche, furono una vera avventu-

ra, lasciandosi guidare dallo Spirito. Questo cammino lo condusse lungo gli anni a quella armonia e unità personale, molto distanti da qualsiasi frammentazione. È lo stesso che avvenne nel Signore Gesù, in Maria di Nazareth – che visse un’avventura dello Spirito che era un fidarsi di Dio senza sapere quale sarebbe stato il punto di arrivo – e in Don Bosco, per il quale il sì allo Spirito fu una reale avventura di vita con incredibili sfide; e noi riceviamo ogni giorno questo invito ad addentrarci in un cammino dello Spirito, nel quale potremo lasciarci accompagnare, condurre e sorprendere da Lui. Un cammino che ha molto della “avventura”, in cui non ci sono certezze, ma il cui punto di arrivo è affascinante. Come si esprime e si manifesta questo cammino di Interiorità e Spiritualità che permette di vivere accompagnati dallo Spirito? – Si esprime in una profonda esperienza di Fede. – Nel coltivare la dimensione comunitaria di questa stessa Fede. – Crescendo nella Misericordia e nella dimensione Fraterna della vita. Da ultimo, desidereremmo chiedere a voi, cari giovani, che ci permettiate di fare questo cammino insieme. Percorriamo questo cammino insieme! Impariamo insieme, facciamo esperienza insieme, perché questo ci farà molto bene a tutti. E in questo “tutti”, pensiamo alla Famiglia Salesiana – nelle sue diverse espressioni – come destinataria prioritaria della Strenna, ma pensiamo anche a voi, tante migliaia e migliaia di giovani, che siete in ogni genere di paesi, culture e presenze salesiane, animatori di altri giovani, che li accompagneranno in questa Avventura, in questo cammino da percorrere accompagnati da Lui, lo Spirito di Dio che – come dicevamo – sorprende, stimola, provoca, entusiasma, affascina e accompagna… Á n g el F e rn á n d e z A r ti m e

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FORMAZIONE

Incontro tirocinanti Domenica 30 Agosto all’Oratorio dei Popoli – Lido Don Bosco (Catania) dopo il rinnovo delle professioni religiose di alcuni giovani confratelli, si è tenuto l’incontro dei salesiani tirocinanti della ISI con i rispettivi direttori. L’Ispettore Don Pippo Ruta e il Vicario ispettoriale Don Lillo Montanti, infatti, li hanno voluti incontrare per una verifica delle loro esperienze in questa particolare fase formativa. All’incontro erano presenti non solo i cinque tirocinanti (Alberto Anzalone, Dario Spinella, Francis Angou, Marco Tomaselli e Timothy Gangmei) e i loto direttori, ma anche i due giovani confratelli (Andrea Palma

e Gabriele Cardaciotto) che si apprestano ad iniziare questa fase formativa. Per presentare ogni esperienza di tirocinio in modo completo, la condivisione ha visto come protagonisti non solo i tirocinanti ma anche i rispettivi direttori. Dai racconti è emersa l’importanza cruciale dell’accompagnamento formativo da parte del Direttore, la significatività salesiana di svolgere questa fase in un ambiente popolare e la necessità di vivere appieno la vita fraterna in comunità. All’incontro ha partecipato anche il Direttore della comunità del San Tommaso di Messina, Don Franco Di Natale, per presentare sulla base della sua esperienza i punti di forza e di debolezza che in generale caratterizzano i giovani confratelli che concludono la fase formativa del tirocinio e si apprestano ad iniziare gli studi di Teologia. L’incontro è stato molto proficuo ed efficace per il proseguo della missione comune. D ar i o e A l b e r to

Professione perpetua a Messina Il 17 ottobre 2015, a Messina, presso la Chiesa del Domenico Savio, io e Domenico Muscherà abbiamo emesso la professione perpetua nella Congregazione Salesiana. Sin dal giorno della prima professione, entrambi avevamo espresso l’intenzione di spendere tutta la nostra vita tra i Salesiani di Don Bosco al servizio dei giovani che il Signore ci avrebbe messo accanto; così, in questa occasione, abbiamo avuto la possibi-

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lità di confermare pubblicamente il nostro sì una volta per tutte. Durante la celebrazione eucaristica, presieduta dall’ispettore della Sicilia, don Pippo Ruta, e che ha visto la presenza di numerosi confratelli – tra i quali tre nostri compagni di noviziato – dei nostri familiari, molti membri della Famiglia Salesiana e tantissimi giovani, abbiamo potuto fare memoria del cammino fatto in questi anni di formazione: Insieme


FORMAZIONE

abbiamo potuto così rendere grazie a Dio per il dono della vocazione, per i confratelli ed i tanti giovani che abbiamo incontrato, e per le esperienze fatte ed anche per le fatiche. Tre aspetti fondamentali mi sento di evidenziare in questa sede: innanzitutto la prostrazione che avviene al momento delle litanie dei santi; in quel momento ci siamo stesi per terra, riconoscendo la grandezza di Dio rispetto alla nostra fragilità umana; questo ci ha ricordato che la nostra vocazione non è frutto dei nostri meriti, ma una libera scelta di Colui che ci ha amati sin dall’eternità alla quale noi abbiamo risposto. Per questo, abbiamo invocato la preghiera dei santi e di tutta la Chiesa perché ci sostengano nel nostro cammino e ci aiutino così a superare le nostre fragilità ed i nostri limiti. Il secondo aspetto è la natura; i sacramentali della professione perpetua: ad imitazione dei sacramenti, hanno effetti spirituali per la preghiera della Chiesa; non è fuori luogo in tal senso, pensare ai tanti giovani che abbiamo incontrato, molti dei quali presenti alla celebrazione, ed a tutte le persone che costantemente pregano per noi. Da ciò consegue la nostra responsabilità nei loro confronti nel mantenere con i fatti quanto promesso al momento del nostro sì. Il terzo riguarda lo spirito di famiglia tipico di noi salesiani: questo è un aspetto del quale abbiamo fatto costante esperienza nel nostro cammino di formazione. Si tratta di Insieme

una famiglia particolare, non costituita da legami di sangue, ma spirituali. In questa abbiamo confratelli che non abbiamo scelto ma che il Signore ci ha messi accanto. Già in questa occasione, la nostra comunità ci è stata vicina, e tutti i nostri confratelli si sono spesi per aiutarci a vivere bene questo momento, a ciò si aggiunga che il nostro sì segue quello già detto due mesi prima dal nostro confratello Josephat Orota, oltre a quello di tanti altri confratelli che hanno speso tutta la loro vita nella Congregazione con tanti sacrifici. Così, l’ultimo aspetto è quello dell’abbraccio di accoglienza tra i confratelli perpetui: questo ha confermato il nostro definitivo ingresso nella nuova famiglia di elezione. In occasione della celebrazione l’abbiamo scambiato con quelli presenti. Il giorno dopo, invece, abbiamo celebrato l’eucaristia nella cappella dell’infermeria ispettoriale con i confratelli anziani; è stato un modo per esprimere la nostra gratitudine per tutti i sacrifici da loro fatti, che ci consentono oggi di continuare a far parte del sogno del nostro fondatore. Concludo queste righe con il grazie ai nostri formatori, sia del passato che quelli attuali – tra i quali il nostro direttore Don Franco Di Natale – e ai i giovani che hanno animato la celebrazione, provando per diverse settimane i canti. M ar co Ai e l l o

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FORMAZIONE

Ordinazione presbiterale di don Vincenzo Timpano Il 14 novembre l’Opera salesiana di Gela ha festeggiato l’ordinazione sacerdotale di don Vincenzo Timpano. Grandi sono state sia l’attesa che la festa, e grandi sono ancora i sentimenti di gratitudine a Dio per il dono che ha fatto a Enzo ed a tutta la Comunità. Si è pensato di vivere, in preparazione al giorno dell’Ordinazione, una tre giorni vocazionale, in cui tutti siamo stati invitati ad interrogarci sul progetto che Dio ha per ciascuno di noi, indipendentemente dalla chiamata che Lui stesso ci rivolge. Così, approfittando anche della festa dei gruppi che si svolge ogni anno per san Martino, l’11 sera abbiamo vissuto un momento di riflessione e condivisione sul sacerdozio, sia quello vissuto da tutti i battezzati, sia quello ministeriale proprio dei presbiteri. La sera seguente ci siamo confrontati, durante un incontro abbastanza partecipato, con don Domenico Luvarà e con Enzo e una coppia dell’Oratorio di Ragusa. Abbiamo avuto modo di confrontarci con le loro esperienze e con la loro storia. La sera prima dell’ordinazione c’è stata in parrocchia una veglia di preghiera per le vocazioni, presieduta da don Enzo. Mentre vivevamo questi momenti procedevano anche i lavori per sistemare il PaladonBosco, luogo della celebrazione eucaristica di ordinazione. Molte le persone di Gela, che hanno partecipato, tanti i giovani

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D. Muscherà, V. Timpano e A. Riggi.

di Gela, Catania, Messina e parecchi da tutta la Sicilia che sono intervenuti. La celebrazione, animata dal Coro della Parrocchia san Domenico Savio di Gela, è stata presieduta dal Vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana, che ha evidenziato come il sacerdote debba sempre essere a servizio del popolo di Dio e debba riconoscere nella sua vita e con la sua vita, il grande dono che gli è stato fatto. Terminata la funzione la festa è continuata nei cortili dell’Oratorio e davvero tanta gioia si è respirata. I g io v a ni d e l l’ O ra t o r io Insieme


G i or na t a d i f e s t a a l l ’or a to ri o Do n Bo sco a San C ristofo ro Giorno 5 dicembre, per il quartiere di San Cristoforo (Catania), è stato un giorno molto importante poiché gli abitanti del luogo hanno festeggiato l’inaugurazione della piazza dedicandola a don Innocenzo Bonomo, sacerdote salesiano che nel secondo dopoguerra, ha dato speranza ai giovani della zona, che vivevano abbandonati a se stessi. In tale occasione gli animatori e la comunità salesiana si sono adoperati per dar vita ai festeggiamenti. A rendere memorabile questa giornata è stata la presenza del Rettor Maggiore dei salesiani, don Ángel Fernandez Artime (decimo successore di Don Bosco), il quale si trovava in Sicilia per il centesimo anniversario dell’oratorio salesiano di Giostra (Messina). Ad attendere l’arrivo di don Ángel, si erano uniti anche tanti giovani del Movimento Giovanile Salesiano provenienti da varie parti della regione, invitati dall’ispettore, don Giuseppe Ruta. La giornata è iniziata con i preparativi della piazza e alle ore 11:00 si sono aperte le danze: giocolieri, prestigiatori, e vari gruppi dell’oratorio della Salette si sono esibiti, intrattenendo tutti gli invitati. In seguito, vi è stato un intervento dei familiari di don Bonomo e dell’ispettore, che ha benedetto la piazza. Il pomeriggio è iniziato con l’arrivo, nella casa salesia-

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na della Salette, del Rettor Maggiore, che ha dato un saluto ai giovani del luogo e dell’MGS. Era la prima volta dopo 30 anni che il successore di don Bosco ha fatto visita in quest’opera salesiana. L’ultima volta infatti risale all’anno 1985 con la visita di don Viganò, settimo successore di don Bosco. Successivamente, i ragazzi dell’MGS, sono stati trattenuti in teatro, per approfondire la tematica del “fare tutto a metà”. La giornata si è conclusa con un momento di preghiera ed il saluto del direttore della casa, don Marcello Mazzeo! Ma a Catania la festa non finisce qui, perché due giorni dopo, il 7 Dicembre, il Rettor Maggiore, al ritorno da Messina, torna nel Catanese per far visita agli immigrati che si trovano al lido don Bosco, alla Plaia. Qui don Ángel è stato accolto con tanta gioia dai tantissimi giovani africani e da tutti i giovani ed adulti che li assistono. Prima di partire per Roma, il RM ha incontrato i giovani della comunità proposta allargata, rispondendo ad alcune domande che i giovani avevano preparato, e lasciando importanti spunti di riflessione e di discernimento vocazionale. La sua presenza in questi giorni è stata motivo di gioia e di festa per tutti i giovani che hanno avuto modo di incontrarlo.

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IL RETTOR MAGGIORE IN SICILIA

Il Rettor Maggiore in Sicilia


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F esta al “ Sa n F ra n cesco d i S al es” pe r i 1 25 a n n i de ll ’I s t it u t o co n l a p resenza d el Retto r M aggio re Sabato 5 dicembre a Catania al teatro don Bosco di viale Mario Rapisardi si è riunita la Famiglia Salesiana per fare festa ed incontrare Don Angel Fernandez Artime. Il motivo della festa è stato l’inizio dei festeggiamenti per i 125 anni dell’istituto San Francesco di Sales di Catania. Gli Exallievi dell’istituto, per l’occasione, hanno presentato al X successore di Don Bosco la storia dell’opera salesiana di Cibali, già raccolta nel volume dal titolo “Una storia ancora giovane”. Il Presidente dell’Unione Exallievi Avv. Vincenzo Martines ed il noto presentatore ed Exallievo Ruggero Sardo, partendo dalla lettera del 27 giugno 1884 del Cardinale Dusmet indirizzata a Don Boso per chiedere l’invio di Suoi salesiani a Catania, hanno fatto ripercorrere ai presenti la lunga e ricca storia dell’Istituto per chiedere, a conclusione, al Rettor Maggiore se il mondo ha ancora bisogno dei Salesiani e della Famiglia salesiana. È stato un emozionante alternarsi di immagini storiche, raccolte dall’Ing. Giovanni Costanza, e di interviste che hanno fatto sentire tutti parte non solo di un passato, di cui si è fatta memoria, ma di un presente che fa parte di un sogno, di una prospettiva e di un futuro che apre scenari nuovi. Scorrendo le immagini di questa storia dalla eredità del canonico Placido Piccione, i cui esecutori testamentari affidarono ai Salesiani un agrumeto ed una villa nella zona periferica di Cibali affinché edificassero, se-

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condo le volontà testamentarie, un istituto per accogliervi piccoli artigianelli orfani catanesi, si è arrivati alla realizzazione della scuola. Sull’importanza ancora oggi della scuola e della formazione cattolica è intervenuto il direttore dell’istituto Don Giuseppe Troina. Sono seguite le interviste ai giovani che frequentano il liceo ed ai professori e Cooperatori salesiani Marco Pappalardo e Mimmi Monaco.

Oltre alla scuola il San Francesco di Sales è stata casa che accoglie, come rivisutto attraverso le immagini storiche della “SPIGA” e dei “Ragazzi Don Bosco” e come testimoniato dall’Ispettore Don Giuseppe Ruta, che ha seguito, per un periodo, i “Ragazzi Don Bosco”. È stata, poi, ricordata la costruzione della Chiesa, prima in Sicilia, dedicata a San Giovanni Bosco e la feconda opera evangelizzatrice che ha portato, come frutti, anche diverse vocazioni, come quella dell’attuale Preside della scuola Don Paolo Fichera, Exallievo dell’isituto. È stato ricordato anche il cortile, luogo ove sono avvenuti tanti incontri in santa allegria; raccontata l’esperienza della conduInsieme


Il Movime n to Sa les ia no d el l e F a m i gl ie i nc on tra i l R etto r M aggi ore Da molto tempo coltivavamo la speranza di poter incontrare il Rettor Maggiore, Don Angel, per metterlo a conoscenza della importante realtà che si sta costruendo qui in Sicilia, ciò quella del Movimento Salesiano delle Famiglie. E l’ occasione, si è presentata, quasi senza essere cercata, con la visita di Don Angel in Sicilia in questi giorni, in occasione degli anniversari delle case di Messina-Giostra e di Cibali. Grazie a don Pippo Ruta, che si è mostrato molto vicino alle famiglie salesiane, abbiamo potuto incontrare Don Angel, in un momento tutto nostro, intrattenendoci per una buona ora con il nostro amato successore di Don Bosco, al quale abbiamo dato il nostro caloroso benvenuto e il nostro grazie per questa opportunità di incontro! Certamente, condensare in pochi minuInsieme

ti tutto ciò che in tanti anni (20-25) si è messo in opera per la famiglia non era certo semplice. Dovendo però in qualche modo scegliere da dove cominciare ,abbiamo voluto sottolineare alcune esperienze che sono state molto significative e hanno avuto una forte incidenza nel creare sinergie e movimento attorno alla Famiglia. Come non accennare, infatti alle radici remote del Movimento, a quel lontano 1996, anno in cui alcuni di noi erano già presenti a Candia Canavese alla nascita delle Famiglie Don Bosco. Infatti, le Famiglie Don Bosco prima, e i campi - famiglia di Montagna Gebbia successivamente, hanno formato generazioni varie di ragazzi ed adulti che ormai sentono Montagna Gebbia, come uno spazio” formato famiglia” che riesce a riempire di insegnamenti anche i giochi sotto i pini e le liturgie attorno al fuoco. Lì i ragazzi, i bambini hanno visto le loro mamme e i loro papà passeggiare chiacchierando, l’uno accanto all’altro; hanno visto celebrare l’Eucaristia con gioia e, come famiglia di famiglie hanno assistito alle celebrazioni del perdono e alla gioia che ne seguiva; hanno pranzato insieme alle altre famiglie, hanno fatto insieme il bagno in piscina e insieme hanno recitato il rosario intorno al fuoco la sera. E da questo luogo, Montagna Gebbia, tante coppie e tante famiglie sono tornate a casa con entusiasmo, per annunciare ad altre famiglie la bellezza di essere di Cristo, la ricchezza di essere famiglie con Gesù in mezzo, in uno stile che don Bosco ci ha insegnato e che ci fa essere nel mondo polo di attrazione per altre famiglie. Così è stato negli anni e ognuno nel proprio piccolo è sceso dal monte e ha lavorato… Da questa esperienza, coordinata inizialmente solo dai Salesiani cooperatori, dal progetto sessennale che ha coinvolto l’intera Famiglia salesiana di Sicilia, dalla Scuola per Operatori di Pastorale Familiare, tenutasi presso l’Istituto teologico San Tommaso di Messina, è nata l’idea di un grande Meeting realizzatosi ad Agrigento nell’aprile del 2012. L’ evento, di grande risonanza nei media regionali, promosso e realizzato con la collaborazione di tutta la Famiglia salesiana,

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zione laicale, attaverso la testimonianza di Lorenzo Barletta, Exallievo e Cooperatore salesiano, oggi direttore di un’opera salesiana a conduzione laicale. Don Angel Fernandez Artime, intervenuto a conclusione, ha incoraggiato a continuare sullo stesso solco e in quello spirito che ha caratterizzato l’istituto San Francesco di Sales, dove si sta bene insieme e si trova una “casa che accoglie” in quel clima gioviale e familiare che ancora oggi caratterizza tutte le opere salesiane del mondo. Il X successore di Don Bosco alla domanda iniziale ha, quindi, risposto che la storia dei salesiani al S. F. di Sales, non solo a Catania ma in tutto il mondo, è una storia ancora giovane che può contribuire a costruire un mondo migliore. Prima che il Rettor Maggiore lasciasse il teatro è stato letto il sogno che Don Bosco ha avuto a Lanzo nel 1876: “Vieni, ti farò vedere il trionfo della Congregazione di San Francesco di Sales. Monta su questo sasso e vedrai”!


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ha sancito la volontà di fare della famiglia intera una occupazione pastorale per gli anni a venire. Nasce quindi ad Agrigento il Movimento delle Famiglie Salesiane di Sicilia, e l’allora ispettore don Gianni Mazzali e l’Ispettrice sr Anna Razionale ne indicano il cammino. Far nascere gruppi famiglia, luoghi dove si riscopre l’amore coniugale come vocazione e via di santità e dove si apprendono i validi fondamenti educativi di don Bosco per una robusta formazione umana e cristiana dei propri figli Favorire e accompagnare la crescita di un Movimento Salesiano di “Famiglie per le Famiglie” che si caratterizza per l’assunzione di una spiritualità familiare salesiana. Questi sono stati gli obiettivi degli ultimi tre anni e tante sono le iniziative che nel corso degli anni sono state realizzate e che ancora continuano nelle realtà salesiane di tutta la Sicilia: il Grest-famiglia, il the in famiglia, il “Caffe” educativo, i Venerdì Insieme, le scuole per genitori, gli incontri con i genitori del catechismo e della scuola, i gruppi teatrali di genitori… Il cammino è già avviato e l’ obiettivo è quello di attivare un processo che crei mentalità e sviluppi una visione progettuale nell’accompagnamento e nella cura delle famiglie all’interno della Famiglia Salesiana. È la grande sfida del progetto triennale 2015-2018, elaborato con il concorso di diverse coppie che fanno parte dell’ Equipe di Coordinamento insieme a Don Angelo e Suor Gina, ai quali va il nostro grazie, assie-

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me agli altri salesiani ed FMA, (in primo luogo Don Pippo Ruta e Suor Maria), che condividono con noi la passione per questa nuova frontiera dell’ evangelizzazione. Tutti Insieme siamo convinti che è importante, ripartire dalla famiglia, dal ritrovare l’unità delle persone che si amano, che si perdonano, che si stimolano a sognare e a coltivare i propri sogni, così come Don Bosco aveva imparato dalla sua mamma Margherita. Ci rendiamo conto infatti che, una pedagogia che mette al centro la famiglia ha la possibilità di guardare la realtà da tutti i punti di vista, senza settorializzare gli interventi educativi, ma leggendo la storia di ogni persona come insieme di tutto ciò che interviene nella sua crescita. Essa è il luogo, come ci insegna la storia di Don Bosco e sua madre, dove si trovano tutte le debolezze umane, come le ferite, le malattie, le separazioni, le solitudini. Ma anche il luogo dove si sperimentano terapie di guarigione, di sostegno di gruppo, di accompagnamento spirituale spontaneo e disinteressato. I nostri sogni sono grandi, proprio come quelli del nostro fondatore. Sogniamo che in ogni casa salesiana di Sicilia, le famiglie possano trovare spazi di condivisione e di gruppo, essere soggetti attivi e corresponsabili del loro percorso di formazione e dell’educazione ed evangelizzazione dei figli e di tutti i giovani che orbitano nelle nostre Case (Cfr. Verso un Movimento Salesiano di Famiglie” p. 8-9). Siamo convinti, infatti, come affermato da più autorevoli fonti, che non vi può essere un’efficace pastorale giovanile disgiunta dall’accompagnamento e dalla cura delle famiglie ,che non può essere né sporadica né improvvisata e quantomeno marginale. Sogniamo che questa nostra esperienza di Movimento salesiano di Famiglie trovi la Insieme


Sa lv ator e e Rob e rta P ar rino Insieme

Visita del Rettor Maggiore a Mess in a-Gios tr a Una folla festante e commossa ha accolto, lo scorso 5 Dicembre 2015, il 10° successore di Don Bosco, Don Angel Fernandez Artime, nel popolare e popoloso quartiere di Giostra, per festeggiare il Centenario dell’arrivo dei Salesiani a Messina-Giostra “San Matteo”. Già alle ore 18.00 in piazza San Giovanni Bosco, nell’attesa dell’arrivo del Rettor Maggiore, è stata organizzata una festa dal carattere “popolare” con giochi, canti, numeri di maghi e giocolieri, esibizioni dei ragazzi, nella fervida attesa dell’ospite “illustre”! Il Rettor Maggiore, accompagnato dal suo segretario don Horacio, è arrivato in macchina a Giostra alle ore 19.00, con il signor ispettore don Pippo Ruta e don Luigi Calapaj. Appena sceso dalla macchina è stato letteralmente avvolto da centinaia e centinaia di ragazzi che hanno voluto abbracciare il successore di Don Bosco e fargli sentire il loro affetto. Dopo il benvenuto del Direttore-Parroco, don Enzo Pisano, Don Angel ha ricevuto in dono la felpa realizzata per l’occasione e un mattone con la scritta “2015”. La piazza antistante la Chiesa, gremita di ragazzi, giovani e adulti, è stata lo scenario del momento dell’accoglienza preparata dai giovani dell’Oratorio: tutti i gruppi dell’Opera Salesiana hanno “ri-costruito” la Chiesa Parrocchiale, (con un puzzle di mattoni in cartone) riservando il completamen-

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sua espressione non solo in Italia, ma nel mondo salesiano e chissà possa rappresentare l’inizio di qualcosa di più grande per la Famiglia Salesiana e farne parte in modo più intimo e strutturato! In questi sogni sentiamo di essere già molto sostenuti dalle parole del Papa, da lei carissimo, e da quanti salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice lavorano con noi con tenacia, con entusiasmo e gioia. Certo non ci nascondiamo le difficoltà che questo nuovo cammino comporta e ci chiediamo, ad esempio, come poter fare perché la pastorale familiare si integri sempre più con la pastorale giovanile, nel rispetto della necessaria autonomia di entrambe e come lavorare perché ogni realtà educativa prenda sempre più coscienza che la Famiglia è il soggetto della nuova evangelizzazione. Queste domande le abbiano anche rivolto a Don Angel, il quale ha ci ha ascoltato attentamente, manifestando il suo compiacimento per questa espressione particolare dello spirito salesiano, che si collega fortemente al Carisma, all’attenzione ai giovani attraverso la cura delle loro famiglie. Don Angel ci ha incoraggiato a proseguire con forza su questa strada, non fermandoci anche laddove, purtroppo, la presenza di Salesiani o FMA, tende a farsi più esigua, o addirittura a mancare. Anzi, ci ha spronati ad essere, le coppie e le famiglie, i primi animatori di noi stessi e delle iniziative che lo Spirito vorrà suggerirci. All’incontro hanno preso parte famiglie del Movimento provenienti da tutte le parti della Sicilia, che hanno chiesto a Don Angel di staccare un ipotetico biglietto di viaggio per Roma per le famiglie salesiane della Sicilia, e il Rettor Maggiore si è mostrato molto contento di questo invito, dandoci appuntamento a Roma, alla Pisana. L’incontro non poteva non concludersi poi con un bel brindisi di auguri al Movimento e a Don Angel per la missione che instancabilmente svolge per il mondo salesiano e per i giovani. Viva Don Bosco, Viva Don Angel, Viva le Famiglie Salesiane di Sicilia!


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to della “costruzione” proprio al Rettor Maggiore, che ha sancito l’inizio dei festeggiamenti del Centenario! Insieme ai confratelli della comunità, Don Enzo Pisano, Don Salvatore Barbetta, Don Arnaldo Riggi, Don Giuseppe Polizzi, Don Giuseppe Cigna e Marco Tomaselli, Don Angel ha spento le candeline della mega torta realizzata per l’occasione. Uno splendido gioco pirotecnico ha accompagnato questo storico momento di festa. Su un muro all’ingresso dell’Oratorio ha poi lasciato l’impronta delle sue mani e una firma, così come ha impresso nei cuori di tutti, forza, entusiasmo e passione salesiana. Finalmente gli è stato “concesso” un quarto d’ora di riposo per deporre i bagagli nella stanza e poter fare una sobria cena con i confratelli. Alle 21.00 il 10° successore di Don Bosco ha presieduto una suggestiva veglia di preghiera sul tema della Strenna 2016, aperta anche ai giovani del MGS Messina, e ha conferito a 14 giovani dell’Oratorio il sacramento della Confermazione, esortando tutti i presenti a vivere con coraggio l’avventura dello Spirito nei diversi luoghi di impegno e di missione. Alla fine della Veglia ci siamo ritrovati tutti in cortile per un momento di fraternità e per consumare insieme la mega torta che era stata offerta al Rettor Maggiore al momento del suo arrivo. Domenica 6 Dicembre, la comunità educativo-pastorale e i giovani di Giostra hanno accompagnato il Rettor Maggiore per le vie del quartiere, spiegandogli la storia e la realtà sociale disagiata della zona. In modo particolare Don Angel si è fermato all’isolato 13 e ha benedetto e scoperto un quadro di Don Bosco, come segno speciale di vicinanza dei salesiani a tutti gli abitanti e a tutte le loro povertà. Alle ore 11.00 il Rettor Maggiore ha presieduto la Celebrazione Eucaristica del Centenario, alla presenza di migliaia di fedeli che hanno riempito la Chiesa e il Teatro (dove era stato debitamente piazzato un maxischermo per l’occasione) e che hanno voluto ringraziare il Signore per il dono dei Sale-

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siani in questo quartiere, benedetto da Dio ma spesso dimenticato dalle istituzioni. Hanno concelebrato con lui Mons. Calogero La Piana, arcivescovo emerito di Messina, Mons. Ilario Antoniazzi, arcivescovo di Tunisi, i confratelli della Comunità e una cinquantina di confratelli salesiani, la maggior parte dei quali passati a Giostra per portare avanti la missione educativa. Durante la celebrazione i Salesiani Cooperatori hanno rinnovato la loro promessa di adesione al carisma di Don Bosco. Dopo il buffet in cortile con l’intera comunità ecclesiale, i giovani della “Compagnia degli Orattori” hanno presentato lo spettacolo musicale “Finchè si sogna ancora”, riproponendo l’esperienza di Don Bosco vissuta nel quartiere di Giostra. A conclusione della due giorni, la Dott.ssa Ruggeri, rappresentante del Prefetto di Messina, ha porto il saluto delle autorità civili presenti, evidenziando il forte valore educativo e sociale dell’Opera dei Salesiani sia a Giostra che in tutta Messina. Dopo la buona notte salesiana e la particolare e scherzosa nomina di “Giostroto DOC”, il 10° successore di Don Bosco ha scoperto una targa commemorativa dell’evento. Ha infine impartito a tutti la benedizione di Maria Ausiliatrice! Tante le emozioni vissute in questi giorni, tante le lacrime di gioia, tanti i pensieri che hanno albergato nei cuori di tutti i presenti; pensieri fatti di volti, di ricordi, di storia vissuta...una la certezza: Don Bosco è vivo oggi più che mai a Giostra e il suo sogno continua a trasformare, anche in questo quartiere, lupi in agnelli, ragazzi a rischio in giovani impegnati, buoni cristiani, onesti cittadini e futuri abitatori del Cielo! Insieme


Il matrimonio: via di bellezza per l’umanità

Cosa sarà mai che richiama ogni anno tante famiglie da ogni angolo della nostra bella Sicilia? Cosa sarà mai che le attrae così tanto da lasciare le spiagge assolate e il mare blu per salire su questa piccola montagna, tra un boschetto di pini e una fresca piscina? Sarà forse il passaparola che si è fatto tra alcune famiglie, che lì si sta bene, ci si riposa un po’, si ha del tempo per ritrovarsi come coppia, come famiglia, per riposare il corpo e rinfrancare lo spirito, conoscere altre famiglie, chiacchierare in un cortile con un sacerdote e poter chieder consiglio a qualche suora? Non è cosa da poco in questi tempi, infatti, che una famiglia con i suoi bambini e anche i suoi ragazzi cresciuti, abbia il piacere di dedicarsi del tempo per un incontro speciale. “Il matrimonio: via di bellezza per l’umanità”. Che parole difficili, quasi un’utopia, in tempi in cui le relazioni sono improntate all’usa e getta, in cui impera la confusione di ruoli, di genere, di unione di ogni tipo, facendo traballare le fondamenta del matrimonio “tradizionale”. Ma per fortuna c’è ancora, anzi, ci sono ancora e sono la maggioranza, nonostante le profezie di sventura degli indovini di turno, le famiglie che con pazienza e semplicità, con dedizione e amore fedele, costruiscono nel loro piccolo una umanità “bella”! Bella perché ricca di tutti quei sentimenti che sembrerebbero anacronistici ma invece sono ciò che ogni cuore desidera: poter

Campo Famiglie 6 settembre.

Insieme

Montagna Gebbia: Campo Reg. Famiglie.

amare qualcuno ed essere amati, l’essenza stessa di ogni uomo ed ogni donna che vuole essere felice. Questo il senso e l’obiettivo del campo famiglie: aiutare a diventare bellezza per l’umanità, riscoprendo la felicità nelle relazioni tra i coniugi e con i figli attraverso quelle tre piccole e profondissime parole che Papa Francesco ci ha consegnato come un tesoro in quella famosa domenica di ottobre in Piazza San Pietro: PermessoGrazie-Scusa. Don Enzo Timpano, un giovanissimo salesiano, ha guidato le riflessioni e Don Angelo Grasso, responsabile della Pastorale Familiare per gli SDB, ha introdotto la preghiera mattutina, regalando ai coniugi le opportune indicazioni per poter vivere lo “spazio coppia”, momento apprezzato e ricercato per poter dialogare serenamente su argomenti che nel quotidiano si rilevano spesso difficili e spinosi. Il clima che si respirava era quello di una grande, bellissima famiglia, assortita in tutte le età, dai bimbi di un anno ai nonni sessantenni, alle giovani coppie, ai ragazzi adolescenti, ai giovani che con sorrisi splendidi, il cuore aperto, si prendevano cura dei piccoli guidandoli nelle riflessioni e nelle attività e animando le serate con musiche e balli di gruppo che hanno fatto scatenare tutti in danze comunitarie e gioiose. Le quattro giornate del campo sono volate via come un soffio e salutarsi per andare via è stata dura!

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PASTORALE GIOVANILE

Campo Famiglie - Montagna Gebbia


PASTORALE GIOVANILE

Montagna Gebbia: Campo Regionale Famiglie - 23 agosto.

I gruppi di lavoro hanno creato bellissime amicizie di fede nello scambio di esperienze personali; il confronto fra genitori e figli ha riempito il cuore di gratitudine reciproca; i momenti di relax e di chiacchiera hanno aiutato a scambiarsi opinioni, a raccontarsi la vita e ad aprire i cuori, rafforzando la consapevolezza che l’unione fa la forza, che il bene esiste e va fatto conoscere. Un famoso canto dei Gen Rosso dice: “il bene non fa notizia, non fa rumore davvero ma la sua forza cambia il mondo intero!”. Vogliamo partire da questo slogan per continuare il nostro cammino, vogliamo iniziare a far notizia, a fare rumore, ad essere famiglie belle che creano una cultura di bene e di vera felicità. Non è una utopia, è la nostra fede che ci guida, è Nostro Signore che ha voluto così la famiglia, è il nostro maestro Don Bosco che ci suggerisce uno stile gioioso e “di cuore!”. Queste parole sono risuonate nell’omelia del nostro ispettore Don Pippo Ruta e nell’intervento della nostra Suor Gina, vicaria ispettoriale delle FMA. La sfida è essere famiglie che, essendo se stesse nella semplicità del quotidiano, sanno fare la differenza perché sanno fare bella l’umanità attraverso i loro gesti, il loro impegno, la gioia che contagia. Ci auguriamo che questa “epidemia” si diffonda nella nostra bella isola e contagi i nostri ambienti salesiani, gli

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oratori, le parrocchie, le scuole e i luoghi di lavoro e che non ci sia mai una falsa medicina che la fermi. Dio ci aiuti e Maria, prima sostenitrice della famiglia, ci accompagni con la sua guida di madre. I n c o n tr o r e g i o n al e Giorno 28 giugno 2015 a Messina, presso l’Istituto Don Bosco delle FMA, si è svolto l’incontro regionale del Movimento. È stato un appuntamento importante al quale hanno partecipato tutte le famiglie che in vario modo sono legate alle nostre opere salesiane o inserite in associazioni e gruppi famiglie. Questo incontro si colloca in un momento ecclesiale particolare: da una parte il Bicentenario della nascita di Don Bosco, dall’altra il Sinodo sulla Famiglia che ha avuto luogo ad ottobre, fortemente voluto da Papa Francesco. Entrambi questi eventi sembrano provvidenzialmente fare da cornice allo sviluppo del Movimento Salesiano di Famiglie che si appresta così a vivere una stagione densa di attività e di impegni vari, capaci di aumentare il numero delle famiglie partecipanti e far conoscere in modo capillare i valori e gli obiettivi che lo ispirano, nel segno e nel carisma di Don Bosco. Mel i n a La bi ta Insieme


Stop Tratta, l’impegno di VIS e Missioni Don Bosco

La campagna prevede attività di sensibilizzazione e progetti di sviluppo in loco. Presentato anche il 1° Rapporto sulle migrazioni dall’Africa Sub-Sahariana: un migrante su due, in media non ritiene la morte un rischio della migrazione verso l’Europa Contrastare il traffico di esseri umani attraverso sensibilizzazione e progetti di sviluppo in loco. È questo l’obiettivo della campagna Stop Tratta – Qui si tratta di essere/i umani, ”, realizzata da Missioni Don Bosco e VIS e rivolta a 5 Paesi di origine e transito dell’Africa Sub-Sahariana (Ghana, Senegal, Nigeria, Costa d’Avorio ed Etiopia). Per combattere il traffico di esseri umani finalizzato alla migrazione illegale, Stop Tratta prevede, in primo luogo, la sensibilizzazione dei potenziali migranti sui rischi del viaggio verso l’Europa, dalla detenzione alla morte, fornendo informazioni utili attraverso i social network e contenuti nelle lingue locali per favorire una scelta consapevole. La campagna prevede inoltre progetti di sviluppo orientati a gruppi a rischio di traffico o migrazione irregolare e concepiti sulla base delle esigenze emerse nei singoli Paesi. In Senegal, si punterà al rafforzamento della formazione professionale e dell’inserimento occupazionale a Dakar e Tambacounda; in Ghana saranno sviluppate le attività formative in campo agricolo e per le donne. In Costa d’Avorio, si prevede il rafforzamento del centro socio-educativo “Vil-

laggio Don Bosco” a Koumassi, nella periferia popolare di Abidjan ed in Etiopia i primi interventi si concentreranno su borse di studio e programmi di supporto scolastico e nutrizionale per giovani a rischio. Prima della campagna, i volontari del VIS hanno effettuato delle interviste in Ghana, Senegal e Costa d’Avorio che sono confluite nel 1° Rapporto elaborato da VIS e Missioni Don Bosco sulle migrazioni dall’Africa Sub-Sahariana. Dall’analisi dei dati, è emerso che i rischi del viaggio verso l’Europa dividono i potenziali migranti. Solo il 20% dei giovani ghanesi ritiene infatti la morte un pericolo concreto, contro il 63% degli ivoriani e il 50% dei senegalesi. Le interviste, condotte sul campo su un campione in media di circa 500 potenziali migranti per Paese, rivelano inoltre che la maggior parte dei giovani vuole partire per l’Europa per ragioni di studio e lavoro, con una percentuale che si aggira intorno al 60% per tutti e tre i Paesi. “La Chiesa cammina in mezzo ai popoli, nella storia degli uomini e delle donne. Sono parole del Santo Padre che abbiamo fatto nostre – afferma Giampietro Pettenon, presidente di Missioni Don Bosco - e ci hanno spinto a camminare al fianco dei popoli dell’Africa Sub-Sahariana per dire basta alla tratta degli esseri umani e offrire un’alternativa alla migrazione”. “Come ribadito più volte da Papa Francesco, la Chiesa deve sentirsi interpellata nell’emergenza migranti – sottolinea Nico Lotta, presidente del VIS –. Riteniamo che l’accoglienza sia fondamentale, ma altrettanto fondamentale è favorire una scelta consapevole da parte dei potenziali migranti attraverso campagne di informazione e progetti di sviluppo nei Paesi di origine”. Ag ost i no Sel la

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Animazione Missionaria/VIS


PASTORALE GIOVANILE

1° Incontro Scuola di Mondialità

Tra i migranti, con i migranti, per i migranti

Il 17 e il 18 ottobre si è svolto il primo incontro della Scuola di Mondialità. Il tema del percorso formativo per l’anno 2015/2016 è incentrato sulla campagna promossa dal VIS e da Missioni Don Bosco “Stop tratta – qui si tratta di essere/i umani” che ha l’intento di accogliere gli immigrati, ma soprattutto di intervenire nei loro paesi d’origine. L’argomento conduttore di questo e degli incontri che seguiranno è tristemente attuale e tocca da vicino tutti noi, più di quanto si voglia credere; non si può far finta di non sentire gli uomini, donne e bambini che bussano e continueranno a bussare insistentemente alle nostre porte in cerca di una speranza per un futuro migliore. Per rendere tutto più concreto e dare forma e sostanza alle parole, che spesso non corrispondono alla realtà, ma sono frutto di errati luoghi comuni, si è scelto di svolgere gli incontri alla Colonia “Don Bosco” dove l’associazione temporanea di scopo “Don Bosco Island” si occupa di accoglienza e integrazione degli immigrati. Oltre al VIS, fanno parte anche SDB, FMA, SCS/CNOS, VIDES, Don Bosco 2000 e MetaCometa;

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ospita al momento 22 minori non accompagnati. Non si sarebbe potuto scegliere luogo più adatto, dati il tema e il fine della Scuola di Mondialità, per trasmettere il senso della condivisione e dell’interculturalità, non solo tra noi partecipanti, ma anche e soprattutto con i ragazzi ospitati, avendo la possibilità di stare a diretto contatto con la loro quotidianità. In ogni incontro verrà trattato un aspetto diverso del tema generale con interventi di esperti e testimonianze dirette; in quello del mese di ottobre ci si è concentrati sulle rotte e vie dell’immigrazione con l’aiuto del professor Rosario Sapienza, docente di diritto internazionale all’Università degli Studi di Catania, che ha inquadrato la situazione dal punto di vista tecnico – giuridico, spiegando il problema sotto un’ottica geopolitica e descrivendo le rotte più comuni seguite dai migranti che partono da varie parti dell’Africa e in un viaggio inimmaginabile per noi, ma anche per loro, attraverso il deserto, cercano di raggiungere la Libia per riuscire a sbarcare in Europa. Un altro aspetto affrontato, preoccupante e forse meno noto all’opinione pubblica, è il traffico degli esseri umani: i migranti non partono solo per disperazione, ma alcuni sono rapiti e venduti dando luogo ad una vera e propria tratta di vite. Il problema si dovrebbe affrontare a livello internazionale, mettendo da parte l’egocentrismo nazionale, guardando oltre il confine del proprio Stato, cercando di creare una politica unica e comune dove non prevalga l’interesse del singolo governo, ma quello dell’intera comunità in senso più ampio possibile; i governi dovrebbero impegnarsi a difendere quei diritti che loro stessi considerano inviolabili; primi fra tutti la libertà e la dignità dell’uomo, nei confronti di tutti e non solo di coloro che sono cittadini di un determinato Stato. Dalla politica internazionale si passa alla spiritualità con la veglia Missionaria Diocesana in occasione della giornata missionaria mondiale, arricchita Insieme


compagni di viaggio, i visi sorridenti dei bambini i cui occhi innocenti hanno già visto la guerra, il sangue, la disperazione, non possono lasciare indifferenti. Sono esseri umani e hanno il diritto ad essere umani, hanno il diritto di sperare in un futuro migliore e tocca a noi nel nostro piccolo sostenerli e, in generale, a tutti quegli Stati che si ritengono civilmente sviluppati, ma che probabilmente sono, anche in parte, responsabili di queste tragiche migrazioni. Ad e le Di Bl as i Alessia Mical i

Expo Milano 2015

Esperienza in Expo a Casa Don Bosco

Expo Milano 2015 si è concluso il 31 ottobre, dopo una maratona durata sei mesi che ha visto nell’incontro tra i popoli una delle chiavi del suo successo. Casa Don Bosco, il padiglione della Famiglia Salesiana, ha giocato in questo senso un ruolo di prim’ordine su questo palcoscenico internazionale. Come responsabile della gestione del padiglione, ho potuto vivere in prima persona le molteplici sfumature della partecipazione ad un’esposizione universale: onere e onore di essere dunque “in prima linea” ad un evento che ha attirato moltissimi riflettori su di sé. E d u c a re i g iov a n i , e n e r gi a p e r la v it a La Famiglia Salesiana ha partecipato a Expo in qualità di rappresentante della società civile, veicolando a migliaia di persone quelli che sono i principi e i valori cardini delle numerose realtà che ne fanno parte. In particolare sono stati due gli elementi prescelti per presentarsi ai visitatori: l’educazione (nello stile e carisma salesiano) e il protagonismo giovanile. È stato così che il tema principale di Expo, Nutrire il Pianeta Energia per la Vita, è Insieme

stato tradotto in “Educare i Giovani, Energia per la Vita”: una combinazione per alimentare quelle che sono e saranno le risorse centrali per il futuro del nostro pianeta, le giovani generazioni appunto, nutrendone non solo il corpo, ma anche lo spirito, gettando le basi per costruire processi e percorsi di autentica sostenibilità. Nell’anno del Bicentenario della nascita di Don Bosco, la presenza in Expo ha assunto ancor di più una valenza centrale, per ribadire l’attualità del messaggio del Santo, la vitalità e l’entusiasmo con cui moltissime persone ne incarnano tutt’oggi lo spirito e lo traducono ogni giorno in azione, a fianco dei più giovani e dei più bisognosi. E la figura di Don Bosco, il suo nome e la sua immagine nella “Casa” del Padiglione, hanno reso ancor più profondo il messaggio che si è

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da proiezioni video e testimonianze coinvolgenti di ragazzi appena tornati dalla loro esperienza missionaria. Il giorno successivo è intervenutoDon Guido Errico, vice presidente del VIS, che ha spiegato cosa voglia dire per lui essere missionari per poi lasciare spazio alle testimonianze di due ragazzi immigrati che adesso lavorano alla Colonia Don Bosco e sono riusciti ad integrarsi nel tessuto sociale. Le parole spezzate nel ricordare un lungo viaggio tra la vita e la morte, il dolore nel dover abbandonare forse per sempre la propria terra e i propri cari e nel veder morire i loro


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voluto trasmettere: Casa Don Bosco è stato l’unico padiglione a portare il nome di una persona, rappresentando in un unico luogo gli oltre 130 Paesi in cui la sua opera continua ancora oggi. Questi tratti hanno suscitato interesse e curiosità fin da subito, richiamando non solo ex-allieve/i da tutto il mondo ma anche persone che non conoscevano la realtà salesiana. Tutti ne sono usciti arricchiti da un messaggio semplice nella sua grandezza, reso più fruibile attraverso tre frasi simboliche di Don Bosco che riecheggiavano all’esterno e all’interno del padiglione: – Vuoi fare una cosa buona? Educa i giovani! – In ogni giovane c’è un punto accessibile al bene; – L’educazione è cosa di cuore. Trasmettere il senso di valori e messaggi così profondi in un contesto peculiare come Expo non è stato facile, né immediato: l’area espositiva offriva ad ogni angolo sollecitazioni visive, stimoli sensoriali a tutte le ore, con l’utilizzo anche sfrenato delle ultime tecnologie. Il padiglione della Famiglia Salesiana è stato dunque, ancor di più, “Casa” per qualunque visitatore vi sia entrato: un ambiente accogliente, familiare, dove si è

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cercato di garantire quell’attenzione alla persona che in ogni luogo del mondo si può percepire entrando in un qualsiasi centro di un’opera salesiana. Propensione all’ascolto, dialogo, confronto, in tante lingue e con moltissime culture, sono stati i paradigmi costanti che lo staff accoglienza ha seguito per ricevere il pubblico: in tantissimi ci hanno fatto presente questa attenzione particolare che in altri padiglioni non avevano percepito. M o lt e pli c it à di e v e nt i e Don Bo s c o da y Il filo conduttore dell’educazione in stile salesiano ha fatto da collante a una molteplicità di esempi concreti e buone pratiche presentati nell’arco degli oltre 180 giorni espositivi. L’idea di fondo è stata quella di raccontare la ricchezza, la molteplicità di attori, la diversità di approcci legati però da

un comune senso di appartenenza, tutte variabili arricchenti che ben caratterizzano la pluralità della Famiglia Salesiana. È stato dato dunque spazio a buone pratiche educative, con un onere notevole in termini di impegno organizzativo, ma anche con l’energia rinnovata di veder concretizzati al meglio i propri sforzi ogni qualvolta si terminava una giornata intensa e ci si preparava alla seguente. Tra tutti gli eventi è stato emblematico il “Don Bosco Day”, festeggiato il 12 luglio. Ogni Paese/partecipante ha celebrato la propria giornata in Expo e così pure è stato per Casa Don Bosco. Alla presenza del Rettor Maggiore don Ángel Fernández Artime e della Superiora Generale Madre Yvonne Reungoat, la Famiglia Salesiana ha splendidamente coronato la sua presenza in Expo, dando vita a una giornata di gioia di cui tutti i partecipanti porteranno il ricordo. Insieme


Casa Don B osco come Famig li a

I l p ro g e t t o d e “ i l d o n o ” Casa Don Bosco ha ribadito la sua peculiarità per il suo progetto sostenibile e rivolto al futuro pensato sin dalla fase iniziale pre-Expo, come ulteriore elemento di ricchezza trasmesso ai visitatori. A questi ultimi si presentava il padiglione come “di passaggio” all’Esposizione Universale, in qualche modo “prestato” ad Expo, in vista della sua destinazione futura e ultima a fianco e per i giovani. Il progetto del “Dono”, fortemente voluto dagli ex-allievi nell’anno del Bicentenario, garantirà infatti un futuro importante alla struttura del Padiglione, in completa sintonia con il messaggio veicolato

Mi piace terminare ogni racconto dell’esperienza di Expo richiamando lo spirito di collaborazione, rispetto e comunità di intenti che si sono creati all’interno dello staff che in prima persona ha interpretato i sei mesi espositivi con la propria ricchezza di esperienze. Tanti giovani, anche alla prima esperienza lavorativa, che fino al 1° maggio non si erano magari mai incontrati, hanno costruito una squadra affiatata e vincente, unita fino agli ultimi giorni perseguendo un obiettivo comune: dare ai visitatori per ricevere altrettanto. Personalmente reputo questa collaborazione uno dei risultati più importanti, perché sintomo di un entusiasmo e di un’appartenenza che travalicano i confini della semplice professionalità. Sono stati esempi e testimonianze di passione e di fede. M a r c o F a g gi ol i Responsabile gestione Casa Don Bosco

Racconti dal campo lavoro a Santa Chiara

I colori dell’Albergheria

“Dicono che gli arabi scrivono al contrario, Mohammed ha detto che io scrivo al contrario”, questa frase di Caparezza potrebbe riassumere l’esperienza del campo lavoro estivo a Santa Chiara, nel cuore dell’Albergheria, a Palermo.

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Il campo ha coinvolto giovani provenienti dalle ispettorie meridionale e sicula, ma è stata anche occasione di incontro con i volontari che si spendono quotidianamente in questa realtà e ragazzi provenienti da Milano, anch’essi coinvolti nel Movimento Giovanile Salesiano. Durante questo entusiasmante viaggio, durato due settimane, le occasioni di mettersi in gioco nel servizio si sono presentate in diverse forme: nella scuola di prima alfabetizzazione, nell’asilo per l’infanzia migrante e nel Grest giovani per i ragazzi del quartiere. Sicuramente parlare di quei giorni intensi non è semplice: mi piace definire il campo

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in Expo: sarà a beneficio dei giovani della Provincia Salesiana dell’Ucraina (a Vynnyky), come centro educativo nel pieno spirito di Don Bosco.


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come l’occasione per un totale cambio di prospettiva, in cui il confine fra chi dona e chi riceve è estremamente labile. La labilità di questi confini si può raccontare parlando ad esempio della scuola di prima alfabetizzazione, per i ragazzi e gli uomini, giunti in Italia dall’Africa, da poche settimane, alcuni ancora scossi fisicamente ed emotivamente dal recente sbarco. Quotidianamente gli “allievi”, con i loro quaderni dalle calligrafie incerte, donavano la loro fiducia, le loro storie ed i loro sorrisi, nonostante le sofferenze che hanno scavato le loro vite, ai volontari che offrivano in cambio il loro entusiasmo e la loro voglia di dare il massimo, improvvisandosi professori e trasformandosi in amici. Una delle immagini che porterò sempre nel cuore è quella di un uomo Somalo, Mohammed, che durante le lezioni, incastrato in un banchetto troppo piccolo, seguiva diligentemente insegnanti decisamente più giovani di lui, prendendo appunti ed aiutando chi rimaneva indietro. Un giorno mi ha dato l’onore di ascoltare la sua storia, raccontandomi della Somalia, della guerra e della famiglia rimasta indietro. Ha concluso dicendomi: “io sono convinto che nessun uomo è povero se ha il cuore ricco, e nessun paese è povero se la gente è ricca dentro, nella propria anima”. Il contesto del quartiere non è una semplice cornice in cui delle singole esperienze hanno luogo, ma una storia viva e variegata che ingloba nel suo dedalo di stradine persone di ogni etnia, tradizioni, religioni, profumi differenti: dalla frittura delle panelle al profumo delle spezie arabe. Un quartiere dalla storia difficile, conosciuto tristemente nelle più recenti cronache di criminalità, ma

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anche un quartiere con una forte vocazione all’accoglienza del diverso. L’accoglienza si legge fra quei vicoli ma soprattutto negli occhi di chi quei vicoli li vive ogni giorno. E così dopo un primo disorientamento iniziale, dato dal trovarsi in un contesto unico, in cui anche la lingua parlata, il palermitano stretto, appare come straniera, la sensazione è quella di sentirsi parte dell’Albergheria e della grande famiglia del Santa Chiara. Una famiglia che sa far sentire a casa, tanto che ogni anno oltre ai nuovi arrivati ci sono tanti campisti che ripetono l’esperienza, e continue visite di vecchi amici che portano indelebile il ricordo dei giorni di servizio e condivisione fra i bambini, i ragazzi e i giovani del quartiere. Potrei raccontare ancora della gioia durante i giochi d’acqua nel cortile, della gita a mare con i bambini dell’asilo, commossi del loro stupore, di quella volta in cui non ci aspettavamo che proprio “quel ragazzo” condividesse un pensiero tanto profondo, della preghiera serale, con il pensiero della buonanotte, vissuto con tanto rispetto anche dai ragazzi musulmani. Forse tutto si riassume nei saluti finali, nella commozione fra “campisti”, educatori e ragazzi, nell’ “a domani” dei bambini dell’asilo quando siamo passati a salutarli prima di partire, nel nostro girarci ancora una volta verso l’insegna dell’oratorio, nella piazzetta Santa Chiara prima di andar via, sapendo di lasciar lì un pezzo di cuore. “Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” (Matteo 6,21). M a r c e ll a Sc h i ni n à Insieme


«Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno». Le parole di Madre Teresa manifestano lo spirito col quale alcune ragazze del gruppo formativo Savio Club dell’Oratorio Salesiano San Giovanni Bosco di Catania, sito in Via Santa Maria della Salette, si sono adoperate, nel corso dell’anno 2015, in attività di Animazione Missionaria. Una tappa fondamentale del percorso è stata la consegna del mandato missionario avvenuta il 6 gennaio, Epifania del Signore e Giornata dell’Infanzia Missionaria. Poco prima dell’inizio della Celebrazione Eucaristica le nostre ragazze hanno vissuto un intenso momento formativo durante il quale è stato loro ricordato che il compito della Chiesa, quindi di ogni battezzato, è essere segno: «Siate stelle luminose che conducono ogni uomo all’incontro con Gesù Cristo», questo l’invito e l’augurio che don Enzo Andronaco, il Parroco, rivolge loro. Al termine della Celebrazione, emozionate, ci dicono: «Siamo felici! È stata un’esperienza molto significativa per noi che adesso siamo ufficialmente testimoni della Parola e dell’Amore di Dio. Questo vuol dire portare l’amore di Gesù nel mondo, amare come ama Lui, partendo dalle nostre famiglie e i nostri amici, guardando alla testimonianza di Domenico Savio, un ragazzino che a soli quindici anni ha raggiunto la vetta della santità. Alla sua intercessione ci affidiamo, certe di poter essere a nostra volta buone stoffe con cui fare dei begli abiti da donare a Dio». A chi domanda se da quel momento cambierà qualcosa nella loro vita, rispondono: «Rafforzeremo l’impegno nel crescere in amicizia con Gesù e con ogni persona che incontreremo, consapevoli che nel nostro cammino saremo sempre sostenute dai nostri educatori e dall’intera comunità». La formazione delle ragazze, e di altri loro compagni più piccoli, è passata anche attraverso la partecipazione all’annuale “Festa diocesana dei Ragazzi Missionari”, un apInsieme

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Giovani animatrici missionarie

puntamento al quale il gruppo è ormai fidelizzato. I partecipanti alla Festa, divisi nelle squadre dei cinque continenti, hanno avuto la possibilità di riflettere, attraverso il gioco e l’ascolto delle testimonianze, sull’importanza di essere testimoni del Vangelo, di farsi dono per gli altri, soprattutto gli ultimi. Quegli ultimi che sono vicini, come i compagni derisi e che rimangono isolati, gli ammalati delle proprie famiglie, gli anziani. Una giornata particolarmente intensa che ha portato la piccola Aurora Calì, sette anni, a esclamare con gioia: «Sono davvero fortunata a essere parte del Savio Club», perché le permette di crescere nella consapevolezza di essere profondamente amata da Dio e di essere da Lui chiamata a portare agli altri quest’amore. L’impegno missionario del gruppo ha preso concretamente forma nei Mercatini Missionari svolti durante l’anno presso il nostro Oratorio, curati dalle ragazze, in ogni dettaglio: dalla catalogazione degli oggetti all’attribuzione dei prezzi, dalla sistemazione del materiale alla vendita. Compito vissuto con serietà e attenzione in ogni fase. Al termine delle attività, don Luigi Calapaj, delegato per l’Animazione Missionaria dei Salesiani di Sicilia consegna loro, dopo un momento di preghiera, un personale attestato di impegno nella promozione e nello svolgimento di attività di Animazione Missionaria e di raccolta fondi a favore delle Missioni Salesiane per l’anno 2015. Taisia Messina

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Casa Don Bosco a Expo 2015 “Casa Don Bosco” a EXPO 2015, nell’anno del Bicentenario della nascita. “Educare i giovani, energia per la vita”, il tema scelto, così declinato: Nutrire il corpo, Educare la persona. Coltivare il sogno. “Casa Don Bosco” è uno spazio espositivo utile a stabilire un collegamento diretto con gli appuntamenti celebrativi del Bicentenario 2015 e mettere in risalto la missione educativa dei salesiani nel mondo. “I giovani, afferma Don bosco, sono la porzione più preziosa e delicata dell’umanità”. Al tema della fame e malnutrizione, produzione e disponibilità di cibo, la Famiglia salesiana propone l’educazione integrale, umana e spirituale dei giovani. La promozione e la difesa dei diritti di ogni persona. Don Bosco Network (DBN), la federazione mondiale di ONG salesiane, ha firmato l’accordo a nome dei Salesiani. L’EXPO di Milano, inoltre, richiama alla memoria la partecipazione di Don Bosco all’Esposizione Nazionale della Scienza e della Tecnica tenutasi a Torino nel 1884, la prima e anche la più grande dopo l’unità nazionale (1861). I Sovrani d’Italia con la famiglia reale, il Corpo Diplomatico e i dignitari dello Stato inauguravano solennemente il 26 aprile

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1884 l’Esposizione. Al Comitato d’onore presiedeva il principe Amedeo, fratello del Re, e al Comitato esecutivo il deputato Tommaso Villa. Gli “edifizi” delle mostre sorgevano sulla riva sinistra del Po, nel parco che circonda il castello del Valentino. Il Santo ottenne un posto nella galleria (oggi padiglione) per “la didattica e la libraria” dove mise in gran mostra la tipografia salesiana, esponendo la ricca produzione. Volumi di vario genere e qualità: scientifici, letterari, storici, didattici, religiosi; edizioni illustrate; il Bollettino Salesiano in tre lingue: italiana, francese, spagnola. Disposti in eleganti scansie, dove spiccavano le svariate e preziose legature. E questo fu solo l’inizio. L’onorevole Villa, trovandosi in Svizzera l’autunno precedente per visitare l’Esposizione di Zurigo, era rimasto impressionato da una superba macchina che si stava costruendo per la fabbricazione della carta. Chiesta la committenza, apprese che era per il signor Bosco d’Italia: “Dite pure per Don Bosco, soggiunse, perchè questo uomo è noto a tutti”. Tornato a Torino, il Villa, si prodigò affinchè la macchina adornasse le gallerie dell’Esposizione. Don Bosco senza esitare acconsentì. Rappresentato il grandioso disegno, il Comitato deliberò di costruire una galleria apposita che misurava 55 metri Insieme


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di lunghezza per 20 di larghezza. Sulla porta d’ingresso si leggeva: “Don Bosco: fabbrica di carta, tipografia, fonderia, legatoria e libreria salesiana”. Un prete “espositore” nella sezione del lavoro sembrava un vero anacronismo. Non pochi, passando di là e leggendo quella scritta, sorridevano, immaginando di dovervi trovare oggetti di sagrestia. Superate le prevenzioni, i visitatori rimanevano colpiti positivamente. I lavoratori, giovani di varia età, si attiravano le simpatie degli astanti a motivo dell’applicazione, compostezza e serenità nell’assolvere le loro mansioni. La curiosità del pubblico scaturiva dall’assistere al graduale processo per cui da un mucchio di sudici cenci si arrivava alla produzione di un elegante volume di versi, pronto per la distribuzione. Uno spettacolo mai visto.“La regina delle macchine”, così la definì un giornale prima che fosse esposta. Altri giornali si appropriarono della denominazione, quando la si vide in opera, il 21 di giugno. Don Bosco in tale operazione si proponeva obiettivi di ordine religioso e morale, quali l’amore per le arti e il loro progresso e il buon esempio con la santificazione dei giorni festivi. Le macchine di Don Bosco si fermavano la domenica. Non fu facile far accettare tale condizione. Il Comitato esecutivo ci teneva a non lasciarsi sfuggire la splendida macchina, dovette cedere. Nella fase conclusiva si gridò allo scandalo. Gli impianti inediti e modernissimi avevano attirato l’interesse del grande pubblico. A metà ottobre gli veniva assegnata una semplice medaglia d’argento e non quella d’oro, attribuita generosamente ad altri espositori a suo giudizio meno meritevoli. Alla cartiera, “la regina delle macchine”,

una semplice attestazione di benemerenza, escludendola dalla competizione. Don Bosco fece le sue rimostranze alla Giuria del verdetto provvisorio, deciso a difendere i propri diritti e quelli dei giovani, e due giorni dopo, il 25 ottobre, si rivolse direttamente al Comitato esecutivo dell’Ufficio Giuria di Revisione con una lettera di protesta. E addotto valide motivazioni, ammoniva: “Spero che si prenderanno in considerazione questi miei appunti. Che se ciò non fosse io fin d’ora rinunzio a qualsiasi premio od attestato, ingiungendo che da cotesto Comitato si impartiscano gli ordini opportuni, affinchè non venga fatto alcun cenno per le stampe, nè del verdetto, nè del premio ed attestato medesimo”. Concludeva con orgoglio la missiva: “In questo caso a me basta di aver potuto concorrere coll’Opera mia alla Grandiosa Mostra dell’ingegno e industria italiana, dì aver dimostrato col fatto la premura che nel corso di oltre 40 anni mi sono sempre dato, a fine di promuovere in un col benessere morale e materiale della gioventù povera ed abbandonata, il vero progresso eziandio delle scienze e delle arti”. Il Comitato, forse condizionato ideologicamente, non se la sentì di procedere alla revisione del verdetto, attirandosi la disapprovazione dell’opinione pubblica. Pa olo Butt igli er i

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PASTORALE GIOVANILE

Comunicazione Sociale

Incontro delegati ispettoriali

Presenti: don Claudio Belfiore (venerdì); don Giovanni D’Andrea (sabato) per l’incontro con l’associazione CGS; don Moreno Filipetto; don Donato Bosco (IME); don Felice Bongiorno (ISI); don Gianluigi Pussino (ICC); don Mariano Diotto (INE). L’incontro dei delegati di CS ispettoriali si è svolto a Roma Sacro Cuore nelle giornate del 9 e 10 ottobre 2015 trattando dei seguenti temi e portando alle seguenti indicazioni:

– cfr. documento - coltivare senso istituionale.docx (su drive e dropbox).

In t r o d u z i o n e s u l l a de l i be r a d i L i s bo n a d e l la CISI

– conoscenza reciproca e dello stato della associazione; – condivisione di risorse comuni e di problematiche aperte; – si concorda sulla necessità di riattivare dei legami e di colmare il gap di ignoranza reciproca.

– una presa di conoscenza di quanto deliberato e delle mutazioni in corso in termini di deleghe sui vari settori di animazione; – nella suddivisione degli ambiti e ridefinizione delle deleghe la CS si ritrova all’interno del settore di Pastorale giovanile curato da don Roberto Dal Molin; – cfr. documento - Delibera CISIOK.docx. Co lt ivar e u n s en s o i s ti t uzi on ale fedel e e c r e a t iv o – collocare il proprio compito all’interno del quadro di riferimento espresso da “La Pastorale Giovanile Salesiana”; – nello specifico tenere come bussola di lavoro le linee orientative espresse da “Sistema salesiano di Comunicazione sociale”;

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C o n d i vi s i o n e de l p ro p ri o l a v o ro i n i s p e t t o r i a i n t o r n o a l l e 4 p a r o le c h i a v e d e l l a CS – Informazione; – Animazione; – Formazione; – Produzione. I n c ont r o c on i l d i r e t ti v o n a zi on a le d e ll a a s s ocia zione C GS

I mp egn i p re si da lla C om mis sione – calendario degli incontri futuri: 15 febbraio 2016 (orario 9-18) Commissione di CS - in attesa di riscontri da don Filiberto Gonzales per l’incontro del 12-15 maggio dei delegati europei; – si decide di procedere a stilare un Vademecum della comunicazione da sottoporre alla CISI di aprile e che possa trattare di: gestione dei rapporti con la stampa - gestione delle situazioni di crisi - presenza sui social network;

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zione comune sia dei confratelli che della stampa; – si decide di svolgere il prossimo primo incontro annuale (settembre - ottobre 2016) della Commissione dei delegati ispettoriali di CS dedicando la seconda giornata di lavoro all’incontro con il direttivo della CGS al fine di un maggior coordinamento e di dare continuità al comune lavoro; – l’associazione CGS propone di invitare i delegati di CS alla loro Assemblea nazionale e la Commissione garantisce una delegazione qualificata; – si richiede una maggiore informazione sulle attività in essere così da poterle inserire nei normali mezzi comunicativi legati al nazionale (sito internet - ufficio stampa - canali social).

Generazione Tech: crescere con i nuovi media Si è tenuta mercoledì 13 maggio, presso Casa Don Bosco, in Expo Milano 2015, la conferenza organizzata dalla Casa Editrice MULTIDEA, in cui la pedagogista multimediale suor Caterina Cangià, Figlia di Maria Ausiliatrice, ha discusso il tema dell’educazione in correlazione con l’uso delle nuove tecnologie da parte delle giovani generazioni. Il tema delle tecnologie è attuale e si accompagna all'uso del tempo che i ragazzi fanno, alla didattica, all'educazione e alla vita. Che responsabilità hanno gli adulti, gli insegnanti e le famiglie? Gli educatori non possono fare a meno di conoscere a fondo le ricchezze che la tecnologia ha, ma anche le “trappole” da cui è necessario liberare i ragazzi. Perché i bambini memorizzano i nomi dei Pokemon e non quelli dei personaggi illustri della storia? Suor Caterina Cangià ha realizzato uno studio analitico sul campo, affiancando e seguendo alcuni ragazzi appassionati di nuove tecnologie e di videogiochi. Dall’analisi è emerso che alla base del successo e della forza attrattiva dei nuovi media c’è la capacità di creare reti sociali di aggregazione e condivisone. Tuttavia la “generazione tech” non è immune a rischi: il web è considerato come l'enciclopedia per eccellenza, ma un uso sconsiderato inibisce il pensiero critico e oggettivo. È dunque importante che gli insegnati ed educatori comprendano le potenzialità ed i pericoli dei nuovi media. Il sogno degli adolescenti è “to be always on”: essere sempre connessi e avere la tecnologia cucita addosso. “Non possiamo fare a meno di conoscere la tecnologia a fondo, apprezzandone le ricchezze, ma conoscendo anche le trappole da cui vogliano liberare i ragazzi al fine di renderli autonomi e capaci di critiche costruttive - sostiene suor Cangià - L'attenzione alla tematica comporta letture approfondimenti sui prodotti che i giovani utilizzano: la conoscenza deve basarsi anche sull'ascolto dei giovani che devono essere invitati a impegnarsi nella realtà, scegliendo di vivere in modo reale e pratico”. Gli strumenti che suscitano più interesse da parte dei giovani sono quelli che permettono di svolgere diverse attività: guardare film, leggere libri, ascoltare musica. Il nostro cervello ha una struttura a mappa ed è costituito da ingranaggi che si muovono e stimolano altri ingranaggi a fare lo stesso. Il successo della tecnologia touch-screen, ad esempio, è dovuta alla nostra capacità sensoriale di agire sull'apprendimento anche in modo pratico e manuale: ascoltare non basta più, occorre unire le modalità d'azione tradizionali a quelle interattive e multimediali. Da: ANS, Milano 21 maggio 2015.

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– la tempistica di lavoro prevista per la compilazione del Vademecum prevede: lavoro condiviso online fino all’incontro di febbraio - limatura del testo nell’incontro di febbraio - proposta agli Ispettori nell’incontro CISI di aprile; – si decide di attivare una area, momentaneamente dropbox ma con la prospettiva di giungere ad una ftp interna, dove condividere non solo il materiale di lavoro dell’equipe di CS ma che possa contenere anche materiale comunicativo di utilità per i diversi confratelli; – si tiene attivo l’indirizzo email ufficiostampa@donboscoitalia.it per le comunicazioni riguardanti l’Italia salesiana e per poter raccogliere le iniziative di rilievo delle diverse Ispettorie così da portarle alla atten-


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Catania-Barriera

Mini-Olimpiadi del Bicentenario al Grest

Le Mini-Olimpiadi del Grest all’Oratorio Salesiano Sacro Cuore di Catania-Barriera sono ormai una tradizione! Si attende il momento dell’inaugurazione con grande fermento, tutti lavorano senza sosta dal più piccolo al più grande per dare il proprio contributo. Il clima è familiare, le scelte condivise; con brevi riunioni, si cerca di preparare l’evento con anticipo, ma, puntualmente come ogni anno, si riesce a trovare spazio per le prove solo pochi giorni prima e ci si affida al “Cielo” per la riuscita. La preparazione viene curata nei dettagli, dal Tema alle coreografie, ai momenti formativi. Quest’anno per i 200 anni dalla nascita di Don Bosco la preparazione è stata speciale, è stato individuata la canzone “Musica Musica mia”, tratta dal Musical su Don Bosco e dopo diversi ascolti la scelta è stata unanime, c’era tutta la vita del nostro Santo fondatore: l’allegria, i sogni e il futuro. Altra tappa importante il messaggio educativo voluto e pensato, infatti, è stato elaborato un piccolo vademecum dell’animatore, 10 punti essenziali che racchiudono un messaggio fondamentale: Colui il quale è umile e amorevole sarà sempre amato da tutti, da Dio e dagli uomini. L’inaugurazione è stata salutata dal volo di alcuni palloncini variopinti, dalla marcia dei ragazzi, a cominciare dai simpatici «chef» del Mini-Grest (35 marmocchi da 4 a 6 anni) sorridenti e vivacissimi, dalle 4 Squadre i cui nomi “Farina, Acqua, Lievito, Sale” richia-

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mano simbolicamente il Pane quotidiano e quello Eucaristico, tema tanto caro nella pedagogia religiosa di don Bosco, approfondito e sviluppato settimanalmente in due incontri ben curati dagli animatori salesiani (don Alfredo e don Saverio) e giovani, con drammatizzazioni ad opera degli animatori e dialogo intenso con i ragazzini divisi in fasce di età. Il Pane è un dono del Padre, quello terreno (i Genitori!) e quello celeste (il Pane di Vita!); riceviamo e dobbiamo donare a chi ha meno di noi; ecco allora la Giornata del Dono: tantissimi ragazzi e famiglie hanno partecipato attivamente e generosamente, portando alimenti, omogeneizzati e pannolini per bambini. Accanto al tema del «dono» il tema della «vita», che sprizza da tutti i pori dei nostri 300 e passa ragazzini e animatori insieme: nella manica di destra delle magliette abbiamo voluto scrivere a chiare lettere il nostro «Sì alla Vita!». Mini-Grest, Grest-Ragazzi, Grest-Animatori e Grest-Famiglie stanno vivendo intensi momenti di gioia e festa salesiana, di incontro e amicizia, di valori e divertimento… che stanno facendo volare via come un razzo i 40 giorni del Grest 2015: restano ormai pochissimi giorni e poi appuntamento al Grest settembrino dal 7 al 12 settembre e alle tantissime attività dell’Oratorio… (Catechismo, sport, laboratori, gruppi, momenti di spiritualità, volontariato… per piccoli, per giovani e per le famiglie…). Ma ria Giova nna C a ntare lla don Ga et ano U r s o Insieme


Un Grest straordinario, ogni anno sempre meglio dell’anno precedente! è bello poterlo dire: il Segreto? ... sono cresciuti gli Animatori, di numero e di qualità! Oltre 250 ragazzi dal Mini-Grest al Grest-Ragazzi, con oltre 120 animatori tra adolescenti, giovani e adulti! Dai primi giorni con la sfilata riuscitissima e ormai tradizionale per le vie di Barriera e Canalicchio... all’inaugurazione olimpica, dalle molteplici attività sportive ai vari laboratori, dal mare alle gite, dall’acquapark agli spettacoli, dalle celebrazioni eucaristiche alle preghiere della sera con tutti i ragazzi, animatori e moltissimi genitori, dai giochi ben organizzati in cortile alle Mini-Olimpiadi, dalla festa Grest cittadina ai giochi d’acqua per animatori e per i genitori, dall’educazione alimentare al Pilates, dal CantaGrest sino alla Festa finale, con relativa premiazione, dalla verifica alla gita animatori, dalla SYM don Bosco 200 a Torino (14 giovani animatori di Barriera sono stati presenti nei luoghi di don Bosco) ai campi-scuola (8 animatori hanno partecipato al campo animatori di Montagna Gebbia dal 25 al 28 agosto). Mini-Grest, Grest-Ragazzi, Grest-Animatori e Grest-Famiglie hanno vissuto intensi momenti di gioia e festa salesiana, di incontro e amicizia, di valori e divertimento che hanno fatto volare via come un razzo i 40 giorni del Grest 2015. E ai primi di settembre ci siamo rivisti con gli animatori per lanciare, anche quest’anno, il Grest settembrino: un program-

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Il Grest... settembrino a Barriera

ma snello, ma intenso, che ha visto oltre 120 grestini e circa 40 animatori presenti tutti i giorni dal 7 al 13 settembre con momenti di animazione e festa, di giochi organizzati e preghiere conclusive della sera, con tanti ragazzi e familiari. La cosa più significativa che contraddistingue il Grest di Barriera è l’annuale ricordo di Luca Natoli, un grestino volato via troppo in fretta, ad appena 15 anni, oggi sarebbe stato un valido animatore, con gli occhi pieni di stelle e allegria. Luca aveva un sogno, portare la fiaccola olimpica e ogni anno, in silenzio, si esaudisce il suo desiderio; non c’è spazio per le lacrime perché la gioia e la voglia di vivere che Luca ha donato è rimasta nel cuore di quanti lo hanno conosciuto e ricordarlo in allegria è la cosa più bella che noi tutti possiamo fare. Il Grest settembrino si è concluso con la festa attorno all’altare, la domenica 13 settembre, tutti a Messa prima, e poi con la gioia di sempre tutti a giocare (bravi gli animatori per i tantissimi giochi che hanno tenuto impegnati per questi altri 7 giorni i nostri Grestini, alla vigilia dell’inizio della scuola e stimolato genitori e ragazzi all’iscrizione alle attività oratoriane per il nuovo anno 20152016 ormai in fase di rilancio (catechesi, sport, laboratori, gruppi...) nel nome del Signore della vita con lo stile di don Bosco !” d on Gaet an o U r s o

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L’oratorio salesiano di Barriera Un Oratorio Centro Giovanile che fa la Scelta dei Giovani e della Famiglia valorizzando i Gruppi e le Associazioni Un Oratorio con un proprio Progetto e stile – alla base il “ Progetto di vita oratoriana”; – maggior conoscenza e condivisione della spiritualità di don Bosco; – necessità di rispondere alle esigenze giovanili superando i confini parrocchiali e allacciando alleanze con le altre agenzie educative. (CEI, Educare alla vita buona del Vangelo, n. 42); – crescita umana e spirituale delle nuove generazioni; – rendere i laici protagonisti, affidando loro responsabilità educative; – l’Oratorio favorisce il pieno sviluppo di tutte le dimensioni della persona, intellettive, affettive, relazionali e spirituali: …valorizzazione del gioco, della musica, del teatro, dello sport, della natura, del viaggio, della festa e, parimenti, la promozione della cultura, del volontariato, e della solidarietà (Nota CEI, Il laboratorio dei talenti, n. 28). F in a l i t à d e l l ’ Or a t o r io CG a. camminare con i ragazzi, giovani e famiglie verso Gesù Cristo: da conoscere, amare, seguire, fedeli al Vangelo e al Magistero della Chiesa, con lo stile di don Bosco. b. prestare un’attenzione particolare ai giovani e alla famiglia, c. qualificare la presenza educativa ed evangelizzatrice dell’Oratorio-Centro Giovanile, perché sia sempre più punto di riferimento educativo per le realtà presenti nel Territorio (Scuole, Società civile, Parrocchie Associazioni …). d. favorire la comunicazione, la condivisione e la comunione tra le varie realtà del nostro Oratorio-Centro Giovanile all’interno dell’Opera Salesiana: Gruppi e Associazioni, la Parrocchia, il Centro di formazione professionale (CFP) e il Pensionato universitario (cfr. Prog.Vita orat. pp.8-9).

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Obiettivo fondamentale dell’Oratorio è formare «Onesti Cittadini e Buoni Cristiani»: «Evangelizzare educando ed Educare evangelizzando> è il motto di ogni oratorio salesiano o come diceva don Bosco: “L’unico scopo dell’Oratorio è di salvare anime” (ACG 290 Luglio – sett. 1978 p. 31). M et od olog ia – Scelta metodologica del nostro Oratorio è la scelta del gruppo e dell’animazione, che si realizza – attraverso diversificate forme di aggregazione (Gruppi, Associazioni del tempo libero e del volontariato…). – … attraverso la spiritualità del quotidiano, la vita ordinaria dell’Oratorio, in tutte le sue – espressioni, diventa luogo ed opportunità dell’incontro con Gesù, il Salvatore nella vita quotidiana: l’espressione di don Bosco: “Voglio vedervi felici nel tempo e nell’eternità” – esplicita concretamente la sintesi tra fede e vita (Lettera di D.Bosco da Roma del 10 maggio 1884 : “Vicino o lontano io penso sempre a voi. Un solo è il mio desiderio; quello di vedervi felici nel tempo e nell’eternità. Questo pensiero e questo desiderio mi risolsero a scrivervi questa lettera”). – Il clima oratoriano esprime concretamente una spiritualità della gioia e dell’ottimismo. Queste caratteristiche partono dall’intuizione pedagogica di Don Bosco di amare ciò che amano i giovani. La musica, il teatro, le gite, lo sport, l’ambiente vivace e sereno del cortile sono esperienze concrete in cui si è attenti alle esigenze dei giovani, sforzandosi di renderli protagonisti e non soltanto fruitori. – L’Oratorio - C.G. fa parte integrante della Parrocchia, anche se per ovvie ragioni, è anche interparrocchiale, inserito nella vita Insieme


Ev an g el i z z az i on e e cate ch es i Nel lavoro educativo-pastorale, evangelizzare i giovani è la prima e fondamentale finalità della nostra missione. Il primo fronte è quello della iniziazione cristiana con stile catecumenale, che da quattro anni stiamo realizzando; il secondo è quello del primo annuncio, offrendo ai giovani la possibilità di scoprire e incontrare Gesù Cristo e la Chiesa come madre premurosa; il terzo fronte è quello dell’animazione cristiana della cultura giovanile (Associazioni, Gruppi, CEP intera…). Quest’anno sono circa 250 i ragazzi, in 14 gruppi, «accompagnati» da 40 catechisti, 12 dei quali giovani. G r up p i e a s so c ia zi oni Numerosi sono i gruppi d’impegno cristiano (o formativi) e le Associazioni all’interno dell’Oratorio-Centro Giovanile Salesiano del Sacro Cuore. – Gruppi Catechistici: 13 gruppi di fanciulli e ragazzi dalla 3^ elementare alla 3^ media, e un gruppo di adolescenti-giovani per un totale di circa 250 ragazzi, che si incontrano con un cammino con stile catecumenale, il sabato dalle 16.30 alle 18.00 circa, animati da 2-3 catechisti ciascuno, con Insieme

l’obiettivo di farli crescere come «cristiani» e inserire nel tessuto parrocchiale-oratoriano… – Gruppi di impegno: con momenti periodici di incontro formativo e organizzativo: Gruppo Leaders (1^-2^ media), domenica ore 10.30 MGS; Pre-adolescenti (3^ media - I super.) domenica ore 10.45 MGS; Crescere come don Bosco (1518 anni) domenica ore 11.15 MGS; Giovani animatori (18-24 anni) 2° e 4° martedì ore 20.00 MGS; Gruppo Famiglie incontro periodico. – Gr up pi di a ni mazione liturgi ca: Ministranti sabato ore 16.15; Coro giovanile sabato 16.30; Gruppo Musicale sabato ore 16.30; Laboratorio liturgico, teatrale, musicale. artistico… incontri periodici. – Associazioni d el Tem po Li bero: Le Associazioni del Tempo Libero di interesse teatrale-musicale (CGS), sportivo (PGS), turistico (TGS) sono un valido strumento di aggregazione e di protagonismo per adolescenti, giovani e famiglie. – C.G.S. Giuseppe Macrì con attività culturali, teatrali, musicali, artistiche. – P.G.S. Nuova d.Bosco Barriera con svariate attività sportive e ricreative – T.G.S. Ibiscus Catania, associazione di promozione sociale (APS) e turistica (gite, riscoperta del territorio, solidarietà attraverso l’utilizzo del 5 x 1000 ), affiliata anche al SCS (servizi civili e sociali).

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dell’Arcidiocesi di Catania e della realtà salesiana, del M.G.S. (Movimento Giovanile Salesiano) e della Pastorale Giovanile diocesana.


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– Volontariato: Centro di Aiuto alla Vita «CAV Domenico Savio» formato da quanti condividono l’amore alla Vita, i valori della Famiglia e lo spirito del Volontariato… Sensibilizzazione presso le Scuole superiori e nell’ambiente… Visite a Case famiglia - Buona la collaborazione con la Caritas parrocchiale e le Famiglie - Incontro mensile dei Volontari il 2° venerdì del mese ore 19.30. – Gruppo Scout: (Agesci – Catania 7) con le branche dei “Lupetti” (sabato), del “Clan” (mercoledì) e del “Reparto” (sabato) e con circa 80 fanciulli e adolescenti, animati dalla Comunità Capi (venerdì). I ni zi a t i v e n e l c a m p o d e l l a s p i r i tu a l it à e f or mazione: Scuola-Veglia di Preghiera ogni 1° venerdì del mese, alla scuola di Gesù Maestro; Corso o incontro biblico (3° e 4° mercoledì del mese 19.30 con don Pino Falzone); Ritiri Periodici per fasce di età; Lab-Oratorio di Animazione (una volta al mese 09.3016.30 da gennaio). Animazione: Vengono regolarmente valorizzate le «Feste»: interessante, grazie all’impegno dei giovani animatori, il «Sabato in…festa», momento di gioco e allegria, con animazione del cortile con i fanciulli del catechismo e la realizzazione delle feste d’autunno, Castagnata, inverno, primavera… e feste liturgiche (Immacolata, Nuvena di Natali, Via crucis o lucis vivente, feste salesiane…) – Laboratori: teatrali, musicale, multimediale, gioco-festa, artistico, del “benessere”; – Doposcuola (in collaborazione col Gruppo Ri-Unione…); – Centro Minori con accreditamento col Comune di Catania; – Durante i mesi estivi, il GREST, un “concentrato” di attività, mare, formazione, giochi e allegria per tanti ragazzi, adolescenti e genitori che riscoprono, ancora una volta, la voglia e la gioia di stare insieme e di crescere in maniera sana e serena, secondo i principi educativi della pedagogia salesiana. Richiamo per avviare l’oratorio, il Grest settembrino per una settimana ai primi di settembre.

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P r i m at o ed u c a t i v o d el l a F a m i g l i a n e l l ’ e du c a z io ne a ll a f e de Un obiettivo fondamentale per il nostro Oratorio è quello di mirare a «Rendere più familiare l’Oratorio e più oratoriana la famiglia»: il binomio “oratorio e famiglia” risulta efficace o quanto meno necessario per annunciare Gesù Cristo, speranza del mondo, nello stile della tenerezza, dell’accoglienza, dell’amorevolezza verso i più piccoli. I documenti ecclesiali insistono sempre più sul binomio «giovani e famiglia» e chiedono «un’attenzione particolare ai giovani e alla famiglia. Questo è l’impegno che affidiamo e raccomandiamo alla comunità cristiana». (CEI, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 51-52; CEI, Educare alla vita buona del Vangelo, 36-38. ). Le famiglie sono le prime «scuole di preghiera» I coniugi cristiani sono i primi responsabili di quella «introduzione» all’esperienza del cristianesimo di cui poi chi è beneficiario porterà in sé il seme per tutta la vita. È necessario, data la crisi culturale dell’istituzione familiare, assumere l’accompagnamento delle famiglie come priorità di importanza pari a quella della pastorale giovanile: le nostre parrocchie e gli oratori devono essere sempre più luoghi di ascolto e di sostegno delle famiglie in difficoltà, avendo ben chiaro che la medicina dell’amore fraterno e della misericordia è l’unica in cui la Chiesa crede fermamente. L’Oratorio S. Cuore di Barriera ha una base solida di famiglie, presenti e motivate all’interno dei gruppi associazioni e catechesi, e corresponsabili nella presenza educativa e nella medesima animazione oratoriana, con lo stile preventivo di don Bosco; ci poniamo come obiettivo per i prossimi anni di «riuscire a stabilire rapporti personali con ogni famiglia – sia che frequenti la Chiesa sia che non la incontri mai – in un tessuto relazionale nuovo, veramente capillare». Catania, 10 ottobre 2015 d . G a e ta n o U rs o e il C o ns i g l io d e l la CE P Insieme


Concorso artistico-letterario per la scuola primaria (classi quarte e quinte) e sceondaria di primo grado Il CAV (Centro Aiuto alla Vita) “Domenico Savio”, con sede in Catania, via del Bosco 71, presso l'Opera Salesiana “Sacro Cuore”, nell’ambito della sua attività di promozione, accoglienza e difesa della vita, aiuto e sostegno alle mamme ed alle famiglie in difficoltà, indice, per l'anno scolastico 2015/2016, un Concorso dal titolo “Aiutami a Vivere” rivolto agli alunni delle scuole primarie (classi quarte e quinte) e secondarie di primo grado. Il concorso, in coerenza con le indicazioni del MIUR sull’Educazione alla cittadinanza attiva, intende sviluppare negli alunni un’etica della responsabilità e favorire forme di cooperazione e solidarietà, sensibilizzando i giovani alla difesa della vita nascente ed alla solidarietà nei confronti di bambini, mamme e famiglie in difficoltà. Il Concorso è aperto agli alunni della scuola primaria (solo classi quarte e quinte) e della scuola secondaria di primo grado. Gli alunni sono chiamati a realizzare elaborati che verranno suddivisi in tre sezioni: – letteraria: temi, testi giornalistici, lavori in prosa e in versi, filastrocche; – arte ed immagine: disegni, collage, fumetti; – multimediale: spot sociali e PowerPoint (max 3 minuti). Le scuole partecipanti dovranno, inoltre, far pervenire, entro il 31 gennaio 2016 (festa di San Giovanni Bosco), la scheda di adesione e il regolamento, entrambi sottoscritti e compilati con i dati richiesti, a mezzo posta o brevi manu alla Segreteria del CAV Domenico Savio, presso l’Oratorio SaInsieme

lesiano “Sacro Cuore” di via del Bosco 71, 95125 Catania, o a mezzo email al seguente indirizzo: cavdomenicosavio@gmail.com oppure oratorio.barriera@tiscali.it Il termine per la consegna dei lavori è fissato per il 19 marzo 2016. Entro tale data gli elaborati dovranno essere trasmessi a mezzo posta o consegnati personalmente alla Segreteria del CAV “Domenico Savio”, via del Bosco 71, 95125 Catania, presso l’Oratorio Salesiano “Sacro Cuore” di Barriera.

La data di proclamazione dei vincitori è fissata per il giorno 7 maggio 2016 ore 18.15 presso l'Oratorio Salesiano “Sacro Cuore” di Via del Bosco 71, Catania, durante la manifestazione conclusiva con esposizione degli elaborati, proiezioni e premiazione. Sono previsti tre premi per la scuola primaria e tre premi per la scuola secondaria di primo grado nelle seguenti sezioni: Sezione letteraria, Sezione arte ed immagine e Sezione multimediale. Per qualsiasi informazione telefonare ai numeri 095.2247234 o 095.2247231 o al 347.1665624. Avv. Rosa Maria Acunto d on Gaet an o U r s o

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DALLE CASE SALESIANE

“Aiutami a Vivere”


DALLE CASE SALESIANE

Catania-Salette

Inaugurata la nuova sede exallievi

«Officina d’incontri» a San Cristoforo per una periferia più «viva» “Officina di incontri”, un nome che prefigura la progettualità di iniziative per i giovani e per la periferia sud di Catania: così si chiama la sede della onlus voluta a San Cristoforo, dall’Unione Exallievi don Bosco della Salette “Periferie vive” e messa a disposizione dall’Ispettoria salesiana sicula e dal direttore dell’Oratorio San Giovanni Bosco, inaugurata l’11 settembre scorso. A ribadire le motivazioni etiche che hanno portato alla nascita di questo “incubatore di solidarietà”, il gesto simbolico dell’ex viceprefetto vicario di Catania Anna Maria Polimeni, madrina e socia della onlus, che, invece di tagliare con una forbice (comunque gesto di violenza), ha annodato il nastro inaugurale e l’ha quindi sciolto, a indicare un indirizzo comportamentale che deve impegnare a legare (laddove vi sono discrasie e momenti di incomprensione) e a sciogliere (laddove vi sono difficoltà da superare). Padrino e sponsor della onlus anche Domenico Ciancio Sanfilippo che, proseguendo nell’opera di sostegno già in corso da anni, anche per questa iniziativa ha confermato la sua affettuosa e concreta “collaborazione”. La sede è stata benedetta dal vicario ispettoriale, don Lillo Montanti, che ha ricordato l’attenzione di Don Bosco per i gio-

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vani ed ha auspicato il successo delle aspettative degli exallievi. Nel corso della cerimonia, coordinata da Salvatore Caliò, presidente dell’Unione, parole augurali sono state pronunciate da don Rodolfo Di Mauro, delegato Unione exallievi Salette, e da don Marcello Mazzeo, direttore della casa salesiana. All’incontro hanno partecipato l’assessore al welfare Angelo Villari e il deputato regionale Concetta Raia, che hanno confermato la loro sensibilità personale e l’impegno delle rispettive amministrazioni a seguire le iniziative che la onlus intenderà realizzare. Le finalità di “Officina di incontri” sono state illustrate dal consigliere Alfredo Petralia: progetti per sostenere i giovani agli studi, per diffondere la cultura della socialità e della solidarietà, per fare della “periferia” S. Cristoforo il cuore generoso della città con iniziative che rimettano al centro dell’attenzione le persone, ridando loro fiducia e speranza. Alla cerimonia hanno presenziato Francesco Muceo, presidente della Confederazione mondiale degli exallievi, Giovanni Costanza, vicepresidente vicario nazionale, Mario Li Causi, presidente regionale ed Enzo Martines, presidente dell’Unione di Cibali, ed exallievi di altre Unioni siciliane. In chiusura Francesco Muceo ha consegnato al giornalista Piero Maenza, exallievo dell’oratorio di Cibali, il distintivo d’oro della Confederazione mondiale, “Per la sua fedeltà agli ideali salesiani, nella vita e nell’espletamento della sua professione”. Maenza ha ringraziato don Salvatore Di Benedetto, suo maestro, ex direttore dell’oratorio di Cibali presente in sala, e ha ricordato le figure di don Rasà, don Confalone, don Chinnici e altri salesiani che hanno trasmesso ai giovani il senso dell’amicizia e della solidarietà, al di là delle classi sociali di appartenenza. Mir iam Pac e Insieme


L’Unione Exallievi Don Bosco CataniaSalette “Periferie vive”, costituitasi in Onlus dal 2013, è operativa attraverso alcune linee progettuali mirate a realizzare le proprie finalità istitutive “di solidarietà sociale nel settore socio-assistenziale, della formazione, dell’istruzione della formazione civica e culturale a favore di minori, anziani ed emarginati, e, comunque, soggetti appartenenti a fasce deboli con particolare riferimento agli abitanti del quartiere Salette/S. Cristoforo di Catania e di tutte le periferie sociali”. Il progetto “Vuoi studiare? Ti diamo una mano!” assegna annualmente due borse di studio per la frequenza alle scuole medie superiori e all’università: la Onlus copre per i beneficiari le spese per i testi di studio e per le tasse di iscrizione e frequenza. [...] Il progetto “Gettiamo un ponte di amicizia con i giovani del Mediterraneo” a sostegno di giovani laureati per lo svolgimento a Catania di stage di formazione presso l’Università di Catania e domiciliati nelle strutture dell’Ersu. [...] È stato realizzato nella primavera del 2015, d’intesa con la direzione dell’Istituto Penale per Minorenni di Acireale, il primo ciclo del progetto, “La cultura come speranza”, che ha previsto incontri frontali ed escursioni guidate su temi storico-ambientali e la fruizione teatrale per i giovani detenuti. [...] Nel gennaio del 2014 e 2015, nel quadro della festa di San Giovanni Bosco sono stati assegnati gli ormai tradizionali Attestati di Studio “Quartiere Vivo” a ragazzi meritevoli del quartiere e i riconoscimenti culturali annuali “Premio Quartiere Vivo” (simboleggiati da opere del M° Orazio Grasso, scultore e socio) a personalità che si sono particolarmente distinte per la loro azione sociale; una “Targa Speciale Quartiere Vivo” è stata assegnata a un non socio come attestato di collaborazione con la Onlus. A ottobre del 2014 è stato organizzato un incontro-dibattito sulle migrazioni dal tiInsieme

tolo “Dalla parte sbagliata del Mediterraneo? Flussi migratori: cause, effetti, prospettive”. [...] Nel quadro della tematica relativa al dibattito è stata attivata una sottoscrizione per la raccolta di fondi da destinare alla missione salesiana di Manouba-Tunisi: è stata raccolta la somma di 500 euro devoluta alla missione. Altri incontri di carattere culturale sono stati la presentazione del libro “Ilaria e Catania”, del socio Giuseppe Nasca, e due conferenze del socio Alfredo Petralia, una su Emma Darwin e l’altra sui Salesiani nella Terra del Fuoco. È attivo il martedì, dalle 17,00 alle 19,00, uno sportello di informazione e consulenza (disbrigo pratiche, colloqui con medici, avvocati, ecc.) denominato “Sportello di supporto per l’integrazione” a disposizione per gli interessati (in particolare immigrati e residenti della periferia sud di Catania, ecc.). Un mediatore culturale è a disposizione per coordinare gli incontri con quanti intendono avvalersi del servizio. La Onlus fa parte della Consulta Giovanile del Comune di Catania e della Rete comunale di associazioni di volontariato istituita dall’Assessorato Armonia Sociale e Welfare del Comune di Catania ed è stata accreditata dalla Banca delle Opere di Carità per la distribuzione di alimenti alle famiglie disagiate del quartiere. [...] La Onlus collabora al progetto “Don Bosco Island: l’Oratorio dei Popoli” attivato presso il Lido don Bosco alla Plaja (Catania). [...] Il 3 dicembre 2015, a Palazzo Vermexio a Siracusa, il Centro di Mediazione Mediterraneo pluridisciplinare di Sicilia e l’Ente Fauna Siciliana, la onlus ha organizzato, nel quadro del suo progetto “Officina di incontri” un incontro dal titolo “Laudato si’, il punto di vista di un laico”, in riferimento al rapporto uomo-ambiente nella prospettiva della cura della casa comune cioè il pianeta in cui viviamo. M. P.

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Attività della Onlus Unione Exallievi


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Palermo-Gesù Adolescente

La buona formazione professionale

La Scuola Grafica dei Salesiani di Palermo, attraverso il Centro di Formazione Professionale CNOS/FAP Regione Sicilia offre, ai giovani che si vogliono formare nel settore, oltre percorsi brevi della durata di 200 ore nell’ambito del Programma “Garanzia Giovani” rivolto ai giovani che hanno già raggiunto il 18 anno di età, i percorsi triennali in ambito di istruzione e formazione professionale (IeFP). La “IeFP” Istruzione e Formazione Professionale è uno dei segmenti individuati dalla vigente legislazione per consentire l’assolvimento dell’obbligo scolastico. Spesso viene dipinto in modo preconcetto e contraddittorio: da porta di accesso privilegiata al mondo del lavoro a scuola di serie “B”; da incisivo argine alla dispersione scolastica a ghetto per chi non ce la fa in altri percorsi. In realtà, così come esiste la buona scuola e la cattiva scuola, esiste la buona formazione professionale e la cattiva formazione professionale. Gli eventi come quello organizzato da Ricoh con la collaborazione di alcune aziende operanti nel settore della Graphics Arts, nei laboratori del nostro Centro di Formazione Professionale CNOS/FAP Gesù Adolescente, consolidano le sinergie tra Aziende produttrici, Operatori del settore e Centro

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di formazione Professionale e contribuiscono alla crescita di tutto il sistema scuola-lavoro con naturale benefica ricaduta sugli allievi e sugli operatori del settore della Graphics Arts che si confrontano con nuove ed interessanti tecnologie che danno alla loro attività nuove prospettive di mercato incentivandoli a sviluppare idee innovative e nuovi modi di pensare alla loro produttività. Protagonista la prima ed oggi unica macchina digitale laser Ricoh Pro™ C7100X che permette di stampare anche il bianco e verniciatura. La nuova serie Ricoh Pro™ L4100 è ideale per applicazioni grafiche indoor e outdoor con impatto ambientale della stampa ridotto grazie agli inchiostri latex e ai consumi energetici ottimizzati per la stampa di grandi formati su supporti diversi, carta da parati, adesivi, banner ed altri. Tante le aziende interessate al cambiamento di mercato integrando alla tradizione della stampa le innovazioni, cercando sempre di più competenze e personale specializzato sul settore della comunicazione. Gli eventi organizzati da Ricoh rappresentano un importante momento di incontro e di confronto per scoprire in che modo le novità dell’offerta Ricoh e le opportunità del digitale possano delineare nuove prospettive. Ricoh collabora spesso con i centri di formazione professionale con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo dei futuri operatori del settore della stampa e vuole dare un contributo allo sviluppo degli scenari del mercato delle arti grafiche e con il messaggio di brand imagine, invita gli stampatori di oggi e di domani a sviluppare idee innovative e nuovi modi di pensare alla stampa. I collaboratori Ricoh Italia e della scuola grafica di Palermo hanno guidato i visitatori alla scoperta di applicazioni realizzate su una grande varietà di supporti. Tra gli oggetti creati: etichette, grembiuli, lampade, carta da parati, album fotografici, calamite, menù, vetrofanie e molto altro ancora. Insieme


Gli exallievi primeggiano agli esami universitari

La ricerca della “Fondazione Agnelli” sulle scuole superiori nazionale in lingua tedesca ci fa pensare di Il Don Bosco guida la classifica dei licei essere sulla strada giusta. Ci impegneremo classici e degli scientifici. per tornare in testa.” L’Umberto I non è più il liceo classico Tra i classici, il Garibaldi si piazza sul cittadino che assicura la migliore terzo gradino e subito dopo troviamo un’alpreparazione in vista degli studi universitari. tra scuola paritaria: l’Altavilla. Il Meli Quest’anno è stato superato dal Don Bosco scivola al quinto posto, perdendo due poRanchibile. Anche altri prestigiosi classici e sizioni. “Sicuramente – spiega a caldo scientifici di Palermo sono costretti a lasciaFrancesca Vella, a capo del Meli – il tempo re posizioni in classifica agli istituti paritari. scuola nelle paritarie è diverso rispetto a A sostenrlo è la Fondazione Agnelli che quello degli istituti statali e questo può inda oggi mette a disposizione di alunni, gencidere anche sulla preparazione degli stuitori e insegnanti la seconda edizione di denti: meno vincoli sugli orari dei collaboraEduscopio, la banca dati che consente di tori scolastici, ad esempio, consentono di rimettere a confronto le perfomance universimanere aperti più a lungo. Sulla qualità deltarie degli studenti diplomati nel 2010-2011, l’insegnamento non ho invece dubbi: la 2011-2012, 2012-2013 e che permette di stiscuola pubblica non ha lare una classifica per indirizzo degli istituti di Lo studio analizza le performance nulla da invidiare alle paritarie. E francamente provenienza, con tanto di d e g l i s t u d e n t i d e l l ’ a t e n e o non credo che i miei posizioni conquistate e perse rispetto al 2014. Ma I presidi degli istituti pubblici: “I alunni all’università facciano peggio di quelli di i presidi dei licei statali n o s t r i r a g a z z i , s e c o n d i a n e s s u n o ” qualsiasi altra scuola.” non ci stanno. In altre paAi primi due posti role, non credono che i della classifica sui licei scientifici di Palermo propri alunni siano da meno rispetto a queltroviamo altrettante scuole private: il don li che hanno frequentato gli istituti privati. Bosco e per la prima volta il Santa Maria In effetti, nell’edizione 2015 di EudoMazzarello. Il Cannizzaro, lo scorso anno in scopio non mancano le sorprese che probaseconda posizione, si deve accontentare delbilmente saranno destinate ad aprire la disla terza piazza, “Non credo molto nelle clascussione tra i fan delle paritarie e quelli consifiche”, confessa la preside dello scientifico vinti che la migliore preparazione venga asCannizzaro, Anna Maria Catalano, che sicurata ancora dalle scuole di Stato. Il dataavanza anche una critica: “Non so quanto base consente di stilare classifiche per indisia opportuno paragonare istituti con 1800 rizzo scolastico. Tra i licei classici, lo scorso studenti, che ne diplomano almeno 200 anno, era l’Umberto I a primeggiare su tutogni anno, con istituti molto più piccoli”. ti. Ma quest’anno la palma del migliore pasTra i licei scientifici, Galilei, Bendetto sa al Don Bosco di via Libertà. Croce, Eninstein e Basile seguono il CannizPer Vito Lo Scrudato, preside dell’Umzaro. Per comporre le singole classifiche, la berto I, “In città ci sono ottime istitutzioni Fondazione Agnelli ha elaborato statisticascolastiche che cercano di gareggiare tra mente un indice che tiene conto dei voti loro per offrire la migliore preparazione conseguiti dalle matricole nelle materie unipossibile. Anche se – continua – il riscontro versitarie superate e il numero di crediti ottenuto dall’apertura dell’indirizzo interInsieme

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Palermo-Ranchibile


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conquistati, con un peso pari al 50 per cento per i due indicatori. Ma l’indice elaborato dalla Fondazione Agnelli, che mette in rassegna le diverse realtà scolastiche, non tiene conto del retroterra culturale ed economico di provenienza degli studenti. Per questa ragione potrebbe non essere una misura della qualità dell’insegnamento nelle diverse scuole. Anche se fornisce una guida alle famiglie che prima non c’era. Tra i licei linguistici è il Ninni Cassarà quello che assicura la migliore formazione per coloro che proseguiranno con gli studi universitari. Mentre, tra i licei delle scienze umane a primeggiare è il Finocchiaro Aprile, seguito dal Danilo Dolci di Brancaccio e dal Regina Margherita. Eduscopio confronta le perfomance universitarie anche degli studenti che

escono dagli istituti tecnici. Consegnando la palma migliore al Pareto, tra gli Istituti tecnici ad indirizzo economico, e al Rutelli – primo anche lo scorso anno – tra gli istituti tecnici ad indirizzo tecnologico. L’ex istituto per geometri si piazza prima del Paratore, storico istituto cittadino da cui è uscita la maggior parte dei primi geometri palermitani.

Marsala

I ragazzi festeggiano Don Bosco

La comunità salesiana insieme ai tanti giovani e alle varie associazioni della grande famiglia salesiana, ha festeggiato Don Bosco, il Santo dei Giovani, per i suoi 200 anni dalla nascita. “Il grazie è cosa di cuore”, è lo slogan che ha accompagnato i tre anni di preparazione al Bicentenario per dare voce alla riconoscenza per il dono e la presenza del carisma salesiano nella città di Marsala. “Un famoso canto a Don Bosco, imparato in oratorio aveva come ritornello “Dio gli donò Sapienza e la Prudenza, e un cuore grande come la sabbia del mare”. Lo cantavamo con tanto entusiasmo ed affetto. Quel cuore grande sapevamo che abbracciava ciascuno di noi come aveva fatto con i ragazzi del primo Oratorio. Per loro, come per noi migliaia e milioni di persone in tutto il mondo, Don Bosco è stato un Padre Amorevole e Misericordioso. La sua è una storia sempre verde, sono passati 200 anni dalla sua nascita e la sua

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presenza fra noi è più viva che mai. La sua esistenza è stata una avventura appassionante che ha segnato profondamente la società del suo tempo e continua ancora oggi a dare frutti stupendi di solidarietà, di promozione umana, di allegria e bellezza tra i giovani di tutto il mondo. Quest’anno, l’8 dicembre prossimo, solennità dell’Immacolata Concezione, si aprirà l’Anno Santo della Misericordia; in Don Bosco i suoi figli spirituali riconoscono la grande necessità di essere diffusori della misericordia di Dio verso i giovani. Insieme


Don Enzo che fa brillare i mille colori di Ballarò

Albergheria, nel cuore della vecchia Palermo. Gli antichi palazzi nobiliari coi loro stemmi corrosi dal tempo danno a queste vie il sapore di una nobiltà e una bellezza perdute. Ti perdi in un dedalo di vicoli stretti con i panni stesi alle finestre, e sbuchi nel mercato di Ballarò. Una festa di colori ti avvolge: sui banchi montagne di peperoni e pomodori, rossi come non li hai visti mai, e pesce fresco, in un vivo caos già mediorientale. Mamme “nere” sulle soglie delle case fanno le treccine alle loro figlie; chi cammina curvo sotto il peso di un sacco enorme di cipolle, chi vende lumache, chi scope. Nel suq di Ballarò si vive poveramente, in strade sporche, ma quanto intensamente si vive: e quanti bambini nei passeggini, neri, o asiatici. Il 60% della popolazione viene da lontano: Bangladesh, Sri Lanka, Costa d’Avorio, Nigeria, dodici etnie si dividono un quartiere in larga parte abbandonato dai palermitani. E puoi incrociare fra le bancarelle, intento a far la spesa, un gigante alto 2 metri e 2 centimetri, una croce al collo su una maglietta colorata. Don Enzo Volpe è il direttore del Santa Chiara, comunità salesiana e avamposto di umanità e di fede in questa Babele. Bisogna aver le spalle larghe per fare il prete qui, pensi, ma poi consideri quelle di don Enzo, e ti pare uno che ha proprio le spalle giuste. Uno a cui, nemmeno a Ballarò, a nessuno verrebbe in mente di dare uno spintone. Tra questi vicoli, tra chiese secentesche la cui bellezza, se entri, ti ubriaca, don Enzo si muove come ci fosse nato. In realtà è figlio di pugliesi ed è nato in Sicilia, sulle Madonie. Ma il papà aveva studiato dai salesiani, e i cinque figli, di don Bosco, cominciano a sentir parlare da piccoli. Il primo è Enzo, classe 1968. Studia al liceo salesiano San Gregorio di Catania, in collegio, e si trova a incrociare la vita con i ragazzi ‘difficili’ mandati ai salesiani dal Tribunale. Quel compaInsieme

gno alto, solido, ispira fiducia. È ancora un ragazzo, e già i coetanei cercano in lui un padre: quasi il segno di una vocazione che verrà. L’incontro determinante è quello col salesiano don Rocco Rindone, il rettore: «Mi ha dato – ricorda don Enzo oggi, seduto a un caffè a piazza Bologni – la testimonianza di un uomo di Dio. Un ‘masticatore’ della Parola, un uomo affascinante e molto aperto. Fu il primo ad aprire, anni dopo, qui a Palermo, il Santa Chiara all’emergenza della povertà». Volpe studia filosofia alla Pontificia Università Salesiana e fa il tirocinio da educatore a Catania, a San Cristoforo: i quartieri difficili sembrano chiamarlo. Viaggia per missioni, poi torna in patria ed è animatore in un liceo cattolico. Esperienza importante: «Secondo me in una scuola cattolica, se manca il contatto con i poveri, manca tutto: potrebbe ridursi a luogo elitario, utile forse per una formazione ‘alta’, che però rischia di dimenticarsi la sua radice». Così, i suoi liceali don Enzo comincia a portarseli nei quartieri poveri, come volontari. Insegnante per 18 anni, Volpe arriva a Palermo come direttore del Don Bosco Ranchibile, scuola esclusiva. Quando, nel 2012, approda al Santa Chiara, si porterà come volontari alcuni ragazzi della Palermo-bene. Com’è questo suo quartiere, in cui molti palermitani non mettono piede? «È molto variegato. In alcuni palazzi restano gli ultimi eredi delle famiglie nobili, mentre le fasce popolari sono ampiamente migrate nelle periferie: Ballarò è multietnico ormai da molti anni. È stato uno dei primi luoghi in Italia ad accogliere in massa gli immigrati, prima i maghrebini e poi di ogni dove. Il quartiere è stato ‘accogliente’, anche se si è trattato di un’accoglienza abbastanza utilitaristica: qui c’era bisogno, per il commercio su cui Ballarò vive, di manodopera a basso costo, e in nero. Perché, vede, qui comanda il manda-

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Palermo-Santa Chiara


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mento di Porta Nuova». Mandamento? Volpi si spiega meglio: «La mafia della zona di Porta Nuova: questo è un territorio in cui comandano loro». «Qui – continua – la maggior parte degli immigrati riesce ad ‘arrangiarsi’ e a vivere. Sono venuti ad abitare in case degradate, da cui gli italiani se ne andavano. Addirittura qui si vedono ancora alcune rovine dei bombardamenti del ’43. Non si è ricostruito perché la mafia aveva interesse alla cementificazione delle periferie. Così Ballarò è rimasto com’era, e sono arrivati gli stranieri». Il vostro lavoro? «Come salesiani curiamo innanzitutto l’oratorio, 120 ragazzi di ogni nazionalità, non facciamo alcuna distinzione. L’occuparci dei figli di tutti ci procura, nel quartiere, una grande considerazione. Poi abbiamo un asilo con 50 bambini, quasi tutti stranieri, figli di chi altrimenti non ha un posto dove lasciarli». E passando per i vicoli arriviamo al Santa Chiara: una bellissima chiesa e un grande cortile con l’immagine di Don Bosco, in cui dal 1919 i ragazzi di Palermo giocano a pallone. In un angolo c’è l’asilo. Una piccola folla chiassosa di bambini di ogni colore ci corre incontro. Mohammed, 5 anni, nero, grida al sacerdote, festoso: «Don Enzo, domani andiamo al mare!». Già, domani li portano tutti al mare. Ma ciò che ti colpisce è che questi bambini venuti dai quattro angoli del mondo parlano fra loro in italiano. La sola lingua, in cui tutti srilankesi, ghanesi, nigeriani possono intendersi. A Babele, pensi, i bambini parlano la nostra lingua. «Lei mi chiedeva poco fa – dice don Volpe – come si fa a vivere insieme fra gente tanto diversa. Beh, guardi questi bambini, è da loro che si impara. A loro viene naturale considerare il compagno un compagno, e basta. E io devo dire che qui, pure tra tanti gravi problemi, non vedo razzismo». Forse perché in un luogo in cui tanti vengono da ogni parte del mondo, nessuno è più del tutto straniero. Essere un sacerdote a Ballarò però, ammette Volpe, non è facile: «La difficoltà maggiore è nell’ignoranza umana e civile,

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prima ancora che religiosa, e non solo degli stranieri. Qui si tocca con mano l’incapacità di certa Palermo, del suo tessuto sociale e familiare, di educare i propri figli alle cose fondanti: il rispetto umano, prima di tutto. Qui la scuola è l’ultima frontiera della democrazia: ma i professori, a volte, ci arrivano malvolentieri, costretti. Da noi 60 volontari laici fanno doposcuola ai ragazzi. Ce ne sono, anche fra gli immigrati, di quelli che hanno talento e voglia di studiare: diventeranno, credo, medici, insegnanti... Coltivare i ragazzi può voler dire anche trovare, a Ballarò, delle perle. Per questo io vedo, in uno dei luoghi più multietnici d’Italia, un laboratorio, il germe di una nuova Italia possibile». Cosa vi chiedono tanti stranieri, spesso non cristiani? «Il Santa Chiara era un monastero di Clarisse. La preghiera sta scritta nelle sue mura. Ci chiedono – pentecostali, induisti, islamici – un luogo in cui pregare. Noi, siamo anche questo: una casa dove si può pregare. Nella propria fede. L’altra sera c’è stato da noi un funerale ghanese. I ghanesi festeggiano l’ingresso del defunto nell’aldilà mangiando, bevendo, cantando. E io ho pensato che, se credessimo davvero nel Paradiso, dovremmo imparare da loro...». Poi, spiega,«andiamo nelle case dei ragazzi dell’oratorio, a vedere da vicino, a capire se mancano i soldi per le bollette, o di che cosa c’è bisogno. Tutti ci aprono volentieri». Che posto ha Cristo nel suo essere qui? «Anche in un luogo come questo la figura di Cristo affascina per la capacità di toccare ancora il cuore dell’uomo. Ancora Cristo sa spezzare gli schemi e ricostruire ponti, anche con chi viene da altri mondi. Il fulcro di Insieme


lo strazio per quelle bambine, vendute come cose. Ma don Enzo non si rassegna: «Si deve ricominciare dalla educazione. Bisogna dirlo a scuola ai ragazzi, che non si compra un essere umano». Fatica grande a Ballarò. Ogni mattina presto, la Messa e le lodi in comunità. Poi, il mondo bussa: bambini, mamme, ragazzi, disoccupati. Si va avanti, dice congedandosi don Enzo, «nella coscienza di non essere soli, e di condividere con tanti amici, in quest’angolo di Palermo, una profonda voglia di bene».

Palermo, 14 agosto 2015 Ma ri n a C o rr ad i © riproduzione riservata

Tunisia - Manouba

Estate ragazzi... Mabrouk mabrouk

Mabrouk è l’espressione araba di felicitazione, congratulazioni, auguri... ed è forse la più adatta per definire l’esperienza di “Estate ragazzi” fatta nella nostra opera salesiana di Manouba dai due confratelli Roberto e Domenico che ancora una volta si sono spesi per i ragazzi del nostro oratorio. L’attività è iniziata dopo il Ramadam, il 18 luglio, con la convocazione dei ragazzi più grandi che per la prima volta avrebbero dato una mano. Questa è la prima bella novità, la presenza dei primissimi animatori in erba del nostro oratorio, vero dono di Don Bosco alla nostra opera. La prima “Estate ragazzi” era stata condotta nel 2012 principalmente per i ragazzi della scuola, poi nel 2013 e nel 2014 la coincidenza del Ramadam con il periodo estivo non ha permesso la continuazione dell’attività, ma nel 2015 il calendario ha finalmente riaperto la possibilità di animare, anche se solo in parte il periodo estivo. Quest’anno, conclusi i viaggi in Sicilia e a Genova dei ragazzi della scuola e dell’oratorio, dal 20 al 31 luglio si è intrapresa l’attività delle vacanze. Insieme

I destinatari questa volta erano i ragazzi meno favoriti della nostra zona, impossibilitati anche ad andare a mare perchè le famiglie sono in grave disagio. Per dare loro almeno un po’ di gioia e spensieratezza abbiamo organizzato giornate piene, dalle 8.30 fino alle 17 e oltre, organizzando anche il pranzo insieme. Ed ecco un’altra bella novità: Rosario e Maria, due pensionati italiani di origine siciliana, da anni residenti in Tunisia e con tanto volontariato alle spalle, hanno deciso di donare due settimane di impegno per i nostri ragazzi... lavorando in cucina con sapienza e gusto ottimi! Infatti essi hanno pensato a fare la spesa, cucinare, preparare e fare in modo che nulla andasse perduto, con generosità ma anche con tanta capacità educativa nel parlare (spesso in arabo) con i ragazzi e nel dare testimonianza della loro presenza gratuita e allegra. Per noi è stato anche bello che essi hanno voluto condividere la vita della piccola comunità per 15 giorni abitando insieme e condividendo anche la preghiera.

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tutto, ciò da cui si parte è l’umanità di Cristo. In fondo è quel che faceva don Bosco con i bambini del proletariato torinese. Ragazzini che non sapevano l’italiano, alla deriva, violenti. Lui domandava: ma tu, sai fischiare? E da quel piccolo angolo di bellezza che è fischiare una canzone, appassionandosi a quei bambini, ricominciava a tessere l’umano». Due sere la settimana don Enzo accompagna una suora, Valeria, sui marciapiedi della Favorita, dove le giovanissime nigeriane si vendono. «Ragazzine di 16 anni che si comprano con 20 euro. Una terribile piaga», dice con dolore. Parla del tentativo, difficile, di riscattarle dalla tratta, terrorizzate come sono dai trafficanti. Gli si vede in faccia


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Le giornate hanno avuto il ritmo tipico dei nostri grest: accoglienza festosa, buongiorno del mattino dato sempre da persone diverse, attività culturali, giochi (in piscina o in oratorio), giornate intere al mare, tornei e gare di vari sport. Altra novità la presenza di alcune mamme e papà che hanno voluto sapere cosa si faceva e, vedendo la presenza volontaria e semplice dei due coniugi Rosario e Maria, hanno voluto anche loro dare prova della loro riconoscenza portando dolci, piatti tipici tunisini ed altro ancora per tutti i ragazzi... la Provvidenza si è manifestata in tanti modi! I ragazzi, una quarantina, hanno seguito molto bene le giornate ed hanno espresso la gioia di ritrovarsi insieme; per molti di loro una novità, e questa esperienza, nuova per la Tunisia, ha dato a loro e alle famiglie la prova che è possibile stare insieme e divertirsi in modo sereno e allegro, nel rispetto reciproco e senza alcuna forma di violenza anzi costruendo insieme rapporti onesti e costruttivi. Si, è vero che in un contesto musulmano il carisma salesiano non puo’ esprimersi in pienezza, ma rivela tutta la forza carismatica dell’educazione, “educare” nel senso più

bello e profondamente umano del termine. Le regole e gli avvisi che i ragazzi hanno vissuto in queste settimane con semplicità e naturalezza hanno dimostrato che si può stare insieme nel rispetto reciproco, sotto lo sguardo di Dio Onnipoptente e Misericordioso. Il buongiorno iniziale con il suo contenuto essenziale ed educativo ha spiegato bene i valori più importanti poi vissuti nella giornata di gioco e di allegria. Infine tutto questo è stato reso possibile economicamente per la grande generosità della Casa Salesiana di Catania-Barriera che ha realizzato un grande sorteggio per sostenere la “Estate ragazzi” di Manouba. Lo stesso ha fruttato 2.500 euro netti che tramutati in dinari tunisini hanno consentito di affrontare tutte le spese organizzative e di trasporto nonchè la quasi gratuità per tutti i ragazzi altrimenti impossibilitati a partecipare. A ognuno è stato chiesto solo un piccolo contributo (in tutto equivalente a circa 5 euro...) se era possibile, per evitare una forma esplicita di assistenzialismo che in questi contesti sarebbe negativa e deresponsabilizzante oltre ad essere non educativa. Grazie quindi a coloro che ci hanno dato la possibilità di vivere questa bella esperienza in fraternità con ragazzi e famiglie musulmani che ancora una volta ha dimostrato che credere in Dio è una grande ricchezza comune e non una fonte di conflitto; è motivo di solidarietà e di cammino comune per il bene e la crescita di tanti ragazzi, INSCIALLA! L a com uni tà s al es ia na d i M a noub a

Manouba... la Tunisia del Premio Nobel Il 10 dicembre 2015 è una giornata storica per la Tunisia; quattro organizzazioni rappresentative della società civile ricevono il premio Nobel per la pace, riconoscimento mondiale alla democrazia tunisina che, unica tra le macerie della primavera araba, è riuscita a risorgere e consolidarsi senza violenze e con un dialogo nazionale capace di affronta-

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re situazioni molto delicate, portando il Paese alle elezioni svoltesi in un clima molto positivo e regolare. Il premio sarà consegnato a quattro organizzazioni UGTT sindacato lavoratori, UTICA (la confindustria tunisina), Ordine degli avvocati, Lega dei diritti umani. La nostra scuola salesiana di Manouba trova in Insieme


Insieme

italiana Hockey su prato e al sostegno della Federazione Africana del medesimo sport. Così a novembre abbiamo avuto con noi per una settimana il delegato della Federazione Africana Marc Thirion e il tutor della FIH prof Giuseppe Giordano. Hanno curato allenamenti e incontri istituzionali con l’Istituto superiore di sport e con il Comitato Nazionale Olimpico Tunisia. Ora le scuole coinvolte sono tre e si spera di allargare il campo. A ottobre abbiamo ricevuto con gioia la visita del nostro Ispettore don Pippo Ruta. È stato accolto molto bene anche dal personale che lo ricorda sia per le visite passate sia per l’accoglienza che lui ha sempre riservato a Catania a coloro che sono andati a trovarlo durante i nostri scambi con la Sicilia. La visita, oltre ai momenti riservati ai confratelli e alla scuola, ha dato modo di avere due importanti incontri con i PP.Marianisti e con l’Arcivescovo in vista del passaggio ai salesiani della scuola ESL di Tunisi, finora gestita dai fratelli Marianisti. Inoltre don Pippo ha partecipato anche alla ricorrenza dei 175 anni di presenza delle religiose di San Giuseppe. I “consacrati” hanno realizzato alcuni incontri per i nuovi arrivati, tra cui il nostro don Gianni, e un raduno per tutti, avendo come tema per quest’anno il rinnovamento della presenza e il significato di essa in Tunisia nel nuovo contesto storico, politico e sociale del Paese, con le sue sfide e i suoi timori, alla luce della lettera dei Vescovi del Nordafrica, “Servitori della Speranza”. Il 29 ottobre abbiamo avuto il ritiro del clero di Tunisia con il Vescovo. Nella ricorrenza della memoria del Beato Michele Rua, il Vescovo ha voluto che il direttore presiedesse la S. Messa con omelia centrata proprio sulla figura del primo successore di don Bosco. D o n D o m en i c o Pa t e r n ò

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questo fatto la conferma che educare alla cittadinanza è necessario; i nostri piccoli allievi sono i cittadini di domani e stiamo cercando di dare nelle classi rilievo a questo evento grande e importante per la Tunisia. È il “buoni cittadini” del nostro Don Bosco. Educare ogni giorno, garantire ogni giorno la crescita dei ragazzi è la migliore risposta alle tensioni e alle violenze che scuotono oggi l’Europa e altri Paesi. La Tunisia ha pagato un duro prezzo il 24 novembre scorso con un attentato terroristico che ha ucciso 12 poliziotti in pieno centro città. Da quel momento lo stato d’emergenza e il coprifuoco non hanno scoraggiato i tunisini a continuare a credere nella crescita civile, democratica, pacifica, e tutti hanno respinto con sdegno il tentativo di strumentalizzare la religione per scelte violente che nulla hanno a che fare con Dio. La nostra presenza salesiana è quindi solidale in pieno con il Paese e con le sue vicende e attraverso la cura dei ragazzi nella scuola e nell’oratorio diamo anche noi una mano a crescere nel bene e a respingere il male. Dopo il rientro dall’estate la scuola ha ripreso bene il suo cammino; tanti gli appuntamenti significativi e tanta la fiducia delle famiglie nel sistema educativo salesiano. Settembre era iniziato con il viaggio in Sicilia di 8 maestre della nostra scuola di Manouba che hanno effettuato una visita turistica e culturale nonchè uno scambio di pratiche educative con una scuola salesiana (Cibali) ed una statale (L. Milani). La visita è stata preziosa per il contributo alla fraternità e alla conoscenza reciproca tra le due sponde della nostra ispettoria siculo/tunisina. Insieme con le maestre ha fatto ingresso per la prima volta in Tunisia don Gianni Giummarra, direttore e parroco ad Alcamo ed ora alla sua prima esperienza in Africa del Nord. La attività scolastica è ripresa in pieno con 32 classi e quasi 800 allievi ed anche il nostro oratorio settimanale e festivo ha conosciuto un grande incremento. I ragazzi tra gli 11 e 16 anni che lo frequentano con regolarità, sono circa 130 e l’attività sportiva procede intensa con la novità della introduzione per la prima volta in Tunisia dell’Hockey su prato, grazie ad un progetto della federazione


GUARDANDO ALTROVE

Guardando Altrove F es ta M ad o n n a d el la N ev e s u ll ’ Et n a È stato l’arcivescovo mons. Salvatore Gristina a presiedere la s. Messa nell’altarino della Madonna della Neve sull’Etna, a quota 1.910 metri, concelebrata con don Giuseppe Costa, salesiano, direttore della Libreria Editrice Vaticana, don Ugo Aresco fondatore del Clan dei Ragazzi, mons. Barbaro Scionti parroco della Cattedrale, don Ezio Coco, e promossa dal comitato ex dirigenti diocesani della Gioventù Italiana di Azione Cattolica nella mattina della ricorrenza liturgica della festa mariana, in coincidenza con il bicentenario della nascita di Don Bosco, il centenario dell’inizio della grande guerra, il 70° anniversario della fine della II guerra mondiale e dell’originaria erezione dell’edicola votiva, voluta dalla GIAC in ricordo dei soci caduti in quel conflitto e fatta ricostruire nel 2007, dopo la distruzione provocata dalla colata lavica nel 1983. Il metropolita, dopo aver tenuto l’omelìa, ha benedetto due targhe commemorative dedicate ai significativi anniversari, motivo per esaltare gli ideali di pace per le nuove generazioni di siciliani nonché la presenza salesiana sull’Etna, sulla scia dei tre amori bianchi proposti ai giovani da Don Bosco: la Madonna, l’Eucaristìa il Papa. In serata sono state accese delle luci per illuminare l’edicola per iniziativa dell’architetto Salvatore Di Mauro membro del comitato ex GIAC su progetto di don Felice Bongiorno. Don Costa, dopo aver indicato in padre Aresco l’attuale “apostolo dei gio-

vani di Catania”, ha evidenziato lo speciale e connaturale legame dei Salesiani con Catania e il Vulcano, reso possibile dalla devozione mariana proposta ai giovani anche durante le gite in montagna aventi per meta l’escursione al cratere o alla Montagnola, e i rapporti di amicizia tra San Giovanni Bosco e il beato cardinale Dusmet che volle i Salesiani come educatori impareggiabili dei ragazzi catanesi. A n t o ni n o Bl a n d in i

Premio Posidone XXIII edizione Domenica 2 Agosto, presso la Villa Comunale di Fiumefreddo di Sicilia, si è tenuta la XXIII Edizione del Premio Posidone. Hanno partecipato: il direttore RAI Antonio Preziosi; la conduttrice del Tg1 RAI Barbara Capponi; l’inviato del Tg1 Susanna Lemma; il Vicario Generale della Congregazione Salesiana Don Francesco Cereda; il Presidente Mondiale degli Ex Allievi Salesiani Francesco Muceo. Il Premio Posidone, istituito nel 1993 a Fiumefreddo di Sicilia viene conferito a persone, enti o strutture che si sono distinti in diversi ambiti per la professionalità ed il contributo alla crescita sociale, morale e culturale. Ad essere premiati in loro rappresentanza, il contrammiraglio della Marina Militare Nicola De Felice ed il colonnello dell’Aeronautica Militare 41° Stormo Sigonella Vincenzo Sicuso, che hanno ricevuto il Premio Posidone alla Speranza «per l’encomiabile lavoro svolto con straordinaria semplicità d’animo e dedizione». La semplicità, intesa come virtù, è il valore celebrato da questa edizione del Posi-

Edicola votiva Madonna della Neve sull’Etna.

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Targa d’argento alla Congregazione Salesiana consegnata a don F. Cereda.

done che ha visto premiata la Congregazione salesiana, nell’anno del Bicentenario della nascita di Don Bosco. A ritirare il Premio il Vicario del Rettore Maggiore Don Francesco Cereda. Due i premi assegnati al mondo del giornalismo; ad Antonio Preziosi, editorialista del Tg2 e già direttore di diverse testate Rai, è andato il Premio Posidone al Giornalismo, per la passione esemplare e l’equilibrio umano spesi nel “fare informazione” a servizio degli italiani; a Barbara Capponi, giornalista volto noto del piccolo schermo, è stato assegnato invece il Premio Giornalismo televisivo. All’Istituto medico-psico-pedagogico “Lucia Mangano”, struttura d’eccellenza nel campo della riabilitazione, per l’accoglienza e il recupero funzionale dei diversamente abili, è invece andato il Premio per l’Impegno Sociale, ritirato dal presidente Corrado Labisi.

Suor Mar ia Pi sci ott a, e le tt a Is p e t t r i c e d e l l ’ I s pe t t o r i a d i Si c i l i a Suor Maria Pisciotta, consigliera per la formazione dell’Ispettoria Salesiana di Sicilia FMA per due mandati e per cinque anni direttrice a Pietraperzia, è stata eletta ispettrice. Suor Maria ha insegnato nei corsi delle case salesiane ed ha fatto anche la preside. Insieme

Finalmente, ci ritroviamo tutti sotto il manto amorevole di Maria, per celebrare con gioia e gratitudine, provvidenzialmente nell’anno del Bicentenario, il VII Congresso internazionale di Maria Ausiliatrice. Dopo che a Czestochowa abbiamo affidato a Maria tutta la nostra vita ora, come Famiglia Salesiana, vogliamo accogliere in maniera ancora più profonda e personale la presenza di Maria nelle nostre case, nelle nostre vite. Maria ha chiesto a Don Bosco di affidare a Lei tutta la sua opera e gli ha chiesto una casa a Valdocco, dalla quale promanare la sua Gloria, la sua presenza. E la presenza di Maria si manifesta nello spirito silenzioso e amorevole di Famiglia che don

Bosco ha messo al centro del suo sistema educativo. Ed ogni Famiglia vive in una casa. Per questo oggi dedichiamo alla Famiglia, genitori, figli e nonni, questo Congresso del Bicentenario. Anche la Famiglia Salesiana è innanzitutto una famiglia. Don Bosco quando ha pensato all’oratorio ha preso come esempio la sua casa, la sua Famiglia, per questo ha voluto mamma Margherita accanto a sé. Oggi simbolicamente questo palazzetto diventa la nostra casa. Vivremo insieme attorno a Maria per poi vivere il pellegrinaggio a Valdocco e a Castelnuovo Don Bosco. Viviamo quindi questo congresso in clima di ascolto, di accoglienza e di incontro. Gustiamo la presenza di tutti i fratelli che vengono da così tante parti del mondo. Salutiamoci con cordialità e gioia. Viviamo questi giorni come chiamati, invitati e soprattutto testimoni privilegiati, per portare la nostra esperienza e il messaggio di questo congresso a tutti coloro che incontreremo quando faremo ritorno nelle nostre case, nei nostri ambienti, nei nostri paesi.

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GUARDANDO ALTROVE

V I I Congr es so di Mar ia Aus iliat rice


DA RICORDARE

Da ricordare

Don Giovanni Chirdo Omelia del 1° luglio 2015

Il giorno della Solennità dei Santi Pietro e Paolo, anniversario della sua ordinazione sacerdotale avvenuta nel 1959, il Signore ha chiamato a sé il confratello Don Giovanni Chirdo, di anni 83, di cui 68 di professione religiosa e 56 di sacerdozio. Il Dio della vita ha voluto quasi suggellare la sequela Christi e l’appartenenza ecclesiale di questo nostro fratello e il suo servizio gioioso e generoso alla Chiesa, alla Congregazione e alla Famiglia Salesiana. Dopo una lunga ma felice ripresa nell’ambulazione in seguito alla fatale caduta di due mesi fa, Don Chirdo, dotato di una fibra forte e resistente, è stato colto da una devastante emorragia cardiaca, dovuta alla rottura di una valvola artificiale che, insieme ad altre sopraggiunte complicazioni, lo hanno portato a concludere la vita terrena. La luce della Pasqua ci fa cogliere diversamente dal sentire semplicemente umano quello che è il disegno di Dio Padre, che porta a compimento l’assimilazione a Cristo Sommo ed Unico Sacerdote e che non fa mancare la forza dello Spirito che «è luce e forza», proprio in questo anno dedicato da Papa Francesco alla vita consacrata e in cui ricorre il Bicentenario della nascita di Don Bosco. Queste due ricorrenze di grazia si congiungono al Giubileo speciale della misericordia indetto recentemente dal Papa di cui ha fatto esperienza Don Chirdo pregustando la tenerezza di Dio e di cui è stato segno per quanti ha incontrato. Testimonia Don Alessandro Malaponte che lo ha assistito in questi ultimi giorni di vita: «Don Chirdo ha sofferto tanto negli ultimi istanti e posso dire che, nonostante abbia visto tanti confratelli e parenti morire, non mi era mai capitato di vedere un moribondo piangere... Si dice che al momento

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del trapasso sgorga una lacrima.... ma lui invece piangeva... assai... chissà? Avrà visto l’Ausiliatrice... Don Bosco... Non saprei. Fatto sta, che quel pianto lo ha fatto rasserenare e immediatamente dopo è spirato. A “Casa Mamma Margherita” prima di questo problema cardiaco si era ben inserito. Gli avevo procurato una tastiera ed era felice di accompagnarci con la musica in alcune celebrazioni... ci mancherà!!!». Le lacrime, si sa, possono sgorgare per dolore o per gioia e sono portato a pensare che siano apparse sul volto di Don Chirdo per l’uno e l’altro motivo, insieme, racchiudendo il mistero di un’intera esistenza. La morte del nostro confratello è un appello a condividere la speranza nella risurrezione a partire, e mai a prescindere, dagli avvenimenti della nostra vita, sia quelli più belli e consolanti, sia quelli più dolorosi e di distacco. Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza (Gv 10,10) Nato da papà Francesco Paolo e mamma Marianna, Don Giovanni Chirdo nacque il 13 agosto 1931, ad Assoro (EN), una cittadina che, nonostante non vi sia stato e non c’è un presidio salesiano, è sempre stata legata a Don Bosco e foriera di alcune vocazioni. Nella famiglia, insieme alla sorella Rosina e al fratello Salvatore, più piccoli di lui, ricevette tanto affetto e una solida educazione cristiana. Sin da piccolo, come egli espresse nella sua domanda di ammissione al sacerdozio ministeriale, sentì la chiamata del Signore: «una divina Vocazione che ho sentito sin dalla prima fanciullezza e che mi si è fatta sempre più chiara in questi ultimi anni». Dopo aver frequentato in paese le scuole elementari, entrò in contatto diretto con il carisma di Don Bosco presso l’opera salesiana “S.Cuore” a Catania Barriera, dove era stato iscritto dal padre come apprendista meccanico e che frequentò per quattro anni dal 1942 al 1946. Come fanno fede alcuni documenti conservati nel nostro Archivio Ispettoriale, egli avvertì umilmente e intensamente che Dio lo chiamava tra i figli di Don Bosco. È interessante mettere a confronto quanto egli scrive nel fare domanda di entrare in noviziato e quanto scrive il suo papà, che conosceva e amava Don Bosco: «Rev.mo Signor Direttore, io sottoscritto Chirdo Giovanni di Francesco Paolo, desiderando ardentemente appartenere alla Congregazione Salesiana, faccio domanda di essere ammesso al Noviziato di quest’anno. Dietro l’esempio di eletti Sacerdoti e di zelanti Coadiutori mi propongo di divenire Insieme


Insieme

piere questa professione col fermo proposito e colla volontà risoluta di consacrarmi al Signore in perpetuo. Scopo unico ed essenziale della mia entrata in Congregazione è la santificazione dell’anima mia, nella pratica dei tre voti di povertà, castità ed ubbidienza, e nel lavoro in mezzo alla gioventù, parte eletta del gregge del Signore. Conosco la grande fragilità della mia natura; tuttavia faccio questo passo, sicuro (per quanto è possibile umanamente) della mia vocazione, e fiducioso nell’aiuto Divino. Modica Alta - Noviziato Sacro Cuore 13 Giugno 1947 Novizio Coad. Chirdo Giovanni». Dopo la prima professione religiosa avvenuta il 16 agosto 1947, i primi anni di vita salesiana, trascorsi a Torino Rebaudengo (1947-1949), a Catania Barriera (19491951) e a Modica (1951-1952) furono costellati da gioie e da qualche amarezza per il suo desiderio di diventare sacerdote. Il suo sogno non si spense ma si alimentò con la fede e con la speranza. Con la tenacia che lo contraddistingueva e con il discernimento sapiente di coloro che lo accompagnarono nel cammino formativo, verso cui nutrì sempre rispetto e gratitudine, il 16 agosto 1953, dopo la regolare ammissione, pronunciò la professione perpetua come candidato al presbiterato a San Gregorio di Catania. In quest’Opera trascorse due anni (1952-1954) e un anno a Pedara (19541955) per il tirocinio, per passare poi allo Studentato del “San Tommaso” di Messina dove compì anche gli studi teologici dal 1955 al 1959. Dell’anno di tirocinio trascorso a Pedara testimonia Don Vittorio Costanzo, ispettore emerito della Sicilia e missionario in Madagascar: «Una particolare amicizia mi lega al caro D. Chirdo. È stato mio insegnante nella mia terza media e da allora ho sempre nutrito per lui una stima ed un’ammirazione fraterna. Da ragazzo mi ha fatto sognare per la sua bella voce, la sua bravura nel suonare la fisarmonica e nella recitazione teatrale. Era gioioso e trascinatore anche nello sport». Dopo l’ordinazione sacerdotale, celebrata a Messina il 29 giugno 1959, svolse il suo servizio educativo principalmente tra Oratorio e Parrocchia in varie comunità ed opere salesiane della Sicilia: a Messina Giostra (1959-1962), Riesi (1962-63), Caltanissetta Don Bosco (1963-1965), Trapani (19651969), Catania Salette (1969-1970), Ragusa (1970-1977), e a Caltanissetta S. Cuore (1977-1983) come Direttore Parroco. Nel 1983 venne trasferito a Catania Barriera per

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un degno figlio di Don Bosco, zelante solo della salute delle anime. Confidando nel suo consenso, La saluto in Cristo. G. Chirdo» (Catania, 20 giugno 1946). «Rev.mo Signor Direttore, io sottoscritto Chirdo Francesco Paolo, interpretando nel desiderio di mio figlio la volontà del Signore, lo lascio completamente libero nella sua Vocazione e dichiaro altresì di non aver bisogno di lui. La Divina Provvidenza e i superiori saranno per mio figlio guida ben più esperta di me. L’Affetto che tiene legata la famiglia a questo nostro figliuolo è immenso ma molto maggiore è l’amore che ci unisce a Dio rassegnandoci alla sua Santa Volontà. Che il Signore accetti il sacrificio che a Lui faccio del mio figlio e mi usi misericordia. Suo divot.mo F. P. Chirdo» (Assoro, 5 luglio 1946). A supporto della disponibilità della famiglia e dell’idoneità del piccolo Giovanni è interessante quanto scrive il parroco: «Il sottoscritto parroco dichiara che il giovinetto Giovanni Chirdo è di buona, onesta e cristiana famiglia, inclinato alla vocazione religiosa e quando dal Collegio salesiano della Barriera è venuto in vacanza in Assoro, ha tenuto condotta esemplare ed ha frequentato i Sacramenti della Confessione ed Eucaristia edificando questi fedeli. Si preconizza perseveranza e riuscita nella Famiglia dei Salesiani» (Assoro, 9 luglio 1946). Accettato al Noviziato a Modica Alta (RG), sotto la guida del Direttore Don Girolamo Giardina e del Maestro Don Giacomo Manente, Giovanni apprese Don Bosco e il suo spirito, e al termine dell’anno espresse, in data 13 giugno 1947, nella domanda scritta di suo pugno, la volontà di unirsi ai figli del Santo dei giovani come confratello coadiutore: «Al Rev.mo Signore Sac. Don Girolamo Giardina Direttore Istituto Salesiano Modica Alta, essendo già nel tempo di Noviziato in cui è prescritto che i Novizi facciano la loro domanda per l’ammissione alla professione, io in perfetta tranquillità di mente e di spirito, libero da violenza e da qualsiasi timore esterno od interno, dopo di avere seriamente studiata e compresa la vita Salesiana secondo le spiegazioni che me ne hanno dato i superiori, dopo di avere chiesto consiglio al confessore e al Maestro, manifestando ad essi tutto quello che potesse servire a meglio farmi conoscere, e quindi a dare un giudizio più esatto, fiducioso altresì nella protezione della Madonna e del Sacro Cuore di Gesù, “faccio domanda di essere ammesso alla mia prima professione triennale nella Congregazione Salesiana”. Desidero com-


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un anno come viceparroco e poi come Parroco sino al 2010. Dopo tre anni a San Gregorio, rientrò con soddisfazione e in fretta a Catania Barriera nel 2013. Come tutti sanno e come egli amava ripetere, la sua Casa del cuore è stata Catania Barriera. Mi diceva: «Là sono nato alla vita salesiana e là voglio morire». Il Signore ha disposto diversamente, proprio nel momento in cui stava riprendendosi e gli assicuravo che avremmo brindato insieme ai confratelli il suo rientro a Barriera. Siamo certi che Dio ha accettato questo suo sacrificio e, dopo la purificazione della sofferenza di queste ultime settimane, l’abbia ammesso al Banchetto del Cielo, insieme ai suoi cari e ai confratelli che gli hanno voluto bene e incoraggiato nella vocazione. Andandolo a trovare, fino al 6 giugno scorso, mi assicurava che offriva tutto per la Chiesa, la Congregazione salesiana, la nostra Ispettoria e le vocazioni. La vostra tristezza si cambierà in gioia (Gv 16,20) Le osservazioni di coloro che si presero cura della formazione di Giovanni, mettono in risalto alcuni tratti caratteriali e i progressi registrati nel tempo. È possibile stralciare qualche espressione che denota anche l’affinamento del carattere e il cammino di maturazione: «Pietà sufficiente - carattere riflessivo moralità buona - capacità buona - Un po’ fiacco nel lavoro - tendenza alla superbia (16 luglio 1947). Pietà ottima. Qualche volta ubbidisce stentatamente. Compie abbastanza bene il suo dovere (17 giugno 1950). Di buona pietà ed osservante - Laborioso e docile - A volte un po’ attaccato alla sua idea - Salute buona. (1954-55) Di buono spirito religioso - Laborioso e pio - Una punta di pessimismo nei suoi giudizi, ma si rimette a quello dei Superiori. Di pietà ed osservanza religiosa - A volte un po’ pessimista, ma in generale allegro e gioviale (1955) Salute buona, carattere fine, ottima capacità e impegno nello studio; osservante, pio, docile, buon musico (1956)». In una delle esperienze estive, precisamente nel 1956, Don Paolo Puglisi Direttore di Palermo “Santa Chiara” mette in evidenza la sua vivacità ed esuberanza salesiana: «Il Chierico teologo Chirdo Giovanni ha trascorso il periodo delle vacanze nell’Orfanotrofio “S. Filippo Neri” di Palermo. A lui venne affidata la cura della disciplina nel primo turno di Colonia Montana che l’Istituto ebbe affidata a Piana degli Albanesi (4 luglio - 3 agosto): praticamente il lavoro più intenso e impegnativo, a cui egli si sottopose con vero spirito salesiano. Egli fu l’anima

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della Colonia col suo carattere dolce e fermo, con la gioia che diffondeva abilmente suonando la fisarmonica ed impartendo con competenza le lezioni di canto corale. Durante il secondo turno di Colonia, nel periodo destinato dai Superiori al suo giusto riposo, si assunse volentieri l’assistenza del refettorio e di una squadra di passeggio, prestandosi sempre e dovunque occorresse un bisogno. Il tempo libero a sua disposizione era dedicato al ripasso di materie teologiche e a studi sulla vita di D. Bosco. Unico suo svago era l’esercizio della fisarmonica e di altri strumenti musicali, come il saxofono o il trombone. Sempre a tutti fu di esempio di sentita pietà e sereno equilibrio». Fa eco profetico il Direttore Don Arcangelo Nicolosi per l’esperienza estiva svolta a Giostra Messina nel 1957: «Potrà riuscire un ottimo sacerdote salesiano e anche un buon maestro di musica, ma ... di quelli che suonano a bene della Comunità». Don Vittorio Costanzo così continua la sua testimonianza: «Negli anni seguenti e soprattutto durante il mio mandato ispettoriale ho potuto conoscere meglio la sua profondità spirituale, il suo amore a Don Bosco e la sua grande devozione alla Vergine Ausiliatrice. Aveva un cuore di pastore e si prodigava con premura e fervore nel suo lavoro pastorale». Le sue domande di ammissione alla professione religiosa, ai ministeri, alle ordinazioni diaconale e presbiterale tratteggiano bene il suo forte desiderio di essere sacerdote sullo stile di Don Bosco e, pur non nascondendosi i limiti, mostrano un abbandono alla volontà di Dio e alla sua misericordia. I pareri di coloro che lo hanno accompagnato nel cammino formativo sono a tratti profetici e veritieri alla luce di quanto afferma la Scrittura («Prima della fine non chiamare nessuno beato»: Sir 11,28): «Di ottima morale e manifesta ottime qualità per la nostra Società. Di pietà e zelante tra i compagni (2 luglio 1946)». Fanno riscontro la testimonianza di un parrocchiano che lo ricorda «passeggiare lungo la Via del Bosco a regalare sorrisi e strette di mano» e quanto sintetizzano Don Gaetano Urso e Don Nello Ausini raccogliendo il parere di tanti che hanno avuto modo di conoscere Don Chirdo: «Un padre spirituale unico, nonostante la sua apparente severità mostrava sempre l’immagine della misericordia infinita di Gesù! Sempre pronto a visitare gli ammalati, a confessare piccoli e grandi, discreto e misericordioso! Sempre presente con la gente per le vie del quartiere, con la visita sisteInsieme


Insieme

E insieme a Don Chirdo che ha raggiunto il Paradiso salesiano, rinnoviamo il nostro “sì” nella preghiera: «Signore Dio, nostro padre, Tu hai chiamato San Giovanni Bosco, che si è donato totalmente alla salvezza della gioventù. Hai chiamato pure noi per continuare la missione di Don Bosco nella Famiglia Salesiana. Grazie, Signore, per la nostra vocazione. Donaci il Tuo Spirito perché siamo fedeli alla nostra consacrazione, e perché, liberati dai nostri egoismi, possiamo essere Don Bosco vivo per i giovani del nostro tempo. Amen».

Don Pippo Ruta

Don Giovanni Costa Omelia del 4 agosto 2015

…ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto (Gv 15,2). Così si esprime Gesù nel discorso di addio durante l’ultima Cena con i suoi discepoli. Parla di “potatura” come opera del Padre, indicando non solo l’esperienza di coloro che lo seguono e il loro percorso di maturazione, ma la sua stessa passione che nella volontà del Padre suo consiste nel morire per dare la vita, nell’essere potati per dare più frutto. Certo nel momento della recisione tutto sembra perduto, ma a suo tempo quando si vendemmia si ha la possibilità di comprendere quanto quell’operazione sia stata utile e necessaria. L’espressione «A suo tempo tutto comprenderai» del sogno dei nove anni di Don Bosco, commenta bene l’icona evangelica, ma anche l’esistenza di ciascuno di noi il cui mistero ha bisogno di tempo per essere compreso e adeguatamente apprezzato, anche nelle sue “perdite” e “prove”. La notizia della morte di Don Giovanni Costa ci ha colti di sorpresa, nonostante che la sua lunga malattia ne fosse un costante

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DA RICORDARE

matica alle famiglie, al mercatino per incontrare tutti, specie quanti non venivano in chiesa, seduto spesso in cortile per stare con i ragazzi dell’Oratorio… Lo ricorderemo sempre nella stima e nella preghiera! Non lo dimenticheremo facilmente. Don Giovanni Chirdo e la sua mitica fisarmonica!». Il suo motto di parroco era: «O vi scrivo, o vi telefono, o vi vengo a trovare». Era un pastore come direbbe Papa Francesco con l’«odore delle pecore» (Evangelii gaudium, n. 24) e sono in tanti che hanno costatato come mediante «opere e gesti nella vita quotidiana degli altri, [abbia] accorcia[to] le distanze, si [sia] abbassa[to] fino all’umiliazione [assumendo] la vita umana, toccando la carne sofferente di Cristo nel popolo» (Ibidem). Don Chirdo non era un prete di sacrestia, ma era un parroco «in uscita», tra le case e per le strade, che ricercava il contatto con la gente e con i fedeli. Nessuno potrà rubarvi la vostra gioia (Gv 16,23) Pensando a Don Chirdo, la mente e il cuore sono volati a Papa Francesco e a quanto ha detto ai salesiani, domenica il 21 giugno scorso presso la Basilica Maria Ausiliatrice, invitandoci a tornare tra i giovani con lo stile di Don Bosco per «portarli alla gioia, alla gioia salesiana che è un’altra cosa che ho imparato e non dimentico mai. È la gioia che nasce da tutto quello che ci ha dato il Signore, che è bello. […] Di questa esperienza ringrazio Dio, mi hanno aiutato a crescere senza paura, senza ossessioni. Ad andare avanti nella gioia, nella preghiera. Il vostro carisma è di una attualità grandissima. Guardate le strade, guardate i ragazzi e fate decisioni rischiose. Non abbiate paura. Come ha fatto Don Bosco». Tra i tanti tratti positivi della personalità di Don Chirdo, credo che quella che spicca di più sia la gioia, quella gioia mai superficiale che scaturiva da sembianze solo in apparenza burbere, ma che aveva radici profonde ed era corroborata dalla sofferenza. Al Signore Risorto, al Suo Cuore misericordioso, e alla Vergine Ausiliatrice, affidiamo il nostro confratello, sicuri che abbia raggiunto la gioia piena e la vita senza fine: «Per parte mia – scrisse Don Giovanni nella domanda di ammissione al suddiaconato, il 24 maggio 1958 – sento la mia debolezza e ho coscienza della mia indegnità. Per questo prego ogni giorno il Signore perché non riguardi la mia miseria ma si ricordi della sua Misericordia. Per questo faccio la domanda in questo giorno sacro alla Vergine Ausiliatrice perché se sarò Sacerdote sarà solo un dono della sua materna Bontà».


DA RICORDARE

preavviso. Questo nostro confratello, di anni 88, di cui 70 di professione religiosa e 61 di sacerdozio ministeriale, ha vissuto un prolungato periodo di silenzio e di sofferenza senza che potessimo avere la gioia di una parola di risposta, ma solo qualche sguardo e sporadici segni di coscienza e di comunicazione. Di fronte ad una sofferenza simile come si fa a non pensare all’esperienza di Giobbe e a domandarsi il senso della vita? Come si fa a non rivolgersi a Dio, per chiedere il “perché” un nostro caro sia così segnato dalla sofferenza e messo a dura prova? Vi sono terapie che prolungano la vita ma che non rendono quanto vorrebbero gli ammalati stessi e i familiari che li circondano: essere ascoltati ed ascoltare, parlare e ricevere risposte… Ci sfugge quanto questi nostri fratelli percepiscono del mondo che li circondano e quanto no; facilmente siamo portati a dedurre che non avvertono nulla. Non è così. Occorre superare la presunzione di sapere qual è la sensazione di chi sta dall’altra parte, per osare di entrare delicatamente in contatto con chi fa parte della nostra vita, che abbiamo conosciuto nel pieno vigore e che vediamo gradualmente sfiorire e assentarsi. Forse la vita stessa vuole educarci a percepire una presenza più profonda che può fare a meno del contatto fisico… Don Giovanni è stato il mio primo Economo, o come si diceva una volta in gergo salesiano, il mio primo Prefetto, nella Casa di Modica dal 1968 al 1971. Lo ricordo sempre gentile e con gli occhi sorridenti, con quel suo sguardo penetrante che rimane inciso nel cuore, un prolungamento di quel sorriso di Don Bosco che mi ha conquistato. Anche negli ultimi tempi lo abbracciavo e gli parlavo rinnovandogli il mio affetto e la mia riconoscenza: sono convinto che egli avvertisse la mia vicinanza anche se era incapace di dare risposta. Lungo tutta la mia vita salesiana, a Modica quando ero ragazzo, al “San Luigi” di Messina quando fui animatore dei confratelli studenti di teologia e infine in questi ultimi tempi segnati dalla sofferenza non ho mancato di portagli affetto e stima, sempre ricambiati cordialmente. Mi faceva male vederlo così, ma quando incrociavo il suo sguardo non si intravvedeva solo il passato ma anche il futuro di Dio, e i frutti che scaturiscono dall’accettazione della Sua volontà. La luce della Pasqua, che si è riflessa nella Parola che abbiamo ascoltato, negli interrogativi profondi e assillanti di Giobbe e nel discorso di Gesù ai suoi prima di morire, ci fa cogliere diversamente dal sentire puramente umano quelle vie imperscrutabili del

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Signore che permette cose che saremmo tentati di rimuovere e di non assumere. Solo nella Luce possiamo vedere la luce (cfr. Sal 35,10) e venire alla luce (cfr. Gv 3,4); scorgere il mistero della sofferenza di cui ci sfugge il senso non come una nota stonata, bensì una dissonanza o un contrappunto, come un raggio luminoso che ci tocca in questo anno dedicato da Papa Francesco alla vita consacrata e nel cui ambito possiamo rileggere la biografia di questo nostro confratello. …perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena (Gv 15,11) Don Giovanni Costa nacque da papà Paolo, falegname, e da mamma Maria (Giacobbe), casalinga, il 18 giugno 1927, a Messina e nella sua città natale ha concluso la sua esperienza terrena il 3 agosto di quest’anno di grazia in cui ricorre il Bicentenario della nascita di Don Bosco. Fu battezzato presso la parrocchia salesiana di “S. Leonardo in S. Matteo” a Messina – Giostra da Don Enrico Vanoli il 3 luglio del 1927. In famiglia, insieme ai cinque fratelli (Francesco, Antonino, Orazio, Cosimo e in particolare Giuseppe, anche lui salesiano sacerdote che gli è stato fraternamente accanto in questi ultimi anni), ricevette una profonda educazione umana e cristiana. Frequentando la Parrocchia e l’Oratorio di Giostra, seguì la chiamata del Signore tra i Salesiani di Don Bosco. Il 6 luglio del 1943 egli stesso esplicitò così il suo desiderio nella domanda di ammissione al noviziato: «Rev.mo Signor Direttore, col consenso del mio Confessore, domando umilmente di entrare come chierico nella Società Salesiana, in questo giardino di delizie, dove sicuramente troverò tutti i mezzi per conseguire l’eterna felicità e dove Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco mi guideranno sui diritti sentieri della santità. Il perché di questa domanda mi è suggerito dall’Ispiratrice di questa Congregazione: salvare, assieme alla mia, quante anime mi sarà possibile, per raccogliere in fine della mia vita, il frutto delle opere buone». Accettato al Noviziato di Modica Alta (RG), sotto la guida del Maestro Don Girolamo Giardina, Giovanni imparò a conoscere Don Bosco e ad assimilare il suo spirito, e al termine dell’anno espresse, in data 8 settembre 1944, nella domanda scritta di suo pugno, la volontà di unirsi ai figli del Santo dei giovani come aspirante al presbiterato: «Rev.mo Signor Direttore, essendo quasi al termine del mio Noviziato, umilmente presento nelle sue mani la domanda di professare nella Società Salesiana, di cui creInsieme


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crescevano condividendo momenti di preghiera, di distensione e passeggiate, oltre al ministero nelle comunità delle FMA e delle ASF. Era bello vedere come si cercavano e come erano riusciti a fraternizzare. Le molteplici mansioni svolte e il servizio reso in varie opere della Sicilia ci tratteggiano la personalità disponibile e versatile di Don Giovanni. In particolare, la capacità relazionale e l’intraprendenza nel lavoro sono i tratti più evidenti e apprezzati da tutti. Nel 1990, in occasione della nomina a Direttore di Alcamo, così l’Ispettore e il Consiglio di allora esprimeva il giudizio e la votazione unanime: «Buono lo spirito religioso e l’attaccamento alla Congregazione. Sperimentato equilibrio nel governo e capacità di dialogo nei rapporti con i confratelli» (10 luglio 1991). Don Vittorio Costanzo, allora ispettore, conferma nel suo messaggio inviato tramite e-mail in data odierna (4 agosto): «Il caro D. Giovanni merita la mia riconoscenza per i tanti gesti di fraternità salesiana che ha avuto nei miei riguardi. Mi ha insegnato un grande attaccamento alla vocazione con dedizione infaticabile nel lavoro. Gli devo una profonda stima per l’obbedienza religiosa che ha accettato anche in momenti difficili per lui e la comunità ispettoriale». Tali lineamenti sono riscontrabili in nuce nelle osservazioni dei confratelli che lo hanno accompagnato nel cammino formativo prima del noviziato e a conclusione della formazione teologica, prima di giungere al presbiterato: Ammissione al Noviziato: «Si è manifestato dotato di una grande bontà e amabilità: tutti lo stimano e gli vogliono bene. Intelligenza sufficiente, carattere mite, pietà sentita, buone attitudini alla vita salesiana». Ammissione al Presbiterato: «Salute buona, capacità media ma di doti pratiche. Impegnato nella pietà e osservante. Di buon spirito». Rimanete nel mio amore… (Gv 15,19). Il mistero della sofferenza e della morte è comune eredità di tutti. Gesù ha affrontato non apparentemente questo enigma, aprendo un varco e segnando la nostra strada. Don Bosco, nel suo testamento spirituale, nel prospettare realisticamente la sua morte, nello stesso tempo ci dona una promessa confortante, alimenta la nostra attesa, in questo distacco dal nostro confratello e dai cari che ci hanno preceduto. Così si esprime:

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do, nel corso di quest’anno, aver compreso lo spirito e le Costituzioni, per tre anni con la ferma fiducia di poter, a suo tempo, professare in perpetuo. A fare questa domanda mi spinge il desiderio di portare la Croce dietro a Gesù, seguirlo nei suoi patimenti e la salvezza di molte anime per la gloria di Dio. La bontà del Signore mi chiama anche a diventare suo ministro e a questa sublime meta terrò fissi gli occhi e spero di conseguirla col divino aiuto». A nessuno sfugge l’accenno a portare la croce dietro a Gesù che sa di profezia misto all’entusiasmo di seguire la vocazione salesiana nella Congregazione di Don Bosco appellata da lui «giardino delle delizie». Dopo la prima professione religiosa avvenuta il 29 ottobre 1944, trascorse i primi anni di vita salesiana a Modica Alta (1944-1947), a Trapani per il tirocinio (1947-1950) e a Messina “San Tommaso” – “San Luigi” (19501954) per gli studi teologici e la preparazione al ministero presbiterale. Emise la professione perpetua a Messina il 14 luglio 1949 e nella stessa città fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1954. Nella domanda di ammissione, datata il 24 maggio, affiora sia la consapevolezza dei propri limiti, sia l’abbandono fiducioso in Dio e l’affidamento alla Vergine Ausiliatrice di cui era particolarmente devoto: «Rev.mo Signor Direttore, sottopongo al suo giudizio la domanda di accedere al Sacro Presbiterato. Il passo che mi dispongo a fare è di gran lunga superiore alle mie forze umane. Fiducioso però nell’aiuto di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco, farò quanto è nelle mie forze per adempiere ai gravi obblighi che dal sacerdozio derivano». Dopo l’ordinazione, fu inviato in varie Opere della Sicilia dove svolse vari ruoli, richiesti dall’obbedienza: Direttore, Vicario, Prefetto/Economo, Parroco, Consigliere scolastico. Fu a Palermo Ranchibile (19541955; 1961-1963), Palermo Sampolo (1955-1961), San Cataldo (1963-1964), Marsala (1964-1966), Modica Alta (19661971), Caltagirone (1971-1972), Barcellona (1972-1976), Messina “Domenico Savio” (1970-1977), Messina “San Luigi” (19771990), Alcamo (1990-2001), Taormina (2001-2002). Dopo il ritorno a Messina “San Luigi” (2002-2011), fu trasferito a “Casa Mamma Margherita” dove ha vissuto gli ultimi anni della sua vita, assistito dal fratello Don Giuseppe, dai confratelli salesiani e dalle “Suore di Maria Ausiliatrice” e dal personale della Casa. Particolarmente intensi sono stati l’amicizia e il legame con Don Gaetano Conti negli anni trascorsi al San Luigi e a Mamma Margherita che si ac-


DA RICORDARE

«Miei cari ed amati figliuoli in G.C., prima di partire per la mia eternità io debbo compiere verso di voi alcuni doveri e cosi appagare un vivo desiderio del mio cuore. Anzitutto io vi ringrazio col più vivo affetto dell’animo per la ubbidienza che mi avete prestata, e di quanto avete lavorato per sostenere e propagare la nostra congregazione. Io vi lascio qui in terra, ma solo per un po’ di tempo. Spero che la infinita misericordia di Dio farà che ci possiamo tutti trovare un di nella beata eternità. Colà io vi attendo. Vi raccomando di non piangere la mia morte. Questo è un debito che tutti dobbiamo pagare, ma dopo ci sarà largamente ricompensata ogni fatica sostenuta per amor del nostro Maestro il nostro buon Gesù. Invece di piangere fate delle ferme ed efficaci risoluzioni di rimanere saldi nella vocazione fino alla morte. Vegliate e fate che né l’amor del mondo, né l’affetto ai parenti, né il desiderio di una vita più agiata vi muovano al grande sproposito di profanare i sacri voti e cosi tradire la professione religiosa con cui ci siamo consacrati al Signore. Niuno riprenda quello che abbiamo dato a Dio. Se mi avete amato in passato, continuate ad amarmi in avvenire colla esatta osservanza delle nostre costituzioni». In queste parole di Don Bosco è possibile ascoltare in sottofondo le parole del testamento di Gesù che oggi sono state proclamate: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,9-11). Al Signore Risorto, alla Vergine Ausiliatrice e a Don Bosco, affidiamo il nostro confratello, nella certezza che Dio lo ha purificato lungo il tempo della sua malattia, operando quella “potatura” umanamente incomprensibile e istintivamente inaccettabile, ma che è operazione di Colui che ci ha amati per primo. Insieme a Don Giovanni che ha raggiunto il Paradiso salesiano, autentico “giardino di delizie” di cui la Congregazione salesiana è umile e talora fragile presagio, rinnoviamo il nostro “sì” alla nostra vocazione, implorando dal Cielo che anche i giovani affidati alle nostre cure possano ascoltare e seguire la voce di Gesù, Maestro e Signore.

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Don Pippo Ruta

Sig. Ruisi Stefano Salesiano Coadiutore

Messina, 2 novembre 2015

Carissimi confratelli, al compiersi de suo 87° compleanno, il caro confratello Coadiutore Sig. Stefano Ruisi, circondato dall’affetto dei suoi confratelli, ha portato a termine il suo pellegrinaggio terreno, per giungere alla santa città dove Dio sarà tutto in tutti (1Cor 15,28). La comunità salesiana “San Tommaso” di Messina, è riconoscente a Dio per la testimonianza umile e serena del Sig. Stefano che ha offerto se stesso a Dio per camminare al seguito di Cristo e per lavorare nella costruzione del suo Regno. Poche cose ci ha lasciato nella sua stanza e nell’archivio ispettoriale: segno di una vita vissuta all’insegna dell’essenziale e nel completo abbandono alla Provvidenza di Dio. Possediamo però un semplice e prezioso, al tempo stesso, diario con alcuni suoi ricordi del tempo vissuto nella Terra Santa, espressione dell’animo gentile e dello spirito di fede del caro Sig. Stefano. In occasione dell’ottantaseiesimo compleanno, un anno prima della sua morte, durante la Messa celebrata con i Confratelli, il Sig. Stefano ha rivolto un ringraziamento a coloro che si prendevano cura di lui e un invito ad essere salesiani sino all’ultimo giorno della vita con gioia e generosità. Alla luce dell’evento odierno, è possibile rileggere tutto ciò come un testamento consegnato ai confratelli e un invito che oggi custodiamo gelosamente nel cuore. Il Sig. Stefano Ruisi: salesiano

Il Signor Stefano nacque ad Alessandria d’Egitto, dove i suoi genitori Gioacchino e Giovanna si erano trasferiti alla ricerca di migliore fortuna e con il desiderio di far crescere i figli con «buona educazione e spirito cristiano». La sua adolescenza e la prima giovinezza lo vedono impegnato negli studi e nel lavoro faticoso «per dare una mano a papà e non pesare nel difficile mantenimento della famiglia». Sono anni in cui il giovane Stefano irrobustisce il suo carattere, si forgia a contatto con la terra ed impara ad attendere con pazienza e fiducia i frutti della terra riconoscendo in essi il segno della benevolenza di Dio. Numerosi mestieri diventano il suo «pane quotidiano»: esercita l’attività del fabbro, del muratore, dell’eletInsieme


Il Sig. Stefano Ruisi: salesiano coadiutore

Il Signor Stefano lascia l’immagine di un salesiano coadiutore secondo il cuore di D. Bosco: era dotato di spiccate capacità pratiche, capace di creatività, pronto a svolgere le più svariate mansioni pur di essere utile alla missione salesiana. Il Signor Stefano fu un uomo buono, capace di coltivare amicizie profonde. Quante volte lo abbiamo visto discutere animatamente con un altro coadiutore della nostra Ispettoria, amatissimo, il Signor Francesco Mangiapane, ma sempre inseparabili e disposti continuamenInsieme

te a darsi una mano l’un l’altro, anche nei servizi più umili. Fin quando ha potuto, il Signor Stefano è stato sempre in mezzo ai giovani. I ragazzi da educare ed evangelizzare erano il pensiero dominate della sua testimonianza di salesiano coadiutore. Il desiderio di tornare nella scuola professionale, di trascorrere il tempo nei laboratori diventerà non solo il suo modo di stare con i giovani, ma anche la nostalgia più struggente degli ultimi anni della sua vita. [...] Egli si dimostrò sempre un uomo arguto e simpatico. Famose le sue battute, i suoi scherzi ai confratelli e ai giovani, che spesso contribuivano a creare un clima disteso e sereno in comunità. Nel Signor Stefano abbiamo visto realizzarsi concretamente una delle verità più profonde del nostro essere salesiani: «Come D. Bosco, siamo chiamati tutti e in ogni occasione ad essere educatori alla fede. La nostra scienza più eminente è quindi conoscere Gesù Cristo e la gioia più profonda è rivelare a tutti le insondabili ricchezze del suo mistero. Camminiamo con i giovani per condurli alla persona del Signore Risorto, affinché, scoprendo in lui e nel suo vangelo il senso supremo della propria esistenza, crescano come uomini nuovi» (Cost. 30). Il Signor Stefano si sentiva fiero di essere coadiutore, ne sentiva la peculiarità, ne propagandava la genialità e la necessità. Ebbe sempre presente le parole di D. Bosco, e spesso le ripeteva anche ai suoi confratelli: «Io ho tanto bisogno di avere molti che mi vengano in aiuto nei vari uffici dove i sacerdoti non possono arrivare». Visse per questo il lavoro quotidiano come la sua mistica e come il luogo dove rendere lode a Dio. Non si risparmiava in nulla e generosamente si dichiarava sempre disponibile. Per il Signor Stefano non esistevano le vacanze, ma solo un generoso attaccamento al suo dovere. Particolare legame e devozione ebbe per il Servo di Dio Simone Srugi. A lui attribuiva un’inspiegabile guarigione. Lo stesso Signor Stefano narra: «Mentre mi trovavo a Capanne di Cosola (AL), colonia estiva della Casa di Genova-Sampierdarena, per eseguire alcuni lavori di elettricità, durante la notte fui colpito da forte emorragia interna, per cui perdetti i sensi diverse volte e di conseguenza, il giorno dopo, mi condussero d’urgenza all’Ospedale di Sampierdarena. I medici diagnosticarono che si trattava di ulcera perforata allo stomaco e al duodeno: non appena la ferita si fosse rimarginata, avrei dovuto essere sottoposto ad operazione chirurgica. Per una settimana dovetti subire una serie ininterrotta di applicazioni

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tricista, del ragazzo di bottega… ogni cosa fatta sempre «per amore della mia famiglia e per preparare il mio futuro». Sembra scorgere in filigrana la vita del piccolo Giovanni Bosco! Il contatto con i Salesiani del luogo, la ricca esperienza oratoriana, l’incontro con il servo di Dio salesiano coadiutore Simone Srugi e il desiderio di donarsi ai giovani poveri e abbandonati, conducono il giovane Stefano a domandare di far parte della Congregazione dei figli di Don Bosco. A 23 anni, vocazione matura per quei tempi, nel 1951, Stefano è ammesso nel Noviziato di Tantur. Alla conclusione dell’anno, emetterà la professione temporanea «cosciente dei miei limiti, ma fiducioso nella grazia di Dio che tutto può». Completa la sua formazione nelle case di Betlemme, di Torino Rebaudengo e di Aleppo. Nel 1958 il Sig. Stefano emette la professione perpetua ad Aleppo in Siria. È proprio in questi anni che il caro confratello lavora su se stesso e con decisione rivolge a Dio la propria vita. Un confratello lo ricorda nel seguente modo: «esemplare e sempre impegnato a portare a termine le cose a lui affidate. Sempre al lavoro e contento in ogni circostanza». Era poco incline a manifestare i suoi sentimenti, che dissimulava sotto atteggiamenti solo apparentemente rudi. La sua consacrazione religiosa diventa il modo concreto di riconosce l’amore di Dio e di vivere con responsabilità e gioia gli impegni assunti nella professione. Comincia un lungo lavorio interiore, durato tutta la vita, di cui siamo stati testimoni anche noi, in questi ultimi anni di permanenza nella nostra comunità. Egli ha mostrato una solidità interiore senza orpelli, una semplicità disarmante nella vita di preghiera personale e comunitaria. Il Signor Stefano ha nutrito una tenera devozione a Maria Ausiliatrice. Abitualmente lo vedevamo passeggiare nei corridoi di Casa Mamma Margherita con il Rosario in mano da cui non si separava mai. [...]


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di «flebo» e le cure del caso. Fin dal primo giorno del male pensai di rivolgermi con piena fiducia al Servo di Dio Simone Srugi, pregandolo che mi impetrasse da Dio la grazia della guarigione. II 7 agosto fui sottoposto alla radiografia dello stomaco, del duodeno e degli intestini. L’esito fu negativo: ogni traccia di ulcera era scomparsa. Il primario affermò che questo era un caso straordinario, perché in 99 casi su 100 le emorragie interne son provocate da ulcera perforata. Non solo potei evitare l’operazione, ma due giorni dopo potevo essere dimesso dall’Ospedale. Ora le forze sono tornate ed ho ripreso il mio lavoro ordinario. Ringrazio il Signore e il Servo di Dio Simone Srugi per la grazia ottenuta». Il Sig. Stefano Ruisi: salesiano coadiutore missionario

È il periodo più intenso della sua vita, il tempo che ricorderà sempre, in modo indelebile, non nascondendo il radicato desiderio di far ritorno alla sua amata Terra Santa. Esercitò il suo ministero a Betlemme per 13 anni e ad Aleppo per 6 anni, a Tantur per un anno. Secondo il suo stesso dire, Betlemme fu il luogo della sua rinascita. Gesù, pian piano divenne il centro vivo della sua vita. Nella Basilica della Natività, alimentò un intenso desiderio di Dio, e mosso dai piccoli segni della Natività visse in un clima di effettiva e quotidiana umiltà alimentata dall’intensità dell’amore che lo rendevano gradito a Dio. [...] Il Signor Stefano è morto contento: si concludeva un vita ricca di significato, piena di lavoro e sofferenze, segnata dalla gioia salesiana, dall’entusiasmo di chi ama Cristo e la Chiesa, capace di testimoniare che “una vita piena di amore consacrato vale la pena di essere vissuta”. Nel suo diario personale non mancava di ricordare: «vale la pena donarsi, offrire se stessi a Dio per il prossimo, in una missione di amore», cosciente che Dio è datore di ogni bene: «Io al Signore ho dato niente. È lui che mi ha dato tutto». Con grande rimpianto, per motivi di salute, il Signor Stefano dovrà rientrare in Italia nel 1971. Svolse la sua missione pastorale presso le case di Genova-Sampierdarena dal 1971 al 1982; a Genova-Quarto dal 1982 al 1990. Nel 1990 giunse «temporaneamente» in Sicilia, ma vi rimarrà sino alla morte recuperando un vero amore per questa terra felice, da cui i suoi genitori erano partiti verso l’Egitto. Vivrà a Palermo S. Chiara nell’anno 1990-1991, a San Gregorio di Catania dal 1991 al 2011.

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Verso la Gerusalemme celeste

Giunse nel 2011 presso la comunità di Messina “Casa Mamma Margherita”. In essa vi trascorrerà gli ultimi quattro anni della sua via. Arrivò già sofferente di artrosi e intaccato nella capacità di riflessione e di presenza a se stesso. Gli ultimi anni della sua vita li ha trascorsi nella serenità che gli proveniva dalla preghiera e dalla fede, dalla fraternità calda attorno a lui, dal godere contento della mensa e delle attività comuni, dall’incontrare i confratelli. [...] Il rito esequiale, svoltosi il 23 ottobre presso la Chiesa del «San Tommaso» di Messina, è stato presieduto dal Mons. La Piana Calogero SDB, Arcivescovo emerito di Messina, Lipari, Santa Lucia del Mela. Numerosi confratelli hanno concelebrato e partecipato all’Eucarestia. Il Sig. Ispettore Don Giuseppe Ruta, impossibilitato a presenziare, ha inviato la seguente testimonianza: «Sabato scorso, durante l’incontro e l’Eucaristia con i confratelli di Mamma Margherita, ho notato il calo nella salute ed ero stato avvisato di qualche segnale preoccupante. Rimango addolorato della sua celere dipartita e di non poter essere presente alla celebrazione d’esequie per ringraziare il Signore per questo confratello vivace e generoso, anche se conosciuto in questi ultimi anni della sua vita in una condizione di inattività. La sua azione era quella della preghiera con la corona del Santo Rosario e che generosamente offriva per la Congregazione, l’Ispettoria e le vocazioni. Che il Signore lo abbia chiamato a sé in ottobre, mese missionario, è un segno di apprezzamento per quanto ha fatto in Medio Oriente negli anni di attività. In questo anno dedicato alla vita consacrata, il Signore accolga tra le sue braccia questo servo fedele e ci ottenga il dono di tante e sante vocazioni, specialmente di coadiutori». La salma è stata tumulata nella cappella dei Salesiani presso il cimitero di San Gregorio di Catania. [...] Ringraziamo il Signore per avercelo dato come fedele compagno di viaggio. Affido questa comunità di formazione al Signore Gesù, a Maria Ausiliatrice e alla vostra fraterna preghiera. Aff.mo in Don Bosco Don Franco Di Natale

Ricordiamo i familiari defunti dei confratelli: il fratello di don Gino Tirrito e il fratello di Mons. Rosario Vella. Insieme


Questo numero speciale di “Insieme”, come il precedente redatto in occasione del passaggio dell’urna con le reliquie di Don Bosco in Sicilia (1-20 novembre 2013), ha lo scopo di raccogliere alcune originali testimonianze di vita salesiana e il reportage dei principali eventi vissuti nella nostra terra, durante quest’anno di grazia. Il nostro cammino nella quotidianità del Bicentenario della nasciata di Don Bosco (16 agosto 2014 - 16 agosto 2015), dopo i tre anni di preparazione sulla sua vita, sul suo stile educativo e sulla sua spiritualità, è stato assegnato da appuntamenti importanti, a livello di Sicilia salesiana e di Famiglia salesiana nel mondo, che vogliamo adesso annotare tra le pagine e risvegliare nel cuore. [...] Un grazie particolare va a quanti hanno contribuito a vario titolo alla riuscita degli eventi di quest’anno e dei percorsi per adulti e giovani, oltre a quanti hanno collaborato alla redazione di questo numero speciale del Notiziario ispettoriale di Sicilia che affida al futuro la memoria di quanto il Signore ci ha dato la grazia di vivere “Insieme”.

Mafiosi, corrotti, abortisti e carcerati. A tutti i peccatori pentiti Papa Francesco spalanca la porta santa del Giubileo della misericordia dall’8 dicembre 2015 al 20 novembre 2016. Un Anno Santo a Roma e in tutte le diocesi del mondo per sintonizzarsi sui “battiti di questo tempo” e riformare la Chiesa. “Nessuno - sostiene Bergoglio - può essere escluso dalla misericordia di Dio; tutti conoscono la strada per accedervi e la Chiesa è la casa che tutti accoglie e nessuno rifiuta”, perché, come ricorda il Papa citando Lev Tolstoj, “separarsi per non sporcarsi con gli altri è la sporcizia più grande”. Un evento destinato a segnare indelebilmente il pontificato di Francesco e il cammino ecclesiale nel Terzo millennio, dopo due Sinodi dei vescovi sulla famiglia con al centro l’accoglienza dei divorziati risposati e dei gay. Un Anno Santo in cui il Papa ha dato a tutti i sacerdoti “la facoltà di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono”. Un vero e proprio invito alla conversione, dentro e fuori la Chiesa, in nome della misericordia che è la parola chiave del pontificato di Bergoglio: “Penso in modo particolare agli uomini e alle donne che appartengono a un gruppo criminale, qualunque esso sia. Per il vostro bene, vi chiedo di cambiare vita. Ve lo chiedo nel nome del figlio di Dio che, pur combattendo il peccato, non ha mai rifiutato nessun peccatore”.


Notiziario Dicembre 2015  

Insieme Dicembre 2015

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