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Notiziario Dicembre 2012

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Sommario Editoriale

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Lettera dell’Ispettore

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Messaggio del Rettor Maggiore

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Animazione Missionaria/VIS»

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Formazione

Pastorale Giovanile

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MGS

Animazione Vocazionale

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Associazioni

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Famiglia Salesiana

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Dalle case salesiane

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Comunicazione Sociale

Momenti di Famiglia Guardando altrove Da ricordare

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Direttore Responsabile Felice Bongiorno

Registrazione: Tribunale di Catania N. 15 dell’11-04-2008

Redazione

Felice Bongiorno (coordinatore redazionale) Edoardo Cutuli Domenico Luvarà Giovanni Mazzali Marcello Mazzeo Antonino Rubino

Collaboratori

Vittorio Castiglione Domenico Paternò Salvatore Spitale Andrea Strano Antonio Villari

Direzione e redazione

Via Del Bosco, 71 - 95125 Catania Tel. 095 336369 Fax 095 339720 E-mail: insieme@sdbsicilia.org Sito web: www.sdbsicilia.org

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Scuola Grafica Salesiana Catania-Barriera

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In copertina Palermo-Gesù Adolescente: GR Ado Sicilia Occidentale.


È un cammino che porta con immediatezza nelle maglie più intime del fatto educativo. La questione dei “sistemi” e dei “metodi” non viene trascurata, ma resta come sfondo, meglio come cornice necessaria, ma non immediatamente percepita, proprio come la cornice di un quadro. L’approccio è esperienziale, guarda alla situazione reale di un ragazzo, di un giovane oggi, ritmata dai battiti di un cuore: l’inserimento tra i coetanei, i modelli di comportamento, le esperienze di trasgressione, il desiderio di respirare la vita appieno, di affacciarsi sul limite, i pericoli reali, i percorsi pericolosi. Nella filigrana della vita, quasi a sprazzi, si incunea l’esperienza di un grande educatore e santo, don Bosco, la sua passione giovanile, il suo cuore inquieto per la salvezza dei giovani, le sue battaglie, la sua temerarietà. Poi l’obiettivo si incentra sul cuore per sondare il fatto educativo, per dargli senso, spessore, nello sforzo di mantenere il contatto con la realtà, con i bisogni veri, espressi o inespressi, del mondo giovanile di oggi. Un cuore che conosce perché… “ignoti nulla cupido”. Nella dinamica del cuore mette le sue radici una conoscenza vitale, che ascolta con più attenzione i battiti del cuore che i ragionamenti della mente perché “il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce”. È una conoscenza che nasce dalla prossimità, dalla vicinanza, dal superare le barriere dell’età, del ruolo, della posizione sociale. “Sono un tuo amico”, dice don Bosco a Michele nella nebbia fitta per svelargli le possibilità di un percorso che può nascere solo dal cuore e poi raggiungere la mente, l’intelligenza, la volontà. Un cuore di educatore che ha la chiara percezione di essere un viandante, di essere in cammino, pronto a ricevere e proprio per questo abilitato a donare, a far crescere, ad accompagnare lungo la fatica e l’ebbrezza del cammino. Un cuore che sa riconoscere le ferite, che le situa con discrezione nel cammino vitale, che non tenta di eliminarle o di ignorarle, consapevole che la ferita può essere una riveInsieme

lazione, un dischiudersi, una feritoia. Un cuore che non giudica, che si contorce, quasi si amalgama con il disagio, la sofferenza, la ribellione, le ferite aperte e sanguinanti. Un cuore che accetta la contraddizione, il rifiuto perché sa guardare oltre e grazie alla feritoia indica un cammino, un orizzonte, una meta. Così davvero il cuore può sognare, può andare oltre il disagio esistenziale, la paura di affrontare una responsabilità, la solitudine, il ripiegamento su se stesso. Se l’educatore è un sognatore capisce la brama di sogno del cuore giovanile, oltre la cortina delle provocazioni e delle contraddizioni. Non è un sogno fatuo, fatto di illusione, di falsi ed evanescenti paradisi. Nasce da una solidarietà umana profonda, da una compassione, dal coraggio di osare con speranza contro ogni speranza. Nella ricerca affannosa di una speranza che superi le delusioni e le illusioni il cuore percepisce il richiamo di Dio. L’educatore, il cui cuore è caparbiamente radicato in Dio, accompagna una ricerca difficile, ardua, talvolta contraddittoria. Spesso per il giovane il volto di Dio è il volto di un ignoto, di un personaggio lontano, avulso dai suoi desideri e dalle sue brame. Un cuore che crede sinceramente non si scandalizza, non getta la spugna, affronta invece una sfida impegnativa. È la sfida di una fede che aggancia e provoca solo se è autentica, provata nel crogiuolo della sofferenza dell’amore vero. La via del cuore è il tema del Convegno Educatori che, itinerante, percorre le strade della Sicilia per incontrare e condividere una passione: la missione educativa. Trapani, Modica, San Cataldo, Messina, Palermo, Catania: sono le tappe di un cammino semplice, ma tenace, ispirato da un cuore che si è consumato fino all’ultimo respiro per salvare i giovani. È una mano tesa per tutti coloro che oggi credono che un cuore appassionato, magari nella nebbia, può accompagnare i giovani a vivere e realizzare il sogno della loro vita. In fondo è un dono che non può che trasformarsi in dono. D o n G i a n n i M az z a l i

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EDITORIALE

La via del cuore


Messaggio del Rettor Maggiore

I V incontro degli ispettori d’Europa

“Salesianum” - Roma, 30 novembre - 2 dicembre 2012. Verifica della realizzazione del Progetto Europa e linee di futuro. I l c on t es t o so c i al e e d e cc l e s i al e Il contesto nel quale noi viviamo non è un “palcoscenico”, ma un interlocutore. Sia il Concilio Vaticano II, in cui la Chiesa si scoprì come ‘mistero’ e non più come ‘società perfetta’, come serva del mondo e non più come signora, come ‘sacramento di salvezza che illumina le genti con la luce di Cristo’, solidale con le sue gioie e speranze, con le sue tristezze e angosce; sia il Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana, chiamato a rispondere ai grandi bisogni dell’uomo odierno attraverso la comunicazione dell’Amore di Dio rivelato in Cristo Gesù; sia l’Anno della Fede, che ci invita a varcare la soglia della porta che ci apre all’incontro con il Padre e a una vita abitata dallo Spirito Santo come figli di Dio, discepoli del Signore Gesù e fratelli, impegnati nella costruzione della Civiltà dell’Amore, sono un potente stimolo per il rinnovamento della vita cristiana, in genere, e della nostra vita consacrata, in particolare. Non c’è dubbio che ormai tutto il mondo è diventato terra di missione – sia l’Europa che l’America, l’Africa, l’Asia e l’Oceania –, e che oggi abbiamo a che fare con una serie di nuovi scenari in cui si vive la vita umana, si rende testimonianza della VC e si sviluppa la missione della Chiesa. Il contesto economico, oggi messo alla prova da una crisi senza precedenti, è causa di migrazioni, di tensioni sociali e forme di violenza, di un rinnovato e più marcato divario tra ricchi e poveri. Il quadro politico mondiale sta cambiando profondamente a causa della presenza di nuovi attori, come il mondo islamico, e della forza emergente dei grandi stati dell’Asia. La ricerca scientifica e tecnologica, pur benefica per tanti aspetti, sembra non conoscere limiti naturali né riferimenti morali; si nutre talvolta di pretese illegittime, dimenticandosi di dialogare su valori importanti, che stanno alla base dell’etica uma-

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na; anzi si presenta quasi come una specie di nuova religione. Abbiamo infine la sfida del mondo della comunicazione sociale. Da una parte, essa offre accesso a numerose informazioni, dà maggiore possibilità di conoscenza, di scambio, di solidarietà, favorisce una cultura sempre più mondiale; dall’altra, promuove una crescente attenzione ai soli bisogni individuali, provoca l’indebolimento e la perdita del valore oggettivo di esperienze profondamente umane, indice la riduzione dell’etica e della politica a strumenti di spettacolo; tutto ciò rischia di favorire una cultura dell’effimero, dell’immediato, dell’apparenza, senza memoria né futuro. (Cfr. La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede. Instrumentum Laboris. Città del Vaticano, 2012. Nn. 51-52). Inaugurando l’Anno della Fede, Benedetto XVI ha affermato che “In questi decenni è avanzata una «desertificazione spirituale»… È il vuoto che si è diffuso. Ma è proprio a partire dall’esperienza di questo deserto, da questo vuoto, che possiamo nuovamente scoprire la gioia di credere, la sua importanza vitale per noi uomini e donne… E nel deserto c’è bisogno soprattutto di persone di fede che, con la loro stessa vita, indicano la via verso la Terra promessa e così tengono desta la speranza.” (BENEDETTO XVI, Omelia nella messa di inaugurazione dell’Anno della Fede, in “L’Osservatore Romano”, venerdì 12 ottobre 2012, p. 12). Non è forse questa la nostra vocazione e missione? Dobbiamo perciò imparare a vedere Dio in tutto e, nello stesso tempo, considerare che tutte queste sfide sono anche delle opportunità, sono crocevia per il dialogo. La comunicazione vitale e orale della fede non si può mai imporre, ma si realizza in un grande clima di libertà e di proposta, che apre spazio alla interazione con tutte le culture, al dialogo interreligioso fra gli uomini e donne di tutte le credenze, all’ecumenismo fra i cristiani delle diverse confessioni, all’inculturazione lì dove viviamo. Perciò la prima e più attraente e convincente espressione della evangelizzazione è la testimonianza, personale e comunitaria. Su questa scia la Vita Consacrata oggi è chiamata a rinnovarsi, lasciandosi evangelizzare, e a Insieme


convertirsi pastoralmente, per essere apportatrice gioiosa e convinta, credibile ed efficace, della Buona Novella. N e lla f e d e ev a n g el izz ia m o La Vita consacrata si è sempre distinta per il suo impegno a favore della prima evangelizzazione; nella “missio ad gentes” della Chiesa il suo apporto è stato ed è tuttora determinante. Lo stesso impegno essa ha dimostrato e continuamente profonde per l’evangelizzazione ordinaria, favorendo l’accoglienza del vangelo e la costruzione della comunità cristiana, contribuendo al rinnovamento della pastorale e dedicandosi con le sue varie espressioni in campi specialistici quali l’educazione, la sanità, l’assistenza, la comunicazione sociale, la carità verso i poveri ed emarginati, il dialogo culturale, ecumenico e interreligioso. La Vita consacrata, che è nata per ripresentare la forma di vita di Gesù e testimoniare la bellezza del vangelo vissuto con radicalità, è chiamata a spendersi anche per la nuova evangelizzazione, ossia a riproporre il vangelo a chi è già stato annunciato e vive la lontananza e l’indifferenza della fede. Il suo contributo fondamentale in questo campo è la gioiosa testimonianza della vita trasformata dal vangelo; senza una testimonianza radicale, felice, coraggiosa non si potrà suscitare una nuova attrazione per il vangelo; solo la testimonianza appassionata, bella e profetica diventa credibile, visibile e feconda. La Vita consacrata serve il vangelo mettendosi prima di tutto al seguito del Signore Gesù; la sua testimonianza aiuta a suscitare il bisogno di spiritualità, la domanda su Dio, l’interrogativo sul senso della vita; mostra la profezia della fraternità; esprime la carità di Dio, che è amore, nella dedizione ai poveri. L i ne e d i f ut uro Nel discorso tenuto il sabato 17 novembre 2012 a un gruppo di Presuli della Conferenza Episcopale di Francia in Visita «ad Limina Apostolorum», il Santo Padre Benedetto XVI ha detto alcune cose che ritengo particolarmente importanti e programmatiche, così da potercene servire per individuare meglio le linee di futuro del Progetto Europa, avendo sempre fisse le tre grandi aree che avevo tracciato nel 2008: 1. La rivitalizzazione endogena del carisma; 2. La ristrutturazione delle opere; 3. L’invio di missionari. Devo confessarvi che ho visto con grande soddisfazione come il Progetto Europa in geneInsieme

re, così come le sue tre linee portanti, sono sempre più condivise dagli Ordini, Congregazioni e Istituti di Vita Consacrata in Europa. (Cfr. L. PREZZI, “I Religiosi e l’Europa”, in “Testimoni”, Bologna, 31 ottobre 2012, pp.24-29). Vedo inoltre assai provvidenziale il fatto che l’Anno della Fede, il Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede e il tema del CG 27 siano una conferma del nostro Progetto Europa e rafforzino le scelte che abbiamo fatto e che dobbiamo far diventare operative con sempre maggiore convinzione. […] In tutto il Progetto Europa è indispensabile che assumiamo tutti, una volta per tutte, le grandi scelte del CG24, che ci impegnava a condividere con i laici spirito e missione. Dobbiamo dare loro ciò che hanno come diritto per vocazione cristiana e non come semplice mano d’opera, come se fossero un ‘male necessario’: male perché non sono SDB e necessario perché non abbiamo altre scelte. No! Essi sono chiamati non soltanto ad essere impiegati e collaboratori, ma veri corresponsabili della missione. Abbiamo questa immensa risorsa dei laici, che non sappiamo valorizzare; talvolta sentiamo la loro presenza come una minaccia, pensando che se li coinvolgiamo, essi diventano padroni. Non dimentichiamo che Don Bosco sentiva che aveva sempre bisogno di tutti; questa era la sua originale concezione dei cooperatori salesiani: persone che condividessero il suo spirito e la sua passione per la salvezza dei giovani attraverso l’educazione! Il nostro ruolo è quello di essere il cuore, la mente e l’anima delle presenze, essere “nucleo animatore” di una sempre più grande comunità educativo pastorale. Ciò richiede un cambio di paradigma; questo è ciò che oggi dobbiamo assumere e promuovere. Mi auguro che la strenna del 2013, che ci invita a contemplare Don Bosco educatore, a studiare la sua originale esperienza di Valdocco, ad aggiornare il suo Sistema Preventivo, a fare nostra la sua capacità di farsi santo aiutando i suoi collaboratori e i suoi ragazzi a essere santi, ci impegni a rinnovarci e a interpretare con fedeltà dinamica il suo carisma, come un grande dono per i giovani dell’Europa di oggi. Affido a Maria Immacolata Ausiliatrice questa rinascita della presenza salesiana in Europa. Sia Lei a guidarci come ha fatto con Don Bosco all’inizio della sua opera e lungo la storia.

Roma, 30 novembre 2012

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Lettera dell’Ispettore

Europa: un continente da evangelizzare

Cari Amici, riprendo volentieri il contatto con voi da queste pagine di “Insieme”, ormai alle porte del Santo Natale. Colgo l’occasione per augurare a tutti i ragazzi e giovani, ai confratelli e consorelle ,ai membri della Famiglia Salesiana, alle Comunità Educative, a tutti gli amici un Natale davvero Santo, luminoso, ricco di grazia e di quella serenità che non corrisponde all’assenza di difficoltà e di problemi, ma alla certezza che Dio non ci lascia soli, ma in Gesù condivide l’avventura umana, offrendole la salvezza. Stiamo vivendo il secondo anno di preparazione al Bicentenario della morte di don Bosco e stiamo puntando l’obiettivo sull’ansia e la passione educativa di don Bosco. Non si tratta di commemorare, ma di affrontare oggi la sfida educativa e pastorale ispirandoci ad un metodo e ad una prassi che hanno lasciato un’orma significativa. Vi offro pertanto alcune spunti convergenti che interpretano oggi la sintesi salesiana di “educare evangelizzando ed evangelizzare educando”. 1 . Eu r o p a : co n t i n e n t e d a e v an g e l i z z a r e “Questa parola è rivolta oggi anche alle Chiese in Europa, spesso tentate da un offuscamento della speranza. Il tempo che stiamo vivendo, infatti, con le sfide che gli sono proprie, appare come una stagione di smar rimento. Tanti uomini e donne sembrano disorientati, incerti, senza speranza e non pochi cristiani condividono questi stati d’animo. Numerosi sono i segnali preoccupanti che, all’inizio del terzo millennio, agi-

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tano l’orizzonte del Continente europeo, il quale, «pur nel pieno possesso di immensi segni di fede e testimonianza e nel quadro di una convivenza indubbiamente più libera e più unita, sente tutto il logoramento che la storia antica e recente ha prodotto nelle fibre più profonde dei suoi popoli, generando spesso delusione» (Ecclesia in Europa n.7). A distanza di nove anni circa (28 giugno 2003) i segnali preoccupanti sono ancora evidenti e i paesi europei manifestano, con modalità variegate, i chiari segni di un’epoca post-cristiana. L’apostasia silenziosa, il secolarismo, una società senza Dio e senza Cristo contraddistinguono il tessuto sociale e culturale di molti popoli, compreso il nostro. Anche qui in Sicilia, terra di forti tradizioni popolari, sono presenti tali fenomeni, in modo particolare tra le fasce più giovani della popolazione. Oggi i giovani hanno domanda di Dio all’82%, il 70% si dichiara cattolico, il 30% ritiene importante per lui la vita religiosa, il 15% frequenta. È possibile intercettare questa sensibilità oppure la facciamo intercettare solo dai talk show televisivi o dalle discussioni scolastiche? L’abbandono della pratica religiosa da parte di molti adolescenti, la crescente difficoltà ad agganciare i preadolescenti in cammini di formazione e di fede, il permanere di una crisi vocazionale diffusa che investe in modo macroscopico soprattutto la famiglia sono espressioni di quella crisi di fede che segna la nostra società. Gli interrogativi che ne derivano sono svariati. Ci si chiede se alla consapevolezza corrisponda anche la determinazione ad intraprendere un progetto missionario di evangelizzazione della popolazione e soprattutto dei giovani. In secondo luogo è anche doveroso verificare se stiamo davvero svestendoci di tanti pesi, anche istituzionali, Insieme


per “aggredire” apostolicamente la realtà. Stiamo gestendo, in difesa, i problemi di ciascuno e dei vari gruppi o ci stiamo predisponendo per andare all’attacco? 2 . I l p erm an e re d i u n a em er g en z a e du c at i v a Ogni giorno e sempre più, si chiede ad insegnanti, genitori, formatori una presa di coscienza delle responsabilità educative. E sembrano non essere mai sufficienti seminari, conferenze, focus group, incontri di ogni genere, perché la posta in gioco va oltre la frattura fra le generazioni legata alla mancata trasmissione di certezze e di valori. Di fatto - come ha ribadito più volte anche papa Benedetto XVI - alla radice della crisi educativa non c’è, più in generale, “una crisi di fiducia nella vita”? E allora come coniugare amore e autorevolezza, libertà e disciplina, come armonizzare buon senso e regole, competenza e coerenza, dialogo e credibilità? E con quali progetti si possono colmare – quando ci sono – gli spazi più adatti a favorire percorsi educativi (oratori, scuole, centri territoriali…)? Quali i mezzi più adatti a sconfiggere l’omologazione culturale e degli stili di vita, i rischi diffusi di sclerotizzazione della personalità dei ragazzi, il clima di smarrimento etico che respirano? Un’emergenza? Siamo certamente consapevoli di ciò e, quasi per non consentirci di essere avulsi dai problemi, i quotidiani ogni giorno ci mettono di fronte a casi riguardanti minori che ci lasciano senza parole e che continuano a scuotere l’opinione pubblica. Il rischio che vedo più pericoloso è quello dell’assuefazione e quasi di un cinismo fatalista che ci fa pensare che le cose non possono andare che così senza fare troppo i moralisti. Per noi l’emergenza educativa si presenta in particolare con due urgenze base: – l’estraneità del mondo dei preadolescenti e adolescenti; – la crisi della famiglia. È la nostra stessa capacità e incidenza educativa che vengono messe in causa da comportamenti e mode nei confronti delle quali ci sentiamo spesso impotenti. Siamo ancora in grado di fornire risposte, di passare al contrattacco e di progettare insieme? Insieme

3 . Co g l i e r e l e s f i d e c h e l ’ e d uc a z i o ne c i p on e oggi: giova ni e f am iglia Il semplice rilevare l’emergenza educativa sta diventando un luogo comune e può ridursi ad una denuncia teorica, senza sbocchi operativi. In quali ambiti ci sentiamo sfidati? Che posti possiamo rioccupare nella scuola? Come possiamo riposizionarci a livello educativo in senso ampio nei nostri oratori, nelle nostre parrocchie, in tutte le nostre opere? Anche a livello di ricupero educativo la fascia più a rischio è quella dei preadolescenti. La debolezza della proposta formativa ed educativa della scuola in genere per la stragrande maggioranza dei ragazzi, pone seri interrogativi. Urge progettare interventi e percorsi anche innovativi per riagganciare e fare proposte significative. L’attenzione si deve volgere anche ai formatori in genere e ai genitori in modo tutto particolare. La crisi della famiglia chiede consapevolezza e coraggio progettuale e attuativo alla Famiglia Salesiana e al Movimento Salesiano. C’è una istituzione da difendere, è urgente esporsi socialmente e politicamente per tutelare l’istituzione fondamentale della società. Ci si deve porre in prima linea per riuscire a parlare alle nuove coppie, ai nuovi genitori, per proporre percorsi formativi ed educativi adeguati. Nel lavorare insieme per “fare educazione” ci poniamo anche nell’alveo intravisto dalla CEI per gli anni a venire. “Più di un membro del Consiglio Permanente ha richiamato l’importanza di declinare il tema dell’educazione come oggetto specifico dell’azione ecclesiale, facendone non solo oggetto di approfondimento nella prossima Assemblea Generale, che si terrà a Roma dal 25 al 29 maggio, ma anche l’asse intorno a cui costruire il futuro cammino pastorale, destinato a orientare i progetti e le iniziative della Chiesa in Italia nel prossimo decennio. Educare – è stato sottolineato – appartiene alla dimensione materna della Chiesa e ne fa emergere la fecondità, attraverso l’ininterrotta catena generazionale. Proprio tale catena, che garantiva in passato la trasmissione della fede e della cultura, pare og-

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FORMAZIONE

gi sfilacciata, comportando un vero disagio di civiltà. ” (Comunicato del Consiglio permanente della CEI, 26-28 gennaio 2009). Indico alcuni percorsi possibili: – Attivazione di scuole per genitori; – animazione di gruppi-famiglia e di incontri di coppie; – realizzazione di laboratori di politica e di impegno attivo nella cosa pubblica per l’educazione e l’attenzione ai problemi dei giovani (lavoro, tempo libero, devianza, dipendenze, disagio ecc.).

Catania scrisse agli insegnanti della loro scuola per chiedere, alla fine, che li aiutassero a trovare le ragioni per cui vale la pena vivere. La risposta fu che loro, gli insegnanti, erano pagati per insegnare non per offrire ragioni per vivere. Le urgenze che ho tratteggiate, sia nella prospettiva dell’evangelizzazione che della educazione, ci spingono a ritrovare in noi l’energia necessaria per offrire a piene mani, quasi per un rigurgito ragioni di vita e di speranza.

Tempo fa, dopo la tragica uccisione di Raciti, un gruppo di ragazzi di un liceo di

Incontro residenziale dei direttori L’incontro residenziale dei direttori ha avuto luogo a Montagna Gebbia dal pomeriggio di domenica 11 al pranzo di lunedì 12 novembre. La mezza giornata domenicale è stata animata dal Visitatore straordinario Don Pier Fausto Frisoli che in due momenti ha illustrato i contenuti della Carta di Identità della Famiglia Salesiana. La sua attenzione si è concentrata in particolare sull’identità della Famiglia Salesiana nella Chiesa a partire dalle esperienze del suo Fondatore Don Bosco fino all’esplicitazione dell’espressione “Famiglia Salesiana” dopo il Capitolo Generale Speciale. Gli altri due punti di interesse sviluppati da Don Frisoli hanno riguardato da una parte la missione carismatica della Famiglia Salesiana, come missione “giovanile, popolare e missionaria” con le note caratteristiche della comunione, della corresponsabilità e dell’autonomia apostolica e dall’altra la formazione alla comunione e alla missione nell’ambito della stessa famiglia. Lo sviluppo delle tematiche è stato seguito con molta attenzione da parte dei direttori che hanno potuto apprezzare il valore aggiunto di questa Carta di Identità della Famiglia Salesiana che sintetizza lo sforzo fatto precedentemente sia da Don Egidio Vi-

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ganò che da Don Juan Vecchi rispettivamente con la Carta della Comunione e la Carta della Missione. Ci si è resi conto che si tratta di uno strumento ricco di spunti per approfondire una realtà molto significativa nella Sicilia salesiana. Nella mattinata nel 12 novembre l’ispettore ha presentato il documento di sintesi dei lavori della 52^ Assemblea della CISM nazionale, svoltasi ad Acireale dal 5 al 9 novembre. Fratel Biemmi, noto studioso di catechetica a livello nazionale ed internazionale, ha presentato una apprezzatissima sintesi sui lavori dell’Assemblea “È tempo di semina. Osservazioni e valutazione in margine all’Assemblea”. Dopo aver rintracciato il filo conduttore del percorso assembleare con le due tavole rotonde e l’intervento del card. Scola, fratel Enzo ha indicato alcune linee emerse sul tema della nuova evangelizzazione: – Il superamento di un approccio estrinsecista e funzionale. Evangelizzazione nuova come ritorno al Vangelo da parte della Chiesa; – Il superamento di una prospettiva soggettiva e individuale: Evangelizzazione nuova come riforma della figura della Chiesa; – Il superamento di una prospettiva uniInsieme


“L’evangelizzazione è nuova nella misura in cui parte da un rinnovato ascolto del Vangelo (conversione), “riformula” il volto della Chiesa in modo che diventi icona del Vangelo (riforma); ci porta a stare volentieri e in modo dialogale dentro la nostra storia e la nostra cultura (inculturazione)”. Nell’accennare alla vita religiosa poi fratel Biemmi ha accennato al n. 7 del Messaggio del Sinodo, appena celebratosi in cui la famiglia e la vita religiosa sono indicati come “luoghi” di nuova evangelizzazione. Per la vita religiosa in particolare fratel Biemmi ha rilevato dai contenuti svoltisi nell’Assemblea i seguenti punti che tratteggiano il compito della vita religiosa stessa come luogo di nuova evangelizzazione: Custodire un’assenza. “Diventiamo luogo quando assicuriamo per noi e a favore di tutti lo spazio della cura di Dio. Custodiamo un’assenza perché impediamo che tutto il tempo sia pieno di cose, di attività, di parole. Proteggiamo lo spazio vuoto, incavo dell’attesa. Nelle comunità religiose è sempre avvento, attesa di colui che continuamente ci viene incontro”. Segnare una differenza: riguarda uno stile sobrio, che si basa sull’essenziale, che si protegge dal superfluo, che vive nella povertà evangelica. Mostrare una promessa: noi diventiamo luogo di evangelizzazione nuova se mostriamo che sappiamo vivere insieme, cioè se già da ora mostriamo quale sarà il mondo nel sogno di Dio, un mondo di figli e fratelli. “La vita religiosa diventa luogo e tirocinio di evangelizzazione nuova quando custodisce un’assenza e protegge un’apertura; segna una differenza a favore di una vita che ricupera la sua essenzialità; mostra nella fraternità delle differenze la promessa affidabile del traguardo verso cui tutti, per grazia, camminiamo. Queste tre dimensioni ci fanno luoghi di vangelo e non solo parole di vangelo”. Circa lo stile della vita religiosa nel compito della nuova evangelizzazione fratel Biemmi ha evidenziato tre tratti caratteristici: Insieme

– vedere Dio in tutte le cose; – amare; – fare dell’annuncio del Vangelo il più grande atto di amore. «In questo stile (vedere Dio in tutti, amare gratuitamente senza altri fini, donare il Vangelo come l’atto più alto di amore) ci ritroviamo tutti come religiosi, ognuno secondo la sua tradizione e il suo carisma. È anche l’apporto più prezioso che possiamo dare alla Chiesa perché sia nuova e evangelizzi in maniera nuova. È così che “diamo forma” e “siamo forma”».

Fratel Biemmi conclude la sua sintesi con un commento dell’icona dell’Assemblea: il seminatore di Van Gogh. “Forse come religiosi possiamo evitare di continuare a guardare indietro con nostalgia la città bruciata, rischiando di diventare tutti delle statue di sale. Forse possiamo ritornare ad essere nella Chiesa gli occhi che guardano le sorprese che Dio ci sta preparando. È una buona terza consegna di questo Convegno perché la nostra testimonianza sia davvero nuova”. Dopo la presentazione di questo documento Don Marcello Mazzeo ha presentato il documento sul ripensamento della Pastorale Giovanile, Don Domenico Luvarà ha presentato il tema dell’accompagnamento spirituale dei ragazzi e dei giovani e Don Cutuli ha presentato le linee del progetto laici a cui si lavorerà nei prossimi mesi. La seconda parte della mattinata è stata totalmente dedicata ad alcune tematiche ed informazioni di indole amministrativa animate dall’Economo ispettoriale Don Aldo Ballistreri. Do n Gi an n i M a z z al i

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FORMAZIONE

direzionale. Evangelizzazione nuova nel segno della reciprocità.


FORMAZIONE

Diaconato

Diaconi al servizio del popolo di Dio

Nella chiesa dell’Istituto Salesiano “San Luigi” in Messina, lo scorso 10 novembre, l’Arc. Mons. Calogero La Piana ha ordinato tre nuovi diaconi, provenienti dalle rispettive ispettorie salesiane dell’Italia Meridionale e della Sicilia. Questi sono Massimiliano Lorusso, Christian Konan ed Enrico Frusteri Chiacchiera, che hanno consacrato per sempre la loro vita al “Servizio” della Chiesa nei giovani poveri ed abbandonati di questo tempo. A guidare il cammino degli eletti è stata la frase dell’apostolo Paolo, che parlando alla comunità di Corinto, esprime la sua opera pastorale in questi termini: «pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero» (1Cor 9,19). Questa frase non è una semplice esortazione, ma un atteggiamento che i nuovi diaconi hanno scelto di prefiggersi e concretizzare nelle comunità dove svolgeranno il loro servizio pastorale. A fare da cornice, a tale evento, non sono state soltanto le immagini dei santi salesiani dipinte sulle pareti della chiesa, ma la gente comune, che come pietre vive di un edificio spirituale, si è riunita per rendere lode a Dio durante Celebrazione Eucaristica. Fra i convenuti ricordiamo i familiari e i parenti dei diaconi,

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il clero diocesano e salesiano, i membri della Famiglia Salesiana, gli amici e i giovani del Movimento Giovanile Salesiano. Provenienti da diverse zone geografiche d’Italia, per quasi due ore hanno profuso un clima di festa, orientato e condotto da chi si è occupato più direttamente dell’animazione liturgica, vale a dire dai chierici salesiani dell’Istituto Teologico “San Tommaso”, dai giovani dell’Oratorio Salesiano “San Matteo” e dalla Corale della Parrocchia diocesana “Stella Maris”. Molti sono stati i momenti che hanno vivificato la celebrazione. Mi riferisco all’omelia, alla prostrazione, alla vestizione, ecc… in cui i tre hanno potuto accogliere il dono dello Spirito Santo per esserne “Ri-Generati” e “Santificati” a vita nuova. Il primo a gioire di questo cambiamento è stato il Pastore della Chiesa messinese, che ha espresso durante l’omelia il suo pensiero, rammentando la vicenda evangelica dell’“obolo della povera vedova”. L’Arcivescovo salesiano ha esordito sottolineando la generosità della povera vedova, denunciando l’ostentazione degli scribi e dei farisei intenti solo ad attirare riconoscimenti pubblici. Indicazioni imprescindibili che orientano tutto il ministero diaconale all’imitazione del Figlio dell’uomo che non è venuto per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti (cfr. Mt 10,45). Inoltre, ha proseguito ricordando che «i diaconi sono al servizio del popolo di Dio, in comunione col vescovo e col suo Presbiterio, nella diaconia della Liturgia, della Parola e della Carità, a loro sono imposte le mani non per il sacerdozio, ma per il servizio. I diaconi sono chiamati in forza del sigillo sacramentale a vivere e comportarsi come testimoni trasformati dal dono gratuito dello Spirito». Alla fine della celebrazione non sono mancati i momenti di gioia e di festa, con le foto, gli abbracci, i sorrisi e i momenti di convivialità tipici dei nostri incontri di famiglia. En ri c o F ru st eri C h i ac ch i er a Insieme


L’anno della Fede ci chiama ad una ricerca costante del Cristo vivo e presente in mezzo a noi e, sotto le orme di S. Giovanni Bosco, cerchiamo di imitarlo e testimoniarlo A. Palma e G. Cardaciotto più da vicino vivendo questo anno di grazia nel Noviziato Salesiano di Genzano di Roma. Chi vi scrive sono Andrea e Gabriele, due “puri sangue” siciliani che per intraprendere le orme di Don Bosco vivono già da tre mesi compiuti i loro primi passi nella Congregazione Salesiana attraverso l’esperienza del noviziato. Che cos ’è il novi ziat o? Il noviziato è un anno di ricerca di Dio, per seguire Cristo sui passi di don Bosco. L’esperienza comunitaria e di confronto con i formatori e i novizi provenienti da diversi paesi europei e dell’Italia, alimenta sempre più la nostra voglia di crescita e desiderio di conformazione a quel progetto di vita a cui Dio Padre ci chiama a vivere come dono per la Chiesa e per i giovani.

C o me s i s vo l g e un a “ g i o r n at a t i p o ” ? Il nostro dolce risveglio inizia subito in un clima di preghiera che ci accompagnerà durante tutta la giornata per poi passare ad una festosa colazione che ci darà la giusta carica per affrontare il lavoro e la scuola mattutina. Dopo un semplice e delizioso pranzo, si passa all’energica ricreazione segnata da un calcio ad alto livello agonistico che ci permette di sperimentare la voglia di un gioco sano e divertente. Sono alla base del pomeriggio, lo studio personale, i lavori di gruppo, l’animazione in oratorio e con molta frequenza varie esperienze salesiane nella Capitale e dintorni. Dopo la cena la fraternità e la familiarità sono al centro della serata. C o s a vo r r e s t e di r e a i “ g i o va ni i n r i c er c a” ? Per prima cosa, Dio ha un progetto grande per ciascuno di noi. Il dono di seguire Cristo e don Bosco ti apre ad una ricchezza che neanche immagini e se avessi il minimo pensiero o desiderio di aprirti a Lui, confida in una guida spirituale che ti sappia indicare il vero bene per fare il tuo cammino… on the road! Un abbraccio affettuoso a tutta l’ispettoria e soprattutto ai giovani che frequentano le nostre case. G ab r i e l e C a r d a c i o t to & A n d r ea P a l m a

Inizio del Prenoviziato Domenica 9 dicembre, con la celebrazione dei Secondi Vespri della seconda domenica di Avvento presieduto dal nostro Ispettore, si è dato il via al nuovo anno di Prenoviziato. Due i candidati che hanno fatto domanda e che sono stati ammessi dopo questi primi mesi di aspirantato: Rocco Tasca dell’Oratorio di Gela e Pierpaolo Galota dell’Opera FMA di Modica (foto a lato). Presenti, oltre l’Ispettore, quasi tutti i confratelli della comunità ispettoriale che hanno voluto accompagnare con la preghiera e la loro concreta vicinanza i due giovani, ai quali auguriamo un buon cammino di ulteriore discernimento della volontà di Dio. Insieme

P. Galota e R. Tasca.

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FORMAZIONE

Due novizi... on the road!


PASTORALE GIOVANILE

Esperienze Ispettoriali

Diario di Bordo della PG

Il 13 ottobre 2012 s’è tenuto a Modica, dalle ore 16.00 alle ore 19.30 presso L’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, il Conve g n o E d u ca t o r i “ U n cu o r e c h e b at t e p er i g i ov an i co me r i s p os t a al l a s f i da e du ca t i v a” al quale hanno partecipato circa 200 educatori provenienti dalle case di quella zona. L’invito che ci viene fatto è di entrare dentro la personalità di Don Bosco e conoscerne la passione educativa, per continuare, oggi, la sua pedagogia, il suo modo di accostarsi ai giovani. È tempo di ravvivare la passione per l’educazione! Importanti gli interventi, moderati da Daniele Spadola, di Don Gianni Mazzali, ispettore dei Salesiani, Sr Anna Razionale, ispettrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Prof.ssa Mimmi Lo Monaco, docente presso l’Istituto San Francesco di Sales di Catania e impegnata nel campo dell’educazione, Dott. Nello Dell’Agli, teologo e psicoterapeuta, docente presso la Facoltà Teologica di Sicilia.

é Modica: Convegno Educatori.

Il 20-21 ottobre s’è svolto presso l’Ostello Don Bosco, viale Kennedy (CT) il primo incontro AM/VIS Scuola di Mondialità, guidato da Don Domenico Luvarà, al quale hanno partecipato 60 giovani provenienti da tutta la Sicilia, con la voglia e la curiosità di iniziare un cammino di volontariato ad un livello un po’ più ampio e approfondito: conoscere e studiare il sistema preventivo nell’ottica spirituale e vocazionale.

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Duecento educatori delle province di Enna, Caltanissetta ed Agrigento si è ritrovata giorno 27 ottobre a San Cataldo per il con v e g n o e du c a t o r i : “ U n c u o r e c h e b a t t e p e r i giovani come risposta alla sfida educativa”. Luogo dell’incontro è l’oratorio salesiano di San Cataldo, dalle ore 16 alle ore 19.30; sul tavolo dei relatori, moderato da Valerio Martorana, dell’equipe della comunicazione sociale dell’ispettoria salesiana sicula, Don Gianni Mazzali, Ispettore dei salesiani di Sicilia; sr. Anna Razionale, Ispettrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Sicilia; dott.ssa Rosalba Salierno, direttore dell’ufficio servizi sociali per i minorenni di Palermo (Ministero della Giustizia) e fra Gaetano La Speme, cappuccino, biblista e psicoterapeuta. In data 1 novembre la Consulta Regionale dell’MGS SICILIA, composta da un rappresentante per ogni casa SDB e FMA della Sicilia, s’è riunita per il suo secondo incontro annuale, per discutere il seguente Ordine del Giorno: Confronto giovani, 30 novembre-2 dicembre 2012, Meeting Adolescenti, 3-5 gennaio 2013, Festa ragazzi, 7 aprile, Notte Bianca in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, 27-28 luglio 2013. Il 3-4 Novembre ha avuto inizio il primo incontro di GR ADO per la zona centro sici lia, a Montagna Gebbia. È un itinerario proposto ai ragazzi dai 14 ai 18 anni che vivono già un percorso di gruppo a livello locale e che vogliono vivere dei momenti di spiritualità e discernimento vocazionale. A questo primo incontro hanno partecipato circa 50 ragazzi provenienti dalle case della zona. Il 17 novembre, dalle ore 16.00 alle ore 19.30 presso L’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Messina, si è svolta la 4° tappa del Convegno Educatori “Un cuore che b a t t e p e r i gi o v a n i c o m e r i s p o s t a a l l a s f i d a educativa”. Alla tavola rotonda interverranno: Don Gianni Mazzali, ispettore dei Salesiani, Sr Anna Razionale, ispettrice delle FiInsieme


é Torino-Valdocco: Workshop MGS Italia.

glie di Maria Ausiliatrice, il Prof. Pappalardo Marco, docente presso l’Istituto San Francesco di Sales di Catania, Salesiano Cooperatore e giornalista pubblicista, il Dott.. Gaetano La Speme,, counselor docente Istituto Teologico “San Metodio” a Siracusa. Nel fine settimana del 17-18 Novembre ha avuto inizio il percorso annuale di GR LEA DER, proposto ai ragazzi che frequentano la scuola media e vogliono vivere un cammino di spiritualità e attenzione vocazionale in stile salesiano. L’incontro ha avuto luogo in contemporanea nelle tre zone della Sicilia: San Gregorio (ME-CT), Montagna Gebbia (RG-CL-AG-EN), Alcamo (PA-TP) e ha visto partecipare circa 200 ragazzi suddivisi nelle tre zone. Nelle stesse date ha avuto inizio anche il Cammino per fidanzati, proposto a coppie di fidanzati che vogliono vivere l’esperienza del fidanzamento ponendosi in ascolto della Parola di Dio. In questo primo incontro erano presenti alcune coppie provenienti da vari ambienti salesiani e non. In data 23-24 novembre ha avuto luogo il primo incontro di GR ADO per le zone di CT e PA, rispettivamente presso l’istituto Casa Tabor (ME-CT) e presso l’istiuto Gesù Adolescente (PA-TP). È un itinerario proposto ai ragazzi dai 14 ai 18 anni che vivono già un percorso di gruppo a livello locale e che vogliono vivere dei momenti di spiritualità e discernimento vocazionale. In questo incontro erano presenti circa (120) ragazzi. Insieme

Si è svolto in data 25 novembre il primo Passeg gi ate co n Don Bo sco ” evento delle “P organizzato dal TGS regionale. Circa 150 giovani dal 17 ai 30 anni hanno visitato alcuni luoghi della provincia di Ragusa. I filoni culturali seguiti durante la visita guidata hanno fatto riferimento al Barocco e ai luoghi legati alla storia del commissario “Montalbano”. Da giorno 30 novembre al 2 dicembre 2012 si sono radunati presso la casa salesiana di San Gregorio, un centinaio di giovani, per vivere un’esperienza di Confronto Giovani sul tema scottante dell’Onesto Cittadino. L’obiettivo era quello di trattare il tema in maniera trasversale, tenendo in considerazione non solo il fondamento “religioso e salesiano” dell’onesto cittadino, ma anche il “vivere sociale” che riguarda direttamente ogni cittadino. I nuclei tematici affrontati sono stati i seguenti: – Fondamento biblico e salesiano dell’onesto cittadino. – Vivere sociale, laboratori tematici nei quali si sono approfonditi i seguenti aspetti:

é San Gregorio (CT): Confronto Giovani.

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PASTORALE GIOVANILE

Dal 23 al 25 novembre a Torino-Valdocco, si è celebrato il Workshop del Movimento Giovanile Salesiano Italia, un centinaio di giovani si sono incontrati insieme per riflettere, pregare e programmare la grande assemblea giovanile che si terrà a Torino dal 10 al 16 agosto 2013.


PASTORALE GIOVANILE

1. Impegno per l’emarginazione dei minori. 2. Impegno per la promozione dei diritti umani. 3. Impegno politico. – Onesto cittadino: dal livello personale alla responsabilità verso la mia terra e la mia gente. Nelle varie domeniche dell’Avvento in varie zone del MGS Sicilia si sono celebrati i ritiri di avvento per ragazzi e per giovani organizzati dalle varie consulte zonali del Movimento Giovanile Salesiano, in particolare a Catania, Palermo e Messina. Alcuni di questi eventi sono stati organizzati in collaborazione con gli uffici diocesani di Pastorale Giovanile. Il 15 dicembre presso la casa salesiana di Pa lermo Ranchibile alcune centinaia di educatori si sono ritrovati dalle varie opere della città di Palermo per il Convegno Educatori, secondo le tematiche e le modalità indicate precedentemente. Il 23 dicembre a Catania si è svolto il III incontro della consulta regionale del MGS per preparare e verificare i vari eventi del MGS Sicilia. Do n M a rc e l lo M a zz e o

PROSSIMI APPUNTAMENTI

– Dal 3 al 5 gennaio: Meeting Adolescenti; – 12/13 gennaio: GR Discernimento Decidersi per la vita; – 19/20 gennaio: Scuola di Mondialità; – 20 gennaio: Harambée missionario regionale; – 26/27 gennaio: GR Leader – GR Scelta; – 2/3 febbraio: GR Ado; – 9/10 febbraio: Consulta nazionale MGS; – 16 febbraio: Convegno Educatori (CT); – 16/17 febbraio: GR Discenrimento – Face to face; – 19 febbraio: quiz Don Bosco (Catania, Gela, Messina, Palermo); – 2/3 marzo: GR Leader; – 4 febbraio: incontro incaricati di Oratorio; – 8/10 marzo: Esercizi spirituali per adolescenti; – 15/17 marzo: Esercizi spirituali per giovani; – 7 aprile: Festa Ragazzi a livello regionale.

MGS - Movimento Giovanile Salesiano

Meeting Adolescenti Una vita... da Sballo

Destinatari: Ragazzi/e che dai 14 ai 18 anni in su che vogliono vivere una esperienza intensa di formazione, spiritualità e fraternità. L’esperienza è rivolta a tutti coloro che frequentano gli Oratori, le Parrocchie, le scuole e i Centri di Formazione Professionale nelle case salesiane e condividono la Spiritualità Giovanile Salesiana. Dove: Isola delle Femmine (PA), Hotel Saracen Quando: dal 3 al 5 gennaio 2013

Iscrizioni: entro il 23 dicembre 2012. E’ necessario inviare elenco (con cognome, nome, luogo e data di nascita) di tutti coloro che parteciperanno al Meeting (ragazzi e accompagnatori). Referenti: Don Marcello Mazzeo marcellosdb@gmail.com 340.5546126; suor Assunta Di Rosa pastorale@fmaisi.it 333.8596205 Quota di partecipazione: 75 €.

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Insieme


PROGRAMMA

3 gennaio

14.00 accoglienza e iscrizioni 15.00 animazione, introduzione presentatori e preghiera iniziale 17.00 video provocazione 17.20 condivisione in gruppo 18.30 pausa 19.00 assemblea 20.00 cena 21.30 discoteca 23.30 preghiera finale e buona notte 4 gennaio

07.30 sveglia 08.00 colazione 08.45 preghiera e introduzione del tema della giornata 09.15 gruppi itineranti 13.00 pranzo 14.45 animazione 15.15 laboratori 17.00 pausa 17.30 assemblea

18.15 20.00 21.30 22.30

dinamica di gruppo cena adorazione serata di fraternità, buona notte

5 gennaio

07.30 sveglia 08.00 colazione 09.00 preghiera e presentazione del tema della giornata 09.15 testimonianze 11.15 celebrazione eucaristica 13.00 pranzo e partenza.

Quiz Don Bosco - II Anno - Presentazione dell’iniziativa

Il 16 agosto 2011 è iniziato il triennio in preparazione al bicentenario della nascita di Don Bosco. Il secondo anno prevede lo studio e l’approfondimento del fondatore. Per facilitare questo obiettivo sono state stampate le vite dei 3 giovani “Domenico Savio, Michele Magone e Francesco Besucco”, scritte da San Giovanni Bosco. Ogni casa localmente si sta organizzando per stimolare i propri destinatari a leggere il testo. Martedì, 19 febbraio 2013, in 4 zone della Sicilia, si svolgerà il quiz Don Bosco diviso in varie categorie. Per i vincitori di ognuna delle categorie, il Movimento Giovanile Salesiano offrirà un pacchetto regalo per continuare il cammino di formazione: per i ragazzi della scuola elementare la totale gratuità per i campi che si realizzano nell’estate del 2013 (giugno e settembre), per i ragazzi della scuola media, per gli adolescenti e per i giovani lo sconto del 50% per la partecipazione al pellegrinaggio ai luoghi salesiani che si svolgerà a Torino in due diverse date: 31 luglio – 4 agosto 2013 (dalla seconda media al secondo superiore) e 10-16 agosto 2013 (dal terzo anno della scuola superiore in su). Quando: Martedì 19 febbraio 2013, dalle ore 16.00 alle ore 18.30.

Dove: Palermo, Gesù Adolescente (provincia di PA e TP); Gela, sdb (provincia di CL, AG, EN, RG); Catania, via Caronda (provincia di CT e SR) e Messina, San Tommaso (provincia di ME). Insieme

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PASTORALE GIOVANILE

Cosa portare: occorrente per la pulizia personale, quaderno, penna.


PASTORALE GIOVANILE

Workshop - MGS Italia

La gioia è una cosa seria!

È bellissimo ritrovarsi, dopo aver affrontato un lungo viaggio, dinanzi al nostro Padre, Maestro ed Amico ed è in quell’istante che capisci, che ciò che fai quotidianamente è qualcosa di più grande, ed è nato proprio sotto ai tuoi piedi per poi diffondersi in tutto il mondo. Ed è ancora più bello quando ci si rende conto di essere parte di una grande famiglia, fatta di persone che come te credono in un progetto più grande che unisce tutti da Nord a Sud. E così 100 ragazzi dell’MGS ITALIA, nei giorni che vanno dal 23 al 25 novembre,

ci siamo ritrovati a Valdocco per il II Workshop, con il fine di pensare insieme il Confronto Giovani Nazionale che si terrà ad agosto 2013. Naturalmente non poteva mancare l’Ispettoria Salesiana Sicula con ben 8 giovani della Consulta Regionale, accompagnati dal nostro delegato di Pastorale Don Marcello Mazzeo e da Suor Ermelinda Ardita. Tutto è partito da dei punti di riflessione sul tema centrale “LA GIOIA È UNA COSA SERIA” che ci sono stati lanciati da Don Fabio Attard, il quale ci ha ha posto tre domande fondamentali: “Se non lo faccio io, chi lo farà? Se non lo faccio adesso, quando? Se lo faccio per me stesso, chi sono io?”, domande sulle quali un po’ tutti dovremmo interrogarci, e che solo un approfondita conoscenza di Dio potrebbe aiutarci a dare ri-

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sposta; e da Suor Maria che ci ha lasciato un decalogo per una buona riflessione, basato sul sorriso contagioso, sulla riflessione profonda, sull’abbassarsi al livello dei “piccoli”, sulla capacità di sognare, sul prendersi cura dell’altro e della terra, sul leggere i simboli che Dio ci manda, sull’essere nella gioia avendo a cuore la gioia degli altri. Poi i lavori si sono svolti in 7 equipe, nelle quali c’eravamo precedentemente suddivisi,e partendo dal tema precedentemente approfondito, siamo scesi più nel dettaglio a organizzare le varie attività relative al Confronto. Le equipe continueranno a interagire tra loro durante tutto l’anno per assicurarsi la miglior riuscita del confronto. Tutto questo naturalmente non si sarebbe potuto realizzare se non grazie al clima di “piena salesianità” che abbiamo vissuto soprattutto nei momenti di preghiera e durante la veglia del sabato sera in Basilica, pienamente vissuta anche grazie al “piccolo coro MGS SICILIA”! La gioia è davvero una cosa seria, e noi giovani del Movimento Giovanile Salesiano dobbiamo impegnarci seriamente per riuscire ad essere, come voleva il nostro papà Don Bosco, felici nel tempo e nell’eternità! A nge lica Ma lgioglio Insieme


L’occasione fa l’uomo... Onesto. Rilanciamo l’Onesto Cittadino. Da giorno 30 novembre al 2 dicembre 2012 si sono radunati presso la casa salesiana di San Gregorio, 90 giovani, per vivere un’esperienza di Confronto sul tema scottante dell’Onesto Cittadino. I destinatari dell’iniziativa sono stati i giovani dai 18 ai 30 anni, provenienti delle case Salesiane di tutta la regione. L’obiettivo era quello di trattare il tema in maniera trasversale, tenendo in considerazione non solo il fondamento “religioso e salesiano” dell’onesto cittadino, ma anche il “vivere sociale” che riguarda direttamente ogni cittadino. I nuclei tematici affrontati sono stati i seguenti: - Fondamento biblico e salesiano dell’onesto cittadino (relazione tenuta da Don Paolo Fichera: teologo, insegnante di storia e filosofia presso il Liceo dell’istituto salesiano San Francesco di Sales a Catania). Attraverso questa relazione è stato chiaro il nesso diretto tra l’Onesto cittadino e il Buon Cristiano, sulle orme di Gesù Cristo e di Don Bosco. - Vivere sociale, laboratori tematici nei quali abbiamo potuto approfondire i seguenti aspetti: 1. Impegno per l’emarginazione dei minori (laboratorio tenuto da Don Giovanni D’Andrea: responsabile Nazionale SCS, del settore emarginazione e disagio e del settore parrocchia-oratorio). Attraverso questo laboratorio si è sperimentato quanto possano essere svariate le forme di emarginazione, quanto sia comune il problema e quanto ognuno può, con il suo agire onesto, evitare o isolare e risolvere focolai di emarginazione; 2. Impegno per la promozione dei diritti umani (laboratorio tenuto da Carola Carrozzone: giurista, coordinatrice nazionale della ONG VIS, Volontariato Internazionale per lo Sviluppo). Grazie a questo approfondimento è stato possibile comprende quanto i diritti umani siano “Cosa di Tutti”, ma ancora poco sperimentati e poco diffusi; Insieme

3. Impegno politico (laboratorio tenuto da Salvo Bonaccorsi: consigliere comunale del comune di Pedara, insegnante presso l’istituto Domenico Savio di Catania e il carcere minorile di Bicocca). Questo laboratorio, con una tematica molto forte e problematica, ha chiarito quali fossero le caratteristiche di una “buona politica”, non partitistica, ma a favore della comunità. - Onesto cittadino: dal livello personale alla responsabilità verso la mia terra e la mia gente (relazione tenuta da Dario Montana: referente di “Libera” per Catania e parente di una delle vittime della mafia). Questa relazione è stata doppiamente interessante, in

quanto l’impegno profuso dal nostro relatore è di radice personale. Impegno che poteva tramutarsi in odio e vendetta, ma che invece ha trovato sbocco nella lotta al crimine, nel tenere viva la “Memoria”, affinché non siano solo errori del passato, ma diventino insegnamenti per il futuro. Ogni relazione è stata seguita da confronti in piccoli gruppi, per permettere una riflessione e uno scambio di idee tra i partecipanti, e da un ritorno in assemblea per eventuali domande ai relatori. Dalla verifica finale dell’incontro i partecipanti hanno segnalato una buona qualità dei momenti formativi, definendoli arricchenti e di sicuro stimolanti per un vivere Onesto nei piccoli gesti, nella quotidianità. Possiamo quindi affermare che l’obiettivo prefissatoci è stato raggiunto con successo.

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PASTORALE GIOVANILE

Confronto giovani


PASTORALE GIOVANILE

Animazione Vocazionale

Il Gruppo Ricerca (GR)... un cammino che continua col tempo!

Nel numero 153 del nostro notiziario (ottobre 2012) ho riferito circa alcune attività di animazione vocazionale che avremmo messe in campo quest’anno. Una di queste attività sono i percorsi Gruppi Ricerca (GR) per fasce di età, di cui desidero riportare, a mo’ di cronaca, alcune stringate considerazioni. Nei mesi di novembre e dicembre – così come stabilito dalla programmazione ispettoriale – abbiamo avviato gli itinerari GR che, come già sapete, si caratterizzano per la loro impronta spirituale e vocazionale. Una prima considerazione è legata al fatto che, dalle varie zone della Sicilia, i nostri destinatari erano desiderosi di partire per un nuovo e rinnovato cammino di crescita nella fede; in particolare, gli adolescenti che già avevano partecipato negli anni passati ai GR mostravano tante aspettative e la voglia di continuare a ricercare e scoprire ciò a cui il Signore li chiama. In effetti, i GR (soprattutto Ado e Discernimento) sono un aiuto concreto a sapersi localizzare con la propria vita; a dirsi senza maschere ed auto-nascondimenti: “Io sono qui e da qui posso cominciare il mio cammino” (M. Buber). È imparare a decodificare e a dare un nome a sentimenti, paure e bisogni che spesso si muovono in maniera celata dentro al cuore di chi ha intrapreso un cammino di ricerca. Un altro dato importante è la partecipazione numerosa da parte dei nostri destinatari. I ragazzi di scuola media (GR Leader) e quelli di scuola superiore (GR Ado) sono i GR più cospicui: i GR Leader, delle tre zone della Sicilia, erano circa 190 ragazzi; mentre i GR Ado erano circa 170.

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Bisogna riconoscere che sono bei numeri e… ci fanno ben sperare! Le case SDB di provenienza dei GR Leader erano: Trapani, Marsala, Alcamo, Gesù Adolescente, Gela, San Cataldo, Canicattì, S. Filippo Neri di via T. Greco, Salette, Barcellona P.G. e Ragusa; mentre invece le case SDB di provenienza dei GR Ado erano: Trapani, Marsala, Alcamo, Gesù Adolescente, Ranchibile, Gela, Ragusa, S. Filippo Neri di via T. Greco, Barcellona P.G., Giostra, Cibali e Barriera. E come ultima considerazione vorrei ricordare anche i GR dei giovani (Discernimento e Scelta) che, a differenza di quanto abbiamo detto fino ad ora, sono meno numerosi… ma è normale che sia così! Infatti, i nostri itinerari – passi l’immagine di un grande imbuto – diminuiscono di numero man mano che i giovani crescono. Crediamo che soprattutto la vocazione, in particolare quella alla vita consacrata, abbia tempi specifici di maturazione che vanno rispettati e sostenuti con interventi mirati. A differenza degli altri GR che sono partiti puntualmente secondo il calendario prefissato, con il GR Discernimento abbiamo dovuto fare la scelta di posticipare l’avvio dell’itinerario il 12-13 gennaio e recuperare il primo appuntamento a maggio. Al momento, i partecipanti iscritti sono sei ma solo in tre potevano partecipare al primo incontro. Per tale ragione, Insieme


rico Frusteri, Don Christian Konan e Don Massimiliano Lorusso. Concludo queste brevi notizie sull’avvio dei GR con alcune risonanze che i nostri ragazzi sono soliti scrivere nei cartelloni affissi alle pareti durante gli incontri; ne trasmetto in sequenza solo alcune, quelle che a me sembrano più significative: 1) “Portata luce nel tunnel della mia vita”! 2) “Rincontrarvi è stato bello... un cammino che continua col tempo, ed è stupendo avervi come compagni di viaggio”! 3) “Anche ognuno di noi è un Re; ma un Re senza scettro e senza corona, con addosso il grembiule dell’umiltà e del servizio”. 4) “Spero di intraprendere la ricerca di Dio con gioia”. 5) “Questo è stato il mio primo GR Ado ma mi ha trasmesso molta carica, volontà di migliorare e proseguire il mio cammino di fede al meglio, prendendo esempio da Gesù... È stato semplicemente stupendo, mi ha arricchita tanto”! 6) “Qui si fa sul serio…Qui stiamo parlando non di una scelta di vita qualunquista, ma della scelta di Gesù”. Queste risonanze non hanno bisogno di essere commentate… rivelano soltanto l’intensità con cui i nostri ragazzi partecipano ai GR! Do n D o m e n i c o L uv a r à

Si pratichi il Sistema Preventivo ed avremo delle vocazioni in abbondanza L’intenso e profondo itinerario di preparazione al Bicentenario della nascita di Don Bosco (1815-2015) ci porta quest’anno a sviluppare un aspetto fondamentale del carisma del nostro fondatore: il suo patrimonio pastorale e pedagogico, ossia il Sistema Preventivo (SP) nella educazione della gioventù. Il Rettor Maggiore, don Pascual Chàvez, nella presentazione della Strenna 2013, invita tutti i membri della Famiglia Salesiana a riscoprire il SP e a riviverlo oggi con fedeltà. Don Pascual afferma la necessità di «studiare e realizzare il SP, di modernizzarne i prinInsieme

cipi, i concetti, gli orientamenti, di interpretare oggi le sue idee di fondo: la maggior gloria di Dio e la salvezza delle anime; la fede viva, la ferma speranza, la carità pastorale; il buon cristiano e l’onesto cittadino; il trinomio “allegria, studio, e pietà”; le “tre S”: salute, scienza, santità; la pietà, moralità, cultura; l’evangelizzazione e la civilizzazione. Lo stesso si dica per i grandi orientamenti di metodo: farsi amare prima di piuttosto che - farsi temere; ragione, religione, amorevolezza; padre, fratello, amico; familiarità soprattutto in ricreazione; guada-

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PASTORALE GIOVANILE

di comune accordo con l’equipe, abbiamo fatto la scelta di rinviare a gennaio. I destinatari del GR Discernimento sono i giovani che si presentano con l’intenzione di fare discernimento vocazionale e di confrontarsi con i diversi stati di vita presenti nella Chiesa e nella Famiglia Salesiana. Colgo l’occasione per un ulteriore appello: se nelle vostre case vi sono giovani (maschi e femmine) che hanno bisogno di essere sostenuti, accompagnati e orientati alle scelte di vita non esitate a presentarceli! Sappiamo tutti come Don Bosco abbia con libertà condotto i suoi ragazzi là dove il Padre li voleva, facendo loro delle proposte coraggiose. Il GR Scelta, invece, è attualmente composto dagli aspiranti salesiani che vivono in Comunità Proposta e da un altro giovane che vuole confrontarsi in modo più diretto e stringente con la specifica vocazione alla vita consacrata salesiana. Quest’anno l’avvio del GR Scelta è coinciso con l’ordinazione diaconale di Don En-


PASTORALE GIOVANILE

gnare il cuore; l’educatore consacrato al bene dei suoi allievi; ampia libertà di saltare, correre, schiamazzare a piacimento». Tra i grandi orientamenti di metodo troviamo anche un’espressione pregnante che ci fa capire l’importanza della figura stessa dell’educatore che deve essere “consacrato ai bene dei suoi allievi”. Così infatti si legge nel Trattatello sul SP: «L’educatore è un individuo consacrato al bene dei suoi allievi, perciò deve essere pronto ad affrontare ogni disturbo, ogni fatica per conseguire il suo fine, che è la civile, morale, scientifica educazione dei suoi allievi». L’espressione potrebbe sembrare esagerata, forzata, paradossale. Eppure non sembra lontano dal vero affermare che il SP di D o n B o s c o s i i de n t i f i c a c o n l a p er s o n a d e l l’educatore, tanta è la fiducia concessagli. La funzione predominante dell’educatore giunge ad assumere i tratti di una consacrazione, di una vocazione vera e propria. Il primo di tali «consacrati» è il direttore dell’Istituto: «Il Direttore pertanto deve essere consacrato ai suoi educandi, né mai assumersi impegni che lo allontanino dal suo uffizio». Più volte mi sono chiesto: “Perché Don Bosco ha detto questa espressione? Perché nel SP fa più volte riferimento alla consacrazione? Ha ancora senso parlare di consacrazione per lavorare con i giovani?”. Sono domande che ancora oggi non trovano una risposta esaustiva ma solo parziale. Molte volte mi sono ritrovato a leggere questo trattatello non riuscendo però mai a cogliere la sottolineatura vocazionale esistente tra le sue poche paginette. Eppure il rilievo vocazionale è presente e sta proprio nell’eessere consacrati al bene dei ragazzi: la consacrazione è amore fatto dono; è donarsi totalmente a Dio e dedicarsi pienamente al Suo servizio e al servizio degli altri. Don Bosco ha realizzato questo nella sua vita: consacrato al bene dei suoi giovani, ha donato tutta la sua esistenza perché fossero “felici nel

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tempo e nell’eternità”. E in questa felicità dei ragazzi Don Bosco vedeva realizzata la loro vocazione. Tutto ciò lo portava ad essere un promotore di vocazioni. La Strenna del 2011 «Venite e vedrete» invitava a guardare a Don Bosco come promotore di vocazioni soprattutto consacrate. Pietro Braido, nel secondo volume della sua opera, Don Bosco prete dei giovani nel secolo delle libertà, lo indica come un “affamato di vocazioni”. Questa espressione perché sia correttamente intesa va collocata nel quadro della grande utopia di Don Bosco: «Guadagnare al Vangelo il maggior numero di giovani». Sappiamo tutti come Don Bosco è stato un esperto delle vocazioni nella Chiesa. «Lui stesso – afferma Gianni Asti nel libro Don Bosco e le vocazioni (2010) –, in diversi momenti della sua vita, ricordava quante migliaia di giovani aveva orientato ai Seminari diocesani o aveva avuto la gioia di accogliere nelle sue case come Salesiani». Dicevo prima che è una risposta parziale, molto limitata, ma che dà l’occasione per approfondire il SP, così come ci invita a fare il Rettor Maggiore. È davvero tanto il desiderio di “investigare” il SP e cogliere le sfumature vocazionali esistenti ma lasciamo agli esperti questa faticosa e necessaria ricerca! Ancora, stimolato dal magistero salesiano, mi sono chiesto il significato dell’espressione di Don Bosco che troviamo nel suo testamento spirituale: “…si pratichi il Sistema Insieme


pastorale giovanile perché la dimensione vocazionale che la caratterizza venga chiaramente esplicitata. Ma tutto ciò cosa comporta? Credo implichi la proposta di una visione della vita come bene ricevuto che tende per sua natura a divenire bene donato. È importante aiutare le giovani generazioni a capire che non possono ignorare il dinamismo del dono che tende ad essere partecipato, pena il prezzo dell’infelicità. Non si tratta soltanto di stimolare i giovani a fare qualche cosa per gli altri, ma di guidarli in un cammino che dal “fare” conduca al proposito e al gusto di impegnarsi perché se ne comprendano le motivazioni autentiche e profonde. In questo senso è decisivo accompagnare i giovani ad interpretare quello che sperimentano, a scoprire dimensioni e significati della realtà, a valutare atteggiamenti e reazioni alla luce del Vangelo. Se don Bosco fosse qui... certamente ripeterebbe questo chiodo fisso: «Si pratichi il sistema preventivo ed avremo delle vocazioni in abbondanza»! Do n D o m e n i c o L uv a r à

Animazione Missionaria/VIS

Avviata la Scuola di Mondialità 2012

Il fine settimana del 20-21 Ottobre si è aperta all’Ostello Don Bosco (Plaja - CT) la Scuola di Mondialità (SdM), percorso ispettoriale gestito dall’AMVIS Sicilia e destinato ai giovani dai 18 anni in su. Quest’anno l’itinerario è intitolato “Educare alla mondialità…sulle orme del Sistema Preventivo”, lo scopo, infatti, alla luce della Strenna, sarà quello di formarci a tematiche di attualità seguendo il metodo di Don Bosco. Il sottotitolo del percorso indica in maniera più specifica il tema che verrà trattato “Il viaggio delle materie prime fino a noi. Dalla consapevolezza all’azione!”, cercheremo, dunque, di ricostruire il percorso delle materie prime dal sud del mondo, dove vengono reperite, al nord, dove vengono consumate. L’itinerario si servirà del metodo vedere-valutare- agire, da qui a dicembre, mese del secondo incontro, avremo l’opportunità di indagare la situazione attuale, i rapporti tra nord e sud, gli equilibri che reggono il commercio delle materie prime. Nell’incontro successivo proveremo ad acquisire e perfezionare gli strumenti che ci permettono di valutare la realtà che ci circonda, affinando il nostro senso critico senza cadere in stereotipi o banalizzazioni. Il nostro percorso si concluderà incontrando rappresentanti di associazioni, gruppi e movimenti che operano nella nostra realtà territoriale per incentivare il consumo critico e lo sviluppo sostenibile. Questo ci darà l’opportunità di passare all’azione! Insieme

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Preventivo ed avremo delle vocazioni in abbondanza”. Anche nelle Memorie Biografiche di Don Bosco troviamo una consegna preziosa, fatta in modo confidenziale ai suoi figli salesiani, circa il suo sistema: «…il lavoro, la buona e ferma condotta dei nostri confratelli guadagnano e per così dire trascinano i loro allievi a seguirne gli esempi. Si facciano sacrifici pecuniari e personali, ma si pratichi il Sistema Preventivo ed avremo delle vocazioni in abbondanza» (MB IV, 262). Un primo dato rilevante è che la testimonianza degli educatori e dei religiosi è di vitale importanza. Inoltre, nel campo vocazionale bisogna passare necessariamente all’azione. La situazione è tale che non si può mantenere un atteggiamento passivo in attesa dei risultati. La vocazione è frequente, molto più di quanto normalmente si pensi. Sono molti coloro che presentano indicatori vocazionali e l’educatore deve stare attento a questi “segni” (buoni costumi, disponibilità all’animazione, familiarità con la Parola di Dio e la vita cristiana, profondità spirituale) che i giovani presentano. Molti invocano un salto di qualità della


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é E. Melandri.

Il primo incontro di SdM si è svolto in due sessioni: il pomeriggio di sabato ha avuto carattere introduttivo e ha avuto luogo nella sede dell’ispettoria sicula dove, il coordinatore regionale, Daniele Tinaglia, e il nostro delegato, don Domenico Luvarà, si sono susseguiti dando qualche dato sull’operato del VIS nel mondo e spiegando le tappe dell’itinerario di Scuola di Mondialità. A questo momento introduttivo è seguito l’intervento di un illustre relatore, il prof. Eugenio Melandri, esperto di cooperazione, leader del movimento pacifista italiano e fondatore della rivista “Chiama l’Africa”. Rivolgendosi ad una platea di più di 70 giovani provenienti da tutta la Sicilia, egli si è soffermato su termini fondamentali come missionarietà, sviluppo e volontariato, e ha introdotto l’argomento, poi approfondito il giorno successivo, della geografia delle materie prime.

La serata è proseguita alla Chiesa i Minoriti, nel centro storico di Catania, dove si è svolta la veglia missionaria che è stata organizzata in collaborazione con l’ufficio diocesano di Pastorale giovanile e il PIME. Durante la veglia abbiamo ascoltato le testimonianze di missionari e giovani volontari che hanno trascorso i mesi estivi all’estero dedicandosi agli altri in Sud America, Asia, Africa ed Europa dell’Est. Il giorno successivo la Scuola di Mondialità ha avuto luogo nel suo solito scenario, la colonia don Bosco. La domenica il prof Melandri ci ha parlato dei percorsi seguiti dalle materie prime e dei rapporti tra nord e sud invitandoci a riflettere sull’impatto che questi processi hanno sulla nostra vita, e sulle iniziative da mettere in atto per limitare i danni. La mattinata si è conclusa con la celebrazione della Santa Messa, presieduta dal delegato di pastorale giovanile della nostra ispettoria, Don Marcello Mazzeo. Dopo il pranzo, tutti noi partecipanti ci siamo dati appuntamento al prossimo incontro che si terrà il 18-19 Dicembre presso l’Istituto “Sacro Cuore” - San Gregorio di Catania. D o n y S ap i e n z a Socio VIS

Verso la Giornata Missionaria S a l e s i a n a e l’Harambée Ispettoriale Siamo ormai prossimi a Gennaio, mese “salesiano”, e come ogni anno si ripresenta la Giornata Missionaria Salesiana (GMS)… una tradizione che continua! È un impulso per l’Animazione Missionaria per coinvolgere tutte le comunità e le realtà salesiane a conoscere l’impegno missionario e ad accompagnare e sostenere con la preghiera i missionari salesiani e le vocazioni missionarie. Quest’anno, come due anni fa’, celebreremo la GMS insieme all’Harambèe Regionale sotto un unico tema “Il cammino della Fede in Afri ca, saret e m iei t est i mon i ” . Il tema è di grande attualità nel contesto dell’Anno della Fede come spunto di riflessione sul primo annuncio del Vangelo i cui destinatari sono coloro che non conoscono Gesù.

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Trascrivo il programma della giornata: – ore 09:00 Arrivo e accoglienza; – ore 09:30 Preghiera iniziale e presentazione del tema; – ore 10:00 “Il cammino della Fede in Africa” (Don Gianni Mazzali); – ore 11:00 Dibattito in assemblea; – ore 12:00 I parte degli stand e testimonianze; Insieme

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Esso richiama la bellezza e la centralità della fede nella prospettiva della missione Ad gentes e l’urgenza di questo annuncio in tutti i continenti. Oltre a ciò, il nostro Rettor Maggiore afferma che questo tema «ci aiuta a comprendere l’urgenza del cammino di fede personale, che non si può mai fermare. Siamo discepoli in cammino che cercano ogni giorno, sempre più, di seguire il Maestro». Il progetto della GMS 2013 è indirizzato alla formazione dei catechisti e alla produzione di sussidi catechistici nelle lingue locali di alcune ispettorie africane. Con l’acquisto del Rosario Missionario (€ 1,50) si contribuirà a sostenere i costi della Bibbia, del Catechismo e di altri libri per la catechesi. L’Harambèe Ispet t o rial e e l a GMS si svo l g e ra n n o i l 2 0 G e n n ai o 2 013 p r es s o il no st ro I s ti tut o “G e sù A d ol e s c e n te ” d i P a l e r m o. L’intera giornata sarà dedicata all’approfondimento del tema, alla conoscenza delle missioni e delle esperienze missionarie estive; inoltre, proprio come dice la parola stessa Harambée, sarà un incontro per stare insieme e far festa!

– ore 13:00 Pranzo a sacco; – ore 14:00 II parte degli Stand e testimonianze; – ore 15:00 Presentazione del progetto GMS 2013; – ore 15:30 Partenza per l’Oratorio Salesiano “Santa Chiara”; – ore 16:00 Celebrazione Eucaristia animata dalla comunità del Ghana; – ore 17:00 Partenza. Invito i direttori e gli incaricati di Oratorio a diffondere questo messaggio a tutti i giovani, in particolare a coloro che dimostrano una sensibilità ai temi della mondialità e del volontariato missionario. Do n D o m e n ic o L uv a r à

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PASTORALE GIOVANILE

Associazioni - TGS

Progetto le Passeggiate di Don Bosco

Prima passeggiata tra il Barocco e i luoghi della fiction “Il Commissario Montalbano” Scicli e Ragusa, 25 novembre 2012 Nell’ambito del progetto finanziato dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Gioventù, si è svolta la prima passeggiata prevista nell’ambito della Regione Sicilia. Hanno partecipato tre centri T.G.S., il T.G.S. Ibiscus Catania, il T.G.S. Il Gabbiano di Catania e il T.G.S. Spring di Messina. In totale ha visto la partecipazione di circa 90 ragazzi. Come prima passeggiata si è scelto di svolgerla in luoghi unici al mondo e conosciuti grazie al loro valore artistico e alle fiction e spot televisivi che vi sono state girate, in particolare quella del “Il commissario Montalbano”. I tre centri si sono ritrovati in piazza Italia a Scicli alle 10.30, il cui centro storico è stato insignito, nel 2012, del titolo di Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO, insieme con la Val di Noto. Ma naturalmente la giornata è iniziata prima, con la partenza (alle 8 per i catanesi e alle 7 per i

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é Ragusa Ibla: Particolare di un balcone.

messinesi) dei ragazzi dai rispettivi oratori. Dentro il pullman con li ragazzi che a dire la verità stavano dormendo si è respirato un clima d’allegria e di fraternità. Ovviamente da buona famiglia salesiana nel pullman abbiamo recitato le preghiere per affidare al Signore questa nostra giornata. Verso le 10 e 30, come detto, l’arrivo a Scicli e l’incontro tra i giovani dei tre centri, la cosa che ci ha colpiti appena arrivati a Scicli, la cosa che ha colpito i nostri occhi è stata la montagna che sovrasta la città con sopra la chiesa di San Matteo (simbolo di Scicli e chiesa Madre fino al 1874, è posta sul colle di San Matteo, sito della città vecchia), da la sopra si ha tutta la vista della città, veramente molto bella. Nello spirito tgiessino e del progetto, la guida per la città è stato un ragazzo rappresentate del T.G.S., nello specifico, il presidente del T.G.S. Ibiscus Catania, che dopo aver dato il saluto del Nazionale (essendone tesoriere) inizialmente spiega ai ragazzi lo spirito delle “Passeggiate di Don Bosco”, dopo ha inizio la visita della cittadina con la chiesa Madre di Sant’Ignazio, di stile barocco, all’interno vi erano dei quadri che ritraevano la vita del Santo compreso anche il suo martirio, la Chiesa è conosciuta anche come Chiesa della Madonna delle Milizie, per questo da sottolineare all’interno la Madonna dei Milici, singolare opera in cartapesta protagonista della “Festa dei Milici”, (che si svolge a giugno proprio in Piazza Italia, e che rievoca la battaglia tra Normanni e Saraceni, combattuta nella piana di Donnalucata e vinta dai Normanni) che rappresenta la Madonna su un cavallo bianco con la spada sguainata nell’atto di combattere i Saraceni, Insieme


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due dei quali si trovano sotto gli zoccoli del cavallo. Ringraziamo il parroco per le nozioni storiche che gentilmente ci ha fornito. Successivamente abbiamo visitato la chiesa di San Bartolomeo (Restaurata nel 2009 è una chiesa risalente ai primi anni del XV secolo e forse fu l’unico edificio risparmiato dal catastrofico terremoto del 1693) al cui interno vi era un bel presepe (opera d’arte inimitabile, le cui statue in legno di tiglio del napoletano Pietro Padula (1773-76), sono alte un metro, oggi ne sono rimaste soltanto 29, delle 65 previste) e un bel dipinto (di Francesco Pascucci) che raffigurava il martirio del santo. Poi siamo passati davanti al Palazzo Beneventano, che Sir Anthony Blunt lo definisce il più bello e “forse unico in Sicilia per decorazione fantastica” (“di un pallido colore giallo-oro che al sole acquista un’indescrivibile opulenza”). Caratteristici mascheroni “irriverenti” lo adornano in puro stile barocco. Siamo poi arrivati in Via Francesco Mormina Penna, l’antico Corso San Michele, cuore del centro storico, che anche se non eccessivamente lunga, è tra le strade più belle della città, per la sapiente integrazione tra architetture ecclesiastiche e palazzetti nobiliari. Fanno da quinte scenografiche tre bellissime chiese: San Giovanni, San Michele e Santa Teresa che vengono a comporre, in una successione sorprendente, uno spazio urbanistico originale. Anche gli interni di queste tre chiese sono ricche di stucchi, grate in ferro battuto, dorature, elementi architettonici che richiamano alla mente il clima mistico dei secoli XVIII e XIX. All’interno della Chiesa di San Giovanni, da sottolineare la presenza di un quadro particolare il “Cristo in gonnella” di scuola spagnolesca. All’inizio della via spicca il Palazzo Comunale, palazzo i cui interni sono stati utilizzati come sede della questura nella fiction “Il Commissario Montalbano”, mentre gli esterni rappresentano al sede del Commissariato di Vigata, nella

stessa serie TV. Verso le 12.15 siamo andati nel pullman per partire verso Ragusa. A Ragusa siamo stati ospitati dall’oratorio, dove abbiamo pranzato a sacco. Dopo un breve riposo ed una partita a pallone, verso le 15:00 abbiamo celebrato la Santa Messa, presieduta dal direttore dell’oratorio salesiano di Barriera Don Gaetano Urso, durante la quale abbiamo pregato anche per le vittime della strada in quanto il 25 novembre è il giorno della loro memoria. Dopo la Messa siamo andati sempre con il pullman a Ragusa Ibla, gioiello del Barocco siciliano. A Ragusa abbiamo visto la cattedrale di San Giorgio simbolo della città. Usciti dalla chiesa siamo andati presso il belvedere di Ragusa dove abbiamo ammirato un panorama mozzafiato di Ragusa, e soprattutto la cupola della Chiesa illuminata, con il suo blu messo in risalto. Verso le 18 siamo andati presso il pullman per ritornare presso le nostre città di residenza. Si chiude così una bella giornata che ci ha permesso non solo la riscoperta dei luoghi della nostra terra, ma il passare bei momenti di fraternità, con amici vecchie e nuovi, seguendo l’esempio di Don Bosco. Un ringraziamento al nostro fotografo Rosario Papale, anche lui un ragazzo del progetto, nonché vicepresidente del T.G.S. Ibiscus Catania, che ha immortalato i momenti più belli di questa giornata. Gi o v an n i F i n o cc h i ar o

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PASTORALE GIOVANILE

Associazioni - PGS

Grande evento per Palagonia

Per la prima volta la tanto attesa, da tutti gli atleti dello sport si è svolta nel piccolo paese di Palagonia che è stato orgoglioso di essere parte attiva in questa manifestazione grazie all’organizzazione della PGS ILGA. La giornata è iniziata con l’incontro di tutte le società partecipanti, accolte dalla banda “V. Bellini”, presso la Bambinopoli dove è stato offerto un omaggio floreale alla statua di Don Bosco e da dove è partita la sfilata delle società fino in piazza Garibaldi. Qui gli atleti hanno partecipato alla Celebrazione Eucaristica. La mattinata si è conclusa con la premiazione della stagione 2011/12, accompagnata da divertentissimi giochi animati dal gruppo MGS di Palagonia. Nel pomeriggio gli atleti si sono recati nelle palestre e nei campi per disputare le gare.

La giornata si è conclusa con il ritorno in sede dei partecipanti e con una gran voglia negli atleti di iniziare il campionato 2012/13. La PGS ILGA, soddisfatta del proprio lavoro, ringrazia il Comitato Provinciale per l’opportunità che le è stata offerta, le autorità cittadine, il gruppo MGS e tutti i partecipanti alla manifestazione. Xenia Ximenes

Progetto Laici

Incontro della prima commissione

Verso la stesura di un “Progetto laici” nella nostra Ispettoria: per non dimenticare il cammino già tracciato… (dal POI Ispettoriale 2010, pagine 32–34). 3.3. COMUNIONE E CONDIVISIONE SALESIANI E LAICI Il modello iniziale della missione giovanile salesiana è « l’Oratorio di Valdocco, “laboratorio” nel quale don Bosco, altri sacerdoti, laici adulti, giovani e alcune donne, prima fra tutte Mamma Margherita, vivono quello stile originale e simpatico» che è insieme metodo e spiritualità.

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«La missione giovanile e popolare inoltre ha una particolare dimensione secolare, perché è un carisma suscitato nella Chiesa per il mondo». Questo modello storico e carismatico, nato in un particolare contesto ecclesiale, si inserisce oggi nell’autocomprensione che la Chiesa ha di se stessa a partire dal Concilio Ecumenico Vaticano II, come Popolo di Dio, chiamato ad essere fermento nella storia. «All’interno di tale Popolo va sempre più evidenziandosi, come segno dei tempi, il protagonismo dei laici», evidenziato nelInsieme


Insieme

PASTORALE GIOVANILE

l’Esortazione Apostolica Christifideles Laici. Si constata inoltre che vi sono «laici disponibili e preparati a partecipare alla missione di don Bosco con responsabilità dirette» e che particolari necessità di presenza salesiana in certe zone, l’urgenza dei problemi giovanili di un territorio, le richieste della chiesa locale, delle istituzioni civili o di altre agenzie e la volontà di non chiudere un’opera, hanno richiesto e richiedono scelte per le quali ai laici vengono affidate responsabilità dirette nella missione salesiana. Da questo ampio quadro emergono in particolare due linee prospettiche: – la formazione specifica per i laici e la condivisione della formazione tra salesiani e laici; – l’individuazione di nuovi modelli organizzativi per garantire l’efficacia della missione da una parte e la fedeltà carismatica dall’altra. Alla luce della riflessione del CG24 il POI ispettoriale ne assume gli orientamenti concretizzati dai seguenti obiettivi generali: – «Passare da una semplice accettazione dei laici ad una effettiva valorizzazione del loro apporto peculiare nell’educazione e nella pastorale». – «Promuovere esperienze, attitudini, processi operativi e strutture di corresponsabilità che favoriscano la comunione e la condivisione nello spirito e nella missione di Don Bosco». – «Valorizzare la comunicazione in tutte le sue forse ed espressioni: comunicazione interpersonale e di gruppo, produzione di messaggi, uso critico ed educativo dei mezzi della comunicazione sociale». – «Progettare itinerari di formazione qualificata per realizzare la comune missione educativo-pastorale». A seguire, nel capo quinto del Progetto Organico Ispettoriale, si affrontano tre grandi sfide che la nostra Ispettoria è chiamata ad sostenere in questi anni: al 5.1 si parla della “significatività delle presenze”; al 5.2 si dichiara “salesiani e laici verso un progetto di comunione” (riporto il testo integrale); al 5.3 di tratta del “risanamento economico”.

5.2. SALESIANI E LAICI VERSO UN PROGETTO DI COMUNIONE La collaborazione tra SDB e laici non è un ripiego o una scelta dettata dall’emergenza o dalla carenza di risorse personali, ma una grande opportunità ecclesiale e carismatica, una preziosa risorsa di rinnovamento delle nostre comunità e delle nostre presenze in Sicilia. Si tratta di una scelta ineludibile caldeggiata dai “segni dei tempi” e da testi autorevoli del magistero ecclesiale e salesiano. Il rapporto tra sdb e laici mira a costruire la comunione e a rilanciare la missione tra i giovani, con un nuovo stile di collaborazione tra presbiteri, religiosi e laici. La sfida attuale consiste nel far maturare una rinnovata mentalità di condivisione e missione con i laici, valorizzando la Carta di Comunione della FS e la Carta della Missione della FS (oggi diremmo “la Carta della identità) e gli organismi di partecipazione, in particolare il Consiglio della CEP; inoltre comporta la ridefinizione di ruoli e compiti all’interno delle nostre opere, prevedendo moduli formativi congiunti. A partire da questi presupposti, si opta per:

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– verificare lo stile di collaborazione SDB e laici in ogni comunità, opera e attività e farne oggetto in particolare nella visita ispettoriale; – privilegiare alcune esperienze educativo-pastorali attraverso cui sia possibile concretizzare e -rendere visibili nuove forme di collaborazione; – prevedere moduli formativi congiunti per SDB e laici in forma “laboratoriale” e “sperimentale”. L’incontro del gruppo di lavoro per il Progetto laici… Date le premesse programmatiche di cui sopra, il 4 novembre ultimo scorso, l’Ispettore ha voluto dare il via alla stesura del Progetto laici coinvolgendo un gruppo di lavoro composto da laici che attualmente gestiscono gli Oratori a conduzione laicale, da laici che gestiscono le scuole professionali, e coloro che guidano attività all’interno delle nostre Opere Salesiane, tenendo presente le esperienze già in atto in questi ultimi anni nella nostra Ispettoria. Nel suo intervento, dopo aver ripercorso idealmente il cammino che ha fatto la Congregazione Salesiana con il CG 23 nell’ anno 1990 e poi nel 1996 con il CG24, a proposito del coinvolgimento dei laici, delineava rapidamente anche il cammino che la nostra Ispettoria ha percorso su questo argomento così importante e delicato in questi anni, prima nel Capitolo Ispettoriale del 2004 e poi nel Capitolo Ispettoriale del 2010. Sottolineava come nella nostra Ispettoria oltre il cammino delle idee, si sono anche condotte delle esperienze nel coinvolgimento dei laici, questo fatto è una ricchezza da saper valutare, migliorare ed eventualmente far fruttare sempre più. Presentando “Alcuni stimoli da parte del CG24”, Don Gianni ha incoraggiato il gruppo di lavoro indicando anche un metodo di lavoro possibile da poter percorrere e già attuato nel CG24 soprattutto nella commissione preparatoria. In particolare delinea sinteticamente alcune aree possibili dentro le quali potremmo lavorare:

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1. Prima area: Salesiani e Laici oggi: analisi e descrizione della situazione nella nostra Ispettoria. 2. Seconda area: Salesiani e Laici: memoria e profezia: una riflessione teologica e carismatica. 3. Terza area: Salesiani e Laici verso il futuro: strategie e realizzazioni. Il gruppo di lavoro dei laici ha interagito positivamente alle riflessioni proposte dall’ispettore e già si è diviso in tre sottogruppi divisi per territorio (due sottogruppi nel territorio catanese, uno per il centro - Sicilia e la zona occidentale), da implementare ancora. Si è ipotizzato nell’incontro che all’interno delle tre aree si potrebbero sviluppare altri aspetti, come la descrizione delle nostre esperienze di coinvolgimento laicale e soprattutto la parte programmatica voluta dal POI. Molti laici hanno chiesto di poter interagire con i Salesiani di Don Bosco nella stesura del documento. Certamente l’Equipe della Missione sarà a fianco del gruppo di lavoro per il progetto, con il proprio compito di accompagnamento. Anche il Consiglio Ispettoriale interverrà con il suo proprio ruolo. Spero che si troveranno al più presto altre modalità per allargare il più possibile la partecipazione, nello spirito di collaborazione e di comunione del CG24. L’incontro si è concluso decidendo subito di preparare una griglia per l’analisi della situazione attuale da cui partire, per entrare successivamente nel vivo di ciò che chiede il POI. Il lavoro si svolgerà nei sottogruppi con momenti in comune in date da stabilire. La supervisione nella stesura è affidata alla Equipe della Missione. Si è fissato nel mese di Agosto un incontro di due giornate per sintetizzare definitivamente i vari materiali che si produrranno. Entro il mese di dicembre del 2013 l’approvazione definitiva del Consiglio Ispettoriale. Chiediamo a Maria Ausiliatrice di guidarci nel cammino intrapreso. Don Edoardo Cutuli Insieme


Verso un progetto di CS nella nostra Ispettoria

Giorno 22 novembre si è radunata l’Equipe della missione, presente D. Felice Bongiorno, il delegato della Comunicazione Sociale. Si è deciso di dare impulso alla Equipe di Comunicazione Sociale (già descritta nel nostro Notiziario di Ottobre) e di procedere a delineare in maniera sintetica le seguenti indicazioni: a. Procedere alla definizione di alcune linee progettuali di Comunicazione Sociale nella nostra Ispettoria per poi presentarle al Consiglio Ispettoriale, in data da stabilire. b. Presentare le linee progettuali di cui sopra e presentarle a D. Filiberto Gonzales, Consigliere generale per la Comunicazione Sociale. A livello progettuale si propone che il documento potrebbe seguire il seguente schema: – Analisi delle strutture che vengono utilizzate nelle nostre opere a questo scopo (Teatri – Sale delle Comunità etc… e quant’altro riguardi ogni aspetto della Comunicazione). – Chiarire in modo sintetico come la Comunicazione Sociale Salesiana si situa all’interno delle Costituzioni e il Progetto del Di-

castero della Comunicazione Sociale, già editato nel 2005). – Come tutto ciò si situa nelle prospettive della nostra Ispettoria. – Il progetto dovrebbe descrivere inoltre quale sia l’identità, la responsabilità, la finalità, e la metodologia del lavoro dell’Equipe di Comunicazione sociale. – Il tema della rete è un elemento progettuale importante. Cosa intendiamo per rete di Comunicazione Sociale nella nostra Ispettoria? Quali elementi da attivare? Quale la metodologia? Quali i rapporti con la Famiglia Salesiana di Sicilia? – È importante delineare almeno una programmazione specifica biennale, dove vengano preparati convenientemente gli eventi come la venuta dell’urna di D. Bosco e l’evento del bicentenario. – Come tutto ciò entra nella dinamica progettuale dell’Ispettoria? Come proporre per ogni anno pastorale la comunicazione Sociale? È certo che questo progetto, oltre che del lavoro dell’equipe di CS, avrà bisogno di contributi di confratelli che vorranno collaborare. Don Edoardo Cutuli

XLVII Giornata Mondiale delle CS È la sfida dell’ambiente digitale che intende richiamare l’attenzione sul tema che quest’anno papa Benedetto XVI ha scelto, nel contesto dell’Anno della Fede, per la 47.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: “Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione”, che si celebrerà il 12 maggio 2013. “In un tempo in cui la tecnologia tende a diventare il tessuto connettivo di molte esperienze umane quali le relazioni e la conoscenza, è necessario chiedersi: può essa aiutare gli uomini a incontrare Cristo nella fede? Non basta più il superficiale adeguamento di un linguaggio, ma è necessario poter presentare il Vangelo come risposta a una perenne domanda umana di senso e di fede, che anche dalla rete emerge e nella rete si fa strada”. Sarà anche questo il modo per umanizzare e rendere vivo e vitale un mondo digitale: “non si tratta più di utilizzare internet come un «mezzo» di evangelizzazione ma di evangelizzare considerando che la vita dell’uomo di oggi si esprime anche nell’ambiente digitale”. Insieme

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PASTORALE GIOVANILE

Comunicazione Sociale


PASTORALE GIOVANILE

Progettazione Sociale

Presentazione dei progetti avviati

L’Ufficio di Progettazione Sociale Ispettoriale è stato attivato da poco più di un anno e mezzo inserendosi all’interno dell’Ufficio di Pastorale Giovanile. L’esperienza scaturisce dalla duplice esigenza sia di rafforzare fronti educativi già in opera, cercando di sostenerli attraverso un sostegno economico e tramite la presenza di figure professionali educativamente competenti sia di aprire o sperimentare nuovi fronti di intervento cogliendo gli input che possono provenire da opportunità di finanziamento e dalla ricerca di bandi a livello locale, regionale, nazionale ed europeo. Operativamente questo servizio è stato realizzato in stretto contatto con l’Ispettore e il suo consiglio e in relazione costante con le comunità locali. L’attività della progettazione sociale segue un iter abbastanza standardizzato: si comincia dalla ricerca, tramite diverse fonti, di bandi in ambito educativo, sociale e culturale, si continua con il verificare che ci siano i requisiti necessari per la presentazione del progetto e identificando anche le sedi che possano corrispondere maggiormente agli elementi richiesti e si conclude con la stesura e presentazione del progetto dopo aver raccolto l’interesse dei responsabili delle opere scelte dall’Ispettore e dal delegato di PG. In quest’anno di lavoro sono state presentate 22 proposte progettuali che hanno risposto a bandi principalmente in ambito comunale, regionale e di Fondazioni Nazionali. Ma di questi solo alcuni sono stati finanziati. L’ambito della progettazione sociale sta diventando un vero e proprio settore professionale e la competizione è sempre più alta visto la riduzione dei contributi statali destinati ai servizi sociali. Entrando nello specifico di quelli approvati, certamente l’Accreditamento per l’erogazione dei Servizi Socio Educativi presso il Comune di Catania è quello che sta avendo un ritorno importante. Nel dicembre 2011 l’Ispettoria come ente capofila degli Oratori catanesi di Barriera,

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Salette, Cibali, S. Filippo Neri e l’APS Dusmet di Via Teatro Greco hanno sottoscritto un disciplinare per la fornitura di servizi socio-educativi tramite titoli sociali a minori che vivono in condizioni di svantaggio economico e familiare. Alle famiglie dei minori riconosciute bisognose dalle Assistenti Sociali dei Servizi Sociali Comunali, vengono assegnati dei titoli sociali (voucher) spendibili presso enti accreditati alla direzione Famiglie e politiche sociali. Complessivamente nelle 5 sedi sono stati accolti circa 160 minori che hanno usufruito dei diversi servizi educativi degli oratori (sostegno scolastico, attività ludico ricreative, grest…) e a fronte delle attività e prestazioni svolte le case hanno ricevuto un rimborso economico. Simile procedura di Accreditamento si sta portando a compimento presso la Direzione Politiche Sociali e Giovanili della Provincia Regionale di Palermo. Ottenuta l’Iscrizione al registro provinciale delle associazioni del Terzo Settore e degli enti non commerciali sarà possibile presentare progetti e richieste di contributi per iniziative che avranno come ambito prevalente i giovani e che si svolgeranno presso tutte le sedi salesiane di Palermo e provincia. Altra iniziativa andata in porto è stata la stipula delle convenzioni con i quattro Atenei della Sicilia (Università degli Studi di Palermo, Catania, Enna e Messina) per poter accogliere presso tutte le case salesiane studenti universitari che devono svolgere il tirocinio curriculare. Attualmente sono stati attivati in diverse sedi circa 30 tirocini di studenti delle facoltà di Scienze della Formazione, Lettere, Psicologia e Scienze Motorie. Di recente pubblicazione è la graduatoria dei progetti presentati nello scorso gennaio all’Assessorato Regionale della famiglia e delle politiche sociali per “Contributi a favore di oratori per il sostegno alla famiglia e alle responsabilità educative”. Dei tre progetti presentati è stato approvato solo quello intestato alla Parrocchia San Matteo di Messina Giostra che avrà la possibilità per un anno di poInsieme


nato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Gioventù, l’Ispettoria in qualità di partner sta sostenendo la stesura di un progetto teso alla diffusione della legalità tra i giovani nelle sedi di Barcellona e Messina Giostra. Saranno coinvolti diversi partner istituzionali e del privato sociale che hanno la comune caratteristica di avere i consigli direttivi costituiti da giovani sotto i 35 anni. Il secondo settore su cui si sta lavorando è l’Azione Comunitaria chiamata “Iniziative Giovani” appartenente al Programma Europeo di Gioventù in Azione. Sarà elaborato un progetto che vedrà protagonisti un gruppo informale di giovani. L e t iz i a S c a nd ur r a

Federazione SCS/CNOS

Progettare per i nostri ragazzi

Come ogni anno la Federazione SCS/CNOS ha proposto alle organizzazioni federate dei percorsi formativi su tutto il territorio nazionale. Il primo a partire è stato quello che prevede la realizzazione di corsi di progettazione sociale dal titolo “La progettazione nell’associazionismo di promozione sociale”. Sono più di 70 i partecipanti in tutta Italia, che suddivisi in 4 diverse sedi, hanno l’opportunità di aggiornarsi e di formarsi acquisendo conoscenze e competenze specifiche in questo importante e strategico settore. La realizzazione di questo percorso di qualificazione è stata resa possibile grazie al co-finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. L’obiettivo è quello di formare dei professionisti che nelle organizzazioni di provenienza siano in grado di pensare ed attivare progetti ed iniziative che oltre ad essere formalmente corretti, siano sempre meglio rispondenti ai bisogni dei destinatari, superando forme diffuse di autoreferenzialità. I giovani e i ragazzi d’oggi richiedono alle organizzazione della Federazione SCS/CNOS di essere in grado di leggere, decodificare i loro bisogni e di fornire risposte nuove, che solo la passione e la fantasia educativa sono capaci di creare, come faceva Don Bosco. Gli incontri formativi della fase base si svolgono da ottobre a dicembre in 4 diverse sedi (Torino, Roma, Bari e Catania) e riguardano i seguenti temi: la progettazione sociale nell’associazionismo: mission e vision; lo sviluppo di un progetto: la definizione delle azioni e degli obiettivi; la comunicazione esterna nei progetti dell’associazionismo. I corsi prevedono l’adesione anche di operatori e volontari delle associazioni Cnos/Sport e TGS. In Sicilia gli iscritti nella prima parte sono 15 e provengono dalle varie realtà salesiane che operano nel sociale. Il percorso proseguirà, per le realtà SCS, da gennaio a giugno 2013 con la sezione specialistica e di approfondimento sulla progettazione in ambito socioeducativo. G i a nd om e ni c o Ca là Insieme

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PASTORALE GIOVANILE

ter svolgere, con personale qualificato, servizi educativi e di assistenza a minori e famiglie che vivono particolari condizioni di svantaggio socio-economico. Un altro piccolo contributo è stato dato dalla Provincia Regionale di Catania per le attività formative svolte dalla Pastorale Giovanile. Siamo ancora in attesa di ricevere comunicazione di una richiesta di contributo presso una fondazione bancaria. Ultimamente l’Ufficio sta allargando la sua attività anche sul fronte dei contributi comunitari. Con scadenza a metà gennaio si sta lavorando su due interventi diretti esclusivamente ai giovani, con progetti finalizzati alla loro inclusione sociale e alla loro crescita personale e professionale. Per l’Avviso “Giovani per il sociale” ema-


PASTORALE GIOVANILE

Una lettura ermeneutica del salmo 131

Come un bambino in braccio a sua madre

Il salmo 131 si presenta come una delle preghiere e insieme come una delle liriche più belle contenute nell’intera Scrittura; in pochissime parole il salmista ci immerge in un’atmosfera delicata, ma non ingenua, di profonda fiducia e abbandono nel Signore. È senza dubbio, uno dei vertici della spiritualità del Salterio. Il salmo appartiene ai cosiddetti “canti delle salite”, ovvero a un gruppo di quindici salmi che vanno dal 120 al 134. Sono salmi nati in un contesto di pellegrinaggio, ovvero di “salita” al monte del tempio, alla città santa di Gerusalemme. Anche l’attribuzione davidica, non passa inosservata: è il salmo di un re che tuttavia non cede alla tipica tentazione della regalità: la superbia e l’orgoglio. La lettura del secondo capoverso: “Io, invece, rendo quieto e tranquillo il mio animo, / come un bambino svezzato in braccio a sua madre; / come un bambino svezzato è il mio animo su di me” ha richiamato alla mia mente, come una possibile applicazione ermeneutica del salmo, la teoria dello psicoanalista Jacques Lacan, soffermandomi sui termini “svezzato” e “il mio animo su di me”. È come se il processo psicologico della “fiducia” e della fiducia in Dio può costruirsi e fondarsi solamente su una personalità matura (svezzata) e non infantile, che ha preso coscienza e superato i possibili equivoci che possono intromettersi, come idoli, in un rapporto duale simbiotico tra madre e bambino. Se, nella dinamica relazionale, non interviene un “terzo”, un “aAltro” che, in “Nome del Padre”, ci libera dai possibili idoli o controfigure (potere, orgoglio, narcisismo, proiezioni, superbia, occhi altezzosi etc.) noi rimaniamo irretiti in una dinamica patologica che si intromette nello spazio del rapporto duale. Abbiamo visto che il salmista parla di svezzamento. Lo svezzamento indica per Lacan

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il distacco dalla madre al momento della nascita. Il neonato è dominato dall’angoscia del corpo in frammenti, o dall’angoscia di una frammentazione organica che per lui coincide con la frammentazione dell’unità intrauterina tra sé e il corpo materno. La prima sensazione che il soggetto vive, è bèance), cioè di non esquella della mancanza (b sere più l’unità originaria da cui proviene. Ogni qualvolta riaffaccerà in un certo soggetto la nostalgia di un rapporto fusionale con la madre (con gli altri, con Dio), riemergerà simultaneamente l’angoscia del corpo in frammenti. La relazione con gli altri e con Dio diventa così la proiezione infantile delle nostre paure, delle nostre angosce. È l’insieme di questi processi che Lacan nomina con “stadio dello specchio” (sstade du miroir). Il Salmista parla anche di “animo su di me” (che nel discorso psicoanalitico è il processo inconscio). “L’animo su di me” è l’animo dell’orante, ovvero la sua stessa persona, non descritta sotto l’aspetto cosciente (infatti nel primo capoverso parla di “il mio cuore”), ma sotto l’aspetto del desiderio e dell’emozione; svincolando così il desiderio dalla sua sola forma pulsionale e rileggendolo nella compresenza della componente energetica e relazionale: il desiderio è sempre desiderio di riconoscimento. La proposta ermeneutica lacaniana, da noi scelta, chiarisce la fondatezza e la decisività dell’approccio simbolico come approccio necessario a ogni discorso che si voglia fare sull’umano, perché solo l’assimilazione del “Nome-del-Padre” permette l’umanità compiuta ed apre lo spazio della terzietà simbolica, non della dualità dell’immaginario, a cui tenderebbe uno stretto e fusionale rapporto con la madre. Il “terzo”, il Padre, fonda così un più realistico e solido rapporto duale. La figura del Padre ci dà così la possibilità di fare il salto in una fede più matura e può così fondare la coscienza credente. È nell’ordine simbolico che il bambino viene restituito alla vera identità, cioè alla trascendenza del desiderio. Solo in questo contesto di possibile ermeneutica, posso riposare tranquillo e quieto come un “bambino svezzato in braccio a sua madre”. D o n F r a n c e s c o F u rn a r i Insieme


La carta d’identità carismatica della FS di Don Bosco

Don Pierfausto Frisoli ha tenuto ai direttori, l’11 novembre 2012, un momento formativo. Egli ha tratteggiato brevemente l’ultimo documento editato dal Rettor Maggiore per la Famiglia Salesiana: la Carta dell’Identità Carismatica della Famiglia Salesiana. Essa è stata editata il 31 gennaio del 2012, dal nono successore di Don Bosco, Don Pascual Chavez. Il testo è composto da grandi cinque capitoli: 1° Capitolo: La Famiglia salesiana nella Chiesa; 2° Capitolo: La Missione della Famiglia salesiana; 3° capitolo: La Spiritualità della Famiglia salesiana; 4° capitolo: La Formazione alla comunione e missione nella Famiglia salesiana; 5° capitolo: La Composizione e l’animazione della Famiglia Salesiana. I l p r i m o c a p i t ol o d e l l a C a r t a d ’ I d e n t i t à (artt. 1-13) delinea i tratti fondamentali della fisionomia del volto carismatico della Famiglia Salesiana e si propone di rispondere ad una prima grande domanda per chi legge:chi è la Famiglia Salesiana nella Chiesa ? La risposta si specifica in 13 articoli. I brani sono tutti indirizzati a presentare Don Bosco fondatore dei primi quattro Gruppi della Famiglia salesiana: ossia dei Salesiani, delle Figlie di Maria Ausiliatrice insieme con Maria Domenica Mazzarello, dei Salesiani Cooperatori e dell’ADMA e poi nel ventesimo secolo, di vari altri Gruppi con distinte vocazioni specifiche (di consacrazione religiosa o secolare oppure laicale ). Essi sono stati suscitati dallo Spirito di Dio per il bene della Chiesa, e sono uniti fra di loro da rapporti di “parentela spirituale” e di “affinità apostolica”. La Famiglia salesiana è quindi una “Famiglia carismatica e spirituale”, continua il Insieme

documento, donata dallo Spirito Santo alla Chiesa in vista di una missione (cfr. 1 Cor. 12, 1.4-6). Il secondo capitolo (artt. 14-21) desidera rispondere ad un altro interrogativo: A chi si rivolge la Famiglia salesiana? Quale è la sua particolare missione nella Chiesa? La Famiglia Salesiana viene definita come “Famiglia Apostolica”. Cosa significa? La Missione della famiglia Salesiana si esplicita in tre grandi dimensioni: la missione giovanile, la missione popolare, l’apostolato missionario ad gentes. Queste tre dimensioni della missione salesiana si situano spesso simultaneamente nei “nuovi contesti culturali odierni”, che sono segnati “da un sempre più rapido cambiamento di mentalità e costumi e dalla crescente mobilità umana con presenza, sullo stesso territorio, di persone appartenenti a religioni e culture differenti”. I vari gruppi della FS, che desiderano oggi “rivivere le grandi intuizioni e le esperienze di Don Bosco, rileggendole alla luce della rinnovata ecclesiologia conciliare e del magistero pontificio circa l’evangelizzazione, e vogliono esprimere quelle intuizioni e quelle esperienze del fondatore con formule diverse: come ” servizio educativo pastorale”, attuato secondo il Sistema preventivo; “educare ed evangelizzare secondo la pedagogia della bontà”; ed altre analoghe formulazioni in un multiforme servizio evangelico attraverso “la promozione umana, l’educazione e la evangelizzazione”. In tal modo viene specificato ancor di più il significato di “parentela spirituale” che unisce i membri della Famiglia Salesiana: si tratta di una vera “comunione missionaria”. Oggi avvertiamo con sempre più urgenza la necessità di una reale comunione tra i Gruppi “nella e per la missione.” Si sta dimostrando sempre più indispensabile, in or-

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FAMIGLIA SALESIANA

Don Frisoli incontra i direttori


FAMIGLIA SALESIANA

dine all’impegno educativo e missionario, “la necessità di collegare gli interventi, di proporre diversi modelli di vita cristiana e di garantire ministeri complementari”. Per questo, pur rispettando l’autonomia di ciascun gruppo, occorre custodire e, se necessario, reinventare, forme possibili di collaborazione. I l t e r z o c a p it ol o: l a s p i ri t u a li t à d e ll a F a m i glia Salesiana (artt. 22-37) è strettamente legato al precedente: illustra infatti gli orizzonti della “spiritualità apostolica” della Famiglia Salesiana. La spiritualità apostolica rivela, nel vissuto personale e in quello della famiglia spirituale, che la nostra vita è guidata da Colui che gratifica dei Suoi carismi i vari Gruppi suscitati, ossia dallo Spirito Santo. Egli spinge interiormente ciascuno dei vari membri e Gruppi, al dono e al servizio gratuito, “dando efficacia salvifica all’azione educativa ed evangelizzatrice ed unificando tutta l’esistenza attorno a questo centro unificatore”. Il documento inoltre invita tutti i componenti della Famiglia Salesiana a “vivere alla presenza di Dio” cioè a coltivare un’intensa e continua relazione d’amore con Lui (“unione con Dio”). Insieme con Don Bosco anche noi vogliamo porre al centro della vita spirituale una reale e convinta vita eucaristica; e siamo particolarmente sensibili “all’imitazione di Gesù Buon Pastore”, icona evangelica che ispira e guida la nostra azione apostolica. “La spiritualità ereditata da Don Bosco è anche eminentemente ecclesiale”, afferma il documento, ed è anche una “spiritualità educativa” : essa si propone di aiutare i giovani ed i poveri a sentirsi a loro agio nella Chiesa di Dio fino a renderli partecipi della Sua missione. Il capitolo quarto (artt. 38 – 42) è di carattere eminentemente pratico. Vuole rispondere ad una domanda: “In che modo tutti i Gruppi della grande famiglia di Don Bosco possono formarsi alla comunione e alla missione nella Chiesa? Il testo individua elementi comuni, con-

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vergenze possibili e collaborazioni auspicabili tra i vari Gruppi. La risposta di fondo all’interrogativo posto è una rinnovata “Formazione condivisa”. È ormai urgente tra noi “Imparare a pensare insieme; lavorare insieme; pregare insieme, trovando occasioni molteplici di formazione in comune”. Un aspetto importante da tener presente in questo processo formativo è che “sapere collaborare non va da sé, ma è necessario imparare a collaborare”. Ecco perché il documento suggerisce di attuare gradualmente una “metodologia di collaborazione” frutto di un cammino costante. Le tappe proposte sono: la Condivisione progettuale - Il Coordinamento delle forze la Reciprocità autentica e la Responsabilità condivisa. Il capitolo quinto (artt. 43 – 47). Gli ultimi articoli del documento vogliono concludere il cammino tracciato nella Carta della identità carismatica, con l’elenco dei Gruppi formalmente iscritti alla Famiglia salesiana. Il “grande movimento per la salvezza dei giovani” si esprime nella Chiesa e nella Società con una varietà enorme di forme per l’apostolato, ma nello stesso tempo tutti i membri di essa, riconoscono nel Rettor Maggiore il successore di Don Bosco, il Padre e il centro di unità di tutta la grande Famiglia. Il testo si conclude infine con la descrizione di alcuni organismi essenziali di coordinamento: mondiale, regionale, nazionale, ispettoriale e locale, per l’animazione di questa bella famiglia di Don Bosco. Don Edoardo Cutuli Insieme


Congresso Mondiale dei Salesiani Cooperatori

Carissimi, di ritorno dal congresso mondiale mi rivolgo a tutti i Salesiani di Don Bosco e a tutti i componenti la Famiglia salesiana di Sicilia, per raccontare sul congresso mondiale e condividere con tutti voi alcuni spunti di riflessione. Dopo tanta preparazione, anche per la difficoltà di contemperare nel mondo le esigenze di tutti, il nuovo Progetto di Vita Apostolica è stato approvato, all’unanimità. Gli articoli e i relativi commi, in alcuni casi con modifiche ed emendamenti, sono stati votati ed approvati uno per uno. Durante il Congresso ci sono stati anche momenti di dibattito acceso, ma tutto si è ricomposto cercando di contemperare le esigenze di tutti. I documenti che ne sono scaturiti sono sicuramente un grande dono per l’intera Asc e rispondono alle sfide che ci attendono negli anni a venire. Ora il PVA per diventare definitivo dovrà essere sottoposto all’approvazione della Congregazione della dottrina della fede. Il Rettor Maggiore, nel suo intervento ha ringraziato tutti per le preghiere e la vicinanza nel periodo della malattia e, come

é N. Bertola.

Insieme

sempre, è stato fantastico nell’accompagnarci per tutto il periodo, dandoci gli input e il percorso per l’intera associazione, inoltre ha precisato che dietro ogni vocazione c’è una missione, testimoni gioiosi nella vita di ogni giorno. Lo stesso Rettor Maggiore ha definito magistralmente i compiti del laico impegnato nella società, in 4 aree: 1) La testimomianza; 2) L’impegno e il coinvolgimento nella trasformazione della società; 3) La collaborazione nella Chiesa per i bisogno della stessa; 4) L’impegno in apostolati concreti. Da buon Padre della Famiglia Salesiana, ha esortato tutti i cooperatori del mondo ad uscire dalle sacrestie, tornando a sognare e sorridere con e per i giovani. Un momento importantissimo e toccante è stata la designazione della nuova coordinatrice mondiale che, è Noemi Bertola, a cui vanno gli auguri di tutta la nostra provincia e l’accompagnamento nella preghiera ed il passaggio di consegne con Rosario Maiorano, a cui va il nostro grazie per l’impegno profuso, in questi 11 anni nel ruolo di guida dell’intera Associazione. Per quanto mi riguarda, devo dire, è stata un’esperienza fantastica, che mi ha fatto vivere e se caso mai fosse necessario, capire cosa è veramente la nostra Associazione. Lo stile salesiano si respirava ovunque, nei sorrisi di tutti i convegnisti, nel saluto nel ‘tu’ scambiato con tanta disinvoltura, nel tentativo di dialogare, nel cercare di raccontarsi le esperienze al di là delle difficoltà, nel comprendersi per la diversità delle lingue. Il confronto con altre culture e le differenze nelle modalità operative, che si ritrovano e si riconoscono nei Suoi figli spirituali che sono eredi, continuatori di una spiritualità ed eredità lasciataci dal nostro Fondatore, mi hanno fatto ulteriormente riflettere sul fatto che ogni giorno bisogna rendere viva la nostra spiritualità nel quotidiano, con l’impegno e il sacrificio.

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FAMIGLIA SALESIANA

ASC - Associazione Salesiani Cooperatori


FAMIGLIA SALESIANA

La benedizione del Papa (sotto l’acqua) durante l’Angelus è stato un’altro momento coinvolgente e toccante che, spiritualmente ed in quanto mandato e rappresentante di tutti i CC della provincia, ho voluto estendere a tutta l’Asc Sicilia. Un grazie di cuore ad Ivo Borri, da parte di tutta la nostra provincia, grande punto di riferimento nel dibattito interno della Regione, sui due documenti approvati e nella redazione degli emendamenti, in quanto con “l’analisi attenta del documento, la condivisione delle preoccupazioni e la difesa tenace dei principi in cui crediamo, sono stati il nostro miglior regalo che potevamo fare a tutti i Cooperatori, in particolare a quelli stranieri venuti al Congresso. Con la strategia messa in atto, abbiamo contribuito a salvaguardare la nostra identità cristiana e salesiana, senza tradire pertanto il Papa e Don Bosco”. Concludo questa mia breve riflessione sottolineando che si è vista una regione viva, molto unita che ha fatto del dibattito interno e della riflessione un punto di forza, nella consapevolezza che ora tocca a tutti i noi far diventare modello di vita quello che è stato elaborato, con il sacrificio e la testimonianza, sapendo che il cammino sarà impervio, ma come figli di Don Bosco, confidiamo nell’aiuto del Signore e nell’intercessione di Maria Ausiliatrice. Uniti in Don Bosco e Madre Mazzarello. Vincenzo Lipari Coordinatore provinciale Salesiani Cooperatori di Sicilia

ADMA - Associazione Di Maria Ausiliatrice

Incontro regionale ADMA

Il 14 ottobre 2012 si è svolto a San Cataldo, nell’Istituto Maria Ausiliatrice, l’incontro delle associazioni ADMA regionali, in cui erano presenti quasi tutti i gruppi della Sicilia compreso il neo gruppo di Capaci (PA) nato da pochi giorni. L’incontro si è aperto con il saluto del vice presidente dell’Associazione ADMA, il quale portava i saluti ed il conforto nella preghiera del presidente, quel giorno assente, Luigina Ciaramella. Successivamente i lavori sono stati aperti da Don Edoardo Cutuli il che ha esposto l’itinerario della giornata ed il tema incentrato sul cammino di fede delle comunità locali, concordi con l’apertura dell’anno della fede istituito da Papa Benedetto XVI. L’incontro è poi continuato con una preghiera a Maria e con la celebrazione Eucaristica.

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Insieme


Gruppi Famiglia - Leonforte

“Famiglia, diventa ciò che sei!”

Gruppo Famiglia dell’Oratorio di Leonforte, con Mons. Salvatore Muratore, Vescovo di Nicosia “Famiglia, diventa ciò che sei!”. Da questo monito nasce l’iniziativa delle “Giovani Famiglie Di Don Bosco” a Leonforte. Leonforte è un paese in provincia di Enna, dove c’è una lunga tradizione salesiana, nata dalla pluriennale presenza delle FMA al “Collegio di Maria”, così si chiama l’Istituto. Da una decina di anni, le suore hanno lasciato la casa, che prosegue il suo percorso sulle “gambe” del Parroco Diocesano e alcuni laici che hanno continuato e che continuano a crederci, nonostante le difficoltà e il primo disorientamento dell’abbandono. Oltre alle varie iniziative e realtà presenti al Collegio di Maria da due anni è nato un seme da far germogliare se è nella volontà di Dio: un piccolo gruppo di giovani famiglie di formazione salesiana, tra cui gran parte Salesiani Cooperatori, che spinti dalle paroInsieme

le di Giovanni Paolo II “Famiglia, diventa ciò che sei!”, hanno sentito il desiderio di prendersi cura delle famiglie, ed in particolar modo di quelle giovani, iniziando principalmente dalla propria. L’obiettivo è quello di dare la possibilità alle giovani coppie di avere un tempo per sé, un luogo in cui ritagliarsi uno spazio per la coppia stessa e potersi confrontare con altre giovani famiglie, che spesso vivono le medesime difficoltà e preoccupazioni, tutto questo alla luce del Vangelo e supportati dall’insegnamento di Don Bosco. Il desiderio nasce dalla coscienza che attraversare un momento delicato come il passaggio da giovani ad adulti, da figli di famiglia a genitori o comunque uomini maturi è un momento forte che richiede consapevolezza e lucidità.

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Nel pomeriggio i lavori si sono svolti a gruppi, i quali sono stati formati a sorteggio tra tutti i componenti dell’assemblea. In questa maniera all’interno di ogni gruppo si sono potute condividere le esperienze delle singole realtà locali, che sono servite come conforto a quelle realtà che ancora hanno delle difficoltà ad intraprendere un cammino di fede. Infatti dai lavori di gruppo si è volutamente trarre le difficoltà di ogni realtà locale e si è cercato di dare delle risposte immediate su certi aspetti logistici, mentre sugli aspetti formativi e spirituali il lavoro è servito appunto per prendere atto della situazione regionale e proiettare, durante l’arco dell’anno, degli interventi mirati alla crescita della fede di tutta la comunità regionale. In fine la giornata si è conclusa con la consegna da parte di Don Cutuli della lampada della fede ad ogni gruppo locale. Lampada che simboleggia la volontà di mantenere sempre accesa la fiamma della fede, in comunione con tutta la Chiesa che è sostenuta dal fuoco dello Spirito Santo.


FAMIGLIA SALESIANA

In una realtà in cui la famiglia vive grosse difficoltà a causa della precarietà del lavoro, dei tanti messaggi contraddittori che ci arrivano dai mass media, del confronto con un mondo che cambia sempre più velocemente e che porta con sé una imperversante cultura del relativismo per cui si può fare tutto ciò che si sente e dell’individualismo per cui ognuno pensa solo ai fatti suoi, la famiglia cristiana è chiamata a farsi forte e tenere duro, per salvare la famiglia come cellula di vita, come ambiente educativo, come luogo di sane e profonde relazioni, per difendere il Matrimonio come espressione dell’Amore di Dio . Anche le nostre famiglie in fondo vivono immerse in questo mondo e vivono spesso le difficoltà di cui parlavamo, ed è per questo che vogliamo fornirci degli strumenti adeguati per non lasciarci sopraffare, senza neanche accorgercene, da questo stato di cose. Coscienti che da soli siamo fragili facciamo riferimento “alle cordicelle” di Don Bosco che da sola può far ben poco ma intrecciata con altre cordicelle può diventare così forte da riuscire a trainare anche le navi, così noi se ci uniamo ad altre famiglie che come noi vogliono prendersi cura di sé e dei propri figli con consapevolezza e lucidità, sicuramente possiamo essere più forti anche dinanzi alle problematicità. Il confrontarsi con altre coppie che vivono gli stessi dubbi, le medesime difficoltà, gli stessi desideri sostiene, arricchisce e consola, il lasciarci parlare dalla Parola di Dio fa luce e indica la giusta via, il porre come modello un grande educatore come Don Bosco, che si è occupato di tanti giovani e ha creato una grande famiglia quella salesiana, è da esempio e offre approcci adeguati. Pertanto in questi anni il percorso è stato segnato da incontri che permettono la riflessione su tematiche pratiche per nutrire la relazione di coppia – fulcro dell’intera fami-

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glia – un tempo per la coppia, spesso tanto desiderato ed apprezzato perché difficile da ritagliare nella quotidianità della vita casalinga, un tempo di condivisione e fraternità tra le famiglie, con giochi e serate insieme in vero clima di famiglia, ma anche apertura per le iniziative salesiane e diocesane, con convegni, seminari, incontri privilegiati con il vescovo che ci ha incoraggiato nella missionarietà del nostro servizio, ed inoltre apertura nel nostro ambiente con feste e serate al Grest rivolte ai genitori, in pieno clima salesiano con giochi e fraternità oltre al confronto su tematiche scottanti. Ci sentiamo in cammino, continuiamo a restare aperti a chiunque voglia vedere di cosa si tratta – abbiamo infatti più volte invitato giovani famiglie, alcune delle quali hanno scelto di tornare e restare con noi – e affidiamo il tutto nelle mani del Signore, consapevoli che “è cosa sua” e che noi siamo solo dei semplici operai. Vogliamo comunque già intensamente ringraziarLo, perché attraverso questa piccola missione sono le nostre famiglie le prime ad trovarne beneficio spirituale ed umano e continuare a pregarlo perché possa usarci al meglio per tutte le altre famiglie che vuole raggiungere. Andrea Vaccalluzzo e Marilena Cicero Insieme


Verbale n. 4 della Consulta Cittadina della Famiglia Salesiana di Catania

Domenica 14 ottobre 2012, presso l’istituto salesiano “Sacro Cuore” di Catania, previa convocazione, si è riunita la Consulta Cittadina della Famiglia Salesiana di Catania, con il seguente O.d.G.: – Apertura dei lavori da parte del Coordinatore; – Lettura e approvazione verbali; – Verifica attività della consulta anno 2011/2012; – Programmazione attività della consulta anno 2012/2013; – Quadro della presenza della FS di Catania nella Chiesa locale e nel territorio; – Incontro della Consulta FS/CT con il Visitatore Don Pier Fausto Frisoli (13 novembre 2013). I lavori sono aperti dal Coordinatore Piero Quinci, che porge il saluto e il benvenuto a tutti e dal Direttore dell’Istituto, Don Domenico Paternò per un pensiero iniziale e una preghiera. Il Coordinatore presenta l’ordine del giorno e la traccia predisposta per la verifica e la programmazione. La Consulta approva il verbale della Consulta di settembre 2011, il verbale del 26 febbraio 2012 relativo alla 3° Assemblea-Festa della FS di Catania, il verbale del 18 maggio 2012 relativo al 3° incontro dei Consigli Locali della FS di Catania, il verbale del 29 giugno 2012 relativo alla 2° Adorazione Eucaristica della FS di Catania. Non sono presenti: il Direttore della casa “ S. G. Bosco” della Salette, il Direttore della casa Ispettoriale, la Direttrice del centro “G. P. II” di Librino, la Direttrice della casa FMA “M. Morano”, il Presidente Exallievi del “S. F. di Sales”, il Responsabile del CFP “Oscar Romero” di Misterbianco, il Responsabile del CFP “S. F. Neri” di Catania, il Direttore dell’Oratorio “S. F. Neri” di via V. Giuffrida, il Direttore dell’Oratorio “S. F. Neri” di via Teatro Greco, la coordiInsieme

natrice SS.CC. di via V. Giuffrida, la Responsabile VDB, la responsabile ADMA di Via Mazzaglia. In riferimento alla verifica delle attività svolte nel 2011/2012, la Consulta esprime una valutazione complessivamente positiva sia per la struttura degli incontri annuali (Incontro della Consulta, Assemblea-Festa di FS, Incontro dei Consigli Locali, Adorazione Eucaristica), sia per i contenuti e le modalità organizzative degli incontri effettuati, registrando però le assenze significative e costanti di alcune case agli incontri programmati. La Consulta esprime l’auspicio di un forte coinvolgimento delle Case Salesiane e dei vari Gruppi per una maggiore presenza agli incontri riflessione e di preghiera della FS di Catania. In riferimento alla programmazione delle attività per l’anno 2013, la Consulta, tenuto conto del Piano Pastorale 2012/2013, della Strenna del Rettor Maggiore 2013 e delle indicazioni della Consulta Regionale di FS, approva: 1. La proposta di far convergere la 4° assemblea-Festa di FS di Catania nel Convegno - Educatori di Sabato 16 febbraio 2013, pro-

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FAMIGLIA SALESIANA

Diario delle Consulte Cittadine della FS di Sicilia


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mosso dalla Consulta Regionale della FS di Sicilia che si terrà alle Ciminiere di Catania. 2. La proposta di effettuare il 4° Incontro dei Consigli Locali dei gruppi di FS di Catania, domenica 12 maggio 2013, alle ore 17.00, nella casa FMA “Maria Ausiliatrice” di Via Caronda, sul tema: “La carta d’Identità della FS”, affidando la relazione a Don Giuseppe Cassero. 3. La proposta di effettuare la 3° Adorazione Eucaristica di FS di Catania, con il rinnovo dei Voti Battesimali, in occasione dell’Anno della Fede, lunedì 29 giugno 2013, alle ore 19.00, nella Basilica Cattedrale di Catania, coinvolgendo tutte le persone e le strutture di animazione della FS di Catania. 4. La proposta di organizzare la 1° Convention-Festa della Famiglia a Catania, per domenica 9 giugno, dalle ore 9.00 alle ore 17.00 presso il lido Don Bosco alla Plaia. 5. La proposta di effettuare il censimento delle attività di pastorale familiare e dei gruppi-famiglia presenti nelle case salesiane di Catania, affidandone il coordinamento alla coppia di sposi Gea e Marzio Gaudioso. La Consulta esprime altresì l’auspicio che in tutti i gruppi di FS di Catania si approfondisca la Carta dell’Identità della FS, in relazione all’incontro dei Consigli Locali del 12 maggio 2013. Per quanto riguarda l’inserimento dei gruppi di FS nella Diocesi e nel Territorio, la Consulta prende atto delle presenze presso

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il CISM, l’USMI, la Pastorale Sociale, la Consulta delle Aggregazioni Laicali, la Consulta Comunale della Famiglia, la Consulta Comunale Giovanile e decide di invitare i rispettivi rappresentanti “Salesiani” all’incontro dei Consigli Locali di FS di Catania, previsto a maggio 2013. La Consulta è convocata in via straordinaria, per mar t ed ì 1 3 n o v em b r e o r e 1 7 . 0 0 , per l’incontro con Don Frisoli. A conclusione dei lavori, il Coordinatore ringrazia tutti i presenti e il Direttore dell’Istituto e invita le persone intervenute ad una breve preghiera di ringraziamento.

Catania, 14 ottobre 2012 Pi ero Qu i n ci Coordinatore della Consulta di Catania

Programma FS/CT 2013

4° Assemblea Formativa-Festa FS/CT Convegno – Educatori Sabato 16 febbraio 2013 Ore 9.30 Palazzo delle Ciminiere - Catania

4° Incontro Consigli dei Gruppi di FS/CT Domenica 12 maggio 2013 Ore 17.00 Carta d’Identità della FS Casa FMA “Maria Ausiliatrice” Via Caronda - Catania

1° Convention-Festa della Famiglia Domenica 9 giugno 2013 Ore 9.00-17.00 Lido “Don Bosco” - Plaia 3° Adorazione Eucaristica di FS per il Papa e le Vocazioni Sabato 29 giugno 2013 Ore 19.00 Basilica Cattedrale.

Insieme


Don Antonino Pennisi celebra in Brasile 60 anni di sacerdozio

Nasce a San Gregorio di Catania il 18 maggio del 1926. Nell’ambiente oratoriano con la presenza dei chierici del corso di filosofia sente la chiamata di Don Bosco alla vita salesiana. Allievo a Pedara come aspirante e poi novizio e studente di filosofia a San Gregorio. Viene inviato per il tirocinio a Randazzo, San Cataldo ed Agrigento dove viene raggiunto dalla comunicazione del Rettor Maggiore Don Ricaldone che lo vuole missionario in Brasile nell’Ispettoria di Mato Grosso. A dicembre del 1948 inizia la vita missionaria di Don Antonino. Viaggia con Don Domenico Ariento sulla nave “San Giorgio” per 21 giorni da Genova al porto di Santos in Brasile. Nel mese di febbraio del 1949 inizia il corso di teologia (140 studenti delle sei ispettorie del Brasile) nello studentato teologico Pio XI di Sao Paolo. Giorno 8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione di Maria, del 1952 viene ordinato, insieme con altri undici, sacerdote dall’arcivescovo di Sao Paulo mons. Paulo Rolim Loureiro. Tra i compagni di ordinazione tre gli italiani dell’ispettoria del Mato Grosso: Don Antonino e i defunti Don Falco Giovanni e Don Papa Salvatore. Con l’ordinazione sacerdotale comincia il lavoro missionario di Don Pennisi. Lo troviamo per cinque anni negli istituti scolastici e poi nell’impegno missionario nella parrocchia di Tres Lagoas, estesa come la Sicilia ma con appena 55 mila anime. Cinque anni di grande apostolato missionario nella sede e nelle varie comunità sparse nella vasta parrocchia [...] Nel 1961 arriva per Don Pennini una nuova obbedienza e si reca nel centro delle attività governative a Brasilia come procuratore dell’ispettoria presso il Governo Federale e Statale svolgendo il suo lavoro presso deputati e senatori e presso i vari ministeri. [...] Venti anni di lavoro intenso realizzato a Brasilia, Sao Paulo, Rio De Janeiro, Manaus Porto Alegre e nelle capitali dei principali stati e poi in tutte le città, paesi e villaggi dove l’Ispettoria aveva una casa o un’attività pastorale, sociale, educativa e di assistenza. Insieme

Nell’ispettoria ricopre l’incarico di economo ispettoriale e responsabile delle attività nazionali e internazionali dell’università. La sua preparazione culturale inizia da Roma, frequenta l’Università Gregoriana per la Licenza nel corso di Missionologia per la Pastorale presso i popoli indigeni. In Brasile partecipa a vari concorsi per l’acquisizione d titoli statali come professore per la cattedra di latino e francese e di preside, segretario e ispettore scolastico per i ginnasi ed i licei. Nella nostra università “Don Bosco” di Campo Grande frequenta il corso di lettere con la relativa laurea. A Niteroi nell’Università statale frequenta il corso di psicologia. Dopo il lavoro svolto come procuratore occupa diversi ruoli come Direttore, Parroco, responsabile dell’interscambio Brasile-Italia con i giovani delle PGS. Tra il 1995 e il ’99 accompagna in Europa circa 1300 giovani e 1100 adulti. Per il lavoro svolto come Parroco e come Procuratore riceve dalle autorità locali il titolo Honoris Causa di cittadino onorario concesso dal Sindaco della città di Guarugia e della città di Lins e dalla Camera dei Deputati dello Stato del Mato Grosso del sud, della città di Campo Grande sede dell’Ispettoria. Don Antonino Pennini rientra in Italia dopo 65 anni trascorsi in Brasile. Al “S. Fr. di Sales” (Catania), poi in Germania ed in fine a Barriera (Catania). Si trova da poco tempo in Brasile per celebrare il giubileo sacerdotale. “Nel celebrare il mio giubileo sacerdotale, scrive Don Antonino, ringrazio il Signore, Maria Ausiliatrice, Don Bosco, la Congregazione ed i confratelli tutti che mi hanno accompagnato, sostenuto e incoraggiato nel lungo viaggio. Chiedo a tutti, parenti, amici e confratelli di unirsi alle mie preghiere di ringraziamento”. FB

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MOMENTI DI FAMIGLIA

Giubileo di Diamante


DALLE CASE SALESIANE

Catania-Cibali

99 presepi e 1 stella

Intervista di Paolo Parziano al Direttore Don Pippo Ruta Come mai questa iniziativa? Vi siete ispira ti a q u a lc h e a lt r o e v e nt o? Nell’Anno della Fede, indetto da Benedetto XVI, allo scopo di riscoprire le radici del cristianesimo, è stata lanciata l’iniziativa “99 presepi e 1 stella”. Al S. Padre abbiamo dedicato l’iniziativa e a Lui abbiamo inviato i nostri auguri firmati da tutti, grandi e piccoli. Il Natale che per tanti aspetti ha assunto significati diversi e più disparati, da quelli più consumistici a quelli più improntati a fraternità e solidarietà, necessita di essere riconsiderato alla sorgente, alla luce di quell’evento originale e originario della fede che vede l’irruzione di Dio nella storia. Ammirare Dio, con rinnovato stupore, nel «bimbo avvolto in fasce» è quanto si vuole ottenere con l’iniziativa. Dove si p oss ono a mm ira re que st i pr es ep i e qu a nt o s o n o g r an d i ? Fare il presepe è una antica tradizione che nel nostro Istituto, come in tanti altri ambienti educativi, si fa da anni, ma in quest’Anno particolare della Fede abbiamo voluto metterla a punto e rilanciarla attraverso una speciale esposizione nel Salone delle Feste con cinquanta presepi di ogni tipo e grandezza, suddivisi in tre sezioni: la prima raccoglie pezzi dell’Europa, com-

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prendente Italia e Sicilia, la seconda esibisce aluni esemplari provenienti dai rimanenti quattro continenti e la terza comprende la sezione naif, i presepi più originali dei nostri ragazzi. Il numero 1 è stato assegnato al presepe monumentale posto all’entrata di Via Cifali 5 e il numero 99 a quello della Chiesa Don Bosco, quasi un invito a vivere nella celebrazione di mezzanotte la condivisione del pane eucaristico, quasi un percorso dei pastori e dei Magi verso Betlemme, che letteralmente significa «casa del Pane». Un grande invito alla Cena del Signore per esperimentare ancora il dono di Dio, il dono del suo Figlio Gesù. Gli altri presepi (dal 51 al 98), di diversa dimensione, sono sparsi nei luoghi di vita dei ragazzi: nelle classi, nei corridoi, nelle sale giochi... H a co n tr i b u i t o a n c h e l ei a f ar e u n p re se p e ? Non proprio. Ma ho stimolato quanti hanno passione e gusto a partecipare all’esposizione e ai presepi nei vari ambienti. Nei grandi e soprattutto nei ragazzi ho trovato grande entusiasmo e collaborazione. La qualità creativa e artistica è cresciuta quest’anno, ma anche l’intensità della fede (almeno lo spero) con cui vivere quest’atmosfera unica durante l’anno... Saranno premiati da una Giuria competente: il presepe più grande, il presepe più piccolo, il più bello e il più significativo. La Elle Di Ci ha anche contribuito con un grande banner augurale posto sul Viale Mario Rapisardi e il Comune di Catania ha messo in sesto l’angolo verde sul Viale... Insomma si è cercato di coinvolgere tanti... a cui va un doveroso e caloroso grazie. Q u a l è i l s i g n i f i c a to d e l p r e se p e n e l l a t r ad i z ion e na t al iz ia ? Il nuovo libro del Papa L’infanzia di Gesù può aiutare per scoprire i ricchi significati del presepe, compreso quello del bue e dell’asinello (un invito ai giornalisti a leggere Insieme


re da radici solide e robuste, l’albero della nostra storia e della nostra vita possa dare i suoi frutti. È questo il senso dell’albero di Natale che sta bene accanto al presepe. Il significato principale è indicare continuamente che più importante di tutti i doni che diamo e riceviamo, più prezioso dell’oro, dell’incenso e della mirra offerti dai Magi è il dono che Dio ha fatto all’umanità; il suo Figlio... e non è poco, anzi è tutto. Ciò significa che noi non siamo estranei e stranieri per Dio ma figli nel Figlio... e siamo dono gli uni per gli altri. A partire da ciò tutto cambia ... soprattutto la vita!

Catania-Salette - Unione Exallievi

Lavoro giovanile, quali prospettive

Un incontro organizzato dalla componente giovanile degli exallievi di Don Bosco della Salette che hanno voluto interrogarsi e sentire degli esperti su: “Lavoro giovanile. Quali prospettive”. Dopo i rituali saluti del direttore della Casa salesiana don Antonio Rubino, don Rodolfo Di Mauro e Salvatore Caliò, rispettivamente delegato e presidente dell’Unione exallievi, Rossella Jannello, nel ruolo di coordinatrice e moderatrice, ha aperto la discussione illustrando con i numeri la situazione non certo confortevole che ci coinvolge tutti, ciascuno nel suo ruolo, di genitore, di esperto della materia e di giovane direttamente interessato al problema. Miriam Pace si sofferma a illustrare dati statistici e le informazioni relative al tema fornite dalla stampa per concludere che la sopravvivenza di questa gioventù dipende dalla famiglia che li sostiene. La parola passa a Carmelo Coco, esperto delle Politiche attive del lavoro del Comune di Catania che esordisce evidenziando la concomitanza, che ricorre con frequenza in tante famiglie, dei padri che in età matura, ma non di pensione, che, per la crisi in atto, perdono il lavoro e i figli che invano lo cercano. Interviene Rosario Faraci, ordinario di Economia e Gestione delle Imprese nel nostro ateneo, fornendo all’uditorio la chiave di lettura degli indicatori di nati-mortalità dell’impresa nei nostri territori. Giuseppe Ursino, imprenditore e Presidente JO, porta la sua esperienza che nasce dalla storia della sua vita che lo ha portato fuori dalla nostra terra, ma ha scelto di tornare per mettersi in gioco e vincere la sfida secondo il principio che la strada in salita è quella che forma. Sono intervenuti, come da programma, Giuseppe Campisi, coordinatore Unione degli Universitari di Catania, Viviana Cugurullo, presidente associazione SPES - Cultura e servizi tra la gente - Onlus, Paolo Ferrara, consigliere del C.d.l. di Economia e, in chiusura, Antonio Musumeci, Claudia Presti e Igor Spina che hanno presentato una loro iniziativa di Startup digitale nel settore turismo. All’avvio del dibattito da parte della moderatrice, sono intervenuti Pippo Pace, don Giammello, Alfredo Petralia e Orazio D’Antoni. Insieme

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DALLE CASE SALESIANE

“bene” il libro), come anche la tradizione francescana con il primo presepe di Greccio. Il mistero del Natale si è arricchito di significati antichi e sempre nuovi. Non è mero romanticismo, anche se le emozioni hanno un posto rilevante, ma è importante per tutti, grandi e piccini, ricostruire l’ambiente e ricreare l’atmosfera dell’accoglienza, della pace, della gioia, di sentirsi pensati da Dio che ci ha amato tanto, da inviarci il proprio Figlio. Sia la mente e il cuore, nonostante tutto ciò che indichi il contrario, vanno diritti a quel desiderio di novità e di bene che ognuno di noi porta dentro. Non solo nostalgia, ma soprattutto speranza che a parti-


DALLE CASE SALESIANE

Messina-San Tommaso

Apertura dell’Anno Accademico nel segno del Concilio

Ricordare i cinquanta anni trascorsi dall’apertura del Concilio Vaticano II non è un’operazione di archeologia ecclesiale, ma un’esigenza della storia che procede secondo il ritmo del progetto di Dio. L’Istituto Teologico “S. Tommaso d’Aquino” di Messina, guidato dal Preside Don Francesco Di Natale, ha voluto inserirsi in questo spirito celebrativo con l’organizzazione di tutta una serie di eventi accademici e giornate di studio, che durante l’Anno Accademico 2012-2013 ripercorreranno gli eventi di cinquant’anni fa, e tenteranno una rilettura attuale dei frutti delle quattro Costituzioni conciliari. Il ciclo di eventi è stato aperto dalla Prolusione Accademica che Mons. Mauro Maria Morfino, sdb, Vescovo di Alghero Bosa, ha tenuto nell’Aula Magna “D. Calogero Conti” il 9 novembre 2012. Mons. Morfino, già docente di Sacra Scrittura e Direttore del Dipartimento di Scienze Bibliche presso la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna, ha impostato la sua lectio magistralis sul tema: “Il Concilio Vaticano II e il risveglio degli studi biblici nel XX secolo”. Il presule sar-

é Don F. Di Natale, Mons. M. Morfino, Don G. Russo.

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do ha così approcciato il complesso fenomeno storico del Concilio a partire dal proprio ambito specifico di competenza teologica, offrendo una sapiente rilettura dello sfondo storico e delle concrete acquisizioni della Chiesa negli ultimi decenni.

A proposito della svolta epocale rappresentata dal modo in cui la Dei Verbum rilegge il concetto di Rivelazione, Mons. Morfino ha affermato: «La Rivelazione non è sulle nuvole, ma è nella storia, Dio ha parlato e continua a parlare dentro la storia. Spesso il cristiano di oggi è indotto a pensare che la nostra condizione, per esempio dal punto di vista morale, spirituale, relazionale, non sia ancora così pronta per ricevere una visita diInsieme


Don G ius ep p e Cas sa r o

XVI Master in Bioetica Presentato in collaborazione con l’Ordine dei Medici e il “Gemelli” di Roma Continua la leadership di Messina nel campo della Bioetica: il Master (II livello) in Bioetica e Sessuologia è giunto alla XVI edizione. È stato presentato al S. Tommaso dal direttore del corso, Don Giovanni Russo. Un campo di particolare attualità per la società intera e per i professionisti del settore. I dibattiti su questioni medico-sociali e bioetiche acquista toni sempre più forti; la famiglia sempre colpita e frantumata; questioni come pillola abortiva, testamento biologico, eutanasia, generi ed orientamenti sessuali, pedofilia, trovano nell’opinione pubblica un’eco immensa, perché si toccano le persone nei valori e negli affetti più profondi. Anche il medico è chiamato a in causa, sia a motivo della sua attività professionale, sia perché sempre più denunciato e accusato davanti ai tribunali. Sono stati presentati i docenti che svolgeranno la formazione, provenienti dalle tre Università siciliane, ma anche dal “Gemelli” di Roma, il noto sessuologo Jannini delInsieme

l’Aquila, pioneri come il Card. Elio Sgreccia, che interverrà in forma e-learning, cioè via internet, esperti in materia di pedofilia come don Di Noto e componenti del Comitato Nazionale per la Bioetica. L’impostazione mantiene lo stile di moderazione e apertura al dialogo che caratterizza la scuola di Messina. Sono chiamati a parteciparvi medici, amministratori della sanità, avvocati, magistrati, biologi, medici ve-

é Don G. Russo e uno studente del Master.

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DALLE CASE SALESIANE

vina: il Concilio Vaticano II ci invita a riconoscere che questo atteggiamento è sbagliato, perché Dio ci raggiunge e si rivela proprio hic et nunc, qui ed ora, non in un altrove che noi desideriamo, o come penseremmo di dover essere secondo canoni avulsi dalla realtà storica della Chiesa. La salvezza e la Rivelazione realizzate qui ed ora, ci colgono in una pienezza che è assolutamente unica. Fuori dalla storia non ha senso parlare di Rivelazione». La concretezza delle ricadute ecclesiali e pastorali dei testi del Concilio Vaticano II attestano quanto esso sia ancora vivo e vitale, e, quando fosse opportunamente ascoltato e valorizzato, può ancora oggi guidare la vita e le scelte della Chiesa, anche in un mondo in continua mutazione come il nostro, proprio perché il messaggio del vangelo di cui la Chiesa è portatrice si rivolge agli uomini concreti e non è una semplice collezione di idee astratte.


DALLE CASE SALESIANE

terinari, farmacisti, infermieri, insegnanti, dirigenti scolastici, filosofi, esperti dell’ambiente, docenti di Religione, ecc. Vi partecipano professionisti da ogni regione d’Italia, con la prevalenza di Sicilia e Calabria. Il corso è anche spendibile per i medici e il personale sanitario per il conseguimento dei crediti ECM (due annualità). Il Master si svolge una volta al mese, nel fine settimana, con alcune attività online (www.bioetica.itst.it), ed offre un programma nei seguenti ambititi: bioetica e diritto, qualità della vita, procreazione assistita, ingegneria genetica, bioetica pediatrica, traé Dott. G. Caudo. piantologia, eutanasia e bioetica di fine vita, droga, alcolismo e dipendenze, bioetica ambientale, bioetica animale, sessuologia clinica, malattie sessualmente trasmesse e Aids, antropologia ed etica sessuale, psicologia sessuale, educazione sessuale, pedofilia e abusi sessuali, sperimentazione clinica, economia e politiche sanitarie, organismi geneticamente modificati, aziendalizzazione della sanità, istituzione e gestione dei consultori familiari. Le lezioni inziano il 9 novembre (email: bioeticalab@itst.it tel. 090.36.91.323). Inaugura le lezioni il Presidente dell’Ordine dei Medici di Messina, Dott. Giacomo Caudo. Da: “Gazzetta del Sud”, 8 ottobre 2012.

Quali cure per i bambini prematuri? Seminario di Bioetica pediatrica della Scuola di Bioetica del “S. Tommaso” di Messina Ultimamente il dibattito bioetico si è concentrato sui bambini, in particolare sui dilemmi legati ai prematuri, che aumentano considerevolmente: un bambino su 10, secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, e il rischio è in aumento. Un’esperienza che preoccupa le famiglie, anche perché questi bambini, soprattutto se nascono tra la 21a e la 25a settimana di gestazione (generalmente 400-600 grammi) possono presentare patologie importanti di handicap. La domanda morale è pertanto rianimare o no questi bambini e secondo quali criteri? Su questo tema e con una lezione magistrale tenuta dal prof. Ignazio Barberi, Ordinario di Pediatria dell’Università di Messina, fondatore (1992) e direttore di un reparto di Terapia Intensiva Neonatale di eccellenza, punto di riferimento regionale e interregionale, si sono aperti i seminari della Scuola Superiore di Bioetica del S. Tommaso. Nell’introduzione al tema il direttore

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don Giovanni Russo si è soffermato sul preoccupante orientamento che si sta diffondendo in diversi Paesi, anche europei, di non trattare neonati immaturi nati tra la 21a e la 24a settimana, preoccupati dei costi economici di bambini che, se rianimati e sopravvivono, peseranno sulla famiglia e sulla società. La proposta di non rianimazione o di eutanasia neonatale è eticamente inaccettabile ha detto don Russo, sono piuttosto da incentivare le dinamiche preventive coinvolgendo sia la madre che gli ostetrici, utiliz-

é Prof. I. Barberi e Don G. Russo.

Insieme


settimana. Non hanno senso e sono disumane e crudeli le logiche dell’Olanda, dove i bambini vengono a volte soppressi perché probabilmente non avrebbero una vita degna di essere vissuta. Nella sua Prolusione il prof. Barberi ha portato la sua sensibilità vissuta in oltre in trentennio di esperienza, anche in Francia, e nel suo impegno al Comitato Etico dell’Istituto Superiore di sanità di cui è membro. La “Carta di Firenze” è il contributo italiano a questo dibattito e in quella sede, la Commissione di cui Barberi è stato membro, ha dato indicazioni e linee guida di grande utilità, in particolare l’opinione dei genitori deve essere tenuta in massima considerazione, e il medico deve comunque attenersi alle evidenze scientifiche disponibili ed evitare di imporre le proprie opinioni. In particolare devono essere date ai genitori informazioni sui rischi per la madre nella prosecuzione della gravidanza, modalità di espletamento del parto, future gravidanze, prognosi a breve ed a lungo termine per i feti ed i neonati in relazione al luogo di cura, al peso, all’età gestazionale, e alla eventuale patologia associata.

L’aumento degli esiti a distanza che si riscontra nei sopravvissuti costituisce un necessario tributo da pagare per l’accresciuta sopravvivenza in soggetti estremamente gravi? Sino a che punto bisogna mettere in atto le cure intensive che possono prolungare la vita dei neonati ad alto rischio ma non assicurarne la qualità? Questedomande poste da Barberi hanno suscitato un particolare interesse presso l’uditorio e un dibattito dove si sono notate le diverse sensibilità morali. Da un lato si tende a considerare come un infanticidio ogni provvedimento che non rappresenti il massimo possibile per la vita di questi neonati, ma occorre anche chiedersi quale tipo di vita saranno destinati a vivere. Nella conclusione dell’evento don Russo ha sottolineato l’importanza della formazione bioetica dei medici e la fiducia nel neonatologo, spesso denunciato, e che rimane solo nel prendere decisioni in questo caso nell’arco solo di qualche minuto e deve intervenire istantaneamente senza che ci sia il tempo di consultare comitati etici o di fare un bilancio costo/beneficio. Dovrà comunque sempre agire nel maggior interesse del neonato, che può non coincidere con quello della famiglia o della società. Da: “Gazzetta del Sud”, 12 novembre 2012.

Il dolore del bambino e il coinvolgimento attivo nella salute Ultimamente il dibattito bioetico si è concentrato sui bambini, in particolare sui dilemmi legati ai prematuri, che aumentano considerevolmente, ma anche sul coinvolgimento attivo del bambino nelle questioni che riguardano la sua salute, o sul trattamento del dolore e relative questioni di eutanasia neonatale. I seminari di bioetica pediatrica della Scuola Superiore di Bioetica e Sessuologia del “S. Tommaso”, hanno avuto un’eco significativa, sia per la partecipazione degli oltre 100 iscritti, sia per il dibattito che ha animato i lavori in forma seminariale e con il coinvolgimento diretto dei partecipanti. Dopo la prima sessione sul trattamento dei bambini prematuri, aperta dal prof. Ignazio Barberi (v. Gazzetta del 12 nov.), la seconda sessione di due giorni si è concentrata sulla partecipazione attiva del bambino nelle questioni che riguardano la loro salute e su come affrontare il dolore cronico o acuto dei piccoli pazienti. Il direttore della Scuola di Bioetica, Don Giovanni Russo, ha esposto la questione antropologica, soffermandosi sul fatto che “il medico si accosta ai bambini come pazienti, consapevole della “distanza” infinita che ci può esseInsieme

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DALLE CASE SALESIANE

zando farmaci in epoca prenatale che si sono dimostrate efficaci nelle fasce di età gestazionale inferiori alle 24 settimane, mentre è altamente raccomandato partire dalla 24 a


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é Don G. Russo e Prof. S. Leone.

re nella relazione. Il medico è visto spontaneamente dal bambino come lo “straniero della malattia”, colui che è presente quando soffre, non sa se è lui a procurargli quella sofferenza. Ma i bambini sono chiamati oggi ad avere una parte attiva nel processo di decisioni cliniche che li riguardano. Sono loro a volerlo, è l’etica ad esigerlo. Non sono soggetti passivi. Se la salute è un diritto personalissimo, non delegabile a nessuno, lo è anche per i bambini: devono poter esprimere il loro parere sulla loro salute».

La questione del dolore del bambino è stata trattata ampiamente dal prof. Salvino Leone, medico palermitano, noto esperto di bioetica e autore di numerosi studi di bioetica pediatrica. Dopo una esposizione delle vie del dolore (percezione dolorosa e sensazione dolorosa), il relatore si è soffermato sulle terapie capaci di alleviare le forme più resistenti, ed ha criticato fortemente la visione riduttiva ed erronea del “dolorismo” con il conseguente invito alla “sopportazione”, ma anche la riluttanza all’uso degli analgesici.Molto interessante la sua proposta su quello che ha chiamato il“tripode analgesico”: cura del bambino, cura della famiglia, cura del personale, richiamando l’attenzione sul bisogno inespresso del bambino, ma anche sulla cura del dolore come dovere morale (coinvolgente i genitori) e sulla presa in carico del “dolore totale” dei piccoli pazienti da parte del personale medico. Da: “Gazzetta del Sud”, 30 novembre 2012.

Sant’Alfio - Casa Tabor

Sull’Etna weekend per i futuri sposi

La proposta nasce dal Centro di spiritualità salesiana «Casa Tabor» che sorge sulle pendici dell’Etna, nel comune di Sant’Alfio, e partirà il 17 novembre con il primo di cinque week-end. Si rivolge a giovani coppie di fidanzati che desiderano approfondire la loro fede ma non è il classico «corso prematrimoniale». Gli animatori sono don Lillo Montanti e i coniugi Letizia e Giovanni Signorino. «Questi incontri di spiritualità per fidanzati – spiega Letizia – sono incentrati sulla Parola di Dio e si rivolgono a giovani, soprattutto universitari, che vogliono verificare alla luce della fede la loro vocazione matrimoniale. Il percorso, giunto alla settima edizione, si articola in week-end vissuti in uno stile di famiglia». Letizia e Giovanni hanno tre figli, sono cooperatori salesiani da più di vent’anni e il loro ruolo è quello di accompagnatori: «Non ci poniamo "al di so-

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pra" ma "accanto" ai giovani. La preparazione degli incontri per noi è un grande arricchimento perché ci interpella a vivere in prima persona ciò che proponiamo». Almeno una quindicina delle coppie che hanno vissuto questa esperienza di preghiera e crescita si sono già sposate. «Lo hanno fatto con molta semplicità e senza sfarzi – racconta Letizia –. Alcune di loro sono poi entrate a far parte dell’équipe formativa. Le chiamiamo le "coppie del grembiule" perché spesso si mettono a disposizione per cucinare. Proprio come si fa in famiglia». Per informazioni e iscrizioni: Casa Tabor 095.968023 o 338.7569982; email: casatabor@libero.it. P. R. © RIPRODUZIONE RISERVATA Da: Avvenire, 14 novembre 2012.

Insieme


Oratorio in pole position

“Oratorio in pole position” questo è stato lo slogan con cui l’oratorio di Modica ha dato il via al nuovo anno sociale, il 22 settembre 2012. Un pomeriggio intenso di giochi, sport e spettacolo per presentare le finalità educative dell’oratorio. Si è disputata, nel primo pomeriggio, la finale della “Super Coppa”, in continuità con la chermes sportiva “Minimondiale Nino Baglieri”, ormai giunta alla sua 5° edizione, che si è svolta nei mesi di maggio e giugno, coinvolgendo più di 100 ragazzi e rispettive famiglie. Le stesse squadre si sono nuovamente sfidate nel nuovo campetto in erbetta “Giuseppe Brafa” per vincere, questa volta, la Super Coppa. Non è mancata neanche questa volta la tanto attesa partita dei papà, accompagnata dal caloroso tifo dei bambini… e per finire i buonissimi dolci delle mamme! Dal campo, ci si è poi spostati tutti in teatro dove si è svolto uno spettacolino realizzato dai bambini che hanno partecipato al “Ri…Grest” (richiamo del Grest), svoltosi il 6, 7 e 8 settembre. È stata una buona occasione per presentare le attività che si svolgono in oratorio durante l’inverno: attività sportive, quali calcio, pallavolo e tennis tavolo coordinate dalla PGS “ORSA”; corsi di teatro, corsi di danza (classica, moderna, di coppia e zumba), corsi di musica e il nuovissimo laboratorio grafico “Don Bosco”. E per finire in bellezza: serata di fraternità tra karaoke, balli di gruppo e l’immancabile panino con wurstel e patatine. È stato dato così lo “start up” al nuovo anno sociale, che ha visto subito gli animatori impegnati nei vaInsieme

ri incontri di programmazione, per rendere concrete le linee guida date dal nostro “Progetto Oratorio” e discusse durante la programmazione comunitaria (incontro CEP) il 9 settembre. Si è attivato, con grande entusiasmo e interesse, il gruppo di catechisti e animatori impegnati nel rinnovamento della catechesi; gli animatori del gruppo degli adolescenti, delle giovani coppie e delle famiglie; il “TGS Con…tea” ha programmato i momenti di gita per tutta la comunità, a cominciare dalla tanto attesa “gita delle castagne”; il VIS, sempre attento alla dimensione missionaria, ha messo su un calendario ricco di

é Gruppo Smile di Modica.

impegni e iniziative volte a raccogliere fondi per l’adozione a distanza e non solo. È in programma una rassegna teatrale dal titolo ”ORATEATRO” curata dal CGS “S. Quasimodo”. E ancora… in cantiere il “LABoratorio GENITORI” (incontri formativi per genitori sull’educazione dei figli), scuola di preghiera per adolescenti, incontri di formazione per educatori sulla Pedagogia di Don Bosco, scuola animatori e tanto altro ancora. Che Maria Santissima ci guidi sempre lungo la corsa per poter tagliare i tanti traguardi sognati… e mettere in pratica il motto del nostro padre Don Bosco “DA MIHI ANIMAS COETERA TOLLE”. E l i a na e D a n i e l e S pa do la

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DALLE CASE SALESIANE

Modica


DALLE CASE SALESIANE

Palermo-Ranchibile

Diversamente bravi, attori disabili vanno in scena al “Don Bosco”

Raccontano sogni lontani dalla comune quotidianità ma non per questo irrealizzabili. Gli interpreti di Néon Teatro inaugurato «Nessuno escluso» con una pièce ispirata a Saramago. Li ha diretti la regista Monica Felloni che ha condotto un lavoro straordinario e di grande poesia. Una grande tenerezza lontana da ogni velo compassionevole. Alfina canta come un usignolo e ha timbro da soprano. Nino è più anziano e salta come un grillo. Enzo si siede sul trono ed Emanuela ama danzare, Giuseppe li segue dalla sua carrozzina, Amano il teatro e si sostengono a vicenda per raccontare il loro mondo, fatto di sogni di certo più lontani dei nostri, ma non per questo irrealizzabili. E soprattutto, ti fanno venire le lacrime agli occhi quando li vedi sul palco: Eme rg e f o rt e su l p al c o sc e n i c o i l d es i d e ri o d i c o municare Perché i ragazzi disabili del Néon-Teatro e i loro colleghi «normali» fanno una tenerezza lontana da ogni velo compassionevole, ma soprattutto, sono tanto bravi. È loro il primo spettacolo di «Nessuno escluso», rassegna sui teatri delle diversità, che si è aperto al Don Bosco Ranchibile a cura dell’associazione siciliana Consumo consapevole, dell’Istituto Salesiano, del Rotary Club Palermo Sud e della Provincia. Primo spettacolo, Terra sconosciuta, ispirato al racconto di Saramago, in cui la metafora del viaggio e dell’isola, diventa un biso-

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gno estremo di comunicazione dei sogni. In scena (senza distinzioni), Giuseppe Calcagno, Manuela Partanni, Stefania Licciardello, Patrizia Fichera, Giuseppe D’Alia, Emanuela Dei Pieri. Enzo Marletta, Giuseppe Giardina, Alfio Fresta, Antonino Porto, tutti bravi, tutti belli. La voce fuori campo è della regista, Monica Felloni, che ha condotto un lavoro straordinario e di grande poesia. Ieri mattina sono accorsi 900 ragazzi per le repliche. Simonetta Trovato Da: Giornale di Sicilia, Palermo 21 novembre 2012. Insieme


Nuovo incarico per Don G. D’Andrea

Nel mese di maggio la CISI, nel piano operato per la revisione degli organismi nazionali, ha coinvolto Don Giovanni D’Andrea con l’incarico di coordinare l’Ufficio “Parrocchie e Oratori” e quello di “Emarginazione e Disagio”. Dopo sei anni trascorsi

é Palermo: L. Orlando e Don G. D’Andrea.

a “Santa Chiara”, prima come Incaricato dell’Oratorio e poi come Direttore della Casa, da settembre Don Giovanni è stato trasferito presso la Casa del Sacro Cuore di Roma. “Svolgere a Roma dei servizi nazionali per l’Italia salesiana non è un privilegio, ma una responsabilità” – dice Don Frisoli nella comunicazione fatta a maggio scorso. “Essa richiede il sacrificio del distacco dalla propria ispettoria e la dedizione ad una missione particolare. Riflettere, coordinare, animare sono compiti delicati e non facili. I confratelli che li svolgono sembrano sottrat-

ti alle urgenze e necessità delle singole ispettorie, eppure c’è bisogno di loro e del loro servizio. […] Questo paziente lavoro rende tutti più ricchi e aiuta tutti a crescere assieme”. Sabato 6 ottobre poi grande festa a Casa Santa Chiara per salutare l’ex Direttore. La serata è trascorsa con balli, musica e testimonianze dei ragazzi dell’oratorio, dei migranti e degli operatori del sociale che in questi anni hanno conosciuto e apprezzato il lavoro di Don Giovanni. Il riconoscimento ufficiale del suo operato è stato dato mercoledì 31 ottobre dal Sindaco della Città di Palermo, Leoluca Orlando, il quale ha conferito a Don Giovanni D’Andrea la cittadinanza onoraria “per il fondamentale impegno a favore dei giovani, gli immigrati, le donne e i bambini, per il coraggio, la coerenza, le sensibilità dimostrata nella lotta contro la marginalità sociale; per l’attività pastorale e civica svolta presso il Centro Santa Chiara, dimostrandosi costruttore di civiltà in un quartiere afflitto da antiche e nuove sofferenze; per avere sostenuto l’integrazione degli immigrati nel tessuto cittadino favorendo la crescita demografica e consentendo un miglioramento delle condizioni di vita all’insegna dello scambio di esperienze e di costruzione di una società multiculturale”. Don Enzo Volpe

Ragusa

Storie vere che fanno bene

Chi, meglio dei testimoni della fede, può condurci per mano per quella strada che ci faccia pregustare il profumo della Verità inafferrabile che risiede in Dio!?! Ecco, dunque, “Storie vere che fanno bene”. Titolo, questo, della rassegna di tre Musical i cui titoli sono: “Greccio. Natale 1223”; “Un vagito nella notte” (sabato 15 dicembre 2012, ore 20.30); “Chiara di Dio” (sabato 23 febbraio 2013); “3 P. Vita di Padre Pino Puglisi” (data da definire, aprilemaggio 2013). Una scelta oculata che i salesiani hanno fatto guardando al panorama nazionale per ragInsieme

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DALLE CASE SALESIANE

Palermo-Santa Chiara


DALLE CASE SALESIANE

giungere tutti con quel mezzo tanto efficace che è il Musical. Con il suo linguaggio completo, fatto di danza, canto, recitazione, luci, scenografie. Un linguaggio avvolgente che piace sia ai piccoli che ai grandi. Un modo per comunicare anche a coloro che vagano lontani dalla verità e arrivare al loro cuore. Un occasione per tutti i cristiani per preparare la strada al Signore regalando un biglietto per andare in teatro e poter ricevere parole che muovano qualcosa dentro. Carlo Tedeschi è l’autore e regista dei primi due musical. Ha al suo attivo 17 musical in circa 30 anni di attività altamente professionale. L’occhio attento della critica si è posato su di lui dopo il suo grande e fenomenale successo, in Italia e all’estero, del musical “Chiara di Dio”. Non si esagera se lo si paragona, fatte le dovute differenze, a quei grandi musical di M. Webber che a Brodwey per dei decenni fa repliche con il “tutto esaurito”. Infatti anche “Chiara di Dio” da 10 anni è in pianta stabile al teatro “Metastasio” di Assisi facendo sempre il pieno. Qui a Ragusa, il 23 Febbraio, avremo una delle compagnie formate da Carlo Tedeschi nella quale potremo riconoscere (per chi ha visto il dvd ufficiale) l’artista Giacomo Zatti che ha interpretato Francesco dal suo esordio in Assisi e Michela Sclano nella parte di Santa Chiara. Di Carlo Tedeschi e della sua Compagnia, ancora prima della sua produzione religiosa di 7 musical, si erano accorti di lui e apprezzato il suo indubbio talento, tanti artisti uno per tutti: Pietro Garinei che volle l’intera “Compagnia del Lago” di Carlo Tedeschi per portare in scena il noto musical “Alleluia brava gente” con l’attrice Sabrina Ferilli e le coreografie di Gino Landi. Non ci meravigliamo quindi, se fu chiamato proprio lui a rappresentare sul sagrato della Basilica di San Pietro la Natività col titolo “Un vagito nella notte” dal quale nacque il musical che verrà ad aprire la nostra breve rassegna il 15 dicembre dal titolo:

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“Greccio. Notte di Natale 1223”, quando Francesco ideò il primo presepe coi poveri di Greccio. Nell’atmosfera del Giullare di Dio: l’uomo che è stato trasformato dalla scoperta di un Dio che si è chinato verso le sue creature facendosi Bambino, Pane. Morendo nudo sul legno della Croce e vincendo la morte. Nessun uomo deve abituarsi a tale sorprendente gesto di Dio. Da qui nasce in san Francesco l’esigenza di visualizzare la Natività con quelle persone che si trovavano lì ad ascoltarlo per meglio imprimere nella mente il Mistero dell’Incarnazione. In questo tempo d’attesa amorosa e di memoria vivente dell’Incarnazione di Gesù, avere la possibilità di rivivere insieme il Mistero del Natale attraverso la rappresentazione artistica di quell’evento è un’occasione per assaporare l’eternità dell’opera salvifica di Dio che ci ha raggiunti una volta e per sempre in Cristo Gesù e per prendere coscienza di essere parte della Verità che abita il mondo. È Lui infatti che dice: “per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità” (Gv 18, 36). A chiudere la rassegna sarà il musical su Padre Pino Puglisi (“3 P”) che il 25 maggio verrà proclamato Beato per la sua vita in coerenza con la verità del vangelo che predicava accettandone tutte le conseguenze fin anche l’essere ucciso dalla mafia. A portarlo in scena sarà Armando Bellocchi musicista e compositore nonché ideatore e produttore di ben 15 musical. Fondatore della Compagnia “Cgs Life”. Chiamato con la sua compagnia ad animare le oceaniche adunanze di giovani in alcune occasioni in cui il beato Giovanni Paolo II è venuto in Sicilia. Anche le scuole hanno aderito annuendo a questa iniziativa. Per comunicare ai giovani, valori altamente educativi (e in questo i salesiani, ideatori e organizzatori della Rassegna, non potevano mancare nel dare il loro apporto alla sfida educativa) attraverso la bellezza e l’armonia dell’insieme di arti che confluiscono nel musical con il piacevole coinvolgimento nell’aderire al bene. Si apra il sipario alla bellezza di Dio. Insieme


E v ent o e cc e zi o na l e: a C a ta ni a 15 0 P a d ri S up er i o ri M ag gi o r i It al i a ni La sera di giovedì 8 novembre 2012 un evento eccezionale per l’Arcidiocesi metropolitana di Catania: 150 superiori maggiori italiani, tra cui 5 consacrati di congregazioni religiose laicali, nella basilica cattedrale intitolata a S. Agata hanno voluto rendere corale omaggio alla venerata vergine e martire catanese in occasione della 52^ assemblea nazionale generale della Conferenza italiana superiori maggiori, istituita a Roma nel 1957, dal tema “Tempo di nuova evangelizzazione. Responsabilità dei religiosi”. Nella cappella normanno-romanica della Santa Patrona della città e dell’arcidiocesi etnea l’arcivescovo Mons. Salvatore Gristina ha presieduto la solenne concelebrazione dell’Eucaristìa, curata dal delegato arcivescovile Mons. Barbaro Scionti e animata dalla Cappella Musicale del Duomo diretta dal M° Mons. Nunzio Schilirò con all’organo il M° can. Giuseppe Maieli e da alcuni chierici salesiani, con 150 padri provinciali in rappresentanza delle 130 congregazioni religiose che vi fanno parte, ordini, istituti di vita consacrata, società di vita apostolica e istituti secolari e laicali operanti in Italia. Il metropolita ha tenuto l’omelia soffermandosi sulla liturgia del giorno, feria V della XXXI settimana per annum (Fil 3, 3-8a “Quello che per me poteva essere un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo”, salmo 104 “Chi cerca il Signore troverà la gioia”, Lc 15, 1-10 “C’è gioia per un peccatore convertito”) e sulla Lettera apostolica del Sommo Pontefice Benedetto XVI “Porta Fidei”, particolarmente sul n. 13. Il frate carmelitano scalzo, padre Luigi Gaetani, originario di Gallipoli – la città pugliese di cui S. Agata è patrona e nella cui cattedrale a lei intitolata si custodisce la reliquia di una mammella della martire – che ha preso il posto del salesiano Don Alberto Lorenzelli in quanto neoeletto presidente della Conferenza superiori maggiori, organismo di diritto pontificio riconosciuto dallo Stato, ha rivolto un indirizzo di saluto al metropolita che si è detto lieto di aver ospitato nel primo mese dell’Anno della Fede, presso il venerato Sacello della gloriosa protomartire catanese, tutti i superiori provinciali d’Italia, rimasti ammirati dalla grandiosa ed austera mole del secolare e più volte ricostruito tempio agatino, invitandoli fraternamente a partecipare alla prossima festa patronale di S. Agata. L’assemblea generale CISM si è svolta in un albergo della Timpa di Acireale ed ha avuto come tema una riflessione che investe uno degli ambiti originari ed irrinunciabili delle Vita Consacrata della Chiesa in Italia e che ha visto la partecipazione anche di quattro superiori generali – Salesiani, Paolini, Dehoniani e Cappuccini – due dei quali hanno partecipato al Sinodo, e del direttore di Avvenire, Marco Tarquinio. Sono intervenuti i cardinali Paolo Romeo, arcivescovo metropolita di Palermo e presidente della Conferenza episcopale siciliana, Joao Braz de Aviz, prefetto della Civcsca, i vescovi di Acireale, Mons. Antonino Raspanti, e di Caltagirone, Mons. Calogero Peri, e l’arcivescovo Mons. Adriano Bernardini, nunzio apostolico in Italia. Il card. Angelo Scola, arcivescovo metropolita di Milano, ha inviato un video-messaggio su un tema di teologia vocazionale e pastorale “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Dibattito e prospettive sinodali”. Il card. Romeo ha evidenziato che “tutti sono chiamati a mettere Dio al centro della proInsieme

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pria vita ma i consacrati lo sono in maniera particolare perché testimoni di questa scelta di fronte agli altri. Servizio, attenzione, premura verso il prossimo devono essere le parole d’ordine degli istituti religiosi, in cui si può toccare con mano la sollecitudine di Dio verso l’uomo e della Chiesa verso il prossimo. Il frate cappuccino, padre Fidenzio Volpi, segretario generale CISM, prima di tracciare le linee guida per il triennio 2013-2015 anche alla luce della programmazione della CEI per il decennio in corso, ha posto l’attenzione delle sfide che la Chiesa di oggi deve affrontare, a partire dalla crisi della fede: Nell’instrumentum laboris della XIII assemblea generale del Sinodo dei Vescovi “si riconosce l’importanza, ai fini della trasmissione della fede e dell’annuncio del Vangelo, dei grandi ordini religiosi e delle tante forme di vita consacrata, in particolare degli ordini mendicanti, degli istituti apostolici e secolari”. Nell’agenda della nuova evangelizzazione i superiori maggiori hanno messo al primo posto la responsabilità degli istituti religiosi che nei settori dell’educazione, della sanità, della cura pastorale, delle opere di carità verso i poveri esplicano la missione specifica del proprio carisma quale segno di presenza evangelizzatrice nel mondo contemporaneo, anche mediante “laboratori” di operatività e testimonianza cristiana. Catechesi ed educazione, risposta alla diffusa emergenza e carenza di riferimenti saldi nella famiglia e nella scuola, restano i capisaldi di una rinnovata azione pastorale che gli istituti mettono in atto a servizio della Chiesa. Il dr. Tarquinio ha elencato i mali della società italiana che continua a respirare aria cristiana, anche se qualcuno vorrebbe privarla di questo respiro. Tra le priorità dell’evangelizzazione ha segnalato la debole e fragile identità della famiglia corrosa dall’invadenza dei modelli dei matrimoni omosessuali e dalla pretesa dell’adozione dei figli avuti anche mediante la pratica dell’utero in affitto. Il card. Scola ha ricordato ai Religiosi che si evangelizza vivendo la propria vocazione; accennando ai voti ha detto che l’ubbidienza testimonia la libertà, la povertà avvicina ai veri poveri, la carità è la prova che è possibile vivere in Cristo Risorto. “La coessenzialità dei doni gerarchici e dei doni carismatici dà alla vita religiosa una dimensione ecclesiale ed evangelizzatrice”. Tutti i partecipanti sono stati concordi nel considerare compito della nuova evangelizzazione quello di far risuonare il Vangelo della Risurrezione: è una nuova Pentecoste, una conoscenza degli uditori per un annuncio efficace, una progressiva evangelizzazione, un andare alle frontiere geografiche delle culture, uno scegliere sentieri nuovi. All’agenda dei superiori maggiori, in linea con le indicazioni della Cei, per il prossimo triennio figurano insieme alle “conference day” su temi specifici delle congregazioni religiose, il convegno sul tema “Religiosi educatori nella comunità cristiana” programmato per il 2013 e il convegno ecclesiale nazionale di Firenze del 2015. Durante i lavori dell’assemblea, i padri Rogazionisti hanno raccolto le firme per la petizione alla Santa Sede perché S. Annibale Maria Di Francia possa essere riconosciuto Patrono delle vocazioni. A n t o ni n o Bl a n d in i

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Come ogni ministro di Cristo deve parlare al mondo delle cose di Dio, e far udire a Dio la voce degli uomini. Nato a Canicattì (Agrigento) 60 anni fa, monsignor Rosario Vella è dal 2007 vescovo di Ambanja, una delle 21 diocesi del Madagascar. Successore degli apostoli e pastore degli uomini, a lui tocca essere maestro della fede e annunciatore della Parola; santificatore del popolo cristiano attraverso la centralità della liturgia; padre e pastore della diocesi, esercitando il governo pastorale in spirito di servizio e vigilanza. In quest’intervista rilasciata a Korazym a conclusione del Sinodo, monsignor Vella offre la sua testimonianza sull’Assemblea sinodale e un racconto sulla Chiesa del Madagascar, ove svolge il suo ministero di vescovo, “voce” che trasmette il “Verbo”, e mantenendo sempre accesa la lampada della fede aiuta ciascuno a entrare nel mistero del cuore di Dio. Eccellenza, lei è nato su un’isola, la Sicilia, poi è partito per un’altra isola, il Madagascar. Può rac c o nta r c i i v ar i p as s ag g i de ll a s ua v i t a? Io sono un salesiano. Negli anni ’70 e ’80 la mia Congregazione fece la scelta di andare in Africa e la Sicilia assunse l’incarico del Madagascar. Mi sono dimostrato disponibile e sono partito nell’81. Durante questi 30’anni in Madagascar sono stato in molte regioni del Paese e ho visto le varie situazioni, che sono uguali perché l’anima è unica, ma anche diverse, perché ci sono tradizioni differenti. Tuttavia mi son trovato sempre bene, la gente mi ha accolto, abbiamo fatto subito famiglia. Noi missionari dobbiamo entrare in punta di piedi in una cultura che non è la nostra, pian piano la si deve apprendere. Questo si può fare quando si ama la cultura e la gente. Mi hanno aiutato molto i giovani, che sono il futuro del mondo e sanno accogliere la diversità come una ricchezza per il bene di tutti. N e l s u o i n te r v e n t o a l S in od o , h a a d op e r a t o l a m e t a f or a de ll a n a v i g a z i o n e ( c o n la ba r c a d i P i e tr o c h e s e m b r a i n me z z o a l l a t e m p e s t a , m a l e o nd e i m p e t u o s e , p u r c o n i l o r o ri s c h i , s o n o d a p r e f e r i r e a l l e a cq u e s ta g na n t i e a l l e l o r o f a l s e s i c u re z ze ) . Fu o r d i me t a f o r a, co sa i n t en d e ? Dinanzi a una situazione di pericolo non possiamo rimanere ad aspettare: bisogna, per entrare nella metafora, accettare i venti. Sappiamo bene che se le vele sono posizionate nel senso giusto, i venti possono condurre la barca fin dove deve arrivare. Però sono importanti anche le persone che vi lavorano: c’è chi deve remare, chi deve tenere il timone, ed in quest’opera siamo tutti Chiesa. In Madagascar c’è adesso una situazione di caos politico, sociale, economico, giuridico, morale. Noi non possiamo restare a guardare, ma dobbiamo accettare i rischi e andare avanti. La Chiesa in Madagascar in verità lo fa – possiamo dirlo a testa alta e la gente se ne accorge –, operando nel sociale, nel campo dell’educazione, andando incontro ai bisogni reali della vita delle persone. Laici, suore, sacerdoti, catechisti e insegnanti cercano di fare sempre tutto quello che è possibile. L e i è u n “f ig l io ” d i d o n B o s c o , e u n a p e c u li a r i t à d e l c a r i s m a s a le s i a n o è la c u r a d e i gi o va n i. Qu a li d i ff e r e n z e r i s c on tr a tr a i g i o va n i m a lg a s c i , g li i t a l i a n i e g li e u r o p e i i n g e n e r e ? I giovani nel mondo sono uguali perché hanno un cuore unico: chi si apre alla vita e la vuole scoprire manifesta tutte le ansie e le paure di affrontare il futuro, ma anche la forza per poterlo fare. Il loro animo deve però confrontarsi con le situazioni contingenti. In Madagascar i giovani contano poco, non ci sono prospettive rosee per loro. Tanti giovani, anche se hanno desiderio di impegnarsi, purtroppo non possono accedere agli studi a causa della povertà. Tanti altri si sono formati fino alle superiori o all’università, e noi stessi li abbiamo sostenuti, però non è possibile trovare lavoro in una struttura che non funziona. In Europa è molto difficile, ma lì è veramente impossibile. N e l s u o in t e r v e n t o , h a n ot a t o a n c o r a c h e i g i ov a n i d e v on o i n s e g n a r e a g l i a d u lt i i l c o r a gg i o e la f o r z a , l ’u mi l tà , l a gi o i a e l ’a m o re a l l a c ro ce . L e n uo v e ge ne ra z i o n i p o s so n o e s se r e p r o t a go n i st e d e l l a n u ov a ev a ng e liz za z io ne , o s on o o rm a i t r op p o d i st a n t i d a ll a Ch i es a , d a l s u o m e ss a gg io e d a ll e is t a n z e sp i ri t u a li? I giovani non sono lontani dalla Chiesa, hanno un modo diverso di accostarsi ad essa, ma vogliono farlo, sono pronti. Tutti noi insieme, vescovi, sacerdoti, religiosi, adulti, dobbiamo dargli uno spazio adatto alla situazione di oggi, al mondo giovanile e al loro cuore, poi i giovani reagiscono. Se guardiamo le statistiche, vediamo che in tante parti, anche in Europa, i giovani ricominciano ad accostarInsieme

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Intervista di Luca Caruso al vescovo salesiano Mons. Saro Vella d u ra n t e i l av o r i d e l S i n o d o


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si alla Chiesa, perché capiscono che in essa ci sono dei valori. In Madagascar le chiese sono piene di giovani. Abbiamo un potenziale grandissimo, c’è una folla di adolescenti e di giovani pronti a ricevere l’educazione che la Chiesa offre, e che sono la sua forza. Nonostante tutte le difficoltà degli spostamenti, si è celebrata di recente la Giornata nazionale dei giovani, che ha raccolto più di 30mila ragazzi in una città che ne avrebbe potuto accogliere cinque o seimila. Eppure son venuti in tanti, hanno lavorato bene, è stata un’esperienza bellissima. Tutti si sono meravigliati, dicendo che é Ambanja: Mons. R. Vella. tramite i giovani abbiamo realizzato veramente l’unità in Madagascar e sono stati loro che ce lo hanno insegnato: c’erano tutte le tribù, tutti i tipi di persone, giovani che venivano dai quattro punti cardinali, ma l’anima era unica. Concentrandoci sul Madagascar, qual è la realtà della Chiesa in questo grande Paese africano? La Chiesa in Madagascar, anche se siamo minoranza, il 25%, ha sempre avuto e ricopre tuttora un ruolo importante. Dovunque – anche nelle zone delle coste, dove le percentuali sono molto più basse, o nei villaggi sperduti con al massimo il 10% di cattolici – la comunità è vivace e s’impegna, sia dal punto di vista religioso, che da quello sociale. Le scuole cattoliche, ad esempio, hanno in questo momento un peso notevolissimo: ormai i licei e le medie raggiungono più ragazzi che le scuole statali. È una grande responsabilità, oltre che un impegno ingente. Ma la Chiesa cattolica si occupa anche di tanti ospedaletti, di progetti agricoli o di lavoro insieme con i contadini. Tante strade sulle montagne, nelle zone più difficili, sono state costruite dai missionari, dalla Chiesa, dalla nostra gente, che ha voluto dedicare questo impegno per aiutare tutto il popolo. 2 5% i ca t t o l i c i , e i l r e st o ? C’è un 10% di protestanti, poi una piccola percentuale di musulmani, mentre la stragrande maggioranza sono animisti, di religione tradizionale. Ri g u ar do la s i tu a z io n e de ll a fed e, l ei n o ta va n el l ’ Au l a de l S in o do ch e q u el l a del M ad ag as car è u n a Ch i e sa gi o v a ne . Pa r l at e a l l o r a di nu o v a e v a ng el i zz az i o n e , o ri fl et t e te p i u t to st o s u l l a pr i ma e v a n ge lizz az ion e, e qu ali son o le pr os pe t tive m issi ona rie ? Tutte e due. Da una parte c’è la prima evangelizzazione, perché tanti posti e tanti giovani non hanno ancora ricevuto l’annuncio della fede. Ma ci sono anche tanti luoghi in cui bisogna veramente rinnovare l’evangelizzazione. La “nuova evangelizzazione” dev’essere presentata con nuovo ardore, nuovo entusiasmo, nuovi metodi, nuove espressioni e tutto questo bisogna farlo anche nella prima evangelizzazione, o nei posti dove non è ancora arrivato niente. I n Af r ic a s i v e r i fi c a s pe s s o l ’ in c on tr o t r a r e l ig i o n i e c u lt u r e di ve r s e . C o m e po r ta r e a va n ti i l d ia lo g o in ques te cir cos tanz e? Il Madagascar per certi aspetti è molto fortunato, perché le religioni tradizionali e gli animisti, che sono la maggioranza, sono molto religiosi e ci sono tanti valori – come l’accoglienza, l’unità della famiglia, l’aiuto reciproco, l’interesse per i morti, che vuol dire anche rispetto per l’aldilà, il rivolgersi a Dio in tutte le situazioni della vita – che possiamo dire cristiani, per cui c’è un dialogo naturale. Quando vado nei villaggi io non incontro soltanto i cristiani, ma tutto il villaggio. Se c’è la messa, oppure una celebrazione particolare, non vengono solo i cattolici, ma si accostano anche tanti altri, si sta insieme, si discute, si fa pranzo in compagnia. N on c ’ è i l r i s c h i o de l s in c r e ti s m o? Non credo, si sa bene che sono due situazioni diverse. Ha p a r l a t o a n c h e di u n a l i t u r g i a “ p i ù g i o i o s a , p i ù pa r t e c i pa t a ” , a n i m a ta d a “ c a n t i e d a n z e ” . .. In Madagascar ci sono liturgie veramente vivaci. All’occhio europeo possono apparire lunghe, perché una liturgia, quando è breve, dura due ore e mezza, ma può arrivare anche a tre-quattro ore. Nessuno però avverte stanchezza, perché ci sono i canti, le danze, si partecipa. È adatta alla situazione della gente ed è per questo che la stessa liturgia è anche un modo di presentare il Vangelo. So-

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P uò di r c i q ual c o s a s ul l a d io c es i d i Am b an ja ? La mia diocesi si estende per 36mila chilometri quadrati, vuol dire due regioni italiane... Cerchiamo di fare degli sforzi per arrivare da tutti, anche se è difficile. La popolazione è di un milione 300mila abitanti, di cui solo 100mila sono cattolici, però noi ci occupiamo di tutti e non facciamo alcuna distinzione: nelle nostre scuole e nei dispensari accogliamo chiunque, quando facciamo un’attività siamo tutti coinvolti. Gesù non è morto e risorto solamente per i cattolici, ha dato la vita per tutti. Quindi noi ci sentiamo vescovi di tutti. U n s u o g i u di z i o s u q u e s to Si n o do . Q u a l i i r i c o r di c h e c o n s e r ve r à ? È il primo Sinodo a cui partecipo. Sono contentissimo e mi reputo davvero fortunato, perché è stata un’esperienza molto forte. Tra i vescovi s’è creato un rapporto veramente bello: ognuno si sentiva libero di dire quello che aveva nel cuore, lo ha espresso e penso che tutti gli interventi lo dimostrino. Ma anche al di fuori degli incontri emergeva un interesse generale. Tanti vescovi mi domandavano: “Cosa fate in Madagascar?”. Anch’io chiedevo agli altri cosa facessero. E ognuno si rendeva partecipe della vita delle diocesi degli altri. Poi ci si dava forza e speranza reciproca, perché raccontare i problemi che si vivono incoraggia sia chi ascolta sia chi ne parla. Q u a l i le r i s po s t e s pe c if ic h e c h e q u e s to Si n o do pu ò da r e a ll a C h i e s a c h e è i n Ma da g a s c a r ? La Chiesa si è occupata di tante cose, ma un nuovo approccio alla vita della gente darà prospettive importanti e profonde al popolo. Penso che sarà veramente un modo di rinnovare e di presentare la Chiesa nella sua bellezza. L e p ar o l e - ch i a v e di q u es t o S i n o d o ? Credo che il Sinodo in questo momento ci faccia dire che il Vangelo è la ricchezza più grande nella nostra vita. Bisogna anzitutto accoglierlo, da cui l’insistenza di tanti Padri sinodali sulla conversione, sull’evangelizzare prima noi stessi. Segue lo slancio di comunicarlo agli altri. Come? Con la vita, in forma umile, sapendo che non siamo soli, ma abbiamo Gesù che è morto in croce. La croce è la nostra forza e la nostra speranza. Gesù è risorto e ci dona la sua presenza e la sua grazia. D i c o s a h a v e r a m e n t e se t e , s e c o n d o l e i , i l c u o r e d e l l ’ u o m o i n o g n i c o n t i n e n t e ? Penso che il cuore dell’uomo abbia due desideri profondissimi: comunione con Dio e comunione con gli altri. Comunione con Dio perché da Dio veniamo e a Dio ritorniamo e quindi, come dice sant’Agostino, sarà sempre inquieto il nostro cuore fin quando non riposeremo in Lui. Però nella nostra vita concreta abbiamo bisogno anche di relazioni, di vivere insieme con gli altri: la nostra famiglia, il prossimo che abbiamo vicino e il prossimo che è lontano. U n p e n s i e r o c h e l ’a c c o m p a g n a e l e d à f or z a n e l s u o mi n i s t e ro ? La croce di Gesù è la nostra speranza e la nostra vita.

“L’infanzia di Gesù” il nuovo libro di Papa Benedetto XVI Dopo tanta attesa finalmente è uscito il nuovo libro di Benedetto XVI sull'infanzia di Gesù, è l’ultimo volume della trilogia dedicata al personaggio chiave del cristianesimo. Come ha sottolineato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, il Papa ci teneva moltissimo a portare a termine la trilogia e gli ha dedicato ogni minuto libero della sua vita. Il volume di 180 pagine è diviso in quattro capitoli, dedicati rispettivamente alla genealogia per la collocazione di Gesù nella Storia; alla nascita di Giovanni il Battista e all’avvento del Nazareno con l’annuncio a Maria; all’evento nella grotta di Betlemme nel contesto storico dell’Impero Romano di Augusto; alla prima epifania con l’adorazione dei Re Magi. L’opera si conclude con un epilogo dedicato alla discussione con i dottori nel Tempio: è l'ultimo episodio noto di un Gesù dodicenne, prima che ricompaia nei racconti evangelici dal momento del suo battesimo nel fiume Giordano attorno ai trent’anni e fino alla sua morte in croce e alla Resurrezione: temi presenti nei primi due volumi di Benedetto XVI. Insieme

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no esperienze molto belle, tutti ne rimangono meravigliati. Nei villaggi più lontani ci sono dei canti bellissimi che si fanno durante le liturgie, anche se non c’è una chiesa e si è sotto un mango o qualche altro grande albero, ma è la vita della Chiesa.


DA RICORDARE

Da ricordare

In ricordo di Sr. Maria Teresa Falzone

Il 3 dicembre scorso ha chiuso la sua vita terrena Suor Maria Teresa Falzone, sorella di Don Antonino e di Don Giuseppe. Dopo la laurea in lettere era entrata nella Congregazione delle Serve dei Poveri, fondata dal palermitano beato Padre Giacomo Cusmano, contemporaneo di Don Bosco (è morto nello stesso anno 1888). Dopo un periodo di insegnamento, iniziò lo studio del Fondatore, pubblicando diversi volumetti con l’introduzione alle sue lettere. Fu quindi delegata dell’istituto in Messico e, eletta al Consiglio Generale, visitò le case delle suore in Brasile, Stati Uniti, Africa, Filippine, India, Romania… facendo dei corsi di formazione cusmaniana e di presentazione del loro Fondatore. Ne fu la prima studiosa e pubblicò vari libri sia su P. Giacomo, sia su altri personaggi della chiesa siciliana, sia sulla vita religiosa femminile in Sicilia, specialmente per quanto riguarda le attività caritative. Chiamata alla Facoltà Teologica di Palermo vi insegnò per vari anni presso l’Istituto di Storia Ecclesiastica. Fu definita “la studiosa delle lottatrici di Dio contro la povertà in Sicilia” (La Sicilia del 4 dicembre scorso). Don Massimo Naro, della Facoltà Teologica di Palermo, vede “nel suo sguardo un velo quasi permanente di preoccupazione: nel senso letterale del termine, cioè una concentrazione interiore e profonda, non triste, che la teneva occupata a monte, prima di mettersi all’opera… prima di aprire le porte del Centro Studi Cusmaniani di cui era stata direttrice per ben 35 anni…”. Le auguriamo la visione beatifica di quel Dio che ha sempre cercato per tutta la vita.

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Don Antonino Rubino ricorda la madre Teresa Immormino 03-08-1919 - Bronte - 15-11-2012

Mia madre prima di tutto è stata mia mamma, come tutte le mamme. Nessuno di noi può fare a meno di fare riferimento alla propria mamma senza perdere il senso della propria storia. Mia mamma come donna, sposa, madre nella mia famiglia è stata, accanto a mio padre, presenza creativa del dinamismo familiare nel rispetto della vocazione e delle scelte di ognuno. Costruttrice di relazioni aperte sempre all’accoglienza e alla comprensione dei bisogni altrui; protagonista con mio padre dell’impresa commerciale che ha aiutato, con estrema magnanimità, negli anni ‘50 e ‘60, tanta gente a ricostruirsi una casa ed una famiglia. Donna di sacrificio, di preghiera, di serio impegno verso tutte le necessità non solo della nostra famiglia, ma anche di coloro che si rivolgevano ad essa. Ha vissuto la sua vecchiaia, mentre il suo fisico si andava disfacendo, nell’umiltà, nella semplicità e nella gratitudine per coloro che l’hanno servita ed amata. Non posso dire altro che: “Grazie Mamma”, “Grazie Signore” per avercela data così come è stata. Venerdì 23 novembre 2012 è tornata alla casa del Padre la mamma di Don Ninì Scucces, Sig.ra Giorgia Scimonello. Eleviamo la nostra preghiera di suffragio per la sua anima. I funerali si sono tenuti a Modica Alta nella Chiesa San Giovanni, sabato 24 novembre alle ore 11,00. Mercoledì 12 dicembre 2012, è morto il fratello di Don Mascimino. I funerali si sono celebrati giovedì 13 dicembre, presso le “Piccole Sorelle dei Poveri” di Acireale di Viale Ionio. Innalziamo per lui la nostra preghiera al Signore. Insieme


ISPETTORIA SALESIANA SICULA Via Cifali, 7 – 95123 CATANIA Tel. 095.2268102 - Fax 095.2263603 Email : gmazzali@sdb.org L’Ispettore Catania, 31.05.2012 In questi anni di preparazione al Bicentenario della nascita di Don Bosco “Itinerarium” intende dare il suo contributo ad una più approfondita conoscenza di don Bosco, rendendo possibile la frequentazione di fonti e documenti che non sono ancora alla portata dei lettori. Grazie al prezioso lavoro dello storico salesiano Pablo Marín Sànchez la LAS ha pubblicato nel 2009 l’edizione critica della “Cronaca di don Bosco”, Prima Redazione (1885-1888) di Don Carlo Maria Viglietti. Le altre fonti a cui fa riferimento questo studio non sono ancora state pubblicate e pertanto non sono di facile accesso, se non agli addetti ai lavori che possono consultare il “Fondo Don Bosco” dell’Archivio Centrale Salesiano di Roma. Viene offerta pertanto al lettore la traduzione in italiano dello studio di don Arthur Lenti, apparso sulla Rivista, edita a Berekeley, California, “Journal of Salesian Studies”, dell’autunno 2004, vol V, n. 2. Come attesta lo stesso autore si tratta di un modesto contributo che intende descrivere gli ultimi anni di Don Bosco, la sua ultima malattia e morte con particolare attenzione sulla sua persona, le sue stesse parole ed atteggiamenti. L’autore fa riferimento a narrazioni di testimoni, cronache e memorie scritte da salesiani molto vicini a don Bosco. Si tratta di racconti che comunicano un senso di immediatezza e di percezione diretta che in qualche modo sono state filtrate dalle Memorie Biografiche con un intento biografico e agiografico. Sono lieto che “Itinerarium” si sia impegnato a rendere disponibile questo studio ai lettori in lingua italiana, certo di onorare don Bosco e di farne conoscere sfaccettature inedite, curiose ed anche commoventi. Ringrazio don Arthur Lenti per la sua disponibilità a rendere accessibile il frutto della sua ricerca e del suo lavoro nella lingua de suoi avi. Don Gianni Mazzali


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