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Notiziario_giugno_2008

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Notiziario dell’Ispettoria Salesiana Sicula Anno XXXV n. 136

Giugno 2008


Sommario

Editoriale Il 28 giugno 2008 il Santo Padre, Benedetto XVI, nel bimillenario della nascita di San Paolo, pietra miliare dell’Apostolato Cristiano, dedica un anno al “nostro maestro apostolo e banditore di Gesù Cristo”. L’Istituto Teologico “S. Tommaso” di Messina, tra i tanti eventi liturgici, culturali ed ecumenici, ha indetto un Master in Teologia e spiritualità paolina. L’iniziativa, inserita nell’itinerario Diocesano dell’Arcidiocesi di Messina-Lipari-S. Lucia del Mela “In cammino con l’Apostolo Paolo”, è rivolta ai Presbiteri, Operatori pastorali e Docenti di Religione Cattolica. Afferma Mons. Calogero La Piana: “In San Paolo colpisce la profondità, la sicurezza e l’ampiezza della sua fede, che ha saputo trasmettere con grande forza, unite ad un esteso senso di apertura al mondo. Non per nulla è chiamato l’apostolo delle genti”. Un caloroso ringraziamento è rivolto dalla redazione di “Insieme” a Don Luigi Perrelli. Nel suo mandato ha lasciato l’impronta della massima dedizione coniugando attenzione, affetto e generosità con l’esercizio integerrimo delle proprie funzioni. Al nuovo Ispettore, Don Gianni Mazzali, porgiamo il nostro benvenuto augurandogli una prosperosa attività che apporti benefici alla nostra realtà salesiana. F e l i c e B o ng i o r n o

Carissimi Confratelli e amici della FS, invio la comunicazione della nomina di Don Gianni Mazzali come Ispettore della Sicilia. Eravamo in Consiglio, quando è pervenuta la notizia che ho partecipato sia ai consiglieri che ai confratelli riuniti per gli esercizi spirituali a Zafferana. L’applauso di accoglienza è stato un modo bello e profondamente ispirato alla nostra dimensione spirituale e carismatica di sentire come il dono che Dio ci ha fatto nel nostro oggi questa scelta da parte del Rettor Maggiore e del suo Consiglio. Benvenuto a colui che viene nel nome del Signore e di Don Bosco. Del resto lo conosciamo e sappiamo della sua grande esperienza come Ispettore, visitatore, economo generale e uomo di grande ricchezza umana e spirituale. L’ho chiamato e ringraziato e Don Gianni ha espresso con umiltà e invocazione di preghiera sia la sua gioia di servire, sia il senso di responsabilità con cui ha accettato questo ulteriore impegno. Gli ho promesso la nostra solidale preghiera ed una accoglienza propria del cuore “siculo” e soprattutto della nostra obbedienza ai progetti del Signore. Pregate anche per me perchè sia ancora un si pronto là dove il Signore mi chiama. Do n L u ig i P e rr e l l i

Messaggio del Rettor Maggiore

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Formazione

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MGS

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Pastorale Giovanile

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Lettera dell’Ispettore

Comunicazione sociale PGS

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Frammenti di memoria...

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ADMA

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Dalle case salesiane...

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Brevemente...

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Famiglia salesiana

Momenti di famiglia... Guardando altrove... Da ricordare

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Direttore Responsabile Felice Bongiorno

Registrazione: Tribunale di Catania N. 15 dell’11-04-2008

Redazione

Giuseppe Falzone Gaetano Urso

Direzione e redazione

Via Del Bosco, 71 95125 Catania Tel. 095 336369 Fax 095 339720 E-mail: insieme@sdbsicilia.org Sito web: www.sdbsicilia.org

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Scuola Grafica Salesiana Catania-Barriera

In copertina In alto: Il Rettor Maggiore e i Capitolari. In basso: La presenza “qualificata” dei confratelli siculi al CG26.


insieme

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Messaggio del Rettor Maggiore Presentazione degli atti del Capitolo Generale 26° Carissimi Confratelli, sono lieto di presentarvi gli Atti del Capitolo Generale 26°, che è felicemente terminato il sabato 12 aprile 2008. Questa data di conclusione assume per noi un significato simbolico: essa ci ricorda l’entrata di Don Bosco a Valdocco nel giorno di Pasqua del 1846. Se per lui quel giorno significò l’inizio di una nuova tappa della sua missione, per noi questo 12 aprile 2008 rappresenta l’avvio di un sessennio che ci condurrà alla celebrazione del bicentenario della nascita del nostro amato Fondatore e Padre. [...] Il CG26 intende ravvivare nel cuore di ogni confratello la passione apostolica e gli propone un profilo caratterizzato dall’identità carismatica; in questo modo egli può essere Don Bosco per i giovani di oggi. Egli è chiamato ad avere un’intensa e profonda vita spirituale, a vivere in familiarità e gioia la vita fraterna, a stare con i giovani, ad essere audace nell’azione evangelizzatrice, ad andare nei luoghi di frontiera della nostra missione, a vivere poveramente, a coinvolgere laici, famiglie e giovani stessi nell’ardore pastorale, a proporre ai giovani la vita consacrata salesiana, ad amare e far conoscere Don Bosco. Il CG26 poi interpella direttamente ogni comunità. Infatti nelle linee di azione ci sono quasi sempre degli interventi che sono proposti alla comunità, perché questa li assuma nel suo cammino. In particolare, la comunità prende l’iniziativa dell’azione evangelizzatrice, si prende cura delle vocazioni alla vita consacrata salesiana e dona la sua testimonianza di povertà evangelica. La comunità evangelizzata è chiamata ad essere

evangelizzatrice; la sua testimonianza è la prima proposta vocazionale; la sua vita vissuta in semplicità ed austerità manifesta il suo amore alla povertà; essa si spinge con audacia tra i giovani poveri; là dove vive, essa ripropone con i giovani l’esperienza di Valdocco. In questo modo il CG26 chiede alla comunità salesiana di continuare quei processi che il CG25 aveva attivati, sollecitandone ancora la consistenza quantitativa e qualitativa. Nella comunità il confratello cresce nella sequela di Cristo e realizza il dono di sé a Dio per i giovani. Egli è chiamato ad assumere in prima persona le nuove esigenze della sua vocazione; nello stesso tempo la comunità che vive la pienezza delle sue dinamiche favorisce la sua formazione continua. Il CG26 indica anche altri soggetti: l’ispettoria, la regione, il Rettor Maggiore con il Consiglio generale. Valorizzando la sussidiarietà, ognuno svolge i suoi compiti e tutti cooperano alla realizzazione della stessa chiamata e delle stesse linee di azione. È fuori dubbio che l’azione non può essere limitata a questi soggetti. Subito entra in gioco il coinvolgimento ed il protagonismo di giovani, di laici e famiglie e quindi della comunità educativa pastorale. Come pure non è pensabile vivere e agire senza la Famiglia salesiana e senza il collegamento con il territorio e la Chiesa locale. Spirito del CG26 Il Capitolo Generale è stato un avvenimento indimenticabile, che diventerà ben presto una cronaca da raccontare soprattutto da parte di coloro che lo hanno vissuto. Esso si è pure tradotto in un bel documento, che però rischierebbe di restare “lettera morta” senza uno spirito che lo animi. Il CG26 è quindi anche uno spirito; dobbiamo riconoscere allora qual è lo spirito del CG26. Come è vivo e operante lo “spirito del Concilio Vaticano II”, così possiamo dire che c’è uno


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“spirito del CG26” che va accolto. Esso è costituito dalla stessa passione che ardeva nel cuore di Don Bosco e lo spingeva a cercare la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Esso ha guidato l’Assemblea nel discernimento e nella stesura del documento e fa sì che il testo capitolare si trasformi in vita, vitalità e vivacità per ogni confratello, per le comunità, le ispettorie, le regioni e la Congregazione tutta. È lo Spirito di Cristo che anima e vivifica. Lo spirito del CG26 è un dono dello Spirito del Risorto per la nostra Congregazione. Egli ha effuso l’abbondanza dei suoi doni su tutti noi con una rinnovata Pentecoste. Egli apre la mente di ogni confratello e riscalda il suo cuore; lo infiamma così di una rinnovata passione che darà frutti abbondanti. In questo modo il CG26 non è solo cronaca o solo un documento, ma diventa storia per ognuno di noi e per la Congregazione. D el ib er azi o ni r ig u ar dan t i Co s t i tu zi o ni e Reg o l am en ti Il Capitolo generale ha prodotto anche alcune deliberazioni riguardanti le Costituzioni ed i Regolamenti generali e il governo della Congregazione. Alcune di esse si riferiscono al governo centrale e alle regioni, altre al rapporto tra la comunità salesiana e l’opera e all’economo locale, altra ancora alle nostre istituzioni di educazione superiore. Evidenzio in particolare l’orientamento espresso circa i cosiddetti “dicasteri della missione salesiana”. Il Capitolo ha espresso l’esigenza

di maggior collaborazione ed unitarietà nell’impostazione e nella realizzazione della missione salesiana. Incoraggio le ispettorie a tener presente questa sensibilità ed a trarne ispirazione nell’animazione ispettoriale. Mi sembra importante far presente anche l’orientamento a riguardo delle tre regioni dell’Europa. Prendendo in considerazione i processi culturali di unificazione dell’Europa, le esperienze di collaborazione in atto e le ristrutturazioni delle ispettorie, occorre intensificare le forme di coordinamento, favorire le sinergie, superare una visione di singola regione ed avere quindi uno sguardo europeo. Ritengo anche interessante l’indicazione espressa circa il rapporto tra comunità salesiana e opera. L’orientamento offerto aiuterà ad approfondire anche dal punto di vista istituzionale e giuridico ciò che era stata l’azione del CG25 che richiedeva di considerare come due autentici soggetti la comunità salesiana e la comunità educativa pastorale. Il Capitolo Generale ora è consegnato a tutta la Congregazione. Le ispettorie e le visitatorie, attraverso i Capitoli ispettoriali, avevano già prodotto le loro linee di azione, individuando obiettivi, processi ed interventi. Ora con le indicazioni del CG26 esse sono chiamate ad integrare il lavoro già compiuto, con riferimento al singolo salesiano, alle comunità locali e alla comunità ispettoriale. Ci affidiamo a Maria Ausiliatrice. Con il suo intervento materno, per contribuire alla salvezza della gioventù, lo Spirito Santo ha suscitato Don Bosco (cfr. Cost. 1). Ella lo ha guidato nella realizzazione della missione giovanile. «È Lei che ha fatto tutto». Ella è la nostra Madre e Maestra. Da Lei impariamo la docilità allo Spirito Santo e la profondità della vita spirituale, che è la radice della fecondità della nostra missione. A Lei raccomandiamo le sfide dell’evangelizzazione, le vocazioni alla vita consacrata salesiana, i giovani poveri. Maria, nostro Aiuto, interceda per noi. Roma, 11 maggio 2008 Solennità di Pentecoste


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Lettera dell’Ispettore Carissimi Confratelli, salute e gioia a voi nel nome del Signore nostro Gesù Cristo. Questa lettera è insieme un rendimento di grazie e un commiato. È cosa buona e giusta rendere grazie al Padre buono datore di ogni bene; a Maria SS. nostra tenera Madre e Ausiliatrice; al grande Padre e Maestro don Bosco e in lui a tutta la Congregazione, che dall’evento pentecostale del CG26 esce riassetata del “Da mihi animas, caetera tolle”; alle Comunità e ad ogni singolo Confratello, dono di Grazia per il mio povero servizio; al Consiglio e organismi di consultazione e animazione per la ricchezza del discernimento e della condivisione; alla Famiglia Salesiana di Sicilia, espressione feconda ed esemplare di comunione carismatica; a tutti i collaboratori preziosi e ai destinatari privilegiati della nostra consacrazione e missione. In ogni commiato c’è un bilancio e siccome si tratta di un tratto condiviso della comune Storia di Salvezza, sento di poterlo riassumere nelle due parole di incoraggiamento consegnatemi dal tanto amabile Rettor Maggiore don Chàvez, quando mi chiese la disponibilità con un’unica risposta possibile: Opportunità e Grazia. Era inimmaginabile al principio quante opportunità e grazie di esperienze, incontri, doni e fatiche, gioie e sofferenze, sorgive e deserti mi sarebbe stato concesso di vivere nei pochi anni di un ministero che scava profondi solchi nel cuore, nella mente, nella vita: solchi dove il chicco di grano invera la misteriosa legge del Vangelo. Incalcolabile tuttavia è la misura della Grazia perché, al tirar delle somme, tutto è Grazia. Come in ogni Eucarestia, il grazie è preceduto e accompagnato dal “confesso”, perché alle intenzioni e desideri anche più retti non riesce a corrispondere adeguatamente il dire e l’operare. Se qualcosa posso citare come motivo di grande e personale gioia è l’impegno nel sessennio di

non sottrarre don Bosco ai giovani e i giovani a don Bosco, pur essendo stato profondamente ridisegnato, secondo il mandato della Congregazione e della stessa Ispettoria, il quadro delle presenze e delle opere: questo è possibile perché toccante è la realtà di confratelli capaci di superare con lo slancio del cuore e il sacrificio generoso i limiti della fatica, età, stanchezza e testimoniano una scelta radicale di Cristo e della vocazione salesiana. La dinamica chiaroscurale di tutto il resto non può in alcun modo pesare più di questo dono invocato e ottenuto, perché i giovani possano essere aiutati a vivere, sognare e sperare con la mediazione di chi, come don Bosco, è chiamato ad essere segno e testimone dell’amore preveniente e paziente di Dio. Al mio amato successore, come han fatto prima di me altri 20 Ispettori, consegno questo meraviglioso tesoro in vasi d’argilla che è la Sicilia Salesiana. A lui e a ciascuno l’augurio che insieme si possa camminare sulle linee che il Rettor Maggiore traccia indicendo l’Anno di Grazia 2009, 150° della fondazione della Congregazione. Un anno che: – sia vissuto come cammino di crescita spirituale e pastorale; – ci irrobustisca nella identità di persone consacrate; – ci santifichi secondo la via di fedeltà al carisma tracciato nelle Costituzioni; – ci riconsegni ai giovani con la capacità di affiancarli e coinvolgerli fino a possibili scelte di totale donazione; – ci faccia sentire quanto grande e potenzialmente ricco è il “mare nostrum” salesiano, ossia quel “vasto movimento di persone che in vari modi opera per la salvezza della gioventù” (C. 5). Con la certezza di una reciproca preghiera, nella comunione e nell’affetto, saluto e abbraccio tutti e ciascuno invocando ogni grazia e benedizione. D o n Lu i gi P e r r e ll i


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Don Mazzali nominato nuovo ispettore di Sicilia Il Rettor maggiore dei Salesiani, don Pascual Chavez Villanueva, con il consenso del Consiglio generale, ha nominato nuovo ispettore dei Salesiani di Sicilia Ispettoria Sicula "San Paolo" con sede a Catania-Cibali di via Cifali (una delle 11 ispettorie salesiane d’Italia) - per il sessennio 2008-2014, don Giovanni Mazzali, finora economo generale della Congregazione salesiana dal 1996 per due mandati, che in spirito di obbedienza ha accettato questo nuovo servizio. A nome del Rettor maggiore, il consigliere regionale per l’Italia e il Medio Oriente, don Pierfausto Frisoli, ha ringraziato don Mazzali per la disponibilità apostolica ad accettare la nomina a 22° superiore regionale in Sicilia e don Luigi Vito Perrelli, ispettore uscente – che era subentrato a don Calogero La Piana nominato vescovo di Mazara e attuale arcivescovo di Messina – per la generosità e l’impegno apostolico profuso durante il suo ministero nel guidare per un sessennio la Congregazione Salesiana in Sicilia che, come risulta dall’annuario 2007-2008, conta 262 salesiani, tra sacerdoti, laici, chierici e diaconi (compresi studenti e confratelli fuori ispettoria e fuori comunità), distribuiti in 30 case. Don Gianni Mazzali, nato a Torino il 1° febbraio 1947, fin da ragazzo è stato strettamente legato all’Oratorio Salesiano "Edoardo Agnelli". Dal 1958 al 1963 ha frequentato la scuola media e il ginnasio dell’Istituto missionario "Cardinal Cagliero" di Ivrea. È entrato in Congregazione il 15 agosto 1963; novizio a Villa Moglia, ha emesso i primi voti il 16 agosto 1964. Dopo il tirocinio ha frequentato il "Saint Patrik’s College" di Maynoot in Irlanda dove ha completato gli studi teologici. Ordinato sacerdote il 7 dicembre 1974 a Bivio di Cumiana, ha conseguito la licenza in Teologia alla Pontificia Università Lateranense;

si è, inoltre, laureato in Lingue a Torino. Dopo le prime esperienze pastorali a Ivrea e Castelnuovo Don Bosco, ha insegnato lingue al Liceo dell’istituto salesiano "Madonna degli Angeli" di Alassio, di cui è stato direttore dal 1987 al 1990, anno in cui è stato nominato ispettore dell’Ispettoria ligure-toscana, con sede ispettoriale a Genova-Sampierdarena. Il 24° Capitolo Generale gli ha affidato nel 1996 l’incarico di economo generale. Conosce l’inglese, il francese e lo spagnolo. Dal 1890 al 1902, le case salesiane di Sicilia facevano parte di una "Ispettoria sicula" con Case annesse, non avendo ispettore proprio. Il 1° ispettore fu don Celestino Durando, membro del Capitolo Superiore (mandato in Sicilia da Don Bosco, nel febbraio 1879, assieme a don Giovanni Cagliero per preparare la fondazione a Randazzo della prima casa salesiana di Sicilia); seguirono don Giuseppe Bertello, don Giuseppe Monateri e dal 1901 don Francesco Piccollo (una delle nove persone che vissero accanto a Don Bosco, assieme alla venerabile Mamma Margherita, a san Domenico Savio, al beato Michele Rua, a santa Maria Domenica Mazzarello, al beato Filippo Rinaldi, a Michele Magone, a Francesco Dalmazzo e a san Luigi Orione, e giunto da giovanissimo chierico a Randazzo con il primo drappello di salesiani la sera del 20 ottobre 1879), don Bartolomeo Fascie, don Giovanni Minguzzi, don Giovanni Segala, don Antonio Orto, don Renato Ziggiotti (divenuto Rettor maggiore), don Arnaldo Persiani, don Secondo Manione, don Plinio Gugiatti, don Bartolomeo Tomè, don Calogero Conti, don Amedeo Verdecchia, don Arturo Morlupi, don Calogero Montanti, don Vittorio Costanzo, don Giuseppe Troina, don Lillo La Piana. Don Piccollo, prima di diventare ispettore, era stato direttore della Casa San Filippo Neri in via Teatro Greco, del Noviziato con sede a Nunziata di Mascali, il primo noviziato salesiano d’Italia dopo quello del Piemonte, e della Casa di San Gregorio. A nt o n i no B l an di n i


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Capitolo Generale 26° Ritornare a Don Bosco per ripartire da lui 1. L’obiettivo – rafforzare l’identità carismatica dei confratelli – e riaccendere in essi la passione apostolica. Si tratta di rinnovare in ciascun confratello e in ogni comunità l’urgenza di vivere e lavorare per “la gloria di Dio e la salvezza delle anime”. In altre parole, si tratta di ritornare a Don Bosco per – fare memoria dell’esperienza di Valdocco – ripartire da lui e dalle Costituzioni, suo testamento e nostro progetto di santità, – per essere Don Bosco oggi tra i giovani. 2. Ripartire da Don Bosco significa – lasciarsi condurre dallo Spirito e ripartire da Gesù Cristo “nostra regola vivente” (Cost. 196), modello e sorgente dello spirito salesiano, che ha come centro e sintesi la carità pastorale, quello slancio e quella passione apostolica che ci fa cercare le anime e servire solo. – ripartire dai giovani e riaffermare la nostra preferenza per i più poveri (cfr. Cost. 26), il nostro impegno di dedizione totale per contribuire alla loro salvezza (cfr. Cost. 1), la nostra fedeltà al Sistema preventivo e alla profezia dell’educazione. Oggi come ieri Dio ci interpella attraverso i giovani, specialmente i più poveri. Il “grido dei

Città del Vaticano: Benedetto XVI e Don Pascual Chávez Villanueva.

Città del Vaticano: Benedetto XVI e i capitolari.

giovani” è stato per Don Bosco la “chiamata di Dio” decisiva per la sua vita. L’incontro con essi per le strade di Torino lo ha portato a definire la sua identità di prete, il suo metodo di educatore e pastore, il suo stile di vita, la sua collocazione nella Chiesa e nella società. Ciò ha alimentato costantemente in lui la passione apostolica e il dinamismo di uomo di frontiera; ciò ha contributo a formare in lui “un cuore di padre e di maestro capace di una dedizione totale” (Cost. 1). La frontiera giovanile è oggi più che mai piena di sfide e di risorse; essa si presenta attraente e difficile. È nostra responsabilità vocazionale accettare la sfida di questa emergenza pastorale ed educativa. Educazione ed evangelizzazione sono il contributo più grande che possiamo offrire alla società di oggi nello spirito, con i metodi e i contenuti del sistema preventivo. – r i p a r ti r e c o n l a C h i e s a e c o n l a F a m i g l i a s a l e siana, operando nei diversi contesti con creatività e coraggio, coinvolgendo i giovani e i laici in un vasto movimento. Di fronte alle tendenze di un cambio epocale che sfidano il cristianesimo, l’annuncio di Gesù Cristo e il Vangelo, la Chiesa sente l’urgenza di proporre la nuova evangelizzazione come missione prioritaria e compito ineludibile, la santità


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come programma pastorale rivolto a tutti, il ritorno ai giovani e la nuova educazione come una necessità. – ripartire da Maria con il cui materno intervento lo Spirito ha suscitato Don Bosco, cioè affidarsi a lei Immacolata Ausiliatrice che “ci educa alla pienezza della donazione al Signore e ci infonde coraggio nel servizio ai fratelli” (Cost. 92).

3. Quale via può portare la Congregazione al rin novament o ri ch iesto da questa “ chiamat a di Dio”? – L’attuale momento storico della Congregazione costituisce una sfida e un tempo di grazia; ci sprona a ripartire con entusiasmo spirituale e volontà di vera novità dall’esperienza carismatica delle origini per viverla e riproporla oggi in modo significativo, credibile e profetico. Non è in gioco la sopravvivenza, ma la profezia della nostra Congregazione. Non si tratta di prolungare ad ogni costo progetti, opere e strutture; dobbiamo piuttosto cercare con umiltà, con costanza e con audacia la via della significatività carismatica e della fecondità pastorale e vocazionale. – Il Capitolo, che ha come compito costituzionale quello di indicare percorsi di fedeltà al carisma, ha sviluppato a questo scopo, non un tema particolare, ma il cuore dell’esperienza vocazionale salesiana, espresso nella massima “Da mihi animas cetera tolle”. Tale motto è stato interpretato e compreso nella sua dimensione simbolica e carismatica, secondo il contenuto e il significato vocazionale che Don Bosco, la tradizione salesiana e le nostre Costituzioni hanno ad essa attribuito. 4. Il p erc orso de l Ca pitolo Si è svolto attraverso un itinerario di esperienza, discernimento, riflessione e progettazione. Esso è stato introdotto da alcuni momenti di particolare significato per entrare nel tema e nel clima spirituale richiesto: – Momenti propedeutici: - da subito il richiamo e il confronto con l’esperienza carismatica degli inizi attraverso il pellegrinaggio ai luoghi di Don Bosco e delle origini salesiane; - l’attenzione e la disponibilità allo Spirito e la conversione personale mediante gli Esercizi spirituali.

formazione – Momenti significativi per entrare nel tema: - la conoscenza della situazione della Congregazione, - la presentazione e l’approfondimento della Relazione del Rettor Maggiore, - il contributo informativo delle ispettorie e delle regioni, - la condivisione interpersonale e di gruppo. – La comunione con la Chiesa è stata significata: - dalla lettera del Papa Benedetto XVI al Rettor Maggiore e dal suo messaggio ai Capitolari, come pure dalla visita a San Pietro; - dalle celebrazioni con il Card. Bertone e il Card Dias. – Ci siamo sentiti in modo più vivo nella Famiglia salesiana - con la presenza degli invitati nella giornata di apertura del capitolo, - con la partecipazione di due Figlie di Maria Ausiliatrice ai lavori capitolari ed in altri momenti. – La convivenza quotidiana, programmata e animata con cura, è stata segnata dalla fraternità e dal lavoro, dalla gioia e dalla preghiera, segno di una comunione arricchita dal rispetto e dalla valorizzazione delle diversità.

5. Il documento del C apitolo Raccoglie il contributo che i confratelli hanno espresso attraverso i Capitoli ispettoriali, approfondendo il tema indicato dal Rettor Maggiore. Siamo così giunti alla stesura del testo che ora presentiamo, quale memoria della nostra esperienza e condivisione dello sforzo compiuto per decifrare ed interpretare i segni dei tempi. In esso si trovano i nuclei articolati in: – chiamata di Dio: con lo sguardo rivolto, contemporaneamente, a Don Bosco e ai giovani, abbiamo fatto opera di discernimento per cogliere che cosa Dio vuole da noi oggi; – situazione: abbiamo raccolto quanto i confratelli ci hanno offerto come frutto della loro ricerca e narrazione della loro esperienza, e abbiamo individuato sia gli aspetti positivi che quelli problematici, consapevoli che Dio ci parla attraverso la storia; – linee di azione: introdotte da alcuni spunti che possono favorire il cambio di mentalità e di strutture, individuano sinteticamente le principali


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stra esperienza carismatica, per identificarci con essa e viverla con la passione e la radicalità del Da mihi animas cetera tolle, per proporla e condividerla con gioia e capacità profetica. Abbiamo davanti a noi un tempo favorevole per ritornare a Don Bosco e ripartire con lui e come lui, appassionati di Dio e dei giovani, attenti e docili allo Spirito, fiduciosi nella presenza della Ausiliatrice. È un cammino e una grazia che vogliamo condividere con tutti i membri della Famiglia salesiana. Roma: Don Pascual Chàvez Villanueva riconfermato Rettor Maggiore dei Salesiani.

priorità che la Congregazione intende affrontare nel prossimo sessennio; esse si articolano in interventi che toccano il singolo salesiano, la comunità, l’ispettoria, la regione e il governo centrale, proponendo indicazioni che devono essere assunte e concretizzate nei diversi contesti. Le linee di azione proposte indicano passi concreti per questo percorso e devono essere assunte con lo spirito e nella prospettiva dell’obiettivo fondamentale del Capitolo e opportunamente contestualizzate. Il frutto del nostro lavoro giunge ora nelle mani dei confratelli e diventa un invito al rinnovamento e alla fedeltà a Don Bosco e, attraverso di lui, a Dio e ai giovani. Ci sono di stimolo e di incoraggiamento i confratelli, i giovani, i laici e gli altri membri della Famiglia salesiana, che hanno testimoniato con la santità la bellezza del nostro progetto di vita, la fecondità dello spirito salesiano e la forza spirituale del Da mihi animas cetera tolle.

6. I prossimi anni Appaiono per noi salesiani come un tempo di grazia: – Il 150° anniversario della fondazione della Congregazione nel 2009; – il centenario della morte del beato Michele Rua nel 2010; – il bicentenario della nascita di Don Bosco nel 2015. Queste ricorrenze fanno del prossimo periodo una stagione straordinaria. Avremo modo di fare memoria e approfondire la storia della no-

Riferendosi all’impegno di fedeltà a Don Bosco, il Rettor Maggiore ha ricordato che «Le nuove frontiere della missione rappresentano, da una parte, i nuovi luoghi geografici, sociali, culturali, religiosi, dove siamo chiamati a renderci presenti con strutture più agili e più rispondenti: sono l’espressione di ciò che chiamiamo nuove presenze, come sono state nel passato le opere per i ragazzi della strada, e come sono oggi le case di recupero per i ragazzi sfruttati dal turismo sessuale e di prevenzione contro l’AIDS/HIV, le opere per i tossicodipendenti e per i rom, le strutture al servizio del risveglio del senso religioso, i progetti nei campi di rifugiati e sfollati di guerra, i programmi a favore degli immigranti emarginati, le pagine web, il telefono 24 ore su 24 per ragazzi depressi. Nuove frontiere, d’altra parte, sono anche quelle strutture classiche dove già ci troviamo, ma con un tipo nuovo di presenza che fa onore alla nuova educazione ed evangelizzazione. Sono le “presenze nuove”».

Roma: Lavoro di gruppo.


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“L’attenzione per gli ultimi – ha precisato Don Chávez – deve essere sempre presente all’orizzonte dei nostri progetti e delle nostre azioni in tutti gli ambienti, intendendo per ultimi i giovani in situazione di rischio psicosociale, causato dalla povertà economica, culturale e religiosa; poveri sul piano affettivo, morale e spirituale; disagiati a causa delle difficili situazioni familiari; giovani che vivono al margine della società e della Chiesa”. “L’educazione deve dire la sua parola critica come strumento di analisi della realtà e di proposta per rimuovere tutto ciò che non sembra giusto e che desideriamo cambiare”. Riferendosi dimensione mondiale della Società Salesiana, presente in 129 nazioni, il Rettor Maggiore ha precisato che “Il carisma è qualcosa di dinamico, una realtà viva, non un mero documento di storia o un oggetto prezioso da conservare in un museo o da esibire in una vetrina, bensì uno spirito che dà vitalità, unità e identità a persone e istituzioni; come un diamante, esso fa scoprire poco per volta le sue molteplici sfaccettature. Dunque la diversità della Congregazione raggiunge la sua più perfetta unità attraverso l’identità carismatica, il progetto di vita dei Salesiani di Don Bosco, la sua storia e le grandi scelte che va operando nei Capitoli Generali”. Tra le linee indicate da Don Chávez ai salesiani per il futuro ci sono l’impegno per una nuova evangelizzazione, una più convinta scelta di

Roma: Capitolari in assemblea.

Roma: Don C. Montanti, Mons. R. Vella, Mons. C. La Piana, Don L. Perrelli e Don P. Fichera.

santità, la comunità religiosa soggetto e contenuto della missione salesiana e l’educazione realizzata a partire dal Sistema Preventivo. Questi impegni avranno un “tempo di grazia” ritmato da alcune celebrazioni: il 150° anniversario della fondazione della Congregazione nel 2009, il centenario della morte di Don Rua nel 2010 e il bicentenario della nascita di Don Bosco nel 2015. Successivamente don Donato Lacedonio, direttore responsabile di ANS, ha presentato un video – “Con il cuore di Don Bosco” – prodotto da Missioni Don Bosco – Media Centre di Torino in collaborazione con il Dicastero per la Comunicazione Sociale. Il video, in fase di doppiaggio, sarà presto disponibile in DVD. La giornata di apertura del Capitolo Generale si è conclusa con un concerto eseguito dal Coro Interuniversitario di Roma diretto dal maestro Massimo Palombella. I salesiani capitolari hanno ascoltato brani del repertorio musicale delle Celebrazioni Pontificie con musiche di Giovanni Pierluigi Palestrina, Tommaso Ludovico da Vittoria, Gregorio Allegri e Domenico Bartolucci. Il maestro Palombella ha coinvolto i presenti nella esecuzione del “Veni, creator Spiritus” di Bartolucci e, a conclusione del concerto, nel tradizionale inno salesiano “Sapientiam dedit illi” di don Luigi Lasagna. Don L i llo M on ta nt i


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Convegno nazionale di studi e spiritualità Don Bosco visto dai suoi primi successori: Don Rua, Don Albera e Don Rinaldi Zafferana Etnea (CT) 25-27 aprile 2008 In continuità al progetto di conoscenza e valorizzazione delle fonti della spiritualità salesiana “Ritorno a Don Bosco”, Casa Tabor ha organizzato nei giorni 25- 27 aprile il II° convegno di studi e spiritualità dal titolo “Don Bosco visto dai suoi primi successori: don Rua, Don Albera e don Rinaldi”. Come ha ricordato l’Ispettore don Perrelli nell’introduzione ai lavori, la Famiglia Salesiana di Sicilia ha incrociato l’esigenza espressa nella I linea d’azione del Capitolo Generale XXVI: “impegnarsi a studiare, amare, imitare, invocare e far conoscere don Bosco per ripartire da Lui”. Infatti il progetto di conoscenza e valorizzazione delle fonti della spiritualità salesiana è stato avviato lo scorso anno con il I convegno nazionale sul Cafasso, direttore spirituale di don Bosco ed è continuato quest’anno con l’obiettivo di imparare a conoscere ed amare don Bosco attraverso l’esperienza di coloro che lo hanno conosciuto direttamente ed amato teneramente. Il convegno ha visto la partecipazione attiva e numerosa delle diverse componenti della Famiglia Salesiana. I relatori, don G. Buccellato, don A. Giraudo e don Z. Trenti hanno avuto l’attenzione di “attingere alle fonti sorgive del

Zafferana Etnea (CT): Don A. Giraudo, M. Monaco e Don C. Montanti.

carisma per scoprire le nuove sfaccettature di uno steso diamante, il nostro carisma” come suggerisce il Rettor Maggiore nel Capitolo appena concluso. L’ambientazione teologica del convegno è stata illustrata da don G. Buccellato che ha proposto “l’ermeneutica del carisma di un fondatore”, metodo della teologia spirituale che permette di tornare alle fonti non per fare semplice archeologia, ma per riscoprire il passato ed illuminare il presente.

Zafferana Etnea (CT): Due momenti del convegno.


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formazione Don Bosc o vi sto dai suoi successor i Convegno salesiano a Zafferana 25-27 aprile 2008

Zafferana Etnea (CT): Don V. Schilirò e Sr. Anna.

In questa prospettiva, don A. Giraudo, presentando don Bosco visto da don M. Rua, ha sottolineato lo zelo apostolico, la santità, l’operosità, la responsabilità diffusa, l’importanza di seguire i metodi ed imitare il modello per confermare Don Bosco Padre da amare, Maestro da cui farsi plasmare e guida da seguire: “la santità dei figli sia prova della santità del Padre”. Don Bosco è l’apostolo zelante, virtuoso, operativo che persegue e propone la santità come tensione alla perfezione. Don G. Buccellato nella sua relazione su Don Albera si è soffermato sugli aspetti spirituali del carisma di Don Bosco: lo spirito di pietà, in Lui è profonda unione con Dio, vita mistica. Nella Sua spiritualità non c’è alternativa fra vita attiva e contemplazione: la Sua è un’orazione affettiva, ordinaria, pregare è per Lui pensare Dio amandolo. Infine don Z. Trenti, approfondendo la figura di don Rinaldi, ha posto l’attenzione sul don Bosco educatore, che avverte le esigenze dei tempi, interpreta il sistema preventivo sottolineando la centralità del ragazzo nella relazione educativa ed elabora un innovativo metodo catechetico. Il riscontro positivo della rilettura di don Bosco aperta all’attualizzazione dell’oggi, spinge il vasto movimento della Famiglia Salesiana a ritornare costantemente a don Bosco per procedere nella fedeltà dinamica al carisma originario. M im mi M o n a c o

La “CasaTabor” di S. Alfio, Centro Studi di Spiritualità Salesiana e Casa d’accoglienza e di preghiera, da venerdì 25 a domenica 27 aprile, ha organizzato presso l’Albergo “Emmaus” di Zafferana Etnea il II Convegno di studi e spiritualità dal tema: “Don Bosco visto dai suoi successori Don Rua, Don Albera e Don Rinaldi. Ripartire da Don Bosco per risvegliare il cuore... Un progetto di conoscenza e valorizzazione delle fonti della spiritualità salesiana”. Il Convegno si svolge nell’àmbito del progetto “Ritorno a Don Bosco” che intende valorizzare un tema della spiritualità salesiana, con una particolare attenzione alle diverse componenti della famiglia salesiana e attraverso la conoscenza delle ricchissime fonti delle origini. I lavori inizieranno alle 16.30 del 25 aprile, dopo la festa ispettoriale dei salesiani, con l’introduzione dell’ispettore don Luigi Perrelli; alle 17.30, don Giuseppe Buccellato, direttore di Casa Tabor e docente stabile di Teologia spirituale presso lo Studio Teologico San Paolo, parlerà di “Ermeneutica del carisma di un fondatore. Ambientazione teologica”. Sabato 26, in mattinata, don Aldo Giraudo, docente di Spiritualità Salesiana nella Facoltà di Teologia dell’Università Pontifi-

Zafferana Etnea (CT): Un momento di fraternità.


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cia Salesiana di Roma, illustrerà la figura del primo Rettor Maggiore della congregazione, il beato Michele Rua; nel pomeriggio, sarà don Buccellato a parlare di don Paolo Albera, 2° R. M., e don Zelindo Trenti, docente nella Facoltà di Scienze dell’Educazione all’UPS e assistente centrale delle Volontarie di Don Bosco, a prsentare il beato Filippo Rinaldi, 3° R. M.; quest’ultima trattazione sarà completata la mattina della domenica VI di Pasqua, cui seguiranno le conclusioni, l’Eucaristia e il pranzo. Il Convegno co-

Zafferana Etnea (CT): Don Z. Trenti, Don G. Buccellato, Don A. Giraudo e Don A. Cutuli.

stituisce un evento fondamentale per imparare a conoscere Don Bosco “visto da vicino” da tre dei suoi primi discepoli, che gli succedettero alla direzione della Società di S. Francesco di Sales e si colloca dopo la conclusione del 26° Capitolo Generale, che ha sottolineato l’imprescindibile necessità di conoscere, approfondire e vivere la spiritualità di Don Bosco. “La conoscenza degli aspetti esteriori della vita di Don Bosco”, ha sottolineato il Rettor Maggiore Don Pascual Chavez, “delle sue attività e del suo metodo educativo, infatti, non basta. Alla base di tutto, quale sorgente della fecondità della sua azione e della sua attualità, c’è qualcosa che spesso ci sfugge: la sua profonda esperienza spirituale”. La comprensione del carisma di un fondatore passa necessariamente dalla conoscenza dei suoi primi, fedeli interpreti. Don Rua, Don Albera e Don Rinaldi, poi, oltre che appartenere al gruppo dei primi collaboratori, ebbero la responsabilità della guida della famiglia spirituale che da Don Bosco ha avuto origine; la loro esperienza e i loro insegnamenti sono un prezioso strumento per conoscere più in profondità il fondatore. I destinatati del Convegno sono la famiglia salesiana, i consacrati e i laici, e tutti quanti desiderano conoscere più approfonditamente Don Bosco e la storia spirituale delle origini. A n t o ni n o Bl a n d in i Fonte [Prospettive, Zafferana Etnea (CT) 13 aprile 2008]


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Unione Europea e sfida dell’educazione alla pace Messina-Salone degli Specchi, 4 marzo 2008 Viviamo un’esperienza unica nella storia italiana ed europea. Assistiamo al passaggio dall’utopia al sogno, dal sogno alla realizzazione, “a piccoli passi”, dell’Unione Europea, con la prospettiva di dover camminare con le prossime generazioni verso una Pace condivisa universalmente Quali processi educativi potranno realizzare una profonda integrazione dei popoli e delle nazioni che compongono l’Europa? Quali valori, provenienti dai diversi gruppi etnici sono condivisibili? Quali elementi culturali dovranno essere potenziati per mantenere la peculiarità del gruppo nazionale? Quale legame giuridico garantirà nel futuro la nuova entità che oggi chiamiamo «Unione Europea»? Per il fatto che l’avvento dell’Europa Unita modifica alla radice la nostra società, urge l’intervento che agevoli l’assimilazione progressiva e costruttiva del rinnovamento culturale profondo originato da questa forma di europeismo. In concreto, ai vari livelli della società responsabili di tale multiforme intervento, si tratta di identificare e di porre in atto l’educazione più idonea nell’attuale passaggio epocale: dalla Europa di ieri che giunge fino all’oggi con le sue ricchezze, le sue lacune e i suoi problemi, intraprendere il cammino verso l’Europa di domani... All’interno dell’impegno promozionale-educativo che abbraccia tutti gli aspetti di una Unione Europea, l’obiettivo della «pace», riveste una funzione centrale. Infatti, la pace fra i popoli e le nazioni chiamate a formare l’Europa Unita, costituisce la piattaforma di partenza e la condizione previa per la nascita, il consolidamento, la so-

pravvivenza e l’espansione delle potenzialità immense che l’Europa è chiamata a sviluppare in futuro in una prospettiva che supera i suoi confini e si allarga verso una mondialità, anch’essa ancorata sul valore prioritario della pace. Di fronte al rapido profondo cambiamento che apporterebbe la piena realizzazione dell’Unione Europea, tutte le persone sono immediatamente coinvolte perché si rinnova radicalmente l’orizzonte esistenziale al quale si riferiscono i bisogni e le possibilità della cultura circostante. Una modifica profonda dei punti fermi della propria cultura, se in un primo momento crea smarrimento, non appena la persona ne prende coscienza, ricerca le modifiche necessarie per la propria sopravvivenza e, possibilmente, per la propria crescita nelle dimensioni fondamentali della sua vita. L’educazione degli adulti, già esigita dal veloce progresso tecnologico odierno, diventa più urgente e complicata quando l’individuo si trova dinanzi alla modificazione del quadro esistenziale definito dalla novità «Europa Unita», che porterà nuove forme di vita sociale, organizzazione politica e strutture economiche. Per l’adulto diventa urgente riprendere il cammino passato della sua esistenza (sua personale vita nell’età infantile, giovanile, scolastica, culturale, lavorativa) per contestualizzarla nella nuova fase, cercando di potenziare processi di auto-conoscenza culturale e formativa, in direzione, quindi, di progetti di autoformazione e di autoeducazione generale e specifica. Diversamente, ma in dialettica di profondo dialogo interculturale, anche le nuove generazioni, devono affrontare il progetto futuro dell’unione europea, non solo per le novità che verranno, ma anche per non perdere i valori della cultura ereditata e per non tagliare alla base le radici che possono continuare ad arricchire il presente e il futuro. Do n R ai mo nd o Fr at ta ll one


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Presentazione del libro di Don Piero Sapienza “Eclissi dell’educazione? La sfida educativa nel pensiero di Rosmini” Catania-Arcivescovado, 23 aprile 2008 Il 23 aprile, alle ore 17:15, nel Salone dei Vescovi in Arcivescovado, avrà luogo la presentazione del volume “Eclissi dell’educazione? La sfida educativa nel pensiero di Rosmini” di don Piero Sapienza accompagnatore spirituale delle Acli-Sicilia. Nel corso dell’incontro, interverranno il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero, il docente di Dottrina sociale della Chiesa (e direttore del settimanale “Prospettive”) mons. Giuseppe Bruno, ed il docente presso l’Università Salesiana di Roma e direttore della Libreria Editrice Vaticana don Giuseppe Costa. Gli interventi saranno moderati da Sebastiano Arcidiacono, presidente regionale ACLI Sicilia. Le conclusioni saranno tratte dal nostro Arcivescovo S. E. mons. Salvatore Gristina. L’Autore sostiene che la nostra società si trova di fronte ad una “eclissi dell’educazione”. Infatti la cultura dominante, con il suo relativismo etico e con la sua crisi antropologica, cancella le premesse necessarie per portare avanti un discorso educativo. La Famiglia, la scuola, la comunità ecclesiale e le altre tradizionali agenzie educative fanno fatica ad educare e, tante volte, prese dallo sconforto o dominate dal pessimismo rinunciano alla loro missione. La problematica è così grave che tante e autorevoli voci parlano di “emergenza educativa”. Lo stesso Benedetto XVI, nei suoi interventi sull’educazione, fino alla Lettera alla città e alla Diocesi di Roma del 21 gennaio 2008, non esita ad adoperare la stessa

espressione. Nel presente volume, l’Autore esamina i modi principali della sfida educativa ponendo sullo sfondo il pensiero di Rosmini, il quale nel suo tempo dovette fare i conti con una “emergenza” simile a quella attuale. Il roveretano, con il suo “pensare in grande”, offre le coordinate necessarie per superare la crisi educativa. Essa, infatti, viene collegata alla questione antropologica e a quella della verità e dell’etica. Per uscire dall’eclissi educativa, secondo la lezione rosminiana, non bisogna avere paura di ricollocare nel l’orizzonte giovanile valori morali, alti e nobili, che permettono di riscoprire il senso e la bellezza della vita. A n t o ni n o Bl a n d in i Fonte [Prospettive, Catania 20 aprile 2008]

[...] La cultura dominante, il relativismo etico e la crisi antropologica sollecita una risposta ed una guida pedagogica che viene riproposta attraverso le considerazioni del Beato abate Rosmini, filosofo e pedagogo. Il volume, che è ricco di riferimenti di attualità per i recenti documenti sull’educazione (Lettera del Papa alla diocesi di Roma, Messaggio alla Comunità catanese, Convegno di Verona) anche a livello locale, ripercorre nei sei capitoli la questione antropologica che sta alla base dell’azione educativa e quindi gli interventi specifi-


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comunicazione sociale Rosmin i e Don Bos co: due grandi amici

Catania-Arcivescovado: Don G. Costa e Don P. Sapienza.

ci dell’educazione morale, religiosa e socio-politica. Restituire ai giovani ideali alti di verità, di bene e di felicità, proiettarli verso nuove responsabilità di impegno e di servizio, è la risposta all’urgenza per un efficace recupero di quei valori educativi, oggi in eclisse. Il filosofo e psichiatra Umberto Galimberti ha affermato che “la laicità è diventata la parola magica per ritirarsi dal compito di educare”. Ecco, quindi, l’origine di una prolungata eclissi, dovuta innanzitutto alla mancanza di maestri. La perdita dell’educazione coincide con il declino della scuola, la quale, quando si definisce “laica” rinunzia alla sua missione educativa. Per superare questa fase di ombre e di buio il filosofo di Rovereto, fa brillare come scintille le parole: verità, virtù, sacrificio e slancio per l’infinito, prepara così una nuova scia luminosa che necessita di nuovi grandi maestri e veri testimoni, capaci di trasmettere la tradizione educativa ricevuta in eredità, capaci di riempire il vuoto del nichilismo, ospite inquietante dei giovani d’oggi. Oggi si lancia una “sfida” che è anche un costante “rischio” se non si ricostruiscono le fondamenta valoriali di riferimento per una positiva relazione educativa. [...] Gi u sepp e A de rn ò Fonte [Prospettive, Catania 18 maggio 2008]

Il Rosmini non fu soltanto un grande studioso e autore di ponderosi volumi di filosofia, ma anche un fondatore di ordini religiosi quali: l’Istituto della Carità (nel 1828), una nuova famiglia religiosa da lui voluta grandemente, e in seguito nel 1832 delle Suore della Provvidenza. Due famiglie religiose, impegnate specialmente nel campo scolastico, cioè della “carità intellettuale”, che ebbero un grande sviluppo. Ma non solo trovava il tempo di studiare e di scrivere, ma anche di coltivare le amicizie. Molto importanti, tra le tante, sono state quelle col Manzoni e con Don Bosco. Il Rosmini e Don Bosco non solo si conobbero, ma si apprezzarono vicendevolmente. Ci fu insomma una sincera amicizia tra i due. Venne a Torino-Valdocco a fare visita a Don Bosco, e quest’ultimo ricambiò la cortesia recandosi a Stresa (1847 e 1850), dove l’abate risiedeva preferibilmente. Ambedue lavoravano perla “gloria di Dio”. l’uno principalmente con lo studio approfondito di tematiche filosofiche e politiche, l’altro dando un mestiere ed un po’ di speranza a tanti giovani sbandati della Torino dell’800 con la sua incipiente industrializzazione. Strade diverse, metodologie differenti, unico obiettivo. Ambedue “facevano” l’Italia aiutando la società italiana a rigenerarsi, sia intellettualmente sia professionalmente e socialmente. Il Rosmini e i rosminiani furono generosi con Don Bosco: senza il loro aiuto l’opera salesiana a Valdocco avrebbe avuto uno sviluppo molto diverso e probabilmente molto più lento. Un esempio: la prima tipografia che Don Bosco volle, fu messa su con l’aiuto del Rosmini.


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Enciclopedia della preghiera Incontro all’auditorium del seminario vescovile Caltanissetta, 5 maggio 2008 Il 5 maggio, alle 18.30, nell’auditorium del seminario vescovile di Caltanissetta, il vescovo di San Marino, Luigi Negri, introdurrà alla lettura della “Enciclopedia della preghiera”. All’incontro, che è particolarmente atteso, parteciperanno anche don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana e il vescovo di Caltanissetta Mario Russotto. Il volume di 1300 pagine – con la presentazione del cardinale Georges Cottier e curato dall’ex direttore della Lev, Claudio Rossini, e da padre Patrizio Sciadini – è un ampio repertorio della dimensione della preghiera, a partire dalla Bibbia per finire alle tradizioni delle maggiori religioni mondiali. Don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana, spiega i motivi di questa operazione editoriale, al microfono di padre Vito Magno:

R. - Si è voluto fare una Enciclopedia, chiamata appunto, “della Preghiera” che raccogliesse nei limiti del possibile i vari percorsi spirituali e le varie storie, relative alla preghiera stessa. D. - Dov’è la novità dell’opera? L’editoria cattolica abbonda di pubblicazioni sulla preghiera... R. - La novità è data una esperienza che io stesso ho vissuto alla Buchmesse di Francoforte. La Dusserf ha chiesto la pubblicazione di questa opera, chiedendoci di pubblicarla in cinque volumi. In realtà, l’opera è stata scritta per moduli: una parte biblica, una parte teologica, una parte storiografica, una parte riguarda poi le singole esperienze e i singoli movimenti della preghiera stessa. Questa divisione per moduli consente, dunque, la lettura o la consultazione di volta in volta e specifica. Da un punto di vista metodologico dà quindi l’idea complessiva di cosa rappresenta la preghiera per la storia del rapporto tra l’uomo e Dio, del rapporto fra l’uomo e la Chiesa. Il capitolo sulla Liturgia, ad esempio, è veramente molto interessante. D. - Eppure la cultura odierna sembrerebbe refrattaria a questi argomenti. Si vive in una società rumorosa, vorticosa, affannata, tale da pregiudicare il rapporto con Dio… R. - Senz’altro, c’è una certa refrattarietà del mondo secolarizzato. Ma per quanto riguarda questo specifico lavoro, abbiamo notato una certa attenzione e un certo interesse. C’è una certa curiosità nel conoscere la via e la preghiera di San Giovanni della Croce, ad esempio, o la via e la preghiera di Sant’Ignazio di Lojola. Come se quasi i nostri fedeli – perché è stato richiesto il volume anche da parecchi parroci – volessero riprovare il piacere di un percorso storiografico su ciò che noi diamo tante volte per scontato.

La copertina del libro “Enciclopedia della preghiera”.

D. - È ben evidenziato il rapporto tra preghiera cristiana e preghiera di altre religioni. Quali sono sotto questo aspetto le differenze e le affinità?


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Caltanissetta: Mons. L. Negri, Dott. G. Fazio e Don G. Costa.

R. - Si privilegiano, a dire la verità, le affinità e quindi l’unione di fede in Dio. Le differenze andrebbero accentuate e verificate in studi successivi. Sono interessanti le chiavi di lettura che vengono date ai vari secoli e che realizzano una sorta di contesto, di cornice, all’interno della quale vengono poi sviluppate particolari esperienze e particolari voci. D. - Un altro tema che mi ha incuriosito è quello posto al termine dell’opera: si tratta di siti sulla preghiera. Ma si può oggi pregare anche davvero con Internet?

R. - La preghiera si può ispirare dappertutto e come diceva lo spiritualità inglese Tomsin “solleva una pietra, sentirai lo svolazzare delle ali di un angelo”. Il problema non è tanto questo, quanto il fatto che la preghiera è un’esperienza personale e di incontro con Dio, comunitaria e di incontro fra noi, la comunità e Dio stesso. Il limite, quindi, di questi siti e del web è quello isolare, a volte, la persona che prega, ma può essere anche un strumento per avvicinare l’uomo a Dio. Il sito non realizza però, certamente, l’esperienza viva e palpitante di una comunità che prega.

Caltanissetta: Don G. Costa e Mons. M. Russotto.


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SEI – Un secolo da Don Bosco Festeggia i suoi primi cento anni la casa editrice torinese, nata nel 1908 ereditando la forte impronta educativa della Libreria Editrice Salesiana Da un secolo al servizio dell’educazione e della diffusione della buona stampa. Ma anche cento anni di attività che pongono le proprie radici in un passato che si colloca nella seconda metà dell’Ottocento ed ha nell’opera di san Giovanni Bosco la propria fonte d’ispirazione. Un legame che non è mai venuto meno nel lavoro della Società Editrice Internazionale (Sei), che domani a Palazzo Barolo a Torino apre ufficialmente le manifestazioni per i suoi primi cento anni di vita, alla presenza, tra gli altri, del segretario di Stato vaticano cardinale Tarcisio Bertone, dell’arcivescovo di Torino cardinale Severino Poletto e del rettore maggiore dei Salesiani, don Pascual Chàvez Villanueva.

Giuseppe Caccia e don Renato Ziggiotti.

Nata nell’ottobre 1908 con il nome di Società Anonima Internazionale per la Diffusione della Buona Stampa, la Sei raccoglieva l’eredità della Libreria Editrice Salesiana, che nei decenni precedenti aveva assunto il compito di «immettere sul mercato del libro, buone letture, opuscoli, foglietti, libri morali e religiosi». «L’iniziativa giungeva da lontano e costituiva l’esito di un prolungato desiderio che si era manifestato negli ambienti dei cooperatori salesiani fin dal loro primo congresso svoltosi a Bologna nel 1895 – spiega Giorgio Chiosso, ordinario di Pedagogia generale e Storia dell’educazione all’Università di Torino, nella lectio magistralis che svolgerà domani in apertura delle celebrazioni – quando, tra gli altri temi presi in esame, era stata particolarmente intensa la preoccupazione per il potenziamento della presenza cattolica nel mondo della stampa». Ci vorrà ancora un decennio prima che quel sogno diventi realtà con la costituzione della Said-Buona Stampa, a cui «tra il 1909 e il 1910 la Società salesiana cedette terreni e fabbricati nella zona di Valdocco e passò la proprietà editoriale e dei diritti d’autore in precedenza detenuti dalla Libreria Editrice Salesiana». A poco a poco, sottolinea Chiosso, «la nuova impresa si costruì una sua fisionomia e cominciò la sua costante espansione, da una parte rilevando il preesistente catalogo della Libreria Salesiana e, dall’altro, potenziando la produzione, aprendosi anche ad autori non salesiani». Nel 1919 la casa editrice assunse l’attuale nome: Sei. È un periodo fecondo per l’editoria cattolica, che in quegli anni vede nascere anche la Società editrice Vita e Pensiero (1918), la Compagnia di San Paolo (1920), la Pia Società di San Paolo di don Alberione (1921) e la Morcelliana (1925), per citarne alcune. «Le preoccupazioni del mondo cattolico


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– spiega Giorgio Chiosso – restavano le medesime di don Bosco: combattere irreligiosità e immoralità, conservare le masse popolari nella fede e rivendicare ai cattolici una loro specifica identità culturale». E se nell’Ottocento il nemico erano «il materialismo, l’evoluzionismo e la democrazia liberale», all’indomani della Prima guerra mondiale «la sfida giungeva con le sembianze del socialismo, del comunismo e del laicismo con venature massoniche». La Sei sarà in prima linea su questo fronte con un catalogo che tra il 1908 e il 1923 contava circa 2400 titoli tra novità e ristampe. Di questi un migliaio erano testi scolastici, «387 di edificazione, 331 di narrativa, 190 di drammaturgia, 126 biografie, 150 di teologia, catechesi e liturgia». E così negli anni Venti la Sei «riuscì a conquistare un rispettabile spazio nel panorama editoriale italiano, capace di concorrere con le case editrici del tempo sia sul piano quantitativo e qualitativo e sia su quello distributivo con filiali a Milano, Genova, Parma, Roma e Catania». Dunque una forte vocazione al servizio dell’educazione scolastica, che la Sei seppe mettere in campo anche quando la scuola italiana venne sottoposta a sostanziali riforme. Accadde nel 1923 con quella del ministro Gentile e l’incentivazione delle discipline umanistiche, che vide la Sei «avvalersi dell’esperienza maturata con le collane dei classici greci, latini e degli scrittori cristiani». Si ripetè nel 1979 con la riforma dei programmi della scuola media, quando la Sei dimostrò la sua capacità di risposta tempestiva ai cambiamenti. Non solo. Seppe anche guardare ai cambiamenti tecnologici, introducendo già negli anni Ottanta la produzione e la vendita dei sussidi didattici elettronici. «La linea editoriale della Sei – sottolinea Chiosso nella sua lectio – è restata fedelmente vi-

comunicazione sociale cina al proposito di don Bosco e dei salesiani di fare della casa editrice una esperienza a forte vocazione educativa non solo per la ricca e qualificata produzione scolastica, ma anche per l’impegno rivolto verso i ragazzi, le famiglie, le buone letture, la vita religiosa, l’apologetica cristiana». Una scelta che ha portato la Sei a produrre molti testi, tra cui, ricorda Chiosso, «due autentici best sellers, che, senza esagerare, hanno fatto un vero e proprio giro del mondo: Ipotesi su Ges e Scommessa sulla morte, di Vittorio Messori». Una storia ricca e prestigiosa, quella che la Società Editrice Internazionale si appresta a festeggiare, ma con lo sguardo rivolto anche al futuro per continuare «a pubblicare libri che “Serenant et Illuminant” (“Rasserenano e illuminano”)», come recita il motto della casa editrice torinese. E n r i co Le n z i Fonte [Avvenire, Torino 6 giugno 2008]

1 0 0 a n ni di B uo n a S t a m pa Saranno celebrati nella mattinata di sabato 7 giugno, presso il Palazzo Barolo di Torino, i cento anni della SEI - Società Editrice Internazionale. Dopo il saluto del Presidente della S.E.I. prof. Gianni Zandano, faranno seguito gli interventi del card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Sua Santità Benedetto XVI, il card. Severino Poletto, arcivescovo di Torino, Don Pascual Chávez, Rettor Maggiore dei Salesiani, il prof. Gianni Oliva, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte e il prof. Fiorenzo Alfieri, Assessore alla Cultura della Città di Torino. All’avvenimento sarà presente anche don Filiberto González, neo Consigliere per la Comunicazione Sociale della Congregazione salesiana. Il prof. Giorgio Chiosso dell’Università di Torino terrà una relazione storica sul percorso compiuto dalla SEI in questi cento anni. Il programma della giornata, coordinata dal giornalista RAI, Orlando Perera, si concluderà con le


comunicazione sociale musiche di Vivaldi, Satie e Cabrera eseguite dallo “GnuQuartet”. Il 31 luglio del 1908 nasceva la “Società Anonima Internazionale per la Diffusione della Buona Stampa (S.A.I.D. Buona Stampa) per “la pubblicazione di periodici, dei Bollettini Salesiani, letture, opuscoli foglietti e libri morali e religiosi”. Gli azionisti che avevano concorso alla sua fondazione erano in tutto venticinque persone: sette italiani, otto francesi, tre inglesi, spagnoli, belgi, un austriaco. Ben presto l’attività editoriale della “S.A.I.D. Buona Stampa” si allargò, dalla produzione dei Bollettini Salesiani alla produzione libraria scolastica e religiosa. Con il passare degli anni l’attività editoriale scolastica diventerà prevalente. Il 19 agosto 1920, dopo un periodo di crisi dovuto alla guerra in Europa (1915-1918), l’Assemblea degli azionisti deliberò il cambio del nome dell’Azienda in Società Editrice Internazionale e modificava anche l’oggetto sociale: “la pubblicazione e la vendita di libri, periodici e fogli istruttivi ed educativi”. Dalla sua nascita ad oggi la SEI ha fronteggiato, a motivo delle vicende politiche, sociali e editoriali dell’Italia, diversi momenti che l’hanno vista trasformarsi più volte per rispondere alle mutate esigenze. In questo non sono mancati dei grandi contributi creativi, come la creazione nel 1982 del premio “Grinzane Cavour”, unica manifestazione a coinvolgere giurie scolastiche, per merito di don Francesco Meotto, allora Direttore Editoriale della SEI, e di alcuni intellettuali di varia estrazione. Oggi la SEI, dismessa la parte industriale, si presenta come Editrice impegnata nella produzione di sussidi didattici per la Scuola Secondaria italiana. Una delle realtà editoriali che per prime in Italia si sono attivate nel settore multimediale educativo, la SEI si propone come presenza educativa e creatrice di cultura con particolare attenzione alla sua dimensione popolare e umanistica nella linea di Don Bosco e della tradizione educativa e pedagogica salesiana. Fonte [ANS, Torino 4 giugno 2008]

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Bertone: «Ai giovani il Vangelo d ei val o ri» Oltre l’«emergenza educativa» d’oggi: il segretario di Stato al centenario della Sei assieme a Poletto e Chavez Un secolo di storia per stimolare la creatività dell’editoria cattolica davanti alla preoccupante emergenza educativa italiana, estesa non solo ai giovani, ma anche a genitori ed educatori. In occasione del centenario della Società editrice internazionale (Sei), di ispirazione salesiana, celebrato ieri a Palazzo Barolo, nel cuore della vecchia Torino dei santi sociali, il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, ha incoraggiato a utilizzare tale patrimonio e «guardare avanti con entusiasmo». Oggi come all’alba del 1900, la formazione di bambini e adolescenti rimane fondamentale nella Chiesa e nella società. E, di fronte alle sfide pedagogiche, la Sei, acronimo anche del motto latino «Serenant et illuminant», ha saputo progredire fedele agli orientamenti di don Bosco, diventando riferimento nella produzione culturale e nell’innovazione didattica. «Questo successo – ha detto il segretario di Stato – dimostra che la Chiesa è capace di trasmettere contenuti valoriali ai giovani». Un invito a ripartire da san Giovanni Bosco e dalla «cultura popolare» per vincere le sfide pedagogiche attuali e la questione antropologica, come ha ricordato Bertone nel discorso tenuto nel palazzo dove il 31 luglio 1908 nacque l’allora Società internazionale per la diffusione della buona stampa. Il cardinale ha riportato l’auspicio di Benedetto XVI, che la casa editrice continui ad essere «presenza educatrice e creatrice di cultura». Il Papa chiede quindi alla Sei di prestare attenzione particolare «alla dimensione popolare e umanistica». Bertone ha inoltre citato l’esortazione


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del Pontefice all’ultimo capitolo generale della Congregazione salesiana, «mettere i giovani in contatto con proposte ricche di umanità e valori evangelici». L’obiettivo generale è il loro inserimento nella società «come parte attiva» poggiando su tre cardini: lavoro, partecipazione e impegno per il bene comune. Un apprezzamento alla vasta produzione della casa torinese, maestra di «creatività educatrice» e leader commerciale (vende il 40% dei testi di religione nelle superiori), è venuto dal cardinale Severino Poletto, arcivescovo di Torino. Il quale ha ricordato anche i libri sulla Sacra Sindone. «Vi chiedo – ha dichiarato rivolto ai vertici dell’editrice salesiana – di aggiornare le edizioni in occasione dell’ostensione sindonica del 2010, che il Papa ha annunciato lunedì scorso. Confido che nell’occasione Benedetto visiti la nostra città». In concreto, ha concluso il superiore generale salesiano Pascual Chàvez, l’emergenza è costituita da due mondi incapaci di comunicare. «Quello dei padri senza memoria dei valori, incapaci di dare l’esempio, degli educatori e degli insegnanti alla ricerca di senso – ha affermato il messicano, nono successore di don Bosco –. L’altro è quello degli adolescenti che si trovano soli nel tempo delle grandi sfide. I fatti di cronaca estremi di cui si rendono a volte protagonisti esprimono bisogno di attenzione e risposte. La sfida educativa è far incontrare questi due mondi con il Vangelo». Nella serata di ieri Bertone è tornato nel Canavese, terra di cui è originario. A Strambino ha tenuto una lectio magistralis, o meglio – ha spiegato – la sua personale «esperienza di buon canavesano sull’arte e la religiosità, il lavoro e la cultura nel piccolo anfiteatro morenico». Ad accoglierlo, in mezzo alla sua gente, il presidente della provincia di Torino Antonio Saitta, il vescovo di Ivrea Arrigo Miglio e l’emerito Luigi Bettazzi. Oggi alle 11 nella parrocchia natia di Romano Canavese, Bertone celebrerà la Messa per il 40° anniversario della morte del padre Pietro. Pao l o L ambru sch i Fonte [Avvenire, Torino 8 giugno 2008]


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Esercizi Spirituali? Una ginnastica per l’anima Casa Tabor, 29 febbraio - 2 marzo 2008 In occasione della quaresima spesso è difficile prepararsi spiritualmente per la Santa Pasqua… Gli impegni, la scuola e la frenesia delle giornate impediscono di ritagliarsi uno spazio per se stessi e per Dio, ed è proprio per questo che 58 giovani, dai 15 ai 18 anni, provenienti da diverse case salesiane della Sicilia orientale, si sono ritrovati alla Casa Tabor di Sant’Alfio (CT) dal 29 febbraio al 2 marzo per gli esercizi spirituali organizzati dal Movimento Giovanile Salesiano. Nella semplicità di quell’ambiente familiare e accogliente, attraverso riflessioni, adorazioni silenziose, momenti di deserto personale, celebrazioni eucaristiche e soprattutto tanta gioia salesiana, il Signore ha suscitato una parola per ognuno dei ragazzi che, anche grazie all’aiuto e alla disponibilità di animatori, sacerdoti, aspiranti e suore, hanno vissuto a pieno quest’esperienza e si sono messi veramente in discussione, confrontando la propria fede con quella di alcuni dei personaggi presenti nella passione di Cristo, e prendendo consapevolezza che ognuno di loro ha la sua piccola o grande croce personale

che deve portare con se nel corso della vita ed essa, se non viene realmente accettata, diventa ostacolo verso l’incontro con il Signore. Ma Gesù ha fatto molto di più! Ha ABBRACCIATO la sua croce, un croce che noi stessi gli abbiamo procurato con i nostri peccati o con i nostri “non lo conosco”, una croce pesante, carica di sofferenza, che è riuscito a portare grazie al suo immenso amore per noi. Oltre all’esperienza strettamente spirituale, non mancavano poi risate, complicità, nuove amicizie, serate di fraternità, musica e giochi, che avranno certamente fatto sorridere Don Bosco, la cui presenza era sempre viva in mezzo a loro. Cos’altro dire? Sono stati tre giorni davvero intensi, durante i quali ognuno dei partecipanti si è portato nel cuore non solo le lacrime, i sorrisi e le forti emozioni del momento ma soprattutto l’impegno concreto di far si che quest’esperienza non sia fine a se stessa ma che sia sempre presente nelle loro vite. Marcella Schininà (Ragusa) Giovanni Strano (Cibali-Catania)


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Amatevi come io vi ho amato Festa preadolescenti 2008 Catania-S. Filippo Neri, 20 aprile 2008 “Amatevi come Io vi ho amato” questo è lo slogan che circa 1600 ragazzi il 20 aprile hanno portato a casa dal San Filippo Neri di Catania, dove si è svolta la festa preadolescenti 2008. Il “comandamento nuovo” che Gesù ha rivolto ai suoi discepoli prima di lasciarli, è stato riproposto a tutti noi da don Luigi Perrelli durante l’omelia. Invito rivolto ad amare nell’ordinario sia il nostro prossimo vicino sia chi è lontano, perché l’amore è una forza che non si trattiene e deve essere diffusa senza limiti, come i grandi palloni che i ragazzi si sono passati all’inizio della festa, simbolo della gioia, della condivisione, dell’amore che si dona e che si riceve! I ragazzi alla festa si sono dati un obiettivo comune: una raccolta fondi pro Africa attraverso cui daremo una mano alle missioni salesiane lì presenti e che si concluderà il 24 maggio per Maria Ausiliatrice. La giornata è stata gestita interamente dai giovani delle varie case salesiane che, secondo la logica del protagonismo giovanile, hanno impegnato le loro risorse perché, oltre ad essere una

bella festa ben organizzata, il tema arrivasse a tutti e secondo varie modalità. Dopo l’arrivo, un momento di accoglienza ed animazione del gruppo “Margarita” dell’oratorio salesiano di Ragusa, il lancio del tema attraverso un breve musical proposto dai ragazzi del San Filippo Neri, la celebrazione eucaristica e il pranzo. Il pomeriggio è proseguito poi, sotto un magnifico sole, con i tornei di calcio organizzati dalla PGS regionale e i giochi a stand pomeridiani organizzati dalla zona del MGS del centro Sicilia. Particolarmente significativo il gioco a tema pomeridiano proposto dal VIS, per mezzo del quale i ragazzi hanno conosciuto le ingiuste differenze che vivono i loro coetanei per potere utilizzare l’acqua. Ogni ragazzo ha portato a casa un foglio contenente poche regole per un corretto uso dell’acqua e combattere lo spreco che molte volte inconsapevolmente facciamo. Alla fine della giornata sono stati consegnati 7 ponti a 7 ragazzi delle zone salesiane della Sicilia, per rappresentare l’impegno verso gli altri, la voglia di vivere in un mondo fatto non di barriere ma di incontri, una società in cui ognuno di noi sappia amare come Lui ci ha amato!!! Dopo un ultimo momento di festa e animazione c’è stata la premiazione delle squadre vincitrici nei vari giochi e la premiazione del miglior manifesto che è stato realizzato dalla casa salesiana di Messina Giostra. Una intensa, calorosa e bella giornata che ha permesso a tutti coloro che hanno partecipato, ragazzi, animatori ed adulti, di divertirsi e di riflettere insieme secondo quello stile caratteristico della Spiritualità Giovanile Salesiana che unisce formazione e festa. G ia nd o m e n i c o Ca l à San Cataldo


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Pigiessiadi 2008 Kastalia (RG), 16 maggio - 2 giugno 2008 Una festa, non solo un evento sportivo, ma soprattutto una festa! È stata questa l’atmosfera delle Pigiessiadi 2008 svoltesi anche quest’anno al villaggio turistico Kastalia in provincia di Ragusa, dove circa 2 mila atleti, suddivisi in due turni, hanno disputato le finali di calcio, calcio a 5, pallavolo e pallacanestro. Al primo turno, dal 16 al 18 maggio, hanno partecipato gli atleti delle categorie Mini, Propaganda e di alcune scuole salesiane invitate dal Presidente regionale delle PGS Avv. Maurizio Siragusa e dal Direttore tecnico, prof. Carmelo Pergolizzi. Due giorni di intenso lavoro e fatiche per gli organizzatori, che tuttavia sono stati compensati da due giorni di assoluto divertimento per tutti gli atleti delle PGS siciliane e di relax per i genitori che, come ogni anno, hanno confermato il loro status di Ultrà fedelissimi, ma in assoluta compostezza e correttezza, sempre pronti, con sportività, a consolare i genitori di coloro che, ahimè, venivano sconfitti sul campo. Le note costanti di questa due giorni sono state l’agonismo e la voglia di divertirsi, nel rispetto delle regole del gioco.

Kastalia (RG): Premiazione Pigiessiadi 2008.

Kastalia (RG): Una partita di pallavolo.

È vero che in ogni incontro c’è un vincitore ed un perdente, ma la professionalità degli organizzatori e soprattutto l’umiltà e lo spirito con cui gli alleducatori PGS hanno affrontato questa manifestazione, hanno alleviato ai piccoli atleti la delusione per la sconfitta subita, regalando loro sorrisi e forti emozioni. La Santa Messa, celebrata da Don Edoardo Cutuli, è stato il momento più toccante, il momento in cui genitori, atleti, allenatori, responsabili ed organizzatori erano seduti uno accanto all’altro, senza distinzione di colori, di categoria, di sport, a pregare in nome di un unico Dio. Ed al calar del sole, dimenticando la stanchezza accumulata, tutti i ragazzini si divertivano con spettacoli di animazione e balli nella minidiscoteca allestita dal Villaggio per l’occasione. Sotto il profilo sportivo da segnalare nella categoria propaganda la vittoria della PGS Etna CT nel basket, del C.S.I. Motta nel volley, della PGS Nissa CL, PGS Aquila Cesarò e PGS Don Bosco Riesi nel calcio a 5, mentre nella categoria mini registriamo i successi della PGS Vigor Sales nel basket, PGS Aurora Trecastagni nel volley, e PGS Don Orione, PGS Orsa Barcellona B e PGS Ardor Sales CT A nel calcio a 5.


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Al secondo turno dal 30 maggio al 2 giugno anche gli atleti più grandi, dalla cat. U14 alla Libera, hanno trascorso 3 giorni intensi di sport e sano divertimento. La differenza tra i due turni infatti non sta nello spirito con cui si affronta la manifestazione, ma nella qualità delle gare, dato che da atleti di una certa età ci si aspetta un tipo di gioco più avvincente e tecnico. Ed infatti, tutte le discipline sportive, sono state caratterizzate da partite di alto livello, agonisticamente combattute, e tatticamente avvincenti. Ed anche qui, come nel primo turno, la Santa Messa, celebrata da Don Cutuli e Don Alfio Bruno, è stato il momento più toccante, il momento in cui quasi per miracolo tutti gli atleti si sono dimenticati per un momento di essere stati acerrimi rivali in campo, di essersele date di santa ragione, di aver protestato con gli arbitri. Indistintamente atleti, arbitri, dirigenti, allenatori ed organizzatori, tutti davanti al SS. Sacramento ad ascoltare la parola di Dio. Sarebbe impossibile elencare tutte le squadre vincitrici, pertanto ci limitiamo a riportare il medagliere dei Comitati che, rispetto allo scorso anno, ha subito un significante cambiamento, poiché in testa alla classifica è passato il Comitato di Messina che, seppur di misura, ha battuto

il comitato di Catania, con 5 medaglie d’oro contro 4 degli etnei; seguono Palermo con 3 ori, Trapani e Caltanissetta con 1 oro e infine Ragusa con 1 argento. Dopo decenni di attività ci si chiede quale sia il segreto delle PGS, qual è il “trucco” usato per riunire sotto un’unica bandiera migliaia di atleti, collaboratori, dirigenti, alleducatori, organizzatori. Non c’è nessun trucco, nessun segreto, nessun inganno! Chi fa attività PGS lo fa con spirito di sacrificio, lo fa senza percepire alcun centesimo, lo fa perché ama i ragazzi, ama vederli sorridere, vederli sudare, vederli correre, vederli protestare per qualcosa cui tengono particolarmente. Tutti questi ragazzi provengono dagli Oratori Salesiani e dagli Istituti delle Figlie di Maria Ausiliatrice, tutti hanno ricevuto da persone di indubbio prestigio ed indubbia cultura degli insegnamenti che ricalcano in toto quelli che Don Bosco dava ai suoi ragazzi. Ogni persona che opera nelle PGS fa di questi insegnamenti il proprio tesoro, lo custodisce gelosamente e lo mette in pratica giorno dopo giorno. Dietro ogni partita, ogni manifestazione, locale, provinciale, regionale ci stanno persone che fino a notte fonda sacrificano gran parte della propria vita per questi ragazzi, e che ricevono come compenso il vederli felici. Da Catania a Palermo, da Trapani a Messina, da Caltanissetta a Ragusa un unico filo conduttore guida i rispettivi Comitati provinciali e chi li gestice: San Giovanni Bosco. Le PGS hanno attraversato e stanno tuttora attraversando un periodo difficile, una spaccatura che potrebbe segnare il loro futuro e creare una ferita insanabile. Ad ogni modo i dirigenti PGS faranno il possibile perché questi atleti piccoli e grandi possano ancora correre sui campi, possano ancora sorridere, possano ancora sudare e protestare, perché così li vogliamo vedere noi, così li voleva vedere Don Bosco.

Kastalia (RG): Una partita di pallavolo.

Presidente arbitri PGS Sicilia

Avv. Dario Conti


pastorale giovanile

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Il servizio civile: un’esperienza da vivere Incontro all’“Albergo Del Bosco” a Zafferana Etnea (CT) to la validità dell’esperienza, che ha accresciuto in loro la consapevolezza sul significato del Servizio civile e li ha motivati in vista di una partecipazione attiva alla vita sociale. “Per un giovane, prestare servizio in un ambiente salesiano – ha chiarito Don Giammello – significa farsi compagno di viaggio con chi ha bisogno di noi in un itinerario, educativo per entrambi, continuando l’opera di Don Bosco. Tutto ciò, inserendosi nella mission dei salesiani, che è proprio quella di accogliere e inserire i giovani in un contesto di tipo familiare che ne favorisca la crescita. Grazie all’opera prestata nei vari centri sparsi nella nostra regione, lavorando insieme aiutiamo tanti ragazzi a vivere una vita più dignitosa”. E proprio il modello educativo di Don Bosco è stato il fulcro principale delle quattro giornate, attorno al quale hanno ruotato le altre tematiche. Si è anche parlato, grazie al contributo di Don Marcello Mazzeo, della comunicazione interpersonale efficace. Indimenticabili le diverse, significative testimonianze, come quella di Mons. Saro Vella, che ha dedicato più di vent’anni della propria vita agli altri nella poverissima isola del Madagascar. “Il nostro ruolo – ha affermato il Mons. Vella - deve essere quello di “episcopi”, cioè stare accanto al prossimo con una visuale, che essendo dall’alto, permette di vedere più nitidamente la meta da raggiungere”. Per poter venire incontro ai bisogni della società, occorre curare anche l’aspetto metodologico. In questa direzione, assai interessanti vaZafferana-Emmaus: Foto di gruppo dei volontari del servizio civile. rie relazioni, come quella I volontari che svolgono Servizio civile nazionale in Sicilia con i salesiani si sono dati appuntamento alle pendici dell’Etna, ospiti dell’accogliente “Albergo Del Bosco” a Zafferana. Qui, nel silenzio dei boschi, si sono svolte le giornate di formazione, coordinate dai responsabili regionali del Servizio Civile Salesiano don Enzo Giammello e Letizia Scandurra. L’esperienza è stata quanto mai ricca e gradita, anche per la presenza di esperti e testimoni. Tra gli altri, sono intervenuti Mons. Saro Vella, vescovo salesiano in Madagascar, don Enrico Peretti, responsabile nazionale Servizio Civile per l’SCS/CNOS, don Marcello Mazzeo, responsabile della Pastorale Giovanile, Padre Valerio di Trapani, direttore nella Caritas nella Diocesi di Catania, la dott.ssa Elvira Iovino, volontaria al Centro Astalli di Catania e le formatrici Carmelinda Nasca e Letizia Scandurra. I giovani volontari hanno conferma-


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pastorale giovanile Mus someli – In iziative per es sere v i ci ni ai g io v ani

sulla progettazione sociale che ha descritto metodi e interventi concreti. Un’esperienza, dunque, altamente formativa per i tanti giovani presenti che hanno anche avuto modo di entrare nello specifico dei quattro progetti che si stanno realizzando quest’anno: “Reinserimento, “Comunicazione e cultura”, “Volontariando” e “Insieme per crescere”. Durante i vari giorni sono state date informazioni, indicazioni e consigli per migliorare lo svolgimento delle attività di servizio nelle diverse sedi e si è voluto dare voce ai volontari, attraverso lavori di gruppo, tesi a migliorare i singoli progetti. I lavori, dando spazio ai giovani, hanno fatto sì che le giornate di formazione, oltre all’aspetto seminariale, hanno consentito la socializzazione. Non solo formazione, dunque, ma anche arricchimento personale. Il volontariato, fattore di civiltà e progresso, oggi è in una fase di passaggio e in una crisi di crescita. La scomparsa del suo valore educativo, in una società come quella attuale, basata sull’economia di mercato, comporterebbe una disumanizzazione della stessa. Non è possibile immaginare un mondo più vivibile e a misura d’uomo, senza promuovere tra i giovani un’azione volontaria di qualità. Alessio Longo

Del disagio giovanile in buona parte frutto del benessere e diffuso un po’ ovunque nelle nostre zone, si torna a parlare ogni qual volta le forze dell’ordine squarciano il velo sul consumo di droghe e alcool specie tra i giovanissimi o quando succedono tragedie come quella di Niscemi che coinvolgono il cosiddetto «branco». Lo scorso ottobre era intervenuto il presidente del Consiglio comunale, Salvuccio Bellanca che aveva chiamato a raccolta gli altri enti del territorio, chiedendosi: «Perché una ragazzina o un ragazzino appena adolescenti devono uscire di casa solo dopo le dieci di sera e rientrare a tarda notte? Perché per potersi divertire ci si deve obbligatoriamente sballare o fare uso disinvolto di alcool? La verità oggi purtroppo è che essere normali è diventata una vergogna». All’impegno iniziale della politica che avrebbe voluto fare da collante per meglio fronteggiare il disagio dei giovani, non sono finora seguiti risultati degni di nota, come conferma lo stesso Bellanca. «Abbiamo avuto a suo tempo un incontro con l’assessore ai Servizi sociali Nino Lanzalaco, ed avevamo iniziato una sorta di screening. Purtroppo la questione relativa al bilancio dell’Ente e quella dell’Ato rifiuti, ci hanno distolto da quest’altro problema per cui dopo quella fase iniziale ci siamo un pò arenati su questi problemi di impatto più immediato per la gestione del Comune. Abbiamo comunque in itinere una richiesta per organizzare una sagra del gelato per cominciare a mettere in moto delle iniziative a supporto dei giovani». Dare la colpa sempre e comunque alle famiglie o agli Enti preposti tuttavia è limitativo. La scuola, come le parrocchie, così come i servizi sociali ma anche le tante associazioni di volontariato, sportive e culturali presenti nel territorio, offrono varie opportunità di sentirsi utili e di impiegare al meglio il proprio tempo. Certo esistono dei limiti come la mancanza di strutture adeguate come un palazzetto dello sport, una piscina, una pista per motocross e così via. Roberto Mistretta Fonte [La Sicilia, Caltanissetta 17 maggio 2008]


frammenti di memoria

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In memoria di S.E. Mons. Cataldo Naro A Caltanissetta, 23 maggio 2008, presso il teatro “Margherita”, è stato presentato il volume contenente la ristampa delle tavole cromolitografiche dei mosaici del duomo normanno di Monreale, create, a metà del 1800, dall’abate Domenico Gravina. Il significato: festeggiare il 75° anniversario della fondazione dell’editrice nissena “Lussografica” e ricordare Mons. Cataldo Naro, Arcivescovo di Monreale. L’iniziativa della ristampa delle tavole del Gravina, nacque allorquando Mons. Naro, divenuto arcivescovo di Monreale, scoprì l’esistenza dei due volumi dell’abate benedettino ritraenti gli splendidi mosaici del duomo di Monreale e concordò, con l’editore Granata, la ristampa degli stessi. In corso d’opera avvenne l’improvvisa dipartita di Mons. Naro. L’editore non abbandonò il progetto di ristampa della sublime opera del Gravina che è stata portata a termine per rispettare un grande desiderio dell’amico Mons.

Naro e per questo motivo a Lui dedicata e stampata presso il Centro Studi “Cammarata”. A presentare la preziosa ristampa sono intervenuti il Prof. Paolucci,direttore dei Musei Vaticani e il Cardinale Camillo Ruini. A moderare l’incontro il direttore della LEV don Costa.

Mons. C. Naro, litografia ad olio del Prof. G. Porcasi.

Il Prof. Paolucci, già ministro dei beni culturali nel governo Dini, ha presentato, con la sua grande competenza, la grandezza teologica, artistica e catechetica dei mosaici di Monreale. “Diecimila metri quadri di mosaici che attestano la straordinaria grandezza del messaggio cristiano e che fanno del duomo normanno una realtà internazionale, un esempio di fede di Guglielmo II e una mediazione del messaggio cristiano i cui valori, da 2000 anni,danno vita ad una infinità di opere d’arte, finalizzate alla testimonianza dell’evento salvifico e alla trasmissione dello stesso, lungo i secoli, da una generazione all’altra. Oggi, in cui queste grandi realtà, sono primariamente


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oggetto di mete turistiche, come scriveva lo stesso Mons. Naro, urge il fatto di riportarle al centro dell’attenzione soprattutto per il loro grande valore teologico-catechetico e mistagogico. Cioè la contemplazione della Bellezza (mosaicale per Monreale), unitamente alla grande celebrazione liturgico-sacramentale della vita della Chiesa, consente ai fedeli di porre in essere una vera e autentica relazione con il mistero salvifico di Dio fattosi uomo. Tutto ciò fu colto dal grande teologo Romano Guardini, maestro di Papa Benedetto XVI,che visitò il duomo normanno nei giorni del triduo pasquale del 1929 e ne racconto nel suo “Viaggio in Sicilia”. Lo visitò nei giorni della Settimana Santa: il giovedì durante la messa crismale e il sabato, durante la veglia che all’epoca si celebrava di mattina. L’arcivescovo di Monreale, Cataldo Naro, ha ripreso quel racconto di Guardini dall’originale tedesco, l’ha tradotto e l’ha riproposto ai fedeli all’interno di una lettera pastorale dal titolo “Amiamo la nostra Chiesa”, come a far da guida alle celebrazioni liturgiche d’oggi. In quella pagina, il grande teologo tedesco scrisse tutto il suo stupore per la bellezza della basilica di Monreale e lo splendore dei suoi mosaici. Ma, soprattutto, scrisse d’essere stato colpito dai fedeli che assistevano al rito, dal loro “vivere-nello-sguardo”, dalla “compenetrazione” tra questo popolo e le figure dei mosaici, che da esso prendevano vita e movimento. “Gli sembrò – nota l’arcivescovo Naro nella lettera pastorale – che quel popolo sperimentasse un modo esemplare di celebrare la liturgia: con la visione”. La basilica di Monreale, capolavoro dell’arte normanna del XII secolo, ha le pareti interamente rivestite da mosaici a fondo Caltanissetta: Don G. Costa, Card. C. Ruini e il Prof. A. Paolucci

frammenti di memoria d’oro con le storie dell’Antico e del Nuovo Testamento, gli angeli e i santi, i profeti e gli apostoli, i vescovi e i re, e il Cristo “Pantocrator”, reggitore di tutto, che dall’abside avvolge con la sua luce, il suo sguardo, la sua potenza il popolo cristiano”. Il Cardinale Ruini ha sottolineato la straordinaria personalità di Mons. Naro, fine storico, studioso del cattolicesimo popolare e di tutto quel movimento innovatore che scaturì dalla “Rerum Novarum”, di Leone XIII, che determinò, anche in Sicilia, una miriade di iniziative di carattere spirituale, culturale e caritativo-assistenziale. Anticipatore del Progetto culturale della Chiesa in Italia, grazie proprio alla fondazione del Centro Studi “Cammarata” nel 1983. Inoltre, il Card. Ruini ha sottolineato la grande amicizia che nacque con Mons. Naro: un siciliano vero conoscitore della sua terra che gli ha dato la possibilità di conoscere tante cose della Sicilia e di superare tanti luoghi comuni e stereotipi che non rispecchiano la vera identità dei siciliani. Infine, l’alto prelato, ha tracciato un profilo spirituale di Mons. Naro, sacerdote e Vescovo secondo il cuore di Dio e ubbidiente alla Chiesa che ha amato e servito profondamente, nella diocesi nissena, nel grande lavoro svolto alla facoltà teologica di Sicilia, nel grande, autentico e innovativo contributo dato alla Chiesa italiana attraverso il progetto culturale ed altro e, soprattutto, nella realtà sponsale della diocesi monrealese affidata alla sua guida pastorale, dal 18 ottobre del 2002 sino al giorno della sua morte avvenuta il 29 Settembre del 2006.Ruini ha invitato ad accettare la morte-prematura ed inaspettata- del presule, come segno del progetto di Dio e lavorare per raccogliere i frutti copiosi del grande lavoro svolto da Mons. Naro. Caltanissetta: Foto di gruppo.


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Commemorazione Beata Maddalena Morano Cent’anni fa moriva la prima ispettrice delle FMA Il 26 e il 30 marzo si è conclusa la celebrazione dell’anno centenario della morte (1908-2008) della Beata Suor Maddalena Morano, prima superiora delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Sicilia. “Non basta istruire i fanciulli e le ragazze, bisogna formare il loro cuore, amandoli e trattenendoli con benevolenza”. Così rifletteva la Beata Maddalena Morano sulla sua esperienza educativa realizzata nel corso di quasi tutta la sua esistenza. Il 26 marzo 1908, all’età di 61 anni, nell’istituto Maria Ausiliatrice moriva la beata Maddalena Caterina Morano, la prima ispettrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Sicilia. Cinquant’anni dopo la Congregazione per le Cause dei Santi emise il decreto per l’approvazione degli scritti e, nel 1988, ne riconobbe l’eroicità delle virtù; in seguito all’approvazione, nel 1994, di un miracolo attribuito alla sua intercessione con la guarigione di una consorella, Suor Giovanna Platania, il 5 novembre 1994 è stata beatificata da Giovanni Paolo II in occasione della visita apostolica a Catania. Nata a Chieri il 15 novembre 1847, da famiglia modesta trasferitasi a Buttigliera d’Asti, ad appena 14 anni ebbe la cura dell’asilo parrocchiale e successivamente conseguì il diploma magistrale. Avvertita la vocazione religiosa, andò a consigliarsi con Don Bosco che la dissuase dal farsi monaca e, tramite don Giovanni Cagliero, l’invitò ad entrare tra le Figlie di Maria Ausiliatrice. A 32 anni, ricca di esperienza e di abilità educativa, emise la professione religiosa chiedendo a Dio di morire solo quando fosse già santa. Nel settembre 1881 venne in Sicilia, dove nel febbraio dell’anno prima le “suore continentali” Fma erano state chiamate “con urgenza somma”, unitamente ai Salesiani, nell’arcidiocesi di Catania dall’arcivescovo Giuseppe Benedetto Dusmet che affidò loro la direzione dell’orfano-

trofio “Duchessa di Carcaci”; nell’ottobre del 1880 le suore avrebbero fondato a Bronte il Collegio di Maria. In qualità di “patentata”, suor Morano fu nominata direttrice del Conservatorio delle Vergini di Trecastagni, sede di scuole elementari e giardino d’infanzie e poi di Noviziato; ben presto fondò un piccolo collegio a Nunziata di Mascali. Non curante dell’iniziale diffidenza del popolo e dell’avversione massonica, le Fma si diffusero soprattutto nella Sicilia orientale dove furono presenti, ma non solo, nelle scuole di vario ordine e grado. Madre Maddalena divenne presto popolare per la capacità apostolica e professionale trai-

nante, per la santità di vita, per l’inventiva incisiva ed intelligente; si fece siciliana contribuendo decisamente al miglioramento della condizione della donna, in una società fortemente maschilista. Sotto la sua direzione le salesiane ebbero affidati a Catania: nel 1888, il Conservatorio delle Verginelle di S. Agata dal cav. Giuseppe Asmundo dei Principi di Gisira; nell’ottobre dello stes-


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so anno l’oratorio festivo, un piccolo laboratorio, il servizio di cucina e il guardaroba al S. Filippo Neri; nel 1892, la cura della cucina, del laboratorio e della lavanderia presso i Salesiani di Cibali. Madre Morano, nel 1896, fondò il Convitto per 18 Normaliste in due stanze e una cucinetta di via S. Barbara. Nel marzo 1901, suor Morano trovò al Borgo un vasto terreno con l’immagine della S. Famiglia dentro una nicchia: lì fondò l’istituto Maria Ausiliatrice di via Caronda che fu inaugurato il 18 marzo 1903 e intitolato a San Giuseppe. Dal cardinale Giuseppe Francica Nava fu nominata direttrice della sezione femminile dell’Opera dei catechismi parrocchiali da lei fondata e che aprì, con agilità e coraggio, in un clima gioioso di stile salesiano, alla dimensione sociale della fede. Tutte le scuole parrocchiali di catechismo dipendevano da lei, anche se ancora in diocesi non erano state erette canonicamente le parrocchie. Il primo parroco che invocò la presenza delle suore catechiste preparate dalla Madre fu quello dei SS. Filippo e Giacomo in via Auteri, seguì quello dei SS. Cosimo e Damiano. L’apostolato di suor Maddalena era di carattere eminentemente educativo con la cura di scuole, collegi, laboratori, educandati, oratori festivi. Il cardinale non esitò ad invitarla e a parlare ai sacerdoti nelle loro riunioni, suscitando un certo scandalo. Già ammalata e un pò triste nel cuore, si preparò a compiere la volontà dei superiori avendo la gioia di partecipare alla cerimonia tenutasi a Catania il 9 febbraio per la venerabilità di Don Bosco. Il 15 marzo tenne l’ultima conferenza ricordando i doveri di carità e di servizio verso le ragazze. Il 22 s’aggravò soffrendo molto e spirò santamente il 26. Il 28 marzo furono celebrate solenni esequie, dopo le quali una folla enorme accompagnò il feretro al cimitero. Durante l’intenso apostolato in Sicilia, la beata fondò 19 case, 6 scuole, 12 oratori, 5 asili, 4 convitti, 11 laboratori, 3 scuole di religione. A nt o n i no B l an di n i Fonte: [La Sicilia, Catania 26 marzo 2008].

Parole che parlano tra ieri e oggi

Il libro-intervista “Parole che parlano tra ieri e oggi” aggiunge al panorama editoriale della vita religiosa in Sicilia un testo di interviste a personaggi del mondo della cultura, della politica, del sociale, della chiesa e dell’educazione. Da vari punti di vista, viene così esaminato, nel centenario della Beata Maria Maddalena Morano, colei che inculturò nel lontano 1881 il carisma salesiano, il servizio apostolico delle Figlie di Maria Ausiliatrice presenti in tutta la regione siciliana con 42 comunità religiose, per un totale di oltre 800 suore. Si tratta, quindi, di un volume che attraverso una serie di interviste ricostruisce il percorso storico, socio-culturale ed educativo delle suore salesiane. E, sempre dalle interviste sono emerse quasi un corollario di indicazioni per riproporre, a partire sempre dalla domanda giovanile, la loro azione apostolica nel territorio.


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Consulta della Famiglia Salesiana Nota informativa - 8 giugno 2008 Sabato 8 giugno 2008, nei locali della Casa Salesiana SDB “S.Cuore” di Via del Bosco,71 – Barriera Catania, si è tenuto il secondo incontro annuale della Consulta Regionale di Famiglia Salesiana. La riflessione e il dialogo fra i vari componenti riguardo i diversi punti all’ordine del giorno, ha fatto emergere le seguenti decisioni: 1 . O r i e nt a m e n t i O p e r a t i v i p e r l a E q u i p e d e l l a Pas tora le di Famiglia Sale sia na . a. Si invita L’Equipe della Pastorale di Famiglia Salesiana ad elaborare una programmazione pastorale per l’anno 2008-2009 e presentarla alla prossima seduta della Consulta Regionale di FS che si terrà in data 14 settembre 2008 (L’equipe è invitata a tener presente le indicazioni del Rettor Maggiore nel testo sulla strenna 2009 in allegato 1 in particolare (cfr. punto 4) Suggerimenti per la concretizzazione della strenna). 2. C on v e g no di F a mig l ia S a l e s ia n a . a. Viene unificato con il Convegno annuale tenuto in questi anni da Casa Tabor. b. Verrà celebrato in data 13-14-15 febbraio 2009

Catania-Barriera: Don L. Perrelli e Sr. G. Barbanti.

c. La sede verrà stabilita in funzione del numero dei partecipanti. d. I contenuti indicati: Don Bosco e il Movimento Salesiano – Carta della Comunione e della Missione – Profezia in Sicilia (da sviluppare tramite laboratori). e. Si da incarico a Marco Pappalardo e Don Edoardo di concordare il programma con Don Giuseppe Buccellato e di relazionare il 14 settembre 2008. 3. R ig ua r d o i l p e r c or s o “F or m a … g i ò” p e r g io v an i o l t re i 1 8 a n n i su i l i n g u a g g i c o m u n i c at i v i . a. Si rimanda per i dettagli sulle decisioni prese, all’allegato 2. b. Il 14 settembre verrà presentato il progetto completo e pronto per l’attuazione. 4. R ig uar d o la p a sto ra le v oc a ziona le d i Fa m igli a Salesiana (Iniziativa “Un anno per il tuo futuro 08/09”). a. Si rimanda per i dettagli sulle decisioni prese, all’allegato 3. b. I responsabili dei Gruppi di Famiglia Salesiana comunicheranno entro luglio a Don Edoardo, i nominativi dei componenti dell’Equipe dell’iniziativa vocazionale di FS, sia per la zona Occidentale che per la zona Orientale della Sicilia. c. La presentazione dell’iniziativa, nel suo insieme, verrà illustrata in Consulta Regionale da parte di un componente dell’Equipe vocazionale il 14 settembre 2008. d. Gli incontri avranno inizio nelle due zone contemporaneamente a novembre, secondo il calendario di FS concordato. 5 . C o r so d i a v v i a m en to a l l a L e c ti o d i v i n a . a. Si conferma, in linea di massima, il programma già elaborato da Don Giuseppe Buccellato lo scorso anno. b. Per l’attuazione dell’iniziativa si stabiliscono le seguenti date: 8/9 novembre 2008; 10/11


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gennaio 2009; 7/8 marzo 2009; 9/10 maggio 2009. c. Sede: Zafferana Etnea. d. Per favorire la partecipazione dalla Sicilia Occidentale, si decide di predisporre di un pulmino da Palermo per viaggiare insieme; e inoltre di un pulmino dalla stazione di Catania per il trasferimento per e da Zafferana. e. Si prevede per i partecipanti un corso di esercizi spirituali in Terra Santa tra il 15 luglio e il 15 agosto. f. Si da mandato alla segreteria organizzativa per la stesura definitiva del programma del Corso della Lectio entro il 14 settembre 2008. 6. E se rc iz i Spir itua li di Fa mig lia Sa les iana . a. Si decide di unificarli con gli Esercizi Spirituali dei partecipanti al corso di avviamento alla lectio divina 2008/2009 b. Qualora il numero dei partecipanti lo richiedesse, si prevederanno due pullman, con momenti in comune fra loro e momenti diversificati. 7 . C al e n d ar i o di F a m i g l i a S al es i an a 2 0 0 8 / 2 0 0 9 . a. I responsabili dei vari rami di FS comunicheranno a don Edoardo entro luglio, le date del proprio calendario che possono interessare tutta la FS. 8 . Rev isi o n e d el Re g ol am en t o del l a Co n su lt a . a. Si procede all’attivazione, ad experimentum, delle Consulte cittadine di FS, cui si da mandato di elaborare ed attuare per il prossimo anno 2008/2009: – Almeno un’iniziativa comune sul tema formativo della Strenna del RM 2008/2009;

Catania-Barriera: La consulta di FS.

– Almeno un’iniziativa apostolica comune sull’emergenza educativa nel territorio interessato. b. Si da mandato alla segreteria organizzativa di stilare una prima bozza della composizione delle varie consulte cittadine. c. La Presidenza della Consulta Regionale individuerà i responsabili delle singole consulte cittadine e li inviterà a partecipare alla seduta del 14 settembre 2008. 9 . A t t ua zio ne d e l R e gol a m en to . a. Si desidera che la Famiglia Salesiana residente in una determinata diocesi, sia coinvolta operativamente nella dinamica pastorale del Vescovo locale. b. Pertanto le consulte cittadine che vivono nella stessa diocesi, si incontreranno per una sola riunione, al fine di designare rappresentanti di FS, all’interno delle varie commissioni ed uffici delle singole diocesi in cui è richiesta la nostra partecipazione. c. La designazione dei rappresentanti di FS negli organismi diocesani, sia effettuata per garantire la presenza del carisma salesiano e non sia legata all’iniziativa delle singole persone. d. L’attuazione del punto (c) verrà affidata ai responsabili delle Consulte cittadine all’interno della Consulta del 14 settembre 2008.

Catania, 21/06/2008 Catania-Barriera: Un momento della consulta di FS.

Don Edoardo Cutuli


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Celebrazione dell’Accoglienza dei soci nell’ADMA Sabato 24 maggio 2008, festa di Maria Ausiliatrice, nella Chiesa «San Giovanni Bosco», annessa all’Istituto Salesiano «San Francesco di Sales» in Catania, ha avuto luogo la Celebrazione dell’Accoglienza nell’Associazione di Maria Ausiliatrice di 50 Soci. Con l’incoraggiamento e la benedizione dell’emerito Animatore Spirituale della Primaria Don Sebastiano Viotti e dei nostro Ispettore, Don Luigi Perrelli, si è ripresa così, nella Chiesa «San Giovanni Bosco» l’attività dell’ADMA iniziata con l’aggregazione all’Associazione Primaria di Torino-Valdocco il 27 aprile 1939. Con grande gioia ed entusiasmo i nuovi 50 Soci hanno fatto la loro promessa, dopo un anno di formazione e di preparazione e hanno ricevuto Tessera e il Distintivo dell’ADMA. Ha presieduto la celebrazione Don Paolo Caltabiano, Direttore dell’Istituto, che con vibranti parole ha ricordato ai Soci che l’ADMA fu fondata da San Giovanni Bosco «per promuovere la venerazione al SS.mo Sacramento e la devozione a Maria Ausiliatrice», e che dal 5 luglio 1989 fa parte della Famiglia Salesiana. Ha inoltre esortato i Soci a vivere e diffondere la devozione a Maria Ausiliatrice e a volere essere fedeli agli impegni presi in questo fausto giorno.

Catania-Cibali: Il Consiglio ADMA.

Catania-Cibali: Foto di gruppo.

Le attività, che con l’aiuto di Maria Ausiliatrice continueremo a svolgere sono: 1 ° - Due incontri mensili, il 1° venerdì del mese e il 24 con la recita meditata del Santo Rosario, la Celebrazione Eucaristica, una breve adorazione e la lettura di un messaggio della Regina della Pace di Medjugorje. 2° - Promuovere la devozione e il culto a Maria Ausiliatrice e la venerazione a Gesù Sacramentato in famiglia, nell’ambiente di lavoro e di amicizia. 3° - Aiutare spiritualmente e materialmente i nostri fratelli immigrati, le ragazze madri e i bambini poveri. Il Consiglio ADMA è così composto: Presidente - Fichera Graziella; Vice Presidente - Calvino Angela Rita; Tesoriere - Briguglio Francesco; Segretario - Santangelo Angela; Consiglieri Fisichella Domenico, De Felice Liliana, Leone Lucia; Animatore Spirituale - Sac. Don Concetto Pennisi. A conclusione della celebrazione è stato offerto un momento di fraternità durante il quale l’Animatore ha invitato i Soci a devolvere le offerte libere che si raccolgono nelle riunioni ad Abbonamenti alla Rivista «Maria Ausiliatrice» del Santuario di Torino per i Soci dell’ADMA. Tale iniziativa è stata accolta con vero piacere da tutti. La vergine Ausiliatrice e San Giovanni Bosco ci benedicano. Catania, 6 giugno 2008


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momenti di famiglia

Duecento anni di storia di Maria Ausiliatrice Il Card. Farina celebra la festa in Vaticano La comunità salesiana in Vaticano ha celebrato questa mattina, martedì 27, l’annuale festa della patrona, santa Maria Ausiliatrice, la cui ricorrenza, come è noto, cade il 24 maggio. Presieduta dal cardinale Raffaele Farina, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, la celebrazione si è svolta nella chiesa del Governatorato. Vi hanno partecipato, come di consueto, quanti collaborano con la famiglia salesiana al servizio della Santa Sede, in particolare i dipendenti della Libreria Editrice Vaticana, della Tipografia Vaticana e de “L’Osservatore Romano”. Hanno concelebrato don Elio Torrigiani, direttore generale della Tipografia, don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice, don Giuseppe Colombara, direttore del servizio fotografico de “L’Osservatore Romano”, padre Arturo Gutiérrez Gómez, incaricato dell’edizione in lingua spagnola del quotidiano della Santa Sede. Durante la sua omelia il cardinale Farina ha preso spunto dalla recente visita di Benedetto xvi a Genova e a Savona sulle orme di Pio vii, per ricordare che fu proprio quel Pontefice a istituire

Città del Vaticano: Card. R. Farina in un momento della celebrazione eucaristica.

la festa di Maria aiuto dei cristiani, in un contesto quanto mai delicato per la storia della Chiesa. Infatti, Pio vii stabilì questa festa il 26 settembre 1814, “nel giorno del suo ritorno solenne a Roma, dopo la prigionia impostagli da Napoleone Bonaparte, per ringraziare la Madonna per averlo protetto e fatto rientrare nella sede di Pietro”. Già nel giorno della sua elezione al soglio pontificio - ha ricordato il porporato - Pio vii “pregò per la prima volta davanti all’immagine di Maria aiuto dei cristiani, nella chiesa di San Giorgio maggiore in Venezia, dove si svolse il conclave”. Il cardinale ha poi fatto notare come lo stesso don Bosco si sia ispirato alla facciata della chiesa di San Giorgio maggiore a Venezia per edificare quella della basilica dell’Ausiliatrice in Torino. L’archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa si è quindi soffermato su altri aspetti del ruolo della Vergine Maria nella Chiesa, in particolare per ciò che riguarda la sua missione nel mondo e la sua esemplarità. Alla celebrazione erano presenti il professor Giovanni Maria Vian, direttore de “L’Osservatore Romano”, Carlo Di Cicco, vice direttore, Giuseppe Canesso, direttore tecnico della Tipografia Vaticana, Antonio Maggiotto, direttore commerciale della stessa Tipografia, insieme con dipendenti e collaboratori.


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Ordinazione diaconale Basilica Cattedrale di Messina, 14 giugno 2008 A nome della Comunità del San Tommaso desidero dire grazie a quanti hanno preso parte a questo evento di grazia che ha coronato quest’anno formativo. In particolare Mons. Lillo La Piana, il nostro Arcivescovo, sempre vicino e attento alla nostra Comunità, a Mons. Odon che con tutta la cordialità malgascia ha voluto vivere con noi questo momento di festa, a coloro che condividono con noi la gioia e la fatica della formazione: in primis, Don Luigi Perrelli, Ispettore di Sicilia, Don Pasquale Martino, Ispettore della Meridionale, e Don Graziano De Lazzeri, Vicario ispettoriale del Madagascar, presenti tra noi questa sera. Un sentito grazie va a genitori, familiari e benefattori presenti ed assenti, ai confratelli e giovani che hanno animato e partecipato alla celebrazione in Cattedrale. Diciamo grazie a quanti si sono resi presenti per telefono, per fax o per posta, inviando gli auguri tramite terzi ed e-mail. Un saluto particolare va ai giovani confratelli che lasceranno la nostra comunità e un arrivederci a coloro che ritorneranno. Al termine di questo anno, in modo breve, invito ciascuno a volgere lo sguardo al passato, al momento presente e al futuro. Guardando a quest’anno trascorso abbiamo toccato con mano la presenza di Dio e i segni della sua benevolen-

za. Nonostante i nostri limiti e le nostre resistenze, Egli è stato buono con noi. Maria SS. non ci ha lasciati soli un istante e non ci ha fatto mancare il suo aiuto. Don Bosco ci ha preceduti e ci ha accompagnati passo passo a riscoprire la sua passione apostolica che chiede solo le anime fino a mettere in secondo piano tutto il resto. La memoria di quanto è avvenuto resterà impressa nel nostro animo. Guardando il presente, permettetemi questa sera di esprimere gratitudine, oltre che a Dio, alla Vergine Ausiliatrice e a Don Bosco, ai confratelli di questa Comunità, nessuno escluso. Un particolare grazie ai membri del Consiglio della Comunità e ai confratelli presbiteri per la loro sapienza e la loro esperienza. Grazie anche ai giovani confratelli: ognuno con la sua originalità ha contribuito alla costruzione della Comunità. Grazie anche al personale per i molteplici servizi prestati. Oltre a guardare il passato ed il presente, vi invito a guardare in avanti. Nessuno di noi è abile a predire il futuro. Siamo però capaci di sognare e di desiderare per noi e per gli altri un futuro ricco di speranza, nonostante inevitabili remore, titubanze ed incertezze. Il Signore Gesù, che è lo stesso ieri, oggi e sempre guida la nostra vita e porta avanti la nostra storia. Egli ci chiede unicamente di fidarci di Lui. Con la forza del suo Spirito, possiamo, dimentichi del passato, correre verso il futuro che Egli ci dischiude. Egli è un Dio affidabile: a noi è richiesto unicamente di affidarci e di consegnare la vita nelle sue mani. Noi salesiani, per scelta, abbiamo deciso di farlo INSIEME: insieme vogliamo sognare, insieme, vogliamo, vivere, insieme vogliamo lavorare… A tutti e a ciascuno il nostro augurio, la nostra riconoscenza e la nostra preghiera. Vi chiediamo di avere anche per noi un ricordo presso il Signore. Ancora grazie!

Messina-Cattedrale: Foto di gruppo.

Do n Pi ppo R uta


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Premio “Aquila d’argento” al prof. Blandini È stato conferito al prof. Antonino Blandini il Premio “Aquila d’Argento” per il giornalismo a cura dell’Accademia d’Arte Etrusca con il patrocinio dell’Assessorato regionale dei Beni culturali e ambientali e della P.I. e del Comune di Misterbianco. Antonino Blandini ha 64 anni ed è nato il 20.XII.1943 a Catania dove risiede con la famiglia. Iscritto all’albo dei pubblicisti dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia e consigliere dell’Associazione regionale dell’Unione Stampa Cattolica Italiana, è stato corrispondente de “L’Osservatore Romano” per l’Arcidiocesi di Catania e per le altre Diocesi della Sicilia orientale. Attualmente svolge l’attività di giornalista come collaboratore dei settimanali diocesani “Prospettive” di Catania, “Cammino” di Siracusa, “La Voce dell’Jonio” di Acireale, dei periodici dei PP. Domenicani e Passionisti, del periodico culturale “Agorà” e del quotidiano “La Sicilia”. Membro nominato dall’arcivescovo della Consulta dell’Ufficio per i Beni Culturali ed Arte Sacra dell’Arcidiocesi di Catania e della Società di Storia Patria per la Sicilia orientale, è studioso in modo particolare di storia patria, civile ed ecclesiale, e di beni culturali siciliani.

L’assessore regionale per i Beni culturali e la P.I. consegna ad Antonino Blandini il premio “Aquila d’argento”.

Il suo «cursus studiorum» è caratterizzato dalla maturità classica conseguita al Liceo-ginnasio “M. Cutelli” e dalla laurea in Giurisprudenza con tesi in Diritto canonico presso l’Università di Catania, con qualifiche di specializzazione in Storia e tecnica di Giornalismo presso l’Istituto Nazionale per la Storia del Giornalismo, in Diritto ed Economia regionale presso la facoltà di Economia e Commercio. Fornito di abilitazione all’insegnamento è stato docente di Materie Giuridiche ed economiche presso gli Istituti tecnici di Siracusa e presso l’Istituto tecnico industriale “Sacro Cuore” dell’Opera salesiana di Barriera ed avvocato iscritto all’albo degli Avvocati di Catania. Entrato per concorso pubblico per esami nella Direzione generale delle Accademie e Biblioteche del Ministero della P. I., è stato dirigente tecnico superiore presso le Biblioteche Universitarie Statali di Messina e Catania, vice soprintendente ed ispettore della Soprintendenza per i beni bibliografici della Sicilia orientale; in tale veste ha insegnato Bibliografia e Biblioteconomia nei Corsi di qualificazione professionale dell’Assessorato regionale per i BB. CC. e della P.I.., ha diretto le Sezioni tecnico-scientifiche per i Beni librari ed archivistici ecclesiastici della Soprintendenza per i BB. CC. e AA. di Catania ed ha presieduto la Sezione Sicilia dell’Associazione Italiana Biblioteche, che ha rappresentato presso il Consiglio regionale per i BB.CC.. Ex allievo salesiano dell’Unione San Filippo Neri, ha fatto parte delle Comunità di Vita Cristiana (Congregazioni Mariane) presso la residenza della Compagnia di Gesù “SS. Crocifisso dei Miracoli”. Il 20 dicembre 2006 ha ricevuto il Premio Siciliano “Il Positivo” come cultore del libro e della storia, privilegiando il positivo e gli aspetti culturali, storici e religiosi della nostra terra di Sicilia a cura dell’Associazione Artistica “Comunicazione Globale” e dell’Istituto Scolastico “G. Parini” di Catania.


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Dalle case salesiane GELA (CL) - DOMENICO SAVIO 5 0 a nn i di S. Do m e n i c o S a v i o C’è grande fermento nella famiglia salesiana di Gela per il 50° anniversario della parrocchia San Domenico Savio e soprattutto tanta attesa per il vescovo della diocesi Armerina, mons. Michele Pennisi, che parteciperà alla celebrazione eucaristica del 6 maggio. Com’è noto la chiesa fu consegnata al culto nel 1958, appena tre anni dopo la canonizzazione di Domenico Savio, il discepolo prediletto di San Giovanni Bosco. E sicuramente fu la prima grande chiesa sorta in Italia dedicata al santo dei giovani, al santo che affermava “meglio la morte ma non peccare”: E il 6 maggio, festa liturgica del santo, si coglierà l’occasione per celebrare la “dedicazione” della chiesa. La parrocchia ubicata a nord della via Venezia conta 8.000 anime. All’interno operano oltre alla grande famiglia salesiana (cooperatori, ex allievi, famiglie Don Bosco) parecchi gruppi ecclesiali come le comunità neo-catecumenali (dieci comunità con circa 400 aderenti, sorte da circa 35 anni con don Lillo Di Gregorio), il Rinnovamento nello Spirito, i Focolarini ed altri gruppi che tengono sempre aperto il Santuario Maria SS. d’Alemanna con l’adorazione perpetua ed altre iniziative. Inoltre sono presenti i gruppi giovanili con le loro iniziative per il tempo libero. Oltre agli scouts, frequentano l’oratorio salesiano coi suoi campi di calcio e di atletica leggera circa 200 giovani senza contare i 500 ragazzi che frequentano anche il catechismo. Ma esiste anche il CNOSS coi suoi 400 alunni che ogni giorno vengono preparati per il mondo del lavoro coi suoi corsi per saldatori, elettricisti, tubisti industriali, operatori informatici e addetti alla ristorazione. Quanto prima partiranno altri due corsi: quello per potatori che avrà luogo nel Feudo Nobile e quello di analista del-

le acque. Una struttura molto grande e dinamica, vivace e variegata, con tante iniziative esoprattutto tanti progetti da realizzare. Abbiamo parlato con il parroco don Angelo Grasso sulle iniziative che sta mettendo in cantiere per il 50° della parrocchia. “Vogliamo partire dal tempio – mi dice con affabilità – per rilanciare la liturgia e quindi la realizzazione del tempio vivo che siamo noi, con la pastorale per i giovani e le altre iniziative. La sfida è la comunione tra le varie comunità che sono una ricchezza della chiesa. Don Angelo Grasso è molto entusiasta della sua missione: “Più delle opere interessano le persone a cui siamo inviati e a cui dobbiamo dare risposte valide dal punto di vista educativo e pastorale. Occorre formare non solo la mente e l’intelligenza, ma anche il cuore. Lo stare con i giovani, infatti, è lo spazio spirituale e il centro pastorale della vita dell’educatore secondo il cuore di Don Bosco. La carità pastorale è il motore della spiritualità educativa che è frutto di sforzo, dedizione, riflessione e ricerca che affonda le sue radici nell’unione con Dio”. E. Z. Fonte [Vita diocesana, Gela (CL) 4 maggio 2008]

U na s f i da t r a st u de n t i a s pi r a n t i c h ef Aspiranti chef a confronto ieri mattina a Villa Peretti. Un faccia a faccia tra gli studenti dell’istituto alberghiero Luigi Sturzo e gli studenti del Cnos/Fap. I ragazzi si sono confrontati sui “Piaceri del territorio dall’antichità ai nostri giorni”. L’incontro è stato realizzato dall’associazione professionale cuochi italiani presieduta dal maestro Salvatore Pizzo. Gli studenti ieri mattina hanno lavorato per la realizzazione di un pasto completo, dagli antipasti al dolce. La giuria, composta da esperti chef provenienti da tutta l’isola, hanno votato la prepara-


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zione dei piatti, l’igiene nella lavorazione ed infine la degustazione. Prove tecniche per gli studenti per la partecipazione a gare internazionali per cuochi. Le ricette per la realizzazione dei piatti sono stati oggetto di un libro di Franco Città. Un’esperienza nuova per gli studenti che hanno richiesto all’associazione un nuovo confronto. La giuria era composta da: Salvatore Scrivano (presidente regionale Apc), Salvatore Pizzo, Marcello Proietto di Silvestro, Costantino Lautana, Anna Grazia Peretti, Virginio Cammarata, Franco Città, Liborio Truncali, Enzo Calabrere, lo chef Giuseppe Defraia e l’assessore provinciale allo sport Salvatore Morana. Squadra del Cnos/Fap: Rosario Ganci, Melissa Palmieri, Antonio Trevigne, Simone Vella, Denise Cosca e Giacomo Castellano; guidati dai docenti Giovanni Pandolfo, Salvatore Laiola e Giuseppe Aletta. Squadra dell’istituto alberghiero: Alessandro Pandolfo, Marco Pelligra, Desireè Ferranti, Mirko D’Aparo, Luigi Bentivegna e Salvatore La Rosa; guidati dai docenti Giovanni Butticè, Pietro Gueli e Vincenzo La Cognata. Tutto il lavoro è stato coordinato dallo chef Stefano Sanfilippo. L. M. Fonte [La Sicilia, Gela (CL)]

U n « G ioi ell o» n el l’ex casa A ld isio Per la festa di San Francesco di Sales, protettore dei giornalisti, i Salesiani hanno aperto la loro tenuta di Passo di Piazza invitando i giornalisti gelesi a conoscere da vicino l’azienda ed i corsi di ristorazione del Cnos/Fap. Quella che era un tempo la casa di campagna dell’on. Salvatore Aldisio con una splendida vista sul mare, la campagna ed il Lago Biviere, oggi è un fiore all’occhiello del sistema educativo e formativo dei Salesiani. Negli 83 ettari di terra della tenuta donata da Aldisio i Salesiani producono vino pregiato tra cui il Syra, olio, carciofi ed altre specialità della terra. Hanno anche trasformato i locali creando 40 camere per ospiti. In linea con le volontà testa-

mentarie dell’on. Aldisio, la tenuta ospita i corsi di ristorazione di primo, secondo e terzo anno. Una cinquantina di giovani in età di obbligo formativo ogni mattina con un autobus messo a disposizione dal Cnos raggiungono la tenuta di Passo di Piazza per imparare l’arte di addetto alla sala ed aiuto cuoco. Durante l’anno sono impegnati in stage presso ristoratori locali e due di loro l’estate scorsa lo stage lo hanno frequentato a Berlino. La festa del protettore dei giornalisti è stata dunque l’occasione del debutto degli studenti del primo anno che hanno curato il pranzo in tutti i dettagli. Studiano cucina regionale (al secondo e terzo anno invece quella nazionale ed internazionale) e perciò hanno preparato un menù tipicamente siciliano dall’antipasto misto ai turcigghiuna con cavolfiore alla cannella, alla sosizza a cardedda. Hanno servito tarocco zucchero e limoncello come frutta e per dessert pasta di pistacchio. Il vino rigorosamente di produzione propria. Molto emozionati gli allievi dei Salesiani che hanno esordito con notizie di San Francesco di Sales, per poi presentare di volta in volta le pietanze preparate per l’occasione. Il successo finale è stato per loro gratificante. Nella tenuta di Passo di Piazza vengono ospitati gruppi e scuole (strategica la vicinanza con il Lago Biviere) e si svolgono banchetti. Così i Salesiani reinvestono i guadagni nella formazione professionale ed in un corso iniziato in sordina sei anni fa, con le lezioni la sera, ed ora parecchio potenziato grazie alla ristrutturazione delle ex stalle della tenuta con la creazione di una grande cucina e la sala da pranzo. Per i giornalisti quella di ieri è stata una proficua occasione per conoscere una bella realtà di Gela ed un altro dei successi del metodo educativo di Don Bosco basato sulla fiducia e l’incoraggiamento ai giovani, sulle cose insegnate con l’esempio che restano molto più impresse nel cuore. M. C. G. Fonte [La Sicilia, Gela (CL)]


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MARSALA (TP)

MESSINA - S. DOM. SAVIO

U n cal ci o al r azz is mo

Il volontariato con «Telefono Pronto»

2-5 aprile 2008 "Un calcio al razzismo". È questo il tema della manifestazione, patrocinata dal Comune, che si terrà per tre giorni a Marsala e che sarà presentata il prossimo 2 aprile, alle ore 17.30, nella Casa Salesiana (in via San Giovanni Bosco). Qui, farà gli onori di casa il direttore Don Vincenzo Nicosiano, cui seguirà il saluto del sindaco di Marsala Renzo Carini. Al termine della conferenza, la prima partita del triangolare di calcio a 5 tra un rappresentativa del Nord Africa e una dell'Italia; quindi una degustazione di prodotti tipici nordafricani e, alle ore 22, un concerto musicale.

Con l’avvento dell’estate e considerato che per molte persone, specieanziani e malati, si propone adesso con maggiore gravità il problema della solitudine e della depressione, i Salesiani hanno potenziato il servizio sociale di ascolto telefonico. E così «Telefono pronto» che si trova nella casa salesiana «Domenico Savio» di Messina, che dipende dall’ispettoria sicula con sede a Catania, può essere contattato giornalmente, compresi i festivi dalle 17 alle 20, formando il numero 090/717271. C’è pure a disposizione un fax allo 090/713364. Questo circuito di assistenza spirituale, il cui responsabile è il noto psicoterapeuta don Umberto Romeo, riceve in media giornalmente cinque o sei telefonate, alcune delle quali provenienti da tutta Italia, altre girate dai centralini delle forze dell’ordine e di soccorso.

La casa salesiana “S. Domenico Savio” di Messina.

Il programma prevede per giovedì 3 aprile, alle ore 18.30, la seconda gara tra Est Europa e Nord Africa (seguirà degustazione di prodotti siciliani e concerto); mentre venerdì 5, sempre alle 18.30, si svolgerà l'ultimo incontro tra Est Europa e Italia. Poi le premiazioni, ancora degustazioni e, alle ore 22, il concerto di musica balcanica con Zafar Klemer Band. Alessandro Tarantino

Circa 70 gli operatori, di ambo i sessi, che seguono continui corsi di formazione e aggiornamento. Si opera in pieno anonimato, superando spesso, in caso di necessità, i normali orari di servizio. Una iniziativa che nei mesi estivi assume un rilievo particolare, considerato che proprio in questa stagione anziani e ammalati possono avere bisogno di una parola di conforto. Agati n o Zi zz o Fonte [La Sicilia, Catania 23 giugno 2008]


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M ESS IN A - GIOSTRA Du e o pe re re g a lat e a Gio st r a s imb olo di r is ca t t o s oc ia le La donazione al San Matteo dell’artista Pietro Genovese Anche da Giostra, quartiere a rischio, può venire qualcosa di buono. Questo il messaggio di speranza e di fiducia che la storia di Pietro Genovese porta alle tante brave persone che nel rione vivono. Lui a Giostra è nato nel 1936, finanziere di professione, artista per passione e vocazione è diventato pittore, scultore, ceramista. Ha lasciato la città dello Stretto per lavoro spostandosi dal Veneto alla Calabria. Oggi vive con la moglie e due figlie nella città di Macerata dove porta avanti con successo la carriera artistica. Ma Pietro Genovese conserva nel cuore il quartiere dove è nato e dove vive ancora la sorella Maria ed in particolare la parrocchia di San Matteo e l’oratorio salesiano, che, togliendolo dalla strada in piena seconda guerra mondiale l’ha salvato dalla fame e da cattive compagnie aiutandolo a scoprire l’amore per la vita e per l’arte. Per ringraziare “Educatori ed insostituibili maestri di vita” l’artista ha deciso così di donare due delle sue opere alla chiesa. «Un gesto – come racconta padre Paolo Terrana, parroco di San Matteo – che ci riempie di gioia e di orgoglio e che testimonia come il nostro oratorio aiuti concretamente tutti coloro che visi avvicinano. Allontanare i ragazzi dalla strada, aiutarli negli studi e cercare di tirarli fuori da situazioni difficili è il compito che i Salesiani portano avanti con coraggio ogni giorno tra mille difficoltà – spiega ancora padre Terrana – ma i ragazzi che crescono da noi portano nel mondo ideali forti come Pietro Genovese e queste sono le vere soddisfazioni». Nei due dipinti che l’artista ha voluto donare alla sua parrocchia emerge chiara la sensibilità dell’artista. Un’atte la sua che racchiude creatività, inventiva, abilità tecnica e grande emozione. I suoi paesaggi sono insieme sereni e misteriosi ed i volti, incede sono forti, intensi e malinconici come sanno essere quelli della gente del Sud. E anche se da Messina Genovese è an-

Messina-Giostra: Il quadro dell’artista P. Genovese donato alla parrocchia “S. Matteo”.

dato via da giovane, nel suo cuore e nelle sue opere e rimasto intatto l’amore per quei luoghi e per le persone che li abitano. E per arricchire di vitalità e magnetismo i suoi lavori, Genovese ai colori ed all’olio aggiunge un impasto di caffè, particolare tecnica. I due dipinti, uno inedito realizzato proprio per l’occasione, l’altro già esposto nella mostra personale fatta da Genovese al palazzo comunale di Recanati, sono già visibili nella chiesa di San Matteo. Uno è stato sistemato in sagrestia e rappresenta proprio la chiesa di San Matteo distrutta dopo i bombardamenti del 1943, devastazione resa con le tonalità del marrone, care a Genovese, e tratta da un ritaglio di giornale che raccontava l’avvenimento. Il secondo invece fa bella mostra in chiesa, e raffigura il volto di Gesù che porta la croce. La donazione ufficiale però avverrà domenica 8 giugno, alla presenza proprio dell’artista Pietro Genovese, durante la Messa delle 17. Elisabetta Reale Fonte [Gazzetta del Sud, Messina 5 giugno 2008]


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S. GREGORIO ( C T ) ...Vi è un ridente paesello... “…Vi è un ridente paesello in Sicilia, che si estende alle falde dell’Etna fumante, che s’abella di gaie ville e di verdi vigneti; vi è un ridente paesello che echeggia ogni anno di grida festive, di lieti osanna ad onor di S. Gregorio. La festicciola, la devozione, l’entusiasmo per il santo benefattore della Sicilia intera, salva l’onor della Sicilia beneficata…”(cfr Omelia su S. Gregorio di D. Piscitello). Come la secolare tradizione vuole, ogni anno per la Santa Pasqua, i “cittadini San Gregoresi” danno lode a Dio per la gloriosa resurrezione del suo unigenito figlio Gesù, e lo ringraziano per avergli donato S. Gregorio Magno quale celeste Patrono. Molti si domandano il perché di questa festa in concomitanza con la santa Pasqua. Anni addietro la memoria liturgica di S. Gregorio veniva celebrata il 12 di Marzo, giorno in cui si ricordava il “dies natalis”. Erano molti i San Gregoresi che a quel tempo lavorano nei pressi della piana di Catania, essi facevano ritorno nelle famiglie solo per il Natale, la Pasqua e la festa del Santo Patrono. Tale festa avvolte ricorreva nei giorni della Quaresima o nelle vicinanze della Pasqua, allora gli “avi San Gregoresi” pensarono di inserire la festa del Santo Patrono il Lunedì dell’Angelo facendo in modo che, i cittadini residenti fuori per lavorare, ritornassero per festeggiare insieme la Pasqua e il Santo Patrono.

S. Gregorio (CT): La banda suona per le vie del paese.

S. Gregorio (CT): Il settecentesco fercolo con il simulacro del Santo Patrono tirato dai fedeli.

Premurosamente ogni anno un comitato composto da circa 20 elementi, coordinati dal parroco pro tempore, preparano le funzioni della settimana santa e la festa del Santo Patrono. Essi tengono ha sottolineare che la festa del Santo Patrono non deve e non dovrà mai superare la grande solennità della Pasqua di Cristo. Da alcuni anni i giovani del gruppo missionario, presente in oratorio, “D. Vincenzo Scuderi” organizzano, nel periodo della festa, la vendita di panini con wustel e patatine; il ricavato di tale iniziativa viene devoluto in beneficenza. Il giorno di Pasqua, a tarda sera, fra lo sventolio di fazzoletti, il canto della tradizionale “cantata” e gli evviva commossi dei fedeli, viene aperta la cappella, recentemente restaurata a cura del comitato festa, che custodisce durante l’anno il settecentesco simulacro di S. Gregorio Magno. Segue la tanto attesa uscita del Santo Patrono dalla Chiesa Madre dove un suggestivo spettacolo pirotecnico da il via alla processione che si snoda lungo il Corso Umberto per giungere presso la Chiesa dell’Immacolata, anticamente dedicata a S. Gregorio Magno.


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Sin dalle prime luci del lunedì, presso il “piano Immacolata”, ha luogo la tre centenaria “fera o luni i Pasqua” dove vengono venduti animali e utensili per l’agricoltura. Nel pomeriggio ha luogo il rinomato corteo storico; rievocazione storica del XVI sec, consistente nel rappresentare le avvenute nozze del vicario del re Spagnolo in Sicilia Don Alvaro Paternò, che al tempo aveva ricchi possedimenti nel territorio di S. Gregorio. Lungo il corso principale si snoda un caratteristico corteo con sbandieratori, musici, danzatrici, giocolieri e comparse in abbiti e fregi di epoca rinascimentale, progettati e realizzati da maestranze locali. Il culmine della festa è la sera quando, dopo la Santa Messa di ringraziamento, il settecentesco fercolo con il simulacro del Santo Patrono, tirato dai numerosi bambini e dai cittadini devoti attraversa il cuore della città. Quest’anno la processione è stata molto partecipata nonostante il freddo, in tutte le strade non si è avvertito il rigido tempo per la calorosa accoglienza che i quartieri hanno fatto al passaggio della processione: “calata dell’angelo”, festoni, luci, musiche, bandiere, fuochi d’artificio e intensi momenti di preghiera con i quali si rendeva lode al Cristo Risorto con S. Gregorio Magno a cui il popolo ricorre con invocazioni per impetrare grazie da Dio mediante il suo figlio Gesù. Quindi i cittadini San Gregoresi, mantenendo la tradizione ricevuta dagli “avi”, manifestano la gioia di essere cristiani, insieme al Santo Patrono, nel Giorno in cui il Cristo ha vinto la morte. N. F.

CATANIA - BARRIERA La f a v ol a di Pi n occ hi o ri v i s i ta t a i n c h i a v e m o d e rn a Spettacolo all’oratorio salesiano di Barriera Ieri nell’oratorio salesiano Sacro Cuore di Barriera è andato in scena "Pinocchio... la storia in musical" per la regia di Paolo Galeano, presentato dall’Oratorio giovanile salesiano e dal

Cine-circolo giovanile socioculturale "Giuseppe Macrì". «Un musical di fortissimo impatto scenico ed emotivo - ha spiegato Enzo Seminara (presidente Cgs) dove la storia di Pinocchio è inserita in un contesto moderno. Geppetto è il proprietario di una falegnameria, padre involontario con tutte le preoccupazioni, le apprensioni e gli sbagli che accompagnano l’essere genitori. La "Gatta & Volpe spa" è una rinomata ditta di furti e di "vu cumprà televisivi. Angela è una figura moderna ed emblematica che vive con Geppetto un rapporto conflittuale che sfocerà in amore. Pinocchio è spavaldo, incosciente, insicuro e fragile come ogni figlio». Uno spettacolo complesso che ha richiesto più di un anno di preparazione e che si avvale del cast artistico composto da Ivan Vasta, Andrea Strano, Vanessa Garofalo, Federico Lanza, Andrea Musumeci, Annalisa Tudisco, Adriana Patella, Dario Conti, Chiara Gagliardi, Agata Raciti, Giulia Galeano, Veronica Pappalardo, Noemi Galeano, Nadia Gullotta, Veronica Lo Re, Danilo Narcisi, Raffaele Zappalà, Andrea Vadalà, Aurelio Conti. Il corpo di ballo è formato da Viviana Caponnetto, Federica Barbagallo, Fozpaniak Alicja, Sabrina Tudisco, Desirèe Biondo, Giusy Tropea, Elisa Urzì. La regia musicale è stata curata da Stefania Galeano, Romina Campione; le musiche sono dei Pooh. Le scenografie sono di Andrea Strano e Andrea Pellegrino. I costumi sono di Annalisa Tudisco e del Cgs Macrì. le coreografie di Venessa Garofalo e Veronica Pappalardo. Enza Barbagall o Fonte [La Sicilia, Catania 23 giugno 2008]


dalle case salesiane P i no c chi o

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RAGUSA

Il personaggio di Pinocchio – burattino umanizzato nella tendenza a nascondersi dietro facili menzogne e a cui cresce il naso in rapporto ad ogni bugia che dice – è stato fatto proprio con il tempo anche dal mondo del cinema e da quello dei fumetti. Sulla sua figura sono stati inoltre realizzati album musicali e allestimenti teatrali in forma di musical.

Pr ogetto R ad io Do n B osco Il progetto si prefigge di collocare la Radio in nuovi locali, con una progettazione di più ampio respiro, secondo le nuove esigenze della comunicazione e le normative oggi vigenti.

Nelle intenzioni di Collodi pare non vi fosse quella di creare un racconto per l’infanzia: nella prima versione, infatti, il burattino moriva, impiccato a causa dei suoi innumerevoli errori. Solo nelle versioni successive, pubblicate a puntate su un quotidiano (il Giornale per bambini), la storia venne modificata con il classico finale che oggi si conosce, con il burattino che assume le fattezze di un ragazzo in carne ed ossa. Curiosità: in realtà, per tipologia Pinocchio non è un burattino bensi una marionetta (è ipoteticamente mosso da fili). Viene chiamato burattino da Collodi non perché

Interventi previsti: – Rimodulazione degli spazi esistenti per ottenere una funzionale ripartizione degli stessi secondo scopi specifici: direzione; sala regia; due sale di registrazione; locale macchine. – Lavori murari in modo da rispondere alle nuove esigenze di funzionalità, di sicurezza e di immagine; – Utilizzo di pannelli fonoassorbenti per migliorarne le caratteristiche acustiche; – Sostituzione dell’attuale pavimentazione con altra conforme alla normativa antincendio; – Realizzazione di un nuovo impianto elettrico e di illuminazione; – Realizzazione di un impianto autonomo di climatizzazione freddo/caldo.

Collodi ignori il fatto che sia una marionetta, bensi perché egli si rifà a Burattino, una delle identità che lo Zanni della Commedia dell’Arte assunse attorno al XVII secolo. Burattino era colui che abburattava (setacciava) la farina e, per eseguire il suo lavoro, si muoveva con gesti scomposti e spezzati. Allo stesso modo si muoveva un burattino (lo Zanni). È proprio a questa figura che Collodi si rifà nel chiamare la sua marionetta burattino. Pinocchio è in assoluto il primo testo di fantasia nel quale siano stati menzionati i Carabinieri.

Non possiamo realizzare questo comune progetto senza il tuo sostegno economico, oltre che spirituale, con la rassicurazione di Don Bosco che “qualunque cosa farai per i giovani, è come se lo prestassi a Dio!”. Possiamo aiutarci versando anche il nostro 5 per mille per Radio Don Bosco. C. F. 92006980889


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PALERMO - GESÙ ADOLESC. AMAT, potenziata l’officina. A l la v o ro d i ci o t t o t i ro c in an ti Obiettivo: rimettere in strada i bus. Strumento: diciotto meccanici in servizio per sei mesi. I primi dodici sono già all’opera, e il presidente dell’Amat Sergio Rodi, che li ha assunti con la formula della borsa lavoro, può guardare al futuro con più sollievo: «In officina – dichiara – spesso manca il personale necessario a fare fronte alle esigenze e questi giovani serviranno a rimettere in strada le vetture e quindi a rendere più efficiente il servizio. Questa è una risposta all’impegno preso dall’azienda di incrementare il parco di bus in circolazione. Oltre che uno sbocco per giovani formati in modo efficace». … quanto emerso ieri alla trasmissione «Ditelo a Rgs». In dodici hanno cominciato a lavorare martedì mattina: faranno un corso pratico all’interno dell’officina dell’Amat. La paga sarà di 30 curo lordi al giorno, solo in caso di presenza effettiva. Si tratta di giovani che hanno conseguito un diploma di meccanici autoriparatori, tramite corso professionale preso il centro salesiano di via Evangelista Di Blasi, e sono stati scelti dal loro istituto per fare un tirocinio di sei mesi all’interno dell’azienda di via Roccazzo. Un’esperienza importante per loro, che possono ampliare le conoscenze e lavorare sul campo in una realtà lavorativa di grandi dimensioni, ma anche una mano importante all’interno dell’officina Amat, dove ogni giorno arrivano decine di mezzi in riparazione e il numero di meccanici specializzati non è sufficiente. «Ho conseguito il diploma di meccanico autoriparatore presso il Cnos/Fap – ha raccontato Claudio Prestigiacomo, 23 anni, uno dei nuovi meccanici tirocinanti – e l’istituto mi ha scelto per un tirocinio di specializzazione di sei mesi presso l’azienda Amat. In questo periodo sarò sempre affiancato dal personale esperto, per imparare il più possibile. Naturalmente sono qui anche per dare il mio aiuto». Il sogno resta quello di una possibile assunzione, che per adesso non è in previsione. «Negli

dalle case salesiane ultimi mesi ci sono stati parecchi pensionamenti – spiega Pasquale Spadola, direttore dell’officina e dei depositi – e nessun ricambio di personale. Fortunatamente questi ragazzi sono seri ed hanno una buona preparazione di base, e riescono ad inserirsi bene all’interno della nostra realtà lavorativa». «I corsisti avevano già fatto un primo tirocinio – chiarisce Giovanni Di Carlo, caposquadra – e, quindi, sono già parzialmente formati. Lavoreranno sempre in affiancamento ad un operaio esperto, e non saranno mai lasciati da soli. Sono comunque di grande aiuto». Novità anche sul anche sul fronte autisti. Da martedì sono stati assunti altri tre ex Lsu che, completato il corso all’interno dell’autoparco, andranno ad incrementare il numero dei conducenti. «Con l’arrivo di questi altri tre autisti – dichiara il direttore movimento Amat, Ferdinando Carollo – il numero di assunzioni di Lsu dalla scorsa estate sale a 29». A t t i l i o C a r d e ll a Fonte [Giornale di Sicilia, Palermo 3 aprile 2008]

PALERMO - SANTA CHIARA Ma g g i o e Gi ug n o a S . C hi ar a Il mese di maggio è un mese denso di iniziative in tutte le case salesiane, tra queste anche quella di Santa Chiara a Palermo. Il mese si è aperto con un triduo in preparazione alla festa di S. Domenico Savio che si è celebrata martedì 6 maggio, nella stessa data il cortile dell’oratorio è stato teatro della finale del Torneo di calcio a 5 categoria 11-13 anni “Don Salvatore Napoleone”, che ha coinvolto le parrocchie ed i centri giovanili dei quartieri Albergheria e Capo, il trofeo è stato vinto dalla rappresentativa dell’oratorio, un modo come un altro per suggellare la festa di S. Domenico Savio, alle 18,00 celebrazione eucaristica presieduta dal direttore don Gianni Giummarra. La festa di Maria Ausiliatrice ha visto la chiesa riempirsi di fedeli ed amici dell’opera salesiana, al termine della celebrazione il cortile dell’oratorio ha accolto la statua dell’Ausiliatrice che annualmente viene portata in processione per le strade del quartiere dai confrati


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Palermo-S. Chiara: Inizio del Grest 2008, i grestini sfilano per le strade del quartiere.

Palermo-S. Chiara: Torneo di calcio - premiazione.

della Confraternita del SS. Crocifisso alla Pinta, che ha sede nella limitrofa parrocchia di San Giuseppe Cafasso, e come sottolinea il parrocco Don Silvio Sgrò “è un modo per abbattere le barriere del proprio orticello per vivere meglio il territorio del quartiere”. Il 28 maggio si è concluso il torneo di calcio a 5 “Memorial don Rocco Rindone”. 8 squadre partecipanti con giocatori dai 16 anni in su. È stato bello vedere partecipare alcuni dei ragazzi che ai tempi in cui don Rocco operava a Santa Chiara erano oratoriani ed oggi sono genitori ed i loro figli frequentano

l’oratorio. Giugno è il mese del Grest, nella prima settimana si è svolta la prima olimpiade dei quartieri Albergheria e Capo nello spazio antistante la chiesa di San Saverio. È stato un modo con il quale i ragazzi si sono riappropriati, pur se per poche ore, di alcuni spazi abbandonati a se stessi e che sono entrati nel dimenticatoio dell’amministrazione locale. La vittoria finale è andata ancora una volta alla folta rappresentanza dell’oratorio, circa 40 i partecipanti che si sono imposti nelle diverse discipline in quasi tutte le categorie. Si è gareggiato nella corsa veloce, nel salto in lungo e nel lancio del peso. Il 21 giugno è iniziato ufficialmente il Grest 2008 nel pomeriggio sfilata per le strade del quartiere, celebrazione eucaristica ed al termine gelato per tutti. Alla sera con inizio alle ore 21,30 “la grande notte”, giochi a luna park, discoteca sotto le stelle ed a seguire tornei sportivi di volley 3 contro 3 e calcio 3 contro 3. Il tutto si è concluso intorno alle 3 del mattino. La manifestazione ha avuto un discreto successo ed era collegata ad altri eventi similari che hanno animato il quartiere dell’Albergheria, tanto da richiamare l’attenzione della RAI regione che ha inviato sul posto una troupe. Ed ora spazio all’estate salesiana: Grest, Grest Giovani e campeggi.

Palermo-S. Chiara: “La grande notte”.

D o n Gi o v an n i D ’A n d re a


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MESSINA - S. DOM. SAVIO

PALERMO - RANCHIBILE

A p p u n ta m e n t i m u si c a l i, t e a tr a li e cin em ato graf ici all’ A ren a Sa vio

Durante l’ultima parte dell’anno scolastico, presso l’Istituto “Don Bosco Ranchibile” abbiamo allestito due spettacoli teatrali a cui hanno preso parte, rispettivamente, i ragazzi del laboratorio teatrale del Liceo e i ragazzi della scuola media: si tratta delle Eumenidi di Eschilo e di Pipino il Breve di Tony Cucchiara.

Cari amici ARENA SAVIO vi segnalo l’apertura dell’A 2008 con appuntamenti musicali, teatrali e, da metà luglio, anche cinematografici. In basso, la locandina degli appuntamenti teatrali a partire da: Du’ pazzi in vacanza, commedia di R. e C. Maurici, regia Antonio Stivala della compagnia “Il nuovo Carrozzone” di Catania in programmazione sabato 5 luglio alle ore 21.00. Seguirà domenica 6: Compagnia Teatrale “Dietro le quinte” (Milazzo): Assassinate la zit e l l a, commedia in 3 atti di Giancarlo Pardini, regia David Amalfa. Un caro saluto. D o n G i a nn i L o G r a n d e

Eumenidi Giorno 8 maggio, alle 21.00, presso il teatro del “Don Bosco Ranchibile” di Palermo è andato in scena lo spettacolo del nostro laboratorio di teatro, Le Eumenidi di Eschilo. Il nostro laboratorio, ispirato al pensiero di Don Bosco, vede nell’attività teatrale un momento di interazione e di aggregazione fondamentale per i giovani e, nel corso dell’anno, si è occupato di ogni aspetto dell’allestimento scenico: infatti sono stati i ragazzi stessi che, guidati dai responsabili, hanno curato non solo la recitazione, ma anche la scelta dei costumi, il trucco e la scenografia, per buona parte realizzata dagli allievi del laboratorio grafico e scenotecnico, che costituisce un altro aspetto del nostro laboratorio. Le nostre Eumenidi sono state messe in scena da Gianpaolo Bellanca che con grande competenza e senso scenico ha diretto gli allievi che hanno partecipato al laboratorio teatrale: si tratta di una trentina di ragazzi appartenenti a classi dal primo al quinto anno di liceo di tutti e tre gli indirizzi, classico, scientifico ed economico, che hanno dimostrato, nel corso dell’esperienza, un ottimo grado di interazione reciproca. La storia delle Eumenidi di Eschilo (unica trilogia della classicità greca a noi pervenuta per intero) è quella del prode Oreste che, per vendicare la morte del padre, ha ucciso a sua volta la madre Clitemestra e, inseguito dalle Furie, animaleschi demoni della vendetta aizzati contro il giovane proprio dal fantasma della madre si reca ad Atene alla ricerca del giudizio di Pallade Atena. La déa, protettrice della città, istituisce un tribunale costituito da uomini, l’Areopago, che assolve Oreste dall’accusa di matricidio mentre le Furie, ammansite da Atena, vengono tramutate in Eumenidi, divinità benevole e propizie.


dalle case salesiane Nel corso della nostra attività abbiamo cercato di curare anche gli aspetti ‘filologici’ del testo rappresentato, per cui, fra le battute degli attori, alcune sono state recitate in greco antico e nella forma metrica originale, il trimetro giambico, così da far percepire agli spettatori l’effetto che esse sortivano in occasione delle rappresentazioni originarie, eseguite nella Grecia di Eschilo. Anche le musiche, tutte originali, sono state composte per lo spettacolo dal maestro Daniele Mosca, e alcune di esse sono state eseguite da un violino e da un flauto traverso suonati in scena da due degli attori. Il nostro allestimento, essenzialmente fedele al testo originale di Eschilo, si è focalizzato soprattutto sulla rappresentazione del carattere animalesco delle Furie, così da evidenziare il legame che esiste fra vendetta e ferinità. Abbiamo anche inserito un’attualizzazione al termine dello spettacolo, scritta da noi, che voleva costituire un momento di riflessione: la fondazione dell’Areopago rappresenta la nascita della giustizia umana. Non saranno più gli dèi a giudicare, ma gli uomini. Abbiamo così voluto rendere omaggio a tutti quegli uomini – giudici e non solo – che hanno creduto nella giustizia a tal punto da dare la vita per essa. Col nostro spettacolo siamo stati ammessi alla XIV edizione del Festival del Teatro Classico per giovani, organizzata dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico (Inda), che ha luogo ogni anno dal 7 al 31 maggio a Palazzolo Acreide (Sr).

Palermo-Ranchibile: Regista e aiuto-regista, G. Bellanca e M. Leone, al termine delle “Eumenidi”.

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Palazzolo Acreide (SR): Oreste (G. Montalbano) e le Furie in una scena delle “Eumenidi”.

Così, la mattina del 14 maggio, abbiamo avuto l’opportunità di esibirci coi nostri ragazzi presso il teatro greco di Palazzolo: è stata un’esperienza estremamente emozionante, che ci ha dato modo di recitare le Eumenidi proprio in quegli spazi scenici per cui era stato concepito, costituendo una sfida per i nostri allievi che hanno saputo vivere e far respirare al pubblico l’atmosfera e tutte le suggestioni che il testo classico porta con sé.

Pipino il Breve Il 24 maggio, in occasione della festa di Maria Ausiliatrice, i ragazzi della scuola media del nostro Istituto hanno messo in scena il musical di Tony Cucchiara Pipino il Breve, diretti dal maestro Daniele Mosca che ha lavorato con loro per tutto l’anno curando non solo le parti corali ma anche la recitazione dei giovanissimi attori. La storia, rigorosamente narrata e cantata in dialetto siciliano, si svolge in epoca medievale alla corte dei re di Francia e narra del matrimonio combinato fra il vecchio re Pipino il Breve e la principessa d’Ungheria Berta la Piedona che, dopo una serie di equivoci e peripezie, condurrà alla nascita del futuro imperatore Carlo Magno. Oltre alle difficoltà logistiche della gestione di una cinquantina di ragazzi della scuola media sul palco, la sfida principale, a cui il maestro Mosca ha saputo rispondere con estrema bravura, è stata quella di far recitare i nostri allievi in siciliano, una ‘lingua’ che – come essi stessi non hanno avuto timore ad ammettere – riusciva loro più complessa del francese e dell’inglese! Anche le


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dalle case salesiane La forza di aggregazione del linguaggio teatrale e l’impegno e l’entusiasmo dei ragazzi sono stati gli ingredienti e la ricompensa più bella di un lavoro estenuante ma senza dubbio arricchente e fonte di grandi gratificazioni.

Palermo-Ranchibile: Pipino (E. Del Castillo) e alcune dame di corte in una scena di “Pipino il Breve”.

parti corali, eseguite tutte dal vivo dai ragazzi sulle splendide note della musica di Tony Cucchiara, sono state cantate in siciliano. Il risultato è stato un lavoro delizioso, divertente e molto ben curato in ogni particolare, dai costumi (tutti abiti che riproducevano costumi medievali) alla scenografia, dai movimenti scenici ai canti, eseguiti a più voci dai bravissimi allievi della corale del maestro. Molto in gamba anche tutti gli attori, in particolar modo il re Pipino che, alla giovanissima età di dieci anni, ha dovuto cimentarsi con la parte dell’anziano sovrano, riproducendone con intuito e abilità le posture e i movimenti.

Palermo-Ranchibile: Il direttore Don P. Fichera ringrazia al termine di “Pipino il Breve” della Scuola Media.

G iornate de gli Stude nti Il 28, 29 e 30 aprile 2008, presso il nostro Istituto hanno avuto luogo le Giornate degli studenti, un ciclo di attività suddivise in tre giorni a cui hanno preso parte tutti gli allievi del triennio, organizzate e gestite dai rappresentanti di Istituto e da un’equipe di ragazzi. Il tema delle giornate è stato “A ciascuno il suo: il ruolo e la cittadinanza attiva”, tema che mirava ad individuare cosa significa per i nostri adolescenti ricoprire un ruolo da protagonista all’interno della società e quali sono i diversi ruoli che quest’ultima ci propone. Ciascuna delle tre giornate è stata suddivisa nel modo seguente: dalle 8.30 alle 11.00 i ragazzi si radunavano in teatro e si incontravano con alcuni relatori avendo anche la possibilità di interagire con loro, rispettivamente i rappresentanti dell’associazione per disabili Movodi il primo giorno, i responsabili del gruppo Malam Mourna che lavora nel Niger il secondo giorno, padre Alfio Spampanato il terzo giorno. Nella seconda parte della mattinata, invece, i ragazzi si recavano nei cortili fino all’ora di pranzo dove si svolgevano campionati di calcio e pallavolo, giochi senza frontiere, caccia al tesoro, fiera del dolce e vendite di prodotti del commercio equo e solidale. L’associazione Movodi, ospite del primo giorno, si dedica ad attività che danno l’opportunità a giovani affetti da diverse forme di disabilità fisica di integrarsi all’interno della società cercando di ridurre le barriere e gli ostacoli: ascoltando il racconto di alcuni di questi giovani, i nostri allievi hanno avuto la possibilità di percepire il contrasto fra quella che è l’esperienza di vita che essi narravano e i modelli che vengono loro proposti dalla società e dai canali mediatici, tutti tesi ad individuare alti standard di perfezione e bellezza fisica cui conformarsi. Il gruppo missionario Malam Mourna, invece, (lett. “Il Dio della gioia”) ha costruito in Niger scuole, lebbrosari e centri di accoglienza in


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nostri giovani non solo un modo per sospendere le lezioni per qualche giorno, ma soprattutto l’occasione per suscitare in essi una riflessione più ampia su temi scelti da loro, di alto interesse sociale, che dovrebbe condurli ad essere non più comparse – come spesso accade- bensì protagonisti delle loro esistenze, individuando il proprio ruolo e i propri compiti all’interno di una società che spesso sembra emarginarli, proponendo seri modelli alternativi di comportamento. My ri a m Le o n e

CATANIA - CIBALI « S e ra t a s o t t o l e s t el l e » pe r c h i u de r e l’a n no in be lle zza

Palermo-Ranchibile: I ragazzi del triennio in occasione delle “Giornate degli studenti”.

cui lavorano non solo religiosi ma anche volontari laici che, con impegno e dedizione, cercano di promuovere la dignità umana in un territorio difficilissimo e spesso ostile. Infine padre Alfio Spampanato, ex-cappellano del carcere di massima sicurezza di Catania, ha raccontato ai nostri allievi la sua esperienza coi giovani carcerati che ha incontrato durante gli anni del suo mandato, evidenziando come loro, i ragazzi del nostro Istituto, hanno a disposizioni strumenti umani e culturali che li rendono pienamente in grado di assumere un ruolo da protagonisti positivi all’interno della società: il cristiano deve essere una persona forte e coraggiosa, aperta e pronta ad assumersi anche scomode responsabilità. Quest’ultimo incontro ha colpito maggiormente i nostri allievi che, con grande interesse hanno posto numerose domande a padre Alfio, il quale con straordinaria simpatia e grande carisma, ha intavolatati una lunga discussione con loro. Anche quest’anno le Giornate degli studenti, concesse agli allievi dal direttore dell’Istituto don Paolo Fichera, hanno rappresentato per i

Gran «Serata sotto le stelle» ai Salesiani di Cibali, come ormai tradizione alla conclusione dell’anno scolastico del S. Francesco di Sales. La conduzione è stata affidata a Ruggero Sardo, impeccabile presentatore nonché exallievo dell’istituto. La “Serata sotto le stelle” è un momento sempre molto atteso da tutte le componenti dell’istituto: dai Salesiani che fanno rivivere quel clima di gioia e di festa fortemente voluto dal loro fondatore don Bosco; dai ragazzi, piccoli e grandi, che si esibiscono con spettacolari numeri di danza, musica e cabaret; dai professori, che condividono con i lori allievi non solo l’insegnamento, ma la gioia dello stare insieme; dai genitori che si sentono di stare in famiglia. La serata, dopo il saluto del direttore don Paolo Caltabiano, ha vissuto momenti di grande partecipazione con balletti dei ragazzi delle elementari, musiche dei liceali, cantanti in erba, premiazioni sportive e di laboratorio artistico. Tra le esibizioni più caratteristiche quella della “Cordata Italiana” che ha visto protagonisti il direttore don Caltabiano, l’economo don Alfio Bruno, don Enzo Volpe con la collaborazione del dott. Scuderi, che si sono esibiti con una bella interpretazione dal vivo di una canzone dei Pooh, Pensiero”. D on A l f io B r un o Fonte [La Sicilia, Catania 16 giugno 2008]


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guardando altrove

Guardando altrove C ri s t o s oc i o ne l p a t t o c o n i ug a l e III Simposio – Troina, 25-27 aprile 2008 In collaborazione con l’Università di Roma “Sapienza”, l’Università Pontificia Salesiana di Roma, la Facoltà Teologica di Sicilia con sede a Palermo, il Centro Italiano di Psicoterapia Psicoanalitica per l’infanzia e l’Adolescenza di Bologna, l’Associazione “Alma Salus” di Roma e il Centro Regionale di Pastorale Familiare (CESI) con il patrocinio dell’Assessorato della Famiglia, delle Politiche Sociali e delle Autonomie, il III Simposio (Troina, 25-27 aprile 2008) vuole offrire una visione spirituale, educativa e psicologica sulle contraddizioni, sulle solitudini e sul disagio che deve affrontare la famiglia odierna. Il tema rientra nelle prospettive che da oltre 50 anni l’Oasi ha fatto proprie, cercando di venire incontro alla persona e alla famiglia, offrendo quelle soluzioni che le varie competenze oggi mettono a disposizione. Se il II Simposio è stato pensato per affrontare il tema della sofferenza vista come limite e come valore, nella visione della persona costantemente aperta al trascendente, il III Simposio considera la famiglia in rapporto alle diverse difficoltà e problematiche relazionali, educative, spirituali, nonché a quelle fisiche e psicologiche dei diversi membri. In ogni intervento il Relatore evidenzierà il modo e le attenzioni con cui il medico, lo psicologo, il genitore sono chiamati ad interagire a servizio della centralità e della dignità della famiglia considerata in qualunque contesto, oggi più che mai segnato da una profonda solitudine parentale, amicale, sociale e istituzionale. Il clima di “laboratorio” che il Simposio intende mantenere impegna i Relatori ad offrire riflessioni che facciano il punto sulla situazione e ad aprire un dibattito impegnativo. Anche per questo saranno presentate testimonianze esperienziali di famiglie e di operatori coinvolti nel lavoro di sostegno, accompagnamento e cura di coloro che affrontano difficoltà legate alla disabilità, e non solo. Le testimonianze saranno reperite tra le diverse attività dell’Oasi, centro ormai di riferi-

mento per il lavoro medico, psicologico, riabilitativo ed educativo svolto con le persone più svantaggiate e con le loro famiglie. Il dibattito deve coinvolgere i presenti in modo che dalle convergenze tra scienza (relazioni-comunicazioni) ed esperienza (testimonianze) possano essere individuate soluzioni, proposte e iniziative che valorizzino la centralità della famiglia in una società che oggi più che mai si trova in una situazione sempre più confusa. Il Simposio – attuato in collaborazione con il Centro Regionale di Pastorale Familiare della CESi – è aperto a tutti coloro che operano in ambito formativo, educativo e riabilitativo a servizio della famiglia.


guardando altrove Fi at c o n i S a l e si an i pe r f o r ma r e t e c n i c i Fiat Group mette una mano sul cuore e l'altra al portafoglio e, con un investimento di due milioni di euro, si prepara a formare per poi assorbire nella propria rete ufficiale almeno 250 giovani, che ogni anno usciranno dai centri di formazione professionale dei Salesiani. L'accordo è stato siglato ieri a Roma dal vice presidente Fiat delegato al Customer Relationship Mauro Veglia e da Don Mario Tonini, Presidente dei Centri di Formazione professionale dei Salesiani Cnos Fap (Centro Nazionale Opere Salesiane - Formazione Aggiornamento Professionale). L'accordo prevede il potenziamento delle 14 sedi salesiane già provviste di un laboratorio automotive e la creazione di un polo per l'assistenza alle auto in altre 9 sedi salesiane in tutta Italia; la fornitura di 46 auto didattiche di ultima generazione; divise macchinari software per la riparazioni e ricambi, tutto a marchio Fiat, Lancia o Alfa Romeo. In più la sicurezza di un impiego futuro presso un concessionario ufficiale. L'accordo dovrebbe estendersi a Paesi importanti come India Cina e Paesi dell'America Latina dove Fiat ha stabilimenti e Don Bosco ha creato i suoi centri. Si tratta di un'opportunità concreta di lavoro per ragazzi spesso "salvati" dalla strada dai padri salesiani, e di risorse umane preziose per il gruppo Fiat che ha bisogno circa di 500 autoriparatori ogni anno per la sua rete di concessionari, che alla vendita affiancano l'assistenza. «È l'assistenza è un servizio essenziale che fidelizza del cliente» spiega Veglia che continua: «l'elettronica dei nuovi modelli ha bisogno di tecnici aggiornati e specializzati, che sappiano interventire su centraline e macchinari, capaci di lavorare coi computer, e meno di incudine e martello». «Da qui l'interesse per l'opera dei Salesiani. In Italia – conclude Veglia – ci sono tanti ingegneri elettronici, ma sono sempre di meno gli autoriparatori».

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Il mercato di questi tecnici è particolarmente concorrenziale: «Un nostro operaio o autoriparatore, che viene formato a Torino e entra nel cuore della catena autoriparativa – spiega a margine dell'incontro Vito Matera, ingegnere tecnico del gruppo - è pagato a peso d'oro dalle Case straniere». Quindi oltre alla penuria di meccanici si aggiunge la diaspora dei migliori. L'accordo che partirà a settembre e prevede dei corsi triennali, potrebbe portare nel circuito Fiat ben 240 autoriparatori (tanti ne possono offrire ogni anno i Salesiani) già dal 2009 grazie a un "minimaster", seguito da uno stage aziendale per i neodiplomati dell'anno scorso. Fr anc e sc o P a r av a ti Fonte [Il Sole 24 ore, Roma 30 maggio 2008]

Be ned iz i o ne d e i nuo v i l o ca l i d el l a se d e “Libreria Editrice Vaticana” Giovedì 13 dicembre 2007 alle ore 13, presso la “Libreria Editrice Vaticana”, Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone (Segretario di Stato di Sua Santità), ha benedetto i nuovi locali della sede. Lo hanno reso noto il Presidente del Consiglio di Amministrazione Mons. Giuseppe Antonio Scotti ed il Direttore della Libreria Editrice Vaticana Prof. don Giuseppe Costa.

Città del Vaticano: Don G. Costa e il Card. T. Bertone.


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brevemente

Brevemente G io rn ata d io cesana d ei ragazzi mis sio na ri pe r e du ca r e i gio v an i all a s ol i da ri età Avrà luogo domani al seminario arcivescovile, a cura dell’Ufficio diocesano per l’animazione missionaria, diretto dal can. Deodato Mammana, e del Movimento giovanile missionario, la Giornata diocesana dei ragazzi missionari dal tema “Ragazzi missionari in tutto il mondo” lanciato per quest’anno dalla Pontificia Opera dell’Infanzia missionaria (Poim). Alle 9, dopo l’accoglienza, si svolgeranno giochi e canti che si concluderanno con la messa nella III domenica di Pasqua celebrata nella chiesa “Regina Apostolorum” dall’arcivescovo mons. Salvatore Gristina. Dopo il pranzo a sacco e la fiera del dolce, inizieranno i laboratori “Giramondo”. Alle 17.30, è prevista la conclusione della giornata con i saluti. I ragazzi, testimoniando la gioia dell’amicizia con Gesù, possono essere un segno in mezzo ai loro amici, come tante piccole luci. La Poim si propone, infatti, di educare i bambini e i ragazzi dai 12 ai 14 anni a crescere con uno spirito di apertura al mondo e di attenzione alle difficoltà dei loro coetanei svantaggiati.

I 3 5 anni d i vit a del no tiz iari o sales iano «In siem e» Ha compiuto i trentacinque anni di vita la rivista «Insieme», notiziario dell’Ispettoria salesiana di Sicilia Come ha sottolineato nell’editoriale il direttore responsabile, don Felice Bongiorno «tutti possiamo essere compiaciuti di questa realtà che continua con sempre più rinnovato interesse a testimoniare l’attività operativa e spirituale della vita salesiana». Del consiglio di redazione di questa rivista fanno parte anche don Gaetano Urso e don Giuseppe Falzone. Quest’ultimo spiega «che la scelta cadde sul titolo Insieme, perché suggeriva l’idea di pluralità di molti e di convergenza di tutti verso un’obiettivo comune da perseguire in unità di intenti». Nel numero, «135», che sta raggiungendo tutte le Case della

A nt o n i no B l an di n i Fonte [La Sicilia, Catania 5 aprile 2008]

I n a ug u r a zi on e de ll ’Op e r a “ I l s og n o d e i no v e a nni d i Do n Bo sc o” a Raga ln a Domenica 4 maggio alle ore 18, si è svolta a Ragalna presso la Comunità della Chiesa “San Giovanni Bosco”, l’inaugurazione dell’Opera “Il sogno dei nove anni di Don Bosco”. Quest’opera è stata realizzata in pietra lavica ceramicata dal Maestro Barbaro Messina.

congregazione di Don Bosco, ci sono anche un messaggio del rettor maggiore, don Pascual Chavez Villanueva, una «lettera» dell’ispettore, don Luigi Perrelli, una documentazione sul «capitolo generale 26», nonché numerosi articoli di formazione, comunicazione sociale, pastorale giovanile, frammenti di memoria della famiglia salesiana e tanta cronaca sulle attività. A ga t in o Z iz z o Fonte [La Sicilia, Catania 12 aprile 2008]


da ricordare

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Da ricordare Sa lesi an i a l u tto : L a m o rte d i don Goz z o e d uc a t or e e sa c e r dot e

La scomparsa di don Biagio Vella U n a po sto lo d el l’o rato rio

Ha suscitato commozione tra i salesiani di Sicilia, e in modo particolare di Catania, la morte di don Santo Gozzo, figura esemplare di consacrato, di sacerdote e di educatore. Nato a Floridia nel ‘21, frequentò da bambino l’oratorio salesiano in cui nacque presto la vocazione al sacerdozio e all’apostolato salesiano. Nel 1932 entrò nel Collegio “S. Giuseppe” di Pedara, continuando gli studi di formazione all’Istituto “S. Cuore” di S. Gregorio di Catania e fu ordinato presbitero nel ‘46 a Catania dall’arcivescovo Carmelo Patanè. Laureatosi in Matematica e fisica nel 1951 nell’Università di Palermo e abilitatosi dieci anni dopo, si dedicò con passione ed intelligenza all’insegnamento rendendo amabile una materia scolastica notoriamente ostica. Dopo aver lasciato l’insegnamento (per tanti anni insegnò Matematica e Fisica al liceo Don Bosco dell’istituto S. Francesco di Sales di Cibali), don Gozzo si dedicò a tempo pieno alla cura pastorale del popolo di Dio con le confessioni e la guida spirituale. Ritiratosi per motivi di salute nella casa di Pedara, ha trascorso gli ultimi anni della sua opera vita nella preghiera e nel dispensare il perdono di Dio a tanti fratelli che ricorrevano al suo cuore sacerdotale. I funerali sono stati celebrati ieri nella chiesa dell’istituto salesiano di Pedara dal vicario ispettoriale don Antonino Schilirò Rubino, in assenza dell’ispettore impegnato a Roma nel capitolo generale, assieme a tanti sacerdoti salesiani provenienti da ogni parte della Sicilia.

A qualche giorno di distanza dalla scomparsa di don Gozzo, è morto dopo una lunga infermità, don Biagio Vella, un altro esemplare discepolo di Don Bosco che ha operato a Catania a servizio della gioventù disagiata donando speranza, coraggio e gioia di vivere a tanti ragazzi “difficili” dei quartieri poveri e popolari. Chi ha avuto la fortuna di aver conosciuto questo sacerdote salesiano, intelligente e tenace, dalla volontà di ferro e dal carattere simpatico ed affascinante, ne ha apprezzato le straordinarie doti pastorali e pedagogiche di prete, di consacrato, di insegnante e di educatore, instancabile e coerente, del cuore e della mente di centinaia e centinaia di giovani bisognevoli di amore e di aiuto spirituale e materiale. Don Biagio era nato a Caltanissetta il 2 gennaio 1922 e da adolescente aveva frequentato a Palermo l’oratorio del collegio salesiano di Santa Chiara, alla scuola di don Livatino che lo preparò agli studi liceali e a seguire la vocazione che era nata in quello “storico” cortile. Dopo il noviziato, emise la prima professione la vigilia dell’Immacolata del 1941 presso l’Istituto S. Cuore di S. Gregorio di Catania, dove si trovava per gli studi di formazione. Conseguì la maturità classica nel 1948 nel Liceo Don Bosco di Palermo e le licenze in Teologia e Sacra Scrittura nei pontifici atenei romani. Fu ordinato presbitero nella festa di s. Euplio del 1951, a Catania, durante le celebrazioni centenarie agatine dall’arcivescovo coadiutore mons. Guido Luigi Bentivoglio.

A n t o ni n o Bl a n d in i Fonte [La Sicilia, Catania 5 aprile 2008]


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L’obbedienza lo mandò ad esercitare il ministero nelle case di Modica e di Randazzo e, per tanto tempo, in quelle di Catania: Madonna della Salette in S. Cristoforo, S. Francesco di Sales in Cibali, S. Filippo Neri in via Teatro Greco, dove in tempi diversi ebbe l’incarico di assistente dei liceali convittori, di insegnante di matematica ed anche di direttore. Dal 1977 al 2001, su sua pressante richiesta, fu incaricato di curare il glorioso oratorio dei Filippini, affidato dal beato Dusmet ai primi salesiani mandati da Don Bosco nel 1885 e che rischiava definitivamente di chiudere. Lì rifiorirono tante iniziative di rilevante valore aggregante e sociale, come il GREST alla colonia Don Bosco alla Plaia., i tornei di ping pong, la biblioteca per ragazzi, la s. Messa domenicale, ecc… Don Vella applicava, con la quotidiana testimonianza di amico e fratello dei giovanissimi e con il sorriso e la gioia negli occhi, il metodo preventivo e lo spirito salesiano di accoglienza. Molti a Catania lo ricordano con affetto e riconoscenza per l’apostolato svolto tra i reclusi, giovani ed adulti, degli istituti penali cittadini. Fu lui che con coraggio e fiducia salì sul tetto del carcere di piazza Lanza per riportare la pace tra i detenuti in rivolta. Fu lui, l’apostolo dei ragazzi poveri ed abbandonati, ad accompagnare nella qualità di cappellano dell’istituto penale di Bicocca una delegazione di quattro ragazzi ristretti per incontrare il servo di Dio Giovanni Paolo II, nell’episcopio di Catania il sabato 5 novembre 1994: in quell’occasione il Papa, che non aveva potuto più visitarli in carcere, consegnò il discorso che aveva scritto appositamente per loro: “...anche voi siete chiamati a cantare la festa della vita e della libertà e a camminare sulle vie della fraternità e dell’amore...”. Il venerato Pontefice ricevette una lettera dei ragazzi di Bicocca che regalarono al Vicario di Cristo un bassorilievo in ceramica raffigurante S. Agata al Carcere, opera degli stessi giovani reclusi. Quell’incontro memorabile con il Santo Padre fu opera della grande fede di don Vella, conosciuto come il “prete con la lambretta” grigia che usava quotidianamente per raccogliere i ragazzi dalla strada per portarli in oratorio e per spostarsi da un posto all’altro della città, girando in modo particolare per i quartieri “a rischio”

da ricordare dov’era sempre accolto con simpatia e familiarità dagli emarginati. La liturgia esequiale è stata celebrata nella chiesa “S. Giovanni Bosco” dal vicario ispettoriale don Antonino Schilirò Rubino e da 40 confratelli. Dopo il rito, don Paolo Caltabiano, direttore del “S. Francesco di Sales”, ha comunicato la commossa partecipazione dell’Ispettore impegnato nel 26° C.G. e di don Vittorio Costanzo dal Madagascar. Il dottor Giambattista Scidà, ex presidente del Tribunale dei Minori, ha espresso con ispirate parole un luminoso ricordo di don Vella, che al congedo è stato affidato all’Ausiliatrice e al Padre e Maestro della gioventù con il canto: “Salve, Don Bosco Santo”. A.B. Fonte [Prospettive, Catania 20 aprile 2008]

LUCA Sac. Carmelo n. a Maletto (CT) il 1° dicembre 1923; prof. a S. Gregorio l’8 dicembre 1939; sac. ad Acireale il 25 luglio 1948; † a Pedara il 26 maggio 2008. Sepolto a Pedara. Il 15 settembre del 1934 era entrato nella casa di Pedara e vi aveva frequentato il corso ginnasiale. Nel 1938 passò a S. Gregorio per il noviziato. Dopo la professione rimase nella stessa casa a studiare filosofia e nel 1942 andò tirocinante a Palermo-S. Chiara, Trapani e Caltagirone. Studiò teologia tra Pedara e Catania. Ordinato, dopo un anno a Modica, fu mandato al Savio di Messina: insegnante, assistente e infermiere. Passerà parecchie case, quasi sempre, aiuto parroco, economo e cappellano delle FMA: Caltanissetta, Salette, Nesima, Riesi, Giostra, S. Agata di Militello, Gela, Zafferana, Barriera e infine a Cibali dove starà, eccetto tre anni, dal 1974 fino alla fine. Negli


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anni ‘80 ebbe un gravissimo incidente dal quale, salvato quasi miracolosamente, con grande fatica si riprese. Don Carmelo era un fervente diffusore della devozione alla Madonna; era orgoglioso d’essere un figlio di Don Bosco e santamente geloso di quanto attiene allo spirito salesiano. Lo ringraziamo per il suo entusiasmo salesiano e missionario. Pensava ai “suoi” missionari con la preghiera e, per quanto poteva e i benefattori gli consentivano, con la sua generosità di offerte. Una ricca rete di corrispondenza gli permetteva di continuare il suo apostolato.

Facciamo ancora memoria dei parenti defunti dei nostri confratelli: il fratello del Sig. Mario Lenza; la mamma di Don Zappalà; la mamma di Don Buccellato la Signora Ernesta Apostolato; il cognato di Don Giuseppe Caputo il Signor Salvatore Cavallaio; il fratello di Don Giorgio Selvaggio; la mamma di Don Angelo Grasso.

M om en ti d i gi oi a... Giorno 25 aprile abbiamo celebrato la Festa dell’Ispettoria, altri faranno lunghi resoconti, a me preme solo ricordarvi una frase di Don Bosco. Ad un salesiano che diceva: “Se non mi fossi fatto salesiano, mi sarei fatto gesuita”, Don Bosco disse: “Se non ti fossi fatto salesiano, ti saresti fatto salesiano”.

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Quattro ordinazioni sacerdotali (da un pezzo non se ne vedevano tante): comincia Don Domenico Saraniti il 10 maggio, continuano gli altri Don Giuseppe Favaccio, Don Pasquale Sanzo, Don Luigi Calapaj. Se aggiungiamo Don Aurelio Di Quattro, anticipata di qualche mese, ma facente parte di questo gruppo allora si che possiamo suonare le trombe e i corni, gridare e cantare l’Alleluia al Signore mentre facciamo loro gli auguri di ogni bene. E non Basta. Giorno 14 giugno avremo le ordinazioni diaconali: Luvarà Domenico, Sciacchitano Vincenzo insieme ad Odon e Jean Venance del Madgascar e Giampaolo Roma della Meridionale. È un passo molto importante che li avvicina ancor più alla meta. Auguri. Giorno 1 giugno quattro baldi giovanotti, attorniati da parenti e amici, in un clima di festa e di santo entusiasmo, hanno presentato la domanda per essere ammessi al noviziato per l’anno 2008-09. Essi sono: Aiello Marco da Palermo, Muscherà Domenico da Messina, Nicolosi Francesco da Pedara, Orlando Angelo da Trapani. (Nello scrivere questo elenco con la città di provenienza mi passava nella memoria altri elenchi: la disfida di Barletta: nome, cognome e città; la corsa nel film Ben Hur: nome,cognome e città: insomma lottatori, eroi). Siano i nostri quattro altrettanti lottatori nelle battaglie del Signore nelle file salesiane. Glielo auguriamo di cuore.

Zafferana Etnea (CT): Momenti della Festa dell’Ispettoria.


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da ricordare

Zafferana Etnea (CT): Festa dell’Ispettoria Salesiana Sicula.

Dobbiamo fare gli auguri e dare il benvenuto nella nostra ispettoria a tre confratelli per i quali la nostra ispettoria diventa anche la loro: per uno per sempre e per gli altri speriamo per molti anni. D on Sa v a r im ut hu A r oc kiam (nome e cognome) è nato a Vakkampatti il 24 maggio 1980. Ha fatto il noviziato e la prima professione a Mangalam il 24 maggio 1999. Ha fatto la professione perpetua il 24 maggio 2007. Che la Sicilia, sua patria di adozione, gli sia ospitale e generosa nel ricompensare il suo sacrificio. Auguri Don Philominraj Peter Gnanashekar, nato il 4 novembre 1965 a Gnangalpattu, India, dell’Ispettoria di Triky, direttore della casa di Coimbatore, viene nella nostra ispettoria per lavorare a S. Chiara con i Tamil e con i gruppi anglofoni in sostituzione di Don Edward Xavier, rientrato in India. Per adesso resta indiano di nazionalità e di ispettoria, ma speriamo che la Sicilia gli piaccia e possa almeno domani cambiare l’ispettoria e magari in seguito acquisire la nazionalità italiana. Dalla Polonia arriva Don Tomasz Blok, economo nella casa di Szczecin, perché si prenda cura dei numerosi cittadini polacchi presenti nella città di Catania e nella provincia.

Don Tomasz è nato a Wejherowo il 19 aprile 1969. Ha studiato teologia all’Istituto Internazionale di Torino e le Scienze dell’educazione al UPS di Roma. È stato ordinato sacerdote il 27 gennaio 1998. Anche per lui un augurio di proficuo lavoro. Ecco la lista di quelli che il primo maggio hanno ricevuto Lettorato e Accolitato e i nuovi diaconi del 14 giugno, facendo loro tanti auguri. L i s t a de i m i ni s t er i l et t o r a t o 1 m ag g i o 2 0 0 8 Bosco Donato (IME); Cimini Marco (IRO); Eklou Didier Kpossi Koffi (AFO); Gebre Tadesse Annamo (AET); Mandrella Giovanni (IRO); Massimi Alessio (IRO) Ramahandrisoanjara Dina Rodrigue (MDG); Ramaminirina Etienne Jeannot (MDG); Ratsimanohatra Bruno (MDG); Sinsin Venance Mahougnon (AFO); Solomon Gebru Behre (AET); Thomas Banta Husen (AET); Yigzaw Hailu Mekonnen (AET). L is t a d e i m i n is t e r i a c c ol i t a t o 1 m a g gi o 2 00 8 Anfossi Michele (IME); Belo Da Costa Andre (ITM); Bontà Francesco (ISI); Fernandez Carlos (ITM); Raimondo Giuseppe (ISI); Zefi Pavlin (IME). L i st a d ei n u o vi di a co n i 1 4 g i u g n o 2 0 0 8 Luvarà Domenico (ISI); Rafaliarison Odon (MDG); Ramasindroavola Jean Venance (MDG); Roma Gianpaolo (IME); Sciacchitano Vincenzo (ISI). D o n S al v at o re S p i ta l e Segretario ispettoriale


Benedetto XVI in questa Enciclica ci insegna che la grande Speranza, nella quale si ritrovano tutte le altre speranze che costituiscono il nostro impegno è una speranza «incondizionata». È la Speranza che va «oltre», quella «assoluta», che nessuno e niente può toglierci, che relativizza tutto il resto e che ha caratterizzato la vita — fino al martirio — dei credenti in Cristo. Una Speranza che è attesa di un Eterno già donato e che è il tesoro più prezioso della vita.

«Fare la verità». Ottima scelta per tracciare il profilo biografico di un uomo, un sacerdote salesiano pedagogista, appassionato ricercatore della verità; un “inquietum cor” che riscontravo tanto nella sempre desiderata meditazione dei testi agostiniani, quanto nell’arricchente frequentazione per numerosi anni di questo grande maestro e confratello. L’inquietudine è un dono di Dio quando riflette l’ottica della beatitudine promessa a chi ha fame e sete di giustizia e verità, a chi scopre che «l’amore è attendere» e congiuntamente accetta «l’ansia di un cuor sempre in rovello» (dalle sue poesie).


Messina-Cattedrale: Ordinazione diaconale.

Zafferana Etnea (CT): Convegno “Don Bosco visto dai suoi primi successori”. Da sin. Don G. Buccellato, M. Monaco e Don L. Perrelli.

Palazzolo Acreide (SR): Spettacolo teatrale dei ragazzi di Palermo-Ranchibile.

Catania-Barriera: Consulta Regionale di FS.

Ragalna (CT): “Il sogno dei nove anni di Don Bosco”, opera in pietra lavica ceramicata del Maestro B. Messina.


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