Sommario
Editoriale
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Lettera dell’Ispettore
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Messaggio del Rettor Maggiore
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Festa Giovani 2012
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Animazione Vocazionale
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Formazione
Pastorale Giovanile
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Animazione Missionaria/VIS» Comunicazione Sociale
Famiglia Salesiana
Cristo risorto e San Tommaso. (Duccio di Boninsegna, Siena)
La redazione augura Buona Pasqua!
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In copertina Nino Baglieri e il Rettor Maggiore con i giovani.
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Registrazione: Tribunale di Catania N. 15 dell’11-04-2008 Felice Bongiorno (coordinatore redazionale) Edoardo Cutuli Domenico Luvarà Marcello Mazzeo Antonino Rubino Vittorio Castiglione Domenico Paternò Salvatore Spitale Andrea Strano Antonio Villari
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Scuola Grafica Salesiana Catania-Barriera
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Felice Bongiorno
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Redazione
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Editoriale
EDITORIALE
La vita consacrata oggi: alla scuola di Gesù Maestro
Convegno Regionale CISM USMI CIIS Sicilia Acireale, 24-26 febbraio 2012 Ormai da qualche anno le religiose e i religiosi di Sicilia si danno appuntamento per alcune giornate di approfondimento di tematiche che si riferiscono alla vita religiosa. Quest’anno l’incontro ha avuto luogo ad Acireale, presso l’Hotel Santa Tecla Palace. Membri stabili: un centinaio circa per la maggior parte religiose con una presenza minima di religiosi; il sabato mattina si sono raggiunte le 150 presenze. La maggior parte dei partecipanti ha ritenuto che si sia trattato di un convegno di notevole livello sia per il tema trattato, nella linea dei documento programmatico della CEI “Educare alla vita buona del Vangelo”, sia per la riconosciuta qualità degli interventi. I lavori sono iniziati il venerdì pomeriggio con la preghiera del Vespro e successivamente con i tre interventi dei presidenti: Padre Massimo Cucinotta, Presidente CISM, Madre Gabriella Ruggieri, Presidente USMI e la Sig.na Franca Buffa Presidente CIIS. Mons. Giuseppe Costanzo con un ampia conferenza, svolta in due momenti, ha svolto il tema: “La vita consacrata e il mistero dell’incarnazione”. Il relatore ha preso le mosse definendo l’incarnazione “la risposta di Dio alla ricerca dell’uomo”, con la quale Dio, folle di amore assume in Cristo Gesù la natura e l’esperienza umana. In Gesù Dio diviene dono totale e radicale per l’uomo nell’umiltà e nella Mons. Pio Vigo e Don G. Mazzali.
Insieme
povertà, facendosi modello di obbedienza, di verginità. Nel mistero dell’incarnazione Gesù è il Maestro, il Buon Samaritano, l’Educatore e l’Orante. Mons. Costanzo così ha concluso il suo apprezzato intervento: “Per sopravvivere c’è bisogno dell’incontro diretto con la forza di Dio. Bisogno di ascoltare quella voce interiore che ci chiama: voce misteriosa ed esigente, inquietante e beatificante. Bisogno di raccoglierci, di unificare la vita, di ricentrarla in Cristo; di verificare e di correggere la rotta; di sentire i palpiti di quel Cuore che pacifica e riscalda. E questo ci ritempra. Rigenera in noi la pazienza e la speranza, la voglia e l’esigenza della fedeltà. E tutta la nostra vita sarà un inno di benedizione e di lode al Signore, come lo fu la vita della Madonna, “la prima e la più perfetta discepola del Signore”, “la compagna eccezionalmente generosa”, la “Regina degli Apostoli”, la “Vergine fedele”. La prima giornata si è conclusa con una serata di semplice e partecipata fraternità dopo la cena. Il sabato 25, che ha registrato anche il più consistente numero di convegnisti, è stato caratterizzato dal tema unitario “Vangelo e Virtù umane”, di cui Mons. Sebastiano Raciti ha sviluppato l’aspetto spirituale e Don José Luis Plascencia l’aspetto etico-morale. Mons. Raciti ha preso anche lui le mosse dal mistero dell’incarnazione, dell’approssimarsi di Dio all’uomo in cui si innesca la dialettica del nuovo e del vecchio Adamo. Il relatore ha poi presentato alcune piste riflessione: – la lezione di umiltà di Gesù che si spoglia, si svuota di sé per realizzare una pienezza nuova; “Imparate da me” (Mt. 11,21); – il modo giusto di stare davanti a Dio, secondo il paradigma del fariseo e del pubblicano (Lc 18,9-14); – l’orizzonte della perfezione (Mt 19,1622) nella parabola del giovane ricco a cui Gesù propone un cammino di liberazione: va, vendi, dona e seguimi;
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EDITORIALE
– nella luce del mistero pasquale (Gv 15,11) in cui riceviamo il segreto della gioia piena: una vita che si fa dono. Così Mons. Raciti ha concluso: “Nel Battesimo siamo stati resi partecipi della Pasqua che chiede di manifestarsi nel cammino della nostra esistenza credente. Ogni giorno rinnoviamo il mistero pasquale nella misura della rinuncia a vivere per se stessi e darsi perché gli altri possano vivere. L’Eucaristia, il mistero pasquale che nutre il nostro cammino, continua a mostrare alla nostra quotidianità che il Signore ancora si dona perché anche noi accogliendolo ci doniamo agli altri”. Don Josè Plascencia, docente salesiano all’UPS, ha iniziato il suo dire con una domanda: “Che modello di salvezza ci offre Gesù e in che senso Gesù è maestro?”. Il relatore ha sviluppato le caratteristiche dell’insegnamento di Gesù che trova il suo culmine nelle beatitudini, che rappresentano la sua utopia, il suo sogno. Nella beatitudine si sintetizzano due esigenze fondamentali della vita morale del cristiano: raggiungere la perfezione (dovere) ed essere felice (la santità). La grande sfida di Gesù è la strada dell’amore che ci porta alla santità, cioè alla santità. Alle ore 12 l’Eucaristia è stata presieduta da S.E. Mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale, con la presenza di un buon numero di concelebranti. Nel pomeriggio si sono svolti i laboratori, presentati da un’ampia introduzione della Sig.na Paola Geraci. I dieci gruppi di circa 10 partecipanti ciascuno hanno sviluppato queste tre tematiche: Beatitudini e Consigli evangelici, Beatitudini e Missione, Beatitudini e vita fraterna. I lavori sono stati molto partecipati e ogni gruppo ha riportato su alcuni fogliettini di colori diversi i vari aspetti dell’analisi: individuare gli ostacoli e le difficoltà nella realizzazione
delle beatitudini e indicare le possibile vie di soluzione. In un secondo intervento della serata Don Plascencia ha ripreso il tema delle beatitudini e della loro stretta correlazione con i consigli evangelici nelle tre prospettive della gioia, della felicità e quindi della santità. La promessa di felicità si realizza da parte dei religiosi nell’assumere la forma di vita di Gesù, nel pensare, nel sentire e nell’agire come Gesù. La vita consacrata si pone come alternativa ai valori umani dell’amare, dell’autodecidersi e del possedere, specie se assolutizzati ed isolatrati e si manifesta come “terapia spirituale” per il nostro mondo. L’espressione più alta di questa “terapia” è la gratuità, senza della quale è impossibile costruire la civiltà dell’amore. Nella mattinata di domenica 26 Don Tonino Romano ha intrattenuto l’assemblea con una dotta relazione sul tema: “La vita consacrata oggi: alla scuola di Gesù Maestro” per “educare alla vita buona del Vangelo”. Significative le conclusioni di Don Romano: “La VC e la pedagogia religiosa e la catechesi implicano oggi in Italia un ritorno decisivo al modello cristocentrico-trinitario: mettersi alla sequela di Cristo in dimensione ecclesiodinamica. Attraverso la lettura storico-salvifica dell’educare di Dio nella vita della Chiesa, è possibile rivedere le forme e le dinamiche di inculturazione della trasmissione discepolare della fede. Il nodo problematico di questa esplorazione dei segni di Dio nella storia traspare proprio nel momento difficile del discernimento analitico, teologico e prassico. La Chiesa nella sua varietà e complessità pone al centro della sua unità nella diversità pluriforme la comunione trinitaria, facendo delle differenze i tasselli dell’unico mosaico: l’icona del Volto di Cristo. La Vita consacrata è già esperta nell’educare le relazioni: i consigli evangelici possono essere proposta di terapia spirituale per le comunità ecclesiali in crisi”. Dopo l’intervento di Don Romano sono stati presentati i lavori dei gruppi da parte di Paola Geraci, con la collaborazione di Suor Veronica e Suor Alessandra. Ha raggiunto poi l’assemblea Mons. Pio Vigo che ha rivolto alcune parole di saluto e di apprezzamento e poi successivamente ha presieduto la celebrazione eucaristica conclusiva. D on G iann i M azza li
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Insieme
Messaggio del Rettor Maggiore
Intervento del Rettor Maggiore a Noto
Attualità ecclesiale del messaggio e della testimonianza di Antonino Baglieri, Volontario con Don Bosco Noto, 3 marzo 2012 Eccellenza, Autorità religiose e civili, Fratelli della Chiesa di Noto, Membri della Famiglia Salesiana, Parenti e amici di Nino Baglieri
Con gioia ho accolto l’invito a partecipare a questo V anniversario della morte di Nino Baglieri che coincide con l’avvio della sua causa di beatificazione. Desidero in modo particolare evidenziare l’attualità ecclesiale del messaggio e della testimonianza di questo Volontario con Don Bosco. Chi ha conosciuto Antonino Baglieri, ma anche chi lo accosta attraverso gli scritti e la documentazione multimediale a disposizione, rimane impressionato della sua esperienza così poco ordinaria, eppure segnata dalla semplicità e dalla ferialità. Egli stesso esprime il passaggio di Dio nella sua esistenza, con quella naturalezza e con un linguaggio immediato che nulla concede alla supponenza e alla contraffazione, a interpretazioni spiritualiste o alla richiesta di commiserazione. Non nascondendo i suoi momenti di fragilità e il suo limite, egli lasciava e, ancora oggi, lascia trasparire una luce intensa, una fede radicata e profonda: «La caduta dal quarto piano ha messo a nudo la mia debolezza e fragilità umana. Non servivo più a niente, buttato in un letto, bisognoso d’ogni cosa, privo del più piccolo movimento. Dov’è finita la mia fierezza, la mia forza? Quelle gambe che correvano e saltellavano ora sono ferme, nessuna forza le può muovere. Le mani, che volevano conquistare il mondo, ora non sono buone neanche a cacciare una moInsieme
sca. Nonostante ciò, da tutto questo tuttavia ho capito di dover ringraziare Dio per ogni cosa. Ecco perché: il Signore ha potenziato l’unica parte del corpo che riesce ancora a muoversi. Mi ha concesso ancora la funzionalità degli occhi per vedere il colore delle Sue meraviglie; del naso per odorare i profumi della terra; dell’udito per ascoltare la Sua Parola. Il Signore mi ha lasciato libero il cervello per pensare, ragionare e discernere il bene dal male. Ha lasciato battere ancora il mio cuore per amare. L’anima vive ancora in me, la vita è in me, ma la cosa più bella è che Dio sia dentro di me. Lui mi ama. È Padre ed io sono suo figlio. Lui mi da la grazia di riscoprire i semi che ha seminato nel mio cuore. Innaffiati con la preghiera sono germogliati dentro di me e, crescendo, hanno cambiato la mia vita. La fede che mi da forza e fiducia per accettare la mia croce, ringraziare e lodare Dio per il dono della vita. La speranza, perché so che queste mie sofferenze non sono fine a se stesse, ma delle offerte a Dio che, accompagnale dalla preghiera, possono aiutare tanti fratelli a incontrare Gesù. La carità, via sicura che ci apre la porta del cielo, perché solo sull’amore saremo giudicati. Ringraziamo Dio per tutti i doni che ci da. Ogni parte del nostro corpo è dono Suo. Gli occhi per vedere la luce del creato; le orecchie per ascoltare i suoni melodiosi della natura; l’olfatto per odorare i profumi dei fiori; la bocca per parlare e annunziare la buona novella; il cuore per amare tutti e per farne una dimora del nostro Signore.. Le gambe per camminare sulle Sue vie, le mani per aiutare i fratelli in difficoltà. Mettiamoli a disposizione degli altri e tutto ci verrà ricompensato con il centuplo». 1. Una testimonianza di fedeltà e di amore a lla v it a “La vita umana è sacra – leggiamo al numero 5 della Donum vitae – perché, fin dal suo inizio, comporta l’azione creatrice di
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Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine. Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine”. L’esperienza umana e spirituale di Antonino Baglieri assume il significato di una luminosa testimonianza in tempi come questi in cui non di rado sono posti in causa gli stessi valori fondamentali della vita umana, o si rivendica il diritto di sopprimerla o la neutralità morale della ricerca scientifica. Per quasi 39 anni il Baglieri ha vissuto la sua condizione di tetraplegico; e gli ultimi 29 sono stati un inno alla vita e alla fede. “Il suo cammino spirituale e pastorale – ha scritto Mons. Calogero La Piana, Arcivescovo di Messina – può facilmente tratteggiarsi: vivere e testimoniare con gioia il valore salvifico della sofferenza accettata per amore e della croce abbracciata in comunione con il Crocifisso… La serenità e la gioia con cui Nino ha vissuto il suo personale Calvario per tanti lunghi anni della sua esistenza terrena mi hanno facilitato la comprensione del senso profondo delle parole dell’apostolo Pietro. Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare (1Pt 4,13)”. 2 . N e l s o l c o d e l l a s p i r i t u a l i t à de l l a F a m i g l i a S al es ia n a d i D o n B o sco “Più volte mi è stato chiesto di parlare di Nino Baglieri, sentendo dentro di me una particolare forza nell’indicare l’attualità della sua testimonianza. Non un generico senso del dovere, ma l’intimo desiderio di mettere alla portata di tutti, particolarmente dei membri della Famiglia Salesiana, quella stessa urgenza, gioiosità e bellezza di «farsi santi» che Nino ha avvertito nella sua vita e che riusciva a comunicare a quanti incontrava personalmente o contattava per via epistolare”. [...] L’esperienza spirituale di Baglieri è caratterizzata dalla semplicità; Antonino non si fa “volontariamente” vittima di espiazione e riparazione, non manifesta ordinariamente estasi o visioni mistiche. Egli accetta la sua lunga crocifissione, docile all’azione di Dio
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in lui, e giunge a cogliere e a testimoniare una gioia più autentica, una gioia che può diventare sorella e compagna della sofferenza quando quest’ultima è illuminata dalla croce gloriosa di Cristo; una gioia che gli permette di incarnare, in modo intenso ed originale, un altro caratteristico aspetto del carisma salesiano, il dinamismo e la passione per l’annuncio del Vangelo, nonostante la sua condizione di disabile. [...] 3. L’habitus del sentire cum Ecclesia come c o nc r e t o s ti l e d i v it a e d i r e la z i on i Il vissuto umano e spirituale di Antonino Baglieri si è caratterizzato, con il passare degli anni, come una esperienza di comunione con i diversi carismi e le diverse spiritualità con cui è venuto a contatto. Movimenti, congregazioni e istituti di vita consacrata, associazioni, realtà ecclesiali locali e non, hanno trovato nella sua vita e nella sua testimonianza un “luogo” concreto di incontro e di comunione. Così testimonia Mons. Salvatore Nicolosi, Vescovo emerito di questa diocesi: “La sua camera, il suo letto, la sua barella sono diventati altari di luce, punto di irradiazione del Vangelo, che nel tempo ha raccolto tanti attorno a lui ed ha raggiunto tante parti del mondo attraverso le molte testimonianze offerte (a Lourdes, a Loreto, a Roma nel 1988 per il centenario di Don Bosco…) e i molteplici contatti di Nino con missionari, vescovi e autorevoli figure ecclesiali… Quante volte anch’io l’ho incontrato: e quanta luce ricevevo! Come Vescovo gli ero accanto paternamente, ma anche ricevevo da lui tanta forza. Diventava quasi un mio collaboratore speciale che, con la sua testimonianza e le sue parole, mi aiutava anche ad attraversare le prove del mio ministero”. “La storia umana e spirituale di Nino Baglieri – ha affermato il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Sua Santità Benedetto XVI – può quindi essere annoverata fra quella dei testimoni della speranza… Tuttavia un tale risultato non può realizzarsi compiutamente se non in un contesto di comunione ecclesiale, con il concorso della vita sacramentale e fraterna. «La vita Insieme
nel senso vero – scrive ancora Benedetto XVI nella Spe salvi – non la si ha in sé soli e neppure solo da sé: essa è una relazione» (n.27)”. Questo spirito di comunione continua a caratterizzare le relazioni di quanti lo hanno conosciuto. “In questo cammino di santità – ha sottolineato Mons. Staglianò – Nino non ci lascerà soli, sicuri che, come egli ha fortemente desiderato e ha lasciato scritto nel suo testamento spirituale, continuerà la sua missione: «Ecco: amo tutti, tutti mi vogliono bene ed io continuerò dal Cielo la mia missione, vi scriverò dal Paradiso»”. 4 . N e l l’ a lv e o d e ll a m i s si on e e v a ng e liz za t ri ce del mondo di oggi La passione per l’annuncio del Vangelo, che caratterizza in modo particolare il vissuto dei tanti convertiti di cui è ricca la storia della spiritualità, è una delle caratteristiche più evidenti e più attuali della esperienza spirituale di Antonino Baglieri. [...] Il 17 luglio 2004 Antonino Baglieri indirizzava alle centinaia di giovani radunati al Colle Don Bosco per partecipare ad un Confronto, nel 50° anniversario della canonizzazione di San Domenico Savio, il seguente messaggio: “Sono tutto paralizzato, posso muovere solo la testa, ma il mio cuore è pieno di gioia e di tanta forza nel testimoniare il Signore al mondo intero. Lui mi fa camminare per il mondo pur restando fermo nel mio letto, mi fa abbracciare il mondo anche se le mie mani non si muovono. Sono felice di poter comunicare a voi tutta la gioia del Signore, Gesù è la vera gioia ed io vi invito ad assaporare la sua gioia, aprite il vostro cuore al suo amore. Gesù è il compagno della vita, l’amico fedele che non ci lascia mai, lui si prende cura di ciascuno di voi, vi conduce per mano per le vie di questo mondo. Credetemi: il mondo non da’ la felicità, fuggite dai venditori di morte. Quanti giovani si perdono per le vie del mondo, la droga, il sesso, il potere, divertimenti e piaceri che lasciano vuoti, delusi. Si va sempre in cerca di qualcosa che ci da’ la gioia, ma poi finisce subito e ricomincia la ricerca. La Vera Gioia è dentro di voi, basta scoprirlo. Gesù è la Insieme
vera gioia, lasciatevi guidare al suo amore e tutto sarà più facile, lui vi aiuta a superare tutta la difficoltà della vita, nutritevi della sua parola che è Luce per i vostri passi, accostatevi spesso ai Sacramenti, specialmente quello della confessione e della comunione per avere forza e per essere autentici cristiani, figli di Dio. Il vostro cuore occorre che sia aperto all’Amore della Carità verso i fratelli. Siate portatori di pace, sempre pronti a perdonare tutto e tutti. Non restiate indifferenti davanti ai problemi dei fratelli, fatevi carico della loro sofferenza” . Queste parole acquistano la loro efficacia perché pronunciate da una persona la cui storia è esemplare per un cammino di fede; la Grazia lo ha condotto, da un’adolescenza di disorientamento valoriale e da una giovinezza di disperazione, alla conversione e alla testimonianza di una vita redenta. “Nino è stato un uomo pienamente inserito in questo mondo, assumendo sino in fondo la sua realtà secolare. Nino è stato un uomo spinto da un dinamismo tipicamente salesiano con cui viveva e testimoniava la sua fede”. La missione evangelizzatrice di Antonino Baglieri continua attraverso i suoi scritti, attraverso i tanti filmati in cui egli stesso testimonia la sua fede e la sua gioia, attraverso il gruppo di preghiera Amici di Nino Baglieri, attraverso l’impegno di quanti, ancora oggi, sono mossi dal suo ricordo e dalla sua passione per il Regno. L’avvio della sua causa di Beatificazione sia per tutti noi, per la Chiesa di Noto, i Volontari con Don Bosco e la Famiglia Salesiana, motivo di rendimento di grazie al Signore e stimolo per un rinnovato impegno a camminare insieme sulla via della santità.
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Lettera dell’Ispettore
Come Don Bosco: contemplativi nell’azione
Cari Confratelli e Amici tutti, vi raggiungo con questo numero di Pasqua di “Insieme”. Ho scelto di riflettere con voi su di un tratto fortemente significativo del nostro Padre Don Bosco che caratterizza quella che a ragione possiamo chiamare la “mistica donboschiana”: un’azione incessante alimentata da un costante e robusto radicamento in Dio. L’anno in corso ci sta aiutando ad approfondire la conoscenza di Don Bosco e indubbiamente presenta alla nostra evidenza una vita che si è consumata letteralmente nell’azione, nella missione per i giovani, fino all’ultimo respiro. Ma tale determinazione incrollabile, contro ogni ostacolo ed avversità, sarebbe stata impossibile se non fosse stata alimentata in Don Bosco da un costante riferimento a Dio. Don Bosco espresse in pienezza la sua paternità verso i giovani perché viveva quotidianamente un intenso e filiale rapporto con Dio. Colpisce soprattutto, specie negli ultimi anni di malattia e di sofferenza, la sua totale consegna alla volontà di Dio che si manifestava in una serenità profonda che non poté essere offuscata né dalle difficoltà, né dai suoi limiti umani. Don Bosco ci ha lasciato una spiritualità con cui confrontarci ed arricchirci nel nostro personale cammino di fede e nella nostra missione. Approfitto per rivolgere a ciascuno di voi un fraterno augurio pasquale. La luce di Pasqua ci illumini nel condividere il cammino di fede con i giovani e con le persone che incontriamo ogni giorno.
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1. Testo di Don Bosco “Ogni giorno ciascuno, oltre alle orazioni vocali, attenderà per non meno di mezz’ora all’orazione mentale, se non ne sia impedito dall’esercizio del ministero, nel qual caso vi supplirà con la maggior frequenza di giaculatorie e indirizzando a Dio con maggior intensità di affetto quei lavori che gli impediscono degli stabili esercizi di pietà… Raccomando l’orazione mentale. Chi non potesse fare la meditazione metodica cagione di viaggi o di qualche impegno o affare che non permetta dilazione, faccia almeno la meditazione che io dico dei mercanti. Questi pensano a comprare le merci, a rivenderle con il loro profitto, alla perdita che potrebbero fare, a quelle fatte e come ripararvi, ai guadagni realizzati e quelli maggiori che potrebbero conseguire e via dicendo”. “Come coloro che sono presi da un amore umano e naturale hanno quasi di continuo il pensiero rivolto all’essere amato, il cuore colmo di affetto verso di quello, la bocca piena delle sue lodi… allo stesso modo coloro che amano Dio non possono fare a meno di tornare a Lui” (F. di Sales, la Filotea, Broccardo, pag. 173). 2 . L a g r az i a d i u n i tà Illuminante è una citazione di Don Viganò nel volume “Don Bosco ritorna”. Il pericolo di uno sbilanciamento è sempre presente sia nella nostra spiritualità e nella nostra azione apostolica e Don Vigano lo evidenzia con efficacia. La grazia di unità ci aiuta a fare sintesi, a vivere il più possibile in armonia. Ci dobbiamo porre alcune domande fondamentali a questo proposito. Il mio impegno apostolico mi orienta, mi stimola verso Dio o ne diviene un impedimento, un ostacolo, quasi un antagonista? Per contro i miei momenti di intimità con Dio, sia a livello personale che comunitario, mi rafforzano e mi rasserenano nel mio lavoro Insieme
in mezzo ai giovani e alla gente? Sento il bisogno di “fuggire” dall’attività per poter incontrare il Signore? È essenziale scandagliare quali sono gli elementi della mia esperienza quotidiana (desideri, bisogni, convinzioni…) che mi aiutano a fare sintesi a vedere il prolungamento tra il mio rapporto con Dio e la mia attività e viceversa. Grazia di unità, lo dice la parola stessa, è un dono. Corrisponde alla semplicità dello spirito, all’unità interiore, ad una vita che ha un suo centro unificatore, ad un cuore indiviso. Il suo contrario è la complicazione, la dispersione e la frammentazione del cuore e dello spirito. L’unità interiore, che è fondamentalmente semplicità, genera serenità e chiarezza sia negli atteggiamenti di fondo che nelle più differenti circostanze della vita, comprese le sorprese. La mancanza di unità, che è complicazione, genera incertezza, squilibrio generato da contrastanti riferimenti di fondo, da motivazioni disparate e denuncia una forma di schizofrenia spirituale che disgrega e produce tensione. Per un apostolo, sacerdote, consacrato o laico, l’unità interiore è indispensabile per vivere in equilibrio le situazioni della vita, sia i momenti di gioia che le prove e soprattutto trasferire questo equilibrio spirituale alle persone, specie ai giovani che si incontrano sul cammino. Si tratta naturalmente di una grazia, di un dono, ma anche di una sfida e di un impegno che ci confronta ogni giorno e che cresce e si adatta alle diverse fasi della nostra vita. Ci sono momenti ed occasioni che ci consentono di guardarci dentro con più calma per verificare se Dio continua ad essere il nostro baricentro, se la nostra opzione di fondo continua ad illuminare il nostro quotidiano. Ci sono esperienze che mettono, o hanno messo, in pericolo la nostra unità interiore. Potremmo essere in una situazione di confusione, di tensione o forse anche di compromesso, in seguito ad esperienze che ci hanno toccati sul vivo. È essenziale in queste circostanze avere il coraggio della chiarezza e soprattutto mettersi a nudo di fronte a se stessi e a Dio. È il momento delInsieme
la verità, della ripresa e soprattutto della misericordia. In dialogo figliale con il Dio dell’amore, ricuperare l’energia originaria della nostra vita, ricalibrare in lui la nostra bussola e riprendere serenità e forza interiore. 3. L’unione con Dio L’unione con Dio potremmo dire è la grazia di unità vista sotto una certa prospettiva. Essere uniti a Dio, che è per lo più un interlocutore invisibile e silenzioso, significa essere chiari e trasparenti per quanto fa riferimento alle motivazioni profonde del nostro essere e del nostro agire. È determinante indagare spesso sulle motivazioni profonde della nostra missione ed individuare se vi siano delle deviazioni, delle storture, oppure delle evidenti falsità. Esternamente possiamo apparire in un certo modo, ma internamente la situazione potrebbe essere ben diversa. L’uomo è sempre un mistero e la concordanza tra atteggiamenti esterni e motivazioni profonde è frutto di una lunga disciplina interiore e di una ricercata grazia di Dio. Molti fatti successi a confratelli, a persone conosciute ci fanno spesso esclamare: “Non avrei mai pensato una cosa simile!”. Piuttosto che scandalizzarsi è più utile e saggio fare un poco di introspezione e scandagliare i nostri atteggiamenti di fondo e soprattutto la sostanziale rettitudine di intenzione che orienta tutta la nostra vita. È facile lasciar crescere zone d’ombra, piccoli compromessi, impercettibili deviazioni, che poi possono essere fatali. Essere uniti a Dio significa riconoscere il suo protagonismo e la sua signoria sulla nostra vita. Essere in costante atteggiamento di allerta per evitare che altri signori ed altri padroni si insinuino nel nostri desideri, nei nostri bisogni, nelle nostre aspettative e sgretolino la saldezza della nostra personalità spirituale. Unione con Dio significa consuetudine con lui, assidua frequentazione del nostro Signore nella preghiera frequente, nelle invocazioni del cuore, nel ritmo quotidiano del nostro programma, nei momenti di prova, nella condivisione della nostra gioia, del nostro dolore e confusione.
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L’unione con Dio non è un atteggiamento ufficiale standardizzato è piuttosto qualcosa che riguarda i tratti unici della nostra personalità, la parte più sacra, più preziosa, più intima della nostra vita. Se in effetti sono costantemente unito a Dio, sperimento la pace di Dio, il suo supremo equilibrio, nel mio agire, nelle difficoltà e contraddizioni quotidiane, nelle delusioni, nei tradimenti, nel momento della prova e dell’errore. Unito con Dio non sono mai solo e sento che Qualcuno solleva per me i fardelli più pesanti e dolorosi della mia esperienza. Unito a Dio lascio a Lui la responsabilità, specie quando non so proprio da che parte girarmi, come comportarmi. Mi abbandono e mi lascio trasportare dalla Corrente, ridimensionando le mie preoccupazioni e la mia smania di protagonismo. 4. La c o nt e mpl a zi on e ne l l’ a zi on e
della contemplazione, cioè dell’estasi, delle concentrazione di tutto l’essere in Dio. Don Bosco è stato un modello prezioso di questo tipo speciale di contemplazione. L’amore e la preoccupazione costante per i giovani sono stati per lui occasione costante di amore, di contemplazione dell’amore di Dio. È davvero un capovolgimento di una situazione con la quale ci si sente talvolta confrontati, quasi che il nostro apostolato, il tempo impiegato per i giovani, le molteplici attività ci distogliessero da Dio, dalla preghiera, dalla contemplazione. L’autentica prospettiva salesiana è invece quella che l’autentico amore per i giovani è già contemplazione dell’amore di Dio, quindi vera contemplazione. Le condizioni per raggiungere questo tipo di contemplazioni sono esposte nei paragrafi precedenti. “Cercate anime, ma non danari, né onori, né dignità” (D.Bosco).
Contemplare Dio nell’azione è un altro modo di dire grazia di unità e unione con Dio. L’espressione contiene tutto quanto è stato detto più sopra, visto nella prospettiva
Stati Generali della Formazione Propositiones L’interessante ed approfondita disanima sulla formazione dei SDB in Italia svoltasi a Roma-Pisana dal 13 al 16 gennaio, di cui alla precedente nota si è conclusa con le seguenti Propositiones, presentate dall’assemblea il lunedì 16 gennaio da Don Pierfausto Frisoli. Sono state discusse ed approfondite ed attendono l’approvazione definitiva della CISI 1. La Conferenza degli Ispettori e la Commissione regionale di Formazione ed i membri delle Comunità di Formazione iniziale assumono la formazione permanente come criterio unificante di un unico percorso che dura l’intero arco della vita del consacrato. 2. Entro il mese di settembre 2012, il Consigliere regionale, d’intesa con il Consigliere generale per la Formazione ed il Coordinatore nazionale, opererà una revisione della composizione della Commissione regionale di Formazione, affinché possa svolgere i compiti ad essa assegnati. Tale revisione sarà sottoposta alla approvazione della CISI. 3. Gli Ispettori della Regione, entro il 30 maggio 2012, operano una revisione dei Preno viziati, fissando criteri di costituzione e di fattibilità coerenti con gli orientamenti della Ratio e tenendo conto della necessaria flessibilità propria di questa fase. Essi valuteranno anche la opportunità di attivare prenoviziati interispettoriali. 4. Nella Visita d’Insieme della Regione (marzo 2012) si assumerà una decisione in relazione ad un Centro o ad una equipe stabile per il servizio di Formazione permanente.
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Insieme
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rimento e interscambio dei docenti, reperimento dei confessori. 11. La Conferenza degli ispettori della Regione, in dialogo con il Consigliere generale per la Formazione, valuterà entro il mese di gennaio 2013 il numero delle comunità di formazione iniziale, in relazione alle opzioni fatte dalle Ispettorie della Regione, al servizio da rendere stabilmente ad altre ispettorie della Congregazione e ad una ragionevole previsione del numero dei formandi. 12. La Conferenza degli ispettori della Regione, individua entro il mese di gennaio 2013, le forme stabili di collaborazione e condivisione tra i Delegati ispettoriale di pastorale giovanile, gli animatori vocazionale ed i Delegati ispettoriali della formazione. Do n G ia n ni Ma z za l i
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FORMAZIONE
5. Per agevolare la continuità del processo Formativo, la Commissione regionale di Formazione, in dialogo con le Comunità di Formazione iniziale, individueranno entro il mese di gennaio 2013, gli strumenti più ido nei per la trasmissione delle informazioni nel passaggio da una fase a quella successiva e concorderanno un codice unico di interpretazione delle votazioni nelle ammissioni. 6. Ciascun Ispettore individua le comunità in cui vi siano le condizioni adeguate all’inserimento di confratelli tirocinanti e curano, in modo specifico la comunicazione con i Direttori di esse per garantire l’attuazione di una esperienza autenticamente formativa con obiettivi concordati e e verifiche. 7. I Direttori delle Comunità di formazione iniziale presentano alla Commissione regionale di Formazione entro il mese di giugno 2012, una proposta di diversa modalità di svolgimento del Curatorium, con minore frequenza e tempi più ampi. Tale proposta verrà successivamente esaminata ed eventualmente approvata dalla Conferenza degli Ispettori. 8. La Commissione regionale di Formazione, in dialogo con i Direttori ed i Consigli delle Comunità di Formazione iniziale elaborano, entro il mese di novembre 2012, un Piano triennale di Formazione dei For matori, concordando obiettivi, tematiche e metodologie. Tale Piano verrà sottoposto alla approvazione degli Ispettori della Regione entro il mese di gennaio 2013. 9. Per favorire la conoscenza, la condivisione di criteri ed esperienze formative, per avviare collaborazioni sinergie, la Commis-
sione Regionale di Formazione, sentite le Comunità di formazione iniziale, propone entro il mese di ottobre 2012, un Programma triennale di incontri tra comunità sia della medesima fase formativa che di fasi successive, con visite ed incontri in loco. 10. Il Consigliere regionale, in dialogo con il Consigliere generale per la Formazione e con gli Ispettori della Regione, verifica entro il mese di luglio 2012, le forme in atto della corresponsabilità nella formazione iniziale, con particolare riferimento a: composizione e consistenza delle équipes formative, repe-
FORMAZIONE
Formazione
Notizie varie INIZIO PRENOVIZIATO
Il 24 gennaio, presso la comunità di Catania-Salette, Gabriele Cardaciotto di Messina e Andrea Palma di Piazza Armerina hanno ufficialmente iniziato il loro periodo di prenoviziato. Durante la Celebrazione Eucaristica di tutta la é G. Cardaciotto. Comunità, presieduta dall’Ispettore, i due giovani hanno presentato la loro domanda, esprimendo così la decisione maturata lungo il periodo di aspirantato fatto in diverse case della Ispettoria. Nella continuità dell’accompagnamento già svolto da Don Domenico Luvarà e adesso condotto da Don Luigi Calapaj, potranno approfondié A. Palma. re le motivazioni della loro scelta, seguiti da tutta la Comunità. È impegno di tutti averli presenti con affetto nella preghiera perché lo Spirito li guidi in un efficace e profondo discernimento.
I NC ONTRO RE GI ONA LE DEI T IRO CINANTI Dal 24 al 26 febbraio si è svolto l’incontro di tutti i tirocinanti della Regione Italia e Medioriente al S. Tarcisio di Roma. È stato un incontro molto fraterno dei circa 45 giovani confratelli, che con gioia hanno ripreso relazioni già da tempo instaurate fra loro. L’animazione condivisa è stata brillante e varia. Importante è stato il momento della condivisione della loro esperienza a partire dalla relazione di 4 di loro, dove è emerso l’impegno e la fatica che il tirocinio comporta essendo il periodo in cui bisogna incarnare concretamente la missione educativa salesiana nel contesto concreto di una comunità e di un ambiente giovanile, con tutte le situazioni positive e meno da mettere in conto.
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L’esperienza è stata apprezzata da tutti. I Vicari Ispettoriali, presenti all’incontro, insieme ai propri tirocinanti hanno potuto, al termine di essa, individuare elementi concreti da tener presente in questa fase così importante della formazione iniziale.
RITIRI SPIRITUALI ZONALI Secondo quanto era indicato nella programmazione ispettoriale sono stati fatti i 4 ritiri zonali animati da alcuni confratelli della Equipe della Missione Salesiana e predicati da Don Gianni Mazzali. Il Tema trattato dall’Ispettore sugli ultimi giorni di vita di Don Bosco è stato certamente molto incisivo poiché ha mostrato l’intensa fede del nostro Padre nel suo ultimo viaggio terreno. La partecipazione è stata quasi totale e la fraternità molto viva e condivisa. Certamente sono state giornate di forte unità ispettoriale. Ringraziamo Don Gianni per il suo particolare impegno.
INCONTRO DEI DIRETTORI Dal 5 al 6 febbraio 2012 vi è stato il previsto incontro dei direttori a Montagnagebbia. Don Gianni Mazzali li ha intrattenuti nel pomeriggio della domenica con la presentazione di una fase della vita di Don Bosco molto complessa e delicata, quella relativa al rapporto di Don Bosco con Mons. Gastaldi. Oltre all’approfondimento di un periodo così particolare della vita di Don Bosco – quello dell’impegno faticoso dell’approvazione della Congregazione Salesiana da parte della Santa Sede e del difficile rapporto con Mons. Gastaldi – è emersa la poliedrica personalità del nostro fondatore e la sua tenacia nel perseguire gli obbiettivi che si era proposto. Tutti i direttori hanno apprezzato il lavoro fatto dall’Ispettore nel riassumere questo complesso periodo della vita di Don Bosco ed hanno riconosciuto l’utilità dell’approfondimento fatto. Nella mattinata di lunedì sono stati presentati ai direttori da parte dei responsabili dei settori della realtà ispettoriale gli impegni di prossima attuazione, da tener presente nelle singole comunità. D on An t on i n o Ru b in o Insieme
Diario di bordo della PG
Ecco una sintesi delle attività, itinerari, eventi, percorsi della Pastorale Giovanile realizzati da gennaio a marzo 2012.
esperienza, una prima riflessione sul tema educativo salesiano e l’approfondimento della legge e del contratto del SCN.
Il 2012 è iniziato, come è ormai tradizione, con il Meeting Adolescenti, che si è tenuto a San Pietro Clarenza del 3 al 5 gennaio. Più di 250 adolescenti dai 14 ai 18 anni si sono ritrovati insieme per riflettere sul tema del sogno, sull’importanza di fare sogni grandi, di distinguere tra “SOGNI e sogni”, sugli atteggiamenti fondamentali per realizzarli e sugli strumenti e persone utili per lasciarsi accompagnare nella realizzazione dei propri sogni (cfr articolo specifico).
Il 28 e 29 gennaio a Casa Tabor i giovani in discernimento vocazionale si sono ritrovati per l’incontro mensile del GR Scelta.
Il 7 e 8 gennaio si è svolto il 2° incontro del GR Leader, percorso di spiritualità per ragazzi della scuola media. Gli incontri sono stati realizzati in 3 zone diverse della Sicilia: a Montagna Gebbia, ad Acireale e ad Alcamo. Nei tre luoghi, 200 ragazzi si sono ritrovati a riflettere, pregare e confrontarsi sul tema della famiglia. Dal 9 al 12 gennaio, presso la Casa Generalizia a Roma Pisana, si è svolto il convegno biennale per tutti i parroci e gli incaricati di oratorio d’Italia. Il tema di questo anno è stato il 3° nucleo del CG26 che ruota attorno alla Necessità di Convocare. Riflessioni teoriche, carismatiche, ecclesiali sul tema vocazionale accompagnati da testimonianze, presentazioni di buone prassi, confronto tra i vari responsabili. Molto apprezzate le buone notti dei consiglieri mondiali e la presenza del Rettor Maggiore. Dal 14 al 15 gennaio all’Ostello Don Bosco della Plaia di Catania è stato vissuto il 3° incontro della Scuola di mondialità, coordinato dal comitato regionale VIS Sicilia. Il 19 gennaio a Palermo e il 27 gennaio a Catania abbiamo vissuto la prima tappa del cammino di formazione e spiritualità dei 135 volontari del Servizio Civile Nazionale che operano nelle nostre case sparse in tutta la Sicilia. Sono stati presentati gli atteggiamenti fondamentali per vivere bene questa Insieme
Il 3 febbraio a Catania, Gela, Messina e Palermo abbiamo celebrato il Quiz Don Bo sco. Una modalità antica e sempre nuova attraverso la quale circa 500 ragazzi e giovani si sono confrontati sulla vita di Don Bosco e sulle “Memorie dell’Oratorio” di San Francesco di Sales. I partecipanti sono stati suddivisi in 4 categorie: scuola elementare, scuola media, I-IV anno della scuola superiore e giovani. Varie prove, quiz, dinamiche hanno decretato i vincitori delle varie categorie. Ai vincitori della categoria elementare e media è stato assegnato la totale gratuità per la partecipazione ai campi estivi, mentre ai vincitori della scuola superiore e della categoria giovani è stato assegnato il 50% di sconto sul pellegrinaggio a Torino che si realizzerà dal 31 maggio a 3 giugno 2012. Dal 4 al 5 febbraio si è celebrato il 2° incontro del GR Ado, percorso di spiritualità e di discernimento vocazionale per tutti i nostri migliori adolescenti realizzato a Casa Tabor, ad Alcamo e a Montagna Gebbia. Circa 200 i partecipanti. Il tema centrale è stato quello dei sacramenti e in particolare l’eucarestia e la riconciliazione. Dal 15 al 17 febbraio, ad Acitrezza, è stato realizzato l’incontro residenziale di forma zione per i giovani del SCN, molteplici i temi affrontanti e le persone che hanno realizzato le varie dinamiche formative tese a sviluppare la competenza educativa dei partecipanti, approfondire lo stile educativo salesiano, riflettere sul tema del disagio e della devianza, della comunicazione efficace, della storia che dall’obiezione di coscienza ha portato al SCN, del lavorare in equipe e di tanti altri temi; il tutto nello stile di famiglia e di fraternità salesiana.
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PASTORALE GIOVANILE
Esperienze ispettoriali
PASTORALE GIOVANILE
Il 18 e 19 febbraio a Catania si è realizzato il 3° incontro della consulta regionale MGS. Una trentina di giovani provenienti dalle varie case salesiane della Sicilia si sono incontrati per rivedere tutto il percorso della festa giovani alla presenza del Rettor Maggiore che si realizzerà il 4 marzo e definire gli ultimi particolari e condividere le responsabilità principali nell’animazione della festa. Ne approfitto per ringraziare personalmente tutti i giovani della consulta regionale per il lavoro appassionato e infaticabile con il quale hanno permesso una splendida riuscita della Festa giovani. Il 25 e 26 febbraio a Casa Tabor i giovani in discernimento vocazionale si sono ritrovati a Casa Tabor per l’incontro mensile del GR S c el t a . Dal 2 al 4 marzo un centinaio di animatori dai 18 anni in su si sono ritrovati per “A n imatori at work” esperienza di formazione e di lavoro per la preparazione immediata della “Festa giovani”. Accolti da varie famiglie di Modica e Ragusa, che sono stati per questi giovani “padri” e “madri”, si sono ritrovati per animare la Festa giovani che è stata realizzata il 4 marzo al Palarizza di Modica (cfr articolo specifico). Il 10 e 11 marzo si è svolto il 3° incontro del GR Leader, percorso di spiritualità per ragazzi della scuola media. Gli incontri sono stati realizzati in 3 zone diverse della Sicilia, a Montagna Gebbia, ad Acireale e ad Alcamo. Nei tre luoghi, 200 ragazzi si sono ritrovati a riflettere, pregare e confrontarsi sul tema dei talenti. Dal 16 al 18 marzo sono stati realizzati gli Esercizi Spirituali per Giovani dal titolo “Per Te, io do la mia vita”, esercizi spirituali sulla figura del Buon Pastore. Ad Acireale per i giovani in discernimento vocazionale e a Casa Tabor per tutti gli altri giovani. 100 partecipanti hanno vissuto questa forte esperienza spirituale, centrale nel cammino quaresimale. Dal 23 al 25 marzo si sono celebrati 2 turni di Esercizi Spirituali per Adolescenti, realizzati a Casa Tabor e ad Alcamoa. Circa 100
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i partecipanti. Il tema degli esercizi è stato “Per me, vivere è Cristo”, sulla figura di San Paolo. P r oss imi a pp unt am en ti de lla P G Dal 28 al 29 aprile ci sarà l’ultimo incontro del percorso vocazionale GR Ado. Dal 5 al 6 maggio ci sarà l’ultimo incontro del percorso spirituale e vocazionale GR L ead er. L’8 e il 10 maggio si terrà il 3° incontro di f ormazio ne zon al e per i g iovani del SCN. Dal 12 al 13 maggio si terrà l’ultimo incontro della Scuola di mondialità con la consegna del crocifisso missionario ai giovani che in estate vivranno un’esperienza missionaria nei paesi in via di sviluppo. Dal 15 al 17 maggio si terranno le verifiche zonali del MGS. Dal 17 al 20 maggio si realizzerà a Kastalia la manifestazione regionale delle PGSiadi per i giovani. Il 20 maggio nel pomeriggio ci sarà la verifica annuale per il sett ore parrocchia e ora tori. Il 21 maggio nel pomeriggio ci sarà la verifica annuale per il settore scuola e Forma zione Professionale. Dal 25 al 27 maggio si realizzerà a Kastalia la manifestazione regionale delle PGSiadi per i ragazzi. Il 27 maggio si realizzerà l’ultimo incontro della Consulta Regionale MGS per la verifica di fine anno. Dal 31 maggio al 3 giugno vivremo il Pelle grinaggio ispettoriale ai luoghi di Don Bosco, visitando il Colle Don Bosco, Valdocco, Chieri, Torino. A giugno inizieranno i vari campi ed esperienze estive delle quali vi aggiorneremo nel prossimo numero di Insieme. Don Ma r c e ll o M a zze o Insieme
Visita del Rettor Maggiore a Ragusa
Grande festa all’Istituto Salesiano di Ragusa per la visita del Rettor Maggiore, Don Pascual Chávez, nono successore di Don Bosco. Il grande evento per la comunità salesiana, ma anche per l’intera città si è avuto giorno 3 marzo mattina presso il Cine-Teatro Don Bosco, gremito, per la circostanza, in ogni ordine di posto con oltre 500 presenti. La presenza di Don Chávez si è avuta per l’avvio dell’iter della causa di beatificazione celebrata nel pomeriggio del 3 marzo nella Cattedrale di Noto, di Nino Baglieri, il giovane rimasto paraplegico dopo un incidente sul lavoro a 17 anni. Egli si convertì abbracciando la croce di Gesù Cristo e accostandosi in modo particolare a S. Giovanni Bosco, diventando un salesiano cooperatore consacrato. Il letto della sofferenza di Nino Baglieri divenne meta di tanti giovani e non, dove trovavano conforto e serenità. La visita a Ragusa di Don Chávez è coincisa con le manifestazioni organizzate per le celebrazioni del 50° anniversario della presenza salesiana a Ragusa, già avviate in occasione della festa di S. Giovanni Bosco del 31
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gennaio scorso. “Cinquant’anni – ha detto Don Chávez – per una comunità vuol dire giovinezza. E questo significa che i salesiani di Ragusa hanno molto più futuro che passato, e ancora tante pagine splendide da scrivere”. Ad accogliere con gioia il Rettor Maggiore è stata tutta la comunità salesiana, formata da tanti giovani, con in testa il direttore della casa di Ragusa e Modica Don Gianni Lo Grande che con grande emozione ha dichiarato: “Oggi Don Bosco è qui e ne siamo felici perché possiamo trarre nuova forza per realizzare un sogno, quello di Don Bosco, che continua attraverso i ragazzi che ogni giorno frequentano l’oratorio”. Per l’occasione, gli animatori hanno preparato anche un momento musicale ed una rappresentazione mimica sul sogno di Don Bosco in chiave moderna. Non è mancato un pensiero rivolto ai giovani da parte del Rettor Maggiore che ha affermato: “Uno degli aspetti emersi dalla crisi economica è legato alla necessità di puntare sui giovani e credere in loro nonostante la durezza della vita che potrebbe trasformare i sogni in incubi. Invece si devono aiutare i ragazzi a sviluppare i propri talenti. Infine rivolgendosi proprio a loro ha con-
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Festa Giovani 2012
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cluso: non scoraggiatevi e credete nei vostri sogni!”. La visita del Rettor Maggiore si è conclusa domenica 4 marzo a Modica, al Pala Rizza, dove quasi 3000 persone di cui moltissimi giovani, del Movimento Giovanile Salesiano, accompagnati da adulti, sacerdoti e suore Figlie di Maria Ausiliatrice hanno accolto Don Pasqual in é Modica: Sr. A. Razionale, Don P. Chávez V. e Don G. Mazzali. una grande festa con lo slogan in onore di Nino Baglieri “Corro verso la santità, come Nino, atleta di Dio.” E n z o C a mp o
Nino Baglieri, l’atleta di Dio
Sabato 3 marzo 2012 nella cattedrale di Noto l’avvio del processo di beatificazione di Nino Baglieri (1951-2007), Volontario con Don Bosco. A cinque anni dalla sua morte, la testimonianza umana e il messaggio spirituale di Nino Baglieri non solo sono ancora vivi e restano ben radicati nel ricordo di chi lo ha conosciuto, ma sono un segno vigoroso di forza e di speranza che si appresta ad essere universalmente riconosciuto, grazie alla causa di beatificazione che sta per essere avviata. Alla presenza di giovani convocati numerosi in cattedrale assieme ai vescovi, sacerdoti, religiosi, diaconi, suore, laici e soprattutto salesiani provenienti da tutta la Sicilia, Don Pierluigi Cameroni, postulatore, ha letto il Supplex Libellus accennando alla biografia di Nino Baglieri e affermando che sarà il Vescovo di Noto, Mons. Antonio Staglianò a rivolgere l’istanza, sentito il parere dei vescovi della Sicilia per disporre l’apertura della causa di beatificazione. Nino Baglieri – ha affermato Don Paê Noto: Il Rettor Maggiore tra le autorità. scual Chávez Villanueva, Rettor Maggiore dei Salesiani – è testimone del passaggio di Dio nella sua vita, testimone trasparente di fede, speranza, carità, virtù cristiane vissute in modo eroico e nel carisma salesiano. Questo avvenimento – ha affermato Mons. Staglianò – impegna la nostra vita a vincere l’inimicizia sulla scia di Nino Baglieri, perché questa nostra grande famiglia, corpo di Cristo nella terra, si lasci trasformare sul serio da Dio e corra spedita verso la santità.
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Insieme
Festa del Movimento Giovanile Salesiano
“Oggi Nino è più vivo di cinque anni fa”. Don Pascual Chávez, nono successore di Don Bosco, ha indicato ai giovani del Movimento Giovanile Salesiano della Sicilia convenuti a Modica, per l’intera giornata di domenica, un esempio di vita vissuta in pienezza, nonostante la sofferenza. Circa tremila giovani provenienti da tutta l’isola, accompagnati da decine di sacerdoti e suore, si sono dati appuntamento al Pala Rizza. “Corro verso la santità, come Nino, l’atleta di Dio”. Questo lo slogan che ha accompagnato la festa. Un tappeto di magliettine arancioni ha salutato con grande calore l’arrivo al palazzetto dello sport di Don Chávez. “Questa – ha spiegato il superiore mondiale dei Salesiani – è la terza festa giovani a cui partecipo in Sicilia. Ma questa ha un significato straordinario”. Il riferimento è proprio all’avvio della causa di beatificazione di Nino Baglieri. È stato presentato uno spezzone del musical sulla vita di Nino. “Non ho mai visto un messaggio così toccante come quello visto oggi – ha detto Don Chávez -. Qui è una vita che parla, la vita di Nino Baglieri, uno dei vostri, uno dei nostri della Famiglia Salesiana”. Prendendo spunto dalla vita di Nino, che per 39 anni visse inchiodato ad un letto, facendo della sua
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sofferenza un dono per gli altri, il Rettor Maggiore ha invitato i giovani a “prendere sul serio la vita, anche nella sua durezza. Perché senza croce non c’è santità. La vita – ha detto – va affrontata così com’è. Non è determinante il punto di partenza, ma quello di arrivo. L’importante è arrivare al traguardo, ed il nostro traguardo è Dio”. Anche il sindaco ha voluto portare un suo saluto. “È stata una grande gioia – ha detto Antonello Buscema – accogliere questo evento a Modica e condividere un momento così intenso con tanti giovani provenienti da tutta la Sicilia. I Salesiani hanno sempre svolto, anche nella nostra città, un ruolo importantissimo nella formazione dei giovani, che nel contesto di questa comunità hanno assunto modelli positivi e sono cresciuti con sani valori di relazione e solidarietà”. Dopo la celebrazione della messa, momenti di festa alternati a momenti di riflessione. Tanti gli stand: testimonianza missionaria, dialogo vocazionale, adorazione eucaristica, confessioni. Anche un giro di quasi un’ora ai luoghi di Nino Baglieri. Premiati poi i ragazzi delle scuole che hanno preso parte ad un concorso di poesia e disegni sulla figura di Nino. Sul palco il vescovo della diocesi di Noto, Mons. Antonio Staglianò, che ha lanciato un forte messaggio ai giovani sull’amore autentico. Prima di andar via, Don Chávez ha voluto lanciare ai giovani tre “sfide”. La prima: “Sono pochi – ha detto – quelli che lasciano orme. Nino ha lasciato delle orme, e così fate pure voi, perchè altri vi possano seguire”. Seconda sfida: “alzare lo sguardo, coltivando i desideri. I vostri desideri, i vostri sogni più alti e nobili sono gli stessi sogni e desideri di Dio” – ha detto il Rettor Maggiore. Infine: “Imparate a nuotare contro-
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Festa Giovani 2012
PASTORALE GIOVANILE
corrente come i salmoni. Siate i protagonisti della storia”. E l’ultimo ringraziamento: “Vi voglio bene. Vi voglio – ha aggiunto – molto bene. Vi voglio così tanto bene che dico a voi quello che Don Bosco disse ai giovani del suo tempo: siete dei ladri, perché mi avete rubato il cuore”. Da v ide Boc c hie r i Da: ANS, Modica 5 marzo 2012
… i l d op o F e s t a è a n c o r a Co r sa Vivo il ricordo di una giornata memorabile per molti di noi, coloro che fortunati hanno potuto vivere l’esperienza dell’anno o forse l’esperienza che illumina la strada, come una lampada che accesa adesso non può che far luce e chiarezza. Forse è così che molti di noi si sentono ritornando nelle proprie case o comunità e ogni mia soggettiva revisione farebbe perdere di significato ai vostri stupendi pensieri. Ne riporto alcuni, così come voi stessi li avete scritti: “Un grande grazie a tutti quelli che hanno organizzato la splendida giornata di ieri in questi mesi e a tutti gli animatori che l’hanno resa possibile con il loro impegno in questi 3 giorni! Il risultato è stato fantastico: un momento unico di gioia e di famiglia, ricco di contenuti, che sicuramente lascerà il suo segno in tutti i partecipanti.. e poi è incredibile come il Rettor maggiore riesca sempre a toccare i cuori di chi lo ascolta!!!” “Non ho certo raggiunto la meta, non sono arrivato alla perfezione, ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la meta.” Fil 3,12-13. Corro verso la SANTITÀ, come Nino: l’atleta di Dio. “…col passare del tempo dimenticherò molto di tutto ciò che ieri ho visto o sentito... belle parole, belle immagini, sorrisi, gioie... tutto ciò lo dimenticherò e forse anche presto... ma ciò che non scorderò mai sarà quel-
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lo spirito... quell’unico cuore... si vedeva e si sentiva... e, queste, certamente, non erano solo parole...=)...” “Nino un grande esempio per tutti noi!!! Un’icona della fede! Un’icona del coraggio! Ci dovrebbe fare riflettere molto, sia per l’importanza della vita, che per la forza di volontà! Io quest’uomo lo stimo!!! “Giornata che entra nella storia, cuori che battono a più non posso, ...invito forte: giovani innamoratevi di Dio! è lui il più grande degli amori! abbiate fiducia in colui che ci ama di un amore immenso!” “Non riesco a smettere di pensare a questi tre giorni passati a Modica... grazie a tutti per la fantastica esperienza... mi rendo conto sempre più che far parte del MGS ti cambia la vita :-) è proprio vero e non è un sogno è l’amore che fa girare il mondo vi voglio bene” “Ragazzi, che esperienza... Il cuore trabocca di gioia a dir poco!!! Meraviglioso tutto...Evviva Don Bosco!!!! :D” “Esperienza UNICA e INDIMENTICABILE!” “L’unico modo per lasciare orme dietro i nostri passi è scegliere i nostri desideri in grande con gli occhi fissi in su!!!” “È stata un’esperienza magnifica!!! Quando il Rettor Maggiore mi ha ringraziata mi stavo quasi mettendo a piangere dall’emozione...” “E sono queste le giornate belle da morire!!! Dove si è in centinaia ma... tu ti senti a casa!!! Si vede... si sente... Don bosco è qui presente!!!!!” “Certe volte nella vita ci vuole molto più coraggio a vivere che a morire, grande Nino, la sua storia è un inno alla vita”. “Grazie Nino per avere testimoniato il vangelo e per averci dato il coraggio e l’amore di guardare Gesù Crocifisso. Ora dal cielo assistici”. “Caro Nino certo che sei un vero eroe! Mi ha fatto capire che vivere la sofferenza, con Gesù nel cuore, ci matura, ci fortifica, ci Insieme
“Nino, non soltanto con le parole, ma CON LA TESTIMONIANZA DI VITA”. “Tornando a casa mi accorgo che il bagaglio dei ricordi diventa sempre + grande... Luoghi e persone che ti CAMBIANO la vita...” “Nino, un TESTIMONE DELL’AMORE DI CRISTO DI OGGI, con lo stile di DON BOSCO, nonostante la sofferenza...” Meraviglioso come ognuno di questi commenti emani un profumo di allegria, riconoscenza, felicità, gioia, familiarità…. E per noi figli di Don Bosco tutto ciò si traduce in SANTITÀ.
Siamo tutti in corsa verso Lui e chi come Nino ci ha preceduti ci sostiene con la sua intercessione e ci aiuta a non mollare… perché le gambe del nostro cuore, i piedi del nostro sorriso e le mani dei nostri sguardi possano essere strumento per il mondo, per noi e per tutti i giovani. Man uela Pr est iann i
Meeting Adolescenti
Ti piace Vincere Facile? SOGNA!
Ti piace Vincere Facile? SOGNA! Questo lo slogan che ha accompagnato i 250 ragazzi/e nelle tre giornate di meeting, tenutosi il 3-5 gennaio 2012 presso la Scuola di Polizia Penitenziaria di S. Pietro Clarenza.
Insieme
Il sogno si sa è tema centrale delle nostre vite, è una costante ricerca di qualcosa, è un’irrealizzabile realtà… Ma è davvero ancora tanto importante sognare? Cosa si sogna? Perché si sogna? Come far diventare realtà il mio sogno? Questi sono stati gli interrogativi che abbiamo voluto porre ai nostri ragazzi . Il nostro viaggio è iniziato con una provocazione, ci siamo chiesti innanzitutto: Sogniamo ancora? E se si, quali sogni facciamo? Attraverso un video e una dinamica di gruppo abbiamo suscitato la riflessione e abbiamo chiesto ai ragazzi di scrivere il proprio sogno. Il secondo giorno abbiamo posto l’attenzione su un altro aspetto importante: Co-
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rende potenti. Questo è un grande miracolo! GRAZIE!”.
PASTORALE GIOVANILE
me riconoscere il proprio sogno e quali sono gli ostacoli che non ne permettono il riconoscimento. Sfruttando dei laboratori abbiamo attenzionato i seguenti ostacoli : la mancanza di tempo, conformismo e la possibilità di sogni banali. Successivamente abbiamo cercato di individuare il legame tra sogno e felicità; Quindi: si sogna per essere felici? In ultimo, prima di tornare a casa, abbiamo voluto individuare gli strumenti per realizzare i propri sogni, cercando così di stimolare i ragazzi presenti a credere in loro stessi, a coltivare i propri sogni e fare di questi una realtà costruttiva. …Siamo figli di un grande sognatore… Continuiamo il grande sogno che per noi si è fatto realtà!
Animazione Missionaria
Heal the world: make it a better place!
“Heal the world: make it a better place”, parole che in italiano suonerebbero più o meno così: “proteggi il mondo, fanne un posto migliore”! Questo estratto del testo della famosa canzone di Michael Jackson ci sembra il più adatto a fare da sfondo ai giorni trascorsi a Bonn, ma solo se il primo termine, mondo, è inteso come “esseri umani che abitano il posto-mondo” e il secondo termine, il pronome “it”, è pensato come posto-condizioni in cui l’umanità vive.
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L’evento al quale ci stiamo riferendo è quello che abbiamo vissuto a Bonn nella settimana dal 24 al 29 gennaio, giorni durante i quali 33 ragazzi provenienti da Europa, America latina, Africa e Centro America si sono riuniti in Germania per riflettere sul tema delle migrazioni. L’evento, promosso dalla “Don Bosco Mission” di Bonn insieme con la “Jugend dritte Welt” e organizzato e animato dai giovani della “Don Bosco Youth Net”, è stato occasione di incontro, di scambio di vissuti, di esperienza e di condivisione. L’obiettivo dei trainers per i primi giorni è stato creare un gruppo coeso e multiculturale, scevro di preconcetti, che faccia esperienza di ciò di cui sarà chiamato a discutere. Le molteplici dinamiche di gruppo, di conoscenza prima, di riflessione poi, hanno favorito la condivisione razionale ed emotiva tra i partecipanti. Particolare attenzione è stata posta al “teatro dell’oppresso”, tecnica Insieme
Insieme
é D. Inferrera e C. Giambra.
tù terzo mondo) a “Don Bosco mondo” e sono stati ringraziati tutti coloro che hanno contribuito alla creazione del sito, del logo, dei manifesti. La seconda parte del Forum, che ha preceduto la celebrazione della S. Messa presso l’Istituto della procura missionaria di Bonn, ha visto protagonisti gli stessi spettatori, attivati in workshop preparati ad hoc. Una rappresentanza dei partecipanti alla Conferenza Internazionale ha messo in scena il “teatro dell’oppresso” (abbiamo rappresentato la difficoltà degli immigrati scolarizzati di trovare un lavoro onesto e di avere un’adeguata assistenza sanitaria senza possesso di documenti), consentendo al pubblico di intervenire e di modificare le scene recitate. Dopo la splendida celebrazione Eucaristica a suon di “We are the world” e “Jesus Christ you are my life”, cantate dai bambini della casa di Bonn, abbiamo concluso la settimana in ostello con un momento di preghiera nel quale ciascuno è stato invitato a pregare silenziosamente per l’altro. Proteggi il mondo, abbine cura, valorizza le diversità culturali, abbandona i pregiudizi che ti impediscono di avere relazioni libere e autentiche, occupati delle condizioni degli stranieri in difficoltà, fai del mondo un posto migliore nel quale ciascuno si senta davvero a casa: questo l’impegno che siamo chiamati a mantenere nelle nostre realtà! C a r l o Gi a m b ra & D o n a te l l a In fe r r e ra
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che consente di mettere in scena situazioni di oppressione (nel nostro caso connesse al tema delle migrazioni) prevedendo l’interazione del pubblico che può, con la sua diretta intromissione nella scena, cambiare la situazione. A questi momenti, preceduti e seguiti dal “buon giorno” e dalla “buona notte” in stile salesiano, è seguita la testimonianza di un giornalista, Rupert Neudeck, impegnato con la sua associazione a sostenere progetti per la costruzione di scuole e per l’aiuto alle popolazioni più deboli, in giro per il mondo. Altra testimonianza rilevante è stata quella del salesiano Charles Taban, studente presso l’Istituto Teologico “San Tommaso” di Messina, ma originario del Sudan del Sud, il quale ha raccontato di una vita difficile, messa in pericolo dalla situazione rischiosa del territorio che l’ha costretto ad intraprendere un lungo cammino fino all’incontro con i salesiani: un incontro di “salvezza”. Le attività svolte durante la settimana, inclusa la visita all’istituto per gli stranieri, sono state preparatorie al Forum Don Bosco del sabato. La mattina ci siamo recati in centro e abbiamo realizzato una danza volta a incuriosire i passanti che, una volta avvicinati, sono stati sensibilizzati sul tema delle migrazioni, avendo l’opportunità di riflettere sulla necessità di essere accolti da una comunità di persone, oltre che da un territorio. Il pomeriggio dello stesso giorno ci siamo recati al Forum Don Bosco, un evento rilevante per tutta l’Ispettoria della Germania, momento di incontro e di scambio di esperienze. Le prime ore sono state di ascolto delle attività per gli immigrati presenti nel territorio tedesco, delle testimonianze di giovani provenienti dalla Sierra Leone, Colombia, Ecuador…, delle attività svolte dai volontari nei Paesi in via di sviluppo. In questa prima fase è stato più volte posto l’accento sulla modifica del nome dell’associazione, da “Jugend Dritte Welt” (Gioven-
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Animazione Vocazionale
Convegno per parroci e incaricati di oratorio
La necessità di convocare: per una cultura vocazionale nell’ambiente Parrocchia-Oratorio “Parlare ai giovani di vocazione significa offrire loro l’opportunità di guardare in fondo alla propria vita, alla ricerca del senso e dei valori in essa celati, in ascolto di Colui che è la vita e il datore di ogni dono”. Con queste parole Don Claudio Belfiore, responsabile dell’Ufficio nazionale salesiano delle parrocchie e degli oratori, ha avviato i lavori del convegno che si è svolto a Roma dal 9 al 12 gennaio presso il Centro “Salesianum” e al quale hanno aderito circa 200 partecipanti provenienti dalla Regione Italia-Medio Oriente, tra cui una nutrita rappresentanza di salesiani e laici della nostra Ispettoria. Uno degli obiettivi prefissati del convegno è stato quello di approfondire la riflessione del 26° Capitolo Generale della nostra Congregazione (2008) sulla cultura vocazionale. Un tema “fondamentale perché – ha riferito Don Claudio Belfiore – tocca in profondità la vita di ogni uomo e dei giovani in particolare”, ai quali “dischiude gli orizzonti del senso e del futuro, abilita alla progettualità e alla responsabilità, coltiva il senso della fiducia e della speranza”. Ad aprire i lavori del convegno è stato Don Carmelo Sciuto, dell’Ufficio catechistico nazionale della CEI, che ha presentato gli snodi essenziali del rinnovamento dell’iniziazione cristiana, facendo riferimento al magistero ecclesiale e alle molteplici prassi esistenti. La presenza e l’intervento di Don Nico Dal Molin, del Centro Vocazioni Nazionale CEI, ha messo in luce l’importanza del Magistero e la prassi vocazionale nel contesto della Chiesa italiana mentre Don Enrico Leoni, coordinatore nazionale dell’Ufficio Vocazioni Salesiane, ha esposto un approfondimento sulla situazione della Regione Italia-Medio Oriente. Nel corso del convegno si sono susseguiti anche due testimonianze di giovani salesiani ed alcune esperienze a confronto di percorsi vocazionali nella Pastorale Giovanile di Parrocchie e Oratori.
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Un intervento rilevante, a mio modo di vedere, è stato quello di Don Pierluigi Cameroni, che ha fornito ai convegnisti un’analisi storica e una rilettura carismatica dell’ambiente di Valdocco, inteso come terreno e laboratorio di cultura vocazionale. Don Cameroni ha messo in risalto come in Don Bosco fosse costante e operativo il pensiero delle vocazioni. Basti ricordare l’iniziativa del Santo di creare il settore studenti di Valdocco, per quelli che davano segnali di vocazione allo stato ecclesiastico, e la schiera di sacerdoti e religiosi usciti dall’Oratorio. A conclusione della sua relazione il nostro postulatore ha richiamato i processi da attivare per il cambiamento e le linee di azione che il Capitolo Generale 26° ha consegnato alla Congregazione Salesiana. Il penultimo giorno, nella modalità della tavola rotonda, è stata presentata la “promozione” della cultura vocazionale nell’Oratorio in zona pastorale (Don Mario Delpiano), nella parrocchia affidata alla Congregazione (Don Luigi Spada) e nel contesto specifico della comunità religiosa (Don Alberto Martelli). Nel convegno non sono mancati i gruppi di lavoro misti tra le ispettorie che hanno favorito lo scambio delle attività e iniziative circa la promozione della cultura vocazionale a livello locale. Ha chiuso i lavori Don Pier Fausto Frisoli, regionale Italia-Medio Oriente, che ha fornito una sintesi globale ed alcune indicazioni di buona prassi vocazionale, avvalendosi del lavoro dei gruppi e dello scambio di esperienze che sono state presentate nel corso di tutto il convegno. Concludo affermando che sono stati numerosi gli spunti di riflessione che abbiamo raccolto da questo convegno e mi auguro che una volta rientrati nei nostri luoghi di apostolato ci si possa seriamente attivare nelle modalità pastorali più congeniali per il raggiungimento dei tanto auspicati esiti positivi della nostra animazione vocazionale. D o n Do m en i c o L u v a r à Insieme
PASTORALE GIOVANILE
Ta...lento: veloce a moltiplicarlo!
III incontro Gr Leader, Sicilia Occidentale Alcamo, 10-11 marzo 2012 Si è svolto lo scorso 10 e 11 Marzo presso l’oratorio salesiano di Alcamo il terzo incontro del cammino “Gr Leader”, organizzato dal Mgs Sicilia per i ragazzi della scuola media della zona di Palermo e Trapani. Questa terza tappa, a differenza delle altre due, essendosi svolta in periodo quaresimale, ha avuto una connotazione più prettamente spirituale ed ha aiutato i ragazzi a prepararsi maggiormente a vivere la Pasqua del Signore 2012. Il percorso è guidato da Don Arnaldo Riggi, del “San Tommaso” di Messina, e da Suor Rosalia Bonanno, del “Mazzarello” di Palermo. Rifacendosi allo slogan di quest’incontro (“Ta…lento: veloce a moltiplicarlo!”), sono stati loro a condurre i ragazzi presenti alla scoperta dei propri talenti, che spaziavano dai più concreti e disparati (fischiare, danzare, giocare a calcio) ai più sensibili (ascoltare, consigliare, consolare). Naturalmente, oltre alla preghiera e alla formazione, così come voleva Don Bosco, non sono mancati i momenti ludici e di divertimento: musica, giochi, balli e una bella serata di fraternità al sabato sera, con un gioco organizzato dagli animatori (questa volta i “talentuosi” si sono impegnati con un “evergreen”: il famosissimo “Twister” in versione maxi!). Al sabato, oltre ai contenuti formativi offerti in maniera dinamica, i ragazzi hanno vissuto la celebrazione del Sacramento della Confessione, durante la quale si sono potuto riconciliare con Dio e con i fratelli. La domenica mattina, alle ore 10:00, i Insieme
ragazzi, insieme ai bambini del catechismo e agli oratoriani di Alcamo, hanno partecipato alla Celebrazione Eucaristica presieduta da Don Filippo Castrovinci, nella Chiesa inferiore della parrocchia di Alcamo. L’ultima parte della “due giorni” è stata dedicata, oltre che all’approfondimento della pagine evangeliche dei talenti, anche alla scoperta, sulla scia degli echi prodotti dalla Festa Regionale dei Giovani a Modica il 4 marzo scorso, della figura di Nino Baglieri, volontario con Don Bosco, per il quale, da poco, è stato iniziato il processo diocesano che lo porterà, a Dio piacendo, agli onori degli altari. Ad aiutare Don Arnaldo e Suor Rosalia, sin dai primi incontri, è presente un valido gruppo di animatori di Alcamo, Marsala e Ranchibile. Dopo queste due intense giornate tutto il gruppo si è salutato dandosi l’appuntamento per il 5-6 maggio per l’ultima tappa di questo meraviglioso cammino all’interno della spiritualità giovanile salesiana. A presto!!! F rance sc o Mez z a pelle
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PASTORALE GIOVANILE
Comunicazione Sociale
L’e-book entra a scuola
L’e-book entra a scuola. Accade in Sicilia, per la prima volta in Italia, nelle classi svantaggiate in obbligo formativo che popolano il mondo della formazione professionale. L’iniziativa è dei salesiani, che in continuità con la proposta “forte e innovativa” del loro fondatore, san Giovanni Bosco, hanno abbracciato con convinzione l’adozione delle nuove tecnologie didattiche per valorizzarne in pieno le potenzialità educative. Infatti, il libro elettronico, nato principalmente per trasferire nel mondo dei nuovi media e dei supporti digitali un’esperienza di lettura analoga a quella del libro a stampa, oggi risulta in grado di veicolare metodologie e contenuti rivolti specificamente al mondo della didattica e della formazione. Il punto di forza dell’e-book, spiega un comunicato della sede siciliana del Centro nazionale opere salesiane - Formazione aggiornamento professionale (CnosFap) sta nella “capacità di superare i limiti del libro a stampa in termini di interattività, flessibilità dei percorsi, ricchezza multimediale dei contenuti”. Infatti, oltre a essere uno strumento che permette di leggere libri elettronici e crearli, l’e-book consente di ascoltare musica, telefonare, controllare la posta elettronica, e così via. Una strada ancora largamente inesplorata in Italia, soprattutto nelle sue regioni meridionali, ma che i salesiani, nonostante le
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recenti difficoltà congiunturali hanno deciso d’intraprendere già dall’anno in corso, dopo un percorso formativo rivolto ai docenti e agli stessi allievi. Per presentare l’iniziativa, resa possibile anche grazie al finanziamento del fondo sociale europeo, si svolge domani, mercoledì 29, presso il centro Le Ciminiere di Catania, il seminario regionale “New educational technology. Percorsi didattici innovativi per la formazione professionale in Sicilia”. Nell’incontro, al quale prederanno parte esperti del settore, verranno focalizzate le implicanze educative dell’e-book nel variegato panorama europeo. Soprattutto, come viene messo in rilievo in un comunicato, saranno illustrate le “prospettive future nel settore delle nuove tecnologie della didattica dell’apprendimento “mobile”, fornendo contenuti esemplificativi, spunti utili alla progettazione, e buone pratiche già realizzate”. Aprendo una finestra sul mondo della new educational technology, il seminario regionale – al termine del quale gli iPad verranno consegnati agli studenti – “si propone di avviare processi di ricerca e sperimentazione educativa nell’ambito della didattica innovativa nel territorio siciliano”. Da: © L’Osservatore Romano, 29 febbraio 2012. Insieme
È morto Steve Jobs. I notiziari, le TV, i giornali, i siti di tutto il mondo diffondono la notizia della morte di Steve Jobs, il fondatore della Apple. Steve ha fondato, insieme con Wozniake, l’Apple nel garage della casa dei suoi genitori quando aveva appena 20 anni. L’Apple, da un’azienda con due persone e un garage, è diventata una società da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. La sua migliore creazione il “Macintosh”. Il fondatore della Apple, afferma il gesuita James Martin, non è stato un santo, ma la sua morte potrebbe aiutare noi cristiani a riscoprire alcuni tratti della santità vera. Vogliamo ricordare questo grande personaggio con le parole che pronunziò ai laureandi della prestigiosa università di Stanford nel 2005, quando già aveva cominciato a combattere con la malattia, il tumore al pancreas: “La morte la più grande invenzione della vita”. “Quando avevo 17 anni, racconta Steve, lessi una citazione che suonava più o meno così: «Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione». (...) Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente
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svaniscono di fronte all’idea della morte (...) Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore. Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la tac alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. (...) Anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della vita. È l’agente di cambiamento della vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità. Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. (...) Quando ero un ragazzo c’era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. (...) Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: «Stay Hungry. Stay Foolish». Siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio (...)”. «Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione». Si può parlare, per alcuni aspetti, di una certa analogia che esiste tra le parole di Steve e il pensiero della morte in Don Bosco. Un’analogia che in qualche modo rende possibile il loro avvicinarsi, incontrarsi, intrecciarsi, e questo anche in profondità. Molti anni fa Don Bosco diceva: “Tutta la nostra vita, o miei cari giovanetti, dev’essere una preparazione a fare una buona morte”. Per conseguire questo fine importantissimo giova assai praticare il cosiddetto “Esercizio della buona morte”, il quale consiste nel disporre in un giorno di ogni mese
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La morte la più grande invenzione della vita
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tutti i nostri affari spirituali e temporali, come se di lì a poco dovessimo realmente morire”. (“Il giovane provveduto” – Don Bosco). La società in cui viviamo tende a rimuovere la morte e, al tempo stesso, ad esibirla senza alcun pudore: due modi antitetici, ma complementari, di negarne la verità e l’ineluttabilità. Don Bosco e Steve ci ricordano che affrontare la morte, accettando il limite che essa esprime, ci aiuta a comprendere il senso della vita e a uscire dalla mediocrità in
cui spesso ci dibattiamo. “Fu così, a un livello infinitamente più profondo e decisivo, per Gesù. Cristo ci insegna infatti che la morte, da destino subìto, da suprema forma di ingiustizia, può diventare un atto libero e vissuto per amore, l’evento culminante e il compimento di tutta una vita, perché – ci ricorda Enzo Bianchi – solo chi ha un motivo per cui morire, ha anche motivazioni per vivere”. FB
Sale della comunità Sono tanti, ma se ne parla poco. Sono i circa mille ex cinema parrocchiali. Ora si chiamano «Sale della comunità», si reggono in sostanza sul volontariato e potrebbero, almeno in parte, fare i conti con l’imposizione dell’Ici sugli immobili comunitari in cui si svolgono attività commerciali. «Il rischio può esserci – spiega Francesco Giraldo, segretario generale dell’Acec (Associazione cattolica esercenti cinema) – anche se in parecchi casi le sale già la pagano». Sono infatti attività non profit, «che chiudono sostanzialmente in pareggio; margini per sostenere ulteriori costi nella maggioranza dei casi non ce ne sono», continua Giraldo. «Basti pensare che sono gestite gratuitamente da volontari e, senza il loro apporto, non riusciebbero a dare i servizi che forniscono». Le Sale della comunità «sono una realtà molto variegata. Alcune somigliano molto a sale tradizionali e nella metà dei casi si trovano in comuni con meno di 10.000 abitanti, paesi e paesini dove sono l’unico cinema disponibile». La loro attività – prosegue il segretario dell’Acec – «va di solito da ottobre a maggio, secondo l’anno sociale della parrocchia le cui attività si spostano poi all’esterno». Le Sale della comunità hanno ereditato il passato glorioso dei cinema parrocchiali, eredi a loro volta delle «Sale ricreative cattoliche» nate ad inizio ’900, modernizzandosi
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e, spesso, costituendo l’avanguardia di nuove tendenze: «Parecchie sono digitalizzate e proprio all’interno del nostro circuito, già nel 2006, venne sperimentata per la prima volta in Italia la trasmissione in diretta di un evento di spettacolo in sale cinematografiche». I cinema parrocchiali nacquero come «cinema-teatri nel primo dopoguerra ed ebbero la massima diffusione negli anni ’50, quando su 12.000 sale cinematografiche in Italia le parrocchiali erano circa la metà». Oggi le Sale della comunità ospitano tutte le attività parrocchiali che richiedono uno spazio adeguato, ma il cinema resta il nucleo centrale della loro offerta e «i criteri di programmazione sono quelli che rispondono alle esigenze delle famiglie, nostro target principale con ragazzi ed anziani». Da: Avvenire, 18 febbraio 2012 Insieme
“Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione”. È il tema che Benedetto XVI ha scelto per la 46ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2012, che si celebrerà il 20 maggio. “Emerge con una certa evidenza il desiderio del Santo Padre di sintonizzare il tema della prossima Giornata Mondiale con la celebrazione del Sinodo dei Vescovi, che avrà come tema, appunto, ‘La nuova evangelizzazione per la trasmissione della Fede cristiana’” (comunicato del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali). Secondo il papa, silenzio e parola sono «due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone». E precisa: «Quando parola e silenzio si escludono a vicenda, la comunicazione si deteriora, o perché provoca un certo stordimento, o perché, al contrario, crea un clima di freddezza; quando, invece, si integrano reciprocamente, la comunicazione acquista valore e significato». Il papa non poteva non incastonare la dinamica tra silenzio e parola sul mistero pasquale: «Nel silenzio della Croce – sottolinea il Papa – parla l’eloquenza dell’amore di Dio vissuto sino al dono supremo. Dopo la
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morte di Cristo, la terra rimane in silenzio e nel Sabato Santo, quando “il Re dorme e il Dio fatto carne sveglia coloro che dormono da secoli” (Ufficio delle Letture del Sabato Santo), risuona la voce di Dio piena di amore per l’umanità». Per il cristianesimo il silenzio è via alla contemplazione, dalla quale «nasce in tutta la sua forza interiore l’urgenza della missione, la necessità imperiosa di “comunicare ciò che abbiamo visto e udito”, affinché tutti siano in comunione con Dio (cfr 1 Gv 1,3). La contemplazione silenziosa ci fa immergere nella sorgente dell’Amore, che ci conduce verso il nostro prossimo, per sentire il suo dolore e offrire la luce di Cristo, il suo messaggio di vita, il suo dono di amore totale che salva». La Rivelazione divina, ci ricorda il Vaticano II, si realizza con “eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto” (Dei Verbum, 2). E questo disegno di salvezza culmina nella persona di Gesù di Nazaret, mediatore e pienezza di tutta la Rivelazione. Egli ci ha fatto conoscere il vero Volto di Dio Padre e con la sua Croce e Risurrezione ci ha fatti passare dalla schiavitù del peccato e della morte alla libertà dei figli di Dio. Imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare è particolarmente importante per chi evangelizza. Silenzio e parola sono entrambi elementi essenziali e integranti dell’agire comunicativo della Chiesa, per un rinnovato annuncio di Cristo nel mondo contemporaneo.
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Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione
FAMIGLIA SALESIANA
Famiglia Salesiana
Giornate di spiritualità della FS
Dal 19 al 22 gennaio, in Roma, al Salesianum, circa 380 delegati, facenti parte di tutti i gruppi della Famiglia salesiana si sono riuniti nel nome di Don Bosco. In questo incontro, si sono svolti assemblee con appositi relatori, momenti comuni di preghiera, gruppi di lavori e di approfondimento finalizzati a rinnovare la comune spiritualità alla luce del carisma di Don Bosco. La nostra Famiglia Salesiana, per volontà del Rettor Maggiore, Don P. Chávez, si sta preparando al bicentenario della nascita di Don Bosco, attraverso tre grandi tematiche da approfondire e da vivere, che saranno oggetto di approfondimento per i prossimi tre anni. Tali tematiche sono: la Storia, la Pedagogia e la Spiritualità del nostro Padre fondatore. In particolare durante l’anno 2012 stiamo approfondendo la storia di Don Bosco, affinché, conoscendolo e studiandolo, “possiamo conoscere il suo cammino spirituale e le sue scelte pastorali” (P. Chávez, Strenna 2012). Orbene, andiamo ad analizzare le giornate, così come si sono svolte cronologicamente. Durante la prima giornata, dopo il benvenuto, datoci da Don Adriano Bregolin, vicario del Rettor Maggiore, Don J. J. Barotlomé (SDB) ha dato avvio ai lavori, esponendo una relazione dal titolo suggestivo: “Figli di un sognatore, realizzatori di una profezia”. Don Bartolomé ha presentato l’esperienza oratoriana di Don Bosco, rileggendola in rapporto al Libro di Ezechiele, la dove si presenta la persona di Dio come Pastore del Suo Popolo che vuole radunarlo per ricondurlo “alla terra” (Ez. 34, 13). Il relatore ha evidenziato questa pagina dell’Antico Testamento confrontandola con l’esperienza storica di Don Bosco, che, di fatto, sarebbe diventato il Pastore, dedito alla salvezza dei giovani. Il giorno successivo, Don Aldo Giraudo
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ha effettuato un intervento storico-critico dal titolo “Presentazione delle Memorie dell’Oratorio. Un manuale di pedagogia e di spiritualità raccontata.” Orbene, all’interno della predetta relazione, troviamo interessanti spunti circa un libro decisivo per la formazione e la spiritualità salesiana, ossia le Memorie dell’Oratorio. Tale scritto autobiografico di Don Bosco viene definito come un “manuale di pedagogia e di spiritualità raccontata”. L’autore, come noto, ripercorre la vita del nostro D. Bosco, non limitandosi a darne un’ interpretazione prettamente storica, ma tracciando le linee guida della Sua spiritualità ed, in particolar modo, del Suo metodo educativo-pastorale. A seguire, Don Bruno Ferrero, Direttore del Bollettino Salesiano, ha provveduto a renderci edotti dell’esperienza del Santo Fondatore, attraverso una rilettura della Sua vita basata su sette principi fondamentali. Nel pomeriggio della stessa giornata, tutti i partecipanti alle Giornate hanno partecipato al pellegrinaggio, tenutosi presso la Basilica del Sacro Cuore in Roma, ove la comitiva ha potuto notare la bellezza artistica del luogo, sostare in preghiera e partecipare alla Santa Messa, presieduta dal Rettor Maggiore e ad una rievocazione artistica dell’ultima messa di Don Bosco. Il terzo giorno, si è svolta una tavola rotonda dal titolo “I volti dei giovani d’oggi”, ove i relatori hanno effettuato degli approfondimenti in ordine alle povertà spirituali e materiali, che affliggono i giovani d’oggi. Don H. Geleen, SDB prete belga, come primo relatore, ha trattato la tematica della povertà spirituale all’interno dei Paesi opulenti, sottolineando come i giovani dei Paesi occidentali sono dei tuttologi, ossia conoscono parecchie nozioni, ma, di fatto, non hanno una visione d’insieme armonizzata, in grado da essere esaustivi nel rispondere alle domande prime ed ultime, cui gli stessi si pongono. Successivamente, è intervenuta Sr. MaInsieme
rante l’ultimo giorno, dopo la celebrazione della Santa Messa, il Rettor Maggiore concludeva l’iter dei lavori, presentando la Carta di Identità della Famiglia Salesiana. Occorre, inoltre, precisare come, durante tutte le giornate, si è provveduto a dare la Buona Notte Salesiana. In particolar modo, ricordo vivamente il discorso fatto da Don P. Marcin (Micaelita), il quale, nell’ analizzare la figura del Fondatore del suo ordine (Ordine di San Michele Arcangelo), Bronislaw Markiewicz, già salesiano, ha approfondito il tema dell’umiltà, intesa quale virtù che rende visibile la concordia fraterna e la correzione reciproca. Da questa esperienza, io personalmente ho rafforzato il mio grande sentimento di rispetto e di stima che provo ogniqualvolta mi accingo a passare dinanzi alla casa salesiana della mia città, e soprattutto a vivere in essa, perché penso all’importanza, che la spiritualità di Don Bosco ha avuto ed avrà in futuro, nell’indicare alla società civile e, in particolare ai giovani, quell’anelito spirituale, rispondente alla condotta di vita insegnataci da Gesù in persona e tramandatoci dalla Chiesa cattolica. An t o n i n o F a l c o Vice-presidente del Cons. Loc. ADMA di Marsala
1a Convention Famiglie ad Agrigento Carissimi Amici, l’anno 2012 è un tempo propizio per la Pastorale Familiare della Famiglia Salesiana di Sicilia. Assistiamo oggi ad una collaborazione fra tutti i rami del grande albero piantato da Don Bosco che non ha precedenti. Con gioia dobbiamo dare atto che tutti stanno dando il massimo di sé per creare unità e collaborare alla riuscita della “1° Convention Famiglie” che si terrà al Pala Congressi di Agrigento. Tutto parte con il progetto sessennale di pastorale familiare che la Consulta Regionale della Famiglia Salesiana di Sicilia ha approvato nel 2009 con i seguenti obiettivi: 1. Creare un movimento di opinione per la salvaguardia e la promozione della famiglia 2. Aiutare le coppie a vivere una coniugalità felice e feconda, in modo conforme alla visione cristiana del matrimonio. 3. Lavorare, come Famiglia Salesiana, con e per un nuovo modo di fare catechesi che responsabilizzi e coinvolga i genitori. 4. Aiutare le famiglie a creare spazi di ascolto della Parola di Dio (cfr. Famiglia “chiesa domestica” nella Costituzione Conciliare Lumen Gentium). Insieme
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ry Ann Fernando (FMA), proveniente dallo Sri Lanka, la quale raccontava la propria esperienza a cura a favore delle orfane, molte delle quali erano, fino a qualche anno prima, ragazze soldato ai tempi della guerra civile che ha devastato interi territori dello Sri Lanka . Nell’esporre i disagi e le difficoltà, incontrate dalle suore, durante un vero e proprio cammino di rieducazione e socializzazione delle ragazze, ha sottolineato i risultati positivi, frutto del loro impegno e del loro lavoro. A conclusione della conferenza, è stato trasmesso il video di Don J. M. Petitclerc, ove veniva esaminata l’opera, creata a Parigi, dallo stesso sacerdote salesiano, e finalizzata al recupero dei giovani difficili delle banlieue con precedenti legati alla tossicodipendenza ed all’alcool, nonché alla cura dei senzatetto. Nel pomeriggio, i partecipanti venivano inseriti in appositi gruppi, ove, dopo un’attenta analisi del sogno dei nove anni di Don Bosco, ogni gruppo di lavoro ha fatto il punto della situazione in ordine alle necessità ed alle urgenze della Famiglia Salesiana inserita nel mondo di oggi e in cui deve rapportarsi alle sfide educative del nostro tempo, tenuto conto della dimensione sempre più nichilista del mondo esterno che ci circonda. Du-
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5. Ritradurre il Sistema Preventivo per la famiglia e proporlo ai genitori come una pedagogia familiare attuale ed efficace, specialmente in questo tempo di preoccupante disorientamento educativo. 6. Educarsi ed educare ad essere “buoni cristiani ed onesti cittadini”. 7. Formare e aiutare le famiglie a vivere e a sviluppare la spiritualità missionaria del “da mihi animas, coetera tolle”. 8. Lavorare in comunione, tra noi Famiglia salesiana, per un progetto condiviso a servizio della Chiesa. Vi aspettiamo tutti, fiduciosi nella vostra consapevolezza che in questo tempo di “sfide educative” è necessario essere uniti con gioia a fiducia. Siate protagonisti con noi di questo evento! Vi attendiamo il 22 Aprile 2012 ad Agrigento. Fr anc o e M elin a P ar rino Consulta Regionale di FS
Scelte unitarie della FS Nel pomeriggio della domenica 12 febbraio 2012, presso l’Istituto Maria Ausiliatrice, Catania e del 19 febbraio 2012, presso gli SDB di Palermo, Gesù Adolescente, si sono incontrati le direttrici e le delegate FMA e i direttori e i delegati SDB dei rami della Famiglia Salesiani dei Salesiani Cooperatori, degli Exallievi delle Exallieve e dell’ADMA. Erano presenti vari rappresentanti dei presidenti e coordinatori e coordinatrici ispettoriali dei rami laici.Hanno presieduto l’incontro l’ispettrice delle FMA, Sr. Anna Razionale e l’ispettore dei SDB Don Gianni Mazzali, con il coordinamento della Vicaria ispettoriale FMA, Sr. Gina Sanfilippo e del Delegato ispettoriale SDB, Don Edoardo Cutuli. Dopo aver presentato l’obiettivo dei due incontri in continuità con il Convegno Delegate e Delegati degli stessi rami celebratosi a Messina, San Tommaso l’11 e 12 febbraio 2011, i partecipanti sono stati suddivisi in 6 gruppi per approfondire alcuni aspetti carismatici di base e poi indicare scelte prioritarie da farsi e i passi concreti da intraprendere. Si presenta la sintesi di quanto emerso nei vari gruppi, tenendo presente lo schema delle conclusioni operative del Convegno del febbraio 2011. 1. DAL PUNTO DI VISTA DEL CARISMA 1 . 1 A ss u nz i o ne d e ll a p r o p ri a id en ti t à e r e sp o n sa b i li t à e a p p r o fo n d im en t o d el l e id e n ti tà d ei g r u p p i e d e l le A s s o c i az i o ni l a i ca l i . – Esprimere e vivere concretamente la responsabilità carismatica in quanto comunità religiosa SDB ed FMA. – Riscoprire le identità delle Associazioni e saperle rendere più affascinanti nelle varie Opere in cui vivono (far convergere la FS locale sulla missione giovanile). – Sensibilizzare la comunità SDB ed FMA, sull’importanza della nostra presenza carismatica all’interno del gruppo dei laici che aderiscono alle Associazioni, programmando incontri comunitari per conoscere gli articoli degli Statuti e i Regolamenti delle Associazioni. – Conoscere la Carta d’identità della Famiglia salesiana a livello personale e comunitario. – Presentare e far conoscere ai nostri laici migliori che collaborano con noi e ne condividono il carisma, tutte le nostre Associazioni.
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2. DAL PUNTO DI VISTA DELLA FOR M AZ IONE 2 .1 . C u r a r e l a f or m a zi o n e d e i c oo r d i n a t or i educandoli a questa responsabilità – Essere presenti e accompagnare la preparazione dei coordinatori laici affinché siano carismaticamente preparati. – Accompagnare le scelte personali e di gruppo. 2 . 2 . M i g l i o ra r e l a c o l la b or a z i o n e t ra i v ar i g r u p p i d i F S pe r r e a l i zz a r e l a f o r m a zi o n e c om un e e d i l p er co rs o d i im p eg n o as s oc ia ti vo. – Formazione spirituale trimestrale delle Associazioni della FS in loco, programmando itinerari di spiritualità e curando l’accompagnamento di gruppo e individuale, in modo sistematico.
– Realizzare una volta all’anno la formazione insieme a livello ispettoriale. – Diversificare gli incontri formativi per i giovani e i più adulti. 3. DAL PUNTO DI VISTA PASTORALE 3 . 1 . R en de re v is ib il e l’ u n it à del l a F S – Realizzare incontri della consulta cittadina della FS per programmare insieme. – Nelle iniziative presentarsi come FS cittadina e non come singola opera o associazione. 3 . 2 . D i la ta r e l ’ u ni o n e e x al l ie vi / e a i g en i to r i d i al l ie vi e o ra t or i an i p er la co n d iv i so n e d e l l’e d uc a zi one d e i figli 3. 3. Offr ire sp a zi c onc re t i d i c olla b ora zi one a i m em b r i d el l a FS a ll ’ i n te r n o d el l e c o m u n i tà FM A – S D B – Accogliere, cercare, progettare insieme, realizzare un unico progetto. 3 . 4 . S tu d i a re u na f o rm a d i co l le g am en t o e d i av vi ci na me nt o a g i ov an i c he h an n o fr eq ue n ta to un a s cuo la o un or at ori o e c erc are d i co in vo lg er li i n at ti vit à var ie t ro van do mo da li tà co nc ret e d i in ter az ion e. – Utilizzare strategie e forme di comunicazione oggi in voga per raggiungere i giovani. – Lavorare con i giovani nel MGS, negli ambienti di vita, nel lavoro, testimoniando il carisma di Don Bosco 3. 5. C urar e la Pastor ale f amiliare – Potenziare in dimensione salesiana i gruppi familiari all’interno delle nostre Opere. – Formazione dei genitori e allievi e loro coinvolgimento nell’apostolato.
Catania, 24 febbraio 2012
COMPONENTI CONSIGLIO DIRETTIVO REGIONALE CGS 2012 - 2016
Armando Bellocchi Presidente CGS Life, Gianpaolo Bellanca Vice-presidente CGS Don Bosco, Luisa Lo Sauro Segretario CGS Miaramandeha, Giuseppe Magra Consigliere CGS Life, Alfio Bonanno Consigliere CGS Miaramandeha, Maria Rita Virga Consigliere CGS Don Bosco, Tommaso Pezzino Consigliere CGS Miaramandeha, Aldo Cultrera Tesoriere cooptato CGS Macrì, Suor Rosetta Calì Delegata FMA, Don Edoardo Cutuli Delegato SdB. Insieme
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1 . 2. P ro m uo v ere una c ul tur a v oc az io nal e – Settimana vocazionale in cui ogni singolo gruppo di FS presenta la propria identità. – Promuovere nelle Associazioni della FS, la testimonianza coerente nella vita centrata nell’amore del Cristo. – Orientare i laici nel manifestare la gioia attraverso il sorriso che diventa stile di vita. – Non aver paura di avvicinare, accogliere i giovani, facendo loro proposte audaci. – Progettare e accompagnare i giovani migliori del MGS affinchè trovino nella FS lo sbocco concreto dell’impegno salesiano. – Meno attività e più accompagnamento vocazionale. – Recuperare la figura del Sacerdote diocesano “salesiano cooperatore” in sinergia SDB –FMA – ASC.
FAMIGLIA SALESIANA
La carta d’identità della FS La Carta di Identità si propone la finalità di rinnovare il messaggio dell’unità nella diversità della Famiglia Salesiana. Infatti, essendo ormai 29 i gruppi religiosi e laicali, facenti parte della grande Famiglia salesiana, si è voluto con questo documento suddiviso in 5 Capitoli, sottolineare come i vari gruppi sono tendenti ad imitare Don Bosco, seppur nelle differenti denominazioni, e a realizzare le finalità proprie dell’intera Famiglia Salesiana, le quali consistono, in definitiva, nella salvezza integrale dei giovani più poveri ed abbandonati. La Carta di Identità raccoglie la riflessione e l’esperienza maturate in questi anni a partire dalle due Carte precedenti sulla comunione e sulla missione nella nostra Famiglia. Tali documenti sono stati assunti in questo nuovo testo nelle loro espressioni fondamentali. In questa nuova Carta sono infatti descritti gli elementi caratteristici e caratterizzanti della Famiglia Salesiana, ossia quegli aspetti nei quali tutti i Gruppi si riconoscono, rendendo così possibile lo scambio di esperienze, la collaborazione e la visibilità. Ciò che viene descritto in questa terza Carta, che comprende e integra le due precedenti, è l’identità carismatica della Famiglia Salesiana, ossia tutto ciò che fa riferimento alla missione, allo spirito, alle relazioni, alla formazione, ai metodi di educazione ed evangelizzazione. Certamente anche la storia del carisma, considerato nelle sue origini
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e nel suo sviluppo, fa parte della identità; infatti un’identità senza memoria, non avendo radici, è priva di futuro. Per questo la Carta raccoglie l’esperienza dei diversi Gruppi della Famiglia, tratteggiando, in sintesi, quella identità del carisma salesiano che è patrimonio di tutti. La descrizione dell’identità del carisma salesiano della nostra Famiglia, presente in questa Carta, è scaturita da un lungo processo di riflessione e convergenza, soprattutto in seno alla Consulta mondiale della Famiglia Salesiana. I frutti, che ci attendiamo da una maggior consapevolezza e condivisione della comune identità, sono il rafforzamento dell’unità, del senso di appartenenza e della significatività della nostra Famiglia. Un’identità debole, infatti, genera frammentazione delle idealità, indebolimento dei legami e insignificanza nell’azione. Di qui l’invito rivolto a tutti i Gruppi perché ravvivino e potenzino la comune identità, così da farne dono a tutta la Chiesa. Se crederemo alla Famiglia Salesiana, troveremo l’entusiasmo, le risorse interiori e le modalità operative per farla crescere nella sua identità. Allora la nostra Famiglia godrà d’una vitalità tale da attirare nuove vocazioni. È ciò che affidiamo allo Spirito Santo e a Maria Ausiliatrice, a Don Bosco e a tutti i nostri Santi e Beati. Insieme
Consulta cittadina della FS di Catania
Domenica 26 febbraio 2012, presso l’istituto “Don Bosco” delle FMA a Catania, in Via Mazzaglia, si è svolta la 3° Assemblea Formativa-Festa della FS di Catania sul tema: “Sulle orme di Don Bosco, oggi…”. Erano presenti circa 150 partecipanti. Dopo il momento di festosa reciproca accoglienza, con i dolci offerti da ciascun gruppo, è stata inaugurata e benedetta la “Casetta di Don Bosco”, costruita dai piccoli allievi della Scuola dell’Istituto. Il complesso musicale dell’Istituto e uno specialissimo coro costituito da malati di sclerosi multipla, hanno creato un clima di festa per tutti i partecipanti. Il momento iniziale di preghiera, preparato da Suor Maria Vella e introdotto da Suor Giuseppina Bonaccorsi, è stato focalizzato sulla ricorrenza dei 140 anni di fondazione dell’Istituto delle FMA. I lavori sono stati introdotti dal Coordinatore della Consulta di FS di Catania, Piero Quinci, che ha presentato il programma e gli obiettivi del 3° anno di attività della consulta cittadina.
FAMIGLIA SALESIANA
3° Assemblea-Festa
é Catania: Don G. Buccellato.
La relazione “Sulle orme di Don Bosco, oggi”, è stata svolta da Don Giuseppe Buccellato, che partendo dal contesto storico della Città di Torino ai tempi di Don Bosco, ha sollecitato tutti verso un cammino di conoscenza personale, vitale, affettiva di Don Bosco, “senza conoscenza non può nascere amore; solo l’amore poi spinge alla conoscenza”. È importante penetrare nel “castello delle fonti” per accostarci in modo più vivo e personale all’esperienza spirituale di Don Bosco, per ritrovare la genuina “storia spirituale” e le “ispirazioni” che stanno alla base delle sue scelte concrete. Per mettere alla luce le strutture portanti del solido “edificio spirituale” di Don Bosco è necessario spazzare il campo da tanti luoghi comuni della “tradizione” salesiana che impediscono con la loro superficialità, la conoscenza del vero volto di Don Bosco quando si parla di vita attiva e contemplativa, di lavoro e di preghiera, di missione e di santità. L’assemblea/festa si è conclusa alle ore 19,30 con i ringraziamenti alla Comunità FMA per l’ospitalità e il saluto del coordinatore. P i er o Q u i nc i
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DALLE CASE SALESIANE
Barcellona P.G.
Gli angeli del fango
Il 22 novembre dello scorso anno, una spaventosa alluvione ha colpito il territorio della provincia di Messina ed in particolare il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, dove l’esondazione del torrente Longano, ha portato distruzione in tutta la Città ed in particolare, nel centro cittadino, sede di molte attività commerciali, inevitabilmente andate distrutte. Agli occhi di coloro che sono accorsi da ogni parte della Sicilia, si è presentato dinnanzi uno scenario inimmaginabile: strade impercorribili in quanto invase dal fango, case sommerse dai detriti, scuole distrutte e gente disperata. Sede di ogni operazione di soccorso, è divenuto il Municipio, situato proprio a ridosso della parte di torrente che ha rotto gli argini. Sin da subito la situazione è apparsa critica; l’amministrazione comunale ha chiesto ai cittadini di non uscire di casa, ma questi, forti di un grande senso di appartenenza al territorio, si sono mobilitati, creando una grande collaborazione che ha portato in 12 giorni la città in una situazione di quasi normalità. I giovani, fino a quei tragici giorni forza sottovalutata, sono stati soprannominati “Angeli del Fango”, per il loro instancabile impegno, sempre a disposizione della Città, mettendo da parte qualsiasi impegno, anche di studio, hanno operato sul territorio con
coraggio e determinazione. Tra tutti i giovani impegnati, particolarmente attivi sono stati i giovani dell’Oratorio Salesiano, i quali si sono “trasferiti” nelle zone maggiormente colpite e con grande amore hanno lavorato al fianco degli operatori di soccorso, al fine di portare serenità a chi si è ritrovato in poche ore senza neanche la casa . Portatori di un grande ed importante messaggio di speranza, la gioventù barcellonese, più volte ringraziata, ha chiesto di non ricevere elogi, ma piuttosto di poter collaborare alla risoluzione di quelle problematiche, che a distanza di ormai quattro mesi sono ancora presenti. Fiaccole della luce in un territorio tetro ed oscuro che ha bisogno di risollevarsi, il popolo dei giovani, ha dato prova di un grande senso morale e civico! Tindaro Di Pasquale
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Catania-Barriera
Anche quest’anno il quartiere di Barriera si è stretto attorno ai salesiani dell’istituto Sacro Cuore per festeggiare insieme San Giovanni Bosco. Quasi 1500 persone ieri hanno affollato l’immensa aula di Meccanica della scuola tra studenti, fedeli, parrocchiani, residenti ed ex allievi. A coordinare la cerimonia Don Mauro Mocciaro, responsabile scolastico, che tra luci, colori ed imponenti attrezzature ha guidato i giovani nella solenne "Cantata a Don Bosco". A celebrare la funzione religiosa è stato l’ispettore dei Salesiani di Sicilia, Don Gianni Mazzali, che ha ricordato il fondatore della Congregazione sempre a fianco dei suoi giovani con il corpo e con lo spirito. Le parole dell’ispettore hanno molto commosso i partecipanti. E poi tanti applausi quando il direttore dell’istituto, Don Domenico
Paternò, ha ricordato che Don Mazzali ieri festeggiava l’onomastico e oggi il compleanno. Infine, a conclusione della giornata di festa, si è tenuta una manifestazione in omaggio alla Madonna da parte dei Vigili del fuoco che con la scala aerea hanno effettuato l’annuale omaggio floreale nel cortile del Sacro Cuore. Da: La Sicilia, Catania 1 febbraio 2012.
é Catania-Barriera: Da sin. P. Quinci, Don D. Paternò, Don G. Mazzali e Don P. Longo.
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DALLE CASE SALESIANE
Cantata dei giovani a Don Bosco
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DALLE CASE SALESIANE
Incontri di formazione del Centro di accoglienza per la Vita e la famiglia Abbiamo ripreso, con il nuovo anno sociale, la serie degli incontri formativi, promossi ed organizzati dal Centro di Accoglienza per la Vita e la Famiglia, presso la sede dell’Oratorio Centro Giovanile Salesiano “S. Cuore” di Catania-Barriera. Il primo degli appuntamenti previsti per quest’anno si è tenuto lo scorso 20 gennaio e si è incentrato su un tema tanto attuale quanto “cruciale”: “L’incertezza del futuro: giovani e meno giovani alla difficile ricerca di un lavoro”. Un argomento solo apparentemente “estraneo” all’identità del Centro – contraddistinto, nello specifico, dall’amore per la vita nascente e per la famiglia – in quanto, in concreto, costituisce uno degli elementi imprescindibili per la realizzazione dell’essere umano e la costituzione dell’istituto familiare: «Il lavoro è il fondamento su cui si forma la vita familiare, la quale è un diritto naturale ed una vocazione dell’uomo. Il lavoro è, in un certo modo, la condizione per rendere possibile la fondazione di una famiglia, poiché questa esige i mezzi di sussistenza, che in via normale l’uomo acquista mediante il lavoro…» (Giovanni Paolo II, “Laborem Exercens”). Al dibattito hanno preso parte come relatori: Graziella La Spina, membro della Commissione Pari Opportunità dell’A.N.C.L.; Tiziana Giaquinta, responsabile
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del Circuito Lavoro a Mineo e Palagonia; Tiziana Scoglio, assistente sociale; padre Piero Sapienza, direttore dell’Ufficio per i Problemi Sociali e il Lavoro della diocesi di Catania; la dott.ssa Renata Cantarella, in qualità di moderatrice e rappresentante del Centro di Accoglienza. L’incontro si è aperto con il saluto del direttore della Opera Salesiana S.Cuore di Catania-Barriera, Don Domenico Paternò, il quale, facendo riferimento agli Orientamenti Pastorali dell’Episcopato Italiano per il decennio 2010-2020 – “Educare alla vita buona del Vangelo” – ha sottolineato come la “vita buona” del Vangelo esige anche che ogni famiglia abbia un’occupazione grazie alla quale poter sussistere. Del resto – ha aggiunto – il problema del lavoro per i Salesiani non è affatto una novità: basti pensare che fu proprio il loro santo fondatore, Giovanni Bosco, “padre e maestro dei giovani”, nonché patrono degli apprendisti, a firmare in Italia i primi contratti di lavoro (anno 1851 e segg.), facendosi garante dei suoi ragazzi presso il datore di lavoro ed esigendo condizioni più umane e dignitose per i suoi “piccoli lavoratori”. La parola poi a Don Gaetano Urso, responsabile dell’Oratorio, il quale ha riportato, in breve, alcuni dati tratti dal 45° Rapporto del Censis sulla situazione sociale del nostro Paese; dati purtroppo allarmanti che tratteggiano una società “fragile, isolata ed eterodiretta”, investita e schiacciata da una crisi economica che ha colpito in particolar modo i giovani. A seguire, prima dell’avvio ufficiale dei lavori, il saluto di Stefania Scoglio, consigliera nazionale dell’A.N.C.L. (Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro), la quale, dopo aver ribadito, in riferimento all’art. 36 della Costituzione, l’importanza del lavoro quale diritto reale spettante ad ogni individuo libero, ricorda l’esistenza – presso la Insieme
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M ar i a C o n c e tt a Ga n g e m i
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stessa sede dell’Opera Salesiana con cui l’A.N.C.L. ha stipulato una convenzione – del “Circuito Lavoro”, uno sportello nato per mettere in rete e dunque agevolare l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro. Dopo questi saluti iniziali, si entra nel “vivo” della tematica, introdotta dalla moderatrice, la dr.ssa Renata Cantarella: il lavoro come elemento che identifica e qualifica l’uomo e che ne condiziona le scelte economiche e affettive, “espressione – per riportare le parole di Benedetto XVI – della dignità essenziale di ogni uomo e donna”. Prende per primo la parola padre Piero Sapienza, illustrando il “Progetto Policoro” (dal nome della cittadina della Basilicata presso cui, nel dicembre del 1995, il progetto stesso è nato). Si tratta di un “sogno diventato realtà” all’indomani del Convegno Ecclesiale di Palermo, su iniziativa degli Uffici nazionali per i Problemi sociali e il Lavoro, la Caritas e la Pastorale Giovanile. Nello specifico tale progetto si propone come obiettivi: l’evangelizzazione dei giovani (disoccupati o in situazione irregolare di lavoro); la formazione di una nuova cultura del lavoro ispirata ai valori della responsabilità e della cooperazione; la messa in atto di gesti concreti di solidarietà (da parte della Chiesa) per sostenere l’avvio di attività imprenditoriali da parte dei giovani; la costruzione di rapporti di reciprocità tra le chiese italiane del Nord e del Sud, per rendere possibile una rete di scambio di doni.
All’intervento di padre Sapienza seguono quelli di Graziella La Spina e di Tiziana Giaquinta, che alternativamente focalizzano l’attenzione su concetti importanti quali flessibilità del lavoro, meritocrazia (contro il sistema facile delle raccomandazioni e un forte nepotismo, ancora purtroppo difficile da sconfiggere, specialmente al Sud…), necessità di una formazione continua e costante. Le due relatrici passano quindi ad illustrare le agevolazioni – non sempre conosciute – che lo Stato offre in tema di lavoro: si va dall’apprendistato (D. Lgs. 276/2003 poi modificato nel 2011), ai contratti di formazione e informazione, ai tirocini formativi (stage), ai cosiddetti voucher (buoni con cui vengono pagate prestazioni occasionali e di tipo accessorio; possono essere destinati a pensionati, studenti universitari, persone in cassa integrazione, casalinghe…). Da ultima, l’assistente sociale Tiziana Scoglio pone l’accento sulla progettualità (intesa come realizzazione delle proprie aspirazioni), chiarendo al tempo stesso il suo ruolo durante il colloquio di lavoro, ruolo volto a capire e quindi a ben indirizzare gli orientamenti e le attitudini di ciascuno. Anche lei, in linea con gli altri relatori, ribadisce ancora una volta l’importanza della formazione continua: una formazione che non può avere un tempo né una scadenza dal momento che oggi, rispetto al passato, c’è bisogno di un sapere più specifico, teorico innanzitutto, ma anche procedurale. La necessità di una formazione e specializzazione continua, dunque, unitamente ad una motivazione “forte”, permettono ad un progetto di essere finanziabile e magari riproponibile più volte, specialmente se si presenti come innovativo e sperimentale. Un vivace dibattito segna la fine dei lavori.
DALLE CASE SALESIANE
Catania-Cibali
Presentazione della Strenna 2012
La Comunità Salesiana “San Francesco di Sales” e l’Unione ExAllievi “Don G. Martinez” di Cibali hanno organizzato, come ogni anno, la presentazione della Strenna del Rettor Maggiore “Conoscendo e imitando Don Bosco, facciamo dei giovani la missione della nostra vita”. L’evento è stato celebrato presso l’Auditorium Don Bosco, giorno 23 gennaio 2012, vigilia della Festa di é Catania-Cibali: Don G. Ruta, Prof. G. Acocella e San Francesco di Sales, PaDott. A. Finocchiaro. trono dell’Istituto, alla presenza di membri della Famiglia Salesiana, Lavoro per la VIII Consiliatura (2005educatori e genitori, che hanno accolto l’in2010). Attualmente è Rettore dell’Università vito a partecipare. LUSPIO di Roma. A commentare la strenna del Rettor Il programma ha previsto il saluto del Maggiore dei Salesiani per l’anno 2012, è direttore del San Francesco di Sales Don stato invitato un ospite d’eccezione. Il prof. Giuseppe Ruta e la presentazione del PresiGiuseppe Acocella, exallievo di Don Bosco dente dell’Unione locale degli Exallievi di Salerno, è Professore Ordinario di Etica Dott. Armando Finocchiaro. La serata è stasociale ed è stato Presidente del Corso di ta allietata dal Quintetto d’Archi Catanese laurea in Scienze del servizio sociale e del diretto dal Maestro Fabio Raciti. Il Relatore Corso di laurea specialistica in Progettazioè riuscito ad intessere un dialogo con l’asne e gestione delle politiche e dei servizi sosemblea convenuta, manifestando compeciali nell’Università degli studi di Napoli tenza nel mettere in rilievo l’importanza so“Federico II”, fino alla elezione, nel 2005, ciale e storica di Don Bosco e del suo cariall’incarico di Vice Presidente del CNEL, sma educativo, palesando anche la passione Consiglio Nazionale dell’Economia e del della sua appartenenza alla Famiglia Salesiana, come exallievo. Nell’ambito della serata è stata presentata anche un’iniziativa di solidarietà da parte del Prof. Piero Quinci e dell’Associazione “Città solidale” di cui è Presidente, a beneficio di una parrocchia della periferia di Catania con cui si è instaurato uno scambio tutto salesiano. L’Istituto di Cibali ha ricevuto in dono un oleografia di Don Bosco datata 1889 e la parrocchia riceverà l’aiuto economico per costruire un campo di calcio per i ragazzi del quartiere. La Strenna ha così registrato non solo un commento verbale, ma anche un logico e fattivo impegno solidale.
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A Cibali, presso l’Istituto “S. Francesco di Sales”, dal 24 al 31 gennaio, è stata allestita la prima mostra dei salesiani pittori siciliani. Chi cerca i Salesiani, li trova, in genere, in mezzo ai ragazzi e ai giovani. Essi vivono della loro vita. Ma essi non stanno solo in cortile, nella mischia, non si trovano solo a scuola, in cattedra, all’altare o al confessionale; riescono nei ritagli di tempo, nei momenti di relax o di vacanza, a coltivare il gusto del bello e dell’arte. La prima Mostra dei Salesiani Pittori Siciliani dimostra che essi trovano il momento opportuno per dipingere, per modellare e realizzare delle opere che in vario modo indicano la “via della bellezza” come “via educativa” da riscoprire e ripercorrere insieme alle nuove generazioni. È stato così possibile incontrare confratelli ancora attivi in queste prestazioni artistiche e ricordare quanti si trovano già nel sospirato Paradiso salesiano. Non poco stupore e non poca ammirazione ha suscitato in adulti, giovani e piccini scoprire nel Salone delle Feste, l’antico e storico parlatorio del San Francesco di Sales, più di settanta opere in esposizione, frutto della passione artistica di ben 15 salesiani. Il problema della carenza di carburante, proprio di quei giorni, non ha permesso di avere tutti i reperti rintracciati o richiesti, nonostante che il periodo dell’esposizione si
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sia prolungato oltre due settimane del tempo previsto. Da parte di chi ha organizzato c’è stata la scoperta di trovare altri salesiani, oltre quelli già inseriti in programma e di quelli tradizionalmente riconosciuti per la loro verve artistica. È stato come aprire delle scatole cinesi, sorpresa su sorpresa, per rintracciare confratelli con doti e qualità, non comuni, nel campo dell’arte. L’iniziativa ha richiesto l’aiuto e il contributo di tanti. Un grazie va alle Comunità di BarrieraCatania, Ispettorato-Catania, San Tommaso-Messina, Pedara, Gesù Adolescente-Palermo, oltre alla Comunità ospitante la mostra, per aver messo a disposizione i lavori dei confratelli. Un grazie sentito a Don Felice Bongiorno, a Don Domenico Muscherà, a Don Raimondo Giammusso e a Don Luigi Sansone, al Prof. Piero Quinci, alla Famiglia Zappalà, per la collaborazione fattiva e i suggerimenti. Ringraziamenti speciali a Don Enzo Biuso, Don Giuseppe Dolcimascolo, Sig. Vincenzo Sortino, Don Gino Tirrito per la disponibilità a mettere a disposizione i loro quadri. La mostra allestita ha riscosso un discreto interesse e ha avuto diversi visitatori anche dal San Callisto di Roma, comunità salesiana che cura le Catacombe omonime. Anche gli organi di stampa regionale si sono occupati dell’evento a firma dell’amico Emanuele Blandini. Non è facile prevedere se vi sarà una seconda edizione, ma certamente la prima non va dimenticata, perché foriera di un messaggio indelebile: l’educazione dei giovani e la formazione dei confratelli, non passa solo attraverso la verità e la bontà, ma anche attraverso la bellezza. Lista degli espositori: Enzo Biuso, Edoardo Cammarata, Giuseppe Cannì, Giuseppe Dolcimascolo, Carmelo Fenech, Antonino Giordano, Vincenzo Gorgone, Camillo Lo Nigro, Salvatore Maio, Giuseppe Eugenio Sorano, Vincenzo Sortino, Luigi Tirrito, Emanuele Turinese, Silvestro Varagona, Vincenzo Zappalà.
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DALLE CASE SALESIANE
Prima mostra dei salesiani pittori
DALLE CASE SALESIANE
Riaperta la biblioteca “S. Francesco di Sales” Lo scorso 31 gennaio è stata riaperta al pubblico la nostra Biblioteca, antico vanto della struttura, che il direttore Don Giuseppe Ruta ha voluto fortemente ridonare alla città. La Prof.ssa Valeria Vasta, insieme alla Prof.ssa Ester Zappalà, ha curato per un certo periodo la riorganizzazione interna e quantificato la ricchezza storico-culturale che essa possiede: «La Biblioteca è stata fondata nel 1891, è una raccolta ordinata di documenti stampati, manoscritti e multimediali di proprietà dell’Ispettoria Salesiana Sicula, al servizio dell’istituzione scolastica, educativa e culturale e del territorio circostante. Oltre a conservare il patrimonio librario, si occupa di aggiornarlo privilegiando il settore educativo, scolastico e salesiano. Lo scopo della Biblioteca è quello di creare uno spazio aggregativo e di studio dove possano aver luogo seminari, incontri, dibattiti, momenti di educazione alla lettura e di divulgazione di temi legati al carisma salesiano e alla presenza nel territorio».
Un saluto deferente e riconoscente alle Autorità religiose e civili qui convenute in questo momento, importante per il nostro Istituto, della riapertura della Biblioteca “San Francesco di Sales”. In particolare desidero salutare l’On. Giuseppe Castiglione, Presidente della Provincia, l’On.le Antonino D’Asero, e il Presidente del Consiglio comunale di Catania, Dott. Marco Consoli. Rivolgo un cordiale bentrovati agli allievi, insegnanti ed educatori di tutta la Comunità salesiana, dai più grandi ai più piccoli, qui radu-
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nati nel giorno della Festa di Don Bosco. Quella di stasera è una scommessa e un investimento, in un momento storico in cui siamo concentrati nettamente su altro, sui problemi economici, gestionali e organizzativi, sulla sfida educativa e i problemi sociali e politici di vasta proporzione … potrebbe sembrare fuori luogo e fuori tempo la riapertura di una Biblioteca se non facesse parte di un ampio progetto culturale che mira a spaziare e a slargare gli orizzonti, che tenta di farci uscire da ottiche parziali e talvolta meschine, da angusti pensieri autoreferenziali, per aprirci a un mondo nuovo continuamente da scoprire, sedimentato in libri di ieri e di oggi che attendono di svelarci significati di vita, offrirci la mappa dei saperi e consegnarci la bussola per trovare, singolarmente ed insieme, la rotta da seguire. Quanto ci viene consegnato oggi è frutto della custodia e della capacità di tanti che hanno lavorato perché questo tesoro fosse conservato e incrementato. Benefattori sono quanti hanno fatto dono dei loro libri, tra cui voglio annoverare l’Istituto Teologico “S. Tommaso” e il dott. Anfuso, e quanti vorranno in futuro affidarci questi beni preziosi. Un grazie sentito ai salesiani Don Giuseppe Amalfi e Don Salvatore Spitale, che hanno lavorato a lungo e in modo certosino per custodire e inventariare il patrimonio librario, alle proff. Vasta e Zappalà per il lavoro svolto negli anni passati e nella preparazione di questa riapertura, ai giovani del Servizio civile che si sono avvicendati in questi ultimi anni: Terrati Pietro, Auteri Raffaella, Trovato Flavia, Neri Alessandra, Ippolito Grazia, Messina Daniela. Un grazie a chi, recentemente, ha collaborato per mettere a punto la riapertura, gli studenti universitari tirocinanti Gabriele Salerno e Maria Tanina Di Fazio. Auguro che questo servizio possa continuare e migliorare continuamente per il bene della Comunità educativa e del territorio con il coraggio, la pazienza e la tenacia di San Francesco di Sales a cui la Biblioteca è dedicata. Do n P ip po R ut a Insieme
IV ed. del Premio “Quartiere Vivo”
Il 29 gennaio 2012 si è svolta, nel teatro dell’Istituto salesiano “San Giovanni Bosco” di Catania-Salette, la quarta edizione del Premio “Quartiere Vivo Salette-San Cristoforo”, appuntamento ormai consolidato organizzato dalla locale Unione Exallievi. “La manifestazione – ci dice il Presidente dell’Unione Exallievi Salvatore Caliò – è finalizzata a tenere accesi i riflettori della comunità cittadina e delle istituzioni sullo stato di degrado che caratterizza il quartiere, promuovendo e premiando annualmente persone, nate o vissute nel quartiere, e realtà organizzate, che con la loro opera e le loro azioni si siano prodigate per il miglioramento della vita sociale della comunità fornendo contributi significativi di onestà, laboriosità, professionalità e cultura”. Nelle edizioni precedenti sono stati insigniti del premio l’attore Gilberto Idonea, Don Innocenzo Bonomo, l’ex Vice Sindaco di Catania Paolo Berretta, l’imprenditore Nunzio Strano e il Rotary Club Catania per quanto e come essi hanno contribuito a dare un’immagine positiva del quartiere contro ogni facile e denigratorio luogo comune che considera il quartiere unicamente terreno di coltura di delinquenza e devianza. Stavolta il riconoscimento è stato assegnato all’onorevole Angelo Rosano, con la motivazione “una vita di impegno sociale dedicato al servizio del quartiere e della città”, e al Teatro Stabile di Catania “per l’impegno profuso a sostegno della crescita cul-
é Catania-Salette: On. A. Rosano e M. Consoli.
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turale dei giovani delle periferie emarginate”. Ma veniamo alla manifestazione. In una location storica come quella del teatro della Salette, valorizzata dall’esposizione dei premi realizzati dallo scultore Orazio Grasso, socio dell’Unione, e da una cornice di pubblico e di autorità numerosa, il direttore della Casa salesiana Don Antonino Rubino ha aperto l’incontro lanciando l’appello agli abitanti del quartiere di impegnarsi nell’opera di promozione del quartiere di San Cristoforo nel segno degli insegnamenti di Don Bosco. Dopo i saluti del delegato dell’Unione Exallievi Don Rodolfo Di Mauro, il giornalista Piero Maenza ha preso con professionalità le redini della conduzione della manifestazione. Propositivo è stato l’intervento del Presidente del Consiglio comunale Marco Consoli, in rappresentanza del Presidente della Regione Raffaele Lombardo, il quale, da buon exallievo salesiano, si è reso disponibile alla “chiamata di Don Bosco” per partecipare a iniziative di valorizzazione del quartiere. In merito al premiato, ha offerto il suo intervento l’avv. Matteo Licari, rendendo omaggio all’on. Rosano, definito da egli stesso “un uomo che ha reso il mondo un po’ migliore di com’era”. A consegnare il premio a Rosano è stato Enzo Isaia, membro dell’Unione Exallievi e grande conoscitore delle sue battaglie democratiche al Consiglio comunale e all’ARS, che dopo averne descritto l’impegno profuso per la promozione sociale in generale, e in particolare nel quartiere di San Cristoforo, lo ha definito “un uomo venuto dal popolo e sempre vicino alla gente, che ha avuto gli occhi rivolti alla città e lo sguardo sempre fisso alla periferia”. Visibilmente commosso, Angelo Rosano ha dedicato il premio a suo padre, ispiratore e sostenitore delle sue battaglie politiche, e alla moglie, compagna ideale per la devozione e il sostegno da lei ricevuto. Dopo aver ringraziato gli exallievi, che ha indi-
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Catania-Salette
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cato come “assoluti protagonisti di una staffetta ideale che nel tempo li ha investiti del ruolo di sentinelle della periferia”, ha ricordato alcune delle sue lotte politiche. Tra queste, ha citato quella più difficile contro coloro che sostenevano convinti la cinica e aberrante posizione per cui ogni città dovesse avere “una questione San Cristoforo con la quale convivere”. Racconta quindi la sua grande vittoria politica quando, per la prima volta in seno a un Consiglio della DC, si parlò finalmente di valorizzazione della periferia Sud. Dopo una sorprendente e allietante esibizione musicale dei ragazzi dell’orchestra dell’Istituto scolastico “Andrea Doria”, la manifestazione è proseguita con l’intervento di Sergio Sciacca, giornalista e critico teatrale, che ha elogiato l’attività del Teatro Stabile di Catania giudicandola “vera espressione di spettacolo partecipativo adattato alla società contemporanea”. Ha ritirato il premio “Quartiere Vivo” il direttore Giuseppe Dipasquale, che ha reso omaggio al quartiere San Cristoforo regalando alla platea una brillante esibizione degli attori Pippo Pattavina, Ezio Donato e Marina La Placa, accompagnata dalle musiche del Maestro Riccardo Insolia al pianoforte e Carmelo Dell’Acqua al clarinetto, in un affascinante recital di “Storie di Sicilia” tratto da racconti di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Ignazio Buttitta, Vincenzo Consolo e Leonardo Sciascia. A conclusione dell’evento, ricco di contenuti e spunti di riflessione, una targa speciale con la motivazione “l’arte al servizio della comunità: una testimonianza che viene dal quartiere” è stata consegnata allo scultore Tullio Aceto che, nato e vissuto nel quartiere di San Cristoforo, ne ha fatto il luogo della sua attività artistica come segno di una fedeltà convinta ai valori della sua comunità di origine.
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Ha concluso la manifestazione l’ormai consueto appuntamento con i “Premi di studio”, giunti alla nona edizione, che vede l’assegnazione di ben venti premi offerti dalla “Domenico Sanfilippo S.pA.”, dal Teatro Stabile di Catania e dalla Segreteria della Presidenza del Senato e destinati ad alunni meritevoli degli Istituti scolastici che operano nel quartiere San Cristoforo. I premi sono andati a: Chiara Roberta Marchese dell’I.C. “Cesare Battisti”; Sharon Ruggeri dell’I.C. “Andrea Doria”; Ariana Michaela Hutanu dell’I.C. “Livio Tempesta”; Sonia Termini e Fiorella Sardo dell’Istituto di Istruzione Superiore “Lucia Mangano”; Alessio Massimino e Salvatore Torrisi dei Corsi di formazione professionale dell’Istituto salesiano “Sacro Cuore” di Barriera; Giulio Sicurella e Roberto Cherubino exaequo con Gianluca Patti dei Corsi di formazione professionale dell’Istituto salesiano “San Filippo Neri”; Federica Melarosa, Giuseppe Scalia, Ivan Scarpaci, Mariana Sanfilippo, Simone Abbate, Ileana Longobardo, Anna Chiara La Rosa, Luigi Chiappero, Maria Rita Castorina, Carmelo Battaglia e Mario Gandolfo dei Corsi di formazione professionale e dell’Oratorio dell’Istituto salesiano “San Giovanni Bosco”. L’applauso convinto e caloroso dei numerosi intervenuti ha sottolineato la soddisfazione di vedere così tanti alunni proiettati e incoraggiati ad essere primi attori del loro futuro. F la v i o Ca lc a g no Insieme
“La politica necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile”. Con questa riflessione di Benedetto XVI, ripresa in diverse occasioni anche dal Card. Bagnasco, Don Piero Sapienza, responsabile della Pastorale sociale della Diocesi di Catania, prendendo spunto dal suo libro “Cattolici e Politica”, ha aperto l’incontro-dibattito, organizzato dall’Unione Exallievi Don Bosco della Salette, sul tema “I cattolici e la politica. Una rinnovata stagione di partecipazione”, svoltosi nella sede dell’Istituto salesiano San Giovanni Bosco della Salette. In un momento storico nel quale il quadro politico italiano presenta forti elementi di problematicità a tutti i livelli, l’iniziativa del presidente dell’Unione Exallievi della Salette Salvatore Caliò di riunire attorno a un tavolo esponenti del mondo cattolico per riflettere sul futuro dei cattolici nella politica è apparsa opportuna. Lo ha anche sottolineato nel suo intervento di presentazione dell’incontro Orazio D’Antoni, che ha evidenziato la grave decadenza di ideali politici e la dilagante disaffezione dei cittadini alla politica auspicando nuove forme di coinvolgimento e partecipazione democratica quali gli “osservatori territoriali” e gli “incontri di formazione sociale” con le realtà ecclesiali territoriali. Don Piero Sapienza ha sottolineato come nell’ambito del mondo cristiano i cattolici abbiano perduto il loro peso specifico in
é Da sin.: S. Caliò, O. D’Antoni e Don P. Sapienza.
Insieme
termini di valori lasciando prevalere gli interessi partitici, e non riuscendo a mantenere una unità trasversalmente sui principi basilari della dottrina sociale cristiana dando luogo a una vera e propria diaspora che li ha condotti a collocarsi in molteplici schieramenti politici. Da qui l’esigenza di creare in Italia laboratori socio-politici, forum e movimenti di ispirazione cristiana con l’obiettivo di fare rete, per proporre alle città un nuovo programma politico volto al bene comune. Questo rinnovamento della vita sociale e politica, ispirato al popolarismo sturziano, ha aperto una riflessione su nuove linee-guida da seguire, che Don Sapienza ha voluto richiamare e condividere con i presenti nel corso dell’incontro ponendo un interrogativo centrale: è necessario ricompattare la presenza dei cattolici in un nuovo partito capace di rispecchiare fedelmente i valori cristiani, oppure le istanze della fede cristiana possono essere rintracciabili in un’unica collocazione politica? Sollecitati dalla riflessione, Francesco Ingoglia, Adelaide Curcio e Mimmo Costanzo, hanno partecipato con favore e spirito costruttivo al dibattito esprimendo diversi punti di vista e opinioni fornendo il loro contributo. Angelo Rosano, si è professato favorevole ad accogliere “volti nuovi” protagonisti di una rinnovata stagione politica cattolica, mostrando invece diverse perplessità circa l’unità dei cattolici in un partito unico. Alfredo Petralia ha sottolineato come la base da cui ripartire per formare nuove figure di leader politici e di organizzazione di laici cattolici, sia la ricostituzione di scuole di formazione per lo studio in particolare della dottrina sociale cristiana, da cui estendere il confronto con altre impostazioni ideali, in vista della ricerca delle vie per il raggiungimento del bene comune. Ha altresì rilevato alcuni problemi: l’attuale ruolo pressoché insignificante, come organizzazione, degli Exallievi salesiani, questione da
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DALLE CASE SALESIANE
I cattolici e la politica
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porre all’ordine del giorno; l’incoerenza, rilevabile in certe situazioni, tra la affermazione di principio della necessità della collaborazione a fronte della incapacità di fare rete già all’interno stesso delle comunità parrocchiali dove non sempre ai laici viene riconosciuto un ruolo che non sia di mera complementarietà. Infine ha rilanciato la proposta di una sorta di “Meeting per Catania” periodico per discutere sul futuro della nostra città sulla scia del convegno “Quale futuro per Catania?”, organizzato lo scorso settembre dalla Unione Exallievi della Salette, come segno di concreto interesse dei cattolici organizzati nella ricerca di nuovi orizzonti per questa nostra città e come strumento per ricreare aggregazione tra cristiani in vista di scelte politiche su tematiche concrete, partendo dal livello a noi più vicino quale è appunto quello del governo della città.
Enzo Isaia ha parlato di “principi non contrattabili” della dottrina cattolica, mentre Nunzio Camuto ha sottolineato l’importanza del dialogo dei cattolici con tutte le parti sociali e politiche. Nelle conclusioni Don Piero Sapienza, riprendendo l’appello di Benedetto XVI, ha proposto l’identikit del politico cattolico: competenza e professionalità, correttezza e coerenza morale nell’impegno socio-politico, rispetto per la legalità, no al clientelismo, coerenza etica personale e azione politica rivolta al bene comune della città. Come quadro di riferimento ha indicato un modello di democrazia deliberativa che permetta alla società civile di riappropriarsi degli strumenti partecipativi alla vita della città e di rilanciarsi nella definizione di politiche concrete. F la v i o Ca lc a g no
Gela
25° di sacerdozio per Don Ferrarella
Domenica 29 gennaio 2012, una moltitudine di gente si ritrova nella chiesa salesiana “Anime Sante” di Alcamo, per ringraziare Dio del dono del sacerdozio di Vincenzo Ferrarella, il quale riconfermerà quel “si” pronunciato già 25 anni fa. 25 anni di servizio tutti spesi nell’educazione ai giovani che sono il grande tesoro della società: “Basta che siate giovani, perché io vi ami assai”, questa una delle più significative frasi di Giovanni Bosco, il Santo della gioventù, che sintetizza l’opera e la missione dei salesiani. Don Enzo Ferrarella è presente, ormai da ben 14 anni, nella città di Gela dove ha ricoperto diversi ruoli e dove in particolare negli ultimi anni riveste quello di Direttore di un Centro di Formazione Professionale. Una realtà vasta e complessa che accoglie 500 giovani ai quali viene offerta la possibilità di studiare e insieme di imparare un mestiere. “Miriamo a formare onesti cittadini e buoni cristiani” questo risponde Don Enzo
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se gli si chiede qual è l’obiettivo ultimo della formazione. Don Enzo nasce ad Alcamo il 24 luglio del 1959, da una famiglia di modeste condizioni, composta da ben 4 figli maschi. Ha vissuto ad Alcamo fino all’età di 14 anni, fino a quando matura la decisione di prendere i voti. Lascia la famiglia e il paese per intraprendere quindi gli studi. Pedara, Lanuvio (Roma), Messina, S. Gregorio (CT), Modica, queste le sue mete successive. Terminati gli studi viene ordinato sacerdote il 17 gennaio del 1987 a Giostra (ME), per poi continuare la sua missione nello stesso oratorio, per un anno, prima di essere trasferito a S. Gregorio e poi a Marsala. Ha ricoperto il ruolo di economo prima al Cibali (CT) e poi a Gela, città nella quale attualmente risiede. La Celebrazione Eucaristica, presieduta dallo stesso Don Enzo ma che ha avuto concelebranti altri confratelli salesiani che in questi anni hanno condiviso con lui diverse Insieme
Pro f.ssa Li n da Di er na
Festa di Don Bosco a Gela Grandi festeggiamenti a Gela in onore del Padre Maestro ed Amico della gioventù, San Giovanni Bosco. La settimana trascorsa dal 23 al 29 gennaio è stata piena di appuntamenti per la Famiglia Salesiana: In Parrocchia, il Novenario a cura dei Salesiani Cooperatori ci ha ricordato la grandezza di Don Bosco, profondamente uomo, profondamente santo. In Oratorio tante attività, a partire dall’ormai tradizionale torneo calcistico “Don Bosco Cup”, il nuovo torneo di PS3, proiezione del film di Flavio Insinna, ed anche la festa dei ragazzi della catechesi, domenica 29 gennaio; erano in tantissimi, ed insieme agli animatori hanno trascorso una giornata all’insegna del divertimento sano e allegro, cosi come papà Giovanni voleva. La veglia di preghiera per i giovani della città di Gela è entrata ormai nella tradizione della Famiglia Salesiana. L’evento ha coinvolto molti giovani e famiglie della Città. Il tema della veglia: “Conoscendo Don Bosco”. Un centinaio di adolescenti appartenenti ai gruppi formativi, presso il Centro Giovanile, si è ritrovato sabato 28 gennaio per un Insieme
“Quiz su Don Bosco” organizzato dal Movimento Giovanile Salesiano Sicilia. Presso il Centro di Formazione Professionale, consuete attività di conoscenza del Santo che aveva tanto a cuore la formazione professionale dei suoi giovani. Giorno 31 gennaio, festa di San Giovanni Bosco, inizia al mattino con la “Cantata a Don Bosco” dei 500 giovani del Centro di Formazione Professionale; tanta gioia e tanti sorrisi nei loro volti. In serata, ha presieduto la celebrazione eucaristica il neo direttore della casa salesiana, Don Giuseppe Troina, alla presenza di tutta la Famiglia Salesiana, dei giovani del Movimento Giovanile Salesiano e di tutti i gruppi parrocchiali. A conclusione la Fiaccolata del neo comitato giovanile “Don Bosco” per alcune vie del quartiere. Musiche e grida di gioia, nonostante la pioggia, non fermano i giovani presenti. Interessante la scritta presente nel fazzoletto che portano al collo i giovani del Comitato: “Regina virtutum”; queste parole richiamano un sogno di Don Bosco conosciuto come “ il fazzoletto della purezza”.
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DALLE CASE SALESIANE
esperienze, è stata animata dai giovani di Gela che nonostante la distanza del posto non hanno voluto mancare in un giorno così importante. La chiesa gremita di persone ha partecipato con entusiasmo ma anche con grande sentimento alla preghiera. Ai primi banchi i familiari di Don Enzo, che con particolare attenzione e cura gli sono stati vicini nella preparazione e partecipazione alla giornata. Non è certo un caso che l’anniversario del sacerdozio ricorra nel periodo dei festeggiamenti a S. Giovanni Bosco. Don Aldo Ballistreri (salesiano, presidente dell’ass. CNOS-FAP) prendendo la parola durante la funzione, non ha mancato di sottolineare come Don Enzo abbia fatto suo il metodo di Don Bosco che tiene conto del positivo presente in ogni giovane, che lavora affinchè si crei una personalità armonica, che da fiducia alle forze di bene presenti nella persona e che l’educazione ha il compito di far crescere e maturare.
DALLE CASE SALESIANE
Tutto pronto per Orientagiò Una tre giorni dedicata all’orientamento formativo dei giovani. Il centro di formazione salesiano (Cnos-Fap) rinnova l’appuntamento con Orientagiò. Saranno 55 gli stand e 16 i workshop che caratterizzeranno la quarta edizione del salone dell’orientamento scolastico, formativo, universitario, lavorativo e del tempo libero, che farà tappa dal 2 al 4 febbraio, al Pala Don Bosco dell’oratorio Salesiano. Ieri mattina, Don Enzo Ferrarella, Grazia Patti, Anna Tascone, Nuccio Licata e Lorenzo Ilardo, alla presenza dell’assessore Ugo Costa, hanno illustrato la vetrina più importante dedicata ai giovani. “La fiera è rivolta alla collettività – assicura Costa – e rappresenta una reale possibilità per tutti i giovani di confrontarsi e orientarsi. A loro disposizione avranno un percorso fieristico, dove personale qualificato potrà fornire le migliori soluzioni per pianificare il futuro. Hanno aderito atenei universitari, istituti d’arte, testate giornalistiche, forze dell’ordine ed Enti”.
Quasi a sottolineare l’interesse per i giovani, il Cnos-Fap ha confermato il servizio gratuito di collegamento per la tre giorni, con tutti i plessi scolastici locali. Da sottolineare il workshop “Quali scenari nell’era della globalizzazione per i giovani in formazione” a cura del Cnos-Fap con Giorgio Santini (Cisl), Ludovico Albert (dirigente regionale istruzione e formazione), Don Gianni Mazzali (Cnos-Fap regionale e Salesiani Sicilia).
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L u ca M ag a n u co Insieme
Lotta alla pedopornografia, forte vigilanza pubblica
Inaugurazione del nuovo anno accademico della “Scuola Superiore di Bioetica e Sessuologia” È stato Don Fortunato Di Noto a inaugurare il nuovo anno accademico della scuola superiore di Bioetica e Sessuologia del San Tommaso. Un tema scottante, la pedopornografia, quello trattato nella lectio magistralis dal sacerdote che è componente del Comitato scientifico per la lotta alla pedofilia istituto della presidenza del Consiglio dei ministri e dell’Osservatore nazionale del Ministero dell’interno. A introdurre la cerimonia d’inaugurazione Don Giovanni Russo, direttore della Scuola di Bioetica e Sessuologia, che ha sottolineato la celebrazione del XV anniversario del master universitario. Un impegno prestigioso che ogni anno vede protagonisti professionisti che giungono dalla Sicilia, dalla Calabria e da altre parti d’Italia. Il master forma operatori impegnati nella prevenzione dell’abuso sessuale di minori sia nelle istituzioni pubbliche sia in quelle ecclesiali. Il tema “pedopornografia e internet” è stato elaborato da Don Di Noto partendo dalla metafora della bussola, per sottolineare la necessità di orientarsi nel grande universo di internet e dei socia network, che se da una parte “uniscono le persone” e creano contatti e interessi comuni, nello stesso tempo possono favorire incontri tra soggetti vulnerabili e indifesi, come i bambini, con quelli che sono stati definiti come veri orchi, interessati sessualmente ai bambini e che si accostano alla rete proprio per adescare. La prima questione è quindi quella di dare bussole, orientamenti, per aiutare a capire, e non solo per genitori ed educatori, ma per gli stessi bambini bombardati come sono da immaInsieme
gini e suggestioni per cui non riescono più a trovare una gerarchia dei valori. Come Carlos, un bambino di sette anni, che ha trovato l’aiuto e la via di uscita: “Grazie perché mi hai liberato e ora non ti stancare mai di gridare, gridare, gridare per me e per tutti i bambini che non conosci direttamente, ma che vedi nelle fotografie internet, abusati, violentati, massacrati”. Occorre volgere lo sguardo, entrare dentro, perché chi vive nella sofferenza dell’abuso non può essere lasciato solo. I numeri, secondo il Rapporto ONU, fanno semplicemente paura ha detto Don Di Noto: gli abusi sessuali colpiscono150 milioni di bambine (14%
é Don F. Di Noto e Don G. Russo.
della popolazione infantile del pianeta) e 73 milioni di bambini (7%); 1,8 milioni nel giro della prostituzione e della pedopornografia, 1,2 milioni vittime del traffico dei minori. La fascia di età più colpita è quella compresa tra gli 0 e i 10 anni. Sul totale di 471 vittime di abusi sessuali sotto i 18 anni, 164 (il 34,8%) tra gli 11 e i 14 anni il resto (142) tra i 15 e i 17 anni. Impressionante anche il quadro offerto da Don Di Noto circa la fi-
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DALLE CASE SALESIANE
Messina-San Tommaso
DALLE CASE SALESIANE
gura del pedofilo ondine, che un’interessante classificazione diagnostica delinea in quattro tipologie: il represso, l’indifferente sul piano morale, l’indifferente sul piano sessuale, l’inadeguato. Il più pericoloso è il represso, che avendo una bassa autostima ha rapporti con minori in sostituzione dei soggetti adulti, per lui inavvicinabili; ma anche l’inadeguato, che è una persona socialmente emarginata che spesso continua a vivere con i genitori o con un parente anziano; pur non essendo naturalmente attratto dai bambini, sono queste le vittime scelte in sostituzione dei coetanei nei confronti dei quali si sente insicuro. Il pedofili inadegua-
to è spesso un pedofilo situazionale, ovvero un individuo che molesta un minore non perché sia la vittima ideale bensì quella più facile, a portata di mano al momento opportuno. Don Di Noto ha concluso con l’invito a una forte vigilanza pubblica. Perché nessuna categoria sociale è esclusa: genitori, parenti prossimi, educatori,maestri, preti e catechisti, esponenti di qualsiasi religione. La pedopornografia va superata con l’impegno per una cyber-cultura positiva, dove chat line, blog e social network propongono il bambino con la sua dignità di persona. Da: La Gazzetta del Sud, Messina 30 ottobre 2011.
Conoscersi con i Social Network
Giovani ed educazione affettiva. Concluso il meeting della Scuola di Bioetica Giovani e adulti, tutti coinvolti con i social network. Conoscersi, incontrarsi, anche se non sempre si è consapevoli dei rischi che si corrono; i giovani in particolare, che hanno bisogno di guide che orientino in queste nuove strade «virtuali», che sono pur sempre le strade della loro vita. Il meeting si è proposto di aiutare i giovani a riflettere su due ambiti di grande attualità e che li coinvolgono personalmente: i social network (da Facebook a Twitter) e la loro dimensione affettiva e sessuale. Infatti, una recentissima inchiesta nazionale ha evidenziato che i giovani di oggi sono «malati di sesso»; che
é Don G. Russo, Sr. G. Barresi e Dr. L. Leone.
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«non è solo roba da film» e che «il 10% è dipendente». L’evento, organizzato dalla Scuola di Bioetica e Sessuologia del S. Tommaso, in collaborazione con una scuola superiore di eccellenza di Messina, il Don Bosco, ha visto impegnati i giovani per alcune settimane a riflettere sul tema. I giovani stessi sono stati protagonisti, consegnando i loro risultati a due esperti: Don Giovanni Russo e il Dr. Luigi Leone, esperto in materia di comportamenti giovanili via internet. Dopo l’introduzione della Direttrice del Don Bosco, Sr. Marisa Prestigiacomo, e del Dirigente Scolastico, Sr. Giacoma Barresi, ha preso la parola Don Russo, che ha relazionato su Giovani, social network, educazione affettiva, con la disamina della libertà e dell’amore nel nostro contesto pluralistico, multiculturale, multireligioso e nel quale regna un forte relativismo, inteso come negazione delle verità in favore delle sole opinioni, ma anche come nulla che possa valere oggi e sempre. Parlando della sessualità, oggi fortemente erotizzata, ha evidenziato che la dignità della sessualità è amore, ed è all’amore che deve condurre. Il fenomeno in continua crescita della sex addiction (dipendenza erotica), legata all’uso di internet e Insieme
dei social network, ha bisogno di guide, educatori e professionisti, in particolare per i ragazzi. Ha poi relazionato su Sono davvero social questi network? L’uso di internet tra omologazione, dipendenza e rischio di vittimizzazione il Dr. Leone, facendo riferimento ai giovani della Net Generation, ormai passati alla Now Generation (adesso, in tempo reale). Ha evidenziato il rischio di omologazione, ma anche l’emulazione – attraverso la condivisione di video – di comportamenti estremi e pericolosi come l’Happy slapping (divertirsi tirando ceffoni) e il Balconing (lanciarsi dall’alto), ma anche le altre pratiche in settore sessuologico che com-
Ester Isaja
La cultura della donazione
Il seminario di Studi «Trapianto di cuore: una bioetica del farsi dono» La tematica dei trapianti di organo ha messo in moto un significativo dibattito sui valori fondamentali dell’esistenza umana: il senso della donazione, e quindi della visione della propria vita come dono; il senso della solidarietà di fronte al dolore e alla sofferenza degli altri; il senso della compassione e quindi dell’attenzione ai problemi esistenziali degli altri; ha favorito anche un produttivo dibattito sulla riscoperta dei valori morali nella vita sociale. Sul trapianto di cuore, in particolare, la Scuola Superiore di Bioetica del S. Tommaso ha organizzato un Seminario di studi, dal momento che questo tipo di trapianto a volte registra alcune resistenze, non per i problemi tecnici della realizzazione, ma – come ha notato il direttore della Scuola Don Giovanni Russo – per le discussioni bioetiche circa i tentativi effettuati di trapianto di cuore di animali vicini all’uomo e per le alterazioni della personalità verificatesi in seguito a trapianto di cuore da uomo a uomo a motivo dell’idea comunissima che il cuore è la sede dei sentimenti, del carattere e dell’amore. La Lectio Magistralis è stata curata dal prof. Francesco Patanè, Direttore dell’Unità complessa di Cardiochirurgia del Papardo, che ha una esperienza ampia nel settore dei trapianti Insieme
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é Sr. G. Barresi, Don G. Russo con i ragazzi.
portano rischi di vittimizzazione, di isolamento e che hanno connotazioni finanche criminali. Infatti, il fatto di condividere su internet informazioni personali amplifica il fattore di rischio, supportando quest’asserzione con esempi tratti da casi di cronaca e dati desunti da recenti indagini statistiche. Il meeting ha previsto anche le relazioni di quattro giovani che hanno riportato i lavori svolti per due settimane dagli altri ragazzi con i docenti nelle classi. Ne è uscito un quadro molto interessante sui social network di luci ed ombre: hanno una buona capacità di far incontrare i giovani e di approfondire valori belli e positivi, ma che non mancano i rischi e le possibili «dipendenze». Tre sono stati i premurosi inviti che Don Russo ha voluto in conclusione rivolgere agli oltre 300 giovani presenti: 1) I social network sono il luogo della bellezza del cielo ma sono anche il luogo in cui possiamo sperimentare le intemperie della nostra esistenza; 2) Nessuno si lasci fare il download del proprio cervello e della propria libertà; 3) I social network possono aiutarci a crescere, ma occorre restare insieme, sostenerci e collaborare.
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di cuore, avendone effettuati ben 158 durante il suo servizio alle Molinette di Torino. Dietro ogni domanda di trapianto c’è una grande sofferenza, la tragica consapevolezza che non ci sono altre vie di salvezza per quei pazienti e che l’attesa del dono di un cuore è l’unica speranza di vita. Il trapianto rappresenta attualmente il trattamento di scelta nella cura dello scompenso cardiaco in fase terminale. Scompenso che colpisce 14.000.000 di Europei; 3.600.000 nuovi casi all’anno: circa il 40% muore entro un anno dal ricovero; solo il 25% degli uomini e il 38% delle donne sopravvive oltre 5 anni dalla diagnosi; entro il 2020 si prevedono 9x106 decessi all’anno per scompenso cardiaco; in Italia ci sono 500 ricoveri al giorno: 1 ogni 3 minuti e mezzo, per un totale di 180.000 nuovi casi all’anno: 3 pazienti su 10 ricoverati presso i reparti di cardiologia; il 5% di questi muore durante il ricovero ospedaliero, un altro 15% nei successivi 6 mesi. La sopravvivenza a 5 anni dei pazienti con insufficienza cardiaca è di circa il 50%, mentre la mortalità ad un anno di quelli con stadio della malattia avanzato supera il 50%. Questi dati ci dicono – ha detto Patanè – la gravità pubblica del fenomeno e l’urgenza di una cultura dei trapianti e della donazione. ê Prof. F. Patanè.
é Dott. G. Franciò.
Nella tavola rotonda il dott. Giuseppe Franciò, dirigente medico e cardiochirurgo del Papardo, ha sottolineato che è proprio in questo settore che si registra una lentezza, a motivo di tante paure ingiustificate: una concezione esageratamente sacrale della vita e della corporeità, che attribuisce un valore moralistico a singole parti del corpo; pensare che al momento del prelievo degli organi la persona non sia definitivamente morta; la consapevolezza di un traffico reale di organi; e, ha aggiunto Don Russo, una visione errata della dottrina della “risurrezione della carne”. In realtà la posizione sui trapianti dei teologi, come anche della quasi totalità delle confessioni religiose è a favore; così anche gli uomini di scienza, gli eticisti, gli psicologi e ogni altro gruppo di impegno sociale si professa positivamente per i trapianti. La vita è un “dono” ricevuto e che l’uomo deve amministrare sempre come “dono” a servizio degli altri; non solo in vita, ma con la possibilità di disporre dei propri organi anche dopo la morte o permettendo che altri decidano del suo corpo nella prospettiva del donarsi. Tale dono è l’espressione di tutta una vita scandita da gesti concreti di dono, che si prolungano anche dopo la morte. Da: Gazzetta del Sud, Messina 20 dicembre 2011
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Insieme
Seminario di Studi al “San Tommaso”, 14 gennaio 2012
Il dolore accompagna da sempre la vita, ha molteplici significati e fino a tempi recenti non si conoscevano mezzi efficaci per eliminarlo o per ridurlo. Sui «Processi assistenziali del dolore cronico. Questioni bioetiche dal curare al prendersi cura» si è incentrato il seminario di studi promosso dalla Scuola Superiore di Bioetica del “S. Tommaso” che si è tenuto nell’Auditorium «Mons. é Dott. F. Bellinghieri, Don G. Russo e Prof. G. Altavilla. Domenico Amoroso» della Facoltà teologica. Un’occasione che ha consentito di dare due contributi: logico-formavolere di Don Armando Lo Paro, amminile, attraverso il seminario, ed estetico-artististratore dell’Istituto teologico «San Tommaco con la mostra «ComproMissioni. Artisti so», nella sala attigua al seminario. I quadri per Isal Sicilia», allestita alla Fondazione sono stati realizzati da diversi artisti, tra Mazzullo, sede del «Palazzo dei Duchi di messinesi e milanesi, che hanno raccontato Santo Stefano» di Taormina che, per l’occacos’è il dolore attraverso i loro occhi ed hansione ha concesso alcuni quadri ispirati al no così risposto all’invito del dott. Filippo tema del dolore che sono stati esposti, per Bellinghieri, presidente della società «Isal Foto di gruppo.
Insieme
Sicilia», alla guida dell’associazione «Liberi dal dolore» e del pittore Enzo Migneco in arte Togo, il quale ha affermato che «uno dei compiti dell’arte è quello di partecipare alla vita». Il tema del seminario è stato introdotto dai prof. Don Giovanni Russo, Ordinario di Bioetica e direttore della Scuola superiore di Bioetica e sessuologia che ha anche moderato i lavori e illu-
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DALLE CASE SALESIANE
Il dolore cronico: dal curare al prendersi cura
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strato i dati epidemiologici forniti dal prof. Tommaso Mandolfino. «A partire dalla passione e morte di Gesù – ha detto Don Russo – il male e il dolore nel piano di Dio non è mera assurdità, ma ha un senso». Obiettivo del seminario è stato quello di dare risposte alternative alle domande di eutanasia. In particolare il dolore fisico di malattie importanti come il cancro esige di essere affrontato e non evaso. La legge 38 del 15 marzo del 2010 ha istituito una rete nazionale che vede impegnata la Sicilia con il suo centro pilota a Taormina che dispone di ottime terapie del dolore. Su questo importante aspetto è intervenuto il prof. Giuseppe Altavilla, Ordinario di Oncologia medica, direttore dell’unità operativa complessa di oncologia medica con hospice del Policlinico di Messina che con puntualità ha dissertato su «Il paziente oncologico: dal curare al prendersi cura», evidenziando le varie fasi della malattia e fornito i dati del rapporto pubblicato circa 20 giorni fa dall’Associazione italiana oncologia medica. Nel 2011 sono stati registrati 360 mila nuovi casi con una maggiore mortalità al sud dovuta a scarsi elementi di prevenzione. 2 milioni 250 mila sono le persone con diagnosi di tumore in Italia e 150 mila i ê Al microfono Prof.ssa G. Furnari.
é Al microfono Dott. A. Campisi.
pazienti terminali in Sicilia. Quando si è davanti alla consapevolezza dell’inesistenza di altre modalità terapeutiche in determinate situazioni di patologia, al malato terminale vengono prestate cure palliative come unico presidio valido, attraverso l’assistenza domiciliare o quella in hospice (presente al Policlinico, all’ospedale di Taormina e al Papardo) che offre al malato camere singole, spazio per accompagnatore, bagno per disabili, cucina, tv. Su «il paziente con dolore cronico e acuto» è intervenuto il prof. Tommaso Mandolfino, Aggregato di Anestesiologia nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo Peloritano; di «Processi assistenziali: la rete nazionale per la terapia del dolore» il dott. Filippo Bellinghieri direttore dell’UOC di Anestesia, Rianimazione e Terapia del Dolore dell’Ospedale S. Vincenzo di Taormina; su «Il medico di famiglia e la cura del paziente con dolore cronico» il dott. Antonino Campisi, medico di medicina generale, specializzato in Cardiologia e in Nefrologia e direttore del Corso annuale «Un ponte per la salute», mentre sul tema «Dal dolore all’eutanasia?» è intervenuta la prof. Giusy Furnari, Associato di Storia della Filosofia nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo messinese e docente della Scuola di Bioetica e Sessuologia. L a u r a Si m on c in i
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Da: Gazzetta del Sud, Messina 15 gennaio 2012 Insieme
La città dello Stretto continua a rivestire un ruolo fondamentale nella formazione della bioetica, grazie alla XV edizione del Master di II livello in Bioetica e Sessuologia, organizzato all’Istituto San Tommaso, in collaborazione con l’Ordine dei Medici peloritano e con la Facoltà di Medicina «Gemelli» di Roma. È stato pensato per quanti cercano una formazione scientifica solida in questo delicato settore: medici, amministratori della sanità, avvocati, magistrati, biologi, veterinari, farmacisti, infermieri, insegnanti, dirigenti scolastici, filosofi ed esperti dell’ambiente. Vi partecipano professionisti provenienti da ogni regione d’Italia, prevalentemente da Sicilia e Calabria. Il corso è anche spendibile per i medici e il personale sanitario per il conseguimento dei crediti ECM (due annualità). Il Master si svolge una volta al mese, nel fine settimana. Direttore del corso è il prof. Giovanni Russo. Il programma verte su bioetica e diritto, qualità della vita, procreazione assistita, ingegneria genetica, bioetica pediatrica, trapiantologia, eutanasia e bioetica di fine vita, droga, alcolismo e dipendenze, bioetica ambientale, bioetica animale, sessuologia, organismi geneticamente modificati, istituzione e gestione dei consultori familiari, economia e politiche sanitarie. Temi che dimostrano come il dibattito sulle nuove frontiere della vita, della salute e della famiglia si accompagni ai cambiamenti della società e alle nuove prospettive della scienza. Da: Gazzetta del Sud, Messina 7 ottobre 2011.
Ragusa
Cinquant’anni ma sempre giovane
La comunità salesiana celebra con gioia e gratitudine il mezzo secolo di presenza e di missione nella nostra città
«Rivivere cinquant’anni di storia della comunità salesiana, in un flash back rapido ma completo che sia capace di cogliere quello che il Signore, attraverso Don Bosco, ha realizzato a Ragusa, è un’esperienza bellissima. Una presenza che ha coinvolto tutta la città in ogni ambito delle esperienze educative destinate ai giovani; dalla formazione professionale a quella degli animatori. Siamo davvero fortunati». Così il é Ragusa: Il sindaco N. Di Pasquale, Mons. P. Urso, direttore della casa salesiana di Prof. G. Flaccavento e Don G. Lo Grande. Ragusa e Modica, Don Gianni Una storia fortemente voluta da MonsiLo Grande ha commentato le celebrazioni gnor Francesco Pennisi, primo vescovo deldel 50° di istituzione della comunità nel cola diocesi iblea dopo la separazione definitimune capoluogo. Insieme
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L’ISTITUTO S. TOMMASO LEADER IN BIOETICA E SESSUOLOGIA Presentata la XV edizione del Master, 6 ottobre 2011
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va da Siracusa, che contribuì direttamente all’istituzione della prima casa salesiana. La cappella dell’istituto Sacro Cuore di corso Italia, prima sede, provvisoria, della parrocchia, formalmente affidata alla congregazione salesiana di San Giovanni Bosco il 6 agosto 1959. Appena un anno prima, grazie alla donazione di una parte del terreno dove sorge l’istituto Gesù Adolescente, da parte del sacerdote Salvatore Licitra, la posa della prima pietra del nuovo complesso, che tutta la città oggi riconosce come punto di riferimento cittadino per la parte alta del centro storico superiore. Nel 1962 la nomina del primo parroco e primo direttore della casa salesiana, Don Giuseppe Verde, che segna l’inizio dell'attività sia della parrocchia che dell’oratorio-centro giovanile, tratto distintivo della missione salesiana. Ed a dicembre la visita del Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Renato Ziggiotti, segno dell’attenzione che la comunità salesiana rivolge fin dalle origini al territorio ibleo. Un’attività che nel corso degli anni si arricchisce con interventi che riguardano sia l’educazione che l'evangelizzazione. Nel 1963 l'avvio della scuola media, chiusa nel 1975, e del centro di formazione professionale per meccanici generici, altro tratto distintivo dell'attività salesiana. Nel 1964 la consacrazione della chiesa parrocchiale da parte dello stesso Monsignor Pennisi, alla presenza delle massime autorità locali ed ecclesiastiche. Tra le esperienze innovative a
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é Foto di repertorio.
é Il Rettor Maggiore a Ragusa (3 marzo 2012).
servizio dei giovani, la nascita di Radio Don Bosco, che dal 1987 è al servizio, ogni giorno, della parrocchia e dell’oratorio. Nel 2005 la costituzione in una comunità religiosa unica delle case di Ragusa e Modica dedicata all'animazione giovanile. Nonostante... l’età che avanza, la casa salesiana iblea fino ad oggi mantiene i tre aspetti principali della missione salesiana con la parrocchia, l’oratorio ed il centro di formazione professionale, che alla qualifica originaria di meccanico generico ha aggiunto nel tempo quella di elettricista, informatico e serramentista in alluminio, con insegnamenti caratterizzati dall’alto livello professionale e dall’immediato inserimento lavorativo dei giovani coinvolti. Un percorso che non si interrompe, e guarda ad una continua evoluzione nel segno di Don Bosco: «È una sfida difficile che coinvolge al tempo stesso, i salesiani e la città. Ogni generazione – spiega Don Gianni – è chiamata a trasmettere quanto di meglio ha ricevuto. Noi salesiani ci inseriamo in questo percorso con un’identità ben precisa, legata al Vangelo ed agli insegnamenti di Don Bosco. Un duplice intervento rivolto a livello culturale alla massa dei ragazzi, anche quelli più lontani dal Vangelo, e in concreto ai gruppi attivi in oratorio, perché sappiano influenzare con maggiore efficacia i loro coetanei in un’azione da pari – conclude il direttore della casa iblea – nel solco tracciato dal nostro fondatore». D a vi d e A l l o cc a Insieme
Sabato 11 febbraio presso l’Oratorio Salesiano in Ragusa, si è tenuto un incontro con Don Giovanni Corselli, salesiano missionario in Madagascar da 30 anni. Dal 16 dicembre 1981 è presente nella diocesi di Bemaneviky, nella quale opera come vescovo Don Saro Vella anch’egli salesiano. È stato un momento veramente arricchente per tutti i presenti che lo hanno ascoltato, tra cui il Direttore della Casa Don Gianni Lo Grande ed il responsabile del Centro giovanile Don Franco Crimì. Grazie al suo entusiasmo, la sua determinazione e la sua operatività, sicuramente la vita di molti malgasci è migliorata. Preziosissimo è stato il contributo per risanare paludi e costruire strade per poter passare da un villaggio all’altro, ma soprattutto per poter raggiungere più facilmente la clinica dei cappuccini, dove la popolazione può usufruire gratuitamente delle cure ospedaliere. Importante è
Insieme
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Missionario in Madagascar all’oratorio salesiano di Ragusa
stata la costruzione di pozzi per avere a sufficienza l’acqua per la sopravvivenza della popolazione. Inoltre, Don Corselli ha insegnato agli abitanti del luogo come gestire, pulire e rispettare i suddetti manufatti. Un’altra importantissima opera avviata da Don Corselli è la scuola. Grazie all’impegno del prete salesiano, molti ragazzi fruiscono di centri scolastici dove gli internati (ragazzi dei villaggi limitrofi o del centro città o abbandonati che vivono, mangiano, studiano in questi luoghi) possono essere seguiti dall’infanzia sino al liceo. Nella stessa zona, oltre a Don Corselli, sono presenti altri tre salesiani malgasci, di cui uno ancora chierico. Ricordiamo infine che chiunque voglia aiutare la missione lo può fare tramite la Fondazione Don Bosco nel mondo, specificando la causale missione Bemaneviky al n° di c/c postale 33885028, che si trova nella prima pagina di ogni numero del Bollettino Salesiano.
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Taormina
I 100 anni dei salesiani
Sabato 17 marzo alle ore 17:30 si è tenuto, presso la Da sin.: Prof. Dott. M. Bolognari e Don E. Biuso. Sala Cine Teatro “San Giorgio”, il convegno “I Salesiani a Taormina” 100 anni di storia, tenuto dal Professor Dottor Mario Bolognari, ordinario presso il Dipartimento di Studi sulla Civiltà moderna e la Tradizione Classica della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Messina, e dal Direttore dei Salesiani Don Enzo Biuso, alla presenza delle più importanti cariche militari e civili della cittadina. Il convegno è iniziato della scrittura del biglietto con cui il Beato con il saluto che il Dottor Mauro PassalacMichele Rua ha autorizzato l’apertura della qua, sindaco di Taormina, ha voluto porgeCasa salesiana di Taormina. re alla sala gremita, ricordando quanto fosse Subito dopo ha preso la parola il Professtato per lui importante e fondamentale per sore Bolognari, già sindaco di Taormina e divenire ciò che è, il periodo giovanile tragià exallievo salesiano, illustrando le condiscorso presso la Casa Salesiana e condivizioni di Taormina tra la fine dell’800 e i pridendo con i presenti la grande emozione mi del ‘900, di come la città evolvendosi in provata nel 2009 quando, in veste di sindasenso economico abbia avuto grandi conco, si è recato a Torino, nei luoghi di San traddizioni in quello che era lo sviluppo soGiovanni Bosco, con un folto gruppo di taciale, dato che si creò una forte dicotomia orminesi, per commemorare l’anniversario tra chi velocemente si arricchiva e chi invece era costretto ad emigrare. (Nel 1901 arriDon E. Biuso. varono 600 taorminesi nel solo porto di New York, quando la cittadina contava poco più di 5000 abitanti) Il professor Bolognari ha più volte evidenziato come la crescita economica sia stata inversamente proporzionale a quella culturale e di come sia stato provvidenziale l’arrivo dei Salesiani a Taormina e l’apertura della prima scuola media della città ad opera loro. La seconda parte del convegno è stata tenuta da Don Enzo Biuso che ha parlato delle tre figure che hanno fatto in modo che si potesse realizzare l’arrivo dei Salesiani a Taormina. Prima fra tutte Miss Mabel Hill, nobil-
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donna inglese di religione protestante, che si accorse della povertà, dell’inaridimento e della decadenza dei costumi dei taorminesi e della possibilità che le cose peggiorassero sempre più facendo di Taormina una “rinomata” meta del turismo sessuale. Miss Mabel Hill mise a disposizione soldi, case e tempo e con l’aiuto dell’Arciprete Padre Marziani si recò a Torino da Don Rua, dopo aver visitato numerose case Salesiane. La seconda figura è quella di padre Gianbattista Marziani, uomo di temperamento, fede e profondo conoscitore dei taorminesi essendo taorminese egli stesso. Padre Marziani si preoccupò della sua città tanto da affiggere dietro la porta della Cattedrale, quasi come Lutero, un documento dove richiamava i taorminesi a prestare attenzione a cosa stesse succedendo, a come in molti si stessero asservendo al dio
denaro sacrificando i propri giovani figli maschi. La terza figura è quella di Don Rua che si interessò a Taormina e nell’ottobre del 1909 scrisse di proprio pugno il biglietto in cui invitava l’ispettore di Catania a mandare qualcuno a Taormina. Due anni dopo nel 1911 si sarebbe aperta la casa salesiana di Taormina. Alla fine del convegno tutti i partecipanti si sono fermati presso la sala “Mamma Margherita” per degustare i dolci della tradizione preparati dalle socie ADMA e da tutti quelli che considerano la Casa salesiana come casa propria. I festeggiamenti per il centenario si chiudono il 19 marzo con la Benedizione di un pannello in ceramica realizzato dall’artista Gianfranco Ridolfo. I taorminesi sperano, desiderano e vogliono che questi siano stati i primi cento anni di un cammino ancora lungo da percorrere per continuare a sognare con San Giovanni Bosco.
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Guardando Altrove Pr e s e n t a t i a ll’U n ive r s it à di C a t a ni a i vo lu mi s u l c on t r ib ut o s a l es i a no al l ’ Uni t à d’ It al i a Dopo le prestigiose sedi romane (Camera dei Deputati e Campidoglio), anche l’Università di Catania, nella sede della sua facoltà di lettere, ospitata dall’ex monastero dei Benedettini, che ha messo a disposizione uno degli ambienti più belli: il Coro di notte, ha visto la presentazione dei due volumi pubblicati da salesiani e FMA in occasione del 150° dell’Unità d’Italia (Grazia LOPARCO e Maria Teresa SPIGA [edd] Le Figlie di Maria Ausiliatrice in Italia. Donne nell’educazione e Francesco MOTTO [ed] Salesiani di Don Bosco in Italia.150 anni di educazione). L’ispettoria sicula Madre Morano ha così voluto offrire ai membri della FS e alla città un’occasione culturale qualificata e qualificante. Erano presenti l’ispettrice, sr. Anna Razionale, tutte le consigliere ispettoriali e i tre curatori. Le relazioni sono state affidate a quattro professori della medesima università, in parte lontani dal mondo salesiano – le prof. Criscenti (pedagogia) e Scalisi (storia) e per l’altra parte ex allievi, i prof. Di Nuovo (psicologia) e Sapienza (diritto internazionale). I relatori, ciascuno dalla propria prospettiva, hanno riletto i due volumi, articolando gli interventi attorno ai seguenti temi: L’ordine salesiano tra Unità d’Italia, modernità e globalizzazione; Contributo della Chiesa Cattolica alla nazionalizzazione delle masse in Italia: il ruolo dei Salesiani e delle FMA; Aspetti educativi utili per supportare la crescita cognitiva, affettiva e relazionale dei bambini e degli adolescenti: realizzazioni nell’educazione salesiana; La funzione sociale dell’impegno educativo delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Il pregio del lavoro compiuto da ciascuno dei professori va ricercato nella capacità di cogliere quanto le due congregazioni hanno contribuito a realizzare e nell’attenzione costante alle due esperienze. Solo la pedagogista ha preferito soffermarsi quasi esclusivamente sul contributo femminile che le offriva più aperture sui temi che le sono propri. Le due docenti, che meno ci conoscevano, hanno manifestato la loro meraviglia per la ricchezza educativa espressa dai due Istituti in Italia. Una ha comunicato di aver inserito i volumi nella bibliografia per due tesi assegnate di recente e l’altra si è detta desiderosa di avviare una collaborazione con la nostra facoltà Auxilium. Ci auguriamo che iniziative come questa possano servire a far conoscere e stimare il lavoro salesiano per i giovani, tanto più in un tempo come il nostro di “emergenza educativa”, in cui si devono unire tutte le forze per aiutare le nuove generazioni ad assimilare gli autentici valori umani e cristiani.
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Un volume per non dimenticare e tramandare ai posteri il patrimonio religioso montalbanese Lunedì 26 dicembre 2012 alle ore 15.00, presso il Santuario Maria SS. della Provvidenza di Montalbano Elicona, è avvenuta la presentazione del libro di Don Santino Russo. Alla presenza dell’autore, con i saluti del Sindaco Giuseppe Simone, di Monsignor Benedetto Rotella, Arciprete di Montalbano Elicona, l’introduzione di Don Gianni Mazzali, Ispettore dei Salesiani di Sicilia, è stato presentato alla comunità montalbanese il libro dal titolo “Santuario Maria SS. della Divina Provvidenza – Montalbano Elicona”. Dopo vari discorsi, con i quali gli intervenuti, che hanno voluto ringraziare l’autore del libro per l’enorme importanza che riveste non solo per la comunità religiosa, le conclusioni affidate a Don Santino Russo, che nel suo discorso ha voluto sia evidenziare le ragioni che lo hanno spinto alla realizzazione dell’opera e sia ringraziare tutte le persone che lo hanno aiutato a portarla a compimento. Il primo pensiero è stato rivolto a Padre Nino Mobilia, dal quale ha potuto attingere il materiale, notizie e tutte le informazioni, frutto delle sue ricerche sulle tradizioni civili e religiose di Montalbano Elicona. Nell’introduzione si legge, appunto che, proprio Don Santino, da bambino aiutava Padre Nino nel catalogare e conservare articoli di giornali ed altro materiale informativo legato al suo paese. Successivamente, qualche anno fà, Padre Giovanni Saccà, gli mise a disposizione fotocopie degli appunti di Padre Nino, i cui originali erano nel frattempo scomparsi. Proprio questi appunti gli fecero maturare l’idea di approfondirli, di effettuare ulteriori ricerche e quindi di comporre un libro sul Santuario della Divina Provvidenza, che rappresenta, assieme al castello di Federico II, l’elemento che caratterizza principalmente la nostra comunità. Continua l’autore, dicendo che il libro ci permette di non perdere e dimenticare un patrimonio storico-religioso, come quello montalbanese, una storia intrecciata attorno al castello ed alla Madonna della Provvidenza, affinché le nuove generazioni possano trovare in quegli “appunti” le radici della loro spiritualità. Un libro che rende omaggio a Padre Nino Mobilia, che gli ha permesso di tramandare ai posteri il frutto del suo lungo e laborioso lavoro di ricerca. L’autore Don Santino Russo, nel corso del suo discorso ha voluto anche ringraziare Padre Giovanni Saccà per Insieme
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Presen tato il libro di Don Santino Russo
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gli appunti che gli ha donato, Don Raimondo Calcagno e Don Nicola Barbera per averlo sostenuto in questo lavoro e Monsignor Benedetto Rotella per tutti i suggerimenti e le informazioni storiche. Il libro è stato arricchito e abbellito con tutta una serie di foto storiche d’archivio dello Studio Fotografico Belfiore, a cui l’autore ha rivolto un grosso ringraziamento.
Don Santino Russo ha, infine, ringraziato il Prof. Aldo Cultrera, l’Avv. Franco Barbera per la loro collaborazione e tutto il pubblico intervenuto all’evento, tra cui i numerosi figuranti del Presepe Vivente. Proprio a quest’ultimi è stata dedicata l’ultima parte della manifestazione, attraverso la cerimonia di consacraé La madrina dell’evento C. Koll. zione del Presepe Vivente di Montalbano alla Madonna della Provvidenza. Per l’occasione, una madrina d’eccezione, l’attrice Claudia Koll, che ha magistralmente letto la preghiera di consacrazione. Gius ep p e P ant ano Da: Montalbano Notizie, gennaio 2012 – n. 104.
Do n Al b e r t o L o r e nz e l l i I s p e t to re d e l C i l e Il Rettor Maggiore, con il parere favorevole del Consiglio generale, ha nominato Superiore dell’Ispettoria “San Gabriele Arcangelo” del Cile per il sessennio 2012-2017 Don Alberto Lorenzelli finora Ispettore dell’Italia Circoscrizione Centrale “Sacro Cuore” (ICC). Congiuntamente alla notifica della nomina, il Rettor Maggiore ha fatto pervenire una lettera ai salesiani della ICC in cui spiega le motivazioni che hanno portato alla nomina di Don Lorenzelli a Ispettore del Cile e, nel contempo, indice l’apertura della fase di consultazione per il nuovo superiore, fase che si concluderà il 29 febbraio. L’insediamento è previsto a Santiago del Cile il 3 marzo 2012 é Don A. Lorenzelli. con la presenza di Don Adriano Bregolin, Vicario del Rettor Maggiore. Don Lorenzelli succede a Don Leonardo Santibáñez.
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Sarà il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, a presiedere in Cattedrale il solenne pontificale della solennità liturgica di S. Agata, che nel capoluogo e in diocesi prevale sulla liturgia della domenica V per annum, nell’anniversario del martirio della santa Patrona della città e dell’arcidiocesi metropolitana di Catania, della quale sono suffraganee le diocesi sorelle di Acireale e Caltagirone. Nel pomeriggio dello stesso giorno, alle 16,30, prima dell’inizio del giro interno, a presiedere la celebrazione della messa propria in onore di S. Agata sarà il vescovo Giuseppe Sciacca, segretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Nonostante un gravissimo e recente lutto familiare, il presule non mancherà all’appuntamento con S. Agata. Bertone e Sciacca sono molto legati a Catania, nota in Italia e nel mondo per il duplice privilegio di essere città particolarmente salesiana e agatina. Sua eminenza Bertone, fiero di essere un coné Mons. T. Bertone e Mons. S. Gristina. sacrato sacerdote salesiano, sportivo e musicista come si conviene ai discepoli di Don Bosco, ha ricoperto tante alte cariche di grande rilievo tra cui quelle di rettore magnifico dell’Università Pontificia Salesiana, di arcivescovo di Vercelli e Genova e di segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede. Diversi lo ricordano, non ancora segretario di Stato, a Catania in alcune circostanze: nell’Istituto S. Filippo Neri nuovo una conferenza sul codice di Diritto Canonico entrato in vigore nel 1983 e nell’ex abbazia S. Nicolò l’Arena una lectio magistralis, in occasione della presentazione dell’enciclica “Fides et Ratio” del beato Giovanni Paolo II. [...] A nt o n i no Bl an di n i Da: La Sicilia, Catania 5 febbraio 2012
Ina ugur az ione del Muse o Don Bosc o Venerdì 20 gennaio 2012 è stato un giorno importante per la Basilica del Sacro Cuore di Gesù al Castro Pretorio. Vengono infatti restituite alla comunità dei fedeli le “Camerette” di Don Bosco, gli ambienti in cui il santo, fondatore della Congregazione dei Salesiani e edificatore della Basilica, visse per alcune settimane durante la sua ultima permanenza a Roma dal 30 aprile al 18 maggio 1887. Gli arredi originari sono stati completamente riordinati e arricchiti di pannelli esplicativi multilingue e di monitor “touch screen” per consentirne la migliore fruizione da parte dei visitatori. Insieme
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« Do n» Be rt o ne t o rna ne l l a c i tt à p ar ti c o la rm ent e ca ra a i sa le si a ni
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N u o vo in c ari co p e r D o n G i u s ep p e C o st a Il sacerdote salesiano Don Giuseppe Costa, giornalista e professore di Editoria religiosa e di letteratura giovanile presso la facoltà di scienze della comunicazione dell’Università pontificia salesiana, già docente di teoria e tecnica del Giornalismo e attuale direttore della Libreria editrice Vaticana, è stato nominato da Papa Benedetto XVI consultore del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni so© Osservatore Romano. ciali, moderno organo collegiale della Curia Romana. Don Costa, uno dei salesiani più noti nel mondo, è siciliano di Gela, dove è nato 66 anni fa, ed è molto legato all’Ispettoria sicula dei Salesiani avente sede a Catania, per aver a lungo operato nel popolare oratorio salesiano S. Filippo Neri di via Teatro Greco.
Gi ornal ismo rel igi oso senza giudiz i sommari Il D i re tt o re d e l la LE V p ro p o ne una f o rm a z io n e p ro f es si o na l e “Editoria, media e religione”, è il libro di Don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana (LEV), uscito nel 2009 e ripresentato il 27 gennaio ne “I venerdì di Propaganda: temi e autori”, a Roma presso la libreria internazionale Paolo VI”. Il dibattito su giornalismo ed editoria religiosa è stato animato da professionisti del settore: Giovanna Chirri, dell’agenzia Ansa; Salvatore Mazza, del giornale Avvenire; ed Enzo Romeo, direttore del Tg2. Il tutto moderato da Neria De Giovanni. [...] L’autore del volume, “Editoria, media e religione”, Don Giuseppe Costa, ha raccontato a ZENIT che nel libro ha raccolto l’esperienza di una vita dedicata al giornalismo: “Mi sono da sempre occupato e giornalismo religioso e ho insegnato giornalismo religioso. Da giovane sacerdote ho studiato teologia pastorale giovanile e siccome avevo iniziato da dilettante a scrivere articoli mi mandarono a fare giornalismo alla LDC, al Bollettino Salesiano e all’università in America. Così sono rimasto nel giro dell’informazione religiosa”. “Un libro che è nato - ha proseguito il religioso - dalla consapevolezza che esiste un problema comune a tutti i media, che è quello del linguaggio. Chiunque affronta l’informazione religiosa ha il dovere di conoscere il linguaggio, e deve adattarlo allo strumento che usa”. Il linguaggio “è il problema chiave per l’informazione religiosa. Tanti equivoci, tanti stereotipi ci sono perché il linguaggio non è recepito. E linguaggio significa, storia, cultura, filosofia, teologia e così via”. [...] E ha anticipato: «Avevo preparato un libro su “Cinquant’anni di giornalismo religioso in Italia” (Frontiere della comunicazione). Questo libro sarà rieditato con la collaborazione di due giovani ricercatori, Merola e Caruso e lo presenteremo fra un mese e mezzo. Il libro avrà per titolo “Giornalismo religioso, storia metodo, e testi” è una novità che uscirà fra un mese». S er gio M or a Da: Zenit.org, Roma 28 gennaio 2012
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Omelia per il funerale di Don Gaetano Conti
Messina, 26 dicembre 2011
Ieri, 25 dicembre abbiamo celebrato il Natale del Figlio di Dio nella carne umana e il natale al cielo del nostro confratello Don Gaetano Conti. Ci ha lasciati nella prima parte della mattina, consapevole e lucido quasi fino alla fine. Testimonia Don La Rosa che gli è stato vicino fino a poche ore dal decesso che, fino a mezzanotte, insisteva dolcemente che si pregasse. Desiderava vivere i suoi ultimi momenti di consapevolezza in intimità con quel Dio che per lunga vita aveva servito e al cui incontro desiderava prepararsi. Negli ultimi anni, con una evidente accentuazione negli ultimi mesi, la fibra forte di Don Gaetano si era man mano indebolita. Dava evidenti ed anche preoccupanti segni di inappetenza ed era difficile indurlo a nutrirsi. Il graduale indebolimento lo ha ridotto a pelle ed ossa e, specie negli ultimi giorni, ha fatto presagire che ormai l’incontro definitivo con il Signore si stava avvicinando. È bello accostare al clima intimo e familiare del Natale la figura di questo nostro benemerito confratello che ha vissuto una lunga vita, segnata da un’indole mite, pacata, piacevole, di naturale giovialità e simpatia. Così ho avuto modo di conoscerlo in questi anni. Un uomo saggio che sapeva stare al
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suo posto, che ti metteva a tuo agio con una accoglienza serena e spiccatamente arguta. A Don Gaetano, quasi fino all’ultimo, non mancava la battuta, l’accostamento originale delle situazioni e delle parole, il senso umoristico e piacevole delle situazioni e della vita. Ho colto questi atteggiamenti, in una vecchiaia serena, come espressione di un uomo intelligente, di grande esperienza, di un salesiano di qualità, di un sacerdote che, con discrezione, è stato ministro dell’amore e della grazia di Dio per tanti giovani studenti. Sono certo che altri confratelli che lo hanno conosciuto molto meglio e più approfonditamente potrebbero tracciare il suo profilo umano e spirituale. È certamente significativo richiamare qui anche la figura del fratello, già ispettore dell’Ispettoria Sicula, benemerito di questa istituzione accademica del San Tommaso, e mentore di una forte preoccupazione per i confratelli anziani ed ammalati. In qualche modo, seppur per breve tempo, Don Gaetano ho potuto godere i frutti di una lontana intuizione. “Figlio, sin dalla giovinezza medita la disciplina, conseguirai la sapienza fino alla canizie. Accostati ad essa come chi ara e chi semina e attendi i suoi ottimi frutti”. Quello di Don Gaetano è stato un lungo tragitto. Era il confratello più longevo nell’Ispettoria Sicula dopo Don La Mantia, è giunto fino ad una nobile e veneranda canizie, abbellita, come andavamo dicendo, da una fine saggezza, da un rassicurante equilibrio umano e da una accattivante paternità. Era commovente ed esilarante al contempo constatare il legame di profonda amicizia che negli ultimi tempi ha legato, quasi in simbiosi, la vita di Don Gaetano e quella del nostro Don Giovanni Costa. Due anime care, arrendevoli, generose, sempre accanto per richiamarsi, per pregare insieme, magari reiterando la stessa preghiera più di una volta, per discutere, per condividere. Un quadretto di forte simpatia, ma anche di invidiabile ricchezza umana. Un dono della canizie, conquistato con la bontà d’animo e la disponibilità senza misura.
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DA RICORDARE
Da ricordare
DA RICORDARE
Un tragitto iniziato nel montano borgo di Cesarò, città benemerita per tante e nobili vocazioni salesiane, nel lontano 1916 in una famiglia numerosa e dalle profonde radici cristiane, tali da donare due figli a Don Bosco. La mamma era sarta e il papà commerciante. Forse per le attività del Padre la famiglia si trasferì a Caltagirone, da cui il papà Mario diede il permesso al figlio di “seguire la sua vocazione”. Pedara lo accolse a 11 anni nel 1927 per frequentare quella che allora si chiamava la quarta ginnasio. Lì maturò la sua chiamata alla vita salesiana fino alla domanda di accedere al noviziato. La sua personalità mostra già i tratti che lo accompagneranno tutta la vita: pietà, timida mitezza, ingegno, grande volontà. È novizio salesiano a San Gregorio dal 1931 al 1932 e corona la sua preparazione con la prima professione religiosa l’8 ottobre 1932. Tra coloro che lo ammettono figura la firma del futuro successore di Don Bosco Don Luigi Ricceri. Intraprende gli studi di filosofia a San Gregorio dal 1933 al 1935. Li completa in Piemonte a Foglizzo con un anno di permanenza (1935-1936) nel piccolo paesino piemontese nel verde Canavese. Viene richiamato in Sicilia per il tirocinio a Palermo Sampolo per due anni (1936-1938) e poi a Catania Don Bosco e S. Filippo Neri, dove contemporaneamente frequenta il corso di laurea in matematica e fisica, conseguendo il titolo nel 1941 e l’abilitazione nel 1943. Nel frattempo viene inviato a Roma S. Cuore per gli studi di teologia in preparazione al sacerdozio, dal 1941 al 1944, in pieno periodo bellico. Viene ordinato presbitero a Caltagirone il 29 giugno 1945 e subito intraprende la sua vita salesiana, quasi totalmente dedita, fino alla vecchiaia all’insegnamento e al governo di varie comunità come direttore. Fu consigliere scolastico e insegnante a Palermo-Sampolo dal 1945 al 1953 e a Messina-San Luigi dal 1953 al 1956. Gli fu poi chiesto dall’obbedienza, nella piena maturità con una pacata fermezza che si andava consolidando, di assumere l’incarico di direttore che tenne in interrottamente dal 1956 al 1971 a
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Messina-San Luigi, a Palermo-Sampolo e a Catania-Cibali. Si trasferì poi nuovamente a Messina-San Luigi come vicario dal 1971 al 1995 e in quella comunità continuò ininterrottamente la sua presenza fino al maggio 2011, quando fu trasferito nella residenza Mamma Margherita presso l’Istituto San Tommaso di Messina. “Avvicinati alla sapienza con tutta l’anima e con tutta la sua forza resta nelle sue vie. Séguine le orme e cercala, ti si manifesterà (…) Alla fine troverai in lei il riposo ed essa ti si cambierà in gioia”. Con efficaci pennellate le espressioni del capitolo 6 del Libro di Ben Sirac tratteggiano, in modo sintetico, la ricerca di una sapienza che è umana, che nasce dall’esperienza, ma che ha le sue radici nella Sapienza, nel Verbo creatore di Dio. Vi scorgiamo l’esperienza umana, cristiana, sacerdotale e salesiana di Don Conti. Davvero piangiamo la perdita di un pilastro, di un punto di riferimento di questa ispettoria. Certo ci rendiamo conto che le nostre fila si vanno assottigliando. Dio ci sta provando nel crogiuolo della precarietà, della esiguità, delle stagioni che ci incalzano e di un ricambio che non ci pare sufficiente. Ci inchiniamo ai progetti di un Dio provvidente e misterioso, anche se ci viene spontaneo pregarlo di arricchire la nostra ispettoria di anime giovani e grandi, umili e instancabili nello zelo, ricche di Dio e della paternità semplice e profonda di Don Bosco. Affidiamo questo anelito a Don Gaetano perché interceda, presso il Signore, nel Paradiso salesiano dove certamente gode dell’ultima e più vera pace. Il brano evangelico fonda questa nostra incrollabile speranza: “Questa è la volontà di Colui che mi ha mandato che io non perda nessuno di quelli che mi ha dato, ma che li risusciti nell’ultimo giorno. Questa è infatti la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna e io lo risusciti nell’ultimo giorno”. Questa è la fede che ci guida e ci sorregge e nella quale esprimiamo le condoglianze ai parenti presenti, e al direttore e comunità del San Tommaso che si stanno abituando a contemplare Insieme
Don Gianni Mazzali
In memoria di Don Mario Cogliandro
Carissimi Confratelli ed amici, non appena ieri Don Franco Di Natale mi ha comunicato la morte del nostro caro Don Mario Cogliandro, mi è tornata subito alla mente la sua figura di anziano e sofferente seduto al suo tavolinetto ed intento a leggere, scrivere e pregare, e poi con la sua voce flebile ed il suo dolce sorriso rispondere affettuosamente al saluto che gli rivolgevo, quando venivo a trovarlo. Uomo semplice, fraterno, gioviale, umile e riservato, Don Mario ha avuto una esistenza all’inizio della sua vocazione tanto travagliata e poi inseguito cosi poliedrica ed intensamente dinamica. È stato certamente un confratello che non ha sotterrato i talenti ricevuti, ma con umiltà e laboriosità li ha posti nelle mani di Dio e della Congregazione in maniera mirabile, a beneficio di tutti coloro che lo hanno incontrato. Prendendo a piene mani da un suo scritto dove delinea in maniera molto puntuale la sua complessa esistenza, mi provo a tracciare il percorso straordinario della vita di Don Mario. Nato il 26 luglio 1925 a Cannitello di Villa San Giovanni (RC) da Domenico Cogliandro ed Eugenia Accurso, fa i Insieme
suoi studi primari in Calabria e dal 2° al 5° ginnasio al “S. Luigi” di Messina, da interno. Affascinato dalla testimonianza di vita religiosa ed apostolica dei suoi superiori, giunge alla determinazione che il suo futuro era quello di Salesiano, come loro. Nel 1940 intanto scoppiava la seconda guerra mondiale ed i suoi genitori decidono di inviarlo al Seminario di Reggio. Nel 1941 muore la mamma che tanto amava ed amerà sempre, come egli stesso scrive. Sempre al Seminario di Reggio fa gli studi teologici ma non chiede di essere ammesso agli Ordini Sacri, per essere libero di seguire la sua vocazione salesiana, come gli consigliava il suo direttore spirituale. Finalmente, raggiunta la maturità a 21 anni, fa la domanda per il noviziato, che farà a Modica guidato da Don Giardina Maestro dei novizi. Nel 1946, fatta la professione, resta per un anno assistente al noviziato. Dal ’47 in poi lo vediamo assistente e professore a Sampolo di Palermo, a Cibali di Catania mentre viaggia a S. Gregorio per completare i suoi studi di teologia; quindi fatta la professione perpetua e dopo aver ricevuto gli Ordini minori, viene ordinato presbitero nel 1950 a S. Gregorio. Ed è in questa città, culla salesiana per tante generazioni di confratelli, che dal 1950 al 1962 fa da Catechista ed insegnante dei Chierici (circa 200 di tre Ispettorie), e nel fra tempo si laurea in lettere classiche, divenendo insegnante di italiano e storia . Nel 1959 la sua vita cambia totalmente, in quanto viene chiamato a fa-
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DA RICORDARE
spesso il mistero della morte. Don Conti è stato circondato da tanta cura ed affetto. Ringrazio Don Pasquale Pirrone, già direttore del San Luigi per la sua vicinanza e la sua profonda umanità, i confratelli e soprattutto le suore SMA così amorevoli e presenti. Ringrazio il personale che si è prodigato e quanti gli sono stati vicini, in particolare Don Giovanni Costa. Il Signore benedica tutti e ci aiuti, nella luce del suo Natale, a contemplare le meraviglie che egli sa fare attraverso l’umanità decaduta e redenta. Don Gaetano interceda per noi in cielo, sostenendoci nel cammino verso la patria che tutti ci attende.
DA RICORDARE
re il delegato dei Cooperatori della Sicilia Occidentale ed Assistente delle Volontarie di Don Bosco. Pur continuando ad insegnare a S. Gregorio nel 1962 viene nominato direttore di Pedara, dove si adopera per l’ultimazione della Chiesa e del teatro, benedetti ed innagurati poi da Don Matthias. Dal 1964 al 1973 il suo cerchio di azione si allarga e si intensifica divenendo delegato della Famiglia Salesiana della Sicilia Orientale. Durante questi anni fonda i Cineclub, avvia i campi di lavoro dei Cooperatori d’Italia prima a Riesi e poi a Palma Montechiaro, dove viene promosso, fra l’altro, un laboratorio di maglieria per le ragazze; nel ’67 fonda l’unione exallievi del Ranchibile; nel ’68, con il terremoto del Belice, lo si vede organizzare i centri di raccolta degli sfollati ad Alcamo e al “Ranchibile” di Palermo, e chiedere aiuti per i terremotati alla televisione nazionale; e nel ’72 riapre “S. Chiara” di Palermo assieme a Don Rocco Rindone. Fra tanto laborioso lavoro la sua salute vacilla: prima per un distacco di retina e l’intervento conseguente e poi un’ernia provocata dalle fatiche fisiche affrontate a Palma Montechiaro. Nel 1973 la sua vita subisce un’ulteriore sterzata. Il Rettor Maggiore Don Ricceri lo chiama a Roma per nominarlo Delegato mondiale dei Cooperatori, obbedienza faticosa ma accettata, e lascia “S. Chiara” con Don Rindone da solo. Gli anni che verranno sono molto fecondi: avvia subito la revisione del Regolamento dei Cooperatori composto da Don Bosco; e poi inizia i suoi viaggi per il mondo fino al 1988. Egli dice “non sono stato soltanto in Cina, Giappone e Corea, poi dovunque”. Nell’America latina frequentemente, per convegni, celebrazioni e l’avvio della missione dei Cooperatori a Trelew; lo stesso in Asia, in Australia ed in Africa. In Europa è un missionario irrefrenabile: convegni, riunioni, ritiri, esercizi spirituali ecc. Infine dal 1988 fino al 1990 viene incaricato responsabile del Salesianum alla Pisana.
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Nel 1990 fino al 2006 viene trasferito da Don Viganò a Vibo Valenzia con l’incarico di delegato delle Famiglie Salesiane, poi Direttore di quell’Opera e li resterà infine come confessore. In questi ultimi anni ritornato in Sicilia prima a Pedara e poi al Residence Mamma Margherita, ha concluso il suo laborioso servizio alla Congregazione come in un silenzioso ritiro, in punta di piedi. Testimonia Don Angelo Dominici che gli è stato accanto a Pedara: “Il suo atteggiamento era sempre accogliente ed incoraggiante. Sofferente e ammalato, com’era, mi ha fatto sempre una bella impressione. Per quanto glielo permetteva la salute era sempre sereno e delicato nelle relazioni con gli altri Confratelli. Nei periodi difficili, accettava con rassegnazione ed offriva tutto al Signore per il bene delle anime. Al mattino si faceva trasportare alla cappella per la S. Messa e sul suo tavolo c’era sempre il breviario aperto”. Don Perrelli lo ricorda nel vivo della sua attività apostolica: “Ha lasciato una impronta indelebile nella Congregazione. Il mio nitido ricordo è legato specialmente all’eredità umana e spirituale lasciata al Ranchibile, dove ha messo in moto una serie di iniziative coi cooperatori e coi giovani capaci di suscitare in essi uno spirito apostolico di frontiera (vada tra tutte l’esperienza di Palma Montechiaro), formando persone mature e responsabili, capaci poi di entrare nella società con forte impegno cristiano e spirito salesiano”. Concludo con le parole che egli ha scritto nella sua domanda per essere ammesso alla Professione perpetua: “Mosso unicamente dal desiderio di salvarmi l’anima, domando umilmente di essere ammesso alla Professione Perpetua per legarmi in defettibilmente alla Congregazione Salesiana”. E così è stato. Ricordiamo i familiari defunti di confratelli: la mamma di Don Benedetto Sapienza, il papà di Don Angelo Vitrano e la sorella di Don Sallemi. Insieme
«Cari giovani, lodare e servire il Signore non consiste in una vita triste e lontana da ogni divertimento e piacere. Non è così! Questa è una prima tentazione che vi invito a superare decisamente. Io voglio insegnarvi un metodo di vita cristiana, che vi possa rendere allegri e contenti, indicandovi quali siano i veri divertimenti e i veri piaceri... Rimandare dopo, in vecchiaia, la gioia di pregare e di dialogare con Dio è la seconda tentazione da vincere assolutamente. Dio conceda a ciascuno di voi una lunga vita, ma ricordate che quella strada che l’uomo comincia in gioventù, in genere si continua nella vecchiaia fino alla morte. ... Se noi cominciamo una vita buona ora che siamo giovani, saremo buoni anche negli anni futuri, e sarà anche buona la nostra morte, principio di un’eterna felicità. Miei cari, io vi amo di tutto cuore, e basta che siate giovani perché io vi ami assai. Vi posso assicurare che voi potete trovare molti libri, scritti da persone di gran lunga più virtuose e più dotte di me, ma difficilmente potrete trovare chi più di me vi ami in Gesù Cristo, e che più desideri la vostra vera felicità. Vivete felici, e l’amore di Dio sia la vostra ricchezza in tutto il corso della vita».
(Don Bosco, dall’Introduzione al Giovane provveduto).