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allegato 4

insieme - settembre 2010

I

CENTENARIO DELLA MORTE DI DON RUA

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5° viaggio di Don Rua in Sicilia

a cura di Don Salvatore Spitale

1 Primo e secondo viaggio 2 Terzo viaggio 3 Quarto viaggio 4 Quinto viaggio

Continuiamo il nostro flashback sulle orme di Don Rua. Dopo i primi quattro viaggi ecco il quinto: maggio 1908. Di ritorno dalla Terra Santa passa dalla Sicilia 2 anni dopo il precedente viaggio, era accompagnato da D. Bretto, economo generale. Arriva a Messina (3 maggio), Alì, Acireale (4), Catania (5), Siracusa (5), Malta (6-7), Siracusa (8), Catania (8-9), Messina (9), Calabria: Soverato (10), Borgia (11-12)... Nel momento della visita – maggio – le case dell’Ispettoria erano 15: Randazzo (1879), S. F. Neri (1885), Cibali (1891), Alì (1891), Bronte (1892), Marsala (1892), S. Gregorio (1893), S. Luigi (1893), Pedara (1897), Bova Marina (1899), Sampolo (1902), Borgia (1905), S. Patrizio (Malta) 1905, Modica Bassa (1907), Soverato (1907). Il terzo volume di D. Amadei ne tratta per 10 pagine pp. 400-409.

Arrivo in Sicilia

Giunto a Messina alle 15 (del 3 maggio), scendeva nella prima barchetta che si presentò, e in pochi minuti era alla spiaggia. “Un giovane facchino – scrive Don Bretto1 – pronto afferra le nostre valigie, ci fa passare alla visita dei bagagli e ci accompagna ad una vettura, come gli avevamo detto. Saliti in vettura, gli chiediamo che voleva di mancia ed egli rispettosamente rispose: – Cinquanta centesimi! – Noi non avevamo spiccioli italiani; il signor Don Rua, aperto il suo portamonete, osservò, poi sorridendo disse al facchino: – E se io ti do un franco, tu ti offendi? Quegli sorrise ringraziando. La carrozza ci condusse al collegio salesiano2, e qui giunti, quale non fu la meraviglia?! “Don Rua!... ma come? Non è a Malta? …” La colpa era della posta; s’era scritto a tempo da Alessandria d’Egitto e la lettera giungeva all’ispettore Don Fascie3 il giorno dopo l’arrivo.

1 – D. Clemente Bretto, era l’economo generale e accompagnava D. Rua in questo viaggio. 2 – Il S. Luigi di Messina, che dopo alcuni mesi sarebbe stato distrutto dal terribile terremoto del

1908. La foto ci mostra uno scorcio dell’istituto e la facciata della chiesa. 3 – D. Bartolomeo Fascie di Verezzo (Savona-Italia) (1861). Studente ad Alassio, visse con don Bosco durante gli studi universitari a Torino, sentì il fascino del Santo e della vita salesiana. ricevette la talare da D. Rua e fu salesiano. Venne in Sicilia come Direttore dell’istituto pareggiato di Bronte in Sicilia 1896-1907, anno in cui i superiori lo elessero ispettore delle case di Sicilia (1907-13). Con questo ufficio passò alla Ligure, Toscana ed Emilia (1913-20). Infine, nel 1919, Don Albera lo chiamò alla carica di Consigliere Scolastico nel Consiglio Superiore. Nel 1930 rappresenterà il Rettor Maggiore Don Rinaldi, impedito a partecipare, alle celebrazioni che si fecero in Sicilia per il Cinquantenario dell’opera salesiana in Sicilia. Morì a Torino il 31 gennaio 1937.


II

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Messina: Oratorio Boccetta.

Giunse inatteso, e ricevette le più liete accoglienze; la fama della sua santità era particolarmente diffusa nell’isola. Com’ebbe preso un po’ di ristoro, fu subito in mezzo ai giovani, visitò l’Oratorio festivo, andò a visitare Mons. Arcivescovo4, il quale aveva detto che voleva assolutamente vederlo quando sarebbe passato a Messina; ed assistè ad una adunanza del Circolo Don Bosco, composto di giovani dai 18 ai 30 anni, catechisti e assistenti dell’Oratorio festivo con viva soddisfazione.

Alì Marina

All’indomani (4 maggio), celebrata la Messa della Comunità, proseguiva per Ali

allegato 4 Marina, e si recava presso le Figlie di Maria Ausiliatrice. Da pochi mesi era morta la loro ispettrice Madre Maddalena Morano,5 e volle rivolger loro parole di conforto… Fece anche aggiustare il pastrano, che aveva subito un grosso taglio, per l’indiscrezione di alcuni devoti, nella parte posteriore. Ricordava Suor Teresa Panzica6 che il Servo di Dio per nascondere il guasto, stretto nelle mani il lembo dell’abito, lo teneva alto e tirato da una parte, e appena la vide esclamò; – Fate voi la penitenza; vedete che non posso uscire di casa, aggiustatelo per amor di Dio. – E la suora l’aggiustò meglio che poté, perché il guasto era nel centro. E non v’era tempo di far meglio dovendo ripartire subito dopo pranzo. E coll’abito così rattoppato serenamente proseguì. La stessa suora ci dice che ebbe anche il bene di potergli parlare per un momento. Gli disse: « – Padre mio buono, avrei una cosa a dirle, vuole avere la bontà di ascoltarmi? – E perchè no? – Senta, Padre, quando io era più giovane aveva un gran desiderio di morir martire per amor di Dio: ora, Padre, che vedo le cose stringersi e che vi può essere la probabilità di verificarsi il mio desiderio, mi spavento ed ho gran timore per le cose che corrono contrarie alla nostra Santa Religione... temo, mi pare di non avere il coraggio e la forza di sostenere il martirio, se tanta grazia il Signore volesse concedermi. – Egli mi ascoltò benigno, e poi rispose: “Sentite, buona figlia, ai tempi nostri non vi saranno più quelle specie di martirio che davano i tiranni ai cristiani. Quindi questo non vi sarà, ma qualora ciò permettesse il Signore, vi darà la grazia e la forza che diede ai Santi Martiri. Adesso v’è un’altra specie di martirio, molto più doloroso per le anime buone che soffro-

4 – Letterio D’Arrigo Ramondini (Itala, 15 novembre 1849 – Messina, 18 ottobre 1922), dal 1898 era

succeduto al Card. Giuseppe Guarino, colui che aveva accolti i primi salesiani provenienti da Torino per andare a Randazzo. 5 – Madre Morano era morta a Catania, da appena una quarantina di giorni, il 26 marzo 1908. 6 – Panzica Maria Teresa di Cesarò 1852 - 1932. Direttrice per tre anni a Catania “San Filippo” la casa delle suore unita ai Filippini di via Teatro Greco.


allegato 4 no, ed è una pena grande che loro sta fitta nel cuore; il vedere tanti mali, tanti scandali che allagano la terra..., vedere la nostra Santa Madre, la Chiesa, il suo Capo, cioè il Sommo Pontefice..., questa navicella col suo Pilota, sbattuti dalle onde furibonde dei suoi nemici..., vedere malmenati i sacri ministri e i figli tutti fedeli di questa Santa Madre, la Chiesa..., questo dico è un martirio per le anime buone più tormentoso dello stesso martirio di sangue…”. Pregate, infine mi diceva, e soffrite questa specie di martirio! – E fu l’ultima volta che gli parlai”. Mancavano pochi minuti al treno – aggiunge Suor Decima Rocca7 – e noi ancora a fargli ressa, quando all’ultim’ora ricordo che volevo che benedicesse e desse un’immagine a ciascuna. Egli comprese tutto il mio pensiero. Quella doveva essere una reliquia. – Il treno fischiava già in lontananza... Prese tra le sue mani le immagini, le benedisse, e poi con tutta lestezza le fece scorrere due o tre volte nelle sue mani in modo da toccarle tutte, poi le restituì dicendo: – Le darete voi alle ragazze! e alle suore – e corse al treno che lo aspettava in stazione. Quanta condiscendenza, quanta delicatezza e quanta trascuranza di se stesso in quell’atto che ci lasciò tutte profondamente commosse”. Partì da Alì all’una e mezzo, ed alla stazione di Taormina incontrava gli alunni dell’istituto di Catania che facevano la passeggiata annuale. Gli applausi che fecero al Servo di Dio attrassero l’ammirazione dei passeggeri, e i giovani ebbero la gioia di vederlo scendere con loro ad Acireale dove avevano stabilito di fare il pranzo. Subito se ne diffuse la notizia. Il Superiore del Collegio San Michele8,

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che li avrebbe avuti ospiti, schierava i suoi cento alunni all’ingresso dell’istituto e faceva affiggere per le vie dei biglietti con la scritta: W. S. Filippo! W. Don Bosco! W. Don Rua! Una giornata indimenticabile; tanto era l’entusiasmo che ovunque destava la sua comparsa. Nel maggio del 1908 – scrive Don Antonino Fasulo – mi trovavo a Messina nell’Istituto salesiano. Giunse Don Rua di ritorno dal suo viaggio in Oriente. Ebbi la fortuna d’accompagnarlo da Messina a Catania. Dovunque appariva il buon Servo di Dio, attorno a lui vedevo destarsi una corrente di muta riverente attenzione. Anche nella stazione di partenza, mentre attendeva il turno davanti allo sportello del bigliettario, tutti gli occhi si fermarono sopra di lui. Una signora, riccamente vestita, dopo averlo riguardato visibilmente commossa, mi si avvicinò per chiedermi chi fosse quel santo. Appena seppe che era Don Rua, non potè più trattenere la commozione ed inginocchiatasi, lì stesso, a vista di tutti, volle essere benedetta. Quando l’umile vegliardo alzò la scarna mano sopra di lei, tutti i presenti, dei quali certamente non potrei garantire la fede religiosa, si scoprirono il capo, compresi di sacro rispetto”.

Malta

Il 5 dopo aver celebrato a Catania e ricevuto la professione religiosa di vari chierici e coadiutori9, partiva per Siracusa e s’imbarcava per Malta, approdando alla Valletta verso mezzanotte. Al porto era ad attenderlo Mons. Farrugia, «Si doveva inaugurare l’altro istituto salesiano di Sliema, Juventutis Domus, ed era ci scrive il comm. Alfonso Galea10 — venuto appositamente a Malta. In quei giorni S. E.

7 – Sr. Decima Rocca nata a Gavi (AL) nel 1871, morta a San José di Costarica il 5 dicembre 1967. In Sicilia dal febbraio 1895. Ispettrice in Sicilia dopo la morte di Madre Morano (26 marzo 1908) fino al 1912. Nel 1913 partì per l’America Latina. 8 – L’Istituto San Michele, fondato nel 1875, e diretto dai Padri Filippini. 9 – Sono riuscito a rintracciare i nomi di alcuni di quei chierici che fecero i voti quel giorno: Di Francesco Onofrio, Furnari Emilio, Garra Vito, Gennuso Vincenzo, Lombardo Giuseppe, Raspa Cherubino, Savarino Giuseppe, Scornavacca Antonino. 10 – Il donatore, insieme alla moglie e alla cognata, dell’opera.


IV

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Mons. Arcivescovo Don Pietro Pace trovavasi a Roma. Il suo vicario generale Mons. Can. Salvatore Grech insisteva di voler compiere lui il rito della benedizione dei locali, mentre spettava a Don Rua, arrivato verso la mezzanotte, tra il 5 e il 6 maggio. Da parte mia non

sua moglie Elisa e la signorina Mary Aspfar, di lei sorella. Dopo la benedizione dei locali, 7 maggio, S. E. il Governatore Sir Henry Fane Grant consegnava le chiavi della Domus al sig. Don Rua». Quindi si svolse il programma «di un’accademia, della quale – osservava Don Bretto – non mi sarebbe possibile, anche scrivendo molte pagine, il dire bene quanto basti; canti e suoni, recite e discorsi si succedettero in modo superbamente grandioso, inappuntabile. Chiuse il sig. Galea con affettuose parole, inneggiando soavemente alla cristiana educazione Malta-Sliema: Istituto S. Alfonso e Oratorio Salesiano. ricevuta dai suoi genitori cui ascrisse il vanto dell’egregia me la sentivo che si facesse questo scambio, opera compiuta. mi sembrava inurbano..., si desiderava che Sfollata la sala, il Comitato della festa si strinse in intimo colloquio col sig. Don Rua, fosse Don Rua e nessun altro, tanto più che che, salutati poi i giovanetti, dopo d’aver ceera stato invitato alla funzione. Don Rua, penato alla Valletta in casa di Mons. Farrugia il rò, per non mancare di riguardo verso l’autoquale per la circostanza ha invitato a far corità ecclesiastica, mi chiese se avessi piacerona al Successore di Don Bosco molti egrere che invitasse egli stesso Mons. Vicario a gi signori, si recava a bordo di quella stessa benedire i locali della Domus, per cui si sasera, per tornare in Sicilia. Erano le ore 24, rebbe subito firmato l’atto di donazione ai saquando Don O’Grady11 e il distintissimo sig. lesiani, invece che nel giorno dell’inauguraGalea ci lasciarono al porto, anzi a bordo, auzione. gurandoci buon viaggio...». Capii la sua prudenza e abnegazione, e come negare nulla al suo sorriso pieno di paterno affetto? Verso le ore 9 pomeridiane scrisse a Mons, Vicario pregandolo a nome proprio di benedire la Domus, e l’atto fu firmato verso le ore 10 pomeridiane la vigilia stessa dell’inaugurazione, 6 maggio 1908, presenti come testimoni il marchese Testaferrata Olivier e il marchese onorevole avvocato Alfredo Mattei, dinanzi al notaio Pietro Mifsud. La donazione della Domus e dell’Oratorio festivo si faceva dal sottoscritto e

Malta-Sliema: Teatro della «Juventutis Domus».

11 – Don O’Grady Patrizio Irlandese (1860) “All’età di 20 anni venne in Italia con l’Arcivescovo di To-

ronto per essere presentato al Santo Padre e poi proseguire per il Canada per dedicarsi al ministero sacerdotale in quella diocesi: ma nella sosta fatta dall’Arcivescovo a Torino, Don O’ Grady con altri tre compagni fu così conquiso dalla santità di Don Bosco che rimase all’Oratorio” (Dal Dizionario biografico dei Salesiani) Divenuto salesiano per due anni fu in Argentina con Mons. Cagliero: per 12 anni da sacerdote, nelle isole Malvine ebbe cura degli emigrati irlandesi. Dal 1903 al 1923 nell’Ispettoria sicula fu direttore a Malta. Morì a S. Francisco USA il 16/08/1943.


allegato 4 Siracusa

L’8 maggio (festa dell’apparizione di S. Michele Arcangelo) – ricorda Don Giuseppe Cammarella – arrivava dopo una pessima traversata del canale di Malta, a Siracusa verso le ore 11, e chiedeva subito di poter celebrare la Santa Messa. Il Foglio Ufficiale dell’Archidiocesi, nel n. 5 di quell’anno, scriveva: «È stato tra noi Don Rua, l’Eliseo del venerabile Don Bosco. Celebrò Messa nella Cattedrale. Avvisato Mons. Arcivescovo12, creduto assente dall’ospite illustre, scese subito e l’incontro fu commoventissimo. Don Rua accettò l’ospitalità offertagli. Seppi dopo dai seminaristi, che l’Arcivescovo ripeteva quel giorno, durante le funzioni della festa commemorativa di S. Lucia: – Abbiamo avuto tra noi un santo! – ».

Catania

Nel pomeriggio proseguì per Catania, ed alla stazione trovò tutti i direttori dell’ispettoria per passare in intima festa familiare il resto di quel giorno, come nel 1906. Il mattino del 9 si recò a celebrare presso le Figlie di Maria Ausiliatrice per ripetere anche ad esse parole di rassegnazione, e di conforto per la perdita di Madre Morano, e quella fu l’ultima messa che il Servo di Dio celebrò in Sicilia. Breve era il tempo che aveva a disposizione, ma accontentò tutte le religiose, lasciando loro nell’animo i più cari ricordi. «Sentiva il bisogno vivissimo di confidare a lui una mia pena – narra Suor Grazia Cantarella13 – per avere il suo consiglio illuminato, e il buon padre che temeva di perdere la corsa, dovette licenziarsi prima che io potessi parlargli. Passandomi vicino, mi guardò con quei suoi occhi che penetravano nell’intimo dell’anima. Comprese il mio bisogno, la mia pena? Io credo, perché mi sorrise benevolmen-

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te, mi porse la mano da baciare, e paternamente mi disse: – Coraggio, figliuola, domani metterò m’intenzione per voi nelle Messa. – Ogni dubbio, ogni timore scomparve, sentivo già gli effetti della preghiera d’un santo!» Si trattava di una pena interiore; sentiva forte il dovere di tendere con tutte le sue forze al conseguimento della perfezione religiosa, e le sembravano insufficienti i mezzi per riuscire a raggiungere le virtù necessarie, per combattere le battaglie spirituali, vincerà se stessa e divenire una vera Figlia di Maria Ausiliatrice, secondo lo spirito di Don Bosco; per questo era tanto scoraggiata. Dal momento che Don Rua le diede quello sguardo, che per lei fu un lampo di luce divina, sentì infondersi nuovo coraggio, ebbe la persuasione di poter riuscire a migliorar se stessa con i mezzi che la Provvidenza le offriva giorno per giorno, e serena attese al lavoro dell’anima sua, vivendo ancora molti anni pia, prudente, caritatevole, laboriosa e amante dell’ adempimento d’ogni dovere sino al sacrifizio. Mi trovava educanda in quella casa – racconta Anastasi Giovanna – e pensando che anch’io dovevo avere la consolazione di vedere sì veneranda persona, si ravvivò in me l’ardente desiderio di volergli parlare personalmente, per ricevere qualche savio consiglio, e promisi una Via Crucis in suffragio delle anime sante del Purgatorio, se avessi potuto avere tanta fortuna. Eravamo schierate in un corridoio a pian terreno, quando Don Rua entrato con in mano delle medagline di Maria Ausiliatrice, le distribuiva. Il mio occulto desiderio mi spingeva a volergli parlare, ma pensando che sarebbe stata una eccezione per le altre educande, non osai. E mentre dava a me la medaglina e gli baciai la rnano, col volto sorridente e voce chiara mi disse: – Coraggio neh? – Indicibile fu la mia consolazione; rimasi appieno soddisfatta.

12 – Era Mons Luigi Bignemi vescovo di Siracusa da dicembre 1905 al dicembre del 1919. 13 – Cantarella Grazia di Paternò (CT) 1872 - 1933. Per tutta la vita fu cuciniera e guardarobiera a

Catania “San Francesco di Sales”.


VI

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Per maggior sicurezza volli domandare ad una mia compagna (con la quale ci trovavamo alle due estremità del corridoio) se avesse sentito dire qualcosa ad alcuna mentre passava vicino a lei; e con tutta ingenuità mi rispose: No, diceva niente a nessuna! – Dopo ciò, senz’indugio mantenni la promessa della Via Crucis in ringraziamento, stimando l’accaduto un’ispirazione divina avuta ad intercessione delle anime purganti». Tornato in via Cibali al collegio salesiano, tenne conferenza ai direttori e ai giovani delle Compagnie di S. Luigi e del SS. Sacramento, e in fretta ai avviava alla stazione. Mentre stava per uscire gli si presentò uri padre piangente, accompagnando un figlio, alunno del collegio che per ordine del dottore doveva condursi a casa perché, colto da grave malattia infettiva agli occhi, e pregò il Servo di Dio che lo guarisse. Don Rua – narrava Don Gaetano Patanè14 – mise la mano sul capo del giovane, poi disse al direttore15 del collegio che era presente: – Questo giovane può rimanere in collegio, perché non ha nulla. – Il dottore, pure presente fece le sue forti ed energiche proteste, esclamando: – O io sono pazzo, o non capisco niente! – Il Servo di Dio partì; il dottore volle accertarsi dello stato della malattia del ragazzo e lo trovò completamente guarito». Messina

Partì verso le ore 15, alla volta di Messina. Qui alla stazione centrale lo attendevano amici, Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice e due squadre di alunni per salutarlo. I giovani

allegato 4

Messina-S. Luigi dopo il terremoto del 1908.

si affrettarono a raggiungere il porto e giunsero ancora in tempo ad applaudire al buon Padre mentre scendeva nel piroscafo, e continuarono a salutarlo con le mani e i berretti, finchè il bastimento scomparve... Era l’ultima volta che lo sguardo del Servo di Dio si posava su quelle spiagge, sulle quali alla fin dell’anno doveva tornare a posarsi dolorosamente il suo pensiero, forse anche nei terribili istanti del disastro tellurico16, nel quale due anni prima aveva assicurato un confratello che non sarebbe perito17, mentre ne sarebbero rimasti vittime non pochi alunni e confratelli18… anche di quelli che l’avevano salutato allora allora con tanto entusiasmo! Calabria

A Reggio Calabria l’avvicinarono devotamente per baciargli la mano alcuni chierici del Seminario, dicendo che in maggior numero l’avevano atteso la sera innanzi. Il Servo di Dio salì in treno, e proseguì si-

14 – Don Gaetano Patanè nato a Nunziata nel 1876. Fu dei primi al noviziato di Sicilia a Mascali. Fu

a Tunisi: Oratorio festivo per gli italiani. Nel 1907 è a Sanpierdarena. Rientra in Sicilia nel 1910 a Messina, Alì, Catania, Pedara direttore di Oratorio, economo, insegnante, catechista. Nel 1927 partì per il Mato Grosso. Vi morì nel 1947. 15 – Era direttore di Cibali dal 1897 Don Mantelli Giovanni. Era di San Salvatore (Alessandria-Italia) del 1862. Proveniente da Firenze venne in Sicilia nel 1897 e fu direttore della casa di Cibali per dieci anni fino al 1908 quando venne sostituito da Don Camuto e Don Mantelli partì per Torino Valdocco. Morì a Chiari nel 1950. 16 – Si fa riferimento al terremoto che doveva colpire Messina alle 5,20 della mattina del 28 dicembre del 1908. Ecco un’immagine di quello che era il S. Luigi dopo il terremoto. Una triste fila di baracche. 17 – Vedi in appendice. 18 – Le vittime del terremoto furono 38 alunni, 9 Salesiani, 4 persone di servizio:totale 51.


allegato 4 no a Soverato. A Bova Marina l’attendeva Don Piccollo19 che gli fece compagnia sino a Foggia. Giunse a Soverato mezz’ora prima della mezzanotte; e il di seguente, per la munificenza della compianta Marchesa di Cassibile20, aveva la consolazione di benedire la prima pietra della chiesa e dell’Istituto Salesiano. L’11 si recò a S. Andrea a visitare la baronessa Scoppa e la Marchesa di Francia, nostre insigni benefattrici, che lo veneravano anch’esse come un santo. Celebrò nella loro cappella; e prosegui per Catanzaro Marina e di là, dopo più di due ore di carrozza, giunse a Borgia. Il 12, accompagnato dall’arciprete e da vari sacerdoti del luogo e dei dintorni e da molti signori si recò a benedire il nuovo istituto e vi celebrò la prima Messa, quindi tra un popolo festante, a suon di banda e tra lo sparo di mortaretti, tornò alla casa, dove i nostri allora dimoravano. La sera, verso le nove e mezzo, riparti in carrozza per Catanzaro, e alle 23? proseguiva per Rossano, dove giungeva verso le 3? del mattino, per far visita al Vescovo che insistentemente gli aveva manifestato íl desiderio di vederlo e di parlargli. La vettura l’attendeva alla stazione. Giunto in episcopio celebrò la S. Messa e s’intrattenne a lungo con Mons. Mazzella21, che gli espose il vivissimo desiderio d’avere i Salesiani nella sua diocesi e nella sua terra natale; quindi l’accompagnò a visitare la Cattedrale e a venerarvi l’immagine dell’Acheropita22; e lo condusse in seminario, e il Servo di Dio rivolse ai chierici i preziosi suggerimenti che soleva ripetere Don Bosco ai sacerdoti per cattivarsi la fiducia popolazioni. Nel pomeriggio saliva nuovamente in treno, dopo aver parlato alla stazione con un altro vescovo che voleva egli pure i Salesiani; e, cambiando convoglio a Metaponto e a Ta-

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VII

ranto, giungeva la sera a Bari, all’Istituto Salesiano. La mattina dopo tenne un caro fervorino alla Messa: «Voi volete onorare e contentare Maria Ausiliatrice; amate Gesù, suo Figlio. Egli è già in mezzo a noi, e si compiace di starvi: Corrispondete con amarlo tanto. Trattenetevi volentieri con lui, venendo a visitarlo, venendo a riceverlo». Don Piccollo ci dà altri particolari: Incontrai il sig. Don Rua a Bova; mi pareva stanco e deteriorato in salute; nel viaggio aveva perduto 6 o 7 denti; se prima non mi era mai succeduto di vedere Don Rua appoggiato quando sedeva, ora era costretto a prendere in viaggio una posizione di riposo; era però sempre vivace e zelante, come portava la sua carità instancabile anche allora nel viaggio. non perdeva un minuto di tempo. La funzione della benedizione e della posa della prima pietra della chiesa di S. Antonio di Padova a Soverato fu solenne ed entusiastica per quelle popolazioni. A Soverato sembrava dimentico di noi, ma procurava di passare il maggior tempo possibile col giovane Arciprete e s’intratteneva con lui tutte le volte che poteva. Questi era uno dei migliori sacerdoti della diocesi di Squillace, e forse era per ciò molto caro a Don Rua; si vedeva che voleva portarlo a sempre maggior perfezione; forse egli, che aveva un intuito superiore e divino, sapeva supernamente che quel sacerdote doveva molto presto essere chiamato all’eternità, e cercava di disporvelo. Mistero! Dio solo lo sa!... «Don Rua, pure in Soverato, fu spettatore di una terribile invasione di cavallette piovute dall’Africa; tutti i territori di Soverato e dei paesi circonvicini ne erano ricoperti; in certi luoghi lo stato di questi ditteri arrivava

19 – Don Piccollo dall’anno precedente non era più ispettore delle Sicula e si trovava assegnato alla

casa di Soverato.

20 – Nobildonna siciliana che possedeva grandi feudi nei ditorni di Siracusa e Cassibile. 21 – Mons. Orazio Mazzella † (24 marzo 1898 - 14 aprile 1917 nominato arcivescovo di Taranto). 22 – Immagine Acheropita del Redentore. “Acheropita” in greco significa “non fatto da mano uma-

na”.


VIII

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ad un palmo. Don Rua, impressionato per simile sciagura pregava; qualche volta con una verghetta picchiava quelle malefiche bestiole; il flagello durò pochi giorni, e l’esercito degli animali distruttori volò altrove». A Borgia «le Comunioni furono più di seicento e le persone che vi avevano partecipato, dopo la funzione, non sapevano distaccami da lui; si vedevano quelle buone vecchie, quei contadini prostrarsi a terra per baciare le orme lasciate da Don Rua e il posto dove aveva posato i piedi». Alla stazione di Rossano «lo attendeva un altro Vescovo, Mons. Chieppa23, vescovo di Cariati, il quale salì in treno e mise a supplicarlo perché inviasse i Salesiani nel Seminario della sua diocesi; Don Rua voleva fargli capire le difficoltà a poter accordargli quant’egli desiderava, Ma il Vescovo continuava ad insistere, però con tanta grazia, che faceva pena perfino a noi il veder Don Rua costretto a negargli quel favore. Al fine Don Rua disse: «Senta, Monsignore, fra qualche anno Vostra Eccellenza sarà traslocato dall’ attuale diocesi in altra più importante. Sa, Vostra Eccellenza, se il suo Successore avrà le intenzioni che ella ha ora? Monsignore si tacque e alla stazione più vicina discese, ammirato dell’amabilità di Don Rua, come Don Rua era edificato dello zelo e della bontà di quel giovane Prelato»; il quale, l’anno dopo, avverandosi le parole di Don Rua, veniva promosso alla sede di Lucera. A Bari fu grandemente festeggiato in casa e anche dai signori della città. Studiò i bisogni di quell’istituto, e non solo permise che si terminasse la fabbrica, ma si offrì a fornire il denaro per compiere il lavoro. Io lo accompagnai fino a Foggia, e poi dovetti separarmi per continuare la visita delle case del Napoletano. Quando lo salutai, anche allora mi disse come per ultimo saluto dallo sportello del treno: «Caro Don Francesco, cura la tua salute; ma, sai, pensa alle Calabrie!».

allegato 4 Appendice Una Profezia. (Mentre attraversava la Calabria) Durante il tragitto da Bova Marina a S. Andrea del Ionio avvenne fra il detto Ispettore (Don Piccollo) e Don Rua un colloquio misterioso, che il primo lasciò descritto. Erano le 21. Nello scompartimento si trovavano essi soli con due Salesiani, che sonnecchiavano in un angolo. Don Piccollo profittò del momento per dire a Don Rua: – Senta, signor Don Rua, io ho da qualche tempo più che una preoccupazione, un presentimento che tra non molto debba morire, non io solo però, ma con una cinquantina dei nostri; anzi mi pare che saremo in cinquantadue a morire. – Don Rua lo guardò stupito. Non prese tuttavia la cosa alla leggera, ma gli chiese di spiegarsi meglio. – Non ho altro pensiero, rispose; non so dove nè in che tempo, ma la voce interna mi dice che quando morirò, saremo in cinquantadue a presentarci a Dio. Tacque allora Don Rua; anche il suo interlocutore fece silenzio e pensava ad altro. D'un tratto Don Rua lo toccò leggermente sulla spalla e gli disse: – Senti, caro Don Francesco, ora io pregherò per te; quello che mi dici, non ti capiterà più. – Trascorsero due anni e Don Piccollo non ricordava nemmeno più quel discorso, quando accadde un fatto che glielo fece ricordare. Viveva egli in riposo a Soverato nella Calabria, donde già due volte era andato a godere le feste natalizie con i confratelli di Messina, come contava di fare anche una terza volta nel 1908; ma l'obbedienza lo mandò visitatore straordinario nelle Ispettorie napoletana, romana e ligure. Il 28 dicembre del 1908, tragica data dello spaventoso terremoto calabro-siculo, egli stava nel collegio di Alassio in Liguria, e ignaro dell'accaduto, sognava che in quei giorni avrebbe dovuto sperimentare il beneficio del mite inverno di Messina. Invece proprio in quel giorno l'inaudito cataclisma aveva sepolto sotto le rovine di quell'istituto cinquantuna vittima. La cinquantaduesima l'avevano dunque salvata le preghiere di Don Rua? (Cfr. Eugenio Ceria: “Vita del Servo di Dio Don Michele Rua”, SEI 1949, pp. 426-27.)

NB. Le vittime furono: 9 Salesiani, 38 alunni, 4 persone di servizio = 51.

23 – Lorenzo Chieppa (1863-1918). Vescovo di Cariati dal 22 giugno 1903 al 23 giugno 1909 quan-

do fu nominato vescovo di Lucera come profetizzato da Don Rua. Morì il 15 ottobre 1918.


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