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I

CENTENARIO DELLA MORTE DI DON RUA

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a cura di Don Salvatore Spitale

4° viaggio di Don Rua in Sicilia

Continuiamo il nostro flashback sulle orme di Don Rua. Dopo i primi tre viaggi ecco il quarto: Aprile-Maggio 1906. Torna in Sicilia 6 anni dopo il precedente viaggio, era accompagnato da D. Barberis. Arriva a Messina (21 Aprile), Catania (22), S. Gregorio (23), Pedara (24), Trecastagni (24), Catania (25), Malta (26-30), Siracusa-Noto (1 Maggio), Modica-Terranova (2 Maggio), Aragona (3 Maggio), Aragona-Stazione di Cammarata, Palermo, S. Giuseppe Jato (4-7 Maggio), Catania - Bronte - Randazzo (8 maggio), Alì (9 maggio), Messina (10 Maggio), Calabria – Bova Marina (11 maggio), Soverato (12 13 maggio). Nel momento della visita – aprile – le case dell’Ispettoria erano 15: Randazzo (1879), S. F. Neri (1885), Cibali (1891), Alì (1891), Bronte, Marsala (1892), S. Gregorio (1893), S. Luigi (1893), Pedara (1897), Terranova (1897), Bova Marina (1899). Dal 1900 si erano aggiunte le case di Sampolo (1902), S. Giuseppe Jato (1902), Aragona (1904), Borgia (1905) e Siracusa, Ragusa, Monteleone (Vibo Valentia) si erano aperte e dopo qualche anno chiuse. Il terzo volume di D. Amadei ne tratta per 12 pagine pp. 217-228.

Il 21 (aprile 1906) giungeva a Messina «Tutti 2 Terzo viaggio i 150 alunni erano schierati in fi3 Quarto viaggio la, nella loro bellissima divisa; 4 Quinto viaggio varie centinaia di benefattori attendevano il sig. Don Rua, anche un numero grandissimo di giovani dell’Oratorio festivo1. Fummo accompagnati trionfalmente al collegio2, dove potemmo ancora celebrare la santa messa. A quella del sig. Don Rua assistettero tutti i giovani del collegio, e vari, sebbene fossero circa le 11, erano rimasti digiuni3 per fare la S. Comunione dalle sue mani. La splendida accademia, che fecero dopo pranzo, ci diede una vera idea dello slancio dei Siciliani, dell’affetto straordinario che portano alle Opere Salesiane e del desiderio immenso che avevano di veder il sig. Don Rua… Della sera medesima si partì per Catania, dove il collegio4 conta oltre 300 alunni. Seb-

1 Primo e secondo viaggio

1 – Don Rua fu ricevuto al Ferry Boat dall’Ispettore don Piccollo e dai direttori di varie case salesiane. 2 – Si tratta del S. Luigi di Via Boccetta. 3 – Ricordiamo, per quelli che non lo sapessero, cha, all’inizio del secolo, per poter fare la comunione bisognava essere a digiuno dalla mezzanotte. 4 – Il collegio S. Francesco di Sales.


II

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Catania: Istituto “S. Francesco di Sales”.

bene noi siamo arrivati dopo le 10 di sera, tutti i giovani erano ad aspettarci. Banda musicale, luminaria, battimani tremendi e prolungati, acclamazioni di evviva al nostro buon Padre non avevano fine. Dovette il sig. Don Rua licenziarli con un discorsetto, e allora si poté andare a fare un po’ di cena. Il giorno dopo, collegio imbandierato, Comunione generale distribuita dal sig. Don Rua; e dopo ricominciarono musiche, battimani, evviva, finchè vennero tanti benefattori a trovare Don Rua, che si dovettero lasciare un poco i giovani. Nel dopo pranzo si fu a far visita al Cardinale Arcivescovo5, tanto nostro amico e benefattore, e poi all’Oratorio festivo del centro della città6 (ed alle Figlie di Maria Ausiliatrice7), e non si tornò a casa che dopo cena... Il mattino seguente si partì per S. Gregorio... un paese a poco più di 12 chilometri da Catania... Quando si seppe che il sig. Don Rua si recava a visitare quella casa salesiana, il popolo fu tutto sossopra». A un chilometro e più dal paese vi erano già molte dozzine di giovani dell’Oratorio che l’attendevano, ed elevando un coro di

allegato 3 festevoli voci argentine gli rivolgevano il primo saluto. Anche i nostri chierici gli mossero incontro; ed egli scese di carrozza, e volle fare a piedi il resto della via. Fu un’entrata trionfale! Ossequiato dal cav. Di Bella8, dal Sindaco, da tutte le autorità civili ed ecclesiastiche, circondato e seguito dagli stendardi e dalle bandiere di varie associazioni, tra lo sparo continuo di mortaretti e il suono festoso delle campane, mentre da tutte le finestre si gettavano fiori, tra le grida più entusiastiche di Viva Don Rua! Viva il Successore di Don Bosco! entrò nella chiesa matrice, ringraziò commosso, e impartì la Benedizione Eucaristica. Il giorno dopo fece una breve visita a Pedara, che sorge sui declivi dell’Etna. Lo stesso ricevimento che a. S. Gregorio. I giovani dell’Oratorio festivo erano ad aspettarci un quattro chilometri prima di arrivare al paese. Per via si attraversa il paese di Trecastagni, dove giunge all’istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice alle sei di sera, accompagnato dal Direttore di Pedara9, ascolta con bontà paterna brevi parole d’omaggio dette da una ragazza, rivolge a tutte parole d’incoraggiamento e di rallegramento, dà la benedizione di Maria Ausiliatrice, e riparte ».

Don Michele Rua in visita a S. Gregorio nel 1906.

5 – Il Cardinale Giuseppe Francica Nava , succeduto al cardinale Giuseppe Dusmet. 6 – Oratorio S. Filippo Neri di Via Teatro Greco. 7 – L’Istituto Maria Ausiliatrice di Via Caronda aperta nel 1902. 8 – Grande benefattore dei Salesiani: Vedi terzo viaggio.

9 – Dal 1904 era direttore di Pedara, per la seconda volta, D. Camuto Salvatore.


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L’arrivo di Don Rua a Pedara. All’entrata di Pedara «trovammo il Parroco con altri sacerdoti, il Sindaco con la Giunta, tutti i giovani delle scuole con bandiera, tutta la popolazione. La banda di Nicolosi, venuta apposta, intona la marcia reale, le campane suonano, ed è uno sparo continuo di mortaretti ed una pioggia di fiori; avevo paura che mi accecassero Don Rua». Tornato a S. Gregorio, celebrò nella cappella in costruzione, parlò ai novizi e agli Mons. Genuardi. studenti di teologia, ed ossequiato Mons. Genuardi10, vescovo di Acireale, nel Monastero di S. Anna, ritornò a Catania e proseguì alla volta di Malta

III

Don Michele Rua a Pedara nel 1906. Malta

La sua visita a Malta, preannunziata dai giornali con articoli colmi di ammirazione, fu un avvenimento. “I nostri augusti Sovrani – scriveva Malta Herald – si son degnati di visitare recentemente la nostra isola, principi e principesse di sangue reale si susseguirono l’uno dopo l’altro, l’Imperatore di Germania, la Regina del Portogallo, dignitari della Chiesa ed altri personaggi ci onorarono pure della loro presenza, e oggi Malta riceverà per la prima volta un Uomo, che benché umile agli occhi del mondo, non è meno importante, date le sue attribuzioni di Superiore generale della Pia Società Salesiana, che ha per iscopo l’educazione della povera gioventù abbandonata. Il nome venerato di Don Bosco, il fondatore della Pia Società, è conosciuto a sufficienza in tutto il mondo civile. Don Rua, che noi salutiamo quest’oggi, è l’immediato Successore di Don Bosco, e non sarà fuori luogo, in questa fausta occasione, di dare ai nostri lettori alcuni cenni sulla vita laboriosa di lui, di quella vita ch’egli ha tutta impiegata con vivissimo zelo per il bene dell’umanità...». E seguivano lunghi cenni della sua vita improntati al-

10 – Mons. Genuardi è il Vescovo che per primo ebbe i Salesiani nella sua diocesi: la casa di Randazzo.


IV

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la più grande ammirazione. Giunse a Malta all’una dopo la mezzanotte, a bordo del vapore Adria. Accompagnato all’istituto dall’ispettore Don Angelo Lovisolo11 e Don A. Lovisolo. da molti cooperatori, il Servo di Dio rimase commosso nel vedersi accolto da tutti gli alunni, che a niun costo avevano voluto andare a riposo e si erano fatti in quattro per illuminare il collegio12 con palloncini multicolori e nei dì seguenti vollero dare un bellissimo trattenimento drammatico, intercalato con delicati componimenti in italiano e in inglese. Il Servo di Dio volle parlare anche a ciascun di loro in particolare. Entusiastico fu pure l’omaggio resogli dalle autorità dell’isola, a cominciare dal Governatore o Vicerè di Malta, da cui ebbe una cortesissima ed affettuosissima udienza, da Mons. Arcivescovo, dal direttore diocesano dei cooperatori Mons. Farrugia, dal Comm. Alfonso Galea13, e da altri insigni ammiratori e benefattori. Comm. A. Galea “Torno adesso

allegato 3 colla mente – ci scrive il comm. Galea – ai giorni quando il carissimo signor Don Rua arrivava a Malta il 26 aprile 1906. Mentre usciva dall’Istituto Salesiano di S. Patrizio (Sliema) per recarsi a far visita al Governatore, qualcuno s’accorse che a Don Rua mancava un piccolo lembo dell’abito talare. Don Rua, saputolo, disse sorridendo: “Fa niente, fa niente!” e non ci badò più che tanto. La fama della sua santità s’era già diffusa nell’isola, anche prima del suo arrivo. Quando poi, qualche giorno dopo, fece una conferenza sulle Opere Salesiane nella Cappella di S. Patrizio, che era stipata di amici dell’Opera Salesiana, parlò con una semplicità ammirabile per tre quarti d’ora che ad alcuni sembrarono venti minuti, ad altri anche meno, e le lacrime sgorgarono dagli occhi di tutti e s’era commossi, e confesso che anche io ed i miei avevamo gli occhi umidi di pianto. Eppure non aveva fatto che raccontare degli inizi dell’Opera e di mamma Margherita, e dei suoi primi anni presso il Venerabile Don Bosco!...». Nei tre giorni che il sig. Don Rua si fermò a Malta – scriveva Don Barberis14 – ebbe la visita delle prime notabilità dell’Isola, e tutti son pieni di venerazione per lui e lo tengono come vero e gran santo e vogliono la sua benedizione. A mezDon G. Barberis. zanotte del lunedì

11 – Don Lovisolo era di Nizza Monferrato, venne a Randazzo ancora chierico nel 1880. Operò per

dieci anni a Randazzo insegnante, consigliere scolastico, catechista, economo. Passò alla casa di Cibali ,quando questa si aprì.. Dopo tre anni fu nominato direttore della casa di Messina S. Luigi dove rimase fino al 1903 quando fu nominato Ispettore in Tunisia. Ritornato da Tunisi fu ancora direttore a Messina In questo secondo periodo avvenne il disastroso terremoto dal quale ne uscì miracolosamente illeso e poté fare il racconto di quel cataclisma. Chiuse la sua lunga vita a S. Gregorio. 12 – Si tratta del Collegio di S. Patrizio, fondato nel 1903: Direttore ne era Don O’Grady Patrizio. 13 – Uno dei più antichi ed affezionati Cooperatori Salesiani, munifico Benefattore dell’Opera di Don Bosco in Malta. Suo era il terreno e la costruzione dei locali per l’Oratorio. 14 – Si tratta di Don Giulio Barberis, accompagnatore e relatore del viaggio.


allegato 3 30 aprile si ripartì per la Sicilia. Sebbene ad ora così tarda, molti cooperatori vollero accompagnarci al battello... Al mattino al levar del sole si vedevano già le coste della Sicilia e il gigantesco cono dell’Etna tutto coperto di neve. Arrivati a Siracusa15, e detta Messa alla Cattedrale, fummo a pranzo dal Can. Lantieri, direttore dei Cooperatori Salesiani... Dopo pranzo si partì per Noto. Il vescovo Mons. Blandini (che tre anni prima era stato a Torino per l’incoronazione di Maria Ausiliatrice), volle venire egli stesso in persona e condurre tutti i chierici del Seminario alla stazione a prendere Don Rua; venne anche in corpo il collegio diretto dai Fratelli delle Scuole Cristiane, e v’erano pure molti signori con dieci o dodici vetture per condurci in città, essendo la stazione lontana. Non è il caso di ripetere la descrizione dei battimani, delle grida di gioia e degli evviva. Si pernottò in seminario insieme col Vescovo, e al mattino seguente si ripartì per Modica, dove abbiamo una piccola casa16 e vogliono affidarci un gran convitto. Anche qui alla stazione v’erano quindici o venti vetture dei principali signori, che volevano aver la fortuna di condurre il sig. Don Rua, per poter dire che la loro vettura aveva condotto un santo... Si visitò il convitto che vogliono offrirci, in una posizione incantevole; e della medesima sera si arrivò a Terrenova di Sicilia17. L’accoglienza fu singolare. Non vi erano che un paio di vetture e pochi signori, ma i giovani dell’Oratorio festivo numerosissimi e quei del Circolo Don Bosco, che fanno da catechisti,

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V

eran venuti in massa; credo fossero più dì quattrocento. Il bello si fu che tutti si misero al passo di corsa ed arrivarono a casa nostra contemporaneamente a noi. Ma presso la casa s’era accumulata tanta gente che ci volle mezz’ora per attraversare una viuzza lunga forse appena cinquanta metri. Tutti si riversarono in chiesa dove si diede la benedizione col Santissimo Sacramento... La chiesa era gremita, le madri avevano portato in braccio tutti i bambini per farli benedire da Don Rua,,.. e quando Don Rua volle dire alcune parole, non gli fu possibile far sentire la voce perchè centinaia di bambini, che piangevano o gridavano, facevano una musica tale da coprire una voce anche dieci volte più forte della sua! Dopo la benedizione non fu neppur possibile andare in sacrestia a deporre le paramenta, e si dovettero lasciarle sull’altare; e per attraversare la chiesa ed entrare in casa ci volle oltre mezz’ora. Tutti volevano baciar la mano a Don Rua e tutte le mamme che dèsse una benedizione ai bambini che portavano in braccio. Si aveva un bel dire e gridare che Don Rua era stanco, che non ne poteva più, che li aveva già benedetti col SS. Sacramento. Da quell’orecchio non ci sentivano, e ciascuna diceva: “Solo più a me; solo più a me!” e tiravano le braccia a Don Rua, che avevo paura glie le rompessero. Al mattino seguente si partì per Aragona. Qui l’entusiasmo giunse all’eccesso. Il Sindaco con la Giunta Comunale, il Parroco col Clero, i carabinieri in alta tenuta, le guardie municipali, due musiche delle città, i giovani delle scuole con le bandiere, sei o sette altre società con le loro bandiere, si può dire tutto

15 – A Siracusa nel 1900 si era aperta una casa che aveva avuto vita breve e si era chiusa nel 1904. In essa vi era morto il confratello, di origine napoletana, Don Stefano Quartino nel 1901. Fu il primo salesiano morto in Sicilia. 16 – La notizia non è esatta. Al momento della visita non vi era a Modica una casa salesiana. Don Rua doveva vedere una casa che il Can. Carmelo Papa metteva a disposizione dei Salesiani. Il convitto era il Liceo-Convitto Sant’Anna. Nè l’una, né l’altro convinsero Don Rua. La prima casa a Modica Bessa si aprì il 7 novembre del 1907. (Cfr. Sac. Giovanni Iacono: “Don Bosco e la Sicilia” 1904–1907, pag. 42). 17 – Terranova che riprenderà nel 1927 l’antico nome di Gela. Qui la casa, il Convitto Principessa Pignatelli, si era aperta nel 1897 con direttore Don Domenico Ercolini.


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il popolo, erano ad aspettare il sig. Don Rua. Le vetture non potevano più camminare quando si fu vicino alla città: e, nè ai carabinieri, nè alle guardie, era possibile trattenere la folla; un po’ più avrebbero soffocato Don Rua, che dovette scendere dalla vettura e, passato il primo parapiglia, farsi strada in mezzo ai carabinieri e le guardie, serrato dalla Giunta Municipale da una parte, dal Clero dall’altra, e camminare a passo di formica, in mezzo alle continue acclamazioni del popolo. Lo si aspettava alla chiesa matrice; ma non è possibile arrivare fin là; dopo molti stenti, passando per vie traversali, si potè entrare in casa. Don Rua si dovette mettere al balcone ed arringare il popolo, e ringraziarlo della festosa accoglienza ed assicurarlo che al mattino seguente avrebbe celebrato la S. Messa nella gran chiesa matrice, ed avrebbe pregato per tutti. Indi si ammisero all’udienza le notabilità del Clero e del Laicato. Povero Don Rua! dal mattino alle 8, che aveva preso una tazza di caldo, non aveva assaggiato altro ed eravamo alle sei e mezzo pomeridiane! Alla cena-pranzo con tutte le notabilità ecclesiastiche e civili, i brindisi più commossi furono quelli del Sindaco, del Parroco, d’un sacerdote espressamente venuto da Girgenti18, inviato dal Vescovo, e di un giovane dell’Oratorio festivo che parlò a nome dei compagni. Al mattino seguente Messa alla Matrice; ma ci vollero le guardie per poter arrivare alla chiesa, e giunti alla chiesa non si poteva entrare, e si dovette passare per una porta segreta che dava nella sacrestia. Dopo si doveva visitare una casa in costruzione, e Don Rua non potè farlo, non potendo passare tra la gran folla. Per fortuna io v’era andato da solo un’ora prima e potei vedere i disegni e la parte costruita, e dir poi le cose precise al sig. Don Rua”. Fu tale l’entusiasmo che destò il passaggio del Servo Dio ad Aragona, che anche Don Piccollo, dopo vari anni, ci dava, a voce

allegato 3 e per iscritto, molti interessanti particolari. “Dopo la visita fatta a Malta – egli scrive – nel giro che fece nella parte occidèntale dell’isola, a Noto, Modica, Terranova, Aragona, il concorso fu qualche cosa che non aveva dell’ordinario. Ad Aragona, città di 17 mila abitanti, tra cui cinquemila solfatari, tutta la popolazione gli mosse incontro con rami d’ulivo, grida d’evviva, e tutti volevano avvicinarlo, parlargli, esternargli il loro contento, e ci volle uno sforzo grande da parte delle autorità e della forza pubblica per impedire che non avesse a patirne”. Era tutto un agitarsi febbrile di uomini e donne, vecchi e fanciulli, bandiere e stendardi, ed un continuo scroscio d’applausi da coprire il suono delle musiche e lo scampanio festoso dei sacri bronzi, ed uno sforzo continuo delle autorità civili ed ecclesiastiche per frenare l’impeto della folla che voleva vedere, avvicinare e baciar la mano e l’abito al Santo! Il Servo di Dio - prosegue Don Piccollo fu pienamente soddisfatto quando potè vedere in quella casa, recente fondazione19, ben seicento giovani quasi tutti solfatari frequentare le scuole serali, l’Oratorio festivo fiorente, e molto impegno in tutti i suoi figli per il bene spirituale di una gioventù ben infelice, perché costretta tutto il giorno a vivere e lavorare seminudi nelle tenebre, alla profondità di 200 e 300 metri, con continuo pericolo della vita”. Per evitar maggior confusione alla partenza, si convenne di farlo uscir dl casa un’ora prima; cosicchè, quando la gente si affollò in attesa delle carrozze, egli a piedi era alla stazione passando per vie traverse. La voce del suo passaggio s’era diffusa nei paesi vicini ed alla stazione di Cammarata – narra Don Piccollo – ci attendeva un’ inaspettata sorpresa. Era una turba di circa seicento persone che attendeva il passaggio di Don Rua. Appena il treno si fermò fu un grido unanime d’entusiasmo.

18 – Agrigento. 19 – La casa si era aperta nel 1904 col direttore Don Pasquali Giuseppe ed ebbe vita breve si chiuse

dopo un triennio nel 1907. Si riaprì nel 1919 con Don Giuseppe Cariola, ma dopo un anno si chiuse.


allegato 3 Si guardava da tutti agli sportelli del treno per vederlo ad affacciarsi; e quando Don Rua discese fra di loro fu una gara, per non dire una lotta, per avvicinarlo: tutti al solito,volevano baciargli la mano e la benedizione. Dal treno discesero anche la maggior parte dei passeggeri per assistere a questa scena e conoscere Don Rua, che ignoravano d’avere compagno di viaggio. Una banda musicale che era sul treno, allo spettacolo di tanto entusiasmo, sì diede a suonare la marcia reale, e così si accrebbe anche più l’importanza di questo nuovo spettacolo. Chi soffriva però era il capostazione, che non sapeva a quali santi votarsi, per ottenere che lasciassero libero Don Rua in modo da poter far ripartire il treno; e alla fine si fu costretti di prenderlo di peso e riportarlo nel suo scompartimento. Così fu libero dalla violenta ammirazione di quel popolo che si era impossessato di Lui e che a niun costo voleva abbandonarlo ». Tra gli altri avvenne quest’episodio. Un tale – ci scriveva Don Antonio Fasulo20 – Giuseppe Infantino di Cammarata, ridotto uno scheletro da una pleurite purulenta, che lo tormentava da tre anni, saputo del pasDon A. Fasulo. saggio dell’Uomo di Dio, volle andare a vederlo. In mancanza di vetture, già tutte impegnate, fece a piedi i 7 chilometri di strada. Amici, compreso il medico curante, gridavano all’imprudenza, al suicidio… Il poveretto riuscì ad avvicinarsi a Don Rua, a baciargli la mano, e pochi giorni dopo era completamente guarito. Fece la campagna di Libia: fu combattente nella grande guerra, e continua a godere ottima salute.

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Palermo: Collegio “Don Bosco”.

L’episodio mi è stato narrato prima dal Sac. Salvatore La Corte, Vicario Foraneo di Cammarata; quindi dalla madre dell’Infantino, Carmela Giacchino. Il dott. Alessi Arturo, medico-chirurgo, mi confermò d’aver visto l’Infantino in condizioni gravi ed allarmanti fino al 4 maggio 1906, e dí averlo in seguito ritrovato completamente guarito”. A Palermo il Servo di Dio restò stupito nel vedere fiorentissimo il nuovo istituto21, aperto da poco tempo in quella città, in una località allora alquanto eccentrica, alle falde del monte Pellegrino, ed oggi collegata con tranvie e autobus. Tenne conferenza ai Cooperatori nella chiesa del S. Salvatore e fu accolto a gran festa nell’episcopio. Al Card. Celesia era succeduto il Card. Lualdi, che non conosceva personalmente Don Rua, ma gli era nota la sua virtù e lo teneva in concetto di santo: Ed “io – ricorda Don Francesco Piccollo – con Don Barberis e Don Garlaschi22 (direttore del Sampolo) ebbi il piaceDon Garlaschi.

20 – Don Fasulo di Canicattì (1880-1962) per quasi 50 anni si dedicò alla propaganda salesiana. 21 – Si tratta del Don Bosco di Via Sampolo.

22 – Don Attilio Garlaschi era nato a Genova nel 1866; s’incontrò con Don Bosco Fu il primo diretto-

re di Palermo (1902-13). Fu il fondatore dell’internato a Palermo.


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re d’accompagnarvelo. Il Cardinale non conosceva Don Rua, ed anche l’Opera Salesiana non era da lui conosciuta se non da quel poco, che vedeva in Palermo; accolse Don Rua con molta gentilezza, e fin dal principio della visita lo invitò con insistenza ad essere suo ospite nel Palazzo Arcivescovile. Don Rua si schermì bellamente, dicendo che voleva rimanere all’istituto coi suoi figli; poi si portò l’argomento della conversazione sull’Opera Salesiana, e il Cardinale l’ascoltava con un’attenzione e meraviglia, sia per le belle cose che Don Rua diceva, sia pel modo tutto particolare con cui discorreva, che pareva l’ammirazione del Cardinale si accrescesse a ogni istante; si vedeva che l’Eminente Personaggio capiva di aver a sè davanti un Santo, e all’improvviso con visibili segni di commozione e quasi di scatto si alzò, s’inginocchio davanti a Don Rua, dicendo: “Don Rua, mi benedica!”. Fu grande l’impressione e la sorpresa di Don Rua per un tratto di così grande umiltà da parte del Cardinale; anch’egli si inginocchiò e disse che non era lui che doveva benedire, ma anzi egli e i suoi che erano attorno dovevano ricevere la sua Pastorale Benedizione... Il Cardinale non cedette e continuò nelle sue insistenze finchè Don Rua concluse: «Senta, Eminenza, dacché Ella vuol la mia povera benedizione e me lo comanda, faremo così; prima Vostra Eminenza benedica me i miei figli, poi io indegnamente darò la mia... Così si fece, e noi abbiamo potuto assistere ad un atto indimenticabile di reciproca umiltà di un pio e santo Cardinale e del nostro amato Superiore». Fu anche a visitare l’Istituto del S. Cuore a S. Giuseppe Iato, e l’8 maggio, festa dell’Apparizione di S. Michele Arcangelo, era a Catania. Essendo il suo onomastico, nell’Istituto di S. Francesco si tenne una bella acca-

allegato 3 demia, alla quale intervennero quasi tutti i direttori dell’Ispettoria Sicula, le rappresentanze dei giovani di diversi Oratori e Istituti, e un gran numero di cooperatori ed ex-allievi. Una festa indimenticabile. In una della città, visitate dal Servo di Dio in questo viaggio, «fu assalito – scrive una Figlia di Maria Ausiliatrice – da una turba di popolo che voleva vederlo, udirlo, avvicinarlo. Recatosi dalle suore e dalle loro benefattrici, trovò le camere gremite di persone che lo aspettavano. Egli però girò lo sguardo, e, salutando amichevolmente, appuntò le pupille su suor N. N., monaca in casa. Costei, da tempo, per ragioni d’interessi, era in lite con un fratello, che era stato sordo a quanti gli avevano parlato di riconciliazione. La povera monaca soffriva assai, ed era in preda a vivissima ambascia. Il santo, senza alcun preavviso, ma leggendole in cuore, s’avvicinò a lei e le disse: “Coraggio, coraggio, stia allegra!...”. I presenti si guardarono meravigliati ed attesero gli avvenimenti. Due giorni dopo il fratello bizzarro faceva la pace colla sorella, divenendo tuttora affezionato e premuroso». Fu pure alle case di Bronte e Randazzo, prendendo la linea circumetnea, e in tutte le stazioni dei centri importanti si trovava il clero con molta popolazione per vedere e riverire il Successore di Don Banco. Il 9 maggio, ricorda Suor Marianna Nicastro23, «giungeva in Alì Marina, dove mi trovavo da qualche giorno come aspirante per seguire la mia vocazione che umanamente sembrava impossibile, ad effettuarsi, per la mia gracilissima salute. Presentatogli il caso dalla mia direttrice Suor Decima Rocca24, egli, posandomi la mano sulla spalla, mi assicurò che la Madonna mi avrebbe fatto la grazia, come infatti avvenne. In quell’occasione vi fu bisogno di aggiustargli il pastrano,

23 – Sr. Marianna Nicastro nata a Caltagirone il 16 gennaio 1878; professa a Catania il 19 marzo 1909, morta a Catania il 28 agosto 1960. 24 – Sr. Decima Rocca nata a Gavi (AL) il 1° marzo 1871, professa a Nizza Monferrato il 20 agosto 1890, morta a San José di Costarica il 5 dicembre 1967. In Sicilia dal febbraio 1895. Ispettrice in Sicilia dopo la morte di Madre Morano (26 marzo 1908) fino al 1912. Nel 1913 partì per l’America Latina.


allegato 3 da cui lungo il viaggio gli era stato tolto un pezzo dai suoi ammiratori per tenerlo come reliquia. Per lo stesso motivo si distribuirono in casa dei pezzetti di stoffa dello stesso, che fortunatamente si dovettero togliere per aggiustarlo. Le suore gli offersero un zucchetto nuovo in cambio di quello da lui usato. Una raccontava, edificata, che avendo grande urgenza di dirgli una parola e trovatolo in chiesa che pregava, osò chiamarlo più volte; ma egli non si dette per inteso, facendo così capire, che non doveva interromper la sua udienza con Dio per parlare con una creatura; dopo di che si mostrò molto affabile e compiacente». A Messina fece la chiusura degli esercizi spirituali agli alunni, e nel pomeriggio lasciava la Sicilia, proseguendo per le Calabrie. La prima casa che visitò fu quella di Bova Marina25 «dove i Salesiani – scriveva Don Barberis – sono alla direzione del Seminario Vescovile. Vi è un centinaio di chierichetti, cominciando dalle ultime classi elementari al corso teologico. Sebbene arrivati ad ora tarda perchè erano scoccate le 22, vennero alla stazione, che è lontana anzichenò dal Seminario, i chierici del corso teologico e filosofico e ginnasio superiore ad incontrare Don Rua, con palloncini e lumi per rischiararci la via. I più piccoli attendevano all’ingresso del Seminario, tutto illuminato a festa. Anche Sua Eccellenza Mons. Vescovo stava coi chierichetti ad aspettarlo. Con che entusiasmo quei vispi chierici calabresi ricevettero Don Rua! acclamavano e davano il benvenuto, proprio come si farebbe all’Oratorio dopo lunga assenza dell’amato Padre. Sebbene la fermata a Bova non potesse essere che brevissima, la parola insinuante e piacevole di Don Rua elettrizzò quei cari giovani, i quali avrebbero voluto che non si partisse da loro».

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Il Servo di Dio chiese al direttore Don Eusebio Calvi26 notizie dell’andamento della casa; questi gli comunicò che c’era un alunno colto da grave polmonite. Don Rua si recò a visitarlo, lo beDon E. Calvi. nedisse in nome di Don Bosco con la benedizione di Maria Ausiliatrice, e guarì. Così attestava il chierico Agrippino Tamburino27, allora novizio, residente in Seminario. «Al mattino tutti fecero la Santa Comunione dalle sue mani, poi si tenne una solennissima accademia, presente il Vescovo e tutti i maggiorenti del paese; discorso, musica ed eccellenti poesie si succedevano bellamente... Come i Siciliani, i Calabresi sono svegliatissimi per ingegno e, direi, poeti per natura. Specialmente un chierico inneggiò alle grandezze della Calabria antica, alla sua bellezza, ed al bisogno presente di essere aiutata, che ci commosse tutti. A S. Andrea del Jonio, a Borgia28, a Soverato, si ripeterono le acclamazioni e i ricevimenti già descritti altre volte. Numerosissimi giovani degli Oratori e delle scuole serali gli andavano incontro anche a vari chilometri dal paese, portando mazzi di fiori che venivano ad offrire a Don Rua; e ciascuno con un ramo d’olivo, o d’altro albero, in mano davano l’aspetto di una processione clamorosa, poiché non cessavano le grida di Evviva Don Rua! Evviva i Salesiani! Anche l’Arciprete, il Sindaco, le Autorità, a Borgia vennero incontro a Don Rua fuori del paese; vi fu lo sparo di mortaretti e la strada quasi letteralmente coperta di fiori. Ma quale desolazione per altra parte! Ca-

25 – Allora Bova Marina apparteneva all’Ispettoria Sicula ed era stata aperta nel 1898. 26 – Don Eusebio Calvi Ancor chierico, proveniente da Valsalice, fu del gruppo che aprì la casa di Ran-

dazzo nel 1879. Vi rimase per sei anni. Fu per sei anni direttore a Bova Marina e per due anni al S. Luigi di Messina. 27 – Agrippino Tamburino di Mineo del 1883. Nel 1907 se ne uscì. 28 – Anche Borgia, in provincia di Catanzaro, aperta nel 1905, apparteneva all’Ispettoria Sicula.


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se cadute pel terremoto29, altre tutte puntellate, baracche di qua e di là, dove per molto tempo dovranno abitare intere famiglie! La chiesa parrocchiale grande, bella, è mezzo caduta, e l’altra parte pericolante, di modo che Don Rua per dare la Benedizione e parlare al popolo dovette farlo nella parrocchia provvisoria, che è nient’altro che una baracca di legno con fessure da ogni parte... Indimenticabile riuscì la Comunione generale dei giovanetti all’Oratorio festivo di Borgia. Don Rua medesimo ed io e l’ispettore che ci accompagnava e i due preti della casa attendemmo alle confessioni la sera antecedente forse per tre ore di seguito. Che buoni giovani! senza coltura e poveri, si, ma religiosissimi di fondo, non han bisogno se non di chi li guidi; docili, si può dire che non hanno mai bisogno di essere avvisati perchè stiano buoni in chiesa; amanti della parola di Dio non potevano distaccarsi da Don Rua, che più volte rivolse loro fervorose espressioni ed incoraggiamenti... Soverato: vi è per ora un Oratorio festi30 vo , ma si sta cominciando la fabbrica d’una bella chiesa e collegio attiguo per accogliere tanti giovani di questa parte meridionale della Calabria sul Jonio». Don Piccollo ricorda come il Servo di Dio si recò a visitare la Baronessa Scoppa di Badolato31 per studiare con lei la fondazione di alcune case che gli venivano proposte. Fu notevole nella visita che fece alla suddetta signora una novità, che certo non era mai capitata a Don Rua nè ad altri salesiani in Italia... Dalla stazione di S. Andrea sul Jonio al paese Don Rua dovette salire in lettiga portata da due robusti muli, mentre noi del seguito stavamo su un carro trascinato da buoi. Così all’andata e al ritorno esperimentò questa novità, e pareva

allegato 3 godesse meravigliato di non soffrire il mal di mare, come per lo più accade. E qui conviene accennare due disposizioni d’animo di Don Rua. La prima è la gratitudine che dimostrava verso la Baronessa Scoppa perchè nelle circostanze di questa visita mi disse parecchie volte: “Bisogna assolutamente che tu cerchi di accontentare questa pia signora; a me ha mai dato nulla sinora, ma è sempre stata grande e generosa benefattrice di Don Bosco... Io ribatteva: “Ma a Borgia non è conveniente aprir casa, è luogo troppo fuor di mano; non ho potuto persuaderla di porre un’opera a Catanzaro, o in qualche centro più importante”; ma egli: “Non importa, procura di accontentarla anche a Borgia, dobbiamo mostrare la nostra gratitudine. La seconda cosa è che da quel tempo Don Rua cominciò a dirmi “Don Francesco32, pensa alle Calabrie; qui vi è bisogno, apri più case che puoi in questa regione!”. Don F. Piccollo. «Parole ripetutemi in seguito molte volte, e che furon pure le ultime udite dal suo labbro: Pensa alle Calabrie!...». «Durante questo viaggio da Bova a S. Andrea del Jonio – dichiara Don Piccollo – avvenne tra me e il signor Don Rua un discorso che attesta... la potenza miracolosa della preghiera di lui...»; e noi lo riferiremo a suo luogo, cioè quando se ne vide, in modo lampante, l’effetto prodigioso. A mezzanotte del 13 lasciava la Calabria.

29 – Ci si riferisce al terremoto avvenuto la notte del 7 e 8 settembre del 1905. 30 – L’Oratorio festivo dipendeva dalla casa di Borgia, ma si stava costruendo e la casa di Soverato

sarà aperta nel 1907. 31 – Nobil donne Calabresi che si adoperarono per aprire le case di Borgia e di Soverato: Baronessa Maria Caterina Scoppa, Marchesa di Cassibile (per Soverato); Baronessa Enrichetta (Borgia); Baronessa Alfonsina Scoppa, Marchesa di Francia (Soverato), madre della Marchesa Enrichetta Lucifero (Soverato). 32 – Don Francesco Piccollo, Ispettore della Sicula.


allegato 3

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LETTERE INEDITE DI DON RUA Sono venuto in possesso delle fotocopie di due lettere di Don Rua inviate al Canonico Buccheri di Pietraperzia. Le lettere sono state ritrovate nella casa delle Figlie di MA in Pietraperzia. Al Sac. Filippo Marotta siamo grati della loro interpretazione e trascrizione, come pure delle notizie relative al Can. Buccheri. Rev.mo Signore (dalla busta: padre Vincenzo Buccheri) 5-7-1897 A riscontro delle sue riverite missive del 2 volgente le dichiaro che faremo iscrivere volentieri gli individui, da V. S. notati in apposito elenco, nell’Arciconfr.ta di Maria Aus.ce; ed eseguiremo pure la di lei commissione alla Direz.ne del nostro magazzeno somministrante. Non so per altro se le saranno dalle medesime somministrati, /salvo V. S. abbia con esse conto corrente/ gli oggetti in sua lettera domandati, prima di averne ricevuto il relativo importo: (aggiunta di Don Rua) perché d’ordinario le commissioni devono essere accompagnate dal relativo importo per essere eseguite. Sono con distinto ossequio di V. S. Rev. ma Dev.mo in Domino S ac . Mi che le R ua

Il sacerdote Vincenzo Michele Buccheri, destinatario delle due missive di don Rua, nacque a Pietraperzia l’8 Maggio 1867 e qui morì il 7 Febbraio 1960 all’età di 92 anni. Divenuto sacerdote, padre Buccheri fu chiamato a reggere le rettorie della chiesa di San Giuseppe e del Santuario della Madonna della Cava. Fino a tarda età celebrò la messa domenicale delle ore 11 nella Chiesa Madre, dove rivestì anche la carica di canonico della “Comunija” (Communia).


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lì 6 Ottobre 1898 Rev.mo Sig. Can.co Buccheri Pietraperzia Ho ricevuto la gradita sua lettera del 3 c.te e sinceramente ringrazio la S. V. Benemerita delle n. 10 messe che s’offre a elebrare gratuitamente secondo le mie intenzioni a titolo d’offerta per grazia ricevuta per l’intercessione di M. SS. Ausiliatrice. N. 5 altre messe che s’offre a celebrare il Rev.mo Can.co Amico Cal. per l’invio del Bollettino. Inoltre V. S. si compiacerà di celebrare ancora altre. N. 19 messe per l’importo di 2 oleografie di M. A. e due immagini in croma che le saranno spedite quanto prima; l’esperienza già fatta ci consiglia di non spedire quadri con cornice in paesi lontani; perché sempre vengono rovinati. Si è per questo che le mandiamo le sole immagini in cromolitografia che V. S. potrà fare inquadrare con cornice più o meno ricca come le piacerà; così non si corre alcun pericolo di guasti. Intanto io noterò a suo carico l’obbligo di n° 29 messe ed a carico del sig. can.co Calogero Amico n° 5 ˝ totale a mio scarico n° 34 messe che verranno celebrate al più presto secondo le mie intenzioni. Con sincera stima e riconoscenza mi professo di V. S. Rev. in Corde Jesu. Dev.mo Servitore Sa c. Mic he le R ua

S cr i tt o p er pen di co la r e al l a lettera L’avverto però che non potrò un’altra volta concedere merci per limosina di messe, senza aver presso di me una speciale autorizzazione per iscritto dal suo Ordinario. Così prescrivono i nostri regolamenti – per questa volta faccio eccezione trattandosi di poca cosa, ma la prego di (non) ripetere simili commissioni senza accompagnarle da qualche riga d’approvazione del suo ordinario che mi autorizzi ad accettarle.


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