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NOTIZIARIO

DELLA

FEDERAZIONE ITALIANA ASSOCIAZIONI DONATORI

DI

SANGUE

Anno X - n. 3 - novembre/dicembre 2010 diffusione grAtuitA

NOI IN FIDAS - NOTIZIARIO TRIMESTRALE - SPED. ABB. POST. 70% ROMA

Noi in

In CAMMINO... per “avere gli altri dentro di sé”

Prima Giornata NAZIONALE FIDAS 28 NOVEMBRE 2010


S o m m a r i o 3

EDITORIALE In cammino... per “avere gli altri dentro di sé” di Aldo Ozino Caligaris

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TESTIMONIANZE Sono un donatore Fidas perchè... A cura di Bernadette Golisano

13 ANTEPRIMA 1° Giornata Nazionale Fidas di Massimo Angeli

14 SCIENZE Prima donazione diretta o donazione differita? Prof.ssa Gabriella Girelli Dr. Massimiliano Bonifacio

18 ATTUALITÀ La sicurezza in medicina trasfusionale Dr. Giuseppe Aprili

20 INIZIATIVE La vita è musica, il sangue è vita

21 LA RIFLESSIONE Se il dono va… in onda di Valentina Massa

22 ZOOM Emilia-Romagna: una regione che si avvia a diventare non autosufficiente? di Giacomo Grulla

Noi in FIDAS Trimestrale - Periodico di informazione e formazione della FIDAS (Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue) P.zza Fatebenefratelli, 2 - 00186 Roma tel. 06 / 68891457 - fax 06 / 68217350 ANNO X - N. 3 - NOVEMBRE/DICEMBRE 2010 DIRETTORE EDITORIALE Aldo Ozino Caligaris DIRETTORE RESPONSABILE Bernadette Golisano COMITATO DI REDAZIONE Antonio Bronzino, Federica Fusconi, Giacomo Grulla, Laura Mariotti, Valentina Massa, Tiziano Zenere. IN REDAZIONE Laura Mariotti DIREZIONE E REDAZIONE FiLMAFir COMuniCAZiOne srl di FrAnCO iLArdO Lungotevere Cenci n. 4 - 00186 roma tel. 06 / 68301018 - fax 06 / 68309492 e-mail: red.noinfidas@libero.it HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO M. Angeli, G. Aprili, M. Bonifacio, G. Girelli, B. Golisano, G. Grulla, V. Massa, A. Ozino Caligaris. ART DIRECTION Cristina Zarli STAMPA Arti Grafiche Agostini - Morena (rM) AUTORIZZAZIONE Tribunale di roma n. 442/2003 del 21/10/2003 Periodico iscritto al r.O.C. (registro Operatori Comunicazione)

La Redazione di Noi in Fidas vi augura Buone Feste

Spedizione Abb. post. 70% - roma TIRATURA del numero 8.000 copie


editoriAle

In cammino... per “avere gli altri dentro di sé”

Q

uest’anno la Fidas festeggia la 1° Giornata nazionale Fidas, un’occasione per esprimere con entusiasmo e orgoglio l’appartenenza delle Associazioni federate alla Federazione nazionale, ma anche per conseguire insieme una sempre maggiore visibilità attraverso i mezzi di comunicazione. Inoltre è anche il momento per ringraziare le centinaia di migliaia di donatori che ogni anno, nella gratuità e nella responsabilità, concorrono al raggiungimento degli obiettivi del Sistema Trasfusionale italiano. Spesso far parte di un gruppo, appartenere a una realtà più ampia è un’esperienza comune, quasi un’abitudine più o meno piacevole che rientra nella routine di tante realtà della vita quotidiana; ma chi ha scelto di aderire alla Fidas in più di 50 anni di storia associativa, lo ha fatto perché ne ha condiviso (e continua a farlo) scopi e finalità. Si tratta di una scelta di appartenenza consapevole che prevede continui momenti di verifica e riflessione su valori comuni, nonché un costante confronto con gli altri, siano essi interlocutori istituzionali, malati che necessitano di aiuto o altre persone disponibili a donare. La 1° Giornata nazionale Fidas vuole essere anche il momento per esprimere l’unità nella molteplicità di esperienze che ogni giorno vengono raccontate in ogni parte del Belpaese, consapevoli che il volontariato del dono non ha confini e nelle diverse realtà locali si può contribuire con orgoglio e passione alla realizzazione di un progetto comune. Qualche anno fa Giorgio Gaber cantava “L’appartenenza non è un insieme di persone, non è il consenso a un’apparente aggregazione, l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé”. Per la Fidas l’appartenenza vuol dire proprio questo: farsi carico in prima persona delle necessità degli altri, certi che ogni problema ha la sua soluzione e spesso ognuno di noi può contribuire ad alleviare la sofferenza di chi ci è accanto. Avere gli altri dentro di sé per condividere e comunicare. E proprio la comunicazione è un altro obiettivo importante da perseguire. Qualche mese fa abbiamo lanciato un appello ai mezzi di comunicazione per avere la possibilità di parlare di donazione. Molti professionisti del settore hanno ascoltato la nostra voce e hanno dato la possibilità di presentare il ruolo delle Associazioni e Federazioni di donatori di sangue nel panorama sanitario italiano. Ma c’è ancora tanta strada da percorrere per assicurare sempre una terapia trasfusionale sicura e disponibile a tutti gli ammalati, per interagire con le istituzioni per una sempre maggiore tutela del donatore e del ricevente, per una puntuale applicazione della normativa vigente, ma anche per far conoscere le attività della Fidas nazionale e delle associazioni che ne fanno parte, per informare sulle iniziative intraprese e, soprattutto, per continuare a diffondere la cultura del dono. Il cammino è lungo, a volte difficoltoso. Avere la consapevolezza di compierlo insieme, con umiltà e determinazione, lo rende più lieve e prefigura il gusto di raggiungere la consapevolezza di operare a favore degli altri, perché gli altri siano dentro di noi.

Aldo Ozino Caligaris

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testimoniAnZe

. . . è h c r e p s a d i F e r o t a n o d n Sono u

a n i. e ggi e dom o i aggregazion d i d s e a à id it F n u a a e al n e ll pio di ginale esem zie all’attività volontari he si e r im e n t i ri g o g n u u s ta e n se antennale, c territorio gra s p e r ie n z e ione, rappre

sul inqu eraz grande Fed argata”, che si articola ala nazionale, ormai c erse, nate nel corso to n a u q in ll sc a La Fidas, famiglia “ erienza su ecine di associazioni div età. Ma cosa signia sp n ’e U n . u le : a te ri su base valo tità delle singole federa oria e tradizione di d ini e donne di tutte le alcune domande st n senso di ide ata in Italia grazie alla na oggi migliaia di uom Fidas? Abbiamo rivolto . u ic le è via via rad n’esperienza che accom ad essere un donatore e provenienza regiona no ) degli anni. U diventare (e continuare e, di diverse fasce di età tte Golisa e d a n r e n B fica per loro della nostra Federazio A cura di ri ta n a 6 volo

E

“Appartenere a Fidas per me significa…”

4

1

Come hai scelto e come vivi la tua appartenenza alla Fidas?

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Far parte di una Federazione, nella tua esperienza, rappresenta per te un valore aggiunto o uno svantaggio?

3

Come è cambiata a tuo giudizio la Fidas in questi ultimi anni?(domanda per over 4o)

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Cosa ti piace nell’essere un donatore Fidas e cosa miglioreresti?


NOTIZIARIO DELLA FEDERAZIONE ITALIANA ASSOCIAZIONI DONATORI DI SANGUE

di Luca Francisconi (Fidas ADVS Ravenna)

8- 2 8 1 ’ A T E ANNI

1. il mio primo approccio al mondo della donazione del sangue risale a molti anni fa. ricordo che fin da piccolo ho sempre partecipato alle iniziative dell'associazione di donatori di cui faceva parte mio padre. Sono cresciuto a contatto con questa realtà anche perchè spesso lo accompagnavo il giorno della donazione. Perciò, una volta compiuti i 18 anni, l'iscrizione all'associazione come donatore è stata per me naturale. diciamo che la consideravo una tappa “obbligatoria” della vita. 2. Certamente far parte di una federazione è un valore aggiunto, non ho dubbi. Ai giorni nostri è indispensabile essere “competitivi ed aggiornati” e questi risultati li si può ottenere solo facendo parte di una grande federazione, in cui si condividono e si confrontano esperienze ed opinioni. 4. essere donatore FidAS significa essere innanzitutto un volontario, una persona che ha deciso di dedicare parte del suo tempo alla comunità e ad aiutare coloro che si trovano in un momento di difficoltà. il bello della Fidas è la capacità di esprimere una serie di valori comuni, pur mantenendo un carattere territoriale indispensabile per trasmettere il senso di appartenenza di cui sono fiero.

di Roberta Paesante (Presidente Fidas Polesana)

ETA’ 2 8 ANNI-35

1. Mi sono avvicinata a questa realtà perché figlia di donatore, amica di donatori e sensibile alla sofferenza di chi veniva toccato dal dramma della malattia. All’epoca, peraltro, non ero interessata alle sigle e comunque la P.A.do.S. (Polesana Associazione donatori di Sangue) oggi FidAS Polesana, non era ancora una federata FidAS: rappresentava per me un gruppo nel quale riconoscevo molti amici. C’è voluto tempo per comprendere che quella comunanza di valori e quella sensibilità che mi avevano spinto

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segue t e s t i m o n i A n Z e

Le risposte ad entrare nella P.A.do.S. erano in realtà patrimonio proprio di FidAS, carattere distintivo. Oggi l’appartenenza a FidAS è per me parte di ciò che sono; riconosco e sento come miei i suoi principi ispiratori, volti ad una solidarietà responsabile nella costante attenzione per gli ammalati. Ma anche lo stile sobrio e fattivo, il modo diretto ma sempre leale di rapportarsi agli altri attori del cd. sistema sangue, l’apertura e la disponibilità nei confronti dei nostri soci più giovani, lo spirito di collaborazione fra federate nella consapevolezza che un buon lavoro di squadra è efficace nei risultati e costituisce sempre motivo di confronto e di crescita. 2. il carattere di Federazione proprio di FidAS è per me un valore aggiunto. Le origini della mia federata risalgono a 35 anni fa, quando si sentì l’esigenza di partecipare in maniera più consapevole alla vita associativa e soprattutto gestire in modo autonomo e condiviso l’associazione. da sempre, dunque, per noi l’autonomia rispetto ad ogni altra associazione rappresenta un obiettivo irrinunciabile, da attuare nel rispetto del nostro Statuto e del nostro regolamento e sempre con l’attenzione rivolta agli ammalati, ma anche ai nostri donatori, perché vengano loro assicurate pari dignità e pari trattamento. L’adesione a FidAS ha costituito un passaggio quasi obbligato, naturale, proprio perché come Federazione rispetta le nostre peculiarità e non ci chiede di sacrificare le nostre aspirazioni di Federata, ma anzi ci consente di conseguire risultati che sarebbero insperati per una piccola associazione indipendente. 4. essere un donatore FidAS è per me motivo di grande orgoglio e non cambierei nulla! Al contrario, ritengo che nell’ambito dell’attività di propaganda del dono del sangue molto si possa fare per rendere il messaggio più incisivo e più efficace, senza dimenticare che la nostra attività deve inevitabilmente adattarsi ai tempi e alla società che sono in continuo mutamento. il nostro obiettivo deve essere inoltre quello di promuovere una donazione di sangue consapevole, informando ed educando, se necessario, i nostri donatori anche alle esigenze della programmazione della raccolta, del rispetto dei tempi e delle esigenze delle strutture sanitarie.

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NOTIZIARIO DELLA FEDERAZIONE ITALIANA ASSOCIAZIONI DONATORI DI SANGUE

Le risposte ET à 3 6 ANNI-45

di Giuseppe Zintu (Presidente Fidas Ozieri)

1. di sicuro è un valore aggiunto, la forza di tutte le federate sotto la stessa “bandiera” fa sì che insieme si cresca, sia singolarmente che come federazione, nonostante le realtà, di regione in regione, siano diverse tra loro. 2. La Fidas a livello nazionale la conosco da circa quattro anni, da quando sono entrato a far parte per la prima volta del C.d. della mia federata, visto che prima non frequentavo l’associazione. Così partecipai al primo congresso nazionale dal quale rimasi colpito per la numerosa presenza di donatori provenienti da tutta italia. in questi anni che ho frequentato, ho notato la competenza, la serietà, e il tempo che mettono a disposizione tutti i responsabili della Fidas, per portare avanti il compito a loro assegnato. 4. Prima di tutto mi piace essere un donatore. non so come ci si sente donatore di altre associazioni, ma far parte di questa grande famiglia Fidas, è un grosso piacere. Mi sento tutelato, protetto, e considerato come uno che non viene chiamato solo per donare il sangue, ma viene invitato a partecipare alla vita associativa, alla formazione, e a tutte quelle attività che ti aiutano a migliorare le tue competenze. Grazie.

Pinuccia Strangio

6-60 4 à T E NNI A

Vice Presidente Adspem Fidas Reggio Calabria 1. in realtà non ho “scelto” di appartenere alla FidAS ma mi sono iscritta a una Associazione, l’AdSPeM FidAS di reggio Calabria poiché ho sempre creduto che è un dovere donare sangue, che bisogna dimostrare la solidarietà verso gli altri con atti concreti come la donazione e che bisogna sensibilizzare quante più persone a donare. Quando sono stata eletta componente del Consiglio direttivo dell’Adspem Fidas ho avuto reale consapevolezza dell’essere “entrata” a far parte di una federazione, con tutte le conseguenze che ciò comporta.

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Le risposte 2. rispettare l’autonomia delle singole federate pur agendo a tutti i livelli nell’interesse delle stesse, intrattenere rapporti con le istituzioni, curare l’aggiornamento scientifico e informare costantemente, coordinare le iniziative che riguardano i donatori e prestare attenzione al volontariato del sangue (pur senza interferire nelle scelte delle singole associazioni) è certamente un valore aggiunto. Personalmente apprezzo, tra l’altro, l’attenzione prestata ai responsabili di associazione con l’organizzazione di corsi, convegni, per informare sulle novità sanitarie, scientifiche e non solo, che riguardano il mondo della donazione del sangue e lo ritengo un ulteriore elemento che qualifica la Fidas. 3. ritengo che abbia avuto una maggiore visibilità e abbia operato una costante sollecitazione affinché anche con provvedimenti legislativi adeguati vengano sempre più tutelati i donatori e attuate le norme relative. Anche i protocolli d’intesa stipulati con il Miur e con le forze dell’ordine sono segnali di una evoluzione della FidAS che si riverbera positivamente sulle singole federate 4. Mi fa piacere che la mia associazione di appartenenza mantenga la propria autonomia decisionale, consiglierei di promuovere un maggior numero di campagne pubblicitarie e di far “sentire” sempre alle federate la vicinanza del Consiglio direttivo.

Silvano Salvagno Presidente onorario Fidas Verona

ET à 6 0 ANNI-70

non scelsi io la Fidas, ma fu la Fidas che scelse me e mi tenne legato. da allora, ed ancor oggi, dopo una lunga esperienza di consigliere, vicepresidente e presidente provinciale, sono qui ad esprimere queste brevi parole per confermare quanto questa indispensabile federazione sia radicata in me. Ho scritto "indispensabile federazione" non per convenienza ma per convinzione. Conobbi la Fidas nazionale a metà degli anni '70; ed ebbi modo di conoscerla bene in quanto avevo frequenti contatti con il carissimo amico Sergio rosa, presidente di un altro Gruppo “il Francescano”, ma anche presidente nazionale Fidas. Sergio rosa fu per me una fonte inesauribile di notizie, che svariavano nei vari campi ma con

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Le risposte al centro sempre la donazione, soprattutto l'organizzazione e la promozione, per svilupparne il messaggio trasmettendolo il più ampiamente possibile, evidenziando nel contempo i valori sociali e morali. rosa è stata la mia scuola di formazione, che mi guidò ad accettare gli incarichi più impegnativi del Gruppo per oltre 20 anni, dei quali gli ultimi 10 da presidente, fino all'anno 1997. in quegli anni, dal 1982, partecipai praticamente a tutti i Congressi nazionali, assorbendo notizie, esperienze e situazioni delle altre federate; senza una Federazione come la nostra noi saremmo ancora quel Gruppo locale, attivo sì sul territorio ma senza alcuna rappresentanza nei posti che contano del volontariato e della sanità. Ho avuto la fortuna di conoscere bene i presidenti che si sono succeduti: il comm. rosa, il prof. dario Cravero, e l'attuale dr. Aldo Ozino Caligaris; li ho sempre considerati ottimi presidenti, con caratteristiche diverse ma idonee per agire al meglio nelle realtà che il passare del tempo ha presentato. È evidente che persone diverse hanno dato contributi diversi alla Fidas e al suo sviluppo. Per fare un esempio, spesso il prof. Cravero invitava a promuovere il nome “Fidas” e in quel periodo la federata di Vicenza decise di chiamarsi “Fidas Vicenza”. i tre Gruppi attivi a Verona si accordarono per costituire un’associazione unica, che all’unanimità venne denominata “Fidas Verona”; era il 30 settembre 1997 ed era la seconda federata a fregiarsi del nome Fidas. Altre federate poi seguirono questi esempi, ma con rammarico constatiamo che sono ancora poche; fino a che tutte le affiliate non si chiameranno “Fidas” la federazione avrà una visibilità ridotta. Ma anche le federate saranno penalizzate perché non riceveranno vantaggi dalla promozione a livello nazionale. Ho parlato spesso con presidenti incontrati ai Congressi o in altre occasioni; alcuni ritengono di perdere un'identità acquisita in tanti anni di attività benemerita con buoni risultati; pensano che i donatori non si potranno riconoscere in un'associazione con un nome diverso, “strano” per chi non è addentro al movimento. Certo non si può improvvisare un tale cambiamento, ci vuole presentazione accurata, persuasione ed esempi concreti dei benefici che ne potranno derivare. non si perderà nulla a chiamarsi “Fidas”, né donatori né donazioni, né presenza né immagine; ci vorrà tempo, pazienza e buona volontà e i risultati arriveranno. Chi non ne è convinto chieda a noi di Verona: la difficoltà di aggre-

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Le risposte gare i tre Gruppi è stata compensata da risultati neppure pensabili nel 1997; da 14.700 donazioni siamo arrivati a 20.511 con quasi 3.000 donatori in più. Ora la federazione ha una dimensione notevole, più aperta e conscia del suo impegno, più sicura di voler essere il tramite tra la sanità e l’ammalato, più desiderosa di conoscenza per trasmetterla ai donatori. e qui si innesta il discorso sui donatori, sulla loro presenza e partecipazione associativa, sulla loro volontà di appartenenza ad una associazione in primis e ad una federazione che nei fatti li soddisfi. Ovvio che dovrò parlare dei donatori di Fidas Verona, con i quali conviviamo nelle esperienze, nelle attività tipiche della donazione e nelle manifestazioni promozionali. C'è partecipazione in tutti i campi; come già accennato le donazioni sono aumentate con numeri notevoli, questi aumenti fanno senz'altro seguito ad uno sviluppo delle presenze sul territorio soprattutto tra i giovani, ai quali vengono offerte manifestazioni ed incontri informativi a loro graditi ed accettati; ne è prova la partecipazione. un donatore che frequenta ed è informato è più consapevole del gesto che compie, e l'informazione ricevuta la trasmette ad altri donatori con i quali condivide esperienze e vita associativa. il donatore vede nella sua associazione chiarezza di comportamenti consoni ai dettati dello statuto, iniziative ai massimi livelli provinciali nello sport, nella cultura, nel divertimento, proiettati alla divulgazione della donazione; il tutto senza alcun vantaggio personale se non quello di aver ottemperato ad una scelta che si concretizza in una ricchezza morale unica. L’associazione poi lascia molto spazio alle proposte presentate sia da singoli donatori che da gruppi locali; tutte vengono considerate e se concorrono al bene comune accettate e divulgate. un’altra cosa che i donatori gradiscono è l'accoglienza e la serenità con cui vengono accolti e la certezza che ogni loro considerazione verrà valutata, e riceveranno una risposta. Per questo pensiamo che il donatore Fidas sia contento della sua associazione; certo si può sempre migliorare, ma dobbiamo anche considerare che chi ha responsabilità ai vari livelli è un volontario che crede in un valore di alto profilo umanitario e si impegna a conseguirlo dedicando tempo, capacità ed energie. Cosa possiamo chiedere di più?

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NOTIZIARIO DELLA FEDERAZIONE ITALIANA ASSOCIAZIONI DONATORI DI SANGUE

Le risposte di Pietro Bottino Fidas Genova

70 ovErNI AN

1. nel 1950 ho letto un appello della Cri, che all’epoca gestiva l’unica struttura trasfusionale della nostra provincia, per sensibilizzare i cittadini alla donazione di sangue. Mi sono detto: questa è una cosa che si può fare. il 23 novembre 1950 ho effettuato la mia prima donazione. ne seguiranno altre (88 AdS Genova - 80 AdS Michelin + 2 in trasferta a Lione e Bruxelles) per un totale di 170. Successivamente mi sono iscritto all’ Associazione Genovese donatori Volontari di Sangue, che più tardi con la sigla AdSCri (oggi AdS FidAS Genova) parteciperà alla costituzione della FidAS nazionale. Questo fa capire che, prima in qualità di semplice donatore, poi come responsabile della propaganda, poi come Vicepresidente associativo, poi come Consigliere nazionale, poi come Vicepresidente nazionale per 4 mandati, poi come comprimario nella istituzione del CiViS, poi nella formulazione delle regionali, sono sempre stato in FidAS. 2. da subito ho sostenuto l’importanza di una struttura che a livello nazionale potesse rappresentare e valorizzare l’opera di tante Associazioni presenti sul territorio, con piena autonomia gestionale, non soggette ad un’impostazione verticistica, con tutti i pro ed i contro che la stessa comporta. Per quello che mi è stato consentito dalla mia formazione civile, culturale, giuridica ho offerto sempre una compartecipazione aperta e soprattutto disinteressata. Oggi il mio giudizio è che la FidAS non rappresenti solo un valore aggiunto, ma sia una necessità per il mantenimento del miglior equilibrio tra le componenti del Sistema Trasfusionale basato sull’apporto del nostro Volontariato. 3. Potrei scrivere un capitolo, avendo vissuto la vicenda FidAS dalle origini ad oggi. Mi limiterò a dire che lo spirito e le ragioni alla base della sua costituzione non sono mutate, ma si sono semplicemente conformate all’evolversi temporale del nostro impegno. nel tempo si è passati dal braccio pronto al “cervello” pronto e la FidAS col suo apporto ne è stata protagonista. 4. essere donatore è importante, essere FidAS ci fa sentire migliore degli altri? non credo. È l’esempio che può aiutare il sistema a migliorarsi. io comincerei col rispetto di tutte le altre tipologie del nostro Volontariato, aprendo se possibile le porte a quanti rimangono isolati in un limbo di super autonomia o di soggezione alla parte tecnico-professionale del sistema.

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AnteprimA

Prima Giornata Nazionale “COSA SUCCEDEREBBE SE NOI DONATORI CI FERMASSIMO NELLA NOSTRA OPERA DI SOLIDARIETÀ?”. Esprimere con entusiasmo ed orgoglio la propria appartenenza alla Federazione nazionale. Questo lo scopo della 1° Giornata nazionale FIDAS, che sarà celebrata il prossimo 28 novembre, in occasione della Giornata del Melograno. Deliberata dall’Assemblea nazionale in occasione del Congresso di Fiera di Primiero – Feltre del maggio scorso, la Giornata FIDAS vuole essere una sorta di atto di amore delle Associazioni federate nei confronti della propria Federazione, ma anche un mezzo per conseguire tutte assieme una maggior visibilità sui mezzi di comunicazione. Come ben sanno tutti i donatori, non si parla mai a sufficienza di donazione di sangue, e per comunicare con maggior efficacia la comune appartenenza alla FIDAS, tutte le associazioni sparse sul territorio nazionale useranno, in questa occasione, lo stesso logo per promuovere le proprie iniziative di sensibi-

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lizzazione al dono del sangue. Il clou dell’iniziativa è previsto a Verona, dove la federata locale ha organizzato un “Flash Mob” sulla scalinata del Palazzo della Gran Guardia, proprio davanti all’Arena. Oramai di moda fra i più giovani, i Flash mob sono mobilitazioni improvvise di gruppi di persone, che, in uno spazio pubblico, mettono in pratica un’azione generalmente insolita per un breve periodo di tempo, per poi disperdersi rapidamente. Organizzati attraverso internet o telefono cellulare, le regole dell’azione vengono, di solito, illustrate ai partecipanti pochi minuti prima che l'azione stessa abbia luogo. Nel nostro caso, il senso dell’iniziativa è legato alla domanda “Cosa succederebbe se noi donatori ci fermassimo nella nostra opera di solidarietà?”. Tutte le Associazioni federate sono state invitate a prendere spunto da questa iniziativa per richiamare, il più possibile, l’attenzione dei cittadini su questo quesito, che in


AnteprimA

tanti continuano, troppo allegramente, a glissare. A Verona, i circa 500 partecipanti al Flash Mob si fermeranno per circa cinque minuti per richiamare l’interesse dei passanti. Simile iniziativa verrà proposta anche ad Aosta. Altre iniziative sono in corso di organizzazione in tutta Italia. A Bari, il Comune ha messo a disposizione della Federazione Pugliese Donatori Sangue il teatro “Piccinni” per una serata all’insegna della musica lirica e del tango. Il soprano Luisella De Pietro ed il tenore

Leonardo Gramegna si esibiranno nei più celebri duetti del panorama operistico; mentre il “Tangos Duo” ed i ballerini Tommaso e Paola Battaglia proporranno i più bei tanghi di Astor Piazzola e della tradizione argentina. Nella stessa serata sarà consegnato a Gustavo Delgado, di Telenorba, il Premio della FIDAS Puglia “Un amico della comunicazione” 2010.

Massimo Angeli

FIDAS MILANO ONLUS VINCE IL PREMIO ISIMBARDI La sezione di Paullo della Fidas sangue - si legge nelle motivazioni dichiarato Massimo Gatti – rappreMilano Onlus ha festeggiato il suo sentano un esempio di gratuità e di del Premio riportate nell’albo d’ocinquantesimo anniversario il 19 nore - nasce nel 1959 come assoabnegazione non solo per il mondo settembre scorso. A rappresentare del volontariato, ma per tutta la ciazione lombarda autonoma donala Fidas nazionale il Presidente Aldo società e per le istituzioni, in un’etori di sangue. da associazione Ozino Caligaris che si è congratupoca in cui i valori dell’etica puboperante solo nel Comune di lato per la costante attività svolta. blica anche nella sanità, sono Milano, con diversi gruppi aziendali, La Fidas Milano Onlus, con le spesso, purtroppo, schiacciati sotto è gradualmente cresciuta fino ad sezioni di Paullo, Peschiera Borroil tacco del malaffare». avere delle sezioni a Paullo, meo e rozzano, è stata recente«La Fidas Milano Onlus donatori Peschiera Borromeo e rozzano. mente insignita dalla ProLa convinzione iniziale, vincia di Milano con la che tuttora anima l’asmedaglia d’oro del Premio sociazione. è che il sanisimbardi in occasione della gue va donato direttaGiornata della riconomente dove è necessascenza su proposta dal rio: negli ospedali. consigliere Provinciale Perché la donazione Massimo Gatti. un impordi sangue è un atto tante riconoscimento ad d’amore verso il un’associazione che svolge nostro prossimo che dal 1959 (a Paullo dal 1960) soffre e consiste nel un’attività meritoria di assidare una piccola parte stenza verso chi soffre ed è di se stessi per salin pericolo di vita. «Le vare una persona in Riceve il premio Sergio Lombardi (a destra nella foto), già Presidente della Fidas Milano recentemente scomparso. donatrici e i donatori – ha pericolo di vita».

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scienZe

Prima donazione diretta o donazione differita? PREMESSA La sicurezza del donatore e del paziente è il primo obiettivo della medicina trasfusionale che si attua attraverso processi coordinati e normati, che comprendono, tra le altre cose, l’accurata selezione del donatore, l'esecuzione dei test di validazione biologica, l'emovigilanza (Legge 219/2005). La procedura della prima donazione differita (o predonazione) consiste nel limitare il primo contatto con l'aspirante donatore ai controlli clinici, ematochimici e strumentali, rinviando la donazione ad un momento successivo alla dichiarazione di idoneità. La scelta di applicare o meno la predonazione è prerogativa di ogni struttura trasfusionale, nell'ambito delle responsabilità e modalità operative da seguire per la selezione del donatore. Gli standard attuali (Standard SIMTI, 2a edizione, 2010, sezione B.2.2) definiscono che sia auspicabile mantenere il donatore in attesa per un periodo definito prima di effettuare la donazione. Per quanto riguarda il periodo di differimento si raccomanda che sia ragionevolmente bilanciato fra l'esigenza di mantenere elevata la motivazione al dono dell'aspirante donatore e l'opportunità di ridurre il rischio biologico associato ai periodi finestra delle infezioni potenzialmente trasmissibili. In termini pratici, la situazione italiana si presenta assai eterogenea sia su base inter- che intra-regionale: circa il 50% dei Servizi Trasfusionali ricorrono sistematicamente alla predonazione, altri la applicano solo in riferimento a specifiche situazioni epidemiologiche, altri ancora avviano tutti i candidati alla prima donazione diretta.

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DEFINIZIONE DEL PROBLEMA La discussione tra i sostenitori e i detrattori della predonazione è ampia e verte su alcune considerazioni preliminari: A favore della predonazione: la prevalenza di infezione da HBV, HCV e HIV è superiore nei donatori al primo accesso rispetto a quelli periodici un periodo di differimento di due mesi copre la fase finestra di tutti i 3 virus per i quali è obbligatoria la ricerca diretta e indiretta ad ogni donazione l’esecuzione di tutti gli esami (non solo sierologici) prima della donazione consente di formulare un giudizio di idoneità basato anche su di essi, evitando che si debba giudicare a posteriori inidoneo un individuo che si è già fatto donare Contro la predonazione: il rischio che il donatore si trovi nel periodo finestra non è mai annullato così che ogni donazione può essere a rischio l’utilità di fare uno screening preventivo dei donatori è più utile in realtà epidemiologiche con alti tassi di prevalenza infettiva; in Italia si costringono molte persone al doppio prelievo per evidenziare un numero statisticamente piccolo di infetti il rinvio della prima donazione può demotivare i donatori, soprattutto in aree metropolitane dove sono maggiori i disagi per raggiungere il centro trasfusionale

RISULTATI E DISCUSSIONE Pur essendo un problema ampiamente dibattuto, manca una solida letteratura che stabilisca delle forti evidenze a sostegno dell'una o dell'altra posizione.


NOTIZIARIO DELLA FEDERAZIONE ITALIANA ASSOCIAZIONI DONATORI DI SANGUE

Dati Centro Regionale Sangue Lombardia Uno dei più recenti e interessanti contributi è stato presentato al 39° Convegno della Società Italiana di Medicina Trasfusionale (SIMTI, Milano, 9-12 giugno 2010) dal gruppo del Dr. Claudio Velati (Baruffi L, Fomiatti L, Macchi L, Rossi D, Miceli A, Velati C. Donazione differita e sicurezza trasfusionale, Blood Transfus 2010; 8 (suppl.2): ABS076). Nella Regione Lombardia la predonazione viene applicata in circa l'80% delle strutture trasfusionali. Il sistema regionale di sorveglianza per le malattie trasmissibili rileva l'andamento dei marcatori sierologici e molecolari di infezione distinguendo 4 tipologie di donatore: aspirante donatore (A), nuovo donatore da donazione differita (NDD), nuovo donatore da donazione non differita, o diretta (NDND), periodico (P). L’analisi dei dati raccolti tra il 2001 e il 2008 si riferisce a 4.328.454 determinazioni: come atteso la gran parte degli accessi ai servizi trasfusionali è rappresentato dai donatori periodici (3.936.680, pari al 91% del totale delle determinazioni). I “nuovi accessi”, ossia A, NDD e NDND sono complessivamente 391.774 (figura 1). La prevalenza di positività sierologica per i marcatori virali testati risulta diversa nei 4 gruppi:

n. determinazioni casi positivi* Aspiranti donatori Donatori nuovi da donazione differita Donatori nuovi da donazione non differita Donazioni periodiche

figurA

1

Distribuzione dei “primi accessi” nei servizi trasfusionali della Regione Lombardia nel periodo 2001-2008.

211.628 casi

154.874 casi

55.272 casi

Donatori nuovi da donazione differita Donatori nuovi SENZA donazione differita Aspiranti donatori

%

211.628

938

0.44

154.874

15

0.01

55.272 3.936.880

189 384

0.34 0.01

* n° di individui positivi per HBV, HCV. HIV e/o sifilide (un soggetto può essere portatore contemporaneo di più di un'infezione)

Nel periodo 2003-2008 è stata anche calcolata la percentuale di donatori che si sono ripresentati al Centro Trasfusionale, sia per gli A che per i NDND (figura 2). Questi dati sembrano incoraggiare la pratica della predonazione per due motivi: la frequenza di riscontro di marcatori positivi nei nuovi donatori senza differita (0.34%) è oltre 30 volte

maggiore rispetto a quella nei donatori che hanno effettuato la predonazione (0.01%) per quanto controintuitivo, la percentuale di ritorno degli aspiranti è del 72.8%, a fronte del 29.9% di rientro per i donatori che hanno praticato la prima donazione diretta, il che significa che la predonazione non inficia la possibilità di fidelizzare il candidato donatore D’altra parte chi non è favorevole alla predonazione rileva che la scelta di praticare la donazione differita ha consentito di evitare a meno di 1.000 potenziali donatori su oltre 200.000 di effettuare una donazione che poi sarebbe stata comunque scartata: in altre parole, è effettivamente vantaggioso (in termini economici, logistici, di sicurezza...) obbligare al duplice accesso 199.000 persone per evitare che 1.000 effettuino un'inutile donazione di sangue? Inoltre 15 donatori che erano risultati negativi ai test

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segue s c i e n Z e sierologici al momento della predonazione risultano positivi alla loro prima donazione, il che conferma che, se pur con percentuali significativamente più basse, la “scrematura” della predonazione non è completa. Dati SIT Ospedale San Martino (Genova) Una diversa esperienza è riportata dai colleghi dell'Ospedale “San Martino” di Genova, su una casistica relativa al loro centro e riferita all'anno 2009 (Dr. Paolo Strada, comunicazione personale). Nella realtà genovese tutti i donatori vengono avviati alla prima donazione diretta. Anche in questo caso la prevalenza dei pazienti positivi per la ricerca dei marcatori virali è diversa tra le prime donazioni e le successive: n. determinazioni casi positivi* Donatore nuovo da donazione non differita Donatore periodico

5.161 8.245

35 14

%

0.67 0.17

* n° di individui positivi per HBV, HCV. HIV e/o sifilide (un soggetto può essere portatore contemporaneo di più di un’infezione)

figurA

La frequenza di riscontro di pazienti con sierologia positiva alla prima donazione è significativamente diversa a seconda che si considerano donatori italiani o provenienti da paesi esteri (figura 3). I dati di Genova confermano che l'incidenza di positività sierologica è più alta nei soggetti che effettuano la donazione diretta rispetto ai donatori periodici, ma la forbice appare meno ampia rispetto ai dati della Lombardia. Risulta inoltre che nella popolazione dei donatori non italiani l'incidenza di infezioni virali è oltre 10 volte superiore rispetto alla popolazione italiana. Partendo da questa osservazione, potrebbe essere ragionevole applicare dei criteri di selezione differenziali, che tengano conto ad es. della situazione epidemiologica del Paese di provenienza del candidato donatore, oltre alla sua storia clinica (da quanti anni in Italia, quanti rientri ha fatto nel suo Paese, per quanto tempo...). L'applicazione di criteri differenziali per la selezione del donatore in base a dati geografici si applica d'altra parte anche per altre condizioni (vedi recenti epidemie da West Nile Virus).

2

Percentuale dei donatori (A o NDND) che si ripresentano per donare nei servizi trasfusionali della Regione Lombardia nel periodo 2003-2008.

100

Aspiranti

Tornano a donare

Donazioni Tornano dirette a donare

90 80

141.000

38.674

70 60 50

102.743

40 30 20 10 0 16

11.562


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figurA

3

Percentuale di donatori positivi per i marcatori sierologici virali tra donatori italiani e stranieri (sono considerati insieme i nuovi donatori e i donatori periodici in ciascun gruppo), presso l'Ospedale San Martino di Genova, anno 2009.

33 casi positivi (0.25%)

13.200 determinazioni

donatori italiani

CONCLUSIONI E PROBLEMI APERTI La trasfusione del sangue è un atto medico che oggi si può considerare sostanzialmente sicuro. I sistemi regionali di emovigilanza hanno fornito in questi anni dati epidemiologicamente interessanti, ma molti di più sono attesi nel prossimo futuro, stante la recente attivazione del sistema nazionale di emovigilanza attraverso il programma SISTRA. L'analisi dei dati, sia raccolti su larga scala che su esperienze monocentriche, dimostra che il rischio di trasmissione di infezioni virali è a livelli trascurabili, ed è largamente inferiore a quello percepito dalla popolazione generale (vedi intervento del Dr. Aprili, in questo stesso numero); tuttavia, una quota assai consistente di risorse viene destinata a prevenire questo specifico rischio. Non ci sono evidenze a favore o contro la pratica della predonazione, ovvero manca la dimostrazione che attraverso la predonazione si riduca ulteriormente un rischio che probabilmente non può essere ulteriormente limato. Ciò che i numeri testimoniano è che la pratica della predonazione impedisce che un certo numero di unità di sangue vengano inappropriatamente donate, non già che vengano trasfuse. Il rischio di far donare una persona portatrice di malattie trasmissibili col sangue è piuttosto uniforme in tutte le realtà italiane (da 0.4-0.5% per donatori alla prima donazione a 0.1-0.001% per donatori periodici). Va ribadita la necessità di svolgere adeguate indagini anamnestiche e di approfondire con esami preventivi

16 casi positivi (8%)

201 determinazioni

donatori stranieri

in alcune situazioni epidemiologiche particolari (ad es. donatori non vaccinati per HBV, donatori stranieri). Inoltre un'informazione corretta ed esaustiva di ogni donatore prima di accedere alla donazione aumenterebbe la consapevolezza del gesto e offrirebbe la possibilità dell'autoesclusione. D'altra parte, se è discutibile l'utilità della predonazione in termini di riduzione del rischio infettivo, nell'epoca della NAT PCR, va considerato che tale pratica serve a dare un giudizio di idoneità basato non solo su elementi clinico-anamnestici ma anche laboratoristico-strumentali, riducendo molto il rischio di far donare direttamente un individuo che poi si scopra non idoneo a protezione della sua stessa salute. L'impatto della predonazione sulla fidelizzazione del donatore sembra essere quanto mai eterogeneo: in Lombardia la pratica della donazione differita aumenta la probabilità che il donatore torni una seconda volta, mentre il contrario accade in altre regioni, come il Friuli e il Lazio (comunicazioni personali). Queste differenze riflettono reali diversità regionali sotto il profilo organizzativo, logistico, di mentalità? Il nostro compito di Federazione è quello di rispettare le autonomie locali (peraltro previste dagli standard professionali) o richiedere un'applicazione il più possibile uniforme delle procedure sul territorio nazionale? Il dibattito è aperto... Prof.ssa Gabriella Girelli

Presidente Comitato Medico Scientifico FIDAS

Dr. Massimiliano Bonifacio

Consigliere Nazionale FIDAS e Comitato M. Scientifico FIDAS

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AttuAlità

DALLA CRONACA: TORINO, UNA TRASFUSIONE ERRATA Una donna di 76 anni viene ricoverata lo scorso 4 settembre all’Ospedale Molinette per difficoltà respiratorie e un’anemia cronica acuta. Nella stessa giornata viene sottoposta a trattamento farmacologico e a trasfusione di emazie. Ma in serata, causa l’aggravarsi delle condizioni, si rende necessario il trasferimento nel reparto di anestesia e rianimazione. Qui, nonostante tutti i tenativi dei medici per salvarla, la donna muore nella notte del 6 settembre. Tra l’incredulità generale, cominciano subito a circolare voci di un possibile scambio di sacche di sangue, al punto che già il giorno dopo, Ignazio Marino, presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, annuncia l'invio dei NAS per verificare quanto accaduto alle Molinette, l’ospedale più grande del Piemonte. I sanitari del nosocomio conducono una rapida inchiesta interna, e da questa emerge un errore nelle procedure di identificazione del paziente. Sarà, comunque, l’autopsia a stabilire se c’è stato un rapporto causa-effetto tra la trasfusione sbagliata e la morte della donna, le cui condizioni cliniche sembra fossero già fortemente compromesse. Sul caso sta indagando la Procura di Torino. (M. A.)

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La SICUREZZA in medicina trasfusionale Negli ultimi mesi la cronaca ha purtroppo registrato casi di errore umano riscontrati nelle procedure di trasfusione. Come è potuto accadere? Riteniamo utile riproporre in chiave scientifica, nell’articolo che segue, il tema fondamentale (e purtroppo quanto mai attuale) della sicurezza trasfusionale.

La trasfusione del sangue è un trapianto allogenico e come tale è pratica medica gravata da una intrinseca, ineliminabile componente di rischio. In un processo di valutazione del rischio trasfusionale possono essere individuati diversi momenti di rischio potenziale e diversi attori su cui focalizzare l’attenzione in rapporto alle diverse fasi del processo trasfusionale: rischi di patologie trasmissibili legati al donatore; rischi collegati alla raccolta del sangue; rischi collegati alla lavorazione/conservazione del sangue; rischi collegati al processo di qualificazione biologica; rischi collegati alla richiesta/assegnazione del sangue; rischi collegati alle interazioni di tipo immunologico tra ricevente e unità trasfusa; rischi collegati alla situazione clinica del paziente. La misurazione di questi rischi è difficile. La risposta ad oggi più concreta in

questo ambito è stata data dalla creazione di sistemi di emovigilanza basati sulla metodologia della segnalazione degli eventi/reazioni avverse che, pur con evidenti limiti metodologici, si sono rivelati strumenti preziosi sia per la misurazione del rischio trasfusionale nel suo complesso, sia per l’analisi delle singole fattispecie di rischio, consentendone una sufficientemente chiara gerarchizzazione, utile per una strategia complessiva della gestione del rischio trasfusionale. Sulla base delle evidenze raccolte con tali metodologie, integrate, per quanto riguarda la misurazione del rischio di trasmissione di malattie virali, da quantificazioni indirette stimate sulla base delle caratteristiche epidemiologiche delle diverse popolazioni di donatori, è possibile oggi affermare che la trasfusione è pratica medica sostanzialmente sicura, e che, nell’ambito dei rischi ad essa correlati, un peso preponderante lo giocano gli errori. Al di là dell’errore, è di sicura rilevanza il rischio immunologico; meno rilevanti, anche se degni di nota, appaiono i problemi correlati alla contaminazione batterica dell’unità. Pressoché trascurabili risultano i rischi correlati alla possibile trasmis-


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sione di agenti virali. La strategia di gestione del rischio perseguita in questi ultimi anni a livello nazionale ed internazionale non è stata coerente con tali osservazioni e si è indirizzata su percorsi in cui il rischio percepito ha giocato un ruolo talvolta preponderante rispetto a quello del rischio reale. Il cosiddetto scandalo del sangue infetto e la trasmissione trasfusionale di HIV e HCV a migliaia di pazienti in tutto il mondo, negli anni ’80, hanno segnato tragicamente le coscienze della società civile internazionale. Gli studi più recenti al riguardo del rischio percepito in ambito trasfusionale concordano nel sottolineare che il timore di contrarre l’HIV o comunque una grave infezione rimane oggi la maggior preoccupazione di chi deve ricorrere alla terapia trasfusionale e che il rischio di contrarre infezioni per il tramite di una trasfusione è largamente sovrastimato. Questa percezione ha pesantemente influito sulle politiche del risk management trasfusionale, sia per quel che riguarda l’allocazione di risorse, sia per quel che riguarda la gerarchizzazione degli interventi, in questo modo sollevando le critiche di chi da un lato ha paventato l’utilizzo improprio di risorse per prevenire rischi trasfusionali del tutto ipotetici trascurando di affrontare rischi reali connessi ad altri settori della sanità, e dall’altro di chi ha manifestato perplessità per l’utilizzo di risorse finalizzato alla riduzione di rischi già minimali (quelli legati alla trasmissione di malattie) sottovalutando invece altri rischi trasfusionali altrettanto gravi e più frequenti (quelli legati all’errore). All’interno di questo scenario va collocato oggi il complessivo problema della sicurezza in Medicina Trasfusionale:

diventano chiare le motivazioni che stanno alla base delle scelte operate in questi anni per la gestione del rischio trasfusionale e diventano altresì evidenti le linee portanti per l’implementazione di un progetto di gestione e minimizzazione del rischio nella nostra Disciplina. Sicuramente la trasfusione è pratica medica caratterizzata da elevati livelli di sicurezza, altrettanto sicuramente la richiesta di sicurezza in ambito trasfusionale è fra le esigenze prioritarie che emergono dalla Società civile. Di conseguenza miglioramenti della sicurezza trasfusionale dovranno essere perseguiti, e lo dovranno essere in tutte le fasi del processo trasfusionale : sia in quelle fasi che le evidenze scientifiche indicano come oggettivamente più a rischio, sia in quelle che la Società civile vive come più rischiose. Innanzitutto sarà dunque doveroso focalizzare attenzione e risorse sulla prevenzione dell’errore medico e amministrativo che rappresenta oggi la maggior causa di eventi avversi potenzialmente rilevanti da un punto di vista clinico. In secondo luogo attenzione e risorse dovranno essere dedicate ai problemi connessi al rischio immunologico. Da ultimo, non minore attenzione dovrà essere dedicata alla prevenzione del rischio infettivo: sicuramente per continuare a tenere a livelli minimali i rischi correlati ai virus di più grande impatto trasfusionale; ancor più per proteggere l’approvvigionamento di sangue dalla comparsa di patogeni nuovi, riemergenti, migranti, che potrebbero radicalmente mutare gli attuali quadri epidemiologici.

Dott. Giuseppe Aprili Presidente Nazionale S.I.M.T.I.

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iniZiAtive

La vita è musica, il sangue è vita Musicanelsangue.it: AL VIA LA TERZA EDIZIONE DEL PROGETTO PROMOSSO DA AVIS, FIDAS E ABVS VENETO Dopo il successo delle scorse edizioni di Musica nel Sangue è tutto pronto per la partenza del nuovo progetto, rivolto a tutti gli appassionati di musica. Promosso dal Fondo Interassociativo del Veneto con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani sul tema della donazione, il progetto è curato da HEADS COLLECTIVE, realizzato con il patrocinio della Regione Veneto e coordinato da FIDAS Veneto. Musica nel Sangue si sviluppa in 2 progetti: School Contest e Showcase. Musica nel Sangue School Contest è un progetto formativo proposto a tutte le classi degli Istituti Superiori del Veneto. Obiettivo del progetto è sensibilizzare i giovani sul tema della donazione del sangue, e, in un’ottica di più lungo termine, promuovere la cultura della solidarietà e del coinvolgimento diretto. School Contest utilizza la musica come veicolo per portare valori positivi e per creare forti momenti di condivisione e di scambio tra i ragazzi provenienti da diversi istituti della Regione. È una gara tra musicisti e gruppi scolastici, che potranno concorrere in 3 diverse categorie: musica originale, musica cover, musica originale a tema solidarietà. School Contest si svolge in 4 fasi. Fase di presentazione live (entro il 28 febbraio 2011): tutte le scuole dovranno organizzare un concerto scolastico interno di presentazione dei ragazzi in gara. Fase di caricamento video online (dal 30 ottobre 2010 al 31 marzo 2011): i video delle esibizioni andranno caricate sul portale musicanelsangue.it nell’apposita sezione dedicata alla scuola iscritta di appartenenza. Fase di votazione online: con 2 giurie. La giuria popolare che potrà votare dal 30 ottobre al 31 marzo 2011 ed eleggerà 6 brani finalisti. La giuria di qualità che potrà votare dal 1° aprile 2011 al 15 aprile 2011 ed eleggerà altri 18 brani finalisti. Fase finale live: i finalisti si esibiranno con il brano scelto dalla giuria. Il concerto designerà il vincitore per ogni

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categoria sulla base del voto espresso dalla giuria di qualità. I partecipanti vinceranno la possibilità di vivere un’esperienza coinvolgente; di esprimere la propria passione per la musica; di farsi notare dai propri coetanei e da una giuria di qualità composta da giornalisti, critici musicali e professionisti della musica. Si vince soprattutto l’occasione di riflettere sull’importanza del dono e della solidarietà. Tutti i finalisti faranno parte del CD compilation Musica nel Sangue 2011. Le scuole vincitrici di ogni categoria vinceranno un buono d’acquisto del valore di 1.000 € da spendere in attrezzature didattiche. Il migliore di ogni categoria vincerà la possibilità di un’esibizione in uno dei locali più trendy dell’estate o durante un festival musicale estivo in via di definizione. I primi 3 classificati di ogni categoria saranno il volto della nuova campagna della quarta edizione di Musica Nel Sangue. Tutti i classificati della categoria solidarietà vinceranno anche dei biglietti per assistere ai migliori concerti dell’estate 2011. Musicanelsangue.it consta anche dell’iniziativa Showcase, contest musicale aperto a tutte le band italiane che vogliono farsi conoscere. I singoli artisti o gruppi hanno tempo fino al 31 marzo 2011 per caricare la propria musica sul portale www.musicanelsangue.it. La votazione popolare e la giuria di qualità decreteranno il miglior gruppo, che avrà la possibilità di esibirsi come headliner alla finale di School Contest. per info: Segreteria FIDAS Veneto (lun-ven 9 -12.30) Alessandra Grigoletto Tel.049 99 15 554 int. 235 or Cell. 345 325 88 80 email: segreteria@fidasveneto.it


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lA riflessione: FIDAS OSPITE A UNO MATTINA

Se il dono va… in onda Passare il proprio compleanno in diretta sulla RAI? Chi l’avrebbe mai detto? Eppure lo scorso 17 agosto la sottoscritta, in veste di Coordinatrice Nazionale Giovani Fidas (nata per l’appunto il 17 agosto di 25 anni fa) insieme ad Aldo Ozino Caligaris (Presidente Nazionale Fidas) siamo stati o-spiti negli studi Rai dove si registrava il programma “Uno Mattina…Estate” per una diretta TV durante la quale avremmo avuto modo di parlare della donazione del sangue e della relativa emergenza estiva. Un passaggio “breve”, potrebbe pensare qualcuno, tuttavia importante e difficile da ottenere. Quando si realizzano tali possibilità solo chi “sta dietro alle quinte” conosce bene le difficoltà incontrate per ottenere spazi simili. Grazie al nostro ufficio stampa e ad iniziative come la Traversata dello Stretto e al rapporto realizzato con il Censis abbiamo avuto, e abbiamo tutt’ora, nuovi strumenti che “ci rendono interessanti” ai media. Siamo infatti consci della poca visibilità mediatica che caratterizza il mondo del volontariato e in particolar modo il settore in cui operiamo: “non fate notizia” si sente spesso dire. Oggi infatti l’attenzione si focalizza innanzitutto su stragi/sesso/scoop. E invece, con breve preavviso, ci siamo catapultati in trasmissione per far sentire la nostra voce, la voce della FIDAS e di tutti i donatori che rappresentiamo. Le critiche e le obiezioni non sono mancate: il 17 agosto è in pieno periodo estivo, caratterizzato da ferie e gente fuori casa, siamo andati in onda alle 7.45 del mattino, un orario mattiniero, etc etc. Osservazioni del tutto lecite ma dietro le quali si celano dati e feed-back utili da conoscere: innanzitutto la fascia oraria 7.00-8.00 risulta, secondo gli indici di ascolto ufficiali, essere la più seguita anche d’estate. E in secondo luogo, ma non per importanza, è la risonanza mediatica che ha seguito la diretta TV che ci ha inoltre permesso di raggiungere altri importanti risultati. Come? Attraverso internet e i nuovi social-network quali ad esempio facebook! Qualche ora dopo la trasmissione infatti, la video-replica è stata pubblicata su facebook e la risonanza e la diffusione raggiunta tramite tale mezzo è stata…INDESCRIVIBILE. Come giovane non dovrei stupirmi del fenomeno, sono abi-

tuata alle nuove tecnologie ed i nuovi mezzi di comunicazione, eppure ho appreso delle nuove convinzioni. Purtroppo il mondo dei giornali, dei volantini, dei comunicati stampa, etc sta scivolando nell’ombra dei pc, di internet e dei nuovi social-network, un mezzo di comunicazione troppo importante e diffuso per essere ignorato o sottovalutato. Se è vero che l’esperienza insegna, quanto sopra descritto è la prova visibile per tutti: è bastato un “clik”e la video-intervista è giunta nelle case di migliaia di italiani, giovani e non, in Italia o all’estero (internet è visibile in ogni parte del mondo). E per giorni e giorni è rimbalzata la notizia della FIDAS su “Uno Mattina”e il messaggio che abbiamo voluto trasmettere. Personalmente ho visto amici, lontani dal mondo della donazione, vedere il video, convincersi dell’importanza del messaggio trasmesso e contribuirne alla diffusione ( ...è, davvero importante, è anche andato in Tv! clik). Quale miglior risultato potevamo attenderci?

valentina Massa

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Zoom

Emilia-Romagna: una regione che si avvia a diventare non autosufficiente? L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) giudica che la raccolta di 40 sacche di sangue per mille abitanti sia idonea a garantire l’autosufficienza di un territorio. In Emilia-Romagna si raccolgono oltre 60 sacche per mille abitanti. La regione ha sempre mostrato una differenza positiva tra raccolta e utilizzo di sangue e ha contribuito, e tuttora contribuisce, all’autosufficienza nazionale. Nell’anno 1999 abbiamo “esportato” nelle altre regioni ben 19.826 sacche di globuli rossi. Negli anni successivi il quantitativo di sangue trasferito ad altre regioni è progressivamente diminuito sino a 3.382 sacche nel 2009. Per il 2010, considerando che al 30 giugno le sacche “eccedenti” sono state 688, la proiezione alla fine dell’anno ci indica un surplus tra raccolta e impieghi ancora inferiore. Nell’intervallo di tempo 1999-2009 la raccolta ha avuto

figurA

1

Indice di donazione di sangue intero

2 1,8 1,6 1,4 1,2 1 0,8 0,6 0,4 0,2 0

Piacenza Parma Reggio E. Modena Bologna

indice di donazione

22

Ferrara Ravenna

Didi

un andamento positivo (con l’eccezione del 2007 a causa della diffusione del virus dalla Chikungunya), passando da 224.038 sacche nel 1999 a 248.621 nel 2009, con un aumento del 9,88%. Nello stesso periodo, però, i consumi all’interno della regione hanno avuto un aumento più consistente (+19,66%), passando da 198.057 sacche del 1999 a 246.530 del 2009. Quali sono le cause che hanno portato una regione “eccedente” ad essere (quasi) non più autosufficiente? La maggior “causa” (ma si tratta di un elemento positivo) è una sanità regionale di eccellenza, di cui siamo fieri, ma che comporta una notevole migrazione dalle altre regioni. Un altro fattore rilevante è l’invecchiamento della popolazione. Basti pensare che il 70% del sangue è utilizzato per la popolazione con oltre 70 anni. L’indagine Censis, su commissione della Fidas, ha evidenziato che l’Italia è un paese che invecchia. Pertanto, nei prossimi anni diminuiranno i donatori, mentre avremo un aumento degli ultra settantenni. Contrariamente a quanto generalmente si pensa, il maggiore utilizzo del sangue avviene oggi nei reparti medici rispetto a quelli chirurgici. Precisamente, in Emilia-Romagna viene utilizzato nei reparti medici il 60% del sangue. Quali azioni ed iniziative è possibile intraprendere per favorire l’autosufficienza regionale e contribuire a quella nazionale? Vi è la necessità, qualora ci fossero degli sforamenti, di ricondurre il consumo di sangue all’interno dei protocolli previsti per la tipologia di malattia e/o di intervento. Il punto non è solo la giusta l’applicazione dei protocolli, ma anche l’adozione di comportamenti che riflettano la consapevolezza che la disponibilità di sangue non è infinita. Bisogna prendere atto della realtà diversa che stiamo vivendo: siamo in un periodo di un forte aumento dell’utilizzo di sangue a fronte di un aumento inferiore delle donazioni. Un’altra possibile iniziativa potrebbe essere il rendere maggiormente confortevoli i punti di raccolta, attraverso,


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ad esempio, l’installazione di impianti di condizionamento, la realizzazione di sale d’attesa e di ristoro maggiormente accoglienti e la predisposizione di posti auto riservati ai donatori. Inoltre, programmare diversamente l’organizzazione dei centri di raccolta con l’apertura anche in alcuni pomeriggi della settimana potrebbe risultare efficace. Occorre che siano messi a disposizione maggiori fondi da parte della sanità regionale per effettuare i miglioramenti sopra descritti e per intensificare le campagne pubblicitarie. In Emilia-Romagna la maggior parte dei fondi messi a disposizione dallo Stato per l’attuazione del d.lgs. 208/2007 sono stati accantonati in vista di interventi atti a migliorare la logistica dei punti di raccolta. Come evidenziato in precedenza, i dati su raccolta e utilizzo di sangue al 30 giugno di quest’anno suggeriscono che a fine anno la regione rischia di non avere più l’autosufficienza. Infatti, al 30 giugno, mentre la raccolta è in crescita dell’1,5%, l’aumento delle trasfuse è del 2,9%. Analizzando, però, i dati provincia per provincia, riscontriamo differenze che ci inducono a considerare la nostra regione non come un insieme omogeneo, bensì come un’area caratterizzata da notevoli differenze tra province. L’indice di donazione è pari a 1,28 nelle province di Parma e Ravenna, 1,2 a Modena, mentre a Bologna l’indice è 1,85 e a Ferrara circa 1,83. La media regionale è di 1,5 donazioni annuali per donatore (Fig. 1). Anche considerando la percentuale dei donatori sulla popolazione, sia quella totale sia quella “pesata” (popolazione tra i 18 ed i 65 anni), si rilevano notevoli differenze tra le provincie (Fig. 2). Un ulteriore fattore da considerare è la programmazione a livello nazionale e regionale: agli inizi del 2009 quasi tutte le regioni si sono dichiarate autosufficienti e c’era difficoltà a trasferire le nostre eccedenze. A distanza di un anno siamo in una situazione completamente opposta: non siamo più autosufficienti non solo in regione ma nel paese. Perché questo? È un problema di mancanza di programmazione? O, più precisamente, è un problema derivante da una programmazione, che non si basa sulla consapevolezza delle diverse realtà regionali, differenti da quelle sino ad ora ipotizzate? Il sangue non è un prodotto che esce da una fabbrica, a cui, a fronte di una maggiore necessità, basta chiedere di aumentare la produzione. Il sangue si dona con un atto di altruismo, anonimo, volontario e non retribuito. Quante volte abbiamo letto sui quotidiani di eccezionali trapianti fatti da equipe chirurgiche in tempi ristretti e con la presenza di tanti medici, tanti infermieri, utilizzando diverse sale operatorie, ma non abbiamo mai letto che questi trapianti sono stati possibili perché vi erano a disposizione 100, 200 sacche di sangue. Compito delle Associazioni di donatori di sangue sarà quello di analizzare i dati che ci sono stati messi a disposizione del

figurA

2

Rapporto tra donatori e popolazione

8 7 6 5 4 3 2 1 0

Piacenza Parma Reggio E. Modena Bologna

Ferrara Ravenna

Didi

% Donatori su popolazione totale % Donatori su popolazione “pesata”

centro regionale sangue, allo scopo di impostare attività di sensibilizzazione maggiormente mirate. Se a Parma, Modena e Ravenna c’è la necessità di aumentare l’indice di donazione, a Bologna, Reggio Emilia e Diti (Rimini e ForliCesena) c’è la necessità di aumentare il numero dei donatori. La campagna regionale del dono del sangue che verrà fatta nel corso del 2011 terrà conto dei dati sopra esposti, andando a definire una serie di attività, che oltre ad avere un indirizzo generale regionale, saranno personalizzate provincia per provincia. Le nostre speranze per il futuro poggiano sui giovani: dobbiamo coinvolgerli nelle attività ed investire risorse in progetti che abbiano i giovani come protagonisti. Negli anni scorsi la Fidas nazionale ha rilanciato il Gruppo Giovani con la creazione di rappresentanti regionali e di un coordinatore nazionale, che partecipa al Consiglio Direttivo nazionale e, soprattutto, organizza attività e progetti basati sulla partecipazione dei giovani. La stessa cosa è avvenuta nella nostra regione per merito di alcune Associazioni. In altre realtà della regione ciò non è avvenuto, vuoi per i vincoli derivanti dalla limitata dimensione delle Associazioni, vuoi per l’errata convinzione che i giovani non siano interessati alla vita associativa.

Giacomo Grulla Anno X - n. 3 - novembre/dicembre 2010

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le AssociAZioni federAte FIDAS SEDE NAZIONALE FEDERAZIONE ITALIANA ASSOCIAZIONI DONATORI SANGUE Piazza Fatebenefratelli 2 00186 - ROMA Sito internet: www.fidas.it Tel. 06 / 68891457 - Fax 06 / 68217350 e-mail: fidas@fidas.it

Tel. 02 / 864.60.424 - Fax 02 / 8029.8505 e-mail: milano59@fidas-milano.it ASSOCIAZIONE SARDA DONATORI SANGUE VIA TUrATI 6 - Casella Postale 4099 20090 - CESANO BOSCONE (MILANo) Presidente: LorENZo DESIDErIo

VENETO

ASSOCIAZIONE FELTRINA DONATORI SANGUE VALLE D’AOSTA C/o oSPEDALE - V. BAGNoLS 3 ASSOCIAZIONE DONATORI 32032 - FELTRE (BELLUNo) VOLONTARI SANGUE ORGANI Presidente: SAVErIo MArCHET DELLA POLIZIA DI STATO E Tel. 0439 / 883.359 PERSONALE CIVILE MINISTERO e-mail: afdvs@ulssfeltre.veneto.it INTERNI “SAN MICHELE FIDAS - PADOVA (G.P.D.S.) ARCANGELO” V. DEGLI SCroVEGNI 3 C.So BATTAGLIoNE AoSTA, 169 35131 - PADOVA 11100 - AOSTA Presidente: STEFANo FAGGIN Presidente: MELE roSArIo Tel. 049 / 876.02.66 - Fax 049 / 876.27.88 Tel. 0165/279495 - Fax 0165/279453 e-mail: info@fidaspadova.it PIEMONTE FIDAS - POLESANA ASSOCIAZIONE ASSOCIAZIONE NOVESE DONATORI DONATORI SANGUE VOLONTARI SANGUE C/o oSPEDALE CIVILE - V. BADINI 44 V. MAZZINI 29/5 CASELLA PoSTALE 20 45011 - ADRIA (roVIGo) 15067 - NOVILIGURE (ALESSANDrIA) Presidente: PAESANTE roBErTA Presidente: M. roSA BALLESTrEro Tel. 0426 / 23.267 Tel. 0143 / 746.112 - Fax 0143 / 32.09.87 e-mail: fidas.pados@tin.it ASSOCIAZIONE DONATORI OVADESI GRUPPO AUTONOMO DONATORI DEL SANGUE SANGUE V. LUNGorBA MAZZINI 56 VIA PIAVE 1 - 31016 - CORDIGNANO 15076 - OVADA (ALESSANDrIA) (TV) Presidente: LUIGI DELLA GIUSTINA Presidente: GIANLUIGI LANZA Tel. - Fax 0438 / 998.360 Tel. 0143 / 80.520 - Fax 0143 / 81.192 e-mail: gadscordignano@tiscalinet.it e-mail: croceverdeovadese@tin.it Sito: www.gads.it ASSOCIAZIONE VOLONTARI FIDAS TREVISO AUTONOMA SANGUE - CASELLA P.ZZA oBErDAN, 1/A PoSTALE 56 - P.ZZA BorGATo 1 31010 ORSAGO (TV) 12084 - MONDOVI’ BREO (CUNEo) Presidente: SIMoNE SCUDELEr Presidente: ALDo FrAIrE Tel. 331 / 331.34.28 e-mail: aldo.fraire@libero.it e-mail: fidas@fidastreviso.it ASSOCIAZIONE DONATORI Sito: www.fidastreviso.it AUTONOMA SANGUE SALUZZO FIDAS-VENEZIA C.So roMA 4 V. BENNATI 15 INT. 11 12037 - SALUZZO (CUNEo) 30038 - SPINEA (VENEZIA) Presidente: LUCIANo BIADENE Presidente: rENATo DE GASPArI Tel. 348 / 77.72.315 Tel. 333 / 13.90.880 e-mail: nuovaadas.saluzzo@cheapnet.it Fax 041 / 54.41.787 ASSOCIAZIONE DONATORI SANGUE e-mail: fidasve@libero.it DEL PIEMONTE FIDAS FIDAS VERONA VIA PoNZA 2 - 10121 - TORINO VIA DELLA PoLVErIErA VECCHIA, 2 Presidente: AGoSTINo rE 37134 - VERONA rEBAUDENGo Tel. 011 / 531.166 Presidente: ANDrEA CAMPArA Fax 011 / 562.73.53 Tel. Ass. 045 / 82.02.990 e-mail: presidenza@fidasadsp.it Fax 045 / 82.78.521 ASSOCIAZIONE DONATORI SANGUE e-mail: info@fidasverona.it “MICHELIN” FIDAS VICENZA VIA TorINo, 302 - 12100 CUNEO VIA F. BArACCA 204 Presidente: ALESSANDro BIADENE 36100 - VICENZA Tel. 0171 / 315374 - 412702 Presidente: GIUSEPPE MUNArETTo Fax 0171 / 315517 Tel. 0444 / 965.636 - Fax 0444 / 965.638 e-mail: segr.adsmcuneo@libero.it e-mail: info@fidasvicenza.com

LIGURIA ASSOCIAZIONE DONATORI SANGUE V. MoNTICELLI 13/1 - 16142 - GENOVA Presidente: EMANUELE rUSSo Tel. 010 / 83.14.855 - Fax 010 / 83.14.856 e-mail: fidas.genova@libero.it ASSOCIAZIONE CHIAVARESE DONATORI VOLONTARI SANGUE P.ZZA DEL PoPoLo 4/1 16043 - CHIAVARI (GENoVA) Presidente: rENZo CAPrINI Tel. 0185 / 300.008 e-mail: acdvs@libero.it ASSOCIAZIONE PROVINCIALE DONATORI DI SANGUE V. S. AGATA 57 - 18100 - IMPERIA Presidente: GIoVANNI MUSSo Tel. 0183 / 296.395 ASSOCIAZIONE DONATORI DI SANGUE VAL BORMIDA C/o oSPEDALE - V. MArTIrI LIBErTà 30 - 17014 - CAIRO MONTENOTTE (SAVoNA) Presidente: GrAZIANo BoNIFACINo

LOMBARDIA FIDAS BERGAMO V.LE PIroVANo 4 - 24125 - BERGAMO Presidente: IMErIo BrENA Tel. 035 / 244.555 - Fax 035 / 241.927 e-mail: info@fidas.bergamo.it A.D.S. FATEBENEFRATELLI MILANO Corso di Portanuova, 23 20121 MILANO Presidente: CLAUDIo TErZI Tel. 02/63632563 e-mail: segreteria@donatoridisangue.it FIDAS MILANO - ONLUS V. SILVIo PELLICo 6 - 20121 - MILANO Presidente: ANTINo CArNEVALI

FRIULI VENEZIA GIULIA ASSOCIAZIONE DONATORI VOLONTARI SANGUE GORIZIA C/o EGIDIo BrAGAGNoLo VIA I° MAGGIo 11 34071 - CORMONS (GorIZIA) Presidente: EGIDIo BrAGAGNoLo Tel. - Fax 0481 / 630.848 e-mail: advs.gorizia@libero.it ASSOCIAZIONE DONATORI VOLONTARI SANGUE C/o oSPEDALE CIVILE 34074 - MONFALCONE (GorIZIA) Presidente: MArZIA NADALUTTI Tel. 0481 / 48.76.57 Fax 0481 / 41.35.90 e-mail: advs@libero.it ASSOCIAZIONE FRIULANA DONATORI SANGUE PORDENONE V. MArCoNI 16 33097 - SPILIMBERGO (PorDENoNE) Presidente: PAoLo ANSELMI Tel. - Fax 0427 / 51.472 e-mail: info@afdspn.it ASSOCIAZIONE DONATORI SANGUE V. J. CAVALLI 2/a - 34129 - TRIESTE Presidente: ENNIo FUrLANI Tel. - Fax 040 / 76.49.20 e-mail: info@adstrieste.it ASSOCIAZIONE FRIULANA DONATORI SANGUE C/o oSPEDALE rEGIoNALE 33100 - UDINE Presidente: rENZo PErESSoNI Tel. 0432 / 48.18.18 Fax 0432 / 48.12.00 e-mail: afds@afds.ud.it www.afds.it

GRUPPO AUTONOMO DONATORI AZIENDALI SANGUE V. DEI PLATANI 1 - 33050 TORVISCOSA (UDINE) Presidente: ALDo TESSArIN Tel. 0431 / 92.86.35 e-mail: gadastorviscosa@libero.it

MOLISE

EMILIA ROMAGNA

ASSOCIAZIONE DONATORI VOLONTARI SANGUE FIDAS MOLISE CARMELA CINIGLIO LArGo G. VErDI, 9 - 86044 CoLLETorTo (CB) Presidente: IANIrI FrANCESCo Tel. 0874/73121

ASSOCIAZIONE DONATORI VOLONTARI DEL SANGUE V. DELLA SELVA PESCAroLA 26 40131 - BOLOGNA Presidente: LUCIANo ZANoLI Tel. - Fax 051 / 635.0330 e-mail: bologna@fidas-emiliaromagna.it ASSOCIAZIONE DONATORI VOLONTARI SANGUE FERRARA VIA TADDIA, 1 44045 - RENAZZO (FErrArA) Presidente: PAoLo TASSINArI Tel. 051 / 68.52.337 - 051 / 900.767 e-mail: ferrara@fidas-emiliaromagna.it ASSOCIAZIONE DONATORI AZIENDALI SANGUE A.D.A.S. V. TESTI 4 - 43122 - PARMA Presidente: MICHELE FEDI Tel. 0521 / 77.50.44 e-mail: adasfidas@libero.it ASSOCIAZIONE DONATORI VOLONTARI SANGUE C/o oSPEDALE GEN. ProV. S. MArIA DELLE CroCI - 48100 - RAVENNA Presidente: BArBArA SAVIoTTI Tel.0544 / 404.817 - Fax 0544 / 404.410 e-mail: info@fidasravenna.it

FIDAS PESCARA C/o CENTro TrASFUSIoNALE oSPEDALE CIVILE - VIA FoNTE roMANA - C.P. 32 - 65124 PESCARA Presidente: SIMoNETTA FErrI Tel. 085 / 28.221 - 27.790 Fax 085 / 42.22.460 e-mail: fidaspe@tin.it ASSOCIAZIONE DONATORI DI SANGUE C/o oSPEDALE CIVILE NUoVo P.ZZA ITALIA - 64100 - TERAMO Presidente: PASQUALE DI PATrE Tel. - Fax Ass. 0861 / 415.460 e-mail: teramo.fidas@katamail.com ASSOCIAZIONE DONATORI VOLONTARI SANGUE CUORE C/o oSPEDALE CIVILE 64021 - GIULIANOVA (TErAMo) Presidente: EMIDIo D’ANToNIo Tel. - Fax 085 / 802.04.78 e-mail: fidas.giulianova@gmail.com V.A.S. VOLONTARI ABRUZZESI SANGUE Presidente: FLAVIANo ZAINI e-mail: flaviano.zaini@fastwebnet.it

LAZIO A.D.V.S. - O.B.G. ASSOC. DONATORI VOL. SANGUE oSPEDALE BAMBINo GESù P.ZZA S. oNoFrIo 4 - 00165 - ROMA Presidente: GIUSEPPE ProFITI Tel. 06 / 68.33.793 - Fax 06 / 685.921.67 e-mail: advs@opbg.net ASSOCIAZIONE DONATORI SANT’ANDREA ONLUS AZIENDA oSPEDALIErA SANT’ANDrEA VIA DI GroTTAroSSA, 1035-1039 00189 - ROMA Tel. 06 / 80.34.53.36 - 80.34.58.89 Fax 06 / 80.35.327 Presidente: PIErANITA CASTELLANI e-mail: silvana.campisi@ospedalesantandrea.it ASSOCIAZIONE VOLONTARI POLICLINICO TORVERGATA ONLUS VIALE oxForD, 81 - 00133 - ROMA Fax 06 / 20900.597 Presidente: ALBErTo DE STEFANo email: medtrasf@libero.it EMATOS FIDAS ISoLA TIBErINA P.ZZA FATEBENEFrATELLI 2 00186 - ROMA Presidente: ALDo oZINo CALIGArIS Tel. 06 / 68.37.817- Fax 06 / 68.135.300 e-mail: ass.ematos@virgilio.it Sito: www.ematos.it EMA-ROMA ONLUS C/o AZIENDA CoMPLESSo oSPEDALIEro SAN FILIPPo NErI VIA MArTINoTTI 20 - 00135 - ROMA Presidente: VINCENZo MAGALoTTI Tel. 06 / 33062906 - Fax 06 / 33062583 e-mail: info@emaroma.it Sito: www.emaroma.it GRUPPO DONATORI SANGUE “CARLA SANDRI” PEr I PAZIENTI DELL’AZIENDA oSPEDALIErA S. GIoVANNI ADDoLorATA VIA DELL’AMBA ArADAM 9 00184 - ROMA Presidente: AGoSTINo FrEMIoTTI Tel. 06 / 77.05.34.61 e-mail: cmolinari@hsangiovanni.roma.it GRUPPO DONATORI SANGUE VOLONTARI DO.SA.VO. Viale dei Cedri, 119 - 00030 San Cesareo (rM) 00161 - ROMA Presidente: MorIEro ErNESTo Tel. 06/9570427 - Fax 333/4088283 e-mail: info@dosavo.it ASSOCIAZIONE EMA GLI AMICI DI NINO MANFREDI C/o CENTro TrASFUSIoNALE oSPEDALE UMBErTo I 03100 - FroSINoNE Tel. 0775 / 40.72.33 cell. 339 / 21.22.340 Presidente: PIErINA FrEZZA

ABRUZZO

ASSOCIAZIONE DONATORI VOLONTARI SANGUE C/o CArLo CASSANo - VIA GIACoMo MATTEoTTI 4 - 87027 PAOLA (CS) Presidente: CArLo CASSANo Tel. - Fax 0982 / 58.20.77 e-mail: fidas@fidaspaola.it ASSOCIAZIONE DONATORI SANGUE PER IL PAZIENTE EMOPATICO A.D.S.P.E.M. CASELLA PoSTALE 325 89127 - REGGIO CALABRIA Presidente: CATErINA MUSCATELLo Tel. - Fax 0965 / 393822 - 0965 / 54446 e-mail: adspem.fidasrc@adspem.it ADSPEM PIANA - CASELLA PoSTALE 25 - 89021 CINQUEFRONDI (rC) Presidente: EUGENIo LoSCHIAVo Tel. 0966/939627 e-mail: drspano@libero.it A.D.V.S.T. – ASSOCIAZIONE DONATORI VOLONTARI SANGUE PER TALASSEMICI Via Mercurio, 10 - LoCrI (rC) Presidente: roSArIo rEALE info@advst.it

SICILIA

AdeS ASS. DONATORI EMPEDOCLINI DI SANGUE VIA MArCoNI 11 92014 - PORTO EMPEDOCLE (AG) Presidente: ANDrEA BUrGIo e-mail: ades-porto-empedocle@libero.it ASSOCIAZIONE DONATORI AUTONOMA SANGUE A.D.A.S. VIA PLAToNE 5/c CAMPANIA 92100 - AGRIGENTO GRUPPO DONATORI VOLONTARI Presidente: FILIPPo DI FrANCESCo SANGUE CRAL ATAN Tel. - Fax 0922 / 596.588 V. BErNArDo TANUCCI 33 e-mail: adas.agrigento@libero.it 80137 - NAPOLI ASSOCIAZIONE DONATORI SANGUE Presidente: CIro CASErTA FAVARA A.D.S.F. Tel. 081 / 595.55.81 - 081/763.27.43 VIA KENNEDy (PAL. SPINELLI) Fax 081 / 599.10.75 92026 - FAVARA (AGrIGENTo) e-mail: www.cirocaserta@libero.it Presidente: CALoGEro BELLUZZo ASSOCIAZIONE DONATORI Tel. 0922 / 437.277 - Fax 0922 / 42.90.32 VOLONTARI SANGUE D’ISCHIA FIDAS CALTANISSETTA VIA IASoLINo,1 V.LE DELLA rEGIoNE 68 80077 - ISCHIA (NAPoLI) 93100 - CALTANISSETTA Presidente: LUCIANo TrANI Presidente: FErDINANDo DI GESU' Tel. 081 / 991.246 Tel. 0934 / 592.830 - Fax 0934 / 551.392 e-mail: advsischia@libero.it e-mail: info@fidascaltanissetta.it FIDAS PARTENOPEA ASSOCIAZIONE DONATORI VIA PUGLIE P.co Partenope AUTONOMA SANGUE GELA Edificio 5 Settore 2 80038 POMIGLIANO D'ARCO (NAPoLI) V. ITALIA 11 93012 - GELA (CALTANISSETTA) Presidente: SALVATorE D'orTA Presidente: FELICE DAMAGGIo Tel. - Fax: 081 / 803.34.90 Tel. 0933 / 934.460 e-mail: fidas.partenopea@libero.it e-mail: adas.gela@iol.it PUGLIA ASSOCIAZIONE DONATORI FEDERAZIONE PUGLIESE VOLONTARI SANGUE DONATORI DI SANGUE Via Galermo, 173 - 95123 - CATANIA P.ZZA UMBErTo Ex GoCCIA DI LATTE Presidente: SALVATorE CArUSo 70121 - BARI Tel. - Fax 095 / 74.11.223 Presidente: roSITA orLANDI cell. 338 / 95.36.097 Tel. - Fax 080 / 521.91.18 e-mail: advsfidasct@hotmail.com e-mail: fidas_fpds@yahoo.it GRUPPO DONATORI VOLONTARI ASSOCIAZIONE DONATORI SANGUE VOLONTARI SANGUE MESSAPICA P.ZZA CArLo ALBErTo 4 VIA roMA 32 95047 - PATERNO’ (CATANIA) 73042 - CASARANO (LECCE) Presidente: PIETro SANToro Presidente: MASSIMo CrUSI Tel. 095 / 842.966 - Fax 095 / 854153 Tel. 0833 / 513.095 e-mail: gdvspaterno@tiscalinet.it FIDAS ASSOCIAZIONE LECCESE ASSOCIAZIONE DONATORI DONATORI VOLONTARI SANGUE VOLONTARI SANGUE VIA PArAPorTI 18-20 P.ZZA CASTELNUoVo 35 73044 - GALATONE (LECCE) 90141 - PALERMO Presidente: ITALo GATTo Presidente: CArMELo DI MArCo Tel. - Fax 0833 / 862.500 Tel. 091 / 587.574 - Fax 091 / 611.33.50 e-mail: info@fidasleccese.it e-mail: alessandroadvs@libero.it FIDAS TARANTO ASSOCIAZIONE DONATORI C. P. 139 - Largo San Nicola, 6 VOLONTARI SANGUE A.D.V.S. 74100 - TARANTO Lungomare V. FALCoNE E BorSELLINo 55/B Presidente: GIoVANNI MATTIUZZo 90018 - TERMINI IMERESE Tel. 099 / 471.33.34 (PALErMo) e-mail: dosnifidas.ta@libero.it Presidente: PASQUALE BoVA Tel. 091 / 811.55.33 BASILICATA e-mail: advs_termini_imerese@libero.it FIDAS BASILICATA FIDAS ALCAMO - ONLUS PIAZZA DEL SEDILE 10 - 75100 - MATERA VIA F. MISTrETTA 2 Presidente: PAoLo ETTorrE 91011 - ALCAMO (TrAPANI) Tel. 0835 / 33.15.02 Presidente: GIroLAMo SCAGLIoNE e-mail: info@fidas.basilicata.it Tel. 0924 / 26.996 CALABRIA e-mail: fidas-alcamo@libero.it L.A.Do.S. ASSOCIAZIONE DONATORI SARDEGNA SANGUE LOCRIDE STr. CAVALLErIA, 27 - 89046 MARINA FIDAS OZIERI V. VITTorIo VENETo 108 DI GIOIOSA IONICA (rC) 07014 - OZIERI (SASSArI) Presidente: FILIPPo TEDESCo Presidente: GIUSEPPE ZINTU Tel. 0964 / 41.68.95 Tel. 079 / 787.498 - Fax 079 / 78.53.90 Fax 0964 / 41.58.67 e-mail: fidas.ozieri@libero.it e-mail: ladosgioiosa@tiscalinet.it


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