P E R I O D I C O
D E L L ’ A R C I D I O C E S I
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M A N F R E D O N I A · V I E S T E · S A N
Anno I - n. 10
G I O V A N N I
R O T O N D O 11 · MAGGIO · 2011
CHIAMATI DAL VESCOVO A CONVEGNO Breve profilo di Nella luce della corresponsabilità Salvatore Martinez, Presidente di Rinnovamento nello Spirito Santo
Giovanni Chifari
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no dei punti cruciali della recente Lettera pastorale di S. E. Mons. Castoro, è certamente il riferimento al concetto di corresponsabilità. Scelta che accoglie il cammino della nostra Chiesa italiana che ci indica questa componente teologico-ecclesiale come cifra e misura della comunione che si stabilisce con Dio, ma anche di quel faticoso cammino di maturazione della fede personale e comunitaria. Questo tema delicato solleva la necessaria e sempre più auspicata collaborazione e interazione fra i laici con i religiosi e i presbiteri. L’Arcivescovo individua una solida base di partenza in quel comune attingere degli uni e degli altri alla profondità e ricchezza della Parola, citando la lettera di s. Pietro apostolo, già scelta come guida nel Convegno Nazionale di Verona nel 2006. Il brano di 1 Pt 4,1011 invita ciascuno ad essere consapevoli della propria identità e a vivere secondo la grazia ricevuta, cercando di manifestare il primato di Dio, in ogni opera e in ogni servizio. Comunione e corresponsabilità sono dunque realtà in costante osmosi, aperte al dono dello Spirito, ma anche
sostenute da volontà decise all’impegno e opzione fondamentale del servizio di ognuno. La posta in gioco è davvero importante: la testimonianza della nostra fede e l’annuncio di quella novità del Vangelo che deve poter risuonare nelle nostre esistenze, quale stile personale, virtù provata e consolidata, oggettivazione concreta e visibile della nostra conversione. La prospettiva del laico deve forse aprirsi a un’ulteriore scoperta: il passaggio da collaboratore a corresponsabile. Questo processo è auspicato nelle pagine della Lettera ed espresso con parole mirabili, che ritengo opportuno rilanciare in queste righe: «Collaboratore è chi si ferma al compito affidato senza sentirsi parte di un intero; corresponsabile è chi invece sa mantenere vivo l’interesse per il tutto, per l’insieme, è chi scopre la bellezza di pensare e del progettare insieme… non è solo chi fa le cose insieme ad altri, ma chi prova a sognarle, a pensarle, a costruirle insieme» (pag. 73). Ecco dunque il “sogno di Dio”, la chiamata personale ed ecclesiale, l’estrinsecazione autentica, credibile e visibile non dell’entusiasmo avvincente di un idea ma dell’esperienza di un incontro con la Persona di Cristo.
[ ] C.E.D.
Un per riflettere e approfondire la recente lettera pastorale
S OMMARIO
i apre quest’oggi 11 maggio presso il Centro di Spiritualità “Padre Pio” in San Giovanni Rotondo e proseguirà anche domani 12 maggio, il nostro Convegno Ecclesiale Diocesano 2011. Animato dal dott. Salvatore Martinez, presidente nazionale del movimento “Rinnovamento nello Spirito”, vedrà l’intera Diocesi riflettere e approfondire la recente Lettera pastorale dell’Arcivescovo “Andate anche voi a lavorare nella mia vigna” (Mt 20,7). Nel secondo giorno del Convegno si svolgeranno i Gruppi di studi/laboratorio, animati e guidati dai Responsabili e Collaboratori dei Settori Diocesani della Pastorale.
Convegno Ecclesiale Diocesano Lettera Pastorale dell’Arcivescovo Convegno Ecclesiale Regionale Verso la Giornata Mondiale delle CS Luoghi di vita: Libri La Casa della Carità
SOMMARIO
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S
alvatore Martinez, nato ad Enna, sposato con Luciana Leone. Laureato in Paleografia e Filologia Musicale presso l’Università di Pavia è tra gli iniziatori del Rinnovamento nello Spirito Santo in Italia. Dal 1997 presiede questo Movimento ecclesiale che in Italia registra circa 1.900 gruppi e comunità in ogni Diocesi d’Italia, otto missioni all’estero, svariati centri di formazione. Benedetto XVI, nel 2008, lo ha nominato Consultore del Pontificio Consiglio per i Laici e, nel 2009, Consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Conferenziere in 35 Paesi del mondo, autore di 16 testi di spiritualità, compositore di musica sacra, è Vice Presidente internazionale di Youth Arise International e Consigliere del Organismo ecumenico International Charismatic Consultation. È il Presidente della Fondazione “Istituto di promozione umana “Mons. Francesco Di Vincenzo” che ha dato vita in Sicilia al Polo di Eccellenza “Mario e Luigi Sturzo” dedicato ai detenuti e agli ex detenuti. È Presidente della Fondazione “Alleanza del RnS”, della Fondazione “Oasi Sviluppo Città Aperta” e della Fondazione “Casa Museo Sturzo”. È tra i soci fondatori dell’Associazione “Scienza e Vita” ed è membro dell’Ufficio di Segreteria di Rete in Opera.
8xmille 150° dell’Unità d’Italia Prospettive sul cinema: il nuovo film di Moretti Dottrina sociale ed Educare alla Vit Offerte per i Sacerdoti/Vicaria di Monte S. Angelo Ecclesia in Gargano
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11 MAGGIO 2011
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[Convegno Ecclesiale Diocesano]
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UNA CHIESA INVITATA AD ALZARE LO SGUARDO Giuseppe Barracane
docente di Antropologia teologica presso l’ISSR “Giovanni Paolo II” di Foggia
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a Lettera Pastorale del nostro Arcivescovo “Andate anche voi a lavorare nella mia vigna” (Mt 20,7) dà tanti motivi di riflessione e occasione di approfondimento e ci sarà davvero da lavorare nel prossimo quinquennio per creare o sviluppare un nuovo stile di laicato più maturo sia dal punto di vista umano che cristiano, capace di esprimere la sua fede in atteggiamenti pastorali concreti (cf Lett. Past. n. 4.1, p. 137). Certo, molti segnali positivi sono sotto gli occhi di tutti. «Non si tratta di indicazioni pratiche ed operative, ma di orientamenti e indicazioni di riferimento generale per l’intera pastorale diocesana» (Lett. Past. 4., p. 136). Voglio fermarmi su un aspetto di questi orientamenti quello, tratto dal documento CEI, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (n. 13), nel quale si invita la parrocchia a fuggire la tentazione di chiudersi in se stessa, e nel contempo si segnala il «dovere di attrezzarsi culturalmente in modo più adeguato, per incrociare con determinazione lo sguardo spesso distratto degli uomini e delle donne di oggi». Traggo aiuto da un’icona del Vangelo di Giovanni: Gesù, terminato l’incontro con la Samaritana, dice ai suoi discepoli: «Alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura» (Gv 4,35). L’invito è rivolto non solo ai discepoli, ma anche a noi, ancora chiusi dentro “steccati” da noi stessi costruiti, e ci fa capire che non siamo capaci di cogliere i segni di Vangelo comunque presenti e che sono i segni di speranza, presenti nelle nostre parrocchie, nei nostri ambienti, tra i giovani. Ecco che bisogna «Cercare i dispersi… signi-
fica provocare la domanda dove essa tace e contrastare le risposte dominanti quando suonano estranee o avverse al Vangelo» (Ivi). Pertanto «più che di iniziative si ha bisogno di persone, di credenti, soprattutto di laici credenti che sappiano stare dentro il mondo e tra la gente in modo significativo» (CEI, Il volto missionario… n. 13). Bisogna dunque alzare lo sguardo, guardare e accorgersi di questi samaritani, di questi nuovi poveri di oggi, di questa nostra società. Che cosa cercano? Quale acqua? Accorgiamoci della loro sete e offriamo la nostra acqua. Siamo invitati a volgere lo sguardo verso altri orizzonti, verso un “oltre” che supera la nostra quotidianità o meglio a volgere la quotidianità dentro gli ampi orizzonti dello sguardo di Dio. Alla luce della realtà culturale del mondo che ci circonda, delle domande che salgono da una società sempre più multietnica e multirazziale, siamo chiamati a superare «anche un’altra tentazione che consiste nel dare risposte vecchie a domande nuove, a ripetere linguaggi obsoleti per la sola pigrizia di non cercare dei nuovi che riescano a dire con la stessa intensità le profonde verità del Vangelo…» (Lett. Past. 4.6, p. 145). Realtà culturale del mondo, globalizzazione, territorio con i suoi bisogni, sono i campi che già biondeggiano, sono la donna samaritana che si avvicina al pozzo per attingere acqua per la sua sete. Ma, siamo disposti a «lasciare che il Vangelo rompa i nostri vecchi schemi per nuove e inedite forme di mediazione culturale e di comunicazione della fede» (Ivi)? Ci viene chiesto di addentrarci per sentieri forse non ancora battuti: cercare di capi-
re, cogliere i richiami, intercettare le domande, individuare i bisogni, gli appelli, i sussurri e le grida. Come deve essere il nostro sguardo? Innanzitutto dobbiamo chiedere al Signore che apra i nostri occhi perché riusciamo a vedere (cf Sal 119,18) e guai a noi se, restando dentro i nostri steccati, chiudessimo gli occhi per non vedere (cf At 28,27). Dobbiamo essere capaci perciò di leggere i volti, così come afferma il nostro arcivescovo Michele: «Ho letto i vostri sguardi, ho ascoltato le vostre richieste, ho colto le vostre ansie e il vostro desiderio di una Chiesa più attenta al mondo dei laici, capace di calarsi nei cambiamenti del nostro tempo senza perdere il proprio radicamento nel Vangelo di Cristo» (Ivi). Ritengo che l’unico sguardo che ci è consentito verso questa società di emarginanti ed emarginati è quello di Gesù che prova compassione per
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le folle, che perdona i tanti peccati, che guarda con benevolenza, che si siede a tavola con i peccatori e pubblicani, che si fa compagno di delusi che vogliono tornare indietro. Benevoli, misericordiosi, solidali con questo mondo piagato: sono questi gli atteggiamenti che devono animare il nostro viaggio della vita. Cercando soprattutto di non esprimere giudizi di condanna, specie se inappellabili, ma di dare costruttive visioni segnate dalla speranza. Se riusciremo ad alzare lo sguardo rendendolo simile a quello di Gesù, vescovo, presbiteri, diaconi e laici potremo «lavorare insieme affinché possiamo realizzare tutti un autentico rinnovamento delle nostre chiese, per incamminarci verso una maggiore comunione per la missione, una maggiore comunione che generi corresponsabilità» (Lett. Past. 4.6, p. 146).
VOLT I
Periodico dell’Arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo Anno I - n. 10 Iscritto presso il Tribunale di Foggia al n. 13/2010 del Registro Periodici - Cronologico 1868/10 del Registro Pubblico della Stampa
Hanno collaborato a questo numero: don Angelo Dinunzio, Enzo Quarto, Emilio Ranzato, Vito Salinaro, Pasquale Troìa, Giovanni Palladino, Giovanni Chifari, Giuseppe Barracane, Michele Illiceto, Mario Azzarone, Francesco Di Palma, Adamo Brunetti, Michelangelo Mansueto, Luigi Remore
Direttore responsabile Alberto C avallini, iscritto all’OdG di Roma al n. 12302 Redazione Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi Via s. Giovanni Bosco n. 41/b - Tel 0884.581899 71043 Manfredonia e-mail: ucsmanfredonia@virgilio.it pagine.manfredonia@tin.it Le foto pubblicate appartengono all’archivio fotografico dell’Ucs dell’Arcidiocesi
Il periodico VOCI e VOLTI è iscritto alla Stampa: Grafiche Grilli - Via Manfredonia Km 2,200 - 71121 Foggia Il giornale diocesano VOCI e VOLTI può essere letto in formato elettronico o scaricato dall’home page del sito della nostra Arcidiocesi: www.diocesimanfredoniaviestesangiovannirotondo.it oppure dall’home page approfondimenti del sito: www.abbaziadipulsano.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 7 maggio 2011
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Una lettera pastorale tra due convegni La lettura di un Laico
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Pasquale Troìa Pontificia Università s. Tommaso - Roma
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ivo geograficamente lontano dalla mia diocesi di nascita. La cattolicità della fede e la sua comunione esige una certa mia partecipazione. Ci provo. Anche con questi contributi. Non è facile. Nemo propheta in patria. Laico: un labirinto di significati È un aggettivo sostantivato che deriva la portata del suo significato e della sua importanza dal sostantivo popolo. E nel lessico cristiano da popolo di Dio. Il laico è quel battezzato che da fa parte di quel «popolo sacerdotale, profetico e regale” (p. 72) e si impegna a vivere la sua fede cristiana con tutti i suoi carismi nella fedeltà critica e adulta alla Chiesa, in comunione con gli altri battezzati ai quali Dio ha chiesto di partecipare del suo sacerdozio come ministri. Ma il termine laico si è anche ‘emancipato’ e viene spesso a significare una persona autonoma, responsabile, adulta, capace di rispondere delle sue azioni, non condizionata (prevalentemente da opinioni e vincoli ecclesiastici, clericali, partitici, ideologici…), disponibile a tutti ma non sottomesso a nessuno. …“anche voi” Il titolo della lettera pastorale di S.E. mons Michele Castoro è la citazione di un
invito di Gesù (nel vangelo secondo Matteo 20,7). Ed un invito che l’Arcivescovo rivolge ai laici. Gesù nel raccontare la parabola del regno l’ha rivolto “agli operai [disoccupati] per inviarli a lavorare nella vigna”, il vescovo lo rivolge ai laici. E questo “anche” è ripetuto più volte: «Insieme ai sacerdoti e ai religiosi anche i laici sono responsabili, allo stesso titolo, della Chiesa e nella Chiesa» (p. 69). Ed anche ricordato in testa ad ogni pagina. Pur nella tutela e salvaguardia di noi laici che l’Arcivescovo monita già nella introduzione: «non posso tacere la presenza di situazioni dove invece i laici vengono semplicemente utilizzati come pura manovalanza [«semplici esecutori di decisioni prese dai pastori», p. 72], o ostacolati nell’esercizio della loro vocazione battesimale, o ancor più emarginati dalla vita ecclesiale, come se quello che chiedono di essere e di fare venisse inteso più come una concessione che come una naturale esplicitazione della loro vocazione cristiana radicata nel semplice fatto di essere battezzati» (p. 4). Grazie. È il pastore che difende e tutela il proprio popolo in tutte le sue carismatiche presenze e identità. La lettera pastorale Ho letto la lettera. Fra qualche mese farei un’indagine per rilevare quanti sacerdoti l’avranno letta. E quanti laici? Certo è molto lunga (ben 147 dense pagine), per favorire la lettura. Ma ben articolata, redatta anche con attenzione tipografica nei titoli. Certo l’immagine di copertina la si poteva scegliere più efficace (e più figurata) e magari più localista (questa è di Monreale). È un testo meditato, studiato, scritto e citato bene e soprattutto scritto con molta. Una lettera esaustiva. Un piccolo trattato sul laicato cattolico. Un elaborato erudito e accademico. Quindi una pastoralità dottrinaria (indispensabile) ma non una pastorale di orientamento, di discernimento, di presenza responsabile che risponde ai problemi dei laici che sono i problemi del mondo. Una lettera che in termini economici si direbbe una ‘laicologia’. Nel senso che tende a guadagnare e riscattare sul piano teorico (te-
ologico ed ecclesiale) il ‘ruolo’ dei laici ed a convincere qualche sacerdote (se non fosse convinto) che i laici hanno un ‘ruolo’ da riconoscere grazie a quel battesimo di cui si è fatto ministro. Come ricordava l’Arcivescovo. Qual è la portata di una lettera pastorale Dipende da chi la legge. Dipende da chi la studia. Dipende da chi la mette in pratica. Allora studiamola, leggiamola ed interroghiamoci come praticarla. Con tutta l’adulteità che ci proviene dall’essere battezzati nella Chiesa e cittadini nello Stato. Perché il Vescovo è il pastore e noi con lui siamo la Chiesa. Quali i destinatari Non solo i cristiani, sacerdoti e (non anche) i laici. Mentre il titolo sembra concedere anche ai laici di “lavorare nella vigna del Signore”, espressione in perfetta sintonia con quella originaria proclamata da Benedetto XVI al suo primo parlare e apparire dopo la sua elezione pontificale. Il diritto a domandare, il dovere di rispondere A quali domande dei laici questa lettera propone delle autorevoli e paterne risposte? I laici hanno anche il “ruolo” (diritto) di domandare per comprendere? Perché ci sono domande che oggi noi laici poniamo alla “Chiesa dei vescovi”? Ci sono le domande e le urgenze con le quali il mondo interpella ed invoca la testimonianza della Chiesa tutta come popolo di Dio (perché non c’è la chiesa dei Vescovi e quella dei laici e quella di… cfr. 1 Cor 1,12). Il laico nella Chiesa e il cittadino nello Stato hanno il diritto di porre domande. Chi è loro ministro ha il dovere di rispondere insieme a loro. Il tutto per la gloria di Dio, cioè per l’uomo da aiutare a vivere secondo la risurrezione di Cristo. Questo brutto anatroccolo Il laico. È il titolo di un libro di Fulvio De Giorgi. Con l’unica differenza che questa realtà non è una favola (quella del brutto anatroccolo di Andersen). Ma la favola insegna. E riesce a farlo quando il brutto anatroccolo riscatta la sua ritenuta bruttezza e si fa riconoscere come anatroccolo. Anche per togliersi quell’epiteto di secolarità «proprio e peculiare dei laici» (p. 81ss; 96ss). La bruttezza del nostro essere anatroccoli, in quanto laici, a volte è nell’incomprensibilità e arcaicità di come si parla di noi laici.
La speranza: Le pagine di questa Lettera pastorale, per chi ha l’orecchio e la frequentazione a queste parole, concedono un’assonanza e una risonanza con il latente rischio della compiacenza (cioè rischia di essere un dire senza un riscontro nel fare). Deluderebbe le speranze dello stesso Arcivescovo. Evidenziano verità ed esprimono intenzioni, preoccupazioni, esortazioni, docili rimproveri… con il cuore di un pastore e di un padre, come quello del vescovo, verso il suo popolo. Ma il problema resta sempre lo stesso. Ed irrisolto. Qual è il vino che questi lavoratori (i cristiani, sacerdoti con i laici) producono? È a denominazione geografica tipica oppure è un vino doc o docg? Perché è dalla qualità del vino che consoceranno come la vigna del Signore viene coltivata e lavorata. Ed oggi nell’economia delle responsabilità mondiali dei cristiani i frutti sono molto pochi e non sempre di stagione. Ed ampliando la domanda a due eventi che segnano la contemporaneità della Chiesa locale: riusciranno le parole e le relazioni (e le preghiere) che – a partire dal Convegno Ecclesiale Diocesano (settembre 2010) ed altri eventi – si celebreranno a san Giovanni Rotondo per il III Convegno Regionale (28 aprile 1 maggio 2011) «che vedrà confluire tutte le Diocesi pugliesi per riflettere sul tema del laicato» come ricorda l’Arcivescovo (p. 4) a convincere e a proporre un’economia di viticoltura altra a vignaioli ormai abituati al loro vino anche quando è spunto? L’ora dei laici È questa? È questa «l’ora della corresponsabilità dei laici» scrive l’Arcivescovo (interessanti e quanto mai profetiche queste pagine da p. 68). Ma l’ora segnata da quale orologio, quello del popolo di Dio e della “corresponsabilità” o quello di chi misura il tempo dei laici con l’ora di altre storie ed economie e non con l’ora di Dio scandita nel tempo e nella vita di tutti questi uomini e donne che oggi sono orfani della nostra testimonianza di noi cristiani? Parliamone. Ma nel frattempo testimoniamo questa fede con l’atteggiamento dei «contepl-attivi» come viveva don Tonino Bello ed è ricordato nella lettera pastorale (p. 139). «In nomine Jesu»: con la paterna guida e benedizione del nostro Arcivescovo nella Chiesa di Dio che abita nella nostra diocesi e nell’intero ecumene.
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[Convegno Ecclesiale Diocesano]
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[Convegno Ecclesiale Regionale]
ESSERE UOMINI ETICI Vito Salinaro
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e provocazioni e le prospettive sui Laici contenute nella relazione centrale del III Convegno Ecclesiale Regionale della Puglia, conclusosi pochi giorni or sono a S. Giovanni Rotondo, si possono estrinsecare nell’espressione “pietre di scarto, fragili e limitate” ma riscoperte “scelte e preziose” tali da tradursi in un ponte ideale tra Chiesa e sensibilità diverse, in una primavera che la filosofia ha già ribattezzato col nome di “post secolarismo”. E quella relazione è stata affidata a una giovane laica, Annalisa Caputo, docente di linguaggi della filosofia all’Università di Bari
Ruolo dei credenti
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el corso dei saluti ai convegnisti e agli ospiti, mons. Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto e presidente della Conferenza Episcopale Pugliese ha sottolineato come si potrà dare seguito, in futuro, ai risultati del Convegno. “Direi soprattutto, ha precisato mons. Cacucci, continuando il lavoro di riflessione e approfondimento che proprio la preparazione a questo Convegno di San Giovanni Rotondo ha occasionato e promosso. Le relazioni del Convegno, le sue riflessioni, le proposizioni finali saranno affidate alle singole Chiese di Puglia, perché ognuna possa accoglierle e viverle secondo le proprie genialità, la propria vocazione. L’importante è sentirci uniti, sentirci unica Chiesa di Puglia, superando le appartenenze a parrocchie, diocesi, movimenti. Ciò non toglie che si potranno avere anche iniziative regionali e diocesane di approfondimento, ma dovrà essere soprattutto la pastorale ordinaria, la catechesi, la liturgia, la vita comunitaria, a sviluppare tutto quello che questa occasione di grazia che è il Convegno potrà, con l’aiuto del Signore e con la buona volontà degli uomini, donarci ”. (A.C)
giornalista di Avvenire
e di antropologia filosofica alla Facoltà Teologica pugliese. È lei a spiegare che in un tempo in cui “le categorie del secolarismo e del nichilismo non sono più adeguate a comprendere il nostro presente emerge un nuovo protagonismo del sacro e un nuovo bisogno di religiosità e spiritualità”. Smonta, la Caputo, la convinzione della cultura contemporanea che per Laico intende il non credente, l’agnostico, chi prescinde dalla religione o chi crede nella separazione della sfera del religioso dalla sfera del pubblico, creando così il paradosso “di un concetto nato per dire l’appartenenza al popolo di Dio
che, invece, giunge a indicare una radicale distanza, una non appartenenza alla Chiesa”. Ed allora ecco il vero significato del termine: “Essere Laici significa semplicemente e radicalmente essere uomini etici” in un momento in cui è “proprio l’umanità dell’uomo ad accomunare credenti e non credenti”. Essere uomini etici, ha detto ancora la Caputo, significa desiderare di essere felici, vivendo una vita compiuta in tre dimensioni: il rapporto con se stessi, il rapporto con gli altri, il rapporto con le istituzioni. Il Laico è “un uomo del presente che non rinuncia a scrivere l’utopia del futuro in quanto uomo di speranza”. E d’altra parte il Cristianesimo non insegna “a pensare un altro orizzonte, ma questo stesso orizzonte ci invita ad amarlo. E qui, ha rilevato la relatrice, ci giochiamo la nostra laicità cristiana”.
Laici,
“trasformare con spirito evangelico le realtà temporali”
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ella prima giornata del Convegno è giunto anche il Messaggio di Papa Benedetto XVI che ha esortato “attraverso l’ascolto della Parola e la partecipazione all’Eucaristia a trasformare con spirito evangelico le realtà temporali e ad educare alla speranza le giovani generazioni”. Gli ha fatto eco l’arcivescovo mons. Michele Castoro che ha incentrato l’omelia della preghiera d’inizio dei lavori del Convegno proprio sulla Parola e sul Pane eucaristico: “Solo se sapremo spezzare il pane fuori della Chiesa, ha sottolineato l’arcivescovo Michele, potremo portare la gente a spezzare il pane nella Chiesa”. (A.C.)
A SAN GIOVANNI ROTONDO SI SONO RIUNITE LE CHIESE DI PUGLIA Francesco Di Palma
Responsabilità e coralità On Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, apprezzando l’iniziativa come necessaria in un mondo, compresa la società pugliese, che va sempre più verso l’atomizzazione e la perdita di valori di riferimento, ha testimoniato di nutrire una grande attesa nei confronti di questo convegno. “Chi cerca la luce, ha concluso, ha bisogno di ascoltare parole cariche di senso”. Sono intervenuti, poi, la dott. Billa Consiglio, membro della giunta provinciale di Foggia, la dr.ssa Graziella Patrizi, commissario prefettizio del Comune di San Giovanni Rotondo, la dott. Paola Dal Toso, segretario generale della Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali, e mons. Miguel Delgado Galindo, capo ufficio del Pontificio consiglio per i laici, che ha introdotto alcuni spunti interessanti contenuti nei “Lineamenta” preparatori al prossimo sinodo dei vescovi dedicato al tema della “nuova evangelizzazione”. Cercare ciò che è comune Sorprendente è stata poi la relazione, curata dalla prof. Annalisa Caputo – docente dell’università di Bari e della Facoltà Teologica Pugliese -, con la
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quale ha voluto “semplicemente chiarire i termini chiave del convegno”. La relazione si è sviluppata intorno ad alcune immagini e metafore scelte e intrecciate con molta maestria e buon gusto, difficile – senza tradirne il senso vissuto dai delegati – da sintetizzare. Il risultato è che, come si è potuto registrare nei lavori di approfondimento, ogni delegato ha reagito come davanti ad un testo poetico e quindi ricco di tante potenzialità interpretative, individuando spunti e sviluppi spesso originali. L’“Oggi” del titolo del convegno – ha detto la prof. Caputo – è un termine da intendere in senso kairologico, cioè della qualità di questo tempo che è “tempo di Dio”, e non in senso cronologico. Questo è il tempo del cosiddetto post secolarismo, vale a dire che si possono intravedere i segni di una “primavera” dei laici, con un richiamo esplicito ad un nuovo Rinascimento dove il concetto di laicità e di secolarismo non siano più in contrapposizione alla dimensione religiosa ma ne possano costituire l’ossatura. Così la relatrice ha provato a superare il divario semantico che la parola “laico” pone, nato com’era per indicare l’essenziale dell’appartenenza
alla Chiesa finisce poi con l’indicare proprio la non appartenenza ad essa, rivelando come goffi e inutili tutti i tentativi di recuperare il senso del termine in ulteriori separazioni anziché seguire la via dell’inclusione. Così il “cercare ciò che è comune” ci rinvia ai significati “inclusivi” del termine “laico”, che sono quelli di “relazione”, di “rispetto dell’opinione altrui”, di “condivisione di un destino comune”. La ricerca dell’inclusione pone allora la questione di come intendere l’unicità e la diversità. La relatrice ha individuato due metafore, quella dell’arcobaleno (splendore sia continuo sia distinto) e quella del mosaico di pietre, capaci di spiegare il senso della laicità e della Chiesa.
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C o n f e r e n z a E p i s c o p a l e P u g l i e s e · I S T I T U T O PA S T O R A L E P U G L I E S E
III Convegno Ecclesiale Regionale di san Giovanni Rotondo:
“I laici nella Chiesa e nella società pugliese oggi” Intervista a mons. Michele Castoro,
arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo Enzo Quarto
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ccellenza, è questo un tempo propizio per vivere la sobrietà. Come il laico cristiano può declinare questo invito nell’uso dei beni? Siamo continuamente tentati, oggi, dall’avidità insaziabile di danaro, dalla bramosia del possesso sempre più grande, che, come ha scritto Benedetto XVI nel messaggio per la Quaresima 2011, provoca “violenza, prevaricazione, morte… ed offusca il primato di Dio … spoglia l’uomo, lo rende infelice, lo inganna, lo illude…”. La Chiesa, madre e maestra, raccomanda ai suoi figli l’esercizio delle pratiche della carità attraverso cui i cristiani – sacerdoti, consacrati e laici – possono manifestare condivisione e attenzione verso l’altro perché l’elemosina fatta ai poveri è una testimonianza di carità fraterna, ma è anche un’opera di giustizia che piace a Dio. Chi segue Gesù Maestro si impegna a camminare nella via della libertà dall’egoismo, nella logica del dono e dell’amore, attraverso una vita più sobria che incarna e testimonia gli autentici valori evangelici. È opportuno ricordare che il benessere non può essere calcolato solo in termini di danaro, ma dipende dalla qualità della nostra cultura, dalla forza delle nostre relazioni, dalla capacità di saper donare e condividere ciò che gratuitamente abbiamo ricevuto. Le statistiche ci dicono che spendiamo molto in cose futili e noi cristiani non siamo da meno degli altri, soprattutto in occasione delle feste nuziali o di prima comunione, con spese sempre più gravose per pranzi, abiti costosissimi, servizi fotografici e tutto il resto.
Forse, vestiti sobri, amici e parenti più intimi, meno fronzoli inutili, possono inaugurare stagioni più sagge, più degne di un popolo maturo e sensibile, orgoglioso delle radici cristiane. Alcuni giovani ce lo stanno già testimoniando con le loro scelte ispirate al Vangelo, il quale dà coraggio e forza per andare controcorrente. Il denaro è un obiettivo, un mezzo o una necessità ? Timori di guerre monetarie sempre all’angolo, che rischiano di travolgere i mercati e di compromettere i risparmi di tanti lavoratori, sono i problemi di fronte ai quali dobbiamo saper alzare la nostra voce ed educare i fratelli trasmettendo interesse e responsabilità nell’uso più corretto del danaro. Perché esso è solo un mezzo, utile per il progresso dell’uomo. “Ogni pratica che riduce le persone a non essere altro che puri strumenti in funzione del profitto, sottolinea il Catechismo della Chiesa Cattolica, asservisce l’uomo, conduce all’idolatria del denaro...”. Dunque, lo sappiamo bene noi cristiani, non possiamo «servire a Dio e a mammona» (Mt 6,24; Lc 16,13): l’uomo stesso è l’autore, il centro e il fine di tutta la vita economica e sociale. Il nodo decisivo della questione sociale è che i beni creati da Dio per tutti in effetti arrivino a tutti, secondo la giustizia e con l’aiuto della carità” (CCC). Disoccupazione, precarietà, lavoro nero sono caratteristiche della condizione giovanile soprattutto nella nostra regione.
Cosa può fare la comunità cristiana per ridurre ed eliminare questi fenomeni? La disoccupazione ha raggiunto, oggi, un livello spaventoso: milioni di persone soprattutto giovani e donne si affacciano per la prima volta sul mercato del lavoro per ritrovarsi presto senza alcuna possibilità di occupazione. Sono le moderne “vittime” di un’innovazione tecnologica che sostituisce sempre più velocemente il lavoro umano con le macchine, in tutti i settori e comparti dell’economia mondiale. In Italia il tasso di occupazione, il rapporto cioè tra numero di persone che lavorano e numero della popolazione, è di alcuni punti più basso di quello dell’Unione Europea, e nel nostro Sud è ancora più basso. Ricordo sempre ai giovani, quando con loro affronto i problemi del lavoro, che la vera materia prima del terzo millennio è il sapere, la qualificazione, sia per chi deve entrare nel mondo del lavoro sia per chi vi è già e vuole rimanervi. Dunque, il sapere è la nuova risorsa strategica. La povertà e la disperazione aumentano dove c’è solitudine ed individualismo, dove non si investe in educazione ed accompagnamento sociale, dove mancano luoghi di aggregazione e di confronto, dove il cielo si chiude perché manca una prospettiva di senso. A me che vivo a Manfredonia e che ho la cura pastorale del vasto territorio del Gargano, ad esempio, interessa che i giovani abbiano sempre più spazio nelle comunità per poter progettare e realizzare i loro sogni. Mi sta, ancora, a cuore che la città e il territorio non diventino anonimi e non perdano la loro originalità storica e culturale. Occorre ricostruire la città dell’uomo non come il luogo dei consumi o dei diritti privatistici, ma come il luogo degli incontri e delle responsabilità condivise, il luogo di accoglienza e aiuto fraterno: questo è uno dei compiti delle comunità cristiane. Il Progetto Policoro avviato in Puglia è un esempio di speranza per il nostro Sud così come lo Sportello antiusura e la Fondazione Buon Samaritano, espressioni autentiche di quella charitas quale “forza straordinaria che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia” (Benedetto XVI).
Come un imprenditore che vuole vivere cristianamente il proprio lavoro può mettere a disposizione dell’intera comunità il suo talento? L’imprenditore cristiano è prima di tutto un testimone della carità della Chiesa, un servitore dell’amore di Cristo. Ma, come può testimoniare e servire quest’amore nell’oggi della storia, nelle particolari contingenze della quotidianità? Ponendo l’uomo al centro, facendone il fine del lavoro e non il mezzo, spostando cioè l’asse della questione: riducendo il lavoro a semplice mezzo. Così operando, si priva il lavoro della sua mostruosità di fine. Perciò, se è l’uomo il fine del lavoro, allora tutto deve ruotare intorno all’uomo. L’uomo riacquista la sua signoria, la sua dignità, la sua gloria. Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice al n. 2432 che “I responsabili di imprese hanno, davanti alla società, la responsabilità economica ed ecologica delle loro operazioni. Hanno il dovere di considerare il bene delle persone e non soltanto l’aumento dei profitti. Questi, comunque, sono necessari. Permettono di realizzare gli investimenti che assicurano l’avvenire delle imprese. Garantiscono l’occupazione”. Il che significa che l’imprenditore cattolico svolge una ben precisa funzione sociale, ha diritto al giusto profitto, ma nel momento in cui pur di aumentare il profitto passa sopra come un rullo compressore ad altre persone, magari rovinandole, compie un atto indegno, e di fatto non è un vero cristiano. Se guardiamo ai grandi ricchi, a chi pensa solo ad accrescere il proprio tornaconto, ci accorgiamo che raramente questi sono dei veri imprenditori, più spesso sono degli speculatori, managers, redditieri. L’imprenditore, nell’attuale società, esercita sempre più un servizio indispensabile allo sviluppo economico, e la sua attività non può essere considerata unicamente una professione, ma una vera e propria “missione” per la responsabilità di cui si è addebitata. Sì, una vera e propria missione sulla linea dell’evangelico “padrone della vigna che lungo tutte le ore della giornata si reca sulla piazza per assumere operai per la sua vigna” e che dà ragione dei talenti fatti fruttare.
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[Convegno Ecclesiale Regionale]
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[Verso la GM delle Comunicazioni Sociali]
Messaggio per la giornata delle
È
ormai prossima la Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali, che quest’anno cade il 5 giugno, solennità dell’Ascensione. Il messaggio che il Santo Padre ha pubblicato per la circostanza si può riassumere in un invito alla coerenza con lo “stile cristiano” da mantenere sempre e da testimoniare anche nell’era del digitale. Sono in atto profonde trasformazioni culturali per l’influenza delle nuove tecnologie che cambiano e trasformano il nostro modo di comunicare, tanto che sta nascendo, scrive Benedetto XVI, “…un nuovo modo di apprendere e di pensare, con inedite opportunità di stabilire relazioni e di costruire comunione”. Sono opportunità certamente positi-
ve, verso cui dobbiamo porci “…con stupore per le straordinarie potenzialità” e tuttavia il Santo Padre non ci nasconde i rischi del mondo virtuale con i limiti della comunicazione digitale, la parzialità dell’interazione, la tendenza a comunicare solo alcune parti del proprio mondo interiore, la tentazione della costruzione dell’immagine di sé. Perciò, Benedetto XVI ci ricorda che “…il contatto virtuale non può e non deve sostituire il contatto umano diretto con le persone a tutti i livelli della nostra vita” e ci richiama alla coerenza, all’autenticità della testimonianza, definita nel messaggio “stile cristiano” di presenza, nella consapevolezza che “…la Verità che cerchiamo di condividere non trae il suo valore
dalla sua popolarità o dalla quantità di attenzione che riceve”. Da questo insegnamento capiamo bene che noi cristiani, testimoni della Verità, siamo chiamati in rete a spenderci nell’ autorevolezza della nostra testimonianza e che non dobbiamo rincorrere le novità né aggiornarci o adeguarci ai tempi per il solo gusto di essere alla moda. La nostra prospettiva è diametralmente opposta: siamo chiamati dai tempi moderni a prendere maggiore consapevolezza di noi stessi, a discernere il Signore del tempo e della storia e con atteggiamento critico e profetico dare il nostro contributo positivo a ciò che sta accadendo, ma senza mai perdere il nostro “stile cristiano” così insistentemente ricordato-
5GIORNATA GIUGNO 2011 MONDIALE delle CS: I MEDIA, LUOGHI DI DIALOGO, INCONTRO, SOLIDARIETA’ Alberto Cavallini direttore usc dell’arcidiocesi
“L
a comunità cristiana guarda con particolare attenzione al mondo della comunicazione come a una dimensione dotata di una rilevanza imponente per l’educazione” sottolineano gli Orientamenti pastorali, Educare alla vita buona del Vangelo, al n. 51. Il mondo dei media e della comunicazione è spazio di vita e di relazione ove vengono scambiati pensieri, informazioni, visioni simboliche, nonché luogo ove si sviluppano nuove forme di testimonianza. Perciò le categorie media, comunicazione e cultura sono da comprendere in maniera circolare: i media in quanto cornici entro cui si attua la conoscenza sociale e definitori della realtà sociale (Bennet) e la comunicazione in quanto aspetto del sociale e suo stesso fondamento che genera cultura (Gili). E così con l’esperienza vissuta, dapprima per 20 anni attraverso la pagina settimanale del quotidiano ‘Avvenire’ e da ormai un anno attraverso il giornale diocesano VOCI e VOL-
TI, l’Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi e la Redazione del nuovo periodico si sforzano di comunicare l’attività e la vivacità della nostra Chiesa del Gargano nel moderno contesto massmediale in continua evoluzione, in una maniera rispondente a quella “magna Charta” per la comunicazione in ambito cattolico, data com’è noto dal Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, approvato dall’Assemblea dei Vescovi. È la profusione di un impegno-servizio per concentrare “l’attenzione educativa” dei lettori “al fine di sviluppare la capacità di valutare il messaggio e gli influssi dei media nella consapevolezza della considerevole forza di attrazione e di coinvolgimento di cui essi dispongono” (OP n. 51). Lo strumento della carta stampata a nostra disposizione, pur se antico, è sviluppato, arricchito, non cancellato e rimane un bisogno inalterato soprattutto per larghe fasce di età che lo seguono con attenzione, consigli e incoraggiamenti in quanto nell’ot-
tica cristiana, ritenuto valido aiuto per riflettere su diversi temi attraverso articoli impaginati che danno quel giusto risalto a notizie e riflessioni, sempre in una visione del mondo permeata dalla fede cristiana, proposta attraverso questo impegnativo strumento cartaceo, ed accolta con attenzione e rispetto. Insomma, è un mettere in opera la funzione educativa del giornale che accompagna i lettori con percorsi fatti di mete, passi semplici e collegati da sequenze nella visione globale della persona. VOCI e VOLTI è cresciuto e ci auguriamo continuerà a crescere grazie all’apporto e all’attenzione delle VOCI, riflessioni, contributi, suggerimenti, e all’in-
ci da Benedetto XVI. Insomma, con la nostra specificità di vita, siamo chiamati a partecipare alla trasformazione culturale in atto come grande occasione per rendere anche nel web la nostra testimonianza alla Verità. Il mensile diocesano Voci e Volti vuole esserne un esempio. Spero che esso si diffonda sempre più non solo nelle parrocchie, ma anche nelle associazioni, nelle famiglie e, perché no, anche nelle scuole. Voci e Volti, infatti, si presenta anche come utile strumento per le ore di Religione e per la discussione sui temi oggi più dibattuti, sempre però con uno “stile cristiano”. + Michele Castoro arcivescovo
contro dei VOLTI, l’attenzione e il riscontro dei lettori. Si tratta, perciò, di una diaconia che parla di Dio e della Chiesa all’uomo del nostro tempo e del nostro territorio, ben consapevole del suo ruolo che si rivolge non solo ad extra, ai lontani, ma anche ad intra, ai vicini, nella coscienza che è un ‘servizio’ verso tutti gli altri Uffici e Comunità dell’Arcidiocesi. Con il cuore abitato dalla speranza e dalla Buona Notizia che accogliamo ogni giorno e che ci sforziamo di incarnare e annunciare, l’auspicio come direttore responsabile del periodico VOCI e VOLTI, è quello di incarnare sempre più quello ‘stile cristiano’ di presenza che papa Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali di quest’anno esorta a riscoprire e praticare, chiamando tutti noi credenti a “farlo conoscere nella sua integrità”.
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Presentato il libro
L’OCCUPAZIONE MILITARE TEDESCA A MANFREDONIA “Il Diario” di Mons. CESARANO
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i mons. Andrea Cesarano, annota con precisione Antonio Tomaiuoli, direttore dell’Archivio storico diocesano e curatore della pubblicazione, “va apprezzata una formidabile dote, quella dell’attenzione al presente che riesce a leggere e ad analizzare con intelligenza e immediatezza e ad aprirlo profeticamente a sviluppi imprevedibili”. In queste parole è da rinvenire la giusta chiave di lettura di questo Diario inedito, relativo al triste e difficile momento della occupazione tedesca di Manfredonia. Il Diario, trovato nelle carte del Fondo Arcivescovo Cesarano, è stato pubblicato per volere dell’arcivescovo Michele Castoro che ha così, come Egli scrive nella presentazione, desiderato assolvere a un “debito di grata riconoscenza per non abbandonare all’oblio una vicenda carica di umanità e di carità … e come un modesto contributo che questa Chiesa Sipontina consegna
alla celebrazione del 150° dell’unità d’Italia”. Per poter parlare dell’opera svolta da mons. Cesarano durante il periodo dell’occupazione nazi-fascista a Manfredonia, bisogna tener presente, a mio giudizio, due importanti fattori: l’esperienza dal nostro vescovo acquisita negli anni venti in Turchia presso la Delegazione apostolica e l’imitazione del Pastore Buono. L’Arcivescovo, come sottolineano le pagine del suo Diario personale, è conscio della situazione politica grave che si è determinata in Italia e della lotta in atto che sarebbe terminata solo con la caduta del fascismo e la fine della seconda guerra mondiale, le cui premesse già si potevano, all’epoca, intravedere nel crescente malessere degli Stati non appartenenti al blocco nazi-fascista. Una dura situazione vissuta durante l’occupazione nazista di Manfredonia per la quasi totale assenza
Alberto Cavallini
delle autorità civili, per i duri bombardamenti avvenuti nell’agosto in Foggia che provocarono centinaia di vittime, per l’alternarsi quotidiano di comandanti tedeschi, per la fuga-rifugio di gran parte della popolazione nelle frazioni di campagna viciniori e a Montesantangelo. Un contesto fronteggiato soltanto con prudenza, sagacia, coraggio, preoccupazione amorosa per il gregge affidato, dialogo caparbio e costruttivo da parte dell’arcivescovo Cesarano, che riuscì a trovare quello spazio necessario per efficaci soluzioni e costruttive azioni, volte tutte a favore del bene del popolo e della città. Tante sono ancora le testimonianze di quel periodo, ancora presenti tra noi, che possiamo continuare a raccogliere e che attestano l’impareggiabilità della sua umanità e del suo ministero pastorale, simile a quella di tanti altri vescovi e sacerdoti dell’epoca, soprattutto nel nord Italia. Mons. Cesarano ha saputo nella
grave situazione generata dal nazifascismo decadente, non lasciarsi schiacciare da violenza e prepotenza, ma si è prodigato con coraggio a favore del popolo, evitando ulteriori spargimenti di sangue e danni irreparabili. “La storia di un Vescovo è qualcosa che non si racconta, piuttosto si coglie tutta nel palpito del cuore” . Ed è proprio vero! Questo testo tramanda, in sintesi, l’opera solerte e coraggiosa del nostro arcivescovo Andrea, promotore di dialogo e di pace ed ammirevole esempio di perfezione cristiana durante un momento difficilissimo della nostra storia.
Giovanni Chifari
un libro al servizio della verità
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iovanni XXIII e Padre Pio: due vite e due strade che più volte «si sfiorano, senza incrociarsi» (pag. 36), per ritrovarsi spiritualmente, superando barriere ed interpolazioni fittizie e pregiudiziali, in quel comune servire la Chiesa, madre e maestra, con la filiale obbedienza dei discepoli di Cristo e con la grazia del dono della pace. Cammino ricostruito con acribia scientifica e carità teologale dal libro di Stefano Campanella, Oboedientia et pax. La vera storia di una falsa persecuzione, edito dalla Libreria Editrice Vaticana e dalle Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, presentato presso la Sala Stampa della Radio Vaticana il 22 marzo scorso. Uno dei meriti di questo studio serio e rigoroso è quello di offrire una ratio convincente ed adeguata per quanto riguarda l’ordine e la selezione delle innumerevoli fonti a disposizione, riuscendo a dipanare una sorta di empasse nella quale questo squarcio di storia complesso e dibattuto si trovava ormai da anni. Una seconda nota d’interesse è l’assunzione della virtù teologale della carità come crite-
rio metodologico, evidente nella presentazione rispettosa e discreta dei personaggi coinvolti nelle varie vicende, evitando anche di citare i nomi di alcuni di loro. Scelta coraggiosa e promettente che offre una testimonianza di disciplina, signorilità e compostezza in un circo mediatico che spesso si nutre di ricerca dello scoop e del sensazionale. Per quanto concerne lo stile, le pagine risultano agili e scorrevoli, ma anche capaci di appassionare. Il lettore è infatti avvinto dal parallelismo delle due figure dei protagonisti del libro, e proiettato verso la ricerca di una verità che passa attraverso le molteplici mediazioni di svariati personaggi. Su ognuno di essi è posto un focus, come una “telecamera narrativa” che li inquadra ed accompagna in tutto il loro percorso, inquadrando e zoommando una parabola biografica che li porterà da una posizione di sostanziale opposizione nei confronti di Padre Pio ad un tempo di ripensamento e ritrattazione, in un certo modo di conversione. Così accadrà per Mons. Maccari, che anni dopo la sua dura relazione su Padre
Pio, ammette responsabilità personali nel modo “urtante” di realizzare l’interrogazione (pag. 135), e del quale Padre Pio stesso avrebbe confidato «[…]io in Paradiso lo voglio accanto a me»(pag. 136, nota 229), e che poi nel tempo della malattia invocava l’intercessione di Padre Pio. Similmente la donna calun- niatrice, trovò sempre carità e perdono in Padre Pio, che la accompagnò nel tempo della malattia e della morte, pregando per la sua salvezza (pag. 158, nota 268). Anche Padre Philippe ammise dopo qualche anno che la sua relazione su Padre Pio era stata troppo severa e pregiudiziale (pag. 183).
Queste pagine rivelano dunque l’assenza di qualsiasi intento persecutorio del Papa buono nei confronti del Frate Cappuccino, ma soltanto un faticoso cammino di conoscenza della verità, a volte compromessa dai limiti benevoli di quanti furono chiamati a mediare tale apprendimento, ma che tuttavia ebbero un ruolo inconsapevole in quel misterioso agire della Grazia divina. Una storia di equilibrio e prudenza, di due uomini che professano un «identica concezione della missione e del ruolo del sacerdote e dallo stesso modo di porsi all’interno della Chiesa» (pag. 16).
11 MAGGIO 2011
[Luoghi di vita: Libri]
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[Comunicare l’Amore]
CARITÀdell’ARCIDIOCESI
LA CASA della
Mario Azzarone
ingegnere progettista e direttore dei lavori della Casa della Carità
L’
organizzazione ecclesiale della Carità, comunemente nota come “Caritas”, non è una forma di assistenza sociale che s’aggiunge casualmente alla realtà Chiesa né un’iniziativa che si potrebbe lasciare anche ad altri. Essa fa parte invece della natura profonda della Missione Chiesa. Questa attività, oltre al primo significato molto concreto dell’aiutare il prossimo, possiede essenzialmente anche quello di comunicare agli altri l’Amore di Dio, che noi stessi abbiamo ricevuto. Dunque, la Carità deve rendere in qualche modo visibile il Dio vivente, reale fonte della Carità ecclesiale. Lo spettacolo dell’uomo sofferente tocca il nostro cuore. La Chiesa non può e non deve mettersi al posto dello Stato, ma non può e non deve neanche restare ai margini nella lotta per la giustizia. Deve inserirsi in essa per la via dell’argomentazione razionale e deve risvegliare le forze spirituali, senza le quali la giustizia, che sempre richiede anche rinunce, non può affermarsi e prosperare. E’ difficile elencare tutto quello che si deve fare, ma nel nome della Carità si deve sottolineare che esistono “le persone” e queste persone devono essere accolte nella loro totalità. Bisogna, inoltre, avere coscienza che la Carità non si delega. Questi concetti, espressi dal Papa Benedetto XVI nell’Enciclica “Deus Caritas est” sono stati i presupposti su cui è stato impostato il progetto della Casa della Carità appena inaugurata e che può costituire un punto di riferimento qualificante, un distinto segno di maturità sociale e di sensibilità collettiva
L’Onorevole Vendola accompagnato dall’Arcivescovo Castoro visita la nuova struttura
non solo per questo quartiere e per cevuta dall’Amministrazione Cola città di Manfredonia, ma soprat- munale di Manfredonia, nel Secontutto per l’intera Arcidiocesi. do Piano di Zona, sono stati ubicati Con la realizzazione di questa ope- gli articolati volumi le cui destinara si spera di venire incontro a si- zioni principali previste sono le setuazioni imprevedibiguenti: li, di emergenza e di Centro polivalenemarginazione, di dete della Caritas: al grado personale e fapiano terra, punti di migliare purtroppo ascolto, sala di primolto frequenti anma accoglienza, inche da noi. Si sa che fermeria, docce e le incombenze gravaservizio mensa; al no esclusivamente su primo piano, l’accotante famiglie dispeglienza con circa 34 rate, che qualche volposti letto. ta accettano e condiResidenza sacerdoti vidono situazioni ananziani. gosciose, ma succede Alloggio delle suore che altre volte rifiutacon l’ ospitalità per no di portare avanti il La cappella che sarà dedicata ragazze madri o bialla Madre della Misericordia peso di tutto ciò. sognose. L’opera, iniziata nel Piano interrato per febbraio 2009, nelle deposito-conservasue strutture principali edili risulta zione alimenti. quasi ultimata, ma non può essere Per qualificare l’intervento e per stacompletamente agibile perché man- bilire dei legami di un’area perifericano le risorse finanziare per poter ca con il centro cittadino, il Centro eseguire alcuni lavori specialmente Caritas è stato impostato attorno ad nel piano interrato e per procedere una piazza rettangolare di circa 600 all’arredamento completo di tutta la mq su cui si snoda un porticato, ristruttura. L’onere finanziario soste- chiamante il chiostro di san Domeninuto dall’Arcidiocesi è stato di circa co, sede del Comune, ed una piccola di 4.500.000 €, rinvenienti dall’ac- cappella per rendere evidente la reacantonamento della maggior parte le disponibilità del Signore all’incondei fondi “Ottoxmille” erogati dalla tro del prossimo. Ho voluto abbinare C.E.I. per interventi caritativi. come rivestimento due elementi naIn sintesi dal punto di vista edili- turali come la pietra di Apricena ed zio sono state realizzate le seguen- il cotto creando un equilibrio cromati strutture: tico tra rosso e bianco che contraddiSu un’area di circa 12.000 mq, ri- stingue tutto il complesso.
Sento di rivolgere i dovuti ringraziamenti oltre che alla mia famiglia ed ai miei colleghi dello Studio Tecnico 80, all’impresa di Costruzioni Cooperativa Mucafer, al suo Presidente Pasquale Tomaiuolo, al Direttore Tecnico ing. Mario Salvemini che ha egregiamente coordinato le varie fasi della costruzione e le diverse ditte coivolte nella realizzazione, coadiuvato dal geom. Ciro Borgomastro e dal sig. Gino Carnevale e da Filippo, dimostrando tutti un’esperienza professionale di grande livello; alla ditta Michele Prioletti e Giuseppe de Padova di Monte Sant’Angelo che ha eseguito gli impianti elettrici; alla Ditta Tecnocalor di Manfredonia che ha eseguito i lavori di impianti idrici, fognanti e di riscaldamento diretti dall’ing. Matteo Ciociola; alla Ditta La Macchia di Zapponeta per la fornitura degli infissi; alla Ditta Murgo che ha provveduto alla sistemazione esterna. Infine, un grazie all’Arcivescovo Michele per tutto quello che ha fatto e che farà, cui consegno questa struttura che ha bisogno ancora di particolare attenzione affinchè tutto possa essere testimonianza della Divina Provvidenza.
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Con l’inaugurazione parte la grande avventura della
Casa della Carità Michelangelo Mansueto
Momenti della inaugurazione e benedizione della nuova struttura “Casa della Carità”
M
anfredonia. L’arcivescovo Michele Castoro ha inaugurato nei giorni scorsi la Casa della Carità, inserita in un contesto di essenzialità, semplicità, sobrietà. Voluta fortemente nei decorsi anni dagli arcivescovi Vincenzo D’Addario e Domenico D’Ambrosio che l’hanno pensata, preparata, e concretamente eseguita da mons. Michele Castoro, la Casa della Carità è oggi una realtà importante per il nostro territorio, resa possibile grazie a quella nostra firma dell’8xmille a favore della Chiesa con cui abbiamo reso tangibili tanti progetti pastorali e caritativi,
sostenuto i sacerdoti e soccorso gli ultimi presenti tra noi. La Casa della Carità, costruita su progetto dell’ing. Mario Azzarone e costata circa quattro milioni di euro, è una di quelle opere realizzate anche qui tra noi, vicinissima a dove abitiamo, anche se spesso non sappiamo che nel nostro paese o nel nostro quartiere esistono di queste opere parrocchiali o caritative dovute alla firma di tutti noi contribuenti. Informare, dunque, capillarmente sulle opere realizzate è un fatto importante che fa capire come l’8xmille a favore della Chiesa si è concretizzato in un bene realizzato per tutti.
Dunque, inizia la sua avventura la nostra Casa della Carità, ove molti potranno trovare aiuto e fraternità che vanno oltre l’emergenza del momento e ricevere sostegno nel riprendere in mano il cammino della propria vita. La grande struttura prevede, tra l’al-
tro, l’abitazione per le suore, un dormitorio, una mensa, una casa di accoglienza ed una di riposo per sacerdoti anziani. Gli “abitanti” della Casa arriveranno nei prossimi mesi, secondo le necessità, le possibilità e le opportunità. I primi abitanti sono già dati dalle tre Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret e dal sacerdote responsabile. In questa fase iniziale e di rodaggio è richiesta la solidarietà di una preghiera insistente affinché quest’opera di Dio sia fedele alla sua missione e tutti possano incontrare l’Amore di Dio.
A.C.
da parte della “Sorella dell’umanità”
A
lla inaugurazione della Casa della Carità dell’Arcidiocesi è stato detto a chiare lettere che la struttura ancora in fieri darà voce e spesso un nome a tante sofferenze umane che ci circondano. Una struttura che nel dare fin dal prossimo futuro accoglienza, getterà ponti e ridisegnerà i confini che, ahimè, distinguono gli uomini. Perciò l’arcivescovo Castoro ha sottolineato a gran voce che “… la carità è frutto della fede che scalda il cuore, affina l’attenzione al bisogno, rende più generosi nel dare, aumenta la gioia. “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”, ha detto Gesù. Certo, perché la Casa vada a regime sono necessari altri lavori per le rifiniture esterne e l’allestimento interno, ma oggi vogliamo già presentarla
alla città e alla diocesi di Manfredonia, perché nel dispiegarsi del nostro cammino pastorale appaia chiaro il volto della nostra Chiesa, che vuole essere “Chiesa solidale”, oserei dire “sorella dell’umanità”, cioè capace di interpretare in modo evangelico e umano le attese e le speranze degli uomini e delle donne che abitano il nostro territorio… È doveroso farvi sapere che questa opera imponente è stata realizzata per la maggior parte con i proventi dell’Otto-per-mille assegnato alla Chiesa Cattolica e col contributo di qualche fedele. Per il completamento e il funzionamento della Casa è necessario ora il contributo di tutti. Non ignoriamo la crisi economica che ci sta provando ad ogni livello. Ma una crisi può divenire anche occasione di condivisio-
ne, di ridistribuzione, addirittura di nuova fraternità. Siamo fiduciosi…”. Dunque, è nata tra noi un’avventura della carità grazie alla generosità di chi firmando l’8xmille a favore della Chiesa ha pensato a chi è più solo e con lui si è fatto solidale.
11 MAGGIO 2011
[Comunicare l’Amore]
8XMILLE ALLA CHIESA CATTOLICA
Anche quest’anno l’importante è firmare
Se non ci credi, chiedilo a loro
Ecco le 9 storie, rappresentative delle destinazioni 8xmille, che vedremo negli spot in onda in questi mesi.
Ormai da 20 anni, quando si parla di “sostegno economico alla Chiesa cattolica”, si evocano valori di grande importanza: comunione, trasparenza, libertà, partecipazione e corresponsabilità alla vita e missione della Chiesa in Italia e nel Terzo mondo. E anche l’8xmille ha contribuito a dare, fin dall’inizio, un’occasione preziosa per promuovere nei cattolici questi valori, proponendo la sfida per una nuova mentalità capace d’affrontare i problemi delle comunità ecclesiali con una partecipazione e corresponsabilità del tutto nuove. Infatti anche con una semplice firma, consapevole e motivata, ma soprattutto confermata ogni anno, molti cattolici si sono presi carico di tante difficili situazioni delle nostre comunità ecclesiali, difficoltà alle quali hanno contribuito a dare delle risposte concrete, tangibili, risolutive. “Se non ci credi, chiedilo a loro” sottolinea il messaggio di sensibilizzazione della campagna d’informazione 8xmille 2011, invitando a proseguire su internet l’approfondimento di temi e vicende visti in tv, per essere informati a 360 gradi su progetti locali, ma rappresentativi di una visione più vasta della missione della Chiesa oggi. “Dai rivoli di storie evidenziate negli spot tv si potrà risalire all’impegno concreto della Chiesa oggi in Italia, in prima fila con l’8xmille per far fronte alla crisi economica” spiega Matteo Calabresi, responsabile del Servizio promozione C.E.I. per il sostegno economico alla Chiesa. “Negli oratori delle periferie urbane a rischio, accanto agli anziani con iniziative pastorali, oltre che a favore delle famiglie, con microcredito e fondi anti-crisi diocesani -prosegue Calabresi- spesso è un aiuto che va oltre l’emergenza, e sostiene tanti nel riprendere in mano la propria vita”.
IN ITALIA A Bari, quartiere San Paolo, è nata la cooperativa Campo di Fragole per la formazione dei minori del quartiere. Riduzione dell’abbandono scolastico e attività ludiche rappresentano un’alternativa efficace a pomeriggi solo televisivi e al rischio devianza. A Pantelleria suor Patrizia, con l’aiuto di volontari locali e giovani in servizio civile, si occupa degli anziani che non hanno alcun aiuto familiare. Li visita casa per casa, consegna loro i pasti quotidiani, provvede alle pulizie dell’abitazione, dedica loro attenzione e ascolto. A Roma il progetto Borgo Amigò, realizzato da padre Gaetano Greco nella diocesi di Porto-Santa Rufina, si rivolge ai giovani che vengono ammessi a misure alternative alla detenzione. Qui la giornata è scandita dai compiti domestici, agricoli, di manutenzione, di studio o lavoro. A Forlì dal 1987 donne in difficoltà, molte in gravidanza o con bambini, hanno trovato alla Tenda un posto sicuro dove ricostruire la propria vita. Ad Andria don Geremia Acri, responsabile diocesano della Fondazione Migrantes, ha aperto un centro d’accoglienza multi-
MARIA GRAZIA BAMBINO
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funzionale. Una risposta alla nuova emergenza caritativa del capoluogo con mensa, docce, ambulatorio, distribuzione abiti. Il 50% degli utenti registrati è straniero, italiano l’altra metà. A Padova le Cucine popolari arrivano a servire 3 mila pasti. Oltre alla mensa funzionano, nella stessa struttura, anche un centro ascolto e di orientamento, docce, lavanderia, servizi di abiti usati. In ambulatorio 25 medici volontari. E ALL’ESTERO In India a Mumbai, l’Holy Spirit Hospital alla periferia della città mette a disposizione degli ultimi cure mediche d’eccellenza. E a Calcutta Suor Lizy Muthirakala e le sue consorelle della Provvidenza danno rifugio e formazione alle bambine di strada nella Casa d’accoglienza, salvandole da un destino di sfruttamento, accattonaggio e prostituzione infantile. In Uganda la scuola professionale Daniel Comboni, aperta poco fuori dalla città di Gulu, dona una seconda vita ai bambini-soldato, sottratti per anni ai loro villaggi e oggi tra aule di teoria e officine di falegnameria, meccanica ed edilizia. www.chiediloaloro.it
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Anche quest’anno per destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica si può usare: uil modello 730-1 allegato al modello 730 da presentare entro il 31 maggio 2011 per chi si rivolge ad un CAF o ad un professionista abilitato; uil modello Unico da consegnare entro il 30 settembre 2011 direttamente via internet oppure ad intermediario fiscale. Chi invece non è obbligato all’invio telematico può effettuare la consegna dal 2 maggio al 30 giugno presso qualsiasi ufficio postale; ula scheda allegata al modello CUD. Chi non è più obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi (pensionati e lavoratori dipendenti senza altri redditi né oneri deducibili), può comunque destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica attraverso la scheda allegata al CUD. Questa può essere consegnata gratuitamente entro il 30 luglio 2011 in busta chiusa presso tutti gli uffici postali oppure ad un intermediario fiscale (CAF) che può chiedere un corrispettivo per il servizio. Per maggiori informazioni sulle modalità da seguire per partecipare alla scelta dell’8xmille con il proprio modello CUD si può telefonare al numero verde 800 348 348 (i giorni feriali dalle 9.00 alle 18.00). Il 5xmille si affianca anche quest’anno all’8xmille. Il contribuente può firmare per tutti e due perché l’uno non esclude l’altro, ed entrambi non costano nulla in più.
L’ DALLO
FU VOTATA SOLO % DEGLI ITALIANI
0,9
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UNITÀ D’ITALIA Ecco il voto nel nostro gargano e nel sud Italia
Giovanni Palladino
Alberto Cavallini
Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo, Roma
della Società di Storia Patria per la Puglia, sezione garganica
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l contesto storico in cui avvenne la prima tappa dell’Unità d’Italia, il 17 marzo 1861, è poco conosciuto dalla maggioranza degli italiani. Infatti molti non sanno che: - negli anni precedenti all’unità, l’Italia era “disunita” in Regno di Sardegna, Impero Austro-VenetoLombardo, Ducato di Parma, Ducato di Modena, Granducato di Toscana, Stato Pontificio, Regno delle Due Sicilie; - nel 1861 la nostra popolazione era di 26.328.000; - gli elettori ammessi al voto furono 418.696, pari all’1% della popolazione; - i votanti effettivi furono 259.583, pari allo 0,9% della popolazione; - fra gli eletti al Primo Parlamento italiano con sede a Torino vi erano 85 nobili (principi, duchi, marchesi, ecc.), 72 notabili, 52 fra medici, ingegneri e professori universitari e 28 alti ufficiali dell’Esercito regio. Emerge da queste cifre una fotografia sociale drammatica della realtà italiana di quel tempo, caratterizzata al Nord dal 54% di analfabeti, al Centro dal 75% e al Sud dal 90%. Ma per essere ammessi al voto non bastava essere di sesso maschile e saper leggere e scrivere, bisognava anche avere il “censo” cioè essere fra coloro che pagavano le tasse. Quanti garibaldini e patrioti dell’Unità d’Italia furono ammessi la voto? Certamente pochi, perché il primo Parlamento italiano nacque in un contesto storico che rif letteva
la realtà di millenni dominati dal potere assoluto di una minoranza di “potenti” sulla stragrande maggio-
ranza della popolazione. Questa più che essere un “soggetto” era un “oggetto” a disposizione dei “benefattori”, come Gesù definì ironicamente “i re che governano le nazioni” nel corso dell’ultima cena con gli Apostoli. I due mestieri più diffusi erano quelli del contadino e del soldato, sempre al servizio dei “benefattori”, con l’utilizzo del solo muscolo del braccio perché l’uso del cervello era consentito soltanto ai potenti e alla loro ristretta corte,. Di qui millenni di povertà diffusa e di vita disumana per i più. Don Sturzo definì il suo disegno politico con una parola di nuovo conio, popolarismo, perché dopo un lungo percorso storico dominato dai pochi – re, imperatori, papi, dittatori, principi, baroni, conti, duchi, marchesi, ecc. – a danno dei molti, il futuro sarebbe appartenuto al popolo sovrano con un auspicabile vantaggio per tutti. In Italia, a 150 anni da quella svolta storica, siamo ancora lontani da questo obiettivo sturziano, perché il popolo, a causa di una classe politica ancora non all’altezza del suo compito per gravi lacune morali e culturali, si sente ben poco sovrano e lo dimostra il crescente tasso di assenteismo alle elezioni che minaccia di avvicinarsi al 40%. E’ tempo che i “benefattori” capiscano che il loro compito non è di stare a tavola, ma di servire, come ha insegnato Gesù e come don Sturzo ha richiesto ai cattolici impegnati in politica. Pertanto, nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia dovremmo fare un profondo esame di coscienza, avere il coraggio di rinnovare in gran parte la nostra classe politica e attuare seriamente il popolarismo sturziano, che benché ideato all’inizio del secolo scorso è oggi di una modernità sconvolgente.
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atta l’Italia, non r i ma neva che la consacrazione ufficiale da parte di tutti i cittadini con un plebiscito, svoltosi in un ovvio periodo di reazione da parte di quelli che erano rimasti fedeli all’antico reame borbonico. Il plebiscito fu fissato per le province dell’Italia meridionale al 31 ottobre 1860. Il popolo, riunito in comizi, doveva accettare o rigettare, con un sì o con un no, la formula proposta: “Il popolo vuole l’Italia una ed indivisibile sotto lo scettro del re costituzionale Vittorio Emmanuele e i suoi legittimi discendenti”. Grande influsso, bisogna ricordare, ebbero sia Luigi Zuppetta, deputato al parlamento unitario per il collegio di S. Severo, che il garganico Vincenzo Amicarelli deputato per il collegio di Monte Sant’Angelo, i quali dettarono e formularono proprio in tal maniera la domanda plebiscitaria per le province meridionali, contro l’odiosa formula di annessione incondizionata al Piemonte proposta dal Pallavicino e dai Cavouriani con cui si lasciava intendere che le pro-
vince italiane dovessero “piemontizzarsi”, mentre il Piemonte, primeggiando fra tutte le regioni, non doveva “italianizzarsi”. Il risultato della votazione nella nostra provincia di Capitanata, spedito al Presidente della Corte suprema di Giustizia di Napoli, fu il seguente: 5.425 voti per il sì, mentre 996 per il no, mancando al totale dei voti solo quelli dei cittadini di S. Giovanni Rotondo e S. Marco in Lamis che si rifiutarono di votare. In totale, il plebiscito per il quale votarono i soli possidenti uomini e che si svolse nelle province meridionali dell’ex Regno borbonico fu il seguente: 13 0 . 2 0 6 voti per il si,
e solo 10.312 voti per il no. Nel gennaio 1861 sorsero anche vari circoli elettorali in vista delle elezioni al parlamento che proposero e caldeggiarono alcuni candidati prescelti a rappresentare il territorio, ritenuti illustri per merito, personalità, nome del casato, cultura, e soprattutto in quanto proprietari, soggetti al censo. Le elezioni si svolsero l’ultima domenica di gennaio 1861. Risultarono eletti nel nostro territorio di Capitanata: per Manfredonia Domenico Varo, per Monte S. Angelo Vincenzo Amicarelli, per Foggia Giuseppe Ricciardi, per S. Severo Luigi Zuppetta, per Lucera Gaetano De Peppo, per Sannicandro Garganico Michele Di Sangro i quali parteciparono il 17 marzo 1861 alla prima riunione, tenutasi in Torino, del primo Parlamento dello Stato unitario.
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[150° dell’Unità d’Italia]
11 MAGGIO 2011
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[Prospettiva sul cinema]
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ELOGIO DELLA
FRAGILITà
Considerazioni di un credente sul film di Nanni Moretti “Habemus Papam”
UNA CAPACITà SMARRITA
Nanni Moretti prigioniero del suo narcisismo Emilio Ranzato critico cinematografico
Michele Illiceto
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erché avere paura di un film come quello di N. Moretti “Habemus Papam”? Perché tanta opposizione da parte di un certo mondo cattolico? Me lo chiedo da cattolico, dichiarando subito il mio dissenso da tanta indignazione. Penso che sia troppo comodo e semplice indignarsi per un film e non provare indignazione per ben altro, come l’emergenza democratica, l’attacco ai giudici da parte di una certa politica, le spinte secessionistiche di un nord egoista, il silenzio su come vengono gestiti i contratti di lavoro. Non penso sia una colpa mettere in evidenza, con il linguaggio della finzione che è proprio del cinema, il lato “umano” degli uomini di Chiesa, specialmente se riferita all’alta gerarchia. Penso che la Chiesa debba avere paura non tanto della propria fragilità, quanto piuttosto della presunzione con cui a volte può ritenere di essere esente. Da credente, non amo la Chiesa perché è forte, sicura, rassicurante, perfetta, esente da dubbi e ripensamenti, ma perché proprio essa ha accolto la mia fragilità, perché la condivide ogni giorno, e facendola sua non mi nasconde il lato di quella sua fragilità che la rende a me più vicina, più prossima e più incarnata. Vicina anche a quella fragilità che è di ogni uomo che cerca Dio, o semplicemente cerca la verità e il senso ultimo della propria vita. Certo se il film fosse stato condotto con la pretesa di dare un giudizio storico o morale sull’operato della Chiesa e di qualche prelato dell’alta gerarchia, allora avremmo avuto da ridire, anche se forse più sul metodo che sul contenuto. Certo emerge tutta la lettura laica di Moretti che vede la Chiesa come un qualcosa fatto solo dagli
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uomini. Ma non è questo quello che la maggior parte della gente pensa? La vera fragilità della Chiesa sta proprio quando essa fa di Dio il grande latitante. Condivido la lettura che ha dato nella sua recensione Marina Corradi sul quotidiano “Avvenire”, ma non condivido altre letture che sempre sullo stesso quotidiano altri articoli hanno dato e nei quali addirittura viene lanciato una specie di anatema, invitando i cattolici a “boicottare” la visione. Ne sono rimasto assai sorpreso. Proprio nei giorni scorsi abbiamo contemplato la fragilità “umana” di Gesù di Nazareth, il punto zero da cui tutto sempre ricomincia. Se la fragilità non ha impedito a Dio di amarmi, perché dovrebbe spaventarmi il fatto che agli altri ne vengono a conoscenza? “Solo l’uomo fragile sa entrare nell’uomo spezzato, prova amore e entra nel dolore: perché lo ha conosciuto” (V. Andreoli). Forse Moretti, presentando i cardinali come uomini, non ha detto nulla di nuovo che già non sapevamo. Comunque li riavvicina al popolo dei credenti facendoli apprezzare per la loto umanità, spogliandoli di quell’alone sacro con cui a volte li vediamo come posti fuori dalla pasta umana e dalle vicende del mondo. E invece io che sono nella Chiesa da credente so che così non è. I vescovi e i cardinali sono pienamente inseriti nelle vicende umane e della storia, sono incarnati nelle problematiche sociali. Chi si scandalizza del film forse non ha mai conosciuto tali figure che hanno dato la vita per il vangelo.
iò che si imputava a Moretti fino a qualche anno fa, ossia di indulgere in un eccessivo narcisismo, di monopolizzare l’attenzione dello spettatore con la sua personalità, oggi gli si sta rivolgendo contro. Nel senso che non riesce più a sottrarsi dallo schermo senza comprendere il risultato complessivo dei suoi lavori. A Moretti, insomma, non sta riuscendo ciò che è riuscito a Woody Allen a partire da metà carriera, ossia relegare efficacemente il proprio alter ego cinematografico a comprimario, a spettatore, o addirittura cancellarlo del tutto. Lungi dall’essere opere comiche o leggere, pur se costellate da tanti momenti esilaranti di cui tutti conserviamo nella memoria almeno una battuta, i suoi film hanno descritto la solitudine e il disorientamento dell’individuo in un’Italia prima reduce dalle laceranti divisioni politiche, quindi adagiata in una bambagia piccolo borghese, priva di valori e falsamente confortante. Con Aprile e Caro diario, Moretti ha cominciato però ad optare è per un cinema più composito, forse più complesso ma non altrettanto riuscito, frutto di un lavoro di squadra in sede di sceneggiatura probabilmente inopportuno. In particolare, l’idea di spostare fuori di sé il filtro delle crisi di volta in volta raccontate, non ha pagato e Habemus Papam lo conferma.
Chiedere a Moretti di impersonare questo Pontefice sconquassato dai dubbi sarebbe stato troppo, ma ci si aspettava che svolgesse almeno il ruolo di contraltare dialettico che conducesse fino in fondo quella battaglia che una battuta iniziale del film sembrava propiziare: “Il concetto d anima e quello di inconscio non possono coesistere”. Invece, chissà perché, forse per un eccessivo pudore, Moretti s tira indietro anche da questo compito. Anziché creare un parallelismo fra le due rinunce, produce in tal modo un doppio effetto negativo. Da una parte lo psicanalista rimane inutilmente da solo con i cardinali, dando vita a siparietti anche divertenti ma spogliati del significato che avevano un tempo nel cinema morettino e che non diventano mai proiezione di qualcosa di più ampio. Dall’altra, il Papa dubbioso perde un interlocutore che non sia la sua enigmatica coscienza e viene abbandonato al centro di una drammaturgia troppo inerte. Gli ingredienti messi in scena, quindi, ci parlano ancora di un autore che non fa fatica a stagliarsi sulla media del cinema italiano contemporaneo. A essersi smarrita è la capacità di comporre quegli ingredienti in un congegno efficace. Almeno da quando Moretti ha smesso di scriversi i film da solo e di accogliere per intero dentro di sé le crisi che ci racconta.
LA POLITICA NELLA DOTTRINA
SOCIALE DELLA CHIESA Adamo Brunetti
consigliere comunale a Manfredonia
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ono stato chiamato ad affrontare il tema relativo alla politica secondo la Dottrina Sociale della Chiesa, aprendo uno scorcio su quello straordinario documento che ne raccoglie la sintesi, il Compendio di Dottrina Sociale. Uno strumento il cui obiettivo è quello non solo di lumeggiare la meta verso cui deve tendere l’agire sociale di ciascuno, ma anche di fornire i mezzi necessari per assecondare quella tensione verso il bene di tutti gli uomini che ognuno di noi è chiamato a mettere a frutto in maniera operosa e costruttiva. Focalizzando l’attenzione sul cap. VIII del Compendio, quello dedicato alla materia politica, vi è da dire subito che l’uomo sa di avere bisogno degli altri ed avverte, quindi, la necessità di instaurare relazioni sociali: è dall’insieme di queste ultime che trova luce la comunità politica, definibile come il complesso di relazioni e rapporti la cui ragione di esistere è, appunto, l’integrale realizzazione dei propri membri. Tale meta, tuttavia, non può conseguirsi se non attraverso la promozione e tutela dei diritti umani fondamentali, tra cui il diritto alla vita, quello al lavoro, alla libertà religiosa, all’istruzione, alla libertà di manifestare il proprio pensiero, nella misura stessa in cui questi costituiscono condizioni essenziali per una vita coerente con la dignità umana ed i suoi corollari. Da quanto fin qui detto si comprende bene quale sia, non solo il presupposto legittimante la comunità politica, ma anche l’importanza delle responsabilità che le sono affidate, che non possono essere assolte senza un’autorità che la guidi attentamente ed in modo scrupoloso, coordinando le sue molteplici componenti. Il discorso sull’autorità politica è un tema decisivo nell’economia della Dottrina Sociale, la cui analisi assume, oggi più che mai, un significato particolarmente complesso al-
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manfredonia
Biotecnologie e bioetica
Alunni del Liceo “Moro” con la Dott.ssa Miglionico
la luce della crisi che la attraversa e delle conseguenziali manifestazioni, talvolta assai degradanti, che ne discendono. Un’autorità che nasce per essere al servizio della comunità ed esercita un potere funzionale a tale finalità, non ad altre. Seguendo quest’ottica, allora, si comprende perché provoca indignazione un’autorità che, distorcendo il potere assegnatole, lo adoperi per scopi clientelari, tesi a soddisfare i bisogni di pochi a scapito dell’interesse di tutti gli altri. Comunità politica ed autorità, poi, non possono operare senza un meccanismo che consenta alla prima di poter partecipare alle scelte di governo spettanti alla seconda. Detta articolazione è nel Compendio individuata in quel sistema, definito democrazia, in grado di permettere la partecipazione dei cittadini alle decisioni dell’autorità mediante l’elezione dei propri rappresentanti negli organi di questa. Analizzando la situazione italiana sul punto, vi è da dire che la prerogativa illustrata è, in taluni casi, decisamente limitata se non, addirittura, del tutto compromessa. Basti pensare ai procedimenti di elezione dei nostri parlamentari che da qualche anno non prevedono più il voto di preferenza, permettendo l’elezione di rappresentanti sulla base di liste cosiddette “bloccate” determinate dalle segreterie di partito. Viene da chiedersi a questo punto quale possibilità di verifica possa esservi da parte del popolo sovrano rispetto ai propri rappresentanti. La compressione degli strumenti di controllo democratico, unita al violento conflitto tra poteri in atto nel nostro Paese, dimostra come sia urgente, oggi più che mai, adoperarsi per favorire la nascita di una nuova classe politica, che abbia come prospettiva un modo nuovo di intendere la vita istituzionale, più responsabile e meglio orientata verso il perseguimento del bene comune.
Luigi Remore
S
del Liceo Classico “A. Moro”
i è concluso il corso di Bioetica tenuto dalla dr.ssa Lucia Miglionico, pediatra oncologa di “Casa Sollievo della Sofferenza”, e promosso dalla prof Arcangela Bisceglia del Liceo Classico “Aldo Moro” di Manfredonia. Dopo aver affrontato i temi de “L’embrione umano fra Scienza, Etica e Diritto” e dell’ “Affettività e Sessualità nel processo di crescita”, la Miglionico ha trattato un tema attualissimo e a noi già introdotto dalla prof di Scienze Enrichetta Iannaccone: “Biotecnologie e Progresso”. Che cosa sono le biotecnologie e a che cosa servono? Per produrre prodotti utili all’uomo, migliorare piante, animali o microrganismi, per sviluppare applicazioni in campo sanitario, anche se non tutti positivi sono i loro effetti. Se la creazione di Organismi Geneticamente Modificati, da un lato porta a risultati economici, dall’altro può dare origine a organismi nuovi e pericolosi, resistenti ai farmaci e capaci di alterare alcune funzioni umane. Molte sono le sfide che le biotecnologie ci pongono per il futuro ecco perché la “Casa Sollievo della Sofferenza” ha avviato il progetto “Adotta una cellula”, grazie al quale sarà possibile il trapianto di cellule staminali adulte e non embrionali. La vita, infatti, non può essere sacrificata neppure in nome di fini nobili. La dottoressa Miglionico ha vo-
luto sottolineare lo stretto rapporto fra ricerca biomedica e bioetica, che, sul piano della prassi, chiama in causa la responsabilità del ricercatore e dello scienziato. E’ illecito non ricercare, giacchè la ricerca costituisce un’espressione della signoria dell’uomo sul creato, ma la ricerca stessa ha altresì in sé un valore etico: il progresso e le ricerche devono compiersi nel pieno rispetto delle norme morali, a tutela della dignità, libertà e uguaglianza degli uomini, e della natura. La ricerca scientifica, com’è emerso dal dibattito, è simile ad una scalata, per la quale occorrono una buona meta, un buon percorso e buoni mezzi, che siano leciti e incapaci di ledere l’altrui libertà. E’ pertanto giocoforza che norma giuridica, norma deontologica e norma etica siano strettamente unite e che i principi di beneficialità, autodeterminazione, libertà, giustizia siano alla base di ogni ricerca che mira al giovamento dell’umanità. La relatrice ha infine precisato che l’obiettivo del corso non è stato l’indottrinamento, bensì “un salto di qualità” per contribuire ad accrescere una cultura, capace di difenderci e di farci reagire contro i rischi della “Babele culturale” in cui viviamo. Come alunni del Liceo Classico ringraziamo la dr.ssa Miglionico e ci auguriamo di riaverla al nostro fianco per un nuovo momento formativo.
11 MAGGIO 2011
[Dottrina sociale ed educare alla vita]
4,201\
[Convegno Ecclesiale Regionale]
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I sacerdoti aiutano tutti.
Aiuta tutti i sacerdoti. Ogni giorno 38 mila sacerdoti diocesani annunciano il Vangelo nelle parrocchie tra la gente, offrendo a tutti carità, conforto e speranza. Per continuare la loro missione, hanno bisogno anche del tuo aiuto concreto: di un’offerta per il sostentamento dei sacerdoti. Queste offerte arrivano all’Istitu to Centrale Sostentamento Clero e v e n g o n o d i s t r i b u i t e a t u t t i i s a c e r d o t i , s p e c i a l m e n t e a q u e l l i d e l l e c o m u n i t à p i ù b i s o g n o s e , c h e p o s s o n o c o n t a r e c o s ì s u l l a g e n e r o s i t à d i t u t t i .
Offerte per i nostri sacerdoti. Un sostegno a molti per il bene di tutti. L’offerta è deducibile: Per offrire il tuo contributo hai a disposizione 4 modalità: • Conto corrente postale n° 57803009 Per chi vuole, le offerte versate a favore dell’Istituto Centrale Sostentamento • Carte di credito: circuito CartaSi chiamando il numero verde 800.82.50.00 Clero sono deducibili fino ad un massimo di 1032,91 euro annui dal proprio o via internet www.offertesacerdoti.it Associazione Internazionale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BARI ALDO MORO reddito complessivo ai fini del calcolo dell’Irpef e delle relative addizionali. • Bonifico bancario presso le principali banche italiane Arcangelo per le Ricerche sui Santuari Dipartimento di Studi classici e cristiani • Direttamente presso l’Istituto Sostentamento Clero della Centro tua diocesi. Per maggiori informazioni consulta il sito www.offertesacerdoti.it di Studi micaelici e garganici
diOStudi sede C H I E SConvegno A C AT T L I CeAinaugurazione - C.E.I. C o n AIRS ferenza Episcopale Italiana
r la Storia Chiese
15 Aprile
In collaborazione In collaborazione con con
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Consulta Consulta Universitaria Universitaria per laper Storia la Storia del Cristianesimo del Cristianesimo e dellee Chiese delle Chiese
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8 Maggio:
Santuari cristiani d’Italia tra modelli teorici e realtà regionali
Associazione Associazione Internazionale Internazionale per le per Ricerche le Ricerche sui Santuari sui Santuari
Festa del millenario santuario dell’Arcangelo
UNIVERSITÀ UNIVERSITÀ DEGLI DEGLI STUDISTUDI DI BARI DI BARI ALDOALDO MORO MORO
Dipartimento Dipartimento di Studi di Studi classici classici e cristiani e cristiani Centro Centro di Studi di Studi micaelici micaelici e garganici e garganici
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Convegno Convegno di Studi di Studi e inaugurazione e inaugurazione sede sede AIRS AIRS
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Istituto Istituto Storico Storico Italiano Italiano per il per Medioevo il Medioevo
Monte Sant’Angelo
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revisto il o scorso 15 aprile, l’arcivealle perscovo eenza Internazionale le Ricerche sui Santuari (AIRS) mons. Michele CastoAIRS che prenoteranno entroentro il 7 maggio il 7 maggio èp.v. previsto è previsto il il più diche unprenoteranno decennio, in attività ep.v. iniziative ro ha inaugurato ilculturali percorso ari Bari a Monte a Monte Sant’Angelo Sant’Angelo con un conpullman un pullman in partenza in partenza alle alle icerca sui santuari nazionali e internazionali. Di essa 6ggio. maggio. della via Crucis di via Masi e specialisti di discipline storiche e religiose, che si donna degli Angeli cui èneiseguito il Segreteria Segreteria Organizzativa Organizzativa in una lunga serie di convegni e seminari, quali primo esercizio dellaevia Alessandra Moro Moro – Angela – Angela Forte Forte oAlessandra i diversi aspetti collegati alla nascita allo Crucis sviluppo con 080 tel. 5717935 080 5717935 - e-mail - e-mail infoairs@gmail.com quelli ancora attivi cheinfoairs@gmail.com di quelli non cultualizzati, la partecipazione di più migliaia di fedeLaricchia ele nazionale. Laricchia - Ottavio - Ottavio Ardillo Ardillo - Diana - Diana Cazzolle Cazzolle rio li,– 080 del Sindaco con l’Amministra80 el. 5717947 080 5717947 – 5717903, 080 5717903, fax 080 fax 5717918 080 5717918 AIRS si occupa del rilancio del Progetto Censimento zione civica, di autorità civili e reoampato in proprio in proprio dal Dipartimento dal Dipartimento (operatore (operatore Ottavio Ardillo) Ardillo) ani d’Italia dall’antichità ai Ottavio nostri giorni, una delle olle ligiose. più interessanti nel panorama delle ricerche storicoLe Il15Progetto stazioni, che compongono il imi tempi. dischiude una possibilità di spettro su una serie dispirituale, sono complesse questioni collegate percorso state reaali: identità, motiviaantropologici, funzioniespirituali, lizzate mano in ferro metallo di 1,00 m per 80 cm dall’artigiano di Progetto, coordina i gruppi regionali partecipanti e si Monte Sant’Angelo Giuseppe Ricucuovere studi e ricerche per la conoscenza e la ci, dettosantuariale “il fiorentino”. ricco patrimonio italiano, organizzando
e d’équipe, seminari e convegni finalizzati alla a collana Santuari d’Italia su base regionale, di cui è volume sul Lazio (Roma 2010, De Luca Editori
Sua presenza
PROGRAMMA ore 10,00
Saluti delle Autorità
Convegno di Studi Sede Sede AIRS AIRS e inaugurazione Sede AIRS sede AIRSArcangelo Santuario di San Michele Andrea Ciliberti, Sindaco di Monte Sant’Angelo Stefano Pecorella, Presidente del Parco Nazionale del Gargano
Santuario Santuario di San Michele Michele Arcangelo Arcangelo Presentazione AIRS di San
Monte Monte Sant’Angelo Sant’Angelo (FG)(FG) Presidente dell’AIRS Giorgio Otranto, 17 maggio 17 maggio 20112011
Presiede: Giancarlo Andenna, Vicepresidente AIRS
MonteSantuari Sant’Angelo (FG)
Inaugurazione della sede AIRS
17 maggiod’Italia 2011 cristiani tra modelli teorici ore 11,00 e realtà regionali
S.E. Mons. Michele Castoro, Arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo
Padre Ladislao Suchy, Rettore del Santuario di San Michele Arcangelo
Il Santuario tra storia, arte e antropologia Sofia Boesch Gajano, Presidente del Centro Europeo di Studi Agiografici
Sede AIRS Santuario di Tavola rotonda, Santuari d’Italia InterventiSan dei Responsabili Regionali Michele Arcangelo Coordina: Roberto Rusconi Monte Sant’Angelo (FG)
ore 11,45
17 maggio 2011
Conclusioni
AIRS, esprimo il più vivo ringraziamento a Mons. a Padre Ladislao Suchy e alla Comunità dei Padri messo a disposizione, presso il Santuario di San a Monte Sant’Angelo, la sede dell’AIRS.
Giorgio Otranto
Giorgio Cracco, Presidente onorario AIRS
Con il contributo della DELLA CON IL CONTRIBUTO Fondazione Fondazione Cassa di Risparmio di Puglia Cassa di Risparmio di Puglia
ra i santuari della cristianità, quello del Gargano con una storia secolare, venutosi a costituire su un più antico tempio pagano, per edificazioni e demolizioni, per distruzioni e ricostruzioni, quasi come un organismo complesso, fornito di naturale vitalità propria, ha attratto folle di fedeli salmodianti e di scettici visitatori e di rapaci e sacrileghi predatori. Diverse costruzioni di questo complesso unico e singolare convivono attraverso i secoli, l’una accanto all’altra, ma soprattutto l’una nell’altra, come in un antico manoscritto dai fogli di pietra, vivo, affascinante e multiforme nella sua testimonianza di voci, che dall’antichità giungono a noi, disincantati lettori del XXI secolo. Anche quest’anno è stata celebrata la millenaria festa dell’Apparizione dell’Arcangelo con novena e celebrazioni eucaristiche. Tra gli appuntamenti culturali, venerdì scorso è stato presentato il testo “Con le ali ai piedi” di Angela Maria Seracchioli – l’antico itinerario percorso da s. Francesco, da Assisi alla sacra grotta di Monte S. Angelo, con una conferenza cui sono intervenuti tra gli altri il sac prof Mario Sensi, Alessandro Cannavò redattore del Corriere della Sera, Miriam Giovanzana. Martedì 17 maggio, a partire dalle 10, Convegno di studi e inaugurazione della sede AIRS – Associazione Internazionale Ricerca sui Santuari con la partecipazione dell’arcivescovo mons. Michele Castoro, di p. Ladislao Suchy, rettore del santuario, del prof. Giorgio Otranto del Dipartimento Studi classici e cristiani dell’Università di Bari. (A.C.)
Santuario dell’Arcangelo a Monte S. Angelo
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Figure sacerdotali: don Luigi Fasanella a cento anni dalla nascita
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Don Angelo Dinunzio parroco del SS. Sacramento
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ento anni fa, il 2 aprile 1911 nasceva a Peschici, don Luigi Fasanella. Un sacerdote che ha segnato profondamente la storia di Vieste. Dalla sua pubblicazione ”La parrocchia di San Giuseppe operaio in Vieste narra la sua storia” è possibile apprendere alcune note biografiche che ci aiutano a riscoprire la sua figura. Nato a Peschici il 2 aprile 1911 da Geremia e Angela Stramacchia, dopo gli studi dapprima presso i Collegi Serafici dei Cappuccini in Vico del Gargano e in S. Elia a Pianisi – nell’ottobre del 1922 sosterà per venti giorni anche nel Convento di S. Maria delle Grazie in S. Giovanni Rotondo a contatto con Padre Pio, - entra nel Seminario di Andria, poi in quelli di Molfetta e Benevento. Ordinato Sacerdote nella Cattedrale di Vieste il 3 luglio 1938 per l’imposizione delle mani di monsignor Andrea Cesarano, ha svolto un’infinità di incarichi diocesani e nazionali, che lo impegnarono in modo straordinario, dando sempre testimonianza del suo zelo per Gesù Cristo e curando particolarmente i giovani. L’impegno per la GIAC lo portò a lavorare e predicare nelle Diocesi del Beneventano (1947) poi in quelle della Campania (1948) e del Salernitano (1949). Il periodo difficile del dopo guerra lo ha visto impegnato nell’assistere le famiglie bisognose (almeno 150) con la Cucina del popolo, aperta nell’episcopio di Vieste, nel fondare l’Oratorio nella “sede gloriosa di S. Marco”, ove ha ospitato centinaia di giovani e migliaia di ragazzi, la Sala Cinematografica. In occasione del 25° di sacerdozio, don Luigi diventò Parroco di Santa Croce in Vieste. Vi rimase fino al 1966 quando diede vita alla nuova Parrocchia di S. Giuseppe Operaio della quale rimase parroco fino al 1988. Si trasferì quindi a Peschici, sua città natale e aprì anche lì un Oratorio portando una ventata di novità e vita. Il 2 aprile 1995, nel giorno del suo 84° compleanno, don Luigi Fasanella chiuse la sua giornata terrena. Ho incontrato don Luigi nel 1966, quando andai ad abitare in una nuova casa nella zona che si espandeva sempre più. Avevo appena cinque anni. L’Oratorio è stato per me la seconda casa: li sono cresciuto, condividendo le varie attività: formazione, gioco, teatro. Che meravigliosi ricordi! Quante pellicole ho proiettato nella sala cinematografica e quante pagine di Cuori Uniti ho stampato al ciclostile! Avevo diciassette anni quando un giorno, di ritorno da un convegno, don Luigi mi fece una domanda a bruciapelo: “Hai mai pensa-
to di diventare sacerdote”? Perbacco! Certo, ero impegnatissimo in parrocchia però a diventare prete proprio non ci avevo pensato. Ma quella ‘pulce’ nell’orecchio cominciò a fare il suo lavoro e sotto la sua direzione spirituale, quella proposta diventò impegno di vita. Diventato sacerdote, sono stato viceparroco alla San Giuseppe per i primi anni del mio ministero e nei suoi ultimi anni di parroco a Vieste. Trasferitosi a Peschici, tante altre volte sono stato a trovarlo, in quei locali che aveva fatto preparare per recuperare la gioventù peschiciana. Quello che ricordo di Don Luigi è la sua gioia di essere prete, il suo zelo, la sua determinazione e caparbietà (a volte anche
2ª Edizione
del MAGGIO
DI CULTURA CRISTIANA
10-24 maggio 2011 Sala “Valentino Vailati” Manfredonia Mercoledì 18 maggio 2011 ore 19.00 “LE CHIESE DEL MEZZZOGIORNO E L’UNITA’ D’ITALIA”. Prof. Angelo Giuseppe Dibisceglia Docente di Storia del Movimento Cattolico Università degli Studi di Foggia
Giovedì 19 Maggio 2011 “S. WEIL: DIO E IL MALE”. Prof. Paolo Farina
ore 19.00
Docente di filosofia presso l’ISSR Trani
Martedì 24 maggio 2011 ore 19.00 “GANDHI E IL DIO DEI POVERI”. Prof. A. Vigilante Docente di filosofia Istituto “Roncalli” di Manfredonia
a Carpino in marcia per la pace Francesco Di Palma
presidente diocesano dell’AC
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ragazzi dell’Azione Cattolica diocesana insieme ai loro educatori si sono dati appuntamento quest’anno a Carpino per la tradizionale “Marcia della Pace”: un corteo festoso e colorato di ragazzi ha attraversato la cittadina garganica e l’ha animata e vivacizzata portando il messaggio della Pace. “Contiamo sulla Pace!” è stato lo slogan gridato dai nostri ragazzi. Molte sono state anche le attività di animazione prima e dopo la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Michele Castoro il quale ha rivolto ai ragazzi, alle loro famiglie e ai responsabili dell’Associazione diocesana, parole di sprono per essere autentici operatori di pace nel nostro tempo. La manifestazione dell’Azione Cattolica ha fatto riflettere sul tema della Pace con una particolare attenzione a “quanto dà sapore di pace al quotidiano” e a “quanto invece fa perdere alla vita sapore e luce.
20 1 1 maggio
L’UFFICIO PASTORALE DELLA CULTURA
presenta la
testardaggine, ma era il suo carattere), la sua signorilità. Era diventato per me un vero padre e tante sono le confidenze che mi ha fatto: dalle sofferenze e difficoltà passate, gelosie, invidie, ostacoli, alle cose belle vissute sia nella esperienza del seminario che nel ministero sacerdotale. Un prete sempre desideroso di lavorare nella vigna del Signore e lo ha dimostrato anche nel momento del pensionamento: invece di ritirarsi in santa pace a godersi gli ultimi giorni, si è rimboccato le maniche per continuare a dare tutto ciò che poteva a gloria di Dio per il bene dei fratelli. La sua memoria resta per tutta Vieste in benedizione e per noi è più che doveroso ricordarci di lui e raccomandarlo nelle nostre preghiere. Per dovere di cronaca, ricordo altri due sacerdoti viestani “a cento anni dalla nascita”: Don Domenico Desimio, primo parroco della parrocchia SS. Sacramento, nato il 30.03.1911, ordinato sacerdote il 08.08.1935 e morto a Vieste il 08.08.1994; e Don Libero Patrone, nato il 23.11.1911, ordinato sacerdote il 30.03.1934 e morto a Vieste il 08.10.1995. Anche per loro il nostro ricordo grato e riconoscente per il ministero svolto nella nostra comunità viestana.
11 MAGGIO 2011
[Ecclesia in Gargano]
V
Agenda del
O
ESCOV
mercoledì 11 15.30/19.00 Convegno ecclesiale diocesano giovedì 12 15.30/19.00 Convegno ecclesiale diocesano giovedì 13 18.00 Cresime,SS. Pietro e Paolo, Vico sabato 14 19.00 Cresime, S. Maria della Pietà, Cagnano Varano domenica 15 - IV di Pasqua 11.00 Cresime, Stella Maris, Manfredonia 19.00 Cresime, SS. Trinità.,Manfredonia lunedì 16 18.30 Cresime, Chiesa di S. Eustachio, Ischitella martedì 17 19.00 Cresime, Concattedrale, Vieste mercoledì 18 Omaggio al B. Giovanni Paolo II, Gruppi di preghiera di Roma e del Lazio giovedì 19 18.00 Cresime, Parrocchia S.Maria Ass.-S.Marco, Vico del Gargano venerdì 20 9.30 Ritiro del clero della Metropolia, Santuario Incoronata, Foggia 19.00 Cresime, SS. Sacramento, Vieste
sabato 21 19.00 Cresime, Carpino domenica 22 - V di Pasqua 11.00 Cresime, SS. Redentore, Manfredonia 19.00 Cresime, S. Michele, Manfredonia lunedì 23-venerdì 27 Assemblea generale della CEI, Roma sabato 28 9.00 Convegno Oncoematologia pediatrica, Casa Sollievo della Sofferenza 19.00 Cresime, Parrocchia S. Francesco (Santuario S.M. delle Grazie) SGR domenica 29 - VI di Pasqua 11.00 Cresime, parr. S. Francesco,Ischitella 19.00 Cresime, Parr.S. Carlo, Manfredonia lunedì 30 19.00 Cresime, Parrocchia Trasfigurazione, San Giovanni Rotondo martedì 31 11.00 Cresime, S.M.delle Grazie,Vieste 18.00 S. Messa e processione, Santuario S. Maria delle Grazie, San Giovanni Rotondo
giugno giovedì 23 18.00 Corpus Domini Diocesano, Peschici sabato 25 11.00 VI Anniversario dell’Ordinazione episcopale di Mons. Castoro, Santuario S. Michele Arcangelo Monte Sant’Angelo
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Carpino S.Marco in Lamis
S. Giovanni Rotondo Monte Sant’Angelo
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La realizzazione di questo numero è stata resa possibile dall’intervento della Banca di Credito Cooperativo di San Giovanni Rotondo che ne ha sponsorizzato la stampa