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N.5

Magazine

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Il CNIM presenta: Il progetto di sistema per il Sud in Italia e per l'Italia in Europa Strutture metalliche: approfondimento su marcatura CE, FPC, EN 1090 e ISO 3834 El turno del fénix: il libro per rinascere dalle ceneri grazie alla resilienza Microplastiche: ne parliamo con il CEO di Quantum Design


Redazione: Lucrezia Aleotti Laureana De Prado Carmen De Sena Damaris Di Carlo Maria Monica Foglia Cristina Gatto Alessandro Giurelli Fabio La Porta Giulia Luciani Consuelo Marani Chiara Puzo Silvia Rossi Livia Sebastianelli

Hanno collaborato a questo numero: Rebeca Àlvarez Claudio Coppa Aurelio Misiti Diego Vitaglione

Questo magazine non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene pubblicato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.


Il mondo di Newcert, ci presentiamo

L'editoriale di Fabio La Porta

El turno del fénix: il libro per rinascere dalle ceneri grazie alla resilienza

Sostenibilità ambientale: a che punto è l'Europa?

Tutelare l'uomo per salvaguardare il pianeta

La sostenibilità economica e le aziende green in Italia

Strutture metalliche: approfondimento su marcatura CE, FPC, EN 1090 e ISO 3834

Rubrica a cura del CNIM: Il progetto di sistema per il Sud in Italia e per l'Italia in Europa

Microplastiche: ne parliamo con il CEO di Quantum Design


Il mondo di Newcert, ci presentiamo

Operiamo nel settore delle certificazioni in qualità di business partner di organismi di certificazione accreditati italiani ed esteri. Dal nostro oggetto sociale è espressamente esclusa l’attività di consulenza per l’implementazione di Sistemi di Gestione (Qualità, Ambiente, Sicurezza, ecc.). La nostra sede è a Roma e operiamo sull’intero territorio nazionale, rivolgendo i nostri servizi a tutti i tipi di aziende. L’esperienza maturata permette ai nostri tecnici di svolgere la funzione di assicurazione della conformità di organismi accreditati per la certificazione di prodotto (ISO/IEC 17065), ispezioni (ISO/IEC 17020) e certificazione del personale (ISO/IEC 17024). Ci contraddistinguono la competenza e la professionalità, l’esperienza nel settore e l’aggiornamento continuo. Siamo apprezzati interlocutori di diverse realtà aziendali, 1


grazie al nostro impegno professionale e alla conoscenza delle normative e degli standard. Siamo una vera e propria squadra e lo spirito di gruppo fa sentire ciascun membro del

nostro team ben accolto e supportato, complice anche l’apertura mentale che ci contraddistingue. Ci impegniamo con entusiasmo nel nostro lavoro perché lo troviamo estremamente stimolante e sfidante, vista la varietà di aziende e di settori nei quali operiamo. Ed è anche per questo che siamo molto versatili e troviamo estremamente formativo e gratificante il nostro lavoro. Le competenze del nostro team nei settori della certificazione dei Sistemi di Gestione si

sono consolidate sempre di più nel corso degli anni, permettendoci di conquistare un ruolo sempre più attivo in questo settore e rendendoci partner affidabili di enti di certificazione nazionali e internazionali. Siamo un punto di riferimento per i nostri clienti perché riusciamo a rispondere alle loro molteplici esigenze anche in virtù della stretta collaborazione con professionisti esperti in settori integrativi. Da febbraio 2020 siamo soci del CNIM, Comitato Nazionale Italiano per la Manutenzione. Questo ci consente di acquisire maggiore centralità tra le aziende che operano per migliorare la produttività delle industrie e la sicurezza delle persone e di entrare in contatto con realtà che hanno le nostre stesse finalità, concentrandoci, in prima linea, sui temi e le iniziative proposte dallo stesso CNIM. Siamo anche associati all’UNI, Ente Italiano di Normazione, e all’AICQ, Associazione Italiana Cultura Qualità Centro Insulare, dove abbiamo un nostro rappresentante presso il MAQ, Comitato Metodologie di Assicurazione della Qualità. Siamo partner di importanti realtà formative e aiutiamo le organizzazioni e le persone a migliorare le loro competenze e abilità professionali. Operiamo in qualità di CFPT, Centro di Formazione Paritetico e Territoriale UNASF (Unione Nazionale Sicurezza e Formazione) - Conflavoro PMI (Confederazione Nazionale Piccole e Medie Imprese).

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L'editoriale di Fabio La Porta, CEO di Newcert Secondo un vecchio detto, “nella vita non contano i passi che fai, né le scarpe che usi, ma le impronte che lasci.” Ognuno di noi è chiamato a comprendere quali tipi di impronte lascerà al proprio passaggio e quanto queste dureranno nel tempo. Lasciare traccia di sé è infatti da sempre una necessità per dare testimonianza della propria esistenza. Papa Francesco, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia nel 2016, ha esortato così i giovani: “…servono giovani attivi, servono giovani liberi, consci che la verità è che non siamo venuti al mondo per vegetare, per passarcela comodamente, per fare della vita un divano che ci addormenti; al contrario, siamo venuti per un’altra cosa, per lasciare un’impronta. È molto triste passare nella vita senza lasciare un’impronta. Ma quando scegliamo la comodità, confondendo felicità con consumare, allora il prezzo che paghiamo è molto ma molto caro: perdiamo la libertà. Non siamo liberi di lasciare un’impronta. Perdiamo la libertà. Questo è il prezzo… Dobbiamo di3

fendere la nostra libertà!“ Questo vale per tutti; ecco perché in questo numero abbiamo voluto approfondire proprio la voglia di libertà e di lasciare un’impronta. Lo abbiamo fatto trattando le diverse tematiche che riguardano la sostenibilità, ossia “la capacità dell'umanità di rispondere alle esigenze del presente senza pregiudicare la capacità delle future generazioni di rispondere alle loro necessità” (Our Common Future, The World Commission on Environment & Development, 1987) e i tre pilastri (ambientale, economica e sociale) su cui si poggia; approfondendo, con un esperto nel settore, gli aspetti salienti della marcatura CE delle strutture metalliche perché crediamo nel fatto che per fare bene le cose, bisogna impegnarsi per ampliare le proprie conoscenze; presentando Il progetto di sistema per il Sud in Italia e per l’Italia in Europa, predisposto in

collaborazione da CNIM, SVIMEZ, ANIMI, e ARGE, dal quale emergono tutte le energie intellettuali, umane e culturali-scientifiche, da utilizzare nelle regioni meridionali dell’Italia, riconosciute ormai come regioni meridionali dell’Europa; raccontando la voglia e il coraggio dell’autrice del libro El turno del fénix di rinascere dalle proprie ceneri come una fenice, grazie alla resilienza; ed infine, presentando l’esperienza della Quantum Design, azienda leader a livello europeo nella distribuzione di strumenti e componenti scientifici, e il suo impegno nel contrasto al fenomeno delle microplastiche. Buona lettura,


El turno del fénix: il libro per rinascere grazie alla resilienza Rebeca Àlvarez vive a Madrid e, dopo un passato professionale da giornalista nel mondo dei motori, oggi è Communications & Marketing Manager di un marchio automobilistico tedesco. A dicembre è uscito in Spagna il suo primo libro, El turno del fénix (Il turno della fenice), un raccolta di micro racconti scritti durante il primo lockdown nazionale e incentrato sul concetto di rinascita reso possibile grazie alle capacità di resilienza. Proprio al tema della resilienza noi di Newcert abbiamo dedicato dei corsi online in collaborazione con la Dott.ssa Marcella Chiesi: per maggiori informazioni in merito, rimandiamo alla relativa sezione del nostro sito (https://bit.ly/3grF57S). Abbiamo avuto il piacere di intervistare Rebeca Àlvarez, che ci ha parlato della genesi del suo libro e della forza della resilienza come motore per superare i momenti difficili. Traduzione libera a cura dell’ufficio di Newcert. 1) El turno del fénix è una raccolta di micro

racconti che hai iniziato a scrivere durante la fase della quarantena dello scorso anno, ma si tratta di un progetto che avevi in mente da tempo. Perché hai scelto proprio il concetto della fenice intesa come rinascita come leitmotiv del tuo libro? 1) El turno del fénix es una colección de microhistorias que empezaste a escribir durante la fase de cuarentena del año pasado, pero es un proyecto que tienes en mente desde hace tiempo. ¿Por qué eligiste el concepto del fénix concebido como renacimiento como leitmotiv de tu libro? Sì, El turno del fénix è una raccolta di microstorie che raccoglie tutti i sentimenti che abbiamo vissuto nel 2020, come la paura, la solitudine e la tristezza. Tutti noi abbiamo dovuto rinascere dopo un anno così brutto e la fenice è l'essere che incarna alla perfezione il concetto di ri-

nascita. È anche un grido di speranza: seguendo il suo esempio, possiamo tornare più forti. Sí, El turno del fénix es una colección de microrrelatos que recoge todo los sentimientos que vivimos en 2020: miedo, soledad, tristeza… Todos hemos tenido que renacer después de un año tan malo y el fénix es el ser que mejor lo representa. También es un grito de esperanza: como él, tenemos que volver más fuertes. 2) Sei una giornalista che si occupa di motori e le auto sono una delle tue passioni: ritroviamo un 4


po’ di questo aspetto nel tuo libro? 2) Eres periodista, trabajas en el mundo del motor y los coches son una de tus pasiones: ¿encontramos algo de este aspecto en tu libro? Le auto e il mondo dei motori sono la mia passione e lavorando come giornalista di automobilismo ho imparato molto anche sulla vita: viaggiando, incontrando persone e scoprendo il lato più umano in un mondo di macchine. Ho vissuto molte esperienze che hanno forgiato il mio carattere e, anche se in modo indiretto, possiamo dire che nel libro c'è molto della Rebeca giornalista di motori. Los coches y el mundo del motor son mi pasión y tra-

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bajando como periodista de motor he aprendido mucho de la vida también: viajando, conociendo gente y descubriendo el lado más humano en un mundo de máquinas… Y he vivido muchas experiencias que han forjado mi carácter. Así que no de manera directa, pero sí podríamos decir que la Rebeca periodista de motor también está presente en el libro.

pensato “devi sopravviere a tutti costi” e, alla fine, credo di esserci riuscita. Leggendo, dipingendo, cucinando... a volte dimenticando di leggere le notizie. Lo ricorderò sempre come uno dei momenti in cui ho scoperto quanto si possa essere forti. Non credo di essere stata l'unica. Nonostante il dolore, è stato un momento di grande forza per tutta l'umanità.

3) Come hai affrontato la quarantena e cosa abbiamo imparato tutti da questa esperienza?

Pasé la cuarentena en Madrid y cuando empezó, incluso lo viví como algo peculiar… pero por aquel entonces no podía imaginar la magnitud y seriedad de todo esto. Sin embargo, mi actitud cambió pronto y llegó la preocupación. Supongo que como todos, hubo momentos malos y difíciles, con mucho miedo y desesperanza. Un día pensé: "tienes que sobrevivir a esto como sea" y al final, creo que lo conseguí. Leyendo, pintando, cocinando… a veces olvidándome de mirar las noticias. Lo recordaré siempre como uno de los momentos en los que descubrí lo fuerte que era. Y creo que no soy la única que lo descubrió… A pesar del dolor, fueron momentos de mucha fortaleza. Para toda la humanidad.

3) ¿Cómo afrontaste la cuarentena y qué crees que hemos aprendido de esta experiencia? Ho trascorso la mia quarantena a Madrid e quando è iniziata l'ho vissuta come qualcosa di particolare. Allora non potevo immaginare la grandezza e la gravità di tutto questo. Tuttavia, il mio atteggiamento è cambiato presto e la preoccupazione ha iniziato a farsi sentire. Penso che, come per tutti, ci siano stati momenti brutti e difficili, con molta paura e disperazione. Un giorno ho

4) Quanto conta avere un atteggiamento resiliente per affrontare la vita di tutti i giorni? È una


tecnica che si può apprendere o comunque migliorare? 4) ¿Qué importancia tiene tener una actitud resiliente para afrontar la vida cotidiana? ¿Es una técnica que se puede aprender o mejorar? Penso che siamo più resilienti di quanto pensiamo. Gli esseri umani sono resilienti per natura, ma l'importante è lavorare per rendersene conto. Non è facile. La vita è dura a volte, più di quanto vorremmo, ma dobbiamo imparare a essere resilienti e capire che, nonostante il dolore, vale la pena viverla. Chi non ricorda il primo giorno in cui siamo usciti per strada dopo il confinamento? La libertà che abbiamo ogni giorno è una cosa bellissima e non la apprezziamo abbastanza a causa della routine. I tempi brutti arriveranno, ma dobbiamo fare uno sforzo per cercare di goderci tutte le cose buone. Creo que somos más resilientes de lo que pensamos. El ser humano lo es por naturaleza, pero lo importante es trabajar en darse cuenta de ello. No es fácil. La vida es dura a veces, más de las que nos gustaría, pero hay que aprender a ser resilientes y darse cuenta de que, a pesar del dolor, merece la pena vivirla. ¿Quién no re-

cuerda el primer día que salimos a la calle después del confinamiento? Esa libertad que tenemos cada día es algo bello y no lo apreciamos por rutina. Los malos momentos llegarán, pero hay que hacer un esfuerzo por intentar disfrutar de todo lo bueno. 5) Che progetti hai per il futuro? El turno del fénix è il tuo primo libro: ti piacerebbe scrivere ancora? 5) ¿Cuáles son sus planes o proyectos futuros? El turno del fénix es tu primer libro: ¿te gustaría volver a escribir? Mi piacerebbe tornare a scrivere, ma sto affrontando un cambio di lavoro e anche un cambio di Paese, con tutto ciò che questo comporta: adattarsi a nuovi modi di lavorare, a una nuova lingua. Ci sarà un nuovo libro, che si sta

forgiando poco a poco, ma ho meno tempo per scrivere di quanto vorrei. Posso solo dirvi che sarà rivolto ai bambini: quanta resilienza possiamo imparare da loro! Me gustaría volver a escribir, pero estoy afrontando un cambio de trabajo y también de país, con todo lo que eso conlleva: adaptarse a nuevas formas de trabajar, un nuevo idioma… Habrá un nuevo libro, que se está fraguando poco a poco, pero tengo menos tiempo para escribir del que me gustaría. Eso sí, os puedo desvelar que irá destinado a los niños: ¡cuánta resiliencia podemos aprender de ellos!

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Sostenibilità ambientale: a che punto è l'Europa? L’obiettivo del Green Deal europeo è rendere l'Europa il primo continente neutro in termini di emissioni di CO2, in parte attingendo da fonti di energia più pulite e sviluppando tecnologie verdi. Nella settimana dell’Earth Day, la Giornata della Terra, che si celebra il 22 aprile di ogni anno, non possiamo non chiederci che cosa stiano facendo concretamente le istituzioni per ridurre il nostro impatto sul pianeta, già profondamente provato dallo sfruttamento dell’Uomo. L’Unione Europea tutela l’ambiente e cerca di ridurre al minimo i rischi per il clima, la salute umana e la biodiversità. A questi principi si ispira il Green Deal europeo, per rendere sostenibile l’economia dell’UE tramite tre obiettivi principali: non generare più emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050, dissociare la crescita economica dall’uso delle risorse e non trascurare nessuna persona e nessun luogo. Sarà possibile ottenere questi risultati trasformando le problematiche climatiche e le sfide ambientali in opportunità per tutti i settori politici e rendendo la transizione equa e inclusiva per tutti. 7

Il piano d’azione del Green Deal europeo punta a promuovere l’uso efficiente delle risorse passando a un’economia pulita e circolare, a ripristinare la biodiversità e a ridurre l’inquinamento. Per ottenere questi risultati sarà necessario il coinvolgimento di tutti i settori economici. In che modo? Investendo in tecnologie rispettose dell’ambiente, sostenendo l’industria dell’innovazione, introducendo forme di trasporto privato e pubblico più pulite, più economiche e più sane, decarbonizzando il settore energetico, garantendo una maggiore efficienza energetica degli edifici e collaborando con i partner internazionali per migliorare gli standard ambientali mondiali. Ciò verrà agevo-

lato dal sostegno finanziario e dall’assistenza tecnica che fornirà l’Unione Europea per aiutare i soggetti più colpiti dal passaggio all’economia verde, tramite il cosiddetto meccanismo per una transizione giusta, che mobiliterà almeno 100 miliardi di euro per il periodo 2021-2027 nei territori più colpiti. Gli obiettivi sono stati suddivisi tra quelli da raggiungere entro il 2020, quelli da raggiungere entro il 2030 fino ad arrivare a quelli da raggiungere entro il 2050. Per il 2020 l’UE si è posta come target la riduzione del 20% delle emissioni. Stando a quanto riportato sul sito della Commissione, i gas serra dell’Unione Europea hanno subito una riduzione del


24%, tra il 1990 e il 2019, mentre l’economia, nello stesso lasso di tempo, è cresciuta del 60%. Dal 2008 al 2019 le emissioni sono scese del 3,7%, ma la riduzione più consistente è stata registrata nei settori parte dell’EU Emissions Trading System, il sistema europeo di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra, in particolare nelle centrali elettriche, che hanno visto una riduzione delle emissioni del 9,1% tra il 2018 e il 2019. Le emissioni che non sono comprese dall’ETS, come alcune industrie, i trasporti, gli edifici, l’agricoltura e il settore dei rifiuti, sono rimaste invariate tra il 2018 e il 2019, mentre l’anno precedente hanno visto un breve arresto. Comunque, nel complesso, si tratta di settori economici che si sono mantenuti stabili per diversi anni. Infine, le emissioni di CO2 prove-

nienti dai trasporti aerei internazionali sono aumentate nel 2019, superando del 3% l’anno precedente e continuando a crescere. È un settore parte dell’ETS ma per ora solo per i voli all’interno delle EEA, lo Spazio economico europeo. L’obiettivo dell’Unione Europea da raggiungere entro il 2030 è la riduzione delle emissioni di almeno il 40%. I passi da seguire comprendo la revisione dell’EU Emissions Trading System, gli obiettivi nazionali di emissione per i settori esclusi dall’EU ETS e LULUCF (Land Use, Land Use Change and Forestry), l’integrazione dell’LULUCF nell’impegno per la riduzione delle emissioni e la legislazione in materia di energie rinnovabili ed efficienza energetica. L'efficace

attuazione

dei

piani nazionali per l'energia e il clima presentati alla Commissione nel 2019/2020 potrebbe portare a riduzioni dei gas a effetto serra dei 27 Paesi dell’Unione Europea del 41% nel 2030 rispetto al 1990. Le proiezioni indicano che, se le attuali politiche dell'UE e nazionali fossero pienamente attuate, le riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra dei 27 Paesi membri entro il 2030 sarebbero inferiori di circa il 45% rispetto ai livelli del 1990, escludendo le emissioni e gli assorbimenti da utilizzo del suolo, e di circa il 47% includendo l’utilizzo del suolo. La legislazione esistente verrà ora aggiornata al fine di raggiungere il nuovo obiettivo proposto di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030. La Commissione presenterà le proposte entro giugno 2021.

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Tutelare l'uomo per salvaguardare il pianeta Il concetto di sviluppo sostenibile è stato definito per la prima volta nel 1987 nel Report Brundtland come lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni. Pur essendo uno dei tre pilastri dell’Agenda 2030, la sostenibilità sociale non gode della stessa rilevanza e interesse mondiale della sostenibilità ambientale e di quella economica. Eppure, la sostenibilità sociale interseca le dimensioni del benessere, dell’equità sociale, dell’accesso ai servizi sociali/sanitari e all’istruzione, di un’equa distribuzione del reddito, di migliori condizioni lavorative, di coesione sociale e inclusione: aspetti ugualmente importanti per garantire una vita migliore alle generazioni future. Lo scorso 5 maggio 2020, in piena crisi pandemica, è stato pubblicato il Report Social Sustainability: Concepts and Benchmarks voluto dalla Commissione Employment del Parlamento Europeo. Lo studio prende in considerazione le aperture sui temi della sostenibilità della Presi9

dente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen, che, proprio nel suo discorso di insediamento, ha proposto di perseguire la “via europea” di valorizzare il potenziale delle popolazioni europee, i talenti e le diversità per creare un'Unione più giusta ed egualitaria. Negli ultimi anni, l'Europa ha dovuto affrontare diverse sfide che hanno avuto un importante impatto sociale e il cui superamento ha richiesto una risposta globale all'azione politica locale, nazionale, europea e mondiale. La disuguaglianza tra le generazioni, le migrazioni climatiche, l'iniquità nelle condizioni di lavoro e la crisi produttiva hanno, infatti, determinato

una crescita della in-work poverty. Questioni, queste, strettamente interconnesse nell'ambito degli obiettivi dell'Agenda 2030 e che possono essere affrontate solo all’interno di una piattaforma comune attraverso politiche di sviluppo economico green, capace di produrre lavoro dignitoso, retribuito equamente tra i lavoratori, in un contesto nel quale venga promosso il superamento delle discriminazioni nei confronti delle persone più vulnerabili e, in generale, delle minoranze. A livello europeo sono state individuate numerose iniziative politiche, nazionali e locali, volte a promuovere in modo concreto le esperienze della sostenibilità economica, sociale


e ambientale, capaci di incentivare la coesione e la vita sociale nei quartieri svantaggiati, così come iniziative imprenditoriali sostenibili e verdi in grado di favorire equità salariale e posti di lavoro di qualità. Non da ultimo, sono state realizzate esperienze di partecipazione e coinvolgimento delle comunità nei processi di sviluppo e crescita locale e nella promozione del benessere dei cittadini. La drammatica crisi economica e sociale legata all'emergenza Covid-19 e

le ripercussioni che avrà sull'intero sistema dei servizi sociali, sanitari, sul mondo del lavoro e su quello delle imprese, così come su qualsiasi dimensione del vivere quotidiano, richiede fin da ora di porsi in un'ottica nuova, rivoluzionando, ad esempio, l’approccio al sistema dei servizi. Proprio il tema della sostenibilità sociale, in un periodo di aumento dei bisogni e di diminuzione delle risorse pubbliche, potrebbe diventare il punto di riferimento per uscire dalla crisi che stiamo vivendo. In questo contesto

la carenza di risorse renderà necessario promuovere il coordinamento tra le politiche sociali, nel tentativo di contribuire a raggiungere tutti gli aspetti rilevanti della sostenibilità attraverso l'identificazione di sinergie e un uso più efficiente delle risorse.

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La sostenibilità economica e le aziende green in Italia La storia dell’uomo è da sempre legata a doppio filo con quella dell’ambiente che lo circonda, tuttavia è solo nel 1987 che viene definito per la prima volta il concetto di “sviluppo sostenibile”. In quell’anno, infatti, il Rapporto Brundtland della Commissione Mondiale sull'Ambiente e lo Sviluppo introduce il suddetto termine come “lo sviluppo volto a soddisfare i bisogni della generazione presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di far fronte ai propri bisogni”. Lo sviluppo sostenibile è pertanto inteso come una realtà complessa, che può essere raggiunta esclusivamente attraverso il soddisfacimento di tre aspetti fondamentali della sostenibilità: economico, sociale e ambientale. Tali ambiti di azione costituiscono i “pilastri della sostenibilità”, dal momento che nessuno dei tre può sussistere venendo meno gli altri due. È in quest’ottica che si evince l’importanza della “Green Economy”, ovvero di quell’economia che, in contrapposizione al modello classico basato sull’utilizzo dei combustibili fossili come fonte di sviluppo del Prodotto Interno 11

Lordo, si focalizza sulla produzione di “energia verde”, capace di limitare l’impatto ambientale e i potenziali danni derivanti dall'intero ciclo di trasformazione delle materie prime durante ogni fase: estrazione, trasporto, trasformazione e smaltimento. Promuovere un modello di economia sostenibile basato sull’aumento dell’efficienza energetica e produttiva, riducendo l’inquinamento e le emissioni non è solo doveroso ma è anche possibile. A dimostrarlo è l’undicesimo rapporto GreenItaly della Fondazione Symbola e di Unioncamere, patrocinato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

I numeri che emergono dal report mettono in risalto l’impegno che il nostro Paese sta spendendo nella transazione green: sono infatti 432.000 le imprese italiane dell’industria e dei servizi che hanno investito negli ultimi 5 anni in prodotti e tecnologie verdi. La maggior parte delle risorse impiegate è concentrata verso un miglioramento dell’efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili, oltre che sul taglio dei consumi di acqua e rifiuti. Numerosi sono anche gli investimenti rivolti verso la riduzione delle sostanze inquinanti e verso l’aumento dell’utilizzo delle materie secondarie, costituite dagli scarti di lavorazione delle materie prime oppure da materiali derivati dal recupero e dal riciclaggio.


L’importanza di questi dati viene confermata da un’indagine svolta dalla Fondazione Symbola e Unioncamere nel mese di ottobre 2020, che ha preso in considerazione 1.000 aziende manifatturiere con un numero di addetti variabile fra i 5 e i 499. Ne risulta che le imprese dimostrano di credere nella sostenibilità ambientale: quasi un quarto del totale (24%) conferma la volontà di portare avanti eco-investimenti per il periodo 2021-2023. In particolare, sono le imprese giovani quelle che puntano maggiormente sulla green economy: sale al 47% l’ammontare delle società guidate da imprenditori under 35 che nello scorso triennio hanno investito in tecnologie pulite; per tutte le altre la quota si ferma al 23%. Il risultato più importante è quello raggiunto in termini di risposta alla crisi dovuta alla pandemia Covid-19. Le imprese che puntano sulla green economy si dimostrano essere più resilienti: si ferma all’8,2% la quota delle aziende manifatturiere il cui fatturato è sceso nel 2020 di oltre il 15%, mentre raggiunge un livello pari al 14,5% tra le società non “eco-investitrici”. Considerate tutte le imprese che hanno effettuato investimenti per la sostenibilità, risulta che il 16% di esse sia riuscito a incrementare il proprio

fatturato, mentre per le società non green la quota si attesta al 9%. In termini di export viene evidenziato il primato delle aziende sostenibili, che riescono a ottenere una quota del 16% a discapito delle altre, il cui livello si posiziona al 12%. Tale risultato viene confermato dal fatto che le imprese verdi che investono nella Ricerca & Sviluppo sono pari al 33%, contro il 12% di quelle tradizionali: ne consegue che le prime sono capaci di apportare innovazioni in misura maggiore rispetto alle seconde. Il vantaggio competitivo delle realtà “eco-investitrici” si conferma anche in termini occupazionali: toccano il 9% le aziende green che hanno effettuato assunzioni nel 2020, contro il 7% di quelle convenzionali. Nel 2018 il 13,4% del totale dell’occupazione del Paese ha riguardato i cosiddetti “green jobs”, con incremento del 3,4% rispetto all’anno precedente

e si stima che nel periodo 2020-2024 il 38% del fabbisogno di professioni richiederà competenze verdi. Si tratta di numeri che confermano il positivo andamento del trend italiano verso una piena transazione verso una green economy e che valorizzano ancor di più l’impegno profuso dal nostro Paese nel raggiungimento di un modello di economia circolare e di efficienza nell’impiego delle risorse. I dati forniti da Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione Europea, mettono in luce il primato dell’Italia, che nel 2018 si posizionava in testa fra i Paesi europei con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti generati, pari al 79,3%. Inoltre, con 43,2 tonnellate per milione di euro prodotto, l’Italia si colloca nel novero dei Paesi europei che producono meno rifiuti in assoluto. Un buon ri-

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sultato è ottenuto anche in termini di riduzione delle emissioni, dal momento che la sostituzione di materia seconda nell’economia italiana comporta un risparmio potenziale pari a 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 63 milioni di tonnellate di CO2. Sono valori che sottolineano l’importanza dei risultati raggiunti e la necessità di puntare sulla sostenibilità economica nell’impiego dei fondi stanziati dalla Comunità Europea attraverso il Recovery Fund e il Next Generation EU. Green e digitale insieme rafforzano la capacità competitiva delle nostre aziende. Il 20% delle imprese “ecoinvestitrici” che nel 2020 erano orientate verso l’industria 4.0 hanno incrementato il loro fatturato, ri-

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spetto al 16% raggiunto dalle imprese che hanno investito solamente nel green e al 9% delle imprese che non hanno investito in nessuna di queste due aree. Gli eco-investimenti hanno un impatto positivo sulle performance aziendali, non solo in termini di riduzione dei costi e di aumento della produttività ed efficienza, ma anche nel miglioramento dei prodotti e dei servizi offerti, nell’acquisizione di nuovi clienti e nell’ingresso in nuovi mercati, oltre che nell’aumento delle capacità manageriali e nella riqualificazione dei lavoratori. Green economy significa anche cura sociale: il 56% delle imprese verdi sono aziende coesive, che investono nel benessere economico e sociale dei propri lavoratori e della comunità di appartenenza re-

lazionandosi con gli attori del territorio. In questo senso, essere sostenibili significa godere di benefici in termini di immagine aziendale e reputazione, nei confronti dei propri clienti e dei propri fornitori, oltre che di tutti gli stakeholder. Impiegare correttamente le risorse europee è fondamentale per l’implementazione di un corretto modello di sostenibilità economica, e per ottenere i vantaggi che a cascata andrebbero a ripercuotersi sull’ambiente circostante e sulla società in cui viviamo, nell’obiettivo di un sempre più concreto raggiungimento di quello sviluppo sostenibile auspicato nel Rapporto Brundtland del 1987.


Strutture metalliche: marcatura CE, FPC, EN 1090 e ISO 3834 Claudio Coppa è Docente e Formatore, Lead Auditor AICQ-SICEV (ISO 9001ISO 3834-EN 1090-PED), Quality Manager, IWIWelding Inspector CSWIP3.1, CND/ISO 9712 (2° liv. VT-PT-MT), Lean 6Sigma Yellow Belt e Consulente Sistemi ISO. È anche un nostro collaboratore in qualità di relatore di corsi online tecnici: per maggiori informazioni in merito, rimandiamo alla relativa sezione del nostro sito (https://bit.ly/3gs40It). In particolare, il corso Controllo Tecnico delle Strutture Metalliche è incentrato sull’approfondimento di argomenti tecnici quali la marcatura CE EN 1090, il sistema di gestione delle saldature, la qualifica del personale e il controllo dei materiale. Di seguito le risposte ad alcune domande che gli abbiamo posto sull’argomento. 1) L’Italia è al secondo posto nel mondo, dopo la Cina, per numero di ascensori installati, quindi, con le dovute proporzioni, siamo il Paese con il maggior numero di impianti elevatori rapportato alla popolazione. Non tutti sanno

che il castelletto, ossia il vano metallico destinato ad accogliere la cabina dell’ascensore e tutte le parti delegate a controllarne il movimento, può essere realizzato e commercializzato esclusivamente da chi è in possesso della Certificazione del Sistema di Controllo della Fabbricazione (FPC), secondo i requisiti della norma EN 1090 rilasciata da Organismo Notificato EU. Può chiarire meglio questo aspetto? L’ascensore che viene installato nel vano di un edificio è già certificato/marcato CE secondo quanto previsto dalla direttiva 2014/33/UE Ascensori. I castelletti metallici, che costituiscono le strutture metalliche all’interno del vano, rientrano nel Regolamento Prodotti da Costruzione (CPR n° 305/2011) in quanto non facenti parte dell’ascensore. Il castelletto viene fissato sulla struttura portante dell’edificio, per cui viene inserito in una costruzione civile. Pertanto, essendo una struttura metallica, ricade nell’applicazione della norma EN 1090.

Quest’ultima fa parte delle norme armonizzate del Regolamento Prodotti da Costruzione (CPR n° 305/2011). Per cui i componenti metallici (i castelletti) vanno certificati e marcati CE da un fabbricante che ha avuto il suo Sistema di Controllo di Produzione (FPC) secondo la norma EN 1090 certificato da un Organismo Notificato per il Regolamento Prodotti da Costruzione (CPR n° 305/2011). 2) Può descrivere i passi essenziali per la Certificazione ai sensi della norma EN 1090? Per certificarsi EN 1090 il fabbricante deve rivolgersi a un Organismo Notificato. Tale organismo è l’equivalente dell’Organismo di Certificazione dei Sistemi di Gestione (es. per la ISO 9001, ISO 45001 ecc..) il 14


quale è notificato alla Comunità Europea da cui viene riconosciuto e autorizzato, come organismo, a rilasciare certificazioni per determinate norme armonizzate ricadenti nelle direttive e Regolamenti europei. Una volta che l’Organismo viene notificato alla Comunità Europea viene inserito, come riconoscimento pubblico, in un sito che si chiama NANDO (Elenco degli Organismi Notificati in Europa - sito web https://ec.europa.eu/growth/tools-databases/nando) all’interno del quale è possibile verificare in quale nazione e per quali direttive e norme armonizzate tale Organismo è stato autorizzato a poter rilasciare certificazioni di conformità per le marcature CE. Quindi potremmo trovare un Organismo di Certificazione dei Sistemi di Gestione (ISO 9001 o ISO

45001 ecc..), che potrebbe avere anche la notifica europea per marcare CE i prodotti, ad esempio prodotti da costruzione, ascensori, dispositivi medici, attrezzature a pressione (PED) o prodotti destinati a operare in atmosfere esplosive (ATEX). Pertanto, sul sito europeo NANDO vi sono dei campi specifici di ricerca, per cui bisogna sapere qual è l’organismo che può rilasciare quel tipo di certificazione e per quale direttiva. Quando si parla di norme di prodotto, come nel caso dei prodotti da costruzione ricadenti sotto il Regolamento CPR n° 305/2011, l’Organismo Notificato deve essere appositamente autorizzato anche per tale norma armonizzata (ad esempio EN 1090). Il fabbricante, qualora abbia necessità di lavorare un prodotto che ricade sotto il Regolamento CPR 305/2011, quindi secondo

la EN1090, deve fare richiesta a un Organismo Notificato per questa norma e assoggettarsi alle verifiche del suo Sistema di Gestione e Controllo della Fabbricazione. La norma EN 1090 non è una norma unica ma è suddivisa in tre sezioni. La EN 1090-1 è la norma che definisce i requisiti per poter certificare il Sistema di Controllo della Fabbricazione e serve per certificare il fabbricante. Poi il fabbricante deve seguire anche i requisiti delle norme tecniche di supporto che sono la EN 1090-2 e la EN 1090-3. La EN 1090-2 riguarda la parte tecnica per tutta la gestione delle attività di fabbricazione e controllo per i materiali in Acciaio, mentre la EN 1090-3 è relativa ai materiali in Alluminio. Quindi un fabbricante che si trova nella condizione di realizzare strutture metalliche in acciaio e/o in alluminio dovrà farsi certificare secondo la EN 1090-1 da un Organismo Notificato e al contempo deve seguire, per la parte organizzativa e tecnica del proprio sistema, i requisiti previsti nelle norme tecniche EN 1090-2 e la EN 1090-3. Tali norme tecniche contengono molti requisiti che devono essere seguiti per dichiarare poi la conformità del proprio sistema di gestione secondo

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la EN 1090-1. In particolare, si evidenzia che qualora le strutture metalliche siano realizzate tramite attività di saldatura, il fabbricante dovrà strutturarsi a livello di personale competente in ambito di Coordinamento della saldatura, oltre ad avere saldatori qualificati, procedimenti di saldatura qualificati, personale qualificato per i Controlli Non Distruttivi (CND) delle saldature eseguite sulle strutture saldate ecc., seguendo i requisiti specifici delle norme tecniche EN 1090-2 (acciaio) e/o la EN 1090-3 (alluminio). Essendo questa una parte molto tecnica, spesso alcuni fabbricanti possono trovarsi poco allineati o con qualche difficoltà ad allinearsi ai requisiti. Se il fabbricante nella propria organizzazione non ha personale tecnico qualificato per la gestione e controllo delle saldature può rivolgersi a professionisti/consulenti qualificati in ambito saldatura, controlli non distruttivi, che abbiano soprattutto esperienza di gestione d’officina/attività di saldatura e gestione del coordinamento dell’attività di saldatura. Poiché in fase di audit di certificazione ci possono essere molte problematiche da dover gestire anche da un punto di vista tecnico, questo aspetto non deve essere sottovalutato. Una volta chiamato l’Organismo Notificato, viene

eseguita la verifica, sia a livello documentale, sia a livello operativo, valutando la capacità del fabbricante nella gestione, fabbricazione e controllo delle strutture metalliche. Quando il Sistema di Fabbricazione e Controllo (FPC) viene dichiarato conforme ai requisiti della norma EN 10901, viene rilasciato dall’Organismo Notificato il certificato del Sistema di Controllo della Fabbricazione (FPC), secondo il Regolamento CPR 305/2011. Dopo aver ottenuto questo tipo di certificato, il fabbricante può iniziare a fabbricare le strutture metalliche con marcatura CE. Le regole europee prevedono che un fabbricante, qualsiasi esso sia e per qualsiasi direttiva, possa immettere il prodotto sul mercato europeo solo e soltanto dopo averlo marcato CE e aver emesso la DoP, Dichiarazione di

Prestazione (Declaration of Performance). Si tratta di una regola europea, quindi valida per tutti gli attuali 27 Paesi aderenti alla Comunità Europea. Una volta immesso sul mercato il prodotto, il fabbricante si assume tutte le responsabilità, come prevedono le direttive europee, e deve dimostrare a qualsiasi autorità di controllo, sia per quanto riguarda le attività notificate sia per quanto riguarda altre attività di controllo, che ha potuto marcare CE in quanto in possesso di certificazione EN 1090-1 emesso da un Organismo Notificato europeo. Questo dà una garanzia al mercato che il fabbricante è competente, ha un’organizzazione strutturata per la fabbricazione e controllo, ed è in grado di garantire che la realizzazione di quella struttura sia 16


idonea ai fini per cui è stata progettata. Il fabbricante deve conservare tutta la documentazione tecnica, chiamata anche fascicolo tecnico, della costruzione realizzata sotto la direttiva CE, e quindi in questo caso il Regolamento CPR 305/2011, per almeno 10 anni. Questo ai fini di qualsiasi controllo delle autorità e a salvaguardia di qualsiasi committente e cliente finale. Il fascicolo tecnico racchiude diverse informazioni relative al prodotto realizzato con marcatura CE, a tutte quelle che sono le condizioni tecniche, realizzative e di controllo, prima che sia stato immesso sul mercato, compresa la marcatura CE e la DoP. Il fascicolo tecnico deve essere a disposizione per 10 anni per le autorità di controllo e l’autorità giudiziaria, se si verifica qualche problema sulla

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struttura metallica (con la conseguenza di un danneggiamento a cose o a persone o peggio di incidenti gravi o mortali) poiché è il documento con cui è possibile risalire alle responsabilità del fabbricante per la verifica della conformità del prodotto al Regolamento CPR 305/2011 e alle norme armonizzate EN 1090. Quindi con la marcatura CE e con la DoP si identifica il fabbricante e l’autorità giudiziaria, e Accredia, come ente di controllo su queste direttive, può intervenire e fare i controlli a tutela del mercato. Questa è una regola che vale per tutte le direttive, a garanzia sia del fabbricante, per dimostrare che sta lavorando nella maniera opportuna, così come prevista dalle direttive, che del mercato, perché chi viene certificato da Organismi Notificati ha una capa-

cità gestionale e una maggiore consapevolezza del proprio ruolo nell’ambito di prodotti che possono avere più o meno problematiche e impatti significativi per la durabilità e anche per la stabilità della costruzione. 3) Sempre in tema di saldature, che differenza c’è tra la certificazione ISO 3834 e la norma EN 1090? Sono due norme diverse. La norma EN 1090 è una norma armonizzata del Regolamento CPR 305/2011 per i prodotti da costruzione, mentre la ISO 3834 è uno standard internazionale volontario (come tutti gli standard ISO) e si applica a un Sistema di Gestione della saldatura di materiali metallici. La norma EN 1090 è una norma europea che è stata emanata nel 2009 e aggiornata poi nel 2011. Attraverso le norme tecniche EN 1090-2 (per strutture in acciaio) e EN 1090-3 (per strutture in alluminio) quando si parla di attività di saldatura di questi materiali, esse richiamano espressamente la norma ISO 3834. Quindi la EN 1090 “aggancia” il requisito di marcatura CE (secondo il Regolamento CPR 305/2011) alla norma internazionale ISO 3834 che definisce i requisiti per gestire in modo corretto e


sistematico le attività di saldatura. Anch’essa è una norma suddivisa in sei parti, di cui la prima parte è una norma che riguarda i requisiti per capire come sono suddivisi i requisiti delle norme.

Infatti sono solo 3 le norme che si possono certificare come Sistema di Gestione dedicato alla saldatura da parte di un Organismo di Certificazione. La ISO 3834-2 è la norma che specifica i requisiti di

committenti o progettisti esterni (che hanno responsabilità della progettazione della struttura metallica per la destinazione d’uso), per cui la qualità della prestazione della saldatura è defini-

La norma ISO 3834-1 è utile e necessaria al fabbricante per capire/scegliere le norme ISO 3834 da richiedere ai fini della Certificazione (se non specificato in altre norme, ad es. EN 1090, o in altri requisiti contrattuali), mentre la ISO 3834-5 (Documenti ai quali è necessario conformarsi per poter dichiarare la conformità ai requisiti di qualità di cui alle parti 2, 3 o 4 della ISO 3834) è comunque obbligatoria e sempre applicabile all’iter di Certificazione di conformità del Sistema di gestione per la Saldatura ISO 3834 anche per la EN 1090.

qualità Estesi, la ISO 3834-3 è quella che specifica i requisiti di qualità Normali e la ISO 3834-4 è quella che specifica i requisiti di qualità Elementari. Queste tre norme si differenziano in funzione del modus operandi del fabbricante. Se fossimo in regime di applicazione volontaria il fabbricante dovrebbe scegliere quale normativa ISO 3834 è pertinente al suo livello di gestione delle attività di saldatura. Però nella stragrande maggioranza dei casi la saldatura viene realizzata dal fabbricante in funzione dei progetti che sono stati emessi dai

ta/regolamentata in funzione della destinazione d’uso (ovvero dove verrà destinata la struttura metallica realizzata). In Italia è in vigore il Decreto sulle Costruzioni D.M. 11/01/2018, le cosiddette “Norme Tecniche sulle Costruzioni”, già presente nella versione del 2008, che al loro interno al capitolo 11 prevedono requisiti necessari per i fabbricanti per le attività di saldatura. Il D.M. già nella versione del 2008, comunque ribadito nella versione del 2018, richiamava che il fabbricante di strutture metalliche fosse un Centro di Trasforma18


zione autorizzato e che di conseguenza avesse tutte le qualifiche dei saldatori e dei procedimenti di saldatura, ma anche un Sistema di Gestione dedicato alla saldatura ISO 3834 certificato da Ente terzo (ovvero da Organismo di Certificazione). Per cui già dal 2008 si conoscevano queste regole e le norme ISO applicabili, come la ISO 3834 e le varie applicazioni dei requisiti. La norma EN 1090 non ha fatto altro che richiamare tutte quelle norme che erano esistenti a livello internazionale. Quindi ha richiamato completamente tutto il blocco della ISO 3834 con tutte le normative collegate (richiamate nella norma ISO 3834-5). Per cui la norma EN 1090-1 consente a un fabbricante di farsi certificare e quindi di poter marcare CE ed emettere la DoP per il prodotto (struttura metallica) che realizza.

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La ISO 3834, invece, è la norma tecnica che permette al fabbricante, nell’ambito della EN 1090, di farsi qualificare in base alla sua capacità gestionale di tenere sotto controllo tutti i requisiti della ISO 3834. Un fabbricante che non realizza strutture metalliche ricadenti negli obblighi della marcatura CE e quindi soggetto alla EN 1090, può avere necessità della certificazione ISO 3834 per dimostrare al mercato/cliente (anche a livello internazionale) di avere un Sistema di Gestione e Controllo della fabbricazione specifico per la saldatura. Le attività di saldatura su materiali metallici si trovano nel 99% delle costruzioni metalliche, siano esse semplici o afferenti a progetti complessi, in diversi settori merceologici civili e industriali, ad esempio nell’ambito delle costruzioni di edifici, parcheggi multipiano,

capannoni industriali, tettoie, tubazioni del gas e dell’acqua, macchinari, lavorazioni su apparecchi di sollevamento o costruzioni elettromeccaniche ecc. Ci sono molte applicazioni di saldature, in acciaio e in alluminio, che devono essere gestite e controllate per garantire che le saldature realizzate siano esenti da difetti che possano portare a determinare delle prescrizioni di non stabilità meccanica o problematiche di stabilità e durabilità nel tempo su una determinata struttura. Pensiamo, ad esempio, ai tralicci e portali che vediamo lungo la linea ferroviaria: quei portali che tengono la linea ferroviaria sono quasi tutti saldati. Tutte quelle strutture si trovano a 6/7 metri d’altezza e portano determinati carichi, sia longitudinali che trasversali, al passaggio del treno. Prima dell’entrata in vigore della EN 1090, sicuramente in Italia veniva verificato il fabbricante che costruiva quei portali e quindi veniva verificato anche attraverso la certificazione ISO 3834, per garantire che chi li costruiva avesse le capacità, le competenze e le modalità di controllo necessarie per attestare che quel prodotto avesse superato tutti i controlli previsti, e poteva quindi essere immesso sul mercato per la tale funzione che doveva assolvere.


Con l’introduzione della EN 1090 anche questi tipi di strutture metalliche ricadono dentro la marcatura CE, per cui, da quanto è in vigore la norma EN 1090 il fabbricante ha l’obbligo di avere il suo Sistema di Gestione e Controllo della Fabbricazione (FPC) certificato da un Organismo Notificato per poter realizzare le strutture metalliche con la marcatura CE e rilasciare la DoP Dichiarazione di Prestazione. Ovviamente tutti i controlli sulla saldatura, la capacità di coordinare tutte le attività all’interno dell’officina, di gestire le qualifiche dei saldatori, di garantire che i saldatori siano competenti e abbiano le certificazioni previste e in corso di validità, di aver fatto determi-

nati controlli non distruttivi (CND) sulle saldature e sulla struttura metallica realizzata prima di immetterlo sul mercato, sono a garanzia del mercato/cliente finale che quella tale officina, quel fabbricante, è in grado di tenere sotto controllo tutte queste operazioni con un certo grado di affidabilità. Quindi la differenza principale è soltanto nell’ambito di applicazione. La EN 1090 è la norma che permette a un fabbricante di poter realizzare un prodotto, marcarlo CE e immetterlo sul mercato europeo con la DoP (valido per tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea). Una norma ISO 3834 certificata da un Organismo di Certifi-

cazione, ha una validità di applicazione a livello internazionale, perché la norma è uno standard ISO (quindi riconosciuto a livello internazionale), dove spesso i clienti finali chiedono certificazioni e riconoscimenti a livello internazionale, quali le competenze delle organizzazioni/fabbricanti, competenze tecniche del personale in saldatura (ad esempio saldatori, coordinatori di saldatura, operatori di CND Controlli non distruttivi ecc..), pertanto le norme vengono anche utilizzate per garantire che il fabbricante sia stato verificato al fine di accertare le sue competenze anche attraverso la Certificazione.

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"Manutenzione, una questione di Civiltà." Prof. Aurelio Misiti

Rubrica a cura del CNIM: Il progetto di sistema per il Sud in Italia e per l’Italia in Europa Il progetto di sistema per il Sud in Italia e per l’Italia in Europa, predisposto in collaborazione da SVIMEZ, ANIMI, CNIM e ARGE, prende spunto dalla necessità di superare la fase di un Paese diviso tra un Centro-Nord produttivo e un Sud assistito. L’obiettivo principale è di costruire un secondo motore al Sud (Southern Range), cioè un nuovo organico sistema territoriale logistico-produttivo, per costituire il principale ingresso a Sud (The South Gateway) dell’Unione Europea. Il progetto riprende e rende attuali la visione e l’esperienza di Adriano Olivetti e la tradizione dello SVIMEZ di Morandi, Saraceno e Pescatore. Vi è poi l’approccio di ARGE che, con il Dialogo Progettuale, ha coinvolto alte personalità del sapere, che hanno apportato idee nuove, di cui il testo ha assorbito la parte migliore. Tali perso21

nalità portano i nomi di Paolo Fossati, Laura Olivetti, Alvar Alto, Cesare Brandi, Emilio Segrè, Rita Levi Montalcini, Umberto Vattani e tantissimi altri della stessa levatura intellettuale. ARGE ha così ispirato il rinnovo della cultura del progetto, portandola all’altezza della migliore conoscenza umanistica e scientifica del nostro tempo. Vi è stato, inoltre, il contributo storico di ANIMI, l’Associazione Nazionale per gli interessi del Mezzogiorno d’Italia fondata nel 1910, che ha riunito per oltre un secolo eminenti personalità quali Antonio Fogazzaro, Umberto Zanotti Bianco, Giustino Fortunato, Benedetto Croce, Luigi Einaudi, Domenico Menichella e tanti altri intellettuali. ANIMI considera la soluzione della questione meridionale come premessa obbligata per lo sviluppo economico, sociale e civile dell’Italia;

anticipa di decenni l’intervento straordinario; interviene sulla scuola, sulla ricerca scientifica e sulla tutela del patrimonio archeologico magno-greco. Vi è ancora il contributo culturale-scientifico del CNIM, il Comitato Nazionale Italiano per la Manutenzione fondato il 4 maggio del 1990, voluto dai Ministri Antonio Ruberti e Guido Bodrato, dal CNEL, da ENI e dalla Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza, che ha avuto l’incarico di presiederlo con il Preside Aurelio Misiti. I soci fondatori ENI, FIAT, ANAS, UNI e CEI hanno dato un particolare contributo per introdurre in Italia la cultura della Manutenzione nonché il concetto di Qualità da perseguire nei processi costruttivi industriali. Il testo del progetto di sistema presentato non intende sostituire il Reco-


very Plan del Governo ma vuole soltanto suggerire le modalità di un sistema che per il Sud può risultare decisivo. Propone infatti tre soli progetti principali realizzabili entro il 2026: 1. Le ZES e il Sistema della nuova portualità; 2. La ridefinizione della Mobilità a grande scala, con AV/AC, in cui è previ-

sto il Ponte sullo Stretto con il progetto aggiornato, come parte integrante; 3. I Cluster territoriali innovativi integrati con nuovi stili di vita. Il presente progetto di sistema consente di inserire nuove proposte progettuali nel tempo, sempre però con una visione unitaria sistemica al fine di supe-

rare l’assistenzialismo facendo emergere tutte le energie intellettuali, umane e culturali-scientifiche, da utilizzare nelle regioni meridionali dell’Italia, riconosciute ormai come regioni meridionali dell’Europa. Prof. Aurelio Misiti, Presidente del CNIM

Il progetto integrale è disponibile sul Magazine del CNIM: https://bit.ly/3vbH3NF

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Microplastiche: ne parliamo con il CEO di Quantum Design Il gruppo Quantum Design è leader a livello europeo nella distribuzione di strumenti e componenti scientifici. Il gruppo è in grado di offrire sistemi e componenti usati nell’ambito della ricerca scientifica sui seguenti settori: scienza dei materiali, imaging, spettroscopia, fotonica, nanotecnologia e life science. Il gruppo, fondato 45 anni fa, attualmente è composto da uno staff di oltre 120 dipendenti in tutta Europa. Newcert ha condotto la verifica per conto dell’ente LL-C per permettere all’azienda di ottenere la certificazione ISO 9001 Sistema di Gestione per la Qualità. Abbiamo avuto il piacere di rivolgere qualche domanda all’Ing. Diego Vitaglione, CEO di Quantum Design e laureato in Ingegneria Elettronica con una specializzazione nei sensori. 1) La Quantum Design offre sistemi e componenti usati in diversi settori nell’ambito della produzione industriale, della ricerca industriale e accademica e del controllo qualità. Proprio in quest’ultimo campo avete scelto di ottenere la certificazione ISO 9001 23

- Sistema di Gestione per la Qualità: perché avete scelto di certificarvi e perché proprio su questo aspetto? Siamo parte di un gruppo mondiale nel quale la standardizzazione dei processi rappresenta un valore aggiunto e un elemento distintivo rispetto alla concorrenza locale per l’accesso al mercato internazionale. La necessità di una certificazione è nata sostanzialmente dalla richiesta di alcuni clienti nel settore scientifico e industriale per l’adesione a trattative di strumentazione Hi Tech e da un controllo interno per la gestione aziendale per aumentare le prestazioni. 2) Come è andata la vostra esperienza con il personale di Newcert, che ha condotto la verifica per conto dell’ente LL-C? Newcert si è occupata della certificazione e delle verifiche periodiche. Il personale è stato molto

attento e scrupoloso sul rispetto delle procedure. Sono state analizzate pratiche in maniera casuale e controllati tutti i processi descritti nella procedura. Abbiamo analizzato anche possibili aree di miglioramento per il nostro lavoro: una verifica a valore aggiunto. 3) Che benefici avete ottenuto da questa certificazione? I dettagli fanno la differenza. Avere procedure dettagliate e controllate ci ha portato a minimizzare gli errori e quindi i costi. Se penso a come ho iniziato in questa azienda più di un ventennio fa in contesti diversi, oggi posso dire che siamo a buon punto per


essere un’azienda leader nel settore della distribuzione. 4) Il problema delle microplastiche è uno dei più preoccupanti aspetti dell’impatto della plastica sull’ambiente e sulla salute: esistono delle possibili soluzioni per ridurre la portata di questo fenomeno? L’inquinamento da microplastiche ha due principali origini: l’abbandono dei rifiuti plastici che si frammentano per effetto dell’esposizione agli agenti atmosferici, e l’uso di plastiche in numerosissimi prodotti (dai cosmetici ai prodotti per l’igiene, dalle vernici alle suole delle scarpe, dai pneumatici ai tessuti sintetici con i quali produciamo il nostro vestiario). Secondo lo IUCN, Unione internazionale per la conservazione della natura, l’87% delle microplastiche che troviamo negli oceani derivano dai tessuti sintetici (35%), pneumatici (28%) e polveri cittadine (24%), ovvero le polveri create per abrasione, esposizione agli agenti atmosferici e ai detergenti dei prodotti di utilizzo quo-

tidiano. La strada per risolvere il problema è essenzialmente una: trovare alternative alle plastiche, o formulazioni di plastiche, che siano biodegradabili ed ecosostenibili al 100% (si badi bene al fatto che “biodegradabile” in sé non significa “non inquinante”: i prodotti della biodegradazione possono essere molto più pericolosi dei materiali di partenza). Naturalmente un grande ruolo lo giocano anche i comportamenti personali e le scelte dei singoli: come consumatori avremmo l’obbligo morale di interessarci agli effetti che i prodotti che utilizziamo ogni giorno non rechino danni irrimediabili all’ambiente: cominciare a porsi questo problema in maniera seria potrebbe indirizzare le aziende a comportamenti più “ecosostenibili”, spingendole a trovare so-

luzioni

innovative nalmente, “green”.

e,

fi-

5) Di cosa si occupa Quantum Design Italia, in generale e nel contesto delle microplastiche? Quantum Design è un’azienda composta da personale specializzato che si occupa di fornire alla ricerca scientifica e industriale gli strumenti di analisi utili a comprendere i meccanismi alla base di determinati fenomeni e/o allo studio di soluzioni innovative a certi problemi: “From Scientist to

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scientists” payoff.

è

il

nostro

Qualche esempio della vastità delle aree applicative coperte: dallo studio delle proprietà dei materiali che, magari un giorno, ci permetteranno di produrre superconduttori a temperatura ambiente, alla verifica dell’ecosostenibilità di determinati processi produttivi; dall’implementazione di tecnologie innovative su linee di produzione per incrementarne l’efficienza, allo studio dei materiali per le batterie del futuro; dall’acquisizione del se-

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gnale raccolto dai telescopi ottici nell’indagine astronomica, allo sviluppo delle tecnologie che ci porteranno alla realizzazione dei computer quantistici, al monitoraggio dell’inquinamento ambientale da microplastiche. Su quest’ultima tematica, che ormai è vissuta come un importante problema da risolvere al più presto, stanno convergendo varie iniziative istituzionali di finanziamento, come quelle della Commissione Europea: sempre più gruppi di ricerca si impegnano nel

tentare di rispondere all’esigenza di liberare l’ambiente da questo pervasivo elemento inquinante, i cui effetti siamo forse lontani ancora dal capire completamente. La nostra parte la facciamo portando nei laboratori le tecnologie più innovative e affidabili, senza le quali la comprensione di questo fenomeno e la possibilità di risolvere i problemi da questo generati sarebbero certamente più complicati o, a volte, impossibili.


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