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N. 2

Magazine

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Manutenzione, una questione di civiltĂ : intervista al Presidente del CNIM, Prof. Aurelio Misiti Un nuovo approccio al BIM: ne parliamo con l'autore del libro e-BIM Certificare le competenze in ambito BIM: l'esperienza di UniSapiens


Redazione: Lucrezia Aleotti Laureana De Prado Carmen De Sena Damaris Di Carlo Maria Monica Foglia Cristina Gatto Alessandro Giurelli Fabio La Porta Giulia Luciani Consuelo Marani Chiara Puzo Livia Sebastianelli Questo magazine non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene pubblicato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.


Il mondo di Newcert, ci presentiamo

L'editoriale di Fabio La Porta

Manutenzione, una questione di civiltĂ : intervista al Presidente del CNIM, Prof. Aurelio Misiti

Un nuovo approccio al BIM: ne parliamo con l'autore del libro e-BIM

Certificare le competenze in ambito BIM: l'esperienza di UniSapiens


Operiamo nel settore delle certificazioni in qualità di business partner di organismi di certificazione accreditati italiani ed esteri. Dal nostro oggetto sociale è espressamente esclusa l’attività di consulenza per l’implementazione di Sistemi di Gestione (Qualità, Ambiente, Sicurezza, ecc.). La nostra sede è a Roma e operiamo sull’intero territorio nazionale, rivolgendo i nostri servizi a tutti i tipi di aziende. L’esperienza maturata permette ai nostri tecnici di svolgere la funzione di assicurazione della conformità di organismi accreditati per la certificazione di prodotto (ISO/IEC 17065), ispezioni (ISO/IEC 17020) e certificazione del personale (ISO/IEC 17024). Ci contraddistinguono la competenza e la professionalità, l’esperienza nel settore e l’aggiornamento continuo. Siamo apprezzati interlocutori di diverse realtà aziendali, grazie al nostro impegno professionale e alla conoscenza delle normative e degli standard. Siamo una vera e propria squadra e lo spirito di gruppo fa sentire ciascun membro del nostro team ben accolto e supportato, complice anche l’apertura mentale che ci contraddistingue. Ci impegniamo con entusiasmo nel nostro lavoro perché lo troviamo estremamente stimolante e sfidante, vista la varietà di aziende e di settori nei quali operiamo. Ed è anche per questo che siamo molto versatili e troviamo estremamente formativo e gratificante il nostro lavoro.

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"Certificarsi per competere."


Le competenze del nostro team nei settori della certificazione dei Sistemi di Gestione si sono consolidate sempre di più nel corso degli anni, permettendoci di conquistare un ruolo sempre più attivo in questo settore e rendendoci partner affidabili di enti di certificazione nazionali e internazionali. Siamo un punto di riferimento per i nostri clienti perché riusciamo a rispondere alle loro molteplici esigenze anche in virtù della stretta collaborazione con professionisti esperti in settori integrativi. Da febbraio 2020 siamo soci del CNIM, Comitato Nazionale Italiano per la Manutenzione. Questo ci consente di acquisire maggiore centralità tra le aziende che operano per migliorare la produttività delle industrie e la sicurezza delle persone e di entrare in contatto con realtà che hanno le nostre stesse finalità, concentrandoci, in prima linea, sui temi e le iniziative proposte dallo stesso CNIM. Siamo anche associati all’UNI, Ente Italiano di Normazione, e all’AICQ, Associazione Italiana Cultura Qualità Centro Insulare, dove abbiamo un nostro rappresentante presso il MAQ, Comitato Metodologie di Assicurazione della Qualità. Siamo partner di importanti realtà formative e aiutiamo le organizzazioni e le persone a migliorare le loro competenze e abilità professionali. Operiamo in qualità di CFPT, Centro di Formazione Paritetico e Territoriale UNASF (Unione Nazionale Sicurezza e Formazione) - Conflavoro PMI (Confederazione Nazionale Piccole e Medie Imprese). Abbiamo anche recentemente siglato una partnership con l’ateneo eCampus, per garantire una formazione sempre più completa.

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Ci stiamo prendendo gusto e, a distanza di circa un mese, pubblichiamo il secondo numero del Magazine Newcert. In questa occasione abbiamo l’onore e il piacere di intervistare il Prof. Aurelio Misiti, fondatore e Presidente del CNIM, che dall’alto della sua esperienza ha condiviso idee innovative per il cambiamento dell’Italia e dell’Europa. Parliamo poi del BIM Building Information Modeling, un metodo utilizzato sia nel settore edile (per la progettazione e costruzione) sia nel Facility Management per l'ottimizzazione della pianificazione, realizzazione e gestione di costruzioni tramite aiuto di un software. Lo facciamo, con lo spirito di chi non vuole dare nulla per scontato, presentando il volume e-BIM. La metodologia della modellazione informativa in una economia “a risultato”, del Dott. Andrea Tiveron.

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Per rimanere nell’ambito, infine, raccontiamo con il Dott. Gianluca Licari l’esperienza di UniSapiens, Ente di Certificazione del Personale, accreditato da Accredia anche per le Certificazioni delle professioni in ambito BIM, che ha scelto Newcert per il supporto nella gestione del proprio Sistema Qualità, sviluppato in accordo alla UNI EN ISO 17024. Viviamo in un contesto in continua evoluzione e tutti noi siamo chiamati ad una grande sfida, cambiare noi stessi per adattarci al mondo che ci circonda. Secondo il filosofo Socrate “Il segreto del cambiamento è concentrare tutta la tua energia non nel combattere il vecchio, ma nel costruire il nuovo”. L’emergenza sanitaria dovuta al diffondersi del Coronavirus ha cambiato le nostre abitudini, chissà se per sempre o solo per il tempo necessario a farci tornare a quella che fino a

pochi mesi fa consideravamo la normalità. Con la Dott.ssa Marcella Chiesi, esperta in materia di resilienza, la capacità di adattarsi al cambiamento, un tema mai così vivo e sentito come nel periodo che stiamo vivendo, abbiamo deciso di organizzare una serie di incontri sull’argomento, aperti a tutti, così che ognuno di noi abbia la possibilità di riscoprire un mondo più autentico, meno confuso, in cui abbiamo riscoperto il valore della salute, il piacere dello stare insieme e il valore del tempo. Vi invito a seguirci sui nostri profili social (LinkedIN, Facebook, Twitter e Instagram) e a visitare il nostro sito web (www.newcert.it) per rimanere aggiornati su questa e altre iniziative, con l’augurio che possiate trovarle preziose per la vostra crescita professionale e personale. Buona lettura.


Il CNIM, Comitato Nazionale Italiano per la Manutenzione, ha come obiettivo principale la diffusione della cultura della manutenzione, della sicurezza e della qualità, nei vari settori di interesse, avvicinando tecnici, ricercatori, docenti, utenti e cittadini, e facilitando lo scambio tra tutti costoro. Il Presidente del CNIM è il Prof. Aurelio Misiti, laureato in Ingegneria, docente universitario ed ex Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti.

è un’associazione senza fini di lucro, costituita nel 1990 e patrocinata da MISE e MIUR, per rispondere ai bisogni di una precisa scelta di politica industriale, che individua in una corretta e ben pianificata manutenzione un importante elemento per migliorare la produttività e la competitività delle imprese, nonché la sicurezza delle persone, la salvaguardia dell’ambiente e l’uso razionale dell’energia.

Che cos’è il CNIM, Comitato Nazionale Italiano per la Manutenzione, e di cosa si occupa esattamente?

L’attività di ricerca e di sviluppo del CNIM mira ad approfondire i temi della progettazione e della gestione nel campo della manutenzione, con particolare riguardo agli aspetti della sicurezza, della qualità e dell’ambiente. Il CNIM, inoltre, sviluppa le proprie attività di ricerca attraverso la creazione e il coordinamento di specifici gruppi di studio.

Il Comitato Nazionale Italiano per la Manutenzione (CNIM)

Chi sono i soci, oltre a Newcert, e quali sono i benefici della

Abbiamo avuto l’onore di rivolgergli qualche domanda sul comitato e sulla manutenzione in generale.

partecipazione comitato?

al

I benefici della partecipazione al CNIM si sono modificati nel tempo. Fino alla vendita del CNIM s.r.l. i soci si inscrivevano per essere certificati, possibilmente con sconti. Oggi il CNIM è concentrato sulla cultura della manutenzione, da diffondere e incrementare tramite la ricerca scientifica universitaria, attraverso le convenzioni con i più importanti atenei italiani. Perciò i soci privati sono diminuiti. Tra i soci più importanti ci sono: RFI, Anas, Eni, ASSISTAL, UNI, CEI, MUR, MISE, CNI, Consigli nazionali dei Geometri,

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dei Geologi, dei Periti, degli Agrotecnici, e poi FINCO, Gruppo Romeo, ITS Tirreno di Fuscaldo (CS) e Ingegneri di Roma Capitale. Negli ultimi due anni il CNIM, insieme ai soci e alle università convenzionate, ha pubblicato due pregevoli volumi sulle “Linee Guida per la Manutenzione degli edifici” e sulle “Linee Guida per la Manutenzione delle Infrastrutture nel Territorio.” Ha tenuto corsi di aggiornamento per i 150 ingegneri idrici dell’Acea, successivi a quelli degli anni precedenti del settore elettrico. Offre un prezioso servizio di referee per riviste di manutenzione. Pubblica una rivista on line (https://mmcnim.net/) che è punto di riferimento per studiosi e tecnici del settore. I soci sono consapevoli dell’importanza della cultura della Manutenzione in Italia.

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Insieme al Prof. Adriano Giannola, Presidente della SVIMEZ, Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno, e all’Arch. Pier Paolo

Maggiora, ideatore e direttore del progetto Arge, ha presentato al Governo il Progetto di Sistema per il Sud in Italia e per l’Italia in Europa: quali sono le principali proposte avanzate in questo documento? Insieme a SVIMEZ e ad Arge, il CNIM ha elaborato un progetto di sistema per il Sud che ha presentato agli uffici del Governo, per valutare la possibilità di costruire un piano per il Sud da presentare alla Commissione Europea. Bisogna superare i finanziamenti a pioggia e l’assistenza almeno per arrivare a uno sviluppo che superi il gap con il Nord. Se ne sta discutendo e può anche aiutare a superare la crisi politica, dal momento che Renzi chiede provvedimenti analoghi per la Sicilia. Per ora nel progetto sono previsti tre assi portanti.

Il primo è lo sviluppo economico, con l’operatività delle ZES, nelle cinque regioni meridionali. Il secondo prevede l’alta velocità fino a Catania, il ponte sullo Stretto, i completamenti delle autostrade e la città metropolitana dello Stretto come Capitale del Mediterraneo. Il terzo, infine, concerne l’innovazione, la ricerca negli stili di vita, il turismo, l’archeologia, la valorizzazione dei borghi e così via. È necessario investire il 50% nel Sud. Stando alla relazione dei periti incaricati dal gip Angela Nutini, la causa scatenante del crollo del Viadotto Polcevera a Genova, avvenuto il 14 agosto 2018, in cui persero la vita 43 persone, è stato il fenomeno di corrosione di un tirante, dovuto alla mancanza e/o all’inadeguatezza di controlli e manutenzioni.


Come commenta questa notizia e cosa auspica per una maggiore sicurezza delle infrastrutture nel nostro Paese? La perizia della Procura dà ragione al progettista Morandi, il più grande innovatore dei ponti, forse anche a livello mondiale, che è stato invece bistrattato, perché non sono state seguite le sue indicazioni.

Dopo 40 anni andava eseguita la manutenzione straordinaria del ponte e cambiati molti elementi. Questo non è avvenuto e le conseguenze sono state tragiche. È stata sostituita al ponte una sorta di passerella senza valore artistico, come era prima, qualcuno senza esperienza ha suggerito soluzioni anomale per un ponte. La causa è in corso, attendiamo gli esiti.

Per il futuro occorre seguire più strettamente quanto previsto dalle norme sulle costruzioni del 1918 in materia di sicurezza, attraverso un rafforzamento delle strutture ministeriali ex LL.PP. e dei servizi del Consiglio Superiore. Mai più collaudi affidati a ignoranti ma a tecnici di provata esperienza.

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Andrea Tiveron, economista e ricercatore indipendente, è direttore della società eMetodi. È esperto di economia digitale e di innovazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, di Business Process Management, di automazione di processo nei più differenti ambiti di impiego, di gestione tecnica del costruito e di Facility Management. Lo abbiamo intervistato in merito al suo ultimo libro: e-BIM. La metodologia della modellazione informativa in una economia “a risultato”. In che consiste il metodo BIM e quali innovazioni apporta? La materia è complessa e questo è dimostrato

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dal fatto che se noi ci rivolgiamo a esperti del settore e chiediamo a tutti che cos’è il BIM avremmo risposte completamente diverse, quindi non c’è una visione univoca dell’argomento. Mi aiuterò con una serie di slide che ho preparato per spiegare che cosa voglio intendere e soprattuto qual è la risposta da dare a “che cosa è la metodologia BIM?” nell’ottica del mio libro. Questo lavoro è il tentativo di passare dal mainstream attuale, che vede la materia BIM concentrata tutta sul modello tridimensionale e sui dati implementati

sul modello tridimensionale, verso una nuova prospettiva che è quella di una metodologia per la produzione delle informazioni necessaria a tutte le fasi del processo edilizio. Quando si parla di produzione delle informazioni e fasi del processo edilizio è importante il trasferimento dei dati che poi vengono elaborati in informazioni. Questo trasferimento si chiama “interoperabilità fra macchine” ed è il vero problema del mancato utilizzo dell’IT nella costruzione, come si vede dalla slide.


La slide, che è presa da un articolo di Casa e clima dal titolo “BIM, a che punto siamo in Europa?”, parte dalla considerazione che l’industria della costruzione rispetto alle altre produzioni ha un gap di produttività drammatico. Solo negli ultimi anni (purtroppo i dati arrivano fino al 2017) c’è stata una lieve inversione di tendenza. Ora l’IT dovrebbe consentire di superare questo gap. Ma dobbiamo fare un passo avanti rispetto alla situazione attuale. Per molte persone il BIM è il modello tridimensionale. Questo è un gravissimo errore perché la visione del modello tridimensionale si associa al software di progettazione del modello tridimensionale e quindi c’è una grandissima attenzione allo strumento, al mezzo, invece che al fine, che è appunto quello di fornire informazioni.

software CAD per la progettazione a livello mondiale, che ha premiato la necessità operando cospicui investimenti sul mercato per acquisire prodotti CAD e poi ha commercialmente spinto questa materia con una strategia vincente, tant’è che è riuscito ad affermare il suo prodotto a livello mondiale. La strategia è stata così vincente che siamo qui a domandarci se la parola “modeling” non abbia veramente causato questa confusione tra la modellazione tridimensionale e la modellazione informativa. Ma il problema è che la visione basata soltanto sul modello 3D è una visione che ci impedisce di vedere oltre. Il libro eBIM è nato in un’occasione particolare.

A maggio 2019 sono stato invitato a un convegno sul BIM organizzato dall’OICE (Associazione delle organizzazioni di ingegneria di architettura e di consulenza tecnicoeconomica) e dall’ANCE (Associazione italiana costruttori edili) a Palermo, per fare lo speaker iniziale. Un mio carissimo amico, l’Ing. Franco Cavallaro, vicepresidente dell’OICE Sicilia, mi ha invitato, chiedendomi “Perché non vieni a fare uno dei tuoi interventi rivoluzionari?”, per dare animo a questo convegno. Così io ho cominciato a preparare il mio intervento e ho usato Google Trends per dimostrare questa prevalenza del software, come concetto a cui si riferiscono la maggior parte delle persone.

Come mai il modello tridimensionale è così importante? Purtroppo è molto semplice dare una risposta. Tutta la vicenda del BIM è nata per la volontà di uno dei più importanti produttori di

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Da questa slide vediamo come, rispetto alla quantità di ricerca delle due stringhe, quindi “information modeling” e “software BIM”, “software BIM” è stato sempre prevalente nel tempo, tant’è che ha superato la quantità di ricerche dell’altra stringa. Se confortiamo la stringa “software BIM”, sempre in rosso, con “common data environment” la differenza è veramente sostanziale, quando teoricamente l’ambiente di condivisone dati sarebbe semmai, come strumento software, più adeguato a un’idea di modellazione informativa.

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Questo dimostra che quello che io chiamo “silos della progettazione”, cioè il focalizzarsi sul modello tridimensionale, ha portato a considerare il team BIM un team di progettisti e che solo loro sono chiusi in un processo di produzione di tutta la struttura dati

che è necessaria poi alla costruzione. Come si vede, le fasi di gestione e demolizione, in questo momento, non sono assolutamente impattanti, proprio perché tutta quella costruzione non è altro che la costruzione di dati informativi che si faceva già precedentemente. La vera differenza è la modellazione tridimensionale. Il metodo BIM oggi, in realtà, consiste nella

modellazione tridimensionale. Non ci sono dubbi che la modellazione tridimensionale sia un’innovazione incredibile. Dal punto di vista tecnico, tecnologico, la modellazione tridimensionale è stata effettivamente

rivoluzionaria. Ma temo che non sia il BIM, non sia modellazione informativa. Quindi in che cosa consiste? La modellazione tridimensionale è una progettazione collaborativa, cioè gli strumenti software di moderazione tridimensionale riescono a visualizzare i progetti diversi dei diversi

progettisti delle diverse componenti specialistiche, quindi architettonico, strutturale e impiantistico, in un unico ambiente. Quindi consentono la capacità collaborativa di controllo di tutti gli n-progettisti sul medesimo progetto e non, come avveniva precedentemente, ognuno solo sulla sua parte specialistica. Ma sopratutto questi strumenti hanno dei potentissimi algoritmi di controllo che già realizzano automatici sistemi di controllo.


Il primo di tutti è la clash detection, cioè la capacità del software, a livello delle geometrie, di controllare l’interferenza, per esempio tra la parte impiantistica e la parte architettonica, ma anche il code checking, quindi algoritmi di controllo che riescono a controllare che i dati, sopratutto quelli obbligatori, siano presenti e vengano inseriti correttamente. In realtà, non è che tutte queste metodologie non esistessero prima. Per esempio noi, in eMetodi, abbiamo da sempre sviluppato addin per software CAD, che, attraverso degli algoritmi, erano in grado di verificare la presenza dei dati negli attributi testo CAD che venivano associati ai blocchi CAD. Si parla di 2D, quindi era la progettazione CAD tradizionale, ma in realtà queste cose già esistevano sebbene non così diffusamente. Nella slide noi vediamo proprio questa situazione. Nella parte di sinistra vediamo un’idea del BIM, delle dimensioni, delle strutture dati che vengono quindi implementate, in cui ogni struttura è allo

stesso livello: non c’è una gerarchia tra le strutture e sarebbe la configurazione ideale. Ma in realtà l’attuale condizione è esattamente quella di destra, dove tutte le ndimensioni vengono montate sul livello 3, cioè sulla parte geometrica,. L’esistenza di questa parte geometrica come base necessaria impedisce sopratutto uno sviluppo rapido su tutta la costruzione esistente dove, purtroppo, la parte 3D non esiste. Qui si aprono anche altri scenari.

Possiamo immaginare che tutto il costruito esistente sia modellato tridimensionalmente attraverso interventi, tipo laser scanner? Abbiamo le risorse economiche per fare questo su tutto il costruito esistente? O non sarebbe, invece, molto meglio ritornare a una configurazione come quella di sinistra, però con la condizione che non siano gli authoring CAD 3D il software di base su cui implementare tutte le ndimensioni? Dobbiamo fare un passo in avanti, sicuramente.

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Quali innovazioni apporta? La modellazione tridimensionale è sicuramente una grandissima innovazione e viene dimostrato, ormai praticamente da tutti, attraverso la curva di MacLeamy. Nella curva sono rappresentati con la linea azzurra tratteggiata la progettazione tradizionale e con la linea azzurra continua la progettazione integrata collaborativa attuale. Poi ci sono i due andamenti, quello crescente nel tempo, che è il costo del cambiamento del progetto, e quello invece decrescente, che è la capacità e l’abilità di impattare sui costi e sulle modifiche funzionali. MacLeamy sostiene appunto che la progettazione integrata collaborativa consente di anticipare il tempo, quindi il massimo impiego di forza in fase di progettazione viene

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anticipato nel tempo e questo consente di avere una maggiore abilità di impattare sui costi, sui cambiamenti e sulle funzionalità del progetto, con dei costi molto minori rispetto alle varie modifiche che nel progetto si dovessero verificare. Quindi questo comporta che un progetto integrato, collaborativo e tridimensionale (il così detto “co-design”) è sicuramente un progetto migliore e che ha un costo minore.

La cosa strana, però, è che nessuno spiega perché si arriva a questa considerazione: viene data questa dimostrazione quasi come per scontata. Io ho fatto diversi tipi di ricerche e ho trovato come spiegazione veramente perfetta quella di Jerry Banks, che nel sito della società di ingegneria ha postato un articolo dove spiega esattamente perché avviene questo miglioramento. Sappiamo benissimo che il miglioramento avviene attraverso lo sviluppo di un processo e che quindi il timing è un tempo prima della progettazione, dove il team di progettazione definisce quali sono tutte le pratiche e tutto ciò che è necessario.


Banks per template intende tutto quello che viene riusato progetto per progetto. Se io determino in fase di template il processo della progettazione, quella fase di template non la devo rifare per tutti i progetti, quella è la definizione del processo, che farò una volta sola. È evidente però che in tutti i processi successivi esisterà una fase di template che è il miglioramento continuo, perché mano mano che farò progetti avrò sempre la capacità di migliorare il mio processo rivedendolo e, quindi, migliorandolo. Questa è la spiegazione di come nella fase di progettazione esiste una fase di definizione del processo e una fase operativa.

Allora non si capisce perché non dobbiamo fare questo su tutto il costruito.

Sembra, nel mainstream corrente, che si progetta per progettare, si progetta per avere un

Ecco che il BIM sarebbe quella fase di templating per tutto il processo della costruzione. In questo modo il team BIM non è più fatto da soli progettisti, ma deve essere costituito da tutti gli specialisti, ciascuno responsabile di una delle fasi del processo della costruzione. A questo punto dobbiamo porci delle domande: ma perché costruiamo?

progetto migliore, di enorme qualità. Quindi un progetto dove la rappresentazione tridimensionale è esattamente quella che verrà realizzata, completa di tutti i suoi dati e di tutte le sue informazioni. Ma noi non progettiamo per progettare e non progettiamo per le costruzioni. Lo scopo del progetto non può essere una perfetta costruzione, dobbiamo arrivare a un’idea che unisce il bisogno che ha determinato la necessità della costruzione alla gestione e quindi alle performance della costruzione. Dobbiamo arrivare a un impiego dell’IT che sia capace di garantire che le performance che sono state progettate siano quelle realmente oggettive.

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sicuramente non saprei dare una reale risposta.

Sappiamo progettare il bisogno e la performance? Sappiamo mantenere la performance? Sappiamo progettare la manutenzione? Perché il nostro vero problema è che non siamo capaci di progettare la manutenzione. Questo lo vediamo attraverso la ripartizione dei costi durante l’intero ciclo di vita. Cioè tutto il filo BIM, di cui tutti dicono sia la rivoluzione del settore della costruzione, sta impattando, facendo dei rapidi calcoli, forse intorno al 5% di tutto il problema. Mentre la parte di gestione e manutenzione rappresenta tra il 7585%, quindi una quota enorme, e su questa cosa non stiamo ancora impattando per nulla. Ma il vero problema, sopratutto italiano,

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è che in questo calcolo dei costi noi non consideriamo il costo di non gestione, cioè tutti quei costi di tutto il costruito abbandonato che noi non siamo capaci di gestire in nessun modo e che ha invece un costo enorme. Quali livelli di diffusione ha raggiunto in Italia e nel resto del mondo? Io non sono in grado di dare una risposta, ma ci sono dati circa la diffusione sopratutto degli strumenti. Ci sono diverse ricerche che dimostrano come, per esempio, sia prevalente nei Paesi nordici mentre in Spagna, in Francia, e in Italia sia maggiore la diffusione degli strumenti di authoring. Ma rispetto alla metodologia BIM

Dobbiamo considerare che una direttiva europea già nel 2014 suggeriva (ma praticamente imponeva) agli Stati dell’Unione di impegnarsi a favore della digitalizazzione del processo della costruzione per il 2016. Ma il decreto Baratono, il decreto 560, è del 2017, quindi, anche se con il nostro consueto ritardo, adesso è legge. Si va quindi dal 1 gennaio 2019 per appalti superiori ai 100 milioni di euro per arrivare al 2025, fino ad appalti inferiori a 1 milione. Questo significa che sicuramente il destino è ormai questo, nel senso che tutta la parte pubblica è sicuramente coperta nel tempo da questa norma. Ma la cosa importante è che molte azioni di investitori privati, anche nelle attività di riqualificazione, fanno riferimento o alle norme UNI sul BIM o a questo decreto pubblico. Quindi questa volta è il privato che si allinea all’evoluzione che sta avendo nel settore pubblico l’impiego del digitale e del BIM così detto.


Cosa l’ha spinta a scrivere un libro sull’argomento? A chi consiglierebbe il suo libro? Principalmente per cercare di fare qualcosa per questa materia, che dovrebbe essere sicuramente molto più considerata dal punto di vista della scienza dell’informazione che non della tecnica della costruzione. Questa materia viene così bistrattata e perduta nelle varie discipline, c’è un’assenza di conoscenza della differenza tra i dati e le informazioni, come purtroppo sta avvenendo anche nel BIM. Un’informazione è una risoluzione di un processo decisionale. Molto spesso si dice che un dato può essere anche un’informazione e questo è vero, è corretto. La differenza fra quel dato informazione e l’informazione è che quel dato deve essere

fornito alla persona giusta nel momento giusto, perché deve consentire di prendere una decisone o di attivare un’azione. Questa è l’informazione. Questa cosa purtroppo è disattesa da molti. Il motivo che mi ha spinto ha scrivere il libro è sicuramente l’amore per i giovani, come scrivo all’inizio del libro. L’amore per i giovani geometri, architetti e ingegneri che purtroppo sono il bersaglio del mercato del software, quello di cui parlavo all’inizio, tant’è che alla fine sono quasi prevalenti le figure dell’architetto in questo settore. Quindi i giovani, ancora prima di diplomarsi e laurearsi, dovrebbero avere anche una visione molto più ampia, che deve superare il tecnicismo e deve stimolare a far capire che cosa si può fare puntando molto più in alto. Quindi il motivo del

libro è proprio la rivalutazione del valore culturale del patrimonio storico-artistico italiano. Noi avevamo un Paese in default ancora prima dell’inizio della crisi del 2008 e quando la crisi sembrava potersi contenere è scoppiata la pandemia da COVID-19 che comporterà un disastroso, ulteriore aumento del debito pubblico. Noi stiamo lasciando un debito di sostenibilità alle future generazioni eticamente impossibile. Perché questa condizione crea la vera disuguaglianza tra noi che ancora delle decisioni le possiamo prendere, rispetto a chi verrà dopo di noi che probabilmente molte di queste decisioni non le potrà più prendere. Siccome la situazione di squilibrio economico finanziario del nostro Paese è così terribile, perché non investire in uno dei settori che sicuramente potrebbe portare un beneficio enorme in termini proprio di produzione? Forse non c’è un altro settore della produzione che ha le potenzialità che ha il nostro patrimonio storicoartistico e quindi tutto il costruito.

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Perché noi non dovremmo fare altro, essendo detentori di una quantità di valore primario storico-artistico riconosciuto a livello UNESCO. Noi abbiamo un valore unico al mondo e possiamo veramente farne un tesoro. Ma per fare questo non basta valorizzare tutto questo patrimonio, ma dovremmo poi a cascata sistemare il territorio e quindi occuparci anche di tutto il resto del costruito nel nostro Paese. L’Italia ha una diversità naturale unica al mondo, dalle Dolomiti

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fino alle isole. Questo tutti lo professiamo ma non riusciamo mai a farne sistema e a creare finalmente un valore di produzione che possa ribaltare la situazione economica di questo Paese. Il libro è destinato ai giovani che studiano le discipline tecniche e a tutti coloro che si occupano di politica economica, ma non solo strettamente connessa alla gestione delle infrastrutture, dell’edilizia e del turismo ma a tutti quelli che si occupano di

politica economica. Perché la questione BIM modellazione 3D o BIM scienza dell’informazione è uguale anche in altre discipline e in altri settori. Sarebbe dedicato a tutti gli esperti, perché tutti gli esperti, secondo me, avendo conoscenza di questo mio lavoro potrebbero veramente aprire ed elevare lo sguardo, oggi troppo focalizzato sul tecnicismo e poco sulla visione.


UniSapiens nasce come organismo di certificazione del gruppo A-Sapiens, ed è attivo da 10 anni nel settore delle certificazioni di competenza. Il gruppo A-Sapiens, fondato dall’Arch. Gianluca Licari nel 2005, si occupa da oltre 15 anni del tema delle competenze delle persone e delle grandi organizzazioni. Newcert ha sostenuto Unisapiens per permettergli di ottenere a dicembre, da parte di Accredia, l’estensione dell’accreditamento per le figure professionali del BIM. Abbiamo avuto il piacere di conversare con l’Arch. Gianluca Licari, Direttore generale di UniSapiens, e con l’Ing. Livia Sebastianelli di Newcert, che ha seguito l’azienda nel processo di accreditamento. Arch. Gianluca Licari, Direttore generale di UniSapiens

L’11 dicembre 2020 Unisapiens ha ottenuto da parte di Accredia, l’ente unico di accreditamento in Italia, l’estensione dell’accreditamento, nello schema PRS, per le figure professionali del BIM (UNI 113377:2018 e UNI PdR 78:2020). Come mai avete deciso di intraprendere questa attività? E come valuta il traguardo raggiunto? Il traguardo raggiunto è di assoluto valore, dal momento che noi, in base alle verifiche che abbiamo condotto, siamo il terzo ente in Italia qualificato sulle professioni del BIM. Il che vuol dire che, considerando il panorama e il territorio nazionale, è un risultato di livello assoluto: essere terzi vuol dire essere in una posizione di leadership. Questo chiaramente ci privilegia e ci mette anche nella condizione di avere una grande responsabilità

verso le persone che si affideranno a noi per seguire questo obiettivo. L’abbiamo fatto perché è un settore innovativo, dove c’è una domanda crescente da parte di professionisti e utenti del settore, sopratutto ingegneria e architettura. Noi siamo specializzati nella formazione e nell’aggiornamento professionale per queste categorie professionali e quindi ovviamente abbiamo colto l’occasione di aprire una fetta di mercato nuova. Quali sono i benefici di una certificazione sotto accreditamento?

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Potrei dirne tanti, magari li riassumo. Inizio da quello sicuramente più importante. Non molti lo sanno ma in Europa un professionista che vuole certificare le proprie competenze oltre quelle accademiche (escludendo quindi i percorsi di formazione e di apprendimento accademici, come università, scuole superiori, master universitari, ecc.) può rivolgersi a degli enti, in Italia è Accredia, che certificano le competenze delle persone. Accredia è un ente governativo, quindi il vantaggio è che è una certificazione, forse una delle poche, che ha un riconoscimento ufficiale, che non vale solo in Italia ma vale in tutta Europa. Come valutate il supporto ricevuto dalla Newcert per il mantenimento e lo sviluppo del vostro sistema di gestione e durante le verifiche di accreditamento? In una parola: indispensabile. Non penso bisogna aggiungere altro.

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Ing. Livia Sebastianelli, Auditor di Newcert Quali sono le capacità e le competenze necessarie per supportare un’ente, come UniSapiens, che vuole accreditarsi per la certificazione delle figure professionali in ambito BIM? Bisogna essere molto pazienti. In generale tutti i clienti hanno una scarsa percezione del lavoro che c’è dietro, e quindi a volte pensano che sia tutto semplice e immediato, invece non è così. Quindi bisogna cercare di coinvolgerli e fargli capire quali sono le procedure necessarie per il loro accreditamento. È necessario essere diplomatici, perché bisogna avere un minimo di tatto nei rapporti con il cliente. Devi essere anche molto perspicace, perché a volte il cliente non percepisce i problemi come tali, quindi non te ne parla. Perciò sei tu che in qualche modo devi anticipare, capire, da quel poco che dice, se è necessario approfondire di più un argomento. Dal punto di

vista delle competenze tecniche necessarie per supportare il cliente, per quanto riguarda questo tipo di figure, bisogna conoscere la UNI 17024 e la prassi di riferimento di Accredia. Quali sono i passi per richiedere l’accreditamento per le attività di certificazione del personale e in che modo Newcert può supportare l’organismo di certificazione? Prima di tutto il cliente deve avere un sistema di gestione conforme alla 17024 e per il BIM alla prassi di riferimento, o in generale per tutte le figure professionali ci


sarà uno schema di riferimento o una norma specifica per quella figura professionale. Quindi Newcert può aiutare il cliente nella creazione di questo sistema di gestione. Dopodiché si compila la domanda di Accredia, e anche in questo ovviamente Newcert può supportare, e si invia ad Accredia tutta la documentazione, la domanda compilata con gli allegati. A questo punto si attende l’esame documentale di Accredia e quando arriva ci sono dei rilievi

sulla documentazione fornita, che Newcert può aiutare a gestire. Solitamente si rinviano i documenti, oppure, se è andato tutto bene, c’è la pianificazione della verifica di Accredia. A quel punto Newcert aiuta durante tutto il percorso, dalla creazione fino alla verifica stessa di Accredia. Oltre alla creazione anche all’implementazione, perché la difficoltà non è solo quella di creare il sistema di gestione ma quello di implementarlo, quindi di far utilizzare al

cliente il sistema di gestione, ovvero la modulistica, vedere se quella che ha creato va bene. Quindi tutto ciò che comprende il ciclo del sistema di gestione.

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