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MAGAZINE ATALANTA 2026

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RIPAR TI AMO

TERRITORI IN LUCE...

venerdì

3 luglio 2026 ore 20.30

Nata nel 1931 da un’originale scommessa, la Corsa de öf è oggi uno degli appuntamenti più caratteristici della tradizione gandinese, tra storia, festa, spirito di comunità e il gusto finale di uova sode, frittata e Notte Bianca. lecinqueterredellavalgandino.it/corsadelleuova

Gruppo Alpini Gandino

sì che è finita un’epoca

primaBergamo

Edizione di BergamoPost

Aut. Tribunale di Bergamo 9/2016

Si ringraziano per il supporto fotografico: Atalanta.it, Marco Cerescioli, Michele Maraviglia, Giancarlo Favaro. Foto di copertina: Giancarlo Favaro 3 Un foglio bianco da cui ripartire, ma con alle spalle 119 anni di storia

P.I. 30/09/2016

Direttore responsabile: Andrea Rossetti

Editore: Media(iN) srl - Merate (LC)

Stampa: Ingraph srl - Seregno (MB)

Pubblicità: Publi (iN) - Bergamo Tel. 039/9989.1

Bocchetti, un anno alla guida dell’Under 23: «Una stagione straordinaria, orgoglioso di questi ragazzi»

Coppa Italia vinta dalla Primavera

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Un foglio bianco da cui ripartire, ma con alle spalle 119 anni di storia

Si usa spesso la metafora del foglio bianco. Uno spazio libero, privo di imposizioni, dove è possibile dare sfogo a ogni desiderio. Un nuovo capitolo da scrivere, una nuova storia da “inventare”. E se si sbaglia? Si accartoccia, si butta via e si riparte. Sarebbe bello se anche la realtà fosse così, vero?

Di fatto, non c’è mai un foglio davvero bianco. Anche quando si riparte da zero, o quasi. Il passato è lì, parte di noi, di una storia che non si cancella, bella o brutta che sia. Era quindi impensabile che l’Atalanta, dopo nove anni – un periodo che nello spazio-tempo calcistico italiano equivale a un’era geologica – di Gasperini, riuscisse davvero a ripartire da un foglio bianco senza trovarsi costretta ad accartocciarlo. Nove stagioni come quelle vissute dal 2016 in avanti erano una scimmia sulla schiena (cit.) troppo grande per consentire di ricominciare davvero da zero.

Sbagliare qualcosa, dopo nove anni di Gasperini, era fisiologico. Da questa stagione ne esce una Dea più consapevole. Dei propri limiti e delle proprie ambizioni

Non dico fosse scontato, ma sbagliare qualcosa, in un processo emotivamente – oltre che tecnicamente – così complesso e impegnativo, era fisiologico. E l’Atalanta lo ha fatto, in tutte le sue componenti. Nessun dito puntato, ché sarebbe ingiusto oltre che fuorviante, ma la semplice presa d’atto che la stagione appena conclusa ha rappresentato il perfetto emblema di quel foglio accartocciato.

La Dea esce dagli ultimi dodici mesi più consapevole. Dei propri limiti, dei propri punti di forza, dei propri desideri. Delle sue ambizioni. Il finale di stagione appena vissuto – estenuante nella sua mediocrità, con sole tre vittorie da fine febbraio in poi – ha tracciato una linea chiara: c’è chi di quei limiti, di quei punti di forza, di quelle ambizioni ne è adesso conscio ed è davvero pronto a ripartire e chi, invece, no. Questo comporta fare delle scelte, prendere delle decisioni anche dolorose, ma necessarie. Tutto ciò non vuol dire che d’ora in avanti il cammino sarà in discesa, tutt’altro. Ma trasformare la già citata scimmia sulla schiena in un semplice, bellissimo ricordo sarebbe già qualcosa. Consentirebbe di intraprendere un nuovo percorso più leggeri, quanto meno. E poi vedremo dove ci porterà. Anche perché l’Atalanta di oggi non è più quella di dieci anni fa. Alle spalle del bel gioco, dei piazzamenti in Europa, del successo di Dublino e delle finali di Coppa Italia è stato costruito tanto, tanto altro, destinato a restare: lo stadio, il Centro sportivo Bortolotti, la crescita costante del settore giovanile, un brand che guarda al mondo e non più solo alla provincia.

Neanche a farlo apposta, questo nostro magazine nerazzurro di fine stagione compie dieci anni. Sfogliare le passate edizioni (mi auguro che siate in diversi ad averle tutte…) è un po’ come ripercorrere il cammino descritto, un viaggio nelle emozioni che ci ha portati fino a qui. E che ora continua, pur prendendo una nuova direzione e a prescindere da tutto. Con l’unica certezza dell’amore per questi colori e per questa società.

RiparTiAmo, quindi, è sì un gioco di parole, ma anche una dimostrazione di fiducia e amore (appunto) verso l’Atalanta, la sua storia e il suo Dna. Un foglio bianco da scrivere, ma senza dimenticare il libro che lo precede, fatto di 119 anni di storia.

Adesso sì che è finita un’epoca. Il futuro ce lo dobbiamo conquistare

No, non è stata una grande stagione. Ma, allo stesso tempo, non è stata nemmeno una stagione negativa. Perché l’Atalanta che gioca gli ottavi di Champions League, arriva in semifinale di Coppa Italia e chiude il campionato al settimo posto, conquistandosi la possibilità di giocare nella prossima stagione ancora in Europa, merita comunque una valutazione positiva. Soprattutto considerando che in estate si è sbagliata la scelta di Juric. Poi, con l’ingaggio a novembre di Palladino, la rincorsa ha portato al risultato sperato.

Sono stati fatti errori, ma non tutto è da buttare in questa stagione. Di certo si è capito che una certa idea di calcio, qui a Bergamo, appartiene ormai al passato

Per valutare al meglio l’annata dei bergamaschi bisogna cercare di separare le emozioni dai numeri. Perché mettendo tutto assieme è facile avere una visione distorta. Si arrivava dalle nove stagioni più belle di sempre, con un allenatore come Gasperini che ha scelto di andare via e non rinnovare il contratto in essere da 6 milioni di euro fino al 30 giugno 2027. Gli era stato proposto un prolungamento alle stesse cifre fino al 30 giugno 2028. Legittimo, nel calcio nove anni sono qualcosa di unico (soprattutto a certi livelli) e quindi è normale che potesse arrivare la separazione. Il confronto con chi è venuto dopo non era e non sarà proponibile. Di certo la scelta di Juric è stata sbagliata e la società, dopo il clamoroso 0-3 interno con il Sassuolo, ha cambiato. È arrivato Palladino, un altro amante del 3-4-2-1 (in stile gasperiniano) e le cose sono andate bene per un bel periodo, ma dal Borussia Dortmund in poi la squadra si è quasi bloccata. E ne ha vinte solo tre in tre mesi. I risultati in campionato non hanno mai messo davvero in discussione il settimo posto: l’Atalanta ha occupato quella posizione per 22 partite su 38 giornate, quindi è quello il livello dove ha meritato di stare. Il cammino è stato impreziosito dagli ottavi di finale di Champions contro il Bayern Monaco, con le altre italiane che una sfida del genere l’hanno potuta guardare solo in tv. Si pensava di poter andare anche in finale di Coppa Italia, ma una serata assurda contro la Lazio, in cui la Dea ha sbagliato tanto (compresi quattro rigori su cinque nella lotteria finale), ha detto altro.

Pensando ai tifosi, l’Atalanta 2025/26 ha regalato emozioni forti (ci sono anche il 3-0 in Coppa Italia con la Juventus, la vittoria in rimonta sul Chelsea…), ma ha pure lasciato la sensazione che un certo tipo di calcio, con quell’impostazione tattica e quelle caratteristiche tecniche, appartiene al passato. Si pensava che fosse più semplice il passaggio verso un nuovo ciclo lasciando che il gruppo giocasse ancora con lo schieramento e i meccanismi di Gasperini, invece il campo ha detto che è il momento di cambiare tutto.

L’Atalanta che verrà sarà caratterizzata da un nuovo corso tecnico. Ci sono un sacco di incognite da affrontare, ma il lavoro, all’ombra di Città Alta, non è mai stato un problema. Il fatto di giocare in Conference League, per una piazza che ha aspettato 26 anni prima di rivivere certe emozioni dal 2017 in poi, non può rappresentare un elemento negativo. L’importante è farlo con la consapevolezza che si riparte con altre prerogative e che un nuovo tipo di calcio è possibile. Quel che è stato non si dimentica, quel che sarà va conquistato.

di Fabio
Gennari

L’Atalanta che verrà. E una certezza: uomini prima che calciatori

Arriva un momento nella vita in cui un ciclo si chiude e bisogna avere il coraggio di ricominciare da capo. Per l’Atalanta, l’estate in arrivo sarà la grande occasione per voltare pagina. Dopo un decennio di difesa a tre e un calcio riconoscibile in Italia come in Europa, la Dea si appresta a cambiare radicalmente. A partire da Cristiano Giuntoli al posto Tony D’Amico come direttore sportivo, fino a Maurizio Sarri in panchina a rilevare Raffaele Palladino. Una rivoluzione vera, non solo di facciata, sin dal modulo: niente più 3-4-2-1, spazio al 4-3-3. Fa un certo effetto dirlo, perché l’identità gasperiniana era diventata una filosofia che aveva trasformato l’Atalanta, una provinciale ambiziosa, in una delle squadre più studiate e imitate d’Europa. Ma i cicli finiscono, e fingere il contrario sarebbe miope. L’arrivo di Juric, poi esonerato, e la gestione Palladino, con i suoi lampi e le sue ombre, hanno reso palese la necessità di un cambio di rotta. Serve scrivere una nuova pagina di storia. Lo sanno bene i Percassi, che hanno deciso di dare due svolte: una a livello d’immagine, con un nuovo logo identitario e riconoscibile; l’altra per quanto riguarda il progetto tecnico, affidandolo a un dirigente di spessore come Giuntoli e a Sarri, con la sua idea di calcio precisa, replicabile e profondamente diversa rispetto al recente passato nerazzurro. Ma c’è un filo che collega il vecchio al nuovo: il lavoro sul vivaio. Perché mentre in prima squadra si discute di rivoluzioni, a Zingonia si lavora da anni con una continuità e una coerenza invidiabile. Palestra e Bernasconi sono la dimostrazione concreta che il progetto Under 23 sta dando i suoi frutti. Quest’anno la squadra di Bocchetti si è qualificata ai play-off nel Girone C, il più difficile della Serie C, con una rosa composta quasi interamente da giovani del vivaio. Mentre la Primavera ha vinto la Coppa Italia, ventitré anni dopo l’ultimo trionfo. Risultati di un progetto serio, portato avanti con pazienza e senza scorciatoie, che si rafforzerà ulteriormente con l’arrivo di Michele Sbravati ad affiancare Roberto Samaden: due figure di alto profilo, con visioni complementari. La filosofia è chiara. E Luca Percassi l’ha riassunta alla cerimonia del Premio Brembo: «Bisogna conquistarsi tutto con voglia, dedizione e sacrificio». Nessuno regala niente. L’emblema è Bernasconi: salito in prima squadra la scorsa estate a 22 anni dopo due stagioni in U23, si è guadagnato la maglia da titolare a suon di prestazioni, partita dopo partita. È esattamente il percorso che i prossimi giovani aggregati al ritiro dovranno provare a percorrere. E in un gruppo che si rinnoverà profondamente, chi arriva dal basso con la cultura del lavoro nel sangue può valere quanto un acquisto dal mercato, se non di più. La Conference League, in tal senso, può diventare il trampolino giusto per loro. L’Atalanta ripartirà da zero sul piano del gioco e cambierà diversi elementi, perciò una competizione europea meno pressante offrirà lo spazio ideale per integrare nuovi elementi, costruire un’alchimia e lanciare ragazzi del vivaio. Giocare le coppe, peraltro, permette di costruire una rosa allargata, con diversi elementi chiamati a conquistarsi un posto. A Zingonia, come sempre, si sta già lavorando per portare in prima squadra nuovi talenti da lanciare. Uomini prima che calciatori, perché l’identità del club rimane quella.

Il club nerazzurro si affaccia a una nuova era tra cambiamenti radicali e continuità silenziose: perché il futuro della Dea nasce sempre dal vivaio di Zingonia
di Alessandro Giovanni Pagliarini

7 giugno

PARTENZA ORE 8:45

SABATO 6 GIUGNO

ore 10:00 Apertura Villaggio con giochi gonfiabili, trucca bimbi, calcio balilla.

ore 10:00 - 19:00 Laboratori a cura di Villa Sant’Apollonia per introdurre i piccoli all’importanza di una corretta igiene orale.

ore 10:00 - 19:00 Attività a cura di ItalianOptic ore 16:00 Merendone con pane e Nutella ore 19:30 Chiusura villaggio

DOMENICA 7 GIUGNO

ore 7:15 Santa Messa

ore 07:00 - 10:30 Screening diabete organizzato dall’Associazione Diabetici Bergamaschi ONLUS - Bergamo ore 8:45 Partenza

ore 10:00 - 13:00 Laboratori a cura di Villa Sant’Apollonia per introdurre i piccoli all’importanza di una corretta igiene orale.

ore 10:00 - 13:00 Attività a cura di ItalianOptic ore 10.30 Premiazione gruppi ore 13.00 Chiusura villaggio

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SUPPORTERS:

Samaden, l’uomo che scrive il futuro nerazzurro: «Ancora oggi ascolto Mino Favini»

Nel settore giovanile dell’Atalanta lavorano circa 200 persone. Il loro responsabile è Roberto Samaden, con cui ripercorriamo la stagione appena conclusa partendo dal fantastico successo in Coppa Italia della Primavera 23 anni dopo l’ultima volta. Bastano pochi secondi e la prima risposta, però, per capire che a Samaden i trofei interessano fino a un certo punto. Il suo sguardo è rivolto ad altro.

Qual è il suo voto alla stagione del settore giovanile?

«Il voto alla stagione, legato soprattutto alla qualità del lavoro svolto e al percorso di crescita dei ragazzi, è 8. A prescindere dai risultati, qualcosa che ovviamente incide in tante cose, ma che non è quello che qui a Bergamo, all’Atalanta, viene messo prima di tutto. La proprietà e il Dna nerazzurro ci chiedono di far crescere i ragazzi, portare più giocatori possibili alle soglie del calcio “vero”. In Italia siamo condizionati dai risultati, il settore giovanile è qualcosa di diverso, anche se è vero che da una certa età in avanti raggiungere le vittorie significa avere buoni giocatori. Il progetto Atalanta punta a far crescere i ragazzi il più velocemente possibile, un po’ come fanno praticamente tutte le società all’estero. Si cerca di alzare il minutaggio medio senza far giocare sempre gli stessi. Il giudizio sul settore giovanile prescinde da un gol all’ultimo respiro, possono esserci stagioni in cui vinci tanto,

Il responsabile del settore giovanile di Atalanta ripercorre una stagione che ha portato successi e soddisfazioni.

Sempre sotto il segno dell’indimenticato Mino

ma il lavoro può non essere andato bene. E l’8 è legato anche alla voglia di cresce e migliorare sempre, lo stimolo che il nostro ad Luca Percassi ci regala ogni giorno».

A Monaco di Baviera dichiarano candidamente che le squadre dei ragazzi non hanno come obiettivo la vittoria.

«Dovrebbe essere così dappertutto. Abbiamo una proprietà competente, che investe proprio in questo senso. Quello che hanno fatto tre anni fa con la nascita dell’Under 23 dimostra nei fatti quale sia la strada da seguire. Lo sviluppo di un giocatore è al centro di ogni progetto importante sul settore giovanile. In Francia, ad esempio, c’è il Rennes che ogni giorno lavora per “sfornare” calciatori. Lo fanno in continuazione. Questo è quello che vogliamo fare a Zingonia e ciò che l’Atalanta ha praticamente sempre fatto. Attenzione, questo non vuol dire non voler vincere , ma esserne felici se accade senza mai dimenticare qual è la nostra strada maestra».

Ci sono fasce di età che meritano attenzioni particolari?

«Diciamo che fino all’Under 16 vedere ragazzi con alti margini di miglioramento è davvero molto importante. Perché ti danno prospettiva. Dalla Under 17 un po’ cambia, ma non va mai dimenticato che cerchiamo spesso di anticipare l’uscita dalla comfort zone di ogni elemento per provare a spingerlo alla crescita e arrivare prima possibile al salto tra i grandi».

Avesse la possibilità di tornare indietro, cosa cambierebbe?

«Sono abituato e fare questo ragionamento su di me, sul mio operato. Ogni volta penso a cosa potrei fare meglio. Sicuramente ho valutato male alcuni passaggi di giocatori alla categoria superiore pensando alla stagione 2024/25. Qualche scelta non la rifarei: ho anticipato la crescita, ma ho tolto minutaggio. Sulla scorta di quello, in questa stagione le cose sono andate molto meglio. Per il resto, sono estremamente contento del lavoro fatto da tutti coloro che sono a Zingonia. Finardi, Pinardi, Bellini, Niccolai e tutti quelli che hanno lavorato sul campo hanno fatto cose straordinarie».

Dai vertici societari che stimoli e che riscontri ricevete?

«Tutto quello che cerchiamo di fare è in funzione di quanto chiede la società. Il fatto di avere un amministratore delegato che sa di calcio è importante, non è scontato. Ci vengono dati indirizzi precisi, stimoli a migliorare sempre: sono cose importanti, rare da trovare. La

competenza e la voglia di avere idee sono cose fondamentali per andare avanti con un progetto. Ci chiedono e sono sempre aperti a nuove proposte e iniziative».

Come quelli che riguardano il centro Bortolotti di Zingonia.

«Un centro sportivo che non posso nemmeno commentare, perché rischio di essere in ritardo su ciò che si sta facendo (ride, ndr). Ci sono sempre lavori in corso, sviluppi costanti. Niente è mai fermo. Posso dire che ci saranno altri investimenti e migliorie sui campi. Sono sempre stupito dall’ordine e dalla pulizia che vedo in ogni angolo. Siamo costantemente proiettati al futuro».

A che punto siamo con il progetto di “ricucitura” con il territorio?

«Il territorio bergamasco non vedeva l’ora che Atalanta tornasse a dialogare con chi è nei paesi, in tutta la provincia e non solo. Ci sono persone preziose qui a Zingonia che fanno un lavoro enorme, da Bonaccorso a Marchesini, Pandolfi e tanti altri. Solo a Bergamo città siamo legati a molte realtà, in provincia sta funzionando bene con Villa Valle e Brusaporto, ma siamo sempre in fase di sviluppo. La risposta del territorio è stata incredibile, abbiamo trovato una disponibilità enorme. E noi dobbiamo sempre metterci a disposizione. Andando oltre i confini orobici, in Lombardia abbiamo una rete importante e mi piace sottolineare il rapporto con l’Aldini Milano, società storicamente legata al Milan che ha scelto di venire con noi. Stesso discorso per l’Ausonia. Stiamo guardando anche fuori dalla Lombardia».

All’estero come vi muovete?

«Anche per motivi di regole, cerchiamo principalmente giocatori italiani. Prima di tutto bergamaschi, con la percentuale sul totale che è aumentata, così come i lombardi sono cresciuti anche in nome di un’attenzione che non può mai mancare al percorso di vita che fa un giocatore. È clamorosamente diminuita la percentuale di giocatori stranieri. Questo non vuol dire che Atalanta non guarda in quella direzione, siamo sempre in allerta. Abbiamo un sistema di scouting con a capo Gian Paolo Manighetti che è spesso all’estero per scoprire, monitorare e cogliere tutte le opportunità che si materializzano. Io sono venuto a Bergamo con un compito preciso: Atalanta vuole continuare a crescere ragazzi che arrivano a 8-10 anni e rimangono fino a quando sono maggiorenni. Circa l’estero, in generale ci affidiamo all’osservazione, mentre è più complesso pensare a partnership con club fuori dai confini nazionali».

Parla mai a Mino Favini? La grande foto sulla parete del suo ufficio è bellissima… «Parlarci? Io con lui non parlo, ascolto. Mi parla lui, anche ora che non c’è più. Non mi permetto di parlarci, anche adesso che mi guarda da quella splendida fotografia. Pure quando ci trovavamo in giro per i campi, con Mino Favini ho sempre parlato poco. Penso che fosse molto più importante ascoltare. Ogni tanto lo faccio anche adesso».

I cori dei tifosi dedicati a Mino Favini dopo il successo della Primavera in Coppa Italia sono statoi emozionanti «È stata una delle cose che mi ha colpito di più. Nel momento della festa, sentire quel coro dedicato a Mino mi ha fatto venire la pelle d’oca. Fa capire quanto sia giusto e

importante, per me, ascoltare i suoi insegnamenti e tenerlo come punto di riferimento. C’è un’intervista sua del 2006 che, a distanza di oltre vent’anni, è incredibilmente attuale. L’ho distribuita agli allenatori. Mino Favini era ed è un punto di riferimento per il calcio italiano, per chi si occupa di settore giovanile in Federazione».

Come sono andati i ragazzi a scuola? Ci tenete molto...

«Ci danno sempre grandi soddisfazioni. Abbiamo uno staff attento, con la straordinaria Lucia Castelli al timone che a cadenze regolari produce report di grande importanza. Ne arrivano tre all’anno. Comunque i nostri ragazzi a scuola vanno bene. Qualcuno ha qualche difficoltà, ma è normale, noi diamo a tutti il messaggio che si può fare un ottimo percorso scolastico lavorando bene anche sul campo. Il Premio Brembo certifica ogni anno quanto sia importante l’esempio per gli altri da parte di chi ce la fa. Ne cito uno per tutti: Gasparello, classe 2009 della Primavera. Dal punto di vista tecnico ha fatto una grande stagione, gioca pure in Nazionale e quindi ha un sacco di impegni. Per questo, ricevere dalla scuola dei complimenti per il comportamento e per il suo rendimento è qualcosa di davvero molto importante. Si può fare, bisogna aver voglia di far fatica».

Tra un anno, a Roberto Samaden, cosa piacerebbe guardare con orgoglio?

«Mi piacerebbe sentire qualche altro coro per Mino Favini, mi piacerebbe che ci fossero sempre più ragazzi in grado di alimentare l’Under 23 e la prima squadra: Fabio Gatti e il suo staff aspettano solo di avere elementi da fare giocare. Abbiamo una società che vuole sempre alzare l’asticella e il mio lavoro è trovare il modo di farlo. Vorrei avere qualcosa in più in tutti i settori. A Brembate abbiamo un altro centro che sta diventando un gioiellino e Zingonia dista pochi chilometri. Lì si allenano due squadre maschili e le ragazze alla sera. Non c’è, quindi, solo un ambito. Vorrei continuare a crescere. Sotto tutti i punti di vista. Lo facciamo in silenzio, dobbiamo continuare così. Senza fermarci mai».

Bocchetti, un anno alla guida dell’Under 23: «Una stagione straordinaria, orgoglioso di questi ragazzi»

Ci sono stagioni che si chiudono con un obiettivo raggiunto e altre che lasciano qualcosa di più profondo. Quella vissuta da Salvatore Bocchetti alla guida dell’Atalanta Under 23 appartiene alla seconda categoria. Ex difensore con un passato da professionista di alto livello tra Serie A e campionato russo, Bocchetti ha affrontato a Bergamo la sua prima esperienza da allenatore di una prima squadra restando in panchina dal ritiro estivo sino all’ultima gara.

Un anno di alti e bassi, di crisi superate e di una rimonta che ha portato i nerazzurrini fino ai playoff del Girone C. Una storia di crescita collettiva, raccontata con la schiettezza e il calore che lo contraddistinguono. Perché il tecnico campano è uno di poche parole, che preferisce far parlare i fatti. Ma per noi ha fatto un’eccezione.

Bocchetti, che bilancio fa di questa stagione?

«Devo dire che è stato un anno più che positivo. L’ho definita sul mio profilo social una stagione straordinaria, intensa, difficilissima, perché affrontare il Girone C con la squadra più giovane della Serie C non è da tutti. E questo va riconosciuto ai ragazzi, che hanno fatto un lavoro straordinario. Sono orgogliosissimo di aver lavorato con loro. Vedere la loro crescita è stato motivo di grande orgoglio, perché quando ci lavori ogni giorno puoi capire davvero la dedizione, l’impegno e la serietà che ci mettono. Raggiungere i play-off in quel girone è stato qualcosa di unico».

Quanto è stata importante, per lei personalmente, questa sfida?

«Tantissimo. È stata una decisione fortemente voluta, perché avevo una grandissima voglia di

Il tecnico racconta il suo primo anno alla guida della seconda squadra nerazzurra, che milita in Serie C: le crisi superate, la crescita dei giocatori e il sogno play-off che sembrava impossibile

Alessandro Giovanni Pagliarini

di

mettermi in gioco, di trovare continuità nel lavoro. Un anno così mi serviva anche per crescere dal punto di vista personale e professionale. Il mio obiettivo da quando sono arrivato a Bergamo è sempre stato quello di migliorare i ragazzi, farli crescere, portarli quanto più possibile verso la prima squadra, sperando che qualcuno possa un giorno esordire in Serie A».

Zingonia è un ambiente particolare, dove Primavera, Under 23 e prima squadra hanno modo di lavorare in sinergia tra loro. Quanto ha pesato questo sulla sua esperienza e sulla stagione della vostra squadra?

«È importantissimo lavorare in modo coordinato, sempre a stretto contatto sia con la prima squadra che con la Primavera. Ho avuto un rapporto davvero forte con entrambe le realtà. C’è stato un confronto continuo, e quando si lavora così è più semplice trovare la soluzione migliore per ogni ragazzo. L’obiettivo comune è farli crescere e quando c’è questa sorta di unione si trovano sempre le strade giuste».

Nel corso della stagione ha impiegato ben 36 giocatori diversi, contando tutte le competizioni. Come si gesti-

«Non è stato semplice, perché venivo da un mondo diverso.

In Serie A i giocatori sono più o meno sempre gli stessi, c’è un gruppo ristretto con gerarchie chiare. Qui, a luglio, eravamo più di trenta ragazzi e fare delle scelte non è mai facile. Con l’aiuto del direttore Fabio Gatti e dello staff, però, ci siamo confrontati, abbiamo osservato e piano piano ho potuto scegliere quelli più pronti per un girone così difficile. La cosa che mi ha colpito è che anche chi ha giocato meno ha sempre fatto il tifo per i compagni, li ha incitati dalla panchina. Si è creato un gruppo straordinario».

L’Atalanta Under 23 - a differenza di Inter U23, Juventus Next Gen e Milan Futuro - è stata l’unica seconda squadra a non ricorrere a fuori quota cresciuti altrove o con un’età superiore ai 25 anni.

«Sì, e questo dice tanto del lavoro della società e del direttore, che mi hanno messo a disposizione ragazzi che tengono alla maglia dell’Atalanta, per loro è qualcosa di speciale. I nostri fuori quota - Bergonzi, Ghislandi, Cortinovis e Panada - hanno trascinato il gruppo dentro e fuori dallo spogliatoio. Hanno incarnato lo spirito Atalanta e hanno guidato i più giovani sulla strada giusta».

Il Girone C è noto per gli ambienti molto caldi a livello di tifo, spesso ostili alle seconde squadre. È stato un fattore per la crescita dei ragazzi?

«Assolutamente sì. Giocare in stadi calorosi, con la gente che ti fischia e ti va contro per novanta minuti, ha fatto crescere i ragazzi più di qualsiasi allenamento. Non si sono fatti prendere dal panico e hanno dato prova di maturità anche in contesti difficilissimi, dove non era per niente semplice andare a fare risultato. E lo dimostra il fatto che abbiamo fatto più punti nel girone di ritorno che in quello d’andata: la crescita è stata costante, anzi persino accelerata nella seconda parte della stagione».

Guardando indietro a quella che è stata la stagione appena conclusa, cosa la rende più fiero in assoluto?

«Il percorso di crescita che ho visto in tanti ragazzi. Vedere quelli che magari all’inizio dell’anno giocavano poco diventare titolari nelle ultime quattro, cinque partite. Quello mi è rimasto dentro più di tutto. Nelle ultime gare guardavo i ragazzi e mi dicevo: ecco, adesso sono diventati davvero una squadra. Dal punto di vista dell’organizzazione, della cattiveria, dell’agonismo. Vedevo un collettivo vero, compatto. La ciliegina sulla torta è stata la qualificazione ai play-off. In un girone così difficile, dopo tutto quello che abbiamo attraversato e i momenti in cui eravamo a ridosso della zona play-out, arrivarci è stato qualcosa di straordinario. Più che esserci arrivati, però, mi rende fiero il come ci siamo arrivati. Da squadra vera. Era questo quello che volevamo costruire. Ma il merito non è solo mio: è dei ragazzi, dello staff, della società, del direttore. Quando le cose vanno bene, è sempre frutto de lavoro collettivo. Sono felice e orgoglioso di aver allenato questi giovani».

primaBERGAMO

Retroscena dal campo e temi più caldi tra i tifosi.

Un racconto a tre voci tra giornalismo e passione nerazzurra.

Ogni inizio settimana su primabergamo.it e tutte le piattaforme audio digitali.

In Europa da favoriti: piacere di conoscerti, Conference League

L’Atalanta parteciperà per la prima volta nella sua storia alla Conference League. Si tratta della terza competizione continentale per club, che la Uefa ha creato per dare spazio alle formazioni delle federazioni minori, pur senza escludere del tutto quelle dei grandi campionati. Per questo motivo le squadre delle leghe maggiori (e l’Italia è tra queste) entrano attraverso i play-off invece che accedere direttamente al tabellone principale.

Per la prima volta nella sua storia, l’Atalanta parteciperà alla terza competizione continentale per club.

E lo farà con il ruolo inedito di squadra con il più alto ranking Uefa tra le partecipanti

Si tratta di un impegno che l’Atalanta, nella prossima stagione, cercherà di affrontare al meglio e che modificherà poco o nulla la preparazione estiva. L’esordio è previsto per giovedì 20 agosto: sarà la partita di andata dei play-off, a cui seguirà la gara di ritorno una settimana esatta dopo (giovedì 27 agosto). Le due sfide saranno intervallate dalla prima giornata del nuovo campionato. L’Atalanta sarà l’unica squadra a giocare in Europa in quei giorni, quindi è prevedibile un minimo di appoggio nella calendarizzazione dell’avvio della Serie A.

Il sorteggio che determinerà orari, sedi e avversario del play-off dei nerazzurri si terrà a Nyon il prossimo 3 agosto: lì si conosceranno i nomi delle compagini coinvolte e, di conseguenza, le opzioni per l’incrocio di fine agosto. Passare il turno significherebbe poi accedere al tabellone principale, che è organizzato come Champions ed Europa League, ovvero con una classifica generale e sei (invece che otto) avversarie da affrontare. Il calendario sarà “disegnato” prevedendo di affrontare una formazione per ciascuna fascia e con l’Atalanta che è già certa di essere in prima grazie agli 84.000 punti del suo ranking Uefa. Si tratta della squadra con il ranking più alto tra tutte le partecipanti.

Se dovesse passare il turno play-off, l’Atalanta affronterebbe poi la fase a campionato con un calendario si svilupperà dal 15 ottobre (prima giornata) al 17 dicembre (sesta e ultima giornata). Conquistando subito un posto agli ottavi di finale si tornerebbe poi in campo l’11 marzo 2027. Ci sarebbero quindi quasi tre mesi a disposizione per potersi concentrare solo su campionato e Coppa Italia.

Come detto, i nerazzurri affronteranno la Conference League con la consapevolezza di essere considerati una della squadre più forti, se non addirittura la più forte in assoluto. Elemento che mette di diritto la Dea tra le favorite. Una veste decisamente inedita rispetto alle precedenti esperienze europee vissute in Europa e soprattutto Champions League.

Le Classifiche

www.at-srl.com

Raffaele Palladino
29 Marco Carnesecchi
42 Giorgio Scalvini

77 Davide Zappacosta

13 Dos Santos Éderson
6 Yunus Musah

5 Mitchel Bakker

Ristorante Pizzeria

Taverna del Gallo da Salvatore

Ambiente familiare, situato in centro, in un Borgo Storico. Mangiando del buon pesce, gustando la nostra cucina siciliana e stuzzicando le nostre pizze con forno a legna.

Saletta per Feste e occasioni speciali

Tagliata di manzo con patate
Paella della casa
Pizza cotta nel forno a legna

Nicola Zalewski

10 Lazar Samardžić
18 Giacomo Raspadori
9 Gianluca Scamacca

Le notti di Champions

Cadute fragorose, rivincite gagliarde, successi insperati, notti da sogno. È la Champions League, bellezza. E anche nella stagione 2025/2026 l’Atalanta ha regalato questo (e molto altro) a noi tifosi, chiudendo come l’italiana che è andata più avanti nella massima competizione per club del Vecchio Continente. Un cammino iniziato con il pesante 4-0 subito a Parigi contro i campioni in carica del Psg. Un avvio non proprio rassicurante. Poi, però, sono arrivati il successo con il Club Brugge, il pareggio da mangiarsi le mani contro lo Slavia Praga e la vittoria strappata al Velodrome di Marsiglia con la perla di Samardzic nel finale. Un cambio di rotta confermato dal convincente 0-3 rifilato agli amici dell’Eintracht e dal pazzesco 2-1 al Chelsea campione del mondo.

I passi falsi con Athletic e Saint-Gilloise ci hanno però costretti ai play-off. Dove la Dea ha vestito i suoi abiti migliori. Dopo un turno di andata da dimenticare (sconfitta per 2-0), nella bolgia della New Balance Arena, spinta dal proprio pubblico, l’Atalanta ha rifilato un 4-1 da leggenda al Borussia Dortmund, strappando con un rigore a tempo ampiamente scaduto il pass per gli ottavi.

La doppia sfida contro gli alieni del Bayern Monaco vale giusto per gli almanacchi. Il passivo complessivo di 10-2 per i bavaresi con cui si è chiuso il turno lascia un po’ di amarezza, ma nessun rimpianto. Per almeno una stagione non rivivremo le magiche notti di Champions. Ma la speranza è che sia solo un arrivederci.

Il cammino in Champions League

GIOCATORI PIÙ UTILIZZATI

Il cammino in Champions League

BORUSSIA D. 1

25 febbraio 2026

ATALANTA 4

La stagione dell’Atalanta U23 in Serie C

I protagonisti dell’Under 23

ALBERT NAVARRO, Difensore 2007, Spagnolo

Albert Navarro è un prodotto della Masia, il vivaio del Barcellona, ed era spesso aggregato alla prima squadra blaugrana. L’Atalanta ha investito due milioni di euro per portarlo a Bergamo nell’estate 2024, impostandolo stabilmente come braccetto mancino nella difesa a tre. Il nazionale spagnolo spicca in atletismo, ha un grande passo e una evidente propensione offensiva. In queste due stagioni, il classe 2007 ha collezionato 65 presenze con l’Under 23 nerazzurra, affermandosi come uno dei talenti più interessanti dell’intera Serie C.

RELJA OBRIĆ, difensore 2006, sloveno

Cresciuto nel prestigioso settore giovanile del Partizan Belgrado, Relja Obric è arrivato a Bergamo nel gennaio 2023 e da un anno e mezzo è titolare inamovibile al centro della difesa dell’Under 23. Difensore mancino ben strutturato fisicamente, nazionale sloveno (anche se nato in Serbia), è un marcatore puro che domina nel gioco aereo e predilige giocare d’anticipo. Talvolta è un po’ troppo irruento nei contrasti. Le ultime due stagioni del classe 2006 in Serie C sono state talmente convincenti da attirare l’attenzione del Brighton, che ha provato a portarlo in Inghilterra sia in estate che a gennaio.

FEDERICO STEFFANONI, centrocampista 2008, italiano

Bergamasco doc, all’Atalanta dall’età di 7 anni, Federico Steffanoni è stata la grande sorpresa di questa stagione. Reduce da uno scudetto Under 16 e dal premio di miglior giovane dello scorso campionato Primavera - giocato sotto età di due anni -, in questa stagione si è affermato nel calcio “dei grandi” sulla fascia destra. Il suo debutto contro Foggia a soli 17 anni e un mese lo ha reso il più giovane esordiente del Girone C di Serie C. Sebbene il suo ruolo ideale sia la mezzala, ha ricoperto egregiamente il ruolo di esterno grazie alla sua dinamicità e alla sua spiccata resistenza fisica, che gli permette di coprire ampie porzioni di campo.

DAVIDE GHISLANDI, esterno 2001, italiano

Con l’Under 23 ha collezionato 87 presenze, 8 gol e 10 assist in tre stagioni. Quest’anno è stato il migliore per quanto riguarda i passaggi vincenti, fornendone ben 7. Dopo il debutto in prima squadra nel marzo 2021 contro il Crotone, è stato in prestito alla Turris e alla Triestina, prima di diventare un elemento chiave dell’Under 23 nerazzurra sin dalla sua prima stagione ufficiale. Il classe 2001 è cresciuto a Zingonia giocando terzino destro, ma in Serie C si è specializzato a sinistra, a piede invertito, diventando uno degli elementi più continui e affidabili della fascia. Nel finale di stagione ha contribuito in modo determinante alla salvezza e alla qualificazione ai play-off.

ALBERTO MANZONI, trequartista 2005, italiano

Nato a Treviglio ma cresciuto a Cassano d’Adda, Alberto Manzoni veste la maglia della Dea dall’età di 11 anni. Potremmo definirlo il vero trascinatore del girone di ritorno dell’Atalanta Under 23 in questa stagione. Sebbene a inizio anno venisse impiegato sporadicamente, è diventato il leader tecnico della squadra nel momento più difficile, guidandola verso la salvezza e poi ai play-off. Giocando tra le linee da regista offensivo ha ritrovato il feeling con il gol: ha chiuso a quota 8 reti. Il classe 2005 vanta già due presenze con la prima squadra: contro il Real Madrid in Supercoppa Europea e contro il Torino in Serie A nell’estate 2024, entrambe sotto Gasperini.

SIMONE PANADA, centrocampista 2002, italiano

Capitano, recordman e punto di riferimento assoluto: Simone Panada lascia l’Atalanta Under 23 dopo due stagioni e mezza con 92 presenze, 9 gol e 16 assist. Tornato a Zingonia dopo le esperienze in prestito a Modena e Sampdoria in Serie B, si è affermato come elemento imprescindibile. Grande visione di gioco, lanci millimetrici, leadership naturale dentro e fuori dal campo. Le sue prestazioni sono state talmente convincenti da spingere il Venezia ad acquistarlo a titolo definitivo già a gennaio, lasciandolo però in prestito a Bergamo fino a fine stagione. Ora il classe 2002 andrà a giocarsi un posto in Serie A coi lagunari.

DOMINIC VAVASSORI, attaccante 2005, italiano

Miglior realizzatore stagionale con 9 gol e 5 assist, Dominic Vavassori è il giocatore più chiacchierato dell’Under 23. Esterno d’attacco brevilineo e imprevedibile, fa degli uno contro uno la sua arma migliore: ama puntare l’uomo o lanciare il pallone in profondità contando sulla sua esplosività. Il classe 2005 da due stagioni è il punto di riferimento offensivo della seconda squadra nerazzurra, dove ha giocato sia a sinistra che come falso nove. È stato l’unico giocatore di Serie C convocato nell’Italia U21 dal ct Baldini. Tra febbraio e marzo è stato aggregato stabilmente alla prima squadra, debuttando nell’ultima gara di campionato contro la Fiorentina.

La stagione dell’Atalanta Primavera

Baldo Nicolò 20

Cakolli Dion 9

Camara Henry 7

Artesani Nicolò 6

Mouisse Samir 5 GIOCATORI PIÙ UTILIZZATI

9

7

4

4

Filippo 3

I protagonisti della Primavera

ALESSANDRO ANELLI, portiere 2008, italiano

Arrivato nell’estate 2025 dal Brescia (dopo il fallimento delle Rondinelle), Alessandro Anelli si è rivelato uno dei colpi migliori della sessione di mercato della Primavera nerazzurra. Protagonista assoluto nella finale della Coppa Italia Primavera, è stato decisivo già nel cammino verso l’ultimo atto, parando rigori fondamentali contro Cagliari e Verona. Contro la Juventus, all’Arena Civica Gianni Brera di Milano, il classe 2008 è stato insuperabile nei novanta minuti e poi impeccabile nei tiri dal dischetto, consegnando il trofeo all’Atalanta con le sue parate. Non a caso è stato eletto miglior giocatore della finale.

FRANCESCO GASPARELLO, centrocampista 2009, italo-sanmarinese

Talento cristallino abbinato a fisicità, umiltà e dedizione al lavoro: Francesco Gasparello è probabilmente il profilo più attenzionato del vivaio nerazzurro. Arrivato dal Padova nel 2023 dopo aver vinto lo scudetto Under 14, due anni fa ha conquistato quello Under 16 pur essendo l’unico 2009. Quest’anno ha mostrato grande personalità, risultando il miglior marcatore della squadra in Youth League, dove le sue giocate hanno deciso più di una partita. L’amministratore delegato Luca Percassi lo ha definito pubblicamente «il classe 2009 più forte in Italia»: un attestato di stima importante. Ora andrà agli Europei U17 con gli azzurrini.

GABRIEL RAMAJ, DIFENSORE 2006, italo-albanese

Arrivato dal Parma nell’estate 2020, Ramaj ha sempre giocato sotto età nelle giovanili nerazzurre, fino ad affermarsi in Primavera. Capitano, leader difensivo, mancino ben strutturato fisicamente: è il più utilizzato da mister Bosi con 42 presenze stagionali e 3.446 minuti giocati. Impossibile rinunciarci. Nazionale italiano fino alla Under 18, da ormai un anno ha scelto di vestire la maglia dell’Under 21 albanese, patria dei suoi genitori. È stato lui ad alzare la Coppa Italia Primavera, coronando una stagione in cui la sua crescita in personalità e carisma è stata evidente a tutti.

NICOLÒ BALDO, attaccante 2006,

italiano

I numeri parlano da soli: 20 gol e 9 assist, capocannoniere e miglior assistman della Primavera in una sola stagione. Nicolò Baldo, cresciuto a Remedello, nel bresciano, è una seconda punta completa: finalizza con entrambi i piedi e di testa, lavora per i compagni, fa sponde, lotta su ogni pallone. Vicecapitano e leader tecnico, incarna i valori del gruppo e rappresenta un profilo molto interessante anche a livello internazionale. È stato proprio lui, classe 2006, a portare la Coppa Italia sotto i tifosi atalantini prima dell’ultima sfida di Serie A alla New Balance Arena contro il Bologna, durante la “sfilata” della Primavera.

Ventitré anni di attesa, 94’ per riscrivere la storia: la Coppa Italia vinta dalla Primavera

Una Coppa Italia alzata al cielo, una rimonta in campionato che ha sfiorato per un soffio la qualificazione ai play-off e un gruppo di ragazzi che non ha mai smesso di crederci. Si potrebbe riassumere così la stagione dell’Atalanta Primavera, che dopo mesi a ridosso della zona play-out con oltre quindici giocatori assenti per infortunio, si è ripresa alla grande, risalendo la china con carattere e personalità.

Un’annata intensa, lunghissima, fatta di alti e bassi, di momenti in cui tutto sembrava perduto e di altri in cui questa squadra ha dimostrato di avere qualcosa di speciale dentro. Il tutto impreziosito dal trionfo in Coppa Italia Primavera, ventitré anni dopo l’ultimo successo del 2003.

All’Arena Civica Gianni Brera di Milano, il 29 aprile, la Juventus è stata battuta ai rigori dopo l’1-1 dei tempi regolamentari, con una freddezza e una lucidità che hanno sorpreso tutti. Una finale da romanzo, decisa dal gol del difensore classe 2008 Isaac Isoa con un colpo di testa al 94’. Lo stesso giocatore che, nel giugno 2024, aveva deciso con una doppietta il primo storico scudetto Under 16 contro il Milan.

A sigillare la vittoria ai calci di rigore ci ha pensato l’ex Barcellona Gerard Ruiz, glaciale dal dischetto nel momento più importante, quello che ha chiuso definitivamente i conti e consegnato il trofeo alla Dea tra le lacrime e gli abbracci di un gruppo che se lo era guadagnato con tutta la stagione. Ma grande merito va soprattutto a mister Giovanni Bosi, tecnico da quasi dieci anni a Bergamo, che ha allenato una squadra capace di soffrire, di reagire e pure di vincere.

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