RASSEGNA STAMPA 16ª EDIZIONE 2021
a cura di Nerio Brian direttore e curatore della rassegna
ÉQUIPE SANS MAISON SPIRITO MAPUCHE
ÉQUIPE SANS MAISON
AVVENTURE A TUTTO MONDO
ARGENTINA | PATAGONIA | CILE
Viaggiare è una passione, saperlo raccontare è un impegno che richiede entusiasmo, dedizione costante e grande professionalità. L’Équipe Sans Maison parte sempre alla scoperta di nuove frontiere, di orizzonti sconosciuti, di protagonisti di storie da svelare e divulgare. Suscitando sempre emozioni vere e profonde.
Il libro. Viaggio alla scoperta di una cultura millenaria che molto ha da insegnare al resto del mondo
LA SCHEDA.
L'opera sarà presentata al pubblico per la prima volta mercoledì 1 settembre alle 20:45 a Breganze
SPIRITO MAPUCHE di Claudio Tessarolo con foto di Luciano Covolo disegni di Juana Calfunao Paillalef C&B Edizioni - Vicenza, 2021 pagine 328.
Gli irriducibili difensori della Terra
Libro euro 18,00 Libro + DVD euro 25 documentario di Massimo Belluzzo con immagini dal drone di Alessandro Mattielli
www.equipesansmaison.com
Main Sponsor
I Mapuche Un popolo in lotta per la sopravvivenza del nostro pianeta
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Sponsor gli unici indios sudamericani capaci di resistere e sopravvivere prima agli Inca, poi ai conquistatori spagnoli, quindi alle stragi degli eserciti del Cile e dell'Argentina e oggi alle logiche di una società che si fonda su una economia che tiene conto esclusivamente del profitto di pochi, ha consentito di spalancare un forziere ricco di grandi emozioni, di esperienze scioccanti e traumatiche, di stimoli intensi, di incontri memorabili. Quello dei mapuche resta un popolo che cerca pervicacemente di tornare libero, un popolo che affascina per l'indomita fierezza e per la straordinaria lucidità di pensiero. In lotta a difesa dell'ambiente naturale, anche in Sudamerica sempre più deturpato, stravolto e vilipeso; in lotta non per se stesso, ma per tutti. Oggi, giustamente, l'umanità alle prese con la pandemia, ha scoperto che bisogna cambiare testa e, toccate con mano le sempre più gravi magagne del pianeta, sta sviluppando una coscienza ecologista che induce a
Mapuche significa letteralmente figli della Terra, ed è il nome del popolo originario che occupa il centro-sud dell’Argentina e del Cile. I mapuche hanno una lingua il mapudungun, una filosofia e una spiritualità proprie, e una nazione, la Wallmapu, che si estende in Argentina e Cile approssimativamente da Santiago-Buenos Aires a Nord, fino all’arcipelago Chiloé in Cile, a Sud. Ma non solo. Per la millenaria filosofia Mapuche l’uomo non è che uno degli elementi del cosmo, che deve rispettare e di cui non deve alterare l’equilibrio. Per questo motivo, i Mapuche lottano oggi per difendere la natura dalla contaminazione inferta dall’uomo con l’estrazione selvaggia e la distruzione dell'ambiente naturale.
valorizzare e rispettare ogni specie animale o vegetale. Ma anche la scomparsa della cultura di un popolo, qualunque esso sia, è una indicibile disgrazia. Un impedimento alla crescita dell'umanità intera. I mapuche di oggi continuano a lottare con le unghie e con i denti per non scomparire del tutto. Lo “spirito mapuche” finora ha retto, “è ancora in piedi” come amano orgogliosamente rivendicare i mapuche e il libro scritto da Claudio Tessarolo con le foto di Luciano Covolo e il documentario di Massimo Belluzzo e Alessandro Mattielli vogliono renderne testimonianza e contribuire a spiegare cosa alimenti le speranze per un futuro migliore di un popolo indomito, solidale, ospitale e generoso. Il libro, (già presente nelle principali librerie), e il documentario saranno presentati al pubblico per la prima volta mercoledì 1 settembre alle 20.45 al cinema teatro Verdi di Breganze nell'ambito del festival “Senza orario senza bandiera”.
Con il patrocinio del Comune di Breganze
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pirito Mapuche”: un libro e un documentario frutto di un salto nell'ignoto. Perché ogni viaggio, in fondo, è un salto nell'ignoto. Ma può diventare una caccia al tesoro fruttuosa, se si hanno la voglia di mettersi in gioco e l'attenzione costante a vigilare per non rimanere ammaliati dalle mere apparenze. Passo dopo passo, camminando a cuore aperto, senza paraocchi, pregiudizi, atteggiamenti prevenuti, si può arrivare dove non ti aspetti, aprire porte su mondi inattesi, incredibilmente ricchi di contenuti profondi, in grado anche di proporre risvolti inaspettatamente e sfacciatamente attuali. Il viaggio di 8 mila chilometri compiuto dall'Équipe Sans maison lungo le strade di Cile e Argentina, a cavallo della cordigliera andina, sulle piste assolate e impolverate della leggendaria Patagonia alla scoperta dei discendenti dei Mapuche, del “popolo della terra”, de-
Piazza Mazzini n. 11 - Breganze
l’Altopiano
Sabato 4 settembre 2021
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Il sapore della tradizione SABATO 4 SETTEMBRE 2021
Ciao, sindaco gentiluomo di Stefania Longhini Quando è stato eletto, cinque anni fa, l’avevamo definito il “sindaco gentiluomo”. Dopo la notizia della sua scomparsa, l’affetto che abbiamo percepito nei suoi confronti da parte di tanta gente, di Rotzo e non, ci dice che questo si è confermato, in prevalenza, il suo stile. Nell’amministrare il suo paese è indubbio che ci abbia messo cuore e anche coraggio. Nel rapporto tra amministratore, lui, e organi di informazione, noi, possiamo dire di aver trovato una persona attenta, cordiale, disponibile e collaborativa. Nel conoscere il Sindaco, abbiamo avuto modo di apprezzare le sue qualità umane, oggi riconosciute da più parti: sobrietà, buon senso, capacità di analisi, pragmaticità, amore non solo per Rotzo ma per l’intero Altopiano. Nonostante il suo buon carattere, c’erano delle cose che lo facevano molto arrabbiare: l’arroganza, la presunzione e, soprattutto la maleducazione. Non mancava di sottolineare che in Altopiano c’è bisogno di armonia e lungimiranza, più che mai amareggiato da una situazione di baruffa e divisione. Alla resa dei conti, ciò che conta è sempre quello che si semina e germoglia. Grazie sindaco, ti salutiamo con questo pensiero: “Quando un uomo buono se ne va, la luce che lascia dietro sé rimane sui sentieri del mondo”.
IL PRIMO ED UNICO GIORNALE DELL’ALTOPIANO
N. 615 ANNO XXV 1,50 EURO
Le malghe candidate a diventare patrimonio immateriale dell’Unesco Sono una autentica ricchezza culturale, rappresentano storia e tradizione trasmessa dagli antenati. Tra i patrimoni immateriali, rientrerebbe anche la promozione su base scientifica del rapporto equilibrato tra uomo e ambiente attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello sviluppo sostenibile di cui le malghe e gli alpeggi sono piena espressione.
Foto di Roberto Costa Ebech
PAGINA 7
Rotzo
Enego
Ambiente
Comunità in lutto per la morte del sindaco Aldo Pellizzari
C’è carenza di personale il Comune è in difficoltà
Distrutto da Vaia un quarto dell’habitat della salamandra Aurora
Treschè Conca
PAGINA 12
Fango in strada dalle coltivazioni delle patate: “Un problema che va risolto”
Solidarietà
PAGINE 3-4
PAGINA 14
Arte Tutte le opere del concorso di sculture in legno. A vincere è “Arma bianca”
PAGINA 8
Gerry Lunardi insieme a Lionello Sport rende omaggio a Rigoni Stern
VIETATA LA RIPRODUZIONE E LA PUBBLICAZIONE INTERGRALE SUI SOCIAL NETWORK
PAGINA 19
Il Rotary Club ha donato un concentratore di ossigeno alle case di riposo
Notiziario CLUB ALPINO ITALIANO - SEZIONE DI MAROSTICA E SOTTOSEZIONE DI SANDRIGO Poste Italiane – s.p.a Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 N.46) art. 1, comma1 NE/VI
10.09.2021 - N.8 - Anno 48 Prezzo di cop. € 0,10
CRONACHE E VOCI DELLA SEZIONE a cura del Gruppo di Redazione SCRIVETECI mail : notiziario@caimarostica.it
GRUPPO MANUTENZIONE SENTIERI Perché raccontare del tempo? Care socie, cari soci, stiamo vivendo un periodo strano. Non mi riferisco alla pandemia, che pure ha fatto i suoi danni. Mi riferisco a questo clima impazzito. Quando nevica, nevica a metri e fino a fine primavera. Quando piove, piove a fiumi, manco fossimo ai tropici, sotto i monsoni. Quando decide di fare sole, le temperature salgono a livelli mai visti, quasi fossimo un paese sahariano. E c’è ancora chi nega i cambiamenti del clima e quanto ci abbiamo messo del nostro, come esseri umani, per accelerarli. Va bene, starete pensando, ma perché ci racconti del tempo? Siamo capaci di vedere le cose da soli. E poi, anche noi abbiamo avuto qualche problema, quest’estate. Beh, questo significa che ciò che sto per dire, almeno in parte, lo conoscete. Viviamo in un ambiente fragile, non abituato a fenomeni così intensi e talvolta indebolito dall’incuria degli ultimi decenni. Se ti arriva addosso una cisterna d’acqua, e tu eri abituato e preparato a una secchiata, è probabile che qualche conseguenza ci sia. Abbiamo tutti potuto vedere le conseguenze, attraverso i media: frane, smottamenti, fiumi di fango che ti arrivano fin sotto casa.
Ora, immaginate che cose del genere accadano sulle nostre amate montagne. Il risultato? Pendii che cedono, piante che cadono, malghe scoperchiate. Ovviamente anche i percorsi, quelli che con tanto piacere frequentiamo, creati con fatica dai nostri antenati talora centinaia di anni fa, smottano e svaniscono. Io vorrei terminare con un messaggio ottimistico, mi piacerebbe poter dire: tranquilli, ci siamo noi, sistemiamo tutto! Proprio oggi, però, sono salito a fare un’ispezione e qualche foto; l’acqua non solo ha portato via la sistemazione che avevamo operato quattro o cinque anni addietro, ma anche un pezzo di una storica mulattiera, tanto da rendere seriamente problematico il passaggio. E se una cosa del genere è accaduta da noi, posso immaginare che in altre zone, tutelate da altre Sezioni, la situazione sia analoga. Noi volontari CAI, che amiamo dedicarci ai sentieri, continuiamo ad impegnarci: non sappiamo fare altrimenti. Avremo però sempre più bisogno dell’aiuto di tutti i soci e delle istituzioni locali. Referente Luca Menegotto
N.B.: Per chi volesse dare una mano, rivolgersi in sede o contattare il referente del gruppo.
IMPORTANTE 1) Alla data in cui stiamo scrivendo, il Veneto è in “zona bianca”. Per effetto del D.L. 23 luglio 2021 n. 105 per l'esercizio in sicurezza delle attività sociali, l'accesso alle sedi sezionali è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi Covid-19. Le attività in ambiente in gruppo sono comunque svolte nel rispetto della normativa anti-covid: prenotazione in sede, piccoli gruppi, mascherina nei luoghi chiusi e possibilmente distanziamento. 2) Le iscrizioni si effettuano in sede, versando la quota di partecipazione, il martedì e il giovedì precedente l’uscita a Marostica e il mercoledì precedente l’uscita a Sandrigo. Per informazioni chiamare 339 814 8800 attivo la settimana precedente all’uscita nelle serate di apertura della sede di Marostica.
Le vallate che si visitano per la salita al monte Tormeno sono di una bellezza struggente e selvaggia. Percorsi un tempo molto battuti e frequentati dagli abitanti di Tonezza per scendere ad Arsiero per piccoli scambi commerciali o per lavoro. Ambienti, un tempo intensamente popolati, che ora giacciono in semi abbandono, testimoniato dalle varie contrade che si attraversano. La sommità del monte Tormeno lascia incantati per la vastità e varietà di panorami che da lassù si possono cogliere. Itinerario
Difficoltà EE – Ore di cammino 6/7 – Dislivelli 850 m – Pranzo al sacco
Da Arsiero ci si porta in val Posina per avvicinare la frazione di Scattolari, dove si parcheggia. Con il sentiero 538 si visita la val della Sola con percorso molto affascinante, prima su forestale, poi direttamente nel letto del torrente e ancora per bosco. Si passa sotto al Soglio Gusso raggiungendo una strada forestale che attraversa la val Barbarena. Sempre per forestale si supera la val delle Zolle per raggiungere la sella del Tormeno e da qui in breve alla cima. Si rientra alla sella e per sentiero 535 si scende verso le contrade semi abbandonate di Busati Mori, Grisi e Pasquali. Costeggiando la val di Riofreddo si ritorna al punto di partenza. ________________________________________________________________________________________________
PER TUTTI, SOCI E SIMPATIZZANTI 11/11/2021 – CENA SOCIALE – ore 19:30 presso Trattoria al Cacciatore di S. Giorgio di Perlena. Obbligatoria la prenotazione in sede entro il martedì precedente con versamento caparra e, come da direttive del Governo, obbligo di Green Pass per accedere al locale.
EVENTI
(aperti a tutti - ingresso gratuito)
01 ottobre 2021 (venerdì)
In collaborazione con SenzaOrarioSenzaBandiera:
ore 20:30 presso sala Coop – “Autobiografia della neve”
Daniele Zovi
13 novembre 2021 (sabato) ore 16:00 presso Chiesetta S. Marco – “Crimini al suono di un violino” Modesto Brian – Domenico Zamboni e Banda Brian 02 dicembre 2021 (giovedì) ore 20:30 presso sala Coop – “L'Agner” “Gruppo Roccia 4 gatti” scalatori di Arsiero
Comunicazioni – A fine ottobre scade il termine utile per il rinnovo dell’iscrizione al CAI per l’anno in corso. Si ricorda che il familiare non può rinnovare il tesseramento prima dell’ordinario cui fa capo. Ri… vediamoci Foto 1-3-4 di Vittorino Bigarella Gruppo Escursionismo 25 luglio 2021 Al Croz dell’Altissimo, al Pian del rifugio Selvata
Gruppo Speleo “I barbastrji” Foto 2 di Valentina Tiberi 30 luglio 2021 Seconda notturna al Buso della Rana
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SENZA ORARIO SENZA BANDIERA
LA VAL CHE URLA
17ª edizione • 1º film
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NOTE TECNICHE
Titolo originale: La val che urla Regia: Lucia Zanettin Sceneggiatura: Lucia Zanettin Fotografia: Davide Casadio Musiche: Marco De Paoli, Fiammetta Nena, Valerio Vigliar Paese: Italia Anno: 2019 Durata: 106 minuti
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CAST
Piergiorgio Piccoli: Lorenzo Guenda Goria: psicologa Fiammetta Nena: Fiammetta Diego Carli: Luigino Luca Zanfron: Luca Walter Orsingher: Walter Silvana Vignaga: Ester Mirko Mezzacasa: Mirko Claudio Fontanive: Claudio
LA NOSTRA RECENSIONE
Agosto 2019. Il cuore verde del Trentino sbarca in laguna. Una vetrina di prima classe per La val che urla, il film ambientato principalmente nel Vanoi il cui trailer è stato presentato in anteprima assoluta all’interno dello spazio Regione Veneto della 76ª M o s t r a I n t e r n a z i o n a l e d ’ A r t e C i n ematografica. A produrlo è stata la LiLLa Film, casa di produzione fondata da Lucia Zanettin, deus ex machina della pellicola attesa nelle sale entro la prossima primavera. Nata e cresciuta a Vicenza - dove la trama muove i primi passi - la regista vive nella piccola frazione di Zortea, incastonata tra i boschi del Vanoi. Il film è un thriller di quelli che tengono con il fiato sospeso fino alla fine, non senza gli immancabili colpi di scena. Il protagonista è un ingegnere di cinquant’anni (interpretato da Piergiorgio Piccoli), che in seguito ad un licenziamento lascia la città per tornare in montagna, nei luoghi conosciuti da bambino. Qui vuole cercare un momento di serenità, ma viene invece coinvolto in una sequenza di omicidi che si scopriranno essere legati ad avvenimenti della sua infanzia. L’atmosfera cupa di una valle montana, circondata da una natura selvaggia e lontana dai circuiti turistici, si intreccia con un ambiente claustrofobico, dove la neve condiziona il succedersi degli avvenimenti fino al colpo di scena finale, dove si comprenderà che spesso le cose non sono come sembrano. “Girare il film nel Vanoi è stato bellissimo” afferma soddisfatta la regista Zanettin. “I panorami che regala il posto sono magnifici anche se, essendo il nostro un thriller-noir, abbiamo cercato di dare l’idea di una valle
lunedì 11 ottobre 2021
piuttosto cupa, cosa che in realtà il Vanoi non è”. Le riprese hanno coinvolto un po’ tutta la valle (sono state girate a Caoria, in località Refavaie, a Passo Gobbera, nella forcella di Calaita, nella Val del Lach e in molte altre zone), e alcune scene sono state ambientate anche nell’Agordino, in provincia di Belluno. Durante i mesi di lavoro - dallo scorso autunno fino a febbraio - non sono mancati gli intoppi che hanno obbligato la produzione a dei cambi di programma. La tempesta Vaia ha posato la sua scure anche sul film. Le riprese dovevano cominciare proprio il giorno in cui l’ira della natura si è manifestata con maggior vigore (il 29 ottobre), ma sono invece slittate di una settimana, e nel frattempo il territorio è mutato. “Il paesaggio deturpato si nota chiaramente all’interno del film” prosegue Zanettin. “Abbiamo deciso di non nasconderlo, perché dà un senso di disagio, ottimo per un film dove si vuole rappresentare una valle non proprio benevola e accogliente”. Nel cast de La val che urla ci sono sia attori professionisti che non. Tra i primi rientrano Piergiorgio Piccoli (protagonista dell’intrigante storia) e Guenda Goria, tra i secondi alcuni interpreti locali alle prime apparizioni davanti alla cinepresa. Una di queste è Fiammetta Nena (“una piacevole scoperta per noi”, Zanettin dixit), giovane cantante nata a Primiero che nel film esprime sé stessa. Una figura molto dolce che viene aiutata da una radio di amici per provare a raggiungere i propri sogni. Il turista-protagonista che arriva dalla città alloggia nelle stanze che affittano lei e il padre (Giandomenico Simion, storica presenza della compagnia teatrale El Feral), un oste ignavo e spesso ubriaco. “Una persona eccezionale con una verve incredibile e una
Cineforum G. Verdi Breganze
memoria lucidissima” dice la regista. Un altro attore locale è Walter Orsingher (comandante dei vigili del fuoco di Canal San Bovo), cacciatore un po’ sopra le righe che abita nella casetta vicina al luogo dove il protagonista del film alloggia. Il significato del titolo, invece, resta un mistero. “‘La val che urla’ è una frase che si dice quando piove molto e si sente il rombo del torrente che sembra proprio un urlo. Noi siamo partiti da lì, e da una leggenda che richiama questo suono. Ma non posso dirvi proprio tutto, sennò che thriller sarebbe?”. recensione tratta dal sito www.ladige.it redazione@cineverdi.it
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PROSSIMO APPUNTAMENTO
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SENZA ORARIO SENZA BANDIERA lunedì 15 novembre, 20.45 LA VOCE DEL BOSCO di Dimitri Feltrin Italia 2019, 77 min ridotto 3 (soci ed ex soci Cineforum) intero 6
SENZA ORARIO SENZA BANDIERA 17ª edizione • 2º film
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NOTE TECNICHE
Titolo originale: La voce del bosco Regia: Dimitri Feltrin Sceneggiatura: Francesca Gallo, Dimitri Feltrin Fotografia: Dimitri Feltrin, Alen Basic Musiche: Agordino in festa, raccolta di musiche popolari agordine eseguite da Donatella Viri e Claudio Bernardi Montaggio: Dimitri Feltrin, Juri Magoga Paese: Italia Anno: 2019 Durata: 77 minuti
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CAST
Francesca Gallo Abitanti della montagna bellunese
LA VOCE DEL BOSCO LA NOSTRA RECENSIONE
Tre anni or sono, a fine ottobre, la tempesta Vaia si abbatteva sulle montagne venete distruggendo in poco tempo chilometri quadrati di bosco e abbattendo milioni di alberi. Un anno dopo il regista Dimitri Feltrin si recava sulla montagna bellunese per capire cosa era rimasto di quella tempesta e della distruzione che aveva portato. Ma attorno a Vaia o di quello che ne restava, Feltrin scopriva ben altro. E si metteva a raccontarlo. Ne è emerso un docufilm di rara bellezza poetica, dove i suoni, le voci e le immagini della montagna ci conducono in un mondo tenacemente aggrappato alle proprie tradizioni e alla propria storia. Francesca Gallo costruisce fisarmoniche a partire dal tronco di abete. Sa riconoscere un tronco dalle vibrazioni sonore che emana e, come in un teatro, sa far risuonare il bosco con la sua voce. A partire dal suo racconto scopriamo altri personaggi dell’agordino, artigiani che mantengono vive le tradizioni e che sanno far “vibrare” il legno, trasformandolo con le loro mani e grazie alla loro passione. È la voce del bosco, la voce della montagna che non muore. Il film di Feltrin ci conduce alla scoperta di chi sopravvive alla tempesta Vaia, alla scomodità di vivere in montagna e al suo abbandono per andare a vivere in pianura o in città. Quello che scopriamo non è solo l’amore per la montagna e per tutto quello che essa rappresenta solitamente: la calma, il silenzio, la tranquillità, il tempo che si dilata, la dimensione della comunità e della solidarietà tra le persone. In chi vive la montagna scorgiamo la capacità di relazione e di simbiosi con la natura che la civiltà della tecnica ha da tempo superato. La natura animale e vegetale è stata soggiogata e strumentalizzata da una civiltà del consumo e della artificiosità, proiettando la società in un mondo fatto di plastica e cemento. Gli uomini della montagna che rimangono attaccati alle
lunedì 15 novembre 2021
loro tradizioni non ci ricordano soltanto l’importanza di rimanere in contatto con le proprie radici e con la propria memoria, ma ci insegnano soprattutto a sentirci parte della natura, consapevoli che non lei dipende da noi, ma noi dipendiamo da lei. La natura “parla”, vibra e suona, si presenta nel suo massimo splendore quando l’uomo interagisce con lei, parla, vibra e suona attraverso di lei, vive in lei. La simbiosi, il connubio, l’equilibrio tra uomo e natura è la ricetta per l’equilibrio interiore dell’uomo e per la salvaguardia dell’ambiente e delle tradizioni. Nell’amore e nella passione per i loro strumenti e gli oggetti d’arte che traspaiono dai protagonisti del docufilm c’è l’amore per la montagna e la natura, la nostra casa, l’unica che abbiamo. L’uomo dà voce al bosco, alla montagna; il bosco, la montagna permettono all’uomo di esprimersi.
La telecamera di Feltrin indugia sui corpi dei protagonisti, sui loro visi, sui loro gesti, sulle loro mani. Mani di artigiani, mani di artisti che sono il prolungamento dell’intelligenza e della sapienza creativa. Le mani sanno trasformare un pensiero, un’idea in qualcosa di reale e visibile, in qualcosa che comunica e suona. Manualità che non è solo una dimensione del fare trascurata e disprezzata, ma una dimensione dell’essere, una forma di intelligenza umile che si affida alle cose e che dalle cose sa trarre ispirazione e creazione. L’opera artigiana non è mai perfetta, ha in sé l’imperfezione dell’unicità, del momento unico, dell’originalità. È la creatività che si rinnova in forme nuove e sempre diverse, mai ripetitive.
Cineforum G. Verdi Breganze
E poi c’è il bosco che racconta. Il bosco comunica, a chi lo sa ascoltare. Ogni albero, una storia. Ogni albero, un racconto. C’è l’albero solitario che ha visto passare la piccola umile storia e la grande Storia, c’è l’albero sanco che sa raccontare storie di paura, ci sono gli alberi che suonano e gli alberi che cantano. L’albero è l’unico essere vivente che cresce per tutta la sua vita; una voce, un esempio, un insegnamento per chi vuol stare ad ascoltarlo e non smettere di “crescere” e migliorarsi mai. Non sono le tradizioni, o gli strumenti musicali ricavati dal legno del bosco agordino, o le maschere di carnevale, di legno, o i graffiti sui muri a destare sorpresa e ammirazione, ma quello che c’è dietro, l’amore. L’amore dell’uomo che sa dare vita e fornire un’anima ad un pezzo di legno, un tronco di abete, un gomitolo di lana, un pascolo abbandonato. In questo amore, in questo sacrificarsi per ciò che si ama sta il segreto del film, sta la voce del bosco. C’è una luce nell’oscurità della notte, una finestra illuminata, una scuola di ballo che al suono di una fisarmonica fa ballare uomini e donne, giovani, vecchi e bambini, una voce che tiene unita una comunità, una voce che è memoria, la memoria del passato da cui veniamo e da cui non possiamo separarci, come un albero non può separarsi dalle sue radici.
Fabio Siviero redazione@cineverdi.it
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PROSSIMO APPUNTAMENTO
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SENZA ORARIO SENZA BANDIERA lunedì 13 dicembre, 20.45 PAOLO COGNETTI: SOGNI DI GRANDE NORD di Dario Acocella Italia 2021, 82 min ridotto 3 ; intero 6
SENZA ORARIO SENZA BANDIERA
PAOLO COGNETTI
17ª edizione • 3º film
SOGNI DI GRANDE NORD
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NOTE TECNICHE
Titolo originale: Paolo Cognetti Sogni di Grande Nord Regia: Dario Acocella Sceneggiatura: Dario Acocella, Paolo Cognetti, Francesco Favale Fotografia: Stefano Tramacere Musiche: Fabrizio Bondi Montaggio: Mario Marrone Paese: Italia Anno: 2020 Durata: 80 minuti
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CAST
Paolo Cognetti Nicola Magrin Gianni Bianchi Magy Bianchi Kate Harris
LA NOSTRA RECENSIONE
Paolo Cognetti. Sogni di Grande Nord è il racconto di un viaggio, di un pellegrinaggio alla ricerca di sé e del proprio posto nel mondo. È un racconto di vita, di sogni e di desideri, di abbandonare tutto e allo stesso tempo di tornare nella nostra vera casa, il mondo. È una storia che vuole insegnare ad affrontare i propri limiti e andare all’avventura, che vuole spronare a vivere con una voglia immensa di conoscere e scoprire. Il percorso di Paolo e Nicola ha lo scopo di abbattere il confine di quella che noi chiamiamo ‘normalità’, di andare oltre la propria comfort zone, di scoprire l’immensità che c’è fuori dalla porta. In questo film c’è vita, c’è filosofia, c’è poesia, c’è religione. E allo stesso tempo non c’è nulla. Il silenzio del bosco e il buio della notte (molto interessante l’aneddoto che racconta il protagonista circa la sua paura della notte, e di come l’affrontò andando in un bosco, dove di fatto non c’è mai silenzio ma sempre vita, rumori, versi e dove non fa mai davvero buio sotto il cielo stellato), la solitudine di una strada che sembra senza fine e l’orizzonte senza confini. C’è poi il viaggio interiore del protagonista, che ci fa conoscere l’aspetto più personale e segreto di lui. Le sue sensazioni e le sue emozioni. I suoi desideri e le sue paure. Durante tutto il percorso si mette a nudo raccontando cosa lo ha ispirato a diventare l’uomo che è, i dubbi di adolescente, l’incontro con la lettura e i romanzi che lo hanno poi spinto a percorrere la strada di scrittore. Racconta cosa lo ispira e cosa lo sprona. Osservare lui quasi più a suo agio su una barca in mezzo a un lago infinito piuttosto che in un bar di Milano circondato di persone (vi è in particolare la scena di un
lunedì 13 dicembre 2021
flashback che trasmette a pieno questa sensazione opprimente, quasi soffocante) porta quasi a mettere in discussione quali siano le nostre priorità quotidiane, quale sia la vera condizione migliore. E il modo in cui si confida e racconta al compagno di viaggio Nicola, quasi come se si stesse confidando direttamente con noi crea una sorta d’intima connessione che smuove qualcosa nel profondo dell’animo.
Il film si snoda lungo varie tappe, innanzitutto l’incontro in Canada con Gianni Bianchi e la moglie, che un giorno decisero di mollare tutto, abbandonare la caotica città di Milano per trasferirsi nel bosco, dove non ci sono altre case nel raggio di chilometri. Questo incontro fa riflettere sullo stile di vita che abbiamo, su quanto sia importante ciò di cui ci circondiamo e su cosa davvero conti per essere felici. Insieme al signor Bianchi durante una battuta di pesca sul lago Paolo tiene un bellissimo discorso in cui affronta le similitudini tra la pesca e la scrittura, l’importanza dell’attesa, dello scrutare oltre la superficie delle cose e leggere nell’invisibile per scoprire cosa vi si nascondo al di sotto. Vi è poi l’incontro con la scrittrice canadese Kate Harris, che racconta come abbandonare tutto per vivere da sola tra le montagne sia stata la scelta migliore per lei, che sognava di vivere di e per la scrittura. Un’altra stupenda similitudine che viene raccontata è quella con la religione. I più grandi scrittori della letteratura americana vivevano la natura come un tempio, e l’at-
Cineforum G. Verdi Breganze
traversarla era come fare un viaggio spirituale alla scoperta di sé e del creato. Ed è proprio un pellegrinaggio quello che compiono i due amici, che ha come meta di culto un luogo iconico per tutti gli amanti del Grande Nord, e che ricorderà chi conosce la storia di Chris McCandless, ossia il Magic Bus abbandonato che il ragazzo trovò per caso e divenuto simbolo, leggenda per tutti coloro che sognano o hanno avuto la fortuna di partire sulle sue orme. I due protagonisti furono tra l’altro tra gli ultimi a raggiungerlo, poiché il bus fu rimosso nel giugno 2020 per ragioni di sicurezza. E a maggior ragione questo sentimento dolce amaro fa apprezzare ogni istante che i due passano al suo interno, accarezzando e sfiorando gli oggetti appartenuti al giovane, sognando la sua avventura e immaginando i suoi ultimi istanti di vita (si spense probabilmente di stenti o a causa di qualche erba velenosa di cui si cibò dopo 112 giorni in solitaria nei boschi). Dopo mesi e mesi costretti chiusi in casa e l’impossibilità di viaggiare, questo film è come una boccata d’aria fresca, un profondo respiro a pieni polmoni e il segno che aspettavamo per prendere e partire, magari zaino in spalla, alla scoperta del mondo. È una poesia, un’ode alla letteratura, alla natura, al viaggio, all’avventura e alla contemplazione, alla vita. Le riprese dei panorami innevati del nord, dei boschi sconfinati e delle notti stellate che costellano il film sono come una finestra su un mondo tanto lontano quando inarrivabile per la maggior parte di noi, e forse anche per questo lasciano a bocca aperta. recensione tratta dal sito www.locchiodelcineasta.com redazione@cineverdi.it
Cultura Salutiamo un altro anno insieme a tutti gli eventi socioculturali che si sono succeduti nel nostro paese e che ci hanno lasciato mese dopo mese, manifestazione dopo manifestazione, libro dopo libro, canzone dopo canzone, incontro dopo incontro, un ricordo, un’emozione, un’immagine che si sono fissati nei nostri cuori e nelle nostre menti. La cultura a Carrè non è mancata grazie alle attività proposte del gruppo SocialKult. Riviviamo insieme i momenti che abbiamo voluto recensire prima che scocchi la mezzanotte e che il 2022 faccia capolino con altre splendide novità. Il 2021 è stato un anno caratterizzato da proposte a distanza e rinvii, ma l’incertezza caratterizza la vita quotidiana e il nostro mondo attuale. Le persone, d’altro canto, hanno capito che anche le proposte virtuali possono essere una temporanea soluzione di fronte all’uscita serale. Così abbiamo assistito a dirette trasmesse tramite i social, ascoltato esperti, concittadini all’estero in modo diverso, e poi siamo ritornati a vedere spettacoli teatrali, incontri con autori ed esperti, proposte per i bambini finalmente in presenza.
hanno deciso di trasferirsi all’estero per lavoro, amore, necessità e alla fine
per i parchi di Carrè e sperimentare relax, movimento e ascolto in sintonia con la natura e con gli altri. Ci hanno fatto compagnia le Bombe di semi di Rosaria e Silvia, la giocoleria della compagnia I 4 elementi e i Sassi per un sorriso di Cristina e Sara.
Settembre
hanno pensato di rimanere là dove il loro cuore li ha portati. Afghanistan, Stati Uniti, Cina, Svezia, un po’ di Carrè (e dintorni) ha messo radici in terre lontane. È stata un’occasione per rivedere Paola Pasin, Jordano Apolloni, Marco Girardin, Daniele e Roberta e farci raccontare un po’ della loro vita da stranieri.
Autori a Km 0 Racconti improbabili, mondi intrisi di magia, personaggi che ci portano altrove nello spazio e nel tempo passando per l'Altopiano di Asiago,
Giugno Carrè un paese di racconti Rivivere i luoghi del nostro paese ascoltando le testimonianze dei nostri "anziani" compaesani, camminare per
Gennaio, Aprile, Maggio e Giugno Parla potabile: parole semplici per cose complesse Economia, finanza, equilibri fra nazioni sono stati i temi affrontati in questo format. Assieme a Giovanni Soave, Roberto Dagli Orti, Chiara Spano e padre Christian Carlassare abbiamo parlato in modo chiaro e
Carrè riscoprendo luoghi e storie dimenticate. Lo abbiamo fatto assieme al prof. Matteo Dal Santo dell'Ass.ne Ricercatori Carrè-ChiuppanoZugliano e con la performance itinerante curata da exVuoto Teatro.
Agosto accessibile a tutti di argomenti talvolta complicati e difficili da comprendere.
Marzo Tutto il mondo è paese “Quale mondo giaccia al di là di questo mare non so, ma ogni mare ha un'altra riva, e arriverò”. Con queste parole di Cesare Pavese abbiamo raggiunto virtualmente i nostri compaesani (e dintorni), che
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Sono tornati gli appuntamenti "Di parco in parco..." per bambini e ragazzi. È stato bello e rilassante girare
giochi di yoga e storie per bambini e ancora, quale idea della condizione femminile e quale immagine della donna ci hanno trasmesso le fiabe? Con Matteo Pellegrini, Isabella Ranieri, Silvia Borgo, Abramo Tognato e Natasha Eline Stoltz abbiamo scoperto avvincenti penne di casa nostra.
Novembre In occasione del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, è stata con noi Raffaella Masciadri, che ha scelto
“Prendersi cura degli altri, ecco il significato che ha assunto la parola Cultura.” lo sport come professione, diventando capitana della Nazionale di pallacanestro, presidentessa della Commissione Atleti Coni e un esempio per molte donne, rivendicando la parità dei ruoli anche in ambito sportivo e andando controcorrente in un mondo ancora saturo di discriminazioni. Il desiderio di costruire e far parte di una rete di comuni, con una linea collettiva in quanto a proposte culturali, ha richiesto un intenso e costante lavoro di confronto. La prospettiva per il nostro paese è che si continui a lavorare in maniera cooperativa, valorizzando le singole realtà nella realizzazione di proposte culturali comuni, intraprendendo una strada fatta di relazioni che hanno costruito una “piattaforma” di lavoro condivisa.
Luglio, Agosto e Settembre Teatro in casa - Edizione 2021 Anche quella del 2021 è stata un’edizione speciale: non case, giardini e corti private, ma luoghi pubblici. Cambiano gli spazi, ma non cambia lo spirito della rassegna. Il teatro diventa incontro, all’insegna di un'ospitalità che, anche per quest’anno, si fa comune. Insieme a Luca Pegoraro, Marcello Grandesso, Maria Teresa Totti, Vittoria Caneva, Giorgia Antonelli e Titino Carrara.
Novembre Senza Orario Senza Bandiera 2021 ha dato il via a racconti di viaggi, avvenimenti e scoperte che si concluderanno a febbraio 2022. Con noi Paolo Scotton, che ci ha raccontato la sua personale esperienza di camminatore da Sandrigo a Roma: 815 km in 20 tappe.
Dicembre InSuperAbile "Se non riesco a imparare nel modo in cui insegni, potresti insegnare nel modo in cui imparo?" Harry Chasty, 1984. In occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, assieme ad altri 7 comuni dell’Alto Vicentino, il Comune di Carrè ha partecipato alla rassegna “InSuperAbile”, ospitando Matteo Scapin per la presentazione del brevetto Matebox, uno strumento polifunzionale pensato per accrescere le possibilità interattive dei bambini con o senza disabilità.
Parole a Confine festival della letteratura e oltre Parole a Confine è un Festival senza teatri e senza sipario. Come ogni cosa che vive si fa forte delle sue mancanze, usandole come spinta alla trasformazione e alla crescita. All’inizio di questa edizione 2021 ognuno di noi ha vissuto un senso di caduta, che è poi divenuto volo e scoperta. Non solo di nuove prospettive, ma anche di risorse e strumenti che non pensavamo di possedere. Percorsi e strade, che venivano tracciate mentre vivevamo questo viaggio insieme ad artisti, scrittori, volontari. Sono nate anche nuove collaborazioni e grazie ai ragazzi di Young Square Lab da quest’anno abbiamo avuto un angolo enogastronomico fuori dai nostri eventi. Sono stati con noi gli Artisti di Fantateatro, Riccardo Sinigallia, Claudia Durastanti, Ernesto Anderle (che ha regalato una magica mattina di fumetti e racconti anche ai ragazzi delle medie), Michela Marzano, Noelle Revaz, Tindaro Granata. Questo Festival ha riempito quello stesso spazio che aveva trovato vuoto e ci ha ricordato che non vi è bellezza senza fatica, ma che per questa bellezza ne vale la pena. Sempre.
Biblioteca Anche la Biblioteca è ripartita! Per chi ama leggere, il gruppo di lettura per adulti "Leggo di gusto" continua a trovarsi una volta al mese; Angela Graziani di Ullallà teatro ha guidato i bambini della scuola materna e delle elementari verso l’esplorazione del magico mondo del libro. È stato inoltre dedicato un incontro di approccio alla lettura fin da piccolissimi alle neo mamme e papà. Ad ottobre è ripartito il corso di italiano per stranieri che si svolge in biblioteca il lunedì alle 17.00 con l'insegnante Rosaria che ringraziamo per la disponibilità.
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Senza Orario Senza Bandiera
Alberto Fiorin, il mondo in bici A impreziosire la rassegna vicentina “Senza Orario Senza Bandiera”, mercoledì 27 ottobre presso la Sala Consiliare di Montecchio Precalcino, è stato Alberto Fiorin. Nato a Venezia nel 1960, dove tuttora vive, Alberto Fiorin è un “ciclonauta” che ha ereditato dal nonno Naie la passione per la bicicletta. Da oltre trent’anni infatti la utilizza per viaggiare e conoscere il mondo intero. Unione Sovietica, Cina, Medio Oriente, Scandinavia, Egitto, Europa, Africa: Fiorin mette la lente di ingrandimento sull’importanza della lentezza in un’epoca frenetica in cui il tempo viene costantemente a mancare. La bici diventa quindi un mezzo di riflessione e meditazione, acquisendo così un significato di più ampio respiro rispetto al comune mezzo di mobilità a impatto zero. La Carretera Austral è l’ultima fatica di Fiorin, affrontata nel 2019 insieme al figlio Fausto e all’amico di una vita, Dino. Voluta dal dittatore cileno Augusto Pinochet a metà degli anni ’70 per ragioni militari e di trasporto, è la strada che collega Puerto Montt con Villa O’Higgins. Con i suoi 1240 km che giungono fino alla “fin del mundo” (Ushuaia, Argentina), la Carretera rappresenta uno dei grandi must dell’on-the-road, tappa obbligatoria per i grandi viaggiatori. Con un racconto ritmato, supportato da immagini e video, Alberto Fiorin ha illustrato i 28 giorni di viaggio e le tante storie meravigliose e drammatiche che l’hanno costituito. Nella Patagonia Cilena, in quella che Fiorin definisce “terra infima e sublime”, si incontrano tutte e quattro le stagioni in un solo giorno, descrivendone così la mutevolezza meteorologica e territoriale. Ghiacciai azzurri, fiordi, vulcani, foreste pluviali impenetrabili contornano quella che è una strada infinita verso il nulla, intrappolata in mezzo a una natura selvaggia, volubile e caotica. A fine serata lo abbiamo intervistato:
Un veneziano in bici, che storia è questa? Effettivamente è una storia particolare, che parte probabilmente da un desiderio di riscatto.Uscire da un ambiente splendido, unico, da una città fatta di marmi, palazzi, capolavori ma che nello stesso tempo si appoggia sul fango, sulla melma, che è assediata dall’acqua. È una città da cui si osserva un orizzonte completamente piatto, senza rilievi, colline, montagne, alberi quindi è un’atmosfera che può essere anche decisamente soffocante. Per uscire da questa morsa splendida ma anche opprimente, la bicicletta evidentemente si rivela un ottimo strumento per conoscere l’ambiente circostante, per riappropriarsi di quegli orizzonti negati, per esplorare il mondo che ci sta accanto, siano Dolomiti, Montello o Colli Euganei. La mia, la nostra, è la stessa identica molla che ha spinto i primi ciclisti veneziani, a fine Ottocento, a fondare le prime associazioni velocipedistiche, a esplorare il proprio territorio nonostante le enormi difficoltà di spostamento (ricordo che all’epoca non c’era ancora il ponte translagunare che collegava Venezia alla terraferma, costruito nel 1933). Ma le difficoltà aguzzano l’ingegno e rendono le persone maggiormente determinate a ottenere i propri obiettivi. E noi siamo i pronipoti di questi primi veneziani esploratori del territorio e continuiamo con orgoglio e piacere a viaggiare per il mondo. Durante la serata ha dichiarato che il “valore aggiunto” di questo viaggio è stato suo figlio Fausto. Ci dica la verità, com’è stato andare in viaggio con il figlio 24 enne?
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Certo, per me condividere il viaggio con mio figlio, potergli trasmettere la stessa passione e poter leggere nei suoi occhi le stesse emozioni che stavo provando in quello stesso momento io, è stato qualcosa di nuovo, di impagabile. Avevamo già effettuato qualche viaggio in bicicletta assieme, ma mai di questa portata e così totalizzante: scegliere il posto dove accamparci, montare la tenda, superare ogni giorno diverse difficoltà come quella della superficie molto complicata, uno sterrato impegnativo. Insomma è stato un mese intensissimo, infinito, che ogni giorno ha saputo regalarci soprese, stimoli, bellezze. Ci siamo aiutati a vicenda per superare le difficoltà e forse per la prima volta abbiamo vissuto un rapporto alla pari, dove lui non era il figlio da tener d’occhio e da accudire ma anzi un riferimento e una certezza, anche dal punto di vista fisico. I dati parlano. L’economia della bici corre, vede percentuali in aumento. Come si fa però a portare la cultura della bici in Italia? La lentezza che ne consegue è qualcosa che si impara? Ormai sta entrando nelle abitudini di vita questo nuovo concetto di non dover per forza aggredire il mondo, di non dover correre, abbuffarsi, consumare bensì di sostare, ammirare, degustare: insomma, tra slow-food e slow-life si diffonde il bisogno di riflettere e di godere di un ritmo più rilassato e meno frenetico. La bicicletta è il mezzo di trasporto più adeguato, che rappresenta meglio questo nuovo sentire perché ti consente di muoverti (e anche di viaggiare per il mondo) con questo respiro più ampio, ti aiuta a conoscere il mondo più intensamente, più profondamente entrando dentro la realtà, non sorvolandola.
In questi ultimi anni anche in Italia sono stati fatti molti progressi. I cicloturisti stranieri hanno avuto il piacere di fare certi percorsi ciclabili: penso alla pista ciclabile dell’Adige in Trentino e nel Veneto, alla cosiddetta AIDA (Alta Italia da Attraversare) dal Moncenisio a Trieste, alla Via Silente nel Cilento, alla Ciclabile dell’Acquedotto Pugliese, alla Ciclovia del Sole. È la dimostrazione che questo tipo di turismo è in piena espansione e porta anche sviluppo economico attraverso l’incremento di molte piccole attività collaterali. Quale sarà la prossima avventura? Beh, di sogni il cassetto è sempre pieno ma nello specifico c’è un progetto, a dire il vero abbastanza ambizioso, che sta per essere realizzato, cioè dovrebbe avvenire nell’estate del 2022, emergenza sanitaria permettendo. È l’attraversamento di tutto il Canada e dell’Alaska, da Calgary fino a Prudohoe Bay, la cittadina più a Nord dell’Alaka, affacciata sul Mar Glaciale Artico. È un progetto articolato che si svolge a staffetta e che prevede di completare il percorso in bici del grande viaggiatore Mauro Talini, che nel 2013 è partito dal punto più meridionale dell’America del Sud per raggiungere la località più a settentrione dell’Alaska, per sensibilizzare il mondo sulla problematica del diabete e per raccogliere fondi per una missione di suore nel Sudamerica che aiutano i bambini locali. Raggiunto il Messico, Mauro è stato investito e ucciso da un camion. Ora l’associazione fondata in suo onore “Ancora in viaggio” vuole completare il suo viaggio partendo dalla cittadina del Messico dove è stato travolto e, in sei tappe percorse da sei coppie di ciclisti, fare arrivare idealmente l’amico Mauro a realizzare il suo sogno drammaticamente interrotto. Io e l’amico Dino, già fidato compagno di viaggio in Patagonia, percorreremo l’ultima tappa, di oltre 4.200 chilometri in circa 30 giorni. Un’altra immersione totale nella natura selvaggia e incontaminata, ulteriore avvicinamento alla bellezza estrema e aspra già toccato con mano sia nell’arrivo a Capo Nord in Norvegia (nel 2007) che nel viaggio in Patagonia due anni fa. Alice Martini
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Senza Orario Senza Bandiera
Il grande viaggio Raccontare la storia delle antiche Carovaniere dell’Asia, di cui la Via della Seta faceva parte, è un po’ come narrare la storia del mondo. Quasi due terzi di quello che si trova scritto nelle enciclopedie storiche del pianeta si è svolto in quei luoghi dove correvano le vie commerciali dell’antichità che, per oltre due millenni e senza soluzione di continuità, hanno costituito un ponte tra Oriente e Occidente. A parlarci di tutto questo e a presentare la sua ultima fatica letteraria “Il Grande Viaggio”, mercoledì 6 ottobre, nell’ambito dell’iniziativa “Senza Orario Senza Bandiera” è tornato a Montecchio l’antropologo David Bellatalla. David è nato a La Spezia, ricercatore e studioso di nomadismo e di sciamanesimo, da oltre venticinque anni svolge ricerche sul campo in ambito antropologico. Ha viaggiato, studiato e raccontato popoli e minoranze etniche di tutto il mondo, realizzando documentari, mostre fotografiche, articoli per diverse riviste del settore. David ha catturato la nostra attenzione durante tutta la serata con i suoi racconti affascinanti e ricchi di aneddoti, ci ha irretiti facendoci viaggiare nel tempo assieme alle carovaniere che hanno percorso per millenni le vie della seta, ci ha raccontato come è nata l’idea di creare un’opera straordinaria assieme all’amico fotografo Stefano Rosati e alla fine si è intrattenuto con noi rilasciandoci la seguente intervista: Il Grande Viaggio da lei fatto nel 1992 sarebbe ripetibile oggi? No, oggi non sarebbe possibile, per i conflitti in atto e per le diverse aree geografiche ancora “chiuse”. Per queste ragioni Stefano Rosati, per realizzare la sua parte del volume, ha dovuto saltellare qua e là nel continente euroasiatico. Io e Dino siamo stati davvero fortunati ad aver fatto il nostro Grande Viaggio in quella finestra di tempo senza conflitti e tensioni, un periodo di pace che storicamente lo si ritrova solo durante il periodo della cosiddetta Pax Mongolica. Com’è diventato un antropologo? Sono una persona che ha cercato di coniugare lo studio e la ricerca alla solidarietà, dimostrando che è possibile attraverso le nostre azioni operare su entrambi i fronti, sia quello scientifico che su quello umanitario. Ho cercato di portare questo messaggio ad un ampio pubblico, dal mondo studentesco a quello dei grandi eventi internazionali. Le pubblicazioni, le con-
ferenze e i corsi che tengo sono un mezzo per raccontare tutto ciò, ed ecco il motivo per cui, la maggior parte delle mie pubblicazioni servono a raccogliere fondi per progetti umanitari. Perchè ha deciso di vivere in Mongolia? Ho scoperto che il modello sociale nomade non era quello che ci avevano raccontato. Ho toccato con mano una realtà lontana anni luce dalle descrizioni, che, sin dall’antichità, hanno dipinto a tinte fosche queste comunità oppure le hanno idealizzate, e scoprire invece una realtà umana estremamente complessa nelle dinamiche sociali, nella loro spiritualità e anche nelle relazioni interculturali. Avvicinare il mondo dei nomadi, delle società viaggianti, come amava chiamarle l’amico e mentore Eugenio Turri, significa scoprire un modello culturale molto diverso da quello sedentario nel quale viviamo noi, ma non per questo meno interessante. Ecco allora il motivo, legato all’imprevisto incontro con questi mondi in continuo movimento, che ha determinato la mia scelta di proseguire le mie ricerche e poi di fermarmi in Mongolia. In un mondo che corre spasmodicamente alla globalizzazione, omologandosi, perché è importante tutelare la diversità? Nel Corano si legge “Vi ho creato popoli e tribù diverse affinchè vi conosciate, per comprendere l’importanza dell’Unità nella differenza”. Penso che nella frase coranica si legga un messaggio universale che ci indica come le diverse storie dei popoli e delle civiltà siano
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legate ad un continuo processo di interazione che non preclude la differenza, bensì la rafforza. Facendoci capire come ogni piccolo, o grande gruppo umano, abbia utilizzato in modo diverso informazioni, speculazioni filosofiche, concetti religiosi e tecnologie, per rispondere alle proprie esigenze e alle necessità di sviluppo e di crescita con cui doveva confrontarsi nel corso della propria esistenza. La differenza è la nostra ricchezza, perchè rappresenta lo stimolo continuo al miglioramento, lo stesso insegnamento che ci arriva dalla mitologia di ogni civiltà e cultura, e dove anche l’eroe, dopo le mille peripezie del suo viaggio, farà ritorno a casa portando con sè questo messaggio universale, consolidando principi e valori universali. Qual è stato “l’imprevisto” che l’ha fatta incontrare con Dino De Toffol e Stefano Rosati? “Togli alla vita l’imprevisto e questa si ridurrà ad un transito di cibo” è la frase di Giuseppe Tucci che la dice lunga sulle opportunità che spesso ci si presentano davanti, senza preavviso, nella nostra vita. Sono come un treno che si è appena fermato sulla piattaforma dove ci troviamo con il nostro zaino, e improvvisamente le porte si aprono e, senza sapere quale sarà la destinazione finale, prendiamo il nostro bagaglio e saliamo sul convoglio. Oppure possiamo rimanere in attesa, per essere sicuri della nostra scelta, e vedere sul tabellone la destinazione e l’orario di partenza ed arrivo del treno. Ma spesso, durante l’attesa, le porte si sono già richiuse e il convoglio in un attimo è già scomparso dietro l’ultimo edificio della stazione ferroviaria. Gli incontri che ci cambiano la vita sono così. È così che ho incontrato i miei compagni di viaggio. Ci può spiegare perché visto che le vie delle seta sono molte se ne parla al singolare? Il geografo tedesco Ferdinand Von Richthofen alla fine dell’Ottocento coniò il termine “la Via della Seta” per indicare quel tratto delle antiche carovaniere che portavano il prezioso tessuto, dalla capitale del Celeste Impero, l’antica Sera Metropolis dei Latini, l’odierna
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Xi’an nello Shaanxi, fino a Roma. Con il passare dei decenni il termine è divenuto un “luogo comune” universalmente riconosciuto. Nella grande mappa che ho realizzato insieme ai cartografi di Montura, sono illustrate tutte le piste che, sin dal Terzo millennio a.C., sono state utilizzate per i traffici commerciali. Nella mappa che si trova nel volume appena pubblicato ci sono anche le “piste settentrionali” delle antiche vie carovaniere. Perchè un altro libro sulla Via della Seta? Il messaggio tra le righe di questo volume, è la testimonianza delle mille storie che si intrecciano lungo le Vie della Seta, nel Grande Viaggio dell’umanità, dall’epoca in cui i nostri antenati uscirono dall’Africa per colonizzare l’intero pianeta. La capacità di far sognare, attraverso il racconto, i mille racconti, le tante persone che, senza aver mai visto le meraviglie di cui si parlava, erano in grado di immaginare, sognando di poter raggiungere quei luoghi, intraprendendo il loro Grande Viaggio. Oggi stiamo correndo il rischio di perdere questa peculiare caratteristica, quella di sognare attraverso il dialogo, la stessa che ci ha salvato e portato a colonizzare l’intero pianeta. Le storie che si rincorrono, si intrecciano lungo le antiche vie commerciali, sono un monito, l’ennesimo messaggio che le nuove generazioni devono nuovamente fare loro, per tornare a sognare, per rimettersi in gioco in prima persona, in quel grande Viaggio che è l’essenza della sopravvivenza della nostra specie. Daniele Giaretta