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nea arterivista anno 1 n. 1

periodico di arte contemporanea

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dopo polis arte e rinascita urbana a pag. 2

Giuseppe Percuoco a pag. 4


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neanata

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editoriale

cosa: PULCINELLA ESSENZA LIQUIDA chi: Nicola Russo e La Scarabattola

dove: Nea ArtGallery via Costantinopoli, 53 - Napoli www.neartgallery.it info@neartgallery.it 081 0332399

Dopo Polis

Nea Artgallery ha cominciato la sua avventura puntando lo sguardo sulla realtà che la circonda. Napoli, con le sue contraddizioni e la sua naturale creatività, ha offerto i primi spunti per lanciare il progetto culturale che la galleria di via Costantinopoli intende perseguire. L’obiettivo è infatti da un lato quello di raccogliere le risorse artistiche del territorio in uno spazio alternativo al solito circuito e dall’altro di proporre l’arte contemporanea al pubblico senza diaframmi. Accorciare le distanze, in estrema sintesi. Ventisette artisti diversi per età, background e stili hanno condiviso insieme uno stesso spazio e soprattutto una stessa idea di mostra, la prima tenutasi da Nea. Il risultato è stato “Polis”, un’esplosione di linguaggi, messaggi, spunti di riflessione differenti, un vortice che ha permesso a Napoli di svelarsi nelle sue forze creative. La mostra ha fatto conoscere, attraverso un solo sguardo d’insieme e in pochi metri quadri, l’eterogeneità degli artisti che vivono a Napoli e che la fanno respirare. È stato esplorato l’eclettismo di cui sono capaci, reso ancora più sorprendente e spiazzante dalla contiguità spazio-temporale delle loro opere, occasione offerta dall’evento mostra. Se si guarda alla creatività di Napoli, si intraprendono le strade più diverse. Si va oltre e

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si reinventa la tradizione artistica e culturale della città che a volte è stato un ostacolo soffocante alla sua stessa crescita in senso moderno. Si viaggia verso diverse direzioni, nella provocazione, nell’esplorazione della memoria, nell’osservazione lucida e spietata della società odierna. C’è tra i visitatori di “Polis” chi ha ha sofferto di questa estesa diversità, presentata senza filtri di sorta. La medesima appartenenza geografica può in effetti non bastare a sostanziare una mostra e l’elevato numero di artisti coinvolti può aver avuto tra le sue conseguenze quella di contribuire ad una visione forse “caotica”. Ma il fine della mostra è stato proprio quello di esporre la vivacità artistica urbana attingendo dal caos che la genera, quel sano trambusto di linguaggi espressivi che da sempre riverberano l’animo denso ed intenso della città. “Polis” è andata oltre l’appartenenza geografica proprio nella sua densità di linguaggi, nell’incrocio spudorato di stili e poetiche, tra loro antitetiche ma nell’insieme complementari, che hanno mostrato una Napoli d’arte in linea con i tempi e con il mondo, più che mai “contemporanea”. L’apparente caos è ricchezza umana e creativa. Per Nea Artgallery gli artisti e le loro idee sono un patrimonio da cui attingere per dare linfa vitale al tessuto sociale e urbano ed è questo che la mostra ha voluto dire a voce alta, in un coro di ventisette artisti tra nomi noti e giovani promettenti. L’idea è stata accolta con favore dai napoletani che con curiosità e interesse sono intervenuti al vernissage e hanno continuato a frequentare la

quando: vernissage venerdì 17 febbraio 2012 ore 19.00 galleria anche successivamente. Si potrebbe leggere in questa calorosa partecipazione il desiderio degli abitanti di questa città e non solo degli habitué del milieu artistico a vivere Napoli attraverso spazi aperti come Nea, dove un pubblico realmente trasversale può interagire con le opere e gli artisti in modo fluido, svincolato dalle dinamiche che sottintendono ormai il “sistema” dell’arte contemporanea. Questo dialogo vivace e continuo, gioioso in qualche modo, tra fruitore d’arte e artista dovrebbe candidarsi a essere l’essenza costante del rapporto tra gli stessi soggetti e della loro reciproca interazione. Per questo motivo Nea Artgallery vuole essere uno spazio spalancato all’arte e agli artisti che, senza intermediazioni e bypassando le logiche del mercato contemporaneo, interloquiscono direttamente con il pubblico. Nea continuerà il percorso intrapreso in tal senso. Allo scopo vale la pena segnalare una delle novità, Apnea, che prenderà corpo nei prossimi mesi in galleria. L’iniziativa consiste nella predisposizione di una piccola isola espositiva costituita da un pannellomonitor dal quale saranno continuamente trasmesse le immagini di due opere inviate alla galleria da ogni artista che intende presentarsi al pubblico di Nea e con cui si potrebbe iniziare a collaborare per progetti futuri. Nella consapevolezza che non tutti potranno essere coinvolti nella programmazione, si è deciso di dare comunque a ognuno la possibilità di avere un minimo di visibilità all’interno della galleria. Per informazioni: info@neartgallery.it

istantanea upnea extranea linea Luca Sorbo Gabriele Castaldo a pag. 8 a pag. 5

Pasquale Napolitano a pag. 10

Gaspare Da Brescia a pag. 12


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polis

I fondatori di Nea Artgallery: da sinistra Claudia Oderino, Bruno La Mura, Raffaele Scuotto, Luigi Solito, Manuela Sorrentino, Emanuele Scuotto, Alba La Marra, Salvatore Scuotto e il piccolo Ciro Solito.

In questa pagina, al centro: ingresso in NEA artgallery (in primo piano Arte infesta di Salvatore Scu8, sullo sfondo Sesto comandamento di Giuseppe Zevola). in basso: inaugurazione di Polis .

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mediterranea Giuseppe Percuoco*

Arte e rinascita urbana Da diversi anni lavoro in giro per l’Europa e da un anno e mezzo mi sono fermato a Londra, nel cosiddetto “east-end” londinese che è, da alcuni anni ormai, un vasto e popoloso laboratorio di innovazione sociale, costruito attorno alle sue diversità. Qui l’ennesima ondata di crisi globale ha innescato un meccanismo di svuotamento e ripopolazione delle aree ex-industriali del quartiere, con conseguente arrivo di migliaia di artisti e creativi in cerca di spazi lasciati vuoti. In queste terre di nessuno, ritagli di città ai margini del nuovo quartiere olimpico, l’arte è diventata uno dei principali strumenti di riqualificazione urbana. Qui sono nati numerosi progetti di arte “pubblica” volti ad affrontare in ma-

niera euristica le problematiche urbanistiche di recupero dell’east-end londinese. Una visualizzazione artistico-culturale dello sviluppo del quartiere che ha aperto gli occhi dei cittadini oltre gli orizzonti cognitivi presenti nei loro ambienti e ha quindi stimolato la “motivazione” sociale necessaria per innescare il cambiamento. Portare l’arte sul territorio ha rappresentato un occasione per far uscire la creatività dai luoghi in cui è spesso segregata, di porla a stretto contatto con la gente comune e allo stesso tempo di rivalutare l’ambiente urbano. Un’iniziativa di riqualificazione urbana efficace deve sempre prevedere azioni

specificamente sociali. La realizzazione di progetti di arte pubblica nell’east end londinese ha favorito l’integrazione delle due principali dimensioni, quella urbanistica e quella sociale, dello sviluppo del quartiere, allargando la base di partecipazione dei cittadini al processo di riqualificazione delle aree abbandonate. Immaginate un percorso simile nelle zone dismesse di Napoli e della sua periferia. Da secoli città d’arte e fucina di artisti, Napoli avrebbe tutte le caratteristiche per realizzare un processo simile e valorizzare così vaste zone della sua complessa e affascinante realtà urbana. * creative industries consultant


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istantanea Luca Sorbo*

Biasiucci: l’assoluto e le impronte di realtà Napoli è città stratificata, porosa, attraversata in superficie da profonde contraddizioni, eppure queste lacerazioni non intaccano mai la sua identità ed un profondo misterioso equilibrio. La sua luce, i tanti luoghi magici sono anche i soggetti della ricerca visiva di Antonio Biasiucci. La sua fotografia interroga ed esplora la realtà alla ricerca del senso profondo. La lava, i teschi del cimitero delle Fontanelle, il tufo, il mare, l’aria sono gli intermediari attraverso cui cerca il contatto con il mistero. Il nero è il ventre fecondo in cui si attuano continue epifanie dell’assoluto e le fotografie sono la traccia sensibile di questo incontro\scontro con il mistero. Il motore del suo agire è la necessità interiore che trova nel

linguaggio fotografico lo strumento indispensabile per cercare il contatto con il mistero degli oggetti. Da notare poi la tecnica pregevole sia di ripresa che di stampa che ritrova nel B\N chimico lo strumento ideale per esaltare i neri, registrare i dettagli e gestire i contrasti. Il recupero della memoria personale nel paese natio di Dragoni nell’alto casertano, si trasforma in recupero della memoria dell’uomo e della sua origine esplorando il magma e la materia misterica della città di Napoli. La ricerca di Biasiucci trae spunti interessanti dalle sue esperienze giovanili con il teatro di avanguardia e soprattutto con l’amicizia di Antonio Neiwiller. La sua fotografia nasce attraverso la creazione di una tensione emotiva, che

si estrinseca nell’esplorazione di un luogo circoscritto, che viene visivamente drammatizzato, esaltandone i contrasti ed i neri profondi. Le esposizioni dei suoi lavori sono sempre funzionali al contenuto delle immagini e coinvolgenti per il pubblico. Stesso discorso per i libri che sono pregiatissimi prodotti editoriali personalmente e maniacalmente curati dall’ autore. Lo spettatore è invitato a partecipare alle dinamiche delle foto e vivere in se stesso la ricerca di assoluto dell’autore. Biasiucci è una presenza sobria e discreta in città, che non abbandona e che continua a fornirgli spunti per la sua ricerca creativa. * fotografo professionista

Nella pagina accanto: inaugurazione di Polis . In questa pagina, da sinistra a destra, dall’alto in basso: Equilibri improbabili e Wonderful world di Attilio Michele Varricchio, I legami di Anita Agresta, Bolla Papale di Nicola Russo.

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Sotto: Avviso di Salvatore Vitagliano e I-denti-kit di Francesco Pischetola

.A destra in alto: Pulcinella Velato di Emanuele Scu8. Omicidio al mercato dei Vergini di Sergio Siano. Pompei 2010 d.C. di Cesare Abbate.


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A sinistra: Fragments di Mac, La risulta del BaccalĂ di Ulderico, Le sorgenti del Nilo di Francesco Pischetola, Roots, self portrait from my past life di Speranza Casillo.

Qui in basso: Sphere "Damn" di Vincenzo Spagnuolo e Aquilonia di Francesco Rinaldi

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upnea Gabriele Castaldo*

LAN il museo possibile

In questa pagina: Caravaggio di Massimiliano Mirabella, Eau di Giuseppe La Mura,Museo della memoria di Giuseppe Monda

Il 14 maggio 2011, nel Complesso Monumentale dei Santi Apostoli, sede del Liceo Artistico Statale di Napoli, si è svolto il convegno “Quale Museo?”, promosso dal dirigente scolastico Renato Savarese. A discuterne con me c’erano il dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale Diego Bouchè, l’ispettore Ministero dell’Istruzione Franco Lista, la storica dell’arte Lorella Starita. Tra i presenti, tanti artisti, architetti ed operatori culturali, invitati per dare il loro contributo di idee ad un progetto che sto portando avanti dal lontano 1994. Con questo convegno si è dato seguito alle iniziative già promosse e finalizzate alla realizzazione del Museo del LAN, come la

Mostra di Pasquale Coppola “Materiae”, del Dicembre 2007 e la mostra di Errico Ruotolo “Attraverso il Paesaggio” del maggio 2008. Queste iniziative sono state l’avvio di un progetto ambizioso, la predisposizione di uno spazio espositivo molto suggestivo che comprende il salone d’ingresso, lo scalone monumentale, la grande terrazza, la passeggiata dei frati e la scala elicoidale che potrebbe diventare il nostro piccolo Guggenheim. Uno spazio importante, non solo perché interno ad una scuola, ma perché ideale completamento dell’itinerario dedicato all’arte contemporanea, che partendo dalla Pinacoteca dell’Accademia di Belle Arti, passando per il Conservatorio S.Pietro a Maiella, arrivi sino al MADRE. Penso ad un Museo permanente e flessibile con una struttura organizzativa idonea, che raccolga opere che vadano a colmare quelle lacune che non consentono una lettura esaustiva del fenomeno artistico napoletano del Novecento e attuale. Tale progetto potrà essere realizzato con la raccolta di opere donate dagli artisti e scelte da un comitato tecnico scientifico. Tali opere saranno fotografate ed acquisite ad alta definizione per realizzare un catalogo virtuale, un

sito internet che consentirà a questo museo di iniziare a vivere con allestimenti e mostre temporanee e virtuali. Sarà necessario bandire un concorso di idee, coinvolgendo la facoltà di Architettura, per moltiplicare gli spazi a disposizione, migliorando il rapporto cubatura superficie utile e facendo nascere un’associazione culturale che possa trasformarsi successivamente in fondazione. Un Museo aperto a tutti gli artisti che vi hanno operato come insegnanti, ai tanti artisti che vi sono passati come allievi, a tutti gli artisti che in qualche modo hanno avuto un rapporto con questo Istituto, senza nessuna preclusione. Una grande chiamata alle armi per tutti coloro che hanno contribuito con il loro lavoro alla sprovincializzazione di questa città. Un Museo accogliente, condiviso, senza esclusioni, né esclusi. *artista


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appuntamenti /napoli BRUNO DI BELLO: FRACTALS & OTHER | Palazzo delle Arti di Napoli | 21 gennaio/19 febbraio 2012 In questa pagina: Stockholm (Syndrome of) di Pasquale Napolitano, Seduta ciuccio di Massimo De Chiara e Lorenzo Santaniello, Fruit Killer di Massimo De Chiara, Se io fossi di Oni Wang e Antidoto di Lisa Weber.

ANDREJA KULUNCIC: SEI OTTIMISTA SUL FUTURO? | Madre Museo d’Arte Donna Regina | fino al 6 febbraio 2012 MARIO PERSICO: NO | Madre Museo d’Arte Donna Regina | fino al 19 marzo 2012 FAUSTO MELOTTI | Madre Museo d’Arte Donna Regina | fino al 9 aprile 2012

SETTE OPERE PER LA MISERICORDIA | Pio Monte della Misericordia | fino al 19 febbraio 2012

ARTE PORDENONE - Fiera d’arte moderna e contemporanea | Pordenone | www.artepordenone.it | 31 marzo/2 aprile 2012

ARTE POVERA PIÙ AZIONI POVERE 1968 | Madre Museo d’Arte Donna Regina | fino al 20 febbraio

/italia ARTE FIERA | Bologna Fiere | 27/30 gennaio 2012 | www.artefiera.bolognafiere.it AFFORDABLE ART FAIR MILANO | Superstudio Più, via Tortona 27 | www. affordableartfair.it | 2/5 febbraio 2012

/mondo LONDON FAIR ART | Londra (Gran Bretagna) | www.londonartfair.co.uk | 18/22 gennaio 2012 ART ROTTERDAM - Fiera Internazionale di arte contemporanea | Rotterdam (Olanda) | www.artrotterdam.nl | 9/12 febbraio 2012 ARCO - Fiera Internazionale di arte contemporanea | Fiera di Madrid (Spagna) | www.ifema.es | 15/19 febbraio 2012 TEFAF MAASTRICHT - Internazionale d’arte e d’ antiquariato | Mecc Maastricht (Olanda) | www.tefaf.com | 16/25 marzo 2012 ART PARIS - Foire d’art moderne et contemporain | Grand Palais - Parigi (Francia) | www.artparis.fr | 29 marzo/1 aprile 2012

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extranea Pasquale Napolitano*

Studi per l’intonazione del mare: riflessioni sulla “cosa” Caravaggio, Sade, la Scarabattola, Abu Graib

1. Erri De Luca, Napòlide, Dante & Descartes, Napoli, 2010 2. Slavoj Zizek, Credere, a cura di Marco Senaldi, Meltemi, Roma, 2005 3. Slavoj Zizek, L’immagine tra realtà e Reale, in “Itinerari Filosofici”, 1998 4. Hermann Nitsch, nel suo importante testo sull'Essere (Das Sein, Morra Edizioni, 2010) la definisce “Un fondo senza fondo”. 5. Scrive il compositore nell’introduzione contenuta nelle note del cd.

Nel pensiero di Lacan, l’immagine della perversione si delinea come il ritratto di una realtà che ha perso qualsiasi appiglio all’ordine simbolico, una realtà deformata nei contenuti e nei modi stessi della sua rappresentazione. La perversione infatti è nel soggetto della rappresentazione: l’invertito, l’a-normale, che si esprimono nei termini della trasgressione, dell’oscenità, della crudeltà, del male e dell’estremo, in poche parole di quel perturbante che atterrisce e che inquieta e nel metodo stesso che l’arte ha utilizzato per rappresentare il suo soggetto: il linguaggio della rappresentazione, infatti, perde quell’equilibrio linguistico-formale che gli consentiva di incontrare il perturbante, senza che quest’incontro risultasse catastrofico. Questo senso di osceno, derivante dalla scelta rappresentativa dell’a-normalità è paradossalmente stato solcato nella dimensione del reale nella sua crudezza, dalla vergine prostituta di Caravaggio (al sileno ebbro di Diego De Ribera, esposto ancor per qualche giorno alla bella mostra a Capodimonte) al sesso squadernato di Courbet. Napoli (così come anche “Nea Polis” la versione disegnata, dall’itinerario espositivo di Nea Artgallery) in questo è perfettamente oscena: reale nella sua ineluttabile crudezza. Una città vera, fatta di conflitti e di strategie, in cui la ricerca del bello è vissuta più che altrove come compensazione necessaria, come la più necessaria delle cose. Con le parole di Erri De Luca: “Chi è nato a Napoli si stacca, perde la cittadinanza. É napòlide. Porta nel sistema nervoso un apparecchio cercapersone messo dalla città in ognuno dei suoi. […] Su Napoli non si ha il diritto di sguardo dall’alto, solo il vulcano ha titolo per sovrastare. La sua orbita sta spalancata nelle cartoline e negli incubi. E’ bene che

resti cieca. […] Il vulcano è un faro piantato nel sistema nervoso. I napoletani ereditano da una generazione all’altra un corredo di storie catastrofiche, avvertimenti, minacce, miracoli, ed una vasta raccolta di eruzioni illustrate: è un popolo tellurico“ 1. Il Reale si può definire come ciò che non compare mai direttamente. Esso si presenta come una sorta di Cosa, traumatica e priva di forma, che impone la costituzione di un sistema di comportamenti atti a preservare la sussistenza del soggetto stesso di fronte al mostruoso, all’eccesso di ciò che sta al di fuori. Il Reale rappresenta quel perturbante dal quale il soggetto deve distanziarsi nella costruzione della realtà. Esso è dunque “l’ostacolo che distorce per sempre la nostra percezione della realtà, introducendo in essa macchie anamorfiche” 2. Dunque “il nocciolo della realtà è l’orrore, l’orrore del Reale, e ciò che costituisce la realtà è quel minimo di idealizzazione di cui il soggetto necessita per poter sopportare il Reale” 3. Il Reale si può identificare, indirettamente, anche in quel godimento osceno che riemerge al centro di quelle trame concepite per poterlo arginare. Sembra di sentire la descrizione del costante e sotterraneo martirio quotidiano di Abu Graib, Guantanamo, e degli infiniti genocidi seriali e dati per scontati, di cui Guernica, coi suoi corpi piangenti e maciullati è ancora oggi archetipo visuale e propulsore immaginario. L’arte contemporanea infatti riesce bene ad evidenziare questa doppia perversione nella rappresentazione della realtà. L’arte, infatti, volendo indagare nell’inconscio dell’uomo e comunicarlo si è trovata dinanzi a quel Reale, a quel “vuoto senza fondo” impossibile da rappresentare se non attraverso una sovversione della grammatica del linguaggio artistico4. Ciò che ne emerge è un fantasma in-

forme, che non si esprime più nei termini del simbolico, bensì in quelli di un immaginario sempre più reale, e che provoca quella percezione estatica dell’irrazionale, dell’indefinibile e dell’incontenibile che ci turba e ci atterrisce, quell’estasi del Sublime che consente di elevare ogni oggetto artistico “alla dignità della Cosa”. È l’arte stessa, dunque, a subire quel senso di vertigine nel contrasto tra la dimensione del Reale e quella dell’Estetica, salvo poi aggrapparsi, attraverso il concetto di perversione, alla sfera del sublime, a quella dimensione estatica suscitata nell’umano sentire da tutto ciò che risulta essere indeterminato, i cui limiti sfuggono alle nostre capacità di rappresentazione e da tutto ciò che risulta essere oscuro o disarmonico. Lo stesso sublime espresso dai santimostri costruiti dai fratelli Scuotto nella loro “Scarabattola”: questi artefatti riescono in maniera coraggiosa e mirabile a sovvertire in filigrana i simboli retorici della presepialità barocca partenopea, sottolineandone il potenziale non addomesticato, il dionisiaco sempre citato e sempre imbrigliato nella rappresentazione eucaristica: l’osceno, pars destruens del sacro, come nel caso della loro eclatante scultura “Pulcivelato”. Arte perversa, arte oscura, ma sicuramente arte che conserva ancora una bellezza propria di ogni creazione artistica. Siamo, dunque, in presenza di un sublime che non esclude il bello, secondo le teorie romantiche di Schelling, il quale crede che l’antitesi tra bellezza e sublime si risolva in chi si pone, in veste di osservatore o di creatore, dinanzi all’oscura bellezza del perturbante Reale, come di fronte all’opera di Salvatore Sciarrino che da il nome a questa serie di riflessioni (Studi per l’intonazione del mare, Stradivarius, 2004), in cui è il suono delle onde del mare, quanto di più tacito e naturale, che sottratto alla vista della propria fonte sonora, appare agli occhi della mente oscuro e mostruoso: “Alle orecchie di chi apre la propria coscienza, il deserto si popola: sono le voci del silenzio intelligente” 5. * artista


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Coraggio per il rischio Anders Andreas Ryll*

Con una casa in cemento oppure con un vuoto appartamento dell’edilizia sociale riempito con solfato di rame, il progetto “Art Angel”, con le sue installazioni, abbandonava decisamente l’ambiente abituale delle gallerie e musei d’arte. Il passaparola correva veloce, le fila si allungavano a vista d’occhio. Gli appassionati d’arte si accalcavano lungo i muri barricati di legno delle case popolari abbandonate in un quartiere di Londra. Dopo ore di attesa, quattro persone per volta potevano entrare, con stivali di gomma ai piedi, nell’appartamento vuoto per assistere all’intervento dell’artista Roger Hiorns. Egli aveva fatto precedentemente riempire lo spazio con una soluzione di solfato di rame della quantità di 90.000 litri, svuotandolo successivamente. Siamo nell’anno 2008. “Un’idea semplice, ma estremamente difficile da realizzare”. Così Michael Morris descriveva l’installazione “Seizure”, con la quale Art Angel attirava il pubblico curioso di Londra in una casa popolare in fase di abbattimento vicino la Tower Bridge. È stato un tipico progetto Art Angel: “Realizzare progetti insoliti con artisti insoliti, i quali sono in relazione con luoghi specifici, dove normalmente non ci sarebbero.” “Seizure“ è stata una costellazione dell’insperato. I cristalli di rame avevano coperto i soffitti, le pareti ed i pavimenti dell’appartamento e brillavano in tante sfumature blu nella luce nuda delle lampade. Come se lo spettatore entrasse nella “grotta di Nettuno sul fondo del mare”. Si avvertiva un’incontrollata forza della natura che aveva riconquistato l’appartamento abbandonato. “In ogni progetto nuovo ricominciamo sempre da capo“. Ogni progetto è diverso dall’altro, ma è sempre un viaggio verso una meta sconosciuta. L’unica cosa tangibile che resta dopo la realizzazione di

questi interventi sono le numerose documentazioni nelle scaffalature della sede di Art Angel. Michael Morris e James Lingwood, il co-direttore, non sono artisti, né galleristi, né collezionisti, né tantomeno curatori o mecenati. Si definiscono semplicemente produttori d’arte. Il paragone con i produttori di teatro o cinema indipendente non è così sbagliato ma Art Angel è un’associazione di utilità pubblica, fondata nei primi anni ’90, che non è interessata al denaro e all’incremento di valore, bensì allo sviluppo del potenziale di nuove idee di Arte Pubblica. Le iniziative simili, presenti a Napoli, come la Fondazione Morra Greco, il Ventre

di Napoli, Largo Baracche oppure Momas sotterranei d’arte, da me ideato e curato, sono solo alcuni esempi nell’ambito del “produrre Arte site specific”. Nel progetto Nea Artgallery è ancorato fortemente questo principio dell’essere anche produttore, un punto di congiunzione tra artista e fruitore. Il mio nuovo progetto “It’s so rare to see…” (È così raro da vedere…) include esattamente questo tentativo di congiunzione e rientra nell’idea Una stanza per Napoli. L’arte deve animare la riflessione dell’uomo, costringerlo ad evolversi. Non dobbiamo mai dimenticare come l’arte contemporanea sia ideale per questo scopo. * artista e curatore

In alto: Juntos di Domenico Balsamo. Sotto: Il sosia di Massimo d’Orta

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linea Cresce sempre di più, la necessità di nuovi racconti, nel vissuto culturale di Napoli. Collocandoci al sud, ci poniamo l’urgenza di una svolta radicale, di una conversione intellettuale, che ci aiuti a vedere il versante invisibile della realtà. | Napoli è una festa mobile, dove la poesia, la musica, le arti e i mestieri sono il costrutto di ogni artista, che trova il coraggio dei propri

L’albero del sicomoro sogni. Oggi la multiculturalità, l’ambiente, le nuove energie e l’emergenza rifiuti impongono una svolta etica. | L’arte può e deve necessariamente coltivare sicomori e intagliare i suoi frutti che diventano buoni da mangiare, così che alla luce “delle prospettive nuove”. | Cammino per Napoli, pensando alla vita fatta di odori e suoni, di paesaggi mistici e antichi

Gaspare Da Brescia*

mestieri, coricandomi nel mistero che l’avvolge, imparando a praticare l’astratto, a conquistare una pizza, a rimanere immobile davanti alle numerose tessere della battaglia di Isso, a fondere negli occhi del mio amico formatore l’antico bronzo delle sue mani e fermarmi a guardare il Vesuvio incastrato tra le prospettive strette e verticali di Toledo. Cerco a Napoli un “nuovo inizio”.

* scultore

in copertina: Miracolo totale di Riccardo Ruggiano. In questa pagina: Dialogo di Domenico Balsamo.

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periodico di arte contemporanea

anno 1 | n. 1 | distribuzione gratuita In attesa di registrazione presso il Tribunale di Napoli

direttore responsabile: Fiorella Taddeo. in redazione: Antonello De Simone, Bruno La Mura, Salvatore Scuotto e Luigi Solito.

hanno collaborato a questo numero: Gabriele Castaldo, Gaspare Da Brescia, Giuseppe Percuoco, Anders Andreas Ryll e Luca Sorbo

progetto grafico: Luca Mercogliano. Stampa: Cangiano Grafica.

foto di Francesco Ciotola, Roberto Della Noce, Salvatore Renda e Emanuele Scuotto.

Un ringraziamento particolare all'amico Antonio Lombardi che con il suo sostegno ci incoraggia nel nostro fare.

editore: Associazione Culturale Nea Artgallery. redazione: via Costantinopoli, 53 - Napoli www.neartgallery.it | info@neartgallery.it 081 0332399.

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