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Mensile distribuito tra Modena, Bologna, Ferrara, Finale Emilia e Camposanto

MUMBLE: Mensile a gratis

NumeroDUE IV|nove

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Il manifesto dei propositi stabili È per il perduto senso critico e per la gioventù che ci attraversa

Cambiamento nella speranza della ribalta Scrivere, poesia, scrivere Educare al movimento le persone Agitando la curiosità Eccitante Facciamo dell’amore A gratis Che

siamo tutti ugualmente umani

Diciamo di imparare dalla

Farsi tentare dal giusto Abbiamo le nostre priorità Che ci si voglia bene bellezza...la nostra Terra

ascoltandosi Mangiare bene La fantasia, le sue contraddizioni

Credere nella storia e progettarsi l’avvenire e la tecnica Lo sviluppo sostenibile del mondo

Come scopo sociale guardare il diverso Sport dell’aggregazione

Scrivere un giornale Non dire bugie 01_mumble.indd 2

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Quello che avete in mano è il secondo numero di

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Esce le prima settimana di ogni mese. Tutti i contenuti e molto altro ancora su mumbleduepunti.bloog.it

internoUNO

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: EDITORIALE GIACOMO VINCENZI Cosa sono le stagioni se non un folcloristico ricordo di meteorologia popolare? Così per la scienza degli uccelli le rondini. Il Progresso ha sostituito quelle con la polvere di un’eterna estate moribonda, queste con le panciute silhouette di una specie non meno nota. Furono gli spagnoli ad esportare in Italia l'immobilismo assolutistico, nel secolo buio della nostra età Moderna: come narra il Manzoni (meno vero), “si manda[va]no in ronda birri che cacciassero gli accattoni al lazzaretto”. Ma a ben vedere oggi la ronda ha subito un’evoluzione, perché "nonostante i tagli e la crisi, è necessario … allestire una forma di sicurezza più moderna con la partecipazione dei cittadini”: il ministro dell’Interno ci indica il nuovo corso della giustizia, quello della pattuglia come momento di socialità partecipativa del paesano alla salvaguardia dell’ordine della propria comunità. Manca solo un paiolo di vin brulé e la Sagra della Giustizia può iniziare. Mumble: non è folclore, e preferisce le rondini. Mumble: dirà che le ronde sono brutte. Purtroppo non possiamo permetterci di iniziare con qualcosa di meno banale. E mentre il nostro governo fa di tutto per far sorgere invidie sociali, noi ci sforziamo di immaginare la solidarietà tra le persone. Con questa norma la primavera della sicurezza è lontana dalle nostre città e campagne: ce lo ricordano tutti i sindacati di polizia. A noi soprattutto fanno paura le facce sicure del mammifero catarifrangente, giustizialista suae speciei.

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Scrivi a mumbleduepunti@gmail.com

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n'iniziativa davvero encomiabile quella di un gruppo di amici che decidono di discutere pubblicamente su argomenti della nostra quotidianità. Credo che progetti come questo che sta iniziando a farsi conoscere proprio in questi mesi, siano oggi più che mai importanti poiché oltre a suscitare reazioni favorevoli o contrarie in merito a ciò di cui parlano, mantengono vivo il confronto fra differenti punti di vista, confronto che non dovrebbe mai venire meno e che si arricchisce con l'apporto di tutti e di ognuno. Mi viene in mente quella frase di Voltaire «non condivido le tue idee ma darei la vita per permetterti di esprimerle»! Occorre parlare e avere il coraggio di parlare di qualsiasi cosa in queste pagine, ma occorre anche lasciare lo spazio per le repliche dei lettori! In questo modo, anche

se solo su carta, nascerà un vero dialogo, non una discussione manipolata, e il vostro giornale sarà un esempio per chiunque! Mi auguro che il dialogo possa accogliere lettori, e punti di vista, sempre nuovi. Mettere insieme una pubblicazione, anche se di poche pagine, non è semplice: lo vedo anch'io con le uscite del Giornale Comunale. Richiede impegno, attenzione a ciò che si scrive poichè si sa di poter generare polemiche, ma è anche e soprattutto uno strumento che offre, a chi decide di sfruttarlo, la possibilità di mettersi in gioco, andando contro quell'aria di qualunquismo che, a mio parere, si inizia a respirare un po' troppo spesso! In bocca al lupo dunque per questa impresa: sono sicuro che avrà un successo superiore alle giustamente ambiziose aspettative! Buon lavoro e buona lettura a tutti... Luca Gherardi Assessore alla Cultura Comune di Camposanto (MO)

UDITE! UDITE!

Ve n e r d ì 2 4 A p r i l e p re s s o c i rc o l o O F F d i M o d e n a p r i m a f e s t a d i M umble : d a l l e o r e 2 2 c o n c e r t o d e g l i A t t i v i s t i e m u s i c a a s e g u i re , i n g re s s o € 3 . I l r i c a v a t o d e l l a s e r a t a s e r v i r à a l l a d i s t r i b u z i o n e g r a t u i t a d i M umble : p a r t e c i p a t e ! ” internoTRE

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Manuele Palazzi

Ho visto oramai troppi soprusi per rimanere in silenzio. Persone che appoggiano le proprie giacche o sciarpe o altro esterno, su sedie, panchine, tavole e in particolare sullo schienale della sedia. Certe volte persino per terra o su la maniglia de una finestra, o ancor anche sul lato più alto di una porta aperta inficiandone la chiusura. Ora, io mi sono accorto di ciò avendo una giacca (o cappotto, non ne ho mai capito la differenza sostanziale) molto lunga, ed appoggiandola su di uno schienale ho rischiato di farla trasare per terra o che qualcuno la calpestasse. Debbo fare un appunto su ciò: esistono certi sgabelli in grado di sollevare la mia giacca abbastanza, ma sono pochi e difficili da trovare. Gli attaccapanni sì, non sono ovunque e dovrebbero essercene poiché si può rischiare di metamorfizzare in uno di questi. Così ogni tanto per strada si vedon

certi individui in piena coscienza assopiti ed invece altri che sono appendini per i propri vestiti alla moda ed appariscenti. Come negli attaccapanni, quando usati, non è visibile altro la loro funzione appesa, così in questi imitanti la loro persona scompare e non restano altro che vestiti barcollanti su lembi di corpo invisibili ad occhio nudo. C'è anche chi in genere non vuol crepare dal freddo ed usa coprirsi a tutto punto.

Si imbacucca sittanto da non risultare riconoscibile. C'è chi è invisibile e si imbacucca troppo per ricercare una forma persa o che non riesce ad avere. In qualunque caso, lasciamo gli attaccapanni dentro i locali e per favore usiamoli per non rischiare ritorsione da questi in transitiva questione.

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NICOLA SETTI

La mia prima intervista. Sono agitato. Esco di casa un po’ in anticipo e mi fermo a bere un nocino nel primo bar che incontro. Poi mi avvio all’appuntamento con Marcello Maramotti (aka Marra Christmas!!!, da Fiorano, classe ‘82) e Roberto Bruni (bassista e chitarrista del gruppo, da Sassuolo, nato nell‘81) in un pub di Modena. Arrivano le birre e iniziamo a parlare del progetto musicale, realmente una delle cose più stupefacenti della scena musicale modenese. Partiamo dagli inizi e Marcello mi racconta che tutto è cominciato nel 2005 con il primo EP omonimo, quando ha fatto sentire all’amico Puglia (Puxx, tastierista dei Les Fauves e collaboratore del progetto) alcuni riff che ricordavano atmosfere natalizie. Da lì l’idea di sviluppare dei pezzi e registrare un EP di Natale da regalare a parenti e amici. Il disco è piaciuto e così hanno deciso di iniziare la tradizione. Ad oggi sono usciti “Oro, Incenso e Marra” nel 2006, “I Saw Marra Kissing Santa Claus” nel 2007

e l’ultimo “Marra Ho Perso l’Aereo” dell’anno scorso, in un continuo crescendo qualitativo. Ma quanto sono geniali i titoli? Direi almeno quanto le composizioni che contengono, a livello di ricerca melodica, testuale e di arrangiamento. Le ultime tre (le potete trovare sul sito www.myspace.com/marrachristmas) poi sono dei piccoli capolavori: “World Wide Xmas” ti entra in testa e non se ne

esce più, “Christmas Dawn” ha uno splendido testo e atmosfere newwave (non so com’è ma ‘sta qua mi commuove sempre) mentre “Porto” è una toccante folk-song. L’onestà, l’ironia, l’intelligenza e l’attualità del progetto Marra Christmas davvero scaldano il cuore. Scoprirlo nella mia provincia è stato una grande sorpresa, come le mattine in cui mi sveglio, vedo che nevica e ricomincio a guardare le cose che ho sotto gli occhi tutti i giorni, cose di cui di solito mi dimentico continuamente. Un regalo inaspettato. Del resto il Natale quando arriva, arriva. Anche a Pasqua! * L'intervista integrale la potrete trovare a breve sul sito: mumbleduepunti. bloog.it

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di Alessio Mori

E’ questo uno dei problemi, se non il problema principale, che interessa, scandalizza e tocca nel vivo gli italiani. E’ questo il tema che infiamma l’opinione pubblica e occupa le prime pagine dei giornali da mesi. E’ questa la parola che ha fatto vincere le ultime elezioni. Negli anni dell’ultimo governo Prodi vi fu un’impennata delle notizie di cronaca nera sui giornali del nostro paese: venne riportato di tutto, dal più efferato omicidio al semplice incidente domestico; non si sa se ciò fu un fenomeno voluto ed ingigantito per aumentare il senso di insicurezza della gente, o semplicemente distogliere l’attenzione da altre cose (problemi, ma anche successi ottenuti dal governo allora in carica, che tra tante cose discutibili fece indubbiamente altrettante buone opere, che raramente gli furono riconosciute). Resta il fatto che la sicurezza è un problema serio, reale e sentito e come tale non va sicuramente trascurato. Non è però l’attuale metodo italiano, a mio parere, quello giusto.

Citando altri giornalisti, è stato scritto che il governo sta promuovendo politiche di rassicurazione, non di sicurezza vera e propria: promettere nuovi agenti e mezzi efficienti è rassicurare, ripristinare i fondi per la manutenzione dei mezzi e per eventuali incrementi d’organico è agire per la sicurezza; inviare alcune migliaia di soldati in determinate aree delle maggiori città è rassicurare, procedere verso una velocizzazione dei processi che garantiscono certezza della pena è agire per la sicurezza; attuare una sorta di “strategia del terrore” ed individuare un “nemico comune”è utile alla strategia della rassicurazione, promuovere una seria integrazione ed affermare nettamente che “chi sbaglia, paga” (indipendentemente dal suo luogo di nascita) è agire per la sicurezza. La nostra classe politica, e il riferimento è trasversale, negli ultimi tempi ha fatto poco o nulla per migliorare la situazione: loro, che

dovrebbero essere i primi a dare l’esempio, hanno badato a sistemare prima di tutto le proprie beghe giudiziarie, promuovendo la cultura del “chi sbaglia e può permetterselo, non sempre deve pagare”. Allora il messaggio è sbagliato in partenza. Come si può pensare di combattere il crimine se chi è stato scelto per legiferare è il primo ad infrangere la legge e poi ha la presunzione e il privilegio di rimanere impunito? Come si fa a pensare di contrastare la delinquenza se la magistratura è costantemente sotto attacco? Accuse di politicizzazione, diffamazioni costanti e continui tentativi di ostacolare il lavoro svolto, promossi dalla classe politica stessa, non concorrono a dare l’immagine di un paese che ha a cuore la giustizia e la sicurezza. L’Italia viene quindi vista come una Bengodi del crimine, dove se commetti un reato (meglio se grave) rischi poco; il processo dura

“chi sbaglia e può permetterselo, non sempre deve pagare”.

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un’infinità; la prescrizione è una sorta di manna dal cielo che spesso scende in aiuto dei colpevoli; e, se proprio non si è riusciti a sfuggire alla condanna, c’è l’indulto. Perciò, malviventi di tutto il mondo, unitevi a noi, che c’è posto! Con l’arrivo della primavera, però, oltre agli ormoni, si sono risvegliate anche le coscienze;

di fronte ad una situazione che sembra diventata

insostenibile (ma non si conosce, né mai forse si conoscerà,

il crimine sommerso e non denunciato), una soluzione è spuntata dal cilindro:

la legge, dal graffitaro sotto casa fino ad arrivare alla banda pronta per una rapina. Ve lo immaginate un ipotetico titolo di giornale “Banda armata sgominata da assistente civico grazie al suo potente fischietto”? A me sembra fantascienza, e pare altresì solamente un palliativo per tener calma la gente e mostrare che per qualsiasi problema, il governo è pronto a trovare una soluzione definitiva e soddisfacente (recenti interviste riportano in merito commenti non entusiasti – per usare un eufemismo – delle stesse forze dell’ordine). Perché questo è il governo delle decisioni e delle soluzioni, specie se consentono di conquistare punti percentuali nei fantomatici Sondaggi di Gradimento. Il messaggio è chiaro: si parli di tutto quello che può essere calmierato con un bello slogan, e del resto non curatevene. Lasciateli fare, che loro sanno come agire; e non leggete i giornali, che diffondono solo pessimismo.

le RONDE. Chiamiamole pure come vogliamo (assistenti civici, volontari per la sicurezza,…), ma il fine è uno solo: supportare le forze dell’ordine (appiedate per mancanza di fondi) nel mantenimento dell’ordine. Poliziotti e carabinieri in pensione, dotati di pettorina, fischietto e cellulare che si offrono di fronteggiare chiunque abbia intenzione di violare

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LA PAURA

di Donato Gagliardi

Chi non comprende l’epica grandezza, la potenza visionaria e filosofica della saga di Guerre Stellari, potrebbe avere col sottoscritto vita assai dura. Sono sempre stato un fanatico di spade laser, robot a forma di supposta, regine planetarie ridotte in schiavitù sessuale e omini verdi. Tra le innumerevoli massime che Yoda dissemina lungo l’irta strada del suo bistrattato discepolo Skywalker, la più importante - ai miei occhi - è sempre stata:

“al lato oscuro della Forza la paura conduce” In effetti non ho mai capito perché il venerato maestro dovesse esprimersi come un mandriano sardo, ma dalla sua bocca solo verità incontestabili uscivano. Già, la paura, diceva, non la tolleranza. Non diceva l’accoglienza, il tentativo di comprendere il diverso, la buona educazione. A quanto pare è la paura a fottere tutto, anche gli jedi. Quindi mi sono documentato, su questa dannata paura, ché mai vorrei avere intralci tra me e il cavalierato jedi. Se interrogate un qualsiasi psicologo a riguardo, vi risponderà che la paura è un sentimento umano primario e non sostituibile, poiché garante della sopravvivenza dell’individuo e della specie. È grazie ad essa che ci cauteliamo, prendiamo precauzioni in circostanze dall’ esito ignoto, ma che potrebbe nuocerci. Lo psicologo Manuel Valenzuela va oltre e scrive: “A livello sociale, il dilagare di paura, ansia e insicurezza potrebbe arrivare ad occludere le capacità razionali della popolazione, generando un atteggiamento di sottomissione nei confronti dei potenti, facendo di noi esseri primati dediti alla ricerca della protezione garantita da chi ci governa o aspira a farlo. […] Una volta artificiosamente individuato un nemico esterno, è facile convincere un popolo che la sua stessa sopravvivenza dipenda dalla protezione offerta dai suoi sovrani”. Ma Valenzuela è americano, pertanto si potrebbero considerare le sue idee come non necessariamente applicabili al tessuto italiano. ...Sicuri?

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È parere di diversi analisti – in quota alle più disparate aree politiche – che in campagna elettorale il tema sicurezza sia stato centrale per chi ha vinto le elezioni. E come hanno solleticato le ansie degli italiani, gli scafati pidiellini e leghisti? Essenzialmente con sensazionalismi mediatici a tamburo battente, una sorta di strategia della tensione televisiva protratta per due anni. I dati ci dicono che nel 2006 (pieno governo sinistrato) si è registrata una diminuzione sensibile di tutti reati, eccezion fatta per quelli di violenza sessuale (verificabile su www.interno. it). Giandomenico Amendola, autore di “Città, criminalità, paure”, ci informa che il 2008 ha fatto registrare un nuovo miglioramento: certo, i reati sono diminuiti esat-

tamente nell’identica maniera in cui stavano calando negli ultimi mesi del governo Prodi. Sì, perché i record annunciati in pompa magna da prefetti e questure sono tali solo grazie al confronto col 2007, l’anno nero segnato dal boom dei crimini per effetto dell’indulto (norma votata dal governo Prodi e da Forza Italia). La contabilità reale dell’Italia armata, come afferma lo stesso Amendola, non cambia. Anzi. C’è un picco di rapine contro i negozi, c’è un peggioramento drammatico dell’immigrazione “clandestina”. Ma, attualmente, la copertura mediatica – e la relativa paura inculcata agli spettatori – è destinata principalmente ai reati sessuali, gli unici in costante aumento negli ultimi dieci anni. In effetti, l’enfasi posta su tale

argomento non è mai sufficiente: la violenza sulle donne deve essere debellata. Ma, per esempio, nulla si dice dei roghi all’ interno dei Cpt. Non si parla dell’aumento delle rapine. Non si parla di Aldo Bianzino, di Federico Aldrovandi. Fabrizio Battistelli, sociologo e autore de “La fabbrica della sicurezza”, ci spiega come mai, nonostante i reati non cambino, la percezione di paura è in calo: “C’è un black out nelle informazioni. I Tg e i grandi quotidiani non ne parlano quasi più. Dopo due anni passati ad esaltare ogni delitto, l’ attenzione è drasticamente diminuita, eccezion fatta per ciò che concerne i reati sessuali, veri “protagonisti” del momento”. Ma di interventi ne sono stati fatti: “Le operazioni – dice Battistelli - condotte contro i vertici camorristici sono lodevoli. Per il resto cosa abbiamo? Le rilevazioni delle impronte all’interno dei campi nomadi non meritano nemmeno di essere commentate. Abbiamo i grandi spot marziali di La Russa sui militari nelle città. A tale proposito vorrei ricordare che l’ Italia ha le forze dell’ ordine più numerose di tutta Europa. E poi le ronde, conseguenza diretta di campagne elettorali improntate alla diminuzione delle percezione pubblica di sicurezza, una colossale bufala secondo tutti, polizia per prima”.

Non solo nulla (di ciò che non si vuole dire) si dice, ma nemmeno nulla (di utile) si fa. E le nostre paure – quelle che ci rendono seguaci dei Sith e di Darth Vader sono mutevoli come i palinsesti televisivi. internoNOVE

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talking}

L. C., donna, 24 anni, laureata in Architettura presso il Politecnico di Milano. Ama le opere di Meyer, farsi offrire le cene e le ballate degli Scorpions. Sai cosa significa love talking? No. Me lo dici tu? Certo. Il love talking è l’attitudine a parlare con il proprio partner durante l’atto sessuale. Solitamente, quando si parla di love talking ci si riferisce ad un linguaggio a tratti scurrile, di incitamento al piacere o atto ad esortare il partner a fare ciò che si vorrebbe facesse. Hai mai praticato love talking? Credo di sì, ma è stato possibile perchè l'intimità e la complicità erano tali da non rendere la cosa volgare o imbarazzante, semplicemente naturale. La nostra opinione è che in Italia sesso e libertà sessuale siano concetti sbandierati in modo eccessivo, in pubblico e dai media, ma che in realtà all’interno della sfera privata rappresentino ancora un tabù. Cosa ne pensi? Più che un tabù, per me il sesso rappresenta un argomento estremamente delicato che DEVE essere affrontato in maniera coscienziosa da parte della sfera pubblica, senza dare spazio alla sua commercializzazione. Nella sfera privata invece deve essere

preso con maggiore leggerezza (sempre coscienziosamente), perchè è solo così che se ne può godere appieno. Le tre caratteristiche fondamentali per un rapporto sessuale appagante: Attrazione, copartecipazione, assenza di pudore. Cosa non deve assolutamente fare il tuo partner, durante il rapporto, per non rischiare di azzerare la tua eccitazione? Purtroppo un sacco di cose. Dovreste scrivere dei manuali d’istruzioni, voi donne. E andare in giro ognuna con il suo, come le macchine. Hai mai chiesto al tuo partner di realizzare tuoi desideri sessuali per i quali provavi vergogna? No. …ma ti è mai successo il contrario? Sì, ho cercato di assecondare le richieste, perché ho sempre preferito dare piacere piuttosto che provarlo. Che buona samaritana. Secondo te quali sono i posti e le situazioni in cui più frequentemente un ragazzo/a della tua età consuma rapporti sessuali? Sicuramente quando non si è piena-

mente capaci di intendere e di volere (magari a causa di alcol, eccetera) è più facile avere rapporti, anche se questo è molto triste. Per ciò che riguarda il luogo, un po’ ovunque. Hai mai avuto rapporti con ragazzi conosciuti il giorno stesso? No, e, ad essere onesti, è una cosa di cui vado abbastanza fiera. Una delle poche. Su col morale! Anche perché l’ intervista è finita! Ti senti in imbarazzo? In imbarazzo? No... ALlORa beviamo qualcosa insieme? ***

DONATO GAGLIARDI

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EVAGAZIONE GIORGIO PO

Mi capita spesso, ora che vivo in una città, di fermarmi ad osservare a qualsiasi ora del giorno i prigionieri del traffico. Appartengono più o meno a qualsiasi classe sociale, sono di tutte le età, e tutti presentano le stesse espressioni rassegnate. Semplicemente aspettano. Quando vado al supermercato provo più o meno le stesse sensazioni. I carrelli e i cesti si fanno riempire di frutta e verdura più o meno chimica, di surgelati, di cibo per cani. Spesso alle casse posso vedere gli stessi sguardi rassegnati che mi capita di vedere fra i prigionieri del traffico. Mi viene da pensare che la gente (io stesso) si è adattata ad un sistema di vita fuori dal proprio controllo, che

ti accompagna fin da piccolo, suggerendoti la direzione , lasciandoti solo all'apparenza la possibilità della scelta. Per questo, non ci accorgiamo di quello che stiamo facendo, nè ci vengono forniti i mezzi per cambiare le cose. Viviamo in un sistema che si autoalimenta e che si sorregge da solo, ma che allo stesso tempo non garantisce la sua durata, visto che la sua esistenza implica lo sfruttamento sfrenato di risorse che, anche se lentamente, si esauriranno. Continuiamo a sfruttare i suoli all'estremo, a tagliare alberi, ad estrarre materie prime, ad avvelenare l'aria e le acque, ad estinguere specie viventi.

Lentamente, spingiamo il nostro pianeta a trasformarsi in un luogo sempre meno vivibile, nel quale le future generazioni faticheranno a risolvere i vari problemi creati da questa bizzarra società. La cosa che però più mi sconvolge sono le posizioni dei potenti, che continuano a predicare la serenità e l'ottimismo, come se nulla fosse, come se non ci fossero abbastanza evidenze, come se fossimo tutti cretini. Bisognerebbe che,senza catastrofismi ne vittimismi tutti prendessero coscienza di ciò, e se davvero siamo così intelligenti come ci acclamiamo, lentamente potremmo veramente cambiare le cose.

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Storia di un cantastorie SANTE CANTUTI

Non pensiate ai cantastorie come a dei bizzarri uomini medievali in calzamaglia. Per trovarne non dobbiamo viaggiare molto nello spazio e nel tempo. Persino la nostra provincia modenese vantava, fino a pochi decenni fa, un buon numero di cantori ambulanti, portatori e divulgatori di cultura musicale, letteraria, storica e sociale: Mario Biolchini (detto “Radames”), Romolo Bagni (“Bagnìn”), Emilio Uguzzoni (“Sirudèla”), Lambertina Grandi Corradini (la “Curadèina”) e Bruno Vecchi (al “bel Bruno”). In particolare nella bassa, oltre al bel Bruno e a Bagnìn, il più celebre era il mirandolese Radames che già dagli anni Venti girò per tutta la pianura cantando episodi di cronaca e diventando in poco tempo un vero e proprio maestro in questa arte. L’apice della sua popolarità la raggiunse componendo una ballata sulla

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terribile banda di Adani e Caprari, due briganti che terrorizzavano la bassa da tempo.

“…or si trovava a Carpi / a Reggio e la Bestiglia / rapidamente passava / era una meraviglia / furti e delitti / rapine ancor / per la campagna / era un terror…” Ma la crisi del ‘29 si faceva sentire anche per i cantori ambulanti come lui e fu costretto a cercare un pubblico più vasto in Romagna. La sua pessima vista (all’anagrafe di Modena è definito “suonatore cieco”) peggiorava di anno in anno e si trovò costretto ormai ad accontentarsi di qualche spicciolo racimolato col suo violino nelle osterie. Radames morì

nel 1943 e l’Associazione Italiana Cantastorie lo elesse a socio alla memoria. I cantastorie della nostra terra sono stati parecchi, ma ormai li abbiamo poco a poco cancellati dalla nostra memoria. Le ricerche di Gian Paolo Borghi, Giorgio Vezzani e altri ci sono state utili per conoscere questi artigiani della parola e delle note, questi moderni trovatori che divertivano, informavano e commuovevano i nostri avi. Per quanto possa sembrare anacronistico, non mi dispiacerebbe affatto trovare in piazza a Mirandola o a Finale un nuovo Radames che mi racconti della Cispadana, dello stoccaggio di gas, che mi faccia ridere parlando dell’orrenda fontana arrugginita della piazza di San Possidonio e che mi faccia sentire più “mia” una terra a volte così fredda…

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LIN GUA CCE

Giacomo Vicenzi Si fa chiamare Mediolanum Corporate University, sta a Milano 3 City ed è un Master in Business and Communication. L’ha inaugurata mercoledì 18 Marzo la nostra ministra dell’Istruzione, Marystar, alla presenza dell’arzillo Ennio Doris. Carichissimo. Lei dice che quella dell’istruzione finanziaria è una sfida importante in un momento come questo. Ti credo. Dobbiamo formare i nuovi Managers. Sviluppare un moderno Know-how affinché il mondo della Corporate Finance non s’avviluppi ancora trascinando nella mota Seniors, Middle-classers e Lumpen. Bella forza. Perfino i sassi del monte Oreb saprebbero indicarci il modo per risolvere ‘sta Global Crisis: furtumque non facies. Lech Walesa poteva ricordarglielo in conferenza stampa,

quando s’è detto incuriosito “per il fatto che siete andati ad apprendere come fare questa esperienza in America… sono loro i fautori della crisi!”. Senza peraltro prendere le parti di quel Corporativism (cattolico). hMa i ministri della Repubblica mi confondono con le loro parole. Conoscono l’articolo 33 della Costituzione: scuole ed istituti privati devono esistere “senza oneri per lo Stato”. Eh già. Infatti la nouvelle vague della sponsorizzazione di Stato è più avanti ancora, possibilmente più ecumenica: è lo Stato che pubblicizza il privato, cioè un proprio concorrente. E tutti insieme sosteniamo il nostro prossimo, il Family Banker. Che importa per noi idee supercool: in America con quattromila Corporate Schools ci hanno fatto le scarpe a tutti! Clicco un Link a caso della Homepage, e vi trovo i Target della Faculty: I am, I work, I know. Ed il Campus è all’avanguardia in ogni dettaglio: pensate che

“le aule … sono state studiate attentamente nei materiali e nella disposizione per favorire lo studio”. La mente per un attimo riede alle nostre, di aule. Che bellezza: di questi tempi non è facile ottenere una rettoscopia a gratis. internoTREDICI

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MUMBLE: Mensile a gratis NUMERODUE IV|nove mumbleduepunti.bloog.it mumbleduepunti@gmail.com Direttore responsabile Giacomo Vincenzi Direzione Editoriale Sante Cantuti Donato Gagliardi Francesco Grimaldi Alessio Mori Manuele Palazzi Samuele Palazzi Giorgio Po Pierpaolo Salino Nicola Setti Progetto grafico Elena Golinelli Vignette Paolo d'Antonio Web design Matteo Vallini

MUMBLE: è un progetto dell'associazione culturale Visionnaire con il contributo del Comune di Camposanto. Questo è uno spazio pubblico, leggete e scriveteci! Stampato presso Graphic Center Via Posta Vecchia, 28 41037 Mirandola (MO)

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MUMBLE: Aprile 2009  

MUMBLE: Aprile 2009

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