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ISSN 2612-5978
Anno I - N.1 - Semestrale - Giugno 2019 - € 6,00 Italia - 5,50 ₤ UK
MODA E MOTORI MAGAZINE
N.1
Roberto
Marras | Kiasmo
Malizia
Rory Russell
Elena Fonga
Elvira del Monaco 3
Numero 1 Comincia un nuovo viaggio emozionante di immagini con immagini. Un percorso in cui la strada non è mai dritta. Alcune volte invece, la si vede così chiaramente che non si può fare a meno di fermarsi e chiedersi: Dove sto andando? (E qui mi ricollego ad una delle domande fatte durante l’intervista, presente in questo numero, alla splendida Elena Fonga.) Eppure a questa domanda non so ancora rispondere, o forse non voglio. In questo numero ci siamo soffermati un po’ di più sui dettagli preferendo l’essenzialità. Abbiamo voluto portare un po’ di “rumore calmo” dove tutto sembra frenetico. Cercare di tenervi sospesi tra la realtà e le sensazioni che proverete sfogliando la rivista. Quello che so per certo è che la strada è lunga e tutta in salita. Come i marinai sulla nave all’uscita del porto, guardiamo avanti. Indietro non si torna. Siete pronti per questa nuova avventura?
Number 1 Begins an exciting new journey of images with images. A path where the road is never straight. Sometimes instead, you see it so clearly that you can’t help but stop and ask yourself: Where am I going? (And here I connect to one of the questions asked during the interview, present in this issue, of the wonderful Elena Fonga.) And I can’t answer that question yet, or maybe I don’t want to. In this issue we focus a little more on the details preferring essentiality. We wanted to bring a little bit of “calm noise” where everything seems hectic; to try to keep you suspended between the reality and the sensations that you will experience flipping through the magazine. What I know for sure is that the road is long and all uphill. Like sailors on the ship at the port exit, we look forward. There’s no going back. Are you ready for this new adventure?
Antonio Marras, stilista. Vincenzo D’Alba, architetto e designer di Kiasmo. Un incontro nato da uno “scontro” di disegni su un foglio di carta che ha dato vita a nuove creazioni che si esprimono nel linguaggio della ceramica, della moda e del fatto a mano. Una “magica unicità” che trova riferimento continuo nelle loro origini che si intrecciano e si completano a vicenda.
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Antonio Marras, designer. Vincenzo D’Alba, architect and designer of Kiasmo. A meeting born from a confrontation of drawings on a sheet of paper which gave life to new creations that are expressed in the language of ceramics and handcrafting. A “magical uniqueness” that finds continuous reference to their origins that intertwine and complement each other.
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Linee uniformi La gamma dei grandi classici resta sempre attuale. Le novitĂ si percepiscono da piccoli particolari.
Uniform lines The range of great classics is always up to date. The novelties are perceived in small details.
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Verso la fine degli anni ‘70, Lancia sente la necessità di pensare un modello che sostituisca lo stile, ormai passato di moda, della Beta. Quest’ultima ebbe il compito, difficilissimo, di sostituire il famigerato modello Fulvia di grande successo sia nello sport che nella vendita commerciale. Il compito viene affidato a Giorgetto Giugiaro che disegna la Delta. Un auto due volumi, dalle forme squadrate e linee pulite, che rivoluziona quello che fino ad allora era stato lo stile Lancia. La Delta viene presentata al Salone di Francoforte del 1979. Il successo è tale che, l’anno successivo viene eletta Auto dell’anno. Ed è solo l’inizio. Nonostante si presenti particolarmente innovativa e sofisticata per quegli anni, nel 1983 viene sottoposta ad un aggiornamento. Nuovi motori, affiancano il 1.3 e 1.5 a benzina iniziali. Il 1.6 GT che porta la potenza a 105 cavalli e il 1.6 HF Turbo che aumenta i cavalli fino a 130 e la velocità fino a 200 km/h. Iniziano gli anni ‘80, gli anni del Mondiale Rally. Nonostante le vittorie ottenute con la Lancia 037 (Mondiale costruttori 1983), che ricordiamolo, aveva due ruote motrici, la supremazia del marchio Audi, con l’Audi Quattro A2, e della Peugeut 205, nel mondo rally è difficile da contrastare. Lancia si ingegna e presenta la “belva” la Delta S4. S sta per sovralimentata e il numero 4 per trazione integrale. Caratteristica particolare della S4 è il telaio costituito da una struttura reticolare di tubi saldati che la rendevano leggera e ne facilitavano la manutenzione. La versione da corsa non aveva nulla a che vedere con quella stradale. Di quest’ultima ne furono costruiti solo 200 esemplari necessari ad ottenere l’omologazione per il modello da corsa. Tuttavia, a dispetto dei suoi successi, l’S4 era davvero una “belva” difficile e pericolosa da gestire. Tra i vari incidenti che si susseguirono nel corso dell’anno quello più drammatico si verificò durante il Rally di Corsica del 1986. L’S4 di Toivonen/Cresto esce di strada e prende fuoco provocando la morte di entrambi. Il 1986 fu l’anno in cui la Delta stradale continua ad innovarsi grazie anche alle esperienze delle corse. Il risultato di ciò si traduce nella versione HF 4WD. La trazione integrale permanente consente alla vettura di mantenere il suo carattere sportivo con un maggior comfort e sicurezza. Su questa strada verrà realizzata l’Integrale con motore 16 valvole e i cavalli che arrivano a 200. Nel corso degli anni ‘90 seguono le varie versioni l’Evoluzione1 del ‘91 conosciuta tra gli appassionati come “Deltona” e poi la Evo2. Potenza e tenuta di strada sono inarrivabili. Fino al 1992, quando la Lancia si ritirò dal mondo delle corse, la Delta HF Integrale Evoluzione aveva conquistato 6 mondiali costruttori. La Delta continua ad essere commercializzata con varie edizioni speciali fino al 1995. Tra queste ricordiamo le versioni ad edizione limitata per il Club Italia, quelle che celebrano le vittorie degli ultimi due mondiali, Martini 5 e Martini 6. Tra queste anche una versione realizzata appositamente per Gianni Agnelli, spider color argento. Nel 1999 non viene più commercializzata e bisogna attendere fino al 2008 per un nuovo progetto Delta. Questo non ha un grosso successo, forse dovuto anche al fatto che ha perso completamente il suo carattere sportivo, per orientarsi più verso una clientela di lusso. A distanza di 40 anni la Delta è una leggenda ancora in vita. I nostri scatti ad alcune Delta Evo 1 e 2 durante il raduno a Vigevano per festeggiare i 40° compleanno del modello.
A Y R T O N
SENNA Campione d’altri tempi A champion of yesteryear
FOTO DI | PHOTO BY BRUNO SILVERII 53
Dire che Rory sia un narratore nato è un eufemismo. Le sue storie sono caratterizzate puntualmente dalla risata inconfondibile. Simbolo del “Surfista Hawaiano”, negli anni ‘60 e ‘70 è stato il sovrano di quel regno fatto di acqua e onde. Più unico che raro. Vincitore del Pipeline Master nel ‘76 e nel ‘77 ha girato il mondo come ambasciatore del brand Lightning Bolt. Lo abbiamo incontrato, in un ambiente non troppo convenzionale per lui, durante lo Skate and Surf Film Festival di Milano. Una persona davvero strepitosa. “Sono nato in una base militare americana, nella ex Germania Ovest. È il 1953 e mio padre, un pluridecorato colonnello dell’ US Army è di stanza qui. In Germania siamo rimasti solo un anno, poi ci siamo spostati negli States, prima nel Kansas e poi in Pennsylvania. Qui comincio a giocare a baseball nella little league team,. Poi un giorno, ricordo che avevo 10 anni, mio padre torna a casa e dice che saremmo partiti per le Hawaii. La cosa divertente è che in mano aveva una brochure del 25° Reggimento di Fanteria dell’esercito, e il simbolo era un fulmine su una foglia di taro. Incredibile, ma è come se il mio destino fosse già segnato dall’incontro con il surf e Lightning Bolt. Ricordo di essere scappato di casa gridando di non voler andare alle Hawaii e che volevo
famoso surfista di quei tempi. Era il mio vicino di casa e fratello del mio migliore amico. Gli prendevo le tavole senza che se ne accorgesse, e cavalcavo ogni tipo di onda. Era tutto molto divertente, adoravo quell’ambiente e i miei amici. Tutto quello che facevamo era cavalcare onde e ci piaceva. Fu così che incontrai Gerry (Lopez) e iniziò la mia avventura con Lightning Bolt e anche la mia attività di “shaper”. Dagli anni ‘60 fino al ‘72/73 il North Shore era un ambiente magico per il surf. Ho surfato in diversi spot e non mi ritengo uno specialista del Pipeline, ma devo dire che sicuramente ero uno dei migliori al Pipe. Ed è molto pericoloso. Un rammarico è che dalla metà degli anni ‘70, il North Shore ha perso questo suo aspetto “magico”, a causa dei contest e del business ad esso legato. Tutto ciò è davvero molto triste. Sembra che il North Shore abbia perso la sua anima. C’è un momento però in cui il N S torna ad essere magico: alle prime ore dell’alba, tra le 5 e 6 di mattina, quando non c’è nessuno, la marea cambia e cavalchi la tua onda di 1,5/2 metri, da solo con la tua anima. Una sensazione indescrivibile. Nel 1980 ero con Peter McCabe e un altro amico al Poppies Restaurant. Qui vedemmo Bill Murray, l’attore, ai tempi famoso per il Saturday Night Live che aveva appena finito di girare “Caddyshack”. Ci sedemmo al tavolo e gli chiedemmo se fosse Bill e gli parlammo di quello che
“Il surf... è semplice basta sfruttare la spinta magica”! giocare a baseball...(serie di risate) È stato incredibile: non immaginavo neanche cosa potesse essere il surf... E così invece di diventare un campione di baseball, sono diventato un campione di surf. Nella mia vita questo è stato molto strano se vogliamo dire così. Perché mio padre, come dicevo, era un militare di carriera. Ha combattuto in 3 guerre: la seconda guerra mondiale, la Corea e il Viet Nam. E se ci pensi la vita militare è completamente diversa, addirittura opposta a quella del surfista. Tuttavia lui era contento di quello che facevo, era tranquillo sapendo che ero occupato a fare surf e che mi tenevo lontano dai guai. Certo non era presente come figura paterna, ma aveva i suoi uomini di cui occuparsi e questo ci rendeva, in famiglia, orgogliosi di quello che faceva. Mia madre invece è stata una professoressa di scuole superiori. Entrambi mi hanno insegnato e cresciuto con valori forti. Onore, dignità e rispetto. Il tutto in un contesto cattolico. Ah si, prego Dio quando remo per prendere l’onda e quando sono al suo interno... L’unico problema nel North Shore consisteva nel fatto che mia madre era anche la mia insegnante. Questo era davvero una seccatura, ma mi lasciava andare a surfare, facendo festa a scuola, per due volte al mese solo se fossi stato il primo della classe. Ovviamente lo ero, ma le mie uscite non si limitavano alle sole due volte previste. (risata)...Ritornando al surf, il mio primo approccio fu grazie a mia sorella, a quei tempi condividevamo le tavole. Poi ho avuto la fortuna di imparare da Jock Sutherland,
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stavamo per fare. Riuscimmo a trascinarlo a G-Land, nella profonda e scura giungla dell’isola di Java. Qui l’ho spinto a surfare per la prima volta un’ onda di quasi 4 metri... rido a pensarci ancora oggi...un’esperienza unica....non aveva la minima idea di quello che aveva fatto... Nel North Shore ho una scuola di surf. Questo è un lavoro fantastico, insegnare a surfare e vedere l’espressione sul volto della gente dopo aver cavalcato un’onda... Sembra quasi che abbiano visto Dio...credo che tu sappia cosa voglio dire... Tra i mie allievi ci sono stati l’attrice Emma Stone e Andrew Garfield. Una volta ho insegnato ad un “ragazzo” di 75 anni. Si presentò da me e mi disse: “hey oggi è il mio compleanno, compio 75 anni e sono in pensione. E io gli dissi: perfetto ecco il tuo regalo! Gli diedi un longboard ed entrammo in acqua...Aggiunsi: appena senti il “ magic push” alzati e cavalca l’onda. E lo fece alla prima onda...la gente sulla spiaggia era in delirio...fu davvero divertente... Tutti sogniamo di fare surf e cavalcare onde, io cerco di realizzare questi sogni...Oggi sono ambasciatore di Lightning Bolt. Sono convinto che rappresenti veramente la pura essenza del surf. Non esistono altri brand come questo. Creare delle tavole per loro, quando non faccio surf, mi soddisfa e mi appaga. Non smetterò mai di fare surf, nessuno dovrebbe smettere mai. Ricordare però di surfare per voi stessi, per la vostra anima. Non fatelo per impressionare qualcuno se non voi stessi. E, qualsiasi cosa accada, ricordate...è solo acqua. (risata).
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REINVENTARE UNA HARLEY DAVIDSON
REINVENTING A HARLEY DAVIDSON
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Elena
Fonga
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“Vivo ascoltando le mie emozioni” “I Live feeling my emotions” 77
Il rituale delle t-shirt
ts
t-shir f o l a u t i r The
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Giacca | Jacket Cannella Tuta | Jumpsuit Premiere Francomina Borsa | Bag Francomina Scarpe | Shoes Unisa
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