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Milano Teatro Filodrammatici LunedĂŹ 5.IX.11 ore 18

° 3

Gianluca Cascioli pianoforte Chopin Liszt Schumann

Torino Milano Festival Internazionale della Musica 03_ 22 settembre 2011 Quinta edizione


Fryderyk Chopin (1810-1849) Polonaise-Fantaisie op 61 (1846)

13 min. ca

Franz Liszt (1811-1886) Sonetto 104 del Petrarca (1846) da Années de pèlerinage Deuxième année. Italie R[ichard] W[agner] Venezia (1883) Nuages gris (1881)

6 min. ca 3 min. ca

3 min. ca

Légende n. 2: St. François de Paule marchant sur les flots (1863) 8 min. ca Andante maestoso Allegro maestoso e animato Lento. Accentato assai con somma espressione

Robert Schumann Fantasia op. 17 (dedicata a Franz Liszt) (1836)

Durchaus fantastisch und leidenschaftlich vorzutragen; Im Legenden-Ton Mäßig. Durchaus energisch. Langsam getragen. Durchweg leise zu halten.

Gianluca Cascioli, pianoforte

con il sostegno di Mediaset In collaborazione con Accademia Pianistica Internazionale Incontri col Maestro - Imola Fondazione Umberto Micheli

34 min. ca


Fra sperimentazioni e narrazioni «Adesso vorrei portare a termine la Sonata per violoncello, la Barcarola, e qualcos’altro che non saprei come chiamare», scrisse Chopin alla famiglia nel dicembre del 1845. Quel qualcosa che egli non sapeva come chiamare, e che avrebbe terminato in primavera, l’avrebbe chiamato Polacca-Fantasia, evidentemente non senza qualche esitazione. D’altronde, nell’ascoltare o leggere questo brano, e ancor più nel cercare di analizzarlo, le ragioni dei dubbi di Chopin si colgono benissimo. È soprattutto la forma complessiva che tende a sfuggire agli schemi usuali fino a quel tempo. Le varie segmentazioni, le loro morfologie e funzioni, sono giocate ambiguamente fra una grande forma ternaria e una forma-sonata, ma sono anche attraversate da una serie di richiami reciproci e procedimenti di trasformazione dello stesso materiale che accentuano l’impressione di una ’narrazione’ musicale – suoni senza parole. La fantasia formale stimola associazioni fantastiche. L’introduzione, con quei lenti accordi seguiti da arpeggi che si dipanano misteriosi, è una sorta di ’gesto bardico’, come ebbe a definirlo Anthony Newcomb: evocazione delle dita di un ancestrale narratore che le fa scorrere, vagando, sulle corde della propria arpa. Anche solo questo elemento introduttivo concorre al carattere ibrido del brano poiché Chopin in precedenza aveva adottato un espediente simile, pur se molto più breve, per ambientare il genere della Ballata – in particolare la prima in Sol minore op. 23. Dall’introduzione emergono progressivamente i due temi principali che in seguito si alternano e si mischiano in base all’accennata originalità formale. Gli stilemi di derivazione popolare – melodie, ritmi, scale – si saldano in passaggi ora eroici, ora fortemente malinconici e dimessi, per un complessivo scardinamento del genere della Polacca, una sorta di lacerazione, che qualcuno ha voluto mettere in relazione con il principale avvenimento della vita di Chopin a quel tempo, sconvolgente: la rottura con l’amata George Sand. Da una narrazione latente a una più esplicita, quella offerta da Liszt nel quinto brano delle Années de pèlerinage, deuxième année, dedicato all’Italia. È una pagina ispirata al Sonetto 104 di Petrarca dove anche il tormento d’amore, stavolta, è esplicito «Pace non trovo e non ho da far guerra, / e temo e spero, e brucio e son di ghiaccio...… Pascomi di dolor, piangendo rido / egualmente mi spiace morte e vita / in questo stato son, donna, per voi». Liszt inizia con un’introduzione drammatica, una virtuosistica progressione cromatica a due mani in decime e ottave, basata, curiosamente, sulla stessa scala utilizzata da Chopin alla fine della Polacca-Fantasia. Si tratta di una scala di sapore etnico, basata su un’alternanza di tono e semitono, dunque otto suoni all’interno dell’ottava, e che nella sua struttura simmetrica si rivelerà fondamentale per le conquiste avveniristiche del tardo Liszt. La parte centrale, in Mi maggiore, prima molto espressiva poi indicata «con esaltazione» e poi ancora «languida, dolce e dolente» da un lato esprime i sentimenti contrastanti del Sonetto e dall’altro, fra le varie tecniche, tratta liberamente la dissonanza esplorando le peculiari armonie ’androgine’ di Liszt (dette così perché indistinte fra il grado di tonica e di dominante) che armonizzano in modi differenti medesime note della melodia. Le sperimentazioni lisztiane giungono all’estremo con gli ultimissimi R.W. Venezia e Nuages gris, composti nei primi anni Ottanta. Il primo è un tombeau per la morte di Wagner, il secondo ispirato a misteriose nubi grigie. Pezzi allucinati, dalla tonalità indefinita. «Non è più la scena del XIX secolo con i bagliori e gli incantesimi del virtuosismo a determinare queste opere – ha chiosato Alfred Brendel –, esse non cercano più di sedurre, e meno ancora di convincere». Liszt pone invece al centro della sua indagine compositiva certi intervalli, certe armonie e certe scale, elementi per lo più fortemente dissonanti e tradizionalmente subordinati che ora vengono resi stabili e rivestiti di un basilare ruolo formale. Entrambi i brani iniziano con due 2


cellule ad arco, formate da arpeggi ascendenti e discendenti (difficile parlare di temi o motivi) che in R. W. Venezia determinano delle triadi aumentate e in Nuages gris si rivelano appartenenti alla citata scala ottatonica. Gli accordi aumentati prendono il sopravvento nella parte centrale di R.W. Venezia, in una progressione cromatica che conduce a una drammatica sezione di quartine di accordi perfetti ribattuti forte: Si bemolle maggiore, Re bemolle maggiore, Mi maggiore. In Nuages gris invece la cellula iniziale si alterna a due episodi armonici in cui gli accordi aumentati vengono sfruttati ancora per due progressioni cromatiche: la prima ascendente, la seconda ascendente. La cellula iniziale ritorna fra i due episodi generando frammenti lineari, brevi esacordi, minuscole cellule che derivano dalla scala ottatonica – scala con cui Liszt aveva avuto familiarità grazie ai repertori tzigani, ma che in questo caso, pare, gli fu stimolata anche da un rinnovato studio per la teoria musicale greca (dove viene detta scala locria minore). Con la Légende n. 2, la leggenda di san Francesco di Paola che cammina sulle acque, ritorna il virtuosismo lisztiano e l’ispirazione letteraria – e religiosa. Lo spunto proviene dalla Vita di S. Francesco da Paola di Giuseppe Miscimarra. Le acque sono quelle dello stretto di Messina, acque agitate, che dopo il tema-corale dell’inizio vengono rese descrittivamente tramite tremoli, arpeggi e gli immancabili passi di ottave – ma infine giunge il Santo a calmare la tempesta. Il programma di Gianluca Cascioli si conclude con la Fantasia op. 17 di Schumann, pagina in cui si possono scorgere specifici referimenti extramusicali, a vari livelli. Il primo è il motto-citazione posto all’inizio , che proviene da una poesia di Schlegel: «Tra tutti i suoni [Töne], nel variopinto sogno terrestre, ne risuona uno, prolungato [Ein leiser Ton gezogen] per colui che segretamente ascolta». Inoltre, durante varie fasi del processo creativo, Schumann aveva conferito alla Fantasia vari titoli che evocano personaggi e ambientazioni. Il primo titolo della Fantasia in un solo movimento (quello che ora corrisponde al primo) fu Rovine, poi Schumann aggiunse gli altri due movimenti intitolati rispettivamente Trofei e Palme. «Florestano ed Eusebio [le due anime contrastanti del carattere di Schumann] sono desiderosi di fare qualcosa per il monumento di Beethoven – scrisse Schumann all’editore Kistner – e a tale scopo hanno scritto qualcosa con il seguente titolo: Rovine, Trofei, Palme. Grande Sonata per pianoforte». Il monumento per Beethoven da erigere a Bonn avrebbe beneficiato anche di una cospicua donazione di Liszt. In seguito, all’editore Breitkopf & Hartel, Schumann parlò di «Fantasie», e scrisse che avrebbe voluto chiamare il trittico «Fata Morgana». Frattanto, nel suo diario aveva annotato il titolo «Pezzi fantastici». I tre movimenti divennero «Rovine»; «Arco trionfale» e «Costellazione». Voleva chiamarli «Poemi» – per distinguerli dai Pezzi fantastici op. 12. Alla fine, tuttavia, nella versione pubblicata, tutti questi titoli scomparvero. Rimase il motto da Schlegel, che tuttavia non era stato nelle primissime intenzioni di Schumann, e una struttura musicale che richiama Beethoven tramite alcune citazioni: una dal ciclo liederistico An die ferne Geliebte nel primo movimento e una più velata, alla Settima sinfonia, nel terzo. Tuttavia, sembra che il riferimento più intenso del primo movimento, ancora una volta, sia all’amata Clara, con la musica che si fa sfogo per un rapporto in crisi. «Mi piace molto questa melodia [Schumann annotò le battute 65-67] è la cosa migliore. Forse che non sei davvero tu il ’suono’ [Ton] nel motto? Credo proprio che tu lo sia». Così, le relazioni tematiche fra i tre movimenti possono essere interpretate come il propagarsi leggero del suono «per colui che segretamente ascolta», ma è soprattutto la struttura formale del primo movimento nel suo originale trattamento della formasonata a giustificare un’interpretazione narrativa, assai più che nella Polacca-Fantasia di Chopin. In particolare nel «doppio sviluppo» spicca un passaggio indicato Im Legendenton [In ’tono’ di leggenda]; è una digressione 3


che passando da Do maggiore a Do minore si riallaccia a un frammento tematico ascoltato in precedenza, ma stavolta simile a una lenta visione onirica «in cui almeno per un momento la consueta logica della forma è sostituita da un enigma» – nota ancora Anthony Newcomb, il massimo esperto di narratologia musicale. Il primo movimento fu certo quello che Schumann scrisse pensando maggiormente a Clara e in genere viene anche ritenuto il più riuscito: «è la cosa più appassionata che io abbia mai scritto, un profondo lamento per te – le scrisse Robert – gli altri sono più deboli ma non hanno poi da vergognarsi». Carlo Bianchi*

*Carlo Bianchi è pianista e musicologo. Vincitore del concorso musicologico dell’Istituto Liszt di Bologna, svolge attività di ricerca prevalentemente nell’ ambito del Novecento storico. Il suo approccio fonde elementi di analisi e una continua riflessione sugli aspetti associativi e simbolici dell’opera musicale 4


Gianluca Cascioli pianoforte Gianluca Cascioli è nato a Torino nel 1979. Ha iniziato gli studi musicali con Sergio Pasteris, e li ha proseguiti studiando composizione con Ruo Rui al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino e pianoforte con Franco Scala all’Accademia di Imola. Attualmente studia composizione con Alberto Colla. La carriera di Gianluca Cascioli è iniziata nel 1994 con la vittoria del Concorso Pianistico Internazionale Umberto Micheli, la cui giuria, presieduta da Luciano Berio, era composta da eminenti personalità del mondo della musica, tra cui Elliott Carter, Maurizio Pollini e Charles Rosen. Da allora si è esibito nelle principali sale d’Europa, Giappone, Nord e Sud America. Gianluca Cascioli si è esibito come solista con le più prestigiose orchestre europee ed americane e sotto la guida di direttori quali Claudio Abbado, Vladimir Ashkenazy, MyungWhun Chung, Valery Gergiev, Daniel Harding, Riccardo Muti, Lorin Maazel, Zubin Mehta, Gianandrea Noseda, Yuri Temirkanov, e Mstislav Rostropovich. Sin dagli inizi della sua carriera Luca Cascioli non ha mai trascurato l’esecuzione di musica del Novecento e anche contemporanea. Ha infatti avuto la possibilità di collaborare direttamente con Pierre Boulez, per l’esecuzione di Incises, e con Alberto Colla per la prima esecuzione del Terzo Concerto per pianoforte e orchestra, del Notturno I Il Ponte dei Sospiri e del Notturno IV Moonbow. Cascioli è un appassionato studioso delle prassi esecutive di epoche passate e ha sempre approfondito la notazione musicale in rapporto alle convenzioni esecutive dell’epoca in cui l’opera musicale è stata scritta. Questo aspetto lo ha spesso spinto a intraprendere ricerche su manoscritti autografi e prime edizioni che hanno portato a interessanti risultati. A questo proposito citiamo soltanto la registrazione della prima versione del Concerto per pianoforte ed orchestra di Robert Schumann per Novalis, e l’esecuzione con la London Philharmonic, nell’ambito dei concerti Proms di Londra (Royal Albert Hall), di una versione poco nota del Quarto Concerto di Beethoven ritrovata da Cascioli nella biblioteca del Musikverein di Vienna (si tratta di un autografo con annotazioni di Beethoven indicanti una serie di possibili e sostanziali varianti per la parte del pianoforte). Come pianista e direttore ha fatto una tournée in Sud America con l’Orchestra da Camera di Mantova e in Spagna con la Kammerorchester di Berlino. Le composizioni di Cascioli sono state eseguite anche in sedi prestigiose come la Musikhalle di Amburgo, la Wigmore Hall di Londra, il Palau de la Musica di Barcellona. Nel 2009 Cascioli ha ricevuto il Secondo Premio al 27° Concorso Internazionale di Composizione I.C.O.M.S. con il suo primo Trio per violino, violoncello e pianoforte. Nel 2010 i suoi Tre pezzi lirici per violino e pianoforte ricevono all’unanimità il Primo Premio al 28° Concorso I.C.O.M.S. Sempre nel 2010 la giuria del XVI Concorso Internazionale di Composizione 2 Agosto, presieduta da Ennio Morricone, conferisce a Cascioli il Premio Mozart per la sua Fantasia per pianoforte e orchestra. Nel dicembre 1995 ha registrato il suo primo disco per Deutsche Grammophon, cui è seguito immediatamente un secondo CD con opere di Busoni, Bach, De Falla, e un terzo con le Variazioni di Beethoven. Nel 2002 ha inciso la Fantasia per pianoforte e orchestra (prima versione del Concerto per pianoforte op. 54) di Schumann per Novalis, con l’Orchestra sinfonica di Basilea sotto la direzione di Mario Venzago. Nel 2005 ha inciso per la Decca i 4 Scherzi di Chopin e nell’ottobre 2006 un doppio CD con i Preludi e altri lavori di Debussy. Nella primavera 2009, Decca ha pubblicato un CD con Sonate di Beethoven (op. 27 n°2 ; op 31 n°2; Variazioni dell’Eroica op. 35). Nell’autunno 2010 è stato pubblicato un nuovo CD di Sonate beethoveniane per Deutsche Grammophon, assieme alla violinista Sayaka Shoji (Sonata op. 12 n 2; Sonata a Kreutzer op. 47).

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Il FAI presenta i luoghi di MITO SettembreMusica Teatro Filodrammatici Il Teatro Filodrammatici è una delle più antiche istituzioni teatrali della città di Milano. La struttura originale risale al 1798, progettata dall’architetto neoclassico Luigi Canonica su disegni di Giuseppe Piermarini. Quest’ultimo viene destituito dalla carica di Imperial Regio Architetto proprio nel 1798, dopo aver lasciato alcuni disegni, basati a loro volta su un progetto di Leopoldo Pollack, per un teatro da costruirsi nella chiesa sconsacrata di San Damiano alla Scala. All’ingresso di Napoleone Bonaparte a Milano, nel 1796, erano infatti stati sgomberati diversi locali appartenenti a istituzioni religiose, tra le quali il «Collegio de’ Nobili», fondato da Carlo Borromeo, e gestito dai Padri Barnabiti. Viene così creata la Società del Teatro Patriottico, grazie anche a Giovanni Bernardoni, stampatore di Milano, per diffondere le idee democratiche del nuovo governo. Quando nel 1798 i Barnabiti riprendono possesso del collegio, la società del Teatro Patriottico, grazie all’intervento della Repubblica Cisalpina, del Comune di Milano e di tanti cittadini simpatizzanti, offre l’incarico a Luigi Canonica per la costruzione di un teatro; la sala avrebbe avuto a disposizione circa 1000 posti, divisi in quattro ordini a logge e senza palchi, per rispondere ai principi e all’ideologia democratica del tempo. Nel 1805 il Teatro viene ribattezzato Teatro dei Filodrammatici, assieme alla omonima Accademia, che vede nella sua secolare storia l’avvicendarsi di noti presidenti, soci, insegnanti e attori (tra gli altri Vincenzo Monti, Carlo Porta, Ugo Foscolo, Cesare Beccaria, Giuseppe Giacosa – Giuseppe Verdi fu direttore e maestro di cembalo). Gli spettacoli andavano in scena normalmente il venerdì, giorno di chiusura del Teatro alla Scala. La struttura originale viene sostituita nel 1904 con un edificio dalle forme liberty, dagli architetti Laveni e Avati. Di questa struttura si conserva solo la facciata con decorazioni a intrecci floreali in stucco e ferro tipici dell’epoca, mentre l’interno viene rifatto completamente dall’architetto Luigi Caccia Dominioni negli anni ’60, dopo la parziale distruzione a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. La sala oggi, oltre alla programmazione teatrale rivolta alle opere di drammaturgia contemporanea o a pièces classiche rivisitate in chiave moderna, ospita convegni, conferenze e mostre, finalizzate a tenere attivo e ricco il dibattito culturale della città.

Si ringrazia

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MITO SettembreMusica è un Festival a Impatto Zero® Il Festival MITO compensa le emissioni di CO2 con la creazione e la tutela di foreste in crescita in Costa Rica e contribuisce alla riqualificazione del territorio urbano del Comune di Milano MITO SettembreMusica anche quest’anno rinnova il proprio impegno ambientale al fianco di Lifegate, una scelta che contraddistingue il Festival fin dalla sua nascita. Per la sua quinta edizione MITO SettembreMusica ha deciso di sostenere due interventi di importante valore scientifico e sociale. A Milano, a conferma dello stretto legame con la città, MITO SettembreMusica interviene nel progetto di riqualificazione dei Navigli con la donazione di un albero per ogni giorno del Festival. L’area d’intervento si trova lungo l’Alzaia del Naviglio Grande. L’iniziativa fa parte di un progetto promosso dall’Associazione Amici dei Navigli, in accordo con la Regione Lombardia Assessorato ai Sistemi Verdi e Paesaggio, e prevede la piantumazione sul fronte urbano del Naviglio Grande, da Corsico a Milano fino al Ponte di via Valenza, di filari di alberi di ciliegio. MITO SettembreMusica contribuisce alla creazione e alla tutela di 124.000 metri quadrati di foresta in crescita in Costa Rica, un territorio che si contraddistingue per un’elevata biodiversità, con il 4% di tutte le specie viventi del pianeta, in una superficie pari solo allo 0,01% delle terre emerse. L’attività di deforestazione che ha devastato il territorio negli ultimi 60 anni è stata arginata e grazie a questa inversione di tendenza, il 27% del territorio del Paese è attualmente costituito da aree protette.

In collaborazione con

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Disegniamo... la musica! Un’iniziativa di MITO Educational «Qual è la fiaba musicale che vi piace di più? Avete visto un bel concerto o uno spettacolo, suonate uno strumento o cantate in un coro? Raccontateci le vostre esperienze con tutta la vostra fantasia e creatività». Più di trecento bambini dell’età tra i 4 e gli 11 anni hanno risposto a questo appello del Festival MITO SettembreMusica inviando i loro disegni. Guidati dalle maestre nelle scuole elementari, in modo del tutto autonomo o assieme ai loro genitori, hanno raccontato, in una serie di disegni pieni di fantasia e di colori, la loro curiosità per la musica, le proprie esperienze di piccoli spettatori, un concerto o uno spettacolo particolarmente bello e il piacere di imparare a suonare uno strumento. In ogni programma di sala MITO SettembreMusica propone uno dei disegni pervenuti al Festival.

Questo disegno è stato inviato da Laura Vaiani, classe IV della Scuola Santa Maria

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MITO SettembreMusica Promosso da Città di Milano Giuliano Pisapia Sindaco

Città di Torino Piero Fassino Sindaco

Stefano Boeri Assessore alla Cultura, Expo, Moda e Design

Maurizio Braccialarghe Assessore alla Cultura, Turismo e Promozione

Comitato di coordinamento Presidente Francesco Micheli Presidente Associazione per il Festival Internazionale della Musica di Milano

Vicepresidente Angelo Chianale Presidente Fondazione per le Attività Musicali Torino

Giulia Amato Direttore Centrale Cultura Direttore Settore Spettacolo

Anna Martina Direttore Divisione Cultura, Comunicazione e Promozione della Città Angela La Rotella Dirigente Settore Spettacolo, Manifestazione e Formazione Culturale Enzo Restagno Direttore artistico

Francesca Colombo Segretario generale Coordinatore artistico

Claudio Merlo Direttore generale

Realizzato da Associazione per il Festival Internazionale della Musica di Milano Fondatori Alberto Arbasino / Gae Aulenti / Giovanni Bazoli / Roberto Calasso Gillo Dorfles / Umberto Eco / Bruno Ermolli / Inge Feltrinelli / Stéphane Lissner Piergaetano Marchetti / Francesco Micheli / Ermanno Olmi / Sandro Parenzo Renzo Piano / Arnaldo Pomodoro / Davide Rampello / Massimo Vitta Zelman Comitato di Patronage Louis Andriessen / George Benjamin / Pierre Boulez / Luis Pereira Leal Franz Xaver Ohnesorg / Ilaria Borletti / Gianfranco Ravasi / Daria Rocca Umberto Veronesi Consiglio Direttivo Francesco Micheli Presidente / Marco Bassetti / Pierluigi Cerri Francesca Colombo / Roberta Furcolo / Leo Nahon / Roberto Spada Collegio dei revisori Marco Guerreri / Marco Giulio Luigi Sabatini / Eugenio Romita Organizzazione Francesca Colombo Segretario generale, Coordinatore artistico Stefania Brucini Responsabile promozione e biglietteria Carlotta Colombo Responsabile produzione Federica Michelini Assistente Segretario generale, Responsabile partner e sponsor Luisella Molina Responsabile organizzazione Carmen Ohlmes Responsabile comunicazione

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I concerti di domani e dopodomani Martedì 6.IX

Mercoledì 7.IX

ore 17 contemporanea Teatro Elfo Puccini, Sala Shakespeare Viaggio in Italia Nuovo canzoniere italiano Alda Caiello, soprano Maria Grazia Bellocchio, pianoforte Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

ore 17 classica Piccolo Teatro Grassi Dalla Russia con amore Musiche di Michail Glinka, Alexander Grecˇaninov, Sergej Prokof’ev, Rodion Scˇedrin, Grigorij Ginzburg, Igor Stravinsky

ore 18 classica Teatro Filodrammatici Caro Liszt, altri 200 di questi anni Franz Liszt, Modest Musorgskij André Gallo, pianoforte Posto unico numerato e 5

Boris Petrushansky, pianoforte Chiara Amarù, mezzosoprano Anton Dressler, clarinetto Diego Chenna, fagotto Francesco Senese, violino Xenia Ensemble Posto unico numerato e 5

ore 21 classica Conservatorio di Milano, Sala Verdi Dalla Russia con amore Sergej Prokof’ev, Sergej Rachmaninov, Pëtr Il’icˇ Cˇajkovskij Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo Yuri Temirkanov, direttore Nikolai Lugansky, pianoforte Posti numerati e 25, e 35 Sconto MITO e 20, e 28

Il brano di Grecˇaninov sarà in prima esecuzione italiana

ore 18 classica Teatro Filodrammatici Caro Liszt, altri 200 di questi anni Franz Liszt, Robert Schumann, Franz Schubert Chiara Opalio, pianoforte Posto unico numerato e 5

ore 21 classica Conservatorio di Milano, Sala Verdi Dalla Russia con amore ore 22 musica popolare Pëtr Il’icˇ Cˇajkovskij, Sergej Prokof’ev Teatro Martinitt Orchestra Filarmonica di San Azulejos Pietroburgo Come il mare negli occhi Yuri Temirkanov, direttore Franca Masu, voce Posti numerati e 25, e 35 Mark Harris, direttore Sconto MITO e 20, e 28 Salvatore Maltana, contrabbasso Roger, Soler, percussioni ore 22 indie pop Posto unico numerato e 5 Tunnel Club The Naked and Famous Concerto Posti in piedi e 10

www.mitosettembremusica.it Responsabile editoriale Livio Aragona Progetto grafico Studio Cerri & Associati con Francesca Ceccoli, Anne Lheritier, Ciro Toscano 12


-4 Milano Torino unite per l’Expo 2015


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