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Torino Milano Festival Internazionale della Musica 04 _ 21 settembre 2013 Settima edizione

Settembre Musica

Milano Auditorium di Milano Fondazione Cariplo

Orchestra da Camera Italiana Salvatore Accardo, violino e direttore

Giovedì 5.IX.13 ore 21

Saint-Saëns Britten Verdi

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Camille Saint-Saëns (1835-1921) Introduzione e Rondo capriccioso 10 min. ca per violino e orchestra op. 28 (1870) Andante malinconico Allegro ma non troppo

Benjamin Britten (1913-1976) Simple Symphony op. 4 (1933-1934)

18 min. ca

Boisterous Bourrée: impetuosa Playful Pizzicato: scherzoso Sentimental Saraband: sentimentale Frolicsome finale: allegro

Giuseppe Verdi (1813-1901) Quartetto per archi in mi minore (versione per orchestra d’archi)

24 min. ca

Allegro Andantino Prestissimo Scherzo-Fuga: Allegro assai mosso

Orchestra da Camera Italiana Salvatore Accardo, violino e direttore

Con il sostegno di PIRELLI

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Saint-Saëns, Britten e Verdi da camera La battuta più bella su Camille Saint-Saëns la dobbiamo a Hector Berlioz, che aveva potuto conoscere e apprezzare il compositore – più giovane di lui di trentadue anni – fin da quando questi aveva cominciato a farsi notare come bambino prodigio: «Sa tutto, ma manca d’inesperienza». Ossimoro felicissimo, che sintetizza a pieno, e in maniera quasi perfetta, grandezza e limiti di un autore a cui, per dirla con un altro geniale inventore di ossimori, Karl Kraus, «mancava solo un difetto per essere perfetto»: e questo difetto, se così vogliamo chiamarlo, era proprio la capacità di rinunciare per un attimo alla propria bravura e a quel senso di superiorità, a quell’incrollabile certezza delle proprie convinzioni (Saint-Saëns fu anche polemista micidiale e vendicativo) che lo accompagnarono senza mai deflettere per tutta la vita. La storia della musica non è stata avara di bambini prodigio: ma pochi sono riusciti a mantenere le straordinarie promesse della giovinezza. Per un Mozart e un Mendelssohn che riescono a trovare la loro strada (eppure anche loro con quanti smacchi e sconfitte...) ci sono centinaia di giovani che si sono persi lungo la via, e di cui non si ricorda più neppure il nome. Saint-Saëns fu indiscutibilmente un compositore tra i più significativi del suo paese e del suo tempo, godette di enorme popolarità e la sua musica fu eseguita spesso in Francia e all’estero, e quasi sempre generalmente apprezzata. Il magistero tecnico che in essa era profuso, del resto, era talmente chiaro ed evidente a tutti, che anche i suoi avversari più accaniti non potevano fare a meno di riconoscerlo. E tuttavia la sua musica non fu mai veramente amata e, a parte un pugno di composizioni (tra cui l’inevitabile Carnaval des animaux, la Terza Sinfonia, la Danse macabre, il quinto ed ultimo Concerto per pianoforte e, naturalmente, l’opera Samson et Dalila) è eseguita oggi con scarsa frequenza, non solo nel resto d’Europa, ma anche in Francia. Tra i pezzi di Saint-Saëns che non sono mai usciti di repertorio vanno annoverati anche alcuni evergreen violinistici di infallibile effetto che tutti i grandi solisti amano suonare. Tra questi un posto di rilievo spetta senz’altro all’Introduction et Rondo capriccioso op. 28, un brano che Saint-Saëns scrisse all’età di ventotto anni, nel 1863. All’Introduction, languorosa, malinconica e dalla felicissima invenzione melodica, fa seguito un Rondo capriccioso di alto virtuosismo e di gusto spagnoleggiante che sembra anticipare, per certi aspetti, movenze e atteggiamenti che ritorneranno, di lì a poco, nella Carmen di Bizet. Per buona parte della sua giovinezza, Benjamin Britten fu un isolato, un compositore respinto dal mondo musicale ufficiale del suo paese. Soltanto il successo quasi inaspettato, nel 1945, dell’opera Peter Grimes, data al Sadler’s Wells Theatre di Londra, lo lanciò nel firmamento della popolarità, nel quale Britten rimase stabilmente fino alla morte, avvenuta nel 1976. Momento culminante di questa inscalfibile popolarità fu, com’è noto, la commissione regale di un’opera, Gloriana, che nel 1953 celebrò l’incoronazione a regina d’Inghilterra di Elisabetta II. Mai, prima d’allora, un compositore inglese aveva ricevuto riconoscimenti pubblici altrettanto plebiscitari. Formatosi sotto la guida attenta e intelligente di Frank Bridge e John Ireland, Britten aveva potuto sviluppare liberamente il proprio talento, accostandosi con curiosità a tutte le esperienze musicali più radicali di quegli anni, e studiando con attenzione le opere di Mahler, Schoenberg e Stravinskij; al termine degli studi presso il Royal College of Music, tra l’altro, Britten aveva chiesto anche il permesso di poter proseguire gli studi a Vienna con Alban Berg, che però gli era stato rifiutato. Tra le prime opere di Britten che ottennero rapidamente una certa popolarità, destinata a non venire mai meno nel corso degli anni, vi fu la Simple Symphony op. 4, una composizione che Britten scrisse a 21 anni, nel 1934, riprendendo e rielaborando motivi e spunti musicali da lui scritti nella sua 3

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infanzia. Formata da quattro brevi movimenti, la Simple Symphony è un lavoro di grande suggestione musicale a onta della relativa modestia delle sue pretese. Si apre con una Boisterous Bourrée (Bourrée tumultuosa) in re minore, costruita in una forma sonata molto libera e concentrata in cui, alla ripresa, il primo tema viene presentato dopo il secondo. Il secondo tempo è intitolato Playful Pizzicato (Pizzicato gioioso), ed è una pagina di indiscutibile brillantezza e di grande effetto, in 6/8 e nella tonalità di fa maggiore, mentre il terzo, Sentimental Sarabande (Sarabanda sentimentale) è di gran lunga il più ampio e sviluppato dell’intera composizione, con la sua melodia accorata e dolorosa e la sua raffinatissima scrittura strumentale. Chiude la composizione il Frolicsome Finale (Finale birichino), nuovamente in forma sonata, di carattere vivace e disimpegnato. La nascita, negli anni Sessanta del xix secolo, delle prime Società del Quartetto italiane, volte a divulgare le opere cameristiche del repertorio austro-tedesco, fu accolta da Verdi con stizza non dissimulata. Verdi riteneva che la musica strumentale fosse estranea alla tradizione italiana (mentre in realtà erano stati proprio gli italiani, da Corelli a Vivaldi a Sammartini, ad aprire la strada alla straordinaria stagione della Sonata, del Concerto solistico e della Sinfonia). L’epistolario verdiano è ricco di sfoghi contro le Società del Quartetto, ma non è necessario scomodare Freud per sapere ciò che la saggezza popolare sa da tempo, e cioè che ‘nell’acqua che non si vuole bere ci si annega’, o perlomeno può capitare di annegarci: e che una forte negazione può nascondere un altrettanto forte desiderio. Verdi temeva che l’infatuazione per la musica tedesca da parte delle giovani generazioni portasse la musica italiana a perdere le sue caratteristiche originali: era un uomo del Risorgimento, e i ‘tedeschi’ (austriaci o tedeschi che fossero) erano per lui il nemico storico, oltre che possibili e pericolosi concorrenti in campo teatrale. Però evidentemente l’esperienza quartettistica lo tentava, e fu così che durante un soggiorno napoletano, nella primavera del 1873, compose, quasi in segreto, il Quartetto in mi minore per archi, che avrebbe visto il suo battesimo a Napoli, in forma semi-privata, il primo aprile 1873. In una lettera all’amico Opprandino Arrivabene del 16 aprile di quello stesso anno Verdi dava notizia dell’esecuzione del Quartetto in questi termini: «Ho scritto proprio nei momenti d’ozio di Napoli un quartetto. L’ho fatto eseguire una sera in casa mia senza dargli la minima importanza, e senza far invito di sorta... Se il quartetto sia bello o brutto non so... so però che è un quartetto!». Quando il Quartetto fu finalmente pubblicato, nel 1876, il compositore così scrisse a Giulio Ricordi: «...è convenuto che noi italiani non dobbiamo ammirare questo genere di composizioni se non portano un nome tedesco. Sempre l’istessi!!». Evidentemente, Verdi non riteneva più che il genere quartettistico fosse estraneo alla tradizione nazionale, ma semplicemente pensava che l’esterofilia italiana impedisse di apprezzare un’opera di tale genere se scritta da un autore non tedesco. La capitolazione definitiva arrivò solo nel febbraio 1878, in una lettera al Bettoli: «Non volli dare nessuna importanza a quel pezzo... perché credevo allora e credo ancora (forse a torto) che il quartetto in Italia sia pianta fuori clima». Forse a torto: per un uomo come Verdi, valeva come un’ammissione, faticata quanto si vuole, di essersi sbagliato. Il Quartetto in mi minore, ormai entrato a far parte stabilmente del repertorio delle orchestre da camera, è formato dai tradizionali quattro movimenti e ha i suoi momenti migliori nei due tempi estremi. Che in esso si insinuino occasionali e non molto significativi echi operistici è cosa fin troppo ovvia da notare. Ma certo l’Allegro iniziale, con quella sua bella prima idea melodica, la robusta costruzione e il serrato dialogo strumentale tra i quattro strumenti, è pagina tutt’altro che irrilevante e del tutto degna del suo autore: mentre il successivo Andantino, a detta di Sergio Martinotti, «recupera certe intonazioni cortigianesche e galanti della trilogia popolare». Il movimento meno felice dei quattro è certamente il terzo, Prestissimo, che se da un lato è vici4

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no a un certo stile concitato verdiano di matrice operistica, dall’altro cade, nel Trio, in modi di «facile e quasi strimpellata romanza», per dirla ancora con Martinotti. Di grande rilievo è invece sicuramente il tempo conclusivo, uno Scherzo-Fuga, che all’esibizione di dottrina unisce anche momenti di piacevole e quasi disimpegnata disinvoltura, in un clima di rilassata estrosità. Danilo Prefumo*

*Musicologo prestato in pianta stabile alla discografia, Danilo Prefumo è direttore artistico di Dynamic, la più importante casa discografica italiana, con la quale cerca di dare attuazione pratica e concreta – per quanto possibile – ai suoi interessi musicologici. Ha pubblicato volumi e articoli su Sammartini, Schubert e soprattutto su Niccolò Paganini e sulla scuola violinistica italiana. 5

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L’Orchestra da Camera Italiana Nel 1996, a dieci anni dall’istituzione dei corsi di alto perfezionamento presso l’Accademia Walter Stauffer di Cremona, Salvatore Accardo decide di fondare un’orchestra d’archi con i migliori allievi ed ex allievi dell’Accademia. Nasce così l’Orchestra da Camera Italiana i cui componenti – unico esempio al mondo – discendono tutti dalla stessa scuola, raggiungendo un’unità espressiva, tecnica e stilistica senza pari. L’Orchestra da Camera Italiana (OCI) nasce dalla volontà di non disperdere il lavoro didattico e artistico maturato durante i corsi all’Accademia Stauffer tenuti da Salvatore Accardo insieme a Bruno Giuranna, Rocco Filippini e Franco Petracchi e dal desiderio di offrire a giovani di talento un’opportunità lavorativa di alto livello. L’OCI opera sin dalla sua fondazione con il duplice obiettivo di continuare una tradizione italiana di eccellenza musicale e di avvicinarsi al pubblico modificando il classico rapporto frontale esecutore/ascoltatore, nella consapevolezza che l’amore per la musica si scopre o si forma laddove viene offerta l’occasione di essere coinvolti. Alla guida della sua orchestra Salvatore Accardo si rivolge sia al pubblico delle più importanti stagioni concertistiche nazionali e internazionali, sia ad ascoltatori non specializzati, soprattutto giovani, coinvolgendoli nelle prove, conversando di musica, parlando delle caratteristiche dell’orchestra, del violino, della direzione e del repertorio. Nel corso delle sue tournée Salvatore Accardo ha suonato con l’OCI i meravigliosi strumenti Stradivari e Guarneri del Gesù, tra i quali il violino Guarneri del Gesù ‘il Cannone’ appartenuto a Niccolò Paganini (Tokyo, Lincoln Center di New York, Lingotto di Torino). L’Orchestra si è esibita presso le più importanti istituzioni musicali italiane ed estere. A partire dal 1997 ha effettuato numerose tournée: nelle Americhe ha suonato negli Stati Uniti, in Argentina, Brasile, Cile e Uruguay, ricevendo dall’Associazione Critici Musicali dell’Argentina il premio come Migliore Complesso da Camera Straniero; in Asia si è esibita in Cina, Giappone, Vietnam e Corea. In occasione del 50° Anniversario della firma della Costituzione Italiana ha inaugurato e proseguito per anni la tradizione concertistica nell’Aula del Senato. L’OCI è stata ospitata, tra gli altri, dal Festival dello Schleswig-Holstein, dalla Cité de la Musique e dal Teatro degli Champs-Elysèe a Parigi, dalla Fondazione Gulbenkian di Lisbona, dal Festival MITO SettembreMusica e da quelli di Mentone e Verbier. Tra le più importanti sedi italiane in cui si è esibita ricordiamo l’Auditorium della Fondazione Cariplo e la Sala Verdi di Milano, i Teatri Ponchielli di Cremona, Regio di Parma, Carlo Felice di Genova, Pergola di Firenze, l’Auditorium del Parco della Musica di Roma, Petruzzelli di Bari e Politeama di Palermo. L’Orchestra è stata testimonial di importanti istituzioni italiane e internazionali, quali Banca d’Italia, FAI, Banca Popolare di Milano, Schroder Investment Management. L’Orchestra da Camera Italiana ha inciso per Warner Fonit, EMI Classics e Foné. La Fondazione Orchestra da Camera Italiana opera grazie al contributo di Fondazione Cariplo. Dal 2012 collabora inoltre con Pirelli che mette a disposizione il proprio Auditorium per le prove d’Orchestra, favorendo lo studio di nuovi programmi musicali.

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Salvatore Accardo, Direttore e Solista Violini primi Laura Gorna* Li첫 Pelliciari George Butusina Gabriele Ceci Violini secondi Stefano Ferrario* Fatlinda Thaci Caterina Demetz Mattia Sanguineti

Viole Francesco Fiore* Angelo Cicillini Violoncelli Cecilia Radic* Claudio Pasceri Contrabbassi Ermanno Calzolari Responsabile Orchestra Eugenio Falanga * prime parti

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Salvatore Accardo, violino e direttore Salvatore Accardo esordisce all’età di 13 anni eseguendo in pubblico i Capricci di Paganini. A 15 anni vince il primo premio al Concorso di Ginevra e due anni dopo, nel 1958, è primo vincitore assoluto del Concorso Paganini di Genova, dall’epoca della sua istituzione. Il suo vastissimo repertorio spazia dalla musica barocca a quella contemporanea. Compositori quali Sciarrino, Donatoni, Piston, Piazzolla, Xenakis gli hanno dedicato loro opere. Suona regolarmente con le maggiori orchestre e i più importanti direttori, affiancando all’attività di solista quella di direttore d’orchestra. In questa veste ha lavorato con le più grandi orchestre europee e americane. In qualità di direttore ha inoltre effettuato incisioni con la Philharmonia Orchestra di Londra. La passione per la musica da camera e l’interesse per i giovani lo hanno portato alla creazione del Quartetto Accardo nel 1992 e all’istituzione dei corsi di perfezionamento per strumenti ad arco della Fondazione Stauffer di Cremona, nel 1986, insieme a Bruno Giuranna, Rocco Filippini e Franco Petracchi. Ha inoltre dato vita, nel 1971, al Festival Le settimane Musicali Internazionali di Napoli in cui – primo esempio assoluto – il pubblico era ammesso alle prove; e al Festival di Cremona, interamente dedicato agli strumenti ad arco. Nel corso della sua prestigiosa carriera Salvatore Accardo ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Premio Abbiati della critica italiana per le sue eccezionali interpretazioni. Nel 1982 il Presidente della Repubblica Pertini lo ha nominato Cavaliere di Gran Croce, la più alta onorificenza della Repubblica Italiana. In occasione delle celebrazioni del Bicentenario Paganiniano si è esibito in tutto il mondo suonando i 24 Capricci con ‘il Cannone’, violino Guarneri Del Gesù appartenuto a Niccolò Paganini. Durante la tournée effettuata in Estremo Oriente nel novembre 1996, il Conservatorio di Pechino lo ha nominato Most Honorable Professor. Nel 1999 è stato insignito dell’ordine Commandeur dans l’ordre du mérit culturel, la più alta onorificenza del Principato di Monaco. Nel 2002 gli è stato conferito il prestigioso premio Una vita per la Musica. Alla fine del 1996 Accardo ha ridato vita all’Orchestra da Camera Italiana (OCI), formata dai migliori allievi ed ex allievi dei corsi di perfezionamento dell’Accademia Stauffer di Cremona. Con essi ha inciso, nel corso del 1997, per la Warner Fonit, Il violino virtuoso in Italia e I Capolavori per violino e archi, dischi che segnano il debutto discografico dell’OCI. Nel corso del 1999 Accardo ha realizzato, in collaborazione con EMI Classics e l’Orchestra da Camera Italiana, la registrazione dell’integrale dei Concerti per violino e orchestra di Paganini; per Foné il Concerto per la Costituzione e nel 2003 l’Integrale delle opere per violino di Astor Piazzolla in 3 super audio cd. Dal 2007 a oggi ha realizzato per Foné la seconda incisione delle Sonate e Partite per violino solo di J. S. Bach, la terza incisione dei 24 Capricci di Paganini (edizione originale) e la terza incisione delle Quattro Stagioni di Vivaldi (edizione Urtext) con l’OCI. Nel 2011, Deutsche Grammophon ha pubblicato un cofanetto dal titolo L’Arte di Salvatore Accardo: una vita per il violino, ritratto musicale dell’artista che raccoglie alcuni tra i più famosi brani della letteratura violinistica di ogni epoca. Altri due cofanetti sono seguiti nel 2012, sempre per Deutsche Grammophon. Nell’ambito di un vasto progetto editoriale, le Edizioni Curci hanno recentemente pubblicato i Concerti per violino di Mozart (riduzione per violino e pianoforte) nella revisione e diteggiatura di Salvatore Accardo. Salvatore Accardo suona un violino Stradivari (Hart ex Francescatti, 1727) e un Guarneri del Gesù (Reade, 1733).

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Il FAI presenta i luoghi di MITO SettembreMusica Auditorium di Milano Fondazione Cariplo L’Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, casa della musica dell’Orchestra Sinfonica e del Coro di Milano Giuseppe Verdi, è stato inaugurato nell’ottobre del 1999 e in pochi anni si è imposto come uno dei principali poli culturali della città. L’Auditorium di Milano nasce dalla ristrutturazione della sala del Cinema Teatro Massimo, progettato da Alessandro Rimini nel 1939 e rimasto inattivo per molti anni. La sala è stata pensata come uno spazio multifunzionale per diverse attività: concerti di musica sinfonica, corale e da camera, jazz e musica leggera; registrazioni con tecniche digitali di sonorizzazione, diffusione degli spettacoli attraverso tv satellitare e proiezioni di film su grande schermo. La sala principale, dopo l’intervento, vanta una capienza di circa 1400 posti. Le poltroncine sono distribuite nella platea sagomata ‘a cucchiaio’ e nella galleria a gradinate che sovrasta e avvolge la sala con la sua balaustra curvilinea. Il soffitto è contraddistinto da travature reticolari a vista in cemento armato, originali dell’epoca, che si dispongono a raggiera verso il boccascena con una configurazione affascinante che il progetto di recupero ha valorizzato ed esaltato. Il boccascena a conchiglia acustica ha una larghezza di 20 metri. L’eccellente acustica è stata raggiunta ricoprendo il fondo del soffitto e le pareti con pannelli in legno di pero diversamente curvati, distanziati fra loro, atti a garantire le differenti esigenze di riflessione sonora fornendo adeguati tempi di riverberazione. L’esigenza acustica impone, oltre che all’interno, attenzione anche verso l’esterno con le porte a doppio battente sovrapposto, con coibentazioni acustiche negli impianti meccanici. A copertura del palcoscenico sono state realizzate pannellature aeree, sempre in legno, a formare vele distanziate fra loro, non solo per esigenze acustiche, ma anche per il contenimento di schermi cinematografici. Sono state installate attrezzature di ripresa televisiva mobili, di tipo digitale, che proiettano su due schermi posti ai lati del boccascena e su uno schermo centrale.

Si ringrazia

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MITO si veste di verde Torino Milano Festival Internazionale della Musica 04_ 21 settembre 2012 Settima edizione

Settembre Musica

La tua energia per la musica. L’energia della musica per l’ambiente con Bike’n’Jazz Ogni giovedì alle ore 13 in Piazza San Fedele c’è Bike’n’Jazz: il Festival MITO, assieme a eni partner del progetto green, aspetta il suo pubblico per accendere la musica! L’energia cinetica prodotta dalla pedalata delle biciclette messe a disposizione del pubblico alimenta il palco su cui si esibiscono Enrico Zanisi Trio (5. IX), Black Hole Quartet (12. IX), Fulvio Sigurtà e Claudio Filippini (19. IX) Prenota la tua bicicletta scrivendo a c.mitoinformazioni@comune.milano.it, oppure presentati il giorno stesso sul luogo dell’evento. Tre stazioni di accumulo energia nel centro di Milano sono a disposizione durante tutti i giorni del Festival. Ogni stazione è dotata di due biciclette: pedala in compagnia per ascoltare la playlist di MITO e produci energia per alimentare i concerti del Bike’n’Jazz. Vieni a scoprirle in via Dante angolo via G. Giulini, piazza Santa Maria Beltrade e piazza Sant’Alessandro.

MITO compensa le emissioni di CO2

MITO SettembreMusica, grazie alla collaborazione di EcoWay, misura le emissioni dirette e indirette inerenti l’edizione milanese del Festival e compensa interamente l’anidride carbonica relativa ai consumi energetici, di carta e al trasporto degli artisti e del pubblico ai luoghi del Festival, attraverso l’acquisto di carbon credits certificati. Il Festival partecipa inoltre a un progetto forestale sull’asse del fiume Po, che prevede il mantenimento e la piantumazione di un’area boschiva in provincia di Pavia.

L’impegno quotidiano del Festival Campagna di comunicazione ecosostenibile con GreenGraffiti©. Stampa dei materiali su carta FSC, carta botanica o riciclata. Riduzione dei materiali cartacei ed estensione dei servizi in rete. Mobile ticket a Milano, per ricevere il biglietto sul cellulare. Mobilità sostenibile tramite car sharing, bike sharing e mezzi pubblici

Da 2007 l ha com MITO p le em ensato contrib issioni piantum uendo alla di quas azione e tutela i mq nell 1.000.000 di Sud Ame foreste del er Madagaica e del scar.

eni partner progetto green

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Un progetto di CittĂ  di Milano

CittĂ  di Torino

Giuliano Pisapia Sindaco Presidente del Festival

Piero Fassino Sindaco Presidente del Festival

Filippo Del Corno Assessore alla Cultura

Maurizio Braccialarghe Assessore alla Cultura, Turismo e Promozione della cittĂ 

Giulia Amato Direttore Centrale Cultura

Comitato di coordinamento Francesco Micheli Presidente Vicepresidente del Festival Maurizio Braccialarghe Vicepresidente Enzo Restagno Direttore artistico

Milano

Torino

Giulia Amato Direttore Centrale Cultura

Aldo Garbarini Direttore Centrale Cultura ed Educazione

Antonio Calbi Direttore Settore Spettacolo

Angela La Rotella Segretario generale Fondazione per la Cultura Torino

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Aldo Garbarini Direttore Centrale Cultura ed Educazione

Francesca Colombo Segretario generale Coordinatore artistico

Claudio Merlo Direttore organizzativo Coordinatore artistico

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MITO a Milano è realizzato da Associazione per il Festival Internazionale della Musica di Milano

Fondatori Francesco Micheli / Roberto Calasso / Francesca Colombo / Piergaetano Marchetti Massimo Vitta-Zelman Advisory Board Alberto Arbasino / Gae Aulenti †/ Giovanni Bazoli / Roberto Calasso Francesca Colombo / Gillo Dorfles / Umberto Eco / Bruno Ermolli Inge Feltrinelli / Stéphane Lissner / Piergaetano Marchetti / Francesco Micheli Ermanno Olmi / Sandro Parenzo / Renzo Piano / Arnaldo Pomodoro Livia Pomodoro / Davide Rampello / Franca Sozzani / Massimo Vitta-Zelman Comitato di Patronage Louis Andriessen / George Benjamin / Pierre Boulez / Luís Pereira Leal † Franz Xaver Ohnesorg / Ilaria Borletti Buitoni / Gianfranco Ravasi Daria Rocca / Umberto Veronesi Consiglio Direttivo Francesco Micheli Presidente / Marco Bassetti / Pierluigi Cerri Roberta Furcolo / Leo Nahon / Roberto Spada Collegio dei revisori Marco Guerrieri, Eugenio Romita, Marco Giulio Luigi Sabatini

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Associazione per il Festival Internazionale della Musica di Milano

Francesca Colombo, Segretario generale e Coordinatore artistico Stefania Brucini, Responsabile promozione e biglietteria Carlotta Colombo, Responsabile produzione Federica Michelini, Assistente Segretario generale e Responsabile partner e sponsor Luisella Molina, Responsabile organizzazione Carmen Ohlmes, Responsabile comunicazione Lo Staff del Festival Segreteria generale Alice Kuwahara, Federica Limina e Sofia Colombo Comunicazione Livio Aragona, Sara Bosco, Emma De Luca, Alessia Guardascione, Valentina Trovato con Matteo Arena e Irene D’Orazio, Elisa Aliverti Piuri, Eleonora Porro Produzione Francesco Bollani, Stefano Coppelli, Simone Di Crescenzo, Matteo Milani con Elena Bertolino, Nicola Acquaviva e Davide Beretta, Velia Bossi, Francesco Morelli, Marco Sartori Organizzazione Nicoletta Calderoni, Elisabetta Maria Tonin e Raffaella Randon Promozione e biglietteria Alice Boerci, Fulvio Gibillini, Alberto Raimondo con Claudia Falabella, Cecilia Galiano, Arjuna-Das Irmici, Federica Luna Simone e Francesca Bazzoni, Victoria Malighetti, Chiara Sanvito Responsabile editoriale Livio Aragona Progetto grafico Studio Cerri & Associati con Francesca Ceccoli, Ciro Toscano via Dogana, 2 – 20123 Milano telefono +39.02.88464725 / fax +39.02.88464749 c.mitoinformazioni@comune.milano.it / www.mitosettembremusica.it facebook.com/mitosettembremusica.official twitter.com/mitomusica youtube.com/mitosettembremusica 15

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MITO SettembreMusica

Settima edizione

Un progetto di

Realizzato da

Con il sostegno di

I Partner del Festival

Partner Istituzionale

Partner Istituzionale

Sponsor

Per la serata inaugurale

Media partner

Sponsor tecnici

Il Festival MITO a Milano compensa le emissioni di CO2 con carbon credits verificati e partecipa ad un progetto di tutela boschiva sull’asse del fiume Po.

Si ringrazia per l’accoglienza degli artisti Drogheria Plinio con cucina Nerea S.p.A. Riso Scotti

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Il Festival MITO continua fino al 21 settembre... Una selezione dei concerti dei prossimi giorni Per maggiori info www.mitosettembremusica.it

5.IX • Salvatore Accardo e la sua Orchestra da Camera Italiana

5.IX • Oblivion con uno spettacolo comico sull’Otello di Shakespeare 6.IX • Il Requiem di Verdi in versione jazz con Giovanni Falzone nella cornice insolita del Cimitero Monumentale 7.IX • Truls Mørk con la voce intensa del suo violoncello 8.IX • Le musiche di Nino Rota per i film di Fellini con l’Orchestra Italiana del Cinema e proiezioni multimediali 8.IX • Dean Bowman, riconosciuto da Madonna come la «voce di un Dio» e da Sue Mingus «la più importante voce del jazz»

Milano Torino unite per il 2015

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