La rivista
per il benessere e la sostenibilità
04/2015
ALIMENTAZIONE Viva la Scandinavia! Scopri con noi la dieta nordica: è ricca, gustosa e fa bene alla salute!
MOVIMENTO Lo sanno tutti: il nuoto è uno degli sport più sani. Allora, quest’estate affina la tua tecnica con Vivai!
Noi e il bosco Ecosistema, luogo ricreativo, risorsa economica: il bosco è vivo ed è ricco di magia, oggi più che mai
oekom Rating 2015: La Migros: il commerciante al dettaglio più sostenibile del mondo.
Promettiamo a Jay di applicare gli standard svizzeri sulla protezione degli animali anche a tutti i nostri prodotti dall’estero. Al più tardi entro il 2020 provvediamo, in collaborazione con partner quali la Protezione Svizzera degli Animali PSA, a garantire un allevamento conforme alla specie a tutti i nostri animali, anche all’estero.
Di più su generazione-m.ch
EDITORIALE
Cara lettrice, caro lettore
Voglia di novità
Foto di copertina: Getty Images, © Roland Tännler, Shutterstock
Boschi e ancora boschi Dato che a destra lo spazio a mia disposizione è terminato, approfitto di questo riquadro per segnalare un paesaggio boschivo davvero mozzafiato: la foresta di bambù all’Arashiyama Park nei pressi di Kyoto (immagini su Google Images). Inoltre, concordo pienamente con il biologo austriaco Clemens Arvay, il quale afferma che nel mondo esiste un rimedio prodigioso... di colore verde! Non perdetevi il podcast su www.swr1.de (programma «Leute», giugno 2015, in lingua tedesca).
Curiosando qua e là... Nell’arte culinaria non si smette mai di imparare. Oltre a mangiare, tra un piatto e l’altro, mi diletto a rovistare tra i blog di cucina e penso a tutte le “acrobazie” gastronomiche che si possono fare ai fornelli! La cucina dei media Migros è una vera e propria miniera di idee. Provare per credere! www.saison.ch/it/
Purtroppo non sono molto coraggiosa. Perlomeno non in situazioni che richiedono più della parola. Trovarmi sola nel bosco scatena in me un certo senso di oppressione. Una mattina stavo nuovamente azzardando un po’ di jogging nella fresca rugiada del bosco del Züriberg, quando ho avuto l’impressione di sentire, oltre al mio, un respiro regolare e tranquillo. Forse erano gli alberi o un animale selvatico, ma la situazione era decisamente inquietante. Finché non ho visto due cani, uno accovacciato a sinistra del sentiero, l’altro a destra. Si fissavano ringhiando. A circa 20 metri di distanza, due signore continuavano a chiacchierare indisturbate. La mia paura dei cani supera di gran lunga il timore (reverenziale) delle foreste. Coraggiosamente, mi sono persuasa che i cani non fossero interessati a me. Cosa peraltro vera, se non fosse che mi sono trovata ad attraversare il loro campo visivo proprio nel momento in cui si sono scagliati uno sull’altro. Otto zampe si sono ingarbugliate con le mie gambe e sono caduta. Nulla di grave, però ho potuto constatare che i pericoli della foresta non dipendono dai suoi abitanti, ma piuttosto dai suoi visitatori. Ma facciamo un balzo in Giappone. Per i giapponesi, gli alberi sono sacri e da tempo si studiano gli effetti benefici dei boschi sulla salute. Lo «Shinrin yoko» – che tradotto significa «fare il bagno nell’aria della foresta» – è una terapia riconosciuta. Alcuni studi dimostrano che soggiornare nel bosco fa bene al sistema immunitario e nervoso. In Giappone, oltre 70 boschi sono certificati per la «foresta-terapia». Allora, meglio un bel bosco che la sala d’attesa del medico! In questo numero, boschi e alberi a go-go... Buona lettura!
Caporedattrice Vivai 4/15
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I prodotti bio di Alnatura per bebè e bambini sono disponibili alla tua Migros e su LeShop.ch
DALL‚ I NTERNO
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Impressum Editore: Federazione delle cooperative Migros Direzione Media Migros: Lorenz Bruegger Responsabile edizioni: Rolf Hauser Direzione pubblicazioni: Monica Glisenti Caporedattrice: Susanna Heim Sostituta: Christine Kunovits Coordinazione: Imelda Stalder Testi/produzione: Lukas Hadorn (D), Lino Bianchi (I) Correttorato: Marco Altrocchi (I) Direzione artistica: Dora Siegenthaler Redazione immagini: Cornelia Thalmann Elaborazione immagini: Reto Mainetti Contatti e internet: Vivai, Limmatplatz 152, casella postale 1766, 8031 Zurigo vivai@mediasmigros.ch www.migros.ch/vivai
Medaglia d’argento per Vivai al concorso Best of Corporate Publishing 2015. Alla premiazione: Andrea Schlenker (FCM), Susanna Heim (caporedatrice Vivai) e Dora Siegenthaler (direzione artistica Vivai).
Stampa: Vogt-Schild Druck AG CH-4552 Derendingen Carta: senza legno, FSC-Mix. Per compensare le emissioni di CO ², sosteniamo un progetto in Brasile. ISSN: 1663-7178 Tiratura totale Vivai: 250 000 copie D: 173 000, F: 60 000, I: 17 000 copie
Un lavoro per chi non soffre di vertigini: il fotografo Nik Hunger alle “ri-prese” con il set fotografico della rubrica «Indovina chi?»
© Marion Nitsch, Ueli Bischof
Gli esperti
Vivai è gratis ! Ordinala qui : abbonamenti. vivai@mediasmigros.ch, oppure chiama il numero 0800 180 180
Fabio Capraro è docente di nuoto all’Università di Basilea. Ci ha spiegato in cosa consiste un buon allenamento in acqua (p. 52).
David Fäh è fisiologo dell’alimentazione e docente all’Università di Zurigo. Vivai si avvale della sua consulenza in materia di alimentazione.
Marianne Botta Diener è ingegnere alimentare e ha pubblicato vari libri specializzati. in questo numero ci presenta la cucina nordica (p. 42).
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Pubbliredazionale
Daner (4 anni) ha ritrovato la salute Daner, un bambino boliviano di quattro anni, è sopravvissuto al peggio: le malattie diarroiche che per anni gli hanno impedito di crescere sono ormai dimenticate; le donazioni provenienti dalla Svizzera hanno consentito di costruire un impianto di erogazione d’acqua potabile nel suo villaggio. Daner è piccolo e gracile per la sua età, ma è un vispo monello dagli occhi furbi. «Da quando abbiamo l’acqua potabile pura, Daner sta bene» precisa sua madre, Graciela Flores (35 anni). Racconta: «Prima soffrivamo molto. Come le altre famiglie, usavamo l’acqua del fiume per lavare i panni e le stoviglie. Quando lavavamo i bambini, si ammalavano. E spesso non avevamo altra scelta che bere l’acqua del fiume.» A quei tempi, Graciela Flores faceva decantare l’acqua sporca per mezz’ora con alcune foglie di
Scopra la gioia di Daner
farelacosagiusta.caritas.ch/daner
pesco, affinché la sporcizia più grossolana si depositasse sul fondo del secchio. Il villaggio di Candial si trova in una fertile valle circondata da magre pareti rocciose e da alte montagne. L’acqua del fiume basta per irrigare i campi, ma è troppo sporca per essere bevuta. Il villaggio possedeva una sorgente, ma il suo deflusso era insufficiente e si prosciugava regolarmente. È ormai acqua passata: grazie al sostegno di Caritas, gli abitanti hanno costruito un sistema di erogazione dell’acqua potabile che raggiunge le dimore di 64 famiglie. «Oggi abbiamo abbastanza acqua pura da bere, per cucinare e anche per lavare e lavarci. Daner non deve più andare a scuola sporco» dichiara sua madre, felice. E i bambini mostrano, fieri, quanta acqua sgorga dalla nuova fontana, e si spruzzano, vivaci, con il nuovo elemento conquistato.
Bolivia: acqua potabile per i più poveri Nella provincia di Sapahaqui, a sud-ovest di La Paz, oltre il 95 percento degli abitanti vive sotto la soglia di povertà. Appena un quarto dei comuni possiede un sistema di erogazione d’acqua potabile collegato alle case. Questa situazione precaria e l’igiene carente facilitano il propagarsi di gravi malattie e impediscono lo sviluppo dei villaggi. Caritas Svizzera sostiene Caritas Corocoro fin dal 2013 nella posa di sistemi di erogazione d’acqua e nello sviluppo dei comuni della provincia di Sapahaqui. Mediante le donazioni provenienti dalla Svizzera, Caritas migliora l’accesso all’acqua potabile e agli impianti sanitari nelle scuole. Sensibilizza inoltre la popolazione alle questioni igieniche e forma i comitati locali per l’acqua affinché si occupino della manutenzione e della gestione degli impianti. Conto donazioni: 60-7000-4 Per donazioni online: farelacosagiusta.caritas.ch/ bolivia
PENSATI PER VOI
Buona ma non cara Nell’ambito di un test sulle creme per il viso condotto dalla rivista per i consumatori «Saldo», la crema protettiva da giorno Migros Zoé Aqua Detox si è aggiudicata il posto d’onore sul podio: idratazione e protezione UV eccellenti, a un prezzo imbattibile! A soli fr. 15.80 è molto più conveniente di altri prodotti testati, il cui prezzo spesso supera fr. 80 per la stessa quantità!
UOVA D‚ECCELLENZA
Il 60% delle uova vendute nel mondo proviene tuttora da galline allevate in batteria. Una triste realtà frequentemente denunciata dalle organizzazioni animaliste, come «Compassion in World Farming». Quest’organizzazione premia le aziende che s’impegnano a migliorare le condizioni di vita degli animali destinati alla produzione alimentare industriale. Nel 2015, Migros si è aggiudicata il «Good Egg Award». Dal 2011, il Gruppo Migros persegue una severa politica che vieta la vendita o l’impiego di uova provenienti da allevamenti in batteria.
© Getty Images, iStockphoto
Niente microplastica Tutti conosciamo le microsfere contenute nelle lozioni peeling o nei dentifrici. Per quanto gradevole, il loro effetto può essere nocivo per l’ecosistema. Spesso, gli impianti di depurazione non riescono a filtrare dalle acque di scarico queste particelle di microplastica, che quindi finiscono nei mari. Mibelle è intervenuta tempestivamente, togliendo dalla produzione qualsiasi prodotto a base di microplastica. La Federazione delle Cooperative Migros ha applicato questo divieto a tutti i prodotti di marca propria, e le formule esistenti sono state modificate. Ora si utilizzano particelle di origine naturale, ad esempio gusci e noccioli, pietre laviche o pietra pomice.
V come vegetariano Buone notizie per i vegetariani e i vegani! Migros ha mantenuto la promessa formulata nell’ambito della campagna Generazione M, contrassegnando almeno 120 prodotti alimentari con il marchio V, riconosciuto a livello europeo. L’obiettivo era già stato raggiunto a fine 2012, ma a fine giugno 2015 l’operazione ha toccato quota 200! Leader assoluta: l’amatissima linea vegetariana Anna’s Best. Buon appetito! Vivai 4/15
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Quanto è
grande la tua impronta? Scoprilo su wwf.ch/footprint Scannerizza il codice QR e installa gratuitamente la app Guida WWF.
SCELTI DA NOI
In forma tra gli alberi Se dopo aver letto il nostro dossier (da pagina 10) ti viene voglia di fare un giretto nel bosco, ti suggeriamo uno dei circa 500 percorsivita Zurich distribuiti sul territorio nazionale. Fare attività fisica immersi nella frescura degli alberi è sempre gradevole, anche d’estate! Per godere del bosco in tutta la sua bellezza e aver miglior accesso alle attrezzature, scegli l’alba e il tramonto. Un’atmosfera incantevole! www.zurichvitaparcours.ch
© Illustrazione: Christopher Corr, Foto: Percento culturale Migros Aare/Thomas Baumann
Ecco i piccoli giardinieri
Sostegno educativo per genitori L’integrazione si impara da piccoli! Ispirandosi a questo principio, il Percento culturale Migros ha lanciato la piattaforma conTAKT-kind.ch (in tedesco), dedicata a tematiche riguardanti l’educazione e la sensibilizzazione precoce. L’iniziativa è rivolta in particolare alle famiglie disagiate e alle famiglie immigrate in Svizzera, ma ne possono usufruire anche i docenti e i responsabili dei forum per l’immigrazione. www.contakt-kind.ch
Lo scorso anno, l’iniziativa a favore di bambini e giovani infoklick.ch ha lanciato il progetto «Gartenkind». Nell’ambito di corsi per il tempo libero e progetti scolastici, i bambini delle scuole elementari possono dedicare un’intera stagione al giardinaggio, coltivando aiuole e imparando a conosce-
re i meccanismi e i cicli della natura. Sponsor principale è il Percento culturale della Società Cooperativa Migros Aare. Iniziato nel 2014 con 10 orti, il fortunato progetto verrà esteso ad altre 25–30 superfici coltivabili in tutte le regioni linguistiche della Svizzera. www.gartenkind.ch
NOCI & FRUTTA: UN‚ACCOPPIATA VINCENTE!
Le barrette Farmer Nuts & Fruits piacciono a tutti: noci e frutta tagliate grossolanamente danno un senso di sazietà che dura a lungo. Ora anche chi soffre di allergie alimentari non dovrà rinunciare al gusto, grazie alla barretta aha! Nuts & Fruits Cranberry, senza glutine e certificata dal marchio aha! Uno spuntino goloso goloso! Vivai 4/15
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Š mauritius images, iStockphoto (Ramo; Fotomontaggio: Vivai)
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ECOSISTEMA
Il bosco ci protegge, ci nutre, ci riempie di pace e di gioia. Ăˆ un luogo di miti e leggende, di forze primordiali e natura prorompente. Il bosco ha influenzato la nostra civiltĂ piĂš di quanto immaginiamo. Illustrazioni: Martin Burgdorff
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DOSSIER IL BOSCO
ECOSISTEMA
Amico bosco Curati, salvaguardati e protetti dalla legge: i nostri boschi sono un‚importante risorsa, sia ecologica che economica. Il loro valore è persino espresso in franchi.
Il bosco è vita. Lo si può percepire restando per un attimo in silenzio tra gli alberi. In lontananza, il picchio rosso maggiore martella con il becco su un tronco d’albero marcio. È alla ricerca di insetti che vivono nel legno morto. Uno scoiattolo corre velocissimo su e giù per un abete: sta costruendo il suo nido, da qualche parte lassù, tra i rami. Anche sul suolo c’è un grande andirivieni. Centinaia di gigantesche formiche nere trasportano cibo e materiale da costruzione. Il 40% di tutte le specie animali e vegetali svizzere sfruttano il bosco come habitat naturale. Tra queste c’è anche l’uomo. Il bosco è il luogo ideale per rilassarsi, passeggiare, correre o semplicemente osservare la natura. Spazio ricreativo per eccellenza, la foresta ha un valore medio pro-capite di 440 franchi: questo è quanto risulta da un sondaggio condotto nel 2012 dall’Ufficio federale dell’ambiente, cui hanno partecipato tremila persone. I parametri dello studio includevano anche il numero di visite settimanali nel bosco, la durata del percorso e i costi di trasporto per raggiungere la meta. Per estrapolazione, si ottiene così un valore complessivo per la popolazione di circa tre miliardi di franchi l’anno. Amiamo i nostri boschi al punto da dedicare loro uno dei migliori testi di legge al 12
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mondo: la «Legge federale sulle foreste», che sancisce, ad esempio, il diritto dei cittadini ad accedere a qualsiasi superficie boschiva. Pertanto, i dissodamenti sono vietati e ogni infrazione è punibile con la reclusione. Per capire le ripercussioni di questa legge rigorosa, basta confrontare le mappe escursionistiche dei nostri nonni con quelle odierne. Le città e i villaggi si sono espansi a dismisura, le terre coltivabili sono state inghiottite dal cemento e dall’asfalto, le linee ferroviarie e le autostrade hanno frammentato il paesaggio. Ciò nonostante il bosco si trova tuttora laddove si trovava già cinquant’anni fa. Ecco perché rappresenta un valore immutabile nella nostra società. Oggi, per fortuna, la foresta sta meglio di un tempo. Negli anni ’80 l’aria era fortemente inquinata dai gas di scarico del traffico stradale e dell’industria, che attraverso le piogge penetravano nel terreno sotto forma di acido solforico. La conseguente acidificazione del suolo impediva l’assorbimento di sostanze nutritive da parte degli alberi provocandone, in casi estremi, la morte. Nella catena montuosa tedesca dello Harz e nei Monti Metalliferi interi territori boschivi scomparvero. Nei media si
© Keystone, iStockphoto
Testo: Atlant Bieri
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DOSSIER IL BOSCO
ECOSISTEMA
L‚eccezionale varietà
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quattrocento fontane della città giunge direttamente dal bosco, e più precisamente dalle sorgenti che si trovano sulle colline boschive che circondano la città. L’acqua piovana viene filtrata naturalmente dal suolo boschivo, giunge alle sorgenti e poi confluisce verso la città attraverso la sola forza di gravità, pronta per essere bevuta. Se vogliamo che svolga le sue molteplici funzioni, il bosco deve essere curato in modo intensivo. Per questo, ogni cantone definisce il proprio piano di sviluppo forestale, che indica come e dove debbano essere piantati alberi rari quali querce e tassi, quanto legname si può consumare e quanto legno morto debba rimanere nel bosco. Tuttavia, malgrado tutte le precauzioni, il bosco non è al riparo da nuovi pericoli. Oggi, per gli ingegneri forestali sono soprattutto le specie non indigene a destare le maggiori preoccupazioni. «Con la globalizzazione del commercio, nei nostri boschi giungono sempre nuovi organismi estranei tipici di altre parti del mondo», afferma Rigling. Come, ad esempio, il fungo importato dall’Asia che colpisce le chiome dei frassini provocando la distruzione parziale o totale della pianta. «Ecco perché attualmente il frassino ha perso valore nell’economia forestale», prosegue Rigling. Nelle nostre foreste si stanno diffondendo anche nuove varietà di piante, come l’albero del paradiso o ailanto, anch’esso proveniente dall’Asia. Assomiglia al noce, in Cina le sue foglie vengono utilizzate per nutrire i bachi da seta. Cresce molto rapidamente, si diffonde a macchia d’olio, colonizza persino le fasce detritiche e sta invadendo i boschi del Ticino. «Oggi non sappiamo ancora quali potranno essere le ripercussioni sul bosco di protezione», afferma Rigling. L’ailanto sarà in grado di bloccare una caduta massi proprio come il faggio svizzero? Una cosa è certa per Rigling: «Il bosco cambierà, ma non scomparirà. È troppo adattabile e troppo forte». l
Tamangur nella Bassa Engadina: il più alto bosco di pini cembri.
© Bruno Augsburger, Daniel Fleuti, Keystone, LOOK/age-fotostock, iStockphoto
parlava di «moria dei boschi». Anche se in Svizzera le piogge acide hanno influito solo parzialmente sulla salute dei nostri alberi, la notizia ebbe l’effetto di una bomba. «Questo segnò l’inizio dell’attuale politica ambientale della Svizzera», racconta Andreas Rigling, ingegnere forestale dell’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio. I valori di riferimento per i gas di scarico vennero inaspriti, si decretò l’obbligo di installare impianti di filtraggio e di desolforazione nelle fabbriche; poi vennero introdotti la benzina senza piombo e i catalizzatori per i veicoli a motore. In passato, prima dell’epoca dell’inquinamento atmosferico, il problema principale era il disboscamento. In Svizzera lo sfruttamento dei boschi raggiunse l’apice nel 19° secolo. «All’epoca, i terreni venivano dissodati e disboscati appiccando incendi», spiega Rigling. Un saccheggio carico di conseguenze. Sui fianchi spogli dei rilievi, le piogge torrenziali provocavano frane e scoscendimenti. Il bosco assorbe acqua come una spugna. Se non ci sono alberi, le masse d’acqua scorrono a valle senza freno. In quegli anni, colate di fango e inondazioni provocarono danni per diversi milioni di franchi. «Queste catastrofi hanno costretto le autorità a ripensare la loro strategia, sfociata poi nell’attuale legislazione forestale» spiega Rigling. In quegli anni, si è capito anche che il bosco offre un servizio alla società. Oggi, 5820 chilometri quadrati di superficie forestale sono gestiti come boschi di protezione. Queste strutture boschive ci proteggono da valanghe, colate di fango, cadute di massi e scoscendimenti. Un quarto delle nostre strade e linee ferroviarie, così come una casa su sei beneficiano di queste reti di protezione. Stando alle stime dell’Ufficio federale dell’ambiente, i valori protetti ammonterebbero a 200 miliardi di franchi. Il bosco depura anche parte della nostra acqua potabile. A Zurigo, l’acqua di
Toppwald nell‚Emmental: ospita imponenti abeti bianchi.
dei boschi svizzeri
Piede sud del Sihlwald:
Giura: foresta
un faggeto
mista con vasta
mozzafiato.
biodiversità
Bödmerenwald
Tösswald nella
nella Muotathal:
regione del Tössstock:
l‚ultima foresta
una grande varietà
vergine di abeti
di piante alpine e
rossi.
orchidee. Vivai 4/15
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DOSSIER IL BOSCO
ALCUNI DATI
Superficie boschiva svizzera 30% (1,26 mio di ettari)
71%
Boschi svizzeri di proprietà pubblica
29%
Boschi svizzeri di proprietà privata
I nostri boschi Li amiamo e li proteggiamo, ma quanto sappiamo dei nostri boschi? Ecco alcuni dati che portano un po‚ di luce nel ”sottobosco”. Testo: Lukas Hadorn Illustrazione: Martin Burgdorf
La Sv izzera Densità super fic della sul territ ie boschiva na ziona orio le
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Vita allo stato puro In Svizzera si contano circa 120 diversi tipi di bosco, che ospitano ben 30 000 organismi viventi, tra cui oltre 50 specie di piante. Circa un terzo delle specie animali e vegetali pre senti nei boschi è a rischio di estinzione.
o
7000 sono le specie di funghi conosciute che popolano i boschi svizzeri. Si stima che in totale siano circa 15 000. Circa 200 sono tossiche per l’uomo, alcune addirittura mortali.
Utilissime Le formiche rosse dei boschi sono molto importanti: mangiano i parassiti, nutrono gli uccelli e diffondono i semi delle piante.
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querce
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aceri
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Abete rosso o bianco?
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… alberi presenti in Svizzera, 19 sono faggi. In totale, il nostro territorio conta 500 milioni di alberi. Ogni anno, ne vengono piantati circa 1,1 milioni.
abeti rossi SO
4 frassini
19 faggi
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abeti bianchi
larici
Un modo per distinguere l’abete rosso da quello bianco è osservarne gli aghi: quelli dell’abete rosso sono appuntiti e pungenti, quelli dell’abete bianco sono morbidi e smussati. Sono diverse anche le loro pigne: quelle dell’abete rosso sono pendule, mentre quelle dell’abete bianco sono erette.
Selvatici ma timidi
42 000
I boschi svizzeri ospitano anche il lupo. Nel 2013 e nel 2014 ne sono stati identificati geneticamente 23 esemplari. L’orso si vede raramente. L’ultimo avvistamento risale a maggio in Valposchiavo, sulla strada che porta al Bernina.
caprioli
15 100 volpi
10 400
A caccia Nel 2013, i quasi 30 000 cacciatori attivi in Svizzera hanno abbattuto:
cervi
5 700 cinghiali
3 000 lepri Vivai 4/15
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BENESSERE
I preziosi doni del bosco Il bosco è un luogo di svago e uno spazio fondamentale per l‚ecosistema. Ma non solo! Ci regala anche deliziose piante commestibili preziose per la salute, che ora stiamo riscoprendo. Testo: Simone Ott
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a decenni Maurice Maggi, esperto di piante selvatiche e autore del libro di ricette in lingua tedesca Essbare Stadt, raccoglie piante selvatiche che usa in cucina. Ultimamente è sempre più attratto dal bosco, che considera «una fantastica dispensa colma di piante spontanee». Ma quelle che troviamo nei boschi sono commestibili? La domanda lo stupisce e risponde che «non sono solo deliziose, ma anche preziose per la salute. Quelle tossiche sono rare. Anche le bacche del sorbo degli uccellatori, spesso disdegnate, sono commestibili e si pos sono mangiare crude. «L’importante è non esagerare, altrimenti possono cre are problemi!». Le piante che troviamo nei boschi vanno generalmente consumate in pic cole quantità, non tanto perché sono «velenose», ma perché sono più forti e intense della verdura acquistata. Non solo in termini di gusto. Le piante selva tiche commestibili sono un concentrato di preziose sostanze bioattive alleate della salute. Abbiamo iniziato a colti vare le moderne varietà di verdure per soddisfare criteri quali dimensione, aspetto, conservazione e resistenza 18
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ai parassiti. «Così interveniamo anche sul potere nutrizionale del nostro cibo», spiega Sonja Wunderlin, medico naturo pata della regione del Fricktal nonché esperta di piante selvatiche medicinali e commestibili. Rispetto alle verdure acquistate, le piante selvatiche contengono più oligo elementi, vitamine, sostanze amare e tannini. La girardina silvestre, nota an che come podagraria, si prepara come gli spinaci ed è un’ottima fonte di vita mina C e sali minerali. Nel Medioevo si coltivava come verdura e pianta medi cinale. Ora la stiamo riscoprendo. E le bacche di sambuco, pianta che di solito cresce nelle radure e lungo i sentieri boschivi, sono ricchissime di vitamina C, potassio e flavonoidi. Le numerose sostanze amare e i tannini presenti nelle piante spontanee, che oggi si trovano ormai in pochissime verdure e insalate in commercio, sono molto salutari: le sostanze amare aiutano la digestione e migliorano l’assorbimento dei principi nutritivi e vitali, perché prolungano la permanenza del cibo nello stomaco. I tannini hanno anche un effetto antiossi dante, ossia riducono l'azione dannosa dei radicali liberi ritenuti responsabili
dei tumori e dell’arteriosclerosi. «Le piante dei nostri boschi non sono solo belle da vedere. Sono anche sane, piene di forza vitale e so prattutto deliziose al palato», afferma Sonja Wunderlin. Solo un secolo fa, le piante selva tiche erano la prima fonte di vitamine dopo l’inverno, molto prima che si potessero raccogliere quelle coltivate. In primavera, quando sulle latifoglie si intravedono le prime foglie e il suolo è ancora permeato di luce, iniziano a spuntare l’aglio orsino, l’acetosella dei boschi e anche i primi germogli di faggio, quercia, olmo e tiglio. Quando sono ancora giovani, sono una vera preli batezza, come anche i germogli del garofanino maggiore, cucinati come gli asparagi. Sono deliziose anche le giovani foglie dell’artiglio del diavolo, che si mangiano come gli «spinaci di bosco». Il centocchio e il ranuncolo favagello, ricchissimi di vitamina C, sono invece un ottimo ricostituente. In primavera, in cucina si possono utilizzare anche le foglie delle latifoglie un po’ cresciute ma ancora giovani e tenere. In questo periodo hanno un sapore più delicato. Più tardi, diventano
Germoglio
Acetosella
Ortica
Germogli d‚abete
Sorbo dell‚uccellatore
Centocchio
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Sorbo torminale
Artiglio del diavolo
Ranuncolo favagello
Girardina silvestre
Corniola
Aglio orsino
Sambuco
Garofanino maggiore
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BENESSERE
troppo filamentose e poco gradevoli al palato. Le foglie giovani sono ottime in insalata o, se non si è abituati a mangiarle così, aggiunte all’insalata normale. Sono deliziose anche al vapore, su una fetta di pane imburrata o nei panini. Possono essere utilizzate anche per preparare gli involtini, come si fa con le foglie di vite. Indipendentemente dal modo in cui si preparano, queste foglie sono delle alleate della salute, perché contengono fibre alimentari che stimolano la digestione. Ma non solo. Come spiega Sonja Wunderlin, le giovani foglie di tiglio sono stimolanti e tonificanti. Una prelibatezza davvero fuori dal comune sono i germogli d’abete, ricchissimi di vitamina C e dalle spiccate proprietà espettoranti. I semi di olmo e di faggio sono deli ziosi da sgranocchiare. La vera regina delle piante selvatiche è però l’ortica. Ricchissima di flavonoidi, sali minerali come magnesio, calcio e silicio, nonché di ferro, vita mine A e C, trionfa su tutte le altre. L’ortica dimostra quanto sono potenti le piante selvatiche: rispetto alla lattuga, è 13 volte più ricca di calcio, 2 volte più ricca di ferro e 4 volte più ricca di magnesio. È molto versatile anche in cucina: è ottima al vapore e permette di preparare deliziose minestre. Le foglie d’ortica sono una prelibatezza anche fritte, passate nella pastella alla birra. Per evitare che brucino durante la preparazione, vanno sciacquate bene sotto l’acqua e quindi strizzate. Le foglie secche sono ottime per preparare salutari tisane. «In cucina si usano anche i fiori e semi di questa pianta», spiega Sonja Wunderlin. Nel bosco si possono raccogliere anche bacche 20
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Per un uso corretto Prima di usarle in cucina, le piante di bosco vanno identificate con esattezza. Per gli inesperti, è consigliabile partecipare a un corso sulle piante selvatiche. La raccolta richiede particolare attenzione. Erbe e piante non vanno mai raccolte sul ciglio della strada o vicino a tracce di animali. Meglio raccogliere quelle che superano l'altezza del ginocchio. Non tutte sono facilmente digeribili. È necessario lavarle accuratamente e consumarle preferibilmente cotte.
deliziose. I lamponi, le fragoline, le more e i mirtilli, ma anche le corniole e i frutti del sorbo torminale, meno conosciuti ma altrettanto gustosi, hanno un sapore particolarmente intenso. È possibile congelarli, essiccarli, estrarne il succo o metterli in conserva. Molte bacche sono ricche di sostanze apprezzate anche in fitoterapia, come gli antociani, pigmenti vegetali che proteggono le cellule dai radicali liberi. La natura ci serve su un piatto d’argento gustose delizie dalle virtù curative. Allora approfittiamone! Vanno però osservate alcune regole: le piante selvatiche che desideriamo mangiare non andrebbero raccolte lungo il ciglio dei sentieri o vicino a tracce di animali. È meglio raccogliere quelle che oltrepassano l’altezza del ginocchio. Si devono lavare i prodotti raccolti e le mani, per ridurre notevolmente il rischio di contrarre l’echinococcosi, malattia rara ma pericolosa. La cottura uccide il parassita responsabile del contagio. Quindi, per andare sul sicuro, erbe e piante selvatiche andrebbero cotte. Oggi stiamo riscoprendo il bosco e i suoi doni preziosi, purtroppo a lungo dimenticati. «Stiamo recuperando la nostra cultura e le nostre usanze», spiega Maurizio Maggi, l'intenditore di piante selvatiche, sempre più apprezzato e richiesto per le sue performance culinarie in cui le protagoniste sono proprio le piante selvatiche. Cresce continuamente anche il numero dei partecipanti ai corsi sulle piante spontanee tenuti da Sonja Wunderlin. Nella Lötschental, ristoratori e albergatori organizzano escursioni culinarie nei boschi della regione, che riscuotono molto successo. Ritrovare la strada che ci riporta alle origini è me raviglioso. E il bosco è proprio questo. l
© iStockphoto
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ISPIRAZIONE
Le vie della fantasia Il bosco stimola l‚immaginazione non solo dei poeti, ma anche di chi crea il mondo Disney. I boschi raccontati nei libri e nei film sono popolati da cavalieri, creature mitiche e, naturalmente,dagli animali. Testo: Nina Toepfer Illustrazioni: Martin Burgdorff
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ella foresta si possono vedere molte cose, soprattutto se si usano gli occhi dell’immaginazione. I tronchi d’albero si stagliano verso l’alto, tra giochi di luce e ombre. Come pinnacoli di antiche cattedrali, le loro chiome sembrano sfiorare il cielo, arrivando a un’altezza di gran lunga superiore a quella mai raggiunta dagli esseri umani. Quando la visibilità è limitata, l’occhio si concentra su ciò che ha vicino. Ma nel bosco ci trasformiamo, perché sperimentiamo cose nuove. Per Anja, personaggio del racconto Im Wald dello scrittore svizzero Peter Stamm, il bosco diventa un mondo speciale, una porta verso una dimensione in cui lei sparisce per tre anni. «Nessuno sapeva che non stava scappando da qualcosa, ma stava andando incontro a... qualcosa.» scrive Stamm. Nella letteratura, il bosco è popolato da creature diverse, selvagge, libere e spensierate. Basti pensare a Dioniso, dio del vino, dell’estasi e della liberazione dei sensi. Quando non semina caos nel mondo, si ritira nel bosco. Nelle fiabe Vivai 4/15
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ISPIRAZIONE
dei fratelli Grimm, la foresta è un luogo spesso oscuro e nefasto. Il nano Tremotino si scatena in una danza dissennata e vuole rapire il pargo letto della regina. Il lupo divora la non na di Cappuccetto Rosso. Nella fiaba di Hänsel e Gretel, la strega cattiva non ve de l’ora di divorare i due bambini, pro babilmente i personaggi più famosi tra quelli smarriti nel bosco. Elfi eterei e leggiadre fate svolazza no in un mondo in cui l’amore sboccia con facilità, come nell’opera di William Shakespeare Come vi piace: «Non sono questi boschi assai più liberi da pericoli che l’invidiosa corte?» e «E dunque ehi, oh, verde pianta, questa vita è un incan to.» Il bosco è un palcoscenico, un sogno di una notte di mezza estate, un luogo idilliaco e catartico in cui rifugiarsi, la sciandosi alle spalle costrizioni e convenzioni. Nel mondo Disney, trovia mo la fatina Trilli, personificazione del la fantasia e dell’immaginazione, che sparge polvere magica con la sua bac chetta incantata. Un mondo a parte
Il bosco è popolato anche da valorosi eroi e ribelli, come Robin Hood nella foresta di Sherwood o Merlino e i Cavalieri della Tavola Rotonda alla corte di Re Artù, nella foresta di Brocéliande. E che dire, secoli dopo, del le avventure di Harry Potter contro le forze oscure che si celano nella foresta? Nel bosco tutto funziona diversa mente rispetto al mondo «reale». Prevalgono l’intuizione, l’immaginazio ne, la passione, mentre il mondo di ogni giorno è il regno della ragione, della ci viltà, dell’ordine, dell’economia e delle città. Più viviamo all’insegna del pro gresso e della tecnologia e più tendiamo a mitizzare la natura. Molti illustri espo nenti del romanticismo tedesco, come Joseph von Eichendorff o lo svizzero Gottfried Keller, hanno celebrato la foresta e la sensazione di solitudine che vi si può provare. Ma a un certo punto, i boschi hanno iniziato a svolgere un 24
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ruolo economico e a essere sfruttati per il legname. Lo sviluppo sostenibile come concetto non esisteva ancora, ma l’idea era già nell’aria. Nella novella Die Wassernot im Emmental sulla penu ria d’acqua nell’Emmental, Jeremias Gotthelf parlava già di disboscamento eccessivo. Nella piccola comunità di Seldwyla, messa in scena da Gottfried Keller, gente allegra e intelligente ma poco intraprendente diventa artefice del le proprie disgrazie. Gli abitanti del vil laggio, che vivono senza preoccupazioni grazie all’immensa foresta, iniziano im provvisamente ad abbattere più alberi del necessario. Come andrà a finire? Varrebbe la pena di rileggere il libro…l
Strane presenze… Il bosco è un luogo incantevole, ci rigenera e invita alla meditazione. Ne decantiamo la flora e la fauna, ma spesso il suo fascino lascia il posto alla paura.
Il bosco dei libri Vicino a Oslo sta “crescendo” una biblioteca… molto speciale. Nell’area della foresta del Nordmarka sono stati piantati mille alberi che tra cent’anni di venteranno libri. Il primo volume che verrà stampato sulla carta proveniente dal legno di queste piante sarà un romanzo scritto da Margaret Atwood. La pluri premiata scrittrice, poetessa e attivista ambientale inaugura così questo curioso progetto ar tistico. Ogni anno un altro autore aggiungerà un nuovo volume. I manoscritti saranno conservati nella biblioteca di Oslo e rimar ranno inediti fino al 2114. Il pro getto Future Library è frutto della mente brillante dell’artista scozze se Katie Paterson. Ma oggi cosa si può vedere? Una foresta di mil le alberi piantati per la letteratura.
© Heinrich Gohl
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Testo: Lukas Hadorn
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mmettiamolo... All’imbrunire, quando l’aria si fa fresca e ini ziamo a udire fruscii e scricchio lii provenienti dal sottobosco, la tenta zione è quella di scappare. D’estate, il bosco inondato di luce è sicuramente in cantevole e ci trasmette una piacevole sensazione di pace e tranquillità, ma non appena scende la sera, inizia a incutere un certo timore. Quale strano essere potrebbe nascondersi nella penombra, osservandoci di nascosto? Un malinten zionato? Animali selvatici? O addirit tura qualche creatura fantastica? Dal punto di vista psicologico, non stupisce che, potendo scegliere, di notte preferiamo evitare il bosco. «Per orien tarsi nel proprio ambiente e agire in modo mirato, l’essere umano si basa sulla percezione», spiega la Dott.ssa Annette Brown, scienziata forestale, nel suo libro Wahrnehmung von Wald und Natur, che tratta la percezione del bosco e della natura. Noi ci orientiamo soprat tutto affidandoci alla vista. Quando que sto senso è limitato, come avviene nell’oscurità del bosco, diventiamo in quieti e desideriamo abbandonare quel luogo. «Se però non ci è possibile, dobbiamo compensare la mancanza di informazioni causata dalla ridotta vi sibilità basandoci su altre percezioni», continua Braun. In altre parole: aguzzia mo la vista, tendiamo l’orecchio e ci si rizzano i capelli sulla testa. E tutto d’un
tratto, il bosco sembra pervaso da figure indistinte e suoni misteriosi. «È meno facile identificare i rumori piuttosto che gli stimoli visivi. E questo genera incer tezza e paura». Ma è tutto solo frutto della nostra immaginazione? Abbiamo paura del bo sco solamente perché non siamo in gra do d’identificarne chiaramente i suoni, gli odori e le creature che lo abitano? Tendenzialmente sì, spiega la psicologa Katharina Gaudlitz del Centro per il trattamento dell’ansia e della depressione di Zurigo: «Il sistema d’allarme del cor po interpreta i segnali che non conoscia mo come potenzialmente pericolosi. Frequentando il bosco sempre meno, lo conosciamo poco». Gaudlitz aggiunge però che ci sarebbe anche una distorsio ne cognitiva legata alla sensazione di pericolo che avvertiamo nel bosco. «In molte favole e leggende o nei film, il bo sco viene rappresentato come luogo buio e sinistro, popolato da creature altrettan to oscure e poco rassicuranti. Queste in formazioni sono memorizzate nel nostro cervello e tornano a galla quando ci tro viamo in quel luogo e abbiamo paura.» La scienziata forestale Brown scrive addirittura che il bosco sarebbe visto come «uno spazio fuori dalla società», in cui probabilmente «non valgono le stesse regole». Le notizie che riporta no delitti o reati commessi nel bosco confermano i nostri pregiudizi su questo
luogo al di sopra delle regole. «La paura del bosco è quindi condizionata sia dall’informazione genetica, sia da quella mediatica», spiega Brown. Anche per la psicologa Gaudlitz esi stono sicuramente ragioni oggettive per evitare il bosco o per andarci solo in compagnia. È quindi ragionevole essere prudenti, anche perché i boschi sono luoghi difficilmente accessibili, spesso poco frequentati. Bisogna però fare attenzione che non diventi una profezia “autoavverante”, ogni volta confermata da quanto riportano i media. «Se ci parlassero, invece, di quanto è bello, sicuro e rilassante andare nel bosco, probabilmente ne avremmo un’immagi ne più positiva.» Comunque la polizia non considera a priori il bosco come “teatro di crimi ni”, pur sapendo che ci sono gang che sfruttano le aree boschive per nasconde re droga, come ammette a questo propo sito Daniel Schnyder, portavoce della Polizia cantonale di Zurigo. «Ma in ge nere questi criminali non costituiscono un vero e proprio pericolo per chi fre quenta i boschi.» Schnyder precisa che né la sezione che si occupa di reati sessuali né quella che tratta i reati con tro l’incolumità fisica hanno registrato delitti esplicitamente commessi nei boschi. Pertanto, «Il bosco, luogo rige nerante per noi e per gli animali, è un posto sicuro!»l Vivai 4/15
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SONDAGGIO
Vivere il bosco Abbiamo intervistato sei persone che non frequentano il bosco solo per fare jogging o passeggiare. Testo: Petra Koci Foto: Roland Tännler
Karin Muggli, cosa le piace della caccia? La formazione per cacciatori mi ha insegnato molto. Nel bosco vedo la natura da un altro punto di vista. Essere un cacciatore non significa solamente cacciare e uccidere un animale selvatico. La nostra associazione di cacciatori porta avanti numerosi progetti, come il percorso delle piante e la rinaturazione di tre nuovi stagni. Durante la caccia, mi piace osservare la fauna selvatica e sentire l’adrenalina che sale quando si è sul punto di sparare. È una sensazione davvero unica! Karin Muggli lavora come impiegata di commercio a Lucerna. Nella primavera del 2015 ha superato con successo l’esame di caccia.
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Signor Sauter, il bosco può diventare un cimitero? In Svizzera, le ceneri non si possono semplicemente seppellire. I cimiteri nel bosco sono iscritti nel registro fondiario. Scegliendo il «proprio» albero, si acquisisce un diritto d’usufrutto per un massimo di 99 anni. L’albero è contrassegnato da due lettere. Targhette, croci, fiori e foto sono vietati o inopportuni. Il cimitero nel bosco è accessibile a tutti e quindi continua a essere un’area pubblica. La cura delle tombe è lasciata alla natura*. Ueli Sauter di Mammern TG è l’ideatore dei cimiteri nel bosco, un progetto lanciato nel 1996 con la costituzione della sua azienda Friedwald Sagl.
Signora Markart, come si diventa proprietari di un bosco? Un bosco si può acquistare o ereditare. Credo che di solito questo avvenga tra i membri di una famiglia o tra conoscenti. Io ho rilevato il mio appezzamento da mio padre. Con il consenso dei forestali, posso tagliare legna e piantare alberi. Per ragioni di sicurezza, devo far rimuovere le piante cadute o pericolanti. In teoria potrei lasciar inselvatichire il mio bosco, ma essendo un bene che voglio condividere, sto progettando delle aree tematiche, come una radura e un’isola del legno morto. Ingrid Markart di Oberuzwil SG ha acquistato parte del bosco dove in passato trascorreva del tempo con il nonno.
Signor Andermatt, cosa sono le corporazioni forestali? La corporazione è un’organizzazione composta da un consiglio eletto e da cittadini membri. Nel nostro caso si tratta di discendenti di 14 famiglie patrizie, tutti proprietari terrieri di lunga data. Gestiamo la proprietà in modo congiunto e sostenibile. I collaboratori dell’azienda forestale gestiscono il bosco della
corporazione, che comprende aree ricreative, zone protette, boschi di protezione e boschi di reddito. Siamo strutturati come una PMI, pertanto dipendiamo dagli introiti derivanti dal legname da costruzione e da ardere. Con le nostre 3 centrali termiche a legna forniamo servizi nel campo delle energie rinnovabili, contribuendo così a ridurre le emissioni di CO2. Inoltre, ci impegniamo attivamente nella protezione della natura, promuoviamo la biodiversità e lottiamo contro le piante invasive e le specie non indigene. Walter W. Andermatt di Baar ZG è presidente della corporazione di Baar-Dorf
*I servizi funebri sono regolati dai Cantoni. Per la dispersione delle ceneri può essere necessario un permesso.
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SONDAGGIO
Professor Krech, come possiamo difenderci dalle zecche del bosco? La diffusione delle zecche e delle malattie che possono trasmettere, cioè la borreliosi e la meningoencefalite verno-estiva MEVE, è legata al fenomeno del riscaldamento globale. A chi vive nelle aree a rischio di MEVE, ossia tutto l’Altopiano, la regione della valle del Reno da St. Margrethen a Landquart, la zona attorno al Lago dei Quattro Cantoni e il Vallese, consiglio la vaccinazione. Dopo una passeggiata nei boschi e nei prati è molto importante controllare attentamente tutto il corpo per individuare eventuali zecche che, di solito, essendo ancora allo stadio larvale, misurano solo 1 millimetro e sono quindi poco visibili. Inoltre, quando morsicano, iniettano un anestetico, pertanto spesso non avvertiamo alcun fastidio. Le zecche vanno rimosse subito, perché dopo 2-3 giorni si fissano sulla pelle. Nel caso di arrossamenti cutanei o febbre è necessario consultare il medico. Il Prof. Dr. med. Thomas Krech è specialista FAMH in analitica medica e diagnostica delle infezioni presso il laboratorio Medica di Zurigo e Santémed Kreuzlingen
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Gion Saluz De Salugo, si può sopravvivere nel bosco? Certamente, ma solo se troviamo acqua, vale a dire se il terreno è umido o se c’è un rigagnolo. Per sopravvivere dobbiamo stabilire delle priorità: in primo luogo, abbiamo bisogno di calore, quindi del fuoco, e dobbiamo costruirci un riparo con rami e foglie. In secondo luogo, abbiamo bisogno d’acqua. La terza priorità è il cibo: piante selvatiche, bacche e frutti a guscio commestibili, e d’inverno anche cibo di fortuna d’origine animale. Per chi non ha esperienza, sarà più facile procurarsi scarafaggi, larve, lumache e rane. Gion Saluz De Salugo di Stäfa ZH propone corsi di sopravvivenza nel bosco e in aree desertiche.
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La foresta di Grunewald a Berlino si estende su 3.000 ettari.
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VIAGGI
Per trovare una foresta che non obbedisca alla logica dell’economia ma alle regole della natura ci si deve recare nella Baviera orientale, dove su 25 000 ettari si estende il Parco Nazionale della Foresta Bavarese, una delle ultime aree naturali incontaminate dell’Europa centrale.
Viaggio nel verde Perché così tante fiabe dei fratelli Grimm si svolgono nel bosco? È chiaro: la Germania è terra di poeti e alberi. Ci siamo inoltrati nelle profondità di due boschi diversi. Testo/Foto: Harald Braun / Malte Jäger (Grunewald) e Lukas Hadorn (Foresta Bavarese) Illustrazioni: Martin Burgdorff
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VIAGGI
Un bosco in città
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on appena raggiungo il Teufel sberg e posso godere della fan tastica vista sulla città, vengo colto da una sottile sensazione di benes sere. Certo, il Grunewald è una distesa sconfinata, e da qui lo si può abbraccia re con lo sguardo! Di primo acchito può sembrare un percorso lungo e arduo, ma risulta chiaro che questa distesa verde di 3000 ettari si è insinuata in un ampio e frastagliato panorama cittadino che solo in alcuni punti si è completamente sottratto dalla scena naturale. Persino un’autostrada si snoda attraverso il verde! Questa vista non contrasta affatto con alcune informazioni fornitemi
da amici del posto prima della mia escursione nell’area boschiva più vasta di Berlino. Nessuno mi ha parlato di luoghi incantati, vallate profonde o insidie nascoste. Al contrario: «Quale laghetto vuoi raggiungere?», ha chiesto uno, «devi assolutamente salire in cima alla torre panoramica Grunewaldturm!», ha suggerito l’altro. E l’ultimo dei miei conoscenti berlinesi mi ha calda mente raccomandato: «Le ville del Grunewald... un vero incanto!». Eviden temente, il fascino del Grunewald sta nelle sue attrazioni turistiche, che si ricollegano solo indirettamente alle vir tù primarie di una foresta. Insomma, nulla a che vedere con il classico paradi so di piante, prati e piccoli animali, ma piuttosto una simulazione ben riusci ta di uno spazio naturale per persone che, come me, sono alla ricerca di nuovi stimoli ogni 15 minuti. Forse, il latente carattere ludico del Grunewald spiega in parte perché l’Associazione forestale tedesca (Bund deutscher Forstleute BDF) abbia nominato il Grunewald regione boschiva dell’anno 2015. Ho iniziato la mia escursione il mattino presto, a sud della Heerstrasse 34
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al di sotto del Drachenberg, senza car tina né GPS, supponendo che nel Grunewald fosse impossibile perdersi. Dopo 30 minuti di marcia lungo uno stretto sentiero mi ritrovo di fronte a un’ex stazione d’intercettazione, futuri stica per la sua epoca, oggi piuttosto mal ridotta. Il complesso di edifici si presenta come un mix di stili tra l’Atomium di Bruxelles e una moschea orientale. In ogni caso, un “must” per i turisti. Un’associazione ha preso il terreno in locazione e ha cercato di pre venire il totale degrado della stazione, trasformandola in una moderna piatta forma transregionale per scambi cultu rali su tematiche riguardanti l’arte, la storia, la tecnica, la natura e i nuovi mo delli socioeconomici. Sul sito si individuano già i primi segni di questo tipo di attività; appena mi vede, il designer industriale Sebastian Müllauer scende dalla «casasullalbero saunafornoperpizze» da lui ideata. Di chiara di far parte di «What Everest», un gruppo di attivistiambientalisti che hanno installato un’officina in loco. Riesco a salire in alto fino alla seconda cupola dell’ex stazione d’intercettazione, da dove si gode una vista incomparabile su Berlino (v. a fianco), sul Grunewald e le sue grandi bellezze. Dopo la breve gita sul Teufelsberg procedo lentamente. Ovunque mi imbat to in laghi, servizi di noleggio barche, osterie e piccole isole urbane: deviazioni che mi tengono lontano dai meandri più profondi del bosco. Le tentazioni della civilizzazione si appostano ovunque. Incontro Jean Schöneberger, una guida turistica berlinese, che sta illustrando a una scolaresca i lati più appassionanti del Grunewald, e gli chiedo quale sia l’i tinerario escursionistico più affascinan te di tutta la foresta. «Potrebbe essere
l’Havelhöhenweg!», azzarda l’uomo grattandosi il mento. Il cammino è lun go 10 chilometri, e lo si può iniziare alla stazione della SBahn Pichelberg per poi riprendere il treno alla stazione Nikolassee. Sull’Havelhöhenweg non si vedono cinghiali, teoricamente pre senti in grandi quantità. Al loro posto, si possono ammirare le “vestigia” di una gloria passata, che da sempre a Berlino viene associata al Grunewald. «Deve assolutamente vedere le ville sulla Normannenstrasse o la Gerkrathstrasse: testimoniano le ric chezze del passato!». Dopo un’ora di cammino a ritmo rilassato, decido di affrontare il Grunewald dall’altra estremità. Rag giungo in treno il Nikolassee, e poi riprendo a camminare. Ammiro le ma gnifiche ville, e dopo qualche minuto mi ritrovo nuovamente catapultato nel bel mezzo della civilizzazione. Alcuni chilometri oltre verso sud , circondata da piccoli sentieri boschivi, si situa la graziosissima penisola di Schwanenwerder, con la spiaggia di sab bia lungo il Wannsee, la «piscina dei berlinesi», ulteriore attrazione per gli escursionisti curiosi che, come me, si lasciano facilmente distrarre dal cammi no. A fatica riesco a sbarazzarmi di un barcaiolo che, con la promessa di assoluti piaceri gastronomici, desidera accompa gnarmi sull’isola delle tentazioni culinarie, la Lindwerder. Personalmente preferisco visitare la Grunewaldturm, una via di mezzo tra un monumento e una torre di mattoni, splendida meta di escursioni lungo l’Havel. Una giornata intensa, un po’ di versa da come me l’ero immaginata. Forse il Grunewald è la soluzione perfet ta per coloro che non amano i boschetti solitari. Probabilmente, ci ritornerò! l
Una foresta in città o una città nella foresta? Una cosa è certa, la vista è stupenda!.
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VIAGGI
Con 3000 ettari di superficie, occorre riflettere attentamente su quale parte del Grunewald si vuole visitare. Bella è l’escursione che comprende il percorso dal Nikolassee fino alla Grunewaldturm. Distanza: 8 chilometri, durata: 3-4 ore, partenza dalla S-Bahnhof Nikolassee, arrivo alla S-Bahnhof Wannsee. Vestigia di un passato glorioso, tipiche del Grunewald.
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Il Wannsee è noto come la “piscina” dei berlinesi
Il Grunewald Con i suoi 3000 ettari di superficie, il Grunewald rappresenta la maggiore area boschiva di Berlino ovest. Sul lato occidentale è delimitata dal fiume Havel e attraversata da una serie di laghetti. La città di Berlino acquistò il Grunewald esattamente 100 anni fa dai reali di Prussia, con l’intento d’impedire un’espansione urbana incontrollata. Il Grunewald accoglie circa 100 milioni di visitatori l’anno; i suoi simboli sono la Grunewaldturm terminata nel 1899 e il Teufelsberg che con i suoi 121 metri d’altezza 36
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risulta essere il secondo rilievo più alto di Berlino. Tra le piante più rare di questa foresta cittadina troviamo la koeleria glauca e il pigamo minore. Tra gli animali protetti, si annoverano diverse specie di pipistrelli, procioni e il più raro falco picchiaiolo.
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Per prenotare una visita guidata, contattare lo Stadtnavigator Berlin a: Info@Stadtnavigator-Berlin.de che propone tour delle ville del Grunewald, con programmi personalizzati su richiesta.
Informazioni generali
Inoltre, l’attuale locatario del terreno sul Teufelsberg propone diverse visite a tema, come «Ricognizioni» o «Visite storiche». Informazioni (in inglese e tedesco): www.berliner-teufelsberg.com
Sulla pagina del portale della città sono disponibili informazioni aggiornate sul Grunewald e sulle sue attrazioni.
IN BICI Il Grunewald è attraversato da diverse piste ciclabili. Il sito Route You offre una selezione dei migliori itinerari con relative mappe. Appuntamento su www.routeyou.com.
www.berlin.de/orte/sehenswuerdigkeiten/grunewald/
Né i bostrici né le frontiere turbano la quiete di questa foresta.
Il ritmo pacato della foresta
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aramente mi sono sentito così isolato come in vetta al Lusen, a quota 1373 metri. Sulla cima di questa bizzarra montagna, oltre a me si erge soltanto un gigantesco crocifisso che in realtà è un enorme ammasso di blocchi di granito ricoperti di licheni ammucchiati qui dal diavolo in persona per nascondere i tesori della Terra. L’aria fredda è intrisa di nebbia, di fronte a me la Repubblica Ceca, la sconfinata Selva Boema. Quassù, da qualche parte, sgorga la Moldava. Prima di raggiungere la vetta, ho attraversato per ore, solo soletto, boschi misti, avvolti nella foschia e ricchi di
suoni. Più salivo, più il paesaggio si faceva brullo. L’ultima mezz’ora, il sentiero stretto che porta al Lusen attraversa una pianura desertica. Alberi morti a perdita d’occhio. Tronchi grigi, spogli, sradicati, tutt’attorno muschio e fango. Un tempo, prima degli anni ’90, qui si estendeva una luminosa foresta di pini mugo, prima che le tempeste e il bostrico la distruggessero. Ma così stanno le cose qui nel Parco Nazionale della Foresta Bavarese, il primo e il più antico parco nazionale della Germania, il cui motto è: “lasciare la natura alla natura”. Circa due terzi dell’enorme territorio nel sudest del
paese sono lasciati allo stato naturale. È uno degli ultimi rifugi nell’Europa centrale per gli animali e le piante che possono sopravvivere solo lontano dalla civilizzazione. Qui, i galli cedroni scorrazzano nel sottobosco, le linci attraversano le montagne da un versante all’altro, e nelle radure fioriscono la trientalis europea, una primulacea rarissima, e il doronicum orientale. La bellezza del bosco non è però visibile ovunque al primo sguardo. Spesso si manifesta solo dopo un po’ di tempo, come nei boschi sulle pendici del Lusen, decimati dal bostrico. Improvvisamente si scopre una nuova Vivai 4/15
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VIAGGI
Il centro visitatori di Falkenstein, nel Parco nazionale.
Per farsi un’idea generale del Parco nazionale, basta recarsi nei due centri visitatori! Entrambe le strutture ospitano musei ed esposizioni molto interessanti e organizzano visite guidate tutto l’anno. Assolutamente da non perdere: il Baumwipfelpfad, la suggestiva passerella sospesa tra gli alberi presso il Centro del Parco nazionale Lusen.
Il Baumwipfelpfad permette di vivere il bosco da un’altra prospettiva
La foresta bavarese La regione della Foresta bavarese si trova nella Baviera orientale, al confine con la Repubblica Ceca e l’Austria, delimitata a sud dal Danubio. Le città più grandi della regione sono Straubing, Deggendorf e Passau (Passavia). L’intero territorio copre circa 6000 chilometri quadrati, di cui circa 250 appartengono al Parco nazionale. Questo parco ospita un quarto di tutte le specie conosciute in Germania e ogni anno accoglie circa 1,3 milioni di persone. www.ostbayern-tourismus.de www.bayerischer-wald.de www.nationalpark-bayerischer-wald.de www.bavieraturismo.it/parco-nazionale-della-foresta-bavarese La regione è raggiungibile in auto da Monaco di Baviera e da Deggendorf oppure in treno via Passau (Passavia) o Regensburg (Ratisbona), per poi proseguire con il Waldbahn o l’Ilztalbahn. Inoltre, l’Igelbus collega la regione e porta i visitatori alle principali mete escursionistiche e turistiche del Parco nazionale. www.bayerwald-ticket.com 38
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Per altri suggerimenti e informazioni è disponibile la app. gratuita «Nationalpark Bayerischer Wald» (iPhone/Android). Circa 10 000 chilometri di sentieri escursionistici e piste ciclabili attraversano la regione della Foresta bavarese; tra questi anche il sentiero Goldsteig lungo 660 chilometri. In inverno: piste di sci di fondo e percorsi per ciaspole. ALBERGHI & RISTORANTI Il Biohotel Pausnhof di Sankt Oswald,
il primo albergo bio certificato della Germania, affascina non solo per il suo design elegante ed essenziale, ma anche per l’approccio eco-sostenibile dell’intera struttura, anche in termini di approvvigionamento energetico. www.pausnhof.de Altro indirizzo assolutamente raccomandabile è il Landhotel Koller a Ringelai, villaggio dal clima mite e punto di partenza perfetto per andare alla scoperta della selvaggia gola Buchberger Leite. www.landhotel-koller.de
Selvaggina catturata dai cacciatori di Perlesreut, carne di bisonte dell’allevamento di Max Kölbl a Oberhüttensölden e pane fresco a base di cereali macinati nel vicino mulino: l’osteria Hafner di Perlesreut serve cucina regionale e di stagione per la gioia del palato! http://www.hafner-perlesreut.de/
vita che si risveglia sotto il legno morto. E si capisce che il bosco non muore, muoiono solo i suoi abitanti. «Il bostrico non è uno sterminatore, bensì un rinnovatore», conferma Siegfried Schreib, il ranger del parco nazionale che veglia sulla natura primitiva e sui suoi visitatori. Una discussione affrontata innumerevoli volte con gli escursionisti e gli attivisti che considerano la moria dei boschi una catastrofe ecologica e non un processo naturale di crescita e trasformazione. Schreib mi aveva accolto presso il centro visitatori all’ingresso del parco nazionale, dove la foresta bavarese si presenta in tutto il suo imponente splendore. Una passerella in legno lunga 1300 metri (il Baumwipfelpfad), sospesa tra le cime degli alberi, permette di vivere il bosco da un’altra prospettiva. Dal punto più alto, a 44 metri dal suolo, lo sguardo spazia su una distesa sconfinata di pini, faggi, abeti bianchi, aceri di montagna. Insieme, la Foresta bavarese e il Parco nazionale Šumava, situato sul lato ceco, formano la riserva naturale più estesa d’Europa. Nel Medioevo, quando le mulattiere e le rotte dei contrabbandieri attraversavano il territorio tra il Ducato di Baviera e il Regno di Boemia, l’intero territorio si chiamava «Foresta boema». Dall’inizio del 19° secolo, sul lato tedesco si parla di «Foresta bavarese». Per saperne di più, si può visitare il Museo di storia del bosco (il Waldgeschichtliche Museum) di Wolfgang Bäuml a St. Oswald. Bäuml, è un’autentica “forza della natura” con uno sguardo furbo e molto, tanto da raccontare. Viene interrotto soltanto una volta da due escursionisti locali che chiedono informazioni su uno strano «fungo» che hanno trovato in una radura e che non trova riscontro in nessun libro di micologia. Bäuml promette di occuparsene dopo aver terminato il suo lavoro. Probabilmente riuscirà a dargli un nome senza portarsi appresso alcun libro. Il giorno dopo, mi avventuro all’interno
Il guardiano del Parco nazionale Siegfried Schreib (sx.) e la guardia forestale Erwin Pauli (dx.).
del paese, allontanandomi dalla frontie ra. La Foresta bavarese abbraccia com plessivamente sei distretti nell’Alto Palatinato e nella Bassa Baviera. Verso ovest il paesaggio si apre. Attraverso piccole località dai nomi divertenti, dove la chiesa e l’albero di primavera sono tuttora al centro del villaggio. Da un giardino mi saluta lo gnomo Wurzelsepp. Là, sulla collina, una gigantesca manica a vento, qui un’os teria. Grüss Gott! Pfiat di! I «Waidla»,
così si chiamano i simpatici abitanti della Foresta bavarese, sono persone tranquille, gentili e dirette. Come i Koller, che mi accolgono nel loro alber go a Ringelai. Prima di ripartire per la mia prossima escursione nella gola de nominata «Buchberger Leite», la signora Koller mi prepara rapidamente due panini imbottiti con Fleischkäse (qui chiamato Leberkäs). Percorro il primo chilometro in compagnia della guardia forestale Erwin Pauli, un tipo simpatico con una vasta conoscenza della flora e della fauna, e della storia del villaggio. Mi racconta dei celti, che in passato s’insediarono qui, e della pericolosissima pratica della fluitazione: i fiumi e i ruscelli che scorrevano allo stato naturale nel bosco
venivano sbarrati e riempiti d’acqua per trasportare il legname verso il Danubio. Risalgo la gola in direzione del comune di Freyung, mentre sulla regione si sca tena un temporale. Tra tuoni e lampi, il bosco svapora e respira, e anche questa volta cammino da solo su sassi ricoperti di muschio, radici lucenti e foglie bagnate. Dopo tre giorni nella Foresta bava rese, mi sento piacevolmente rigenerato. La sensazione di attraversare una regio ne che non si lascia distruggere né dai fulmini né dal bostrico si estende allo spirito e al corpo. La Foresta bavarese possiede ciò che a noi oggi manca: il tempo. Così tanto, che un giorno o l’altro anche sul Lusen i pini si faranno nuovamente cullare dal vento. l
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BIMBI MIGROS
Qui la gente è cordiale Ci sono bimbi Migros anche oltre confine, come la 21enne Patricia Schmidt. La futura docente di Lauchringen, vicino a Waldshut, in Germania, viene in Svizzera per comprare il cioccolato. Testo: Lukas Hadorn Foto: Christian Schnur (fotomontaggio: Vivai)
Da quando è una bimba Migros, Signora Schmidt?
Non ricordo esattamente, ma di sicuro sin da piccola. Tutti i sabati mia nonna e mia mamma varcavano la frontiera per andare a fare la spesa alla Migros di Zurzach. Io e mia sorella le accompagnavamo sempre. Davvero? Di solito i bambini non amano particolarmente andare a fare la spesa con i grandi…
Noi andavamo volentieri, perché ci ricompensavano sempre con un cornetto e una barretta di cioccolato. Era un’abitudine che faceva parte del nostro rituale. Anche in Svizzera conosciamo questo espediente pedagogico, ma noi quel cioccolato lo mangiamo con un panino e non col cornetto.
Ah sì, i panini al latte, vero? Piacciono molto anche a me. Ma in Germania non si trovano panini simili. Noi prendevamo i cornetti. Con il cioccolato, sono deliziosi. Da provare! Perché sua madre e sua nonna venivano a fare la spesa in Svizzera? Cosa c’era alla Migros di Zurzach che non si trova all’Edeka di Lauchringen?
Se ricordo bene, non andavamo alla Migros per fare la spesa settimanale, ma per comprare quei prodotti che in Svizzera erano migliori o avevano un sapore
diverso, come il cioccolato o la pasta. Il cioccolato non lo dimenticherò mai. Rimanevo lì incantata ad ammirare l’infinita scelta in bella mostra sugli scaffali. Qual era il suo preferito?
Il cioccolato al latte della Chocolat Frey, quello con il secchio del latte sulla confezione. Ne compravamo sempre diverse tavolette.
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”
antifame
La bimba Migros Patricia Schmidt suona il sassofono in
due orchestre. Tra una prova e l’altra, quando non ha tempo per mangiare, placa la fame con un pacchetto di Blévita.
Ora che studia e che per la spesa s’arrangia da sola, va ancora alla Migros?
Da quando mi sono trasferita a Friburgo in Brisgovia, abito più lontano dal confine, però il fine settimana, quando sono dai miei genitori, prendo l’auto e ci vado ancora. Cosa c’è sulla sua lista della spesa?
Al primo posto ci sono i Blévita! Ne faccio sempre la scorta, perché questi cracker sono ormai diventati il mio spuntino preferito. Adoro quelli classici, nella confezione gialla, ma mi piacciono anche i Blévita blu scuro, con sale marino e timo. Gustossissimi! E le barrette di cioccolato...
(Ride) Oh certo, quelle le compro ancora. Devo però dire che non faccio la spesa oltre confine solo per i prodotti, ma anche perché trovo la gente molto cordiale e le commesse sono sempre gentili. l
Sei anche tu una bimba o un bimbo Migros? Contattaci! vivai@mediasmigros.ch
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”Cracker
Cifre
e fatti
La Midor di Meilen, impresa dell’Industria Migros, lanciò i cracker Blévita alla fine degli anni Sessanta, quando iniziarono a diffondersi le prime diete. Senza zucchero e ricchi di vitamine e sazianti fibre alimentari, riscossero un gran successo, e sono tuttora sulla cresta dell’onda.
Le bacche contengono sostanze bioattive che proteggono le cellule.
Il pane di segale è più ricco di fibre rispetto al pane di farina di frumento, e sazia più a lungo.
Ricco di acidi grassi «buoni» e proteine, il pesce è un‚ ottima alternativa alla carne.
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ALIMENTAZIONE
CUCINA NORDICA
La cucina dei vichinghi Le nuova cucina nordica è buona, sana e piace molto. La scienza scopre i benefici del grande Nord. Testo: Marianne Botta Diener Foto: Claudia Linsi Styling: Monika Hansen
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ià da tempo, si parla con entusiasmo della nuova cucina nordica, considerata tra le migliori e le più sane al mondo. Nel 2004, rinomati chef e scienziati si sono riuniti per definire il Manifesto della nuova cucina nordica. L’obiettivo di queste linee guida, riprese da alcuni noti scienziati e dal Consiglio nordico dei ministri, è di prevenire la tendenza al sovrappeso e proteggere l’ambiente. Tale Manifesto s’ispira alle tradizioni culinarie dei paesi scandinavi, ovvero Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca e Islanda, molto simili tra loro. Secondo il Manifesto, la nuova cucina nordica, che può essere definita
radical-regionale, deve seguire il corso delle stagioni. Si portano in tavola pesce e selvaggina, come alce, cinghiale o renna, ma anche prodotti della natura quali erbe aromatiche selvatiche, bacche, muschio, fieno, germogli di abeti e di felci, gemme oppure alghe di mare. Nell’estremo Nord, i frutti della natura appartengono a tutti, non soltanto al proprietario del terreno. Ecco perché raccogliere funghi, erbe aromatiche e bacche è un passatempo molto amato. «Da noi le piante e i frutti crescono e maturano spontaneamente, alcune varietà si fanno attendere anche fino all’inizio dell’autunno. Tutto va a favore del gusto, straordinariamente Vivai 4/15
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ALIMENTAZIONE
CUCINA NORDICA
intenso» afferma l’esperta di cucina nordica Margareta Schildt-Landgren. «Queste componenti aromatiche fanno parte delle sostanze bioattive, le quali hanno un effetto protettivo sulle cellule», spiega la nutrizionista diplomata SSS Dominique Rémy. Margareta Schildt-Landgren aggiunge che anche i metodi di preparazione tradizionali svolgono un ruolo importante. Ad esempio, le conserve, la centrifugazione, l’essiccazione, l’affumicatura nel fieno, la fermentazione acidolattica o la brasatura a bassa temperatura. Nel frattempo, la New Nordic Diet è diventata una dieta alimentare a tutti gli effetti (vedi riquadro informativo). Rispetto all’alimentazione occidentale tradizionale, la dieta nordica riduce l’apporto di zuccheri e grassi, ma raddoppia la quantità di fibre alimentari, pesce e frutti di mare. Molti studi hanno dimostrato che favorisce la perdita di peso e riduce il rischio di malattie tumorali e cardiovascolari. Una ricerca condotta su circa 57 000 danesi di peso normale ha dimostrato che seguire un’alimentazione tradizionale ricca di bacche, frutta a nocciolo, cavoli, tuberi, avena, segale, pesce e olio di colza, limitando il consumo di burro, latticini grassi e zucchero, favorisce uno stile di vita più sano e longevo rispetto alla moderna cucina occidentale. Ma la nuova cucina nordica non è la panacea di tutti i mali. «Funziona perché sostituisce gli alimenti preconfezionati con cibi integrali, freschi e naturali», spiega Rémy. Negli ultimi tempi, molti paesi hanno riscoperto la cucina regionale, un ritorno alle origini con alimenti prodotti nel modo più sostenibile possibile, frutta e verdura a chilometro zero e carne di animali allevati nel rispetto della specie. Possiamo farlo anche noi: meno zuccheri, meno prodotti preconfezionati e meno salumi. E poi, possiamo anche elvetizzare un po’ la cucina nordica, con cervo e capriolo anziché renna e alce, trote anziché sgombri, fragole e lamponi al posto delle bacche di camemoro o lampone artico, yogurt invece del latte acido, pane di segale vallesano al posto del knäckebrot.l 44
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Mangiare come un vichingo Ecco la nuova cucina nordica Consumo frequente: frutta, bacche (bacche di camemoro, mirtilli, mirtilli rossi), verdure (tuberi, cavoli), insalata, funghi, legumi, patate, pane e prodotti integrali (segale, avena), noci, semi, pesce e frutti di mare, latticini magri, erbe aromatiche, spezie, olio di colza. Consumo moderato: renna/selvaggina, pollame/maiale allevato nel rispetto della specie, uova da allevamenti all’aperto, formaggio e yogurt. Consumo occasionale: altri tipi di carne rossa quale manzo e grassi animali. Da evitare: bevande edulcorate, zucchero, piatti pronti, additivi, fast-food Pane di segale
A differenza del pane bianco a base di frumento proveniente da coltura estensiva, il pane di segale è molto più ricco di minerali, fibre alimentari e sostanze vegetali secondarie. Molto saziante e a basso indice glicemico, il pane di segale è anche ricco di batteri acidolattici probiotici. Selvaggina
La carne degli animali selvatici è molto più pregiata dal punto di vista nutrizionale rispetto a quella degli animali d’allevamento. La selvaggina contiene meno grassi, meno acidi grassi saturi, ma più acidi grassi (poli) insaturi, più proteine pregiate, più micronutrienti (ferro, zinco, vitamine ecc.). Bacche
Ricche di sostanze bioattive, proteggono le cellule e, a differenza di altri frutti, alzano solo lievemente l’indice glicemico. Sono efficaci anche nella prevenzione dei tumori.
Pane di segale, ortaggi, frutti di mare: la nuova cucina nordica appaga l‚ occhio e il palato!
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LO PSICOLOGO E IL PERSONAGGIO MISTERIOSO
La spesa è stata fatta nella Migros del centro commerciale Schönbühl di Lucerna.
Gustoso ed equilibrato Nove spezie diverse... Per il nostro psicologo dell’alimentazione potrebbe trattarsi di una famiglia dai gusti piccanti. Ma l’unica certezza sembra essere il colore dei capelli della padrona di casa. Foto: Nik Hunger
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niziare l’analisi della spesa non è mai facile. Decido quindi di chiedere aiuto a mio figlio che, guardando la foto del nastro trasportatore, senza esitare la commenta così: «Papà, ma non vedi che questa spesa è stata fatta per una famiglia giovane con un bambino? Il biberon, il ciuccio e il prodotto Nivea Baby non lasciano dubbi». Il mio giovane aiutante non aggiunge altro, visto che sta guardando un’avvincente partita di 48
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calcio. Colgo la palla al balzo e inizio l’analisi tenendo conto delle sue considerazioni. Non c’è dubbio che in casa ci sia anche un bebè, ma i tipi di famiglia e le situazioni di vita in cui oggi cresce un bambino possono essere le più svariate. Anche se la partita è appassionante, m’immergo in un’analisi più dettagliata del modello alimentare. Il primo elemento interessante è la presenza di molte spezie, singole e misce-
late. Perché comprarne ben nove in un colpo solo? Una famiglia tradizionale ne acquisterebbe al massimo due o tre alla volta. Quando terminiamo una spezia e la ricompriamo, può succedere di acquistarne anche un’altra, ma non così tante come in questo caso. L’ampia varietà di spezie mi fa pensare a una persona ancora giovane o che ha appena traslocato, che cucina regolarmente e vuole ampliare il suo assortimento di condimenti. Il nostro
personaggio misterioso conosce bene il cardamomo e i chiodi di garofano e probabilmente sa anche come condire il bulgur, le lenticchie verdi e quelle rosse. La spesa è molto equilibrata e segue quasi perfettamente i principi della piramide alimentare. Sono però sorpreso che non ci siano i cosiddetti peccati di gola. Il motivo di questa assenza rimane evidentemente un’ipotesi. Forse si mangiano meno dolci per scelta. Potrebbe però anche darsi che a casa le scorte non siano terminate o che vengano acquistate altrove. L’indagine si fa sempre più ardua. Nel complesso, noto un’interessante combinazione di vari stili alimentari e di gusti. A qualcuno piacciono le pietanze dai sapori forti, il tabasco, i peperoni ripieni piccanti e il gruyère. Qualcun altro ama bere la tisana alle more e all’olivello spinoso, ha un debole per le fragole e apprezza le verdure fresche.
„La spesa è molto equilibrata, ma dove sono i ... peccati di gola?
„
Lo psicologo dell’alimentazione Il Dr. Robert Sempach dirige il settore Salute del Percento culturale Migros. Il suo progetto attuale è Tavolata, ritrovi a tavola per persone anziane. Informazioni su www.tavolata.net
Probabilmente i pasti variano, a seconda di chi cucina e del tempo a disposizione. Quando si va di fretta, vengono in aiuto i sofficini al formaggio già pronti o le cosce di pollo già marinate da mettere in forno. Se invece c’è più tempo a disposizione, si preparano piatti più elaborati con verdure fresche e cereali integrali. Tenendo conto di tutti gli elementi, credo di poter ricondurre questa spesa molto variegata a una coppia sui 35 anni, attiva professionalmente, che ha appena traslocato in un nuovo appartamento con il suo bimbo. Come sempre, non è facile stimare l’età. Posso invece affermare con certezza che i capelli della mamma sono castani. Questo elemento non ha nulla a che fare con le sue abitudini alimentari, ma lo si può dedurre da un chiaro e inequivocabile indizio... . Chi è? Per scoprirlo, volta pagina. Vivai 4/15
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La soluzione
La spesa è della 29enne Mignote Haile, professionista sanitaria di origine etiope che vive a Lucerna con il marito Wondante, impiegato nella ristorazione, e il figlio Amron, di 4 mesi.
uesta volta, il dottor Sempach non ha centrato in pieno il suo obiettivo, e ha preso diversi abbagli. Wondante ed io siamo arrivati in Svizzera 15 anni fa. Le spezie non mi servono per farne scorta, ma per il tè. Preparo una miscela fatta di timo, chiodi di garofano, cannella e cardamomo. Poi ne metto un cucchiaino nell’acqua, la faccio bollire e verso tutto su una bustina di tè nero. Durante la settimana mangiamo all’europea, ma in versione abbastanza piccante. A me riescono meglio le specialità etiopi. Le lenticchie rosse e i pelati mi servivano per il misir wet, il piccante stufato di manzo etiope. Il bulgur è per il brunch domenicale. È vero che per noi è importante mangiar sano. Evito di comprare dolci perché li mangerei in un colpo solo! Per fortuna, le rare volte che ci capita d’avere in casa dei dolci, Wondante, che è alto, li nasconde sopra l’armadio, così non riesco a prenderli, perché sono piccolina. Per quanto riguarda il colore dei capelli, avremmo voluto dar ragione al dottor Sempach, ma i miei sono neri. Uso la tinta castana per evitare un contrasto troppo netto con la radice grigia. l A cura di Ueli Bischof
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Tuttavia, non tutti gli odori emanati dal corpo umano sono gradevoli. Chi mangia cibi piccanti o molto speziati, consuma bevande alcoliche o tabacco emana questi odori anche attraverso i pori della pelle. Nei momenti d’intimità, ma anche in un ambiente sociale o professionale, gli odori persistenti possono indisporre e metterci in cattiva luce. In queste situazioni, le compresse e i confetti 1001 Clorofilla® sono di grande aiuto. Contengono clorofillina, una sostanza attiva estratta dal pigmento verde delle piante. 1001 Clorofilla® agisce proprio come un deodorante “interno” e aiuta a neutralizzare gli odori corporei sgradevoli. Freschezza a 360° per un tête-à-tête tutto baci e
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MOVIMENTO
IL NUOTO
Star bene in acqua Il nuoto è considerato lo sport di resistenza tecnicamente più impegnativo. Non sovraccarica le articolazioni ed è anche molto sano. Testo: Petra Koci
t
ra non molto le piscine all’aperto chiuderanno. Chi ama il nuoto e ne apprezza i benefici continuerà comunque a praticarlo in quelle coperte. Il nuoto è uno sport di resistenza che non sovraccarica le articolazioni. «L’acqua ci dà una spinta verso l’alto e quindi siamo più leggeri. In acqua pesiamo circa solo un decimo del nostro peso. A differenza della corsa, il sovraccarico è quasi pari a zero», spiega Sabine Schnurrenberger, insegnante di educazione fisica. Con il nuoto si allenano quasi tutti i gruppi muscolari. Le braccia ci fanno avanzare nell’acqua, mentre le gambe stabilizzano il corpo. «Il nuoto è uno sport abbastanza completo. Eseguendo i movimenti in modo corretto, permette di allenare la forza in modo dolce.» Nuotando, i movimenti sono più lenti, ma più potenti che fuori dall’acqua, perché la densità dell’acqua esercita una forte resistenza. Il nuoto rafforza soprattutto schiena, spalle e braccia. Lo si nota 52
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specialmente nei nuotatori professionisti, che colpiscono per il fisico a V, con la parte superiore della schiena, formata da gran dorsale e trapezio, particolarmente sviluppata. «La temperatura e la pressione dell’acqua modificano l’attività del sistema cardiovascolare e la respirazione. A parità di sforzo, in acqua la frequenza cardiaca è inferiore rispetto al normale e l’apparato respiratorio è più sollecitato, a causa della maggior pressione», spiega Fabio Capraio. Il docente di nuoto dell’Università di Basilea sconsiglia di tuffarsi nell’acqua fredda. «Immergersi di colpo nell’acqua fredda provoca un aumento improvviso della pressione». Il corpo deve abituarvisi lentamente. L’uscita dall’acqua dovrebbe essere graduale, per evitare che la dilatazione dei vasi sanguigni provochi un collasso cardiocircolatorio. Acquisire familiarità con l’acqua
Percorrere lunghe distanze è più piacevole se la temperatura dell’acqua va dai 24
ai 26 gradi. A 26 gradi il corpo e l’acqua sono in equilibrio termico. Nell’acqua più fredda o più calda, il corpo deve regolare la temperatura consumando più calorie e attingendo l’energia necessaria anche dagli accumuli adiposi. «Nuotando, si brucia una quantità di calorie che in teoria varia tra la quantità consumata correndo e quella bruciata andando in bici», spiega Fabio Capraio. «Nel nuoto, il consumo calorico non dipende tanto dallo stile, ma piuttosto dalla qualità della tecnica e dall’intensità del movimento.» Considerato lo sport di resistenza tecnicamente più impegnativo, il nuoto tonifica il corpo, regalando anche piacevoli momenti di relax meditativo. È però importante familiarizzare con la tecnica. «Bisogna prendere confidenza con l’acqua», aggiunge l’insegnante di educazione fisica Sabine Schnurrenberger: «Seguendo i consigli degli esperti, l’acqua diventerà nostra complice e una preziosa compagna di allenamento». l
Diversi stili di nuoto
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Rana
Nella fase di scivolamento si porta la testa sotto il livello dell’acqua e si espira. Tenendo la testa fuori, si tende troppo il collo. Dal punto di vista della coordinazione, la rana è uno stile molto impegnativo, perché l’azione delle braccia è leggermente sfasata rispetto a quella delle gambe. Eseguire in modo corretto il movimento simmetrico delle gambe è uno degli elementi tecnicamente più difficili.
Crawl
Nel crawl è difficile coordinare la respirazione con le bracciate: s’inspira di lato ogni tre bracciate, alternativamente a destra e sinistra, oppure ogni due, dalla stessa parte, poi si espira sott’acqua. Così si coordina la bracciata in modo da sfruttare al meglio la resistenza dell’acqua per la spinta. Il movimento delle gambe facilita l’avanzamento e stabilizza la nuotata, evitando un’eccessiva rotazione laterale del bacino.
Dorso
Il vantaggio del dorso è che la bocca e il naso restano sempre fuori dall’acqua. È lo stile ideale per rinforzare la schiena, perché fa lavorare soprattutto la zona dorsale. Nuotando a dorso non si vede dove si sta andando e per alcune persone il fatto di non avere il controllo della traiettoria può essere un problema.
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COCCOLE DI BELLEZZA
UNA PELLE LUMINOSA
Pura e bella Le donne orientali sanno bene che il segreto di una bella pelle è l’accurata pulizia del viso, un rituale di bellezza sempre più apprezzato anche da noi. Testo: Gisela Femppel
er avere una pelle sana e luminosa è necessaria un’accurata pulizia quotidiana. La sera, per rimuovere le impurità, la pelle va pulita in profondità, in modo che possa respirare. La detersione permette di eliminare non solo lo sporco e il trucco, ma anche il sebo e il sudore, evitando la prolificazione dei batteri. Questo vale anche per chi non si trucca. Vanno però rispettate alcune regole, perché la pelle non apprezza gli approcci troppo aggressivi. Di norma va pulita due volte al giorno con acqua non troppo calda, per evitare che si secchi. È bene massaggiare brevemente il detergente con movimenti circolari. Oggi sono molto di moda le spazzole rotanti elettriche che eliminano le cellule morte e stimolano la circolazione, rendendo la carnagione più luminosa e la pelle più vellutata. Tuttavia, queste spazzole non vanno utilizzate ogni giorno. Che si utilizzino gel, latte, crema, schiuma o lozioni, dischetti esfolianti oppure balsami detergenti, l’importante è scegliere prodotti adatti al proprio tipo di pelle, con un pH più neutro possibile. Soprattutto chi ha la pelle secca deve scegliere un prodotto contenente le sostanze idratanti presenti nel latte, nelle creme e negli oli detergenti, apprezzate anche dalle pelli sensibili e più mature. Gli struccanti, disponibili anche per i mascara resistenti all’acqua, permettono di 54
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rimuovere delicatamente ogni traccia di trucco dagli occhi. Per la pulizia mattutina, lavarsi il viso solo con l’acqua può bastare a condizione, però, che la sera la pelle sia stata detersa in profondità. Alcuni esperti suggeriscono di usare dischetti d’ovatta imbevuti di tonico. Il consiglio è di provare le varie opzioni, fino a trovare il metodo più adatto alla propria pelle. In ogni caso, l’applicazione del tonico è sicuramente un gesto utile per terminare una pulizia eseguita alla perfezione, in quanto rimuove le ultime tracce di trucco e lo sporco residuo dai pori, idratando e levigando l’incarnato. Esistono soluzioni più veloci? In alternativa al tradizionale rituale di pulizia, si possono usare le acque micellari, basate sulla tecnologia delle micelle, che rimuovono il trucco, detergono e idratano. Oppure le salviettine struccanti e i dischetti detergenti, molto pratici e meno complicati. Ogni tanto può esser d’aiuto un trattamento specifico per i pori dilatati. Soprattutto chi ha la pelle grassa dovrebbe utilizzare un prodotto esfoliante una o due volte la settimana. Anche le maschere purificati liberano la pelle dal sebo in eccesso e dalle impurità. Se l’epidermide è sensibile, si raccomanda un delicato peeling enzimatico in polvere, come quello proposto da Kneipp, che leviga la pelle senza irritarla. l
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” Scegli il detergente adatto alla tua pelle” L’olio d’oliva: un detergente naturale Oggi, le star di Hollywood e le beauty blogger stravedono per un metodo di pulizia del tutto naturale, utilissimo anche nelle situazioni d’emergenza: parliamo dell’olio d’oliva. Quando non abbiamo a portata di mano il detergente per il viso, l’olio d’oliva lo sostituisce egregiamente. Basta distribuirlo sui palmi delle mani, applicarlo sul viso asciutto, emulsionarlo con le mani bagnate, massaggiare delicatamente la pelle e quindi sciacquare l’olio o eliminarlo con un panno inumidito con acqua tiepida.
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Come partecipare Telefono Chiama lo 0901 560 003
(fr. 1.–/chiamata, da rete fissa) e lascia sulla segreteria soluzione, nome, cognome e indirizzo. SMS Invia VIVAI I, soluzione, nome, cognome e indirizzo al numero 920 (fr. 1.–/SMS).
Cartolina postale (posta A) Edizioni Vivai, concorso 4/15, casella postale, 8074 Zurigo Il termine d’invio è il 4 settembre 2015 La soluzione del numero precedente era
ristoro
Vince il premio
Maria Valentini, Chavannes-près-Renens
I vincitori saranno sorteggiati tra tutte le risposte corrette delle tre versioni linguistiche di Vivai e quindi informati per iscritto. Il premio non sarà corrisposto in denaro. Sono escluse le vie legali. In merito al concorso non si tiene alcuna corrispondenza. I premi non ritirati dai vincitori entro 3 mesi dal sorteggio sono considerati scaduti e non saranno sostituiti. I collaboratori della Federazione delle cooperative Migros sono esclusi dalla partecipazione al concorso. La soluzione e il nome della vincitrice o del vincitore saranno pubblicati su Vivai 5/15.
Abbonati gratis a Vivai su www.migros.ch/it/vivai oppure via mail a: abbonamenti.vivai@ mediasmigros.ch e tel. 0800 180 180
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IL LUOGO DEL CUORE
LENA-LISA WÜSTENDÖRFER
«Il palcoscenico è un luogo particolarmente ricco di energia, un luogo centrale» Lena-Lisa Wüstendörfer dirige la Uniorchester di Berna, la Junge Orchester di Basilea, il Coro di Bach di Berna e il Coro del Messia di Zurigo. Lavora come direttrice ospite per l’Orchestra sinfonica di Lucerna.
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n realtà il mio posto di lavoro è anche il mio luogo preferito. Non faccio una vera distinzione tra lavoro e tempo libero. La musica è la mia passione, la mia vita. In questo campo, posso affermare di avere un ampio orizzonte. M’interessa tutto, dalla musica barocca ai compositori contemporanei. Il mio pezzo preferito è sempre quello su cui sto lavorando, perché mi ci immergo fino a sentirlo «mio». Il palcoscenico è un luogo particolarmente ricco di energia, un luogo centrale. Non soffro di febbre da palcoscenico, 58
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quando mi ci trovo non penso al pubblico, cancello tutto ciò che mi circonda. Il mio compito è concentrarmi. Per i musicisti e per me è importante che io viva la musica nel momento. Talvolta, prima di un’esibizione, percorro la sala e per un attimo percepisco lo spazio in tutta la sua potenza. Quando la sala è gremita di spettatori, si ha una sensazione completamente diversa. Qui nella Tonhalle di Zurigo, lo scorso anno ho eseguito il Messia di Händel. I biglietti erano esauriti da settimane. È stato persino necessario ampliare lo
spazio riservato agli spettatori verso la parte posteriore della sala. Con un pubblico così numeroso ho vissuto un’esperienza magica, molto toccante. In realtà ho solo buoni ricordi della Tonhalle e ogni volta ci lavoro molto volentieri. Non ho un palcoscenico preferito. Ogni sala emana un suo fascino, un flair e un’energia molto particolari. Mi piacciono le belle sale da concerto, mi ci trovo a mio agio. Vorrei poterne vedere molte, per sentirmi a casa come in nessun altro posto. l A cura di Petra Koci.
© Ornella Cacace
Sul palco come a casa
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