La rivista
per il benessere e la sostenibilità
01/2014
Neutralità climatica: produrre con un occhio di riguardo per l’ambiente Pro e contro: le diete del momento sotto la lente dell’esperto Yoga, qi gong e tai chi: liberano la mente e tengono in forma il fisico
Upcycling L‚arte del riuso creativo
Un frutto del lento lavoro della natura.
Parte di
© Roland Tännler, Joschi Herczeg, Keiko Saile, Zukunftsinstitut GmbH Foto di copertina: Katharina Lütscher, Regula Wilson (stilismo), Helve Leal (acconciature e trucco), Vivien R. (Time Model), Edison K. (Scout Model), abbigliamento modella: Pretty Rad, Zurigo, abbigliamento modello: Hudson Surplus
Esperti attuali LD Dr. David Fäh
Specializzato in fisiologia alimentare, ricercatore e docente all’Istituto di medicina sociale e preventiva dell’Università di Zurigo, si occupa di aspetti legati all’alimentazione. Christina Daeniker
La specialista in alimentazione e salute presso la Federazione delle cooperative Migros vanta un vasto bagaglio di conoscenze e una lunga esperienza per quanto concerne le domande della clientela. Ci consiglia per i testi che riguardano i prodotti Migros. Marianne Botta Diener
Diplomata in ingegneria alimentare, insegna all’ETH ed è madre di otto figli. Per questo numero della rivista ha trattato il tema delle sostanze nutritive, per spiegarci cosa sono e perché sono indispensabili.
Hanni Rützler È considerata una delle maggiori esperte di tendenze legate al cibo a livello europeo. Noi l’abbiamo intervistata per sapere come interpreta il successo della filiera corta, a chilometro zero, che valorizza i prodotti del territorio.
Cara lettrice, caro lettore Quando la maestra d’asilo mi metteva in mano dei rotoli di carta igienica, riuscivo a malapena a mettere assieme una specie di cannocchiale assai poco creativo, che nemmeno la zia più affezionata avrebbe voluto tenere in casa. Gli altri bimbi erano più dotati. Più tardi, ho avuto compagne d’università che indossavano gioielli fatti con resti recuperati alle feste, collane di tappi di sughero e braccialetti di gancetti di lattine. Fu il mio impatto con il riciclo. Pensai: è una cosa da alternativi! Oggi invece tutti riciclano. Prima di gettare qualcosa, ci sentiamo almeno in dovere di pensare a come potremmo riutilizzarla. E per evitare di accumulare ancora altri rifiuti, c’è già chi dal riciclaggio è passato all’upcycling, il riuso creativo. Gli scarti ora non vengono più solo riutilizzati bensì valorizzati in modo da acquisire quel lato chic che alle donne dei tappi di sughero ancora mancava. Essendo molto cerebrale, sono affascinata già dal solo pensiero che si cela dietro l’upcycling: il fatto di vedere qualcosa di nuovo in qualcosa che già esiste. Tutto resta e qualcosa addirittura migliora. Qui stiamo entrando nella sfera filosofica! Il mio sorrisino ironico si è irrimediabilmente trasformato in un oooh di stupore quando ho visto cosa riescono a realizzare le persone creative. Alcune potete conoscerle in questo numero, assieme alle loro creazioni. Se potessi, le esporrei tutte nel mio salotto! Buona lettura con Vivai (che è già stato riciclato in copertina!).
Caporedattrice
Quest’anno Vivai festeggia il lustro di vita. Un’occasione per ricompensare i nostri fedeli lettori. Il primo regalo? Il nuovo cruciverba! Scoprilo a pagina 56. Vivai 1/14
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Fattorie a ritmo della natura.
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10 Upcycling: scopri anche tu l’arte del riuso creativo e dai nuova vita ai rifiuti 18 Anche in cucina: come riusare i resti di cibo 20 Iniziative Migros: dai rifiuti organici al biogas 22 Prodotti regionali: il segreto del loro successo spiegati da un’analista di tendenze in fatto di cibo 30 Sostanze nutritive: indispensabili alla vita 34 Diete alla moda: digiuno, low carb, mediterranea e macrobiotica valutate dall’esperto
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44 L’energia che viene dall’oriente: ricaricarsi e vincere lo stress con yoga, qi gong e tai chi 50 Fuori pista: proposte alternative per assaporare l’inverno senza inforcare gli sci 52 In tutta purezza: antichi rituali provenienti da altre culture per una pelle perfettamente pulita
© Sylvan Müller, Armin Zogbaum; illustrazione: Tina Berning
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7 9 26 28 38 40 56 58 SIGLA EDITORIALE Editore: Federazione delle cooperative Migros Direzione pubblicazioni: Monica Glisenti Direzione Media Migros: Lorenz Bruegger Responsabile edizioni: Rolf Hauser
Pensati per voi Scelti da noi Che cos’è…? Leggerezza nel piatto Prodotto culto Chi fa la spesa qui? Concorso Vivai Perle filosofiche
ISSN: 1663-7178 Tiratura totale Vivai: 250 000 copie D: 173 000, F: 60 000, I: 17 000 copie
Caporedattrice: Susanna Heim Sostituta: Christine Kunovits Coordinazione: Dagmar Madelung Testi/produzione: Lukas Hadorn (D), Sylvie Castagné (F), Cora Gianolla (I), Alda Viviani (I) Direzione artistica: Dora Siegenthaler Redazione immagini: Cornelia Thalmann Elaborazione immagini: Reto Mainetti
Contatti e internet: Vivai, Limmatplatz 152, casella postale 1766, 8031 Zurigo vivai@mediasmigros.ch www.migros.ch/vivai
Stampa: Vogt-Schild Druck AG CH-4552 Derendingen Carta: senza legno, FSC-Mix. Per compensare le emissioni di CO ², sosteniamo un progetto in Brasile.
Abbonati gratis a Vivai all’indirizzo abbonamenti.vivai@mediasmigros.ch, oppure chiama lo 0800 180 180 Vivai 1/14
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Il piacere di gustare il pesce senza rimorsi di coscienza.
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A cavallo nel nuovo anno
È vero che non siamo accaniti sostenitori dell’ astrologia cinese. Però siamo felici che il 31 gennaio inizi l’anno del cavallo di legno. Anche solo perché si porta via l’anno del serpente d’acqua, decisamente poco attraente per la nostra mentalità. L’anno del cavallo di legno è il 31esimo nel ciclo di 60 anni del calendario cinese. I nati nel ramo della terra Wu, associato al segno zodiacale del cavallo, sono molto comunicativi e intelligenti, ma forse anche un po’ testardi.
© John Hogg, iStockphoto; illustrazione: Sandro Fabbri
Bottiglie vuote
Nell’ambito del programma di sostenibilità Generazione M, la Migros s’era impegnata a ritirare e riciclare tutte le bottiglie di plastica a partire dal 2014. La promessa è stata mantenuta. I centri di raccolta nelle filiali sono stati potenziati. In seno a questo progetto, ora la Migros propone anche borse riciclate per la raccolta a casa.
Danza contemporanea sotto i riflettori
Per chi ama la danza, le originali reinterpretazioni dei balletti classici proposti dalla ballerina e coreografa sudafricana Dada Masilo rappresentano un’esperienza imperdibile. È quindi legittimo definire la sua versione del Lago dei cigni come uno degli eventi magici del Festival della danza Steps 2014, proposto dal Percento culturale Migros. Dal 24 aprile al 17 maggio, la rassegna mette in scena 86 spettacoli su 39 palcoscenici in 35 città. La prevendita è già in corso dal 14 gennaio.
Protezione delle api in Svizzera
Il preoccupante calo delle popolazioni delle api è al vaglio degli esperti già dalla fine degli anni Novanta. Si pensa che il fenomeno sia imputabile alle sostanze chimiche contenute nei fitofarmaci. Consapevole della sua responsabilità nella protezione di questi insetti importantissimi per la produzione alimentare, la Migros cha deciso che da fine 2014 utilizzerà solo insetticidi e prodotti fitosanitari innocui per le api.
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Š 2014 The Coca-Cola Company. Coca-Cola, the Contour Bottle and the Dynamic Ribbon Device are registered trademarks of The Coca-Cola Company.
Dividi l’allegria. nella bottiglia da 1 l
Per vivere più leggeri
Spesso le calorie di troppo si nascondono proprio dove meno ce lo immaginiamo, come nei prodotti light, ma anche nel nostro comportamento a tavola o tra gli scaffali dei negozi. L’app iTipp Abnehmen è stata creata dal Dr. David Fäh, esperto in materia di alimentazione per Vivai. Nata per aiutare a far luce su queste trappole quotidiane, spiega come dimagrire in modo duraturo. Fornisce molti consigli su alimenti e sostanze nutritive, ma anche fitness e consumo di calorie nel quotidiano. La nuova applicazione, in tedesco, è gratuita ed è disponibile per Android e iPhone. Parola chiave: iTipp.
Antologia della mela
„Il mondo ha ormai
raggiunto una densità tale che il reato si ripercuote su chi l’ha commesso.„ © Illustrazioni: Korbinian Aigner, Sandro Fabbri
Trionfo di sapori
L’alimentazione sana ed equilibrata può essere molto creativa e gustosa, come dimostra il marchio délifit della Migros. La nostra preferita è l’insalata a foglia arricchita di quinoa, patate dolci tostate, broccoli, cavolo rosso, cranberry, feta e origano fresco*. Un irresistibile connubio di sapori esotici e indigeni. *L’assortimento varia a seconda delle regioni
Durante la nostra chiacchierata sulla regionalità nella produzione alimentare, Hanni Rützler, viennese, ricercatrice di tendenze in campo alimentare, ha citato questa frase memorabile del filosofo tedesco Peter Sloterdijk. L’intervista completa è pubblicata a pagina 22.
In un’epoca dominata da generalisti e multitasker, colpisce l’opera Mele e pere di Korbinian Aigner, un volume di 512 pagine sorprendentemente unidimensionale. Ma forse ci piace proprio per questo. Il «pastore delle mele» tedesco, deceduto nel 1966, dipinse 800 acquerelli raffiguranti varietà di mele e pere provenienti dal mondo intero. Grazie alla loro sistematica e alla loro precisione, questi dipinti vengono tuttora utilizzati come base per il lessico pomologico.
Trucchetti che semplificano la vita
Ci sono cose che costano ogni giorno tanta fatica, tempo e nervi. Troppa! Per fortuna esistono i life hack. Cercali su Google e troverai trucchi e consigli per vivere meglio. Ad esempio come si piega alla perfezione una maglietta in cinque secondi. Trovi la spiegazione anche su youtube, digitando Ninja Fold. Vivai 1/14
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Patrik Ausderau, Salomé Gähwiler, Sandrine Simon, Géraldine Lüdi, Liter of Light, di San Gallo, realizzano lampade recuperando bottiglie di PET È un’idea illuminante... nel vero senso della parola. Consiste nel prendere una bottiglia di PET vuota, riempirla con acqua e un goccio di sbiancante e inserirla in un foro praticato nel tetto di un locale senza luce. Passando attraverso la bottiglia, la luce proveniente dall’esterno viene diffusa all’interno, creando l’effetto di una lampadina di 55 watt. L’idea nasce nei quartieri poveri di Manila, capitale delle Filippine, dove le bottiglie luminose servono per illuminare le capanne con il tetto di lamiera ondulata, perché gli abitanti non dispongono di corrente elettrica o se la devono procurare illegalmente. Un gruppo d’iscritti al master dell’Università di San Gallo si è impegnato a diffondere l’idea delle lampade di PET. «Al momento si stanno sviluppando progetti in India, Tanzania e Messico», spiega Salomé Gähwiler. Unitasi al team quando studiava all’HSG, ora lavora a tempo pieno per l’organizzazione. «È un’invenzione che va alla grande, perché è semplice da realizzare. Le bottiglie di PET costano poco e si trovano anche nei paesi più poveri, dove il riuso è sinonimo di qualità di vita.» www.literoflightswitzerland.org
Riuso creativo
Usa e getta? No ! Usa e riusa ! Con il riuso si riducono i rifiuti. Trasformando scarti e oggetti possiamo dar vita a creazioni uniche e originali. La nuova cultura dei rifiuti contribuisce ad arginare l’emergenza che assilla la nostra società. Testo: Lukas Hadorn Foto: Sylvan Müller
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n fatto di riciclaggio, in Svizzera siamo dei veri campioni mondiali. Dei quasi 700 chili di spazzatura prodotta ogni anno da ognuno di noi, ne portiamo nei centri di raccolta circa la metà, separando meticolosamente bottiglie del latte, capsule del caffè e cartoni del succo di frutta. Il 96 percento di tutti i contenitori di vetro venduti in Svizzera viene riciclato. Per quanto riguarda l’alluminio, arriviamo solo, si fa per dire, al 92 percento. Qui possiamo ancora migliorare,
ma, in generale, la raccolta differenziata è una realtà ormai consolidata su tutto il territorio nazionale. Per noi, smaltire i rifiuti separandoli con cura è un dovere di cui andiamo fieri. Però anche in Svizzera, com’è il caso in tutte le moderne società del benessere, i rifiuti rappresentano un grosso problema. Dapprima è stato un problema legato all’igiene, quindi allo spazio e poi all’ambiente. Ora il problema concerne le risorse. Produrre rifiuti porta a Vivai 1/14
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togliere dal circolo del consumo materiali pregiati, che vanno quindi persi. Nel 21esimo secolo, il problema dei rifiuti, che ha ormai assunto dimensioni gigantesche, è soprattutto sinonimo di spreco. Da questo punto di vista, anche il riciclaggio presenta dei limiti. Le materie prime restano in circolo il più possibile, ma ogni volta che si riciclano il valore e la qualità del materiale scendono. Gli esperti parlano di downcycling, perché la materia lavorata è sempre meno pregiata. Questo fattore condiziona anche l’immagine che abbiamo di ciò che viene riciclato. A tal proposito, Mirjam Hauser dell’Istututo Gottlieb Duttweiler spiega che «i prodotti riciclati sono considerati meno pregiati». Nell’ambito di uno studio ha esaminato i diversi scenari riguardanti il futuro del recupero dei rifiuti. Una delle conclusioni cui giunge la ricercatrice è che dobbiamo assolutamente cambiare il nostro atteggiamento verso i rifiuti. «Finora la spazzatura era vista come qualcosa di negativo», spiega Hauser. «Quello che era già stato usato e che non sarebbe più servito veniva spesso considerato sporco e poco igienico.» Secondo Hauser, ora dovremmo imparare a vedere i rifiuti come materie prime. Così verrebbe spontaneo valorizzarli. I primi segnali di questo cambiamento ci sono già. Vengono da persone che vedono i rifiuti come potenziale inizio di qualcosa di nuovo. C’è chi trasforma le bottiglie di PET in lampade, chi realizza borse con teloni industriali e chi crea gioielli dando nuova vita a vecchie posate d’argento. Quest’arte, chiamata upcycling, o riuso creativo, consiste nel dare nuova vita ai rifiuti, che a volte acquistano perfino un senso nuovo. In questo modo si evita di doverli gettare o compostare. «Nell’upcycling, ogni nuovo utilizzo porta a una crescita del valore. È esattamente il contrario del downcycling, che invece lo diminuisce», spiega Mirjam Hauser. «Si tratta quindi di un cambiamento di prospettiva.» Parlando di riuso, non dobbiamo dimenticare che veicola anche un valore sociale e una 12
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forza rivoluzionaria. L’upcycling promuove infatti anche un radicale cambiamento di mentalità verso i rifiuti. Non basta però per risolvere l’emergenza rifiuti. Non illudiamoci. Non è perché delle menti creative riescono a trasformare delle cassette per i fiori in librerie da parete che le gigantesche montagne di spazzatura spariranno. «Il riuso non è sempre possibile, anche perché riutilizzare cose che altrimenti finirebbero nella spazzatura non è sempre la cosa migliore», spiega Mirjam Hauser. «L’upcycling mostra però che tra le cose che gettiamo c’è roba ancora utile.» E questo ci serve da esempio. Uno degli scenari possibili messi in evidenza dallo studio della ricercatrice, definito con lo slogan «small is beautiful», anticipa «una forte sensibilizzazione della società nei confronti dei rifiuti, del riciclo e del riuso dei prodotti». In molti campi il nuovo atteggiamento si manifesta solo con cambiamenti minimi, che, come gocce nel mare, sono però in grado di promuovere una nuova cultura dei rifiuti. Gli esperti che hanno esaminato la plausibilità dei possibili scenari formulati nello studio della Hauser ritengono molto probabile e addirittura auspicabile riuscire a cambiare l’atteggiamento verso i nostri rifiuti. Anche procedendo a piccoli passi. Un esempio concreto ci viene dalle persone presentate nelle pagine che seguono. Le loro creazioni mostrano cosa sia possibile realizzare puntando sul riuso invece che sul riciclo. I loro oggetti dimostrano che spesso, prima di gettare qualcosa, dovremmo riflettere e chiederci se potrebbe servire a creare oggetti nuovi. Questo rappresenta uno stimolo anche per quanto riguarda l’offerta. I prodotti dovrebbero essere già pensati e realizzati in modo che, una volta terminata la durata d’utilizzo, possano rimanere nel ciclo biologico o tecnico. Fosse così, allora l’effetto di risparmio sarebbe davvero consistente. In altre parole, il problema dello smaltimento andrebbe affrontato all’inizio della catena di creazione del valore e non alla fine, come avviene ora. ●
Festeggiamo il lustro di vita! Vivai esiste da cinque anni. Per festeggiare questo traguardo, vogliamo coinvolgere personalmente chi ci segue. Cari lettori, realizzate delle creazioni nate dal riuso, come quelle di Natalie Kramer (a destra), che ci ha proposto questo tema, e fateci avere le vostre idee! vivai@ migrosmedien.ch
Riuso creativo
Natalie Kramer, di Zurigo, realizza accessori e giocattoli recuperando rifiuti domestici «Potrei addirittura costruire una casa», afferma Natalie Kramer sorridendo con soddisfazione e con un velo d’ironia, perché, pur essendo architetto, non lavora con gesso e cemento armato ma con imballaggi di plastica, borse e di carta e bottiglie di PET. Natalie è anche casalinga e mamma e, quindi, «responsabile dello smaltimento dei rifiuti domestici», come lei stessa si definisce. Ha scoperto il riuso creativo cercando in internet idee di bricolage e giochi per suo figlio, che nel frattempo ha 8 anni. «Ho trovato dei blog molto interessanti, che spiegavano come riutilizzare a regola d’arte materiali che altrimenti finirebbero nella spazzatura o nella raccolta differenziata. L’idea di riusare cose che abbiamo in casa mi è piaciuta molto.» Ora anche Natalie ha un blog tutto suo, che rimanda ad altre pagine dedicate al fai da te. «Prima di gettar via un imballaggio, mi chiedo a cosa potrebbe servire e di solito riesco sempre a trovare un modo per riusarlo.» schaeresteipapier.blogspot.com
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Riuso creativo
Jeannette e Marco Brändle, di Stallikon ZH, realizzano gioielli recuperando vecchie posate d’argento «Guarda che questa è proprio l’ultima delle cose per fare soldi!» Ripensando alle parole di sua moglie durante una loro visita a un mercato in Germania quattro anni fa, Marco Brändle sorride. In quell’occasione avevano conosciuto un artista che lavora vecchie posate e che gli diede la voglia di lanciarsi in qualcosa di simile. «Essendo meccanico d’auto, sono abituato a ingegnarmi. Ho quindi iniziato a trafficare con vecchie posate. La cosa più difficile è stata piegare il metallo senza graffiarlo.» Nel frattempo, Marco è ormai diventato bravissimo. Lui si occupa del lavoro più grosso, la moglie Jeannette esegue i lavori di precisione: ganci, asole e rifiniture. Da tre anni propongono le loro creazioni nei mercati e alle fiere. I loro gioielli piacciono molto. «Molte persone hanno i cassetti colmi di posate d’argento che non usano più. Le cerchiamo anche nei mercati dell’usato», spiega Marco Brändle. «È davvero un peccato lasciarle lì così. Noi le facciamo rinascere, trasformandole in gioielli.» www.besteckverdreher.ch
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Kevin Fries, di Winterthur, realizza mobili e accessori recuperando parti di metallo e scarti di legno Per il designer industriale, il riciclo è un modo per «fare di necessità virtù. «Nel nostro lavoro produciamo grandi quantità di rifiuti, pezzi di legno o di metallo, che sono quindi tagliati e separati. Mi piace l’idea di poter creare qualcosa con questi resti e di poter riusare dei materiali che andrebbero persi. Dai fili di ferro nascono degli appendiabiti, con i resti di legno si costruisce un tavolo, i portagerani diventano scaffali da parete». «L’uso diverso da quello previsto mi affascina molto», spiega Fries, che ha iniziato la carriera come decoratore. «In questo mestiere non bisogna pensare alla funzione dell’oggetto. Esso serve solamente alla decorazione. Lavorare come designer è diverso, perché bisogna tener conto anche dell’utilizzo previsto. Guardando un prodotto da quest’ ottica, si aprono infinite possibilità.» Un carrello della Migros si trasforma improvvisamente in una sedia, una coperta all’uncinetto rinasce come portafrutta e il designer si reinventa come artigiano del riuso. www.frieszumbuehl.ch
Maria e Serge Meier, di Opfikon ZH, realizzano stoviglie e accessori recuperando bottiglie di vetro La coppia non avrebbe mai immaginato di tornare dal viaggio di nozze negli Stati Uniti non solo con bellissimi ricordi, ma addirittura con un’idea originale. Maria e Serge hanno scoperto il vetro fuso nel famoso quartiere di Fisherman’s Wharf, a San Francisco e sono rientrati in Svizzera con l’intenzione di sperimentare qualcosa di simile. Sono passati quattro anni e ora hanno un atelier con negozio al Glattparkt di Opfikon, nel Canton Zurigo, e un marchio proprio, che contraddistingue vari prodotti nati dal riuso, dagli oggetti di vetro alle collane realizzate con camere d’aria delle bici o le borsette prodotte con sacchi del riso e manichette antincendio. Per ottimizzare il risultato, hanno fatto svariati tentativi, a volte anche poco riusciti. «Ora sappiamo quali bottiglie si prestano a essere lavorate, quali etichette rimangono attaccate e quale vetro rischia di rompersi velocemente», spiega Serge Meier. «Però prima abbiamo dovuto fare delle prove. Per un po’ abbiamo tenuto ogni bottiglia, raccogliendo anche quelle di vicini e amici, ammassandole nella vasca da bagno. Un amico ha persino creduto che fossimo alcolizzati.» www.justbottle.com
Riuso creativo Nina Raeber, di Losanna, realizza borse recuperando imballaggi industriali «Anche gli oggetti devono avere una personalità, saper raccontare qualcosa», afferma Nina Raeber. «Solo così diventano interessanti e possiamo avere un legame empatico con loro.» Purtroppo al giorno d’oggi, a causa della produzione in serie, succede raramente, sostiene Raeber. «A volte abbiamo l’impressione che gli oggetti caschino dal cielo. Non abbiamo idea di cosa siano fatti, da dove provengano e chi li abbia realizzati.» Con i suoi accessori nati dal riuso, che portano il marchio Coll.Part., Nina vuole dare un’anima alla produzione in serie, dando nuova vita a imballaggi di mangime per pesce della Cambogia, sacchi per il riso del Burkina Faso e vecchie coperte militari svizzere, che diventano borse e accessori vari. Spesso sono fabbricati sul posto. Avendo vissuto vari anni in questi luoghi, Nina li conosce bene e sa che spesso sono confrontati con condizioni di vita precarie. «Per la mia azienda, la creatività e il commercio equo e responsabile sono aspetti fondamentali», spiega. Dal suo lavoro nascono prodotti con una personalità, che raccontano una storia. «I materiali che tratto hanno già una vita alle spalle. Noi li facciamo rinascere. Trovo sia una cosa bellissima.» www.collpart.com
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Riuso alimentare
L‚arte del non gettare Il riuso creativo inizia nella testa e trova ottime applicazioni anche in cucina. Gli avanzi della mondatura, della cottura e dei pasti, che di solito finiscono nella pattumiera o nel composto, possono essere valorizzati e riutilizzati per... Testo: Lukas Hadorn
... tingere Un classico del riuso: non gettare la buccia esterna di una cipolla rossa o brunastra e, prima di Pasqua, cuocila in una pentola capiente riempita d’acqua. Nel brodo le uova si colorano in modo completamente naturale. Si possono ottenere anche dei bei disegni, se prima della cottura si adagiano dei fiori o delle foglie sui gusci e li si avvolge in un pezzo di calza.
... coltivare Dalla corona di foglie dell’ananas puoi far crescere facilmente una nuova pianta di ananas, che dopo un certo tempo farà i frutti. In internet trovi le istruzioni per questa procedura. Lo stesso si può fare
tra l’altro anche con il sedano. Altrettanto apprezzata è la coltivazione della pianta di avocado grazie al suo nocciolo grosso. Lascialo germogliare in un bicchiere d’acqua, piantalo e goditi i suoi frutti esotici.
... mangiare Sembrerebbe una banalità, ma non lo è. Gli scarti della mondatura finiscono nel composto, anche se in realtà potrebbero essere ancora mangiati. La buccia dei frutti, ben lavata, può essere utilizzata per fare la marmellata ed è deliziosa candita. Basta portare a ebollizione un po’ di scorza di limone a pezzetti in acqua zuccherata e cuocere finché il liquido non è evaporato. Anche il pane secco ha una lunga tradizione di riuso: da secoli si ricicla a tavola nelle forme più diverse. Qualche esempio? Il pan perduto, la zuppa di pane, la torta di pane o l’insalata di pane. Altrimenti ci pensano le anatre...
... cucinare Tutto quello che rimane dopo aver preparato o mangiato un piatto può rappresentare la base di un nuova pietanza. Ad esempio puoi ottenere un brodo gustoso utilizzando ossa 18
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di pollo tritate, che vanno soffritte nel burro insieme a poche verdure (resti di mondatura), poi bagna con vino bianco e acqua e fai ridurre. Se avanza del brodo da un altro piatto, ad esempio dalla fondue chinoise, lo si può congelare in
effetti su una moneta da 5 centesimi di euro. Risultati brillanti si ottengono strofinando il lato interno della anche strofinando buccia della banana sulle scarpe di pelle.
superfici spigolose e saranno su superfici quindi costrette a continuare il loro percorso alla larga dall’insalata.
... farsi belli Il tè nero rappresenta notoriamente un aiuto contro la stanchezza, ma spesso si dimentica che questo è vero due volte. Mentre l’infusione risveglia la mente dall’interno, la bustina, una volta raffreddata, ha un effetto miracoloso sugli occhi stanchi e gonfi. In soli 10 minuti! Per le altre parti del viso si consiglia la buccia della pesca. Con l’interno della pelle, cosparsa con un po’ di zucchero, si può fare il peeling. Anche la pelle delle patate può essere usata nella cura di bellezza: se bollita nell’acqua, il brodo ricavato può essere utilizzato per sciacquare i capelli dallo shampoo. In questo modo i capelli grigi dovrebbero scurire in modo naturale.
© bab.ch, ddp images, GettyImages, iStockphoto, Shutterstock
... fare bricolage
contenitori per cubetti di ghiaccio e usare le porzioni ottenute per cucinare. Si può congelare anche il vino avanzato, evitando così di dover aprire una nuova bottiglia per la prossima bolognese. A meno che non la si voglia bere...
... pulire Il succo di limone può essere usato per lucidare ottone o rame ossidati. In alternativa si possono utilizzare resti d’aceto o, incredibile ma vero, di ketchup! Chi teme di rovinare la preziosa pentola di rame può provarne gli
Piccole barchette realizzate con il guscio delle noci, animali di pezza imbottiti con noccioli di ciliegie oppure spaventose zucche intagliate per Halloween sono solo alcuni esempi di come sia facile utilizzare gli scarti alimentari trasformandoli in giochi per bambini. È più sostenibile, più naturale e anche notevolmente più economico. Il che non guasta.
... fare giardinaggio
... conservare La scorza dell’avocado, ma anche i gusci delle uova e delle noci, si prestano molto bene a diventare dei piccoli e pratici contenitori da cucina, per esempio per far germogliare i semi al caldo o per far crescere il crescione. Chi ha bambini può tenerci anche piccoli esperimenti scientifici, come ad esempio farci crescere i cristalli.
... rinfrescare Il profumo di agrumi diffuso nel soggiorno è particolarmente apprezzato proprio nella stagione fredda. Perciò le bucce di arance, mandarini e limoni non andrebbero gettate, bensì essiccate e aggiunte al pot-pourri, comprato o confezionato in casa. Se la buccia è ancora fresca, si può spremere tra le dita e con solo un paio di spruzzi si otterrà un deodorante per ambienti tutto naturale. Chi apprezza particolarmente questi profumi può metterne qualche pezzo nel deumidifi catore o portare a ebollizione deumidificatore i limoni spremuti in una pentola d’acqua e lasciarli svaporare. ●
Chi si trova ad affrontare il problema delle lumache in giardino non dovrebbe gettare i gusci delle uova e delle noci nel composto. Questi, infatti, una volta frantumati in piccoli pezzi e cosparsi attorno ai piantoni o ai fiori, agiscono come un antidoto naturale contro le lumache. Queste strisciano malvolentieri Vivai 1/14
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Valorizzazione dei rifiuti
E luce fu... grazie alle mele A Zurigo la Migros gestisce un impianto che separa i rifiuti organici e li trasforma in biomassa, dalla quale viene ricavata energia. Un bell’esempio di upcycling! Testo: Lukas Hadorn Infografica: Martin Burgdorff
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ans Frischknecht non ama chiamarli rifiuti. Quando si riferisce al contenuto dei container verdi, che da tutta l’area della Cooperativa Migros di Zurigo (GMZ) confluiscono ogni giorno nella centrale di distribuzione di Herden, a ovest della città, parla di «materiale riutilizzabile». Nei container ci sono avanzi di cibo, resti di mondatura, alimenti scaduti e fiori appassiti. Rifiuti organici, insomma, o come li chiama Frischknecht, materiali riutilizzabili. È comprensibile che questa distinzione stia a cuore al responsabile della
100 filiali e 50 ristoranti nell’area di competenza della GMZ raccolgono i loro rifiuti e li caricano sui camion, che consegnano nuova merce ogni giorno.
Logistica di ritorno della GMZ. Il suo compito consiste nell’assicurarsi che l’intero processo di riconversione dei materiali provenienti dall’ampia area della sua cooperativa funzioni senza intoppi e che i conti tornino. Dal punto di vista della logistica, un riciclo dei rifiuti intelligente non è meno importante della consegna efficiente di merce fresca. «La massa biodegradabile è un prodotto e come tale ha un valore», spiega Frischknecht, ma la creazione di valore, la conversione da rifiuto organico in biomassa, è un’operazione complessa. Il
I rifiuti organici possono essere caricati assieme agli imballaggi, eccetto il vetro e il metallo, che vengono dapprima separati. Prima, gli alimenti andavano sballati a mano.
problema più grosso sono gli imballaggi. Molti alimenti oggi sono avvolti nella plastica e quindi non sono adatti alla trasformazione in biomassa. A meno che non li si sballi. «Per lungo tempo, quest’operazione è stata eseguita a mano», commenta Frischknecht. Un lavoro sproporzionato e con i propri limiti: sballare gli yogurt scaduti, ad esempio, rappresentava un vero spreco di tempo e finivano quindi direttamente nella spazzatura. Ed qui entra in scena l’azienda Hybag, un’impresa dell’Emmental che
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sono in media le tonnellate di rifiuti organici che ogni giorno sono convertiti in biomassa a Zurigo.
4% 20
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Questa percentuale finisce nella spazzatura assieme agli imballaggi.
Ciò che prima era solo una mela marcia o un mazzo di fiori appassiti diventa energia ecologica.
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96% È la percentuale pressata attraverso fori minuscoli, e che finisce nella cisterna sotto forma di biomassa liquida.
tonnellate è la capacità della cisterna. Ma già quando il contenuto raggiunge le 30 tonnellate, all’acquirente viene inviato automaticamente un SMS che lo invita a prelevare la massa.
produce sistemi per il riciclaggio organico dei rifiuti. In parole povere, si tratta di macchinari che riescono a distinguere l’imballaggio dal suo contenuto. «L’idea di dotarci di un impianto così ci venne un paio d’anni fa», ricorda Frischknecht. Questa decisione era dettata da importanti ragioni ecologiche. Era però anche necessario far quadrare i conti. E così è stato: «In pochi anni siamo riusciti ad ammortizzare gli investimenti.» L’impianto è in funzione dallo scorso maggio. Ogni giorno circa 20 tonnellate di materiale riutilizzabile vengono immesse in un mulino a martelli che li frantuma in parti minuscole. Gli intrusi, come la plastica, vengono soffiati fuori con un sistema ad aria compressa e finiscono nella spazzatura. Il resto viene mescolato con poca acqua e pressato attraverso piccoli fori. Quello che a questo punto ha l’aspetto di una salsa d’arrosto ben legata è una materia pregiata. Quasi tutti i giorni un camion cisterna dell’azienda Recycling Energie di Nesselnbach, nel Canton Argovia, viene ad aspirare questa poltiglia. Più tardi, la biomassa viene scaldata per eliminare i germi e infine
Il camion cisterna viene ad aspirare la biomassa quasi ogni giorno e la trasporta nell’impianto di biogas.
cotta. In questa fase si crea biogas. Questo viene bruciato in motori che alimentano un generatore, producendo energia ecologica con bilancio neutro di CO2. E non in piccole quantità: una tonnellata di rifiuti ha lo stesso valore energetico di circa 300 litri d’olio combustibile. Riuscire a valorizzare i rifiuti organici in questo modo è un’idea davvero illuminante. Nel vero senso della parola. ●
Due terzi riconsegnati Il riciclo alla Migros In linea di massima la Migros cerca d’evitare la produzione di rifiuti e di chiudere, ove possibile, il ciclo vitale delle materie prime. Dei rifiuti aziendali, che comunque si accumulano, riesce a riciclarne il 70 percento. Nell’ambito del suo programma per la sostenibilità Generazione M, negli ultimi due anni la Migros ha ridotto del 7 percento l’impatto ambientale dei 250 imballaggi più venduti.
Nell’impianto di biogas la biomassa viene scaldata e durante la cottura si forma biogas.
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Prodotti regionali
La rivincita del chilometro zero Compriamo prodotti regionali perché la globalizzazione ci priva non solamente del controllo su ciò che mangiamo, ma anche dell’identità. Hanni Rützler, nutrizionista e psicologa della salute, ci spiega perché il cibo prodotto vicino a dove viviamo sta trionfando. Intervista: Lukas Hadorn Foto: Roberto Greco
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contrario di molte regioni del mondo, il consumo di carne non è così eccessivo da dover ricorrere a quella artificiale.
Frau Rützler, di recente ha potuto assaggiare il frankenburger, di carne artificiale, di cui i media parlano molto. Che sapore ha?
Sorprendentemente buono, a dire il vero. Non era niente di straordinario, ma con un po’ di salsa e accompagnato da contorni freschi un bravo cuoco ne può ricavare un buon hamburger. Se me lo spacciassero per carne vera, probabilmente non me ne accorgerei.
© Zukunftsinstitut GmbH
È questo che ci aspetta in futuro? Cibo in vitro, con l’aspetto e il sapore di quello vero?
Non penso che da noi, nelle regioni alpine, la carne artificiale s’imporrà sul mercato in tempi brevi. Ci sono ragioni etiche e morali ma anche culturali che ostacolano tale sviluppo. Da noi non è veramente il caso, perché nella nostra cultura non è da molto tempo che si usa mangiare carne tutti i giorni. Al
Anche se animale, attualmente la carne non gode di grande popolarità. Prevede l’aumento dei flexitariani, che mangiano principalmente cibo vegetariano?
Hanni Rützler Nutrizionista e psicologa della salute, la 51enne è tra le maggiori esperte di tendenze in fatto di cibo in Europa. Originaria di Bregenz, oggi vive a Vienna, dove nel 2004 ha fondato l’istituto futurefoodstudio.
Abbiamo ormai raggiunto il picco della carne. In Europa ne mangiamo sempre meno. In quanto flexitariani non vogliamo rinunciare completamente alla carne, però non la consideriamo più così importante per la nostra alimentazione. L’obiettivo non è tanto quello di mangiare più carne, quanto di mangiare meglio. Mettiamo in discussione il modo in cui viene prodotto il nostro cibo e vogliamo un’alimentazione più sana. Inoltre, stiamo più attenti alla provenienza e alla qualità. Questo fa bene sia a noi sia all’ambiente. Vivai 1/14
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Prodotti regionali
già alcuni anni fa i locavores, ossia persone che consumano esclusivamente prodotti locali.
Questa nuova consapevolezza potrebbe spiegare anche la tendenza a preferire i prodotti regionali?
Certo. Gli alimenti della regione sono percepiti dai consumatori come più sani e rispettosi dell’ambiente. Nell’Europa germanofona, la cui area culturale è il mio principale campo di ricerca, il desiderio dei consumatori di uno stile di vita sostenibile e responsabile è in crescita. I prodotti regionali rispondono a questo desiderio. I prodotti regionali rispondono all’esigenza di un maggior controllo sull’esatta origine e la composizione degli alimenti?
Sì, anche se credo che questo fattore sia un po’ sopravvalutato. L’insicurezza è un buon affare per la politica e per i media, che alimentano certe paure in maniera mirata. Siccome viviamo in un mondo altamente interconnesso, veniamo a conoscenza di tutti gli scandali in tempo reale. Va però detto che obiettivamente la sicurezza degli alimenti non è mai stata così alta come oggi. Allo stesso tempo è proprio la connessione globale a renderci insicuri. Trovare negli scaffali del supermercato spicchi d’aglio provenienti dalla Cina ci lascia abbastanza perplessi. Preferiamo quelli coltivati dal contadino del paese...
O comunque delle vicinanze. In ogni caso troviamo sempre più assurdo ricorrere all’importazione da terre lontane quando potremmo fare capo a prodotti regionali. Sono proprio questi eccessi della globalizzazione che ci hanno portati a preferire i prodoti nostrani. È un sentimento condiviso solo da noi o la regionalità è un trend globale?
Lo constatiamo in tutto il mondo. In Thailandia, ad esempio, dove circa 25 anni fa è nata la cucina fusion, oggi si riscoprono delle minoranze etniche, a forte impronta regionale e addirittura locale. E negli Stati Uniti sono apparsi
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Da quando abbiamo ricominciato a rivalutare il nostro territorio?
Dal territorio... direttamente alla Migros Quello che si consiglierebbe a chi sta cercando un partner, vale anche per il mondo dei prodotti: il meglio sta dietro l’angolo. I prodotti regionali puntano su quella vicinanza tra produttore e consumatore, che in tempi di globalizzazione è sempre più importante. C’è poi un aspetto da che non va trascurato: tra i clienti i prodotti locali godono di maggior fiducia. Inoltre, chi acquista regionale promuove anche i produttori della regione. Un effetto collaterale auspicabile. Questa considerazione è all’origine del marchio Migros Aus der Region. Für die Region, che a sud delle Alpi equivale a l Nostrani del Ticno. La regionalità è sempre più parte integrante dell’identità delle cooperative Migros. L’idea di creare un proprio marchio regionale è nata nella cooperativa Migros di Lucerna. Oggi ogni cooperativa possiede un proprio assortimento regionale. Attualmente il marchio Aus der Region comprende circa 8000 prodotti, che sono forniti alla Migros da circa 7500 produttori da tutta la Svizzera. Per poter portare il marchio regionale, i produttori devono sottostare a un processo di certificazione laborioso, attraverso il quale viene assicurata non da ultima la qualità del prodotto. Frutta e verdura sono i prodotti più apprezzati dalla clientela.
Già da qualche anno. Ricordo ancora quando a Zurigo aprì il primo locale in cui venivano serviti esclusivamente prodotti svizzeri. È interessante anche ricordare che la cucina regionale era già stata rivalutata negli anni Settanta, grazie all’avvento della Nouvelle Cuisine. In quel periodo i cuochi erano però interessati solamente alle ricette regionali e ai relativi metodi di preparazione. La provenienza di un ingrediente passava in secondo piano. Solo con il tempo quest’attenzione si è estesa anche ai prodotti. L’importanza degli alimenti regionali è destinata a crescere ulteriormente?
Beh, sì, è quello che ci s’aspetta. Stiamo sviluppando fondamentalmente una nuova consapevolezza per quello che ci rende felici e ci fa bene. Per tutto quello che significa veramente qualità di vita. In ambito alimentare questo si traduce nel conoscere la storia di un prodotto o chi lo produce e, magari, addirittura partecipare di persona al processo produttivo. Il bisogno di questa nuova forma di lusso quotidiano è destinato a crescere. Lei promuove un’idea di competenza alimentare fondamentalmente come competenza di vita. Perché?
Perché passiamo molto tempo della nostra vita a procurarci il cibo, a prepararlo e a consumarlo. Chi mangia meglio e in modo più consapevole vive meglio. È davvero triste constatare come siamo diventati ambivalenti per quanto riguarda la nostra alimentazione. Se dobbiamo vivere nell’abbondanza, dovremmo perlomeno assaporare il cibo in modo cosciente e trattarlo in modo responsabile. Questo presuppone una certa competenza alimentare. l
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Che cos‚ è la neutralità climatica? Chi provoca emissioni di gas serra è chiamato a compensare l’impatto negativo sul clima. Come? In base all’inquinamento generato. Gli esperti interpellati da Vivai si esprimono su questo principio. Inchiesta: Bernhard Raos
Domanda e risposte
La neutralità climatica si basa sul principio che chi inquina l’ambiente dovrebbe compensare le emissioni altrove.
„
Climaticamente neutro significa contenere il più possibile il carico climatico attraverso i propri interventi. A La Posta Svizzera lo facciamo tra l’altro sfruttando i potenziali di efficienza e attingendo la nostra corrente al 100 percento da fonti energetiche rinnovabili (naturemade basic) in Svizzera.
„
Anne Wolf, responsabile Sostenibilità presso La Posta Svizzera
„Abbiamo sforato il nostro
bilancio climatico. In Svizzera le emissioni pro capite sono cinque volte più elevate di quanto l’atmosfera non sia in grado di tollerare. Un approccio più scrupoloso con l’energia e un passaggio più rapido alle energie rinnovabili rimetteranno in sesto gli equilibri.
„
Rolf Wüstenhagen, direttore dell’Istituto di economia ed ecologia, Università di San Gallo
2
inevitabili vengono ridotte in altro modo, ossia nell’ambito di progetti sostenibili a favore della tutela ambientale. Così facendo agiamo a impatto neutro sul clima.
„
Kathrin Dellantonio, responsabile Vendite e Marketing, MyClimate
„Consiste in primo luogo nell’
assumersi la responsabilità per le proprie emissioni; in seconda istanza nell’evitare emissioni di pari portata, laddove risulta economicamente più efficace, e per finire nel fornire un contributo a favore di uno sviluppo mondiale povero di CO2.
„
Antje Baertschi, responsabile Comunicazione, Segreteria di Stato dell’economia SECO
„Significa innanzitutto evitare,
corrente pressoché priva di CO2 proveniente da energia idroelettrica, nucleare e nuove energie sosteniamo i nostri clienti, gli stabilimenti cantonali, nel percorso verso la neutralità climatica.
diminuire durevolmente o almeno compensare le proprie emissioni di CO2. Idealmente andrebbero evitate del tutto, ma in realtà giungere a una riduzione durevole rappresenta spesso già un successo. La Migros s’impegna da tempo per un approccio attento e rispettoso dell’ambiente, assumendosi le proprie responsabilità sociali.
Christian Capello, responsabile Gestione sostenibile, Axpo
Lorenz Bruegger, responsabile Direzione, Media Migros
„Con la nostra produzione di
© Mauritius Images
„Le emissioni di CO cosiddette
„
„
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Leggerezza nel piatto
1
Schiuma di latte alla vaniglia (1)
Aggiungi un baccello di vaniglia senza semini al latte bollente. Sbatti il latte con una frusta fino a ottenere una schiuma. Chips di carne dei Grigioni (2)
2
3
Cuocile croccanti al centro del forno a 18o gradi per 15 minuti. Crostini all’aglio e alle erbe (3)
Soffriggi dei cubetti di pane integrale con aglio in poco olio e condiscilo con sale alle erbe e pepe.
Allettante anche per gli occhi Se vuoi far colpo sul palato dei tuoi ospiti, servi una bella zuppa calda. E siccome anche l’occhio vuole la sua parte, accompagnala con decorazioni colorate. Testo: Lukas Hadorn
© iStockphoto (fotomontaggio: Vivai)
s
Ricetta: Lina Projer
tando alla tradizione popolare, la zuppa sarebbe un vero rimedio miracoloso. Dovrebbe rendere alti e forti, magri e sazi, felici e sani, a dipendenza della situazione e della persona alla quale è diretto il messaggio. Ma non solo. Le viene attribuito perfino il potere di influenzare le relazioni sociali. Alcuni studiosi americani hanno dimostrato che nel decidere se una persona ci sta simpatica o meno, veniamo influenzati in modo determinante dalla temperatura della bevanda che ci viene servita sul momento. Quindi, se hai deciso di fare colpo su qualcuno non solo per la tua arte culinaria, ti consigliamo di servire una bella zuppa. La ricetta che proponiamo risponde comunque a entrambe le esigenze. Un passato di verdure è pronto in un attimo
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Foto: Ruth Küng
e può essere servito agli ospiti semplicemente accompagnandolo con qualche ingrediente stuzzicante. Ci si potrebbe domandare perché un piatto che dovrebbe renderci più attraenti viene abbinato ai crostini all’aglio. Allora ti anticipiamo che la zuppa andrà cosparsa con abbondante prezzemolo, ingrediente ricco di apiolo, un olio essenziale che neutralizza gli odori corporei sgradevoli.
cipolla per ca. 5 minuti. Unisci le verdure restanti e una presa abbondante di sale e fai appassire brevemente. Grattugiaci finemente lo zenzero. Versa il brodo e lascia sobbollire la zuppa coperta per 30 minuti. Frulla con il frullatore a immersione. Se necessario, allunga con un po’ d’acqua o di brodo. Condisci con sale e pepe. Completa con il prezzemolo.
Ingredienti e preparazione (4 persone)
Spesso si dimentica che la patata è uno dei migliori fornitori di vitamina C di casa nostra. Questo aspetto è molto importante, soprattutto durante l’inverno. Le carote forniscono betacarotene vegetale. Lo zenzero è antiinfiammatorio e con il suo sapore caldo e pungente agisce contro i raffreddamenti. ●
1 cipolla, 150 g di patate farinose, 600 g di carote, 2 cucchiai d’olio d’oliva, sale, 20 g di zenzero, 1 litro di brodo di verdura, pepe, prezzemolo tritato
Taglia a dadini la cipolla, le patate e le carote. Scalda l’olio e fai appassire la
Dal punto di vista della salute
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Sostanze nutritive
Indispensabili alla vita Abbiamo già letto il loro nome sugli imballaggi oppure alla fine delle ricette. Stiamo parlando delle sostanze nutritive, senza le quali non potremmo vivere. Scopri cosa sono e perché sono così importanti. Testo: Marianne Botta Foto: Armin Zogbaum
l
o sguardo cade su un ricco buffet d’insalate talmente allettanti da non sapere cosa scegliere. Ma tutte forniscono i nutrienti necessari per stare bene e mantenerci in buona salute? Chiedendo a conoscenti, scopriamo che pochi sanno cosa sono le sostanze nutritive. David Fäh, nutrizionista ed esperto di Vivai, spiega: «La nostra alimentazione comprende micro e macronutrienti, nonché acqua. Essi hanno diverse funzioni». I macronutrienti sono rappresentati da carboidrati e grassi, che forniscono energia. Anche le proteine possono esse30
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re utilizzate come carburante, ma sarebbe un peccato, perché, come le vitamine, i sali minerali e gli oligoelementi, contribuiscono alla crescita e allo sviluppo dei tessuti. I micronutrienti, di cui fanno parte vitamine, sali minerali e oligoelementi, svolgono invece funzioni specifiche. Assumerne troppo pochi può portare a delle carenze. Esagerare può invece provocare sintomi d’intossicazione, interferire con altre sostanze nutritive oppure sovraccaricare i reni. «Non ha quindi senso assumere senza motivo integratori
Questi cibi sono sani perchĂŠ ricchi di proteine e di vitamine. Mangiando in modo variato riusciamo a coprire il fabbisogno di sostanze nutritive.
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Sostanze nutritive
a base di vitamine o di sali minerali», spiega David Fäh. Inoltre, nei paesi altamente sviluppati come la Svizzera, di solito l’approvvigionamento dei principali macronutrienti è sufficiente. Possono però verificarsi carenze che riguardano singole sostanze nutrienti. Secondo il Sesto Rapporto sull’alimentazione, sono la mancanza di acido folico e, in inverno, di vitamina D. Bisogna anche dire che il fabbisogno di sostanze nutritive varia da persona a persona. I neonati e gli anziani hanno bisogno di più vitamina D. L’acido folico è importante soprattutto per le donne che vogliono rimanere incinte. I vegani dovrebbero integrare l’alimentazione con la vitamina B12. La varietà è sinonimo di salute Come assicurare l’apporto quotidiano di sostanze nutritive? «Tutti gli studi dimostrano che per coprire il fabbisogno di tutte le sostanze nutritive dobbiamo mangiare in modo molto variato», spiega Fäh. Un po’ di tutto, ma senza eccessi. In concreto: alimenti crudi e cotti. L’ideale sarebbe la dieta mediterranea, con molti alimenti d’origine vegetale come verdura, insalata, frutta, noci e affini. Inoltre, olio d’oliva come primaria fonte di grassi, pesce, carne bianca e poca carne rossa. È importante anche preparare gli alimenti in modo delicato (vedi suggerimenti nel riquadro a destra). Ma torniamo al buffet delle insalate: componendo il nostro piatto con varietà di diversi colori e completandolo con delle noci, un uovo e insalata di formaggio oppure un’altra fonte proteica, possiamo stare tranquilli, perché questo è un’ottima soluzione per coprire il fabbisogno di sostanze nutritive.
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1. Carboidrati Forniscono energia al corpo, ma non sono indispensabili. Li troviamo ad esempio nel riso, nella pasta, nelle patate, nel pane e nei dolci. Un esempio è il lattosio, che fornisce energia e nutrimento per i batteri intestinali utili. È presente nel latte, nello yogurt e nella panna. Nota In Svizzera, dopo il consumo di latte o certi latticini, circa un abitante su sei soffre di disturbi gastrointestinali e flatulenza provocati dall’assenza dell’enzima che scinde il lattosio (intolleranza al lattosio). La buona notizia: sul mercato esistono molti prodotti privi di lattosio che permettono di vivere normalmente. Piccole quantità di latticini con lattosio di solito sono comunque ben tollerate.
perché interferisce con molti altri aminoacidi che vogliono anch’essi essere trasportati verso il cervello. Tuttavia, se nel sangue è presente un po’ d’insulina, come dopo aver mangiato carboidrati, gli altri aminoacidi vengono convogliati verso i muscoli, permettendo così il trasporto del triptofano al cervello.
2. Proteine
3. Grassi
Forniscono all’organismo otto aminoacidi essenziali e servono da mattoni per enzimi, tessuti e organi, sistema immunitario e ormoni. Sono ottime fonti di proteine la carne, il pesce, le uova, il latte, i latticini e le noci e affini. Un esempio di proteina è il triptofano, importante per la sintesi della serotonina, l’ormone del buonumore. Nota I pasti molto proteici riducono il passaggio del triptofano al cervello,
Forniscono all’organismo energia e acidi grassi essenziali. Detti anche lipidi, sono presenti ad esempio nel burro, negli oli vegetali e nei grassi animali. Un esempio di grassi sono gli acidi grassi omega 3. Svolgono un’azione antinfiammatoria, rappresentano una componente importante del cervello e dei nervi e proteggono dalle malattie cardiocircolatorie. Ne sono una buona fonte i pesci di mare grassi,
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Come preservare le sostanze nutritive Acquista prodotti freschi regionali •e stagionali, meglio se poco prima
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di prepararli. Se non è possibile, usa le verdure surgelate.
Con i surgelati, fai attenzione che •la catena del freddo sia rispettata.
Se sono scongelati, mangiali subito.
coprire al meglio il fabbisogno •di Per sostanze nutritive essenziali, mangia in modo variato e colorato.
Le verdure crude e cotte si com•pletano a vicenda. Mentre sostanze
nutritive sensibili al calore, come la vitamina C delle carote e dei pomodori, si perdono con la cottura, altre, come il carotene, sono meglio disponibili se l’alimento è cotto. l’insalata e le verdure in •frigoConserva o in cantina, al massimo a 4 °C, al riparo dalla luce e ben imballate.
Non sciacquare a lungo verdura, •frutta e insalata. Se possibile, evita
quali il salmone, l’aringa, lo sgombro, le sardine e le acciughe, ma anche la trota, gli ortaggi verdi, l’olio di colza, di lino e quello di noci. Nota Il nostro corpo ha bisogno di acidi grassi omega 3 e di acidi grassi omega 6. La nostra alimentazione è troppo ricca di acidi grassi omega 6 e questo non è sano. Due volte la settimana è quindi consigliabile portare in tavola pesce o abbondanti fonti d’origine vegetale.
4. Vitamine Sono fondamentali per regolare svariate funzioni dell’organismo. Una vitamina fondamentale è ad esempio la vitamina B12 o cobalamina, importante per la formazione del sangue. La sua carenza provoca anemia, con stanchezza e palpitazioni. Buone fonti di questa vitamina sono la carne, le interiora, come ad esempio
il fegato, il pesce, le ostriche, il tuorlo dell’uovo, il latte e i latticini. Anche gli alimenti fermentati, come i crauti e la birra, contengono tracce di vitamina B12. Nota La vitamina B12 si trova quasi esclusivamente negli alimenti d’origine animale. Per i vegani non è quindi semplice coprirne il fabbisogno.
5. Sali minerali Sono fondamentali perché regolano svariate funzioni dell’organismo. Un esempio di sale minerale è rappresentato dallo iodio. È ad esempio indispensabile per la sintesi degli ormoni tiroidei. Una buona fonte sono il sale da cucina iodato, i frutti di mare e le alghe. Nota Per motivi geologici, in Svizzera c’è carenza di iodio. Già nel 1922, per ridurre i rischi del gozzo, è quindi stato introdotto il sale arricchito di iodio. l
di farlo sotto l’acqua corrente.
Sminuzza gli alimenti solamente •poco prima di prepararli. Dopo averle tagliate, spruzza •verdure e insalata con aceto
o succo di limone, per limitare la dispersione di vitamina C.
Per proteggerli dall’aria e dalla •luce, copri bene gli alimenti già sminuzzati.
Più la verdura viene lasciata •grossa e meno micronutrienti vanno persi durante la cottura.
cottura al vapore, ad esempio •nellaLa vaporiera, preserva le sostanze
nutritive. In questo, la cucina asiatica insegna.
Cuoci le verdure mantenendole •croccanti. Cotte troppo a lungo, perdono altre vitamine.
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Diete alla moda
A giorni alterni All’inizio dell’anno, si fa un gran parlare di diete. Ultimamente fa tendenza il digiuno intermittente. In che cosa consiste? Funziona davvero? Ecco il parere del nostro nutrizionista David Fäh.
t
ra i buoni propositi d’inizio anno figura regolarmente quello di mettersi a dieta. Ma sappiamo tutti che spesso l’intenzione di dimagrire non viene messa in atto. Di diete ne esistono tante e ne vengono proposte regolarmente di nuove. Per perdere peso, invece di lanciarci nella prima dieta che capita, dovremmo essere ragionevoli e fissare un obiettivo a lungo termine. Prima di esaminare le diete più gettonate, va detto che per vivere dobbiamo mangiare e bere regolarmente. Esagerare o ingerire cibi sbagliati provoca però invecchiamento precoce, sovrappeso e malattie. Al momento si parla molto di una dieta che si propone di contrastare questi inconvenienti: il digiuno intermittente. In altre parole: saltare un pasto di tanto in tanto. Si basa su esperimenti che dimostrano quanto gli animali che mangiano con moderazione siano più sani e longevi di quelli che divorano ciò che vogliono. Questo regime funziona anche se gli animali sono tenuti a stecchetto solo ogni due giorni. Chiamato anche dieta dei giorni alterni, questo digiuno ha dato risultati positivi anche per quanto riguarda il girovita dei topi. Negli animali sottoposti a digiuno si sono riscontrati valori ematici migliori. Inoltre, rispetto a quelli che mangiavano tutto ciò che volevano, non 34
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sono ingrassati. Questo vale anche per gli esseri umani? Forse. Comunque, in chi ha sperimentato il digiuno intermittente i valori ematici, quali glicemia, insulina e parametri epatici, nonché i sintomi delle malattie sono migliorati. Perché? Come tutto quello che piace, anche i peccati di gola ci mettono a dura prova. Le calorie scatenano nel nostro corpo un’esplosione di reazioni. Utilizzare grassi, zuccheri o proteine fa lavorare il corpo e stressa le cellule. L’energia non può essere distrutta. Può solamente essere trasformata. Quando mangiamo più del necessario, dobbiamo immagazzinare l’eccedenza. Questo non è evidente. In primo luogo ci deve pensare il fegato, che tenta disperatamente di smaltire i grassi attraverso il sangue. Per la gioia degli
accumuli adiposi, che possono così aumentare le riserve. Viene quindi spontaneo chiedersi: il digiuno intermittente fa dimagrire? Probabilmente sì, anche se, per ora, mancano studi scientifici in grado di dimostrarlo. Soprattutto non è ancora chiaro se questa dieta permette anche di mantenere il peso raggiunto. A cosa serve perdere molti chili se poi si cade nell’effetto yo-yo? Sul fatto che funzioni a lungo termine, i critici sono scettici ed è comprensibile, perché è difficile da conciliare con la vita familiare e sociale. Una dieta del genere ci obbliga a pianificare le nostre giornate e porta a diradare i contatti proprio perché dobbiamo digiunare. Parlando di successo a lungo termine, c’è un regime alimentare su cui la scienza concorda: si tratta della dieta mediterranea. Sei anni dopo averla adottata, il gruppo che la seguiva pesava meno rispetto all’inizio dello studio, mentre il gruppo di paragone, che osservava un regime con pochi grassi e pochi carboidrati, era praticamente tornato al peso iniziale. Si tratta di un risultato facilmente comprensibile, perché la dieta mediterranea non prevede rinunce e punta sul piacere del cibo, migliorando la qualità di vita. In conclusione c’è da chiedersi: è meglio assaporare il cibo in compagnia o digiunare in solitudine? l
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Testo: David Fäh
Digiuno intermittente Provalo in versione light
•
Sfrutta l’arco di tempo tra la cena e la colazione per un «minidigiuno». Queste 10-12 ore permettono al corpo di smaltire le riserve di zucchero accumulate. In altre parole: cena presto e fai colazione tardi. Non ami fare colazione? Allora sposta •il primo pasto della giornata a metà
mattina, ma evita di mangiare fuori pasto durante la giornata.
Fare sport già prima della colazione •consente di bruciare più grassi, perché la
mattina le scorte di zucchero sono più basse e quindi il corpo aggredisce i grassi.
anche al contrario: evitando •di Funziona mangiare subito dopo aver fatto sport, il corpo prolunga la combustione dei grassi. È però importante che l’attività fisica superi la mezz’ora.
La domenica si può finalmente stare •a letto più a lungo. Sono quindi sufficienti
due pasti, perché la giornata è più corta: il top sarebbe il brunch, tra le 11 e le 12, e la cena, verso le 18.
la dieta «dinner cancelling». Se •vaiProva a letto senza cena, riesci a digiunare per circa 20 ore.
Nei periodi di abbuffate, inserisci ogni •tanto una giornata a base di tè. di rinunciare agli spuntini. Tra •unCerca pasto principale e l’altro, dovrebbero
trascorrere cinque ore senza assumere calorie. È invece sempre permesso bere tè o caffè non zuccherati.
Non sai resistere agli spuntini? In tal •caso evita la frutta e mangia verdura.
Pomodorini, cetrioli, sedano o finocchi non alzano il livello glicemico e quindi non impediscono al corpo di utilizzare le riserve.
Diete alla moda
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Come si chiama?
Digiuno intermittente
Digiuno basico
In cosa consiste?
Con questo termine s’intendono varie forme di digiuno di breve durata, come ad esempio il digiunare ogni due giorni, oppure la regola di fare una pausa di 16 ore tra un pasto e l’altro.
Consiste nell’evitare gli alimenti che acidificano l’organismo. È conosciuta anche come dieta alcalina o del pH.
Effetti sulla salute?
Finora è stato dimostrato che nelle persone sane i valori ematici dei grassi e degli zuccheri migliorano.
A dipendenza di come si mangiava prima della dieta, può portare a una riduzione dei fattori di rischio.
Possibili rischi?
Da studi sugli animali risulta che la dieta potrebbe essere pericolosa per chi soffre già di una patologia, come ad esempio il diabete.
Implica la rinuncia ad alimenti potenzialmente sani, come il pesce oppure il tè. Per ora non esistono dati sull’effetto a lungo termine sulla salute.
Fa dimagrire?
Non esistono ancora studi in grado di dimostrare l’efficacia a lungo termine sul peso corporeo. La questione rimane quindi aperta.
Può far perdere peso, a dipendenza di quali alimenti vengono effettivamente esclusi dalla dieta. Non esistono però studi in materia.
Funziona a lungo termine?
Quando una dieta non può essere integrata in modo fisso nel quotidiano, è difficile che funzioni a lungo termine. Questo vale anche per il digiuno.
Probabilmente funziona poco. È socialmente difficile da gestire, perché eslude molti alimenti comuni, come la pasta o la carne.
È allettante per il palato?
È decisamente poco allettante, anche socialmente, perché digiunando ogni due giorni si rischia l’isolamento.
È decisamente poco allettante.
Rinunce?
Implica grandi rinunce e porta a cadere nel «tutto o niente». Non sono comunque vietati alimenti specifici.
Implica grosse rinunce, perché vieta carne e prodotti a base di carne, pesce, latticini, prodotti a base di farina bianca, dolci, tè nero e alcol.
Prove dell’efficacia?
Per ora sono ancora insufficienti.
Esistono pochi riscontri scientifici, sia per quanto riguarda il concetto, sia per l’efficacia.
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Diete famose valutate dall‚esperto
Dieta low carb
Dieta macrobiotica
Dieta mediterranea
Il termine inglese indica il rinunciare drasticamente agli alimenti contenenti carboidrati. Al momento è una delle diete più seguite.
Esclude gli alimenti d’origine animale. Punta su prodotti naturali e alimenti integrali meno lavorati possibile. Le verdure sono permesse. La frutta va mangiata solo in piccole quantità.
Prevede ogni giorno frutta, noci e affini e verdure in abbondanza, spesso pesce, ogni tanto pollame. In fatto di grassi, privilegia l’olio d’oliva. Inoltre, legumi e prodotti integrali, pochi dolci. Il vino è permesso, con moderazione.
In molte persone si riscontra un miglioramento dei valori dello zucchero e dei lipidi nel sangue, nonché l’insulina.
In chi era abituato a mangiare molta carne rossa potrebbe verificarsi un miglioramento dei valori ematici (colesterolo).
È dimostrata la riduzione dei fattori di rischio. Inoltre, chi segue questa dieta si ammala meno e vive più a lungo.
Per seguire questa dieta, c’è chi mangia troppa carne rossa, aumentando così il rischio di tumore o d’infarto cardiaco.
Il rischio d’incorrere in carenze nutrizionali è relativamente elevato.
Non se ne conoscono.
All’inizio i risultati sono lampanti e si dimagrisce in fretta. Il rischio di cadere nell’effetto yo-yo è però molto elevato.
Non esistono studi in materia, ma probabilmente è poco indicata per dimagrire, perché prevede molti carboidrati e poche proteine.
È un aspetto molto studiato. La perdita di peso non è massiccia, però si riesce a mantenerlo a lungo.
Per quanto riguarda i risultati a lungo termine, questa dieta presenta dei limiti, perché si basa su un regime alquanto restrittivo.
Potrebbe funzionare in chi ha interiorizzato questo stile alimentare come filosofia di vita. Altrimenti, ha poche chance di successo.
L’efficacia di questa dieta è stata dimostrata su una durata di sei anni.
Dipende dai gusti personali, ma comunque non è particolarmente invitante.
Poco allettante, perché gran parte del cibo è gustoso solo perché lavorato.
Questa dieta non implica di rinunciare ai piaceri del cibo. È uno dei motivi per cui è facile e piacevole da seguire.
L’elenco delle rinunce è molto lungo. Sono vietati ad esempio frutta, pasta, pizza, pane, patate.
L’elenco è lungo. Sono vietati carne, latticini, uova, zucchero, patate e generi voluttuari, quali alcol e caffè, conserve e surgelati.
Non c’è nulla di veramente vietato. Dolci, burro e panna non vanno mangiati tutti i giorni. La carne rossa e le salsicce sono permesse al massimo 2-3 volte la settimana.
Studi dimostrano che permette di ridurre i fattori di rischio per la salute. Seguendola per anni, potrebbe però aumentare il rischio di malattie.
Questo concetto è privo di qualsiasi fondamento scientifico. Alcuni studi sostengono che nei bambini potrebbe provocare carenze nutrizionali e disturbi dello sviluppo.
Esistono diversi studi fondati sui fattori di rischio, sui rischi per la salute e di mortalità, nonché sul controllo del peso.
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Rösti
Ciascuno a modo suo Inutile dire che i rösti appartengono alla cultura gastronomica elvetica come la fondue all’inverno. Ma qual’è il giusto metodo di preparazione? Su questo punto la Svizzera si spacca.
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gria, Charlotte, Urgenta, Lady Christel o forse meglio Bintje? Su quali patate si prestino meglio per dei rösti perfetti, gli esperti della Svizzera interna e romanda concordano: tutte le varietà menzionate qui sopra vanno benissimo. Tutti d’accordo, quindi? Eh no, perché l’idillio inizia e finisce qui. I romandi giurano che per la preparazione sono necessarie patate crude e olio. Nella Svizzera tedesca regna invece la convinzione che l’eccellenza di questa specialità nazionale sia data dalle patate cotte e tanto burro. La questione divide la Svizzera ormai da decenni ed è diventata simbolo della differenza di mentalità tra le diverse regioni linguistiche: il famoso Röstigraben la dice lunga… Evitiamo però di drammatizzare e guardiamo oltre. Una rapida occhiata all’estero illustra due aspetti importanti. Il primo: i rösti sono considerati ben oltre confine il simbolo dell’autentica cucina svizzera, a prescindere che vengano preparati con patate crude oppure cotte, dorati nell’olio o nel burro. Secondo: le patate grattugiate, nate come prima colazione nutriente del mondo contadino, sono apprezzate in tutto il mondo. Tuttavia in Vietnam, Canada o Inghilterra, la ricerca della ricetta perfetta, che sappia garantire un interno morbido avvolto da un croccante manto esterno, è onnipresente. Felicity Cloake, blogger inglese del Guardian, durante un’escursione sulle Alpi svizzere un paio d’anni fa si è letteralmente innamorata di questo piatto. 38
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Varianti sfiziose Rösti in versione etnica
Rösti della Svizzera orientale
Sciogli il burro in una padella, rosola 4 o 5 fettine di pancetta finissime finché non diventano croccanti, unisci mezza mela tagliata a spicchi sottili e lascia caramellare. Unisci una confezione di Original Rösti e segui le istruzioni sull’imballaggio.
Rösti marocchini
Soffriggi dell’aglio nell’olio d’oliva, aggiungi una manciata di spinaci e cuocili finché non si rapprendono. Insaporisci con un pizzico di cumino e di noce moscata, unisci gli Original Rösti e preparali secondo le indicazioni sulla confezione. Condisci il tutto con yogurt salato o panna acida e qualche chicco di melagrana.
Rösti svedesi
Rosola gli Original Rösti come indicato sulla confezione finché sono croccanti. Guarnisci con salmone affumicato e panna all’aneto.
Una volta a casa ha cercato e sperimentato finché, dopo una ventina di tentativi, è riuscita a regalare ai suoi lettori la ricetta perfetta, preparata con le patate... cotte! Al di là dei vari punti di vista, è possibile ottenere un ottimo risultato anche in modo semplice e rapido. In fondo sono poche oggi le persone che hanno il tempo e la voglia di preparare un piatto di rösti dalla A alla Z. Anche perché sul mercato troviamo una variante pratica e gustosa. Parliamo degli Original Rösti. Dal lontano 1976, questo tortino di patate pronto per essere dorato ha conservato intatta la sua ricetta alla Migros e riscuote un «costante successo», come spiega Helen Treier, responsabile comunicazione presso l’azienda produttrice Bina SA. E anche in questo caso l’entusiasmo per gli Original Rösti scavalca i confini elvetici: colleghi esteri raccontano che quando vengono da noi in vacanza riempiono mezza valigia con questo delizioso souvenir. Alla domanda se questa pratica variante sia buona come i rösti fatti in casa, la Treier risponde: «Preparati correttamente, aprendo la busta, separando i rösti e dorandoli a fuoco medio in una padella antiaderente senza aggiungere grasso, assolutamente sì». A ogni modo, durante l’ultima edizione dell’Olma sono andati alla grande: durante ognuno dei dieci giorni dell’esposizione, la Bina ha distribuito ai visitatori circa 3600 porzioni di rösti. Alla faccia del Röstigraben! l
Illustrazioni: Christopher Corr
Testo: Monique Rijks Foto: Yves Roth
„Il simbolo della cucina elvetica.„
Lo psicologo e il personaggio misterioso
Abbondante, variopinta e variata: la spesa fatta alla Migros di Marin NE.
Da abbinare a piacere Chi ha fatto la spesa dev’essere flessibile e in grado di combinare spontaneamente i vari ingredienti della cucina locale. Per lo psicologo, siamo di fronte a una famiglia con figli maschi e sportivi. L’indizio più importante? Tutti quei litri di latte! Foto: Nick Hunger
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entre la nuova foto del nastro trasportatore stava uscendo dalla stampante, la mia collega Pamela si trovava lì per caso. Dopo una rapida occhiata, ha commentato: «Interessante, potrebbe essere la nostra spesa per il fine settimana. Di solito scegliamo ingredienti che possano essere combinati in vario modo. In questo caso, 40
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ad esempio, si potrebbe preparare pollo o pesce con finocchi o spinaci accompagnati da pasta, Ebly o riso. Ma anche una crema di zucca con pane e formaggio e uno yogurt con frutta per dessert. In base al tempo e alla voglia». Pamela, che fa la spesa per un’economia domestica di due persone, mi ha dato un buon punto di partenza: l’acquirente
misterioso potrebbe essere… una coppia. Ma una spesa simile permette di risalire con assoluta certezza a una situazione di vita analoga? Certo che no. Dopo la pubblicazione dell’ultimo numero di Vivai ho ricevuto un’e-mail da un’altra collega particolarmente divertita dalla mia analisi degli acquisti di una giovane coppia. Perché? Perché lei compera praticamente
le stesse quantità di cibo per una famiglia di quattro persone! Gli acquisti che si somigliano non sono quindi per forza fatti da persone che vivono situazioni di vita e abitative analoghe. E qualsiasi conclusione affrettata può essere fuorviante. Tenendo conto di questa riflessione, ho cercato di trasportare con precisione questa fotografia… in cucina! Sei petti di pollo e dodici litri di latte fanno pensare a un’economia domestica piuttosto numerosa. Una famiglia con due o tre figli, ad esempio. Si potrebbe immaginare anche un modello di coabitazione ben organizzato, dove i pasti vengono consumati in comune. Tuttavia il quadro complessivo ci riporta piuttosto a una famiglia, probabilmente con figli maschi sportivi. Dai dodici litri di latte potrei dedurre che in casa vivano più uomini che donne. Suppongo che la sera e il fine settimana si preparino menu più elaborati e che tutti mangino insieme. Forse talvolta
„In questa famiglia
dinamica e vivace a nessuno piace il pane raffermo.„
Lo psicologo dell’alimentazione Il Dr. Robert Sempach dirige il settore Salute del Percento culturale Migros. Il suo progetto attuale è Tavolata, ritrovi a tavola per persone anziane. Informazioni su www.tavolata.net
alcuni membri della famiglia sono assenti, oppure il tempo scarseggia e si porta in tavola un pasto preparato velocemente. Una situazione che esige d’avere in casa alimenti combinabili in vari modi, come mi ha fatto notare Pamela. Ora mi manca solamente una spiegazione plausibile del perché non sia stato acquistato pane in quantità maggiore. Il pane Fit confermerebbe la sportività dei giovani, però, se penso all’appetito che potrebbero avere, mi chiedo come mai ne sia stato acquistato solamente uno. A ogni modo, prima che nella mia mente s’insinui un nuovo dubbio, prendo per buona la risposta riconducibile alla mia esperienza personale e alla mia famiglia, che è composta da cinque persone: il cestino del pane non è ancora del tutto vuoto e nessuno in questa famiglia dinamica e vivace ama il pane raffermo. Chi è? Per scoprirlo, volta pagina. Vivai 1/14
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La soluzione La spesa è stata fatta dalla 46enne Nathalie Jouval, e dal 38enne Ueli Schiess, con Antoine e Hugo, di 11 e 8 anni. In settimana può succedere che la famiglia di St. Blaise porti in tavola qualcosa di semplice e rapido. La cosa più importante è però mangiare tutti insieme.
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ei maschi giovani e sportivi? In questo il signor Sempach ci ha azzeccato, anche se pensava che i ragazzi fossero un po’ più grandicelli. Comunque sono delle buone forchette e, considerato che sono i più piccoli di una famiglia patchwork con altri tre fratellastri, hanno dovuto imparare presto a imporsi a tavola! Siccome i tre fratelli maggiori ora vivono perlopiù fuori casa, di solito a tavola siamo in quattro. Nella nostra economia domestica vige tuttavia la regola che chi è a casa mangia assieme agli altri. In settimana cuciniamo pasti semplici, ad esempio café complet con una bella insalata. È vero che qui ci vuole anche il pane. Ma lo acquistiamo quasi sempre dal panettiere in paese. In ogni caso spesso, tornando a casa dal lavoro, compriamo anche determinati prodotti in base a ciò di cui abbiamo voglia sul momento. Cerchiamo di organizzare la spesa del fine settimana in modo da lasciare aperte il maggior numero di opzioni possibili. L’interpretazione della collega del signor Sempach era assolutamente corretta. A casa nostra si cucina con maggior ricercatezza durante il fine settimana, ad esempio cosciotto d’agnello, orata in crosta di sale, in estate anche ceviche di pesce fresco. Nathalie adora le specialità della cucina francese e mediterranea, ma di tanto in tanto celebriamo anche il ramo svizzero-tedesco della famiglia con uno sminuzzato alla panna oppure un bel piatto di knöpfli. I dodici litri di latte? È solamente un caso. Avrebbe potuto essere anche succo di arancia. Di solito, per comodità, acquistiamo questi prodotti in grandi quantitativi. Saremmo davvero curiosi di sapere per quale motivo per il signor Sempach il latte è un chiaro indizio di una famiglia a maggioranza maschile! ● A cura di Lukas Hadorn
Photo by KEYSTONE | Gallery Stock | Morgan Norman
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Per corpo e mente
L‚ energia antistress arriva dall‚oriente dall oriente dall‚ Noi europei siamo molto attratti dalle tecniche di rilassamento orientali. Per alleviare lo stress, ricorriamo spesso a discipline quali yoga, tai chi o qi gong. Tutte e tre aiutano a far scorrere l‚energia, liberano mente e mantengono in forma il corpo. Scopri come agiscono attraverso le testimonianze di tre persone che le praticano. Illustrazioni: Tina Berning
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Yoga: la via dell‚armonia
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i sono avvicinata allo yoga una decina d’anni fa, quando si stavano diffondendo un po’ ovunque centri di yoga che sembravano i nuovi templi del benessere. Nel frattempo, lo yoga ha conquistato mezza Europa e tra le donne VIP fresche di divorzio va ormai di moda incrementare ulteriormente il già lauto assegno creando linee d’abbigliamento per lo yoga. Ma si sa che le tendenze sono come ondate che portano a riva di tutto. Sta poi a noi coglierne le perle. Lo stesso vale per lo yoga che, nel corso della sua storia millenaria, ha saputo integrare molte correnti, dimostrandosi sempre flessibile. All’inizio, il mio atteggiamento verso questa disciplina fisica e mentale non fu proprio dei migliori. Probabilmente pretendevo troppo. Cercavo un’ attività sportiva che allenasse il corpo, potessi praticare ovunque, fosse variata, non richiedesse un equipaggiamento particolare e fosse facile da imparare a qualsiasi età. Vedendo i corpi incredibilmente flessibili degli insegnanti, ne fui conquistata: anch’io volevo un fisico così! Già durante le prime lezioni ebbi modo di ritrovare gli stati d’animo che caratterizzano la vita: il dubbio (quando il corpo trema e il respiro accelera), lo sconforto (non ce la farò mai), l’orgoglio (ce la posso fare), il sollievo (ce l’ho fatta!), la sorpresa (allora ce la faccio anch’io?), ma anche la monotonia (ripetere svariate volte la posizione del cane Vivai 1/14
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Per corpo e mente
Susanna Heim, caporedattrice di Vivai, ritiene che lo yoga l’abbia resa molto più flessibile mentalmente e fisicamente. Adora iniziare la giornata con la verticale sulla testa. Per vedere le cose da un’altra prospettiva.
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Qi gong: liberati dalle tensioni
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movimenti effettuati a rallentatore mi hanno sempre affascinato. Durante una cena, parlando di questa mia predilezione a dei conoscenti, uno di loro mi consigliò il tai chi. Trovando la proposta interessante, m’iscrissi a un corso. L’estetica dei movimenti mi piacque molto e iniziai a praticare regolarmente. Non solo: decisi d’intraprendere una formazione come insegnante di tai chi, con vari maestri. Il tai chi è considerato una forma di qi gong, ma è più orientato verso le tecniche da combattimento. Negli ultimi dieci anni mi sono concentrato soprattutto sulla dimensione puramente energetica, dedicandomi al qi gong. In parole semplici: il qi gong (il qi è l’energia vitale, il gong è la capacità di lavorare con il qi) è una forma meditativa originaria della Cina basata su determinati movimenti, in cui attenzione, respiro e movimento formano un’ unità attraverso la percezione del qi. Veniamo alla pratica. Il qi gong comincia sempre dal lasciare andare, per liberarsi da tensioni nella sfera mentale, emozionale e corporea. A questo punto, iniziano le sequenze di movimenti, che hanno nomi come «sostenere il cielo» o «tendere l’arco». A parole può sembrare facile, ma in realtà richiede una lunga pratica della meditazione, perché la mente dev’essere vuota, aperta, calma e libera. Il principale centro energetico si trova nell’addome. Da lì partono forza, equilibrio e sicurezza. Il qi gong rafforza la resistenza. L’obiettivo è far scorrere il qi, l’energia vitale. Questo mi aiuta molto nella vita di tutti di giorni. Dopo anni di pratica riesco a sentire la forza che si sprigiona dal bacino e la colonna vertebrale che s’allunga. Praticando regolarmente, si diventa anche più consapevoli della postura, Sono sensazioni meravigliose. Quando mi chiedono quali sono gli effetti del qi gong, rispondo che attiva il corpo, lo rafforza e lo amplia. Grazie ai vari esercizi, la cassa toracica si apre, portando la respirazione a livelli più profondi. È una sensazione stupenda, che rafforza l’autostima. Il qi gong migliora il benessere mentale, emozionale e fisico. Una sensazione che, mantenendo la dovuta attenzione, ritroviamo nella vita di tutti i giorni. Ronald Haller, lic. phil., dirige la Scuola di meditazione di Basilea e pratica qi gong da 30 anni. Insegna questa disciplina anche alla Scuola Club Migros.
© Roland Tännler
a testa in giù). E poi l’euforia e la gioia, quando le tensioni si allentano e l’energia scorre, ma anche quando il freddo passa e ci si riscalda. Le perle di saggezza dell’insegnante scaldano il cuore (come «per crescere, bisogna essere ben radicati», una delle mie frasi preferite). Fuori potrebbero anche far sorridere, ma quando si è sul tappetino si sentono risuonare dentro. Chi riesce a vivere questa sensazione è sulla buona strada per accedere alla dimensione spirituale, dove lo sforzo si riduce a un anelito appena percettibile. Non è uno stato facile da raggiungere. Almeno per me. Ma ci sto arrivando, ben sapendo che la meta non è la perfezione, ma la consapevolezza. Pur non essendo certa che noi occidentali siamo in grado di penetrarne la vera essenza, non considero lo yoga come semplice ginnastica con qualche fronzolo spirituale. Cerco d’integrarlo nella mia cultura, come una sorta di un contenitore in cui mente e corpo sono un tutt’uno. In ogni caso, dopo lo yoga si ha il viso rilassato, come i fedeli dopo la messa. Si emana una luce interiore. Forse sto esagerando. Quel che è certo è che dopo la lezione ci si sente molto sereni e impassibili alla rabbia. Lo yoga non va invece visto come una gara, cosa che per molti rappresenta la sfida maggiore. Lo scopo non è di competere, nemmeno con se stessi, ma raggiungere l’armonia, la flessibilità o un obiettivo personale. Riuscire a connettersi con il corpo e la mente, trovando il proprio ritmo e rispettando i propri limiti, è la più grande gioia che regala una lezione di yoga.
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Per il corpo e la mente
Tai chi: sciogli i tuoi blocchi
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inque anni fa, quando ho iniziato a praticarlo, non sapevo che il tai chi* fosse l’arte marziale più antica al mondo. Il karate, invece, lo conoscevo bene, perché verso i vent’anni l’ho praticato intensamente. Passati i quarant’anni, ho sentito il bisogno di ricominciare con lo sport e ho accompagnato a una lezione di tai chi un’amica che voleva assolutamente provarlo. Ho avuto la fortuna d’imbattermi in un insegnante che ci ha presentato questa disciplina come arte marziale completa e ha voluto spiegarci anche cosa sta dietro a livello teorico. Questo mi ha subito permesso di capire che non si limita a una semplice coreografia fine a se stessa, che, al massimo, favorisce il benessere fisico. Con il tempo, mi sono resa conto di cosa siano lo yin e lo yang. Ho capito che la vita segue questi principi polari. Man mano che praticavo tai chi, sentivo un profondo cambiamento in me. Più capivo e più mi sentivo calma e paziente. Ero sempre più portata ad ascoltare i miei bisogni. Con il tai chi si lavora anche fisicamente. È proprio ciò che mi ha permesso di recuperare agilità e flessibilità. Un gran bel traguardo! Le molte ore d’allenamento mi hanno dimostrato che l’energia vitale qi può scorrere bene solamente in un corpo rilassato e senza blocchi. Allora possiamo approfittare al massimo del tai chi, sia che lo s’intenda come arte marziale e come mezzo di autodifesa, sia che lo si pratichi pensando alla salute. Sono riuscita a sciogliere quasi tutti i blocchi che avevo all’inizio, grazie alla mia attuale insegnante, che mi corregge quando sbaglio. Certo, ci vuole pazienza e non bisogna pretendere troppo, però non soffro quasi più d’emicrania e ora stare in fila davanti alla cassa oppure incolonnata in auto non rappresenta più un problema! Grazie agli esercizi di base, come quello
del palo immobile, ho imparato a regolare l’energia e a centrarmi. Mi sento quindi anche più radicata. Ora il corpo e la mente reagiscono più velocemente alle situazioni spiacevoli. Per me il tai chi è una disciplina completa, che mi fa star bene sia dal punto di vista fisico, sia mentale. In più, ognuno la può praticare secondo le proprie capacità, senza dover dimostrare niente a nessuno. Gli allievi più giovani s’interessano soprattutto agli aspetti marziali, ma il tai chi contempla anche altre dimensioni. Parlando dei benefici, altri partecipanti alle lezioni mi raccontano di non aver più contrazioni muscolari né acciacchi vari. Sapendo che hanno iniziato a praticare il tai chi solo verso i settant’anni, mi dico che posso guardare al futuro con ottimismo! *Il nome originale di quest’arte marziale sarebbe taijiquan. In Svizzera il nome è stato semplificato con tai chi.
Anita Wetzel vive vicino a Lucerna ed è giardiniera. La sua grande passione per il tai chi l’ha portata a intraprendere una formazione per poterlo insegnare.
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Attività invernali alternative
Take it easy! Bolgia sulle piste da sci e ressa nei bar del doposci? Non c’è problema, perché l’inverno non appartiene soltanto agli sciatori. Sulla neve ci si può divertire e rilassare anche in altro modo! Ecco come. Testo: Petra Koci
Come ai vecchi tempi
Passeggiando con i San Bernardo
Camminare sulla neve alla scoperta di paesaggi incontaminati in compagnia di un branco di San Bernardo è romantico e divertente: a Champex-Lac i miti cagnoni trainano i bambini sulla slitta e accompagnano gli adulti in passeggiata. In Engadina invece, nella Safiental, la famiglia Bandli organizza minitrekking nella neve con i lama, con uno spuntino in una fattoria biologica. Info www.fondation-barry.ch o Ufficio del turismo di Champex-Lac, tel. 027 775 23 83; www.bandli.ch
Com’era rilassante quando s’andava in montagna per respirare l’aria buona e trovare la pace. Quando gli alberghi erano soprattutto luoghi di riposo. Immersi in un’oasi alpina, diventano romantici anche i più restii all’inverno. E la neve? Ce la si può godere anche comodamente seduti in poltrona davanti al caminetto. L’hotel Bella Tola di St. Luc (foto sotto) dispone di una sala da tè. L’albergo Hof Zuort, nella Bassa Engadina, propone uno scilift trainato dai cavalli e il Bellevue des Alpes, sulla Piccola Scheidegg, offre il mondo alpino su un piatto d’argento. Info www.swiss-historic-hotels.ch
A scuola dal cuoco stellato
Markus Neff dell’Hotel Fletschhorn vanta 18 punti GaultMillau e una stella Michelin. Lo chef apre la sua cucina a fine gennaio, all’inizio di aprile oppure su richiesta, con la partecipazione di almeno sei persone. I corsi di cucina, seguiti dalla cena, si tengono dalle 15 alle 18. Così rimane il tempo per scoprire Saas-Fee e dintorni. Info www.fletschhorn.ch
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Slitte trainate dai cani come al Nord
Le colline del Giura ricordano vagamente i paesaggi scandinavi. Forse proprio per questo i pendii ai piedi del Chasseral consentono di rivestire per mezza giornata i panni del musher e di condurre una muta di cani da slitta. Una sensazione fantastica, dove il silenzio è rotto soltanto dallo scricchiolio felpato della slitta sulla neve e dall’ansimare degli husky. Le avventure sulla neve con i cani da slitta vengono proposte sul Flumserberg, a Obergoms, Muotathal e in altri luoghi. Info www.metairiegleresse.ch Golf in versione immacolata
Avanti tutta... sul ghiaccio
Alla lunga, pattinare sempre in cerchio può diventare noioso. Un’idea geniale? Una pista di ghiaccio naturale lunga tre chilometri e larga tre metri nella valle dell’Albula, fiancheggiata dai pini innevati. Poi, per rilassare i muscoli, niente di meglio di un bel bagno nel piccolo stabilimento termale di Bad Alvaneu. Info www.skateline.ch
In inverno gli appassionati di golf lanciano le loro palline sul white anziché sul green. Ovviamente le palline non sono bianche, ma fluorescenti. E anche l’abbigliamento è meno rigoroso e più sportivo: sono infatti ammessi moonboot e giacche da sci. Il golf sulla neve viene praticato a Gstaad, a St. Moritz e in altre località.
© GettyImages, BlueWaterCom.ch, Jojo Hepfer, Iris Kuerschner
Sulla neve? No, nell’acqua!
Rilassarsi nelle calde acque termali a cielo aperto, respirare l’aria fresca di montagna e lasciare correre lo sguardo sui pendii innevati? Piscine esterne immerse in uno splendido paesaggio alpino si trovano ad esempio presso il centro benessere Mineralbad & Spa Rigi Kaltbad, progettato da Mario Botta, il centro termale Walliser Alpentherme di Leukerbad, i Bains d’Ovronnaz o i Bains de la Gruyère a Charmey. La capanna Diavolezza non offre la piscina ma solo una vasca per idromassaggio… però a 3000 metri! Info www.mineralbad-rigikaltbad.ch, www.alpentherme.ch, www.thermalp.ch, www.bainsdelagruyere.ch, www.diavolezza.ch
Su con la slitta e giù a tutta birra
„Stare nell‚acqua calda, all‚aria aperta, d‚inverno è il massimo.
Da Langwies, vicino ad Arosa, si sale alla locanda di montagna Heimeli, a piedi o su prenotazione con la motoslitta. Dalla terrazza della capanna in stile walser cotta dal sole, lo sguardo spazia in lontananza sopra le cime della Surselva. Entrando si viene accolti da un delizioso profumo di capuns e di fondue. Ed poi divertimento allo stato puro: la discesa sulle slitte Davos! Info www.heimeli.ch
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Bellezza pura Il segreto per una pelle luminosa sta nella detersione. Lo sanno bene le modelle, che non vanno mai a letto senza essersi struccate. Lasciati ispirare da rituali di bellezza provenienti da altre culture e trova il metodo pi첫 adatto a te. Testo: Annette Frisch
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Rituali di pulizia
© Andrea Diglas
ll meglio per la tua pelle: l’acqua è ottima per svegliarsi, ma per lavarsi il viso esiste di meglio.
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er le creme e il trucco, le donne europee sono disposte a spendere molto, ma spesso trascurano la pulizia del viso. E pensare che il rituale per avere una bella pelle inizia proprio dalla pulizia! Gli esperti ritengono che questa fase spesso sottovalutata sia fondamentale, perché anche la migliore delle creme agisce al meglio solamente su un’epidermide perfettamente pulita. Questo vale per il viso e per il corpo. Per detergere la pelle noi possiamo imparare molto dai gesti che provengono da altre culture. Un esempio su tutti? Quello delle donne giapponesi, che da generazioni dedicano grandissima cura al rituale della pulizia del viso e del corpo. Dalla mattina a sera. Ecco cosa sostiene a tale proposito Marietta Budiner, che lavora per il marchio cosmetico Shiseido: «Il rituale inizia con la doppia pulizia. Si mette un po’ di crema, gel o latte su un dischetto d’ovatta e ci si strucca. Dopo aver inumidito viso, collo e décolleté con acqua, con un pennello si applica la schiuma detergente sul viso. La schiuma e le impurità vanno quindi eliminate con una lavette bianca. È importante che non sia colorata, per controllare che la pelle sia veramente stata detersa in modo impeccabile. Come fase conclusiva, le donne giapponesi applicano il tonico, picchiettando delicatamente, per rinfrescare la pelle e stimolare la circolazione.» Il bello di questo rituale è che non richiede per forza l’uso di prodotti di marca costosi. Funziona anche con i cosmetici venduti nei supermercati. Anche la cultura araba presta molta attenzione ai tradizionali rituali di pulizia, spesso celebrati nell’hammam, che, oltre a essere un luogo di benessere in cui ci si prende cura dell’igiene, è anche un posto dove curare gli scambi sociali. Un esempio è il bagno rasul, che inizia spalmandosi o facendosi spalmare un’argilla esfoliante, ricca di pregiati oligoelementi e di sali minerali. In seguito ci si sposta in un piccolo locale dove il vapore, arricchito d’erbe salutari, produce rigagnoli di sudore. Il risultato? Una Vivai 1/14
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Rituali di pulizia
pelle ben irrorata, disintossicata e morbida come seta. L’hammam ha varcato i confini e ora va di moda anche da noi. Diversi centri benessere offrono vari rituali della cultura balneare orientale. Fondamentale per la pulizia I prodotti devono essere efficaci, ma non aggressivi, bensì delicati e piacevoli da applicare, altrimenti si rischia di non usarli regolarmente. Al momento vanno di moda i detergenti idrosolubili, come latte, schiume, creme, oli o syndet. «Questi ultimi sono dei saponi sintetici particolarmente delicati sulla pelle», spiega Ramona Lehmann, assistente farmacista, «perché, a differenza dei saponi tradizionali, non alterano il pH cutaneo e quindi non provocano arrossamenti e allergie.» L’importante è asciugare sempre bene la pelle dopo averla detersa, perché, paradossalmente, l’acqua sottrae idratazione all’epidermide, creando una spiacevole sensazione di stiramento e, nel caso di pelle sensibile, addirittura prurito e formicolio. Per una sensazione di freschezza È necessario applicare il tonico per il viso al termine della pulizia? Dipende dai gusti. Idealmente, il tonico dovrebbe essere
coordinato al detergente e alla crema. Può contenere sostanze vivificanti oppure calmanti. Quelli pensati per le pelli grasse aiutano a ridurre l’eccessiva produzione di sebo. Il liquido va distribuito su un dischetto d’ovatta da passare sul viso. Soprattutto quando fa molto caldo, è molto piacevole rinfrescare viso, collo e décolleté applicando il tonico direttamente con le mani. Cellule morte addio Il peeling è davvero importante, visto che la pelle si rinnova da sola? Quando si è giovani, questo processo avviene in modo ottimale, a un ritmo di 28 giorni. Le cellule morte vengono trasportate in superficie e quindi eliminate. A partire dai trent’anni, il processo rallenta e, verso i cinquanta, la pelle si rinnova solamente ogni quaranta giorni. Di conseguenza, l’incarnato appare spento e stanco. Fare un peeling tutte le settimane è un’ottima soluzione per rimuovere lo strato corneo. Il risultato sarà una pelle liscia e luminosa. Ne esistono di vari tipi, tutti efficaci, a base di granuli, particelle abrasive, enzimi o acidi della frutta. L’importante è che il prodotto scelto non provochi arrossamenti. Questo vale sia per il viso sia per il corpo. l
Gel, schiuma o sapone? L’importante è scegliere un prodotto adatto alla propria pelle.
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Risolvi, rispondi e vinci! In palio Immergiti nell’incantato paesaggio invernale dell’Algovia, in Germania, e lasciati coccolare dalle proposte dell’Hotel Tanneck di Fischen, famoso per i suoi trattamenti a base di latte. Sorteggiamo cinque pernottamenti per due persone. Le accoglienti camere doppie con pensione 3/4 compresa nel premio renderanno indimenticabile il soggiorno oltre confine. www.hotel-tanneck.de
Come partecipare Telefono: chiama lo 0901 560 003
(fr. 1.–/chiamata, da rete fissa) e lascia sulla segreteria soluzione, nome, cognome e indirizzo. SMS: invia VIVAI I, soluzione, nome, cognome e indirizzo al numero 920 (fr. 1.–/SMS).
Cartolina postale (posta A): Edizioni Vivai, concorso 1/14, casella postale, 8074 Zurigo Termine d’invio: 9 marzo 2014 Soluzione del numero precedente: formica Vincitrice: Esther Allenspach, Tägerwilen
I vincitori saranno sorteggiati e informati per iscritto. Il premio non sarà corrisposto in denaro. Sono escluse le vie legali. In merito al concorso non si tiene alcuna corrispondenza. I collaboratori della Federazione delle cooperative Migros sono esclusi dalla partecipazione al concorso. La soluzione e il nome della vincitrice o del vincitore saranno pubblicati su Vivai 2/14.
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Valevole: dal 27.01.2014 fino al 14.03.2014
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Di Wilhelm Schmid
s Wilhelm Schmid è un filosofo tedesco e vive a Berlino. È autore di diversi libri di successo e per diversi anni ha svolto consulenza filosofica per i malati dell’ ospedale di Affoltern am Albis. Schmid applica la filosofia alla vita quotidiana. Nel 2012, ha vinto il Premio Meckatzer per i suoi meriti nel diffondere la filosofia. In italiano sono usciti Felicità (Fazi, 2010), L’amicizia per se stessi. Cura di sé e arte di vivere (Fazi, 2012) e L’arte dell’ equilibrio. 100 tessere per l’arte di vivere (Fazi, 2012). www.lebenskunstphilosophie.de
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acro? Il sacro non è sempre da ricondurre alla religione? Come sicuramente saprete, è sacro l’ostensorio presente in chiesa. Oppure il pane simbolizzato dall’ostia. L’uso della parola sacro rimanda a qualcosa di fondamentale, indispensabile, inviolabibile e più importante di tutto il resto, almeno agli occhi dei credenti. Questo fa parte degli straordinari fenomeni della vita. Ma cosa centra con voi? Il linguaggio corrente dimostra quanto il sacro faccia parte anche della vita terrena. Noi tutti abbiamo cose che consideriamo sacre, indipendentemente dalla nostra fede religiosa. Quante volte abbiamo detto: «Questo per me è sacro!» Per me, è sacro fare colazione leggendo il giornale e bere un espresso al bar. E per voi? Il vostro orologio? Una vecchia bici malridotta? Quella nuova di zecca? Un’auto potente? Ah certo, capisco, forse non è tanto un oggetto vero e proprio, ma qualcosa di più elevato, un concetto, un ideale. L’amore, forse? L’amicizia? La famiglia? Avere il tempo per leggere un libro? Per tutti è importante avere qualcosa di sacro, non importa se nella sfera religiosa o in quella terrena. È un diritto inviolabile. Se uno dei due non rispetta ciò che per l’altro è sacro, una relazione
può naufragare. A volte parliamo di sacro riferendoci a ciò che riteniamo bello, che troviamo esteticamente sublime. Tutto ciò che è o che ci sembra bello emana un’energia che percepiamo intensamente e che è palesemente l’essenza della vita. Senza farsi scrupoli, per parlare di bellezza il linguaggio comune ricorre alla sfera religiosa. Pensate alla frase: «Questo è proprio divino!» Se non abbiamo nulla di bello, siamo circondati dall’indifferenza. Quando non si ha niente su cui poter fare affidamento, la vita diventa un peso, perché non c’è nulla che ci ispiri. Torniamo a voi. Cos’è che trovate bello? Una foto? Un libro? Un viso? Un amore? Un’amicizia? Un paesaggio? Un discorso? Una fantasia? Una giacca? Un vestito? Un vino? Un caffè? Un luogo? Ognuno di noi ha qualcosa che trova bello e considera sacro. E se per voi non fosse il caso, che cosa potrebbe essere? Cosa potreste fare per trovarlo? Non aspettate, fatelo ora! Questa è l’occasione giusta: all’inizio dell’anno siamo sempre alla ricerca di nuovi spunti. C’è solo una cosa da tener presente di fronte a quello che per noi è sacro: guardiamolo sempre con un velo d’ironia. Eh sì, perché la sua importanza, in fondo, è relativa. l
© Gregor Hohenberg
Quando il sacro incontra il profano
Far contenti tutti è possibile! Anche i buongustai.
Parte di
Stanco, stanco, stanco, stanco...
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