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Bimensile multilingue di informazione culturale - n. 4 di ottobre 2010 - supplemento al n. 104 del mensile La Provincia di Arezzo. Direttore Responsabile: Gianluca Baccani; Direttore Editoriale: Roberto Vasai

L’identità nel gioco

Torneo “Un pallone per la pace” -2010 Foto: Demostenes Uscamayta Ayvar - Coordinamento Diversi Uguali©

PRIMO PIANO L’identità nel gioco CITTADINANZA Diritti umani - Immigrazione PERCORSI Marocco POPOLI NEWS CONSIGLIA Letture 2G Non solo calcio DIRITTI E DOVERI Permesso di soggiorno CE CITTÀ PLURALI Nuovi progetti

Il calcio è integrazione? di Aurel Rrapaj

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ell’anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, il calcio professionistico deve essere di esempio per le azioni di integrazione, inclusione e sostegno all’accoglienza. Il calcio è un gioco che in teoria dà un’identità “nuova” all’individuo, un gioco che fa unire nazioni e culture diverse, parlando un linguaggio universale che è quello dello sport.

Spesso però il linguaggio del calcio è pieno di insulti, bestemmie e cori razzisti; fuori dagli stadi le città Italiane sono in mano ai teppisti che sfasciano e rovinano tutto quello che capita loro a tiro. Per fortuna, però, il gioco del calcio non è solo quello che si vede in tv e quello che si legge nei giornali (perché in Italia si parla solo di calcio quando si parla di sport, ma questa è un’altra

storia...). C’è un calcio giocato nei cortili dei palazzi popolari e nelle piazze, dove ragazzi di tutte le età e di tutte la nazionalità, si sfidano per il puro gusto di farlo, dove si divertono a stare insieme, lontani dai videogame o dalla tv. In questi luoghi il calcio diventa una sorta di collante sociale, un potente mezzo di integrazione che permette a ragazzi di avvicinarsi e stare insieme.




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Primo piano | L’identità nel gioco segue dalla prima pagina ☞ In provincia di Arezzo, ogni anno, il 25 Aprile, per l’anniversario della liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo, si gioca il torneo di calcetto multietnico “Un pallone per la pace”. Un evento semplice, ma che racchiude in sé tanti significati, sia per i partecipanti che per gli organizzatori. La Circoscrizione Saione, nel 2010 per l’ottavo anno, ha riproposto questo gioco come un momento di pace e solidarietà fra i popoli. Iniziativa nata nel 2003 per perseguire l’impegno di papa Wojtyla affinché la guerra in Iraq non scoppiasse, “Un pallone per la pace” ha come obbiettivo quello di “dimostrare che stare insieme è possibile” - dice, orgoglioso, Renato Peloso, presidente della Circoscrizione 3 di Saione - “il calcio diventa in questo torneo un simbolo di aggregazione fra le culture, un momento in cui lo sport abbatte le discriminazioni, dove la diversità è la normalità”. “Abbiamo voluto dedicare questa edizione, l’ultima a causa della chiusura delle circoscrizioni” - ci dice dispiaciuto Peloso - “alla memoria di Papa Wojtyla che, nonostante il suo corpo fosse divenuto debole, con grande forza e determinazione parlò contro la guerra in Iraq, e alla memoria di Edo Gori, presidente della UISP, che mise a disposizione tutta l’organizzazione tecnica del comitato aretino per la riuscita di quella e delle successive edizioni dell’iniziativa”. Alla fine di ogni torneo tutti si sentono vincitori per aver condiviso un pomeriggio insieme, trovando cose che ci uniscono, creando un momento che è un vero e proprio esempio di come dovrebbero essere il calcio, lo sport e la vita.

Tra calcio e speranza di Marco Mascalchi

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ra le molte discipline sportive praticate sul nostro pianeta, il calcio è forse la più diffusa. Anche nei paesi in guerra si gioca a calcio, anche nelle situazioni più drammatiche si trova la forza per tirare due calci a un pallone. Per raccontare come lo sport possa essere un grande strumento di integrazione e speranza abbiamo intervistato un ragazzo di origine afgana, Hayatt, 17 anni, una giovane promessa della formazione Juniores dell’ A.S. Monte San Savino. Lui ci racconta la sua storia con un misto di imbarazzo e malinconia, ma sempre con il sorriso, come se l’avventura umana di cui è stato protagonista non avesse niente di speciale. In Afganistan lui ha giocato a calcio fin da piccolo, arrivando a militare in una squadra

professionistica, la Kabul Bank, che ha continuato a giocare, malgrado tutto, anche durante questi anni di guerra. Ma di fronte alle distruzioni prodotte dal conflitto e alla paura della violenza, all’inizio del 2009 la sua famiglia decise che Hayatt doveva cercarsi un futuro diverso e che sarebbe dovuto partire. Cosi, appena sedicenne, insieme ad un amico, lascia Kabul, direzione Europa. Hayatt ci ha raccontato che il viaggio attraverso Pakistan, Iran e Turchia fu molto difficile e pericoloso, ma riuscì sempre a trovare qualche aiuto per poter proseguire. Quando, dopo un mese di enormi fatiche, arrivò in Grecia, si trovò in una situazione di stallo; i soldi erano finiti ed il trasbordo, ovviamente clandestino, verso il nostro paese si presentava molto costoso. Rimase perciò 5 mesi in quel paese dormendo

in ricoveri di fortuna e lavorando al nero come lavapiatti, fino a che non potè pagarsi un “passaggio”, nascosto nel rimorchio di un TIR, fino in Italia.

“Anche nei paesi in guerra si gioca a calcio, anche nelle situazioni più drammatiche si trova la forza per tirare due calci a un pallone. ”

Popoli News Responsabile della Redazione: Tito Anisuzzaman Comitato di redazione: Aurelia Ceoromila, Julio Garden Regalado, Carmen Tassitano Redazione: Gloria Cavero Carrasco, Kimberly Cruz, Fatjon Hiskay, Doris Ceoromila, Aurel Rrapaj, Paola Miraglia, Lara Rossi, Collaborazione esterna: Francesca Rodolfi (provincia di Arezzo) Altri collaboratori: Jacopo Pellegrini, Gloria Cavero Carrasco, Cora Cruz Traduzioni: Gordon Childs, Romana Kamran, Belina Sinani, Shamima Nasreen Correzione bozze: Lara Marino, Paola Miraglia, Lara Rossi Responsabile del progetto: Marco Mascalchi Impostazione editoriale: Demostenes Uscamayta Ayvar Segretaria: Lara Marino Progetto Grafico: Demostenes Uscamayta Ayvar Impaginazione: Patricia de Araujo Soares, Gerarda Lo Russo, Lorena Pedulli, Demostenes Uscamayta Ayvar Stampa: LitografEditor - Citta di Castello (PG) Tiratura: 5.000 copie È consentita la riproduzione dei soli articoli, purchè venga citata la fonte. Sfoglia la nostra rivista su: www.provincia.arezzo.it http://sites.google.com/site/diversiuguali vuoi partecipare a Popoli News? scrivi a: popolinews@gmail.com

Realizzazione del progetto affidata alla Associazione Migrantes Onlus di Arezzo, in collaborazione al Coordinamento Diversi Uguali

Popoli News è stampata su carta ecologica certificata

Torneo “Un pallone per la pace” -2010 Foto: Demostenes Uscamayta Ayvar Coordinamento Diversi Uguali©


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Qui ha avuto subito un permesso di soggiorno come minore rifugiato e ha trovato ospitalità presso la comunità educativa “Casa Don Bosco” di Arezzo, gestita dalla Ass. Migrantes Onlus, dove ha potuto iniziare a imparare la nostra lingua, ad andare a scuola e, soprattutto, a ricominciare a giocare a calcio. Dopo una prima esperienza nelle file del G.S. San Domenico, la prossima stagione giocherà nella formazione

savinese e lui si dice entusiasta di questa opportunità. Sul campo da gioco si sente come gli altri, i compagni lo rispettano, la disciplina è meno ferrea che nel suo paese e lui si diverte molto, alleggerendo così la malinconia che talvolta lo attanaglia. Con la scuola invece non è stato così facile, ha frequentato la prima classe presso L’ISIS “Margaritone” di Arezzo, ma purtroppo è stato

rimandato a settembre ed ha passato un’estate molto impegnativa, tra studio e allenamenti. Ma lui non si lamenta, dice di essere molto felice di stare in Italia, si trova bene ad Arezzo e vede per sé un bel futuro, spera di andare avanti nel mondo del calcio, di diventare un professionista e di poter così aiutare la sua famiglia che rimane sempre al centro dei suoi pensieri.

Come ogni giorno anche oggi Hayat ha chiamato suo padre, lui gli ha detto che ieri c’è stata una battaglia nel suo quartiere, hanno sparato per 3 ore, ma loro stanno bene. Lui ci prova, a stare bene, con i suoi piedi leggeri ben piantati sul campo di calcio e il cuore, pesante, rimasto 4000 km lontano.

Torneo “Un pallone per la pace” -2010 Foto: Demostenes Uscamayta Ayvar Coordinamento Diversi Uguali©

Il diritto di giocare di Aurel Rrapaj

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entre un po’ tutti, agli ultimi mondiali, ammiravamo la fantasia e la leggerezza dei giocatori di seconda generazione che la Germania aveva schierato nella propria squadra, in Italia la FICG riceveva dal tribunale di Lodi una sentenza con cui si accoglieva il ricorso presentato da un giocatore togolese richiedente asilo in Italia al quale era stato rifiutato il tesseramento in base all’art. 40 c. 11 N.O.I F.: con questa norma si vieta l’iscrizione dei cittadini stranieri in possesso di un permesso di soggiorno in scadenza prima della fine del campionato. Il Tribunale di Lodi, con questa sentenza, ha chiarito che tale normativa costituisce una violazione del diritto antidiscriminatorio (Art. 43 TU per l’immigrazione). Sono state proprio le giustificazioni riportate in aula da Federcalcio (“tutelare i vivai nostrani” ovvero privilegiare i calciatori italiani) a rivelare l’intento di per sé discriminatorio ed etnocentrico della Federazione, contrario alle norme antidiscriminatorie internazionali, europee e nazionali, e al principio costituzionale di uguaglianza. Accertata dunque la discriminazione compiuta nei confronti del calciatore di origini togolese, il Tribunale di Lodi ha ordinato il tesseramento del medesimo nella società di Lodi per la stagione 2009/2010, nonché la pubblicazione, a spese della FIGC, dell’ordinanza in questione sulla“Gazzetta dello sport” e il pagamento delle spese legali.

Torneo “Un pallone per la pace” -2010 Foto: Demostenes Uscamayta Ayvar Coordinamento Diversi Uguali©






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Cittadinanza

Il dramma degli adolescenti ricongiunti in Italia di Gloria Cavero Carrasco

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on è facile scrivere riguardo a questo tema, ma sento la necessità di raccontare questa storia che mi ha profondamente scossa pur nel tentativo di rimanere equilibrata durante il mio intervento come mediatrice linguistico-culturale. Non sono importanti i nomi, questa è la storia di due fratelli, ragazzi adolescenti latinoamericani di 12 e 13 anni, ricongiunti nel nostro Paese, dopo un’attesa di ben 8 anni, con il padre, maestro di scuola elementare nel suo paese natìo, ma in Italia muratore in una ditta edile e, per arrotondare la busta paga, nei giorni festivi, imbianchino, giardiniere, lavapiatti; una situazione normale per molti immgrati in Italia con a carico una famiglia. I ragazzi hanno un vago ricordo del padre emigrato che lasciò la loro terra alla volta di un mondo lontano. I ragazzi erano rimasti là con la famiglia di origine composta dalla mamma, la nonna e la zia, legati all’involucro affettivo e

sicuro costituito dalla propria madre, punto di riferimento importante per la loro vita, madre e padre al contempo. Con il passare degli anni il padre sente il bisogno di ricostruire in Italia la propria famiglia e intraprende la procedura di ricongiungimento solo con i ragazzi. Tutto ciò produce nei due giovani una lacerazione affettiva, uno smembramento doloroso che provoca tanta rabbia per il distacco dalla mamma, dai parenti e dagli amici. Il viaggio non è una loro scelta, sono disorientati e carenti di sostegno per intraprendere la loro nuova vita. In Italia si ritrovano persino a convivere con due sconosciuti. La difficoltà ad accettare un contesto così diverso moltiplica i conflitti quotidiani in famiglia e rende complessa la gestione delle frontiere culturali, sia nel loro Paese che in Italia, provocando forti difficoltà nell’apprendimento linguistico. Crescere in un nuovo mondo e in

una nuova cultura sono sfide che sembrano insormontabili, che generano sradicamento, disorientamento e molto dolore…l’incontro in terra straniera comporta la necessità di fare i conti con la realtà purtroppo! A scuola è per loro pesante gestire lo scherno dei compagni che li prendono in giro perchè sono i più grandi della classe, è doloroso non avere gli strumenti per comunicare con i propri coetanei e con i professori, sentire la diversità a causa del diverso colore della propria pelle e la propria condizione d’immigrati…in più, studiare la lingua italiana, strumento necessario per l’integrazione, risulta molto complesso. A causa degli impegni di lavoro, il padre è spesso assente da casa, è impossibilitato a restare vicino ai suoi figli e a sostenerli nello svolgimento dei compiti scolastici, nell’accompagnarli e rassicurarli nella loro crescita personale. I ragazzi infatti rimangono da soli ore e ore davanti alla Tv, privi della compagnia di coetanei con cui

condividere le esperienze legate alla loro età. Il ricongiungimento mette in atto una dinamica sociale di riconfigurazione dei ruoli e delle relazioni familiari, differenziati nel tempo e nello spazio, che genera conflitti coniugali e tra padri e figli che spesso conducono a dolorose fratture affettive. Crescere da stranieri comporta tanti meccanismi invisibili che devono essere identificati da genitori e professori per poter sostenere questi giovani in difficoltà. Nella scuola questo malessere si evidenzia facilmente nel basso rendimento scolastico, nella dinamica relazionale e nel comportamento fuorviante. La scuola dovrebbe attivare, contemporaneamente all’accoglienza e all’inserimento, un sostegno ai genitori e ai figli adolescenti, con il supporto di una rete sociale e di una équipe di professionisti nel campo psicologico, educativo, della consulenza familiare e della mediazione linguisticoculturale.

Torneo “Giornata del rifugiato” -2010 Foto: Demostenes Uscamayta Ayvar - Coordinamento Diversi Uguali©

Notiziario multietnico Telesandomenico di Julio Cesar Garden Regalado Le lingue sono alla base di qualsiasi cultura, grazie ad esse possiamo comunicare, dialogare e interagire; usate nel modo giusto, contribuiscono a mantenere la pace e l’unità tra gli uomini. Le lingue servono ai mezzi di comunicazione: giornali, radio e televisione, quest’ultima ancora il mezzo più diffuso nel mondo per la forza che nasce dal suo peculiare connubio fra immagine e suono. Con queste poche righe vorrei esprimere alcune idee facendo riferimento al notiziario Multietnico Multilingue che si trasmette a Tele San Domenico TSD ad Arezzo

- che per il momento è trasmesso in differita – in albanese, arabo, polacco rumeno e francese. Il notiziario multilingue permette a molte persone di conoscere notizie e informazioni, anche provenienti dall’estero, nella propria lingua di origine e contribuisce ad avvicinare nord e sud del mondo attraverso “un’autostrada” che promuove l’integrazione attraverso parole, idiomi, informazioni. Questo notiziario è un’iniziativa molto importante perché consente ai telespettatori stranieri, pubblico già abituato a seguire la tv italiana o quella del proprio paese d’origine attraverso il satellite, di avere le

stesse notizie provenienti dai paesi di origine viste da un’ottica diversa. Guardando al futuro, dal punto di vista politico, sociale, economico e culturale, e tenendo presente il significato profondo, delicato e complesso dell’inserimento e dell’integrazione dei nuovi arrivati e degli stranieri già residenti da anni sul territorio, il notiziario multietnico multilingue potrebbe diventare un importante strumento strategico per contribuire all’avvicinamento e allo scambio tra culture diverse. Per questa e per tante altre ragioni, siamo fiduciosi che il notiziario si possa realizzare in altre lingue e magari diventare un appuntamento

quotidiano che permetta anche a coloro che vi lavorano di compiere una crescita personale, professionale e umana. Un notiziario libero, cosciente, che difenda i buoni valori del giornalismo, uno spazio che dìa voce a tutti indipendentemente dalla provenienza, dalla cultura e dalla religione. Popoli News, il suo comitato di redazione e tutto il team di collaboratori, danno il benvenuto e augurano ottimi sviluppi futuri al Notiziario Multilingue di Tele San Domenico TSD.


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Percorsi

Un viaggio in Marocco di Lara Rossi e Paola Miraglia Vi sarà sicuramente capitato di andare in vacanza in una località esotica sperando di sfuggire alla routine e… incontrare inaspettatamente il vostro vicino di casa! La stessa cosa è successa a noi questa estate in Marocco, dove abbiamo incontrato tre aretini … un po’ speciali. All’aeroporto di Fès, con gran stupore, incrociamo lo sguardo di qualcuno che ci pare di conoscere. Ma sì, è Rachid, il nostro “kebabbaro” preferito! Mentre ci aiuta a superare i primi inconvenienti all’arrivo (il cambio, i trasporti, l’hotel…) c’è il tempo per conoscerci meglio. Rachid, che ha stabilito in Italia la sua famiglia e la sua impresa, torna spesso in Marocco per seguire i lavori di costruzione della sua nuova casa a Tanja, la sua città natale. Tra i suoi progetti, aprire in Marocco un’attività parallela a quella italiana con un amico aretino. Non ci sembra intenzionato a lasciare Arezzo, dove vive ormai da 12 anni, ma allo stesso tempo vuole investire nel suo paese che, a dire il vero, non sembra aver risentito dell’ultima crisi ed è addirittura in crescita economica. Mentre girovaghiamo per il souk di Marrakech ci chiama al telefono Jamila: ha saputo che siamo in Marocco e ci invita nel suo nuovo appartamento di Essaouira. Approfittiamo dell’occasione per passare qualche giorno in riva al mare in compagnia della nostra collega e della sua famiglia. Jamila è sposata con un italiano e ha una bambina di 8 anni. Per lei ha deciso di comprare un appartamento in una delle tante nuove lottizzazioni di questa località turistica, per poter trascorrere le vacanze insieme agli zii e ai cugini marocchini. Jamila non torna nel suo paese solo per le vacanze:

l’ente per cui lavora, che offre consulenza agli immigrati, ha deciso di aprire uno sportello in Marocco e ha bisogno di lei, proprio in quanto marocchina ed esperta nel settore. Con Aisha invece ci eravamo messe d’accordo sul nostro incontro già dall’Italia: dopo un anno di studio insieme all’università di Siena, ci teneva tanto a farci conoscere la sua famiglia. Così, a Casablanca, incontriamo i suoi genitori e le sue sorelle, anche loro studentesse di italiano. Dopo aver brillantemente superato gli esami di quest’anno, Aisha è tornata a casa per trascorrere il Ramadan in famiglia. Pur confessandoci che solo a Casablanca si sente infine rilassata dopo un anno pieno di impegni, ci stupisce quasi quando afferma che non si sente sicura a camminare da sola per le strade di questa città che a noi pare estremamente vivace, ma priva di grandi pericoli. Il sogno di Aisha è comunque quello di ritornare in Marocco, una volta laureata, per insegnare la lingua italiana: il paese che ha lasciato solo due anni fa è cresciuto molto rispetto a quello che hanno visto Jamila e Rachid prima di migrare in Italia. Quali prospettive possano avere in Marocco persone come Aisha, Rachid o Jamila, ci sembra possa dipendere dalla direzione che prenderà lo sviluppo economico di questo paese dove, nelle città più grandi, sorgono, da alcuni anni, tanti nuovi cantieri. Del resto, quanto spazio sarà lasciato all’iniziativa degli stessi marocchini e quanto invece sarà occupato dagli investimenti stranieri, è forse la variabile più importante su cui si gioca il futuro del Marocco e senz’altro quello dei nostri amici.

Foto: Lara Rossi - Coordinamento Diversi Uguali©

Popoli News consiglia di Lara Rossi

Per continuare a viaggiare… leggendo È nato a Città di Castello (PG), ma non per sua scelta, Jacopo Granci, giovane studioso di scienze politiche che ha viaggiato per il Nord Africa e risiede attualmente in Marocco. Lo scrive lui stesso sul suo blog, in cui racconta i (r)umori del Mediterraneo, attraverso reportage, foto, rassegna stampa, link e letture consigliate. Uno sguardo critico e appassionato, rivolto soprattutto alla situazione dei diritti umani. http:// rumoridalmediterraneo.blogspot.com Babelmed è una porta (in arabo bab) sul Mediterraneo che si apre, come una Babele, in quattro lingue: italiano, arabo, francese e inglese. In ognuna di queste possiamo leggere

articoli, inchieste, interviste, recensioni, realizzati da una rete di corrispondenti da tutta l’area del Mediterraneo. La rivista on line offre una ricca agenda di eventi culturali, che promuovono la riflessione sulle problematiche politiche e sociali di questa regione. www.babelmed.net Si può leggere anche online il mensile francese “Le courrier de l’Atlas”, realizzato da una redazione internazionale e dedicato all’attualità del Maghreb e dei magrebini in Europa: una panoramica a tutto campo sulla società, il costume, la politica e la cultura. www.lecourrierdelatlas.com Foto: Lara Rossi - Coordinamento Diversi Uguali©






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2G Non solo calcio - La scelta della Seconda Generazione di Gordon Childs Sono dell’idea che bisogna vedere l’Italia del futuro in un’ottica di più ampio respiro, dove le secondi generazioni possano costruire la base per una società nuova, multietnica, dalle mille sfaccettature, dalle mille lingue e colori. Questa è un’opportunità unica che si presenta all’Italia per potersi rinnovare, prima di tutto, dal punto di vista culturale. Un’Italia in mano ai nuovi italiani, ragazzi o adulti, nati o cresciuti in Italia da genitori di altra origine. Oggi siamo invece ancora di fronte ad un’Italia che stenta a riconoscere i suoi figli, dove un pregiudizio diffuso ha come conseguenza la discriminazione, l’alterazione nella percezione di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, la disuguaglianza. L’unica strada è la convivenza civile ottenuta attraverso processi di conoscenza reciproca e il saper riconoscere l’altro per ciò che è, senza pregiudizi né preconcetti, sempre consapevoli di diritti e doveri di ogni singolo cittadino, cercando di vivere gli uni accanto agli altri, rispettando la nostra Costituzione, condividendo sentimenti e crescendo insieme. Ci dobbiamo impegnare a promuovere la giustizia e un concetto di identità che sia inclusivo, per pervenire a una cittadinanza globale al centro della quale vi siano la persona e il lavoro. La giustizia è la prima virtù del vivere sociale e la solidarietà dovrebbe essere vista come reciprocità, da sostituirsi all’ormai superato concetto di integrazione che appare un processo unilaterale. Dobbiamo dedicarci ad una più attiva partecipazione e collaborazione, per una crescita continua, prima di tutto come cittadini, singoli e persone, poi come insieme di giovani impegnati nella promozione dei nostri diritti che ancora tardano ad essere riconosciuti, ma per i quali lotteremo fino in fondo. n

...L’unica strada è la convivenza

civile ottenuta

attraverso processi di conoscenza reciproca

e il saper riconoscere l’altro...

Foto: Gerarda Lo Russo - Coordinamento Diversi Uguali©


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Diritti e doveri

Permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo (Carta di soggiorno): da dicembre necessario superare un test di lingua I cittadini stranieri che richiedono il permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo devono superare un esame di lingua italiana. Le nuove disposizioni del decreto interministeriale del 4 giugno 2010 saranno in vigore dal dicembre 2010. I richiedenti dovranno dimostrare di conoscere la lingua italiana almeno a livello A2. La richiesta di partecipazione al test deve essere presentata per via informatica alla Prefettura

CE Long Stay Residency Card: starting from December you will have to pass an Italian proficiency test. Foreign citizens who apply for a CE Long Stay Residency Card will have to pass an Italian language proficiency test. The new regulations of the inter-ministerial decree of the 4th of June, 2010, will come into effect from December 2010 onwards. The applicants will have to demonstrate at least an A2 level knowledge of Italian. The application must be made via computer at the Prefettura that handles the region in which the applicant lives. Within 60 days, the Prefettura will call you to sit the test. The test is usually done on a computer, but at the applicant’s request it can be done in other ways. If the applicant fails the test, it may be taken again. Children of 14 years of age or less do not have to take the test, and neither do people with serious limitations in learning languages who present a medical certificate issued by a public health facility. The following people are also exempt from taking the test: those who already hold a language certificate, those who have attended a language course in one of the provincial adult education centres, those who have a first or second degree high school diploma, those who have obtained recognition of a knowledge of Italian of at least level A2 as part of the Integration Agreement, those who entered Italy under article 27 of the Testo Unico Immigrazione as a manager, university professor, interpreter or journalist.

territorialmente competente in base al domicilio del richiedente. Entro 60 giorni la Prefettura provvede alla convocazione per lo svolgimento del test. Il test è in generale svolto con modalità informatiche ma a richiesta dell’interessato può avvenire in altre modalità. In caso di esito negativo è possibile ripetere la prova. Sono esclusi dall’esame i minori di 14 anni e le persone affette da gravi limitazioni di capacità di

apprendimento linguistico, che dovranno presentare opportuna certificazione medica rilasciata da una struttura sanitaria pubblica. Non deve sostenere il test chi è già in possesso di un attestato di lingua, chi ha frequentato un corso di lingua presso i centri provinciali per l’istruzione degli adulti, chi ha conseguito il diploma di scuola secondaria di primo o secondo grado presso un istituto scolastico, chi ha

ottenuto nell’ambito dell’accordo di integrazione il riconoscimento di un livello di conoscenza di lingua italiana non inferiore al livello A2, chi è entrato in Italia ai sensi dell’art. 27 del Testo Unico Immigrazione come dirigente, professore universitario, interprete e giornalista.

Leja e qëndrimit CE për banorët afatgjatë (karta e qendrimit): nga dhjetori duhet të kalohet një test të gjuhës Shtetasit e huaj qe kërkojnë një leje qëndrimi CE për banorët e afat-gjatë duhet të kalojnë një provim në gjuhën italiane. Dispozitat e reja të dekretit ndërministror i 4 qershorit 2010 do të jetë në vend deri në dhjetor 2010. Aplikuesit duhet të demonstrojnë njohuri të gjuhës italiane të paktën ne nivelin A2. Kërkesa për të marrë pjesë në test duhet të dorëzohet në mënyrë elektronike në jurisdiksionin teritorial te Prefektures në bazë të vendbanimit te aplikuesit. Brenda 60 diteve Prefektura do ju therrasi për kryerjen e testit. Testi është bërë në përgjithësi me kompjuter, por mund te kërkohet te behet edhe në mënyra të tjera. Nëse ju nuk e kaloni testin keni mundesi per ta përsëritur. Janë të përjashtuar nga provimit nën 14vjecaret dhe njerëzit me kufizime të rënda ne kapacitetin e mësimit e gjuhës, te cilet duhet të paraqisin vërtetimin e duhur mjekësore të lëshuar nga një strukturë të shëndetit publik. Nuk duhet të merren në provë ata që tashmë e posedoj certifikatën e gjuhës, kush ka ndjekur një kurs gjuhe në qendrat provinciale për arsimin e të rriturve, kush eshte diplomuar ne shkolle te lartë të nivelit të parë ose të dytë në një institucion shkollës i cili shënoi në integrimin e njohjes së një nivel të njohurive të gjuhës italiane nuk është më e ulët se A2, i cili erdhi në Itali në bazë të nenit. 27 e Emigracionit të Konsoliduar si ekzekutiv, profesor, artist dhe gazetar.

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Popoli News

Le Città Plurali

Le Città Plurali e... oltre : al via nuovi interventi provinciali per promuovere l’integrazione degli stranieri di Francesca Rodolfi - Sevizio Politiche Sociali Provincia di Arezzo

IDa settembre 2010 nuovi progetti provinciali sono stati attivati per finanziare azioni e interventi per l’integrazione degli stranieri sul territorio provinciale • Progetto Orientamenti (Fondo Europeo Integrazione anno 2009) con l’obiettivo di sostenere il processo d´integrazione di giovani stranieri di recente arrivo in provincia di Arezzo, anticipando gli interventi al momento della richiesta di ricongiungimento da parte dei genitori, creando un sistema di orientamentoaccompagnamento multidimensionale (istituzionale, formativo, sociale) per giocare d’anticipo e favorire l’inclusione dei minori, coinvolgendo famiglie, scuole e comunità. • Progetto Lingua e Cittadinanza prevede l’attivazione da ottobre 2010 a maggio 2011 di 4 corsi gratuiti di alfabetizzazione in lingua italiana (livelli da definire) della durata di

120 ore presso i Centi Territoriali Permanenti di Arezzo, Valdarno e Valdichiana. Previsto l’esame CILS finale per la certificazione della competenza linguistica (sarà comunque rilasciato attestato per frequenza ad almeno 70% ore di corso). • Interventi di educazione non formale per adulti stranieri: sono in fase di avvio – a seguito di convenzione con la Provincia di Arezzo – cinque progetti finanziati da risorse assegnate con bando regionale che prevedono interventi formativi in diversi ambiti tematici a favore di singoli, famiglie e associazioni di stranieri: • “Comunicazione, integrazione, lavoro: la sfida delle competenze” (Athena) • -“Genitori competenti. Un patto educativo tra scuola e famiglie straniere” (Ucodep)

• -“Assistenti familiari libere di imparare” (Associazione Giovani Valdarno) • “Nuovo modello di educazione informale integrata. Per una cultura capace di produrre lavoro” (Associazione Rondine). • “Associazioni di migranti e pubblica amministrazione per una politica dell’inclusione” (Ucodep).

È disponibile sul sito web provinciale Le Città Plurali la Guida in italiano “Dall’Idea all’Impresa” a cura di CNA con la collaborazione di Confcommercio con l’obiettivo di orientare, sostenere, incentivare e promuovere la creazione, lo sviluppo e il sostegno di nuove imprese anche tra i cittadini stranieri. Si trovano informazioni pratiche e di primo uso per coloro che hanno intenzione di avviare un’attività in proprio, i link ai siti web più utili

per approfondire l’argomento e un breve questionario per testare le competenze e verificare le opportunità di mettersi in proprio. Per scaricare la guida: http://lecittaplurali.provincia.arezzo.it/ Il progetto Le città Plurali è in fase di conclusione con la pubblicazione web e cartacea di una Guida ai Servizi del territorio provinciale per stranieri, tradotta in 5 lingue.

Popoli News n°4 - Ottobre 2010  

Quarto numero della rivista interculturale "Popoli News", una pubblicazione della Provincia di Arezzo realizzata da una redazione multicultu...

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