Il volo libero
L’esame del volo libero è sempre come una festa: i bambini che diventano astronauti sono seguiti sugli schermi da tutti i cittadini e anche direttamente dalle vetrate che si affacciano sulla zona. I dieci ragazzi, nelle belle tute d’argento, erano pronti e, dopo il saluto del capitano, ascoltarono l’ultimo consiglio della maestra: – Prima esco io e quando sarò un punto tra le stelle vi chiamerò ad uno ad uno. Voi vi lancerete nel vuoto e, manovrando i pulsanti, arriverete fino a me. U3 ascoltava attento e quando venne il suo turno si buttò, azionò i razzi e volò dolcemente verso la luce intermittente che il casco della maestra proiettava, come un faro. Era fantastica quella scena nera in cui le stelle fuggivano via a grappoli dalle varie forme. U3 si mise a fianco della maestra e mentre gli altri compagni uscivano uno ad uno, lui s’incantava a guardare le stelle che formavano, con i loro punti luminosi, strani disegni: gli sembrò di vedere orchi che fuggivano… Ad un tratto gridò: – I sette bambini delle Pleiadi! La maestra gli gridò: – Che stai dicendo! Stai allineato! Smettila di fantasticare! Lui azionò i comandi e si mise in fila. – Bene – disse la maestra – ora passiamo al secondo esercizio: il cerchio volante intorno alla città. Io sarò in testa e voi mi seguirete. Ognuno resti in stretto contatto col compagno che ha davanti. Via! – E partì veloce. I dieci ragazzi seguirono la maestra che saliva sempre più in alto, fin oltre le antenne dell’Ammiraglia. Poi da lassù cominciò la discesa dal STELLA AZZURRA
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l’altra parte. Il loro volo era perfetto. U3 non aveva problemi: era abile nella manovra, pronto ad allinearsi, attento a tutto. Ma quando fu sotto l’enorme pancia dell’Ammiraglia e la maestra diede il comando della risalita, lo scenario delle stelle cambiò e lui vide, piccola e lontana, la luce azzurra della sua stella amata che lo attirava. E gli uscì dalle labbra una parola: – Laura! In quel momento, all’improvviso, quasi senza rendersene conto, azionò i comandi dei razzi veloci e partì in direzione della Stella azzurra. Il cerchio dei piccoli astronauti ebbe un momento di sbandamento e quando la maestra si accorse che mancava U3, diede il segnale di emergenza e chiamò le navicelle di soccorso. Dall’Ammiraglia partirono immediatamente tre navicelle a tutta velocità, mentre la maestra tentava di mettersi in contatto con U3 in fuga. Finalmente ci riuscì e ordinò al ragazzo di azionare i retrorazzi e di tornare in fila. – No – rispose U3. Ti smarrirai nell’universo! Non torno più! – urlò U3 puntando verso Stella azzurra. Visti inutili i tentativi di convincere il ragazzo a tornare, la maestra passò il collegamento alle navicelle di soccorso, che spuntarono come falchi su di lui, lo raggiunsero e lo circondarono. – Fermati! – No. – Perché fuggi? – Vado sulla Stella azzurra! – Non hai energia sufficiente! Ma U3 continuava il suo volo. Allora i tre piloti, con il raggio di estrema emergenza, spensero i razzi di U3, si avvicinarono con una manovra rapida, lo catturarono e lo presero a bordo. Al rientro fu portato nella sala dell’assistenza speciale e lì fu interrogato e visitato dall’équiSTELLA AZZURRA
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pe sanitaria. Nella città spaziale la salute dei cittadini era molto curata e ogni caso veniva studiato, analizzato e infine risolto. U3 non presentava anomalie fisiche: il ragazzo era robusto, agile, pronto nei riflessi. – La cosa che preoccupa – disse il dottore – è la resistenza del suo cervello alla programmazione cognitiva durante il sonno, che è il nostro più geniale intervento per ridurre e annullare le residue forme immaginative dell’era atavica e formare l’uomo razionale e tecnologico di cui abbiamo bisogno per conquistare l’universo. U3 sentiva quello che diceva il dottore ma il suo pensiero era lontano, e il monitor lo rivelò. – Vedete – continuò il dottore – egli segue con l’udito le mie parole ma il suo pensiero è fuori dalla realtà, in fase fantastica. È incapace di assimilare, produce pensiero divergente, crea. Questo è pericoloso e proibito. – E allora? – domandò la maestra, che per la prima volta nella sua carriera aveva visto scapparle via un allievo. – Bisogna intensificare il flusso cognitivo, portarlo al massimo. – È già al massimo – disse la maestra – ma la forza del sogno è più forte e lo respinge. Le onde del sogno sono continue, ampie. Abbiamo tutto registrato, possiamo vederle insieme. – Abbiamo registrato le onde ma non i sogni – disse il dottore. – È quello che stiamo studiando – disse il capitano – per scoprire le cause di questi interessi irrazionali. – Forse ce lo potrebbe dire lui – azzardò il dottore, e si rivolse al ragazzo: – I tuoi sogni sono belli? U3, che era ancora immerso nel suo meraviglioso sogno, disse di sì. – C’è qualcosa che ricordi? – Tutto. – Me lo puoi dire? – Stella azzurra… – sussurrò. 30
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Il dottore ebbe un piccolo scatto, avrebbe voluto dire qualcosa agli altri ma preferì continuare il colloquio con U3: – E poi? – Il mare azzurro… le foreste verdi… le margherite… – E poi? – I libri delle storie… Ora tutti erano attentissimi e concertati: come poteva questo ragazzo conoscere particolari di quel mondo abbandonato? Da dove gli erano venute le informazioni? Poteva la memoria di un bambino conservare immagini e funzioni di migliaia di anni prima? Il dottore, dopo una pausa, riprese: – E poi? – Voglio giocare! – disse U3 con un bel sorriso. La maestra gli rispose: – Tu sai che questo è vietato dalla nostra legge. Ma il dottore le fece cenno di stare zitta e proseguì nella sua indagine: – Oltre al gioco, desideri qualche altra cosa che qui non hai? – Sì. Coda di cavallo. I tre si guardarono in faccia come per dire: qui tutto diventa più complicato. La maestra si chinò su di lui e gli sussurrò: – Ma tu sai che cos’è un cavallo? – Me l’ha detto il traductor. – Il traductor? Chi è il traductor? – Quello che legge tutto: le pietre, le piante, le stelle, i libri… – Un uomo? – No. Uno strumento. È piccolo così; sta nella mia mano… – E si può sapere dov’è questo traductor? – Nella navicella superveloce, che corre quasi come il pensiero… – È matto, poverino – pensò il dottore. – Interessante – disse il capitano – e funziona? – Sì – rispose U3. Il dottore non aveva perso la speranza di capire. STELLA AZZURRA
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– Ma la cosa che più di tutto ti piace nei tuoi sogni, qual è? – Non è una cosa – disse lui tranquillo. – Una persona? – chiese il dottore. U3 fece cenno di sì e intanto la vedeva col pensiero mentre gli stringeva la mano e gli diceva: “Ti aspetterò!”. – Una persona vera? – Sì. – Ha un nome? – Sì. – Ce lo vuoi dire? – No. Quel nome amato U3 lo tenne per sé, nel segreto del suo cuore.
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Il risveglio del Grande capo
Quando U3 se ne andò, il dottore, la maestra e il capitano discussero a lungo il caso, il primo serio caso di resistenza al programma di formazione razionale in un bambino. Il comportamento di questo ragazzo avrebbe potuto influenzare gli altri ragazzi, far risorgere tendenze divergenti, insomma mettere in difficoltà il piano di esplorazione dell’universo che il Grande capo ibernato aveva voluto e tutti avevano accettato. I tre decisero di convocare il Consiglio della città spaziale in collegamento con i Consigli di tutte le astronavi. Il Gran consiglio riconobbe che il caso era delicato e pericoloso ed era dunque necessario svegliare il Grande capo dal lungo sonno per sapere da lui che cosa fare. Fissato il giorno, collegate con le telereti tutte le navi spaziali, sull’Ammiraglia cominciò l’operazione del risveglio. Furono azionati i congegni di sospensione dell’ibernazione e, sotto gli occhi di tutti i cittadini del mondo, il Grande capo aprì gli occhi, sbadigliò, si mise a sedere. Il coperchio di cristallo lentamente si alzò e lui scese dal letto. Si lisciò la barba, si guardò attorno, domandò: – Dove sono? Un tecnico gli mise davanti un quadrante su cui era indicata la posizione dell’Ammiraglia nella mappa dell’universo. – Non ci capisco niente – disse il Grande capo – che cosa sono questi scarabocchi di numeri? – La tecnologia ha bisogno di linguaggi essenziali – disse il tecnico. – Ed io come faccio a capire? – brontolò. Poi fece la domanda che gli stava a cuore: STELLA AZZURRA
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– I confini dell’universo sono stati individuati? – Non ancora ma pensiamo di essere abbastanza vicini a grosse novità – disse il capitano. – E allora perché mi avete svegliato? – domandò. Il capitano spiegò il caso del bambino che sogna e che vuole scappare su Stella azzurra. Il Grande capo ascoltò con attenzione, si grattò la barba e si arrabbiò: – Ma che storie sono queste! Anch’io vorrei tornare sulla Stella azzurra, è naturale che sia così! – Ma – ribatté il capitano – il bambino sogna. – E lasciatelo sognare. Anch’io ho sognato nel mio lungo sonno: tuffi nel mare… belle donne… ci mancherebbe altro che non ci fossero i sogni. Non è forse un sogno anche il nostro progetto di correre nell’immensità dell’universo alla ricerca dell’inizio, per sapere se siamo venuti dal nulla? – Noi abbiamo voluto razionalizzare tutto, al di là dei nostri vissuti, per non distrarci dall’obiettivo che tu ci hai indicato… 34
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A queste parole il Grande capo lampeggiò negli occhi e gridò: – Anche una formula matematica procede da un vissuto. Pitagora ha vissuto il mondo e l’ha formalizzato. I numeri non sono caduti dal cielo nella coscienza umana! A quelle parole tutti stettero zitti e impacciati. Il Grande capo si guardò attorno e fece una smorfia: – Tutti uomini qui? Dove sono le donne? Il capitano, con un cenno della mano le indicò: erano lì, davanti a lui. Il Grande capo rise: – Non le vedo. Siete tutti uguali… Le donne una volta erano tutte curve, qui è tutto piatto… – Da quando i bambini nascono in vitro, non c’è più bisogno di allattare né di innamorarsi – spiegò il capitano. – Ma siamo matti? – urlò il Grande capo e l’urlo lo sentirono per tutto l’universo. E riprese: – E questo silenzio cos’è? Io pensavo di svegliarmi al suono di una bella musica, invece guarda qui che musi di ferro! – La musica distrae, l’abbiamo abolita – si scusò il capitano. – E i colori? E l’arte? Anche questo distrae? Guardate che grigiore c’è in questa città! Il capitano disse timidamente che sì, anche i colori distraggono. – E i libri? – Quali libri? – domandò il capitano perplesso. – I libri che avevo portato con me. Avete ibernato anche quelli? Con un gesto deciso il Grande capo andò alla parete della grande sala e premette un pulsante: di scatto si aprirono le pareti e apparvero migliaia di libri allineati negli scaffali. Sempre più arrabbiato disse: – Qui c’è tutta la nostra storia e tutta l’intelligenza dell’uomo. C’è la sua fantasia. E c’è anche la scienza e la tecnica, che voi preferite. C’è tutto. E voi non avete letto nulla! Credevate forse di distrarvi? – Sì – sussurrò il capitano – volevamo cominciare tutto da capo, inventare l’uomo tecnologico… – Ha fatto bene quel ragazzo a fuggire! A proposito, dov’è quel ragazSTELLA AZZURRA
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zo? Gli voglio stringere la mano e dargli un bacio! U3, che era in mezzo alla folla e si divertiva a sentire parlare quell’uomo con la barba, fece alcuni passi avanti e si presentò. – Vieni qua, amico mio – gli disse il Grande capo – tu sei l’unica persona normale in questa gabbia di matti. Come ti chiami? – U3. – Che brutto nome, non ce n’era uno più bello? U3 non sapeva che dire. Lì i bambini avevano tutti nomi così. – È vero che ti piace giocare? – gli chiese. – È proibito – disse la maestra. – Giocare fa bene – disse il Grande capo – datemi una tuta che vado a giocare anch’io fuori da questa città senza vita. Indossata la tuta, il Grande capo la fece indossare anche a U3 e gli disse dolcemente: – Andiamo fuori e corriamo un po’ nei prati del cielo. In quel momento ogni cittadino spaziale sentì sciogliersi qualcosa dentro di sé. Molti fecero la stessa cosa: indossate le tute uscirono senza un programma, solo per fare tre capriole fra le stelle. E ridevano felici, come se avessero ritrovato una cosa preziosa perduta. U3 e il Grande capo volavano nello spazio e ad un certo punto il ragazzo disse: – Ecco… là… Stella azzurra! – Noi siamo venuti di là – disse il Grande capo – perché in noi umani c’è la voglia di conoscere tutto fin da bambini. E da grandi vogliamo scoprire il mistero della vita. Ma là si stava un gran bene: quel sole caldo, quel mare, i colori, i cibi veri, le donne… – Là c’è la mia ragazza che mi aspetta – gli disse U3. Il Grande capo rimase un attimo in silenzio e poi disse: – Là non c’è più nessun umano. – Ma io l’ho vista. Mi ha dato un bacio! – ribatté U3. – Nel sogno? – Sì. – Certe volte i sogni si avverano ma non crederci troppo, ragazzo mio 36
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– disse il Capo. – Papà, mi accompagni su Stella azzurra? – gli chiese il ragazzo. A sentirsi chiamare papà, il Grande capo si commosse: – Io non sono il tuo papà – disse – ma va bene lo stesso, chiamami pure così. – E per Stella azzurra? – ripeté U3. – Ci penseremo! Mi piacerebbe tornare laggiù, ma se la tua ragazza non c’è, che facciamo io e te, soli in quel mondo? – disse. – Ti dico che c’è! È bella! Ha la coda di cavallo. Mi aspetta – disse U3 convinto. – Intanto rientriamo e mettiamo a posto le cose su queste città senza vita – disse il Grande capo – poi vedremo. – E gli tese la mano.
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