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CAA a scuola

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MARIA PAOLA FORTUNA

Buone pratiche di accessibilità

Maria Paola Fortuna CAA

A SCUOLA

Buone pratiche di accessibilità

Parte

L’accessibilità

Introduzione

A luglio passeggiavo in uno stabilimento balneare con mia figlia Emma, di 3 anni, alla ricerca dei servizi igienici. Le ho chiesto, secondo lei, dove fossero e aveva difficoltà a individuarli. Solitamente, se siamo fuori casa (in Autogrill, in un bar o in un ristorante), quando le scappa, la prima cosa che fa è cercare il simbolo di “bagno”, più precisamente il simbolo che sta per “bagno per le donne” o, tutt’al più, “bagni per famiglie”. Invece, quella volta, avrebbe dovuto individuare il cartello qui nella foto, scritto a “chiare” lettere per molti, ma non per lei, che non è ancora in grado di leggere l’alfabeto.

Questo episodio quotidiano, apparentemente banale, restituisce in modo molto efficace il senso dell’accessibilità cognitiva. L’informazione era presente, ma non era accessibile a tutti. Mancava un supporto visivo che permettesse a chiunque di orientarsi nello spazio in modo autonomo. L’esempio mostra quanto siano importanti i simboli e i supporti visivi, come quelli utilizzati per indicare i diversi tipi di servizi igienici. Strumenti che non servono solo a “semplificare”, ma a rendere l’ambiente comprensibile, evitando inutili difficoltà e situazioni di disagio.

È altamente probabile che tutti conoscano il simbolo che contraddistingue il bagno per le persone con disabilità, quell’omino bianco e stilizzato seduto sulla sedia a rotelle su sfondo blu. Questo simbolo internazionale fu ideato da Susanne Koefoed nel 1968 e successivamente integrato da Karl Montan. Nel corso del tempo, questo simbolo ha ricevuto molte critiche, soprattutto perché non rappresenta tutte le forme di disabilità. Per questo motivo sono state proposte varie alternative, tra cui quella di Sara Hender per The Accessible Icon Project, che mette in evidenza una maggiore autonomia della persona con disabilità: la figura appare inclinata in avanti, il braccio proteso all’indietro e la ruota in movimento.

Nel 2015 le Nazioni Unite commissionarono la realizzazione di un simbolo che rappresentasse la disabilità senza riferirsi esclusivamente a quella motoria. Nacque così l’Accessibility logo, che raffigura una figura umana con braccia aperte, simile a un moderno uomo vitruviano. Anche questo simbolo è stato però oggetto di critiche perché molte persone con disabilità non si sentivano rappresentate da un’immagine tradizionalmente associata all’ideale di perfezione umana; inoltre, il disegno è stato considerato troppo infantile e semplificato. Una delle ultime proposte viene da Giulio Nardone, Presidente Nazionale dell’ADV (Associazione Disabili Visivi Onlus), e membro del Consiglio Direttivo della FISH (Federazione Italiana Superamento Handicap), che ha suggerito una modifica del simbolo del Meeting Point della Rete Ferroviaria Italiana che vede l’unione delle icone di quattro disabilità (motoria, fisica, uditiva e visiva) con l’aggiunta di elementi che richiamino le circonvoluzioni cerebrali, per includere le disabilità psichiche e cognitive, mantenendo al centro l’Homo Vitruvianus. Negli ultimi anni molti simboli si stanno diffondendo anche nelle nostre

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scuole, spesso in maniera confusa, frammentaria e talvolta impropria, a causa della scarsa formazione o in-formazione degli addetti ai lavori.

I simboli non hanno però il mero compito di rendere libri o materiali scolastici più belli esteticamente ma, se utilizzati in modo consapevole, rappresentano veri e propri strumenti cognitivi e comunicativi. Possono avere un’importanza rilevante non solo per i nostri alunni con disabilità o bisogni comunicativi complessi, ma per tutti, e cioè possono permettere a chiunque la partecipazione alla didattica in un’ottica inclusiva, equa e accessibile.

Questo libro vuole offrire una panoramica generale sull’accessibilità, focalizzandosi su quella cognitiva e soffermandosi su come viene applicata oggigiorno nelle nostre aule, offrendo spunti ed esempi di buone pratiche per altre scuole che vorranno intraprendere questo viaggio verso l’accessibilità.

Parte Prima

Che cosa significa “accessibilità” e tipi di accessibilità

Che cosa significa accessibilità

Durante una delle mie lezioni ho chiesto alla classe che cosa significasse la parola “accessibilità”. Un’alunna mi ha risposto con questa definizione chiara, concisa ed estremamente efficace, che mi ha colpita in maniera positiva, come spesso sanno fare i miei studenti: “Un qualcosa che può arrivare a tutti, che non è solo per un gruppo di persone”. Questa frase racchiude in poche parole l’essenza stessa del concetto di accessibilità.

Da sempre sono affascinata dalle etimologie, mi piace far conoscere agli studenti la parte più intima di una parola, la sua origine e la sua storia per vederne poi l’evoluzione. Vediamola, allora, questa etimologia di “accessibilità”.

La parola deriva dal latino tardo accessíbílîtas -atis che a sua volta deriva dal prefisso ad- e dal verbo cedere, cioè “andare verso”. Se analizziamo l’evoluzione successiva della parola, possiamo notare, invece, come il significato odierno sia ancora lo stesso, l’essere accessibile, l’opportunità di raggiungere o usare qualcosa, la “possibilità di facile accesso1, che può essere una località o anche l’istruzione, e ancora qualcosa che si intende facilmente come un concetto”.

Bisogna specificare che esistono diverse sfumature di accessibilità: l’accessibilità fisica, sensoriale (visiva, uditiva e tattile), digitale, cognitiva e, per finire, universale.

Vorrei soffermarmi, però, sulla fondamentale questione sollevata dalla mia alunna: l’accessibilità riguarda tutti, non solo alcune categorie di

1 www.treccani.it/enciclopedia/accessibilita/

persone. Questo principio è chiaramente espresso in uno dei documenti fondativi del nostro ordinamento: la Costituzione italiana.

L’articolo 3 afferma che:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Nell’eco di queste espressioni “pari dignità”, “rimuovere gli ostacoli” che “impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti” risuona davvero tutta l’essenza dell’accessibilità. Un altro documento importantissimo è la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità approvata il 13 dicembre 2006, ratificata dall’Italia con la Legge n. 18 del 3 marzo 2009, che si impegna a garantire pari opportunità e piena inclusione nella società alle persone con disabilità. In particolar modo, tra gli otto pilastri dell’art. 9 della Convenzione troviamo proprio la parola “accessibilità”, elencando ogni disposizione per favorirla:

1. Al fine di consentire alle persone con disabilità di vivere in maniera indipendente e di partecipare pienamente a tutti gli aspetti della vita, gli Stati Parti adottano misure adeguate a garantire alle persone con disabilità, su base di uguaglianza con gli altri, l’accesso all’ambiente fisico, ai trasporti, all’informazione e alla comunicazione, compresi i sistemi e le tecnologie di informazione e comunicazione, e ad altre attrezzature e servizi aperti o forniti al pubblico, sia nelle aree urbane che in quelle rurali. Queste misure, che includono l’identificazione e l’eliminazione di ostacoli e barriere all’accessibilità, si applicano, tra l’altro, a:

(a) edifici, viabilità, trasporti e altre strutture interne ed esterne, comprese scuole, alloggi, strutture sanitarie e luoghi di lavoro;

(b) servizi di informazione, comunicazione e altri, compresi i servizi informatici e quelli di emergenza.

2. Gli Stati Parti inoltre adottano misure adeguate a:

(a) sviluppare ed emanare norme nazionali minime e linee guida per l’accessibilità alle strutture ed ai servizi aperti o forniti al pubblico e verificarne l’applicazione;

(b) garantire che gli organismi privati, che forniscono strutture e servizi aperti o forniti al pubblico, tengano conto di tutti gli aspetti dell’accessibilità per le persone con disabilità;

(c) fornire una formazione relativa ai problemi di accesso con cui si confrontano le persone con disabilità a tutti gli interessati;

(d) dotare le strutture e gli edifici aperti al pubblico di segnaletica in caratteri Braille e in formati facilmente leggibili e comprensibili;

(e) mettere a disposizione forme di assistenza da parte di persone o animali e servizi di mediazione, incluse guide, lettori e interpreti professionisti esperti nella lingua dei segni, allo scopo di agevolare l’accessibilità a edifici ed altre strutture aperte al pubblico;

(f) promuovere altre forme idonee di assistenza e di sostegno a persone con disabilità per garantire il loro accesso all’informazione;

(g) promuovere l’accesso delle persone con disabilità alle nuove tecnologie ed ai sistemi di informazione e comunicazione, compreso Internet;

(h) promuovere, nelle primissime fasi, la progettazione, lo sviluppo, la produzione e la distribuzione di tecnologie e sistemi di informazione e comunicazione, in modo che tali tecnologie e sistemi divengano accessibili al minor costo.

Mi preme sottolineare, sin da subito, che nella Convenzione non viene proprio esplicitata l’accessibilità cognitiva, di cui tratteremo maggiormente e ampiamente in questo libro, anche se si accenna ad alcune misure che rientrano in essa.

Storicamente, il concetto odierno di “accessibilità”, relativo alla disabilità, è una recente conquista e appare alla fine del XX secolo, in quanto prima si era soliti parlare di “barriere”, che riguardavano solamente contesti architettonici, e non comunicativi ed informativi. L’accesso era spesso concepito come una gentile concessione, un atto di buona volontà o di pietà, e non come un diritto delle persone con disabilità.

Successivamente si è iniziato a parlare di ausili come sedie a rotelle, bastoni, dattilobraille, ecc. Gli ausili, pur essendo stati un’evoluzione molto

positiva e importante per l’accessibilità non sono sufficienti, e vanno fatti ulteriori passi avanti, modificando l’idea di disabilità e ripensandola in un’ottica differente.

Ma il nostro Paese è davvero così accessibile, come richiesto dalla Costituzione o dalla Convenzione ONU?

La FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) ha ricordato più volte il permanere di ostacoli significativi che impediscono la partecipazione alla società di persone con disabilità.

Nel 2025 i dati Istat ci dicono che il tasso di occupazione delle persone con disabilità è fermo al 34,5%, contro una media del 58,1% per il resto della popolazione.

Anche il settore dell’istruzione, nonostante una normativa progressista, almeno sulla carta e nella teoria, presenta ancora gravi problemi di accessibilità e supporto per via della mancanza di insegnanti specializzati e di una cultura inclusiva a tutt’oggi molto carente e ferma ancora al concetto di integrazione.

Nei capitoli successivi verranno analizzate le diverse tipologie di accessibilità, individuando quali barriere sono ancora presenti, quali sono i facilitatori già in uso o potenzialmente attivabili e verranno mostrati alcuni esempi di buone pratiche.

Infine, contrassegnato da un riquadro, verrà dedicato uno spazio ad alcune figure che oggi potremmo definire “influencer dell’accessibilità”. Fin da piccola sono sempre stata appassionata di biografie: ho sempre pensato che ogni persona abbia qualcosa da dire e da “insegnare”, nel senso etimologico della parola “lasciare un segno”, riguardo al proprio vissuto, il proprio lavoro, il proprio ruolo nella società.

Oggi, con l’avvento dei social, è cambiato il modo di concepire la “biografia” dei personaggi noti, ed è per questo che ho deciso di “citare” quelli che i ragazzi chiamano influencer o content creator che creano contenuti relativi alla disabilità, all’accessibilità e ai diritti delle persone con disabilità che con il loro impegno possono contribuire a influire positivamente sulla società di oggi ed ergersi a modelli da seguire per le attuali generazioni.

In pillole

L’accessibilità è la possibilità per tutti di raggiungere, comprendere e usare spazi, servizi, informazioni e diritti, non un privilegio per pochi. L’accessibilità, sia essa fisica, sensoriale, cognitiva o digitale, è garantita da due importantissimi documenti: la Costituzione italiana e la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. L’accessibilità va ripensata come diritto fondamentale e responsabilità collettiva, da realizzare attraverso un cambiamento culturale e buone pratiche concrete.

Parte Seconda

L’accessibilità

cognitiva a scuola e buone pratiche

L’accessibilità cognitiva nei contesti scolastici

Molti alunni con disabilità intellettiva non riescono a completare il proprio percorso di studi perché la scuola non è pienamente accessibile dal punto di vista cognitivo per loro.

Durante la stessa lezione a cui accennavo nel capitolo precedente, ho chiesto alla mia classe di dare una definizione di accessibilità cognitiva. Una delle loro risposte più complete è stata:

Rendere accessibile qualcosa di complicato in modo più semplice, cioè, spiegato in modo più semplice o con parole diverse. L’accessibilità cognitiva non è solo per le persone con disabilità, ma per tutti.

Abbiamo già chiarito che l’accessibilità cognitiva ha a che fare con la capacità delle persone di pensare, capire informazioni, apprendere cose nuove e risolvere problemi. Comprendere il mondo che ci circonda è una necessità psicologica di base, che si sviluppa dalle primissime tappe della vita ed è determinante per lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale.

Permette di agire come esseri intenzionali, e non come marionette le cui azioni dipendono costantemente da altre persone. Permette di progettare il nostro futuro, immaginare ciò che potremmo o vorremmo diventare. Permette di migliorare la qualità della vita, perché ci aiuta a prevedere i contesti, aumenta la sensazione di controllo, favorisce l’autodeterminazione e rende possibile una partecipazione attiva. Conoscere bene i contesti riduce l’incertezza, l’ansia, la dipendenza e la passività. In definitiva, l’accessibilità cognitiva è una condizione essenziale per l’inclusione di tutti gli alunni.

L’accessibilità cognitiva non è solo una questione normativa, ma un compromesso etico.

Proviamo a immaginare un altro tipo di città, aperta alla differenza. Uno spazio dove ripensare l’incontro con le neurodiversità e dove sperimentare altri ritmi, relazioni e modi di vivere. Una città così, orgogliosamente autistica, avrebbe molto da offrire a chiunque.

È quanto si legge sulla copertina del libro La città autistica di Alberto Vanolo. L’autore ci invita a questa illuminante riflessione, cioè, quando costruiamo un oggetto, un edificio, un’intera città a quale utente rivolgiamo il nostro pensiero? Solitamente a un uomo (maschio), adulto (non bambino o anziano) e senza disabilità.

Abbiamo già introdotto il concetto di Universal Design, che nasce proprio con l’obiettivo di considerare tutte le diversità sin dalla fase di progettazione. Pensiamo, ad esempio, a un ascensore progettato secondo i principi dell’Universal Design: un ascensore che verbalizza le informazioni e non si limita a numeri o lettere sui tasti; che è facile da comprendere anche per una persona con disabilità intellettiva; che ha pulsanti posizionati più in basso per essere utilizzabili da persone con disabilità motoria, ma anche da bambini o persone di bassa statura.

L’Universal Design rispetta innanzitutto un diritto e la legge, è più economico perché effettuare cambi postumi è più difficile e più costoso e, in alcuni casi, impossibile.

Anche nell’istruzione si parla ormai di UDL (Universal Design for Learning) o PUA (Progettazione Universale per l’Apprendimento) perché l’accessibilità riguarda l’intera didattica: dalle metodologie ai materiali, dagli strumenti alle modalità di valutazione.

La “Legge Stanca” (9 gennaio 2004, n. 4, “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”, art. 5 – Accessibilità degli strumenti didattici e formativi) ha stabilito che il criterio di accessibilità si sarebbe dovuto estendere anche a tutto il materiale formativo e scolastico.

La PUA si basa su tre principi fondamentali:

• favorire molteplici mezzi di rappresentazione per dare agli studenti diversi modi di acquisire informazioni e conoscenze;

• utilizzare molteplici mezzi di azione ed espressione, per fornire agli studenti alternative per dimostrare ciò che sanno;

• proporre molteplici mezzi di coinvolgimento, per sfruttare gli interessi dei discenti e motivarli ad apprendere.

La prima cosa da evitare sarà quindi la mono-modalità e la rigidità su schemi fissi di intervento didattico a vantaggio di strategie didattiche innovative, che coinvolgano molteplici mezzi di rappresentazione ed espressione e permettano diverse modalità di coinvolgimento3. La comunità educante ha una grande responsabilità nei confronti degli alunni con disabilità intellettive e dello sviluppo: prepararli alla partecipazione nella vita quotidiana, all’inclusione sociale e allo sviluppo dell’autodeterminazione.

L’accessibilità cognitiva a scuola riduce le barriere all’apprendimento e favorisce la partecipazione a tutte le attività quotidiane. Promuove l’inclusione, migliora la qualità della vita e accresce l’autonomia, perché conoscere meglio i contesti permette alle persone di orientarsi con maggiore sicurezza e di aver bisogno di meno supporti per agire in autonomia. Infine, è fondamentale ribadirlo: l’accessibilità è un diritto. E, come tale, non dobbiamo mai smettere di rivendicarlo.

A scuola è essenziale ridurre le barriere all’apprendimento degli alunni con disabilità intellettiva e migliorare la qualità della vita di tutti. Attraverso l’Universal Design for Learning e la Progettazione Universale per l’Apprendimento, la didattica diventa flessibile, multimodale e rispettosa delle differenze.

L’accessibilità cognitiva è un diritto e un dovere etico.

3 www.erickson.it/it/mondo-erickson/didattica-inclusiva-per-una-scuola-accessibile

In pillole

L’accessibilità riguarda tutti. Non è solo la possibilità di accedere a uno spazio, ma anche di comprendere, orientarsi, partecipare e utilizzare informazioni, servizi e strumenti in modo autonomo.

Partendo dal significato stesso di accessibilità, Maria Paola Fortuna accompagna il lettore attraverso le sue diverse dimensioni – fisica, sensoriale, digitale e cognitiva – soffermandosi in particolare su quella cognitiva, centrale per la comprensione dell’ambiente e per la partecipazione alla vita scolastica e sociale.

Il volume approfondisce il ruolo della Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), strumento di accessibilità cognitiva capace di favorire comprensione, comunicazione e partecipazione, e intreccia riflessioni teoriche con buone pratiche di accessibilità a scuola, esperienze eque e accessibili, approfondimenti sul contributo dell’intelligenza artificiale nel favorire l’accessibilità cognitiva e progetti realizzati che ne mostrano il ruolo centrale. Un libro che invita a riflettere sull’accessibilità, mettendone in luce il valore come diritto fondamentale e responsabilità collettiva.

ISBN 979-12-5626-105-5

Euro 14,50 (I.i.)

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CAA a scuola by edizioni la meridiana - Issuu