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ANNO 21 Numero Uno Domenica

MEETING

PRIMO PIANO SANTA MESSA Celebra Sua Eccellenza Monsignor Francesco Lambiasi, Vescovo di Rimini. Auditorium B7 ESPERIENZE ALLA PROVA. INCONTRO CON… Partecipano: Raffaele Pugliese, direttore del dipartimento chirurgico polispecialistico all’ospedale Niguarda Ca’ Granda; Stefano Scaringella, responsabile Hospital St. Damien, Madagascar. Introduce Davide Perillo, direttore di Tracce Sala A3

10.00

15.00

O N A I D I T O U Q

21

AGOSTO 2011

Il concerto di Sparagna pag. 5

Ramadan in Fiera pag. 7

PRIMO PIANO 150 ANNI DI SUSSIDIARIETÀ Incontro in collaborazione con l’Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà. Partecipa Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana. Intervengono Enrico Letta, vicesegretario del Pd; Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera dei Deputati; Giorgio Vittadini presidente della Fondazione per la Sussidiarietà. Introduce Emilia Guarnieri, presidente della Fondazione Meeting per l’Amicizia fra i Popoli Auditorium B7

17.00

Social Meeting pag. 17 Benedetto XVI e Napolitano. Dal loro scambio di messaggi in occasione del 17 marzo ha preso corpo l’idea della mostra «150 anni di sussidiarietà» che oggi il capo dello Stato viene a inaugurare.

Libero Stato in libero Meeting La benedizione del Papa a Rimini Pubblichiamo il messaggio inviato dal Segretario di Stato Cardinal Bertone al Vescovo di Rimini Monsignor Francesco Lambiasi con il saluto di Papa Benedetto XVI al Meeting 2011 ccellenza Reverendissima, anche quest’anno ho la gioia di trasmettere il cordiale saluto del Santo Padre a Vostra Eccellenza, agli organizzatori e a tutti i partecipanti al Meeting per l’Amicizia tra i Popoli, che si svolge in questi giorni a Rimini. Il tema scelto per l’edizione 2011 - «E l’esistenza diventa un’immensa cer-

E

tezza» - suscita vari profondi interrogativi: che cos’è l’esistenza? Che cos’è la certezza? E soprattutto: qual è il fondamento della certezza senza la quale l’uomo non può vivere? Sarebbe interessante entrare nella ricchissima riflessione che la filosofia, fin dai suoi albori, ha sviluppato attorno all’esperienza dell’esistere, dell’esserci, giungendo a conclusioni importanti, ma spesso anche contraddittorie e parziali. Possiamo tuttavia essere condotti direttamente all’essenziale partendo dall’etimologia latina del termine esistenza: ex sistere. Heidegger, interpretandola come un «non permanere», ha messo in evidenza il carattere dinamico della vita dell’uomo. Ma ex sistere evoca in noi almeno altri due significati, ancora più descrittivi dell’esperienza umana dell’esistere e che, in un certo senso, sono all’origine del dinamismo stesso

analizzato da Heidegger. La particella ex ci fa pensare a una provenienza e, nello stesso tempo, a un distacco. L’esistenza sarebbe dunque uno “stare, essendo provenuti da” e, allo stesso tempo, un “portarsi oltre”, quasi un “trascendere” che definisce in modo permanente lo stesso “stare”. Tocchiamo qui il livello più originario della vita umana: la sua creaturalità, il suo essere strutturalmente dipendente da un’origine, il suo essere voluta da qualcuno verso cui, quasi inconsapevolmente, tende. Il compianto mons. Luigi Giussani, che con il suo fecondo carisma è all’origine della manifestazione riminese, ha più volte insistito su questa dimensione fondamentale dell’uomo. E giustamente, perché è proprio dalla coscienza di essa che deriva la certezza con cui l’uomo affronta l’esistenza. Il riconoscimento della propria origine e la “prossimità” di questa stessa origine a tutti i momenti dell’esistenza sono

la condizione che permette all’uomo un’autentica maturazione della sua personalità, uno sguardo positivo verso il futuro e una feconda incidenza storica. È questo un dato antropologico verificabile già nell’esperienza quotidiana: un bambino è tanto più certo e sicuro quanto più sperimenta la vicinanza dei genitori. Ma proprio rimanendo sull’esempio del bambino capiamo che, da solo, il riconoscimento della propria origine e, conseguentemente, della propria strutturale dipendenza non basta. Anzi potrebbe apparire - come la storia ha ampiamente dimostrato - un peso di cui liberarsi. Ciò che rende “forte” il bambino è la certezza dell’amore dei genitori. Occorre, dunque, entrare nell’amore di chi ci ha voluti per poter sperimentare la positività dell’esistenza. Se manca una delle due, la coscienza dell’origine e la certezza della meta... segue a pagina 3


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21 agosto

IL COLLE Napolitano-day nel nome dell’unità Il capo dello Stato inaugura la XXXII edizione del Meeting di Rimini con un occhio ai 150 anni dell’Italia e uno al dialogo tra i partiti La visita

Alle 16 l’arrivo in Fiera Il presidente della Repubblica Giogio Napolitano arriverà questa mattina a Rimini. Ecco il programma della sua giornata: ore 12.30 Il capo dello Stato parteciperà ad una cerimonia in piazza Tre Martiri con deposizione di una corona in ricordo dell’eccidio di tre partigiani riminesi. ore 16 Napolitano arriverà alla Nuova Fiera per l’inaugurazione della XXXII edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli. Il presidente della Repubblica saluterà le autorità presenti e i responsabili del Meeting e poi visiterà la mostra «150 anni di sussidiarietà - Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo» dove troverà ad attenderlo i ragazzi che hanno realizzato l’esposizione. ore 17 Nel salone B7 il presidente della Repubblica parteciperà all’incontro 150 anni di sussidiarietà insieme al vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, al vicesegretario del Pd Enrico Letta, alla presidente della Fondazione per la Sussidiarietà Giorgio Vittadini. Introdurrà l’incontro il presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli Emilia Guarnieri.

Sbagliato definirla una «visita di Napolitano ha visto la mostra realizcortesia». Riduttivo parlare di “in- zata dalla Fondazione per la Sussicontro istituzionale”. L’arrivo del diarietà non ha avuto dubbi e ha acpresidente della Repubblica Giorgio cettato l’invito del Meeting superanNapolitano, terzo Capo dello Stato do le perplessità che pure gli venivaad entrare nei padiglioni del Mee- no espresse. ting di Rimini, è il naturale evolverSussidiarietà è sicuramente la pasi di un percorso iniziato lo scorso rola che meglio descrive quel dina17 marzo. In quell’occasione Napo- mismo che ha portato alla nascita litano, davanti a senatori e deputati dello Stato unitario. Quel dinamiriuniti nell’Aula di Montecitorio, smo che ha visto tra i suoi protagospiegò lo spirito con cui erano state nisti tanto la tradizione laico-comuconcepite le celebrazioni per i 150 nista, che è alla base della formazioanni dell’Unità ne del capo dello d’Italia: memoria Stato, quanto quele riflessione, ma la cattolica. Il 17 marzo anche orgoglio, Questo è ciò che alla Camera fiducia, senso porta Napolitano, della missione e che insieme a Giuaveva detto: dell’unità nazioliano Amato (an«Nella nostra storia che lui ospite del nale. Senza dimenticare «la co- e nella nostra visione Meeting martedì) scienza critica ha investito gran dei problemi ri- la parola unità si sposa parte del proprio masti irrisolti e con pluralità, diversità impegno sulle cedelle nuove sfide lebrazioni dei 150 e sussidiarietà» da affrontare». anni dell’Unità d’ILo stesso giortalia, oggi al Meeno, prima di quel ting. Per capirlo discorso, il capo dello Stato aveva basta tornare ancora una volta a ricevuto il messaggio di papa Bene- quelle parole pronunciate il 17 mardetto XVI che si era soffermato sul zo: «Nella nostra storia e nella noRisorgimento e sul contributo «fon- stra visione, la parola unità si sposa damentale» del Cristianesimo «alla con altre: pluralità, diversità, solidacostruzione dell’identità italiana at- rietà, sussidiarietà». traverso l’opera della Chiesa, delle Pur inserita nel contesto del censue istituzioni educative ed assisten- tocinquantenario dell’Unità, è inziali». dubbio che la visita di Napolitano Da quel dialogo si dipana il filo sia profondamente legata all’attuarosso che porta fino a Rimini. Un fi- lità. Da mesi il presidente della Relo rosso che può essere racchiuso in pubblica rinnova il proprio appello una parola: sussidiarietà. Quando affinché le forze politiche si con-

Il capo dello Stato Giorgio Napolitano sarà oggi per la prima volta al Meeting.

frontino e affrontino insieme le sfide del paese a partire dalla crisi economica. L’invito al dialogo è una costante dei suoi ultimi interventi pubblici. Oggi, sul palco con il capo dello Stato, ci saranno il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi e il vicesegretario del Pd Enrico Letta. Entrambi impegnati in prima linea nei rispettivi schieramenti. Una cosa che non gli ha impedito nel 2003 di dar vita, insieme a colleghi di centrodestra e centrosinistra e con la collaborazione della Fondazione per la Sussidiarietà che ne cura la segreteria scientifica, all’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà. Oggi l’Intergruppo, che non a

caso collabora all’organizzazione dell’incontro del Meeting, conta oltre 320 tra deputati e senatori. E si è distinto per alcune “battaglie” come quella per la difesa del 5 per mille o per lo statuto delle imprese. Il tutto partendo da un confronto vero sul tema della sussidiarietà. Non è un segreto che Napolitano abbia molto a cuore un’esperienza parlamentare di questo tipo. Un’esperienza che proprio al Meeting, nel 2004, presentò un documento che riletto oggi fa una certa impressione. A partire dal titolo «Politica per il popolo, politica del popolo». «Far cadere l’incomunicabilita che caratterizza la politica italiana scrivevano allora - transitando verso

Da Pertini al Cossiga-show metti un presidente a Rimini

A sinistra don Luigi Giussani e Oscar Luigi Scalfaro al Meeting del 1993 Sotto Francesco Cossiga con la maglietta della militanza nel 1991.

Non è mai un giorno qualsiasi per il Meeting quando un presidente della Repubblica arriva a Rimini. Giorgio Napolitano, infatti, non è il primo presidente della Repubblica che viene come ospite della rassegna. Nel 1983, l’anno dopo il Meeting che vide come protagonista assoluto Papa Giovanni Paolo II, fu invitato l’allora presidente Sandro Pertini. Sembrava ormai tutto pronto per accogliere la massima carica dello Stato quando improvvisamente arrivò un comunicato in cui Pertini rinunciava a venire al Meeting per un dolore conseguente ad una caduta durante una passeggiata. Da molti fu ritenuta una scusa: «Fummo molto sorpresi che il presidente Pertini non potesse venire al Mee-

nel proprio futuro. Qual è il mio saluto? Siate liberi, siate liberi dal potere e siate liberi dalla demagogia contro il potere. Siate freschi, abbiate la fantasia dei figli di Dio». Decisiva anche la visita del 1993 di Oscar Luigi Scalfaro (il quale visitò con molto interesse la Mostra delle chiese rupestri di Matera e al quale fu donata una targa devozionale alla Madonna di San Luca a cui il presidente è molto affezionato): per lui infatti arrivò al Meeting anche don Giussani, che, dopo una lettera dello stesso Scalfaro, lasciò La Thuile dove si stava svolgendo un raduno di ragazzi del Clu per intervenire all’incontro con il presidente. Marco Capizzi

ting, tanto più che il presunto infortunio non gli impedì di presenziare ad altri impegni istituzionali i giorni successivi» dice l’ex portavoce del Meeting di Rimini, Robi Ronza. Nel 1991 il presidente Cossiga si presentò al Meeting (successivamente venne anche nel 2003), senza fronzoli istituzionali come era solito, e volle indossare la maglietta dei lavoratori volontari in una visita che «segnò la storia del Meeting» (queste erano le parole presenti nel comunicato stampa del Meeting dopo la morte di Cossiga lo scorso anno). Il presidente si rivolse soprattutto ai giovani: «Ebbene io ho pensato che vado via di qui certo che la Chiesa d’Italia e la comunità politica italiana possono anche grazie a voi sperare


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21 agosto

IL PAPA

Certi perché amati Così il dubbio è vinto Il cardinal Bertone scrive al Meeting e porta la benedizione di Ratzinger: «Il Paradiso è il compimento dell’amicizia tra noi e Cristo»

Joseph Ratzinger è salito al Soglio pontificio nell’aprile del 2005.

un bipolarismo maturo fatto di alternanza e di condivisione allo stesso tempo. Questo e l’obiettivo che ciascuna parte politica dovrebbe avere. Aprire una nuova fase della politica in cui, nel confronto anche aspro, si apra sempre lo spazio per il dialogo e la corresponsabilita in nome del bene comune. Cercare e sviluppare politiche di condivisione senza che questo faccia saltare i criteri-guida di un bipolarismo che, in termini di trasparenza ed efficacia del sistema, continua a rappresentare una conquista di questi anni». E ancora: «Il bipolarismo non puo significare il ritorno ad una guerra ideologica. Al contrario e nostra convinzione che un sistema politico moderno, bipolare e adulto

non possa rinunciare alla condivisione su alcune priorità per il bene del Paese». In calce a quel documento, oltre che di Letta e Lupi, c’erano le firme dell’attuale segretario del Pd Pier Luigi Bersani e di quello del Pdl Angelino Alfano. Chissà se Napolitano ha avuto modo di leggere quelle pagine. Di certo non sono affatto distanti da ciò che il Capo dello Stato ha detto e ripetuto in queste settimane. Così, con un occhio alle celebrazioni dell’Unità d’Italia e uno all’unità delle forze politiche che siedono in Parlamento, il capo dello Stato salirà oggi sul palco del Meeting di Rimini. Nicola Imberti

segue dalla prima ...di bene cui l’uomo è chiamato, diventa impossibile spiegare il dinamismo profondo dell’esistenza e comprendere l’uomo. Già nella storia del popolo di Israele, soprattutto nell’esperienza dell’esodo descritta dall’Antico Testamento, emerge come la forza della speranza derivi dalla presenza paterna di Dio che guida il suo popolo, dalla memoria viva delle sue azioni e dalla promessa luminosa sul futuro. L’uomo non può vivere senza una certezza sul proprio destino. «Solo quando il futuro è certo come realtà positiva, diventa vivibile anche il presente» (Benedetto XVI, Enc. Spe Salvi, 2). Ma su quale certezza l’uomo può fondare ragionevolmente la propria esistenza? Qual è, in definitiva, la speranza che non delude? Con l’avvento di Cristo la promessa che alimentava la speranza del popolo di Israele raggiunge il suo compimento, assume un volto personale. In Cristo Gesù il destino dell’uomo è stato strappato definitivamente dalla nebulosità che lo circondava. Attraverso il Figlio, nella potenza dello Spirito Santo, il Padre ci ha svelato definitivamente il futuro positivo che ci attende. «Il fatto che questo futuro esista, cambia il presente; il presente viene toccato dalla realtà futura, e così le cose future si riversano in quelle presenti e le presenti in quelle future» (ibid., 7). Cristo risorto, presente nella sua Chiesa, nei Sacramenti e con il suo Spirito, è il fondamento ultimo e definitivo dell’esistenza, la certezza della nostra speranza. Egli è l’eschaton già presente, colui che fa dell’esistenza stessa un avvenimento positivo, una storia di sal-

vezza nella quale ogni circostanza rivela il suo vero significato in rapporto all’eterno. Se manca questa coscienza è facile cadere nei rischi dell’attualismo, nel sensazionalismo delle emozioni, in cui tutto si riduce a fenomeno, o della disperazione, nella quale ogni circostanza appare senza senso. Allora l’esistenza diventa una ricerca affannosa di avvenimenti, di novità passeggere, che alla fine, risultano deludenti. Solo la certezza che nasce dalla fede permette all’uomo di vivere in modo intenso il presente e, nello stesso tempo, di trascenderlo scorgendo in esso i riflessi dell’eterno cui il tempo è ordinato. Solo la presenza riconosciuta di Cristo, fonte della vita e destino dell’uomo, è capace di risvegliare in noi la nostalgia del Paradiso e così di proiettarci con fiducia nel futuro, senza paure e senza false illusioni. I drammi del secolo scorso hanno ampiamente dimostrato che quando viene meno la speranza cristiana, quando cioè viene meno la certezza della fede e il desiderio delle «cose ultime», l’uomo si smarrisce e diventa vittima del potere, inizia a chiedere la vita a chi la vita non può dare. Una fede senza speranza ha provocato l’insorgere di una speranza senza la fede, intramondana. Oggi più che mai noi cristiani siamo chiamati a rendere ragione della speranza che è in noi, a testimoniare nel mondo quell’ «oltre» senza il quale tutto rimane incomprensibile. Ma per questo occorre «rinascere» come disse Gesù a Nicodemo, lasciarsi rigenerare dai Sacramenti e dalla preghiera, riscoprire in essi l’alveo di ogni autentica certezza. La Chiesa, rendendo presente

Il Pontefice accolto dalla folla a Madrid alla Giornata mondiale dei giovani.

«Non abbiate paura del mondo» Due milioni a Madrid per la Gmg La certezza che redime il genere umano passa attraverso le mani dei sacerdoti. Un paradosso, uno scandalo per molti (specie se lo sguardo è pieno dei limiti delle persone e dei loro comportamenti) eppure una verità che a Madrid, alla Giornata mondiale della gioventù, papa Benedetto XVI ha voluto sottolineare in prima persona, con l’esempio, amministrando il sacramento della riconciliazione a quattro giovani. Poi, parlando ai seminaristi riuniti nella chiesa madre dell’arcidiocesi di Madrid, Santa Maria la Real de La Al-

mudena, ha invitato a essere «compagni di viaggio e servitori degli uomini», una missione possibile a una condizione: «configurarsi a Cristo». «Ciò comporta identificarsi sempre di più con Colui che per noi si è fatto servo, sacerdote e vittima. Configurarsi a Lui è, in realtà, il compito per il quale ogni sacerdote si deve spendere per tutta la vita. Già sappiamo - ha però aggiunto il Papa quasi a rincuorare il cammino di seminaristi e preti - che tale compito ci sorpassa e non potremo raggiungerlo pienamente. Però, come dice san Paolo, corriamo verso la meta speran-

do di raggiungerla». La Chiesa, ha continuato il Pontefice, parlando in un certo senso anche della sua personale missione, «è creata da Cristo mediante lo Spirito Santo e, allo stesso tempo, risultato di quanti la costituiamo con la nostra santità e con i nostri peccati. Così ha voluto Dio, che non disdegna di fare di poveri e peccatori suoi amici e strumenti di redenzione del genere umano. Noi - ha precisato - dobbiamo essere santi per non creare una contraddizione fra il segno che siamo e la realtà che vogliamo significare». Un compito che non esime i sacer-

nel tempo il mistero dell’eternità di Dio, è il soggetto adeguato di questa certezza. Nella comunità ecclesiale la pro-esistenza del Figlio di Dio ci raggiunge; in essa la vita eterna, a cui tutta l’esistenza è destinata, diventa sperimentabile già da ora. «L’immortalità cristiana - affermava all’inizio del secolo scorso Padre Festugière - ha per carattere proprio di essere l’espansione di un’amicizia». Cos’è infatti il Paradiso se non il compiersi definitivo dell’amicizia con Cristo e tra di noi? In questa prospettiva, prosegue il religioso francese, «poco importa in seguito dove ci si trovi. Il cielo è in verità là dove è il Cristo. Così il cuore che ama non desidera altra gioia se non quella di vivere sempre presso l’amato». L’esistenza, dunque, non è un procedere cieco, ma è un andare incontro a colui che ama. Sappiamo quindi dove stiamo andando, verso chi siamo diretti e questo orienta tutta l’esistenza. Eccellenza, auguro che questi brevi pensieri possano essere di aiuto per coloro che prendono parte al Meeting. Sua Santità Benedetto XVI desidera assicurare a tutti, con affetto, il Suo ricordo nella preghiera e, auspicando che la riflessione di questi giorni rafforzi la certezza che solo Cristo illumina pienamente la nostra esistenza umana, di cuore invia a Lei, ai responsabili e agli organizzatori della manifestazione, come pure a tutti i presenti, una particolare Benedizione Apostolica. Unisco anch’io un cordiale saluto e mi valgo della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio.

doti da un confronto anche duro con la mentalità dominante: «Può darsi che vi disprezzino, come si suole fare verso coloro che richiamano mete più alte o smascherano gli idoli dinanzi ai quali oggi molti si prostrano. Sarà allora che una vita profondamente radicata in Cristo si rivelerà realmente come una novità, attraendo con forza coloro che veramente cercano Dio, la verità e la

giustizia». Avrà pensato a lungo a questo il Pontefice ieri sera guardando la sterminata folla di giovani, due milioni, che gli stava davanti nella veglia di preghiera, evento ormai tradizionale delle Gmg. E forse avrà pensato anche alla testimonianza lasciata dal sacerdote Giovanni Paolo II, se ha detto loro: «Non abbiate paura del mondo». Adriano Moraglio


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21 agosto

VITTADINI Un Paese incapace di pensare il futuro

Stiamo rendendo più difficile la vita dei giovani. La vera risorsa del popolo: partire dal desiderio non dal disgusto di GIORGIO VITTADINI* Di fronte alla crisi, in un mondo globalizzato in rapido mutamento, se nel breve periodo è inevitabile e doveroso che il nostro Paese tagli la spesa pubblica per rimanere in Europa e soprattutto per mantenere un certo tenore di vita ed evitare l'ulteriore impoverimento dei più poveri, occorre che, ad ogni livello della società, venga rimessa in atto una profonda disponibilità al cambiamento. La mostra «150 anni di sussidiarietà», che sarà inaugurata oggi al Meeting di Rimini alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intende documentare proprio la capacità di cambiamento dal basso, presente nel DNA del nostro Paese, che ha permesso a tante generazioni di affrontare difficoltà di ogni genere, di costruire i movimenti cattolico e operaio, di resistere come substrato popolare sotto il fascismo, di formulare una Costituzione come compromesso virtuoso tra diverse ispirazioni ideali, di sviluppare la grande quantità di piccole imprese che hanno dato vita al boom economico. Il rischio più grave che stiamo correndo oggi è la dimenticanza di questa costante storica, rendendo in tutti i modi più difficile la vita delle nuove generazioni. Ne è esempio un provvedimento che annuncia la definitiva assunzione dei 53.000 precari della scuola da attuarsi a settembre, una decisione che è stata rivendicata come un gran risultato del governo. Va detto innanzitutto che questa scelta contrasta con quanto avviene in Paesi dove la qualità dell'istruzione è ai massimi livelli e l’incremento del prodot-

to interno lordo è tutt’ora più elevato del nostro (Olanda, Belgio, Regno Unito, Svezia, Norvegia, Finlandia, Polonia, Cecoslovacchia). Come dimostra un recente studio della Comunità Europea (Le cifre chiave dell'istruzione europea 2009), diversamente che in Italia, in quei Paesi è naturale che siano le singole scuole, anche pubbliche (o le autorità locali) ad assumere gli insegnanti con contratti non a vita, ma a tempo (un anno, due anni, cinque anni) che però prevedono un compenso ben più lauto che quelli italiani. La questione si aggrava rispetto alle giovani generazioni: il ministero, legando l'abilitazione alla possibilità di essere assunti, per evitare nuovi precari, impedirà alla gran parte dei giovani, non solo di insegnare, ma anche di qualificarsi. In base al nuovo provvedimento, ad esempio, in Lombardia, solo 400 giovani potranno qualificarsi ed entrare a scuola. Oltre a prevedere numeri di abilitati risibili e a sfavore di regioni come la Lombardia, dove più che in altre la scuola è legata alla possibilità di crescita, questa decisione implica la chiusura delle porte dell’istruzione a giovani freschi e motivati, che possono rinnovare la demotivata e sfiduciata scuola italiana. Ciò significa chiudere ai giovani, dopo le porte dell'università, anche quelle dell'istruzione e quindi mostrare di non capire l'importanza dell’investimento in capitale umano. È la stessa miopia con cui si è evitato di risolvere il problema del sistema pensionistico che di fatto si affronta non assicurando più le pensioni a chi

Enzo Jannacci, 76 anni compiuti lo scorso giugno. In una recente intervista all’Unità ha affermato che occorre mettersi «in quella condizione che ti permette di assaporare ciò che di buono cova da sempre in Italia e tra gli italiani».

oggi è giovane; con cui si ostacolano i giovani che intraprendono attività imprenditoriali; con cui si lascia che in molte professioni si difendano privilegi a discapito dell'accesso di nuove leve; con cui si permette la speculazione edilizia (con distruzione del territorio) ma con scarsissimi interventi di housing sociale per le giovani coppie; con cui non si dà diritto a chi fa figli di avere neppure esenzioni minime; con cui più di 2.200.000 giovani tra i 15 e 28 anni che non lavorano né studiano sono considerati nell’indifferenza generale; con cui si considera iniziativa marginale insegnare mestieri antichi a giovani, come molti hanno ripreso a fare...

Altro che politica dello sviluppo: parafrasando il titolo di un famoso film, questo è un Paese per vecchi, cioè incapace di progettare il suo futuro, dove una generazione sta facendo pagare i propri errori a chi viene dopo. Il Meeting di Rimini quest’anno vuole ricordare a tutti questa verità, partendo non dal lamento, ma da quel desiderio, quella fede vissuta, quegli ideali popolari che aiutano a star di fronte alla realtà in tutti i suoi fattori, a educare e costruire sfruttando ogni opportunità. Come ha detto di recente Enzo Jannacci in un’intervista sull’Unità, occorre mettersi «in quella condizione particolare che ti permette di assaporare ciò che di buono cova da sempre in Italia e tra gli italiani. E questo sapore batte il disgusto che ci affligge sovrano da troppo tempo». *Presidente Fondazione per la Sussidiarietà San Giovanni Bosco. È uno degli emblemi di quel cristianesimo già pre unitario e sviluppatosi dopo l’unità ben dentro le fibre sociali da cui sono nate iniziative educative, ospedaliere e assistenziali.

«Certi della nostra storia: solo così si sfugge al potere» Maria Bocci, curatrice della mostra sui 150 anni, ne spiega la genesi Nei mesi scorsi siamo stati sommersi da un’ondata di patriottismo, da una pioggia di studi sul Risorgimento e poi, passato il 17 marzo, più nulla. La mostra-clou del Meeting «150 anni di sussidiarietà» esce da questo panorama, non per rispondere all’uso politico che è stato fatto di questa ricorrenza, ma come occasione di riscoperta personale della storia del nostro Paese. Maria Bocci, professoressa di Storia contemporanea alla Cattolica di Milano e tra i curatori dell’esposizione, spiega al Quotidiano Meeting la genesi della mostra che oggi sarà visitata dal capo di Stato Giorgio Napolitano. Professoressa, perché il titolo della mostra fa riferimento in particolare alla sussidiarietà? «Ci siamo chiesti cosa abbia tenuto

insieme gli italiani durante secoli di divisione politica. Cos’abbia retto ai traumi della nostra storia, nonostante il «paese reale» non si sentisse parte attiva del nuovo Stato. Abbiamo raccontato come molto si debba a una certa tradizione civica, ben presente fin da prima dell’Unità, irrorata da un cristianesimo radicato dentro le fibre del tessuto sociale. Da qui sono nate iniziative educative, ospedaliere ed assistenziali. Per questo la sussidiarietà è un elemento fondamentale di questi 150 anni, come ricordato da Benedetto XVI». Il tema del Meeting di quest’anno è la certezza. Che contributo viene dal conoscere la storia del nostro Paese? «Essere certi è l’unica condizione per non essere in balìa di chi fa la vo-

Tutto nel pad. B5

Oltre alla mostra cinque “caffè” La mostra «150 anni di sussidiarietà. Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo» si trova nel padiglione B5. Da lunedì a giovedì sempre nel padiglione B5 si svolgerà il ciclo di incontri «Un caffè italiano... Domande sull’unità». Domani il tema è: «Dall’unità alla grande guerra». Partecipa la professoressa Bocci insieme a Bressan docente di Storia contemporanea all’Università di Macerata e Zardin ordinario di Storia moderna in Cattolica a Milano.

ce più grossa. La certezza nello studio della storia non è uno slogan, qualcosa di statico. Presuppone un rapporto tra me che voglio conoscere e un passato di esperienze di altri uomini. La conoscenza, e la certezza, sono frutto di una relazione tanto più intensa quanto più mi coinvolgo». Nella preparazione della mostra si è accorta di questa dinamica? «Certo. Abbiamo aggiustato il tiro più volte. All’inizio avevamo alcune ipotesi che in corso d’opera sono cambiate. Abbiamo scoperto qualcosa di inaspettato, la certezza aumenta e si di-

venta capaci di dare ragione del vero che si comincia a scoprire». Il fondamento da cui muove l’azione dei personaggi storici si può attestare con sicurezza? «Sì, ad esempio Leonardo Murialdo: era uno dei «santi sociali» della Torino dell’800. Viveva cosciente delle contraddizioni del suo tempo ma non in balia di esse. Questo lo possiamo dire non astrattamente, ma perché fonti lo testimoniano, come mostriamo nel lavoro». Perché lei si è impegnata in un duro lavoro «extra-accademico»? «Perché a Rimini in questa settimana si fa vera cultura, non da cenacoli intellettuali. Chi passa dal Meeting respira gli orizzonti del mondo e incontra uomini e donne vivi». Pietro Bongiolatti


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21 agosto

SPARAGNA

Gli spartiti che han fatto l’Italia Stasera (piazza Cavour, ore 21.30) lo show del genio della musica popolare. Che è il vero mosaico dell’unità del Paese

Tarantelle, strambotti, poesie e canti dialettali che corrono veloci dal nord al sud Italia, colorando degli accenti più svariati le note di Ambrogio Sparagna e della sua eccezionale orchestra. Il più grande studioso vivente di musica popolare italiana ci invita a trascorrere una serata all’insegna del ritmo e del divertimento, per conoscere e riscoprire i canti e le danze popolari che hanno fatto di ogni nostra singola regione un piccolo mondo con identità, cultura e tradizione proprie. Sul panorama della nostra Penisola si presenta una grande varietà, ma che diventa al contempo espressione dell’Unità nazionale. Non pochi sono infatti i casi di canti che ricorrono in diversi dialetti e che raccontano le stesse difficoltà in ambito sociale o rivolgono preghiere alla Madonna. «È festa. Musica e parole di un’Italia appassionata» è il titolo del grande spettacolo a cui Sparagna e l’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma da lui fondata e diretta, ci invitano e che inaugura la XXXII edizione del Meeting. L’appuntamento (a ingresso libero) è fissato per questa sera, domenica 21 agosto, alle ore 21.30, in Piazza Cavour, Rimini. Singolare la scelta di situare l’evento al di fuori della fiera, proprio nel cuore della città che racchiude molti aspetti della tradizione popolare della riviera adriatica. Con l’aiuto del poeta e scrittore Davide Rondoni e dell’attore e

cantante napoletano Gianni Aversano, l’orchestra darà vita ad una vera e propria «festa popolare». Non si tratta di un semplice concerto, ma di un percorso che, alternando canti dialettali, poesie e le più disparate danze della nostra tradizione, attraversa tutte le regioni d’Italia e parla tutti i suoi dialetti: dal milanese al friulano, dal piemontese all’abruzzese, dal laziale al campano, fino ad arrivare al salentino e al siciliano. Un evento, dunque, che si offre di dipingere le più svariate iden-

Un’immagine di scena del maestro Ambrogio Sparagna. In occasione del Giubileo del 2000 ha composto una "Messa popolare" per soli, coro, assemblea, orchestra d'archi e strumenti popolari.

tità storiche del nostro Paese e che ha il desiderio di unire palcoscenico e platea: gli spettatori non vestiranno gli abiti di semplici osservatori e ascoltatori, ma sarà chiesto loro di unirsi ai canti e alle tarantelle che allieteranno questa insolita serata a cielo aperto. A tenere il ritmo saranno gli strumenti musicali tipici, anche se ormai spesso dimenticati, del-

la nostra tradizione popolare: chitarra, ghironda (strumento a corde di origine medievale), zampogna, flauti pastorali, mandoloncello, tromba, contrabbasso, tamburelli, percussioni e molti altri. A suonarli saranno giovani musicisti solitamente diplomati in musica classica, spinti dal desiderio di avvalorare la risco-

Già «fatti» prima del 1861 Ecco perché siamo un popolo Non è stato facile allestire una Mostra come quella sui «150 anni di sussidiarietà». Il protagonista di questa Mostra è il popolo italiano, che non è solo quello unito politicamente 150 anni fa, ma è figlio di una civiltà bimillenaria, che affonda le sue radici nel mondo romano e si cementa nella grande esperienza cristiana. L’Italia di tutte le epoche precedenti al 1861, pur divisa e lacerata, è una comunità che ha principi comuni, una fede comune, un modo di vivere e di pensare comune. Se si può parafrasare una frase mal attribuita a Massimo D’Azeglio, gli «italiani erano già fatti», con le loro diverse e splendide città, con al centro una cattedrale edificata per onorare Dio e una serie di botteghe dove veniva esaltato un «lavoro da Dio». Certamente, questo patrimonio bimillenario non si è sposato facilmente con l’Unità politica del

1861. Perplessi i cattolici di fronte all’ideologia massonica-risorgimentale, «autoesiliatisi» i mazziniani davanti a quella Casa Savoia, inquieti gli stessi garibaldini. Il nuovo Stato del 1861, nato anche per equilibri politici internazionali, pagava subito la sua fragilità per l’improvvisa morte di Cavour, per le differenze sociali, territoriali e regionali, per una «questione romana» da affrontare, per la guerra al brigantaggio meridionale. C’erano tutti gli elementi per una rapida dissoluzione di quello Stato. Eppure il «sedime religioso» di cui parlava Gioberti, il grande realismo cristiano, l’esperienza umana degli italiani ha permesso anche alla nuova Italia di superare momenti drammatici. Con filmati, fotografie d'epoca, scritte su pannelli, nella Mostra sui «150 anni di sussidiarietà» si può vedere il percorso di un popolo

che, sull’esperienza del suo passato, riesce a organizzare reti, associazioni di assistenza, di educazione, di aiuto ai più bisognosi, ai nuovi protagonisti di una società moderna. I primi passi del cattolicesimo torinese avvengono proprio nel sociale e spesso si accompagnano a iniziative comuni con il movimento operaio. Tra difficoltà e contraddizioni, la società italiana crescerà, malgrado tutto sino alla prima grande guerra mondiale. E le conseguenze tragiche di quella guerra provocheranno il veleno del fascismo, e un secondo conflitto mondiale. Ma anche in questo caso, nonostante il regime, le leggi razziali, la mancanza di libertà, gli italiani sapranno restare italiani. Pur nell’ampio consenso al regime di alcuni periodi, ci saranno nel mondo cattolico e nel mondo laico coloro che opereranno prima una «resistenza degli animi» e poi quella cobelligerante

perta di strumenti che fanno parte della nostra storia. Nel corso della serata verranno raccontate le vicende degli eroi popolari, la devozione religiosa e i canti satirici, sociali, garibaldini e sabaudi che accompagnarono il popolo italiano durante gli anni che portarono all’Unità. Un intreccio fra storia e tradizione che ci permetterà di comprendere il ruolo decisivo giocato da entrambi, non solo negli ultimi 150 anni ma già dalla poesia di Dante Alighieri. Sparagna ci parlerà d’amore, di credenza religiosa e di vicende legate al lavoro: le principali tematiche su cui egli sostiene si fondi l’intera tradizione musicale popolare italiana, e che ha unito la gente nei momenti più difficili della loro vita e della storia del nostro Paese. Una vera passione muove l’artista originario di Latina fin dagli anni ’70: fin da allora ha dato vita all’Orchestra, che include cantanti e musicisti per un totale di circa trenta elementi, e al noto Festival della «Notte della Taranta» che si svolge ogni anno in agosto in alcune province del Salento. A guidarlo è stata anzitutto una vera e propria «fame» personale per la musica, che, attraverso la figura dei genitori, musicisti tradizionali, lo ha accompagnato fin dall’infanzia. E poi la consapevolezza del legame saldo che unisce la tradizione dei canti al nostro popolo. Laura Bertoli

Lo scrittore Giovanni Guareschi (1908-1968), tra i maggiori del ‘900 italiano. Ha dedicato pagine fondamentali alla ricostruzione del nostro Paese al termine della seconda guerra mondiale.

con gli Alleati. La Mostra affronta poi il difficile secondo dopoguerra di un’Italia distrutta e umiliata. E il realismo cristiano, il desiderio innato nelle persone ritorna fuori e riscatta l'Italia. Pur tra contrasti ideologici profondi, che contrassegneranno il lungo periodo della «guerra fredda» , gli italiani sapranno dotarsi di una Carta che resterà un compromesso funzionale, con la garanzia dei diritti fondamentali per la persona. Da lì, da questo passo obbligato per dotarsi della struttura di uno Stato democratico, gli italiani avranno poi la forza di esaltare il loro desiderio di migliorare, di perseguire una credibile giustizia sociale. Il «boom economico» non si può spie-

gare solo con gli aiuti del piano Marshall e con la scelta atlantica operata dai governi italiani dell’epoca, da De Gasperi in particolare. Un fenomeno corale, una mobilitazione di massa che ha per protagonisti famiglie, grandi imprenditori, una rete capillare di piccole e medie imprese, un supporto bancario che ha un ruolo ben diverso da quello dei giorni che stiamo vivendo. L’ultimo rapporto del Censis parla di un italiano «depresso», rinunciatario, quasi piegato su se stesso, che ha perduto innanzitutto il desiderio. Qui si dovrebbe aprire un discorso antropologico e bisognerebbe vedere come si è affievolito o in alcuni casi spento il desiderio degli italiani. Forse aver dimenticato e irriso alle proprie tradizioni, alla propria identità, è una delle cause fondamentali. Gianluigi Da Rold


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Padiglione D5

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MONDO MEETING 7 21 agosto Una parte dei 35 volontari provenienti dal Cairo. A sinistra Samar Kassem.

Samar Kassem, 25 anni, è una bella ragazza cairota, con velo e orecchini colorati. Occhi grandi e fare spigliato. Ha studiato storia dell’arte islamica e ora è consulente in un’agenzia di assicurazioni. È qui ed è digiuna. Perché questo è periodo di Ramadan per lei. «Avevo paura di non fare il Ramadan nel mio Paese, con i miei amici, a casa mia. Ma ho incontrato persone molto accoglienti, un clima non molto diverso da quello del Cairo e quindi sono tranquilla». Samar non mangia e non beve fino al tramonto ma è a Rimini. «Tutto è nato quasi per caso. Al lavoro alcuni

Impiegati e studenti, consulenti e insegnanti di religioni diverse: per la prima volta a Rimini una trentina di militanti arrivano dall’Egitto: «Ci interessa la gratuità e qui la impariamo» miei colleghi mi hanno proposto il Meeting come attività di volontariato. Mi ha sempre interessato il volontariato e mi piace. Per cui ho accettato». Che cos’ha di speciale il Meeting rispetto a tutte le altre iniziative a cui ha partecipato gratuitamente? Samar parla di amicizie nuove, di persone diverse, da zone diverse, con cultura e religione diversa, ma che stanno insieme. Questa è una cosa del tutto nuova. Infatti lei è solo una dei 35 egiziani che sono arrivati a Rimini ieri pomeriggio, pronti a lavorare nella militanza di questo Meeting. C’è Noha, insegnante di inglese ad Alessandria, che ha partecipato al Meeting del Cairo e faceva il servizio d’ordine. Ora il la-

Miracolo Meeting: volontari islamici Rispettano il Ramadan, le donne portano il velo. Samar ha studiato in scuole cristiane: «Ho sempre fatto volontariato, qui è tutto nuovo» voro è un altro: è nella squadra delle pulizie. Ma non cambia nulla: è la gratuità che l’ha sempre colpita ed è questa che vuole continuare a imparare. Fra loro c’è anche George Ibrahim, ex studente di scienze dell’educazione all’università di Alessandria e impiegato in dogana. Un ragazzo simpatico, intraprendente e con la battuta sempre pronta. Fa parte della comunità di Cl di Alessandria ma lo scorso Meeting egiziano non gli andava tanto a genio: «Durante le riunioni di Cl non ero tanto entusiasta di quello che volevano fare, ma sono stato contento di quello che è successo al Cairo». George ha già lavorato al Meeting due anni fa: non sapeva bene che cosa fosse ed era venuto solo per vedere l’Europa e le belle ragazze italiane. Ma quando è tornato era cambiato: più libero nella concreta vita quotidiana. «Sono tornato perché è un’esperienza di grande insegnamento, che mi fa imparare per la mia vita, che mi completa. Lo faccio per me stesso».

Ed è per questo che lo fa gratuitamente, non gli interessano i soldi: «Tutto questo vale molto più dei soldi». Poi c’è Rozet, 28 anni, mora, bella

e sempre sorridente. Capisce qualche parola di italiano. Ha conosciuto il Meeting tramite il responsabile della comunità di Cl di Alessandria d’Egit-

Tutto è nato al Cairo La storia di Samar, Noha, George, Rozet, Magdi, e poi Tarek, Mohammed, Sahar, e tanti altri, ha un’origine. È il Meeting che si è svolto lo scorso 28 e 29 ottobre al Cairo, dal titolo «Beauty: the space of dialogue - La bellezza: lo spazio del dialogo». Un Meeting nato dall’amicizia tra i cosiddetti «fantastici quattro» (Wael Farouq, Tahani al-Jibaly, Abdel-Ghafar Henish e Hossam Mekawi), i responsabili del Meeting Cairo, e i «nostri» di Rimini. 150 volontari, cristiani e musulmani, quattro

incontri, due mostre e 2000 presenze nella seconda giornata. Ma cos’è successo di così straordinario al Cairo? Come dice Emilia Guarnieri, «siamo stati attratti e travolti da ciò che abbiamo visto: lo spettacolo di un’amicizia tra cristiani e musulmani che ha generato come esito, non previsto e tantomeno programmato, la prima edizione del Meeting Cairo». Che non si ferma qui: è già in costruzione l’edizione 2012. M.V.

Docuforum internazionali Giornalisti raccontano il mondo Anche quest’anno il Meeting propone la rassegna di reportage «Storie dal mondo». Protagoniste sono le storie del e dal mondo, oltre ai giornalisti, reporter e fotografi che le hanno osservate, raccolte e raccontate nella forma del documentario. «Di carattere internazionale, il genere documentario è un modo per guardare la vita contemporanea. Attraverso il reporter vengono restituiti al pubblico un angolo del mondo e una storia» commenta Roberto Fontolan, che insieme a Gian Micalessin ha curato la rassegna. La forma degli incontri è molto semplice. Dopo la proiezione del documentario, il reporter o un ospite lo spiegherà brevemente per poi aprire un dibattito, una sorta di «docuforum», come dice lo stesso Fontolan. Oggi, alle ore 19.00 in sala Neri (appuntamen-

to fisso fino a giovedì 25), verrà proiettato «Tsunami in Giappone: voci dall’inferno», prodotto dal network televisivo del National Geographic Channel. Sarà presente Vincenzo Petrone, ambasciatore d’Italia in Giappone. «Tutto il filmato è stato realizzato con un lavoro di montaggio di immagini personali, video di telefonini e di telecamere di sicurezza, che ricostruiscono le prime 24 ore della tragedia che ha colpito il Giappone», spiega Fontolan. «I documentari presentati ogni giorno – continua il curatore della rassegna – sono una declinazione dello sguardo al mondo e la testimonianza di un amore al mondo, che portano al pubblico suggestioni delle realtà più lontane. Molti sono approfondimenti sul tema della guerra e del destino dei soldati. Si tratterà anche della primavera

araba, argomento che interessa altri incontri del Meeting». Vincitore del Premio Ilaria Alpi e prodotto da MTV News, il documentario «Libia: i ragazzi e la rivoluzione» di Gian Micalessin racconta i ragazzi di Bengasi e ne fa il ritratto di una generazione in rivolta. La giornalista Monica Maggioni con “Ward 54” si è aggiudicata il Premio Opera Prima al Festival di Biarritz. Il lavoro racconta cosa succede ai reduci americani della guerra in Iraq, spesso storie di depressione o di suicidio. Ancora storie di soldati con «Restrepo. Inferno in Afghanistan» di Tim Hetherington – ucciso in Libia da un colpo di mortaio – e Sebastian Junger, valso il Premio Grand Jury al Sundance Film Festival. Il reporter ha vissuto con i soldati ame-

to. Un giorno Rozet è entrata in chiesa. C’era anche Sahid, ma non lo conosceva. Lui l’ha invitata al Meeting del Cairo dicendole: «Vieni e vedi». E lei è andata. «Ero contenta di lavorare là e ora voglio farlo anche qui, in Italia. Voglio fare un’esperienza che continui a cambiarmi la vita, come è già successo dopo il Cairo». Ed è questo lo stesso desiderio di Magdi, 57 anni e qualche ruga sulla faccia: «Mi piace fare queste cose insieme, con amore. Qui a Rimini vorrei conoscere qualcosa di più profondo, che mi faccia andare avanti così anche sul lavoro». Persone tanto diverse? Sicuramente, ma non troppo. La musulmana Samar spiazza di nuovo tutti: «Quando facevo volontariato per varie iniziative (ero guida turistica in un museo) conoscevo già tutte le persone che c’erano. Al Meeting non conoscevo nessuno. Tutti erano volti nuovi, dalle zone più disparate. E tutti eravamo li

Avevo paura di non fare il digiuno lontano dal mio Paese, ma ho incontrato persone molto accoglienti e un clima non molto diverso da quello del Cairo, perciò sono tranquilla per una stessa cosa: “far riuscire bene” il Meeting, anche al Cairo. E questo non è stato un di meno: ho fatto tante amicizie nuove». In fondo, sembra impossibile: cristiani di Alessandria d’Egitto (magari anche di Cl), musulmani del Cairo, impiegati, studenti, giudici, consulenti, insegnanti... tutti insieme in un Meeting per l’Amicizia fra i popoli? Risponde Samar, sorridendo: «Ho sempre studiato in scuole cristiane e non ho mai avuto problemi. Anzi, i miei veri amici sono per lo più cristiani. Con “quelli del Meeting del Cairo” non ci vediamo tanto, ma sono i miei amici più cari. Tant’è che oggi sono qua con loro!». Maria Valentini L’inviato di guerra Gian Micalessin uno dei curatoi della rassegna.

ricani in Afghanistan e Restrepo è il nome di uno di loro. La forza quasi iperrealista di come viene vissuta la guerra è la caratteristica principale di questo lavoro. «Vaticano: oltre la soglia» è un’anteprima nazionale per l’Italia di History Channel (canale 407 di Sky) che chiuderà la rassegna. Realizzata per un pubblico americano, la proiezione rivelerà uno sguardo sulla Santa Sede dal suo interno. Una molteplicità di storie quindi e secondo Fontolan, per raccontarle, esiste una sola regola: «Se una cosa non colpisce me, non sono in grado di colpire anche gli altri quando la comunico. In ogni vicenda raccontata c’è l’aspetto soggettivo del narratore e il suo sguardo diventa in qualche modo anche il mio». Benedetta Consonni


I VOLTI 8

21 agosto

Il frate che voleva fare il chirurgo Appena ordinato cappuccino padre Scaringella si iscrisse a Medicina Oggi gestisce un ospedale in Madagascar con risultati straordinari Stefano Scaringella si è laureato in Medicina a 32 anni. Ma non è il classico «studente fuoricorso». Stefano Scaringella è un frate cappuccino che nel 1973, ordinato sacerdote, si è iscritto alla facoltà di Medicina, Policlinico Gemelli, Roma. Voleva fare il chirurgo e andare in Africa. E oggi che in Africa ha già trascorso quasi 30 anni della sua vita, dice senza tentennare: «Rifarei tutto. È un’esperienza bellissima. Sperimenti il piacere di stare al mondo». Pensare che il primo lavoro da medico padre Stefano lo ha ottenuto dalla Astaldi Estero. Un cantiere in Zaire e 3000 operai con le loro famiglie da assistere. Poi la chiamata dei superiori e la partenza per il Madagascar. «I soldi guadagnati alla Astaldi - racconta - divennero la base per costruire il nostro ospedale. All’inizio ci affidarono un lebbrosario, era in uno stato indescrivibile. I malati si aggiravano come zombie e mancava il blocco chirurgico. Nel 1988 aprimmo ufficialmente l’Hospital

St. Damien. Siamo gli unici nel raggio di 250 chilometri, ad oggi abbiamo effettuato più di 50mila interventi. Abbiamo 100 posti letto e 20 materassi da sistemare per terra quando il numero di pazienti sale, cioè praticamente ogni giorno». «Nei primi 18 anni eravamo solo due chirurghi - continua - adesso siamo quattro e, a parte me e padre Alessandro che cura l’amministrazione dell’ospedale, sono tutti malgasci». Ma Stefano non fa solo il medico. «Abbiamo una casa di accoglienza per bambine orfane o con situazioni famigliari difficilissime - riprende - e così, faccio anche il ‘nonno’. Il ministero della Giustizia preferisce affidarle a noi che alle famiglie dove, bene che va, fanno le serve. Da noi invece, tutte a scuola. La sera alle 18, finita la messa, vado a casa e incito le più recalcitranti ad andare a lezione. Abbiamo anche una scuola per infermieri in cui è possibile conseguire il diploma di Stato. E

Padre Stefano Scaringella con il camice da medico. Ordinato cappuccino nel 1973 si è laureato nel 1980. Oggi gestisce un ospedale in Madgascar.

due unità mobili che una volta al mese visitano 12 villaggi. Curano anche i denti». Nessuna nostalgia dell’Italia («vengo una volta l’anno») né sconforto per le condizioni sanitarie: «I risultati sono assolutamente positivi e abbiamo pochissimi casi di complicazioni infettive. E comunque il mio datore di lavoro è il Padre Eterno, ci pensa Lui». L’Hospital St. Damien non è solo un caso sanitario d’eccellenza, ma anche un luogo dove le differenze religiose si annullano. «Nel Madagascar del Nord dove ci troviamo noi - spiega padre Stefano - i cristiani saranno il 23%. Ma il nostro ospedale accoglie tutti e tutti gli vogliono bene. Ricordo un viaggio di dignitari

religiosi dell’Arabia Saudita (qui o sono animisti o musulmani) che mi invitarono in moschea come prete». Oggi Stefano Scaringella ha 63 anni e ricorda con felicità e un filo di gratitudine quella volta che una bambina di 10, operata d’urgenza di peritonite, venne abban-

donata in ospedale dalla famiglia («ora vive con noi»). O quell’altra in cui operò una signora con tre figli affetta da una cataratta giovanile: «Non li aveva mai visti. Ricordo ancora il suo sguardo quando aprì gli occhi per la prima volta». N. I.


I VOLTI 9

21 agosto

Il bisturi più lungo del mondo Oggi alle 15.00 (sala A1) il chirurgo Raffaele Pugliese, pioniere della ricerca e sperimentazione degli interventi a distanza. Che racconta: «Ho fondato scuole per formare i medici: la tecnica non basta, bisogna chiedersi cos’è l’uomo» Tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi dei Novanta, la medicina è di fronte a una nuova sfida: la sperimentazione della chirurgia mini-invasiva, ritenuta un sogno o una tecnica impossibile. Raffaele Pugliese, oggi direttore del Dipartimento Chirurgico Polispecialistico all’Ospedale Niguarda Ca’ Granda, è tra quelli che l’hanno raccolta. Il chirurgo, che inaugura oggi la serie di incontri «Esperienze alla prova. Incontro con…» (sala A3, ore 15.00) racconterà al pubblico del Meeting le sue scoperte. «Il capitolo della chirurgia non è mai chiuso. - spiega Pugliese - Ogni generazione cerca e tenta di lasciare un segno nuovo e nuove soluzioni che possano essere utili». Pugliese, terminati gli studi universitari, si trasferisce all’estero per imparare e cercare di verificare se l’uso di queste nuove tecnologie non fosse un abbaglio ma uno strumento tecnicamente utile. Studia in centri di formazione e di ricerca francesi e tedeschi dove, guidato dalla mano di esperti chirurghi, informatici e ingegneri, si esercita su modelli animati, non animati e virtuali. In queste scuole il fine degli studi è di riuscire a comprendere come utilizzare la nuova tecnologia, vista la sua enorme utilità, e come usarla in sicurezza.

Raffaele Pugliese. Negli anni ‘70 ha lavorato all'Ospedale di Kitgum (Uganda). È direttore di dipartimento al Niguarda di Milano.

«Quando ho visitato questi centri spiega ancora Pugliese – ho sentito nascere in me il desiderio di riproporli anche in Italia. Ho preso sul serio questa mia esigenza e con il tempo sono riuscito a creare la fondazione Mias (Minimal Invasive Advanced Surgery Academy) e la Aims Academy (Centro di formazione multidi-

sciplinare). Quello che volevo realizzare era un contributo alla sicurezza del paziente e non un completamento della carriera». Oggi con una tecnica chirurgica riescono ad operare persone a distanza di migliaia di chilometri utilizzando robot e il web. In un solo anno, oltre a esperti internazionali venuti a dirigere e sostenere l’opera,

l’Aims Academy ha raccolto circa 500 chirurghi, provenienti da venti nazioni diverse. Si sono svolti collegamenti via web con 60 paesi; e dopo i quattro corsi del 2010 ve ne sono ben venti nel calendario del 2012. Legato alla nascita di questa fondazione è il principio di sussidiarietà, cioè la collaborazione tra Stato e privato non profit, una soluzione che permette la valorizzazione di quelle energie che hanno il desiderio di servire il bene comune. L’alleanza pubblico-privato allarga le sue maglie non solo nella cura delle patologie più importanti e diffuse ma si interessa anche alla formazione di un alto livello scientifico e teconologico. «Dall’idea iniziale di creare un luogo per capire come utilizzare la tecnologia, - ha aggiunto il medico milanese - il nostro centro è divenuto un luogo dove si impara un giudizio sulla tecnica, che è strumento e non fine della medicina. Nelle nostre scuole si studia per servire l’uomo: ma, che cosa è l’uomo? A chi ci si rivolge? La nostra scuola, insomma, sta diventando un vivo luogo di cultura». Emanuele Ranzani

Sala Neri, 15.00

Waters e Pabst su Benedetto «inglese» Dopo la visita di Benedetto XVI in Gran Bretagna lo scorso settembre, in occasione della beatificazione del cardinale John Henry Newman, e l’incontro tra la Chiesa di Roma e quella Anglicana, al Meeting di Rimini continua il dibatitto sul ruolo dei cristiani nella società inglese. Oggi pomeriggio in sala Neri si terrà l’incontro: «I cristiani sulla pubblica piazza: dal viaggio di Benedetto XVI un nuovo umanesimo nel regno unito». Parteciperanno Austen Ivereigh, giornalista; John Milbank, Professor in Religion, Politics and Ethics at the University of Nottingham; Adrian Pabst, Lectuter in Politics and Religion at the University of Kent in Canterbury. Introduce John Waters, scrittore, editorialista e vicedirettore di The Irish Times.

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MOSTRE 11

21 agosto

Le Madonne del terremoto In mostra i capolavori strappati alle macerie dell’Abruzzo Museo nazionale d’Abruzzo, scale, pompieri, pareti squarciate. Qualche passo ed ecco un Cristo ligneo a terra con le braccia aperte. Senza gambe. Pareti grondanti di calcinacci. Attorno tavole dipinte con soggetti mariani assistono a un orribile spettacolo. Altri passi, altre opere capovolte, sgretolate, spezzate. L’intervento dei vigili del fuoco è febbrile nel tentativo di salvare, oltre alle persone, anche i capolavori dell’arte sacra, dopo quel 6 aprile 2009. Immagini spettacolari e drammatiche, che emozionano le persone presenti ieri pomeriggio all’inaugurazione della mostra «La sapienza risplende» nei Musei comunali di Rimini. Sono centinaia, sparse per la provincia dell’Aquila, le chiese romaniche, gotiche e barocche, colpite dal sisma. Nelle sequenze cariche di tensione ha fatto breccia la sorpresa, dinanzi alla ricchezza di una città d’arte italiana. L’Aquila, signora schiva e indifferente tra le montagne dell’Appennino di fronte al Gran Sasso, ora non può più nascondere i suoi castelli, le sue abbazie e le piccole chiese, scrigni di tesori d’arte. Di questo meraviglioso patrimonio è rimasto entusiasta Marco Bona Castellotti, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. Dal suo suggerimento è nata l’idea di esporre alcune opere abruzzesi raffiguranti Madonne. Un’intuizione realizzata grazie alla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Abruzzo. «Si può riconoscere come l’immagine materna della Madonna rappresenti

Una delle Madonne aquilane salvate dalle macerie del terremoto.

l’icona più capace di effondere un senso di certezza»: così Emilia Guarnieri, presidente della Fondazione Meeting, ieri all’inaugurazione ha introdotto l’immagine del manifesto: una Madonna del latte da Montereale (L’Aquila). L’immagine materna, presentata in 18 esemplari realizzati in Abruzzo tra la fine del XII e l’inizio del XVI secolo

(alcuni mai usciti dai confini regionali), conosce a Rimini un’esposizione ricca e unica, «che fa rinascere il contesto culturale della città che la ospita», ha commentato la Guarnieri alla presenza dell’assessore alla Cultura del comune di Rimini, Massimo Pulini, e il direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell’Abruzzo, Fabrizio Magani.

Marco Bona Castellotti, membro del comitato scientifico che si è occupato dell’allestimento, ha spiegato il percorso di approfondimento scattato da una rassegna allestita fino allo scorso 1° maggio nel Castello di Buonconsiglio di Trento, che esponeva numerose opere d’arte sopravvissute al terremoto del 2009. «Non c’è nessun pietismo – ha

Cafarnao ricostruita come la vide Gesù

Davide Rondoni: la certezza dell’arte

Dagli scavi archeologici e dallo studio dei Vangeli emerge il vero volto della città trasformata dalla presenza del Nazareno Cafarnao, località della Palestina in cui Gesù trascorse gran parte della sua vita pubblica, rivive a Rimini in una mostra intitolata «Con gli occhi degli apostoli». Era una città già importante all’epoca di Erode: lì viveva san Pietro, alcuni dei primi discepoli e un gran numero di persone che iniziarono a raccogliersi intorno al Maestro. La mostra, curata da Josè Miguel Garcia, teologo e biblista della Scuola teologica di Madrid, racconta la novità che Gesù ha introdotto nella vita di alcuni abitanti ebrei della cittadina, a cominciare da Andrea e Giovanni, e che ha fatto fiorire la loro umanità a tal punto da renderli certi della convenienza della fede. Non viene raccontata una storia, non sono descritte le imprese di un mito lontano: in questa mostra si tratta di un uomo, Gesù di Nazareth, che è vissuto e ha calpestato coi suoi piedi le vie di Cafarnao e che per la sua eccezionale persona ha affascinato e attratto a sé gli uomini di questa piccola città, cambiandone per sempre le sorti. Sono portati alla luce fatti e persone storici che, se guardati e interrogati sinceramente, possono interessare noi oggi. Da un lato, essi ci aiutano a vincere il dubbio sulla storicità del Cristianesimo. Una prima parte della mostra racconta infatti la storia di Cafarnao e permette ai visitatori di immedesimarsi nei suoi

Ultimi ritocchi al suggestivo allestimento della mostra dedicata alla ricostruzione del vero volto della città di Cafarnao come emerge dagli scavi e dallo studio dei Vangeli.

cittadini: abitazioni, lavori, usanze, religioni sono descritti da ricostruzioni e pannelli. Gli scavi archeologici e lo studio esegetico costituiscono le fonti principali da cui sono state ricavate queste conoscenze e che testimoniano lo sconvolgimento causato da Gesù al suo ingresso in città. È evidente che la testimonianza dei Vangeli viene trattata con serietà, partendo non con occhio scettico, ma in una posizione di fiducia. Questo è il modo più ragionevole di ascoltare la voce di testimoni tanto lontani nel tempo, ma che hanno riconosciuto nell'incontro con Cristo la possibilità di salvezza universale e per questo ne hanno scritto. Dall'altro, essi indicano la via perché ognuno possa guadagnare personalmente la certezza della fede. Un'altra parte della mostra affonda infatti l'o-

detto Castellotti – nella scelta di una mostra che raccoglie soltanto Madonne: si tratta di capolavori dell’arte che raffigurano l’abbraccio materno». Ha concluso la cerimonia inaugurale, svoltasi nella Sala del Giudizio dei musei comunali di Rimini, la curatrice Lucia Arbace, sovrintendente per i Beni storici artistici ed etnoantropologici dell’Abruzzo. La studiosa ha spiegato l’importanza di tutelare la memoria storica, ricordando gli imponenti lavori di restauro dopo il sisma, e ha sottolineato l’importanza artistica e popolare delle opere: «Questi e tanti altri simulacri della Madre sono diventati testimoni di una fede che ha origini antichissime e nello stesso tempo orgogliosi ambasciatori della volontà di riscatto di una terra». «Un evento tragico – ha continuato Arbace - ha reso possibile al grande pubblico di apprezzare tesori artistici fino a quel momento note a una ristretta cerchia di studiosi». È stato poi proiettato il filmato «Arte salvata», in visione per tutta la durata della mostra, curato dalla Sovrintendenza dei Beni storici artistici ed etnoantropologici dell’Abruzzo, che ritrae le imprese più ardite e spettacolari compiute dai Vigili del Fuoco dopo il sisma nel tentativo di recuperare queste pregevolissime opere d’arte. La mostra, a ingresso libero, rimane aperta fino al 1° novembre. In questa settimana rimane aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30; martedì e venerdì apertura serale dalle 21 alle 23. Davide Ori

biettivo sull'esperienza personale dei discepoli, sull'unità nata tra loro grazie alla sequela e sul percorso che ha reso ciascuno di loro certo della fede in Cristo. I discepoli sono stati anzitutto affascinati dall'eccezionalità della persona di Gesù; per questo hanno iniziato a seguirlo, a stare con Lui e a fare come Lui. Così facendo hanno cominciato a sperimentare un'intensità di vita prima sconosciuta, che nel tempo li ha portati a riconoscere e affermare con certezza la convenienza della fede, tanto che hanno poi deciso di dare la vita per Lui. La certezza della fede nasce dunque dall'evidenza che è proprio questa che genera una vita più bella. Spiega Garcia: «Questa mostra ci aiuta ad accorgerci di questa bellezza per accompagnarci nel nostro cammino di fede». Laura Bertoli

Il percorso si snoda dai grandi della modernità, come Shakespeare e Manzoni, alla letteratura per bambini. Lui è Davide Rondoni, poeta e scrittore, solito a presentare lavori e dibattiti al Meeting di Rimini. «Tutto è legato all’arte. Il mio punto di vista è sempre quello dell’arte, che è poesia» così Rondoni ci introduce agli incontri da lui moderati. Il filo conduttore è il tema di quest’anno, la certezza. Un po’ meno scontato l’approccio alla “parola”. «Il Meeting è fatto molto di parole e dialoghi. Cosa vuol dire che la parola può servire alla certezza nella vita e non alla perplessità?». Oggi alle 19.00 sarà a tema «Il principe e le mele. Dubbio e realtà nell’arte: Amleto e Cèzanne». Martedì 23 il focus è spostato sull’educazione dei più piccoli attraverso la letteratura, importante perchè «un uomo lo vedi molto di più da quello che legge che da quello che dice» come spiega Rondoni. «Una delle ambiguità della nostra epoca è aver svuotato le parole del loro valore – continua – la parola rende l’uomo un essere unico nel mondo, né cervello né sentimenti specificano l’uomo come la lingua». La lingua italiana ha origini molto antiche «e la sua funzione è dire la nostra identità di italiani. L’Italia esiste in quanto desiderata nella voce dei poeti e dei cantautori popolari» conclude Rondoni. Non poteva quindi mancare un incontro sulla linguistica, «Linguaggio, mistero, comunicazione», mercoledì 24. Infine venerdì 26 un approfondimento su Manzoni, genio della modernità che si è interrogato su cosa vuol dire essere certi. Oggi Davide Rondoni parteciperà allo spettacolo inaugurale del Meeting, che «sarà una festa dove balleranno corpi e cuore». Benedetta Consonni


MOSTRE 12

Dopo la mostra sulle formelle del campanile di Giotto e quella sul Buon Governo del Lorenzetti, per il terzo anno consecutivo la Cdo allestisce una grande mostra artistica al centro del padiglione C1, questa volta guardando alla vicenda dell’Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena. Nato nel XII secolo come luogo di accoglienza per i pellegrini, nel tempo diviene ospedale per poveri e malati, asilo per bambini abbandonati, ricovero per vecchi. Una medievale «compagnia di opere», che nei secoli offre assistenza e cibo ai poveri, educazione, formazione professionale ed anche attività finanziarie e prestiti a privati. «L'idea delle mostre nel padiglione Cdo – , spiega Marco Barbone, responsabile Cdo per la comunicazione e curatore della mostra assieme alla professoressa Mariella Carlotti, – nasce dal desiderio di esprimere la proposta associativa, umana e imprenditoriale, della Compagnia delle Opere con una lettura critica di un’opera d’arte che sia emblematica dei suoi contenuti». Una novità che ha incontrato da subito un enorme entusiasmo da parte dei numerosissimi associati e ospiti in visita al padiglione Cdo – 20.000 visitatori solo per l’anno scorso. «Letteralmente uno tsunami». Prosegue Barbone: «Parlando di arte del Trecento o del primo Rinascimento si va al significato stesso del lavoro per ognuno di noi. E così l’imprenditore

21 agosto

L’antenata della Cdo è nata nel 1400 La mostra sull’Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena racconta la «compagnia di opere» educative e sociali fiorite nel XV secolo

La professoressa Mariella Carlotti uno dei curatori della mostra.

non vede più la propria realtà come uno sforzo isolato, ma come opera che affonda le radici nella grande cultura e tradizione italiana». La scelta del soggetto della mostra parte dal tema che ogni anno la Cdo si dà per invitare alla riflessione i propri associati. Per approfondire il tema di quest’anno, «Una responsabilità che cresce con la forza

dell’origine», si è voluta un’opera che illustrasse il nesso fra coscienza del passato e creatività nel presente, e per questo si sono scelti gli affreschi del Santa Maria. Dipinti a metà Quattrocento nella vasta sala d’ingresso, essi fissano in quattro fotogrammi le radici della storia dell’Ospedale, mentre quattro grandi scene nella parete opposta documenta-

no la sua opera. A chiusura della mostra una teca espone un antico registro dell’Ospedale, aperto alle pagine del testamento di Lorenzo Vecchietta, il pittore del primo affresco del Pellegrinaio. Il maestro senese lascia al Santa Maria, di cui è divenuto oblato, tutti i suoi beni, e sigla il testamento con un’immagine di Cristo

Risorto. Tutta questa creatività, tutto questo fiume di carità nasce dalla certezza di uomini come il Vecchietta che sentono come proprio il nome di Cristo Risorto. Certezza e appartenenza danno la forza di diventare creativi nell’agire della propria opera, e questo porta ad un’efficienza altrimenti sconosciuta. «Per noi il cristianesimo è Dio che s’incarna», spiega Mariella Carlotti: «Cristo per me è un’esperienza di convenienza umana, e per questo uno diventa certo. Come ricordava sempre Don Giussani, Gesù diceva: “Chi mi segue avrà la vita eterna e il centuplo quaggiù”. Capisco che uno se ne freghi del Paradiso, ma non posso credere che se ne freghi del centuplo quaggiù!». Il percorso della mostra idealmente prosegue con gli stand di otto opere scelte tra le tantissime associate alla Cdo, dal centro di aiuto allo studio a quello di formazione professionale, dal floricoltore siciliano al carrozziere cileno che dà lavoro a ragazzi che escono dal carcere minorile: realtà in atto che traducono nel presente quanto visto negli antichi affreschi del Pellegrinaio. Una rivoluzione culturale cui nemmeno la rossa Siena è potuta rimanere indifferente. Il sindaco della città due mesi fa, alla fine del Palio, ha celebrato il settecentesimo della Maestà di Duccio leggendo in piazza proprio un brano dal libro di Mariella Carlotti. Martina Saltamacchia

C’è un’Italia che progetta lavora e cresce Ci sono grandi progetti e progetti che diventano grandi e ci sono grandi idee che diventeranno grandi realtà, o parte di una grande realtà: il nostro Paese.

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MEETING RIMINI - 21.27 AGOSTO 2011 - RIMINI FIERA PAD. D5

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MOSTRE 13

21 agosto

E Stalin attaccò il telefono Nel fiume “casuale” della vita, Boris Pasternak cercava una sponda immortale per ritrovare «l’antica certezza» Amava a tal punto il destino che ne avrebbe discusso con il dittatore, se solo lui non avesse messo giù la cornetta La vita di Boris Pasternak è attraversata dal paradosso che dovrebbe toccare qualunque vita aspiri a definirsi umana. «Una vita non è attraversare un campo», fa scrivere a Živago nella poesia «Amleto», ma allo stesso tempo occorre «ritrovarla nella sua antica certezza»; la drammatica ricerca del significato ultimo dell’esistenza s’accompagna costantemente all’osservazione dei dettagli quotidiani della realtà, alla sua certezza antica sempre minacciata dal potere manipolatorio dell’uomo. La mostra «Mia sorella la vita» – che viene presentata oggi alle 15.00 in sala C1 – è la rappresentazione plastica di una certezza che «non deriva dalla coerenza dell’uomo, ma dalla presenza di Dio», spiega Giovanna Parravicini, curatrice della mostra. «L’esperienza cristiana di Pasternak si svolge nel quotidiano e in questo senso la realtà non si oppone all’azione del divino, ma la accoglie, tanto che persino il caso viene santificato da Pasternak», spiega. Il caso: categoria friabile nella sensibilità moderna, vago preludio di scetticismi inossidabili e odifreddure di vario genere, ma l’autore riprende il concetto in chiave provvidenziale: «In Pasternak è sempre un fatto pic-

Per immergersi completamente nell’opera di Pasternak, durante la visita alla mostra «Mia sorella la vita» alcuni attori declamano brani tratti dai suoi scritti.

colo e apparentemente irrilevante che permette l’accesso al significato», dice Adriano Dell’Asta, direttore dell’istituto italiano di cultura a Mosca. E del resto Puškin aveva già intuito che il «caso è il nome della provvidenza», lo spiffero nella finestra delle cose note da cui penetra il soffio divino. La storia umana e letteraria di Pasternak procede secondo una spirale d’imprevisti e coincidenze che la critica letteraria ha frettolosamente bollato come allucinazioni. Nato in una

«La certezza non viene dalla coerenza, ma dalla presenza di Dio», dice Giovanna Parravicini, curatrice della mostra sull’autore russo. Oggi alle 15.00 l’incontro di presentazione in sala C1

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famiglia di artisti ebrei – il padre Leonid è un pittore stimato e ritrattista prediletto di Tolstoj – viene battezzato dalla balia all’età di cinque anni. Quando, deluso da quella rivoluzione bolscevica che si macchierà della “seconda morte” dell’amico Majakovskij (la riabilitazione), cade in una forma di depressione artistica, una inaspettata lettera del poeta Rainer Maria Rilke ridà fuoco all’ispirazione. Così anche la pubblicazione del dottor Živago avviene nei pressi di un inimmaginabile crocicchio del

destino. Probabilmente Feltrinelli aveva commissionato la ricerca di talenti russi più consoni alla linea editoriale, ma nonostante una campagna denigratoria che lo dissuaderà dall’accettare il premio Nobel, il romanzo si diffonde a una velocità impressionante. Ma quella di Pasternak è una vita alla ricerca della vita che non muore, non c’è vocazione esclusiva alla denuncia politica. Illuminato dalla luce del cristianesimo – «un cristianesimo senza spiritualismi e devozionalismi», dice la poetessa Ol’ga Sedkova, che oggi pomeriggio parteciperà all’incontro – Pasternak si muove nel fiume della vita con lo sguardo attento di chi si stupisce che «sia arrivata la primavera», senza fare del dissenso al regime sovietico una bandiera esclusiva. Quando Stalin lo chiamò al telefono, lui chiese soltanto di potergli parlare di persona «della vita e della morte», le uniche cose di cui in fondo valesse la pena discutere. Il dittatore, naturalmente, riattaccò la cornetta. Mattia Ferraresi


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VITA MEETING 15 21 agosto

Il segreto di Chieffo: la certezza del dono Camisasca ricorda l’amico cantautore, scomparso il 19 agosto di quattro anni fa: «Dal dramma all’umorismo, tutto in lui è figlio della gratitudine» «Lui m’ha dato i cieli da guardar, Lui m’ha dato la bocca per cantar, Lui m’ha dato il mondo per amar e tanta gioia dentro al cuor». In queste poche e semplici righe della canzone «I Cieli» è racchiuso il segreto di Claudio Chieffo. La sua poesia infatti nasce da un profondo senso di gratitudine nei confronti di Dio. Per Claudio ogni cosa è un dono: il Movimento, la famiglia, e infine le canzoni. Esse sono così un racconto vivo della sua esperienza di fede, narrata senza mai censurare nulla. Come per ogni grande artista, anche la sua vita è stata segnata da diverse stagioni. La prima potrebbe essere associata al colore azzurro e corrisponde alla seconda metà degli anni Sessanta. Alcuni titoli che mi vengono in mente sono «Ma non avere paura», «Lasciati fare» o «Quando uno ha il cuore buono». In questi brani il senso di gratitudine di cui parlavo prima è pieno di freschezza ed entusiasmo. Con Claudio è però difficile tracciare dei confini. Con estrema sincerità egli mostra spesso anche i suoi dubbi e le sue debolezze. La storia di quegli anni (fine anni Sessanta-inizio anni Settanta) suscita in lui interrogativi profondi: dove sta la verità, dove la liberazione e la felicità per l’uomo? Perciò scrive canzoni come «La ballata dell’uomo vecchio» e «La ballata del tempo perduto», dove traspare con chiarezza una fede disincantata e profondamente radi-

cata nella carne. Il suo urgente bisogno di verità e di giustizia caratterizza anche tutta la produzione successiva. «Volete andarvene anche voi? Dite la verità! Chi seguirete e poi cosa sarà?» cantava allora nell’omonima canzone. Anche nei momenti più drammatici non manca mai in lui un senso di grata certezza: a volte essa si traduceva in un grande senso dell’umorismo come nella canzone «Avrei voluto essere una banda»; oppure si scioglieva in una profonda pace come nel caso di «Liberazione n. 2». Nell’ultimo periodo della sua vita, quello della maturità, i colori predominanti diventano il rosso e l’oro. Le parole cominciano a prendere il peso dell’eternità. Nella canzone «Il dono» o «La notte» che ho visto le stelle, la gratitudine si è sedimentata sempre più nel tempo, fino a diventare una solida roccia. Nella «Canzone del melograno», dedicata a Giorgio Gaber, canta: «Devi dirmi dov’è questa casa dei fiori; è da sempre che cerco la casa dove posso tornare, devi dirmi dov’è perché voglio venire anch’io, fammi stare con te…». La risposta è un luogo dove il cuore possa riposare, essere accolto e amato. Dio si è fatto carne. Per questo è possibile sulla terra, in una casa di mattoni, essere amati come solo Lui sa amare. don Massimo Camisasca priore Fraternità San Carlo

Il fondatore della Fraternità dei Missionari di San Carlo Borromeo e il grande amico del Meeting Claudio Chieffo.

Claudio: una vita e una voce date per Cristo Il legame tra Claudio Chieffo e il Meeting è sempre stato forte. Le sue canzoni accompagnano il cammino del popolo di Comunione e Liberazione fin dagli anni Sessanta. È in quegli anni che il «fiore di Forlì», come lo chiamava don Giussani, riscopre l’esperienza cristiana e inizia a raccontarla attraverso i suoi canti. Per questo è stato uno degli artisti più presenti alla settimana riminese. Non solo fisicamente, con i suoi concerti o gli incontri, ma soprattutto nei canti che fanno da colonna sonora alla vita di Cl e del Meeting raccontando la radice dell’esperienza da cui entrambi nascono. Un legame che si rinforza

negli ultimi anni della vita del cantautore: il suo ultimo concerto è quello che chiude il Meeting del 2006, quando la malattia aveva preso il sopravvento e lo avrebbe portato alla morte un anno dopo, il 19 agosto del 2007, a poche ore dall’inizio dell’edizione successiva. Per il funerale la sua città natale fu «invasa» dal popolo del Meeting, come ieri sera, quando, in occasione del quarto anniversario della morte del cantautore, nella chiesa di San Filippo Neri monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino-Monefeltro ha celebrato la messa di suffragio. P.B.

Ce n’è per tutti i gusti: dal fast-food alla cucina tradizionale italiana. Anche quest’anno mangiare in fiera sarà un vero piacere.

Piatti siciliani, veneti e toscani E un risotto in 90 secondi Stand, ristoranti e curiosità: ecco dove sfarmarsi al Meeting Forse non tutti sanno che a occupare la maggior parte dei metri quadrati del Meeting non sono le mostre o le sale per gli incontri, ma l’insieme degli stand adibiti alla ristorazione. La cucina è da sempre uno dei pilastri della cultura italiana e nei quattro padiglioni dedicati al settore culinario è impossibile non notare come si assista a una panoramica gastronomica completa, scandita a ritmo di specialità tipiche. Si parte dall’Italia del Nord, con l’Osteria Veneta, per arrivare fino al Sud con la cucina siciliana. Ovviamente si passa anche dal Centro, con le specialità toscane, abruzzesi e romagnole. Vi sono poi alcuni casi singolari come il ristorante Chicco di Grano, nato dal desiderio di creare un’oasi apposita dove, a un prezzo conveniente, le famiglie possano trovare spazio sufficiente e lontano dai padiglioni, certamente più caotici. Il risto-

rante rinasce ogni anno in occasione del Meeting offrendo al pubblico i prodotti coltivati durante l’anno nella Cascina Santa Marta a Sud di Milano. Esso, nel tentativo costante di rinnovarsi, quest’anno azzarda la proposta di un risotto all’ossobuco servito nel tempo record di un minuto e mezzo. Un altro caso particolare è la

piccola Risotteria in B4, dove a ogni ora è possibile ordinare un risotto più che abbondante (320 gr) al prezzo di cinque euro, ovviamente accompagnato da un bicchiere di vino (che ne costa appena uno in più). Lo stand, costruito anch’es-

so apposta per la settimana del Meeting, è nato quasi per caso da una battuta di Pierluigi, veterinario veronese abituato a cucinare i

Papillon: 366 giorni da vivere “Adesso” Sbarca a Rimini il Club di Papillon: 6.000 soci e 50 gruppi dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia con tante novità. A cominciare dal libro per la famiglia Adesso, 366 giorni da vivere con gusto, giunto alla quinta edizione e al centro del convegno dal titolo «L'ascolto del cibo, il desiderio del vino. Adesso», in programma oggi alle ore 19 in Sala Mimosa B6 con Paolo Massobrio, autore di Adesso e presidente dei Club di Papillon, lo scrittore Luca Doninelli, lo psichiatra Alessandro Meluzzi e il dottor

Lucio Sotte, esperto di dietetica cinese. Modera Marco Gatti. Ma Papillon, che al Meeting lancia la sua campagna associativa per il 2012, presenta anche le innovative app per iPhone e iPad con 2.200 segnalazioni di luoghi dove mangiare, quindi un focus sulla provincia di Mantova con la app dedicata e infine I Negozi del Golosario (solo per iPad), con 3.700 segnalazioni. «È il nostro modo concreto – dice Paolo Massobrio – per sostenere il gusto anche in un momento di difficoltà».

suoi risotti per le sagre di paese, che anni fa offrì scherzosamente a un amico i suoi servigi; offerta seguita poco dopo da una telefonata e dalla proposta di uno stand unico nel suo genere. Se ciò che si cerca invece è un felice intermezzo, magari fra un incontro e una mostra, è indispensabile una visita al Bar Alcamo, presso il padiglione della CdO. È un’altra esperienza nata da un’amicizia, questa volta di alcuni siciliani, che in questa settimana si improvvisano cuochi, mossi dal desiderio di aiutare chi fra loro i prodotti li crea e vende tutto l’anno. Il Bar, ospitato inizialmente in un angolo di un bancone Buitoni è ora situato in uno stand personalizzato e già da dieci anni addolcisce la settimana riminese con l’offerta dei prodotti tipici siciliani, cannoli e arancini soprattutto. C.B.


VITA MEETING 17

21 agosto

Tg, tweet e App: è Meeting continuo Dal quotidiano ai notiziari in inglese passando per l’iPad: ecco come seguire, da casa e in fiera, gli appuntamenti clou Un Meeting al passo coi tempi? Non un semplice modo di dire, ma una vera e propria realtà. Infatti, sono diventati innumerevoli i media attraverso cui vengono comunicate le notizie da Rimini. Ad ogni ingresso della Fiera, innanzitutto, non puoi non prendere il nostro Quotidiano Meeting, mezzo indispensabile per leggere commenti, cronache, racconti e approfondimenti delle giornate riminesi. Dopo pranzo e prima di cena arriva il Tg Meeting che da quest’anno si amplia e migliora rispetto allo scorso anno, quando venne lanciato. Diventano infatti due le edizioni quotidiane del telegiornale: la prima trasmessa alle ore 14 con le notizie della mattinata e la seconda alle 19, della durata entrambe di 10-12 minuti. Tutte e due saranno in onda dagli schermi della fiera. E se per caso non riesci a vederlo live, nessun problema: il notiziario sarà presente in streaming sui siti del Meeting (www.meetingrimini.org) e del Sussidiario (www.ilsussidiario.net, altro importante mezzo per rimanere sempre aggiornati dal Meeting). Come fare a

raccontare, invece, il Meeting ai tuoi amici inglesi o americani o canadesi? Ecco la grande novità: l’edizione in lingua inglese del notiziario visibile, solo online, dalla mezzanotte del giorno successivo e poi disponibile sempre in streaming. Grande successo ha riscosso la nuovissima App per iPhone, iPod touch e iPad ovviamente gratuita e contenente tutti gli appuntamenti della rassegna riminese, i comunicati e, ancora più importante, l’edizione giornaliera sfogliabile online del nostro quotidiano. E se non hai un telefonino Apple, non disperare: è disponibile anche il sito mobile del Meeting al link www.meetingrimini.mobi. Per rimanere nell’ambito della Rete, il Meeting si è allargato anche ai social network: già da qualche tempo puoi leggere tweet e notizie dall’account Twitter del Meeting (@meetingrimini) e da quello Facebook. Se invece possiedi un normale pc, il sito www.meetingrimini.org è in continuo aggiornamento e nella sezione Meeting tv sono disponibili live alcuni degli incontri più importanti (già oggi alle 17 in diretta «150 anni di sussi-

Un’immagine dell’applicazione del Meeting, scaricabile gratuitamente su iPad e iPhone: ci sono mappe e dettagli del programma della manifestazione.

diarietà» con il presidente Giorgio Napolitano). E se ci sono più incontri nello stesso orario o se quando inizia l’incontro che ti interessa così tanto sei in coda per la piadina? Ecco servita la funzione on demand con la possibilità di rivedere gli incontri quando vuoi, come vuoi e dove vuoi. Il sito di Tracce (www.tracce.it), quello del settimanale Tempi (www.tempi.it) e quello già citato del Sussidiario, si schierano per seguire al meglio la settimana riminese con speciali, video e interventi. Infine alcuni convegni verranno trasmessi sul canale 904 di Sky (3 Channel) e, per la Romagna, sul IcaroTV sul digitale terrestre (canale 91). Non ci sono scuse, il Meeting lo trovi dappertutto: cartaceo, online, in tv e plurilingue! Marco Capizzi

Guida alla Fiera virtuale Ecco gli strumenti per seguire il Meeting durante tutta la settimana e anche dopo: -Ogni giorno il Quotidiano Meeting con approfondimenti, cronache, racconti delle giornate riminesi -Due edizioni del Tg Meeting, la prima alle 14, la seconda alle 19 -Il sito www.meetingrimini.org con tutti gli appuntamenti in agenda, la rassegna stampa e la sezione Meeting tv dove si possono trovare i live degli incontri più importanti e gli altri on demand.

-I siti www.ilsussidiario.net, www.tracce.it e www.tempi.it, quotidianamente aggiornati con la ripresa degli incontri, interviste e approfondimenti. -Le applicazioni per iPhone, iPad e iPod touch con il programma sul Meeting e la possibilità di sfogliare il quotidiano online. -Il sito meetingrimini.mobile per gli altri cellulari. -I social network Twitter e Facebook

Sarà per quella quella vvarietà ariietà di paesaggi e di atmosf atmosfere, ere, per quell'ospitalità quell'ospitalità a cche he ti ffaa sentir sentiree a casa per quei quei pr profumi ofum mi cche he ti por portano tano a ttavola... avola... tutto questo questo o per altr a... Sarà per tutto altroo ancor ancora... Ma una cosa è cer certa: ta: c'è più gus gusto to in Emilia RRomagna! omagnaa! Emilia Romagna: Romagna: più ù che che una regione, regione, una vacanza. vacanzaa.

Gusta l’Emilia a Romagna Domenica 21 agosto agost g to

Mercoledì 24 agosto ago gosto

Degustazione del Parmigiano Degustazione Parmigiiano Reggiano, Reggiano, dell’ dell’Aceto Aceto Balsam Balsamico mico TTradizionale radizionale e dell’erbazzone dell’erbazzone reggiano reggiano a cura cura della Strada Stradaa dei Colline VVini ini e dei Sapori p delle Col lline di Scandiano e Canossa Degustazione, invito, prodotti Provincia Degus tazione, su invit o, di pr roodotti tipici DOP della Pr rovincia di accompagnati RReggio eggio Emilia accom pagnatti da vini DOC del tterritorio. errrit r orio.

“APERIFESTIV “APERIFESTIVAL” VA ALL” anteprima anteprima del Festival Festival del Pr Prosciutto osciutto di Parma 2011, 9/18 settembre P arma 20 11, 9/1 8 sett tembre Degustazione, invito, prodotti Provincia Degus g tazione,, su invit o,, di ppr roodotti tipici p della Pr rovincia di d PParma aarrma m accompagnati DOC accom pagnati da vini D OC del tterritorio. errrit r orio.

Lunedì 22 agosto g “Ferrara a ttavola” “Ferrara avola” Degus tazione, su invit o, di pr roodotti tipici DOP della Pr rovincia di Degustazione, invito, prodotti Provincia FFerrara eerrraarra accom pagnati da vi ini DOC del tterritorio. errrit r toorio. accompagnati vini

Martedì 23 agosto g “Mortadella Please” anticipazione “Mortadella anticcipazione del festival fes e tival int internazionale ernazion nale mortadella di prodotti d ll mor della tadella d ll di Zola Z l Pr PPredosa edosa d e degus ddegustazione tazione i prodot d ttti Castelli Ciliegi tipici della SStrada trada dei VVini ini e dei Sapori Città, Cas telli e Cil liegi Provincia della Pr ovincia di Bolognaa Degustazione, invito, prodotti Provincia Degus tazione, su invit roodotti tipici della Pr rovincia di o, di pr accompagnati Bologna accom pagnati da vini v DOC del tterritorio. er errit r orio.

Giovedì 25 agost agosto g to “I Sapori Eccellenti de del el Piacentino” Degus tazione, su invit o,, a base di pr roodotti tipici DOP P, acco mpagnati Degustazione, invito, prodotti DOP, accompagnati da vini DOC della Pr rovinncia di Piacenza, a cur ra della SStrada trrad ada dei VVini iini Provincia cura e dei Sapori dei Colli Pi acentini e della Strada Strrada a dei Vini Viini e dei d Sapori Piacentini della Bassa Piacentina.

Venerdì 26 agosto agost g to “PiadinaDa “PiadinaDays” “Pi di D ys”” anticip anticipazione ti ipazione i ddella ll ffesta es e ta dedicat ddedicata di ta alla ll piadina i di degustazione e degus tazione di prodotti prod dotti tipici della Strada Strada dei Vini Vini e dei Sapori dei Colli di FForlì orllì e Cesena Degustazione, invito, prodotti Provincia Degus tazione, su invit o,, di pr roodotti tipici della Pr rovincia di d FForlìoorlìaccompagnati Cesena accom pagnati ddaa vini DOC del tterritorio errrit r orio.

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I FATTI DI OGGI 19 21 agosto Globalizzazione e identità. Cristiani sulla pubblica piazza Incontri

Tra Pasternak e Napolitano

SANTA MESSA Ore 10.00 Auditorium B7 Celebra Sua Eccellenza Monsignor Francesco Lambiasi, Vescovo di Rimini. ESPERIENZE ALLA PROVA. INCONTRO CON… Ore 15.00 Sala A3 Partecipano: Raffaele Pugliese, direttore del Dipartimento Chirurgico Polispecialistico all’Ospedale Niguarda Ca’ Granda; Stefano Scaringella, responsabile Hospital St. Damien, Madagascar. Introduce Davide Perillo, direttore di Tracce.

LA GIORNATA

«MIA SORELLA LA VITA». BORIS PASTERNAK Ore 15.00 Sala C1 Presentazione della mostra. Partecipano: Adriano Dell’Asta, direttore dell’Istituto italiano di cultura a Mosca; Ol’ga Aleksandrovna Sedakova, poetessa, traduttrice e narratrice russa. Introduce Giovanna Parravicini, fondazione Russia Cristiana. I CRISTIANI SULLA PUBBLICA PIAZZA: DAL VIAGGIO DI BENEDETTO XVI UN NUOVO UMANESIMO NEL REGNO UNITO Ore 15.00 Sala Neri GE Healthcare Partecipano: Austen Ivereigh, coordinatore del Catholic voices; John Milbank, professore di religione, politica e etica alla University of Nottingham; Adrian Pabst, docente di politica e religione alla University of Kent in Canterbury. Introduce John Waters, editorialista del The Irish Times. 150 ANNI DI SUSSIDIARIETÀ Ore 17.00 Auditorium B7 Incontro in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà. Partecipa Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica. Intervengono Enrico Letta, vicesegretario del Partito vemocratico; Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera dei deputati; Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà. Introduce Emilia Guarnieri, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli. ANTE GRADUS. QUANDO LA CERTEZZA DIVENTA CREATIVA. GLI AFFRESCHI DEL PELLEGRINAIO DI SANTA MARIA DELLA SCALA A SIENA Ore 19.00 Sala A3 Presentazione della mostra. Partecipano: Mariella Carlotti, insegnante; Enrico Loccioni, presidente del Gruppo Loccioni. Introduce Bernhard Scholz, presidente della Cdo. IL PRINCIPE E LE MELE. DUBBIO E REALTÀ NELL’ARTE: AMLETO E CÉZANNE. Ore:19.00 Sala C1 Partecipano: Piero Boitani, ordinario di Letterature

QUOTIDIANO Direttore Stefano Filippi Direttore responsabile Cesare Trevisani Editore Associazione Meeting per l’amicizia tra i popoli Associazione riconosciuta con D.P.R. n.869 del 6/8/1986, sede: via Flaminia 18/20, c.p. 1106, 47900 Rimini. Tel. 0541-783100, Fax. 0541-786422. Progetto grafico G&C, Milano Impaginazione Edita, Rimini Fotolito e stampa Sigraf via Vailate, 14 - Calvenzano (BG) Registrazione Tribunale di Rimini n.16/91 del 15/07/1991 Pubblicità Ufficio commerciale Meeting Tel. 0541-783100 Fotografi Roberto Masi, Paola Marinzi E.mail: quotidiano@meetingrimini.org

comparate all’Università degli studi di Roma La Sapienza; Beatrice Buscaroli, storica dell’arte. Introduce Davide Rondoni, poeta e scrittore.

Focus CONOSCENZA E SVILUPPO TRA GLOBALIZZAZIONE E IDENTITÀ: L’ESPERIENZA DEL MEDITERRANEO Ore 15.00 Sala Mimosa B6 In collaborazione con la rivista «Non Profit». Partecipano: Salvo Andò, rettore della Libera Università Kore di Enna; Sebastiano Missineo, assessore ai Beni culturali e dell’identità siciliana; Vincenzo Tondi Della Mura, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università del Salento. Introduce Andrea Simoncini, professore ordinario di Diritto costituzionale all'Università degli Studi di Firenze. L’UOMO, IL VOLTO, IL MISTERO. CAPOLAVORI DAI MUSEI VATICANI Ore 15.00 Sala Tiglio A6 Presentazione della mostra promossa e organizzata dalla Segreteria di Stato alla Pubblica istruzione e Istituti culturali della Repubblica di San Marino in collaborazione con i Musei Vaticani. Partecipano: Romeo Morri, segretario di Stato alla Pubblica istruzione e Istituti culturali della Repubblica di San Marino; Maria Gloria Riva, monaca dell’Adorazione Eucaristica e studiosa d’arte; Giovanni Carlo Federico Villa, storico dell’arte, Università degli studi di Bergamo. Introduce Giovanni Gentili, storico dell’arte e curatore della mostra. La mostra è allestita presso i Musei di Stato della Repubblica di San Marino. L’ASCOLTO DEL CIBO, IL DESIDERIO DEL VINO. ADESSO Ore 19.00 Sala Mimosa B6 Partecipano: Luca Doninelli, giornalista e scrittore; Paolo Massobrio, giornalista e presidente Club di Papillon; Alessandro Meluzzi, psichiatra, psicoterapeuta e fondatore della Comunità Agape Madre dell’Accoglienza; Lucio Sotte, medico chirurgo esperto in agopuntura e medicina cinese. Introduce Marco Gatti, giornalista.

Testi & Contesti INVITO ALLA LETTURA. Introduce Camillo For-

RASSEGNA STAMPA

MEETING

Sport

Intervista a Bernhard Scholz: «Il Meeting ha sempre parlato non di politica in sé ma delle condizioni per tentare di migliorare la società. Solo così si rende preziosa. La verità è che c’è bisogno urgente di ritrovare le ragioni della certezza nell’esistenza, come recita il titolo dell’edizione 2011 del Meeting». Marco Alfieri

Intervista a Giorgio Vittadini: Ma il Meeting riuscirà a dare un segnale di ottimismo? «Io sono ottimista, se si riuscirà però a sviluppare questo spirito dal basso. L’Italia ha una grande vitalità sociale ed economica. Quindi non rassegniamoci ad una borsa che perde il 6 percento: diamo spazio ai giovani e a chi costruisce durante la crisi». Davide Gorni

Il vero capitale sono loro, i volontari. Al lavoro da 9 giorni per montare, allestire dipingere la

nasieri, direttore del Centro culturale di Milano. Ore 15.00 Eni Caffè Letterario D5 Oscar Romero. «Ho udito il grido del mio popolo». Presentazione del libro di Anselmo Palini (Ed. AVE). Partecipano: l’autore, insegnante e saggista; Chiara Finocchietti, responsabile del Coordinamento giovani del Forum internazionale di Azione cattolica. A seguire: «Il mio principe. Soffrire, crescere, sorridere con un figlio autistico». Presentazione del libro di Gina Codovilli (ed. Itaca). Partecipa l’autrice, insegnante. STORIE DAL MONDO. Rassegna di reportage internazionali a cura di Roberto Fontolan e Gian Micalessin. Ore 19.00 Sala Neri GE Healthcare Tsunami in Giappone: voci dall’inferno. Produzione: National Geographic Channel. Partecipa Vincenzo Petrone, ambasciatore d’Italia in Giappone. INVITO ALLA LETTURA. Introduce Camillo Fornasieri, direttore del Centro Culturale di Milano. Ore 19.00 Eni Caffè Letterario D5 Sì alla vita. Storie e prospettive del Movimento per la Vita. Presentazione del libro di Carlo Casini, deputato al Parlamento Europeo e presidente del Movimento per la Vita e Renzo Agasso, giornalista e scrittore (ed. San Paolo). Partecipano gli autori. A seguire: Non storie, ma storie vere. Vite al bivio Presentazione del libro di Francesca Bassi (ed. Cantagalli). Partecipano: l’autrice, suora di Carità, già responsabile della Casa di Accoglienza alla Vita di Cervia; Carlo Casini, deputato al Parlamento Europeo e presidente del Movimento per la Vita; Emma Fattorini, professore ordinario di Storia contemporanea all’Università la Sapienza di Roma.

Spettacoli È FESTA Musica e parole di un’Italia appassionata Ore 21.30 Piazza Cavour Rimini Un progetto originale di Ambrogio Sparagna per l’Orchestra popolare italiana dell’Auditorium parco della musica con Gianni Aversano, il Coro Amarcanto per l’occasione diretto da Anna Rita Colajanni e con la partecipazione di Davide Rondoni.

XVIII GIRO DEI CASTELLI MALATESTIANI E DELLA REPUBBLICA DI SAN MARINO Gran Fondo Mario Vicini e Medio Fondo / Giro Cicloturistico Ore 7.00 Partenza da Rimini Fiera Arrivo a Covignano (piazzale Fonti Galvania) premiazioni dalle ore 13 presso Rimini Fiera Padiglione Sport- Gioco del Lotto Sport Village 18ª Prova di Campionato Italiano UDACE 7° Campionato Italiano Bancari B.C.C. 1ª Gran Combinata B.C.C. 3° Romagna Challenge (Campionato Romagnolo di Gran fondo e Medio fondo 2011). Sono previsti alcuni Gran Premio della Montagna (per Giro Castelli Malatestiani): a Sogliano “Memorial Gino Bulgarelli”, a Torriana “Memorial cav. Umberto Mazzotti“ e (per il campionato italiano BCC). Gara ciclistica di gran fondo (151,8 Km), di Medio Fondo (100,8 km) e Turistico (Km 59) aperta a tutti gli enti della consulta nazionale in regola con il tesseramento 2011. Organizzazione: A.S.D. Team C.B.R.-Cicli Vicini, Fondazione Meeting per l'amicizia fra i popoli, CRAL Banca Malatestiana, Associazione iDEE in collaborazione con M.S.P. San Marino e Centro Sociale S. Andrea (RSM). 2° TRIATHLON SPRINT DEL TITANO / MEETING DI RIMINI Ore 9.00 Multieventi Sport Domus - Serravalle RSM Competizione agonistica di Triathlon Nuoto 750 mt. (in piscina); Bici 20.000 mt.; Corsa 5.000 mt. Partenza ore 9,00 / Premiazioni ore 14,00. Nel pomeriggio: 2° Mini Triathlon del Titano / Meeting Rimini 2° Triathlon Kids del Titano / Meeting Rimini Valido come tappa del circuito Nord-Est Parteciperanno le categorie dei Giovanissimi: cuccioli, esordienti, ragazzi. e categorie Giovani: cadetti, allievi. Partenza ore 13,00 / Premiazioni ore 17,00 Organizzazione: ASD TRIATHLON DUATHLON SGR RIMINI e Meeting di Rimini in collaborazione con MSP San Marino. Con il patrocinio della segreteria di Stato per il Turismo e lo Sport della Repubblica di San Marino. Il GIOCO DEL LOTTO SPORT VILLAGE Ore: 11.00 Il Gioco del Lotto Sport Village Spazio dedicato allo sport da praticare dove il Gioco del Lotto in collaborazione con CSI e CDO Sport hanno predisposto e allestito campi per il calcetto, la pallavolo, il beach volley, il basket e il minibasket, il calcio balilla, il ping pong, la dama, gli scacchi e una fantastica area dedicata al Golf. Tutti i giorni dalle 11.00 alle 24.00

32esima edizione del Meeting per l’amicizia tra i popoli. È il miracolo che si ripete ogni anno in fiera per la manifestazione di Cl. Manuel Spadazzi

e quindi di nuovo a Rimini, per gustarsi la settimana di incontri, spettacoli, giochi, pranzi, mostre, cene e chi più ne ha più ne metta. Massimo Pandolfi

Con la mostra sui 150 anni dell’unità d’Italia il Meeting centra un tema storico in modo originale e anche in controtendenza rispetto a tante altre rievocazioni, ma anche un tema attuale. Il “come siamo arrivati all’unità d’Italia” e il “come eravamo” sono una lettura di carattere sociale e antropologico che può essere un oggetto storico e allo stesso tempo una strada significativa per affrontare il presente. Gianluigi Da Rold

Intervista a Bernhard Scholz: «Il Meeting è sempre stato un contributo al bene comune. Il salto di qualità sta forse nella coscienza, più matura, che non si tratta solo di un evento che facilita la socialità, ma ne crea a sua volta una nuova». Angelo Picariello

Qui Madrid, a voi Rimini. Centinaia, forse migliaia di giovani italiani saluteranno domani il Papa e voleranno a Rimini. Ci sono anche giovani che hanno fatto il tour de force: la scorsa settimana a Rimini per montare il palco del Meeting, poi Madrid

Napolitano è atteso alla Fiera per l’inaugurazione del Meeting. La presidente Emilia Smurro lo condurrà in visita agli stand. «Vogliamo raccontare al Presidente - dichiara - quello che in questi anni abbiamo costruito e mostrargli un popolo che desidera contribuire al bene comune a partire da quello che è». Anna Tonelli


Quotidiano Meeting 2011 - domenica 21 agosto  

Il quotidiano del Meeting

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