PRIMO PIANO 2
20 agosto
MONTI AL
Scuola, ricerca, libertà Le “richieste” a Monti Guarnieri e Vittadini raccontano al premier la mostra sui giovani: «Pensate cosa potrebbe succedere se invece di bloccare i giovani con lacci e lacciuoli l’Italia imparasse a seguirli» C’è un’Italia che sta già cambiando, nella forza ideale di studenti, docenti, imprenditori, operatori sociali. Che reagisce grazie a «quell’imprevedibile istante in cui riaccade la coscienza di sé come persone costituite da un desiderio insopprimibile» proprio quando le condizioni sono avverse. E allora – ecco la sfida al potere, di qualsiasi natura esso sia – che cosa succederebbe se gli si desse veramente corda? «Dove andremmo a finire?»: e la domanda ha un tono di certezza positiva. Giorgio Vittadini si è accalorato, ieri pomeriggio, con un discorso fatto a braccio, di fronte al premier Mario Monti, ripetendo più volte questa sfida al presidente del Consiglio, che l’ha appena visitata, e alla platea strapiena dell’auditorium. «Ma che cosa succederebbe – ha spiegato riferendosi alle molte testimonianze, per certi versi commoventi, specie quelle dei più giovani – se invece di bloccare queste forze con lacci e lacciuoli li seguissimo, se, invece di pensare solo a programmi dall’alto, aiutassimo queste realtà a crescere? Non è un caso che il simbolo della mostra siano i “prigioni” di Michelangelo. In Italia c’è della gente che ha energia, forza, ideali eppure è come bloccata. È un’Italia che fa i cento metri alle olimpiadi e mentre gli altri vanno avanti qualcuno la tira indietro con l’elastico. Vorremmo vedere che cosa accadrebbe…». È un refrain, e gli applausi scrosciano, spontanei, dalla platea. Alle parole di Vittadini, con gli esempi tratti dalla mostra su una vasta capacità di ripresa nella scuola, nell’università e nel mondo del lavoro, nata dalla libertà, dagli “impeti ideali” senza aspettare le riforme per costruire, aveva dato la stura Emilia Guarnieri, presidente del Meeting. «C’è un fattore nell’esperienza di ognuno – ha detto rivolgendosi al
premier Monti - che svela la statura dell’uomo: la statura infinita delle sue esigenze. Quando lavora e intraprende continua a rischiare anche oltre un immediato e personale interesse. La scommessa del Meeting è che tutto ciò emerga, in questi giorni, non come dibattito teorico, ma come testimonianza». Poi l’affondo: «Una posizione autenticamente religiosa non è preoccupata della propria egemonia, del successo, del potere, ma è tesa, piuttosto, “alla testimonianza di una diversità umana”, come ricordava don Julian Carrón nella lettera su “Repubblica” il primo maggio di quest’anno. Ed è legittimo che ci si aspetti una tale testi-
monianza dai credenti, da uomini che riconoscono la propria consistenza ultima in qualcosa che è oltre loro». Con un’avvertenza, ed Emilia Guarnieri trae spunto da Assassinio nella Cattedrale di T. S. Eliot: «Si può “compiere la retta azione per uno scopo sbagliato”, cioè per il proprio potere e la propria ambizione, poiché, come aggiunge ancora Eliot, “coloro che servono una causa più grande possono far servire la causa a loro stessi, pur facendo giustizia”. In tempi come quelli in cui viviamo – ha aggiunto – in cui il desiderio di infinito rischia di “creare i suoi propri paradisi”, come ricordava Benedetto XVI, indicare l’orizzonte concreto di una spe-
ranza presente e incontrabile è una responsabilità alla quale non vogliamo sottrarci. Ciò che abbiamo di peculiare non dipende da un nostro merito, ma ci è stato dato da un incontro, e deve essere testimoniato per dare a tutti la speranza che è possibile vivere all’altezza dei propri desideri». E allora, nuovamente il rimando ai “gesti” raccontati nella mostra “L’imprevedibile istante”: «Sono il frutto del lavoro, della competenza e della gratuità di tante persone e che sono il contributo che offriamo per la costruzione della civiltà». Era l’invito fatto nell’82 al Meeting da Giovanni Paolo II, che era rifluito, trent’anni dopo, l’anno scorso, addirittura nel di-
Napolitano saluta: c’è da rifare l’Italia
Non solo Passera: tre ministri in Fiera
È arrivato ieri il «caloroso e partecipe saluto, insieme a un sentito augurio per il successo della manifestazione» del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che nell’edizione 2011 era stato protagonista dell’incontro di apertura. Nelle sue parole, il richiamo alla «comune responsabilità nell’individuare modelli di sviluppo e parametri nuovi di benessere attenti a quei principi di equità e di solidarietà dai quali non può prescindere la tutela dell’interesse generale di una collettività e il rilancio di una crescita sostenibile e duratura». Non manca un particolare accenno ai giovani, definiti «un patrimonio di risorse e energie indispensabile», e per i quali sottolinea la necessità «di dare fiducia al loro spirito di iniziativa, alle loro competenze e al loro impegno».
Dopo la visita di ieri del premier Mario Monti, oggi al Meeting è la volta di tre ministri dell’esecutivo tecnico. Apre il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, che alle 11.15, in salone B7, parteciperà all’incontro “La sfida del cambiamento: welfare e sviluppo. Come uscire dalla crisi senza sacrificare nessuno”. Insieme a lui Mauro Moretti, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Giorgio Vittadini. Alle 15 Corrado Clini, ministro dell’Ambiente, parlerà in sala C1 di “Ambiente: dalla sfruttamento alla tutela”. Partecipano al dibattito Roberto De Santis, presidente del Conai, Andrea Illy, presidente di Illy Spa e Antonino Turicchi, presidente di Alstom Italia. Sempre alle 15, insieme a Sua Eccellenza Monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino e Montefeltro, parlerà Lorenzo Ornaghi, ministro per i Beni e le Attività Culturali. Il tema è di interesse universale, più volte trattato al Meeting: “Bellezza e cultura: bene comune”.
scorso di un laico come il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «Siete una risorsa per il Paese». «Non abbiamo un progetto precostituito, ma quanto è vero che gli uomini si mettono insieme per realizzare i propri desideri e rispondere ai propri bisogni – ha rilanciato Emilia Guarnieri – altrettanto vero è che non è scontato che esistano condizioni politiche, economiche e giuridiche che favoriscano la reale libertà di tali tentativi». E, in chiusura del suo interno, un’«umile certezza» rilanciata al premier: «Di fronte all’insicurezza e alla drammaticità nella quale siamo chiamati a vivere, c’è un’unica ragione che ci dà l’ardire di testimoniare il contenuto della nostra esperienza. La ragione è che ciò che viviamo, anche con questo Meeting, ci fa percepire positiva e piena di senso l’esistenza». In fondo, è una questione dell’io: «L’unico cambiamento non viene dall’alto, ma – ha sottolineato Vittadini nel suo intervento – da quel cuore che è il simbolo del Meeting, da quest’uomo unico e irripetibile che può dare un senso positivo a questo momento». Per essere più concreti: «È un’eresia che autonomia della scuola pubblica e parità della scuola libera siano fattori essenziali per parlare di sviluppo?». Applausi. «È una questione da uomini veri, che come il Ciaula di Pirandello riscoprono se stessi dallo stupore che la luna c’è, esiste». Uomini veri che nei momenti cattivi “salvano il seme” come suggerisce Cristo al don Camillo di Guareschi: «Il seme dell’uomo – ha concluso Vittadini – sostenuto da un ideale o da una fede, per chi ce l’ha. Non credete a chi dice che non c’è più niente da fare. C’è già l’inizio di un nuovo periodo per l’Italia, di costruzione, di non lamento». Adriano Moraglio
PRIMO PIANO 3
20 agosto
MEETING Mario Monti è stato protagonista della giornata di ieri al Meeting. Da sinistra: la stretta di mano con Bernhard Scholz (Cdo); la visita alla mostra “L’imprevedibile istante”; l’ingresso in auditorium; il saluto con Giorgio Vittadini. Nel tondo, Emilia Guarnieri
Quella citazione del Meeting ’98 Il presidente Mario Monti, in un passaggio del suo intervento di ieri, ha ricordato una sua precedente visita al Meeting nel 1998. Il giorno prima che parlasse l’allora commissario europeo, il segretario generale della Cisl Sergio D’Antoni in incontro sul problema dell’occupazione (dal titolo “Chi non lavora non fa rumore: requiem per l’occupazione”) aveva invitato ad uno sciopero generale: «Occorre una mobilitazione generale che ponga al centro lavoro e formazione: è quello che tocca a noi, alle grandi organizzazioni autonome che si misurano in questa so-
cietà». Di conseguenza arrivò la forte risposta di Monti che già dimostrava di avere a cuore il futuro dei giovani, citata anche per l’incontro di ieri: «Se c’è uno sciopero che è giustificato non credo sia lo sciopero generale, ma uno sciopero generazionale, una sorta di sciopero dei giovani, giovani i quali, salvo una radicale innovazione dei meccanismi economici italiani, vanno incontro a probabilità non elevate di trovare lavoro e a probabilità elevatissime di vedersi sottratto da imposte una parte del loro reddito più alta rispetto ai loro coetanei di altri paesi».
«Anch’io qui per un istante» Monti: «Voi giovani dovreste fare uno sciopero generazionale» Un impercettibile «bello» si è potuto usare il testo predisposto ma di andare leggere sul labiale del presidente Mario a braccio, partendo innanzitutto dal tiMonti, appena salito sul palco dell’au- tolo: «“Imprevedibile istante” è una deditorium tra gli applausi dei presenti. finizione affascinante – ha esordito Per il primo ministro il poter essere pre- Monti – poiché che la crescita prenda sente al Meeting - dove è stato accolto le mosse dalla capacità d’iniziativa percon affetto non interrotto da una mini- sonale è questione di istanti, che restama contestazione estranea al popolo di no imprevedibili». Del resto lo stesso Cl - è stato un «onore e una gioia»: o- premier si è detto al governo «per un inore per avere avuto lo stesso ruolo del stante, in fondo non troppo lungo», copresidente della Repubblica Giorgio me ha definito la sua esperienza in corNapolitano (che aveva inaugurato la so a palazzo Chigi. manifestazione dello scorso anno); L’ex commissario europeo ha dato gioia per aver potuto percorrere la mo- poi la sua lettura degli spunti offerti dalstra “L’imprevedila mostra: l’ “imbile istante. I giovaprevedibile istante”, ni per la crescita” e ha detto, «nasce «Un anno fa la crisi grazie solamente per essersi trovato «tra voi giovani in era peggiore di oggi, alla fiducia in se un istante veramenstessi», dote che ma non ce ne te imprevedibile ha spiegato - può della mia vita». rovinare sia in ecrendevamo conto. Arrivato in Fiera, cesso sia in difetto. Per molti aspetti dopo un breve moMeno colto dal prevedo avvicinarsi mento di colloqui mier è stato il mesprivati alla presenza l’uscita dalla crisi» saggio - accentuato anche di giovani udall’esposizione viniversitari, il presisitata ieri - secondo dente del Consiglio cui questo spirito ha appunto visitato la mostra dei giova- d’iniziativa nuovo può nascere solo ni, per poi dirigersi verso l’auditorium dall’incontro «con la fede o, per chi dove si è tenuto l’incontro d’inizio di non crede, con un grande ideale». Il questo Meeting. premier ha proseguito soffermandosi Intervenuto dopo il professor Vittadi- sulla situazione odierna del nostro Paeni (applaudito sonoramente dallo stes- se poiché «l’imprevedibilità dell’istante so Monti), il premier ha deciso di non suggerisce uno spunto per l’istante che
l’Italia sta vivendo». Si è chiesto se l’Italia sia veramente in crisi: «Un anno fa pensavamo di esserlo di meno, ma in verità la crisi era più forte», questo perché «non era ancora venuta meno una polvere di parvenza di stabilità e benessere». Infatti la fase di crisi sta a suo giudizio lentamente finendo, grazie anche al «miracolo di forze politiche che prima combattevano reciprocamente, ma che con un soprassalto hanno iniziato a partecipare attivamente nel prendere decisioni rinviate per anni e decenni». Crisi, per Monti, sarebbe stato «far andare avanti le cose come erano prima». Tornando nello specifico sul tema giovani, ha ripetuto il termine già usato di «generazione perduta», poiché «è una realtà davanti agli occhi di tutti: lo sperpero di una generazione di quarantenni che pagano la poca lungimiranza di chi non si è impegnato per i giovani» e ha ricordato il suo intervento al Meeting del ’98 in cui invitava i giovani ad uno «sciopero generazionale»: «Voi giovani - ha detto - state pagando un prezzo altissimo». In risposta a Vittadini, che aveva chiesto di liberare «i lacci e laccioli» che troppo spesso bloccano la crescita, Monti ha ribadito che il tema dell’ultima generazione è il cuore dell’attività del suo governo, anche se «mai abbiamo pensato che le riforme che abbiamo fatto potessero far salire immediata-
mente la crescita». C’è bisogno di tem- nimo di fiducia specifica dei cittadini po (infatti i tassi non sono diminuiti su- verso lo Stato e dei cittadini tra di loro». bito) «per una serie di ragioni dovute a Esempio portato dal premier per ritrouna minore credibilità sulla persistenza vare tale fiducia è la lotta all’evasione dell’euro». Sulla moneta unica il presi- fiscale su cui è stato irremovibile, critidente del Consiglio ha voluto soffer- cando anche la Rai: «Suggerirò amimarsi sottolineandone l’importanza e chevolmente ai dirigenti della Rai di azzardando un paragone: «La maggio- non usare più l’aggettivo “furbi” rifere tragedia sarebbe se l’euro inteso co- rendosi agli evasori nei servizi dei teleme pinnacolo della costruzione euro- giornali che parlano di lotta all’evasiopea, una sorta di “Madonnina” come ne fiscale». dicono i milanesi, diventasse fattore di Prima di concludere ha voluto rifletdisgregazione tra nord e sud d’Euro- tere sul titolo del Meeting: l’ “infinito” pa». è «qualcosa che sconvolge ognuno di Quali dunque le noi, quasi intangibiprospettive per il le. Ma si può ben futuro? Monti ha dire che le decisioni provato a dare una «Un’intera generazione politiche sono spesrisposta nel «trovaso affette per la todi giovani paga le re per l’Italia una tale mancanza di strada decorosa per conseguenze gravissime infinito, anche solo essere rispettata nel inteso come tempo della scarsa mondo» e per fare e spazio». Dopo ain modo che il Pae- lungimiranza di chi in ver citato per ben se sia in grado di i- passato non ha onorato due volte De Ganiziare ad esercitare il presidente il dovere di impegnarsi» speri, un «soft power» inha terminato l’inteso come «attività contro rispondendo moderna che fa leva alle domande di sulle caratteristiche degli italiani che due universitari con a tema le misure possa portare l’Italia a poter parlare con del governo per i giovani in due settori gli altri stati nel mondo, in particolare critici come la scuola e l’università. con quelli in via di sviluppo, senza es- Monti ha in parte svicolato le domansere vista con diffidenza». Queste ca- de, citando le misure già predisposte. ratteristiche dell’Italia potranno essere Come a dire: non cambio strada. valorizzate solo se si «ritroverà un miMarco Capizzi
libreria
Ti aspettiamo al padiglione C5
presso lo stand 04 padiglione B5
·
FederlegnoArredo
12 INCONTRI IMPRENDITORI 24
DEL LEGNO ARREDO
La crisi come opportunità Riscoprire i mestieri
Innovazione e ricerca
Fare con le proprie mani IL bisogno di ricominciare
Come esportare il bello
LUNEDì 20 H 12,30 formazione professionale: le imprese protagoniste dell'educazione Pietro Bellotti e Alessandro Besana
H 16,00 c'è ancora spazio per la creatività? Il genio dell'umano Massimiliano Vaj e Matteo Plotini www.federlegnoarredo.it
PRIMO PIANO 5
20 agosto
OPERE GIOVANI «Faccio il vino con più gusto»
«La crisi? L’ho presa a calci»
Un incontro (al Meeting...) e una passione che diventa impresa. Virgara: «Si comincia da ciò che è presente»
Via dal posto fisso. Per realizzare un’idea che cambia il mondo del calcio. E che anche Monti ha voluto citare
Simone Virgara è un giovane imprenditore classe ’88, che gestisce insieme a Lorenzo Perego la cantina di vini “La Barbatella” a Nizza Monferrato. La sua avventura nasce proprio al Meeting, grazie all’incontro con Carlin Petrini, fondatore di “Slow food”: «Cominciammo a parlare del Monferrato; in quel momento sorse in me la passione per il vino e decisi di non eluderla». Sfida ardua, perché «entrare in Piemonte da milanesi e produrvi la Barbera non è facile come dirlo e devo ringraziare Lorenzo che ha investito su di me. Soprattutto, ho compreso quanto fosse necessario per me decidere di vagliare sempre, nella mia esperienza lavorativa, il mio interesse per il vino, così da scoprire se fosse solamente una passione o qualcosa in cui credevo e per cui avrei investito i miei talenti». Sin da quando “La Barbatella” comincia a muovere i primi passi nel mondo del vino, per Simone è fondamentale il dialogo con uomini educati a vivere la predilezione per il gusto al-
Dal Fantacalcio allo scouting calcistico on line, passando — meglio, licenziandosi — da un posto fisso in banca. È il percorso di Matteo Campodonico che con l’amico Simone Falzetti ha creato letteralmente dal nulla un’impresa dai contenuti innovativi, in un ambiente ostico e refrattario alle novità come quello del calcio e che oggi dà lavoro a 50 persone, tra Italia e Bulgaria. Campodonico, in perfetto slang pallonaro, l’ha definita una “cassanata”. In realtà, la sua intuizione è, come sempre in questi casi, geniale ed esemplare: risposta a un bisogno concreto — quello dei club alla ricerca di nuovi talenti e alle prese con strumenti obsoleti come dvd e filmati —, un primo tentativo e poi l’imprevedibile istante dell’idea giusta e dell’incontro con chi è disposto a sostenere finanziariamente l’idea. Un’idea che si chiama Wyscout e che oggi dispone di un database con informazioni su 200mila giocatori di calcio e che permette di visualizzare in streaming le loro azioni.
l’interno della propria storia e dell’incontro con il movimento di Cl, «persone che hanno fatto della propria passione la loro professione, come Paolo Massobrio e Walter Gatti». E un rapporto sincero con l’educazione ricevuta permette una creatività imprenditoriale innovativa: «Il nostro tentativo è di scardinare alcune logiche del mercato; ad esempio, abbiamo aperto la cantina ad altri imprenditori, cercando collaborazione». La storia di Simone Virgara dimostra che l’“imprevedibile istante” non è una sorta di magìa ma qualcosa che ha a che fare con la libertà della persona. E il giovane imprenditore rilancia: «Si deve sudare, perché le cose non cadono mai dal cielo. Occorre mettercela tutta e aiutarsi ad iniziare da ciò che esiste: non è umano partire da una sconfitta, non è ciò a cui sono stato educato. La giornata comincia da ciò che è presente, banalmente dal fatto che ci sono. Perché il resto non dovrebbe essere così?». Luca Maggi
Anche il presidente del Consiglio, Mario Monti, visitando ieri al Meeting la mostra “Giovani per la crescita” è stato colpito dalla storia di Campodonico, tanto da citarla nel suo intervento. Certo, senza la tecnologia del web Wyscout non esisterebbe e l’iPad ha dato una mano decisiva. Ma la tecnologia è inutile se manca la capacità di inventare percorsi nuovi in attività “vecchie”. Matteo, in una recente intervista, ha voluto ringraziare Serse Cosmi che, da tecnico del Genoa, fu il primo a dare credito al progetto. Seguito a ruota dalla Samp e dall’Udinese. Qualche altro dato? A Wyscout oggi sono abbonate tutte le società della serie A italiana e 250 club internazionali, oltre a 130 procuratori. L’80% del fatturato — che è di 2,5 milioni di euro — proviene dall’estero. Campodonico lo ripete a tutti: «La crisi non può avere l’ultima parola. Non bisogna mai arrendersi e avere sempre il coraggio di cambiare». Q.M.
«La bella storia Mattia e il Cnsu: non fa polemica» «Un io per tutti» Attenti alla realtà e fedeli alla verità. Nella storiografia come nella vita. Piffer: «Decisivo l’esempio dei maestri»
Dai seminari in università alla rappresentanza politica: «Ho voluto portare a Roma la passione vista in ateneo»
Tommaso Piffer, milanese, classe 1981, si è laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano. Ma la passione vera, quella che durante gli studi continuava a crescere, è per la storia. Così, il passo decisivo per la sua formazione è stato quello di intraprendere il dottorato di ricerca in storia contemporanea presso l’Università di Bologna, che oggi l’ha portato a studiare fino ad Harvard. «Quello che davvero conta - spiega Piffer al Quotidiano Meeting - è la disponibilità a scoprire le inclinazioni e le doti che ognuno di noi si trova addosso e a vigilare di fronte alle provocazioni della realtà. Poi, occorre andar dietro alle une e alle altre». Piffer ha pubblicato libri presso importanti editori, incentrando la propria ricerca sulla storia della resistenza italiana. Il suo ultimo libro “Porzus. Violenza e Resistenza sul confine orientale” è stato citato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della sua visita in provincia di Udine.
Mattia Sogaro studia Giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano e dal 2010 è presidente del Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu), organo di rappresentanza composto da giovani che collabora col Ministero. «Avevo deciso di candidarmi nel 2010 - spiega Mattia - alla luce di ciò che avevo scoperto inaspettatamente nei primi anni in ateneo, incontrando ragazzi appassionati a ciò che studiavano e docenti disposti a essere maestri per gli studenti. C’erano iniziative utili, come i corsi di “Esperimenti danteschi” o il seminario di diritto commerciale, nate dall’iniziativa di ragazzi o professori: volevo sostenere la passione qui intravista, per generare un bene che fosse per tutti». In questi mesi di presidenza del Cnsu le difficoltà non sono mancate. «Ma lo studio in università non è in contraddizione con la rappresentanza studentesca, anzi: ho scoperto che l’unica modalità per essere incidente al Cnsu e rap-
I libri di Piffer sono stati apprezzati per la trattazione approfondita e appassionata ma soprattutto per la capacità di analizzare la Resistenza al di là dei consueti schemi storiografici: «L’elemento fondamentale è l’amore appassionato alla verità che ho visto nei miei maestri. Non convincono le polemiche, ma confrontarsi sulle diverse ipotesi con i fatti che lo storico incontra. È necessario dare credito all’ipotesi iniziale, essendo disponibili a farsi smentire dalla realtà». Anche per Tommaso è stato fondamentale cogliere le tante sfide che la quotidianità propone incessantemente: «L’“imprevedibile istante” si è manifestato per me nel paragone tra le passioni che ho scoperto in me e l’esempio di professori che ho incontrato. Sono stato di fronte a ciò che stava accadendo grazie all’educazione che avevo ricevuto. L’Italia che produce talenti in fondo è l’Italia che sa educare alla disponibilità verso la realtà». L.M.
presentare veramente i giovani universitari è essere studente fino in fondo». Accade così di sorprendersi per alcuni eventi inaspettati. Come è accaduto qualche mese fa, quando in Consiglio si parlava di Tfa: «Insieme ai rappresentanti degli altri schieramenti eravamo di fronte a due strade: muoverci lungo posizioni politiche tradizionali, oppure discutere di ciò che era il cuore del Tirocinio Formativo Attivo: la libertà d’insegnamento. Il risultato sorprendente è stato la condivisione delle ragioni per cui il documento, poi approvato, doveva essere adottato dal Consiglio». Dopo due anni di presidenza, ora Mattia ha chiaro il senso del suo impegno nel Cnsu: «Lavorare da giovane per i giovani significa essere attenti a tutto ciò che succede. Ho a che fare con ragazzi di tutta Italia: ma tante volte capita che, per la difficoltà di un solo studente, s’intraprenda un dialogo costruttivo, utile poi per il bene di tutti». L.M.
IL SENSO RELIGIOSO 6 20 agosto
Dall’Egitto a Gesù Così l’uomo cerca l’Infinito Julien Ries spiega l’esperienza del sacro. Oggi l’incontro sull’ “homo religiosus” con Habukawa e Stefano Alberto Pubblichiamo alcuni stralci del libro “Le origini delle religioni” di Julien Ries. L’antropologo belga interverrà oggi alle ore 17 (in collegamento video) nell’incontro dal titolo “Homo religiosus”, insieme a don Stefano Alberto, docente di Teologia all’università Cattolica di Milano, e a Shodo Habukawa, abate del Muryoko-in Temple (B7).
JULIEN RIES Nell’intento di esprimere bene la totalità dell’uomo che vive l’esperienza del sacro, Eliade gli dà un nome: homo religiosus. Agli occhi di Eliade, quest’uomo «crede sempre nell’esistenza di una realtà assoluta, il sacro, che trascende questo mondo, ma che vi si manifesta e, per questo fatto, lo santifica e lo rende reale». Di conseguenza, homo religiosus ed esperienza del sacro sono inseparabili. Consideriamo questo homo religiosus quale lo conosciamo attraverso i fatti e i gesti della storia. Se analizziamo le sue pitture ritrovate in centinaia di grotte sinora scoperte, le sue migliaia di incisioni rupestri e i suoi disegni, se esaminiamo il suo comportamento riguardo ai defunti, se cerchiamo di interpretare i gesti delle sue mani levate verso la volta celeste, siamo obbligati a pensare a un’esperienza di relazione vissuta in maniera cosciente dall’uomo arcaico, a un comportamento relazionale con una Realtà misteriosa e ultraterrena. Identificato già attraverso le tracce culturali lasciate sin dai tempi preistorici, lungo migliaia di anni, egli ci dà conto di questa realtà attraverso un discorso pervenuto sino a noi grazie a dei segni e a dei simboli: è la scrittura mediante la quale egli consegna i suoi miti, le sue preghiere, i suoi riti e le sue credenze. Così i libri sacri dell’umanità costituiscono un prodigioso patrimonio che storici e altri specialisti tentano di analizzare per comprendere il discorso con cui l’homo religiosus e symbolicus ha tradotto la propria esperienza religiosa. (…) Il sacro non è un’invenzione degli storici delle religioni, ma è l’oggetto del loro studio. Le ricerche recenti dimostrano che è stato l’uomo delle grandi culture che ha creato la terminologia del sacro, allo scopo di esprimere un’esperienza scientifica di cui egli si dichiara testimone. L’analisi del suo discorso indica che egli ha avuto il sentimento della presenza di una potenza misteriosa ma efficace che determinava il suo comportamento. L’abbondante documentazione del vocabolario del sacro, come pure la convergenza dei suoi significati nelle diverse culture, costituiscono un dossier impressionante e illimitato. Sul Lapis niger scoperto a Roma nel 1899 e risalente alle origini romane, compare la parola sakros, un vocabolo che esprime un pensiero e un comportamento che si ritrovano in tutta l’area interessata dalle migrazioni indoeuropee. La radice sak- è all’origine delle formulazioni del sacro e forma il verbo latino sancire, che significa «conferire validità, realtà, far sì che qualcosa diventi reale». Dunque il sacro conduce alle basi del reale e interessa la struttura fondamen-
Nato nel 1920, Julien Ries (la foto è dell’edizione 2004 del Meeting) è un antropologo e storico delle religioni creato cardinale da Benedetto XVI. I suoi studi all’università di Lovanio (Belgio) si sono concentrati sull’essere umano in quanto “homo religiosus”. Ha donato una biblioteca da 8mila titoli all’università Cattolica di Milano
tale degli esseri e delle cose. Questa concezione si ritrova presso gli Ittiti, in India, in Iran e in Germania, e ha avuto uno sviluppo notevole nel pensiero greco. A Sumer il sacro si presenta come inseparabile dalla cosmogonia. Nel mondo babilonese e presso i Semiti dell’Ovest il sacro si trova sempre in un contesto religioso e implica l’accostarsi dell’uomo alla divinità, alla quale egli porta la propria offerta o consacra se stesso. In Egitto, fin dalle prime costruzioni, gli uomini hanno manifestato il desiderio di trascrivere il divino sulla pietra, contrapponendolo alla precarietà
delle cose di questo mondo: il sacro vi si manterrà sempre presente per la durata di 3.000 anni. Nelle tre grandi religioni monoteiste lo statuto del sacro cambia, dal momento che l’uomo si trova di fronte a un Dio unico, personale e trascendente, che non parla più per mezzo di oracoli ma che si rivela direttamente all’uomo ed esige la fede del suo fedele. Al sacro si accompagna la nozione di santità, che concerne il comportamento dell’uomo. Perciò l’esperienza del sacro subisce un profondo mutamento. Il sacro biblico non è
più il sacro cananeo, poiché Jahvè segna con la propria impronta la storia patriarcale, l’Esodo, l’Alleanza, il movimento profetico e anche il culto. Nell’islam, che è ad un tempo religione, cultura e comunità, il sacro trova la propria origine in Allah, la volontà del quale determina tutta la vita del musulmano. Il sacro cristiano è il sacro del Dio vivente reso presente grazie alla mediazione di Gesù Cristo. In questo sacro in regime messianico l’uomo entra nella via della salvezza, che conduce la creazione alla sua pienezza: sacro e santità sono inseparabili.
Mons. Lambiasi «Fame del Tutto» Messa e messaggio del Papa. Questi i due gesti con cui il popolo del Meeting ha voluto iniziare l’avventura 2012. Dopo la lettura di Emilia Guarnieri della lettera autografa di Benedetto XVI scritta per l’occasione, il vescovo di Rimini Francesco Lambiasi ha presieduto la celebrazione di fronte a più di 10mila persone. Con lui, dietro all’altare, Dodë Gjerji, vescovo di Prizen in Kosovo, Pier Giacomo Grampa, vescovo di Lugano, e Javier Prades López, rettore dell’università San Dámaso di Madrid. «Siamo mendicanti», ha detto il vescovo di Rimini nelle prime parole della sua omelia citando quanto detto da Giussani nel 1998 in piazza San Pietro: «Il vero protagonista della storia è il mendicante: Cristo mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo mendicante di Cristo». «Siamo mendicanti, ma non vagabondi e abbiamo fame, una fame struggente, infinita, di vita e di infinito. Ed è nel vangelo di oggi che ci viene indicato quale risposta il Creatore ha preparato per la nostra fame, una risposta che va contro ogni tentazione spiritualista». Il vescovo ha arricchito l’omelia citando il vangelo di Giovanni: «Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno». «Dio non dice: datemi, sacrificatevi per la mia causa, toglietevi il pane di bocca per me - ha sottolineato il Vescovo - ma dice: prendetemi, mangiatemi, bevetemi». «Siamo pellegrini - ha poi chiuso Lambiasi - invitati a mangiare il pane disceso dal cielo per diventare a nostra volta pane per la vita dei fratelli». B.C.
IL SENSO RELIGIOSO 7 20 agosto
«Senza i cristiani non ci sarà la Siria» Per Salman Shaikh (Brookings Institution), il regime di Damasco ha i giorni contati «Ma il paese deve restare un mosaico di culture, altrimenti sarà una tragedia» «La Siria è sempre stata un mosaico di culture, e che possa rimanerlo anche dopo il regime rappresenta la vera sfida», dice Salman Shaikh, direttore del centro studi della Brookings Institution a Doha, in Qatar. Oggi, alle ore 11.15 in Sala A3, interverrà all’incontro “Libertà religiosa: il principio e le sue conseguenze”. Grande esperto di questioni medio orientali, Shaikh è al centro delle tessiture per dare un’alternativa credibile al regime del presidente siriano, Bashar el Assad. Un lavorio febbrile, dal quale dipende il volto che potrà prendere la Siria, quando il conflitto che la dilania da oltre un anno e mezzo sarà finito. La convivenza pacifica tra cristiani, ebrei e musulmani potrebbe diventare un lontano ricordo. Molti temono che se prendessero il potere le frange più islamiste, per la fragile comunità cristiana potrebbe essere la fine. Quale è la posizione dei cristiani in questo mosaico così complicato? «I cristiani, come gli altri gruppi minoritari in Siria, sono terrorizzati e hanno paura a schierarsi con una parte o con l’altra. In questo momento mi sembrano divisi in due gruppi: il primo, più grande, che per ora rimane in silenzio, ma che probabilmente presto prenderà parte alla rivoluzione contro il regime. Il secondo, invece, molto più piccolo, appoggia ancora il regime, soprattutto perché teme che il peggioramento della situazione possa mettere in pericolo la sua stessa esistenza». Sono paure giustificate? «In Siria si stanno ponendo le basi per uno stato moderno. Il sistema precedente non era più sostenibile. I cristiani devono prendere parte al dibattito per un nuovo stato siriano, partecipare ai negoziati. Solo così potranno tutelare la loro posizione. La Siria è sempre stata un mosaico di culture, e la vera sfida è che possa rimanerlo anche dopo la caduta del regime». I cristiani saranno costretti a fuggire? «Sarebbe una vera tragedia. Credo che al momento non si possa prevedere il futuro della comunità cristiana, e so che vi sono gruppi che stanno lasciando il paese per le tragedie che vi stanno accadendo. Ma gli episodi di violenza contro i cristiani finora non sono stati molti. Vi sono stati anche episodi di solidarietà interreligiosa, come nel caso, accaduto di recente, in cui gli abitanti di alcuni villaggi cristiani hanno dato ospitalità e aiuto Monsignor Kaigama, arcivescovo di Jos e presidente dei vescovi nigeriani, è un fiume in piena. Teneva moltissimo a esserci al Meeting, tanto che quando ieri ha perso l’aereo da Londra ha chiesto qualsiasi volo disponibile, «perché a Rimini ci devo assolutamente andare. Anche seduto sul pavimento dell’aereo». Nell’ora e più di testimonianza, l’arcivescovo racconta della sua Nigeria, «gigante ferito, martoriato», e soprattutto di sé, di cosa significhi vivere la fede, il rapporto con l’infinito, in un paese dilaniato, in cui «mancano i diritti basilari, c’è una distribuzione iniqua della ricchezza, alcune parti del paese vogliono staccarsi e le aspirazioni della gente sono state trascurate per troppo tempo». Ad aggravare la situazione c’è la presenza del gruppo islamico fondamentalista Boko Haram, che dal gennaio di quest’anno ha fatto più di 800 vittime, la maggior parte delle quali cristiane. «Boko Haram è un invito alla guerra per
Salman Shaikh, direttore della sede di Doha (Qatar) del think tank americano Brookings Institution, esperto di Siria e di medio Oriente
a ribelli musulmani. Per questo credo che la maggioranza dei cristiani resterà». Ma la Siria, in questo momento, è un paese pericoloso per le minoranze cristiane? «Secondo me, ogni crisi porta con sé un’opportunità. Per i cristiani, adesso, è arrivato il momento di impegnarsi a costruire nuove relazioni e a intrecciare nuovi rapporti, per preparare quello che verrà dopo il regime. Rendere concreta quella che ora è solo un’opportunità è responsabilità anche delle gerarchie ecclesiastiche». Quanto durerà ancora la guerra civile? «A quello che vedo, siamo ad una svolta. Il regime di Assad aveva costruito uno stato dentro lo stato. Una coalizione trasversale di cui facevano
parte diverse realtà della società civile siriana (curdi, ebrei, sunniti, cristiani e parte dell’esercito) e che adesso lo stanno lentamente abbandonando». Il tempo per Assad è scaduto, quindi? «Il regime ha i giorni contati, ma è difficile dire quando accadrà. Il regime potrebbe cadere entro la fine dell’anno come nelle prossime settimane. Di certo, è un momento davvero pericoloso. Le forze lealiste, al comando di un circolo ristretto di potenti famiglie, hanno ancora a disposizione una potenza di fuoco impressionante, che permette loro di infierire ogni giorno contro la popolazione siriana ed i ribelli». Giovanni Zaccaroni
Carrón ringrazia Benedetto XVI JULIÁN CARRÓN Cari amici, che conforto mi ha invaso questa mattina, pensando a ciascuno di voi impegnati nella frenetica attività del Meeting, nel leggere il commovente messaggio autografo del Papa! Benedetto XVI ha compiuto ancora una volta un gesto pieno di tenerezza nei nostri confronti, indicandoci il punto fondamentale a cui guardare per non perdere la bussola in questa settimana piena di impegni: siamo «fatti per l’infinito». Avete in esso il calore e la luce per affrontarli. Che gratitudine sconfinata potersi guardare ogni mattina con la consapevolezza che «la grandezza e la dignità suprema dell’uomo» consistono nel rapporto con l’infinito, che quella sete che investe «ogni fibra della mia carne» e che nessun peccato può eliminare trova risposta nella «gioiosa scoperta di essere figli di Dio»! Solo con questa autocoscienza possiamo vivere «la vita come vocazione». E tutte le sfide che dovremo affrontare lungo le giornate (dal caldo del parcheggio o in cucina all’umile impegno delle pulizie fino a quelle più appariscenti sul palco) ci sono date proprio per incrementare questa autocoscienza. «Nulla allora è banale o insignificante nel cammino della vita e del mondo», ci ha ricordato il Papa. Anzi, «ogni cosa, ogni rapporto, ogni gioia, come anche ogni difficoltà, trova la sua ragione ultima nell’essere occasione di rapporto con l’Infinito, voce di Dio che continuamente ci chiama e ci invita ad alzare lo sguardo, a scoprire nell’adesione a Lui la realizzazione piena della nostra umanità». Mostriamoci amici gli uni agli altri, sostenendoci in questo cammino di purificazione da qualsiasi «falso infinito», per poter testimoniare a tutti quanti ci incontreranno durante questa settimana che cosa rende «la vita veramente libera e piena», che «il punto fondamentale, quindi, non è eliminare la dipendenza, che è costitutiva dell’uomo, ma indirizzarla verso Colui che solo può rendere veramente liberi». Grato della testimonianza che mi date con il vostro sacrificio per gridare a tutti la speranza che portiamo nella nostra fragilità, vi auguro un felice Meeting.
«Vivo la speranza di Gesù anche se ci ammazzano» Drammatico appello di monsignor Kaigama, capo dei vescovi in Nigeria: «Sarei venuto qui a ogni costo, pregate per il miracolo della pace» la Nigeria e getta il nord musulmano contro il sud cristiano», prosegue Kaigama, «i terroristi attaccano le chiese e seminano terrore tra gli innocenti. Vogliono distruggere la fede e non accettano di avere un cristiano come presidente della Nigeria. Penso che Boko Haram sia usata da leader politici per creare confusione e abbattere il governo». In un contesto del genere la presenza della Chiesa e, in particolare, l’opera di monsignor Kaigama è di un’originalità assoluta. «Da quando sono diventato vescovo, nel ’95, c’è stata una crisi do-
po l’altra. Passo giorni e notti nei villaggi per conoscere i problemi della gente. Devo fornire educazione, servizi sanitari, acqua potabile e tanto altro. A volte mi sento come un assistente sociale». Pace e amicizia sono le parole che ricorrono più spesso nel suo intervento. «Tante volte sono andato a mangiare da musulmani, e ho fatto anche amicizia. Pochi giorni fa ci hanno invitato alla moschea per festeggiare la fine del ramadan. Io ci sono andato ed è stato meraviglioso. Ma per questo sono stato accusato di non difendere la causa cristia-
na». Anche all’interno delle comunità cristiane non tutti concordano sulla strada indicata dal vescovo. «C’è stato un momento in cui sentivo di non farcela. Io parlo di pace e dialogo e mi sento da solo. È una lotta». Quando le chiese vengono bruciate, le proprietà distrutte, gli amici o i parenti uccisi, scatta una rabbia difficile da calmare. «Si arriva al punto in cui la gente è stanca. Gli attacchi hanno messo a dura prova la fede di molti, perché non è facile parlare di amore e perdono in queste condizioni. Vado a letto preoccu-
pato. Mi chiamano alla mattina e mi dicono che ci sono stati dei morti. A volte non ho appetito. Il governo non fa nulla e i militari non ci proteggono». Eppure, «anche se sono solo, anche se sono sottoposto ad attacchi, la grazia del Signore è sempre con me. Siamo stati attaccati e uccisi ma la speranza rimane». E diventa fattore di novità e costruzione. Ne sono esempio il centro di formazione di Jos, dove per due anni musulmani e cristiani studiano insieme, o il centro per la pace e il dialogo (nato «perché tutti venivano da me in continuazione per mediare tra gruppi religiosi ed etnici»). L’immagine che sceglie per salutarci è quella dell’abbraccio: «Voglio sottolineare questo concetto bellissimo di amicizia. Gesù è morto sulla croce a braccia aperte per abbracciare tutta l’umanità. Credo che attraverso le vostre preghiere si possano avverare dei miracoli, può finire la violenza e la Nigeria sopravviverà unita». Lorenzo Margiotta
LA MOSTRA 8
20 agosto
Tutto il buono (e il vero) del rock ’n roll La trasgressione esprime un grido di libertà che va oltre le apparenze. John Waters lo ha inseguito. E ce lo mostra
John Waters, vicedirettore dell’“Irish Times” e curatore della mostra “Tre accordi e il desiderio di verità. Rock ‘n roll come ricerca dell’infinito”
«All I’ve got, is a red guitar, three chords and the truth. The rest is up to you». Ho solo una chitarra, tre accordi e il desiderio di verità. Il resto sta a te. È Bono che canta “All along the watchtower” di Bob Dylan, in un live di 25 anni fa. Ma è anche ciò che serve per capire il rock e la mostra allestita in C5. Non aspettatevi una mostra sulla storia del rock, niente pettegolezzi e idolatrie, qui si va al cuore e bisogna essere disponibili a farsi guidare alla scoperta di un genere musicale che si pensa di conoscere bene. Il problema del rock è che dopo avere ascoltato certe canzoni, si resta «lì con la consapevolezza di certe domande ma per niente vicino alle risposte», come dice John Waters, il curatore della mostra. È quello che è successo a lui nel 1972. Aveva diciassette anni, passati ad ascoltare la musica folk irlandese, quando ascolta “Ride the white swan”, una semisconosciuta canzone dei T Rex e ci vede «di sfuggita una nuova prospettiva di libertà». Ed è proprio la sua esperienza il filo rosso della mostra. Ora è vicedirettore dell’Irish Times di Dublino, ma negli anni ha conosciuto personalmente molti degli artisti di cui racconta e gli altri li ha conosciuti grazie alle loro canzoni, che dopo quel primo incontro da ragazzo ha continuato ad avere nelle orecchie. Eppure c’è chi dice che il rock è pericoloso, la musica del diavolo. Non ultimo, proprio Benedetto XVI che qualche tempo fa ha detto che la musica rock, più che avvicinare i giovani alla verità, spesso li allontana. Una provocazione, per John Waters, come ha raccontato lui stesso ieri pomeriggio durante la presentazione della mostra: «Potrei anche essere d’accordo. Ma c’è un “ma”, e la mostra è questo “ma”. Spesso questa musica fa appello agli istinti più bassi dell’uomo, ma c’è più di quello che si vede. Il rock ’n roll a volte è il rumore narcisitico ed egocentrico che fa da sottofondo alla nostra vita, ma ha anche il compito di sussurrare il segreto del nostro cuore. Perché sotto l’eccentricità di lunghi
Gli U2, Springsteen, Bob Dylan o Leonard Cohen hanno capito che la loro musica non serve solo per intrattenere le masse, ma per metterci in contatto con l’infinito. Spesso noi abbiamo delle parole nel cuore, ma non sempre troviamo il modo di esprimerle. Sono parole che sembrano collassare nel silenzio. L’artista le rende diverse, le fa uscire». Il dialogo con Benedetto XVI però non è finito qui. Nel discorso al Bundestag di Berlino il Papa aveva parlato del bunker in cui ci rinchiudiamo quando ci fermiamo all’apparenza. «Il rock può aiutare ad uscirne - dice Waters - anzitutto perché descrive il mondo asfittico delle apparenze e ne fa prendere coscienza. A volte invece rischia di essere piegato a colonna sonora del bunker. Eppure esprime il cuore, il grido di chi non sopporta questa situazione. C’è un grido che attira i nostri figli in questa musica, un grido di cui possiamo fidarci. C’è una libertà che fa sperare. Nel rock c’è la fiamma del desiderio dell’uomo che viene tenuta viva dentro un guscio di apparenza e banalità. Non so se riuscirò a convincerne il Papa, ma che se ne parli per una settimana, con un dibattito leale, può essere interessante». Un dibattito che ricalchi quello che ha impegnato John Waters. «Da quando ho incontrato il carisma di don Giussani ho scoperto una cornice dentro cui rimettere in ordine tutta la mia esperienza. L’ho capita meglio, ed è cambiato anche il mio modo di ascoltare la musica rock, e questa mostra è frutto anche di questa rilettura». Una nuova esperienza, attraverso il rock. Come quando si sente una canzone pura, che risveglia. Lo ricorda l’ultimo pannello della mostra: succede che, grazie a una canzone di rock puro, «in tre minuti è racchiuso l’unico contraccolpo di te che hai avvertito in tutta la giornata. Ti lavi la faccia nel suono e torni a camminare per strada, un po’ meno spaventato di morire, ma, curiosamente, o forse no, un po’ più determinato a continuare a vivere». Pietro Bongiolatti
capelli biondi, delle borchie, delle creste e dei pantaloni di pelle, c’è un uomo, c’è una donna». Come nella canzone dei T Rex: c’era un grido, che è entrato in consonanza con il cuore di John Waters. Che non se l’è più potuto togliere di dosso. Allora bisogna andare al nocciolo della faccenda, vedere cos’è questo grido e come ci hanno fatto i conti i musicisti che hanno fatto la storia del rock. Per farlo però bisogna scendere dal palco allestito nella prima sala, spegnere le luci e la musica e entrare nel backstage. Lì sono messi a nudo tutti i più grandi, da Richard Johnson ai Coldplay, da Janis Joplin agli U2, con una delicatezza e una passione che rompono «le maschere imposte dallo show business, dietro cui si nasconde la purezza dell’intenzione», ha spiegato Waters. Non è un’impresa facile, in un ambiente dove l’apparenza conta. Eppure c’è un metodo che Waters ha seguito per tutta la sua vita: «Tutti cerchiamo il nuovo perché cerchiamo il vero, e quando lo scopriamo cogliamo una vibrazione, per questo andiamo contro i cliché, come Patti Smith, i Velvet Underground e Jimi Hendrix. Sono “i ribelli”, quelli che non riuscivano ad esprimere se stessi seguendo il modo tradizionale e ne hanno cercato un altro, più genuino». O come Amy Winehouse: «Era come il filamento di tungsteno della lampadina. Era fragile, ma ci illuminava perché sul palco rappresentava il grido di tutti noi. Io credo sia morta del suo desiderio incompreso, è morta per la sua genialità, per la sua dote» ha raccontato John Waters. Sembra il messaggio che il Papa ha inviato al Meeting: «Non è forse una condanna questo anelito verso l’infinito che l’uomo avverte senza mai poterlo soddisfare totalmente?». «Lo può essere» ha risposto John Waters - «Questo genio può essere sostenuto e ci sono artisti che riescono a sopportare la prigionia dorata a cui sono costretti, ma solo perché entrano nella dimensione spirituale di quello che cantano.
Amy Winehouse. Sopra, Bono Vox
John’s playlist 1- Gloria U2 2- Roll away your stone Mumford & Sons 3- And I wake up alone Amy Winehouse 4- Cyprus Avenue Van Morrison 5- Wish you were here Pink Floyd 6- Sweet Jane Velvet Underground 7- Cool Water Hanck Williams 8- The show must go on Queen 9- Bird on the wire Leonard Cohen 10 Red river shore Bob Dylan
La poetessa Rosalia de Castro autrice del testo di “Negra Sombra”. Il brano proposto in Fiera è interpretato da Manoli Ramirez de Arellano
Arriva dalla Galizia dell’800 la colonna sonora del Meeting “Negra sombra” è il brano che apre e chiude le giornate in Fiera La mattina quando si entra e la sera quando si esce... è sempre la stessa musica. Quest’anno ad accompagnarci in fiera sono le note di “Negra sombra”, una canzone galiziana interpretata da Manoli Ramirez de Arellano, membro del prestigioso ensemble vocale-strumentale spagnolo "Psalterium". Le origini del brano sono antiche. Il testo è una poesia ottocentesca di Rosalia de Castro, poetessa e scrittrice spagnola di lingua e nazionalità galiziana, esponente del movimento romantico della Galizia conosciuto come “Rexurdimento”.
Fu scritto dalla de Castro dopo la morte di due dei suoi sette bambini, Adrian e Valentina, appena nati. Nel 1890-92 Juan Montes Capón compose l’adattamento musicale e così “Negra sombra” divenne una delle più belle ballate del repertorio galiziano, con testo e musica perfettamente armonizzati. Negli anni ’90 è stata eseguita anche da Luz Casal, cantante spagnola di fama mondiale. Un testo impegnativo, che combina nostalgia, malinconia e un filo di tristezza (tipiche della saudade). Un testo che va subito al cuore del
titolo del Meeting e che recita così: «Quando penso che tu sia fuggito, la tua ombra scura mi sorprende e ritorni ai piedi del mio capezzale cogliendomi di sorpresa. Quando immagino che tu te ne sia andato, ti mostri nel sole stesso, sei la stella che brilla, il vento che fischia. Se cantano sei tu che canti, se piangono sei tu che piangi, sei il fremito del fiume, sei la notte e l’aurora. Tu sei in tutto e sei tutto per me. In me dimori. Non lasciarmi mai, ombra che sempre mi sorprendi». Si potrebbe fare un’analisi linguistica, un commento erudito al
testo, un temino sulle emozioni e sensazioni che proviamo quando sentiamo queste parole risuonare tra i padiglioni. Certo, si potrebbe fare ma non è questa la chiave di lettura più adeguata. La cosa migliore è la più semplice: ascoltare, ascoltare, ascoltare e poi lasciarsi colpire. Non importa se queste parole ora sono familiari o no, non importa se non ci avevamo mai pensato, non importa se non abbiamo la voce per cantarle
perfettamente. L’augurio è che, da quando si varca la soglia del Meeting sino all’ultima ora di visita o di lavoro, ci sia almeno il desiderio di poter dire sinceramente queste parole. In modo che alla fine diventino nostre, aiutandoci a compiere il passo offertoci dal titolo del Meeting. Come? Facendo quello che ciascuno deve fare: dal pulire i padiglioni allo sbobinare i tg, dal servire ai tavoli allo spiegare una mostra. Quindi, aprite le orecchie. E pazienza se la voce è quella che è. Maria Valentini
UOMINI E FEDE 9
20 agosto Giacomo Biffi, 84 anni, arcivescovo emerito di Bologna. È stato creato cardinale da Giovanni Paolo II nel 1985
Pubblichiamo stralci dal libro “La fortuna di appartenergli” (ESD, 16 pagine, 1 euro) del cardinal Giacomo Biffi, presentato ieri al Meeting GIACOMO BIFFI
«Vi do una notizia: ci è andata di lusso» Il cardinal Biffi scrive ai credenti: «AppartenerGli è una grande fortuna» E cita Sant’Ambrogio: chi rifiuta il vero Padrone se ne ritrova molti di più dice il Concilio Vaticano II – proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione» (Gaudium et spes 22). Così veniamo a sapere – e nessuna notizia è per noi più interessante e risolutiva di questa – che siamo stati chiamati ad esistere non da una casualità a-
nonima e cieca, ma da un progetto sapiente e benevolo. Veniamo a sapere che l’uomo non è un viandante smarrito che ignora donde venga e dove vada né perché mai si sia posto in viaggio, ma un pellegrino motivato, in cammino verso il Regno di Dio (che è diventato anche suo) e verso una vita senza fine.
I M P O R TA N T I O B I E T T I V I T E R A P E U T I C I .
Il dilemma tra l’essere increduli e l’essere credenti è in realtà il dilemma tra il ritenersi collocati entro un guazzabuglio insensato e il conoscere di essere parte di un organico e rasserenante disegno d’amore. L’alternativa, a ben considerare, sta fra un assurdo che ci vanifica e un mistero che ci trascende; alternativa che e-
Superando gli attuali standard terapeutici. Stiamo sviluppando nuovi farmaci di maggiore efficacia, migliore profilo di resistenza, migliore indice di sicurezza e con schemi di dosaggio più semplici. Grazie ad ogni progresso nelle terapie, cerchiamo di migliorare significativamente la cura del paziente e la vita umana. Combattiamo patologie gravi. In Gilead applichiamo il meglio della scienza biofarmaceutica per creare medicinali innovativi che portino nuove speranze nella lotta contro l'HIV/AIDS, patologie del fegato e gravi patologie cardiovascolari e respiratorie.
F A R M A C I I N N O V AT I V I .
© 2009 Gilead Sciences, Inc.
CURE M IGLIORI.
Dep. AIFA in data 08.03.10
Vi do una notizia un po’ riservata. Vi rivelo un segreto; ma, mi raccomando, resti tra noi. La notizia è questa: grande è la fortuna di noi credenti. Grande è la fortuna di chi è «cristiano»; cioè appartiene, sa di appartenere, vuole appartenere a Cristo. Grande è la fortuna dei credenti in Cristo. Però non andate a dirlo agli altri: non la capirebbero. E potrebbero anche aversela a male: potrebbero magari scambiare per presunzione il nostro buon umore per la felice consapevolezza di quello che siamo; potrebbero addirittura giudicare arroganza la nostra riconoscenza verso Dio Padre che ci ha colmati di regali. Facendoci conoscere il Padre, Gesù ci porta anche alla miglior comprensione di noi stessi: ci fa conoscere chi siamo in realtà, quale sia lo scopo del nostro penare sulla terra, quale ultima sorte ci attenda. «Cristo –
sistenzialmente diventa quella tra un fatale avvio alla disperazione e una vocazione alla speranza. (…) Quando nella messa proclamiamo gioiosamente: «Tu solo il Signore, Gesù Cristo!», noi notifichiamo a tutti quale sia la fonte della nostra libertà: prima della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (Onu, 10 dicembre 1948), prima della Costituzione della Repubblica italiana (22 dicembre 1947), la fonte della nostra libertà è la signoria del Risorto. La nostra vera e sostanziale liberazione non ci è stata procurata da altri: è una proprietà che ci viene, prima che da qualsivoglia autorità umana, dal nostro battesimo. Quasi a ogni tornante della storia compaiono uomini che sciaguratamente mirano a farsi padroni di uomini, magari perfino invadendo e condizionando il loro mondo interiore. Coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano e in più vogliono farsi chiamare benefattori (cf. Mc 10,42 e Lc 22,25), ha detto Gesù con qualche ironia. Ebbene, il semplice fedele - anche quando non fosse un eroe, anche quando nella sua debolezza fosse costretto a piegarsi esternamente alla prepotenza - resterà sempre un «liberto di Cristo», cioè un uomo che è stato riscattato dal Figlio di Dio e che nessuno può ricondurre in servitù. Invece «quanti padroni finiscono con l’avere quelli che rifiutano l’unico vero Padrone!», nota più di una volta sant’Ambrogio con straordinaria acutezza (es. Extra coll. Ep. 14,96).
DOSTOEVSKIJ 10
DOSTOEVSKIJ 11
20 agosto
20 agosto
Se Dostoevskij «diventa» Gesù
Delitto, castigo e grande teatro
Oggi viene presentata la mostra-evento curata da Tat’jana Kasatkina che racconta la «trasfigurazione» tra il genio russo e la figura di Cristo
Stasera e domani al “Novelli” di Rimini la compagnia di liceali bergamaschi “La Traccia” mette in scena il capolavoro del grande russo. Parla il regista
Un volto che traspare in un altro volto, lo sguardo di Cristo in quello di Dostoevskij. Questa è la prima, sorprendente immagine che apre la mostra “È Cristo che vive in te” (allestita in piazza B5 e che sarà presentata oggi alle ore 15 in sala A3) curata da Tat’jana Kasatkina: non un percorso per eruditi ma un viaggio nell’esperienza stessa dell’autore russo, l’immedesimazione con il suo modo cristiano di guardare la realtà. In tutte le sue opere, infatti, Dostoevskij tratteggia immagini bipolari, personaggi e scene della vita di tutti i giorni che introducono al senso profondo delle cose, che rimandano a episodi evangelici e rivelano la vera natura dell’uomo. Nei suoi romanzi come nella sua vita emerge l’unità tra l’icona e il quadro, tra la cultura occidentale e quella orientale. Da un lato l’uomo con tutto il suo desiderio e il suo limite che si pone in preghiera di fronte al Miste-
«L’uomo deve tornare a riconoscersi creatura, dipendente da Dio. Al riconoscimento di questa dipendenza è legata la possibilità di una vita veramente libera e piena». Le parole con cui il Santo Padre ha salutato l’inizio del XXXIII Meeting sintetizzano la parabola della vita di Raskol’nikov, uno dei protagonisti di “Delitto e castigo” di Dostoevskij che verrà messo in scena stasera e domani alle 21.30 al teatro Novelli di Rimini dalla compagnia teatrale de La Traccia di Bergamo. Gli studenti del Liceo scientifico, linguistico e artistico “La Traccia”, guidati dai registi Roberto Rossi, Stefano Mascetti e Stefano Nembrini, incontreranno il pubblico per la nona e decima volta dopo le precedenti messe in scena a Bergamo, in Siberia e a Mosca: nella capitale sono stati invitati dalla professoressa Tatjana Kasatkina, innamoratasi da una fotografia dello spettacolo. Ad apertura di sipario gli spettatori si troveranno di fronte una gabbia. È quella della mente di Raskol’nikov: l’affollarsi dei suoi pensieri, la sua convinzione di potere tutto, l’essere disposto a tutto pur di affermare se stesso. «Lo spazio scenografico diviso in nove - racconta Roberto Rossi - riflette la persona di Raskol’nikov: un uomo, come dice il nome, diviso, che si sposta continuamente da un luogo all’altro e ogni volta cerca di essere una persona diversa». Questa
ro, dall’altro il divino stesso che si rivela e muove il primo passo verso il bisogno umano. Il punto d’incontro è l’incarnazione di Cristo, e l’atteggiamento più ragionevole è quello di Maria, quello della completa offerta di sé. Per ogni persona, infatti, si pone il problema di come usare la propria libertà: si può cooperare con Dio e diventare strumenti di salvezza oppure rifiutare questa possibilità e preferire l’inferno, l’alternativa è netta. Come dice lo stesso Dostoevskij nei Taccuini per “I fratelli Karamazov”: «La vita è un paradiso, le chiavi le abbiamo noi». È l’esperienza di Raskol’nikov, il giovane protagonista di “Delitto e Castigo”, diviso tra il nichilismo e la conversione. Il padre gli lascia i soldi della pensione e un orologio su cui è raffigurato il mondo. Per lui si apre la possibilità di far fiorire la realtà, di diventare come Cristo. E infatti quando amministra be-
ne il denaro dei genitori, quando aiuta le persone in difficoltà, non soltanto le cose vanno bene ma addirittura i soldi non mancano mai. Invece, non appena inizia a fare calcoli e pretende di gestire la sua vita autonomamente si rovina con le proprie mani e finisce per uccidere l’usuraia che aveva in pegno tutti i suoi averi. È lui il segno del rifiuto di fronte all’iniziativa di Dio, anziché «diventare come il sole» la sua vita diventa color giallo sporco, come la tappezzeria della sua camera. L’uomo è come una porta, può lasciare apparire se stesso e Cristo attraverso la propria vera natura, oppure no. Il rifiuto di Raskol’nikov si infrange soltanto di fronte all’amore di Sonja. Ma Dio non si stanca di bussare alla vita di ognuno; come emerge dal percorso della mostra, con il fango del nostro male possiamo sotterrare solo parzialmente l’immagine divina che è in noi. Cristo riemerge dall’interno della nostra umanità attraverso il desiderio, e spetta alla nostra libertà decidere di aprire. La luce viene dalla grazia ma anche dal cuore dell’uo-
Nel tondo, Tat’jana Kasatkina. Qui sopra, un momento dello spettacolo ispirato a “Delitto e castigo”, in scena stasera e domani al teatro Novelli
mo che può diventare porta per il paradiso. Di questo dramma umano è testimone lo stesso autore al centro dell’esposizione, che alla luce della sua esperienza di fede si domanda cosa aiuti l’uomo a realizzare Cristo in sé. Un esempio di questo è il suo atteggiamento di fronte al caso di Katerina Prokof’eva Kornilova, una giovane madre che in preda ai turbamenti della gravidanza aveva buttato dalla finestra la figliastra. Lo scrittore interviene tramite Masljannikov, addetto a riesaminare gli atti del processo, e nel farlo è cosciente di come quel che sta facendo sia in continuità con il racconto evangelico. Dostoevskij scrisse così all’amico: «A Geru-
salemme c’era una piscina, Betzaetà, la cui acqua aveva il potere di curare ma solo quando veniva mossa da un angelo. Un malato si era lamentato con Cristo perché non c’era la persona che potesse immergerlo nell’acqua. A giudicare da questa lettera, per il nostro malato questa persona vuole essere lei: non lasci passare il momento in cui l’acqua si agiterà. Vi ricompenserà Dio». Allo stesso modo il gruppo di amici, italiani e russi che ha realizzato la mostra, domanda: cosa rende possibile una conoscenza nuova della realtà? Solo la contemporaneità di Cristo e un uomo onesto col proprio desiderio. Giovanni Naccarella
Il regista Roberto Rossi
presunzione lo porterà a vivere nella menzogna, nella totale assenza di legami, fino a uccidere due persone. «A un certo punto - prosegue il regista - la gabbia si spacca: la scena guadagna uno spazio che è infinito. Raskol’nikov inizia a vivere un rapporto, una dipendenza, e guadagna uno spazio infinito. Prima era indipendente dai rapporti ma viveva prigioniero: pensieri e peccati lo tenevano in gabbia, ora tutto si è spalancato». Cosa è successo? Cosa ha avuto la forza di spaccare la gabbia della menzogna in cui quest’uomo aveva trascorso la vita intera? Raskol’nikov ha incontrato qualcuno disposto ad abbracciarlo e perdonarlo, Sonja. «La provocazione più forte del romanzo - continua Rossi - è il tema della misericordia come unica possibilità attraverso cui l’umano può essere guardato». Quando Raskol’nikov incontra i Marmeladov si accorge che si tratta di una famiglia di disgraziati (il padre ubriacone chiede alla figlia Sonja, prostituitasi per mantenere la famiglia, i soldi del suo lavoro) ma poggiano l’ipotesi della loro vita su altro. Pian piano il protagonista entra in rapporto con Sonja e si accorge di essere guardato da lei come uomo, amabile per ciò che è. Inizia a intuire che può essere unito, che può finire la sua vita camaleontica e aprirsi alla verità. Con Sonja può rivelare tutta la verità di sé, perché lei è disposta a per-
donarlo. La donna sarà l’unica a cui Raskol’nikov rivelerà il delitto e, dopo averlo spinto alla confessione, a incoraggiarlo a consegnarsi alla polizia. Il romanzo si conclude con la prigionia dell’uomo in Siberia e la promessa di Sonja di restare con lui per sempre. «Questo ci fa capire che la vita non è anzitutto un problema di amore o di felicità» conclude il regista «ma di avere qualcuno che vuole stare con te così. Tutti i protagonisti del romanzo sono segnati dall’esperienza del male, del peccato come scelta, ma Dostoevskij non li schiaccia sotto un giudizio moralistico, anzi, “tifa” per loro, e gli spettatori si trovano a fare lo stesso. E questa “liberazione” è possibile anche per noi. L’autore non riduce l’uomo al male che compie, ma lo guarda come Sonja, condannata al male ma che pure perdona chi le fa il male. La sua fede non è una solitudine eroica, ma un abbandono a qualcosa di più grande». Quando Raskol’nikov la ascolta leggere il Vangelo su Lazzaro capisce che lei non è un’eroina senza tempo, ma che ha qualcuno su cui poggiare che ha sconfitto il peggiore dei mali: la morte. Lazzaro è la metafora di Raskol’nikov, il marciume di un corpo morto è il peccato che lo attanaglia. Cristo ha fatto rivivere quel corpo, e può fare lo stesso con Raskol’nikov, e con noi. Laura Bertoli
VITA DA MEETING 12 20 agosto
In alto, incontro tra due spicciolatori e, a destra, contatrici in azione. Concentrazione e capacità di cogliere le sfumature del parlato sono le doti più importanti di un buon sbobinatore (nella foto in basso)
La cassa piange? Ecco lo spicciolatore Cura i rifornimenti di monetine. È il più segreto dei “mestieri nascosti” Ma forse non è il più strano. Perché il pollicino e il contatore lo battono Non li vedete. Non li avete mai sentiti nominare. Ma ci sono. Sono strambi e discreti, indispensabili e delicati. Ecco a voi (alcuni) “mestieri nascosti” del Meeting. IL POLLICINO Non è solo fuori dalla Fiera. È lontanissimo. Il suo compito? Indicare il percorso durante le manifestazioni sportive. Il pollicino spesso opera sulle colline romagnole per agevolare le gare di ciclismo, triathlon e corsa campestre. LO SBOBINATORE Dal sole delle colline all’ombra degli uffici. Non c’è conferenza, frase, parola, battuta pronunciata al Meeting che non
sia trascritta dagli sbobinatori. Cuffie alle orecchie, tastiera alla mano e programma di scrittura aperto sul monitor, per qualcuno assomigliano sinistramente agli inquietanti “ascoltatori” del film “Le vite degli altri”. Ma le parole che lo sbobinatore deve trascrivere sono pubbliche e il paragone non regge. IL CONTATORE L’Enel non c’entra. Il contatore è un rilevatore delle presenze alle mostre e agli eventi. Da lui dipendono dati indispensabili per progettare il Meeting. IL SORVEGLIANTE Anche qui, la denominazione potrebbe inquietare. In realtà, il sorvegliante
sorveglia, sì, ma solo per far sì che tutto funzioni e che il Meeting sia davvero un luogo accogliente. «Proprio oggi, una signora si è sentita male. Eravamo presenti e abbiamo chiamato tempestivamente i soccorsi». LO SPICCIOLATORE State pagando una minerale con 50 euro? Se il cassiere sorride è perché è stato appena rifornito dallo spicciolatore. Che si aggira per i padiglioni con un sacchetto di monete per non lasciare a secco le casse degli stand. È il mestiere più nascosto. Ed è meglio che resti tale... Alberto Castagna
IL TOUR ENEL 5.0 ARRIVA A RIMINI. 50 ANNI DI STORIA, UN VIAGGIO NELLA DIREZIONE DELL’ENERGIA.
50 ANNI DI ENERGIA, MILIONI DI ATTIMI INSIEME. NON PERDERTI IL PROSSIMO. Il tour Enel 5.0 sarà anche a: Firenze, Milano, Genova, Catania e Roma.
enelcinquepuntozero.it
VITA DA MEETING 13 20 agosto
Fuga per il Meeting a 14 anni Francesca è arrivata dal Canada per fare la volontaria all’International Point. Ma vista l’età ha dovuto farsi accompagnare. Cattolica la mamma, protestante il papà: «L’amicizia tra i popoli noi la facciamo in casa» È piccola, ma ha le idee chiare. Francesca, 14 anni, mi stende all’inizio dell’inizio dell’intervista con un paio di affermazioni che tanti con il doppio dei suoi anni non riuscirebbero a fare. «So che da grande voglio essere me stessa» e «voglio seguire Don Giussani perché in Cl sto facendo l’incontro con Cristo e questa è la cosa più importante della mia vita». Calma e tranquilla, la potete incontrare all’International Meeting Point, dove fa la volontaria insieme a sua mamma, Emanuela, che deve accompagnarla sempre vista l’età della recordgirl del Meeting 2012. Il nome italiano potrebbe ingannare, ma i suoi occhi azzurri e i lineamenti fini svelano le sue origini. Francesca è nata in Canada, a Ottawa, da papà Whitney, protestante e di origini olandesi, e da mamma italiana, cattolica e del movimento, che da Milano è volata in Canada per fare il medico neonatologo: «Noi viviamo il Meeting in casa!» sorridono entrambe, mentre raccontano la storia che le ha portate a Rimini. «Sono rimasta in Canada perché lì ho incontrato mio marito – spiega Emanuela – e per lui è subito stato chiaro quanto fosse importante per me l’appartenenza al movimento. Ci siamo sposati in Italia, nella chiesa di Sant’Egidio in Fontanella, nella bergamasca, che è stata costruita appena prima dello scisma di Lutero. Questo per noi è il simbolo che l’unità si può vivere anche se non nasce dalla stessa radice». Proprio il papà è fondamentale per portare Francesca ad essere la più giovane volontaria dell’edizione di quest’anno. In Canada, nella scuola che a settembre ospiterà Francesca, sono obbligatorie 120 ore di volontariato all’anno e 40 di queste devono essere fatte d’estate. Whitney pensa immediatamente al
Federlegno anti-crisi
Francesca, 14 anni, ha iniziato a frequentare Gioventù studentesca a Ottawa
Meeting di Rimini come a una possibilità per la figlia e la propone al direttore della scuola, implicandosi personalmente per spiegare il significato di questa manifestazione. «Mio marito aveva visitato anni fa il Meeting, che evidentemente ha lavorato anche nel cuore di una persona che non appartiene a questa storia», dice. «Sono venuta al Meeting perché ero incuriosita – racconta Francesca – in Canada ho iniziato a frequentare Gioventù Studentesca
a Ottawa insieme ad altri 5 amici e volevo vedere se l’amicizia si può trovare in tutto il mondo. Quest’estate ho passato le vacanze in Italia». Prima una settimana sulle Dolomiti con i ragazzi delle medie di Bologna e poi due settimane a Varigotti al mare. «Voglio seguire i passi di don Giussani e quindi sono andata a Varigotti nei luoghi a lui cari». Le tracce l’hanno portata a Rimini: «È incredibile vedere così tanta gente che mi accoglie come se
fossimo già amici da tempo. Vedere uomini mossi dallo stesso desiderio è un miracolo». Nello sguardo della madre, la certezza che il “compromesso” familiare non è una resa per nessuno: «Andando a fondo del proprio desiderio una soluzione si trova sempre», spiega. E se la natura dell’uomo è rapporto con l’infinito, la soluzione non dev’essere poi tanto male. Benedetta Consonni
FederlegnoArredo torna al Meeting riproponendo le conversazioni imprenditoriali: incontri informali con alcuni dei più importanti capitani d’industria del settore legno-arredo. Al centro di questi incontri, l’esperienza di uomini in lotta e che soprattutto negli ultimi quattro anni hanno dovuto ripensare profondamente la propria attività, per continuare a essere protagonisti sul mercato. Al tema della crisi è stato dedicato ieri il primo dei 12 appuntamenti che quest’anno animeranno lo stand di FederlegnoArredo: «L’uomo di fronte alla crisi: l'insopprimibile bisogno di ricominciare»: a partire da questo titolo, il moderatore Pietro Bazzoni, direttore esecutivo di Officine Italiane Innovazione, ha introdotto gli interventi dei tre protagonisti, Mauro Mastrototaro, titolare della F.lli Mastrototaro & Co. di Bisceglie (BA), Mario Formica, titolare dell'azienda riminese di allestimenti Alfad e Massimo Cianci, responsabile produzione di Holzbau Sud. Oggi secondo e terzo appuntamento con le conversazioni imprenditoriali di FederlegnoArredo (padiglione B5, stand 04): alle ore 12.30 “Formazione professionale: le imprese tornano protagoniste dell'educazione”. Nel pomeriggio, a partire dalle 16, a tema creatività e la genialità.
Attenti ai padiglioni della Fiera: sono pieni di argentini Sono i tre moschettieri delle pulizie del Meeting. Tutti per uno e uno per tutti. Altrimenti quando non capisci una parola di quello che senti intorno è davvero dura. Per fortuna che ci sono i loro compagni di lavoro, che stanno diventando amici e che aiutano nella traduzione. I fratelli Maria Paula Toledo e Lucas Jeremias Toledo Vinas, insieme al loro amico Franco David Zulàn, sono venuti dall’Argentina per vivere il Meeting come volontari. Mentre alcuni loro connazionali spiegano la mostra sull’indipendenza dell’America Ispanica, loro hanno inforcato scopa e paletta e si sono uniti all’esercito che ogni giorno tiene pulita la fiera, dove transitano migliaia di persone. Franco e Paula hanno diciannove anni, studiano rispettivamente astronomia e geologia, mentre Lucas a 22 anni sta già sognando di diventare uno psicologo. Tutti e tre studiano all’università di Cordoba e hanno incontrato il movimento di Cl attraverso i loro genitori. «Inizialmente non davo importanza al movimento perché c’ero dentro da quando sono nata . – racconta Paula –
Paula e gli altri: sono arrivati dalla città di Cordoba. In tutto sono circa 20 i volontari argentini a questa edizione del Meeting
Quando sono andata all’università mi sono resa conto di avere bisogno di una Presenza
più grande nella vita. Attraverso lo studio ho avuto occasione di farmi delle domande.
Ad esempio quando guardo i minerali al microscopio e vedo che sono perfetti, questo mi rimanda a chi li ha fatti». Lucas sabato 18 agosto ha partecipato all’incontro dei volontari del Meeting tenuto da don Stefano Alberto. «Mi è piaciuto quello che ha detto quel sacerdote, ovvero che il Meeting è l’occasione di condividere tutto. Grazie agli amici del Meeting riesci a stare all’altezza delle tue esigenze. Mi hanno raccontato che al Meeting si lavora in modo diverso e ora lo voglio verificare». Franco, un po’ più timido, alla fine riesce a dire perché lo ha affascinato il movimento: «Sono nato in un piccolo paese con una mentalità chiusa. Mi attrae il modo in cui si guardano le cose in Cl». Be.Con.
il portale pubblico per cercare e offrire lavoro basta un clic www.cliclavoro.gov.it
il portale pubblico per cercare e offrire lavoro basta un clic www.cliclavoro.gov.it
VITA DA MEETING 15 20 agosto Quelle di basket e calcio a 5 sono le competizioni più gettonate nel primo giorno di Meeting. Nei prossimi giorni via al tennis da tavolo e beach volley. Spazio anche al rugby, «tra gli sport che più favoriscono dice Silvano Fonti, responsabile dello Sport al Meeting - la possibilità di apprendere il valore di essere parte di una squadra. Proponiamo una bellezza del gioco attraente per la vita di tutti» Impegnatissimi anche i più giovani nell’appassionante gioco degli scacchi giganti
Gare di corsa e altre pratiche sportive vedono protagonisti i bambini. «Per loro - spiega ancora Fonti - il Meeting è qui, così come per i loro genitori è rappresentato dagli incontri e dalle mostre»
«La crisi si batte così» Quindici aziende del settore agroalimentare capaci di reggere l’urto della crisi. Le loro storie - raccolte in una mostra curata dalla Compagnia delle Opere nel padiglione C1 - sono sintetizzate da alcuni prodotti in esposizione, corredati da un’immagine dell’azienda e da un commento a firma di chi la conduce. Mestiere, amicizia e buona volontà sono le ricette che ricorrono con più frequenza nel racconto degli imprenditori in esposizione. Si va dal Caseificio Eredi Carioni («l’azienda, unita, continua a crescere») alla Coccodì (leader nel settore uova, 50 anni di storia e di continui investimenti); da Tre Monti (tre imprenditori che fondono in un’unica società le rispettive reti commerciali) al Molino Benini («Abbiamo proposto ai nostri operai di vendere farina: + 30% di fatturato»); dai Mastri Birrai Umbri a Pascucci Vivai; da QualiToscana a Witamine Vending. A raccontare la mostra ai visitatori sono gli stessi 15 imprenditori che hanno contribuito a realizzarla. c.gua.
Anche fare a botte è occasione educativa Calcetto, triathlon, rugby e pure judo: tutti gli eventi sportivi dentro e fuori la Fiera. Quest’anno anche una pista di atletica lunga 80 metri «Lo sport è protagonista al Meeting perché il Meeting affronta tutti gli aspetti della realtà». A parlare è Silvano Fonti detto “Pidru”, responsabile dello Sport al Meeting. Sì, perché qui a Rimini non ci sono solamente mostre, incontri, fast food e spettacoli, ma anche tanto tanto sport. Dal triathlon al beach volley, dallo yo-yo al calcetto per arrivare al judo e agli scacchi, lo sport è una componente importante del programma che il Meeting offre ai visitatori. Una componente che tuttavia spesso passa in secondo piano, messa in ombra da personaggi ed eventi di grande caratura che riempiono le platee, tanto che pure gli aficionados di lunga data del Meeting sovente si dimenticano della sua esistenza. Ma se lo sport viene proposto non è per riempire spazi o per dare un’immagine di maggior completezza al programma, bensì, come spiega Fonti, perché «riteniamo che anche lo sport faccia parte della realtà a pieno titolo. Lo sport è veicolo educativo e culturale fondamentale soprattutto per i ragazzi, poiché li educa ai valori veri come l’amicizia, la solidarietà e l’unità». Il leitmotiv «lo sport come veicolo di valori», di cui spesso si abusa a più livelli, al Meeting assume una forma concreta, e proprio Fonti lo illustra attraverso un esempio: «Come ogni anno tra gli sport che proponiamo vi è anche il rugby che, se praticato, insegna in modo chiaro e inequivocabile valori come l’amicizia e la solidarietà. Perché parlo del rugby? Perché i ragazzi giocando a rugby sono educati a vivere il proprio talento in modo non egoistico, imparano che il protagonista del gioco è la squadra e che essi sono un valore di quella squadra».
L’importanza dello sport, però, ci tiene a sottolineare Fonti, non si ferma in Fiera: eventi come il triathlon e la “pedalata ecologica” sono infatti anche «occasione di incontro tra il Meeting e i riminesi, tra la realtà del posto e quella che si vive in fiera». Se lo sport è tra i protagonisti del Meeting lo si deve, oltre al prezioso contributo finanziario di Lottomatica, in particolare all’iniziativa di Cdo Sport e Csi, che coadiuvati da diversi volontari permettono la realizzazione del Padiglione “Gioco del Lotto – Sport Village”. Alessandro, studente di scienze motorie, veterano tra i volontari essendo il quarto anno che segue i ragazzi nelle attività sportive proposte, racconta di come per molti ragazzi il Meeting consista in un torneo di calcio o in una partita di beach volley. «In questo padiglione i ragazzi vivono il Meeting esattamente come i loro genitori che seguono l’incontro di Monti o visitano una mostra. Per loro il Meeting è qui, come per quel ragazzo disabile che lo scorso anno ha giocato a basket segnando pure un canestro: per lui il Meeting è stato quel canestro! Ed è un’esperienza affascinante per noi volontari perché i ragazzi già per se stessi si divertono facendo sport, ma se aiuti loro a condividerlo con altri coetanei magari meno bravi, proponendogli ad esempio di insegnare le regole a chi non le conosce, ne godono ancora di più. In questo senso è importante ci sia una figura educativa». Le parole di Alessandro dimostrano come anche lo sport, al Meeting, sia un modo per educare, «proponendo ai ragazzi», ci ricorda Fonti, «una bellezza del gioco attraente per la loro vita». Giacomo Moccetti
Welfare, tre vie lombarde Le politiche di Regione Lombardia in ambito familiare: di questo tratteranno - da angolature differenti - i tre incontri organizzati presso lo stand occupato dall’ente lombardo (D5) durante la settimana del Meeting. Il primo, fissato domani alle 17.30, vedrà protagoniste due docenti dell’università Cattolica di Milano, Cecilia De Carli e Maria Grazia Massone, curatrici della mostra “La vita condivisa - i gesti della famiglia nelle immagini dell’arte”. Mario Melazzini, medico 54enne, si soffermerà mercoledì, allo stesso orario, sulle scelte compiute da Regione Lombardia in tema dell’handicap, confluite poi nel Piano di Azione Regionale della disabilità. Infine, venerdì 24 agosto, alle 17.30, ragioneranno sugli indirizzi elaborati da Regione Lombardia in merito alla conciliazione famiglia e lavoro, Riccardo Bonacina, direttore del no profit magazine Vita; Paolo Picco, presidente di Federvita e Anna Josè, proprietaria di una catena di saloni di parrucchiera. c.gua.
2° EDIZIONE
C’è un’Italia che progetta lavora e cresce Ci sono grandi progetti e progetti che diventano grandi e ci sono grandi idee che diventeranno grandi realtà, o parte di una grande realtà: il nostro Paese. i
SEMINARI FINMECCANICA NMECCANICA
TECNOLOGIE E IN DIALOGO DIALOGO AREA FINMECCANICA-D5 ANICA-D5 LA LAVORI AVORI IN CO CORSO RSO dalle 16:00 alle 16:45
20 AGOSTO LA CITTÀ DEL FUTURO A cura di SELEX ELSAG SELEX EX SISTEMI INTEGRA ATI
21 AGOSTO PROTEGGERE IL PIANETA... LA PREVENZIONE GRAZIE ALL L’’OSSERVAZIONE SA ATELLITARE A cura di TELESPAZIO
22 AGOSTO DALLE FRECCE TRICOLORI AL DREAMLINER: LE NUOVE FRONTIERE DELLE INGEGNERIE AERONAUTICHE A cura di ALENIA AERMACCHI
23 AGOSTO GLI ELICOTTERI E LA GESTIONE DELLE EMERGENZE: LA VERSA ATILIT T À OPERATIV VA DELL L’ALA ROTANTE A cura di AGUSTAWESTLAND
24 AGOSTO IL VALORE DEL LAVORO: IL PROGETTO “TICKET TO WORK” A cura di FINMECCANICA
AREA ESPOSITIVA DI OLTRE 1000 MQ
MEETING RIMINI - 19 · 25 A AGOSTO GOSTO 2012 - RIMINI FIERA PAD. PAD. B5/D5
GOLD PARTNER
SILVER PARTNER
PARTNER
SPETTACOLI 17
20 agosto
Nel nome del padre (e della chitarra) Stasera il musicista Piero Bonaguri omaggia il maestro Andrés Segovia: «In lui ho trovato un genitore, non solo un grande artista da imitare»
Andrés Segovia (1893-1987). A lato, Piero Bonaguri, suo allievo
«Avrà presto un nome illustre fra i migliori chitarristi di questo tempo». Così Andrés Segovia - il maggiore chitarrista spagnolo del ’900 - apostrofava Piero Bonaguri, uno dei suoi allievi più brillanti, che stasera gli renderà omaggio con un concerto dal vivo (ore 19.45, Teatro D2: biglietto intero 10 euro). La chitarra classica è uno strumento visto dai più come “di nicchia”, ma è lo stesso Bonaguri a spiegare in un’intervista il contenuto “popolare” dello strumento: il compito di un musicista di oggi è «fare incontrare tendenzialmente a tutti la bellezza della musica», e la chitarra «aiuta in questo compito perché è uno strumento ricco di potenzialità e dal suono nobile e poetico, ma nello stesso tempo è duttile nell’adattarsi a diversi linguaggi musicali ed è trasportabile praticamente ovunque; quindi si presta a fare da tramite a questo incontro tra le persone e la bellezza della musica anche al di fuori dei canali concertistici tradizionali. Me ne accorgo quando suono per gli amici, nelle scuole e perfino quando approfitto dei viaggi in treno per studiare; siccome la gente ormai non canta praticamente più, sentire echeggiare improvvisamente qualche suono “ordinato” ed emesso dal vivo, magari in viaggio, dove uno non se lo aspetterebbe, genera come una immediata simpatia. Ma anche nei concerti “ufficiali” cerco di arrivare al “nocciolo” senza incrostazioni; e il nocciolo è l’incontro, direi “da cuore a cuore” tra la musica, chi la suona e chi l’ascolta». E oggi ad arrivare al «nocciolo» lo aiuta il suo grande maestro, Segovia. «Ho parlato e scritto molto di questo rappor-
to, che iniziò quando io mi rivolsi a Segovia per un paragone rispetto al mio tentativo di immedesimazione personale nella musica. Più che qualcuno da copiare cercavo allora, e trovai, qualcuno in cui immedesimarmi – nella sua tensione alla bellezza, nel suo rispetto del testo, nei criteri operativi ispiratori di un fare artistico. In questo senso la parola “maestro” è un po’ stretta, e bisognerebbe usare con cautela, quella di “padre”; è un livello in cui chi insegna partecipa ad una esperienza di paternità, nella quale si genera qualcosa che è originale, perché figlio e non semplice imitatore, come direbbe Péguy. Ho letto che Segovia disse a un allievo: “Non devi cercare di essere il secondo Segovia, ma il primo te stesso” […]». «Il suono è un mistero in se stesso – dice Bonaguri - come tutto ciò che esiste: potrebbe non esserci e invece c’è». Ma l’aspetto peculiare della scuola segoviana è una nuova concezione della musica, intesa come rapporto tra passato e contemporaneità. Si traduce in una rete di rapporti strabiliante: molti compositori hanno scritto pezzi per Segovia e tanti altri ora compongono per Bonaguri. Ma perché suonare pezzi contemporanei e non rispolverare capolavori del passato? Spiega Bonaguri: «Perché uno spunto, anche piccolo, di bellezza reale che accade in un’opera d’arte che “fa i conti” con la modernità mi testimonia che anche nel deserto di oggi possono nascere fiori». E quest’appuntamento dal vivo è sicuramente uno di questi. Perché perderlo? Maria Valentini
Emilia Romagna
sorriso
Terra con l’anima e col Facile essere felici in Emilia Romagna quando c’è gente che ti accoglie ridendo, quando profumi e sapori ti conquistano, quando città d’arte, spiagge, parchi e terme fanno a gara per sorprenderti… A noi piace così: ci mettiamo l’Anima per farti vivere Vacanze col Sorriso!
Lunedì 20 agosto
Mercoledì 22 agosto
Venerdì 24 agosto
Ore 18:30: Degustazione, su invito, di prodotti tipici DOP della Provincia di Bologna, accompagnati da vini DOC del territorio.
Ore 18:30: Degustazione, su invito, di prodotti tipici DOP della Provincia di Reggio Emilia, accompagnati da vini DOC del territorio.
Ore 18:30: Degustazione, su invito, di prodotti tipici DOP della Provincia di Parma, accompagnati da vini DOC del territorio.
Martedì 21 agosto
Giovedì 23 agosto
Ore 16:30: “Un mare – orizzonte Adriatico” Relatore: Fabio Fiori
Ore 16:30: “Atlante della fauna e della flora nell’Adriatico” Relatore: Attilio Rinaldi
Ore 18:30: Degustazione, su invito, di prodotti tipici DOP della Provincia di Forlì-Cesena, accompagnati da vini DOC del territorio.
Ore 18:30: Degustazione, su invito, di prodotti tipici DOP della Provincia di Ferrara, accompagnati da vini DOC del territorio.
Ritira il coupon degustazione presso lo stand della Regione Emilia Romagna, (Pad. HS, Stand n° 1, Ingresso SUD), ogni giorno, fino ad esaurimento, la mattina stessa della degustazione. Tutti gli incontri e le degustazioni si svolgeranno nella pedana esterna - area piscina - (Hall Sud).
I FATTI DI OGGI 19 20 agosto Passera, Moretti e Vittadini: dialogo sulla crisi Incontri LA SFIDA DEL CAMBIAMENTO: WELFARE E SVILUPPO. COME USCIRE DALLA CRISI SENZA SACRIFICARE NESSUNO Ore 11.15 Auditorium B7 Partecipano: Mauro Moretti, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato italiane; Corrado Passera, ministro dello Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti; Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà. Introduce Francesco Bernardi, presidente DSE.
LA GIORNATA
LIBERTÀ RELIGIOSA: IL PRINCIPIO E LE SUE CONSEGUENZE Ore 11.15 Sala A3 Partecipano: Gianni Alemanno, sindaco di Roma; S.B. Chrysostomos II, arcivescovo di Nuova Giustiniana e di tutta Cipro, Chiesa di Cipro; Franco Frattini, presidente della Fondazione Alcide de Gasperi; Salman Shaikh, director of the Brookings Doha Center and Fellow at the Saban Center for Middle East Policy. Introduce Roberto Fontolan, direttore del Centro Internazionale di Comunione e Liberazione. LE STRATEGIE PER LA RICERCA BIOMEDICA Ore 11.15 Sala C1 Siemens Partecipano: Pier Mannuccio Mannucci, direttore scientifico della Fondazione IRCCS Ca' Granda ospedale maggiore policlinico di Milano; Mario Melazzini, direzione generale Sanità della Regione Lombardia; Stefano Portolano, amministratore delegato di Celgene; Alberto Sciumè, presidente di Nerviano Medical Sciences. Introduce Marco Bregni, presidente dell'associazione Medicina e Persona. LA POESIA METTE A FUOCO LA VITA. READING DI POESIE Ore 11.15 Sala Neri GE Partecipano: Ángel Guinda, poeta; Gianfranco Lauretano, insegnante e poeta; Jean-Pierre Lemaire, poeta. Introduce Davide Rondoni, poeta e scrittore. RAGIONANDO SULLA NATURA DELL’UOMO. SEMINARIO DI FILOSOFIA Ore 11.15 Eni Caffè Letterario D5 Partecipano: Costantino Esposito, docente di Storia della Filosofia all’Università degli Studi di Bari; Eugenio Mazzarella, docente di Filosofia Teoretica all’Università degli Studi Federico II di Napoli. Introduce Carmine Di Martino, docente di Filosofia Teoretica all’Università degli Studi di Milano.
MEETING
QUOTIDIANO Direttore Stefano Filippi Direttore responsabile Cesare Trevisani Editore Associazione Meeting per l’amicizia tra i popoli Associazione riconosciuta con D.P.R. n.869 del 6/8/1986, sede: via Flaminia 18/20, c.p. 1106, 47900 Rimini. Tel. 0541-783100, Fax. 0541-786422. Progetto grafico G&C, Milano Impaginazione Edita, Rimini Fotolito e stampa Sigraf via Redipuglia, 77 Treviglio (BG) Registrazione Tribunale di Rimini n.16/91 del 15/07/1991 Pubblicità Ufficio commerciale Meeting Tel. 0541-783100 Fotografi Paola Marinzi, Giovanni Zennaro, Anna Arigossi E.mail: quotidiano@meetingrimini.org
RASSEGNA STAMPA
È CRISTO CHE VIVE IN TE. DOSTOEVSKIJ. L’IMMAGINE DEL MONDO E DELL’UOMO: L’ICONA E IL QUADRO Ore 15.00 Sala A3 Partecipa Tat’jana Kasatkina, direttore del Dipartimento di Teoria della Letteratura presso l’Accademia Russa delle Scienze. Introduce Stefano Alberto, docente di Teologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore.
tecipano: Letizia Bardazzi, presidente dell’Associazione Italiana Centri Culturali; Massimo Borghesi, docente di Filosofia Morale all’Università degli Studi di Perugia.
Il futuro del Paese e Dostoevskij AMBIENTE: DALLO SFRUTTAMENTO ALLA TUTELA Ore 15.00 Sala C1 Siemens Partecipano: Corrado Clini, ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; Roberto De Santis, presidente di CONAI; Andrea Illy, presidente di Illy spa; Antonino Turicchi, presidente di Alstom Italia. Introduce Robi Ronza, giornalista e scrittore. BELLEZZA E CULTURA: BENE COMUNE Ore 15.00 Sala Neri GE Partecipano: Cristina Acidini, sovrintendente del Polo Museale di Firenze; Sua Eccellenza Monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro; Lorenzo Ornaghi, ministro dei Beni e Attività Culturali. Introduce Marco Bona Castellotti, docente di Storia dell’Arte Moderna all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. HOMO RELIGIOSUS Ore 17.00 Auditorium B7 Partecipano: Stefano Alberto, docente di Teologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; Shōdō Habukawa, abate del Muryoko-in Temple; Sua Eminenza Cardinale Julien Ries, professore emerito di Storia delle Religioni all’Università Cattolica di Louvain-la-Neuve, Belgio (Intervento Video). Introduce Emilia Guarnieri. ISLAM OGGI TRA EDUCAZIONE E RAGIONE Ore 19.00 Sala A3 Partecipano: Wael Farouq, vicepresidente del Cairo Meeting, docente presso l’istituto di Lingua Araba all’Università Americana del Cairo; Abdel-Fattah Hassan, docente di Letteratura Italiana alla Ain Shams University del Cairo; Robert Reilly, senior fellow for Strategic Communication at the American Foreign Policy Council. Introduce Roberto Fontolan, direttore del Centro Internazionale di Comunione e Liberazione. RISORSE DEL PIANETA: SPARTIZIONI O CONDIVISIONE? Ore 19.00 Sala C1 Siemens Partecipano: Alberto Piatti, segretario generale della Fondazione Avsi; Jeffrey Sachs, director of the Earth Institute, Quetelet Professor of Sustainable Development and Professor of Health Policy and Management at Columbia University; Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni. Introduce Bernhard Scholz.
«Non è andato lì per colpa del Vatileaks che ha fatto saltare tutta l’organizzazione, ma è stato lo stesso Papa Benedetto XVI ad prire il 33° Meeting per l’amicizia dei popoli che inizia proprio oggi a Rimini. Lo ha fatto con un lungo e inusuale messaggio rivolto al vescovo di Rimini, Francesco Lambiasi e agli organizzatori, in cui il Papa ha affrontato come in un intervento dal palco il titolo della minifestazione: “La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito». «Anche se il Meeting parlerà soprattutto di altro, e nell’altro molti incontri riguardano questioni internazionali (dalla persecuzione dei cristiani in Nigeria, alla cooperazione allo sviluppo, dal ruolo della Germania nell’Europa alla primavera araba), è sicuro che la “bomba” Vittadini farà sentire ancora i suoi effetti, scandendo sottotraccia le giornate politiche del Meeting». Franco Bechis
Spettacoli RIBELLE - THE BRAVE Ore 14.30 Sala Cinema D7 Acec Di Mark Andrews e Brenda Chapman. Anteprima Disney/Pixar in versione originale con sottotitoli in italiano (Anno 2012).La proiezione sarà preceduta dalla visione del cortometraggio Disney/Pixar “La Luna” di Enrico Casarosa. Ingresso gratuito con invito da ritirare presso la biglietteria del Meeting.
Focus QUANDO STUDIARE È UN GUSTO. UN CAFFÈ CON… Ore 13.45 Padiglione B5 Partecipano: Carolina Brizio, studentessa di Medicina all’Università degli Studi di Milano; Carlo Carù, studente di Lettere all’Università degli Studi di Milano; Marco Erroi, studente di Economia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Introduce Mattia Sogaro, presidente del Cnsu. IL GUSTO CHE CI INTERPELLA OGNI GIORNO Ore 19.00 Sala Mimosa B6 Partecipano: Maria Teresa Biotti, cuoca; Paolo Massobrio, fondatore del Club di Papillon; Giacomo Perletti, allevatore; Simone Virgara, produttore di vino. Introduce Marco Gatti, giornalista.
Testi & Contesti INVITO ALLA LETTURA. Introduce Camillo Fornasieri, direttore del Centro Culturale di Milano. Ore 15.00 Eni Caffè Letterario D5 SI PROSPETTANO GIORNI FELICI Presentazione del libro di Giovanni Marco Calzone (Ed. Marietti 1820). Partecipano: Carmine Di Martino, docente di Filosofia Teoretica all’Università degli Studi di Milano; Mariella Carlotti, insegnante. STORIE DAL MONDO. OUT OF TEHERAN Rassegna di reportages internazionali a cura di Roberto Fontolan e Gian Micalessin. Ore 19.00 Sala Neri GE Presentazione del reportage di Monica Maggioni, giornalista. Produzione: Mediakite, Rai Cinema. Partecipano: l’Autrice; Massimo Ilardo, direttore di Aiuto alla Chiesa che soffre, Italia. INVITO ALLA LETTURA. Introduce Camillo Fornasieri, direttore del Centro Culturale di Milano. Ore 19.00 Eni Caffè Letterario D5 PORZÛS. VIOLENZA E RESISTENZA SUL CONFINE ORIENTALE Presentazione del libro a cura di Tommaso Piffer, ricercatore all’Università degli Studi di Milano e all’Harvard University (Ed. Il Mulino). Partecipa il Curatore. A seguire: DOVE LA DOMANDA SI ACCENDEPresentazione del libro di AA.VV. (Ed. Itaca). Par-
«I cristiani sono segugi dell’infinito. In tutte le religioni e culture c’è desiderio di una vera oltremisura. E il Meeting di Rimini che s’apre oggi non a caso è innanzitutto un grande incontro fra culture. I cristiani hanno una specie d’innamoramento per l’infinito, da quando hanno passato ore e ore con l’infinito fatto uomo, da quando lo hanno guardato parlare, accarezzare la fronte di malati, insegnare e mangiare insieme a loro. Da quando li ha chiamati amici. Da quando l’infinito è morto e risorto. Da quando li ha toccati nel respiro dicendo la cosa più rivoluzionaria della storia: l’infinito chiamatelo così - Padre nostro...». Davide Rondoni
«Abbiamo bisogno di ritrovare un criterio con cui stare dentro questa realtà così confusa, drammatica, contraddittoria. Abbiamo bisogno di vedere uo-
OMAGGIO AD ANDRES SEGOVIA Ore 19.45 Teatro D2 Frecciarossa 1000 A 25 anni dalla morte del chitarrista spagnolo, Piero Bonaguri, rende omaggio a uno dei maestri del '900. DELITTO E CASTIGO Ore 21.30 Teatro Novelli Dopo Russia e Siberia, giunge a Rimini il testo di F. Dostoevskij messo in scena dagli studenti del Liceo scientifico, linguistico e artistico La Traccia di Bergamo. THE TREE OF LIFE Ore 21.30 Sala Cinema D7 Acec Di Terrence Malick con Brad Pitt e Sean Penn. Palma d'oro per il miglior film al Festival di Cannes 2011. MEETING RIMINI FILM FESTIVAL Ore 21.45 Sala Neri GE Proiezione dei dieci cortometraggi vincitori della V edizione del concorso internazionale. A seguire assegnazione dei premi da parte della giuria di esperti. Presidente della giuria: Monica Maggioni. STAGE DI DANZA LIBANESE Ore 22.00 Area Piscine Ovest Edison A cura di Alissar Caracalla di Caracalla Dance Theatre.
Sport XVIII TORNEO MEETING BASKET GIOVANILE Ore 14.00 Il Gioco del Lotto Sport Village Per squadre maschili under 13. 6° TORNEO DI CALCIOBALILLA Ore 15.00 Il Gioco del Lotto Sport Village Per ragazzi inizio torneo alle ore 15. Per adulti inizio torneo alle ore 21. A cura del CSI - Centro Sportivo Italiano. 1° MEMORIAL GIUSEPPE FABBRI - CALCIO A 5 GIOVANILE Ore 17.00 Il Gioco del Lotto Sport Village A cura del CSI - Centro Sportivo Italiano. TORNEO DI BRIDGE Ore 20.00 Il Gioco del Lotto Sport Village A cura di Associazione Rimini Bridge Civibridge.
mini ancora capaci di slanci ideali, desiderosi della verità non per un tornaconto». Emilia Guarnieri intervistata da Marco Alfieri
TWEET DEL GIORNO Daniele Keshk @DanieleKeshk #Monti:"avete invitato Passera, Fornero, Ornaghi e Clini. Meno male che avete invitato anche me". Una risata lieta #Meeting @meetingrimini Daniele Keshk @DanieleKeshk #Monti: "scusate per il discorso poco emozionale di oggi" #Meeting Daniele Pipitone @DPipit1 Non di soli tweet vivrà l'uomo #meeting (@ Ristorante Il Romagnolo) Franco Bechis @FrancoBechis Monti ha preso il Meeting per un master.. e annuncia le lezioni del suoi prof per i prossimi giorni: Passera, Fornero, Clini etc...
Con il patrocinio di
UVUUJ J HJPSOJ
UVUUJ J HJPSOJ
OSF O SF 14.00 4UBOE "MTUPN 4UBOE "MTUPN Il viaggio in treno: che avventura tecnologica! 0SF 0 SF 15.00 4UBOE "MTUPN 4UBOE "MTUPN Acqua, sole, oceani‌ un mondo di energia! 0SF 4UBOE "MTUPN 0 SF 4UBOE "MTUPN Super grid è un supereroe? In una smart city sono tutti simpatici? Scopriamolo insieme. 0SF 1BMDP &WFOUJ &910 0 SF 1BMDP &WFOUJ &910 Come si fa un treno amico dell’ambiente?
RIMINI FIERA PAD. PAD. C3 t "SFB FTQPTJUJWB 1000 C3 t "SFB FTQPTJUJWB 1000 mq sostenibilitĂ
ambiente am mbiente
green green economy my
risparmio ener energetico getico co
riciclo
UVUUJ J HJPSOJ
UVUUJ J HJPSOJ
4UBOE $POBJ Gioca e vinci con Re-Basket! Quanto sei bravo a separare gli 4UBOE $POBJ imballaggi in acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro? Metti alla prova la tua abilità nella raccolta differenziata di qualità . .FSDPMFEÖ BHPTUP . FSDPMFEÖ BHPTUP 0SF 1BMDP &WFOUJ &910 0 SF 1BMDP &WFOUJ &910 XPSLTIPQ $0/"*: Dal recupero degli imballaggi un’opportunità di crescita sostenibile. Il Consorzio Nazionale Imballaggi presenta i risultati e le prospettive del Sistema. Sergio Luciano intervista Roberto De Santis e Walter Facciotto, Presidente e Direttore Generale di CONAI.
Earth Partner
Green Partner
Partner
UVUUJ J HJPSOJ
UVUUJ J HJPSOJ
0SF F 1BMDP &WFOUJ &910 0 SF F 1BMDP &WFOUJ &910 Per mangiarti meglio! Percorso ludo-didattico di educazione alimentare ed educazione al gusto per i bambini con piĂš di 5 anni 0SF 0 SF 1BMDP &WFOUJ &910 1BMDP &WFOUJ &910 Cantar di gusto! Con Carlo Pastori.
CONAI porta a Rimini il Decalogo per la Raccolta differenziata di qualitĂ e sfida i visitatori a Re-Basket, il gioco che misura l’abilitĂ nel differenziare acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro. Differenziare bene per riciclare meglio e trasformare i rifiuti di imballaggio in risorse: solo una raccolta differenziata fatta con attenzione garantisce che una maggiore quantitĂ di materiale venga destinata a riciclo, riducendo le quantitĂ di scarto e le percentuali di rifiuti destinate alla discarica nonchĂŠ il consumo e lo spreco di materie prime. I materiali di imballaggio di acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro, rappresentano delle vere e proprie “miniereâ€?, poichĂŠ se correttamente separati e raccolti in modo efficiente, possono essere riciclati e immessi nuovamente sul mercato sotto forma di materie prime seconde. Per fare qualche esempio, probabilmente non tutti sanno che quasi tutte le moka italiane sono realizzate con alluminio riciclato e che da 13 barattoli di acciaio si ottiene una padella, o ancora che con 3 scatole di carta si ottiene una cartelletta e per realizzare una scrivania si possono utilizzare 4 pallet di legno riciclato; 7 su 10 bottiglie di vetro consumate in Italia sono ormai prodotte grazie alla differenziata, e con 20 bottiglie di plastica riciclata si produce una coperta in pile. Risultati che trovano conferma nei dati presentati da CONAI, Consorzio Nazionale Imballaggi, la cui attivitĂ negli ultimi 15 anni ha contribuito alla riduzione dei rifiuti di imballaggi destinati a discarica del 60%, con 8.596.000 tonnellate di materiali recuperate, pari al 73,7% dell’immesso al consumo. Vantaggi a favore dell’ambiente che si traducono in 63,3 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 evitate ma anche un significativo beneficio economico per l’Italia: dall’inizio della sua attivitĂ il sistema CONAI ha infatti generato benefici netti per 11,1 miliardi di euro. La collaborazione dei cittadini è fondamentale per
ottenere buoni risultati di riciclo finali: è proprio il loro gesto quotidiano, la corretta separazione domestica dei rifiuti di imballaggio, che dĂ il via al processo virtuoso del riciclo. Ma cosa devono fare in concreto i cittadini per una corretta separazione dei rifiuti di imballaggio? CONAI ha elaborato il “Decalogo della Raccolta Differenziata di QualitĂ â€?, 10 semplici regole che individuano le buone pratiche da seguire per effettuare una raccolta differenziata di qualitĂ . Il primo fondamentale impegno richiesto ai cittadini è quello di imparare a RICONOSCERE e SEPARARE i materiali degli imballaggi di acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro. Tra gli accorgimenti suggeriti c’è poi quello di RIDURRE per quanto possibile il volume degli imballaggi per rendere piĂš agevole il servizio di raccolta e TOGLIERE i residui di cibo prima di separarli negli appositi contenitori. E’ poi importante ricordarsi di controllare se gli imballaggi sono composti da piĂš materiali e nel caso DIVIDERLI. Tra gli ERRORI PIU’ COMUNI DA EVITARE vi è quello di conferire la carta sporca di cibo come i cartoni della pizza, gli scontrini o i fazzoletti usati nel contenitore della carta, di introdurre giocattoli o articoli di cancelleria nel contenitore della plastica e di mettere oggetti di ceramica come piatti e tazzine nella raccolta del vetro: tali accorgimenti permettono di ridurre gli scarti e le impuritĂ a favore della qualitĂ della raccolta. Durante le giornate del Meeting, presso lo stand CONAI (Padiglione D3) i visitatori potranno mettere alla prova le loro conoscenze nel riconoscere e differenziare i materiali di imballaggio allenandosi con il gioco Re-Basket e vincere simpatici gadget . Inoltre, per favorire l’educazione al riciclo dei rifiuti da imballaggio fin da piccoli, in occasione dei convegni riservati agli insegnanti è prevista la distribuzione del kit didattico sul Progetto Scuola “Riciclo TVBâ€?, realizzato da
CONAI in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e con il Ministero dell’Istruzione, rivolto a tutte le Scuole Secondarie di I grado e al biennio delle Scuole Secondarie di II grado.
CONAI Consorzio Nazionale Imballaggi KE / Ä&#x; Ĺ?ĹŻ Ä?ŽŜĆ?Ĺ˝ĆŒÇŒĹ?Ĺ˝ Ć‰ĆŒĹ?ǀĂƚŽ Ć?ÄžĹśÇŒÄ‚ ÄŽĹśĹ? ÄšĹ? ĹŻĆľÄ?ĆŒĹ˝ Ä?Ĺ˝Ć?Ć&#x;ƚƾĹ?ƚŽ ĚĂ Ĺ˝ĹŻĆšĆŒÄž ĎÍ˜Ď°ĎŹĎŹÍ˜ĎŹĎŹĎŹ ĂnjĹ?ĞŜĚĞ Ć‰ĆŒĹ˝ÄšĆľĆŠĆŒĹ?Ä?Ĺ? Äž ĆľĆ&#x;ĹŻĹ?ÇŒÇŒÄ‚ĆšĆŒĹ?Ä?Ĺ? ÄšĹ? Ĺ?ĹľÄ?ĂůůĂĹ?Ĺ?Ĺ? Ä?ŚĞ ŚĂ ĹŻÄ‚ ĎŜĂůĹ?ĆšÄƒ ÄšĹ? Ć‰ÄžĆŒĆ?ÄžĹ?ĆľĹ?ĆŒÄž Ĺ?ĹŻĹ? Ĺ˝Ä?Ĺ?ĞƍǀĹ? ÄšĹ? ĹŻÄžĹ?Ĺ?Äž ÄšĹ? ĆŒÄžÄ?ĆľĆ‰ÄžĆŒĹ˝ Äž ĆŒĹ?Ä?Ĺ?Ä?ĹŻĹ˝ ĚĞĹ? ĹľÄ‚ĆšÄžĆŒĹ?ĂůĹ? ÄšĹ? Ĺ?ĹľÄ?ĂůůĂĹ?Ĺ?Ĺ?Ĺ˝Í˜ /ĹŻ ^Ĺ?Ć?ƚĞžĂ ŽŜĆ?Ĺ˝ĆŒĆ&#x;ĹŻÄž Ä?Ĺ˝Ć?Ć&#x;ƚƾĹ?Ć?Ä?Äž Ĺ?Ĺś /ƚĂůĹ?Ä‚ ƾŜ žŽĚĞůůŽ ÄšĹ? Ĺ?ÄžĆ?Ć&#x;ŽŜĞ ĚĂ Ć‰Ä‚ĆŒĆšÄž ĚĞĹ? Ć‰ĆŒĹ?ǀĂĆ&#x; ÄšĹ? ƾŜ Ĺ?ĹśĆšÄžĆŒÄžĆ?Ć?Äž ÄšĹ? ĹśÄ‚ĆšĆľĆŒÄ‚ ƉƾÄ?Ä?ĹŻĹ?Ä?Ă͗ ĹŻÄ‚ ƚƾƚĞůĂ ĂžÄ?Ĺ?ĞŜƚĂůĞ͕ Ĺ?Ĺś ƾŜ͛ŽƍÄ?Ä‚ ÄšĹ? ĆŒÄžĆ?ƉŽŜĆ?Ä‚Ä?Ĺ?ĹŻĹ?ĆšÄƒ Ä?ŽŜĚĹ?Ç€Ĺ?Ć?Ä‚ ĆšĆŒÄ‚ Ĺ?ĹľĆ‰ĆŒÄžĆ?Ğ͕ ƉƾÄ?Ä?ĹŻĹ?Ä?Ä‚ ĂžžĹ?ĹśĹ?Ć?ĆšĆŒÄ‚ÇŒĹ?ŽŜĞ Äž Ä?Ĺ?ƊĂĚĹ?ĹśĹ?Í• Ä?ŚĞ ǀĂ ĚĂůůĂ Ć‰ĆŒĹ˝ÄšĆľÇŒĹ?ŽŜĞ ĚĞůů͛Ĺ?ĹľÄ?ĂůůĂĹ?Ĺ?Ĺ?Ĺ˝ ĂůůĂ Ĺ?ÄžĆ?Ć&#x;ŽŜĞ ĚĞů ĎŜРǀĹ?ƚĂ ĚĞůůŽ Ć?ƚĞĆ?Ć?Ĺ˝Í˜ KE / Ĺ?ŜĚĹ?ĆŒĹ?njnjĂ ů͛ĂƍǀĹ?ĆšÄƒ Äž Ĺ?Ä‚ĆŒÄ‚ĹśĆ&#x;Ć?Ä?Äž Ĺ? ĆŒĹ?Ć?ƾůƚĂĆ&#x; ÄšĹ? ĆŒÄžÄ?ĆľĆ‰ÄžĆŒĹ˝ ĚĞĹ? ϲ ŽŜĆ?Ĺ˝ĆŒÇŒĹ? ĚĞĹ? ĹľÄ‚ĆšÄžĆŒĹ?ĂůĹ?Í— Ä‚Ä?Ä?Ĺ?Ä‚Ĺ?Ĺ˝ ÍžZĹ?Ä?ĆŒÄžÄ‚ÍżÍ• ĂůůƾžĹ?ĹśĹ?Ĺ˝ Íž Ĺ?ĂůͿ͕ Ä?Ä‚ĆŒĆšÄ‚ÍŹÄ?Ä‚ĆŒĆšĹ˝ĹśÄž Íž ŽžĹ?ÄžÄ?ŽͿ͕ ĹŻÄžĹ?ŜŽ ÍžZĹ?ĹŻÄžĹ?ŜŽͿ͕ ƉůĂĆ?Ć&#x;Ä?Ä‚ Íž Ĺ˝ĆŒÄžĆ‰ĹŻÄ‚ÍżÍ• Ç€ÄžĆšĆŒĹ˝ Íž Ĺ˝ĆŒÄžÇ€ÄžÍżÍ˜