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Anno 12 - N. 83 16-31 marzo 2020 Distribuzione gratuita
Premio Giornalisti del Mediterraneo 2016
MEDI@TERRANEO news - Periodico del Master di Giornalismo di Bari Ordine Giornalisti di Puglia - Università degli Studi ‘Aldo Moro’ di Bari Editore: Apfg - Bari Direttore Responsabile: Lino Patruno Registrazione Tribunale di Bari numero 20/07 del 12/04/2007
Redazione: Palazzo Chiaia-Napolitano via Crisanzio, 42 - Bari email: master@apfg.it
Resistere Resistere Resistere
All’interno servizi di Bussu, Carbone, Carlucci, Latorrata, Lopez, Mastrangelo, Mitarotondo, Pastore, Piscopo, Sarcinelli 1
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Occhi parlanti dietro mascherine: i medici dal fronte
La sanità pugliese è in affanno si rischia di arrivare a saturazione. Tempi lunghi per i tamponi e pochi reagenti. Parla medico del “Di Venere”
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TRIAGE Una delle tende allestite fuori dagli ospedali per fare i tamponi. Quella nella foto è del “Miulli” ad Acquaviva
È una corsa contro il tempo. Noi, come italiani e soprattutto come pugliesi, dobbiamo sperare che non si raggiunga mai il picco di contagi: nei nostri ospedali ci potrebbe non essere posto per tutti i pazienti positivi al Coronavirus. Non è allarmismo, ma realismo. E non c’è nemmeno tempo per polemizzare sui soldi spesi per la sanità che è più carente rispetto a quella del Nord, martoriata dalla pandemia. I nostri medici, infermieri, volontari si stanno rimboccando le maniche. Li abbiamo ringraziati, elogiati, con
Nuove abitudini
Il tempo scorre: in fretta o lento?
Tutti a casa, settimana 1: Non è poi così male non poter uscire. Si fanno pulizie, si ha più tempo da dedicare ai figli. Altri possono persino andare a lavorare spostandosi dal letto alla scrivania senza incontrare traffico, in tuta e pantofole. Dove la webcam non arriva. Abbiamo pur sempre una dignità. Tutti a casa, settimana 2: Video e immagini più virali del virus. Poi, l’invenzione del secolo: le videochiamate con smartworking annesso. Mi sentite? Mi vedete? Io vi sento ma non vi vedo. Sottofondo di rumori di ogni tipo. Tutti a casa, settimana 3: Ma quando finisce questa pandemia? L’unica certezza: il bollettino della Protezione Civile. Ogni giorno, alle 18, in diretta facebook l’angosciante annuncio. Il pensiero vola verso il “dopo”. Il dopo di un abbraccio mancato, di un viaggio desiderato, di un amore non amato. Di compromessi, di sogni, di vita da vivere. 16-31 marzo 2020
tanto di striscioni e proclami dai balconi. Ma chi sono questi medici in “trincea”? Chi c’è dietro la mascherina? Rossella Di Mussi è un medico della rianimazione dell’ospedale “Di Venere” di Bari. Ha 33 anni e un dottorato di ricerca al Policlinico. La raggiugiamo attraverso Skype, dopo un’altra, lunga, giornata di lavoro. Come siete organizzati al “Di Venere”? Siamo 16 anestetisti e circa 8 rianimatori. Il “Di Venere” ha istituito: un pre-triage all’esterno dell’ospedale, un’area di osservazione Covid in cui si sosta in attesa dell’esito del tampone, un pronto soccorso di emergenza ostetrica e infine c’è un piano dedicato alle urgenze chirurgiche dei pazienti sospetti o positivi. Si è parlato dell’impossibilità di fare tamponi a tappeto: perché? Quanto sono attendibili? I tempi per i tamponi sono molto lunghi, in media servono 3-4 ore per avere l’esito. In più non disponiamo di reagenti a sufficienza. Non siamo nelle condizioni di fare tamponi di massa. Il tampone non ha una specificità al 100% quindi c’è la possibilità di avere dei falsi negativi. Voi medici avete fatto il tampone? Dove vengono inviati i test del “Di Venere”? Quelli che sono stati a contatto con i malati sì. Il tampone fotografa la situazione in un dato momento, che potrebbe essere diversa dopo qualche giorno. Sarebbe utile che il
Le proposte
“Gli ultimi saranno ancora più soli”. Sono le parole di don Vito Piccinonna, direttore della Caritas della diocesi di Bari-Bitonto, impegnato insieme con i volontari e con l’assessorato al Welfare del Comune per cercare di garantire tutti i servizi a coloro che sono al di sotto della soglia di povertà e che al monito del governo “Restate a casa” non possono rispondere, o quasi. Secondo l’Istat (l’ultimo rapporto risale a giugno 2019) la soglia del disagio in Puglia è del 21% circa attestandosi così come la regione che registra il dato peggiore nel Mezzogiorno: un pugliese su cinque è in difficolta, per intenderci. Per questo, ha assicurato il direttore della Caritas diocesana, “stiamo cercando di essere vicini ai più deboli anche in questa situazione d’emergenza”. Le 12 mense continuano ad essere aperte e a garantire oltre 2mila pasti a settimana, nel rispetto delle norme stabilite dal Governo, cioè i volontari preparano le buste di cibo che poi vengono consegnati e consumati fuori dalle mense. Sono aperti anche i dormitori “Don Vito Diana” di Bari, che ospita circa 40 persone, e “Andromeda” di Bari, e la casa dei padri separati che al momento accoglie sei persone. Sono i volontari che si occupano di portare loro la spesa ogni due o tre giorni. Infine, è stato attivato un numero di supporto psicologico (lo 0805237311), frutto della campagna #Iorestoinascolto. Continuano ad essere operativi anche i volontari dell’associazione InConTra che ha sede nel quartiere San Paolo, a Bari, impegnati nella lotta alla povertà e allo spreco. Anche loro in collaborazione con l’assessorato al Welfare consegnano il cibo alle famiglie segnalate dall’amministrazione. È sospesa, invece, la consegna serale dei pasti per le 120 persone senza tetto in piazza Moro, nei pressi della stazione centrale di Bari. Normalmente assistono 715 famiglie (3mila persone circa), per le quali contano di “riaprire il servizio market a inizio aprile per rifornire le famiglie di cibo”, ha detto il presidente di InConTra, Michele Tataranni.
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Dove va chi casa non ce l’ha?
personale sanitario venisse sottoposto ogni 7/8 giorni al tampone. Oggi questa possibilità non c’è. I nostri tamponi per ora vengono inviati al Policlinico o nella Bat. Ma siamo in attesa di un nostro macchinario così da accorciare i tempi. Quando ci sarà il picco? Abbiamo bisogno di almeno due settimane per capire quale sarà il trend effettivo. Nel caso pugliese può accadere che, a causa dei rientri dalle altre regioni, non si raggiunga un unico picco, ma che i ricoveri siano dilazionati nel tempo. Non siamo per fortuna nella situazione della Lombardia, è chiaro. Però abbiamo un sistema sanitario con delle capacità nettamente diverse. Il problema si presenterebbe qualora i presidi arrivassero a saturazione. Quanto resta ricoverato, in media, un paziente in terapia intensiva? Dai 15 ai 20 giorni. Poi c’è bisogno di un periodo altrettanto lungo per poter rendere i pazienti di nuovo autonomi nella respirazione, quello che chiamiamo “svezzamento”. Cosa le resterà di questa esperienza? La mancanza del contatto umano con i pazienti, i quali non riescono nemmeno a vederci perché siamo tutti bardati. È una patologia molto particolare che porta alla solitudine. Forse in futuro cambierà il modo di relazionarci, ci sarà diffidenza, e non so se ci sentiremo mai di nuovo al sicuro. Anna Piscopo
L’ASSOCIAZIONE Gli operatori InConTra al lavoro anche durante l’emergenza, contro l’epidemia da Coronavirus
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Il virus di oggi domani porterà un mondo nuovo Dopo la pandemia, nulla sarà più come prima. Il Covid-19 ci obbliga a rivedere comportamenti e stili di vita futuri
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VIRUS GLOBALE Nel disegno di Greta la rappresentazione di un mondo nuovo. In alto, Mario Draghi ex capo della BCE
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No, non è come nella nota pubblicità: il Covid-19 non è per sempre. E quando la pandemia finirà, cosa dovremmo aspettarci? L’Italia, l’Europa, il mondo ne usciranno più sani o più malati? Qualcuno ha detto: dopo il virus, nulla sarà più come prima. La quarantena forzata ci ha messi di fronte allo stato di necessità. Non tutti hanno aderito appieno ai propri doveri, ma chi lo ha fatto sta riscoprendo piccoli gesti quotidiani: dall’avere cura dei propri cari, al tenere pulito e in ordine lo spazio domestico. Tutti,
chi più chi meno, approfittano delle ore a disposizione per dedicarsi alla lettura, guardare un film o una serie tv. Praticare un po’ di esercizio fisico a casa. La tecnologia a nostra disposizione consente di accedere ad una vasta scelta di contenuti audio, video ed e-reading. Di coltivare rapporti umani ‘esterni’, grazie alle videochiamate. Anche dopo l’ondata pandemica, l’high-tech resterà un’estensione indispensabile della nostra umanità. Anzi, grazie ad essa, verranno sviluppate e migliorate altre reti per la comunicazione, l’intrattenimento, il lavoro. Oggi, più di ieri, stiamo prendendo coscienza che l’uso consapevole dei collegamenti in rete e sulle piattaforme rappresenta una risorsa fondamentale per la nostra esistenza. Una finestra di accesso alle relazioni, una porta di ingresso alle attività professionali. E gli uomini cambieranno? Se è vero che le virtù si esprimono meglio in uno stato di privazione, ciascuno di noi, domani, potrà affermare di essere migliorato, di fatto, almeno un pochetto. Ma la sobrietà non è da tutti e, quando il blocco imposto dal virus finirà, non mancherà chi si farà prendere da una insana euforia, combinando inevitabilmente qualche disastro. C’è da dire, tuttavia, che se gli eventi traumatici – come quello che stiamo vivendo - hanno un merito, quest’ultimo consiste nel trauma stesso: l’appello ai mesi del virus potrà es-
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sere usato in qualsivoglia circostanza come richiamo ad un maggiore senso di comunità, solidarietà, continenza e umanità. In breve: non fare agli altri, ciò che il virus ha fatto a te. Covid-19 ha messo il freno anche al turbocapitalismo. Un bene per alcuni, un disastro per altri. Ma anche in questo caso, guardare a quello che sta succedendo può essere indicativo per il domani. L’austerity è andata a farsi benedire, lasciandosi alle spalle lunghi anni di lacrime, sangue e precarietà. Gli Stati occidentali hanno aperto i rubinetti della spesa pubblica, per oleare gli ingranaggi della macchina economica in panne. La Banca Centrale degli Stati Uniti (Fed) ha approvato un piano di Quantitative easing illimitato - acquisto di titoli di Stato e del Tesoro per immettere nel sistema bancario liquidità –. Nell’ultima settimana, ha acquistato 375 miliardi di dollari di titoli del Tesoro e 250 miliardi di bond. Il presidente degli Usa, Donald Trump, ha firmato una legge che prevede lo stanziamento di 2.000 miliardi a beneficio dei lavoratori e delle aziende. L’Europa, ancora restìa ad adottare misure tanto espansive, ha comunque finanziato un Qe a sostegno dei Paesi membri per 750 miliardi di euro e ha congelato il Patto di Stabilità, che prevede precisi limiti di contenimento al deficit e al debito pubblico degli Stati membri. Sugli Eurobod, invece, c’è ancora la riluttanza delle nazioni del
Nord e dell’Est Europa: l’appello di Mario Draghi, ex direttore della Bce, dovrebbe far riflettere sul fatto che tutti gli Stati sono obbligati a pagare il conto presentato dal virus. In gioco c’è la sopravvivenza stessa del progetto comunitario. L’Italia, l’Europa, il mondo di domani ripartiranno dalla stessa ricetta economica di quasi un secolo fa: la recessione alla quale andiamo incontro non può essere affrontata senza l’intervento pubblico a sostegno di produzione, consumi e lavoro. Michele Mitarotondo
SPERANZA Andrà tutto bene: è l’hashtag usato per rappresentare l’impegno civile in risposta al virus
La necessità
Parola d’ordine: riconversione
Tema dell’oggi e del domani, la riconversione è diventata ormai uno stato di necessità. Il virus ha imposto l’agenda: la salute prima di tutto. E, allora, chi in passato produceva liquori ora produce gel disinfettanti, chi automobili, ora ventilatori per la respirazione, chi stoffe e indumenti, ora mascherine. Gli aiuti di Stato, vero e proprio tabù fino a ieri, sono diventati la regola e non l’eccezione. Dai tagli alla sanità, al ‘non c’è spesa che tenga’ per tutelare la salute dei cittadini. Opzione, quest’ultima, adottata a livello globale. Il futuro? Chissà. Ma un minimo di sensibilità in più per la tutela della salute pubblica non mancherà di certo. Riconversione per un ‘Green New Deal’: potrebbe essere il futuro. Il virus sta facendo respirare il nostro pianeta. Poi, toccherà a noi. 16-31 marzo 2020
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Il nostro mondo tra quattro mura eppure si sorride
Le case non sono uguali per tutti. Spazi e risorse da condividere fanno la differenza. Nuove sfide per grandi e piccoli
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QUARANTENA Fare sport aiuta il buonumore nella quarantena forzata oltre a tenere il fisico in forma
Non abbiamo mai utilizzato così poco le scarpe, se non si può uscire non c’è bisogno di indossarle. Un piccolo “sintomo” di come il dover restare tra le mura domestiche, per far sì che i contagi del Coronavirus rallentino, ci stia cambiando la vita. “Ce la faremo, distanti ma uniti, io resto a casa”. Gli slogan si sprecano per ricordarci che l’azione migliore da compiere è rimanere fermi. A casa. Ma le case non sono tutte uguali e neanche lo stress a cui siamo sottoposti lo è. La qualità della quarantena dipende da molti fattori: i metri quadrati a disposizione e con quante persone vengono
divisi, la velocità della connessione a internet, i pc disponibili per lavorare, gli abbonamenti a servizi Tv a pagamento… l’ammontare degli stipendi a fine mese. E quindi tante domande a cui rispondere. Quante volte riesco a riempire il frigorifero in una settimana? Come intrattengo i bambini? I cartoni animati ormai non bastano e fare dolci tutti i giorni è un lusso non alla portata di tutti, nonostante l’invasione di torte su Instagram. Insomma uno sforzo fisico e mentale per scacciare i pensieri. Primo fra tutti quello di non sapere cosa fare. Creare una routine, fare attività
I bambini
Casa e scuola, cosa cambia: la parola alla maestra
“I bambini reagiscono diversamente da noi adulti. Lì per lì si preoccupano, ma tendono a reagire in tempi veloci. Alcuni hanno avuto paura, ma poi vanno avanti”. Sebbene filtrata dal telefono, la voce di Eleonora Centonze, docente di scuola primaria nell’Istituto comprensivo di Miglionico, è felice. L’espressione fare i compiti a casa ultimamente ha un nuovo significato. La scuola deve compiere uno sforzo per adeguarsi e trarre il meglio dalla situazione. La testimonianza di Eleonora dimostra come molti docenti e presidi abbiano colto la sfida. “I bambini hanno bisogno di routine, il contatto con la scuola rappresenta un importante momento. La scuola si è mobilitata molto in fretta, ne sono felice. E rispetto al Nord siamo stati più scattanti, forse perché abbiamo avuto un riciclo di docenti giovani. Sono stati loro a darci istruzioni precise dal punto di vista tecnologico e umano”. Strumenti semplici, contatto costante e dialogo con le famiglie: sono gli elementi su cui si fonda per Eleonora la nuova didattica. Recepiscono bene. Ad esempio ho visto il video di un mio alunno che spiegava la struttura della Divina Commedia a sua sorella maggiore. Ci sono bambini che sono costretti sempre a seguire le lezioni così, quelli che hanno ricoveri in ospedale per esempio. La scuola ne uscirà più forte. ‘Dopo’ sapremo come fare”. 1-15 marzo 2020
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fisica, telefonare ai propri cari: sono azioni imprescindibili secondo l’Istituto superiore della sanità, l’Organizzazione mondiale della sanità e l’Ordine nazionale degli psicologi. E poi c’è la paura. “È un’emozione potente, serve a evitare i pericoli. Ma bisogna controllarla”. Così legge su un volantino diffuso in questi giorni proprio dall’ordine degli psicologi. Del virus non abbiamo esperienza e le informazioni che ci permettono di conoscerlo arrivano dai media e dalla rete. Ci mancano gli strumenti per decifrarle e quindi è bene evitare alcuni comportamenti.
Primo: trascorrere tutta le giornate a seguire tutte le notizie sul virus per paura di non essere aggiornati. Seconda cosa da evitare: dare ascolto alle testate non riconosciute. Una nozione che sembrerebbe scontata, ma così non è. La permanenza forzata in casa può dunque essere l’occasione per imparare davvero cose che davamo per assodate. Per esempio informarsi nel modo giusto o lavarsi le mani. Un gesto spontaneo, eppure solo ora abbiamo scoperto di averlo sempre fatto nel modo sbagliato. Saverio Carlucci
LA MAESTRA Eleonora Centonze (nel riquadro), docente dell’istituto comprensivo di Miglionico (Matera)
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Quarantena
Lo sport rimane uno dei segreti per stare bene
Niente pillole o pozioni magiche per essere felici, solo squat e addominali che stimolano la produzione di endorfine e serotonina, gli ormoni del benessere. Lo sport può aiutare a superare la quarantena scacciando stress e inevitabili frustrazioni. Il legame tra attività fisica e felicità è stato dimostrato da numerose ricerche in tutto il mondo, le più recenti condotte dal centro studi Epic (European prospective investigation in to cancer and nutrition). Per chi vive in una casa piccola e non ha a disposizione garage o terrazze fare sport può essere un problema. Ma in molti casi bastano pochi metri quadrati. Yoga, pilates, saltare la corda, sono tutte attività che non ri-
chiedono grandi spazi. In questo caso internet può essere d’aiuto. Ci sono validi canali Youtube sui quali è possibile trovare spiegazioni dettagliate su come svolgere al meglio gli esercizi. Ad esempio il canale di Umberto Miletto, pioniere del calisthenics in Italia, disciplina che insegna ad allenare ogni muscolo senza ricorrere a pesi o attrezzi particolari. Buona pratica, secondo l’Istituto superiore di sanità, è anche quella di fissare dei giorni e delle ore precise in cui allenarsi, come se si andasse in palestra. Una video chiamata inoltre può permettere di fare sport in compagnia. 1-15 marzo 2020
Andare avanti ma come se non lavori? Il Governo ha bloccato le attività non essenziali, ma molti lavoratori devono comunque attivarsi per la sopravvivenza
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A CASA Secondo stime di Governo e imprenditori, più di due terzi delle imprese hanno chiuso per il decreto del 23 marzo
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Il nuovo coronavirus ha fermato l’Italia, si dice. Eppure, mentre molti sono a casa stressati dall’invadenza dello “smart working” e alcuni si annoiano, c’è chi ogni giorno deve uscire per andare a guadagnarsi il pane. Sono i lavoratori delle attività produttive essenziali, che anche in tempo di pandemia di Covid-19 devono garantire a chi resta a casa i beni e i sevizi di prima necessità: gli operai dell’industria alimentare, di componenti di elettronica, del tessile, gli agricoltori, gli allevatori, i corrieri, i camionisti, i commessi… e la lista continua. La sera di sabato 21 marzo il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha annunciato, in una diretta su Facebook, un decreto per chiudere tutte le aziende che svolgono “attività produttive non necessarie”. L’obiettivo è contrastare il diffondersi del coronavirus e tutelare la salute dei lavoratori. Il decreto, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 23 marzo, ha obbligato le imprese a fermarsi, entro mercoledì 25 marzo, fino al 3 aprile, salvo probabili proroghe. Una decisione che non ha soddisfatto quasi
nessuno. Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha dichiarato a Radio Capital che con queste misure “molte aziende avrebbero la liquidità per sopravvivere per poco, poi potrebbero non riaprire. Gli aiuti non bastano”. I sindacati hanno ritenuto che l’elenco delle imprese considerate essenziali fosse troppo lungo, come ribadito dal segretario generale della Cgil, la Confederazione Generale Italiana del Lavoro, Maurizio Landini. Dopo la minaccia di scioperi, il 25 marzo le sigle sindacali e l’esecutivo hanno trovato un accordo per ridurre l’elenco. Sono, in effetti, tante le difficoltà per i lavoratori. Abbiamo sentito un operaio di un’acciaieria del Cremasco, al confine della provincia di Bergamo, la zona più colpita dal Covid-19. Da mercoledì è a casa e la noia non è l’unico problema. Deve pagare un mutuo, e solo con i soldi di due settimane di cassa integrazione è difficile. Il decreto “Cura Italia”, in vigore dal 17 marzo, prevede la “sospensione del pagamento dei ratei dei mutui per immobili residenziali per i lavoratori che subiscano la sospensione dal lavoro o la riduzione dell’orario di lavoro per un periodo di almeno 30 giorni”, ma ottenerla non è facile. “Per la domanda devi andare in banca e, per farlo, devi fissare un appuntamento tramite telefono o mail. Ma nessuno risponde, e grazie alla conferma di lettura ho la certezza che la
Le partite Iva
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Se non si apre non si mangia
La chiusura forzata delle attività commerciali, per contenere l’epidemia di Covid-19, sta mettendo in ginocchio soprattutto i professionisti, le “partite Iva”, ovvero coloro che se restano a casa e non lavorano non guadagnano. Il Governo ha annunciato un indennizzo di 600 euro per marzo (che sarà confermato anche per aprile) per questa categoria, compresi quelli che rientrano nella gestione separata dell’Inps e nelle casse di previdenza private. In più, è prevista una moratoria dei debiti. "Con l'Inps stiamo pensando a un procedimento velocizzato per far arrivare i soldi ai cittadini”, ha annunciato la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Nunzia Catalfo. Eppure, le procedure restano complicate e molti, ad esempio i baristi, con i 600 euro, a stento pagano l’affitto dei locali. mail sia stata aperta. Intanto hanno preso i soldi dal conto. Non so come fare”, ci ha riferito l’operaio cremasco. E, anche in caso di congelamento del mutuo, l’aumento delle rate successive per recuperare è un’altra grana. “Per affrontare le spese ho iniziato a lavorare come addetto alla fila in un grosso supermercato – ha continuato l’operaio –. C’è il rischio di essere contagiati e la gente non sempre è collaborativa. Però, ho il mutuo, un solo stipendio in famiglia e niente da fare in casa, dunque mi arrangio”. Anche lavorare in acciaieria, fino a mercoledì, non è stato facile. In tempi di coronavirus, ci ha raccontato, la distribuzione delle mascherine, usate anche in condizioni normali per quel tipo di lavoro, è passata da una confezione da 10 al giorno a una singola maschera per tutta la settimana. Senza contare la difficoltà di lavorare con il grosso degli operai in malattia e con l’angoscia, che viene quando a un collega che vedi tutti i giorni viene fatto il tampone per verificare la presenza del coronavirus, anche se poi risulta negativo. Ci sono categorie di lavoratori che, invece, non si fermeranno mai e sono fondamentali per il Paese: gli agricoltori e gli allevatori. Soprattutto questi ultimi sono abituati a lavorare sempre, perché gli animali non conoscono certo ferie o festività. Il settore lattario-caseario ha subito la crisi dovuta al virus. Soprattutto i piccoli caseifici di nic-
chia, che lavorano per enoteche e ristoranti. Molti hanno chiesto agli allevatori di calare la produzione e di dilazionare i pagamenti. Secondo un pastore umbro, di origini sarde, che abbiamo sentito: “La gente va a fare la spesa molto più di rado e preferisce comprare il latte UHT (ultra high temperature, a lunga conservazione) fatto per lo più con latte importato. È difficile bloccare le importazioni perché da soli non produciamo quanto si consuma”. Il Governo sta pensando di incentivare il consumo di latte italiano, ma di aiuti “non ne ha mai dato, figurarsi in questo periodo di difficoltà”, ha continuato l’allevatore. Anche per quanto riguarda il mercato della carne il virus ha portato guai: “Tutti i mercati rionali e i piccoli macellai hanno chiuso. Ora la carne si compra solo dalla grande distribuzione, che è talmente forte che fa il prezzo che vuole e gli allevatori vengono schiacciati. Gli agnelli a Pasqua saranno pagati poco ai pastori, anche perché le famiglie si riuniranno meno, calando i consumi”. Nonostante tutto, però, si va avanti e, conclude l’allevatore: “Lavorare all’aria aperta durante la pandemia è un privilegio, pensando a quelli chiusi in casa, che non possono uscire e non hanno neanche un giardino. Poi non corro rischi perché siamo tra noi e vedo solo il camionista del latte e qualche fornitore”. Luigi Bussu
IN CAMPAGNA Gli allevatori e gli agricoltori continuano a lavorare. Ma anche loro sono colpiti dalla crisi causata dal virus
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“E tu c’ sta fasc do?” Sindaci sceriffi star nel mondo Le istituzioni locali contro i negligenti che violano le norme sul Covid-19. I loro sfoghi sono ormai veri tormentoni
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DE LUCA Il governatore della Campania, uno dei più ferventi protagonisti nella battaglia ai disobbedienti
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Da Vincenzo De Luca, governatore della Campania ad Antonio Decaro, sindaco di Bari fino ad Antonio Tutolo, sindaco di Lucera. La classe istituzionale più impegnata e allo stesso tempo più ironica in questa battaglia al coronavirus è senza dubbio quella dei sindaci e dei presidenti di regione. Nonostante i decreti impongano l'isolamento per contrastare la diffusione del Covid-19, molti italiani continuano a uscire di casa per futili motivi. È sfida quindi a chi si inalbera di più, a chi dimostra più sdegno, a chi pubblica più video e a chi utilizza i toni più strambi. Le istituzioni locali sembrano seguire tutte la stessa linea e con una tattica comunicativa molto efficace stanno spopolando sul web. I loro rimproveri e i loro sketch stanno facendo il giro del mondo: sono arrivati anche in Cina e negli Usa. ll New York Times, per esempio, ha segnalato il video di un utente di Twitter, un italiano residente (e bloccato) a Londra con il nickname “Protectheflames”, che ha creato un mix degli sfoghi dei sindaci italiani. Ma impazzano titoli anche sulla Cnn, EuroNews e altre testate internazionali. Prendiamo il governatore campano Vincenzo De Luca. È celebre una delle prime ramanzine fatte ai suoi cittadini incoscienti: “La testa non serve solo a dividere le orecchie, ma anche a connettere i neuroni!” Quando gli è arrivata voce che alcuni ra-
gazzi che si sono laureati in via telematica, vorrebbero festeggiare il traguardo raggiunto, ha dichiarato: «Ho sentito che vogliono organizzare feste di laurea. Se le fate, manderemo i Carabinieri ma con i lanciafiamme!». Anche le famose zeppole di San Giuseppe sono diventate oggetto di rabbia per lui: “Ho visto gente vendere zeppole per strada. Portavano al papà in omaggio una zeppola condita con una bella crema…si, la crema al coronavirus!”. Tra i sindaci, una delle più esplicite è stata Ernesta Zucco, prima cittadina di Trinità (Cuneo): “Non facciamo i cazzoni, restiamo a casa”, ha detto ai suoi concittadini, autorizzando un trinitese affacciato alla finestra a gridare l’epiteto «cazzone» a chiunque passeggia per strada senza motivo. Proprio come un allarme. Ma se parliamo di scalpore, non si può non nominare Antonio Tutolo, sindaco di Lucera (Foggia). Si è scagliato in particolar modo contro le parrucchiere/estetiste in casa e contro i loro clienti: “Chi vi deve vedere i capelli nella bara? Se una viene prima a casa mia, poi a casa tua e poi a casa di un’altra, si porta dietro il coronavirus” e ancora: “Pittare le unghie o farsi i capelli non è una necessità, nessuno vi vede se siete King Kong!”. Un vero e proprio show. E poi c’è lui. Antonio Decaro, sindaco di Bari, che, da presidente dell’Anci, non po-
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teva che portare la bandiera. Ha iniziato puntando sull’emotività, con un video in cui passeggiava su Corso Vittorio Emanuele e Via Sparano, mostrando le attività chiuse e le strade deserte. A Decaro, come a un papà che vede la propria figlia malata nel letto, sono scese le lacrime. Singhiozzando ha detto: “Torneremo più forti di prima”. Dopo poco però, anche lui, dalla carota è passato al bastone. Nell’arco di una settimana è diventato il vigilante dei vigilanti. È entrato nel parco più grande della città, è andato sulla costa, ha seguito e ha cacciato i negligenti ovunque. I suoi urli “Dovete andare a casa! Sto chiudendo! Questo non è un film! Mi farete morire di crepacuore!” sono arrivati anche in Cina e sono stati sottotitolati in cinese. L’apice l’ha raggiunto in una delle sue ultime dirette: “Ieri ho incontrato dei signori per strada. Mi hanno detto: “Bravo sindaco! Fai bene a mandarli tutti a casa!” e io ho risposto “E tu c sta fasc do?” I video di Decaro e gli altri si stanno diffondendo ovunque, proprio come il virus. Sono stati postati anche da star come Naomi Campbell, che ha commentato: “America Listen!”, invitando il suo Paese a prendere esempio dai nostri primi cittadini. Insomma se il primo ministro Giuseppe Conte dall’alto, come luce divina, con speranza e dolcezza, ci informa e ci guida con i suoi decreti, i sindaci, utilizzando i nostri
slang e dialetti, bombardandoci con video e foto, ci scrutano e ci bastonano. Ci stanno ricordando qual è il ruolo dei primi cittadini e dei governatori: non sono fantocci inutili (forse!). È si, alcuni stanno scendendo nel ridicolo, alcuni lo fanno solo per ricevere consensi, però ammettiamolo, stanno regalando sorrisi e argomenti di cui parlare a tutti noi che cerchiamo di combattere la noia a casa.
Michela Lopez
DECARO Il sindaco di Bari disperato e spazientito nel quadro “Il quarto stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo
In tutta la città
Decaro alla guerra quotidiana
Il sindaco Decaro riesce a vietare assembramenti ovunque. Anche nelle opere d’arte. Qualche geniale smanettatore di Photoshop ha inserito la figura del primo cittadino in quadri famosi in cui sono rappresentate scene corali e di contatto fisico. Così Decaro interviene per sgridare gli amanti de “Il bacio” di Hayez, caccia dal parco i protagonisti di “Colazione sull’erba” di Manet, irrompe nella tranquilla “Domenica pomeriggio sull'isola della Grande-Jatte” di Seurat e si dispera osservando tutti quei braccianti che marciano ne “Il quarto stato” di Giuseppe Pellizza. I meme su di lui si sprecano in questo periodo. C’è anche chi ha messo la sua faccia sulle locandine di alcuni film come “Io vi troverò” di Pierre Morel. Decaro, proprio come Liam Neeson, fa di tutto per scovare i malviventi. 16-31 marzo 2020
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Qui Puglia, marzo 2020 : scene da Coronavirus
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SANITA’ Sebbene la situazione a fine marzo appaia sotto controllo, anche in Puglia si combatte la battaglia della vita
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Per gli anziani stare fuori casa ricorda la guerra
Nel Mezzogiorno la solitudine si combatte soltanto restando uniti e pensando ai parenti lontani, sperando che finisca presto 14
SOLIDARIETA’ A Bari un gruppo di cittadini volontari consegna a domicilio la spesa a chi è solo e non sa come fare
L'empatia ai tempi del Coronavirus ha i colori e le forme dei tanti bigliettini di conforto per gli anziani lasciati sui citofoni, sui portoni dei palazzi o sulle serrande dei negozi. Alcuni sono rintanati in casa, al sicuro, in attesa che qualcuno vada a trovarli che riescono a scuotere gli animi di chi è più solo nell'emergenza. Molti per cercare un sostegno morale vanno al supermercato o in farmacia. “Siamo un punto di riferimento per i cittadini che purtroppo sono molto spaventati.
“Nessuno è solo”
Il grande cuore dei baresi
Bari si tinge di solidarietà e si attiva per aiutare le persone anziane e in difficoltà creando una rete di volontari per la consegna della spesa a domicilio. L'assessorato al Welfare nelle scorse settimane ha strutturato una rete di cittadini volontari che in collaborazione con gli educatori dei presidi sociali territoriali sta sostenendo le persone sole e over 70 in isolamento domiciliare. Fra i cittadini volontari in prima linea anche il sindaco di Bari, Antonio Decaro, che qualche giorno fa ha consegnato personalmente la spesa a casa di un anziano. Poi ha postato il video della consegna su Facebook per ringraziare tutti i volontari, più di 700 a Bari che in questi giorni si adoperano per non lasciare nessuno solo. Al commento social ha aggiunto: “Questo è il grande cuore dei baresi”. 16-31 marzo 2020
Vengono qui a cercare medicine e mascherine, che però non ci sono-ci ha detto Enrico Caldarola, farmacista di Minervino Murge-alcuni mi dicono: se non mi ammazza il virus, lo farà la solitudine". Tra gli anziani solo chi è tecnologico, la percentuale più bassa riesce ad azzerare le distanze abbracciando i propri cari attraverso lo schermo di un computer. Non è facile vincere la solitudine neanche per la signora Marisa Lomuscio, 78 anni e madre di due figli che vivono all'estero. A lei però la spesa arriva a casa ogni giorno:"perché nelle piccole realtà, come quella di Minervino anche se manca l'affetto dei figli, c'è sempre chi è disposto a fare la spesa al tuo posto. Se vivessi a Milano in questo momento sarei completamente sola, al sud invece ci facciamo forza l'un l'altro”, ci racconta. Nonostante la solidarietà del vicinato che non la lascia sola nell'emergenza, lei è preoccupata per l'aumento dei contagi e per i suoi figli lontani. Molti degli ultra ottantenni stanno rivivendo un frammento di momenti già vissuti durante gli anni dell'ultima Guerra. "Un giorno ci dissero che avrebbero buttato il gas con degli aerei sul territorio di Minervino. Io e la mia famiglia ci chiudemmo nel nostro garage e ci coprimmo il naso e la bocca con fazzoletti imbevuti d'acqua", ci racconta il signor Mario Trica-
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rico. Anche allora come adesso le strade erano deserte: nessuno usciva di casa, soprattutto i bambini. Le poche volte in cui si usciva di casa si usavano delle mascherine artigianali, fatte di stoffa per scongiurare il pericolo di inalare sostanze tossiche. Le code all'uscita dei negozi di genere alimentare sono le stesse di quelle fatte dagli italiani nel 1943. "Oggi rivivo le paure di allora, questa è una vera guerra e i timori sono tanti, però ai miei nipoti racconto di essere sereno", ci dice Mario rivelandoci che ad oggi il suo
La Casa di riposo
più grande desiderio è quello di tornare nella sua campagna. “Il giorno in cui terminò la Seconda guerra mondiale lo ricordo perché per il corso di Minervino passarono dei carri armati che per i più piccoli lanciavano caramelle colorate. È uno dei ricordi più belli della mia vita. Racconto spesso questa storia ai miei nipoti, è una sorta di testamento per dire che tutti i mali conoscono una fine”, ci dice Mario, salutandoci.
CASA DI RIPOSO Il numero dei contagi è in aumento al Don Guanella di Bari, dove si vvono ore di preoccupazione
Maria Michela Sarcinelli
Don Guanella diventato focolaio dell’epidemia
Il numero dei contagi cambia costantemente e all'intero della casa di riposo Don Guanella a Bari le informazioni trapelano in modo confuso: al momento non si sa esattamente quanti ospiti siano venuti in contatto con il virus. Questa situazione sta generando grande preoccupazione non solo tra i parenti degli ospiti ma anche tra gli stessi dipendenti, molti dei quali già in quarantena perché venuti in contatto con casi positivi. Il personale in servizio nella struttura al momento non è sufficiente per fronteggiare l'emergenza e le patologie degli ospiti diventano sempre più difficili da gestire in una situazione di emergenza. Da quando ci sono stati i primi due casi di contagio nella struttura, il numero di persone infette è aumentato a dismisura. Il Don Guanella è diventato un focolaio dell'epidemia. I familiari sono alla costante ricerca di notizie rassicuranti sullo stato di salute dei propri cari. Anche il sindaco Decaro ha rivolto un appello sui social perché servono urgentemente due infermieri che possano prendere servizio e sostituire colleghi alla casa di riposo. 16-31 marzo 2020
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Sono tempi d’oro per i complottisti seriali sul web In questa situazione surreale YouTube e i social sono diventati un campo perfetto in cui spargere l’odio ed il sensazionalismo
16 IL FRONTE Scienziati e ricercatori in prima linea per dimostrare che il Covid proviene dalla natura
Un virus letale, un laboratorio nell’entroterra della Cina e un gruppo di scienziati sadici. No, non è l’inizio dell’ultima stagione di Stranger Things, ma quello dell’ultima teoria del complotto che spiega la diffusione del coronavirus. Si sa, le trame occulte del potere per assoggettare le masse sono sempre un ottimo fumo negli occhi per chi si rifiuta di guardare la realtà. E quale occasione migliore di una pandemia per confezionare ad hoc teorie che alimentano odio e paura? Tutto oro
che cola per i complottisti seriali. L’ultima in ordine di tempo è rimbalzata sui social ed è stata anche rilanciata da Matteo Salvini. L’ex ministro dell’Interno che, invece di verificare la notizia, non ha perso tempo a invocare su Facebook un’interrogazione urgente in merito al presidente del Consiglio e al ministro degli Esteri. Di cosa si tratta? È tornato a circolare un servizio del TgR Leonardo del 2015 su un virus-chimera realizzato in un laboratorio cinese che, ironia della sorte, si trova a
La scienza
Tutte le colpe (vere o false) del pipistrello
Ma da dove arriva, davvero, il nuovo coronavirus? Il genoma SARS-CoV-2 è stato sequenziato dai ricercatori cinesi: è una molecola di RNA di circa 30.000 basi contenenti 15 geni. Altre analisi hanno dimostrato che la SARS-CoV-2 è molto vicina al SARS-CoV, responsabile di un'epidemia di polmonite acuta del 2002. I pipistrelli del genere Rhinolophus costituivano il serbatoio di questo virus e la civetta delle palme mascherata potrebbe essere stato l'ospite intermedio tra i pipistrelli e i primi casi umani. Il 7 febbraio 2020 gli scienziati hanno confermato che un virus ancora più vicino alla SARS-CoV-2 era stato scoperto nel pangolino. Ma attenzione, questo piccolo animale non è stato il mezzo di veicolazione. Recentemente, uno studio ha mostrato che il genoma del coronavirus isolato dal pangolino malese è meno simile alla SARS-Cov-2, con solo il 90% della concordanza genomica. Al contrario, il virus RaTG13 isolato dal pipistrello è ancora più divergente (solo il 77% della somiglianza). Questo suggerisce che il virus SARS-Cov-2 sia il risultato di una ricombinazione tra questi due diversi virus, una chimera insomma. Perché si verifichi la ricombinazione, inoltre, i due virus divergenti devono aver infettato contemporaneamente lo stesso organismo. In quale organismo, quindi, è avvenuta questa ricombinazione?
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Congetture
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No, tranquilli non è la guerra...
Non solo gli americani avrebbero sparso il virus in Cina e nel mondo, ma si starebbero preparando a una vera e propria invasione dell’Europa e a un nuovo attacco alla Russia. Anche questa teoria è circolata dopo che nelle scorse settimane ha avuto inizio, su suolo europeo, l’esercitazione Defender Europe 2020. Sono arrivati nei Paesi dell’est circa 20mila soldati statunitensi che insieme ad altri uomini di Stati appartenenti alla Nato faranno alcune manovre militari. In realtà, era previsto un arrivo molto più massiccio di forze americane. Il tutto è stato ridimensionato proprio a causa dell’emergenza coronavirus. Una manovra di queste dimensioni infatti è stata pianificata almeno un anno fa, nessuno poteva prevedere la pandemia e dunque gli Usa non hanno approfittato del momento di debolezza dell’Europa per invaderla.
Wuhan. Questo coronavirus non sarebbe per niente accostabile a quello del Covid19. Trascurando completamente quest’ultimo dettaglio, i complottisti hanno subito gridato allo scandalo puntando il dito contro la Cina che avrebbe, secondo loro, volutamente fatto uscire il virus dal laboratorio per spargerlo nel mondo e dare inizio a una guerra batteriologica. A smentire la cosa interviene la pubblicazione dello studio sulla rivista scientifica Nature in cui si descrive fin nei minimi dettagli il genoma del virus. Inoltre, la virologa Ilaria Capua, tra i 50 scienziati top di Scientific American, ha voluto tranquillizzare tutti: ‹‹La sequenza di quel virus di cui si parla nel servizio di TgR Leonardo è parte della pubblicazione, se il Covid-19 fosse stato vicino a quel virus lo avremmo saputo il giorno dopo››. Per una teoria che accusa la Cina, ce n’è un’altra che accusa gli Usa e la Francia di aver ingegnerizzato il virus per “punire” il Paese asiatico e l’Italia dopo la firma del memorandum sulla via della seta. Insomma, se ci ritroviamo il virus in casa è “colpa” del buon Luigi Di Maio. A sostegno della manina invisibile degli Stati Uniti nella diffusione del nuovo coronavirus è intervenuto anche Massimo Mazzucco, fondatore del canale YouTube luogocomune2 e in prima linea nella diffusione di teorie cospirazioniste sugli atten-
tati dell’11 settembre, sull’allunaggio e su cure anticancro con l’uso del bicarbonato. Il video della lunghezza di 19 minuti in cui Mazzucco mette in fila una serie di elementi e crea ad hoc una spiegazione sensazionalistica della pandemia del Covid-19 sta facendo il giro del web e molti hanno deciso di prendere per buona la sua spiegazione. In sostanza, secondo Mazzucco, gli americani avrebbero portato il virus in Cina durante un evento militare che si è svolto a Wuhan nell’ottobre del 2019. A sostegno della sua tesi nomina una ricerca dell’università di New Delhi che, guarda caso, non è più disponibile sul web perché censurata. O ancora, nomina Event 201, la simulazione di pandemia mondiale organizzata nel settembre 2019 dalla Johns Hopkins Center for Health Security: il documento, che spiega la preparazione di una risposta globale in caso di epidemia o pandemia, non esclude come mezzo di diffusione un agente patogeno trattato in laboratorio. Questa ipotesi basta a Mazzucco per avvalorare la propria tesi basata, come lui stesso dice alla fine del video, su una serie di coincidenze. Ad oggi, in realtà, basterebbe guardare il numero dei contagiati negli Usa per smentire tutte le teorie complottiste, ma i sensazionalisti si sa, riescono sempre a stupire. Maria Cristina Mastrangelo
17 IL FALSO TIMORE Militari delle forze armate statunitensi durante l'esercitazione denominata Defender Europe 2020
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C’eravamo tanto europeizzati e ora che succede?
I social network ai tempi del Coronavirus manipolano l’opinione pubblica attraverso i sondaggi e i post dei populisti
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UNIONE EUROPEA Mario Draghi ha rilanciato il suo slogan "Whatever it takes" (tutto ciò che serve) contro il Covid-19
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Euro sì, Euro no: il coronavirus sta imperversando, ormai da settimane, sulle vite dell’intera popolazione mondiale, ma (alcuni) italiani sono alle prese con il quesito amletico di un’eventuale scappatella del Bel Paese dall’Unione Europea (per andare poi chissà dove?). Quale periodo migliore, d’altronde, per disseminare ideologie populiste tra i più nostalgici. Già in tempi normali, non è facile avere lucidità e convinzioni salde, figurarsi quando ci si mette di mezzo un virus che costringe adulti e bambini agli arresti domiciliari. L’impatto è forte. È diventato quasi impossibile star dietro a tutte le emergenze che Covid-19 ha creato intorno a sé, dalla sanità, all’economia, dall’istruzione al lavoro. Ma come se non bastasse, ci si è infilato anche l’euroscetticismo. Ebbene questa è la prova tangibile che il sovranismo non va mai in vacanza, anche durante una pandemia, è lì in agguato che attende che qualcuno faccia un passo falso. Ma non è solo, a fargli da braccio destro i social network: strumenti che si sono rivelati imprescindibili per affrontare il lockdown casalingo, grazie alle numerose challenge, alle dirette, ai work-out dei più sportivi, in netta contrapposizione con le tante, troppe ricette (com’era l’hashtag, #andràtuttostretto?). Ed ecco che su Facebook, tra un meme e l’altro, spuntano fur-
tivi pagine (una delle ultime “StopEuropa”, attraverso la quale i Carabinieri hanno condiviso una foto del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in rassegna stampa) e sondaggi, creati ad hoc per illudere la gente di poter avere la facoltà di decidere se è giusto o meno tornare alla lira “o continuare a farci dissanguare” (si legge su uno dei post pubblicati da un malinconico). Di cosa stiamo parlando? “In soldoni”, possiamo sintetizzare questo fenomeno in una sola parola: “Italexit”. Come ci suggerisce l’etimologia del termine, si tratta dell’uscita dell’Italia (la terza economia dell’Eurozona dopo Germania e Francia) dall’Unione Europea, così come accaduto per il Regno Unito, ma con una grande e importante differenza: l’Italia è anche membro dell’Unione monetaria dell’Euro (mentre la Gran Bretagna, anche dopo l’ingresso nell’Unione Europea, aveva continuato a mantenere la sterlina come moneta unica). Detto ciò, è intuibile che le conseguenze, se l’Italia dovesse lasciare l’Euro, sarebbero catastrofiche: ci sarebbe una tempesta sui mercati e a risentirne non sarebbe solo il nostro Paese, ma l’intera Unione Europea. Partendo dagli svantaggi che comporterebbe il ritorno alla lira, è impossibile ignorare il gigantesco ostacolo del debito pubblico. “Anche se lo Stato rinunciasse a pagare tutto quello che paga ora, in tutti i settori,
Come cambia l’informazione
usando le tasse raccolte per risanare il debito, non basterebbe. Quella italiana è un’economia fragile, lo è altrettanto la Lira. Una moneta del genere sul mercato dei cambi è valutata poco”, ha detto la docente del dipartimento Forpsicom (formazione, psicologia, comunicazione), Giulia Maria Gallotta. La svalutazione sfavorirebbe in primis i creditori, che riceverebbero il denaro prestato ad un valore inferiore. Poi, a catena: penalizzazione dei mercati finanziari, spread, inflazione e isolamento dell’Italia. Per quanto riguarda i fattori positivi, invece, secondo alcuni con l’uscita dall’Euro si assisterebbe (paradossalmente) all’interruzione delle fughe di capitali, tipico fenomeno che precede una modifica sostanziale dei rapporti di cambio. Ma non solo. Sarebbe una ventata d’aria fresca per la nostra bilancia commerciale che verrebbe favorita da un aumento della domanda di nostri beni. È un dato di fatto che la svalutazione di una moneta nazionale, renderebbe più convenienti i nostri prodotti perché costerebbero di meno, mentre quelli stranieri (comprese le materie prime) che costerebbero di più. Forse un giorno se ne riparlerà, con cognizione di causa, in Parlamento, sui social e, perché no, al bar. Ma ora no, ora l’Italia ha altri virus per la testa. Maricla Pastore
Da che mondo è mondo, la coscienza è stata sempre pilotata in qualche modo da ciò che abbiamo letto, sentito, visto. La natura umana, salvo casi eccezionali, ci orienta verso precise ideologie e opinioni. Chi si confessa apolitico o acritico, probabilmente non ha mai avuto il coraggio di ammettere di essere disinteressato a ciò che gli succede intorno, preferisce piuttosto vivere nella sua bolla di sapone. Giornali, televisione, radio e web hanno un ruolo fondamentale in questo processo: consegnano gli strumenti per interpretare e costruire (e perché no, condizionare) il proprio credo, che sia politico, religioso o addirittura complottistico. Ciò che è cambiato, rispetto a qualche anno fa è l’avvento dei social, in particolare Facebook, consentendo la nascita di vere e proprie comunità virtuali, costituite da persone con gli stessi interessi che condividono le proprie idee ed esperienze. Comizi politici e storytelling sguazzano nella rete, raggiungendo questa o quella bolla di sapone (vedi su). Persino le conferenze stampa hanno più efficacia sui social. Può capitare che in tv vengano interrotte ora dal palinsesto, ora dalla pubblicità: è successo durante uno dei più recenti discorsi del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, mentre rispondeva alle domande dei giornalisti tramite Skype. Su Facebook, invece, la diretta non ha avuto alcuna interruzione, anzi, ha concesso ai più ritardatari di poterla seguire integralmente dall’inizio, semplicemente spostando il cursore sulla barra temporale. A proposito del Premier, in seguito all’esplosione dell’emergenza coronavirus, è diventato un vero e proprio caso mediatico, oggetto di meme ma anche di approvazione. Un caso curioso, visto che fino a un paio di mesi fa, sembrava una figura quasi in ombra, rispetto alle stravaganti personalità di Salvini e Di Maio. Si può immaginare, quindi, che oggi i nativi digitali (ma non solo), spesso apprendano le dinamiche politiche e costruiscano i propri valori di pensiero, attraverso la parodia creata sui social.
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Sui social
LA LIRA E’ stata la moneta unica italiana dall'unità nazionale nel 1861, fino all'introduzione dell'Euro nel 2002
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Farmaci e vaccini la scienza va piano e lontano
In Italia sono 5 i farmaci (un solo antivirale) in valutazione in studi clinici, ma i risultati non prima di 2-3 mesi. Per i vaccini tempi anche più lunghi
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I TEMPI Il direttore dell’Aifa, Nicola Magrini, ha affermato che per farmaci nuovi servono almeno due anni
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Di fronte a una pandemia come quella in atto chiunque vorrebbe essere rassicurato dalla notizia di un’arma per combattere l’infezione. È facile, quindi, che gli innumerevoli annunci di farmaci e vaccini, nuovi o già in uso, vengano accolti con la speranza di un utilizzo immediato. La ricerca scientifica però ha i suoi tempi e, anche se l’emergenza sta contribuendo a ridurre quelli “burocratici”, l’utilizzo diffuso di qualsiasi farmaco non può che essere autorizzato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sulla base di studi controllati. La paura è comprensibile, ma in questo campo c’è la necessità di essere, per quanto possibile, razionali. In condizioni normali a nessuno verrebbe in mente di farsi somministrare farmaci senza conoscerne gli effetti. Spesso l’opinione pubblica, magari seguendo le tante ipotesi complottiste nei confronti di Big Pharma (il settore industriale più odiato di sempre), ha contestato anche l’utilizzo di farmaci ampiamente sperimentati e presenti sul mercato da anni. È necessario, dunque, mantenere un certo equilibrio, analizzando la reale situazione. Attualmente si stanno utilizzando soprattutto due tipi di farmaci. Gli antivirali, molecole che hanno un’azione diretta sui virus con lo scopo di eliminare l’infezione, e i farmaci che agiscono invece sulla grave infiammazione polmonare provocata dalla
sproporzionata risposta del sistema immunitario al virus. L’Aifa, ha autorizzato l’uso “off label” (fuori dalle indicazioni previste) di due antimalarici, clorochina e idrossi clorochina, e due farmaci utilizzati per l’Aids, l’associazione lopinavir-ritonavir e il darunavir, farmaci che hanno mostrato qualche efficacia, non valutata in studi clinici, su casi non gravi. Nessuna decisione, invece, è stata ancora presa sull’antivirale Favipiravir (l’ormai famoso Avigan giapponese) che tanto scalpore ha suscitato sui social. Le motivazioni ufficiali dall’Aifa, che sta decidendo se far partire una sperimentazione, sono le scarse prove di efficacia del farmaco e i dubbi sulla sua effettiva disponibilità considerato che non è in commercio sia in Europa sia negli Usa. Ad oggi sono solo 5 i farmaci in valutazione in Italia. Solo uno è un antivirale, il Remdesivir, farmaco sviluppato dalla Gilead contro il virus Ebola e utilizzato con successo su alcuni pazienti anche nel nostro Paese. Quattro, invece, gli agenti contro l’infiammazione. Si tratta di anticorpi monoclonali, cioè prodotti da un unico ceppo cellulare, e quindi altamente specifici per inibire l’azione di una singola molecola coinvolta nello sviluppo del processo infiammatorio. Si tratta di Tocilìzumab e Sarilumab (della Sanofi-Aventis), che agiscono contro l’Interleuchina-6, Emapalu-
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mab che contrasta l’interferone gamma e l’Anakinra che inibisce l’interleuchina-1. Il primo a partire è stato il Tocivid-19, lo studio con Tocilìzumab (prodotto dalla Roche con il nome commerciale Roactemra), con un protocollo presentato il 18 marzo dall’Istituto nazionale tumori “Pascale” di Napoli dove, sulla scia dell’esperienza cinese, il gruppo del professor Ascierto aveva trattato due pazienti con importanti danni polmonari con risultati incoraggianti. Allo studio partecipano (dati al 23 marzo) ben 464 centri italiani (20 in Puglia), in 209 dei quali c’è già almeno un paziente in trattamento. L’obiettivo primario è il dimezzamento della mortalità, che nella tipologia di pazienti prevista è del 15%, dopo un mese dal trattamento. Con lo stesso farmaco è in corso un altro studio per valutare se la terapia precoce è in grado di ridurre il numero dei pazienti con polmonite da SARS-CoV2 che richiedono una ventilazione meccanica. Emapalumab e Anakinra (prodotti dalla Sobi) si stanno provando per valutarne la capacità, rispetto ai cortisonici normalmente utilizzati, di ridurre l’iperinfiammazione e lo stress respiratorio. Lo studio Sarilumab COVID-19, infine, prevede la valutazione, in quattro centri italiani, dell’efficacia rispetto al placebo in pazienti in condizioni gravi o critiche. Claudio Carbone
Il dubbio
Soldi della ricerca: tutto chiaro?
È innegabile, guadagnano sulle malattie della gente. Forse è per questo che le industrie farmaceutiche, che in Italia hanno prodotto nel 2018 l’1,8% del Pil, non sono mai risultate simpatiche. La maggior parte delle risorse della ricerca, però, provengono dalle industrie private che, dopo la sperimentazione preclinica (in vitro e su animali), finanziano gli studi di valutazione clinica. Food and drug administration negli Usa (Fda), European medicines agency (Ema) in Europa e Aifa in Italia decidono se autorizzare la commercializzazione sulla base dei risultati di studi condotti su pazienti e quindi non dalle aziende, ma da clinici che operano in centri ospedalieri. Nei trasferimenti di danaro tra le aziende e i clinici o le strutture sanitarie, che spesso sono stati considerati come fonte di corruzione della classe medica, sono compresi anche quelli destinati a finanziare la ricerca. Le Good clinical practice (Gcp), linee guida di buona pratica clinica, sono state definite da un organismo internazionale, nato nel 1990, a cui aderiscono i Paesi dell’Unione Europea, gli Stati Uniti e il Giappone, l’International Conference on Harmonisation (ICH). Le GCP, adottate dall’Ue nel 1996 e recepite in Italia a luglio 1997, descrivono anche, in un capitolo dedicato, il ruolo dello sponsor. Per giungere in commercio ci vuole tempo, un farmaco viene valutato generalmente in tre fasi successive. Gli studi di fase 1 servono per stabilire la non tossicità del farmaco e sono di solito condotti su un piccolo numero di persone non malate. Quelli di fase 2 stabiliscono la tollerabilità, l’efficacia e le dosi da utilizzare, mentre gli studi di fase 3, con il coinvolgimento di centinaia o migliaia di pazienti devono valutare se il farmaco è effettivamente più efficace o meglio tollerato rispetto ad altri prodotti già in commercio. 16-31 marzo 2020
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L’inCONTEnibile da mistero a...Superman
Da due anni capo del governo, Giuseppe Conte non ha mai registrato un favore così ampio come nelle ultime settimane. Per l’AGI, è aumentato del 20%
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LA VIGNETTA Star indiscussa del web, qui il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è disegnato da Tommaso Bisagni
Da qualche settimana, sembra che solo un evento sia in grado di animare gli animi – ormai piuttosto spenti - durante questa quarantena: le dirette del premier Giuseppe Conte. Nuovo segnatempo della vita nazionale passata tra le 4 mura domestiche, il presidente del Consiglio è diventato il catalizzatore di milioni di italiani: non importa se su Facebook o in televisione, se la sera alle 22.45 o la mattina alle 11, tutti pronti a sintonizzarci e ad ascoltare le decisioni prese dal premier
La novità
Tu chiamalo se vuoi...DPCM
Dall’inizio dell’emergenza abbiamo imparato a sentire la sigla DCPM, che starebbe per Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Ma all’atto pratico cos’è? Il Decreto è “un atto amministrativo che non ha forza di legge e che, come i decreti ministeriali, ha il carattere di fonte normativa secondaria. Serve per dare attuazione a norme o varare regolamenti” (Fonte ilSole24ore). Emanati duranti l’emergenza da Covid-19, rappresentano un sistema in grado di raggruppare in un unico provvedimento le norme adottate. L’ultimo, in ordine temporale, è stato quello emanato il 25 marzo, nel quale si è fatta maggiore chiarezza sui rapporti tra Governo e Parlamento; l’importo delle multe per chi viola le norme restrittive è stato alzato ed è stato smentito il prolungamento dell’emergenza fino al 31 Luglio. 16-31 marzo 2020
italiano. Eppure, quando due anni fa si è stato presentato come candidato alla carica di presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte era un illustre sconosciuto. Nessuno conosceva quell’avvocato e professore, garbato nei modi e riservato; forse un po’ troppo riservato, tanto che se non fosse capitato tra capo e collo il Covid-19 forse ce lo saremmo persi. E invece, proprio l’emergenza sanitaria ha permesso a Conte di riscattarsi e di compiere quell’impresa che in due anni non aveva mai raggiunto: passare da “imbarazzante marionetta” a essere il Clark Kent dell’Italia. “L’italian daddy” – come viene talvolta chiamato su Internet – è balzato al 70% del gradimento italiano (fonte Agenzia Italia): non ha più timori, parla in prima persona e si carica sulle spalle il Paese. Una carriera politica iniziata il 21 maggio 2018, quando con riserva accetta l’incarico conferitogli da Sergio Mattarella. Un inizio non proprio florido se si pensa che appena sei giorni dopo ha rinunciato alla carica, causa veto di Mattarella alla nomina di Paolo Savona come ministro dell’economia. Una rinuncia che sapeva quasi di fuga e dovuta alla poca dimestichezza, ma che si è rivelata essere tutt’altro che una scelta improvvisata. Una tempra morale non di un momento
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ma che ha fatto nuovamente capolino l’agosto scorso, in piena crisi politica. Da avvocato “del popolo” a moderno Cicerone, con la medesima eloquenza in grado di battere i propri avversari: alla celebre “Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?” c’è stata una più moderna “Matteo non hai mostrato cultura delle regole e sensibilità istituzionale” ma non per questo meno incisiva. È l’ottima dialettica l’arma vincente di questo premier. Non solo lo ha reso un comunicatore di gran lunga superiore nel
Un mare di follower
panorama politico, ma con essa Conte è stato in grado di guadagnarsi quello che l’italiano medio non era più disposto a concedere: la sua fiducia. Come un moderno Superman, Giuseppe Conte è diventato l’uomo dell’azione e della pragmatismo. Colui che non hai ancora visto all’opera ma che proprio questo non riesci a contestare. E l’unica cosa che ti resta da fare è fidarti e sperare che almeno lui, sia sicuro sul serio di qualcosa. Simona Latorrata
L’INCARICO Giuseppe Conte, pugliese della provincia di Foggia, da maggio 2018 è presidente del Consiglio dei ministri italiano
Come conquistare il consenso al tempo di facebook
Complice la quarantena, Facebook, Twitter e altre piattaforme web sono diventate il luogo dove si trascorre la maggior parte del tempo; e come tutte le piattaforme dove è consentito non solo condividere la propria vita ma anche commentare, sono diventate cartine tornasole per capire verso dove spira il vento del consenso. E indubbiamente, in Italia, il vento soffia verso la figura di Giuseppe Conte. La pagina ufficiale del premier ha raggiunto e superato quota 2 milioni, mentre il suo account Twitter ha raggiunto i 470mila follower. Un consenso sottolineato anche – e soprattutto – dalla nascita e sviluppo di quelle pagine non ufficiali, ma che hanno fatto di Giuseppe Conte la propria bandiera. Un esempio sono le pagine Facebook “Le bimbe di Giuseppe Conte” e “Giuseppi Conte”: pagine satiriche, la prima ha una platea di oltre 74mila persone, mentre la seconda supera quota 91mila. Una community che, seppur nella sua leggerezza – ad essere sottolineato è solo l’aspetto fisico di Conte - dimostra come il consenso di Conte sia aumentato nel giro di un mese e soprattutto sia trasversale. Infatti, da una rapida scrollata degli account legati alla pagina, si può vedere come la platea spazi dagli adolescenti agli adulti, senza nessun discrimine legato all’età. 16-31 marzo 2020
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