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27 • 28 maggio 2011 Milano

ASSOCIAZIONE EUROPEA di RINGIOVANIMENTO e CHIRURGIA PLASTICA ed ESTETICA GENITALE

ATAHOTEL QUARK Via Lampedusa, 11/A

st

1 INTERNATIONAL CONGRESS

Genital Plastic Surgery & Aesthetics dalla Chirurgia Funzionale al Ringiovanimento Genitale tra evidenze cliniche e Sessualità Presidente

Gianfranco Bernabei M. D.

Vice Presidente Elena Fasola M. D.

Ginecologia, Chirurgia Plastica, Urologia, Medicina Estetica, Andrologia, Dermatologia, Psico-Sessuologia

ABSTRACT


INDICE Sessione di URO - GINECOLOGIA Lettura Magistrale Dall’anatomia alla funzione, all’estetica genitale: criteri anatomo-funzionali per stabilire dei canoni estetici genitali Franco Anglana, Gynecologist - Roma

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Dall’atrofia alla patologia vulvare: l’importanza della diagnosi Stefano Basile, Gynecologist - Pisa; Franco Anglana, Gynecologist - Roma; Cosimo Oliva, Gynecologist - Roma

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Detersione e cosmesi dei genitali esterni Roberto Senatori, Gynecologist - Roma

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Chronic Pelvic Pain Syndrome Daniele Grassi, Urologist - Montecchio Emilia

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Vulvodinia Barbara Dionisi, Gynecologist - Roma

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Sessione MEDICINA ESTETICA e DERMATOLOGIA Lettura Magistrale Sindrome Vulvo-vestibolare” dal punto di vista dermatologico Ilaria Ghersetich, Dermatologist - Firenze

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Trattamenti non-chirugici nell’invecchiamento vulvo-vaginale: topici genitali e esercizi perineali Claudio Paganotti, Uro - Gynecologist - Brescia

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Classificazione delle ipotrofie delle Grandi Labbra e trattamento Medico Estetico: il Filler Vulvare e la Biostimolazione Elena Fasola, Aesthetics Doctor, Microsurgeon - Milano

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Uso della tossina botulinica nella sindrome vulvo vestibolare: principi farmacologici e terapeutici Maurizio Benci, Dermatologist - Firenze

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La Carbossiterapia nel Ringiovanimento Genitale Femminile Alessandra Sassu, Aesthetics Doctor - Cagliari

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Rare patologie vascolari congenite dell’area genitale Roberto Castelpietra, Dermatologist - Milano; Michele Coletti, Dermatologist - Milano

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Lipofilling e PRP: terapia innovativa per il lichen sclero-atrofico vulvare Francesco Casabona, Plastic Surgeon - Genova

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L’Etica, tra Medico Estetico e Paziente, nel ringiovanimento dell’area genitale Lucio Tunesi, Aesthetics Doctor - Milano

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Sessione di CHIRURGIA PLASTICA ed ESTETICA Lettura Magistrale “Il piacere è piacersi” Marco Rossi, Sexologist - Milano

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Labioplastiche Estetiche e Ringiovanimento Vaginale Gianfranco Bernabei, Plastic Surgeon - Milano

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New technique in labial cosmetic surgery Andrzej Jan Barwijuk M.D, Ph.D. - Warsaw (Poland)

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Liporistrutturazione delle Grandi Labbra e dell’Area Pubica Roberto Melone, Plastic Surgeon - Milano

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Interrelazione tra lifting addominale ed area pubico-genitale Maurizio Cavallini, Plastic Surgeon - Milano

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Trattamento della lassità vaginale per lipostruttura Massimiliano Brambilla, Plastic Surgeon - Milano

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Sessione di CHIRURGIA PLASTICA e RICOSTRUTTIVA Neovagina in donne affette da sindrome di Rokitanski Pietro Saccucci, Gynecologist - Roma

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Terapia Chirurgica dei prolassi urogenitali Cosimo Oliva, Gynecologist - Roma

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Il controllo del dolore nella chirurgia genitale in day surgery Giuseppe Ambrosino, Anestesiologist - Milano

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Valutazione comparativa di tecniche chirurgiche e protesi peniene nella costruzione del pene Pierluigi Santi, Plastic Surgeon - Genova

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Aspetti estetici e funzionali nella ricostruzione dell’area sensitiva nella conversione M to F Mariano Bormioli, Plastic Surgeon - Pietra Ligure (GE)

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Lettura Magistrale “Brazilian Procedure in Transexuals Surgeries - Male and Female patients” Jalma Jurado, Plastic Surgeon - Sao Paulo, Brasil

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Sessione di URO - ANDROLOGIA Induratio Penis Plastica Fulvio Colombo, Urologist - Bologna; Alessandro Franceschelli - Bologna

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La chirurgia dell’ingrossamento del pene mediante utilizzo di grasso autologo: la “lipopenostruttura combinata” Alessandro Littara, Plastic Surgeon - Milano

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Protesi peniene stato dell’arte, complicanze Girolamo Morelli, Urologist - Pisa

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Fimosi e Parafimosi prepuziale: tecniche di terapia chirurgica Riccardo Pagni, Urologist - Pisa

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Una nuova arma contro l’eiaculazione precoce: il filler del glande Alessandro Littara, Plastic Surgeon - Milano

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SHORT COMMUNICATIONS Potenzialità della Laserterapia nel ringiovanimento Vulvare Franco Vercesi, Plastic Surgeon - Milano; Elena Fasola, Aesthetics Doctor, Microsurgeon - Milano

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La Ginesteina in Menopausa Marco Francesco Papagni, Plastic Surgeon - Milano

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Fotochimica LED per l’Aging Vulvare Isabella Pia Palmieri, Plastic Surgeon - Messina; Salvatore Terrani, Neurobiologist - Verona; Vincenzo Villani, Gynecologist - Verona

La riabilitazione del Pavimento Pelvico Dialma Guida, Obstetrics - Milano

Dismorfobia e PNL (programmazione neurolinguistica). Considerazioni cliniche Fabrizio Marcolongo, Psychiatrist - Mercenasco (To)

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Sessione di URO - GINECOLOGIA Lettura Magistrale

Dall’anatomia alla funzione, all’estetica genitale: criteri anatomo-funzionali per stabilire dei canoni estetici genitali Franco Anglana, Gynecologist – Roma Specialista in Ostetricia e Ginecologia; Coordinatore della Commissione AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani) per la dermatologia applicata all’Ostetricia e Ginecologia. Dirige il Servizio di Patologia Vulvare Bios International a Roma. Autore del Trattato di Patologia Vulvare. Dopo una analisi dettagliata della anatomia vulvare in funzione dell’età, vengono forniti parametri matematici di rifierimento per la chirurgia riduttiva del piccolo labbro, la plastica della forchetta e il rimodellamento del grande labbro. L’Autore illustrerà le indicazioni, le controindicazioni e le complicanze attraverso l’illustrazione della propria casistica.

Dall’atrofia alla patologia vulvare: l’importanza della diagnosi Stefano Basile, Gynecologist – Pisa Dirigente medico I livello Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana Santa Chiara, II Clinica Ginecologia ed Ostetricia di Pisa. Membro della member European Society of Gynaecological Oncology (ESGO); Franco Anglana, Gynecologist – Roma Specialista in Ostetricia e Ginecologia; Coordinatore della Commissione AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani) per la dermatologia applicata all’Ostetricia e Ginecologia. Dirige il Servizio di Patologia Vulvare Bios International a Roma. Autore del Trattato di Patologia Vulvare; Cosimo Oliva, Gynecologist – Roma Specialista in Ostetricia e Ginecologia; U.O.C. Ginecologia e Ostetricia. A.C.O. San Filippo Neri - Roma Si sente oggi la sempre maggiore necessità che ginecologi, chirurghi plastici, dermatologi e medici estetici riservino particolare attenzione alle 4

problematiche femminili inerenti le disfunzioni degli organi genitali esterni. Esistono diverse patologie dermatologiche vulvari che talora necessitano, anche spesso dopo terapia medica, di correzione chirurgica per il ripristino della funzionalità anatomica dell’organo. Malattie come il Lichen Sclerosus o il Lichen Ruber Planus, la reazione da trapianto contro l’ospite (Graft versus Host Disease) tipica dei moderni trapianti di midollo osseo, determinano spesso delle marcate stenosi dell’introito vaginale. Compito del medico è dunque, una volta posta una precisa diagnosi, quello di instaurare un’accurata e specifica terapia volta a trattare il processo morboso nelle sue diverse forme e sintomatologia. Dopo una concreta stabilizzazione della patologia, attraverso plastiche vestibolari e del terzo esterno della vagina si potrà ristabilire la normale funzione dell’organo rendendo così nuovamente possibile alla donna una vita sessuale appagante. Anche il normale invecchiamento vulvare, o anche processi accelerati dello stesso, possono provocare fenomeni di xerosi, di atrofia, di mancanza di elasticità vaginale, fattori tutti che concorrono in diversa misura a rendere impossibile una normale vita sessuale. Non si deve poi dimenticare le giovani pazienti affette da patologie congenite del vestibolo vaginale, imeni particolarmente resistenti o vere e proprie distrofie che possono essere trattate in modo ottimale soltanto per via chirurgica.

Detersione e cosmesi dei genitali esterni Roberto Senatori, Gynecologist – Roma Specialista in ginecologia e ostetricia; docente dal 2004 della Scuola Superiore di Formazione in Colposcopia e Fisiopatogia Ginecologia. Co-autore del “ TRATTATO DI PATOLOGIA VULVARE “, AGEO: (Associazione Ginecologi Extra Ospedalieri): Membro del direttivo nazionale, Tesoriere Nazionale, e delegato per la Regione Lazio Una corretta cura e detersione della

vulva deve tenere conto dei diversi momenti della vita della donna, dei fisiologici cambiamenti dovuti all’età, delle eventuali condizioni patologiche in atto, ma soprattutto della particolare collocazione topografica e struttura dell’organo. Si associa spesso erroneamente il benessere e la cura della vulva a quelli della vagina, che, pur essendo due entità anatomiche contigue e continue, sono molto diverse fra di loro per origine embriologica, grado di cheratinizzazione, presenza di annessi cutanei pilo-sebacei e ghiandolari. Cira il 20% delle donne accusano significativi disturbi vulvari di durata superiore ai tre mesi nel corso della vita: 2/3 di queste riportano disturbi tipo bruciore e dolore al contatto con l’area genitale e in circa il 30% il sintomo interferisce con la qualità della vita e della sessualità. E’ dimostrato che un’igiene intima inappropriata e inadeguata possa concorrere alla comparsa e/o al mantenimento dei disturbi vulvari. I detergenti fanno parte della categoria dei cosmetici, ovvero prodotti che vengono applicati su cute e mucose, ma svolgono una funzione diversa dai medicinali topici, perchè non possono vantare azione terapeutica. Il detergente è composto da una struttura bipolare una testa idrofila e un corpo lipofilo. L’obiettivo della detersione è: - la rimozione delle sostanze “self” (cellule morte secrezioni cutanee) - la rimozione delle sostanze “non self” (sporco ambientale, trucco) - contenimento della carica microbica (saprofita e patogena) Si associano però anche degli aspetti negativi: - rimozione del film lipidico cutaneo (con alterazione e penetrazione della barriera cutanea) - rimozione delle cheratine dello strato corneo (con riduzione dell’idratazione cutanea) - aumento dell’attività respiratoria cellulare per metabolizzare il detergente - aumento della sintesi dei trigliceridi per il ripristino della barriera cutanea - aumento della sintesi di DNA per il ripristino delle cheratine asportate dello strato corneo.


E’ importante oltre alla scelta del detergente quella di cosmetici ad azione idratante per la cura della vulva, ovvero di quello sostanze che aumentano la % di acqua dello strato corneo. Altri cosmetici necessari nella cura della cute vulvare , sono quelli ad azione emolliente, per determinare la reintegrazione dei lipidi interlamellari. Si utilizzerà un unguento nelle condizioni di massima secchezza e cheratosi , una pasta in quelle in cui è necessario “asciugare”. Nella scelta di un detergente è quindi fondamentale ricordare che non deve avere un’ eccessiva tensioattività, nè un’esagerata schiumosità, né una profumazione troppo acuta per rischio di reazioni allergiche. Non deve avere un eccessivo uso di conservanti, e possibilmente non deve contenere sostanze di sintesi chimica( SLS). Un buon detergente deve essere invece dotato di proprietà emollienti ed idratanti per antagonizzare l’azione lesiva dei tensioattivi, il pH compreso tra 4 e 4,5 . I tensioattivi non devono essere aggressivi e devono essere batteriostatici. La scelta del detergente quindi, in assenza di patologia, dovrà essere valutata in base all’età della fruitrice ed al suo conseguente stato ormonale. In Menopausa, ed in tutte quelle condizioni caratterizzate da secchezza, prurito ed arrossamento, è indicato un detergente con proprietà emollienti, lenitive e restitutive, ma soprattutto che deterga per affinità.

Chronic Pelvic Pain Syndrome Daniele Grassi, Urologist - Montecchio Emilia Specializzazione in Urologia presso la Università degli Studi di Verona, con punti 50/50 e menzione della Lode. Nel Novembre 1993, consegue l’Abilitazione Europea di Urologia (EBU Fellowship), conferita dall’European Board of Urology (EBU) a Noordwijkerhout (The Netherlands). Il modo migliore per presentare la Sindrome del Dolore Cronico Pelvico – Chronic Pelvic Pain Syndrome (CPPS), è quello di lasciare che siano i pazienti

a descriverne i sintomi. Ho raccolto alcune frasi, riferitemi nel corso di visite, e le riporto integralmente. Chiara, 26 anni:“Soffro di cistite da anni, anche se le urinocolture risultano sempre negative. Durante i rapporti sessuali spesso mi brucia dentro, sento male, e non riesco a rilassarmi, e poi, dopo un rapporto, spesso mi torna la cistite”. Barbara, 41 anni: “Vado a urinare molto spesso, anche se ne faccio poca. No, non sento bruciore mentre urino. Il bruciore, a volte, arriva alla fine della minzione, quando sento una contrazione dolorosa alla vescica, come tante punture di spillo, che possono durare alcuni minuti. Ci sono giorni in cui mi sento tutta la pancia gonfia, ho male in fondo alla pancia e alla vescica, non riesco a stare seduta perché sento qualcosa dentro che spinge. Preferisco stare in piedi, a volte mangio in piedi. Quando vado in auto, mi da fastidio la parte bassa della cintura, quella che passa sulla vescica. Alla sera, mi danno fastidio perfino i vestiti in fondo alla pancia; devo slacciare tutto e stendermi”. Alessandro, 47 anni: “Ho una prostatite cronica che mi trascino da anni, e, nonostante abbia preso moltissimi antibiotici, non riesco a guarire. Sento un peso, un fastidio costanti nella zona della prostata. Dovrei smettere la bicicletta? Durante la eiaculazione, e per alcuni minuti dopo, mi sento bruciare dentro”. Mariangela, 58 anni: “Sento in continuazione lo stimolo ad urinare ed un peso nella vescica. Starei sempre in bagno. Appena finito di urinare sto un po’ meglio, ma dopo pochi minuti ritorna lo stimolo, e riparte il mio tormento. Se provo a resistere, e a trattenere, mi comincia a far male la vescica. A volte, dopo che ho trattenuto più a lungo, mi capita che quando vado a urinare, non riesco più a partire, non riesco a rilassarmi per farla. Devo aspettare, spingere con la pancia, e poi la pipì esce a strappi. Quando sono in ufficio, riesco a gestirmi, ma quando sono in giro con mio marito devo chiedergli di fermarmi spesso per cercare un bagno”

Questi sintomi sembrano appartenere a diverse patologie. In realtà fanno tutti parte della Sindrome del Dolore Cronico Pelvico. È proprio questa molteplicità di sintomi, riferiti a più organi e funzioni, che spiega perché si parla di “Sindrome”. Infatti, la definizione di CPPS (chiamandola con il suo acronimo internazionale), adottata congiuntamente dalla International Continence Society (ICS) e dalla European Association of Urology (EAU), suona così: “ Dolore pelvico episodico, persistente o ricorrente, associato a sintomi e disfunzioni del basso tratto urinario, genitali e sessuali, intestinali e ano-rettali, senza alcuna evidenza di infezioni, né di altre patologie organiche”. Attenzione a non confondere l’aggettivo “cronico” con il concetto di “malattia incurabile”! Diciamo subito che la CPPS può essere riconosciuta e curata, e che dalla CPPS si guarisce! Il dolore acuto ed il dolore cronico sono due fenomeni assai diversi tra loro, e non solo per quanto riguarda la loro durata. Il dolore acuto rappresenta il sintomo più comune di ogni malattia, e assolve al compito di informarci dell’esistenza di un danno, di un pericolo, reale o potenziale. Rappresenta, quindi, un dolore “fisiologico”, detto anche “nocicettivo”. Il dolore cronico, invece, rappresenta un “dolore deviato”, che ha perso quello scopo di protezione dell’organismo, che il dolore acuto, invece, possiede. Tra i due tipi di dolore ci può essere sicuramente una differenza “quantitativa”, legata, cioè, alla loro durata, ma c’è anche, e soprattutto, una diversità “ qualitativa”. Un dolore di origine non neoplastica, riferito all’area pelvica (sia maschile, che femminile), viene definito “cronico” qualora esso perduri da almeno sei mesi, con andamento costante o intermittente. Non deve sorprendere, tuttavia, che un dolore riferito a tali aree, possa essere definito “cronico” anche dopo soli pochi giorni dalla sua insorgenza, qualora si presenti già con le caratteristiche di quella disfunzione del sistema nervoso periferico e centrale, denominata in lingua Inglese “neural-axial central sensitization”. In entrambi i casi, tale tipo di dolore è

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spesso caratterizzato da un impatto negativo sulla sfera cognitiva, comportamentale, sessuale, ed emotiva. A livello del midollo spinale esiste un complesso sistema di controllo e modulazione, che svolge una funzione di “filtro” degli stimoli che provengono dall’area pelvica. Il “filtro midollare” (chiamiamolo così) è dotato di una notevole “neuro-plasticità”, tale da consentirgli di determinare se gli stimoli che transitano attraverso di esso, verranno letti e interpretati dalla corteccia cerebrale come “dolore nocicettivo”, oppure come “dolore cronico”. Qualora l’area pelvica sia teatro di ripetuti episodi infiammatori, di infezioni ricorrenti, oppure di endometriosi, può accadere che tale infiammazione coinvolga anche le fibre nervose pelviche. In tale condizione, denominata appunto “infiammazione neurogenica” (neurogenic inflammation) vengono interessate/coinvolte due popolazioni di fibre nervose: le “fibre Delta” e le “fibre C”. Le prime rappresentano le fibre nervose normalmente “in servizio”, mentre le seconde sono, invece, piccole fibre nervose “silenti”, normalmente inattive. Le fibre C, se svegliate ed attivate, producono una formidabile scarica di impulsi che dall’area pelvica “bombardano il filtro midollare”. Proprio la grande quantità e l’alterata qualità degli impulsi generati dalla infiammazione neurogenica pelvica sono responsabili dell’accensione della “neural - axial central sensitisation” a livello del filtro midollare, e, quindi, della lettura amplificata e distorta che la corteccia cerebrale farà degli stimoli provenienti dall’area pelvica. Uno stesso stimolo, a seconda di quello che “decide” il filtro midollare, potrà essere trasformato dalla “allodinia” (stimoli di natura sensitiva non dolorosa, che vengono mutati in stimoli dolorosi), dalla ”iperalgesia” (lievi stimoli dolorosi che vengono percepiti come dolore di forte intensità), e dalla ”disestesia (deboli stimoli propriocettivi che generano sensazioni sgradevoli). Un breve esempio? Uno stesso quantitativo di urina in vescica ( 150 ml), in condizioni normali, sarà letto dalla cor-

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teccia cerebrale come “una normale sensazione di iniziale riempimento vescicale”, mentre in presenza di “neuralaxial central sensitization” sarà letto come “una sgradevole, fastidiosa, dolorosa sensazione vescicale”. Vediamo cosa trasforma una comune infiammazione pelvica nel fenomeno della “Infiammazione Neurogenica”. Vi sono sempre più evidenze che il ruolo di “grande trasformatore”, di “regista” della Infiammazione Neurogenica” sia svolto dal “mastocita”, una cellula immunitaria, contenente numerosi mediatori chimici, dotata di una attività straordinaria. I mastociti, presenti in tutti gli organi pelvici (vescica, genitali femminili e maschili, intestino, muscoli, etc.), sono localizzati nei tessuti in stretta connessione anatomica e funzionale con i vasi sanguigni e le terminazioni delle fibre nervose. Dobbiamo immaginare il mastocita come un’autocisterna che trasporta numerosi contenitori (vescicole) ripieni di diversi mediatori chimici, pronti ad essere rilasciati nei tessuti (degranulazione mastocitaria): citochine, ammine vasoattive, enzimi proteolitici, bradichinina, neuropeptidi, NGF – Nerve Growth Factor, triptasi, istamina, serotonina. Questi potenti mediatori mastocitari, una volta rilasciati nell’ambiente circostante (tessuti e organi pelvici), innescano a cascata i successivi passaggi dell’infiammazione. In condizioni normali, il mastocita ricopre il delicato ruolo di “promotore/controllore” dell’infiammazione, un’azione di difesa utile all’organismo. Ripetuti episodi infiammatori nell’area pelvica (Es. cistiti ricorrenti, endometriosi, etc.), possono rappresentare fattori di “sovrastimolazione” mastocitaria. I mastociti rispondono sia moltiplicando di migliaia di volte il loro numero e la loro concentrazione nei tessuti bersaglio, sia incrementando il processo di degranulazione delle vescicole, con conseguente liberazione di una grande quantità di mediatori mastocitari. A causa di tale sovrastimolazione, il ruolo del mastocita si trasforma, da quello di fondamentale presidio del sistema di difesa, in quello di una “santabarbara in fiamme”, in grado di

sferrare nell’area pelvica un vero e proprio attacco di “guerra chimica”, cioè di infiammazione. Sappiamo come l’infiammazione, coinvolgendo le fibre nervose, divenga infiammazione neurogenica - “neurogenic inflammation”, e come questa porti, a sua volta, alla “neural-axial central sensitization”, che rappresenta, di fatto, la condizione da cui nasce la CPPS. Va detto, tra l’altro, come la progressiva attivazione di fibre-C, possa creare un meccanismo con tendenza all’automantenimento, denominato “fenomeno dello wind up”, definizione che si traduce in italiano con “caricare avvolgendo”, come avviene, per esempio con la molla di un orologio. La tendenza a formare questo circolo vizioso rende ragione del fatto che la CPPS, con tutto il suo corteo di sintomi, possa sopravvivere a lungo, anche dopo la scomparsa dell’evento/degli eventi infiammatori pelvici che l’hanno generata. È convinzione di molti che la reale prevalenza della CPPS sia largamente sottostimata; questo non deve stupirci, dal momento che abbiamo visto come spesso la CPPS venga diagnosticata con un altro nome, con l’etichetta dell’organo più sintomatico. Ci sono due esempi molto significativi, uno per ciascuno dei due sessi. Nella donna succede assai spesso che la presenza e la persistenza di alcuni sintomi urinari porti a fare diagnosi di “cistiti ricorrenti”, oppure di “cistite cronica”. In presenza di urinocolture negative, e analizzandone bene i sintomi, si deve concludere che la maggior parte di queste “pseudo-cistiti” altro non sono che condizioni di CPPS, e, nella fattispecie, di quelle “branche” della CPPS che vanno sotto il nome di “Sindrome del Dolore Vescicale” (Bladder Pain Syndrome – BPS), e di “Cistite Interstiziale” (Interstitial Cystitis – IC). Per il gruppo “CPPS/BPS/IC” il sesso più colpito è sicuramente quello femminile, con un rapporto femmine/maschi di 10:1, e con una prevalenza nella popolazione generale che potrebbe arrivare addirittura al 20%. Similmente, nell’uomo vi sono frequentemente sintomi urinari e sessuali


che portano alla diagnosi di prostatite cronica. Nel 95% dei casi diagnosticati come “prostatite cronica”, tuttavia, non è possibile trovare evidenza di infezioni batteriche/fungine/virali. Nella stragrande maggioranza dei casi, quindi, si dovrebbe “trasformare” la diagnosi di “prostatite cronica” in quella di “ Sindrome Dolorosa Prostatica” ( Chronic Prostate Pain Syndrome - CP/CPPS Cat III a/b). E anche qui, se pensiamo di “rinominare” il 95% delle diagnosi di “prostatite cronica” in CP/CPPS Cat III, comprendiamo come la prevalenza nella popolazione generale potrebbe, anche in questo caso, raggiungere quota 20%. Ora il 20 % della popolazione generale adulta, di ambo i sessi, significa che stiamo parlando di milioni di persone. Come fare la diagnosi di Sindrome del Dolore Cronico Pelvico. Si è soliti dire che alla diagnosi di CPPS si arriva per esclusione. Questa affermazione è vera, ma non rappresenta tutta la verità. È certamente vero che in presenza di “dolore pelvico, associato a sintomi urinari, genitali, intestinali” vanno escluse tante possibili patologie (infezioni/infiammazioni, endometriosi, neoplasie, calcoli), ma è anche vero che è possibile sospettare fin da subito l’esistenza di condizioni come la “neurogenic inflammation” e della “neural-axial central sensitization” che caratterizzano la CPPS. Potrebbe sembrare banale dirlo, ma per fare diagnosi di CPPS è necessario pensare alla possibile presenza di CPPS, e per pensare alla CPPS è necessario conoscerla, sapere che esiste, e conoscerne le caratteristiche. Il sintomo dominante, pervasivo e opprimente è rappresentato dal “dolore/bruciore” localizzato ad uno o più organi pelvici, oppure “spalmato” all’interno della pelvi, senza una precisa localizzazione. I pazienti che soffrono di CPPS arrivano alla diagnosi generalmente dopo molti anni (mediamente sette), durante i quali il dolore pelvico è divenuto un loro inseparabile, per quanto indesiderato, compagno nella vita. Molti di loro hanno fatto molte visite mediche e molte indagini, hanno seguito molte

terapie (spesso antibiotiche), hanno viste deluse molte volte le loro aspettative. Sono generalmente pazienti molto provati, spesso sfiduciati, talvolta disperati. Si sono sentiti dire molte volte che “va tutto bene”, che “non c’è niente di grave”. E’ stato loro detto o fatto capire che il dolore che essi sentono è probabile che origini più nella loro mente che nel loro corpo, e spesso hanno un atteggiamento depresso. Ad alcuni di loro comincia a venire l’idea di essere “malati immaginari”. Ad aggravare tale frustrante sensazione, ci si mette il fatto che, effettivamente, durante il fine settimana, o durante le vacanze, i disturbi e il dolore spesso si attenuano, convincendoli, così, che si tratti di “un qualcosa generato dalla loro mente”. A tal punto, la persona affetta da CPPS è pronta ad ammettere a se stessa che deve darsi una calmata, perché il suo dolore……. non esiste! Non esiste? Eppure lo sente, ne soffre da anni! E’ lì, ad attenderlo, sempre in agguato dietro all’angolo di qualche cosa che non avrebbe dovuto mangiare, di qualche cosa che non avrebbe dovuto fare, di qualche altra cosa a cui avrebbe fatto meglio a rinunciare. Eh, sì, la vita di questi pazienti si riempie silenziosamente di rinunce, di auto-limitazioni, di abbandoni, che realizzano una vera e propria mutilazione della Qualità della Vita. Praticano mestamente l’evitamento degli “eventi scatenanti”, che ognuno impara a riconoscere, e che diviene il segnapassi della loro vita. Ad aggiungere “beffa” al “danno” c’é anche il fatto che loro non hanno ancora capito cosa hanno, non hanno ancora ricevuto una diagnosi. Per questo motivo, per questa condizione di “orfani di diagnosi”, pur condannati alla sofferenza, queste persone hanno bisogno che di sapere che tutto quello che loro provano esiste, ha un nome. E questo nome va detto, va pronunciato: Sindrome del Dolore Cronico Pelvico. Va subito spiegato il significato di “Cronico”, va spiegata bene l’alterazione del circuito elettrico del sistema nervoso ( non psiche, ma soma!), e subito si capisce che queste persone si sentono sollevate dal solo sapere che hanno effettivamente un

qualcosa che la Medicina riconosce e tratta. Nel comunicare la diagnosi, va specificato che la disfunzione di base è rappresentata dalla Sindrome del Dolore Cronico Pelvico. Questa diagnosi, a seconda degli organi bersaglio, e dei sintomi e delle disfunzioni prevalenti, può prendere altri nomi, ma sempre di CPPS si tratta!! I bersagli potenziali della CPPS sono rappresentati dagli organi pelvici maschili e femminili, dalle funzioni da questi espletate, e dalla muscolatura della pelvi che svolge funzione di supporto agli organi e di coordinamento delle funzioni. Ne possono, così, nascere disfunzioni urinarie, sessuali, ano-rettali. Alterazioni della sensibilità viscerale con caratteristiche di allodinia, iperalgesia e disestesia possono essere presenti a carico di tutti gli organi pelvici, e gli stessi muscoli pelvici possono divenire iperalgici, con presenza di multipli “trigger points”. Per comprendere quante diverse connotazioni la CPPS possa assumere, basta guardare l’elenco delle sedici diverse “sindromi dolorose” che vengono descritte in Medicina, e che le linee guida 2008 della EAU incoraggiano, invece, a fare rientrare tutte sotto l’unica denominazione di CPPS. Praticamente ogni organo pelvico femminile e maschile ha la sua brava “sindrome dolorosa”, in relazione all’organo che risulta più ”sintomatico”: vescica, uretra, pene, prostata, scroto, testicolo, epididimo, vagina, vulva, vestibolo vulvare, clitoride, ano, retto, nervo pudendo, perineo, muscoli del pavimento pelvico. La CPPS è un “grande mimo”, capace di mettere in scena diversi quadri clinici, tutti declinati, ahimé, sulle maschere del dolore. Come si cura la CPPS? Volendo essere provocatorio, dico per prima come “non si dovrebbe curare” la CPPS. In assenza di reali infezioni, documentate, cioè, da colture batteriologiche, non si dovrebbero assumere prolungati e ripetuti cicli di antibiotici, che risulterebbero inutili, e potenzialmente dannosi. Il trattamento della CPPS è “plurimo-

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dale”. Appropriate tecniche di Riabilitazione possono trattare l’ipertono e la contrattura dolorosa dei muscoli del Pavimento pelvico (“trigger/tender points”). Riveste grande interesse, in quanto potenziale trattamento causale, l’impiego di PEA (Palmitoiletanolamide), una sostanza endogena, già presente nell’organismo, con funzione regolatrice dell’attività dei mastociti. In caso di aumento del numero e della attività mastocitaria, la produzione endogena di PEA potrebbe divenire insufficiente, da cui il rationale di fornirne un’integrazione dall’esterno. Tale approccio costituirebbe un trattamento “causale”, e non solo “sintomatico”, in grado, cioè, potenzialmente di agire direttamente sulle cause della CPPS, e non soltanto sui suoi sintomi. Si utilizzano anche farmaci per realizzare una “neuromodulazione farmacologia” che agisca sulla “neural-axial central sensitization”: antidepressivi triciclici (amitriptilina), anti-epilettici (Gabapentin/Pregabalin), ed -litici. Si sta valutando l’efficacia sulla CPPS della Neuromodulazione Sacrale, che consiste nella possibilità di utilizzare appositi stimolatori elettrici, assai simili ai pace-makers cardiaci, impiantai, però, direttamente sui nervi pelvici. Nelle forme di CPPS/BPS/IC, con prevalenza dei sintomi vescicali, si effettua la immissione direttamente nella vescica di varie sostanze, quali l’Ac.Jaluronico, il DMSO, ed altre, volte a ripristinare i naturali meccanismi di difesa della mucosa vescicale. Vengono poi, ovviamente, impiegati farmaci antidolorifici ed antinfiammatori ad azione sintomatica Poste queste linee generali di trattamento, va però detto che ogni caso richiede scelte personalizzate, in base sia alla modalità di presentazione della CPPS, sia ad eventuali concomitanti malattie, condizioni mediche, comorbidità. Si può fare prevenzione per la CPPS? L’obiettivo della prevenzione primaria è rappresentato dal poter identificare quei soggetti sani che sono a rischio di sviluppare la CPPS, e ridurre la loro esposizione ai fattori etiologici specifici

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della CPPS, fornendo loro, tra l’altro, consigli comportamentali, alimentari, igienici. A questo proposito, rivolgerei l’attenzione a quelle patologie benigne, come l’endometriosi pelvica e le cistiti batteriche ricorrenti, che assai spesso troviamo nelle storia pregressa di pazienti con CPPS. Fare prevenzione secondaria della CPPS significa diagnosticare la malattia in un fase precoce, aumentando così le possibilità di una più rapida guarigione. La battaglia da combattere è quella volta ad abbattere il “muro dei sette anni”, che sono quelli che, mediamente, trascorrono dall’inizio dei sintomi, al momento in cui viene fatta la diagnosi di CPPS. Questo risultato va conquistato diffondendo le conoscenze sulla CPPS, ed aumentando il livello di attenzione nei suoi confronti, per facilitarne la diagnosi più precoce possibile. La prevenzione terziaria si basa sull’applicazione di interventi volti a ridurre la gravità e le complicanze indotte da malattie non guaribili, e quindi non dovrebbe riguardare la CPPS. Il futuro nel trattamento della CPPS Se penso al futuro, anche prossimo, dei pazienti che soffrono di CPPS, mi sento di essere ottimista. La stretta collaborazione tra diversi Specialisti impegnati a trattare patologie di confine tra le rispettive Specialità costituisce la base di un’organizzazione multidisciplinare che vedo realizzarsi sempre più spesso, e con grande soddisfazione di tutti. Tale collaborazione porta anche ad un arricchimento culturale di tutti i soggetti coinvolti, creando le basi per la formazione di figure professionali trans-disciplinari che assumano tutte le competenze per divenire Chronic Pelvic Pain Specialists.

Vulvodinia Barbara Dionisi, Gynecologist – Roma Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia. Dottore di Ricerca in “Ricerche Materno Infantili e Ginecologia Oncologica”. Sessuologia Clinica. Dal 2003 responsabile del Servizio di Uroginecologia e Prove Urodinamiche, Riabilitazione del Pavimento Pelvico e Terapia

del Dolore Vulvare presso la Casa di Cura Santa Famiglia di Roma. Il dolore vulvare cronico definisce una serie di condizioni che portano allo sviluppo di una sindrome dolorosa persistente a carico della vulva e del vestibolo vulvare caratterizzate da dolore, bruciore, irritazione, puntura, fastidio trafittivo e dispareunia superficiale (entry dyspareunia). La forma primitiva, in assenza di lesioni organiche scatenanti, prende il nome di VULVODINIA (Vulvar Vestibular Sindrome) la cui prevalenza è stimata di circa il 16,6% tra le donne afferenti ad un ambulatorio ginecologico. Nonostante gli sforzi nel settore, restano a tuttora incerte le sue cause, mentre molto si conosce sulla sua patogenesi e sul circolo vizioso mediato dal sistema simpatico che la trasforma in una condizione cronica ed invalidante per le giovani donne. Numerosi sono gli sforzi terapeutici atti a risolvere o quantomeno migliorare la qualità della vita di queste donne. La terapia della vulvodinia ha come finalità quella di restituire alla donna una “normale” vita sessuale e di relazione, con una riduzione fino, possibilmente, alla scomparsa della dispareunia superficiale e dell’iperestesia vestibolare. In letteratura sono stati proposti diversi trattamenti, sia medici, sia fisici che chirurgici, alcuni alquanto invasivi e radicali e non tutti coronati da successo. La terapia da noi adottata si basa su un’azione a più livelli, che può essere svolta in contemporanea o separatamente, a seconda del tipo di paziente che dobbiamo trattare, della sua obiettivazione clinica nonchè della sintomatologia riferita. I livelli di cui si fa menzione sono stati studiati in base al circolo vizioso che si instaura a seguito di uno stimolo doloroso cronico a carico dell’area vulvovestibolare, partendo dal livello più basso (vulvare/mucoso) fino al più alto (mentale/psicologico).


Sessione MEDICINA ESTETICA e DERMATOLOGIA Lettura Magistrale Sindrome Vulvo-vestibolare” dal punto di vista dermatologico Ilaria Ghersetich, Dermatologist – Firenze Specialista in Dermatologia e Venereologia; membro ordinario Società Italiana di Dermatologia e Venereologia (Sidemast) e dell’ International Society of Dermatology (ISD). Revisore Scientifico di alcune riviste specializzate quali: Journal of American Academy of Dermatology and Venereology, Journal of the European Academy of Dermatology and Venereology, International Journal of Dermatology Lara Tripo, Cattedra di Dermatologia Università degli Studi di Palermo Silvia Betti, Dipartimento di Scienze Dermatologiche Università degli Studi di Firenze. La vulvodinia e’ un termine usato per definire una patologia caratterizzata da bruciore e/o dolore vulvare in assenza di reperti oggettivi patologici. Si tratta di una condizione abbastanza frequente, alcune statistiche riferiscono che il 15% della popolazione femminile puo’ esserne affetta, talvolta sottostimata. La diagnosi di vulvodinia viene effettuata per esclusione da altre patologie dermatologiche, quali infezioni, lichen sclerosus, dermatiti allergiche o irritative, psoriasi o patologie pre-tumorali o tumorali, attraverso un tampone vaginale e eventualmente una biopsia vulvare. L’eziopatogenesi della malattia non e’ del tutto nota, l’elemento psicosomatico sembra essere presente in tutti i casi spesso come fattore scatenante, a cui poi si correlano fattori immunologici, attraverso la liberazione di neuropeptidi e citochine proinfiammatorie che condizionano il perpetrarsi della malattia. Studi presenti in letteratura dimostrano nella mucosa vulvare di donne affette da vulvodinia un incremento dei nocicettori C efferenti e un incremento di mastociti, sulla base di tali risultati abbiamo pertanto effettuato uno studio su 6 pazienti affette da vulvodinia. Abbiamo effettuato in tutti i casi una biopsia per l’indagine istopatologica

che ha escluso patologie associate e confermato la presenza di un elevato numero di mastociti con colorazioni specifiche. Abbiamo poi effettuato uno studio immunoistochimico per valutare l’espressione di alcune citochine, quali IL1beta, TNF alfa, INF gamma, Il8, beta.fgf. Lo studio ha messo in evidenza un notevole incremento di citochine proinfiammatorie (Il1beta, TNF alfa, IL8 e fattori di crescita per i fibroblasti) ed una scarsa espressione di INF gamma. L’ipotesi patogenetica piu’ accreditata ipotizzerebbe pertanto che uno stimolo psicogeno di varia natura determinerebbe un rilascio di neuropeptidi (in particolare sostanza P) a livello della mucosa vulvare con conseguente attivazione di mastociti. I mastociti a loro volta rilascerebbero citochine proinfiammatorie responsabili del bruciore e del dolore a livello della mucosa vulvare. Ulteriori studi sono comunque necessari per chiarire alcuni punti che restano oscuri, specialmente nell’affascinante rapporto tra corpo e mente in questa patologia che condiziona in maniera talvolta drammatica la vita di molte donne.

Trattamenti non-chirugici nell’invecchiamento vulvo-vaginale: topici genitali e esercizi perineali Claudio Paganotti, Uro-Gynecologist – Brescia Specializzato in Ostetricia e Ginecologia, ha svolto l’attività di dirigente medico presso l’U.O. di Ostetricia e Ginecologia dell’Istituto Clinico “S. Anna” di Brescia; e dal 2005 è dirigente medico presso l’U.O. di Ostetricia e Ginecologia dell’Istituto Clinico “Città di Brescia”. In particolare si dedica alla chirurgia estetica dei genitali esterni femminili. Con il trascorrere degli anni, anche in assenza di malattie, tutti gli organi del corpo, compresi quelli genitali, subiscono un progressivo deterioramento strutturale e funzionale influenzando il generale stato di benessere, compreso quello sessuale. Tale trasformazione

determina un quadro di atrofia genitale: la vulva perde elasticità e compaiono discromie cutanee, la vagina è poco lubrificata e le mucose diventano sottili, i muscoli del perineo perdono capacità contrattile e tonicità. Questo spesso conduce a prurito, secchezza e dispareunia compromettendo la qualità della vita sessuale. Possibilità non chirurgiche per migliorare l’aspetto dei genitale esterni e mantenere la risposta sessuale sono offerte dai medicinali topici ormonali, dai fitocomplessi ed dagli esercizi fisici perineali. I lubrificanti intimi sicuramente compensano la scarsa lubrificazione, ma l’effetto è transitorio. Il testosterone propionato, invece, migliora il trofismo della cute vulvare e mantiene una buona risposta sessuale: la sua applicazione quotidiana per qualche mese ripristina una normale eccitabilità clitoridea. Le creme a base di estrogeni normalizzando il pH vaginale limitano l’infiammazione, la secchezza e la dispareunia: dopo solo 3 settimane di trattamento la lubrificazione vaginale migliora. Fitocomplessi a base di Boswellia Serrata in associazione a vit. E sono ideali per sostenere il trofismo vulvo-vaginale, grazie alle proprietà antinfiammatorie, elasticizzanti, antiossidanti, stimolanti la produzione di collagene e antimicrobiche. Altro fitocomplesso a base di inokitiolo, invece, è efficace nel ridurre nell’arco di qualche mese le inestetiche iperpigmentazioni delle aree perineali. La riabilitazione perineale, infine, tramite gli esercizi di Kegel, corregge la scarsa prestazione muscolare del perineo, anche se spesso è difficile identificare e utilizzare correttamente tali muscoli. Una soluzione pratica è fornita dai coni vaginali, ideati nel 1985 da S. Plevnik, come ausilio per rafforzare il perineo. Il funzionamento è semplice: il cono, introdotto in vagina, tende a scivolare verso il basso per la forza di gravità. La sensazione di perdita del cono e il conseguente tentativo di trattenerlo inducono una contrazione dei muscoli attorno al cono stesso: questa contrazione rinforza il perineo. Con un allenamento di soli 15

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minuti due volte al giorno, per almeno 12 settimane si otterà un apprezzabile miglioramento delle “performance” perineali. Nell’ambito della sessualità, un muscolo “vaginale” allenato regala una sensibilità migliore con una maggiore capacità contrattile, che permette un orgasmo più intenso e facilmente raggiungibile.

Classificazione delle ipotrofie delle Grandi Labbra e trattamento Medico Estetico: il Filler Vulvare e la Biostimolazione Elena Fasola, Aesthetics Doctor, Microsurgeon – Milano Specialista in Microchirurgia e Chirurgia Sperimentale; Vice Presidente della’Associazione Europea di Ringiovanimento e Chirurgia Plastica ed Estetica Genitale (Arpleg). Nell’accademico 2010/2011 Docente alla Scuola Superiore di Medicina Estetica, Agorà- Milano. In base allo studio anatomico dell’area genitale esterna femminile valutata in base all’età, allo stato dieutrofismo tissutale e alla media delle caratteristiche morfostrutturali vulvari, l’autrice propone la classificazione delle Lipodistrofie del grande labbro in senso ipotrofico e delle loro potenziali possibilità di trattamento medico attraverso il rimodellamento mediante impianto di acido ialuronico crosslinked del Grande Labbro e la biostimolazione tissutale.

Uso della tossina botulinica nella sindrome vulvo vestibolare: principi farmacologici e terapeutici Maurizio Benci, Dermatologist - Firenze Specialista in Dermatologia e Venereologia. È attualmente Responsabile della Branca di Dermatologia presso lo Studio Sanitas, Poliambulatorio specialistico e Istituto di Medicina del Lavoro e Igiene Ambientale a Piombino (LI). Fa parte dal 2007 del Comitato scientifico della rivista di dermatologia Hi.techdermo, alta tecnologia in dermatologia ricostruttiva. La tossina botulinica di tipo A è oramai

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un trattamento di successo per le patologie da alterata contrazione muscolare comprese le rughe di espressione del volto da iperfunzionalità muscolare. Le applicazioni terapeutiche nel trattamento delle iperfunzionalità muscolari del volto con la tossina botulinica si devono ad Alan scott che usò il materiale purificato da Edward Schantz negli anni 60. Numerosi studi hanno descritto una azione della tossina botulinica non solo sul mediatore acetilcolinico delle giunzioni neuromuscolari, ma anche su numerosi neuromodulatori attivi sull’infiammazione e sul dolore rilasciati nelle fibre sensitive terminali come il VIP, il CGRP, la sostanza P ed altri. Quindi la tossina botulinica di tipo A ha visto progressivamente allargare le sue potenzialità terapeutiche a quelle patologie in cui il dolore, l’infiammazione ed il vasospasmo erano sintomi primari o correlati. Per tutto questo la sindrome vulvo vestibolare, che coniuga molti di questi sintomi, è stata trattata con successo con la tossina botulinica di tipo A. References: 1. Ranoux D, Attul N, Morain F, Bouhassira D: Botulinum toxin type A induces directs analgesic effects in chronic neuropathic pain. Ann Neurol 2008, 64:274-84. 2. Benci. M, Cirillo, PF, Silvestris P. Uso della tossina botulinica in dermatologia: update e linee guida. Dermatologia Ambulatoriale 3; 18-25; 2003 3. Eccleston KJ, Woolley PD. Botulinum toxin for urogenital conditions. Int J STD AIDS 2008;19:797-9.

La Carbossiterapia nel Ringiovanimento Genitale Femminile Alessandra Sassu, Aesthetics Doctor – Cagliari Specialista in malattie cardio-vascolari, esperta in ecocolor-doppler vascolare, medico estetico e nutrizionista. Per Carbossiterapia s’intende l’utilizzo di CO2 per scopi terapeutici. Questa metodica è stata utilizzata per la prima volta in Francia nel 1932 per la cura delle arteriopatie periferiche.

La Co2 è un gas di biossido di carbonio, inodore ed incolore. La somministrazione sottocutanea di CO2 non influisce assolutamente con la respirazione e non determina rischio di embolia, infatti la diffusibilità di questo gas è fino a 30 volte superiore a quella dell’ossigeno. La videocapillaroscopia a sonda ottica e la flussimetria laser doppler sono due metodiche di indagine microangiologica che hanno dimostrato rispettivamente che l’azione CO2 per via sottocutanea si estrinseca attraverso un meccanismo di vasodilatazione ed incremento della sfigmicità arteriolare con conseguente aumento della velocità di flusso a livello del microcircolo. Il meccanismo d’azione consiste innanzitutto in una stimolazione diretta delle cellule muscolari lisce arteriolari (acidosi) ed azione simpatico-mimetica con conseguente aumento della velocità di flusso ed apertura dei dispositivi di blocco a livello dei capillari ed in secondo luogo in una riduzione dell’affinità dell’emoglobina per l’O2 con maggiore ossigenazione tissutale. La disfunzione sessuale femminile è legata all’età, progressiva e altamente prevalente, e colpisce il 30-50% delle donne. Mentre ci sono elementi emotivi e relazionali collegati alla funzionalità e alla risposta sessuale femminile, la disfunzione sessuale femminile può verificarsi secondariamente a patologie di natura organica, vasculopatica o ormonale. Studi recenti hanno dimostrato che le donne in menopausa e le donne anziane che non ricevono TOS (terapia ormonale sostitutiva), presentavano flusso sanguigno genitale diminuito, con conseguenti vaginite atrofiche, secchezza vaginale, riduzione della libido e delle sensazioni sessuali, dispareunia, sindrome urologica. Tra le principali cause della disfunzione genitale femminile ricordiamo la riduzione degli estrogeni e del flusso sanguigno pelvico: • Gli estrogeni hanno proprietà trofiche, vasoprotettive, vasodilatatorie, neuroprotettive e angiogeniche attraverso la stimolazione dei VEGF (Va-


scular endothelial growth factor). • La diminuzione degli estrogeni comporta la diminuzione del flusso sanguigno locale e atrofismo vulvo-vaginale. La diminuzione del flusso sanguigno pelvico, secondario a patologie aterosclerotiche del letto arteriale ilio-ipogastrico e pudendo, porta alla fibrosi della parete vaginale e della muscolatura liscia del clitoride. Inoltre un trauma chirurgico, postparto o diabete possono portare ad un insufficienza vascolare vaginale e clitoridea con seguenti disfunzioni sessuali. Gli effetti morfo-fisiologici della Carbossiterapia sono: stimolazione dei fattori di crescita dell’endotelio vascolare, proliferazione endoteliale, aumento della permeabilità vascolare, angiogenesi, vasodilatazione, neurotrofismo

di Milano. Lavora presso l’Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano. Le patologie vascolari interessanti i genitali possono essere di vario tipo: malformazioni capillari, venose, linfatiche, artero venose, emangiomi o Sindromiche (es.Klippel-Trenaunay). A seconda della patologia potranno essere utilizzate tecniche diverse: Laser DYE,ND-YAG 1064,SCLEROEMBOLIZZAZIONE, ASPORTAZIONE CHIRURGICA QUALCHE VOLTA ANCHE IN COMBINAZIONE. Vengono poi descritti casi clinici esemplificativi e/o trattati con le terapie precedentemente descritte.

Risultati clinici: • 80% miglioramento della secchezza vaginale, della libido e delle sensazioni sessuali • 75% risultati estetici visibili e “percepiti” (tessuti più compatti) • 55% miglioramento dei vari aspetti della sindrome urologica • 50% attenuazione / scomparizione della dispareunia, intensificazione del climax (il 20% dei partner ha notato una differenza, senza essere al corrente della terapia).

Lipofilling e PRP: terapia innovativa per il lichen sclero-atrofico vulvare Francesco Casabona, Plastic Surgeon – Genova Specialista in chirurgia plastica e chirurgia estetica. E’ impegnato nel promuovere una tecnica innovativa che trova applicazione, già da alcuni anni, in chirurgia plastica, nella terapia delle radiodermiti, delle cicatrici distrofiche e, ultimamente, nel trattamento delle sequele morfo-funzionali del lichen sclero-atrofico della vulva, con risultati molto incoraggianti così come pubblicato sulla rivista italiana di chirurgia plastica (40, 67-70, 2008).

Rare patologie vascolari congenite dell’area genitale Roberto Castelpietra, Dermatologist Milano Specialista in Dermatologia, Venereologia e Idrologia medica. Da circa 30 anni lavora presso l’Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano, attualmente in qualità di Responsabile del Servizio di Dermatologia. È Responsabile del Dipartimento di Dermatologia Plastica Pediatrica per ISPLAD (International Italian Society of Plastic-Aestethic and Oncologic Dermatology); Michele Coletti, Dermatologist - Milano Specialista in Chirurgia Vascolare ed in Chirurgia Plastica - Istituto di Chirurgia Vascolare e Angiologia - Università

Scopo: il fine del lavoro e’ stato ottenere la rigenerazione dei tessuti vulvari coinvolti dalla fibrosi cicatriziale del Lichen Sclerosus mediante l’innesto di cellule mesenchimali di derivazione adiposa e l’infiltrazione di fattori piastrinici(1-2-4-7). L’applicazione delle cellule staminali adulte di derivazione adiposa in chirurgia plastica, nel corso degli ultimi anni, ha consentito la riparazione degli esiti radiodermitici post-terapia oncologica e delle distrofie cutanee cicatriziali post-traumatiche ed ustioni(3). E’, infatti, ben descritta la proprieta’ di queste cellule “multi potenti” di riparare tessuti danneggiati , di stimolare l’ angiogenesi , la sintesi di fibroblasti e collagene.

Parallelamente, un campo di ricerca di grande interesse e’ rappresentato dall’ impiego dei fattori piastrinici nella rigenerazione della cute, cartilagine ed osso con un sempre maggiore campo di applicazione in chirurgia plastica, ortopedia ed odontoiatria(5). A tal proposito e’ dimostrata la capacita’ da parte dei fattori di crescita contenuti nei granuli delle piastrine di partecipare alla mediazione cellulare che porta alla sintesi di neoangiogenesi e di collagene di tipo III. Abbiamo pertanto trasferito la nostra esperienza con tali tecniche per il trattamento delle sequele del lichen scleroso della vulva. Materiali e Metodi: dal gennaio del 2006 ad oggi sono state sottoposte a trattamento chirurgico 61 pazienti affette da lichen scleroso. L’eta’ era compresa tra i 27 e i 82 anni. La procedura chirurgica e’ stata la seguente: - Infiltrazione di tessuto adiposo nella regione vulvare affetta da sclerosi cicatriziale, ottenuto mediante lipoaspirazione, lavato con soluzione fisiologica e lasciato decantare. - Infiltrazione intra e ipodermica e mucosa e sottomucosa di plasma ricco di piastrine nella medesima regione. Il numero dei trattamenti e’ variato da 1 a 3 a seconda del grado delle lesioni distrofiche ed e’ stato cadenziato con un intervallo di circa 3 mesi uno dall’altro. Risultati: Dopo una settimana dal trattamento le pazienti hanno riferito un netto miglioramento della sintomatologia soggettiva: scomparsa del prurito, bruciore e dolore. Clinicamente la cute e’ apparsa piu’ elastica, meno arrossata. Dopo un mese e mezzo la situazione e’ ulteriormente migliorata: l’orifizio vulvare appariva piu’ dilatato e l’esplorazione vaginale risultava piu’ facile e meno dolorosa. Dopo un mese dal secondo trattamento con la procedura sopra descritta si e’ verificato un ulteriore miglioramento della situazione anatomica. La cute, piu’ morbita ed elastica nella regione peri uretrale ha determinato una diminuzione dei bruciori durante la minzione, una risalita dell’ uretra verso

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l’altro con scomparsa della minzione vaginale. L’aspetto delle grandi labbra appariva piu’ tonico. L’orifizio vaginale piu’ dilatato. La maggior parte delle pazienti ha riferito la ripresa della vita sessuale. Discussione: e’ stato descritto un approccio terapeutico originale e innovativo di una patologia rara ma molto invalidante per le pazienti. Il fine del trattamento era la riparazione dei tessuti cicatriziali distrofici che causavano gravi disturbi funzionali e psicologici. La chirurgia ricostruttiva tradizionale (divulsione, innesti, lembi), avrebbe comportato un elevato rischio di insuccesso e complicanze a causa della importante compromissione dei tessuti locali, esito dell’ infiammazione cronica e delle terapie topiche cortisoniche(6). Si sarebbero, inoltre, aggiunte ulteriori cicatrici a quelle gia’ pre-esistenti. Pertanto si e’ pensato ad un trattamento che potesse rigenerare i tessuti danneggiati attraverso la stimolazione da parte di fattori biologici che portassero ad un aumento della vascolarizzazione e ad una neo sintesi di fibroblasti e collagene. Sulla base delle recenti acquisizioni sull’ impiego delle cellule mesenchimali di derivazione adiposa nella terapia delle radiodermiti abbiamo ipotizzato il loro utilizzo in questo contesto al fine di ottenere una rigenerazione e rivascolarizzazione dei tessuti. Abbiamo inoltre utilizzato in associazione il PRP mediante infiltrazione intradermica e ipodermica delle zone trattate con fine di ottenere un effetto riparativo aggiuntivo apportato dai fattori crescita piastrinici. E’, infatti, ormai riconosciuto un importante ruolo del PRP nel migliorare l’apporto sanguigno e nell’accellerare i processi riparativi di tessuti degenerati e infiammati cronicamente (tendinosi). Il trattamento ha comportato un semplice prelievo di sangue della paziente, una piccola lipoaspirazione della regione addominale e dell’interno ginocchia e l’infiltrazione nella vulva in anestesia locale assistita con sedazione in regime di day-hospital. Clinicamente si e’ ottenuto una restituito ad integrum dell’ ulcerazione cutanea,

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scomparsa della fibrosi, miglioramento dell’elasticita’ e dell’idratazione cutanea. Soggettivamente le pazienti si sono dichiarate fortemente soddisfatte per la completa scomparsa della sintomatologia dolorosa e la ripresa di una vita di relazione completamente normale.

L’Etica, tra Medico Estetico e Paziente, nel ringiovanimento dell’area genitale Lucio Tunesi, Aesthetics Doctor - Milano Specialista in Anestesia e Rianimazione, Esperto e Consulente in Medicina ad Indirizzo Estetico. Dal 1997 Docente in materie inerenti la Medicina Estetica presso la Scuola Superiore Post Universitaria di Medicina ad Indirizzo Estetico SMIEM Agorà di Milano, di cui è attualmente Vice-Direttore e Coordinatore delle esercitazioni pratiche. In un quadro attuale di notevole aumento di richieste, da parte di un vasto pubblico di pazienti, di prestazioni di Medicina e Chirurgia Estetica, che coinvolgono anche aree corporee raramente oggetto di questa specialità medica fino ad oggi, si osserva una serpeggiante eccessiva commercializzazione delle applicazioni in questo settore, come se l’interesse economico dominasse sull’interesse scientifico e, di conseguenza, la rincorsa al guadagno ed al denaro prevaricasse l’intento primo di fornire al paziente rimedi e cure corrette e selezionate secondo scienza e coscienza. Lo spostamento del rapporto medico – paziente verso un nuovo e tutt’altro che gradevole rapporto medico – cliente, pone il Medico ed il Chirurgo Estetico di fronte ad alcune problematiche che necessitano di approfondimento e ad alcuni dubbi e perplessità che devono obbligatoriamente essere sciolti. In questa prospettiva un richiamo ed una revisione propositiva di concetti quali etica e deontologia inerenti la professione medica sono sembrati perlomeno opportuni, soprattutto in funzione del possibile trattamento estetico medicochirurgico di aree quali quella genitale,

sia maschile che femminile; attraverso brevi accenni storici e rivisitazioni di concetti basilari per l’istituzione medica, analisi e valutazioni di rapporti tra attori differenti, quali il medico, il paziente, le aziende, l’autore desidera riaffermare quanto l’etica professionale ed il mantenimento di una inalterata condotta sotto il profilo deontologico siano cardine comportamentale per il presente ed il futuro di questa nuova frontiera della Medicina e della Chirurgia Estetica.


Sessione di CHIRURGIA PLASTICA ed ESTETICA Lettura Magistrale “Il piacere è piacersi” Marco Rossi, Sexologist – Milano Psicologo e sessuologo, Responsabile della Sezione di Sessuologia della S.I.M.P. Società Italiana di Medicina Psicosomatica. Collabora con SCUOLA PER GENITORI IMPRESA FAMIGLIA La sfera intima ed il piacere sessuale si alimentano di autostima e solo quando esiste un buon rapporto con la propria fisicità la sfera sessuale risulta appagante e soddisfacente. La Chirurgia Plastica ed Estetica Genitale può essere al servizio di “Eros”, poiché può aiutare a superare le insicurezze ed anche problematiche sessuali, che possono avere un’origine sia psicologica che fisica. In ogni caso la chirurgia plastica in genere si è evoluta e non spezzetta più il corpo, ma vuole avere una visione sempre più “armonica” e d’insieme pertanto non può escludere una parte importante come quella intima e dei genitali. Le “parti intime” sono sempre più “sdoganate” e non più nascoste o vissute con vergogna, non per altro vengono curate e trattate come una parte del corpo da esibire (es. grazie a cerette, profumi etc.): gli organi genitali hanno dei loro codici estetici e pari dignità al cospetto di altri parti del corpo come seno o sedere. Tutti i cinque sensi dovrebbero essere legati alla sfera intima: l’olfatto con il profumo, il tatto con le cure dedicate alla depilazione etc.; ma il senso che più è legato alla sfera della seduzione ed attrazione è sicuramente la VISTA. Al giorno d’oggi l’immagine è sempre più importante e quindi l’ appagamento visivo e la sicurezza nel fisico e nella bellezza occupano un posto importantissimo. In pratica la parte VISIVA della sfera sessuale è sempre più importante. L’amore quindi non essendo “cieco” ha bisogno anche di appagamento e quindi di “bellezza” intesa come armonia. Il desiderio si nutre di autostima e quindi più riusciamo ad avere un ottimo rapporto con il nostro corpo e più saremo disinibiti e liberi nella sfera sessuale, non per altro le donne che non hanno un buon rapporto con il

loro corpo sono anche quelle che hanno più problemi nel raggiungimento dell’orgasmo. In pratica la chirurgia ora non è più solo legata alle malattie e alle cure, ma è anche un valido aiuto per il benessere, per FARCI STARE BENE: una chirurgia per piacersi e soprattutto per IL PIACERE! L’importante è che questi interventi chirurgici vengano fatti per se stessi e NON per il partner! L’eros è una forza fondamentale nella vita di coppia e solo se nella relazione c’e’ un eros appagante la coppia sarà felice.

Labioplastiche Estetiche e Ringiovanimento Vaginale Gianfranco Bernabei, Plastic Surgeon – Milano Specialista in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva; Presidente dell’Associazione Europea di Ringiovanimento e Chirurgia Plastica ed Estetica Genitale (Arpleg). Responsabile per la Chirurgia Plastica del Centro Polispecialistico e Day-surgery Blumar Medica di Milano. Membro della Società Italiana di Chirurgia Plastica ed Estetica, della Sociedade Brasileira de Chirurgia Plastica, della International Society of Aesthetic Plastic Surgery e membro del consiglio direttivo dell’ASSECE . Il Ringiovanimento Vaginale con il Laser (LVR) e la Laservulvovaginoplastica (DLV), i due interventi principali che ricadono sotto la categoria “vaginoplastica”, sono intesi a migliorare l’aspetto e la funzionalità della vagina in donne sane e che non presentano particolari problemi sessuali, e in nessun caso sono intesi a trattare o guarire disfunzioni sessuali importanti quali l’anorgasmia (impossibilità di raggiungere l’orgasmo durante il rapporto sessuale), la dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali) o il vaginismo (spasmo involontario dei muscoli che circondano l’orifizio vaginale). Infine, la vaginoplastica non è indicata per le donne che hanno aspettative non realistiche, o che soffrono di disturbi emotivi o psicologici: le procedure LVR® e DLVV®, per quanto davvero efficaci,

non possono invertire il flusso del tempo o rovesciare le leggi e la fisiologia dell’invecchiamento dei tessuti. Il Ringiovanimento Vaginale (LVR) è un intervento della durata media di 1 ora, e avviene in day-hospital. La procedura chirurgica è stata concepita per migliorare le sensazioni femminili di gratificazione sessuale attraverso un processo di ricostruzione delle aree del rilassamento vaginale che sono essenziali alla soddisfazione erotica, e cioè il terzo esterno vaginale, il diametro interno della vagina, l’orifizio vaginale (ovvero l’introito) e infine l’area perineale. Il Ringiovanimento Vaginale (LVR) per il miglioramento della gratificazione sessuale rappresenta la modifica di una procedura chirurgica ginecologica standard già esistente (colpoperineoplastica), adottata in tutto il mondo per il trattamento del rilassamento vaginale e dei suoi sintomi associati, in particolar modo quelli derivanti dall’incontinenza urinaria da sforzo (perdita involontaria dell’urina a seguito di sforzi anche minimi quali tossire, starnutire, ridere, e così via). In presenza di rilassamento vaginale, la vagina non si trova più nelle condizioni fisiologiche e sessuali ottimali. La Las ervulvovaginoplastica consiste nel miglioramento estetico chirurgico delle strutture vulvari: piccole e grandi labbra; monte di Venere; perineo ; l’imene. La Laservulvovaginoplastica non è sempre solo un intervento cosmetico, in quanto può anche alleviare il dolore e il fastidio provocati da un eccessivo protrusione delle piccole labbra che si estendono ben oltre le grandi labbra. In questi casi le piccole labbra vengono compresse contro gli indumenti e schiacciate contro le grandi labbra, spesso si irritano, disturbando semplici azioni quali camminare, praticare esercizio fisico, a volte perfino restare seduti. Anche il rapporto sessuale può diventare un’esperienza fastidiosa o dolorosa, se la condizione non viene trattata. Vengono inoltre illustrate le metodiche

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per la correzione dell’ipertrofia e delle ipotrofie delle grandi labbra, con le diverse tecniche chirurgiche oggi disponibili.

New technique in labial cosmetic surgery Andrzej Jan Barwijuk M.D, Ph.D. – Warsaw (Poland) Plastic surgery, Gynecology and Obstetrics There is only several procedures in cosmetic gynaecology that are performed for purely medical indication- labioplasty and deinfibulation. Labia minora labioplasty for not only medical but also aesthetic motives was first described by Hodgekinson and Hait in 1984. This operation was adopted from previously described as a partial labia minora amputation. Since this time, at least 8 new techniques have been published. The new fenestration labioplasty technique that preserves the shape, color, couture and edges, symmetry and hidden scars of the labia is presented. Initial observation documented that this technique is more technically demanding but gives a much more desirable and aesthetically pleasing cosmetic outcomes and the recovery is faster and less painful.

Liporistrutturazione delle Grandi Labbra e dell’Area Pubica Roberto Melone, Plastic Surgeon - Milano Specializzazione in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica; Iscritto alla Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (SICPRE); Sociedade Brasileira de Cirurgia Plastica (SBCP); Associazione Europea di Chirurgia Estetica (ASSECE); Associazione Europea di Ringiovanimento e Chirurgia Plastica ed Estetica Genitale (ARPLEG) Analogamente alle piccole labbra anche le grandi labbra dei genitali esterni femminili vanno incontro ad un processo di lipoatrofia, con conseguente assottigliamento e perdita del

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turgore tipico della giovane età dovuto anche alla riduzione delle fibre collagene ed elastiche ed alla diminuzione della quantità di acido jaluronico. La correzione della riduzione del volume, per impoverimento della componente adiposa propria delle grandi labbra, viene effettuata chirurgicamente mediante liporistrutturazione sec. tecnica di Coleman. Questa metodica prevede che la raccolta del grasso venga effettuata con aghi-cannula di piccolo calibro aspirando a bassa pressione per ridurre il traumatismo del processo sulle cellule adipose; che il grasso aspirato venga centrifugato per separare le cellule adipose vitali da quelle danneggiate e dai loro sottoprodotti, infine il grasso corporeo viene così sfruttato come filler (riempitivo) per la correzione del difetto con un considerevole miglioramento delle caratteristiche estetiche, nella morbidezza, nello spessore e nell’elasticità dei tessuti. Il lipofilling viene realizzato in anestesia locale con sedazione e spesso viene associato ad altri interventi di chirurgia estetica.

Interrelazione tra lifting addominale ed area pubico-genitale Maurizio Cavallini, Plastic Surgeon – Milano Specialista in Chirurgia Plastica, Microchirurgia e Chirurgia sperimentale. È stato Dirigente di primo livello di ruolo presso la Divisione di Chirurgia Plastica degli Istituti Clinici di Perfezionamento di Milano, occupandosi di chirurgia ricostruttiva, in particolare riferita alle malformazioni congenite. Nella procedura di addominoplastica , nel tempo chirurgico che segue la rimozione del lembo cutaneo adiposo, si procede alla sutura per strati del lembo addominale con il lembo dell’area pubica. Tale sutura spesso per la tensione esercitata dal lembo superiore comporta una distorsione in senso craniale dell’ area pubica che produce una inestetica arcuatura della zona centrale pubica , spesso dovuta anche a uno scollamento distale per consentire la

chiusura con la minor tensione possibile, che pero’ puo’ in contropartita accentuare la problematica. L’Autore riporta le considerazioni relative all’importanza della valenza estetica dell’area pubica negli esiti post addominoplastica e ai possibili risvolti estetici legati a questa procedura chirurgica .

Trattamento della lassità vaginale per lipostruttura Massimiliano Brambilla, Plastic Surgeon - Milano Specializzazione in Chirurgia PlasticaRicostruttiva dell’Università di Pavia, diretta dal Prof. Giorgio Boggio Robutti. Si occupa di chirurgia oncoplastica della mammella, di malfomazioni congenite, di correzione delle deformità congenite ed acquisite della regione palpebrale e di chirurgia ricostruttiva dell’area genitale. Servizio di Chirurgia Plastica e SenologicaU.O.C. Chirurgia Generale 1- IRCCS Ospedale Cà Granda Policlinico Mangiagalli (Mi). La lassità vaginale è una condizione patologica complessa dovuta a perdita di tonicità e diminuzione di spessore dei muscoli del pavimento pelvico e dei bulbo cavernosi; talvolta si associa a ridotto spessore dei tessuti sottomucosi. Gli esercizi di riabilitazione perineale sono efficaci presidi terapeutici nei casi di modesta entità ma a tutt’oggi la colpoperineoplastica è la procedura d’elezione nei casi di maggiore gravità. Tale procedura è però gravata da elevato tasso di complicanze immediate ed a distanza soprattutto cagionate dagli esiti cicatriziali spesso importanti. L’autore propone una personale ed alternativa metodica di restringimento del canale vaginale mediante impianto di tessuto adiposo in sede sottomucosa ed intramuscolare. Tale procedura è gravata da un basso tasso di complicanza, presenta un decorso post-operatorio rapido e porta a risultati predittibili.


Sessione di CHIRURGIA PLASTICA e RICOSTRUTTIVA Neovagina in donne affette da sindrome di Rokitanski Pietro Saccucci, Gynecologist – Roma Specialista in Ostetricia e Ginecologia e in Chirurgia Oncologica. Esperto in chirurgia Endoscopica Ginecologica. Direttore Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia - Ospedale San Filippo Neri Roma La sindrome di Rokitansky è caratterizzata da agenesia congenita della vagina ed è presente in circa 1:4000 nascite femminili. Nel corso degli anni sono proposti diversi trattamenti, chirurgici e non, al fine di creare un canale vaginale di diametro e lunghezza idonei per l’atto sessuale. La metodica da noi eseguita, colpo poiesi perineo-laparoscopica, rappresenta una modifica dell’intervento di colpopoiesi proposto a cavallo degli anni 60 e recentemente rivalutato grazie all’approccio laparoscopico. L’intervento consiste nel creare un canale vaginale mediante l’utilizzo del peritoneo del Douglas ancorato ad una breccia chirurgica sottouretrale e successivamente chiuso, per via laparoscopica, nel suo tratto superiore in modo da creare un cul-de-sac . Con tale procedura sono state trattate quattro pazienti di età compresa tra 16 e 25 anni affette da agenesia completa vaginale. Le pazienti sono state invitate ad avere rapporti sessuali già dopo 20 giorni dall’intervento. Tale procedura ha manifestato una buona compliance da parte della paziente che non deve utilizzare tutori graduati per periodi prolungati. Naturalmente la tecnica necessita di una casistica maggiore considerata anche l’esiguità dei casi riportati in letteratura.

Terapia Chirurgica dei prolassi urogenitali Cosimo Oliva, Gynecologist – Roma Specialista in Ostetricia e Ginecologia; U.O.C. Ginecologia e Ostetricia. A.C.O. San Filippo Neri - Roma Il trattamento dei genitali esterni non può prescindere dalla valutazione e dal trattamento dei difetti vaginali e della

statica degli organi pelvici. Si tratta comunque di un argomento ampiamente dibattuto sia per quel che riguarda le tecniche sia per le indicazioni. Poiché il prolasso urogenitale (POP) ed il suo trattamento influiscono sulla qualità di vita, è fondamentale tener conto delle aspettative e dei desideri della paziente oltre che dei dati oggettivi. Ne deriva che gli end points di questa chirurgia devono essere nell’ordine rappresentati da: qualità di vita, funzione, anatomia. I punti chiave attualmente dibattuti riguardano l’uso di tecniche di riparazione tradizionale autologa in confronto con l’utilizzo di protesi; il trattamento contestuale dell’incontinenza urinaria in confronto con la rivalutazione a distanza della stessa; l’isterectomia o la conservazione dell’utero al momento della chirurgia per prolasso urogenitale. Il tasso di fallimento della chirurgia ricostruttiva fasciale è complessivamente del 18% per tutti i compartimenti vaginali; nello specifico risulta più elevato per compartimento anteriore (40%); per il resto si registra il 7% di fallimento per il compartimento posteriore, il 20% per il segmento anteriore e superiore (cupola) insieme, il 1% per il segmento posteriore e superiore (cupola) insieme. Le cause del fallimento sono da ricercarsi in fattori anatomici, tissutali, ambientali, chirurgici. L’utilizzo delle protesi ha migliorato l’outcome chirurgico in termini di risultato anatomico, ma la letteratura recente non è assolutamente conclusiva ed indirizza verso un cauto utilizzo. In particolare le mesh biologiche assorbibili non danno un sostanziale beneficio nel lungo termine. Le reti sintetiche non riassorbibili migliorano sensibilmente il risultato chirurgico e il tasso di recidiva soprattutto sul segmento anteriore; ma hanno anche una più alta incidenza di complicanze, per cui andrebbero utilizzate in casi selezionati (fallimento della chirurgia tradizionale? pazienti giovani? obesità? fumatrici? patologie del tessuto connettivo?). La colposacropessi rappresenta il gold standard per il trattamento del descensus della volta vaginale ed è associata

ad un minor tasso di ricorrenza e di dispareunia rispetto alla colposacrospinosopessia. Solo l’evidenza clinico-strumentale dell’incontinenza urinaria da sforzo comporta il trattamento chirurgico della stessa in corso di procedure per prolasso urogenitale; il trattamento non è indicato in assenza di diagnosi della stessa o a scopo preventivo. L’incontinenza urinaria da sforzo occulta consente il trattamento facoltativo. Il prolasso uterino di per sè non rappresenta un’indicazione all’isterectomia, indipendentemente dalla presenza di patologia uterina e dai desideri della paziente. Molte pazienti candidate a chirurgia per prolasso genitale gradirebbero la conservazione dell’utero. La tecnica di Manchester, l’isteropessia sacrospinosa e l’isteropessia sacrale rappresentano le procedure più utilizzate a tale scopo. La letteratura recente non fornisce risultati confrontabili né chiare indicazioni.

Il controllo del dolore nella chirurgia genitale in day surgery Giuseppe, Ambrosino Anestesiologist – Milano Specialista in Anestesia e Rianimazione; Direttore Sanitario e Medico Responsabile dell’Unità Operativa di Anestesia-Rianimazione presso la Clinica Blumar Medica di Milano. Centro Polispecialistico BLUMAR MEDICA Lo studio del fenomeno dolore ha portato ad una sempre più raffinata ed articolata definizione dei meccanismi che lo regolano e delle ricadute somatiche e psichiche correlate. Siamo passati dall’interpretazione meccanicistica di Cartesio (1596-1650) a quella molto più raffinata di Melzac che nel 1999 associa la soggettività della percezione all’educazione ricevuta, alle circostanze e all’attenzione; sostiene che è tipica e caratteristica per ogni individuo e coinvolge non solo pensieri e timori attuali, ma anche speranze o preoccupazioni per la vita futura. Il trattamento e la prevenzione del do-

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lore in chirurgia nell’ultimo ventennio è stato suffragato da numerosissimi studi clinici che hanno evidenziato importanti ricadute cliniche e psico-relazionali nei pazienti che non ricevono un adeguato trattamento. Rari e su casistiche molto limitate, sono invece i report sull’incidenza del dolore post-operatorio (DPO) in chirurgia plastica e assolutamente assenti in chirurgia genitale. Dalla nostra esperienza il trattamento delle patologie genitali sia maschili che femminili è gravato da DPO di intensità lieve/moderata con rara incidenza di nausea/vomito (POVN).

Lancet, 1999 Endahl 1959; Kehlet, Brandt and Rem 1980; Kehlet 1982; Dinarello 1984 Anscombe, Buxton 1958; Dickman, Day, Gunn and Schmidt 1971; Latimer, Marshall and Wyche 1972; Hewlett and Branthwaite 1975; Sydow 1989 Wattwil 1989 Pini and Evan 1987; Hanley 1988; Hunt, Przewlocki, Haarmann, Nikolarakis, Herz and Hollt 1988; Bullit 1989; Fitzgerald 1990 D. Bollero – B. Operti

Il protocollo che abitualmente utilizziamo: PREMEDICAZIONE

Diazepam 6 mg (30 gtt) x os 30 min prima dell’intervento

ANESTESIA

AL: Lidocaina 2% + Mepivacaina 2% (2:1) + ADR 1:500.000 Sedazione: Propofol 20-30 ml/ora + Fentanile 50-100 + Ketorolac 100-200 mg

POSTOPERATORIO

Paracetamolo 1000 mg ev Ondasetron 4-8 mg +/- Omeprazolo 40 mg

MONITORAGGIO RECOVERY ROOM

Ingresso

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30

60

120

PA /FC/SaO2 Diuresi spontanea Valutazione Analgesia - VAS (1 - 10) Complicanze (N=nausea, V=vomito, B=brivido, A=altro) SCORE DI ALDRETE (1-10)

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L’utilizzo di questo protocollo clinico ha dato risultati molto soddisfacenti e dalla scheda di monitoraggio in uso presso il nostro Centro emergono dati che confermano: ottima stabilità emodinamica; diuresi attiva entro 120 min; VAS (scala di rilevamento del dolore 110) mai superiore a 3; complicanze quali nausea, vomito, brivido molto rari; dimissibilità (valutata con lo score di Andrete 1-10) entro le due ore.

Valutazione comparativa di tecniche chirurgiche e protesi peniene nella costruzione del pene Pierluigi Santi, Plastic Surgeon - Genova Direttore U.O. Chirurgia Plastica Università degli Studi di Genova, presso l’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova. Direttore Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica ricostruttiva ed estetica dell’Università degli Studi di Genova.

BIBLIOGRAFIA Melzac R., Loeser, La neuromatrice.

Vengono valutate le varie tecniche utilizzate presso la struttura di chirurgia

plastica dell’Università di Genova per la costruzione del pene in sindromi transessuali confrontandone problemi e risultati possibili ed auspicabili. Ci si sofferma inoltre sui presidi protesici disponibili e se ne valutano pregi e difetti.

Aspetti estetici e funzionali nella ricostruzione dell’area sensitiva nella conversione M to F Mariano Bormioli, Plastic Surgeon Pietra Ligure (GE) Specialista in Chirurgia Plastica Generale, Chirurgia Maxillo facciale e Chirurgia della Mano. È stato nell’anno 2008 Presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica. Professore a contratto della scuola di specialità di Chirurgia Plastica Ricostruttiva dell’Università degli Studi di Genova. L’aspettativa del soggetto maschile che alla fine del percorso di transizione si rivolge al chirurgo per la conversione M to F, è molto spesso sovrastimata, infatti viene richiesta una sufficiente capacità copulatoria (profondità della neovagina) una soddisfacente risposta organica e soprattutto una rispondenza ai canoni estetici dei genitali esterni femminili. Per rispondere a questi obiettivi, occorre scegliere le tecniche chirurgiche più adatte all’età del paziente, alle caratteristiche anatomiche dei tessuti a disposizione cercando di rispettare le inclinazioni sessuali proiettate nella nuova realtà. Viene inoltre ricordata l’importanza dell’aiuto della figura dello psico-sessuologo che possa aiutare l’accettazione del risultato conseguito. Lettura Magistrale “Brazilian Procedure in Transexuals Surgeries - Male and Female patients” Jalma Jurado, Plastic Surgeon - Sao Paulo, Brasil È il medico che ha fatto più interventi chirurgici di adeguatezza genitale in Brasile. Per anni, il dottor Jalma Jurado è stato il primario del Dipartimento di


Chirurgia Plastica, Medical College di Jundiai - SP. 1. Neolcolpovaginoplasty in male to female transexual using: Neurovascular (dorsal vases and nervous) cutaneous penile flap to lining the vagina: Explanation of the procedure, dificults and succesfull in 745 cases between 1982/2010. Abtract 2. Female to male - Body surgeries: Adenomastectomia subcut창nea, Abdominal Lipoaspiration, Hair free Skin tube transplantation flap or graft subcutaneos horizontal abdominal wall to construct a long future new urethra). Total histerectomia. Elongation of meatal female urethras to the pubic region with labia minora, and ressectio of total lining of vagina. Phaloplasty (In my country means experimental surgery) - We built a tube at the infra umbelical transverse position around the urethra. Similar a inverted "TRAM FLAP" based on the inferior epigastric vessels we performed "newfalus" transposition to the pubic area and joined the the urethras. The scrotum is reconstructed with the excess of the tube phalic.

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Sessione di URO - ANDROLOGIA Induratio Penis Plastica Fulvio Colombo, Urologist - Bologna Specialista in Urologia. Dal 16.06.01, è stato chiamato come Aiuto della U.O. di Urologia e Responsabile del Servizio di Andrologia presso la Clinica Urologica dell’Ospedale S. Giuseppe Fatebenefratelli di Milano, diretta dal Prof. Edoardo Austoni. E’ stato nominato Direttore della Struttura Semplice Dipartimentale di Andrologia del Dipartimento Chirurgie Specialistiche e Anestesiologia; Alessandro Franceschelli - Bologna Specialista in Urologia. E’ medico frequentatore presso la Clinica Urologica dell’Università di Bologna, Dipartimento di Scienze Chirurgiche e Anestesiologiche dell’Università di Bologna. Nel 2007 riveste il ruolo di dottorando di ricerca presso la Clinica Urologica di Bologna. L’ Induratio Penis Plastica (IPP), malattia degenerativa ad andamento progressivo, richiede un approccio terapeutico modulato in relazione alle differenti fasi patologiche (acuta-infiammatoria, cronica-stabilizzata). E’ necessario quindi sottoporre il paziente ad una valutazione diagnostica accurata che consenta una stadiazione non solo “morfologica” ma anche “funzionale”. Una approfondita raccolta anamnestica rappresenta l’indispensabile premessa per un iniziale inquadramento (esordio con o senza dolore e/o deformazione/incurvamento e/o disfunzione erettiva). Anche se la palpazione del pene,nella maggioranza dei casi, risulta sufficiente a formulare il sospetto di Induratio Penis Plastica, per la conferma della diagnosi e soprattutto per la “stadiazione” della malattia sono indispensabili gli esami strumentali. L’ecografia peniena dinamica (cioè condotta dopo induzione di erezione farmacologica) è oggi l’esame strumentale di primo impiego nella diagnosi della malattia. Essa fornisce dati su densità, estensione, sede, numero, delle aree interessate. Non invasività, economicità e facilità d’accesso sono i principali vantaggi della metodica. Lo studio Doppler, inoltre, consente di acquisire

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indispensabili informazioni sullo stato funzionale (insufficiente vascolarizzazione e/o deficit veno-occlusivo). La Risonanza Magnetica Nucleare (RMN-d), anch’essa condotta in fase dinamica (erezione indotta) ha dimostrato analoga sensibilità dell’ecografia nell’identificazione delle placche indurative, offrendo immagini anatomicamente ben riconoscibili dal Chirurgo. I limiti risiedono nei costi e nella difficoltà di accesso. La fotografia del pene eretto ha una duplice rilevanza: ottenere una immagine chiara e confrontabile della deformazione peniena (spesso complessa) e al tempo stesso verificare, seppur in modo grossolano, l’integrità del sistema veno-occlusivo (presenza di un eventuale deficit erettile associato o secondario). La fotografia dovrebbe essere eseguita direttamente dallo Specialista in occasione della visita iniziale oppure in corso di EcoDoppler penieno dinamico. L’auto-fotografia del pene eretto, eseguita dal paziente al proprio domicilio, mantiene un ruolo nel monitoraggio dell’evoluzione patologica e dell’efficacia di una eventuale terapia. La cavernometria dinamica, oggi sempre meno utilizzata, mantiene un ruolo qualora il paziente sia indirizzato verso il trattamento chirurgico: consente infatti di indurre e mantenere il massimo grado di rigidità cavernosa, garantendo così una corretta identificazione delle deformazioni causate dalla malattia e, al contempo, permette di confermare o smentire la presenza di disfunzione veno-occlusiva. La cavernosografia può rappresentare l’eventuale completamento della cavernometria e, grazie al mezzo di contrasto radiologico iniettato all’interno dei corpi cavernosi, offre, ancora oggi, immagini molto suggestive e di immediata interpretazione (minus radiologici). La cavernometria/grafia rappresenta certamente una metodica diagnostica più invasiva delle precedenti ma, in casi selezionati e specie in fase pre-chirurgica, mantiene, a nostro avviso, un proprio ruolo. Come detto, un accurato studio diagnostico risulta cruciale non solo per la

stadiazione morfo-funzionale della malattia ma condiziona direttamente la scelta tra le diverse opzioni chirurgiche. E’ opinione condivisa che l’indicazione chirurgica debba essere posta solo in caso di difficoltosa o impossibile attività sessuale penetrativa (per deformazione/retrazione del pene e/o per associata DE). Inoltre, è opportuno non intervenire prima che la malattia non risulti stabilizzata da almeno 6 mesi. I parametri da considerare nel momento della scelta della tecnica chirurgica sono: - funzione erettiva - grado di curvature del pene - presenza di deformazioni accessorie (retrazione, ring, rotazione, avvallamenti) - età ed aspettative del paziente Il trattamento chirurgico dell’IPP prevede diverse opzioni, che possono essere così suddivise: • tecniche di raddrizzamento semplici o di accorciamento lato convesso (Nesbit, plicature) • incisione/i del lato concavo con innesti liberi di copertura (corporoplastiche) • asportazione completa della placca + innesti liberi o vascolarizzati 8chirurgia radicale) • corporoplastica di allungamento con impianto endocavernoso di tutori soffici a spinta assiale, incisione albuginea di rilassamento e innesto di copertura (Austoni) • impianto protesico di tipo idraulico o malleabile, associato o meno a corporoplastica. A nostro avviso, non si può parlare di tecnica “gold standard”. Il chirurgo Andrologo deve infatti possedere la conoscenza e la padronanza delle varie metodiche disponibili, in modo da poter scegliere opportunamente quella più indicata per il caso specifico, in relazione, appunto, al diverso stadio morfo-funzionale della malattia. Al S.Orsola Malpighi, il paziente affetto da IPP viene indirizzato verso il trattamento chirurgico solo in caso di difficoltà coitali secondarie o associate, secondo le seguenti modalità:


A) corporoplastica di allungamento con incisione albuginea ed innesto libero di copertura B) impianto di protesi soffici a spinta assiale con incisione albuginea di rilassamento-allungamento ed innesto libero di copertura C) corporoplastica complessa di rimodellamento cavernoso con innesti, supportato da impianto di protesi idrauliche bi/tricomponenti D) corporoplastica di raddrizzamentoaccorciamento semplice con plicatura albuginea del lato convesso (tecnica di Nesbit) E) impianto protesico malleabile senza chirurgia di placca NB: i diversi approcci chirurgici corrispondono alle specifiche condizioni del paziente: A) età < 65 aa., incurvamento > 30°, assenza di DE B) età > 65 aa., incurvamento > 30°, presenza di DE lieve-moderato C) età < 65 aa., presenza di DE severo D) età > 65 aa., incurvamento > 30°, assenza di DE E) età > 65 aa., incurvamento < 30°, presenza di DE

La chirurgia dell’ingrossamento del pene mediante utilizzo di grasso autologo: La “lipopenostruttura combinata” Alessandro Littara, Plastic Surgeon – Milano Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Generale Chirurgia Plastico-Estetica Genitale Andrologo - Sessuologo e Fondatore del Centro di Medicina Sessuale di Milano e Istituto di Laser-Chirurgia Sessuale di Milano. Negli ultimi anni si è assistito a un vero e proprio boom di richieste di intervento per modificare le dimensioni dell’organo genitale maschile. Di pari passo, le tecniche chirurgiche si sono evolute per meglio rispondere a questa esigenza senza tuttavia alterare minimamente il delicato meccanismo dell’erezione e l’elevata sensibilità dell’organo. La metodica più sicura, efficace e utilizzata nel mondo per au-

mentare la circonferenza del pene è quella del lipofilling. Tuttavia, questa metodica da sola risulta insufficiente per garantire un risultato duraturo e esteticamente soddisfacente, stante l’eccessivo riassorbimento del grasso e la formazione di nodularità e alterazioni del profilo. Per ottimizzare il risultato viene quindi proposto un approccio chirurgico caratterizzato dal lipoaspirazione, purificazione del grasso mediante tecnica di Coleman, utilizzo del plasma arricchito di piatrine (PRP) e successivo uniforme impianto del composto così ottenuto in sede sottocutanea peniena. I risultati dimostrano come la “lipopenostruttura combinata” rappresenti tutt’oggi la migliore scelta per ottenere un significativo e duraturo aumento delle dimensioni dell’organo genitale maschile, salvaguardandone al contempo l’integrità e le caratteristiche peculiari delle sue funzioni.

Protesi peniene stato dell'arte, complicanze Girolamo Morelli, Urologist – Pisa Specialista in Urologia e Radiologia Clinica Urologica presso l’Università degli Studi di Pisa. Nel Marzo 2006 è nominato, dalla Società Italiana di Urologia come Tutor responsabile per l’implantologia peniena come terapia chirurgica della disfunzione erettile presso la Clinica Urologica dell’Università di Pisa. La diagnosi iniziale di disfunzione erettile veno occlusiva viene posta in presenza di mancata risposta all’erezione farmaco indotta da prostaglandine intracavernose in presenza di flusso arterioso regolare. Nella disfunzione erettile su base arteriosa la terapia migliore è senza dubbio l’impianto protesico penieno. Il candidato ideale all’impianto di una protesi peniena è un paziente affetto da impotenza organica, che non ha risultati positivi con altri metodi o li considera inaccettabili e per cui il rischio chirurgico non è eccessivamente alto. Quando si decide per un impianto protesico il chirurgo deve scegliere la protesi da utilizzare discutendone con il paziente e possi-

bilmente con la partner. Esistono tre modelli di protesi: Le monocomponenti, costituite da due cilindri malleabili che vengono alloggiate nei corpi cavernosi. Le bi componenti, costituite da due cilindri ed una pompa. I cilindri vengono alloggiati nei corpi cavernosi e la pompa nello scroto. Le tricomponenti, costituite da un sistema idraulico composto da due cilindri, dalla pompa e da un serbatoio, quest’ultimo alloggiato in addome in sede retropubica. Le protesi migliori in assoluto sono le protesi idrauliche a tre componenti. Esse danno un risultato molto più naturale sia in stato di flaccidità che di erezione. Quando si considerano le protesi peniene idrauliche a tre componenti bisogna considerare fattori come la motivazione, l’iintelligenza, la manualità del paziente nonché il costo dell’impianto. Un aspetto molto importante è l’iinformazione del paziente. Il paziente deve sapere esattamente in cosa consiste l’impianto protesico per poter trarne tutti i benefici ed i vantaggi. E’ importante il consenso informato. Prima di tutto bisogna spiegare al paziente tutte le possibili alternative all’impianto, quali la terapia farmacologica e le tecniche ex vacum.

Fimosi e Parafimosi prepuziale: tecniche di terapia chirurgica Riccardo Pagni, Urologist - Pisa Specializzazione in Urologia e si è perfezionato in Andrologia ed in Chirurgia Ricostruttiva Urogenitale ottenendo i master universitari di II livello.Dal 2010 dottorando di ricerca in “Fisiopatologia clinica e scienze del farmaco” presso l’Università di Pisa con programma in “scienze chirurgiche, anestesiologiche e dell’emergenza” presso l’U.O. Urologia Ospedaliera II diretta dal Dott. Francesco Francesca. La fimosi è un anomalo restringimento dell’anello prepuziale in corrispondenza della zona di riflessione tra foglio interno ed esterno, tale da interferire con lo scorrimento del prepuzio stesso sul glande. Sono descritti 3 gradi di fimosi: 1. Impossibilità al-

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l’esposizione del meato 2. Esposizione parziale del glande 3. Esposizione totale del glande con stenosi del corpo del pene (manovre di retrazione e riduzione “a scatto”). Nel 99% dei casi la fimosi è da considerarsi una patologia acquisita, ossia conseguenza di fenomeni flogistici (balanopostite e balanite sclerotica obliterante) e/o meccanici (traumatismi causati da manovre inappropriate per erronei tentativi di correzione della condizione fisiologica di aderenza). Il restante 1% dei casi presenta un’origine della fimosi di probabile natura congenita, sebbene non sia possibile escludere del tutto, anche in questi pazienti, i fenomeni responsabili della forma acquisita7 8.La diagnosi di fimosi, intesa come alterazione anatomica patologica, può essere posta, viste le premesse embriologiche e lo sviluppo fisiologico, dopo i 5 anni di età (categoria di evidenza I). Il trattamento chirurgico della fimosi in età pediatrica può essere condotto attraverso due tipologie principali di intervento, delle quali la seconda risulta essere più efficace sotto il profilo del risultato estetico (categoria di evidenza II):1. Circoncisione o postectomia, che prevede l’asportazione totale del prepuzio; 2. Plastica del prepuzio, secondo due tecniche principali: • Tecnica di Duhamel e sue varianti: consiste in una o più incisioni verticali dell’anello prepuziale fimotico, suturate poi trasversalmente. Questa tecnica è idonea per le fimosi non serrate e risulta essere più efficace e indicata della circoncisione standard per quanto riguarda il decorso postoperatorio, in particolare sanguinamento e disuria. • Postectomia incompleta con asportazione subtotale del foglietto prepuziale interno e sutura del foglio esterno alla regione pericoronale. In questo modo il glande risulterà coperto per il 50% e oltre.L’incidenza di complicazioni dopo intervento chirurgico è riportata con diversa frequenza, tra lo 0.1% e il 35%, quali dolore, disuria, edema locale e sanguinamento. A distanza dall’intervento, possono essere rilevate stenosi del meato uretrale, infezioni, pene invaginato, fistola uretrocutanea, inestetismi. Il trattamento chirurgico della

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fimosi, in bambini sani, è indicato che avvenga in regime di Day Surgery, ove lo consentano i requisiti logistici e organizzativi (categoria di evidenza III).

Una nuova arma contro l’eiaculazione precoce: il filler del glande Alessandro Littara, Plastic Surgeon – Milano Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Generale Chirurgia Plastico-Estetica Genitale Andrologo - Sessuologo e Fondatore del Centro di Medicina Sessuale di Milano e Istituto di Laser-Chirurgia Sessuale di Milano L’eiaculazione precoce rappresenta il più diffuso problema della sfera sessuale maschile: si calcola che ne sia affetta, nelle sue varie forme, circa il 30% della popolazione maschile in età sessualmente attiva. L’impianto uniforme di un filler a base di acido jaluronico nel piano sottomucoso del glande, area altamente sensibile del membro maschile, determina la creazione di una barriera tra gli stimoli tattili e le terminazioni nervose interne, con il risultato di ridurne la sensibilità e ottenere così tempi di latenza eiaculatoria (IELT) più prolungati. Parallelamente, l’impianto del filler determina anche un aumento del volume del glande, che risulta particolarmente apprezzato in coloro che soffrono di differenza di proporzioni tra glande e corpo del pene, e come utile aiuto psicologico in coloro che si sentono sottodimensionati. Lo studio condotto dal Centro di Medicina Sessuale di Milano illustra metodica, risultati e casistica, e dimostra come il filler glandulare possa costituire un valido aiuto nella difficile cura della più frequente disfunzione sessuale maschile.


SHORT COMMUNICATIONS Potenzialità della Laserterapia nel ringiovanimento Vulvare Franco Vercesi, Plastic Surgeon - Milano Specialista in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva. Dal 1994 membro della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica. Nell’arco della sua carriera si è sempre occupato di chirurgia estetica, medicina estetica e laserterapia acquisendo una grande esperienza nel settore. Nella sua carriera ha pubblicato diversi lavori scientifici su riviste italiane e straniere, partecipando in qualità di relatore a numerosi corsi e convegni sia italiani che stranieri su argomenti concernenti la chirurgia plastica estetica e ricostruttiva, la chirurgia della mano, la microchirurgia, la chirurgia dei mielolesi, la guarigione delle ferite difficili la laserterapia e la medicina estetica. Elena Fasola, Aesthetics Doctor, Microsurgeon – Milano Specialista in Microchirurgia e Chirurgia Sperimentale; Vice Presidente della’Associazione Europea di Ringiovanimento e Chirurgia Plastica ed Estetica Genitale (Arpleg). Nell’accademico 2010/2011 Docente alla Scuola Superiore di Medicina Estetica, Agorà- Milano. Per lo stesso concetto dello Skin Resurfacing Frazionale ( rimodellamento dermo-epidermico attraverso la neocollagenogenesi stimolata, in questo caso, dalla fonte laser herbium glass attraverso una particolare tecnologia ottica) utilizzato per il fotoringiovanimento del volto e di aree limitate del corpo, anche a livello vulvare è possibile considerare tale presidio di valido aiuto per migliorare il trofismo ed il turgore cutaneo, nonché la pigmentazione cutanea stessa. La sorgente laser emette nel medio infrarosso (lunghezza d’onda 1540 nm) un fascio che, attraverso un sofisticato sistema di lenti, crea un insieme di microbeams che arrivano sulla cute. I microfasci, grazie alla grande precisione della lente, colpiscono la cute in modo molto ordinato creando aree di diametro di 100 micron di necrosi del tessuto, alternate alle zone di tessuto sano

(in un normale rapporto di 40% di tessuto necrotico e 60% di tessuto sano). Questo micro-frazionamento del tessuto determina contrazione del derma, che si ritira spontaneamente per colmare le zone di tessuto denaturato, ricompattandolo; rimodellamento delle fibre collagene con aumento della loro forza tensile; proliferazione delle cellule fibroblastiche, deputate alla produzione di elastina e collagene. Gli Autori presentano la loro preliminare esperienza, discutendo il razionale per il quale la tecnologia frazionale a 1540nm di lunghezza d’onda potrebbe verificarsi di supporto ad altre metodiche nell’ambito del ringiovanimento vulvare.

La Ginesteina in Menopausa Marco Francesco Papagni, Plastic Surgeon – Milano Master Universitario di II livello in Chirurgia Estetica e Morfodinamica: “Luigi Donati”. Attualmente esercita la professione presso: IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi, U.O. Chirurgia Plastica e Ricostruttiva, Ospedale San Raffaele, Servizio di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva, Centro Diagnostico Italiano, consulente presso il Day Surgery Chirurgia Plastica, consulente vulnologia ferite difficili e medicazioni avanzate, Consulente Medico di riferimento presso L’Associazione Sportiva Nuova Canottieri Olona di Milano, Studio Medico Nika, C.so Buenos Aires 77, Milano. Dati epidemiologici indicano che le donne orientali la cui dieta è caratterizzata da elevati quantitativi di fitoestrogeni ed in particolare di isoflavoni contenuti nella soia e nei prodotti da essa derivati, presentano una ridotta incidenza di segni e sintomi menopausali rispetto alle altre donne che consumano la dieta tipica dei paesi occidentali. La genisteina, è un isoflavone strutturalmente simile al 17-beta-estradiolo e, come un modulatore selettivo naturale del recettore per gli estrogeni, può agire positivamente sul tessuto osseo, il sistema cardiovascolare e contrastare

le manifestazioni vasomotorie menopausali senza i temuti effetti proliferativi sull’utero e sulla mammella, rischio attualmente possibile nelle donne sottoposte alla terapia ormonale sostitutiva. Questo profilo di sicurezza è dovuto, almeno in parte, alla maggiore affinità della genisteina per il recettore estrogenico beta, che è più abbondante nell’osso e nell’endotelio rispetto al recettore estrogenico alfa maggiormente distribuito nel tessuto riproduttivo. Gli studi clinici effettuati sul prodotto Genivis sono stati i primi in letteratura, a valutare la genisteina pura in forma attiva aglicone somministrata oralmente nelle donne in postmenopausa. Nel complesso i risultati ottenuti hanno suggerito che la genisteina può rappresentare una promettente alternativa terapeutica per il trattamento dei segni e dei sintomi menopausali. Attualmente è inoltre in corso l’elaborazione dei risultati relativi agli effetti della genisteina sull’invecchiamento cutaneo.

Fotochimica LED per l’Aging Vulvare Isabella Pia Palmieri, Plastic Surgeon Messina Specialista in Chirurgia Plastica ricostruttiva ed estetica, Perf. in medicina estetica; Salvatore Terrani, Neurobiologist – Verona Neurobiologo Ricercatore presso The Wave Ricerca & Sviluppo Vincenzo Villani, Gynecologist - Verona; Specializzato in Ginecologia /Sessuologia Presso l’ Università di Padova nel 1981 Medico di medicina generale dal 1976 L’ azione congiunta di fotobiostimolazione LED a 630 nm e l’ uso topico di gel contenente specifici Peptidi e antiossidanti risulta essere efficace per contrastare l’invecchiamento della Vulva nella pre e nella menopausa. Gli effetti accertati clinicamente sono rappresentati da rimodellamento e rassodamento delle piccole e grandi labbra,diminuzione della secchezza e

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miglioramento dell’elasticità tissutale con recupero delle normali sensazioni.

sto non significa che tali “problemi” debbano essere accettati come un aspetto normale della vita.

ripercussioni sulla qualità della vita sessuale.

La riabilitazione del Pavimento Pelvico Dialma Guida, Obstetrics – Milano Iscritta all’Albo Professionale del Collegio delle Ostetriche. Dal 2003, dopo aver seguito specifici Corsi di formazione, si occupa, attivamente ed a tempo pieno, di Riabilitazione del Pavimento Pelvico, dedicando la sua professionalità alla salute della donna che affronta con azione mirata nella prevenzione, nell’informazione e nella cura.

Prevenzione (2) In medicina indica qualunque attività che riduca la morbilità dovuta ad una certa patologia.

Dismorfobia e PNL (programmazione neurolinguistica). Considerazioni cliniche Fabrizio Marcolongo, Psychiatrist Mercenasco (To) Specialista in Psichiatria, Psicoterapia e Medicina delle Dipendenze

Il PERINEO, sconosciuto a molti, è la zona che si trova tra gli organi genitali esterni e l’ano. Nella donna questo piano chiude inferiormente la cavità addominale e pelvica, e sostiene la vagina, la vescica e il retto. Razionale della Strategia di Attenzione e Cura verso il Perineo Pubertà, Fertilità, Gravidanza, Puerperio, Climaterio e Menopausa costituiscono fasi di mutamento biologico di fondamentale importanza nei processi psico-fisici e sociali della donna. In tutte le fasi della sua vita il perineo rappresenta quella parte del corpo dove eventuali alterazioni anatomofunzionali possono ripercuotersi sulla sfera genito - urinaria - sessuale. Finalità della Strategia di Attenzione e Cura verso il Perineo Occuparsi della salute femminile, che in conseguenza di disordini perineali si può alterare nell’ambito psicofisico emotivo - affettivo - relazionale - sociale e comportamentale. Gli Interventi saranno quindi di natura informativa (1) - preventiva (2) - educativa (3) - curativa (4). Informazione (1) Fornire le basi per una corretta conoscenza del pavimento pelvico, e delle sue possibili Alterazioni, Disfunzioni e Patologie. Incontinenza Urinaria, Vescica iperattiva, Prolasso genitale e Disfunzioni sessuali Sono “problemi” femminili molto comuni anche se que-

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Educazione – Prevenzione (3) Norme comportamentali atte ad evitare o diminuire l’insorgenza e lo sviluppo delle alterazioni perineali. Cura(4) La letteratura ha confermato l’efficacia e l’efficienza della terapia fisica nel trattamento di IUS - Prolasso Genitale Stipsi - Incontinenza fecale - Sindromi dolorose perineali. La terapia fisica viene descritta come riabilitazione della muscolatura del pavimento pelvico (RMPP) associata o non associata a terapie adiuvanti come il Biofeedback (BFB), la Stimolazione Elettrica Funzionale (SEF), la Chinesiterapia Pelvi Perineale (CPP). Il piano terapeuticoriabilitativo sarà strettamente dipendente dai singoli problemi diagnosticati, che andranno accuratamente valutati in modo preliminare e quindi affrontati caso per caso. Riabilitatori con la loro Esperienza - Professionalità - Capacità di coinvolgere e motivare i pazienti rappresentano un fattore chiave ed un pre-requisito fondamentale nel garantire successo alla terapia. E’ inoltre fondamentale la continuità e la stabilità del rapporto tra Riabilitatore e Paziente. Dalla revisione della letteratura emerge con forte evidenza che la riabilitazione muscolare del pavimento pelvico, da sola o con Biofeed back e con Elettrostimolazione/BF sia efficacie nel curare donne con IUS con percentuali attese di cura fino al 73% e di cura/miglioramento fino al 97% dei casi. Obiettivo Ginecologico: Prevenzione e cura delle turbe della statica pelvica Obiettivo Uro-Ginecologico: Prevenzione e cura dell’incontinenza urinaria Obiettivo Sessuologico: Migliorare le

La diffusione della chirurgia estetica ha indotto un aumento della domanda e dell’offerta e con queste le problematiche di relazione Medico-Paziente. Uno strumento importante per incidere su questo ambito è la considerazione della “motivazione al cambiamento” nel cliente. Si analizzano alcuni aspetti della pratica della programmazione neurolinguistica. Obiettivo ben formato, Livelli logici e test specifici sono strumenti importanti per la sicurezza del rapporto “Medico-paziente”.


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Swing' Apology S.a.s.- Sig.ra Antonella Perasole Via Immacolata, 25 - 80055 Portici (NA) - Tel./FAX 081.480693 - Cell. 3272923106-3454111617 e-mail: antonella.perasole@swingapology.com - www.swingapology.com


1st International Congress Genital Plastic Surgery & Aesthetics